<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<itemContainer xmlns="http://omeka.org/schemas/omeka-xml/v5" xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" xsi:schemaLocation="http://omeka.org/schemas/omeka-xml/v5 http://omeka.org/schemas/omeka-xml/v5/omeka-xml-5-0.xsd" uri="http://fontegaia.eu/items/browse/page/?output=omeka-xml&amp;page=4&amp;sort_field=added" accessDate="2026-04-19T19:49:31+00:00">
  <miscellaneousContainer>
    <pagination>
      <pageNumber>4</pageNumber>
      <perPage>10</perPage>
      <totalResults>1061</totalResults>
    </pagination>
  </miscellaneousContainer>
  <item itemId="31" public="1" featured="0">
    <fileContainer>
      <file fileId="31">
        <src>http://fontegaia.eu/files/original/200816e5aedde132c3af05370ec0cc85.jpg</src>
        <authentication>f73014158e7b2d0026f6abf50c2402ab</authentication>
      </file>
      <file fileId="116">
        <src>http://fontegaia.eu/files/original/b9aa2aff0c26929258be2a587e128fd9.pdf</src>
        <authentication>71a7e60fbc1ceeb2abff0711462dfcbd</authentication>
        <elementSetContainer>
          <elementSet elementSetId="4">
            <name>PDF Text</name>
            <description/>
            <elementContainer>
              <element elementId="153">
                <name>Text</name>
                <description/>
                <elementTextContainer>
                  <elementText elementTextId="10371">
                    <text>B.U. D E G R E N O B L E D-L

����TRAGEDIA,
DI GABRIELE
ANNVNZIO

����___________ __

--------------------------

__

TR A G ED IA
DI GABRIELlE
DANNVNZIO

^ U O T Hèp0
C:tm r-mi r
O/y •ont..»u" Lt
Vl/£ « S IT M ^

I

�PRO PRIETÀ LE TTE R A R IA ED A R TISTIC A .

I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per
tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l‘ Olanda.
C opyright by Gabriele d’A nnunzio, A p rii 10th, 1909.

M ilan o - Tip. Treves.

�mo

ORCHl I
OLIVO© ILFvo®?ORCBI
[SPENSE LA FACE &lt;0N LA FACE?OK(BI
ICON L'ARCO FEBJT L'ARCO ?
«*V*

���P E R S O N A F A B V L AE.
Fedra,
Ippolito.
Teseo.
Etra.
Il messo e l'aedo.
L a nutrice Gorgo.
L a schiava tebana.
Il pirata fenicio.
L e supplici.
G li efebi.
L e fanti.
G li aurighi.
I cavalcatori.
I canattieri.

��i l Θ Α Ν Α Τ Ε Π ΑΙΑΝ.
Æ s c h . P h ilo c t .

»

�REZENE è il luogo, “ ve­
stibolo della terra di Pe
lope „.
E appare, nel palagio
di Pitteo, il grande e nu
do lineamento di un atrio
che gli occhi non abbrac
ciano intero, sembrando il
vano e la pietra spaziare
piò oltre da ogni parte,
con sublimi colonne, con
profonde muraglie, con
larghi aditi aperti fra alte ante. Per alcuno degli aditi
non si scorge se non l'ignota ombra interna; ma l’ar
dente luce occidua e il soffio salmastro entrano per alcun
altro che guarda la pianura febea di Limna, il porto si'
nuoso di Celènderi, la faccia raggiante del Mare Sarò
nico e la cerula Calàuria sacra all'ippico Re Poseidone.
Rami d’ ulivo involuti in liste di candida lana son
deposti su l’altare dedicato all'Erceo proteggitore delle
sedi; innanzi a cui s’apre la fossa circolare dei sacrifizii.
Accolte son quivi le Madri dei sette Eroi atterrati su le
sette porte di Tebe. E poggiata al lungo scettro eburno
la vedova di Egeo, la madre veneranda di Tèseo, Etra
del sangue di Pelope, quivi è con le Supplici dalla
chioma tonduta e dal bruno peplo, fra la luce e l'ombra.

' 7*

�F E D R A

ETRA.

A lza te il capo, alzate il capo, o donne
misere. Il D io dei sùpplici v'esaude;
che il suo favore è alterno.
L a volontà del D io splendere vidi
nella tenebra, splendermi il presagio
sul cuore affaticato
da tante sorti. Contenete il gemito,
scotetevi la cenere dal crine
raso, madri incolpabili dei Sette
10
uomini Eroi, toglietevi dal volto
il nero lembo.
LE SUPPLICI

- O e tra , messaggera
sei del D io giusto?
" O Etra, per i sùpplici
rami d'olivo involti nella bianca
lana che ti stendem m o ad implorarti,
qual m ai nova parola
è questa che ci rechi ?
" Ebbe pietà
dei nostri m ali il D io giusto?
" C h e sai?
C h e sai della lontana guerra?
" Tèseo
torna?
*8 *

Atto I

�Atto I

&amp;

F E D R A

Il tuo figlio ha vinto, per la Legge
20 santa di tutta l'E llade?
A hi, giustizia
del D io, vittoria dell'Eroe, che mai
potrem o noi, che m ai potremo noi
se non rinnovellare il pianto?
ETR A .

_

Donne,

una nave trezènia
del navilio di Tèseo
nel porto è giunta, con le vele nere.
LE SUPPLICI.

- Ricordati, ricordati,
o vedova d'Egeo!
" L e nere vele
ti furono fatali un’altra volta,
3o sopra il M are nom ato dal tuo lutto.
L 'istesso lino infausto,
o vedova, traeva
il tributo di carne al m ostruoso
fratello di colei ch’è la tua nuora.
S'ode giungere per l'ombra degli aditi la voce ansiosa e
voce di Gorgo che chiama la Cretese.
LA VOCE DI GORGO.

Fedra! Fedra!

�F E D R A

j*

Atto I

LE SUPPLICI.

L e vergini e gli efebi
incolumi raddusse ai focolari,
sette e sette, il re Tèseo.
" A h i destinato numero possente
alla vita e alla m orte!
40 - A noi ricondurrà le spoglie esangui,
spenti i floridi figli ed insepolti,
spenti i figli terribili
che si precipitarono con chiuse
pugna, fra tante grida, su dal nostro
dolore, fuor del nostro
dilacerato grembo!
A h perché m
noi conoscem m o il talam o
ed invocam m o Ilìtia?
O Guerra, e per le tue
5o fauci li generam m o,
o Ferro, e pel tuo doppio taglio!
ETRA.

Donne,

rattenete il lam ento, soffocate
il gem ito; ché T àn ato non ode,
non ode il buio dèmone,
m a per lui solo tra gli Eterni è vana
la persuasione,

�Atto I

j»

F E D R A

e la preghiera è vana,
ed è vana l’offerta; né le lacrime
del più puro e profondo occhio m ortale
60 m ai varranno a raccendere una goccia
di sangue nel più caro volto estinto.
U N A DELLE SUPPLICI.

Etra, né la saggezza
giova a dom ar la cieca
doglia che morde. G li insepolti figli
attendiamo, che s’abbiano da noi
la lor parte di fuoco,
i nudi corpi dati
dalla forza tebana
ai lupi del Teumesso,
70 e tu r Eroe vendicatore attendi !
U N 'A L T R A .

M a il tuo volto è nell’ombra, senza lampi.
U N 'A L T R A .

Consoli il pianto, e sembri inconsolabile.
U N 'A L T R A .

C h i vien dal M are? Il M are t’è funesto,
o Etra.
E TR A .

Il fato è un mare senza lidi
- 11 -

�F E D R A

Atto I

o v ’ E tra sta come una rupe bianca.
N o n invidia di m e vi tocchi, o Sùpplici.
M a i aratore infaticato arò
sua terra come Tèseo
travaglia questo cor mio palpitante;
80 che partorii gemelli
avvinti per un fianco il Rischio e Tèseo.
E nelle chiome d’ogni sua vittoria
fischiano i serpi.
Si rinnova per le ambagi della reggia il nome nomato
nel grido di Gorgo ; e vi si accompagna un fragore su­
bitaneo di bronzo percosso, e il clamore confuso delle
fanti sbigottite.
LA VOCE DI GORGO.

Fedra! Fedra!
LE VOCI DELLE FA N TI.

- A ffoca
il m irto! A ffoca il mirto!
"Percoti il bronzo!
- Esaudì! Esaudì!
"L ib a
tre volte!
L A VOCE DI GORGO.

Fedra! Fedra!
- J2 o

�Atto I

.*

F E D R A

Al rimbombo e al clamore indistinto sobbalzano le madri
in sùbita costernazione che di parola in parola cieca­
mente s’accresce.
LE SUPPLICI.

" O d i grido! O di grido!
" C h i percote
il bronzo?
" Q ual terrore
si spande nelle case, o Etra?
" Invocano
90 la Cretese. O d i il nome!
" Percotono lo scudo
del Coribante.
" O di il nome!
" L e fanti
gridano.
" G iunto è il messo di sciagura,
o Etra, e tu non sai!
-T 'in g a n n a v a il presagio!
" Cercano la tua nuora.
" L a chiamano, la chiamano.
" L e vele nere, o Etra, un'altra volta!
Io lo dissi.
" E tu taci !
100 " Venne messaggio dalla nave fùnebre?
" Tutto è perduto? Il D io ci schiaccia?
. 13"

�A tto I

F E D R A

-T e
anche tiene il terrore, Etra!
&lt; O d i i cani,
odi i cani d’ Ippolito, laggiù,
che latrano alla m orte!
" L e cagne di sotterra!
Ecàte!
" E m orto Tèseo!
" N o n riavrem o gli insepolti figli!
- E vero? E dunque vero? A nch’ egli, anch’ egli
cadde alle Sette Porte?
110 " Tebe ha vinto due volte?
Etra si muove, silenziosa e intenta, contro al chiarore
che raggia dall’occaso. La veggono le Supplici allonta
narsi verso il propileo.

- D o v e vai?
- Sem pre per nave a te vennero i mali,
ahi vedova d’ Egeo!
- Tantàlide, e le lacrime di N ìob e
sono su te!
A te la segue. Udite,
udite il passo discorde e l’anelito
stridulo.
In una breve pausa le Supplici ascoltano, trà ombra e
luce, ancora alzate ; poi, scomparsa la Pitteide, s’ abban
donano al cordoglio.

- 14 -

�Atto I

F E D R A

" A terra! A terra!
Tutto è perduto. Làcerati il peplo,
e percotiti il petto,
e copriti di cenere,
120 e ricomincia l'ululo!
&lt; G li Iddii
non odono.
" Sciagura, onta, spavento
sopra noi si precipitano.
- S 'è partita una Erinni dalle case
di Edipo contra noi. V edete rossa
luce delle sue fiaccole!
- L'oracolo
di Lòssia!
"A drasto! A drasto!
" Figli, o figli
maceri !
"A rg o deserta!
" È m orto T èseo !
Le madri si prostrano, con Ia faccia a terra, sotto i foschi
manti, gemebonde. Ed ecco, fuor dall'ombra dell'adito
andatamente irrompe la Minoide. Ode l’ inatteso an
nunzio; s'arresta contra il prono ingombro; e sta in si'
lenzio, lampeggiandole sul pallore l’animo represso.
FEDRA.

O T àn ato, la luce è ne'tuoi occhi!
- Ì5 &lt;*

�Prono ai piedi della invocatrice l'ingombro si tace fre
nando i singulti sotto le pieghe lugubri.

T ’offro le bende splendide e il crinale
130 e la rete e la m itra e il velo.
Si china verso le dogliose, ancora anelante. La nutrice
Gorgo è dietro lei, nell'ombra.

Donne
ospiti, sollevate
la bocca e rispondete a Fedra. Donne
ospiti, rispondetemi; C h i primo
recò questa parola,
questa parola della m orte?
Sollevano il volto le Supplici, ma rimangono accosciate,
taluna poggiandosi alle mani, taluna ai cubiti, attonite.
U N A DELLE SUPPLICI.

C he
chiedi, ospite regina ? C he ci chiedi ?
FEDRA.

Vedeste e udiste il messo? E tra l’accolse?
L A SUPPLICE.

N o n tu, non tu lo vedesti e l’udisti
là, nelle tue dimore, o chiaro sangue
140 di Elio?
FEDRA.

L e vostre grida,
le vostre grida udii, fem m ine argee.

�FEDRA

Atto I

LA SUPPLICE.

N o n il m esso navale? L e tue fanti
nel clangore del bronzo t’ invocavano.
FEDRA.

L e vostre grida.
L A SUPPLICE.

Il
di terrore nom ato era. D i sùbito
sobbalzam m o.

nom e tuo con voce

FEDRA.

Le vostre grida, femmine

folli!
LA SUPPLICE.

Perché t’ adiri contra noi,
Titànide?
FEDRA.

D o v ’era
Etra? dov’era?
L A SUPPLICE.

Q u i era, Titànide.
FEDRA.

150 E che disse?
L A SUPPLICE.

Restò muta.
- 1 7-

3

�F E D R A

FEDRA.

Atto I

_

E dov’è
ella ora?
L A SUPPLICE.

Escita è dalle case.
FEDRA.

V a,

G orgo, e guarda.
La nutrice s'avvia verso il propileo.

V o i dunque
sol dal suono del bronzo e dal mio nom e
nom ato divinaste,
o Sùpplici, l'evento lacrimevole?
M asticare solete voi l’am ara
foglia del lauro delfico?
L A SUPPLICE.

Regina
ospite, m oglie cara al grande Egide,
Fedra indimenticabile,
160 se il trem ito del cor fievole oppresso
da tanto fato c’ ingannò...
La voce della nutrice riapparita interrompe quella che
implora.
GORGO.

S i fa

- 18-

�Atto I

F E D R A

incontro al m esso E tra; che sopraggiunge,
coronato con segno di vittoria.
FEDRA.

O gridatrici forsennate, udiste?
Torm a tonduta che per giorni e notti
em piste di lam ento queste case
e m e d'angoscia, non farete amm enda?
Im m ortale im m ortale è il grande Egide;
e voi l'avete pianto!
170 N o n muore, no, egli non m uore; e voi
gem uto avete il nom e suo col fiato
su la pietra ospitale!
A h non l'aiutatore
di M eleagro ha la sua forza avvinta
al tizzo consumabile, che possa
di sùbito rimetterlo nel fuoco
una m an cruda; né prodotto ha il seme
di C adm o chi gli infranga col nodoso
rovere l'osso delle tem pie duro,
180 com 'egli a Bianòre nel convito.
N o . S'egli varchi m ai le sorde porte
del Buio, non sarà per render l'anim o
m a per forzar Persèfone.
. ; LA SUPPLICE.

Regina
- 19-

�V

F E D R A

Atto I

ospite, è bello che tu paragoni
il tuo sposo m agnanim o
a un dio non perituro.
M a perché, scegli ha vinto e se ti torna,
perché t'adiri nel tuo cuore senza
gioia? e perché la tua bocca è terribile
190 come gli archi curvati nella tua
Cnosso, o Minòide?
FEDRA.

Li conosci tu

i grandi archi cretesi? T u che parli
con la parola a doppio taglio ascosa
nella guaina pallida,
non sei la madre tu d'Ippom edonte
ch'ebro m andasti di com battim ento
e urlante com e T ìad e alla Porta
Onca?
L A SUPPLICE.

Son quella.
FEDRA.

T e l'uccise l'asta

cadmèa di bronzo.
La madre dell'Eroe s'accascia sopra sé, celando il Volto.
Fedra s'inchina verso la dogliosa.

Anch'egli, anch'egli, è vero?
20

�Atto I

200

210

F E D R A

madre, avea caro più degli occhi suoi
Tarco e più venerabile d’un dio,
anch’egli non am ava
se non cavalli di belle criniere,
cani sagaci, carri ben connessi,
e battere le selve,
uccidere le fiere,
accumular le prede,
tessere per A rtèm ide implacabile
la corona sul prato non calpesto...
A h piangi?
La madre dell’ucciso piange dentro le sue palme velate
dal lembo.

Tu puoi piangere
ancóra! T u puoi bevere le tue
lacrime!
GORGO.

O creatura!
FEDRA.

-p

-

T u sei paga,
madre d’ Ippomedonte,
paga nella tua doglia. Tu darai
al tuo figlio la parte sua d’unguenti,
la sua parte di fiam m a,
e le vittim e, e il canto, e l’alto tum ulo;
e parlerai con l’O m bra,
- 21 -

�F E D R A

j»

e udrai l’aedo celebrar quell’uno
220 dei Sette contra Tebe, di te nato;
e vivrai la vecchiezza
tu conforme la legge degli Iddìi;
e il tuo cibo e il tuo sonno e il tuo silenzio
avrai, l’acqua per dissetarti, l’ombra
per tem perar l’arsura,
e nella tua m em oria i di felici,
e il tuo dolore dentro le tue m ani
come un’urna che reggi, che soppesi,
che conosci, che poni nel tuo grembo
23o quasi a nutrir di te un’ altra volta
il tuo caro; e non tem i
che ne balzino serpi, che n’esalino
veleni, che ne sorga
la pestilenza occulta e ti s’apprenda
e ti corrompa e ti consumi.
GORGO.

O mia

creatura!

FEDRA.

N e l'anima tua stride

penata in ogni stilla del tuo sangue;
né il vento, che rinfresca l’erba, strazia
il tuo corpo deserto; né la notte
240 affannata s'affanna del tuo soffio;

22

Atto I

�Atto I

F E D R A

né ti vincola il giorno alla sua ruota
crudele; né tu odi, né tu odi,
irta d'orrore, né tu odi dentro
di te mugghiare il mostro
fraterno...
GORGO.

N o n dir più!
N o n l’udite!
Smorta come la cenere, Fedra ha negli occhi divini l'imagine vergognosa del labirinto dedàleo. La rattiene e la
sostiene la natrice sgomenta.
FEDRA.

M a Fedra,
Fedra indimenticabile...
GORGO.

N o n l’udite! L ’ insania la rapisce.
M adre d’ Ippomedonte, ha vaneggiato,
25o ha vaneggiato. Donne ospiti, è inferma.
N o n la vedete? N o n ha più colore
il triste sangue. L ’àgita,
fatto il vespro, un’angoscia
calda come il delirio. E parla in vano.
Sorge dal coro delle Supplici la madre d'Ippomedonte,
con deterse le gote, con raffermate le labbra, voce per
tutte eloquente come un solo dolore sette volte esperto.

- 23 -

&lt;

�F E D R A

Atto I

LA SUPPLICE.

O G orgot ognuno dei m ortali parla
in vano, e in vano piange,
e in vano si rallegra; che l'evento
lo trasm uta e la colpa lo scolora;
e nessuno dirà m ai ch’egli vide,
260 e nessuno dirà m ai ch’egli seppe,
che su tutte le fronti è diadema
la cecità, né m ai son certi i segni;
e gli Im m ortali foggian per ognuno
un dolor novo e un novo fallo e un novo
supplizio, né si crollano nell’opra.
O nutrice, e il mio cor tem e che un m ale
ti cresca in queste case,
un catello deforme con obliquo
dente ed occhio irretorto.
270 O nde asciugo le lacrime pensando
che il nostro par m en truce,
m en misera la prole s’erri illese
O m b re su gli asfodèli;
ché forse all’uom o il meglio
è non essere nato m a, se nato,
varcar quanto più presto all’ Invisibile.
Compiata la trenodìa pacata su la sorte deill' Efimero,
subitamente si rischiara animosa la voce della Supplice
a riscuotere le Argive ancor prone.

-24-

�Atto I

F E D R A

Asciugate le lagrime, o nel lutto
eguali. Sollevatevi.
E scolpite il dolore con m an ferma
280 perché sorregga il peso della gloria.
E tra conduce il m esso coronato.
Da Etra condotto sopraggiunge il messo navale, cinto
con Ia fronda del pioppo cara all'Alcide e all'Egide.
IL MESSO.

O Titànide figlia del R e d'isole.
M adri dei Sette Eroi rivendicati,
grande novella reco:
la vittoria di Tèseo!
LA SUPPLICE.

C h e la santa corona ti verdeggi
sempre su la pienezza de' tuoi giorni,
o Annunciatore!
IL MESSO.

lo sono Eurito d' I laco,
il conduttor del carro
290 di Capanèo percosso dalla folgore
del Dio. Prigione fui,
or son libero. N o n m i riconosci,
A stìnom e di T àlao?
M i desti i nuovi pettorali d'oro.
E ornai sacro il tuo sangue, genitrice.
25

�F E D R A

Atto I

Gli si accosta trepida Astinome e, sollevando il lembo,
lo guata pel chiarore.
LA SUPPLICE.

Sei tu? Sei salvo! T i conosco ai neri
capelli e all'occhio glauco. N o n ti colse
favilla? E gli eri allato?
Cantar solevi, Eurìto,
3oo presso ì cavalli che pascean la spelta;
e cantavi quel giorno
aggiogando il leardo e il sauro al carro.
M i sovviene di te. Cadde di schianto?
N o n gittò grido? non chiamò sua madre?
D im m i, oh dim m i almen l'ultim o suo fiato!
IL MESSO.

Io ti dirò. E ra alla Porta Elettra.
N o n sul carro: disceso era. Forato
egli avea già col frassino la gola
a Polifonte. E tutte
310 le torri erano un solo ululo d'uomini
su l'eversore. E le trombe sonarono
alla scalata. E superò gli squilli
la sua voce di bronzo.
E simile era fatto
egli al T itan o impresso
nell'orbe del suo scudo,
26-

�A tto I

F E D R A

che su l'om ero leva la C ittà
diradicata dalle fondamenta.
?
E disse alla C ittà
320 la sua voce di bronzo:
“ Tebe di sette porte,
cinta di belle mura,
io ti diroccherò,
se pur debba combattere gli Iddìi;
né, se il fuoco del cielo m i percota,
sarai tu salva. „
Fin dal cominciamento del racconto Fedra s'avanza verso
Eurito come bevendo a una a una le parole eroiche. Dai
precordii le erompe il grido primo. Ed ella ora, grande,
palpitante, è come la Musa che giubila all'inizio del­
l'inno, con tutto il viso che ascolta, con tutto il soffio
che inspira, quasi rattenendo l'impazienza di accelerare
con l'urto del piede il numero.
FEDRA.

A h , tu m i s a z ii !

IL MESSO.

E tolse

e gittò lungi il casco.
FEDRA.

M i sazii! C osi disse?
Q uesto, questo giurò contra gli Iddìi,
33o uom o d'Argo? Sfidò con la sua fronte
l'ira degli Implacabili egli solo?
- 27-

�IL MESSO.

Ancor l'odo, Titànide.
FEDRA.

E non ebbe

se non la sua criniera sul suo capo?
IL MESSO.

Inerm e il capo.
FEDRA.

E la squasso tre volte

il leone?
IL MESSO.

N e l vento e nell'azzurro
gli rosseggiava alzata
come una vam pa indomabile.
FEDRA.

E i dardi

non lo toccavano?
IL MESSO.

A ppariva santo,

che lo sguardo del Dio
340 era già fiso a lui.
FEDRA.
IL MESSO.

E ra silenzioso.

Non più gridava ?

�Atto I

FEDRA

FEDRA.

N o n rinnovò la sfida?
IL MESSO.

E ra certo che il D io l'aveva udito.
FEDRA.

Egli e il D io soli nel com battim ento
furono, allora, e gli uomini non valsero?
IL MESSO.

Egli e il D io soli.
FEDRA.

E la luce con essi?

IL MESSO.

Era il meriggio.
FEDRA.

O m b ra non v' era alcuna?

IL MESSO.
Q uella del curvo scudo sopra lui;
che coperto saliva
35o su per la scala apposta alla muraglia.
Saliva senza crollo
sotto le pietre dei difenditori.
E crosciava la grandine sul ferro
e crosciava sul cubito intronato,
-29

�F E D R A

Atto I

che non cedette. S i cedette il cuore
tebano; che su la muraglia sgombra,
giunto in som m o, balzò 1' Eroe tremendo.
E stette. E si scoperse.
E fu luce e silenzio di prodigio.
36o E allor s’udi tre volte strider l'aquila
dall'E tere sublime. E l'eversore
allo strido levò la faccia ardente
d'inum ana virtù, simile a un nume.
E la voce di bronzo
tonò: “ A dem pio il giuro. Espugno Tebe.,,
E la destra scagliò l'asta am entata
contra l ' Etere.
Col gesto irrefrenabile e con le papille alzate Eurito
compie l’ imagine dell'atto temerario. Ma subito si smar
risce e ondeggia. Gli rende il soffio l'ardente inspira
trice, che è china verso la trasfigurazione della Madre.

Segui! Segui! U om o,
non tremare! N o n perdere il respiro!
O r tu devi cantar come l'aedo,
370 come quando aggiogavi i due sonanti
cavalli. Il cuor terribile è rinato
entro il petto materno. Il rombo vince
la tua parola. Versagli la gloria!
C om e tendi le redini del carro,
FEDRA.

■*30 -

�Atto I

F E D R A

sogna che tendi i nervi delia cetera.
A lz a la voce!
IL MESSO.

L' asta non ricadde.
E quel dispregiatore dei Celesti
sorrise come non sorride l'uom o.
S i chinava egli già, pronto a balzare
38o oltre la Porta. Il fuoco inevitabile
lo percosse nel vertice del capo.
Fulgida di fervore, piegato un ginocchio a terra, Fedra
abbraccia l'esausto fianco d'Astinome come il tronco
d’ una quercia che tentenni.
FEDRA.

Madre, madre, ti cerchio con le braccia.
N o n ti tocca la folgore. Grandeggi.
Piena ti sento d'un' im m ensa vita.
O di l'aedo! O di l'aedo! C om e
urtò la terra il Folgorato?
Nel soffio che lo suscita, il conduttore di carri sotto la
corona di pioppo è nobile come un cantore di parole
alate. Un ansito occulto gli scuote la voce ma non gliela
rompe. Ed egli è fiso al gruppo sublime; che la Titanide
regge ancóra tra le sue braccia la quercia palpitante.
IL MESSO.

L ' animo,

l'anim o cementò tutte le m embra
* 3i *

�F E D R A

contra lo schianto, sì che la percossa
non le divelse, e pur lo scudo al cubito
390 rimase giunto e l’altra arme sul tronco;
m a tutta la criniera divampò,
s’ involò pel nemico Etere. E l’animo
con uno squasso fece
riverso il corpo si che indietro cadde
dalla muraglia: in dietro
cadde, non sopra il ventre, non con l’onta
d’aver morduto il fango sanguinoso,
riverso cadde: di m etallo e d’ossa,
fum igante compagine rotò;
400 urtò la terra; risonò; supino,
in un cerchio d’orrore e di silenzio,
giacque con la non cancellata audacia
su la sua fronte nera. E parea sacro.
E fum igava come se la terra
giusta gli fosse rogo.
Balza in piedi la Titanide e raggia, come la Musa ra
pita nell'oro turbinoso delle foglie apollinee, come la
Menade riscossa dal timpano cavo e dall'estro ineffabile.
FEDRA.

V ittoria ignita! Giubila,
A stìnom e! Q u a l rogo,
qual rogo avrà da noi
l’ Em pio! O r io ti comando che tu canti,
-3 2

�Atto I

F E D R A

410 conduttore del carro,
che per questa vittoria
appari coronato, e non per l'altra.
Io ti comando che tu canti. D o ve
sono i flauti? L a folgore del Dio
senza baleno come clava o pungolo
fu; m a qual s'ebbe l'anim o baleno
in quel sorriso che non era d'uomo!
C h 'io l'abbia! C h e dai miei
m ali io l'esprima, e dalla m ia bellezza!
420 V oglio condurre sino al M are il coro
fùnebre per colui che scagliò l'asta
contra l ' Ètere som m o e poi sorrise.
E TR A .

Fedra vertiginosa,
divenuta sei tu dispregiatile
degli Iddìi ?
FEDRA.

Fuorché d uno,
o madre irreprensibile di Tèseo,
fuorché del solo che non ami i doni
né l'ara né il libarne né il peàne ;
fuorché di quell'un solo.
ETRA.

Q u al m alvagia
- 33 -

5

�F E D R A

Atto I

43o erba fu mescolata nel tuo sorso,
0 nuora, che m i parli
queste parole d'onta?
FEDRA.

D alla supplice udii
che ognuno dei m ortali parla in vano.
U na legge è pei vivi,
una legge è pei morti.
M a chi parla entro me
non può esser placato con offerte.
Prepara il vino e l'olio e il miele in copia
440 pel rogo, o veneranda;
e dona tutti i balsam i che serbi
nell'arche. Io taglierò tutti i miei mirti.
C h e la scure sia luce
alla m ia notte insonne!
Ella si volge al messo e, come placata d’ improvviso ogni
turbolenza, gli parla con accenti di melodiosa tristezza.

U om o, guida le Supplici alla nave
degli insepolti, prim a che la lacrima
d'Esperò sgorghi sul dolor del M are.
IL MESSO.

Titànide, già furono consunti
i roghi.

�Atto I

F E D R A

Sembra che il vento del lutto riàgiti le pieghe dei neri
pepli.

N o , non fate
45o lamento, o madri. Alcuna
di voi sofferto non avrebbe l'orrida
vista degli insepolti.
LE SUPPLICI.

- A h tu non sai,
giovine, tu non sai
la forza dell'infinito dolore!
" E m ai più dunque toccare potremo
le creature esangui?
- L a v a ti furono i corpi con tiepida
acqua?
A v v o lti nel lino?
"U n ti di balsamo?
C h i li portò sui letti ?
- C h i costrusse
460 i roghi ?
IL MESSO.

L i costrusse nella valle
del Citerone il Re, sotto la Rupe
Eleutèride. E attesto
che m an di servo non toccò veruno
dei cadaveri. Tèseo
- 35

�F E D R A

Atto I

compì gli offici e vigilò sinché
non furon arsi i corpi; e poi trascelse
il bianco ossam e e sceverò le ceneri.
U N A DELLE SUPPLICI.

O norato egli sia da tutti gli uomini
sinché duri tra gli uomini la Legge
470 santa dell’ E llade!
Fedra in silenzio, addossata alla colonna lunga, respira
verso il Mare. E i pensieri indicibili fanno il suo volto
come il volto del pilota, sfolgorante d’tin segreto di stelle.
IL MESSO.

O ra m ’ odi, A stìnom e
che di m e ti rammenti.
E tu dal volto inebriato e chiuso,
che più non taglierai tutti i tuoi mirti,
odimi, cuor profondo. Io ti dirò,
Fedra, se m ’odi, un’altra bella morte.
D ue di pino costrusse alte cataste
l’ Egìde. Sopra l’una consumò
in fila i C api; m a in disparte l’altra
diede alla santità del Folgorato,
480 diede l’altra in disparte
all’eletto del Fulm ine.
L a Rupe era imminente.
- 36 *

�Intorno eran le lunghe ombre dell’aste.
E le fiam m e ruggirono
con un rosso furor di leonesse.
Scolpiti sono nell’alto silenzio tatti i dolori in ascolto. E
Fedra col passo musicale s'avanza.

O dim i, cuor profondo. Io ti dirò,
Fedra, se m ’ odi, un'altra bella morte.
Ruggivano le fiam m e furiando
allo sforzo dell' A u stro; e m isto al m olto
490 miele, sotto il cadavere, crosciava
l’adipe delle vittim e scuoiate.
E quivi eran nel fuoco i due cavalli,
o Astinom e, che il fuoco
spirato avean dalle narici a tergo
d’uomini vinti. Ed ecco, su la Rupe,
nel turbine dei pepli
e dell’oro gioioso e degli sparti
capelli, quasi in fremito di piume,
nuvola d’ali al termine del volo,
5oo apparve...
Erompe dal cuore presago di Astinome il grido, verso
l’apparizione volante.
LA SUPPLICE.

Evadne! Evadne!

�!

\

F E D R A

Atto I

A h i, sogno mio verace! O nde venuta?
C om e? R im asta era nell*alta casa
presso il fanciullo Stènelo.
IL MESSO.

Veduta

fu sopra un carro ad Aliarto, sola
con due schiave e l'auriga,
in veste nuziale
e coronata, per la via di Tebe.
L A SUPPLICE.

C on lei non era il vecchio Ifi?
IL MESSO.

Era sola.

FEDRA.

E ra sola, era sola e coronata,
510 più bella che al telaio, o grande Astinom e.
N o n la vedesti in sogno irta di lauri?
Lascia splendere il rogo! Parla, uomo.
Aedo, canta. Su la Rupe apparve.
Novamente ella è come la Musa che, mentre accoglie,
dona. Ella segue e conduce i segni dell'azione magna
nima. La guarda come per interrogarla il rivelato aedo.
Nel rispondere, ella dimanda. Riceve il fuoco e lo sparge.
IL MESSO.

C om e la videro entro le faville
- 38 -

�Atto I

F E D R A

innumerabili alta sul vento e tutta
ali, gli Ateniesi
brandirono le lunghe aste credendo
apparita la Vergine
cara a Pallade Atena. M a gli Argei
520 riconobbero Evadne; e la nomarono.
E d ella, sul ruggito delle fiam m e,
gridò: “ Evadne sono
m a la V ittoria è meco. E m e con essa
pronta vedete al volo che va oltre. „
E si m eravigliò la moltitudine
dei guerrieri; e in tum ulto s’accalcò
sotto la Rupe; e stette intenta. E d ella,
avvolta di faville innumerabili,
gridò: “ Salute, o Luce!
530 Im m ensa face nuziale è accesa
a novissim e nozze.
U na cenere sola
innanzi l’alba Evadne
sia con l’ Eroe ch’ Evadne
ama, alle Porte del Buio una sola
Om bra, per l’ Ellade una sola gloria!,,
E si precipitò dentro le fiam m e.
LA SUPPLICE.

A h i, ahi, Stènelo, Stènelo!
- 39 &lt;■

�F E D R A

A tto I

Veramente Fedra è percossa dal riverbero del rogo e
mossa dall’ impeto dell’azione. Ella risuscita e celebra in
sé il glorioso olocausto.
FEDRA.

O do. E non più ruggirono le fiam m e,
540 m a levarono un sonito di cetere.
E i guerrieri sentirono dal ferro
dei caschi ergersi il lauro,
tutti assunti nel giubilo dell’ inno.
IL MESSO.

G uardavano il prodigio,
frementi come quando com battevano.
FEDRA.

Vedo. E d ella s’alzò,
nel rossore volubile, per farsi
più presso, ancor più presso al corpo ardente.
IL MESSO.

Scorgem m o le sue braccia
55o alte, come le faci di Persèfone.
FEDRA.

Senza cintura. E sola, o A m ore!, sola
la nudità del fuoco
era su lei, sul desiderio eterno.
- 40 -

�Atto I

F E D R A

IL MESSO.

E i guerrieri intonarono il peàne,
sommessi, in cerchio.
FEDRA.

O nozze!
E d ella si curvò come si curva
il labbro della fiam m a
per nutrirsi e gioire. S'agguagliò
alla spoglia combusta,
560 come il labbro vorace
che si nutre e gioisce,
che consuma e rifulge,
e non cessa il suo canto. O nozze, nozze
d 'E vadne! O freddo L ete su l'arsura!
O rugiade sul rogo,
m uto pianto dell'alba su la cenere!
A bolito è il servaggio degli Iddìi?
U om o, attesta che non col nero vino
estinta fu la bragia
570 m a con tutte le lacrime dell'alba:
nessun fiore fu rorido in quel giorno.
ETRA.

Fedra, perché deliri ?
FEDRA.

E chi raccolse

6

�F E D R A

la cenere e l'ossam e, o testimone?
Il re Adrasto dalla dolce voce?
IL MESSO.

Titànide, il re Tèseo.
FEDRA.

O mirabile fato!
O r chi più degno ? chi
ebbe mani più monde
di spergiuro e d’ insidia?
58o C h i scernere poteva
la portentosa cenere
se non quegli che trasse
a forza su la nave
attica dalla nera
vela le due sorelle
figlie di Pasifàe
per l’una, la più docile, Ariadne
di belle trecce, abbandonar sul lido
selvaggio e all’altra imporre il giogo duro?
Torva, con la bocca riarsa dall'odio, ella si tace. Alla
rampogna di Etra, si trae in disparte e s’appoggia
contra l’òmero della nutrice chiudendo le palpebre.
ETR A .

590 Fedra, Fedra, deliri come Tìade

Atto I

�A tto I

F E D R A

notturna! U n acre morbo
t’abita nei precordii,
e tu non sai. Conducila,
o Gorgo, alia dimora. O spiti donne,
e voi meco venite
eh’ io compia il vóto, poi che non in vano
recaste i rami sùpplici d’olivo
nella terra ove T èseo
imberbe tolse i sandali e la spada
600 di sotto il masso, e il fato suo mirabile.
E a voi nel nom e del vendicatore,
Madri, io darò le sette urne di bronzo.
Seguono Etra le Supplici in silenzio. E s'allontana la
torma dolorosa lasciando l’ombra dietro sé più grave.
Riapre gli occhi Fedra e si volge. E la figlia del Talas­
sòcrate respira verso il Mare con una meravigliosa tri­
stezza. Di nuovo i pensieri le fanno il volto simile al
volto del pilota per istrane sirti, sfolgorante d'un se­
greto di stelle. Trasognato il messo la guarda, come
quegli che dal repentino volo è ridisceso al suo viaggio
pedestre.
FEDRA.

U o m o d’A rgo, un bel dono io ti farò
prim a che tu ti parta.
A te che presso i grandi tuoi cavalli
am avi il canto, o conduttor del carro
di Capanèo, la figlia del R e d'isole
-43-

�F E D R A

Fedra di Pasifàe nata dal Sole
donar vuole una cetera
610 eburna, opra di Dedalo, che anch'ella
è fornita di giogo, e d'oro è il giogo
vocale. E te la dona
perché d'auriga tu diventi aedo
or che son arsi i grandi tuoi cavalli
e servire non puoi altro signore.
IL MESSO.

Fedra regina, tu m i fai tal dono
che maggior non potevi né più santo:
una cetera bella, ben costrutta,
d'artefice famoso,
620 e con sópravi d'oro il giogo! Possa
io, partendomi, im batterm i nel coro
delle sorelle Aònidi,
come Tam iri il Trace,
per un luogo deserto, presso un fonte,
e m i sémini in cuore le canzoni
quella che come te porta le chiome
a guisa d'un elm etto rosseggiante
e volto ha verso il tem po
troppo desiderabile i respiri.
FEDRA.
63o

E quale, aedo, è il tem po
» 44 '

Atto I

�FEDRA

Atto I

troppo desiderabile? il passato,
forse? il futuro? D im m i.
IL MESSO.

Q uello che fu, donna, ritornerà.
FEDRA.

C o m e ritorna la materna colpa?
Lenta ha parlato, e torva. La donatrice della cetera si
riprofonda nell'ombra procellosa. Il fermento dell'em­
pietà si risolleva nella figlia di Pasifae contro la ne
quizia degli Iddìi. Torva ella tace per alcuni attimi,
con non insolito ‘ gesto premendo su la bocca il dorso
della mano come su piaga incotta.

V a. M a non t'accostare all’ Elicònide.
Bada che non t'accechi
com e accecò Tamiri, e non ti storpii.
A nche la M usa, come gli altri numi,
vende il suo bene a prezzo d'infiniti
640 mali. A scolta il tuo cuore e apprendi l’arte
dalla tua più profonda libertà.
“ Cuore, narrami l'u om o,,
sia nel cominciamento d'ogni tuo
canto. " N arram i l'uom o che scagliò
contra l 'E tere l'asta e poi sorrise.
N arram i la m ortale che sdegnò
Apòlline e del rogo fece il talamo.
,45-

�F E D R A

N arram i il fuoco e il sangue, e la bellezza
creata dalla folgore. „
IL MESSO.
65o

T ’obbedirò, Titànide.
FEDRA.

E non dimenticare ne’ tuoi canti,
se la fam a ti giunga dell’evento,
quella che ti donò l’opra dedàlea,
onde già le lodasti la sua chioma
che per elm etto dalle cinque giàspidi
ha la branca implacabile dall’unghie
fulgide avvolta là dove dolora
la radice infernale dei capelli.
L a scorge ella nell’orbe del suo specchio
660 e squassata vacilla,
sotto una nube d’ ira,
tra la colpa e la morte.
Rimane ella intenta alla figura del suo fato; poi si
riscuote.
IL MESSO.

O h potess’ io donarti,
Fedra, una veste eterna!
» 46 «

Atto I

�FEDRA

FE D R A.

V a , uom o d'Argo. Il miele t'addolcisca
il m io vino ospitale.
IL MESSO.

Ancor da compiere, ospite regina,
ho il mio messaggio. O v e sarà ch'io trovi
il figlio primogenito di Tèseo,
670 il domatore di cavalli Ippolito?
Di nuovo ella è come brace che subitamente s’ inceneri.
Con soffocata voce ripete il nome tremendo.
FE D R A.

Ippolito!
Quasi irosa interroga.

C h e vuoi
dal figlio dell'Am àzone?
IL MESSO.

Tre doni gli offre il re Adrasto.
Forsennata ella si muove qua e là come se la punga
l'assillo impatibile.
O
G
orgo,

FE D R A .

non udisti il latrato dei suoi cani ?

- 47 -

�F E D R A

A tto I

GORGO.

N o n udii.
Come inferma si ostina la Cretese, con le mani verso le
tempie, con un penoso battito delle palpebre, e concitata
e languente.

FEDRA.

bi, si, sempre s' ode, ovunque
s’ode, ovunque. N ’è sorda
l’aria, n’ è rauco il vento. Sem pre s’ ode.
N o n anche torna il figlio dell’A m àzon e?
GORGO.

Caccia il cinghiale nelle selve sotto
680 M etàna, traversato l’ istm o. Torna
a gran notte, con tutta la sua muta,
al lum e delle fiaccole di pino,
al suon dei corni. Ben l'udrai, o messo.
Fedra si riavvicina all'uomo d'Argo, contenendo il tumalto, parlandogli con una voce che le resta e le riluce
nella chiostra dei denti.

FEDRA.

Q uali doni gli manda Adrasto? Q uali
doni?
IL MESSO.

Arione, o Fedra,
il nerazzurro cavallo di stirpe
- 48 -

�Atto I

FEDRA

divina, velocissimo, dall'unghia
sonora come crotalo di bronzo,
dal vasto petto che un fumido cuore
690 nasconde. L'ebbe Adrasto dal Tirìntio,
dopo l'eccidio di Cicno. C on esso
vinse ai giochi N em èi; per esso fu
salvo dinanzi a Tebe
dove caddero gli altri
sette Capi di genti. Il savio re
or l'offre al figlio di colui che in Tebe
riscattò gli insepolti.
C o m 'è bello, o Titànide!
FEDRA.

E dim m i: l'altro dono?
IL MESSO.

700 U n cratère d'argento,
a doppia ansa, capace
di sei misure, con intorno espressa
dal m etallo una caccia di leoni,
opera d'un artefice sidonio,
recato al porto argolico
da mercanti fenicii.
Più bel vaso non vidi mai, Titànide.
FEDRA.

E d im m i: il terzo dono?

'

49

*

7

�FEDRA

IL MESSO.

U na schiava altocinta, una Tebana
710 dai sandali vermigli,
fior delle prede, vergine regale,
creata d'una delle cinque genti
che pel seme di C adm o ebbero nome
Sparti alla fonte Aréia.
Dicesi che una notte dalla madre
lasciata per oblio
fosse nel tempio dell'Ism ènio A pollo
e n'escisse al m attino
piena d'ansia fatidica il suo petto
720 e cerchiata d'un serpe
le sue chiome. O Titànide, è bellissima.
Ricevuto sotto la mammella il colpo, ella balza sma­
niosa, quasi nell’odore del suo proprio sangue.
FEDRA.

V oglio vederla! V oglio
vederla! D o ve l'hai?
G iù nella nave nera?
IL MESSO.

F u già condotta nelle case e data
alle fanti che apprestino il lavacro.
- 50 -

Atto I

�A tto I

F E D R A

FEDRA.

V a, uomo, va. Ristorati. V a. M angia,
bevi, dormi. V a!
Senza ritegno ella s'abbandona alla sua frenesia, mo&lt;
vendo verso il propileo d’onde entrano il vento marino
e l’ ultima luce.

Gorgo,
voglio vederla. S ’ode
73o il latrato? Ritorna? Ascolta, ascolta!
GORGO.

N o , no, non s'ode.
FEDRA.

T 'inganni, t' inganni.
L o scalpitio dei cavalli, il clamore...
GORGO.

N o , creatura. Il rombo hai dentro te
come la conca marina.
FEDRA.

_

Conosci

il rito? Quando Ròdia
percoteva lo scudo
del Coribante, apparsa era la dea
tra le due porte, alzata;
e torva m i guatava. “ Fedra! Fedra!,,
740 M a era la tua voce?
* 51 -

�FEDRA
E piangevano Tèseo
le Supplici! U na vittim a, una vittim a,
o Gorgo, non per quella
m a per l'altra nemica, per Ecàte
che sale di sotterra
e chiede il sangue puro della gola.
Conosci il rito?
GORGO.

Placa
l'angoscia, placa l'angoscia! Sordi
del tuo tum ulto sono
75o i tuoi pensieri infermi.
Tutto il vi so ti pulsa
entro i capegli come il cor scoppiante
del corritore. E non potrò lenirti,
creatura, il tuo male!
FEDRA.

A h , nutrice, la fiera ch'ei colpisce,
ecco, si volge e lambe
profondamente la sua piaga e allevia
il suo dolore. Prendimi,
ponimi sopra un carro, e sferza, e portami
760 verso M etàna, portam i
al frangente del flutto,
per la marina di Lim na, ch'io beva
- 52-

Atto I

�Atto I

FEDRA

il vento, ch'io respiri
la schiuma, ch’ io m i bagni!
D o v'è quella Tebana? nel lavacro?
V oglio vederla, voglio
vederla. V a , va, cercala. C h ’ io l’abbia
nelle m ie m ani! Annotta.
Prendi la face, prendi
770 l'acqua lustrale, e il salso orzo, e il canestro,
e le corone. Tu conosci il rito.
Ella sospinge Gorgo, che s'allontana in silenzio. Con gli
occhi torbidi la segue verso il propileo, per ove penetra
nell'atrio oscurato il lume violaceo del crepuscolo. Sta
in ascolto, protesa, respirando il vento con la bocca ane­
lante. Di subito sobbalza e si volge come se udisse no
mato il suo nome; e vede riapparire la grande Afrodite
seguace, nell'ombra della lunga colonna. Cammina verso
l'apparizione, curvandosi innanzi con aspetto ferino,
quasi che le branche pieghevoli e tacite della pantera
portino in sogno la sua sete e la sua rabbia. Parla da
prima soffocatamente, acre d'empietà, con un incerto
gesto della mano che sembra tergere dalla bocca una
schiuma penosa e poi alzarsi verso la nube dei capelli
come a tentar l'ago crinale che la traversa.

Dea, che vuoi tu dunque da Fedra? Dura
belva, con la tua bassa
fronte sotto il pesante oro scolpita,
predatrice famelica di me,
con la tua bocca sul tuo m ento invitto
- 53-

�FEDRA
calda come la bava di quel mare
che ti gettò negli uomini,
o mille volte adultera del Cielo,
780 con l’azzurro letèo che ti vapora
intorno al losco fascino degli occhi,
o
druda dell’ Imberbe,
con la macchia del bacio
sopra il tuo collo forte come il collo
della cavalla tessala, e rempiuta
di sangue come di vino, e involuta
di carne come d’ incendio, sì, onta
d’ Efèsto, se m i guardi
ti guardo, se t’appressi
790 m ’appresso, disperata di combattere.

Atto I

v

Con la mano minacciosa fa Tatto di trarre il lungo ago
crinale.

M ’ irridi? Se nemica
m i sei, ti son nemica.
A rm i non hai se non
le tue micidiali m ani molli.
T i potessi trafiggere
a vena a vena come nel travaglio
della m ia notte orrenda
con quest’ ago trafiggo a foglia a foglia
il mirto sacro!
-54-

�Atto I

FEDRA

Eira, di sacrilegio fa l'atto di scagliarsi; ma s'arresta di
sùbito, quasi che il suo impeto si tronchi per il mezzo a
guisa della verga di frassino sforzata dalla corda. E
s'affioca, pallida come la cenere, lasciando cadere l'ago
imbelle.

N o . T i cedo. Invitta,
800 invitta sei. M i snodi le ginocchia,
m i dirompi la spina
sol con lo sguardo. Sei come la morte,
e morire non fai.
E vengo meno con tutta la mente,
resoluta con tutte le midolle;
e t’ imploro, pel figlio
di Mirra, per l’ insanguinato Adonis,
pel nato dalla voglia
nefanda, per l’ im berbe
810 tuo caro che ti piangono
le fem m ine di Frigia
sul giaciglio selvaggio!
Dea, t’ imploro» Perché
m i perséguiti ?
Invano attende la divina risposta. Le risorge l'orgoglio,
vinto il languore supplichevole; e lampeggia da tutto
il volto.

Parlam i!
Io posso udirti. H o l’animo possente.
Io sono una Titànide. M ia madre
- 55 -

�FEDRA
nacque dal Sole e dall’ Oceanina;
e per ciò sono anch’ io piena di raggi
e di flutti, son piena di chiarori
820 e di gorghi. Ardo. Ondeggio.
E nutrire di m e dovevi, o dea,
un amore più bello
un amore più grande
che l’amore di Evadne.
A h , perché m i perséguiti? D i che
ti vendichi sul sangue
d’ Elio? N o n saziata
sei di quell’altra preda?
L'orrore della materna infamia la riafferra, l'orrore del
congiungimento bestiale. E il bianco toro condotto dal
boaro alla falsa giovenca ella vede, e la lussuria ne'
fanda, e il generato mostro bovino e umano, e il labi'
rinto vorace, in baleni di delirio.

A h i, ahi, madre, mia madre miseranda!
83o A h i schiuma della frode sopra me!
A h i falsato furore
che in eterno, in eterno muggirà
contra la stirpe inulta!
Bocca anelante, nari acri, occhio im m oto,
pallida faccia come il secco strame,
corrosa dai sudori tetri... A h i madre,
quale effigie tremenda
' 56 '

Atto I

�Atto I

j»

FEDRA

chiedesti all'arte del mortale, senza
tremarne! Ecco, ecco, il toro si precipita
840 all'inganno, ansa, sbuffa
dall'orribili froge, fiuta, lambe,
lorda... Figlia del Sole,
figlia del Sole, fatta
come l'arm ento, sottom essa all'urto
obbrobrioso, piena
-d e l m ostro im m ondo! Labirinto cieco
ove si sazia di cruento pascolo
L il mio fratello, il mio fratello informe!
C "Freme e sussulta ella in tutta la sua carne, come sen­
tendo nelle sue ossa la calda midolla della colpa. Chiama
la sorella delusa, con la voce che s'arroca nell'odio del­
l’ospite perfido.

Ariadne, Ariadne, e tu sorridi
85o al rubatore Tèseo.
Con l'astuzia cretese egli lo coglie,
con la spada cretese egli lo scanna.
Tratto lo veggo per le mille vie,
carname ambiguo...
Rabbrividisce ella, senza più parola, intenta; poi si
scaglia.

N o n l'amore, dea
ferale, generasti m a la morte
in A m atun ta piena di metalli.
-57-

8

�FEDRA

Atto I

E perché dunque vivere
m i lasci, se t’ impreco e ti disfido?
C on le sue mani ancor d’eccidio calde
860 m ’avesse egli sospinta dalla nave
non sul lito deserto m a nel flutto,
m a nell’ im o silenzio,
m a nell’ultim o gelo,
e rem ota m i fossi dagli Iddìi
ed im m une m i fossi dal servaggio,
e sola l’ infinita
onda su le mie labbra e su le mie
pàlpebre avessi, e solo sopra m e
e intorno a m e non vinta
870 l’ invincibile M are!
Si curva ella a raccogliere l'ago; e,come vede su la pietra
rosseggiare il repentino sprazzo della face recata dalla
sopraggiunta Gorgo, sobbalza e si volge nel fremito.
GORGO.

Fedra!
FEDRA.

Sei G orgo o sei l’ Erinni?
La nutrice porta il canestro e la face conducendo la
schiava tebana tutta avviluppata nel velo oblungo e
coperta le gambe dalle pieghe del chitone cadente oltre
l’apice del sandalo.

- 58-

�Atto I

FEDRA

GORGO.

F edra,
è questa la Tebana
che Adrasto dona al figlio dell'Am àzone.
Ma l'inferma è tuttavia agitata dalla divina visione.
FEDRA.

L ’ hai tu veduta contra la colonna?
E dileguata!
GORGO.

F edra,
ho veduto laggiù nella pianura
di Lim na, alla palude
Sarònide, la caccia che ritorna.

Ma l'inferma ondeggia ancóra nel suo delirio crepu
scolare.
FEDRA.

E la cerva persegue la sua brama
880 fin che dinanzi a sé non trovi il fosco
uccisore di lupi e dietro a sé
la palude mortifera.
La nutrice la chiama più forte. Ed ella si riscuote. E
guarda la preda ravvolta, avanzandosi verso di lei col
suo passo di lunga pantera ma più leggermente.
GORGO.

O dim i, Fedra. E piena di presagi
- 59-

�FEDRA

Atto I

la sera. A rde gran fuoco su l’Acròpoli
presso il tempio di Pallade Stenìade.
E la carena che portò le sette
urne è data alle fiam m e dì su l’àncore,
olocausto navale del re Tèseo.
L ’Africo soffia da Calàuria, ed eccita
890 gli incendii sacri.
La prigioniera è immobile e tacita. Chinandosi verso di
lei, Fedra ha nel bianco degli occhi una scintilla che
sembra di sorriso.
FEDRA.

V ergine

di Tebe, sei divinatrice?
La prigioniera non risponde né si crof,a.

Voce
non hai? Forse la perde chi s’abbevera
alla fonte di Dirce?
alla fonte che sa
di supplizio?
La guarda più da presso. Mescola alla parola un dubbio
miele.

Conosci bene l’arte
d’avvolgerti. Celata
sei nelle m ille pieghe,
tacita, come un fior chiuso di mille
- 60-

�s

Atto I

FEDRA

petali. Accosta, Gorgo,
900 la face.
La nutrice pone la vampa di fronte al viso della schiava,
su cui pende Torlo ombrante.

V eggo Toro
lucere dentro i tuoi occhi notturni.
Apriti. N o n tremare. T i sarò
dolce.
Preso un dei lembi, con un rapido gesto la disviluppa
dal càlimma color di croco. E la vergine appare nel suo
lungo chitone di lino altocinta, coi capelli in corimbi
fasciati dalla benda di cuoio simile alla staffa della
frombola.

Sei bella!
Subitamente inanimita la prigioniera rende la lode, con
un lieve tremito nella voce melodiosa.
LA SCHIAVA T EBAN A.

C o m e bella, come
grande sei tu, Regina
d'isole!
FEDRA.

Parli. Sim ile hai la bocca
alla parola, il fiato
simile al fiore della spicanardi.
Il tuo nome?

�FEDRA
L A SCHIAVA T E B A N A .

Ipponòe.
FEDRA.

A nche nel nom e è il giogo.
LA SCHIAVA T E B A N A .

910 A Ippolito sarà data Ipponòe?
FEDRA.

Prigioniera, il cipresso orna il giardino,
il cavallo tessalico orna il carro,
e la schiava orna il letto dell'eroe.
LA SCHIAVA TE B A N A .

Sarà duro il suo giogo?
FEDRA.

Sei fragile. L a rondine fugace
e l'anèm one lieve
si piacquero di te: O r come dunque
resistere potrebbero le tue
/ ossa alla prim a stretta
920 del cacciatore?
L A SCH IAVA T E B A N A .

Fragile
si, m a come Tornello che fa Tasta
vibrante.
*62

Atto I

�Atto I

F E D R A

FEDRA.

Dici che sei forte?
Ribalena l'ardimento nella creatura nata della stirpe
pugnace che sorse dalla semenza di Cadmo. Illusa dai
modi ambigui della Cretese, l ' incauta di parola in pa­
rola cresce nel vanto. Illumina il dialogo la lampadèfora
silenziosa.
L A S C H IA V A T E B A N A .

In riva
ai due fium i gemelli
con le vergini eguali
correvo a gara.
FE D R A .

.

Dici

che sei veloce?
L A S C H IA V A T E B A N A .

So gettar la palla.
FE D R A.

N o n la spola?
L A S C H IA V A T E B A N A .

S o volgere il palèo.
FE D R A .

N o n il fuso?
L A S C H IA V A T E B A N A .

A ltri giochi

- 63-

�FEDRA
io so, men puerili:
93o scagliare con l'am ento
la m ezza lancia, con la fionda il ciottolo.
FEDRA.

Cogliere il segno?
L A SCHIAVA T E B A N A .

Etèocle
m i lodò.
FEDRA.

C o m e guerriera?
LA SCHIAVA T E B A N A .

D i tutte
le vergini tebane
sola non piansi, quando irto di bronzo
era l'E tere e sordo
per lo stridor dei carri e per lo scroscio
delle selci su' clipei e pel rauco
alalà degli astati
940 contra le Sette Porte.
FEDRA.

Sei magnanima.
LA SCHIAVA T EBAN A.

Son la figlia d'Astaco.
'6 4 '

Atto I

�Atto I

FEDRA

FEDRA.

Vergine regia.
L A SCHIAVA T EBAN A.

Sono degli Sparti,
d’una di quelle cinque genti arm ate
che C adm o seminò.
FEDRA.

N o n tem i il sa

LA SCHIAVA T E B A N A .

Son la minor sorella
di M elanippo; ch'era alla difesa
della Porta Proètide.
FEDRA.

E quale uccise degli assediato«?
LA SCHIAVA T EBAN A.

Il genero di Adrasto
95o che m i fa schiava: Tideo.
FEDRA.

Uccise il figlio d’ Èneo?
L A SCHIAVA TE B A N A .

M a cadde egli per l’asta d’Anfiarào.
E io vidi con questi occhi notturni
sotto la porta Tideo, squarciato
9

�t

FEDRA

Atto I

il fegato feroce,
rodere il m ozzo capo
del fratei mio, recatogli in pastura
fùnebre.
FEDRA.

E non piangesti ?
LA SCH IAVA T EBAN A.

L o vendicai.
FEDRA.

Sul cadavere?
LA SCHIAVA TEBAN A.

Usci
960 da’ miei precordii l’ululo
profetico; e Leàde,
il fratei mio secondo, l’avverò.
FEDRA.

Per che modo ?
L A SCHIAVA T EBAN A.

Atterrando Ippomedonte.
FEDRA.

Due dei S ette dom ò la forza d’Astaco.
L A SCHIAVA T EBAN A.

Tre dei Sette, o regina
- 66 -

�Atto I

FEDRA

d’ isole; che dal m io
Anfidico fu spento
Eteòclo l'Ifiade,
con la spada a due tagli.
FEDRA.

970 C on la spada che avesti
per nutrice, o Cadm èa.
Rallégrati, rallegrati!
L A SCH IAVA TE B A N A .

E per ciò, dopo i roghi, m i prescelse
fra tutte le Tebane
il re d'A rgo; e m i pose con le ceneri
dentro la nave nera.
FEDRA.

M a rallegrati, o fiore degli Sparti,
A lala, prim a nata della Guerra,
che prelude alla strage!
980 A la la è il nom e tuo.
LA SCHIAVA T E B A N A .

Sono una schiava.
FEDRA.

N o n la schiava sarai; sarai la sposa
d'Ippolito. Sei degna
che il figlio faretrato dell'A m àzone
' 67

\

�teco partisca il talam o coperto
coi velli dei leoni.
E prim a delle nozze
Fedra ti condurrà
sino all'isola Sferia,
che tu nel tem pio dedichi la zona
990 a Pallade Fallace.
L A S C H IA V A T E B A N A .

M 'accogli nella tua grazia, Regina
d'isole, e m i proteggi?
Pari a un'iddia tu splendi.
M a persuaderai quegli che porta,
com 'è fam a, sul capo
il teschio irto del lupo?
FEDRA.

Il teschio irto del lupo
sul crine di viola opimo come
i grappoli dell'uva che nereggia
1000 nelle vigne cidònie o v 'io li colsi
caldi con queste dita; e tu le tue
v'im m ergerai stillanti di profumi,
Ipponòe.
L A S C H IA V A T E B A N A .

S o l'arte dell'erbe, so
le virtù degli odori.

�Atto I

FEDRA

Un bagliore come d'incendio entra pel propileo, dalla
parte del Mare; vince la face, agita le ombre, percote
le mura e le colonne; irradia il volto della Titanide
vertiginosa.
FEDRA.

.

Senti, senti

com'è forte l'odore
dei terebinti! E sotto l'om bra maschia
il suo viso è tagliato
nella pietra di Sparta
color di farro, e più s'inàura quanto
1010 più gli ridono li occhi leonini.
E una bocca v 'è, chiusa dal disdegno
e gonfia, che di sempre
fresco sangue par tinta come i dardi
avulsi, dolce a chi
non tem e di baciarla, v
Ipponòe.
LA SCHIAVA T EBAN A.

C o m e t'accendi; Regina
d'isole, pari a un'iddia che si mostri
dentro una nube d'occaso!
FEDRA.

E la sua
forza, come la cetera deliaca,
1020 varia i m odi; che tutti li conosce:
- 69 -

�FEDRA

1030

Atto I

il modo onde gli A rgei
dalle reni pieghevoli si curvano
verso terra o s'abbattono intrecciando
le gambe, e il modo del pugilatore
dalle pugna fasciate
di cesto, e l'arte del lanciare il disco
nel vento con un lungo
sonito. O corritrice,
e correrai tu per la selva al fianco
del coturnato, e balzerai di là
dai torrenti pontando l'asta, e senza
ànsito inseguirai la fiera. E come
la V ittoria starai dritta sul cocchio,
con la m ano alla sbarra
lunata, dietro Ippolito proteso
a flagellare gli èneti poliedri
per le sabbie di Lim na. E tu m edesim a
dell'olio e della polvere e del grumo
lo monderai con lo strigile d'oro.
Sotto lo sguardo crudele e divorante, la vergine co
mincia a irrigidirsi nella immobilità del terrore. La di'
vinazione gonfia il suo petto. La sua voce si muta.
Soffocato è il suo primo grido di veggente.
L A SCHIAVA T EBAN A.

1040 A h ! A h ! V eggo il suo sangue sopra lui.
* 70 '

�Atto I

FEDRA

FEDRA.

Per tutto il corpo gli balza e gli s'agita
il suo sangue, dal pollice del piede
certo alla fronte ostinata. G li danza
e gli canta e gli svam pa
la giovinezza per tutte le m em bra
come su' m onti di Tebe la rossa
Bassàride, Ipponòe.
Accesa dal desiderio folle più che dal crescente rossore
dell'incendio è la figlia di Pasifae. Ella impone alla
schiava atterrita l'imagine notturna di sé palpitante
nell'aspettazione.
LA SCHIAVA T E B A N A .

O Regina, Regina, sopra te
intorno a te cresce il fuoco!
FEDRA.

_

sta n o tte
1050 come l'O rsa declini all'Occidente
e dal m ar sorga il grande
òmero d'Orione, o figlia d'Astaco,
sino alle labbra ti rimbalzerà
il cuore udendo il suono del suo passo;
e sarai tutta gelo
sino al fiore diviso del tuo petto,
e tutta del colore della notte
- 71-

�I

FEDRA

Atto I

come la nube che si scioglie, senza
le tue midolle, senza le tue vene;
1060 che spenta avrai la face;
che m en terribile è fìsare il volto
di T à n a to che il suo
volto nudo, Ipponòe.
LA SCHIAVA T E B A N A .

E dietro a te T àn ato! E dietro a te,
Fedra, il fanciullo nero! Tutto intorno
arde.
Più le si appressa Fedra col viso contra il viso, ponen­
dole so gli òmeri le mani violente. Tatto l’atrio ros­
seggia di volubili riverberi.
FEDRA

T i prenderà
fra le sue braccia ferree;
t’abbatterà, ti premerà su i velli
dei leoni; perduta
1070 ti squasserà, ti schianterà...
LA SCHIAVA T E B A N A .

Perduta
sei nel fuoco! L a reggia è in fiam m e! Tutto
arde!

�Ora dal pieno petto grida la veggente, invasa dalla
grande angoscia apollinea. Anela e geme; e poi sembra
esanime; e poi riprende il clamore, come il vento che
cade e risorge. Abbagliata dai riverberi, Fedra si scosta
e indietreggia.
GORGO.

E l'incendio della nave fùnebre.
E l'olocausto nautico.
Il riverbero passa pei propilei,
L 'A frico soffia turbini
di faville.
FEDRA.

Rovescia
la face! Spegni la face, se T àn ato
è dietro a me.
La lampadèfora inverte la face e la spegne sa la pietra.
LA SCHIAVA T E B A N A .

Adrasto, Adrasto, a chi
fui data! O fonte di Dirce! O m ia Tebe
1080 di Sette Porte! D o ve m i trascini,
Ismènio? O Lòssia, che farai di me?
FEDRA.

Tu gridi verso il dio
che non am a il lamento,

�F E D R A

con la tua gola alzata
com e la gola della
colomba. T i corono, figlia d’ Astaco.
L A SCH IAVA T E B A N A

1090

O fonte dove Edipo si lavò,
dove io colsi i narcissi a coronarmi !
Fonte non v ’è, non fiume, non ocèano
per quella, non divina non umana,
che ricevuto ha in tutte
Tossa la tabe ardente.
FEDRA.

G o la piena di fato,
so da qual vena trarre
per m e Tonda lustrale.
LA SCHIAVA T E B A N A .

A h , come corre il toro
schiumoso trascinando la giogaia
orribile!
FEDRA

1100

M ia madre
m ia madre scopri tu
nei pascoli? T ’appare il simulacro?
Taci! Taci!
- 74 -

Atto I

�A tto I

F E D R A

LA SCHIAVA T EBAN A.

O supplizio
dircèo rinnovellato
su l’ imberbe! Il cavallo
gènito dallo stupro dell’ Erinni
ringhiava all’ombra della vela nera
con un fato nel torvo occhio materno.
Tu non lo placherai con l’orzo, né
con la spelta.
Supera Fedra il terrore. E il suo volto si fa più inesora­
bile ciré quel della predatrice famelica dal mento invitto.
FEDRA.

M a come

l
placherò?
o
Si falsa il vaticinio
m o nella 10
g ola servile. Cessa! Cessa!
Bocca di schiava masticar non può
il lauro pitio. Cessa, per gli Iddìi
inferni !
LA SCHIAVA T E B A N A .

O Lòssia, che farai di me?
dove m i traggi?
FEDRA.

o n d i verso il dio
che non am a il lamento.

75

�FEDRA

Atto I

LA SCHIAVA T EBAN A.

N e i turbini del fuoco?
nel furore d'Efèsto?
I riverberi per l'atrio hanno un battito incessante, quasi
vampe vivaci, mentre la Cretese trascina verso l'altare
la, figlia d’Astaco che si lagna e repugna.
FEDRA.

Vieni all'ara!
Gorgo, reca il canestro.
LA SCHIAVA TEBAN A.

C on artigli
m i ghermisci.
FEDRA.

N o n sei dunque tu forte
1120 come Torno, sorella
di Melanippo? Vieni!
LA SCHIAVA TEBAN A.

Irresistibile,
irresistibile, or che fai di me?
N o n sei più quella che m i prom etteva
le nozze? O mio fratello!
FEDRA

T 'ode, certo, se m e odano gli Inferi.
O Gorgo, arde la reggia? Gorgo, tutta
-76-

�Atto I

j-

FEDRA

la sete dell'Argolide s'infiam m a?
Tutto il suolo di Pelope
è un olocausto?
L'ardore d’una smisurata fucina sembra soffiare nel pa­
lagio di Pitteo. S’ode a quando a quando il rugghio
confuso dell’ incendio e il fischio del vento libico. Posato
il canestro, Gorgo veloce s’allontana per l’adito. Fedra
e Ipponoe sono presso la fossa dei sacrifizii.
LA SCHIAVA T EBAN A.
113o

. F u ggi,
fuggi. L 'E rin n i brucia
col tizzo le tue case.

FEDRA.

✓

D alle case di Edipo
teco venne la cagna stigia? O schiava,
odimi. Q uella che il figlio di Laio
osò guatar negli occhi spaventosi,
quella fiera che striscia balza vola
parla, bacia le bocche moribonde,
aquila, serpe, leonessa, fem m ina
d'uomo, alata, squam mata,
1140 con branche atroci e floride m am m elle,
M usa dei M orti, in me
rivive.
LA SCHIAVA TEBAN A,

Sei la Sfinge?

-77-

�FEDRA

Atto I

FEDRA.

S ono reara.
V ittim a, e ti corono di papaveri;
che la terra di Pelope
è fertile in papaveri letèi.

Ella prende dal canestro la ghirlanda purpurea e ne
cinge il capo della Tebana che prostrata volge il la­
mento melodioso.
L A SCHIAVA T E B A N A .

O pari a un'iddia, Fedra, o folgorante,
10 piego ai tuoi ginocchi
come un supplice ramo
11 mio corpo di vergine incorrotto,
n 5o onde l’alito spira
(da te l’udii, da te, non ti sovviene?)
simile al fiore della spicanardi.
D eh, per quel fiore nella tua parola,
non m ’uccidere innanzi tem po, non
m i volgere alle Porte
del Buio; che dolce è veder la luce,
e assai non bevvi alle m ie chiare fonti.
FEDRA.

Se bevesti alla fonte Edipodèia,
Tebana, sciogli l’enigma di Fedra.
L'abbranca ella, inesorabile; e, non umana non divina,
si curva su lei nello splendore misterioso.

' 78 *•

�F E D R A

A tto I

LA SCHIAVA T EBAN A.

n6o A h i, tu m 'adugni! Sanguino.
Sono come la rondine,
sono come l'anèmone.
- D a te l'udii. Perché m i struggi?
FEDRA.

S ciogli

per la divinità profonda, sciogli
il nodo inestricabile.
L A SCHIAVA TE B A N A .

Son bianca.
N e ra vittim a chiedono
gli Inferi.
FEDRA.

Ecàte è pallida.
LA SCHIAVA T EBAN A.

M estorci.
N o n son tua. Sono un dono d'altri. C om e
il cavallo e il cratère,
1170 sono il dono di Adrasto
al figlio dell'A m àzone. D 'Ippolito
sono. T i chiederà di me, se torna,
il faretrato. E tu
perché m i togli a lui ?
- 79 -

�i

FEDRA
FEDRA.

«s»

Atto I

Sciogli l'enigm a!

L A SCH IAVA T EBAN A.

A h , m i laceri. Sànguino.
T 'od o. Interroga.
Abbrancata e riversa la tiene Fedra, con gli occhi negli
occhi, con l'alito nell’alito, simile veramente alla fiera
nata d’ Echidna.
FEDRA.

_

, .

O r chi,

dim m i, dom ò col fuoco il fuoco? O r chi
spense la face con la face? O r chi
con l'arco feri l'arco?
L A SCHIAVA T E B A N A .

L'am ore.
0
18
FEDRA.

N o.

LA SCHIAVA TEBAN A.

L a morte.
FEDRA.

N o.

Fulminea si toglie dalle trecce l’ago crinale e trafigge
la vittima ponendole su la bocca la sinistra mano e ro­
vesciandola nella fossa a piè dell'ara solenne. Breve­
mente quella si dibatte e geme.

Ricevi,
-80-

�Atto I

FEDRA

divinità profonda, il sangue puro
di questa gola, e scendi al sacrifizio.
S'ode la voce affannosa di Gorgo che accorre come in­
seguita dai turbini del fumo e delle faville.
GORGO.

O Fedra, tutto il porto di Celènderi
è in fiam m e. D alla nave
nera s'è propagato il fuoco a tutto
il navilio su l'àncore ed in secco,
per lo sforzo dell'Africo che spinge.
E l'incendio divam pa, irreparabile.
E tutto il golfo è rosso, fino all* istmo.
1190 E turbini di fum o e di faville
passano su Trezène e su l'Acropoli.
O d i l'ululo e il rugghio. Senti l'afa
della pece, che soffoca.
La sacrificatrice leva in alto le mani cruente e invoca.
FEDRA.

O furore
d 'E festo divorante, sia la notte
ultim a! Evadne, Evadne,
una cenere sola innanzi l'alba!
GORGO.

Purifica, purifica,
- 81 -

II

�FEDRA
o sacrificatrice, le tue mani.
Ecco le M adri supplici dei Sette
1200 uomini Eroi, con l'urne
di bronzo.
China presso il canestro, la nutrice le versa l’acqua
lustrale e la terge, mentre le Supplici dai neri pepli en
trano l’una dopo l'altra con lento passo in silenzio por
tando su le braccia le urne delle ceneri eroiche.
FEDRA.

M adri degli Eroi (te sopra
tutte, che serri contra il vasto petto
l'urna delle due ceneri sublimi,
te sopra tutte onoro) udite, Madri.
Q uesta schiava tebana,
cui pose Adrasto nella nave nera,
fu della stirpe d'Àstaco,
ond'esci l'uccisore
d'Ippom edonte, e l'uccisor di Tideo,
1210 e quello dell'Ifìade
Eteòclo. SÌ schiantano tre cuori
contra il bronzo funereo ?
Presso l'altare ingombro
dei vostri rami sùpplici im m olata
l'ha, nella sacra luce
dell'olocausto nautico, alle Forze
*

82

-

Atto I

�Atto I

FEDRA

profonde e alle severe O m bre e al superstite
Dolore
La grande chiara voce cala, s'intenebra, nella pausa
contratta.

e alla M ania
insonne, su l'entrare della N o tte ,
1220 Fedra indimenticabile.

���O. © A N A T E IIA IA N .

�IPIN TO a liste a rosette a
meandri di color variato
appare il peristilio che
precede la dimora delle
donne; intorno a coi per
l’alto ricorre il fregio d’a­
labastro incrostato di quel
vetro che i Fenicii colo
rano con la gruma ce
rulea generata dal rame
immerso nella feccia del
vino o con l'ocra azzurra
di Cipro. Si scopre nel lato orientale fra due ante lo
splendore del Mare Sarònico per mezzo alla selva degli
antichi cipressi. Un mirto sacro sorge di tra le lastre del
pavimento, ornato di bende con nodi singolari} e al
tronco pendono zòani, simulacri dedàlei di Afrodite
tagliati nel legno; e v'è la colonnetta e v’ è l’altare; e
sonvi su l'altare alcuni vasi d'unguenti, due colombe
d'oro, e d'oro una bene attorta serpe fatta a ornare i
malleoli del piede. Quasi al limitar dell'ombra prodotta
dai cipressi è un lungo giaciglio che tutto ricoprono le
pardàlidi, stellati velli di pantere.
Poco discosto è l'alto telaio verticale formato da due
puntelli di piede aguzzo congiunti in sommo da una

'8 7 '

�FEDRA

Atto II

traversa ove infissa è una specie di cavicchie come nel
giogo della lira; e, piò sotto, a un'altra traversa è av
volta la parte dell’opra già fornita e vi si mostra per il
largo una banda intessuta di figure d’uomini e d'ani­
mali a imagine di caccia; e ne pendono i fili innumerevoli dell'ordito tenduti dalle forate pietruzze che pe­
sano ai capi.
Sedata al telaio è la nutrice; che, a sé traendo alter­
namente il calamo annesso con cappii ai fili dispari del­
l'ordito e quello annesso ai fili pari, getta nell' intervallo
con la spola il filo della trama e con la spate il tessuto
rado serra.
Distesa è sul giaciglio Fedra coi piedi senza sandali,
consunta dal male insonne, poggiata il cubito su i velli
ferini e nella palma la gota smorta. Sospeso alla colonna
sul suo capo è il rotondo scudo sonoro del Coribante dic
teo. Di contro, sopra uno sgabello, è l'uomo d'Argo con­
duttore di carri divenuto aedo, in lunga tunica violetta.
Costui ha disgiunta dalla tracolla di cuoio la cetera
d'avorio ben costrutta; e, sovrapposta l'una coscia al­
l'altra, tiene sul ginocchio la cassa e tra le mani i due
bracci ricurvi. Come la tessitrice davanti ai fili dell'or­
dito, egli ha il volto davanti alle corde e guarda per gli
intervalli fisamente la Titanide.
Sotto il portico, presso l'adito che conduce alle sedi
recondite, due fanti filano in silenzio, avendo ai piedi i
canestri l'un colmo di lana bianca, l’altro di lana nera.
La terza, Ròdia, accosciata presso il lebete argenteo pre­
para coi semplici il beveraggio. La quarta e la quinta
inginocchiate fanno il gioco degli astragali cautamente,
ora gettando col bossolo i quattro ossicini, ora gettan­
done in alto tutti insieme cinque per riceverli poi sul
dorso della mano. Compone la sesta una ghirlanda di
dittamo eretico. La settima profuma la colomba diletta.
- 88 «

�Atto II

FEDRA

FEDRA.

E tu dunque non vai
per la via polverosa alla pianura
nutrice di cavalli, verso l'Inaco
arido, o uomo? né ti cerchi nave
che ti tragitti a un'isola ferace,
com'usano gli erranti aedi ?
L,AED°Soffri
ch'io m'indugi, Regina, poi che T èseo
m i trarrà seco a Sparta.
Soffrim i se non lungi
1230 dal tem pio che ad Artèm ide Licèa
eresse il distruttor di lupi Ippolito
trovai la cella e il bosco
consecrati alle M use dall'antico
Ardalo. U n sacerdote dell'antica
stirpe, di nom e anch'egli
Ardalo, è quivi.
FEDRA.

T

Lasci
la cetera di Dedalo pel flauto
ardàlide fasciandoti di cuoio
le gote gonfie? Stirpe
1240 d'auleti è quella, che non sa le corde
e il plettro.
89

12

�Atto II

FEDRA
L'AEDO.

M a non Ardalo
m 'am m aestra, non Ardalo. N ell'om b ra
dei lauri sacri è meco
quella che come te porta le chiome
a guisa d'un elm etto rosseggiante.
È meco sempre.
FEDRA.

Alunno
sei della dea, che t'insegnò la lunga
arte sì brevemente.
L'AEDO.

N o n di quella

dea.
FEDRA.

C h i è teco sempre?
L'AEDO.

M eco è sempre,
1250 m a sono solo.
FEDRA.

N o n la vedi?
L'AEDO.

Dentro
il m io cuore.

- 90 *

�Atto II

FEDRA

FEDRA.

T i parla?
L'AEDO.

N e l mio cuore
l'ascolto.
FEDRA.

M a, se non ti m ostra l'arte,
come regoli i còllabi all'accordo
sul giogo?
L'AEDO.

N o n so come.
FEDRA,

Com e trovi
i modi ?
L'AEDO.

N o n so come.
FEDRA.

N o n trattasti
mai le corde sonore ma le redini
e le sferze fischianti.

L'AEDO,

Ben è vero

quel che dici.
FEDRA.

L a mano

�A tto II

usa a frenare è dura e grave. O r come
1260 t'obbedisce?
L'AEDO.

N o n so.
FEDRA.

C o m e accompagni
il canto già, senza fallir le tempre?
L'AEDO.

N o n so, Regina.
FEDRA.

In sogno?
L'AEDO.

In sogno.
FEDRA.

Sei

beato.
L'AEDO.

Posso bearti.
FEDRA.

N o n v ’è
canto che m i consoli. M a sei tu
beato.
92

�Atto II

FEDRA

L'AEDO.

Sono oltre la vita mia
angusta, pronto al v o lo che va oltre,
com ’ Evadne, o Titànide.
FEDRA.

Ebro di fiam m a?
L’AEDO.

Ebro del mio segreto.

FEDRA.

D ’un segreto di suoni ?
L'AEDO.

D un segreto

1270 silente che da te
m 'ebbi col tuo dedàleo
dono, Fedra.
FEDRA.

L e corde,
aedo, non m i celano il tuo capo
non coronato; e l'ansia
tua fa tremar le corde.
L'AEDO.

Alcuna fronda

non cinse il capo mio
da che fu m orta quella
-93 -

�Atto

FEDRA
ond'era cinto il m esso,
di bianco pioppo, cara
1280 all1Alcìde e all'Egide; né d'alcuna
m i cingerò se non d'una che attendo
dall'ignota che sola a m e par dea.
FEDRA.

A lz i un altare novo? un tempio?
L'AEDO.

Aereo

tem pio è l'in no.
FEDRA.

C antavi
il rapimento di M arpessa e il folle
saettam ento d'Idas contro Apòlline.
Escludi il Delio e provochi il suo cruccio?
L'AEDO.

Io ti promisi d'obbedirti.
FEDRA.

i 1*
Escludi

T"*

gli Im m ortali?
L'AEDO.

D a te
1290 m 'ebbi il cominciamento d'ogni mio
' 94 *

�Atto II

FEDRA

canto, se ti sovviene.
u Cuore, narrami l'U o m o .,,
FEDRA.

O r ferve nel tuo cuore quel levarne
che la folgore ingiusta non distrusse.
L'AEDO.

L a bellezza creata dalla folgore
tu vuoi ch'io canti. Io t'obbedisco. Ben
d'una scheggia dell'asta
di Capanèo feci il mio plettro.
FEDRA.

i3oo

_

O r anche

tu divenuto sei dispregiatore
degli Iddìi ?
L'AEDO.

“ Fuorché d'uno,,
tu rispondesti ad E tra irreprensibile.
Fuorché d'una ti dico «* fuorché d'una
sola che scintillò su le mie sorti
p iu bella che la stella
Esperò sul dolor del mare, e prese
con un sùbito grido
tra le m ani indicibili il m io cuore
come la coppa del convito eterno,

* 95 *

�FEDRA
e l'alzò nella luce
fatta dagli invisibili sepolcri,
e traboccar ne fece
il vino e il miele, il balsam o e il levarne,
i sogni e le speranze.
E il dolore si terse le sue lacrime
e divenne la gioia,
e la m orte s’ imporporò di sangue
e divenne la vita.
E di sùbito fui com e il crepuscolo
pieno d’astri di nuvole di fiam m e,
i3ao e tutto risonai del m io peàne;
e le parole alate
rombarono com ’aquile nel vento;
e non m i riconobbi. A lle tue m ense
ricche di pani e carni,
o Titànide, non si riconobbe
il conduttor del carro
di Capanèo.
1310

Ardentemente a traverso le corde egli la guarda, strina
gendo l'avorio fra le dita tremanti, in sé contratto come
un che si celi.

M ’ intendi? fuorché d’una,
fuorché di quella sola.
Con lentezza di sogno ella parla, come remota, senza
guardarlo.

'96 '

Atto II

�—

------------

A tto II

F E D R A

FEDRA.
i33o

D ea non è quella; e pure è consanguinea
di Eterni. N o n divina non umana.
Salso è il suo sangue, e la sua carne splende
m a pesa. Può fìsare il Sole e non
perdere gli occhi. E , quando senza sandali
incede lungo il M are, ella il suo pianto
ode nel pianto delle Oceanine.
E per ciò sembra inferma
di sé, delle sue vene mescolate.
E per ciò sembra che deliri. M a
dea non è quella.
Subitamente ella gli si volge.

,

Aedo,
1340 tu parlavi di Fedra.
Si volge al fascinato con una crudele dolcezza.

T u sai dunque l'am ore.
Tu sai l'am ore disperato e solo.
L e corde non m i celano il tuo volto.
A traverso le corde
veggo una sm orta bragia. Tu non speri.
N o n troverai M arpessa che fra te
e un dio scelga te uomo.
Tu non speri se non la tua corona.
97

13

�FEDRA

i35o

Atto II

10 ti coronerò prim a che tu
canti il mio canto.
Chiama una delle due schiave che giocano con gli
astragali.

Eunòa,
tessim i una corona di cipresso.
Q u al fu l'ultim o getto degli astràgali?
LA FANTE.
11

getto d'Afrodite.

FEDRA.

E innanzi?
LA FAN TE.

Il getto
del Cane.
Fedra si volge alla natrice, ripresa dall'inqaietadine sma
niosa; mentre la schiava esce e recide il ramo per la co­
rona da un de' cipressi.
FEDRA.

O di, nutrice? V a . Conducimi
quel mercante fenicio, che m i porti
l'erbe ch'egli ha d 'E g itto contra il m ale
insonne.
Si parte Gorgo dal telaio, e va. Senza riposo, l 'inferma
si agita.

A ed o, e che farai per me?
« 98 '

�Atto II

FEDRA

Faville dà la smorta bragia, dietro le corde.
L'AEDO.

I 0 posso quello che non può l'am ore.
FEDRA.

Attingere dal fium e di sotterra
i 36o un po' d'acqua sonnifera, ch'io chiuda
quest'occhi e dorma? Eludere tu puoi
11 C ane stigio? U dii già d'un aedo
che l'incantò col suono della lira,
per l'am or suo. D 'un altro
udii che l'assopiva con un'offa
intrisa di papavero e di miele,
per l'am or suo. N o n puoi tu dare un sorso
del nero fium e a m e che sono il tuo
amore?
1
L'AEDO.

Si, ti porterò quel sorso,
*370 Titànide.
FEDRA.

N o n lungi
dal bosco delle M use
è l'ara dedicata dall'istesso
Ardalo al Sonno. A lm en o va, e prega,

,

99 *
UHt N3 LL
Wc * Slf

�FEDRA

j»

e concilia con l'inno il taciturno,
e sacrifica.
L'AEDO.

redra,
stanotte dormirai.

FEDRA.

A h , s'ei premesse
con le sue dita lievi come il fiore
della smilace il frutto della m orte
su' miei denti!

L'AEDO.

Stanotte dormirai.
FEDRA.

1380 S 'e i’m i prendesse tutta nel silenzio
del suo petto notturno e m i celasse,
e gli orecchi dolenti m i chiudesse
con la sua m olle cera!
L'AEDO.

Dorm irai.
FEDRA.

E il latrato del C ane di sotterra
quello che sempre s'ode, sempre s'ode?
A gave, Stilbe, avete udito?
Si levano le fanti e tendono l'orecchio.

Ì00

Atto II

�Atto II

^

FEDRA

LE FA N TI.

- Latrano
i m olossi d'Ippolito
sotto la Rupe.
Il figlio dell'A m àzone
ancóra insegue il cavallo d'Adrasto,
139o che fugge il laccio.
Si fanno al limitare, verso i cipressi, e ascoltano.

- S'ode
clamore dietro^il tem pio della Sòspite.
" Qualcuno chiama.
Eunòa reca alla Regina la composta corona. Colei la
prende, e si leva, e la pone sul capo chino d'Eurìto; ma
vacilla, già avendo riconosciuto la voce di colui che
chiama.
FEDRA.

Fedra
dà il cipresso all'amore. T i corona,
aedo, per quel canto e per quel sorso!
Tu trem i ?
L'AEDO.

A nche tu tremi.
LA VOCE D'IPPOLITO.

Eurito! Eurìto!
* ÌOt *

�F E D R A

A tto II

Fedra è come l'avida polvere che i venti alzano e ag'
girano nel piano argolico. Sembra che tatto intorno per
lei vanisca, e che sola quella voce risuoni su la sua vertigine. N on distoglie da lei gli occhi il coronato.
L'AEDO.

Ippolito m i chiama.
Le fanti son tutte al limitare, loquaci e sbigottite.
LE FA N TI.

« U o m o d'Argo, uom o d'Argo, l'A m azòn io
cerca di te.
« E Ippolito.
«*Ecco, viene
l'uccisore di lupi.
1400 - Viene pel cipresseto.
- H a dietro sé
A rpalo coi m olossi!
**Dorce, Dorce, la cagna irsuta, quella
color di ruggine!
- Entrerà con lui ?
-L a tremenda!
-E in guinzaglio.
-Arpalo, férm ati!
- Arpalo, sta lontano!
Con uno scoppio di sibilante collera Fedra le scaccia di
sùbito rompendo il suo cerchio d'angoscia, simile al
vortice di polvere che si rovescia e si sparpaglia.

Ì02 -

�Atto II

^

FEDRA

FEDRA.

Tacete, strigi! V ia! C h 'io non vi veda
più, ch'io non v'oda più! V ia! V ia!
Trattiene Ia schiava che nel Iebete mescola l'erbe.

Rim ani,
Ròdia.
Della saa ira investe anche l'aedo.

Perché m i guardi cosi, uomo?
Insensato tu sei?
L A VOCE D'IPPOLITO.
I4I°

Eurìto! Eurìto d'Ìlaco!
Di fra i tronchi dei cipressi il figlio d'Antìope irrompe,
giubilante, raggiante, nel corto chitone di lino, sol della
sàgari amazonia armato; che dietro i lombi gli pende.

L’AEDO.

.

_

O Tesèide,

eccomi.
IPPOLITO.

H o preso al laccio
il cavallo d'Adrasto, e l'h o infrenato.
L 'h o vinto.
L'AEDO.

.

Invitto sei,
figlio del domatore di Centauri.

" t03 *

�FEDRA
IPPOLITO.

Tra Ia Palude e il M are, a ll'O leastro
d'Eràcle, preso io l'ho.
FEDRA.

C h i t'h a ferito?

U na m ano ti sànguina.
IPPOLITO.

C o m e pallida sei! N o n sbigottire.
Per im m orsarlo, poi che contra i denti
1420 aveva il ferro e li serrava duri
più d'ogni ferro, ah con che rabbia!, messo
gli ho dentro la mascella, su la barra,
il m io pollice a forza; e ho fatto sangue.
FEDRA.

T i laverò.
IPPOLITO.

N o n gronda. Auriga, un aspro
m orso con le rotelle grandi e grevi
e con l'im boccatura acuta e lunghe
le guarde, e con negli assi snodature
difficili; che m 'h a battuto a freddo
un fabbro di M etana
1430 ammirabile, Sostrato d'Euforbo;
m a nei voltoi le campanelle d'oro.

*104

Atto II

�Atto II

FEDRA

Sentito ho una potenza di tem pesta
pulsare entro quel petto ampio e profondo
com e il petto d'un dio.
L'AEDO.

Divino egli è,
ingenerato d'un congiungimento
ineffabile. O Ippolito, non giova
lottar con lui. Blandiscilo.
IPPOLITO.

Perché

m i resiste, se docile
Adrasto l’ebbe?
L'AEDO.

Forse alcuna grazia
1440 egli ha nel M are.
IPPOLITO.

N o n ti disse Adrasto
il segno dell'origine?
L'AEDO.

N o n disse.
M a tutta notte nella nave nera
il cavallo annitriva, e percoteva
l'albero. E vegliavam o su la tolda,
ché fugavano il sonno i lunghi ringhii.
- Ì05

14

�FEDRA
FEDRA.

O dim i, odimi, Ippolito.
Guàrdati dal cavallo bieco! H o fatto
un sogno, ho fatto un sogno di terrore.
Ringhiava all'om bra della vela nera.
1450 E una voce gridò,
in un'afa d'incendio, sopra il M are:
“ T u non lo placherai con l'orzo, né
con la spelta. „ Rim andalo al re d'A rgo.
S e ti è fuggito, se per sette giorni
tu l'h ai perseguitato in vano, è segno
che t'è nemico e che repugna al tuo
freno e che ti prepara un grande male.
G ià conosce il sapore del tuo sangue.
Ippolito, io ti prego. O dim i. Rendilo
1460 al donatore.
IPPOLITO.

C h e m ai dici, madre?
M i parli come a timido fanciullo.
E m 'am m onisci ch'io m i copra d'onta
al conspetto dell'E liade
or che i Corintii son per celebrare
gli Istm ii e m i turba i sonni la corona
di p i n o l o voglio vincere il corsiere,
e pel corsiere vincere nei Giuochi,
' 106-

Atto II

�Atto II

FEDRA

non con la spelta né con fo rzo m a
con l'anim o. ^
FEDRAGuardasti
1470 tu dentro gli occhi torvi?
IPPOLITO.

L i copersi
con le mie mani, poi che messo gli ebbi
il m orso; e gli soffiai nelle narici
fumide il mio respiro
d'uom o, ché questo m 'insegnava un Tessalo
di Fere ad amm ansire
i poliedri. E m i parve m en nemico.
E si lasciò condurre per la briglia.
O r dove? L o sai tu,
guidatore di carro?
1480 Portatore di cetra, lo sai tu?
M i canterai un canto per la gloria,
s'io te lo dica?
L'AEDO.

U n canto per la gloria
ti canterò.
IPPOLITO.

Conosci tu l'im presa
i07*

�FEDRA

j*

del nipote di Sisifo, e il cavallo
nato dal sangue di M edusa?
L'AEDO.

E fam a

tra gli uomini.
IPPOLITO.

M a Pallade
venne in soccorso dell'E roe corintio,
al fonte. Io non avea se non il morso
congegnato dal fabbro di M etana.
1490 Io non avea se non la m ia lacciaia
e i miei due polsi ignudi. O dim i, auriga.
O dim i, aedo. E ra il settim o giorno
della caccia alla belva solidunga,
al N erazzurro come l'ippocam po.
G ià cacciato io l'avea traverso i m onti
verso Erm ione, con la torm a; giùntolo
agli Ilei, circa il tem pio di D em ètra;
poi ricacciato giù nella marina
al promontorio dove il flutto espulse
i5oo la figlia del re N iso che il tuo padre
gittò dall'alta nave, o Cressa; e quindi
inseguito di piaggia in piaggia, insino
a Genètlio e di là dal Crisorròe
insino al tem pio d 'E rm e. O ra in catena

108*

Atto II

�A tto II

j»

F E D R A

con la m ia torm a io lo respingo verso
la Palude Sarònide, lo serro
tra la Palude e il M are. E senza scampo.
S'interrompe come se gli risorga dai precordii il grande
anelito. E sembra che la prodezza gli tenda novamente
i muscoli infaticabili.

U dii forse il mio cuore? o il cuor suo fumido?
0 il croscio del frangente? Il m ezzo di
i 5io avea raccolte l'om bre delle cose;
e l'altissim o Sole erami giudice.
1 cavalieri chiusero l'angustia
dietro di me. Apparecchiai la forza.
A ttanagliai con la m ia forza il sauro,
e m 'avanzai girando sul m io capo
il cappio come frombola. G uizzavano
tra i miei ginocchi i muscoli del sauro
agile con la cauta arte del pardo.
E la vita m i fu non so qual dèmone
1520 pronto a scoccare l'attim o del getto.
“ Arione! A rio n e!,, Era al frangente.
E ra una schiumeggiante onda crinita,
con lo sguardo di un dio crudele; un'onda
d'un negrore di gorgo, con un ansito
e con un ringhio di cavallo; un'onda
gonfia d'un'ira belluina, avversa
all'uom o avverso. E sùbito su l'anche
*109*

�F E D R A

j»

Atto II

si rizzò, balenò nella falcata,
percosse con gli zoccoli di bronzo
i 53o il vento, s'abbatté, si dibattè
col m uso nelle sabbie, con la groppa
contra il Sole, saltando com 'arìete
folle. Il cappio scorrevole scagliato
dall'acerrimo dèmone stringeva
forte tra la cervice e la mascella
il
prigioniero. Ben congiunti agli òmeri
m 'ebbi i nessi dei tendini se alcuno
di quegli squassi non m e li divelse.
“ Arione, sei m io!,, N e g li atti come
1540 per entro a un velo fiam m eo di sogno
io era. C on fulminea destrezza
com piuta era la presa. G ià nel pugno
chiuse m 'eran le redini infrangibili.
E più non vidi se non una grande
nube di fum igante oro e nell'oro
im pennata una vam pa procellosa
che trasparìa per una mira form a
fatta di vene, di crini, di schiuma,
di bava e forse d'ali; ché nell'oro
155o fum igante e nell'ètere senz'om bra
l'im pennata ebbe l'im peto del volo.
" O fratello di Pègaso, anche m e
porta agli astri ! „ gridai alto su i piedi,

�Atto II

F E D R A

alto nel mio sudore e nel m io sangue.
E rispose all'anelito di gloria
un clangore di buccine sul mare.
Rapita è in lui la Cretese; né trattiene il grido d'amore.
FEDRA.

Bello sei, bello come il più bel dio!
IP P O L IT O .

1560

O r m'odi, portatore
di cetra. Presso il bosco
di Apòlline Teario
è una fonte nom ata
Ippocrène, del nom e
di quella che sgorgò tra gli oleandri
dell'E licona all'urto dello zoccolo
di Pègaso.
L 'A E D O .

Tu dici meraviglia
ignota a me.
IP P O L IT O .

L a fonte equina è occulta
agli uomini stranieri,
se non per espiarli delle colpe.

' III -

�FEDRA

«st

L 'A E D O .

E com 'hanno i Trezenii questa fonte?
IP P O L IT O .

1570 Q uando 1' Eroe corintio fu bandito,
venne in Trezene col cavallo alato
per chiedere a Pittèo le nozze d 'E tra.
L 'A E D O .

E sgorga dalla rupe?
IP P O L IT O .

S o tto l'om bra dei platani,
quasi notturna. Q u ivi
10 condussi Arione. E , com'entrò
sotto l'om bra, annitrì verso il silenzio
sacro. E l'abbeverai,
tenendogli la m ano sul garrese,
i 58o vigile, attento al sibilo del sorso.
Poi lo lavam m o delle schiume tutto,
e tutto lo nettam m o con gli strìgili.
E grande riluceva
il nerazzurro com e l'ippocam po.
M a, non più erto nella nube d'oro,
più non aveva l'ali della gloria!
A edo, aedo, e che m i canterai ?
A te novo, che già guidasti il carro
' Ii2 -

Atto II

�Atto II

FEDRA

del com battente, un eroe novo è pronto.
1590 E sazio ornai di saettare i cervi,
sazio d'essere principe
in numero di cani e di cavalli
Ippolito Tesèide.
FEDRA.

C h e vuoi ?
C h e vuoi?
IP P O L IT O .

L a guerra. Vincere
uomini vuole Ippolito
nato dell'Argonauta e dell'A m àzone;
poi che il suo padre, sopra tutti gli uomini
Elleni oggi ammirabile, nel fiore
degli anni avea già tolto
1600 la clava a Perifète,
discisso il curvator di pini Sinnide,
franto Scirone su gli scogli, m ozzo
Procuste, dom o il Toro maratonio,
com piuto lo sterminio dei Pallàntidi,
francato A ten e dal tributo erètico,
navigato alla Cólchide pel V ello,
alzato sé più grande nell'aurora
che dal rogo d'E ràcle rosseggiava
sul M on te dell'ellèboro e su l'Ellade.
* JJ3 *

J5

�J

FEDRA

j»

FEDRA.

1610 Figlio dell'Argonauta, vuoi tu m ille
navi?
IP P O L IT O .

Ben voglio.
FEDRA.

M ille navi curve,
di rossa prora, fornite di tolda,
irte di rem i e d'aste come d'ali,
piene di rematori e di guerrieri?
IP P O L IT O .

D o v e sono?
FEDRA.

.

V u oi tu regnare un regno
d'isole? dominare tutti i mari?
essere il Talassòcrate scettrato
dell'asta di tre punte?
IP P O L IT O .

Tu deliri,
inferma.
FE D R A .

N o n deliro.
1620

Offro.

ti4 *

Atto II

�A tto II

IP P O L IT O .

I tuoi sogni ?
FE D R A .

I miei fati.
IP P O L IT O .

M a quando?
FE D R A .

Q uando sarà converso
il vento Euro nel Tracio.
IP P O L IT O .

Q uesto è l'oracolo?
FE D R A .

E forse l'oracolo,
Ippolito.
IP P O L IT O .

M i giova forse il Tracio
per navigare verso la M alèa,
e l'E u ro per doppiarla.
FE D R A .

N o n ti giova.
IP P O L IT O .

N o n sai tu che il m io padre
alfine m i conduce ad un'im presa
non di fiere m a d'uomini?
- ii5 -

�Atto II

FEDRA
FEDRA.

O fanciullo!
IP P O L IT O .
i63o

V estirm i ornai di bronzo m i conviene,
non di foglie.
FEDRA.

O fanciullo inconsapevole!
IP P O L IT O .

Sarò com pagno dell'Issionìde
che fece il tagliam ento dei Biform i
su le sue mense quando primo T èseo
schiacciò sotto il m etallo del cratère
l'offensor primo, come udrai dagli emuli
cantori, o A rgivo.
FE D R A .

D ell'I s sionide?
IP P O L IT O .

D i lui, del grande Tessalo. Tu l'odii ?
FE D R A .

Il forsennato disegnò l'impresa?
IP P O L IT O .

1640 N o n egli m a il m io padre infaticabile.
* i 16

�Atto II

FEDRA

FEDRA.

Pur ora tom a da Tebe di Sette
Porte.
IP P O L IT O .

Più pronto varia
i suoi disegni che non tu le pieghe
dei tuoi pepli.
FEDRA.

M a qual disegno? E i va
da Tindaro di Sparta.
IP P O L IT O .

A l rapimento.
FEDRA.

A rapire il delubro
d'A res im pastoiato?
IP P O L IT O .

L a Tebana
tu m i togliesti, contra il rito, Cressa.
L a guardai su la fossa
1650 dei sacrifizii, al lum e delle tede,
coronata di grum i e di papaveri,
ah come bella! E le segrete cose
dei fati eran ne'grandi occhi non chiusi.

�Atto II

FEDRA
FEDRA.

C h e veduto t'aveano
senza mirarti.
IP P O L IT O .

Oscura,
m i sei matrigna. E lam entai la vittim a.
E il mio padre m i disse: “ Io ti darò
la figlia d'un iddio. N o n ti dolere.,,
L a figlia d'un iddio, non ancor nubile,
1660 vive in A m icle su l'E u rota pieno
di cigni, bella im m ortalm ente.
FEDRA.

C hi

la vide? chi la vide?
IP P O L IT O .

Corre fam a

già per tutta la terra
di Pelope. M a Chèlubo,
quell'ospite fenicio
C apo di nave, ci narrò d'averla
veduta in Lacedèm one danzare
intorno l'ara d’A rtèm ide O rtìa,
senza le vesti. Tu l'udivi, Eurìto.
1670 E fu deliberato il rapimento.
E avrem con noi cantore e mercatore
per ordinar l'inganno.
- i 18

�Atto II

*

FEDRA

FE D R A .

N o n andrai, non andrai!
T 'è m aestro d'insidie e di perfidie
il padre.
IP P O L IT O .

U sar l'inganno con prodezza
è degli Elleni.
FEDRA.

N o n andrai.
IP P O L IT O .

M atrigna
m i sei sempre. Tu m'odii,
Cressa.
FE D R A .

A m ato re della rettitudine
e tem ente gli Iddìi
1680 e alunno della Vergine succinta
ti dici tu, m entre t'appresti a frode
e a ingiuria! N o n traligni.
IP P O L IT O .

Troverò
laggiù sul Taigeto
la Vergine spedita e i grandi cervi
e i cani della specie più furente.
- 1 1 9 -

t

�FEDRA

Atto II

FEDRA.

E non cigni soltanto su l'E urota
m a un'acre specie in arme.
IP P O L IT O .

Com batterem o a piedi
e dal carro, da lungi
1690 e a fronte. E voglio tondermi i capelli
davanti per non porgere la presa
nello scontro di spada corta, al modo
tesèio.
Entra Ia nutrice conducendo il Capo di nave; che è se'
guìto da ano schiavo carico d'ima balla ben legata.
FE D R A .

Gorgo, m i conduci l'uom o
straniero ?
Si avanza il mercante fenicio, asciutto e adusto, audace
e scaltro; che porta la berretta dalle gronde pendule e la
bruna esòmide dei marinai.

F atti innanzi,
ospite. Rechi maraviglie? Rechi
il farm aco d 'E gitto,
il nepente che dà l'oblio dei m ali ?
IL P IR A T A FENICIO.

L 'o ro e l'am bra, l'avorio e il vetro, il bisso
- 120 «

�Atto II

j»

FEDRA

e la porpora, il legno
1700 balsamico e la pietra
medica, e alcuna cosa non veduta
m ai nell' E llade, reco,
Ànassa.
FE D R A .

F a che lo schiavo deponga
il peso, e poi vedrò. M a dim m i: vieni
di Lacònia?
IL P I R A T A FEN ICIO.

D a Psàm ato, dal Porto
delle Quaglie, di sotto
il Tènaro.
FEDRA.

A nche a m e ora, anche a m e
narra la maraviglia.
E vero che vedesti in Lacedèm one
1710 la figlia d’un iddio?
IL P I R A T A FEN ICIO.

Ben la vidi con questi occhi m ortali.
FEDRA.

Bella?

*m

'

16

�F E D R A

IL P IR A T A FEN ICIO .

C h e ti dirò? C o m e la luce
onde vivranno e moriranno gli uomini.
FE D R A .

E giovinetta?
IL P I R A T A FEN ICIO.

Appena pubescente.
FEDRA.

D a qual dio nata?
IL P I R A T A FEN ICIO.

Proferire il nom e
non è lecito a me.
FEDRA.

D a quale donna?

IL P I R A T A FEN ICIO.

D alla donna di Tindaro.
FE D R A .

E d è vero

che la vedesti ignuda ?
IL P I R A T A FEN ICIO.

Intorno all ara
deir O rtìa sanguinaria. Q uesta O rtìa,
Ì22

Atto II

�Atto II

FEDRA

1720 dicono, è il simulacro della dea
di Tàuride che vuole
essere abbeverata nelle vene
umane. E quei che l'ebbero e recarono
dal Chersonèso, dicono, il delirio
li consumò. E quivi le sacrificano
efebi scelti dalla sorte. E d era
tutta rossa degli sgozzati efebi
l'ara in quel giorno; e vi danzava in tondo
la giovinetta ignuda
i73o al suono di due flauti,
più candida che il cigno dell'Eurota,
pari alla luce, dalla fronte al piede:
solo era tinto il pollice.
FEDRA.

E si chiama?

IL P I R A T A FEN ICIO.

Èlena.
E Fedra e Ippolito per alcuni attimi restano nel silenzio
assorti; e anche l'aedo sogna. Curvo dinanzi alla R e
gina d'isole distesa su le pardàlidi stellate, il Fenicio
discopre il suo diverso tesoro.
IP P O L IT O .

D im m i, ospite; quanto mare
navigherem o noi
per giungere alla bocca dell'E urota?
- J23 o

�FEDRA
IL P I R A T A FENICIO.

C on vento buono, quattro giorni e quattro
notti. M a la M alèa
è perigliosa per chi vuol passare
1740 dall'Arcipèlago al M a r d'Occidente.
IP P O L IT O .

È buono il vento Tracio?
IL P I R A T A FEN ICIO.

O ttim o per andare a Creta.
Egli mostra un monile egizio alla Cretese.

Guarda
questa collana delle pietre verdi
co' due ferm agli a testa di sparviero,
Anassa. N o n la vale
quella che ad A m atu n ta sta nel tem pio
di Adonis.
Prende Fedra il monile fra le sue mani estenuate.

N a v iga sti m ai, Tesèide?
IP P O L IT O .

A d Egina, ad Elèusi.
IL P I R A T A FEN ICIO .

T u am i i carri.

- 124 &lt;•

Atto II

�Offre alla donna un altro monile.

Guarda
1750 questa collana tutt'oro costrutta
di fiori a quattro petali, d'antilopi,
di leoni, di vipere
alate, d'av oltoi.
E si rivolge al giovinetto cacciatore che inclina verso di
lui il suo cuor selvaggio ove già si sveglia l'aura dell'av
entura d'oltremare.

P ur belli i carri dei navigatori,
efebo, dalle rosse ali di lino
tinte col fior del germogliante leccio,
rapidi sopra il mare!
IP P O L IT O .

E sempre navighi ?

IL P I R A T A FEN ICIO.

Sinché le gru non suonino le trom be
nelle nubi, e le Plèiadi non fuggano
1760 la spada d'O rione; ché il m io padre
a m e non m i lasciò bovi aratori
e né bestie con lane.
N iun 'altra cosa m i lasciò che Tacque,
e un segreto di stelle.
Porge alla Minoide una verga d'ebano.

Ecco uno scettro.

�FEDRA

jt

Atto II

M a per te, A m azonio,
ho nella stiva un giaco lavorato
da que' S àrm ati ch'usano il cavallo
a guerra, a mensa, a sacrifizio, a tutto,
un di que'giachi nèssili
1770 fatto d'ugne ridotte in squam m e e giunte
con nervi equini, a m o' di chiusa pigna,
che non l ' intacca zanna n i saetta.
IP P O L IT O .

M a i non ne vidi.
IL P I R A T A FEN ICIO.

T e lo porterò.
Continua ad allettare la Regina trasognata, con le sue
cose ricche e strane.

Guarda. In questo alabastro
è un collirio con l'ago suo di legno
per ispargerlo agli orli delle pàlpebre
com e fanno le fem m ine di M em fì,
Anassa.
IP P O L IT O .

F osti sino a M em fì, Chèlubo?
IL P I R A T A FEN ICIO.

C h e m ai è M em fì ? Q uasi una città
1780 di Fenicii. V 'abbiam o noi un tem pio
- J26 -

\

�Atto II

F EDRA

nostro, il tem pio d'A starte
ch'è la nostra Afrodite, e m olti zòani
come quelli sospesi al m irto sacro.
(N 'h a n n o i Tebani di Beozia, fatti
col vecchio legno delle prue di C adm o
nostro.)
Spiega egli un peplo splendido.

N on mi
Anassa, questo a
scirelpeplo istoriato,
portento di Sidòne, da riporre
nell'arca più segreta.
IP P O L IT O .

E ogni anno vai
1790 alla terra d'E gitto?
IL P I R A T A FEN ICIO.

E che farem m o
se tra le sabbie sirie
e le scogliere libiche non fosse
il D elta? Grasso, im m enso; d'ogni specie
frutti; pecore, b o vi; ricche genti;
cumuli enormi di m etalli; vasi,
coppe, canestri, cuoi,
letti di legni rari, ottim e schiave.
A h , le belle rapine ch'io vi feci!

-127*

�FEDRA
Guarda questo pugnale con sul manico
1800 quattro teste di donna in foglia d'oro
battuta sopra il legno.
Guarda la lam a, col leone e il toro.
L o presi a Faro, nella scorreria,
non senza sangue.
IP P O L IT O .

F ai la guerra?

IL P I R A T A FEN ICIO.

Sem pre
a corsa e a guerra, a sforzo e a guasto siamo.
T u parlaci di navi ben 'spalmate
e di lance ben lisce.
E l'anim o più forte ch'ogni lancia
conviene avere, e buona lingua, e ancor
1810 migliore la m an dritta che la lingua;
e, negli sbarchi, a volte
essere nudi com e alla palestra,
bene unti d'olio com e te che lotti,
noi per sfuggire ad ogni presa. E usiamo
non i cesti sul carpo delle m ani
m a certe correggiuole di corame
bovino crudo, incrocicchiate al modo
antico sotto il cavo delle palm e
si che n'abbiam o fuori i diti nudi
t

28*

Atto

�Atto II

FEDRA

1820 per dare un certo colpo
sotto la plèura con drizzate l’unghie,
che rado falla.
Come il navigatore ha il ginocchio a terra e si curva su
le sue robe, con puerile allegrezza gli salta addosso il
giovinetto atleta e ne prova la forza stringendolo tra le
mani indurite.
IP P O L IT O .

Sodo,
per il dio E rm e, sodo
tu sei, uom o straniero, e levigato
quanto ginocchio di buon remo attrito
contra lo scalino. Sei
ammirabile. Accostati,
Eurito, e palpa. E com e un palestrite,
m a degli acerrimi. A h , m i piacerebbe
183o lottar con te, ben unto.
Si accosta il conduttor di carri.
IL P I R A T A FEN ICIO.

M a ti so
invitto, figlio dell’ Egide. Pure
non cangerei la tua palestra fulva
con la mia, cerula e nera.
Scorge egli sul fianco dell'aedo appesa alla tracolla la
cetra, e volubile la loda.

- i29 -

17

�FEDRA

Atto II

A h che bella
cetra tu hai, cantore!
A lza verso Ia Regina tino specchio egizio.

G uàrdati in questo specchio, Ànassa, bronzeo
col manico d'avorio
simile a stei di loto.
Si volge, tocca la cetra e la considera attento.

A nche è d'avorio
libico questa. N o n ne vidi alcuna
si ben costrutta.
L 'A E D O .

E di m ano di Dedalo
1840 dono della Titànide
Fedra.
IL P I R A T A FEN ICIO .

M a t'accadrà che i pezzi all'alido
si disgiungano. U n olio ti darò
usato nella Fòcide per ungere
i simulacri eburni. Q u el d'Asclepio
sta su l'orlo d'un pozzo, in Epidauro;
. e credono cosi che non risecchì.
IP P O L IT O .

T u tto sai.
* Ì30 '

�Atto II

FEDRA

IL P I R A T A FEN ICIO.

185o

T u sospendila
sopra i fonti, che dicono i Bistonii
essere am ica d'acque
com m osse. E credo ch'io la vidi, sotto
l ' Ebro, nel m ar di Tracia,
a proravia, già fatto il vespro, quella
dell'aedo che fu tra gli Argonauti
col tuo padre, o Tesèide.
IP P O L IT O .

C o m e fai

tu per tutto conoscere,
uom o?
L 'A E D O .

Tu dunque dici che vedesti
mareggiare la cetera d'O rfeo?
IL P I R A T A FEN ICIO.

A p p ar talvolta ai naviganti, sotto
l'E bro.
L 'A E D O .

Sul giogo il teschio esangue?
IL P I R A T A FEN ICIO.

- I3i -

Il teschio

�FEDRA

Atto II

1860 involto nella sua capellatura
fam osa, come un gran viluppo d'alghe
lunghe erratiche sopra una ceppaia
divelta già per forza di correnti.
E fu dilacerato dalle fem m ine
dei Ciconi. E per ciò tante vendette
noi facciamo su i Ciconi, che meglio
piaggia non v'è da rapinare in tutto
il M are Egeo. Taso con le miniere
d'oro; nascondimenti per le navi
1870 nello stretto; e, di contro, il lido basso
di Tracia, con le belle vigne d'Ìsm aro,
col dolce vin di M aronèa, con ogni
bene; e il delta del N e sto sul m ar libero,
bonissim o all'approdo. E ci trovam m o,
Anassa, i tuoi Cretesi occupatori
dell'aurea T aso; che dovunque è terra
o confinata o attorneata d'acque
ivi im pone tributo il re di Creta,
l'Agenorìde di fenicia stirpe.
Distoglie la Regina d'isole dallo specchio lo sguardo tor­
bido, e superbamente si solleva. Scaltro la seconda il
navigatore.
FEDRA.

1880 Digli, digli, straniero. Odilo, Ippolito,

132*

�_____

A tto II

FEDRA

U om o, annovera l'isole regnate
dalla forza cretese.
IL P I R A T A FENICIO.

Innumerevoli.
G ià dissi Taso, l'isola dell'O ro;
e l'E u b èa dico, l'isola dei Buoi;
dico Sìchino, l'isola del V ino;
l'isola della Porpora, Citèra;
e l'isola del M arm o, Paro; e N asso
ritonda, e tutto il coro delle Cìcladi
che conduce la sacra D eio; e tutti
1890 i porti su la via
marina che da Rodi sale al Bòsforo.
FEDRA.

Digli, C apo di nave. L'odi, Ippolito?
IL P I R A T A FEN ICIO.

E di tutti gli agguati
pei predatori l'ottim o,
S am o sul passo angusto! C h e per noi
il piano di Cilicia è sabbie, greti,
barre, secche, lagune,
e le coste di Siria
sono piene di torri e di vedette.

133

�FEDRA

Atto II

1900 M a S am o sta sul traffico di tutto
l'Arcipelago, e piglia quel che vuole.
FEDRA.

O d i i miei sogni, Ippolito? O d i i miei
sogni?
Intento è il figlio dell’Argonauta all'uomo straniero
esperto di tutte le acque, di tutti i perigli, di tutte le
violenze, di tutte le frodi. E sente il fascino dell'ignoto
ondeggiare immenso intorno alla breve isola della sua
propria vita,
IL P I R A T A FEN ICIO .

S e il cuore hai fertile di sogni,
non separarti m ai da questo specchio.
E magico. L o presi
in Tebe egizia dalle C ento Porte.
S e tu lo miri a lungo,
vedi apparire gli in d o v in a m e li
de' tuoi sogni di dietro al viso tuo
1910 trasfigurato.
IP P O L IT O .

Interprete di sogni
anche tu sei, Chèlubo?
IL P I R A T A FEN ICIO.

N o n in ogni
luna. N o n sempre è lecito.

-134-

�Atto II

F E D R A

IP P O L IT O .

Interpretam i questo,
che m 'è nel cuore.
IL P I R A T A FE N ICI O

Anassa, m entre ei dice,
tu spia l'om bre nell'orbe dello specchio.
Sobbalza a un tratto l'efebo; e si volge dalla parte del
cipresseto, e tende l'orecchio.
IP P O L IT O .

N o n odi, Eurìto? A scolta, ascolta. È il ringhio
d'Arione.
L 'A E D O .

M i sembra udire.
IP P O L IT O ,

Chèlubo,

tendi l'orecchio.
IL P I R A T A FEN ICIO.

S'ode
un cavallo nitrire, dalla parte
1920 dell'àgora.
IP P O L IT O .

Arione.
*35

�FEDRA

Atto II

IL P I R A T A FEN ICIO.

Q u el corsiero
del colore di ciano ?
L 'h o veduto nell’àgora, dianzi,
condotto a m ano dai cavalcatori;
e v ’era intorno calca di Trezenii
a guatarlo. C h e reni
e che groppa! Può sostenere Eràcle
corazzato di rame.
Una improvvisa ansietà incalza il domatore di cavalli.
Oblia egli l’avventura d'oltremare e la potenza del
Talassòcrate cnossio, solo impaziente della sua impresa
equestre.
IP P O L IT O .

Auriga, va.
E di'che sia condotto nell’ ippòdrom o
di L im n a e che gli sia cinghiato il vello
1930 del leone. E con te
prendi A rpalo che chiami
il sacrificatore.
P o i ch’ebbi abbeverato all’ Ippocrène
il cavallo e riméssolo ai famigli,
cedetti sotto i platani a un sopore
breve; e m i visitarono due sogni.
E nel prim o m ’apparve la m ia grande
A rtem ide, e m i disse:
- J36 «*

�Atto II

1940

FEDRA

“ Tu ti riposi, Ippolito.
Consacra al dom atore Ennosigèo
l'aspro m orso, e sacrificagli
un toro bianco, prima
che tu balzi sul vello del leone. „
FE D R A .

Tu non lo placherai.
IP P O L IT O .

Infausta, infausta! N o n io già sottraggo
il toro bianco al dio, Pasifaèia.
Dell'arm ento regale
il più bianco e tl più grande io gli sacrifico.
FE D R A .

Perché m i mordi? N o n ti dissi io già
1950 l'udita voce e il sógno di terrore?
N o n ti pregai? O dim i.
IP P O L IT O .

Udir m i giova

la parola divina.
FE D R A .

Spesso è fallace.
IP P O L IT O .

Chèlubo, si i giudice
,*37*

i

18

�FEDRA
tu che tutto co nosci. Ebbi il corsiero
dal re Adrasto. M i fuggi. L o presi.
Intrattabile sembra.
Vincerlo deve Ippolito, o pur rendere
il dono?
IL P I R A T A FEN ICIO.

S e quel re te lo donò
dopo la rappresaglia sopra Tebe,
1960 certo sei che non abbia fatto sosta,
valicato l'A sò p o
presso il bosco di Pòtnia,
all'abbeveratoio del furore
ove bevvero un giorno le cavalle
pom ellate che presero co' denti
ad isbranare Glauco?
S e m ai corresti negli Istm ii, vedesti
presso l'arginam ento dell'ippòdrom o
il Tarassippo. Guàrdati dall'om bra!
IP P O L IT O .

1970 N o n hai risposto, o cauto
che tutto sai. M a dal m io padre appresi
che il presagio sinistro
è mirra nella coppa dell'Eroe.
E più forte è l'ebrezza quanto più
amaro è il vino. E sotto elm o di bronzo
- 138*

Atto II

�Atto II

FEDRA

o teschio irto di lupo
o cerchio d'oleastro
la miglior fronte è quella che rassembra
la fronte dell'ariete caparbio.
1980 Q uante cose vedesti, quante ancóra
e facesti e patisti pel selvaggio
M are, ospite facondo!
A n ch 'io tutto conoscere vorrò,
se m i sien lunghi gli anni.
M a vidi intanto a Figalìa, su l'àgora,
antico segno di fam oso atleta,
un sasso fatto come quegli zòani,
non disgiunte le gam be tra di loro
né disgiunte dai femori le braccia.
1990 Dicono che colui, chiunque fosse,
m entre per l'oleastro com batteva
contra l'antagonista ultimo, questi
10 cinse a un tratto co' due piedi e insieme
con le due m ani lo ghermì pel collo.
Ricevendo le forze dalla m orte
colui gli poté frangere i mallèoli,
m a finì strangolato. E per lo spasimo
11 vivo cadde prim a dell'esanime
giù nell'arena. A llora gli E lèi tutti
2000 vincitore gridarono il cadavere
e poi lo coronarono ancor caldo.
139*

�FEDRA
V ivere voglio, o uom o di tempeste,
per una m orte coronata.
Una volontà indomabile sta tra ciglio e ciglio al Tesèide.
La stia statura sembra inalzata dalla fierezza. Si volge
al conduttor del carro di Capaneo, che lo guarda.

Va,
auriga che ben sai com e si spinga
il carro con un ululo fra i primi.
E non lasciar la cetra
che con l'inno accompagni il sacrifìcio.
L'A rgivo pone gli occhi ardenti su Fedra che cupa
medita.
L 'A E D O .

C antar non posso l'inno all' Im m ortale
presso l'ara, o Tesèide.
IP P O L IT O .

2010 O r veggo che sei cinto di cipresso.
Alcuno di tuo sangue andò nell'A de
e ne fai lutto?
L'AEDO.

Alcuno di mio sangue

andò n ell'A de per tornar novello.
IP P O L IT O .

O r anche tu fai nodo di parole.

140 -

Atto II

�A tto II

F E D R A

L 'A E D O .

Te, non il dio, cantar posso, o Tesèide.
IP P O L IT O .

Togliti dai capelli quella fronda.
L 'A E D O .

V oglio piuttosto come quell'atleta
giacer con essa.
IP P O L IT O .

C h i te la donò?
L 'A E D O .

U n dèmone ineffabile.
IP P O L IT O .

Tu veneri
2020 ignoti numi?
L ’A E D O .

U n solo nume.
IP P O L IT O .

T àn ato?
L 'A E D O .

C h i di T àn ato fece la m ia luce.
IP P O L IT O .

N o n può f aedo renunciare il lauro
e nell’ inno tacer gli Iddìi di sopra.
- 141 -

�FEDRA

Atto II

L 'A E D O .

Io son colui 'I qual porta le parole
che traggono più presto il pianto agli uomini
m a rempiono Gorgoglio il cuor nascosto
e consacrano l'ultim a speranza.
IP P O L IT O .

Iniziato dalla M u sa ignota,
or va. Ben so il tuo luogo. E ra nel sogno.
2o3o In Lim na, sul confino dell'ippòdrom o,
non lungi dalla via dei carri, dietro
11 bosco sacro alla saronia Dea,
presso il sasso di Tèseo,
è un'ara senza nome, vetustissim a,
nera pel fuoco degli im m em orabili
olocausti, fra ceneri impietrate.
N iu n o più vi sacrifica. M a forse
oggi vi troverai chiome virginee
recise, quali nel secondo sogno
2040 erano. Q u iv i attendimi. Verrò.
Quasi offuscato dalla nube dei sogni presaghi e op
presso dalla stanchezza, egli si lascia cadere su lo sga
bello; e alla colonna lignea fasciata di metalliche làmine
poggia il capo riverso; e socchiude le palpebre come per
assopirsi.
L 'A E D O .

O Titànide, e tu che m i comandi?
-

1 42 -

�Atto II

FEDRA

Fedra l'accomiata con un sol gesto. E, come quegli triste
s’allontana per l'ombra del nero bosco, ella si china
verso il Fenicio e sommessa e rapida gli' parla, vigilando
con l'occhio inquieto il sopore d'Ippolito.
FEDRA.

U o m o , e il nepente? e l'acònito?
Il Fenicio le dà due vaselli misteriosi.
IL P I R A T A FEN ICIO.

T

In questa
olpa è il nepente, in quest’altra l’acònito.
Vèrsali a goccia a goccia.

FEDRA.

D am m i e partiti.
Q u i lascia il tutto. G orgo
ti conduce. Bisogno
m 'è della nave rapida e del vento
Tracio. A lla figlia dell'Agenorìde
sèrbati, Chèlubo. O ra va.
Spedito si parte Chèlubo, condotto dalla nutrice pru
dente che col cenno allontana anche Ròdia. Ippolito è
immobile, socchiuso le labbra, lene respirante, poggiato
la chioma alla lucida colonna. Gli s'avvicina Fedra col
suo passo di lunga pantera; e tutto in lei è più lieve
dell'ombra, fuorché il terribile cuore gravato di morte,
che lei piega verso la terra,
FEDRA.

Ippolito,

' Ì43 '

�Atto II

FEDRA
2o5o dove sei col tuo cuore?
A ssorto in qualche grande ombra di gloria?
o dom ato da peso
di sùbita stanchezza? O dormi, infante,
dism em orato con tutte le vene?
Con infinita levità ella osa levare verso lui le nude
braccia, e prendere tra le sue mani il bellissimo capo, e
verso l'alito spirare il suo alito.
IP P O L IT O .

N o n so, non so qual grande om bra m i tiene,
madre.
Velata come da una interna lontananza è la voce del
sognante, soave come un canto sommesso.
FEDRA.

T i prem e le pàlpebre, come
il sonno?
IP P O L IT O .

Tra la vita e il sonno è un breve
istm o che forse non conosci, o uom o
straniero, ove i papaveri son rosei
2060 come le rose. Q u iv i ora ho veduto
Èlena.
FEDRA.

D onde sale questa voce
- 1 44 -

|

v

�Atto II

FEDRA

alle tue labbra che abbandona il tuo
crudele sangue effuso verso il vano
amore?
IP P O L IT O .

O nauta, verso
l' O ccaso dove il m are è senza rive
navigherem o noi per rivederla.
E v'è non so che fauce sotto il Tènaro,
ah tu lo sai, e v'è sul lim itare
una che m i fa cenno m a non è
2070 Èlena.
FEDRA.

O
voce! O labbra
per la dolcezza, o ciglia
per il pianto! N o n sono le mie mani
vive queste che reggono il tuo capo,
m a son le m ani senza vene e senza
tendini che nel cavo delle palm e
hanno alfine quel sorso
dell'acqua di sotterra, il sorso attinto
al nero fium e, che im plorai pel mio
amore.
IP P O L IT O .

Poni nella nave il bisso
-145*

J9

�F E D R A
II
2080 la porpora e la bianca lana e tutte
le belle vesti, e il m iele e il nardo e tutto
quel che odora, e i canestri
i vasi i serti e tutto quel che splende,
o Chèlubo, perché raddolcir voglio
coi doni quella che rapita avrò
giovinetta divina con la m ia
forza, l'innuba dea che a Sparta ha nom e
Èlena.
FE D R A .

O nudo volto che languisci
riverso com e il volto del fanciullo
2090 T à n a to quand'ei dorme nelle braccia
della N o tte col lieve suo germano,
e tanto sei soave
tu che m 'eri tremendo,
e m ai m i fosti prossim o al respiro
cosi com e m i pesi
coi grappoli profondi ov'è nascosta
l'aspide ond'io m i muoio,
baciarti non m'ardisco perché tem o
che la m ia bocca ti devasti e non
2100 si sazii. M a non te bacio, non te,
per l'onta nata dall'istessa madre
onde l'am ore nacque,
-146 -

A tto

�Atto II

FEDRA

non te bacio, non te. B evo lo Stige,
bevo il sorso che solo è dato al mio
amore.
Ancor più s'inclina verso l'efebo Fedra vertiginosa. E,
tenendogli tuttavia tra le sue palme il capo riverso, pro­
fondate le dita nei riccioli di viola distese dalla nuca alle
tempie, con tutta la sete che le fa dura la bocca pesan­
temente in bocca lo bacia come chi prema e franga e
mescoli nella morte il frutto di due vite. Sussulta Ippo­
lito scotendo da sé il torpore del fatidico sogno ; sembra
per alcuni attimi dibattersi ancor nella caligine soffo­
cato. Apre gli occhi, squassa il capo; afferra pei due
polsi la donna, la disgiunge, da sé la strappa, la respinge
col gesto del lottatore sopraffatto. Si leva in piedi, la
guarda; poi guarda intorno, attonito di non veder più
alcuno: né Gorgo né le fanti né l'uomo straniero.
Una luce d'oro s'aduna nel silenzio, incupita dal bronzo
dei cipressi che la rallenta, simile forse a quella che fu­
m igava intorno al corsiero schiumante e impennato
tra la Palude e il Mare. Ma dentro v 'è il fremito e
l'anelito della Cretese “ involuta di carne come d'in­
cendio „ . Respinta, ella è presso il mirto sacro onde pen­
dono gli zòani dedàlei di Afrodite. E le brillano ai piedi,
sul pavimento sparse, le ricchezze del predatore maritimo, il bisso la porpora l'avorio il vetro il metallo, con
le imagini delle terre sconosciute, dei golfi e delle foci.
IP P O L IT O .

D o ve fui? Q uale m ai sogno
prem eva la m ia vita? Sola sei
con m e solo! E da quando?

- Ì47 -

�FE D R A

j*

Atto II

Ancor trasognato, egli si tocca le palpebre, poi le labbra
impresse dal bacio terribile. Gli si riaccosta col suo passo
di pantera, so i piedi senza sandali, la Cretese piegan­
dosi come per strisciargli contro le ginocchia. Con un
misto d’audacia e di spavento, gli parla in atto di cir­
convenirlo, calda e roca.
FE D R A .

Gelide sono le tue labbra. D o ve
fluì tutto il tuo sangue
2110 crudele?
IP P O L IT O .

C on che bocca soffocato
m ’hai? D i che onta infetto m ’hai, o Cressa?
N o n fu bacio di madre il tuo.
FEDRA.
'
N o n io
ti sono madre. N o n m i sei tu figlio,
no. M escolato di sangue non sei
con Fedra. M a il tuo sangue è contra il mio,
nemico, vena contra vena. A h no,
non d’am ore m aterno t’ amo. Inferma,
f sono inferm a di te,
sono insonne di te,
2120 disperata di te che vivi mentre
io non vivo né muoio,
né ho tregua nel sonno,

- Ì48-

�Atto II

FEDRA

né ho tregua nel pianto,
né ho bevanda alcuna che m 'abbeveri,
né ho farmaco alcuno che m i plachi,
m a tutta m e consumo in ogni lacrima,
tutta l'anim a spiro in ogni anelito ;
e m i rinnovo com e una im m ortale
nel m io supplizio io sola,
213o io che non sono dea m a consanguinea
degli Implacabili, o tu che non m 'am i,
tu pari a un num e Ippolito !
IP P O L IT O .

L 'o n ta hai nell'occhio, il morbo
nefando su la gota,
figlia di Pasifàe.
Te anche dissennò la m ostruosa
Cipride, avvelenò de' suoi veleni
te anche, flagellò de' suoi flagelli.
N o n t'accostare a m e tu che ti strisci
2140 obliqua com e la pantera dom a
che può mordere.
FEDRA.

C o m e la pantera
fascinata ai ginocchi di Dioniso
m i piego, ché selvaggio
tu sei come quel dio
- Ì49 -

�ì

r

F E D R A

e com e lui chiom ato
e imberbe, e con la bocca dell'ebrezza
pugnace, e con la fronte dell'ariete,
e con negli occhi il fascino ferino,
e con l'orgia che in cuor ti dorme; e più
2150 profondam ente m aculata io sono
della belva odorante,
m aculata di macchie,
costellata di stelle
indelebili, o tu che sei si terso;
perché dentro m i stanno, più antiche
di m e, la colpa e la divinità,
l'onta e la gloria. E , se tu batti il tuo
piede com e quel dio, m i levo e splendo
e trasfiguro, e sono la Titànide
2160 e son l'Oceanina,
tutta raggi le pieghe de' miei pepli,
tutta gorghi le vene del m io petto.
G uardam i, guarda com e sono!
IP P O L IT O .

Lasciam i.
Lascia ch'io parta, ch'io non oda più
il tuo grido insensato,
che più non m i contamini del tuo
alito, o inferma.
- J5Q -

Atto II

�Atto II

F E D R A

FEDRA.

N o,
no, non ti lascerò, se non adopri
la mannaia lunata dell'A m àzone,
2170 se non m 'abbatti sul tuo passo. Prendi
la sàgari d'A ntiope ed abbattimi.
Io già da te bevuto ho il prim o sorso
del nero fium e. Pronta, eccomi, all'A d e;
che non nell'A de, non nelle tenarie
fauci sono i castighi più crudeli,
m a l'infinito cuore è solo il luogo
dell'infinito strazio.
Fasciam i il viso con i miei capelli
se tu lo tem i, e chinati una volta
2180 e baciami per entro l'intrecciato
fuoco. A h sii dolce, poi che dolce sei.
T 'h o veduto. P oi fendimi con tutta
la tua forza, poi trattam i qual fiera
perseguitata dai tuoi cani, trattam i
quale preda raggiunta. S iim i dolce!
T 'h o veduto. Languivi. A v e v i l'om bra
dei tuoi cigli sul viso tuo riverso
nel sogno. A v e v i l'om bra
delle cose invisibili
2190 su la tua voce triste. A h tu non sai
com 'eri; dolce com e infante,

-

t5 t '

�—**¡1

F E D R A

¿*

dism em brato con tutte le vene.
A b b attim i e ricordati. Il mio sangue
è m aturo di te,
come il succo del frutto, insino al cuore,
insino alle radici della m ia
bellezza e del m io male. Sono inferma,
si; sono insonne, arsa; non posso più
vivere. M a la Terra porterà
2200 ancóra i giorni e gli uomini e le biade
e l'opere e la guerra e il vino e i lutti
innum erevoli, e non porterà
un am ore che sia com e l'am ore
di Fedra.
IP P O L IT O .

O vivo orrore,
genitura del crimine, ignominia
arm ata della bram a che già volse
l'adultera dei pascoli all'astutà
libidine, ed or poni
tu nom e da lodare alla t ua colpa?
Il sarcasmo contrae l’ infiammata bocca.
FEDRA.

2210 Intem erato, figlio d'incolpabile
padre, tu che t'accingi alla rapina,
odimi. N o n più t'offro
* 152

»

Atto II

.

�Atto II

FEDRA

l'am or di Fedra; t'offro la potenza
di Fedra. O ra la figlia del R e d'isole
ti parla, che parlò con strani vènti,
che sa le vie dell'acque,
che conosce i segreti delle stelle.
Il mio padre declina. D ue de' miei
germani uccise Tèseo.
2220 Se al novo aedo l'E ro e novo è pronto,
t'offro le m ille n avi;
t'offro il suolo che fu cuna al Cronìde,
ricco in dittam o in uve in m iele in dardi,
in città ben costrutte, in porti accomodi;
t'offro l'isole belle annoverate
dall'errante Fenicio,
la signoria del m are che fu córso,
il conquisto del m are senza rive,
l'estrem o ignoto regno;
2230 e il m io riso qual fiore
del più florido flutto,
e il m io sangue per minio
della prora più alta.
IP P O L IT O .

M i tenti in vano col tuo volto perfido,
pieno d'errore com e il Labirinto,
Pasifaèia.
* J53 '

20

�FE DR A

FEDRA.

Tra pareti cieche
sei, tra mura di bronzo, in un errore
(te lo dico, se m 'odi) irremeabile.
N é vai che tu ti guardi.
IP P O L IT O .

2240 L 'u o m o può starsi tacito e sicuro
se in pugno ha l'arco, e la faretra piena,
e la mannaia appesa dietro i lombi,
Parsifaèia.
FE D R A .

M a,
fanciullo vano, io te lo dico, il tuo
fato ho in pugno.
IP P O L IT O .

N o n tem o.
FEDRA.

T u fino ad oggi fosti
forte ai cervi che fuggono,
ché l'ardire non è sicuro contra
gli arditi.
IP P O L IT O .

M ettim i a prova.

J54

Atto II

�Atto II

FEDRA

FEDRA.

L e figlie
225o

di Pasifàe ben sanno
dare il m irto alla morte.
IP P O L IT O .

Sanno il dolo di Dedalo.
FE D R A .

O spurio dell'Egide,
o incauto! Per l'am or della regale
Ariadne fu salvo
il padre tuo perduto nelle m ille
vie. T u lo sai. M a il rubatore im m une
ovunque uccise, depredò, distrusse;
e del bottino caricò la nave,
2260 e con la salvatrice prese m e
ch'ero nel fiore della puerizia
com e quella che danza in Lacedèm one
intorno al rosso altare dell'O rtìa.
E una notte sonarono le grida
della sorella sopra il mio terrore;
e gridava la misera il m io nom e
dalla rupe deserta, poi che T èseo
non l'udiva m a sì
attendeva alle scotte per serrare
2270 il vento, l'A m m irabile. A h non groppo
- 155 -

«

�FEDRA
di turbini, non gurgite, non sirte,
non perdimento alcuno era in quel mare?
non cozzo che frangesse la carena?
non vortice vorace
che sol rendesse bianco ossam e al lido?
IP P O L IT O .

Sei la donna di T èseo,
né la vergogna ti rattien la bocca.
FEDRA.

N o n la donna di T èseo,
la cosa fui del rubatore, m essa
2280 nella stiva coi trìpodi e con gli otri;
poi nascosta in Decèlia per settenni,
custodita nell'Fombra, candidezza
illesa, unta d'unguenti,
e cresciuta allo stupro,
là sul Parnète opaco, tra le selve
consum ate dal fuoco dei pastori,
in giorni e notti eguali
talvolta udendo il rombo
dei carri che recavano il frum ento
2290 dell'E ubea verso A ten e
famelica m a sempre
udendo n ell'im m oto odio del cuore

«

Ì56

'

Atto II

�Atto II

F E D R A

il gran pianto del M are
sul grido di Ariadne.
IPPOLITO.

A che ti lagni

tu se l ' Eroe trattò come l’armento
le nate da colei ch’ai suo coperto
connubio s’ebbe pronubo il boaro?
FEDRA.

O vituperatore
spietato, tu che fosti
23oo la prim a som a alla tua madre e l’ultima,
dim m i: com e trattò l’ irreprensibile
Eroe la fem m ina A m àzo n e dalla
m am m ella incesa, che sul Term odonte
rosso di strage e ingombro di cadaveri,
per l’amore di T èseo,
la porta invitta apri di Tém iscira
e lo chiamò per dargli la città
e la bellezza, ardentemente ignuda
sul suo stallone di color di perla ?
2310 L o sai tu? N o n rispondi?
Te lo dirà colei che sul Parnète
era m atura al talam o.
IPPOLITO.

A lza ta sei per mordere,
- Ì57 '

�FE DR A

&lt;*

o pantera schiumosa che strisciavi
ai miei ginocchi. N o n tentare il mio
odio, che non precipiti.
FE D R A .

Com 'ebbe
il
leoncello, ei volle che una sola
vo lta la leonessa generasse
gittando la matrice lacerata
2320 dal prim o genito; e nel Pariàdre,
o v ’entro le caverne stride il ferro
dei Càlibi, la spinse alla fornace
ruggente.
IPPOLITO.

N o ! D i questo
mentisci. Taci, taci,
o ti trascinerò per i capelli
dinanzi a lui.
FEDRA.

Trascinami. Fuggi
verso l’ Eusino, alle sue navi, te
portando in fasce una nutrice barbara
dei Colchi. E , quando scesero nell’A ttica
233o le m aschie torm e a vendicare Antiope,
egli in A ten e a Fobo, alla Paura,
- 158-

Atto

�Atto II

FEDRA

sacrificò. M a ti lasciò per madre
la sàgari amazonia.
IP P O L IT O .

A h , tacerai.
Eccola.
Accecato dall'ira impugna egli la mannaia, e afferra
per i capelli la donna che cade ; e fa Tatto di colpirla
ma si rattiene. Lo provoca ella, aggrappandosi a lui,
frenetica.
FEDRA.

Si, tra l'òm ero e la gola,
colpiscimi! C on tutta la tua forza
fendimi, sino alla cintura, ch'io
ti m ostri il cuore nudo,
il
mio cuore fum ante, arso di te,
consunto dalla peste
2340 insanabile, nero
dell'obbrobrio materno,
si - colpiscimi ! - nero della brama
m ostruosa " colpiscimi,
non esitare, per la pura A rtèm ide
che t’ incorona, per la santità
della dea che tu vèneri, raccatta
la tua mannaia e fendimi ! " perché
ben io son quella che gridavi, sono

i59 '

�FEDRA

Fedra di Pasifae,
235o la sorella del M ostro di due forme,
la Cretese che il vizio della patria
arde e il suo vizio; e sono
io la donna di T èseo,
e t’ ho baciato in bocca
avidam ente; né lam bir vorranno
11 m io sangue i tuoi cani su la pietra,
né tergere la pietra
potranno i servi. A h , non ti basta? Ancóra
esiti ? M i discingo. Q ui, tra l’òmero
236o e la gola, percoti obliquo, il petto
aprimi, il cuore vedim i!
Lascia egli cadere a terra Tarme.

IP P O L IT O .

D i te
io non m i macchierò, donna di Tèseo.
L a caligine d’A te
scesa m 'era su gli occhi. M i protegge
l'in violata Artèm ide. Punirti
saprà dinanzi gli uomini e gli Iddii
l’ E roe che vanam ente
sul Parnète virgineo
nell’om bra custodi la tua bianchezza.

-

i60

Atto

�Atto II

F E D R A

FE D R A .

2370 C h e m i cale degli uomini
e degli Iddìi ? M a sanno
gli Iddìi che tu ben puoi
essere più crudele anche di loro,
tu che parli sì lento.
IP P O L IT O .

Lasciam i.
FEDRA.

N o , non posso. Te lo dico,
Ippolito, non odi?, con la voce
di sotterra, non odi ? con la voce
che non è m ia m a dell’ interna Erinni.
S e t’è cara la luce (e già ì cavalli
238o del m io Sole percotono lo spazio
dell'inchinato cielo)
se t’è dolce la vita, or tu m i devi
abbattere sul tuo cam m ino ed oltre
passare senza volgerti
in dietro e andare alla tua lotta e vincere.
M a non sperar di vivere e di vincere,
se non m ’abbatti.
IP P O L IT O .

Lasciam i,

Fedra.
-161 -

21

�FEDRA

FEDRA.

Perché sol questo,
parlandoti per sogno, dirti volle
2390 Artèm ide, sol questo.
N o n parlano gli Iddìi per chiari segni
m a per arcani all'anim a indovina.
E la Saettatrice ti segnò
nel toro bianco la Cretese. D irti
volle: “ Su l'ara dello Stadio, abbatti
la sorella del M ostro;
poi balza su la pelle del leone. „
Q u esto è il detto del sogno. A lcuna grazia
ho nel M are; e il mio sangue
2400 è salso.
IP P O L IT O .

T u deliri, tu deliri.
G orgo! Gorgo!
FEDRA.

T i attossica
il mio soffio? Son tutta violacea
d'ambascia?
IP P O L IT O .

G orgo!
FEDRA.

H o il nepente per te.
-162 -

Atto II

�Atto II

FEDRA

H o per altri l'acònito
che nella coppa di M edea restò
su la m ensa del vecchio Egeo. Per te
ho il nettare degli uomini, il nepente!
M a prendimi sul tuo carro, e discendimi
a Lim na, alla marina;
2410 e flagella i cavalli, sino all'ara,
ch'io beva ancóra il vento, ch'io m i sogni
di beverlo con te sotto la vela
che ci tragitti all'iso la dei dardi,
verso il M on te del dittam o! Con te,
con te!
IP P O L IT O .

M a quale delle Erinni, quale
col tizzo inferno t'affocò?
FEDRA.

Soave,
ah, com e t'h o veduto, sii! Finiscimi.
T 'h o baciata la bocca. A v e v i il volto
di T ànato. Bisogna
2420 che tu m 'abbatta. N o n ti lascerò.
T utto languivi. Più che le mie labbra,
pesavano di colpa le mie pàlpebre
su tutto te. Si, torcimi.

# 163 •

�FEDRA

IPPOLITO.

Atto II

_

t'afforza? Abbranchi come la pantera
lasciva. E gli Iddìi veggono!
FEDRA.

Invincibile amore
di Fedra, per lo Stige,
ov' io spenga la sete,
per l’ Èrebo t'esecro!
2430 A h , non lasciarmi viva se vuoi vivere.
IP P O L IT O .

H a i bevuto l ' ippòmane, o furente.
FE D R A .

S e vuoi vivere, soffocami
nelle trecce che m 'h a i sciolte. L a mia
criniera vale il vello
del cervo. Squassam i. Sbattim i
su la pietra. Finiscimi, se vuoi
vivere. Per lo stigio Fium e, supplico!
Vede a un tratto gocciolar nuovo sangue da quella
mano che il domatore intromise nella mascella d'Arione
per costringerla a ricevere il ferro.

T i risànguina il pollice.
Bada!

164

�Atto II

FEDRA

Si china tentando di giungere le stille con le labbra
protese.

H o lam bita la tua vena. H o prem uto
2440 la tua bocca. C h ’ io m uoia!
Accorre alfine la nutrice atterrita, mentre Ippolito con
più violenza si scrolla per liberarsi.
IP P O L IT O .

Gorgo, Gorgo,
tu strappala da me. Toglila!
GORGO.

Fedra!
FEDRA.

N o ! N o ! Bada!
Lo sente ella sfuggire, si sente ella sopraffatta ; e tenta
l’ultimo sforzo disperato, lampeggiando di minaccia nel
mortale sudore che le riga le gote.

T i perdi.
S e implacabile sei, sono implacabile.
Bada!
Ella non può più tenerlo. Sono eglino ornai sul limite
dell’adito, e Ippolito già vi dispare. Si svincola questi al­
fine con uno squasso respingendola contro il pavimento,
e fugge inseguito dal rauco grido.

Ippolito! Ippolito!

-

i6 5

-

�FEDRA

Atto II

Si china a soccorrerla ia nutrice tremante. Ma balza la
Titanide in piedi col movimento repentino del lottatore
caduto che inarcando i muscoli evita di dare le spalle
all'arena.

N o n m i toccare, Gorgo.
Ella è in piedi, immobile e ferrea come il fato che per
lei si manifesta, ma il seno seminudo le palpita come
quel della Pitia quando è pieno della procella divina.
GORGO.

O creatura, ti si rompe il petto!
Placa l’ambascia. S e tu hai alcuna
pietà di m e, consenti ch'io ti tocchi
e ti consoli.
FEDRA.

Gorgo,
2450 non gemere, non piangere. L a cosa
è tra Fedra e le Dee. Tu non m i vali,
né t’ ho chiamata. P iù non può nutrirmi
la tua m am m ella stretta nelle tue
unghie. M i resta da votare un'altra
coppa, a contesa con le D ee discordi;
che, per la grande generazione
ond’ io son nata, posso
guardarle in volto e starmi con la mia
statura contra ognuna,
2460 e giocare agli astràgali con elle.

-

Ì66 *

�Atto II

FEDRA

Sembra ribalenare sa l'efferata bellezza il sorriso che già
brillò su le mura di Tebe.

Perfettam ente io la berrò. N o n gemere.
N o n m i si rompe il petto. T i sovviene?
F u quello scudo cavo
del Coribante la m ia prim a culla;
e dal bronzo dictèo, che sa l'insania
sacra, appresi a costringere nell'ossa
il m io cor furibondo.
Possa io spandere l'anim a nei vènti
con il clangore del divin m etallo
2470 che m i cullò! Io l'abbia sotto il freddo
capo, nutrice, e intorno al capo il mirto
che fu trafitto. M a, sinché non sia
stesa, non m i toccare; e non far pianto.
Q uello che apparecchiato ha Fedra è un grande
male. L'albero inciso dalla scure
è in dubbio da qual parte piombi, e d'ogni
parte è tem uto. G orgo,
non cercar di scoprire
dove la terra è cava
2480 sotto la terra. Siedi al tuo telaio
e taci; ché non tu la m ano agevole
usi a condurre il filo della tram a
com e quel tessitore che m i tesse
la mia veste im m ortale

- Ì67

'

�FEDRA

A tto II

nel declinar del giorno paziente.
T u tto scorre. L a voce odo di Tèseo.
Ella si volge e si getta sul giaciglio coperto di pardàlidi.
V i s'accovaccia, quasi confusa coi velli stellati, aggrup
pandosi in sé, ritirando i piedi scalzi. E nel tacito vi'
luppo sfolgora lo sguardo selvaggio, fiso alla sàgari ama
onia rimasta sul pavimento. La nutrice siede su la
scranna, dinanzi all'alto telaio ; riprende la spola ma non
la getta. E sta china, col filo docile nella mano poggiata
sul ginocchio.
Entra Tèseo, di là ond'è fuggito Ippolito. E grande ma
snello, e Ia sua potenza è pieghevole come quella di
colui che primo con l'arte domò nella lotta Cercione
d'Arcadia. Ancor biondo e chiomato, con la corta barba
a guisa di numeroso corimbo, con nell’arco della bocca
la cupidigia del forzatore, con l’atrocità e la temerità
per pupille degli occhi citrini, egli è avvolto in un largo
mantello oblungo d’ un color d'indaco fosco.
Immobile e torva dinanzi a lui rimane su i velli la
captiva di Decèlia.
TESEO.

Fedra, che covi? Travagliata sei
dal tuo m ale o dal cruccio?
O cchi tanto m alvagi non ti vidi
2490 io mai, né bocca tanto veemente,
se ripreso non abbia ossa e ferocia
un di que’ velli dove t’accovacci.
Perché non sei m ai sazia
di fare crudeltà contra il figliastro?
- 168 -

�Atto II

F E D R A

La Cretese non mota attitudine ma parla tenendo la
gota sul cubito ripiegato, con una voce inflessibile che
sembra rilucerle nei denti.
FEDRA.

Forse a te m'accusò
il figlio dell’A m àzone?
TESEO.

V eduto io l 'ho partirsi
pallido e iroso. In vano l'h o chiamato
a nome. Sul suo carro
25oo d'un balzo, prese in pugno
le redini, ha sferzato
i cavalli spingendoli al galoppo
giù per la china verso Lim na, contra
il vento, in m ezzo a turbini di polvere.
C he gli hai tu fatto?
FEDRA.

L a cosa è tra m e
e l'onta.
TESEO.

Ancóra forse
per la schiava tebana avete voi
conteso? Tu glie la togliesti prima
ch'ei la vedesse; e la sacrificasti

-

169 -

22

�F E D R A

2510 senza osservare il rito, innanzi Tara
dell'Ercèo.
FEDRA.

Q uando seppi
ch'era la figlia d'Astaco,
quando seppi che tre de’ sette Eroi
avea spenti la forza dei fratelli,
quando l’udii menar vanto di Tideo
rotto il fegato, là, sotto la Porta.
E le M adri tornavano con l’urne,
e la notte era in fuoco di dolore,
e l’ O m bre non placate
2520 sorgevano chiedendo il sacrifizio.
TESEO.

M a era bella. E parve
a Ippolito che niuna esser potesse
più bella di lei morta.
FEDRA.

E dovea vendicare egli con l’onta
della donna di T èseo
la concubina tolta al suo covile?
TESEO.

D i quale onta tu parli,
donna? T i disse ingiuria
- i 70 '

A tto II

�A ttO

II

253o

F E D R A

innanzi alle tue fanti ? innanzi ai suoi
cavalcatori?
La Cretese nasconde la faccia, tutta in sé stretta come
nodo.

N o n rispondi. Forse
ti minacciò? levò su te la mano?
accecato dall'ira ti percosse?
Col tenace silenzio più serra ella il suo nodo.

E non rispondi ! Gorgo,
qual fu l 'ingiuria?
FEDRA.

L a cosa è tra me

e la morte.
Sei come un nodo perfido.
M a io ti scioglierò. Gorgo, non eri
testimone?
FEDRA.

N o n Gorgo, A te la zoppa
con lo stridulo anelito
che tu conosci per averlo udito
2540 assai volte.
TESEO.

.

Apprendesti
- J7i '

�F E D R A

dalia Tebana, prima di sgozzarla,
tu l'industria di tessere
am bagi di parole come quella
belva che il figlio incesto
di L aio vinse con l'acum e senza
ferro ?
FEDRA.

A nche Fedra ha il suo
tebano enigma che non figlio incesto
le solverà, m a T àn ato. M orire
debbo, lavarm i nello Stige, Tèseo,
255o purificarmi giù nel nero fiume.
TESEO.

Tanto l'odio t'infetta?
FEDRA.

Q u ale il fuoco nell'istm o, tra i due mari,
che incenerisce l'erbe sino ai labbri
del lido, e cresce sotto il vento e rugge,
tal m 'arde l'odio tra la m orte e l'onta.
TESEO.

N o n lo vedrai, se vivere non puoi
dov'ei respira. L o trarrò lontano,
in esilii di gloria,
- i 72 '

A tto II

�Atto II

FEDRA

m atrigna inesorabile. G li appresto
256o le nozze con la figlia
di un dio. L a rapiremo nella reggia
di Tindaro, alternando l’ imenèo
con l’alalà di guerra.
FEDRA.

A h , non temere, no. E i non traligna.
E di che sdegno tu ti sdegnerai,
di che castigo lo castigherai,
se m aestro gli sei di forzam ento?
M orire debbo. O grande
pallida bocca di M edea comparsa
2570 ne’ miei sogni ! L a coppa
che a te non conosciuto, nel convito
del tuo padre, protese ella ricolma
d’acònito, (e l’acònito fu sparso
né stilla ne bevesti m a il retaggio
regale avesti in sorte e fosti incolume
a stragi a prede a lutti innumerabili
e alla m ia fine) o Tèseo,
la coppa si riempe oggi per m e
e non si sparge, m a votarla debbo.
Come l’ Egìde colpito dal baleno fa l'atto di appressarsi
rapido e torbido, ella gli mostra col grido la sàgari
abbandonata.

- 173-

�i

F E D R A

258o

G uàrdati ai piedi! Bada,
bada che non ti tagli alla mannaia
dell’A m àzon e!
Teseo s’arresta, si china, e riconosce Tarme lunata.
TESEO.

.

B en la riconosco,
la sàgari d'Ippolito. G li cadde,
né la raccolse?
S'avvicina alla donna, e le pone la mano su l'omero.

Forse
l'usò per minacciarti?
Rispondi.
Ancor più si contrae la donna, e cela il volto.
FEDRA.

A h i, tristo è dire,
tristo è tacere.
TESEO.

Parla.

FEDRA.

Perché volle
il fato che venisse alle tue labbra
il nom e miserabile?
TESEO.

Q u al nom e ?
174

Atto II

�-,

Atto II

ji

F E D R A

FEDRA.

2590 N o m a sti ii figlio di Laio.
TESEO.

C h e vuoi

tu dire, Fedra?
FEDRA.

O Luce,
che per l'ultim a volta ora ti vegga!
TESEO.

Strapparti debbo di fra i denti il rosso
brandello che tu serri?
FEDRA.

N o n far questo!
Lascia che io sia compiuta di morire.
TESEO.

P er gli Iddìi, parla!
FEDRA.

N o n io gli son madre
come G iocasta, m a gli sei tu padre
che l'am a.
TESEO.

H o io compreso?

'

175 -

�A tto II

F E D R A

FEDRA.

L a vergogna
m i tien la bocca.
TESEO.

Tu l'accusi?
FEDRA.

A hi, troppo
2600 presto giungesti! M eglio m 'era già
essere all'Ade.
TESEO.

N o n hai tu foggiato
una nera m enzogna ? Tu l'accusi
d'averti fatto forza? Gorgo, è vero?
La nutrice china la faccia tra le palme, tacita.
FEDRA.

A h foss'io già sotterra!
Egli la solleva di su le pelli tenendola per gli òmeri e
la scrolla.
TESEO.

Per gli Iddìi, dim m i !
FEDRA.

Si,
per forza soperchiò m e disarmata
e presa pei capelli.
' i 76 -

�Atto II

FEDRA

TESEO.

D ove? dove?
FEDRA.

Sul tuo talam o.
TESEO.

Q uando ?
FEDRA.

N e lla notte
del sacrifizio, dopo
2610 che rinvenuta egli ebbe la Tebana
su la fossa dell’ara.
Accosciata selvaggiamente, ora parla vincendo il tre­
mito che le scuote la- mascella, mentre l'ombra del
sangue le ricolora il viso cinereo.
TESEO.

Ruppe i serrami delle porte?
FEDRA.

Diede

voce ad inganno, come s’ei chiamasse
te, come s'ei credesse anche te reduce
con la nave salpata
d’ Elèusi; che da tre giorni ei cacciava
nei boschi di M etana. E d io gli apersi,
ancor nel sonno.

177 »

23

�FEDRA

Atto II

E d egli? D im m i, dim m i!
Sotto il ’ maschio volto convulso dal dolore e dal'im pazien
za
, perversa ella s'accende come quando imponeva
alla schiava atterrita l'imagine notturna di sé palpi'
tante nell'aspettazione.
FEDRA.

A v e a l'odore dei cignali uccisi,
2620 l'odor del fresco sangue
e dei boschi e del sale e delle tede
e della coppa. Ebro di forzam ento
era, tornato allora lungo il M are
con le sue m ute, al suono delle bùccine.
R em piuto avea di vino
il cratere d'Adrasto,
e mesciuto ai satelliti, e saputo
dall'uom o d'A rgo il dono della schiava,
e veduto la schiava nella fossa,
263o e urlato di furore. A lla vendetta
ei corse. A lta la notte. Tram ontavano
le Pleiadi. E ro ingombra
del triste sonno. Entrò. M i si scagliò
contra gridandomi: “ O Pasifaèia,
o spietata noverca,
se tolta m 'h ai la vergine altocinta,
stanotte mi darai uso di te .„

-178 '

�Atto II

FEDRA

E m'afferrò per i capelli, e il pugno
m i pose entro la bocca. E reluttavo
2640 in vano, che le sue braccia son ferree
come le tue. N é delle labbra escivanmi
le voci, né del tram ortito seno
rotto dal peso dell'im bestiata
forza. E m e fredda, m e
venuta m eno per tutta la carne
nell'orrore, domò, contaminò
sul tuo talam o.
Veracemente ella ha nella carne un misto d'orrore e di
voluttà straziante, come se la menzogna le si trasformi
in viva midolla. Quanto più crudo appariva il tormento
dell'uomo, tanto più profondo era il fremito della fin»
zione. Ora di nuovo ella si getta su i velli, s'aggruppa in
sé, s'avvolge, s’ annoda intorno alla sua volontà occulta.
Raccoglie la sàgari Teseo nell'impeto e la brandisce,
pronto a percuotere.
TESEO.

Ippolito!
Ippolito!
Si risolleva la donna e si protende, travagliata senza
respiro dall'interna Erinni.
FEDRA.

L o chiami in vano. C ala
il colpo a m e che minacciata fui

x179

*

23*

�F E DR A

jfc

Atto II

265o pur dianzi, e tratta pei capelli ancóra,
e ancóra oppressa! Fugge,
egli forse già fugge, lungo il M are.
In vano lo chiamasti a nom e. Pallido
flagellava i cavalli per la china,
verso Lim na, con l'ansia della fuga.
Tu lo dicesti.
Teseo getta la sàgari, e si volge.
TESEO.

Donna,
urna di tutti i mali, non uscì
da te m enzogna? F am m i giuramento.
Prona sa i velli, Fedra stende le mani marmoree verso
terra.
FEDRA.

G li Iddìi del F iu m e stigio
2660 ne sieno testim oni!
Allora Teseo, di tutta la statura alzato, scaglia l’ impre
cazione funesta; mentre la Titanide raccoglie di tra i
tesori del Navigante lo specchio di bronzo dallo stelo di
loto e s'affisa nell’orbe rigettando indietro con la manca
le radici dolorose dei capelli che calca " l’elmetto dalle
cinque giàspidi,,. Nel crescere dell’ imprecazione un ter
rore crescente le stravolge il viso e le dilata gli occhi e
a poco a poco la solleva per l’arco delle reni, finché lascia ella cadere lo specchio e di schianto si rovescia sul
dorso.

180

�Atto II

FEDRA

TESEO.

O R e truce del M are, ippico Re,
odimi, Asfàlio, Ennosigèo, scettrato
del tricuspide scettro, odimi tu
che prom ettesti adempiere tre voti.
S e alcuna grazia ho nelle tue vendette,
oggi adem pimi il primo contra il figlio.
C h e innanzi sera egli discenda all'O m bre!

���η Θ Α Ν Α Τ Ε Π ΑΙΑ Ν .

�PPARE un selvaggio an­
fratto nella marina di
Limna, compreso tra il
grande argine dell’ ippo­
dromo e la radice della
rupe trezenia sul cui ver­
tice Fedra in opera d’a­
more costrusse il tempio
sacro ad Afrodite Cata­
scopia per guardar di las­
sù l'efebo esercitarsi agli
agoni ginnici ed ippici nel
duplice terreno arginato lungo il litorale. Dietro l'argine
è il bosco di Artemide Saronia, tutto lentischi oleastri
terebinti spineti, folta bassa opaca macchia sotto il glauco
cielo crepuscolare che l’arco del novilunio segna. In som­
mo dell'argine è l'altare ove fu sacrificato a Poseidone
il toro bianco dal Teseide, pel divino ammonimento; e
non anche le carni della vittima son consunte su la catasta,
né il fuoco langue ma alto e sonoro illumina la rupe av­
versa, la nera fronda, gli scogli irti tra la via dei carri e
il mare violaceo.
È in prossimità della rupe quell'ara indicata dal do­
matore di Arione all'aedo, l'ara “ senza nome, vetustis­
sima, nera pel fuoco degli innumerevoli olocausti, fra

135

24

�FEDRA

Atto III

ceneri impietrite,,. E presso v'è Eurito d'Ilaco. E poco
discosto è Teseo, seduto sopra un macigno, ravvolto
anche il capo nel largo pharos, con in pugno il lungo
scettro, immoto.
E il cadavere dell'Amazonio giace a terra, coperto
dal vello del leone. E la veneranda Etra accosciata gli
regge il capo su le sue ginocchia. E le schiave della Pit
teide sbigottite sono adunate in disparte, e guardano. E
nel fondo sono due carri coi cavalli aggiogati, e gli au­
righi stanno in piedi dinanzi al timone silenziosi. E i
cavalcatori e i canattieri sono quivi a stuolo, silenziosi;
e guardano, e piangono senza singulto.
E sopraggiungono gli efebi trezenii, i compagni del
bellissimo, taluni recando a mano per la briglia i lor ca­
valli. E rattenuto è il flutto del dolore innanzi alla lenta
lamentazione dell'ava senza lacrime. E taluni s’appog­
giano alle trecce delle criniere, altri su le doppie lance.
E un di loro, nomato Prode, è alquanto più innanzi,
più presso all'esanime suo caro; e, curvo su l'asta bina,
piange senza singulto. E a quando a quando i corsieri
tendono il collo verso il cadavere; e s'ode il fremito delle
froge, il tintinno delle catenelle, l'urto degli zoccoli.
E le faville del fuoco sacrificale svólano sul vento; e
il rombo marino riempie la conca rupestre, passando per
l'orrore del bosco inviolabile.

ETRA.

Ippolito, oh Ippolito più caro
a m e che se t'avessi generato
2670 con grandi urla di strazio,
invidio chi ti piange

* (86

�Atto III

FEDRA

che piangere non so delia tua morte
e gemere non so delia m ia vita,
e vedo in m e quanto desiderabili
i giorni che rempievano di lacrime
queste mani solcate di travagli
più penosi che il solco
nella petraia sterile!
O G iovinezza, piangi. E m orto Ippolito.
2680 Eccoti spento, eccoti spento, o Ippolito,
nel primo fiore, il capo tuo posato
su i ginocchi di quella
cui tanto peso grava,
che tanto è piena d'anni e più d'affanni
e più di m orte senza pur morire,
non anche giunta al som m o del dolore,
non anche giunta al lim ite dei mali,
però che l'A d e ha il suo confino d'ombra
m a confino di lutto
2690 non ha la vita breve.
Piangete, Efebi. E spento il vostro principe.
O presagio nel grido delle Supplici
per gli Insepolti e pel Vendicatore!
Lam entavano i floridi
figli le donne d'Argo.

- i 87 -

24*

�FEDRA

Atto III

“ N o n invidia di m e vi tocchi„ io dissi.
C oi sette Eroi, coi sette Eroi cruenti
or bevi al nero fium e tu che, madido
di sudore, bevevi alle fontane
2700 e, seduto sul cervo palpitante,
per la dea che t'am ava
tessevi le corone.
Piangete, Efebi. E i non si cinge più.
Doni d'Adrasto lùgubri, toccati
dalla tebana Erinni! O prezzo iniquo
al riscatto dei figli!
U ltim o lutto d'E tra!
C h e qual altra sciagura sostenere
posso ornai, che m i dolga? Io ferrea resto.
2710 E d ecco, ecco, non altro che ferite
è la bellezza divam pata ai vènti !
O dolce Prode, ch'eri il suo diletto,
te beato nel piangere
chino su l'arm i sue.
Piangete, Efebi. E tra non piange più.
Tace la voce che sembra biancheggiare in solitudine di
nevi, come la grande canizie. E tutti gli Efebi lacrimano
in silenzio su le criniere dei lor cavalli o su le lor mani
congiunte intorno alle aste bine. Prode solleva il bel
capo chiomato, e rattiene il cordoglio.

- 188

�Atto III

FEDRA

L'EFEBO.

O veneranda madre dell’ Egide,
o due volte più trista,
senza Ippolito e senza
lacrime, Etra, concedi
2720 che noi laviam o il capo sanguinoso
del principe nel sale del suo M are
e che, costrutto un fèretro con rami
d’oleastro, su questo e su la pelle
del suo leone lo portiamo noi
all’Acròpoli, quattro eletti a sorte,
e dietro e in torno gli altri con le tede.
M a, se fu testimone della fine
l’uom o d’A rgo, colui che con la nave
addusse il dono lùgubre d’Adrasto,
2730 parli e narri. Concedi,
Etra, conceda Tèseo
m agnanim o che noi sappiamo l’ultim a
gloria del nostro principe, se vollero
i fati che noi fossim o lontani,
stanchi del lungo inseguimento e ignari
del suo disegno, poi che infaticabile
era sempre e imperterrito e arditissimo,
pari a un dio.
Etra fa un debole gesto che si solleva e ricade. Teseo
rimane immobile e coperto sul suo macigno. S'avanza

- 189*

�FEDRA

Atto III

Eurito d'Ilaco, ancora cinto di cipresso, nella sua lunga
tanica di viola. Egli ha deposto la cetra dedalea so
l’ara senza nome.
L'AEDO.

Testim one fui del grande
ardire.
Sùbito fremito corre nello stuolo degli Efebi j e balenano
gli occhi tra le lacrime? e spontaneo il piede si fa in*
nanzi. E taluno dei corsieri, sentendo la mano inquieta,
fa l'atto d'impennarsi. Odesi a quando a quando risonar
sul lido lo scroscio d'un flutto più vasto, e il latrato
confuso che vien dai canili posti all'altra estremità
dell' Ippodromo.
GLI EFEBI.

L o vedesti
2740 da presso,uom o straniero?
- N ell'Ippòdromo
eri?
- A v e v a il cavallo
m angiato la sua spelta ?
- Si lasciò
montare? o si difese all'accostarsi?
- G lie lo reggevano i cavalcatori ?
- A bisdosso m ontò?
o gli cinghiò la pelle del leone?
- E vero che continuo
ululavano i cani ?

- Ì90 •

�Atto III

FEDRA

L'AEDO.

Io era sul rialto dell' Ippòdromo,
2750 lassù, presso l'altare
del sacrifizio, dove ancor la vittim a
non è consunta.
GLI EFEBI.

- Si schiantò la cinghia,
certo, se il vello fu trovato.
- Ippolito
lo spinse fuori della pesta, verso
la spiaggia, egli m edesimo? o il cavallo
in su l'uscita gli pigliò la mano?
- Fate che dica!
N arra.
- N arra.
- In A rgo
era l'auriga d'un Eroe.
- Trattò
sempre i cavalli.
- N arra, portatore
2760 di cetera.
« Com pagni, state a udire.
- M a come è coronato di cipresso?
L'AEDO.

Il cavallo tenuto era dagli uomini

* 191 «

�FEDRA
a piè dell'argine, affinché presente
fosse nel rito. Era cinghiato già
e im m orsato col morso duro. Ippolito
scese a guardarlo, e lo palpò sul collo;
poi nelle campanelle dei voltoi
considerò le fibbie delle redini
che fossero ben salde, e strinse alquanto
2770 la catenella sotto la barbozza.
N o n disse verbo. Taciturno e crudo
era, come in corruccio. Quando all'ara
fu tratto il toro bianco per l'offerta,
il cavallo aombrò. M u ggh iava il toro
e reluttava in salti e in lanci, irsuto
di pino aspro le corna; e la giogaia
sbatteagli su i ginocchi smisurata.
E per reggerlo gli uomini pontavano
tutta la forza a terra, e avean le vene
2780 delle braccia segate dalla fune.
E il cavallo annitrì verso quel m ugghio;
e scalpitò m ovendo com e l'onda
la vasta groppa nerazzurra dove .
già riluceano chiazze di sudore:
arduo, con la criniera bipartita
che scendea quasi a terra come duplice
ala senza virtù, non atta al volo.
N ell'om bra d'una nuvola fuggiasca,

192

Atto III

�Atto III

FEDRA

sbuffando a capo chino si guatarono
2790 dalla rotondità dei lor crudeli
occhi sporgenti. N é volea morire
il toro. Q uando Forba i peli svelse
di su la fronte e li gittò nel fuoco,
e il salso orzo con essi, il furibondo
sbalzò traendo negli sbalzi gli uomini
che im pugnato l’aveano per le corna,
cosi che Forba con la scure al primo
colpo non l’abbatté m a sol l’ incise
su la collòttola e, iterando i colpi
2800 nell’orror del presagio, il sangue fumido
sprizzava in torno ed arrossava gli uomini
tutti d’ irsuto pino incoronati
come negli Istm ii. Asperso ne fu anche
Ippolito. Gridò Forba: “ Ricusa
l ' Ippio l’offerta. L ’ arderemo noi?,,
“ Àrdila intera a Fobo, alla Paura!,,
Ippolito gridò. “ Àrdila a F o b o !,,
E s’udiva il cupo ululo dei cani.
E s’udiva il cavallo giù rispondere
2810 col lungo ringhio al rantolo del toro.
Nel punto del grido eroico d'Ippolito, balza in piedi
dal suo macigno Teseo con grande fremito, memore
del suo sacrifizio alla divinità terrìfica offerto prima
d'apparecchiare la difesa contro le Amazoni vindici. E

- 193*

25

�FEDRA

Atto III

si volgono all' Eroe pallidi i cavalieri, stretti dall’ango­
scia. E l'aedo interrompe il racconto, e sta palpitante.
E anche volgesi al figlio la vedova d'Egeo. E s'ode
nella pausa rugghiare l'alta catasta ardente in cima al­
l'argine, e s'ode il fragore del mare, e il latrato lontano.
ETRA.

Figlio, ti spetri ? Il tuo dolore è sciolto ?
N e l m ortale silenzio che m ’è dentro,
udito ho il subitaneo
frem ito delle vene
per l'im m obilità del tuo dolore
e del macigno; che - non se n’avvide
l’animo? - tu seduto eri sul m asso
onde traesti i sandali e la spada
del tuo padre e il terribile tuo fato,
2820 imberbe allora come questo dolce
fanciullo che gli Iddìi fecero pari
a un dio m a paziente
di morte, con un cuore di Titano.
O figlio, e sopra il fremito
delle tue vene ho colto
il soffio dell’ Erinni inesplorabile.
N o n soffiava su te? M ale ti vedo
coi consunti occhi miei.
TESEO.

Madre, ascoltiamo

•

Ì 9 4

-

�Atto III

FEDRA

dalle labbra dell'uomo
2830 sino alla fine il canto senza cetra,
simile al canto dell' Erinni. Poi
ti verrò più da presso,
che tu m i veda. Parla,
o annunciatore della mia vittoria
che fu pur ieri e sembra già nel cupo
tempo. Segui, uomo, e narra.
Si risiede egli sol suo masso fatale, scoperto il capo. E
gli Efebi pendono anelanti dalia bocca dell'aedo.
L'AEDO.

Tacquero intorno, splendidi di sangue,
tutti d'irsuto pino incoronati,
gli uomini. E s'apprestavano con Forba
2840 a gittare le carni su la fiam m a,
quantunque in tutti nereggiasse il cuore.
Ippolito insensibile era volto
verso il M are ove i rapidi flagelli
d’ Euro un innumerevole galoppo
di criniere schiumanti ricacciavano
al lido, già scendendo dall'opposta
china del cielo verso il gorgo esperio
il rosso carro del T itan o Sole.
Io
non vedeva in lui alcuna cosa
2850 che si potesse credere mortale.
-195 -

�FEDRA

Atto III

Pur dissi: “ È tardi. N o n tentar la prova
oggi, o Tesèide. „ Im m erso era in un'ombra
di sogno; e non si m osse. A rpalo disse:
“ E tardi. Scingerò dunque il cavallo.„
" Arpalo, si „ rispose egli volgendosi
con un sùbito riso. E niun di noi
veduto avealo m ai così divino.
E i si tolse la tunica e i calzari,
e li gittò nel fuoco ove crosciavano
2860 con l'adipe le carni. Ignudo all'ultim a
luce fu bello come il più bel dio.
A llo r discese l'argine con A rpalo
et raggiunto il cavallo, disse: “ Scingilo.„
L 'u o m o tolse la cinghia, tolse il cuoio.
E la bestia potente anch'ella fu
ignuda, e più si rivelò divina.
Raccolte le due redini nel pugno
e alquanto di criniera, con un balzo
di lince egli fu sopra. Ben sedette,
2870 saldo e lieve; piegando indietro il busto,
cede le redini; e il cavallo facile
parti di passo, seguitò la pesta
sul destro lato, andò fino alla stoa.
O ra attoniti gli uomini m iravano
la bestia e il dio, fatti una doppia forza
e una bellezza sola; che com m esso

196*

�Atto III

FEDRA

parve al pelam e del cavallo il liscio
corpo dalla natura come in quei
Tessali di due form e cui, re Tèseo,
2880 col pedale di quercia disfacevi
tu gomiti e garetti, òmeri e falci.
M a di dietro la stoa, su dai canili,
ulularono come di sotterra
i molossi. Il cavallo paventò.
U na fiancata pronta del tallone
lo rimise a galoppo su la pesta.
G irò stretto la m èta; giunto al varco
d'egresso, con un lancio obliquo, come
di volo, trasse fuori dell' Ippòdromo
2890 il cavaliere. E incominciò la lotta.
Ondeggia Teseo e si protende, che mal contiene l'ansia;
arcato su lo scettro, s'affisa nell'aedo. E gli Efebi in
palpito, avanzando ancor d'un passo, si protendono, con
le lacrime disseccate ne' loro occhi ardenti come gli
occhi dei bianchi e bai corsieri, con i lor volti pallidi
presso le teste equine dal gran ciuffo intrecciato di liste
cerule o purpuree. E l'arco della luna cala sul bosco
sacro; e la zona marina róssica ancora; e nembi di fa­
ville dall'alta catasta svólano sul concilio funereo.
GLI EFEBI.

- Prosegui, aedo.
-S u , prosegui!
- N arra.

Ì97 «&gt;

�FEDRA

Atto III

- N o n t'arrestare.
« E incominciò la lotta.
L'AEDO.

F u sul lido, al frangente. Parve a un tratto
che l'assillo pungesse lo stallone
e gli ponesse in cuore i ciechi stimoli
e l'avvam passe d'un penace fuoco
per tutti i m em bri errante come quello
che divorò sul m onte le midolle
d 'E ràcle; ché l'im m an e si gittò
2900 verso il frangente come per ¡spegnersi,
e tagliò col torace il prim o flutto,
e il secondo varcò d'un salto, e contra
il terzo ch'era enorme si rizzò
sopra Tanche e restò levato in aria,
fumido su la som m ità del M are,
e grondeggiò del suo sudor ceruleo
e della schiuma, come il rivai dèfluo.
P arve a un tratto converso dall'Asfàlio
in ippocampo dai palm ati zoccoli,
2910 e il cavaliere un figlio d’ Oceànide
che l’ inforcasse, bianco di salsedine,
crinito anch’egli e turgido di muscoli
guizzanti e pieno il petto del perpetuo
anelito marino. E tra la polvere

- J98

�Atto III

FEDRA

salsa che trem olava d'oro occiduo
la bestia e il dio, fatti una doppia forza
e una bellezza sola e una criniera
sola e contra l'ig n o to un sol furore,
erti e sospesi stettero su l'om bra
2920 lunga che il lor viluppo protendea
nel M are. E udim m o acuti stridi d'aquila
scendere dalla rupe d’Afrodite.
M a vinse il cavaliere, o forse parve;
che l’ ippocampo giù ricadde e, come
se lo volgesse il freno, galoppò
verso il bosco d’Artèm ide Saronia
cui sovrastava dal rialto il rogo
del toro che pur arde al nostro lutto.
“ D ea! D ea !,, gridò l’ Efebo. C on un orrido
2930 ringhio Arione là, contra la rupe
sbattendo, franse a Ippolito il ginocchio
(scendere udim m o ancóra gridi d’aquila
dalla cim a: era Fedra!) e nello scrollo
il corpo nudo scosse (non udire,
volgiti, non udirmi più, re Tèseo!)
là sopra il m asso dove siedi, Tèseo.
Sorge in piedi l’ Egìde come toccato dall’ Erinni, e tre­
mante si scosta, e guarda se il macigno della spada e
dei sandali non sia rosso del sangue figliale. Ed Etra,
stringendo fra le ceree dita il capo esangue su le sue

Ì 9 9

'

�F E D R A

A tto III

ginocchia, si rivolge verso Teseo con tanta forza che le
ciocche dei bianchi capelli le si scompongono stt le corde
tese del collo cavo e so la faccia arata dalle rughe, simile
a quella della filatrice Mòira.

E sm osse con le froge il sem ivivo,
nell'om bra lo fiutò; di bava intriso
l'addentò per il ventre, gli sbranò
2940 gli inguini.
Il brivido dell'orrore e della pietà interrompe colui che
narra, corre pei compagni d'Ippolito; che nascondono il
volto nelle loro mani o contro il collo dei corsieri, e la­
crimano, e scoppiano in singhiozzi. E le schiave, e i gui­
datori dei carri, e gli uomini delle stalle e dei canili esa­
lano l'angoscia onde son pieni.

Poi, per quegli scogli, fumido
lontanò come un turbine sul M are.
Teseo sente sopra sé fiso l'inflessibile sguardo di Etra.
Fa un passo verso di lei e le dice le due prime parole
con una voce così sommessa e così tremante che non
sembra quella del durissimo castigatore.
TESEO .

Si, madre.
Risollevando la persona, raffermando la voce, poggiato
al suo lungo scettro, il R e parla.

M adre, t'obbedisco. Sei
come la cieca Terra ch'è veggente,

* 200 -

�Atto III

FEDRA

che tutto vede nel suo nero grembo,
ed è giusta perché sé sola ascolta.
Tu hai veduto. O Etra genitrice,
o compagni d'Ippolito,
o fiore di Trezene, e tu, aedo
ospite che cantasti
295o il canto senza cetra deill'Erinni,
e voi, uomini servi che sapete
piangere, udite. Ippolito
ucciso fu da me, non con le mie
mani che sono monde, m a col vóto:
col vóto alzato al Re truce del M are
per punire una colpa inespiabile.
“ C h e innanzi sera egli discenda all'O m bre!,,
pregai nel vóto. E l'adem pì l'A sfàlio
che avea promesso a Tèseo
2960 l'adempimento. O Madre,
o compagni d'Ippolito, e tu, Prode,
fra tutti a lui diletto,
sotto il macigno ove trovai la spada
e i sandali d 'E geo
io riporrò per sempre la mia spada
che tanto ha ucciso, i miei
sandali che levato han tanta polvere,
stam pato di vestigia tante vie,
varcato tutti i varchi della gloria,

201 -

26

�F EDRA

Atto III

2970 i varchi ove la m orte era custode
più vigile che all’ Èrebo.
E resterò deserto,
più tristo che lo schiavo cieco intorno
alla m ola. E m e forse
anche seppellirò sotto il macigno;
perché ho ucciso quella che nessuno
degli uomini m ortali e degli Iddìi
eterni uccise m ai:
la speranza.
Percossi di stupore e di terror sacro, gli astanti son come
sospesi nell'aspettazione di un fato imminente che sia
per manifestarsi. E sembra che non possano distogliere
lo sguardo dal volto di Etra simile a quello della Mòira,
ove non è patimento ma una conoscenza più amara del
patimento.
ETRA,

O tu, Prode,
2980 apprèssati e sorreggi nelle tue
mani fedeli il capo
d’ Ippolito incolpevole. E voi, schiave,
sollevatem i, ch’ io
m ’appressi al mio figlio avvelenato;
che bevuto ha l’acònito
onde im m une già fu
il giorno quando l’elsa dell’avorio
-202

�A tto III

j»

F E D R A

gli riconobbe Egeo
nell'ombra della tazza
2990 protesa dall'adultera
colchica.
S'agita al fondo la turba dei servi e dei famigli, e i ca­
valli sotto il giogo diventano inquieti ; e la schiera degli
Efebi si volge verso la via marina per ove s'ode romore
di ruote che sopraggiungono con scalpitìo sonante.
GLI AU RIGH I.

- Il carro di Fedra!
- Ecco il carro
di Fedra!
- L a Cretese!
- L a Cretese!
Sollevano Etra le fanti, mentre Prode con straziata dol­
cezza pone l'una e l’altra asta in terra ai lati del cada­
vere, e poi s'accoscia nel luogo dell’ava e prende nelle
sue palme il capo amatissimo. Come appariscono su Ia
via marina i cavalli, bianchi di sudore fumante, si fa
un alto silenzio; in cui s’ode l’ansito dei corsieri, e il
tintinno dei masticati freni, e il rugghio della catasta, e
lo schianto della terza onda. L'arco della luna è ora ca­
lato dietro il bosco sacro e, nel suo tramonto lento, s’ in­
travede fra l’ intrico folto dei lentischi e dei terebinti.
Fedra scende dal carro. S'avanza come le Ombre s’avan­
zano sul prato asfodelo. E grande e libera. Porta un mero
peplo di bisso e un lungo velo, e non ha ornamento al­
cuno fuorché l'esigua corona del trafitto mirto intorno

'2 0 3 '

�F E D R A

Atto III

all’elmetto del crine che più non ingemmano le cinque
giàspidi. Stringe nella destra la sàgari amazonia. Etra,
sollevata dalle schiave, ora è diritta in piedi, quasi la­
pidea quantunque piena di soffio.
ETRA.

Figlia di Pasifàe,
Fedra vertiginosa, vieni tu
a satollare il tuo m alvagio cuore
nel sangue puro ? C hi vuoi tu colpire,
che scendi arm ata dal tuo carro? Tèseo,
guarda la bianca Sacrifìcatrice!
Fedra non risponde né si volge. S’avanza fino al cada­
vere, col suo passo d’Ombra; e la sua voce è spirtale,
simile talora a una vampa candente che tremi.
FEDRA.

Prode, perché tu tocchi il dio esanime?
3ooo C om e nelle tue mani
reggi il capo d'Ippolito?
Tanto osi tu che l'am avi? Toccarlo
osi, guardarlo, e dare ancóra un nome
a quel che già si trasfigura? Prode,
togliti. C h'ei sia solo.
C h'ei sia velato. Sotto il capo ei s’abbia
la sàgari amazonia, la materna
arme, e sia solo.

204 •

�Atto III

F E D R A

Come nell'atto di scostarsi l'efebo solleva il capo d’ Ippo­
lito, ella si piega e sotto gli pone la mannaia lunata.
Poi lo vela col suo velo. E il cadavere giace coperto dal
bisso tenue e dal grave cuoio leonino.

Togli le due lance,
Prode. Stanotte tu ti tonderai
3010 la chioma. Efebi di Trezene, voi
che nell'aurora lo seguiste in caccia
dietro la belva nerazzurra e udiste
il
grido della sua vittoriosa
anima nel sudore delle sue
forze anelante verso gli Astri, voi
stanotte tonderete
le vostre chiome. E, se dolci sorelle
son nelle vostre case,
conducetele a tondersi le chiome
3o2o per offerirle a Ippolito
su quell'ara deserta ch'egli vide
nel suo sogno. E le vergini gli cantino
un canto in questa notte del Solstizio
ch'è la più bella e la più breve, e ogni anno
le vergini e gli efebi
vengano all'ara e cantino il virgineo
canto; perché, o Tèseo,
Ippolito è più puro del libarne
sacro e dell'acqua lustrale, più limpido

* 205 -

�FEDRA

3o3o

Atto III

che Ia pupilla dell'aria, e il tuo vóto
castigò l 'incolpabile.
TESEO .

Iddìi! Iddìi!
L'orrore e il furore lo soffocano. Sembra che a traverso
il suo torace possente si scorga la sua anima aggirarsi
come ruota precipite.

M entisti!
S ol per odio, per fargli crudeltà
l'accusasti! E facesti giuramento
su la m enzogna! E questo hanno saputo,
hanno veduto gli Iddìi, senza crollo.
O mostruosa fem m ina
che dall'im bestiato grembo fosti
espulsa ad infestarmi, t'avess'io
3040 percossa contra il bronzo delle cieche
mura nel Labirinto ond'io divelsi
il tuo fratello! O r qual vendetta m ai
trarrò da te? N o n è da far con ferro
questa vendetta, no; m a con alcuna
cosa che possa vincerlo in supplizio
e te possa eguagliare in crudeltà.
FE D R A .

Distruttore d'Antiope

» 206 '

�Atto III

F E D R A

e d'Ariadne, tu non puoi colpirmi
né pur toccare il lembo del mio peplo.
3o5o S e saputo hanno e veduto hanno i tuoi
dii, non io ti son causa m a ti sono
causa i tuoi dii. S e parli
a me, parlam i come a una lontana
visitatrice della N era Porta.
Se già non fossi esangue e tu potessi
spegnermi, non la punta della tua
spada scoperchierebbe le mie pàlpebre
chiuse sul mio mistero.
M a i piedi ho su la soglia
3o6o del Buio; e già l'azzurro della notte,
vedi?, è nelle mie braccia disarmate.
E l'orribile toro che t'offende
per la Pasifaèia, o Egide, il bianco
adultero dei pascoli cretesi,
arde nel fuoco puro
e ancor non è consunto
là su l'argine, vedi?,
e fa la luce dove fu la tènebra.
E tu, che hai tanto ucciso,
3070 non conosci l'abisso che talvolta
s'apre in una divina piaga. E tu
che vissuto hai sempre nel rombo assiduo
degli im peti e degli atti

- 207 «

�F E D R A

come leon digiuno, tu non sai
qual sapore le ceneri dei sogni
abbiano, m asticate con la bocca
arida soffocatam ente in giorni
e in notti senza oblio.
N é m i giova che tu conosca e sappia.
3o8o N o n puoi nulla su me, tu che puoi tutto.
L a grande clava tolta a Perifète
non dom a il m io meraviglioso male.
ETRA.

Im pura, impura, non contaminare
col tuo m ale la m orte
tu cui né terra accoglier può, né sacra
onda, né fiam m a.
FE D R A .

O E tra della stirpe
di Tantalo su cui le colpe turbinano
come le fulve foglie degli autunni
ventosi, io ratterrò le grida contra
3090 te che tratti il dolore
con le tue m ani curve
come il vom ere attrito,
io ratterrò la m ia rampogna contra
te, pel cuore di N iob e
che di Tantalo nacque.
« 208 -

A tto III

�t

Atto III

F E D R A

Salute, o Etra bene oprantel O Tèseo,
a te salute! Entram bi irreprensibili.
M i parto.
Abbattuto sul macigno del suo fato è l'Egìde; ma Etra
crudissima, addossata alla rupe del tempio, persiste nel­
l'oltraggio. Non batte pàlpebra l’aedo, presso l'ara in­
nominata, fiso nell'apparizione sublime.
E TR A .

T'accom pagna
l’O n ta che nacque dell'istessa madre,
3100 col suo volto ch'è il tuo,
simile al tizzo verde quando sibila
nel focolare.
FEDRA.

Aedo,
che deposta hai la cetera su l'ara
innominata, o messo dell'ignoto,
tu m i sii testimone. A ltri non degno.
Sii tu testimone, tu che sai
come il dolore terga le sue lacrime
e divenga la gioia,
come la m orte coprasi di sangue
3 n o e divenga la vita.
M a non cantare il canto ch'io ti chiesi,
non rompere il silenzio sopra me.

* 209-

27

�FE DR A

jfc

Il mio nom e è ineffabile
come il nom e di chi sovverte antiche
leggi per porre una sua legge arcana.
ETRA.

U na è la legge, quella del Cronìde.
E il nom e tuo è il nom e
del figurato fango
cui per com andamento del Cronìde
3120 E rm e diè l'im pudenza della cagna
latrante, la perfidia, l'empietà,
l’ ingordigia del sangue,
gli ingegni delle mostruose frodi,
Pasifaèia.
FEDRA.

N o n io parlo a te,
im pietrita virtù della vecchiezza,
Etra, che sei più sorda della rupe
a cui t’addossi. Aedo,
ricordati d’ Evadne! Il tristo amore,
fatto manìa dal dubitoso volto,
3 i 3o ch’estorcere tentava di fra i denti
della colpa il brandello del piacere,
or nel rogo invisibile è più grande
che l’ amore d’ Evadne.
E quella non um ana non divina

C

2Ì0 -

Atto III

�consanguinea cf Eterni or sente in sé
una divinità che irraggia l’Ade.
Il Sole ha ritessuto i suoi capelli,
l’Oceanina l’ ha conversa in onda
che non parla se non all’ infinito.
3140 “ A h potessi io donarti,
Fedra, una veste eterna!,,
dicesti quando io ti donai la cetera.
H o d’opera tremenda
una veste im m ortale
nell’ im m ortalità della congiunta
morte. O cantore della Porta Elettra,
e sono im m une dal servaggio. Sola
io porterò su le mie braccia d’ombra
Ippolito velato all’ Invisibile.
ETR A .
315o

O delirante, o invasa
d’A starte, non Ippolito
è il cacciatore frigio dalla gota
fucata. S e insanire intorno a un fèretro
vuoi, col Fenicio naviga,
approda a Cipro, méscolati
alle fem m ine urlanti nel quadrivio
o riverse nei letti di fogliam e
per l’Adonàia.

�F E D R A

jt

Atto IH

FEDRA,

N o n all'Adonàia
servo. L a dea nemica dalla bassa
3160 fronte sotto il pesante oro scolpita
disdegno, e le sue m olli mani ignave.
E dal piè della rupe,
se presente è nel tem pio che le alzai
e che sconsacro, ora la chiamo e il mio
grido le scaglio.
Leva ella il capo all'imprecazione; e un fremito d'orrore
corre intorno alla sacrilega.
GLI EFEBI.

Fedra! Fedra!
FEDRA,

3170

O dea
tu non hai più potenza.
Spenti sono i tuoi fuochi. U n fuoco bianco
io porto all’Ade. Ippolito
io l’ ho velato perché l'am o. È mio
là dove tu non regni. Io vinco.

FED R A.

M a quella, Efebi di Trezene, arcieri
-212

�sarònidi, uccisori
di cerve coronati
di dìttam o, m a quella arm ata d'arco
e di dardi infallibili, che Ippolito
là, sul lim ite santo, con l’estrema
voce invocò né valsegli,
quella che lo dilesse e lo lasciò
perire, quella esecro. O dim i, Artèm ide!
Si volge ella verso il bosco sacro, per entro la coi spessa
tenebra l’arco lunare brilla in tramonto. E chiama. Piò
alto grido di orrore sorge dai petti.
GLI EFEBI.
318o

- Fedra!
- Fedra!
« Em pia!
" Offendi
la dea trezenia !
la dea del primo tem pio!

Offendi
" Etra!

"R e Tèseo!
" O Cretese, com m etti l’empietà
sul lim ite del bosco
che nella prim a origine piantò
sopra l'orlo del M are limaccioso

�F E D R A

Atto

l'E ro e figlio d'A ltipo
autor di nostra gente!
- Etra, che sei
preservatrice delle cose san te,.
3190 ordina il sacrificio espiatorio!
- L a dea farà vendetta. v
- E inesorabile.
- H a udito! H a udito!
- Il bosco è pien d'orrore.
- E presente la dea.
- Fedra, che guardi ?
- Fedra!
- Fedra!
- T'appare?
" E tutta bianca, è tutta bianca, come
quando appare la dea
notturna alla mortale.
«- Fedra, la vedi ?
- Silenzio!
- Silenzio!
Sì fa altissimo silenzio. Non più ragghia né rosseggia il
rogo sa l'argine; non più s'ode il latrato lontano; ma
solo s'ode l'immenso marino pianto, sotto il cielo che
palpita di costellazioni. T atti si tacciono, contro la su­
blime bianchezza della Titanide vedendo l'arco d'Artè­
mide apparito. Con non umana voce ella parla, mentre
sale e splende nelle sue vene la parità della morte.

- 214 '

�Atto III

F E D R A

FEDRA.

A h , m 'h ai udito, deai T i vedo bianca.
3200 Bianca ti sento in tutta me, ti sento
gelida in tutta me, non pel terrore;
non pel terrore, che ti guardo. Guardo
le tue pupille, crude
come le tue saette. E tremo, si,
m a d'un gelo che infuso m 'è da un'altra
ombra, ch’ è più profonda della tua
ombra. Ippolito è meco.
Io gli ho posto il mio velo, perché l'am o.
V elato all'invisibile
321o lo porterò su le mie braccia azzurre,
perché l'am o. O Purissima, da te
ei si credette am ato, e ti chiamò.
M a l'am or d'una dea può esser vile.
M iram i. Vedo porre la saetta
sul teso arco lucente.
N e l mio cuore non è più sangue umano,
non è palpito. E giugnere col dardo
non puoi l'altra mia vita. Ancóra vinco!
Ippolito, son teco.
Cade so i ginocchi, presso il cadavere, mettendo on
grido fievole come on anelito so dallo schianto del coore.
Ma, prima di abbandonarsi spirante sopra il velato,

215-

�FEDRA

rialza ella il volto notturno ove il sorriso trema con
l’ultima voce.

V i sorride,
3220 o stelle, su l'entrare della N o tte,
Fedra indimenticabile.

��LA MORTE DI CAPANEO
L'OLOCAUSTO DI EVADNE
LA CETRA DI DEDALO
L'APPARIZIONE DI AFRODITE
L'ENIGMA DI FEDRA
IL NOVO AEDO
IL FRATELLO DI PEGASO
LA DANZA DI ELENA
IL TESCHIO D’ORFEO
MINOS IL TALASSOCRATE
IL CADAVERE CORONATO
IL TORO ALL’ARA
IPPOLITO E ARIONE
L’ARCO DI ARTEMIDE

v.v. 306-405
495-571
603-650
702-870
1176-1179
122I-1394
1412-1586
1709-1734
1850-1865
1874-1903
1985-2001
2770-2810
2837-2941
3193-3218

���������</text>
                  </elementText>
                </elementTextContainer>
              </element>
            </elementContainer>
          </elementSet>
        </elementSetContainer>
      </file>
    </fileContainer>
    <collection collectionId="23">
      <elementSetContainer>
        <elementSet elementSetId="1">
          <name>Dublin Core</name>
          <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
          <elementContainer>
            <element elementId="50">
              <name>Title</name>
              <description>A name given to the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="7841">
                  <text>Université Grenoble Alpes</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
          </elementContainer>
        </elementSet>
      </elementSetContainer>
    </collection>
    <itemType itemTypeId="1">
      <name>Text</name>
      <description>A resource consisting primarily of words for reading. Examples include books, letters, dissertations, poems, newspapers, articles, archives of mailing lists. Note that facsimiles or images of texts are still of the genre Text.</description>
      <elementContainer>
        <element elementId="150">
          <name>Genre</name>
          <description>Genre(s) littéraire du document..</description>
          <elementTextContainer>
            <elementText elementTextId="7827">
              <text>Théâtre</text>
            </elementText>
          </elementTextContainer>
        </element>
        <element elementId="149">
          <name>Thématique</name>
          <description>Le(s) sujet(s) abordés par un document, exprimés à l'aide de mots-clefs définis par l'équipe de FonteGaia. (Pour l'indexation à l'aide des vedettes matières de RAMEAU utiliser le champ "Sujet du Dublin Core".</description>
          <elementTextContainer>
            <elementText elementTextId="8007">
              <text>Littérature</text>
            </elementText>
          </elementTextContainer>
        </element>
      </elementContainer>
    </itemType>
    <elementSetContainer>
      <elementSet elementSetId="1">
        <name>Dublin Core</name>
        <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
        <elementContainer>
          <element elementId="39">
            <name>Creator</name>
            <description>An entity primarily responsible for making the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="343">
                <text>D'Annunzio, Gabriele (1863-1938)</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="40">
            <name>Date</name>
            <description>A point or period of time associated with an event in the lifecycle of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="344">
                <text>1909</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="44">
            <name>Language</name>
            <description>A language of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="345">
                <text>ita</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="6742">
                <text>italien</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="45">
            <name>Publisher</name>
            <description>An entity responsible for making the resource available</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="346">
                <text>Fratelli Treves</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="47">
            <name>Rights</name>
            <description>Information about rights held in and over the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="347">
                <text>Domaine public</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="48">
            <name>Source</name>
            <description>A related resource from which the described resource is derived</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="348">
                <text>Université Grenoble Alpes. Bibliothèques et Appui à la Science Ouverte. BU Droit et Lettres. 28312</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="49">
            <name>Subject</name>
            <description>The topic of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="349">
                <text>Théâtre (genre littéraire) italien -- 20e siècle</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="43">
            <name>Identifier</name>
            <description>An unambiguous reference to the resource within a given context</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="350">
                <text>384212101_28312</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="12274">
                <text>url:384212101_28312</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="50">
            <name>Title</name>
            <description>A name given to the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="351">
                <text>Fedra</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="51">
            <name>Type</name>
            <description>The nature or genre of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="352">
                <text>monographie imprimée</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="66">
            <name>Has Format</name>
            <description>A related resource that is substantially the same as the pre-existing described resource, but in another format.</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="3149">
                <text>http://fontegaia.huma-num.fr/files/manifests_json/384212101_28312/manifest.json</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
        </elementContainer>
      </elementSet>
    </elementSetContainer>
    <tagContainer>
      <tag tagId="4">
        <name>DONE</name>
      </tag>
    </tagContainer>
  </item>
  <item itemId="32" public="1" featured="0">
    <fileContainer>
      <file fileId="32">
        <src>http://fontegaia.eu/files/original/f4c9093294d8d111851406c32064c120.jpg</src>
        <authentication>a265f807b8fb73e5645574432eadc318</authentication>
      </file>
      <file fileId="106">
        <src>http://fontegaia.eu/files/original/a05632ea34328a55a5030e95469abf42.pdf</src>
        <authentication>4cca0c49eca51124215da9f36873e393</authentication>
        <elementSetContainer>
          <elementSet elementSetId="4">
            <name>PDF Text</name>
            <description/>
            <elementContainer>
              <element elementId="153">
                <name>Text</name>
                <description/>
                <elementTextContainer>
                  <elementText elementTextId="10363">
                    <text>����E X T R A IT S
DE

B O CCA CE

�BOCCACE
d ’a PRÈS

UNE PEINTURE d ’ANDREA DEL CASTAGNO (X V “ SIÈCLE)

���AVERTISSEMENT

L a p la c e o c c u p é e p a r l'i ta l ie n d a n s le m o n d e do L'enseignem
ent
s’e s t s i n g u l i è r e m e n t a c c r u e d e p u is q u e lq u e s
a n n é e s : il figu re a u j o u r d ’h u i a u x p r o g r a m m e s des d iv e r s
b a c c a l a u r é a t s , dit b re v e t s u p é r i e u r , du c e rtific a t d ’a p ti­
tu d e e t de l’a g r é g a t i o n des j e u n e s filles, d e s c o n c o u r s
d 'a d m i s s i o n à l ’E co le P o l y t e c h n i q u e , a u x E c o le s do
S a i n t - C y r , S è v re s , F o n t e n a y , a u p ro f e s s o r a t d a n s les
é c o le s n o r m a l e s p r i m a i r e s e t p r i m a i r e s s u p é r i e u r e s .
O u tr e la li c e n c e a v e c m e n t io n sp é c ia le , tro is e x a m e n s
lui s o n t c o n s a c r é s : les d e u x c e rtific ats , l ’un p o u r r e n ­
s e i g n e m e n t s e c o n d a i r e , l’a u t r e p o u r l'e n s e i g n e m e n t p r i­
m a i r e , e t l’a g r é g a t i o n q u ’on v ie n t d e fo nd er.
L a m a is o n G a r n i e r a d o n c e s t im é q u e le m o m e n t é ta it
v e n u de r e n d r e à l ’ita lie n le s e r v ic e q u ’elle r e n d à l’e s ­
p a g n o l p a r la r e m a r q u a b l e co lle c tio n sc o la ire que d ir ig e
p o u r e l l e le s a v a n t p r o f e s s e u r do la F a c u l t é do T o u lo u s e ,
M. E r n e s t M é r i m é e . C h a r g é do d i r i g e r un e collectio n
do c la s s iq u e s ita lie n s , j ’ai e u la b o n n e f o r tu n e d ’o b t e n i r
p o u r les tr o is p r e m i e r s v o lu m e s le c o n c o u r s de tro is p r o ­
f e s s e u r s qui e n s e i g n e n t la l i t t é r a t u r e i t a li e n n e d a n s no s
F a c u l t é s du M idi : M. E u g è n e B ouvy, de B o r d e a u x , n o u s
d o n n e u n D a n te ; M. H e n r i H a u v e tte , do G re n o b le , u n
B o c cace ; M. R a y m o n d B o n a fo u s , d ’Aix, u n A rio ste . C’e s t

�d ir e q u e , si n o u s l’a v io n s voulu, n o u s a u r i o n s pu v is e r
à fa ire d es é d itio n s s a v a n t e s . N o u s n o u s on s o m m e s
g a r d é s . O n s ’a p e r c e v r a d u r e s te , à tel r a p p r o c h e m e n t ,
à tel r e n v o i, d e l’é t e n d u e d e s c o n n a i s s a n c e s de n os
a n n o t a t e u r s ; on s’en a p e r c e v r a s u r t o u t à le u r s p réface s
où l’on tr o u v e r a la s u b s ta n c e do to ute la s c i e n c e c o n t e m ­
p o r a i n e , qu e lq u efo is fo rt élo ig n é e , d a n s ses c o n c lu s io n s ,
d e la s c i e n c e d’h ie r . M ais, si l ’o n n ’e s t j a m a i s tro p
s a v a n t p o u r fa ire u n e b o n n e é d itio n c la s s iq u e , c’est
à co n d itio n do n e m o n t r e r q u ’à, d e m i son s a v o i r et
d ’i n d i q u e r s e u l e m e n t le s r o u t e s a u b o u t d e s q u e l le s on
e s t s o i - m ê m e allô. T e l e st le p r i n c ip e ad o p té p o u r n o tr e
co llection . N o u s e s s a y o n s de n o u s r e p r é s e n t e r les besoins
d e s éc o lie rs e t d ’y sa tis f a ire . L a t â c h e est e n c o r e su f fis a m ­
m e n t c o m p liq u é e . Il no suffit p as, on effet, d ’e x p li q u e r
le s p a ss a g e s m a l a i s é s ; il fa u t i n c i d e m m e n t fa c ilite r à
l’é lève l’in t e ll ig e n c e g é n é r a l e de l'ita lie n d’a u tr e fo is , la
po ss essio n de l’ita lie n c o n t e m p o r a i n ; c a r l’e x p lic a tio n
d ’un te x te d e l a n g u e v iv a n te n e doit p a s ê t r e e n t e n d u e
c o m m e c elle d ’un te x te de l a n g u e m o r t e ; il f a u t q u e lu
p r a t iq u e de nos éd itio n s a id e à. m i e u x e n t e n d r e d ’a u t r e s
a u t e u r s , à m i e u x p a r l e r , à m i e u x é c r i r e d a n s le s ty le
d ’à p r é s e n t. E n s u it e , il im p o r t e do n e j a m a i s p e r d r e d e
v u e q u ’u n r h é t o r i c i e n m ô m e , e t u n r h é t o r i c i e n in te lli­
g e n t, s 'a v ise difficilem en t do la p l u p a r t d e s b e a u té s q u ’on
lui m e t so us les y e u x ; ce n 'e s t p a s e n c o r e t a n t de c o m ­
m e n t a i r e s h is to r i q u e s q u ’il a beso in ; il f a u t en pou d e
m o ts l’a v e r t i r do li r e m o in s vite, do r é f lé c h i r , lui s i g n a ­
l e r les b o n s e n d r o i t s e t lui s u g g é r e r les ré flex io n s qui
s ’o f f rir a ie n t d ’elles-m e m e s à u n l e c t e u r p lu s m û r . Ces
n o te s s o n t to ut a u ss i n é c e s s a ir e s p o u r d e s a u t o u r s d e
l a n g u e v iv a n te q u e p o u r n os c la s s iq u e s ou p o u r les
te x te s a n c i e n s ; c a r n os é lè v e s n e d o iv e n t p as s e u l e m e n t
é tu d i e r la l i t t é r a t u r e it a l i e n n e p o u r c o n n a î t r e u n e la n g u e
de plu s , m a is p o u r c o n n a î t r e un p e u p le d e plu s , e t l'on
1 1 0 c o n n a ît u n p e u p le q u e q u a n d on a d m i r e so n g é n i e .

�c ’est-à-dire q u a n d o n s a i s it so n to u r d’esp rit, so n g o û t,
so n â m e .
L ’a p p lic a tio n d e c e s p r i n c ip e s v a ri e n a t u r e l l e m e n t d’u n
te x t e à u n a u tr e . Des génies d 'é p o q u e s, de c a r a c t è r e s tr è s
d ifféren ts, n ’a p p e l l e n t p as e x a c t e m e n t le m ô m e c o m ­
m e n t a i r e , m a is d a n s la v a rié té d e l’e x é c u tio n o n r e c o n ­
n a î t r a l'u n ité de n os v u es.
N o u s oson s d ’a il le u r s e s p é r e r q u e n o t r e m o d e s te col­
le ctio n n ’a u r a p as s e u l e m e n t p o u r l e c t e u r s les é c o lie rs
à. qui elle s ’a d r e s s e to u t d’a b o rd . C e r t a i n s in d ices
a n n o n c e n t q ue les g e n s d u m o n d e , les le ttr é s , s e r a i e n t
d isp o sés à r e v e n i r , p o u r l e u r a g r é m e n t , à u n e l i t t é r a t u r e
&lt;|ui a ta n t c h a r m é c h e z n o u s le g r a n d p u b lic d u r a n t
tr o is s iè c le s ; et, d ’a u t r e p a r t , les p r o f e s s e u r s d e nos
ly c é e s c h e r c h e n t a ssez s o u v e n t , d e p u is u n e d iz a in e
d ’a n n é e s , la m a t i è r e do le u r s th è s e s d a n s les c la s s iq u e s
it a li e n s . L es u n s e t les a u t r e s t r o u v e r o n t, je cro is,
p la i s i r ot prolit d a n s nos é ditio n s. U n c o m m e n t a i r e j u d i ­
c i e u x d e s difficultés fait e n t r e r bien plus a v a n t d a n s
l ’in t e ll ig e n c e d ’u n id io m e q u ’u n e tr a d u c ti o n m ê m e s o i­
g n é e ; c a r le t r a d u c t e u r r é s o u t les difficultés, ta n d is q u e
le c o m m e n t a t e u r e n s e i g n e à les r é s o u d r e . A jou tez quo
n os c o m m e n t a t e u r s n e s o n t pas s e u l e m e n t fa m ilie rs
a v e c les g r a n d s a u t e u r s d e l’Ita lie ¡ils p a r l e n t s a la n g u e ,
ils l’o n t s o u v e n t v isitée e t y r e t o u r n e n t à tous l e u r s
m o m e n t s de lo i s i r : il s e r a i t bien s u r p r e n a n t q u ’on 1 1 0
.s’e n a p e r ç û t pas.
C h a r le s

D e jo b .

��EXTRAITS DE BOCCACE

INTRODUCTION

§ I. — VIE DE BOCCACE
Giovanni Boccacci, q ue les Italien s a p p e ll e n t plus h a b i­
tu e l le m e n t il Boccaccio', est né en 1313 à P aris. Son père,
Boccaccio di Ch ellino, o rig ina ire de Certaldo , en T oscane,
é tait c o m m e rç a n t , et ses a ffa ire s l'av aien t c o n d u it p o u r
qu elqu es a n n é e s s u r les b o rd s de la Seine. De sa m è r e , q ui
fu t selon to ute a p p a re n c e u n e F ra n ç a ise , n o u s ne savons
rien de positif, sin o n qu e le m a r c h a n d florentin n e la r d a
pas à l’a b a n d o n n e r et r a m e n a e n T oscane le p etit Giovanni,
en co re en bas â ge.
L’en fa n c e de Boccace n e fu t pas de s plus h e u r e u s e s :
élevé p a r u n p è re q u ’il a p lus d’u n e fois accusé de d u re té
e t d ’avarice, e t p a r u n e belle-m è re qui n 'av ait p o u r lui
a u c u n e te n d r e s s e , il no p u t, à c e t âge où les e n fa n ts
1. Les formes de nom s propres en o, form es de sin g u lier, éta ien t ja d is
régu lièrem en t em ployées en Toscane quand on p a rla it d'un in d ivid u
d éterm in é; on d isa it il Boccaccioy il M achiavello%etc. ; la form e du p luriel
en i servait à d ésign er la fam ille dans son en sem b le, tous ceux qui po r­
taien t le m êm e nom (de là le p lu rie l): Giovanni Boccacci veu t donc dire
exactem en t: le Giovanni qu i a p p a rtien t à la fam ille Boccacci. C ette d is ­
tinction ne s'est pas m ain ten ue, et tandis que l’on continue à dire il
Boccaccio (et m ôm e Giovanni Boccaccio), on d it il M achiavclli, il Guic ­
ciardini, il Guarini, etc. — On sait que l'usage est, en italien, de join dre
1‘article aux nom s de fam ille, m ais non au x prén om s; on d ira donc
Dante (sans article) ou VA lighieri ; M ichelangelo ou il B u on arroti;
Franccsco P etrarca, Torquato Tasso ou il P etra rca , il Tasso, etc.
1

�o b se rv e n t d é jà (ant île choses en silence, a p p r e n d r e &amp;a i m e r
la vie de fam ille; so n œ uvre, c om m e sa vie, devait p o r t e r la
trace de ces p re m iè r e s im pre ssio ns.
Son p è re , qui le destin ait au c o m m e rc e , le m i t de b o n n e
h e u r e e n app ren tissag e, à F lo re n c e d ’ab o rd , et, p e u d ’a n ­
né e s ap rè s, à Naples : il avait alors dix -sep t ans.
C.e p r e m ie r sé jo u r de Doccace à Naples d u r a u n e dizain e
d 'a n n é e s, dix a n n é e s décisives p o u r la form ation de son
c a ra c tè re et de son tale n t. P o u r la p re m iè r e fois il se s e n ­
ta it libre, et il atta c h a it à celte liberté d 'a u t a n t plus de p rix
q u ’il en avait été plus privé j u s q u ’alors. I.a c a rr iè r e d u
c o m m e rc e où son p è re p r é t e n d a it l’en g a g e r p re s q u e de
force n e lui in s p ira it qu e d é d a in et d é g o û t; aussi s’a b a n ­
donnait-il de plus en plus à ses in c lin a tio n s n a tu r e lle s .
N aples lui fit voir la vie sous u n j o u r to ut n ou veau : d a n s
u n des sites les plu s e n c h a n t e u r s qu e les poêles a ie n t célé­
b rés , vivait a u t o u r d u roi R o bert d ’Anjou 1 u n e c o u r b ril­
lan te cl vo lu p tueu se, qui d issim u la it à p eine, sous l’éclat
tr o m p e u r de son élégance et d ’u n sin c ère a m o u r p o u r les
jo u issa n c e s de l’esprit, u n e c o rru p tio n p ro fo nd e et u n e
in c u r a b le frivolité. A rd ent au plaisir, doué d ’u n e im a g in a ­
tion e t d ’u n e sensibilité très vives, on devine qu e le j e u n e
lloccace se livra sans résistan ce à ta n t de sédu ctio ns n o u ­
velles p o u r lui. C’est à N aples q u ’il e u t la rév élatio n de la
n a t u r e d a n s ce q u ’elle a de plus e n iv ran t, de l’a m o u r avec
to us ses t r a n s p o rt s et ses d o u le u r s , de la gloire litté ra ire
enfin, vers la quelle il se sen ta it irré sistib le m e n t attiré. A la
c o u r de Naples, il r e n c o n t r a d es savants, des lettrés, à qui
le u r ta l e n t valait u n accueil flatteu r au p rès du roi, voire
m ê m e des h o n n e u r s et des ch arg es enviables : l’e x e m p le de
l e u r s succès et de le u r f o r tu n e e n lla m m a le zèle du jeun e
floren tin, en m ê m e te m p s q u e leu rs conseils dirig eaie nt ses
p r e m ie r s pas d a n s la voie des étu d es classiques. Non loin
de Naples, au pied d u P au silip p e, se voyait le t o m b e a u
v é n é ré où l ’on cro y a it q ue les c e n d re s de Virgile av aie n t
été d é po sé es; lîoccace y vint so uv ent rêv er et co n su lte r,
1 . R o t île 1300 à 1313 .

�c o m me u n oracle, l’o m b re du g ra n d p o è te; e t la voix q u ’il
cro yait e n te n d r e lui e n se ig n a it q u e seule la poésie pro d u it
la vraie gloire, seule elle accorde l’im m ortalité à ses ad epte s.
Boccace n e résista pas à ces conseils : il se fit rom an cier,
poète, c o n te u r , p o u r les d iv e rtisse m e n ts de la c o u r de
Naples, et s u r to u t de la noble d a m e q u ’il a aim ée et ch an té e
sous le n o m de F iam m etta . L’on n ’ex ag ère d o n c rie n en
d is a n t qu e Naples, avec sa n a tu r e , ses souvenirs, sa bril­
lante co ur, a e x e rcé s u r le génie de Boccace u n e in fluence
profon de et décisive.
Après b ie n des résistances, Boccaccio di Ch ellino finit
p a r p e rm e ttre à son fils de r e n o n c e r a u co m m e rc e — pe utêtre s’était-il convaincu qu e le j e u n e h o m m e n ’avait rien
de ce q u ’il faut p o u r y réu s sir, — m ais à con dition q u ’il é tu ­
d iât le droit c a n o n ' : il y avait alo rs d a n s celte c a rr iè re de
beaux bénéfices à réaliser. Mais Boccace ne po u ssa pas loin
ses é tu d e s ju r id i q u e s , p r é f é r a n t ré s e rv e r to ut son te m p s à
la composition d ’œuvres assez c o n sid é rab le s en prose et en
vers.
C e p e n d a n t son p è re, d even u veuf, le r é c la m a it a u p rè s de
lui, et Boccace re v in t à F lo r e n c e en 1341, sans a u c u n
e n th o u s iasm e. Cette ré p u b liq u e de m a r c h a n d s partagés
e n tre le souci du gain e t les passions politiques re s se m b la it
si p e u à l'in so u cian te co u r de N aples! Aussi ne s’y fixa-t-il
j a m a is définitive m en t : q u a n d son p ère se fut rem arié, il
voyagea : en 1346 n o u s le tr o u v o n s à Ravenne, à Forll
en 1347, et de nouveau à Naples en 13482. I.a m o r t de son
p ère , qui lui laissa la tutelle d ’u n j e u n e fr è re avec la ges­
tion de le u r m od este p a tr im o in e , le ra p p ela e n c o re u n e
fois à F lo r e n c e ; et ce fut alo rs, de 1330 à 1333 environ,,
q u ’il co m p o sa son c h e f- d ’œ uvre, le Décam éron.
1. On appelle ainsi le d ro it ecclésiastiqu e fondé sur les canons de
l’E glise, c'est-à-dire su r les décision s des conciles en m atière de foi e t de
d isciplin e.
Boccace n ’é ta it pas à F lorence lors de la peste qui ravagea cette
v ille en 1348, e t dont il a tracé, en tète du Décaméron, un tableau
célèbre (V oir ci-a p rès, e x tra it 1 du Décaméron) ; c’est lu i-m êm e qui nous
le d it dans un passage de son Comento sopra la Divina Commetlia ».
lezion e 24 (Ed. M ilanesi, t. II, p. 1!)).

�A p a rtir de ce m o m e n t, la p h y sion om ie de Boccace se
modifia le n t e m e n t : les a r d e u r s de la j e u n e s s e s o n t p as­
sées ; la q u a r a n t a in e a rriv e, e t ses cheveux b lan ch issan ts
n e le lui la isse n t pas ig n o r e r ; le frivole c o n te u r d ev ie n t ou
s’efforce de d e v e n ir u n h o m m e g rav e; il j o u e à F lorence
u n c e rta in rôle, no n pas d a n s la politique p r o p r e m e n t dite
p o u r laq u elle il n ’a a u c u n goût, mais co m m e a m b a s s a d e u r ;
il e st envoyé n o t a m m e n t a u p rè s des papes I n n o c e n t VI et
U rbain V à Avignon, en 1354 et en 1365, puis à Rome
en 1307 p o u r féliciter ce m ê m e Urbain V de son re t o u r
d a n s la Ville É t e r n e l l e R e n o n ç a n t a u x œ uvres d 'im a g in a ­
tion en italien, il se t o u r n e e x clu s iv em en t vers l'érudition*
l ’é tu d e de la poésie c lassiqu e, latin e et g re c q u e , et de l’his­
to i r e ; il n 'é c rit p lus g u è re q u ’en latin. En m ê m e tem p s sa
p e n sé e évolue d a n s u n e d irectio n fo rt in a tte n d u e : le scep ­
tique, l’irré v é re n c ie u x a u te u r du Décaméron se co nvertit
e t dev ient dévot. La tr a n sfo rm a tio n est com plète à p a rt ir
de 1362.
P a rm i les influences diverses q ui, p e n d a n t cette p ério de,
s ’e x e r c è r e n t s u r l’e s p r it de Boccace, il c o n v ie n t de r a p p e ­
le r en p rem ière ligne l’a m itié de P é tr a r q u e avec le quel il
était e n tr é en rela tion s d ep u is 1350.
P é t r a r q u e , arrivé alo rs à l’apogée de sa gloire, était
l ’h o m m e le plu s célèbre de son siècle : son c o u r o n n e m e n t
so le n n e l au Capitole, en 1341, avait viv em en t frapp é les
esp rits : avec lui la poésie de Virgile, la prose de Cicéron
et de Tite-Live se m b la ie n t ap p e lé es à r e n a î tr e , c a r c’est à
ses œ uvres latines, bien plus q u ’à son Ca nzoniere, q u ’il d u t
to u t d ’a b o rd sa ré p u ta tio n . L’esp r it de l’an tiq u ité revivait
d a n s ses œ uvres e t j u s q u e d a n s ses lettres, d ’où se d ég a­
geait u n e co ncep tio n toute nouvelle de la poésie, de l’a r t ,
de l’h o m m e. Tout était p ro p r e à s u r p r e n d r e e ^ à p laire en
lui, dep uis sa vie e r r a n te , sa passion p o u r les voyages, son
1.
P a rm i les m issions m oin s im portantes qui fu rent confiées à Boc ­
cace, notons encore celle-ci, qui intéresse tou t p a rticu lièrem en t l’his­
toire littéra ire. A la fin de 1350, Boccace fu t chargé de porter un cadeau
•de cinquan te écus d ’or ii une fille de Dante, B éatrice, q u i é ta it religieu se
.à R a venne, dans le m onastère de S. Stefano d e ir Ul i va.

�cosm opolitism e en u n m o t, j u s q u ’a u c h a rm e r a r e qui devait
r a y o n n e r p o u r ainsi dire de toute sa p e rs o n n e , si l’on en
j u g e p a r les a m itiés et les a d m ira tio n s n o m b r e u se s et
fidèles q u ’il a insp irées.
l ’eu de ces am itiés f u r e n t plus sin c è re s,p lu s passio nn ées
q u e celle de Boccace : avec to u te l’a r d e u r de sa n a tu r e
g é n é re u s e et p rim e sa u tiè r e , n o tr e a u te u r , plus j e u n e de
n e u f a n s, se d o n n a to u t e n ti e r à celui qu'il ap p e la it son
m a îtr e , et qui l’était en effet, to ut en r e s t a n t so n am i.
P é tr a r q u e afferm it d ’ab o rd Boccace d a n s son culte de l’a n ­
ti q u it é ; il fit de lui son au x ilia ire le p lu s a c tif e t le p lus
in te llig e n t d a n s c ette initiation de l’esp rit m o d e r n e p a r
l’é tu d e des ch efs-d’œ uvre a n tiq u e s , à la quelle 0 1 1 a d o n n é
le n o m d 'hum anism e. S a n s d ou te 0 11 est s o u v e n t ten té de
r e g r e tt e r q ue Boccace ait été e n tr a în é p a r P é tr a r q u e à
d é d a ig n e r la lan gu e ita lien ne c o m m e m oins noble q ue le
l a t in ; m ais, si légitime q u e soit ce re g r e t, il 1 1 e doit pas
n o u s faire o u b lie r les services r e n d u s p a r l’h u m a n is m e à la
cause de la R en aissanc e d o n t Boccace fut, avec P é tr a r q u e ,
u n des plus a u th e n t iq u e s p ro m o te u rs . Boccace fit m êm e
plus e t m ie u x q ue d e suivre P é tr a r q u e d a n s la voie que
celui-ci avait o uverte ; il le d e v a n ç a s u r u n p o in t : le p r e ­
m ie r p a rm i les é ru d its d ’Occident, il étu dia le g rec et fit
faire sous ses y e u x u n e tr a d u c tio n in tég rale de I l i a d e et
de O d y ss é e .
P é tr a r q u e 1 1 e b o r n a p as là son in fluen ce. L’a m a n t de
L aure, co m m e le c o n te u r d u Décaméron, avait eu u n e
je u n e s s e dissipée; mais, A m e - s i n c è r e m e n t religieuse,
P é tr a r q u e é tait p a rv e n u , p a r u n s u p r ê m e effort d e sa
volonté, à s ’a r r a c h e r au x sé du ctio ns d u plaisir. 11 avait,
q u a n d Boccace le c o n n u t, rec o n q u is le calm e de sa c on s­
cience lo n g te m p s tro u b lé e e t professa it u n e piété à la fois
sin cère et large d o n t il 1 1 e se d é p a rtit pas j u s q u ’à sa m ort.
Boccace n ’e n é tait pas là : s u j e t e n c o re à des e rr e u r s , à
d es faiblesses re g r e tta b le s ,il se n ta it q u e l’h e u re é t a i t v e n u e
p o u r lui de se r a n g e r , m a is il lui m a n q u a i t la force n é c e s ­
saire p o u r m e ttr e ses b o n n e s r é s o lu tio n s en p ratiq u e.

�P é t r a r q u e l’y aida p a r ses am icale s cl p re s sa n te s e x h o rt a ­
tions, mais seul u n in c id e n t sin g u lie r pré cip ita p o u r ainsi
dire sa conversion. En 1362, u n m o in e n o m m é Gioacchino
Ciani vint trou v er Boccace p o u r lui c o m m u n iq u e r les révé­
lations q u ’avait eues à son s u je t u n s ain t p erso n n ag e, le
b ie n h e u r e u x P ie tro P e tr o n i, m o r t r é c e m m e n t : Boccace
devait r e n o n c e r au plu s tôt à to ute p en sée p ro fa n e et en
p artic u lie r à l’étud e trop a im ée des éc riv ain s païens, p o u r
se c o n s a c r e r to ut e n ti e r à la p én ite n c e en vue d ’u n e
m o r t im m in e n te . Ces r e c o m m a n d a t io n s e t cette m e n a c e
p ro d u is ir e n t u n e im p ress io n profo nd e s u r l’esp r it de
Boccace ; il fut s u r le p o in t de b r û l e r tous ses livres,
e t sa n s doute il l'e û t fait s’il n ’avait eu d ’abord l’h eu reu se
idée de c o n s u lte r P é tr a r q u e . Celui-ci c alm a les t e r r e u r s de
son ami d a n s u n e fort belle lettre, c u rieu se s u r to u t en ce
q u ’on y trouve la p re m iè r e te ntative de conciliation e n tr e
la raiso n et la foi, e n tr e u n e piété sin cère et le culte des
a n c ie n s, tentative q u e d evaient r e n o u v e le r tous les h u m a ­
nistes, to us les g ra n d s h o m m es de la R enaissance, Boccace
suivit les sages conseils de son am i et p o u rsu ivit ses tra ­
vaux avec calm a, en se p ré o c c u p a n t dav anta ge de son
salut, en d é p lo r a n t les e r r e u r s de sa je u n e s s e , e n r e n i a n t
m ê m e son c h e f-d ’œ uvre.
La vieillesse du c o n te u r fut assom brie p a r des infirm ités
p réc o c es e t s u r to u t p a r la pau vreté : m o d e ste et in d é p e n ­
d an t, il n ’avait pas e u , c o m m e P é tr a r q u e , le t a le n t de s’a ss u ­
r e r p o u r ses vieux j o u r s u n e aisance qui le m it à l’ab ri du
besoin. Il ne voulut ja m a is rien devoir à p e rs o n n e , pas
m ê m e à son m e ille u r am i. Il faut d ire q u ’en 1302 il avait
fait u n e assez pén ible e x p é rie n c e : ten té p a r les belles p ro ­
m esses d ’u n F lo r e n ti n , d even u g ra n d - sé n é c h a l d e l à reine
J e a n n e de Naples, Niccolô Acciaiuoli, il s ’é tait décidé à se
fixer d éfin itivem ent au pied d u Vésuve; m ais l ’accueil q u ’il
r e ç u t lui p ro u v a dès les p re m ie r s j o u r s q u ’il lui fa u d r a it
r e n o n c e r à sa liberté, à sa dignité m êm e. Sa légitime fierté
en fut vivem ent b lessée, et il se p ro m it bien q u ’on 1 1 e l’y
p r e n d r a i t plus. 11 véc ut d onc s im p le m e n t, p a u v r e m e n t

�m e m e, ta n t ô t à F lo re n c e , ta n t ô t à C ertaldo, dan s la m odeste
m a iso n p a te r n e lle 4.
Au mois d ’octo bre 1373, il fut chargé p a r la S eig n e u rie
d e F lo ren ce de c o m m e n t e r p u b li q u e m e n t la Divine Comédie
d e Dante, m o y e n n a n t u n m o d iq u e salaire. Les le ctu re s , qui
■avaient lieu to us les .jours, sa u f les j o u r s f é r i é s 2, c e ss è re n t
d è s le mois de ja n v i e r suivant : Boccace était m alade et,
d e plus, aigri p a r c e rta in e s critiq ues m alveillantes d o n t son
e n s e i g n e m e n t avait été l’objet. 11 se r e tira d o n c à C e r taldo
q u ’il ne q u itta plus, (&gt;t c’est là q u ’il m o u r u t le 21 d é ­
c e m b r e 1375; il y avait e x a c t e m e n t dix-sept m ois que
P é tr a r q u e é tait m o r t, et ce deuil a chev a d ’a ttriste r.le soir
d ’u n e vie d o n t le m atin avait été si b ri ll a n t et si joyeux.
On n e p e u t se d éfen dre d ’u n e vive sy m p a th ie p o u r le
■caractère de Boccace ; n ’oublions pas qu e la lég èreté et la
c o rr u p tio n d o n t uni* p a rtie de son œ uvre po rte la trace
n ’atte ig n ire n t ja m a is son c œ u r : il fu t bon, dévoué, s e n ­
sible j u s q u ’à la susceptib ilité peut-être, m o deste, d é sin té ­
ressé, fr a n c , capable, il est vrai, de vivacité et m ôm e d’e m ­
p o r t e m e n t , m ais n o n de r a n c u n e ni de malveillance. En
so m m e, u n c h a r m a n t co m pa gn on p e n d a n t sa je u n e s s e , u n
a m i s û r et dévoué d a n s son Age m û r .

§ II.

L ’ŒUVRE DE BOCCACE

Boccace a laissé u n e œuvre b eau co u p plus vaste et plu s
v ariée q u ’on ne le croit c o m m u n é m e n t ; s'il res te p a r excel­
len ce l’a u t e u r d u Décaméron, l ’on n e doit p o u r t a n t pas
ig n o r e r q u ’il a attaché son n o m à d ’au tr e s ouvrages très
dif férents de celui-là. Essayons de d o n n e r b rièv em en t u n e
idée exacte de ce que fut son activité littéraire.
1. Cette maison existe encore dans la partie haute du villa g e de C er ­
tatdo, su r la rive droite de l'Eisa, au nord de Sienne. Il n'y reste aucun
au tre sou ven ir de Boccace que les m u rs m êm es.
2. Les leçons a va ien t lieu dans une église, S. Stefano di Radia,
aujou rd'h ui disparu e, et que l'on confond parfois, à to rt, avec un autre
S . Stefano qui se trouve à peu de distance du Ponte-V ecchio.

�Ses écrits p e u v e n t ê tr e classés sous trois r u b r iq u e s dis­
tinctes :
1° ( oeuvres d ’im ag in a tio n , en it a li e n ; 2° (œuvres d 'é r u ­
d itio n , en italien ; 3° oeuvres d ’é ru d itio n , en latin.
t° o e u v re s d ’im agination, en italien :
Ce s o n t les p lu s n o m b r e u s e s . C h ro n o lo g iq u e m e n t, elles
a p p a r t i e n n e n t à la p r e m iè r e partie; de la vio d e Boccace,
de I338 1355 e n v iro n , c’e s t-à -d ire à la pério d e de passions
juv éniles, de h a rd iesse in telle ctu elle e t m o rale. On peu t
les diviser en d eu x g ro u p e s : les œ uv res de j e u n e s s e p r o ­
p r e m e n t dite, et celles de la m atu rité .
I.es œ uv res de je u n e s s e , c o m m e n c é e s p o u r la p lu p a r t ou,
to u t au m o in s, c o n ç u e s à Naples, e t ach evées à F lo ren ce,
s o n t a u n o m b r e de sept.
Il Filocolo ', lon g ro m a n en prose, n 'e s t g u è r e q u e le
re m a n ie m e n t d ’u n ro m an fran çais, fort célè b re au m oyen
Age, l'histoire de F lo ire et de B lan chefleu r. Ce fut le p r e ­
m ie r essai de Boccace, e t l'on s’en a p e rç o it s a n s pein e ;
l'a b u s de la m y thologie et île l’é ru d itio n classiq ue, qui
d é p a re presq u e tous ses écrits a p p a r t e n a n t i\ cette pério de,
s ’y fait s e n t i r d 'u n e façon p a rt ic u l iè r e m e n t désagréable. On
y r e n c o n t r e p o u r t a n t d es pages a im ab les , orig inales m ê m e ;
tel e st l’épisode où, p a r u n a n a c h ro n i s m e hard i, Boccace
fait a b o r d e r so n héros, Florio, s u r la côte do Naples; l 'a m a n t
in f o rtu n é de B ian coflo re y re n c o n t r e u n e é léga nte société
a u milieu d e laq u elle b rille F ia m m e tta , la no ble d a m e
a im ée d e Boccace; e t celui-ci saisit ce p ré te x te p o u r tr a c e r
de la vie et d e s passe-tem ps de la société nap olita ine , à
laquelle il fut si é tr o it e m e n t m êlé, u n tab leau qu i p e u t ê tre
c o n sid éré c o m m e u n e p re m iè r e e sq u isse d u Décaméron.
1.
Ce titre, pédantesquem ent forgé au moyen de doux mots grecs,
devait signifier, dans la pensée do l'aute ur: fatigues, peine« d'am our;
c'est le nom sous lequel se cache le héros, dans le roman de Boccace,
lorsqu'il parcourt h* monde, h la recherche de sa bien-année. En réalité,
Filocolo (prononce/. Filôcolo) ne veut rien dire de cela. Quelques éditeurs
ont propose d'écrire Filocop o , titre que portent certaines éditions. Le mot
serait peut-être m ieux formé a in si, mal« c'est bien Filocolo que Boccace
a voulu écrire.

�11 Filostrato ', p o èm e en o c ta v e s 3, r e t ra c e le ro m a n d ’u n
(ils de P ria n t, Troïle, e t de Chryséis (Griseida), d o n n é e ici
p o u r fille de Calch as. Le su jet, dérivé des lég end es relatives
il la g u e r r e de Troie, avait été ra c o n t é e n français, au
xit“ siècle, p a r u n écrivain distin gu é, Benoit de S a in te Maure. Boccace l’a r é d u i t a u x p ro p o r tio n s d ’u n e sim ple
histoire d ' a m o u r ; to ute la p artie h é ro ï q u e d u su je t a dis­
p a ru p o u r faire place a u ré c i t d ’u n e s éd u ctio n et d ’u n e
tr a h iso n a m o u r e u s e ; m a is ce ré c it est, d a n s son g e n re , u n
chef-d'œ uvre d ’analy se à la fois p é n é t r a n t e et m alicieuse,
s u r t o u t d a n s le p e rs o n n a g e de G riseida ; c’est d é jà du m eil­
le u r Boccace.
Lu Fiammetta, c o u rt ro m a n e n pro se , est e n c o re , m algré
u n certain abu s île ré m in is c e n c e s classiques, u n chefd ’œ uvre d ’analy se psychologique, s u r t o u t d a n s la p e in t u r e
d ’u ne p assio n a rd e n te , et e n q u e lq u e so rte fatale. L’a u te u r
y a r a c o n té l'histoire de ses p ro p r e s a m o u r s et de la t r a ­
hison d o n t il fut v ictim e; il s’est b o rn é à in te rv e r tir les r ô le s ;
Panlilo (Boccace) est l'infidèle d a n s le r o m a n , et c ’est Fia m ­
m e tta q ue l'a b a n d o n de son a m a n t laisse in consolable.
Il N in fa le d'A m eto, en prose avec des parties rim é es, est
u n e églogue allég o riq u e p lu s é tra n g e q ue v r a i m e n t in té­
ressan te. Dans le g e n re idyllique Boccace fut in fin im e n t
m ieu x in spiré lo r s q u ’il écrivit il N in fa le Fiesolano, petit
poèm e en o c ta v e s; 0 11 a p u d ire avec raiso n d e ce d e r n i e r
ouvrage, q ue, si Boccace n ’avait ja m a is é crit a u tr e chose,
cela e û t suffi p o u r sa u v e r son n om de l'oubli et lui a s s u r e r
u n r a n g d is tin g u é d a n s l'h isto ire de la poésie ita lien n e* .
1. E ncore un titre p réten tieu x que Boccace e x p liq u a it : celui qui est
abattu pur l'am our. Si cette qualification c o n vien t bien en effet au per­
sonnage île T roilo, le m ot F ilostrato e st encore bien m a la d roitem en t
forme.
2. A propos de celle strophe de huit ver* (offrira rima), don t lu fortune
fut grande par lu nulle daim la poésie italienn e, avec le Po litie n ,
l’A r ioste et le Tanne, on fait so u ven t honneur il Boccace de mm Invention.
R'oat une erreu r : l'octave é ta it déjii en usage dans la poésie populaire,
m ais le m érite de Boccace est de l'avoir, le prem ier, em p lo yée dans lu
poésie sa va n te, dan» la littéra tu re proprem en t ilile. On trou vera ci-aprè»,
il la suite des e x tra its du N in fale F ieaolano q u elq u es ren seignem ents sur
la stru ctu re de l'octave, et du vers italien en gén éral
3. Ou en trouvera cl-oprè» une analyse cl des ex tra its.
1*

�Les deu x p oèm es qui c o m p lè te n t ce p re m ie r groupe
d ’œ u vres ju v é n ile s a tt e s t e n t de la p a rt de l’a u t e u r u n e
g r a n d e activité et le d é s ir louable de s’essay er d a n s les
g e n re s les plus d iv e rs; m a is 0 11 ne s a u r a it d ire q u ’il y ait
p l e i n e m e n t réu ssi : la Teseide (en octaves) est u n e curieuse
te ntative d'épopée (m ais Boccace n ’avait pas la tète épique !);
i'Am orosa visione (en terza rima) voudrait être u u poème
allé go riq ue et d id actiq u e, à la façon de la Divine Comédie;
m a is l’a u t e u r s’est lui-m êm e in téressé si p eu à son su je t
q u ’il s’est é garé d a n s d ’in te rm in a b le s dig ressio ns m y th o ­
logiques et a te rm in é b ru s q u e m e n t son œ uvre san s aller
j u s q u ’a u bou t du plan q u ’il avait a n n o n c é en co m m e n ç a n t.
P o s t é rie u r d e q u e lq u e s a n n é e s est le seco n d groupe
d ’œ uv res où le ta l e n t de Boccace s ’a ffirm e d a n s toute sa
p lé n itu d e ; no us y trouvons le Décaméron, suivi d ’assez p rè s
p a r le Corbaccio 1.
Lorsque l’on e x a m in e les essais de sa j e u n e s s e , 0 11 s 'a p e r ­
çoit que Boccace n'y avait pas e n c o re trouvé sa véritable
voie; les œ u v res de longue h aleine n ’éta ie n t pas son fait :
inhabile à s o u t e n ir l’i n t é r ê t d ’un ro m a n d ’av entu res, d 'u n
p o èm e h é ro ïqu e ou allég o riq u e, il y tom bait f r é q u e m m e n t
d a n s u n d é fau t grave, la prolixité. Au c o n tra ire , il réussis­
sait avec u n ra r e b o n h e u r les scèn es d 'u n c a ra c tè re in tim e,
les tableau x de d im e n sio n s re s tre in te s , où les do ns d ’o b­
servation et d ’an aly se q u ’il possédait à u n h a u t d egré
tro u v aie n t le u r emploi n a tu re l. Dans ces conditions, il (it
bien de r e n o n c e r a u ro m a n p ro p r e m e n t dit p o u r se consa­
c r e r à un g e n re plus m o deste, m ais d a n s lequel il devait
s'im m o r ta lise r , le con te, ou, com m e l’a p p e lè re n t les Italiens,
la nouvelle.
Le m oy en âge possédait u n g ra n d n o m b r e de ces co ntes;
il suflit de ra p p e le r ici les fa b lia u x français d u xui° siècle,
et, en Italie, le re c u e il célèb re in titulé Novellino ou Cento
Novelle antiche, com pilé u n demi-siècle en viron a v an t le
Décaméron. Dans ces compositions, de lo n g u e u r variable,
1. Su r le* titres de ce« deux ouvrages,’ voir, ci-après, les e x tra its qne
nous un donnons.

�•nais g é n é r a l e m e n t assez courtes, était c o n te n u le ré cit de
q u e lq u e a v e n tu re , u n e a nec do te, m o ins q ue cela m êm e, u n
p ortrait, u n e silhouette, u n b on m ot, p ré s e n té s avec l'in ­
ten tio n de faire r ire aux d ép ens de q u e l q u ’u n ou de q u e lq u e
c h o s e ; le r ire y est d on c m o q u erie, c’est-à-dire q u ’il co n ­
tie n t, to ut au m o in s en g erm e, u n e in te n tio n satiriq u e .
C ’est u n com ique réaliste, te r re à te r re , s o u v e n t vulgaire.
Boccace a élargi le ca d re de la nouvelle p a r l’a m p l e u r
q u ’il a d o n n é e à c e rta in s récits, p a r l’im p o rta n c e accordée
à l’an aly se des s e n tim e n ts, à la p e in t u r e des ca ractères, p a r
le soin m in u tie u x avec lequel il a rec o n s titu é le lieu de la
s c è n e et le m ilieu où év o lu en t ses p e r s o n n a g e s ,p a r u n sen s
tr è s vif de la réalité, g râce a u q u el il a s u tr a n s f o r m e r en
ta bleaux achevés les éb au ch es g é n é ra l e m e n t so m m a ire s de
ses p ré d é c e s se u rs, p a r la m alice enfin e t p a r la verve rail­
le use qui a c c e n t u e n t f o r te m e n t la po rtée satiriqu e des
récits. Mais, q u a n t à la co n stitu tio n m ê m e de la nouvelle,
Boccace n ’y a p re s q u e rien chan gé.
Ce qui lui a p p a r t ie n t en p ro p r e , c’est l'a r t; \a m atière d u
Décaméron est p e u originale. 11 ne s’y trouve p ro b a b le m e n t
pas u n e seule nouvelle q u e l 'a u t e u r ait inventée de toutes
pièces, et l’idée m ê m e d ’e n c h â s s e r ses co n te s d a n s u n récit
plu s vaste, qui é t a b l it e n tr e eux un lien c o n tin u , qui en forme
le c ad re et c on stitue l’u n ité d u livre ', n ’é tait pas neuve :
u n des re c u e ils de co ntes les plus lus a u m oy en Age, le
Livre des sept sages de Rome, en fo urnissait déjà u n exem p le.
Quelle est d o n c l’origine de toutes les h istoires qu e Boc­
cace a recueillies d a n s le Décaméron ? Où les a-t-il prises?
— On a p r é t e n d u qu'il avait pillé les fabliaux français, avec
q u e l q u e s - u n s desq u els p lu sieurs de ses n o u v e lle s offrent en
effet des res sem b lan ce s fr a p p a n te s . Mais rien ne prouve
q u e Boccace les ait co n n u s, et n u l ne p o u r r a it affirm er que
ceux-ci fu s se n t e u x -m ê m e s o rig in au x . Fabliaux et nouvelles
s e m b le n t p lu tô t r e m o n t e r a u n e so u rc e c o m m u n e , la tradi­
tion orale. E n u n tem p s où les livres é ta ie n t r a r e s et coû­
teu x, et le n o m b r e de c eux qui savaient lire fort r e s tre in t,
m ais o ù l’on a d o ra it c e p e n d a n t les histoires, les récits se
1. On trouvera plus loin un résum é île ce cadre du Decameron.

�t r a n s m e t ta i e n t de b o u c h e en bo u ch e, se p ro p a g e a ie n t à de
g ra n d e s d is tan ces avec u n e é to n n a n t e ra p id ité , g râ ce a u x
v oyageurs, c o m m e r ç a n t s o u é tu d i a n ts (les u n iv ersités de
P aris, M ontpellier, Bologne a ttir a ie n t la je u n e s s e de tous
les pays civilisés), e t à la fav eu r des C roisades qui m i r e n t
l'E u ro p e latine en c o n ta c t avec l’O rien t. A cette tradition
orale, d ’u n c a ra c t è re n o n s e u l e m e n t im p e rso n n e l, m ais in ­
te rn a tio n a l et m ê m e u niv erse l, Boccace a fait de larges e m ­
p r u n t s ; il n ’en a pas m o in s fait au x tr a d itio n s locales, ita­
liennes, nap olitaine s, génoises, ro m a g n o le s et s u r to u t
flo ren tin es. Nous re tro u v o n s d a n s le Décaméron l’écho des
co n v ersatio n s, l’on p o u r r a it p r e s q u e d ire des co m m é ra g e s , de
F loren ce, de S ien n e ou d e Naples. Q uelques nouvelles co n­
ti e n n e n t c e r t a i n e m e n t u n fond de vérité et m e t te n t en
scèn e «les p e rs o n n a g e s h is to riq u e s, tels (¡uido Cavalcanti, le
p oète am i de Dante, Giotto, le r é n o v a t e u r de la p e in t u r e ita­
lien n e, et bien d 'a u tr e s e n c o r e 1.
De tous ces é lé m e n ts h a b ile m e n t mis en œ u vre, Boccace
a com posé u n recueil e x tr ê m e m e n t varié et vivant : varié,
parc e q u e tous les g e n re s y s o n t re p r é s e n té s , d e p u is le sim ple
bo n m ot, la farce d ’a telie r, l'épaisse gaieté p op ulaire ou
villageoise, ju s q u 'a u x récits les plus ro m a n e s q u e s , les plus
to u c h a n ts, les plus tra g iq u e s; — vivant, c a r to ute l’Italie d u
xiv° siècle, avec ses m œ u r s , ses p réju g és, ses vices, ses p as­
sions, y défile sou s nos y eux , toutes les classes de l a société
y s o n t re p r é s e n té e s , c a racté risé es d ’u n tr a it j u s te e t frap­
pan t.
A ces m é r ite s on a c o u tu m e d 'o p p o se r l'im m oralité bien
c o n n u e d u Décaméron, tr o p c o n n u e m ôm e, et q u e l’on ne
d oit pas e s s a y e r de d is sim u le r. A la lin de sa vie, Boccace
assagi p a r l'Age a d o n n é le p r e m i e r l’e x e m p le de l a sévérité
la plus rigo ure use d a n s l'ap préciation m o rale do son œ uvre.
Il est in co n testa b le qu e le Décaméron esl un livre d 'in s p iration
I.
Oii verra c i-a pres» que doux personnages de la n o u v elle IX Ven­
geance d'un para site) non* nont égalem ent connu* par divers» passages
il»; la d ivin e Comédie, — Au début do la nÔuvelle du Faucon (Kxlr. VIII
du Décamér o n Boccace indique avec soin le nom de la personne do
laquelle il tenait co récit.

�ratio n frivole, et l’a u t e u r l’avait in g é n u m e n t d éc la ré dès
les p re m iè r e s pages. Deux re m a r q u e s s’im p o sen t à ce sujet.
I.a p re m iè r e est que l'im m o ra lité , la grossièreté m êm e de
c e rta in s co n tes, si fâch euse s q u ’elles p u is s e n t n o u s p a ra ître
a u j o u r d ’hui, n e d é p a ss a ie n t p a s c o q u e to lé ra it alors le goût
p u b lic ; on tr o u v e ra it l’équivalent, ou m êm e pis, chez les p r é ­
d écesseu rs, les c o n te m p o ra in s ou les su cce sse urs de Boccace,
ta n t en F r a n c e q u ’en Italie. En seco n d lieu, l’o n n e do it pas
o u b lie r q u ’il y a des parties p a rf a ite m e n t saines d a n s ce
chef-d’œ uvre. P é tr a rq u e , qu i n e le c o n n u t qu e to u t à la fin de
sa vie, é c riv it alors à Boccace q u ’il y av ait r e m a r q u é b eau co u p
de p en sées « pieuses et graves ». Ce ju g e m e n t tém oigne d ’u ne
in d u lg en ce excessive; il est à r e t e n ir c e p e n d a n t : ceux qui
n e c h e r c h e n t q u e le scan d ale d a n s le Décaméron n ’ont pas
de peine à l ’y tro uv er ; mais les le c te u rs réfléchis et sérieux
p e u v e n t tou jo urs, c om m e P é tr a r q u e , y d é c o u v rir b o n n o m b re
de n ouvelles a b s o lu m e n t h o n n ê te s , d o n t q u e lq u e s -u n e s
e x p r i m e n t m ê m e u n idéal m o r a l d’u n e réelle élévation.
Aussi n ’est-il pas m alaisé de p u b lie r des e x traits d u Déca­
méron destinés à fam iliariser la j e u n e s s e avec l’a r t et le
style de Boccace, sa n s p o u r t a n t m a n q u e r au pré cep te de
Juvénal : « Máxima d e b e tu r puoro r e v e re n tia . »
Le Corbaccio n ’a pas la h au te v a le u r du Décaméron.
Cette invective p a ss io n n é e c o n tre les fem m es est dép arée,
elle aussi, p a r des grossièretés i n e x c u s a b le s ; m ais il s ’y
attach e u n d o u b le i n t é r ê t : au p o in t do vue littéra ire, le
style de Boccace y a p p a ra ît plus dégagé, plus populaire,
m o in s étu d ié et m o in s p o m p e u x q ue d a n s le Décaméron; en
o u tr e , ce p e tit livre j e t te u n e vive lu m iè r e s u r l ’état d ’esp r it
de so n a u te u r , au m o m e n t où s’acco m p lissait e n lui cette
évolution in telle ctu elle et m o r a le d o n t il a été q uestion cidessus. Le Corbaccio e n est u n des sy m p tô m e s les plus
c u rie u x : l’invective, à la bien p r e n d r e , s’ad re sse to u t a u t a n t
à Boccace lu i -m ê m e q u ’a u x fe m m e s : les violences de son
langage s’e x p li q u e n t p a r le s e n t im e n t de h o n te et de dépit
q u ’il é prou vait à la p e n sé e de ses d é so r d re s et de son
in c u r a b le légèreté.
Le Corbaccio (1355) est le d e r n i e r ouvrage qu e Boccace

�ait é c rit on italien « p o u r e x c ite r les a p p la u d isse m e n ts du
vulgaire ». A p a r t ir de c ette d a te, il se c o n sa c r a tout
e n ti e r à ses trav au x d ’é ru d itio n .
A joutons en c o re , p o u r ê tr e com p let, q u e Boccace a
com posé, au x é p o q u e s les plus d iverses de sa vie, un cerlain n o m b r e de poésies d éta c h é e s, s o n n e t s e t canzoni, d o n t
la réu n io n form e u n Canzoniere, fo rt in f é rie u r a s s u r é m e n t
à celui do P é t r a r q u e , c a r Boccace n ’avait pas l'ex qu ise
sensibilité de son illustre a m i, m ais q ui n ’est c e p e n d a n t pas
s a n s valeur.
2° Œ u v r e s d 'é ru d itio n en italien :
Ces œ u v res, a u n o m b r e de d eu x , se r a p p o r t e n t la p e r ­
s o n n e et a u p o è m e do Dante. Ce s o n t : lu Vita d i Dante, et
le Comen to sopra la Commed ia d i Dante.
Dès sa je u n e s s e , Boccace professa p o u r lia n te u n e a d m i­
ration p rofon de q ui n e se d é m e n t it ja m a is ; d a n s l’Amorosa
visione, d a n s l’.tmc/o et j u s q u e d a n s le Corbaccio, l'on relè­
verait m ain tes ten tativ es d ’im itatio n d a n te s q u e . Ces te n ­
tatives ne son t pas h e u re u s e s ; Boccace n 'é ta it pas fait
p o u r s’assim ile r la p e n sé e et l'a r t d e D ante, ni m êm e p o u r
les b i e n c o m p r e n d r e ; m ais il sen ta it tou te la g r a n d e u r do
ce génie, et cela lui fait h o n n e u r . Avec sa c o u ra g e u s e fran­
chise, il osa re p r o c h e r à P é tr a r q u e la fr o id e u r qu e celui-ci
affectait il l’ég ard de la Divine Comédie; et, co m m e l'in te l­
ligence de ce g ra n d poèm e d e v e n a it de j o u r en j o u r plus
rare et plus difficile, Boccace lit de louables efforts p o u r
e n t r e t e n i r à F loren ce le cu lte de Dante.
I.a V ita di Dante, écrite selon tou te a p p a r e n c e peu a p rè s
le Corbaccio, n 'a pas u n e très g ra n d e v a leu r h is to riq u e ;
Boccace ne possédait q u e peu de d o n n é e s positives s u r la
p e rs o n n e et su r la vie de Dante. Celui-ci avait q u itté Flo­
r e n c e en 1302 p o u r n ’y plus re v e n i r ; aussi Boccace ne
pouvait-il g uère, a u x e n v iro n s do 1360, c o n s u lte r de tém oins
a y a n t c o n n u p e r s o n n e lle m e n t le poète. T rop so uv ent il a
rem p lacé les r e n s e ig n e m e n ts précis qui lui m a n q u a i e n t pa r
des tradition s p eu sû re s, accueillies trop a is é m e n t, ou
e n c o re p a r d e s c o n sid é ra tio n s d 'o rd re m o ral plus p ro p r e s

�i/ œ u v r e

de

hoccack

îr»

n o u s in s tru ire d es id ées et d es se n tim e n ts de Hoccace qu e
&lt;le c e u x de Dante. La V ila n ’e s t p o u r t a n t pas d ép ou rvu e
d 'in t é r ê t : l’on y retro uv e l ’écrivain adroit, le c o n te u r
a g ré a b le , et l’o n y voit p o in d r e un n o u v e a u Hoccace,
q u 'a n n o n ç a it s e u l e m e n t le Corbuccio : le m oraliste. Celui-ci
«’affirm era peu a p rès d a n s la Let tera consolatoria a Messer
P ino de' Rossi (1364) e t d a n s ses œ uvres latines.
Le Comento» e s t u n fidèle reflet des leçons d a n s lesquelles
Hoccace e x p liq u a p u b l i q u e m e n t /« Divine Comédie à la fin de sa
vie. (le c o m m e n ta ire s’a r r ê te b r u s q u e m e n t à la so ix a n te d ix iè m e leçon, au c ha n t XVII de l'E nfer; o n a vu q u ’e n effet
le p ro fesseu r avait s u s p e n d u son c o u rs au b o u t de m oin s de
trois mois. Cette in te rru p tio n est des plus re g retta b le s, c a r
le c o m m e n ta i re de Boccace est u n des m e ille u rs q u e nous
a it légués le xiv* siècle ; si le sens et la p o rté e véritables
de la pensée et de l’a r t de Dante lui é c h a p p e n t p a r m o m e n t,
d u m o in s a-t-il fait u n effort co nsciencieux p o u r en r e n d r e
c o m p te , et d a n s ses d igressions, parfois 1111 peu lo ng ues A.
n o tr e gré, il a fait e n t r e r u n e foule d ’idées et de notio ns
h is to riq u e s «il litté ra ire s; parm i ses c o n te m p o r a i n s , bien
peu sa n s doute e u s s e n t été cap ables d ’é ta le r u n savoir
au ssi é te n d u e t varié.
.‘I" Œ u v r e s d 'é ru d itio n en la tin :
C’est e n tr e 1337 e t 1300 qu e Hoccace com po sa so n p r e ­
m i e r ouvrage latin intitulé : De casibus virorum illustrium ,
e n n e u f livres. Il y passe en revue tous les p e rson nag es
illustres qui, a p rè s av oir c o n n u la p rosp érité , la puissance
o u la richesse, o n t fait l’e x p é rie n c e du m a lh e u r, depuis
Adam ju s q u 'a u roi de F ra n c e Jean le Hou, alo rs p riso n n ie r
«les Anglais A la suife d e là fun este bataille de Poitiers(13.’&gt;6).
Tous ces in fo rtu n é s fam eu x s o n t c en sés c o m p a r a ître
«levant l 'a u t e u r p o u r lui faire co n n a ître le u r h is to i r e ; c’est
u n défilé m o n o to n e , to t a le m e n t d é p o u rv u d ’a g ré m e n t. Le
livre o b tin t p o u r t a n t u n g ra n d succès. En 1111 tem p s où il
n 'e x is ta it pas de d ictio n n a ire s histo riq ues e t bio graph iqu es,
le lie canibns fut u n ouvrage de vu lgarisation fort u tile ; en
o u tr e , c’élait u n véritable traité de m o rale, et celte façon

�d ’en v isag e r l'histoire é tait assez, nouvelle p o u r c o n stitu e r
a lo rs u n a ttra it. A c e rta in s m o m e n ts en e ffet, Boccace
cesse d 'ê tr e u n tém o in im passible des m isères h u m a i n e s ;
il s’érige en ju g e des m a l h e u r e u x qui n ’o n t pas su éviter
les pièges de l’in c o n s ta n te fo r tu n e , et les leçons q u ’il tire
de l ’histoire s o n t e m p r e in te s d u plus p u r esp r it ascétiqu e.
Le tra ité p lu s c o u r t in titu lé De claris Mulieribus est en
q u elq u e so rte le c o m p l é m e n t du p ré c é d e n t. En ra c o n t a n t
la vie d ’u n e c e n ta in e de fe m m e s illu s tre s , d epu is Eve j u s ­
q u ’à la r e i n e J e a n n e de Naples, Boccace re tro u v e q u elq ue su n e s de ses q u alités de c o n te u r , mais en m ê m e tem p s
l’a u sté rité d e sa m o rale s ’a c c e n tu e de plus en plus.
A côté de ces traités b io g r a p h iq u e s et m o r a u x , Boccace
c o n sa c r a j u s q u 'à sa m o r t le m e ille u r de so n te m p s et de
ses p e in e s à u n e vaste ency clo pédie m y tho log iq ue, en
quinze livres, d a n s laqu elle il a classé m é t h o d iq u e m e n t
tous les p e rs o n n a g e s fabu leu x d o n t la poésie classique a
con serv é le souvenir, en r é s u m a n t toutes les lég en de s qui
se ra t ta c h e n t à c h a cu n d ’eux . Cet ouvrage, d o n t le titre
est : De Genealog iis deorum g entilium , re p r é s e n te un effort
co n sid érab le et fait le plu s g ra n d h o n n e u r à l’é ru d itio n
de B occace. Loin d ’ê tre u n e c om pilation indigeste et im ­
p e rs o n n e lle , le De genealogiis révèle chez, son a u t e u r des
qualités p réc ieu se s : de la m é th o d e e t u n e c e rta in e critique,
la volonté d ’é p u is e r a u t a n t q u e possible son su je t, avec d es
tentatives très h ard ies et trè s c u rie u s e s p o u r i n t e r p r é t e r
les m y th e s d ’u n e m a n iè re r a t io n n e l le ; en o u tre, les d eu x
d e rn ie rs livres c o n t i e n n e n t l ’exposé des idées p erso nn elle s
de l ’a u t e u r s u r la poésie, son essence et son b u t, et s u r le
rôle q u e la fable est ap p e lé e à y jo u e r . A u c u n ouvrage ne
n o u s p e r m e t m i e u x d’a p p ré c ie r à sa ju s te v aleu r la p a rt
qui rev ie n t à n o tr e a u t e u r d a n s la re n a i s s a n c e des étud es
classiques : celle p a r t est c o n sid érab le. Sans d o u te Boccace
n e m a n ia j a m a is la la n g u e la tin e avec l ’élé gance de
P é tr a r q u e et s u r to u t des h u m a n i s t e s p o s té rie u r s ; il n ’as­
p ira j a m a is à être u n é m u le de C icéron, e n c o re m o in s de
Virgile ; il n e fut q u ’u n m o d este e t c o n sc ie n c ie u x vulgari­
sa te u r, et la science m o d e r n e est v olon tiers in ju ste p o u r

�la vulgarisation. Mais, à u n e é p o q u e où il y avait to u t à
faire d a n s le d o m a in e de la philologie classique, pouvait-on
e n t r e p r e n d r e u n e œ uvre plus utile q u e celle q ui m etta it
e n t r e les m a in s d u pub lic u n e foule d e re n s e ig n e m e n ts ,
a lo r s difficilem e nt acc essible s, b ien classés et so ig n euse­
m e n t c o n t r ô lé s ? D’a ille u r s , en d e h o rs m ê m e de son utilité
m o m e n ta n é e , le De genealogiis a s s u re à Boccace u n e
place trè s d is tin g u é e p a rm i les é ru d i ts qui o n t fait u n e
é lu d e spéciale de la mythologie c lassiqu e.
Boccace a e n c o r e d o n n é u n e p reu ve d u soin avec leq uel,
a u c o u r s d e ses lec tu res, il re c u e illa it et classait to us les
faits d o n t la co n n a is sa n c e p ouvait a i d e r à m ieu x c o m ­
p r e n d r e les œ u v re s des a n c ie n s, lo rsqu'il com pila un
a u tr e o uvrage in titu lé : De m ont ibus, silvis, fo n tib us, flu m in i­
bus, stagnis seu p a lu d ibus, de nom inibus maris, véritable dic­
tio nn aire géo g rap h iq u e, où tous les n o m s de m o n ta g n e s,
de fleuves, etc ..., s o n t ra n g é s d a n s l’o rd r e a lp h a b é tiq u e et
a c c o m p a g n é s de q u e lq u e s mots trè s b refs eu i n d i q u a n t la
situ atio n .
T e r m i n o n s c ette ra p id e é n u m é r a ti o n des œ uv res latines
d e Boccace, e n ra p p e l a n t q u ’il a com posé seize églogues
a llég o riq u es, en vers, e t q ue p lu s ie u rs lettres de lui, en
la tin n o u s o n t été conservées.

§ III. — IMPORTANCE DE L ’ŒUVRE DE BOCCACE
DANS LA LITTÉRATURE DE LA RENAISSANCE
I.e n o m de Boccace co m p lè te , avec c e u x de D ante el de
P é t r a r q u e , la glorieuse triad e p a r laq u elle, a p r è s u n e
périod e d e tâ t o n n e m e n t s , s’ouvre d éfin itiv em en t l'histoire
de la li tt é ra t u re ita lie n n e . I.e voisinage r e d o u ta b le de ces
deux g ra n d s p o ê le s d e v a n t lesq uels Boccace s 'in c lin a it
m o d e s te m e n t, a l l a n t se r a n g e r de lui-m ôm e à la troisièm e
place, n e l'e m p ê c h e p as do c o n s e r v e r u n e p h y sio n o m ie
bien p e rs o n n elle , originale, ca ra c té ristiq u e . Il a e x ercé s u r
la li tt é ra t u re de la R enaissan ce u n e influence con sidérab le,

�égale p o u r le m o in s à celle de P é t r a r q u e ; c a r l ’a d m irab le
Canzoniere du poêle de L aure ro m p a it m o in s b r u y a m m e n t
avec le passé. Le Décaméron était u n livre rév o lu tio n n a ire :
on y voyait, se rév éle r b r u s q u e m e n t, avec u n e h ard ie sse qui
va parfois .jusqu'à l’im p e rtin e n c e , le nouvel é ta t d ’e sp r it
qui a llait s’a ffirm e r d a n s tous les do m ain es de l ’art, et d o n t
l ’œ uvre de Boccace res tait l’e x p re s sio n la plus parfaite*.
C’est d ’a b o rd p a r sa conception de la vie et de l'h o m m e
que Boccace i n a u g u r e u n e ère nouvelle. Le m o y e n âge,
avec sa foi m y stiq ue et sa m o ra le ascétiq ue , plaçait son
idéal a u - d e l à d e celte vie, h o r s des atteintes d u d é m o n d o n t
la te r re passait p o u r ê tre le do m ain e , et qu e l’on s’im agi­
n a it tapi, p o u r n ou s te n d r e des pièges, d e rr iè re to u t ce qui
no us sé d u it e t n ou s plaît ici-bas. La R en aissance, au c on ­
traire, professe qu e la n a tu r e est ess e n tie lle m e n t b o n n e,
qu e to us ses b iens s o n t d o n n é s à l'h o m m e p o u r q u i l en
use, et qu e le plus habile, le plus h e u re u x , — les Italiens
allaien t m ôm e j u s q u ’à dire le plus virtuoso2, — est celui qui
sait en t i r e r la p lus g ra n d e so m m e de jo u issan ce. Dans ces
conditions, l’h o m m e , d o n t la p e rs o n n a lité se dégageait à
p eine, d u r a n t les siècles a n té r ie u r s , de l’u n ifo rm ité q u ’im ­
p osait l’organ isation sociale, — féodalité, h ié r a rc h ie ecclé­
siastique, co rp o ratio n s — se révèle b r u s q u e m e n t: il réclam e
son in d é p e n d a n c e et aspire à u n e existence in div idu elle ;
il m e t a u -d e s s u s de to u t la satisfaction de ses m o in d re s
désirs, et n e co m p te qu e s u r lu i -m ê m e p o u r l’a ss u re r.
A s s u ré m e n t ce nouvel idéal n e m a r q u a i t pas un prog rès en
toutes c h o s e s : la R e n a iss an ce italien n e , a u m o m e n t de son
plus m agnifique éclat, était s o u r d e m e n t m in é e p a r l’a n a r ­
chie m o r a le q u ’elle avait d éch aîné e. Mais n ’o ublions pas
que ce culte de la beauté, de la fo rm e, de l’én erg ie indivi­
duelle et de la raiso n lu t lu c o n d itio n m ê m e du progrès
1. Il va sans d ire q u ’il ne s'agit ici que de l’œ u vre italienne de Boccace
: son œ u vre latine, très différente, a été suffisam m ent appréciée dans
le paragraphe précéden t.
2. Le m ot virtiï a v a it alors, en italien, un sens bien différent de notre
m ot vertu : il désign ait tout l’ensem ble de qualités grâce au xqu elles un
hom m e é ta it capable d'agir, e t surtout de réu ssir, dans toutes ses e n tre ­
prises ; c ’est ii la fois la force e t l'adresse.

�a rt is t iq u e et p oé tiqu e, d o n t le Dccamèron est, au xivc siècle,
la p re m iè r e m an ifestatio n.
L’idée q u e l'h o m m e de la R enaissance se fait de l’a r t
n ’est pas m oins en c o n trad ictio n avec celle q u ’av a ie n t eue
les g é n é r a t io n s a n té r ie u r e s . Il ne s’agit plus d ’in s tru ire ,
■d'édifier les Ames, de les co n d u ir e a u salut, m ais u n iq u e ­
m e n t de re n d r e la vie p ré s e n te aussi douce, aussi aim able
•et aussi facile qu e possible; l’a r t n 'a d ’a u tr e mission que
■d’em b ellir l’ex isten ce et de p r o c u r e r aux esprits délicats
■des j o u issa n c e s d ’u n e q u a lité s u p é r ie u re . Mais l'a rt ainsi
c o m p r is, sans a u tr e fin qu e lui-m êm e, a b o u tit f a ta le m e n t à
la fam euse théorie de « l ’a r t p o u r l’a r t » ; la chose n ’est pas
n ou velle, si le n o m est ré c e n t. Le g ra n d poète, en qui se
re flè te n t le plus fidèlem ent l’e sp r it e ll e s goûts de la R enais­
s a n c e ita lien ne, l ’Arioste, n ’a j a m a is eu d ’a u tr e b u t q u e de
d iv e r ti r et de c h a r m e r . Boccace l'avait p ré c é d é d a n s celte
voie. V a in e m e n t le c o n te u r vieilli s o u t e n a it q u e la poésie
n ’est q u e le voile sous le quel se c a c h e n t de graves ensei­
g n e m e n t s : ni le Décaméron, ni le Filostrato, ni le Ninfale
Fiesolano n ’o n t ja m a is i n s tr u i t p e r s o n n e ; ces œ uvres n ’en
■ont pas m o in s a tt e in t l e u r b u t, qui é tait d ’a m u s e r et de
plaire.
Le succès d u Décaméron fut tel q ue tous les con teu rs
d e v in r e n t p ar la suite les im ita te u rs de Boccace, et travail­
l è r e n t, avec u n su ccès inégal, à s ’a p p ro p r ie r so n to u r d e
p e n sé e et ses p ro c é d é s de style. Le style de Boccace, voilà
p e u t- ê tr e ce qui, d a n s son œ uvre, a ex ercé l’in fluence la
p lu s d u rab le. Si Dante avait créé la poésie p hilosophique et
P é tr a r q u e la poésie lyriqu e e t s u r to u t a m o u r e u s e en italien,
Boccace p e u t ê tr e considéré co m m e le père de la prose ita ­
lie n n e . Avant lui la prose était trop u n if o r m é m e n t raide,
tro p scolastique, avec D ante p a r ex e m p le ; ou tro p s èche,
tro p n u e , capable de malice à l’occasion, m ais n o n d ’a n a ­
lyses p é n é tr a n te s , avec les c om p ilateurs des Novelle antiche
o u les a u te u r s de c h ro n iq u e s. Boccace, le pre m ie r , sut d o n ­
n e r à la période italienn e, u n e m ajesté et u n e a m p l e u r qui
n ’excluaient, ni la sou plesse ni la libre allu re d ’u n e p h ra s e
to u te p o p u laire. E n tre tou s les aspects de l’œ uvre d u

�tonceu r, ce style savant, com p lex e, où les é lé m e n ts les p lu s
d isparate s se f o n d e n t h a r m o n ie u s e m e n t, est p e u t-ê tre le
plu s original, le plus p ers o n n e l, le plus artistique. On n e
lui m a r c h a n d a pas l’a d m ira tio n à laqu elle il avait d r o i t;
mais cette ad m ira tio n , co m m e celle q u ’insp irait la poésie de
P é tr a rq u e , n ’était pas sa n s d a n g e r : elle c on du isait tout
d ro it à l’im itatio n, et l’im itation ne ta r d a it pas à e x a g é re r
ce q u ’il y avait de factice e t de c o n v en tio n n el d a n s le
periodo boccaccesco, to u t c o m m e d a n s u n s o n n e t p é tr a r ­
quiste. La p h ra s e ita lien ne s’est re s se n tie lo n g tem p s de
cette im itation in inte llig ente , et à cet égard ou n e sa u r a it
dire q u e i n f l u e n c e de Boccace ait été e n t i è r e m e n t h e u ­
r e u s e ; d u m oins, doit-on voir d a n s ce fait u n e p reu ve de la
h a u te estim e d o n t l ’a u t e u r d u Décaméron n ’a pas cessé
d ’ê tre l’o b jet en Italie.
Il n ’o b tin t g u ère m o in s de succès a u p rè s des é tra n g e rs.
Après P é t r a r q u e , a u c u n a u t e u r italien ne fut plu s lu et
im ité h o rs d ’Italie, et s u r to u t en F ra n c e . Dès le d é b u t d u
xvc siècle, d eux de ses œ u vres latines, le De casibus et le
De d a vis m ulieribus éta ie n t tra d u ite s e n français, e t elles
e u r e n t , p e n d a n t d eu x siècles, u n e vogue (pie n o u s avons
qu elq u e peine à n o u s e x p li q u e r ; elles é ta i e n t ég a le m e n t
trad u ites e n espagnol, en anglais, en a lle m a n d . Le Dèca­
m èron fut t r a d u it en fran çais dès 1414, d 'u n e façon fort
m alad ro ite, p a r u n c e rta in L a u r e n t de P r e m i e r fait qui, ne
sa c h a n t pas l’italien, d u t se serv ir d 'u n e versio n laline de
l’œ uvre de Boccace ! Celle-ci ob tin t d ’a b o rd u n m o in d re
s u c c è s ; m ais, à p a r t ir d u xvi" siècle, q u a n d la co n n a is sa n c e
de l’italien se r é p a n d i t en F ra n c e et lo r s q u ’u n e excellente
tr a d u c ti o n , celle d ’A nto ine Le Maçon (1545) l’e u t vulgarisé,
le Décaméron devint u n e des le c tu re s favorites des F r a n ­
çais. Nos c o n te u r s se m i r e n t à l’école de Boccace, et, p o u r
n ’en c iter q u ’u n ex em p le fam eu x e n tr e tous, la s œ u r de
F ra nço is I,r, la célèb re M arguerite de N avarre, a com posé
des co n tes où l’influence d u Décaméron se fait s e n tir
p r e s q u e à c h a q u e page.
En A n gleterre, l ’œ uvre d e. Boccace n ’était p as m o in s
goûtée. Dès la fin du xiv° siècle, C h au cer avait im ité le

�Décaméron d a n s ses Canterburi/ Tales, et ti ré d u Filostrato
son po èm e Troylus and Cressida, d o n t S h a k e s p e a r e r e p r i t le
su je t d a n s le d r a m e &lt;[ui p o rt e le m ê m e t i t r e ; S h a k e sp e a re
doit e n c o re à u n con te d u Décaméron (II, 9) sa belle c o m é ­
die in titu lée Cymbelin e
S a n s insister plus l o n g u e m e n t s u r ces c o n sid ératio n s
h is to riq u e s ', c o n c l u o n s a u p lu s vite q u e Boccace a fait de la
nouvelle en p rose u n d e s g e n re s qui o b ti n r e n t le plus de
su c c è s à l’ép o q u e d e la R e n aiss a n c e, d a n s les d iv ers pays
d ’E u ro p e , et q u ’il est re s té j u s q u ’à nos j o u r s le ty pe le
plus acco m p li du p arfait c o n te u r .

§ IV. — OBSERVATIONS SUR LES PRÉSENTS EXTRAITS

E n ré u n i s s a n t ces e x tr a its des œ uvres de Boccace à
l'usage des j e u n e s gens qu i é tu d i e n t la lan g u e italien n e ,
n o tr e b u t a été de faire c o n n a ît r e , d ’u n e façon aussi c o m ­
plète q u e possible, les diverses faces d u ta l e n t de Boccace.
I.es œ u v re s de je u n e s s e d u c o n t e u r d e v a ie n t d o n c y ê tre
r e p r é s e n té e s , et n o u s av o n s fixé n o tr e choix s u r q u e lq u e s
passages du N infale Fiesolano, qui fe r o n t c o n n a ît r e , d a n s
so n e n s e m b le , le s u j e t d e ce gracieux p o è m e ; on y t r o u ­
v e ra aussi l’occasion, tr o p ra r e , d 'a p p ré c ie r le ta le n t souple
e t facile de Boccace poète. I.e Décaméron fo u rn it, co m m e
il e s t ju s te , les plus n o m b r e u x e x tr a it s ; ceu x-ci p e r m e t­
tr o n t au le c te u r de se faire u n e c e rta in e idée du cad re
aussi bien qu e d u c o n te n u varié de ce livre, Nouvelles s e n ­
tim e n ta le s , d r a m a ti q u e s ou sim p le m e n t bouffonnes, scè n e s
de la vie p o pu laire , ta b le a u x de m œ u rs , s a n s ou b lier
q u e lq u e s - u n e s des ag réab les pièces d e vers q u e Boccace a
mêlées à ses co n tes. Le Corbaccio figure avec u n c o u r t
passage d estin é à d o n n e r u n e idée du style plu s vif et plus
I.
Dans une note pincée ci-après, en tê te de la n o u velle du F aucon
l'on tro u v en t un ex em p le «le* m u ltip le s im ita tio n s qui o n t éii! faites des
n ou velles de B occace.

�dégagé de l’a u t e u r d a n s ce cu rie u x ouvrage. Enfin, les
traités d a n te s q u e s , la Vita et le Comento, so n t r e p r é s e n té s
p a r q u e lq u e s pages.
Ainsi se su c c è d e n t, d a n s l’o rd re c h ro n o lo g iq u e , unevingtaine d ’extraits, aussi c ara c té ristiq u e s q u e possible,
qui r é s u m e n t tr e n te a n s et plus de l’activité littéraire d e
Boccace.
Le texte des extraits qu e n o u s d o n n o n s «lu N infale Fieso­
lano et d u Corbaccio diffère assez s e n s ib le m e n t de celui qu e
p r é s e n te n t h;s é d itio n s ; n o u s y avons accueilli q u e lq u e s
v arian tes relevées p a r no us, il y a p lu s ie u rs a n n é e s , d a n s
les m a n u s c rits de ces œ uvres co nserv és
F lo re n c e. Les
d e u x e x tra its de la V i t a di Dante r e p r o d u i s e n t le te x te
to u t r é c e m m e n t publié p a r M. E. Rostagno (Bologne,
1809). Le passage d u Comento est e m p r u n té à l'édition
Milanesi (Florence, 1803). Q u an t a u Décaméron, n o u s avo ns
pris p o u r base l'édition P . F a n fa n i (Floren ce, 1856), t o u t
en la c o n tr ô la n t à l ’aide de la belle édition de 15 27. Nous
avons c r u devoir, en co n sid ératio n du public spécial au q u e l
s ’ad re s se n o tre volum e, in tro d u ire çà et là q u e lq u e s lég ers
ch a n g e m e n ts et p ra tiq u e r q u e lq u e s c o u p u re s qui n ’a l t è r e n t
en r i e n le c a ra c tè re d es m o rc e a u x p ubliés.
Q uan t au x an n o ta tio n s , le b u t q u e n o u s n o u s s o m m e s
pro p o sé p e u t se r é s u m e r ainsi : n e pas a id e r s e u le m e n t
les élèves à c o m p r e n d r e u n texte parfois assez, difficile,
mais e n c o re le u r f o u r n ir c e rta in s r e n s e ig n e m e n ts , soit, d e
lan g u e usu elle, soit de g r a m m a i r e h is to riq u e, soit d ’his­
toire litté raire, q u e la l e c t u re de tel ou tel passage fo u rn is­
sait l’occasion de l e u r sig n ale r. En infime te m p s n o u s ne
n o u s s o m m e s pas in te rd it des ap p ré cia tio n s p u r e m e n t lit­
téraires, d e stin ée s à év eiller le se n s critiqu e de nos j e u n e s
le c te u rs et à fo r m e r l e u r ju g e m e n t.
Henri HAUVETTE.

�Vue générale de Fiesole.

IL N IN FA LE FIESOLANO 1

Ce g rac ieu x p oèm e p ro c è d e du g e n re illustré p a r Ovide
d a n s les Métamorphoses. Affrico et Mensola s o n t d eu x ruis­
seaux qui d e s c e n d e n t des collines voisines de Fiesole et se
j e t t e n t d a n s l'Arno, h p e u de d istance l’u n de l ’a u t r e , eu
a m o n t de Florence. Boccace a su p p o sé qu e d eu x j e u n e s
gens, deux a m o u r e u x , av aien t d o n n é le u r s n o m s à ces
1.
Il faut sous-en tendre un su b sta n tif com m e poeme avec les deux
adjectifs don t se com pose ce titre : le prem ier, d érivé de ninfa, indique
la qualité des principaux personnages qui figurent dans le poèm e; le
second désign e le lieu de la scène. Fiesole, du haut de ses riantes col­
lines, dom ine F lorence au nord; c ’est la v ie ille v ille étru sq u e à l'histoire
de laqu elle se ra ttachent de nom breuses légendes. A l’époque fabuleuse
où nous reporte B occace, Florence n’e x ista it pas encore.

�m o d este s c o u rs d 'eau . Son réc it no us r e p o r te a u x te m p s
fabuleux où les h a u t e u r s de Fiesole é ta ie n t p eu p lée s de
N y m p h e s vouées a u culte de la c h aste Diane; l’u n e d ’elles,
Mensola, excite u n e vive passion d a n s le c œ u r d u b e rg e r
Affrico. Les d e u x j e u n e s g e n s s ’a i m e n t ; m ais a ussitôt Men­
sola, prise de re m o r d s , évite p a r t o u t son b ie n - a im é qu i se
tue de d éses p o ir et m èle son s a n g aux Ilots d u to r r e n t qui
po rte a u jo u r d 'h u i so n n o m . Q u a n t à la N ym phe, poursuivie
p a r le c o u rr o u x de Diane, elle d is p a ra ît d a n s les eaux du
r u isse a u qui a gardé le n o m de M enso la'. Nous d o n n o n s
ci-après q u e lq u e s ép isod es d e ce joli ro m a n m yth ologique,
où l’on app récie to u t p a r t ic u l iè r e m e n t la vérité d e s s e n t i­
m e n ts et la sim plicité de l’e xpression.
I.e j e u n e Affrico a été to ute la j o u r n é e loin «le la ca b a n e
p a te r n e lle : il n ’a so n g é, d ep u is le m atin , q u 'à p o ursuiv re
les N y m p h e s; il en a oublié l’h e u re du repas, e t ses paren ts
a n x ie u x l’a t t e n d e n t e n c o re , q u e d é jà la n u it est venue
(Deuxième p artie, st. I et suiv.).

Il Solo era già corso in O ccidente
E si nascoso che più non lucea ;
E già le stelle e la luna lucente
N ell’a ria cilestrin a - si vedea;
E l'u sig n u o l c a n ta r più non si sente,
Ma cantan quo’ 3 clic ’1 giorno nascondea,
1. L'application do la m yth ologie h l'histoire e t h la géographie locale»
* 4 un des tra its cui so reconn aît, dans l'oeuv re do Boccace, la m a n ifesta­
tion la m oins é q u ivo q u e de l’e sp rit de la R en a issa n ce ; a v a n t Ini, Ics
oeuvre s d ’un caractère local ne m anqu aient c erte s pas (un peut c ite r les
célèbres Leggende F ietosane), m ais e lles n'avaient aucun caractère cla s­
sique. Le N infale' Fiesolano a fait éco le; et, au xv* siècle, le célèbre
Laurent de Mèdici», poêle en m êm e tem ps que politiqu e, s’en inspira dans
un poèm e en o ctaves, Ambra, se rapportan t à la situation de sa belle
villa de P o g g io a Calano. On tro u vera ci-après, à la su ite des e x tra its du
N infale Fiesolano, une note sur la m étriq u e de l’o cta ve et du vers italien
en gén éral.
2. C ile s tr in a : eeles tina, celeste ; si v e d e a accordé seu lem en t avec le
dern ier sujet {la luna) su iv a n t une habitude a ssez fréq u en te.
3. Q uo’ : sous-entende/, uccelli.

�P e r lo r n atu ra, c scuopregli la notte.
Affrico g iunse a casa a cotal’ o tte *.
A lla q u al giu n to , l ’a sp e tta n te p adre
C on g ran letizia ricevette il figlio,
Siccom e quel che tonica clic le lad re
F ie re dato non gli avessin J di p ig lio ;
li la piatosa 3 e p ian g en te su a m adre
L 'abbracciava dicendo : « 0 fresco giglio !
« Dove se' stato , caro mio figliuolo,
« Che tu ci hai dato ta n ta pena e duolo ? »
E sim ilm ente il p ad re dom andava
Dove stato e ra il dì senza m angiare.
Affrico so p ra se 1 alquanto stava
P e r leg ittim a scusa a ciò tro v are,
La quale A m ore tosto g l'in seg n av a,
Com e far suol 5 le m en ti asso ttig lia re
Do’ veri am an ti, ed al p ad re rispose,
li una b u g ia colai s ì g li dispose :

1.
A ffric o : l accent tonique osi sur In vo yelle in itia le ; o t t o : dans la
langue ancienne on trou ve fréq u em m en t le m o t o tte em p lo yé dans le
m êm e sen s que ora, ainsi q u e da n s le m ot com posé allotta e t dans de
nom breuse* locutions.
-• A v e s s in : la d ésin en ce d e l'im p a rfa it du su b jo n ctif en estero, qui
a aujourd'hui prévalu« a ltern e fréq u em m en t d a n s les vieux écriva in s avec
les d é s in e n c e s — ensino e t — essano. I/e x p re ssio n d a r d i p ig lio très p it­
toresque« e st encore co u ra m m en t em p lo yée.
Ü. P ia to s a : p ie tosa^ com m e 011 trouve p ia tà et p ia ta n za pour p ie tà ,
pietanza.
4.
S ta r s o p r a sò ou s o p ra d i sù : indique une idée de r e c u e ille m e n t;
»1 s'agit ici du silen ce que garde Affrico, em barrassé pa r les q uestions de
Mes paren ts : il se tait e t réfléchit.
ô. C om o fa r s u o l ... 1 /infinitif assottigliare qu i su it d o it être ex p liq u é
com m e une sorte d'apposition à fa r : com m e l'am our a coutum e de faire,
c'est-à-dire d ’aiguiser... Il y a là une redondance fréqu en te dans le style
d e Boccace.
G. SI : a ici un sens p u rem en t affirm atif, a ssez voisin du latin sic d'où
/ il vien t.

0

�« P ad re mio caro, egli è g ra n pezzo ch’io
In q uesti poggi vidi una cerb ietta 1,
La qual tanto bell’ era, al p a re r mio,
Che mai non credo che una sì diletta
Se ne vedesse, e veram ente Iddio
Colle sue m an’ la fé’ sì leg g ia d re tta ;
Fi nell’ an d ar com e g ru '2 e ra leve,
Fi bianca tu tta come p u ra neve.
« Sì n’in v a g h ii3 ch’io la seguii g ran pezza
« Di bosco in bosco, credendo p ig lia rla ;
« Ma ella tosto de’ m onti l'altezza
« P rese, p e rc h ’io di più p e rse g u ita rla
« Sì mi rim a s i4 con m olta gram ezza;
« E in cuor mi posi d ’ancor ritrovarla
« li con più agio seg u irla a ltra volta.
« Cosi a casa tornandom i d iò s volta.
« Io mi levai s tam ane; a dire il vero,
« V eggendo il tempo bel, m i ricordai
« Della cerb ietta, e vennemi in pensiero
« Di lei cercare, e m i d e lib e ra i6.
« Così mi m isi su p er un sentiero
« C h e 7 non m ’accorsi c h ’io mi ritro v ai

«
«
«
«
«
«
«

1. C o r b io tta : d im in u tif de cerbia pour cerva, uno biche.
‘2. C ette com paraison avec une grue, qui nous paraît peu gracieuse, n’a
d ’autre but que d ’ex p rim er la légèreté de la biche.
3. N ’in v a g h ii : il faudrait dire aujourd'hui inc ne invaghii.
4. Le sens e st : rinunz ia i a inseguirla. Su r le sens de ai, voir ci-dessu s
la note au vers 24. — G ra m e z z a : chagrin ; l’a d jectif g ramo est encore
em ployé dans le style poétique.
5. D iò : diedi. D a r v o l t a : voltarsi.
G. M i d e lib e ra i : il faut sous-entendre d i lei cercare.
7.
La syn ta x e a ici q u elq u e chose de lâche qui n’est pas rare chez
Boccace: les propositions sont juxtaposées au moyen de che, sans que le
rapport des idées so it cla irem en t indiqué. Le sens n'est d'ailleurs pas
douteux : Affrico s'engage dans un sen tier sans penser à l’heure ; quand
il est à m i-còte de la m ontagne, il s’aperçoit qu’il est m idi.

�« A mezzo il poggio, quando di già era
« A mezzo il ciel colla lucente sp era 1.
« Q uando sentii e vidi m enar foglie
« Di freschi q uerciolet ti, o nd’io più p re sso
« Mi feci a lq u a n to 2, dietro alcune sc o g lie 3
« T acitam ente p er veder fui m esso 1 :
« Vidi tre cerb ie 3 g ir con p ari voglie,
« l/e r b e p ascendo; perchè fra me stesso
« A vvisando p ig liarn e una, pian piano
« V er lor n ’andai con un po’ d ’erba in m a n o 0.
« Ma com ’elle mi v id o n 7, si fuggirò
« S u s o 8 al monte senza punto a sp e tta rm i;
« Ed io di questo alquanto me n'ad iro ,
« V eggendo quivi beffato la sc ia rm is ;
« E cosi dietro loro un pezzo m iro,
« Poi a seg u irle* 0, senza avere a ltr'a rm i
« Che o ra non m ’abbia, infin che di veduta
« Non me le tolse la notte venuta.
« O r sai della mia s ta n z a " la cagione,
« O caro p ad re, e di questo sii certo. »
1. S p e r a : form e ancienne e t po étiq u e pour afera.
2. La proposition and' io più pre/tuo mi feci alquanto doit être expliqu ée
com m e une sorte de paren thèse, rattachée à la phrase par la conjonction
e x p lic a tiv e onde.
3. S c o g lie : rochers.
4. F u i m o sso : mi mis i.
5. C e r b io : voir ci-dessus, v .2 6 e t la note.
lî. Détail naïf e t plein de grâce.
7. V id o n : videro ; de m êm e, on verra p lu t d ’une fois, chez les auteurs
anciens, mison, diedon, fecion, arson, e tc ..., pour miscrò, diedero, fecero,
arsero.
8. S u so com m e g iu s o dans la langue ancienne, pour au, giù.
ü. Ce vers a quelque chose de redon dant; ou com prendrait bien î
vedendomi quivi beffato, ou bien : quivi lasc iat o. Boccace a réuni les deux
idées, au risqu e d e faire une phrase peu correcte.
10. P o i a seg u irle --. Il m anque un v erb e: après les a vo ir su ivie» s im ­
plem ent des yeu x, A ffrico se met à la poursu ite des b ich es; m ais le m ou ­
vem en t de la phrase e st parfaitem ent clair en d ép it de cette om ission.
11. S ta n z a est ici pris dans son sens étym o lo g iq u e : substantif dérivé

�11 p ad re, ch ’avea nom e G ira ffone,
G li parvo in te n d e r 1 quel p a rla r coperto,
li ben s’avvide e tenne opinione,
Siccom e savio e di tu’ s co se sp erto ,
Che ninfe stato dovieno esser q u e lle 3
Che dicea ch ’eran cerb ie tan to belle.
Ma p e r non farlo di ciò m entitore,
E non p a re sse * che se ne accorgesse,
E per non crescerg li il disio m ag g io ro
Di più seg u irle, ed an co r se potesse
F a r che; lasciasse da sè questo am ore,
li, senza p a le sa rg li 3, giù '1 ponesse,
Ciò che ha d etto fa v ista di c re d irg li5 ;
Poi com inciò in cotal guisa a d irg li:
« C aro figliuolo o dolce mio diletto,
« P e r Dio li p rego ti sappi g u a rd a re
« Da quello cerb ie che lu hai o r d etto,
« Ed in m a l’ ora 7 via le lascia an d are !
d e stare, il veu t d ire a rrêt et, par su ite, reta rd . C'est aussi dans ce sens
d 'arret, station que le m ot stanza ffr. stance) a été a p p liq u é à la poésie.
Au contraire, il &lt;*st a rriv é ii signifier chambre en p a rla n t d ’un a u tr e point
de v u e : c ’e st l’e n d ro it où l’on se tien t.
1. Il y a ici une anacoluthe ou changem ent de co n stru ctio n : le v erb e
de vra it a vo ir pour su jet il padre : au contraire, Boccace em ploie un
verbe im person n el, e t rappelle le su je t réel par le pro nom au d a tif gli.
2. T a ’ : Tai , tu li. — S p e r t o : esperto.
3. R em a rq u ez l'inversion : che quelle che dicea dovieno essere s ta le
n nfe. Dovieno est une form e ancienne de l’im p a rfa it de l'in d ica tif pour
dovevano; Dante e t les a u tres a uteurs du xiv* siècle eu présen ten t d'assez
nom breux ex em p les.
4. E n o n p a r e s s e : ce su b jo n ctif au m ilieu de cette série d 'in finitifs est
inatten du : il faudrait rég u liè re m e n t : e per non lasciar vedere...
5.S o n z a p a lo s a r g li : en ten d ez : et que A ffrico ren onçat à c e t a m ou r sans
Ia révéler à son père. T o u te cette octa ve e st des plus cu rieu ses pour
l’analyse dos sen tim e n ts tentée pa r Boccace ; il y a beaucoup do finesse
dans Ir portrait do ce péri* in d u lg en t ; m ais l'expression e st em barrassée ;
Boccace n'est pas encore m a ître de son style, c o m m e il le sera une d iza in e
d'années p lu s tard.
&lt;». G r a d ir g li : erodergli.
7. In m a l'o r a : fo rm u le d'im précation com parable h lu locution v u l­
gaire : e n v o ye r au d ia b le .

�« Chè, so p ra la mia fedo, i’ 1 li p rom etto
« Clic di D iana sono ; a d ip o rtare
« Si vari pascendo su per questi m onti,
« L’acqua bevendo delle fresche fonti.
« D iana le più volte va con esse,
« Con le saetto c l'arco m icidiale ;
« lì se por ¡sciagura s ’avvedesse
« Che tu lo seg u itassi, collo strale
« M orte ti donereb b e, com e spesso
« Volto ell'h a fatto a ohi vuol far lo r m ale ;
« Senza o l i 2 ’eli’ è g ra n d issim a nim ica
« Di noi e di n o stra sc h ia tta a n tic a ! »
GiralTone r a c o n te alo rs à so n lils c o m m e n t son p è re
M u gn on e (c’est e n c o re lo n o m d ’u n t o r r e n t qui coulc à
l’est do Fiesole et se je t t e d a n s l’A rno a u -d e s so u s de Flo­
rence) fut t r a n s p e rc é d 'u n e Dèche p a r Diano qui l’avait
s u r p ris avec u n e de ses n y m p h e s . Mais Affrico p a ra it peu
disposé h p rofiler do la leçon [Ibiil., st. 24 el suiv.).

P osto avca fine al suo ragionam ento
11 vecchio GiralTone lacrim ando.
Affrico ad ascoltarlo molto atten to
Istava, bone ogni cosa notando ;
E come clic 3 alquanto di pavento
Avesse di quel dir, p u r fermo stando
In sua opinion al p ad re disse :
« Non tem er che cotesto m ’avvenisse!
« Da o ra innanzi io le lascerò an d are,
« S ’ogli avv id i d i ' io più le trovi giam m ai.
1. I* : abréviation fréquente du pronom personnel io.
2. S e n za ch o : sa ns co m p ter q u e...
3. C om o cho ou C o m o cch ó : sebbene, quantunque.

�«
«
«
«
«
«

A ndianci 1 adunque ornai a riposare,
C h’io sono stanco, sì m 'affaticai
O g g i p e r questi m onti, por to rn are
Di di a casa, clic mai non fin a iJ,
C h'io son qui g iu n to con m olta fatica:
Si ch'io ti prego che tu p ifù non dica. »
G iti a d o rm ir, non fu sì tosto giorno
C h ’Affrico si levava p restam en te,
li nelli usati poggi fé’ ritorno,
Dove sem pre tenea '1 core e la m en te;
S em pre m irando davanti e d intorno,
Se M ensola3 vedeva ponea m ente,
li come piacque a A m o r,giunse ad un varco
D ov'ella gli era p resso ad un tra r d ’arco.
E lla lo vide prim a eh ’ egli lei4,
Perchè a fu g g ir si die quanto potea.
Affrico la sentì g rid a re : « O m e ir’ ! »
E poi g u ard an d o fu g g ir la vedea,
E fra sé disse : « P e r certo costei
« E M ensola », e poi d ietro le correa ;
« E sì la p re g a e p e r nom e la chiam a,
D icendo: « A sp etta quel che tan to t 'am a!
« D eli! o bella fanciulla, non fu g g ire
« Colui che t'am a sop ra ogni altra cosa.
« Io son colui che p er le g ra n m a rtire
« Sento di e notte senza aver mai posa ;
1. A n d ia n c i. Jusq u*au x v r sièc le on trouve che* le* é c r iv a in * Florentin
dea prem ière» personnes* du pluriel en — iàno, a u lieu de — iamo.
?. F in a l : le vieil italien possédait un verb e finare i\ coté de finire,
exactem en t com m e l ancien français* p résente d e nom breux exemples» du
verbe finer, uuquel finir a été prefére depu is le xvi* siècle.
3. M en s o la : ce nom , co m m e colui d A ffrico, eat sdrucciolo. — P o n ca
m o n to : Stara atten to, guard ara attentam ente uè Mensola ai lasciava vedere.
4. P r im a c h 'e g li redesse le i.
5. O m oi : ex clam ation syn o n ym e de oimè.

�«
«
«
«
«
«
«
«
«
«

«
«
«
u

Io non li seg n o p er farti m orire,
Nè p er far cosa che li sia gravosa :
¡Ma solo A m or m i ti fa seg u itare,
Non n im istà ' nè m al eli i’ voglia fare.
« Io non ti seguo conio falcon fa c e 2
La volante pernice cattivella *,
Nè ancora com e fa lupo rapace
La m isera e dolente p eco rella;
« Mu sì come colei che più mi piace
S o p r’ogni cosa, o sia quanto vuol b e lla 4.
T u se ’ la mia speranza e'1 mio disio,
li se tu a v e s s i8 m al, sì l'arei io.
■&lt; Se tu m ’asp etti “, o M ensola mia bella,
« lo t i 7 pro m etto o giuro p er gli Dei
C h' io ti to rrò p er m ia sposa novella,
E d am erotti si come colei.
Che se ’8 tu tto '1 mio bene, e com e quella
C h'hai “ in balia lutti i sensi miei.

1. N im i s t à : nemici zia.
!2. F ace : ancienne conjugaison «le fa re (fàcere): faccio, faci, face...
Dan» cotte phrase, contine II arriv e so u ven t cn Italien et en francais ,
fare prend ex a ctem en t lo sen s e t la fonction du v erb ee q u ’il rem place
(lc i segue). C om pare z avec la phrase de Boccace, co ver» «le C orneille
(llorace) :
IH je te traiterais counno j ’ui fait mon frère
3. C a ttiv e l la : nmlheurou»e
4. K s la q u a n to v u o l b o lla : S ia bella qaanto ni vuole, /ter quanto sià
bella. I.o verbo volere entro e ncore do la nn'me facon dan» la co m position
dii pronom indéterm iné qualsiroglia, qui signifie qualunque.
5. Le» poè tes fl o ren tin s, Jusq u a u xvi* siec le, ont ain»i conjug ué le fu tur
e t lo conditionnel do avere : arti, arei : le o disparai ssait
aussi fré q u e m ­
m en t au p a rticip e passé: auto.
U. La syn tax e régu lière ex ig e ra it te tu m'a tp ettera i ; m ais le verbo ta fi
prom etto, au pré se n t, qui m asque eu q u elq u e so rte le fu tu r io ti torni,
attenne l’Irrégu la rité.
7. A m o r o tti: ti ameni l'usago n'adm ot plus c e tte facon d’accoler lo
proonom au verbe , sa u f à l’im pératif, h l'in fin itif e t au geron dif.
8 . S ò : s e i.

1). C h 'h a i : on est o b ligé do d ire en francai» : tu e t celle qui a, e t non
Celle qui as .

�« T u se’ colei che s o l 1 mi guidi e re g g i,
« T u s o la la mia v ita s ig n o re g g i2! »
Sans é c o u te r les a r d e n t e s p r i è r e s d u j e u n e h o m m e ,
Mensola fuit to u jo u rs (I b i d st. 38 et suiv.).

E nella d estra man tenea un dardo,
Il q u a l3, q u a n d ’ella un pezzo fu fu g g ita,
Si volse indietro con rig id o sg u ard o ,
G ià divenuta p er p au ra a rd ita ;
E quel lanciò col buon braccio g ag liard o
P e r dare ad Affrico m ortai ferita ;
E ben l ’avrebbe m orto 1 se non fosse
Che in una q uercia, innanzi a lui, percosse.
Q uand’ella il dardo volare vedea
Zufolando p er l’aria , e poi nel viso
G uardò del suo am ante, che p area
V eram ente form ato in p aradiso :i,
Di quel lanciare forte si p e n te a 0,
P erch é di vita l ’avrebbe diviso,
1. S o l pour so lo : invariable dans le sens de solamente.
2. Ce discou rs d ’A ffrico est rem arquable p a rla sin cèrité d'accent com m e
pur la sim p licité e t m êm e l'in gén uité de l'expression. B occace, poète, ne
possède pas encore l'art souverain avec lequel un A rioste saura faire
v iv r e les création s de son im a g in a tio n ; m ais, à d é fa u t de force, il a
l’aisance e t le n atu rel.
3. On o b serve ici une anacoluthe g ra ve : après il quai, s’ouvre une
sorte «le parenthèse q ui va ju sq u ’à la fin du v . 4, puis le poète, oubliant
le su jet qu'il a v a it annoncé, reprend a u tre m e n t sa phrase au vers 5.
4 . M o r to : rem arquez l’em ploi littéraire, m ais encore a ssez fréquent, de
morire com m e verbe actif, su rto u t aux tem p s com posés, dans le sens
de tuer.
5.
Idée qui revien t so u ven t chez les poètes du xiv® siècle. P étrarqu e a
d it de Laure:
Cosici per fermo nacque in paradiso.
G. S i p o n te a : im p a rfa it du verb e pea tersi, devenu p en tirsi.

�E grid ò fo rte : « O m è! giovane, g u a r ti1,
Ch'io non potrei di questo colpo a t a r l i 2 ! »
11 fe rro 3 era quad rato e affusolato,
E la forza fu g ran d e ; onde si caccia
E n tro la quercia, e tu tt’ o lir’ è passato,
Come se dato avesse in una ghiaccia ;
E li’ era 4 g ro ssa sì che ag g av ig n ato
Un uomo non l’avrebbe colle braccia.
Ella s ’ap erse, e l’asta d entro entroe s,
E più che mezza p er forza passoe.
M ensola allor lu lieta di quel tra tto ,
Che non avea il giovine ferito ;
(P erch è A m ore l’a v e a 0 di cor tratto
O gni crudel pensiero, è già u d ito ")
Non p e rò 8 ch ’ella asp e tta rlo a niun p atto
Punto volesse, e pig liasse p artito
D ’esser con lu i; m a 9 lieta saria sta ta
Di non esser da lui più seg u itala.
1. G u a r ti : syncope do f/uàrdati.
2. A t a r t i : « to w p o u r aitare, form e qui n'e st pas sans de grandes res­
sem blances avec le français a id er;o n d it aujou rd’hui p lu s com m un ém ent
aiutare.
3. Il y a dans ces trois v e rs de bru squ es changem ents de tem ps qui
peu ven t su rpren dre, m ais ne sont pas illogiqu es : d’abord l'im parfait il
ferro era..., il «Hait carré de sa nature ; c’est un é ta t qui d u re ; puis le
passé défini : la fo rza fu ... c’e st une action instantanée qui ne se renou­
velle pas; enfin le passé indéfini: ò passato, on n ’a pas eu le tem ps de le
v o ir pén étrer dans l’arbre ; il y e st déjà fiché de pa rt en part.
\ . E lla : la quercia. — A g g a v ig n a to : ce m ot s'em ployait au sens propre
en parlan t de deux hom m es qui se p ren nent à bras le corps.
5.
E n tr o e , p a s so e : anciennes form es pour entrò, passò ; de m êm e on
trou ve fréqu em m en t fue pour fu, e t aussi piue, Gcsue, par analogie, pour
più, Gesù.
G. L ’a v e a : le est au d a tif. Il faudrait le avesse.
7. É g ià u d it o : on a déjà vu po u r quel m o tif... Le revirem en t de
M ensola passant de la haine à l’am our est in d iq u é trop brusqu em en t.
8. N o n p o rò ... : ce n'est pas à dire q u ’elle v o u lu t le m oins du
m onde, etc.
9. M a: au contraire, elle n’aurait p lu s voulu ê tre p o u rsu ivie. —

�E poi da capo a fu g g ir com inciava
V elocissim am ente, poiché vide
C he’l giovinetto p u r la seguitava
Con r a t t i 1 passi, e con p re g h i e con gride.
P e rc h ’ella innanzi a lui si dileguava,
E g ro tte e balzi passando r i d d e 2.
In sul g ra n collo 3 del m onte pervenne,
Dove sicura ancor non vi si tenne,
Ma di là * passò molto tostam ente
Dove la p ia g g ia !i d ’alberi era più spessa,
E si di frondi folta che niente
V isi scorgeva d e n tro ; p e rc h é 0 m essa
Si fu la ninfa là tacitam en te,
E , come fosse u c c e l7 cosi rim essa
Nel folto bosco fu, tra verdi fronde
Di be’ querciol, elio8 lei cuopre e nasconde.
P e n d a n t de longs j o u r s Affrico ré u s sit aussi peu à re join dre
ou s e u le m e n t à voir Mensola. E nfin, g râ ce à l’appui de
Vénus et à la faveur d 'u n d é g u is e m e n t, il p a rv ie n t à se glis­
se r p arm i les N y m p h e s ,s a n s éveiller de so up çon s, et se fait
a im e r de Mensola. Mais les r e m o r d s qu e celle-ci éprouve
p o u r avoir trah i les vœ ux q u e Diane im pose à ses Nymphes,
S a r ia = ’ Sarel/be: on verra sou ven t dans la langue ancienne d«» ce«
con dition n els en /«.-c'est une désin en ce a n cien n e d ’im p a r fa it (ffpia.= «m?,
vìncili — vincea, etc., chez Dante) que l’on retrou ve dans la conjugaison
espagnole.
1. R a t t i : rapidi.
2. R ic id e : reeide, au sens propre, elle coupe; elle abrège sa route en
franchissan t...
3. C o llo : la ligne de faite de la m ontagne.
4. D i là : al di là, oltre.
5. P ia g g ia : ne pas confondre avec *piaggia (plage). Piaggia désigne
toujours un terrain en p ente.
(i. P o rc h ô : c ’e st pourquoi (¿» cause de cette im p én étra b ilité de la forftt
aux regard»).
7. C om o sr fosso u c c o l.
8. C h e : avec le verb e au singulier, représen te bosco et non i querdoli.

�l'empêchent de revoir Affrico : elle se tient obstinément
cachée: Affrico en conçoit une violente douleur (6° partie,
st. 27 et suiv.).
P erch e già s e n d o 1 un mese o più passato
Che non potè mai M ensola vedere,
E ssendogli pel g ran dolor m ancalo
Si la n atu ra e la forza e’1 potere
Che un anim ai p area g ià diventato
Nel viso e nel p a rla re e nel tacere*,
E ’1 capo biondo sm orto era v e n u to 3,
Senza p a rla re e’stava q u a s i1 m ulo.
E ssendo un giorno a g u a rd a re 8 il suo arm ento,
In d o lire 0 appiè del m onte, come spesso
E gli era usato, gli venne talento
Di gire al luogo là dove prom esso
Da M ensola gli fu con sa ra m e n to 7
Di rito rn a re a lui, e fu ss i8 m esso
(Lasciando delle bestie il grande stuolo)
Sol con un dardo in m an pel cam m in s o lo 9.
E pervenuto all’acqua del vallone,
Dove M ensola sua sorpresa avea,
1. S o n d o : on rencontre fréq u em m en t chez les poètes anciens cette
form e tronquée du géron dif de essere: e lle est ii rapprocher du participe
passé ancien suto, que statu, em p ru n té au verbe stare, a d éfin itivem en t
rem placé.
2. Affrico e st m éconnaissable : on d ira it une béte d ép o u rvu e de
raison.
3. V e n u to : divenuto.
4. Q u asi : come.
5. G u a r d a re : on d ira it plu tôt aujourd'hui custodire ou badare.
ti. I n d o l t r e : II intorno.
7. S a r a m e n to : form e ancienne pour sacramento ; on trou ve aussi
sagramento.
8. F u sai m o sso : si mise.
0.
Le prem ier *ol doit ê tre in terp rété com m e un a dverbe : il n ’a à la
main qu'un javelot ; solo i\ la lin du vers e st a d je c tif et se rapporte à
Affrico.

�Quivi m irandosi intorno il g a rz o n e 1 :
« 0 M ensola! » infra sè stesso dicea,
« Io non credetti mai tal trad ig io n e*
« Della tu a fé, che p ro m essa m ’avea
« Di rito rn a r con sa ra m e n ti e g iu r i3 !
« P a r che poco d ’iddio o di me ti cu ri !
« Non li ricordi quando colle m ani
« Insiem i1 in questo luogo ci pigliam m o
« E coi tuoi saram en t i falsi e vani
« D icesti'1 tli to rn a r? P oi ci g uardam m o
« N egli occhi, che ora stan n o sì lontani,
« Ed in tal luogo poi ci p a rtiv a m o 3.
« Non li ricordi quanti testim oni
« A g g iu g n esti allo lue prom essïo n i? »
^
Io non potrei mai d ir quanti lam enti
Affrico fece il dì quivi p ian g en d o ;
E p er crescer m ag g io ri i suoi to rm en ti,
Giva quivi ogni cosa riv o lg e n d o 0,
D e’ suoi am ori ciascuni a c c id e n ti7,
Buoni e cattiv i; e p er questo crescendo
La doglia sua o g n o r m ollo m ag g io re,
D iliberò d ’ u scir di tal dolore.
1. G a rz o n e : dans ce sens Irèa voisin du français, n'est plus em ployé
qu ’on poésie; dans l’usage m oderne, garzone (fém . garxonu) ne s'em ploie
plu s que pour désign er un garçon, une fil le de ferm e, ou l'aide q u ’em ploie
dans sa bo u tiq u e un cordon nier, un coiffeur, etc.
2. T r a d iz io n e : tradimento.
3. G iu r i : giuramenti. Le m ot giuro é la it p rim itiv e m en t la prem ière
personne du verb e giurare, em p lo yée dans les fo rm u les de serm en ts ;
puis on en a fa it un su b sta n tif. Cf. en français le vèto.
4. D ic o s ti d i to r n a r : che .saresti tornala.
5. La rim e est im p a rfa ite : ce sont des traces de précipitation qui
ne m anqu en t pas dans les œ u v re s de la jeu n esse de Boccace.
fi. G iv a : on d ira it a u jo u rd ’hui : andava rivolgendo.
7. A c c id e n ti : il évoqu e dans sa m ém oire les m oin dres in ciden ts de
son rom an.

�E so p ra l'acq u a 1 del fossato gito,
I/a g u to dardo si recava in m ano,
Al petto si ponea ’1 ferro p u lito 4
E in te rra l’asta, dicendo : « O villano
« Am or, che m ' hai condotto a tal p artito
« C h’io m ora in questo modo tan to stran o !
« E p u r e 8 innanzi ch ’io voglia più sta re
« In cotal vita, mi vo’ d is p e ra re 4 !
« O pad re, o m adre, fatevi con D io 8 !
« lo me ne vo nello ’nferno angoscioso.
« E tu, fium e, ritieni il nom e mio,
« E m anifesterai il doloroso
« Caso ch ’ò corso °, si crudele e rio :
« Ed a chi ti vedrà si sanguinoso
« C o rrere, o lasso ! del mio san g u e tin to ,
« P aleserai dov ’ 7 A m or m ’ ha sospinto! »
E detto questo, M ensola chiam ando,
11 fèrro tutto nel [lètto si rhi^o,
11 quale, al cor to stam en te passando,
Il giovinetto di subito uccise.
P erch è m orto nell’ acqua allor cascando,
I/a n im a da quel corpo si diviso,
E l’acqua che c o rrea p e r la g ran fossa,
Del san g u e tin ta venne tu tta ro ssa.

f&gt;‘&gt;

1. S o p r a l'a o q u a : ati boni de 1’cau, Affrico ho penebe a u-dessu s d u
torre n t.
2. P u lito : em p lo yé fri dan* lo sons du francai» poli.
:i. E p u ro ... K t cep cn d a n t (bicn quo co parti so it cru ci ol la m ort
a ffreu se), pIutAt quo vivrò ainai plus lon gtom ps...
4. D is p e r a r s i : so porlor à de* rósolu tious d ésesp éréea : euphém ism e
pour déslgn or lo su icid e .
5. F a t e v i c o n D io : fo rm u le d'adie u.
0. C o rso : on dira il p lu tei occorso.
7. D o v e : indique non lo lie u où so tro u ve Affrico, m a is Io parti qu ii
a pris.

�F acea quel liumo, siccom e fa ancora,
Di sè due p a rti, alq u an to giù b asso ;
E quella p a rte che fa m inor g o r a 1
P resso alla casa del giovane la s s o a
C orreva san g u in o sa. E ssendo allora
G ¡radon fuori, e’ vide il fiume g ra sso
Di s a n g u e ; p erch è subito nel core
(ili viene annunzio di fu tu r dolore.
P e r il che subito, senza d ir niente,
Ne gì dove s e n tì3 ch ’era il suo a rm e n to ;
Affrico non trovando, im m antinente
Su p e r lo fiume, non con passo lento
T e n n e 4 p er tro v are onde p rim am ente
Di quel san g u e venia ’1 com inciam ento,
E di chi fosse, e chi n ’ era cagione,
E g iunse al luogo dove A ffrico trovòne*.
Q uando vide il fìgliuol m orto g iacere
Col dardo fitto nel giovanil petto,
A ppena in piè si potè sostenere,
T an to fu quivi dal dolor c o s tre tto 6;
E p er l ’un braccio con g ra n dispiacere
11 prese e disse : « O im é! qual m aledetto
« B raccio fu quel che ti diè tal ferita ?
« 0 figliuol mio, chi li tolse la v ita ? »

83

1. G o ra : »e d it p ro p rem en t d'un canal généralem ent artificie l, au
m oyen duquel on d é riv e l'eau d'un fleuve ou d ’un torren t (pur ex em ple,
pour m ettre en m o u vem en t un m oulin, une usine); ici, B occace désigne
sim p le m en t le bras du torren t où il y a le moins d ’eau.
2. L a s s o : infelice. C om parez le français v ie illi las pour h e la s
3. S e n t i : ou peut su p p o ser que les troupeaux d A ffrico a va ien t des
clochettes qui p e rm e tta ie n t d ’en ten d re où ils étaient.
'i. T e n n e : il faut so u s-en ten d re un m ot com m e s tra d a ; il se dirigea
le long du ruisseau.
.f&gt;, T r o v ô n e : si ce ne e n c litiq u e n’e st pu« p urem en t ex p lé tif, il rap­
pelle les m ots catji*m\ cominciamento qui précèdent.
G. C os t r o t t o a ici un sens Irò« fo rt : étre in t p a r la douleur.

�E g li ’1 tra sse d e ll’acq u a; in sulla riva
I,o pose lag rim an d o il p ad re vecchio 1,
E con dolor quel giorno m aladiva
D icendo : « 0 figlio, del tuo p ad re specch io 2,
« O r che farà la tu a m adre c a ttiv a 3,
« Che non avrà giam m ai un tuo p a re c c h io 1?
« Che farem noi tapini e pien di duoli,
« Poiché rim a s i siam di to si soli? »
E ’I fitto 0 dardo gli cavò del core,
E il ferro rim irava con tristizia,
Poi diceva con pianto e con dolore :
« Chi tei lanciò con si crudel nequizia
« Nel petto, figliuol mio, con tal furore
« C h’io n ’ho perduto ogni bene e letizia ?
« C redo che fu D iana disp ietata
« Che del mio san g u e an co r non è saziata ! »
Ma poi ch ’egli ha quel dardo rim irato
Più e più volte, conobbe c h ’egli era
Q uel ch e'l figliuolo sem pre avea p o rta to ;
P erch è con tris ta e lag rim o sa cera
D isse : « 0 tapin figliuolo sv en tu rato !

« Qual fu quella cagion cotanto fe ra 7
1. Il p a d r e v e c c h io ... T ou te c e tte description resp ire une douceur,
un e sim p lic ité , 011 d ira it presque une bonhom ie, qui c o n stitu en t le
c h arm e p articu lier de ce N infale Fiesolana.
2. S p e c c h io : nous disons de m êm e qu'un fils e st le p o rtra it v iv a n t de
son père.
8.
C a ttiv a e st p ris ici dans son sens étym ologiqu e : m alh eu reux,
p r iv é de tou t com m e un c a p tif ; le français ch étif a v a it an cien n em en t le
m ém e sens.
4.
P a ro c c h io : sim ile. P ou r la form e , parecchio correspond très exacte­
m e n t au français p a re il, com m e vecchio à vieil, occhio à œil, etc.
5. R im a s i: cette form e du p a rticip e de rimanere (pour rimasto) n’e st plus
e m p lo y ée qu ’en poésie. — D i to s i s o li : soli est ici e m p lo y é dans le sens
d e orbi, privi.
ü. F i t t o e st ici le participe passé de figgere.
7. F era : fiera.

�« Che ti condusse qui a sì ria sorte,
« 0 chi li diè col tuo dardo la m o rte? »
Poi dopo molto doloroso pianto,
Giraffone il fìgliuol si g ittò in collo ;
E , con quel dard o d o lo ro so 4 tan to ,
Alla casetta su a così portollo ;
Ed alla m adre il fatto tu tto quanto
Quivi pian g en d o tu tta v ia 2 contollo;
E ’1 dardo le m ostrava, e sì diceva
Come del petto tra tto gliel ’aveva.
Se la m adre fe’ :l quivi g ra n lam ento,
Non ne dom andi p ersona n e ssu n a ;
Che d ir non si p o treb b e a com pim ento 4
Le g rid a e’1 p ianto che quivi s ’a d u n a 8,
E q u an ta doglia sentì coti torm ento,
B estem m iando g l’ Iddii e la fo rtu n a;
E ’1 viso stre tto con quel del figliuolo
T enea p iangendo c m enando g ran d u o lo 0.
P u re alla fine, siccom ’era usanza
A quel tem po di f a r 7 de’ corpi m orti,

1. La répétition du m ot doloro*) à deux v ers de distance e st un nou vel
in dice d e co caractère d’ébauche (pii a déjà été relevé. Le s ty le de ce
poèm e ne pro d u it pas l’im pression de perfection définitive qui d istin g u e
les v ra is c h e fs-d ’oeuv re ; m a is que d e fraîcheur et d ’ém otion sincère
da n s cette descrip tio n du v ie u x G iraffone !
2. T u t t a v i a : indique que G iraff o ne raconte toute l’histoire sans cesser
de pleurer. — Contollo; l’en clitiq u e rép ète, pa r un pléonasm e fa m ilier à
Boccace, le co m p lém en t déjà e x p rim é : il fntto tutto quanto.
3. F e * : fece.
4. A c o m p im e n to : compiutamente.
5. S ’a d u n a : p ro p rem en t se réu nissent, se confondent, se m êlent. Le
verb e au sin g u lier avec plusieurs su jets n’e st pas rare dans les énum éra­
tion s ; l'accord se fa it a vec le d ern ier term e.
0. M en a r g r a n d u o lo : dimostrando gran dolore. C om parez l'e x p res­
sion française mener grand bruit.
7. F ar : c ’é ta it l’habitude d ’agir ainsi à l’égard des m orts.

�Così allor dopo g ran lam entanza
Ed urli e p ian ti durissim i e forti,
A rs o n 1 quel corpo con g ran abbondanza
Dì lag rim e e dolor senza conforti,
Com e color eli ’altro ben non av ié n o 2,
11 qual si v eg g o n o r venuto meno.
li poi r icolson la polver d ell’ossa
Del lo r figliuolo, e al fiume se n'andaro ,
Là dove l’acqua ancor co rreva rossa
Del p ro p io 8 san g u e del lor figliuol c a ro ;
E in su la riva feciono una fossa
E d en tro quella poi vel sotterraro ,
Acciocché ’1 nome suo non si speg n esse,

Ma sempre il fiume seco ’1 ritenesse.
Da poi in qua q uel fiume dalla gente
Affrico fu chiam ato, e ancor si chiam a.
Quelque temps après, Mensola est à son tour transfor ­
mée en ruisseau par Diane prompte ù punir la faute de la
nymphe.

NOTE POUR AIDER A SCANDER LES VERS ITALIENS
I,’octave, ou ottava rim a, dont les poèmes de Boccace
offrent un des premiers exemples dans la littérature
italienne, est une strophe de huit vers égaux, dont les six
premiers rim ent sur doux sons alternés (AB AB AB ), les
1. A rso n : e t plu« loin, v. 137, ricolson et, v . 141, feciono. V oir page 27
note un v . 57.
2. A v ien o . V oir page 28, note au vers 71.
3. P r o p lo : cette prononciation d u m ot proprio est encore aujourd'hui
courante. Ce m ot a ici pour b u t d 'in sister su r ce détail douloureux que
c’était bien le sang de leur en fa n t qui rougissait l'eau du torrent.

�deux d e r n i e r s r i m a n t e n se m b le (CC); on sait, e n ou tre, q u e ­
j a m a is il n ’est te n u c om p te e n italien de la d istinction des
rim e s fém inines e t masculines.
Le vers em p lo yé p a r Boccace est l’hend écasy llab e, ou
vers de onze syllabes : la o n zièm e syllabe é ta n t a to n e , le
d e rn i e r a c c e n t d u vers e s t to u j o u r s s u r la d ix iè m e ; u n
a u tr e a c c e n t se trouve vers le m ilieu d u vers, e n g é n é ra l
s u r la sixièm e syllabe, parfois s u r la q u a tr iè m e .
P o u r c o m p te r les syllabes d 'u n vers italien, il faut savoir
qu e d e u x voyelles con sécutives se p r o n o n c e n t c o m m e u n e
seule syllabe, p a r u n effet d ’élision ou p lu tô t de c o n tractio n
pro pre à l’italien : a u c u n e des d e u x voyelles n e d is p arait
t o u t à fait d a n s la p ro n o n c ia tio n , 0 1 1 doit les faire e n te n d r e
tou tes d e u x d a n s u n e seule ém issio n . P a r exem ple aria
co m p te p o u r d e u x syllabes; il sole e r a en fo rm e q u a tr e , etc...
11 y a c e p e n d a n t à cette règle q u e lq u e s exceptions : u n e
voyelle finale a c c e n t u é e , co m m e s ï, p iù , ou u n e di­
ph to n g u e fin a le ,c o m m e mai, poi, etc., p e u t 1 1 e pas s ’é lid e r
d e v a n t u n e a u tr e voyelle; il y a en ce cas hiatus. D 'autres
fois d e u x voyelles consécutives, m ê m e d a n s l’in t é r i e u r d ’u n
mot, s o n t d é tac h ées l'u n e île l'au tre (en ce cas 0 11 a l'h abi­
tud e de m a r q u e r celle p a rtic u la rité p a r u n trém a) :
opin'ione, Diana, sâetta , etc.; c’est ce q u ’0 1 1 appelle la
diérèse.

�IL DECÀMERONE

P e n d a n t la terrible peste qui sévit à F lo ren ce en 1318,
u n e jo y e u s e com p a g n ie , se p t j e u n e s fem m es e t trois j e u n e s
gen s, v o u la n t fuir les spectacles d o u lo u r e u x qu e la ville
offre à leu rs yeux, et da ns l’esp o ir d ’é c h a p p e r à la co ntagio n,
va c h e r c h e r u n asile d a n s u n e des gracieuses villas qui
s’é ta g e n t a u n o rd de F lo r e n c e , a u pied de Fiesole. Ces
j e u n e s é p ic u r ie n s a r r a n g e n t le u r vie, d a n s ce sé jo u r
e n c h a n t e u r , de m a n iè re à ou b lier tou tes les m isè re s de
l'h e u r e p ré s e n te ,e t, p a rm i les d is tra c tio n s variées a u x q u e lle s
p ré sid e un roi ou u n e re in e , la p re m iè r e place a p p a r t ie n t
a u x nouvelles q u e ch a c u n des p e rs o n n a g e s, au n o m b r e de
dix, r a c o n te c h a q u e j o u r , p e n d a n t dix jo u r n é e s , ce qui
fait u n total d e c e n t nouvelles*.
Le Décaméron n ’est do nc pas u n recueil de nouvelles
d é tac h ée s co m m e celles q u e c o n tie n n e n t d ’a u tr e s recueils
italiens célèbres, le Cento Novelle antiche p a r exe m p le, ou
les c o n te s de F ra n co Sacchetti. Le c a d re lu i-m ê m e , qui
s e r t de lien au x récits de Boccace, p ré s e n te u n certain
1.
Aussi le livre e st-il so u ven t désign é sous ce titre : il Centonovellc.
Quant au m ot Decamerone, form é assez m a la d ro item en t de deux m ots
grecs, il indique la division du livre en dix journées.

�in té rê t, d ep u is la descriptio n fa m e u se de la peste, p a r
la q u elle s’ouvre le livre, j u s q u ’au x c h a r m a n te s poésies qui
s o n t c h a n té e s à la lin de c h a q u e j o u r n é e p o u r a c c o m p a g n e r
les d a n s e s .
Q u an t a u x c o n te s e u x -m ê m e s , ils r o u l e n t s u r les sujets
les plus variés : c ’e st u n e succession in i n te r r o m p u e de
scènes b ou ffon nes, é m o u v a n t e s ou m ê m e s tragiques, u n
défilé de types ta n tô t esq u issés avec u n e verve e x u b é r a n t e ,
sin o n to u jo u rs édifiante, ta n tô t a n im és de passions violentes.
T oute la vie ita lien n e d u xiv° siècle, d e p u is la caban e d u
p auv re villageois j u s q u ’au x co u rs p r in c iè r e s , passe sous nos
yeux, avec ses idées, scs m œ u rs , ses p réju g és, ses v ertu s et
ses vices, m ais s u r to u t, il fau t b ien le d ire, avec ses peti­
tesses, ses rid icu les, son c y n is m e e t sa frivolité, Boccace a
déployé u n a r t m erv eille u x d a n s le n a tu r e l et l'aisance avec
Lesquels se d é r o u l e n t ses ré cits, d a n s le soin q u ’il a pris
de m e t tr e e n relief, q u a n d il le faut, les m o i n d r e s cir­
co nstan ces, d a n s la v érité, la finesse la malice, d o n t il a fait
preuve p o u r l'a n a ly se des c a r a c t è r e s ; il a su p r ê t e r à ses
p e r s o n n a g e s u n e a ttitu d e , des gestes, u n e physio no m ie, un
langage si expressifs et si ju s te s q ue l e u r so u v e n ir et le u r
silh ou ette se g ra v e n t d a n s l ’esp r it d u le c te u r aussi n e tte ­
m e n t qu e si on les avait r e n c o n t r é s e t q u e si l'on avait
causé avec eux .
Les e x tr a its q u e l’on t r o u v e r a ci-après d u chef-d’œ uvre
de Boccace o n t p o u r b u t de m o n t r e r so us ses d ifférents
aspects le ta le n t si souple du c o n te u r florentin.

�I. — LA PESTE DE FLORENCE1 (Introduzione)

Già erano gli anni della fru ttife ra 2 incarnazione del
F igliuolo di Dio al num ero p ervenuti di m ille trecento
q u a ra n t’olto, quando nella e g re g ia c ittà di F io re n z a 3,
o ltre ad ogni a ltra italica b e llissim a 1, pervenne la
m ortifera pestilenza, la quale, p er operazion de’ corpi
1. Cello descrip tio n de la p este de F lorence en 1348 e st un des m orceaux
les plus célèbres de la littéra tu re italienn e. C’e st un su jet qui a été traité
par un grand nom bre d'auteu rs, en p a rticu lier par les chroniqueurs (Voir,
par e xem p le, V illani, L. XI, c. 113, su r une é p id ém ie qui eu t lieu en
1340), car le fléau lit do fréquentes appa ritio n s en Italie au x iv #, au xv*
e t au xvi* siècle. M ais l'épidém ie de 1348 a p o u r ainsi dire éclipsé toutes
les autres à cause de la céléb rité m êm e du tableau q u ’en a tracé Boccace.
A vouons que la valeur de ce m orceau a été q u elq u e peu s u r f a ite ;on n’y
rem arqu e pas la sobriété et la précision toute scientifique, et, en tin de
com pte, plus ém ou van te que l'historien grec T h u cyd id e a m ontrées en une
description analogu e; le r éc it de Boccace a quelque chose d'artificiel
(V oir ci-après note 6 de la page 58), m a is il fa u t reconnaître que, pour
l'époque, l’effort fait par B occace pour donn er à la prose ita lien n e de
l’am pleur e t de la m a jesté e st des plus rem arquables. — P arm i les d es­
cription s de peste que l’on d e vra com parer avec celle-ci, il est im possible
d e ne pas m ention ner celle que M anzoni a in trodu ite aux ch a p itres x x x ix x x iv des Promu sai Sposi.
2. F r u ttif o r a : .salutifera.
3. F io r e n z a : tel é ta it anciennem ent le nom de F lorence en ita lien ;
on sait que l’on d it aujourd'hui Firenze.
\ . O ltr e ... b e l l is s im a : ce su p e rla tif jo in t à oltre form e un pléonasm e
com m e l'on en rem arquera un bon nom bre dans le style redon dant de
Boccace.
3*

�s u p e rio ri1 o p e rle n o stre iniquo op ere, da g iu sta ira di
Dio a n o stra correzione m andata sopra i m o rtali,
alquanti anni davanti nelle p a rti orientali incom inciata,
quelle d 'innum erabile q u an tità di viventi avendo priv ale,
senza r is ta r e 2, d ’un luogo in un altro co n tin u an d o si3,
verso l’O ccidente m iserabilm ente s’era am pliata. E t 1
in quella non valendo alcuno senno nè um ano provve­
d im e n to 5 p er lo quale fu da m olte imm ondizie p u rg a ta
la città da uficiali sopra ciò o rd in ati, e vietato l ’en trarvi
dentro a ciascuno inferm o, e m olti consigli dati a con­
servazion della sa n ità ; nè ancora® um ili supplicazioni,
non una volta m a m olte, et in processioni ordin ate e t
in a ltre guise a Dio fatte dalle divote p erso n e; quasi
nel principio della p rim avera d ell’anno pred etto o rri­
bilm ente com inciò i suoi dolorosi effetti, et in m iraco­
losa m aniera, a d im o s tra re 7. E non come in O riente
aveva fatto, dove a chiunque usciva il sangue del naso
era m anifesto segno d ’inevitabile m o rte, m a nasce­
v a n o 8 nel com inciam ento d ’essa, a ’ m aschi et alle
1. L'auteur indique ici les d eu x p rin cip a les causes a u x q u elles on a ttr i­
bu ait le fléau : il y a d’abord une cause physique ou , pour m ieux dire»
astrologique : la conjonction fâcheuse de certain s a stres {per o p é ra tio n
de corpi superiori)-, puis une cause m orale: les péchés des hom m es q u e
D ieu v o u la it pun ir.
2. R i s t a r e : il ne fa u t pas confondre ce v erb e , com posé «le ri e t d e
stare (conju guez ri stri, rista i, ristà , etc.) avec le verb e régu lier restare*
Il signifie s'arrêter, e t sou ven t aussi s'abstenir de.
3. C o n tin u a n d o s i : propagandos i.
4. E t : on rencontrera fréq u em m en t cetle orthographe em p ru n tée au
latin d e va n t les m ots co m m en ça n t par une v o y e lle , au lieu de ed ; il ne
faut en aucun cas fa ire sen tir un t dans la prononciation .
5. In q u e lla ... p r o v v e d im e n to . — In quella = pestilenza ; dans le
tra ite m en t de cette peste, en vu e de la co m battre. Senno = consiglio ; les
ressources de l’intelligen ce hu m aine e t les m esu res décrites dans les.
proposition s su iva n tes, n’y peu ven t rien.
6. N é a n c o r a : sous-en tendez valendo.
7. C o m in c iò ... a d im o s tr a r e . Le s u je t de la proposition est la peste-.
8. M a n a s c e v a n o : anacoluthe : la phrase a v a it com m encé a vec la
peste pour su jet [non come aveva fatto) ; ici le su jet change.

�f e m in e 1 p a r i m e n t e , c e r t e e n f i a t u r e d e ll e q u a l i a l c u n e
crescevano com e u n a c o m u n a l2 m ela, a ltre com e un
u o v o , e t a l c u n e p i ù e t a l c u n ’ a l t r e m e n o , le q u a l i i v o l­
g a r i n o m i n a v a n g a v ò c c i o l i 3. E d a q u e s t o a p p r e s s o
s ’i n c o m i n c i ò la q u a l i t à d e l l a p r e d e t t a i n f e r m i t à a p e r ­
m u t a r e in m a c c h i e n e r e o liv id e , le q u a li n e ll e b r a c c i a
e p e r le c o s c ie , e t in c i a s c u n a a l t r a p a r t e d e l c o r p o ,
a p p a r i v a n o a m o l ti , a c u i 1 g r a n d i e r a d e , e t a c u i
m i n u t e e s p e s s e . li c o m e il g a v ò c c i o lo p r i m i e r a m e n t e
e r a s t a t o e t a n c o r a e r a c e r t i s s i m o in d i z io di f u t u r a
m o r t e , c o s ì e r a n o q u e s t e a c i a s c u n o a c u i v e n i e n o 5.
A c u r a d e ll e q u a l i i n f e r m i t à n è c o n s i g l i o d i m e d i c o ,
n è v i r t ù d i m e d i c i n a a l c u n a p a r e v a c h e v a l e s s e o fa c e s s e
p r o f i t t o : a n z i , o c h e la n a t u r a d e l m a l o r e n o i p a t i s s e , o
c h e la i g n o r a n z a d e ’ m e d i c a n t i ( d e ’ q u a li , o l t r e al
n u m e r o d e g l i s c i e n z i a t i , co si d i f e m in e c o m e d ’u o m i n i ,
senza av ere a lc u n a d o ttrin a di m ed icin a av u ta g ia m m a i,
e r a il n u m e r o d i v e n u t o g r a n d i s s i m o 8) n o n c o n o s c e s s e
d a c h e si m o v e s s e 7, e, p e r c o n s e g u e n t e d e b i t o a r g o ­
m e n t o 8 n o n vi p r e n d e s s e , n o n s o l a m e n t e p o c h i n e
g u a r i v a n o , a n z i q u a s i t u t t i i n f r a ’1 te r z o g i o r n o d a l l a
a p p a r i z i o n e d e ’ s o p r a d e t t i s e g n i , c h i p iù to s t o e c h i
1. F e m in e ; la tin ism e aujourd'hui in a d m issib le : d onne.
2. C o m u n a l : comune, ordinaria.
3. G a v o c c io li: Ics bubons. La précaution que Boccacce pren d de nous
dire que c ’e st lo p e u p lc (i volt/ari) qui donnait ce noni aux tum eu rs
peut fai re p en ser que le m ot com m enda seu lem en t alors ù p asser dans
l'usage.
4. A c u i... a c u i : aux u n s... aux autres.
b. V e n ie no : form e archaìque de l'im parfai t de l’in d ica tif : venivano.
0.
R em arqu ez l'in version ; la co n stru ctio n e st : il num ero dei quali
(m edici), oltre agli scien za ti, era d iven u to gran dissim o, cosi di fem ine
com e d'uom ini, sen za avere (se n za che a vessero ) giam m ai a vu ta
alcuna dottrin a di m edicina.
7. D a cho si m o v o sso ; su jet : il malore.
8. A r g o m e n to est ici em ployé dans le sens de rem ède, aujourd'hui
in u sité.

�m e n o , e t i p i ù s e n z a a l c u n a f e b b r e o a l tr o a c c i d e n t e ,
m o r i v a n o . E fu q u e s t a p e s t i l e n z a d i m a g g i o r f o r z a p e r
c iò c h e e s s a d a g l ’i n f e r m i d i q u e l l a 1 p e r lo c o m m u n i c a r e i n s i e m e s ’a v v e n t a v a a ’ s a n i , n o n a l tr a m e n t i clic
fa c c i a il fu o c o a ll e c o s e s e c c h e o u n t e ( p i a n d o m o l t o
g li s o n o a v v ic i n a to . E p i ù a v a n t i a n c o r a e b b e d i m a l e 2 ;
c h è n o n s o l a m e n t e il p a r l a r e e l ’u s a r e c o n g l ’ in f e r m i
d a v a a ’ s a n i i n f e r m i t à o c a g i o n e di c o m u n e m o r t e , m a
a n c o r a il t o c c a r e i p a n n i , o q u a l u n q u e a l t r a c o s a d a
q u e g li in fe rm i s ta ta t o c c a 3 o a d o p e ra ta , p a re v a seco
q u e l l a c o la l e i n f e r m i t à n e l t o c c a t o r t r a s p o r t a r e . M a r a ­
v i g l i o s a c o s a è a d u d i r e q u e l l o c h e io d e b b o d i r e ; il
c h e , s e d a g l i o c c h i d i m o l t i e d a ’ m i e i n o n fo s se s t a t o
v e d u t o \ a p p e n a c h e 5 io a r d i s s i di c r e d e r l o , n o n c h e d i
s c r i v e r l o , q u a n t u n q u e d a f e d e d e g n o c u d i t o l ’a v e s s i.
D i c o c h e d i t a n t a e ffic a c ia fi; la q u a l i t à d e l l a p e s t i ­
l e n z a n a r r a t a n e ll o a p p i c c a r s i d a u n o a d a l t r o , c h e
n o n s o l a m e n t e l ’u o m o a l l ' u o m o , m a q u e s t o , c h e è m o l t o
p i ù , a s s a i v o lt e v i s i b i l m e n t e f e c e 7, c io è c h e la c o s a
d e l l ’ u o m o i n f e r m o s t a t o , o m o r t o d i (a le i n f e r m i t à ,
t o c c a d a u n a l t ro a n i m a l e f u o r i d e l l a s p e z i e d e l l ’ u o m o ,
n o n s o l a m e n t e d e l l a i n f e r m i t à il c o n t a m i n a s s e , m a
q u e l l o i n f r a b r e v i s s i m o s p a z i o u c c i d e s s e 8. Di c h e g li
1. G l'In fe rm i d i q u e l la : ccu x qui cn é ta ien t a tteints.
2. I.e m al ne t'a rrèta pus là ; c n te n d e z : il v a v a it bien d'autres causes
ile contagion.
3. T o c c a : toccata.
4. Ce» mot» p o n rra ien t fairc c ro ire quo B occaco ¿tali à F lorence au
m om en t d e la p e ste : il n'en e st rien p ou rtan t, com m e nous le tenons de
lu i-m im e (V oir Introd action).
5. A p p o n a c h o ... c'est ¡\ pei ne si j o sera is non sen lem en t I'écrire, mai»
le c ro ire .
6. F e d e d e g n o : persona degna ili fede.
7. C elle phrase e sl encore asse* irrégu liè rc : non solam ente l'uomo
(contam ina va) l'uomo, m a (il c o n tagio) fece questo, che k m olto più,
cioè, etc.
8. Ces su bjon ctìfs d ép en d en t de fece che.

�o c c h i m i e i (s i c o m e p o c o d a v a n t i è d e t t o ) p r e s e r o t r a
l ’a l t r e v o lt e u n di c o s i f a t t a e s p e r i e n z a , c h e 1, e s s e n d o
g l i s t r a c c i d ’u n p o v e r o u o m o , d a t a l e i n f e r m i t à m o r t o ,
g i t t a t i n e l l a v ia p u b b l i c a , e t a v v e n e n d o s i 2 a d e s s i d u e
p o r c i , e q u e g l i , s e c o n d o il l o r c o s t u m e , p r i m a m o l t o
co l g r i f o e p o i c o ’d e n t i p r e s i g l i e s c o s s i g l i s i a ll e g u a n ­
c ie , i n p i c c o l a o r a a p p r e s s o , d o p o a l c u n o a v v o l g i m e n t o 3
c o m e s e v e le n o a v e s s e r p r e s o , a m e n d u n i 1 s o p r a g li
m a l t i r a t i s t r a c c i 5 m o r t i c a d d e r o in t e r r a .
D alle q u a li cose e da ass a i a ltre a q u e s te sim ig liatiti
o m a g g i o r i , n a c q u e r o d iv e rse p a u r e et im m a g in a z io n i
in q u e g l i c h e r i m a n e v a n o viv i ; e t u t t i q u a s i a d u n fine
t i r a v a n o 6 a s s a i c r u d e l e , c iò e r a d i s c h i f a r e e d i f u g g i r e
g l ’i n f e r m i e le l o r c o s e ; e co si f a c e n d o , si c r e d e v a c i a s ­
c u n o a sò m e d e s i m o s a l u t e a c q u i s t a r e . E t e r a n o a lc u n i
li q u a l i a v v i s a v a n o c h e il v iv e r e m o d e r a t a m e n t e , e t il
g u a r d a r s i d a o g n i s u p e r f l u i t à , a v e s s e m o l to a c o si fatto
a c c i d e n t e r e s i s t e r e 7 : e, f a t t a l o r b r i g a t a 8, d a o g n i
a l t r o s e p a r a t i v i v e a n o ; e t in q u e l l e c a s e r i c o g l i c n d o s i
e r i n c h i u d e n d o s i d o v e n i u n o i n f e r m o fo s se , e t a v iv e r
m e g l i o d i l i c a t i s s i m i c ib i e t o t t i m i vini t e m p e r a t i s s i m a ­
m ente u sando et ogni lu ssu ria fu g g en d o , senza la s­
c i a r s i p a r l a r e a d a l c u n o 9, o v o le r e di fu o r i d i m o r t e o
d ’i n f e r m i a l c u n a n o v e ll a s e n t i r e , c o n s u o n i ,ft e co n q u e lli
p i a c e r i c h e a v e r p o t e v a n o si d i m o r a v a n o . A l t r i , in
I. C o si f a tta c h o : l'exe m p le , la p reu ve su iva n te, à sa vo ir que.
*2. A v v o n o n d o s i : abbattendosi.
3. Ils tournent s u r eux-m ém es, co m m e p ris de vertig e.
k. A m e n d u n i : am bedue.
5. S opra gli stracci scossi da loro per loro sven tu ra.
0. Quasi tu tti m iravano a uno scopo unico e assai cru dele, etc.
7. P otesse m olto per resistere a...
8. A vec leurs fa m illes e t leurs serviteu rs.
i). A d a lc u n o : sen za p e rm e tte re che alcun parlasse loro.
10. C on s u o n i : au poh de la m u siqu e.

�c o n t r a r i a o p i n i o n t r a t t i , a f f e r m a v a n o il b e r e a s s a i e t il
g o d e r e , e l ’a n d a r c a n t a n d o a t t o r n o e s o l l a z z a n d o 1 e t il
s o d d i s f a r e d ’o g n i c o s a a llo a p p e t i t o c h e p o t e s s e 2, e di
ciò c h e a v v e n iv a r i d e r s i e b e ff a rs i , e s s e r e m e d i c i n a c e r ­
t i s s i m a a t a n t o m a l e ; e co sì c o m e il d i c e v a n o il m e t t e ­
v a n o in o p e r a a l o r p o t e r e , il g i o r n o e la n o t t e o r a a
q u e l l a t a v e r n a , o r a a q u e l l ’a l t r a a n d a n d o , b e v e n d o
s e n z a m o d o e s e n z a m i s u r a , e m o l lo p iù ciò p e r l’a l t r u i
c a s e f a c c e n d o , s o l a m e n t e c h e 3 c o s e vi s e n t i s s e r o c h e
l o r o v e n i s s e r o a g r a d o o in p i a c e r e . E ciò p o t e v a n f a r e
di l e g g i e r e 4, p e r ciò c h e c i a s c u n ( q u a s i n o n p iù v i v e r
d o v e s s e ) a v e v a , sì c o m e s è , le s u e c o s e m e s s e in a b b a n ­
d o n o 5 ; di c h e 6 le p i ù d e ll e c a s e e r a n o d i v e n u t e c o ­
m u n i , e cosi l ’u s a v a lo s t r a n i e r e , p u r e c h e a d esse
s ’a v v e n i s s e , c o m e l ’a v r e b b e il p r o p r i o s i g n o r e u s a l e :
e c o n t u t t o q u e s t o p r o p o n i m e n t o b e s t i a l e 7, s e m p r e
g l ' i n f e r m i f u g g i v a n o a l o r p o t e r e . E t in t a n t a afflizione
e m i s e r i a d e l l a n o s t r a c i t t à , e r a la r e v e r e n d a a u t o r i t à
d e ll e l e g g i , c o sì d iv i n e c o m e u m a n e , q u a s i c a d u t a e
d i s s o l u t a t u t t a 8, p e r li m i n i s t r i e t e s e c u t o r i d i q u e ll e ,
li q u a l i , sì c o m e g li a l t r i u o m i n i , e r a n o t u l l i o m o r t i o
i n f e r m i o sì d i f a m i g l i r i m a s i s t r e m i 9, c h e ufficio
t . L ’a n d a r c a n ta n d o a tto r n o ... : de parcou rir la ville en chantan t et
en se div e rtissa n t.
2. Ne rien r e fu se r à leur a p p étit de ce qu'ils po u va ien t lui accorder.
3. S o la m e n te c h e : purché sapessero di tro va rvi cosec he...
i\. D i le g g le r e : Boccace em ploie fréq u em m en t c ette expression , ou
encore leggiermente, dans le sens de facilmente.
5. On ne pren ait plus soin de rien, ni de soi-m êm e ni de ses biens.
6. DI c h e ... C ’e st pourquoi...
7. Ici Boccace re v ie n t aux personnages qui ch erch en t le sa lu t dans
l'ivresse ou to u t au tre p la isir ; c'est ce qu'il a p p elle un proponimento
bestiale.
8. C a d u ta e d is s o lu ta : il fa u t rapprocher ces participes du verbe
era, deux lig nes plus haut.
il.
S i d i fa m ig li r im a s i s tr o m i : rim asti sen za servito ri. On dit
encore d a n s un sens très sem b la b le: stre n ito di fo rze, à bout de forces.

�alcuno non potean fare : p e r la qu al cosa era a ciascuno
licito q uanto a g ra do gli era d ’a d o p e r a r e 1. Molli altri
servavano, tra questi due di sopra delti, una mezzana
via, non s tr ig n e n d o s i2 nelle vivande quanto i primi,
nè nel bere e nell’altre dissoluzioni allargandosi quanto
i secondi; ma a sofficienza, secondo gli appetiti, le cose
usavano, e senza rinchiudersi andavano attorno, por­
tando nelle mani chi fiori, chi erbe odorifere, e chi
diverse maniere di spezierie 3, quelle al naso ponendosi
spesso, estimando essere ottima cosa il cerebro* con
colali odori confortare ; con ciò fosse cosa c h e 5 l'aere
tutto paresse dal puzzo de’ morti corpi e delle infermità
e delle medicine, compreso e puzzolente®. Alcuni
erano di più crudel sentimento (come che per avven­
tu ra più fosse sicuro), dicendo niun ’altra medicina
essere contro alle pestilenze migliore nè cosi buona
come il fuggire loro davanti : e da questo argom ento
mossi, non curando d’alcuna cosa se non d isè , assai et
uomini e donne abbandonarono la p ro p iia città, le
proprie case, i lor luoghi, et i lor parenti e le lor cose,
cercarono l'a l t r u i 7 o almeno il lor contado, quasi l’ira
di Dioa punire la iniquità degli uomini con quella pesti­
lenza non dove fossero p rocedesse8, ma solamente a
1. Ciascuno poteva fare ciò elio gli piaceva.
2. S t r ig n e n d o s i. D ans la langue ancienne on trouve rég u lièrem en t
écrit s trignere, piagnere, regno, tegno, etc., pour s tr ingene, piangere,
vengo, tengo. Ici, le sens de strigliersi e s t: se restrein dre, se m ettre à la
ration.
3. S p e z ie r i e : des arom ates.
4. C e r e b r o : cervello .
5. C on c iò fo sso c o sa c h e : ces cinq m ots (parfois sia au lieu de fosse),
écrits sou ven t «mi un Seul m ot, fo rm en t une conjonction don t l'usage e st
d epu is longtem ps abandonné, e t qui signifie : atten du que, puisque.
G. D al p u z z o ... c o m p ro s o o p u z z o le n t e : l’air é ta it pénétré e t em pesté
des m iasm es que dégageaien t les c a d a vres, les m alades e t les rem èdes.
7. L ’a l t r u i case, luoghi, etc. — Cercarono a ici le sens de : gagnèrent.
8. P r o c e d e s s e : il faut join dre ce verbe a punire, qui en dépen d; e t

�coloro opprim ere li quali d entro alle m u ra della lor
città si trovassero, comm ossa intendesse : o quasi
avvisando ninna p ersona in q u e lla 1 dover rim anere, e
la sua ultim a ora esser venuta*.
un peu plus bas : m a com m ossa (l’ira di Dio) inten desse solam ente a
opprim ere coloro...
1. In q u e lla : su p p léez c ittà ; et, dans la proposition su iva n te, la sua
ultim a ora doit s’entendre : l ’ultim a ora della città .
2. C ette célèbre d escrip tio n de la peste, pa r la q u elle s’o u vre le Dèca ­
méron, doit en grande partie sa réputation à la noblesse, à la g ra vité, au
t ou r oratoire «lu style, que Boccace s’est efforcé d ’é le ver à la hauteur de
ce su jet tragique. T o u t en ren dan t ju stic e à lu force de c ette p eintu re,
il faut bien avouer que B occace possède d ’autres qu a lités qui lui sont
p lu s personnelles, qu ’il d éploie avec plus de naturel e t p lu s d'aisance, et
d o n t on pourra se fa ire une idée p lu s exacte en lisa n t les N ou velles
•cllcs-m em es.

�II. — LES INTERLOCUTEURS ( I b i d . )

Stando in questi termini la n o stra città, d'abitatori
quasi v o l a 1, addivenne (si come io poi da persona
de g n a di fede sentii) che nella venerabile chiesa di
Santa Maria N ovella2, un martedì m attina, non essen­
dovi (piasi alcuna a ltra persona, uditi gli divini ufficj
in abito lu gubre, quale a si fatta stagione si richiedea,
si ritro v a ro n o 3 sette giovani donne, tulle l’una all’altra
o per am istà o p e r vicinanza o per parentado con­
giunte, delle quali niuna il ventottesimo anno p a s­
sato avea, nò era minor di diciot t o 4, savia ciascuna
odi sangue nobile, e bella di forma et ornata di costumi,
c di leggiadrìa o n e s t a 9. Li nomi delle quali io in
1. V o t a : on e crit plus généralem e nt vuota.
2. S ituée sur hi rive
l’A rn o , dati» la p a r tie ou est tic Florence,
c elle église, uno don p lu s fam euses de la R en aissan ce, ho tro u v a it alors
presqu e hors d e la v ille ; elle n’a v a it pas encore l’aspect que lui donne
au jou rd’hui la facade en m arbré* po lych ro m es co n stru ite à la fin du
xv* siec le.
3. U d iti... s i r itr o v a r o n o : la p ro p o sition absolue au participe
(uditi i divini nffìcj) se rapporte au s u je t de si ritrovarono : apròs a voir
e n ten d u ... o le... s e p t jeu n es dam e* se rcncont rè ren t .
4. E n ten d ez : c niuna era minor d i...
;u Les trois term es forma, costumi, leggiadria o n t uno slgnification bien
d istin c te les una des autres : le prem ier se rapporto u n iq u em en t à la,
beauté, le second d esig n e les qu a lités in telle c tu e lles e t m urales; le t r o i ­
sièm e vout «lire la bonne grace, lo ch a rm e des manière#.

�rpo ria forma racconterei se giusta cagione da dirlo non
mi togliesse, la quale è questa : che io non voglio che,
p e r le raccontate cose da loro che seguono e per l ’ascol­
tate ', nel tempo avvenire alcuna di loro possa prender
vergogna, essendo o ggi alquanto le leggi ristrette al
piacere, che allora, p e r le cagioni di sopra m ostrate,
erano, non che alla loro età, ma a tr o p p o 2 più m atura,
la rg h issim e ; nè ancora d a r materia agl'invidiosi3,
presti a m ordere ogni laudevole vita, di diminuire in
ninno alto l’onestà delle valorose donne con isconci
p a r l a r i 4. E perciò, acciò che quello che ciascuna
dicesse senza confusione si possa co m p re n d e re appresso,
per nomi alla qualità di ciascuna convenienti o in tutto
o in p a r t e 5 intendo di nominarle. Delle quali la prima,
e quella che di più età era, Pam pinea chiameremo, e
la seconda Fiam m etta, Filomena la terza, e la q uarta
Emilia ; et appresso Lauretta diremo alla quinta, et alla
sesta N eifile, e l ’ultim a Elisa non senza cagione nom e­
remo. Le qu ali, non già da alcuno proponimento tirate,
ma per caso in una delle parti della chiesa adunatesi,
quasi in cerchio a seder póstesi, dopo più sospiri,
1. Ces dam es on effet, dans le Decaméron, écou ten t ou m ôm e débiten t
parfois des N ouvelles a ssez lestes; l’e xcuse que fait v a lo ir Boccace, dans
la phrase su iva n te, c’est q u ’alors, au m o m en t de l’ép id ém ie, les règles de
la bienséance s’éta ien t un peu relâchées.
2. L’em ploi de troppo pour molto é ta it assez fré q u e n t au x iv e et au
xv* siècle.
3. N ò a n c o r a ... S u p p léez: voglio.
4. Boccace ne v eu t pas que les en vieu x a ien t l’occasion de rabaisser en
quoi que ce so it la vertu de ces dam es, en tenant sur leur com pte dos
propos in ju rieu x. P arlari est le plu riel, aujou rd’hui inu sité, de p a r la r e ,
em ployé com m e substantif.
5. L es nom s de fantaisie que Boccace leu r donne désign en t p lu s ou
m oins des traits do leu r ca ra ctère; plus loin, à la tin de rén u m ération ,
Boccace répète que la dern ière sera appelée E lisa « non sans m o tif ». Il
serait va in de vo u lo ir pén étrer les in ten tio n s qui p eu ven t a vo ir guidé
Boccace dans le choix de ces nom s; peut-être n'était-ce q u ’une façon plus
sûre de dérou ter la cu riosité de ses contem porains.

�lasciato stare il d ir de’ p a te rn o s tri1 seco della q u alità
del tem po m olte e varie cose com inciarono a rag io n are ;

Église S anta Maria Novella.

e dopo alcuno spazio, tacendo l’altro, così Pam pinea
cominciò a p a rla re :
« Donno mie cari1, voi p otete, cosi com e io, m olte
1. L a s c ia to s ta r e ... Sign alons, une fois pour tou tes, c e t em ploi du par­
tic ip e absolu, qui suppose un a u x ilia ire sous-en tendu : a vendo la s c ia to ...
C om parez avec patern ostri le français patenôtres.

�volte avere udito elio a niuna persona fa ingiuria ehi
onestam ente usa la sua ragione. N aturai ragione è di
ciascuno che ci nasce
la sua vita (pianto può aiutare
e conservare e difendere. O gni ora che io vengo ben
r a g g u a rd a n d o alli n ostri m o d i2 di questa mattina, et
ancora a quelli di più altre passate, e pensando c lie n ti3
e quali li nostri ragionam enti sieno, io comprendo, e
voi sim ilmente il potete comprendere, ciascuna di noi
di sè medesima d u b it a r e 4. Noi dimoriamo qui, al parer
mio, non altrimenti che se esser volessimo o dovessimo
te s tim o n e 8 di quanti corpi morti ci sieno alla sepoltura
recali o d’ascoltare se i frati di qua e n t r o 6, de’ quali il
num ero è quasi venuto al niente, alle debite ore cantino
il loro uficio, o addim ostrare a chiunque ci apparisce,
ne’ nostri abiti, la qualità e la quantità delle nostre
miserie. Che facciam noi q u i ? che atten diam o? che
s o g n ia m o 7 ? perchè più pigre e lente alla nostra salute
che tutto il rim anente de’ cittadini siamo ? re pu tian ci8
noi men c a r e 9 che tutte l ’altre ? o crediam la nostra
vita con più forte catena esser legata al nostro corpo
che quella degli altri sia, e così di niuna cosa cu ra r
1. C h e c i n a sc e • ci e st e x p lé tif; il ne fau t pas essa yer de le traduire.
2. E lle veu t dire : à rem p lo i que nous avons fait de la m atin ée.
3. C h e n te , plur. c h o n ti, e st une ancienne form e du pronom relatif
e t in terrogatif; il se trouve su rto u t em ployé dans cette locution diente e
quale, où il est difficile de d istin g u er e t su rto u t de ren dre la nuance de
sen s entre les deux pronom s.
A vo ir des doutes, dos crain tes pour sa santé.
5. P lu riel irré g u lier; il n'y a pas de form e fém inine.
G. Il y a v a it ja d is à S a in te-M arie-N ou velle un co u ven t de D om in icain s.
— D ’a s c o lta r o dépend g ra m m a tica lem en t de testim one; il eû t été plus
rég u lier d'om ettre di e t de faire dépen dre cet infinitif ile volessimo e
dovessimo, com m e l'au teu r l'a fait pour addim ostrare (pii v ie n t en su ite.
7. A quoi rêvon s-n ou s?
8. S u r c ette form e en iàno de la prem ière personne pluriel du présent
de l'in dicatif, v o ir ci-d essu s, p. 30, note 1.
0. M en ca ro : m eno preziose.

�dobbiamo la quale abbia forza d ’ offenderla ? Noi
erriamo, noi siamo ingannate : che bestialità è la nos­
tr a se così crediamo ? quante volte noi ci vorrem ricor­
dare clienti e quali sieno stati i giovani e le donne
vinte da q uesta crudel pestilenza, noi ne vedremo
apertissimo argom ento
E perciò, acciò che noi, per
¡schifiltà o p e r tr a c e u t a g g in e 2, non cadessimo in
quello 3 di che noi per avventura per alcuna m aniera,
volendo, potrem m o scam pare (non so se a voi quello se
ne p a rrà che a me ne parrebbe), io giudicherei ottim a­
mente fatto che noi, si come noi siamo ’, come molti
innanzi a noi hanno fatto e fanno, di questa t e r r a 3 uscis­
simo ; e fuggendo come la m orte i disonesti esempli
degli altri, onestam ente a ’ nostri luoghi in c o n ta d o 6,
de' quali a ciascuna di noi è g ra n copia, ce ne a n da s­
simo a stare, e quivi quella festa, quella allegrezza,
q u e llo 7 piacere che noi potessimo, senza tra p a ssa re
in alcuno atto il segno della ragione, p re n d e ssim o 8.
Quivi s’ odono gli uccelletti cantare, v e g g io n v is i9
v e rd e g g ia re i colli e le pianure, et i campi pieni di
biade non altram ente o n deg giare che il mare, e d ’ alberi
ben mille maniere, et il cielo più a p e r ta m e n te 10, il
1. A r g o m e n to : uno p reu ve que nous nous trom pons.
2. T r a c c u ta gg in e : trascuraggine, tra scu ra tezza .
3. Q u e llo : ce d é m o n stra tif désign e ce que ne v e u t pas n om m er
P a m p in ea : la peste, la m ort.
4. S i corno n o i s ia m o : telles que nous vo ici, sur-le-cham p; il s’agit
de prendre un parti im m éd ia t, qui ne souffre aucun délai.
5. T e rra, dans la langue ancienne, e st h a b itu ellem en t syn onym e de
c ittà ; m ais on ne le d isa it que des v ille s entourées de m urs.
0. P ropriétés, m aisons do cam pagne.
7. Q u o lla ... q u o llo ... Ces d ém o n stra tifs n’onl guère que la v a leu r d e
l'article.
8. P r o n d e s s im o . Ce su b jo n ctif dépen d toujours do giudicherei ottim a­
mente fatto che....
9. V e g g io n v is i : vi si vedon o.
10. Il fa u d ra it répéter ici : si vede.

�quale, ancora che crucciato n e 1 sia, non perciò le sue
bellezze eterne ne nega, le quali molto più belle sono
« rig u a rd a re che le m ura vuote della nostra città. E t
è v v i2 oltre a questo l'aere assai più fresco, e di quelle
cose che alla vita b iso g n a n o 3 in questi tempi, v’ è la
copia m a g g i o r e 4, e minore il numero delle noie. P er
ciò che, quantunque quivi cosi muioano i lavoratori
com e qui fanno i cittadini, v ’ è tanto minore il dispia­
c e re (pianto vi sono, più che nella città, rade le case e
g li abitanti. E qui d ’ altra parte, se io ben veggio, noi
non abbandoniam persona, anzi ne possiamo con
verità dire'1 molto più tosto a b b a n d o n ate ; per ciò che
ì nostri °, o m orendo o da morte fuggendo quasi non
fossimo loro, sole in tanta afflizione n ’ hanno lasciate.
Ninna riprensione adunque può c a d e r e 7 in colai consi­
glio se g u ir e : dolore e noia e forse morte, non seguen­
dolo, potrebbe avvenire. E p e r c iò , quando vi p a i a 8,
1. N e e tl parfois uno forine atone «lu pronom personnel, syn o n ym e do
c i; il sem ble qu'il fa ille l'in terp réter ici en ce sen s: le ciel courroucé
contre noua (contro le genre hum ain), co m m e dans la phrase su iv a n te :
n o n ...n e nega (il ne nous refuse pas).
2. E v v i : c o n str u is e z : Y a cre vi è a n sa i p iù fr e s c o ...
3. Il fa u d ra it d ir e aujou rd'h ui occorrono, bisogna ne s'em ployant p lu s
gu ère que d e va n t un verb e, sans aucun su jet.
\ . E n ten d ez : le cose c h e ... ci sono in m aggior copia, e il num ero
•delle noie vi è m inore.
5.
No p o s s i a m o - E ncore ici (vo ir ci-d essu s note 1), ne veu t dire
nous : c ’est p lu to t nous qui som m es abandonnées.
U. I n o s tr i : nos parents so n t m o rts ou o n t pris la fuite. Il e st quelque,
peu in vra isem b la b le que ces sep t dam es soien t aussi c o m p lètem en t iso ­
dées; m ais il faut avouer q u e ce détail répond bien à l'idée que Boccace
a voulu donner du désarroi où la pe ste a v a it jeté Florence. L’on a vu
d é jà (p. 48, note 4) que l'auteur n 'était pas présent à F lorence a ce m om ent
lo tableau qu'il a tracé est donc tout do fan taisie ; à côté do c ertain es
•exagérations, on y rem arque un tour oratoire dont lo d isco u rs de P a m ­
pin ea, un d isco u rs com m e ceux que T ite-L iv e a m is dans la bouche de
ses héros, fou rn it un ex em p le typ iq u e.
7. C a d e r e : m ot A m ot ; ne peut to m b e r su r l'adoption do ce parti ; c’està -d ir e eu pren ant ce parti, nous no donnons lieu à aucun reproche.
8. Q u a n d o v l p a ja : p urche ci p ia c c ia .

�prendendo le nostre fanti, e con le cose opportune
facc endoci seguitare, oggi in questo luogo e domane
in q u e l lo 1, quella allegrezza e festa prendendo che
questo tempo può porgere, credo che sia ben fallo a
dover fare; e tanto d im o r a r e 2 in tal guisa, che noi veg­
giamo (se prima da m orte non siamo sopraggiunte) che
line il cielo riserbi a queste c o s e 3, li ricordovi che egli
non si d isd ic e 4 più a noi 1’ onestamente andare, che
faccia a g ran parte dell’ altro lo s ta r disonestamente. »
^ Mentre tra le donne erano cosi fatti ragionamenti, et
ecco e n tra r nella chiesa tre giovani, non per ciò t a n to
che meno di venticinque anni fosse 1' (‘là di colui che
più giovane era di loro, no’ quali nè perversità di
tempo, nè perdila d amici o di parenti, nè p a u ra di sè
medesimi avea potuto a m o r 6, non che spegnere, m a
raffreddare. De’ quali, l ’uno era chiamato Panfilo, e
Filo st rato il secondo, e l’ultimo D ion eo7, assai pia­
c e v o le e costumato ciascuno; et andavano cercando per
loro som m a consolazione, in tanta turbazione di cose,
di vedere le lor d o n n e 8, le quali, per ventura, lutto e
tre erano tra le predelle sette, come c h e 9 de ll’altre
1. In q u e s t o . . . In q u e llo : dans un lie u , dans un a u tre .
‘2. Col infinitif e st am ené par la phrase p récéd en te: credo che s ia ben
f a t to ...

a. C h e fin e ... a q u e s to coso : qual lin e... ; com e la va d a a finire.
4. N on s i d is d ic o p iù ... Il n’e st pas p lu s déplacé...
à. N on ta n t o c h e ... S u p p léez: non ta n to giovani che...
0. A m o r ont co m p lém en t direct d es v erb es spegnere, raffreddare.
7. D io n e o, le plus badin des trois, com m e on le v o it par la nature
des N ouvelles qu’il raconte, rep ro d u it certain s tra its du caractère de
Boccace lui-m êm e.
8. D o n n e : il faut pren dre ici ce m ot dans son sens étym o lo g iq u e de
d a m e s ; ils cherchent à rencontrer les dam es d e leurs pensées. Ou a vu
(¡ue B occace, pour d ire fem m e, em ploie le m ot fe m in a .
!&gt;. C o m e c h e : le« jeu n es gens trou ven t précisém en t le urs am ies
parm i ces sept da m es; m ais cela 11e v e u t pa s dire q u ’ils fu ssen t des
étran gers pour les qu atre autres, puisqu'ils leu r éta ien t liés par des liens
de parenté. Com e c h e , qui signifie quo ique, suppose tout ce raisonnem ent.

�alcuno no fossero congiunte parenti d'alcuni di loro.
Nè prim a esse agli ocelli corsero 1 di costoro, che
costoro furono da esso veduti ; per che P am pinea allor
cominciò sorridendo : « Ecco che la fortuna a'no stri
cominciamenti è favorevole, et h acci davanti posti 2
discreti giovani e valorosi, li quali volentieri e guida
e servidor’ ne saranno, se di prendergli a questo officio
non schiferemo. » P e r che senza più parole Pam pinea,
levatasi in piè, la quale ad alcuno di loro per s a n g u i n i t i 3
era congiunta, verso loro, elio fermi stavano a r i g u a r ­
darle, si fece, e con lieto viso salutatigli, loro la loro
disposiziono fe’manifesta, e pregògli p e r parte di tutte
che con puro e fratellevole animo a tenere loro com­
pagnia si dovessero disporre. 1 giovani si credettero
prim ieram ente esser beffati ; ma poiché videro che da
dovero 1 parlava la donna, risposero lietamente se
esser apparecchiati ; e senza dare alcuno indugio
all’opera, anzi che quindi si partissimo, diedono ordine
a ciò clic fare a v e sso n o 3 in sul partire. E t o rd in ata­
mente fatta ogni cosa opportuna apparecchiare, o
prim a mandato là dove intendevan d ’a n dare, la seguente
mattina, cioè il mercoledì, in su lo schiarir del giorno,
le donne con alquante delle lor fanti, e i tre giovani
con tre lor familiari usciti della città, si misero in via;
nè oltre a due piccole miglia si dilungarono da essa che
ossi pervennero al luogo da loro p rim ieram ente ord i­
nato. E ra il detto luogo 8 sopra una piccola m ontagueta
1.
V.
3.
4.
5.
(ì.
que

A g li o c c h i c o r s e ro : parurent, «e p resentèren t ù leurs yeu x.
H a c c i d a v a n ti p o s t i : ha m esso sulla nostra via .
S a n g u i n i t i : consan gu in ita .
D a d o v e r o : d a vvero , sul serio.
A c iò ch o faro a v o s s o n o : a ciò che avessero (a veva n o ) da fine.
U ne tradit io n , qui ne parait a v o ir aucun fon dem eu t solide, v e u t
la v illa où Ics in terlo cu teu rs &lt;lu Décaméron tin ren t leurs réu n ion s,

�da ogni p a rte lontana alquanto alle nostre
strade, di vari albuscelli e piante tutte di verdi fronde
ripieno piacevoli a rig u a rd a r e . In sul colmo 1 della
quale era un palagio con bello e g ra n cortile nel
mezzo, e con loggie, e con sale, e con cam ere, tutte
ciascuna verso di si; b e llissim a 2, e di liete d ipinture
ragguardevole e t o rnata, con pratelli dattorno, e con
giardini maravigliosi, e con pozzi d ’acque freschissime,
e con vòlte 3 di preziosi vini : cose più atte a curiosi
bevitori, che a sobrie et oneste donne. Il quale tu tto
spazzato, e nelle camere i letti fatti, et ogni cosa di
fiori, quali nella stagione si potevano avere, piena, e di
giunchi g i u n c a ta 4, la vegnente b r ig a ta t r o v ò con
suo non poco piacere.
soit c elle don t occu pe aujourd'hui la place la v illa P a lm ieri, au bord du
Mugnone, sur l&lt;*s p rem ières p en tes de la m ontagne de F iesole; la v illa ,
rela tive m e n t récente, est entourée d'un parc su perbe. Il e st certain que
l'endroit où e lle s’élève répond a ssez b ie n aux descrip tio n s du Decameron ;
m ais, com m e très p robablem en t toute cette histoire osi de p u re in v e ntion
, il ne faut pas accepter la tradition sans réserves.
1. In s u l c o lm o : in su lla cim a.
2. B o llis s im a : rem a rq u ez l'em ploi cò te à còlo d e tutte e t d e ciascuna;
c'est un de ces pléonasm es fa m iliers à B occace, déjà p lu sieu rs fois
signalés. V e r s o d i sè : prise en e lle -m ê m e , par opposition à l’ensem ble
de la constru ction.
3. V o lto : ca n tin e .
\ . On rapprochera ce m ot du français joncher.
T». Cà* verbo a pour co m p lém en ts d ir e c ts : il q u a le tu tto , i le tti , og n i
cosa qui précèden t.

4

�III. — LES TROIS ANNEAUX (I, 3)
Il S a la d in o 1, il valore del qual fu tanto che non sola­
mente di piccolo uomo il fe’ 2 di Babilonia Solchino, ma
ancora molte vittorie sopra li Re saracini e cristiani
gli fece avere, avendo in diverse g u e rre et in g ra n d is­
sime sue magnificenze speso tutto il suo tesoro, e, per
alcuno accidente sopravvenutogli, b isog nan do gli3 una
buona quan tità di danari, nè veggendo donde così
prestam en te come gli bisognavano aver gli potesse,
gli venne a memoria ' un ricco G iudeo, il cui nome era
Melchisedech, il quale prestava ad usura in Alessandria,
e p e n so ssi1"’ costui avere da poterlo servire q u ando®
1. Ce personnage, célèbre da n s l'histoire des C roisades, su rtou t par
ne» lu ttes a vec R ichard C œ ur-de-L ion , occu pe une large placo dans la
littéra tu re du m oyen Age ; D ante l’a placé dans le Lim be {Inf., IV , v. 129),
et les conteurs o n t recueilli plus d'une anecdote où il Joue, en général, un
rôle qui u’a rien d ’odieux ; on trouvera dans le /Décam éron m êm e (X , U)
un ex em p le de la c o u rto isie que l’on se plaidait /» lui reco n n a ître; dans
»on commentaire sur la D ivine Comédie, Boccace parle en ces term es de
Saladin : « Fu in donare magnifico, e d elle sue m agnificenze ne ne rac ­
contano assai ; fu pietoso signore« e m aravigliosam ente am ò e t onorò i
va len ti uom ini. » C 'est a ssu rém en t à ces libéralités, si appréciées des
poètes et des conteurs du m oyen Age, que Saladin doit une bonne part de
»a répu tation.
2. Il fo ’ : lo fece; le su jet de cette proposition est il valore,
3. B is o g n a n d o g li : c e t em ploi de b iso g n a re n ’e st plus h recom m an der :
bisogna s'em ploie su rto u t d eva n t un infinitif, m ais quand il y a un su jet
exprim é, on a recours de préférence à occorrere ; on dira» don c: bisogna
p a r tir e , m ais m i occorrono ce n ti lir e p r im a d i p a r tir e .
4. G li v o n n o a m e m o r ia ... A nacoluthe : le su jet J l S a la d in o , su ivi des
nom breux géron difs que Boccace y a rattachés, ferait a tten d re nu verbe
com m e: ti rico rd ò d 'u n ricco G iu d eo ...
5. P e n s o s sl : p e n s ò ; si a ici le sens e x p lé tif qu'il a sou ven t en italien s
pensa d p a r t so i.
&gt;
6. Q u a n d o , su iv i du su bjon ctif, a so u ven t com m e d o v e em ployé de la
m êm e façon, le sens de : à condition qu e, à supposer que

•

�volesse : ma si era avaro che di sua volontà non l'avrebbe
mai fatto, e forza non gli voleva f a r e 1 : per che, strin ­
gendolo il bisogno, rivoltosi tutto a dover trovar modo
come il Giudeo il servisse, s’avvisò di fargli una forza
da alcuna ragion colorala2. lì f a t t o l s i chiamare, e
familiarmente ricevutolo, seco il fece sedere, et ap­
presso gli disse : « Valente uomo, io ho da più persone
inteso che tu s e ’ savissimo, e nelle cose di Dio s e n t i 1
molto avanti ; e p e r ciò io saprei volontieri da te, quale
delle tre l e g g i tu reputi la verace, o la giudaica, o la
saracina, o la cristiana. » 11 Giudeo, il quale veramente
era savio uomo, s’avvisò troppo bene che il Saladino
guardava di p ig lia rlo 3 nelle parole per dovergli muo­
vere alcuna q u istio n c 6, e pensò non potere alcuna di
queste Ire più l’una che l’altra lodare, che il Saladino
non avesse la sua intenzione7. P er che, come colui il
q u al pareva d ’aver bisogno 8 di risposta per la quale
preso non potesse essere, aguzzato lo ’ngegno, gli
venne prestam ente avanti quello che dir dovesse, e
disse : « Sign or mio, la quistione la qual voi mi fate
1. Il y a un changem ent «le su je t d a n s celle ph rase; c'est M elchisédec
qui est su jet Uc era a r a r o ; p uis il fa u t sous-entendre Saladin d eva n t
non i/li r a in a fa r e .
'2. Sala d in a recours à la ru se ; il s'agit d e d issim u ler l'extorsion (forza )
sous quelque p rétex te acceptable (ila a lc u n a r a y ion colorala).

3. F a tto ls i : fattoselo, aven dolo fatto chiam are a s/».
Boccace donne so u ven t au v e r b e Mentire le sons «le sa vo ir, con­
naître, com p ren d re; il d it a illeu rs (V I, .fi) en p a rla n t d ’un ju risco n su lte:
f u d i ta n to sen tim e n to n elle le i/i/i... Aujourd'hui, on »lit encore, en parlant
d'un cheval in tellig en t et plein de feu : una b e stia che ha m o lto sen tim e n to .
5. G u a r d a v a d i p ig lia r lo : m ira va a. avea per scopo di p igliarlo.
0. P ou r lui fa ire q u elq u e querelle, pour lui chercher noise.
7. E ntendez i non rayt/iunf/etM e il tu o scopo ; car, si le J u if donne le
prem ier rang fi sa propre religion, Saladin le m e ttra ii l'am ende pour
m épriser la loi «h? M ahom et ; et, s'il p arait sacrifier sa religion, on pourra
lui reprocher a vec raison de ne pas l'abandonner im m édiatem ent.
H. P a r e v a d ’a v o r b is o g n o ne v eu t pas dire : il a v a it l'air d'avoir besoin«
m a is: il a v a it m anifestem ent besoin.

«

�è bella, et a volervene dire ciò clic io ne sento, mi vi
convien dire una novelletta, qual* voi udirete. Se io
non erro, io mi ricordo aver molte volte udito dire
che un g rand e uomo e ricco fu già, il quale, intra
l'a ltre gioie più care che nel suo tesoro avesse, era
uno anello bellissimo e prezioso2 ; al quale p e r lo suo
valore e per la sua bellezza volendo fare onore, et in
perpetuo lasciarlo n e ’ suoi discendenti, ordinò che
colui do suoi figliuoli appo il quale, si come lasciatogli
da l u i 3, fosse questo anello trovato, che colui s ’inten­
desse essere il suo erede, e dovesse da tutti gli altri
essere, come m ag giore, onorato e reverito. Colui al
quale da costui fu lasciato, tenne simigliante ordino
ne’ suoi discendenti, e così fece come fallo uvea il suo
predecessore : et in brieve * andò questo anello di
mano in mano a molti successori; et ultimamente per­
venne alle mani ad uno, il quale avea tre figliuoli belli
o virtuosi o mollo al padre loro obedienti ; per la qual
cosa tutti e tre parim ente g l i :i amava. Kt i giovani, li
quali la consuetudine dello anello sapevano, si come
vaghi ciascuno d’essere il più onorato tra ' suoi, cias­
cuno per sé, come meglio sapeva, pregava il padre il
quale era già vecchio, che, quando a morto venisse,
a lui quello anello lasciasse. 11 valente uomo che p a ­
rimente tutti gli amava, nò sapeva esso medesimo
1.
I/o m ission «li* l'arlicle d eva n t lo pronom quale n ’c*t pan rare chez le*
é crlv a in s dii xiv* au xvi* s iecle.
ì . N ouvel oxem ple d'an acolu th e; il quale. eal le aujet, «lana la pensée
de l'a u teu r juaqu'a avente; à ce m o m en t la con st ruction chance ; il aurait
fallii com m en cer par al quale.
3. Apre* Ha inori, un de aea lila »orail Iro u v é e n posse ssion de 1‘anneau,
parce quo non pére le lui a u ra it la issé.
4. In b r le v e : non paa : en peu «le teinps ; inaia : pour le d ire en peli
de m oU , com m a on d ii encore : p er fa rla breve, e t en fra n ca is : bref.
b. G li : ven a ni apre» tu tti e tre e st e x p lé tif.

�eleggere a qual più tosto lasciar lo volesse, pensò,
avendolo a ciascun prom esso, di volergli tulli e tre
soddisfare ; e s eg relam en te ad uno buono m a e s t r o 1
no fece faro due altri, li (piali si furono simiglianti al
primiero, che esso medesimo che f a t t i g l i avea fare,
appena conosceva qual si fosse il vero, li venendo a
morto, segretam en te diede il suo a ciascun d e ’ figliuo­
li, li quali, dopo la morto del padre, volendo ciascuno
la eredità e l’onore occupare, e l’uno negandolo a ll’
altro, in testimonianza di dover ciò ragionevolmente
fare- ciascuno produsse fuori il suo anello3, li trovatisi
gli anelli sì simili l’uno all’altro clic qual fosse il vero
non si sapeva conoscere, si rimase la q u isti o n e 1 qual
fosse il vero crede del padre in pendente, et ancor
pende, li cosi vi dico, sig no r mio, delle tre Leggi alti
tre popoli date da Dio P adre, dello quali la qu istion
proponeste : ciascuna la sua eredità, la sua vera Legge
et i suoi comandamenti si crede avere a fare; ma chi
se l’abbia, come degli anelli, ancora ne pende la quis­
tione. » 11 Saladino conobbe, costui ottim am ente essere
saputo u s c i r e 5 del laccio il quale davanti a ’ piedi teso
gli aveva : e per ciò dispose d ’aprirg li il suo bisogno,
e vedere so servirò il volesse ; e cosi fece, aprendo­
1. M a e s tr o : un a rtiste, un o rfèvre . On n'em p lo ie plus ce m ot en ce
sen s que pour les m usiciens.
2. CIÒ... fa ro , c'esl-A-dirc : la ered ità r l'onore occupare.
3. C ia sc u n o p r o d u ss o ... N o u vclle anacolulhc pa r ra p p o rt à li t/u a lì qui
para issa it d evo ir étre nujet du v erb e.
4. S i r im a s e la q u is tio n e : t i e st e x p lé lif; le diff erend ne p en i ótre
tra n ché*. Il f.uit ra ttache r a rim ane les inots in p en d e n te.
E sso ro s a p u to u s c ir e : le verbe c a p e re e st icl a ccid en tcllein cn l
conju^ué a vee la u x ilia iro e s te re , h cause du verb e neutre u scire qui s a it
im m éd iatem ent ; les verbe* neutre» se co n juguan t toujours avee estere
il ne produit une sorte d'at t raction, qui e s t un des phéuom ène s les plus
c u rieu x de la gram m aire itallenne. 11 ne faut se faire aucun scrupule
d;ius la langu e m odern e e t fa m ilière , de d ire : ho sa p u to u scire d ì p e r ic o lo ,

�gli ciò che in animo avesse avuto di lare, se così dis­
cretam ente come fatto avea non gli avesse risposto.
11 Giudeo liberam ente d'ogni quan tità che il Saladino
richiese il servì ; et il Saladino poi interam ente il sod­
d is fe c e 1, et oltre a ciò gli donò grandissim i doni, e
sem pre per suo amico l’ebbe, et in g ra n d e et onore­
vole sluto appresso di sò il mantenne.
1.
C'osl à -dire quo S a lad in , plu* tard, acquitta sa d e tte ; il no ni aucun
tort au ju if com m e il se l'était proposé d'abord. L es deux héros do la
N ouvelle agissent a vec une é^ale courtoisie, le J u if on donnant do plein
gré litera ni t'aie) ce qu'on a v a it essayé do lui arrach er; S aladin, on
récom pen san t l'intelligence e t la libéralité d e M elchisédec. — Le co n te
dos T ro is Anneaux a été u tilisé par un dram aturgo allem and, Leasing,
dans sa com édie in titu lé e N athan le Sage; v o ir p a rtic u liè re m e n t les
scènes v , v i e t v u de l a cte III de celle com édie.

�IV. — BERGAMINO (I, 7)
Sì come chiarissim a fama quasi per tulio il mondo
suona, m esser Cane della Scala 1, al quale in assai cose
fu favorevole la fortuna, fu uno de’ più nolabili e de’
più magnifici signori che dallo imperadore Fed erig o
se c o n d o 2 in qua, si sapesse in Italia. 11 quale, avendo
disposto di fare u n a notabile e m aravigliosa festa in
Verona, e t a quella molte genti e di vario parli fossero
v e n u te 3, e m assim am ente uomini di corte* d ’ ogni
1. C an G ra n d o d o lla S c a la (1201-1320), seigneur «lo V érone, est célèbre
dan s l'histoire de Ia littéra tu re ita lien n e p a r l'h ospitalité qu ’il accorda à
Dante ex ilé.
2. I / e m pereur Frédéric II, petit-fi ls do Barberousse, né en 1104, m ort
en 1250, a p rès avoir passé tonte sa vie dans l'Italie m éridionale e t en
S icile, où il présida à réclu sio n d ’une civilisa tio n brillan te, a produit
une im pression profonde sur ses contem porains : tandis que les uns
voyaien t presque en lui une figure de l'A ntéchrist, d'autres ne cessaien t
de célébrer sa grandeur, sa m agnificence e t sa courtoisie. C’est ii cette
dern ière m anière de vo ir que se sont rangés les conteurs qui nous ont
tran sm is un très grand nom bre d'anecdotes où ce prince joue toujours
un rôle répondant au type idéal que l’on se faisait alors du m onarque
parfait. V oici en quels term es parle de lui l'auteur anonym e du N o vellino
(an térieur au Decameron de près d ’un d e m i-siè c le .« La g ente che
ayea bontade venia a lui da tu tte le pa rti, perchè l'uomo donava v o le n ­
tie ri, e m ostra va belli sem bianti a chi avesse alcuna speciale bontà
(entendez : q u elq u e talent). A lui v en ie no sonatori, trovatori e belli
favellatori, uom ini d'arti, giostratori, sch erm itori, d'ogni m aniera gente.»
Dante l'a placé parm i les h érétiques au VI* ch an t d e L'Enfer. P arm i le s
auteurs m odernes qui on t retracé la physionom ie à la fois m ystérieu se e t
attachan te d e ce personnage, il co n vien t d e signaler M. li. G ebhart,
/.'Italie mystique, ch. I V .
3. F o sse ro v e n u te : ce su b jo n ctif continue la proposition ex p lica tive
com m encée par un géron dif (a vendo disposto)', pour ju stifier ce change­
m ent de c o n stru ctio n , il fau drait sous-en tendre une conjonction : et
essendo che a quella molte penti... fossero venute . — E d i v a r io p a r ti : 0 di
v a rie regioni.
4. U o m in i d i c o r t e : sous ce nom, les conteurs ita lien s du x iiie e t du

�m aniera, su b ito (qual che la cagion fosse) da ciò si
ritra sse , et in p a rte p r o v e d e tle 1 coloro che venuti
v’erano, e lice nziolli. Solo uno, chiam ato Bergam ino,
olire al credere di chi non lo udì presto p arlatore et
ornato, senza essere d ’ alcuna cosa preveduto o licenzia
datagli, si rim ase, sperando che non sanza sua futura
utilità ciò dovesse essere stato fa tto 2. Ma nel pensiero
di m esser Cane era caduto, ogni cosa che gli si donasse,
vie p eg gio esser p e rd u ta che se nel fuoco fosso stata
g i t t a t a 3 : nè di ciò gli dicea o facea dire alcuna cosa.
B ergam ino dopo alquanti di, non veggendosi nò chia­
m a re nò richiedere a cosa che a suo mestici a p p a rte ­
nesse ', et oltre a ciò consumarsi nello albergo co’ suoi
cavalli e co’ suoi fanti, incominciò a pre nd e r malinco­
nìa; ma pure aspettava, non parendogli ben far &lt;1i p a r­
tirsi. Et avendo se c o portale Ire b e lle e ricche r o b e -1,
che donate gli erano stale da altri signori, per compa­
rire o rrev o le 6 alla festa, volendo il suo oste esser
pagalo, prim ieram ente gli diede l ’u n a , et appresso,
soprastando ancora molto più, convenne, si; più volle
col suo o s te t o r n a r e 7, gli desso la seconda; e cominciò
xvi* siècle d ésignenl tona ceu x qui v iv a ie n t ii la c o u f dea grands c l de
lem-» fa v e u rs , poéles, jo n g leurs e t q ue lquefois s im p les bouff o n s ; Be rga ­
m ino e st bien t y p e d e l'uomo ili corte.
1. P r o v e d e t t e : il pou r v u t a le u rs dépen ses ; il letir donna nue com­
p en satio n . I.a form e à em p lo y er aujourd'hui uni p ro vvide.
2. Il capere, d'im e facon oti d une a u tre , o bte n ir quetque c hoseII. N e l p e n s ie r o d i M esso r Ca n e e ra c a d u to : II s'et a i t m is en téle
q u e ... — V ie p ieg g o , com m e vie p iù : molto p eg g io.
4. A p p a r te n e ss e : oli no lai! appel à aucun dea ta len ts qu ii possed e,
et do n i il espère; tirer pa rt i ; et, pour co m b le de m alh eu r, l 'e n tretien ile
s e a chevau x e t d e ses gens, non propre séjo u r à l'hò tel é p uisent aea res­
so u rces .
5. R o b o , dalia le aeua francais : v e te m ent s .
li. O r r e v o le : co n tra ctio n de onorevole.
7. T o rn a ro eat pai-fola e m p lo yé par lea ancie ns éc r i v a in s toscans
duna le sena de sta re , albergare.

�ciò sopra la terza a m angiare, disposto di tanto stare a
vedere quanto quella durasse, e poi partirsi. O ra men­
tre che egli sopra la terza roba mangiava, avvenne
che egli si trovò un giorno, desinando m esser Cane,
davanti da l u i 1 assai nella vista malinconoso. 11 qual
m esser Can veggendo, più per istraziarlo che per diletto
pigliare d ’alcun suo d e tto 2, disse : « Bergam ino, che
hai tu ? tu stai cosi malinconoso; dinne alcuna cosa! »
B ergam ino allora, senza punto pensare, quasi molto
tempo pensato avesse, subitam ente in acconcio de’ fatti
suoi disse questa novella.
* « S ign or mio, voi dovete sapere che P rim a sso fu un
g ra n valente uomo in g r a m a tic a 3, e fu oltre ad o g n ’altro
g rand e e presto versificatore; le quali cose il renderono
tanto ra gg ua rde v ole e sì famoso che, ancora che p e r
vista in ogni parte conosciuto non fosse, per nome e
per fama (piasi ninno era che non sapesse chi fosse P ri­
masso. O ra avvenne che trovandosi egli una volta a
P a rig i in povero stalo, sì come egli il più del tempo
dimorava, per la virtù che poco era gradita da coloro
che possono assai ', udì ragionare dello abate di Cligni
il
quale si crede che sia il più ricco prelato di sue

1. D a v a n ti d a lu i : cn p résen ce de Cane qui é la it A tab le.
2. P o r is tr a z ia r lo : pour se m oquer de lui, pour le taqu in er, plus qu e
pour lui faire d ire quelque bon m ot. Il résulte d e 1A que le talen t habi­
tuel de B ergam ino était de faire rire par scs saillies.
3. Ce P rim asso parait être un certain P rim as de Cologne, connu pour
a voir été un de ces étu dian ts e t poète» errants, en général fort bon»
v iv a n ts, (pii co m p o sa ien t «mi latin des chansons bachiques ou satiriqu es,
et &lt;|ui sont connus d a n s l'h istoire de la litté ra tu re du m oyen Age sous le
nom de G oliardi. — Valente in gram atica (telle e st l'orthographe em p loyée
fau tivem en t dans le latin du m oyen Age) v eu t dire qu'il sa va it le la tin
e t é criv a it dans c e tte langue.
4. On rem arquera ici un tra it sa tiriq u e A l’a dresse d e M esser C ane; la
v ir ta , c'est le talen t ; ceux «pii possono a s sa i , ce «ont les riches.
5. D éform ation du m ot français C luny.

�entrato che abbia la Chiesa di Dio, dal P a p a in fuori ;
e «li lui udì dire maravigliose e magnifiche cose, in ten er
sem pre corte*, e non e sser mai ad alcuno che andasse
là dove egli fosse, negato nè m an giare nò bere, solo
c h e 2 quando l'abate m angiasse il domandasse. La qua*
cosa Prim asso udendo, si come uomo che si dilettava
di vedere i valenti uomini e signori, diliberò di volere
andare a vedere la magnificenza di questo abate, e
domandò quanto egli allora dim orasse presso a P a r i g i :l.
A che gli fu risposto che forse a sei m iglia ad un suo
l u o g o 1; al quale Prim asso pensò di potervi essere,
movendosi la m attina a buona ora, ad ora di m angiare.
F attasi adunque la via insegnare, non trovando alcun
che v'andasse, tem ette non* p&lt;&gt;r isciagura gli venisse
sm a rrita , e quinci potere andare 6 in parte dove così
tosto non troveria da m ang iare : per che, se ciò avve­
nisse, acciò che di m ang iare non patisse disagio, seco
pensò ili portare tre pani, avvisando che dell'acqua
(come che ella gli piacesse poco) troverebbe in ogni
parte. E q u e g l i 7 messisi in seno, prese il suo cammino,
1. In te n e r Bempre c o r te : ici com m ence l'é n um é r ation «leu m érites
il»? l abbé «ir C luny que Prim as entend vanter.
2. S o lo c h e : u la seu le con dition que...
3. Q u a n to ... p r e sso à P a r ig i: à quello distan ce de P aris. A dire
vrai, l'ab baye de Cluny n'était pas située près de Paris, mai« à quelques
kilomètre» au nord-ouest de Macon ; m ais l'abbé résidait dans le voisinage
de Paris, com m e le dit la phrase su iv a n te: * in un suo luogo. » L'abbaye
de Cluny, de l'Ordre des B énédictins, était une de» plus célèbres et des
plus puissantes du moyen Âge; l'abbé en portait le titre d'archi-abbé. Kn
1770 encore, plus de 600 bénéfices et de 2.000 m aisons dans toute l'E urope
dépendaient de l'abbaye de Cluny.
4. U n su o lu o g o : un château, une terre qui lui appartenait.
5. T e m e t te n o n ... On rem arquera l'em ploi de temere avec non sans
autre conjonction, pour dire: craindre d e... C'est la tournure latine
timere ne...
(i. E t q u in c i p o te r e a n d a ro : Changem ent de construction : du sub­
jonctif, Boccace passe à l'in finitif ; ou attendrait: e quinci p a te n e ..,
7. E q u e g li: sous-ent. pani.

�e vennegli sì ben fatto, che avanti ora di m angiare
pervenne là dove l'abate era. lit entrato dentro, andò
rigu ardan do per tutto, e veduta la g ra n moltitudine
delle tavole messe, e t il g ran de apparecchio della cucina,
e l’altre cose per lo desinare apprestate, fra se m ede­
sim o disse : « Veramente è questi così magnifico còme
n o n i 1 dice.» E stando alquanto intorno a queste coso
attento, il siniscalco2 dello abate (per ciò che ora era
•di m angiare) comandò che l'acqua si desse alle m ani;
o, data l’a c q u a 3, mise ogni uomo a tavola, li p e r avven­
tu ra avvenne che Prim asso fu messo a sedere appunto
dirim petto all' uscio della camera, donde l'abate dovea
uscire, per venire nella sala a mangiare'*, lira in quella
corte questa usanza, che in su le tavole vino nè pane nè
a ltre cose da m angiare o da bere si p o n e a r&gt; giammai,
se prim a l’abate non venia a sedere alla tavola. Avendo
a du nq ue il siniscalco le tavole messe, fece dire all'abate
che, qualora gli piacesse, il m angiare era presto.
L’abate fece a p rir la cam era per venire nella sala, e
venendo si guardò innanzi; e per ventura il primo
uomo che agli occhi gli corse fu P rim asso, il quale
assai male era in a r n e s e 6, e cui egli per veduta non co­
noscea; e come veduto l'ebbe, incontanente gli corse
nello animo un pensier cattivo e mai più7 non statovi, e
1. C om o u o m d ic e : on reconnaitra lei la tournure d even u e sì co u ­
ran te pii francai* : co m m e on d ii; uom cn italien n’n pan eu pourtant en
Ita lie la fortune du francais on.
2. Il s in is c a lc o : il m aggiordom o.
3. I /o pération consistai t à donner à c hacun «le quoi »e la v e r les m ains
é ta it eu quelque sorto lo sign al de He m e ttre h tab le.
4. S a la a m a n g ia r e : gallicism o co m m e il s’en rencontre beaucoup
«lana l ancienne langue ita lie n n e; on d ii aojourd'hui S o la da p r a n z o .
5. L'om ission de non d e va n l si po n ea s'ex p liq u e par la présence de nò
d a n s la phrase .
li. A ss a i m a lo In a r n o s e , e x a ctem e nt : mal équipi*, m al vètu .
7.
M ai p iù pour m ai, sans a n em ie idée de reno u ve lle m en t u lté rie u r
«le l'actlon.

�disse seco : «Vedi a cui io do m ang iare il m i o 1!» li
tornandosi addietro, comandò clic la cam era fosse s e r ­
rala, e dom andò coloro clic appresso lui erano, se
alcuno conoscesse quel ribaldo che a rim p e tto all'uscio
della sua cam era sedeva alle tavole. Ciascuno rispose
del n o 3. Prim asso il quale aveva talento di m a n g i a r e 3,
come colui che camminalo avea et uso non ora di di­
giunare, avendo alquanto aspettato e ve gg endo (die lo
ab ate non veniva, si trasse di seno l'un de’ tre pani li
quali p o r tati avea, e cominciò a m angiare. L’abate,
poiché alquanto fu stato, comandò ad uno ile’ suoi
famigliari, che rig u a rd a sse so partito si fosse questo
Prim asso. 11 famigliare rispose : « Messer no, anzi
m ang ia pane, il quale 1 m ostra che egli seco recasse.»
Disse allora l'abate : « O r m ang i del suo, se egli n’ha,
che del nostro non m an g e rà egli o g g i.» Avrebbe voluto
l ’abate che Prim asso da sè stesso si fosse partilo, per
ciò che accomiatarlo non gli pareva far bone. Primasso,
avendo l’un pane m angiato, e l’abate non vegnendo,
cominciò a m an giare il secondo; il che similmente a l l i ­
bate fu detto, che fatto avea g u a rd a re se partito si
fosse. Ultimam ente, non venendo l’abate, Prim asso,
mangiato il secondo, cominciò a m ang iare il terzo ; il
che ancora fu allo abate dello, il quale seco stesso
cominciò a pensare et a dire : « Deh questa che
novità è og gi che nell’a nima m ’ò venula? che avarizia?
cliente s d e g n o ’1? e per cui? io ho dato m ang iare il mio,
1. V ed i a c u i : a ohi ; do m a n g la r e : do a m angiare ; 11 m io : li* mie
sostan ze, il m io bene.
2. D e l n o : on &lt;lit aujourdhui : di no.
3. T a le n to d i m a n g la r o ; voglia di mangiare.
4. Il ne fa n l pas rapporter il qua le à p ane ; c'ent un neutre: et cria
p r o n te i/ut’...

5. C h o n te s d e g n o : sur !&lt;• sen s de ce pronom, voir ci-dc»&gt;us, p. ¿'»0,
n oie 3).

�già è molt'anni, a chiunque m angiare n’ha voluto, senza
guardare se gentil uomo è o villano, povero o ricco, o
m ercatante o b arattie re' stalo sia, et ad infiniti ribaldi
con l’occhio ine l’ho veduto straziare, nò mai nello ani­
mo m’entrò questo pensiero che per costui mi c’è en­
trato ; fermamente avarizia non mi dee avere assalilo
per uomo di picciolo affare: qualche gran fatto dee es­
sere costui che ribaldo mi pare, poscia che cosi mi s'ò
rintuzzato8 l’animo d’onorario. » li cosi detto, volle
sapere chi fosse e trovalo ch’era Prim asso, quivi ve­
nuto a vedere della sua magnificenza quello che n’aveva
udito, il quale avendo l’abate per fama mollo tempo
davante per valente uom conosciuto, si vergogno ; e,
vago di fare l’ammenda, in molte m aniere s'ingegnò
d ’onorario. Kt appresso m angiare, secondo che alla
sufficienza®, di Prim asso si conveniva, il fé’ nobilmente
vestire, e, donatigli denari c pallafreno, nel suo arbitrio
rimise l’andare e lo stare ; di che Prim asso contento,
rendutegli quelle grazie le quali potè m aggiori, a P arigi,
donde a piò partito s’era, ritornò a cavallo. »
M esser Cane, il quale intendente signore era, senza
altra dimostrazione alcuna ottim am ente inteso ciò che
dir volea Bergamino, e sorridendo gli disse : « P erga­
mino, assai acconciamente hai m ostrali i danni tuoi, la
tua virtù e la mia avarizia, e quel che ila ino disideri :
e veramente mai più che'' ora per ti\ da avarizia assalito
1.
B a r a t t i e re cal ici e m p lo yé dan« le «ens «le rivendugliolo; il
«Ics gens qui fo n t un p e tit co m m erce achetant qu olqu es m archan d ise s
qu'ils re ven d en t aunsilòt.
!?. R in tu z z a r e sig n ifie proprem en t rabattre (l'orgu eil, par e x e m ple/,
refouler. Ici le se ns Oit tlonc : moli coeur h'chI retiré , »'est refusé à lui
faire honneur.
:t. S u ffic ie n z a : capacità, m erito.
4. M ai p iù ch e : che a ici le sen» do fuorché.

�non fui; ma io la caccerò con quel bastone che tu
medesimo hai divisato1. » E fatto pagare l’oste di B e r ­
gamino, e lui nobilissimamente d ’una sua roba vestito,
datigli denari et un pallafreno, nel suo piacere p e r
quella volta rim ise l’andare e lo stare.
1.
Celte N ouvelle, com m e le conte précédent, le« Troia Anneaux, mm mi
scène un de« genre« d 'aventure» que b o ca cce, &lt;*l certainem ent ho* con­
te mporains avec lui, affectionnaient d’uno façon toute particulière : on y
voit com m ent un personnage, ho trouvant dan» une situation e mbarras­
sante ou désagréable, réussit, au moyen d'une pronta rispoata et de cer­
tain* m otti a rg u ti, h h o tirer d’affaire ot h confondre ceux dont il avait &amp;k o
plaindre. Ce talent, qui consiste à trouver prosque instantaném ent le
propos lo plus piquant dont on a besoin, ont un de ceu x que Boccace
exalte lo plus v o lo n tiers On rem arquera, on outre, ce détail de» m œ urs
du moyen Age : le* grand» seigneur» qui so piquaient de libéralité
tenaient table ouverte fi tout venant ot distribuaient leur garde-robe à
leurs favoris, pour leur marquer leur bienveillance.

�V. — BALLADE (Fin de la l r" journée)
Appressandosi l'ora della cena, verso il palagio tor­
n a te s i1, con diletto cenarono. Dopo la qual cena, fatti
venir gli strum enti, comandò la reina che una danza
fosso presa, e quella menando la Lauretta, Emilia
cantasse una canzone, dal lento di Dioneo aiu tata2. Per
lo qual comandamento Lauretta prestam ente prese una
danza, e quella menò, cantando Emilia la seguente can­
zone amorosamente :
•
lo son sì vaga della m ia bellezza®,
Che d 'a ltro a m o r g iam m ai
N on c u re rò , nè c re d o av e r v ag h ezza4,
lo veggio in q u e lla , o g n ’o ra c h ’io m i sp ecch io ,
Quel ben che fu co n te n to lo ’n te lle tto ,
Nè a c c id e n te nuovo o p e n sie r vecchio
Mi può p riv a r di si ca ro d iletto .
Qual a ltro d u n q u e piacevole oggetto
P o tre i v e d e r g iam m ai,
Che mi m e ttesse in c u o r n uo v a v ag hezza?

1. Le su je t omI: les dames*.
2. Il y a donc un jo u eur di* luth (la tto : liuto) qui accom pagne un
chant d estin é lui-mAmo à faire danse r (rem arqu er le sens «In m o t b a lla ta
nu ca n zo n e d a ballo) ; pili* (|uol&lt;|u'un e st, cn oulro, citargli de c o n d itile In
d&amp;nsc (In q u a le m enando la L a u r e tta ...)
3. l*e thèm e développt4 dans celle liallade o*l celili de la coquclte qui
ne h o com piali que dans la coiileiuplation de na pi-opre beante.
4. V a g h o z z a Slgnlfic ici dcair, am our, cornine d a n s le verbo invaghirei.

�Non fugge q u esto b e n , q u alo r disio
Di rim ira rlo in m ia consolazione* ;
Anzi si fa in c o n tro al p ia c e r m io.
T an to soave a s e n tir, clic se rm o n e *
D ir noi p o rla , n è p r e n d e r in te n z io n e 3
D 'alcun m o rtai g iam m ai,
Che n on a rd e s se di colai vaghezza.
Et io, che c ia s c u n ’ o ra p iù in ’a c c e n d o ,
Q uanto p iù Uso ten g o gli occhi in e s s o ',
T u tta m i d o n o a lui, tu tta m i re n d o ,
(in stan d o già di ciò ch 'el m ’h a p ro m esso ,
12 m ag g io r gioia sp e ro p iù d a p r e s s o 5
SI fatta, ch e g iam m ai
Sim il non si s e n ti q u i di vaghezza8.
1. In m ia c o n s o la z io n e : per m ia.
2. S e rm o n o : Ir langage.
li. P r e n d e r in to n z io n e : e n tende z : e non po treb b e com prendere l'in­
ten zion e (il pensiero) d ’alcun m ortale ch e...
4. In o sso : in questo ben (ta propre beante1).
i&gt;. P iù d a p r e s s o : par la su ite.
(J. .Non si p r o v a giammai simil gioia d i vaghezza (la jo ie d 'e tre
am oureux).

�VI. — ANDREUCCIO DE PÉROUSE (II, 5;

F u, secondo chi' io giù intesi, in Perugia un gio­
vane il cui nomo era Andreuccio di Pietro, cozzone*
di cavalli, il quale avendo inteso che a Napoli era
buon mercato di quelli, mossisi in borsa cinquecento
fiorini d'oro, non essendo mai più fuor di casa stato, con
altri m ercatanti là se n’andò ; dove giunto una dome­
nica sera in sul vespro, dall’oste suo informato, la
seguente m attina fu in sul mercato, e molti ne vide et
assai ne gli piacquero et di più mercato ten n e2 ; nè di
ninno potendosi accordare, per m ostrare che per com­
perar fosso, sì come rozzo e poco cauto, più volte in
presenza di chi andava e di chi veniva trasse fuori
questa sua borsa de fiorini che aveva 3. I'!t in questi
trattati stando, avendo esso la sua borsa m ostrata,
avvenne che una giovane ciciliana4 bellissim a, senza
vederla egli, passò appresso di lui e la sua borsa vide,
&lt;• subito seco d isse: « Chi starebbe m e g lio di me so
7.
C o zza n o : on d it aujourd'hui sensale pour d ésig n er colui (pii. duus
u n e affaire, seri d ’in term é d ia ire ; a p p liq u é au co m m erce des ch evau x,
le m ot Hi* rend en francai* par maquignon.
2.

E ntrò in trattatica.

3. Pour bien com prendre la su ite »le l'histoire, il e st nécessaire de
bien reten ir certain* d é ta ils que Boccace a soigneusem ent rela tés dès
le* prem ier* m ots du conte. A ndreuccio o*t un naïf qui ne sa it rien du
m o n d e ; il n ’a Jamais q u itté Pérouse, sa v ille natale, e t il a la so ttise, se
trou van t au m ilieu d ’une foule inconnue, d é fa ir e s o n n e r ie s écu s, com m e
si cela d e va it le faire con sidérer e t respecter.
4. C ic ilia n a ; et plus loin : C ic ilia , orthographe ancienne pour .Sicilia.

�quegli denari fosser m ie i? » e passò oltre. E ra con
questa giovane una vecchia similmente ciciliana, in
quale, come vide Andreuccio, lasciata oltre la giovane
andare, affettuosamente corse ad abbracciarlo; il che la
giovane veggendo, senza dire alcuna cosa, da una
delle p arti 1 la cominciò ad attendere. Andreuccio,
alla vecchia rivoltosi e conosciutala, le fece gran
festa, e prom ettendogli essa di venire a lui allo
albergo, senza quivi tenere troppo lungo sermone, si
partì, et Andreuccio si tornò a m ercatare, ma niente
comperò la m attina. La giovane, che prim a la borsa
d’Andreuccio, poi la contezza3 della sua vecchia con
lui aveva veduta, per tentare so modo alcuno trovar
potesse a dovere avere quelli denari o tutti o parte,
cautam ente cominciò a dom andare chi colui fosse, o
donde, e che quivi facesse, e come il conoscesse. La
quale ogni cosa così particularm ente de’fatti d’An ­
dreuccio le disse, come avrebbe per poco detto egli
stesso, si come colei che lungam ente in Cicilia col
padre di lui, e poi a Perugia dim orata era ; e simil­
mente le contò dove to rn assea e per che venuto fosse.
La giovane, pienamente informata e del parentado di
lui e de'nomi, al suo appetito fo rn ire4 con una sottil
malizia, sopra questo fondò la sua intenzione: et a
casa tornata, mise la vecchia in faccenda per tutto il
giorno, acciò che ad Andreuccio non potesse to rn are;
e presa una suu fanciulla11, la quale essa assai bene a
1. D a u n a d e lle p a r t i : stando in disparte.
2. C o n t e z z a : conoscenza, fam iliarità. La racine de ce m o t (lai*
eof/nituM) se reiro u ve dai»* le. francai» accointance.
8. D o v e to r n a s s e : où il habitait ; vo ir le conte précéden t, p. OH,
note 7.
4.
A l su o a p p e t i t o fo r n ir e : a soddisfare il suo desiderio, ad attu are il
suo d iseg n o .
b. F a n c iu lla est em p lo yé ici dans le sens de fanticelta.

&gt;

�così fatti servigi aveva am m aestrata, in sul vespro la
mandò allo albergo dove Andreuccio tornava. La qual
ivi venuta, per ven tura' lui medesino e solo trovò in
sulla porta, e di lui stesso il domandò. Alla quale
dicendo egli che era desso, essa tiratolo da parte
disse: « Messer, una gentil donna di questa t e r r a 2,
quando vi piacesse, vi parlería volentieri. » Il quale
udendola, tutto postosi mente e parendogli essere un
bel fante della persona3, s’avvisò questa donna dover
essere di lui innam orata, quasi altro bel giovane che
egli non si trovasse allora in Napoli ; e prestam ente
rispose ch’era apparecchiato, e domandolla dove e
quando questa donna parlar gli volesse. A cui la fan ­
ticella rispose : « M esser, quando di venir vi piaccia,
ella v’altendo in casa sua. » Andreuccio presto, senza
alcuna cosa dire nell’albergo *, disse : « O r via méttiti
avanti, io t i 3 verrò appresso. » Laonde la fanticella a
casa di costei il condusse; la quale dimorava in una
contrada chiam ata M alpertugio", la quale quanto sia
onesta contrada7 il nome medesimo il dimostra. Ma esso
niente di ciò sappiendo nè suspicando, credendosi in un
1. P e r v e n tu r a : co m m e en fra n ca is p a r a venture, c'est-à -d ire par
hasard, et aussi par bonheur, car, si la serva n te de la S icilien n e a v a it eu
affaire à l'aubergiste, celui-ci eû t sans doute recom m andé à A n d reu c­
cio de se ten ir su r ses gardes.
2. D i q u e s ta to r r a : d e cette ville. Terra a ce sens dans les anciens
a uteurs ; F rançoise de R im in i désign e ainsi, dans la Divine Comédie, la
ville où elle est née: Siede la terra dure nata fu i...
3. V oici un nouveau tra it «lu caractère d'A ndreuccio : il est fat et
vaniteux ; il e st convaincu qu'il a fait la con qu ête de quelque noble
n apolitaine.
4. N ouvelle im p ru d en ce.
î». E ncore aujourd'hui on tutoie g én éra lem en t les dom estiques en Italie.
C 'est un nom q u i a u ra it fa it réfléchir un m oin s naïf qu'A n­
dreu ccio.
7.
C o n tr a d a ; dans la langue courante, signifie encore : rue, m ais on
ne l'appliqu e guère qu'aux vo ie s spacieuses e t bien percées.

i

�onestissimo luogo andare, liberam ente4, andata la
fanticella avanti, se n'entrò nella sua casa ; e salendo
su per le scale, avendo la fanticella già la sua donna
chiam ata e detto Ecco Andreuccio, la vide in capo
della scala farsi ad aspettarlo, lillà era ancora assai
giovane, di persona grande e con bellissimo viso, ves­
tita et ornata assai orrevolmente-. Alla (piale corno
Andreuccio fu presso, essa incontrogli 3 da tre gradi
discese con lo braccia aperte, et avvinghiatogli il collo,
alquanto stette senza alcuna cosa dire, quasi da soper­
chia 1 tenerezza impedita : poi lag rimando gli baciò la
fronte, e con voce alquanto rotta d isse: « 0 Andreuc­
cio mio, tu sii il benvenuto! » e ss o , maravigliandosi
di cosi tenere carezze, tutto stupefallo rispose :
« Madonna, voi sialo la bon trovata! » Essa appresso,
per la mano presolo, su so 3 nella sua sala il menò, e di
quella, senza altra cosa parlare con lui, nella sua
camera so n'entrò, la quale di rose, di fiori d'aranci
e d’altri odori tu tta oliva °, là dove egli un bellissimo
letto incortinato, o molto robe 7 su por lo stanghe,
secondo il costume di là, et altri assai bolli e ricchi
arnesi vide; per lo quali coso, si come nuovo8, fermam
ente
1. L i b e r a m e n t e : d e bon gré, san« a vo ir besoin qu ’on l'y obligeAt.
2. O rr e v o lm e n t e (onorevolm ente) : elegantemente. Lu S icilien n e. a
m is sa plus b elle to ile tte , e t A ndreuccio contin ue
se croire chez une
grande dam e.
3. I n c o n tr o g ll-.. d ls c e s e : gli discese incontro. C’e s t un 1res rare
e xem ple d e ces pronom s e n clitiq u es jo in ts ù un adverbe.
4. S o p o r c h ia : soverchia. A près le portrait d'A ndreuccio, naïf e t fat,
Boccace trace d e m ain de m aitre le p o rtra it d e là S icilien n e ro u ée: c’est
toute une com édie sa va m m en t préparée q u ’elle v a Jouer.
5. S u so
«n, so p ra : ou trouvera de m êm e plus loin g iuso p o u r q IA,
6. O liv a : du verbe poétique ancien nlire
odorare : en poésie, »»n
tro u ve encore l’a d jectif olente e t le verb e, d érivé d e lu m ém o racine,
olezzare.
7. R o b e : voir ci-dessus, page 08, note !».
8. N u o v o : naïf, ignorant du m onde.

i

�credette, lei dovere essere non men che gran
donna; e posti s i a sedere insieme sopra una cassa che
a piè del suo letto era, cosi gli cominciò a parlare :
« Andreuccio, io sono molte certa che tu li maravigli
e dello carezze le (piali io ti fo, e delle mie lagrim e, sì
come colui che non mi conosci, e per avventura mai
ricordar non mi udisti ; ma tu udirai tosto cosa la qual
più li farà forse m aravigliare, sì come è che io sia tua
sorella. E dicoti che, poi che Iddio m’ha fatta tanta
grazia che io anzi la mia m orte ho veduto alcuno de
miei fratelli (come che io disideri di vedervi t utti), io
non morrò a q u ella1 ora, che io consolata non m uoia;
e se tu forse questo mai più non udisti, io le ’1 vo’
d ire 3. Pietro, mio padre e tuo, come io credo che tu
abbi potuto sapere, dimorò lungam ente in Palermo, e
per la sua bontà e piacevolezza vi fu et è ancora da
quegli che il conobbero am ato assai; ma tra gli altri
che mollo l'am arono, mia madre, che gentil donna
fu et allora era vedova, fu quella che più l'amò : tanto
che io no nacqui, c sonno qual tu mi vedi3. Poi, soprav­
venuta cagione a Pietro di partirsi di Palermo e tor­
nare in Perugia, me colla mia m adre piccola fanciulla
lasciò, nò mai, per quello clic io sentissi più di me nè
di lei si ricordò, di clic io, se mio padre stato non fosse,
forte il riprenderei. Ma che? le cose mal falle e di gran
tempo passalo sono troppo più agevoli a riprendere che
I.
Q u e lla : Ir.;» d ifférent de questa ; e lle no v e u t pas d ir e : jo p u is
m o u rir m aiu to n im i, mai» bici» : à collo h e u re -là (chi la m o ri vio n d ra mi!
preudro), J&lt;* m o u rra i contente .
•«?. Polir li* cas où lu no connaîtrais pax Ionio l'histoire (il y a en
d i c i appare nce (|uaA ndreuccio ig n o r e ), Je vai« ti* la d ire. C oni ioni un
roman quo lu s ic ilie n n e d é b ite au m alh eu reux A u dre uccio òbahi.
3.
S o n n o quA l t u m i v ed l : telle quo tu ino voi*, jo huìs 'e n fa n t don t
Jo te parlo; wr ajoule1 à tono indique ici la d escendance.

i

�ad emendare : la cosa andò pur così. Egli mi lasciò
piccola fanciulla in Palerm o, dove cresciuta quasi
coni' io mi sono, mia madre, che ricca donna era, mi
diedo per moglie ad uno da G e rg en ti1, gentile uomo e
da bene, il quale, per am or di mia m adre e di me,
tornò a stare in Palerm o; e quivi, come colui che è
molto guelfo2, cominciò ad avere alcuno trattato col
nostro Re Carlo, il q u a le 3 sentito dal re Federigo
prim a che dare gli si potesse effetto, fu cagione di
farci fuggire di Cicilia quando io aspettava essere la
m aggior cavaleressa ! che mai in quella isola fosse ;
donde, prese quelle poche cose che prender potemmo
(poche dico per rispetto alle molte le quali avavam o5),
lasciate le terre e li palazzi, in questa terra ne rifug­
gimmo, dove il Re Carlo verso di noi trovammo sì
grato che, ristorati in parte li danni li quali per
lui ricevuti avavamo, e possessioni e case ci ha date, e
dà continuamente al mio m arito, e tuo cognato che è,
buona provisione#, sì come tu potrai ancor vedere; et
1. G ir (/enti, l'a n d rim i' A grigente .
2. A vec uno grande h abileté, la S icilien n e «ait m êler l'histoire la più*
auth en tique à »es invention». Les G uelfes éta ien t, m in in e on sait, le*
partisan s du pape, e t le» G ibelins tenaient pour l’em p ereu r ; le roi
C harles II d'Anjou, qui régnait à Naples, é ta it le principal représentan t
du parti guelfe dans l'Italie m érid io n a le; or, la S icile a va it échappé à
l'influence française, et G uelfe, après les fam euses V êpres sicilien nes ( i‘i#2);
le m ari de notre a ven tu rière, est censé a v o ir dû q u itter la S icile à ca u se
des in tellig en ces qu'il a v a it avec le roi de Naples.
3. I l q u a lo , s .-eut. tra tta to : il s'agit de quelque conspiration.
4. C a v a le re s s a : fém inin in u sité de cava liere; si la conspiration a vait
réu ssi, son m ari a u ra it eu q u elq u e brilla n te situation , e t elle etU été la
prem ière grande dam e de S icile.
5. A v a v a m o : avemmo. Il n'est pas im possible que cette pronon­
c ia tion ,étra n g ère à la Toscane et répétée trois lignes plus bas, soit ici un
trait d'observation ; Boccace, qui a va it vécu lon gtem ps à N aples, repro­
du it certain s détails de la prononciation m éridionale (vo ir ci-dessus»
(ìe rg e h11, cav a leressa ).
G. P r o v is io n e : une pension, un traitem en t.

I

�in questa maniera son qui, dove io, la buona mercé
d ’iddio e non tua, fratel mio dolce, li veggio. » li cosi
detto, da capo il rabbraccio , el ancora teneram ente
lagrim ando gli baciò la fronte. «*•
Andreuccio, udendo questa favola così ordinata ­
mente, così compostamente delta da costei, alla (piale
in niuno atto moriva la parola tra'dent i, nè balbettava
la lin g u a 1, e ricordandosi esser vero che il padre era
stalo in Palermo, e veggendo le tenere lagrim e, gli
abbracciar i e gli onesti basci, ebbe ciò che ella diceva
più che per vero : e poscia che ella tacque, le rispose :
«M adonna, egli non vi dee parer gran cosa2 se io mi
maraviglio, per ciò che nel vero, o che mio padre, per
che egli se’l facesse, di vostra madre e di voi non
ragionasse giammai, o che, se egli ne ragionò, a mia
notizia venuto non sia, io per me ninna conoscenza
aveva di voi, se non come se non foste; et èm m i'3 tanto
più caro l’avervi qui mia sorella trovata, quanto io ci
sono più solo, e meno questo sperava. E nel vero io
non conosco uomo di si alto a ffare al quale voi non
doveste esser cara, non che a me che un picciol m er­
catante sono. Ma d’una cosa vi priego mi facciate
chiaro ' : come sapeste voi che io qui fossi ?» Al quale
ella rispose : « Questa mattina mc’l fé’ sapere una
povera femina la quale meco molto si ritiene 3, per ciò
che con nostro padre (per quello che ella mi dica)
1. e xpresslon p la isan te pour dire que la S ic ilie nne ne tarissait pas
e t n e tail jatunis em barrass é e ; nou» d irio n sd a n s le iném e sens : elle a v a it
tu langue bien pendue.
2. G ra n c o sa : qu elq u e elione d ’e x tr ao rdin aire.
:i. E m m l ini i».
t*. MI fa c c ia te c h ia r o : que vou* m 'in form iez, qnc vous m'e xpliq u le z.
— T on i n i é ta n t naif, A ndreuccio pose une q u estion ju d ic ie us e ; m ais il a
affaire li pliiM m alin que lui.
5. Sta m ollo in casa m ia.

�lungam ente et in Palermo et in Perugia stette ; c se
non fosse che più onesta cosa mi pare che tu a me
venissi in casa t ua 1 che io a te nell’altrui, egli è gran
pezza che a le venuta sarei. » Appresso queste parole
ella cominciò distintam ente a dom andare di tutti i
suoi parenti nominatam ente, alla quale di tutti An­
dreuccio rispose; per questo ancora più credendo
quello che meno di credere gli bisognava2. Essendo
stati i ragionam enti lunghi et il caldo grande, ella fece
venir g re co 3 e confetti, e fu’ dar bere 1 ad Andreuccio,
il quale dopo questo p artir volendosi, perciò che ora
di cena era, in ninna guisa il sostenne3, ma, sem ­
biante fatto di forte turbarsi °, abbracciando! d isse:
« Ahi lassa me, che assai chiaro conosco come io li sia
poco cara ! che è a pensare che tu sii con una tua
sorella, mai più da te non veduta, et in casa sua, dove
qui venendo, smontato esser dovresti, e vogli7 di
quella uscire per andare a cenare all’albergo ! Di vero
tu cenerai con esso m eco8 ; e p erch è9 mio marito
non ci sia, di che forte mi grava, io ti saprò bene,
I.O n attendrait incinta m ia; m ais la Sicilienn e insiste sur cette idee
que »a m aison est à Andreuccio.
2.
Q u e llo ch o ... b is o g n a v a : ce q u ii avait le m oins besoin ile croire,
ce qu'il n'aurait jam ais d u croire.
:t. G reco : v in o g r ec o , tin vin fait avec des raisins importés de
Grèce. Confetti, des sucreries, des gâteaux.
4. D a r b ere : on a vu plus haut (p. 72, note I): tlar mang ia re.
5. Il s o s te n n e : le sujet est la S icilien n e: elle uc le sou tin t pas.
C. T u r b a r si est généralem ent em ployé par Boccace dans le sens de
se fâcher.
7. V o g li : seconde personne du subjonctif dépendant de clic t) n y/e/r
ta re cUr... com m e ou dirait en français: penser que tu es chez la soeur...
et que lu v e u x ... C'est une façon d'exprim er l'étonnem ent, l'indignation.
8. C on e ss o m e c o : con meco, con geco t-e trouve assez fréquem m ent
chez les anciens auteurs ; l'ad d ition de «■**" n'a d'autre effet que «le ren­
forcer encore l'expression déjà renforcée par con Joint à mcco. Aujour­
il hui, on est revenu à l'expression sim ple meco.
t'. P e r c h e : est em ployé ici pour benché, quantunque.

I

�secondo d o n n a fare un poco d’onore. » Alla (piale
Andreuccio no n sappiendo altro che rispondersi, disse:
« lo v’ho cara (pianto sorella si dee avere; ma se io
non ne vado, io sarò tutta sera aspettato a cena, e
farò villania *. » E t ella allora disse : « Lodalo sia
Iddio, se io non ho 3 in casa per cui mandare a dire
che tu non sii aspettato; benché tu faresti assiti
m aggior cortesia e tuo dovere, mandare a dire a’tuoi
compagni che qui venissero a cenare, e poi, se puri?
andar to ne volessi, ve ne potreste tutti andare di bri­
gata. » Andreuccio rispose che de'suoi compagni non
volea quella sera; ma poi che pure a grado l’era, di
lui facesse il piacer suo. Ella allora fo’vista di mandare
a dire allo albergo che egli non fosse atteso a cena ; e
poi, dopo molti altri ragionam enti, postisi a cernì e
splendidamente di più vivando serviti, astutam ente
quella 4 menò per lunga infino alla notte oscura ; et
essendo da tavola levati, et Andreuccio partir volen­
dosi, ella disse che ciò in ninna guisa sofferrebbe 8,
perciò che Napoli non era terra da andarvi per entro
di notte, e massimamente un forestiere 0; che come
che egli a cena non fosse atteso aveva mandato a dire,
co sì7 aveva dello albergo 8 fatto il sim igliante. Egli,
1. S e c o n d o d o n n a : a u la n t qu'im o fem m e peni lo Taire.
Sf. F a rò v illa n ia : je m e rem im i coupable d'im polit esse.
3.
L o d a to s ia I d d io : eu p h ém ism e tcn a n t lieti &lt;l'mi blasphcm e,
cornine on d ii : q u el b en e d etto u onio, alors quo l'on penso m a led e tto . lei le
sena e st: « O r Ace A D leu, j'ai des uens, eie. «•
ft. Q u e lla :entendez: In cena. — M en ò p o r lu n g a : elle prolongea le repas.
5. Soffe r r e b b e : soffrirebbe, p erm ettereb b e.
1». Ce tra it e st dii m eillcu r co m lq u e : la S icilien n e représente à
A n dreu ccio tous le » d a ng ers q u i, ft N aples, m en a c e n t L'étranger nouveau
v e nu dans la ville»!
7. C om o o h o ... c o si : construisiez : com e aveva m andalo a d ire che
culi non fosse alleno a cena, cosi a v ev a fallo (m a n d a to a dire) il sim lfila n te ...
8. D o lio a lb o rifo : e lle a v .iit (soi-disnnt) fa ll d ire q u ’on ne l'atlon dit pan
plm« polir la nuit que putir le din er.

�questo credendo, stello. Furono adunque dopo cena i
ragionam enti molti e lunghi non senza cagione tenuti ;
et essendo della notte una parte passala, ella, lasciato
Andreuccio a dorm ir nella sua camera con un piccol
fanciullo che gli m ostrasse se egli volesse nulla, con le
sue femine in un'altra camera se n'andò.
E ra il caldo grande 1 : per la qual cosa Andreuccio,
veggendosi solo rimaso, subitam ente si spogliò in
farsetto 2, e trassesi i panni di gam ba, et al capo del
letto gli si pose; e richiedendo il naturale uso di dover
deporre il superfluo peso del ventre, dove ciò si facesse
domandò quel fanciullo, il quale nell'uno de’canti, della
camera gli mostrò un uscio, e disse : « Andate là entro. »
Andreuccio dentro sicuramente passato, gli venne per
ventura posto il p iè3 sopra una tavola, la (piale dalla
contrapposta parie sconfitta dal travicello, con lui
insieme se n’andò quindi g iu so 4 : e di tanto l’amò Iddio
che ninno male si fece nella caduta, quantunque alquanto
cadesse da alto ; ma tutto della bruttura, della quale il
luogo ero pieno, s’im brattò. 11 qual luogo, acciò che
meglio intendiate e quello che è dette e ciò che segue,
come stessi; vi m o sterròs. Egli era in un chiassetto
stretto (come spesso tra due case veggiamo) sopra duo
travicelli I r a l’una casa o l'altra posti, alcune tavolo
confitte0 et il luogo da seder posto; delle quali tavole
1. lei com m ence le second a cte «lo la v érlta b le com édie don i A ndreu c­
cio est le héros m alh eu reu x. Le p rem ier e»t c erta in em en t le p lu s finement
com pose au point de vu e den caractères ; le second tom be dumt la b o u f­
fonnerie.
2. In f a r s o t to : cc m ot désign e un v ètem e n t de d essou s ; lei, é v id e m ­
m ent I éq u iv a le n t de la c he m ise. — 1 p a n n i d i g a m b a : 1 calzon i.
3. O li v e n n e p o s to 11 p iò : pose per cano il p iè ...
4. G iu so : vo ir ci-d essu s, p. 27, noie H.
b. M o s te r r ò : form e florentine pour mostrerò.
G. E g li o ra ... a lc u n o ta v o lo : co rreclem en t il fau drall erano; ou lnen

�&lt;(ut“lla clic con lui cadde era l'una. Ritrovandosi adunque
là giù nel ehiassetto, Andreuccio, dolente del caso,
cominciò a chiam are il fanciullo ; ma il fanciullo, come
sentito l’ebbe cadere, così corse a dirlo atta donna; la
quale, corsa alla sua cam era, prestam ente cercò se i
suoi panni v’erano; e trovati i panni e con essi i denari,
li quali, esso non fidandosi, m attam ente sem pre por­
tava addosso, avendo quello a che ella di Palerm o,
sirocchia 1 d ’un Perugino facendosi, aveva teso il lac­
ciuolo, più di lui non curandosi prestam ente andò a
chiuder l’uscio del quale egli era uscito quando cadde.
Andreuccio, non rispondendogli il fanciullo, cominciò
più forte a chiamare : ma ciò era niente. Per che egli,
già sospettando, e lardi dello inganno cominciandosi
ad accorgere, salito sopra un m uretto elio quel chiasso ­
lino dalla strada chiudeva, e nella via disceso, all’uscio
della casa, il quale egli molto ben conobbe, se n'andò;
e quivi in vano lungam ente chiamò, e molto il dimenò
e percosse. Di che egli piagnendo, come colui che
chiara vedea la sua disavventura, cominciò a dire :
« Oimè lasso, in come piccol tempo ho io perduti cin­
quecento florini, et una sorella ! » E dopo molte altre
parole, da capo cominciò a batter l’uscio et a g rid are;
o tanto fece così, che molti de’ circostanti vicini desti,
non potendo la noia sofferire, si levarono ; et una delle
servigiali della donna, in vista tutta sonnacchiosa1,
fattasi alla finestra proverbiosamente* disse : « Chi
eg li e™ o»l e m p loyé co m m e un verbie im p e rsonn el, nu b ien p lu tot Boc­

cace , i m i com m en çant «n ph rase, n'avnit pus duna l'esp rit In s uje t p l uriel
q u ii n M a m e né e nsu ite ii é crire ; Il no pensa it «un» doulc qu'à il luogo
ila Mrtlt'n’.

1. S lr o c c h la : sn rella .
2. Fa isa n t se m b la n t d'Olrc e n d o rm ie.
3. P r o v a r b lo v a m o n to : ciuelipic» «klilcurn Interprèlen t : ca n zo n a n d o lo ,

�picchia là giù? » — « 0 , disse Andreuccio, o non mi
conosci tu ? io sono Andreuccio, fratello di madonna
Fiordaliso. » Al quale ella rispose : « Buono uomo, so
tu hai troppo bevuto, va, dormi o tornerai dom attina :
io non so che Andreuccio nè che ciance son quelle che
tu di’; va in buona ora, e lasciaci dorm ire soli piace. »
— « Como! disse Andreuccio, non sai che io mi dico?
certo si sai ; ma se pur son cosi fatti i parentadi di
C icilia, che in si piccol term ine si dimentichino, ren­
dimi almeno i panni miei, li quali lasciali v’ho, et io
m’andrò volentieri con Dio. » Al quale ella, quasi
ridendo, disso : « Buono uomo, e’mi par clic tu sogni. »
Kl il dir questo, et il tornarsi dentro, e chiuderla fines­
tra, fu una cosa 1. Di che Andreuccio, già certissimo
de’suoi danni, quasi per doglia fu presso a convertire in
rabbia la sua grande ira, e per in g iu ria a propose di
rivoler quello che per parole riavere non potea; por che
da capo presa una gran pietra, con troppi m aggior
colpi 3 che’n prima, fieramente cominciò a percuotere
la porta. La qual cosa molti de’vicini avanti destisi e
levatisi, credendo lui essere alcuno spiacevole'', il
quale questo parole fingesse per noiare quella buona
fem ina, recatosi a noia ¡1 picchiare 11il quale egli faceva,
con aria ili beffa, ce qui ne puniti pan v raisem blable ; danx qu elques
textes ancien*, le mot proverbiato se tronve annui uvee le *en* de injurieux
, qui convient m ieux ic l; elle lui parie sur un tou irrite.
1. On remarti nera com b in i le «style de B occace, aux longues périodes«
embarrassées* et ch a rgee* d'innombrable» incidente* dami la narration,
devien t v if et naturel dan t le dialogue.
2. P o r In g iu r ia : par la force e tlu violence.
:t. T ro p p i m a g g io r c o lp i ; troppo maggiori serait pjua correct, car
troppo est icl adverbe ; m ais c'ext une liberté que prenaient toujour* le*
an cien s auteurs, et qui dii reat«* ne choque pus outre me sure en Italien.
A lc u n o ep ia c o v o lo : quelque im portun, quelque ivrogne ; le voisinage
com m ence à prendre parti contre Andreuccio.
6.
R o c a to si a n o ia il p ic c h ia r o : le» coup* qu ii donne à la porte
ennuient, ge nent lo u t Icn v o isin s.

�fattisi alle finestre, non altramente che ad un cane
forestiere lutti quelli della contrada abbaiano addosso,
cominciarono a diro : « Questa è una gran villania a
venire a quest’ora a casa le buone femine 1 a dire queste
ciance : deh va con Dio, buono uomo; lasciaci dormire,
so li piace ; e se tu hai nulla a fare* con lei, tornerà1
domane, e non ci dar questa seccaggine stanotte. » Dalle
quali parole forse assicurat o uno che dentro dalla casa
era, il quale nè veduto nè sentito avea '•*, si fece alla
finestra e con una boco * grossa, orribile e fiera disse :
« ('.hi è laggiù ? » Andreuccio, a quella boce levata la
testa, vide uno il quale, per quel poco che com prender
potè, m ostrava di dover essere un gran bacalare ', con
una barba nera e folta al volto, e come se del letto o d a
alto sonno si levasse, sbadigliava e stropicciavasi gli
occhi. A cui egli, non senza paura, rispose : « lo sono
un fratello della donna di là entro. » Ma colui non aspettò
che Andreuccio finisse la risposta, anzi, più rigido assai
che prima, disse : « Io non so a che io mi legno che io
n o n v e g lia laggiù, e dent i 5 tante bastonate quante io
li veggia m uovere0, asino fastidioso et ebriaco che In
1.
A ca sa 10 b u o n o fe m ln e .• pour a casa d e lle ... T ou r fréquent choz
lo» anciens e t cncoro usili1 uvee lo* nom s propre» : ci f u //ra n d e fe s ta a
casa S t r o z z i ; com pnroz lo francai*» la FtHo-Dieu, riI»Mol-l)iou, Marly-Iolin i, ole. Ce soni (lo* resto* «In gi'iiiiif Ititin qui no co m p o rta li anelino
própn*ilion.
'«?. I l q u a lo ... a v o a : il q uale osi lo regim o; le sn je l osi A ndreuccio.
3.
B oco : loca ; di; colto prononciutiou ancienne il resto un souven ir
diiu» li! verbo b aciare , d’un u»ago vulgairc pour diro : tWovor la voix,
pa rler fori, crier.
B a c a la re : (Hymologiquoinont, co m o t eorrespoud au m ot francai*
b a cb c lier ; il v o u td ir e iei (piolqu un doni la senio pre*laneo Indiquo uno
grande autoriUS et il eoinporte uno nuance d'ironie. Androueclo com menco à com prondro qu ii 11*0*1 più* tem p* do plaÌHanl&lt;*r.
fi. D u a l i : li dea, ti dia.
(». Aussl l&lt;ingtom|»h quo jo lo vorrai» liougor, c ‘o»t-n-diro Jusqu’à eo
quo In ni! bougo» più».

�dèi essere, che questa notte 110 11 ci lascerai dormire. »
E tornatosi dentro, serrò la finestra. Alcuni de’ vicini
che' meglio conoscevano la condizion di colui, umil­
mente 1 parlando ad Andreuccio dissero : « P e r Dio,
buono uomo, vatti con Dio ; non volere stanotte essere
ucciso costì : vattene per lo tuo migliore. » Laonde
Andreuccio, spaventato dalla voce di colui e dalla vista,
e sospinto d a ’ conforti di coloro, li (piali gli pareva
che da carità mossi parlassero, doloroso quanto mai
alcuno altro, e de'suoi denari disperato, verso quella
parte onde il dì aveva la fanticella seguita, senza sapere
dove s’andasse, prese la via per tornarsi allo albergo.
E t a sé medesimo dispiacendo per lo puzzo che a
lui di lui veniva, disideroso di volgersi al m are per
lavarsi, si torse a man sinistra, e su p e r una via chia­
mata la R u g a 2 catalana si mise ; e verso l’alto della
città andando, per ventura davanti si vide due che
verso di lui con una lanterna in mano venieno, li qu ali
temendo non fosser della famiglia della c o rte 11, o altri
uomini a mal far disposti, p e r fug girgli in un c aso lare4
il qu a l e si vide vicino pianam ente ricoverò. Ma costoro
quasi come a quello proprio luogo inviati andassero®,
in quello medesimo casolare se n ’entraron o; e quivi
l’un di loro, scaricati certi ferram enti che in collo avea,

1. U m ilm o n te : ii v o ix basse ; il s’a g it de faire com prendre h An­
dreu ccio que le m ieux pour lui ext de ne pax in sister.
2. R u g a signifie p ro p rem en t ride, pui» sillon, p u is rue d'une ville (le
m o t m e a précisé m en t la m énte é tym o lo g ie) ; en ce sens, le m ot ruga
n'est p lu s einployé en italien.
3. On verrà più* loln dans le m énte sens : tu fam ìglia della signoria,
c'est-à-dire Ics serviteurs* de l'autorité, Ics gens de la p o lic e .
C a so la r e : une m aison abandonnée en ruines.
5.
I n v ia ti a n d a sso ro : com m e s i l s ho d irig ea ien t, s'ils a v a ie n t pour
de stin a tio n .

�coll’altro insieme g l ’incominciò a guardare*, varie cose­
sopra ([»egli ragionando. E m entre parlavano, disse­
l’u n o : « Che vuol dir qu esto? io sento il m a g g io r
puzzo che mai mi paresse sentire. » li questo detto,
alzata alquanto la lanterna, ebber veduto il cattivel
d ’Andreuccio, estu p efa t t i dom andàr : « Chi è là ? » An­
dreuccio taceva; ma essi avvicinatiglisi col lume, il
domandarono che quivi così b r u t t o 2 facesse. Alli
quali Andreuccio ciò che avvenuto gli era na rrò inte­
ram ente. Costoro im m aginando dove ciò gli potesse
essere avvenuto, dissero fra sè : « V eram ente in casa
lo
Scarabone Buttafuoco3 flia stato questo. » Ri a lui
rivolto disse l'uno : « Buono uomo, come che tu abbi
perduti i tuoi denari, tu hai molto a lodare Iddio c h e
quel caso ti venne clic tu cadesti, né potesti poi iu casa
rie n tra re ; per ciò che, se caduto non fossi, vivi sicuro
che, come prim a addorm entato ti fossi, saresti stato
ammazzato, e co’ denari avresti la persona perduta.
Ma che giova oggim ai di p ia g n e re ? tu ne potresti
così riavere un denaio, come4 avere delle stelle del cielo :
ucciso ne potrai tu bene esseri!, se colui sente che tu
mai ne facci parola. » E dello questo, consigliatisi
alquanto, gli dissero : « Vedi, a noi è presa com pas­
sion di te; e perciò, dove3 tu vogli con noi essere a
1. G l’ln c o m ln c iò a g u a r d a r e .- entendez ¡ferram enti.
2. C oai b r u t t o : a u sti m alpropre. Dante a em p lo yé ce m ot duns le
m e m e se n s.
lì. C en t le n om de l'hom m e ù la barbe nuire, auquel A ndreu ccio a ou
affaire en dern ier lieu ; s o m n om est des p lu s su ggestifs. Scarabone e s t
syn on ym e ile S carafaggio e t B uttafuoco s'expliqu e de lu i-m im e .
4. d o s i... corn o: Il te sera it aussi fa cile d'en ra vo ir un sou q u e d e ... —
D o n a lo , form e fiorentin e (cotnp. fo r n a io , G ennaio, e tc .), con tre la q u elle
la form e plus m eridionale denaro a prévalu ; le m èm e phénom ène s e s t
produ it pour notaro .
5. D o v e : uvee le snbjonctif [vogli u'est pas m is ici pour vu o i, m ai»

�fare alcuna cosa clic a fare andiam o, egli ci pare essere
mollo certi che in parte ti toccherà il valore di troppo
più clic perduto non hai. » Andreuccio, si come dis­
perato, rispose c h’era presto. Era quel di seppellito
uno Arcivescovo di Napoli, chiam ato m esser Filippo
Minutolo, et era stato seppellito con ricchissimi orna­
menti, e con un rubino in dito, il quale valeva oltre
a cinquecento fiorili d'oro, il quale 1 costoro volevano
a n d a re a sp og liare; c cosi ad Andreuccio fecer veduto
l’avviso l o r o 3. Laonde Andreuccio, più cupido che
consigliato, con loro si mise in via ; e t andando verso
la chiesa m aggiore, et Andreuccio putendo forte, disse
l’uno : « Non potremo noi tro v a r modo che costui
si lavasse un poco dove che s i a 3, che egli non putisse
cosi fieramente? » Disso l'altro : « Si, noi siam q u i
presso ad un pozzo, al quale suole essere la carrucola
e t un g ra n secchione; andianne là e laveremlo spac­
c i a t a m e l e . » G iunti a q uesto pozzo, trovarono clic la
fune v* era, ma il secchione n'era stato levato : per
che insieme diliberarono di legarlo alla fimo, e di
«oliarlo* nel pozzo, el egli là giù si lavasse, e come
pour vo f/lìa ) a so u ven t le sen s d e t i , p o u rvu q u e ; q u a n d o s'em ploie aussi
d e la m êm e façon.
1. L e second il q uale désign e l'archevêque ; le p rem ier se rapporte à
r anneau.
2. Ils le m e tte n t au cou ran t de le u r plan, e t A ndreu ccio, plus dési­
reu x de rép a rer la perte qu'il a subie, que sage, accepte. Le voilà donc
associé à des voleu rs, e t c'est encore plus par sottise, par irréflexion,
que par m alhonnêteté réelle qu'A ndre uccio se tro u ve engagé dans une
n ou velle aven ture.
D o v e o h e s la : n ’im porte où.
4.
A n d i a n n e là : c'ent-à-dire a n d ia m o n e : on a déjà vu que la form e de
la prem ière personne du p lu riel du p résen t de l’in d ica tif é ta it fréqu em ­
m e n t en ianu pour m m o ch ez les an cien s é criv a in s toscans.
&amp;.
C o lla r lo : le m ot colla (sans le m oindre rapport ici avec le français
co lle) désig n a it la corde don t on se s erv a it pour p u n ir c erta in es fautes,
d'où les expression s anciennes: d a r la co lla , m e tte r e a lla c o lli, pour d ésigner

�lavato fosse crollasse la fune, et essi il tirereb ber
su s o ; e così fecero.
Avvenne che, avendol costor nel pozzo collato, alcuni
della famiglia della sig noria 1, li quali, e p e r lo caldo
e perché corsi erano dietro ad alcuno, avendo sete, a
quel pozzo venieno a bere. Li (piali come color d u e 3
videro, incontanente cominciarono a fuggire, li fami­
gliar!’, che quivi venivano a bere, non avendoli veduti.
E ssendo già nel fondo del pozzo Andreuccio lavato,
dimenò la fune. Costoro assetati posti giù lor tavolacci
e loro ormi e loro g o n nelle3 cominciarono la fune a
tirare, credendo a quella il secch ion pien d'acqua
essere appiccalo. Come Andreuccio si vide alla sponda
del pozzo vicino'', così lasciata la fune, con le mani si
gittò sopra quella. La quid cosa costor vedendo, da
subita p a u ra presi, senza altro diro lasciam m o la fune,
e cominciarono quanto più poterono a fu g g ire ; di che
Andreuccio si maravigliò forte, e se egli non si fosse ben
attenuto, egli sarrebbe infin nel fondo caduto, forse non
senza suo gran danno e morte ; ma pure uscitone, e queste
armi trovate, le quali egli sapeva che i suoi compagni
non avean portate, ancora più s ’incominciò a maravi­
gliare. Ma, dubitando e non sappiendo c h e 5, della sua
ce genre «le torture. Collare signifie (Ione a tta ch er à im e corde pour
fai re descendre (cornine c'eat lei le cas) ou p o u r faire m onter.
1. A lc u n i d rIla fa m ii/lia d e lla xiijnoria e t p lu s bas li fa m ig lia r ! : i b ir r i;
v o ir ci-dessu s, p. DO, note 3.
2. Les vo leu rs qui o n t descendu A ndreu ccio dnns le p u its; li q u a li qui
com m ence la phrase e st co m p lém en t d irect de videro.
T a v o la c c i : espèces de p e tlts bou cliers don i ils é ta il a rm és ; g o n ­
n elle, la pa rtie dii costu m e des hom m es de g uerre q u ’on ap p ela it plus
so u ven t so p ra v veste , espècc de m anteau am ple «¡ni reco u vra it tonte» les
arm es.
c o n stru ise z : ni rid e vieino alla sponda d el p o z z o .
5. D u b ita n d o ..., e tc . T o u t cela parait su sp ect k A n d reu ccio ; il com­
m ence à avoli* peur (sens de d u b ita re ), m ais il ne s lit pa s a:i ju ste de
quoi.

�fortuna dolendosi, senza alcuna cosa toccare, quindi
diliberò di p artirsi, et andava senza sa p e r dove, d o si
a n da n do , si venne scontrato in que’ due suoi com pa­
gni, li quali a trarlo del pozzo venivano : e come il
■videro, maravigliandosi forte, il domandarono chi del
pozzo l'avesse tratto. Andreuccio rispose che noi
•sapea, e loro ordinatam ente disse come era avvenuto
■o quello che trovato aveva fuori del pozzo. Di che cos­
toro, avvisatisi come stato era, ridendo gli contarono
perchè s ’eran fuggiti, e chi stati eran coloro che su
l'avean tirato. E senza più parole fare, essendo già
mezza notte, n’andarono alla chiesa m aggiore, et in
■quella assai leggerm en te entrarono, e furono all’a r c a 1
la quale era di m arm o e molto g rande, e con loro ferro
il coperchio, il i|uale era gravissim o, sollevaron tanto
(pianto un uomo vi potesse en trare e puntellaronlo. E
fatto questo, cominciò l'uno a d ire : « Chi e n t e r r a 3 den­
tro'!'» A cui l'altro rispose : « Non io ». — « Nè io » disse
•colui3; ma entrivi Andreuccio ». — « Questo non farò io,
•disse Andreuccio », verso il quale am enduni * costoro
rivolti dissero : « Come non v’e nterrai ? In fe di Dio, se tu
non v’entri, noi ti darem ta n te 8 d ’un di questi pali di ferro

1.
L 'a rc a : lo sép u lcre «lo l'arch evèqu e; il « a g it d ’un de co* sarco­
phage* com m e l’a rt du x iii* el du xiv* siècle non* en a laissé beaucoup
•de spécim en*, très v a ste s e t ferm és p a r 1111 co u vercle co n vex e, très
pesan t e t g én éralem en t décoré de scu lp tu res; les v o leu rs so u lèven t
cou vercle d'un côté et l'éta yen t (/m nteiiaronto) au m oyen d'un m orceau
•de bois ou de fer solide, m ais facile ren verser.
V. E n te r r é =* e n tr o r à : cf. ci-dessus, p. 80, note 5.
3. On rem arquera que ces vo leu rs, qui ne craign en t pas de d ép ou iller
tin m ort, on t peur de ne tro u ver face à face avec le c a d a vre ; c'est é v i­
dem m en t pour so rtir d'em barras qu'il* on t associé A ndreuccio h leur
en treprise, e t q u ’il» m o n tra ien t tant de so llic itu d e pour le tirer du puits
où ih l’avaient laissé.
4. A m e n d u n i : corru ption de ambedue.
5. T a n te : sous-entendez basse, percosse, battiture.

�sopra la testa, che noi ti farciti cader morto. » An­
dreuccio tem endo v’entrò, et entrandovi pensò seco :
« Costoro mi ci fanno entrare per ingannarm i, per ciò
che come io avrò loro ogni cosa dato, m entre che io
penerò ad uscir dell’ arca, egli se n'andranno pe’ fatti
loro, et io rim arrò senza cosa a l c u n a 1. » li perciò s ’av­
visò di farsi innanzi t r a t t o 2 la parte sua; e ricordatosi
del c a r o 3 anello che aveva loro udito dire, come fu giù
disceso, cosi di dito il trasse all’ Arcivescovo e miselo
a sè, e poi dato il pastorale e la mitra et i guanti, e
spogliatolo inlino a l l a 1 camiscia, ogni cosa diò loro,
dicendo che più niente v’avea. Costoro, affermando
«•he esser vi dovea l’anello, gli dissero che cercasse per
tutto ; ma esso rispondendo che noi trovava e sem ­
biante facendo di cercarne, alquanto gli tenne in as­
pettare. Costoro, che d'altra p arte erano si come lui
maliziosi, dicendo p u r ché ben cercasse, preso t e m p o 5,
tiraron via il puntello che il coperchio dell'arca sostenea,
e fuggendosi, lui dentro dell’arca lasciaron racchiuso.
I.a qual cosa sentendo Andreuccio, quale egli allora
divenisse ciascun sei può pensare. li gli tentò più volte,
e col capo e t colle spalle, se alzare potesse il coper­
chio, 11111 in vano si faticava ; p e r che da grave dolor
vinto, venendo meno, cadde sopra il morto corpo dell’
Arcivescovo; o chi allora veduti gli a vesse, m alage­
volmente avrebbe conosciuto chi più si fosse morto o
t. Andreuccio com m en ce k iMre molli« na i f Il n npprlH h w » d épen»
qu ii ne itoli pii» nvolr lino confiance illim itée dnn« lo» co n naissances que
l'un fall h N a p le s ; Il » profité* ilo leur* leç o n s :
U h a p p r e t t i ! ù h u r l e r, tilt l ' t u l r e ,

aver

le « l o u p s !

Innanzi t r a t t o ; lo cu tio n qui équivaut li prima ili tutto.
:i. Caro : prezi oso.
4. lutino alla : fino itila.
ii. 11« choisissent u h m o m e n t oii Andreuccio leur lourne le dos.
ì.

�l’Arcivescovo o egli. Ma poi che in se fu rito rn a to,
dirottissim am ente cominciò a p ia g n ere , veggendosi
quivi senza dubbio all'uno de’ due lini dover perve­
nire, o in quella arca, non venendovi alcuni più ad
aprirla, di fame e di puzzo tr a ’ vermini del morto corpo
convenirli m orire; o, vegnendovi alcuni, e trovandovi
lui dentro, sì come ladro dovere essere appiccato.
E t in così fatti pensieri e doloroso mollo stando,
senti per la chiesa andar genti, e p a rla r molte p e r ­
sone, le quali, sì come egli avvisava, quello andavano
a fare che esso co’ suoi com pagni avoa già fatto : d i che
la pau ra gli crebbe forte. Ma poiché costoro ebbero
l’arca ape rta e puntellata, in quistion caddero, chi vi
dovesse e ntrare, e niuno il voleva fare ; pur, dopo
lunga te n d o n e 1 uno disse : « Che p a u ra avete voi?
credete voi che egli vi manticlli *? Li morti non m an­
giano gli uomini ; io v’enterrò dentro io. » E, così
detto, posto il petto so pra l’orlo dell’arca, volse il capo
in fuori, e dentro mandò le gam be per doversi giù
c a la re 3. Andreuccio, questo vedendo, in piè levatosi,
il preso p e r l’una delle gam be, o fe sem biante di vo­
lerlo giù tirare. La qual cosa sentendo l’altro mise uno
strido grandissim o, e presto dell’arca si g itto fuori.
Della qual cosa tutti gli altri spaventati, lasciata l’arca
aperta, non oltrementi a fuggir cominciarono d io se
da cento mila diavoli fosser perseguitati. La qual cosa
1. T o n c io n e : te n zo n e , d iscus8ÌOn . ha scèn e qui nY-tait passée enlre
A ndreuccio e t ne* compagnons* ne ren ou velle le i; toti* ce* d éta ils cons ti ­
tu en t uno satire te rrib le contre le* Napolitains*.
2. M a n u c h i
m a n g i. Gotte form e arch aique rappello «le fori prò*
I et vino logie m a n d u ca re.
:t. r e m a r q u e r a vec q u elle précision le m o u vem en t e st d éerit. I/h om m e
Me m et à plat ven tre nur le bord ile la tom be et, im p r im a it il hoii corp*
un m o u vem en t d e co té , il fait p asser aes jambes» dans i n t é r i e u r . All ­
d reu ccio profite de c elle circonstance pour lui faire un bon tour.

�v e r g e n d o Andreuccio lieto oltre a quello che sperava,
subito si gittò fuori, e per quella via ondo era venuto
se n ’uscì della chiesa, lì già avvicinandosi al giorno
con quello anello in dito andando alla ventura, p e r­
venne alla m arina, e quindi al suo albergo si r a b b a ttè ',
dove gli suoi compagni e lo alberg atore trovò tuli a la
notte stati in sollecitudine d e ’ fatti suoi. A ’ quali ciò elio
avvenuto gli era raccontato, parvo p e r lo consiglio
dell’oste loro elio costui incontanente si dovesse di
Napoli partire. I.a (piai cosa egli feco prestam ente, ot
a Perug ia tornossi, avendo il suo- investito in uno
anello, dove p e r com perare cavalli era andato*.
1. Capitò por ca so

2. Il su o : non l&gt;icn,na fortune. — I n v e s t i to : proprement : di*po»d dana
un anneau, con»i»lnnt on uno bague. — D o v o : laudi» que.
3. l.o dénouem ent tic co conte noni rien inolila quo moral : c'est par
un voi, ol un voi »sacrilège qu'An d reuccio répare la porte «In son argent,
Mai» in t e n tio n do Boccace n’o»l assu rém enl pan «1&lt;* propo se r Andreuccio
c o mm e un modele ; I la prin c ipalem ent voulu donner un tableau piquant
di* la vie di.'H bas-fonds do N aples, et il y a réussi avoc un rare bonheur.
Qua ni
non héros, co n i ava n i toni un »ol ; il no laisse conduire 'm r lo*
é vè nem ents , au lieu do le» diriger, et ne réfléchit jamais» aux conséquences
» de ce qu'il fa it ; ce n'exl qu'à la Un qu'il com m ence à devenir
ainod rouè que ceux doni il a été la victim e, d‘où il r«;»ulte quo l'im pres­
sion qui ne dégage de ce conte onl conform e à notro adage : « Le» mauvaises
» com pagnie» corrompent le» bonnes moeurs », »urtout quand on
n ’a ni caractère, ni intelligence co mme Andreuccio.

�VII. — SIMONE1 (IV, 7)

Fu, non ò g r a n tempo, in Firenze una giovane assai
bella e le g g ia d ra secondo la sua condizione, e di
povero padre figliuola, la quale ebbe nome Sim ona;
e quantunque 1»; convenisse collo proprio braccia il pan
che m a n g ia r volea g ua d a g n a re , e filando lana sua vita
re g g e sse , non fu p e r ciò ili si povero animo che ella
non ardisse a ricevere Amore nella sua mente*, il
quale con gli atti e collo parole piacevoli d ’un giovi­
netto di non m a g g io r p e s o 3 di lei, che dando andava
per un suo maestro lanaiuolo lana a filare, buona
pezza m ostrato aveva di volervi e n t r a r e 4. Ricevutolo
adunque in sè col piacevole aspetto del giovane che
l'amava, il cui nome era Pasquino, ad o g n i passo di
lana filata che al fuso avvolgea, mille sospiri più
cocenti che fuoco gittava, di colui ricordandosi che a
1. Il sera bon de com parer uvee le conte de Boccace l’adaptation en
ver«, tròs fide le, qu’en a faite A. de M usset, sous le m em e titre.
2. I /a m our est ici consideri1 co m m e un sen tim en t ex clu sivem en t n oble
san* rien de co m m u n a vec les passions vu lg a ires; c esi cn ce sen s que
D ante a v a it d ii :
Amor « cor gentil Mono unu cosa.
Or, Sim one nV tant (ju’une pauvre fille d ii peuple, Boccace fa it observer
q u e lle a v a it accueilli dans son coeur un sen tim en t su p érieu r cu qiiclqiio
so rte h sa condition .
3. DI n o n m a g g io r p o so : della stessa condizione.
•'*. C on stru isez : il q u a le (Amore) a veva m ostrato buona p e zz a d i volervi
e n tra re (nella m ente di S im o n a ron gli ulti e co lle parole (per m ezzo
de^li ulti...), etc.

�filar gliel' aveva data. Quegli dall’altra parte mollo
sollecito divenuto che bon si filasse la lana del suo
m aestro, quasi quella sola che la Sim ona filava, e non
alcuna altra, tu tta la tela dovesse compiere, più spesso
che l’alt re era sollicitata
Avvenne un giorno che Pasquino disse alla Simona
che del tutto egli voleva che ella trovasse modo di
po te r venire ad un giardino, là dove egli m e n a r la
voleva. La S imona disse che le piaceva; e con una
sua com pagna chiam ata la Lagina al giardino statole
da P a squ in o insegnalo se n ’andò. Dove lui insieme
con un suo com pagno, che Puccino avea nome, ma
era chiamato lo S t r a m b a 2, trovò; e quivi essi in una
parte del giardin si raccolsero, e lo S tram ba e la
L agina lasciarono in una altra. E ra in quella parte del
giardino dove Pasquino e la S im ona andati so ne
erano, un grandissim o e bel cesto di salvia, a piè
1. L e débu t «In In période fera it a tten d re une au tre conclusion, par
exem ple : Iti più s/&gt;c««u d i t ot/ni ultra to lticita va ; c ’e st un e x em p le de
plu» d e ces anacoluthes, qui ne coutent du reste rien à la cla rté de l'idée«
dont le s ty le «le Boccace offre tant d ’exem ple«. — Il y a q u elq u e chose
de charm ant dam» les trait» don t le conteur h'chI servi pour m arqu er
l’am our de» deux jeunes gens : c'est dans leur» occupation» quotidienne»
et terre à terre que »0 m anifeste leur m u tu elle inclin ation. V oilà un
ex em p le en tre c en t a u tres du réalism e e x ce lle n t que B occace a été le
prem ier à in tro d u ire dan» la littéra tu re n a rra tive.
‘2. S tra m b a : ce «sobriquet e»t le nom d ’une plante avec la q u elle on fait
des cordages, «le» câble» et autres ouvrages en sparte r ie; il psi probable
que. dan» l’inten tion d e l'auteur, ce nom désigne la ru desse, la grossie­
r e té du personnage, don t on va voir en effet le rôle d éplaisant à la fin
d e la N ouvelle. A. «le M usset a fa it ici un sin g u lier contresens e n é c ri­
vant :
. . . U n v o is in s u r n o m m é lu S tr a m b o ,
Co q u i v o u t d ir e p r o p r e m e n t ,
in*, s a n s b o i t e r p r é c i s é m e n t ,
Il lo u c h a it un p o u d ’u n e j a m b e .

1 /e x p lica tion serait bonne »i le personnage a v a it été appelé lo Stràm bo ;
mais, »i le surnom a v a it été un a d jectif, pourquoi B occace l aurail-il m is
au fém inin ?

�della quale postisi a sedere, e mollo avendo rag io n a to
d ’ una m erend a clic in quello orto intendevan di fare,
Pasq uino al g ra n cesto della salvia rivolto, di quella
colse una foglia, e con essa s'incominciò a stropicciare
i denti e le g e n g ì e 1, dicendo che la salvia molto bene
gli nettava d ’ogni cosa che so p r’essi rimasa fosse dopo
l’aver m angiato, li poi che cosi alquanto fre g a ti gli
ebbe, ritornò in sul ragionam ento della merenda,
della qual prim a diceva. Nè guari di spazio persegui
ragionando, che egli s’incominciò tutto nel viso a
cambiare, et a ppresso il cambiam ento non istette guari
che egli perde la vista e la parola, et in brieve egli si
morì. Le quali cose la Simona veggendo, cominciò a
piagnere et a grid a re et a ch iam ar lo S tra m b a e la
Lagina. Li quali prestam ente là corsi, e veggendo
Pasquino non solamente morto, ma già tutto enfiato e
pieno d'oscure macchie p e r lo viso e p e r Io corpo
divenuto*, subitam ente gridò lo S tram b a : « Ahi mal­
vagia femina, tu l’hai avvelenato » ; e fatto il rom or
grand e, fu da molti che vicini al giardino abitavano
sentilo. Li quali corsi al romoro, e trovando costui
morto et enfiato, et udendo lo S tram ba dolersi et accu­
sare la Simona che con inganno avvelenato 1’ avesse,
et ella, per lo dolore del subito accidente che il suo
am ante tolto avesse, quasi di se uscita non sappiendosi
scusare, fu reputato da t utti che così fosse come lo
Stram ba diceva. P e r la q u al cosa p r e s a la 3, piangendo

1. O o n g lo : g eng iv e. La c hute d'iiii v a celle p la ce n'enl* pan huiih
e x e m ple ; com parez natio (nativo), rettìo (fr. rétif).
2. Constru isez : ma gi&amp; d iv e n u to (u lto enfiato e pieno, eie.
il.
P r o s a la : e n ten dez: avendola presa. Mal« quel e*t le su je t »le celle
proposition au gèrondif.* E vid em m en t Stram ba, e t pout-«'lre q ue lq u es un» de ceu x qui p riren t pa rti pour lui contre S im o n e.

�ella sem pre forte al palagio del podestà* ne fu menala.
Quivi pronta n d o 2 lo S tram b a e l’Atticciato e'1 Mala­
g ev o le3, compagni di Pasquino che sopravenuti erano,
un giudice, senza dare indugio alla cosa, si mise ad
esam inarla del f a t t o 1; e non potendo comprendere
costei in questa cosa avere operata malizia nè® esser
colpevole, volle, lei presente, vedere ¡1 m o rto corpo et
il luogo (*'1 modo da lei racconta togli, per ciò che per
le parole di lei noi comprendeva assai bene. F attala
adunque senza alcuno tu m ult o colà m enare dove ancora
il
corpo di Pasquino giaceva gonfiato come una botte,
et egli appresso andatovi, maravigliatosi del morto,
lei domandò come s ta to era. Costei al cesto della
salvia accostatasi, et ogni precedente istoria avendo
raccontata, per pienamente darli ad intendere il caso
sopravenuto, così fece come Pasquino aveva fatto, una
di quelle foglie di salvia fregatasi a'denti. Le quali
cose mentre d i e per lo S tra m b a e per lo Atticciato e
per® gli altri amici e com pagni di Pasquino, sì come
frivole e vane, in presenza del giudice erano schernite,
e con più istanza la sua malvagità accusata, niu na
1. P o d e s ta . c.e m a g istra t, Investi de pouvoir» tré« éten d u s dnn» Ics
com m unes italien n es au x ii * siecle, n'uvail più», au xiv*, que dea a t tr i ­
b u tion s pu rem en t ju d iciaires ; on a p p e la it génér a l e m ent un étr a n g e r à
rem p lir ce» fonctions (au d eb u t de la N ouvelle 6 do la iiie journée.
Boccace parie d ’un Toscan qui va com m e p odestat à M ilan); on esp é rait
qu'il n acquit terait de »on m an dat avee plus i m p a r t i a l i t é , mai», en fait»
il n'é ta it pas toujours respecté (on peut v o ir dans la N ouvelle 5 de la
V IIIe Journée, lo m a u va is tour que font quelque» jeunes» F lorentins à un
Jue origin a ire do» M arches).
2. P r o n ta n d o : in sìste n d o . Le» com pagnon» do P asquin o font de»
instances» pour que la m ort de le u r am i so li a u s sitò t ven gée.
II. Co» nou veaux personnages» p o rten t de» »sobriquets» e x p ressifs : A lti ­
cinto v eu t diro gros, tra p u ; .Malagecole s'explique de soi-inèm e.
E nte ndez. : a in te r ro g a r e S im o n a in to rn o a l f a t t o.
!&gt;. N è poni pn'l*r à uno confusion ; cela v eu t d ire : e non p o te n d o
co m p ren lere cos te i essere colpevole.
0. Col em ploi de p e r n’eal plus au to risé1 ; il fau drait da.

�altra cosa per lor domandandosi se non che il fuoco
fosse di cosi fatta malvagità punitore, la cattivella ',
che dal dolore del perdu to am ante e dalla p aura della
dim andata pena dallo S tra m b a ristre tta s la v a 3, e per
l'aversi la salvia fregata a ’denti, in quel medesimo
accidente cadde c h e 3 prim a caduto era Pasquino, non
senza g r a n m araviglia «li quanti eran p r e s e n ti 1.
0 felici anime, alle quali in un medesimo dì addi­
venne il fervente amore e la m ortai vita term inare ! e
più felici, se insieme ad un medesimo luogo n’a n d a ste !
e felicissime, se nell’altra vita s ’am a, e voi v’am ate
c o m e d i qua faceste! Ma molto più felice l’anima della
Simona innanzi t r a t t o 5, quanto è al nostro giudicio
che vivi dietro a lei rimasi s ia m o “, la cui innocenza
non pati la fo rtu n a 7 che sotto la testimonianza cadesse
dello S tram ba e dell'Atticciato e del Malagevole, forse
s c a r d a s s ic i o più vili uomini, più onesta via trovandole
con pari sorte di morte al suo am ante a svilupparsi
dalla loro infamia", et a se g u ita r l’anim a tanto da lei
am ata del suo Pasquino.
Il
giudice, quasi tutto stupefatto dello accidente
insieme con quanti ve n ’erano, non sappiendo che dirsi
1. O n d ira it au jou rd'h u i: Ia p o verina .

V. R ist r etta stava : stava raccolta in sé; eIle est immobile &lt;*t muette.
3. Ce rA e d o it «'ire ru lla ci^ li medesimo accidente.
\ . Il ne faut pas croire que Sim one hi* »oli vo lo n ta irem en t donné la
m o rt : e lle a voulu in g énum en t ex p liq u er au Juge com m ent le« choses
s'étaien t passées ; e t elle a trouvé i n s t i n c t le m oyen le plu s tou ch an t d e
s e d iscu lp e r.
fi. I n n a n z i t r a t t o : locution déjà rencontr é e , p. 95, n ote ‘2.
(ì. C ho v i v i r im a s i s la m o : l'an técédenl do che e*l le pronom n o i,
conte n u im p lic ite m e n t dans n o s tr o ; c ’e*i m ie constru ction la tin e ; Horace
a d it d a ns un v ers cèlebre de son A r t p o é tiq u e :
Sumite mate r ia m res tr is , q u i sc r ib it is, aequam
Viribus.
7. N on p a ti la fo r tu n a c h e ; construisez : la fo rtu na non p a ti che la
sua innocenza cadesse...
8. c o n stru ise z : trovan dole più onesta via a s v ilu pp a rsi dalla loro
infam ia (dallo loro infam i accuse )c o n pari so rte.

�lung am ente sop rastet t e ; poi in m iglior senno rivenuto
disse : «&lt; Mostra 1 che questa salvia sia velenosa, ¡1 che
della salvia non suole avvenire. Ma acciò che ella
alcuno altro offender non possa in simil modo, taglisi
infino alle radici e mettasi nel fuoco. » La qual cosa
colui che del giardino era guardiano in presenza del
giudice facendo, non prim a abbattuto ebbe il gran
cesto in terra, che la cagione della m orte d e ’ duo miseri
amanti apparve. E ra sotto il cesio di quella salvia una
botta di maravigliosa grandezza, dal cui venenifero
fiato avvisarono quella salvia esser velenosa divenuta*.
Alla q ua l botta non avendo alcuno ardire d ’appressarsi,
fattale d'intorno una stip a3 grandissim a, quivi insieme
colla salvia l’arsero, e fu finito il processo di messer lo
giudice sopra la morte di Pasquino cattivello. Il quale
insieme con la sua Simona così enfiati come erano,
dallo S tram ba e dallo At t icciato e da G uccio I m b r a tta 1
o dal Malagevole furono nella chiesa di San Paolo
seppelliti, della quale p e r avventura eran popolani ",
1. M o str a : em ployé Im personnellem ent pour p a r e .
V. Jusqu'A «|uel point est-il vra isem b la b le quo
sauge a it été rendue
vén én eu se par la présence d ’un crapau d, m êm e énorm e, »ou* s e t racine» ?
c’eut ce que nou» n’a vo n s pas à e x a m in er Ici; c o n sta to ns seu lem en t que
Boccace n’a pa» dû Inventer ce d éta il, qui d o it d é riv e r de qu elq u e
croyance populaire.
:t. U n a s tip a : un am as de b o ls; une sorte &lt;lc b ûcher.
G u c c lo I m b r a t t a : autre person nage qui n 'avait pa* été nom m é
ju»qu'ulor» ; son nom est p a rticu lièrem en t répugnant, le sens du verbe
im brattar*- é ta n t so u iller.
5.
P o p o la n i : paroissien». On d isa it to ujo u rs à F lorence : nel popolo
d i N iccolò, d i S . L ucia d e' M ag noli, etc., pour d ire »in le te rrito ire «le telle
ou telle paroisse.
C ette N ouvelle m é rita it «le trouver place dan» ce recueil, en dehors d e
»es autre» m érite», com m e »pécim eu de la q u a trièm e Journée du Deca­
méron dont elle fait p a rtie. C elte IV* jou rn ée a u u caractère e x trêm em en t
p a rticu lier: à deux exception s près, elle ne c o n tien t que des N ouvelles
tragique», bien differente» de ce pie I on cro it être com m un ém ent les
coule» de B occace. Dans celle funèbre sèrie , l'histoire de Sim one e s t une
de» m oins violente» et de» plu» attendrie». C‘e»l un de» aspe c ts «lu talent
d e Boccace qui e»t trop peu connu.

�VIII. — LE FAUCON 1 (V, 0)

Dovete sapere che Coppo «li Borghese Domenichi -,
il quale fu nella nostra città, e forse ancora è uomo ili
reverenda e di grande autorità ne’ dì nostri, e per cos­
tumi (* per virtù, molto più che per nobiltà di sangue,
chiarissimo e degno d ’eterna fama, essendo già d ’anni
pieno, spesse volte delle cose passate, co'suoi vicini e
con altri si dilettava di ra g io n a re ; la qual cosa egli
meglio c con più ordine e con m a g g io r memoria et
ornato parlare c h e altro uom seppe fare. F ra usalo di
dire tra l'altro sue belle c o s e ’, che in Firenze fu già un
giovane chiam ato Federigo di m esser Filippo Albe­
1. V oici un des p lus beaux co n tes e t don più* ju ste m e n t célèbres dii
D ec am eron. Sa fortune a été im m ense, si l’ou son ge au nom bre d 'im ita ­
tions e t d ’adaptation s qui eu ont étti fa ites dans presq u e toutes les langue* ;
citons très so m m a irem en t les nom s des g rands p o êtes qui se sont ins ­
pires de Boccace :on Espagne, Lope de V e ga (/■,'/ balcon de F ed e r ig o ,
com édie); en A llem agne, Hans Sachs [ fie r K d e l f a l k , poèm e); en A n gle­
terre, T e n uyson [T he f a l co n , com édie en vers, 187(1) ; en A m ériqu e
Lo n g felllow ( T h e fa lc o n o f F e d e r igo, poèm e, 1863) ; en France, La Fon­
taine (le F a u co n , poèm e), et, d'après lui, nom bre d'auteu rs qui on t tra n s­
porté à la scène ce su jet sous form e de co m éd ies, de va u d evilles e t d ’opéras
com iqu es (le d ern ier en d a te e st la C olom be, 1803, par Jules B arbier et
M ichel C arré, m usique de &lt;i. G ounod).
2. (io personnage est nom m é dans plu sieu rs lettres do B occace, co m m e
v iv a n t encore en 1347, e t com m e m o rt depuis qu elq u e tem ps en 1353) ;
peut-être é ta it il m ort pendant la peste de 1318, ce q u i ex p liq u e ra it les m ots
e forte ancora é d e la seconde lign e; le n arrateu r, se trou van t dans la
retraite de F iesole avec scs com pagnons, n'est pas censé sa voir que
Coppo (corruption florentine de Jacopo) est m ort.
Dans ce conte, B occace indique avec précision , ce q u ’il ne fait pas
ailleu rs, de qui il tenait le récit recu eilli par lui ; on d o it ad m ettre que,
d ’une façon générale, il a puisé, com m e ici, la m atière de ses contes dans
la traditio n orale.

�righi ', in opera d’a r m e et in cortesia pregiato sopra
Ogn'altro d o n z e l3 di Toscana. Il quale, sì come il più 3
•le’ gentili u omini avviene, d'nna gentil donna chiamata
monna Giovanna s ’ innamorò, ne’ suoi tempi tenuta
delle più h "Ile c delle più leggiadre che in Firenze fos­
sero; el acciò che egli l’a mor di lei acq uistar potesse,
giostrava, arm egg iav a, faceva feste e donava *, et il suo
senza alcuno ritegno s p e n d e v a 8. .Ma ella, non meno
onesta che bella, niente di quelle cose per lei fatte, nè
di colui si curava che le faceva. Spendendo adunque
Federigo oltre ad ogni suo potere molto, e niente acquis­
tando, si come di leggiere avviene, le ricchezze manca­
rono et esso rim ase povero, senza altra cosa che un suo
poderetto piccolo essergli r im a s a 0, delle rendite del
qu ale s trettissim amente vivea, ed oltre a questo un suo
falcone de’ migliori del in o n d o 7. P e r che, am ando più
1.
On rem arquera lu stru ctu re de ces nom s propres (com m e, plu» haut,
Coppo ili B o rg h ese D om enechi). D i sert à rattacher le prénom d'un p e r­
sonnage au nom co m p let de son pere. L es F loren tin s, en désign ant ainsi
un personnage, pouvuient donn er en q u elq u e sorte un résume1 d e sa
généalogie, et d istin g u a ien t l'un de l’au tre deux in d ivid u s de la m êm e
fa m ille, porta n t le m êm e prénom : ainsi, L au rent de M édicis m o rt en
140?) s’appela it Lorenzo di Piero di C osim o de' M edici ; au Contraire,
son petit fils (m ort en 1519, père de C atherine de M édicis e t im m ortalisé
par la statu e de M ichel Ange, il P e nsieroso), é ta it Lorenzo di P iero di
Lorenzo de* M edici. — Au con traire, d a dans les nom s p ro p res désign e le
lieu d'origine : Leonardo da V inci (Vinci est un village situé en tre E m ­
poli e t Pistoia), s . C aterin a da Siena, etc.
îî. D o n zo l : dans le sen s de jeune hom m e de noble naissance ; les
m ots in opera d ’anni' r in cortesia m ontrent qu ’il possédait les qu alités
ph ysiqu es et m orale« qui fa isa ien t le p a rfa it c h eva lier.
.‘i. 11 p iu est ici un neutre adverbial : per lo più.
4.
D o n a v a : il faisait des largesses. Il ni* fa u d ra it pas entendre qu'il
faisait «les cadeaux a Monna Giovan u a; mai» il dépen sait avec profusion
sous ses yeu x, pour tém oigner île sa g énérosité e t de son désintéressement
, qu alités essen tielles d'un vrai chevalier.
i». S p o n d o v a ... 11 su o : expression fréqu en te pour dire il s u o bene, le
su e tsos t a n z e.
t). R i m uasa (rim asta) s'accorde avec a lc u n a cosa.
7. C'est le s e u l o b jet de lu x e que F ederigo ait co n servé dans son
dénuem ent, dernier so u ven ir de sa splen deu r passée.

�clic mal, nò parendogli più potere esser cittadino '
come desiderava, a’ c a m p i 1, là dove il suo poderetto
e ra, si; n ’andò a stare. Quivi, quando poteva, uccellando
e senza alcuna persona richiedere®, pazientemente la
sua povertà comportava.
O ra avvenne un dì che, essendo cosi Federigo dive­
nuto all’ estremo, che 1 il marito di monna Giovanna
infermò, e, v e rg e n d o si alla morte venire, fece testa­
mento; et essendo richissimo, in quello lasciò suo erede
un suo figliuolo già grandicello; et appresso questo,
avendo mollo a m ata monna Giovanna, lei, se avvenisse
che il figliuolo senza erede legittimo morisse, suo erede *
sostituì, e m o r i s s i“, R imasa adunque vedova monna
Giovanna, corno usanza è delle nostre donne, l’anno «li
s t a t e 7 con questo suo figliuolo se n'andava in contado
ad una sua possessione assai vicina a quella di Fede­
rigo. P er che avvenne che questo garzoncello s ’ inco­
minciò a dimenticare con questo Federigo et a dilettarsi
d'uccelli e di cani; et avendo veduto molte volte il fal­
cone di Federigo volare, istranam ente piacendogli,
forte desiderava d ’ averlo, ma pure non s ’attentava di
dom andarlo, voggendolo a lui esser cotanto caro. K
così stando la cosa, avvenne che il garzoncello infermò :
di che la madre dolorosa m olto, come colei che più non
1. E ss e re c itta d in o : stare in città .
2. Le» é d itio n s moderne* porte n t a C am pì; C am pi est un v illa ge peti
eloigné &lt;le Florence, i'i l’oues t. Mai* telle n'eal p a n ia lecon correcte :
Boccace o p pose la cam pagne (i ca m pi) à ia v ille où F ederigo ne peut più»
v iv re .
3. Dana »a pauvrelé Federigo res te fie r : il ne ,ve u t rien d evo ir à p er­
so nne.
lt. Cu second che etti de trop.
5. L o l... m io e r e d e : com e suo ered e.
(i. M oristi : si m ori.
7.
L ’a n n o d l s t a t o : ogni anno di s tate; c h a q u e a n n é e elle a lla it
passer l'été.

�avea ' e lui am ava quanto più si poteva, tutto '1 dì stan ­
dogli dintorno, non ristava di confortad o ,e sposso volte
il domandava se alcuna cosa era la quale egli deside­
rasse, pregandolo glielo dicesse*, che per certo, so pos­
sibile fosse ad avere, procaccerebbe come l’a v e s se 3. Il
giovane, udite molte volte queste profferte, disse :
« Madre mia, se voi fato che io abbia il falcone di F e­
derig o, io mi credo prestam ente guerire. » La donna,
udendo questo, alquanto sopra sè s tette, e cominciò a
pensar quello che far dovesse, E lla sapeva che Fede­
rigo lungam ente 1' aveva am ata, nò mai da lei una sola
g u a ta tu r a 4 aveva a v u ta ; per che ella diceva : « Come
manderò io o andrò a d om andargli questo falcone, che
è, per quel che io oda, il migliore che mai volasse, e
oltre a ciò il m ain t ien nel m o n d o 3? e come sarò io sì
sconoscente' che ad un gentil uomo, al quale ninno altro
diletto è più rim aso , io questo gli voglia t ó r r e 4? Ir Et
in cosi fatto pensiero impacciata, conio che ella fosse
certissima d ’ averlo se '1 domandasse, senza saper che
dovere dire, non rispondeva al figliuolo, ma si s t a v a 7.
Ultimamente lauto la vinse 1' a mor del figliuolo, che e l l a
seco disposo per contentarlo, che che esser ne dovesse *,
di non mandare, ma d' andare olla medesima per osso,
J. P iù non a v e a : non aveva a ltro f i g lio che questo.
“2. P r e g a n d o lo g lie lo d lc e sse : o mission de che a ssez frequente dans
l.i longue ancienne, e t enco re au xvi* siècle.
3. Co m e l ’a v e ss e : elle tro u vera it un m o ye n pour l'avoir.
4. G u a t a t u r a (d é ri vé du verbe guatare, francais guetter) : un seul
regard.
a. Parco que c ’eat son seul p la isir, sa seu le consolation .
II.
Il e s t à reinarquer q u 'lc i la N o u v e lle d e Boccace n o u s prèse n te un
c o n flit de se n tim e n ts v ra is, no b les et fi n em e n t a n a ly sé s, d o n i la d esc rip ­
tio n fa it penser a u X m e illeurt'a o eu vres cla ssiq u es.
7.
S 1 s ta v a : elle restait im m obile , ina c tiv e, sans pren d re de résolu ­
tions et a u ssi sa n s rie n d ire à so n fils.
H. Q u a tu n q u e cosa d o v esse a v v e n irn e .

�di recarglielo, c risposagli : « Figliuol mio, conlòrtali
e pensa di guerire di forza d i e io li prom etto che la
prim a cosa che io farò dom attina 2, io andrò per esso
e si il li recherò. » Di che il fanciullo lieto, il dì mede­
simo m ostrò alcun m iglioram ento.
La donna la mattina seguente, presa un'altra donna
in com pagnia, per modo di d ip o r to 3 se n'andò alla pic­
cola casella di Federigo e fecelo a d d im a ndare. E gli, per
ciò che non era tempo, nè era stato a quei dì, d ’ uccel­
l a r e ', era in un suo o rto e faceva certi suoi lavorietti
acconciare.)01 quale udendo che monna Giovanna il
domandava alla p o r ta, maravigliandosi forte, lie t o 5 là
corse. La q uale vedendol venire, con una donnesca
piacevolezza levataglisi incontro, avendola già Federigo
re verentem ente sa lu ta ta, disse : « Bene stea Federigo »,
e seguitò : « lo son venuta a r isto ra rti di*' danni liq u a li
tu hai già avuti per me, amandomi più che stalo non li
sarebbe bisogno; et il ristoro è cotale, che io intendo
con questa mia compagna insieme desinar teco d im es­
ticamente s ta m a n e 0. » Alla qual Fed erig o umilmente
risp ose : « Madonna, niun danno mi ricorda mai aver
ricevuto per voi, ma tanto di bene che, se io mai alcuna
cosa valsi, per lo vostro valore e per l’am ore c h e 7 p
I. D i fo rza : »minge-Ini polir guérlr A Ioni |irlx.
L a p rim a 'colia oho : pmponition nb»olue, »mi» verbo, cornine «'Il y
a vall : p er prim a cm a ... io anilrn dom attina.
3. P o r m od o d i d ip o r t o : »ou» prélexte itene proludici-, ile «e diilrairo.

4. Oli nViali pii» il la aai*nn de la cimine au faticon.
5. L ie to : ceci osi un Irati de caraclère. Federino alme toujour» Monna
(II oviiiiiih : Il uà guidò mietine illuminine contro elle; ceti un inodóle ile
« condolilo ■ ot il va blen le prouver.
II. Inni» no» iiuour». In cinn|ionMtlon qnc Monna (¡iovannn vieni offrir
A Federigo et le »Blu-facon uvee lecpiel elio ruppella In mine «In Jeune
taoninie ne ■eraienl pili* iidiul»&gt;lblc». Sochon», du molli», reconiuiiliv
ipie (¡invanita ».• lire uvee lionne grilce d une dòninrche de» pini deli­
cate».
Valore : c'c»l un ite» inol» qui rev lci........I le più» »olivelli iluli» le

�otprato v’ho avvenne. li per certo questa vostra liberale
venuta ni' è troppo più cara che non sarebbe 1 se da
capo mi fosse dato da spendere quanto p e r addietro ho
già speso, come che a povero oste* siate venuta. » li
così detto, vergognosam ente dentro alla sua casa la
ricevette, o d i quella nel suo giardino la condusse; e
quivi non avendo a cui farlo tener c om pagnia ad a l t r u i 3
disse : « Madonna, poi che altri non e'è, questa buona
donna, moglie di questo lavoratore, vi terrà compagnia,
ta n t o ché io vada a far metter la tavola. E gli, con lutto
elle la sua povertà fosse strem a, non s’era ancor tanto
avveduto quanto bisogno gli facea 1 c he egli avesse
fuor d'ordine spese le sue ricchezze. Ma questa mattina
ninna cosa trovandosi di che potere onorar* la donna,
per am ore della quale egli già infiniti uomini o n o ra t i
uvea, il fé' ravvedere; et oltre modo angoscioso, seco
stesso maladicendo la sua fortuna, come uomo c he
fuor di sì* fosse, or qua et or là trascorrendo, né denari
nè p e g n o 0 trovandosi,essendo l'ora ta rd a et il disidèro
g rand e di pure onorare d ’alcuna cosa la gentil donna,
e non volendo, non c he altrui, ma il lavorator suo
stesso richiedere, gli corse agli occhi il suo buon fal­
cone il quale nella sua saletta vide sopra la stang a. Per
che non avendo a che altro ricorrere, presolo e trovatolo
Jargon am oureux &lt;I«»m troubado ur* provencaux &lt;*l «!»•* ancien» poètes
lyrique» italien»; I«* *011* en »era bici» ren da par ménte.
I. C ho n o n s a re b b e : n'a pan pour »ujel v o stra ve n u ta mai« inule la
p r o p o sitio n su iv a n te : qu ii ne ine »erait «lo posséder He n ou veau ... »
*«Ì. O sto : ospite, o ste nc »'em ploie più» quo pour d és ign er celili qu
lle n l im e osteria»
3. A d a ltr u i : régu lièrem en t , il faiulrail : non avendo n itri n cui...
\. Q u a n to b is o g n o g li fa cea : rap p o rtez ce* m ots 1» co q u i precède,
unii 11 ce qui »ull : il no »V iali pan « licore apercu au tim l qu ii im rail «IO.
r». O n o ra r, el i'i la llg n e su iv a n te , onorat i, sont pri» dan» le sen s de
tra ttu re , accogliere a buona mensa.
r». Nò p e g n o : rien à m ettre en gage.
7

�grasso, pensò lui esser d eg na vivanda di colai
donna. E però senza più pensare, tiratogli il collo, ad
una sua fanticella il fé1 prestam ente, pelato et acconcio,
m ettere in uno schid o n e et a r ro stir diligentemente;, e
m essa la tavola con tovaglie bianchissime, delle quali
alcuna ancora avea, con lieto viso ritornò alla donna
nel suo giardino, et il desinare che p e r lui far si potea ' ,
disse essere apparecch iato. Laonde la donna colla sua
co m pagna levatasi andarono a tavola, e senza sapere
c h e 2 si m angiassero, insieme con Federigo, che con
som m a fede le se rv iv a 3, m angiarono il buon falcone.
E levate da tavola, et alquanto con piacevoli ragio­
namenti con lui dimorate, parendo alla donna tempo di
dire quello per che andata era, cosi benignam ente verso
F e d e rig o cominciò a pa rlare : « Federigo, ricordandoti
tu della tua preterita vita e della mia onestà, la quale
pe r avventura tu hai re p uta ta durezza e crudeltà, io
non dubito punto che tu non ti debbi m aravigliare della
mia presunzione, sentendo quello per che principalmente
qui venuta sono ; ma se figliuoli avessi o avessi avuti,
p e r li quali potessi conoscere di quan ta forza sia l’am or
che lor si p o r t a ', mi parrebbe esser certa che in parte
m ’avresti per iscusata. Ma, come che tu non n'abbia",
io che n’ho uno, non posso però le leggi comuni dell’altre
m adri fug gire; le cui forze se gu ir convenendomi, mi
1. Que ses m o yen s lui p erm e tta ie n t d'offrir.
2. C h e est ici pron o m : che cona.
». C on so m m a fe d e lo s e r v i v a ; F ederigo e st lo fidèle c h eva lier d e
M onna G io va n n a ; servire in d iq u e l'em pressem ent qu ’il m e t à p r e v e n ir ne*
d e sirs . A u XVIIIe siècle, on d isa it servire &gt;/i braccio polir offrir le bras.
4. A ndrom aque d ira, dan* Racine, » Herm io ne :
M i n » il i u o r e a l e u n fils» : v o u i » « u r e i q u e l q u e j o u r ,
m a d a m e , p o u r u n NI « j i m q u ' o ù v a n o t r e a m o u r ( I I I ,

4 ).

’ J&gt;. C o m e c h e t u n o n n 'a b b la : le raison nem en t e st celu i-c i : bien quo
tu n'a ies pu» d'enfunts ei no p u isses sa voir com b ien on leu aim e . Je n ’en
sui» pas m oin s assuje ttie aux lois de l'am our m a ternel.

�novc iene, olt re a l 1piacer mio et olire ad ogni convenevolezza
e dovere, chiederli un dono il quale io so che som m a­
mente t ’è caro (el è ragione, per ciò chi? n iuno altro
diletto, niu no altro diporto, n iuna consolazione lasciata
t’ha la tua strem a fortuna); e questo dono è il falcon
tuo, del quale il fanciul mio è si forte invaghito che, so
io non glielo porto, io temo che egli non ag grav i tanto
nella infermità la quale ha, che poi ne segua cosa per
la quale io il perda*. E per ciò io ti priego, non per lo
amore che tu mi porti, al quale tu di niente se' tenuto,,
ma per la tua nobiltà, la quale in usar cortesìa s’ ò m a g ­
giore che in alcuno altro m o stra ta, che li debbia piacere
di donarlomi, acciò che io per questo dono possa dire
d’avere ritenuto in vita il mio figliuolo, e per quello­
averloti sem pre obbligato. » Fed erigo , udendo ciò che la
donna addom andava, e sentendo che servir non la potea
per ciò che m angiare glielo avea dato, cominciò in pre­
senza di lei a piagnere, anzi che alcuna parola risp on der
potesse. 11 qual pianto la donna prim a credette clic da
dolore di dover da se dipartire il buon falcon divenisse,
più chi? da altro, e quasi fu per dire che noi volesse; ma
pu r so ste n u ta si3, aspettò dopo il pianto la risposta di
Federigo, il quale così disse : « Madonna, poscia che a
Dio piacque che io in voi ponessi il mio amore, in assai
cose in’ ho reputata la fortuna contraria e sonmi di lei
doluto; ma tutte sono state leggieri a rispetto di quello
che ella mi fa al presente, di che io mai pace con lei aver
1. O ltr o v e u t d ire ici contrairement.
2. On rem arquera q u ii n’y a aucune coquette rie duna le langage d e
Giovan na ; elle fait passer co q u i i y a «le sin g u lier daus sa dem ande à
force «le d ignité «; e t nu'ine d ' émotion.
3. S os t e n u ta s i : con ten u tasi, a sten en d o si dal d irlo . — I)ans lou* le»
déta ils dii ré cit on v o it co m b ie n Boccace s’a ttache à pein d re lo* sentiments
avee vra isem b la n ce el avoc sin cérité.

�non debbo, pensando c he voi qui alla mia povera casa
venuta siete, dove, m entre che ricca fu, venir non
degnaste, e da me un picciol don vogliate, et ella abbia
si fatto che io d onar noi vi possa; e perchè questo esser
non possa vi dirò brievemente. Com e io udii che voi, la
vostra mercè, meco desinar volevate, avendo riguardo
alla vostra eccellenza et al vostro valore, reputai degna
e convenevole cosa che con più cara vivanda secondo
la mia possibilità io vi dovessi onorare, che con quelle
che generalm ente p e r l'altre persone s ’usano; per che
ricordandomi del falcon che mi dom andate e della sua
bontà, degno cibo d a ' voi il reputai, e questa m attina
a r ro stito l'avete avuto in sul ta g lie re 3, il q u ale io per
ottimamente allogato a v e a 3 ; ma vedendo ora c he in altra
maniera il disideravate, m ’ ò sì g r a n duolo che servir
non ve ne posso, che mai pace non me ne credo dare. »
E questo detto, le penne et i piedi e ’1 becco le fe’, in
testimonianza di ciò, g i ttare avanti. La quale cosa la
donna vedendo et udendo, prim a il biasimò d'aver, per
d a r m angiare ad una femina, ucciso un tal falcone; e
poi la grandezza dello animo suo, la quale la povertà
non avea potuto nè potea rintuzzare, molto seco mede­
sima commendò. Poi, rim asa fuor della speranza
d ’avere il falcone, o per quello della salute del figliuolo
en tra ta in f o r s e ', tutta malinconosa si d isp a rti o lor­
nossi al figliuolo. Il quale, o per malinconia c h e il
1. D e g n o d a v o i : il fau d ra it d ire: ilei/no ili n i ; m n lt c c t e m p loi ili! ila
p»l ju stifié pur 1« sen s q n ’il » sou von t (virere ila principe.)
tì. T a g lie r e :
(iti1 tagliare), t'o b jet »ur lequel mi découpe In viande.
Co m ot n’PHl pili» em p loyé cu oe kob», inni» seu lem en t polir d ésigner
In planchoe»ur laq u elle on hache In v ia n d e.
3. Con stru isez : il quale in nvon por (io r itenea ) o ttim a m en te allegato
(im p ieg a to).
4. E n tr a ta In fo rs e : e n tra la in dubbio, in sospetto.

�acfl ono aver non polca, o per l a 'n fe rm ità elio puro a ciò il
dovesse aver condotto, non t r a p a s s à r 1 molti giorni che
egli, con grandissim o dolor della m adre, di questa vita
passò. La quale, poi che piena di la g rim e e d ’ a m a ritu ­
dini! fu stala alquanto, essendo rim asa ricchissima et an­
cora giovane, più volte fu d a ’ fratelli c o s tr e tta 2 a rim a ­
ritarsi. La quale, come che voluto non avesse, p u r
veggendosi infestare, ricordatasi del valore di F e d e­
rigo, della sua magnificenza ultima, cioè d ’avere uc­
ciso un cosi fatto falcone p e r onorarla, disse a ’ fratelli :
lo volentieri, quando vi piacesse, mi s t a r e i3; m a
se a voi pu r piace che io marito p renda, per certo
io non ne prenderò mai alcuno altro, so io non ho
Fe d e rig o degli Alberigli!'1. » Alla quale i fratelli, fac­
cendosi beffe di lei, dissero : « Sciocca, che e ciò che
tu di’? comm e vuoi tu lui che non ha cosa del
m ondo? » A’ quali eIla rispose ; « Fratelli miei, io
so bene che cosi è come voi dite; ma io voglio avanti
uomo che abbia bisogno di ricchezza elio ricchezza che
abbia bisogno d'un omo. » Li fratelli, udendo l’animo di
l e i 11, o conoscendo Federigo da m o lto 0, quantunque
povero fosse, si come ella volle, lei con tutte le sue
ricchezze gli donarono. Il quale cosi fatta donna e cui
egli cotanto a m a ta avea per moglie vedendosi, et oltre
a ciò ricchissimo, in letizia con lei, m iglior m assaio 7
fatto, terminò gli anni suoi.
1. T r a p a s s ar* : tr a p a la r o n o .
2. C o s t r e t t a : sti m o la ta , s o lle c ita ta . U n
e m p lo y é d a n s u n e a c c e p t ion id e n tiq u e.

p e u p iù » b a s , infestare e s t

.*1. MI s t a r ei : re ste rei com e nono, vedova.
4.
i n é b r a n l a b l e ‘ fid é lité e t la c o u r to is ie p a r fa ite «le F e d e rig o o n t d o n c
lini p a r to u c h e r lo c ta u r do U io v n u n a : ('III; a Iou Jou ih ól«; p a r fa ite in c n t
h o n n e te, Ja m a is c o q u e tte ni Ins e n s i b l e ; e lle s era d ig n e do s on e p o u x .
j . L ’a n im o d i l e i : nei» d is pos i t io n s , s a res o lu tio n .
0. D a m o l t o : au p o ln t do v u e d u c a rac tè r e c o m m e do la n a is s a n c e .

7. M as s aio : d e venu p lus économ e. M assaia »&lt;■ d ii de la fe m m e qui
d irig e ha b ilem ent so n m énage .

�IX. — LE MALIN CUISINIER (VI, 4)
C urrado Gianfìgliazzi sem pre della nostra città ò
stato nobile cittadino, liberale e magnifico, e vita caval­
leresca tenendo, continuam ente in cani et in uccelli s ’c
dilettato, le sui' opere m aggiori al presente lasciando
s ta re 1. 11 quale con un suo falcone avendo un dì presso
a P e r e to la 2 una g ru ammazzata, trovandola g ra ssa o
giovane, quella mandò ad un suo buon cuoco, il quale
e ra chiamato Chichibio* et era viniziano, e si gli mandò
dicendo che a cena l’arrostisse o governassel a bene.
Chichibio, il quale come nuovo bergolo* era, cosi
pareva, acconcia la gru, la mise a fuoco e con sollicitu­
•iline a cuocerla cominciò. La quale essendo già p res­
soché cotta, e grandissim o odor venendone, avvenne
che una femminella della contrada, la qual B runetta
era chiamata, c di cui Chichibio era forte innam orato,
entrò nella cucina; e sentendo l’odor della g ru e veg­
g endola, pregò caramente® Chichibio che no le desse
1. L a n cia n d o s ta r o : pour no rien diro lei do ho« a u tres mérites*.
42. P e re to la : v illa g e situ é to u t p rès do Florence, da n s Ia p lain e.
3. A ccen tu ez : C hichibio.
\. G o v o r n a s s e la : l'acconciasse* la cucinasse d llig o n tem e nte . Rigover ­
n are i p ia tti, v e ut d ire fa ire la v a lsse lle,
5.
N uovo^ be r g o lo : nuoro a so u ven t, c he z I«*h conteurs d u xiv* s ièc le ,
lo sens de n i a i s , so l ot a u ssi do p la isa n t, bergolo osi é q u iv alent do
s ciocco, semplicione. B occace, dans p lu sieu rs n o u velles, a ex p rim é sur
los V én itie n s, l'opinion la m oin s avantageuse ; il a d ii m é m e : essi sono
la t t i bergoli (IV , 2).
G. C a r a m e n t e : con a tti amorosi.

�una coscia. Chichibio le rispose cantando e disse :
« V o i n o n l'a v r ì d a m i, d o n n a B r u n e tta , v o i n o n l'a v r i
d a m i 1 ! » Di che donna B ru netta essendo tu r b a ta 1, gli
disse : « In fe ili Dio, se tu non la ini dai, tu non avrai
mai da ine cosa che ti piaccia. » E t in brieve le parole
furon m olte. Alla fine Chichibio, per non crucciar la
s u a donna, spiccata l'una delle coscie alla g ru , gliela
diede. Essendo poi davanti a C urrado et a alcun suo
fo re stie re 3 messa l a g ru senza coscia, e C urrado m ara­
vigliandosene, fece chiam are Chichibio, e domandollo
che ; fosse divenuta l’altra coscia della gru. Al quale il
Vinizian bugiardo subitamente rispose : « Signor, le gru
non hanno se non un a coscia el una ga m ba . » C urrado
allora tu r b a to disse : « Come diavol non hanno che una
coscia el una g a m b a ? non vid'io mai più gru che
q u e s ta ? » C hich ibio seguitò : « ligli è, messer, com ’io
vi dico, e quando vi piaccia, io il vi farò veder ne’vivi *. »
C urrado , per am o r dei forestieri che seco aveva, non
volle dietro alle parole andare, ma disse : « Poi che tu
d i ’ di farmelo vedere ne’ vivi, cosa che io mai più non
vidi nè udii dir che fosse, et io il voglio veder do m at­
tina c sarò contento; ma io li giuro in sul corpo di
C risto, che so altram e nti sarà, c h e :i io ti farò conciare
in maniera che tu con tuo danno li ricorderai, sem pre
che tu ci viverai, del nome mio". »
Finite adunque per quella sera le parole, la mattina

1. N o n l'a vr e te da m e : B o ccace fait chanter A Chichibio un refrain
en vénitien; mais, quand il parlera sans chanter, lo cuisinier s'exprimera
« n to s c a n .

?. T u r b a ta : fachée.
3. q u e l q u e s in v ité s.
N o’ v i v i : negli uccelli v iv i.
Ì&gt;. H c p é lilio n v ie ta tis i' «l'un che.
&lt;». O n d it d ans* le m ê m e s e n s co n c ia r p e l d i d elle f e ste .

�seguente come il giorno apparve, Currado a cui non
e ra per lo dorm ire l'ira cessata, lutto ancor go nfiato 1
si levò, e comandò che i cavalli gli fosser m enati; e
fatto m o ntar Chich ibio sopra un ronzino, verso una fiu­
mana, alla riv ie ra 2 della q uale sem pre soleva in sul far
del dì vedersi delle gru, nel menò dicendo : « Tosto
vedrem o c h i avrà iersera mentito o tu o io. » Chichibio,
v e gg e nd o che ancora durava l’ira di Currado, e che far
gli convenia pruova della sua bugìa, non sappiendo
come poterlasi fare, cavalcava appresso a C urrado con
la m a g g io r paura del mondo, e volentieri, se potuto
avesse, si sarebbe fu g g ito ; ma non potendo, ora manzi
el ora addietro e da lato si riguardava, e ciò che vedeva
credeva che g ru fossero che stessero in due piedi. Ma
già vicini al fiume pervenuti, gli venner prim a che ad
a lc ú n 3 vedute sopra la l'iva di quello ben dodici g ru , le
quali tutte in un piò dimoravano, si come quando dor­
mono soglion fare. P e r che egli prestam ente m ostra­
tele a C urrado, disse : « Assai bene potete, messer,
vedere che iersera vi dissi il vero, c he le g ru non hanno
se non una coscia et un pie, se voi rig u a rd a te a quelle
che colà stanno. » C urrado vedendole disse : « Aspet­
tati che io li m osterrò 1 che elle n ’hanno due » ; e fat­
tosi alquanto più a quelle vicino gridò : « h o h o ! »
p e r lo qual grido lo g ru , mandato l'altro piò giù, tutte
dopo alquanti passi cominciarono a fuggire. Laonde
C u rra do rivolto a Chichibio disse : « Che ti par g h io t­
t o n e 5? parti c h ’elle n ’abbin due?» Chichibio quasi
1. G o n flato , per In s tizza ; arrabbiat o .

?. R i v ie ra : Ir* bords dii cours d'eau.
3. E ntendez : eg li vid e prim a d ogn i altro.
4. F orm e a ssez frequ en te chez, le» autcur.« floren tins pouir mostrero.
b. G h i o t t o n e : birban te

�ibgs otlito, non sappiendo egli stesso donde si v e n iss e 1,
rispose : « M esser si, ma voi non g rid aste ho h o a
quella di ie rsera ; cliò se così gridato aveste, ella
avrebbe cosi l’altra coscia e l’altro piò fuor m a n d a ta,
come hanno fallo queste. » A C urrado piacque tanto
questa risposta, che tutta la sua ira si convertì in festa
o riso, e disse : « Chichibio, tu hai ragione, ben lo
dovea fare. » Cosi adunque con la sua pro nta e sollaz­
zevol risposta Chichibio cessò la m a la 2 ven tu ra, o
paceficossi col suo sig n o r o 3.
1. D on d o s i v o n lsso ; il funi cntondro : &lt;/o)if/&lt;? gli renitur
ivpom l presque sana savolr cc qu ii &lt;111; c ’est re (pii donno
plus ile piqunnl.
2. C essò : schivò.
:i. C elle \o u v e llo pOul «'In» considerile cornine I«* modòle
risposte qui form eul uno p«&gt;rlion nolable (1«*h N ouvelles
x i v siòcle.

In risposta. 11
à sa róplique

«lo &lt;’ps p r o n te
iUillenno» du

�IX. — CALANDRINO
CHERCHEUR DE PIERRES PRÉCIEUSES ( V III, 3)

Nella nostra città, la qual sem pre di varie maniere
e di n u o ve' genti ò stata abbondevole, fu ancora non è
g r a n tempo, un dipintore chiamato Calandrino, noni
semplice e di nuovi costumi, il quale il più del tempo
con due altri dipintori usava, chiamati l’uno Bruno e
l’altro Buffalmacco, uomini sollazzevoli molto, ma per
a ltro avveduti e sagaci, li quali con Calandrino usavan
p e r ciò che do’ modi suoi e della sua simplicità sovente
g ra n festa p re n d e v a n o 3, lira similm ente allora in Firenze
u n giovane di m aravigliosa piacevolezza in ciascuna
cosa che far voleva, astuto et avvenevole3, chiamato
Maso del S a g g io ; il quale, udendo alcune cose della
simplicità di Calandrino, propose di voler pren der
diletto d e’fatti suoi col fargli alcuna beffa, o fargli c re ­
dere alcuna nuova c o s a 4. K por avventura trovandolo
1. N u o v o : v o ir note 5 «le la pago U t ; un peti plus loin, on va vuir dì
nuovi costumi, c 'e stù -d ire ètran ges, b iza rres, rid ic u le s.
2 . I.e# trolls personnages p rin cip a ux d e ce conte *ont dono de» pein tre s
e t la farce qui va ótre racoutée a p p a rtien t an genre cher m ix a rtistes, la
farce d'atelier. De ce* troia peintrea, le »eul d o n to n v o le en co ro quelque»
tablea ux dans le* galerie« de Florence e*t Buff ulm acco B uonam ico; m ais
ce pe rso nnage e»t »tirimi! cèlebre par «e» fanta isies d rolatiq u es , d e v enu es*
p ro verbia les com m e la so ttise de sa v lc tim e habituelle, C alandrino.
Boccace a mi» clnq fo is en scène ce m y stificateur ; un au tre conteur.
S acch etti, s ix fois ; et V asari, le biog raphe dea p e in tre s , raconte1 aussi
un nom bre considé rable de fa céties que l'un p ré ta it h l'inèpuisa b le verve
d e Buffalm acco.
8. A v v e ne v o le : a stu to , d es tro, valente.
4. A lc u n a n u o v a c o sa : q u elq u e bourd e ; v o ir ci-dessus , note t.

�un dì nella chiesa di San Giovanni, e vedendolo stare
a tten to a r ig u a rd a r le dipinture a g l’i n t a g l i 1 del ta b e r­
nacolo il quale è sopra l’altare della detta chiesa, e non
molto tempo davanti postovi2, pensò essergli dato luogo
&lt;&gt; tempo alla sua intenzione : et informato uu suo c o m ­
pagn o di ciò che fare intendeva, insieme s’accostarono
là dove Calandrino solo si sedeva, e faccendo vista di
non vederlo, insieme cominciarono a ragionare delle
virtù di diverse pietre, delle quali Maso cosi efficace­
mente parlava come se stato fosso un solenne e g ran
la p id a rio 3. A ’ quali ragionam enti Calandrino posto
orecchie ', e dopo alquanto levatosi in piè, sentendo ohe
non era c redenza5, si congiunse con loro; il che forte
piacque a Maso, il quale, seguendo le sue parole* fu da
Calandriti dom andato dove queste pietre così virtuose
si truovassero. Maso rispose che le più si trovavano in
Berlinzone, te rra de’ Baschi, in una contrada che si
chiam ava B e n g ò d i15, nella quale si legano le vigne con
lo salsicce, et avevasi un'oca a denajo et un papero
g iu n ta 7 ; et eravi una m ontagna tu tta di formaggio p a r ­
migiano g ra ttu g ia to , sopra la q uale s t avan genti che
niu na altra cosa facevan che far maccheroni e raviuoli,
« cuocerli in brodo di capponi, e poi gli gittavan
1. Le» scu ltu res .
42. Il n'y av a it pan longtem p» quo ce tabe rnacle nvait t!Ul min cn p lace .
‘J . L a p id a r lo : ou vrier, a rt isan pii p ie rres pré c ie u se s ; ati m oyen Age ,
m i at trib u a it aux d iv erses e spe ces il«* pierre» di*« v e rtu s p a rticu lie res,
do n i la connaissancc form ait unc e spèce de scie nce ; le* traité s où é taie n t
e xposées ce» v ertu s n'appe laient précisém ent de» lapidaire*.
h. P o n to o r ec c h ie : hoii»*ciiI. »vendo.
5. C re d e n z a : segreto. Leu deux hom m es parle n t de» propriété s de»
p ie rres, com m t' de choses qui n‘on t rien de m y sté r ieu x.
0.
Le» lo ca lités d ésignées par Maso »«»ni de pure fa n ta isie ; la d er­
n iè re , Bengodi, a un sens fa cile à co m p ren d re, el «pii répond bien aux
r enseignem e n ts «pii su iven t. &lt;)n tom be lei dau» la ca ricatu re la p lus
folle.
7, E ntendez : Un'oca per un denaro, e per g iu n ta un papero.

�quindi giù, e chi più ne pigliava piu se n'aveva: et ivi
presso correva un fiumicel di v e rn a c c ia ',d e lla migliore
c he mai si bevve, senza avervi entro gocciol d’acqua.
«&lt;), disse Calandrino, cotesto è buon paese; ma dimmi,
c h e s i f a d e ’ capponi che cuocon coloro y » R ispuose
Maso : « Mangianseli i Baschi tu tti.» Disse allora (Calan­
drino : &gt;«P o stiv i2 lu mai V» A cui Maso risposo: &lt;.Di’ tu
se io vi fu' m ai? si vi sono s ta to cosi una volta come
m ille 3. » Disse allora Calandrino: « lì quante m i g l i a ci
lia?» Maso rispose : « Hacce ne più di millanta, che tutta
no tte canta *. » Disse Calandrino : « Dunque dee egli
essere più là che A b ru z z i*.»— «Si bene, rispuosc Maso,
si è cavelle®. » Calandrino semplice, ve ggendo Maso d ir
queste parole con un viso fermo e senza ridere, quella
fedo vi dava che d a r si può a qualunque verità è più
manifesta, e cosi l’aveva p e r vere, o disse : « T rop po ci
è di lungi a’ fat t i m ie i7; ma se più presso ci fosse, ben
ti dico che io vi verrei una volta con esso teco, p u r p e r
veder fare il to m o 8 a quei maccheroni, e tormene una
1. V o rn a c c ia : vin blanc fort estim é. Ces largesses, de la nature e t
de« hom m es, laissaien t bien loin, on le v o it, les d istrib u tio n s de v ic ­
tuailles &lt;{iie les g ou vern em en ts faisaient encore, eu certain es c ircon s­
tan ces, il n'y a pas cen t ans .
2. P o s t i v i : on sait que le verb e esser e , A certain* tem ps, est e m ployé dan s
le sens d'aller: il en e«t de m êm e en français e t en espagnol.
H.
R épon se é q u iv o que q u e C alandrino in terp rète : • J’&gt; ai «;té très sou­
v e n t », tandis que Maso d it réellem en t : « ja m a is ».
h. Ceci n'a aucun sens, el la dern ière partie «I«* la phrase e st là u n i­
qu em en t pour rim er avec m illanta. M illanta est un d érivé d e mille, qui
in d iq u e une q u a n tité Indéterm in ée; m illantars i v eu t d ire se v a n te r de
choses Im possibles.
5.
C alandrino, dan« «on ignorance, cro it ind iq u e r ainsi uno d is tance
extraordin a ire, presque le« confin s «lu m onde connu.
ti. C a v e l l e o u C o v e lle : un peu, un r ien ; réponse ironique, toujours à
double entente.
7. C’e st trop loin pour m oi, d it C alandrino a vec reg ret; réponse d'un
ex ce lle n t com ique.
8. F aro 11 to m o : fare un capitom bolo, rotolar giù.

�s a t o l l a '. Ma dimmi, che lieto sie t u 2, in queste con­
t r a d e 3 non si truova niuna di queste pietre così
virtuose?» A cui Maso risp o s e : « S i, due m aniere di
pietre ci si truovano di grandissim a virtù: l'una sono
i macigni da L ettig n a n o e da.Montisci, per virtù de'quali,
quando sono macine fatti, se ne fa la farina 1; e per
Ciò si dico egli in quegli paesi di l à 8, che da Dio ven­
gono le grazie; o da Montisci le macine ; ma ècci di
questi macigni si gran quantità, che appo noi è poco
prezzata, come appo loro gli smeraldi, de’ quali v’ha
m a g g io r m on tag ne che monto Morello® che rilucon di
mezza notte vatti con D io 7. li sappi che chi facesse le
macine bolle e fatte legare in anell a 8, prim a che elle
si forassero, e p o r tassele al S oldano, n’avrebbe ciò che
volesse9. L’altra si ò una pietra, la quale noi altri lapi­
darj appelliamo E lit r o p i a l0, pietra di troppo gran
1. Satollo c*l mi a d jectif cjtil signifie ra ssa sié : lei ilc x t em p lo yé com m e
s u b sta n tif; cii ce sen s, oh d ira it aujo u rd ’hui : fa rn e una scorpacciata.
2. F orm ule de priè re p la isante.
a. In q u e s to c o n tr a d e : rem a rq u ez. le sens de queste : danti notre
p a y s, h F lorence.
4.
Il n ’y a rion de p lus com m un qne lo in n i; / no de S ettig n ano (v il­
lage au nord-est de Florence), e l l’usage qne M aio en indique n ’a rien do
m iracu leu x, m ais Calandrino èco u te Ioni cela com m e de m erv e ille uses
ré v élation s. M o n tisc i «»ni uno prononc ia tion popula ire pour M o n tic i; de
nu'ine ou trouve che/. Boccace cani ¡scia polir camicia.
ò. In q u o i paesi d i là : d a n i CC* poy* lo in ta in s d o n i M uro a parie
d ’ahord, el c ’enl aux hab ita n ts de ce* pays im a g in a ires q u e »0 rapporto
appo laro, qu elq u e* lignei* plu s bas.
U. M o n te M o ro llo : la pluM hau te m ontagne de l’horlzon im m ed ia t
do Florence au nord-ou est ; elle s'eleve à 034 m ètri”« d 'a ltitu d e.
7.
in te r je c tio n d é p o u rvu e ici de »en*, que C alandrino d o it p r e n d re pour
un serm en t par iequel M uto a p p u ie »e* dire*.
H. A n e lla : plu riel ancien de a n e llo ; ce* pluriel* en a e taien t p lus
n om breux dau* l ancienne langue qu aujourd'h u i. Q uant au *en*, il cui
in u tile d essa yer de l’ex p liq u er : Maso d é b ite à C alandrino line série do
coq-a-l'Ane miuh q u eu e ni lète.
!l. V olesse : «ni d ira it a u jo u r d 'h ui vorrebbe.
10.
E l i tr o p ia : nom d ’uno pierre prec ie use, espece de Jaspe vert avec
de* v e ines rouge*.

�virtù, per ciò che qualunque persona la porta sopra di
sè, m entre la tiene, non è da alcuna a ltra persona
veduto, dove non è » Allora Calandrili disse : « G ran
virtù son questo ; ma questa seconda dove si truova ? »
A cui Muso rispose, c he nel M ugnonea se ne solevan
trovare, Disse Calandrino : &gt;&lt;Di che grossezza è questa
pie tra ? o che colore ò il suo? » Rispose Maso : t Ella'è
di varie grossezze, che alcuna n’e più et alcuna m e n o 3,
ma tutte son di colore quasi come nero.»
Calandrino, avendo tutte queste coso seco notate,
fatto sembiante d'avere altro a fare, si partì da Maso,
e seco propose di volèr cercare di questa pietra; ma
diliberò di non volerlo fare senza saputa di Bruno e di
B u ffalmacco, li quali spezialissimamento amava. Diessi
a d u n q u e a cercar di costoro, acciò che senza indugio,
e prim a che alcuno altro, n’andassero a corcare; e tutto
il rim anente di quella m attina consumò in cercargli.
Ultimamente, essendo già l’ora della n o n a 1 passata,
ricordandosi egli che essi lavoravano nel monistero
delle donne di Faenza 5, quantunque il caldo fosso g r a n ­
dissimo, lasciata ogni altra sua faccenda, q u asi cor­
rendo n'andò a costoro, e chiamatigli, così disse loro:
«Com pagni, quando vogliate credermi, noi possiamo
divenire i più ricchi uomini di Firenze, per ciò che io
ho inteso da uomo degno di fede, elio in Maglione si
truova una pietra, la qual chi la porta sopra" non è
veduto da niun'altra p ersona; per che a me parrebbe
1. N o u v e a u
é v i de n te .

n o n -s e n s ; M aso d o n n e

com m e un

m ira c le

uno v é rité

2. Lo Mugnnno *e Je tle don* l’Arno a u-des s u s «le Florence ; voir cl*
d e ssu s, e x traits «In N infale Fiesolanou, p. 20.
3. Houa-ent. : grossa.
4. L ’o ra d e lla n o n a :e n tr e d e u x e t tr o is h e u r e s «le l'apres-m id l.
fi. C ouve nt do fem m es situ é dun« la V ia Faenza.
t&gt;. Chi la porta addosso.

�ch e noi senza alcuno indugio, prim a che altra persona
v’andasse, v’andassimo a cercare. Noi la troverem o per
certo, per ciò che io la conosco; e trovata che noi
l ’avremo, che avrem noi a fare altro, se non mettercela
nella scarsella e t an dare allo tavole de’cambiatori, le
quali sapete che stanno sem pre cariche di grossi e di
fiorini1, e torcene quanti noi no v o rre m o ? niu no ci
vedrà : e cosi potremo arricchire subitam ente, senza
■avere tu tto’l dì a schiccherare* lo m u ra a modo che fa
la lumaca.» Bruno o Buffalmacco, udendo costui, fra
sò medesimi cominciarono a ridere, o guatando l’un
verso l’altro fecer sembianti di m aravigliarsi forte,
e lodarono il consiglio di C alandrino; ma domandò
Buffalmacco, come questa pietra avesse nome. A Calan­
drino, che era di groSsa p a s t a 3, era già il nome uscito
&lt;li mente, per che egli rispose : «Che abbiam noi a far
&lt;lol nome, poi che noi sappiam la v irtù ? a me parrebbe
che noi andassimo a cercar senza star più. » — « O r ben,
disse Bruno, come è ella fatta ? » Calandrin disse : « E gli
ne son d ’ogni fatta ', ma tu tte son quasi n e re : per che
me pare che noi abbiam o a ricogliere tutte quello che
noi vederem nere, tanto che noi ci abbattiamo ad essa;
&lt;j per ciò non perdiamo tem po ,an diam o! » A cui Bruno
disse : « O r t'aspetta ! » K vólto a Buffalmacco disse : « A
ine p a r o d i e Calandrino dica bene; m a non mi p a r o d ie
qu e s ta sia ora da ciò che il sole è allo e dà per lo
1. G ro s s i o fio rin i : ancienne* m on n aies fiorentine*; lo fiorin «levait
non nom a la fleu r e m ble me il»* Flore nce don i la c a thédra le s'appelle
S a n ta -Ma ria del Fiore) qui y é ta it représ e n té e ; c e tte fle u r est un lys
o u v e rt, rouge «tir le* a rm o ir ies co lo riées.
2. S c h ic c h e rar e : scarabocchiare, im b ra tta re; il e*l |plaisa n t «le v o ir
qu c lli’N im ages flatte uses em piuie C alandrino polir désigner Ka rt «le la
pein tu re .
3. D i gro s s a p a s ta : balordo. sc im unito.
• 4. Ce n’òd'ognl m aniera.

�uM
g n o ne e n tr o ' et ha tu tte le pietre ra sc iu tte , per che tali
paj on testé* bianche dello pietre che vi sono, c h e la m at­
tina, anzi che il sole l a b b ia ra sciutte, pajon nere : et
oltre a ciò molta g e n te per diverse cagioni è og gi, che
è dì di lavorare, per lo Mu g none, li q u a l i 3 vedendoci si
potrebbono indovinare quello che noi andassimo facendo,
e forse farlo essi a ltressi ; e potrebbe venire alle mani
a loro, e noi avremmo perduto il tro tto per l'am biadura *.
A me pare, se pare 11 voi, che questa sia opera da dover
faro da m attina, che si conoscon meglio le nere dalle
bianche, et in di di festa che non vi sarà persona che ci
vegga. » Buffalmacco lodò il consiglio di Bruno, o
Calandrino vi s ’accordò, et ordinarono che la domenica
mattina veg nente tulli 0 Ire fossero insieme a cercar di
questa pietra; ma sopra o g n ’a ltra cosa gli pregò
Calandrino che essi non dovesser questa cosa con per­
sona del mondo ragionare, p e r ciò che a lui era stata
posta in c re d e n z a 3. E ragionato questo, disse loro ciò
che udito avea della contrada di Bengodi, con s a ra ­
m en ti 0 affermando che cosi era.
P a rtito Calandrino da loro, essi quello che intorno a
questo avessero a faro ordinarono fra sò medesimi.
Calandrino con disidéro aspettò la domenica m attina;
la qual venuta, in sul far del dì si levò, e chiamati i
I.

DA p o r lo M u g n o n e e n tr o : le soleil frappe de »ex rayons le lit du

Mugnone.
T e s t e = ora, ade s s o
li. L I q u a l i : p luriel qu'e x p liq u e a sse z le sens c o llec tif de g e n te .

E x p ression figurée e m p ru ntée à l'é q u ita tion : on vou lan t fa ire a ller
lo c h e v a l ù l'am ble , on d éplacant sim u lta n ém en t le* ja m b es d'uii im'me
cóté , non» perdirion* le tro t, c'o*l-&amp;*diro : non» gAte rions to u t on voulun l
trop bie n fa ir e .
5. V olr c l-d e ssu s, nolo 5 de la pago HO.
0.
S a r a m e n t l : S a r a m e n tl C alandrino, avoc uno n a iv e té fam iliè re
aux m ystifiés, *e po rte lui*nu&gt;mo g a rant de* bou rdes &lt;111*011 lui a co n té e s

�com pagni, per la p o r ta di San Gallo usciti o nel
M ugnon discesi, cominciarono ad an dare in giù,
della pietra cercando^ Calandrino andava, come più
volonteroso, avanti ; u pre sta m e n te or qua et or là
saltando, dovunque alcuna pietra nera vedeva, kì
g i ttava, e quella ricogliendo si metteva in s e n o '. 1
com pagni andavano appresso, e quando una e quando
un'altra ne ricoglievano ; ma Calandrino non fu guari
di via andato, che egli il seno se n'ebbe pieno ; per
che alzandosi i gheroni - della gonnella, e faccendo di
quegli ampio grem bo, bene avendogli alla c o r r e g g ia 11
attaccati d ’ogni parte, non dopo molto gli empiè, e
similmente, dopo alquanto spazio, fatto del mantello
grem bo, quello di pietre empiè. Per ch e, veggendo
Buffalmacco e Bruno che Calandrino era carico e l’ora
del m angiare s ’avvicinava, secondo l’ordine da sò
p o s t o ', disse B ru no a Buffalmacco: « Calandrino dove
è? » Buffalmacco, che ivi presso sei vedeva, volgendosi
intorno, et or qua el or là rig uardan do , rispose : « Io
non so, ma egli era pu r poco fa q u i dinanzi d a noi. »
Disse Bruno : &lt;■Ben che fa poco“, a me p a r egli esser
certo che egli è o ra a casa a disinare, e noi ha lasciali
nel farnetico ", d ’an d a r cercando le pietre nere giù per lo
1. La verve com ique de Boccace éclaire «lini» c elle description si v iv e ,
«il chaque détail e»l pittoresqu e e t pri» nur le v ii. S ì m etterà in seno : il
Ics glisse daiiH st?s v etem en ts qui fe rm e n t co m me uno poche »ur «tu poitrine.
2. I K h o ro n l : le* coluti, le bord do la p e lile Jupe qui dtlpa*sail la
tu re (le# Fiorentini! porlnicnt alor* de* vèlentenU ampio» e l lon^i») ; en
Ics relevan l. C alandrino form o dova n i Ini uno norie de grande poche
(f/rrnilio) qu ii va rem p lir «le picrici«.
;i. C orroKKla : courroln ; icl, celnlure.
D a sò : /In loro, •u lv iin l le pimi qu ’iln a v a ie n l fait ensem ble.
5.
Le R etinoti: tu as beau d ire,« il u y a pas lon^tem ps. » il e li teinps
d ’aller mongoi*.
fl. Ci ho lanciali ìirll’iinpicch : a\*CC l’idée «pie noti* somme* dei» folli»
de la voi r cru.

�t 20

nOCCACE

Magnolie. » — « Deli come egli ha ben fatto, disse allora
Buffalmacco, d'averci beffati e lasciati qui, poscia che
noi fummo sì sciocchi che noi gli credem m o! S a p p i1!
chi sarebbe stato sì stolto che avesse cred uto altri clic in
M ugnone si dovesse trovare una cosi virtuosa pietra,
altri che n o i2? »Calandrino queste parole udendo, irnaginò che quella pietra alle mani gli fosse venuta, e che
per la virtù d ’essa coloro, ancor clic lor fosse presente,
noi vedessero8. Lieto adunque oltre modo di tal ventura,
senza dir loro alcuna cosa, pensò di tornarsi a casa;
e vólti i passi indietro se ih * cominciò a venire. Vedendo
ciò Buffalmacco, disse à Bruno : « Noi che farem o? che
non ce ne andiam n o i? » A cui Bruno r isp o s e : « Andianne; m a io giuro a Dio che inai Calandrino non
me no farà più n iu n a 4; e se io gli fossi presso, come
stato sono tu tta mattina, io gli darei t a le “ di questo
c io tto 0 nelle calcagna, che egli si ricorderebbe forse
un mese ili questa beffa. » Et il dir le parole e l’a p r ir s i7
e ’1 d a r del ciotto nel calcagno a Calandrino fu tutto uno.
Calandrino, sentendo il duolo, si levò alto il piò e
cominciò a soffiare, m a p u r si tacque et andò oltre.
Buffalmacco recatosi in mano uno do’ ciottoli che rac­
colti avoa, disse a B r u n o : « Deh! vedi bel ciottolo:
così g iug nesse e g l i ” testé nelle reni a Calandrino» ; e
1. Sappi :"vcdl un |)ó !
2. A ltr i c h e n o i : Joignc* ce» mot» il chi tarebbe alata ni atollo.
3. Calandrino« pi uh «lupe que ja m a it, ckI convaincu qu ii e*t devenu
luvinihle; »a Jole e»t tnicoro ici d’un c x cellen t com iquo.
4. N lu n a : fn iiin ln que Con peut expliquer par un mot nouncntcndui
COmine b u r la , beffa.
T a le Bit lei adverbe, com m a dans la locution la id a 1.
II. C io tto : cio tto lo , » a tto .

7. L ’aprlrf*l : te d ila g a r do »fi» vétem ent», ¿carter non manteau pour
lancer la plerre avec force.
8. C obI glugnoHHo e g li: formule de VOBU : pu U te-t-ll a Ufi mi re.

�lascialo andare, gli diè con esso nelle reni una gran
percossa. E t in brieve in colai guisa, or con una parola
•et or con una altra su per lo Mugnone infino alla porta
a San (¡allo il vennero lapidando*. Quindi, in terra
gittate le pietre che ricolle aveano, alquanto con le
g u a rd ie de' gabellieri si ristettero, le quali prim a da
loro in fo rm ate4, faccendo vista di non vedere, lascia­
rono an d a r Calandrino colle m a g g io r risa del mondo. Il
quale senza a rre sta rsi se ne venne a casa sua, la quale
e r a vicina al Canto alla M acin a; et in tanto fu la for­
tu n a piacevole alla bella, che, m entre Calandrino per
lo fiume ne venne e poi per la città, ninna persona gli
fece motto, come che pochi ne s c o n tr a s s e 3, per ciò elio
qu a si a desinare era ciascuno. Entrossene adunque
C alandrino cosi carico in casa sua.
E ra per avventura la moglie di lui, la quale ebbe
nom e m onna T essa, bella o valente donna, in capo della
s c a l a 4 ; e t alquanto tu rb a ta della sua lunga dim ora,
veggendol venire, cominciò proverbiando* a d i r e :
« Mai, frale #, il diavol ti ci reca : ogni gente ha già
desinato (pianilo tu torni a desinare. » 11 che udendo
1. I.o pluinir di' myalifier rcnd brillai.
2. S a n a d a n t e le m u tili, q tiu n d iI h é l a ic n t « orti» d e la v ille .
C o m o c h o , (p ii H i^nllle b a b i lu c l le m e n t qnoiquc, » ig n ifle ici : il fa u t
« lire a i m i q u i i r e n e o i it r a p e n d e m o n d e .
In capo d o lla »cala : ou liuti! «le l’e t c a l i c r ; e lle a l te n d »on m u ri *u r
le p a l ie r , d é ta il p a r f a ile m o n t p r o p r e à m a r q u e r l im p a lie n o o d e m o n n a
T e s» a.
5.
P r o v e r b ia n d o : cn »c m o q m in l d e lu i a v e c im e c c r l a ln e c o l t r o ; o n
4i vii d u i)'' la N o u v c lle d ’A n d ro u c c io le m o t jiroocrhio*am cntc e m p lo y é eu
•ce «Oli». p. K7, n . 3.
0.
F r a t o : fo ^o n m o q u e iim j d ’I n le r p c lle r C a la n d r in o . — I l i/invol t i r i
r e c a : c ' c i t l e d i a b le q u i l a m è l le , c'e» » t-/id lrc : le v o li A e n i l n l L e m o l inni
q u i c o m m e n c e la p h r a t o p o u r r a i l Taire co n i p re m i re : tu n 'a rr iv o » J a m a ia !
Ma Ih n 'o u b lio n s pan q u o m a i, »aii« u n ir e n d g a tio n , n e tti jia» p ro p re m o n l
n ó ^ a t i f ; q iiu n d o n d ii : qu a n d o m a i, dove m a i, c h i m a i, e ie ., le koiih de
tn a i e» t una vo lta , qu a lc h e volta. Il y a d o n c lieti d ’lnl* ilc r e n t r o lo» fimiX
iu l c r p r e la lio n » .

�1 2S

IIOCCACK

Calandrino, e veggendo clic veduto ora, pieno di
cruccio o di dolore cominciò a dire : « Oimò, mal­
vagia femina, o eri tu costi? tu m ’hai d i s e r t o 1 : ma
in fé di Dio io te no pagherò !» li salito in una sua
satolla, e quivi scaricato le mollo pietre che recale
avea, niquiloso 3 corse verso la moglie, e prosala por li;
treccie la si giti«'» a ’piedi, o quivi, quanto egli potò
m e n a r lo braccia e’piedi, tanto le diè per tutta la per­
sona pug na e calci, senza lasciarle in capo capello o
osso addosso che m a c e ro 3 non fosse, ninna cosa valen­
dole il chieder mercè con le mani in croce. Buffalmacco
el Bruno, poi che c o'guardiani della porla ebbero al­
quanto riso, con lento passo cominciarono alquanto
lontani a s eg u ita r Calandrino, e giunti a piè dell'uscio
di lui, sentirono la fiera battitura la qualo alla moglie
dava, e [accendo vista di g iu ng ere pure alloro, il chia­
marono. Calandrino tulio sudalo, rosso et affannalo si
fece alla finestra, e prcgògli che suso a lui dovessero
andare, l'-ssi, m ostrandosi alquanto turbali, andaron
suso o videro la sola piena di pietre, e nell’un de’
cauli la donna scapigliala, stracciala, lulla livida e
rolla nel viso, dolorosam ente p iag nere, o d’altra parto
Calandrino seinto, et ansando a guisa d ’uom lasso,
sedersi '. Dove , conio alquanto ebbero riguardato ,
dissero : « Che è questo, Calandrino ? vuoi tu m urare,
elio noi voggiamo qui tanlc pietre ? » Kt olire a questo
1. Tu m'hai cllsorto : tu m'Iuti rovinato.
li. N lq u lto a o (dérlv.i do iniquo) : Infuriato.
3. M acoro, rompu, brine. Calandrino n*a pan minioHongv Ua'cn prondro
à ne* oliera amIh Urtino ol Buffalm acco «pii I o n i assillili à coup» do
pierrem. m ais il malm eno ha foinmo «pii n'ont pour rlon «Ihiih li; innovai*
tour «pi'on lui a Joitó; o‘e*l un nouvoaii trait do caraolòro, bion vrai dan*
moii oxa^óration, e l «pii noun cm pèche «In Irop plalndro le mystfllé.

4. Kncore un tableau, uno scòlio «pn* lioocuoo a tu digerire on peu de
Ugno», avoo uno v«;rit«; pioino «lo malico.

�C A L A N D R IN O , C IIÉ R C IIE U R

DK

P I Kit II KS

P R É C IE L S E S

129

sog giunsero : « li monna T essa clic lia ? e’p a r elie tu
l’abbi b a ttu ta ; d ie novelle 1 son queste ? » Calandrino,
faticato dal peso delle pietre e dalla rabbia con la quale
la donna aveva battuta, e dal doloro dalla v e n tu r a 2 la
(piale perduta gli pareva avere, non poteva raccogliere
lo s p i r ito 3 a formare intera la parola alla risposta.
P e r clic soprastando, Buffalmacco rincominciò : « C a­
landrino, se tu avevi altra i r a 1, tu non ci dovevi però
straziare come fatto bai ; cliè, p o i :i condotti ci avesti
a cercar leco della pietra preziosa, senza dirci a Dio
nè a diavolo, a g uisa di duo b o c c o n i 11 nel M ugnon ci
lasciasti, e venistitene, il clic noi abbiamo forte per
m ale; ma p e r certo q u esta lia la sezzaia 7 che tu ci
farai mai. » A queste parole Calandrino sforzandosi
risp o se : « Com pagni, non vi turbale, l’opera sta altramcnti che voi non pensate, lo, sventurato ! avea quella
pietra tr o v a la ; e volete udire se io dico il v e r o ?
«piando voi p rim ieram ente di me dom andaste l’un
l'altro, io vi era presso a mon di diece braccia; e veggendo che voi vo no venivate e non mi vedevate, v
e n t r a i B innanzi, o continuam ente poco innanzi a voi
ino no son venuto. » I'!, cominciandosi dall’un dui

1. N o v o llo : &lt;|iiollo» aotlUen, quelle* folio* f

‘2. Ventura: la fortune qu ii eroynil nvolr trombe danaio Mugnono et
qne aa fciumc, pcnaalt-il, lui itvnilfuit perdi«*, puiaquopour elle il nVlait
pii* Invigililo.
3.
Raccòglierò lo aplrlto : il est e«aouffl«v, incapàble do reprondro
lialeino et de prononeer un mot.
Altra Ira: quelque inottf d«* rotóre Contro d'antro* que nona; cela,
«lit IIn Ila Imacco, nVtalt paau ne rainon aufllHaiilo pour le umquer de nona

(•/crisinri*).
Poi : poiché.
(». Bocconi : nciorrbi;

ci bui lin cia li rnmr due Italie.
7. S a s sa ia : derive do **•:;&lt;» qui v«»ul dire dernier; lei cnoore, il faut
*oua&lt;cntendrc un aubatantiffòm inin : burla ou brffa.

N. V'ontral : ontODdoz inumisi a voi.

�MOCCACK

Ciipi1 infino la fine, raccontò loro ciò clic essi fatto e
detto aveaiio, e m ostrò loro il dosso e lo calcagna
come i ciotti conci gliol’avessero 2, e poi seguitò : « E
dicovi che e ntrando alla porta con tutte queste pietre
in seno clic voi vedete qui, niuna cosa mi fu detta,
che sapete quanto esser sogliano spiacevoli e noiosi
que'g uardian i a volere ogni cosa vedere; et oltre a
questo ho trovati per la via più miei compari et amici,
li quali sem pre mi soglion far motto et invitarmi
a bere, nò alcun fu clic parola mi dicesse nò mezza*
si come quegli che non mi vedeano. Alla line, giunto
&lt;pii a casa, questo diavolo di questa l'emina m aladetta
mi si parò dinanzi et ebbemi veduto, per ciò clic,
come voi sapete, le femine fanno perder la virtù ad
ogni c o s a 1; di che io, che mi poteva dire il più
avventurato uom di Firenze, sono rimaso il più sven­
turato ; e per questo l'ho tanto battuta q u a n t’io hi»
potuto m enar le mani, e non so a quello che io mi
t e n g o 5, che io non le sego le v e n i0 ; che m aladetta
sia l’ora che io p rim a la vidi, e quandVlla mi venne iu
questa casa! » E raccesosi nell'ira, si voleva levare
per torn are a batterla da capo. Muffalmacco e B ru no
queste cose udendo, facevan vista di m aravigliarsi
1. Dall’un del capi : de,min le comiucncement.
Cnnstruiftez : come i ciotti glieli avessero conci (conciati.)
3. Nò m o zza : nò anche una mezza parola.
t». Kxpreaalon proverbiale Hans doute ; lo» proverbei de tou» genre#
contro leu fonimeli nVtaienl pan raivn au moyen ftge; l'on ruppelail *an*
cchhc le péché d’Kve. doni on croyait retrouver palloni la traco, et quo
l'on Honpvonnait Ionie» le» femine» de renouvcler cliaquo Jonr ; la femine
pu»»aUalnni ponr »'Ire le meilleur anxiliaire dn diable. Boccacc, qui rlait
ioin de partuger en toni ce prt'Jugó, l a plaisamment Incarni dant lo
personnap' ridicnle de Calandrino.
j. Non so a quollo che lo mi ton^o : non io perché mi tengo, non «&lt;&gt;
'2.

clic

comii

mi tiene.

lì. Lo vonl : le vene, piurici archaiquc.

�C A L A N D R IN O ,

C IIE R C 1 IE U R

DE

P IE R R É S

m É C IE U S E S

131

forte, c spesso affermavano quello clic Calandrino
diceva, e t avevano sì g ra n voglia di ridere che quasi
scoppiavano; ma vedendol furioso levare per battere
u n'altra volta la moglie, levatiglisi allo ’ncontro il
ritennero, dicendo di queste cose niuna colpa aver la
donna ma e g l i 1, che sapeva che le femine facevano
perdere le virtù alle cose, e non le aveva detto che ella
si g u ardasse d ’apparirg li innanzi quel giorno : il quale
avvedimento Iddio gli aveva tolto o p e r ciò che la ven­
tura non doveva esser sua, o pe rc h ’egli aveva in animo
d ’ingannare i suoi com pagni, a ’ quali, come s ’avvedeva
d ’averla trovata, il doveva palesare. E dopo molte
parole, non senza gran fatica la dolente donna ricon­
ciliala con esso Ini, e lasciandol malinconoso con la
casa piena di pietre, si partirono.
1.
ICnlondez que ce n'Alnlt pai li» fatile de »a remine, m ais In »¡enne A
lu i... Il ne m aiuiuait plus que ce dernier Irult putir cunfondrc lem a llieu reux Calandrimi! Ce persommue rrprésenle (le la favuli la plus piallante
r éten ie lle dupe qui ne s'apercoll Jamiii» q u e llo e il dupòe. I.a peiiilure
e ilc e r la in e m e n t churgée, mai» dalia celle charme iiiòiue la véritó ne perd
pas luti» leu druil*.

�XI. — VENGEANCE D’UN PIQUE-ASSIETTE (IX, 8)

lissondoin Firenze uno da tulli chiamato Ciacco,uomo
ghiottissimo (pianto alcun altro fosse g ia m m a i1, e non
possendo la sua p o ssibilità 8 sostenere le spese che la
sua ghioltornia richiedeva, essendo per altro assai cos­
tum alo e lutto pieno di belli e di piacevoli molli, si
diede ad essere, non del tutto uom di c o r te 3, ma m or­
ditore, et ad usa re con coloro che ricchi orano, c di
m ang iare delle buone cose si dilettavano; o con quesli
a desinare et a cena, ancor che chiamato non fosse
ogni volta, andava assai sovente. E r a similmente in
quei tempi in Firenze uno, il quale era chiamato
Biondello, piccoletto della persona, leg giadro 1 molto
e più pulito che una mosca, con sua cuffia8 in capo,
1. Co Ciacco est un personnnge qui a rttellem enl e x iité , cornino ceux
«In conto priW dent; Dante le fuit paraltre au chant VI «le L 'B n f t r , avec
le* gotirm ands :
Voi cittudini ini cliiainuxto Ciacco
Per la donnona colpa della gola.
Ciacco est en olTet un surnom slgnltlcalif, xyuonyine de porco.
2. L a su a p o s s ib ilit à : se« inoyen*. P on en do (polendo) est lire »le la
forino latine de r iu lin ilif ile co verbo ponte, qui a disparii en italioti; la
languc moderno n’a conservò que ponto, ponnono, p o n ia m o el le suhjonctif
prèsotit, où se retrouve co radicai.
3. U om o d i c o r to : la N o u v cllcd o B ergam ino (V oir cl-dcssu t, p. 05* n. 4)
explique co qu'il faut entendro par ces m ots. Ciacco est un parasite qui
paio son tfcot sous forme de bon* mots, de trails m ailclou x, enpablea
dogayor la com pagn ie; ausai ost-il accu cilli volontiers.
L eg g ia d r o : él&lt;lgunt, coqitel ; lliotidello est un petil bommo proprot,
tirò ù quatto épingles ; le porlrait est charm ant. Homarqucz que la coinparaisoli d’un parafilo avec uno m onche osi particuliòrcnieul Juste.
5.
C u t ì l a : bonnel. Sous ce bonnet, sa chevelure est soignousem eut
peignée (p e r p u n to ), sans un chcvcu qui solt d é r a n ^ .

�VENGEANCE D’UN

I’IQUK-ASSIETTE

133

con una zazzerina bionda e p e r punto, senza un capei
torto avervi, il quale quel medesimo mestiere usava
che Ciacco. 11 quale essendo una m attina di quaresim a
andato là dove il pesce si vende, e comperando due
grossissim e lam prede per m esser Vieri de’ C e r c h i', fu
veduto da Ciacco ; il (pialo2 avvicinatosi a Biondello,
disse: « Che vuol dir questo ?» A cui Biondello rispose :
« Iersora ne furon m andale tre altre troppo più bolle
che queste non sono, et uno storione a m esser Corso
D o n a ti3, lo quali non bastandogli per voler dar m an­
giare a certi gentili uomini, m ’ha fatte comperare
q u est'altre duo ; non vi verrai t u ? » Rispose Ciacco:
« Ben sai ohe io vi verrò » li quando tempo gli parve,
a casa m esser Corso® se n ’andò, e trovollo con alcuni
suoi vicini che ancora non era andato a desinare
Al
quale egli, essendo da lui domandato olio andasse rac­
cendo, rispose: « Messere, io vengo a desinar con voi
e con la vostra brigala. » A cui m esser Corso disse:
« T u sic ’I ben venuto, e per ciò che egli è tempo, andianuc. » Postisi dunque a tavola, prim ieram ente
ebbero del ecco e della surra, et appresso del pesce
d ’Arno fritto, senza più 7. Ciacco accortosi dollo’nganno
1. Co pQFftommgc a jout1 un nMe im portuni daint lhintoiro lourmenltta
«lo F lorence uu x u r » lò d e ; il élait à la tiHe «le ce qu'on uppelait in parie
bui ncn.
2. Il q u alo celle fola se rapporto n C iacco; ju ique-lft, U iondello élait
le» uujet.
:i. C orso D o n a ti ; nutre Florontin, égnlem ent tròn connu, el clicf «lu
parti conlraire i'i colui ile.-« Cerchi (In p a rie nera) ; Uiondello «e inoquo
ile C iaccocn lui donnaut un faux renseiguenient.
B on Hai oho... : Sicuro che...
,t. A ca sa mos.sor C orno: un adéjii vu clangla N oavelle d‘A ndreuccio :
« a caia le buone fontine » (V oir p. Si), n. 1).
(ì. Il le rcnconlre donc dun* la m e.
7.
h o menu ent dea plus ninigrcft; cece : de» pois ciucile» ; to rra : du
llion sali1, et de la friture !
8

�134

JIOCCAC.E

di Biondello, et in sè non poco turbatosene 4, propose
di dovernel pa ga re ; nò passilr molli di che egli in lui
si s c o n trò s, il qual già molti aveva fatti ridere di
questa beffa. Hioudello, vedutolo, il salutò e ridendo
il domandò clienti 3 fossero siati! le lam prede di mess e r C o rso ; a cui Ciacco rispondendo d isse: «A vanti
che olio giorni passino tu il saprai mollo meglio dir
di me. »
li senza m ettere indugio al fatto, partitosi da Bion­
dello, con un saccente b a r a t tie r e 4 si convenne del
prezzo, e datogli un bottaccio8 di vetro, il menò
vicino della loggia de’ Cavicciuli ®, e m ostrògli in
quella un cavaliere chiam ala m esser Filippo Argenti,
uomo grande e nerbulo e forte, sdegnoso, iracundo e
b iz z a rro ’ più che altro, e dissogli: « T u lo ne andrai
a lui con questo liasco in inano, e d ira ’gli cosi: Mes­
sere, a voi m i m anda M ondello, e m andavi prezzando
che v i piaccia d'arrubinar g l i 8 i/ueslo fianco del vostro
1. Tlirbatosono : ennemione, adegnalo, irato.
2. In lu i Bi sc o n tr ò : rincontrò.
•
8.
C h o n ti : quali ; uvee ridde de qualité : com m ent étaient ces
fam euse» lam proies ?
A. Sacconto barattioro : aucun de ces deux mots n’est pris ici dans
son «cnn actuel. Saccente = habile, adroit, rimi1 (m êm e origine que
aapiente), »ignifle aujourd'hui pédant, qui veut faire la leçon h tout le
m onde. B a ra ttiere =* celui qui fait des échangea (barattare), revendeur;
prohublement ici : marchand am bulant ; aujourd'hui, h* mot im plique
l'idée de tromperie, de fraude, sens que lui donnait déjà D ante. Cf. le
mot français baraterie (fraude crim inelle com m ise sur mer).
5.
Bottaccio : bouteille û large ventre; môme sens que fianco que l'on
trouvera plu» bas.
II. Loggia do’ Cavicciuli : lu loggia est une aorte de portique couvert,
dont les arcades »’ouvrent directem ent sur la rue; celle-ci était sans
doute attenante au palais Cuvicciuli et en fainait partie.
7. Ce nouveau personnage est encore historique et figure com m e
C iacco dan» la /tirin e t'omiUlir, purini les violent» et les colère»; Dante
le désigne, presque com m e Hoccace, pur leu mots : spirito b izza rro , ce
dernier adjectif ayant un sons très fort (Inferno, ch. V III).
N. A rru b in a r g li : fa rg li roano, del color del rubino, incitandovi d'un buon
vino.

�VENGEANCE 1)’UN P IQ U E -AS S IETTE

133

b u o n v in v e r m ig lio , ch è s i v u o le a lq u a n to s o l l a z z a r co n
suoi za n z e ri
e sta bene accorto ch e egli non ti

ponesse le mani addosso, p e r ciò ch e egli li darebbe il
mal d ì 2, et avresti guasti i fatti miei. » Disse il barat­
tiere: « Ho io a dire a ltr o ? » Disse Ciacco: « N o ; va
p u r e ; e come tu hai questo detto, torna qui a me col
fiasco, et io ti pagherò. » Mossosi adunque il b arat­
tiere, fece a m esser Filippo l’ambasciata. Messer Fi­
lippo, udito costui, come colui che piccola levatura
avea :l, avvisando che Biondello, il quale egli conos­
ceva, si facesse beffe di lui, tulio tinto * nel viso,
dicendo: « Che arrubinatem i e che zanzeri son questi?
che nel mal anno m etta Iddio te e lui », si levò in piò
e distese il braccio per pigliar con la mano il barat­
tiere; ma il barattiere, come colui che allento slava, fu
presto e fuggi via, e per altra p a r te ritornò a Ciacco
il (piale ogni cosa veduta avea, e dissegli ciò che mes­
ser Filippo aveva detto. Ciacco contento pagò il barat­
tiere , e non riposò mai c h ’e g l i 3 ebbe ritrovato Bion­
dello, al quale egli disse : « Fostù a questa pe z z a 6
dalla loggia de’ Cavicciuli?» Rispose Biondello:
« Mai n o; perchè me ne domandi tu ? » Disse Ciacco.
« P e r ciò che io li so dire che m esser Filippo li fa
c e r c a re ; non so quel ch ’e’ si v uole.» Disse allora
1. Z à n ze rl : t o t com pagnons de débauché, nvec lesqu els il v e u t faire
uno rip a ille . T o utes co» ex p ressions sont d e stin ées à m e t t r e cn fu reur
F ilippo A rgenti.
2 . Il m a l d i : la m ata v e n tu r a ; l i t i peu plus loin, on vorrà m alann o
duna lo m ê m e sen s.
3. P ic c o la l e v a tu r a a v e a : II fallait pon do chose pour lo m e t r e on
colère, p o u r lo m e ttre hors d es gon d s.

4. Tinto : rouge de colère.
fi. N o n ebbe posa fin c h é ...

li. F os t u a q u uesta p e z z a d a lla
o r a , da poco in qua.

lo g g ia : fo tti tu (sei s tato)

�Biondello; &lt;* Bene, io vo verso là, io gli farò motto'.™
P artitosi Biondello, Ciacco gli andò appresso, per
vedere corno il fatto andasse. Messer Filippo, non
avendo potuto g iu gn ere il barattiere, ora rim aso fiera­
m ente turbato e tutto in sè medesimo si r o d e a a, non
potendo dalle parole delle dal barattiere cosa del
mondo tra rre , se non d i e Biondello, ad instanza di
chi che sia, si facesse beffe di lui. E t in questo che egli
così si rodeva, o Biondel v e n n e 3. Il quale come egli
vide, fattoglisi incontro, gli diè nel viso un gran pu n ­
zone '. « Oimè! messer, disso Biondel, che è questo? »
Messer Filippo, presolo per li capelli e stracciatagli la
cuffia in capo e gittato il cappucio per te rra e dando­
gli tuttavia forte, diceva : « T ra d itore , tu il vedrai
bene ciò che questo è : clic a r r u b in a te m i e che z a n z e r i
mi mandi tu dicendo a m e ? paio t’io fanciullo da dovere
essere uccellato ? » li cosi dicendo, con le pugna, le
q u ali aveva che parevan di ferro, tutto il viso gli
ruppe, nè gli lasciò in capo capello che ben gli v o lesse3,
e convòltolo per lo fango, tulli i panni in dosso gli
stracciò; e si a questo fatto si studiava", che pure
u n a volta, dalla prima innanzi, non gli potè Biondello
dire una parola, nè dom an dar perchè questo gli fa­
cesse. Aveva egli bene inteso dello a r r u b in a te m i e
1. G li fa r ò m o t t o : gli p a rle rò ; en ce se n s, motto n 'est plu s cn usage.
2. Dan te d ii a u ssi dii m e m e p ersonnage a u x e n fe r s :
In no medesimo mi rodea co* denti.
li.
Usage fr e q u e n t d e e d an s le style de B o c c a c c e cela éq u iv a u t ù :
e cco cenir B iondello.
\. P u n z o n e : forte pugno.
h. C h e b o n g li v o le sse : che volesse star bene. On se rappelle q ue
B iondello n 'a v a it ja m a is un c h e ve u qui n e fUt b ien à »a p lace.
ti. S i s t u d av a ; c o m m e n o us d iso n s : II y a lla it de to u t so n c oeur.
Stndiarsì , d a n s non sen s é ty m o logique, v e u t dire faire q u e lq u e c h o se
avec ze le, avec e m p re ss e m e n t, a vec passion.

�do’ z a n z e r i , m a non sapeva ciò che si volesse dire.
Alla fine, avendol m esser Filippo ben battuto, et essen­
dogli molti dintorno, allo m a g g io r fatica del mondo
glielo tr a s s e r di mano cosi rabbuffato e mal concio
come era ; c dissergli perchè m esser Filippo questo
avea fatto, riprendendolo di ciò che m andato gli avea
dicendo 1 ; e dicendogli c h’egli doveva bene oggimai
cognoscer m esser Filippo, e che egli non era uomo da
m o tte g g ia r con lui, Biondello piangendo si scusava, e
diceva che mai a m esser Filippo non aveva mandato
per vino. Ma poi che un poco si fu rimesso in assetto,
tristo e dolente so ne tornò a casa, avvisando questa
essere stata opera di Ciacco. K poi che dopo molti dì,
partiti i lividori del viso, cominciò di casa ad uscire,
avvenne che Ciacco il trovò, e ridendo il domandò :
« Biondello, cliente li parve il vino di m esser Filippo? »
R ispose Biondello : « Tali fosser paru t e a te le lam ­
prede di m esser Corso ! » Allora disse Ciacco : « A te
sta oramai - ; qualora tu mi vuogli cosi ben d a re d a
m a n gia r come facesti, et io darò a lo cosi ben da bere
come avesti.» Biondello, che conoscea che contro a
Ciacco egli poteva più aver mala voglia che opera
p re g ò Iddio della pace sua, e da indi innanzi si guardò
di mai più non beffarlo.
1. M a n d a to ... d ic e n d o : mandato a d ir e.
2. A to s t a : c e la dépend di* toi.
3. Il pou rrait bie n lui vou loir dii m a l, m a is non lui cn faire.

�XII. — LE ROI PIERRE D'ARAGON 1 (X, 7)
Nel tempo che i Franceschi di Cicilia furon cac­
c ia t i2, era in Palermo un nostro fiorentino speziale,
chiamato B ernardo Puccini, ricchissimo uomo, il quale
senza più aveva una figliuola3 bellissima e già d a
marito : &lt;:t essendo il R e Pietro di R aona 1 signor della
isola divenuto, faceva '' in Palermo maravigliosa festa
co’ suoi baroni. Nella q u al festa arm egg iand o egli alla
catalana, avvenne che la figliuola di Bernardo, il cui
nome era Lisa, da una finestra dove ella era con altro
donne il vide, correndo e g l i c, e si maravigliosamente
le piacque , che , una volta et a ltra poi riguardandolo,
di lui ferventemente s'in n a m o rò ; e cessata la festa, et
ella in casa del padre standosi, a niun’ altra cosa poteva
pensare se non a questo suo magnifico et a l t o ’ amore.
1. Cette n o u ve lle osi tirée «lo la d ix iè m è Journée dii Decamèrony où
lo» narra teurs o n t ì\ t r a i t e r de* su jets h o rapportant à cette donnée générale
: /W chi liberalmente ovvero magnificamente olcuna cosa operasse intorno
u fa tti d'amore o d'altra cosa. Dans cette journée n o lisen t q u e lq ues-unes
dea p lùs b elles h isto ires , ol aussi dea plus lon g u es, d u Décaméron; ce lle
do Messer T o rello par e x e m p le , c e lle do G rise lid is . Ne p o u va n t en
donn er plusieu rs s pècim e n s, nous nous som m es a rre té s a ce c o n te où
l'on trou ve ra un tableau do moeurs finem ent d essiné, dea sen tim en ts
nonnetes, délica tem en t a n a lysés , ol, dana lea é v e ne m en ts , uno c ertaine
vraisem b la n ce don t Boccace s'écarte t rop so u ven t quand il aborde les
su jets rom anesqu es. A. do Musset on a tiré aa co m éd ie in titulée Carmo ­
s ine.
2. V o lr à co anjel la n o u v e lle d'A ndre u ccio, p. 82, n. 2.
3. C'es t-à d ire : a veva non più d ’una figliuola.
4. DI R a o n a : déform ation populaire do d*Aragona.
I». F ace v a : f ece: e m ploi assez rare de l'im p a r fa it
6. C o rr e n d o e g li : il »’a g li d ’un tournoi.
7. Magnifin c o o t a lto : à cause de la personne qui en es t l’o b je t.

�K quello che intorno a ciò più l’oft endeva, era il co gnos­
cimen to della sua infima condizione, il quale niuna
speranza appena le lasciava pigliare di lieto line; ma
non per tanto da a m a re il Re indietro si voleva tirare,
e p e r pau ra di m a g g io r noia a manifestar non l'ardiva.
11 R e ; di questa cosa non s ’ era accorto nè si cu rava;
di che ella, oltre a quello che si potesse estimare, por­
tava intollerabil dolore. P e r la qual cosa avvenne che,
crescendo in lei amore continuamente, et una malin­
conìa so p r’altra a g g iu g uendosi, la bella giovane più non
potendo infermò, et evidentemente di giorno iu giorno,
come neve al sole, si consumava. 11 padre di lei e la
madre, dolorosi di questo accidente, con conforti con­
tinui e con medici e con medicine in ciò che si poteva
l'a t a v a n o ma niente e r a 2, p er ciò che ella, sì come
del suo amore disperata, aveva eletto di più non volere
vivere.
O ra avvenne che, offerendole il padre di lei ogni suo
piacere, lo venne iu pensiero, se acconciam ente3
potesse, di volere il suo amore et il suo proponimento \
prima che morisse, fare al Re se n tire ; e per ciò un dì
il pregò® che egli le facesse venire Minuccio d’Arezzo.
E ra in que’ tempi Minuccio tenuto un finissimo canta­
tore e sonatore, e volentieri dal re Pietro veduto, il
quale B ernardo av v isò 0 che la Lisa volesse per udirlo
alquanto e sonare e cantare : per che, fattoglielo dire,
egli, che piacevole uomo era, incontanente a lei venne;
1. À ta v a n o : aiutavano.
2. M a n le n t e ora : ma nulla g iovava.
M. A c c o n c la m e n t e : d'uno facon conven uble e t cn m é me te m ps
adr o ite
4. P r o p o n im o n to : ente n d ez d i morire.
b. Il p r e g ò : L isa pria son pére.
0. B e r n a rd o a v v is ò : le pére «‘im agina que Lisa d ésira it l’entendre.

�o poi che alquanto con amorevoli parole confortata
l ’ebbe, con una sua v iv u o la 1 dolcemente sonò alcuna
sta m p ita 3 e cantò appresso alcuna canzone; le quali
allo am or della giovane erano fuoco e fiamma, la dove
egli la credea consolare. A ppresso questo disse la
giovane che a lui solo alquante parole voleva d ir e ; per
che, p a rtitosi ciascun a ltro, ella gli disse : « Minuccio,
io ho d e l lo te p e r fidissimo g u ardatore d ’un mio
segreto, sperando prim ieram ente d ie tu quello a ninna
persona, so non a colui clic io li dirò, debbi manifestar
giammai ; ut appresso, che in quello che p e r te si possa
lu mi debbi a i u ta r e : cosi li priego. D è i 3 adunque
sapere, Minuccio mio, che il giorno che il nostro signor
re Pietro fece la g ra n festa della sua esaltazione, mel
venne, a rm eggiando egli, in si forte punto veduto'1,
che dello am or di lui mi s’accese un fuoco nell’anima,
che al partito m ’ha recata che tu mi vedi ; e conoscendo
io quanto male il mio amore ad un Re si convenga, e
non potendolo non che cacciare m a diminuire, et egli
essendomi oltre modo grave a com portare, ho p e r minor
doglia eletto di dover morire, e cosi farò, li il vero che
io fieramente n ’andrei sconsolata, se prim a egli noi
sapesse ; e non sappiendo per cui potergli questa mia
disposizion fargli sentire più acconciamento che per te,
a te commettere la voglio, e p riegoti che non r i tiuli di
farlo, e q uando fatto l’avrai, a ssap er e mel facci, acciò
1. V iv u o la : viola.
2. S ta m p i t a : co m ot a commence»'* par signifier un c hant accom pagné
do dan se ; aujourd'hui, on no L'emploie p lu s que pour désign er un discours
long e t e n n u yeu x . Dans notre passage il se m b le em p lo yé s im p le­
me n t pour dire : un m orceau de m u siq u e, un air.
.'i. Dòl : devi.
4.
E nten dez : e gli m i ven n e vedu to, m en tre a r m e g g ia v a in pun to
si fo rte ... F orte punto sert à d ésig n er lo m om ent où L isa a'es t sen tie
&amp; la foia assaillie e t vaincue par l'am our.

�che io consolala m orendo m i sviluppi da queste pene. »
E questo d etto piagnendo, si tacque. Maravigliossi
Minuccio d e ll’altezza dello animo di costei e del suo
fiero proponimento, et incrébbenegli forte, e subita­
mente nello animo corsogli come onestam ente la poteva
servire, le disse : « Lisa, ioxt’ obbligo la mia fede, della
quale vivi sicura che mai ingann ata non li tr o v e r r a i';
et appresso commendandoti ili sì alla impresa, come è
aver l'animo posto a così g ra n R e, t’offero il mio aiuto,
col qu ale io spero, dove tu confortar li vog li-, si ado­
perare che, avanti che passi il terzo giorno, li credo
re c a r novelle che sommam ente li saran care ; e per non
p e rd er tempo, voglio and are a cominciare. » La Lisa,
di ciò da capo pregatol molto e promessogli di confor­
tarsi, disse che s ’andasse con Dio.
Minuccio partitosi, ritrovò un Mico da Siena assai
buon dicitore in rima a quei t e m p i 3, e con prieghi lo
strinse a far la canzonetta che segue.
Muoviti, A m ore, c vaiten e a M e s s e r e 1,
E contagli le p e n e c h ’io s o s te g n o ;
Digli ch ’a m o r te veglio,
Celando p e r te m e n z a il mio volere.

1. T r o v o r r a l: form e freq u en te chez Ics v ieu x a uteurs.
2. A condition que tu rep ren n es courage.
3. C ertains critiq u es o n t cru q u e co M ico d a S ien a é ta it un poète de
ce tem ps, auqu el Boccace a v a it em p ru n té une ba lla d e pour l'insérer
d an s sa N ou velle. 11 n’en e st rien : ce M ico e s t probablem en t un p erso n ­
nage im agin aire, e t la ballade e st bien d e Boccace lui-m êm e ; c ’est une
sœ u r ju m elle d e c elles «¡ni serv en t d'in term èdes aux d iv e rses journées
du D eca mèron, e t e lle ne le cède h aucune pour la grAce du sen tim en t
e t du style ; il est, du reste, v isib le que Boccace a essayé de donner h la
poésie un certain ca ra ctère arch aïque.
4. La ballade e st écrite au nom d e L isa: elle s’adresse donc ii Messere,
à son Seigneur, com m e les poésies é crites au nom d'un hom m e sont
a dressées à Madonna.

�Merzedfe, A m ore, a m a n g iu n to ti ch ia m o
Ch’a Mess er vadi là dove dim o ra .
Di’ che sovente lui disio e t am o,
Sì d o lc e m e n te lo cor m ' i n n a m o r a ;
E p or lo foco, on d'io tu tta m 'i nfiam m o,
Temo m o r ire , e già n on sa c c io 2 l’o ra
Ch i’ p a rt a da sì grave p e n a d u ra ,
I.a q ual sostegno p or lui disiando,
T e m e n d o e v erg og nand o.
D eh! il mal mio, p e r Dio, fagli assape r e .
Poi che di lui, Amor, fu ' i n n a m o r à ta,
Non mi don asti a r d i r q u a n to te m e n z a
Che io potessi sola u n a fiata
Lo mio voler d im o stra re in p a r v e n z a 3
A quegli che mi tien tan to affa n n a ta ;
Così m o r e n d o il m o r ir m ’è gravenza.
Forse ch e no n gli s a r la spiacenza,
So ’I sapesse q u a n ta p e n a ¡’sen to,
S’a m e dato a r d i m e n t o
Avesse in fargli mio stato sa p e re .
Poi c h e'n p iacere n o n ti fu, A m ore,
Ch’a m e donassi ta n t a sicu ran za,
Ch'a Mess e r fa r savessi lo mio c ore,
l.asso, p e r messo mai, o p e r s e m b ia n z a 4,
Mercè li c h e r o 3, dolce mio signore,
Che vadi a lui, e do nag li m e m b r a n z a 0
Del gio rno ch'io il vidi a sc u d o e lanza
Con altri cavalieri a r m e p o rta re ;
P resilo a r i g u a rd a re
I n n a m o r a t a si ch e ’l mio cor p é r e 7.
1. M e r z e d e t l c h ia m o : je le d e m ande d i grAce d e...
2. S ac c io : *» : form e n a p o lita in e.
,'l. D im o s tr a r e in p a r v e n za : p u le ta r e , m a u ife ila r e .
4. O p o r s e m b ia n za : I H 1p er l'esprensione del m io vo lto , o per cenni.
5. C h e ro .- form e archaiquc tré» vo isin e du la tin (q u e r o ) ; aujourd'hui
il d ii chiedo.
6. D o n a g li m e m b r a n z a : riducigli a memoria.
". P e r e : de p e rir e ; la form e perisce a p rév a lu .

�Le quali parole Minuccio prestam ente in to n ò 1 d ’un
suono soave e pietoso, si come la materia di quelle
richiedeva, e t il terzo dì 2 se n'andò a corte essendo
ancora il re Pietro a m a n g ia re ; dal quale gli fu detto
che egli alcuna cosa cantasse con la sua viuola. Laonde
egli cominciò sì dolcemente sonando a c an tar questo
suono, che quanti nella r e a l sala n ’erano parevano
uomini a d o m b r a ti3, sì tutti stavano taciti e sospesi ad

Fragment d'uno fresque du Campo Santo de Pìse, retraçant uno scène comparable
à celle« dii Décaméron.

ascoltare, et il Re per p o c o ' più che gli altri. Et
avendo Minuccio il suo canto fornito, il R e il domandò
donde questo venisse che mai più non glielo pareva
avere udito. « Monsignore, rispose Minuccio, e’non
sono ancora tre giorni che le parole si fecero e ’1suono. »
11 q u a le 8, avendo il R e dom andato per cui, rispose :
1. I n to n ò : m it on m usique.
2. Il t e r zo d i : tre giorni dopo. C’c st cc que M inuccio n pro m is à
Lisa! Aranti che punsi il terzo giorno, .
3. A d o m b r a ti : stupefalt t e malinconici.
U. P o r p o c o : quasi.
I. I l q u a le : e n ten d ez M inuccio.

�« Io non l’oso scovrir so non a voi. » Il R e, disideroso
d ’udirlo, levate lo tavole, nella cam era sei le’ venire,
dove Minuccio o rd inatam ente ogni cosa udita gli rac­
contò. Di che il R e fece g ra n fe s t a ' , e com m endò la
giovane assai, e disse che di si valorosa giovane si
voleva aver com passione; e p er ciò a n d a s s e “ da sua
parte a lei e la confortasse, e le dicesse che senza fallo
quel giorno in sul vespro la verrebbe a visitare. Minuc­
cio, lietissimo di portare cosi piacevole novella alla
giovane, senza ristare, con la sua viuola n'andò, e con
lei sola parlando, ogni cosa stata raccontò, e poi la
canzon cantò con la sua viuola. Di questo fu la giovane
tanto lieta e tanto contenta, che evidentemente senza
alcuno indugio a p p a rv e r segni grandissim i della sua
san ità; e con disidèro, senza sapere o presum ere alcun
della casa che ciò si fo sse3, cominciò ad aspettare il
vespro, nel quale il suo sig no r veder dovea.
Il
R e, il quale liberale e benigno sig no re era, avendo
poi più volte pensato alle cose udite da Minuccio, e
conoscendo ottim am ente la giovane e la sua bellezza
divenne ancora più che non e ra pietoso, et in sull’ora
dell v e s p r o 4 montato a cavallo, se m b ia n te facce ndo
d ’andare a suo diporto, pervenne là dov’era la casa
dello speziale; e quivi fatto dom andare che a perto gli
fosse un bellissimo giardino il quale lo speziale a vea,
iu quello smontò, e dopo alquanto domandò Bernardo
che fosse della figliuola5, se egli ancora m aritata
l’avesse, dispose B ernardo : « M onsignore, ella non è
1. C ello histoire n a tu rellem en t am use beaucoup le roi, el en mòma
tempM elle lo touche.
2. A n d a s se : il funi su ppléer : disse n Minuceio d ir andasse.
3. Senza che a lcu no nella c asa sapesse o p resu m esse che cosa cl fos s e
4. In s u l l ’o r a d o l v e s p r o : en tre cinq e t six heures.
5. Domandò a B ernardo n o tizie d ella figliuola.

�m aritata, anzi è sta ta et ancora è l'orto malata : è il vero
che da nona in qua ella ò m aravigliosam ente miglio­
rata. » Il Re intese prestam ente quello che questo
m iglioram ento voleva d ire, e disse : « In buona fé
danno sarebbe che a n c o r a 1 fosse tolta al mondo si
bella cosa : noi la vogliamo venire a visitare. » E con
duo com pagni solamente e con B ernardo nella cam era
di lei poco appresso se n ’andò, e come là entro fu,
s ’accostò al letto dove la giovane alquanto sollevata
con disio l’aspettava, e lei per la m an prese dicendo :
« Madonna, che vuol dir qu esto? voi siete giovane e
dovreste l’a ltre confortare, e voi vi lasciate aver male ?
noi vi vogliam p re g a re che vi piaccia, p e r a m o r di noi,
di confortarvi in maniera che voi siate tosto g u e rita. »
La giovane, sentendosi toccare alle mani di colui il
quale ella sopra tutte le cose amava, come clic ella
alquanto si vergognasse, p u r sentiva tanto piacere nell’
animo, quanto so sta ta fosse in P a ra d iso ; e, come potè,
gli rispose : « S ig n o r mio, il volere io le mie poche
forze sottoporre a gravissimi pesi, m’è di questa infer­
mità stala cagione, dalla quale voi, v o s tr a buona mercè,
tosto libera mi vedrete.» Solo il R e intendeva il coperto
p a rla re della g io v a n e 3, e da più o g n'ora la reputava*,
o
più volte seco stesso m aladisse la fortuna, che di
tale uomo l’aveva fatta figliuola; e poi che alquanto fu
con lei dim orato e più ancora confortatala, si partì.
Q uesta um anità del Re fu comm endata assai, et in
grande onor fu a ttrib u ita allo speziale et alla figliuola, la
I. A n c o ra , duns lo Se ns étym o lo g iq u e : « questa ora.
Ì2. Co coperto pa rla re e st bien in tellig ib le : le mie poche forze &lt;*hI uno
a llusion h la m odeste n a issance, à la s ituation m ed io cre do L isa, ot Ics
gravissimi peni désig n en t s«»n a m ou r qui c*l d isp ro p o rtionné pour e lle .
M. Son e stim e , non in té re t g ra n d it
9

�q u a l e t a n t a c o n t e n t a r i m a s e , q u a n t a 4 a l t r a d o n n a di s u o
a m a n te foss e g ia m m a i ; e d a m ig lio re s p e r a n z a a iu t a ta,
in p o c h i g i o r n i g u e r i t a , p i ù b e l l a d i v e n t ò c h e m a i fo sse.

Ma poi che g uerita fu, avendo il Re con la R eina
diliberato qual m e rito 2 di tanto am ore le volesse ren­
dere, montato un di a cavallo con molti d e ’ suoi baroni,
a casa dello speziai se ne andò, e nel giardino entrato­
sene, fece lo speziai chiam are e la sua figliuola; et in
q u e s to 3 venuta la R eina con molte donne, e la giovane
tra lor ricevuta, cominciarono m aravigliosa festa, li
dopo alquanto il Re insieme con la Reina, chiamata la
Lisa, lo disse il R e : « Valorosa giovane, il grande
am or che portato n ’avete, v’ ha g ra n d e onore da noi
impetrato, del quale noi vogliamo che per am or di noi
siate contenta : o l’onore è questo, che, con ciò sia
cosa c h e 4 voi da marito siate, vogliamo che colui
prendiate per marito che noi vi daremo, intendendo
sem pre, non ostante questo, vostro cavaliere appel­
la r c i 8, senza più di tanto am or voler da voi che un sol
bascio. » Il Re fece chiam are il padre della giovane e la
m adre,e sentendogli contenti di ciò che fare intendeva,
si fece chiam are un giovane, il quale era gentile uomo
ma povero, c h ’avea nome Perdicone, e postegli certe
anella in mano, a lui, non recusante di farlo, fece spo­
sare la Lisa.
1. T a n ta ... q u a n ta : aujourd'hui l’on *orait o b ligé de «lire tanto... quanto,
ccm m o ts faisa n t ici fonction d 'a d ve rbe»; mai* l'accord, tm'mo d a n » c e ca»
cut fréqu en t chcz le» auteur* ancien». V oir cl-apre», Corbaeeio, note 2
de la p. 153.
2. M e r ito a ici le sena de : récom pense.
3. S u r ce* entrefaites».
4. C on c iò «la c o sa ch o : on écrit souven t co» clnq mot» en un
s e u l c'o*t on olTot uno vérita b le conjonction. doni lo non» e st : p u isq u e .
5. N otre in ten tio n , d it le rol» e*t quo, m algré ce m a ria g e, vou» nous
a p peliez toujours» votre c h e v a lie r ; et, pour consacrer ce titre qu'il veu t
pren dre, lo roi dem ande un baiser (Aaicio, prononciation populaire pour
bacio).

�IL CORBAGGIO '

Le cadre do celte violente satire, dirigée contre les
femmes, est em prunté à Dante : comme le poète de la
D iv in e C o m é d ie , Boccace rêve q u ’il s’est ég aré dans la
s e lv a o sc u ra des plaisirs; un E sp rit vient à son secours
e t l’aide à en s o r tir ; ce n’est pas Virgile, mais l’om bre
de celui qui, de son vivant, avait été le mari de certaine
dam e florentine dont Boccace p araît s’être épris vers
l'âge do quarante-deux ans. P ou r g u é rir le conteur de
ce m alheureux caprice, l ’E sp rit lui fait un portrait à la
fois bu rlesque et odieux de celle qui fut su femme, et
q u i représente ici visiblement, dans l’esprit de Boccace
, le sexe féminin tout entier.
La prima notizia di questa femmina, di cui noi par­
liamo (la q uale molto p iu dirittam ente d rago potrei
c hia m a re ) mi diedero le nozze s u e ; perciocché essendo
4.
Le sens de ce titre a donné fort à faire au x c ritiq u e s, car le m ot
c orbaccio n 'est pas u su el, c l il ni1 p arait pas une seule fois dans to u t le
p e tit liv re que B occace a ainsi in titu lé. La pensée q u i se présen te tout
•d'abord à l'esprit, c'est d'y vo ir un péjoratif du m ot corbo pour corvo.
M ais (pii e sl ce v ila in corbeau? K st-ce la fem m e dont il a voulu se v en ­
ger que Boccace d é sig n e ainsi, ou cst-ce le liv re , in stru m en t de s i ven ­
geance? il est probable que Boccace a eu une in ten tio n particu lière en
in titu lan t a insi son liv re , m ais il a co m p lètem en t négligé de nous la faire
connaître, e l nous en som m es rédu its aux hypothèses. L 'obscurité d e ce
titre a été cause qu'on a donné d e bonne heure au traité de Boccace un
sou s-titre, tiré des circo n sta n ces qui co n stitu e n t le cadre du récit : il
L aborinto d'Amore, e t c ’ent sous ce litre, que Boccace ne lui a v a it jam ais
donné, que le livre a presqu e toujours été im p rim é et tra d u it.

�io p e r morto abbandonato da que lla che prim a a me
era venula*, e di cui io molto meno mi potea sconten­
tare che di questa (non so se per lo mio peccato, o per
celeste forza che ’1 si facesse), avvenne che, essendo e
volere e piacere de’ miei amici e parenti, a costei, m a l2
da mo conosciuta, fui ricongiunto. La qu ale già d ’al­
tro m arito essendo stata moglie, e assai bene l'arte
dello ’n g a n n a re avendo appresa, in guisa d ’una m a n ­
sueta e semplice colomba entrò nelle case mie. li accioc­
ché io ogni particolarità raccontando non vada, ella
non vide p rim a tempo all' occulte insidie, e forse
lungam ente serbate, poter d is c o p rire 3, ch'ella di co­
lomba subitam ente divenne un serpente : di che ' io
m'avvidi la mia m ansuetudine, troppo rim essam ente
usata, essere d ’ogni mio malo certissim a cagione. Io
dirò il v e ro ; io tentai alquanto di voler por freno a
questo indomito a n im a le 8, ma pe rd u ta era ogni fatica;
già tanto s’ era il mal radicato, che più tosto sostenere
che medicar si potea. Perchè avveggendom i che ogni
cosa che intorno a ciò facea, non era altro c he a g g i u ­
gnere l e g n e 0 al fuoco o olio gittare sopra le fiamme,
piegai le spalle, nella fortuna e ¡11 Dio mo e le mie cose
rimettendo. Costei adunque con romori e con minacce
1. Colle que j'av a is é pousée d ’abord.
?. M al : pour moti m alh eu r.
3.
A ll’o c c u lto ... d l sc o p r lr e : en ten d ez : a p o te r disco p rire lo oc cu lte
insidie.
DI ch o : perché.
5.
I n d o m ito a n im a lo . C o s i a in si quo lo vieu x Caton qualifie la
f e m e daini non d iscours *pour le m ain tien de* lois som ptuaires (T ite -L i v e
liv . X X X I V , eli. n-iv).
0.
I.os diverso* form es do co ino! so n i in teressa ntes(oh a o b server; legno,
fa ll ré gu lièrem en t au p lu rie l legni ; m a is dati* lo sens d o : bois con sidere
com m e m atière (pour c o n stru ire, pour b rû le r), il a le p luriel neu tre
legna ; celu i-ci a ótc conf ond u uvee un sin g u lier fem inin : In lagna, d o ti
un nouveau pluricl le leg ue , signifiant Ics m orceaux de b o is quo l'on m e t
dall» le feu .

�c con battere alcuna volta la mia fa m ig lia 1, corsa la
casa mia p e r s u a 2, e in quella fiera tiranna divenuta
(quantunque assai le g g ie r dote recata v'avesse) co m e 3
10 non pienamente a sua gu isa alcuna cosa fatta o non
falla avessi, soprabb on dan te nel pa rla re e magnifica
d i m o s t r a t e s i , come so io stalo fossi da Capalle, ed
ella della casa di So a v e 4, così la nobiltà o la magnifi­
cenza do' suoi m ’incominciò a rim proverare, (piasi
corno so a me non fosse noto chi essi furono, o sieno
pure ora al presente!
Costei ad unque donna divenuta del tutto e di me e
delle mio cose, p rim a nel modo del vivere c u c ila q uan­
t i t à 3 suo ordine pose, e il simigliante fece ne’ suoi vesti­
menti, non quelli c h’io lo facea, m a quelli clic le pia­
cevano facendosi. Ed a q u a lu n q u e 0 d ’alcuna mia pos­
sessione avea il governo essa convenia che la ragione
rivedesse e i f r u tti7 prendesse e distribuisse secondo
11 pare r su o ; e in som m a ingiuria recandosi perchè io,
così tosto come ella avrebbe voluto, d'alcuna quantità
di danari c h ’io avea mia tesoriera e guardiana non la
f \ . Dan» le sens la tin : me* serviteu rs. V oir d a m la N o u velle d ’A n ­
dreu ccio un em ploi sem blable.
2. Elle s’e st m ise à parcou rir la m aison co m m e h » elle é ta it ù elle.
3. C om o : quando, ogniqu alvolta.
D a C a p a lle , d e lla ca sa d i S o a v e : Capai le e st sans doute lo nom
do quoique villa g e ou ham eau obscur, serv a n t à indiquer l'absence do
to u te n oblesse; au co n tra ire, la m a iso n do S ouabe é ta it la prem ière
noblesse d o n t on piU se v a n te r; l'em pereur F rédéric II a va it su rtou t
donn é à cette maison uno renom m ée particu lière on Italie.
5.
N oi m o d o , n o lla q u a n tità : elle v e u t tout régenter, ol d'abord la
n ou rritu re, qualité (m od o) et q u a n tité ( q u a n tità ). I)o nos jours, l ion no
paraît p lus natu rel qu'une m a itresse do m aison rég la n t ces d é ta ils; m ais,
au x iv # siècle, il ne fau t pas ou blier que la fem m e é ta it dans une situ a ­
tion in férieu re, e t rien ne p arait plus in su p p o rta b le a l'indépendant Bo c
cace que la seule idée d e cette tyran n ie féminin»». Dans la proposition
suivante! il contosto m êm e à la fem m e le d ro it d e s'habiller à son goût!
li. Q u a lu n q u o : chiun que.
7. L a ra g io n o ; Ion c o m p te s; i f r u t t i : los revenus.

�feci, mille volle me essere uomo senza fede, e m assi­
mamente verso di lei, mi rimproverò, inlino a tantoché
a quel pervenne e h’ ella volea, sè d ’altra parte di lealtà
sopra F a b b riz io ', e qualunque altro leale uomo stalo,
commendando, li a non volere ogni cosa disting uere e
narrare*, in cose infinite mi si pose al co n tra rio ; nò
mai in lai battaglia, se non vincitrice, pose giù l’a r m i;
ed io misero, e male in ciò avveduto, credendomi sofferendo diminuir l'angoscia e l'affanno, più tie p id o 3 che
l'u s a to divenuto, seguiva il suo volere...
Se grosso cappone si trovava, de’ quali ella molli con
g ra n diligenza faceva nutricare, conveniva che innanzi
cotto lo v e n isse 4, e i e p a p p a rd e lle 3 col form aggio p a r ­
migiano similmenle ; le (piali non in ¡scodella ma in un
catino, a guisa del porco, cosi bram osam ente m an gia­
va come se puro allora per lungo digiuno fosse della
T o rre della fame fu g g ita si6. Lo vitelle di latto, le starno,
i fagiani, i tordi grassi, le tortole, le zuppe lombarde 7,
le frittellone s a m b u c a te 8, i migliacci b ia n c h i0, i b ra 1. F abriciu s, le célèbre héros rom ain, tan t va n té pour «a sim p lic ité e t
in tég rité.
2. D is tin g u e r e o n a rra re : d istin ta m en te, m in u ta m en te narrare.
II. T i e p id o : a p pliqu é Ici it la volonté, au caractère : plu« m ou.
't. I n n a n z i c o t t o lo v e n isse : il fallait qu'il frtt servi A sa table, d e v a n t
elle.
5.
P a p p a r d el l e : s o rte de pAte* » h .h o /. sem b la b les ii celles que l’on
appelle lasagne, assaisonnées eu général avec du ju s de viande ou de
gibier.
(i. So p u ro a llo ra ... fu g g ita s i : com m e ni elle v en a it de »e sa u ver. I.a
Torre della fame esl un sou ven ir «le l'épisode d'U golin dans l'E nfer d e
Dante.
7. Z u p p o lo m b a r d e , soupe au bouilbm de veau ou de vo laille, avec
du from age e t de» épices.
8. F r l t t e l l e t t e sa m b u c a t e : sortes de crêpes de farine ou d e riz avec
des fleurs de sureau,
îl. M ig lia c c i b ia n c h i : le migliaccio est, en général, un gateau d e
farine de cha taignes, m ais alors il ont d'une cou leu r brun fon cé; il doit
donc s ’ag ir ici d'un ga teau analogue, m ais fa it avec d'autres in grédien ts.
hou

�mangieri ' , d e ’ quali ella faceva non altre c o rp a cc iate 2
che facciano di fichi, di ciriege o di poponi i villani
quando ad essi s’avvengono, non curo di d ir ti3. Le
gelatine, la carne e ogni altra cosa acetosa o a g ra , p e r ­
chè si dice che rasciug an o ', erano sue nemiche m or­
tali. Son certo che s’io li dicessi come ell’era solenne
bevitrice e investigatrice del buon vili cott o “, della
vernaccia da Corniglia, del g r e c o 0 o di qualunque
altro vino morbido e ac c ostan te 7, tu noi mi crederesti.
Nè era la mia cara donna contenta d ’aver carne a s s a is
solamente, ma la volea lucente e chiara come se una
giovinetta di p re g io 11 fosso, alla quale, essendo per
m aritarsi, convenisse con la bellezza supplire la poca
dote. La qu a l cosa acciocché avvenisse*0, appresso la
c ura del ben m angiare e del ben bere e del vestire,
som m am ente a distillare, a fare unzioni, a trovar
s u g n e " di diversi animali ed erbe e simili c o se ,s ’inten­
deva. E senza che la casa mia era piena di fornelli e di
lim b ic c h i12 e di pentolini e d ’ampolle et d 'a lb e r e lli'3 e
1. B ra m a n g ie ri, co rru p tion &lt;lu m ot francais, blanc-manger, sorte de»
cròm o uvee dii sucre et dos am ande s .
2. C o rp a c o ia io : scorpacciate.
3. N o n c u r o d i d i r t i : e'esl la proposition principale, d'où dépend
ton i ce (pii précède.
R asc i Ug an o : d essèchent, font maig r ir .
5. V in c o t t o : du vin chaud.
(&gt;. G re c o : vino greco, fait a vec des raisins grecs .
7. A c c o s ta n te : fo rtifia n t; 011 Iti d ii dii vin et de certain s m e ts.
8. C arno a ssa i : d'ótre bien grasse. A p ivs le ch a p itre de la table, Bo c ­
cace abordo colui do la to ile tte et donne ici l'un le* tableaux des plus
c om plets que uous ayons sur ce cò té «le la vie fém in ine au xiv* siecle ;
in u tile de dire que le.tableau est uno ca rica tu re.
9. P r o z io d o it s'entendro ici des avantages* p h ysiq u es, ce qu i, d a n i la
bouche de celui (pii parlo, e st uno am ère ironie &amp; l ad resse de celle qui
fu i sa fém me.
10. e n te n d e z : aver carne lucente e chiara, le te int lisse et clair.
11. S ugn o : gra is s e
12. L im b ic c h i : alam bics.
13. P e tit vase eu terre o u en verre pour m ettre lo* m éd ica m en ts ; on dii
p lutot aujourd'hui baràttolo.

�(li bòssoli \ io non avea in Firenze speziale alcuno vicino,
nò in contado alcuno ortolano che infaccendato non
fosse, quale a fare ariento s o lim a to 2, a p u r g a r verde­
r a m e 3, a far mille lavature, e quale ad andare cavando
e corcando radici salvatiche e erbe mai piò non udite
ricordare, se non a lei, e senza che insino a ’ fornaciai
a cuocere guscia d 'u o v a ', g ro m m a di vino3, marz a­
co tto 0, o altre mille coso nuovo n ’orano impacciati.
Delle quali confezioni ungendosi o dipignendosi, comò
so a vendersi dovesse an dare, spesse volte avvenne che,
non gu ardandom ene io, e baciandola, tutte lo labbra
m ’invescai7.
O s'io ti dicessi di quante m aniere di r a n n i8 il suo a u ri­
come capo si lavava, e di quante ceneri fatti, e alcuno più
fresco e alcuno mono, tu t i m araviglieresti, e vieppiù so io
ti disegnassi quante e quali solennità si servavano nell’
andare allo stufe n, e come spesso ! Dalle quali io credea
lei lavata dover tornare, ed ella più u nta ne venia che
non v’era ila. Erano somm o suo disiderio e ricreazione
grand issim a certo femminette, delle quali per la nostra
città sono assai, che fanno gli scorticatoi10 alle femmine,
1. b o sso li : p ro p rem en t bu is , d'où : boites en b u is.
2. A r le n to so li m a to : argen to s ublim ato ; du su b lim e.
:J. P u rg a r v e r d e r a m e : san« d o ute, p rép a rer qu e lque sel tic cu ivre,
servan t ù quclquc pom m adc ou ten itu re.
G u a d a d 'u o v a : pour gusci d'uova.
.*&gt;. G ro m m a : le ta rtre que le v in dépose d ans le« fu ts
G. M a r z a c o tto . Ce m o t «e tro u v e em p lo yé pour dés igne r im e sorte
d'end u it don i le« pot iers« foni usage pour v o m ir !&lt;•« va««*«; ici c'eut, ».lv id em m en l par m é taphore, q u e lque en d u it pour la figure .
7. M 'in vo a ca i : m 'in vischiai.
K. D i r a n n i d i q u a n to m a n lo ro . R anno v eu t dire proprem ent : lessiv e ;
ici : eau se rva nt aux la v a g e s
1). A llo s t u f e : «oli au bain , «oil d a ns de« é tu v e s pour seche r toni» co«
enduit« !
10.
S c o r tic a to lo veu l «lire proprem en t iim lrum ont pour écorchor !••«
an im aux à l'abatto ir; ici, dati« le acni* figure q u 'cx p liq ue suffisa m m en t la
s u ite de la phrase, il »'agii de* o pération s va riées quo l’on p eut falre
pour assou plir e t adoucir la peau.

�e pelando le ciglia e le fronti, e col vetro sottile radendo
le gole, e del collo assottigliando la b u c c ia 1, e ceri*
peluzzi levandone; nè era mai che due o tre con lei
non se ne fossero a stretto consiglio trovate.
Egli non si verrebbe a capo in otto dì di raccontare
tutte le cose ch’ella a così fatto fine operava, tanta
gloria di quella sua artificiata bellezza, anzi spiacevo­
lezza, pigliava; a conservazion della quale tr o p p a 3
m ag g io re industria s’adoperava. Perciocché il sole,
l’aere, il dì, la notte, il sereno, e’1 nuvolo, se molto non
ven ieno3 a suo modo, fieramente l'offendeano ; la pol­
vere, il vento, il fumo uvea ella in odio a spada t r a t t a '.
E quando i lavamenti erano finiti, se per ¡sciagura le si
ponea una mosca in sul viso, questo era sì grande
scandalezzo3 e sì grande turbazione clic a rispetto®,
fu a’eristiani perdere A c ri7 un diletto; e dirottene
una pazzia forse mai simile non udita. Egli avvenne,
fra l’altro volte che u n a m osca sopra il viso invetriato
lo s i 8 ponesse, che avendo ella una nuova m aniera di
liscio11 adoperata, una vi sene pose; la quale essa n era­
mente tu rb a ta più volle s'in geg nò di ferire con mano;
1. B u c cia , iin p ro p re.a e &lt;&gt;il do l'e n v o lo p p e ex té rieure de ce rta ins fru its .
2. T r o p p a , accordi! potir troppo in va rla b le ; v o ir ci dessu s, dana la
N ouvelle du roi P ierre d ’Aragon, p. liU,. n. t.
3. So m o lto n o n v e n ie n o... : a ll» ne ae p ro d u isaien t pas ex a ctem en t
à su gu ise.
V A s p a d a t r a t t a : e x p re s s ion pla isan te quand il s'agit d’ad v e r saires
com m e la poussie re ou le v e n t C oat d ’a illeu rs line locution tonte faite,
e t encore en usage, pour dire : »le tou tes aea forces.
5. S c a n d a le z z o : scandalo : substan tif tiré de scanda le zsa re (polir scan
d a liz z a rre).
li. R is p e tto : on co m p a ra is o n
7. P e r d e r e A c r i : S.iiut-Jean d'A cre tom ba nn p o u vo lr dea C roisés
en 1191, et, cent ans plus tard, leu r échappa all grand d ésespoir de a
c hrétie nté.
8. L a s i p on esse : co subjonctlf d é p e n d de fra l’a ltre rot'e che e t
form e line proposition in c id e n t e
il. L is c io : b elletto .

�ma quella presta si levava, come tu sai c h’elle fanno, e
ritornava. Perché, non potendo, tutta accesa d ’ira, presa
una g ra n ata e per tu tta la casa, o r qua or là discor­
rendo, per ucciderla l’andò s eg u ita n d o ; e porto ferma
opinione che se alla fine uccisa non l’avesse, o quella
o un'altra la q u ale avesse creduto esser quella, ella
sarebbe di stizza e di v elen o 1 scoppiata, li che p iù ?
questo avveniva il dì, che si poteva con meno noia sos­
tenere'; ma se per forte disavventura una zanzara si
fosse per la casa sentita, che che ora si fosse di notte,
convenia che il fante e la fante e tutta l’altra famiglia*
si levasse, e co’lumi in mano si m ettessero all’inchiesta
della malvagia e perfida zanzara, turbatrice del riposo
e del buono e pacifico stalo della lisciala donna; o
avanti che a dorm ir ritornassero, convenia che morta
o presa la presentassero a colei che lei diceva ¡11 suo
dispetto a n d a r sufolando, e appostando * di g u a sta re il
suo bel viso amoroso
1. V e le n o : le poison de sa propre colere, In bile, com m e on d it fam i­
lièrem en t.
2. F a m ig lia : vo ir ci-dessus, p. 1V.I, n. 1.
3. A p p o s ta n d o : n'ayant d ’an tre b u t que, faisant e x p rès de.
4. Une com paraison, m êm e rapide, entre ce m orceau e t le» e x tra its du
Décamèron, p erm et de rem a rq u er des différences sen sib les entre les deux
œ u vres, au point de vue du style. Non seu lem en t ici les expression s
fam ilières, populaires sont en plus grand nom bre, m ais la phrase a
quelque chose de plus spontané, de plus libre, de m oins sa va m m en t
com passé; m algré quelques p ériodes encore un peu longues e t e m barras­
sées, le Carbaccio nous offre une im age assez fidèle «le ce qu 'était la
langue p a rlee à F lorence a u x iv * siècle, la langue du Décamèron é ta n t hi
plus souven t une langue écrite. C ette p a rticu la rité, Jointe aux nom breux
traits de moeurs qui y sont contenus, co nstitue l'in térêt p rincipal du
Corbaecio.

�LA VITA DI DANTE
I. — BEATRICE

E r a usanza nella nostra città e degli uomini e delle
donne, come il dolce tem po della prim avera ne veniva,
nelle loro c o n tr a d e 1 ciascuno per distinte compagnie
fe ste g g ia re 2. P er la qual cosa infra gli altri Folco Por­
tinari, onorevole cittadino, avea il prim o dì di Maggio
i suoi vicini nella p ropria casa raccolti a festeggiare,
infra’ q u ali era il sopradetto Alighieri-1; e lui, sì come
fare sog lion o4 i piccioli figliuoli i loro padri, e m assi­
m am ente alle feste, seguito avea il nostro Dante'1, la
cui età non a g giugneva ancora all’ anno nono ; il quale
con gli altri della sua età che nella casa erano, pue­
rilmente si diede a trastullare. E ra tra gli altri una
figliuola del detto Folco, chiam ata B ic e 0, la quale di
tempo non passava l’anno ottavo, le g gia dre tta assai e
ne ’ suoi costumi piacevole e g e n tile sc a 7, bella nel viso,
1. C o n tr a d e : rues.
2. F e s t e g g ia re : em p lo yé sans com plém en t pour fa r festa. Il n’agit de
la féte du printem ps, d'origine païenne, e t (pii était encore fort en hon­
neur à l'époque de la R en aissance, sous le nom de Calendimaggio (lut.
K aled a e M aii).
3. Le père du poète.
F aro so g lio n o : fare rem place ici seguirc, ex p rim é plus bas.
,r&gt;. Il n o s tr o D a n te e st su jet de la phrase, le com plém en t de seguito
arra e st lui, ex p rim é au début.
fi, B ic e : abréviation fam ilière de Béatrice.
7. Ses gestes, ses m anières a va len t quelque chose de gracieux e t de
noble.

�e nelle sue parole con più gravezza 1 che la sua piccola
età non ric hie de va 2. L a quale, rigu ardan do Dante et
una et altra volta, con tanta affezione (ancora che fan­
ciullo fosse) piacendogli, la ricevette n e ll'a n im o 3,
che 1mai altro sopravvegnente piacere la bella imagine
di lei spegnere non potè nè cacciare. E lasciando stare
de’ puerili accidenti il r a g i o n a r e 3, non solamente con­
tinuandosi ma crescendo di giorno in giorno l’amore,
non avendo niuno altro desiderio m aggiore nè conso­
lazione, so non di vedere costei, gli fu in più provetta
e t à 0 e di cocentissimi sospiri e d ’am are lagrim e assai
spesso dolorosa cagione, si come egli in parte nella
sua V ita n u o v a 7 dim ostra. Ma quello che rade volto
suole negli altri così fatti amori intervenire, in questo
essendo avvenuto, non è senza dirlo da tr a p a s s a r e ”.
F u questo am ore di D ante onestissimo, qual che delle
parti®, o forse am endue, fosse di ciò cagion e; e
qu antunque, almeno dalla p a rte di Dante, a rd entis­
simo fosse, niuno s gu ard o, niuna parola, niuno cenno,
niuno sem biante altro che laudevole por alcuno se ne
vide g ia m m a i,0. Che p iù ? dal viso di questa giovane
donna (la quale non Bice, ma del suo prim itivo11 sempre
I. G r a v e z z a : g ra vità , «dig n ita.
R ic h ie d e v a : che non co n ven iva alia «uà piccola e ta.
:i. L a r ic e v e t t e n e ll'a n im o : v o ir im e e x p re ssion analogue au d é bu t
tlu conte «le S im o n e.
4. C ho a ici le aena de tanto che.
5. K lasciando... «li ragionare : e t, sans racon ter leu m en u s Incid e n ts
e n fant ins.
0.
P r o v e t t o , qui s ig n ifie aujou rd'h ui: d'age m ù r, v e ut sim plem ent
dire ici : d a ns un age m oins tendre , d a ns sa j e unesse.
7. T e l e.nl le titre dii liv re, mèle1 de v e r s e t do prose, où D ante a raconité
Khis tolre de ce t am our.
8 . N on 6 ... d a tr a p a s s a r e ; Je ne pui* passe r aoua »sile n c e c e dé ta il
!). Q ual oho d o lio p a r ti : qualu nque del du e.
H). Non fu m ai vedu to da alcuno.
II. V o ir p . cl-d e ss u s, n. 0.

�chiamò Beatrice) fu prim ieram ente desto nel petto suo
lo’ngogno al dovere parole rim ate c o m p orre; delle
quali, si come manifestamente appare, in s o n e tt i1,
b a lla te 2, c a n z o n i3 et altri stili, m o lle ' in laude di
questa donna eccellentissimamente compose, e tal
maestro., sospignendolo amore, ne divenne, che tolta
di g r a n lu n g a la fama a ’ dicitori passali, mise in opi­
nione molti che niuno nel futuro essere ne dovesse che
lui in ciò potesse avanzare.
Gravi erano s ta ti i sospiri e le lagrim e, mossi assai
sovente dal non potere aver veduto, quanto il concu­
piscibile a p p e tito 8 disiderava, il grazioso viso della
sua d o nn a; ma troppo più p o n d e ro si ® glieli serbava
quella estrem a et inevitabile s o r te che, mentre vivere
dovesse, ne'l doveva privare. Avvenne adunque che,
essendo quasi nel fine del suo vigesimo quarto anno
la bellissima Beatrice, piacque a colui che lutto p u o te 7
ili tra rla delle te m p o r a li8 angoscio e chiam arla alla
sua eterna gloria. L a partita della qualo tanto impa­
zientemente sostenne il nostro Dante, d i e oltre a
sospiri e t a pianti c o n tin u i9, assai de ’ suoi amici lui
1.
Lo so n n et, em p lo yé aussi par Ics poetes franca is, a ro«;u eri Ita lie ,,
su rtou l «lo D ante e t de P étra rqu e, sa form e definitive.
•2. La ba lla d e é to it uno poósie d estin ée p rim itiv e m en t à accom pagner
la d anse ; on «mi trouvera denx ex em p les don« lo* e x tr a its «In Décameron
qu i précèden t, e x tra its V e t X II.
3.
La canzone dia il la co m p o sitio n ly riq u e la plus longue «los ita lie n s ,
c om posée d«‘ p lu sieu rs stances» to u tes se m bla b le s, «Ioni chacune co m p tait
p a rfo is2 0 ou21 v e r s .
\ . M o lto : r a p p r o c h e z m ot «1«* delle quali.
5. Il c o n o u p is c lb llo a p p e t i t o : sos dósir* a m o u reu x .
0. P o n d e r o s i : gravi, m o lesti.
7. P u o te (Int. potei!), forino frequente ehez l«*s vieux auteurs p&lt;mr può.
K. T e m p o r a li : m o rta li, te rre stri; par opposition à l'eterna gloria.
0.
O ltr o a... : N on seu lem en t il ne cessa it «le pleurer e t «lo pousser
«ics soupirs, m a is en co re...

�quelli senza morto non dover finire estim arono*.
L unghe furono e molte le sue lagrim e, e per lungo
spazio ad ogni conforto datogli tenne gli orecchi
se rr a li; ma p u r poi, in processo di tempo m a tu ra ta s i2
alquanto l'acerbità del dolore, e facendo alquanto la
passiono luogo alla ragione, cominciò senza pianto a
potersi ricordare che morta fosso la donna sua, e per
conseguente ad aprire gli orecchi a ’ conforti ; et
essendo lungam ente s t a t o 3 rinchiuso, incominciò ad
a p p a rire in pubblico tra le genti.
t. C onstru lsez : estim aron o lui non d o v er finire q u e lli (sospiri e pianti)
senza m orte (prim a di m orire).
2. M a tu r a ta s i : s'e tant adoucie. I.e m o t acerbo signifi a n t, au propre ,
Apre; en pa rla n t d’un fru it v e r t, le v e rbe maturare e st lei parfa ite m ent
em ployé.
3. E sse n d o s t a t o : dopo essere stato.

�II. — P O R T R A IT DE D A N T E

Fu il nostro Poeta di mediocre sta tu ra, ed ebbe il
volto lungo et il naso aquilino, le mascelle grand i, et
il labbro di sotto proteso tanto che alquanto quel di
sopra avanzava; nelle spalle alquanto curvo, et gli occhi
anzi grossi che piccioli, et il colore bruno, et i capelli e
la barba spessi, crespi o neri, e sem pre nel viso
malinconico e pensoso*. P e r la qual cosa avvenne un
giorno in Verona (essendo già divulgata per tutto la
fama delle sue opere, et esso conosciuto da molti et
uomini e donne), che passando egli davanti ad una
porla dove più donne sedevano, una di quelle pia­
namente 2, non però tanto che bene da lui e da chi
con lui era non fosse udita, disse alle altre donne :
« Vedete colui c he va in Inferno, e torna quando gli
piace, e quassù reca novelle di coloro che là giù sono. »
Alla quale semplicemente una dell’altre rispose : « In
verità egli dee così essere ; non vedi tu come egli h a la
barba crespa et il colore bruno per lo caldo e per lo
fumo che è là giù ? » Di che Dante, perchè da pura
1. Qu'on se sou vie nne que Boccace n’a ja m a is vu D ante, el quo peutè lre il no p u t a vo ir &amp; F lorence auc un ren seignem ent précis sur la per­
sonne du poe te qui a va it q u itté ile» 1302 sa ville natale (ceci fu t é crit plus
d e c inquante ans plus tard) ; o r p o rtra it, don i parais sen t a'i'lre inspirés
bien de» a rtistes d e p u is lui» (nota m m e nt R aphae l), e*l dulie de pure

fantaisie
2. P la n a m e n te : so tto voce.

�credenza 1 venir lo sentia, sorridendo passò avanti. I
suoi vestimenti sem pre onestissimi furono, e l’a b ito 2
conveniente alla m aturità, et il suo an da re grave e
mansueto, c ne’domestici costumi c ne’pubblici m ira­
bilmente fu c o m p o sto 3 e civile. Nel cibo e nel poto 1
fu m od estissim o5 ; nè fu alcuno più vigilante di lui e
negli s tudii et in qualunque altra so llec itu d in e 11 il
p u g n e sse. Rode volle, so non domandato, parlava,
quan tu nqu e eloquentissimo fosse. S om m am ente si
dilettò in s u o n i7 et in canti nella sua giovanezza, e,
pe r vaghezza di quegli, quasi di tutti i cantatori e
sonatori famosi suoi contemporanei fu dimestico s.
Quanto ferventem ente esso fosso d'am ore passionato,
assai è dim ostrato di sopra. Solitario fu molto e di
pochi dimestico, o negli studii quel t e m p o 9 che lor
poteva concedere, fu assiduo molto. F u ancora Dante
di maravigliosa c a p a c i tà 10 o di memoria fermissima,
come più volte nelle d e p u ta z io n i in P a r i g i " ot altrove
I. P u r a c ro d o n za : une croyance n a ive; D ante com prend que con
femmesor no m e tte nt aucune m a lveilla n ce clan« lem » propos.
!2. L ’a b i t o : il portam ento.
,'J. C o m p o s to in d iq u e la pleine possession do so i-m ém e ; la parfaite
con ven a n ce dans le» d iscu ssio n s relatives» m ix intterets p u b lic s, aussi
bien que d a n s la v ie de fa m ille .
4. N oi p o to : nel bere.
5. M o d e s tis s im o : tre s re te n u
(&gt;. S o lle c i tu d ln o : o ccu pazion e. Pugnerò (pungere) signifie e x c ite r ,
s tim u ler : quello «pio flit 1’o ccu pation à la q u elle il »o consac rait, il y
apportait to u t non zèie.
7. S u o n i : a irs de m u siq u e; tandi» que canti design e le» parole», le»
poesies chantée s .
8. F u d lm e s t ico : ebbe d im e stich ezza , fam ilia rità. V oir, pa r e x e m p le ,
dans la Divine Com edie, ponr B runetto L atini, G uido C avalcan ti,
C asella.
1). Q u e l t e m p o : in quel tem p o ...: au tan t du m oins q u ’il p o u va it y con ­
sacrer dc tem p s
10. C a p a c ità : in tellig en za , facoltà di ragionare.
II. Le voyage de D a n t e P a ris , a dm is par to us le» anciens biographes,
n'est p lùs aujourd'hui co n sid ere com m e a ussl certa in. Boccace vout

�am
pr ostrò. Fu sim ilmente d ’intelletto perspicacissimo e
di sublime in ge g no 1 e, secondo che le sue opere
dim ostrano, furono le sue invenzioni mirabili e pelle­
grine 3 assai.
V aghissim o fu e d'onore e di pompa, per a ven­
tu ra più che non appartiene a savio uomo. Ma
q ual vita ò tanto umile che dalla vaghezza della
gloria non sia tocca ? Q uesta vaghezza credo che ca­
gione gli fosse d ’am are so p ra ogni altro studio quello
della poesia, acciò che p e r lei al pomposo et inusitato
onore della coronazione pervenisse. Il quale senza
fallo, sì come degno n'era, avrebbe ricevuto, se fer­
mato nell’animo non avesse di quello non prendere in
altra parte, che nella sua patria e sopra il fonte nel
quale il battesimo avea ricevuto; m a dallo esilio impe­
dito e dalla morte prevenuto, nol fece :t.
l«*i* ile« d is c u s s io n s p hllo so ph iq ues quo D ante a u r a i t s o u t e n u e s
célèbre u n iv e r sité de P aris, qu i, au m oyen Ago, a ttira dea m a itre s e t d e l
é lè v e s de tuua l&lt;»s points de L'Europe.
1. I n g e g n o diff ère d e in telletto , on ce q u e le m ot ingegno suppose une
certain e faculté crea trice.
•«?. P e lle g r in o , ou peregrino, signifie : d une q u a lité rare, d u n e beauté1
e x q u ise .
:j. Ce* dé ta ils sur le dé sir d'honneurs e t « ir le couronnem ent de
Dante appartien n en t encore ù la lé gende p lu tò t qu a l'h istoire.

�COMMENTO
Sopra la C om edia di D an te A lig h ieri
LE COMMERCE ET LA POÉSIE '

Empiono la borsa o la cassa l’arti m eccaniche2, le
m erc a la n zie, le leggi civili e le can on iche3 ; ma queste,
semplicemente al guad ag no adoperate, non posson
prolungare, nè prolungano un dì la vita al g u a d a g n a ­
tore, siccome quelle che dietro a so non lasciano
alcuna ricordanza o fam a laudevole del g u ad agn atore.
R icerch insi l'antiche istorie, ispieghinsi le moderne,
scuotansi le m e m o rie 4 degli uomini, e veggasi quello
che* di colui il quale ha atteso ad empiere a r c h e 0
1.
C e s t là un su jet quo Boccace h traité A plu sieu rs reprises, en prose,
eu vers, eu latin et en italien ; ou sa it, que dans mi jeu n esse, son père
l'avait engage dans le com m erce, e t que h* Jeune con teu r d u t lu tter
lon gtem ps pour o b te n ir qu'on lui laissât su ivre une autre carrière
(voir Introd .) ; il garda toujours rancune au com m erce des années qu'il
y a v a it perdues au lieu d 'étudier com m e il l'aurait v o u lu ; de là, le
m épris el l'espèce de colère qui perce dans ces pages écrites pourtant
dans sa vieillesse. C’e st h propos de la rencontre de Dante avec Brunetto
L atin i, au ch an t X V de V E n fe r , que Boccace a in tro d u it cette dig res­
sion dans son Commentaire,
'2. L o a r ti m e c c a n ic h e : ce sont les m étiers où l'on n'exerce que ses
m u scles et non l'in telligence.
3. On a vu IIntrod.) qu'après avoir obtenu de renoncer au co m m erce
Boccace du t étudier le d ro it canon pendant quelques ann ées.
4. S c u o ta n s l la m e m o r ie : expression cu rieu se qui s'expliqu e par
le fait qu'il fau t rem u er (scuotere), fe u illete r beaucoup de livres et de
docum ents p our faire rev iv re le passé, pour le tirer de l'ou bli.
5. Q u o llo c h o : neutre, cui clic.
G. L'arche : leurs caisses; sens aujourd'hui d isp a ru de l'usage.

�d ’oro e d ’arg ento, si trova : trovasi di Mida 1 re di
F rigia, con grandissim o suo vituperio; trovasi di Serse
re di Parsia, con molta sua ign om inia; trovasi di
Marco C r a s s o 4, con perpetuo vituperio del nome su o ;
e questo basti aver detto deU’a n tic h e 3. Delle più
recenti non so che si trovi. Stali sono, p er quel che si
crede, nella nostra città, di g ra n r ic c h i4 uo m ini;
ritrovisi, se egli si può, il nome d'alcuno che, già è
cento anni, fosse ricco ; egli non ci se ne troverà alcuno ;
e se pure alcun se ne trovasse, o in ve rg o g n a di lui si
troverà, come degli antichi, o lui per le richezze non
esser principalm ente ricordato* : per la qual cosa
app are questi cotali avere acquistala cosa che insieme
col corpo e col nome loro s'ò m orta, e convertita in
fumo, quasi non fosso stata.
Ma a vedere resta quello che della poesia si g u a ­
dagni, la q uale essi dicono non essere lucrativa, cre­
dendosi con questo vituperarla e farla in perpetuo
abominevole. La poesia, la qual solamente a ’ nobili
ingegni sé stessa concede, poiché con vigilante studio
è appresa, non dirizza l'appetito ad alcuna richezza,
anzi quelle siccome pericoloso c disonesto peso fugge
e r ifiuta; c prestando diligente opera alle celestiali
1. T ro va si di Mida : on trouve quelque chose concernant Midas ; on
parle bien de Midas, m ais, eie.
2. Midas» el X e rx es so n i assez connus dans In fab le ou dans r his to ire;
M arcus C rassu s form a 1« p rem ier triu m vira t avec P om pée el Cesa r ; il
é ta it célèbre par »e* im m enses rich esses.
.*1. Sou s-enl. storie.

Gran ric ch i : form e de superlatif fam ilier, assez u sitée encore; on
d it bien par exem ple : un gran buon signore.
5.
Kn effet, il pourrait èlio connu polir l'em ploi qu ’ii en a u ra it fai t !
Boccace osi ici évid em m en t in ju ste , el L'histoire de la R enaissance cite
Ioh nom s de uom breux bourgeois florentins en rich is, qui uni com m andé
aux a rtistes di* leur lem ps quelques-une« do leu rs plus b elles oeuvres et
n i on l supporlé li'rt fra is. a jo u to n s que cela s’e sl vu su rto u t ii p a rtir du
x v f sie c le .

�invenzioni e esquisitc composizioni, in quelle con ogni
s u a potenza (che 1 l’ha grandissima) si sforza di fare
eterno il nome del suo divoto com ponitore; e se eterno
far noi puote, gli dà almeno per prem io della sua
fatica quella vita, della qual di sop ra dicemmo, lu n g a
per molti secoli, rendendolo celebre e splendido appo
i valorosi uomini, siccome noi possiamo manifestissi­
m am ente vedere, e negli antichi e ancor ne' m o d e rn i2.
E son passati oltre a ¡2600 anni, che Museo, Lino e
O r f e o 3 vissero famosi poeti, e quantunque la lunghezza
del tempo e la negligenza degli uomini abbiano le loro
composizioni lasciate perire, non hanno potuto p e r
tutto ciò i loro nomi occultare nè fare incogniti ; anzi
in quella gloriosa chiarezza ' perseverano, che essi
mentre corporalmente vivean, faceano. Omero, pove­
rissim o uomo c di n az io n e 3 umilissima, fu da questa
in tanta sublimità elevato, ed è sem pre poi stato, che
le più notabili città di G recia ebbero della sua origine
q u is tio n e 0 : i re, g l’imperadori, e’ sommi principi
1. Gc che a un se ns ex p lica tif : or elle en a uno grande.
2. Ce d évelo p p em en t d ’un lieu com m un , qui paraît aujou rd’hui bien
rebattu , a va it son in térêt e t son a c tu a lité au m om ent où B occace r é c r i­
v it; dans cette v ille de m archands q u 'éta it encore F lorence, il im portait
de faire pén étrer dans les esp rits et dans les cœ urs, c e t am our de la
gloire, qui d eva it être un des sen tim en ts les p lu s féconds e t les p lu s
caractéristiq u es de l’a rt et de la littéra tu re, à l’époque de la R en a is­
sance. Boccace, en tenant ce langage, é ta it d'ailleurs d une absolue sin ­
cérité e t p a rfa item en t d'accord a vec lu i-m em e ; car, s'il eu t q u elqu e
souci de la gloire (m oins cepen dan t que P étra rq u e), il é ta it absolum ent
désin téressé, e t il m ourut pauvre. Son seul to rt é ta it de ne pas vo ir que
le com m erce, pour les peuples, répond à 1111 besoin encore plus im périeux
que la poésie.
3. Ces poètes, dont les nom s seu ls ont été co nservés, appartiennent p lu .
ù la légende m ythologiqu e qu'à l’histoire.
\. C hiarezza est ici syn o n ym e do gloria , fa m a : ils co n tin u en t à briller
d ’un certain éclat.
5. N a zio n e a ici le sons de stirpe, nascità.
C. A llusion à la légende qui représentait la riva lité de sep t v ille s de
G rèce, qui se d isp u ta ien t l'honneur de l’a vo ir vu naitre.

�mondani hanno sem pre il suo nome quasi quello d ’una
deità onorato, e infino a ’ nostri di persevera, con non
piccola ammirazione di chi vede e legge i suoi v o lu m i',
la gloria della sua fama.
Io
lascerò stare i fulgidi nomi d ’Euripide, d ’Eschilo,
di Simonide, di Sofocle2 o degli altri che fecero nello
loro invenzioni tu tta G recia m aravigliare, e ancor
fanno; e similmente Ennio Brundisino, Plauto S arsi­
nate, Nevio, Terenzio, Orazio F la c c o 3, e gli altri
latini poeti, i quali ancora nelle nostre m emorie con
laudevole ricordazion vivono ; p e r non dire del divin
poeta Virgilio, il cui ingegno fu di tanta eccellenza,
che essendo egli figliuolo d'un lutifigolo ®, con pari
consentimento di tutto il senato di Roma, il quale
allora alle cose mondane soprastava, fu di quella m e­
desima laurea onorato, che Ottaviano Cesare di tutto
il
mondo im p erado re; e di tanta eccellenza furono e
sono le opere da lui scritte, che non solamente ad
ammirazion di sé, e in favore della sua fama, i p rin ­
cipi del suo secolo trassero ®, ma esse hanno con seco
insieme infino ne’ di nostri fatta non solamente venera­
bile Mantova sua patria, m a un piccol campicello, il
quale i Mantovani affermano che fu suo, e una villetta

1. On sait que Boccace fu t un dea p rem iers, au so rtir du m oyen Age,
qui aient pu lire in tég ra lem en t I liade e t YO dyssêe (V oir Introd.).
2. S im on ide de Céos est un poète ly riq u e ; les tro is autres sont la gloire
de la tragédie athénienne.
3. E nnius, né à B rindes, poète épique e t d ra m a tiq u e ; P lante, né à
Sarsina, poète co m iq u e; N aeviu s e st le p lu s ancien poète latin qui ait
com posé une épopée; T éren ce e st le poète com ique bien connu, et
H orace, l'auteur des satires, des é p ttre s, des odes.
\ . L u t i fi g o lo : vasellaio, vasaio.
5.
T r a s s e r o : ce verb e a pour su jet le opere da lui scritte, dont il est
question dans la proposition p récéd en te, et, pour com plém en t d irec t,
i principi.

�ch iam ata Pietola ', nella quale dicon che nacque, fatta
d eg n a di tan ta reverenza, che pochi in te n d e n ti2 uomini
sono che a Mantova vadano, che quella quasi un sa n ­
tuario non visitino e onorino.
li
acciochè io a nostri tempi divenga, non lia il
nostro carissimo cittadino e venerabile uomo, e mio
m aestro e padre, m esser Francesco P e t r a r c a 3, con la
dottrina poetica riem piuta ogni parte
dove la lettera
l a t i n a 1-' è conosciuta, della sua maravigliosa e splen­
d id a fama, e messo il nome suo nelle bocche, non
dico d e ’ principi cristiani, li quali più sono oggi idioti“,
ma d e ’ sommi pontefici, de' g ran m aestri, e di qua­
lunque altro eccellente uomo in ¡scienza? Non il pre­
sente nostro a u to r e 7, la luce del cui valore per alquanto
tempo sta la nascosa sotto la caligine del volgar m a­
terno ", è cominciato da g randissim i letterati ad
1.
P ietola occu p era it l'em placem en t de l’ancienne Andes, lu localité où
é tait né V irg ile.
I n te n d e n t i : h*« gens in tellig en ts e t in stru its. P en dan t le* guerres
de la R évo lu tio n , les généraux français, à Man to ue et à N aples, tirent
rendre des honneurs solen nels à V irgile.
3. Sans donn er ici une notice biographique sur P étra rq u e, il suffit de
rappeler qu'il jo u it, au m ilieu du x iv e siècle, d’une renom m ée e x tra o rd i­
naire, dont il pren ait d ’a ille u rs le plus grand soin : ses ouvrages écrits
en latin et ses le ttres (égalem ent en latin) é ta ie n t peut-être alors plus lus
qu e ses p oésies ita lien n es; en 1341, il a v a it été solen nellem en t couronné
an C apitole. Sur ses relations avec Boccace, et sur l’adm iration pleine de
d éférence que le conteur professait pour lui, voir YIntroduct ion.
4. Ogni p a rto : ogni regione, paese.
o. L a le tte r a la tin a : la lingua latin a.
0.
Sono oggi Id io ti : c’e st un g rief que Boccace a plus d’une fois
e x p rim é : il tro u va it que les princes do son tem ps étaient indifférents au
grand m ou vem en t litté ra ire qui se d e ssin a it alors e t m anqu aient à tous
lo irs devo irs en ne l'encourageant pas. — Più sono d o it s'en ten d re: sono
piuttosto idioti (chr principi).
7. Dante A lighieri.
8. On le v o it, Boccace, à la fin de sa vie, pa rta g ea it lo préjugé de
P étrarq u e, su iva n t lequel la v ra ie gloire ne peut ven ir «les oeuvre* com ­
posées en langue v u lg a ire, m ais seu lem en t de c elles qui so n t é crites en
latin. C ette opinion, en ce qui concerne P étra rq u e, Boccace e t bien
d'autres, n'a pas été ratifiée par la postérité.

�essere desiderato e ad aver c a ro ? E quanti secoli cre­
diam noi che l’opere di costoro serbili loro 1 nel futuro?
(o spero che allora perirà il nome loro, quando tutto
l'altre cose mortali periranno. Che dunque diranno
questi nostri, che solamente a ttaccan o2 il denaio? Di­
ranno che la poesia non sia lucrativa, la quale dà per
guad agn o cotanti secoli a coloro che a lei con sincero
ingegno s ’accostano, o diranno che pur F arti mecca­
niche sien quelle delle quali si g u a d a g n a ? Ve r g o g ­
ninsi questi cotali di p o r la b o c c a 8 alle cose celestiali
da lor non conosciute, e intorno a quelle s ’avvolgh ino,
le q uali appena dalla bassezza del loro ingegno son da
loro conosciute.
1. S e r b ln lo ro : d o iv e n t le» co nserver v iv a n ts , dun&gt; la mémoire ile»
hom m es.
2. A llo c c a n o : m o t rare e t obscur ; on l'in terprète com m e adocchiano,
guatano solam ente all(interesse.
3. P o r la b o c c a : de *'y a tta q u er.

��T A B LE DES MATIÈRES

P agi» .

I n t r o d u c t io n ................................................................................................ ......... 1

E x tra it &lt;lu N i n f a l e F i e s o l a .n o :
I)e la d e u x iè m e p a rtie...........................................
24
De la six ièm e p a r t i e ..............................................
35
E x tra it d u Décaméron :
I . — La peste de F lo r e n c e ( I n t r o d u c t io n ) .........
4!&gt;
II. — Les in te r l o c u te u r s (I n tro d u c tio n )...............
!‘&gt;3
lit. — Les trois a n n e a u x (I, 3)................................... 62 —
IV. — B ergam ino (1, 7 ) ................................................
67
V. — Ballade de la prem iè ro j o u r n é e ....................
73
VI. — A n dreuc cio d a P e ru g i a (II, 5)........................
77
VII. — S im o n e (IV, 7 )..................................................... ‘J 8 VIII. — Le F au con (V, 9) ................................................ 104'
1N. — l.e Malin cu is in ie r (VI, 4 ) . ............................. 114
X. — Cala m irino, c h e r c h e u r d e pie rres p réc ieu se s
(VIII, 3)............................................................ 118
XI. — V eng eance d ’un p iq u e - a ssie tte (IX, 8)........ 132
XII. — Le Boi P ie r re d ’Aragon (X, 7). .................. 138
E x tra it d u Cordaccio............................................................. 147
E x tra it de la V i t a d i D a n t e :
I. B e a tr i c e ................................................................ 153
II. P o r t r a it de D a n te ............................................. ISO
E x tra it d u ( ' o m e n t o S o p r a l a C o m k d i a d i D a n t e :
Le c o m m e rc e et la p o é s i e ................................... 102

"

U N I V I .* * :»

-

��TOI IIS

i mp ni mi; mie d e s u s

p r ê iie s

r&gt;, rue Gam betta, i!

������</text>
                  </elementText>
                </elementTextContainer>
              </element>
            </elementContainer>
          </elementSet>
        </elementSetContainer>
      </file>
    </fileContainer>
    <collection collectionId="23">
      <elementSetContainer>
        <elementSet elementSetId="1">
          <name>Dublin Core</name>
          <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
          <elementContainer>
            <element elementId="50">
              <name>Title</name>
              <description>A name given to the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="7841">
                  <text>Université Grenoble Alpes</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
          </elementContainer>
        </elementSet>
      </elementSetContainer>
    </collection>
    <itemType itemTypeId="1">
      <name>Text</name>
      <description>A resource consisting primarily of words for reading. Examples include books, letters, dissertations, poems, newspapers, articles, archives of mailing lists. Note that facsimiles or images of texts are still of the genre Text.</description>
      <elementContainer>
        <element elementId="149">
          <name>Thématique</name>
          <description>Le(s) sujet(s) abordés par un document, exprimés à l'aide de mots-clefs définis par l'équipe de FonteGaia. (Pour l'indexation à l'aide des vedettes matières de RAMEAU utiliser le champ "Sujet du Dublin Core".</description>
          <elementTextContainer>
            <elementText elementTextId="8005">
              <text>Littérature</text>
            </elementText>
          </elementTextContainer>
        </element>
        <element elementId="150">
          <name>Genre</name>
          <description>Genre(s) littéraire du document..</description>
          <elementTextContainer>
            <elementText elementTextId="8006">
              <text>Edition critique</text>
            </elementText>
          </elementTextContainer>
        </element>
      </elementContainer>
    </itemType>
    <elementSetContainer>
      <elementSet elementSetId="1">
        <name>Dublin Core</name>
        <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
        <elementContainer>
          <element elementId="37">
            <name>Contributor</name>
            <description>An entity responsible for making contributions to the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="354">
                <text>Hauvette, Henri (1865-1935). Editeur scientifique</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="39">
            <name>Creator</name>
            <description>An entity primarily responsible for making the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="355">
                <text>Boccace (1313-1375)</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="40">
            <name>Date</name>
            <description>A point or period of time associated with an event in the lifecycle of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="356">
                <text>1901</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="44">
            <name>Language</name>
            <description>A language of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="357">
                <text>ita</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="6743">
                <text>italien</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="45">
            <name>Publisher</name>
            <description>An entity responsible for making the resource available</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="358">
                <text>Garnier Frères</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="47">
            <name>Rights</name>
            <description>Information about rights held in and over the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="359">
                <text>Domaine public</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="48">
            <name>Source</name>
            <description>A related resource from which the described resource is derived</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="360">
                <text>Université Grenoble Alpes. Bibliothèques et Appui à la Science Ouverte. BU Droit et Lettres. 24191</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="49">
            <name>Subject</name>
            <description>The topic of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="361">
                <text>Boccace (1313-1375) -- Critique et interprétation</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="43">
            <name>Identifier</name>
            <description>An unambiguous reference to the resource within a given context</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="362">
                <text>384212101_24191</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="12275">
                <text>url:384212101_24191</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="50">
            <name>Title</name>
            <description>A name given to the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="363">
                <text>Extraits de Boccace (en italien)</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="51">
            <name>Type</name>
            <description>The nature or genre of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="364">
                <text>monographie imprimée</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="66">
            <name>Has Format</name>
            <description>A related resource that is substantially the same as the pre-existing described resource, but in another format.</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="3141">
                <text>http://fontegaia.huma-num.fr/files/manifests_json/384212101_24191/manifest.json</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
        </elementContainer>
      </elementSet>
    </elementSetContainer>
    <tagContainer>
      <tag tagId="4">
        <name>DONE</name>
      </tag>
    </tagContainer>
  </item>
  <item itemId="33" public="1" featured="0">
    <fileContainer>
      <file fileId="33">
        <src>http://fontegaia.eu/files/original/b875ede0365a9a542e0f70d1074ad74b.jpg</src>
        <authentication>0a5b4e2492f82a390fa34334606a6805</authentication>
      </file>
      <file fileId="82">
        <src>http://fontegaia.eu/files/original/32a91803e7a1848a6d2e1fda3abff1ec.pdf</src>
        <authentication>b7cddd320bc7a7f92095bab7839ab4cd</authentication>
        <elementSetContainer>
          <elementSet elementSetId="4">
            <name>PDF Text</name>
            <description/>
            <elementContainer>
              <element elementId="153">
                <name>Text</name>
                <description/>
                <elementTextContainer>
                  <elementText elementTextId="10340">
                    <text>����É T U D E S

IT A L IE N N E S

1re ANNÉE - 1919

�ANGERS

-IMP. F. GAULTIERET A THEBERT.

RUR GARNIER.

���A U X

L E C T E U R S

Non si volta chi a stella è fisso.
Leonardo Da Vinci.

Ceci n'est pas, à proprement p a rler, une revue nouvelle.
Pendant dix-huit ans, de 1901 à 1918, les Annales de la
Faculté des Lettres de Bordeaux ont publié, entre leur Revue
des Études anciennes et leur Bulletin hispanique, un Bulle­
tin Italien, dont la vie matérielle a été assurée grâce à
l’ingénieuse administration du doyen G. Radet. Ce qu'a été
ce Bulletin Italien, il ne nous appartient pas de le dire, car
la Rédaction du présent recueil est trop étroitement apparen­
tée à celle de l’ancien. Du moins nous sera-t-il permis de rap­
peler que plusieurs de nos maîtres les plus respectés, Eugène
Müntz, Èmile Picot, MM. A. M orel-Fatio, Paget Toynbee,
nous avaient apporté dès le prem ier jou r le grand encoura­
gement de leur collaboration. A côté d'eux, parm i ceux qui
ont le plu s assidûment uni leurs efforts au x nôtres, nous
tenons à citer au moins les collègues, les amis, qui ont
aujourd'hui disparu, Charles Dejob, P. Duhem, L. G. Pélissier,
Eugène Landry, Jacques Rambaud, René Sturel. Leur zèle
a soutenu le nôtre, et nous a permis de grouper autour de
nous bon nombre de Français amis de l'Italie, et plusieurs
Italiens dont la contribution a été hautement appréciée.
Ainsi s’est constituée sans bruit, mais non sans fruit, la seule
revue française qui eût pou r objet unique l'étude historique
de la
Le
Ceux
ju g é

civilisation italienne.
Bulletin italien a cessé de paraître à la fin de 1918.
qui en avaient suivi de près la vie laborieuse et utile ont
nécessaire de le ressusciter aussitôt, dans un esprit et

�sous une form e à peine modifiés, pou r continuer à entretenir
et à développer parm i les Français le goût des études ita­
liennes.
L’ Union intellectuelle franco-italienne, fondée à Paris en
1916, et dont le program m e ne prévoyait d’abord la publication
d’aucun périodique, ne crut pas pouvoir se dérober au devoir
et à l'honneur de reprendre l’ œuvre si vaillamment inaugurée,
il y a dix-huit ans, à Bordeaux. Elle a eu la bonne fortune de
rencontrer un éditeur entreprenant, dont l’esprit d’ initiative
ne se laisse pas intimider par les graves difficultés du moment.
Lancer une revue nouvelle, en cette heure de crise économique,
serait une entreprise peu raisonnable ; assurer la continuité
d'une œuvre déjà estimée, qui importe à la bonne entente
intellectuelle des deux alliés latins, nous a paru simplement
nécessaire.
Le Comité de rédaction se défend de se tracer p a r avance
un program m e trop détaillé, que, dans les circonstances
présentes, il serait sans doute impuissant à réa liser; il sait
d’ ailleurs que le seul programme valable d’ une revue nais­
sante est constitué par la composition de ses premiers fasci­
cules. Cependant nous avons certaines ambitions, que nous
croyons avouables; et il nous parait utile, pou r dissiper toute
équivoque, de définir nettement la position que nous tenons a.
prendre dès le prem ier jour.
Tout d'abord, le Comité n'entend pas sacrifier à l’ actualité.
Les problèmes si com plexes que pose la cessation de la guerre
ne sont pas de notre ressort. Nous nous interdisons sévèrement
les épineuses questions relatives au présent et à l’avenir des
relations de l'Italie et de la France dans l’ ordre économique et
politique. A chacun sa tâche : la nôtre est avant tout histori­
que. L’étude de la civilisation italienne, depuis le haut MoyenAge jusqu'à hier, est un terrain assez vaste et fertile p ou r que
nous ne cherchions pas à l'étendre davantage. Pour le cultiver
sans trop d’ insuffisance, nous devrons constituer des équipes
de travailleurs nombreuses et actives, qui ne se form eront

�pas en quelques jo u rs ni en quelques mois. Nous comptons
beaucoup sur les collaborateurs plu s jeunes, que d’austères
et glorieux devoirs ont retenus jusqu'ici loin de nous, loin de
leurs livres et de leurs notes. Parmi ceux qui avaient déjà
tourné leurs regards vers l’Italie, plusieurs, hélas! ne revien­
dront plus. Mais nous sommes assurés que beaucoup d'autres
seront attirés p a r l'étude de la grande civilisation italienne,
p a r les événements de son histoire, qui est intimement liée
aux destinées de l’ Europe entière, et p ar les manifestations
infiniment variées du génie italien dans les arts, les lettres,
les sciences, la philosophie, le droit, les sciences sociales. L'é­
volution politique de l'Italie et son essor économique depuis un
demi-siècle, les audaces novatrices de ses jeunes générations
d'artistes et de poètes présentent un intérêt que ne peuvent
plus entièrement éclipser à nos yeu x les grandes crises et les
chefs-d’œuvre des siècles passés.
Tel est le domaine immense que nous espérons explorer un
jo u r dans toutes ses parties. Notre ambition serait de fournir
au public français la revue qui le renseignerait sur le plus
grand nombre possible de points touchant à l'histoire de la
civilisation italienne ancienne et moderne.
Nous savons que nous sommes encore loin d’atteindre ce
but, pour quantité de raisons qu’ il nous suffit d'indiquer briè­
vement. Les difficultés matérielles, qui pèsent, à l'heure
actuelle, sur tous les travaux de librairie, nous obligeront
notamment à nous contenter, pour nos débuts, de fascicules
un peu minces. Mais ces difficultés ne tarderont plus guère
à s'atténuer et à disparaître ; or nous ne travaillons pas seu­
lement p ou r l’heure présente : nous avons confiance que
l'œuvre entreprise, ou reprise aujourd’ hui, est appelée à
durer et à se développer, car elle a un très haut objet. Nous
voulons nous inspirer du mot si profond de Léonard, qui est
inscrit en tête de ces lignes : « Quand on se met en route, il
faut fixer son regard sur les astres : c'est le moyen de ne
jam ais se détourner du but ».

�Un grand philologue italien, à qui nous avions fait part
de nos projets, en lui demandant de nous accorder sa collabo­
ration, nous répondait : « Les Études Italiennes naissent à
point et sous une bonne étoile ; selon toute probabilité, l’année
de leur apparition sera une date glorieuse dans l’histoire de
l'humanité. » Comme chacun de nous, notre maître se mépre­
nait sur l'heure de la victoire : elle a sonné avant la fin de 1918 ;
mais l'année 1919 va bien inaugurer la vie d'une nouvelle
Europe. Avec elle commence l'ère laborieuse de toutes les
reconstructions, celle du travail fécond, réparateur, libéra­
teur, après une période de destruction forcenée. Nous voulons
espérer que, dans notre sphère modeste, nous saurons trouver
en nous un p eu de cet esprit créateur, qui va être si nécessaire
p ou r sortir du chaos et pour jeter les bases de relations nou­
velles entre les peuples.
Nous comptons fermement sur tous les amis français de
l’Italie et sur nos amis italiens pour nous aider, par leurs
conseils, p a r leur collaboration, par leur appui, à triompher
des obstacles qui rendent nos premiers pas un peu difficiles.
De l'intérêt que rencontreront nos efforts auprès du public
lettré dépend, en dernière analyse, leur succès.
Le Comité de Rédaction.

��Pl. I.

LE COLISÉE
ET L’ARC DE CONSTANTIN DANS LA CAMPAGNE ROMAINE
Détail d'un tableau de Claude Lorrain (Le Soir, Collection du Duc de Westminster.)

�C la u d e L o rra in et le p a y s a g e r o m a in

Rome a tout enseigné à Claude Lorrain. Ce petit paysan de
la vallée de la Moselle, venu en Italie sans préparation,
presque illettré, ne sachant rien de l’art de la peinture à
laquelle il rêvait de se consacrer, a connu Rome encore ado­
lescent et s’y est fixé, dans sa vingt-cinquième année, pour
n’en plus jamais sortir et y passer toute sa carrière. L’appren­
tissage qu’ il y trouva ne fut point celui que les artistes du
monde entier y venaient chercher. On ne peut croire que son
art personnel ait tiré grand profit de sa présence dans l'atelier
d’A ntonio Tassi, qui l’employait près de Viterbe, vers 1655,
avec une équipe de décorateurs français, aux ouvrages de la
villa Lante. Mais, tandis qu’ il vivait de ces travaux presque
manuels, le noble pays lui révélait peu à peu la vocation véri­
table de son génie. Les lignes harmonieuses des horizons,
la majesté des monuments et surtout une lumière enchante­
resse pour des yeux du Nord, voilà les éléments essentiels
de la peinture de Claude, ce qu’il a aimé d’un amour profond
et ce qu’ il a, toute sa vie, essayé de rendre.
A cette même heure de l’histoire de l’art, Rome a parlé un
semblable langage à un autre de nos grands peintres, Nicolas
Poussin, dont l’œuvre, plus étendue que celle de Claude L or­
rain, a eu une action plus directe sur leur temps. On peut
comparer leurs paysages, plus intellectuels chez l’un, plus
sensibles chez l’autre, mais inspirés par la même nature et
le même ciel. Les deux maîtres représentent ce qu’ il y a de
plus élevé et de plus pur dans la peinture française du
XVIIe siècle, et il est remarquable qu’ils se soient nourris de la
substance romaine avec autant d’abondance, sans altérer leurs
qualités originales et celles qu’ils tenaient de leur race. Ils les

�ont développées, au contraire, en les enrichissant des plus
précieuses traditions du génie latin. Telles sont les idées, dont
plusieurs assez communes, qui furent développées dans les
premières leçons d'un cours professé, au printemps dernier, à
l'Université de Rome, sur « Rome éducatrice des artistes français
au XVIIe et au XVIIIe siècles ». Quelques observations de détail,
qui ne pouvaient trouver place en des discours destinés au
grand public, pourront peut-être intéresser les lecteurs des
Etudes Italiennes.
*
* *
Deux genres de sujets se partagent l’œuvre de Claude
Lorrain. Les amateurs d’autrefois ont apprécié surtout ses
marines célèbres, où l’on voit d’ordinaire, sur un rivage
bordé de palais, étinceler les flots d'un golfe ensoleillé et se
balancer des galères à l’ancre dans une féerie lumineuse.
L'artiste a peint, je crois, avec plus d’amour ses paysages
de terre, qui révèlent presque tous quelques aspects de la cam­
pagne romaine. On doit négliger le sujet mythologique ou
religieux, qui occupe souvent le premier plan et sert à dési­
gner la toile. Qu’il s’agisse de l'Adoration du veau d’or, de la
Fuite en Egypte ou du Jugement de Pâris, ces figures, que Lor­
rain n’aimait pas exécuter lui-même, offrent un bien médiocre
intérêt à côté de ce qui était pour lui son tableau véritable :
l’interprétation poétique et réelle de la nature, par les grandes
masses d’ombre que font au premier plan les édifices et les
feuillages, par la fuite de la perspective, la vibration de
l’atmosphère insaisissable et les dégradations de la lumière.
Pour qui connaît un peu cette, campagne de Rome, dont a
parlé Chateaubriand en digne admirateur de Claude Lorrain,
il est aisé de reconnaître, dans les compositions de celui-ci,
tous les éléments pittoresques qui la caractérisent. C’est la
plaine immense, semée de tenute et de châteaux-forts, où les
dépressions du terrain disparaissent dans un ensemble d’ ondu­
lations qui se prolongent jusqu’à la m er; c’est le flavus Tiberis
tantôt miroitant sous le soleil, tantôt reflétant les arches de

�ses ponts et les moulins de sa rive, qui semble descendre
avec lenteur des montagnes découpées sur l’ horizon; c’est le
bord d'une rivière entourée d’épais ombrages, où glisse mys­
térieusement la barque solitaire, tandis que, d’un massif de
chênes verts, émerge l’architrave d’un temple abandonné ;
c’est le marécage que traverse pesamment un troupeau de
buffles, accompagnés de leur pâtre enveloppé dans son man­
teau.
Il est impossible d’ accepter sans protestation la boutade d’un
critique moderne. Regrettant que la campagne romaine n’ait
pas été assez étudiée par les anciens peintres, M. Ugo Fleres,
qui a écrit sur le sujet un livre charmant, met leur abstention
sur le compte de la peur de la fièvre, et croit pouvoir ajouter :
« Nicola Poussin e Claudio di Lorena non osaron spingersi
troppo oltre fuori Porta del Popolo, ove abitavano e dipin­
gevano » 1. L’erreur est d’autant plus étrange que les témoi­
gnages contemporains, les seuls qui comptent sur une vie
aussi obscure que celle de Claude, attestent tous sa méthode de
travail d’après la nature et ses pérégrinations continuelles
autour de Rome. Son fidèle compagnon de jeunesse, qui est
aussi son meilleur biographe, le peintre Joachim de Sandrart,
contant leur première rencontre aux cascatelles de Tivoli
(apud cataractas illas nobiles), assure que son ami le paysa­
giste dépensa de longues années à d’opiniâtres études en
plein air, en parcourant la campagne du matin au soir :
Ad intimiora naturae adyta penetraturus, ante diluculum iam
in ipsam usque noctem in campis haerebat, ut aurorae status
varios solisque ortum et occasum, una cum horis vespertinis,
iuxta verum naturae exemplum depingere disceret ; cumque
modo huc modo illuc in campo bene considerasset, eodem colore
statim pigmenta sua distemperabat, domumque cum iis recur­
rens, operi illa proposito multo maiori applicabat veritate quam
ullus ante eum fecerat alius ; quo dif/îcillimo et molestissimo
1. Ugo Fleres, La Campagna romana, dans la collection Italia artistica de
Corrado Ricci,

�discendi genere multos insumebat annos, quotidie in campum
excurrens, viamque tam longam citra taedium regressus... 1.
Ces pages, bien qu’un peu pénibles à suivre, sont les plus
instructives et les plus émouvantes qu’on puisse lire sur le
grand initiateur du paysage moderne.
Empruntons-y encore quelques lignes sur les études d’après
nature que faisaient ensemble les deux peintres : Quemadmo­
dum ego rupes saltem exquirebam singulares, stipites arborum
extantiores, comas magis frondosas, cataractas undarum, aedifi­
cia et ruinas maiores et pro complementa picturarum historica­
rum magis mihi idoneas ; ita ex adverso ille minori saltem
pingebat forma, quaeque post secundum longius distarent fun­
dum, et versus horizontem diminuerentur, coelumque versus
vergerent, inque his mirus re vera dici poterat artif ex. Ces mots
expriment assez bien les recherches de perspective aérienne,
auxquelles se livrait Claude et qui sont l’âme de ses paysages
(tabulae topographicae) ; il s’attachait « aux objets au-delà du
second plan, qui diminuent vers l’horizon et se perdent dans
le ciel ». C’était la grande nouveauté qui n’échappait point au
peintre allemand; lui-même étudiait les arbres, les eaux ou
les fabriques, mais en vue de la peinture d’ histoire, et ces
études devaient se rapprocher davantage de celles de Nicolas
Poussin.
Un intéressant travail à proposer à un travailleur vivant à
Rome, familier avec ses monuments et sa campagne, serait la
recherche des sites utilisés dans les compositions de Claude. Il
conviendrait tout d’ abord d’en faire le relevé dans l’ ensemble
de ses peintures, en se servant par exemple de la précieuse
série photographique réunie depuis de longues années par la
1. Le texte original de Sandrart est en allemand (Nuremberg, 1675). La tra­
duction latine de l’ouvrage : Academia nobilissima artis picturae..., a paru en
1683. Cette biographie de Claude est reproduite, avec celle de Baldinucci (1684),
dans le grand ouvrage, aujourd'hui épuisé, de Mrs Mark Pattison, Claude Lorrain,
sa vie et ses œuvres, Paris, 1884, p. 192-96.
On a, dans la collection des Grands artistes, (Paris, Laurens), un Claude Lorrain
de M. Raymond Bouyer, petit livre clair et solide, qui résume tout ce qu’il est
essentiel de connaître sur le maître français.

��Pl. II.

LE CAMPO VACCINO
Renversement de l'eau forte de Claude Lorrain d'après sa peinture et dans le sens de celle-ci

�maison Braun, et en la complétant par les anciennes gravures.
On suivrait la même enquête parmi les dessins ; d' abord au
Liber veritatis, le fameux recueil appartenant au duc de
Devonshire, aujourd’ hui à la bibliothèque de Chatsworth, où
Claude a voulu conserver, à la plume et à la sépia, la composi­
tion de la plupart de ses tableaux ; puis, avec plus d' utilité
peut-être, dans les nombreuses études d’après nature exécutées
par le grand peintre. Outre les collections particulières, les
grandes collections qui renferment le plus grand nombre de
ses dessins sont le British Museum, qui en est particulièrement
riche, l’Albertine, de Vienne, et le Louvre, qui vient d’en acqué­
rir une précieuse série nouvelle1. Muni de ces renseigne­
ments, on pourrait reconnaître les points que le peintre a visités
et reconstituer quelques itinéraires d’une réelle exactitude.
Ma vieille amie Lady Dilke (alors Mrs Mark Pattison) avait
pensé à le faire, dans le livre où elle a réuni, sur son maître
préféré, beaucoup d’ indications précieuses, quoique parfois un
peu confuses ; mais, au moment où elle publiait sa m ono­
graphie, elle n’avait pu retourner en Italie.
On n’a jamais fait à Rome de travail sur Claude, et comme
les renseignements de seconde main ne sauraient suppléer à
la connaissance directe des lieux, l’on peut dire que cette
partie du sujet reste à traiter. Les notes qui vont suivre aide­
ront à la délimiter ; elles serviront aussi à démontrer l’intérêt
qu' elle peut offrir pour l'histoire du peintre et même pour la
topographie romaine.
*
* *
L’intérieur de la ville a fourni à Claude Lorrain de nombreux
motifs. Il a utilisé le Colisée, les arcs de Titus et de Constantin,
les édifices du Forum romain, qui se montraient alors aux
1. Dix-sept dessins du Louvre sont reproduits, à petite échelle, mais très
lisibles, au tome V du précieux Inventaire général des dessins du Musée du Louvre
et du Musée de Versailles, par MM. Jean Guiff rey et Pierre Marcel. Le texte ne
donne aucune indication typographique, sauf pour le n° 4118. — La série Hesel­
tine, qui vient d'entrer au Louvre, ne compte pas moins de quarante morceaux.

�yeux du visiteur tout autres que de nos jours1
. La façon
dont s’en sert l’artiste est parfois assez surprenante ; rien
n’ est curieux comme de voir se dresser, par exemple, l’Am­
phithéâtre Flavien et l’arc de Constantin au second plan d’un
paysage représentant un torrent de l'Agro, traversé par un
troupeau de bœufs ayant de l’eau jusqu’au ventre2. Ailleurs,
le Colisée est transporté sur le rivage d’ un port de m er3. Il
est groupé d’une façon plus logique avec les temples de Castor
et Pollux et de la Concorde dans le tableau rappelé par le pre­
mier dessin du Livre de vérité4. Celui qui a pour sujet Noli
me tangere met la scène évangélique auprès des murailles
de Jérusalem, qui ressemblent extrêmement aux murs d’Auré­
lien5. Le Panthéon est au bord du lac où Egérie pleure la
mort de Numa6.
Certaines ruines considérables, comme les Thermes de Cara­
calla, ne paraissent pas avoir retenu l’artiste. Son goût se
porte visiblement sur les monuments d’un aspect architectural
plus complet. Le petit édifice rond des bords du Tibre, dit alors
temple de Vesta, se retrouve en plusieurs tableaux, ainsi que
celui de Tivoli, dont la forme est toute semblable7. Le
château et le pont Saint-Ange ont moins intéressé ses yeux,
semble-t-il, que d’ autres paysages urbains8. Les édifices du
Capitole se trouvent plus d’une fois transportés au bord de la
1.Un très beau dessin du British Museum représentant l'arc de Titus est
reproduit par Mrs Pattison, p. 155. Une composition identique se retrouve dans
les sanguines d Hubert Robert, qui a souvent retrouvé les traces de Claude.
2.L e soir, partiellement reproduit dans notre gravure. Collection du duc de
Westminster.
3.C'est le tableau où figurent Mercure, Hersé et Aglaure, et que Dom. Barrière
a gravé (dans Mrs. M. Pattison, p. 95).
4. Cf. Mrs M. Pattison, p. 207.
5. Ancienne collection William Beckford. Peint pour le cardinal Spada.
6. Musée de Naples.
7.Baldinucci donne une raison de ce goût de l’artiste « Fecevi... partico­
larmente tempi tondi, ne' quali ebbe un talento singolarissimo... Ed ha fatto
vedere che questi tempi tondi molto abbelliscono il paese, quando se ne fanno
pigliarele misure e distanze proporzionate al rimanente della tela ».
8. Il semble bien les donner, assez déformés, dam un dessin composé du
Louvre (n° 4118).

�mer, par exemple dans le Port au soleil couchant du Louvre,
où le palais sénatorial est reconnaissable à son campanile1.
La villa Médicis apparaît, à son tour, avec un arrangement
surélevé, au milieu des constructions du Port marchand des
Uffizi2. Le port du Tibre, à Ripa grande, a inspiré à Claude
un petit lavis d’un puissant effet de lumière3. On voit qu’il
a erré sur le Célius et sur le Palatin, mentionnés de sa main sur
une étude4; et c’est vraisemblablement des anciens jardins
des Césars ou du couvent de Saint-Bonaventure qu’il a dessiné
l’abside de l’église des Saints-Jean-et-Paul, avec les arches audessus de Saint-Etienne-le-Rond5. De la villa Panfili, qu’il
appelle « la vigne de papa Innocent », il a pris la vue tou­
jours fameuse de la coupole de Saint-Pierre6. Le beau casino
de la villa venait d’être élevé par l’Algarde; il a été gravé
par un ami de Claude travaillant à Rome, et il se reconnaît
dans plusieurs marines, au milieu d'édifices du même style.
D’autres villas ont eu la visite de notre peintre, bien que les
jardins composés soient pour lui beaucoup moins attrayants
que la nature agreste; il a étudié des arbres « a Vigne Ma­
dama », et un petit casino parmi des pins chez le cardinal
Albani7. Une fine silhouette de Rome apparaît sous l'horizon,
dans une vue du Tibre prise au pied du Monte Mario8. On pour­
rait sans doute ajouter à ces indications.
1. Le palais des Conservateurs est à droite de la composition.
2. On la retrouverait dans d’autres toiles.
3. Brit. Mus.. F. f. 2, 156 : « Claudio fecit. Ripa grande ». Même inscription
sur un dessin de l'ancienne collection Heseltine.
4. Brit. Mus. 0. 0. 7, 148 : « Claudio fecit. La vista di mon Palatino... » La des­
cription de Mrs Pattison ne parait pas se rapporter au Palatin lui-même.
5. Le sujet, grave en manière de sépia dans le recueil des cent fac-similés
de F. C. Lewis (Londres, 1837), n'a pas encore été identifié ; il ne laisse place à
aucun doute.
6. Brit. Mus., 0. 0. 7. 151. « Fait par moi Claude Gellée dit il Lorains, a Roma
ce 22 maigio 1646, la Veue de la vigne de papa Innocent et Saint-Pere de Rorna ».
C'est un bon exemple de l'orthographe du peintre, également incertaine en ses
deux langues.
7. Albertine, Français A. 4, n° 262 : « Vue du palais Albano dedans le Palais
Palezzino ».
8. Récente acq. du Louvre. Anc. coll. Heseltine.

�La célèbre étude du Forum romain, faite par Claude Lorrain,
nous est conservée sous trois formes, la peinture du Louvre,
le dessin du Liber Veritatis et l’ eau-forte de 1636. Elle présente
un intérêt topographique particulier. Dans cette œuvre de sa
première époque1 l’artiste a très fidèlement représenté le
Forum tel qu’il existait alors, et son œuvre mérite assurément
une attention spéciale parmi les documents analogues, qui sont,
comme on le sait, assez nombreux.
Claude s’est placé, comme le groupe de gentilshommes à qui
un guide semble donner des explications archéologiques, un
peu en arrière de l’arc de Septime-Sévère et du temple de
Saturne, dit alors temple de la Concorde. Les parties basses de
ces monuments sont naturellement enterrées. Divers groupes
occupent la place, où l’ on voit aussi un troupeau au-delà d’une
fontaine et un buffle poursuivi par des chiens. Le troupeau,
que d’autres peintres ou dessinateurs n’ ont pas manqué d’indi­
quer au même lieu, vient justifier le nom traditionnel du
Campo Vaccino donné par la propre inscription de Claude. Le
pourtour de la place semé de débris présente des édifices qu’ il
est facile de reconnaître. A droite, au-delà de médiocres
maisons blanches, l'église S. Lorenzo in Miranda, avec
les belles colonnes du temple d’ Antonin et Faustine, dominé
par une arche de la basilique de Constantin, dit alors temple
de la Paix; puis vient une autre colonnade, celle du temple de
Romulus, en avant des SS. Cosmate e Damiano, et enfin la
façade et le campanile de Santa Francesca Romana, derrière
lesquels se découpe nettement la haute masse du Colisée. Cette
dernière église se joint par le bâtiment du couvent, de nos
jours détruit, à l’arc de Titus; de l’arc part la muraille des
jardins Farnèse coupée de la porte monumentale, que j ’ ai vue
encore dans ma jeunesse. Les jardins s'étagent derrière les
trois colonnes de Castor et Pollux, dont le fût paraît entière­
ment dégagé. De l’autre côté du paysage, le sommet de la
1. La peinture a été commandée par M. de Béthune, ambassadeur de France.

�tour des Conti, disparue aujourd’hui, se montre au-dessus de
l’arc de Septime-Sévère, ce qui permet de fixer le point exact
où l’artiste a placé son chevalet.
*
* *
Les excursions de Claude Lorrain hors de Rome sont attestées
par l’ensemble de ses dessins et par de nombreux détails de ses
peintures. On peut ainsi l’accompagner dans ses itinéraires et
retrouver ses points de vue favoris. Que de fois, par exemple,
le profil dentelé du Soracte se reconnaît dans ses horizons! C’est
une ligne qui semble venir naturellement sous son pinceau,
tant elle a rempli ses yeux et sa mémoire1 . Les divers aspects
de la montagne dominatrice, qui règne sur la campagne au
nord de la ville, ont été notés par le peintre avec exactitude,
et, pour cela, il s’est avancé assez loin en remontant le cours
du Tibre et la voie Flaminienne2 . Je crois reconnaître la
silhouette guerrière du château de Bracciano dans une vigou­
reuse sépia du musée du L ouvre3. On sait qu’ il y a une fort
belle vue du Soracte et des montagnes du haut des tours des
Orsini, et le grand lac qui s’ étend à leurs pieds doit être pour
quelque chose dans les grands espaces d’eau qu’il lui arrive
d'étaler parmi les montagnes. De son passage sur la voie Cas­
sienne on a un témoignage, assez rare pour sa précision, dans
le dessin du prétendu tombeau de Néron : « Veduta de la
1. Une des vues les plus caractérisées du Soracte occupe le fond du tableau
célèbre de la galerie Doria, Le moulin sur le Tibre, dont une réplique est à la
National Gallery. Je signale aussi le dessin 4099 du Louvre et surtout le 4121, un
des plus étudiés de la collection française. Même silhouette dans le paysage de
l’Albertine, portant le n° 436 de la publication viennoise, Handzeichnungen alter
Meister aus der Alberlina..., t. IV.
2. Il a poussé de ce côté, dans la vallée de Narni et de Terni, dont les peintres
ont toujours aimé le pittoresque. Notre dessin inédit s’inspire des cascades et de
la vallée de la Nera. Il n'est pas impossible qu’il ait utilisé le temple du Clitumne,
que je crois retrouver dans un des tableaux du Musée de l'Ermitage, L'Ange et
Tobie. Où est aujourd'hui, après les événements de Russie, cette belle suite de
peintures de Lorrain, et faudra-t-il nous contenter de les revoir dans les photo­
graphies de Braun?
3. N° 4109. Gravé en fac-similé par Louis Nauroy (Chalcographie du Louvre).

�Sepultura di Nerone sopra la strada di Storta per il viago de Flo­
rence. Clodio Gelée. R om a1 ». Toute cette région grandiose
et désolée a été explorée par Claude. Il a fait séjour aux envi­
rons d’Isola Farnese, dans un domaine de la famille Crescenzi,
qu’ il désigne clairement sur plusieurs dessins datés de 1662 ; il
y a étudié les bords de la rivière de Valchetta, avec le sol coupé
en falaises, les hauteurs boisées ou couronnées de bâtiments
et presque toujours l’ horizon majestueux des montagnes. Le
pays lui était connu dès sa première jeunesse alors qu’il se
rendait à Viterbe, pour travailler à Bagnara chez le cardinal
Montallo, maître de la villa Lante2.
Les études les plus fréquentes de Claude ont été faites sur les
bords du Tibre, aux environs de Ponte M olle3, qu' il pouvait
atteindre en une courte marche, en venant de sa maison de
l’Arco de’Greci (via Babuino) par la porte du Peuple. Chacun
sait que c’était aussi la direction principale des promenades de
Poussin. On pense à l’ un et à l’ autre, en admirant les collines
fortement décrites, qui dominent l'Aqua Acetosa dans un beau
lavis récemment entré au Louvre4.
Claude a suivi le cours de l’ Anio aussi souvent que le cours
du Tibre, et dessiné plus d’une fois le décor crénelé du « Ponte
Nomentano »5 La route de Frascati, comme celle de Tivoli,
lui fournissait de fréquentes occasions de faire halte, et de prép
a
re

1. B ritish Muséum, 0. 0. 7, 144. Rapprocher la formule de l’inscription d’un
dessin de la même collection fait au bord de la mer. « Claudio fecit per il viage
di Civita vecia ». Le « tombeau de Néron » est pris d’un autre aspect, dans le
dessin 276 de l’Albertine. — Un magnifique groupement de ruines antiques, avec
une église à coupole et un campanile, est réuni au bord de la mer, dans le
dessin de l’Albertine appelé, je ne sais pourquoi Un port sur le Tibre (dans
Mrs. Pattison, p. 52). La manière indique une étude d’après nature.
2. Musée du Louvre, n° 4113 de l’inventaire Guiffrey et Marcel (non reproduit).
Ou a lu sur le dessin : La Crigencio. Clau. Roma 1662. British Muséum,n° 0.
0. 6. 91, 0. 0. 7. 242, et 0. 0. 7. 243 (avec l’inscription : Vista dela Crescenzia
Roma, 1662).
3.Le plus célèbre tableau qui s’inspire de cette région est le paysage du
château de Windsor, gravé par Vivarès et Goupy.
4. Anc. coll. Heseltine.
5. V . notamment deux dessins de l'Albertine, 274 et 284.

�s
on godet de bistre ou de sépia, s’il était séduit par un
bord de rivière ou une des nombreuses buttes couronnées d’une
ferme de la campagne fortifiée.
L’antique Tibur, où l’attiraient tant de curiosités pittoresques
a reçu sa visite à bien des reprises. On possède un grand dessin
à la plume, lavé de bistre, du château bâti par Pie II1, avec
le ravin encaissé qu’il domine. Claude utilisait en ses peintures
cette vigoureuse silhouette, comme il faisait des colonnes du
« Temple de la Sibylle2 ». Mais Tivoli ne fut souvent qu’ une
étape de l'excursion dans les monts de la Sabine. Sandrart
atteste les séjours de son ami dans la haute vallée de l’Anio,
pleine de sites admirables ; il raconte qu’ils allaient tra­
vailler ensemble jusqu’à Subiaco, dans la solitude de saint
Benoît : Hinc ansa nobis enascebatur, ut (loco delineationum
vel adumbrationum factarum creta nigra atque penicillo) in
campis apricis Tiburtinis, iisque locis , quae iam Frescada,
Subiaca, al S. Benedetto dicuntur, et alibi, in charta débite
fundata, vel tela coloribus ad vivum plene depingeremus,
m onta, antra, valles, atque deserta, horrendos Tyberis lapsus,
templum Sibyllae et similia3. Ce précieux texte fait de Claude
en ces pages le prédécesseur d’une illustre lignée de peintres.
Et les monts Albains, comment ne les eût-ils pas fréquen­
tés? Ils commandent mieux que les autres l’horizon de Rome,
et, si leurs lignes harmonieuses se retrouvent dans les tableaux
de Claude, on peut croire qu’il a étudié aussi, du haut de leurs
sommets, les immenses étendues qu’ ils dominent. « Il préfé­
rait, dit Sandrart, les points d’où l’on voit se dérouler les ondulation
s
1. Le n° 4113 du Louvre me parait représenter un cours d’eau de la plaine au
pied de la montagne de Frascati. La hutte et la ferme n’y manquent point, non
plus qu’un morceau d'édifice antique qu’il sera aisé d’identifier.
2. Ce dessin, désigné par les mots « Fortezza di Tivoli » est reproduit par
Mrs M. Pattison, p. 143.
3. Cf. Mrs M. Pattison, p. 195. L’auteur a remarqué, p. 146, qu’un dessin où
Claude parait se représenter avec un compagnon crayonnant le cours encaissé de
l’Anio, est postérieur, à l’époque où Sandrart vivait à Home. Il porte, ce qui est
rare, une date : « Strada di Tivoli a Sobiacho l’auno 1642

�infinies de la plaine. » Les grandes vues plongeantes et
panoramiques, dont il recherche la difficulté, et qu’il a été le
premier à essayer dans les éclairages divers de la journée, c’est
peut-être des hauteurs de Castelgandolfo ou de l’Ariccia qu'il
les a contemplées et peintes. Il y a séjourné au moins vers
1639, pour peindre la vue du lac d’Alhano, à Castelgandolfo,
que lui avait commandée le pape Urbain V III1. Il a suivi la
voie Appienne parmi les tombeaux ; une de ses belles études
est faite d'après celui de Cecilia Metella, désigné sous son nom
populaire : « Claudio fecit. Capo di Buove2 ». Le pavé du
censeur Appius l’a mené dans la région Pontine. II faudrait
rechercher dans quelle mesure les monts Lepini et la falaise de
Norma ont pu l’inspirer. Les rochers de Terracine et le mont
Circeo apparaissent dans quelques tableaux3. Aucun point de
la campagne romaine, dans son étendue la plus large, ne paraît
avoir échappé aux investigations de cet infatigable curieux de
la nature.
Le sentiment qui l’animait est d’un caractère si moderne
qu’ on n’ est point surpris de le voir goûté fraternellement par
l’écrivain qui a « découvert » la campagna pour la littérature,
de la même façon que Claude l’avait introduite, deux siècles
avant lui, dans la peinture. Châteaubriand tient à le nommer
seul dans la célèbre lettre à Fontanes qu’ illustreraient si bien un
grand nombre de ses tableaux ; et dans les Mémoires d'outretombe, l’auteur glisse ce témoignage magnifique auquel est
associé le souvenir de l'autre grand romain qu’il admirait :
« Nous avons quelques lettres des grands paysagistes ; Poussin
et Claude Lorrain ne disent pas un mot de la campagne
romaine, mais si leur plume se tait, leur pinceau parle ; l’agro
romano était une source mystérieuse de beautés, dans laquelle

1. Petit tableau sur bois de la Galerie Barberini (n° 35 du Livre de vérité).
2. British Muséum, 0. 0. 7. 228. Reproduit par Lewis. Autre dessin de l’Albertine.
3. Il a exploré toute la côte en remontant vers le nord : Il dessine une maison
« sur la route de Porto » et, à plusieurs reprises, le port de Civita Vecchia.
(Anc. coll. Heseltine, au Louvre).

�Pl. III.

PAYSAGE DE LA VALLÉE DU TIBRE
COMPOSITION INÉDITE DE CLAUDE LORRAIN
(Ancienne collection E. Arago).

��ils puisaient, en la cachant par une sorte d’avarice de génie, et
comme par la crainte que le vulgaire ne la profanât. Chose
singulière, ce sont des yeux français qui ont vu le mieux la
lumière de l’ Italie. » La phrase de la lettre de 1804 repose sur
la même pensée, et montre que l’écrivain avait pénétré le
secret du peintre : « Vous avez sans doute admiré dans les pay­
sages de Claude Lorrain cette lumière qui semble idéale et plus
belle que nature? Eh bien, c’est la lumière de Rome ! »
Pierre de Nolhac.

�N o te r e lle

c o n c e r n e n ti

A.

de

V ig n y

I
« Commediante ! Tragediante! »

La scena tra Pio VII e Napoleone I che Alfredo de Vigny
espone tanto vivamente in Servitude et grandeur militaires, sotto
il titolo « Le dialogue inconnu », culmina ne’ due aggettivi
che il Papa sospira, con due diversi sorrisi, verso l’ impera­
tore :
« Le Pape, qui jusque-là n’avait cesse de demeurer sans mou­
vement, comme une statue égyptienne, releva lentement sa
tête à demi baissée, sourit avec mélancolie, leva ses yeux en
haut et dit, avec un soupir paisible, comme s'il eût confìé sa
pensée à son ange gardien invisible : — Commediante ! — » ...
... « J’avancai la téte, n’ entendant plus sa voix tonnante
[dell’imperatore], pour voir si le pauvre vieillard [il papa]
était mort d'effroi. Le même calme dans l’attitude, le même
calme sur le visage. Il leva une seconde fois les yeux au ciel,
et, après avoir encore jeté un profond soupir, il sourit avec
amertume et dit : — Tragediante ! — »
Che a Fontainebleau, nel gennaio del 1813, mentre si discu­
tevano le condizioni dell’ accordo tra la Chiesa d ’impero, acca­
desse veramente un colloquio di alta importanza, in cui Napo­
leone e Pio VII ebbero, qualunque ne fossero i m odi, a
tenzonare l’un con l’altro, è ammesso da tutti; e, in termini

�generali, direi che è certo. Quanto poi al Commediante e al
Tragediante, fu invenzione del de Vigny ?
Ernesto Dupuy, in La Jeunesse des romantiques (Parigi, 1905,
Pag. 330-331 ), crede che, senz’ altro, la fonte se ne trovi in Les
Martyrs dello Chateaubriand :
« La scène vient des Martyrs : c’est une transposition du
dialogue à la Montesquieu entre Dioclétien, las de régner, et
le César Galérius, impatient de gouverner l’ Empire : — Je
rétablirai les Frumentaires que vous avez si imprudemment
supprimés : je donnerai des fêtes à la foule, et, maître du
monde, je laisserai par des choses éclatantes une longue opinion
de ma grandeur. — Ainsi, repartit Dioclétien avec mépris, vous
ferez bien rire le peuple rom a in .— Eh bien! dit le farouche
César, si le peuple romain ne veut pas rire, je le ferai pleurer.
Il faudra servir ma gloire ou mourir. J’inspirerai la terreur
pour me sauver du mépris.»
Veramente, altro è che il Papa designi con due flagellanti
epiteli l’imperatore, colto nell’ alto di recitare prima una scena
di commedia e poi una scena di tragedia ; ed altro è che Diocle­
ziano osservi a Galerio che una sua condotta politica farebbe ri­
dere il popolo romano, e che Galerio gli risponda d’essere allora
disposto a far piangere chi ridere non volesse. Nondimeno,
il raffronto ha del curioso.
Ma la fonte del de Vigny non è per nulla in questo caso in Les
Martyrs.
Nell’ aprile del 1814, Pio VII fu ospitato, nell’ episcopio di
Cervia in Romagna, da quel vescovo, il Gazòla, e con lui si
sfogò delle coercizioni sofferte. Purtroppo il Gazòla non scrisse
allora subito tali sfoghi ; ma aspettò quattro anni, onde cadde
in qualche inesattezza,di cui non si accorse, e in qualche dimen­
ticanza che da sè lamentò : comunque, all’ ingrosso, rammentò
e rifeci la verità.
Ora ecco, nella sua testimonianza (cfr. P. I la r io Rinier i,
Napoleone e Pio VII, Torino, 1906, II, 326-27) il colloquio del
quale il de Vigny, in qualsiasi maniera ne fosse venuto a

�cognizione, si valse per l’energica scena di romanzo storico che
introdusse in Servitude et grandeur militaires :
« In un congresso [cioè in un abboccamento], preso l’impera­
tore da collera sulle costanti mie negative, mi fece un atto per
cui gli dissi : — Oh ! l'affare ha cominciato in commedia e vuol
terminare in tragedia. — Son sue precise parole, e nulla si
concluse. »
Il Gazòla, per quanto vi si sforzasse, non riusci a rammentare
quale atto fosse stato quello di Napoleone : alzò la mano minac­
ciando uno schiaffo ? prese il recipiente del polverino per
tirarglielo? « Certo fu un atto di tutta o ffesa all’ augusto Capo
supremo di tutta la Chiesa. »
I lettori han presente, nel racconto del de Vigny, un parti­
colare che anche meglio rinsalda a esso racconto quello del
Gazòla :
« Bonaparte, en ce moment, était au bout de la chambre,
appuyé sur la cheminée de marbre aussi haute que lui. Il
partit comme un trait (quando Pio VII ebbe ]esclamato Trage­
diante!), courant sur le vieillard; je crus qu’il l'allait tuer.
Mais il s’arrêta court, prit sur la table un vase de porcelaine de
Sèvres, où le Château de Saint-Ange et le Capitole étaient
peints, et, le jetant sur les chenêts et le marbre, le broya sous
ses pieds. »

II
Tommaso Chatterton.
Ed anche questo è un bel caso. Nel 1841, a Napoli, Carlo
Zanobi Cafferecci, ignorando Chatterton, il dramma di Alfredo
de Vigny, che fin dal 1835 era uscito tradotto in italiano, a
Genova, con l’ampia Prefazione di Giuseppe Mazzini, pub­
blicò il suo dramma Tommaso Chatterton (tre atti, in prosa). E

�lealmente, come appose sul frontespizio le parole del de
Vigny : « Anima desolata, povera anima di diciott’ anni ! »,
cosi in un Avvertimento confessò la sua fonte : « L’argomento
del presente dramma è tratto dai Capitoli XIV e XV de’ Diavoli
turchini del de Vigny; le particolarità istoriche risguardanti
il Protagonista e la catastrofe, dal Compendio della storia della
letteratura inglese di Coqueril, e della Biografia di Chatterton
dettata dal chiarissimo Luigi Masieri ».
In altri termini, il Cafferecci, che non sapeva del dramma
del de Vigny, ebbe innanzi Stello, uscito nel 1832, che egli
intitola (probabilmente da una traduzione, che non ho rintrac­
ciata) I Diavoli turchini, secondo l’esclamazione del Docteur
Noir a Stello, che gli ha esposto il suo malore : « Vous avez
les Diables-bleus, maladie qui s’appelle en anglais Blue devils ».
Quale strazio costui sapesse fare delle pagine del de Vigny è
palese a chi, senza pur leggerle, le scorra. Nè occorre dire che
il confronto di questo Tommaso Chatterton col Chatterton del
de Vigny è per ciò addirittura, non che superfluo, da schivare.
Ma della matta bestialità, come Dante direbbe, del Caff erecci,
non so astenermi dal citare una prova. Chatterton legge a Cate­
rina un racconto in versi, della più impura acqua romantica,
intitolato La Suicida Lombarda!
Quasi per antidoto, sarà bene rammentare che, con intro­
duzioncelle e note non senza merito, il Teatro completo del de
Vigny comparve a Milano nel 1838, tradotto da Gaetano Bar­
bieri.

III
Michelangelo e Rolla.
Tra i molti lavori drammatici, che un tempo fecero almen
relativamente salire in fama Carlo Lafont, piacque, Le Chefd’œuvre inconnu, del 1837.

�Prescindendo dalla bravura dell’attore Beauvalet, che imper­
sonò il protagonista al Théâtre français, non ci si rende ben
conto delle ragioni per cui, oltre gli applausi, ottenne l’onore
di una tal quale discussione critica. Che strazio della storia
vi si fa, a proposito di Michelangelo Buonarroti! Ma ciò poco
importerebbe se poesia vi fosse ; o se, mancando poesia, vi fosse
dramma. Rolla, ignorato scultore, muore proprio allora che
tre colpi di cannone annunziano che il Granduca di Toscana
gli ha assegnato la corona d’alloro (anzi, il lauro d’oro);
e Michelangelo esclam a.: « Questo è l’alloro di Virgilio :
ombreggerà solo una tomba! » Tutti s’inginocchiano, e cala il
sipario.
Col titolo Michelangiolo e Rolla fu rappresentato in Italia più
volte, a Milano, a Torino, e certamente altrove, anche dalla
Compagnia Reale Sarda. E nel 1838 Gottardo Calvi ne diede in
luce, a Milano, la sua versione migliorata, che fu ristampata
di nuovo a Napoli nel 1853.
Il Calvi premise alla versione stessa alcune rifle s s io n i
notizie sul Lafont, in genere, e sul dramma. Può riuscire d’una
certa curiosità questa pagina :
« Vollero alcuni trovare nel Michelangiolo e Rolla una palese
imitazione del Chatterton di Alfredo de Vigny, ingannati forse
da una certa somiglianza che scorgesi in alcune situazioni e
nella catastrofe di questi due drammi. Ma l’autore ribatte aper­
tamente tale accusa, e mi sembra che ne abbia ben ragione;
poiché assai differente è il concetto generale che vi domina
e per conseguenza anche il carattere dei due protagonisti nei
quali questo concetto è incarnato. Infatti Chatterton è un
disperato senza fede; Rolla soffre e prega. Chatterton muore
di fame anzichè adempiere il contratto che ha col suo
libraio; Rolla vende le statuette di legno all’usuraio Salomone
per vivere. Chatterton rifiuta la gloria, perchè la crede infe­
riore ai propri meriti ; e Rolla invece teme di non esserne
degno, reputa l’opera altrui migliore della propria, L’autore
del primo è strano, biasimevole, inerte; quello di Rolla,

�operoso ed alimentato da una dolce e pura speranza. Chat­
terton brucia i suoi versi per un’ inutile esaltazione ; l’altro
distrugge la propria statua per generosa lealtà, per ricono­
scenza. Infine la morte dell’italo scultore è soave ed inno­
cente; quella del poeta inglese, un funesto suicidio. »

IV
Un’ ode a Carlo Alberto.
Non per dire qualcosa di nuovo, ma per indicare un notevole
documento che temo inosservato, credo bene rimettere sotto
gli occhi, specialmente degli studiosi italiani, quel capitoletto
del Journal d' un poète che è intitolato Un héros.
L’eroe è Carlo Alberto. La pagina del de Vigny, che a lui si
riferisce, non è che la traccia di una lirica, ideata e poi non
eseguita.
Il poeta dovè pensarla poco dopo la partenza del re per l’esi­
glio e prima della morte di lui : il che vuol dire, tra gli ultimi
giorni del marzo e gli ultimi del luglio 1849.
Quegli che il Mazzini chiamò, con designazione oramai pro­
verbiale, anche perchè rinnovata dal Carducci, 1’ « italo
Amleto », inspirò al de Vigny un’ ammirazione pietosa che è
da rimpiangere non si manifestasse in un’ ode versificata.
La traccia, per sommi capi è questa : — Gli avvenimenti poli­
tici del 1848-49 mi avevano (pensa il poeta) cosi amareggiato
che sentivo il bisogno di sfogare il disprezzo e il rancore nella
satira. Ma sono ora accaduti insigni fatti, j ' ai vu des choses
belles et grandes ; e vo’ cantarle. Carlo Alberto ha combattuto
per l’ Italia ; e Milano e Genova gli si sono ingratamente dimo­
strate, l'una ostile, l’altra ribelle. Ed egli, il nobile duce, si è
gettato co’ suoi cavalieri sul nemico austriaco; e quando si è
accorto che non conseguiva nè la vittoria nè la morte, ha
abdicato : Vous avez quitté la bataille et la couronne en passant

�à pied sur le corps de vos lanciers. Piuttosto che restare sopra
un trono contaminato dal vincitore tedesco (Radetzky), o
scalzato dai « condottieri » (Garibaldi), voi, o re, avete prefe­
rita la solitudine, e vi siete esiliato.
Non occorre, trattandosi di avvenimenti tanto noti, un
commento storico. Neppure occorre, trattandosi di un' analisi
tanto difficile quanto richiede l ' animo di Carlo Alberto, un
raffronto psicologico tra lui e il de Vigny.
Fa onore a questo l’omaggio reso, allora, a quell’ infelice.
Guido Mazzoni.

�G io v a n n i

C e n a

Le 10 décembre 1917, un cortège accompagnait, à travers
Rome, la dépouille mortelle de Giovanni Cena. De vieux paysans,
des paysannes, de jeunes garçons et des jeunes filles entou­
raient et suivaient le cercueil; ils étaient venus, les hommes
avec leurs gros souliers et leurs feutres évasés, les femmes et
les fillettes la tête enveloppée du traditionnel fichu ; — ils
étaient venus des villages perchés au flanc des collines, ou
perdus dans les horizons infinis de la campagne romaine;
ils portaient des couronnes de branchages tressés ; sur une des
couronnes se lisaient ces mots : « A leur frère Giovanni Cena,
les paysans de l'Agro romano » ; deux soldats, jeunes paysans,
érigeaient une bannière blanche où se dessinent la bêche et le
livre, symbole des écoles de la campagne romaine. Puis un
autre groupe suivait, comprenant des écrivains comme
Mme Grazia Deledda, des artistes comme le sculpteur Duilio
Cambellotti, des hommes politiques : le sénateur Maggiorino
Ferraris, le commandeur Cancellieri ; des intellectuels, les
professeurs Borgese, Fedele, MM. Carlo Segrè, Giovanni Amen­
dola... — Quel fut donc l'homme autour duquel s’ unissaient
les artistes les plus originaux, les penseurs qui orientent
aujourd'hui la vie nationale italienne, et ces paysans hâlés,
brûlés du soleil et du contact incessant de la glèbe, et si
imprégnés du sol qu’ils travaillent, qu’il semblait que la terre
même d’Italie se fût dressée pour honorer ce mort, et pour le
pleurer? Quel symbole s’exprimait en ce cortège, « le plus
noble cortège, dit un de ceux qui prirent la parole près du
cercueil, qui, depuis des années, ait traversé Rome »?
La vie de Giovanni Cena explique ce symbole ; né dans le

�peuple et pauvre, il connut toutes les détresses, toutes les lassi­
tudes qui pèsent sur l e pauvre; devenu, par son effort héroïque,
un membre de l’élite intellectuelle, un semeur d’idées, un
artiste, il resta en contact intime et généreux avec le peuple,
se fit l'apôtre de sa rédemption, et jusqu’au dernier jour y
consacra ses forces.
Giovanni Cena naquit en 1870 à Montanero Canavese, village
situé aux environs de Turin ; son père était tisserand. Il fut
l'aîné d’un groupe d’enfants dont beaucoup disparurent tout
petits : « Jamais le berceau n’arrêtait sa cadence », écrit Cena
au souvenir de ces petits frères à peine entrevus. La famille
occupait, au rez-de-chaussée d’un château en ruines, deux
grandes chambres sans fenêtres, qui avaient servi de prison.
La mère, cette pauvre femme de tisserand qui mit au monde,
et trop souvent ensevelit tant de petits enfants, fut l’amie du
garçon pensif et doux ; elle lui apprit à lire ; entre eux se noua
ce lien mystique, qui, pour la. vie et par delà la mort, unit à
leur mère certains des meilleurs parmi les hommes ; ceux-là
ont une pénétration plus tendre, plus intensément humaine
de l’existence; ceux-là seuls peut-être connaissent la totalité de
la douleur, si largement supportée par la femme ; l’amante la
plus, passionnée, l’épouse la plus tendre ne la révèlent pas ; il
faut que l’homme l’ait sentie, enfant, lorsqu' il appuyait contre
l’ épaule maternelle sa tête puérile et grave. Distingué, pour
son intelligence, par le maître d’école et par quelque patron de
son petit pays, Giovanni Cena fut envoyé à onze ans dans une
école religieuse de Turin, et à seize ans il entrait au séminaire.
Il y lut en cachette la Nouvelle Héloise, les poésies de Leopardi
et de Carducci, ce qui n’était pas une préparation à la prêtrise.
Il nous dit, dans la préface de ses premières poésies, ce qu’il a
souffert en ces années d’adolescence, emprisonné, opprimé par
« la hantise de l’obscurité », — (il intitule ces poésies « In
Umbra ») — lui, « né au plein soleil, pénétré d’un instinct
sauvage de liberté, gardant au cœur la nostalgie de la terre
ensoleillée et du visage maternel ».

�Renvoyé du séminaire, il tenta la dure escalade du savoir, et
comme il dit, « de la civilisation ». Pendant ces années de
travail tenace, de fiévreux surmenage intellectuel, il sentit que,
malgré son affection fidèle, il s'éloignait des siens, sans arriver
non plus à se faire une place dans la société cultivée et bour­
geoise ; il franchissait, en quelques années, les étapes de
plusieurs générations.
Ce furent des années douloureuses d’étudiant pauvre, qui a
faim et froid, dans les mansardes de Turin ; mais des années
remplies par la surexcitation des lectures confuses, par les
extases intellectuelles des amitiés juvéniles, par les rêves
orgueilleux et généreux de triomphe sur le monde hostile, et
de sacrifice pour la rédemption des misérables ; et par l’amour
enfin, rêvé comme un songe idéal, et puis connu dans sa
banalité tragique; et les semaines d’hôpital, la chair en lutte
angoissée contre le néant, et cette idée qu’on va mourir sans
avoir jamais pu vivre...
Tout cela s’ exprime, en une certaine confusion mais avec
des accents de poésie et de passion poignante, dans les poésies
de « In Umbra », et surtout dans le roman « Gli Ammonitori »
( « Les Avertisseurs », ou peut-être plutôt « Les Précurseurs »).
Mais avant leur apparition, déjà le petit poème de « Madré »1
avait révélé au public le nom de Giovanni Cena. Le jeune
homme avait vu agoniser lentement et mourir sa mère, sa
première amie et la plus sacrée; dans les pages dédiées à son
souvenir, il exprime ces émotions qui vont tellement loin en
nous-mêmes, et qui déchirent si violemment le cœur, que très
peu parmi les hommes osent les dire, très peu même osent les
connaître, comme s'ils avaient peur, ensuite, de ne plus trouver
possible la routine de la vie ; quand un artiste ose les regarder
dans son cœur d'homme, et les traduire en son œuvre d’artiste,
c’est toujours, pour les autres hommes, un étonnement, un
trouble de scandale ou d’admiration.
1. Publié en 1897.

�Oh, ces veillées! Quand leur image atroce
me revient par les nuits, je sue une sueur glacée.
Je reste étendu sous leur hantise, inerte,
tremblant, sans haleine et sans voix.
Quand le monstre insatiable
la mordait, l’aspirait de sa lèvre vorace,
elle, convulsée, se tordait comme un sarment en flammes.
.... Et puis elle restait muette, absorbée,
les yeux large ouverts, les cheveux dressés.
Et puis, elle se mettait dire des paroles si douloureuses
que je les sentais entrer dans mon crâne comme les pointes d’un scalpel.
— Dites, je n’aurai donc jamais de repos?
Pour quel péché, mon Dieu, pour quel
péché? Toute ma vie je n’ai ‘ait que peiner! ...
.... Elle agonisait ainsi, dans cet enfer,
hors de la vie, hors du temps éternel,
qui pour elle se déroulait en jours et en nuits de torture...
.... Mais, quand je la vis contracter ses mains,
et tordre ses bras affaiblis ; quand,
frissonnante, elle se plia toute, convulsée, avec des cris
rauques, qui n’étaient plus des cris humains ;
moi je m’enfuis dans la nuit, ivre,
dans une fureur de mordre, de tuer,
de détruire l’indomptable Ennemi,
et moi-même, et tout ce qui est, et de m’engouffrer dans le néant.
Mais de cette communion atroce avec l’agonie, l’amour et le
respect de la vie se dégagent, en une religieuse consécration :
Humbles croix de bois,
noires, les neuves, grises, les vieilles ; témoignages
de douleurs oubliées dans l’éternel repos,
j ’errai parmi vous comme en un antique calvaire,
un jour d’automne.....
.... Et d’un ruisseau voisin montait
un murmure infiniment, triste,
comme de paroles humaines.
Mais le ciel était si beau, si merveilleux le soleil !
Je regardai, à l’entour, les champs sans limites,
et les forêts jaunies, sur le fleuve sonore
paraissant toutes d’or, et les monts éclatants,
qui, déjà blancs de neige, en des nuées de flamme
resplendissaient comme des fronts
haut dressés en apothéose.

�Et du village, en bas, soudain des sons de cloches
jaillirent. Et je tressaillis :
« O maman,
« m’écriai-je, — à toi, tant que je vivrai,
« la fête de la vie, que lu donnas
« dans la douleur, et trop vite perdis !
« Et celle humaine voix, vibrante de joies et de spasmes,
« et le frisson qui moule de l'abîme énorme,
« et les formes et les couleurs,
« et ce qui vit, dans la vie et hors la vie,
« et ce cœur, mon. coeur, qui s’enflamme
« comme un astre, et qui monte
« aux cieux calmes de la lumière sans limites,
« — à toi, à jamais. »
Après le poème de « Madre », le roman original et puissant
« Gli Ammonitori » (publié en 1904) affirma Giovanni Cena
comme écrivain et comme penseur ; l’amitié du professeur
Arturo Graf (noble écrivain lui aussi, et dont la pensée tour­
mentée eut de beaux accents), celle de l’économiste Maggio­
rino Ferraris, et du sculpteur Leonardo Bistolfi, — piémontais,
comme Cena, — l'ont décidément introduit dans la société
intellectuelle; rédacteur de la « Nuova Antologia, » il y est le
collaborateur dévoué de M. Ferraris. Mais les années de lutte
avaient été trop dures; l’organisme robuste en resta brisé,
quoique toujours énergique, soutenu par une étrange vitalité
contrôles puissances de mort installées en lui; et la vie de
Cena, comme son œuvre, continue d’être « l’aspiration d’un
esprit vers l’absolu, d’un cœur vers la bonté et vers l’amour,
des sens vers la saine joie, de l'être entier vers une vie inté­
grale » 1.
« Gli Ammonitori » — dont la traduction française n’a
jamais paru, et c’est regrettable — est un roman qui déroule
l’analyse, et qui d’ailleurs ne prétend pas se présenter comme
une construction artistique, mais seulement « décrire les gens
qui souffrent et qui meurent » : cortège d’ouvriers qui ont
depuis l’enfance manqué de soleil et de pain; de pauvres
1. Préface de « In Umbra ».

�femmes pour qui l'amour et la maternité, au lieu d’un épanouis­
sement, est détresse et flétrissure ; jeunes artistes auxquels, du
moins, un espoir sourit — si auparavant la phtisie ne les étend
pas sur le lit d’ hôpital. Livre douloureux, mais sans haine;
triste infiniment, mais non pessimiste ; il serait intéressant de
le comparer aux romans russes, qui plongent dans les couches
profondes des misères sociales. Dans le roman italien, l’inspi­
ration est toute d’effort, de charité active, et en somme
d’espoir; le héros du roman, l’ouvrier imprimeur Stanga, rêve
le suicide, mais non comme une déroule, comme une sorte de
rachat pour la souffrance des autres, « un témoignage en
faveur de la vie ».
Les sonnets de « Homo, »1 dans leur énergie concise, sont
une célébration de la vie universelle, évoquée là même où la
plupart des hommes croient rencontrer l’inertie; — Cena
n’avait-il pas annoncé qu’il célébrerait « tout ce qui vit, dans la
vie et hors de la vie? » En ces sonnets, le poète atteint la maî­
trise d’un art difficile, qu’il a de parti pris rendu plus difficile
encore : il a voulu bannir toute emphase oratoire ; son vers,
heurté d’ellipses et de reprises soudaines, s’adapte à la pensée
en travail, à sa logique essentiellement émotive.
Il y a un accent que l’on n’oublie plus dans cette évocation
des images, qui, de la naissance à la mort, peuplent « cette fête
de la vie » :
O mes Veux, du jour où le cher et beau visage,
reflété le premier de tous, s’évanouit ;
où la nature vous découvrit son visage,
tandis que la première amante vous sourit ;
Combien d’accueils donnés aux ombres éphémères,
monde aux fuyants aspects, visages féminins !
L’art, qui sous son pouvoir magique les retint,
les fit humaines ; et divines, leur mystère.
Mais un jour, yeux ouverts sur le spectacle humain
comme des portes au soleil, closes soudain,
La mort vous couvrira de sa grande aile sombre.
1. Publiés eu 1908.

�Ah ! Quelle Image alors, visages qui passez,
inclinée et pleurante, allez-vous me laisser
pour la garder en mes prunelles pleines d'ombre ? 1
Le sonnet qui porte le titre « Omnis caro fœnum » est un de
ceux où s’exprime le plus originalement la sensibilité de Cena.
Sa tendresse délicate et passionnée pour la beauté fragile de
l’être humain et des liens humains :
Je tressaille parfois, tandis que sur ton cœur,
bercé par le soupir des lèvres endormies,
je m'assoupis... Car j ’entends battre, ô mon Amie,
les ondes de ton sang... et cela me fait peur !
Sous ce tissu pareil à de frêles corolles,
j'écoute se poursuivre un travail incessant,
mystérieux et si fragile!... Ah, quelque instant
de silence... et me voilà pris de terreurs folles !
Ton âme brille en moi ; mon Ame est sa demeure :
— pacte scellé par chaque étreinte de tes bras —
et pour l’éternité nous avons fui les heures.
Mais ce corps — ton vouloir ne le possède pas :
soudain la mort l’emporte, et te prend tout entière,
et prend ma vie à moi, que tu m’as faite chère.
Toujours l’ idée surgit de ce combat sans fin entre la lumière
et l’ombre, entre la vie et le néant, combat dans lequel le
poète, sans s’aveugler d’illusions consolantes, proclame de
risquer toutes nos énergies, et de glorifier la vie au seuil même
de la mort :
« — Mourons ! » lui disait-il, joignant en sa pensée,
que la joie enivrait, l’amour avec la mort.
Elle lui répondit, et l’embrassa plus fort :
« — En cet instant, Ami, la vie est commencée. »
Rien ne lui survivra : simulacre léger
disparu par delà les portes dé la vie,
l’amante n’attend pas l'aimé qui la convie...
— Louons l’humanité pour ce lien passager!

1. « Homo », « Les Yeux ».
V

�Exaltons celte vie incertaine et rapide !
que nos sens soient le sol généreux qui décide
unie nouvelle vie humaine à palpiter ;
Que notre âme, de tous les deuils humains nourrie,
les transforme en rayons d’amour, qu’elle irradie
sur tous ceux qui sont -et seront l’humanité! »

Corps où court notre sang, et par qui nous avons
ce souffle rapide et tenace !
Corps qui ne sont pas nés, corps où nos cœurs vivaces,
en flots toujours plus amples, s’épandront !
Et celui-là, si doux, par qui me plaît
le mien, qu’au mien l’amour enchaîne,
qu’avec moi je voudrais mener jusqu’à la Paix,
jusqu'au grand Cœur qui tout absorbe et tout entraîne...
Resplendissez, formes b
e lles, regards et voix,
dans les frissons plus intimes, puissance
suscitatrice des nouvelles existences!
La mort nous cerne. En nous la haine croît ;
nous haletons sous la bestiale violence ;
chaque instant est suprême : ... ô Vie hasarde-toi !
Le rêve du bonheur n’est pas un rêve médiocre, comme on
l’a trop affirmé; c’est bien plutôt un rêve tragique. Si, parmi
les hommes, les « satisfaits » excitent souvent en nous la répul­
sion du dégoût, c’ est que leur rêve aussi fut trivial et dégoû­
tant. Celui qui aspire au bonheur comme à la possession et à
l’expansion intense et généreuse de la vie, celui-là est, dans
son désir «sans limite et sans fin, » un grand croyant, prêt à
l’héroïsme pour sa foi.
Or, il semble que celui qui a osé beaucoup rêver, beaucoup
désirer de la vie, en obtienne un jour — pour une heure — ce
qu’il lui réclamait. Brève, poignante volupté, immersion d’un
instant dans les énergies qui inlassablement rajeunissent la
création. Telle m’apparaît, symbolique, sous le vêtement
humain qui la recouvrit, la rencontre de Giovanni Cena et de
la jeune femme dont quelques sonnets de « Homo » disent

�l’élégante beauté, l’intelligence lucide et brave. Était-elle donc
réalisée, cette aspiration « vers la vie intégrale et vers la saine
joie » ? Mais l'amie, elle aussi, avait sa destinée; elle traversa
la vie du poète comme un éclair qui illumine et qui blesse.
Dernier apprentissage de la douleur, après lequel ce cœur, trop
aimant pour la rancune et l’amertume, fit simplement abnéga­
tion.
Pour lui; non pour les autres. Son idéal ne fléchit pas. Il
resta convaincu de la valeur de la vie, de la valeur des idées ;
mais, laissant là ses projets d’œuvres littéraires ébauchées, il
consacra ses forces à une tâche sentie plus urgente peut-être,
et d’ un appel plus direct : l’organisation des écoles pour les
paysans de la campagne romaine.
Giovanni Cena avait la passion de la vie au grand air et des
longues marches par la campagne, il accompagnait souvent
son ami, le docteur A n gelo Celli, dans ses promenades — pres­
que des explorations — à travers la campagne romaine et
les marais pontins; Angelo Celli, à la fois comme docteur, et
comme député au parlement italien, menait une lutte vigou­
reuse contre la malaria : c’est lui qui obtint les lois sur la
distribution obligatoire et gratuite de la quinine. Dans ces
excursions qui les mettaient directement en rapport avec la vie
des paysans — laboureurs et pasteurs — disséminés sur le
territoire du Latium, sans contact aucun avec la civilisation
actuelle, une même idée leur vint, de porter à ces pauvres gens
l’assistance de l’école. Un petit comité formé de personnalités
d’élite — professeurs, ingénieurs, grands propriétaires sou­
cieux du progrès matériel et moral de leurs paysans — organisa
et développa chaque année les « écoles ambulantes du soir et
du dimanche, » qui seules pouvaient atteindre chaque petit
groupe rural. La première école fut créée en 1904; plus de
70 fonctionnent aujourd’hui1.
L’ étranger qui visite Rome ignore d’ habitude la campagne
1. Le Comité des Écoles a son siège à Rome, 159-163 Via Torino.

�romaine ; il a vu, de la portière du train, au nord et au sud de
Civitavecchia, des troupeaux de bœufs, de moutons et de
chevaux; il parcourt en voiture la Via A ppia antica — jusqu’ au
tombeau de Cecilia Metella ou peut-être un peu au-delà— et il
fait en tramway la promenade des Castelli rom ani; mais il
n’a pas même soupçonné les villages de huttes (Colle di Fuori,
Marcelli, Vivaro) nichés aux pentes des Monti Prenestini, et
dans les petites vallées encloses des Monts Albains; il visite les
ruines d'Ostie, mais ne pénètre pas dans l es plaines maréca­
geuses de l’embouchure du Tibre et des marais pontins.
Cette vaste région, domaine traditionnel de la malaria, n’est
pourtant pas un désert; plus de 70.000 individus y vivent :
pasteurs de bœufs et de moutons, gardiens de chevaux, labou­
reurs, bûcherons ; il faut y ajouter les ouvriers employés à la
construction des routes, des canaux et des voies ferrées. Toute
cette population descend dans les plaines, pour le temps des
travaux, de novembre à juillet, et de juillet à novembre remonte
dans les petits pays de montagne des Monti Simbruini, de
l’Abruzze (province d’Aquila) et de la Campanie (province de
Caserta). Les uns arrivent par bandes d’ouvriers agricoles,
hommes et femmes, recrutés par un chef, le « caporal » ; les
autres s ’installent avec leur famille, toujours nombreuse,
d’enfants.
Ces allées et venues d’ une province à l’autre, — « l’ émigra­
tion interne » comme on l’appelle en Italie, — rendent impos­
sible la fréquentation scolaire ; aux mois d’ été, quand les
familles regagnent leurs villages de la montagne, l’école est
fermée ; pendant le reste de l'année, les petits groupes de
quinze à soizante familles vivent dispersés dans les latifundi
romains, régions parcourues seulement par de mauvais
chemins de charrettes, loin de tout centre urbain. Ils habitent
dans des étables obscures ou dans des huttes, pêle-mêle avec
les animaux. Les plus isolés sont les paysans qui cultivent le
maïs dans les marais pontins, et les bûcherons campés dans
de grandes cabanes dont chacune abrite plusieurs familles, au

�milieu des forêts marécageuses qui forment la « macchia » de
Terracine. Comment établir des écoles fixes, rétribuées par la
commune ou par l’État, dans ces petites agglomérations
distantes les unes des autres de plusieurs lieues, et condamnant
l'instituteur ou l’institutrice à une vie tout à fait misérable et
isolée? De plus, la législation du travail agricole pour les
femmes et les enfants est encore très incomplète; et, au moment
des récoltes, les enfants de moins de douze ans sont occupés
pour la journée entière.
L’ école ambulante, fonctionnant le soir après le coucher du
soleil, et, quand on peut, le dimanche, était la seule organisa­
tion réalisable. Des instituteurs et des institutrices de Rome
commencèrent à se rendre, deux ou trois fois par semaine,
dans les villages les moins éloignés de Rome, utilisant autant
qu’ils le pouvaient les voies ferrées, les tramways, ou le primi­
tif «carrettino », et parcourant à nuit close plusieurs kilomètres
à pied ; quelquefois un service d’automobile a pu s’ établir (par
exemple sur la Via Salaria) et desservir plusieurs écoles;
quelquefois les instituteurs emploient la bicyclette, ou même
font le trajet à cheval. L’école s’ établit dans une grange, dans
une étable, dans une hutte construite par les paysans. Mais la
première école en maçonnerie se dresse depuis quelques
années, à Colle di Fuori, surmontée d’un petit campanile
modeste et élégant, décorée par Duilio Cambellotti de fresques
qui représentent les champs et les bois de châtaigniers des
collines environnantes. L'érection de l’école de Colle di Fuori
a été un triomphe pour l’œuvre des écoles; elle témoigne de
l’enthousiasme et de la reconnaissance des paysans envers
ceux qui venaient leur apporter une parole humaine de secours
et d’amitié : le conseil des «chefs de famille » en décida la
construction ; chaque famille versa une cotisation de 10 francs,
et prêta ses bras au transport difficile des matériaux de cons­
truction ; les instituteurs des écoles de l’ Agro romano (qui
pendant plusieurs mois, au début de la tentative, ont donné
gratuitement leur concours) offrirent la cloche où fut gravé

�l’emblème des écoles : un livre et une bêche1. Les paysans
de Colle di Fuori ont donné à leur village le nom de Concordia.
J’ai plusieurs fois visité cette école, en compagnie de Cena,
d’instituteurs et d’institutrices, du docteur qui faisait sa tournée
du dimanche (car le Comité des écoles a institué l’assistance
médicale et un petit dispensaire ambulant). Le matériel scolaire
a été combiné avec ingéniosité; une légère armoire démon­
table se développe en tableau noir, en support pour les cartes
géographiques, en bibliothèque-bureau. J’ai vu les efforts
attentifs des garçons et des fillettes pour déchiffrer le petit
journal créé pour eux depuis un an (le « Piccolissimo ! ») et le
livre manuel de géographie et d’instruction civique que le
professeur A. Marcucci, directeur des Ecoles, a rédigé pour
répondre aux besoins spéciaux de la population scolaire. J’ai
remarqué la gentillesse encore âpre, mais affectueuse et déli­
cate de ces enfants qui étaient autrefois de vraies petites bêtes
des bois, farouches et presque muettes. Les gens pour qui
l’acquisition de la science a été facile, et surabondante jusqu’à
la nausée, peuvent hausser les épaules et mépriser la tentative
d’instruire le peuple : à l’école de Colle di Fuori, j ’ai éprouvé
que l’ effort des braves cœurs qui ont mis là leur énergie n’est
pas tout à fait une duperie.
L’impression est bien plus forte encore à la classe du soir,
où tout le monde assiste, même les vieux ; souvent, l’insti­
tuteur y prend occasion d’un passage de la lecture pour inter­
roger, et pour susciter des questions ; pour éveiller des asso­
ciations d’idées plus nettes et plus complexes; pour donner un
petit enseignement d’histoire et de culture civique. J’ai pu
juger moi-même de l'attention sérieuse et du bon sens que les
paysans apportent à ces causeries, en assistant l’an dernier à
un entretien du Prof. A. Marcucci sur la souscription à l’em­
prunt national italien.
D’année en année, l’ œuvre des écoles de l’Agro romano et
1. Si la bêche sert de symbole aux paysans de l'Agro romano, c’est qu’en effet
une grande partie du travail de défrichement se fait encore à la bêche.

�des Marais pontins a gagné du terrain, atteignant des groupes
humains plus isolés, plus enfermés dans leur vie primitive :
quelques écoles se sont ouvertes dans les « lestre » (villages de
huttes, enclos d'une palissade de troncs d’arbres) de la macchia
de Terracine. Depuis la guerre, des asiles ont été créés pour
les tout petits, les enfants des soldats ; quelle impression
gracieuse j’ai gardée de l’asile de Marcelli, petit pavillon de
bois bien aéré, plein de soleil, où une chevrette avait le droit
d’ entrer quelquefois visiter les bébés, car elle aussi est de
l’ école; les petits enfants passent presque toute la journée à
l’école, on les y habitue aune propreté et à un ordre qui natu­
rellement étaient ignorés jusqu’ici par des populations si misé­
rables; on leur donne à midi une soupe chaude et des légumes,
luxe inconnu aussi : car les femmes travaillent aux champs
comme les hommes, et les repas consistent presque invaria­
blement en bouillie de maïs et en salades sauvages.
A présent il n’est plus un coin, si caché soit-il, de l’ Agro
romano et des Marais pontins, où les paysans n’aient entendu
parler de l’œuvre des écoles; à chaque descente nouvelle des
paysans dans la plaine, en novembre, de nouveaux groupes de
familles demandent : — « N.’aurons-nous pas aussi notre
école? » Ils o ffrent leur travail pour élever une hutte-école.
Quelquefois l'hostilité du propriétaire ou d u « c a p o r a l» en a
pendant plusieurs années empêché l’établissement ; mais d'au­
tres propriétaires, au contraire, ont apporté leur collaboration
généreuse : dans la « tenuta » de Ponte Salario, dirigée par
Mme Sinigaglia, l’ école a été installée dans des bâtiments neufs,
sains, éclairés, aux frais de la propriétaire ; au mois de juin,
quand l’ école ferme, Mme Sinigaglia o ffre des prix à tous les
élèves (ce sont des pièces d’étoffe pour faire des chemises et des
tabliers); les plus assidus à l’école et au travail reçoivent en
surplus un livret de la caisse d’épargne postale, et un très bon
goûter réjouit tout le monde.
Telle est l’ œuvre à laquelle Giovanni Cena se consacrait
depuis quatorze ans ; il y apportait la foi d’un apôtre et

�l’enthousiasme d’un artiste ; et c’ est bien une création artis­
tique que cet éveil d’ un peuple robuste et intelligent à la ,vie
sociale, à l’idée, à des délicatesses morales forcément ignorées.
Dire la sympathie franche qu’il portait à ces gens, la confiance
affectueuse qu’il excitait, est chose difficile; toute parole semble
banale ; il y avait dans la bonté de Cena des éléments si rares,
si intraduisibles; rien de la condescendance raisonnée, systé­
matique, qui rend odieuses tant de « personnes charitables » ;
Rien non plus de l’intellectuel qui « va au peuple ». Les pay­
sans qui ont noué à leur couronne de branchages l’ inscription :
« A notre frère Giovanni Cena », ont dit la vraie parole ; son
sentiment était tout de fraternité humaine. Combien peu
d’ hommes connaissent ce sentiment-là !
Un autre trait de l’âme de Cena se révélait dans ces excur­
sions vers les écoles : sa nature essentiellement, ingénument
artiste. La campagne romaine, tant de fois parcourue, lui appa­
raissait toujours plus belle, avec ses champs de lupin en fleurs,
ses landes d’ajoncs, ses anémones bleues qui s’ ouvrent sous les
bois de châtaigniers; il connaissait l’époque de floraison et
les places favorites de chaque fleur de la région. La beauté et
le pittoresque humains ne l’intéressaient pas m oins; je me
rappelle comment il me fit soudain remarquer, au cours d’une
promenade, les couleurs hardies, étrangement appliquées sur
le ciel, d’un costume de paysanne; il devinait la beauté robuste
des corps d’enfants, sous l’entassement maladroit de jupons
qu’une pauvre maman leur avait passés, pour qu’ils aient
chaud : il remarquait avec joie les traits fermes, les yeux
magnifiques où s’affirmait la saine beauté de la race. Les
chansons, les récitations naïves des bébés des asiles l’amu­
saient et l’attendrissaient, non par dilettantisme, mais à la
façon des gens qui n’ont pas perdu contact avec l’enfance, qui
ont gardé en eux, vivante et intacte, leur âme d’enfant, — qui
n’ont pas oublié le sérieux parfois tragique de la vie enfantine.
Mais tandis qu’il donnait à tant d’êtres humains son temps,
son travail et son affection, affirmant ce respect et cet amour

�de la vie qui remplit les pages les plus douloureuses de son
œuvre littéraire, toujours, au fond des yeux éclatants d’intel­
ligence et de bonté, habitait une mélancolie intense ; là se
lisait toute la lutte, toute la passion qu’avait été sa vie. Sa
frêle dépouille corporelle, nous pouvons l’abandonner à la
terre : elle ne l’ exprimait pas, elle n’était pas lui; mais aucun
des amis de Giovanni Cena n’oubliera ce regard chargé de
pensée et de souffrance, d’affection enthousiaste et de renon­
cement 1.
Charlotte Renauld.
1. Au printemps de 1918, une pierre commémorative a été apposée sur l’école
de Colle di Fuori, en souvenir de Giovanni Cena. Bientôt aura lieu une manifes­
tation plus imposante, et bien selon le cœur de Cena ; un Comité recueille des
fonds pour créer dans la campagne romaine une nouvelle école qui lui sera
dédiée; S. E. le Ministre Orlando a envoyé 1.000 francs au Comité.

�V a rié té s

« Les Romains sont sots :
Les Bavarois sont fins ».
« Stulti sunt Romani : sapienti sunt Paidari. » — Ces mots
ont servi de titre à quelques pages pleines de saveur, publiées
le printemps dernier dans le Marzocco par Pio Rajna1. Ils ne
sont pas pour surprendre les philologues, car ils viennent d'un
très ancien glossaire, bien connu parmi eux. Mais elles sont
revenues à la mémoire de l’illustre érudit italien, lors d’évé­
nements tout récents qui ont affligé sa patrie. La tourmente
qui a agité le monde n’a même pas laissé dans son calme impas­
sible, la plus désintéressée des sciences, la philologie.
Car la sérénité de la science n’empêche pas de voir ses appli­
cations pratiques et directes.
Rajna nous a donné à ce sujet un morceau bien curieux,
précieux, typique de notre époque. C’ est, dirait-on, un chapitre
de ses mémoires personnels qu’ il nous confie, et la chose n'en
a que plus de charme. L’ occasion fut fournie, semble-t-il, par
un récit récemment paru dans une revue2 , et où, par erreur, le
narrateur avait fait figurer Rajna. Celui-ci rectifia, pour ce
qui le concernait, mais l’anecdote n’ était pas moins vraie. Et
elle attira son attention. On l’avait racontée sous ce titre : Vil­
lari, Mommsen et les espions allemands.
La scène se passait à Florence, en 1877, chez Pasquale Vil­
lari, où le despotique historien allemand avait déjeuné, avec
quelques savants florentins. A un tournant de la conversation,
Villari se laissa aller à poser à son hôte cette question fort ingé­
nue :
— Comment expliquez-vous la tendance allemande à
l’espionnage?
Mommsen se récria, et jura ses grands dieux que, dans la
1. 21 avril 1918.
2. Rivista popolare di politica ecc. (Premier numéro de 1918).

�langue allemande, il n’ existait même pas un mot signifiant:
espionner ! Mais un des convives lui répondit vertement :
— Comment ! Monsieur le professeur. Dans l’ancien allemand,
il y a le mot spien, d’ où dérive l’italien spia et l’anglais spy.
On ne dit pas comment tourna ensuite la conversation, et si
la fin du déjeuner fut un peu froide.
Ce souvenir de vingt ans en arrière se conjugua dans
l’esprit de Rajna avec des impressions toutes récentes. Octobrenovembre 1917 étaient près de sa mémoire; les belles journées
glorieuses du Piave, où l’honneur italien s’est reconquis,
n’effaçaient pas le souvenir des jours de misère, où semblèrent
un instant triompher la ruse et l’embûche teutonnes.
C’est en méditant sur ces lamentables jours, que lui sont
revenus en pensée tant de faits, de mots, de phrases, d’expres­
sions anciennes, sur lesquelles jadis s’ arrêtait seulement son
attention scientifique : « Convenivano alle cose d’ogg i espres­
sioni di tempi remoti. »
De ces rapprochements, Rajna nous fait prévoir qu’un
livre entier sortira. Heureuse nouvelle! Il nous a donné dès
aujourd’hui, la première fleur de sa méditation.
*
**
« Spien, espionner », disait-on chez Villari. C’est presque le
mot qui sert à traduire sapienti, dans le glossaire que Rajna
a cité, où ce mot est : « spahe ». — La phrase qu’il a commen­
tée vient du texte fameux, qui est connu sous le nom de Glos­
saire de Cassel, et dont la transcription est attribuée au
VIII° siècle, ou au commencement du IX° 1.
Ce glossaire n’est pas autre chose que ce que l’on appelle en
d’ autres temps un Manuel de Conversation, une collection de
phrases, qui permet à un voyageur de se tirer d’affaire en pays
étranger. On y trouve les termes qui servent à désigner les
parties du corps humain, les animaux, les meubles, les
demeures, les vêtements. L’auteur est un germain, qui a ramassé
ses mots, soit en divers pays, soit dans des glossaires plus
anciens que le sien.
A la liste des mots font suite, in fine, de petits dialogues, que
Rajna juge essentiels comme documents humains. C’est dans
cette partie là que se trouve notre phrase. Traduite en langue
1. D'aucuns, dit R., la reculeraient jusqu'au septième : « Nientemeno ! »

�germanique, elle affirme que les romains sont sots, stulti, tole,
tandis que les bavarois sont sages, avisés, sapienti, spahe .
Nous tenons là une opinion teutonne, bavaroise : Les teu­
tons sont plus malins que les autres, ils sont spahe, C’ est le
mot qui donne « espion ». Ce même sentiment, dans le même
court vocabulaire est répété sous deux formes différentes :
l’auteur y tient.
Ce n’est pas ici le seul exemple du mépris où le Germain
tenait, dès les temps très anciens, les latins. Rajna cite encore
les imprécations de Luidprand :
« Nous méprisons les Romains, à ce point que, dans la
colère, nous ne trouvons pas d’injure pire à dire à notre
ennemi que «R o m a i n !» Dans ce seul mot nous comprenons
tout ce qu’ il peut y avoir de bassesse, de lâcheté, d’avarice, de
débauche, de mensonge, enfin de tous les vices. »
Voilà la haine qu’un Germain du dixième siècle portait, à
tous les Romains, c’est-à-dire, en résumé, à tout ce qui n’était
pas germain, à tout ce qui tenait de Rome l’origine de sa civi­
lisation. Mais dans le Glossaire de Cassel, il ne s’agit pas seule­
ment de haine; le sentiment qui s’affirme c'est cet orgueil,
cette assurance de supériorité au-dessus de tous les hommes,
l'outrecuidance teutonne. Il y a donc onze siècles bien sonnés
que le teuton s’affirmait déjà le plus fort, le plus malin, le plus
spahe.
Et de qui parle-t-il quand il désigne les « Romains » ? C’ est
ce que se demande Rajna. Il ne pense pas, comme Diez, que les
«Romains » du Glossaire fussent nos ancêtres les Gallo-romains.
Il reconnaît plutôt les populations des Alpes, entre le Tyrol ou
les Grisons et le Nord de l’Italie ; c’ est parmi ces peuples-là
que les Padari descendaient de temps immémorial, non pas
pour guerroyer, mais commercer, faire des profits, établir une
influence.
Or c’ est de cela qu’il s’ agit dans les phrases du glossaire, et
non pas de faire la guerre. Il y en a, parmi ces phrases, qui
sont des types parfaits de la politesse insinuante du teuton de
tous les temps. — Que demandez-vous? (dit le « Romain » ) . —
Nous demandons ce qui nous est nécessaire ! — Et qu’ est-ce
qui vous est nécessaire? — Multum necessitas est nobis tua gra­
tia habere! »
« Je laisse le reste, dit Rajna, pour ne rien ôter de sa valeur
à celte dernière phrase! » — En effet elle dit tout. Et voici ce

�qu’ajoute notre vénéré maître, sous le coup de la douloureuse
impression que lui cause le rapprochement:
« A Caporetto et dans bien des lieux, teutons et autrichiens
ont fait résonner aux oreilles italiennes des mots de paix et
d’amitié. Et les nôtres, ignorants, crédules, y ont ajouté foi, et
puis... Ah ! passons! » —
Le vieux dicton de tant de siècles en arrière est revenu aux
lèvres du savant patriote ! Oui, dit-il, c’est toujours vrai : ils
sont toujours sapienti, toujours spahe. Mais il ne les envie pas.
Et il sait d’ailleurs que leur prétendue « sagesse » est aujour­
d’hui percée à jour. Personne ne croit plus à leurs sourires. Et
seule, dressée et évidente aux yeux de tous, reste l’ image de
leur haine.
Henry Cochin.

La Piave ou le Piave ?
La question a été débattue dans les journaux français; elle
n’a pas laissé indifférents nos amis d’Italie. Pour eux aujour­
d’ hui, le fait est incontestable, l’ usage prévaut de dire il Piave.
Il n’y a pas longtemps, un correspondant italien m’écrivant en
français — dans un français impeccable — avait la coquetterie
de me parler de la Piave, mais en ajoutant : « Pour nous
cependant le nom de ce fleuve est masculin », et cette réflexion
impliquait une critique discrète. Je ne crois pas cependant que
nous ayons tort de dire la Piave, car le genre masculin attri­
bué à ce fleuve par les Italiens est une innovation assez récente.
Il est naturel que les langues suivent sur ce point, comme sur
tous les autres, leur développement propre; et lorsqu’il y a,
comme ici, des raisons historiques pour conserver en français
l’ usage ancien, il doit être permis de s’y conformer.
En ce qui concerne l’évolution moderne de la langue ita­
lienne, il faut tenir compte de la tendance très marquée des
grammairiens à unifier le genre des fleuves au profit du mascu­
lin, parce que le mot fiume est masculin, et au contraire celui
des villes au profit du féminin, parce que citta est féminin. Les
Italiens parlent donc, sans hésitation, de « la ricca Milano »,
de « la vecchia Torino », ou de « la splendida Parigi », et il ne
leur répugne pas d’attribuer le genre masculin même à un

�fleuve à désinence nettement féminine, comme l’ Adda, que
Carducci a chantée en des vers célèbres :
Corri tra i rosei fuochi del vespero,
Corri Addua cerulo...
Le français ne connaît pas cette tyrannie grammaticale :
pour nous, fleuves et villes ont un genre « individuel » ; nous
n’appliquons que le genre masculin à Paris ou à Lyon, mais
cela ne nous empêche pas de dire Mantes-la-jo lie; nous accor­
dons volontiers le genre féminin à Toulouse et à Marseille, et
l'idée ne nous viendrait jamais de parler de Rome ou de Venise
autrement qu’au féminin. De même nous disons le Rhône, le
Rhin, le Gard, le Doubs, le Tibre, aussi naturellement que la
Loire, la Seine ou la Garonne.
Une autre condition assez particulière de la langue italienne
vient du caractère légèrement artificiel qu’elle tend à prendre
en regard des patois, plus libres et plus variés. J’ai tout à
l’ heure nommé Milan. Il me souvient d’avoir vu représenter,
il y a une vingtaine d’ années, par une excellente troupe mila­
naise, une comédie en dialecte intitulée « El nost Milan », où
le nom de la grande ville lombarde est clairement au mascu­
lin; mais vers le même temps, on voyait s’étaler sur les affiches
des spectacles de Milan le titre d’une revue de café-concert,
n on plus en dialecte mais en italien, et ce titre constituait un
calembour du goût le plus douteux : « Milano in... cinta » ! —
Il en est de même pour la Piave. En patois, le nom du fleuve
est indubitablement féminin, et je lis dans la Nuova Anlologia
du 16 juillet 1918: « Les habitants de Belluno, croyant que ce
féminin est une particularité propre à leur dialecte, ont fini
par dire « il Piave », quand ils parlent italien, tout en conser­
vant le féminin en patois. »
Telle est la tyrannie d’ une convention grammaticale; celleci n’ empêche pourtant pas géographes et militaires de dire « la
Piave Vecchia », et sans doute n’est-on pas encore près de
masculiniser des cours d’ eau comme la Dora Baltea et la Dora
Riparia. La présence d’une épithète est une infaillible pierre de
touche — ou une pierre d’achoppement — pour la tyrannie
des grammairiens.
L’emploi de « il Piave » au masculin, ai-je dit, est un néolo­
gisme fort récent. Sans remonter aux auteurs plus ou moins
anciens qui ont eu l’ occasion de nommer ce fleuve, on peut

�s’en assurer en consultant les traités italiens d’histoire et de
géographie publiés au XIX° siècle1. Je ne veux citer qu’un
auteur, qui a pour nous l’avantage d’être un Français d’origine
italienne, et qui connaissait assez bien la géographie de la
Vénétie ; c'est Napoléon. Il a écrit, dans son célèbre tableau de
la péninsule ( Correspondance de Napoléon, t. XXIX, p. 82) :
« Les rivières au nord du Pô, qui se jettent dans l’Adriatique,
sont : l’Adige, qui prend sa source au pied du Brenner; la
Brenta qui prend sa source dans les derniers mamelons des
Alpes, du côté de Trente; la Piave, la Livenza, le Tagliamento,
qui prennent leur source dans les Alpes cadoriennes. » Ce pas­
sage, traduit en italien dans les Letture del Risorgimento
publiées en 1897 par G. Carducci (t. II, p. 13), porte au féminin
les noms de la Brenta, de la Piave, et de la Livenza. D’autre
part, n’oublions pas que l’ un des vingt-quatre départements
dont se composa, en 1809, le Royaume d’Italie était celui de la
Piave, avec Bellune pour chef-lieu.
Nous pouvons conclure de là que nous avons d’assez bonnes
raisons pour rester fidèles au genre féminin quand nous dési­
gnons ce fleuve, depuis longtemps et plus que jamais fameux.
Les Italiens ont le droit de préférer le masculin, et, pour leur
faire plaisir, en parlant italien nous dirons volontiers « il
Piave » ; mais nous ne devons pas ignorer qu’ ils ne sont pas
unanimes, sur ce point. Dans la Nuova Antologia du 1er sep­
tembre 1918, je trouve un article, signé « Victor », qui est inti­
tulé « Dalla Piave alla Marna e alla Somme », et tout l’article
unit constamment les noms des trois cours d’eau héroïques
dans le genre féminin. Ceci permet de penser décidément que
le genre masculin appliqué, sans distinction aucune, au nom de
tous les fleuves est une pure convention grammaticale, adoptée
trop aveuglément par la bureaucratie militaire qui rédigea les
communiqués.
H.
1. Dans la collection L'Italia sotto l'aspetto fisico, storico, etc... publiée à
Milan il y a quelque trente ans. L. Debartolomeis écrivait (Oro-idrografia dell'
Italia, p. 16-17) : « La Piave ». L’auteur du Dizionario corografico, A. Amati
disait déjà « il Piave », mais tout en enregistrant « Piave nuova, Piave vecchia »
et « Dipartimento della Piave ». — Dans une Nuova descrizione di tutte le città
dell' Europa, 1780, je lis, dans le voyage de Venise à Trieste : » Si passa la
Piave in barca ».

�Q u e stio n s

U n i v e r s it a i r e s

Création dans les Universités italiennes d’un « diplôme spécial »
accessible aux étrangers.
Jusqu’ici l’étudiant étranger, qui travaillait dans une université
italienne, n’avait pas le moyen d’obtenir, par un diplôme, la consé­
cration officielle des recherches qu’il avait poursuivies sous la direc­
tion des maîtres de la science italienne. Cette regrettable lacune vient
d’être comblée, grâce aux démarches du Directeur de l' « Istituto
italiano di Parigi », par un décret dont on trouvera ci-après la teneur.
Le décret remonte au 28 octobre 1917;, mais c’est seulement
l’automne dernier que, par les soins de l' « Istituto italiano », il a
été porté la connaissance du public français, dans la traduction
que nous reproduisons intégralement.
Art. 1er. — En outre des doctorats et des diplômes actuels pour
lesquels il n'y a lieu à aucun changement, les Universités du
Royaume sont autorisées à délivrer aux Italiens ainsi qu’aux étran­
gers des diplômes spéciaux concernant une particulière culture
scientifique dans une science spéciale, et cela sur la base des études
par eux personnellement choisies et selon les dispositions qui suivent.
Art. 2. — Pour les étrangers qui ne sont pas en possession d’un
doctorat ou d’un diplôme quelconque, les cours pour l'obtention
d’un diplôme spécial ne pourront pas avoir une durée inférieure à
quatre ans et devront comprendre au moins douze inscriptions à des
cours d’une ou plusieurs Facultés ou Ecoles.
Seront calculées comme inscriptions différentes même celles qui
auront été faites dans la même matière, soit simultanément auprès
de différents professeurs, soit successivement pendant plusieurs
années auprès du même professeur, pourvu que le développement de
la matière d’étude soit substantiellement différent.
On tiendra compte des années et des cours suivis auprès des Uni­
versitésà l’étranger, selon les dispositions de l’article 96 du texte
unique des lois sur l’instruction supérieure, approuvé par décret
royal du 9 août 1910, n° 795, et seront aussi calculées, pour le quart
des cours suivis, les inscriptions aux cours des Maîtres de confé­
rences, et cela quand le programme et le développement seront jugés
comme répondant (suivant l’article 3) aux buts visés par les diplômes.
Art. 3. — Dans un délai qui ne doit pas dépasser la fin de la troi­
sième année d’étude, l’étudiant est tenu à indiquer la science dans

�laquelle il entend obtenir le diplôme spécial, les cours qu’il a suivis
et ceux qu'il se propose de suivre dans les années suivantes. La
Faculté ou Ecole à laquelle la science en question appartient devra
juger si les cours déjà suivis ou à suivre sont suffisants pour l'admis­
sion à l'examen de diplôme.
Quand la science comprend des matières enseignées dans plusieurs
Facultés ou Ecoles, ce jugement sera prononcé par une Commission
indiquée par le Recteur d’Université sur proposition des Facultés ou
Ecoles compétentes.
Art. 4. — L'étudiant qui aura accompli ses études suivant les ins­
tructions contenues dans les articles précédents pourra être admis à
l’examen de diplôme. La demande devra être accompagnée d’un
mémoire imprimé.
L’examen consiste :
a) En une discussion sur le mémoire présenté.
b) En une conférence sur la science qui fait l’objet du diplôme et
sur les méthodes relatives de recherche.
c) En une épreuve pratique, si le diplôme a pour objet des sciences
expérimentales.
La Commission d'examen sera nommée par le Recteur d’Univer­
sité. selon le règlement général universitaire, sur proposition de la
Faculté ou Ecole à laquelle appartient la science qui forme objet du
diplôme, en tenant compte particulièrement des matières qui forment
partie de ladite science.
La Commission sera présidée par le Doyen des professeurs offi­
ciels,
Art. 5. — L'étudiant italien ou étranger qui aura obtenu un
diplôme commun, pourra obtenir un diplôme spécial à la suite
d’une année d’études ou tout au moins par trois inscriptions succes­
sives et en soutenant un examen de diplôme dans les formes déter­
minées par les articles précédents.
La faculté en Commission spéciale est la seule ayant droit, selon
l’article 3, à juger sur la suffisance de la durée des études et du
nombre et qualité des cours, pour l’admission du postulant à l’examen
d’un diplôme spécial.
Art. 6. — Pour tout ce qui n’est pas visé par les articles précé­
dents, on suivra les règles déjà existentes pour les études univer­
sitaires. Néanmoins, l'inscription de l'étudiant qui aspire à l’obten­
tion du diplôme spécial sera acceptée exclusivement pour les cours
spéciaux pour lesquels il a fait la demande relative.
Pour les étudiants pourvus du diplôme technique supérieur (section
physico-mathématique), le Conseil Académique aura seul la faculté
de décider si leurs titres d’études sont suffisants pour obtenir les
inscriptions par eux sollicitées, en dehors de la Faculté des Sciences
physiques, mathématiques et naturelles, ou de l’Ecole supérieure de
pharmacie; le Recteur transmettra les décisions relatives au Minis­
tère selon le dernier paragraphe de l’article 95 du règlement univer­
sitaire.
Art. 7. — Les diplômes délivrés selon les dispositions du présent
décret auront valeur de doctorats spéciaux dans les sciences dans

�lesquelles ils ont été délivrés. Mais ils n’auront aucun effet, pas même
à titre d’équivalence, pour autoriser à l’exercice professionnel ou à
l’admission aux concours publics.
Art. 8. — En ce qui concerne les frais d’inscription, les étudiants
qui aspirent aux diplômes spéciaux, sont considérés comme «audi­
teurs », selon les dispositions de l’article 114 du règlement général
universitaire.
Rome, 28 octobre 1917 (Gazzetta Ufficiale du 4 décembre 1917,
n° 285.)
Union intellectuelle franco-italienne.
Le Comité de direction s’est réuni le 29 octobre à 17 heures, sous
la présidence de M. Hauvette.
Il s’est particulièrement entretenu de l’attribution des bourses
mises généreusement à sa disposition par M. Savj-Lopcz, au nom du
Gouvernement italien et de l’Association milanaise pour le dévelop­
pement de la haute culture, et de l’organisation de la campagne de
propagande pour la présente année scolaire.
Sur le premier point, le Président a expliqué comment la bourse
destinée par M. le Sous-Secrétaire d’État Gallenga à l'encouragement
des études d’italien en France, avait été partagée en deux parts, dont
l'une a permis à une étudiante très méritante de passer en Italie des
vacances profitables, et dont l’autre a servi à l’achat de livres italiens,
répartis entre divers établissements d’enseignement secondaire où
l’étude de la langue italienne est particulièrement florissante.
Des démarches sont en cours pour provoquer des candidatures aux
autres bourses : plusieurs, fort intéressantes, sont dores et déjà
posées.
Sur le second point, le Comité a échangé diverses observations, et
il a décidé en principe de porter son effort, cette année, sur l'organi­
sation d’une ou deux grandes manifestations, plutôt que sur celle
d’une série de conférences analogues à celles des deux années précé­
dentes. Il a dès maintenant esquissé un projet de fête en l’honneur
du quatrième centenaire de la mort de Léonard de Vinci, survenue à
Amboise, le 2 mai 1519. Le Secrétaire se tiendra en relations avec
M. Cermenati, président du Comité constitué à Rome pour célébrer
la même solennité.

�B ib lio g r a p h ie

Ettore Romagnoli. Nel regno di Dioniso. Studi sul teatro comico greco. — Bologne,
Zanichelli, 1918, in-8 de 253 pages, illustré de 68 figures dans le texte et hors
du texte.
C'est un charmant ouvrage que celui que vient de faire paraître à
Bologne l’helléniste déjà connu par divers autres travaux, Ettore Roma­
gnoli. Il porte un titre plein de promesses : Au royaume de Dionysos,
et n’est pas composé suivant la méthode ordinaire ; au lieu de chapitres
fortement soudés les uns aux autres et formant un tout homogène, on
y trouve cinq études qui n'ont entre elles qu’un lien assez lâche, mais
parfaitement saisissable : le souci qu’a l’auteur de rechercher et de mettre
en lumière la façon dont l'ancienne comédie grecque, au cours de son
évolution, a compris et peint la vie.
Elle débute par les ébats et les bons tours des satyres. M. Romagnoli
évoque le char rustique, attelé de chevaux ou de mulets, qui parcourait
les villages, aux cris de joie des gamins saluant son arrivée. Les acteurs
qui l'occupaient, avaient tôt fait d'installer leur rudimentaire théâtre,
où se déroulait une action des plus simples, contestation, querelle, pour­
suite, coups de bâton. Cet art novice, presque aussi vieux que le rire,
n’est autre que celui de Pulcinella, qui survit à ces humbles commen­
cements et se retrouve chez Epicharme, Cratinos, Aristophane, Eupolis,
bien avant le temps où Rhinton de Tarente, vers l ’an 3oo avant notre
ère, l'élève à la hauteur d’un art savant dans ses phlyakès, spirituelles
parodies des mythes dont vivait la scène tragique.
Ce vif sentiment des origines populaires de la comédie rend sympa­
thique à l ’auteur tout ce qui, de près ou de loin, les rappelle, et justifie
sa sévérité pour Ménandre, dont l’œuvre est monotone et ne peint de
la vie que des aspects toujours les mêmes, conventionnels d'ailleurs, et
d’un intérêt, par suite, limité. M. Romagnoli a mille fois raison. Si la
découverte des papyrus égyptiens qui nous ont rendu de longs frag­
ments de ce comique, a été pour la philologie une bonne fortune, nous
aurions tort d'en exagérer l’importance et de souscrire aveuglément aux
jugements enthousiastes qu’a portés sur Ménandre l’antiquité tout entière.
Combien plus savoureuse et plus vraie apparaît la vie grecque telle que
l a peint incidemment Aristophane, telle qu’il est possible de la recons­
tituer à l ’aide des fragments, anciens et nouveaux, du théâtre de son
rival Eupolis, telle encore qu’elle se dégage de l’œuvre fragmentaire
d’Antiphane, ce délicat poêle de la comédie moyenne!
C’est le même sentiment qui explique la place faite par M. Romagnoli
au drame satyrique, survivance assagie de la gaieté des satyres, mais où

�se retrouve l’éternel Pulcinella. L'étude sur les Satyres à la chasse est
l’une des plus suggestives de ce livre plein d’idées. Elle emprunte son
titre au drame de Sophocle dont un papyrus nous a révélé, i1 y a quel­
ques années, une grande partie. Je ne puis cependant ici, aussi complè­
tement que sur Ménandre, partager l’opinion sévère de l'ingénieux
critique. Évidemment, les tragédies que nous avons de Sophocle sont
bien au-dessus de ce divertissement un peu mièvre, mais cette mièvrerie
me plaît chez le grand tragique ; il y a, dans la puérile aventure qu' il
a mise à la scène et dans l’extraordinaire préciosité du style dont il
s’est plu à l’orner, quelque affinité avec certains traits de sa vie. Que
l’on veuille bien songer, par exemple, au, souper de Chios ; ce grave
poète ne dédaignait pas de sourire. Pourquoi lui en refuser le droit sur
la scène, quand le sujet s’y prêtait ?
Il y aurait beaucoup à louer dans les analyses et les traductions que
l’auteur a multipliées dans son volume ; elles sont d’un modernisme
que je suis loin de blâmer, et qui cadre à merveille avec l’antipathie de
M. Romagnoli pour la science allemande, qu’il malmène sans respect.
Les figures, empruntées à la céramique, qui éclairent le texte, sont
toutes intéressantes et bien choisies. C’est un langage que n 'entendent
pas tous les philologues ; M. Romagnoli l’entend, et je lui en sais gré.
On y souhaiterait quelques références permettant de se reporter plus
facilement aux originaux. Mais cette omission, sans doute volontaire,
est une révolte de plus contre la science pédante, et l’on se sent plein
d’indulgence pour celte liberté qui se joue si joliment parmi de vieilles
choses qu'elle rapproche de nous par la vie dont elle les anime. Ce
livre, je le répète, est charmant.
Paul Girard.
Umberto Cassuto. Gli Ebrei a Firenze nell' età del Rinadcimento. — Florence,
1918, gr. in 8, XII-447 p. Prix : 18 lire (fait partie des Pubblicazioni del B. Isti­
tuto di Studi superiori in Firenze, sezione di Filosofia e Filologia.
L’histoire des Juif« de Florence ne commence pas de bonne heure. Ce
n’est que depuis le début du XIV° siècle qu’on trouve des mentions de
Juifs y résidant plus ou moins longtemps; une communauté véritable ne
s’y établit qu'en 1437, lorsque les autorités florentines, imitant ce qui
se faisait depuis longtemps, dans beaucoup d’autres villes, traitèrent
avec un groupe de Juifs pour leur confier, sous leur surveillance, le
service public et le monopole du prêt sur gages. A ce paradoxe aboutis­
saient, d’une part l'interdiction du prêt à intérêt, restée longtemps
lettre morte, mais de plus en plus rigoureusement appliquée aux chré­
tiens ; d’autre part, la nécessité économique d’opérations de ce genre.
Les Juifs, à la fois mal vus du peuple, et indispensables, se sont trouvés
parfois assez forts pour dicter leurs conditions. Ce régime a duré plus
d’un siècle, avec des interruptions ; les Juifs supportaient le contrecou
p

�d
es événements politiques (les Médicis leur étaient favorables, le
régime démocratique en général hostile), et des rivalités d'ordres reli­
gieux (les Franciscains, à l ’encontre des Dominicains, soulevaient contre
eux le peuple, et cherchaient à ôter toute raison d’être à la tolérance
dont ils jouissaient, en leur opposant l’institution des Monts de Piété).
Le règne du premier grand-duc de Toscane, Côme, marque dans l'his­
toire des Juifs florentins un point tournant. D’une part, en attirant,
pour des motifs commerciaux, les marchands Juifs du Levant, il aug­
menta beaucoup le nombre de la colonie juive ; d’autre par t, en confor­
mité avec l’esprit de la contre-réforme, et avec les désirs du Saint-Siège,
il introduisit le régime néfaste du ghetto. jusqu'alors la situation des
Juifs avait été à peu près tolérable, bien que leur profession de prêteurs
sur gage, malgré son caractère officiel, ne dût guère être lucrative, à en
juger par les ruineuses amendes infligées sous le plus léger prétexte. Le
livre II donne de curieux détails sur les métiers (en dehors du prêt)
exercés par les Juifs, les conditions juridiques qui leur étaient faites,
leur onomastique (la règle était que tout Juif mâle portât un double
nom, juif et chrétien ; et — remarque importante et due à M. Cassuto
— le choix de ces noms n’était pas arbitraire ; à un même nom juif cor­
respondait régulièrement le même nom chrétien. La connaissance de ce
fait facilitera beaucoup les identifications). Le livre III, le plus neuf peut
être, tout en étant le plus spécial, traite de l’activité Intellectuelle des
Juifs florentins, plus grande qu’on n’aurait pu l’attendre de ces manieurs
d’argent. M. Cassuto insiste beaucoup sur ce qu'il ne faut pas se les
figurer comme d’obscurs usuriers. Il résulte d’ailleurs de ce qu’il dit que
le judaïsme florentin ne paraît pas avoir été touché par la Renaissance,
bien qu’ un assez grand nombre de Juifs aient été en relations avec les
humanistes curieux de littérature hébraïque. — En résumé, travail solide
et important.
E. Jordan.
Alfredo Galletti. La poesia e l'arte, di Giovanni Pascoli. Rome, Formiggini,
1918, in 16.
Giovanni Pascoli n’est pas un de ces poètes éloquents ou éclatants qui
saisissent vigoureusement le lecteur et deviennent vite populaires, comme
un Victor Hugo ou un Carducci. Il est à peu près inconnu en France.
En Italie même, où il a été lu, admiré et discuté avec passion, il laisse
une impression un peu trouble ; il émeut l’âme et déconcerte l’esprit ;
il échappe aux classifications commodes ; sa poésie a un accent nouveau,
tout personnel, malaisé à définir. Il faut être, en quelque sorte, initié
pour en comprendre le sens profond et la beauté voilée.
Aussi devons-nous être reconnaissants à M, A. Galletti d’avoir ouvert
pour nous les portes de ce génie secret. M. Galletti déclare dans une note

�préliminaire qu'il a voulu l'aire non point un travail historique et bio­
graphique, mais « l'étude d'une sensibilité et d’une imagination de
poète ». Et c'est bien un portrait littéraire qu’il nous donne, dans ce
livre qui est à la fois un essai psychologique et un traité d’esthétique.
Après avoir rapidement indiqué que Pascoli reflète peu les tendances
de son époque, qu’il n’a point pris à l’Université de Bologne, où il
s’est préparé à l’enseignement, le goût des recherches érudites, qu’il
n'a pas subi la puissante empreinte dont son maître vénéré et admiré,
le poète Carducci, a marqué la jeunesse italienne, M. Galletti nous mon­
tre un Pascoli replié sur lui-même, gardant jalousement fermé le jardin
intérieur et solitaire de son âme.
Pour comprendre celte inspiration et ce lyrisme, nourris de médita­
tions et d’émotions intimes, il faut donc remonter à la source profonde
de la sensibilité du poète. C'est ce que M, Galletti fait d’une manière
bien pénétrante, en tirant ses raisons, non seulement des poésies de
Pascoli, mais de ce discours du « Fanciullino », qui est une manière
d’Art poétique. Le poète se place en face de la réalité dans l ’attitude
ingénue et curieuse de l'enfant. Pour l’enfant, les mille petits spec­
tacles du monde, l’éclosion d’une fleur, un chant d’oiseau, une eau
agile et bruissante, un vol d’insecte, un jeu de soleil et de nuage, sont
comme autant de miracles. De même Pascoli découvre à chaque pas,
avec des yeux et un esprit émerveillés, les réalités, les apparences et le
mystère, Entre le monde et l’âme qui le perçoit et le reflète, il n ’y a
pas d’écran, pas d'influence d’écoles ou de formules ; c’est l’impression
directe, neuve, primitive et pleine. De là une sincérité, une pureté et
une fraîcheur dont il est peu d’exemples.
Une lecture superficielle laisserait croire que Pascoli n’a été que le
peintre ému de petites scènes rustiques, des laboureurs, des oiseaux,
des arbres, de la terre féconde de sa Romagne. Mais pour le poête, comme
pour l’enfant, il y a deux mondes : celui que l’on voit et celui que l’on
crée.
lo prendo un po ’ di silice e di quarzo ;
lo fondo ; aspiro ; e soffio poi di lena :
Ve’ la fi ala..
(Myricœ : Contrasto)
C’est ce que disait déjà Vielé-Griftin :
Avec un peu de soleil et du sable blond, j ’ai fait de l’or.
Ainsi les choses sont à la fois des réalités et des symboles. Tout spec­
tacle, outre sa poésie propre, suscite d’autres visions et révèle des choses
profondes et cachées. Une grive chante : et c’est tout un paysage de
genévriers et de bruyères, parfumé de l'odeur des pins ; des cloches
sonnent : et c'est une Fête-Dieu, avec des fleurs répandues sur les che­
mins comme pour la venue d'un roi ; une odeur de clématites et de
genêts, le premier appel du pinson, un rayon d’or, un pépiement d’hiron
d
el:

�et c’est le jour de paix et de travail qui se lève, tout rempli
de la chanson de vie.
Pour Pascoli, la nature n’est pas quelque chose d’extérieur et d'im­
mobile, cadre ou décor, il y a une seule âme éparse dans le monde et
qui se révèle dans le vent qui fait battre la porte, dans une voix, un
cri, un parfum, dans un crépitement de bûches de l'âtre, dans le
glissement d’une aile ou d’une ombre, dans les colloques mystérieux
des êtres et des choses, des vivants et des morts. Tout exprime de quel­
que manière celle vie universelle. Un détail, un mot, un son suffisent :
on dirait qu’une porte s'ouvre tout à coup ; des visions passent, pay­
sages, rêves, souvenirs, frissons obscurs et profonds de l’inconnu. Un
rayon de lune sur la mer : Quel est ce pont d’argent et où mène-t-il ? —
Le vieux laboureur somnole au coin du feu : double rêve, entrelacé de
l’homme et de la bûche, qui remplit la maison solitaire d ’enfants, de
fleurs, d’essaims. — Ailleurs : la pluie tombe, le paysan dort dans son
lit et n’entend pas l’eau bienfaisante qui arrose ses champs ; mais son
âme l’entend, puisqu’elle voit les sillons qui tressaillent, le blé qui lève
et qui mûrit. — Un livre est ouvert sur un pupitre, le vent ébranle par­
fois la porte, : Quel est l ’être invisible qui tourne les feuillets toute la
nuit, cherche, se hâte, s’arrête, lit et recommence? On pourrait multi­
plier de tels exemples ; pour le poète, la vie ne se révèle jamais mieux
peut-être qu'aux heures où elle semble arrêtée, dans le repos, le rêve
et le sommeil. M. Galletti a parfaitement mis en lumière la grande place
que tient le mystère dans l’œuvre de Pascoli,
Il n’a pas dégagé avec moins de bonheur un autre aspect de cette
poésie, la douleur. Est-ce mélancolie naturelle? Est-ce le souvenir obsé­
dant des deuils qui ont successivement frappé le poète, l’image de son
père assassiné, de sa mère morte, de ses frères disparus ? Est-ce la soli­
tude. et les lourdes charges qui ont pesé sur sa jeunesse d’orphelin?
Toujours est-il que l ’idée de la mort ne cesse de hanter le poète ; il la
voit comme la compagne inséparable de la vie. Elle passe dans le cri de
la chouette aux ailes silencieuses qui fait frissonner les nids dans les
cyprès et les cœurs dans les poitrines ; elle éveille la religieuse en frap­
pant à sa porte comme un visiteur mystérieux ; elle vole avec le son
des cloches sur les campagnes paisibles ; comme une mère qui regarde
dormir ses enfants enlacés, on devine, penchée sur le sommeil des
hommes,
la Morte con la sua lampada accesa.
Elle fait tomber le chêne et menace le châtaignier. Elle est l’antre figure
de la médaille.
Le mal, la souffrance, la mort, est-ce donc cela seulement que la vie
nous offre ? Pascoli finira-t-il comme Leopardi dans un désenchantement
amer et révolté? Nullement. Du fond même de la souffrance monte une
douceur de pitié et de pardon. La douleur inévitable, la menace de la

�mort, la faiblesse de notre nature nous conseillent non seulement la
résignation, mais un énergique effort moral pour nous aimer et nous
soutenir les uns les autres, pour agir et pour accepter fièrement le des­
tin. Dans la pièce intitulée Dovere, Pascoli nous montre Achille averti
par ses chevaux divins qu’il ne doit pas revenir vivant du combat ; —
je le sais, répond le héros ; et il lance en avant les deux coursiers de la
mort. Si la souffrance est elle-même amère, le souvenir n ’en est pis
sans douceur. L' «Ermite » demande à Dieu la faveur de ne pas
oublier les heures douloureuses, de ne pas jeter
il flor che solo odora quando è colto.
Pascoli respire longuement cette fleur précieuse, du souvenir où le
parfum de la douleur persiste. De même, après la, mort, la vie continue.
Pascoli croit à une survivance des âmes. Il n’est pas croyant, au sens
religieux, il est mystique. Il a une foi, qui confine au panthéisme et au
bouddhisme, dans la vie et dans le prolongement de la vie au delà de
la tombe. Lorsque l'homme ferme les yeux à la lumière, il emporte
dans l'éternité une dernière vision qui ne s'effacent plus: la mère
caresse éternellement les boucles blondes de l'enfant qu’elle effleura de
la main au moment de le quitter pour toujours ; le regard du père est
rempli éternellement des choses qu’il n’a pas pu dire et qu’il a empor­
tées vivantes avec lui.
De l'autre côté des tombeaux
Les yeux qu’on ferme voient encore,
pourrait dire Pascoli avec Sully Prudhomme. Pitié, douceur, amour, le
mysticisme de Pascoli est fait de ces vertus franciscaines. De quelle sym­
pathie fraternelle et attendrie il enveloppe les êtres les plus humbles,
plantes, bêtes, modestes ouvriers de la terre, infirmes, vagabonds,
ermites solitaires ! Il aime et il loue la vie, avec ses tristesses, avec « notre
soeur la mort ». Il aime l'illusion consolante, d’où qu’elle vienne, ne
fût-elle que le bon mensonge qui fait croire à la foule des hommes,
serrés autour de l'âtre « où il n’y a rien », que les flammes se rallument
et les réchauffent. M. Galletti s’étend longuement sur cette question du
mysticisme dans la littérature, au cours de trois chapitres de son
ouvrage. Il définit le mysticisme en soi, en dégage l'esthétique
propre, en suit les manifestations dans les poètes et les théoriciens du
romantisme auxquels il compare Pascoli. Il y a bien quelques rapproche­
ments discutables : il paraît exagéré, par exemple, de faire remonter à
Pétrarque l'origine de la doctrine de Jean-Jacques Rousseau ; mais la
dissertation est riche en aperçus justes et ingénieux.
Mais, chez Pascoli, comment l ’artiste traduit-il ce que le poète a
pensé? Comment exprime-t-il ce mélange de réalisme, d'impressions
pittoresques et de sentiment dont son inspiration est faite? Quand il
s'agit de décrire le monde extérieur, il semble que, pour rendre les

�impressions primitives et synthétiques qu’il en reçoit, le poète devrait
retrouver le langage profond et ingénu de l’enfant, qui met dans un
cri, dans un mot, dans une image, tout ce que son âme embrasse et
ne peut analyser. Nous retrouvons, en effet, chez Pascoli ces expressions
simples et denses, cet enchaînement d’images par brusques associations,
ces soudaines éclosions qui sont le propre de la poésie d’intuition. Il se
plaît à reproduire les sons, les bruits, les chants ; il pousse l’harmonie
imitative jusqu'à l’onomatopée ; on entend dans ses vers, avec leurs
modulations particulières, le gazouillement des oiseaux — passereau,
pinson, fauvette, rossignol, grand-duc, alouette, — les sonneries des
cloches, les sifflements du vent. Cela tournerait au procédé, si on n’y
sentait une fraîcheur et une puissance d’évocation, qui font vraiment
vivre et parler les êtres et les choses. Pascoli a dans sa lyre quelques
cordes de la lyre d’Orphée.
Si Pascoli est un poète trop primesautier pour draper sa pensée dans
les beaux plis d’une forme classique, il est aussi trop cultivé pour se
contenter de moyens d'expression primitifs. Il sait peindre ; il a des
paysages qui ont le relief et la netteté d'eaux-fortes. Mais vous n’y trou­
verez que les traits essentiels, les détails caractéristiques, les nuances
nécessaires ; nulle complaisance d’artiste, nulle recherche laborieuse
d’effets, nulle « littérature ». Le lettré ne se reconnaît qu’à la maîtrise
de la langue et, à la sûreté du vocabulaire, sauf dans les Poeemi Conviviali
où il reprend les légendes antiques et qui sont ce qu’il a écrit de moins
personnel. Pascoli est surtout musicien. Quelle mélodie, quelles réson­
nances, quelles vibrations!
De la musique avant toute chose !
proclamait Verlaine. Pascoli eût pu le dire avec lui, car il ne manque
pas d’affinité avec notre symboliste. Il a donné au vers italien une dou­
ceur, une fluidité, une souplesse qui ont quelque peu dérouté les lec­
teurs de son pays, plus sensibles à l’image et à la beauté extérieure. Il
a fait de l ’hendécasyllabe une chose agile et chantante, qui serait tout à
fait nouvelle dans la poésie italienne, si on n’en trouvait des exemples
chez Dante et chez le Tasse. Son art, à la fois simple et raffiné, est sin­
gulièrement expressif. Dans la pièce, la Calandra, le poète parle de
l ’alouette invisible qui chante éperdûment à l ’aurore ; et ce chant est
si varié, si riche, qu’il contient et annonce tous les autres chants et tous
les paysages et toutes les heures du jour. Pour Pascoli, la poésie est
pareille au chant merveilleux de cet oiseau ; il s’écrie, au dernier vers,
en créant le symbole :
O grande su le brevi ali poeta !
Les quelques points que nous venons d’indiquer sont largement traités
et développés, à l’aide de citations nombreuses et bien choisies, dans
l’ouvrage de M. A. Galletti, Mais on y trouve bien d’autres choses encore ;

�car il est nourri de substance et de solide érudition. L’auteur y aborde
des questions de littérature générale et comparée, en particulier au
sujet des poètes romantiques et symbolistes étrangers dont Pascoli se
rapproche si souvent. C'est tout profit que de suivre M. Galletti comme
guide, si l'on veut connaître Pascoli, et même si, le connaissant, on
veut le comprendre mieux. C'est tout agrément aussi : M. Galletti a un
style souple et nuancé : il prouve qu’on peut être tout ensemble, un
excellent critique et un excellent écrivain, et que la science et l’érudi­
tion ne perdent rien à s’exprimer avec élégance.
A. Valentin.
Noi Futuristi. Teorie essenziali e chiarificazioni.
1917, in-16.

Milano, Quintieri, éditeurs,

Sous ce titre vient de paraître, à Milan, un petit volume qui est gros
d'importance. Le sous-titre porte : « Théories essentielles et éclaircisse­
ments ». Voyons-y une sorte de bréviaire, destiné à répandre au loin
la doctrine, et aussi un livre d’honneur, commémorant l’œuvre accom­
plie.
Car le futurisme, que d’aucuns, en France, croyaient mort, célèbre
cette année son dixième anniversaire! C’est en 1908-1909, qu'il s’élabora : création de la revue internationale Poesia, manifeste lancé par le
Figaro, le 20 février.
Choses notables : ce premier manifeste des futuristes célébrait la
Guerre, « seule hygiène du monde », et M. F.-T. Marinetti, leur chef,
se signalait tout d’abord par une manifestation irrédentiste à Trieste.
A défaut d’autre mérite, on devra leur reconnaître celui d’avoir assez
bien prévu « ce qui était dans l ’avenir », selon l'expression de Gabriele
D’Annunzio. Et, depuis lors, tous ont accompli brillamment leur devoir
au « front » ; le peintre et sculpteur Boccioni, un de leurs plus fougueux
apôtres, est mort en « service commandé ».
Tout cela fait que ses adversaires même prennent aujourd’hui le
Futurisme en considération. On a renoncé à le combattre par l 'indiffé­
rence affectée ou par le ridicule. Loin d’en rire, M. Paul Souday, dans
le Temps, a dénoncé le danger que — selon lui — la nouvelle doctrine
peut, faire courir aux œuvres de l’art ancien en Italie et ailleurs.
Les tenants du passé, les « passéistes » (passasti, en italien) ont gran­
dement raison de s’alarmer. Ce n’est plus seulement au delà des
Alpes, un groupe de jeunes écrivains, peintres, sculpteurs, musiciens,
architectes, gens de théâtre, politiciens, qui s'affirme futuriste, mais
presque toute l’élite intellectuelle du pays. J’ai cité ailleurs (1) les
déclarations sans ambiguïté des Borgese, des Savj-Lopez, etc. L’amour
des étrangers pour l’Italie du passé exclusivement les horripile. Ils
(1) André Geiger. Gabriele d'Annunzio. (Préambule sur l'Italie « passéiste »,
« futuriste » et « présentiste »). (Bibliothèque internationale de critique).

�souhaitent que, de leur pays, les Français et les Françaises apprennent
à connaître et à aimer autre chose que le quattrocento, les musées, les
paysages vides, les cités mortes, la nostalgie ou la volupté. Ils réclament
sa part pour l’Italie moderne et vivante. Et même, ils voudraient que
cette part fût la plus grosse.
Il faudrait un volume pour bien exposer et pour discuter à fond cette
renaissance de la querelle des Anciens et des Modernes.
En France, c ’est surtout au point de vue littéraire, et artistique aussi,
que le Futurisme a été et sera encore discuté. Notre jeune littérature
vient de faire de belles funérailles à un écrivain d’avenir, d’origine
en partie italienne, signataire d ’un retentissant manifeste de
la nouvelle école : Guillaume Apollinaire. Dans les milieux les plus
divers, on voyait en lui « un espoir ». A côté de ce représentant, quasiofficiel du « Futurisme », ne faut-il pas ranger les apôtres du « Dyna­
misme » et ceux du «Simultanéisme », dont M. Fernand Divoire appa­
raît comme le chef? Ceux-ci portent surtout leur effort du côté du
théâtre. Car Futurisme, Dynamisme et Simultanéisme sont trois aspects
du même problème ou, si l’on aime mieux, trois formes de la même
révolution.
Noi Futuristi nous l'expose clairement. A une époque nouvelle, à des
temps nouveaux de l’humanité, il faut un Art nouveau. Les transfor­
mations de la civilisation du XX° siècle ne sont peut-être pas tout à fait
aussi prodigieuses qu’elles apparaissent aux regards des futuristes : nous
manquons du recul historique, et les transformations des anciens siècles,
passées dans nos habitudes, perdent à nos yeux leur grandeur. Cependant
les futuristes ont très bien vu que ce qui transforme le plus la vie
humaine, ce sont les moyens de transport. Notre époque peut prétendre,
par suite, à être le siècle du mouvement et de la vitesse : Chemins de
fer, paquebots, aéroplanes, télégraphe avec ou sans fil, téléphone, lumière
électrique, —- et toutes les inventions qui s’élaborent pour demain.
Le futuriste Carrrà (avec trois r), dans sa Guerrapittura, qui vient, de
paraître (1), a raison d’ajouter : « ... anche le idée camminano e si
consumano con una rapidità che ignoravano assolulamente i nostri pre­
decessori. »
Or, c ’est le rôle de l’artiste de s’efforcer à sentir, à saisir, à repro­
duire les aspects de celte harmonie nouvelle du monde extérieur.
Par quel moyen d’art y parviendra-t-il ?
Le « futurisme dynamique » lui en offre toute une collection. Il ne
m’apparaît pas qu’ils soient tons de valeur égale, même au point de vue
futuriste. Mais je puis me tromper.
Louons-le de nous vanter la « splendeur géométrique et mécanique »,
et, par suite, la rapidité, la clarté, la volonté, l’ordre, la discipline, la
(1) Carrra. Guerrapittura. Edizioni Futuriste

d Poesia ».Milano, 1915.

�méthode. Ce sont là qualités assez habituelles à la littérature française,
et nombre de nos grands écrivains furent des géomètres et des physi­
ciens.
Louons-le encore, jusqu'à un certain point, de vouloir libérer les
mots, de faire la guerre à l’abus des adjectifs, au vague des expressions.
« La peinture lâche est la peinture d’un lâche », disait Eugène Delacroix.
On peut appliquer le mot à quantité de prosateurs et de prosatrices, de
poètes et de poétesses.
Guerre au vers libre, clament tout justement les futuristes, le vers
libre qui entraîne à de faciles effets de sonorité, aux cadences mono­
tones, aux fluidités déliquescentes ! Guerre au « Moi » littéraire, à cette
hypertrophie de la personnalité de l'auteur, héritée des romantiques!
(On sera surpris de voir que M. Marinetti rejoint. M. Pierre Lasserre :
mais c ’est un fait). L’univers est si vaste, l'humanité tellement innom­
brable, que nous ne devons pas faire de notre nombril le centre de la
création.
Le verbe à l’infinitif, l ’emploi des onomatopées, voilà encore d’excel­
lentes réformes futuristes.
Mais le futurisme va plus loin, veut aller plus loin. Il ne tend à rien
moins qu’à une révolution typographique, d’une part, et, d'autre part,
à une phrase en raccourci, qui rappelle le meilleur — ou le pire — style
télégraphique.
Le « dynamisme plastique », la « musique bruitiste » (1), le cinémato­
graphe et l’architecture futuristes, le « théâtre synthétique », vaudraient
la peine d’un examen approfondi, mais qui nous entraînerait trop loin
aujourd' hui.
Pour conclure, le résumé, le petit code de leurs doctrines publié par
MM. Marinetti, Boccioni, Carrà, Russolo, Balla, Severini, Pratella,
Armando Mazza, et tutti quanti, vient à son heure.
Je crois avoir montré que leurs théories n’ont pas été sans influence,
ne seront pas sans influence sur la littérature contemporaine. Je ne
m’aventurerai pas, surtout au lendemain des enquêtes consacrées à
l ’avenir des lettres après la guerre, à vouloir, moi, deviner « ce qui est
dans l’avernir ».
Cependant je me pose une question. Est-ce bien de la transformation
du monde extérieur que surgira la Beauté nouvelle, à laquelle aspirent
tous les artistes non immobilisés dans la tradition et dans la routine?
Est-ce surtout de celte transformation ?
Le dynamisme, le simultanéisme et le futurisme ne trouveront-ils pas
plutôt leur aliment dans l'être intérieur, dans l’homme nouveau que
nous révèlent les découvertes, — non moins prodigieuses que celles de
la mécanique ou de la chimie, — de la physiologie et de la psychologie?
(1) Luigi Russolo. L'Arte dei rumori. Edizioni futuriste di « Poesia» , Milano,
1916.

�Déjà, un Loti, un Dostoïevski, un D’Annunzio (ce D’Annunzio si
décrié par certains futuristes) ont génialement pressenti et exprimé les
mouvements de l’inconscient. Sur ces voies nouvelles, encore obscures
et d’une complication infinie, quels successeurs viendront poursuivre la
recherche de l’homme futur, de celui que nous sentons à peine, confu­
sément, naître au fond de nous-mêmes?
Mais, comme dirait Kipling, ceci est une autre histoire...
André Geiger.
Ugo Ojetti. Les Monumenls italiens et la guerre, publication du bureau spécial du
Ministère de la Marine. — Milan, Alfieri et Lacroix, in-4° de 32 pages et
140 planches.
Un livre de ce genre n’est pas seulement un livre d’actualité. C’est un
témoin authentique qui dépose devant l'avenir, c’est un réquisitoire,
établi sur des documents sans réplique, contre la barbarie d’un homme,
d’une dynastie, d’une caste militaire, d’une race, d ’un régime.
Vieux maîtres vénitiens qui portâtes si haut le nom de la sérénissime
République, monuments universellement admirés qui faites et ferez à
jamais la gloire de l'Italie, du monde latin, du monde civilisé tout entier,
fallait-il qu’en plein vingtième siècle, une nation qui se prétend supé­
rieure à toute autre, et s’arroge le monopole de la compétence en art
comme en toute chose vînt vous soumettre à des traitements tels que
ceux qu’ont subis le plafond des Scalzi, l’abside de Santa Maria Formosa,
les monuments des doges Mocenigo et Veiner, la coupole de la chapelle
san Donemico à SS. Giovani e Paolo! Fallait-il que les façades extérieures
et intérieures de Saint-Marc et du Palais des Doges dussent être protégés
contre la chute possible des engins de guerre, et qu’à l ’intérieur des
musées, des palais, des églises, ces trésors de beauté sereine qui s'appel­
lent l’Assomption du Titien ou la Crucifixion du Tintoret dussent s’en­
fuir, détachés de leur cadre séculaire, empaquetés comme de vulgaires
denrées, hissés sur de fragiles embarcations, et gagner subrepticement
des retraites ignorées, hors de l ’atteinte des projectiles semés par des
machines volantes, soupçonnées et. flétries d'avance par Léonard de Vinci !
L’énumération faite de visu, par un homme compétent et informé,
de toutes les œuvres d’art vénitien et italien mises à l’abri de la barbarie
est le premier intérêt de ce livre. La description photographique des
moyens employés pour les préserver sur place ou pour les emporter à
distance en est un second, attestant tout ensemble l’extrême souci qu'ont
eu les Italiens de sauver leur patrimoine artistique, et l’ingéniosité des
moyens employés par eux pour atteindre ce but. Je ne suis pas sûr
qu’en France, où des mesures de préservation analogues ont été prises,
on ait procédé partout avec autant d’empressement, de zèle éclairé et
de respect des œuvres. Un troisième intérêt, le plus poignant de tous,
réside dans l’inventaire photographique des destructions commises et

�dans l’indication très suggestive des moyens de dédommager Venise des
attentats artistiques dont elle a été victime : « La peinture vénitienne,
écrit l’auteur en terminant sa préface, doit se payer avec de la pein­
ture vénitienne. Tant au Musée impérial qu’à l'Académie impériale,
Vienne possède, si notre mémoire est fidèle, vingt-cinq tableaux du
Titien et quinze du Tintoret. » Les diplomates italiens sauront s’en
souvenir en temps opportun.
Le livre de M. Ugo Ojetti a paru il y a un an à peine, en 1917. L’heure
était sombre, les perspectives peu rassurantes pour l'Italie et pour ses
alliés. Quel chemin parcouru depuis! Quels triomphes pour elle et pour
eux! Quel contraste chez ses ennemis entre l'arrogance destructive d’hier
et l'impuissante anarchie d’aujourd’hui! Dans quelques années seule­
ment, on croira rêver en feuilletant les pages de ce livre. On concevra
difficilement que des peuples intelligents et cultivés aient pu, dans
l’aveuglement de leur orgueil, perdre à tel point le sens artistique et
le sens moral que sciemment, froidement, scientifiquement, ils aient
accompli ou approuvé d’aussi odieux méfaits.
Eugène Bouvy.

�C h r o n iq u e

— La direction du Giornale Storico delta Letteratura ilaliana de Turin,
longtemps confiée, depuis sa naissance, en 1883, aux mains robustes de
F. Novati et de R. Renier, aidés pendant les premières années par
A. Graf, a passé, en ces dernières années par de douloureuses vicissi­
tudes. R. Renier a disparu le premier (janvier 1915), laissant à F. Novati
la lourde charge de poursuivre seul la publication commencée à trois ;
mais Novati succombait à son tour la même année (décembre), et
M. Egidio Gorra, passé justement alors de l'Université de Pavie à celle de
Turin, assuma la direction à partir du premier fascicule de 1916 (tome
LXVII). Il ne l'a pas conservée deux ans, car la mort l’a frappé à son
tour le 27 août 1918 ; il avait cinquante-sept ans. M. Vittorio Cian, suc­
cesseur d’A. Graf dans la chaire de littérature italienne de l’Université
de Turin, s’est décidé, malgré ses hésitations et ses scrupules, à repren­
dre l’œuvre de ses prédécesseurs et amis. C’est lui que Gorra et déjà
Renier tenaient pour le plus capable de continuer et de développer l’oeu­
vre qu’ont illustrée trente-cinq ans de très féconde activité. Soucieux
de ménager ses forces, qui ne sont pas inépuisables, et peut-être aussi
d’adapter le Giornale Storico à des besoins intellectuels nouveaux, sans
répudier l’esprit de recherche scientifique objective dont il s’est cons­
tamment inspiré, M. V. Cian s’adjoint un comité de rédaction composé
de jeunes maîtres qu’il a su choisir avec un rare bonheur. Nous souhai­
tons à la nouvelle Direction et à son comité de rédaction le succès et
la longue prospérité qu’ils méritent.
Ce changement de direction coïncide avec un changement dans la
raison sociale de la maison d’édition qui publiait le Giornale Storico
depuis son origine; jusqu’à ces derniers mois, c ’était la maison Ermanno
Loescher. La propriétaire de cette raison sociale, veuve du professeur
A. Graf, étant morte, c ’est sous le nom du nouvel éditeur, Giovanni
Chiantore, que cette importante maison continuera à rendre d’éminents
services à la science italienne.
M. Mario Cermenati, député au Parlement italien, en présidant, l’été
dernier, la « R. Commissione Vinciana », dont le but est de publier en
fac-similé, avec les transcriptions nécessaires, tous les manuscrits de
Léonard de Vinci, a lancé l’idée d’un Islituto di studi Vinciani. Celui-ci
aurait pour tâche de diriger tous les travaux d’exégèse et de commen­
taire, les recherches biographiques et artistiques, tout ce qui peut, en

�un mot, développer et répandre une intelligence plus complète de l'acti­
vité scientifique et du génie de Léonard. Cet appel a été aussitôt entendu
de quatre généreux industriels milanais, qui se sont empressés d'assurer
à l'institut projeté une dotation de 900.000 lires. D'autres largesses,
indubitablement, vont suivre ce brillant début, et, dès à présent, on
peut prévoir, pour une date rapprochée, l’organisation du travail auquel
se consacrera l'Istiluto di Studi Vinciani. M. Luigi Luzatti qui, lorsqu’il
était président du Conseil, avait contribué à donner une vie plus active
à la « R. Commissione Vinciana », a félicité M. Mario Cermenati de son
heureuse initiative, dans une lettre (en date du 3 septembre) dont nous
croyons intéressant d’extraire quelques phrases : « L'alliance de l’indus­
trie et de la richesse avec ce génie universel, qui a conçu et construit
jusqu’aux canaux d'irrigation agricole, aux aéroplanes et aux submersi­
bles (il en tint l’intention secrète, craignant, avec une bonté toute ita­
lienne, que les pirates sarrazins, ces assassins des mers, pussent s’en
servir), est d’un bon augure. C’est ainsi que les Américains du Nord
ont légitimé, ont fait bénir leurs grandes fortunes : les milliardaires se
sont purifiés en devenant les bienfaiteurs de la science. Mais pourquoi
n’étendriez-vous pas la souscription aux industriels des nations alliées?
Le front unique, pour publier en le commentant tout ce qui est décou­
vert ou ce qu’on découvrira des travaux de Léonard.......serait un noble
début pour la Société des Nations. »
— M. Ezio Levi, professeur à l’Académie Navale de Livourne, s’est
fait le promoteur d’une intéressante entreprise ; il s’agirait de constituer
une collection nationale de « Testi antichi italiani » inspirée par les
publications de notre Société des anciens textes français ; les volumes
de cette collection devraient servir non seulement à mettre des éditions
bien faites entre les mains des philologues et des lettrés, mais à répan­
dre beaucoup plus largement en Italie, et hors d’Italie, les œuvres des
grands classiques italiens. L’idée a été lancée en deux articles de la
Rassegna Nazionale (août-sept. 1917), où M. Ezio Levi, après avoir rap­
pelé les entreprises antérieures, fait le procès des collections multiples
et rivales, entreprises un peu partout, depuis une trentaine d’années,
sans coordination, et d’ailleurs restées en plan ; il relève l’insuffisance
absolue des moyens dont dispose la commission officielle dite « R. Com­
missionne per I Testi di Lingua », qui siège à Bologne depuis 1862 ; il
propose enfin que ladite commission soit transférée à Florence et annexée
à la « R. Accademia della Crusca per la lingua d’Italia », le secrétariat et
l’imprimeur restant à Bologne, et que, par ce moyen, tous les efforts
étant unis et coordonnés, la diffusion de la collection soit assurée en
Italie et à l’étranger.
A cette proposition ont aussitôt adhéré, en très grande majorité, les
adhérents de la Commission bolonaise. Cependant, quelques voix discord
a
n
tes

�se sont élevées, en particulier celle de M. Giuseppe Albini, dans
le Resto del Carlino (août 1917) ; M. Ezio Levi riposta dans le Giornale
d’Italia, et cette féconde polémique aurait san s doute contribué à faire
adopter une solution, quand se produisirent les malheureux événements
de Frioul et de Vénétie qui firent passer les questions philologiques au
second plan.
Aujourd’hui, la question est reprise dans des conditions qui parais­
sent favorables, les résistances représentant ce minimum inévitable
d’opposition que rencontre toute innovation. La future édition des clas­
siques italiens du Moyen-Age, qui a déjà trouvé un éditeur à Rome,
comprendra deux séries : 1° une grande édition, amplement documentée,
à l ’usage des philologues et des lettrés ; 2° une petite édition à l ’usage
des étudiants et du public cultivé, dans le genre de l’édition des « Clas­
siques français du Moyen-Age », publiée par la maison Champion de
Paris. Le gouvernement contribuera à l’entreprise par son patronage
plutôt que par des subventions ; son rôle consistera notamment à répan­
dre la petite édition parmi les nations alliées et amies, afin que les
classiques italiens puissent être plus aisément étudiés à l’étranger dans
les Universités et les lycées.
— En deux articles de la Revue internationale de l’Enseignement
(août-septembre 1918), M. G. Maugain consacre une étude fortement
documentée à cette importante question : Les Professeurs italiens et la
science allemande. Il faut recourir à ce travail substantiel pour se faire
une idée exacte de l’attitude adoptée par les Universités italiennes en
regard de la science allemande.
A ce propos, on trouvera une vigoureuse manifestation anti-allemande,
due à un des maîtres les plus distingués de l’Université de Turin, Vit­
torio Cian, dans la Rassegna italiana, fasc. V de 1918, sous ce titre :
« Ricordi e commenti antitedeschi ».
— On annonce la mort du célèbre helléniste Giuseppe Fraccaroli, pro­
fesseur à l’Université de Pavie, dans les circonstances tragiques : le
22 septembre 1918, à Milan, il traversait la via Dante, lorsque, pour éviter
un tramway, il fit un écart et tomba sous un camion. Relevé sans
connaissance, il a expiré le 23, au matin, sans avoir repris ses sens.
G. Fraccaroli était une des figures les plus intéressantes de la génération
qui disparaît peu à peu. En dehors de ses travaux sur la littérature et la
philosophie grecques, il avait beaucoup écrit, dans tous les genres, y
compris un roman, et son activité de publiciste ne s’était aucunement
ralentie en ces dernières années ; il collaborait au Corriere della Sera.
Parmi ses ouvrages les plus connus et les plus suggestifs, signalons
L'irrazionale nella letteratura (1903). 11 était né à Vérone en 1849.

�— Un explorateur italien de l ’Afr ique au xv° siècle. — Nous extrayons
les lignes suivantes des Comptes-rendus des séances de l’Académie des
inscriptions et Belles-Lettres (séance du 14 juin 1918) :
« M. Ch. de La Roncière, conservateur à la bibliothèque nationale,
a découvert une relation de voyage jusqu'ici inconnue, datée de l'oasis
du Touat et de l’année 1447. D'un intérêt capital, c'est la première rela­
tion européenne qui donne des détails circonstanciés sur l'intérieur de
l’Afrique occidentale. Antonio Malfante, de Gênes, essayait à Tamentit,
dans le Touat, des opérations commerciales que la demande d’une com­
mission de 100 % par les intermédiaires arabes et juifs rendit impossi­
bles. Là, les lingots et les barres de cuivre apportés par les caravanes
de la côte et qui servaient de monnaie aux nègres, étaient échangés
contre la poudre d’or venue de Tombouctou ou le beurre végétal produit
par des arbres du bassin du Niger. Mais les pirateries des Touaregs,
dont Malfante trace un joli portrait en les appelant les Philistins, nuisi­
rent aux transactions. Malfante était l’hôte, à Tamentit, d’un puissant
personnage, probablement le cheikh, qui avait acquis des richesses en
parcourant pendant quatorze ans le bassin du Niger, et dont le frère
était établi depuis trente ans à Tombouctou. C’est d’après les récits de
son hôte que Malfante décrit le bassin du Niger, avec ses empires musul­
mans et, au Sud, ses pays fétichistes, bref ce qui est devenu l'Afrique
occidentale française. »
— Propagande artistique. — L'orchestre romain de l ' « Augusteo »,
sous la direction de Bernardino Molinari, a organisé, en Suisse, pendant
le mois d’octobre, une série de onze concerts à Lugano, Genève, Berne,
Zurich, Bâle, Saint Gall, etc... Les programmes, composés essentielle­
ment de musique italienne, ont pourtant réservé une certaine place aux
compositeurs alliés, avec La Mer de Debussy, L'apprenti sorcier, de Dukas,
la troisième symphonie de Saint-Saëns, et les Variations symphoniques
d’Elgar.
— Cours de vacances de Sienne. — Pour la seconde fois, les cours de
vacances pour l’étude de la langue italienne, à l’usage des étudiants des
nations alliées et amies, se sont ouverts en juillet-septembre 1918, à
Sienne, aux R. Conservatori riuniti. Cette intéressante institution, due
à l’initiative privée, donna, malgré les difficultés du temps de guerre,
de très appréciables résultats, qui sont le gage certain de son déve­
loppement aussitôt que reprendra la vie normale. Celte année,
les étudiants français à Sienne ont été au nombre de 17 — dont 15 jeunes
filles. Tous ont rapporté le meilleur souvenir — et le meilleur profit —
de leur séjour.
Le Gérant : P. Gaultier.

�« lo dico seguitando.... »

Ces trois m ots, par lesquels s’ouvre le chant VIII de l’ Enfer,
ont été l’occasion de diverses anecdotes, de discussions,
d' hypothèses sur une interruption possible, survenue en cet
endroit, dans la composition du poème, et par suite sur les
dates auxquelles Dante commença, suspendit et termina
l’Enfer; sur ce que pouvait être l’ébauche supposée du poème,
et encore sur la répartition des péchés entre les divers cercles
de la damnation. Il est peu probable que ces délicats problèmes
puissent être tranchés par de simples raisonnements; aussi
les observations qu'on va lire n’ont-elles pas l’ambition de les
résoudre de façon décisive.
Mais il ne m’est jamais arrivé de lire l’Enfer chant par chant,
d’un bout à l’autre, sans être frappé de certaines dispropor­
tions, pour ne pas dire plus, entre les sept premiers chants
et les suivants. Je me persuade difficilement que le poète qui,
au chant VII, ayant si pauvrement décrit la peine des avares et
des prodigues, s’était rejeté sur un brillant hors d’œuvre,
l’allégorie de la Fortune, et avait esquissé la situation des
damnés du cinquième cercle, a pu sans transition, du jour au
lendemain, acquérir une maîtrise toute nouvelle, une pleine
possession des ressources de son art, avec une claire vision
d’un plan beaucoup plus vaste, plus riche et plus complexe,
au point de nous présenter coup sur coup, au chant VIII, la tra­
versée du Styx dans la barque de Phlégias, la scène où Filippo
Argenti tourne contre lui-même sa rage impuissante, et la
résistance des diables sur la porte de la cité infernale, en atten­
dant la vision des Furies et l’apparition de l’Envoyé céleste,
au chant IX. Certes c’est bien le même artiste qui avait déjà
mis tant d’ humanité et de poésie dans la figure de Ciacco et

�surtout dans l’immortelle Francesca; mais il révèle tout à coup
une fertilité d'invention jusqu’alors insoupçonnée dans
l'agencement ingénieux d'un récit varié, dramatique, plein de
détails d’un réalisme saisissant : c’est le même artiste, mais
parvenu brusquement à la possession souveraine de son art.
Le contraste me paraît si fort que j ’ai toujours été surpris
de ne pas le voir plus fermement souligné par les commenta­
teurs. Seul, parmi les critiques dont il me souvienne, Ed.
M ooro1 y a insisté, mais à propos d’ un problème d’un autre
ordre, la classification des péchés. Je voudrais y revenir avec
l ’intention de faire surtout ressortir les progrès surprenants
que l’on observe dans la conception comme dans l’exécution
poétique, quand on passe du chant VII aux suivants. De ce
contraste on verra ensuite quelles conclusions il y a lieu de
dégager.

I
Chacun a pu remarquer qu’à partir du chant VIII Dante
paraît abandonner le plan qu’il avait adopté d’abord, quant
à la classification des péchés. Jusque-là, en effet, il avait
suivi la division traditionnelle en péchés capitaux : après
le Limbe (1er cercle), il avait énuméré la luxure (2e cercle), la
gourmandise (3e cercle), l’avarice jointe à la prodigalité
(4e cercle), puis la colère (5e cercle), dont le châtiment est
déjà complètement décrit dans les vingt-cinq derniers vers
du chant VII. Ensuite, au contraire, apparaissent les héré­
siarques (6e cercle), les violents contre leur prochain, contre
eux-mêmes, contre Dieu et la nature (7e cercle), toutes les
variétés de trompeurs (8e cercle) et de traîtres (9e cercle), c’està-dire un classement fondé sur des notions tout à fait étran­
gères à la doctrine ecclésiastique des péchés capitaux.
Ce changement choque peu, car il est justifié par Dante,
1. Edward Moore, Studies in Dante, second series; Oxford, 1899, p. 168-170.

�qui, au chant XI, se référant à l’Ethique d’Aristote, fait
rentrer les quatre péchés capitaux énumérés dans l’inconti­
nentia, c'est-à-dire l’entrainement, l’ impuissance de l’ homme à
maîtriser ses passions, disposition moins détestable, au regard
de Dieu, que la violence bestiale et que la méchanceté armée
de ruse et de trahison : violence et méchanceté sont expiées
dans le « bas enfer ».
Mais Ed. Moore a finement remarqué que, peut-être, l’expli­
cation du chant XI n’a été imaginée que pour masquer après
coup, ou pour excuser un changement de plan, survenu
lorsque Dante se serait convaincu que rémunération des
péchés capitaux ne pouvait convenir aux développements
ultérieurs du poème. C’est là une simple conjecture. Des
objections très sérieuses y ont été faites, d’où il ressort que
Dante, tout en subissant d’abord l'influence de la théorie
théologique des péchés capitaux — le fait ne saurait être nié —
a pu fort bien, néanmoins, concevoir dès le début sa classifi­
cation des damnés d’après la doctrine morale d’Aristote1 .
Mais ceci n’est encore qu’une possibilité. Quittons au plus
vite ce terrain mouvant, où nous ne trouvons aucun point
d’appui solide.
Voici en revanche un fait incontestable. Dans les premiers
chants, Dante passe d’un groupe de damnés au groupe suivant
avec une rapidité qui parait systématique : le Vestibule de
l’ Enfer et la rive de l’Achéron, qui présentent à ses regards
les premiers rassemblements d'âmes, occupent un seul
chant (III) : le Limbe un chant (IV), de même le cercle de la
luxure (V) et celui de la gourmandise (VI) : l’amour des
richesses est encore moins favorisé, car la Colère empiète sen­
siblement sur le chant VII. Si cette allure vertigineuse avait été
maintenue, la description des neuf cercles eût pu être achevée
en douze chants. Mais tout change à partir du chant VIII où se
prolonge la traversée du cinquième cercle ; ensuite, on voit
Danteet Virgile entrer dans le sixième cercle à la fin du chant IX,
1. Bull. della Soc. Dant. ital., N. S., t. VIII, p. 47-48.

�pour n'en sortir qu’au début du douzième. Le septième cercle,
avec ses trois subdivisions, embrasse les chants XII à XVII, le
huitième en occupe treize(XVIII-XXX), et le neuvième quatre
(XXXI-XXXIV). On pénètre dans le Bas-Enfer dès la fin du
neuvième chant ; c’est-à dire que la disproportion est manifeste
entre les deux grandes divisions de l’enfer. Que Dante n’ait
pas immédiatement envisagé, dans toute son ampleur, le plan
auquel il s’est ensuite conformé, c’ est une impression à
laquelle on peut bien résister, mais qui se présente à l’esprit le
plus naturellement du monde.
Les développements nouveaux, qui commencent avec le
chant VIII sont constitués par deux genres d’épisodes. D’ une
part, les entretiens du poète, ou de Virgile, avec les damnés
deviennent de plus en plus nombreux, de plus en plus drama­
tiques ; de l'autre, les incidents du voyage, les descriptions du
paysage infernal, les scènes multiples qui se déroulent sous les
yeux du poète tiennent une place de plus en plus large et
témoignent d’ un réalisme croissant.
En ce qui concerne les entretiens de Dante avec les âmes
réparties de cercle en cercle, trois sont contenus dans les
chants III-VII, et ils comptent parmi les plus célèbres du
poème : c’est le colloque avec les grands poètes du Limbe, puis
le récit de Francesca, et enfin la rencontre du florentin Ciacco,
avec qui Dante parle de leur commune patrie. Le poète est déjà
tout entier dans ces épisodes hautement significatifs, avec son
culte de la gloire, son émotion poignante en présence de la
passion amoureuse, et sa tendresse inquiète pour Florence
déchirée par les factions. Nul ne saurait songer à déprécier ces
premiers chants, qui comptent parmi les plus précieux de
l’ Enfer. Dante avait déjà donné, comme poète lyrique, des
preuves éclatantes de sa puissance expressive; il y ajoute dans
les premiers épisodes de son grand poème, un mouvement, une
acuité de vision, avec un prolongement d’infinies et inexpri­
mables perspectives, qui font de ces chants IV à VI des morceaux
pleinement caractéristiques de son génie. Cela n’empêche pas

�de dire qu’il était encore assez loin d’avoir reconnu toutes les
ressources que pouvait lui fournir son sujet, et d'en avoir
tiré parti.
Son intention primitive parait avoir été de provoquer au
plus un entretien de quelque ampleur dans chaque cercle.
Autrement, pourquoi n’aurait-il pas mis en scène un plus
grand nombre d’habitants du « noble castel » du Lim be?
Francesca et Paolo pouvaient-ils seuls l’ intéresser parmi les
passionnés ? Et ne connaissait-il que Ciacco à ranger dans le
cercle des gourmands? Les énumérations rapides qui, aux
chants IV et V, suivent ou précèdent la scène principale1,
prouvent assez que la matière ne lui manquait pas.
Une fois admise la conception un peu étroite du plan qu’il
aurait envisagé d’abord, on comprend sans peine les choix de
Dante. Parmi les grands héros étrangers au christianisme,
sa qualité de poète et celle du guide qu’ il s’était donné lui
imposaient un entretien avec le groupe que préside Homère et
au milieu duquel il prend, sans fausse modestie, la place qui
lui revient de droit; il a donc relégué au second plan les
fondateurs de la grandeur romaine, les philosophes et les
savants, qui étaient aussi, à tant d' égards, les maîtres de sa
pensée. Entre tous les amoureux célèbres, il a donné la préfé­
rence à un couple obscur qu’ il a immortalisé, parce que la
mort de Francesca et de Paolo l’avait vivement troublé
pendant sa jeunesse, lorsqu’il pouvait avoir vingt ans : c’était
aussi pour lui l’époque des « douces pensées » et des « tendres
désirs »; ce fait-divers brutal lui avait révélé à quels dénouements
tragiques pouvait conduire un moment de faiblesse, une
surprise des sens, et il en avait été bouleversé. Quelle que soit
la date où l’épisode du chant V a été écrit, il est indéniable
1. Chant IV, v.12 1- 144, trente-six noms en vingt-quatre vers; ch. V, v. 52-69,
huit noms en dix-huit vers. Une énumération qui offre quelque analogie avec
celles-ci se lit au ch. VII du Purgatoire, v. 91-136; elle est d’une moindre den­
sité : douze noms en quarante-six vers, c’est-à-dire que le poète y a mieux
caractérisé chacun des personnages qu’il nomme.

�qu’ on y reconnaît la trace du profond émoi que le drame de
Rimini avait jeté dans le cœur du poète. Enfin Ciacco était un
compatriote que Dante avait connu, qui avait laissé à Florence
une réputation bien établie de gourmandise, au point que
Boccace la confirmait, dans une nouvelle du Décameron, un
demi-siècle après sa mort.
Le caractère personnel de l’inspiration de Dante, dans ces
trois premiers épisodes, est donc frappant : on y perçoit un
écho très distinct d’ impressions et d’émotions qui ne se retrou­
veront pas de la même façon dans les scènes, assez différentes,
où le premier rôle sera tenu par Filippo Argenti, Farinata degli
Uberti, Piero della Vigna, dans les cercles les plus proches. Et
cette inspiration personnelle a aussi un caractère élégiaque
marqué, sans aucune des violences que va brusquement nous
révéler le chant VIII : là, le poète donnera libre cours à la
sainte colère que lui inspire le péché; il appellera de ses vœux
un châtiment exemplaire sur une âme orgueilleuse, et remer­
ciera le ciel de lui avoir fait voir un damné qui se déchire de
ses propres dents; — ici au contraire, l’entretien de Dante avec
les ombres n’est empreint que de douceur et de mélancolie.
En ce qui concerne les poètes du Limbe, la chose est trop
naturelle. Pour Francesca, on pourrait être un peu surpris :
Dante exprime en toute franchise la pitié, la sympathie même
que lui inspirent, non certes le péché, mais la tendresse de la
femme et la douleur de la victime. Son entretien avec Ciacco
ne laisse pas voir moins de bienveillance : le supplice des
gloutons est fort déplaisant, et Dante en souffre pour cette âme
affligée, avant même de l’avoir reconnue. On peut signaler un
curieux parallélisme entre certains mouvements du dialogue
dans ces deux chants consécutifs. Ciacco se dresse devant
Dante et l'interpelle: « 0 toi qui traverses notre enfer, recon­
nais-moi.... »; et Francesca, répondant à l’appel du poète lui
dit : « 0 créature aimable et bienveillante, qui viens nous
visiter dans ces ténèbres.... ». Dante avait adressé le premier
la parole aux amants de Rimini en les appelant: « 0 âmes

�souffrantes !... » ; à Ciacco il ne témoigne pas moins de pitié :
« Peut-être l’angoisse que tu éprouves est-elle ce qui t’efface
de ma m émoire.., ». Un peu plus tard, il dit à l’une :
« Françoise, tes tourments me font pleurer de tristesse et de
pitié ; mais dis-moi, au temps des doux soupirs, à quels signes
et comment l’ Amour a-t-il permis que vous eussiez connais­
sance de vos désirs inavoués? » et à l’autre : « Ciacco, ta souf­
france me touche au point de me faire pleurer. Mais dis-moi,
si tu le sais, où en viendront les citoyens de la ville déchirée... »
La concordance est si exacte qu’elle décèle un peu de raideur
dans l’allure du récit : les deux scènes ont l’air de sœurs
jumelles qui, malgré la différence de leurs caractères, ont
même timbre de voix, mêmes gestes et mêmes jeux de physio­
nomie. Avec les avares et les prodigues encore, c’est la pitié
qui domine dans l’attitude du poète (VII, 36). Au contraire, le
ton du chant VIII est tout différent : dans l’épisode de Filippo
Argenti s’affirme une manière entièrement nouvelle de consi­
dérer le sort des damnés ; c’ est un autre aspect de l’inspiration
dantesque qui se révèle brusquement.
E. Moore a fait en outre celte intéressante remarque : Fari­
nata degli Uberti, au sixième cercle, expliquera que les damnés
discernent comme dans une brume les grandes lignes de
l’avenir; mais le brouillard s’épaissit à mesure que cet avenir
devient le présent, et quand les événements s’accomplissent,
ils n’en distinguent plus rien ; alors les nouveaux venus en
enfer sont leurs seuls informateurs :
s’altri non ci apporta,
Nulia sapem di vostro stato umano (X, 104-105).
Cette règle trouve une application rigoureuse dans plusieurs
autres épisodes : Brunetto Latini, Nicolas III, Vanni Fucci,
Mahomet lisent dans l’avenir ; inversement Guido da Monte­
feltro s’enquiert avec anxiété de ce qui se passe présentement
en Romagne
Dimmi se i Romagnuoli han pace o guerra (XXVII, 28);
et de même Nicolas III ne prendrait pas son interlocuteur

�pour Boniface VIII s’il pouvait savoir qui est pape au moment
où il parle : il se contente de remarquer que le livre de l’ave­
nir l'a trompé de plusieurs années (XIX, 54).
Contrairement à cette théorie, Ciacco prédit avec assurance
des événements qui devaient s’accomplir dans un très court
délai, du 1er mai 1300 au début de 1302, et il parle même du
présent sans hésitation : Florence, dit-il,

è piena
D’invidia si che già trabocca il sacco (VI, 49-50);
et à la question de Dante : « S’y trouve-t-il un seul juste ? », il
répond :
Giusti son duo. ma non vi sono intesi (VI, 73).
Ceci revient à dire qu’au moment où il faisait parler Ciacco,
Dante ne s’était pas encore avisé de la règle, empruntée
d’ailleurs à des traditions ecclésiastiques respectables, grâce
à laquelle il a pu limiter le champ des révélations qu’ il avait
d’abord permises aux damnés; et c’est un nouvel indice que,
dans l’intervalle, il s’est livré à une réflexion plus approfondie
sur la situation des âmes de l’enfer, et sur les effets poétiques
qu’on en pouvait tirer2
.
Parmi les régions infernales décrites dans les chants III-VII,
deux ne sont le théâtre d’aucun entretien du poète avec des
damnés : le quatrième cercle, réservé aux avares et aux pro­
digues (ch. VII), et la « sombre plaine », souvent désignée
sous le nom de « Vestibule de l’ Enfer », où sont relégués les
indécis, les neutres, ceux qui ont refusé de prendre parti entre
le bien et le mal, entre le crime et la justice (ch. III). Non seu­
lement le poète n’échange aucun propos avec ces ombres,

�mais il n’en nomme pas une seule. Semblable abstention ne se
retrouve en aucune autre partie du poème.
Il est vrai que Dante justifie cette attitude par d’excellentes
raisons : les neutres, « ces misérables qui n’ont jamais été
vivants », ne méritent que l’oubli ; qu’ils restent donc plongés
dans le néant où ils se sont complus ! C’est Virgile qui
prononce à leur adresse celle condamnation dédaigneuse et
définitive :
Non ragioniam di lor, ma guarda e passa! (III, 51).
Quant aux hommes qu’a dominés l’amour des richesses, ils
ont perdu toute physionomie individuelle : « souillés par une
vie contraire à la connaissance », c’est-à-dire à la sagesse, « ils
ne sauraient à présent être reconnus ». Mais ne soyons pas
dupes des explications de Dante : elles n’ ont qu’un caractère
facultatif. S'il avait voulu représenter les choses autrement, il
aurait trouvé, pour se justifier, des raisons tout aussi fo r te s ;
car il est avant tout poète et artiste, c’est-à-dire créateur de
formes concrètes, et il n’est jamais embarrassé ensuite pour y
adapter une signification morale. Le fait subsiste donc : dans
ces deux régions seulement, aucune personnalité ne se détache
sur le fond grisâtre où grouillent des formes indistinctes.
Parmi les neutres du chant III, cependant, le poète recon­
naît au moins l’ombre de celui
Che fece per viltade il gran rifiuto (60);
et le mystère voulu que cette expression entretient autour du
personnage n’empêche pourtant pas de reconnaître en lui,
avec une certitude suffisante, le pape Célestin V, dont l’abdica­
tion avait aplani la voie à l’élévation de Boniface VIII. Que
Dante ait été injuste envers le pieux Pietro da Morrone, nul n’en
doute; mais on doit convenir qu’il a pris soin d’atténuer la
dureté de son jugement par la désignation énigmatique du
vénérable ermite, dont on n’aurait jamais dû faire un pape.
Notons immédiatement que, parmi les avares, Dante remarque
une étonnante proportion de tonsurés : et, comme il en

�exprime son étonnement, Virgile lui explique que ce sont des
clercs, des papes et des cardinaux,
In cui usa avarizia il suo soperchio (VII, 48).
D’où on peut conclure que, dans ces deux chants, l’intention
anti-cléricale est très nette, mais l'expression reste un peu
timide, Dante s’étant abstenu de prononcer un seul nom
propre. On sait que cette réserve initiale a été complètement
abandonnée par la suite : Nicolas III, Boniface VIII et Clé­
ment V ne sont pas épargnés au chant XIX !

II
La nature des supplices infligés aux damnés des premiers
cercles appelle quelques observations. On y trouve appliquée
la loi du talion — ce que Dante appellera plus loin il contrap­
passo — avec une rigueur plus grande que dans certaines régions
inférieures1. Passons rapidement en revue cette première série
de tourments.
Les neutres du Vestibule infernal, bien que placés en marge
de l’Enfer, sont soumis à une série de peines fort cruelles. C’est
d'abord un châtiment moral :
Questi non hanno speranza di morte,
E la lor cieca vita è tanto bassa
Che invidiosi son d'ogni altra sorte; (III, 46-48).
Mais voici en plus un supplice corporel : ces lâches, ces
1. Par exemple, on ne voit pas très distinctement pourquoi les athées sont
couchés dans des tombes embrasées, pourquoi les blasphémateurs et les usuriers
sont exposés à la même pluie de feu que les sodomites, pourquoi les séducteurs
sont fouettés, les simoniaques plantés dans des trous la tête en bas, les malver­
sateurs plongés dans la poix bouillante, les traîtres figés dans la glace. Ou s'en
tire, çà et là, par des jeux de mots; Nicolas III dira : Che su l'avere e qui me misi
in borsa; les malversateurs ont aimé à pêcher eu eau trouble, et maintenant ils
sont harponnés dans la poix bouillante par les diables; les traîtres ont un coeur
de glace, etc... En réalité, par la force des choses, Dante a été amené à s’assurer
une certaine liberté dans le choix des supplices, pour mieux satisfaire à une
exigence poétique supérieure, celle de la variété.

�égoïstes, ces indolents, qui n’ont voulu faire aucun effort, sou­
tenir aucune lutte, endurer aucune fatigue, sont obligés de
courir sans répit à la suite d’une sorte de bannière qui est
emportée devant eux à une allure vertigineuse; et pour rendre
leur course plus douloureuse, des taons et des guêpes les
mordent et les piquent :
Erano ignudi e stimolati molto
Da mosconi e da vespe ch'eran ivi (v. 65-66).
Leurs plaies saignent, et leur sang ruisselle mêlé à leurs
larmes : il arrose le sol, où des vers hideux s’en repaissent :
ai lor piedi
Da fastidïosi vermi era ricolto (v. 68-69).
Il y a là un raffinement curieux et presque de la surcharge :
on croit sentir que, en présence de ce premier groupe
d’ombres, le poète s’est creusé la tête pour trouver quelque
chose de bien horrible, et il a dépassé la mesure. Car enfin ces
âmes ne sont pas damnées! Le ciel les repousse, pour que sa
beauté ne soit pas ternie, et ils n’ont pas de place en enfer,
parce que, en face de leur nullité, les grands rebelles pour­
raient se glorifier d’avoir du moins « vécu » avec intensité.
L’anéantissement complet ne serait-il pas le traitement le
mieux approprié à ces âmes qui ont rejeté toute activité, qui
ont renoncé à ce qui fait le prix de la vie? En imaginant qu’ ils
courent, qu’ils saignent, qu’ils pleurent, qu’à leurs pieds s’en­
graisse une vermine grouillante, Dante ne semble pas avoir
songé à l’obligation où il était d’établir une gamme de supplices
propre à former un crescendo continu. Il a frappé un peu
fort, et avant l’heure. En effet, divers groupes de damnés,
dans des régions plus profondes, ne sont pas plus mal traités
que ces égoïstes. Qu’on se reporte, par exemple, au huitième
cercle : les séducteurs, qui en occupent le premier couloir
circulaire, galopent éperdument, fouettés par des diables
cornus; mais Dante n’insiste aucunement sur leur souffrance.
I l y a là quelque disproportion, quand on songe à la responsa
b
ilté

�morale de ces deux séries d’âmes soumises à un
supplice analogue : les ombres du Vestibule paraissent souffrir
davantage1 .
Au reste, l’inconséquence la plus saisissante résulte de la
simple juxtaposition de ce Vestibule et du Limbe. Ce dernier
séjour, par définition, devrait être en marge de l’enfer : les
âmes qui, suivant la célèbre expression de Dante, y sont « en
suspens » se trouvent exclues de la béatitude, mais soustraites
à la damnation. Leur seule faute étant de n’avoir pas reçu le
baptême (IV, 35), elles n’endurent qu’une souffrance morale :
elles sont privées de la vue de Dieu, et tout espoir de le con­
naître leur est à jamais interdit. Il paraît difficile de justifier
par une doctrine théologique, aussi bien que par des raisons
d’ordre artistique, le parti qu’a pris le poète de compter
parmi les cercles de l’enfer proprement dit cette région de
« plaintes sans tortures », où se rencontrent tant de nobles
âmes, tandis qu’il rangeait en marge, et soumettait à des
tortures très positives des ombres auxquelles il ne ménage pas
l’expression de son plus cinglant mépris.
En ce qui concerne la peinture du Limbe lui-même, Dante y
a fondu avec un rare bonheur les enseignements des théolo­
giens et les traditions de la poésie classique ; car Virgile avait
déjà fait entendre à Énée les « longs vagissements des nouveaux

1. En consacrant un compte-rendu très flatteur à mon volume sur Dante (1911),
où j ’avais discrètement indiqué dans une note cette disproportion (p. 237),
M. E. Benvenuti s’étonne de ce jugement, et il ajoute : « Dante ha dato a quei
piccoli uomini piccola (almeno in apparenza) e meschina pena » (Bull. Soc. Dant.
N. S., t. XX, p. 50, note). Il est bien malaisé de comparer des peines que l’on n’a
pas — jusqu’à nouvel ordre ! — endurées. J’ai voulu dire seulement que Dante
analyse la torture des âmes du Vestibule avec une curiosité et lui donne un relief
qui ne paraissent pas en rapport avec leur crime. « Piccoli uomini » si l’on veut ;
mais la vérité est que Dante les appelle : questi sciaurati, et encore : l a setta
dei cattivi. Ou pourrait mê me remarquer que, e n bonne logique, ce sont ces
« piccoli uomini », bien plutôt que les avares, qui devraient être méconnais­
sables au regard scrutateur de Dante, lorsqu’il cherche à en identifier quelquesuns. Ces détails sont de minime importance ; ils ne me semblent significatifs
qu’en raison du soin extrême avec lequel, eu général, Dante a coordonné tous
les effets. Dans les premiers chants, la coordination est imparfaite.

�nés arrachés prématurément à la m am elle1 » ; et le lumineux
séjour réservé à ceux que leurs vertus ont rendus immortels
Parmi les hommes est une réminiscence certaine des ChampsElysées2, à laquelle viennent s’ajouter quelques traits de sym­
bolisme médiéval. Peu de pages traduisent en une synthèse
plus forte et plus harmonieuse la complexité et la hardiesse de
la pensée de Dante.
« La tourmente infernale qui jamais ne s’arrête » perpétue,
dans les ténèbres éternelles, les orages de la passion amou­
reuse. Aucune application, peut-être, du principe du talion
n'est plus naturelle et plus saisissante. Elle est complétée par
une série de comparaisons célèbres, qui donnent à ces âmes
éplorées une légèreté, une mobilité gracieuse ; beaucoup de
charme se mêle ainsi à leur infinie tristesse : c’est le vol
d’étourneaux, roulés, dispersés p a r la rafale; ce sont les cris
plaintifs d’un troupeau de grues, qui dessinent sur le ciel une
longue trace sombre, c’est enfin, en ce qui concerne Paolo et
Francesca répondant à un appel affectueux, l'image de deux
colombes regagnant le nid où les attire leur commune ten­
dresse. Ceci est un des sommets de la poésie dantesque.
Cependant un détail de cette description reste obscur, par son
imprécision. Lorsque ces âmes, est-il dit, « arrivent devant le
précipice »,
Quando giungon davanti alla ruina (V, 34),
elles crient, pleurent, se lamentent et maudissent la puissance
divine. Les mots « précipice » ou « ébo ulement » sont ceux qui
rendent le mieux le mot latin — et italien — ruina, reste à
savoir de quel précipice il s’agit. On a parfois pensé à celui qui
sépare ce cercle du cercle inférieur ; mais les damnés ne
risquent aucunement d’y tomber. Plus intéressante est l’expli­
cation qui rapporte ce mot à la falaise qui domine le cercle, et
dont le sommet correspond au niveau du Limbe, à condition
1. Enéide; VI, 426-429.
2. Ibid., 640 et suivants.

�d’admettre que cette falaise soit éboulée en un endroit (comme
le sera celle qui borde le septième cercle, au chant XII). Mais
c'est précisément ce qu’il faut admettre, car le texte ne le dit
pas : il parle de descente (V, 1) et non d’éboulement, et les
détails qui seront signalés plus loin, au chant XII, ne sont ici
d’aucun secours, puisque le lecteur ne peut encore les connaître ;
la question est même de savoir si, en écrivant le chant V, le
poète avait déjà présent à l’esprit ce qu’il devait écrire au
chant XII.
Cependant une explication séduisante a encore été proposée,
et soutenue récemment avec une grande autorité1 : elle consiste
à remonter à l’expression latine ruina ventorum, calquée sur
la locution venti ruunt (Enéide, VI, 82-85), qui désignerait
clairement le souffle impétueux des vents. Il y aurait donc dans
ce cercle un endroit où la rafale prendrait naissance, une
fissure de la muraille rocheuse, une issue d’où se précipiterait la
tempête, imprimant à tout le vol de ces damnés son mouvement
circulaire, les bousculant à chaque tour avec une force renou­
velée, qui leur arrache des cris et des blasphèmes. Si c’est là
ce que Dante a voulu dire, il faut avouer qu’ il l’a dit fort
incomplètement. L’expression ruina ventorum est-elle si cou­
rante qu’elle puisse, sans dommage, être amputée d’un mot
essentiel? Virgile désigne une pluie torrentielle par les mots
cæli ruina (En. VI, 129) ; ruina tout seul peut-il signifier encore
« une ondée », et surtout « l’endroit d’où se déclanche
l’ondée? » Pour être logique, on devrait, avant d’adopter ce
sens, accueillir la leçon de quelques manuscrits :
Quando giungon de’ venti alla ruina.
Mais cette variante a-t-elle la moindre autorité? Si non,
n’ est-on pas bien fondé à dire que Dante a laissé une part un
peu trop large à la sagacité de ses interprètes2 ?
1. Par M. E. G. Parodi, Bull. Soc. Dant., N. S., t. XXIII, p. 14.
2.Le sens le plus probable du mot ruina me paraît encore être « la descente »
du Limbe à ce second cercle ; c'est là que se tient Minos : « Stavvi Minos... »
(V, 4), devant qui défilent toutes les âmes, qui apprennent de lui quel séjour leurou
rls,’­.Es
ép
a
ù
cm
td
ien
v

�Sur le traitement infligé à la gourmandise il n'y a rien à
observer : le supplice qui consiste à être éternellement arrosé
par une pluie malpropre, mêlée de grêle et de neige, et à
tremper dans ce brouet répugnant est, pour des gourmands,
une spirituelle application d u « contrappasso ».
C’est dans le cercle des avares et des prodigues que l’imagi­
nation du poète s’ est trouvée le plus en défaut. Ces damnés,
répartis en deux groupes adverses, poussent devant eux, en y
appliquant leur poitrine, des « poids », où nous reconnaissons
sans effort l'image des richesses auxquelles ils ont consacré
toute leur vie. Mais quelle est l’apparence, la forme, la
masse de ces poids? Leurs dimensions sont-elles propor­
tionnées à la fortune dont chacun s’est fait l’esclave sur la
terre ? Ce sont apparemment des boules, sont-elles très
pénibles à rouler ? Nous pouvons l’imaginer, mais le texte le
laisse à peine entendre :
Voltando pesi per forza di poppa (v. 27).
Comme les deux groupes marchent en sens opposé, ils se
heurtent l’un à l’autre ; alors ce sont des hurlements et des
injures : «Pourquoi gardes-tu? » crient les prodigues; et les
avares de répondre : « Pourquoi dissipes-tu? » Après quoi ils se
retournent et reprennent leur marche en sens inverse, jusqu’au
moment où, ayant parcouru de part et d’ autre un demi-cercle,
ils provoquent la même rencontre, et ainsi de suite, éternelle­
ment. Dante a beau qualifier leurs cris d’aboiements (v. 43), et
leurs reproches réciproques de refrains ignominieux (v. 33),
cette peinture nous semble assez anodine. Dans la suite de
l’ Enfer, et, sans aller bien loin, dès le chant VIII, Dante saura
trouver d’autres accents pour représenter, dans toute leur
violence ou leur bassesse, les querelles et les batailles entre
damnés. Au reste ici encore, comme dans les deux cercles précéd
en
ts,

�le poète éprouve un sentiment de pitié (v. 36), qui ne
paraît guère en situation.
Mais il y a quelque chose de plus fâcheux. Lorsqu’ on essaie
de se figurer la scène, avec la précision rigoureuse à laquelle
nous o nt habitués tant de scènes des cercles suivants, on se
heurte à beaucoup d’obscurités. Pour que le choc des deux
groupes fût réel et général, il faudrait que les deux fronts qui
s’avancent l’un contre l’autre fussent très étirés, très longs et
très minces ; mais, à supposer même que la terrasse circulaire
qui constitue le cercle ait plusieurs centaines de mètres de
largeur, cela ne ferait jamais que d’assez maigres bataillons :
au moment de la rencontre, tout le reste du cercle serait
désert ; comment donc le poète aurait-il l’ impression de n’avoir
jamais vu pareille foule :
Qui vidi gente più che altrove troppa? (v. 25).
En outre, les deux troupes, avec leurs blocs roulants,
devraient mettre beaucoup de temps, chacune, à parcourir le
demi-cercle au bout duquel un nouveau choc a lieu. Dante
assiste-t-il à plusieurs de ces rencontres successives? Il est à
croire que non. D'ailleurs pour qu’il pût embrasser du regard
sans se déplacer, toute l’étendue du cercle, il faudrait que
celui- ci fût infiniment plus petit que ne l’exigent les propor­
tions des cercles suivants. Sa description n’a donc pas ici ce
caractère de « choses vues » qui donne à ses plus belles créations
un accent de réalisme si saisissant. Si au contraire on suppose
que les deux groupes sont disposés en colonnes profondes et
compactes, le choc certes doit produire une terrible bousculade,
mais il n’est supporté que par les premiers rangs, par une
infime minorité — et l’imagination du lecteur hésite, avec le
sentiment qu’elle n’est pas suffisamment guidée.
Pour étoffer la description de ce cercle un peu pâle, Dante y
a inséré (v. 61-96) l’épisode de la Fortune, que j'ai qualifié déjà
de brillant hors d’œuvre. Le personnage en effet n’appartient
aucunement à l’enfer; c’ est une « intelligence divine » préposée

�à la répartition des biens transitoires — richesse, puissance,
bonheur — entre les hommes; son séjour ne saurait être ici.
Où réside-t-elle ? Dante l’assimile aux anges qui gouvernent
chacune des sphères célestes; mais elle n’a certainement pas
sa place au milieu de leurs hiérarchies, car elle est une pure
allégorie morale. Nous pouvons en admirer la belle sérénité,
l’in d ifférence souveraine aux récriminations des hommes :
Ma ella s’è beata e ciò non ode :
Con l’altre prime creature lieta
Volve sua spera, e beata si gode (VII, 94-96).
On observera cependant que cette sphère qu’elle fait
tourner est d’une autre espèce que les sphères auxquelles sont
préposés les anges : c’est sa roue, instable et capricieuse; et il
ne peut échapper qu’il y a là quelque chose d’artificiel. F. de
Sanctis, sans méconnaître la beauté esthétique de cette
évocation, n’a donc pas eu tort d’y signaler de la froideur1.
Elle est réellement étrangère à l’action du poème et n’a, par
exemple, aucun degré de parenté avec l’envoyé céleste qui
fera, au chant IX, une apparition sublime. Elle reste une
allégorie, en partie classique, en partie fidèle à la tradition,
de ces abstractions personnifiées que le Roman de la Rose avait
mises à la mode. Ce n’ est pas là qu’ il faut chercher l’origina­
lité de Dante et la nouveauté de sa création artistique; cet
épisode, unique en son genre dans l’ Enfer, relève d’une
poétique qui paraît déjà surannée, quand on le compare aux
scènes suivantes.
(A suivre.)

H. Hauvette.

1. Voir O. Bacci dans la Lectura Dantis (Sansoni, Florence), du chant VII.

�T o rq u a to

T a s s o

Et s a C o m é d i e p a s t o r a l e « L’A m in ta »

Invité à la cour de Ferrare à la suite du succès de son
Renaud, roman chevaleresque en douze chants, paru à la fin
de 15 62, lorsque l’auteur n’avait que dix-huit ans, et qui
contient comme une ébauche du poème épique : La Jérusalem
délivrée, Torquato Tasso avait assisté à la première représen­
tation du Malheureux de l’Argenti et, par la puissance qui est
le propre du génie, il avait reconnu, dans le spectacle qui se
déroulait devant lui, des éléments susceptibles d’être employés,
amplifiés ou perfectionnés. Torquato, alors âgé de vingt-deux
ans, était depuis dix-huit mois au service du cardinal Louis
d’ Este. A dater de la représentation du Malheureux, tout ce
monde gréco-latin, qu’il étudiait sans cesse, vécut dans son
esprit d’ une existence toute nouvelle. Lorsque, cinq ans plus
tard, étant passé au service du duc Alphonse II d’Este, il
chercha à donner une forme poétique à toutes les images qui
tourbillonnaient dans sa pensée, et composa en deux mois,
l'Aminta, pendant l’ hiver de 15 73, ses souvenirs littéraires
contribuèrent pour beaucoup à donner à sa pastorale ce goût,
ce côté tout à fait arcadien qui fit considérer cette oeuvre
comme un prodige, « un portento », par un grand poète : Giosue
Carducci.
C’est avec Tasse que la pastorale prit sa forme harmonieuse
et vivante; avec lui qu’elle devint véritablement une œuvre de
théâtre. Comme le disait Manso, en 1629, Torquato, en com po­
sant une œuvre et en créant des personnages de pastorale, se
soumit non moins aux coutumes de l’églogue qu’aux règles de
la comédie et de la tragédie, en faisant des trois une merveilleu
se

�et précise composition. Il emprunta la scène, les person­
nages et les coutumes à l’églogue; à la tragédie, les person­
nages divins, la trame héroïque, les chœurs, les vers
harmonieux, la gravité des phrases; à la comédie, enfin, les
personnages du commun, les alertes propos de la conversation,
l’ heureuse issue des événements. Dès lors la pastorale est
constituée. Nous n’avons pas à nous occuper de savoir
comment elle se transformera par la suite, se transportera
d’ Italie en Espagne et d’ Espagne en France, pour aboutir aux
compositions d'Alexandre Hardy, aux pages de l'Astrée, aux
Bergeries de Racan, et, après être parvenue à son apogée entre
1624 et 1631, se terminera par l’entrée en scène de Lulli et les
débuts de sa collaboration heureuse avec Philippe Quinault.
Il faut ici nous restreindre à l’œuvre de Tasse et insister
quelque peu sur le poète de l'Aminta.
Quel sera, dans l’œuvre de Tasse, le domaine de la pasto­
rale? Ce domaine comprendra un monde imaginaire où toute
fantaisie est permise. Les personnages seront les héros pris en
dehors des réalités... Pardessus tout la peinture de l’amour,
— l’amour qui dans le XVI° siècle est une si grande affaire —
formera l’unique objet du poème.
Mais comment exécuter cette peinture? Il s’agira d’accom ­
moder, de mener à son point de perfection, tout ce qui a été
jusque là dit et composé sur l’am our; de mélanger les mythes
de Platon aux définitions d’Aristote ; d’unir, dans les dialogues,
les considérations philosophiques sur le désir, et les débats
sur les droits de la passion ; d’accommoder, en un mot, la
tendresse et l'érudition, sous des dehors de naïveté et de
simplicité voulues.
Or c’est à quoi Tasse aboutit d’une façon accomplie.
L’Aminta a une aisance et une grâce si légères ; les emprunts
prennent un tel charme de nouveauté; l'ensemble des épisodes
se juxtapose et s’encadre avec tant de bonheur, que tout se
fond et s'harmonise, se condense et se résume sans retour.
Nulle invention superflue ou singulière, nulle étrangeté d’affabulation.

�La campagne du Pô, l'île du Belvédère où est situé
son drame, ne sont choisis par le poète que pour se laisser aller
au plaisir de célébrer un paysage de prédilection, comme aussi
d’encadrer plus aimablement les flatteries à l’adresse du duc
de Ferrare, dont il émaille çà et là, son récit... En composant
l'Aminta, Tasse n’a eu d'autre intention que de céder à sa
propre fantaisie.
Un des principaux mérites, un peu dangereux peut-être,
mais si charmants néanmoins, de Tasse, est ce mélange
d’espièglerie et d’ingénuité, de pudeur et de trouble passionnel,
de langueur et de mobilité dont il émaille, ici et là, ses oeuvres.
Veut-on en avoir une preuve? Qu’on lise le Pastor Fido après
l'Aminta. Certes, quelle que soit l'étendue du mérite d e Guarini,
Torquato le dépasse de beaucoup comme poète, en prenant le
mot dans son acception la plus large. Pour produire un chefd’oeuvre, il n’a pas eu besoin de la complication romanesque
des événements sur laquelle est bâtie la pastorale de Guarini.
Le sujet du Pastor Fido, emprunté à Pausanias, est l’ histoire
de Corésus et de Gallirhoé, c’est-à-dire d ’un prêtre de Diane
chargé de tuer celle qu’il aime, et préférant se frapper de ses
mains, exemple aussitôt suivi par la nymphe que touche un si
fidèle amour.
L’ Aminta, d'ailleurs, n’est pas un tableau de la vie. C’est un
long dialogue entre jeunes gens, sur le sentiment qui leur est
cher : la volupté. Caractères, langue, passions, expressions,
tout cela porte le cachet de la jeunesse.
Nul poète ne possède comme Tasse le sentiment de l’aurore
et du matin de toute chose, lever de la vie ou du jour. Ses
préférences vont à tout ce qui est jeune, dans la nature comme
dans l’homme. Lisez ses descriptions de la nature. En parcou­
rant celles étalées tout au long de l'Aminta, vous trouverez
comme un avant-goût des descriptions des jardins d’Armide
dans la Gerusalemme. L’ Aminta est un tableau de la nature et
de l’âme humaine à leur printemps. Une lumière tiède, blanche
et radieuse éclaire une contrée où tout respire une mollesse

�sensuelle et une fraîche ardeur. Les voix de femmes et d’ado­
lescents qui s'élèvent au milieu d’un aussi charmant paysage
ne sauraient parler d’autre chose que d’amour. C’est bien une
musique de l’âme que ces entretiens passionnés, dont les
uniques soucis tendent exclusivement au bonheur, et à la
volupté. Dans tout le poème circule un vent léger, toujours
présent, dont le souffle tiède et parfumé passe avec une
lenteur délicieuse sur les belles journées de ces vies cham­
pêtres. Et que de gracieux tableaux au cours de ces poèmes !
La nature n’est pas pour Torquato un accessoire. Mais ce qu’il
préfère à tout c’est la lumière. On le sent vraiment fils du pays
du soleil. Les splendeurs des nuits éclairées d’étoiles sous
lesquelles Amyntas promène sa tristesse; les transparences
de l’air au lever du jour, propices aux entretiens de Daphné et
du strict amant de Sylvie; les tiédeurs des journées de
printemps; l’étouff ante atonie de l’atmosphère estivale;
l’ instant mémorable où Amyntas délivre Sylvie des mains du
Satyre éhonté : vo ilà ce que personne n’excelle à reproduire
comme Tasse.
Au sortir de la lecture de l'Aminta, Tasse apparaît surtout
comme un peintre de l ’amour. Il excelle à exprimer la douleur
des amants dédaignés. Dans ces cas-là, il sait être pathétique,
tout en restant doux comme les larmes qui tombent, quand les
premiers malheurs ravissent à notre âme la virginité de la
souffrance. Les modèles de ce pathétique sont le récit de la
prétendue mort de Sylvie et les lamentations de Sylvie après
l’annonce du trépas d’Amyntas.
Avec quelle tristesse musicale les plaintes s’échappent du
cœur de la jeune fille ! Est-ce une amante attristée qui parle, ou
un personnage d’opéra qui chante, parce qu’ il a trouvé dans sa
douleur un bon motif d’inspiration lyrique? Remarquons-le
d'ailleurs ; les douleurs qu’aime Tasse sont les douleurs
brillantes, harmonieuses. Ce n’est point pour nous surprendre,
étant donnée la sensualité gracieuse qui est l’ unique forme que
Torquato ait donnée à l’amour dans l'Aminta. Plus tard, avec

�Armide, il saura faire entendre les vrais accents de la passion,
dans la Jérusalem délivrée.
Rien de plus simple que la trame de l'Aminta. C’est un
drame intime qui ne tend qu’à nous présenter des âmes souf­
frantes, fières, dédaigneuses ou craintives, et comme on l’a dit
excellemment : « la vérité des sentiments se colorant de poésie
délicate ».
Nous sommes loin ici des inventions merveilleuses du
Pastor Fido de Guarini, et les sensibilités des personnages de
l'Aminta contrastent fort avec les violences des héros du
Pastor. Amyntas et Sylvie ne surpassent en rien les bergers
ordinaires. Avec eux, quelques confidents seulement et un
satyre qu’on ne fait qu’entrevoir. Pas d’action brutale sur la
scène; des dialogues et des récits. Pas d’oracle qui, par ses
énigmes, tente d’éveiller l’attention ; ni même de reconnais­
sance aidant à trancher le nœud de l’action.
Et puisqu’on parle d’action, y en a-t-il une seulement?
Rien ne sépare les amants qu’une question de caractère : l'un
est trop timide; l'autre trop pudique. La nymphe, parce qu' elle
ne s’étudie pas assez, risque de faire le malheur d' Amyntas. Peu
s'en faut que l'idylle ne finisse tragiquement. Par bonheur la
nature indulgente confond les ruses du satyre, aide la servante
de Diane à éviter les morsures du loup féroce et met au fond
du précipice, où se jette le berger malheureux, un tapis de
mousse et de feuillage. Et tout est bien, puisque tout finit bien,
et qu'à la tristesse la joie succède pleinement.
Ajoutons que la pièce de Tasse est une des plus parfaites du
XVI° siècle italien c omme qualités de plan. L'effort disparait
devant la souplesse de l’intrigue. Dans un même dialogue,
Sylvie étale son orgueil de vierge farouche et Amyntas se
répand en lamentations amoureuses. L’exposition est complète
en deux scènes. Le dénouement s'accomplit en un simple
récit. Les intervalles de l'action sont remplis par des épisodes
toujours plus saisissants. Sauvée par son amant des assauts du
satyre, la jeune fille ne se déclare pas vaincue. Le danger

�qu’ elle court en poursuivant le loup n’abat pas sa fierté. Ce
n'e s t qu’au moment de la chute d’Amyntas dans le précipice
que l'amour va éclater avec une force irrésistible dans ce cœur
virginal. Tout est en dégradation dans la pièce; chaque acte
pourrait s'appeler : la Source, les Loups, le Précipice, ou : la
Coquetterie, la Pudeur, les Regrets de l’Amour. Si les allusions,
les flatteries contemporaines obligatoires tiennent de la place
et retardent un peu l'action, tout comme les chœurs déve­
loppés trop complaisamment, il est néanmoins peu de
pièces où l’unité de temps, à défaut de celle de lieu, soit plus
rigoureusement observée : les cinq actes se suivent presque
sans interruption. Tasse, dans cette œuvre, fait montre, à un
degré éminent, de mesure et d’harmonie; nul ne possède
comme lui le sens dramatique. C’est là ce qui fait de l'Aminta
une pièce unique.
P. de Bouchaud.

�T u r ne r

et

P ir a n e s i

Piranesi n’a point, fait école. Mais son œuvre, à la fois vaste
répertoire archéologique et poème d'une inspiration splendide,
n'en a pas moins, partout où elle a été connue et pratiquée,
suscité l’admiration et exercé une influence que son biographe
M. Focillon, aux dernières pages du livre dont nous donnons
ci-après le compte-rendu, s’est attaché à faire ressortir. Le
pays où il a laissé les traces les plus sensibles est certainement
l’Angleterre. Par « conditions ethniques et morales », la race
anglaise était, mieux qu’ aucune autre, faite pour comprendre le
mystère et la puissance de l’ estampe piranésienne.
Ce qui l’a séduite dans les recueils du maître, ce ne sont
point tant les restitutions savantes, l’exactitude des lignes et
de la mise au point, les théories architecturales plus ou moins
contestables. C’est l’effet, c’est la magie de la couleur, la poésie
des ruines, l’impression de grandeur, de puissance, de terreur,
qui se dégage des réalités colossales dont abondent les Vedute
di Roma, et des inventions plus colossales encore que l’artiste
a prodiguées sur le cuivre des Architetture diverse et des
Carceri. L'architecte George Dance a, dit-on, tiré de ce dernier
recueil l’agencement de certaines parties et l’idée de certains
motifs symboliques de la fameuse prison de Newgate. Le
conteur William Bekford, le critique fantaisiste de Quincey en
ont fait passer la description dans leur prose. Le peintre John
Martin y a trouvé le cadre de ces gigantesques épisodes
bibliques, comme le Festin de Balthazar, où des milliers de
personnages s’entassent dans des édifices de formes étranges
et de proportions démesurées. Est-ce tout?
En fixant nos regards sur la Vue imaginaire d’un Port

�VUE IMAGINAIRE D'UN PORT ROMAIN
Eau forte de Piranesi (Opere varie di Architettura, pl. 23.)

��ANCIENT ITALY
Peinture de J.-M.-W. Turner

��romain (Parte di ampio magnifico porto all ’ uso degli antichi
Romani), ajoutée par l’artiste à la suite des Opere varie di
Architettura, édition de 1750, — composition si caractéristique
dans son prodigieux déploiement d’architectures qui débordent
de tous les côtés de l’estampe, et semblent ne plus laisser de
place ni au flot qui les baigne ni au soleil qui les éclaire, — le
souvenir d’un autre Port romain idéal nous est revenu à la
mémoire. Il nous a semblé qu’un autre artiste anglais, con­
temporain de John Martin et bien autrement original que lui,
s’était en une circonstance approché de bien plus près de Pira­
nesi. Cet artiste, c’est Turner.
Tout le monde connaît cette lumineuse et symbolique pein­
ture à laquelle Turner a donné le nom d’ Ancient Italy. C’est
une vue, très librement traitée, du port intérieur de Rome.
C’est un assemblage imposant de constructions s’étageant les
unes sur les autres, semblant étreindre sous leur masse le
maigre cours d’eau qui les arrose, et défier jusqu’au soleil qui
leur prodigue la lumière, donnant au spectateur une sensation
d’impuissance personnelle et comme d’écrasement. Et il se
trouve encore que, dans la pensée de l’artiste, cette peinture
est, elle aussi, une apothéose de la puissance de Rome antique,
étant destinée à faire contraste avec les misères décrites dans
une autre peinture qui lui sert de contre-partie : Modem ltaly,
l’ Italie d’après 1815.
Ruskin, qui a donné de l’art de Turner une si pénétrante
analyse, à salué en lui le peintre évocateur des grandes Répu­
bliques disparues : Carthage, Rome, Venise. Les toiles consa­
crées à ces trois villes, illustres, en plus des qualités d’exécu­
tion qui les rangent parmi les meilleures du maître, ont pour
la plupart une intention et une signification symboliques. C’est
en mettant dans son plein jour le principal attribut de leur
grandeur que le peintre en a voulu faire ressortir le côté
périssable. Carthage, dont les palais surgissent comme par
enchantement sur un signe de Didon, le long du rivage africain
tout baigné de soleil (Dido building Carthago), c’est la puissan
ce

�passagère de la richesse. Venise, é cartant son rideau de
vapeurs et apparaissant toute blanche au milieu des flots
(the Approach to Venice), puis vue de près, dans le merveilleux
alignement de ses palais et de ses églises, dans le grouillement
pittoresque de ses embarcations enguirlandées glissant sur le
Grand canal, c’est la puissance, plus fragile encore, de la
beauté. Quant à Rome, étalant orgueilleusement sous le ciel lumi­
neux ses palais, ses temples, ses mausolées édifiés avec les
dépouilles du monde, c’est la puissance des armes, de toutes
la plus terrible et la plus durable, mais destinée, elle aussi, à
périr. Toutes trois sont tombées. Leur grandeur passée est
ressuscité par Turner dans le même esprit que celle de Rome
l’a été par Piranesi : l’apothéose du peuple conquérant est faite
par l’œuvre idéalisée du peuple bâtisseur.
L’estampe de Piranesi est d’ailleurs pure fantaisie. Tandis
que dans l'Ancient lta ly, l’œil retrouve sans trop de peine les
lignes de monuments connus, le Temple de Vesta, le mausolée
d’Hadrien, le Pont Sublicius, rien dans le passé architectural
de Rome ne rappelle cette vaste enceinte. dont on aperçoit
seulement lés énormes parois coupées d’arcs de triomphe, les
trophées navals, l’autel où brûlent des parfums en l’honneur
de Neptune, le temple de la Fortune, les colonnes rostrales,
les urnes où reposent les cendres de capitaines illustres, les
massifs contreforts. ... Il n’y a de réel dans cette création
fantaisiste que l’esprit tout romain dans lequel elle est conçue,
que l’ordre de l’ensemble et le parfait équilibre des parties,
que l'impression qui s?en dégage de la puissance et de la force
d’un peuple capable d’en suggérer l'idée.
Eugène Bouvy.

�L e

p e ssim ism e

de

L e o p a r di

I
On considère généralement que Leopardi eut de la douleur
deux visions différentes et qu’il professa deux pessimismes.
L’ un serait, à peu de choses près, la thèse de Rousseau
appuyée par les récits des voyageurs, leurs descriptions de la
vie arcadienne des sauvages : l’homme, primitivement bon,
et que la nature voulait heureux, a été rendu injuste et malheu­
reux par la civilisation et par la société. Suivant l’autre,
l’ homme serait naturellement, primitivement, essentiellement
malheureux. Il est de tradition d’appeler la première de ces
doctrines : pessimisme historique, la seconde : pessimisme
cosmique ou absolu.

II
Lorsqu’au lieu de se borner à l’affirmation que Leopardi,
après des tentatives désespérées pour se cramponner au
pessimisme historique, sombra fatalement dans le pessimisme
cosmique, comme s’il s’agissait de deux phases distinctes
d’une évolution évidente, l’on s’efforce, ainsi que le fait
M. .G. A. Levi dans son « Histoire de la Pensée de Jacques
Leopardi1 », de préciser ces phases par des dates, non seule­
ment l’ on doit reconnaître, dans les premières méditations
du philosophe, la présence de théories considérées comme
caractéristiques du « pessimisme cosmique » ; mais on est
obligé d’admettre chez lui plusieurs retours à sa conception
1. Giulio A. Levi, Storia del pensiero di G. Leopardi. Turin, 1911.

�première, voire même de véritables « obscurcissements de
l’intuition générale à laquelle il était arrivé ».
En fait, l’examen de tous les textes de Leopardi datant d’ une
même année nous interdit de considérer qu’il y eut chez lui
deux doctrines différentes et successives ; c’est à peine si l’on
peut observer que, dans ses premiers écrits, il considère, de
préférence, un des aspects du problème de la douleur, dans les
derniers un autre aspect.
L’erreur des critiques provient, selon nous, du fait qu’ il
ont laissé tomber, dans leur exposition du pessimisme de
Leopardi, plusieurs théories latérales qui non seulement lui
donnent son véritable sens et sa physionomie propre, mais
encore sa forte unité. C’est l’élimination involontaire de consi­
dérations essentielles au système de Leopardi qui a conduit
à nier ce système avec toutes apparences de raison. On a
cherché vainement à raccorder les tronçons disparates que
l’on avait fait soi-même, et, pris de bonne foi, pour une infirmité
naturelle la mutilation dont on s’était rendu coupable. Nous
allons tenter d'esquisser une vue d’ensemble du pessimisme
léopardien, en insistant spécialement sur deux théories dont la
première fut souvent mal interprétée, la seconde complètement
négligée, et qui nous aideront puissamment à saisir l'unité
du système : la première est la théorie des illusions; nous
appellerons la seconde : la distinction des dispositions à être
et des dispositions à pouvoir être.

III
Si la civilisation, si la vie en société ont corrompu l’homme,
c’est en tant qu’elles ont tari en lui les illusions. Elle n’ont
pas d'autre tort.
La vertu était une de ces illusions disparues. Pour Leopardi,
en effet, qui dit vertu dit attitude morale provenant d’une
vision incomplète et indistincte des choses. Or la vie en
société et la civilisation qui en est le fruit n’ayant cessé de

�nous rapprocher de la vérité, ce qui, jadis, eût été magnani­
mité ne serait qu’erreur sotte en l’état actuel de nos connais­
sances. La société d’aujourd'hui ne permet plus qu’une seule
modification de cet amour propre qui nous est inné, essentiel,
la pire de toutes : l’égoïsme. Car la société est comme l’air,
dont toutes les colonnes se compriment les unes les autres,
chacune de toutes ses forces et de tous les côtés. « .. Les forces
et l’ usage des forces étant égaux dans chaque colonne, il en
résulte l’équilibre, et le système se maintient grâce à une loi qui
semble destructive, c’est-à-dire une loi d’inimitié mutuelle
exercée continuement par chacune des colonnes contre toutes, et
par toutes contre chacune » (Journal, 2436-2437). S’il en est ainsi
c'est que l’amo ur propre, essentiel à l’homme, est un amour
de préférence, impliquant nécessairement la haine d’autrui.
La société est-elle très large? Ne pouvant haïr trop loin, on
haïra son camarade, son voisin, voire son frère comme Caïn,
qui est précisément, observe Leopardi, l’ inventeur de nos
sociétés actuelles — mais on conservera une certaine bienveil­
lance pour ceux qui ne gêneront personne, conformément à la
remarque du sage ancien : « Cur... me non amares? Non enim
es ejusdern mecum religionis, nec propinquus meus, nec vici­
nus, nec ex iis, qui me alunt » (Journal, 4482). — Est-elle, au
contraire, bien étroite? Plût au Ciel qu'elle le redevînt! Il y
aurait un étranger, le « barbare» des Grecs, tout désigné pour
une haine vigoureuse et l'on verrait refleurir les fortes vertus
antiques, amour de la cité, amour de la patrie.

IV
Or non seulement ces développements, considérés comme
caractéristiques du pessimisme historique et que l’on trouve
dès les premières pages du Journal, s’ épanouissent dans des
écrits très postérieurs — l’ Histoire du Genre Humain par
exemple — mais ils constituent la base, l'essence même du
pessimisme de Leopardi, quel que soit le nom dont on l’affuble,

�le centre de toute sa philosophie : sa théorie de l’amour propre.
Cependant— o bjectera-t-on — il n' en est pas moins vrai
que nous serons tout à fait en désaccord avec ces textes,
regardés comme l’exposé du premier pessimisme de Leopardi,
si nous admettons — sur la foi d’autres de ses écrits — une
Nature non pas bienveillante mais hostile. Et, d’autre part,
Leopardi n’était-il pas forcé d’en venir là? Pourquoi la Nature
nous a-t- elle disposés à vivre en société, à nous civiliser, s’il
en devait résulter notre malheur?
C’est ici qu’ il est facile de se fourvoyer. Leopardi, e n effet,
parle volontiers de la Nature comme de la bonne dispensatrice
des illusions qui nous permettaient de vivre heureux. Puis,
dans d’ autres textes, voici qu'il nous la présente comme une
marâtre féroce appliquée non seulement à nous persécuter,
mais à nous détruire. Par bonheur, il nous arrive de trouver
ces deux représentations opposées dans des écrits de la même
époque, bien plus dans le même passage,... puis, parfois, une
troisième : la Nature de Vigny, sereine, indifférente, impéné­
trable tout au moins (telle apparaît la Nature géante du dialogue
de l’ islandais, telle la Nature mystérieuse du Genêt). Des contra­
dictions aussi visibles, aussi flagrantes, sont inadmissibles. Que
nous faut-il donc penser ?

V
Observons d’abord que les textes où Leopardi reproche à la
Nature, nettement, ses intentions perverses sont soit les cris
de désespoir de ses Lettres, soit des effusions lyriques telles
que la fameuse poésie « A soi-même », soit, enfin, certains
passages du Journal. Mais les affirmations passionnées de la
correspondance de Leopardi et de nombre de ses poésies ne
peuvent entrer en ligne de compte dans l’examen de son
système philosophique.
Il reste les textes du Journal. Le Journal est dangereux. C’ est,
comme l’indique son nom italien (Zibaldone) un amas de

�matériaux d’ importance et de solidité très inégales. Il y a là des
notes pressées, des réflexions jetées au hasard d’ une idée
rapide, qui n’est parfois q u’un sourire de l’esprit amusé. Aussi
nous semble t-il prudent de peser toutes ces pensées d'après
leur forme, plus ou moins hâtive, passionnée, badine, ou au
contraire abstraite, serrée, froidement logique. Cette forme
est originale et sincère, c’est l’aspect premier sous lequel l’idée
s’est présentée à l’esprit de Leopardi, c’est l’ idée même.
Nous récuserons donc la page où Leopardi déclare : « Tout
est mal, c’est-à-dire tout ce qui est, est mal; que chaque chose
existe, c’est un mal ; chaque chose existe pour le mal : l’ existence
est un mal et a pour but le mal » 1. Il n'y a là en effet qu’un
divertissement philosophique consistant à prendre exactement
le contre-pied d e Leibnitz, ou plutôt des conclusions de Leibnitz
telles qu’on les exposait et qu’on les discutait habituellement.
« Ce système, ajoute en effet Leopardi, serait peut-être plus
soutenable que celui de Leibnitz et de Pope etc., que tout est
bon. Je n ’oserais pourtant l ’étendre à dire q u e l’univers existant
est le pire des univers possibles, substituant ainsi à l’optimisme
le pessimisme. Qui peut connaître les limites de la possi­
bilité ? »
Quelques lignes plus bas, abordant d’autres considérations
raisonnées celles-là et visiblement plus rassises, le voici qui
affirme : « Une chose sérieuse, et non pas une mauvaise plaisan­
terie (burla), c’ est que l'existence est un mal pour toutes les
parties qui composent l’ univers... » Que signifie cette expres­
sion de « mauvaise plaisanterie » sinon que le pessimisme
échafaudé plus haut pourrait bien ne pas mériter d’autre appel­
lation ?
Ce qui n'est pas une mauvaise plaisanterie, continue Leo­
pardi, c’ est que l’ existence implique la souffrance. Les raison­
nements qui l’amènent à celte conclusion trouvent leur déve­
loppement le plus clair et le plus étendu à la page 4129 du
1. Journal, 4174.

�Journal, où Leopardi affirme que « la nature, l’existence n’ont
aucunement pour fin le plaisir ou le bonheur des ani­
maux, plutôt le contraire. » Fidèles à nos principes, gardonsnous d’isoler aucune affirmation du Journal. Celle-ci est arrachée
à Leopardi par la révélation d’ un « horrible mystère » (Journal,
p. 4099) d’une « épouvantable contradiction » (ibid. 4129) :
l'homme ne peut passer un instant sans le désir infini d’ un
bonheur infini ; or il est, com me tout ce qui vit, privé de cette
perfection de son être; il est donc malheureux, et chaque
instant de sa vie est nécessairement une souffrance (p. 2553).
De sorte que « l’amour propre est incompatible avec la félicité;
il est cause nécessaire d’ infélicité, et, d’autre part, la félicité ne
peut avoir lieu sans amour propre, et son idée même suppose
l’idée de l’amour propre ». (p. 4099).
Mais force nous est de constater que cette théorie, de lignes
extrêmement nettes, se trouve développée dès les premières
pages du journal (p. 165 à 311), alors que Leopardi, suivant
les critiques, était entièrement partisan du « pessimisme histo­
rique ».
Il faut donc ou l’escamoter purement et simplement — mais
alors que devient le pessimisme cosmique qui n’a pas d’autre
base ? — ou bien refuser de s’arrêter à une contradiction
apparente et ne point considérer, comme on le fait, que cette
thèse est incompatible avec les aperçus du « pessimisme histo­
rique ». Si nous arrivons à démontrer qu’elle ne l’est pas,voici
que s'écroule la distinction traditionnelle des deux pessi­
mismes.

VI
Tout d’abord, observons que Leopardi, dans ses écrits philo­
sophiques élaborés, dans ses Dialogues, expose souvent une
doctrine qui fond harmonieusement les théories prétendues
opposées. Ainsi, le grave dialogue de Plotin et de Porphyre,

�écrit en 1827, est l’expression d’un pessimisme parfaitement
cohérent, mais que nul critique ne se risquerait à qualifier
d' historique ou de cosmique. Sans doute la nature ne nous fit
point pour être heureux, sans doute elle ne peut satisfaire à
notre désir infini, mais Porphyre ne nie point que « l’inféli­
cité » extrême qui nous pousse au suicide ne soit chose anti­
naturelle, et il est convaincu que le désir de la mort était
absolument inconnu à ses lointains ancêtres. Demeurés dans
l’état de nature, nous n'eûssions pas été satisfaits au sens
précis du mot — les animaux même ne peuvent l’être — mais
nous n’eussions pas été malheureux comme nous le sommes,
maintenant que nous connaissons la vérité.
Cette vision d’ensemble, nous la trouvons dans le Journal
de Leopardi dès l’année 1820 (p. 365). Il nous faut recon­
naître — observe-t-il — que les absurdités que l’on peut noter
dans la situation actuelle de l’homme ne permettent aucune
induction relativement à son état primitif. Mais, dira-t-on, il
semble bien qu’il n’y ait plus de remède à sa misère ? Il n'y
en a pas non plus répond Leopardi, pour celui qui a eu la
jambe coupée ou s’est fait écraser par un rocher : « Il suffit
que le mal ne soit pas de la faute de la nature, qu’il ne dérive
pas nécessairement de l’ordre des choses, qu’il ne soit pas
inhérent au système universel, mais qu’ il soit comme une
exception, un inconvénient, une erreur accidentelle dans le
cours et dans l’application dudit système» (p. 365).
Ce mal, c’est le défaut de la civilisation, c’est la tare de la
raison même; il se résume en deux mots : trop de précision
mathématique ; la nature est souple, elle est « alla buona »,
c’est à-dire « sans façons ».
Revenant sur ce caractère accidentel du mal, Leopardi sou­
cieux de logique va jusqu’à prétendre que la civilisation est
l’œuvre du hasard (p. 1739). Enfin dans une longue disserta­
tion du 8 septembre 1823, exempte de tout paradoxe, et fort
serrée, il lave définitivement la nature du soupçon de n’être
qu’ une marâtre :
« Je dis en plusieurs points que la nature n’engendre guère

�autre chose en l’ homme que des dispositions, note-t-il. Parmi
ces dispositions, il faut faire une distinction. Les unes sont
des dispositions à pouvoir être, les autres des dispositions à
être. En vertu des premières, l’homme peut devenir tel ou
tel : il peut, dis-je, et rien d’autre. En vertu des secondes,
l’homme, vivant naturellement, et se trouvant loin de l’art,
devient tel, indubitablement, que la nature a voulu qu’il fût,
bien qu’elle ne l’ait point fait tel, mais disposé seulement à
devenir tel. Dans celle-ci, on doit considérer l’intention de la
nature, dans les autres non, etc... » (p. 3375-3376).
Une même disposition — ajoute-t-il — est à la fois disposi­
tion à être et disposition à pouvoir être ; en tant qu’elle est
disposition à pouvoir être, elle produit parfois des effets inatten­
dus ; car la nature « avait pour but d’autres qualités dont beau­
coup complètement opposées ». Si l’on se sert habituellement
d’ une épée pour couper des tranches de pain, l’on ne devra pas
pour autant juger l’armurier d’après la plus ou moins grande
perfection des tartines, car le fait même d’affiler une arme la
rend propre, sans doute, à servir de couteau de cuisine, mais
il n’ en est pas moins vrai qu’elle a été faite pour la bataille et
non pour l’office. »
Et, dans l’une des dernières pensées du Journal, revenant
sur cette distinction capitale, Leopardi conclut :
« Dans le cours des choses, les désordres sont infinis... Ce
sont néanmoins des désordres, et on ne peut les attribuer à une
intention de la nature. Un exemple entre mille : rien n’est
plus facile et plus fréquent dans certaines espèces d’ animaux
que de voir les mères ou les pères dévorer leurs propres petits.
Ce désordre horrible... tend directement, et avec plus d’efficacité
qu'aucun autre, à la destruction de l’espèce. Il est impossible
d’attribuer à une intention de la nature... un désordre par
lequel le producteur lui-même détruit le produit, le générateur
l’être engendré. Si la nature procédait intentionnellement de
cette façon, il y aurait bien longtemps que le monde serait fini.
De ces considérations découle le fait que le phénomène de la

�civilisation chez l'homme, bien que... ce phénomène puisse
paraître facile, inévitable, bien qu’ il soit fréquent, nous n’avons
pas le droit de le juger naturel, voulu, intentionnellement, par
la nature » (p. 4462). Des événements d’une importance extrême,
généralise Leopardi, ont ainsi lieu malgré la nature.

VII
Il nous semble donc que l’on ne doit pas parler de deux
pessimismes contradictoires de Leopardi. Leopardi poète se
plaît à évoquer devant nos yeux tantôt l’image souriante d’ une
bonne mère providentielle, perdue par notre faute, tantôt
l’effroyable vision d’une gouge insatiable qui n’enfante que
pour dévorer. Mais Leopardi philosophe, le Leopardi raisonneur
du Journal, s'il présume vaguement que les intentions de la
Nature étaient bonnes, laisse entendre qu’au fond il n’ en sait
trop rien : a-t-elle même eu des intentions ? De toutes façons,
il tient à la laver de l’accusation quelque peu absurde d’être un
bourreau. N’ en faisons donc pas obstinément l’auteur de cette
accusation et ne créons pas ainsi à son système une foule de
contradictions, pour nier ensuite ce système et jusqu’à l’esprit
philosophique de Leopardi.
Juliette Bertrand.

�Q u e stio n s

U n iv e r s i t a i r e s

L' « Associazione italiana per l'Intesa intellettuale fra i
paesi alleati e amici. »
Cette Association, présidée par le Sénateur Vito Volterra, profes­
seur à l'Université de Rome, vient de publier, par les soins de M. le
Professeur Sil vio Pivano, de l’Université de Parme, un Annuario
degli Istituti scientifici italiani qui est appelé à rendre les plus grands
services (Rome, Soc. edit. Athenaeum, 1918; in- 16, XIV-516 pages;
L. 10). La matière y est répartie par régions, provinces, communes,
et comprend toutes les écoles supérieures, avec les instituts qui en
relèvent, les archives, les musées, les bibliothèques, les académies,
les « Deputazioni di storia patria », les observatoires; etc... Pour
chaque institut, une petite notice historique est fournie, avec l’indi­
cation de sa dotation et de ses revenus annuels, et, bien entendu,
avec les noms de tout le personnel qui y est attaché. Deux index,
l’un analytique, l’autre alphabétique (des noms de personnes) com­
plètent cet indispensable répertoire; la conception en est excellente,
hardie même, quand on songe aux difficultés que sa réalisation ren­
contrait en temps de guerre. L’auteur, très loyalement, indique dans
sa préface quelles sont les difficultés qu’il n’a pas pu entièrement
surmonter; mais puisqu’il s’agit d’une publication périodique, nous
sommes assurés qu’elle sera régulièrement améliorée. L’essentiel
était d’aborder tout de suite les problèmes dans toute leur ampleur.
L’étude de l a langue italienne en France.
Le journal romain Il fronte interno a publié, en octobre 1918, en
quatre articles, une correspondance parisienne de son collaborateur
Amleto Natoli, intitulée « Bisogna farsi conoscere in Francia. » Nous
n’aborderons pas ici la discussion des critiques adressées par le
journal, non aux Français, mais à ses compatriotes. Nous devons
cependant signaler ces articles comme une nouvelle preuve de l'im­
portance extrême que nos alliés attacheraient à voir l’étude de la
langue italienne gagner du terrain en France.
A. Natoli raconte qu'il a remarqué, sur nos murs, une affiche portan
t

�« le programme des cours de l’école de Commerce la plus
importante de Paris, subventionnée par la Ville., l’Étatet la Chambre
de Commerce », pour l’année 1918-19 ; il l'a lue, et a noté avec
stupeur qu’on y enseignait l'anglais, l'allemand et l'espagnol. Pour­
quoi pas l’italien? La préférence accordée à l’espagnol lui semble par­
ticulièrement intolérable. Les considérations que lui inspire ce fait,
et quelques autres, ne sont pas toutes parfaitement justes, et elles
reposent sur une information peu sûre ; mais elles attestent éloquem­
ment la très grande sensibilité des Italiens à l’égard du dédain où il
leur paraît que les Français tiennent leur langue. Ce n’est pas nous
qui leur donnerons tort, et nous ne manquerons jamais une occasion
de répéter à nos lecteurs combien notre indifférence à cet égard fait
de tort à la popularité de la France en Italie.
Mais A. Natoli s’en prend surtout à l’insuffisance de la propagande
italienne en France; il y oppose la propagande anglaise et améri­
caine, si bien conçue, et qui obtient de si merveilleux résultats.
Est-il permis de faire observer au correspondant parisien du Fronte
Interno qu'il y a eu en France des millions d'Anglais et d’Américains
qui y ont fait d'assez bon travail, et que l'importance militaire, poli­
tique et économique de ce fait dépasse de beaucoup celle de toutes les
propagandes du monde ?
L’auteur voudrait que le gouvernement italien entretînt à l’étranger,
particulièrement en France, des écoles bien organisées, où la jeu­
nesse française apprendrait à connaître et à aimer, outre la langue de
nos amis, leur civilisation, leur poésie, leur art, leur histoire, leur
admirable essor scientifique, industriel, économique. C’est une
excellente idée, à laquelle nous ne pouvons que donner notre adhé­
sion entière; et de même nous serions heureux de voir réaliser les
deux autres vœux du journaliste : création à Paris d’un grand
journal italien et d’un bon théâtre italien.
Ce que n'explique pas A. Natoli
et ce serait le plus intéressant —
c’est à quels moyens on aurait recours pour obliger les jeunes Fran­
çais à suivre les leçons des écoles italiennes, les lecteurs français à
lire le grand journal italien et les spectateurs français à suivre les
représentations italiennes, s'ils n’y sont pas stimulés par un intérêt
qui — nous le déplorons avec le F ronte Interno — est aujourd’hui
infiniment trop rare.
C’est toujours là qu’il en faut venir. La vraie propagande à entre­
prendre en France, celle à laquelle nous travaillons avec des forces
très insuffisantes, et qui ne peut en effet devenir efficace qu’avec le
concours de la nation italienne, consiste à démontrer aux Français

�l’intérêt qu'ils ont à connaître l’Italie, à se rapprocher d'elle, à vivre
avec elle dans une intimité politique, intellectuelle, économique plus
étroite. Mais cette propagande là, comme celle qui porte actuellement
la très grande majorité des jeunes Français à étudier l’anglais, c'est
seulement par des faits qu’elle peut être accomplie de façon vraiment
utile : il faut que nos compatriotes apprennent à apprécier l'Italie
par ce qu'ils verront d’elle. Il est à supposer qu’après la guerre nous
serons un peu fatigués de tout ce qui sera propagande pure : on
demandera des actes ; on cherchera des caractères. Nous sommes
assurée que l’Italie fournira des uns et des autres ; c’est pourquoi
nous envisageons sans inquiétude l'avenir de la cause que nous
défendons avec A. Natoli. Mais nous ne nous flattons pas de pouvoir
la faire triompher du jour au lendemain !

Agrégation et certificat d'aptitude d’italien
Le jury, pour les concours de 1919, est ainsi composé : MM. H. Hau­
vette, professeur à l’Université de Paris, président; P. Hazard, pro­
fesseur à l’Université de Lyon; G. Maugain, professeur à l’Université
de Grenoble; A. Valentin, professeur au lycée de Grenoble.
Outre le concours, ouvert à la fin de juin, auquel pourront se pré­
senter les anciens combattants réformés, un autre concours aura lieu
en octobre, réservé aux anciens combattants démobilisés seulement
depuis l’armistice.
Pour ce second concours, le programme a été un peu abrégé. Il est
établi de la façon suivante :
I. Histoire de la littérature : Pétrarque, l’homme, le poète, l’huma­
niste.
II. Histoire de l'art et de la civilisation : a) Léonard de Vinci;
l’homme et l'œuvre; 6) L'évolution politique de l’Italie de 1870 à
1915.
III. Auteurs pour les explications orales : Dante, Purg., c. XXIIIXXIV ; Pétrarque, Rime, n° 125-139 inclus ; Epistola ad Posteros (texte
publié dans le Bulletin italien, 1918, p .183-188(; Boccace, Décaméron,
V, 8 et 9; B. Cellini. Vita, p. 79-110 (éd. 0. Bacci ad uso delle
scuolo) ; G. Carducci, Giambi ed Epodi, n° XX, XXII, XXIII, XXVI, XXX;
et Prose (Garibaldi in Francia ; Agli elettori del Collegio di Pisa ;
Per il Tricolore); G. d’Annunzio, Per la più grande Italia.

�B ib lio g r a p h ie

Giovanni Tracconaglia. Une page de. l'histoire de l’italianisme à Lyon, à travers
le « Canzoniere » de Louise Labé, 1 vol. de 115 p. in-8 ; C. Dell’ Avo, Lodi,
1915-17.
Du même. Quelques observations sur l'origine et le développement des théories
italiennes qui facilitèrent aux Français la fixation, l'enrichissement et l’embel­
lissement de leur langue au XVIe siècle (1 vol. de 126 p. in 8 ; G. Dell’ Avo,
Lodi, 1918).
Parus pendant la guerre, ces deux opuscules ne sont, dans l ’esprit
de leur auteur, que de simples observations. Le premier (que nous
apellerons A) a été rédigé à l’aide de quelques notes, restes d’un tra­
vail plus important qui périt dans le tremblement de terre de Messine,
et qui furent l’objet de trois conférences faites à Gènes en 1913. Le
second (que nous désignerons par B) n'est que l’amplification d’une
leçon d’ouverture professée à la Scuola pedagogica de Gènes, où l’auteur
a enseigné la langue française de 1912 à 1915. Malgré leurs prétentions
modestes, il convient de les ajouter à la liste déjà importante, des études
que la critique italienne a consacrées à l’histoire des rapports de l’Italie
et de la France au XVI° siècle. Après les travaux de MM. Torraca, Flamini,
Farinelli, Menasci et autres, ils constituent une contribution fort inté­
ressante à l'histoire encore incomplète de l’influence italienne sur la
Renaissance française. En s'adressant à ses élèves italiens, M. Tracco­
naglia a dû faire précéder l'exposé de ses recherchas de larges aperçus
sur l’histoire de la langue française et de l'italianisme lyonnais. Il a mis
à contribution pour cela les résultats acquis par ses prédécesseurs fran­
çais et italiens, et ces parties introductrices ne nous apportent rien de
nouveau, si ce n’est quelques opinions trop hasardées sur lesquelles
nous ferons plus loin nos réserves.
L'essentiel des deux ouvrages consiste d’une part (A) dans la recher­
che des sources italiennes de Louise Labé, de l’autre dans une sorte de
bilan des emprunts que G. Tory, Dolet, Ch. de Sainte Marthe, J.
Canappe, A. Paré, Peletier du Mans, du Bellay et Ronsard lui-même ont
faits aux auteurs italiens qui ont traité la question de la langue vul­
gaire, de la nécessité pour les modernes d’écrire dans leurs langues
nationales afin de les rendre capables de rivaliser avec celles des anciens.
C’est ainsi que, suivant notre auteur, L. Labé doit beaucoup, non seule­
ment à Pétrarque, mais encore à Dante, Boccace, Charitéo, Tobaldeo,
Serafi no Dall ' Aquila, Gaspara Stampa, et même aux recueils publiés
par Giolito de Ferrari à partir de 1546. C’est ainsi que du Bellay et

�Ronsard ont trouvé leurs conceptions de l’art littéraire dans les écrits
théoriques de Dante, L. B. Alberti, Lorenzo dei Medici, et surtout de
Bembo, Castiglione, Tolomei, G. B. Gelli et Vida. M. Tracconaglia
confirme, en la complétant, la thèse soutenue par M. Pierre Villey
(Les Sources Italiennes de la Deffençe... Paris, Champion, 1908). Ce der­
nier a montré que la première partie de la « Deffence » de du Bellay
était presque toute traduite du Dialogo delle lingue de Sperone Speroni ;
quant à la seconde partie, relative à « l'illustration » de la langue, ne
trouvant pas d’original italien d’où elle pût sembler aussi littéralement
empruntée, M. Villey, vu la parenté entre les idées qu’elle exprime et
celles qu’on trouve dans les traités italiens, déclare formellement qu’il
se sent « tout disposé à croire que la poétique de la Deffence est, elle
aussi, copiée en bonne partie de quelque auteur italien, et que de longs
fragments des chapitres III, IV, V, XI et XII du 2e livre sont emprun­
t és tout comme ceux que nous citions il n’y a qu’un instant. » (Villey,
op. cit., p. 79). C’est probablement cette affirmation qui a déterminé
les recherches de M. Tracconaglia ; mais lui non plus n’a pas trouvé ce
modèle unique que du Bellay aurait pillé ; il le confesse d'ailleurs nette­
ment : « Nous regrettons, dit-il, de ne pas être autorisé à citer quelque
ouvrage oublié d’où du Bellay aurait extrait la partie la plus impor­
tante de son manifeste, comme M. Villey a eu la chance de le faire
pour plusieurs passages secondaires. A vrai dire, nous avons renoncé
de bonne heure à la recherche de ce prétendu document, car en
comparant la Deffence et Illustration avec nos traités en faveur de
l'italien, nous nous sommes convaincu que les points essentiels du
programme de la Pléiade loin de dériver de la traduction d'un auteur
déterminé, consisteraient en un recueil de principes, de règles et de
conseils puisés à différentes sources. A notre avis, du Bellay aurait
suivi en cela son système préféré d’imitation : profondément pénétré,
grâce à une élude sans doute assidue et consciencieuse des œuvres
que les meilleurs défenseurs de notre vulgaire avaientrédigées pour
résoudre la longue questione della lingua, le jour où il se décida à
tracer son proclame, il ne fit que reproduire leurs enseignements en
t âchant de les donner de la manière la plus aisée, la plus spontanée,
la plus naturelle, comme des inventions faites par lui-même. » Ces
sources, où du Bellay a puisé sont, d’après notre auteur, le De vulgari
cloquentia de Dante, le Della famiglia d’Alberti, le Cortegiano de Casti­
glione, le Cesano do Tolomei, les ouvrages de G. B. Gelli, l’art poétique
de Vida, le Discorso sulla lingua de Machiavel, et le Dello scrivere in
vulgare de Lorenzo dei Medici.
Les nombreux rapprochements de textes établis par M. Tracconaglia
sont, pour la plupart, très intéressants; et il s’en dégage celle conclu­
sion que presque toutes les idées importantes de la seconde partie de la
Deffense avaient été mises au jour on Italie antérieurement à du Bellay.
Parfois, cependant, les imitations signalées sont douteuses, très douteu
se

�même, et j ’en pourrais apporter quelques exemples. Ainsi
(B, p. 71, note 2), si M. Tracconaglia avait poursuivi la comparaison
entre les textes cités de Dante et de du Bellay, il se serait convaincu
que ce dernier s’inspire de Cicéron, dont il a le texte sous les yeux, et
dont il traduit un passage que Dante ne donne pas ; de même (B, p. 73,
notes 5, 6, 7) il est très probable que du Bellay suit encore Cicéron,
plutôt que Tolomei. M. Chamard n’a-t-il pas remarqué, à propos de ce
passage (éd. de la Deffence, Fontemoing, p. 314, note 4), que « la phrase
même de du Bellay, avec son énumération de verbes, rappelle étrange­
ment la phrase où Cicéron (Brut. I, 188), dépeint l’impression que ressent
la foule en écoutant la parole d’un véritable orateur. » La même obser­
vation est à faire (B, p. 80, note 1 el 2) pour le rapprochement avec le
texte du Cortegiano ; chez Castiglione, il n'est question que des figure
del parlare en général, tandis que le texte de Quintilien cité par M. Cha­
mard (Deffence, p. 285, note 6) parle spécialement de la figure dite
antonomasia que du Bellay reproduit exactement sous la forme antono­
masie. Voilà donc plusieurs passages de du Bellay qu’on peut croire
inspirés d'un modéle italien et qui procèdent d’un auteur ancien ; et
cela doit nous mettre en garde d ’une façon générale : il ne faut pas
oublier que les Français ont eu sous les yeux les auteurs mêmes
qu'avaient imités les Italiens, ce qui, dans bien des cas, est l ’explication
des analogies que présentent les écrits des uns et des autres.
Nous ferons encore la même remarque à propos des sources italiennes
de L. Labé rapportées par Tracconaglia, la poétesse lyonnaise est toute
nourrie de poésie italienne, de Pétrarque, de Boccace, des poètes du
Quattrocento et du début du Cinquecento. Cela saute aux yeux de qui­
conque a quelque peu pratiqué la littérature de la Renaissance italienne.
Mais, dans la détermination d'une source précise, il faut se garder
d’être trop affirmatif, à moins qu’il n'y ait traduction évidente, complète
ou partielle, et que le texte ne porte en lui-même des indices certains
qui écartent toute hésitation. La ressemblance des idées et des thèmes
ne suffit pas ; j'ai eu déjà l'occasion de faire cette observation à propos
de M. Scève (Delie, edit. crit. de la Société des Textes français modernes,
Hachette, 1916, p. XIV, et passim) ; et, d’ailleurs, M. Traccenaglia semble
lui-même avoir senti ce que les identifications ont parfois d’incertain,
car il emploie très souvent des expressions restrictives telles que peutêtre, presque, il semble, etc.
Voici quelques exemples de l'incertitude signalée ici. Certains pas­
sages de L. Labé que notre auteur croit imités de tel Italien, pour­
raient aussi bien être rendus à tel autre, on même à un auteur ancien,
à Ovide, le seul ou à peu près que L. Labé ait connu. Les vers de
l'Elégie III (A. p. 55, n. 1) peuvent avoir été inspirés par Helisenne de
Crenne aussi bien que par Pétrarque (l'Epistre dedicative de Dame
H elisenne a toutes honnestes Dames...) — Ceux de l ’élégie II A, p. 58)
peuvent être inspirés d'Ovide (Hér. II, v. 133 sq.) — Ceux du Sonnet III

�(A, p. 60, Car je suis tant navrée) peuvent l ’être de Bembo (Lirici del
Secolo XVI, Sonzogno, 1879, p. 8) :
Tu m’ hai piagato il core,
Amor, ferendo in guisa a parte a parte...
ou de Saint Gelays, ou de Maurice Scève, ou même de l ’Anthologie
grecque — Beaucoup plus probablement que du sonnet de Pétrarque
Io son già stanco di pensar si come (A, p. 63), le célèbre sonnet XIV
Tant que mes yeux pourront larmes espandre dérive du madrigal suivant
de Michel Ange (Lirici, p. 85) :
Occhi miei, siete certi
Che 'I tempo passa, e l’ora s’avvicina
Ch’ agli sguardi e al pianto il passo serra.
Pietà dolce di voi vi tenga aperti,
Mentre la mia divina
Donna si degna d’abitare in terra.
Ma se' l ciel si desserra
Per le bellezze accorre uniche e sole
Del mio terreno sole,
S 'ei torna in ciel fra l’alme dive e liete,
Allor bensì che chiuder vi potete.
Je pourrais multiplier les exemples, contester de prétendues imitations
de Dante, montrer que la théorie de l ’amour principe de l ’univers doit
être rapportée non à Saint Thomas par l ’intermédiaire de Dante, mais
à Marsile Fricin on même à Themistius, par l'intermédiaire de
Bembo ou de Léon Hébreu, ou de Sperone Speroni ; objecter que
M. Tracconaglia lui-même, pour un passage de l ’élégie II, donne deux
sources différentes sans opter pour l ’une plutôt que pour l ’autre
(A, p. 71 et A, p. 77) : Cruel, cruel qui te faisait promettre, rapproché
p. 71, dos plaintes de la Fiametla de Boccace, puis p. 77 d’un Capitolo
de Gaspara Stampa, alors que la source indubitable de ce début de la
seconde élégie, est le commencement do l'épitre I de ce Tobaldeo, à qui
notre auteur (A, p. 74) déclare que L. Labé ne doit rien ou presque
rien. Je cite les deux textes, car il y a traduction évidente :
D’un tel vouloir le serf point ne désire
La liberté, ou son port le navire,
Comme j ’atens, hélas! de jour en jour,
De toy, Amy, le gracieus retour.
Là j ’avois mis le but de ma douleur,
Que fineroit quand j ’aurais ce bon heur
De te revoir ; mais de la longue atente,
Helas ! en vain mon desir se lamente.

�Cruel, cruel, qui te faisoit promettre
Ton brief retour en ta première lettre ?
As tu si peu de mémoire de moy
Que de m ’avoir sitôt rompu la foy ?
Comme oses tu ainsi abuser celle
Qui de tous tems t ’a esté, si fidelle ?
L.

L abé

(Elégie II).

Non espettô giamai con tal desio
Servo la liberta, ne nave porto,
Con qual’ ho il tuo ritorno espettato io
Sperando a tanti mal trovar conforto.
Passato è il tempo e non ti veggio anchora.
Dovresti pur venir se non sei morto.
Ahimè crudel, chi te sforzava allhora
Quando scrivesti a me : « Sopporta, espetta,
Espetta, eh’ io verrò, senza dimora. »
Tu inganni una che è „sciocca e semplicetta,
Una che fa m a et troppo crede,

Una percossa da mortal saetta ;
Non meritavo già simil mercede.
T e b a Ld e o ,

Epistola I

(Venise, 1544, fol. K I r°).
Tebaldeo, que L. Labé a ici sous les yeux, a imité dans son Epître les
Héroïdes d ’Ovide ; et c ’est
Ovide que Louise a recours pour terminer
son élégie, non pas .Ji Serafino Dall’ Aquila, comme le pense Ai. Tracco­
naglia (A, p. 7a) ; ¡1 suffira, pour s’en convaincre, de se reporter aux
p a ssais suivants des Héroïdes : VIII, v. /17 sq — II, v. 17 sq — VII,
v. 16\ — II, v. 27 sq — II, v. i-5 — \T, v. /|5 et io3 sq — XV, v. a6 sq
— VII, v. sa — II, v. 83 sq — VII, v. ia3 — II, v. i33 sq — X, v. i 5 i —
II, v. i/|5 — VII, v. i 94 — XIV, v. ia8.
Si j ’ai insisté sur les sources de Louise Labé plus que stir celles de
du Bellay et de Ronsard, c’est que, de leur plus ou moins d ’importance
peut dépendre la solution d'une question encore pendante, celle de sa
moralité. L ’accent de passion sincère, de volupté ardente quii vibre dans
ses vers a certainement contribué ?i la 'formation de la légende de
la belle cordière, h sa réputation de courtisane. Or, s’il se trouve que
ces prétendues ardeurs ne sont qu’imitation et virtuosi^, la conséquence
s ’impose qu’on peut défendre la réputation de la femme, soutenir avec'
quelque raison, l ’hypoth èse d ’une attitude littéraire, inspirée par le désir
de jouer les Bradamante. Louise ne serait plus la courtisane qu’un
roman fragilement étayé veut, nous faire voir en elle, mais une femme
de lettres dont l ’imagination et le talent réussirent à jouer la sincérité.

�L ’hypothèse est d ’a u ta n t plus plausible que, ju ste u n an avant la p u b li­
cation de ses poésies chez Jean de' Tournes, en 1555,, avaient p aru les
poésies d ’une italienne célèbre dont l ’am our m alheureux d u t frapper
vivem ent l ’im agination des fem m es d ont l'atten tio n était tournée vers
l ’Italie. En 1 554 'furent publiées à Venise le R i m e di Ma d o n n a Gasp a ra
S t a m p a , l ’am ante 'désolé«' e t douloureuse do ce Collaltino, qui v in t
guerroyer en France et y oublier ses serm ents. Comme Gaspara, Louise
fait p art au lecteur de son am o u r p o u r un hom m e qui la q u itta et
l ’oublia à l ’étranger, en Italie. La sym étrie inverse est frappante, et
l'on peut se dem ander si Louise Labé a souffert d ’u n am our r éel, ou si
plu tô t son im agination ne l ’a pas portée à se présenter comme la
réplique française de l ’italienne Gaspara.
Quoi q u ’il en soit, et pour revenir aux rapprochem ents de
textes de M. Tracconaglia, q u ’en peut-on légitim em ent conclure ?
Ceci seulem ent, que les poètes lyonnais com me ceux de la
Pléiade, co n n u re n t les Italiens et p ar eux les poètes anciens ;
q u ’ils im itèren t les u n s et les autres, sans q u ’il soit toujours possible
de d istin g u er l'im itation italienne de l im itation an tiq u e ; que, parfois
môme, com m e j ’ai eu, il y a longtem ps déjà, l ’ocasion de le dém ontrer
à propos de Ronsard (Re vue de la R e naissance, t. VI, 5° année, 1905.
p. 1-21), ils avaient sous les yeux, en m êm e tem ps que les textes italiens,
les textes grecs ou latin s dont ils étaien t im ités ; que les Italiens, en u n
mot, leur o n t fait connaître les sources où il convenait d ’aller puiser
les secrets de l ’a rt. El c ’est tout. Nous connaissons encore trop mal notre?
histoire littéraire de la fin du xv° siècle, et du déb u t du xvi0, p o u r pou ­
voir affirm er davantage. Aussi ferons-nous, en term in an t, il M. Tracco­
naglia le reproche d'avoir dépassé cette lim ite par des assertions quelque
peu hasardeuses et contestables. Dans les considérations générales q u ’il
a placées en tête de ses deux opuscules et q u ’on peut, considérer com m e
les résultats q u ’il a déduits de ses recherches, ne dit-il pas form ellem ent
que, sans l ’Italie, les Français n ’a u ra ien t pu tirer de l ’h u m an ism e les
bienfaits q u ’ils en o n t reçus, restaurer leur poésie, se dégager d u latin
pour perfectionner leu r langue, s ’assim iler les idées générales de l ’a n ti­
quité, substituer h l ’esprit du Moyen Age l ’idéal nouveau, la notion de,
l ’a r t? O utre que, sous cette forme, la question est m al posée (car il est
toujours oiseux de se dem ander ce qui se serait passé si tel fait im por­
tant de l’histoire n ’avait pas eu lieu), elle est de plus trop vaste et trop
complexe pour recevoir actuellem ent un e solution. Il nous faudrait pour
cela m ieux connaître les origines de n o tre Renaissance, d istin g u er au
début du xvie siècle, ce qui doit survivre chez nous du Moyen Age et de
la tradition antérieure, faire exactem ent la part de l ’apport an tiq u e et
de l'ap p o rt proprem ent italien ; chercher si la France ne portait pas déjà
en elle-même, bien avant l ’influence italienne, des raisons de désirer et
d ’espérer se dégager du latin pour faire de sa lan g u e une langue litté ­
raire ; si elle ne tendait pas déjà ;i se libérer de l ’esprit scolastique, à

�sortir de l ’abstraction discursive et du rationalisme purement syllogistique [pour se rendre capable de r intuition, condition essentielle de la
compréhension du beau ; se demander également si la notion de l’art
lui a blé révélée par les esthéticiens du néo-platonisme florentin ou si,
au contraire, elle n ’en
a pas eu l ’intuition directe en présence des
chefs-d'œuvre de l ’antiquité. Je « o is , pour mon compte, et j ’espère le
faire voir un jour, que le platonisme italien ne fut pas, au degré que
l'on croit généralement, une nouveauté pour l ’esprit français. D ’ail­
leurs, ce que l'on peut affirmer sans réserves, et que notre auteur a
tort d’oublier, c'est que l’influence italienne, bienfaisante en tant que
l ’Italie était déjà riche en chefs-d’œuvre cl offrait à l ’admiration des
modèles tels que Dante, Pétrarque, Boccace et tant d ’autres, fut pour­
tant déplorable par l ’action de ses poêles secondaires ; elle développa en
France, sous le règne de François Ier, une crise aiguë dé préciosité, mit
à la mode le bel esprit, le maniérisme, la virtuosité artificielle, défauts
don! Ronsard et du Bellay eux-mêmes ne se dégagèrent que grAce à l'in­
fluence antique, et qui gâtèrent, jusqu’à l ’époque de Benseradc et de
Voiture, toute notre littérature sentimentale.
E. P a r t u r i e r .
objet d e p lu s haute vertu. Édition critique avec line intro­
dos notes i&gt;ar Eug. Parturier.
Paris, in 16, l I x ix - 3 4 7 pages, 1916.
Lamartine. SuUt. tra g éd ie. Édition critique avec une introduction et un commen­
taire par Jean dus Cognets.
Paris, in-I6, x x i v - l ’J 6 pages, 1918. (Publications
de la Société des textes français modernes).

M a u rice S c è v c . D élie

duction

et

Parmi les plus récents volumes publiés par la Société des textes fran­
çais modernes, la D élie de Maurice Scève et le Saül de Lamartine méri­
tent l ’attention de tous ceux qu'intéresse l ’histoire de l’influence ita­
lienne en France. On serait tenté d ’y joindre l ’édition, qui a paru entre
les deux, de la Mariane de Tristan ( 11) 17), à cause du souvenir de la
Marianna de Lodovico Dolce, et des « imitations italiennes », dont parle
Tristan dans son avertissement ; mais il est hors de doute que la Mariane
française 11e doit rien à la tragédie du Vénitien. Au contraire, les deux
oeuvres, si différentes, de Maurice Scèvc et de Lamartine donnent lieu
à une série continue de rapprochements positifs.
La nouvelle édition de la mystérieuse D élie est lt? résultat d’un long
et patient labeur. M. Parturier avait d ’abord envisagé, sur Maurice Scève,
un travail d ’une tout autre envergure, une enquête approfondie sur les
origines du platonisme en France, dont l ’œuvre de l ’humaniste lyonnais
aurait été le centre. Amené sans doute à reconnaître ce que les résultats
de cette enquête avaient de décevant, obligé surtout par l'obscurité de
la Délie à se livrer à un minutieux travail d ’interprétation littérale, et à
la détermination de toutes les réminiscences que renferme la poésie de
M. Scève, M. Parturier a pris le parti de publier, avec une Introduction
substantielle, l ’édition de la Délie que nul n ’était mieux préparé que lui
à nous donner. Il avait sans doute espéré tirer de scs vastes lectures un

�livre plus personnel : en réalité, il lui eût été difficile de faire œuvre
plus utile et plus riche en résultats. Pour nous placer ici au seul point
de vue des études italiennes, il fallait être tout pénétré des thèmes
développés par M. Scève, et des moindres nuances de sa pensée et de son
style, pour aborder la lecture des nombreux auteurs italiens’ que le
poète lyonnais avait pu lire, avec l ’espoir d ’y trouver ia trace d ’une
influence possible. Les rapprochements accumulés par M. Parturier dans
ses notes sont, en très grande majorité, entièrement neufs ; ils sont h
la fois abondants et présentés avec une extrême prudence, en ce sens
(lue, les textes cités concernant pour la plupart des expressions qui se
retrouvent chez beaucoup de poètes, le savant éditeur en rapporte plu­
sieurs spécimens, sans vouloir affirmer que M. Scève n ’en a pas connu
encore d’autres. Il ne semble pas qu ’il fut possible de faire plus ni
mieux.
Le cas du Saul, 'composé par Lamartine en 18 17 - 18 18 , est tout diffé­
rent : ici l ’imitation d ’Alfieri est certaine, avouée, manifeste, jusque
dans certains italianismes d’expression fort curieux : dans une lettre
(3 juin 1 8 1 7 ), le poète écrit qu ’il a « verseggié » une première scène ;
ailleurs, il se propose de qualifier Sau l de « m élotragédie », comme
Alfieri avait décidé de donner à son A bele le sous-titre de « tramelo­
gedia ». Le mérite de M. Jean des Cognets, au point de vue qui nous
intéresse, est d ’avoir parfaitement rappelé tous les détails qui permet­
tent. d ’établir la dépendance exacte de la tragédie de Lamartine par
rapport. à celle d ’Alfie ri ; dans les notes sont cités les passages de l'œuvre
italienne, dans la traduction de Petitot, dont le rapprochement s ’impose.
H.
Henri Focillon. Giovanni llaltisla

t'iranesi,

1720-1778.

P a r i s , b â t ir o n s ,

1918,

i n - 4 &lt;le x i i v - 3 2 5 p a g e « ..

Henri Focillon. Giovanni Hnttista Piranesi. Essai de catalogue raisonné de son œuvre.
P a r is , L a u r c n s ,

P o u r se s c o n t e m p o r a i n s 'c o m m e
r é p u t a t io n

—

11)18, i n - 4 d o 7 5 p a g e s .

d e P ir a n e s i

reposa

p o u r le s g é n é r a t io n s q u i s u iv ir e n t , la

lo n g t e m p s

su r

l’ im p r e s s io n

g r a n d io s e

p r o d u it e p a r s o n œ u v r e p l u t ô t q u e s u r u n e c o n n a i s s a n c e r a is o n n é o d e s o n
a r t . Il y a q u e l q u e s a n n é e s à p e in e q u e s o n c a r a c t è r e et s o n t a le n t o n t été
s o u m is

à une

m in u tie u s e

a n a ly s e . L es r e p r o d u c t i o n s d e

ses p la n c h e s

e n t r e p r is e s c o n c u r r e m m e n t à P a r is , à L o n d r e s , à B e r lin et à V ie n n e , les
rech erch es d e D o n g h i, d e
l ’a t t e n t io n s u r
fo r tu n e

son

nom

S t u r g is , d e S a m u e l, d e G ie s e c k e , o n t r a m e n é
q u i,

d ’a p p a r t e n ir à l ’ u n e

san s
des

liv r e m a g is t r a l q u e v ie n t d e lu i

ê t r e o u b l i é , n ’ a v a it

g ran d es ép oqu es

de

p o i n t la b o n n e

l ’a r t

it a lie n .

Le

c o n s a c r e r M. I le n r i F o c i l l o n , e n m e tt a n t

e n p le in r e l i e f le s m u lt ip le s a s p e c ts d e c e tt e p h y s i o n o m i e d ’a r t is te , l ’a m is e
d u m ê m e c o u p à sa v é r it a b le p la c e : h o r s d e p a ir . P ir a n e s i n o u s a p p a r a i l , à
u n s iè c le e t d e m i d e d is t a n c e , c o m m e l ’ u n e d e s
n a lité s a r t is tiq u e s q u ’ ait p r o d u it e s l ’ Ita lie.

p lu s é t o n n a n t e s p e r s o n ­

�S’initier à une œuvre aussi complète que la sienne n’est point chose
facile. A l’exemple des grands maîtres de la Renaissance, ses devanciers,
Piranesi est, en son genre, un génie universel. S’il n’a ni construit, ni
sculpté, ni peint, il a pourtant, simple graveur ù l’cau-forte, laissé une
œuvre architecturale, sculpturale, « picturale » unique en son genre.
Archéologue, il s’est assimilé tous les procédés de l’art de bâtir et de
sculpter chez les anciens; il les a décrits, comparés, discutés. Artiste, il
a, dans ce que le temps et les hommes ont épargné des monuments de
Rome et de l’Italie antiques, retrouvé la splendeur originaire des formes
et dégagé la beauté actuelle des ruines. Il s’est créé, pour en rendre les
lignes, le relief et la couleur, un procédé personnel d’une puissance
extraordinaire : l’eau-forte piranésienne, dont il a su tirer un merveilleux
parti. Non content d’évoquer et (l’interpréter, il a lui-mômc créé d’imagi­
nation et fait passer sur le cuivre tout un monde d'architèctures fantas­
tiques. Décorateur dans l’âme, il a. de son commerce avec l'art antique,
gardé tout un ensemble de motifs ornementaux dont les ingénieuses
combinaisons, appliquées aux arts du mobilier, ont inauguré le style que'
porte son nom, le « style Piranesi ».
Pour bien comprendre un artiste de cette envergure, pour en parler
comme il convient, il faut un peu plus que des connaissances littéraires
agrémentées de quelque teinture d’histoire de l’art. Posséder à fond la
technique des arts du dessin, ainsi que leur vocabulaire, joindre à la con­
naissance du « métier # celle des écoles et des milieux artistiques, réaliser
dans le domaine historique ce que Piranesi lui-mème fut dans celui des
faits sont les conditions essentielles d’une telle entreprise. Piranesi a
attendu longtemps cet historien idéal, mais il a été merveilleusement
servi en la personne de M. Focillon, dont le livre, à la fois d’un lettré,
d’un savant et d’un artiste, est et restera longtemps le livre fondamental
sur l’illustre chalcographe italien.
Un livre de ce genre ne s’analyse point : il se lit, L’intéret loin d’en être
épuisé par une première lecture, va croissant à mesure que se posent et
s'éclaircissent, dans la mesure où ils peuvent l'être, les multiples problèmes
que soulèvent d’une part la biographie de Piranesi, la formation de son
talent, l’élaboration des différentes parties de son œuvre, de l'autre son
art. M. Focillon s’étend longuement sur les influences qui se sont
partagé l’âme de Piranesi et ont fait de ce Vénitien un enthousiaste de
Rome, de cet architecte un peintre-graveur, de cet archéologue un poète.
Toute la première partie du livre, où sont successivement étudiées les
origines vénitiennes de l’artiste, ses années d'études et de voyage, sa
maturité, sa vieillesse, n’est en réalité pas autre chose que l’histoire intel­
lectuelle de Piranesi, Quelle part revient, dans sa physionnomie d’artiste
et dans son œuvre, au spectacle de la vie vénitienne qui fut celui de son
enfance, aux conseils de ses premiers maîtres, Lucchesi, Scalfarotto, Zucchi,
aux brosseurs de décors des théâtres de Venise, aux héritiers de la tradition
de Palladio, les architectes Lucchesi et Temenga, et plus tard â son

�p
m
o
c atriote le peintre graveur Giambattista Tiepolo ? La liste en est longue ;
ce ne sont encore là pourtant que les maîtres secondaires de Piranesi. Sa
personnalité ne se dégage réellement qu’en présence de Rome et de ses
monuments, au contact de ses artistes, los décorateurs Valeriani, le dessi­
nateur Vasi, le peintre Panini, de ses savants, les antiquaires Nelli et
Ficoroni, de ses amateurs, les cardinaux Albani et Rezzoniço, de scs
éditeurs, Wagner et Ronchard, àe Franccsco Piranesi, fils de Giovanni
liattista, et son digne collaborateur.
Dans l'appréciation des éléments très divers qui ont contribué à la for­
mation artistique du maître, la conjecture joue nécessairement un rôle :
il est difficile d’arriver dans la plupart des cas à der. conclusions positives
et surtout définitives. Au contraire, dans l’appréciation de l’œuvre ellemême, soit considérée dans son milieu, la Rome du dix-huitième siècle
interprétée par les maîtres de la Prospelliva, soit étudiée isolément aux
points de vue de l’invention, de la composition et de l'effet, de la gravure
à l’eau-forte et de son maniement, enfin du style décoratif qui porte le
nom de Piranesi, le critique se retrouve sur un terrain solide. Le chapitre
consacré à l’eau-forte piranésienne — sa supériorité sur la peinture ellemême comme moyen d'interprétation des beautés de Rome antique vues
dons leur cadre moderne, su place particulière eijtre l'eau-forte des
peintres et l'eau-forte des graveurs, sa transformation, étudiée dans les
deux éditions des Carceri, d'eau-forte blonde en eau forte intense, tout
le détail des procédés techniques familiers ù Piranesi, — est d’une préci­
sion et d'une exactitude de détail remarquables.
L'ouvrage se termine par un inventaire détaillé des sources utilisées
par l’auteur, sources auxquelles doit se référer quiconque veut connaître
à fond l'ieuvre de Piranesi. Cet inventaire en appelait naturellement un
autre, l’inventaire de l’œuvre lui-même. Tel est l'objet de 1 lissai de
catalogue raisonné que M. Focillon a publié en même temps que son livre,
catalogue dont 1 introduction nous révèle les difficultés d'exécution, les
obscurités et les incertitudes. Si l’on songe au nombre élevé de planches
gravées par Piranesi, si l’on songe que l'artiste, ses éditeurs et ses colla­
borateurs ont fréquemment retouché tantôt le dessin, tantôt les légendes
des planches, modifié le contenu des recueils, lancé des prospectus ou
rédigé des catalogues en désaccord fréquent les uns avec les autres, on
comprendra combien il est difficile de se retrouver dans le chaos des
éditions et des tirages, et combien un inventaire de ce genre, si scrupuleux
soit-il, a de chances de ne donner que des résultats fort approximatifs.
Tel quel, le catalogue de M. Focillon, avec ses 99 1 n"" répartis en séries, sa
table de concordance du catalogue de la chalcographie piranésienne avec
l'édition originale de chaque recueil, son index alphabétique des sujets
représentés, 11 en constitue pas moins un élément d information des plus
utiles aux historiens de la gravure et aux collectionneurs.

�Guido Bustico. Bibliografia d i V ittorio A lfi r i, 1911-1917.
p ., • i n - 8". —

—

A l e s s a n d r i a , G a z z o tt i,

d i V ittorio A lfie r i. —
A l e s s a n d r i a , G a z z o t t i, 1 9 1 8 ; 1 0 p ., i n - 8‘ ( E x t r a i t s d e l a R ivista di S toria, A rle,
A rch eo t. p er la p rov. U’A tessa n d ria , X X V I * et X X V I I - a n n é e s ) .
1917;

16

II p rim o « Intoppo am oroso »

N'ous»devons à M. G. Bustico une précieuse B ib l io g ra fia d i V it to r io

1908. Avec un soin
méritoire, l ’auteur a publié déjà deux suppléments à ce répertoire, le
premier à Domodossola en 1911 , le second indiqué en tôle de ces lignes.
Cette simple énonciation comporte déjà un regret, dont nous ne voulons
pas exagérer l ’importance : c ’est que ces publications soient un peu
trop dispersées ; il est malaisé de les réunir, pour le travailleur qui n ’en
reçoit pas de l ’auteur lui-même les fascicules successifs. Nous souhaitons
sincèrement que M. Guido Bustico réunisse, en un volume largement
mis dans le commerce, les résultats, bien classés, de sa patiente enquête,
lorsqu’il estimera que celle-ci est suffisamment complète. Car, en 1908,
celle-ci ne l ’était pas encore. Cela ressort clairement du fait que le der­
nier. supplément, comme le précédent, ni* renferme pas seulement les
titres d ’ouvrages ou articles parus de 1911 à 1917 , mais encore ceux de
travaux bien antérieurs, de 1900, j 88 o , 1820 et jusqui’ft 1793, omis pré­
cédemment. Quelques-unes des publications d ’ofi sont tirées ces indica­
tions attardées sont aussi connues que l ’A t e n e o V e n e to , les œuvre» 'le
Carducci, et une R iv is ta d r a m m a t ic a, ce qui prouve bien que l&lt;;s pre­
miers essais publiés par l’auteur ne reposaient pas sur des dépouille­
ments assez étendu«/
Lorsqu’il réunira, fondra et classera toutes ces notes, M. G. Bustico
fera bien, de contrôler sévèrement la rnrreclion typographique.dos titres,
surtout de ceux qui sont en français, anglais ou allemand ; les Mémoires
d e l ’Académie de D ijon , par exemple, sont à peine reconnaissables (p. 9
du tirage à part) ; parmi les noms d ’auteurs, lire Gauthiez (Pierre) ;
Pellizzari (A) ; l ’article cité de G. Surra se lit au tome LXÏV du Giorn.
Storico 1délia lelleral. ■liai., elc... En mettant sur pied ce supplément,
M. (i. Bustico n ’avait pas encore eu connaissance de l’article de P. Sirven
sur la Rosm unda d ’Alfiéri, dans le Bulletin italien de 1910, p. i5i.
L ’autre article (pie nous signalons renferme un document d'une réelle
importance : c'est une lettre d ’Alfieri, datée de Londres le 10 janvier
7771, à Sabatier de Castres; celle lettre, qui se trouve être la plus
ancienne que nous ayons conservée d ’Alfieri, renferme sur la politique
du temps diverses appréciations qui mériteraient d ’étre commentées avec
soin : puis, pour finir, le ‘futur poète parle en ces termes d ’une aventure
amoureuse : « J’ai eu à La Haye une- espèce d ’intrigue fort plate derniè­
rement, avec une dame ; et comme elle n ’entendait point l’italien et
que je l ’aimais fort peu, j ’ai risqué, de lui faire un sonnet qui, sans
vanité, a été trouvé excellent..... » (suit h' texte du sonnet, fort médiocre,
et inédit comme la lettre). M. G. Bustico a facilement reconnu dans cet
A lfie r i, dont la seconde édition a paru à Salô, en

�amour hollandais le premier « intoppo amoroso » dont parle la Vie du
célèbre poète d ’Asti ; mais il saule à tous les yeux que les termes de la
lettre ne coïncident aucunement avec le récit de la Vie ; c'est une nou­
velle raison d ’affirmer que celte si curieuse autobiographie respecte peu
la vérité historique. Le document est donc des plus intéressant^» ; mais
on voudrait en voir l ’authenticité plus formellement établie. En outra,
il serait sans doute possible de le déchiffrer de façon plus-complète et de
le publier plus correctement ; mais il faut remercier M. Guido Bustico
de l ’avoir fait connaître.
II.
Eugène Bouvy. Alfieri, Monh, Foscolo. La poésie patriotique en Italie de 1789 à
1815. — Bordeaux, 1918 ; in-8", 50 pages (Extrait du Bulletin Italien, t. XVIII).
On n ’attend pas ici une approbation de cette brochure de M. li. Bouvy ;
elle serait inévitablement suspecte de partialité. Mais on nous pardon­
nera de signaler du moins cet échq de leçons faites sur la littérature
italienne à (’ Université de Bordeaux, pour regretter que cet enseigne­
ment n ’y soit pas maintenu, sous prétexte que le maître qui l ’avait
inauguré si heureusement h porté son activité ailleurs. Nous espérons
que les autorités universitaires de Bordeaux se préoccupent de renouer
au plus tôt le fil interrompit du cours de littérature italienne. D ’autre
part, nous croyons pouvoir indiquer que cette étude sur Alfieri, Monti
et Foscolo, considérés comme interprètes du sentiment national, n ’est
qu ’une partie des leçons faites sur les rives de la.'Garonne ; il y aura
une suite, et nous espérons (pie nos lecteurs la verront d’ ici peu.
%

Andréa Sorrentino. La poesia filosofica del secolo XIX ddl l.eopardi al Carducci. —
Messina, G. Principato; in-16, 46 pages; 1918;
L ’auteur de cette dissertation m'a lait l’honneur de me la dédier,
après deux ou trois lettres échangées avec moi, sans qu’il me soit pos­
sible de me reconnaître la moindre responsabilité' dans les idées qui y
sont développées. Si M. A. Sorrentino m ’avait soumis son étude avant
de l ’imprimer, je lui aurais IonI. au moins conseillé d'en changer le
titre ; car il n ’y 'fait aucunement l ’histoire de la poésie philosophique
italienne au xix° siècle, &lt;ie qui eûl été une lAche considérable el fort
alléchante. 11 y propose plutôt une définition nouvelle du .romantisme,
q u ’il considère comme synonyme d ’inspiration moderne, ou simple­
ment de « sérieuse originalité »,' c i dont le point culminant lui paraît
être la GineMra de Léopardi. Considérée îi un autre point de vue, cette
brochure renferme un parallèle, inattendu, entre Lcopardi et G. Car­
ducci — car d’autres poètes, Il n ’est pas ici question. — La ressemblance
entre eux se liorne ¡1 ceci, que Lcopardi et Carduoci ont ciffermé dans
une forme classique une pensée moderne, originale, le premier étant

�« le poète philosophe de la vie humaine. », le second « le poète philo­
sophe de l’histoire ». Il n'y avait pas d'inconvénient à dire ces choses,
mais 011 ne distingue pas liés nettement les avantages qu ’il y avait à
les dire ; on réduisant le talent, le génie, l ’inspiration à des formules
très larges, il n ’y a pas doux grands poètes qu'on ne puisse comparer
1 un à l ’autre, par la seule raison qu ’ils soni grands poêtes.
H e n ri H a u v ette.

Giuseppe Giusti. Prose e poesie scelte e illustrate da Ernesto Marinoni con proe­
mio di Michele Scherillo. — Milan, U. Hoepli, 1918, in-12 de x lv iu - 4 8 9 pages.
En attendant l ’édition complète, définitive tomme texte, qu'attendent
toujours les œuvres de Giusti, les anthologies de cet original écrivain
se succèdent à des intervalles peu éloignés, les dernières en date béné­
ficiant de tout le travail critique antérieur. C ’esl le cas du volume des
’ Prose et poesie scelle que vient,de publier M. Ernesto Marinoni.
Un quart environ d ’extraits en prose, trois quarts de poésies : voilà
l’économie générale du recueil. En fait de prose, la correspondance four­
nit. naturellement le plus gros appoint : morceaux simplement humo­
ristiques, dissertations sur la langue, sur la littérature, sur la politique,
sans oublier quelques-uns des savoureux commentaires sur les proverbes
toscans. En fait de poésie, toutes les pièces célèbres, depuis la G higliottina
a vapore jusqu’à S ant’ A m brogio, sont dans le recueil, qui laisse inten­
tionnellement de côté les pièces sentimentales, mais renferme d ’intéres­
sans fragments d ’œuvres dramatiques de jeunesse, comme les Discorsi
che corrono et les Piaghe del giorno.
, /
Le commentaire, des plus sobres en ce qui concerne les fragments en
prose, se borne à quelques lignes d 'introduction placées en tete des mor­
ceaux. Les poésies sont, au contraire, suivies d ’une notice développée,
occupant parfois cinq ou six pages en petits caractères, sur les origines
de la pièce, son titre, son sens général, ses destinées, les critiques ou les
éclaircissements auxquels elle a donné lieu, enfin sa métrique. D’annota­
tions littérales, soit philologiques, soit historiques, il n ’en est point
question. L ’auteur -suppose son lecteur suffisamment familiarisé avec
les particularités de la langue toscane et les gerghi dont abondent non
seulement l 'tipistolario, mais l ’ensemble des œuvres de Giusti. Ce com­
mentaire, établi d'après les travaux les plus autorisés, ceux notamment
de Carducci, de Fioretto, de Biagi, de Puccianti, de Guastalla et de Carli,
est plein d ’observations intéressantes et constitue une illustration des
plus utiles.
Une notice sur Giusti, comme homme, comme poète, comme patriote
et comme écrivain politique, a sa place marquée en téte d ’un semblable
recueil. Brève sans sécheresse, littéraire sans prétention, érudite sans
pédantisme, celle de M. Marinoni s ’efforce de dégager et dégage réelle­
ment les traits essentiels de la figure de Giusti. Une préface humoristiq
u
e

�eie M. Scherillo fait revivre le poète à certains moments caractéplusieurs personnages peu coi mus du grand public qui influèrent gran­
dement sur lui : Luisa Maumary, la bonne « tante Louise », Vittorina
Manzoni, fille de l ’auteur df's Fiancés, Rista Giorgini, époux de Vitto­
rina, Ludovico Trotti... Tout ce « piccolo mondo antico », disparu et
oublié, reprend vie et s ’éclaire d'un jour nouveau dans le sillon lumi­
neux laissé derrière lui par le poète des Scherzi.
Eugène Bouvy.
L. Gennari. Antonio Fogazzaro ; avec une préface ile M. Henri Cochin. Paris, 1918,
in-16".
Du même : Poesia di fede e Pensieri di vittoria, note di letteratura
francese nuovissima. Milan, 1917 ; in-16".
/
L. Tonelli. Lo spirito francese contemporaneo. Milan, 1917, in-16".
Nous aurions voulu rendre compte plus longuement des deux volumes
de M. L. Gennari, Italien pourvu d ’une solide culture française, qui*
écrit dans notre langue aussi aisément que dans la sienne, et qui se
présente donc comme un intermédiaire particulièrement utile ent re la
jeunesse intellectuelle des deux pays, lin scrupule nous arrête. Dans
l'introduction, à peu près identique, de ses deux volumes, l'un en
italien, l'autre en français, l'auteur expose, relativement aux problèmes
religieux du temps présent, des théories qu ’il nous est entièrement
impossible d ’accepter, et il nous déplaît d ’entrer en polémique avec
un homme dont nous respectons les convictions, et-en qui nous voyons
un coopéraient précieux dans l'œuvre de rapprochement et de frater­
nité entre Italiens et Français. Je me bornerai donc à remarquer que
M. Henry Cochin, dans la préface très bienveillante qu ’il a écrite poni­
le volume sur A. Fogazzaro, n ’a pu s'empêcher de faire des réserves'
sur l ’emploi abusif du mol « humanisme » ¡tour signifier le culte de
l ’homme, origine, selon M. Gennari, de toutes les perversions. L ’huma­
nisme, au sens propre du mot, a été une trop grande phase du déve­
loppement di' notre civilisation pour qu ’il soit permis d’en faire le nom
d ’une espèce di' bète ile l 'Apocalypse.
J’ajoute que la doctrine absolue qu ’expose l'auteur le prépare mal
au métier de critique littéraire. Pour abonder la personnalité charmante
de Fogazzaro et son délicat talent de poète et de romancier, il fau­
drait un esprit plus souple, plus conciliant, plus capable de sympathie
pour des idées qu’il ne partage pas. M. Gennari ne s’est visiblement
pas intéressé, comme il convieni, au douloureux c o n f l i t e n Ire la foi et
un idéal plus moderne, qui constitue le fond même de la pensée et de
la sensibilité du romancier de Vicence.
Enfin je remarque une étrange similitude entre les idées ile M. Gen­
nari et celles d'un autre jeune Italien, M. I,.'Tonelli, un brave soldat,
de la grande guerre, dans son livre sur « Ix&gt; spirito 'francese contemp
o
ra
n
c
o

�». Ce dernier se place plutôt au point de vue politique que
religieux ; niais il estime que la France a été empoisonné par la révo­
lution, par le romantisme, par le culte de la science, par le natura­
lisme, par le suffrage universel et par le socialisme ; elle s ’est grisée
de liberté, et elle a failli en mourir. Un seul remède pour elle : revenir
aux sacro-saintes « traditions », restaurer le bon vieux régime d ’avant
1789. M. Tonelli verse des larmes de tendresse quand il pense aux
vertus qui ont fait la grandeur de. la France en ces temps heureux —
on voit bien qu ’il n ’y a pas vécu! Inutile de souligner l ’absurdité de
cette thèse — pour ne pas dire son inconvenance — au moment où,
dans l ’effroyable conflit européen, la France a été constamment au
cœur de la mêlée, avec un»' abnégation et.un esprit de sacrifice auquel
le monde entier rend hommage, pour défendre et faire triompher la
liberté des peuples, l’individualisme des nations, l’ idéal démocratique,
contre les représentants forcenés du principe d ’autorité, qui se propo­
saient d ’unifier tous les peuples et de les discipliner, au nom d ’on ne
sait quel droit divin.
Il ressort clairement de ces deux exemples que si, trop souvent, les
Français jugent fort mal l ’Italie, faute de la bien connaître, il arrive 1
aussi aux Italiens, même les mieux préparés, et les plus sympathiques
à la, France, de la comprendre tout de travers. Nous pouvons tous tirer
de ce fait une leçon de "modestie et de prudence. Gardons-nous surtout
de ces grandes généralisations qui séduisent des esprits systématiques ;
l ’adaptation de solutions tranchantes à certains problèmes d ’histoire et
de psychologie des peuples est un des exercices les plus périlleux aux­
quels puisse se livrer un critique, d ’ailleurs intelligent et bien inten­
tionné.
H enri H au vette.

Giulio Cappuccini. Vocabolario délla lingua italiana. — Turin, Paravia, 1916;
ui-1822 pp.

8",

Voici un nouveau dictionnaire qui prendra place avec honneur Auprès
de ceux, familiers h tous les amis de la langue italienne, de Fanfani,
d e. Bigutini cl de Petrocchi. Celui-ci a sa physionomie particulière, qui
lui donne une valeur toute spéciale, et que je voudrais essayer de définir
brièvement en commençant par signaler ce qu ’il me paraît donner un
peu moins bien. La place de l ’accent tonique et la valeur phonétique
de certaines voyelles et consonnes n ’v sont pas indiquées avec toute
l ’évidence désirable : les accents sont bien marqués au mot, en carac­
tères gras", qui sert de rubrique h chaque article ; mais ils ne le sont
pas dans les exemples contenus dans le corps«des articles ; mêmes obser­
vations pour les &lt;*&gt;, i\ é, è, avec une aggravation pour tous les mots du
type fiera : on lit entre parenthèses (fiéra). Qu’est-ce à dire!* Les deux
prononciations sont apparemment admises par l ’auteur ; mais n ’y a-t-il

�pas mi « meilleur usage » à recommander (i) ? On regrette de ne trouver
aucun éclaircissement sur ce point dans les « Avvertenze » initiales.—
Pour las verbes, l ’accentuation de la forme forte sdrucciola devrait ótre
indiquée à côté de l ’inflnitïf : dccupa, k côté de o c cu p a r e; dans le corps
de l ’article, dccupa' est accentué une fois, niais non dans les exemples
suivants ; il y aurait eu intérêt à marquer l ’accent dans les formes invio,
invia. Il faut lire jusqu’au dernier mot les articles educare, im itare,
m igliorare, peggiorare, pour avoir connaissance de l ’accentuation
èduca, imita, m ig lioro, p ig g io r o ; c ’est peut-être un peu loin. Les très
intéressantes remarques phonétiques contenues à l ’article S ne dispen­
saient pas de marquer la valeur sonore de cette consonne dans les mots
où elle l ’a sans conteste, comme dans risma et dans les mots en ismo.
Au reste, même, sur ce point, où certaines lacunes m ’ont frappé, le
nouveau, dictionnaire présente un grand avantage: il signale l ’usage
toscan ; mais, son auteur n ’étant pas lui-même toscan, il ne l'impose
pas ; il donne ainsi des renseignements utiles, que l ’on chercherait en
vain chez Petrocchi ; cette, réaction contre un toscan isme exclusif est
salutaire, et elle répond à la tendance actuelle de la langue italienne.
Elle est particulièrement précieuse dans les indications données sur le
sens et sur la valeur des mois. A cet égard, les exemples, assez nom­
breux, sans l ’être trop, et tous empruntés, non aux auteurs, mais h la
langue usuelle, sont très bien choisis, et i ls ' sont complétés par des
définitions très soignées, souvent assez développées, et renfermant
d ’utiles observations sur les prétendus synonymes. Je cite, à titre
d ’exemple, le court article Faccendone ; il est caractéristique : « Chi fa
e strafffa s’affanna anche senza conclùder nulla. K più molesto che
cattivo. Cfr. Affannone, Ceccosuda. » peut-être certaines définitions sontelles un peu verbeuses ; était-il nécessaire, par exemple, de consacrer
trois lignes ?i définir in d iretto? Parfois ces explications un peu longues
impliquent une erreur ; définir bistrattare en ces termes : « tirar di qua
e di lii, senza garbo », c ’est,laisser entendre qu ’on accorde fi bis le sens
de « deux fois » (voir aussi bislungo, bistorto), alors que cette particule
n ’avait, en composition, dans l&lt;;s mois populaires, qu ’une valeur péjo­
rative (comparer barlum e, fr. berlue ; l ’erreur est précisée il l ’article
bar) ; il suffisait donc d ’interpréter bistrattare par maltrattare, ce qui
est fait à la troisième ligne de l ’article.
lin autre grand avantage que présente le nouveau dictionnaire est,
que son auteur, ne se plaçant pas au point de vue d ’un purisme étroit,
accueille bon nombre de néologismes que l ’usage consacre de plus en
plus, puisque aussi bien ils sont nécessaires ; leur emploi est d ’ailleurs
entouré des réserves et des avertissements indispensables. Beaucoup de
ces néologismes se trouvent seulement dans les « Aggiunte o correzioni »,
(1) En d’autre« cas, M. G. Cappuccini opte nettement; par exemple pour le mot
Sènza, que Petrocchi enregistre d'abord sous la forme sènza.

�ceux particulièrement qui se rapportent à la guerre — comme aeroplano,
acrodrom o, idrovolante, ele... Je ne crois pas que filovia s'emploie seule­
ment pour fùnicolare ou pour teleferica ; je l’ai entendu appliqué à
des voitures électriques qui marchent avec un trolley appliqué à un fil
aérien , mais sans rail.
Ces remarques, et toutes celles qu ’il serait facile d ’ajouter, ne donnent
aucune idée du très vif intérêt et du grand profit avec lesquels on
consulte ce nouveau et excellent dictionnaire, fruit d’un long labeur et
‘ des méditations assidues d ’un linguiste de bon sens et de bon gout.
H enri H au vette.

V. Delfolie. Dictionnaire militaire italien-français et français-italien à l’usage des
armées française et italienne. — Vicence, G. Rossi, 1918, 2 petits volumes.
(c L ’Italien est une langue facile », entend-on dire couramment.
a lin quinze jours, je veux savoir l ’italien, en un mois le parler »,
ont dit certains officiers français, en arrivant à Vérone ou à Castelfranco
Veneto. Et, en effet, au bout de peu de temps, la plupart des militaires
français de l ’armée d'Italie lisaient le Gazzellino ou le Carrière della
Se ra, ou tout au moins, dans les journaux, les informations d ’agence
.écrites dans cette langue composite qui, sauf les terminaisons et Cer­
taines formes grammaticales, est un compromis entre les deux langues
latines.
Les difficultés, comme toujours, venaient ensuite, quand on avait h
lire ou ?i traduire un texte vraiment italien. Je me rappelle l'embarras
de certains (levant : qu esto et codesto com ando, devant sen onch è, previ
accordi con ... ou pregasi dore assiciimziune. Pour le vocabulaire luimême, que de mois usuels dont les équivalents français et italiens sont
diamétralement opposés! Veut-on des exemples? Voici, au hasard :
A ppu ntato pour soldat de première classe ; barbazzale pour gourmette ;
bossolo pour douille ; cancello pour grille ; crusca pour son ; erba
spagna pour luzerne ; esonèro pour sursis ; fon d ello pour culot d ’obus ;
m adrevite pour écrou'; scheda pour fiche ; spranga pour barre...
Aussi faut-il louer M. V. Delfolie d’avoir pris la peine, et su trouver
le temps de publier, h l ’usage des militaires français en Italie e! des
militaires italiens en France, un dictionnaire militaire qui facilitera la
tâche des traducteurs et servira plus tard de témoin pour l'histoire de
l ’une et de l ’autre langue.
Il
faut remarquer, en effet, qu'une lionne partie des mois recueillis par
M. Delfolie ne se trouvaient dans aucun dictionnaire. La guerre a donné
naissance ii de nouveaux mots de forma lion savante et h une foule d ’ex­
pressions techniques qui peuvent paraître barbares, comme « déclencher
un tir », « coller au barrage », « décalage de l ’heure », mais qui, étant
commodes, sont maintenant couramment admises. Ces termes employés
d ’abord en France, ont été le plus souvent introduits dans la langue

�italienne sous la fo r m e de traductions littérales, Le double voca b u la ire
examiné ici donne les équivalents de ces mots dans les deux langues.
On remarquera notamment le soin avec lequel l'auteur a ¿numéro les
différentes espèces do tir, dé routes, de. véhicules...
Évidemment op trouvera, tant dans la partie « italien-français » q,lC
dans la partie « francese-italiano » des termes qui n ’ont rien de spécia­
lement militaire, - comme : inhérent, inspecteur, intrigue, sillon, stalle,
veille, oursin. Mais y a-t-il une langue militaire? La pratique dos docu­
ments, et des textes militaires et l ’obligaton de les traduire amènent «Y
des incursions dans tous les domaines même les plus techniques : lan­
gage du droit, des .sciences, de l'industrie et des métiers. Certains pour­
ront. etre heureux de. trouver une traduction appropriée de quelquesunes de ces expressions spéciales.
Le grand mérite du travail de M. Delfolie est, avec sa simplicité (une
simplicité peut-être excessive, qui ne permet pas de donner certaines
nuances de sens), son-caractère pratique. Il est le fruit do l ’expérience,
ayant été conçu et réalisé par quelqu’un qui a eu
examiner et ?» peser
les expressions dont il a donné la traduction. L ’auteur lui-même ne
prétend pas avoir du. premier coup réalisé une œuvre parfaite. On l e u r ­
rait, en effet, relever quelques omissions et quelques lacunes. Il est
regrettable, par exemple, que pour des mots comme riccio et v o m ero ",
on ne, trouve pas avant « oursin » et, « bêche de crosse » le sens originel
de hérisson et de soc. Il est, regrettable qu ’au mot polvere on trouve
seulement la traduction de « poudre » et pas celle de poussière. Des
équivalents plus exacts auraient pu être trouvés également pour Vescovo
cas tre nse (évêque des camps — grand aumônier), pour richiesta di
trasporto (qui n ’est pas tout à fait un « ordre de transport ») pour trapelo
(qui n ’est pas un poste, mais un animal de renfort), pour duce (qui est
bien une expression littéraire, mais qui signifie général et jamais
« duc »).
Mais ce sont là de légères imperfections quii n ’enlèvent rien au mérite
et à l ’utilité des deux opuscules ; ils disparaîtront dans la deuxième
édition, qui est déjà en préparation. ’
HenRY BE
D
A
R
iD A .
Gino Galletti. Nel Montamiata, Saggio di letteratura popolare. — Citt
i Castello,
S. Lapi, in-16, 1913.
Du meme. Uni, costumi, superstizioni e canti nèl Montamiata. (Extrait do la Ras—
segna nazionale, 1" avril 1918).
Le Monte Amiata, (pii s ’élève à environ dix-sept cents mètres d ’alti­
tude, à l ’extrémité de la Maremme Toscane, était connu jusqu’ici des
gens cultivés presque exclusivement par ce qu ’on dit Giacomo Barzellotti,
dans son livre intéressant et bien accueilli, dédié à David Lazzaretti —
le charretier-prophète qui, en plein xix° siècle, suscita autour de sa per­
sonne un mouvement d ’exaltation religieuse digne du Moyen âge.

�M. G. Gallotti, déjà c o n n u par d ’autres travaux sur la littérature popu­
laire, s ’est proposé d ’étudier dans le présent ouvrage (dont l ’opuscule
plus récent n ’est que le complément) l 'Ame des populations qui habi­
tent cette région si intéressante et si caractéristique de notre Maremme,
h travers les chants, les légendes, les traditions qu ’il a pu encore
recueillir de la bouche meme des habitants de cette terre « pareille, à
l ’épaisse chevelure en désordre d'une vierge ». Kt il a 'fait un travail
non seulement utile pour les études de folklore, mais qui se lit avec un
très vif plaisir.
M. Gallelli écrit généralement avec une élégante vivacité, et réussit !&gt;
faire partager l'intérêt qu'il prend à ces manifestations ingénues de
l'âme populaire, soit qu ’il s'attarde à décrire les usagés bizarres de ces
populations, soit qu ’il écoute, d ’ une âme émue, « le chant d'amour
dont l ’écho résonne dans la paix de la montagne et de la forêt ». Par
petits chapitres. alertes cl vifs, l’auteur nous décrit la sauvage beauté do
la Maremme, à l ’arrière-plan de laquelle s ’élève l ’Amiata dans toute sa
majesté ; il représente la vie de ses robustes habitants avec leurs
croyances et leurs superstitions encore ingénues ; il nous conte les
légendes fleuries à l ’ombre des châtaigniers séculaires, et nous fait suivre
les troupes de jeunes filles chantant leurs st o r n e lli parmi les forêts, en
automne.. De ces s t o n e lli qui onl au moins .à défaut d ’autre mérite —
la fraîcheur native particulière à ce genre de compositions, M. Gallotti
recueille un certain nombre, en confrontant souvent leurs motifs fon­
damentaux avec d’autres, pris à des pays voisins, el en illustrant leur
origine et leur sens.
Quelques petites observations qu ’on pourrait faire &lt;;à et là (ainsi par­
fois une certaine redondance, alors qu ’une sobriété plus énergique n ’au­
rait peut-étre pas nui ; ou de la répugnance à utiliser certains travaux) (i)
n ’ôtent rien à la valeur de ce petit livre qui, sans prétentions excessives,
sait concilier deux mérites qu ’on ne trouve pas si souvent réunis dans
un même ouvrage : celui d ’être utile. — comme contribution aux études
sur le folklore de la Maremme toscane — et celui de se faire lire avec
plaisir, d’ un bout à l ’autre.
CARLO

P E L L E G R IN I

(1) L’auteur mirait pu rappeler au moins l’étude d’EuR. I.ajjaresclii. Un couladino poêla, (liovan Domcnico Péri dArcidos'o. Uoma-I.ucca, 1911.

�Chronique

Nécrologie. — Nous avons déjà signalé ici (p. 61) la mort du professeur
Egidio G o r r a , à propos du changement survenu dans la direction du
Giornale Storico della Letteratura italiana, il y a lieu de revenir sur la
carrière féconde et brillante de ce romaniste, brusquement enlevé, en
pleine force, à son enseignement et à scs travaux. Il ôtai* né à Parme le
i "j u i n 1861 ; élève de l'institut technique de Plaisance, il dut, pour
suivre le penchant qui l’entrainait vers les études littéraires, apprendre
après coup le latin et le grec el passer sa licence lycéale ; puis il étudia a
L'université de Turin et à Florence, et se soumit à un immense labeur
pour satisfaire sa curiosité, qui l’entraînait dans des directions assez
différentes; il en résulta peut-être un peu de dispersion, qui l’a empêché
dé laisser une œuvre maitresse, à laquelle sou nom soit durablement atta­
ché. Il a traduit du danois l’ouvrage de G. Nyrop sur l’épopée française
au Moyen-Age ( 1886), et de l’allemand celui de Bassermann « Sur les
traces de Dante en Italie » ( 1902) ; ses travaux dans le domaine de la lin­
guistique el do la dialectologie sont fort estimés. A propos d’un drame
de l'r. Schlegel ( 1896), il a composé un essai fort intéressant de littérature
comparée; il a publié des textes italiens (il Fiore, 1888; Testi inediti di
storia trioana, 1887; et espagnols (Lingua e letteral, spagnuola delle origini,
1898) ; enfin il a cultivé la critique,dantesque avec distinction. Professeur
do langues el littératures néo-latines à l’Üniversitê de Pavie pendant
dix-huit ans, il fut appelé en 1915 à Turin, où il recueillit la succession
de li. Renier, tant dans sa chaire qu’à la tète du Giornale Storico. Peut-être
allait-il trouver là, comme son prédécesseur, l’occasion d’exercer sur les
éludes littéraires en Italie une action durable, une influence plus étendue
(jue celle'qu’ un professeur peut communément exercer dans la salle de
ses cours, lorsqu'il fut emporté, après quelques jours seulement de
maladie, le 27 août 1918. Tant de labeur, tant de promesses n’ont donc
pas produit tout ce qu’on en pouvait attendre; mais Egidio Gorra n’en
demeure pas moins un des maîtres qui ont le plus honoré l’activité
scientifique des universités italiennes, dans le domaine des études
romanes.
La mort vient de faire un autre vide parmi les romanistes italiens,
dans la personne de Paolo S a v j-L op ez, de l’ Université de Pavie. lin janvier
1917 , il était venu s’établir à Paris pour y fonder un Instituto italiano.

1

1

�qui, en attendant d'être un établissement d’enseignement supérieur,
s'adapta aux besoins de la propagande italienne pendant la guerre. Nous
n’oublierons pas l’aide dévouée qu’il apporta à l’œuvre de notre Union
intellectuelle franco-italienne : ç’est grâce à sa ténacité qu’ont été orga­
nisés les premiers échanges de professeurs d’enseignement secondaire
entre la France et l'Italie, et les fonds dont il disposait lui ont permis de
nous remettre le montant de plusieurs bourses pour envoyer quelquesuns de nos étudiants en Italie, et des crédits pour développer les biblio­
thèques de livres italiens dans nos lycées. Sa santé depuis longtemps
ébranlée n’a pas résisté au surmenage qu’il s’était imposé ; lorsqu’il nous
a quittés, ap début de février 1919, il avait conscience qu’il ne reviendrait
plus : ses forces étaient épuisées. Il est mort à Naples, peu de jours après
y être arrivé. Son œuvre de philologue est importante; son action comme
« agent de liaison » entre l'Italie et la France a absorbé l’activité de ses
dernières années. A ce double litre son souvenir sera conservé par tous
ceux qui ont eu l’occasion de le connaître et de l’apprécier.
— Nous sommes heureux d’annoncer la constitution à Rome, par un
groupe d’historiens apparentés à la Nuova Rivista Storica et à l’office
historique du ministère de la guerre, d’un « Institut bibliographique
italien ». MM. Anzilotti, Palmarocchi et Prezzolini, connus en France
par des travaux de nature diverse, veulent, au moyen de cet Institut,
rendre service aux Français et aux Italiens désireux de connaître la biblio­
graphie de tel ou tel sujet, de se procurer des livres et brochures rares, et
même d’acheter, dans les meilleures conditions, les livres récemment
parus1.
M. Papini, qui 'vient de fonder à Florence une nouvelle revue, La
Vraie Italie, rédigée en français et destinée à servir d’ « organe de liaison
intellectuelle entre l’Italie et les autres pays » »’offre également à servir
d’intermédiaire bibliographique, si l’on peut ainsi parler, entre les cher­
cheurs de toutes nations*.
Nous ne pouvons que souhaiter bonne chance ¡[aux deux entre­
prises.
— Sous le nom d'Am itié italienne, vient de se constituer à Bruxelles une
association qui a pour but de consolider les liens de sympathie et, de con­
server la tradition des échanges intellectuels avec l’Italie, tout en répan­
dant en Italie la connaissance des efforts de la Belgique en matière artis­
tique, littéraire, industrielle et commerciale.
— Le, Comité'de Conférences « L’E f ort de la France et de ses alliés ;»
a organisé une série de conférences sur « Les grandes figures de L'entente
». dont la troisième a été consacrée à Gabriele d ’Annu nzio. La

1. Actuellement Rome, i3, via Enino Quirino Visconti.
a. Florence 8, via Ricasoli. L'abonnement ¡1 la Vraie Italie est de

6 fr.

�conférence a été faite le 8 novembre 19 18, par M. Lucien Corpechot, à ¡à
Fondation Thiers, sous la présidence de M. Emile Boutroux.
Un écho de cette conférence se lit dans la Revue France du io janvier;

1919, sous le titre : G abriele D ’A n n u nzio et la guerre.
— Bien que ce genre de polémiques ne rentrent pas dans notre pro­
gramme, signalons la Réponse à G àbriele D 'A n nu nzio (Paris, 1919, in -16&gt;
5f&gt; pages), par M. Marcel Boulanger, grand ami et admirateur du poète
italien '
— Le numéro de juillet-août 1918 de l ’organe de l.a Chambre de com­
merce italienne de Paris, La France et le Marché italien, renferme quel­
ques articles dont les titres seuls indiquent l'importance au point (l(l
vue des relations franco-italiennes ; nous signalerons les principaux :
H . L o r i n , L ’Italie et le réseau des chemins de fer interalliés ; — Ed.
H e r r i o t , Pour une ligne de Venise ii Bordeaux ; — S. Piot, L ’émigration
italienne ; :— ( ’&gt;. E. V a l l e l o n g a , La main d ’œuvre italienne en France ;
— G. V . , Les ouvriers italiens et l ’industrie française.
— L ’Académie des Sciences morales et politiques (section royale d*1
Naples), à l ’occasion du sixième centenaire de la mort de Dante, a ouvert
un concours pour un prix de 5.000 lires sur ce sujet : « La Filosofia
pelitica di Dante nel De Monarchia, studiata ¡11 se stessa e nella sue
attinenze cou lo s,volgimento délla filosolia polit ica nel Medio Evo, dai
trattati tomistici « De Regimine Principum » al « Defensor Pacis » di
Marsilio da Padova ». Les mémoires, écrits en italien, latin ou français,
devront être déposés au Secrétariat de l ’Âcadémie, au plus tard le
31 décembre 1920.
— Droits d’auteur . — Une importante réforme des droits d ’auteur
s’accomplit en Italie. Au « domaine public. » est substitué un « domaine
de l 'Etat » ; c ’est-à-dire que lorsque cessent les droits d ’un auteur ou
de scs héritiers sur une œuvre d ’art ou de littérature (le délai en Italie
est actuellement de quatre-vingt ans), ces droits doivent revenir ?i l ’Etat,
qui percevra un tant pour cent sur toutes les reproductions, réimpres­
sions, auditions, représentations, etc... La loi nouvelle aura un effet
rétroactif (-1 s'appliquera à toutes les œuvres dé,¡à tombées dans le
domaine public qui sont protégées par la loi de 1865. On prévoit de ce
fait, un revenu annuel de trois millions de francs au bénéfice de l ’Etat.
Celui-ci les consacrera à l ’encouragement el à la mise en valeur des
oeuvres d ’art et de littérature.

�R eV ue d e s R eV u es

Nous pensons être agréables à nos lecteurs en leur donnant le plus
régulièrem ent possible un relevé des articles rentrant dans le pro­
gram m e des É lu d e s ita lie n n e s , et publiés, soit dans les revues spécia­
lem ent consacrées aux choses italiennes, soit dans les revues géné­
rales, qui s'occupent occasionnellem ent de l ’Italie.
Pour plus de com m odité, et à l ’im itation de ce que font déjà
d excellents périodiques com m e la R iv is t a S t o r ic a I t a lia n a , nous
classerons les articles signalés dans un ordre méthodique.
Nous avons adopté, sous réserve des m odifications que l ’expérience
nous suggérerait, les grandes rubriques et les subdivisions suivantes;
h is t o ir e : i° G é n é r a lité s (b ibliograph ie, archives, institutions, his­
toire du d r o i t ) ;’— a " M o y en -A g e ; ;•— 3" R e n a is s a n c e ; — 4" T e m p s
m o d e r n e s ; — 5" R é v o lu tio n e t R is o r g im e n to ; — 6" E p o q u e c o n te m p o ­
r a in e ; g u e r r e .
L itté ra tu re

:

i”

G é n é r a li t é s ;

3° X IV * s i è c le ; — 4“ R e n a is s a n c e ;

—

a"

O r ig in e s

et D a n t e ;

—

5° X V I I ' et X V I I I ' s i è c le s ; —

G• X I X ' s iè c le ; — 7“ L it té r a t u r e c o n te m p o r a in e .
h is t o ir e de l 'A r t : A : A r t s p la s t iq u e s : 1" G é n é r a lité s ; — a° D e s
o r ig in e s a u X I I I " s i è c le ; — 3“ X I V ' et X V ' s iè c le s ; — 4“ X V I , X V I I ' et
X V I I I ' s i è c le s ; — 5" X I X ' s iè c le c l é p o q u e c o n te m p o r a in e .
15. A r t m u s ic a l.
A ces trois grandes divisions, nous ajoutons une quatrièm e rubrique
pour les questions sociales et économ iques actuelles.
Nous nous bornerons, pour chaque article, à l'indication de l ’auteur
et du titre, sans appréciation, avec un très bref som m aire du contenu
dans le cas seulem ent où le titre ne parlera pas assez clairem ent de
lui-m êm e.
Toujours en vue de la brièveté, le titre de chaque revue sera repré­
senté par un sigle. Nous adopterons le plus possible les sigles déjà
consacrés par l ’usage d’autres périodiques.
Dans chaque num éro, la liste des revues dépouillées et le rappel des
sigles em ployés précéderont le dépouillem ent.

�L IT T É R A T U R E IT A L IE N N E

Périodiques dépouillés
(Fascicules et numéros de 1918 jusqu’à novembre ou décembre.)
/. o Critica, Naples.
GSLI. Giornate storico delia letteratura italiana. Turin.
Ht. Illustrazione italiana. Milan.
Meo. marzocco, Florence.
\
■
N A . Nuova Antologia, Rome.
Rass. Rassegna, Naples.
RELV. Revue de ïEnseignement des langues vivantes. Paris.
RDM. Revue des Deux Mondes, Paris.
RI. Rivista d’Italia, Milan.
Cr.

'

A . GÉNÉRALITÉS

I.e nuove idee della critica e le Primavere antiche.
M ignon. Critica e Cultura. NA, 16 janvier 1918.

A . Conti.
Maurice

B.

RI,

31 mai 1918.

ORIGINES. DANTE

Le Tenzoni poetiche nella letteratura italiana della origini.
Rass, avril octobre 1918.
Piero Barbara, Per Dante. Meo, 8 septembre 1918.
F . M alaguzzi-Valeri. Un nuovo ritratto di Dante ! [à Rimini] Meo, 5 mai 1918.
N. Zingarelli. I sentimenti e la dottrina di Dante rispetto alla guerra e alla pace.
RI, 31 Germaio 1918.
Fr. Erçole. Per la genesi del pensiero politico di Dante. La base .aristotelico­
tomistica. GSLI, t. LXXII, (1918), p. 1 et 245.
Giov. Gentile. La profezia di Dante [sur l'idée impériale et sur la réforme de l’Eglise,
dans la pensée de Dant e . NA, I*1' mai 1918.
Isidoro Del Lungo. La preparazione e la dettatura della Divina Commedia e per
una IVla di Dante. NA, l ,r août 1918.
Vittorio Rossi. Maometto, Pier da Medicina e compagni netl' Inferno dantesco.
NA, l * r septembre 1918.
G. A. Cesareo. Dante e ; diavoli [sur les chants XXI-XXII de l’Enfer] NA, 16 mars
Salv. Santangelo.

1918.

Lu commedia dei diavoli c la tragedia di Dante (sur le chant XXI
30 septembre 1918.
C.
Pitollet. Réflexions sur un vers de Dante : « L’avara povertà di Catalogna »
Parad, Vili, 17)\; RELV, juin 1918.
Giovanni Livi. La piu antica prava di divulgazione dell' « inferno » dantesco.
NA, l« 1' mars 1918.
Guido Zaccagnini, Un nuovissimo documento su la fortuna di Dante Jn Bologna
(1306). Meo, 8 dèc. 1918.
‘
L. Pirandello.

de l’Enfer).

RI,

C. XIV* SIÈCLE

Dino Compagni e la sua storia [à propos de l’ouvrage d’I. Del Lungo,
réimprimé en 2 vol. sous le titre : Storia esterna..... d'un piccol libro dei tempi di
Dante, 2 voi. RomeJ. Meo, 25 août 1918.
Fi. Pellegrini. Un apografo di rime boccaccesche nella Nazionale Centrale di
Firenze. Rass, févr. 1918.
A . Panella.

�REVUE
Frati.

DES R E V U E S

127

Di m" Benvenuto da Imola. Nuovi documenti. GSLI, t. LXXII (1918), p. 90.
La data della morte di maestro Antonio da Ferrara. GSLI, t. LXXII
196.

Ezio Levi.

(1918),

p.

D. RENAISSANCE

Un copista del marchese Lionello d'Este [Biagio Bosoni da Cremona]-.
t. LXXII (1918), p. 96.

G . Bertoni.
GSLI,

il matrimonio del Boiardo. GSLI, t. LXXI (1918), p. 208.
La casa paterna di Ludovico Ariosto. Rass., juin 1918.
R[abizzani], R a spollature critiche : Pulci e Ariosto. Meo., 15 sept. 1918.
Croce, Lodovico Ariosto. Cr., 20 mars 1918.

G. Reichenbach.

Michele Catalano.
G.
B.

E. XVII» ET XVIII” SIÈCLE

6 . Nascimbeni, Nel terzo centenario delta « Secchia rapita » : una nuova edizione,
del poema.

Meo,

11 août 1918.
Giambattista Vico e Ferdinando Galiani, ricerca storica.

Fausto Nicolini,

GSLI,

t. I.XXl (1918), p. 137.
L. Piccioni. Amori e ambizioni di Giuseppe Barelli. Da frusti e scampoli inediti
e mal noti. GSLI, t. LXXII (1918), p. 107.
Carlo Segrè. Garrick e Barelli. NA, 16 juin 1918.
Antonio Zardo. Nel teatro dì Goldoni [étude sur u I pettogolezzi delle donne «I. NA,
1er février 1918.
Nobiluomo Vidal . La « Guerra » di C. Goldoni. U t., 20 octobre 1918.
P. Toldo. L'Algarot ti oltr'Alpe. GSLI, t. LXXI (1918) p. 1.
Diego Angeli. Un traduttore settecentesco del Pope [Em. Devincentiis, en 176?].
Meo, tïr décembre 1918.
F.

X IX ' SIÈCLE

Pensieri di Voltaire e di Goethe intorno alla questione delle
sepolture [so rapporte aux Sepolcri], GSLI, t. LXXI (1918), p. 3-12.
Giov. Rabizzani. Frammenti inediti di Ugo Foscolo. Meo, 14 avril 1918.
G. Rabizzani. Chateaubriand nel Risorgimento italiano. RI. 31 juillet 1918. j
Fed. Cannavo. Charles Dickens e l'Italia. NA, i 'r août 1918.
L. Mazzucehetti. La prima versione italiana della « Lettore &gt;' di Burger. GSLI,
t. LXXI (1918), p. 237.
Raffaolo Barbiera. Nel Centenario del « Conciliatore ». NA. l " f septembre 1918.
A. C om andini. Nel 10 Centenario del « Conciliatore ». RI, 30 se^fembre 1918.
R. Guastalla. Per un passo delle « Mie Prigioni » [eh. XXXIII et XXXV], Meo,
15 septembre 1918.
Graziano P. Clerici. Giordani e Manzoni. NA, 16 janvier 1918.
D.
Bulferetti, « Del Trionfo della Libertà » di A. Manzoni e la Massonneria. GSLI,
t. LXXI (1918), p. 213.
Giov. Giannini. I prelesi inizi della Riforma manzoniana, e la Dichiarazione
apposta al « Trionfo della Libertà ». Rass, avril 1918.
Ad. Faggi. Nota Manzoniana [sur les vers 6l-62du Cinque Maggio], GSLI, t. LXXII
(1918) p. 200.
Gino Mosti, « Cessa il compianto » [sur le chœur A’Adelchi, qui suit la mort d'Ermen
garda], R a ss., février 1918v
Piettro Micheli. I.a morte d’Ermengarda. Rass, février 1918.
M. A . Garrone. Il viaggio di fra Cristoforo. Rass., juin, 1918, p. 226.
F. Crispolti. Gl’ Inni Sacri e la Dichiarazione dei diritti dell uomo. NA, 16 février
Aldo Oberdorfer.

1918.

�ETUDES ITALIENNES
Fr. Picco. Madre o matrigna ? A p roposito di nuovi docum enti su Adelaide
Antici-Leopardi. GSLI, l. LXXIl (1918), p. 288.
Antonio Fradeletto. Giacomo Leopardi. N A . 1" septembre 1918.
G. Ferretti. Leopardi e la Crusca. GSLI, t. LXXI (1918), p. 49.
Gius. Checchia. La « Vita Solitaria » e gli altri « Idilli » di Giacomo Leopardi.
GSLI, t. LXXIl (1918), p. /,3.
F. Santoro. Rileggendo « I miei Ricordi » |di M. D’Azeglio], Meo, 6 octobre 1918.
Nunzio Vaccalluzzo. Il carteggio di Massimo D'Azeglio. N A, 16 juin 1918.
A n t. Monti. 0 . I). Romagnoli ; contributo biografico. NA, 1 «r mai 1918.
Ant. Panella. Il pensiero religioso del Lambruschini. Meo, 1«' décembre 1918.
Michele Scherillo. Giuseppe Giusti nelle memorie d'una figlia del Manzoni. NA,
1« janvier 1918.
A. Ottolini Lettere inedite d'Aleardi a Maria, Ermellina e Tullio Dandolo. Mi
31 mai 1918.
B. Croce. Le lezioni di letteratura di Francesco De Sanctis dal 1839 al 1848 (dai
quaderni di scuola) : Vili. Le lezioni sulla poesia drammatica. Cr., 20 janvier et
20 septembre 1918.
C. Montaleini. Ruggero Bonghi e i suoi discorsi parlamentari. NA, l ' r avril 1918.
G. R[abizzani]. Raspollature critiche. Carducciana [A propos du volume ‘le
(!. Papini : « L'uomo Carducci »; Bologna, Zanichelli]. Meo, 17 mars 1918.
G. LITTÉRATURE CONTEMPORAINE

E.

Gabriele D'Annunzio. RI, 30 juin 1918.
Ad. Gandiglio. La fortuna del Pascoli nella gara hoeufftiana di poesia latina.
Rass., juin 1918.
G. S. Gargano. Un nuovo critico del Pascoli [sur le livre de A. Galletti, dont nous
rendons compte d'aure partj. Meo, lii août 1918.
P. Buzzi. Ada Negri. RI, 21 août 1918.
G. S. Gargano. Neera. Meo, 28 juillet 1918.
G. Barbadoro. Neera e il Marzocco. Meo, 28 juillet 1918.
Guido Mazzoni. Gli scritti patriottici di Paolo Boselli. NA, 1 " ' avril 1918.
R. Barbiere. Poesia veneziana di guerra, ftl, 31 mai 1918.
Margherita G. Sarfatti. / casi della morte e della piccola vita : Alfredo Panzini.
NA, 1 ,r octobre 1918.
P. Hazard, Vu. romancier italien : Guido da Verona: RDM, l’ r juillet 1918.
Fr. Guglielmino. Ardimenti classici e aberrazioni futuristiche. Rass, février 1 9 1 8 .
M. S[aponaro]. Rassegna drammatica [Parle de : I,. Ruggi, I). Niccodemi, A. Novelli»
Testoni, Adami, Fraccaroli, Moschino, Guglielminetti, F. M. Martini. L. Pirandello), RI»
31 janvier 1918.
Id. [N. Falena, A. Vivanti, H. Di San Secondo, L. Pirandello]. RI, 30 avril 19)8.
Id. [li. Chiarelli, L. Antonelli, A. De Stefani, C. Savini, A. De Benedetti, E. Pantanelio,
0 Poggio, S. Camasio, 1!. Bracco, N. Martorio, I). Niccodemi], RI, 30 juin 1918.
Lucio d’ Ambra. Rassegna drammatica [sur Fausto Martini, Dario Niccodemi], NA,
16 janvier 1918.
1
Mario Pelaez. L’opera di Ernesto Monaci. NA, 1" juillet 1918.
E. Bignone. Giuseppe Fraccaroli. RI, 30 novembre 19t8.
Janni.

�* lo dico seguitando— n
/
v

(Suite.)1

III
Un des éléments d'intérêt, et non des moindres, que ren­
ferme le poème de Dante, réside dans la description, aussi
vraisemblable, raisonnable et réaliste que possible, d’ un voyage
purement fantastique. Que d’incidents curieux ou saisissants
n’y relève-t-on pas, depuis la traversée du Styx et l’arrivée à
la porte de la cité infernale, le passage du Phlégéthon sur la
croupe du centaure Nessus, l’utilisation d’une digue le long du
même cours d’eau pour franchir la lande embrasée, la des­
cente au huitième cercle sur le dos de Géryon, et au neuvième
dans la main du géant Àntée, les épisodes mouvementés aux­
quels donne lieu la visite des « Malebolge », jusqu’à la marche
sur la glace du Cocyte et au passage d’un hémisphère à l’autre,
le long du corps monstrueux de Lucifer ! La topographie de
toutes ces régions, les visions rapides mais frappantes du
paysage infernal, les obstacles rencontrés, les secours arrivés
à point, les gymnastiques périlleuses ont fourni à Dante une
longue série de motifs, d’où il a tiré des effets d’une variété
surprenante, et qui sont un des attraits caractéristiques de la
poésie de l’ Enfer.
Cet attrait fait totalement défaut dans les chants III à VII.
Nous lisons, au début du chant III, la célèbre inscription gravée
au-dessus de la porte de l’enfer; mais où cette porte est-elle
située? Comment y accède-t-on? Avant d’y arriver, Dante a
simplement dit :
E n t r a i p e r l o c a m m i n o a lt o e s ilv e s t r o (II, 142),

1. Voir ci-dessus, p.65.

�ce qui est vague, tellement vague que certains commentateurs
identifient naturellement ce chemin avec la « Selva oscura »
du début, mais que d’autres l’orientent d’un côté tout diffé­
rent1. La porte est grande ouverte; mais ce détail n’est for­
mellement signalé et expliqué qu’à la fin du chant VIII : lors de
sa descente au Limbe, le Christ avait forcé en cet endroit la
résistance des diables, et depuis lors la porte n’a plus été fer­
m ée’ . C’est une ingénieuse façon de concilier une tradition
chrétienne avec le vers célèbre de Virgile :
N o cte s a t q u e d ie s p a te t a tr i ja n u a D itis (Enéide, V I, 127),

Mais si cette porte est déjà une réminiscence de la « janua
Ditis », il est un peu surprenant qu’on rencontre au chant VIII
la porte de la « Città di Dite », jalousement gardée, celle-là.
Ces deux inventions se complètent, si l’on veut; mais on '
pourrait soutenir aussi qu’elles s’accordent faiblement. La pre­
mière suffisait dans un plan fondé sur le classement des péchés
capitaux; la seconde s’ explique seulement par l’addition d’ une
enceinte nouvelle, renfermant les cercles du « bas enfer ».
Au-delà de la première porte jusqu’au bord de l’Achéron
s’étend une « sombre plaine » (111, 130): aucune autre indica­
tion n’est donnée, ni sur la région habitée par les ombres de
ce vestibule infernal, ni sur le fleuve que Caron fait passer aux
damnés. Dante ne dit meme pas comment il franchit ce pre­
mier obstacle ; nous ne le voyons pas entrer dans la barque:
tout à coup la terre tremble, un éclair rougeâtre déchire la nuit,
et le poète s’évanouit (fin du ch. III); un bruit de tonnerre le
réveille, et il se trouve au bord de l’abîme. C’ est un escamo­
tage* d’autant plus digne de remarque qu’en aucun autre
endroit Dante ne fait intervenir les forces de la nature d’une
façon aussi arbitraire; il s’applique toujours à indiquer la
1. Voir par exemple le commentaire]de F. Torraca (Roma-Milano, Albrighi e
Segati), et les planches dessinées par G. Agnelli (tavola. IV) dans L. Polacco,
Tavole schematiche délla Div. Commedia, (Milan, Hoepli).
2. C. VIII, v. 126; voir encore XIV, 86-87.

�cause du phénomène. Un tremblement de terre a provoqué
l’éboulement de la falaise qui domine le séjour des violents
(c. XII), et la rupture des ponts au dessus de la sixième fosse
du huitième cercle (c. XXI) ; ce tremblement de terre est celui
qui accompagna la mort du Christ et sa descente aux enfers.
Dans le Purgatoire (c. XX), Dante sentira le sol onduler sous
ses pas, mais il expliquera aussitôt ce qui provoque ce tressaille­
ment : un des pénitents de la sainte montagne est délivré, défi­
nitivement admis à la béatitude. Quelles sont, au chant III de
l'Enfer, la cause et la signification de ce tremblement de terre,
et de cet éclair, à la faveur desquels Dante est mystérieusement
transporté d’une rive de l’Achéron à l’autre? Nous ne le saurons
jamais.
Voici les deux poètes au bord de « la douloureuse vallée
d’abîme » ; et Virgile avertit son compagnon qu’ils vont « des­
cendre dans le monde des ténèbres ». Comment s’effectue cette
descente? Sommes-nous en présence dune pente douce ou
d’un précipice? Et, dans ce dernier cas, par quels moyens
Dante, qui traîne avec lui le fardeau de son corps mortel, se
tire-t-il de ce mauvais pas? Ce problème sera maintes fois
résolu, à partir du chant VIII, delà façon la plus ingénieuse et
la plus imprévue; ici la question n'est même pas posée. Virgile,
est-il dit simplement, introduit Dante
Nel p r i m o c e r c h io c h e l ’ a b is s o c i g n e (IV , 2 4 ).

La portion de ce cercle réservée aux grands hommes qui, en
dehors du christianisme, ont manifesté de hautes vertus, est
décrite avec une précision dont plusieurs traits rappellent les
Champs Elysées de Virgile; je n’y reviens pas. Puis la sortie du
Limbe est aussi brièvement indiquée que l a été l’entrée:
C o sí d i s c e si d a l c e r c h io p r i m a i o
G iù n e l s e c o n d o c h e m e n l o c o c i n g h i a ... (V , 1 -2 ).

Le supplice des ;\mes de ce second cercle, décrit avec une
grande force et une admirable poésie, laisse pourtant planer
quelque incertitude sur un détail déjà discuté : le mot ruina, au

�vers 34, semble désigner une particularité topographique;
mais l’expression stimule l’imagination du lecteur plus qu’elle
ne la satisfait. Quant à la descente au troisième cercle, elle
est escamotée comme le passage de l’ Achéron : l’ émotion
qu’éprouve le poète, en écoutant le récit de Francesca, est telle
qu’il s’évanouit; et quand il se réveille il est dans le cercle de
la gourmandise. 11 n’y a cette fois ni éclair ni tonnerre; mais
la répétition du procédé est rendue plus évidente par le mou­
vement identique du dernier vers des chants III et V. Dante ne
commettra plus pareille faute.
La traversée du troisième cercle ne donne lieu à aucune
description de paysage infernal, et la sortie en est simplement
indiquée par ces mots :
V e n i m m o al p u n t o d o v e si d ig r a d a (V I , 1 1 4 );

nous apprenons cependant que les deux voyageurs descendent
une pente rocheuse :
... l o s c e n d c r q u e s ta r o c c ia (V I I, 6 ).

Pour la première fois, à la fin du chant VII, apparaît un
détail topographique précis : les poètes traversent le quatrième
cercle dans sa largeur, jusqu’au bord qui domine le cercle sui­
vant :
N oi r i c i d e m m o l o c e r c h i o a il' a ltra r iv a (V II , 10 0).

Là se trouve une source bouillonnante, dont les flots noirs
se déversent par une sorte de fossé dans la région inférieure,
et les poètes suivent le chemin que s’ est ainsi frayé le torrent,
jusqu’au marais que ses eaux forment ensuite ; puis ils con­
tournent une partie de ce marécage circulaire — le Styx —
dont ils longent le bord extérieur, et ils arrivent enfin au pied
d’ une tour. On distingue donc ici, chez Dante, l’intention,
encore timide, mais positive, d’adopter une nouvelle méthode
descriptive.
Cette intention s'affirme avec éclat dès les chants VIII et IX,
où les incidents du voyage occupent tout à coup la plus large
place. Nous apprenons aussitôt, en effet, qu’au sommet de la

�tour s’allument deux torches1, et qu’en réponse à ce signal un
feu apparaît sur l'autre rive du Styx, « si loin que l’œil a peine
à le distinguer ». C’ est la première fois que Dante fournit à
l’imagination du lecteur une donnée qui permette d’apprécier
les distances et de concevoir les dimensions du paysage —
donnée très vague sans doute, mais pourtant suggestive, car
elle oblige à se représenter de très vastes horizons : dans la
nuit un feu se voit de loin! Jusqu’alors le cadre du récit
risquait d’apparaître trop étroit : le poète s’était borné à
remarquer que les cercles sont graduellement d’ un plus petit
diamètre (V. 2); pas une fois il n’avait suggéré une vision de
grandes proportions2. Mais ici, tout à coup, on découvre des
perspectives immenses; l’imagination du poète lui-même paraît
s’être brusquement élargie et comme transformée.
Après nous avoir fait apercevoir ces lointains encore
insoupçonnés, Dante multiplie les détails précis. Une barque
s’avance, rapide comme une flèche, montée par un seul
nautonnier; c’ est Phlégias, auquel Virgile adresse quelques
mots qui apaisent la rage inutile du démon. Dante monte alors
dans le léger esquif, et celui-ci, alourdi par la présence insolite
d’un vivant, enfonce plus qu’ il ne le fait jamais. Ce détail com­
plète l’imitation de Virgile que le poète avait tronquée dans
l'épisode de Caron, lorsqu’ il avait passé sous silence la traversée
de l’Achéron ; en même temps, il fournit un prétexte ingénieux
à l’ intervention de Filippo Argenti; car si le damné ne voyait
pas la barque avancer péniblement, immergée jusqu'au bord,
1. Ce détail n’avait pas été envisagé avi moment où le poète terminait le chant VII,
on sorte qu’au début du chant VIII il est obligé de. revenir un peu en arrière. 11
avait écrit : • Venimmo ¿1 pié d’una torre » : et maintenant il ajoute : « Assai
prima Che noi fussimo al pié dell’ alta torre... »
2. Ainsi l’expression « 11 primo cerchio che l’abisso cigne » (IV, 24) est peu sug­
gestive. Dans la suite au contraire, Dante indique des mesures qui confondent
l’imagination' Ainsi la dixième bolgia du huitième cercle a onze m illes de tour,
la neuvième en a vingt deux. (/«/". XXX, 8(5, et XXIX, 9); si on applique aux dix
bolge la môme progression arithmétique, cela conduit, pour les cercles supérieurs
à dos proportions fantastiques, incompatibles avec la mesure restreinte que Dante
attribuait au diamètre de la terre (Conv.. IV, 8)

�I

il ne pourrait pas reconnaître qu'elle porte un passager « venu
avant l’heure ».
La scène violente, qui se déroule ensuite, une fois terminée,
Dante commence à découvrir les murailles rougeoyantes, et
d abord les tours de la forteresse infernale, de la « Ville de
Dis » ' ; puis la barque quitte le marais du Styx pour s’engager
dans les canaux qui servent de fossés aux remparts, et Phlégias
doit leur en faire parcourir « 1111 long arc de cercle » (Vil1, 79)
avant de les déposer à la porte. Celle-ci est gardée par une
innombrable légion de diables, avec lesquels Virgile essaie de
négocier mais sans obtenir cette fois l’effet attendu; ses raisons
jusqu’alors irrésistibles, se heurtent ici à une opposition obsti­
née, et cet incident vaut au lecteur, outre maints détails pitto­
resques, la première occasion d’assister aux très vives inquié­
tudes que Dante éprouvera encore plus d’une fois dans des
circonstances analogues. Sa peur est aggravée, au chant sui­
vant, par l’effrayante apparition des trois Furies et par la
menace de Méduse. Il faut que Virgile intervienne pour
défendre efficacement son protégé contre un danger redou­
table, et nous voyons ainsi se dessiner la tendresse vigilante
,du guide, la confiance un peu craintive du disciple, qui vont
donner, dès ce moment, un caractère si charmant à l’amitié
réciproque de Virgile et de Dante, dans toutes les péripéties do
leur voyage. Enfin arrive le secours espéré, l’envoyé céleste,
si digne, si fier, si pressé de quitter cette atmosphère épaisse,
aussitôt sa mission remplie. Ici s’affirme, avec une force jus­
qu’alors inconnue dans la description pure, la puissance évoca­
trice du génie de Dante; et c’ est un tour de force qu’il a
accompli en mettant côte à côte, dans le chant IX, Une scène
1 . Ici on relève nn détail précis, mais assez déconcertant; 1« poète aperçoit
d’abord les tours de la. ville en contre-bas : *&lt; Già le sue meschite Là entro certo
nella valle cerno » (VIII, 70-71) : cela serait très clair si le poète voyageait en
montagne; mais il traverse un marais sur une barque! Il semble bien que Dante
ait imaginé la surface de tou/ les cercles légèrement inclinée vers le centre, même
quand il s'agit d’un fleuve : au neuvième cercle, la surface gelée du Cocyte parait
aussi être en pente.

(

�du merveilleux païen, grimaçant, hideux, impuissant, et une
apparition divine, calme, pure, irrésistible.
Dante ensuite pénètre avec curiosité dans l’ enceinte mysté­
rieuse, et il la trouve déserte : c’est un vaste cimetière où les
tombes découvertes sont environnées de flammes; et pour
bien nous mettre sous les yeux la physionomie singulière de
cette région nouvelle, le poète recourt à des comparaisons
tirées de paysages réels : il cite la nécropole de Pola et les
Aliscamps d'Arles, et il ne lardera guère dans un but analogue,
à évoquer d’autres tableaux de nature célèbres — les éboule­
ments de la vallée de l’ Adige, la Maremme entre Cecina et
Corneto, le Bulicame de Viterbe, les digues de la Brenta et
celles de Bruges '...
Ce rapide coup d’œil sur les chants qui suivent immédiate­
ment le septième montre assez le nombre et l’importance des
éléments poétiques nouveaux qui apparaissent brusquement,
dès le moment où le poète atteint la rive du Styx. Il faut
ajouter qu’à partir du même instant les gardiens des différents
cercles prennent un rôle plus actif et plus pittoresque, soit
qu’ils résistent au passage des nouveaux venus — tels les
démons de la porte infernale, le Minotaure et les diables ailés
des chants XXI-XXII — soit qu’ ils les secondent docilement et
facilitent leur voyage — tels les centaures, Géryon, le géant
Antée — ; leur portrait, leurs gestes, leurs mouvements et leurs
propos donnent lieu à de véritables épisodes, où s’affirment la
richesse et la variété de l’imagination du poète.
Les démons gardiens des premiers cercles sont loin de pré­
senter le même intérêt. Parmi eux, les figures les plus soigneu­
sement dessinées sont Caron et Minos. Celle du batelier de
l’Achéron est très exactement imitée de Virgile, d’ailleurs avec
l’addition de quelques touches magistrales qui renouvellent la
1 . A dire vrai, il y a bien, dans les premiers chants, la comparaison de Charybde
et Scylla (VII, 22); mais elle appartient au répertoire des figures classiques les plus
courantes, et est appliquée d’une façon assez contestable au choc dos avares et des
prodigues.

�figure du personnage. Quant au juge des Enfers, représenté
ici sous les traits d’un diable et affublé d’une longue queue,
qui peut s’enrouler jusqu’à huit et neuf fois autour de son corps,
c’ est une fort curieuse adaptation à un personnage classique
des traits sous lesquels l’imagination populaire se représentait
les suppôts de Satan. Au-delà du Styx, Dante a pris un autre
parti : il nous présente des diables proprement dits — à l’entrée
du sixième cercle et dans diverses subdivisions du huitième —
ou bien des êtres mythologiques auxquels il conserve assez
exactement leur physionomie traditionnelle — les Furies, les
Harpies, les Centaures, les Géants1. Du reste Minos a pour seule
¡fonction d’assigner aux damnés la place qu’ils doivent aller
occuper; il se tient à l’entrée du second cercle, mais il n’ est
aucunement préposé à la garde des amants passionnés; il ne
fait au passage de Dante qu’une opposition de pure forme. Les
deux démons mythologiques qui sont, à proprement parler,
des gardiens de cercles sont Cerbère et « Pluto ».
Le Cerbère dantesque a conservé du chien infernal à trois
gueules l’aboiement perpétuel, et la voracité qui fait de lui le
représentant symbolique de la gourmandise; il contribue au
supplice des damnés en les assourdissant de ses hurlements, en
les grillant et en les dépeçant. 11 a d ’ailleurs l’apparence d’un
diable plutôt que d’un chien; car sa « barbe est grasse et noire,
son ventre large, ses mains armées d’ongles crochus ». Sa
résistance au passage des poètes est peu sérieuse : dans
l’Enéide, pour éluder la surveillance de ce gardien redoutable,
la Sibylle avait eu soin de préparer un gâteau où le miel
s’unissait à des drogues soporifiques; elle le lui jetait, et
Cerbère ne semblait pas même voir Enée franchir l’entrée*.
Dante simplifie à l’extrême ces précautions : son guide ramasse
de la terre à pleines mains et la jette dans les gueules béantes
du monstre, qui se tient pour satisfait. En présence d’une
1. Géryon fait exception, ce n’est ni un diable ni le personnage connu des poètes
anciens; il a l’aspect d’un monstre apocalyptique.
2. Enéide, VI, v. 420 et suiv.

�semblable plaisanterie, peu de chiens véritables se montreraient
d'humeur aussi accommodante !
Le gardien du cercle suivant exprime sa rage et sa menace
en un langage incompréhensible, le langage des diables appa­
remment : « Pape Satan, pape Satan aleppe! » (VII, 1), dont
l’interprétation a donné beaucoup de fil à retordre aux com ­
mentateurs. Dante a été bien inspiré en ne recourant pas
souvent à cet artifice un peu puéril; et s’il s’en est servi encore
au chant XXXI (v. 07), pour faire parler Nemrod, ce nouvel
essai est bien différent du premier; car, d’une partl il a claire­
ment indiqué que personne ne pouvait comprendre le langage
du géant (v. 80-81), et, de l’autre, il explique la cause de ce
fait : Nemrod a dirigé la construction de la tour de Babel et il
reste le témoin de la confusion des langues (v. 77-78). Les deux
vers en langue inconnue que renferme l’ Enfer, l’ un vers le
début, l’autre vers la fin, contribuent donc à rendre plus
sensible le contraste entre certaines indications un peu som­
maires et énigmatiques des premiers chants, et l’art si rigou­
reusement logique, si exact et si soucieux de justifier tous les
détails, qui s’observe dans la suite.
Mais un autre problème se pose. Ce gardien du quatrième
cercle s’ appelle« Pluto »; que signifie ce n o m ? La première
idée qui se présente est de reconnaître ici Pluton, désigné par
la forme du nominatif latin do son nom \ Cependant on est un
peu surpris de voir à cette place le roi des Enfers, préposé à la
surveillance d’ un cercle particulier, ni plus ni moins que Cer­
bère, d’autant plus que sous le nom de Dis, tant de fois employé
par Virgile, nous le retrouverons tout au fond de l’abîme,
désigné par sa qualité véritable :
,
Lo’ mperador del doloroso regno,

et décrit avec toute l’ampleur qui convient à son rang. Com­
ment Dante a-t-il pu être amené à dédoubler ainsi Pluton, pour
lui faire jouer deux rôles aussi disproportionnés ? En présence
^ 1. Dante dira de memc par

la

suite, Juno, Plato, Scipio, decurio, etc.

�de cette difficulté, qui est sérieuse, 0 n a songé ù reconnaître
dans le gardien du cercle des avares et des prodigues Plutus,
dieu des richesses, qui semble en effet bien qualifié pour pré­
sider au châtiment de ces damnés.
L’explication, qui pi;ut paraître séduisante, n'est aucunement
acceptable. D’abord Virgile, qui a fourni à Dante tout le
personnel auxiliaire de son Enfer, ne fait aucune mention de
Plutus; et, parmi les poètes latins, le seul à ma c o n n a i s s a n c e
qui le nomme est le fabuliste Phèdre, que Dante 11e pouvait
avoir lu — encore Phèdre nous montre-t-il en Plutus une
divinité non de l'Enfer mais de l’Olympe1. — En second lieu,
les plus anciens commentateurs de Dante, à commencer par
son fils Pietro, n’ont jamais songé à Plutus’ : « Comme démon
préposé à ce cercle, dit Pietro, l’auteur imagine qu’il rencontre
Pluton, fils, disent les poètes, de Saturne et de Cybèle; et il est
appelé Dis ou Dites, parce (pie les richesses naissent en terre et
de la terre, et d’elles, ou à cause d’elles, procède l’avarice. »
En présence d’ un témoignage aussi formel, il n’y a pas à
conserver le moindre doute. D’ailleurs Dante appelle s o n
« Pluto » il gran nemico, ce qui peut signifier, au point de vue
de l’allégorie morale, que l’argent est le grand corrupteur du
monde; mais au sens littéral, comme l’a, bien remarqué
Boccace’ , l’expression équivaut à « il gran demonio », ce qui
revient à dire : le plus puissant des diables, donc le roi des
enfers.
t

«
1. Phèdre, 4, 11. Hercule admis au ciel y reçoit l’accueil le plus empressé de tous
•les dieux ; quand Plutus s'avance à son tour pour le féliciter, le héros lui tourne
le dos : « Celui-là, dit-il, est l’ami des méchants ». Les fables de Phèdre n’ont été
retrouvées qu'au xvi8 siècle.
*2. Boccace le premier a eu connaissance, par son maître de grec, Léonce Pilate,
de Plutus, qu’il appelle un second Pluton, mais’ qui est bien le fils d’Iasiosetde
Déméter dont parlent les hymnes homériques et Hésiode ; cela n’empéche pas
Boccace de conclure : « ma molto meglio si conformerà al bisogno quest’ altro
Plutone del quale si logge che... fu figliuolo di Saturno... Costui Unsero gli
antichi essere re dell’ Inforno » ; puis il répète lori exactement l’explication de
Pietro di Danto (Comento, éd. Milanesi, t. Il, p. 83-8G.)
3. Ibid. p. 25.

�Reste la difficulté réelle du dédoublement du personnage,
que Dante aurait ainsi fait paraître successivement sous les
noms de « Pluto » et de « Dite », sous deux formes et dans deux
fonctions très différentes. Mais cette difficulté s’évanouit, si
l’on admet qu’au moment où il composa les chants VI,et VII,
Dante n’avait encore conçu ni le plan du bas enfer, ni le rôle
que devait y jouer « Dite », identifié avec Lucifer, le rebelle,
le traître, le génie du mal1. Dans cette hypothèse,.il s’agirait de
deux conceptions distinctes, nullement contemporaines, puis
juxtaposées tant bien que mal.
Tels sont les principaux indices, purement intrinsèques, qui
imposent il l’esprit du lecteur réfléchi, mais non prévenu, l’idée
que la composition de l’ Enfer a dû être interrompue, en un
point qu’ il est facile de reconnaître, par une période de médi­
tation et de recueillement, dont il est impossible, a. priori, de
supputer la durée. Lorsque le poète se remit à l’œuvre, son
plan se trouva élargi, enrichi d’éléments plus variés, plus
attachants, et Dante avait acquis une claire conscience des
ressources nouvelles que son sujet allait fournir à son génie.
L’opposition entre les premiers chants et la suite n’apparaît
pas distinctement aux commentateurs, parce que ceux-ci,
connaissant tout le poème et habitués à le considérer en bloc,
sont amenés d’ instinct, et aussi par système à expliquer, à
compléter les peintures un peu sèches des premiers cercles au
moyen de ce que les suivantes leur ont appris depuis long­
temps. Mais, pour que cette méthode fût légitime, il faudrait
d’ abord démontrer qu’en rédigeant les chants III à VII Dante
avait présents à l’esprit, et supposait connus des lecteurs, les
chants VIII à XXXIV. Cette démonstration paraît assez malai­
sée.
I

1. On remarquera encore les vers, 11-12 du ch. vu, où révocation de l'archange
Michel et de « l'orgueilleuse rébellion », par laquelle Virgile fait taire la rage de
Pluto, confirme que. dans la pensée de Dante, ce démon était déjà une incarna­
tion de Lucifer.

�IV
Parvenu, dans son commentaire de l’ Enfer, aux premiers
mots du chant VIII, Io dico s e g u i t a n d o Boccace rapporte ce
qu'il avait entendu dire à un neveu du poète, Andréa di Leone
Poggi, avec lequel le conteur était lié, et qu’il aimait à inter­
roger sur les faits et gestes du grand exilé*.
Lorsque Dante alla chercher asile à Vérone, au temps où les
chefs du parti des Cerchi durent quitter Florence, c’ est-à-dire a
la fin de 1301, sa femme Gemma, sur le conseil de quelques
amis, enferma dans des coffres tous les papiers du « fuoruscito » et les lit mettre en lieu sûr; ils échappèrent ainsi, quand
le poète fut condamné comme rebelle et concussionnaire, au
pillage et à l’incendie. Mais cinq ans plus tard, diverses
personnes réclamèrent les intérêts auxquels elles avaient droit
sur les biens des exilés, et obtinrent satisfaction ; Gemma fit
alors ouvrir les coffres, afin d’en tirer les pièces dont elle avait
besoin pour toucher les intérêts de sa dot. Par la même
occasion, on retrouva, parmi ces papiers, diverses poésies»
sonnets et canzoni, et aussi un cahier contenant un poème
plus long, qui fut montré à un bon poète florentin de ce temps,
Dino Frescobaldi. Celui-ci jugea l’œuvre remarquable : mais
comme elle était inachevée, il la fit remettre à Dante, ou plutôt
au marquis Moroello Malaspina, auprès duquel Dante se
trouvait alors, en Lunigiana. Ce cahier renfermait les sept
premiers chants de l’ Enfer, que le marquis engagea vivement
son hôte à poursuivre; celui-ci, frappé de la circonstance
providentielle qui lui remettait sous les yeux l’œuvre à peine
ébauchée, et qu’ il croyait perdue, se remit au travail, et com­
mença le nouveau chant par ces mots : Io dico seguitando... —
Cette histoire tend donc à prouver que les premiers chants
1.
Comento di G. Boccacio, t II, p. 129 et suiv (éd. Milanesi). Le même récit,
moins détaillé, figure aussi dans le Trattatello in laude di Dante,

�sont antérieurs à l’exil du poète; la reprise daterait de 1306.
Pendant longtemps, au siècle dernier, le témoignage de
Boccace, en ce qui concerne la vie de Dante, a été accueilli
avec le plus grand scepticisme : le malicieux conteur, disait-on,
voulait faire passer ses fantaisies pour de l’histoire; mais il
était trop visible que cette prétendue découverte des sept
premiers chants n’avait été imaginée que pour expliquer
l’expression, insolite en effet : lo dico seguitando... — Une
appréciation plus équitable du caractère et de l’œuvre historique
de Boccace a permis de rectifier ce jugement trop sommaire.
Lorsqu’il brode à sa guise, par exemple, sur la rencontre de
Dante et de Béatrice enfants à la fête du l or mai, ou sur le rêve
de la mère du poète, Boccace n’essaie pas de mystifier ses
lecteurs en leur donnant ses inventions pour des réalités : il
fait purement œuvre de poète. Mais quand il invoque, à l’appui
d’un fait précis, l'autorité d’un témoin digne de foi, et surtout
lorsqu’il nomme ce témoin, il n’y a aucune raison pour mettre
en doute la réalité du témoignage qu’il cite ; il peut lui
arriver d’en user sans beaucoup de critique, mais il ne l’invente
pas; car il n’ est pas de l’école des « Cantastorie » qui, à tout
bout de champ, se couvraient de l’autorité de Turpin pour
faire passer leurs plus invraisemblables écarts d’imagination.
On s’est aperçu que certains auteurs, longtemps tenus pour
fantaisistes, que Boccace invoque dans ses œuvres latines, ne
sont nullement des produits de son imagination’ . Sans aucun
doute, Andréa Poggi, neveu de Dante, lui a bien raconté l’anec­
dote des sept premiers chants.
Mais il y a plus. Le même récit avait été fait à Boccace par
un autre Florentin, Dino Perini qui fut, dans sa jeunesse, un
témoin des dernières années de Dante à Ravenne’ , et que le
conteur a pu rencontrer, interroger, dans cette ville.
1. Serenus, Theognidus, Theodontius ; voir Paget Toynbee dans le Bulletin
Italien de 1913 (t. XIII), p. 1 et suiv., et aussi dans le» Studii su G. Boccaccio (1913),
p. 165, 167 et 168.
2. Voir Corrado Ricci, L'ultimo rifugio di Dante, p. 99 et suiv.

�td
n
ieiques pour tout le reste, les deux récits ne variaient que sur
un point : Dino Perini, comme Andréa Poggi, revendiquait
l’honneur d’avoir retrouvé lui-même, dans les c o ffres de Monna
Gemma, les poésies de Dante et le fameux cahier renfermant
les sept chants1. L’un des deux assurément se vantait
peut-être les deux à la fois — , mais il est improbable qu’ils
aient inventé séparément la même histoire; et ainsi on peut
tenir pour établi que le fait était couramment raconté dans la
famille et parmi les amis du poète exilé. Nous sommes donc
autorisés à tenir pour très ancienne et de bonne origine la
tradition selon laquelle, après l’exil de Dante, des fragments
poétiques ont été retrouvés parmi les papiers que Gemma avait
hâtivement mis en sûreté.
Pour faire un pas de plus en avant, il faut, de toute
nécessité, entrer dans la voie des hypothèses. En ce qui
concerne l ’identification des fragments retrouvés avec les
premiers chants de l’Enfer, le témoignage de Boccace est en
effet sans valeur, car ce n’est pas lui qui a vu le cahier mysté­
rieux ; c’est peut-être Andréa Poggi, lequel, au témoignage de
Boccace, était un homme sans instruction, « uomo idioto »;
c’est peut-être aussi Dino Perini, que Dante, clans une de ses
églogues latines, présentait en 1320 comme un jeune homme
sans grande autorité*; c’est h coup sûr Dino Frescobaldi, mais
son témoignage direct nous fait défaut*. 11 se peut donc fort
bien que l’ébauche retrouvée en 1306 n’ait rien eu de commun
avec le début de l’ Enfer. A cette possibilité s’attachent avec
empressement tous ceux, et ils sont nombreux, qui répugnent
à l’idée que Dante ait pu commencer son poème avant l’exil.
Cette répugnance est grande* ; mais il faut savoir regarder les
1. Comento, t. II, p. 132.
2. Dino Perini serait le Meliboeus de la première églogue de Dante ; celui-ci lui
dit : « Pascua sunt ignota tibi quæ Maenalus alto Vertice declivi, celator solis,
inumbrat. . ».
3. Sur la connaissance que D. Frescobaldi a eue des sept premiers chants do l’Iînfer,
voir pourtant I. M. Angeloni. D. Frescobaldi e le sue rime (Turin, l!)07j, p. 47 54.
4. Je tiens h dire combien je l’ai personnellement éprouvée; mon volume sur

�problèmes en face, sans égard pour les préférences person­
nelles et les habitudes prises. Or d’ une part, nous nous trouvons
en présence d’une tradition respectable, qui parle d’un poème
interrompu, retrouvé et repris avec une ferveur nouvelle, et
de l’autre, indépendamment des témoignages recueillis par
Boccace, le seul examen du texte de l’ Enfer amène à constater
un changement très marqué dans les développements du
poème, tout juste à partir du chant VIII. Peut-on éviter
d’établir une relation entre ces deux faits? Et pourquoi
devrait-on l’éviter ?
On devrait l’éviter principalement pour une difficulté très
sérieuse que Boccace, si dépourvu de critique qu’on le repré­
sente, n’a pas manqué de soulever : Ciacco (VI, 64-72) prédit
la chute des Blancs, survenue en novembre 1301, et il ajoute
que longtemps le parti adverse (celui des Noirs) persécutera
les vaincus :
Alto terrà lungo tempo le fronti
Tenendo l’altra sotto gravi pesi.

Comment Dante a-t-il pu écrire ceci ayant d’avoir quitté
Florence avec les principaux partisans des Cerchi? On est
amené tout naturellement à considérer ce morceau comme
postérieur à 1301, et même de quelques années, pour que le
poète ait eu le temps de se convaincre que les Blancs ne
réussissaient pas à reprendre le pouvoir.
Cependant deux autres explications sont possibles. D’une
part, il est permis de songer à une addition faite après coup;
il ne s’agirait que de deux tercets ajoutés (v. 07-72), moyennant
une très légère rectification de rimes; car les autres allusions
aux événements de mai 1300 à 1301, contenues dans les
vers 64-66 peuvent avoir été formulées par Dante avant de
quitter Florence. Une réponse en trois vers satisferait très
suffisamment à la première demande de Dante (v. 60-61);
Dante, publié on 1911, est en maints passage», inspiré par cette répugnance,
notamment p. 173-177 et p. 1!)4 198.

�aussi bien, ses deux autres questions (62-63) n’obtiennent-elles
ensemble que trois vers de réponse ( 7 3 - 7 5 ).
Mais d’autre part, il y a lieu de considérer de plus près la
forme, un peu sibylline, sous laquelle sont annoncés l’exil des
Blancs, leurs condamnations et le triomphe prolongé des
Noirs : les premiers doivent succomber avant que soient
accomplies trois révolutions solaires, donc trois ans. Puisque
la date supposée de l’entretien est la fin de mars ou le début
d’avril 1300, l’événement devait se produire avant la fin de
mars 1303, date très vague, délai inutilement prolongé,
puisque les partisans de Vieri dei Cerchi s’enfuirent avant la
fin de 1301, et que Dante fut condamné par défaut en janvier
et en mars 1302. Cette absence de précision permet de
supposer qu’entre juin et décembre 1301, après le triomphe
momentané du parti des Cerchi, mais en présence des intrigues
et des menaces de moins en moins déguisées des Donati, et au
milieu du trouble profond qui régnait dans la ville', Dante a
compris que les fautes de son parti, que ses timidités et ses
maladresses en face d’ un ennemi entreprenant et sans scru­
pule le condamnaient à une défaite prochaine et irréparable,
Dans une de ces heures de découragement, où il nous arrive
de sentir le sol se dérober sous nos pas, il aurait écrit : « Avant
trois ans ! Et ce sera la persécution ! » Certes, la prévision
pouvait être démentie par les faits; Dante en aurait été quitte
pour la supprimer par la suite — mais elle pouvait aussi se
trouver justifiée, et il suffisait peut-être d’un sens politique à
peine au-dessus du médiocre pour la risquer*. De ces deux
solutions, aucune n’est certaine; aucune pourtant ne mérite
d’être formellement rejetée a priori.
Les autres objections sont moins troublantes.
/
1. I. Del Lungo, da Bonifaçio VIII a Arriç/o VII, p. 153-154.
2. Plus tard, en rédigeant le chant XXXIII du Purgatoire (v. 10-50), Dante paraît
bien avoir eu aussi en vue un événement à venir auquel il assignait une dato,
et qui d'ailleurs ne s’«st pas produit. Voir E. 6 . Parodi. La data dalla composizione
e le teorie politiche dell’ Inferno e det Purgatorio (Studi Romanzi, 1905,).

�Une théorie a été formulée avec beaucoup d’ autorité il y a
quelque quarante ans1, d’après laquelle l’exil seul a ouvert au
génie de Dante des horizons entièrement nouveaux : sa souf­
france particulière lui a révélé le mal universel. Avant cette
tragique épreuve, il n’était que le poète exquis de la Vita
Nuova; la vision du mal trio mphant dans le monde, qui est le
sujet de l’ Enfer, est un thème qu’il n’a pu concevoir dans sa
plénitude qu’après avoir fait personnellement l’expérience de
la méchanceté des hommes. Dans cet ordre d’idées, Carducci
avait proposé dès 1874, dans un sonnet sarcastique, d’élever
une statue à Messer Cante de’ Gabrielli da Gubbio, le magistrat
inique qui a prononcé contre Dante une condamnation infa­
mante; et il l’appelait, avec une exagération caricaturale,
0

primo, o solo inspiratordi Dante2 !

Nul ne songe à contester la profonde vérité de cette théorie,
caricature à part; car assurément l’ Enfer, dans son plan
définitif, dans ses épisodes les plus amers, les plus violents,
les plus typiques, est postérieur à la condamnation et à l'exil.
Mais déclarer qu’avant 1302 Dante ne pouvait rien concevoir
en dehors d'une allégorie amoureuse est une affirmation
gratuite : pourquoi n’aurait-il pas été capable de traduire la
passion de Francesca? Pourquoi, au milieu des luttes poli­
tiques, dans lesquelles il se jeta à corps perdu pendant les
années'1300 et 1301, ne pouvait-il pas exprimer ses préoccu­
pations patriotiques par la bouche de Ciacco, ou cingler de son
mépris les indécis, les défaillants, les lâches, qui paralysaient
l’action entreprise par les « justes » contre les forcenés?
Nous savons positivement, par les dernières lignes de la
Vita Nuova, que peu d’années après la mort de Béatrice, donc
à partir de 1292 environ, Dante caressa le projet d’élever à sa
dame un monument poétique comme on n’en avait encore
jamais vu. £n quoi consistait « la merveilleuse vision » qui en
dell' exilio di Dante, 1881.
Giambi ed Epodi, X X VII.

1. I D el l u n g o ,
2 . C a rd u c ci,

10

\

�devait former le motif central ? Nous l’ignorons, puisque Dante
ne l’a pas décrite; mais on a très ingénieusement supposé
qu’elle devait avoir quelque rapport avec l’apparition de
Béatrice dans le Paradis terrestre. Admettons-le; mais remar­
quons aussitôt que le premier acte, nécessaire, de cette scène,
est contenu dans le second chant de l'Enfer, avec l’intervention
de Lucie, de la Vierge, puis de Béatrice, qui envoie Virgile au
secours du poète égaré. Pourquoi donc, môme avant l’exil,
l’itinéraire que Virgile devait faire suivre à Dante n'aurait-il
pas comporté la visite des çercles infernaux, pour montrer
comment sont châtiés « l’orgueil, l’envie, l’avarice » et les
autres péchés qui pervertissent le monde? On sait d’ailleurs
que, dans une canzone célèbre composée avant la mort de
Béatrice, donc antérieure à 1 2 9 0 , Dante fait allusion à un
propos qu’il pourra tenir quelque jour aux damnés; il leur
dira :
1
O m alnati,
Io vidi la speranza dei beati &lt; I

On sait aussi que tous les efforts des interprètes, efforts
intenses et très ingénieux, ont principalement tendu à
expliquer ces mots de façon à écarter toute allusion à un projet
de poème comportant une vision de l’enfer1. L’allusion y est
cependant, en toutes lettres, et dans une strophe qui renferme
aussi une vision du Paradis, l’une et l’autre associées à la
pensée de Béatrice. On objecte vainement qu’aucun chant de
l’ Enfer ne renferme le propos annoncé; bien plus, Dante ne
parle de Béatrice à aucun damné. Naturellement : avant 1 2 9 0 ,
il ne pouvait savoir encore par cœur les vers qu’il devait écrire une
quinzaine d’années plus tard! Ces échappées de son imagination
vers le séjour des âmes après la mort montrent seulement
que son esprit était hanté par des visions de ce genre. Mais il
1. Canzone, Donne che avele intelletta d'amore, v.' IS-hT.
to u s les c o m m e n ta ir e s • d e la Vita nuova, p a r tic u liè r e m e n t

2 . V o ir

c e lu i d e

G . M elod ia , q u i r a p p o r te u n très g ra n d c h o i x d ’ in t e r p r é t a t i o n s d o ce p a ssa g e d iffi­
cile!.

/

\

I

�semble que, en 1300-1301, le plan qu’il envisageait ait eu encore
des proportions modestes : la classification des péchés y eût été
simple; les cercles, sans grande envergure, auraient été par­
courus assez rapidement, animés seulement de place en place
par des scènes où le lyrisme du poète et son sens dramatique
se seraient affirmés avec force.
Un détail du premier chant mérite encore de retenir l’atten­
tion. La sombre forêt, qui tapisse les pentes du ravin où le
poète s’est imprudemment fourvoyé, a un rapport évident avec
le gouffre infernal : elle peut représenter allégoriquement
« l’état de misère résultant de la vie livrée au vice 1 » ; et de même,
la belle montagne que Dante voit se dresser devant lui, lorsqu’ il
échappe à l’épouvante de la forêt, ce sommet élancé vers le
ciel, que dorent les premiers rayons du soleil bienfaisant, et
que le pécheur brûle do gravir, représente bien la perfection
terrestre, « l'état de bonheur résultant de la pratique de la
vertu* ». 11 est impossible de ne pas apercevoir une relation
entre cette « montagne de délices » et la montagne sacrée du
Purgatoire, au sommet de laquelle Dante a placé le Paradis
Terrestre, séjour réservé dès la création du monde à l’ humanité
encore innocente, et où Béatrice apparaîtra au poète. Ce qui est
étrange, c ’est que la montagne, aperçue dès les premiers vers,
ne joue plus le moindre rôle par la suite! La sinistre forêt est
visiblement le chemin même de la damnation : on peut
admettre qu’ elle aboutit à la Porte de l’Enfer ; c’est vers elle que
Dante se voit rejeté par la menace des trois bêtes féroces; c’est
là qu’il rencontre Virgile venu du Limbe à son secours, là enfin
qu’il s’engage, à la suite de son guide, dans « le chemin profond
e t silvestre » (II, 142)’ . Mais on ne retrouvera plus la montagne

1. F . F la m in i,
2.

I significali reconditi délia l)iv. Commedi'i,

1904, t. II, p . 14.

Ibidem.

3. F . F la m in i

(np cil.

o ù il »’ es t d 'a bord é g a r é ,

t. I.. p . 85 e t s u i v . ) e s t im e m ê m e q u e , au fo n d d u raVin
D a n te

est

a rriv é

p r e m iè r e m e n t io n d es fle u v e s in fe r n a u x

(la

to u t

p rès

d 'u n

iiu m a n a ovft

fle u v e , q u i se ra it la
il m a r n o n

lia v a n to ,

II, 108).

)

�à peine entrevue de la félicité terrestre. Elle sera remplacée
ultérieurement par le Purgatoire, et celui-ci, par sa situation
aux antipodes de Jérusalem, au milieu de l’océan, ne peut en
aucun cas être un retour à la vision du premier chant1.
Un peu embarrassés par cette double figuration d’une même
idée, les interprètes du poème admettent que la montagne du
premier chant n’est qu’une allégorie préalable du Purgatoire :
elle est « purement imaginaire et sans aucune localisation
déterminée 4 » Soit, mais n’y a-t il pas là un nouvel exemple de
ces légers désaccords déjà relevés à propos des quatre premiers
cercles? Dante avait placé l'un à côté de l’autre l’accès à l'abîme
do la damnation et la base de la riante cime qui symbolise la
perfection humaine; il a d’abord essayé d’atteindre directement
ce sommet, puis il en a été empêché par l’opposition des trois
bêtes; alors Virgile lui a dit : « Je te tirerai d’ici à travers le
séjour des peines éternelles, après quoi tu verras ceux qui se
réjouissent dans les flammes, parce qu’ils ont l’espoir de
gagner ainsi le salut; mais là, je te confierai à un autre guide,
à Béatrice. » Virgile ne parle donc ici ni de franchir le contre
de la terre ni de ressortir aux antipodes. Cela, nous l’apprendrons
beaucoup plus tard. Si l’on s’en tient au texte initial, il
semblerait naturel de penser que Virgile connaît un chemin,
qui, du séjour de la damnation éternelle, permet de rejoindre
et de gravir sans opposition la montagne d’où le poète a d’abord
été rejeté : là se trouveront les âmes soumises aux peines tem­
poraires du Purgatoire, et au sommet se produira l’apparition
rayonnante de Béatrice.
Mais c’ est assez divaguer.
Tant d’hypothèses et de suppositions paraîtront pour le
moins inutiles, probablement fastidieuses, à beaucoup de
1.

C erta in s c o m m e n ta t e u r s o n t c e p e n d a n t e s s a y é , c o n tr e t o u te v r a is e m b la n c e , d e

s o u t e n ir l’ id e n tité d e s d e u x m o n ta g n e s , e n p a r tic u lie r V a cch e ri e t B e r ta c c h i (1881),
dont la t h é o r ie e t l'é tr a n g e p la n q u ’ il»
2

F.

a d o p te n t

II Paradiso terrestra dantesco,
F la m in i, op. cit. 1, p . 86.

Ed. C o li,

p o u r l’ E n fe r s o n t r e p r o d u it s p a r

F lo r e n c e , 1897, p . 204 et su iv ,

�lecteurs. Si elles sont capables de prouver quelque chose, c ’est
uniquement ceci : la méthode qui consiste à expliquer systéma­
tiquement tous les détails des premiers chants de l'Enfer par les
épisodes les plus éloignés, môme du Purgatoire et du Paradis,
a l’air de résoudre beaucoup de délicats problèmes : en réalité
elle les méconnaît, elle les dissimule, elle en détourne l’attention.
Assurément, il est fort imprudent d’essayer de marcher sur
les nuages; l’ essentiel est pourtant de ne pas confondre les
nuages avec la terre ferme; moyennant cette précaution élé­
mentaire, on peut éviter un malheur. Le malheur consisterait
à prendre nos imaginations pour des réalités; or c’est un
danger auquel est beaucoup plus exposée une critique dogma­
tique. qui soutient avec autorité des théories notoirement
fausses. Concevoir la Divine Comédie comme un bloc de métal
parfaitement homogène, sans aucune soudure, sorti tel quel,
en une fois, d une forge prodigieuse, c’est cultiver en nous le
goût du surnaturel, que notre raison repousse si résolument
en d’autres domaines. La nature elle-même ne procède pas
ainsi, et la cime la plus fièrement dressée des Alpes ne s’est pas
élancée d’un seul jet vers le ciel, comme se le figure l’imagina­
tion des foules; un travail séculaire d’érosion en a mis à nu les
aiguilles, en a modelé le profil, et, dans les masses profondes
qui la soutiennent, le géologue discerne les traces d’éruptions,
de plissements successifs, au cours desquels se sont amalga­
mées les matières en fusion qui bouillonnaient dans les entrailles
de la terre.
De toutes les hypothèses qui ont été faites touchant la compo­
sition de la Divine Comédie, la plus inacceptable reste celle qui
tend à la renfermer dans le temps le plus court, en sept ans,
de 1314 à 1321. C’est pourquoi beaucoup d’admirateurs de
Dante, uniquement soucieux de mieux comprendre l’évolution
de son génie, ont accueilli avec joie, en 1905, le très suggestif
exposé, fait par mon cher collègue E. G. Parodi, des variation»
politiques du poète dans ses trois « Cantiche » : il en ressort
avec une grande évidence que l’Enfer, le Purgatoire et le

�Paradis représentent trois moments distincts delà pensée poli­
tique de Dante, avant 1308, de 1308 à 1313, de 1314 à 1321. Il
semble qu’il faille faire encore un pas de plus dans ce sens, et ne
pas fermer plus longtemps les yeux aux traces, contenues dans
les sept premiers chants de l’Enfer, d’ un plan primitif, infini­
ment plus modeste, sur lequel il aurait travaillé dès 1300-1301
Cinq ou six ans plus tard seulement, son génie définitivement
élargi par la douleur conçut dans toute sa plénitude la vision
totale de la damnation, de la purification et de la Béatitude’ .
P a ris, m a r s-a v r il 1918.

Henri
&gt;

'

1. Je su is h e u r e u x d e r a p p e le r 5 c e p r o p o s
gra n d

trava il d e

l’ e s p è c e d e

M . Z in c a r c i li

non possumus

q u ’e n 1904,

Dante,

su r

H a u v e tte .

.
(V a lla rd i),

eu re n d a n t c o m p t e d u
M . B arbi

s’ é to n n a it d e

q u e le sa va n t d a n t o l o g i e o p p o s a it à l’ a d m issio n d e to u t

o u p a r tie d e la tr a d itio n r a p p o r té e

p a r B o cca ce ; il é c r iv a it n o t a m m e n t : u P o ic h é

d el r itr o v a m e n to di q u e s t e c a r te di D a n te n o n si d u b ita , ( è e v id e n t e c h e il B o cca ccio
narra in b u o n a f e d e , e v e r o e il risc a tto d e i d ir itti d o ta li di G e m m a , e c o m b in a la
data d el r itr o v a m e n to co n q u e l la d e lla d im o ra d el p o e ta in L u n ig ia n a ), c h ie d ia m o c i :
è fo r s e stra n o c h e D a n te a b b ia c o m in c ia t o u n
n o n d ic o la C o m m e d ia tal

q u a le ci

è

p o e m a su l g e n e r o d e lla C o m m e d ia ,

p e r v e n u ta ,

p rim a

d e l l ’ e s ilio ?

[Bull. Soc.

Dant ,

t. X I , p . Zia).
2 . C e tte é t u d e é ta it e n t i è r e m e n t r é d ig é e q u a n d a p a r u , dan s la

d u l * r a o û t 1918, u n a rtic le d e M. Iso d o r o D el L u n g o :

della Divina Commedia, e p er una u Vita di Dante
lu s tr e h is to r ie n db la F lo r e n c e d a n te s q u e l è g u e

Nuova Antologia
La Preparazione e la Dettatura

» .D a n s c e t a rtic le , par l e q u e l l'i l ­

àde

tr ic e * e t l e pla n d ’ u n e « V ie d e D a n to » , q u e n o u s

p lu s j e u n e s les id é es d i r e c ­

r e g r e tto n s to u s d e n e pas v o ir

r é a lis é e p a r lu i, M . I. Del L u n g o s’ o p p o s e d e t o u t e la fo r c e d e so n a u to r ité , q u i es t
c o n s id é r a b le , a u x

th é o r ie s q u i

te n d e n t

à fa ir e

D iv in e C on géd ie ava n t 1311 o u 1312. P o u r
p é r io d e d e p r é p a r a tio n ,

d ’o ù d e v a it

com m en cer

la

ré d a ctio n

de

la

lu i, les a n n é e s 1301 1310 c o n s titu e n t la

s o r tir le c h e f - d ’œ u v r e ,

la réa lis a tio n e n

es t

c ir c o n s c r ite e n t r e los d a tes e x t r ê m e s 1311-1321. Il r e p o u s s e d o n c les c o n c lu s io n s si
s u g g e s tiv e s d e li. G . P a rod i, e t il a j o u t e : « Je n e p a rle pas, e t p e r s o n n e n e d e v r a it
p lu s e n p a r le r , d es ch a n ts c o m m e n c é s i\ F lo r e n c e , a va n t l’e x i l , e t d e le u r r e m is e à
D a n te, h ô t e d e s

M alaspina,

en

1306. » E n

p résen ce

d ’ u n e co n d a m n a tio n aussi

fo r m e l l e , la p r u d e n c e a u ra it d û m e c o n s e ille r d e g a r d e r p o u r m o i m es im p ress io n s
e t m e s h y p o th è s e s . C ep en d a n t,
s o n g é à s u p p r im e r la l i b e r t é

c o m m e M. 1. Del L u n g o n ’a c e r ta i n e m e n t ja m a is
de

d is cu ss io n , à s u p p o s e r

q u e s o n a u to r ité p u is s e

a ller j u s q u e là, j e n e c r o is pas lu i m a n q u e r d e r e s p e c t on p a ssa n t o u t r e : j e in e dis
q u e la c r it iq u e d a n te s q u e a fait, d e p u is u n s iè c le , les i m m e n s e s p r o g r è s q u e ch a c u n
sa it, p a rce q u e to u te s les id é es j u s q u ’ a lors

a d m ises o n t é t é s u c c e s s iv e m e n t n ié e s ,

Ct q u e d e to u te s ces r u in e s &lt;*st r é s u lté u n tr ia g e m é t h o d i q u e d e s m a té r ia u x v r a im e n t
u t i l e s ; e t la r e c o n s t r u c t io n p a tie n te , p r u d e n t e , a a u ss itô t c o m m e n c é . P o u r q u o i n e
co n tin u e r a it-e lle

pas ? M. D el

te r m in é e ; p o u r

lu i,

il

n’y

L ungo
a

p lu s

c r o it,
de

fa it

p eu t-être u n
n ou vea u

p e u v ite ,

qui

p u is s e

q u ’e l l e

es t

m o d ifie r les

�conclusions qu’il tient pour acquises; bien plus, il rejette les conséquences de
certains faits depuis longtemps constatés. Ainsi, à propos de l'apostrophe à
« Alberto Tedesco » (Purg. Vi). que tant de bons esprits considèrent comme écrite
certainement avant le milieu de 1308, M Del Lungo ne se borne pas à exprimer
des doutes sur cette date, il ajoute que ce ne serait après tout qu’une « exception »&gt;
et cette exception « ne saurait infirmer tout un système qui trouve une base
solide et multiple dans une série de faits et dans les conséquences qui en
découlent logiquement. »» Voilà un dogmatisme qui a le mérite d'une franchise
courageuse; on n’en est pas moins peiné de voir un grand historien faire aussi
bon marché des arguments historiques.
Bien entendu, le système de M. I. Del Lungo s’appuie sur une base qu’il
qualifie à juste titre de « solide et multiple » ; mais dans son récent article il se
borne à en indiquer une seule; c’est que la « Commodia » est ^aboutissement de
toute la vio affective du poète, représentée par la &lt;« juvénile Vita Nuova », do
toute sa vio scientifique, exprimée dans « le viril Convivio » (et ajoutons ; de ses
expériences politiques). « La figuration poétique de cette synthèse religieuse fut
étayée sur la vision de la gloire do Béatrice, grace à une préméditation intense,
à une acquisition proportionnée de science et à une pratique de la science,
auxquelles il convient d’assigner, dans la vie du poète, un nombre d’années cor­
respondant àla grandeur de la conception. Celle-ci en outre doit être mise en
relation avec l’incapacité où se trouvait Dante de la réaliser, quand \V l’envisagea
d’abord, et avec le degré de science mûrie, à laquelle il dut nécessairement
parvenir avant de se sentir digne de dire de sa dame ce qui n'avait encore été dit
d'aucune. » A cela nul ne contredit; toute la question est de savoir si aucun
chant, si aucun épisode de l’Enfer n’a pu être ébauché avant que fussen
complétées cette acquisition et cette maturité scientifiques nécessaires à la réali­
sation d’une synthèse prodigieuse; or précisément les premiers chants de l'Enfer
renferment des indices frappants d’une conception infiniment moins grandiose, où
la science occupe une place minime.
Ce que l’on comprend mal. c’est la séparation absolue que M. Del Lungo veut
établir entre la période de préparation (qu’il convient on réalité de faire commencer
dès l’achèvement de la Vita nuova) et celle de rédaction, &lt;• la première étant carac­
térisée par ceci justement que. se préparant à rédiger, le poète ne rédige pas. »
Pourquoi cette incompatibilité entre deux opérations inséparables ? Où a t-on jamais
vu qu’un artiste s'abstienne de toute ébauche sous prétexte do s’absorber dans
l’élaboration do ses idées et do son plan ? Croit on que l’artiste soit capable de
concevoir in abstracto, indépendamment des formes, qui sont sa manière propre
do penser? Et pourquoi refuser à la conception de Dante le droit d'avoir évolué,
comme à son imagination et àson expression celui de s’être développées et enrichies ?
Libre à chacun d’adhérer à cette théono comme à l’expression définitive de la
vérité ; mais qu’on se dise bien que c’est là un acte de foi, étranger à toute critique
littéraire, historique ou esthétique, do quelque nom qu’il plaise de l’appeler.

�Les relations

de Léonard de Vinci avec le peintre français Jean Perréal
\

Le 2 mai de la présente année 1919 a ramené le quatre cen­
tième anniversaire dn jour où Léonard de Vinci a rendu le
dernier soupir au manoir de Cloux (dit aussi Clos-Lucé) près
Amboise. Un tel centenaire intéresse à la fois l’Italie et la
France: l’Italie patrie du maître incomparable, la France que
Léonard a choisie pour y venir passer la fin de son existence.
Dans les deux pays,« des vpix éloquentes ou des plumes auto­
risées ont commémoré la grande mémoire.
Je voudrais m’associer à ces hommages rendus à Léonard de
Vinci en m’efforçant, non pas de broder des Variations sur les
thèmes connus, déjà précisés antérieurement par les recherches
des érudits et les dissertations des critiques d’art, mais de
trouver quelque chose de nouveau à signaler et qui s’appli­
querait à Léonard, et à Léonard considéré spécialement sous
un point de vue qui peut particulièrement nous toucher, nous
autres Français, c’est-à-dire dans ses rapports avec la France.
Une question se présente qui, pour l’ordre d’ idées que je viens
d’ indiquer, est des plus attachantes. Léonard de Vinci a-t-il eu
des relations personnelles avec des artistes de France, et ces
relations auraient-elles exercé quelque influence sur ces
artistes français ou laissé dans leur esprit des souvenirs parti­
culiers, dont on pourrait retrouver des témoignages, soit des
témoignages par écrit, soit, ce qui serait encore plus curieux,
des témoignages plastiques apparaissant dans des œuvres d’art?
Sur la première partie de la question : Léonard de Vinci
a-t-il été en rapport avec un ou plusieurs artistes de France,
nous avons la réponse par Léonard lui-même. Dans une note

�autographe, ayant le caractère d’un aide-mémoire, et tracé sur
un des fragments contenus dans le Codice Atlantico, conservé
à la Bibliothèque Ambrosienne de Milan, Léonard dit ceci :
® Prends de Jean de Paris le moyen de colorier à sec, et le
moyen du sel blanc et de faire les « carte impastate » [ceci ne
peut s’entendre que de feuillets couverts d’ une préparation de
pâte, comme on en appliquait dans les livres pour servir de
dessous aux endroits où l’ on voulait exécuter des images
traitées en miniatures], seules ou en beaucoup de doubles, et
sa boite de couleurs. Apprends l’emploi de la peinture à l’eau
1 « tempera »] pour les carnations; apprends à dissoudre la
lacque gutte1. » Ces indications montrent que le Jean de Paris,
« Gian di Paris », à qui Léonard notait de s’adresser pour des
enseignements de métier était un peintre, et un peintre fami­
liarisé particulièrement avec des procédés trouvant leur appli­
cation dans l’ exécution des miniatures, genre qui emploie la
« tempera » et la « lacque gutte » sur des « carte impastate ».
Dans ces conditions, il est certain que Léonard dans sa
note d’aide-mémoire vise un artiste français, très célèbre à la
fin du xv° siècle et durant le premier tiers du xvi°, artiste que
ses compatriotes mettaient au premier rang des peintres de
son temps, l’appelant un nouveau Zeuxis, un nouvel Apelle,
que, d’autre part, un document explicite nous montre s’adonn
an
t
\

1.
« Piglia di Gian di Paris il modo di colorire a secco, e’1 modo del salo bianco
e fare le carte impastate, sole e in molti doppi, c la sua cassetta de’ colori ; inpara
la tempera dello çarnage [ou carnagioni], inpara a dissolvere la lacca gutta ». Je
suis ici la lecture donnée par Edm. Solmi, Le Fonti dei manoscritti di Leonardo
di Vinci (extrait du Giornale storico del l a Ieteratura italiana), p. .‘{,‘14, qui me
paraît plus exacte que celle de .1. P. Richter, The litterary Works o f Leonardo
da Vinci (Londres, 1883, 2 vol. in 4*), t. II, p. 421, n° 1379.
Richter, dans son môme ouvrage, a publié (t. Il, p. 427, n° 1/«12 et p. 435,
n* 14-'i8) deux autres notes de Léonard, tirées également du Codice. Atlantico, ot
qui sont ainsi conçues : « Maghino Speculus di Maestro Giovanni Fra[n]ciese » —
v La misura del solo promessa mi da Maestro Giovanni Fra[n]zese ». Go « Jean Le
Français » dont il est question, doit ¡1 être ou non, assimilé avec le « Jean de
Paris » que mentionne l’autre note dont le texte est ci dessus? J'ai des Idées per­
sonnelles à cet égard, mais, malgré tout, j’avoue que je ne vois pas de raisons
absolument décisives pour trancher dans un sons ou dans l’autre.
1

�à peindre des images dans un manuscrit, le peintre que
l’on appelait communément, comme le fait Léonard de Vinci,
Jean de Paris, mais dont le véritable nom était Jean Perréal.
Différents auteurs, A. Pericaud l’aîné, en 1858*, J. Renouvier
en 1861’ , C. J. Dufay en 1864*, E. L. G. Charvet en 1874‘ ,
E. M. Bancel en 1885B, René de Maulde La Clavière en 1896e,
ont consacré des volumes ou des brochures à Jean Perréal,
monographies, qui, il faut le dire, ne font en bien des parties
que se répéter les unes les autres. Moi-même, dans un deS
volumes de VHistoire de l’Art publiée sous la direction de
M. André Michel, tome IV, 2' partie (paru en 1911), p. 743744, j ’ai résumé ce que l’on savait à cette date de Jean Perréal,
dit Jean de Paris.
Jean Perréal, en dépit de son surnom, était d’origine lyon­
naise. Dès 1483, au plus tard, il travaillait pour la ville de
Lyon. En 1497 il entra au service de la Cour de France, devenu
peintre en titre du roi Charles VIII. Les successeurs de
Charles VIII, les rois Louis XII et François lor, lui conservèrent
ses fonctions officielles, en le décorant du titre si prisé alors de
« valet de chambre du roi ». Perréal était encore en activité en
1529. M. Maurice Boy, par des rapprochements probants de
textes d’archives, a établi que sa mort est arrivée en juin ou
juillet 1530.
Les circonstances amenèrent de la façon la plus naturelle la
rencontre de Perréal avec Léonard de Vinci. En effet, la posi­
tion officielle de Perréal comme peintre du roi le conduisit en
Italie, lorsque les rois de France y firent leurs grandes

1.

Notice su r Jehan F erréa l dit Jehan de P aris, L y o n , 1858, in -8 ° .
M. Ren ou vier pa r D u p le s s is ,

2 . Jehan de P aris, p récéd é d'une notice su r

Paris»

1861, in -8 °.
3 . Essai biograph iqu e sur Jehan P erréa l dit Jehan de P a r is , L y o n , 1864, in - 8 ° .
4. Bi og r a phies d'a rch itectes. Jehan P er r é a l, Clém ent Trie et E douard G ran d ,
L y o n , 1876, g r . in 8 °, f i g u r e s .
5. Jehan P er r é a l dit Jehan de P a r is ... rech erch es su r sa vie e t son œ uvre, P ari»,
jn 4 °, fig
6. Jean P erréa l d it Jean de Paris, P aris, 1896, in -1 2 , fig .

�m
a
p
c agnes. Perréal suivit-il déjà Charles VIII lorsque celui-ci
passa en Italie en 1494? La question est très douteuse. Mais ce
qui est certain, c’est qu’en 1499 Perréal accompagna son maître
le roi Louis XII à Milan, où le monarque français lit son entrée
solennelle le 6 octobre, et Perréal était alors si hautement
prisé comme artiste qu’un des grands protecteurs des arts en
Italie, le marquis de Mantoue, François de Gonzague, l’ami de
Mantegna, lui proposa de lui' commander un tableau. Or, à
Milan se trouvait également Léonard de "Vinci. D'où un premier
contact très vraisemblable entre les deux artistes. En 1502,
Perréal et Léonard sont de nouveau tous deux ensemble à Milan.
Un enfant monstrueux venait de naître dans cette ville. Perréal
et Léonard font également l’ un et l’autre, d’après nature, un
dessin de ce phénomène. Plus tard, c’est inversement Léonard
de Vinci qui se transporte en France où l’appelait l’intelligente
admiration de nos rois pour son génie. Et sur la terre de France,
les fonctions de Perréal, qui comme « peintre et valet de
chambre du roi » se trouve être une façon de collègue de
Léonard, sont là pour faciliter la continuation des relations
commencées en Italie.
On comprend donc aisément comment Léonard de Vinci qui
aimait tant à s’ instruire de toutes choses, ayant pu, et en plu­
sieurs occasions, se rencontrer avec Jean Perréal, ait songé à
recueillir de lui des recettes de métier, comme l’atteste sa note
autographe du Codice Atlantico.
Mais Perréal, de son côté, n’a-t-il pas profité en quelque
chose de son contact avec Léonard ?
Pour résoudre la question, il faudrait pouvoir interroger les
œuvres de Perréal, et malheureusement la détermination de ce
qui peut être œuvre authentique de Perréal pose un des pro­
blèmes les plus obscurs de l’histoire de l’art français. On ne
connaît, en effet, aucune peinture pour laquelle un document
probant nous atteste d’une manière directe\ju’elle s o i dûe au
pinceau de Perréal. E. M. Bancel s’est bien efforcé de prouver
que Jean Perréal était l’auteur d’un tableau que lui-même,

�Bancel, croyait être une allusion aux fiançailles de Charles VIII
avec Anne de Bretagne et dont il a, généreusement, fait don
en 1894 au musée du Louvre. Mais les arguments invoqués à
ce propos ne résistent pas à une sérieuse analyse critique.
D’autres attributions ont été proposées. Moi-même j’ai con­
tribué à en créer une. J’avais, il y a plus de trente ans, signalé ‘
comme existant à la Bibliothèque Nationale, et j ’ai publié en
1894 une admirable miniature qui orne la première page d’un
manuscrit, le manuscrit français 14.363, contenant les Statuts
d&gt;' l’ Ordre de saint Michel. J’ai pu établir que le manuscrit avait
été exécuté pour le roi Charles VIII, un des protecteurs de Jean
Perréal; j ’ai, insisté sur ce fait que la miniature n’était pas
l’œuvre d’ un enlumineur ordinaire, mais la création d’un grand
artiste, au sens le plus élevé du mot; enfin je me suis efforcé
de montrer, tout en enveloppant ma théorie des règles de pr u
dence voulues, qu’ il y avait de sérieuses raisons pour proposer
d’attacher à ce morceau d’un ordre exceptionnel le nom de
Perréal comme auteur.
Dans la miniature, on voit le roi Charles VIII, auquel apparaît
l’Archange saint Michel, accompagné de trois autres anges.
De cet archange, l’artiste a fait une femme, comme l’indiquent
le bombement de la poitrine à la hauteur des seins et raffine­
ment de la taille. Et à cette femme? par une ingénieuse flatterie,
il a donné des traits qui rappellent ceux de la reine Anne de
Bretagne, femme de Charles VIIL Cette ressemblance se recon­
naît si l’on opère une confrontation, comme je l’ai fait en 1894,
entre la miniature, et une médaille à l'effigie de la reine Anne
de Bretagne frappée en 1494 pour la ville de Lyon, en l’ honneur
du roi Charles VIII et de la reine Anne. Cette médaille, nous
savons, par des documents d’archives, qu’ elle a été exécutée
1. A u cours do plusieurs com m u n ication s faites à la S ociété des Antiquaire? de
France, en particulier dans la séance do cette société du 3 ju in 1888.
2. C " Paul D u rrieu , u n ch ef-d 'œ u vre de la m iniature fra n çaise sous Charles VIII,
paru dans le n° du 15 fév rier 1896, p. 19-22, de la R ev u e Le Manuscrit, et tiré
ensuite à part, Paris, 1894, in 6°, avec planche hors tex te a jo u tée.

�\

précisément, pour le portrait de la reine, d’après un modèle
fourni par Jean Perréal.
Le même manuscrit français, dans lequel j ’ai trouvé cette
admirable miniature me paraissant attribuable à Perréal, ren­
ferme (fol. G) une autre page que j ’avais laissée de côté en 1894,
mais dont j ’ai donné, en 1911, une reproduction intégrale dans
le tome I,3t du Bulletin de la Société française pour la reproduc­
tion des manuscrits à peintures1. Cette page porte écrit le début
d’une copie de l’ordonnance royale de Louis XI portant insti­
tution de l’Ordre de saint Michel. Au-dessus de la première
ligne du texte une plume très experte a dessiné, en manière
d’enjolivement, deux têtes d’hommes barbus, l’ une de trois
quarts, l’autre de profil.
De Maulde La Clavière, qui avait été mis sur la voie du manus­
crit par mon travail de 1894, s’est demandé si l’on ne pouvait
pas voir dans ces têtes un portrait de Perréal lui-même \ Mais
il y a quelque chose qui frappe avant tout, c’est que la tête de
trois-quarts présente des analogies avec la physionomie de
Léonard de Vinci, telle que nous la connaissons par plusieurs
effigies du grand maître. Cette analogie a été remarquée par
M. Léon Dorez. Dans un travail qui vient de paraître, celui-ci
a soutenu, d’ une manière très intéressante, la théorie que nous
pourrions avoir dans ce dessin une évocation des traits de Léo­
nard, tracée de la main de Perréal*. La thèse est infiniment
séduisante. Cependant M. Dorez a eu soin de se montrer prudent.
Est-il bien sûr, en effet, que la tête soit un portrait de Léonard?
Le dessin, d’autre part, est-il du môme artiste qui a peint l’admi­
rable miniature initiale du manuscrit, que j ’avais proposé de res­
tituer à Perréal? Les deux points peuvent prêter h la controverse.
En réalité nous possédons, en ce qui concerne Tes travaux de
Perréal envisagé comme dessinateur, uniquement une seule
1. P la n c h e IV , illu s tr a n t u n e é t u d e d ’e n s e m b l e s u r Les M an uscrit ? de s Statuts
de /'Ordre d i saint M ichel, q u i a é t é a u ssi t ir é e à p a rt, P a ri», 1911, in -6 .
2. Do M aulde, o/&gt;. c it., p . 83.

• 3. Léon Dorez, L éon ard de Vinci et Jean Perréal (C on jectu res), p. 67 h 86 du
v olu m e c o lle c tif ; L éon ard de V inci, 1319 /-1919, R o m e , s. d. [1919], in -8 '.

�indication formelle et directe. Celle-ci nous est donnée parle
fameux Geoffroy Tory dans son ouvrage du Champfleury, dont
la première édition fut achevée d’imprimer le 28 avril 1529,
mais dont Geoffroy Tory, comme il 1' indique lui-même, avait
conçu l’idée dès le mois de janvier 1524 (1523, ancien style).
Sur le verso du feuillet marqué XLV1 de ce volume, Tory a
inséré une gravure représentant, en deux compartiments superp
osés

les lettres I et K dont la forme serait rappelée, suivant
Tory, par deux figurines d’hommes nus, debout, qui écartent
leurs bras et leurs jambes; l’un des deux hommes, celui qui
figurerait l’I, ayant quatre bras et quatre jambes. Chacune de ces
figurines d’ hommes nus est inscrite dans un carré exact, ce
carré étant lui-même placé dans un cercle dont la circonférence
vient toucher en son milieu la base du carré. Dans le texte du
Champfleury, Geoffroy Tory dit à propos de cette image :
« Figure que j ’ai faicte après celle qu’un mien seigneur et bon
amy Jehan Perréal, autrement dit Jehan de Paris, varlet do
chambre et excellent peintre des rois Charles huitiesme, Louis

�douxiesme et François premier, m’a communiquée et baillée,
moult bien pourtraicte de sa main ». Nous avons donc là,
incontestablement, la reproduction d'une figure pourtraicte de
la main de Perréal.

Dessin do Léonard de Vinci conservé h Venise

L,es deux parties superposées de la gravure du Champfleury,
l'I et le K, sont intimement liées entre elles par une commu­
nauté d’idée et de disposition générale. Seuls le nombre et un
peu l’attitude des bras et des jambes diffèrent d’une figurine à
l’autre Or la moitié supérieure qui donnerait un I suivant
Tory, montrant un homme nu, à quatre bras et à quatre jambes,
dont les extrémités des membres touchent aux lignes du carré
lui môme englobé dans un cercle, prête à une observation

�inattendue, et en même temps si facile à faire que je suis
vraiment tout à fait surpris d’être le premier à y avoir songé.
Cette observation, c’est que la figure dont Tory fait honneur à
Perréal, et dit avoir été « pourtraite » de sa main, est absolument
inspirée, au point que l'on pourrait presque songer à un cas de
démarquage, d’ un dessin de Léonard de Vinci, dessin dont
l’original, célèbre et plusieurs fois reproduit', se trouve au
Musée de l’Académie des Beaux-Arts à Venise. Ainsi nous ne
connaissons qu’ un seul exemple plastique de l’ habileté de main
de Perréal qui soit authentiqué directement par un témoignage
de l’époque de l’artiste ; et le morceau, du moins pour celle de
ses moitiés sur laquelle on peut raisonner — la seconde moitié
étant d’ailleurs tout à fait analogue à la première — dérive
nettement de Léonard. Voici donc la trace certaine d’une
influence exercée par le grand génie Italien sur le Français, si
prisé de ses contemporains, qui fut peintre en titre de rois de
France depuis Charles VIII jusqu’à François Ior.
Mais tout n’a pas été dit sur Jean Perréal, tant s’en faut.
Pour l’époque où celui-ci florissait comme peintre officiel de la
Cour de France, plusieurs contemporains nous parlent d’un
poète que l’on mettait sur le rang des meilleurs écrivains
français de l’époque et qui est appelé également Jean de Paris.
Jean de Paris poète, est-il le même que Jean de Paris peintre,
autrement dit que Jean Perréal ? 11 pouvait, il y a quelque temps
encore, subsister un doute, car, à la fin du xv* siècle et au
début du xvi°, le surnom de Jean de Paris a été aussi porté par
d’autres personnages que Jean Perréal; on a cité, par exemple,
Jean Bricet, dit Jean de Paris, chirurgien du roi Charles VIII ;
Jean Le Boy, dit Jean de Paris, qui aurait écrit des vers.
Plusieurs bons esprits ont fortement hésité pour l’assimilation
de Jean de Paris poète avec Perréal.
Aujourd’hui les conditions ont changé. La lumière a été
faite par une découverte, précieuse pour l’histoire de l’Art
1.

N otam m ent dans R ichter, op . c it., t. I, p lanche X V I I I , on regard de la p a g e 182,

et E u g è n e M untz, L éon ard de Vinci, P a ris, 1899, in -4 », p

�JEAN
MINIATURE

PEINTE

PERREAL
POUR

JACQUES

LE

LIEUR

(B ibliothèque Nationale, Ms. français 379, fol, 1)

��JEAN P E R R E A L ,
MINIATURE

PEINTE

POUR JACQUES

LE LIEÜR

( Bibliothèque Nationale, Ms. français 379, fol. 10)

��français, et que l’on doit au grand érudit, trop tôt enlevé à la
science française et à l’attachement pour sa personne de tous
ceux qui le connaissaient, mon cher et éminent confrère de
l’ institut : Emile Picot.
M. Emile Picot s’est occupé, vers les dernières années de sa
vie, d’un noble Normand de la première moitié du xvi' siècle,
Jacques Le Lieur, mort vers 1550 âgé d’environ 75 ans, qui tout
en ayant eu une grosse situation administrative, ayant été
échevin de Rouen, député aux Etats de Normandie et président
de cette assemblée, « croyait être poète », suivant l’expression
de M. Emile Picot, et a écrit un certain nombre de compositions
en vers. Parmi de ses poésies retrouvées et publiées par
M. Emile Picot dans une publication parue à Houen en 1013 \
figure une correspondance, de deux épîtres en vers, échangée
entre Jacques Le Lieur et Jean de Paris le poète. Or cette cor­
respondance : lettre de Le Lieur à Jean de Paris et réponse de
ce dernier, apporte des précisions décisives sur l’identité de
Jean de Paris le poète avec le peintre Jean Perréal. 11 me suffira
de citer ce vers, placé vers le milieu de la réponse de Jean de
Paris à Le Lieur :
« Jehan est mon nom, mon surnom Perréal »,
et cet autre vers qui termine la réponse, en valant signature :
a Et plegc de cueur gay ton amy :

P

e r r é a l

.

»

Cette correspondance poétique de Perréal avec Le Lieur
ouvre des aperçus extrêmement remarquables, et tels que je
n’en connais pas d’analogues en France pour une date aussi
ancienne, sur la psychologie de Perréal envisagé en tant
qu’artiste ; nous y entendons Perréal lui-même nous faire sa
profession de foi de peintre. 11 nous apparaît comme un adepte
du naturalisme. 11 se déclare :
« I m m y t a t e u r d e d a m e N a tu re ,
« A u v i f t ir a n t p a r fin t iv c p e in t u r e .

1 . N otice su r Jacques Le L ieur, échevin de R ouen, et su r ses Heures m an uscrites,
en tête d’ un e rep rod u ction ’dos dites Meures p u bliée pour la S ociété des B ib lio­
philes norm an ds, R o u en , 1013, p etit In 4° carré.

�Certes il n’ oublie pas
« V ifv e s c o u l e u r s n e ju s t e p e r s p e c t iv e ,

mais avant t o u t il cherche à donner l’impression de la vie, tout
en respectant en même temps les principes du dessin rigou­
reux et les règles de l’observation des lignes :
« E t b i e n q u e j ’a y e u n p e u d e g é o m é t r ie
« P a r le c o m p a s , et p r o p r e s y m é t r ie ,
a P h i z o n o m y e e n q u i le v i f c o n c i s t e :

« Là g is t le p o i n t q u e d o i t s a v o ir l ’a r t is te ,

a E t le s c o u l e u r s c o u v r e n t a p o i n t le t r e c t ;
« M ais le p lu s f o r t e s t q u e t o u t s o it p o u r t r a i c t

a B ie n j u s t e m e n t , c l d e b o n n e m e s u r e ,
a O u a u t r e m e n t il n ’ a p r o c h e n a t u r e .

« Approcher la nature » : ce dernier trait rappelle 1111 vers
imprimé dès le xvi 9 siècle, et maintes fois cité, de Jean
Le Maire de Belges qui, dans la Plainte du désiré, s’adressant à
un autre peintre, lui donne ce conseil :
« Vieil veoir nature avec Jehan de Paris ».

Jacques Le Lieur, d’ailleurs, dans les textes publiés par
M. Picot, et qui témoignent d’une admiration sans borne pour
les œuvres de l’artiste, proclame aussi cette supériorité de
Perréal dans l’observation de la vérité :
« Il fa it si b ie n j a m b e s , p ie d s , c o r p s et v is [v is a g e s ]
« Q u o iq u 'i l s n e v iv e n t , ils s e m b l e n t e s t r e v ifs . »

Ces théories esthétiques de Jean Perréal sont en conformité
avec ce qui préoccupait aussi l’esprit de Léonard de Vinci. On
sait avec quelle passion celui-ci a scruté la nature, étudié le
corps humain et ses diverses parties, quelle attention il a mis
dans l’observation de la physionomie, « physionomie en qui
le vif consiste » comme nous venons de l’entendre dire par
Perréal. On sait encore combien Léonard s’est attaché aux
problèmes de géométrie. « J’ai un peu de geométrie » confesse
Perréal et l’humble’ allure voulue de la phrase permet de croire
qu’en écrivant : « un peu », Perréal voulait laisser entendre
« beaucoup ». « Familiarise-toi d’abord avec la perspective,

�apprends ensuite à connaître les mesures de l’ homme » : expose
le Traité de la peinture de Léonard ; de son côté, après avoir
parlé de géométrie, Perréal affirme aussi que « le plus fort est
que tout soit pourtraict... de bonne mesure. » Nous pouvons
ajouter que, dans son épître à Le Lieur, Perréal fait un parallèle
entre le peintre et le poète ; et ce même parallèle remplit une
partie du premier livre du Traité de la Peinture de Léonard.
Jean Perréal et Léonard de Vinci se sont donc rencontrés
non-seulement d’une façon effective, mais aussi intellectuelle­
ment pour la manière dont l'un et l’autre concevaient quelquesuns des principes primordiaux de leur art.
Toutefois, je le reconnais, les deux maîtres peuvent avoir eu
les mômes idées d’une manière personnelle et indépendante;
mais le rapprochement n’en est pas moins fort attachant à
constater.
Les poésies de Jacques Le Lieur fournissent encore un autre
filon à exploiter.
Il y a plusieurs cas où ces poésies nous sont parvenues dans
des manuscrits de luxe ornés de miniatures. M. Picot s'est
demandé, étant donné les rapports d’amitié qui ont uni Le
Lieur et Jean Perréal, si Perréal n'aurait pas pu être appelé
parfois à coopérer à l’illustration de ces manuscrits à pein­
tures. Par elle-même l’idée est très vraisemblable. On sait, en
effet, d’une façon certaine, que Perréal a peint dans des
manuscrits contenant des « chansons », par conséquent des
poésies. Une lettre du roi Louis XII à « Monsieur de Montmo­
rency », écrite en 1507 alors que le souverain était en Italie,
est significative à cet égard : « Quand la chançon sera faite par
Fenyn, dit Louis XII, et vos visaiges pourtraits par Jehan do
Paris, ferez bien do les m’envoyer, pour montrer aux dames,
de par deçà, car il n’y en a point de pareils. »
Dans une des conversations que nous avons souvent eues
ensemble, M. Picot attira mon attention, à cet égard, sur un
très riche manuscrit do la Bibliothèque Nationale que je con­
naissais du reste de longue date, le manuscrit français 3 7 9 ,

�contenant 1111 Recueil de chants royaux, de ballades et de ron­
deaux ; et me suggéra d’examiner si, parmi les peintures qui le
décorent, il ne s’en trouveraient pas qui puissent être de la
main de Perréal. M. Picot est revenu sur cette idée dans sa
notice imprimée sur Jacques Le Lieur'.
Or voici ce que j ’ai constaté. Les miniatures du manuscrit
français 379, au nombre de 60 * sont de différentes mains et
d’une qualité très inégale. La plupart ne sont que des œuvres
de praticiens et souvent même d’ordre assez vulgaire. Mais
cinq ou six peintures, vers le début du volume, se détachent
sur l’ensemble, marquées au contraire de qualités exception­
nelles Bien qu’elles soient traitées parfois dans certaines
parties ' avec une liberté de pinceau un peu rapide, elles
révèlent la main, non plus d’ un enlumineur d e p r o f e s s i o n , mais
d’ un grand artiste. Comme valeur d’art, elles s’élèvent au
même niveau que le frontispice des Statuts de ¿’ Ordre de
Saint-Michel que j ’ai publiée en 1894. Et les mérites qui
éclatent en elles ce sont justement ceux auxquels Perréal dit
lui-même qu’ il s’ attachait avant tout, sentiment de la vie,
accentuation des physionomies (très sensible, par exemple
dans la tête d’un charmant petit portrait de François Ier jeune
que renferme la seconde miniature du livre), étude de l’ana­
tomie d e corps, observation stricte des règles de la pers­
pective.
11 y a donc bien des raisons concordantes pour attribuer ces
beaux morceaux de peintures, illustrant 1111 manuscrit fait pour
un grand ami de Perréal, à Perréal en personne.
1.
Parmi les peintures du manuscrit français .*{79 « il on est un certain nombro
de tout premier ordre, a écrit M. Picot, qu’on ne peut attribuer qu’à un grand
artiste... On est tenté de croire que Le Lieur, qui professait pour Jean Perréal
une admiration sans bornes, lui aura confió la décoration du recueil » ( notice sur
Jacques Le Lieur, p. 74).
*2 . .1(5 ne parle que des miniatures (de la grandeur d’un quart de page) (pii illus­
trent le manuscrit proprement dit des Chants royaux. Il y a en outre, à la fin du
volume neuf très grandes peintures à pleines pages, d’apparence brillante, mais
en réalité d’une qualité très secondaire, qui accompagnent un poëme intitulé : La
Chasse d'un cerf privé.

�C'est là un premier côté de la question.' En voici un autre.
La première de ces miniatures, placée en tête du texte»
montre la Vierge assise sur un rocher, ayant l’ Enfant Jésus
debout près d’elle, tandis que, plus en arrière, se dresse un
groupe de jeunes femmes, dont deux fort dévêtues. Or, dans
cette composition, et c’est à quoi je veux surtout en venir,
transparaît un reflet du style de Léonard de Vinci, soit dans la
madone assise, rappelant un dessin de la collection Bonnat qui
a été publié comme un exemple caractéristique du type de la
Vierge adopté dans l'entourage de Léonard1, soit dans les
airs de têtes des jeunes femmes à moitié nues du second plan.
Déjà d’ailleurs, il y a près de 80 ans, en 1840, Paulin Paris, un
des premiers érudits qui se soient passionnés pour les miniatures
des manuscrits, avec 1111 goût souvent très averti, disait de la
miniature en question qu’ ell^ « semble l’ouvrage d’un excel­
lent peintre, peut-être d'un élève de Léonard de Vinci »*.
Je signalerai encore une autre miniature placée au folio 10
du manuscrit, représentant Adam et Eve dans le paradis ter­
restre, debout l'un en face de l’autre auprès do l’arbre de la
science, Eve do face, Adam vu de dos, la composition sym bo­
lique de la lutte entre le bien et le mal étant complétée par
une figure du Christ sur la gauche et l’ indication d’ un démon
sur la droite du tableau. Le corps nu d’Adam est traité par l’ar­
tiste avec une recherche do la vérité anatomique, un effort pour
rendre le jeu des muscles dont je ne connais pas l’analogue
dans aucune peinture française antérieure à 1510, et qui
rappelle en revanche de très près certaines des célèbres études
de Léonard*. Ici, de nouveau, Paulin Paris eût pu parler avec
raison d’un élève — disons plus exactement « d’ un imitateur » —
de Léonard de Vinci.

1. CI'. Eugène Muntz., Léonard de V inci, p. 7IS.
2. Paulin Paris, Les manuscrits f rançois de la Bibliothèque du Roi, t. III (Paris
1840, in-8 ) p. 257.
• 3. Voir par exemple, le dessin de Léonard reproduit par Eugène Muntz, op. cit.
planche en regard de la page 26O.

�Jacques Le Lieur n’a pas été seul à jouir de l'amitié de Perréal.
Sur ce terrain des relations de Perréal dans le monde des
lettrés et des savants de son temps, il reste beaucoup de choses
neuves à découvrir ou à mettre en lumière. Jean Perréal fut
notamment très lié, ayant môme composé à son adresse un
petit poème sur FAmitié, avec un personnage qui, comme lui,
se piquait de littérature, comme lui était d’origine lyonnaise,
comme lui encore fut attaché à la maison royale et porta ce
titre de valet de chambre du roi dont Perréal fut également
décoré, Pierre Sala, successivement écuyer, valet de chambre,
puis maître des requêtes ordinaires de l’hôtel du roi, épris des
souvenirs de l’Antiquité au point d’avoir voulu, pour posséder
des ruines romaines, devenir propriétaire du domaine de l’ An­
tiquaille sur Lyon \
Pierre Sala, l’ami de Perréal, épousa une jeune veuve dont
les contemporains ont vanté le charme et la distinction, Mar­
guerite Bullioud, sœur d’un futur évêque de Bazas. J’ai
retrouvé au Musée Britannique, dans le fonds Stowe, manuscrit
n° 955, un témoignage de l’amour de Pierre Sala pour sa Mar­
guerite. C’est un petit recueil d’emblèmes et de devises, qui
constitue presque plutôt un très joli bibelot qu’un livre cou­
rant, par la recherche raffinée qui a présidé à son exécution
matérielle, le texte, notamment, y étant tracé en lettres d’or
sur des feuillets de parchemin teint en pourpre, à la manière
des manuscrits do grand luxe de l’ Antiquité et de l'époque
carolingienne.
\
A la fin du manuscrit est un portrait vu en buste, de trois
quarts, de Pierre Sala1. Ce portrait est une pure merveille
d’exécution, un des plus délicieux morceaux que nous ayons
de la peinture française au début du xvi° siècle, très supérieur,
1. Cf. Georges Guigue, l e livre d'amitié dédié à Jehan de Paris par l'ecuyer
Pierre Sala, lyonnois, Lyon, 1884, in-8*.
2. Le manuscrit Stowe 955 renferme encore 12 autres miniatures, qui ne sont
pas île la mime main que le portrait et qui ne peuvent étre mises en parallèle *
avec celui-ci, sans être cependant, par elles-mémes, dénuées de mérite.

�par exemple, pour la finesse et l’esprit, à ce que savait faire
Jean Bourdichon. D’après les particularités de facture, qui rap­
pellent tout à fait les plus belles miniatures décrites plus haut
du Recueil de chants royaux fait pour Jacques Le Lieur. et étant
données d’autre part les étroites relations d’amitié qui unis­
saient Pierre Sala, comme Jacques Le Lieur, à Perréal, nul
doute que ce portrait ne doive être considéré comme un exemple
de ces « visages pourtraits par Jehan de Paris » mentionnés
dans la lettre du roi Louis X l I que j ’ ai citée et dont le maître
ornait les poésies des littérateurs de son temps.
En regard de ce ravissant portrait de Pierre Sala par Jean
Perréal, est écrite, sur le milieu de la page qui lui fait face,
une phrase en latin. Et ici se présente une particularité excep­
tionnelle autant qu’intéressante. La main, qui a tracé cette
phrase en face du portrait do Sala par Perréal, a imité, l'écri­
ture de Léonard, cette imitation étant rendue très sensible par
ce fait que, suivant la caractéristique bien connue des manus­
crits de Léonard, la phrase est écrite à l’envers, avec les lettres
retournées.
Ainsi dans mon enquête pour éclairer la question que j ’ai
posée au début de cette étude, j ’ai rencontré plusieurs faits
qui me paraissent autant de reflets, dans l’ordre plastique, de
ces rapports personnels que Léonard de Vinci a eus avec Jean
Perréal, « Gian di Paris » comme l’appelait Léonard.
Parmi ces faits, il en,est tout au moins un qui est incontes­
table, et sur lequel je reviens en terminant, c’est l’étroite
liaison de cette gravure du Champfleury, que Tory affirme
reproduire une image « moult bien pourtraicte de la main de
Perréal », avec le dessin de Venise, que l’on peut dire de
même « moult bien pourtraict de la main de Léonard de
Vinci ».
Comte

P a u l D u Rr ie u .

�LA COLLECTION ARMINGAUD
A

LA

BIBLIOTHÈQUE NATIONALE
(M anuscrits italiens 2242-2260.)

Jean Armingaud est l’un des érudits français qui ont exploré
avec le plus d’ardeur, de curiosité et de persévérance les archives
italiennes, à une époque où elles étaient moins accessibles que
de nos jours. C’est l’ample moisson do copies rapportées par
lui d’Italie, et auxquelles il avait réussi à joindre un certain
nombre de documents originaux, qui forme la série de dix-neuf
volumes dont on trouvera l’inventaire ci-après.
Nous devons à Ludovic Drapeyron, qui fut son camarade de
promotion à l’École normale, une très attachante biographie
de ce fervent ami de la nouvelle Italie 1 ; nous ferons, dans
les pages qui suivent, plus d’un emprunt h cette notice.
Jean-Jacques-Marc Armingaud, né le 29 mars 1841, à SaintPons (Hérault), entra à l’ Ecole normale en 1859, le plus jeune
de sa promotion, fut reçu, en 1862, le premier au concours de
l’agrégation d’histoire, qui venait d’être rétablie, et nommé,
le 10 octobre deja même année, membre de l’ École française
d'Athènes. Chargé, h son retour en Franco, on 1864, d’un
cours d’histoire au lycée Charlemagne, il devint titulaire d’une
i

1.
Association des Anciens élèves de l’École normale, année 1890, p. 36-42.
Drapeyron se proposait de consacrer ultérieurement, avec le concours d’Ernest
Séligmann, une • étude moins rapide » k «ou ancien camarade (p.*37 de la
Notice) ; il ne semble pas que ce projet ait eu de suite. — Sur Armingaud, voir
encore Georges Radet, L'Histoire et t'Œuvre de l'École française d'Athènes (1901),
p . 402, 451, 456.
#

�chaire d’ histoire, l’année suivante.au collège Rollin', et, quinze
ans plus tard (1880), au lycée Henri IV. Il avait, en outre,
assumé la double charge d’ un cours d’histoire à l’ Ecole spéciale
militaire de Saint-Cyr (1870-1873), et de leçons professées au
cours de jeunes filles dit « de l’Hôtel de Ville », à la Mairie du
Temple. Il mourut à Paris, xâgé seulement de 48 ans, le 24 août
1889.
Arrivé en Grèce à une époque do crise et d’anarchie 1, le jeune
« Athénien » avait dû, dit-il, renoncer aux travaux purement
grecs et s’interdire des explorations que l’état du pays rendait
impossibles*. Aussi avait-il songé à l’ Empire grec plutôt qu’à la
Grèce elle-même, et c’est entre Constantinople et Venise qu’il
partagea scs études. Les recherches qu’ il entreprit alors, prin­
cipalement dans les archives vénitiennes*, aboutirent à son
premier mémoire, Essai sur l’histoire des relations politiques et
commerciales de Venise avec l’ Empire d’ Orient. ; ce mémoire,
soumis en 1865 au jugement d e l'Académie des Inscriptions, ne
devait paraître qu’en 1868, sous un titre un peu différent*.
Pendant son séjour à Venise, qui avait duré plusieurs mois,
il ne s’était pas, bien loin de là, confiné dans la préparation
de ce mémoire ; sur le désir, croyons-nous, de Victor Duruy % qui
1. An commencement de 1863.
2. Ce sont les propres termes dont Armingaud se servait dans VAvant-propos
à son mémoire sur Venise et le Bas-Empire. Ce passage, qui a disparu de lu
rédaction imprimée de ce travail, avait été repris par K.-D. Delièque, dans son
Rapport sur Us travaux He VÉcole française d'Athènes pendant l'année I864-I865
(Acad :d es Inscr. et Belles-Lettres. Comptes-rendus, Nouv. série, t. I, année 1865,
p. 218). Eu ce qui concerne particulièrement le mémoire d'Armingaud, ce rapport
est élogieux, avec quelques critiques.
3. Le séjour d’Armingaud il Venise est mentionné par Armand Baschet, Les
Archives de Venise, Histoire de lu chancellerie secrète (1870), p. 106. « La biblio­
thèque de Saint-Marc l'attira aussi, dit-il, et il prit copie des Discours politiques
de Nicetas Chorisata [corr. Choniata], écrivain grec du commencement du
x iiie siècle. »
4. Numéro 5 de la Bibliographie qui suit.
!&gt;. « Sur le désir du Ministre île l'instruction publique », dit Drapeyron, p. 39
de sa Notice. Il est assez peu probable qu'il s'agisse de M. Roulaud. Dans l’intro­
duction à son volume Venise et le Bas-Empire (p. li-lll), Armingaud exprime à
M. Duruy sa vive reconnaissance pour la haute bienveillance dont « le meilleur
et le plus aimé des maîtres » lui « a donné tant de témoignages ».

�avait été son maître au lycée Henri IV d’abord, puis à l’ École
normale, et qui avait été appelé, en 1863, au Ministère de l’ins­
truction publique, il avait poursuivi une enquête sur la situation
morale, politique et économique de Venise, alors sous la domi­
nation autrichienne; de cette enquête, menée avec autant de
célérité que d’intelligence, sortit, dans le courant de l’été de 1864,
un curieux petit livre, qui eut, au témoignage de M. Drapeyron
un grand retentissement, et auquel les circonstances actuelles
donnent un renouveau d’intérêt : La Vénétie en 1864 . Avec une
maturité d’esprit remarquable chez un jeune homme de 23 ans
à peine, Armingaud y étudiait successivement, en cinq
chapitres : ¡’ Opinion publique, te Gouvernement, L’Armée et les
Fortifications, les Intérêts matériels, l’Istrie. La croix des saints
Maurice et Lazare ’ venait, avant la fin de cette même année,
récompenser l’ auteur de ce généreux manifeste.
Armingaud avait pris un premier contact avec les archives
d’ Italie. Dès lors, l’Italie ne devait cesser de l’attirer. Aux
vacances il y revenait souvent, surtout à Florence. C’est pendant
son premier séjour dans la Péninsule (1863-1864)* qu’ il conçut
la première idée d’un grand ouvrage, — qui peut-être, dans sa
pensée, devait lui servir un jour de thèse de doctorat3, — sur
Cosme de Médicis et son temps. En 1875, il avait en partie
achevé la rédaction du premier Livre, sorte d’introduction au
travail projeté6. Cette étude préliminaire, intitulée: Etat de
I

t. H. 39 de sa Notice : «... sa Vénétie en 1864, qui eut un grand retentissement
en France et au dehors, et dont s’alarma et meme s'irrita l’Autriche. »
2. Numéro 3 de la Bibliographie qui suit.
3. Le diplôme fut adressé le 11* septembre 1864 au député Cavalletti pour être
envoyé à Armingaud (cf. ms. italien 2260, fol. 109); le 1er octobre suivant,
H. Coletti, écrivant, de Milan, à Armingaud, parle de « Cavalletto » commede leur
« comune ed egregio amico » (ibid., fol. 110); en post-scriptum Coletti ajoutait
ibid., fol. 111 v») ; « Tutti gli amici furono lietissimi délla giusta ricompensa
esseguitavi dal Governo Italiano pel bel vostro lavoro sulla Vénétie. »
♦ .Drapeyron, p. 40 de sa Notice.
5. Armingaud avait dressé une liste de» thèses des Facultés des Lettres, rela­
tives à l’Italie et plus particulièrement i Florence, publiées de 1869 inclus à
1874 ou 1875, et une liste des articles de la Revue des Deux Mondes, relatifs à
l’Italie, de l’origine à 1874.
6. C’est le seul des travaux restés manuscrits d'Armingaud, que Drapeyron

�l’Italie et de Florence au commencement du xve siècle, se divisait
en trois chapitres : l’Italie et l’indépendance italienne, l’Italie
du Nord, l’ Italie méridionale et le Saint-Siège. En réalité,
Armingaud remontait beaucoup plus haut que l'époque indiquée
dans le titre. En un peu plus de deux cents pages, il traçait, à
grandes lignes, et de main de maître, un tableau de l’Italie au
moyen âge, principalement au xiv° siècle. Ce mémoire avait
des parties tout à fait remarquables, et il est permis de regretter
que l’auteur, jamais satisfait de lui-même et se corrigeant
sans cesse, ne se soit pas décidé à le publier; autant et plus
peut-être qu’en aucun de ses ouvrages ou mémoires imprimés,
on aurait retrouvé, dans cette étude d’ensemble, cette' faculté
de généralisation, cette fermeté de style, cette constante clarté,
que Drapeyron louait justement dans ses écrits1.
Avant d’entrer dans le cœur même de son sujet, qui était la
Vie de Cosme de Médicis, il sentit la nécessité de compléter sa
documentation ; et c’est .alors qu’afin de poursuivre plus
librement qu’il n’avait pu le faire jusque là,«es recherches non
seulement à Florence, mais dans divèrses archives d’Italie, il
sollicita une mission du Ministère de l’instruction publique.
Dans le mémoire qu’il avait rédigé à l’appui de sa demande
(25 novembre 1875)-, il exposait que la correspondance de
Cosme de Médicis, laquelle n’avait jamais été publiée, était
conservée dans certains dépôts d’archives désignés par lui, et,
par l’analyse ou l’ indication des lettres dont il avait été amené,
lors d’ un récent voyage à Florence, à commencer le dépouille­
ment, il donnait une idée de l’intérêt de cette correspondance.
mentionne dans sa Notice (p. i\) ; c’est peut-être à cette Introduction qu’il faisait
allusion, quand il parlait (p. 42; des pages auxquelles Armingaud avait pu mettre
la dernière main, et qu'il était alors question de publier. — Cf. u” 18 de la Biblio­
graphie qui suit.
'
A propos des prétentions des Empereurs à la souveraineté de l'Italie, il y
avait, daus cette Introduction, sur larace allemande, sur sa soif de conquêtes et sou
absolu mépris de tout droit, des pages d’une vigueur vraiment étonnante, qu’on
croirait inspirées par les événements actuels plus encore que par ceux de 1870.
2. Ce mémoire forme le début du ma, italien 2260; cf. le u“ 6 de la Bibliographie
qui suit.

�La mission obtenue1, Armingaud passe de nouveau les
Alpes; mais tout de suite il élargit, peut-être outre mesure,
le champ de ses investigations. En janvier 1876, il était à
Turin. Précisément à cette époque, le surintendant des Archives,
Nicomede Bianchi, achevait l’ impression du volumineux
et précieux inventaire qui a pour litre : Le Materie politiche
relative all’ estero degli archivi di Stato Piemontesi (1876).
Armingaud ne résista pas au désir de prendre une connaissance
au moins sommaire de l’ organisation et des richesses de ce
vaste dépôt. Des recherches qu’il entreprit aussitôt, sortirent
deux publications connexes : son premier Rapport au ministre,
intitulé : Documents relatifs à l’histoire de France recueillis dans
les Archives de Turin, dans lequel il donnait comme une
analyse du volume de Bianchi, et attirait l’attention princi­
palement sur diverses séries de lettres de Mazarin, dont
M. Chéruel commençait de publier la correspondance’ , — et un
mémoire, plus personnel et d’ une portée plus générale, sur
la Maison de Savoie et les Archives de Turin, mémoire qu’il
communiqua, cette même année, à l’Académie des Sciences
morales et politiques’ .
C’est dans le courant de cette même année 1876 qu’il com­
mençait le dépouillement méthodique, — lequel devait dure»
plusieurs années, — des Filze de YArchivio mediceo innanzi il
Principato. De l’année suivante (2 mai 1877) date son
deuxième Rapport (sur les documents contenus dans la
Filza XIII), bientôt suivi d’ un Supplément (15 juin 1877) '.
Pendant l’année 1877, Armingaud n’avait reçu du Ministère
1. On lit, dans les Archives des Missions, 3" série, XV bis (1890), p. 21, à la date
du 9 décembre 1816 : « M. Armingaud, professeur d’histoire au collège Rollin, est
chargé d'une mission à Florence, pour continuer ses recherches relatives à l’his­
toire de cette ville et particulièrement à lacorrespondance de Cosme de Médicis.»
2. N» 8 de la Bibliographie qui suit. Ce Rapport est le seul qui ait été publié,
des nombreux Rapports adressés par Armingaud au Ministre de l’instruction
publique, au cours des année» 1876-1879.— Ou trouvera la liste de ces Rapports,
dressée par Armingaud lui-même, dans le mi. italien 2260, fol. 90 v».
3. N° 7 de la Bibliographie qui suit.
4. Ms. italien 2260, fol. 20 à 32, et fol. 33 à 52.

�aucune indemnité; et, réduit au traitement d’inactivité, il avait
dû, semble-t-il, subvenir presque entièrement avec ses propres
ressources aux frais de sa mission. Aussi, à la fin de janvier
1878, en même temps qu’il envoyait son troisième Rapport
(sur la correspondance de Ruberto Martelli relative au Concile
de Bâle) ', il sollicitait, en vue de la continuation et de l’achè­
vement de sa tâche, le concours pécuniaire du Ministère*. Son &lt;
appel dut être entendu, car, à partir de ce moment, et surtout
pendant l’année 1879, l’infatigable chercheur, secondé dans
son travail par toute une équipe de copistes, redouble d’activité.
Pendant l’été de 1878, de juin à septembre3, Armingaud
poursuit la transcription des Filze, tandis qu’ il achève son
quatrième Rapport4. Puis, il quitte momentanément Florence,
et, en octobre, nous le retrouvons aux Archives de Turin, où
il entreprend la copie des dépêches adressées de France à
Charles-Emmanuel I, duc de ^Savoie, par son représentant
René do Lucinge, seigneur des Alimes6.
En 1879, de janvier à octobre, sont continués et enfin
achevés, jusqu’à la Filza cxxxvii et dernière, les dépouille­
ments de la correspondance des Médicis, dans l’Archivio
mediceo innanzi il Principato) les résultats de ces dernières
recherches sont consignés dans quatre nouveaux Rapports, se
succédant à quelques mois d’intervalle*. Celte même année,,
sont explorés l’Archivio sforzesco de Milan’ , YArchivio storico
1. M i . italien 226», fol. 53-89.
2. La minute de la lettre écrite par Armingaud au Ministre de l'instruction
publique se trouve duna le ma. italien 22ti0, fol. 54.
3. La plupart des données chronologique» qui suivent, sont empruntées à la
collection méme, Armingaud ayant très souvent pris soin d’indiquer, sur la
couverture des dossiers, la date de la copie et même le nom du copiste.
4. Sur diverses Filze contenant des lettres de Cosine ou ù Cosine (Filze XI,XII,
XLIX, etc ).
3.
Ma. italien 2253, lequel est entièrement de la main d'Armingaud. — Cette
correspondance est très sommairement mentionnée par Nicomede Bianchi, Le
Materie politiche, etc., p. 555, col. t.
6. Sur la correspondance d’Averardo dei Medici (15 janvier 1879), — da Gio­
vanni dei Medici ( f mars), — de Pietro dei Medici (28 avril), — choix dans la
correspondance de Lorenzo il Magnifico ¡30 septembre).
7. Cf, ins. italien 2244, fot. 1-111, etc.

�Gonzaga de Mantoue', et YArchivio di Stato de Modène5, et
Armingaud profite de son séjour dans cette dernière ville pour
faire copier, à la Biblioteca Estensi’, le petit traité « Delle
Battaglie », de Baimondo Montecuccoli *.
La mission officielle d’Armingaud ne put se prolonger
au-delà de l’ automne de 1879*; il remonte alors dans sa chaire
du collège Rollin, qu’ il avait quittée quatre années auparavant.
Mais pendant quatre autres années encore, on devait continuer de
travailler pour lui dans divers dépôts d’archives ou bibliothèques
d’Italie. De 1880 à 1882, il fait reprendre, à Turin, la copie des
dépêches de Iîené de Lucinge5, commencée par lui en 1878,
tandis que l'on s’occupe de lui fournir, de Milan et de Florence,
la transcription ou les extraits de divers recueils de la corres­
pondance de Pier Candido Decembrio (1880, 1881, et même
1882)% notamment des recueils conservés dans un manuscrit
de la collection Saporiti et dans un manuscrit de l’Ambroi­
sienne ; M. G. Porro prit soin de collationner pour lui ces copies.
L année 1882 est marquée, en outre, par de nouvelles
recherches poursuivies, soit sur les indications d’Armingaud,
soit par Armingaud lui--même, — qui aurait fait cette année
là un nouveau voyage en Italie, — dans YArchivio sforzesco de
Milan7.
En 1883. le copiste qu’ il avait chargé, environ quatre années
auparavant, de la transcription du traité « Delle Battaglie»,
de Montecuccoli, achève, d’après un manuscrit de la même
Biblioteca Estense, celle de l’ouvrage beaucoup plus étendu
1. Cf. m&gt;. italien 2255, fol. 113-118.
2. Cf. m i. italien Î255, fo l. 208-254.
3. Ma. italien 2256, fol. 1-67. — S elon to u te vra isem b la n ce, c ’e st par la gran de
m on og ra p h ie d e C esare Cam pori sur Mò n te c u c co li, p a r u e e u 1816, e t d o n t il
r e n d i t co m p te dans la r e v u e h istoriqu e (u ° 10 d e la B ibliographie qui suit),
q u ’ A r m in g a u d eu t co n n a issa n ce d e c e t o p u scu le d e l’illustre g én éra l, ainsi q u e île
son T ratta lo della G uerra ; c es deux traités y s o n t signalés c o m m e in éd its (p. 526),
e t le p re m ie r y e st m en tio n n é à p lu sieu rs r e p r is es (p p . 59, 12, e tc .;.
4. Cf. D rap eyron. N otice, p. 42.
5. Ms. italien 2254.
6. M s s . italiens 2257 et 2258.
7. Cf. m s. italien 2243, p rin cip a lem en t fol. 410-428.

�du célèbre général, intitulé « Trattato délla Guerra »'. Enfin,
au commencement de 1884, il reçoit encore de Florence un
court dossier, qui semble avoir été le dernier5.
C’est ainsi qu’en l’espace de huit années, de 1876 à 1883 ou
1884, de nombreuses copies de documents ou pièces d’archives
des xve, xvie et x v iie siècles, exécutées à Milan, Turin, Modène,
Mantoue et surtout Florence, soit par Armingaud lui-même,
soit, sous sa direction, par divers copistes, dont nous avons
compté jusqu’à une dizaine, se constitua la collection qui
porte son nom.
Il
s’ en faut d’ailleurs, et de beaucoup, que les dix-neuf
volumes dont se compose cette collection, représentent la
totalité des papiers, contenus dans un nombre égal de carions,
laissés par lui. Une assez grande quantité de notes jugées
complètement inutilisables3, ont dû être sacrifiées. De même,
ont été éliminées des copies faisant double emploi avec des
originaux conservés à Paris même ; par exemple, les copies
tirées de nos manuscrits italiens 1583-1615 (Archivio sforzesco),
ou les transcriptions faites sous ses yeux, en i884, aux
Archives du Ministère des Affaires étrangères, des Instructions
données à nos ambassadeurs, depuis les traités de Westphalie,
séries Savoie-Sardaigne et Mantoue *.
En tête de la collection 5 ont été réunis les originaux du
xve et du xvi® siècles recueillis par Armingaud au cours de ses
voyages, et dont le groupe le plus important forme un appré­
ciable complément à la correspondance des Sforza conservée,
1. Ms. ital. 2256, fol. 68-368.
2. Ms. ital. 2252, fo l. 174-204.
3. L os n o te s su r V en ise e t le B as-E m p ire, e t su rto u t su r C osm e de M édicis,
éta ien t p a rticu lièrem en t con sid éra b les e t tém o ig n a ien t de r ec b e r c h e s très é te n ­
d u es, mais telles q ü ’ Arm ingaud seu l p o u v a it en tirer p a rti.
4. C ette p u blica tion a é té faite, d ep u is, par les s o in s du c o m te H orrlc de Beau ­
caire (4898-1899). 11 n ’y est fait a ucun e allusion a u x c o p ies « x é c u t é e s a n térieu ­
r e m e n t so u s la d irectio n d’A rm ingaud. N’ont é té gard ées, dans la collection , qu e
les c o p ies d es q u elq u es p iè ce s qui ne figu ren t pas dans les d eu x volu m es du
c o m te H orric d e B eaucaire (m s. ita lien 2255, p rin cip a lem en t fol. 42-107).
5. Ms. italien 2242.

�comme il vient d etre dit, dans les manuscrits 1583-1615 de
notre fonds italien. — Le dernier volume1 a été constitué à
l'aide de mémoires ou de rapports relatifs à la mission d’Armin­
gaud, auxquels on a joint un petit nombre de pièces de carac­
tère personnel, et les très rares lettres retrouvées dans ses
papiers*.
« Les circonstances ont fait qu’Armingaud n'a pu lui-même
profiter de son œuvre; il faut du moins qu’elle ne soit pas
perdue pour le pays », écrivait Ludovic Drapeyron en termi­
nant sa Notice. Elle ne le sera pas entièrement, les matériaux
amassés par lui au cours de tant de campagnes érudites étant
désormais à la disposition des travailleurs.

Bibliographie.
Comme complément aux pages qui précèdent, il nous paraît
indispensable de donner ici la bibliographie de l’ œuvre impri­
mée, presqu’entièrement italienne par son objet, de Jean
Armingaud ; mais cette bibliographie ne laisserait qu’ une idée
très imparfaite de l’activité littéraire de l’auteur, si nous ne la
faisions suivre de l’indication de ceux de ses travaux qui sont
restés manuscrits, les uns encore à l’ état d’ébauche, les autres
plus ou moins poussés.
1. Ms. italien 2260.
2. N o ta m m en t d eu x le ttre s de G iuaeppe C a u estriu i, — l’éd iteu r d es OEuvres in é ­
d ites de Guictiardiu e t, a v e c A bel P esjard in a, d es N égociation s diplom atiques d e
la France avec la Toscane, — a vec qui A rm ingaud sem b le a voir é t é en relation *
a ssez é tr o ite » , à partir de 1863.

�I; — Ouvrages imprimés.
1 . [i860]. — Étude sur la correspondance de Voltaire avec de Céde ­
ville et de Form ont. V ersailles, Cerf.
Nous ne connaissons ce mémoire que par la mention qu’en fait Ludovic Dra­
peyron, Notice précitée, p. 37.

2. i863. — Une Confédération italienne au xvr siècle, et le lieute­
nant général Guichardin, d’après ses dépêches inédites. (Journal
• des Débats des 24 et 25 octobre 1863 .)
D'après le t. IV, ! r° partie, des Opere in ed ite d i F ra n cesco G u icciardini
publiées par G. Canestrini. — Ces deux articles auraient été insérés sur la
demande de Silvestre de Sacy (Drapeyron, N otice, p. 39).

a. 1864 . — La Vénétie en 1864 . Paris, Hachette [ 1864 ], sans nom
d’auteur; in-8°, 160 p.
Le titre était originairement '.La V én étie d ep u is '1SU9, ¿ l a t m ora l, p olitiq u e,
écon om ique du p a ys. Il a été gardé pour le rés u m é g én éra l qui termine le
volume1 imprimé (p. 149-160). — I.e manuscrit d’ Armingaud portait la dato :
« Venise, mars 1864. » Le volume a dû paraître au mois de juin suivant.

\.

1866. — Discours [sur l’art de voyager] prononcé à la Distribution
solennelle des Prix du collège Rollin, du mardi 7 août 1866.
Paris, im pr. E. Donnaud, 9, rue Cassette, 1866, in-8° de i 3 p.

{&gt;. 1868. — Venise et le Bas-Em pire. Histoire des relations de Venise
avec l ’Em plre d ’O rient depuis la fondation de la République ju s ­
q u ’à la prise de Constantinople. Paris, Im prim erie im périale,
1868, in-8* de 111-149 P- (Extrait des Archives des Missions scienti­
fiques et littéraires, tome IV, ae série.)
Cf. A cadém ie des

In scrip tio n s et B elles-L ettres. C om ptes-rendus, Nouv.

aérie, t. 1, année 1865, p. 77-78 et 218-220 (Séances des 24 mars et 21 ju illet).—
Le manuscrit original portait la date 1864-1865 ; il avait été soumis, en 1865, à
l’examen de MM. E. Miller, E. Beulé, Dehèque et L. Renier, membres de la
Commission de l'Êcole d'Athènes, et de MM. E. Egger et Brunct de Presle, prési­
dent et vice-président de l'Académie. — D'un A v a n t-p rop os qui n'a pas été
conservé, du moins sous sa forme originale, il ressort que ce volume devait être
suivi d'au moins un second, l’auteur se proposant de poursuivre son travail jusqu’à
l'époque moderne.

0 . 1876. — Cosm e de Médicis et sa correspondance inédite [1439i 464 ], dans : Séatices et travaux de l'Académie des Sciences mora­
les et politiques. Compte-rendu, 36 * année, Nouvelle série, t. VI,
1876, 2e''sem estre, p. 560-578.
Cf. le Mémoire présenté par Armingaud à la Commission des Missions, à
l'appui de sa demande, 25 nov. 1875 (ms. ital. 226(1, fol. 1-19).
Ce Mémoire avait été lu par Jules Zeller, — qui semble, en cette occasion et
en d'autres, s'être fait le patron de son ancien éléve de l’Kcole normale, — ¡1 la

�séance du 4 mars 1870; cf. Séances et travaux, etc., 35' année, Nouvelle série,
. V, 1876, 1" semestre, p. 916.
Armingaud rappelle ici (p 559) que, « étudiant depuis de longues années la vie
de Cosme de Médicis..., [il a,] dans un dernier voyage à Florence, commencé le
dépouillement de sa correspondance privée ».
Ce Mémoire, qui ne devait être, dans la pensée de l’auteur, qu’une « première
étude » (p. 576), est plein de renseignements intéressants sur les richesses conte­
nues dans VArchivio mediceo innanzi il Principato ; la seconde partie est
presque tout entière (p. 564-576) consacrée à la Filza ou liasse XI, renfermant
671 lettres adressées à Cosme.

7 . 1877. — La Maison de Savoie et les Archives de Turin, dans :
S é a n c e s et t r a v a u x d e V A c a d é m ie d e s S c ie n c e s m o r a le s et p o li t i q u e s .
C o m p t e - r e n d u , 37"année, Nouvelle série, t. V il, 1877, i or semestre,
p. 534 -555 , et t. VIII, 1877, 3“ semestre, p. 3 i- 6 G et 566 -5 go.

La lecture de la première partie de ce Mémoire avait été faite, par Jules Zeller
, à la séance du 23 septembre 1876; cf. Séances et travaux, etc., 36’ année,
Nouvelle série, t. .VI, 1876, 2" semestre, p 910. — La première partie du
Mémoire est suivie d’observations de MM. Ch. Giraud, Jules Zeller et Nourrisson ;
cf. Séances et travaux, etc., 37" année, Nouvelle série, t. VII, 1877,
1" semestre, p. 555-558. — D’après'Ch.-V. Langlois et H. Stein, les Archives
de L'histoire de France, p. 771, il aurait été fait un tirage à part.de
ce Mémoire.

8. 1878. — Documents relatifs à l’histoire de France recu eillis dans
les Archives de Turin. Rapport de M. Arm ingaud sur sa mission
en Italie (Séance du 4 décem bre 1876), dans : Re v u e d es S o c ié t é s
s a v a n te s d es D é p a r t e m e n t s ..., 6 ” série, t. V (année 1877, ^ ' semes­
tre), Paris, 1878, p. 126-160.
C’est le premier des ({apporte envoyés par Armingaud au cours de sa mission,
et le seul, il ce qu ii semble, qui ait été publié. — Cf. Revue des Sociétés
savantes..... . 6' série, t. IV (année 1876, 2’ semestre), Paris, 1877, p. 329
(Séance du 6 novembres et p, 336 (séance du 4 décembre). — Le Mémoire
original était daté du 13 iqars 1876.

0 . 1878. — Com pte-rendu de :

S t o r ia

d e ll a d ip lo m a z ia d e lla

C o r te

scritta da Domenico C a r u t t i , voi. i* et 2° ( 1 494-1 663 ),
Roma, Torino, Firenze Rocca), 1875-1876, — dans R e v u e h is to r i­
q u e , 3 ° année, t. VII, mai-août 1878, p. 459-469.
d i S a v o ia ,

1 0 . 1879. — Com pte-rendu de :

Rai m o n d o M o n te c u c c o li, la s u a
dal marchese com m endatore Ces re C am ­
Por i, Firenze, Barbèra, 1876,
dans r e v u e h is t o r iq u e , 4 année,
t. XI, septembre-décem bre 1879, P- 196-205
f a m i g lia r ■su o i t e m ili,

1881. — Compte-rendu de : L e s M é d ic is , par Albert C a s t e l n a u ,
1879, 3 vol., — dans r e v u e h is to r iq u e , 6e année, t. XVII, septembredécembre 1881, p. 180-186.

11.

1 2 . 1886. — Compte-rendu de G, C la r e t t i.,

S to r ia d e l regno e d e i

�tempi di Carlo Emanuele 11, duca di Savoia, 1877-1879, 3 v o i., —
e t de : Relazioni d’insigni ai listi e virtuosi in Roma col duca Carlo
Emanuele II di Savoia, i 885 , — d a n s Revue historique, 11· a n n ée,
t. X X X II, se p te m b r e -d é c e m b r e 1886, p . 42o-A 3 a.

II. — Ouvrages m anuscrits.
Institutions fondées ou essayées en France sous le
règne de Charles VII.

13. [ i 8 6 i j . —

Travai] inachevé. Dossier considérable, composé d'une vingtaine d e c a b ie r s ;
extraits d'im prim és et de m an u scrits; quelques m anuscrits de la Bibliothèque
aiors im periale ont été utilisés. Ce travail date certainem ent du séjour d’Armin ­
gaud à i ’École normale (1859-1862), et tr is probablem ent de 1861. Le sujet
venait d’ètre propose par t’Académie des Sciences morales et politiques pour le
prix Bordin à d écerner en 1862. Le term e de rigueur, pour le dépót des
m ém oires, était fixé au 31 décembre 1861. 11 ne semble pas que l’on ait recueilli,,
dans les papiers d’Armingaud, mème un commencement de rédaction. Deux
mémoires furent présentés ; celui qui fut couronné avait pour auteur Vallet de
Viriville ; il fut publié, quatre ans après la mort de celui ci, dans la Bibliothèque
de i'Éco/e des Charles, année (872, p. 1-118, sous le titre : Mémoires sur les
Institu tio n s de .Charles VII. — Cf. Séances et travaux de t ’Académie des
Sciences morales et politiques. Compte-rendu, années 1860, 4* sèrie, t. II
(t. LII de la Collection), p. 459-460, et t. Ili (t. LUI do Ia Collection), p. 186-187,
— 1862, 4« sèrie, t . IX (t. LIX de la Collection), p. 301-302, - 1863, 4· sèrie,
t. XIV (t. LX1V de la Collection), p . 291-295, — et 1864, 4’ sèrie, t, XVII
(t. LXV1I de la Collection), p. 479-480.
14.

i8 6 5 .

—

L’Instruction supérieure en'Italie.

Brouillons et notes en vue d'un travail qui ne semble pas avoir été publié. —
Armingaud y tra ita it aussi de l'enseignem ent secondaire.

1 3 . Après 1867. — Lucien critique d’art, ou Quid Luciani Samosatensis scripta vel Luciano Sarnosatensi attributa nos de artibus
doceant vel explanandis vel judicandis.
Évidemment projet de thése latine. Quelques points rédigés en
quelques-uns meme en latin.

français,

1868. — Le dernier Em pire de Byzance. — I. La Société byzantine et les Lascaris. — II. Histoire d ’un fondateur de dynastie
[Michel Paléologue].

1(5.

Deux ebapitres, le prem ier achevé., le sccond de rédaction incomplète, et destine»
l'un et 1 autre à la Hevue des Deux M ondes , d’un ouvrage plus étendu, dont le
reste était à peine ébauché, et pour lequcl 011 trouve aussi ces autres titres :
Derniers sièctes du lìas-Em pire, ou Les derniers jo u rs du Bas-Empire,

É tude morate et polilique.
17.

1870. — Vie de Bism ark.
Étude inachevée, d’une rédaction à peu près définitive, principalem ent d’après

�\
Hesekiel, Das Buch vom Fürsten Bismark, ouvrage dont la première édition *
paru en 1869. Il ressort du texte même de cette étude, qu’elle est antérieure à la
guerre de 1870-1871; elle a donc été écrite dans les derniers mois de 1869 ou
dans les premiers mois de 187*. — Armingaud jr traite uniquement des origines
et de la jeunesse du futur chancelier, jusqu’en 1840 environ. — D'après une
note de l'auteur, son idée première semble avoir été d'écrire un « essai sur les
lettres et les discours politiques • de Bismark.

Ht. 1875. — Cosme de Médicis. Essai sur la République et la c iv ili­
sation de Florence au xv* siècle.
Cf. ce qui est dit plus haut de ce mémoire, p. 170-171.

19 . [Date incertaine]. —

Rinaldo d egli Albizzi e Cosim o di Medici.

Plan du travail, et rédaction partielle, relative à la politique de Grégoire XII.

f

Enfin, dans les papiers du laborieux écrivain se sont trouvés divers
projets de travaux, dont les litres ne peuvent être m entionnés ici
que pour m ém oire : L e S é n a t r o m a in so u s l 'E m p i r e (1868), H is t o ir e
d es J u i f s (1869 ), r é c i t s flo r e n t in s , xiii* et xiv* s iè c le s , ¡.a r é p u b l i q u e
d e V e n ise et H e n r i I V , roi d e F r a n c e , — et quelques articles p oliti­
ques, notam m ent sur la D é fe n s e n a tio n a le (Paris, décem bre 1870), et
sur la R è fo r m e d e l ’a r t ic le d e la C o n s t it u t i o n d e
, r e la t i f au

1875

r e c r u te m e n t d u S é n a t .

(A suivre.)

L. A u v r a y .

*
?

�variétés

Fragment d’un voyage de Stendhal
à Naples en 1817.
Tandis qu’il finissait à Milan son Histoire de la Peinture,
Beyle s’avisa qu’ il était bon de connaître quelques-unes des
œuvres dont il parlait. Il s’en fut donc à Rome, pour décrire
sur place le jugement dernier, la voûte de la Sixtine, et les
autres œuvres de Michel-Ange, qu’il avait jusqu’ici entrevues
seulement. Mais, las de ce travail avant môme qu’il ne l’eût
terminé, il poussa bientôt jusqu’à Naples, où il n’y avait pour
lui ni tableaux ni statues, mais de lu mer, du ciel, et le beau
profil 'du Vésuve. Là San Carlo et sa musique le reposèrent
d’un excès de peinture à fresque.
Sur le grand registre vert-pomme' où, les 4 et 5 février, il
allait enfin achever d’écrire la description du Jugement dernier,
devant lequel il n’était plus, le capricieux voyageur jeta ce
bref fragment de son journal’ .
Ces pages de Beyle sont inédites sans être tout-à-fait nou­
velles. On y reconnaît une première version, spontanée et
encore un peu informe, d’un passage de Home, Naples et Flo­
rence, qui allait paraître huit mois plus tard; en septembre
1817. Nous savions déjà, par Beyle lui-même, que ce livre
charmant était « exactement » son « journal » ’ . On en trouvera
ici une nouvelle preuve^
Et les curieux de Stendhal, s’ ils se reportent au texte de
l’ouvrage1, ne verront pas sans intérêt avec quelle adresse,
disons même avec quel art, il sait nourrir do détails réels,
embellir do quelques fantaisies, animer et colorer, la maigreur
un pou sèche de ses impressions premières.
Paul A

rbelet.

1 . C'est le tome XIII île« manuscrit* du l’Histoire de ta Peinture (Biblioth.
'municipale de Grenoble, H 28»), Sur la couverture cette note : « Ce volume a
fait avec moi le voyage de 87 jours, du 8 décembre 1816 au 4 mars 1817... »
2. Ou n'en commit point d'autres pour ce t 1 année 1817, mais on peut suppo­
ser que Beyle en écrivit, et que, connue celui-ci, ils vinrent se fondre et dispa­
raître dans son livre.
a. Corr., Il, 47.
4.
P ages 240 et suiv. de l’édition Lévy, 376 et suiv, (t. I) de la nouvelle édition
Champion, dont la publication est imminente.

/

I

�N aples, 28 ja n v ie r 1817*.
Nous arrivons, M. F ., m oi, et un etre a m p h ib ie, à 1 heure a p rès-m id i:
tem ps couvert*. b rou illard épais, m ais pas froid .
D ifficu lté de trou ver un lo g e m e n t*. Quand je suis o b lig é de pren dre
l ’apparence de l'h u m e u r, l ’h u m eu r vient. Chez m oi l ’apparence em p o rte
le fond.

Hier bon d în er : Maison de [l’]AIbergo R ea le \ à l’entresol. San C arlo est
f e rm e 5. Je vais avec M. F. aux Fl o re n tin s e. P a u l et V irg in ie, m u siqu e
sans c o u le u r 7 de G u g lie lm i. C om m e j ’étais fatigu é, j ’ai tou tes les peines
du m on d e p ou r ne pas to m b er dans un p ro fo n d som m eil.
Le cèlebre Casaciello * fait le gra zio so ; c’est le ròle de D o m in g o , le bon
n ègre. M 11· C habran, voix sans a grém en t et chantant du nez, fait V ir g i­
nio. Elle est bien in férieu re à M 11» Fabre. dont la tristesse a de tem ps en
tem ps l ’a ir du s e n tim e n t0. La C a n o n ic i10, l ’ancienne m aitresse de P a c in i" ,
fa it Paul. P e lle g rin i, basse de Floren ce, chantant du nez, fa it le pere de
V ir g in ie 1*.
1. Dans R ome, Naples et Florence, au lieu da 28 janvier : 9 février. — Bayle
note en t ete de son journal : « finance» : touché 500 francs chez M. Julien à
Romè vere le 17 décembre ; puis 300 francs chez M. de Welz a Naples le 29 jan­
vier 1817. »
2. Lecture douteuse. M. Debraye lit : rare.
3. « Le cro ira -t-on ? nous avons couru les auberges pendant cinq heures; il
faut qu’ii y ait ici deux ou troie mille Anglais; je me niche enlìu au septième
étage, mais c’est vis-à-vis Saint-Charles, et je vois le Vésuve et la mer. «
( Rome , Naples et Florence, 240 )
4. « Vis-à-vis le Véeuve », au Largo del Castello·, Beyle y était déjà des­
cendu en 1811. (Journ. d ’italie, 236.)
ó. II venait d’ètre reconstruit après un incendie.
6. « Saiut-Charles n’est pas ouvert ce s o ir; nous courons aux Florentins:
c’est un petit théàtre en forme de fer à c heval allongé, excéllent pour la
musique... » (Rome, Naples et Florence, 240.)
.
7. « symphonie extrémement travaillée, trente ou quarante motifs te heurtent,
ne se laissent pas le temps d'fitre compris et ile toucher; travail difficile, sec
et ennuyeux. On est déjA fatigué de musique quand la toile se lève. « (ld ,, 240.)
8....... le fameux Casacia,... qui parie le jargon dn peuple. Il &lt;*st énorm e, ce qui
Ini donne l’occasion de faire plusieurs lazzi assez plaisants. Quand il est assi»,
il entreprend, pour se donner uh air d'aisance, de croiser les jambes : im pos­
sible; l’effort qu’il fait l’entraine sur son voisin : chute générale... Cet acteur,
appelé vulgairement Casaciello, est adoré du public; il a la voix nasillarde d’un
capucin... » (ld ., 240-241.)
9. « Mademoiselle Cbabran a une assez jo lie v o ix : mais elle est encore plus
froide que la Canonici et Pellegrini. Mademoiselle Cbabran est bien inférieure a
la petite Fabre de Milan, dont la figure épuisée a quelquefois l’air du seu liment. « (ld .. 241.)
10. La « Cauonici... extrémement minaudière .. &gt;· (id., 240.)
11. Bouffon milanais, ou soli (il*, encore très jeune compositeur. dont Beyle
parie souvent. (Home, N aples et Florence ; 67; Corresp., passim, entre 1818 et
1825.)
12. Pellegrini fut peu après engagé à Paris. Beyle dit de lui (à Mareste,
22 dèe. 1820, Cor., II, 223) : · Pellegrini a une voix presque aussi belle que celle
de Remorini, mais sans goùt ni gràce. »
Et, dans Rome, Naples et Florence (passage cité) : « ... l’excellente basse-taille
Pellegrini ; c'est le Martin de Naples ; il a de l’acteur français» l'agilité de la voix
et la froideur... C.’est. un bel hom me a l'italienne, avec un nez immense et une
barbe noire: ou le dit homme à bonnes fortu n e »; ce que je sais, c'est qu 'il est
fo rt aimable. » (Cf. Ilaydn, 437.)
,

�E nsem b le satisfaisant p ou r le v u lg a ire du gran d m onde, m ais r ie n pour
l’h o m m e q u i aim e la pein tu re de la nature passionnée.
Le

théàtre

est frais et jo li.

L ’ou vertu re de la scène beaucoup trop

étroite. Les décorations pitoyables, com m e la m usique, q u o iq u ’elle ait un
gran d succès et q u ’on ait fa it beaucoup de silence. Deux ou trois fois des

c h u t m u ltip liés on t annoncé les m orceau x favoris. Musique lam entable,
tou jou rs de la m ém e cou leu r. Rien de plus in sip id e; m ais les sots on t du
goù t p ou r l'op era sem i-seria; ils com p ren n en t le m alh eu r et non pas le
com iqu e. 11 y a bien plus de véritable pein tu re du coeur h u m ain dans les
farces napolitaines c om m e celle que j'a i vue à Capoue le 2 7 '.
É crit le 29 j a n v i e r 1817.
M on signor G u errieri, un des

sous-m inistres les

m oins lib érau x du

Pape, d isait à M. W . : Già un F rancese p e r l'a m m in istra zio n e v a l p iù d i

ceri o d i noi.
Les F r a n çais] regrettés à Naples com m e p artou t. La m eilleu re recom ­
m andation p o u r un é tran ger, en Italie, c’est d ’òtre un F ran fais attaché au
■g o u v e r n e m e n t de N ap[oléón].
Nap. * n’avait pas le com m erce de m er ; désavantage enorm e p ou r ce
pays q u i ne r e fo it rien que par Irt m er. On paye les m ém es im pòts, et
l ’a rge n t m anqu e. L e pain m im e est plus cher qu e sous l ’a d [m in is tra tio n
française.
Un m in istre de N 'aplesi disait l'au tre jo u r à W . : a Mais ne savez-vous
pas qu ’ il fau t que le Nap[olitain] vole ; cela lu i est nécessaire. Nous d on ­
n o n s de p elits ap p [oin tem e nt]s aux em ployés ; s'ils en avaient de considé ­
rables, ils voleraient de m èm e. Cela est nécessaire au Napolitain. »
Les fra n ç a is m èlés dans les ad [m in istrati]on s sous Ic f rois fra n çais
em péchaien t les N a p o lita in s ] de voler, et les faisaient tra vailler*.

1 . O s d e u x p a ra g r a p h e s , à q u e l q u e s m o t s prè s, s o n t e x a c t e m e n t re p r o d u i t s
d a n s R ome, Naples el Florence , 241.
2. Naples, s a n s d o u t e , — au t e m p s du b locus C o n t i n e n t a l .
3. T o u l e cette ρ age a d isp a rui d a n s R ome , Naples et Florence, ou p l u t ó t B eyle
en a re ten u la s u b s t a n c e dans ces q u e l q u e s lig n e s , datée» d e Capoue, 8 févr ier:
«. .je lie c o n v e r s a t i o n [ali tl«éàtre] a vec m e s v o i s in s , a d n iira te u r s o u t r é s d e
N a p o l é o n ; ile d i s e n t q u e les j u g e s c o m m e n g a i e n t à n e plu s se faire p a y e r : sur
d i x vole, il y en ava it u n de p u n ì . . . » (239)

\

�Q u e s tio n s u n iv e r s ita ir e s

C

onférences

de

professeurs

it a l ie n s .

L'hiver et le printem ps ont été m arqués, à l ’Université de Paris,
par la visite de plusieurs professeurs italiens, qui y ont fait des
séries de conférences rem arquées et applaudies.
De décem bre à février, M. Alfredo Niceforo, de l'U niversité de
Messine, professeur à l 'Ecole d ’Application juridico-crim inelle de
Rome, a fait une série de leçons (en français) sur les sciences sociales
dans un am phithéâtre de la Faculté des Lettres. A la m êm e faculté,
en mars et avril, M. Francesco Flam ini, de l’U niversité de Pise, a
traité deux questions : le vendredi (en français), l'inspiration latine
chez, le ; poètes italiens modernes ( C a r d u c c i Pascoli, d'Annunzio), et
le mardi (en italien), Episodi scelti della Divina Com m edia. Cette
institution d'uno L c c t u r a D a n t i s , en italien, à la Sorbonne, était une
innovation intéressante; confié* à un m aître illustre com m e M. Fla­
m ini, elle a obtenu le grand succès q u ’elle m éritait. L'innovation de
1919 devra devenir une tradition.
Enfin M. Gino Arias, de l'U niversité de Gènes, a fait en avril-m ai,
à la Faculté de Droit, un cours (en italien) sur les Relations écono­
m iques de l ’Italie et de la France.
A

g r é g a t io n

et

c e r t if ic a t

d ’a p t it u d e

d 'it a l ie n

.

Après une prem ière com m unication erronée, le B u lle t in a d m in is ­
du 3 m ai, a fixé de la façon suivante,
le nombre de places mises au concours en ju ille t 1919 ;
A g r é g a t io n ,
homm es 1
fem m es a.
C e r t if ic a t ,
—
1
—
2.
Il est bien entendu que les candidats réform és de la guerre anté­
rieurem ent à l'arm istice (pii se présenteront à ce concours seront
classés hors rang.
✓
Outre le concours ouvert pour l’agrégation en octobre, ¡i l'usage
des candidats dém obilisés depuis l'arm istice, 1111 concours sera
ouvert dans les mômes conditions pour les candidats au Certificat
d ’aptitude. Là aussi le program m e a été un peu allégé. Il com prend :
Dante, P u r g a i ., c. X XIII; Pétrarque, R im e , n"' 125-139; Cell in i, V ita
(ed. 0 . Bacci per le scuole, p. 79-110); A lfieri, V ita , E p o c a Q u a r ta ;
Leopardi, A l l 'I t a l i a , R ic o r d a n z e , G in e s t r a ,

t r a t i f d e l'i n s t r u c t i o n P u b li q u e

✓

\

�Bïbliogpaphie

Charte« Hall Grandgent. Dante ; N o v -Y o rk , 1916 ; in-8", v in -3 97 pages. — The ladies
o f D a n te't l.y rics ; C am bridge, 1917; in -8, v-181 pages. — The p ow er o f D ante ;
B oston, 1918; in-8‘ , iv-248 pages.

M. Grandgent, professeur de langues romanes à l ’Université Harvard,
récemment nommé membre correspondant de l’Académie de la Crusca,
est en train de mettre entre les mains du grand public de langue
anglaise, sous une forme attrayante, les- résultats des longues études
q u ’il a consacrées à la personne et à l ’œuvre de Dante, durant une
carrière laborieuse et brillante, vouée à l ’enseignement. Après une édi­
tion en trois volume« du texte de la Divine Comédie, avec un commen­
taire sobre et précis, il nous donne, dans les trois livres indiqués cidessus, une série d ’études approfondies sur l’époque, sur la vie et sur
les œuvres du grand Florentin. Dans son volume intitulé Dante, sa
méthode consiste à présenter au lecteur une série de tableaux très poussés
de la vie et de la pensée des sociétés latines au Moyen Age, en prenant
pour centre l ’auteur de la Commedia ; voici quelques titres des cha­
pitres : Société et politique au Moyen Age — Eglise et État chez Dante
— La chanson médiévale — La langue et la poésie — La littérature
didactique, morale, satirique et religieuse — La science médiévale —
La Théologie, etc... Ce sont des chapitres, en quelque sorte, indépen­
dants les uns des autres, chacun formant un tout. On pointait en
imaginer un nombre variable ; l ’essentiel est q u ’au bout de la série
on obtienne une image complète de l ’activité de Dante, de sa physio­
nomie propre, de son génie et de son influence. Cette méthode est aux
antipodes de la conception du livre organique., où tout s’enchaîne logi­
quement, qui, sans doute, répond mieux à nos habitudes d ’esprit ; mais
elle offre de réels avantages, et il n ’appartient qu ’à l’auteur do
juger ce qui convient le mieux au public spécial qu ’il a en vue.
Nous avons eu le plaisir, à Paris, d ’apprécier et d ’applaudir, avant
de les lire en anglais, plusieurs de ces chapitres sur Dante, dans les
leçons que M. Grandgent a faites à la Sorbonne en 1915- 16, et nous
avons conservé un souvenir très présent do leur adroite architecture et
de leur solidité.
Les deux volumes plus récents sont des recueils de conférences ;
celles-ci forment un cycle moins vaste, mais sont construites d ’après
les mêmes principes. Les leçons sur les femmes dans la poésie lyrique
de Dante sont au nombre de cinq : Violetta — Matelda — Pietra —-

�Beatrice — Lisetta. On petit observer qu e Matelda est u n peu in atten d u e
à cette place, car elle ap partient au grand poème, non aux canzoni,
sonnets ou ballades — observation qui n ’enlève rien à l ’in térét du chapitre qui lu i est consacrò. Sous u n titre u n peu plus im précis, le troisiòmo volum e abordc tous les gTands aspeets de la pensée et de l ’a rt de
D ante : Foi — Moralità — T em péram ent — Expérience — Vision —
Conception — T alent de l ’artiste (w o r k m a n s h ip ) — Style.
Un des oaractères de toue ces volumes, q u i reposent s u r u n e si riche
docum entation, est le· parti-pris de n ’y in sérer m icune note, aucun
renvoi ; cela signifie clairem ent que l ’au teu r s ’adresse à u n public
d ’am ateurs p lu tó t que d ’óUidiants ou de savants. Cette riserve nous
parait cependant uii peu excessive ; car nous avons le sen tim en t tròs
n et que nous pourrions npprendre beaucoup de M. G randgent s u r les
so urrrs de son inform ation. Un antro caraclère de ces ouvrages dantesques est fourni par le grand nom bre de citations du poète trad u ites en
vers ; elles attesten t le grand am our avec lequel M. G randgent a étudié
le texto de Dante. Il nous est difficile d ’apprócior avec com pétence la
valeur de ces traductions, au po in t de vue de l ’expression ; elles nous
paraissent tout à fait intéressantes en ce qui concerne l ’in terp rétatio n .
Est-il im p ru d e n t d ’espérer que M. G randgent donnera quelque jour
au public d ’A m érique et d ’A ngleterrc u n e trad u ctio n intégrale des
couvrcs pòétiques de D ante ?
H enri IIauvette.
*

Les M ystiques Ita lic n s : Saint F ra n to i* ri'Astiar. S a i»I r Catherine de Sunne. Jaroo
pone ita Todi. Introihiction ot notes par Thérftse Labande·.Teanroy. — Paris,
I.a Kenaissance du livre, s. d. (1918), in -lfi, 217 pages (Gollection I,os Cr.nt
chefs-,d'muvre rtrnnoerx. n“, lfi").

La oolIoctiOn des Cent chefs-d'oeuvre étTangers, lancée en pieine guerre
, par u n éditeur entrep ren an l, sous la direction lit torà ire do M. W ilm otte.
professeur ?i l ’Uni versi lé de Liège, professeur agréé fi la Sorbonne depuis
q u atre nns, eom prondra nécessairem ent une proportion im p o rtan te de
volumes oonsacrés aux grands écrivains de l ’Italie. Lo volume que j ’annonce ici est le prem ier de cotte catégorie ; on m ’excusora, j ’espère,
d ’annoncer q u ’u n Boccace l ’a sui vi de prés.
Mmc L ibande-Jeanroy a fait précéder ses extraits des Mystiqués italiens d ’im e Introduci ion dont la solidité et la précision n ’excluent pas
les qualités
plus propres ?i rete n ir l ’atten tio n dai lecteur ; cela dépasse
do beaucoup ce q u ’on trouve com m uném en t dans les publications destinées ìi la pure vulgarisation. L ’h o n n eu r en reviont sans doute à
M. W ilm otte, qui a voulu donner &lt;\ la Collection un caractère d ’inform ation impecoable. en n ’y con vi a n t que des oollaborateurs acooutumés
fi l ’oxigenco sciéntifiqnie la plus Tigoureuse ; il revient aussi, poni· une
large part, fi Mmo Lébande-Jeanroy, qui s ’est acquittée do sa tàcbe avec
u n e réelle distinctiorv-; son In troduction est la notice la p lu s exacte et

�la plus com plète, sous u n aussi p etit volume, q u i ait éjté encore m ise à
la disposition des lecteurs frangais toucliant la litté ra tu re m ystique
italien ne d u xiu® e t d u xiv” siècle. Une bibliographie som m aire perm et,
à oeux q u i le voudront, de pousser p lu s loin leurs investigations.
Cè que n e d it pas le titre d u livre, c ’cst que le plus g ran d nom bre
des trad u ctio n s q u ’il renferm e sont égalem ent l'ceuvre de Mm“ LabandeJeanroy ; quelques chapitres seulem ent des F io r e t t i sont em pruntés à la
traduction d ’Ozanam. La t3che n ’était pas aisée, car, en deliors des
délicieuses pages des F io r e t t i, la lan g u e archa’i que et la syntaxe irrég u lière
d ’u n Jacopone et d ’une sain le C atherine présentaient de réelles di’ffìcultés ; celles-ci o n t été fort habilem ent surm ontées. Le choix des morceaux présentés au x lecteurs aècorde natu rellem en t la p lu s large place
aux F io r e tti, e t l ’exiguité du- volum e ne p erm e tta li pas d ’ad m ettre beaucoup de m orceaùx des autres textes ; ceux qui o n t été trad u its to u t
exprès pour les lecteurs fran^ais sont les p lus caractéristiques, et suffìsent p our do n n er uno idée exacte de l'Inspiratim i, forcém ent u n peu
uniform e, de ces écrivains. On p eu t eppendant exprim er le regret q u ’aucune pièce satirique de Jacopone n ’a it été publiée ; c ’e st le cóté par
lequol ce ru d e om bricn a quelque rap p o rt avec D ante, par où il est donc
le p lu s capable de nous intéresser. E t voici encoTe u n regret : la trad u c­
tion des F io r e t t i est capable de faire sen tir la sim plicité in g èn u e et
poétique de ces récits, oii nous respirons, dans loute sa fraicheur, le
p arfu m de l ’idéal franciscain ; m ais aucune transcrip tio n dans u n autre
idiom e ne p eut conserver le charm e particvilior que l ’original doit à la
lan g u e et au style du vieux rédacteur tosoan. Il auirait pout-étore fallu
signaler cette iruévitable insufflsance, et definir oe charm e in traduisible,
en quelques lignee quii n ’auraient pas déparé ce qui est d it de cé texte
dans 1 ’lnt.roductdon ; parrai les ren sei gnom oni s q u ’il im p o rtait de
fo u rn ir au locteur figure aussi celui-ci : les Italiens apprécient, d an s ce
p etit livre, u n des textes en prose où Unir langue, encore à ses débuts,
possède les plus rares qualités de candeur expressive et d ’harm onieuse
sim plicité.
H e n r i H a uv ette .
H enry Cochin. S u r le « Snernte » de P é l-a r q u * ; le musinien flam and Ludovicux
Sanctus de" Reeringhen. R om e, 1918 (E x traits dos Mfilnnqes d'A rchéologie'' et
d'H ixloire, p u b lic s p a r l’ficole fran g a iie de R om e, t. XX X V II ;in - S , 32 p ag es, un
fac sim .

Voici u n e très inténressante co n trib u tio n à la comnaissance d ’u n des
plus intim es am ie de Pétrarque, due à la pium e du pétTarquiste passionné, de 1’infatigable chercheur q u ’est Μ. H. Cochin. En igo5, Dom
U. Berlière avait fait connaìtre la personnalité véritable d u m ystérieux
Socrate, qui occupo u n e si large place dans la correspondance de P étrar­
que : c ’est un Flam and, un m usicien, qui était attaché à la chapelle du
Cardinal Giovanni Colonna, ù Avignon. Μ. H. Cochin· élargit ces pre-

�m iers renseignem ents e t donne plus d e relief à la physionom ie de Ludovicus Sanctus, en résu in a n t la place q u ’il occupa dans la pensée e t dans
le ccqur de P étrarque, en précisant l ’histoire des preiniòres relations de
la Fiandre et de l 'Italie, griice s u rto u t à des m usiciens, et en Ìaisant
connaìtre do ce Ludovicus u n bref écrit s u r la in u siq u e retrouvé dans
u n m a n u scrit de la L aurentienne e t qui est Lei publié, com m entò et
rep ro d u it en fac-siinilò.
H.
E. Limono·. L’apr'et-guerre et la main-d'enuvre italienne en France. Préface de
M. H aphaol-G eor|?es L ó v y .-P aris, F . A lcan, in-16, 1918.

L ’étude de M. Lém onon, su r la question de la m a in -d ’oeuvre étrangòre en France, renferm e, en un nontbre do pages asscz lim ilé, un
exposé conecicncieux e t com piei de ce vaste et délicat problèm e. Avec
la com pétence qui le caractérise, avec francbise et larg eu r de vues, il
étudie les différentes di sposi lions législatives franfuises actuellcm ent en
vigueur à l ’ògard do l ’étranger, et, en j&gt;articulicr, de l ’o uvrier étranger.
Il les reconnalt, d ans la p ln p a rt des cas, vexaloires et m oins libéralee
que oelles dos autros pays ; il critiq u c le co u ran t d 'o pinion Iran fais
encore peu favorablem ent disposò envers l 'im m igrò, et, avec uno im partialité digne d ’éloges, il opjiose ?» colte législation les p rincipaux deside­
rata de l ’opinion italienne su r le problòm o de l ’ém igration.
Au point de vue j&gt;urement òconom ique, on rid a rn e , avant tout, l ’égalitò de sala ire. La m esure s ’impose. Nul n e sau rait contester la juslice
de ce principe : h pari té do travail, parité de salaire, polir l ’ouvrier
étrang er com m c p o u r l ’ouvrier national, la différcnce de natio n alité ne
pouvant légitim er aucim e différence de traitem en t.
Mais l ’opinion italienne, se faisant forte de l ’article 3 dii Code civil
italien, en ver tu duquel 1'étran g er est, en Italie, adm is ,\ jo u ir des droits
eivils roconnus aux nationaux, réclame, com m c simpln m esure de justiee, q u ’ft la m òthode de re c ip ro c ità qui a toujours inspirò en Franco les
convenitene internationalee de travail, soit substituée celle de V tfja lité .
Ce principe, urne fois adm is, donnerait aux étrai&gt;gers, dans les associations ouvriéres, les droits que les tendanees de la législation franfaise
cherohèrent toujours il réd u ire au m in im u m . Il in sp irerait encore des
lois plus libérales envers l ’étTanger en ce qui concerne la protection &lt;;les
travailleurs (assistane* m édicale gratuite) ; il leu r p crm ettrait de p a rti­
ciper aux bénéflcee des versem ents des patrone et de l’fìtat en m atière de
retraites, et g ara n tirait aux Ttaliens ròsidant en France tous les avantnges, sans exception de la loi franfaise su r les retraites, sans parler
d ’indem nités en cas de m aladie, en cas de chdm age forcò, et le u r aesurerait u n e plus grande 'facilitò, pmiir jo u ir de l ’assistance judiciaire gra­
tuite.
L ’Ita lie e st un pays ém inem m ent e rp o rta te u r de m a in-d'oeuvre ; l ’Italie
qui peliti au moyen de scs lois, diriger ses travailleurs vers Ics pays

�où leurs intóréts sont le m icux protégés, offre la inarchandise « m aind ’oeuvre » au plus offrant ; la Franco, pays ém in em m en t im p o rtateu r
de m a in -d ’oeuvre, et qui, certes, le deviendra davantage encore après
la guerre, trouvera sùrem en t de sérieuses raisons morales, politiques et
óconomiqucs ] » u r reconnaìtre la légitim ité d u principe invoqué pai les
Italiens, et pour accepter leurs revendications.
Certains objectent que, infime e n tre alliós, il ne fau t donner que dans
la niesure où l ’on re voi t ; que, avec la disproportion in o rin e en tre le
tiom bre des ouvriers Italiens en France ot celui des ouvriers francate
en Italie, on ne voit pas exactem ent quel profìt la France p o u rra it tirer
d 'u n e assim ilation de ses nationaux avec Ics Italiens, Ielle q ue ceux-ci
la désirent. On prétend encore que l ’application aux travailleurs italiens
des lois d ’assislance et de prfivoyanee sociale frangaises o o nstituerait
j)Our le budget francate une charge très lourde. ’lb u te s ces objections
s'effacent devant les raisons que M. Lairolle exposé d an s L e M a lin du
6 dócembro 1918 : « Un ouvrier ótranger travaillant d an s u n pays est
p o u r ce pays u n capitai. Il produit, consom m é, il contribuo à la richesse
de la nation qui lui donne l'hospitalité, d ’où jxm r elle l’obligation de
co n trib u er, d ans uno juste m esure, à son assistance et à son assurance ».
Et Fon ne doit j k is oublier que lo capital-hom m e donne des rovenus
tròs rém unórateuirs au pays ótranger qui l ’accueillc, sans que celui-ci
ait rimi eu à dópeneer jiour la constitution de co capitai. La dépenee a
ótó supportée p ar le pays d ’origine. Ne pourrait-elle le dispenser do
co n tribuer, dans une certam e m esure, cornine lo voudrait M. Lairolle,
aux frate d'assistance e t de próvoyance, q u i seraient à la charge d u pays
d ’habitatìon ?
Do ces divers courants d ’opinion, M. Lómonon se fait 1Veho fìdcMo.
Il est vraim ent l'inlerprftte im partial, d ’une part, des revendications
italiennes, de llautre, des raisons favorables ou hostiles que ren co n tre
en France l ’idóe italienne de l ’assim ilation absolue du travaillouir étranger avec le travailleur national. M. Lémonon a fòi en u n prochain aocord
entro la France et l'Italie, aocord basé, n on s u r le sen tim en t, m ais 6u r
Ics in ttìrits respecti fs des detix pays.
A . R osa.

G. Saitta», Il pensiero di Vincenzo Gioberti. — Messine, Principato. 1917;
452 pages, in-8.

L’étudc de G. S. est entièrem ent consacrée ή la p en sée de V. G ioberti,
q u ’elle presente dans son développem ent à la fois logique et chronolo ­
gique. L 'entrem èlem ent de ces deux aspects, et le com m entaire con tin u
que fait l'a u teu r de la pensée du philosophe, produisent parfois u n peu
d e c o n fu sio n ; la pensée de V. Gioberti est elle-m eme diffìcile m ais elle
vaut d'ètre co n n u e ; et la forte étude de G. S. donne l’im pression de son
énergie et de sa vitalité. Par son enthousiasm e platonicien, p a r s o n catholicisme

�poétique et liberal. V. G. se rattach e à Manzoni et à Rosm ini, aux
plus grandes figures d u R isorg im e n to ; il a exalté dans le P rim a to le genie
italien, avec des excès de paroles q u ’expliquent les circonstances histo ­
riques, m ais dans un esprit de généreuse h u m a n ité. Le p ro g ra m m e d ’édu ­
cation q u ’il trace serait une bonne lecture p o u r beaucoup d'éducateurs.
J. F. r enauld.

G. G entile. I.e origini d ella filosofia contemporanea in Ita lia . T . I : I P latonici.
Messine, Principato, 1917 ; ix-410, in-8.

Le prof. G. G entile a r éuni dans ce volume les études parues an térieu ­
rem ent dans des Revues, su r les philosophes italiens de la deuxieme m oitié
du XIX· siècle qui sont restés les plus fidèles à la trad itio n nationale
fondée p ar G allupi, Rosm ini et Gioberti. L 'introduction résum é l’esp rit de
la philosophie classique italienne, et exposé brièvem ent, m ais avec vivacite ,
l’opposition qui lui fui faite au m ilieu du siècle (à la suite des événem ents
de 1848-50).,Les chapitres suivants étu d ien t la physionom ie et l'in fluence
de T. Mamiani. G. M. Berlini, L. F erri, F. Donatelli, G. Barzellotti,
F. Acri, etc. D’u n e lecture très agréable sans j a m ais chercher d ’ag rém ents,
ce livre présente un tableau très vivant de la tradition platonicienne dans
l'Italie de la deuxièm e moitié du XIX* siècle el des influences de la p hi ­
losop hie allem ande, qui, s’y m èlant d ’abord (avec G. M. Bertini sous l’in ­
fluence de L O rnato) sem blent bien l'avoir subm ergée et remplacée. En
F. Acri se retrouvent le p u r esprit platonicien (ou m ieux néo-platonicien)
et la trad itio n de G ioberti. 11 y a un peu de système duns l’ouvrage de
M. G entile et parfois une vivacité de polém iste ; m ais il est suggestif et
il in stru it.
J. F. R.
G. A lio tta. La guerra eterna e il dram m a deU’esislcnia. —'Napoli, Perrolla, 1917
221 pagos, in-8:

Petit livre d ’actualité to u t a fait intéressan t et sym pathique. G’est l'exa ­
m en de conscience d’u n philosophe très é ru d it et très sincère, p o u r q u i
les systèm es q u 'il a étudiés n ’ont jam ais été u ne lettre m orte, et qui leur
dem ando, au coeu r d u terrib le dram e, de m anifester leu r valeur réelle.
L 'auteur rejet lo toutes les S olutions p u rem en t verbales, et toutes I Ics
volontés laches d'optim ism e à tout prix. Il dem ande à l'h u m a n ité de recon ­
n aitre et d'accepter en t ières toutes ses responsabilités. Son explicat ion
personnelle do l'univers et de la vie, est un p an th éisme où la conscience
individuelle ne se dissout pas, m ais au co n traire est au coe u r de la vie
m énte la plus élém entaire; l’effo rt vers le mieux, la lu tte p o u r le p ro g rès
et l'harm onie, com m ence dans la m atière ; la conscience éternelle et libre
a le te m p ' infini pour réaliser (si elle le veut) sa perfection.
J. F. R.

�Chronique
L es h é r it ie r s d e
g e n d r e , p u is q u e

n o t r e m a ît r e C h a rle s ' D e jo b , r e p r é s e n té s

s o n fi l » , le c a p it a in e

L u c ie n

t o m b é p o u r la v ic t o ir e d e la F r a n c e , e n

D e jo b ,

par

son

est g lo r ie u s e m e n t

a v r il 1 9 1 8 , v ie n n e n t d e p u b li e r

VHistoire de la Société d’Etudes italiennes (P a r is , B o c c a r d , 1919, 8 5 p a g e s ),
q u e C h . D e jo b

a v a it é c r it e e n 1 9 1 0 , a u l e n d e m a i n d e sa r e t r a it e , e n

la

d e s t in a n t à n ’ ê t r e p u b l i é e q u ’ a p r è s sa m o r t . C e lte p u b li c a t io n e s t p a r t ic u ­
liè r e m e n t o p p o r t u n e , à l’ h e u r e o ù

l'I t a lie , lib é r é e d e s lie n s

d e la T r ip le

a llia n c e , a d o n n é d e s p r e u v e s ir r é f u t a b le s d e l'a ffe c t io n q u i la p o r t a it v e r s
la F r a n c e e t v e r s l'id é a l d é m o c r a t i q u e , d o n t

la

F r a n c e n ’ a ja m a i s c e s s é

d ’ è t r e le c h a m p i o n . M ê m e c e u x q u i o n t ' a s s is té à la n a is s a n c e d e la S o c ié t é
d ’ E tu d e s it a lie n n e s n e s a v e n t p lu s
d e C h . D e jo b a v a it d û

b ie n A q u e l l e s d i ffic u lt é s la ,f o i te n a c e

fa ir é f a c e ; le s d e r n i e r s v e n u s d a n s n o s r a n g s n ’ en

o n t a u c u n e id é e . 11 e s t d o n c e x c e lle n t , il e s t é q u it a b le q u e r e v iv e d a n s t o u t e
sa

p lé n it u d e

la

p h y s io n o m ie

d e cet a p ôtre

arden t d u

rapprochem ent

fr a n c o - i t a li e n : le r ô le q u i lu i e st é c h u é ta it le p lu s in g r a t ; m a is il a e u la
jo i e d e s a lu e r l ’ a u r o r e d u s u c c è s . •
—

M. G . M a u g a in c o n s a c r e le c i n q u i è m e fa s c ic u le d e ses « C h r o n iq u e s

d e s le t tr e s f r a n c o - it a lie n n e s » à Thiers et son histoire de la république de

Florenee (e x t r a it d e s A n n a le s d e l ’ U n iv e r s it é d e G r e n o b le , t. X X X , 19 1 8 ).
L’ a u t e u r y r e t r a c e la t rè s in t é r e s s a n t e h is t o ir e d u p r o j e t q u e T h i e r s ca r e s s a
lo n g t e m p s d ’é c r ir e u n e H is t o ir e d e F lo r e n c e , b ie n a v a n t q u ’ y e u s s e n t s o n g é
G in o C a p p o n i et Pe r r e n s . C e f u t G .

C a n e s t r in i, e n c o r e

t o u t je u n e , q u i

e x é c u t a p o u r T h ie r s d e s r e c h e r c h e s é t e n d u e s a u x A r c h iv e s flo r e n t in e s , d è s
1 8 38. L ’é t u d e d e M. M a u g a in e s t s u iv ie d u
T h ie r s

A d e s c o r r e s p o n d a n t s it a lie n s ,

te x te d e v i n g t - c i n q le t tr e s d e

p l u s i e u r s in é d it e s , d ’ a u tr e s

d é jà

p u b lié e s p a r ses s o in s d a n s u n e r e v u e d e v e n u e A p e u p r è s i n t r o u v a b le .
— La Revue d’Italie, p u b lié e à H o m e p a r M. H o n o r é M ereu d e p u is d ’a ssez
l o n g u e s a n n é e s , v ie n t d e p r e n d r e u n n o u v e l e s s o r s o u s le titr e d e Nouvelle

Revue d'Italie, e t s o u s la m ô m e d i r e c t i o n . L e s p r e m i e r s fa s c ic u le s o n t p a r u
e n fé v r ie r , m a r s , a v r il, e t c .. ., e t r e n f e r m e n t d e s a r t ic le s s ig n é s d e n o m s
c o n n u s , a im é s d e t o u s c e u x q u i s u iv e n t d e p u is b ie n d e s a n n é e s le m o u v e ­
m e n t d e r a p p r o c h e m e n t p o l i t i q u e e t in t e lle c t u e l e n t r e l’ Ita lie e t la F r a n c e .
B e a u c o u p d e c e s a r t ic le s o n t u n c a r a c t è r e s u r t o u t p o l i t i q u e et é c o n o m i q u e ;
m a is n o u s c o n s t a t o n s a v e c p la is ir q u e la lit t é r a t u r e e t l ’a r t n ’e n s o n t p a s
e x c lu s : le fa s c ic u le d e m a i e s t c o n s a c r é a u c e n t e n a ir e d e L é o n a r d d e V in c i.
C ’e s t u n e b o n n e p r o m e s s e p o u r l ’a v e n i r ; c a r s u r c e te r r a in n o u s s o m m e s
p a r fa it e m e n t c e r t a in s q u e n o t r e

i n t im it é a v e c

n o s fr è r e s d ’ Ita lie n e p e u t

ê t r e e x p o s é e à a u c u n a c c id e n t : c ’ e s t le lie n i n f r a n g i b l e .
— N o u s r e c e v o n s d e u x u t ile s m a n u e ls d e s t in é s à r e n d r e d e g r a n d s ser-v

vices. L’un e s t la seconde édition d e la Grammatiea storica délla lingua e

�d ei d ia le tti ita lia n i, à laquelle o n t attaché leurs nom s deux m aitres de la
philologie au XIX· siòcle, Kr. DO vidio et W. Meyer-Lu bke (trad. ital. de
Eug. Polcari; Manuali Hoepli, Milan, 11)19). Cette seconde édition ne
s'écarte de la prem ière que p ar des corrections de détail.
L’au tre est une E n ciclopedia le tte r a ria tascabili’ publiée p ar le prof. C. Per
r icone-Siracusa che/ l’éditeu r Bem porad de F lorence; in-12, 1918, XXVI404 pages. L 'énum ération des diverses sections donnera un e idée de la
largeur du pian : Préceptea de litté ra tu re et de m étriq u e italienne ; —
histoire de la littératu re (italienne, p ar siecle)-, histoire de l’a rt en Italie;
— archeologie grecque, rom aine ; — m ythologie grecque et latine ; —
dictionnaire des gallicism es, barbarism os, etc. — Le pian de chaque section
est celui d 'u n répertolre alphabétique. Un index général ouvre le volume.
Ce gerire d’ouvrages est fori appréciable, à condition d’étre clair et exact.
On p o u rra it ici faire bien des objection s de détail. Nous nous b ornons à
constater que sous u n très petit volume l'étu d ian t trouvera là un e m u lti
tude de r enseignem ents variés.
— « L’Italia che scrive ». Ce pér iodique su i gen eris, d o n t l'initiative revient
à l’éd iteu r F orm igini, et d o n t le prem ier num éro a paru h Rome en avril
1918, est to u t ensem ble un in s tru m e n t d 'in fo rm ation et de propagande. Il
s’ad resse aux au teu rs, aux éditeurs, et au public, ces trois élém ents esseti
tiels de la vie du livre, et leur sert en quelque sorte de tra it d ’union,
fo u rnissant aux uns les m oyens de publicité nécessaire p o u r étre connus,
aux autres Ics renseignem ents indispensables p o u r connaitre. Ce n ’est pas
un sim ple répertoire com m ercial com m e notre Journal de la L ib r a ir ie . Ce
n 'est pas non plus une pure revue de com ptes ren d u s du genre de notre
lìe v u e criliqu e. Et c’est encore quelque chose de bien di (Tvre ni de notre
vénérable P olybiblion . bien (pie m en an t de front com m e lui le dépouille
m en t bibliograpbiquo, le cornpte-rendu critique, et la chro n iq u e du m onde
intellectuel. Tandis que cc dernier garde scn caractòre (raditionnel de
gravi té quelque peu exclusive, ì'Italia che scrive se présente com m e une
revue d'avant-garde, affectant volontiers une form e h u m o ristiq u e, sollici­
ta n t les confidences des au teu rs et des éditeurs, recourant fréquem m ent
aux ru b riq u es originales et aux artifices t ypographiques, visant ίι atteindre
et à intéresser les catégories les plus variées de lecteurs. Cc ne sont d 'ail ­
leu rs pas Ics seuls lecteurs italiens ou italianisants auxquels elle s’adresse :
' ce sont encore les lecteurs étrangers. Kn vue de leu r faciliter la besogne,
elle a com m encé en janvier 1919 à publien une édition francaise, q u 'u n e
édition anglaise doit suivre prochainem ent. C’est en cela que l ’Italia che
scrive est u n in stru m e n t de propagande, et ren tre dans les vues du gouvernem
ent
italien qui, à plusieurs reprises, lui a officiellement m ani les té
son approbation.
E. Bouvv.

�Sur quelques portraits des Médicis dans l’œuvre de Botticelli

Dans aucun de ses tableaux, le fantaisiste Sandro n’a donné
à ses figures un accent plus réaliste que dans sa célèbre Adora­
tion des Mages. Depuis longtemps on y a reconnu une impor­
tante série de portraits, où l’ artiste a sa place, et Vasari en par­
ticulier a désigné Cosme l’Ancien, le « Père de la Patrie », dans
le vieux roi mage prosterné, qui prend dans ses mains les pieds
de l’ Enfant Jésus (fig 1); c’est môme, ajoute-t-il, le plus ressem­
blant des portraits connus de ce personnage. Le témoignage de
Vasari, à cet égard, paraît inattaquable; il n’est malheureuse­
ment pas aussi digne de foi sur d’autres points. Le second roi
serait Julien, petit-fils de Cosme et père du pape Clément VlI, et
le troisième, agenouillé comme les deux autres, aurait les traits
de Jean, fils de Cosme. Pourquoi Botticelli aurait-il représenté
ici Jean, mort avant son père, et qui n’a joué aucun rôle dans
la vie de Florence ni dans l’histoire de sa famille, si ce n’ est
qu’on raconte qu’il aurait succombé ¡1 une indigestion?
Mais un autre personnage, dont Vasari ne parle pas, attire
notre attention : c’est l’homme à la chevelure noire, au man­
teau sombre, qui se tient debout à droite, devant une rangée
d’assistants, et qui abaisse sur les rois agenouillés un regard
attristé; nous reconnaissons 011 lui, très légèrement idéalisé,
le profil ingrat, mais bien caractéristique, de Laurent le Magni­
fique, tel que nous le présente une fresque postérieure de
Ghirlandaio (à S. Trinità, 1485), avec un réalisme saisissant
(fig. 2 et 3).
Nous admettons volontiers qu’un des deux rois mages age­
nouillés— celui dont la tète inclinée est tournée vers la gauche

�— est Ju lien , le jeu n e frère de L au ren t. Q uant au m o n a rq u e
à gen o u x que l'o n voit de dos, u n peu plus à gauche, nous
é m etto n s l’hy p o th èse que c’est P ierre le G outteux, fìls de
Cosme, pére de L a u re n t et de J u lien . Dans la m esu re où la
c o m p araiso n est possible, lo buste que Mino da Fiesole a sc u lp té
de P ierre a u to ris e ce ra p p ro c h e m e n t. On r e m arq ue q u ’une tra ­
d ition co n s ta n te v eu t que les troìs rois m ag es so ient un vieil ­
lard, un h o m m e fait et un je u n e h o m m e . Or Cosme était m o r t
en 1464, à g é de soix ante-qu inze ans, et P ie rre en 1469, a gé de
cin q u an te cinq a n s ; q u a n t à J u lien , il to m b a it en 1478 fr a p p é
par les Pazzi : il n ’a v a it pas dix -h u it ans.
On p eut lire, d ans l’excellent livre que M. Ch. Diehl a c o n ­
sac ré à Hotticelli1, ii pro pos des identifications assez, i n co hé­
re n te s d o n t ces p e rso n n ag es o n t fait l’objet, que certains
critiques o n t vo ulu tro u v e r ici la preuve que le tableau était
a n t é rie u r ìi la co n s p ira tio n des Pazzi, et d ’a u tre s q u ’il avait óté
com posé plus tard . C e' s t à ce d e rn ie r parti q u ’il faut se r a n g e r
si on re c o n n a it L a u r e n t dans le p e rs o n n a g e d eb o u t : les trois
défun ts so n t glorifiés sous les espèces des rois m ages à
g e n o u x ; le su rv iv a n t fait partie de leur s u ite; il est debou t et
les c o n te m p le d 'u n oeil m élan co liqu e.
La c ritiq u e a voulu tro u v e r des p o rtra its de Ju lien dans bien
d 'a u tres ta b lea u x do Botticelli, où ce m a ì t r e en réalité a pris
po ur g uide sa seule fantaisie, l’allégorie du Printem ps, celle do
M ars et Vénus, etc ... ; et bien en ten d u , la S im o n e tta ch an tée
p a r Ange P olitie n doit, dans ces tab leaux, faire vis à vis à son
a d o rateu r. Un critiqu e a n g lais n ’a-t-il pas affirm é que, sous les
traits de Vé nus, d ans le tableau do la « N ational G allery »,
no us av o n s p eut-e tre lo seul p o rtra it a u t h entiq u e de S im o ­
n etta’? Rap p e lo n s donc, car le fait p a rait trop peu con n u , que,
s’il existe un p o rtra it a y a n t q uelque chan ce de re p ro d u ire les
traits de la Genoise m a r i ée à un Vespucci, c’est le curieux
(1) Lei Maitres d e l'a rt P arie [1906] p. 59-60
(2) J. P. Richt er, Lecture* on the II. N a tiona l Gallery, 1898, p, 56 et s uivan tes .

��I ig . 2. -

LAURENT DE MÊDICIS. PAR GHIRLANDAIO
F loren ce, S* T rin ità .)

�Fig. 3

-

LAURENT DK MttDICIS. PAH BOTTICELLI
(Atloralion des Mages )

�F ig. 1. — L’ ADORATION DES ROIS MAGES DE BOTTICELLI
(F loren ce, Musée des Office«.)

��PORTRAITS d e s MÉDIC1S DANS

l ' oë ü V R e

DE BOTTICELLI

tableau conservé à Chantilly, et attribué à Antonio Pollaiuolo,
où se lit l’inscription : « Simonetta Januensis Vespuccia ». Ce
joli portrait a été publié1; mais puisque les commentateurs
des Stances de Politien et les critiques de Botticelli paraissent
l’ignorer, rappelons-leur en l’existence. Au point de vue docu­
mentaire, il surpasse de beaucoup l'intérêt des allégories de
Botticelli.
H enri
( t ) G ru yer, l.a peinture à Chantilly, (1 8 9 6 ), t. I, p . 2 8 -2 9 .

Hauvette

�Un historien du génie latin

F rancesco Novati : il faut re te n ir ce n o m ; d ’ab o rd parce que
le g ra n d é ru d it qui le p o rta it fut u n am i de la France. P aris le
vo y ait a r riv e r tous les ans, curieux n o n seu le m e n t des m a n u s ­
crits de nos b ibliothèques, m ais de nos m usées, de nos quais,
de nos rues, de nos m oeurs, de to u te n o tre vie. Il se p ro m e n a it
d ans les allées de Versailles, en co m p a g n ie de P ie rre de
N o lh a c ; il allait c h e rch e r H enry Coch in ju sq u e d ans les c a m ­
p agn es flam andes : en 1913, il v in t célé brer avec lui, à Bergues,
le so u v e n ir de Lam artine.. Il· ra v iv a it p a r sa p ré s ence, p a r ses
doctes et gais e n tre tie n s , cette lf a m m e d’a ffection que les c o r ­
r e s p o n d a n ces lo intaines ne suffisent pas a e n tre te n ir. Lors ­
q u ’un étu d ia n t français a rriv a it à Milan p o u r c o m m e n c e r son
pélérin ag e italien, e t s o n n a it
sa porte, ce m a itre le recevait
avec uno aff abilité tou ch an te . Dans ce te m p le du travail —
vieille m aiso n et vieille cour ; studio de s a v a n t et d'artiste,
ra y o n s s u rc h argés de livres, tableau x, bibelots ra res, fenètre
o uv erte sur la paix d ’un g r a n d ja rd in , et pendules m ultiples
a n n o n ça n t de leurs voix diverses la fuite du tem p s — c’étaien t
de longues con ve rsation s sur les projets et les tra v a u x du
n o uvea u venu, des directions, des conseils. Cette bienveillance
était d ’a u ta n t plus précieu se q u ’il ne la p ro d ig u ait pas. Il avait
des o pin io n s d écidées, et ne faisait au c u n m y s tè re de ses a n t i ­
p a t h ies; il s’en fallait de beaucoup q u ’il fùt l'a m i du g e n re
h u m a in . Mais il a im a it la F rance p o ur ses an tiques trad itio n s
do cu ltu re, p o u r ses écriv ain s q u ’il av ait in tim e m e n t p ra tiq u és,
p ou r la form e délicate d o n t elle savait revètir u n e pensée toujo u rs logique et claire : p a rc e q u ’elle était la Franco enlin.
Cela seul suffirait à m eriter n o tre re con naissanc e : m ais il a

�d ’a u tre s titres. Ce fut u n des plus profonde érudits q u ’on pùt
voir ; et tonte sa science, il la m it au service de la latinitó.
Son la b e u r a je ne sais quoi d 'e ffra y a n t. Le ca ta lo g u e de ses
pu b licatio n s, c o m p o s é à l'occasion de son j u b i lé par ses éle ves
de l'A ca d é m ie de Mila n, où il o ccupait la c h a ire d ’histoire
co m p arée des littéra tures n éo latines, c o m p re n a it dès 1908
q u a tre ce nt v in g t ru b riq u e s : et Novati n ’a pas cesse d’a u g m e n ­
ter ce n o m b re j us q u ’à sa m o rt. Il a été le d ire c te u r et le fon ­
d a te u r de collections sav a n te s de toute espèce ; on lui doit,
e n t r e autre s, l’initiativ e de ce Giornale storico della letteratura
italian a qui est d ev enu r a p id e m e n t fam eux à l’é t ra n g e r à la
fois p ar la sevèrité et par la su ret é1 de ses ju g e m e n ts, et qui a
re n o u v elé la critique en Italie. Tous le s jo u rs à la m èm e h eure,
il s’in stallait à la m è m e place, d a n s la vaste b ibliothèque de la
B re r a ; il se p lo n g e a it dans le travail com m e d ’au tre s dans le
plaisir. Son activité intellectuelle sem blait d ép asser les forces
h u m a in e s ; et p o u rta n t, il l 'e xerçait avec aisance, c a r il ne
p en sa it pas quo p o u r ótre erudit, 011 d ù t cesser d ’ótre h o m m e,
voire h o m m e du m onde. Au tè m p s où il é tu d ia it à Pise, son
m aitre, A lessandro d ’A n cona, s ’é to n n a it déjà q ue le plus élé­
g a n t de ses étudian ts fut en m é m e tem p s le plus applique.
Or ce laborieux, qui a laissé sur tous les sujets q u ’il a traités
la m a rq u e d ’un es p rit ex c eptionn elle m e n t vigou reu x, a été
so u ten u d an s son travail infatigable p a r uno idée to u jo u rs la
m e me. Qu’il s’occup;U de b iblio graph ie 011 d ’histo ire do l’art,
de paléo g rap h ie 011 de critique, to u jo u rs il re v e n a it à son
d esse in. 11 po u rsu iv ait l’h istoire de l’esp rit latin d an s lo m o n d e
m o d e r n e . 11 le ch e rc h a it do préférence là où il ótait lo m oins
visible, d a n s ses o rig in e s obscures, se s o u v e n a n t do l ’a d a g e
s c o la s tiq u e : dans les racines do l’a r b r e , rien 11’a p p a ra it de sa
beau te, e t.p o u r ta n t to u te la beau te de l ’a r b re so tro u v e en pu is ­
sance dans ses racines. Mais d ’une facon plus g é n é rale, il vou ­
lait le saisir, ce « p en ser latin », à tous les m o m e n ts de son
év olution, sous toutes les form es do son expression, depuis lo
vi* siecle ju s q u ’au xix·. C’était s a ta che et co m m e sa m ission.

�Au service do c e t t e v olonté u n iq u e, il a m is u ne m éth o d e qui
n ’a pas non plus v arié : la m éth o d e historique. Il voulait éta ­
blir des faits, so lid em en t, de facon qu' i l n ’y eu t plus à re v en ir
s u r les re s u lta ts acquis. Il ne con sid érait pas c o m m e du tem ps
perdu colui q u ’il em p lo y a it à d ép ou iller p a tie m m e n t des
archives o b scu res, à d é c h iffrer un texte, à étab lir le sens d'un
m o t : il d é b a rra ssa it la Science à v e n ir des obstacles que lui*
m èm e avait re n co n trés, et la d is p e n s a it dos vains, des p e r p é ­
tuels re c o m m e n c e m e n ts . M éthode sim ple d an s son prin cip e ;
m o rale a u t a n t q u 'intellectuelle, p u isq u e sa g ra n d e r è g le est
l’h o n n é te té : a b o rd e r fra n c h e m e n t les difficu ltés ; n e rie n
d o n n e r p o u r ce rtain q u ’on n ’a ie re c o n n u tel ; no pas so m e n tir
à soi-m ém e p o u r no pas m e n t i r aux a u t r es ; ap p liq u er fi la
pensee toutes les r ègles qui s’a p p liq u e n t à la conscience, le
scru p u le , la lo y a u té , et cette cla ire vision dos ch o ses qui no
s’o b tien t q ue p a r un effo rt contim i c o n tr e los puissances de
paresse ou de sédu ctio n. C’est la m éth o d e la tin e , celle q u ’o m ­
p lo y a ie n t les h o m m e s de la R enaissance, lo rsqu 'ils usaie n t
leurs yeux s u r les m a n u s c rits re tro u v és et los copiaie n t
h u m b le m en t, p o u r otre sùrs do n ’a lté r e r ni leur form e ni leur
sens ; co nfirm ée p a r la trad itio n sa v a n te dos siècles qui su i ­
viren t, j u s q u ’aux M uratori et aux T iraboschi, qui laissè ren t
après eux des livres batt i s com m e des m o n u m e n ts ro m ain s.
Elle est latine s u rto u t p a r ses c a ra c tères, sa vig u eu r, son équ i ­
libre, son besoin d ’idées in é b ra n la b le m e n t fo ndées, s o n g o ù t de
l’éto rn e e.
Si un rh é te u r a b u s e de ce m o t : latinité, p o u r n ’en faire q u 'u n
th è m e à phrases p om peuses, regretto ns-le : il est vrai quo le cas
est fréq uen t ; et Dieu nous g ard e, p o u r le p résent et p o ur l’av en ir,
de ces d a n g e re u x verbiages ! Mais lo rs q u ’un ér u d it de g ra n d e
race consacre sa vie à a n a ly s er a u j u s t e son c o n te n u ; lorsqu'il
e’appliq u e
an ciens et
il ju s tifie
réclam o n s

à m e t t r e au jo u r sos titres do noblesse Ics plus
les plus au then tiq u es': alors rendons-lui gràce. Car
n o t r e c o n fiance d an s la trad itio n d o n t nous nous
; on nous m o n t r a n t pou rquo i elle a é te digne de

�vivre d an s le passé, il nous rend plus ce rtain s de sa force ; il a
m is à l’èpreuve sa vitalité. Los circo nstances o n t fait de son
oeuv re a u tre chose que l’occup atio n d ’un p u r lettrè ; elle est
devenue l'exam en de conscience des peuples qui se son t battus
a u t a n t p o u r le m a in tie n de leu r cu ltu re que p our la d é fense de
leur sol. En face de la b a rb a rie qui p ré te n d a it im p o ser au
m o n d e u ne conception de l’h o m m e d o n t so n t exclues les q u a ­
litès h u m a in e s , il se tro u v e quo le savant, a p ré c is é m e n t re v e n ­
d iqué los titres qui d o n n e n t aux peuples la tin s le d ro it de
c o n tin u e r ίι v iv re , le d ro it de co nsiderer leur idéal co m m e
s u p érieur, de le défendre et de le sauver. 11 a c o m b attu le bon
c o m b a t d an s la g u e r re des idées.

Ce qui séduisit s an s d oute Novati d ans la p erso n n alité do
Coluccio S alutati, qu'il no cessa d 'étu d ier sa vie d u r a n t 1, ce fut
sa v aleu r re p rése n ta tiv e et sa place dans l’histoire. Salutati
vie nt apròs Pé tr a r q u e et apròs Boccace , qui l’h o n o rè re n t do leur
a m i tié et d o n t il p le u ra la m o r t ; il v ien i un p e u a v a n t les
g ra n d e h u m a n is te s p r o p r e m e n t d its; il m a rq u e l’a v è n e m e n t
d é fìnitif do l ’esp rit latin, qui pre n d conscience do lui-m ém e au
Seuil do la R enaissanc e ; et do plus, il p e r m e t de v oir p a r un fra p ­
p a n t exem ple c o m m e nt cet esp rit p é n è tre d an s la vie. S alutati est
u n la tin is te do p re m iè re force, a u p o in t q u ’on l ’a p p e lle l e s in g e
do Cicèron ; il écrit des lettres, des p o èmes, des discours, toutes
oeuvres d i r ec t e m ent insp irées de la litté ra tu re c la s s iq u e ; il est
cele b re: en 1406 , à sa m o rt, on lui dècerne les h o n n e u rs do
l’ap o th èose, on lo ju g e d ig n e de la co u ro n n e de lau rie r, 011
l’appello Colluccio poeta. Or ce 11’est pas un le ttré do profes ­
sion. 11 est n otaire . Lorsque la vie c o m m u n a le s'o rg a n is e en
lta lie que la h iéra rch ie du m oyen-àge se dissout, et quo les
tra n s a c tio n s politiques se m u ltip lien t, l’b o m m e ép ro u v e le
besoin de d o n n e r à s e s actes passag e rs u n e form e qui d e m eu r e .
1. I.a jeunem e de Coluccio S a lu ta ti, 1888. Correspondance de C. S ,, 1891-1911.

�Cette form e, le n o ta ire est appelé à la créer, de p ar ses fonc ­
tions m èm es. Et co m m e i l a to u jo u rs g a r d é , à t r a v e r s le m oyena ge, des r u d i m e n t s de g r a m m a ir e et des so uv en irs de r h é t h o ­
rique, il s’a d a p te s a n s trop de peine aux circonstances*; il
s ’app liq ue à re d ig e r dans un beau style les g r a n d s évén em en ts
q u ’on lui dem an d e do s a n c tio n n e r : voilà le latin d evenu un
é lém e n t de la vie publique.
Novati ne s’est pas co n te n té de r e c h e r c h e r pieu sem ent les
tra c es do la vie do so n am i Coluccio : il a d o n n e u n e édition
définitive de ses lettres, Ies e x h u m a n t p o u r la p lu p a rt d ’un
m a n u s c r it do n o tre b ib lio th èq u e n a tio n a le . C’est toute une
epoque qui revit dans ces d o c u m en ts précieux; et d av a n ta g e
encore, c’est uno à m e qui so confesse . Les p ro fa n es m èm e
peu ven t écouter ce q u ’elle dit, et co m p r e n d r e c o m m e n t elle
fait de l’a n t iquité la m a tiè re de la vie m od ern e .
Quelle passion, en e ffet p ou r cette a n tiq u ité ; q u elle s u p e r ­
stitio n p o ur tout ce qui v ien t d’e ll e ! Quel prix attach é aux
m a n u s c rits latins ! Quelle im p o rta n c e d o n n ée à la fo r m e , à la
g ra m m a ir e , et ju s q u ’à l’o rth o g ra p h e ! Quelle a d m ira tio n pour
les m o d e rn e s — Boccace ou P é tra rq u e ;— qui so n t les ém ules
de S é n èque ou de Virgile! Mais su rto u t, com m e il tra v a ille à
saisir I'es p rit de la cu ltu re classiq ue, e t à en faire la règle de sa
raiso n! 11 app liqu e aux cas p articuliers de sa p r o p r e existence
les idées qu'il v ient de p re n d re c h ez e lle, les idées gén é rales,
directrices de la vie. Ce so n t les p re m ie rs l ieux c o m m u n s : que
la p ro sp é rité est un faux bien, et q u ’il faut to u jo u rs cra in d re
les em bùches de la f o r tu n e ; que le sage no désire pas la
richesse, m ère do tous les m aux , et a im e la pau vreté, qui
e n g age à l’étu de et à la p ra tiq u e de la v e r tu ; que la pour do la
m o r t est absu rd e et làche. C’est l’éloge do l’am itie, l’é loge do la
g lo ire — qui ne v o u d ra it voir son n o m v oler sur les lèvres
des ho m m es, et défier le te m p s ? les faux h u m b les so n t les plus
v aniteux . Ce so n t les co n solatio ns p hiloso phiq ues, les d is s e rta ­
t io n s m orales. La conscience est en tr a vail; elle veut so r en d re
co m p te de chacun de ses se n tim e n ts , les d irig e r su iv an t

�(les règles q u ’elle a elle-m èm e exam inées, elle-m èm e adm ises.
Les prin cip e s direc teu rs de l’existence m o d e rn e so n t en train
de se fo n d e r en ra is o n ; et p a r exem ple le p a trio tism e . 11 ne
s ’ag it plus de la c h r é tie n té , m ais de F lorence, sludiorom hum a­
n ita tis domicilium·, m ais du pays que l’A p e n n in p a r t a g e et q u e
b a ig n e n t les deux m ers. Dans u n e de ses lettres les plus elo­
qu entes, Coluccio S alutati m an ife ste sa joie de voir le pape
Urbain V, s ó jo u rn a n t à R om e, re n d re la Ville à sa m a je s té , et
re p re n d re en m a in le p ouv oir te m p o re l avec le sp irituel, de
façon que l’o rd re rógn e dans l’unité. Les prélats f r a n çais p ro ­
testen t en fa v eu r d 'A v ig n o n ; iis e x a lte n t les cités populeuses
de leur p a y s ; la s u p é r io r ité de leurs co m p a trio te s dans
la m usiq ue, dans la th é o lo g ie ; leurs écoles, où les étud iants
affluent de toutes les partie s de l’E u ro p e ; leur habileté
d ans les arts m écan iqu es. lls ra ille n t la v a n ité que les lt a ­
liens t i r e n t de leurs o rigines, é n u m è r e n t les défauts des
differentes ré g io n s de la p énin su le, lo u en t lo vin de Beau ne
et m é p ris e n t les vins d ’Italie; ils c e n s u re n t to ut, c o m m e s’ils
é ta ie n t sans défauts. Mais les ó vénem ents leur d o n n e n t to r t ;
Rome re p re n d sa s p le n d e u r et sa m ajestó ; puisse-t-elle les
g a r d e r to u jo u rs! — P a r m o m e n t s , l’effort psych olo giq ue d o nt
les lettres so n t la trad u c tio n devient si in ten se q u ’il p re n d un
ca ractère presqu e d o u loureux. J ’ai q u a r a n te an s, écrit Coluccio
S alutati, et jo n ’ai pas encore tro u v é le tem ps de r ég le r m a vie
co m m e jo l’aurais s o u h a ité . C ependant jo sens la fuite dos
jo u r s ; et m es o ccup ation s m ’ac ca b l e n t ; loin do pouv oir me
recueillir je suis pris plus que ja m a is p ar les activités ex té­
r i e u r es. A in si beaucoup d ’h o m m e s m e u r e n t a v a n t d ’avoir
co m m en c é lour réform e m o ra le ; et beaucoup co m m e n c e n t trop
ta r d ; et je serai de ceux-là...
A m e rich e do con ten u , en so m m e ; pleine de p rom esses et
déjà de ré alisations. Elle est un p eu scolaire, u n peu pédante,
liv res q u e a v a n t les livres ; e t très n aive en m e m e tem ps : c’est
à elle-me m e q u ’elle fait la leçon. Elle est curieuse ; chaque objet
qui passe I’étonne, la sollicite , ot elle v eut s a v o ir le pou rqù oi,

�co m m e fo n t les enfants : le ru d e chancelier de F lorence dem an d e
u n jo u r p o u rq u o i certain es voyelles s o n t asp irées en g r e c ; et
u n e a u tre fois, avec la m èm e c u r io s ité , c o m m e n t l’im ag e peutelle bien se fo rm e r dans le m ir o ir ? Mais le m y s tè re des choses
ne la troub le pas, parce q u ’elle possède, elle le croit, le m o y en
de to u t expliquer, fière et déjà s u p erb e de sa m éthode, de
sa raison. Elle est h e u reu se à l’asp ect de ce beau m o n d e
an cien qu'elle a re tro u v é, q u ’elle v a faire re n a ìtre , qui s a i t ?
en le dép a ssan t, en r e m o n t a n t j u s q u ’aux sp len d eu rs sans
m élan g e de l’ilge d ’or. P lus tard , elle se desséchera ; l’im i ­
tatio n ne sera plus q u ’artifìce ; les m ots lui fe ro n t o ublier
la réalité. Mais m a in te n a n t, elle est encore dans l ’a r d e u r de sa
sève p rin ta n iè r e . Elle se fo rm e s u r les exem ples les plus nobles
du passe, qu'elle a c h osis d ’in stinct. M om ent fugitif, où elle
possède to ute la v ig u eu r de la jeunesse, ,toute la fraìcb eur de
l’éveil ! C'est le p re m ie r m é rite de Novati, que do l’a v o ir fixé
p o u r nous.

P o u rta n t, si de toutes ses oeuvres il en fallait re te n ir une
seule, jo préférerais peut-ètre le m ince v o lu m e qui a p o u r titre :
L'influence de la pensée latine sur la civilisation italienne du
m o yen -àge'. Ce fut à l'o rig in e u n sim p le discours, voire un
disco urs a c a d é m iq ue, et Γ011 sait que le g e n r e se pròto peu
d ’o r d i n a i r e à l’ex pression do pensées o rig in ales. Mais il r e p r é ­
sen te la sy n th è se de lo ng ues études a n té rie u re s ; les notes a b o n ­
d antes qui s o n t rejetées à la fin du livre p o u r ne pas e n tra v e r
la m a r c he de la pensée m o n t r e n t a s s e z de quel p atien t travail
est sorti ce jaillissem e n t. « Le c h e rch e u r, a écrit quelque p a r t
Novati dans u ne belle im ago, so sont quel&lt;|uefois las de réso ud re
les p ro b le mes in g rats de l’é ru d itio n , las d établir p e s a m m e n t
des vérités m in u s c u les. A lors il cesse de so p e n c h e r s u r le petit
coin de terre 011 il b o rn a it son e ffo rt; il lève la té t e, et
\
1. 1896. D e u x iè m e é d i t i o n , 1899.

�otcne m p le les lointa in s de L 'h o r i o n . » Mème l o r s q u e sa science est
trop co urte p o u r e m b ra s s e r l’éte n d u e de ce q u ’il p re s se n t ou de
ce q u ’il devine, il dit lib re m e n t ce q u ’il sent. Lui-m èm e a c o m ­
pose son d iscours d ans un de ces m o m e n ts d ’ex p ansion presq ue
in v o lo n ta ire ; et le re p r e n a n t plus ta rd p o u r le c o rrig er, il a
eu la joie de v o ir q u ’il p o u v ait le c o m p léter sans doute, m ais
q u ’il av a it ex p rim é des certitudes, d ignes d é s o r m a is 'd e d e m e u ­
re r. Cotte civilisation latine d o n t il a étudié l’aub e tr io m p h a n te ,
q u ’était-elle d evenue p e n d a n t les siècles p ré c ó d e n ts ? Entre
Ro m e et la R enaissance, avait-elle d i s p a r u ? Et s’est-il agi
d ’un e so rte de m iracle, qui v ra im e n t l ’a ressuscitée to u t d ’un
c o u p ? Ou p eut-ètre avait-elle co n tin u e à vivre san s q u ’on s’en
ap ercùt, sous les r u i n e s ?
Elle a c o n tin u é à vivre, en e ffe t ; il n ’est pas do siècle, si
d és h é r ité q u ’on le suppose; où elle no se soit m anifestée, où elle
n ’ait agi. Le p ré ju g é qui lA m o n tr a it óteinte p e n d a n t u n e
lo n g u e période de l’h istoire est d én o n c é ; sa vitalitó invincible
est rev end iqu ée. Novati écrit, cette fois, l’épopóe de la pensée
latine im m o rtelle.
11 nous e n tra în e à tra v e rs le te m p s ; et guidés p ar lui, nous
assistons à la d é couverte m erv e ille u s e . Au m ilieu m ém e de la
b arb arie victorieuse, l’esp rit classique subsiste ; ta n tó t ce son t
des r h é te u r s , ta n tó t des g ra m m a ir ie n s , ta n tó t des p hiloso phes :
to u jo u rs il y a q u elq u 'u n p o u r re p re n d re le flam beau et le
passer ίι des su cc esseu rs. Quand, apròs l’em p ire de Cha rle ­
m a g n e , la civilisation p ériclite do nouv eau , ot q u ’une longue
s u ite do calam ités ne p résente que des i m ages d ’h o r r eu r, la
force v iv an te de la latin ité est étouffée, m ais no n pas a b o lie .
On dirait d ’une bataille tra g iq u e et sans cesse re n o u v e lé e ; d ’un
cò tè des puissances s an s n o m b re q ui d o n n e n t l' a s s a u t; do
l’a u t r e , u n e idée, u n e form e, un so u v e n ir, qui ris q u e n t à c h a ­
que m o m e n t de d is p a r a îtr e , et ré sisten t to ujo u rs. Non pas seule ­
m e n t dans les lettres, m ais d ans la politique m unicipale, dans
l’o rga n isa tio n sociale, dans les c o u t u m e s et les usages, d ans les
sceaux et dans los m o n n a ie s , dans les m o n u m e nts de l ’a rt, le

�chercheur patient retrouve les traces qui le mènent sans dis­
continuité jusqu’à la Renaissance. A mesure qu’ il se rapproche
des temps où l’humanisme va triompher, ces signes s’affirment
et se multiplient sans changer de nature : la Renaissance est
l'aboutissement logique d’une tradition ignorée, mais certaine;
pendant toute la barbarie, pendant tout le moyen-age, l’ Italie
a été travaillée par le ferment de l’esprit latin.
Dans un travail qui devait comprendre l’histoire complète
des Origines, et qu'il a mené près de son terme sans l'achever
tout à fait, tant ses scrupules scientifiques le retardaient,
Novati a repris ces idées, et il les a exposées avec leur appareil
critique. Mais elles ont déjà leur force dans son discours, et en
tout cas plus d’élan. On sent percer sa-joie lorsqu’ il apporte
un argument nouveau : qu’ Honorius III, au début du x iiiu siècle
ait déposé un évêque parce qu’il ignorait la grammaire « el
deposuit episcopum qui Donatum non legerat » voilà qui le
rend tout heureux. Il soutient la cause du x" siècle un peu
comme un avocat défendrait un client injustement accusé ; il.
est passionné, éloquent, poétique. 1l tire des légendes les plus
beaux symboles. Une chronique du début du xi® siècle raconte
qu’un laboureur heurta de sa charrue un sépulcre enfoui dans
un coin du Palatin. Il l’ouvrit, et trouva le corps gigantesque
d’un héros couvert de ses armes. C’était Pallas, fils d’ Ëvandre.
A côté do lui brûlait une lampe dont la flamme menue n’avait
cessé do briller dans la nuit des temps. N’est-ce pas l’image do
la pensée latine, telle qu’elle persista chez nous durant le
moyen â g e ? Mémo quand son rayonnement semble obscurci,
elle continue à vivre cachée, emprisonnée dans un tombeau ;
« mais elle vit, comme la lampe inconnue de tous qui perçait
l’ombre à côté du corps étendu de Pallas .... »
*
# *
Lorsqu’ on a séjourné de longues années dans une ville,
attelé au même labeur, on finit par faire partie, vivant encore,

BkJwWviVBî-ütr'1" " ¿¡¡Sti l’ilhK't*

viy

�UN H I S T O R IE N DU G E N IE

L A T IN

de la tra d itio n de la cité. On est c o n n u ; on a des élòves, et
m è m e des disciples; les profanes, les m a rc h a n d s s ’é to n n e n t
to u jo u rs de v oir u n h o m m e p asse r son existence à lire d ans les
vieux livres, m ais leur é t o n n e m e n t se n u an c e de respect.
Les fam illes ne lui fo n t plus m y stère de leurs tréso rs ; elles
la iss e n t p é n é tr e r ce curieux, d an s les b o u d o irs s u ra n n é s
et d ans les salons solenn els ; il a le d ro it d ’a d m ire r les p o r ­
traits des an c ètres, q u ’il sem b lait co n n a itre à l’avance, c o m m e
des am is. B ientòt elles lui o u v re n t les portes de leurs biblio ­
th èques, h eureuses de le voir p ris e r une édition ra re, up beau
livre à g ra v u re s . Elles lui p e r m e tte n t do fureter, de d éc o u v rir
dans le tiro ir d ’un cab inet un m a n u s c r it p o u ssiéreu x, qui
co n tie n t une partie de leur p ro p re h is to ir e . P arfois m é m e elles
lui a p p o r te n t des d o c u m e n ts q u ’elles se g a rd e ra ie n t, so u p ço n ­
neuses, de confìer à un é tra n g e r. Elles lui ac co rd e n t la p e r m is ­
sion de les publier, s’ils en v a len t la p e in e ; à lui, d o n t elles
so n t sùres ; n o n pas à u n au tre , qui s e rait peut-ètre in d is ­
cret. C’est ainsi q u ’il fut d o n n e à Novati de faire p a ra itre une
des co rresp o n d an c es les plus p a s s io n n a n te s que le x v u i6 siècle
nous ait laissées : celle des frères Verri
L’un des deux, P ietro , bel esprit, ph ilosophe ré fo rm ateu r,
jo u rn aliste, g ra n d m a n ie u r d ’idées, reste à M ilan; son cadet,
Alessandro, plus sensible, plus sensuel, plus artis te peut-ètre,
a été à P aris avec Beccaria, puis à L ondres to u t seul, puis à
Rom e : là, les c h a rm e s de la belle m arq u ise Boccapadule l’o nt
fixé p o u r tou jou rs. De Milan à Rom e et de Rom e à Milan, les
d e u x frères s’écrivent, c o n tin u a n t leur con versatio n intim e,
lls se ra c o n te n t les g ra n d e s nouvelles, et plus v o lo n tie rs encore
les petiles, les év ón e m e n ts de la politique, la eb ro n iq u e m o n ­
daine, les productioris des artistes, et les ó tran g e rs, et les
fem m es, et les livres q u ’ils o n t lus, et les am is qu ils o n t rencontrés, et ce q u ’ils o n t dit, et ce q u ’ils pen se n t. T out cela

1. Carteggio dì P, e A . Verri , a c u r a di K. Novati e di E. fireppi» 3 voi., 1910,
1911, 1919, Eu c o n r e de p u b l i c a t i o u .

�fa m iliè re m e n t : m ais avec des re prises de co q uetterie et des
nuan c es d ’a p p rè t ; co ram e si q u e lq u ’u n , to u t d ’u n coup,
p o u v a it lire p a r dessus leur épaule et les s u rp re n d re . Le
m o rce au spirituel et soigné, fait p o u r ètre extrait de la lettre
et lu aux am is, ne m a n q u e pas ; il est presque tou jo u rs
délicieux.
Dans ce fouillis aim ab le et qui prète à toutes les surprises,
des d o n n ées g én é rales a p p a ra is s e n t à force de répétitions.
L’im pression la plus; forte est celle du t r io m p h e de la pensée
francaise. Les Verri se t i e n n e n t à l’a ffùt de la p ro d u c tio n de
P aris ; la m o in d re b ro c h u re de V oltaire fra n c h it la f r o n tiè r e ;
ainsi de tous les livres ; et cela va ju s q u ’à l'E ncyclopédie, qui
ne com p te pas m o in s de cinq cents so u s c rip te u rs p o ur une
ré im p re ssio n italie n n e. Si on vo u lait citer tous les au teu rs
f r a n çais q u ’ils p ra tiq u e n t, on n ’en finirait pas. L’influence est
profonde. On v eut p e n s e r c o m m e à P aris, on veu t p a rle r com m e
à P aris ; no n pas s e u le m e n t citer ou copier, m ais a r riv e r par un
travail i n té rie u r à la m èm e facon d ’e x p rim e r les m èm es idées.
De Voltaire, on p re n d la g rà c e légère, l’ironie, le scepticism e.
De R ousseau, qui lui fait c o n c u rre n ce, que l’on défend m èm e
co n tre ses attaq u e s, on a d m ire le s e n t i m e n t , la p assion v ig o u ­
reùse, la force co nstru c trice. C’est enco re la pen sée v o ltai ­
r i e n n e qui m e t la m a rq u e la plus forte s u r les esprits : m ais
elle ne r èg n e plus sans co nteste : on p ré vo it le jo u r où l ’a t t i ­
tu de se n tim e n ta le l’e m p o rte ra s u r l'in te llectuelle, et le coeur
s u r l’esprit.
Et puis, riv ale de la Franco q u o iq u ’in tro d u ite so u v e n t par
elle, voici l’A n g leterre qui a p p a r a i t . Dans la c h a m b re d ’A le s ­
san d ro Verri, ■il y a les p o r t r a its de Voltaire et de Rousseau,
m ais aussi des tableaux de Ho g a rth . On ad m ire la p o litiq u e
anglaise. On considere avec ét o n n e m e n t les insulaires qui c ir­
cu lent en Italie, si o rig in a u x , si bizarres. A p rès les livres des
p h ilo s o p h es, que l ’on c o n n a ìt bie n, 011 se m e t à lire l’oeuvre
des littérateu rs purs, les nou veaux et les anciens. Quel curieux
o u v ra g e quo le Voyage 'sentimental de S terne! L 'a u te u r a

�asri on : les caractères français re sse m b le n t à des m o n n a ie s l o n g ­
tem p s frottées e n se m b le : polies, m ais effacées; les A ng lais o n t
un a u tre relief. Verri a toutes les audaces : il a b o rd e S h akes­
peare. Il tra d u it Ha m let, p o u r son plaisir. Il le tra d u it tel qu'il
est, afin de re n d re le m ieux possible la force de la pensée
an g laise : il critique V oltaire, qui n ’a pas tra d u it, lui, m ais
déform é. — C’est ainsi que le trô n e des dieux fran ça is est
é b ran lé dans le tem p s m ôm e q u ’ils t r i o m p h e n t ......
Et l’esp rit ita lie n ? Il est étouffé sous ces em p rises, Il est
tiraillé d an s des sens divers : vers le français, vers l’anglais,
vers le latin, vers le g r e c ; car A. Verri a p p r e n d aussi le grec ;
et on sait q u ’il com pose la plus é tra n g e élu c u b ra tio n , Les N u its
romaines au tombeau des Scipions, où Young et Tite Lîve son t
a ffreu se m en t m êlés. 11 n ’a pas confiance en lu i-m êm e; il c r i­
tique plus vo lo n tie rs q u ’il ne c o n s tru it ; esp rit p ro vin cial plus
q u ’e s p r it n a tio n a l, il m a n q u e de c e n tre. — P o u rta n t il a des
qualités qui le re n d e n t d ig ne de vivre. D’ab o rd cette in q u iétu d e,
ce m é c o n te n te m e n t de soi-m êm e, qui so n t la co n d itio n et
l’indice du p rogrès. P uis un e x trê m e bon sens, u ne vig u eu r
p ra tiq u e qui ne le laisse ja m a is dupe, m êm e qu an d il im ite.
P uis une trad itio n , à laquelle il a recou rs q u a n d il est dans
l’e m b a rra s , et qui chaque fois le s auve. L’es p rit italien est en
crise : m ais c’est u n e crise d ’adolescence.

Il est ce rtain qu'avec le cours des a n n é e s ,N o v a ti se ra p p r o ­
ch ait do la f o u le ; il s o rta it de la réserve u n peu dédaigneuse
de ses débuts, é p ro u v ait le besoin de c o m m u n iq u e r d irecte­
m e n t avec le g ra n d public : p lusieu rs volum es, c o n te n a n t des
articles de v ulg arisatio n qui d ’ailleu rs n ’o n t jam ais rien de
v ulgaire, en font. foi. Il est ce rtain aussi que les sujets plus
m o d ern e s le te n ta ie n t d av a n ta g e : si bien q u ’il se laissa séduire,
à la lin, p a r S te n d h al. A vrai dire, il y av a it lo n g tem p s q u ’il
l’avait r e n c o n tré s u r son c h e m in , et salué au passage ; il ne
l’in v e n ta it pas, il le re tro u v a it. Et puis, quel est l’italien

�ctluivé qui ne s’in téresse à lui ? Λ la veille de la g u e rre , Milan se
p ré p a ra it à céléb rer sa m é m o ire ; Novati faisait partie du com ité
c h a rg é d ’o rg a n is e r la solen nité, à laquelle les am is de F ran c e
étaie n t déjà conviés. Une conférence très n o u rrie , u n e polé­
m ique d ans les jo u rn a u x (il faut to u jo u rs q u ’il y ait polém ique
q u a n d il s’ag it de S tend hal ; c’est la règle) in d iq u a ie n t l’élab o­
ra tio n d ’un travail plus com p let. — Mais su rto u t, étudier
S tend hal, c’était re s te r fidèle à la tâche de to ute sa vie. En effet,
S tendh al est au n o m b re de ceux qui se s o n t a r ro g é un droit
s u r le g ra n d h érita g e de Home ; il a ju gé la civilisation ita­
lienne, il l’a fixée à un m o m e n t d o n n é de son évolution : il
faut q u ’il re n d e des com ptes au g a rd ie n de la pensée latine.
S tendhal et l’âm e italienne 1 : tel est le titre de l’en qu ê te que
Novati vo ulu t institu er.
Les n atio n s o n t un e é tra n g e m a n iè re de se re p ré s e n te r l’âm e
de leurs voisines. Elles se c o n te n te n t de préjugés h éréditaires
tenaces, de n o tions inexactes, so u v e n t contra d icto ires, puisées
dans les jo u rn a u x — d ans les jo u rn a u x de la n atio n qui juge,
non pas .de celle qui fait l’objet du j u g e m e n t ; et plus que to ut
le reste, d ’im ages éclatantes, m ises en circ u latio n p a r quelque
écrivain de talen t qui découvre un beau jo u r l’A n gleterre, le
J a p o n , ou l’A m érique. On accepte ce que d it l’écrivain, on le
croit s u r p a r o le ; la natio n a beau c h a n g e r, le p o rtra it a beau
vieillir : il d u re ju s q u ’à ce q u ’une nouvelle d écou verte relègue
dans l’o m b re l’im ag e trop lo n g tem p s favorite. L’Italie dépeinte
p ar L ala n d e et a u tre s v o y a g e u rs du x v iiie siècle a d u ré ju s q u ’à
l’Italie de C o rin n e ; C orinne a été d é trô n é e p ar S te n d h a l ; il
sem ble bien q u ’il ait fallu M. B ourget p o u r en ric h ir d ’un p it­
toresque im p rév u la traditio n s te n d h a lie n n e ; et p o u r la
foule, la m od e des petites villes, décrites d ans des livres
in n o m b rab les, d u ra it encore hier, insoucieuse do l’intense
b o u illo n n e m e n t de vie qui a g itait l’Italie m o d ern e , et que la
g u e rre a enfin révélé.
I. Mi lan, Cogitati, 19| 6.

\

�UN h i STOr iEN DU G É N I E

LATI N

Les n ou ve a ut és que S te ndh al a pp o r t a i t ét ai en t n ombr eus es
et pi quant es. II le disait h au t e m e n t , le répét ai t j u s q u ’à satiété :
le p ay s le mi eux fait p ou r le b o n he ur , ce n ’étai t pas la France,
mai s l'It al ie; l’à m e la plus capable de c o n qu é ri r et de re te ni r
le b on he ur , c’ét ait l’à m e italienne. Gondol es et sérénades,
musées et Vésuve, s ouven ir s classiques, tout cela était fort
bien. Une foule de bavards av a ie n t a d m i r é qui les r ui nes et qui
les o ra n g e r s : soit: — encore que la p l u p a r t de ces m o n t r e u r s de
merveilles f û s s e n t fort sots. Mais ce que tous d ev ai ent c on n aî tr e
dés or ma is , c'était j u s t e m e n t ce que les vo ya ge u rs n ’av ai ent
j a m a i s v u : le pri vi lège qui p er m e t ta i t aux é t r a n g e r s môme,
p o u r peu q u ’ils voul us sent r e no n c e r à leurs pré jug és na ti onaux,
de g o û t e r en Italie une félicité impossi bl e ailleurs. Cette joie
d ’exister, S te ndh al l’av ai t sentie, p é n é tr a nt e, a u ss i tô t q u ’il
avait franchi les Alpes p o u r la p r e mi è r e fois ; il l’ava it é p r o u ­
vée avec plus de sécuri té et de r e c on nai ss anc e e nc o r e p e n d a n t
ses l ongs s éj ours mi lanai s, elle dev enai t p o u r lui le caractère
essentiel du pays, si r are, si mervei ll eux q u ’il s ’en faisait
l’a p ô t r e p o u r la Franc e et p ou r le mo nd e. Il n ’a b a n d o n n a i t pas
to ut de la tradi ti on a n té r ie ur e ; mai s il re no uv el ai t e nt i è r e m e n t
le p oi n t de vue. Il ne s ’agi ssai t pas d ’a d m i r e r l’Italie p ou r ce
qu elle n ’était plus ; ni de l ouer son ciel ou ses statues pour
cr it i qu er ses i nst it ut ions et m ép r i s e r ses hab it ant s. Elle deve­
nai t a u tr e chose qu e la p r o m e n a d e classique de l’E ur o p e : une
île heureuse, digne q u ’on s ’y fi xat pour y vivre tous ses jours.
La g r a n d e a ffaire do la vie é t an t lo b on he ur , il fallait la j u ge r
s u i v a n t la s o m m e de b o n h e u r q u ’elle était capabl e de d o nn er ,
et la r eco nn aî t re, da ns ce sens, c o m m e s upér ie ur e à toutes
les n at i on s. On sait c o m m e n t S te ndhal d o n n a i t lui-me m e
l’e xe m p l e : Henry Heyle, Milanais.
Il justifie ce q u ’il ava nce p ar la ps ychologie et p ar l’hi st oir e:
a u t r e r e n ou ve l l e m e nt do l’image. P oi nt de vani té en Italie ;
ce tte cr ai nt e du ridicule qui paral ysé en France les g r a n ds
caractères y est i nco n nu e. Le n at ur el y r è g ne l i b r e m e n t ; on
est délivré de celte per pétuelle c on t ra i n t e qui fini t par asservir

�les esprits les plus in d é p e n d a n ts : on se m o n tre tel q u 'o n est,
et on agit s u iv a n t son bon plaisir. L'op inion publique y a peu
de force, h eu re u s e m e n t, faute de g ra n d s centres qui im p o s e n t
la m ode et le ton. La p assion y n a ît v ig o u reu se ; ne tr o u v a n t
pas de lim ites à son ex pansio n, elle croît, elle e n v a h it to u t
l ’être ; elle d o n n e à la vie u n e a m p le u r qui la re n d d igne d'être
vécue. P a rm i les passions, l'a m o u r occupe la p re m iè re place,
co m m e il est juste. Tous les cœ urs italiens en so nt p le in s ; la
v e rtu consiste à aim e r p ro fo n d ém en t, non pas à cacher h y p o ­
c r ite m e n t q u ’on aim e. Cet a m o u r n ’est pas le passe-tem ps
d ’une société coquette, où ni les e n g a g e m e n ts , ni les ru p tu re s
n ’o n t d ’i m p o rta n c e ; la jalousie ne p a r d o n n e p a s ; elle tue.
F em m es belles et voluptueuses, h o m m e s qui n ’es tim e n t rien
ta n t que l’énergie, in dividu alités san s f r e in : quelle m atière
aux jo uissances poussées ju s q u 'a u p a ro x y sm e , au x haines
poussées ju s q u ’aux beaux crim es ! Et quelle psychologie faite
p o u r le b o n h e u r !
L’histoire l’explique. Divisée en u ne foule de petits Etats qui
o n t dû so u ten ir, p o u r subsister, les luttes les plus sa n g lan te s
que l’histoire co n naisse, l’Italie a to u jo u rs été le pays des
caractères fo rte m e n t trem p é s. Le dro it à l’existence se c o n ­
q u é ra it de h au te lutte; l'existence elle-m êm e d e v e n a n t ainsi
plus précieuse, on l’em p lissait do toutes les jouissances, celles
des lettres, celles des arts, celles des passions. Y eut-il jam ais
plus de villes e n n e m ie s, plus de s a n g versé p o ur a r riv e r au
po uvo ir, plus de crim es co m m is p our le g a r d e r q u ’au tem ps de
la R en aissan c e? Y eut-il ja m a is plus d ’artistes, et de plus
g ra n d s ; plus de princes cu ltivés; plus d ’é n e rg ie s ; une vie plus
in te n s e ? Certes, la civilisation a étouffé celte flamme. Elle a
réussi ii faire de l’existence un e cho se b ana le et terne , à a m e n e r
m êm e la décadence des arts. Mais les forces sau vages que son
travail néfaste a voulu discip liner é taie n t si p uissan tes en Italie,
q u ’elle ne les a pas e n tiè r e m e n t dom ptées. Elle n ’a p as pu a b o ­
lir tout le passé. Dans ce j a rd in lu x u rian t, la p lan te h om m e
co n tin u e à cro ître plus vivace q u ’en au cu n lieu du m onde.

�S eulem ent, cette im ag e colorée, qui vien t se sub stitu e r au
dessin u n peu te rn e de Corinne, co rrespon d-elle à la ré a lité ?
Avec S te n d h al, on se méfie to u jo u rs ; il paye la ra n ço n de son
iro n ie : le lecteur a p eu r d ’être mystifié, et ne lui fait crédit
q u ’à m oitié. A sa pré sen tatio n de l’Italie, on concède volontiers
des traits bien saisis, quelques touches é v id e m m e n t justes,
des m o rce au x qui ré v èlen t une acuité de vision sans égale. :—
Mais l’e n s e m b le ...... ?
Le g ra n d in té rê t du livre de Novali est de dissiper ces in q u ié­
tudes, et d 'é ta b lir les m érites de S te n d h al. Il y a d ’abo rd les
acq uisitio ns définitives, s u r lesquelles aucun doute n ’est
perm is. L’ob serv ateu r a bien vu ce que l’âm e italie n n e pouvait
av o ir de divers, les n uan c es m ultiples que la p ersistance de la
vie locale et ré g io n a le lui ap p o rte ; il n ’est pas tom bé dans
l’e r re u r, p o u rta n t c o m m u n e aux é tra n g e rs , de co nfon dre la
psychologie d ’un N apolitain, p a r exem ple, avec celle d ’un
Milanais. — Il a discerné avec une perspicacité s in g u liè re son
c o n te n u politique. Car on lui a re p ro ch é d ’avo ir lim ité ses
re m a rq u e s aux elïets de la d o m in a tio n n ap o léo n ie n n e qui était
déjà le passé, et d ’av o ir douté du R iso rg im en to, es tim a n t que le
peuple était très loin encore de co m p re n d re ce que pouvait
être la liberté, ou seu le m e n t la c o n s titu tio n . Or il a p p a ra ît de
plus en plus n e tte m e n t a u j o u r d ’hui q u ’en ejïet, le R iso rg i­
m en to , (et d ’une façon g én é rale to ute l’évolu tio n politique de
l ’Italie m oderne) sont dûs non pas à la m asse du peuple, m ais
à une élite très re strein te qui e n tra în e la foule presq ue m alg ré
elle, et l’oblige à faire ce qu elle ne c o m p re n d pas, voire m êm e
ce q u ’elle ne v eu t pas. S tend hal av ait vu clair; on lui doit s u r ce
p o in t u ne véritab le ré p a ra tio n . — 11 a bien m arq u é aussi le
rôle de l’Italie d an s la fo rm ation du ro m a n tis m e , du « r o m a n ­
tic ism e » c o m m e il disait : beaucoup des idées que lui-m êm e a
fait passer en France, il les av ail e m p ru n té e s aux cerveaux
m ilanais Attribuons-lui donc le m é rite d ’av o ir décou vert une
richesse encore inex plo rée de l'â m e italien ne. — Mais allons
aux points où il sem ble plus difficile de lui faire to u t à fait

�crédit. Que la p lante h o m m e naisse plus vivace en Italie
q u ’ailleurs, ce n ’est pas lui qui le dit, c’est Alfieri; aussi bien
ses ju g e m e n ts o u t ils so u v en t une ressem blance fra p p a n te avec
ceux des co n te m p o ra in s les plus auto risés. La passion s ’y
d o n n e plus libre cours q u ’en F ranc e : a s s u ré m e n t; et p o u r les
g r a n d s caractères, toute 1 h isto ire de la libéra tio n de l’Italie
n ’en montre-t-elle pas en a b o n d a n c e ? n ’a-t-elle pas eu ses
h é r o s ? ses m a r t y r s ? — Si l’on exag ère u n peu la conception
s te n d h a lie n n e de 1 Italie de la R enaissance, 011 a u r a quelque
chose c o m m e la .Lucrèce B orgia du th é â tre ro m a n tiq u e ; et ce
sera très fâcheux. Mais au m o in s a-t-il fait co n n a ître au g ra n d
/
%
p u b lic ce que cette histo ire a eu de tra g iq u e et de tro u b la n t;
en tre les R o m ain s et les Italiens m o d ern e s, il n y avait, p e n ­
sait-on que des o m b re s ; il y a rem is des h o m m e s , p o u rsu iv a n t
en v u lg a ris a te u r l’œ u v re q u 'a u m ôm e m o m e n t des esprits très
sûrs et très graves, c o m m e S ism on di, accom p lissa ie n t de leur
côté. Novati va m êm e si loin ici, qu'il v o u d ra it défendre la
Chartreuse de Parme d ’une critiq u e trad itio n n e lle : S ten dhal,
p our d ép eind re les m œ u rs italiennes d ’après 1815, s ’est servi
d une in trig u e trouvée dans irne c h ro n iq u e du xvi° siècle; et
de là vient l’im p ressio n d in c o h éren ce que le lecteur épro u v e
d ’un bo u t à l ’a u tre du ro m a n . Mais l’a n a c h ro n is m e est m o ins
flagran t q u ’il ne p araît, dit Novati, si on réfléchit que les c a r a c ­
tères, après tout, n ’av a ie n t pas te lle m e n t c h a n g é de l ’un e à
l'a u tre époque : beaucoup des tra its essentiels de la race o n t
défié le t e m p s ...... C’est peut-être tro p d ’in d u lg e n c e ; et nous
p ro testerio n s vo lo n tie rs. Mais n ’aurio n s-n o u s pas m a u v a is e
grâce, F ran çais que nous s o m m e s , à c o n tre d ire un Italien à
p rop os de l'â m e ita lie n n e ?
*

* *

Ce fut là son d e rn ie r livre ; ses am is lo re ç u re n t en m êm e
tem ps que la nouvelle de sa m o rt. Il av ait été heureux d ’en
faire un té m o ig n ag e public de l’in té rê t q u ’il p o rta it à la France,

�et il av ait m a n ife sté son s e n tim e n t dans u n e de ces belles
dédicaces à l'italien n e qui p ar leur h a r m o n ie ra p p e lle n t le vers,
p a r leur force l’in scrip tio n lapidaire, g rav ées p lu tô t q u ’écrites,
p resqu e imposables à tra d u ire : A d Henry Cochin — e e ttissima
tempra — d i scrittore di cittadino — con l'affetto antico —
fiammeggiante p ui v i v o — oggi che nell’ atroce duello — contro
l’eterno nemico — Francia e Italia — rinsaldano — la frater­
nità indefèttibile. Oui, elle b rû la it plus vive que ja m a is , cette
fla m m e d 'a ffection, tan dis que la France pacifique q u ’il av ait
c o n n u e d even ait la France g u e rriè re , et repo u ssa it l’e n v a h is­
seur. « Je suis très co n ten t de vos nouvelles », é c r i v a i t - e n
m a rs 1915 au m êm e am i, le confident de sa pensée, « v otre
pays m é rite n o tre a d m ira tio n . Son réveil a été con fo rm e
à tou tes ses g ra n d e s tra d itio n s ; on ne p eut que l ’estim er
et l’a im e r to u jo u rs d av a n ta g e ». — Une a u tre fois :
« Mon ch er A m i, veuille le Ciel nous é p a rg n e r les souffrances
qu e vous avez éprouvées! Vous qui m e connaissez, vous
savez le sujet de tristesse to u jo u rs plus g ra n d e que constitue
p o u r moi la to rtu re indicible à laquelle est soum ise une partie
de la « doulce F r a n c e ; » elle a to u jo u rs été, elle est tou jou rs
une des plus vives affections de m on cœ u r ». 11 ne d ésira it pas
la g u e r r e ; m ais lorsq u e v in t le jo u r où l’Italie, p a r une v olonté
do n t on ne dira ja m a is assez to ut le m érite, desc en d it d ans la
mêlée, voici en quels term e s il s’ex p rim a : « L’in c ertitu d e nous
e n lev a it toute tra n q u illité d'âm e, n o u s to rtu ra it. M aintenant
nous s o m m es sortis de celte an go isse et de ce doute. Nous
s om m es en tré s dans u n e période nouvelle, une période d ’a c t ion
qui ne p o u rr a se t e rm in e r san s la victoire du Bien, du Ju ste, de
l ’Honnête. J ’ai éprouv é u n e joie p rofon de à voir m on pays se
m e ttre à côté du vô tre L’idée q u ’elle pût un jo u r p re n d re les
arm e s c o n tre la F ran c e a tou jo u rs inspiré à l’Italie une r é p u ­
g n a n c e profonde. Cela s e m b lait m o n s tru e u x , e t à to ut le m ond e.
Mais il était m oins prob a b le q u ’elle pû t re n ouv eler, dans une
fra te rn ité intim e, dans u n e co m m u n io n parfaite d ’a sp ira tio n s
et de v œ ux, le pacte sacré d ’où est né, il y a c in q u a n te six ans,

�l'Italie m o d e rn e . Et voici que ce beau rêve s ’est réalisé! P o ur
celui qui, com m e m oi, s an s p o m p e, sans vain e osten tation
n ’a ja m a is cessé de p o rte r dans son c œ u r u n e affection
im m u a b le p o u r v o tre p ays, c’est là u n e g ra n d e consolation.
Et nous versero n s plus jo y e u s e m e n t n o tre sa n g si ce sacrifice,
en m êm e tem ps q u ’il d é liv re ra n o tre sol de n o tre étern el e n n e m i ,
l ’A utrich ie n , doit serv ir à vous d élivrer do v o tre en n e m i non
m o in s éternel, le P ru s s ie n ...... » L’é ru d it et le p a trio te se tr o u ­
v aient d ’accord en lui ; il v oyait d ans les faits ce duel d o n t il avait
si s o u v en t suivi les phases dans l’évo lu tio n des idées. 11 ra p p elait
avec co m plaisan c e que (' la ré p u g n a n c e ita lie n n e c o n tre les
alle m a n d s s’est m anifestée dès les p re m ie rs tem ps de la n atio n ;
au χ Γ siècle déjà, on en tro u v e des traces d an s l'h isto ire
et d ans la vie. Eternelle lutte entre le « f uror teutonicus » et la
« vertu » la tin e ! »
Ces d e rn ie rs m ots ré s u m e n t le m eille u r de son effort, et
ac h èv en t de m o n t r e r le sens de sa vie.
P

aul

/

\

H

azard

.

�L A COLLECTION ARMINGAUD
A

LA

BIBLIOTHÈQUE NATIONALE
(M anuscrits italiens 2242-2260.)

( s u i t e '. )

I (2242). O r ig in a u x (xv*-xviii° s.).
i° Fol. 1-66. Pièces originales, et principalem ent lettres adressées à
Francesco Sforza (144o -1453 ).
a0 Fol. 67-79. Dossier intitulé par Arm ingaud C a r te g g io g e n e r a le ,
Charte e le n c a te , et com prenant aussi principalem ent des lettres
originales adressées à Francesco Sforza (mai-août 14 52 ).
3 " Fol. 80- 121. Dépêches adressées de Rom e à Francesco Sforza par
« Nicodem us » [Nicodemo Tranchedini da Pontrem oli], soit seul,
' soit conjointem ent avec d'autres agents de ce prince (3 1 décem bre
145 1- 15 décem bre 1452) . — On a inséré dans ce dossier (fol. 111 )
une lettre datée de Gènes, 21 mai 1452 , adressée à Cicco Simonetta,
et où ¡1 est question de Nicodemo.
A" Fol. l a a - i ^ o . Huit dépêches chiffrées de René de « Lusinges »
[Lucinge ;, seigneur des Alimes, adressées de Paris et de Blois à
Charles- Emman uel 1. duc de Savoie (juin-décem bre 1588 ).
5 " Fol.
Court dossier, form é de pièces sans rapport avec les
séries précédentes et sans date, reçues par Arm ingaud « de M. Lan ­
dini, septem bre 188a » (xvii-xviii's .) .
145 feuillets.
II ( 2 2 4 3 ) . M ila n

1.

Fol. i - a b . Lettres de divers à Francesco Sforza, et autres pièces
(janvier-décembre 1442).
Fol. 21-37. Pièces diverses de l ’année 1443 .
Fol. 28 -39 . Lettres adressées
Francesco Sforza par Nicodemo Tran ­
chedini (décembre 1451 ).

1 , Voir çi dessus, p, 168.

�Fol. 40-207. Correspondance des am bassadeurs m ilanais à Florence,
et particulièrem ent de Nicodem o Tranchedini (17 aou t 14472 6 octobre 14 5 1 ).
Fol. 208-286. Correspondance des am bassadeurs m ilanais et autres,
ailleurs qu ’à Florence, et particulièrem ent de Nicodemo Tranchedini
(4 novem bre 1450-28 avril 1402).
F o l . 287-366. L e t t r e s d e N i c o d e m o T r a n c h e d i n i à F r a n c e s c o S fo rza,
d a t é e s d e R o m e (25 m a r s - 3 o d é c e m b r e i 452 ).

Fol. 367-370. Lettres adressées à Francesco Sforza, de Florence par
Nicodemo Tranchedini, et de R im ini par Francesco Gentili
(28 mai 1453).
Fol. 371-399. « Epistolae variorum a d Nicodem um Tranchedinum »;
analyse du m s. 834 de la bibliothèque Riccardienne, à Florence
(fol. 373-387); — Liste alphabétique des correspondants de
Nicodemo dont des lettres sont contenues dans ce m anuscrit
(fol. 388-392); — Extraits (fol. 393*399).
Fol. 4 0 0 - 4 0 9 . Docum ents émanés de Nicodemo Tranchedini ou le
concernant ( i 4 4 5 - i 4 8 i ) .
Fol. 410-428. Lettres diverses, adressées à Francesco Sforza et autres
( 14 5 1-1477)·
428 feuillets.

III (2244)· M ila n I I .

\

Fol. x-i 11. Lettres de Cosm e de Médicis et de quelques autres à
•Francesco Sforza, et de Francesco Sforza à Cosm e de Médicis et
autres, ces dernières d'après les m inutes ( i 4 5 i - i 4 6 5 ).
F o l. 112-128. L e t t r e s d e C o s m e d e M é d ic is e t a u t r e s m e m b r e s d e la
f a m i l l e d e M é d ic is à F r a n c e s c o S fo rza e t a u t r e s , tiré e s d e s a r c h i v e s
d e M i la n (14 52 -1 47 8).

Fol. 129-177. Correspondance de Cosm e de Médicis avec Francesco
Sforza et Bianca-Maria Visconti, sa fem m e; extraits du iiis. de
l ’Am broisienne Z. 247 inf. ( 1446- 1466).
1 Π feuillets.

I V (2245). Milan II I.

F o l . 1-241. N o m b r e u s e s l e t t r e s a d r e s s é e s , à F r a n c e s c o S fo rza p a r ses
a g e n t s e n d i v e r s e s v il le s i t a l i e n n e s , n o t a m m e n t à F l o r e n c e ( 14 5 114 5 2 '.
F o l. 242-255. T a b l e d e s « G r i d e ed o r d i n i in t e m p o d e ll a l i b e r t à d i
M i la n o » ( 1447 '·
F o l. 256-265. A r c h iv e s d e M ila n . C h iff re s e t c a t a l o g u e d e R e g is t r e s .
(Ce c a t a l o g u e e m b r a s s e les a n n é e s 1447-1471.)
F o l . a 66 - 3 o 4 · « E le n c o n o m i n a t i v o d e i L e t t e r a t i d i c u i si c o n s e r vano

�vano m em orie nella classe Autografi degli A rchivii di Stato in
Milano. »
Fol. 3o 5-3 2 i. Liste alphabétique d ’artistes, d ’après la m êm e source.
Fol. 322 · 4 ι 3 . Lettres tirées du m s. de l'A m broisienne Z. 2/17 inf. ;
i c Lettre d ’Ornanno di Rinaldi degli Albizzi à Francesco Sforza
( i 4 5 5 ) (fol. 323 ); — 20 Lettre^ d ’Angelo Acciaiuoli à Francesco
Sforza, « con m inute di m issive ducali al· m edesim o » ( i 4 5 i - i 4 6 6 )
(fol. 3 aA).
413 feuillets.

V (2246). F loren ce /. — « A rch ivio Mediceo innanzi il P rinci­
pato, — Carteggio^ di Cosim o de’ Medici, ecc. »
Fol. a-1 G. « Index général des lettres écrites à Cosim o di Giovanni, ou
à Cosim o et à Lorenzo di Giovanni. »
Fol. 17-55. « Liste chronologique des lettres écrites à ou par Cosm e
de Médicis seul ou en com m un avec Laurent, son frère» ( 14 111456 ).
Fol. 5 6 - 6 8 . « Index alphabétique... des correspondances d ’Averardo
de’ Medici et de Lorenzo di Giovanni B ic c i d e’ Medici. »
Fol. 69-1 i 5 . « Carteggio di Lorenzo il Magnifico. — Indice alfabetico
dei corrispondenti. » (Plusieurs séries.)
Fol. 116-127. « Indice delle lettere scritte da Lorenzo il Magnifico
per ordine di filze. »
Fol. 128-532. Copies et extraits des filze 1-IV (xve s.).
Fol. 129-139. Filza 1.
Fol. 140-200. Filza II.
Fol. 201-4 23 . Filza 111 (année 1431 principalem ent).
Foi. 424- 532 . Filza IV.
532 feuillets.

VI (2247). F l o r e n c e I I . — « archivio Mediceo innanzi il Prin­
cipato » (Suite). — Copies et extraits des filze V X (xv s0.).
Fol.
Fol.
Fol.
Fol.
Fol.
Fol.

1-98. Filza V.
99-174. Filza VI.
175-2O5. Filza VII.
26G-3o8. Filza V ili.
3o9-35a. Filza 1\ .
353-460. Filza X. 1
460 feuillets.

VII (2248). F loren ce 111. — « Archivio Mediceo innanzi il P rin­
cipato » (Suite). — Copies et extraits des filze XI, XII et XIV (xv° s.).

�F ol. 1-169. Fil/a XI.
Fol. 170-399. Filza XTIn — Fol. 339-899. « Carteggio di Tom m aso
Portinari con Piero de’ Medici. »
Fol. 4 00-517. Filza XIV. — Fol. 5o3-5i7· « Lettere a Piero di Lorenzo
de’ Medici » ; notam m ent lettres adressées de France par « Coxim o
Saxetti ».
517 feuillets.

V ili (2249)· F l o r e n c e I V . — « A rchivio Mediceo innanzi il
Principato » (Suite). — Copies et extraits des filze X VI, XVII, XX,
XLIV, XLVI, X L V II.L X V I etL X V lII (x V s .).
Fol. 1-91. Filza XVI.
Fol. 92-199. Filza XVII.
Fo^. 200-284. Filza XX.
Fol. 285-379. Filza XLIV.
Fol. 380-392. Filza XLVI et XLVII.
Fol. 393-399. Filza LXVI.
F o l. 4 ο ο - 4 5 5 . F i l z a L X V I I I .
455 feuillets.

IX (225 ο). F l o r e n c e V . — « Archivio Mediceo innanzi il Princi­
pato » (Suite). — Copies et extraits des filze LXXXI, LXXXII,
LXXXVI, LXXXVII, LXXXVI 1I, LXXX 1X, X CIV, X C V 1, XCVIII,
XCIX; CXXXVII ( x v s.).
Fol. i- 5 a. Filza LXXXI.
Fol. 53 - 15o. Filza LXXXII.
Fol. 1 5 1- 164· Filza LXXXVI.
F o l. 165-181. F ilz a L X X X V 1I.
Fol. 182-221. Filza L X X X V ili.
Fol. 222-2/|(i. Filza LXXXLX.
Fol. 247.381. Filza XCIV.
Fol. 28a 292. Filza XCVI.
Fol. 293-308. Filza XCVIII.
Fol. 309-349. Filza XCIX.
F ol. 35 o- 3 Gi. Filza CXXXVII ed ultim a.
Fol. 36a-382. « Filze diverse e carte Medicee sciolte. t&gt;
Fol. 383 -384 - Lettre de Marette F icin à Giovanni de’ Medici, tirée
de la filza XCVIII.
384 feuillets.

X (2251). F l o r e n c e V I . — « Archivio Mediceo innanzi il Prin­
cipato » (S u ite et fin). — Am bassades, etc
Fol. 1-208. Ambassades.
Fol. i- 4 o. « Legazioni diverse » (1426-1485).

�Fol. 4 1-117'. (( Lettere di Bernardo Rucel l a i a Lorenzo il Magnifico
dalla sua legazione di Napoli » (1486-1487).
Fol. 118-1 38 . « Gentile de’ Becchi, vescovo d ’Arezzo, e Piero So­
derini, am basciadori in Francia » (1493-1494)·
Fol. 139-170. « Francia. A m basciadoii diversi » (1494, et excep­
tionnellem ent 1 5 15 ).
Fol. 171-208. « Giovanni Lanfredini, Pier F ilipp o Pandolfini e
Piero Alam anni, oratori Fiorentini a Roma » (1489-1492).
Fol. 209-258. « A rchivio di Stato·di Firenze. — Carte Medicee delle
collezioni Guiducci » (fol. 210-248) « e Ginori » (fol. 2/19-258) (xv“
et exceptionnellem ent xvi” s.).
Fol. 259-262. « Archivio reale di Firenze. — A rchivio degli U ffìziali
di notte e dei m onasteri. »
Fol. 263-372. « Archivio di Stato di Firenze. — Libro di Statuti d cl­
l ’Arte del Cam bio del 13 14 colle addizioni posteriori » ( 1 3 14 - 1356 ).
Fol. 373-377. « Arte della Lana. »
377 feuillets,

X1 (2252). F l o r e n c e V I I . — Extraits de divers m anuscrits des
bibliothèques de Florence. — Docum ents divers*
Fol. 1-8. « Manoscritti storici del R. A rchivio di Stato ili Firenze. »
(Manuscrits 168-287.)
Fol. ()-3o. « Codice M agliabechiano, classe XXIII, n° 9. — Bonsi­
gniori. Istorie degli Im peratori, 1/178. »
Fol. 31-99. “ Tom m aso Forti. Foro fiorentino. Magiiabe,chiana,
classe XXV, cod. 385 . »
Fol. 100- 1 6 4 . « Diario di Goro di Giovanni ( i 4 i o - i / | 6 o ) . Manoscritto
Magliabechiano, classe XXV, n ° 5 i 8 . »
Fol. 165-173. Pièces diverses, notam m ent extrait du ms. 2499 de la
bibliothèque Riccardicnne (xy* s,).
Fol. 17/1-204. Pièces diverses du xv" siècle. (Dossier qui sem ble avoir
ótó reçu après'coup. de Florence, jan vier 1884.)
Fol. 2o 5- 3 10 Lettres de Marie de Médicis, tirées de PArchivio di
Sfato de Florence ( i 6 i 4 - i 63/ j ).
210 feuillets.

XII-XIII (2253- 2254 ). S a v o i e . — « Archivio di Stato di Torino
— Dépèches de René de Lucinge, seigneur des A lim es ». adressées
de France à Charles-Em m anuel 1, duc de Savoie ( 1 585-1689).
XII. Fol. 1 - 120. Année 1585 .
Fol. 121-226. Année 1586 .

�XIII. Fol. 1-208. Année 1587.
Fol. 209-338 . Année 1588 .
Fol. 339-39G. Année 1589.
Fol. 397-412. C lef du chi (Tre de la correspondance du seigneur
des A lim es, et déchiffrem ent.
226 et 412 feuillets.

XIV ( 2255). S a v o ie . M ilan . M an tou e. M odène. S ic ile . — In­
structions diplom atiques et pièces diverses.
Fol. i -4 1 - « Archivio regio d i Torino. Lettere M inistri. Francia. —
Lettere... del conte P o liti di Scarnafiggi a Madama Reale » [Clirestienn ede France, veuve de Victor-Am édée I, due de Savoie].
Fol. 42-107. Instructions aux am bassadeurs français en Savoie, et
autres pièces diplom atiques, tirées des Archives du Ministère des
Affaires étrangères (1 6 63-1798).
Fol. 108-112. Milan. « Relation de l'affaire des m arquis del Carretto »,
tirée des Archives du Ministère des Affaires étrangères (1669).
Fol. 113-178. Mantoue. « Archivio storico Gonzaga in Mantova. »
Pièces diverses ( 1447- 1461)·
Fol. 179-19Γ). « Mémoire pour servir d ’instruction au sr de Gergy,
allan t... auprès du duc de Mantoue », tiré des Archives d u M inis­
tère des A ffaires étrangères (1702).
Fol. 196-205. Mantoue. Pièces diverses, tirées des Archives du Minis­
tère des Affaires étrangères (1640-1G 81).
Fol. 200-307. L cttreau com te Mattioli, tirée des Archives du Ministère
des AfFaiçes étrangères ( 1(&gt;78).
Fol. 208-254. « Archivio ili Stato di Modena. » Pièces diverses (1S971467).
Fol. 255-268. Instructions diplom atiques. Mémoires à des ambassa­
deurs se rendant en Sicile, tirés des Archives du Ministère des
A flaires étrangères ( 1674-1714).
268 feuillets.

i

X V ( 2256 ). M ont ecuccoli. T raites il'art m ilita ire .

Fol 1-67. « Delle Battaglie. Ouvrage inédit de Monlecuccoli », tiré de
la Biblioteca Estense de Modène; figures coloriées, fol. 65-67.
Fol. 68 -368 . « Trattato della Guerra », autre ouvrage de Montecuccoli,
tiré de la meme bibliothèque.
Fol. 369-373. « Precetti m ilitari h a v u ti col mezo del Doit* Geminiano
Montanari dal sig " generai Montecuccoli da me provati »; avec
figures dans li; texte.
Fol. 374-378. Listes de « Documenti tratti d all’Archivio reale e dalla

�B ib l io t e c a E s t e n s e d i M o d e n a
M o n te c u c c o li.

»,

et n o tes d iv erses c o n c e rn a n t

378 feuillet!).

X V I-X V II (2257-2208). L e ttr e s d e P i e r C a n d i d o D ecem brio.
XVI (2257).
F o l. a - 13 6 . « P e t r i C a n d i d i e p i s t o l a r u m a d d i t a r u m l i b r i 11, e c o d ic e
&lt;pii e x tat a p u d m a r c h i o n e m A p o l l i n a r e m S a p o r i t i M e d i o l a n e n s e m . »
47 l e t t r e s , d o n t la lis te , a v e c l ’i n d i c a t i o n d e s in c i p it e t d e s i n i t , p a r
.1. Ar m i n g a u d . s e t r o u v e e n tète.
F o l. 137 15 o. 12 l e t t r e s , c o p ié e s p a r J . Ar m i n g a u d s u r le m a n u s c r i t
d e r A m b r o i s i e n n c .1. a 35 ini'.
F o l. 15 1- 2 05 . A u t r e s é r ie d e l e t t r e s , c o p ié e s p o u r J . A r m i n g a u d s u r
ce m ê m e m a n u s c r i t d e l ’A m b r o i s i e n n e J . a 35 inf.
F o l. 20 6 -3 oo. A u t r e s é r ie d e l e t t r e s , c o p ié e s p o u r J . A r m i n g a u d , v r a i ­
s e m b l a b l e m e n t s u r le m a n u s c r i t S a p o r i t i .

XVII ( 2 2 58 ; . I
F o l. 1-393. « P. C a n d i d i D e c e m b r i i e p i s t o l a r u m ( n o v i s s i m a r u m )
li b r i IX (ad S i m o n i n u m G i g l i n u m ). E c o d ic e R i c c a r d i a n o n u m .
8 2 7 . » — L es c a h i e r s 1, 2 e t 4 0 à 42 m a n q u e n t .
F o l. 3 93-404. L e tt r e s d e P ie r C a n d i d o D e c e m b r i o à N i c o d e m o T r a n ­
c h e d i n i , ti r é e s d u m a n u s c r i t 834 d e la b i b l i o t h è q u e R i c c a r d i e n n e .
à F l o r e n c e . — C f le t o m e 11 d e la p r é s e n t e c o l l e c t i o n , m s . it a l. 2243.
F o l. 405-687. « B ib l io t e c a u n i v e r s i t a r i a d i B o lo g n a , c o d . 2387. —
P. C a n d i d i D e c e m b r i i e p i s t o l a r u m l i b r i V I I I . »
300 et 387 feuillets.

X V III (2259). Venise (x v ic e t ' i x ' s.).
F o l. 1-4. L e tt r e d ' u n a m b a s s a d e u r v é n i t i e n e n F r a n c e [ P i e tr o D uodo?.j,
~ d a t é e d e P a r i s , 29 a v r i l 1.597; c o p ie , s a n s i n d i c a t i o n d e s o u r c e .
F o l. 5 -10 7. 11 P r o c e s s o d i -S. G io r g io » (1862). D eu x m é m o i r e s , d o n t
le s e c o n d c o m m e n c e a u f e u i l l e t 64.
F o l . i o 8 - i i 3. « B io g rafie d e l p e r s o n a l e d e ll a p o li z ia a u s t r i a c a n e l
V e n e to . »
F o l. 114-128. « B io g rafie. — I. B. l u o g o t e n e n z a i n V e n e z ia »
F o l. 129-137. P ièces d i v e r s e s , d o n t la p r e m i è r e (fo l. 129) se r a p p o r t e
à l ' o u v r a g e a n o n y m e (de J A r m i n g a u d ) , i n t i t u l é : « La V é n é tie
e n 1864. »
137 feuillets.

�XIX
(2260). M é l a n g e s . — Papiers de J. Arm ingaud, concernant
principalem ent sa m ission en Italie. Rapports, correspondance,
etc. (1863-1879.)
Fol. 1-19. « Mémoire à l'appui de la m ission historique demandée
par M. Arm ingaud » (a 5 novembre 1875). — La note m ise en
tète, et qui occupe le feuillet 3 , est peut-être de Jules Zeller.
Fol. ao-3 a. Second rapport, ou Com pte-rendu, par J. A rm ingaud, de
ses travaux en Italie, adressé au M inistre de l ’instruction publique
(Florence, 2 mai 1877).
Fol. 33- 5 a. « Appendice au [précédent] rapport du 2 mai 1877..., sur
la filza XIII* de l ’A rchivio Mediceo. — Copies de docum ents ori­
ginaux. » (Florence, i 5 ju in 1877.)
Fol. 53-89. (&lt; Rapport [n° III] adressé à S. E. Monsieur le Ministre
de l’instruction publique, par Jean A rm ingaud, Florence, 3 i ja n ­
vier 1878. » — En tôle (fol. 5 4 ), m inute d’une lettre de J. A rm in­
gaud au Ministre de l'instruction publique, de la môme dale.
Fol. 90-99. « Memento scientifique » ou « Journal » de J. Arm ingaud
(1878-1879).
Fol. 1^)0-122. Correspondance et docum ents divers. Un rem arque :
Note, de la m ain de J. Arm ingaud, sur l'E cole française d'Athènes
(fol. 101); — Note de «A . Daveluy » (fol. io 3 ); — Court mémoire,
signé u C[esar|e Foucard », su rd ivers fonds des archives de Venise,
adressé au « cav. Celestino Com betti », daté de Turin, 12 février
1864. et suivi d ’une note de« Com betti » [pour J. Arm ingaud] (fol.
10S); — Deux lettres de Giuseppe « Canestrini » à J. Arm ingaud,
5 novembre i 863 (fol. 107), et 24 février 1869 (fol. n 3 ); —
Lettre de « F. Coletti » à J. Arm ingaud, 1 " octobre 186 j (fol 1 iof;
— Notes de voyage de J. Arm ingaud, septem bre et octobre 1866,
et autres (fol. 116).
122 feuillets.

L. Auvr a y .

�V a r ié t é s

La date de la mort de Matteo Bandello
Les dates de la naissance et de la mort du célèbre conteur
lombard sont demeurées longtemps incertaines. Pour la pre­
m iè r e 1, la question est aujourd’hui nettement tranchée. Ûne
heureuse découverte faite par un savant critique5 nous a
fourni un document irréfutable : M. Bandello « de nobili genere
procreatus » est né à Castelnuovo Scrivia (ancienne Lombardie)
en 1485.
Mais quand est-il mort?
Abstraction faite des biographes anciens, les modernes sont
presque tous1 disposés à placer cette date en 1561 ou 1562.
Un seul parmi eux, sous forme d’ hypothèse, la considère pour­
tant comme « di non molto posteriore al settembre 1555 »* ; et
c’est à son avis que, en nous réservant d’étudier la question
sur place, nous avions cru devoir nous ranger il y a quelques
années’ , après avoir d’abord accepté la date 1562".
1. D. Morellini , , comme tous les biographes de Bandello, qui l'ont précédé,
écrivait encore eu 1900 : » Quando egli sia nato, esattamente non lo si sa »,
dans sou Matteo Bandello , novellatore lombardo (Sondrio, 1900, p. 18); et pour
eu fixer une, après de longs raisonnements, il concluait : « .... ue deriva
ch’egli sarebbe nato nel 1480 « (ibid ; p. 20) c’est-à-dire à la date acceptée
aussi par E. Musi, M. Bandella c la vita italiana in un novelliere del Cinquecento
(Bologna, 1900).
2. Carle Ita (A. Valeri), dans la Rivista d'Italia, Rome, 15 nov. 1900, p. 537.
3. Morellini, œuvre cit., p. 158. Voir aussi Certain tragical discourses o f Ban­
delto translated into english by Goffrale Kentou, 1567, with an introduction by
Robert Laogtoo Douglas ; London, by David Nutt, 1898. — ileiurich Meyer,
Matteo Bandello nacli seinen Widmungen , duns VArchiv filr das Studium der
neueren Spraclien und l.itteraluren, vol. CV1I1 et CIX.
4. G. Brognoligo, dans l'excellente édition qu'il a donnée de Novelle di
M. Bandello, 5 vol., Bari, 1910-1912, t. V, p. 332.
5. Nous uous permettons de renvoyer le lecteur, pour tous les détails de la
vie et de l'activité littéraire de Bandello eu France, à notre essai : I viaggi e la
dimora del Bandello in Francia, dans les Scritti d'erudizione ecc... in onore di
U. Renier, Torino, 1912 , p. 1150.
6. Quaranta novelle scelte di M . Bandello (Milan, 1911), p. 5.

I

�R appelons que n o tre a u te u r, après p lusieurs vo y ag e s en
F ran c e, a v a it fixé sa d em eu re en A q uitain e, où il p arta g e a
l’exil auquel s’était vouée C onstance R an g on e-F rego so , veuve
de son m a lh e u re u x p ro tec teu r, le ca p ita in e César F regoso,
assassiné p a r les sicaires de Charles-Quint le 31 ju illet 1541.
R andello fra n c h it p o u r la d e rn iè re fois les Alpes cette année-là,
ou au plus ta rd au d éb ut de 1542, et — ceci est h ors de doute —
il m o u ru t en A quitain e, sans plus re v o ir sa patrie.
Deux faits i m p o r t a n t s m a rq u e n t le lo n g séjou r de Randello
à Agen e t à Bazens : le recueil, en trois parties, de ses Nouvelles
fut publié à Lucques en m a rs-ju in 1554, et il re m p lit les fonc­
tions d ’évêque d ’Agen de 1550 à 1555; il ré sig n a en 1555 ces
fonctions, ainsi q u ’il était co n venu, en faveur de Giano
F re g o lo , fils de C onstance, p ro b a b le m e n t en sep tem bre.
Tous les r a is o n n e m e n ts que l’on p eu t édifier s u r ces dates et
s u r la p ublication p o sth u m e, en a v ril 1573, à Lyon, d ’une
q u a triè m e p artie des Nouvelles n ’ab o u tis s e n t à aucun ré su ltat
u t i l e 1 : Bandello a pu m o u rir peu a p rès la fin de 1555, m ais
rien ne p rouve q u ’il n ’ait pas vécu encore plusieurs an né es.
Au cours d ’un séjour que nous avo ns eu le p laisir de faire,
en ju illet 1913, à Agen, d ans ce coin d ’Italie tr a n s p l a n t é sur
les rives v e rd o y a n te s de la G aronne, nos re ch erch es no us o n t
p erm is de re cu eillir quelques d ocu m en ts, que nous p ub lierons
ailleu rs, relatifs à l ’ép iscop at de R andello. Q uant à sa m o rt,
nou s avons eu la s u rp ris e de co n state r q u ’elle ne constituait,
p o u r les éru dits agenais, u n p ro b lèm e ni q u a n t à la date ni
q u a n t au lieu de sép u ltu re. l’o u r eux, le c o n teu r est m o r t en
1561, non pas à Agen, m ais au château de Bazens, q u ’il ne
q u itta plus d u r a n t la d ern iè re période de sa vie, ou peut-être
au co u v e n t d om inicain du P o rt Sainte-M arie, et il fut in h u m é,
« c o n f o rm é m e n t
sa v olonté déclarée d an s son te s ta m e n t »,
dans l’église des frères p rê ch eu rs du F o rt S ainte-M arie, tout
près d ’Agen ; — sa dépouille m ortelle a u r a it été déposée au
pied du maître-autel*. Rien de plus n atu re l d ’ailleu rs que ce
1, Cette discussion a été faite très diligemment par notre ami et collaborateur
K. Picco ; étant donnée la conclusion négative à laquelle il arrivait, celui-ci a
cru pouvoir la supprimer ici. (Note de la rédaction).
2. L'hypothèse de la retraite chez les dominicain!) du Port-Sainte-M arie est de
AI. Mom m éja, qui a bien voulu noue la com m uniquer et noue autoriser à
nous eu servir. — L'allusion au testament n'est pas documentée. C’est M. Lauzun
qui nous en parle vaguement, en ajoutant à ce propos : « il a voulu dorm ir de son

�^

I

désir e x p rim é p ar un d om in ic ain : les m oines du P o rt SainteMarie ne p o u v aien t q u ’être h o n o ré s de la volonté form ulée par
leu r ancien évêque.
Le vieux couvent, dit des Jacobin s, du P ort Sainte-Marie, est
à p ré sen t dans un état pitoyable, il n ’en reste que quelques
vestiges, ou plus exactem ent, selon un e d e sc rip tio n récente,
q u ’ « u n e m a s u re en ru in es à p eu près carrée, percée au rez-dechaussée de deux arcades m u rée s et, au-dessus, de deux baies,
/dont le s o m m e t de l’arc brisé a tte in t la partie su p érie u re du
m u r s u r lequel était posée la c h a rp e n te
L’église d o m in icaine
a vait un ce rtain ca ra c tè re artistiq u e ; c o n stru ite vers le milieu
du X I V e siècle, elle a v a it trois nefs : « Un peu au delà de la
travée du c h œ u r et au m ilieu du s an c tu a ire, s ’élevait l ’autel,
au pied duquel v ou lut se faire e n te r r e r l’évêque M atthieu
Bandello, m o r t en 1501 ». On dev rait, donc, fouiller « à cinq
ou six m ètre s du m u r existant, et a u to u r d ’u n m u r m o d ern e
dernier som m eil

b o u s les dallés de la plue proche église de ses anciens frères,
dont il avait apprécié la haute valeur et avec lesquels il entretenait du reste les
meilleures relations » (Philippe Lauzun, Le couvent (les Jacobins du Po rt-S a in te M arie , Agen, 1905, p. 17). Tout cela se peut, mais les preuves fout défaut. Outre
cet ouvrage, nous signalerons ici les publications qui peuvent le plus nous
intéresser i
Tamizey de Larroque, Lettres inédites de Janus Fregose, évéque d ’A gen, dans
le Recueil des travaux de la Société d’Agriculture, Sciences et Arts d’Agen,
deuxième série, t. III, Agen, 1873, pp. 68 et suivantes.
Jules de Bourrouse de Laffore, Jules-César de Lescale ( Scaliger) ibid, t. 1,
1860-61 p. 24.
Ad. Magen, Jules-César Scaliger et sa fa m ille . Vie de Jules-César, p a r Joseph
son fils, ibid, t. 111, 1873, pp. 161 et suiv.
J. Momméja, Un dom aine historique : V érone-Viv ès et le Scaliger dans la
R ev ue de l ’Agenais, 19U8, pp. 289 et suiv.
Ad. Magen, La Ligue au P ort-Sainte-M arie en 1591, ibid, 1882, p. 389.
E. de Dienne, Des rapports d e l ’A genais avec l’Ita lie a u x X V' et X VI« siècles ;
ibid, 1903, pp. 241,-52, et ensuite dans les A t ti del Congresso storico Inter­
nazionale d i Roma [1903], voi. I li, 1906.
M. et 1·’. Précis d ’un mémoire su r les écrivains de l’histoire de I’Λgênais, par
Labrunie, ibid, 1884, p. 148.
Fallières, Labrunie ( f 1807), sa vie pen d a n t la Révolution, sAs travaux, et ses
m anuscrits, Ibid, 1892, p. 357 et 480.
Voir encore : Recueil des travaux de la Société d ’A gricult ure, sciences et a rts
d ’Agen (1804-1913) et Revue de l'A genais et dès-anciennes provinces d u Sud-O uest,
historique, littéraire, scientifique et artistique, Agen 1873 et années suivantes ;
depuis 1879 sous la direction de la Société d’Agricuiture, Sciences et Arts
d’Agen.
I. Lauzun, o u v r.c ilé , p. 8:

�qui coupe au jo u rd 'h u i l’ancien san c tu a ire d ans tou te sa l a r ­
g e u r ...... — Nul doute, q u 'à l ’e n d ro it que no us in d iq u o n s on ne
découv re la tom be du p rélat, à m o in s que h u it ans après, en
1569, les ho rdes sauvages de M ong o m m ery ne l'aien t violée,
ou, p lu s ta rd en co re, les iconoclastes de 1793
Le vœ u, ainsi form ulé en 1905, p o ur q u e des fouilles fussen t
exécutées s u r le te rr a in si e x a ctem en t indiqué, n 'a v a it pas
encore été exaucé en 1913; et depuis, la g ra n d e g u e r re est
s u rv e n u e ! R en o uvelon s ici le so u h ait que ces fouilles so ien t
pratiq uées p a r les soins des érudits agenais, d o n t les Sociétés
S avantes so n t g ro u p é es a u to u r de leur très b eau Musée*. On
p o u rr a it m e ttre ainsi au jo u r les restes de n o tre évêque,
co m m e on a, en 1772, ex h u m é le crâ n e d’un a u tre illu stre
Italien, co n te m p o ra in et a m i de B andello, Ju les César Scaliger,
qui, lui aussi, a vécu, est m o r t et fut e n te rré à A gen (1558).
Son crân e et d au tre s parties de son squelette, « ossa sca lig e ra­
n a » , so n t conservés, depuis 1871, p a r la Société d ’A g ricultu re,
Sciences et Arts d ’A g e n 3.
P o u r en re v e n ir à la date de la m o rt de Bandello, nous
re g re tto n s v ivem ent de ne p o u v o ir pub lier de d o cu m en t
au th e n tiq u e , à l’appui de la d ate indiquée. Mais l ’accord en tre

t. Ibid, p. 12. Il fait allusion aux ravages des troupes de Mongommery, qui.
&lt;( se fortifia dans le vaste couvent des Jacobins; car situé à l'extrém ité occiden­
tale de la ville, près' des fossés et de la Garonne, il [ce couvent] ollrait uu abri très
sûr. Puis, quand l’ordre de vider les lieux et de marcher sur A geu et Toulouse
fut donné, cette troupe de baudits m it le feu au monastère, pilla ses richesses,
détruisit sou église de fond eu comble, et ne laissa qu'un monceau de ruines.
Trop pauvres désormais pour pouvoir réédiHer leur couvent, le » Krères Prê­
cheurs... de deux seules travées de la nef latérale, éparguéeà par le feu, tirent la
modeste chapelle, qui, jusqu’il la Révolution, servit à l’exercice de leur culte »
(p. f M 8 ). Eu 1791 les meubles et les effets des religieux de la ville du Port
furent mie eu vente et » le couvent des Jacobins fut divisé eu plusieurs lots
que se partagèrent les habitante du Port. Depuis, les haies vives ont remplacé les
murs de c lô tu re .., » (p. 21). ·
2.
La Société d'agriculture Sciences et Arts d’Agen, fondée eu 1784, dissoute
à la révo lu tion et reconstituée sous le Consulat, ut la Société Académique
d’Agen . — Sur le Musée d'A gen voir une brochure de ce titre par Jules Momm
éja dans la Revue de ΓAgenais, 1904, pp. 488-495; 57 2-579. M. Momm éja, ancien
Conservateur de ce Musée, a pris sa retraite en 1914. Il est fort attaché à l’Italie ;
très versé dan* l’histoire locale, c’est un grand admirateur des Nouvelles de
Bandello, nu sujet desquelles il nous a donné des renseignements fort précieux.
Nous lui exprimons toute notre affectueuse reconnaissance.
à. Ad. Magen, Jules César Scaliger, p. 161.

�les écriv ains an ciens *, les critiques m o d e rn e s et les érudits
locaux, no us p a raît d igne de la plus g ra n d e atte n tio n . On aura
beau dire q u ’ils ne se d é m e n te n t pas, u n iq u e m e n t parce q u ’ils
se co p ien t l’un l ’a u tre : il faut o bserver q u ’il y a p arm i eux des
s a v a n ts à l’esprit avisé, qui n ’ac cep ten t pas to u t les yeux
ferm és. Voici le père, p o u r ainsi dire, des érudits agenais,
Henri A rg e n to n (1723-1780), qui en 1744 e n tra à l’évéch é
d ’Agen c o m m e pro-secrétaire, et, depuis l'a n n é e 1749, y r e m ­
plit p e n d a n t tre n te an s les fon ctio ns de secrétaire en titre.
É ta n t ch a n o in e de Saint-Caprais d ’A gen, il « s’occ u p a avec
a r d e u r de re ch erch es et d ’études histo riq u es locales et r é u n it
s u r le passé de son pays des m a té ria u x n o m b reu x , q u ’il n ’eut
pas le tem ps de m e ttre fen œ u v re » 2. Ces papiers inédits,
« revus, co m m entés, parfois com plétés » p ar J o sep h L abru nie ,
ancien curé de M onb ran , auq uel il les a v a it légués, et qui les
légua à son to u r à F lo rim o n B oudon de S ain t-A m an s, ne co n s­
tituent-ils pas u n dossier d ’u ne v aleu r considérable, en raiso n
des sources d ’in fo rm a tio n d o n t ces deux sav a n ts pou v aien t dis­
p o s e r ? Or A rg e n to n , d ans une lo ngu e a n a ly se de faits et de
dates, qui n ’a pas à no us a r rê te r ici, parce q u ’elle se ra tta c h e
s e u lem e n t à l’épiscopat de Bandello, a écrit quelques lignes qui
in té re ss e n t n o tre en q uête, et qui nous r é v è l e n t en lui un critique
p r u d e n t : «... 11 p àraît, p a r ce que je viens de dire, que Josep h
S caliger s’est tro m p é en a s s u ra n t que Bandel n ’a été évêque
que p e n d a n t quelques mois, ainsi que M. Labenasie, qui a p ro lo n g é
son épiscopat ju s q u ’en 1570. Les au te u rs du Gallia citen t u n
c a rtu la ire de C lairac, en 15ü2, où il.est fait m e n tio n de Bandel.
Mais je vou d ra is v oir cette pièce, parce q u ’il est vrai que
Bandel n ’était plus évêque d ’A gen en 15G2... » \ Γ1 doute donc
d ’u n d o cu m en t q u ’il n ’a pas sous les y e u x ; il s’appu ie u n iq u e ­
m e n t s u r un f a it: le fait q u ’en 15G2 Bandello n ’était plus
évêque. 11 sait bien que B andello a d ém issio nné, com m e
é v ê q u e 4, en 1555. Et il repou sse la date de 15G2 parce qu'il sait
par ailleu rs q u ’il est décédé en 156 1.
1. Le* dates les p lu » accréditées sont 1561 et 1562. V oir M orellini, p. 158, et,
pour d'autres renvois, K. Picco, Q uaranta novelle, etc..., p. 25, note 1.
2. Bibliographie générale de t'A genais e tc ..., par J. An drieu, t. I, p. 21 et suiv.
(Paris, 1886). Ou lit également là que Bandello est « m ort à Barene près du PortSainte-Marie en 1561 » .
Φ
3. Manuscrit d’Henri Argenton aux Archives dé Lot-et-Garonne.
*. Il se trompe pourtant sur l'année de sa naissance. Il est amené à cette
supposition : « s'il [Bandel] vivait alors [1562] il devait avoir 88 ans', puisqu’il en

�S u r la foi d ’A rg e n to n cette date est considérée com m e
acquise p a r les histo rien s agenais. Ne p o u v a n t pas tous les
citer, nous n ’en ra p p ellero n s que quelques-uns.
L ’abbé B arrère *, dans sa g ra n d e Histoire religieuse et monu­
m entale du diocèse d ’A gen, etc. (1856), nou s raco n te toutes
les « infirm ités du p ré la t » Bandello, qui après l’épiscopat
« se re tira au ch â te au de Bazens où il m o u ru t en 1561 » ; et il
ajoute : « Son corps, d ’après M. A rgenton, fu t déposé d ans
l ’église, etc.., », que no us co nn a isso n s.
De nos jo u rs u n e note m a n u s c r i t e ' de M. T ho lin , qui fut
A rchiviste D é p artem ental à Agen, no us d écrit le « ch â te au de
Bazens habité et p eu t-être c o n s tru it en p a rtie p a r Mathieu
Bandel ». 11 nous d i t : « 11 s’adosse à l’église au n o rd . Il devait
c o m p re n d re trois corps de logis en fo rm e de T. Il n ’en reste
p lu s q u ’une aile, un e hau te to u r p oly g o n ale, etc... ». Lui aussi
accepte la date 1561.
Enfin, M. Lau zun , sec ré ta ire perpétuel de la Société A cadé­
m iq u e d ’Agen, d ans un essai d ’a r t et d ’archéo log ie s u r Le Cou­
vent des Jacobins du P ‘-Se-Mê 1, que n o u s avons déjà cité et mis
à profit ci-dessus, écrit à son to u r, eh 1905, sans la m o in d re
h ésitation : « .... M athieu B andello, évêque d’Agen, de 1550 à
1555, m o r t en 1561 en son ch â te au de Bazens, où il av ait établi
sa résidence, d e m a n d a par testam ent que son corps fût t r a n s ­
po rté dans l'église des F rères P rê c h e u rs du P ort. Au dire
d ’Argenton et de tous les annalistes A genais, cet o rd re fut
exécuté ».
Nous s o m m es donc en présen ce d ’une tra d itio n locale
an c ie n n e et solide, c o n c e rn a n t la date de la m o rt de Bandello et
le lieu de sa sép u ltu re. C om m e on n 'a p e rç o it au c une ra ison
valable p o u r la re jeter, il no us a p a ru in té re ss a n t de la faire
co n n a ître.
F r a n c e sc o

a v a it

77

en

1551

et q u e

d a n s ce tte fa u te , c a r

par

co n sé q u e n t

la v r a i e d a t e

il

é t a it

d e n a is s a n c e

né en
de

1474

B a n d e llo

P ic c o .

». R ie n

(1485)

détonnant
n e n o u e fu t

1900.
1. Histoire religieuse et m onum entale d u diocèse d'Agen, 1856, p. 216.
2. Archives départementales du Lot-et-Garonne, feuillet inséré dans le manus­
crit cité d’Argenton.
3. Voir ci-dessus la citation, p. 224 n. 2. Ajoutons que la restauration de L'édifice
est l’œuvre de Georges Robault de Fleury, parue daus son monumental ouvrage
la Gallia dom inicana avec texte du K. P . Chapotin.

r é v é l é e q u e p a r le d o c u m e n t c it é c i - d e s s u s , e u

�« Le U ltim e le tte r e di Jacop o O rtis » de F o sco lo
et la c e n su r e im p éria le.

Les h is to rien s de la litté ra tu re italie n n e sous la d o m in a tio n
française ne d e v ro n t pas d é d a ig n e r les p ap iers de la Direction
de la librairie, d on t quelques élém ents se tr o u v e n t aux A rchives
N ationales. Nous en d o n n e ro n s co m m e p re u ve l’in tére ssa n t
ra p p o rt, publié ci-dessous, s u r le livre fam eux de Foscolo, jdont
le censeur im p érial a ca ractérisé avec assez de justesse les t e n ­
dances m orales. Ce ra p p o rt, qui fait partie du B ulletin hebdo­
m adaire de la librairie du 15 d écem bre 1810, est t r a n s c r i t dans
le re g is tre F 1*, I 148* *.

éfb n .

« L'ouvrage dont le D irecteur général de la librairie a suspendu l'im ­
pression est la trad u ctio n d’un ouvrage italien in titu lé : d e r n i è r e s Lettres
de Jacques Ortis Dans le m êm e in stan t, et sous différents titres, deux tr a ­
ductions de ce livre o n t été soum ises
la censure. Deux censeurs diffé­
ren ts o n t été chargés de leu r exam en, et tous deux o n t conclu, sans s’ètre
concertés, q u ’il n ’était pas convenable d'en p erm ettre l’im pression. Les
lettres de Jacques O rtis sont une com position rom anesque qui offrent (sic)
la co n tr’épreuve des souffrances du je u n e W erther. Mais ici, au délire d ’un
am our m alheureux, se jo in t une sorte de frénésie politique. O rtis est un
je u n e Vénitien, élevé à l’Université de Padoue, qui ne veut survivre à l’in ­
dépendance de sa patrie que pour la venger ou la délivrer. Le tra ité de
Campo Form io excite sa rage; il ru g it de vengeance. Il est n o u rri dans son
fanatism e par u n ' vieillard fugitif encore plus forcené que lui. En u n m ot,
la partie rom anesque du livre est très propre à pervertir les im aginations
et la partie politique à faire des m écontents. Il ne tend à représenter la
dom ination française que nomme une insupportable tyrannie et ή exciter
tous les peuples qui y sont soum is au soulèvem ent et à la révolte. »
t. Une copie de ce rapport se trouve d a D s AF, IV, 1354.

�Questions UnïVersitaires

A g r é g a tio n e t

c e r t i f i c a t d ’a p t it u d e d ’i t a l i e n
J u ille t

1919.

R é s u m é d u R a p p o r t d u P r é s id e n t d u J u r y .

Le Jury nom m é pour exam iner, en 1919, les candidats à l ’A gréga ­
tion d ’italien et au certificat d ’aptitude a eu à ju g er, en ju ille t, quatre
catégories de candidats : i° d'anciens adm issibles aux concours
d’agrégation antérieurs à 1914, dispensés des épreuves écrites, in s­
crits au nom bre de cin q ; 2" des réform és de guerre pourvus d ’une
délégation depuis au m oins un an, inscrits au nom bre de trois:
3" huit jeunes filles, candidates aux deux places m ises pour elles au
concours; 4° vin gt et une jeunes filles candidates aux deux places
du Certificat.
Un seul candidat m asculin s’était inscrit en vue d ’obtenir la place
d ’agrégé m ise au concours dans les conditions norm ales; il ne s’est
pas présenté. Aucun n’a convoité la place m ise à la disposition des
hom m es au certificat.
Les résultats ont été les suivants :
Aucun des anciens adm issibles (deux ont renoncé à concourir) n ’a
atteint, pour les épreuves orales, le nom bre de points exigible pour
le succès définitif. Leur préparation a paru insuffisante; alors qu'ils
pouvaient bénéficier des m ê mes avantages en 1920, ils ont eu le tort
de vouloir courir la chance trop tôt, dans de m auvaises conditions.
Les trois réform és de guerre ont été déclarés dignes du titre
d ’agrégés, dans des conditions fort honorables.
Les deux places d’agrégées, m ises au concours pour les femmes,
ont été attribuées à deux candidates très m éritantes, qui rendront
l ’une et l ’autre, dont une rend déjà d ’excellents services dans l ’ensei­
gnem ent secondaire.
Pour le Certificat d ’aptitude, la m oyenne obtenue par les deux
candidates admises est sensiblem ent égale h celle des concours précé­
dents; m ais la physionom ie des épreuves a été toute différente. Les
com positions écrites ont m arqué un très grand progrès ; la can d idate

�QUESTIONS UNIVERS1TAIRES

date classée io ' (non adm issible) avait plus de points que les 4 ‘ et 5 *
(admissibles) de l'année dernière. Cette élévation du niveau est
im putable surtout a u theme et à la version, qui ont donné lieu à des
copies vraim ent bonnes (neuf copies notées de ia à 16 pour le thème,
sept notées de mème pour la version). En revanche huit candidates,
dont les épreuves ont été faibles, auraient bien fait de s’octroyer
une année de préparation supplém entaire. Les épreuves orales
n ’ont pas confirm é l'excellente im pression des com positions écrites;
plusieurs candidates ont fait preuve d ’une grande inexpérience et
quelques-unes d'une nervosité qui n e leur a perm is de re m p lir que la
m oitié, ou m ém e le tiers du tem ps accordé pour leurs diverses
épreuves. Il y a eu là un manque de sang-froid et de réflexion qui a
été fatal à quelques candidates; le ju ry aurait pu se trouver dans
l ’obligation de ne proposer qu ’uu noni au lieu de d e u x pour l ’adm is ­
sion definitive, si l ’avance obtenue à l'écrit n’avait com pensé le flé ­
chissem ent constate à l ’oral.
L e s sujets traités ont été les suivants.
A g r é g a t i o n . — com positions écrites : Thèm e, Lam artine. histoire
des Girondins 1. X X I,eh. xi-xii, « M arie-Antoinette le 10 aoùt 1793 «{La
reine qui suivait pas à pas le roi... élevaient l'enfant dans leurs bras
au-dessus de leur tòte) — Version, P. Aretino, Lettere , 1. I, 11” vi,
« A l l Im peratore Carlo Quinto per esortarlo a liberare Clem ente VII
dopo il sacco di Roma ». — Dissertation italienne : « L'anim a ita­
liana dal mese d'agósto 1914 al mese di m aggio 1915 ». — Dissertation
française : Défìnir Ics caractères de la poésie lyrique de Chiabrera».
Épreuves orales : Thèm es im provisés, Gérard d’Houville ; Le
Dernier fe u (Tu es assise sur le lapis en face de 1 a tre.... le charme
que les papillons morts et les fleurs desséchées ont pour nous par
certains jou rs d ’hiver). — Erckm ann Chatrian, Contes des bords du
R h in , M y r tille . (Tout au bout du villag e........En voyant ces choses,
avec l ’attendrissem ent convenable, vous pensez : Le Seigneur Dieu
est bon) ; — René Milan, Les vagabonds de In gloire : (Malte enfin ! Des
paysages qui ne bougent po in t...... La m aladie du m arin, c ’est le
départ).
Textes espagnols. D. Miguel Asin Palacios. La escatologia musul­
mana en la Divina Comedia, « Las ascenciones de Mahomay de Dante a
lo s cielos »; — « Recuerdos de tradiciones islàm icas en la Divina
Com edia » ; — « E 1 encuentro de Beatriz y Dante en el Paraiso ter­
restre ».
Explications préparées. Dante, P urg. \ X 1II, 16 -3 C; B. Cellini,
Vita, éd. 0 . Bacci, p. jo ì , ligne 12 i\ p. 1o 3 , 1. 1 ; Epist . ad Posteros,

�« In d e e tia m r e y e r su s ... e g e r im p er a n n o s » ; — P étra rq u e, so n . a ;6 ;
C ard u cci. Garibaldi in Francia : « Ma G. G a r ib a ld i...... c u lla d ella revo­
lu z io n e eu rop ea » ; lìp. ad Posteros, « S e n si s u p e r b ia m ...... m o rte s
fle a n t » ; — L éonard d e V in c i, Frammenti p. a 5 i- a 5 3 ; Canto dell’

Amore, se p t d e r n iè r e s s tr o p h e s; Ep. ad Posteros « H isto r ic is d e le c ­
ta tu s su m ».
Leço n s en ita lie n . « La c u r io sità in te lle ttu a le d i L eonardo da
V in ci » ; — « La G erm a n ia n e lla v ita d e ll’ Ita lia d a l 1870 al 1914 » :
— « La s in c e r ità d e l P etrarca ».
le ç o n s en F ran çais. « Le m é lo d r a m e c o n sid é r é c o m m e e x p r e ssio n
d e la c iv ilis a tio n ita lie n n e »; — « La S ecc h ia ra p ita » ; — « La
C ène d e L éon ard d e V in c i ».
c e r t i f i c a t d ’a p t it u d e . — Compositions ècrites : T h è m e , G. S an d ,
Lettres d'un voyageur, t. II, « V e n ise en 1834 » (La v ie e st en co re si
fa c ile à V e n is e ....... en se c o u c h a n t à c h a q u e p a s su r le s d a lle s
lis s e s et c h a u d e s d e s q u a is). — V er sio n , P. B e m b o , Lettere, éd .
S o n zo g n o . p . 2 65 , « M orte di G u id u b a ld o d u ca d 'U r b in o » (E rasi il
p o v ero sig n o r e r id o tto in u ltim a m a g re z z a ....... n o n si s e n tis s e d ella
p ie tà a c e r b is sim a m e n te v e n ir m e n o ) ; — C o m p o sitio n ita lie n n e :
« C om e si sv o lse il p e s s im is m o le o p a r d ia n o ? » ;

— C o m p o sitio n

fr a n ç a ise . « Si le m o i e st h a issa b le c o m m e le d it P a sca l, c o m m e n t
s ’e x p liq u e le su c c è s d u g e n r e a u to b io g r a p h iq u e ? P ren d re le s e x e m p le s
d a n s la litté r a tu r e ita lie n n e . »

Epreuve» orales. V e r sio n im p r o v isé e : I. N ie v o . Memorie di un
ottuagenario, c. 1 (La cu cin a d i F r a tta .......) ; — T h è m e im p r o v isé :
T a in e. Voyage cn Italie, t. I, p . 337*338 ; — L ectu re e x p liq u é e : Leo­
p ard i : A ll’ Italia, p r e m iè r e str o p h e ; — T ra d u c tio n et c o m m e n ta ir e
g r a m m a tic a l : D a n te. P urgat. X XIV, 64 -9 3 .
P rogbamme de questions et d ’auteurs pour i.e concour s et d ’agré­
GATION n ’iTALIEN EN 1920.
I.

h

i S T O IR E D E L A L I T T É R A T U R E E T D E I.A C IV IL IS A T IO N .

/ rc question L ’en fer d e D a n te : La m a tiè re (é lé m e n ts tr a d itio n n e ls,
h is to r iq u e s , p e r so n n e ls) et la fo rm e (c o m p o s itio n , s y m b o lis m e,
e x p r e ssio n ).
2 · question. La d é c o m p o s itio n d e la R en a issa n c e ita lie n n e , d e 15 27
à 1600 : é v o lu tio n p o litiq u e (le r é g im e d e sp o tiq u e ), r e lig ie u s e (le
C o n cile d e T ren te), litté r a ir e (la d o c tr in e c la s siq u e , le T a sse) e t a r tis­
tiq u e (M ich el./An g e , le s Vé n itie n s , le s B o lo n a is).
.?· question. Les in flu e n c e s é tr a n g ères en Ita lie , d e 1740 à 1789.

�I I . T extes

pour

l e s e x p l ic a t io Ns o r a l e s .

V ir g ile . Enéide, 1. V I, v . 29 5-336 et 4 1 7 -6 27·

Dante. Inferno, canti II, X, XXVI.
Michel-Ange, Poesie, n° VI, LXXXIII, CIX (a 5, 36 , 3 ; , 49. 77 » 82»
97, 101), CX, CX V 111, CXXVI, CLV, CLXIII (d’après les éditions
G. Frey, Berlin, 1897, ou G. Am endola, Lanciano, 1911).
Lorenzino dei Medici, A pologia: — Paolo Paruta, Orazione p e r i
nobili veneziani m orti a Lepanto (dans les Orazioni scelte del secolo
XVI, éd. G. Lisio, Florence, Sansoni, 1897, p. 1 59 - 18 5 et 290-316.
T. Tasso, Gerusalemme Liberata, chants XII, et XVI, st 31-67.
G. Baretti, Prefazione II“ alle tragedie di Pier Cornelio (dans
Baretti, Prefazioni e polemiche ·. Bari, 1911, p· 45 -55 ).
Metastasio, La Clemenza di Tito, acte III.
Goldoni, Pamela nubile.
G. Parini, Il Mattino, v. 1 8 4 - 6 2 8 (éd. G. Mazzoni, Florence Barbèra)
F. De Sanctis, chapitre X V I 1 (T. Tasso) de sa Storia della letteratura
italiana.
.
A11 concours s pécial réservé en 1920 aux candidats dém obilisés
depuis l ’arm istice ou réform és de guerre, les textes d ’explications
suivants sont supprim és : V irgile, Enéide, VI, 2g 5-336 ; Dante, Inferno,
eli. II; P. Paruta; G. Baretti; F. De Sanctis. Tout le rest,e du prò ­
gram m e dem eure applicable à ce concours.
P ROGRAMME p o u r l e C e r t i f i c a t d ’ a p t i t u d e d ’ i t a l i e n

e

N 192 0 .

Dante, Inferno, eh. II et X.
Lorenzino dei Medici, Apologia (dans Orazioni scelte del Secolo XVI,
Florence, Sansoni, p. i 5 6 - i 8 5 ).
Tasso, Gerusalemme liberata, chant XII.
Goldoni, Pamela nubile.
Parini, Il Mattino, v. 1 8 4 - 6 2 8 (éd. G. Mazzoni, Florence, Barbèra).
Fogazzaro, // Mistero del Poeta,

\
!
D

e cret

a u t o r isant

LE

TITRE

i. e s

DE

U

n iv e r sit é s

fr a n ca ises

a

décerner

D O C T E U R « H O N O R I S CAU SA » .

L'im possibilité où notre législation universitaire laissait nos u n i­
versités de décerner
des savants étrangers le titre de docteur
« honoris causa » était une lacune regrettable pour le développement
des relations scientifìques de la France avec les nations amies ou
alliées. Grace aux actives d ém arches du Directeur de l'office national

�des universités et écoles françaises, cette lacune vient d’ètre com blée
par un décret (20 Juin 1918) dont nous reproduisons les dispositions
essentielles.
Article 1°'. — Les Universités sont autorisées à décerner le titre de doc­
teur « honoris causa ». Ce titre nQ pourra conférer au titulaire aucun des droits
attribués au grade de docteur par les lois et règlements.
Art. 2. — Le titre de docteur « honoris causa » ne pourra e tre donné qu’à des
étrangers, en raison des services éminents rendus aux',Sciences, aux Lettres ou
aux Arts, à la France ou à l’Université qui décernera le titre.
Art. 3 — L’avis favorable de la Faculté compétente donné en Assemblée sera
nécessaire si le titre est proposé pour une personne dont les travaux ou l'action
rentrent dans le domaine propre d'une des Facultés. Cet avis ne sera valable que
si la moitié plus un des membres de l’assemblée est présente à la délìbération et
que si le nom proposé réunit les deux tiers des suffrages exprimès.
La décision est prise en Conseil de l’Université, la moitié plus un des membres
étant présente, et à la majorité des deux tiers des votants.
Art. 4. — Dans le cas où la proposition ne semblerait ètre du ressort spécial
d’aucune des Facultés, le Conseil de l'Université devra procèder à deux délibéra­
tions ; la seconde aura lieu au moins huit jours après la première.
Art. 5. — Le titre ne pourra ètre décerné qu’après approbation par le Ministre
de la délìbération du Conseil de l’Université.
Art. 6. — Le diplóme sera établi et signé par le Recteur au nom de l’ Université.
11 pourra, au gré des Universités, porter la mention de la Faculté qui aura été
consultée. Il sera remis au titulaire dans les formes que règleront les Universités
elles-mòmes.
Art. 7. — Ce diplòme, étant un titre honorifique et non un grade, ne donnera
lieu a la perception d’aucun droit.

L ’Université de Paris a décerné, en décembre 1919, le titre de doc­
teur « honoris causa» au g ra n d m athém aticien italien Vito Volterra,
doyen de la Faculté des Sciences de l'U niversité de Rome, sénateur
du royaum e d'Italie. — L’Université de Strasbourg vient de rendre le
mème honneur à l ’historien G, Ferrerò.

N os D

euil s .

Sous ce titre, lo B u ll e t in ita lie n de 1916, 1917 et 1918 a publié
quelques «notices consacrées aux maìtres de notre enseignement
public, professeurs de langue ilalienne, éludiants, futurs docteurs
é p r is d e la littérature et de la civilisation d ’Italie, qui ont fait don de
leur jeunesse dans là grande lutte engagée pour sauvegarder l a liberté
d e s peuples, ot en p articu lier pour la défense d o la civilisation la tine.
Nous rappellerons ici leurs nom s : René S t u r e l , professeur au lycée dii
Havre; André L a c o m b e , du lycée de M arseille; Robert M a r c h a l , élève
de l’École Normale Supérieure; Alphonse L a c h a u d , du collège de

I

�Cannes ; Jean G é r o n i m i , étudiant à la Sorbonne ; Victor P i n e t , du col­
lège de Cette ; Jean A n g e l i , du collège de Thonon ; Gabriel M à t t o n
du collège de M ontélim ar ; Pierre M u c k e n s t u r m , élève de ,1’Ecole
Normale Supérieure; Alfred-M ary J o b , du lycée de Tournon. A ces
notices s’en était ajoutée une, consacrée à Jacques R a m b a u d , m aitre
de conférences à la Faculté des Lettres de Bordeaux, et due à la
p l u m e de Μ . P . Sagnac.
La funèbre liste n’éta it pas d ose. D'autres italianisants nous étaient
signalés depuis longtem ps com m e « disparus », que nous espérions
toujours voir reparaitre. Les m ois ont passe, et ils m anquent obsti ­
nément à l ’appel! Sans vouloir condam ner com m e absurdes les der­
nières lueurs d ’espoir que peuvent encore conserver ceux qui leur
étaient le plus chers, nous croyons devoir donner ici leurs noms,
pour que nul ne puisse penser qu ’ils soni sortis de notre souvenir :
René B i l l a r d e t , professeur au lycée Am père, à Lyon ; Roland
B a r h a u d , élève de l’École Normale Supérieure, recu agrégé le i “r aoùt
191/1 ; Robert L a n c e a u , professeur au lycée de Troyes, titulaire d 'une
bourse de séjour en Italie en 1912-1913; A. B r o s s e - R a v a t , boursier
à l ’Université de Grenoble ; C. D u r a f f o u r , professeur au collège de
Bourgoin.
A cóté de ces héros, dont plusieurs ont succom bé dans des condi ­
tions (pie nous ne conuaitrons jam ais, il faudrait inscrire les nom s
des survivants, dont les exploits ont m érité les plus flatteuses dis ­
tinctions : tei de nos étudiants, tels professeurs-adjoints que j 'ai
revus après cinq ans, lors d ’une récente tournée d ’inspection, sont
revenus discrètem ent prendre leur place d ’autrefois, la boutonnière
ornée du ruban rouge. Je n o n veux nom m er aucun, pour deux rai ­
sons ; d'abord pour ne pas blesser leur modestie, qui est grande ; et
ensuite parce que, étant sòr de nè. pas avoir la liste com plète de tous
ceux que je d evrais citer, il me serait pénible de faire tort à un seul
d ’entre eux.
.
\·
Disons seulem ent que nous pouvons ótre fiers de notre petit groupe
d'italianisants
H en r i H a u v e t t e ,
L es

agrégés

d ’i t a l i e

N.

Avec la fin de la guerre ont repris les concours d ’agrégation, q u i
avaient été m aintenus seulem ent pour les fem m es depuis trois ans.
Nous croyons le m om ent propice pour donner ici les nom s de ceux
et do c e lle s q u i ont obtenu le titre d'agrégé d 'italien, depuis que ce

�concours a été inauguré en 1900. D ’année en année cette liste sera
com plétée par l ’adjonction des noms des nouveaux prom us. Nous fai­
sons précéder d'une croix los nom s de ceux qui sont m orts :

U

n p la id o y e r en f a v e u r d e l ’é t u d e d e l a

la n g u e ita lie n n e

a u x E ta ts -U n is .

M. Ernest H. W ilkins, de ¡'Université de Chicago, mène une active
campagne, dans le Bulletin o f the New England Modem Language
Association, en faveur d ’une plus la,rge diffusion de l’élude de l’italien
dans l’éducation de la jeunesse en Amérique.
D’après une statistique, dont il est lé prem ier à signaler le carac­
tère très approxim atif, il y aurait aux États-Unis, dans les écoles de
tous ordres, 376.000 élèves étudiant le français, 2oo.oo étudiant l’es­
pagnol, 3.000 étudiant l’italien. Il se réjouit des 275.000 étudiants de
français, et il espère voir leur nom bre s’accroître encore; il se plaint
de l’engouemen t dont bénéficie l’espagnol et il s'indigne de l ’indiffé­
rence témoignée à l’italien. Connaissant bien la langue et la civilisation

�à la fois tic l ’E spagne et de l ’Italie, M. W ilkin s estim e que la dis ­
proportion est choquante, q u a n d òn considère le benèfice qu'un A m é ­
ricain peut et doit tirer de l ’étude de l’Italie et de celle de l’Espagne.
Pour que la proportion redevienne juste, il voudrait la renverser, 011
peu s’en faut.
t
Son plaidoyer est chaleureux, abondant, convaincant; d ’après les
tém oignages q u ’il c ite, il sem ble avoir recueilli d ’im portantes adhé ­
sions (i). Le public Français pourrait en faire son profit ; indiquons
donc quels sont, en résumé, les titres de la langue ita lien n e à figurer
au p rogram m e de l ’enseignem ent am éricain : intérêt de la littérature
italienne, non-seulem ent pour charm er l ’Am érique, m ais pour
enrichir et stim uler sa création littéraire ; valeur speciale de l ’ita ­
lien com m e apprentissage lin guistique, com m e instrum ent d ’in itia ­
tion aux beaux-arts et notam m ent à la m usiqùe, et com m e moyen
indispensable pour suivre les travaux des Italien s dans de nombreuses
branches de la science; u tilité de l ’italien pour l’assim ilation des
nom breuses colonies italiennes dans les grandes villes d ’Am érique ;
im portance de l’italien pour établir des relations étroites avec
l'Italie.
Ainsi parie un professeur am éricain. Son discours pourrait, sans
inconvénient, s’adresser ìx des F ra nçais; il convient de souligner par ­
ticulièrem ent Ics deux derniers points, sans d ’ailleurs négliger les
autres. Avec leur esprit pratique, prom pt aux entreprises de large
envergure, nos collègues d ’Am érique vont-ils bientô t faire à l ’italien,
dans l ’éducation de la jeunesse, une place que la F rance h ésite encore
λ lui accorder ?
(1) Voir a u s s i u n article de M. Moore d a n s le M odem Language Journal, m a rs

1919.

�Bibliographie

Tutte le opere di Dante Alighieri nuovamente rivedute, con un copiosissimo indice
del contenuto di esse. Florence, Barbèra, 191!) ; in-16, de X-456-CLV1I pages
(12 lire 50).
La p r e m i è r e id é e d e r e n f e r m e r e n u n s e u l v o l u m e d e f o r m a t c o m m o d e
t o u t e s les œ u v r e s d e D a n te e st n é e e n A n g le t e r r e , o ù e lle a é té r é a lis é e e n
1894, à

O x fo r d ,

é d itio n fu t

p a r le s s o in s

trè s b ie n

du

c é lè b r e d a n t o l o g u e

E d. M oore

C e lte

a c c u e illie , e t e lle a e u p lu s ie u r s r é im p r e s s io n s . L a

l i b r a i r i e it a lie n n e , q u i a e x é c u t é t a n t d e t r a v a u x a d m ir a b le s p o u r la d if f u ­
s i o n d e l’œ u v r e d e D a n te , n e p o u v a it p a s r e s te r e n a r r iè r e , s u r c e p o in t ,
d e la l i b r a i r i e a n g la is e ; e t la c é lè b r e m a i s o n B a r b è r a d e F lo r e n c e a c o u r a ­
g e u s e m e n t e n tr e p r is d e

r iv a lis e r

a v e c l’ U n iv e r s it y

P re s s d 'O x f o r d . L es

c i r c o n s t a n c e s o n t g r a v e m e n t e n t r a v é et r e ta r d é l ’ a c h è v e m e n t d e c e t rè s
b e a u v o l u m e : le s o in

d e d ir ig e r

l 'é d i t i o n a v a it

é té

c o n fié

à

A r n a ld o

D e lla T o r r e , q u i se m i t à l ’œ u v r e a v e c s o n a c t iv it é c o u t u m i è r e ; la g u e r r e
s u r v in t , e t , c é d a n t a u x i m p u l s i o n s d e s o n g é n é r e u x p a t r io t i s m e , A . D ella
T o r r e se d é p e n s a s a n s c o m p t e r p o u r la p r o p a g a n d e e n fa v e u r d e la p a r t i­
c i p a t i o n d e l ’I t a lie ; p u is il m o u r u t . M. G . D e g li-A z z i, q u i r e p r it le t r a v a il,
f u t b i e n t ô t m o b i l i s é , e t c e f u t M . E . G . P a r o d i q u i , a v e c sa h a u t e c o m p é ­
te n c e , a s s u r a

l’a c h è v e m e n t d e la p u b l i c a t i o n .

C es v ic is s it u d e s n ’ o n t p a s

é té s a n s i n c o n v é n i e n t s , e t l’ é d i t e u r n e le s d is s im u l e p a s . A in s i l’ in d e x e n
C LVII

pages,

qui

est

la

grande

n ou v ea u té

du

v o l u m e , n 'a v a it

été

q u ’ é b a u c h é p a r D e lla T o r r e ; il c o n t i e n t , o u t r e le s n o m s p r o p r e s , q u a n ­
tité d e r e n v o is à d e s m o t s e t

d e s id é e s , q u i e n

fo n t u n r é p e r t o ir e p r é ­

c i e u x ; m a is q u e l s s o n t le s p r i n c i p e s , v i s i b le m e n t a ssez p e r s o n n e ls , d o n t
» ’ é t a it in s p ir é D e lla T o r r e i&gt; P u i s q u ’ o n y m e t t a it ta n t d e c h o s e s , p o u r q u o i
n 'y p a s m e t t r e e n c o r e u n
q u ’o n

peu

p lu s ? Le le c te u r

lu i d o n n e ; il a im e r a it s a v o ir p o u r q u o i o n

a u t r e c h o s e . 11 a im e r a it s a v o ir a u s s i s u r q u e ls
a d o p t é e p a r D e lla T o r r e , p o u r

n e se

p la in t p a s d e ce

lu i d o n n e c e la et n o n
t e x te s s 'a p p u ie la l e ç o n

le s d iv e r s e s œ u v r e s d e D a n te — c u r io s it é

lé g i t i m e , m a is q u i n e d i m i n u e e n r ie n l ’ u t ilit é d u v o l u m e .
U n e r a p id e i n s p e c t i o n

p e r m e t d ’ a p e r c e v o ir

q u e lq u e s

d iffé r e n c e s a v ec

l ’ é d it io n a n g la is e . Le f o r m a t e s t l é g è r e m e n t p l u s p e tit , m a is le liv r e est
é p a is , p a r c e q u 'i l c o n t i e n t p lu s d e c h o s e s . L e c a r a c t è r e e s t p lu s n e t , m a is
p lu s m e n u e t p lu s

m a i g r e (la D iv in e C o m é d ie t i e n t e n 146 p a g e s a u lie u

d e 153 ; 5 2 l i g n e s p a r c o l o n n e a u lie u d e 5 0 ). L e Canzoniere p r é s e n t e u n
c la s s e m e n t t o u t n o u v e a u , f o r t in t é r e s s a n t, m a is q u i p e u t c r é e r u n p e u d e
c o n f u s i o n p o u r le s r e n v o is et le s c it a t io n s ; o n y t r o u v e r a a u c o m p l e t le s

�correspondances poétiques de D ante avec divers rim e u rs de son tem ps.
Com me dans l’édition anglaise, les oeuvres d'au th en ticité douteuse sont
com prises dans le volum e (à l’exception p o u rta n t des S a lm i p e n ite n zia li
et de la P ro fessio n e d i f ede, que personne ne regrettera) ; c’est pourquoi,
o u tre la Q uaestio de a q u a et te r ra , l’édition italienne contient to u t le poèm e
in titu lé II F io re , do n t l’attrib u tio n à D ante reste douteuse, m ais q ui a été
défendue à l’aide d 'arg u m en ts im pressionnants. Aux E p isto la e ju sq u ’ici
enregistrées, l’édition nouvelle ajoute divers tém oignages relatifs à des
lettres perdues de D ante ; et ici encore on p o u rra reg retter que ces
intelligentes. additions altèren t le classem ent num ériq u e auquel on est
h ab itu é pour citer les lettres. Mais, cornine pour les poésies lyriques, cet
inconvénient ne sera que transitoire, car il est bien certain que, de plus
en plus, critiques et lecteurs de D ante ren v erro n t hab ituellem ent à cette
belle édition ; il serait à souhaiter q u ’elle devint l'édition-type, à laquelle
on se reportera. Elle en est digne à tous égards.
H en ri H a u v e t t b .

C arlo C urto. — Le tradizioni popolari nel M organte d i Luigi Pu lci. — C asale,
1918; 153 p;'t;es. |
11 est g én éralem en t adm is par tous les critiqu es qu e L u ig i Pu lci est
avant tou t un p oète pop u laire — p op u laire en ce sens que par tendance
natu relle autant qu e par la fo rm a tio n de son esprit, l ’a rt de ce p oète
apparait plus voisin de l'a rt p opulaire que de celui des p rin cipau x
écrivain s de son tem ps, un P o litic ien un Lau ren t le M agnifìqu e, un M arsile
F icin e tc... A u reste, P u lci lu i-m é m e s’est présente à nous com m e un
fe rven t de l ’àm e toute sim p le du peuple, dans la m esure où celle-ci se
révè le dans le lan gage, lorsq ue dans la p rem ière des lettres que nous
avons de luì * il s'écrie avec un accent de reg ret et de nostalgie : « E al
tu tto la m ia buona d ilige n tia , la m ia pòvera fatica in ricercare p er o g n i
parte vocab oli accom odali al b isogn o, per ritro va re l ’o rig in e vera, andando
personalm ente, ò perduta e cassa » . Lau ren t le M agn ifìqu e de son cóté
nous le m o n tre (dans la Caccia col F alcone *) m élé à une trou p e joyeu se
d e chasseurs et s'óloign a n t un m om en t de ses com p agn on s p ou r im p r o ­
viser des vers au m ilieu de la nature :

'

Egli so n'andò dianzi in quel boschetto,
Che q u a lc h e fan tasia ha p o r la m e n te :
V orrà fa n ta stic a r forse u n so n etto .

Il su fflrait de rap p eler é ga le m e n t, ou tre sa cu ltu re m ed iocre, le fait
q u 'il a recouru, p ou r la m atière du M organte, ì\ deux poèm es p u rem ent
populaires, l'O rlando et la S p a g n a , que par ses « stram b otti » il a m èle
sa voix h celle des poètes les plus v ra im en t populaires, et q u ’enfi n toutes

1. Lettere, ii cura &lt;li S. Boug i, Lucca. 1886 p. 21 . '
2. Poesie di Lorenzo de Medici, a c u ra d i Go su é C a rd u cci, F ire n ze, 1859, p . 279.

�ses com position s lyriqu es sont im p régn ées de l ’influen ce des écrivains
q u i em p ru n ten t au peuple leurs inspiration s et leurs form es.
A p rès cela, il apparait tou t naturel que, dans son oeuvre p rin cipale, il
ait accueilli la rg e m e n t les trad ition s populaires de son tem ps,
fo r m e variée

de légendes,

de récits,

sous la

d ’expressions, de proverbes, de

croyances, de p réjugés. G’est à to u t ce « folk lore » de P u lci qu e M. C arlo
C urto a récem m en t consacrò un ou vrag e special auquel, en rém iniscence
d ’ un liv re de notre plus rem arqu ab le « folk loriste » G. P itré *, il a donne
pour titre : « Les tradition s populaires dans le « M organ te » de L. Pulci » .
Et ce n ’est pas seulem ent p ou r 1* titre, m ais aussi p ou r la disposition des
m atières q u ’il s’est souvenu du liv re de P itré sur Dante.
Dans sa préface, l'au teu r nous expose ses idées d irectrices, d ’où procède
toute l ’étude. Et c’est ju stem en t dans ces idées gén érales — à notre avis
erronées en partie ou peu claires — que résident les défauts essentiels du
liv re . M. C urto p art de cette idée fon dam en tale, — et q u i lui sem ble à lu i
indiscutable, —

qu e Pulci en em p ru n tan t la m atière de son p oèm e fi

l ’ O rlando et à la S p a g n a se m on tra « m auvais poète rom anesque » tandis
q u ’il faisait v ra im e n t ueuvro de poète par la fo rm e d on t il revètait ce
sujet em p ru n té à autrui.
O r, par « fo rm e » M. C u rto entend non pas seulem ent la lan gu e, le ver»,
la strophe, m ais aussi l’allu re particu lière du récit grâce à laqu elle P u lci,
se lib éra n t de ses m od èles, don ne à tel ou tel épisode une s ign ifica tion et
une d estination prop re, ajoute une réflexion, su pprim e une observation ;
en un m ot elle est le tem péram en t m êm e du p oète, qu i est o r ig in a l, qu i
lu i appartient en prop re et lu i p erm et de tran sform er le sujet, de donnei·
au tableau déjà dessiné, sans

lu i faire subir d ’altérations essentielles,

d ’autres contours et des couleurs nouvelles et fraich es » .
Mais si l ’on don n e ce sens au m o t « fo rm e » et si ά propos de fo rm e on
parie non seulem ent de qualités extérieures, m ais « d ’o r ig in a lité d ’esp rit »
de l ’écrivain , c o m m e n t

peut-on a ffirm e r

M. C urto à la p. 0) que P u lc i «

ensuite

(ain si

que

le

fait

peut ótre com p aré à un p eintre qu i

m ettra it la couleur à un tableau déjà dessiné par un autre » ? C om m en t
a ffirm e r q u ’il subsiste dans le M organle une « in ég a lité p ro fo n d e # èntre
inatiòre et fo rm e , que la « p rem ière est restée chez Pu lci ce q u e lle était
che/, ses prédécesseurs » alors que la « seconde se tran sform ait, prenait
de la couleur, don n ait de la saveur et de la vie au poèm e » et con clu re
ensuite qu e P u lci occupe dans l'h is to ire de notre littératu re « un rang
très élevé ? »
De deux choses l ’une ; ou l ’on don ne à « form e » un sens p u rem ent
rh étoriqu e, et alors le m èrite de Pulci, à q u i o n dénie ainsi toute im a g i ­
nation créatrice, se réd u it ù celui d ’un collection n eu r de phrases et de m ots,
ou bien on entend par fo rm e qu elqu e chose de m oin s extérieur, de plus
in tim e, de plus vivan t (et c’est ainsi q u e M. C urto sem ble l’enten dre dans

1. G iu s ìp pe Pitré; ; Le tradizioni popolari nella Divina Commedia, Palermo, 1901.

�la phrase citée ci-dessus), et alors il n ’est plus possible de d ire

que

L'oeuvre de Pulci n’est in d ivid u elle « q u ’en p a rlie », et que son seul gran d
m erite est d ’a v o ir recu eilli en abondance dans le M o rgante les expressions
lin g u is tiq u es p ropres à son tem p s. En un m o t l ’ou vrage de M. C urto m e
paraît faussé par une erreu r th éoriq u e in itia le, q u i ne p erm et à l ’auteur
n i d ’en trevoir la ju ste valeu r de l ’ oeuvre q u ’il exam in e, ni de fìxer des
lim ite s

à son travail, p ou r donnei· tout leu r poids aux conclu sions de son

analyse.
A la suite de cette préface, M. C urto étudie en cinq chapitres tou t ce
qu e Pu lci a recu eilli, dans le M orga n te, en fait de trad ition s populaires :
1° Strophes, vers et m o tifs populaires ou d ’in ton a tion p o p u la ire ; 11° Nou ­
v elles, récits, légen d es, anecdotes com iq u es; 111° F orm u les, m ots, a r g o t;
I V 0 exp ression s spéciales, phrases proverb iales ou p roverbes ; V ° Jeux,
usages et m oeurs, croyances et p ré ju g é s ,

M. C urto réu n it en ces cin q

chapitres un ensem b le de m atériau x im p o rta n t. En m e m e tem ps il lu i
a rrive d 'exam in er parfois la fo rm e particu lière que certains m o tifs de la
trad ition on t re v etue du fait de l ’im a gin a tio n de P ulci, Mais cet exam en
aurait dù ótre plus com p let ; il au rait sans d o u te am ené à faire des observations
de détail intéressantes. L ’au leu r s’eat le plus souvent contente
de sign aler l ’o rig in e pop u laire d ’ un gran d n o m b re de m o lifs sans en tire r
Ics conclusions q u ’il aurait pu cn tirer. En clTcl p ou r nous, il était m oins
intéressant de savoir que l’im a gin a tio n de Pulci avait largem en t puisé
dans la science et la littératu re p op u laire de son tem ps (car, étan t donné
son te m p éram en t, cela devait fatalem en t a rriv e r plus ou m oin s), qu e de
v o ir c om m en t ces naives tradition s du peuple se son t transform ées dans
l im a gin a tio n fantasque du poète.

notons encore quelques points plus particuliers. M. C urto donne (p. 41)
com m e é ta n t de Luigi P ulci la n o u v e lle qui a p o u r sujet l’aven tu re du
Siennois qui fit si dròlem ent les ho n n eu rs de sa m aison à u n fam ilier de
Pie 11, cn offrant au pontife u n pic q u ’il p rit pou r u n perro q u et. Mais
après tout ce q u ’ont pu dire contre l’authenticité de ce tte com position
Vittorio Cian (1) et l'a u te u r do ces lignes (2), M. C urto a u ra it dii to u t au
m oins laisser soupço n n er que l'a u thenticité de la Nouvelle était douteuse.
On peut faire la m òme observation, et avec plus de r aison encore, à propos
do la v G iostra » que M. Curto attribue h a rd im e n t ii Pulci (p . 140), alors
q u ’il existe en ce qui concerne la p a te rn ité do cette oeuvre, toute une
littératu re (3) sérieuse et solide. En som m e, dans tou t l’ouvrage on relève
(1) Com pte-rendu du Q uattrocento de V. Rossi dans la Riv ist a s torica italiana,
t. XV (18U8) p. 331.
(2) Luigi Pulci, l’uomo e l'artista ; Pisa 1912 p. 82 et su iv ,
(3) C’est ainsi quo M. Curto accepte comme cer tain lo renseignement donné puf
Bernardo Tasso ( Lettere , Padova 1773, t. I■&gt; p. 325) q u i montre Pulci lisant lo
Morgante à la table du Magnifique. Mais le fait que II. Tasso est le seul éc rivain
ancien qui l’affirme, suffirait à nous mettre on garde contre la vérité de cette
affi rmation.

�en général la m èm e insuffisance d ’in fo rm atio n bibliographique (1). 11
néglige trop souvent des études recentes, où il au rait trouvé d ’utiles
observations. Pour ne citer q u ’u n exemple, il ne sem ble pas avoir eu
connaissance d u volume d ’Attilio Momigliano « L'indole e il riso di Luigi
P ulci (2) » ouvrage que l’on p o u rra discuter tan t q u ’on voudra, m ais qui
ne laisse pas de contenir beaucoup d’observations originales et fines.
Tout ce que nous venons de dire ne signifie pas que l’ouvrage de
M. C urto soit dépourvu de m érite. Il a celui d ’avoir réu n i un e q u an tité
de faits concernant l’origine des nom breuses trad itio n s populaires
recueillies dans le « Morgante » et leurs rap p o rts, ainsi que de nom breuses
observations sur la provenance, la signifìcation et la fo rtu n e d ’une q u a n ­
tité d ’expressions linguistiques. Par là il p o u rra servir très utilem en t de
guide pour com m enter l e poème de Pulci.
Carlo P e l l e g r i n i .
Em ile P icot. Les Italiens en France au X V I · sie d e.

Bordeaux, Gounouilhou !

3i)9 Pa!ios&gt; ·η·8“ 1901-1918 ( lix tra it d u R ulletin Italien).

E m ile P icot. La querelle des dam es de Paris, de Rouen, de M ilan et de Lyon,
au commencement du X V I 0 siècle, Paris, 1917; Co pages iu- 80. (lixtrait des
Alémoires de la Société de l ’Hisloire de Paris, t. X I. 1V).

Ces deux tirages à p a rt sont distribués près de six m ois après la m ori
du m aitre dont nous conservons ici le souvenir pieux, et de qui nous
espérons publier avant peu un frag m en t inédit, se rattach a n t à celle
longue serie de notices su r Ics Italiens en France, d oni il avait com m encé
la publication en 1901, à la naissance du Iiullelin ilalien de Bordeaux.
Après une in le rru p tio n de plus de douze ans, il l’avait reprise en 1917,
sans pouvoir la te rm in er : il a été im possible d’en relrouver la suite dans
ses notes, et nous tenions de lui-m èm e que, arrivé à ce poinl, il se Irouvait arrèté p ar de sérieuses difficultés. Telle q u ’elle est, cette co n trib u tio n
fondam entale à l'histoire de l’italianism e en France au XVI” siècle form e
u n tiragc à p a rt de 300 pages, divisé en six cbapilres, que Ics liisloriens
de notre civilisalion à l’époquc de la Renaissance ne p o u rro n t jam ais se
dispenser de consulter..
L’au tre étude, lirée des Mémoircs de la Société de l'histoire de Paris,
est une de ces curiosités historiques et bibliographiques dont limile
Picot possédait u n répertoire inépuisablc. Il s’agit de p eliti poèmes duns
lesquels les dam es de Paris, deU oucn, de Milan et de l.yon réclam ent tour
à to u r la palm e pour l’éclat q u ’elles avaient donné aux fètes de l’entrée
(1) A prnpos du « Contrasto della Bianca e della Bruna » (p. 20), on pcut signalor
aussi l’ótude d'Ilermann Varnhagen, La storia della Biancha e la Urumi, lirlangen,
Junge, 1894. Cette édition èst beaucoup plus complète et correcte ipie celle de
S. Ferrari citéa par M. Curto. Cf. aussi li. Picot dans la ii assegna bibl. d. le ll,
Hai., II, 117.
(2) Rocca San Casciano, 1907,

�d a ro i Louis X II dans chacune de ses « bonnes villes ». On trou vera
dans cette brochure, ap rès une substantielle in trodu ction , le texte des
poèm es, et la descrip tion b ib liog ra p h iq u e (avec fac-sim ilé) des éditions
qu i nous les on t conservés.

H.
J. R. Charbonnel : La pensée i talienne au X V I' sie d e et le courant libertin. Paris,
C h a m p io n , in - 8 d e 720 -j- L \\ \ 1V 4- CU p a g e s ; — L ’E th ique de Giordano Bruno
et le deuxième dialogue du Spaccio (tra d u ctio n avec n o t e s e t c ó m m e n ta ire ),
Contribution à l ’ét ude d es conception s morales de la Renaissance. P a ris, C h a m ­
p io n , 11)19, in-8 d e 340 p ag es.
M. Roger Charbonnel nous apporte en deux copieuses études Ics résultats
do

ses amples

recherches.

11

en

aurait singulièrem ent

accru

les réels

m érites, s’il eùt consenti à m ieux préciser son objet, à m ùrir davantage
sa pensée.
« Les sources italiennes du libertinage français » : tei est, évidemment,
l ’obje t

q u ’il

s’est

d ’abord

assigné. Le

butin

trouvé paraissant

notre auteur a étendu son effort et embrassé «

m aigre,

La pensée italienne du

X V I 0 siècle » . C ’était tom ber de Charybe en Scylla! Im possible de traite r
d ’après Ics sources un sujet aussi énorme . Force fut donc de réduire et
de rogner, comme tout à l ’heure d ’étoffer, et d 'étendre . De là un livre
pléthorique, peu cohérent, manquant de netteté, qui ne traite ù fond ni
la question des sources italiennes du libertinage français, ili l ’histoire de
la pensée italienne au X VI0, mais qui contribue, de façon souvent fort
i ntéressante, ù éclaicir et à vulgariser l ’une et l ’autre.

I
La

question

des

sources

italiennes du

libertinage

français

n ’est

pas

tirée au clair. Esprit plus ample que rigoureux, M. C .-n e sait ni poser ni
traite r le problème avec netteté. Au lieu de classer précisément, sous quel­
ques rubriques commodes — existence de Dieu, providence divine, d ivin i ­
té de Jesus, im m ortalité de l ’àmc, etc... — Ics textes des libertins français
du XV1I° qui se réfèrent form ellement ù des Italiens du X VI” , et de donner
ainsi au lecteur une idée distincte de l ’in fluence italienne sur la pensée
française anti-catholique, M. IL C. nous déballe pèle-m èle, (chapitre 1) en
un curieux désordre, les citations les plus disparates, Ies unes insignifiantes,
les autres d ’ unoe grande portée, celles-ci toutes courtes, celles-là fo r t éten ­
dues et s’espaçant sur plusieurs pages. La première fait intervenir le Car­
d in a l P oole , p. 12. Page 14 nous est présenté un... Portugais, Osorio, évé ­
q ue de Silves, et, page 16, voici Naigeon, à propos d ’A lb erico Gentili I Bon­
nement , j e m ’attendais à voir citer des Français du XVIe-X VII 0 siècle. Les
voici qui débouchent
T hou,

d ’Aubigné,

e n fili

: Cappe l, Gentillet , Henri Estienne, la Noue, de

Garasse, Mersenne et Gabriel Naudé, mèlés du reste à

Possevin, Bozio da Gubbio et à Ribadaneyral Page

90,

o4, 104, paraissent

�Morhof, Jean François Buddacus et J. F. Reimann !... Tout cola, certes, no
manque

pas

d ’intérèt. Mais cornine j ’eusse mieux aimé une a n a lyse, très

nette, de la pensée lib e rtin e italien ne tellee q u 'e lle apparaissait aux F rançais
qui l ’invoquent ou la combattent, — et m im e , si Μ. K. y tient, tel le q u ’elle
apparaissait
ime étude

à Buddacus,

Morhof

et Osorio ! Com m e j ’eusse mieux aimé

particulière sur L'introduction de Machiavel en France ! (M. R.

11110

cite l ’étude de W a ille à ce sujet. Qu’en pense-t-il ? Qu’ y ajoute-t-il ?),
autre

sur les traductions françaises

d ’auteurs libertins italiens, une autre

sur l ’histoire si curieuse — pour M. R ., capitale — de Gabriel Naudé

!

Le problèm e est confusément pose. Il n ’est pas mieux traite. Une fois dé­
finies

quant

à leur nature, les idées libertines d 'I talie q u ’apercevaient les

Français, restait à m esu rer l ’é te n d ue de leur action,

P robleme encore plus

délicat que le premier. Com ment essayer de le résoudre si l ’on

11’a

pas dé ­

terminé, d ’abord la tradition libertine proprement française, celle qui puise:
:i Montaigne

et à Rabelais,

à Commynes

et aux

légistes, à la littérature

amoureuse ou paillarde, à ces courants si puissants el si meles qui so heur ­
tent à 1’ université do Paris autour des doctrines officielles, à toutes les fo r­
mes d ’ hérésie que condam ne la grande Eglise, — el ensuite les traditions
libertines d ’Espagne, d ’ A n gleterre et d ’ A llemagne. Λ elucider ces ques­
tions, M. lì. ne tàche m im e pas. Tandis que M. Strowski nie toute influence
des lib ertin s

d'Italie sur les libertin s de France , M. R. affirme quo cette

influence s'est incontestablement e xercée (p.

71 .Ί),

« dans une certaine me ­

sure » : Ics Italiens « ont aidé le libertinage » français « à so condenser, à
se cristalliser si l ’on veut sous une forme précise » (p.

717 ).

— Ne pas so

duper ile m ots, voir clair, définir, classer, quel plus savoureux plaisir

! Et

pourquoi M. C. se l ’cst-il si souvent refusé ? ( 1 )
(1) La tu meme im p r é c i s i o n , le m è m e d e s o r d r e d é p a r e n t le c h a p i t r e vi (p. G li).
M. C. y pa sse e n r e v u e — p é le méle e t s a n se les d i s t i n g u e r — d e u x s o r t e s d ’idées :
Ics u n e s d é r i v e n t d e s t h é o r ie s dee L i b e r t i n s i ta lie n s, les a u t r e s n ’eu d é r i v e n t pas
m a i s c o ì n c i d e n t a v e c elles ! M. C. é n u m è r e alasi les a u t e u rs q u i c o n t i n u e n t soit
la p e n s é e de Mach iavel, s oit la p e n s é e de Galilée. — G ros effort ; m a is C o m m e le
r e s u l t a t e s t inégal A cò té d e p a g e s i n t é r e s s a n t e s , celles p a r e x e m p l e q u i c o n c e r ­
n e n t Bayle (613-688), c o m b i e n d ’a u t r e s o ù se r é v è l e n t les p l u s c u r i e u s e s ignorances
! E x e m p le : les p a s s a g e s c o n sa cré s à la t r a d itio n m a ch ia vélis te a t t e s t e n t
q u e M. C. uè s o u p ç o n n e pas l 'e x i s t e n c e d ’utie th éo r ie c b r é t i e n n e dii d r o i t de
r é v o l t e , laquelle a so n h is to ir e ! — M. C. c o n f i r m e en to u t ce ch ap itre la fa m e u s e
t héo r i e de S a i n t e - B e u v e et d e B r u n etière q u e les l i b e r t ins d u xvii» re lie n t par uii
c o u r a n t c o u t i n u t'A u ti-C a th o licism e du x v i · &amp; r A n t i -C a t h o l ic i s m e d u x v m · . Mais
c o m m e il e u t été p l u s o p p o r t u n de d isc e rn e r , et d e définir, e t de c o m p a r e r Ics
f o r m e s diverse* de l ' A n ti-C a th o lic ism e à l'u n e t l’a u t re m o m e u t !
E tait-il in u t i l e d ’e s s a y e r de d é fin ir le t e r m e « l i b e r t i n s »? — Ou p e u t l’a p p li ­
q u e r , ce s e m b l e , au x A n t i -C a th o liq u e s q u i ne s o n t p as P r o t e s ta n t s . Le p r o b l è m e
se p o se alors de sa vo ir la place dee S o c i n i e n s. J'in c lin e à v o i r eu e u x dee L ib e r ­
t i n s : q u o i q u 'i l s a v o u e n t la r é v é l a t i o n e t se r e c l a m e n t de l’E c ritu re , c ’e s t la m a i­
tris e de la se u le r a i s o n q u 'ils r e c o n n a i s s e n t e n fait, p u i s q u 'i l s n ie n t la d i v i n ité
d e Jés u s e t la T r i n ité de Dieu.

�II
M. C, ne veut pas analyser en elle-m eme L'histoire do la pensée italienne
an X V I 0 siècle : il entend l ’étudier en fonction d u m ouvement libertin. De
là, les quatre gros chapitres qui constituent le corps du livre et qui retra­
cent

les

origines de la pensée

libertine (eh. 11, p. ia5 ), le courant aver­

roiste padouan (eli. I l i , p. '.&gt;.·&gt;ο, Cremtìniui, Cardani et Vanini), le courant
positiviste Florentin

(eli. IV , p. 3 8 q , M aeliiaveì), le courant. panthéiste (eli.

V, p. /| 38, Vinci, Bruno, Galilée). Ton i de suite apparaisscnt d ’inexplieables
lacunes

: M. C. ne d ii ìt peu près ricn, ni d 'O cc h in o , lìlandrata, des Sozzini

et du courant unitaire, ni ile V e r m ig li , de Gentili et du courant protestant,
n: de P atrizzi et de Telesio (Λ pages seulement), les maîtres de Campanella,
ni de Paolo Sarpi qui a quelque droit à représenter le positivisme machia­
véliste, ni ile Tartaglia. Je

discerne,

non pas trois, mais h u it groupes de

penseurs dont Ics oeuvres favorisent ou redolent le libertinage : i. Telesio,
Patrizzi, Campanella, catholiques d ’intention, qui souvent ' interprètent le
thomisme de façon tré? singulière, mais qui finalement se soumettent ;

?.. Bruno leur

frfcrc,

dont les outrances refusent de se discipliner ; 3 . les

Padouans, de Pomponace à Cromonini ; fr. Ics sceptiques, tels quo Vanini ;

5 . les Unitaires et les protestants ; 0. les positivistes machiavélistes : Sarpi ;

7. les Physiciens et mathématiciens, de Léonard à Galilée en passant par
Tartaglia, en négligeant au besoin les m in o re s tels qu ’ un Benodotli ou un
del Monte ; 8. Ics Médecins, tels que Cardan. IV quel droit M. C. tronque­
t-il son sujet tei q u ’il l ’a lui-m eme défini ? ? Et si ce sujet lui paraìt déme­
surément am ple, par suite de quelle aberration va-t-il l ’élargir eneore en y
introduisant, sous couleur d ’ uno analyse dos origines do la pensée libertino,
une bistoire de la philosophie cocassement conçue : M. C. entreprend (cha­
pitre 11) de résumer la pensée de Platon, Aristote, Epicure , Zénon, P hilon,
P otin, Procìus, Simplicius, Averroés, S. Thomas, Ficin, P ic , la Cabbalo,
lo» Sciences occultes ! — MI qui tache à so placer à son point de vue so de­
mande , ioi e n e o r e , com ment il s ’y p r e n d pour exclure do so n volum e A vi­c e n n e et A v ice b r o n , Siger d e Br a b a n t et maitre Eckart, etc. . . ? ?
A p r e n d r e ce q u ’o n n o u s d o n n e : P o m p o n a c e et C r e m o n in i , C a r d a n , V a­
nini et B r u n o ,

G alilée

et C a m p a n e l l a , j e vo is b e a u c o u p d e c h o se s e x c e l ­

l e n t e s , d ’a u t r e s p eu t -e t r e m o i n s b o n n e s. Q uo p e n s e M. C. d u C re m o n in i do
M. Mab illea u ; e t q u e l l e s m od ifica i io ns p r o p o s e -t-il Λ l ' i m a g e q u i n o u s fui
p r é s e n t é e l&gt; p a r e i l l e m e n t

j ’a i m e r a is

à s a v o i r c o m m e n t il j u g e lo liv re de

D o u g l a s s u r P o m p o n a c e . M. D u h e m — j ’ai e u o c c a s i o n do le n o t e r ( i ) —
p e n s a i t q u e l ’o p i n i o n c o m m u n e t o u c h a n t P o m p o n a c e é t a i t i n e x a c t e et i n ­
j u s t e . M. C. é tudie l o n g u e m e n t . e t à d i v e r s e s r e p r i s e s , le f a m e u x p r o f e s s e u r
de Padoue ;
J ’i n s i s t e r a i

m ais

nulle

p a r i il no p r é s e n t e u n j u g e m e n t d ’e n s e m b l e . —

q u e l q u e p e u s u r G alilée e t B r u n o ·: G alilée, d o n t i l ’ m e se m b le

( t ) Voli· m o n h i s t o i r e dii Passé chrétien, t. VII
pag e 411, n ote.

(1 ”0 3 - I5 2 1 ) ,

quatrièm e é d itio n .

�q u e M . C.

n’a pas b ie n defini le ròle ; Bruno, dont il a trace un émouvant

p o r tr a it.
L ’idée que se fa''t

M. C. du mouvement padouan et du mouvement scien­

tifique italien au X V I 0 siècle est faussée par un m ythe et par mie ign o­
rance. Le m ythe, c ’cst l ’influence bienfaisante qu ’aurait exercée l ’ A ver­
roisme sur Ics origines de la S cien ce expérimentale : s’il y a &gt;me force qui
s’est opposée tenacemen t à l ’essor de celle-ci, c ’est l ’Aristotélisme, l ’ Aris­
totélisme

averroiste

aussi

bien que l ’ Aristotélisme alexandriste, ou th o­

miste. Cremonini n ’a jamais rien compris à Galilée. — i g n o r a n c e , c ’est
celle qui dérobe à M. C. la vue de L'oeuvre géniale accomplie par Ics maìtres
de l ’Université de Paris de

1277

à

1377.

Léonard et Galilee sont les disciples

géniaux — eux aussi — , com me copernic lui-mòrne, — de Buridan, d ’ A l­
bert de Saxe et de Nicole Oresme : mais ils sont disciples, et disciples des
P arisiens ( 1 ). Ce n ’est pas tout. En mème temps que l ’idée héliocentrique,
reparait en Italie, au X V I0, l ’idée que la dynamique céleste diffère de la dy­
namique

terrestre,

Et cette autre croyance reparait encore quo les hypo­

thèses astronomiques ont une portée objective. D u coup se déplace le centre

&lt;ìe g ra v ité des controverses scien tifiqu es. Hier c ’était le relativism e, c ’est
aujourd’hui le réalisme qui règne dans l ’esprit des physiciens. D ’où suit
que le Copernicanisme est discuté désormais du point de vue métaphysique
. Sur le terrain scientifìque, ses adversaires s’avouent vaincus : tant il
est clair qu ’il sauve mieux les apparences que l ’Aristotélisme ou le P tolé­
méisme ; Grégoire X III s ’appuie sur le système de Copernic pour opérer la
réform e du calendrier.

Mais, du point de vue métaphysique, le chanoine de

T horn est ardemment combattu. Beaucoup de ses disciples, du reste, accep­
tent ses incontestables tendances

réalistes : tel, Giordano Bruno. Les Lu ­

thériens ouvrent Io feu, et les jésuites leur em boitent le pas 1 Alors entre en
scène Galilée : son

but, c’est do venger Copernic et de remporter la victoire

, si j ’ose dire, sur le champ de bataille de la cosmologie et de la m éta­
physique, com m e

ses devanciers l ’ont déjà g agn ée dans le domaine de la

science pure. Sa mécanique tend à fonder son astronomie ; son genie m a­
thématique,

heureusement servi par la lunette qu’il a su construire pour

étudier Ics astres, retrouve plusieurs théories d ’Oresme , notamment la dé­
monstration du triangle ; par sos expériences sur les oscillations dii pen­
dule, il ouvre à la mécanique des perspectives nouvelles. Mais, toujours,
c ’est à prouver la vérité o b jec tiv e de la doctrine copernicaine que tend son
effort. Il s'im provise

théologien

pour convertir les consulteurs du saint

Office ; et oc grand gènie affiche une pauvreté surprenante pour établir lo
dogm e qui lui tient au coeur : il n 'y a et il n ’y aura ja m a is que deux h y ­

pothèses p ou r expliqu er les apparences astron om iqu es, celle, de P tole m ée et
celle de Copernic ; com m e Vexpérience établie par la prem ière est fausse,
il s'ensu it nécessairem ent que la seconde est vraie χχτά φύσιν .... Ou s’ex­
pliquc,

dans

ccs

conditions, que le saint Office nc condamne 1’héliocentrism
e

(t) V o ir l’oe u v r e h i s t o r i q u e de Du h e m .

�q u ’en tant quc Galilée lui attribue une valeur physique objective.
M. C.

a consacré

à Giordano Bruno une centaine de pages de sa thèse

principale — e ’est la m eilleure partie de son ouvrage — tandis qu ’il faisait
de l ’éthique dn grand Dominicain le sujet de sa thèse complémentaire ( i ) .
Esprit

curieux, nature

sensuelle, Bruno ne se propose pas seulement de

continuer copernic ; il entend uliliser encore Nicolas de Cues, et toute la
philosophie ancienne pour rénover le catholicisme, sans tomber dans l'e r­
reur protestante. Bruno retient beaucoup d ’éléments traditionnels et néo­
platoniciens ; Eckart appartieni à la tradition dominicaine autant que saint
Thomas. Et la distance est-elle si grande qui de S. Thomas séparé Eckart ?
S. Thomas

symbolise

aujourd’hui l ’orthodoxie catholique. Lcs historiens

n ’ont pas le droit d ’oublier les furieuses attaques auxquelles il fut en butte
de son vivant, et après sa mort ; les luttes que dut soutenir le généralat des
Frères Prècheurs pour imposer scs doctrines ìi l ’ordre ; les décrets d ’Orthez
et de Sisteron 1316-1329, du Puy et de Brives 1 344-46. Bruno r e tient l'idee
augustinienne que la Bible a uno portée non pas scientifique, mais reli­
gieuse, — encore qu ’il l ’oublie fâcheusement quand il étudie Copernic — ;
il garde la thèse tradilionnelle,

si

clairement mise en forme par Ics

()) Deux p a r t i e s d a ns cette tb è s e : t · Une tr a d u c ti o n fra n ç a is e d u d e u x i è m e
d ia lo g u e d e Γ E xpulsion de la Bete triom phante. Le j o u r de la s o u t e n a n c e
M. Ha u v e t t e a r e l e v é p l u s i e u r s f a u x - s e n s , t r a n s p o s i t i o n s , erreur* d iv e r s e s : ce tte
tra d u c ti o n n e p o u r r a è tr e c o n s u l té e q u ’avec p r é c a u t i o n p a r q u i v o u d r a i t connaître
l'exa cte p e n s é e d e B r u n o . Mais e n m e m e t e m p s M. H a u v e t t e a r e n d u h o m ­
m a g e à la fidélité du t r a d u c t e u r d a n s l ' e n s e m b l e : so n t r a v a i l se lit avec aisan ce
et plaisir ; il p e r m e t au l e c t e u r français d e p r e n d r e p e r s o n n e l l e m e n t et à p e u de
frais, c o n t a c t avec la p e n s é e de B r u n o ; 2“ Un c o m m e n t a i r e , q u e p r é p a r e n t la
tr a d u c ti o n et les n o t e s j o i n t e s , et q u i e x p o s e la m o r a le du gra n d D om in ica in . 11
p r é s e n t e les m è m e s q u a lité s et les m é m e s d é f a u t s q u e l’o u v r a g e p r in c ip a l :
l a u t e u r ne se d o u t e pas q u e so n office p r o p r e , sa tach e p r e m i è r e , c’e s t de
definir a v e c la plu s g r a n d e p ré cisio n p o ssib le le se n s de c h a q u e m o t du t e x t e
q u'il é t u d i e ; il d iss e rte , en r e v a n c h e, avec la m è m e a b o n d a n c e v e r b e u s e , c o m plai­
s a n t e e t diffuse à p r o p o s de Brun o e t d e Plo t i n , du n é o - p la to n i s m e e t de la
m o r a le .
Lee t r o is d ia log ues (1384-85) q u i p r ê c h e n t l’E x p u l s i o n d e la B ète T r i o m p h a n t e
ot l’É ta b l i e a e m e n t d u rè g u e d e la S a g es se, de la V é rité e t de la V e r t u r é llè te n t
c l a i r e m e n t la crise q u i éb r a n le au xvi» l ’É glise c h r é t i e o n e e t l’t i u m a u i t é : il fa u t
a rracher l’u n e et l’a u tre à la folie, à l'erreur, au p e s s i m i s m e q ui t u e l ’action (les
troie Vice* q u e la Bète s y m b o l U e ). — 11 f n u t o r g a n is e r l’action b ien faisa nte,
c'eat-à-dire l'action so c l a le m e n t ut ile, — car elle se u le est b l e n f a i s a n t e , '— et la
ré gler selon la Lui de Dieu. C liem in faisant, B r u n o c r i ti q u e le C atb olicism e qui,
p r è c h a a t la paix, a s o u v e u t s e m é la g u e r r e , et p lu s e n c o r e le P r o le e ta n tis u ie q u i
lu e, a v e c les ceuvres , le re ss o rl de l’a ctivité sociale, q u i r é p a u d l'auarcbie, etc...
Méfaits de la richess e, ìn sufflsan ce d e la p a u v r e t é . — Enliu B r u n o e x a m i n e u n
d o u t e : l’a ction est-elle v r a i tp e n t b i e n f a i s a n t e , ou b ien n e v a u t- il p a s m i e u x
s ’a b s t e n ir '1 Bru no écarte ce doute cornine u u e te u ta tio u e t c o p c l u t cn p rè ch a q t
I» r é f o p n e , l’effort, l'action v e r t u e u s e ,

�m istes, que deux voies differentes mais convergentes peuvent doaner accès
o
h
T
à Dieu ; il conserve un sentiment trfcs v if de la bienfaisance sociale du sys­
tème catholique ; il relient l'hostilité traditionnelle des mendiants pour Ia
propriété individuelle et leur attachement à l'id é e du

bonu m com m u n e ;

i! lève longtemps de rentier pacifiquement au soin de l ’ Eglise ; la réforme
qu ’ il médite n ’est-elle pas pfus proche de celle que prèchait Erasme que de
celle qu ’accomplit Luther? Il conserve un sentiment très aigu du mystère
divin. Mais

c ’est

ici que la coupure se fait. Les voies divergent que sui­

vent, pour explorer le mystère, chrétiens et non-chrétiens : le chrétien pro­
longe les lignes que tracent la foi évangélique et les formules dogmatiques ;
!c· bon-chrétien s’en écarte, et les brise. Ici continuité logique
gique, là,

contrarieté ,

011

supra-lo­

quand ce n ’est pas contradiction. Un fait est très

certain : c ’cst sur l ’ Eucharistie qu ’après six années d'efforts pou r a rriver &amp;
u n c e n te n te , Bruno et l ’ Eglise

ont

défìnitivement rompu. il y a un mys­

tère eucharistique. Quand il y plonge son il me, le croyant s’attache *ux for­
mules qui fixent
teurs, les

S.

la foi ; il ressaisit derrière elles Ics doctrines de ses doc­

Thomas et les S. Bonaventure , Ics S. Augustin et Ics S. Cy­

rille, S. Justin, et S. Jean, et S. Paul ; et les paroles de Jésus, telles que l&lt; s
rapportent les Synoptiques ; et puis, l ’ame ainsi nourrie, orientée, aimantée
, il lui ouvre toutes grandes les portes de la m éditation et de l ’amour.
Ce n ’est pas ainsi que procède l ’incroyant : quelle que puisse ètre sa doctrine
, c ’est toujours d ’une évidence q u ’il pari, évidence de L'erreur commise
par l ’Eglise et acceptée par les fideles ; de cette erreur il apporte uno expli­
cation plus ou moins benigne, selon que sa position personnelle s’ éloigne
plus ou moins des positions doctrinales du catholicisme. Ainsi Bruno : le
néo-platonisme l ’a détaché de la vieille foi séculaire. Gomme il retient beaucoup
de cette foi, com m e à tàter du protestantisme, de Marburg autant que
de W ittenberg, ou m im e de Helmstadt, il n ’a senti pour lui nul attrait, il
incline Λ donner' des explications presque satisfaisantes des croyances dont
il rejette le sens traditionnel. Philosophe, théologien, mystique, oAt-il pu
discourir autant q u ’il a fait sans éprouver les limites, les impuissances, Ics
déficiences du discours ? Il est pret i\ (donner des dogmes toutes les traductions
nécessaires ;

mais à condition que l ’ Eglise admette son évidence a

lui, savoir leur foncière inexactitude ; i\ condition qu ’on s’entende ponr de­
finir le role de Chiron (Jésus) et montrer dans le mystère des choses le pro­
grès m erveilleux d ’ une force divine immanente en ollos. —

M. C. a assez

b ien aperçu tout cela. Bruno lui a inspirò des pages vivantes et colorées
d ’où sa figure ressort avec force, où sa pensée est analysée avec finesse et
bonheur ( i ) !

Com m e je regrette — en songeant aux dons qui furent

(I) Je n e cro is p as q u e M. C. sii. d é t e r m i n é loa t e x t e s n ù B ru n o a p uisé so n
n é o - p l at o n i s m e ; ni r é u n i les cita tio n s d e n eo- p l a to n i c i e n s qu i se r e n c o n t r e n t en
s es oeuvres. T o u j o u r s M. C. s’é c h a p p e e t i n t r o d u i t Platon e t Plotin , e t Spi noza ,
si ce n ’es t Hegel. Mais il n e se ra it pas i n d i f f é r e n t de sa v o ir d ans q u e l l e m e s u r e
B r u n o p u i s e directement a u x N è o -P la to n icien s, d a n s q u e l l e m e s u r e c 'e s t

�p
é
dartis ù M. C. : intelligence philosophique, élévation d ’esprit, finesse, abon­
dance, émotion, puissance de travall, — com m e je regrette qu ’il en ait pareilem
ent
mésusé ! Que n ’en-a-t-il mieux réglé l ’emploi ! Que n ’a-t-il voulu
se montrer plus sévère pour lui-mème !
A lb e r t

D ufo urcq.

G iulio N atali. Gian Vincenzo Gravinà letterato, discorso letlo in Arcadia I' $ giu­
gno 19 /i, in ricordi del £ ' centenario dalla morte di G. Γ. G. — Roma, tip.
poliglotta vaticana, 1919. In-8 do 27 pages.
Un

m o r a lis t e

c o m p t a it
s ia s m e

de

pour

de

c h e rc h e r

a u p rè s

de

T h é o c rite

la

b e a u té

; un
m o t,

au

L ’a u t e u r

c la ir

lo in

pas

e n ve rs

G iu lio
so

et

qui

;

un

et

m a is

dans

d é lic a t

de

in c o m p r is e

;

fa v o ra b le

la

la

v o ie s

d ’e t r e

par

le s p 'u s
so u s

le

l ’a u t e u r d e

M o n t e s q u ie u
: te i n o u s

et

et

so rte

d o n n a it c o m m e
qui

d ’i n s t r u i r e

non

P in d a r o

; un

fe m m e s

; en

d ’i n d é p e n d a n c e
théoricien

ju d ic ie u x

r e p r o c h e d ’a v o i r
t ra g é d ie s

G r a v in a

françaises

t r a g é d ie

le s

et

dont
dédaigneux

p a t rio te
la

s e n t im e n t

c in q

p r e s c r iv a it

gre cq u e
de

de

la n g u e et à

s u iv ie s

e lle

D iv in e C om édie

ce tte

un

où

en th ou ­

son

l ’i d y l l e

je a n -J a c q u e s

a p p a r a it

la

r e b e lle

de

pays

de

le s o e u v r e s

une

n é c e s s it e

e n t ra ìn é

a c c a b le r

et

un

d é p it

l ’h i s t o i r e
a r c a d ie n

à

en

en

v o u lu

m o n stru e u se s

a u r a ie n t ,
dans

jo in d r e
;

s e m b le -t -il,

l ’é t u d e

que

lu i

N a t a li.

re co m m an d e

d a n s ses t ra v a u x

bon

des

tro p

q u e lq u e s d e tte s

co n sa cre M .

p re u ve

o r ig in a l,

q u i,

p in d a r iq u e

c o n s c ie n t d e

p ré ce p te

n o va te u r

co n tra cté

tro p
to u te

d ’o r g u e i l
fa u t

a s s id u !

c a s u is t iq u e ,

c u lt iv a it

ju r ist e

Sa n n a za r,

a lo r s

e s p r it

ne

de

la

c a rt é sìe n

l ’o d e

e n c o re

é d u c a te u r

exem pt

L 'e x e m p l e

et

de

le c t e u r

m ode

un

q u ’i l

un

; un

la

de

m o d è le s

r e s t a it

de

non

le s

à

; un

f r a n c a is ,

tra v a u x

C h ia b r e r a

do

un

ses

hostile il e

p a r tisa n s

le p h i l o s o p h e

à

fo n d e m e n t

r é so lu m e n t

chauds

se n s, s o u c i

sur

ic i

par

le s

m é r it e s

le S e t t e c o n t o

d ’é v i t e r

s o lid e s

dont

: r e n se ig n e m e n ts

il

a

d é jà

f a it

r ic h e s et p r é c is ,

t o u te e x a g é r a t i o n .
G a b r ie l

M a u g a in .

Suzanne G uge n h eim . La poésie de Lamartine en Italie [1820-185Ο).
S o u s co titre 1’ « Athenaeum » de Pavie (ju ill. 1918, oct. 1918, jan v.
1919) a p u b lié trois articles en français de la doctoresse Suzanne G u gen­
heim . C’est une revue ch ron olog iq u e et b ib liog rap h iqu e dos ju g em en ts de
la c ritiqu e italien n e sur Lam artin e, ainsi que dos traductions et des im i­
tations qui on t été faites de notre poète pendant cette période. L ’auteur
nous o ffre Ics notes et citations recueillies au cours do ses patientes

d
irectement qu’il en dépend. Cite-t-il la t héo logie d 'Aristote Dans quelle m esure
dépend-il de In tradìtion dominicaine ? Si Eckart a été condamne, Suso a été béatifié
par l’Église. Je regrette que, étudiant Bruno, M. C ne se soit pas davantage
souvenu d’Eckart, — qu’i l ne l’alt pas davantage rapproché de ses frères directs
Telesio, Patrizzi, Campanella, — et de son illustre ém ule allemand, Bo hme.

�rech erch es; elle apporte quelqu es utiles précisions sur « la fortu n e de
L am artin e » en Italie et ja lo n n e la rou te p ou r les cu rieu x q u i vou d ron t
aller plus loin.
La partie la plus p erson nelle de ces articles est celle q u i a trait aux
im itateu rs de Lam artin e. Il n’est pas tou jou rs facile de saisir nettem ent
à plus forte raison de d éterm in er l ’influen ce d ’un écrivain sur les autres.
On se laisse aisém ent trom p er par des ressem blances fortu ites ou par des
affin ités naturelles. I l ne su ffit pas q u ’ un poète ait célébré la fu ite des
jo u rs , la vanité de la g lo ir e , l ’élan de la fo i, la fra tern ité hum aine, la
nature confidente, p ou r q u ’on puisse a ffirm e r q u 'il a subi l’e m p re in te de
L am a rtin e . Ce sont là des thèm es que la poesie ly riq u e a traités dans tous
les tem ps et dans tous les pays ; de plus à certaines époques, toute la
p rod u ction poétiqu e porte la m arq u e d ’ une insp iration com m u n e. Ces
réserves faites, — et rarem en t indiqu ées par l ’auteur lu i-m èm e — on
trou ve dans la d ern ière partie de ce tr a v a il d ’ intéressants rapprochem ents,
qu i fon t

sentir la parente q u i

existe entre des poètes italiens com m e

C arrer, T om m aseo, P rati, A leard i et le poète français. MUo G u g en heim
relève certaines rencontres d ’expression, qu i ne sont pas de pures coin ci­
dences, ni m òm e de sim ples rém iniscences, m ais des tém oign ages pcu
contestables d 'im it ation. Il fau t la rem e rc ie r d ’avoir ap p orté, dans Ics
lim ites qu ’elle s'est tracées, sa con trib u tion à l ’étude des échanges litté­
raires

entre

rapports

de

les deux pays, tout en

souhaitant que

la question

des

L am artin e

soit

jo u r

son

avee l'Ita lie

traitée

un

dans

ensem ble,
A. V alentin.
M ario Chini. Tela di ragno, lto m a , l 'o r r a ig g i n i , 1018.

V oici un p oe m e fa m ilie r v ra im e n t reposant et d élicieux écrit dans une
lan gu e vive et colorée. Une id y lle charm ante s'y déroule dans le cadrò
pittoresque du « dolce M ugello ». Les personnages sont bien cam pés et
saisis sur le v i f : le pharm acien et sa d ign e ópouso, le « m aestro » , lo
vieu x serviteur Succiam polle, le m archand do cerises, l ’étudiant, la n iece
de Don Livo, et surtout Don L ivo. Ce d ern ier, vieu x curo de cam pagn e
qu i a fa illi ja d is ótre un dos com p agn on s de G a rib ald i, rappelle à la l'ois
Jocelyn, le vicaire savoyard et les vicaires écossais. Mais l'in sp ira tion
w o rd sw orthienne (d ’ailleu rs avouée par l ’auteu r) du p oèm e et des per­
sonnages est agréab lem en t tem pérée par uno gràce toute ita lie n n e . Lo
paysage est plein d 'oliviers, do vign es, do cóteaux surm ontés de « ch iesette »
oii l ’on enten d b ru ire los cigales sous le soleil. On ferm e le liv re avec
l ’im pression d 'a voir respirò à pleins poum on s l'air p ur de la cam pagne.
G’é tait ce que vou la it Io poète. Il y a réussi p le in e m e n t.
P . 11.

�Chronique

— On a constitué à Rome un Institut pour la propagande de la culture
italienne, sous la présidence honoraire du ministre de l’instruction publi­
que et la présidence effective de MM. F. Martini, V. Comandini et For­
miggini. Cet Institut doit publier des guides bibliographiques par matières
destinés à faire connaître l ’apport de l’Italie à la science moderne.
— Il Risorgimento italiano ( 1814- 1918) par Arrigo Solmi, fait partie
d'une « Collana rossa » dite Biblioteca di cultura popolare (Milan, Feder.
ital. délla Bibl. popolari, 1919 ; in-12 , 202 pages). Le plan de la collec­
tion est vaste et fort bien compris ; le volume que nous avons sous les
yeux donne une idée très avantageuse de l’entreprise. En huit leçons,
suivies même d’une note bibliographique, l’histoire du Risorgimcnto
est contée, jusqu’à l’armistice de novembre 1918 , avec précision et sobriété.
Il faut sincèrement féliciter la fédération italienne des Bibliothèques popu­
laires de réaliser de pareilles publications au milieu des difficultés du
moment : le prix du volume est relativement modique (2 fr. 5o), et, si
le papier est médiocre, il y a deux cartes en couleurs, bien réussies ; d’ail­
leurs l’essentiel est d’aboutir, au lieu d’attendre que le temps passe : l’édu­
cation populaire d’une nation dépend beaucoup d’initiatives désintéres­
sées comme celle-ci. C’est un exemple à suivre.
— Il vient de se constituer à Genève une Société d’études italiennes
sous l'impulsion de MM. E. Muret, professeur de littératures néo-latines
à l’Université et 11. Ziegler, critique renommé en matière de littérature
italienne.
— L'âme héroïque de la France contemporaine est le titre d’une confé­
rence faite devant les élèves de l’institut commercial de Bologne, par
leur professeur de français Mlle Y. Fagnani. La conférence remonte au
printemps de 1917 ; l’avant-propos porte la date de novembre 1918 , mais
la brochure ne nous est arrivée qu’à la fin de 1919 . Il n’est pas trop
tard pour dire l’émption que doit causer à des lecteurs français les. sentim
ents
d’admiration, d’affection, de fraternité qui sont exprimés dans
ces trente pages ; il convient d’en remercier le professeur, qui, dans
une dédicace touchante, a voulu associer à cet hommage rendu à la France
la mémoire de cinq de ses élèves tombés au champ d’honneur ; il faut
l'en remercier et la féliciter de la maîtrise qu’elle déploie dans l’usage
qu’elle fait de notre littérature moderne et de notre langue,

�— Signalons, dans la collection des Profili de l ’éditeur F orm iggin i, un
nouveau volume consacré à un écrivain français. Il est consacré à Flau­
bert, et est dù à la piume de Guido Muoni, qui avait déjà pilblié dans
la mème collection un Baudelaire fort apprécié. G. Muoni, enlevé à scs
études en pleine activité, avait laissé le volum e sur Flaubert entièrement
prèt, mais n ’en a pas surveillé lui-mème

la publication

; son am i,

F.

Picco, notre distingué collaborateur, s’est chargé de ce soin, avec la com ­
p étence q u 'il possèdè lui-mème en matière de littérature française.
—

M. Benedetto Croce consacre une plaquette de 42 pages, ornée de

cinq productions photographiques (Bari, Laterza, 1919), à la commune
de l ’ Abruzzo d'où sa fam ille est originaire : M on ten ero d o m o , storia &lt;ii u n

c o m m u n e e due fa m ig lie . Ces monographies d'histoire locale et de genea­
logie ont toujours quelque chose de touchant et on y peut faire d ’agréables
découvertes, encore que l ’histoire de Montenerodomo ( M ons n ig er in d o m o )
manque de relief. Les deux

familles

sont les familles De T homasis et

Croce, et c ’est un plaisir de faire connaissance avec quelques honorables
représentants de la noblesse abruzzaise et napolitaine do l ’ancien régim e ;
on remarquera surtout le portrait du conseiller Benedetto Croce, aieul
du philosophe, magistrat ‘intègre et réactionnaire , «

carattere orgoglioso

ed estuante » , qui n ’était pas commode à vivre. Il avait épousé une jeune
fille de Campobasso, dont

toutes le s sueurs étaient

mariées com m e elle

il des magistrats ; ces dames avaie nt acquis une telle réputation com m e
épouses modèles de conseillers, de presidents ou de procureurs, qu ’ un jour
un magistrat décidé à se marier alla trouver leur mère et lui demanda
une de ses filles : il n 'y en avait plus

! La bonne, dame lui répondit :

;&lt; Dovrà aspettare che io glie la faccia ! »
—

L ’Université de

Manchester

vient

d ’instituer

une

chaire

d ’éludes

italiennes, — la quatrieme en Angleterre, — et l ’a confiée à M. Gardner,
qui est actuellement attaché à l ’ Université de Londres et qui ne pourra,
pour celle raison, prendre posséssion intégrale de sa chaire avant octobre
1920.
Λ l 'ècole d ’été instituée à l ’Université de Cambridge par la « Modern
L anguages Association » , 150 auditeurs ont fréquenté Ics cours profes­
sés sur ia littérature , l’ histoire,
l'Italie ancienne et moderne.

la

musique, Ics arts et l ’économie

de

G. Bn.
— Lo i nr mai

1918

est m ort à R om e, à l ’àge do 74 ans, le professeur

Ernesto Monaci, une des gloires de la Science italienne, dans lo domaine
de la philologie romane. Nous avons sous Ics yeux le beau discours con­
sacré à sa m émoire par son ami et digne èmule , le professeur Pio Bajna,
discours prononcé à R ome le 2 juin 1918 (Archivio della lì. Soc. R o m . di

Storia patria, voi. X L I) : l ’ hommo, le savant, le professeur revivent 'dans

�ces pag es émues, avec une rare intensité ; un excellent portrait complète co
précieux souvenir du maitre de l'U n iv ersité romaine.
—

Notre maitre et am i Em i le Picot comptait de nombreuses amitiés

en Italie.

Notons que sa m ém oire a été solcnnelle ment commémorée

l ’Académie des Sciences, Lettres et Arts de Padoue , le

16 février

à

1919,

par le professeur Antonio Medin.
— Voici deux discours académiques d ’allure patriotique, et qui ne nous
on sont pas moins chcrs. L ’ un a été prononcé par le professeur Michele
Scherillo ;i la séance solennelle de l ’Institut royal lombard de Sciences :'t

9 jan vier 1919 ; il a pour titre : La P atria con q u ista ta ; ricordi
e m o n iti. L ’autre, D alm azia italica, fu i prononcé à l ’ Université de Padoue
Lettres, le

par lo professeur Vincenzo Crcscini, le 11 mais, pour la reception d ’uno
délégation d'étudianls dalmates. Co sont deux remarquables manifesta ­
tions des sentiments qui agitent les coeurs italiens dans les sphères in tel­
lectuelles, et il est fo rt regrettable que le public français, dans son im m en­
se m ajorité, leste dans l ’ignorance de

la forco do ces sentiments, cliez

les maitres les plus autorisés de la jeunesse italienne.
—

Trois

substàntielles notes

de

littératurc

comparée

franco-italicnne

viennent d ’etre publiées par notre ami Ferdinando Neri. La plus ancienne,
paino dans les A ctes do l ’ Académie royale des Sciences do Tu rin (séance
du

2

février

1919),

in titulée L a leggenda di G argantua nella valle d 'A o sta ,

ost un eomplément suggestif à une com m unication de M. C. Portai insé­
rée au t. V de la R ev ue des E t udes R abelaisiennes. La seconde a paru dans

1919) : No le ai « R egrets » ; elle est "importante dans
sa brièveté pour co qui y est d ii de la fraternité poétique do Ronsard et de
ì'A th e n a e u m (ju illct

Du Bellay et polir l ’appréciation ?lu mélange savoureux d ’inspiration clas­
sique et d ’inspiration italienne. qui carac térise leur art. Enfin le Giornale

Storico d ella L e tte rat. ita l. (I. l. W I V , p. 5o) a inséré, du meme auteur,
uno « variété » sur La p r im a tragedia di E tie n n e Jodelle. Il s’agit de la
Cléopa tre captive et du m odele tres probable dont s’inspira le poete, la
C leopatra do Do Cesari.
Mentionnons encore uno intéressante dissertation que nous communique
lo mème F. Neri ; olle est l ’oeuvre d ’un do ses éleves, (j. A. Tasca, et traite
de U ue poesie in m o rte di N apoleone, celle de Manzoni et celle de Lamar ­
tine (Asti,

1919).

�Table des JN/latiènes

A r tic le s de fond. V a riété s.
A r d elet (P .). — F ra g m e n t d ’u n voyage de S ten d h al à N aples e n 1817.

.

A uvray (L ). — La co lle c tio n A rm in g au d « la Bib lio th è q u e n a tio n a le .

.

Page».
181

168,

215

BERtrand (J.). — Le p e ssim ism e de L eo p ard i...............................................................

91

B o uchaud (1*. d e ). — T o rq u a to T asso e t sa C om édie p a s to ra le « l'A m in ta » .

82

B o urgin (&lt;J.). — « Le u ltim e le tte r e di Jacopo O rtis » de Foscolo e

la c e n s u re
im p e r ia le ...................................................................................................................................229

Bouvv (E ). — T u rn er e t Pi r a n e s i ......................................................................................
C ocHin (IL). — « Les Ro m a in s so n t sots, Ics B avarois so n t fins

«.......................

Du rrie u (Cto P aul). — Les re la tio n s de L éo n ard de Vinci av e c Je an P e rré a l.

40
.

HauvEtt E (IL). — La Piave ou le P i a v e ? .....................................................................
—

— « lo dico se g u ita n d o »

88

............................. ..................................60,

152
43
129

B azar » (P.). — Un h isto rie n d u g én le l a t i n ............................................................... 196
M azzoni (G.). — N o te re lle c o n c e rn e n ti A. d e V i g n y ..............................................

18

Noi.hac (P. i&gt;k'. — C laude L o rra in e t le p a y sa ge r o m a i n ...................................

5

Picco (F r .). — L a d a te de la m o r t de Matteo B a n d elle.............................................223
Re,nauli· (Cu.). — Giovanni C e n a ......................................................................................

Q u estio n s u n iv e r sita ir e s.
C réatio n p u r les U n iv ersités ita lie n n e s d 'u n « d ip lô m e sp é c ia l » a c c e ssib le aux
é tra n g e rs..............................................................................................................................
Union intellectu elle fra n c o -ita lie n n e ...........................................................................
L' « A ssociazione ita lia n a p a r l'in te s a in te lle tu a le fra i paesi alle a ti e am ic i »
L 'étu d e de la la n g u e ita lie n n e e n F r a n c e ...............................................................
A grégation et certificat d 'aptitu d e d’i t a l i e n .........................................................
C onférences de p ro fe sseu rs italien s...............................................................................
A grégation e t certificat d 'aptitu d e d’italien ....................... ........................................
A grégation et certificat d ’ap titu d e d ’italien , ju ille t 1919 : résu m é du rapport
du p résid en t du ju r y .......................................................................................................

25

�P ages.

P ro g ra m m e d e q u estio n e e t d ’a u te u r s p o u r le c o n c o u rs de l ’a g ré g a tio n d ’ita ­
lien e n 1920..............................................................................................................................

232

P ro g ra m m e p o u r le ce rtific a i d ’a p titu d e ci’ita lie n e n 1920 ...................................

233

D écret a u to r is a n t le s U n iv ersités frane;,aises à d é c e r n e r le titr e de d o c te u r
« h o n o ris c a u s a » ................................................................................ .....

233

Nos d eu ils (H. Hauvette ) . ................................................................................. .....

234

L es ag ré g é s d ’i t a l i e n ............................. ..... .......................................................................... 23S
Un p laid o y er en fa v e u r de la lan g u e ila lie n n e a u x É ta ts -U n is .............................236

B ib lio g ra p h ie.
G. Al i o t TA. — La g u e r ra e te r n a ( J .'F . H e n a u ld )...................... .................................. 190
E . Bouvv. — A lfieri, Monti, Foscolo (H. H a u v e tte )....................................................114
G. BusTico. — B ibliografia di V . A lfieri; 11 p rim o « in to p p o a m o ro so » di
V. A lfieri (H. H a u v e tte )...........................................................................................

113

G. C appuccini. — V o cabolario (H. H a u v e t t e ) ...............................................................117
U. Cassuto. — Gli E b re i a F ire n ze (E. J o r d a n ) .........................................................

50

J .- I ì . Charbonnel. — L a p e n s é e ita lie n n e a u xvi· s i e d e ; L 'éth iq u e de
G. B ru n o (A. D ufourcq) ..................................................................................................243
M. C hini . — T ela di rag n o (P. Ro n z y ) .......................................................................... 250
11. Cochin. — S u r le « S ocrate » de P é tr a rq u e (H. H a u v e tte ) .............................187
C. C urto . — Le trad izio n i p o p o lari n e l M organte (C. P e l l e g r in i ) ....................... 239
Dante. — T u tte le o p e re (H . H a u v e tte )...........................................................................238
V. D elfolie , — D ictio nnair e m ilita ire (H. B e d arid a)...................................................119
11. F ocillon. — P ira n esi (E. B o u v y ) ................................................................................ 110
A. C aletti. — L a p o esia e l'a r te de G. Pascoli (A. V a l e n t i n ) .............................

51

1.. G ennari. — A. Fogazzaro ; Poesia di fe d e ; L. T onelli, Le sp irito fra n c e se
c o n te m p o ra n e o (H. H a u v e t t e ) ...................................................................................... 116
G. G bntile . — Le o rig in i d e lla filosofia c o n te m p o ra n e a (J. F. Ren au ld )

.

.

190

G. G iu sti. — Prose e poesie, é d . M arinoni (E. B o u v y ) ........................................ 115
Cu. H. G randgent . — D ante (H. H a u v e tte ).....................................................................185
S . G ugenheim . — L a poésie de la n a tu r e e n Italie (A. V a le n tin ) ....................... 249
E. L émonon. — L ’a p r è s - g u e r re (A. B o s a ) .....................................................................188
Les M ystiq u es ita lie n s (11. H au v ette)...........................................................................

.

186

G. N atali. — G. V. G ravina le tte ra to (G. M augain)....................................................249
Noi fu tu ris ti (A. G e i g e r ) .......................................................................................................

S6

E. P ico r. — Les Ita lie n s en F ra n ce ; La q u e re lle d es d a m e s de P a ris ...'
(H. H a u v e t t e ) ........................................................................................................................ 242
E . R omacinoli. — Nel re g n o di Dionisio (P. G i r a r d ) ...................................................
G. S aitta. — Il p e n s ie ro di V. G ioberti (J. F . Re n a u ld )......................................... 189

49

�P a Ro j.

M. S ceve . — D èlie, é d . P a r t u r ier ; L am artine , S au l, é d . Des Cogne t s (H. H au­
vette) ........................................ ............................................. ..... ..............................................109
A. S orre n t ino. — La poesia filosofica (H. H a u v e t t e ) .............................................. 114
G. T racconagi.ia . — I ta lia n ism e
x v i‘ siècle (E. P a rtu rie r)

: L ouise

L a b e ; La la n g u e fra n çaise au
.......................................................... 103

C h r o n iq u e s .......................................................... 61 , 122 , t9i,
251
R e v u e s d es R e v u e s .............................................................. 126
Table d es m a t i è r e s ............................................................................................ 254
P la n c h e s.
1. — Le Colisée e t l’Arc de C onstan tin d a n s la c a m p a g n e ro m a in e , détail
d 'u n ta b le a u de C lau d e L o r r a i n ...........................................................................

I

2. — Lo C am po V accino, re n v e rs e m e n t de l'e a u -fo rte d e C lau d e L o rrain

.

8

3. — P aysage de la vallèe du T ib re, co m p o sitio n in è d ite de CI. L o rra in .

.

10

•4. — Vue im a g in a ire d u n p o r t ro m a i n , e a u -fo rte de P ira n e si .......................

88

5. — A n c i e n t I t a l y , p e i n t u r e d e J. M. W . T u rn e r .

88

.

.

.

. · .......................

6, 1. — Je a n P e rré a l, m iniature, p e in te p o u r Ja c q u e s Le L i e u r ....................... 160
8 e t 9. — L a u re n t de Mèdici», p a r G h irlan d aio (F lo ren ce, S" T rin ità ). —
L a u re n t de M èdicis, p a r Bo tticelli (A d o ration des M a g e s ) ....................... 193
10. — L’a d o ra tio n des rois m ag es de Bo ttìc e lli (F lo re n c e , M usée d es Offi ces).

l.r Géranl :

K. G A U L T I E li.

195

����: . V

V -• - i *

‘

; &lt;J5. •;
i

'

M -F
1

' $ * # / $ S ^ c &gt; vV V

k

:

. V

■,v r , ¿ J S

¿*.

■

t ¿ &lt;*
".
*.&gt;
vVlfi

' re'

1

.■

■ .

r 4 /4 i / t A
;

ü

(•

V

TS

\ 1 ^ &lt;'

!

’ -&gt;

;

• .4^

- V*u ■•t .i . w«&amp;/..
V 3

&amp;

&gt; -A f
f

I

V- ;

p\ ■

^

V 'n î i

, v

.i&gt;

Iv w

' *

i V» :
« &gt;
't -

,«•&gt; A V
¿
*
7

,

m
i

t

-

s S

,

•&gt;&amp; , r

ë

m

*. • &amp; &gt; ', i

A

*

v ..v r

l ï

V v :. V -

^

^

i

l

' %

'

V a
i
'*■

V *

3

W

¿

w

&amp;

*

3

:

j
?

�</text>
                  </elementText>
                </elementTextContainer>
              </element>
            </elementContainer>
          </elementSet>
        </elementSetContainer>
      </file>
    </fileContainer>
    <collection collectionId="23">
      <elementSetContainer>
        <elementSet elementSetId="1">
          <name>Dublin Core</name>
          <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
          <elementContainer>
            <element elementId="50">
              <name>Title</name>
              <description>A name given to the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="7841">
                  <text>Université Grenoble Alpes</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
          </elementContainer>
        </elementSet>
      </elementSetContainer>
    </collection>
    <itemType itemTypeId="1">
      <name>Text</name>
      <description>A resource consisting primarily of words for reading. Examples include books, letters, dissertations, poems, newspapers, articles, archives of mailing lists. Note that facsimiles or images of texts are still of the genre Text.</description>
      <elementContainer>
        <element elementId="149">
          <name>Thématique</name>
          <description>Le(s) sujet(s) abordés par un document, exprimés à l'aide de mots-clefs définis par l'équipe de FonteGaia. (Pour l'indexation à l'aide des vedettes matières de RAMEAU utiliser le champ "Sujet du Dublin Core".</description>
          <elementTextContainer>
            <elementText elementTextId="8002">
              <text>Littérature</text>
            </elementText>
            <elementText elementTextId="12667">
              <text>France-Italie - Italie-France</text>
            </elementText>
          </elementTextContainer>
        </element>
        <element elementId="152">
          <name>Type de support</name>
          <description/>
          <elementTextContainer>
            <elementText elementTextId="8004">
              <text>Périodiques</text>
            </elementText>
          </elementTextContainer>
        </element>
      </elementContainer>
    </itemType>
    <elementSetContainer>
      <elementSet elementSetId="1">
        <name>Dublin Core</name>
        <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
        <elementContainer>
          <element elementId="40">
            <name>Date</name>
            <description>A point or period of time associated with an event in the lifecycle of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="366">
                <text>1919</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="44">
            <name>Language</name>
            <description>A language of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="367">
                <text>fre</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="6744">
                <text>français</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="45">
            <name>Publisher</name>
            <description>An entity responsible for making the resource available</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="368">
                <text>Ernest Leroux</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="47">
            <name>Rights</name>
            <description>Information about rights held in and over the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="369">
                <text>Domaine public</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="48">
            <name>Source</name>
            <description>A related resource from which the described resource is derived</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="370">
                <text>Université Grenoble Alpes. Bibliothèques et Appui à la Science Ouverte. BU Droit et Lettres. XFP042_1919</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="49">
            <name>Subject</name>
            <description>The topic of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="371">
                <text>Littérature romane</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="2455">
                <text>Périodiques</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="43">
            <name>Identifier</name>
            <description>An unambiguous reference to the resource within a given context</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="372">
                <text>384212101_XFP042_1919</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="12276">
                <text>url:384212101_XFP042_1919</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="50">
            <name>Title</name>
            <description>A name given to the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="373">
                <text>Etudes italiennes     </text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="51">
            <name>Type</name>
            <description>The nature or genre of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="374">
                <text>monographie imprimée</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="66">
            <name>Has Format</name>
            <description>A related resource that is substantially the same as the pre-existing described resource, but in another format.</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="3100">
                <text>http://fontegaia.huma-num.fr/files/manifests_json/384212101_XFP042_1919/manifest.json</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
        </elementContainer>
      </elementSet>
    </elementSetContainer>
    <tagContainer>
      <tag tagId="4">
        <name>DONE</name>
      </tag>
    </tagContainer>
  </item>
  <item itemId="34" public="1" featured="0">
    <fileContainer>
      <file fileId="34">
        <src>http://fontegaia.eu/files/original/4b45e69a28ed19bafd7d80fe58ae1524.jpg</src>
        <authentication>130ddf45a4febecf34553406c12f06f2</authentication>
      </file>
      <file fileId="123">
        <src>http://fontegaia.eu/files/original/c8123056184937a17470549308856c86.pdf</src>
        <authentication>3bd33efd0281444847059db1e5cce526</authentication>
        <elementSetContainer>
          <elementSet elementSetId="4">
            <name>PDF Text</name>
            <description/>
            <elementContainer>
              <element elementId="153">
                <name>Text</name>
                <description/>
                <elementTextContainer>
                  <elementText elementTextId="10378">
                    <text>REMIS
VELISQ
VE

������DELLE
L IB R O

LAUDI
SECONDO

ELETTRA
L IB R O

TERZO

ALCIONE
VOLUM E

SECON D O

�EX-LIBRIS

PR0PRIETÀ LETTERARIA
TUTTI I DI RITTI SONO
RISERVATI PERTU
TTI I PAE
SI COMPRESO ILREGNO-DI
SV E Z IA E NORVEGIA

�G ABRIELE - DJANNlflEaSSafe

»LAUDI DEI.
¡CIELO D E L
MARE DEE
L A TERRA
E DEGLI
EROI
VOL^II

FRATELLI T r e v e s - E díTori in MILANO

��I

IN D IC E
DELLE POESIE CONTENUTE
IN QUESTO SECONDO VOLUME
L
IB R O

S

E

CON D O

ELETTRA
A lle M ontagne.
A Dante.
A l R e giovine.
A lla memoria di N arciso e di Pilade
Bronzetti.
Per i marinai d'Italia morti in Cina.
A Rom a.
A uno dei M ille.
L A N O T T E DI CA PR ER A .
I. Il sacco di semente. II. I cavalli di guerra.
IH. Il ritorno all'isola rupestre. I V . Il gra­
nito sepolcrale. V . Il maestrale. V I . Il letto.
V I I . Il colono. V i l i . I M ille. IX . L e n a vi
eroiche. X . L'approdo. X I . L e sette V itto rie - Palerm o espugnata. X II. L a medita­
zione all'om bra - Il banchetto del Vincitore.

Pag.

3
6
11
19
25
31
40

�XIII. L'alfiere titanico. X IV . L'ombra di
Rom a. X V . L 'A gro. X V I . Le trasfigura­
zioni- V illa Corsina- Catalogo dei guerrieri.
X V II. L'astro sanguigno - L'ultimo assalto.
X V III. L a falange dei giovinetti - Il batte­
simo - L'ala della Vittoria. X IX . L a pro­
messa - D a Rom a alla Palude. X X . Invo­
cazione al Maestrale - Il buon piloto. X X I. Il
buon pastore. X X II. L'ovile - Il vincastro.

P g 43-78

C anti della morte e della gloria. I-III.
Per la morte di Giovanni Segantini.
Per la morte di Giuseppe Verdi.
N e l primo centenario della nascita di

79

Vincenzo Bellini.
N e l prim o centenario della nascita di

88

Vittore H ugo.
Per la morte di un distruttore.

97

F. N. X X V Agosto MCM.

Per la morte di un capolavoro.
Canti della ricordanza e dell' aspetta
zione.
L e città del silenzio.
Ferrara. Pisa. Ravenna.

81
83

I0 8

123
133
1 3 4 -13 7

Rimini. Urbino. Padova. Lucca.

13 7 -13 9

Pistoia. I-III. Prato. I-X IV .

14 0 -15 0

Perugia. I-VIII. Assisi. Spoleto. Gubbio.
Spello. Montefalco. Narni. Tod i. Or­
vieto. I-III.

15 0 -16 2

Arezzo. I-IV . Cortona. I-III. Bergamo. I-III.
Carrara. I-III.

16 2 -1 7 0

Volterra. Vicenza. Brescia. Ravenna.

17 0 -17 2

Canto di festa per Calendimaggio.
Canto augurale per la nazione eletta.

173
178

�L a tregua.
II fanciullo. I'VIL
Lungo l'Affrico nella sera di giugno
dopo la pioggia.
L a sera fiesolana.
L 'U liv o .
L a spica.
L'opere e i giorni.
L'aedo senza lira.
Beatitudine.
F vrit aestvs.
D IT IR A M B O L
Romae Frvgiferae Dic.
Pace.
L a tenzone.
Bocca d'Arno.
Intra du’ Arni.
L a pioggia nel pineto
L e stirpi canore.
Il nome.
Innanzi l'alba.
Vergilia anceps.

Pg.

185
188
200
202
204
206
208
2 11
2 12
2 14

215-230
23 1
ivi

2 33
236
238
24 2

2 43
245

246

�I tributarli
I camelli.
Meriggio.
L e madri.
Albasia.
L ’A lp e sublime.
II G om bo.
Anniversario orfico.
P. B. S. Vin Luglio MDCCCXXII.

Terra, vale!
D I T I R A M B O II.

L ’ Oleandro. I-V.
Bocca di Serchio.
Il cervo.
L ’ippocampo.
L ’ onda.
L a corona di Glauco.

Pg.

247
250
254
258
262
263
265
268

272
2 7 4 -2 7 9
280-297
298-306
30 7
308
311

Melitta. ' L'acerba. - Nico. «• Nicarete. - A
Nicarete. - Gorgo. - A Gorgo. « L 'A u le­
tride. - Baccha.

S tab at nvda AEstas.
D I T I R A M B O IIL

Versilia.
L a morte del cervo.
L ’Asfodelo.
M adrigali dell’ Estate.

3X 4^ 320

320
3 2 2 -3 2 5

326
330

337

Implorazione. - L a sabbia del tempo. L'orma. - All'alba. - A mezzodì. - In sul
vespero. - L'incanto Circeo. «Il vento scrive.
- Le lampade marine. - N ella belletta. L 'u va greca.

Feria d’agosto.

341-346
346

�II policéfalo.
Il Tritone.
L ’arca romana.
L ’alloro oceanico.
Il Prigioniero.
L a Vittoria navale.
Il peplo rupestre.
Il vulture del Sole.
L ’ala sul mare.
A ltiv s egit iter.

Pg.

349
351
ivi
352
353
354
ivi
355
356
ivi

D I T I R A M B O IV .

3 5 8'38°

Tristezza.
L e O re marine.
Litorea dea.
Undulna.
Il Tessalo.
L ’otre. I-V .
G li indizii.
Sogni di terre lontane.

381
ivi
384
385
39°
391-403
404

I pastori. - L e terme. - Lo stormo e il
gregge. - Lacvs Ivtvrnae. - La loggia. - L a
muta. - Le carrube.

Il novilunio.

4 0 5 -4 1 3

4x3

IL C O M M I A T O .

4 2 1 -4 2 8

Indice dei capiversi.

429-438

����AILE MONTAGNE
ANDIDE CI­
ME,GRANDI
NEL CIELO
form e s o ­
lenni
cui le nubi notturne
stanno som m esse come la gregge al pastore, ed i
Vegli
inclinati su l'urne
profonde dànno eterne parole, e fanno corona
le stelle taciturne;
o M ontagne, terribili dòmi abitati da Dio,
ove gli anacoreti
d'un tem po immemorabile per sola virtù di dolore
- 3"

�A lle M o n tagne

conobbero i segreti
del M ondo e nelle rocce co' i cavi occhi lessero come
in libri di profeti ;
M ontagne madri, sacre scaturigini delle Forze
pure, quando non era
l’ U o m o ; donde gioiosa alla cieca tenebra sparsa
balzò Falba primiera
e alle vergini valli guidando le torm e dei fiumi
scese la P rim avera ;
donde scesero stirpi um ane d'oltrepossente
vita, giù per aperte
vie più vaste de* fiumi, stam pando titaniche orme
nella pianura inerte
che fum igava um ida al sole purpureo, pregna
delle future offerte;
o M ontagne im m ortali, non parla nel sacro si ­
lenzio
delle cose ignorate
il vostro Spirto? A scolta l'anim a m ia se non
giunga
un m essaggio. D eh fate,
o M ontagne im m ortali, che scenda dai vostri m i ­
steri
cinto di luce il V ate 1
L a speranza e la gioia fuggirono lungi dai cuori­
um ani ; e tutti i sogni

�della bellezza e tutti i sogni dell'arte felice
A lle M o ti'
vanirono; e stringe ogni
tagne
cuore un'arida angoscia; e rugge d'intorno la
guerra
degli atroci bisogni.
Ch i finalmente, sceso a noi dalle alture inaccesse,
ricondurrà la gioia ?
C h i su la vasta fronte avrà, mai veduta possanza,
una luce di gioia ?
O tu dalle M ontagne purissime, Spirito ignoto,
scendi con la tua gioia 1
D ai culmini virginei che splendono sotto le stelle
pie, dalle inesplorate
sedi ove le sorgenti perenni cantano inconsce
della superna estate,
dalle vene incorrotte dei geli, dal sacro silenzio
delle cose ignorate,
da tutta la grandezza venerabile delle M ontagne
madri io t'evoco, o puro
Spirito senza nome, che l'occhio dell'anima vede
trascorrere l'oscuro
abisso dove tanto umano dolore si torce
e schiudere il Futuro!

�A DANTE.
A Dante

C E A N O senza rive infinito d'intor^
no e oscuro
m a lampeggiante, e con un silenzio
sotto i terribili tuoni
im m oto m a vivente come il silenzio
delle labbra
che parleranno :
tenebrore dei T em p i, profondità dell'affanno
umano, assidua m utazione delle cose, ritorno
perpetuo delle sorti:
oceano senza rive tra due poli, tra il Bene e il M ale,
con le sue bave disperse dalla procella eternale,
co' suoi abissi ingombri dalle spoglie dei popoli
morti,
era il Destino;
e tu come una rupe, come un’isola montuosa,
come una solitudine di pensiero e di potenza,
come una taciturna mole di dolor meditabondo
che ode e vede,
sorgevi uno dal gorgo; e nell'ululo delle prede,
nel sibilo dei nembi, nel rombo delle correnti,
il tuo orecchio udiva
quel silenzio e la sola Parola che doveva esser
detta ;
e di sotto alla fronte percossa dalle schiume e dai
venti
il tuo occhio insonne vedeva infiammarsi il mondo
all'alta tua vendetta.
"6"

�Allora, nei baleni e nell'ombre, lo spirito dell'uomo
stette davanti a te, ignudo, senza la sua carne,
senza le sue ossa, disvelato davanti alla scienza
del tuo dolore;
e nel cavo delle tue mani, che sapean l'arme e il
fiore,
più mansuefatti degli augelli che la neve caccia
verso gli asili umani,
discesero i messaggi delle divine speranze,
i poteri sconosciuti delle verità divine;
e ti diede i suoi tuoni e i suoi raggi il tuo D io, cui tu
alzasti il canto
che non ha fine.
O nutrito in disparte su le cime del sacro monte,
abbeverato solo nell'albe al segreto fonte
delle cose immortali, Eroe primo di nostro sangue
rinnovellante;
oceanica mente ove dieci secoli atroci,
carichi d'oro d'ombra di strage di fede e di paura,
m etton lor foci
silenziosamente; anima vetusta e nuova,
instrutta e ignara, mem ore e indovina, ove si serra
tutto il pensier dei Saggi e palpitano il Fuoco
l'A ria
l'A cqua e la T erra;
o Risvegliatore, o Purificatore, o Intercessore
per la vita e per la morte, o tu che cresci il vigore
della stirpe come il pane nato dal nostro sudore,

"

7

"

A Dante

�A D an te noi t’invochiam o;
o tu che col tuo canto disveli agli uomini i cam ­
mini
invisibili e discopri i volti nascosti dei destini,
noi ti preghiam o;
o tu che risusciti l’antica virtù delle contrade
e tem pri il m edesim o ferro per la bontà delle spade
e per la gioia delle falci nelle profonde biade,
noi ti attendiam o;
perocché tu sii pur sem pre atteso in prodigi, come
il Figlio
del tuo Dio, dai cuori che nei battiti del tuo canto
appresero a sperare oltre il volo delle fortune,
o profeta in esiglio,
e pur sem pre su le nuove tom be e su le nuove cune,
là dove un’opra si chiuse e là dove s’apre un
germe,
suoni il tuo nom e santo,
e il tuo nom e pei forti sia come lo squillo degli
oricalchi,
e solo il nom ar del tuo nome, come il turbine agita
i lembi
d’un gran vessillo, scuota nei suoi m ari e nei suoi
valchi
l’Italia inerme.
D ove sono i pontefici e gli im peratori ? Splendenti
erano nella specie dell’oro, e stam pavan o con piedi
obliqui le vestigia sanguigne, vestiti dell’antica
' 8'

�frode, e i lor vestim enti
odoravano. R o tti come i sermenti aridi, perduti
come i fuscelli nella tem pesta, diffusi come crassa
cenere ai venti.
E pallido il postremo alza le mani verso le porte
dei cieli e attende un segno, e chiama, e nulla ap­
pare fuor che la morte.
M a il cuore della nazione è come la forza delle
sorgenti
meraviglioso;
e tu rimani alzato nel conspetto della nazione
con la tua parola eterna nella tua bocca respirante,
col tuo potere eterno nel tuo pugno v iv o ; e la tua
stagione
sta su la nostra terra
senza mutarsi; e la tua virtù è dentro le radici
di nostra vita come il sale è nel mare, come la fe­
condità
è nella nostra terra;
e nulla di te perisce nei tem pi m a la tua passione,
m a il tuo furore, m a il tuo orgoglio e la tua fede e
la tua pietà
e la tua estasi e tutta la tua grandezza dura nei
tem pi come
dura la nostra terra.
T u la vedesti col tuo profetico onniveggente oc­
chio infiam m ato
l'Italia bella, come una figura emersa dall’interno

- 9-

2

A Dante

�A D ante

abisso del tuo dolore, creata dalla tua stessa
fiam m a,
con i suoi monti,
con i suoi piani, con i suoi fiumi, con i suoi laghi,
con i suoi golfi, con le sue città ruggenti d’ire,
l’Italia bella;
e la tua rampogna la rifece sacra, la tua preghiera
fece risplendere di purità le sue m em bra schiave ;
sì che sempre gli uomini vedran su lei bella il du ­
plice splendore
del cielo e del tuo verbo.
Sol nel tuo verbo è per noi la luce, o Rivelatore,
sol nel tuo canto è per noi la forza, o Liberatore,
sol nella tua melodia è la m olt’anni lagrimata
pace, o Consolatore,
quando la cruda pena il veem ente sdegno il duro
spregio
si fanno eguali alle più dolci cose della foresta
primaverile
e la mano che torturò la carne immonda, che
trattò la ghiaccia
e il fuoco, la pece e il piombo, gli sterpi e i serpi, il
fango e il sangue,
tocca segrete corde e nel silenzio fa il divin con­
cento
ch’ella può sola.
Cam m inerem o noi ne’ tuoi cammini? O im pe­
riale

- lo -

�duce, o signore dei culmini, o insonne fabbro
d'ale,
per la notte che si profonda e per l'alba che ancor
non sale
noi t'invochiam o !
Pel rancore dei forti che patiscono la vergogna,
pel tremito delle vergini forze che opprime la
menzogna,
noi ti preghiamo !
Per la quercia e per il lauro e per il ferro lam p eg­
giante,
per la vittoria e per la gloria e per la gioia e per le
tue sante
speranze, o tu che odi e vedi e sai, custode alto dei
fati, o Dante,
noi ti attendiamo !

A Dante

A L R E G IO V IN E .
E L L A gran bandiera
che agitarono i vènti marini
a poppa della nave guerriera
tutt'arm ata di ferro gigante
contra i ferrei destini,
nella gran bandiera
di battaglia e di tem pesta
avvolgi il tuo padre esangue,
coprigli la bianca testa,
consacragli il petto forte
con quella croce raggiante,
o tu, della purpurea sorte
-il-

A l R e gio­
vine

�A l R e giovine

erede, che navigavi il M are,
Giovine, che assunto dalla M orte
fosti re nel M are!
A vvolgi il tuo padre
nell’insegna che attese la gloria
sopra le acque cosi lungam ente;
componilo sul carro scem ato
del bronzo possente ;
dàgli a scorta m ute squadre
che in arm e sognino la vittoria
pel sangue non vendicato
sul deserto ardente ;
nella luce dell’Urbe fatale,
nel silenzio delle scorte
e del tuo dolor regale,
accom pagna il tuo padre clemente,
o tu che chiam ato dalla M orte
venisti dal M are.
Accom pagna il padre
alla tom ba ove già l’avo dorme,
nel tem pio sublime
che alzò su colonne
di granito la forza di R o m a.
L a rom ba degli inni austeri
come un turbine all’ultim e cime
rapisca i tuoi pensieri
nuovi, oltre la tom ba,oltre l’altare.
E i grandi pensieri
- 12 "

�ti facciano insonne ; e R o m a
e la sua Fortuna dalla chioma
terribile ti facciano insonne,
Giovine, che assunto dalla M orte
fosti re nel M are.
T u non dormirai
se il tuo cuore è degno che lo m orda
l’avvoltore violento ;
tu non dormirai
se de' tuoi nervi indurati
attorca tu la corda
per l'arco che t'è innanzi lento ;
tu non dormirai
se tu oda la voce dell'Urbe,
sepolcrale e marina,
non voce di volubili turbe
m a d’im m utabili fati,
m a dell’anim a eterna latina,
o tu che chiam ato dalla M orte
venisti dal M are.
T u non dormirai
se degni sieno i tuoi occhi
di contemplar l’orizzonte
che il Quirinal discopre
al dom inatore;
tu non dormirai
se le tue m ani sien pronte
alle lotte ed all’opre,
" 13 "

A l R e giovine

�A l R e giov fne

a^ a spada ed al martello,
a foggiar per la tua fronte
un'altra corona di ferro
col ferro d'un altro Salvatore
sopra l’incudine d’un altare,
Giovine, che assunto dalla M orte
fosti re nel M are.
N o n dorm im m o noi
nella notte solenne
quando passò per l’om bra
d’Italia il funereo convoglio
che portava il buono infranto cuore.
N o n dorm im m o. A scoltam m o gli eroi
favellare nella notte ingombra.
A scoltam m o il fragore
dei carri nel vento d’estate.
T rem am m o . Più del cordoglio
poterono le speranze alate.
Per l’om bra era un fremito di penne.
Lam peggiavano i m onti e le coste.
G ravido di vita e di m orte
anelava il M are.
T rem am m o di forza
chiusa e di volontà raccolta;
fum m o ebri d’un sogno virile.
Sentim m o nei polsi robusti
ardere la febbre civile.
Sentim m o nel suolo profondo
" 14 -

�rivivere gli iddìi vetusti.
Ebri di presagi augusti,
vedem m o ancora sul mondo
splendere il latin sangue gentile.
A sco ltam m o gli indigeti eroi
favellare nella notte ingombra.
Seguim m o nell'ombra
infinita il volo della M orte
lungo il patrio M are.
E dicem m o: 44Passa
lungo il patrio M are,
M aestà della M orte!
A lz a gli spirti; fa palpitare
il popolo che veglia
nella notte balenante.
G en ova ti saluta
sul suo golfo magnifica e forte,
coronata di baleni.
L a Spezia ti saluta,
in vista dell'Alpe, austera e forte,
coronata di baleni.
Salutano il tuo passare
le due madri delle navi, o M orte,
veglianti sul M are.
Più grande saluto
avesti tu mai ?
M a, giunta alla mèta, tu avrai
il saluto del Sole e di Rom a.
-15 -

A l R e gioVIne

�A l R e giovine

E il nuovo destino, segnato
dal sangue regio, avrà nella nuova
luce principio solenne. „
Per l'ombra era un fremito di penne.
Lam peggiavano i monti e le coste.
E dicem m o: “ O Italia, o Italia,
non ti vedremo noi su l'alba,
per questo buon sangue che ti giova,
per la divina prova
di questa sacrificale morte,
rifiorir nel M are ? „
E dicem m o: H O Italia,
Italia sonnolente,
alfine ti svegli
tu dal tuo sonno vile ?
A h i sì lungamente
sotto il sole giaciuta
con l'obbrobrio senile,
tra le mani dei vegli
scaltri che t'h an polluta,
che di te han fatto strame
docile all'ignavia loro
e d'ogni tuo nobile alloro
una verga per batter la fame,
non senti l'odor della morte ?
O h nuova sul M are! „
Cosi noi dicemmo,
questo sognam m o ascoltando
-16 -

�il fragore dei carri nel vento
d'estate per la funebre notte
recanti alla tom ba il re spento,
al silenzio di R om a, alla pace.
Q uesto pregò sotto il firmamento
ingombro la nostra ansia seguace.
O r chi sarà l'eroe che attendiamo,
il pastor della stirpe ferace ?
T en d i l'arco, accendi la face,
o tu che chiamato dalla M orte
venisti dal M are,
Giovine, che assunto dalla M orte
fosti re nel M are!
T'elesse il Destino
all'alta impresa combattuta.
G u ai se tu gli manchi!
E perigliosa l'ora.
M a tu sai che il periglio
è la cintura pe' fianchi
dell'eroe. D a l sangue vermiglio
fa che nasca un'aurora!
L a fortuna d'Italia
prese l'ali sul campo
d'una battaglia perduta.
Ricordati d'un altro padre
partito per un più triste esiglio,
Giovine, che assunto dalla M orte
fosti re nel M are.

�A I R e giovm e

T ’elesse il destino.
Ricordati del figliuol vinto
che cavalcò quel giorno
tra la Sesia e il Ticino
verso il bianco maresciallo.
Rifioria l’itala primavera
tra i dolci fium i; e il re sardo
scese dal suo cavallo
per segnare il duro patto.
T u tto fu nemico intorno.
E gli disse al suo cuore gagliardo:
H Sopporta, o cuore, e spera! „
Ricordati di quel ritorno
tu che chiamato dalla M orte
venisti dal M are.
E gli volle Rom a,
egli ebbe il Campidoglio,
egli ha pace nel Tem pio romano.
C h e vorrai tu sul tuo soglio ?
Q uale altura è il tuo segno ?
M iri tu lontano ?
E largo quanto il tuo orgoglio
il gesto della tua mano ?
Sai tu come sia bello il tuo regno ?
Conosci tu le sue sorgenti
innumerevoli e la forza
nuova o antica delle sue correnti ?
A m i tu il suo divino mare,
Giovine, che assunto dalla M orte
«* 18 -

�fosti re nel M are ?
T'elesse il destino
all'alta impresa audace.
Tendi l'arco, accendi la face,
colpisci, illumina, eroe latino!
Venera il lauro, esalta il forte!
A pri alla nostra virtù le porte
dei dominii futuri !
Ché, se il danno e la vergogna duri,
quando l'ora sia venuta,
tra i ribelli vedrai da vicino
anche colui che oggi ti saluta,
o tu che chiamato dalla M orte
venisti dal M are,
Giovine, che assunto dalla M orte
fosti re nel M are.

A l R e gio­
vine

A L L A M E M O R IA DI N A R C IS O E
DI P IL A D E B R O N Z E T T I.
A N T A , o Verità redimita
di quercia, canta oggi gli eroi
^ al genio d'Italia che t'ode !
A l popolo ardente di vita
novella tu canta oggi i suoi
leoni, il suo sangue più prode
che corse la gleba feconda !
T u fa che fiam m eggi nell'ode
ciascuna ferita
e lungi la fiam m a s'effonda
-19 -

A lla m e­
moria di
N arciso e
di Pilade
Bronzetti

�A lla m e­
moria di
Narciso e
di Pilade
Bronzetti

per tutte le prode,
per tutte le cime,
per tutta la patria sublime
che freme di gloria sepolta !
Canta, o Verità redimita
di quercia, canta oggi gli eroi
al genio d'Italia che ascolta!
M a ascolta dall'ombra dei monti
Trento, l'indomata
figlia cui la corda
non spegne la voce iterata
che chiama che chiama la madre
nell'orror notturno;
e grida: “ Ricorda
tu prima dell'altre
glorie la mia gloria
oggi che su l'ardue fronti
dell'Alpe volò la Vittoria
e che l'A dige taciturno
n'ebbe rinnovata
promessa! Ricorda
Castel di Morone, T r e Ponti
con l'A quila che dal T ifa ta
piombò sul Volturno. „
C anta dunque, pria che si parta
la nova speranza da noi
e si spenga il sùbito ardore,
canta dunque il fior degli eroi,
- 20 -

�il prode dei prodi
che dorme leggero sul cuore
di Brescia fedele,
e l’emulo del re di Sparta
con i suoi trecento,
con i suoi trecento custodi
che la dolce Cam pania tiene ;
canta oggi la gloria di Trento
per lei consolare in catene
del vano amor del van dolore,
oggi che da mano servile
la sua pura corona è sparta
come fronda vile.
C o m e vii lordura
dal tem pio di R o m a lo sgherro
spazza quella corona pura
che tesseano, ideal tesoro,
(ancor dunque ai m onti si sogna ?)
fedeltà più dura del ferro,
speranza più ricca dell’oro.
G io v i ella a crescere lo strame
su cui la frode e la paura
giaccion come buoi
stracchi ruminando menzogna.
G io v i ella a crescere il letam e
che impingua l’annosa vergogna.
M a tu non piangere; tu sogna,
anima chiusa, ancor nei tuoi
monti. È alto il sole sul Fòro.
" 21 -

A lla m emoria di
N arciso e
di Pilade
Bronzetti

�A lla m e­
moria di
N arciso e
di Pilade
Bronzetti

Cantiam o gli eroi !
N o n piangere. A sp etta nei m onti;
poi che non indarno
nel libero azzurro
sul Gianicolo, alto a cavallo,
sta Colui che udisti a Tiarno
per te su la via sfolgorata
tonare col bronzo.
M a sogna. C o m e il bianco alburno
celandosi sotto la scorza
si fa vigor novo del tronco,
nell’anima tua sempre alzata
il sogno convertasi in forza.
N o n piangere. Sogna nei monti.
Cantiam o la gesta obliata,
Castel di M orone, T r e Ponti,
con l’aquila che dal T ifa ta
piombò sul Volturno.
Cantiam o la vetta ridente
su l'antico fiume
esperto di strage, la vetta
ridente di giovine sangue.
O h tum ulo grande
che gioiosamente
di sé fece l'alta coorte!
Ciascun combattente
su la sua terribile ebrezza
col sole e con l'aria

- 22 -

�sentiva il guardar leonino
del Duce, dell’ Onnipresente.
O h vendem m ia di giovinezza
più forte che il vino!
Porpora d’autunno,
porpora di morte
su la dolce di uve Cam pania!
N o n piangere, anima di Trento,
la tua calpestata corona.
Dim entica il male, se puoi.
N o n fare lamento.
L a tua madre non t’ abbandona :
ha il cuore profondo.
Passano i Bonturi
e il seguace lor gregge immondo.
Durano gli eroi
eterni nei fasti
d’ Italia, e quel D ante che alzasti
nel bronzo, al conspetto dell’Alpe,
dura solo più che le rupi,
gran M ésso dei fati venturi,
signore del C anto sul mondo.
Passano i Bonturi
e il seguace lor gregge immondo.
N o n fare lamento. Perdona
pel lungo martirio di Dante,
perdona pel chiuso dolore
di Q uegli che disse la grande
" 23 -

A lla m e­
moria di
N arciso e
di Pilade
Bronzetti

�A lla m e­
moria di
N arciso e
di Pilade
Bronzetti

parola. Sovvienti ? E i ti vide
perduta, ei vide tanto sangue
invano sparso, tanto fiore
di libere vite
invano reciso,
Trieste come te perduta,
come te perduta
l'Istria, alla mercè del nemico
le porte d’Italia, ottenuta
Venezia con m an di mendico,
laggiù laggiù sola su l’Adria
la macchia di Lissa, l'infamia,
tutta Tonta ; e disse : 44Obbedisco
A h ti sovvenga! T i sovvenga
ancora di L u i doloroso,
col piombo nell'ossa dolenti,
combusto dal fuoco
di cento battaglie e pensoso
già del vasto rogo
che alzato ei volea sul selvaggio
granito, al conspetto del mare,
per dar la sua cenere ai vènti
del suo mar selvaggio.
E i disse : 44 A h ch'io venga
ch'io venga anche all'ultima guerra!
Legatem i sul mio cavallo.
Ch'io veda brillare le stelle
su la Verruca, oda al Quarnaro
cantarei marinai d'Italia!
- 24 -

�Legatem i sul mio cavallo. „

A lla m e­
moria di
Narciso e
di Pilade
Bronzetti

Verrà, verrà sul suo cavallo,
con giovine chioma.
Torrà il nero e giallo
vessillo dal tuo sacro monte
che serba il vestigio di Rom a.
Ridere su l’antica fronte
vedrà le sue vergini stelle;
più oltre, piuoltre
verso le marine sorelle,
anche udrà anche udrà nel Quarnaro
i canti d’Italia sul vento.
N o n piangere, anima di Trento,
la tua calpestata corona.
Ribeviti il tuo pianto amaro.
Dim entica il male, se puoi.
N o n fare lam ento. Perdona.
Prepara in silenzio gli eroi.
P E R I M A R I N A I D ’I T A L I A M O R T I
L
H I ti vide col suo cuore
puro, o Italia liberata,
detersa dal sangue e dal pianto,
dalla polve e dal sudore,
dopo l’alta gesta, alzata
nel mare nel sole nel canto ?
C h i ti vide, dopo l’alta
" 25 "

4

Per i mari­
nai d’Italia
morti in
Cina

�Per i m ari­
nai d'Italia
m orti in
Cina

gesta, vivere nel m are
col grande tuo corpo fecondo ?
Chi senti nella tua calda
giovinezza palpitare
l'antica speranza del mondo ?
Forse i figli, forse i figli
tuoi migliori, i marinai
su l'acque remote, nei porti
strani, gli umili tuoi figli
che non sai né rivedrai,
ti videro e caddero morti.
A h ti videro più bella
essi, i tuoi semplici eroi,
negli ultimi palpiti sacri!
Canterò oggi, per quella
tua bellezza, se tu m'odi,
il pianto di tutte le madri.
Ecco, una madre nell'antica Ichnusa
dei pastori, nell'isola diserta
che stam pa sul Tirreno dalla N u rra
al Cam pidano sua durabile orma,
ecco, la m adre che filò la nera
e bianca lana, ecco, la m adre a sera
vien su la soglia con la nuora pregna,
quando le greggi tornan di pastura.
S t a su la soglia con la nuora, e conta
le stelle prim e nell'aria serena,

�Per i m arinell'aria dolce ove il colmigno fum a ;
nai d'Italia
e sta con nel suo cor la sua preghiera;
m orti in
e guarda sopra i gioghi di G allura
Cina
la falce della luna che tram onta.
E guarda verso il m are la Caprera
ove dorme il Leone in sepoltura
con un respiro che solleva Tonda;
e guarda l'om bra della M addalena,
sul dolce m are un'om bra di guerriera
che tu tta arm ata a guerreggiare è pronta,
E prega, ignara della sua sciagura,
e prega e dice :HChi m e l'assicura?
T u , Vergine M aria, Vergine pura,
tu guardalo dal m ale e tu l'aiuta!
T'accenderò quant'io potrò di cera,
quant'io potrò d'oliva, se sventura
non gli accade, se salvo m i ritorna.
G uardalo, Vergine, alla m adre sua,
guardalo alla sua m adre e alla sua donna.
D ov'è, dov'è ? Che fa egli a quest'ora,
il buono fìgliuol mio, mentre che annotta ?
L o rivedem m o ch'era prim avera.
L a rondine non era anco venuta.
Giunse im provviso, giunsemi alla porta
gridando: - O madre, o madre, apri la porta!
E ri al telaio sotto la lucerna... „
A lungo a lungo ella così racconta
al cuore che ben sa, che ben ricorda,
che ben ricorda ch'era prim avera.
C osì racconta la madre canuta;
-2 7 -

�Per i m arinai d’Italia
m orti in
Cina

e guarda sopra i gioghi di Gallura
la falce della luna che tram onta;
e guarda verso il m are la Caprera
ove dorme il Leone in sepoltura
con un respiro che solleva Tonda.
E un'altra m adre viene su la soglia
d'un 'altra casa e guarda un'altra altura
e un altro mare, il m ar di Siracusa
e l'E tn a grande che nell'om bra fum a ;
e prega in cuore e dice: u O creatura
del sangue mio, quando ti rivedrò ? „
O dorano le selve alla riviera
con frutta d'oro ; cantano alla luna
le ciurme prim a ch'ella si nasconda :
trem a la rete, palpita la vela.
E un'altra madre viene su la soglia
d'un'altra casa, là nella rem ota
Italia, là sul G arda ove Peschiera
sorge custode nella sua cintura
forte, ove il Mincio m em ore saluta
i campi di battaglia. E un'altra ancora
prega in silenzio e guarda la pianura
tra l'O glio e l'A dda ove la prim avera
fu cerula di m olto lino. E ancora
un'altra prega dalla pam pinosa
ram a dei M onti d'Alba, dalla volsca
Velletri che disotto le sue m ura
vide un m attino tem pestar fra Tonda
dei cavalli il Leone ebro di R om a.
E un'altra ancora sta su la picena
- 2.8 "

�spiaggia, di là dal T ronto, e si ricorda
del bel naviglio che la prim a volta
portò il fanciullo a Spàlato, a G ravosa, '
a Sebenico, alla latina sponda
cui S an M arco legò la sua galera;
e prega in cuore e dice: u O creatura
delle mie pene, non ti rivedrò ? „
S ì penano le m adri in su la sera
al novilunio, alla dolce frescura.
E non, di qua dal T ronto, nella terra
d'Abruzzi, nella terra ove riposano
i miei maggiori con la rugginosa
àncora di speranza e di fortuna,
non prega qualche m adre per ventura
guardando su la placida M aiella
tram ontare la falce della luna ?
G uarda greggi passare ad una ad una
lungh'esso il lito andando alla pianura
dell'Apulia, ai lor paschi, dall'altura
del Sannio che laggiù si fa nevosa;
m igrar le greggi per la via saputa
dai primi avi la m adre guarda, m uta
presso la casa ove restò la cuna
antica per la nova genitura,
la m adre veneranda cui virtù
di nostra prim a gente in grembo dura;
e prega in cuore e dice: **O creatura,
creatura, che fai mentre che annotta ?
S e sei grondante, ora chi ti rasciuga?
Forse hai tu sete, e la vigna ha tanta uva!
- 29 -

Per i m ari­
nai d'Italia
m orti in
Cina

�Per i marinaid’Italia
morti in
Cina

Figlio, che fai ? Pensi alla madre tua ?
Pensi alla madre tua che non t’aiuta ? „
E guarda pel sentiere che s’oscura,
e il cor le stringe sùbita paura.
Tram on tata è la falce della luna ;
nell’ombra intorno altro non v ’è che luca
se non il ferro pronto all’aratura.
E il mésso quei che per l’erta s’indugia ?
Gran silenzio negli alberi s’aduna.
L a madre ascolta, non respira più.
S ’ode il campano in lontananza ancora,
della greggia che valica la duna;
s’ode il passo per l’erta che s’oscura.
L a madre attende, non palpita più.
M orti sono i figli, morti
sono i figli, morti sono
i figli alla guerra lontana.
Pochi erano contro molti.
Essi avean pel suolo ignoto
lasciata la nave lontana.
M orti come sopra il ponte
della nave, come sanno
marinai dovunque morire.
N o n il fiume, non il monte,
non il piano, essi non hanno
veduto la casa e il confine.
Veduto non han Gallura
" 3° '

�né il M a r Ligure né l' Adria
morendo su Torride porte,
m a veduto han la figura
grande e sola della Patria
risplendere sopra la morte.

Per i mari­
nai d'Italia
morti in
Cina

Veduto non hanno i M on ti
d 'A lba o l'E tn a, non Peschiera
né il Garda, m a Tunica Italia.
M orti sono i figli, morti
sono intorno alla bandiera
d'Italia d'Italia d'Italia.
A ROM A.
A R om a
E A R om a, sia testimone
del di settembre la faccia
Sole che mai cosa più grande
t visitò nell'alterno O rbe ;
io
testimoni dal confino
dell'Agro il Soratte santo
apollineo con le sue corone
di nubi e il Cim ino proclive
che dal T evere al M are
tende le sue cerulee braccia;
e testimoni sieno i M on ti
d 'A lba pampinei ridenti
al cielo dai profondi
occhi dei laghi; e il divino
A gro che tace, co' suoi armenti
irti, co' suoi pastori biformi
" 3l "

�A R om a

dall’aspetto um ano ed equino,
l'erbifero sepolcro dei regni
sia oggi testim one al canto
che m em ora il detto sibillino.

**M anca la M adre „ disse il carme
euboico al sacerdote.
O R om a, guerriera senz’arme,
ti m anca l'universa Idea
che sorga, su l'ombre
oblique, su le form e vuote
di alito, su le cloache ingombre
di uomini, generatrice.
M anca la Grande M adre. T i manca
il vergine eroe, il nepote
ultim o del m agnanim o Enea,
che con la sua m an pura
la tragga vivente alle tue m ura
auguste e instituisca la F e sta
nova e inizii la nova Epopea.
L'ancile di M arte è scodella
al m ezzano ; la meretrice
è addetta al fuoco di V e sta ;
del tuo Cam pidoglio non resta,
o R om a, che la R upe T arpea.
M a, sotto il del settem brale
che riversa il suo calice d'oro
am pio dal Celio al V im inale
dal Gianicolo al Vaticano

�dall'Anfiteatro al Foro,
nel dì fausto dell'alta conquista,
cantiam o l'avvento fatale,
su la torbida acqua corrotta
chiamando l'im agine prisca.
Contro l'un concistoro
che ciancia baratta confisca
e l'altro che m unge il tesoro
di Pietro per l'anim a ghiotta,
alziam o la statua ideale.
Sorse fervido il popolo quando
intese il responso canoro :
HM anca la M adre. O R om ano,
che tu chieda la M adre io comando.
C om 'ella venga, addotta
sia da una pura mano. n

A Roma

Venne la M agn a M adre
su la nave alla foce del fium e
biondo ; e nel lim o ristette,
im m ota, incrollabile come
una rupe. I cavalieri,
il senato, la plebe di R om a,
le vergini del fuoco santo
accorsero in turba alla foce
del fium e incontro alla veneranda
O spite. E d era ne' cuori
letizia. M a stava nel vado
lim oso la carena im m ota
sim ile a una rupestre
' 33"

5

�A Rom a

isola. Legarono all'alta
prora una fune gli uomini forti
e fecero gran forza di braccia,
e con voci iterate
aiutavano eglino la vana
opera, a trarre la nave
dipinta nel T evere biondo.
M a sedeva la M agn a M adre
incrollabile sopra la tolda,
con la sua corona di mura
su le chiome che fingono i flutti
del ponto e i solchi dell'agro,
con le sue mani invitte
benefiche di beni infiniti
prone su le ginocchia più salde
che le roveri annose nei monti ;
al conspetto del popolo grande
sedeva la M adre dell'aurea
fecondità, la nutrice
dei mortali e degli immortali,
la donatrice delle semenze
ineffabili, la dea
che moltiplica il sangue
animoso, edifica le chiare
città, conduce i pensieri
i tim oni gli aratri, errante
sonante in circoli immensi.
E la forza degli uomini forti
" 34 "

�s'accrebbe di tu tta la plebe
romana, s'accrebbe di tutti
i cavalieri romani. E tutti
le braccia davano alla fune
ritorta e iteravan le voci
al travaglio, m a indarno ; che stava
im m ota nel vado la dipinta
carena e il simulacro sublime
splendeva sopra la tolda
nell'aer salino tacente.
A tto n ita interruppe il conato
la m oltitudine e tacque
pavida innanzi al prodigio
con supplice cuore. S'udiva
fluire il T ev ere biondo,
addurre all'imperio del M are
la m aestà di R om a.
T r a il popolo supplice, allora
s'avanzò Claudia Q u in ta vestale.
O ffendeva lei casta il sospetto
del volgo, iniquo rumore.
S 'avanzò Claudia Q u in ta e con mani
pure attinse l'acqua del fium e ;
tre vo lte il capo s'asperse,
tre volte levò al cielo le palm e;
prona nel suo crine giacente,
invocò a gran voce la dea.
Quindi, alzata, legò il suo cinto
alla prora e con lene fatica
" 35 "

A Roma

�A Rom a

trasse la M agn a M adre nel fiume,
trasse la M adre dell*eterna
fecondità verso l'arce eterna
dell'Urbe. Tonarono i petti
romani; sanguinò la bianca
giovenca dinanzi alla poppa
coronata. Sedente sul plaustro
de' buoi la Turrigera, addotta
da virtù di vergine pura,
entrò per la porta Capena.
Cosi, o R o m a nostra, negli anni
verrà non dal D indim o ululante,
non pietra esculta in nave dipinta
pel Mediterraneo M are,
verrà dagli oceani lontani
ove la vita allaccia la vita
d'isola in isola per correnti
misteriose di voleri
umani e di sogni umani
che cercano le novelle forme,
verrà dai continenti
immensi ove ancora dorme
la ricchezza nei misteri
delle montagne e delle lande
promessa agli insonni messaggeri,
verrà dai confini del mondo
con l'im peto degli elementi
e con l'ordine dei pensieri,
verrà dall'alto e dal profondo
- 36 -

�la Potenza in cui sola tu speri.
Così, o R o m a nostra, nei tem pi
un vergine eroe di tua stirpe
così la trarrà alle tue mura.
N o n carena im m obile in sirte
limosa, non simulacro
già venerato in tem p
li
estranei trarrà la m an pura,
m a la P otenza umana, m a il sacro
spirito nato dal cuore
dei popoli in pace ed in guerra,
m a la gloria della T erra
nel divino fervore
della volon tà che la scopre
e la trasfigura
per innumerevoli opre
di luce e d'ombra,d'amore
e d'odio, di vita e di morte,
m a la bellezza della sorte
umana, dell'uom o che cerca
il dio nella sua creatura.
Però che in te, come in un'impronta
indistruttibile, debba
la Potenza dell'U om o
assumere forma ed effigie,
instituita nel Cam pidoglio
e nel Foro, di contro all’ O n ta
dell'U om o, su le vestigi e
' 37 "

A R om a

�A Rom a

delia forza e dell'orgoglio
che chiesero la Grande M adre
alle m ontagne frigie
per lei custodir nelle tue sacre
m ura che sole credevi
tu degne di chiudere Fattrice
universa quantunque si brevi.
O R om a, o R om a, in te sola,
nel cerchio delle tue sette cime,
le discordi miriadi um ane
troveranno ancor l'am pia e sublime
unità. D arai tu il novo pane
dicendo la nova parola.
Q uel che gli uomini avranno pensato
sognato operato sofferto
goduto nell'im m ensa Tèrra,
tanti pensieri, tanti sogni,
tante opere, tanti dolori,
tante gioie, ed ogni
diritto riconosciuto ed ogni
m istero discoperto
ed ogni libro aperto
nel giro dell'im m ensa Tèrra,
tutte le speranze um ane
volanti da porti sonori,
tutte le bellezze um ane
cantanti per boschi d'allori,
vestiranno le form e sovrane,
appariranno alla luce eterna,
'38-

�o Rom a, o Rom a, in te sola.
A i liberi ai forti materna,
0 dea, spezzerai tu il novo pane
dicendo la nova parola.
Aurea R om a, o donna dei regni,
sien testimoni all'augurale
O d e che canta oggi il tuo destino
le cose che portano i segni :
la nube che sul Palatino
sanguigna risplende
come porpora imperiale
tra gli ardui cipressi; il divino
silenzio del vespero che accende
1 D Ì oscuri domitori
di cavalli sul Quirinale;
l'ombra spirante che occupa i Fori
gli Archi le T e r m e taciturna ;
la fonte di Giuturna
che dalla ruina risale;
la tavola delle L eggi sacre
che dalla p olve riappare;
e la mia speranza, o M adre,
e il fior del mio sangue latino,
e il fuoco del m io focolare.

A Rom a

�A uno dei
Mille

A U N O D E I M IL L E .
V E G L I A R D O , consunto come l’usto
dell’àncora che troppe volte m orse
con sue marre i tenaci fondi, pregno
del sale am aro,
splende la gloria sul tuo volto adusto
quando nelle fortune indaghi l’O rse
e t’argomenti di cam par tuo legno
cercando il faro ?
Quando torni dall’isola dei Sardi
carico, e taciturno al tuo tim one
stai rugumando il tuo masticaticcio,
tese le scotte,
a tratti co’ tuoi grigi occhi non guardi
per l’om bra se tu scorga il tuo Leone
fiam m eggiare laggiù sul sasso arsiccio
contro la notte ?
E quando poi governi a prender porto,
m aggio illustrando la città dei Doria,
non cerchi tu quella che a Q uarto eresse
m agra colonna
la m odestia del popolo risorto,
per figurarvi in som m o la Vittoria
che sul gran cor parea ti sorridesse
come tua donna ?
T u non rispondi. Solo ascolti i vènti
e disputi talor con la tem pesta.
- 40

�A uno dei
M ille

H a i crudo e breve il m otto a dir tua noia,
e più non dici.
T u a vita va tra due divini eventi,
tra bonaccia e fortuna; e quella gesta
la scrisser già su le tue vecchie cuoia
le cicatrici.
Ond'io ti priego che m i sii benigno,
o tu che troppo sai d'amaro sale,
se consecrarti ardii questi miei carmi
tumultuanti.
In van chiesi al tuo mar che nel macigno,
nell'invitto macigno sepolcrale,
volesse per l'eternità foggiarmi
strofe giganti.
M a tu vi sentirai correre, sopra
al rosso bulicame, odor salmastro;
romoreggiar v'udrai l'onda nemica
come il frangente;
v i rivedrai quale t'apparve all'opra
Colui che fu buon calafato e mastro
d'ascia, d'ogni arte artiere, dell'antica
tirrenia gente.
Io ne cercai l'imagine sicura
entro gli occhi tuoi tristi, in cor tremando.
Eri presso il cordaio per rinnovare
tue gom enette;
seguivi l'arte della torcitura,
- 41 -

6

�A uno dei
Mille

il crocile, la pigna, il n asp o; quando
su le tue labbra le parole am are
lessi, non dette.
“ II torticcio dell'àncora s'è rotto.
Rinnovarlo non giova. O rvia, tralascia!
Per flagelli e capestri, o cordaio,l'acre
canape torci.
L a terza Italia si distende sotto
ogni bertone come una bagascia.
E R o m a all'om bra delle querci sacre
pascola i porci. „

�LA NOTTE DI CAPRERA,
I.

5

io

15

20

O N A T O il regno al soprag- L a notte di
giunto re,
Caprera
il
D ittatore silenziosamente
sul far dell'alba con suoi pochi
sen viene
alla marina dove la nave attende.
E i si ricorda nell'alba di novembre t
quando salpò da Q uarto era la sera,
sera di maggio con ridere di stelle.
N o n vede ei stelle m a l'alta accesa gesta
Il sacco di sedietro di sé nella stagion si breve.
mente
E i seco porta un sacco di semente.
Q uella è la nave che all'acque di Sardegna
già navigò dal Faro in gran segreto
per il soccorso, innanzi ch'ei prendesse
Reggio ed i monti, innanzi che Soveria
fossegli resa, quando le nuove schiere
precipitò nella Calabria estrema
e duce fu alle armi, alle carene
fu calafato, fu mastro d'ascia, artiere
d'ogni arte, pronto ei sempre alla diversa
necessità con volto sorridente.
D onato il regno al sopraggiunto re,
ora sen torna al sasso di Caprera
il Dittatore. Fece quel che potè.
E seco porta un sacco di semente.

�L a notte di
Caprera

30

35

40

45

50

N C O R A dorme la città che ululò
d'amor selvaggio all'apparito Eroe
nel bel settembre. Em m anuele dorme
là nella reggia ove tanto tremò
l'erede esangue di Ferdinando. Implora
Dominedio Francesco di Borbone
chiuso in G a eta con la sua fulva donna,
con l'aquiletta bavara che rampogna.
u C alatafim i! M arsala! „ C hiam a a nome I cavalli
i suoi cavalli di guerra il Dittatore,
guerra
novo nell'alba, gli arabi suoi sul ponte
recalcitranti al vento che riscuote
il
Golfo. Palpa le lor criniere ondose
che sanno ancor d'arsiccio, le lor froge
palpa, e le labbra frenate onde fioccò
la spuma come neve su i moribondi.
E d ei li pensa lungi, franchi del morso,
per le ferrigne rupi ; e dice : “ A nche a voi
la libertà ! „
Q uella divina voce
odono i due cavalli che hanno i nomi
delle Vittorie e lui guatan con occhi
di fanciulli, ecco, obbedienti. Sorge
l'aurora. È pronta la nave. Il Dittatore
delle tem peste grida: “ Salpa! „ L 'a lta onda
del dominato Oceano gli torna
nella memoria e nella voce. Scioglie
l'ultim o capo dell'ormeggio allor con
atto che par santo al devoto stuolo.
L 'an im a già per l'acque si diffonde
44

"

di

�55

simile al di.
che consolò
u A Rom a, a
Bello non è
del donator

Ripete ei la parola
L a notte di
i suoi laceri prodi:
Caprera
R o m a ci rivedremo! A R om a! „
come il raggiante volto
di regni il novo Sole.

, D or sen va il Ligure pel suo
Tirreno. Guarda vigile, dalla prua
_____ che non ha rostro, se non vegga la rupe
brulla apparir tra i nugoli; o seduto
resta sul sacco delle semente a lungo,
tutto pensoso della seminatura
65 nei magri solchi e delle sue lattughe
anco e de' suoi magliuoli e de' suoi frutti.
N o v e ra già col pensier nel suo chiuso
la scarsa greggia, e le lane valuta,
i negri velli ed i candidi, cui
7 0 non mai segnò la robbia; alla futura
prole sorride, e allarga la pastura
sopra Ìl macigno. In quale tem po ei fu
pastore ? Quando migrò con la .tribù
su le grandi orme dei padri alle pianure ?
7 5 Quando agli armenti cinse i fuochi notturni,
fatta la sosta presso la fonte pura ?
M ondo di strage, ei beve il vento. I flutti
crespi e canuti accorrono ver lui
come le bianche pecore per l'azzurra
80 erba; ed ei sa il suono che le aduna.
D'antico tem po gli sovviene. D i tt
tutto

"

45

"

II ritorno
all'isola
rupestre

�L a notte di
Caprera

quel che fu ieri non gli sovviene più.
A pre così le braccia la N a tu ra
subitamente- al buono fìgliuol suo
85 per riposarlo, sopra il suo petto ignudo,
di tanto sangue e di tanta ventura.
E il figlio a lei così volge dischiusa
la sua divina anima di fanciullo.
IV .
A ecco l'ombra di Caprera. Ecco
l'aspra
Gallura, i m onti aerei nell'aria, il granito
Ecco il granito ov'ei riposerà.
sepolcrale
Ecco la tom ba che gli lavorerà
l'arte del M are. C o m e in petrose tazze,
nei grembi cavi l'isola solitaria
95 serba il silenzio ch'è bevanda al pugnace.
Q u iv i placato nella sua verità
ei può sognare; ne quel silenzio mai
gli mancherà, sopra il fragor del M are.
V.
R liberati i cavalli di guerra
(ei palpitò forte veggendo selci
risfavillar sotto l'urto del ferro,
udendo su per le rupi deserte
eco del gran galoppo senza freno)
or nella bianca stanza è solo con sé
105 il Dittatore, solo con sé fedele.
Guarda le bianche mura ch'ei fece, artiere

-4 6 -

�uo

nc;

120

125

t jo

10^

d'ogni arte, dopo che preso e difeso ebbe
• L a notte di
quelle di Rom a. E senza m utam ento
Caprera
la povertà, è senza m utam ento
pace. Il sacco delle semente è a pie
del letto. L'arm e, disopra l'origliere,
al vacillar della lucerna splende,.
Palpita e guizza la fiam mella. È gran vento n maestrale
alle finestre, gran vento di maestro
sul mar che romba nelle anse di Caprera,
grande clamore a quando a quando, im m enso
grido, selvaggio urlo come a Palermo,
come a Palerm o urlo di popolo ebro,
u O cuore, balzi ? Placato ancor non sei ? „
L 'E r o e sorride; m a gli'occhi del veggente
veggono il sole su la città che ferve,
colui che parla e l'ultim o suo gesto,
il furibondo palpito che solleva
tutto quel m uto popolo com e un petto
immortale, e tutto il sangue repente
sparir dai volti innumerevoli, e
tutte le bocche urlanti, tutte le
mani distese in alto alla ringhiera ;
Piazza Pretoria fatta dal travincente
amore vasta come l'Italia intera ;
l'anim a d'un popolo fatta un cielo
di libertà, eguale al giorno ardente;
una bellezza nuova per sempre accesa
nel triste mondo, un'imagine eterna
di gloria impressa nel vano velo, eretta
un'altra cima, ala data alla Terra!

"

47

"

�L a notte di
Caprera

; V I.
C U O R E , balzi ? N o n sei placato
ancora?,,
L 'E r o e sorride ; m a si tocca la fronte
ove in quel di battevan forte il sole
II letto
140 siciliano e il vento dell'ignoto
destino e il suo volere. Poi s'accosta
al bianco letto che dà i profondi sonni,
ove il lin rude par che di sale odori
(lavato in mare e torto su lo scoglio ?)
1 4 5 m a il cuore è insonne,
riposare non può.
E i crolla il capo e dice : 44 Spartirò
le mie semente. „
Si china; piano scioglie
la bocca al sacco ; e ripone la corda.
V II.
^ ^ ^ ^ E D U T O sta;

le sue sem ente ei

faville d'oro dall'una all'altra mano.
Sparte e col soffio ventila come fa
esso il colono che non mai fece altra arte. Il colono
L a man non falla quando l'occhio s'inganna:
sa come pesi nella palm a il buon grano.
155 T en n e la spada ed or terrà la marra.
M e zzo novembre avran tepente e chiaro
l'opre, poiché non anco Aldebarano
sorse dal mare ed ecco il maestrale
porta il sereno a chi vuol seminare.
160 44 O cuore, o cuore, entra nella tua pace ! „
" 48 "

�G li àlbatri intorno soli
cui tolta fu la terra lavorata.
“ Guardiam o innanzi, all'alba che
Chino la fronte, le sue semente ei
165 faville d'oro dall'una all'altra mano.
44 C iò che com pim m o altri lo canterà. „
V ili.
A la grandezza di ciò che fu compito
s'alza e sovrasta alla notte sublime,
sovrasta al cuore di colui che ha
sorriso,
170 occupala solitudine, vince
I Milk
la pace, infiam m a l'ombra \ non ha confine
in breve nome. O Italia, i M ille, i M ille !
A li fulminee delle Vittorie latine,
rapidità della forza e dell'ira
175 su le riviere del sangue, alte e succinte
vergini d'oro, messaggere vestite
di vento, im m enso am or di R om a, chi
si chiamerà fra voi l'eguale di
quella che un volo su da Calatafim i
180 sino al Volturno volò senza respiro
e dissetò la sua gran sete alfine
sol nelle vene di Leonida ucciso
un'altra volta ? Pianto alla Porta Pila,
silenzioso pianto alla dipartita,
185 coro di donne liguri! U ltim o addio
di ferree madri ai giovinetti figli!
D ivinità rivelata nei cigli

"

49

"

7

�L a notte d i
Caprera

um ani e prim o trem ito delle prim e
stelle nel puro cielo primaverile !
190 Più dolce m aggio in terra non fiori.
N a v i sospinte nel m are dal respiro
stesso dei petti eroici, dal destino
e dalla febbre, dalla speranza invitta
e dal prodigio, piene di melodia
195 e di ruggito, nell'oscuro periglio
illuminate dai baleni d'un riso
silenzioso, con la prora diritta
a gloria e a morte, a un punto e all'infinito !
R apida gioia de' bei delfini amici
200 nel solco, m éssi d'un rinnovato m ito !
Stelle augurali dell'O rsa al grande ardire,
accesa in cielo bandiera del naviglio !
Più alto sogno in D ante non sali.

H I N O la fronte, sparte le sue se­
mente
il D ittatore, sotto la sua lucerna
che per le m ura d'om bre e di luci crea
notturne vite coi lunghi aliti della
notte. È gran vento alle finestre : geme,
sfida, minaccia, rugge, ulula, interm esso.
2to L a m an nell'atto a quando a quando trema.
F issi alla gesta son gli occhi del veggente.
L 'an im a eterna è cinta di baleni.
E i vede, ei vede il patrio m are ardente,
i suoi vascelli nel fulgido silenzio
** 50 -

Le navi
eroiche

�215 misteriosi come due giganteschi
spiriti, fatti leggieri dall'ebrezza
che vi s'aduna, dal sogno che vi ferve,
come le navi dei tem pli dalla prece ;
e il primo approdo, Telamone col segno
220 dell'Argonauta, le odorifere selve
dell'Argentaro, la pallida M arem m a
tinta del sangue gallico, ove raccese
M ario la febbre di M inturno ed il ferro
trasse dal pie degli schiavi, ne fece
225 spade battute per la strage crudele.
E l'altro monte, e l'altro m onte ei vede,
l'Erice azzurro, solo tra il mare e il cielo
divinam ente apparito, la vetta
annunziatrice della Sicilia bella !

L a notte di
Caprera

X.
D ora tutto è baleni, ora tutto
folgori e tuoni, furore e sangue,
azzurro
e sole, ferro e fuoco, aure e profumi.
L'inno è nel vento, l'ebrezza è nell'arsura. L 'approdo
E i squassa l'aspre chiome della fortuna
235 in pugno e fa d'ogni uom o una virtù,
una virtù d'ardore ch'ei conduce
col suo sorriso terribile nell'ultimo
im peto al cuor d'un astro. E l'armatura
della sua possa è il suo sorriso ; e ovunque
24° «splenda, quivi è il prodigio; e nessuno
lo vede senza vedere un dio nel suo

-5 1-

�cielo ; e beato colui, quasi fanciullo,
che prim am ente lo vede nella luce
e tra le spiche ucciso cade giù.

La notte di
Caprera

250

255

260

265

V E R I T À cinta di quercia, quando
canterai tu per i figli d'Italia,
quando per tutti gli uom ini canterai
tu questo canto ? Ecco il pane spezzato
sotto l'olivo, prim a della battaglia;
ecco irto d'arm i il colle di sì grande
nom e, nom ato il Pianto dei R om ani, Le sette
aspro di sette cerchi, balzo di D ante,
per ove gridan come stuol di selvagge
aquile sette V ittorie disperate;
A lcam o in festa, Partinico fu m an te;
l'avida sosta della falange, al P asso
di Renna, in vista della Conca e del M are ;
la sete, la fam e; la corsa verso Parco
nella tem pesta e nella notte, inganno
m eraviglioso; la m ontagna affocata
di G ibilrossa ove ecco ogni uom o par
che trasfiguri come se oda parlare
una divina voce alla sua speranza ;
e la discesa m uta di sasso in sasso,
per gli arsi aromi, lungo le schegge calde,
mentre la sera coi richiami lontani
de' suoi pastori e coi suoi flauti fa
la melodia dell'obliata pace;
e poi la notte vigile di fatali
52-

�270 stelle; e poi l'alba, e nell'alba il tonante
L a notte di
impeto, l'urto, la furibonda strage,
Caprera
l'inferno al ponte dell'Am m iraglio ; il maschio
N u llo a cavallo oltre la barricata
cpn la sua rossa torma, ferino e umano
2 7 5 eroe, gran torso inserto nella vasta
groppa, centàurea possa, erto su la vam pa
come in un vo i di criniere ; il grifagno
Bixio, il risorto G iovanni delle Bande
N ere, temprato animato metallo,
280 voce a saetta, sottil viso che sa
la cote come il filo d'una spada
laboriosa, ossuta fronte salda
come l'ariete che dirocca muraglie,
eccolo all'opra che balza da cavallo
285 per trarsi il piom bo con le sue stesse mani
fuor delle fibre tenaci; eCCO espugnata
Palermo
la Porta, data la rotta alle masnade
espugnata
regie col ferro alle reni; le strade
ancor nell'ombra, deserte; la città
2 90 ancor dormente; e la prima campana
che suona a stormo verso l'aurora alzata
su Gibilrossa; Fieravecchi'a che batte
già colma come un cuor che si rinsangua;
M acqueda sotto la grandine mortale;

295 M ontalto ai regi tolto dallo spettrale
Sirtori; atroci strida, crollar di case,
rossor d'incendii; la m orte che s'am m assa
nella ruina; l'afa delle carni arse,
il cielo azzurro su l'urlante fornace;
" 53 "

�L a notte di
Caprera

e il D ittatore terribile che passa,
il D ittatore sorridente con pace
tra quel delirio um ano, il dio che guarda,
indubitata forza, con nella faccia
il sole, il sole del sorriso eternale.
3 °5 G loria per sem pre ! Ecco Palerm o schiava
che si risveglia giovine tra le fiam m e,
che si solleva, m em ore della Gancia,
nella vendetta e nella libertà.
X

I L

o .

O T T O l'im m en sa gloria chino la
fronte,
il D ittatore onniveggente è im m oto.
N e l sacco rude la sua m ano s’affonda
e inerte sta, im m em ore dell'opra.
O r è interrotta l'opra del buon colono.
3l5

♦

E i più non vede rilucere pe' solchi
le sue semente, né ribatte le porche
ei con la marra in suo pensiero. A scolta
il vento e il mare nella notte profonda.
A scolta il rombo del suo spirito solo.

N o n ei toccò la cim a di sua sorte ?
3 2° N o n proferi la sua più gran parola
quando a quel re sopraggiunto donò
il regno e solo poi si ritrasse all'om bra
d'un casolare, lungi alla bella scorta,
sol con taluno de* suoi laceri prodi ?
325 Triste è la bocca nella sua barba d'oro,
ché le sovvien del m olto am aro sorso.
" 54"

�Era laggiù, presso Teano, incontro
ai foschi m onti del Sannio, il donatore;
seduto all'ombra era, su vecchia botte
330 non più capace di contener la forza
del vin novello. E ra l'autunno intorno ;
am m utolito sul Volturno il cannone;
piegata e rotta la gente di Borbone
sul Garigliano; scomparso con la scorta
335 splendida il re sul suo cavallo storno,
andato a mensa. Era l'autunno intorno :
cadean le foglie dal tremolio dei pioppi ;
i campi roggi fum igavano sotto
l'aratro antico tratto dai bianchi buoi
3 4 0 campani cui rauco urgeva il bifolco

L a notte di
Caprera

L a medita­
zione al­
l'ombra

fasciato le anche dal vello del montone,
coperto il bronzeo capo dal frigio corno.
Antiche e grandi eran le cose intorno;
antico e grande era il cuore dell'uomo
34 5 seduto in pace su la fenduta botte.
O gnu n taceva
meditabondo.
era il meriggio

al conspetto dell'uomo
Q uasi era a m ezzo il giorno:
m uto come la notte.

O gnun taceva, ogni anim a era prona
350 dinanzi a lui, col silenzio che adora
e riconosce : alta preghiera in ora
che parve a ognuno scorrere per ignota
profondità. E il forte elee nodoso,
che negreggiava quivi, fu santo come
355 i dolci olivi dell'orto ove pregò
tre volte un altro

uom o di fulve chiome.

55"

�L a notte di
Caprera
360

365

370

375

380

385

*

E il donatore, seduto su la doga
vile, crollò la testa di leone.
C alm o guardò pei fum i il campo roggio,
col calmo sguardo cerulo che soggioga
il rischio; udì l’anelito dei buoi
affaticati per quelle terre sode;
segui un aratro che discendea da un poggio,
considerò se fosse dritto il solco
dietro l’attrito vomere. A nche ascoltò
la lodoletta che facea sua melode.
Venne per l’aria il suono d’un rintocco. 11 banchetto
A llor fu quivi recato da un pastore
del Vincigiovine irsuto di pelli, sopra un moggio, tore
al donator di regni un duro tozzo
di pane, e cacio stantio, di grave odore.
A v e v a ei seco il suo coltello a scrocco,
il suo coltello di marinaio, ancora
raccomandato alla sua vecchia corda ;
l’aperse pronto, con quello s’affettò
il pane e il cacio. Maciullando, guardò
l’aratro antico tratto dai bianchi buoi,
e giudicò del dritto solco; poi,
come il più duro non passava pel gozzo,
chiese da bere sorridendo al pastore.
A llor fu quivi recato in un orciuolo
al donator di regni acqua di pozzo.
A vid o ei bevve, accostatosi il rozzo
vaso alla bocca; m a la bocca schifò.
L ’acqua putiva, come d’un otro immondo.
Senza sdegnarsi ei versò l’acqua al suolo.

" 56 "

�Poi s’asciugò, tranquillo; e disse: 44II pozzo
è infetto. Certo, v'è una carogna al fondo. „
S 'alzò nel detto; e andò pei campi solo.

L a notte di
Caprera

X III.

395

400

405

410

IR si ricorda ei ben del sorso tristo;
e il cuor gli duole d'un lento presagire
(riarderà l'agosto su le cime
dell'Asprom onte torbido, e di vermiglie
bacche il novembre allegrerà le infide
macchie a M entana). E i vede il buono Elia
col piombo in bocca laggiù su la collina
dei sette cerchi; e laggiù sul sottile
istm o, a M ilazzo, entro i maligni intrichi
delle paludi e dei canneti, ritto
il suo M issori bellissimo che uccide
i cavalieri. O d e il grifagno Bixio
che nel più folto della mischia gli grida :
44 Dunque cosi voi volete morire ? „
L'alfiete
Subitam ente D eodato Schiaffino,
tanico
quel da Cam ogli, il biondo, gli apparisce :
il marinaio biondo che gli somiglia,
occhi cilestri, d'oro la barba e il crino,
m a più membruto, più alto, d'una stirpe
ingigantita nel travaglio marino.
Subitam ente gli apparisce supino,

a m ezzo il colle, nel sangue che invermiglia
tutto il pianoro. E caduto così
l'alfiere, prim o all'assalto. Garrisce
dopo la schianto la bandiera investita,
"

57"

8

ti-

�L a notte di
Caprera

come da un vento d'ira, dal grande spiro :
e sul torace come sur un macigno
fanti e cavalli s'azzuffano in prodigi
di furia, e tutta la virtù dell'estinto
ecco risorge v iv a in un cuore vivo,
420 ed è il torace dell'eroe come un plinto
alla grandezza d 'u n altro eroe. 44 Cosi
dunque volete morire ? ft U n leonino
fremito scuote il Dittatore. E i mira
sé nel gigante biondo che gli somiglia,
4 2 5 nel marinaio ligure che morì
com'ei vorrebbe. C upo aggrotta le ciglia;
con gli occhi fìssi interroga il Destino.
X IV .
&gt;D A L L A morte sorge l'ombra di
Rom a.
C o m e il pastore dell'A gro spa­
ventoso
430 nel ferin sangue porta germe nascosto
d'antica febbre che sùbita riscoppia
L'ombra
mentre di sotto l'arco dell'acquedotto
Roma
inaridito ei guata fuggir l'ora
su l'erba e sta con l'anim a gravosa
4 3 5 ch'ebbe im m utata per geniture m olte
dal tem po quando con solfo e con alloro
Pale odorava la pecora feconda :
conosce il segno del vigile malore,
conosce il gelo che in foco si risolve;
440 dà la sua vita alla vorace forza :
- 58 -

di

�ed ei ben sa ch’ella non abbandona
se non l’ossam e, e guata fuggir l’ora
per l’erba e sta con l’anim a gravosa
e brucare ode la pecora d’intorno :
445 così l’insonne sente dal più profondo
sangue salir la febbre sacra, il m orbo
divino, ardore immedicabile, odio
ed am ore am bi indom ati, onde il corpo
arde e la m ente, sacra febbre di R o m a,

L a notte di
Caprera

450 ultim a vita terribile del suolo
esercitato dai padroni del M ondo.
XV.
I lo conobbe come conosce il figlio
il sen materno, conobbe il suol
latino
come colui che alla m am m ella antica
455 s’ abbeverò con sete di giustizia.

V i giacque arm ato, sotto il seren d’aprile,
e di rugiada nell’alba si coprì.
V i colse il fiore dell’asfodelo; m isti
alle fresche orme vi rinvenne i vestigi
460 dei Fabii; v ’ebbe a ginocchio il nemico;
vi fu calpesto dai suoi nello scompiglio,
dai cavalieri suoi fuggiaschi, ferito
dall’unghie dure, di polve e sangue intriso,
tremenda impronta, quando del cuore invitto
4 6 5 impedimento al terrore im provviso
ei fece solo e là, prono, col viso
nella carraia, baciò la madre, vivo
" 59"

L 'A gro

�L a n otte di
Caprera

oltre la morte,
l'urlo supremo

e nel fragor sinistro
della sua L u p a udì.

X V I.

V E R I T À cinta di quercia, quando
canterai tu per i figli d’Italia,
quando per tutti gli uomini canterai
tu questo canto ? L ’um ano alito m ai
più grandemente magnificò la carne
4 7 5 m isera; m ai con em pito più grande
Le trasfigurazionel’anim a pura vinse il carcame ignavo.

480

485

490

4 95

L ’onta dell’uomo, il corpo che si lagna
e trema, che ha sonno, che ha sete fame
paura, che ha orrore del suo sangue
e delle sue viscere, che si salva,
si cela, fugge, cade, invoca pietà,
prega soccorso, per soffrire si giace
e per morire chiude gli occhi, la salma
pesante opaca e fragile, la carne
misera e impura, l’onta dell’uom o schiavo,
veduta fu sùbito trasmutarsi
al nomar d’un nome, in una sostanza
novella, armata d’una vita tenace
e numerosa come di germinanti
membra e di vene perenni, inebriata
di strage come di allegrezza, agitata
con risa e grida se m olto era la piaga
vasta, se orrenda era, come si squassa
una bandiera superba a rincuorare
stanchi e codardi. Cantam i, o Verità,

*60*

�500

505

510

5x5

520

525

cinta di quercia, cantami questo canto !
Eccoti innanzi le donne, ecco i vegliardi,
ecco i fanciulli: le donne senza pianto,
senza vecchiezza i vegliardi, a mortale
gioco i fanciulli con la morte che passa;
ecco guidato a suon di trombe il ballo
dal buon M anara sotto il colle tonante;
ecco il M asina, con la sua schiera franca
di cavalieri bolognesi, l'uom d'arme
e di piacere, ardentissima spada,
gioioso a mensa come in campo, che già
tinto in vermiglio ritorna al quarto assalto
per la Corsina e sprona il suo cavallo
su la scalèa, gli dà ferocia ed ali,
colpito in petto non fa m otto né lai,
vuota la sella, stram azza, con le braccia
aperte e il ventre prono sul sasso sta;
ed ecco i suoi già pronti a dargli bagno
di grana e coltre di porpora, le lam e
battute a freddo, le lance di Rom agna,
che per am m enda di Velletri han pagato
un fiero scotto, eccoli tempestare
su l'atterrato per trar dalla battaglia
il corpo e dargli sepoltura, gli eguali
dei belli A chei corazzati di rame
sul corpo di Patroclo nato dal
cielo, del caro al Pelide compagno;
mentre dardeggia la voce del grifagno
Bixio ferito di piom bo all'anguinaglia,
voce di scherno, che fischia sfonda e taglia

" 61 "

L a notte di
Caprera

V illa Corsina

C

�L a notte di
Caprera

*

come la spada che tronca gli è rimasta
nel pugno ; e il fabro d'inni M ameli, il vate
soave come Simonide ceo, m a
più puro che l'ospite di Tessaglia,
530 guerreggiatore laureato, sul franto
ginocchio cade sorridendo ; e di vasta
anima un altro artefice, il lombardo
Induno, alfine cade, giace forato
come selvaggio bugno e per tanti varchi
Catalogo
535 non la sua vasta anima dà m a inganna
dei guer­
la morte, due vo lte fatto immortale.
rieri
Ecco il Bronzetti, ad altri campi sacro,
ad altro antico esempio, che il suo caro
non abbandona già sotto le calcagna
540 nemiche m a l'ardire e la pietà
di N is o ingenuo innova; ecco il toscano
M asi, il Sam pieri veneto, ecco il lombardo
Vism ara, il Bacci piceno, l'apuano
Giorgieri, duci e gregarii, il romano
5 4 5 Spada, e Fulgenzio Fabrizi umbro ammirando
al Ponte M ilvio, e il conte ravennate
Loreta, e il buon S avoia m antovano,
e il buon M aestri, il monco, il m utilato
di M orazzone, e quel gentil M ontaldi
550 già cacciatore al S alto e capitano
che navigando laggiù pel guerreggiato
fiume fu solo ed ebbe cento braccia
a sostener con l'arm e l'arrembaggio;
ecco l'Anceo, il Silva, il Rodi, il Sacchi,
555 il prò' Daverio, il M ellara, gli Stram bio,

- 62 «

�il più bel fiore del sangue di R om agna
e di Liguria e d'U m bria e di Toscana,
d'ogni contrada, figli della montagna,
figli del piano, figli del litorale,
560

della città e del borgo selvaggio,
il più bel fiore fiorito dalle m adri
nel vaticinio della gesta fatale,
speranza e forza della profonda Italia,
speranza che arde e forza che com batte,

565 dolor che ride e giubilo che assale,
solenne ebrezza, funebre voluttà,
il più bel fiore fiorito dalle madri
potenti come la terra che bagna
• . il flam m eo flutto ond'è converso il latte
5 7 0 robusto dato con compagnia di canti j
e il Morosini, e i Dandolo, sonanti
nom i nel bronzo della gloria navale,
stirpe di dogi, sangue republicano
che tinse già di suo colore i fianchi
5 7 5 delle galere, il M are N ostro, Candía,
la M orea, N asso , in cento assedii, e i sacri
m arm i d 'A ten e e Toro di Bisanzio,
spoglie del M ondo offerte alla Città.

X V II.
¡I L L A Corsina, C a sa dei Q uattro
Venti,
fumida prua del Vascello protesa
nella tem pesta, alti nom i per sem pre
solenni come M araton a P latèa
" 63 -

L a notte di
Caprera

�L a notte di
Caprera
585

590

595

600

605

610

Crèmera, luoghi già d'ozii di piaceri
di melodie e di magnificenze
fuggitive, orti custoditi da cieche
statue ed arrisi da fontane serene,
trasfigurati sùbito in rossi inferni
vertiginosi, chi dirà la bellezza
che in voi s'alzò dalla ruina e stette
L'astro sansu l'U rbe come terribile astro a sera ?
ghigno
chi canterà la vostra grande sera ?
Cadeva il di crudo su fuoco e ferro.
T re volte e quattro iterato per l'erte
scalèe l'assalto: grado per grado, pietra
per pietra, preso e perduto e ripreso
e riperduto il baluardo orrendo ♦
,
accumulati i cadaveri a pie
degli agrifogli, dei balaustri, delle
statue, delle urne; fatto il pendio riviera
del sangue, cupo bulicame di membra
lacere; acceso l'incendio; alzato al cielo
impallidito il clamore supremo,
i Legion ari ansanti, arsi di sete
e d'ira, armati di tronconi e di schegge,
neri di fum o e di polvere, belli
e spaventosi parvero come quelli
che superato avean l'um an potere
con la scagliata anima (tale il segno
superato è dal dardo veem ente)
e respiravan dai lor profondi petti
piagati l'ansia d'un miracolo ardente.
44A va n ti! „ allora gridò la voce immensa.

�Erano questi reduci dall'inferno
raccolti presso le mura, tra il Vascello
615 e San Pancrazio. A n savan come belve
cacciate innanzi dal fuoco nelle selve
incendiate, esausti, dalla sete
stretti le fauci; e non avean da bere
se non sudore e sangue. O gn u n coi denti
62 o secchi m ozzò l'anelito, e si tese
per obbedire. " A v a n ti ! „ ripete
la voce immensa. E d il bianco mantello
ondeggiò, come l'onda delle bandiere,
su gli aridi occhi. S'udìa, contra il Vascello,
625 spesso il nemico tonar dalle trincere
della Corsina come da una fortezza.
Perduta ornai l'altura ; folle impresa
tentare un altro assalto ; tutta l'erta
spazzata; dubbio giungere a m ezzo; certa
630 la strage. “ A va n ti! „ gridò la voce immensa
e pura come il ciel di primavera
sopra le fronti degli uomini promessi.

E comandò agli uomini il portento.
" O rsù, E m ilio Dandolo, riprendete
635 V illa Corsina ! Su , di corsa, con vénti

640

dei vostri prodi più prodi, a ferro freddo ! „
E d il nom ato tremò nel cuore udendo
il nome suo in bocca della stessa
Gloria. Caduto eragli già il fratello
su la scalèa, spento. E disse: " O fratello,
teco verrò ! „
Pronto, fece l'appello
dei morituri. E la falange breve
9

L a notte di
Caprera

L'ultimo
assalto

�L a notte di
Caprera

m osse all'assalto ultimo. U n a gran febbre
allora parve palpitare nel vespro,
645 v isib il come l'ardore nei deserti
quando per l'aere vibra incessantemente.
Sorse un clamore terribile nel vespro,
terribil come quel dei rom ani petti
che feri l'aere ed i volanti uccelli
650 quando rostrata salpò la quinquereme
di Scipione. Videsi in alto un negro
stuolo di corvi sbattere sul funesto
Gianicolo, ove scendean le aquile un tem po
con i presagi. E nel fuoco e nel ferro
655 il fato della Republica fu certo.
I morituri la videro morente
nel sangue loro. U n disse: “ V incerem o.,,
X V III.
V
E N I V A , senza squilli, in corsa,
alla Porta
di Sa n Pancrazio la seconda legione
660 lom barda, quella dal M edici condotta
florida schiera giovenile, corona
L a falan ge
di Lom bardia. Il Vascello, dal prode
Sacchi difeso fin quasi a m ezzo il giorno, dei g io vi­
netti
quindi tenuto da quel santo e feroce
665 M a n a ra cui serbata era la gloria
di V illa Sp ad a, sosteneva il m aggiore
sforzo nemico. Fervida era già l'opra
degli approcci, era im m inente già il crollo
del fastigio, era già degli uccisi ingombro
- 66 -

�670 tutto il palagio. O r veniva al soccorso
L a notte di
Giacom o Medici, incrollabile possa,
Caprera
com patto bronzo contra le sorti im m oto.
D alla T oscana nel Lazio, senza colpo
ferire, avea condotta la legione
6 7 5 con disciplina durissima, per prove
e patim enti infiniti, veloce
e càuto, dando per guanciale al riposo
la gleba o il sasso, avendo giorno e notte
il rischio sempre alle spalle, di fronte
680 e ai fianchi come dogo o molosso pronto
ad azzannare senza latrato. Il sole,
il vento, f erbe, i torrenti, le rocce
aveangli fatta selvaggia come un'orda
la bella schiera. A i giovini leoni,
685 tutta la notte nutriti dall'odore
della Cam pagna sacra nel periglioso
cammino, R o m a era apparita in fondo
alla pianura nella sùbita aurora
come una nube. E d un grido era sorto :
690 " O M adre! „ E d ogni cuore in quella parola
s'era devoto, con volontà di gloria;
e taluno ebro avea sentito forse
nelle gramigne rimaste fra le chiome
incolte il peso mortale degli allori.
695 V en iva or dunque,
senza squilli, alla Porta
di San Pancrazio la seconda legione
lombarda. E d ecco, verso la Porta, incontro
a lei la fila delle barelle atroce,
con i feriti, con i morenti in m ostra !
- 67 -

�L a notte di
Caprera

E d i feriti ed i morenti, incontro
ai giovinetti floridi, del dolore
fecero un riso non umano. E coloro
che non avean più pel riso la bocca
m a cave piaghe, gittarono dagli occhi
Il battesimo
7 0 5 il lor baleno;
e taluno gittò
le bende intrise discoprendo la coscia
tronca od il ventre lacerato e gridò :
" Resti con voi questo segno! „ E d un monco
scosse ridendo il moncherino come
7 1 0 un aspersorio
di sangue e battezzò
gli imberbi. E tutti ridevano di gioia
come fanciulli, poichè la morte ai loro
terribili atti m esceva un che di dolce,
una bontà puerile, un candore
7 1 5 di libertà
mai detto da parola
d'uomo né vinto in terra ; e di candore
splendevan essi nel dissanguarsi in fondo
alle barelle che penetravan l'ombra
di R o m a fatta più profonda dal rombo
720 che il Cam pidoglio spandea sonando a stormo.
N ell'om bra “ V iv a la República ! „ urlò
l'anim a alzata del coro moribondo.
E l'urlo sotto la Porta rimbombò.
E la legione, scagliata dalla Porta
7 2 5 eroica, entrò nella battaglia. Allora,
bianco a traverso la bufera del fuoco,
bianco sul suo cavallo agile come
un tigre domo, non simile ad un uomo
fragile m a simile ad una forza
68 -

�7 3o onnipresente espressa dalla lotta
stessa dei fati e degli uomini, incontro
ai giovinetti venne il Liberatore.
M u to trascorse lungh'esse le coorti
adolescenti come fa il nembo sopra
735 le spiche m a l'anime ch'ei piegò
col suo gran soffio parvero dall'angoscia
risollevarsi moltiplicate. G li occhi
erano intenti a lui; e con un solo
sguardo ei toccò le anime come un solo
740 baleno tocca le innumerevoli onde.
" A va n ti! „ allora gridò l'im m ensa voce.
E d il cavallo a un tratto s’arrestò
come un torrente precluso che si copre
di schiume. C alm o il cavaliere biondo
7 4 5 parve più alto, signore delle sorti,
sicuro. Spessi fischiavangli d’intorno
gli obici senza toccarlo; orrido scroscio
facean su i muri del Vascello; talora
sordi facean nella legione un solco
750 ove spariva qualche silenzioso
capo atterrato. S i protese, raccolse
il puro sogno dei giovinetti morti
nella sua voce che fu pei v iv i come
la melodia della materna Rom a.

755 "G iovani, avanti,

L a notte di
Caprera

che vinceremo anche oggi!,,
N o n con lo sprone m a col suo grande cuore
ei sollevò il suo cavallo a volo:
nel balzo il bianco mantello palpitò
L 'a la della
come la bianca ala della Vittoria.
vittoriani

" 69 "

�Il giovenile grido coperse i tuoni
del m onte, dietro il galoppo senza orma.
N e lla fum èa del vespro, intorno a R om a,
erano ovunque la ruina e la morte.
M a chi morì, morì vittorioso.

L a notte di
Caprera

X IX .

7 70

775

780

785

C N gli occhi fissi interroga il D estino
O
il D ittatore. Arde tra le apparite
stragi, nel grido dei m agnanim i figli.
Arde, in silenzio, della sua febbre antica.
E la grandezza di ciò che fu compito
s' alza e sovrasta alla notte sublime.
" A h non invano ! A h non invano ! „ dice
la sua speranza. " N o n invano moriste,
o dolci figli, latin sangue gentile !
A ltra rugiada aspettan le gramigne
dell’Agro, e avranno altra rugiada, prim a
che sorga l’alba della novella vita.
O M adre, e quel che ti darem o vinca
L a promessa
di santità quello che t’offerimmo.
P ur t’offerim m o quel ch’era in noi divinò. „
E d ecco ei tende la mano, come chi
prom ette, ei tende la m ano che spartiva
le sue sem ente con la saggezza antica,
la m an che già seminò, che al m attino
seminerà là dove fu il granito.
Per testim one ha l’anim a sua. Dice
: "V errò, verrò. L à donde m i partii
ritornerò. „ L a trista dipartita
- 70 -

�79 o

795

800

805

810

815

ripensa : il luglio torrido; le m ilizie
L a notte di
raccolte in piazza, m ute sotto il meriggio
Caprera
muto, al conspetto del Vaticano inviso,
come le statue dei portici; il sorriso
che gli sgorgò dai precordii alla vista
della coorte adolescente; Iddio
nei cieli azzurri, il silenzio infinito,
l'orazion piccola I" o offro a chi
m i vuol seguire fam e sete fatiche
D a Roma al­
com battim enti e morte „; poi l’uscita
la Palude
da San Giovanni, tutto il popolo afflitto
che lacrimava e le Trasteverine
accorse in gara che spargevano i gigli
sotto il cavallo dell’eroina A n ita
a San Giovanni; il sordo calpestio
in notte chiara su la V ia Tiburtina
con la grande ombra di R o m a che seguiva
i legionarii ; la sosta su la cima
nuda, l’estremo sguardo, l’estremo addio
alla C ittà già in mano del nemico ;
e poi la corsa di confine in confine
per m onti e valli, l’arrivo a San Marino,
al bel T itan o, con la sua schiera esigua
sfuggita a quattro eserciti, la fine
dell'alta guerra, il M are, l’accanito
inseguimento per le selvagge rive,
per le paludi febbrose, l’agonia
della sua donna sotto il sole maligno,
il disperato remeggio verso il lido
di Chiassi, il dolce corpo su l’erbe arsicce

- 7 1-

�L a notte di
Caprera

m orente; poi l’abbandono im provviso
sopra la C osta di Paviero, il supplizio
820 feroce, il caro corpo non seppellito,
nella calura lùgubre l’infierire
di tutti i mali contro l’anima invitta.
“ O M adre, e quel che ti daremo vinca
di santità quello che t’offerimmo „

825 dice l’ Eroe

che seppe ben patire.

Per testimone ha l’anima sua. Dice:
u Verrò, verrò. L à donde m i partii
ritornerò, M adre, per ben morire. „

XX.
O s’è placato il cuore in quel suo puro
R
atto di fede e in quell’offerta. Il giusto
seminatore, innanzi ch’ei s’induca
al meritato sonno, innanzi ch’ei chiuda
gli occhi da tanta visione consunti,
getta il buon seme del dolore futuro.
835 A scolta il vento, esplorator notturno
che indaga gli antri, che visita le rupi,
che parla e poi tace, tace e poi rugge.
Pensa il piloto: “ Reca lungi l’augurio
tu che ben sei vento italico, più
840 nostro che ogni altro, M aestrale, robusto Invocazione
al M aestrale
tenditor di vele latine, duro
scotitor di latine selve, tu
che tra Ponente e Borea spiri, giù
dalle A lp i insino al Peloro, per tutta
845 la Italia e segui l’Apennino e le punte
- 72 -

�850

855

860

865

870

875

L a n o tte di
dei promontori! tutte sul mare giungi
C a p rera
in libertà, M aestrale, tu lungi
in questa prima notte reca il saluto
dell'uomo a quella che sta nella pianura
oltre Argentaro, nell'Agro taciturno
che divorò le stirpi, e l'assicura
che a lei pensò l' uomo quando la prua
sciolse da Quarto, ed a lei quando fu
presa la riva, e sempre in ogni pugna
a lei, dal Pianto dei Romani, laggiù,
da Gibilrossa, dal Faro, dal Volturno.
E , come attende l'uomo, tu l'assicura
che a lei verrà se pur sempre all'autunno
segua l'inverno e dall'inverno surga
la primavera. Intanto ei veglia e scruta „.
C osi prom ette il piloto di altura
e di rivaggio, l'uom o tirrenio, instrutto
di sapienza pelasga, che misura
senza fallire con l'occhio l'azzim utto
e su la linea di fede sa condurre
il suo naviglio con bussola vetusta,
col buon pinàce di manico sicuro,
privo dell'ago, dell'ago che si turba
strepita im pazza smarrisce sua virtù.
“ Andrem o a poggia e all'orza. O rza di punta!,,
pensa il piloto. E il sorriso si schiude
nel suo o ro . "A lle mure dei trevi! M ura! „
Silenzioso ride; pensa la susta
Il buon pi­
che tiene a segno l'antenna latina. U na
loto
minaccia arguta par che il suo riso aguzzi.

-

73

-

10

�L a n otte di
Caprera

E i sa che avrà vento traverso, buffi
di vento obliquo; m a sa come si muri.
E crolla il capo incolpevole. “ O rsù
via, che domani si semina! „ N e l suo
880 pensiero ondeggia di biade il sasso brullo.
S ’accosta al letto placido ove il lin rude
par che di sale odori, male asciutta
vela che quivi posi dalle fortune.
Il sacco è a piè del letto; l’arme luce
885 su l’origliere; il sogno eterno illude
quella divina anima di fanciullo.
X X I.
R
O. mentre giace, sopra il vento intermesso
ode un belato. Belare ode un agnello
forse smarrito nelle rupi deserte;
890 per la notte ode una voce innocente
che chiede prega gem e trema si perde.
G ià sollevato in sul cubito, teso
l’orecchio, ascolta nelle pause del vento.
L a voce trema prega geme. " È un agnello
895 smarrito; cerca la madre
E balza in piedi
il Dittatore. Indossa le sue vesti,
rapido come allor che il prò’ Daverio
il tre di giugno entrò dov’ei giaceva
pesto e ferito, urlando " L a bandiera!, ,
900 Durano affé i buoni usi di guerra,
se bene tace la diana, a Caprera.
A nche allora brillavano le stelle.

- 74 -

�905

910

915

920

925

930

Il D ittatore cam mina contravvento.
A quando a quando sosta, tende l'orecchio
se mai distingua, tra i colpi del maestro,
sopra gli schianti della risacca, il segno
di quel belare. Conosce dall'altezza
dell'Orse l'ora. T u tto il cielo è sereno,
L e sette Guardie tramontan sul Tirreno.
Ilbuon piloto mira le chiare stelle
dei marinai, le dolci Gallinelle
sul collo al T oro, nell'ala pegasèa
M arkab, in bocca al Cane Sirio ardente,
e su la spalla d'Orione Adhaèr,
e V e g a e Arturo e Canòpo e la Perla.
D'antico tem po or gli sovviene. Regge,
nella memoria, col pollice l'anello
dell'astrolabio e studia come ascenda
un astro e come si colchi, nel silenzio
dei mari. G ira sul capo il ciel sereno.
L'isola acclive è come una galèa
grande che sola navighi verso terre
lontane. Il vento cade. E d ecco l'agnello
chiama la madre nelle rupi deserte;
s'ode la voce che trem a prega geme.
" O creatura di Dio, dove sei persa ? „
E d ecco un che di bianco, un che di lieve
nell'ombra, come una falda di neve
intiepidita da una pena vivente.
L 'u o m o si china verso la pena, sente
il vello, prende con le mani leggiere
la creatura di D io, l'alza, la tiene
7 5 "

L a notte di
Caprera

Il boon pa­
store

�*

L a notte di
Caprera

fra le sue braccia, l’accoglie sul suo petto.
N o n fu pastore ei forse ? G li sovviene
935 d’ antico tem po quando migrò col gregge
alle pianure su l’ampia orma paterna,
quando di fuochi notturni cinse il gregge,
fatta la sosta intorno alla cisterna.
L'anim a sua ora è come la terra,
940 è come il mare, è come il firmamento,
come la forza delle stirpi guerriere
e pastorali che nel cominciamento
furono, come la verginità fresca
del primo sguardo che dalla cosa espresse
945 il mito, come la meraviglia ingenua
animatrice che d'ogni cosa fece
una bellezza e la favola breve
dell'uom fallace converse in gioia eterna.
X X II.
CO L novel peso pianamente sen va
alla sua casa, portando nelle braccia
la creatura che tuttavia si lagna,
che chiama chiama, che chiama la sua madre.
Il vento cade, il mare s'abbonaccia,
il del s’imbianca. E i sente nella faccia
955 pungere l’uzza mattutina, e la guazza
piovere sente su l’oro della barba
che si confonde con quella dolce lana.
" O creatura, non posso io darti latte „
dice il pastore sorridendo al belato
960 che non si placa. " T u chiami la tua madre.

- 76 -

�965

970

975

980

985

990

L a notte di
D ove sarà ella? M olto lontana?
Caprera
E veggo già che s’avvicina falb a;
sicché non giova tornare alla m ia casa;
m a giova a te avere la tua madre
che anche ti chiama, che ha la poppa gonfiata
di m olto latte che tu ti beverai. „
E d ei si gode nel suo cuore piegando
a un’altra via, però che bene ei sa
la via del chiuso ove la greggia scarsa
L'ovile
attende Torà della pastura. L ’alba
stam pa nel ciel le sue dita rosate
quando all'ovile giunge, all’ovile fatto
di schiette pietre che scelse di sua m ano
e poi com m esse e legò con la calce
e vi coprì tutto il tetto di lastre
pulite ed anche vi fece di legnam e
sodo la porta, come artiere d’ogni arte
eh’ ei fu, che sem pre sarà finché le braccia
gli reggeranno. O r, m entre giunge, il cane
lo riconosce come riconobbe Argo
sul concio il dire del m olto travagliato
O disseo; si lo riconosce il sardo
m astino,forte, fulvo, e balzagli innanzi
e gli fa festa. M a, dal chiuso, al richiamo
della deserta creatura la m adre
risponde. Sen za indugio il pastore apre
la porta e càuto depone al limitare
di pietra il redo che, su le oblique zam pe
lanose, come un infante traballa,
bela dal roseo m uso, per l’om bra calda
' 7 7 '

�L a notte di
Caprera

saltella in cerca della poppa gonfiata.
Chino alla porta, dell'avido poppare
si gode l'uom o incolpevole; è pago;
che buono ei stima l'odore della calda
995 lana nell'uzza che punge aspra di sale,
e invero sol gli rincresce d'un pane,
d'un pan che manca alla sua lieta fame
si mattutina. " Ecco che è fatta l'alba. Il vincastro
Riconterò le mie pecore. „ T a g lia
1000 una verga, entra nel chiuso, e caccia il branco.
N itrire i suoi cavalli di battaglia
ode all'aperto. Respira: " O h Libertà! „
Poi, sufolando ne' modi della P am pa
e dell’Oceano, pascola verso il mare.

�GAN TI DELLA M ORTE E DELLA
G L O R IA .
I.

O
V E R I T À cinta di quercia, canta
C anti della
la tristezza del popolo latino,
m orte e
il S ol che muore dietro l'A ven tin o
della gloria
e la notte che abbraccia l' Arce santa.
A h i che lungi egualmente a Rom a, e in quanta
lontananza entro l'ombra del destino
compiuto, sono i Fabi e il lor divino
Cremerà, Villagloria e i suoi settanta!
Esausto è il latte della L u p a stracca
nelle flaccide m am m e, e tutto è spoglio
dai ladruncoli il fico ruminale.
A cca Larenzia lucra da baldracca.
L ’oca senz'ale abita il Cam pidoglio
e la talpa senz'occhi il Quirinale.
II.
IL pastore d' A m u lio dal galèro
di pel lupigno, Fàustolo che scorse
il pico verde e quel seguendo accorse
al loco lupercale umido e nero,
indi prese i Gem elli, uno leggero,
l'altro più grave, e nudi ambo li porse
a Larenzia m am m osa, non s'accorse
che in un pesava il peso dell'impero.
- 7 9 -

�C an ti delia
morte e
della gloria

Il peso dell'impero e del delitto
necessario facea grave il fratello
di R em o, sacro all'augurale volo.
E i diede al mondo l'U rbe e al cuore invitto
del Guerriero insegnò come sia bello
con un sogno di gloria restar solo.
III.
A gloria fu. L 'u ltim e vite insigni
si spengono sul suol di D ante a un tratto
come le faci in un festin protratto
quando il cielo arde di baglior sanguigni.
Vanno lungi da noi l'A quile e i Cigni:
quei ch'ebber pronta la virtù dell'atto
e quei ch'ebber nel cuore il sogno intatto;
né si vede che il seme lor ralligni.
A lzia m o gli Inni fùnebri, sul gregge
ignaro, alla Potenza che ci lascia,
alla Bellezza che da noi s'esilia.
Implacabile è il Canto, e la sua legge.
E però leva su, vinci l'ambascia,
A n im a mia. Q uesta è la tua vigilia.

" 8o "

�PER LA M O R T E
G A N T IN I.

DI G IO V A N N I SE ­

IM P L O R A Z I O N E dei monti, voci
del regno alto e santo,
dolor selvaggio dei vènti combattuti,
profondo pianto
delle sorgenti pure,
quando l'om bra discesada un più alto regno benda
la rupe e il ghiacciaio albeggia solo come un cam ­
mino che attenda
grandi orme venture!
Salutazione dei monti, coro delle gioie prime,
laude impetuosa dei torrenti, fremito delle cime
percosse dalla meraviglia,
quando si fa la luce nelle vene della pietra
come nelle fibre del fiore perché D em etra
rivede la sua figlia!
Dom inazione dei monti, purità delle cose intatte,
forza generatrice delle fiumane pròvvide e delle
schiatte
armate per l'eterna guerra,
mistero delle più remote origini quando un pen­
siero
divino abitava le fronti emerse dai mari! O mistero,
purità, forza sopra la Terra!
Spenti son gli occhi umili e degni ove s'accolse
l'infinita

-81-

11

Perla mor­
te di Gio­
vanni Se­
gantini

�Per la mor
te di G io ­
vanni S e ­
gantini

bellezza, partita è l'anima ove l'ombra e la luce la
vita
e la morte furon come una sola
preghiera, e la melodia del ruscello e il mugghio
dell'armento e il tuono
della tem pesta e il grido dell'aquila e il gemito
dell'uomo
furon come una sola parola,
e tutte le cose furono come una sola cosa
abbracciata per sempre dalla sua silenziosa
potenza com e dall'aria.
Partita è su i vènti ebra di libertà l'anima dolce e
rude
di colui che cercava una patria nelle altezze più
nude
sempre più solitaria.
O monti, purità delle cose intatte, forza, mistero
sopra la Terra, ella va e ritorna come un pensiero
im m ortale sopra la Tèrra.
O monti, o culmini, il suo dolore fu come la v o ­
stra ombra
sopra la Terra. L a sua gioia sarà oltre la sua tom ba
un palpito della Tèrra.

- 82 -

�P E R L A M O R T E D I G IU S E P P E V E R D I.
S
I chinaron su lui tre vaste fronti
terribili, col pondo
degli eterni pensieri e del dolore;
D ante Alighieri che sorresse il mondo
in suo pugno ed i fonti
dell'universa vita ebbe in suo cuore;
Leonardo, signore
di verità, re dei dominii oscuri,
fissa pupilla a' rai de' Soli ignoti;
il ferreo Buonarroti
che animò del suo gran disdegno in duri
massi gli imperituri
figli, i ribelli eroi
silenziosi onde il Destino è vinto.
Vegliato fu da' suoi
fratelli antichi il creatore estinto.
C o m e la nube, quando è spento il Sole
dietro le opache cime,
di fulgore durabile s'arrossa:
contro all'ombre notturne arde sublime
la titanica m ole
e la notte non ha contro a lei possa :
così dalle affrante ossa
l'anim a alzata contrastò la M orte,
avverso il buio perdurò splendente.
Dinanzi alla veggente
tutte aperte rimasero le porte
del M istero, e la sorte
- 83 -

Perla m or­
te di G iu ­
seppe V er
di

�Per la mor­
te di G iu ­
seppe V er
di

um ana fu sospesa
su f alte soglie ove la F orza trem a.
S u l rom bo, nell'attesa,
allor sonò la m elodia suprem a.
L a melodia suprem a della Patria
in un im m enso coro
di popoli sali verso il defunto.
Infinita, dal Brènnero al Peloro
e dal Cim ino al Catria,
accompagnò nei cieli il figlio assunto.
E colui, che congiunto
in terra avea con la virtù de' suoni
tutti gli spirti per la santa guerra,
pur li congiunse in terra
col suo silenzio funerale e proni
li fece innanzi ai troni
ed ai vetusti altari
ove l'Italia fu regina e iddia.
Canzon, per i tre m ari
vola dal cuor che spera e non oblia !
E “ T i so v v en ga!,, sia la tua parola.
V egliato fu da' suoi
fratelli antichi il creator che dorme.
E simile alle fronti degli eroi
era la fronte, sola
e pura come giogo alpestro, enorme.
E profonde eran l'orm e
im presse dal suo piè nella m aterna
- 84 -

�zolla, profonde al pari delle antiche;
e l'alte sue fatiche
erano intese ad una gioia eterna;
e come Tonda alterna
dei mari fu il suo canto
intorno al mondo, per le genti umane.
E noi, nell'ardor santo,
ci nutrim m o di lui come del pane.
C i nutrim m o di lui come dell' aria
libera ed infinita
cui dà la terra tutti i suoi sapori.
L a bellezza e la forza di sua vita,
che parve solitaria,
furon com e su noi cieli canori.
E g li trasse i suoi cori
dall'imo gorgo dell'ansante folla.
D iede una voce alle speranze e ai lutti.
Pianse ed am ò per tutti.
F u come l'aura, fu come la polla.
M a , nato dalla zolla,
dalla madre dei buoi
forti e dell'ampie querci e del frumento,
nel bronzo degli eroi
foggiò sé stesso il creatore spento.
E disse l'A l ighieri in tra gli eguali
nella funebre notte;
" O gloria dei Latin', come tramonti! „
Q u iv i bianche parean dalle incorrotte
85

Per la mor­
te di G iu ­
seppe V er­
di

�Per la m or
te di G iu ­
seppe V er
di

spoglie grandeggiar le ali
sotto la fiam m a delle vaste fronti.
E D ante disse : " O fonti
della divina melodia richiusi
in lui per sempre, che tutti li aperse!
Ecco quei che s’ aderse,
su la sua gloria, in cieli più diffusi
e agli uomini confusi
parve subitamente
artefice maggior della sua gloria.
natura possente,
non conoscemmo noi questa vittoria! „

o

E Leonardo : " Innanzi ebb’io la nuda
faccia del M ondo immensa,
come quella dell’ U o m che a dentro incisi.
Creai la luce in Cristo su la mensa
e creai l’ombra in Giuda.
D ell’Infinito feci i miei sorrisi.
Poi, nel vespro, m ’assisi
calmo alla som m ità della saggezza
ed ascoltai la musica solenne.
Per quali vie convenne
meco quest’aspra forza a tale altezza?
C o m e questa vecchiezza
semplice e sola attinse
il culmine ove regna il mio pensiero ?
Fratello m ’è chi vinse
il suo fato e tentò novo sentiero. „

-8 6 -

�E il Buonarroti disse; " Io prima oscuro,
per opra più perfetta
rinascere, di m e nacqui modello.
Poi m i scolpii nella virtù concetta,
come nel m arm o puro
s'adempion le promesse del martello
E posi m e suggello
violento sul secolo carnale
di grandi cose moribonde carco.
Irato apersi un varco
nelle rupi all'esercito immortale
degli eroi sopra il M a le
vindici; senza pace,
stirpe insonne, anelam m o all'alto segno.
Ben costui che or si giace
tal cuore ebbe, s'armò di tal disdegno. „
N e lla notte cosi gli eterni spirti
riconobbero il Grande
cui sceso era pe' tem pi il lor retaggio.
Il titano giacea senza ghirlande,
senza lauri né mirti,
sol coronato del suo crin selvaggio.
E , come il primo raggio
dell'alba fu, la maggior voce disse:
" O patria, degna di trionfai fam a! „
E parve che una brama
di rinnovanza dalla terra escisse,
e che le zolle scisse
dai vom eri altro seme

- 87 -

Per la mor­
te di G iu ­
seppe V er
di

�\

Per la mor
te di G iu ­
seppe V er­
di

chiedessero a novel seminatore,
e che Tonte supreme
vendicasse la forza del dolore.
Canzon, per i tre mari
vola dal cuor che spera oltre il destino,
recando il buon messaggio a chi l'aspetta.
A qu ila giovinetta,
batti le penne su per l'A pennino;
per l'aere latino
rapidamente vola,
poi discendi con im peto nei piani
sacri ove R o m a è sola,
getta il più fiero grido e là rimani.
N E L P R IM O C E N T E N A R I O D E L L A
N A S C I T A D I V I N C E N Z O B E L L IN I.

N e l primo
centenario
della nasci­
ta di V in ­
cenzo Bel­
lini

E
N L L ' I S O L A divina che l'etnèo
G io v e alla figlia di D em etra antica
donò ricca di messi e di cavalli,
di lunghe navi e di città potenti,
d'aste corusche e di cerate canne,
di magnanim i eroi e di pastori
melodiosi,
dal santo lido ove appari l'A lfeo
terribile»che tenne la sua brama
im m une dentro all'infecondo sale,
da O rtigia ramoscel di Siracusa,
che fu sorella a D eio e abbeverava

-8 8 -

�nell'orrore notturno la sirena
ai fonti ascosi,

N e l primo
centenario
della nasci­
ta di V in ­
cenzo Bel­
lini

il re degli inni Pindaro tebano
assiso in ferreo trono,
invocando le Grazie dal sen vasto
e l'Ardire e la Forza e l'Abondanza
sopra l'anim a pura,
celebrò le vittorie dei mortali.
Per gli inni trionfali,
con l'olivo selvaggio e il bronzeo vaso,
i vincitori furono gli eguali
dei belli iddìi nel sole senza occaso.

Inni, rapidi figli del furore
e della fiam m a, qual degli iddìi, quale
eroe, quale uom o noi celebreremo
oggi al conspetto del religioso
popolo accolto che offre alla Potenza
generata dal suo dolente grembo
una preghiera ?
Il dio celebreremo noi, pel cuore
innumerevole avido di eterna
vita, l'eroe celebreremo e l'uom o
in una sola forma di bellezza
giovenile, rapita negli alti astri
m a sempre ritornante in terra come
la primavera.
-89 -

12

�N e l primo
centenario
della nasci
t a di V in­
cenzo Bel
lini

Sim ile al mare procelloso incontro
alle foci dei fiumi,
che sforza verso le sorgenti prime
verso le auguste origini montane
la gran copia dell' acque
(beve intorno la terra e si feconda),
simile al mare Tonda
del canto volga im petuosam ente
questa che palpita anima profonda
verso l'antichità di nostra gente.

D o v e il veglio Stesicoro per Ilio
ereditò la cecità di O m ero,
dove Pindaro assunse ai cieli il carro
del re Ierone fondatore d 'E tn a
e Teocrito addusse tra i bifolchi
eloquenti le Càriti dal fresco
fiato silvano,
quivi im provvisa dopo il lungo esilio
la doriense M u sa ricomparve
tra l'im m em ore popolo, im provvisa
animò la siringa dell'occulto
Pan, cui la cera dato avea l'odore
del miele (appreso aveale a lamentarsi
il labbro um ano);
e il dolore degli uomini e l'amore
degli uomini e le cieche
- 90 -

�speranze e le bellezze della vita
e della morte e tutte le virtudi
riebbero nel Canto
la purità sublime e necessaria.
O h sagliente nell'aria
che la nutrì, semplice nuda e sola,
come nel tempio la colonna paria,
la melodia che vince ogni parolai

G li Itali palpitaron di novella
attesa udendo quella giovenile
voce nell’aria limpida salire;
e l’olivo che cinge i poggi curvi
lungh'essi i patrii mari santo parve
alle dischiuse ciglia e ancor più santo
parve l’alloro;
però ch’eglino, tristi servi, in quella
voce riconoscessero l’antica
lor giovinezza e la meravigliosa
verginità dell’anima primiera
che creò nella luce l’ im m utato
ordine e bianco per gli intercolunnii
condusse il coro.
C an tava inconsapevole, su i giorni
e su l’opre comuni
il figlio degli Ellèni in false vesti,
tra vane moltitudini loquaci,
-

91

-

N e l primo
centenario
della nasci
ta di V in ­
cenzo Bel
lini

�N e l primo
centenario
della nasci
ta di V in ­
cenzo B el­
lini

lungi ai m arm i natali;
e in cor gli ardeva una tristezza ignota,
m entre nella rem ota
isola i suoi teatri pel notturno
silenzio biancheggiavano e la vota
scena attendeva l’urto del coturno.

" Egli è morto, l’Orfeo dorico è m orto!
Sicelie M use, incominciate il carme
fùnebre! O rosignoli, annunziate
ad A retusa ch’egli è m orto e il canto
m orto è con lui, e il latte non fluisce
più, ne dai favi il miele, che perito
è nella cera
per lo dolore; e il verde apio nell’orto
langue, e l’aneto aulente; e le m ontagne
son tacite, e le fonti nelle selve
plorano, e al m are Cerilo fa lai.
Sicelie M use, incominciate il carme
fùnebre! V arca il doriense Orfeo
l’atra riviera. „
N o n sonò forse questo antico pianto
sul trapassato auleta?
" O rnai chi canterà su le tue canne?
Respiran elle come le tue labbra.
P an non si ardisce. E oppresso
tu dal silenzio della T erra sei!
&lt;*

92

"

�M a , se canti a colei
che pur pensosa è d'E nna in Acheronte,
ella in mem oria dei narcissi ennèi
ti ridona al tuo mare ed al tuo monte. „

N o n piansero cosi forse i selvaggi
flauti contesti con la cera e il lino,
al mar siciliano e a piè del cavo
rogo vulcanio? E le città illustri
piangevano, come Ascra per Esiodo,
per A rchiloco Paro, per A lceo
Lesbo su Tacque.
Inno di gloria, irràggiati dei raggi
più fulgidi recando all'ansio sa
moltitudine, accolta nel T eatro
riconsacrato dalla reverenza,
l'imagine del giovine Cantore
auspice e i testim o n i del fatale
suolo ove nacque.
A lto pel mar duplice ei vien cantando,
il figlio degli Ellèni,
il subitaneo fiore della M adre
Eliade. E i vien cantando la bellezza
e il dolore dell'U om o.
Il genio della stirpe lui conduce,
pervigile. L a luce
è la sua legge. E l'orizzonte immenso,
" 93 "

N e l primo
centenario
della nasci­
ta di V in ­
cenzo B el­
lini

�N e l primo
centenario
della nasci
ta di V in­
cenzo B el­
lini

con tutto che la Terra alm a produce,
volgesi a lui come un divin consenso.

Saluta, mentr'ei viene, Inno, l'ignita
vetta e il lido aretùside, so spiro
d'A tene, e le vocali selve, e i fiumi
che il chiaro Ionio beve, e Siracusa
e T aorm ina e la natal C atana
con Torme che v'impressero congiunte
Eliade e Rom a.
L a luce regna. U n a profonda vita
anima le ruine respiranti
per mille bocche cerule nel mare
e nel cielo. L 'a lta erba occupa i gradi
marmorei, ove i secoli silenti
e invisibili ascoltano il tragedo
che non si noma.
T r a il cielo e il mare le deserte orchestre
com e stromenti cavi
s’aprono per accogliere la voce
misteriosa cui risponde il coro
dei V èn ti peregrini.
E la tem pesta che laggiù percote
le grandi rupi im m ote
contra i frangenti, e il tremito del lieve
stelo tra i rotti fregi, son le note
dell'istessa parola eterna e breve.
94-

�Italia, Italia, quale m essaggero
di popoli trarrà da quel silenzio
venerando il m essaggio che s’attende ?
Q uivi taluno interroga i vestigi?
pacato curvasi ad apprender come
si tagli il m arm o per edificare
im m ortalm ente ?
O altrove, altrove afforzasi il pensiero
liberatore in qualche eroica fronte
su cui ventò lo spirito dell’alba
prom essa? D ove? D ove Leonardo
tem prò il sorriso, penetrò le am bagi
del corpo um ano, dominò la forza
della corrente?
So tto l’om bra dell’A lpi vigilate?
N e lla ligure piaggia
onde salpò la prua ferrea di cuori?
N e lla candida pace della valle
um bra dove Francesco
nutrì di sé le dolci creature?
F ra l’alte sepolture
della città ch’ebbe di D an te l’ossa
e al gran nom e sfavilla di future
sorti qual fredda selce alla percossa?

O nella polve (Inno d’am ore, batti
l’ale tue forti!) nella sacra polve
" 95"

N e l primo
centenario
della nasci­
ta di V in­
cenzo B el­
lini

�I

N e l primo
centenario
della nasci
ta di V in ­
cenzo Bel
lini

del Fòro suscitata oggi dai ferri
animosi che rompono i suggelli
del T e m p o e riconducono alla luce
dell’ A n im a e del Sole i testim on i
primi dell’ Urbe?
O vu n q u e i bei pensieri e i grandi fatti
si preparino, quivi arde un altare
alla D ea R om a e il buono Eroe s’attende.
Inno, che nell’ardore della mia
anima come in fervida fucina
foggiarono le mie speranze invitte,
saluta l'Urbe!
Saluta, nella gloria del Cantore
fiorito a piè dell’ E tna,
l’A ven tin o sul T e v e re d’Italia,
il m onte che salivano i Carm enti
aedi del Futuro;
però che tutto alla G ran M adre torni
e d’ogni raggio s’orni
il suo capo che sta sopra la Terra.
Sveglia i dormenti e annunzia ai d esti;" I giorni
sono prossimi. U sciam o all’alta guerra! „

- 96

�N E L P R IM O C E N T E N A R I O D E L ­
LA N A S C IT A DI V IT T O R E H U G O .
C M E sopra la forza del m onte
O
tra la selva e il fonte,
tra la palude e il fiume,
in vista all’infaticato mare,
nell’altezza dell’etra
venerabile, con suon di cetra
e di flauto, armoniosamente,
l’im m une dalla morte
Eroe figlio del N u m e
edificava per l’industre
e pugnace sua gente,
e pel Fato, la città illustre
di m olte porte e di m olte are;
cosi edificò E g li
nella luce e nell'ombra
l’opera d’eterne parole
che ingombra l’orizzonte
umano con la sua m ole
im m ensa; e l’abitarono i vegli
esperti d’infiniti mali,
le vergini vereconde, i lieti
pargoli, i guerrieri sanguigni,
e i mostri carnali senza fronte,
che faceano insonni i profeti
ne’ lor chiostri di macigni,
le onte irte d’artigli e d’ali,
di cigli e di rostri.

-97-

N e l primo
centenario
della nasci­
ta di V i t ­
tore H u go

�N e l primo
centenario
della nasci
ta di V i t ­
tore H u go

N azio n e di D ante,
se l'anim a tua non è m orta,
se il tuo braccio ancor vale,
se ancor la tua voce risuona,
se t’arde nella m em oria
favilla del rom ano orgoglio,
o custode del Libro im m ortale,
percuoti lo scudo raggiante
sospeso alla porta
del tuo T em p io ideale,
solleva una v asta corona
dal tuo Cam pidoglio,
e grida: “ G loria! G loria!
G lo r ia !,, come nei giorni
delle tue m agnificenze;
perocché oggi ritorni
l’edificator T itan o
trasfigurato sopra gli anni
e i tiranni, spiriti adducendo
di am ore su venti di letizia,
nella sua pura vittoria
le sacre invocando potenze
testim oni al cruciato di Scizia:
" O T erra! O M adre!
O chiaro E tere! M u tato è in gioia
degli uomini quel ch’io soffersi
per la G iu stizia.,,
G loria all’esule E roe che invoco,
N azion e di D ante, all’aedo
- 98 -

�che seppe pur l'altra parola
del Portatore-di-fuoco!
" Più grato m ’è Tesser prigione
del sasso, che servo
del tuo signore. „ E sola
eragli intorno la rupe, e solo
eragli l' Oceano intorno
ululante; e il lam ento
dei popoli ignavi sul vento
ferivagli il cuore ferito;
e la nuvola del suo dolore
occupava il ciel taciturno
procellosa, di folgori spessa;
e l'ira indefessa
latrava pel tragico lito
all'orrore notturno,
più trista che N io b e nel mito.
M a egli aspettò la sua vela,
ospite sovrumano
del granito, com e Eschilo a G ela
ospite fu del vulcano.
E le parole sue
costrinsero il F ato lontano
a premere la ferrea m ano
su l'impero di sangue e di lue.
O nembo sonante dell'Ode,
rischiara dei tuoi rotti lam pi
l'im m ensità del suo cuore!
L a Gallia, distesa tra i campi

" 99 "

N e l primo
centenario
della nasci
t a di V i t
tore H ugo

�N e l primo
centenario
della nasci
ta di V i t
tore H u go

nubilosi e le prode
del M editerraneo lucente,
nel suo cuore è com presa
con la profonda Ardenna
e la Provenza serena
ove canta la cicala
d’Apolline all’olivo d’Atena,
e la Bretagna silente
dai candidi lini
che prega ram m em ora e sogna
coronata di giunchi marini,
e la Borgogna che al ferro
duro partitor di retaggi
è m adre e alle vigne opim e
onde flam m ea gioia s’esprime.
Integro nel suo petto
è il suo dolce paese;
e nell’anim a sua ferve il solco
della nave focese
che venne recando il perfetto
dell’E llade fiore
nel se no petroso ove nacque
M assilia a specchio dell’acque.
M a il tutto è in lui. N e l suo petto
concluso è il mondo. O gni raggio,
ogni tenebra in lui discende,
da lui parte. Il suo spirto selvaggio
e divino s’oscura e risplende
com e la N o tte , com e il Giorno.
«

100 "

�Egli è Pan, la sostanza del Cielo
della Terra e del Mare,
l'Orgiaste, il Sonoro,
il Vagabondo,
il dio dal piè caprino, dal corno
lunare, il signore del coro,
il duce dell'eterno ritorno,
che sopporta le stelle,
incita le stirpi,
dischiude la porta
delle eterne visioni.
Crescono in lui stagioni
ineffabili. L a polve
dei secoli s'anima al flato
della sua bocca e levasi in trombe
impetuose. L e tombe
gli rendono i morti e i misteri.
D al silenzio Egli trae tutti i suoni.
I novi pensieri suoi forti
per entro alle selve dei tempi
si scagliano come leoni.
Sale il monte, scompare nell'atra
nube, parla con l'aquile e i vènti.
Dietro di sè lascia la turba
che latra, la città del sangue
e del lucro, la femmina molle;
fa sosta ai torrenti.
Beve, come i profeti, nel cavo
della mano, mentre all'opposta
-101

*

N el primo
centenario
della nasci
ta di V it
tore H ugo

�N e l primo
centenario
della nasci
ta di V i t
tore H u go

riva rugge il fratei suo flavo.
C om e l'artefice folle
del Macedone, ebro di fasto,
emulando con l'arte l'orgoglio,
foggia nel monte il colosso
del suo desiderio inumano
che cerca il dominio più vasto,
che anela il più fulgido soglio.
C om e il dio degli eserciti, grida;
" Io ti darò una fronte
più dura che le fronti loro. „
Veggon di lungi le genti
torreggiare quel suo simulacro.
Dicono: " Chi trasfigura il monte? „
I muscoli ingenti
constringono l'ardua ossatura
terribili come i serpenti
che attorsero Laocoonte.
Guardan l'aquile il sacro lavoro.
Egli sa ciò che deve perire,
e il segreto travaglio onde nasce
la nova speranza o la nova
beltà su la doglia del mondo,
ora curvo come sotto il pondo
di popoli morti, d'immensi
tumuli, d'infam i ruine,
or raggiante di vite future.
Legioni di re, coorti
di pontefici e d'imperatori
-

102

«

�ebri di lutti e d'incensi,
lordi di menzogne e di fuchi,
torme di carnefici sordi,
d'eunuchi infermi di paure,
moltitudini di meretrici
fameliche come le tombe,
si mutano in tacita polve,
nelle profondità delle vie
nascoste; e la polve,
sitibonda sorella del fango,
riceve il pianto dei cieli ; e il suono
d'una parola
v'è sem inato; " L a spada
si torce, la tiara si offusca,
la corona si apre,
la catena si spezza, il supplizio
si arresta. Gloria alla Terra! „
Egli canta: " Gloria alla Terra!
Benigna è la madre e severa
alle sue schiatte,
incorruttibile e certa.
A m a il figlio che pensa e che spera,
che opera e che combatte;
e l’innocenza offerta
a tutte le vite è il suo latte,
e la giustizia è la sua m am m ella. „
C an ta; " Ogni alba è novella.
L a vittoria è nel grembo dell’alba
fecondata dal sogno del forte.
" 103 "

N el primo
centenario
della nasci
ta di V it­
tore Hugo

�N e l primo
centenario
della nasci
ta di V i t ­
tore H u go

O Spirto, vinceremo noi
l’imm ite elemento, e la morte
informe che in fiumi d’oblìo
i solchi profondati agguaglia.
L ’un sotto il giogo dell’uomo
si curverà come giumento;
l’altra si farà bella del canto
che eterna il cuor degli eroi.
L ’inno del divino
ordine sorgerà dal grido
rauco, dal fragor della battaglia.
E i a bianca rondine che vola
verso l’eternità, la Speranza
del giusto, farà il suo nido
nelle fauci inerti del Destino. „
C an ta: " II bisogno, aratro
infaticabile, travaglia
le moltitudini folte,
fremebonda gleba.
Innumerevoli mani
levate alla minaccia
son le spighe ond’è irto
il sanguineo campo fenduto.
N o i getteremo, o Spirto,
il seme per altre raccolte.
Bandiremo conviti d’amore
con beatitudini molte.
Tesserem o la bianca tovaglia
con una invisibile spola.
104

-

�Il nostro puro fromento
non patirà la m ola
per convertirsi in pani.
Il ramoscel cresciuto
all'ombra del dio che consola
ornerà, con l'alloro e col mirto,
le mense pie di domani.
Il lin sincero e la lana rude
al conviva saran vestim ento.
S u la porta che m ai non si chiude
ove l'uom dice: - Entra e rimani -,
sarà scritta la grande parola

N e l primo
centenario
della nasci­
ta di V i t ­
tore H ugo

COMINCIAMENTO, „
E d E g li tace, nella grazia
della terra vestita di cielo,
simile al fium e che sazia
di sé le moltitudini e i campi.
T u tto il Bene è nell'occhio profondo.
L a pagina del suo vangelo
palpita come l'ala
che in aere si spazia,
splende come velo che avvam pi.
T a c e E gli e guarda.
Il suo petto titanico esala
il soffio pacato d'un mondo.
T a c e e contempla. U n a scala
sorge nel suo sogno, diritta,
di crisòlito e di diamante.
A ll'im o un re moribondo

-105 "

14

�N e l primo
centenario
della nasci
ta di V i t ­
tore H u go

v'è senza eredi; e confitta
da presso v'è Tonta
d'un pastor senza legge, che spinga
i suoi cotti piedi
come quei nella bolgia di Dante.
M a stirpi ansiose in catena
infinita vi salgono. A l som m o
dell'ansia il miracolo sta;
la suprema bellezza, la gioia
suprema, la gloria suprema;
nella Luce la Libertà.
O libera forza dell'Ode,
che precipiti sopra le turbe
estuose e fai tua rapina
dei cuor maschi,e il lor palpito s'ode
fra i tuoi gridi intermesso,
e teco li traggi ed esalti
insino all'ardor che commuta
in una adamantina
tempra il desire e il volere,
o Ardente!, quali faci arderemo
noi, quali fuochi, quali alti
roghi, quali incendii vasti
accenderemo noi presso e lunge,
su i colli dell'Urbe, alle prode
del Tevere, nei paschi
dell'Agro, oggi, per questo che giunge
di torri incoronato
ospite del Campidoglio?
-10 6 -

�Ecco le terme, ecco i circhi, gli archi,
gli acquedotti roggi,
vertebre dei secoli, orridi ossi.
M a se R om a si levi dal soglio
per lui onorare, oggi eretta
apparirà più grande
a questo che vien d'oltremonte
fabro di colossi,
con fragore di scudi percossi.
" Patria! Patria! „ gridavan gli Elleni
percotendo gli scudi sospesi
alle porte dei templi,
quando escivan dal bianco Teatro
pieni il petto del ditirambo
religioso
cui Eschilo dato avea l'angue
e la torcia dell'insonne Erinni.
" Patria! Patria! „ E con ambo
le braccia cingean le colonne
pure, sorelle degli inni.
Percotiamo gli scudi chiamando
il dolce e terribile nome,
suggello di labbra più sante.
Colui che oggi sale il Monte
Tarpeo, l'am ò d'alto amore
che l'udì dalle labbra di Dante.
" Italia! Italia! „
U na voce d'iroso dolore
dall'adriatico mare,
-1 0 7 -

N el primo
centenario
della nasci
ta di V it­
tore Hugo

�N e l primo
centenario
della nasci
ta di V i t ­
tore H ugo

dal mare che chiude altri morti,
dal mare che vide altre onte,
ripete oggi il grido, ahi, vano. E il cuore
anco spera ? E la fede non langue ?
Calpesta dal barbaro atroce,
o M adre che dormi, ti chiama
una figlia che gronda di sangue.
P E R LA M O R T E DI U N D IS T R U T ­
TORE.
F. N. X X V AGOSTO MCM.

Per la m or­
te di un di­
struttore

IDS S E al cuore dell’uom o: " Quando
tu fervi, o cuore, largo e pieno,
simile alla grande fiumana,
beneficio e periglio dei lidi,
quivi la tua virtù s’inizia
D isse: " N e l deserto estremo,
con risa e con gridi,
danzando e cantando,
irrompe il mio desiderio e irraggia
la sua letizia.
N acque su le montagne eterne
la mia saggezza inumana,
su le montagne che stanno
vergini e sole
nel meriggio sereno,
nell’ardore solenne;
pregna divenne
su i culmini prossimi al Sole
la mia virtù selvaggia;
108 -

�partorì su gli aridi macigni
il più giovine de' suoi figli, „
D isse: " N e l deserto estremo,
nella fulva sabbia,
sotto la rabbia
del sole, duro, violento,
silenzioso,
avido di conoscenza come
il leone di nutrimento,
senza dio, senza nome,
senza spavento
e spaventoso,
con la volontà del leone,
con la fam e del leone,
famelico, sitibondo,
infaticabile, padrone
del deserto e del mondo
fui, e delle mie forze segrete.
Inesprimibile e senza nome
quel che fu il tormento
e il giubilo dell'anima mia,
quel che fu la fam e e la sete
dell'anima mia! „
Disse : " L e fonti attossicate,
i fuochi graveolenti,
i sogni corrotti
e i vermi nel pane della vita
son necessarii?
-109 -

Per la m or­
te di un di­s
truttore

�Per la m or­
te di un di­
struttore

N on io la mia vita
mendicai a frusto a frusto,
m a esso il mio disgusto
mi diede le forze e Tale
che presentivano le sorgenti
dei fiumi solitarii.
E per giorni e per notti,
di monte in monte,
oltre il bene, oltre il male,
senza sosta, senza sonno,
il m io volo robusto
cercò cercò la fonte
della gioia; e la trovò in sommo.
Avido nelle acque canore
s’abbeverò il mio cuore
ove arde la mia grande estate.
Il mio cuore, ove splende
l’estate, s’abbeverò nell’acque
gelide e n’ebbe gioia infinita.
T u tta la mia vita
fu un’alta speranza.
0 miei fratelli, dove siete ?
Accorrete, accorrete
alla gioia che v’attende.
Troppo si piacque
della pianura
la vostra virtù. N on è sete
quella ch’estinguono i ruscelli
garruli, quella che alla cisterna
- 110 -

�empie l'otro e vi s’indugia.
Uditemi, o miei fratelli!
Poi ch’io bevvi alla fonte apparita,
tutta la m ia vita
fu una speranza eterna,
tutti i miei pensieri
per mille varchi e mille sentieri
migrarono alla terra futura.
O h venite, fratelli in angoscia,
perchè io vi mostri
la sorgente ignota
nell’alba che si leva!
Scaturisce ella con troppa
veemenza e scroscia
cosi che la coppa
si riempie e si vuota.
V ’insegnerò come si beva.
Venite a me! Lasciate gli egri
e i vili alla bassura.
Venite perché io vi rallegri,
fratelli, ne’ cuori vostri.
Grande sarà l’estate su i monti
con gelide fonti
e silenzio infinito.
L ’aquile ci porteranno il cibo
con i lor curvi rostri.
Vivremo come i vènti forti.
N egli occhi profondi
avremo la terra futura.
- 111 -

Per la m or­
te di un di­
struttore

�Per la m or­
te di un di­
struttore

Venite a me col vostro amore
che non soccombe,
con la vostra sete
che non si placa, quanti siete
uomini che v ’accresceste
di conoscimento e di dolore,
che la vita incideste
con la vostra vita dura,
che osaste abbattere le tombe
perché taluno risorgesse,
che seguiste il più aspro cammino
a cercar le vostre anime stesse,
che chiamaste il più crudo nemico
per guerreggiar la vostra guerra,
che santificaste nei perigli
le vostre inesorabili sorti,
venite a me su l’ultima altura !
Vivremo come i vènti forti.
Sarem o fedeli alla terra,
fedeli alla terra dei figli,
fedeli alla terra futura. „
Disset “ II mio lavoro
fu la guerra, la mia pace
fu la vittoria.
L a mia volontà fu sospesa
sul mio capo come una legge,
come una gloria,
come un nimbo d’oro.
In ogni impresa
-

112 -

�il m io p e n siere
fu la m ia so la face.
S d e g n a i di bere
d o v e b e v v e il gregge,
sd egn ai di rim irare il cielo
o scu rato d alla c a v a n u b e;
perch ’io sa p e a che n ella rupe
aerea tu eri, o so rgen te
pu ra, o so rella dell’aria,
io sa p e a l’erta n ecessaria
p er rim irarti, o cielo
pudico e ardente,
libertà, seren ità d ’oro.

Per la m or­
te di un di­
struttore

O cielo su la m ia te sta
n uda, giocondo
ab isso , gorgo
di luce, fe sta
del sole, o cielo se n z a
n ube e se n z a tuon o,
ecco la m ia innocenza,
ecco che io risorgo
v e rso di te m o n d o
di ogni tab e e di ogni lebbra,
ecco che io sono
colui che a ffe rm a
e colui che benedice;
e p er q u e sto lo tta i su la terra,
per q u e sto ebbi ta n ta guerra
tan te a rm i tan te ire:

" U3 -

15

�Per la m or­
te di un di­
struttore

per aver libere mani,
o serenità liberatrice,
miracolo d'oro sul mondo,
per avere un giorno le mani
libere a benedire!
E così benedico:
- Essere sopra ogni cosa
come il suo proprio cielo,
come il suo volubile tetto,
come la sua cerulea volta
e l'eterna sua pace. - E felice
colui che benedice
così! Però che la sorgente
dell’eternità sia
il battesimale
fonte di tutte le cose,
oltre il bene, oltre il male ;
e il bene e il male sien ombre
fuggitive; e su tutte le cose
unico si spanda il ridente
cielo delle sorti
misteriose;
e sia la terra una divina
tavola al divino
gioco degli iddìi che tu porti,
Eternità, per colui che t’am a.
Però che io sia colui che t’ama,
o Eternità, colui che brama
-114 . -

�il tuo anello eternale,
colui che vuole
da te il nuziale
anello del ritorno
e del divenire,
colui che ti chiama
al suo desire
ed al suo giorno,
o Eternità, per teco
generar la sua prole,
colui che fu cieco
per la possa del tuo sole
che a lungo ei mirò fiso,
colui che alfine ha un riso
vasto come un baleno
creatore sul mondo,
colui che am a il tuo seno,
il tuo seno profondo,
o Eternità, colui che t'am a! „
Cosi parlava l'Asceta.
Q uesta parola disse
colui che terribilmente visse
per la sua terribile mèta.
Cosi parlava
su la plebe schiava
su la moltitudine morta
colui che errò lunghi anni
pei labirinti fallaci,
per tutte le ambagi
-1 1 5 '

Per la m or­
te di un di­
struttore

�Per la m or­
te di un di­
struttore

dei secolari inganni,
e ritrovò la porta
antica della Vita bella.
Disse? u Insegno al cuore umano
una volontà novella. „
D isse: u Insegno alicorno non l'amore
del prossimo m a del più lontano,
del vertice ch'ei s'elegge.
Sia l'uomo la sua propria stella,
sia la sua legge e il vendicatore
della sua legge. „
E il fiato impuro dell'uomo
10 soffocava; lo soffocava
11lezzo della bestia
inferma e vile.
E d egli andava andava andava,
cupo ed ostile,
nell'aria gravida di tempesta,
emulo del lampo e del tuono,
ebro della sua guerra,
splendido della sua virtù, irto
de' suoi pensieri, tra i sogni grami
di mille e mille anime stanche.
E disse: “ Il tuo spirto
e la tua virtù infiammino anche
la tua agonia, come il fuoco
del tramonto infiam m a la terra.
Cosi voglio io morire
perchè a causa di me tu ami,
- u6 -

�o fratello, sempre più la terra;
così voglio io reddire
luminoso alla gran madre terra.,,
Ahi che dal Fato,
cui d'evento in evento
am ò di così gagliardo
amore, non gli fu dato
morire nel combattimento,
morire alzato e pronto
al più difficile varco,
nell'atto di tendere l'arco
lucido ponderoso
per l'ultimo dardo,
il grande arco d'Ulisse,
quello dal nervo che garrisce
come la rondine messaggera,
quello che tende sol uno
contro la schiera
innumerevole! Ahi che il notturno
Fato l'oppresse a mezzo dell'opra!
E d egli stette nell'ombra
senza mutamento,
imm oto, vacuo, taciturno
come un cratère spento.
Poi, come l'acqua informe
colma i cratèri
imm em ori del fuoco pugnace,
la materia eguale
-117 -

P er la m o r­
te di un di­
struttore

�Per la m or­
te di un di­
struttore

ragguagliò nell'ombra infinita
e nei silenzii eterni
ove si celano le norme
del ritorno e del divenire,
ove tutte le forme
dell’essere s'aprono in misteri
ineffabili e la morte è vita
e la vita è morte.
O Verità redimita
di quercia, cantami la sua vita
e la sua morte
con la possa delle antiche lire!
Canta pei figli degli Ellèni
il Barbaro enorme
che risollevò gli iddìi sereni
dell'Ellade su le vaste porte
dell'Avvenire!
Io lo canterò, io figlio
degli Ellèni, con una ode
ampia, di possente volo;
perché dissi, quando udii la voce
di lui solo io solo,
dal suo esiglio nel mio esiglio,
dissi: " Questi è il mio pari.
Questo duro Barbaro che bevve
una colma tazza dell'ardente
vin campàno ed ebro di dominio
e di libertà corse i mari
armoniosi agognando il suolo
- 118 -

�ove l'uomo per la divina
etra incedeva al fianco del dio
ed entrambi erano Ellèni,
questi è il fratei mio.
Salutam m o le rosse triremi
nelle acque di Salam ina
nutrice di colombe;
portam m o una corona alle tombe
di M aratona, „
D issi: " O Vita, egli non sa che vive
su le rive sonore
un figlio della florida stirpe.
Io nasco in ogni alba che si leva.
Io so io so come si beva,
o Vita. E chi t'am ò su la terra
con questo furore?
Chi più larghe piaghe
s'ebbe nella tua guerra
e chi ferì con spade
di più sottili tempre ?
Chi di te gioì sempre
come s'ei fosse per dipartirsi?
A h tutti Ì suoi tirsi
il mio desiderio scosse
verso di te, o Vita
dai mille e mille volti,
a ogni tua apparita,
come un T iaso di rosse
Tiadi in boschi folti,
- 119 -

Per la m or­
te di un di­
struttore

�Per la m or­
te di un di­
struttore

t u t t i i s u o i tir si!

I o n a s c o in o g n i a lb a c h e s i le v a .
O g n i m io r isv e g lio
è c o m e u n 'i m p r o v v is a
n a s c ita n e lla lu c e :
a tto n iti i m ie i o cch i
m i r a n o l a lu c e e il m o n d o .
E g li n o n s a c o m e sie n p u r e
le m ie p u p ille , o V it a ,
m i r a n d o il c ie lo v e r e c o n d o .
E g li n o n sa c o m e trab o cc h i
il m io c u o re , s im ile a lla g r a n d e
f i u m a n a . C h e m 'i n s e g n e r à e g li,
o V ita ? Io so c o m e si d a n z i
s o p r a g li a b is s i e c o m e si r id a
q u a n d o il p e r ig lio è in n a n z i,
e c o m e s i c o m p i a s o t t o il r o m b o
d e lla t e m p e s t a l 'o p e r a a u s t e r a ,
e c o m e s i c o m b a t t a c o n l 'u g n e
e c o l r o s t r o , e c o m e si u c c id a ,
e c o m e si t e s s a n le g h ir la n d e
d o p o le p u g n e . „
M a r ic o n o b b i i s u o i p e n sie r i
f r a t e r n i c o m e il n a v i g a t o r e
a n s io r ic o n o sc e i v e r z ie r i
d 'I t a l i a d a lu n g i a ll'o d o r e
c h e g li r e c a n o i v è n ti.
I l t u o s o l e , il t u o s o l e ,

-12 0 -

�o Italia, colorò la sua fronte,
maturò la sua saggezza forte,
converse in oro
il ferro delle sue saette.
Il Barbaro pellegrino
sotto il tuo cielo alcionio
apprese il canto dal coro
alato delle tue selve aulenti.
O Italia, egli bevve il vino
delle tue vigne ambrosio;
colse il miele de’ tuoi favi meri,
le rose de’ tuoi roseti
gravi di api e di colombe. I piedi
suoi divennero leggeri
su i prati di violette.

P erla m or­
te di un di­
struttore

L a serenità adamantina
che s’inarca su i ghiacciai dell’erme
Alpi placò la sua furia.
Gli proposero enimmi
le rupi che nel m ar di Liguria
si protendono come sfingi
coronate di fiori.
Com e un novo Erm e
senza caduceo
egli portò su la sua spalla
Dioniso infante, nelle T erm e
di Caracalla,
nel Fòro, nel Colossèo.
Com e Eraclito nel tempio efesio,
- 121 -

16

»

�Per la m or­
te di un di­
struttore

egli meditò la sua dottrina
illuminato dagli ori
di San Marco nell'ombra marina.
E il fresco vento etesio
gonfiò la sua vela nei meriggi
d'estate, fra Sorrento e Cum a,
sul golfo ove il Vesuvio fuma.
Quivi, o triste ombra della greca
Antigone, anima profonda
che gli fosti custode
fedele nella notte cieca,
o sorella, quivi reca
il cadavere dell'eroe,
sul golfo lunato e grande
come l'arco ch'egli tese.
Gli alzeremo un tumulo grande,
un'altissim a tomba,
là dove le coste
sono più scoscese
e il flutto più rimbomba
nelle caverne più nascoste
con le eterne risposte
alle eterne domande.
Gli daremo ghirlande
d'ulivo selvaggio e, tra le accese
faci, libàmi come all'altare.
Gli canteremo in coro una ode
misurata al respiro del mare.

-1 2 2 -

�Canterem o: " Q u i dorme,
nella sacra Italia, sul mare
delle Sirene, sul M are
N ostro, in vista dell’arce cumèa
dove il figlio di Venere Enea
giunse recando i Penati
di T roia ed i F a ti
di R om a, qui dorme,
in vista del fuoco distruttore
e creatore
che irrompe dal cuor della Terra,
vegliato dalle antiche M ire
figlie della N o tte arbitre sole
della nascita e della morte,
o prole degli Ellèni,
qui dorme, placate le ire
dopo tanta guerra,
il Barbaro enorme
che risollevò gli iddìi sereni
d ell'E llade su le vaste porte
dell’A vvenire. „

Per la mor
te di un di
struttore

PER L A M O R T E DI U N C A P O L A V O R O .
O
F R E S T E su i monti, chiome fragorose
di oro di porpora e di croco
Per la m or­
all'aquilone,
te di un ca­
su l'aeree fronti
polavoro
im m ense corone
che affoca il foco dei tramonti;
rosarii di rose

�Per la m or­
te di un ca*
polavoro

nate su i fonti solitarii
ancor tiepidi dell’E state
che vi s’im m erse;
orti, orti conclusi, pomarii
soavi cui l’Autunno pone
monili più gravi che quelli di Serse
poi che su le gemme celate
il bel garzone
ebro il pom o punico aperse;
voluttà della Terra, o fronde,
o fiori, o frutti,
gioia di tutti,
prole delle Stagioni sacre,
portento dell’Acqua e del Sole,
fronde, fiori, frutti,
ecco, ora nati, ora distrutti,
chi mai si duole
oggi di vostra bella morte?
quale corda piange vostri dolci lutti?
Vivono le profonde
radici nel buio attorte.
Ancora brilleran felici
i ramicelli,
e il suco acre
si farà di miele nelle polpe bionde.
M a la creatura infinita,
in cui la mente
dell’uom fatto dio
-1 24 -

�continuò l'opera della divina
M adre e trasfigurò la vita
sotto la specie dell'Eterno;
m a l'effigie pura
in cui l'uom solo nell'oblio
di sé mutamente
svelò la virtù del dolore
sotto la specie dell’Eterno;
m a il mondo creato sopra la N atura,
ove con un gesto l’uom si fe' signore
del Fato e congiunse la sua forza antica
alla sua bellezza futura
sotto la specie dell'Eterno;
m a lo specchio dell'ideale,
o Poeti, la misura degli Eroi,
la som m a dell'Arte,
il vertice del Pensiero e del Mistero,
il segno visibile dell'immortale
muore, o Poeti, non è più.
Perisce e non si rinnovella.
D a noi si diparte ; non avrà ritorno.
S'oscura per sempre nella notte eguale.
Fronde fiori frutti nel sereno giorno
rivedremo noi,
la giovine Terra, la sua genitura,
e non l'infinita creatura bella!
Piangete, o Poeti, o Eroi,
per la luce che non è più,
per la gioia che non è più.
- 125 -

Per la m or­
te di un c a
polavoro

�Per la m or­
te di un ca­
polavoro

U m iliato è l'Universo.
M enom ato è l'orgoglio delle sorgenti.
U n grande fiume è inaridito.
Un gran potere s'è disperso.
N ella memoria delle genti
resta la grandezza d'un nome
come il nome d'un m ito
lontano, d'un cielo abolito,
d'un dio che parlò nel silenzio degli evi,
bianchissimo sopra le nevi,
vestito di sua verità.
O Poeti, Eroi, volontà
meravigliose della giovine Terra,
date il canto e il pianto,
sopra la guerra,
alla meraviglia che non rivivrà.
Culmine delle speranze sovrumane
alta anim a senza compagna,
precinta isola dal dolore infinito,
solitudine dell'abisso,
occhio aperto e fisso
nell'interno mare
della Bellezza, ebbe Egli un nome per voi?
“ Chi mangia il pane
con me, mi ha alzato contro le sue calcagna „
parlava ai suoi il signore del Convito;
e il pane azzimo involto nell'erbe amare
eragli innanzi, e la tristezza era immensa.
" In verità vi dico : quegli che bagna
- 126 -

�la mano insieme a me nel piatto,
quegli mi tradirà. „ E la man nell’atto
non tremava sopra la mensa.
Udiste voi queste parole?
Parlò per voi queste parole
Egli, il Galileo? Ben le udiste
dall’anima sua che fu triste
sino alla morte?
Ebbe per voi nome Gesù
Egli, e il giorno degli azzimi era
quello che risplendea dietro la sua testa ?
Piangete, o Poeti, o Eroi,
per la fiam m a che non è più,
per la gloria che non è più !
E ra l’eterna primavera, la festa
d’ogni ritorno;
ed Egli era nel silenzio suo profondo
solo col cuor del mondo e con la sua sorte ;
e gli uomini schiavi e tardi erangli intorno.
E disse Egli queste parole ;
" Dove io vo, tu non puoi seguirm i.,,
A h queste udimmo noi, fratelli,
antiche parole d’eroi
che sonarono verso tutte le cime
terribili, al nembo ed al sole,
per l’erte cui il sogno sublime
impresse vestigi che furon suggelli.
" Dove io vo, tu non puoi seguirmi. „

P erla m or­
te di un ca­
polavoro

�Per la m o r ­
te di u n ca

p o la vo ro

U d im m o ; e non ebbe E gli nome
per noi ; non lontanar dietro le sue chiome
vedem m o la rupe di Scizia o il Calvario ;
non vedem m o la croce, né l’avoltore.
M a , solitario
tra la sua gente, era E gli sopra il dolore
Colui che annuncia che rivela e che inizia ;
ed eglino erano gli schiavi
che non veggono e che non sanno,
schiavi eterni della forza e dell'inganno;
e la creatura dal viso
lene, che soleva adagiarglisi al petto
invincibile, il suo diletto
femineo giglio
reclinato, l’anima dalle soavi
labbra, quel sorriso che parve
quasi il minor fratello del suo dolore,
anche era distante.
E d E gli era solo, il gran cuore
era solo, incluso nel petto
come in diamante,
e non eravi per lui padre né figlio,
e non amico, e non amante.
" A h , chi m ai lo consolerà? „
dicemmo noi nello spavento.
" C h i consolerà
Colui ch’ebbe a sé testimoni
il Sole, il Vento,

- 128 -

�Per la m or­
te di un ca
polavoro

le sorgenti dei Fium i, il riso
innumerevole delle onde marine,
la madre di tutte le cose, la Terra ?
Chi m ai lo consolerà nel di supremo ?
L ’antico Oceano? Nicodem o
con gli aromi della Giudea ?
Il canto delle Oceanine ?
Il lamento delle pie donne ?
Qual parola nata
dal sale del mare e del pianto
lenirà l’insonne ? „
E noi leggemmo sol nel gesto
delle sue mani e nell’ombra de’ suoi cigli;
" N o n han le case degli uomini giacigli
per l’insonne, dov’egli giacersi voglia.
N o n io m ’arresto alla tua soglia.
D ove io vo, tu non puoi seguirmi.
L a m ia certezza canta nel mio sentiero
ed alza ai perigli colonne
trionfali sul limite degli abissi.
È il mio pensiero più che il giorno e il domani.
S o come sia dolce grappoli vermigli
premere e bei capei prolissi;
so come sia dolce una foglia, e la gola
della colomba. M a beni più lontani
cerco, e il silenzio. N o n della mia parola
io m ’inebrio, m a di quel che m ai non dissi. „
O puro Eroe, inalzato sopra il tempo
-12 9 -

17

�Per la m or­
te di un ca­
polavoro

e sopra le favole umane,
o segno visibile dell'Im m ortale,
che vale ora il pane
che diviso t'è innanzi ? Che vale il manto
che ti traveste, e il nome che ti fa santo
nelle preci vane,
e lo stuolo inquieto che ti circonda ?
Ben lungi sei tu dall'altare frequente.
Terreno e celeste,
tu sei a te stesso il tuo tempio.
T i creò dalla più profonda
verità del suo spirito, dal più bello
ardore della sua mente quel segreto
artefice che volle foggiarsi le ale
ad attingere un ciel novello.
A similitudine di sé ti volle
quegli ch’ebbe in sé la radice
ed il fiore della volontà perfetta
con tutto il travaglio del mare
e tutte le geniture della terra
e le virtù dei saggi e degli antichi iddìi
e i germini senza forma e senza nome,
le semenze delle bellezze future.
A similitudine di sé ti fece
quel Prometèo meditabondo
che immune fu dal supplizio, rapitore
inviolabile, modello del Mondo.
E tu vivesti, inspirato dal più forte
alito della sua bocca che nutrita
- 130 -

�s 'e r a a lla p le n it u d in e d e lla v it a
e d e lla m o r te .

P e r la m o r
t e d i u n ca
p o la v o ro

V iv e s t i so lo s u la c im a
u lt im a d e lla C o n o s c e n z a ,
so l tu cap ace
d i r e sp ir a r v i, im p e r ia le
c o m e il s ir e d e lla v i t a e d e lla m o r t e ,
sì lu n g i a g li u o m in i e p u r sì p r e s s o a lo r o ,
v e d e n d o il m a l e p a s s a r e , l a s p e r a n z a
d u ra re , la p a c e se g u ir e a lla g u e rr a ,
il s o g n o c o n d u r r e il l a v o r o ,
m a s e n z a fe lic ità e s e n z a
co ro n a p erch é tu sa p e v i
c h e n a t a n o n e r a d a lle a rti
u m a n e la g io ia o n d e a v r e sti
tu p o t u t o g io ir e e n a t o n o n e r a
d a l s e n d e l la T e r r a l 'a l lo r o
o n d e tu a v r e s t i p o t u t o in c o r o n a r ti.
A h i , c h e r i m a n e o g g i f r a i c ie li
e le t o m b e , n e lla n o t t e o v e s 'o s c u r a
la tu a b e lle z z a ,
n e lla g e n te cu i tu r a g g ia v i
c o n la b e lle z z a la t u a m u t a d o ttr in a ,
n e lla p a t r ia d iv in a o v e L e o n a r d o
t i f e c e m i s u r a d 'e r o i,
s p e c c h io d e l l 'i d e a l e , n o r m a d e ll'o p r e ,
c u lm in e d e lle s p e r a n z e s o v r u m a n e ,
o r c h e r im a n e p e r l 'u l t i m o t u o s g u a r d o ,

�Per la m or­
te di un ca­
polavoro

che mai ti si scopre se non allegrezza
d’irrisori ed onta di schiavi?
Il sole declina
come te, fra i cieli e le tombe.
S u l'am pia ruina
inane caligine incombe.
E tu cosi dunque per sempre ti parti
dai cuori cui fin la tua ombra
fu luce e il tuo segno fu gioia ?
T en vai tu forse nel prato d'asfodelo
sorridendo verso gli eguali ?
T rapassi tu di là dal velo
a contemplar le cose eterne
con fronte indicibile ed occhi immortali ?
Chi verrà dietro la tua ombra ?
Ah, per somigliarti
una volta, per esser degno
del tuo segno, innanzi ch'ei muoia
taluno di noi darà al rogo
l'error che l'ingombra!
E arderà l'anima sua pura in un atto
come in un lampo arde il potere di un cielo.

�G A N T I D E L L A R IC O R D A N Z A E D EL
L ’A S P E T T A Z I O N E .
I Sole declina fra i cieli e le tombe.
L
O vu n qu e l’inane caligine incombe.
Udrem o su l’alba squillare le trombe ?
Ricordati e aspetta.
Vedrem o all’ aurora l’ Eroe sollevarsi ?
A h i dietro la nube splendori scomparsi!
Rilucono selci per fiumi riarsi.
Ricordati e aspetta.
Son nude le selci, son aride e nude
m a piene di fato : ciascuna in sé chiude
per l’urto favilla di grande virtude.
Ricordati e aspetta.
È piena di fato la m uta ruina.
A ll’ombra dei m arm i la via cittadina
si tace pensando che l’ora è vicina.
Ricordati e aspetta.
L a polvere è un turbo di gèrmini folti.
Il rosso m attone qual sangue che sgorghi
fiam m eggia novello per case e per torri.
Ricordati e aspetta.
Fra l’erba che cresce davanti ai palagi
terribili, spogli dell’armi e degli agi,

-133-

Canti della
ricordanza
e dell’aspet
tazione

�Canti della
ricordanza
e dell’aspet
tazione

s’ascondono forse divini presagi.
Ricordati e aspetta.
È figlia al silenzio la più bella sorte.
Verrà dal silenzio, vincendo la morte,
l’ Eroe necessario. T u veglia alle porte,
ricordati e aspetta.
L E C IT T À D E L S IL E N Z IO .
FERRARA. PISA. R AVEN N A.

L e città del
silenzio

O
D E S E R T A bellezza di Ferrara,
ti loderò come si loda il volto
di colei che sul nostro cuor s’inclina
per aver pace di sue felicità lontane
e loderò la chiara
sfera d’aere e d’acque
ove si chiude
la tua melanconia divina
musicalmente.
E loderò quella che più mi piacque
delle tue donne morte
e il tenue riso ond’ella mi delude
e l’alta imagine ond’io mi consolo
nella mia mente.
Loderò i tuoi chiostri ove tacque
l’uman dolore avvolto nelle lane
placide e cantò l’usignuolo
ebro furente.
l34 -

�Loderò le tue vie piane,
grandi come fiumane,
che conducono all'infinito chi va solo
col suo pensiero ardente,
e quel lor silenzio ove stanno in ascolto
tutte le porte
se il fabro occulto batta su l'incude,
e il sogno di voluttà che sta sepolto
sotto le pietre nude con la tua sorte.
O
P IS A , o Pisa, per la fluviale
melodia che fa si dolce il tuo riposo
ti loderò come colui che vide
imm em ore del suo male
fluirti in cuore
il sangue dell'aurore
e la fiam m a dei vespri
e il pianto delle stelle adamantino
e il filtro della luna oblivioso.
Quale una donna presso il davanzale,
socchiusa i cigli, tiepida nella sua vesta
di biondo lino,
che non è desta ed il suo sogno muore ;
tale su le bell’acque pallido sorride
il tuo sopore.
E i santi marmi ascendono leggeri,
quasi lungi da te, come se gli echi
li animassero d'anime canore.
" 135"

Le città del
silenzio

�L e città del
silenzio

\

M a il tuo segreto è forse tra i due neri
cipressi nati dal seno
de la morte, incontro alla foresta trionfale
di giovinezze e d’arbori che in festa
l’artefice creò su i sordi e ciechi
muri come su un ciel sereno.
Forse avverrà che quivi un giorno io rechi
il mio spirito, fuor della tempesta,
a m utar d’ale.
R V E N N A , glauca notte rutilante d’oro,
A
sepolcro di violenti custodito
da terribili sguardi,
cupa carena grave d’un incarco
imperiale, ferrea, construtta
di quel ferro onde il Fato
è invincibile, spinta dal naufragio
ai confini del mondo,
sopra la riva estrema !
T i loderò pel funebre tesoro
ove ogni orgoglio lascia un diadema.
T i loderò pel mistico presagio
che è nella tua selva quando trema,
che è nella selvaggia febbre in che tu ardi.
O prisca, un altro eroe tenderà l’arco
dal tuo deserto verso l’infinito.
O testimone, un altro eroe farà di tutta
la tua sapienza il suo poema.
" 136 -

�Ascolterà nel tuo profondo
sepolcro il M are, cui ’1 T em po rapi quel lito
che da lui t’allontana; ascolterà il grido
dello sparviere, e il rombo
della procella, ed ogni disperato
gemito della selva. " È tardi! E tardi ! „
Solo si partirà dal tuo sepolcro
per vincer solo il furibondo
M are e il ferreo Fato.

L e città del
silenzio

L E C IT T A D E L S IL E N Z IO .
RIMINI.

RI M I N I , dove la cesariese
Aquila gli occhi dubbii al F ato avulse
col rostro e il diede al Sire che l’impulse
verso R om a sì cieco alle contese,
in te non cerco i segni delle imprese
m a le tombe cui semplici ti sculse
pe’ i Vati e i Sofi quei che al genio indulse
pur tra il furor delle mortali offese.
Dormon gli Itali e i Greci lungo il grande
fianco del Tem pio, ove le caste Parche
sospesero marmoree ghirlande.
Ignorar voglio i nomi ed ascoltare
sol l’antico Pensier rombar nell’arche
come il M ar nelle conche del tuo mare.
" 137 "

18

�L e città del
silenzio

URBINO.

U B I N O , in quel palagio che s'addossa
R
al monte, ove C oletto il Brabanzone
tessea l'Assedio d'ilio, ogni Stagione
l'antica istoria tesse azzurra e rossa.
E Guidubaldo torna dalla fossa
a tener corte, e tornano a tenzone
il Bem bo e Baldassarre Castiglione,
Giuliano de' M edici e il Canossa.
A scolta Elisabetta da G onzaga
a fianco dell'esangue M ontefeltro
poetar Serafino, il novo O rfeo;
o chiede la Gagliarda ond'ella è vaga,
ver lei musando l'armillato veltro,
al liutista Gianm aria Giudeo.
PADOVA.

i

N
O N alla solitudine scrovegna,
o Padova, in quel bianco aprii felice
venni cercando l'arte beatrice
di G io tto che gli spiriti disegna;
né la maschia virtù d'Andrea M antegna,
che la L u p a di bronzo ebbe a nutrice,
m i scosse; né la forza imperatrice
del Condottier che il santo luogo regna.
" 138 -

�M a nel tuo prato molle, ombrato d’olm i
e di marmi, che cinge la riviera
e le rondini rigano di strida,
tutti i pensieri miei furono colmi
d’amore e i sensi miei di primavera,
come in un lem bo del giardin d’Arm ida.
LUCCA.

U
T vedi lunge gli uliveti grigi
che vaporano il viso ai poggi, o Serchio,
e la città dall’arborato cerchio,
ove dorme la donna del Guinigi.
O ra dorme la bianca fiordaligi
chiusa ne’ panni, stesa in sul coperchio
del bel sepolcro; e tu l’avesti a specchio
forse, ebbe la tua riva i suoi vestigi.
M a oggi non Ilaria del Carretto
signoreggia la terra che tu bagni,
o Serchio, si fra gli arbori di Lucca
rosso vestito e fosco nell’aspetto
un pellegrino dagli occhi grifagni
il qual sorride a non so che Gentucca.

' 139'

città del
silenzio

Le

�L e città del
silenzio

L E C IT T A D E L S IL E N Z IO .
PISTOIA.

I.

'T M O , città di crucci, aspra Pistoia,
A
pel sangue de’ tuoi Bianchi e de' tuoi Neri,
che rosseggiar ne' tuoi palagi fieri
veggo, uom di parte con antica gioia.
Com e s'uccida in te, come si muoia
i Panciatichi sanno e i Cancellieri.
Fin quel de' Sigisbuldi, tra pensieri
d'amor, grida: “ E m m i tutto 'l Mondo a noia! „
Vanni Fucci odo, come nell'inferno
tra i sibili del serpe che l'agghiada,
“ A te le squadro! „ ulular furibondo.
Cino rincalza, folle del suo scherno:
" E ' piacemi veder colpi di spada
altrui nel volto e navi andar al fondo. „
II.
O r placato è nel suo m arm o senese,
fuor d'ogni parte, il buon Giureconsulto;
e stanno intorno a lui nel m arm o sculto
gli alunni che animò Cellin di N ese.
È in pace la Città dai pistoiese
di lam a corta. Intorno al suo sepulto
dorme, né vede sul sepolcro occulto
" 140 "

�sorridere la bella Vergiolese.
L à dove il mul nemico a Dio Signore,
col Mironne e con Vanni della Monna,
involava a Sant'Iacopo il tesauro,
ella ride il Digesto e il suo dottore,
quasi celata dietro la colonna,
M usa furtiva che nasconde il lauro.
III
M a nella sagrestia de’ belli arredi
io conosco un sorriso più divino.
Trem a, o Pistoia, in te come il mattino
quando nasce su’ colli; e tu no ’1vedi.
Colselo un giorno Lorenzo di Credi
forse in un giovinetto fiorentino,
stando con Leonardo e il Perugino
presso Andrea che di gloria ebbeli eredi.
Dalla tavola al marmo, ove riposa
il Forteguerri sotto il grave incarco,
si diffonde quel tremito leggero.
E la Speranza ha la maravigliosa
bocca che il Vinci incurverà com'arco
a mirar l’infinito del Mistero.

L e città del
silenzio

�L e città del
silenzio

PRATO .

I.
P R A T O , o Prato, ombra dei dì perduti,
O
chiusa città, forte nella memoria,
ove al fanciul compiacquero la Gloria
e la figliuola di Francesco Buti!
S p a r a v e n to , alpe delle m ie virtuti,
che lustri com e di ferrigna scoria,
ove parvem i svelta alla Vittoria
penna di nibbio fra’ tuoi sassi acuti!
O lapidoso letto del Bisenzio
ove cercai le silici focaie
vigilato dal triste pedagogo,
camminando in disparte ed in silenzio,
mentre l'anima come le tue ghiaie
faceasi dura a frangere ogni giogo!
II.
S ul petram e ove raro striscia il biacco,
rosseggiar come sangue che s’accaglia
e incupirsi io vedea l’alta muraglia
che il Cardona scalò per dare il sacco.
E ogni sera nel verde bronzo il Bacco
infante alla nascosta mia battaglia
ridea dal fonte. " I l tuo riso m i vaglia
contra il compagno scaltro dal cor fiacco! „

- 142 -

�E amico l’ebbi, il pargolo divino,
su Pagi! coppa sua, tra i freschi getti.
E i m ’insegnava il riso di Lieo.
O r fatto è prigioniere nel museo
squallido, in mano degli scribi inetti.
Io spremo dai miei grappoli il mio vino.
III.

M a ancora pende sopra il capitello
florido, al sole e al vento come un grande
nido, il pergamo ricco di ghirlande
ignude, o Michelozzo, o Donatello!
N e l m arm o appeso udii cantar l’augello
come nel nido; e il Duom o, che in sue bande
verdi e bianche chiudea le venerande
reliquie, fogliar vidi al sol novello.
E non il Sacro Cingolo, che v ’è
tra le mura cui pinse Agnolo Gaddi,
adorai quivi reclinando il capo;
m a il metallo che Bruno di Ser Lapo
fece di grazie naturato. E caddi
in ginocchio dinanzi a Salom è.
IV .

L a figlia d’Erodiade, apparita
al Tetrarca, in sua frode e in sua melode
" 143"

L e città del
silenzio

�L e città del
silenzio

magica ondeggia: entro il bacino s’ode
bollire il sangue della gran ferita.
Frate Filippo, agli occhi tuoi la Vita
danza come colei davanti a Erode,
voluttuosa; e il tuo desio si gode
d’ogni piacer quand'ella ti convita.
M a il Dolore guardar sai fisamente
e la Morte, e le lacrime, e lo strazio
delle bocche e l’orror de’ volti muti.
Io ti vedea sopra la sabbia ardente
schiavo in catene; e ti vedea poi sazio
dormir sul seno di Lucrezia Buti.
V.
Filippino, in sul canto a Mercatale
quante volte intravidi pe’ razzanti
vetri del Tabernacolo i tuoi Santi
come i fiori d’un orto angelicale !
Fiori tu désti alla città natale:
freschi petali i volti, aiuole i manti.
E intorno alla M aria le tue spiranti
grazie non ebber mai si lievi l’ale.
Vedevi, oprando, la materna porta
ove l’antica suora in atti umili
pregava pel figliuol del suo peccato.
-1 4 4

�Demoniaco segno, il seggio porta
al piede, come Tara dei Gentili,
testa bicorne di capron barbato.

L e città del
silenzio

VI.
T ali m ’ebb’ io maestri. O Giuliano
da San Gallo, il tuo tempio fu misura
dell’arte a me che la sua grazia pura
mirai caldo del fren vergiliano.
L a croce greca l’ordine soprano
reggea della pacata architettura,
spaziandosi in ritmo ogni figura
come il bel verso al batter della mano.
L a cupola dai dodici occhi tondi
il bianco-azzurro fregio dei festoni
i fiori i frutti gli òvoli i dentelli
i dorici pilastri dai profondi
solchi eran come nelle mie canzoni
fronti sirime volte ritornelli.
V II.
O grande architettor della Canzone,
più anni Convenevole il Gram matico,
dal Bisenzio natio maestro erratico,
alunno t’ebbe in Pisa e in Avignone.
L a fame eragli al fianco assiduo sprone;
"H 5 "

19

�L e città del
silenzio

e tu benigno al vecchierei salvatico
fosti, quando per pane e companatico
ei mise in pegno il bel tuo Cicerone.
N on la foglia di lauro m a d’assenzio
rugumando, ei tornò nel tardo autunno
alla sua terra che gli diede un’arca.
E dalla Sorga a lui verso il Bisenzio
mandò la gloria il suo divino alunno.
L ’epitafio da te s’ebbe, o Petrarca.
V II I.
E Guido del Palagio, il Fiorentino,
non mandò egli sue canzoni al banco
di Porta Fuia, al mercatante Bianco,
all'orfano di Marco di Datino?
Guido le belle rime e l'angioino
fiordaliso donavagli il R e franco.
Per le terre a far paci, non mai stanco,
sen giva il vecchio vestito di lino.
“ Probitas „ scrisse il re nel suo diploma.
Cantava Guido : " O gentil popolano,
sia chi si vuole, ascolta il mio latino! „
E l'orfano di Marco di Datino
ripetea, tra la rascia e il pannolano ?
" Recatevi a memoria l'alta R om a! „
*• 146 -

�IX .
N e l novel tempo del Decamerone,
o Ser Lapo M azzei, sottil notaio,
che buon villico foste e pecoraio
e, innanzi F ra Girolamo, piagnone,
ogni giorno s'avea vostro sermone
" Francesco r i c c o in
, quel giardin suo gaio,
alla Porta, fiorito dal denaio
dei fondachi di Pisa e d'Avignone.
Gli m utaste in bigello ed in albagio
i drappi di D am asco e quei d'Aleppo;
ond’ei fece del Ciel l'ultimo acquisto.
Seguì nel Cielo Guido del Palagio;
e l'unta quercia del suo banco in Ceppo
ritornò, per i Poveri di Cristo.
X .

M a al sol s'allegra in la vita serena
M esser Agnolo; e par che gli fiorisca
vermiglio il cor se M ona Amorrorisca
favelli, o canti Bianca la sirena.
Il felice Bisenzio è la sua vena.
Discorrer fa la Sapienza prisca
negli Animali, sì che le obbedisca
il buon re di M eretto Lutorcrena.

L e città del
silenzio

�L e città del
silenzio

O h di nostro parlar limpida fonte
in cui mi rinfrescai! Della Bellezza
Celso ragiona all'ombra degli allori.
Dice; “ L e guance bramano bianchezza
più rimessa che quella della fronte... „
L e tue, Selvaggia che il bel Prato infiori!
X I.

E nella villa di Lorenzo Segni
sopra Sant'Anna, ove a Bernardo è caro
meditar le sue Storie o legger Maro,
e suoni e balli allegrano i convegni.
T em po non è che d'aspro sangue impregni
la polve il Guazzalotro o il Dagom aro;
tem po è che il figlio di Fioretta a paro
col Firenzuola i molli amori insegni.
M a il Ferrucci stram azza a Gavinana.
Scossa da Lorenzino l'ultimo urlo
getta la Libertà dalla m an mozza.
Sotto il maligno agosto, in su l'alfana
bolsa cavalca giù da Montemurlo
tra gli scherni plebei Filippo Strozza.
X II
O Libertà, colui che abbeverasti
del tuo latte alla tua sinistra m am m a
" 148 "

�si che col nutrimento egli la fiam m a
del tuo gran cor si bevve e i sogni vasti,
il L eon primogenito nei Fasti
della tua nova genitura, infiam m a
de' suoi vestigi il suol, d a lla t o dramma
di R o m a escito agli ultim i contrasti.
Q u iv i il Profugo sosta. E la giogaia,
la gleba, il fonte, l’albero, la porta
ch’egli varca, la mensa ove s’asside,
il pan che spezza, l’uom o a cui sorride
sono sacri. E il molino di Cerbaia
splenderà fin che R o m a non sia morta.
X III.
O Vaiano, C am m in di Spazzavento,
M adonna della T osse, umili e insigni
nomi di luoghi e di fati! I macigni
e gli sterpi indagai pien di spavento.
T a ce v a il suolo, senza m utam ento.
M a non vidi, pe’ tramiti ferrigni,
passi d’eroe? M e li facea sanguigni
tutto il sangue del cor mio violento.
L u i seguitai per m onti e boschi e fiumi,
L u i vidi giungere al Tirreno, ignoto
entrar nel mare come un dio marino.

-14 9 -

s

L e città del
ilenzio

�L e città del
silenzio

E , quando mi chinai su' miei volumi
ebro, nel canto omerico il piloto
re d'Itaca mi parve men divino.
X IV .
Lascia che in te s'indugi la mia rima,
Città della m ia chiusa adolescenza,
ove alla fiam m a della conoscenza
si rivelò la mia bellezza prima.
L'anim a del fanciullo è fatta opima.
Ave, ingigliata figlia di Fiorenza!
Quei ch'era ignaro della sua potenza
ora combatte a conquistar la cima.
T i mando sette e sette spade acute
che recisero i dittami e gli acanti
della M emoria, e n' hanno aulente il ferro.
L e promesse ti furon mantenute.
M a il più fiero de' mostri or m 'ho davanti.
L'onta cada su me, se non l'atterro.
L E C IT T A D E L S IL E N Z IO .
PERUGIA.

I.

M
A S C H I A Peroscia, il tuo Grifon che
rampa
in cor m'entrò col rostro e con l'artiglio,
onde tutto il mio sangue acro e vermiglio
-15 0 "

�delle imm ortali tue vendette avvam pa.
Certo segnato fui della tua stam pa
un di, tra ferro e fuoco io fui tuo figlio ;
ancor vivo, qual fecemi il Bonfiglio,
là sul muro ove T otila s'accampa.
L e catene spezzai nelle tue strade,
precipitai gli uccisi per isfregio
dalle tue torri, usai spiedo e roncone.
Brillar vidi tra il rugghio delle spade
il mio sogno di re nell'occhio regio
di Braccio Fortebraccio da Montone.
II.
Dal Palagio non scendono, o Peroscia,
i tuoi Priori le solenni scale ?
L'acqua, che ai gradi della Cattedrale
terse il sangue degli Oddi, ancora scroscia.
Tace la piazza. Il Gonfalon s'affloscia.
Vento d'odio o d'amor più non l'assale?
Ecco Astorre Baglione, a M arte eguale,
che cavalca con l'asta in su la coscia!
Anco viene Gismondo a pie, con tanta
levità che assimiglia presta lonza :
lo scolare alemanno i passi am m ira ;
e Grifonetto, il figlio d'Atalanta,
" 151 "

L e città del
silenzio

�L e città del
silenzio

senza elmo, come il Sole che l’abbronza
bello : valletti ha il Tradim ento e l'Ira.
III.
Il magnifico Astorre a Porta Sole
mena la donna sua del sangue Ursino.
M on n a Lavinia in veste d’oro fino
danza a suono di piffari e viuole.
L a mensa d’ogni frutto e fior redole,
reca d’ogni ragion confetti e vino.
In quell'ora il signor di Cam erino
soffia a Carlo Barciglia sue parole.
E il gobbo invesca Filippo di Braccio.
M astro d’ inganni è il bastardo: ei sghignazza
pensando a G iovan P avolo e a Zenopia.
E , mentre Astorre nel fraterno abbraccio
sorride, su Peroscia che gavazza
versa una negra iddia la Cornucopia.

IV .
D orm e col suo bagascio Sim onetto
che in vita non conobbe mai paura ;
ed Astorre non sa che in sepoltura
è per mutarsi il nuzial suo letto.
" Griffa ! Griffa! „ Il perduto giovinetto
apre tutte le porte alla congiura.

�Ecco primo il bastardo. E i raffigura
il grande Astorre al grande ignudo petto.

L e città del
silenzio

Questi urla: " M isero Astorre che more
commo poltrone ! „ E spira sotto i colpi
ciechi d'Ottaviano dalla Corgna.
M a Gian Pavolo, il suo vendicatore
che tornerà lione tra le volpi,
escito è in salvo per la Porta Borgna.
V.
Giacciono su la via come vil som a
gli occisi. O r qual potenza li fa sacri ?
N ei corpi è la beltà dei simulacri
che custodisce l'alm o suol di Rom a.
Sembrano infusi in un sublime aroma,
se ben privi de' funebri lavacri.
Q uasi letèi papaveri son gli acri
grumi, serto di porpora alla chioma.
Traggono allo spettacolo le genti,
percosse di stupore. Il Maturanzio
sogna Achille Pelìde e il Telamonio.
M a nella cerchia di quelli occhi intenti,
o Peroscia, è un divino testimonio ;
talun nomato Rafaele Sanzio.
" 153"

’

�L e città del
silenzio

V I.
Coi fanti e con le lance alle Due Porte
Iovan Pavolo vien sul suo morello.
Nitrire ode il corsiero del fratello
tradito; e il cor gli rugge: “ A morte! A m orte!,,
D i repente rivolgesi la sorte.
" Addosso a Corgna! A me M onte Sperello ! „
D'ogni banda cavalcano al macello
i partigiani in arm e con le scorte.
Entra il gran falco da Sant'Ercolano
e incontra il figlio d'A talanta. "A ddio,
traditore Grifone : sei pur qua !
N o n t'am m azzo. N o n vo' metter la mano
io nel mio sangue. Vattene con Dio. „
E sprona innanzi a prender la città.
V II.
Cade reciso il bello infame fiore.
Filippo Cencie con M esser Gintile
l'abbatte in su le selci. "O Grifon vile,
or tu griffa se puoi, vil traditore.,,
Portato è in piazza su la bara, ad ore
ventidue, come Astorre ! Il grido ostile
tacesi a un tratto. Ecco la giovenile
madre china sul figlio che si muore.
Ecco Atalanta, la viola aulente,
- 154-

�ecco Zenopia, la soave rosa,
più belle nell' orror della gramaglia.
Inondano di pianto il moriente.
E intorno alla bellezza dolorosa
sospeso arde il furor della battaglia.
V III.
Ben è che dal tuo vertice selvaggio
tu guardi a valle il sacro fium e nostro,
maschia Peroscia che con l'ugne e il rostro
si togli preda e vendichi l’oltraggio.
D alla L u p a il tuo Grifo ebbe il retaggio.
Sem pre il tuo sangue splende come l'ostro.
Per dardo in torre e per flagello in chiostro
sanguina fiam meggiando il tuo coraggio.
O Turrena, città pontificale,
grande arce guelfa, al Papa e a D io ribelle,
ligia al Sole, devota all'Aquilone,
non odi su la porta comunale,
nell'irto bronzo contra l'evo imbelle,
l'urlo del Grifo e il rugghio del Leone ?
ASSISI.

A
S S I S I , nella tua pace profonda
l'anim a sempre intesa alle sue mire
non s'allentò; m a sol si finse l'ire
del Tescio quando il greto aspro s'inonda.

155 "

�L e città del
silenzio

Torcesi la riviera sitibonda
che è bianca del furor del suo sitire.
C o m e fiam m e anelanti di salire,
sorgon gli ulivi dalla torta sponda.
A lungo biancheggiar vidi, nel fresco
fiato della preghiera vesperale,
le tortuosità desiderose.
Anche vidi la carne di Francesco,
affocata dal dèmone carnale,
sanguinar su le spine delle rose.
SPOLETO.

S O L E T O , non la Rocca che ti guarda
P
ghibellina dal G uelfo tuo nemico,
né la grandezza di Teodorico
che pensosa nel vespro vi s’attarda,
non la Borgia onde par che tu riarda
subitamente del trionfo antico,
né dal vasto acquedotto all’erto vico
segno romano ed orma longobarda
cerco, m a ne’ silenzii dell’A ssunta
l’arca di Fra Filippo che dai marmi
pallidi esala spiriti d’amore
mentre nel muro pio la sua defunta
Vergine, sciolta dalla morte, parmi
piegar sul petto dell’Annunciatore.

- 156 -

�GUBBIO.

A O B B I O , quell'artiere di D alm azia
G
che asil di M u se il bel m onte d’ Urbino
fece, l'asprezza tua nell’Apennino
guerreggiato temprò con la sua grazia.
O r tristo e spoglio il tuo Palagio spazia
tra l’azzurro dell’aere e del lino.
M a ne’ tuoi bronzi arcani il tuo destino
resiste alla barbarie che ti strazia.
E , se teco non più ridon le carte
di Oderisi cui D ante sotto il pondo
vide andar chino tra la lenta greggia,
l’argilla incorruttibile per l’arte
di M astro Giorgio splende; e in tutto il mondo
l’alta tua nominanza ne rosseggia.
SPELLO.

S E L L O , qual canto palpita nei petti
P
delle tue donne alzate in su la Porta
di Venere ? L a D ea che non è morta
l’arco nudo t’adorna di fioretti.
E par che il pafio pargolo saetti
nel sol novo ai precordii con accorta
ferocia strali dell’ antica sorta,
come solea negli élegi perfetti.

-1 5 7 -

L e città del
silenzio

�L e città del
silenzio

N o n l'amico di C yn th ia oggi sospira
dai prati d'asfodelo i suoi paterni
campi che O tta v io diede al veterano ?
N e lle tue torri imitan quella lira
i caldi vénti, mentre negli Inferni
sogna l'U m b ria il Callim aco romano,
MONTEFALCO.

M N T E F A L C O , Benozzo pinse a fresco
O
giovenilmente in te le belle mura,
ebro d'amor per ogni creatura
viva, fratello al Sol, come Francesco.
Dolce come sul poggio il melo e il pesco,
chiara come il Clitunno alla pianura,
di fiori e d'acqua era la sua pintura,
beata dal sorriso di Francesco.
E l'azzurro non désti anche al tuo biondo
M elanzio, e il verde ? Verde d'arboscelli,
azzurro di colline, per gli altari ;
sicché par che l'istesso ciel rischiari
la tua campagna e nel tuo cor profondo
l'anim a che t'ornarono i pennelli.

" 158 "

�NARNI.

A
N R N I , qual dorme in San to Giovenale
su l'arca il senatore Pietro Cesi,
tal dormi tu su' massi tuoi scoscesi
intorno al tuo Palagio comunale.
Sogni il buon N e r v a in ostro imperiale ?
o Giovanni tra gli odii in R o m a accesi ?
Io di secoli, d'acque e d'elei intesi
murmure che dal N a r fino a te sale.
E vidi su la tua Piazza Priora,
ove m uto anco dura il cittadino
orgoglio, alzarsi una grand'ombra armata :
grande a cavallo il tuo G attam elata,
sempiterno in quel bronzo fiorentino
che gli invidian lo Sforza ed il Caldora.
TODI.

T D I , volò dal T evere sul colle
O
l'A quila ai tuoi natali e il rosso M arte
ti visitò, se il marzio ferro or parte
con la forza de' buoi le acclivi zolle.
Ebro de' cieli Iacopone, il folle
di Cristo, urge ne'cantici; in disparte
alla sua M adre Dolorosa l'arte
del Bram ante serena il tem pio estolle.

" 159"

L e città del
silenzio

�L e città del
silenzio

M a passa, ombra d'amor su la tua fronte
che infoscan gli evi, la figlia d'A lm onte,
il fior degli A tti, Barbara la Bella.
E l'inno del M inor si rinnovella :
" A m o r amor lo cor si m e se spezza !
A m o r amor tram m e la tua bellezza! „
ORVIETO.

I.
O V I E T O , su i papali bastioni
R
fondati nel tuo tufo che strapiomba,
sul tuo P o zzo che s'apre come tomba,
sul tuo Forte che ha m ozzi i torrioni,
su le strade ove l'erba assorda i suoni,
su l'orbe case, ovunque par che incomba
la M orte, e che s'attenda oggi la tromba
delle carnali resurrezioni.
G li angeli formidabili di Luca
domani soffieran nell' oricalco
l'ardente spiro del torace aperto.
Stanno sotterra, ove non è che luca,
oggi i V escovi e il gregge. Solo un falco
stride rotando su p e l ciel deserto.
II.
U m a n prodigio dell'artier da Siena,
nel ciel deserto il D u om o solitario

" 160

�L e città del

risplende come nel reliquiario
il Corporal sanguigno di Bolsena.

silenzio

D i grandezze la sua fulva ombra è piena,
piena di D io, piena dell'Avversario.
O Angelico, U golin di Prete Ilario,
Gentile, il respir vostro odesi appena !
Sola il vóto dei m arm i bianchi e neri
occupa e turba la tremenda ambascia
dell'artier da Cortona, come un vento.
Ruggegli nel gran cor D ante Alighieri;
e però di si dure carni ei fascia
il Dolore la Forza e lo Spavento.
III.
Sfolgorati procombono i Perduti,
salgon gli E letti a ber Palme rugiade;
e gli Arcangeli snudano le spade
mentre i M usici toccano i leuti.
M a i re spirtali degli Sconosciuti
mondi, Em pedocle che le vie dell'A de
sforza, l'amor dell'api e delle biade
Vergilio che apre al Teucro i regni muti,
e l' Alighier grifagno che con ira
in foco in sangue in fanghe in ghiacce inerti
i
peccatori abbrucia attuffa asserra,

1 6 1

21

�L e città del
silenzio

cantano all'U o m o un inno senza lira
dall’alto; e il T osco ha due volu m i aperti,
Libro del Cielo e Libro della Terra.
L E C IT T A D E L S IL E N Z IO .
AREZZO.

I.
A E Z Z O , come un ciel terrestro é il lino
R
cerulo, il vento aulisce di viola.
O v e sono Uguccion della Faggiuola
e il cavalier mitrato Guglielm ino ?
N o n vedo Certom ondo e Cam paldino,
né Buonconte forato nella gola.
A lla tua Pieve il balestruccio vola;
in San Francesco è Piero, e il suo giardino.
N o n vedo nella polve i tuoi pedoni
carpone sotto il ventre dei cavalli
con le coltella in mano a sbudellarli.
V a n sonetti del tuo Guitton, canzoni
del tuo Petrarca per colline e valli;
e con voce d'amore tu m i parli.

II.
Bruna ti miro dall'aerea loggia
che t'alzò Benedetto da M aiano.
Fan ghirlanda le nubi ove Lignano
e Catenaia e Pietramala poggia.

-162 -

�E fannoti ghirlande i tralci a foggia
di quelle onde i tuoi vasi ornò la mano
pieghevole del figulo pagano
quando per lui vivea l'argilla roggia.

L e città del
silenzio

O r rivive pel m io sogno il liberto
gréculo intento a figurar le tigri
l’evie i tripodi i tirsi le pantere.
Arar penso i tuoi campi e, nell'aperto
solco da'buoi di Valdichiana impigrì,
discoprir l'ansa infranta del cratère.
III.
A ste in selva, stendardi al vento, elm etti
di cavalieri, Costantin securo,
M assenzio in fuga, Cosra morituro,
e le chiare fiumane e i cieli schietti I
C o m e innanzi a un giardin profondo io stetti,
o Pier della Francesca, innanzi al puro
fulgor de' tuoi pennelli; e il sacro muro
m oveano i fiati dei pugnaci petti.
M a il Vincitore e il Labaro e M assenzio
e la bella reina d 'A sia oblia
il m io cor; che levasti più grand' ala!
Presso l'arca del crudo Pietram ala
vidi il fiore di M agdala, M aria.
E un greco ritmo corse il pio silenzio.

" 163 ^

f

�L e città del
silenzio

IV .
Forte come una Pallade senz' armi,
non ella ai piè del m ite Galileo
si prostrò serva, m a il furente O rfeo
dissetò arso dal furor dei carmi.
Q u i da tristi occhi profanata parmi,
mentre a specchio del Ionio o dell'Egeo
degna è che s'alzi in bianco propileo
come sorella dei perfetti marmi.
Eliade eterna! N o n il vaso d'olio
odorifero è quel di Deianira,
ov' essa chiuse il dono del Biform e ?
Per lei Ristoro ode cantar le torme
degli astri, com e il S am io ; e su la lira
Guido M onaco tenta il modo eolio.
CO RTO N A.

I.

C O R T O N A , l'eroe tuo com battente
non è già quel gagliardo che s'accampa
giuso in Inferno alla penace vam pa
ove si torce la perduta gente ?
Pur le Vergini crea la m an possente
e i Chèrubi, usa all'affocata stampa,
com e l'Etrusco orna la dolce lam pa
e di macigni alza la porta ingente.

-164

"

�Chiusa virtù d'antiche primavere,
urbe di Giano, irrompe nel tuo Luca.
M aravigliosam ente in lui tu vigi.
Forza del mondo è il tuo robusto artiere.
Sparvero come in vortice festuca
i tuoi tiranni Uguccio ed Aloigi.
II.
O Corito, perché la L a m p a è priva
di nutrimento ? Io vidi messaggera,
grande come Calliope, leggera
come Aglaia, recar l'olio d'oliva.
Ecco, nel bronzo la Gorgone è viva ;
nuota il delfino, corre la pantera;
segue le melodie di primavera
Sileno su la fistola giuliva.
Bacco e gli aspetti delle Essenze ascose
fan di fecondità ricco il metallo.
O r versa nel suo cavo l'olio puro !
L a vital L a m p a in cui l'arte compose
tra mostri e iddìi l'O n d a marina e il Phallo,
tu sospendila accesa al dio futuro.
III.
Dirompendo col vom ere l'antica
gleba etrusca il bifolco, a Sepoltaglia,
- 165 -

L e città del
silenzio

�L e città del
silenzio

all'Ossaia, la spada e la medaglia
scopre laddove ondeggerà la spica.
C h i sa, nell'ansia della sua fatica
sotto f ignea fersa, non l'assaglia
un sùbito furore di battaglia
a trionfar la sorte sua nemica!
M u zio A tténdolo Sforza nella rovere
di Cotignola gitta il suo marrello
e ferrato cavalca al gran destino.
Sono le glebe tue fatte sì povere,
0 Italia, che non sórgavi un novello
Eroe dall'aspro sangue contadino ?
BERGAMO.

I.
B
E R G A M O , nella prima primavera
ti vidi, al novel tem po del pascore.
Parea fiorir Santa M aria M aggiore
di rose in una cenere leggera.
E per l'aer volar pareano a schiera
i chèrubi fuggiti da Trescore,
quei che Lorenzo L o tto il dipintore
alzò fra i tralci della V igna vera.
D avan ti la gran porta australe i sassi
deserti verzicavano d'erbetta,
" 166 -

�quasi a pascere i due vecchi leoni.
D olce correa per la città dei T a ssi
la melode a destar la verginetta
M edea sepolta presso il Coleoni.

II.
Destarsi la dormente, qual la pose
su l'origlier di m arm o l'A m ad eo:
gli occhi aprirsi, le labbra LAVS DEO
clamare, le due mani sparger rose ;
quest'opere vid'io meravigliose
del lene A prii; m a in vetta al mausoleo,
tutt'oro l'arme, il gran Bartolom eo
pronto imperar tra le V irtù sue spose.
N o n diem m i forse l'alto Condottiere,
benigno a'suoi ed a'nimici crudo,
col suo gesto il segnai della riscossa?
O h seme delle nostre primavere!
Triplice egli ebbe nell'invitto scudo
il carnai segno della maschia possa.

III.
L 'om bra canuta del Guerrier sovrano
a M alpaga erra per la ricca loggia,
m utato l'elm o nel cappuccio a foggia,
tra i rimadori e i saggi in atto umano.
" 167 -

L e città del
silenzio

�L e città del
silenzio

E tu, Bergam o, il suo sepolcro vano
chiudi. M a all’aspro vento che da Chioggia
sibila è vivo! A ncor di strage ha roggia
l’unghia e la pancia il suo stallon romano.
Stretto nel pugno il fólgore di guerra,
i fanti contra G aleazzo ei sferra
tonando co’l mortaro e la spingarda.
Arcato il duro sopracciglio, ei guarda
di su la manca spalla irta di piastra;
e, bronzo in bronzo, nell’ arcion s’ incastra.
CARRARA.

I.
C R R A R A , morti son vescovi e conti
A
di Luni, e son dispersi i loro avelli;
gli Spinola e Castruccio Antelm inelli
son morti, e gli Scaligeri e i Visconti;
ed Alberico che t’ornò di fonti,
gli antichi tuoi signori ed Ì novelli.
M a su quante città regnano i belli
eroi nati dal grembo de’ tuoi monti!
Q u ei che li armò di soffio più gagliardo,
quei fa su te da vertice rimoto
ombra piò vasta che quella del Sagro.
E non il santo martire Ceccardo

�L e città del
silenzio

t'è patrono, m a solo il Buonarroto
pel martirio che qui lo fece magro.
II.
S u la piazza Alberica il solleone
m uto dardeggia la sua fiam m a spessa;
et nel silenzio, a pie della Duchessa
canta l'acqua la rauca sua canzone.
D alla G ro tta dei C o rvi al Ravaccione
ferve la pena e l'opera indefessa.
Scendono in fila i buoi scarni lungh'essa
l'arsura del petroso Carrione.
S'ode ferrata ruota strider forte
sotto la m ole candida che abbaglia,
e il grido del bovaro furibondo,
ed echeggiar la bùccina di morte
come squilla che chiami alla battaglia,
e la mina rombar cupa nel fondo.
III.
Arce del marmo, in te rinvenni i segni
che t'im presse la forza dei Rom ani;
sculti al som m o adorai gli Iddii pagani;
e dissi? “ O R o m a nostra, ovunque regni!,,
Dissi: “ O mio cuore, or fa che tu m'insegni
la rupe che foggiar volea con mani
22

�L e città del
silenzio

di foco il grande Artier, sì che i lontani
marinai la vedesser dai lor legni.,,
E dal Sagro alla Tecchia, da Betogli
al Polvaccio, da Créstola alla M ossa
cercai l'arcana imagine scultoria.
T u tta l'A lp e splendea d'eterni orgogli.
“ O cuor,, dissi “ il tuo sangue sì l'arrossa!„
E in ogni rupe vidi una Vittoria.

L E C IT T À D E L S IL E N Z IO .
VOLTERRA.

U
S l'etrusche tue mura, erma Volterra,
fondate nella rupe, alle tue porte
senza stridore, io vidi genti morte
della cupa città ch'era sotterra.
Il flagel della peste e della guerra
avea piagata e tronca la tua sorte;
e antichi orrori nel tuo M astio forte
em pievan l'om bra che nessun disserra.
Lontanar le M arem m e febbricose
vidi, e i plumbei monti, e il M a r biancastro,
e l ' E lb a e l'Arcipelago selvaggio.
P oi la mia carne inerte si compose
nel sarcofago sculto d'alabastro
ov'è Circe e il brutal suo beveraggio.

-170 -

�VICENZA.

IVC E N Z A , Andrea Palladio nelle Terme
e negli Archi di R o m a imperiale
apprese la Grandezza. E fosti eguale
alla M adre per lui tu figlia inerme!
Bartolom eo M ontagna il viril germe
d’Andrea M antegna in te fece vitale.
L
a romana virtù si spazia e sale
per le linee tue semplici e ferme.
Veggo, di là dalle tue m ute sorti,
per i palladiani colonnati
passare il grande spirito dell' Urbe
e, nel T eatro O lim pico, in coorti
i vasti versi astati e clipeati
del Tragedo cozzar contra le turbe.

BRESCIA.

B E S C I A , ti corsi quasi fuggitivo,
R
nell’ansia d’una vo lu ttà promessa!
E d ebbi onta di me, o Leonessa,
per la vii fiam m a che di m e nudrivo.
S o l cercai nel tuo T e m p io il vo i captivo
della Vittoria, con la fronte oppressa.
Repente udii su l’ anima inaccessa
fremere l’ala di m etallo vivo.
- 171 -

L e città del
silenzio

�L e città del
silenzio

Bella nel peplo dorico, la parma
poggiata contro la sinistra coscia,
la gran N ik e incidea la sua parola.
“ O Vergine, te sola amo, te sola!,,
gridò l'anima mia nell'alta angoscia.
E lla rispose; “ C h i m i vuole, s'arma.,,
RAVEN N A.

R
A V E N N A , Guidarello Guidarelli
dorme supino con le m an conserte
su la spada sua grande. A l volto inerte
ferro morte dolor furon suggelli.
Chiuso nell'arme attende i di novelli
il tuo Guerriero, attende l'albe certe
quando una voce per le vie deserte
chiamerà le Virtù fuor degli avelli.
Gravida di potenze è la tua sera,
tragica d'ombre, accesa dal fermento
dei fieni, taciturna e balenante.
Aspra ti torce il cor la primavera;
e, sopra te che sai, passa nel vento
come pòlline il cenere di Dante.

�C A N T O DI F E S T A
M A G G IO .

PER C A L E N D I­

U M I N I , qual mai voce oggi si spera
O
nei campi della terra taciturna,
nelle città fatte silenziose,
nei puri solchi del rinato pane
e nelle selci delle vie maestre ?
Q u al parlerà vento di primavera
mentre si tace l'opera diurna,
se il giusto Sole genera le rose
presso le soglie e intorno alle fontane,
lungo le siepi e su per le finestre ?
Uomini, qual s’attende messaggera
che tra le man sue certe arrechi l'urna
dei beni ignoti e, pallida di cose
ineffabili, annunzii la dimane
alla potenza del dolor terrestre?
U om ini operatori, anime rudi
ansanti nei toraci vasti, eroi
fuligginosi cui biancheggian buoni
i denti in fosco bronzo sorridenti
e le tempie s'imperlano di stille;
voi che torcete il ferro su le incudi,
il pio ferro atto alle froge dei buoi,
alle unghie dei cavalli, atto ai timoni
dei carri, atto agli aratri, agli strumenti
venerandi delle opere tranquille,
voi presso il fuoco avito seminudi
artieri delle antiche fogge; e voi
" 173 "

Canto di fe­
sta per C a ­
lendimag­
gio

�Canto di fe­
sta per C a l
endimag
gio

negli arsenali ove dà lampi e tuoni
il maglio atroce su le piastre ardenti,
atleti coronati di faville;
e voi anche, nei porti ove la nave
onusta approda, onde si parte onusta,
che recate su l'òmero servile
con vece alterna le ricchezze impure
fluttuanti nel traffico del mondo;
o voi che a pie delle inesauste cave,
pel nobile arco e per la porta angusta,
pel tem pio insigne e pel fumoso ovile,
polite nelle semplici misure
la pietra che azzurreggia o il m arm o biondo;
e voi, destri in quadrar la sana trave
pel tetto, in far la madia di robusta
quercia e di bosso l'arcolaio gentile,
inchini al pianto delle fibre dure
sotto la pialla o al tornio fremebondo ;
uomini solitarii, su l’erbosa
via dove giunge suono di campane
fioco e quell’erba assorda il passo raro,
dati all’opra dei padri, senza pena
e senza gioia e senza m utam ento;
uomini in alleanza minacciosa
di volontà ribelli entro l’im m ane
opificio vorace ove l’acciaro
con suo m oto infallibile balena
ostile come nel com battim ento;

" 17 4 "

�o uomini, oggi che il lavoro posa
e il sudore non bagna il vostro pane
e letifica tutti gli occhi il chiaro
giorno, ascoltate la voce serena
che spazia ai campi e alle città sul vento.
O r si tace stridore di metalli,
rombo d’acque, e il vostro ànsito, operai.
S tan m ute nel mistero le immortali
Forze signoreggiate dai congegni
lucidi e vigilate dagli schiavi.
Il sol di maggio brilla su i cristalli
dei tetti immensi come su i ghiacciai.
T in te in sanguigno, dentro gli arsenali
ove marci la Gloria in vecchi legni,
le ferrate carcasse delle navi
grandeggiano deserte. O poggi, o valli,
o per ovunque nevi di rosai!
Rondini su l’argilla dei canali
molli! O m bre delle nubi e soffii pregni
di polline su i pascoli soavi!
Torbidi uomini, uscite dalle porte,
disertate le mura ove il tribuno
stridulo, ignaro del misterioso
numero che governa i bei pensieri,
dispregia il culto delle sacre Fonti;
però che il verbo della nova sorte
ultim am ente vi dirà sol uno
che ascoltato abbia il canto glorioso
- 17 5 -

Canto di fe­
sta per C a ­
lendimag­
gio

�Canto di fe
sta per C a
lendimag
gio

dei secoli e con gli occhi suoi sinceri
contemplato il fulgor degli orizzonti.
S ol chi si nutre della terra è forte.
Glorificate in voi la M adre ! O gnuno
la sentirà presente al suo riposo.
D i beltà si faran gli animi alteri,
di nobiltà s'accenderan le fronti.
È tutto il cielo come un fermo sguardo
su voi, m a l'erbe un palpito frequente
hanno come le ciglia per soverchio
lume. E gli olivi son come una veste
di verità su i colli inginocchiati.
Il fiume lento, simile al vegliardo,
reca la verità ; pure il silente
lago la custodisce nel suo cerchio
di rupi; e l'armonia delle foreste
l'accompagna, e l'allodola dei prati.
Sem bra che in ogni gleba un cuor gagliardo
pulsi. E d ecco il passato a voi presente
come un sepolcro che non ha coperchio!
Ricca è l'antica M adre onde nasceste.
L a sua m am m ella abbeveri i suoi nati.
Poi, S ol calando, ai reduci dal puro
giòlito la C ittà sembri d'amore
ardere co' i palagi e le fucine,
co' i lupanari e con le cattedrali,
oh come bella, avida e furibonda !
Il gesto dell'eroe verso il futuro
-17 6 -

�amplia la piazza; sola erge il vigore
d'una gente la torre ; alle ruine
auguste sopra seggono fatali
presagi; sta nell'anima profonda
la virtù del pensiero nascituro ;
la volontà si tempra nel dolore ;
Tatto sublime sfolgora; divine
armonie surgon dai più crudi mali.
Glorificate la C ittà feconda!

Canto di fe­
sta per C a ­
lendimag­
gio

Q u iv i restò la testimonianza
della forza magnifica e pugnace
che ben com m etter seppe il marmo, eletto
nei m onti ad eternar la sua memoria.
Uom ini, in voi glorificate l'U o m o !
Il superbo disio della possanza
quivi trovar soleva la sua pace
nell'edificio esculto, ai cieli eretto
qual visibile canto di vittoria.
Uom ini, in voi glorificate l'U o m o !
Il vestim ento d'ogni alta speranza
è la bellezza. O gn i conquista audace
non par compiuta, in terra, se un perfetto
fior non s'esprima dall'umana gloria.
Uom ini, in voi glorificate l'U o m o !
O r quella tom a, ch'era dipartita,
del M are E geo mirabil Primavera ?
Par che un igneo spirito si m ova
dal santo lido ad infiammare il mondo.
,1 7 7 ,

23

�Canto di fe­
sta per C a ­
lendimag­
gio

Glorifichiam o in noi la V ita bella!
L a bellezza escir può dall'incallita
m ano del fabro, s'ei la sua preghiera
alzi verso le Form e dalla nova
anima sua piena d'ardor giocondo»
Glorifichiamo in noi la V ita bella!
S ol nella plenitudine è la V ita.
S ol nella libertà l'anima è intera.
O gn i lavoro è un'arte che s'innova.
O gn i mano lavori a ornare il mondo.
Glorifichiamo in noi la V ita bella!
C A N T O A U G U R A LE PER LA N A Z IO ­
N E ELETTA.

Canto au­
gurale per
la nazione
eletta

IT A L I A , Italia,
sacra alla nuova Aurora
con l'aratro e la prora !
Il m attino balzò, come la gioia di mille titani,
agli astri moribondi.
C o m e una moltitudine dalle innumerevoli mani,
con un fremito solo, nei m onti nei colli nei piani
si volsero tutte le frondi.
Italia ! Italia !
Un'aquila sublime appari nella luce, d'ignota
stirpe titania, bianca
le penne. E d ecco splendere un peplo, ondeggiare
una chioma..,.
N o n era la Vittoria, l'amore d'A tene e di Rom a,

" 178 -

�la N ik e, la vergine santa ?
Italia ! Italia !
L a volante passò. N o n le spade, non gli archi, non
Paste,
m a le glebe infinite.
Spandeasi nella luce il rombo dell'ali sue vaste
e bianche, come quando l’udia trascorrendo il pel
tàste
su’l sangue ed im m oto l'oplite.
Italia ! Italia !
Lungo il paterno fiume arava un uom libero i suoi
pingui iugeri, in pace.
S otto il pungolo dura anelava la forza dei buoi.
Grande era l' uom o all'opra, fratello degli incliti
eroi,
col piede nel solco ferace.
Italia! Italia!
L a Vittoria piegò verso le glebe fendute il suo volo,
sfiorò con le sue palm e
la nuda fronte umana, la stiva inflessibile, il giogo
ondante. E risalìa. Il vom ere attrito nel suolo
balenò com e un'arme.
Italia! Italia!
Parvero l’uomo, il rude stromento, i giovenchi in­
defessi
" 179 "

Canto au­
gurale per
la nazione
eletta

�C anto au­
gurale per
la nazione
eletta

nel bronzo trionfale
eternati dal cenno divino. D ei beni inespressi
gonfia esultò la terra saturnia nutrice di messi.
O madre di tutte le biade,
Italia, Italia!
L a Vittoria disparve tra nuvole meravigliose
aquila nell'altezza
dei cieli. Vide i borghi selvaggi, le bianche certose,
presso l'am pie fiumane le antiche città, gloriose
ancóra di antica bellezza.
Italia ! Italia !
E giunse al M are, a un porto munito. Era il
vespro.
T r a la fumèa rossastra
alberi antenne sàrtie negreggiavano in un gigan­
tesco
intrico, e s'udia cupo nel chiuso il martello guer­
resco
rintronar su la piastra.
Italia ! Italia !
U n a nave construtta ingombrava il bacino pro­
fondo,
irta de l'ultim e opere.
T u t ta la gran carena sfavillava al rossor del tra­
m onto ;
e la prora terribile, rivolta al dominio del mondo,

-180

-

�aveva la forma del vomere.
Italia! Italia!
Sopra quella discese precipite l'aquila ardente,
la segnò con la palma.
U n a speranza eroica vibrò nella m ole possente.
G li uomini dell'acciaio sentirono subitamente
levarsi nei cuori una fiam m a.
Italia ! Italia !
C osi veda tu un giorno il mare latino coprirsi
di strage alla tua guerra
e per le tue corone piegarsi i tuoi lauri e i tuoi mirti,
o Sem pre rinascente, o fiore di tutte le stirpi,
aroma di tutta la terra,
Italia, Italia,
sacra alla nuova Aurora
con l'aratro e la prora !

Canto au­
gurale per
la nazione
eletta

��DELLE
LAUDI

TERZO
A LCIONE

��LA TREGUA
ESPoTA,AN­
DAMMO E
COMBATTEM­
MO,SEMPRE
fedeli al tuo comandamento. V edi
che Tarmi e i polsi eran di buone tempre.
O m agnanim o Dèspota, concedi
al buon combattitor f ombra del lauro,
ch'ei senta l'erba sotto i nudi piedi,
ch’ei consacri il suo bel cavallo sauro
alla forza dei F iu m i e in su l'aurora
ei conosca la gioia del Centauro.
0 Dèspota, ei sarà giovine ancóra!
D àgli le rive i boschi i prati i m onti
i cieli, ed ei sarà giovine ancóra!

185

24

�L a tregua

Deterso d'ogni umano lezzo in fonti
gelidi, ei chiederà per la sua festa
sol l'anello degli ultim i orizzonti.
I vènti e i raggi tesseran la vesta
nova, e la carne scevra d'ogni male
éntrovi balzerà leggera e presta.
T u 'l sai: per t'obbedire, o Trionfale,
si lungamente fum m o a oste, franchi
e duri; né il cor disse mai “ C h e vale?,,
disperato di vincere; né stanchi
m ai apparimmo, né m ai tristi o incerti,
ché il tuo volere ci fasciava i fianchi.
O M aestro, tu’l sai: fu per piacerti.
M a greve era l'um ano lezzo ed era
vile talor come di mandre inerti;
e la turba faceva una Chim era
opaca e obesa che putiva forte
si che stretta era all'afa la gorgiera.
G li aspetti della V ita e della M orte
invano balenavan sul carname
folto, e gli enim m i dell'oscura sorte.
N o n era pane a quella bassa fam e
la bellezza terribile; onde il tardo
bruto m ugghiava irato sul suo strame.
" 186 &lt;*

�Pur, lieta maraviglia, se alcun dardo
tutt'oro gli giungea diritto insino
ai precordii, oh il suo fremito gagliardo!
E tu dicevi in noi: “ Q u e l ch'è divino
si sveglierà nel faticoso mostro.
Bàttigli in fronte il novo suo destino. „
E noi perseverammo, col cuor nostro
ardente, per piacerti, o Imperatore;
e su noi non potè ugna né rostro.
M a ne sorse per m ezzo al chiuso ardore
la vena inestinguibile e gioconda
del riso, che sonò come clangore.
E ad ogni ingiuria della bestia im m onda
scaturiva più vivido e più schietto
tal cristallo dall'anima profonda.
E rm a allegrezza! Fin lo schiavo abietto,
sfam ato con le miche del convito,
lungi rauco latrava il suo dispetto;
e l'obliquo lenone, imputridito
nel vizio suo, dal lubrico angiporto
con abominio ci segnava a dito.
O Dèspota, tu dai questo conforto
al cuor possente, cui l'oltraggio è lode
e assillo di virtù ricever torto.
-1 8 7 -

L a tregua

�L a tregua

E i nella solitudine si gode
sentendo sé come inesausto fonte.
Dedica l'opre al T e m p o ; e ciò non ode.
A m m on isti l’alunno: “ S e hai m an pronte,
non iscegliere i vermini nel fim o
m a strozza i serpi di Laocoonte. „
E d ei segui l'am m onim ento primo ;
restò fedele ai tuoi comandamenti ;
fiso fu ne' tuoi segni a som m o e ad imo.
D èspota, or tu concedigli che allenti
il nervo ed abbandoni gli ebri spirti
alle voraci melodìe dei vènti!
A ssai si travagliò per obbedirti.
Scorse gli Eroi su i prati d'asfodelo.
O r ode Ì Fauni ridere tra i mirti,
l ' E sta te ignuda ardendo a m ezzo il cielo.
IL F A N C IU L L O .
I.

Il fanciullo

IFG L I O della Cicala e dell’O livo,
nell'orto di qual Fauno
tu cogliesti la canna pel tuo flauto,
pel tuo sufolo doppio a sette fóri?
In quel che ha il num e agresto entro un'antica
villa di Cam erata

�deserta per la morte di Pam pinea?
O forse lungo l'Affrico che riga
la pallida contrada
ove i campi il cipresso han per confine?
Più presso, nella M ensola che ride »
sotto il ponte selvaggia?
Più lungi, ove l'O m bron segue la traccia
d' A m b ra e Lorenzo canta i vani ardori?
M a il mio pensier m i finge che tu colta
l'abbia tra quelle mura
che A rno parte, negli O rti Oricellari,
ove dalla barbarie fu sepolta,
ahi sì trista, la M u sa
Fiorenza che cantò ne' dì lontani
ai lauri insigni, ai chiari
fonti, all'eco dell'inclite caverne,
quando di Grecia le Sirene eterne
venner con Plato alla C ittà dei Fiori.
T e certo vide Luca della Robbia,
ti mirò Donatello,
operando le belle cantorìe.
T u tte le frutta della Cornucopia
per forza di scalpello
fecero onuste le ghirlande pie.
E tu danzavi le tue melodie,
nudo fanciul pagano,
àlacre nel divin m arm o apuano
come nell'aria, conducendo i cori.

" 189 "

Il fanciullo

�Il fanciullo

Figlio della Cicala e dell' O livo ,
or col tuo sufoletto
incanti la lucertola verdognola
a cui sopra la selce il fianco vivo
palpita pel diletto
in misura seguendo il dolce suono.

N on tu conosci il sogno
forse della silente creatura?
V er lei ti pieghi: in lei non è paura:
tu moduli secondo i suoi colori.
T u moduli secondo l'aura e l'ombra
e l'acqua e il ramoscello
e la spica e la m an dell'uom che falcia,
secondo il bianco voi della colomba,
la grazia del torello
che di repente pavido s'inarca,
la nuvola che varca
il colle qual pensier che seren volto
muti, l'amore della vite all'olmo,
l'arte dell'ape, il flutto degli odori.
O g n i voce in tuo suono si ritrova
e in ogni voce sei
sparso, quando apri e chiudi i fóri alterni.
Par quasi che tu sol le cose m uova
mentre solo ti bei
nell'obbedire ai m ovim enti eterni.
T u tto ignori, e discerni
tutte le verità che l'om bra asconde.

" 190 &lt;•

�Se interroghi la terra, il ciel risponde;
se favelli con Tacque, odono i fiori.
O fiore innumerevole di tutta
la vita bella, umano
fiore della divina arte innocente,
preghiamo che la nostra anima nuda
si miri in te, preghiamo
che assempri te maravigliosamente!
L'im m en sa plenitudine vivente
trema nel lieve suono
creato dal virgineo tuo soffio,
e l'uom co'suoi fervori e i suoi dolori.
I I.
O la tua melodia
R
tutta la valle come un bel pensiere
di pace crea, le due canne leggiere
versando una la luce ed una l'ombra.
L a spiga che s'inclina
per offerirsi all'uomo
e il m onte che gli dà pietre del grembo,
se ben l'una vicina
e l'altro sia rimoto
e l'una esigua e l'altro ingente, sembra
si giungano per l'aere sereno
come i tuoi labbri e le tue dolci canne,
come su letto d'erbe am ato e amante,
com e i tuoi diti snelli e i sette fóri,

-191 -

Il fanciullo

�Il fanciullo

come il mare e le foci,
come nell'ala chiare e negre penne,
com e il fior del leandro e le tue tempie,
come il pampino e l'uva,
come la fonte e l'urna,
come la gronda e il nido della rondine,
come l'argilla e il pollice,
com e ne'fiori tuoi la cera e il miele,
come il fuoco e la stipula stridente,
come il sentiere e l'orma,
com e la luce ovunque tocca l'ombra.
III.
S P O R m i colse presso la fontana.
O
L o sciame era discorde?
avea due re; pendea com e due poppe
fulve. E il rame s'udia come campana.
T i vidi nel m io sogno, o lene aulete.
L o tta to avevi ignudo
contro il torrente folle di rapina.
Raccolto avevi pium a di sparviere
che a som m o del ciel m uto
in sue rote feria l'aer di strida.
A h i, lungi dalle tue musiche dita
gittato avevi i calami forati.
Chino con sopraccigli corrugati
eri, fanciul pugnace,
intento a farti archi da saettare
col legno della flèssile avellana.

-192 "

�IV .

Il fanciullo

E
L E G G E R E sapesti il re splendente
nello sciame diviso,
ridere d'un tuo bel selvaggio riso
spegnendo il fuco sterile e sonoro.
C o n la m an tinta in mele di sosillo
traesti fuor la troppa
signoria. C au to e fermo la calcavi.
Sporgeva a modo d'uvero di poppa
il buon sire tranquillo
che fu re delle artefici soavi.
Poi franco te n'andavi
sonando per le prata di trifoglio,
incoronato d'ellera e d'orgoglio,
entro la nube delle pecchie d'oro.
V.
L
' A C Q U A sorgiva fra i tuoi neri cigli
fecesi occhio che vede e che sorride;
fecesi chioma su la tua cervice
il crespo capelvenere.
F atto sei di segreto e di freschezza.
F a tte sono di làtice
fluido e d'umide fibre le tue membra.
Il tuo spirto, dal fonte come il salice
m a senza l'am arezza
nato, le amiche naiadi rimembra ;
tutte le polle sembra
"

193

"

25

�Il fanciullo

trarre per le invisibili sue stirpi.
E se gli occhi tuoi cesii han neri cigli,
ha neri gam bi il verde capelvenere.
Converse le tue canne sono in chiari
vetri, onde lenti i suoni
stillano come gocce da clessidre.
S'appressano i colùbri maculosi,
gli aspidi i ceneri e gli angui
e le ceraste e le verdissime idre.
Taciti, senza spire,
eretti i serpi bevono l'incanto.
Sol le bìfide lingue a quando a quando
tremano come trema il capelvenere.
Sino ai ginocchi immerso nella cupa
linfa, alla venenata
greggia tu moduli il tuo lento carme.
Par che da' piedi tuoi torta sia nata
radice e di natura
erbida par ti sien fatte le gambe.
M a il fior della tua carne
suso come il nenùfaro s'ingiglia.
E se gli occhi tuoi cesii han nere ciglia,
neri ha gli steli il verde capelvenere.
V I.
S t’è l'acqua visibile negli occhi
E
e se il làtice nudre le tue carni,
viver puoi anco ne’ perfetti m arm i
e la colonna dorica abitare.

194'

�N a tu ra ed A rte sono un dio bifronte
che conduce il tuo passo armonioso
per tutti i campi della Terra pura.
T u non distingui l’un dall'altro volto
m a pulsare odi il cuor che si nasconde
unico nella duplice figura.
O ignuda creatura,
teco salir la rupe veneranda
voglio, teco offerire una ghirlanda
del nostro ulivo a queireterno altare.
Torna con m e n ell'E llade scolpita
ove la pietra è figlia della luce
e sostanza dell'aere è il pensiere.
N avigan do nell'alta notte illune,
noi vedremo rilucere la riva
del diurno fulgor ch'ella ritiene.
Stam perai nelle arene
del Fàlero orme ardenti. O sp iti soli
presso Colono udremo gli usignuoli
di Sofocle ad A ntigone cantare.
Vedrem o nei Propilei le porte
del Giorno aperte, nell'intercolunnio
tutto il cielo dell'A ttica gioire;
nel tem pio d'Erettèo, coro notturno
dai negricanti pepli le sopposte
vergini stare come urne votive;
la potenza sublime
della Città, transfusa in ogni vena

" 195 "

Il fanciullo

�Il fanciullo

del vital m arm o ov’è presente A tena,
regnar col ritmo il ciel la terra il mare.
A lcun arbore mai non t ’avrà dato
gioia si come la colonna intatta
che serba i raggi ne’ suoi solchi eguali.
A ll’ora quando l’ombra sua trapassa
i gradi, tu t’assiderai sul grado
più alto, co’ tuoi calami toscani.
L a Vittoria senz’ali
forse t’udrà, spoglia d’avorio e d’oro;
e quella alata che raffrena il toro;
e quella che dislaccia il suo calzare.
T aci! L a cima della gioia è attinta.
Guarda il Parnete al ciel, come leggiero!
Guarda 1’Im etto roscido di miele!
Flessibile m ’appar come l’efebo,
vestito della clamide succinta,
che cavalcò nelle Panatenee.
Sorse dall’acque egee
il bel monte dell’api e fu vivente.
O r tuttavia nella sua forma ei sente
la vita delle belle acque ondeggiare.
Seno d’ Egina! O h isola nutrice
di colombe e d’eroi! Pallida via
d’Eleusi coi vestigi di Dem etra!
Splendore della duplice ferita
nel fianco del Pentelico! Arm onie
del glauco olivo e della bianca pietra!

-196 "

�O gn i golfo è una cetra.
T u taci, aulete, e ascolti. Per r im e tto
l’ombra si spande. Il monte violetto
mormora e odora come un alveare.
V II.
’LO D O fuggir tra gli arcipressi foschi,
e l’ansia il cor m i punge.
E i m i chiama di lunge
solo negli alti boschi, e s’allontana.
M u ta to è il suon delle sue dolci canne.
Trèm ane il cor che l’ode,
balza se sotto il pie strida l’arbusto;
pavido è fatto al rombo del suo sangue,
ed altro più non ode
il cor presago di remoto lutto.
Prego: " O fanciul venusto,
non esser si veloce
ch’io non ti giunga!,, E vana la mia voce.
M elodiosam ente ei s’allontana.
Elei nereggian dopo gli arcipressi,
antiqui arbori cavi.
Pascono suso in ciel nuvole bianche.
A quando a quando tra gli intrichi spessi
le nuvole soavi
son come prede tra selvagge branche.
E sempre odo le canne
gemere d’ombra in ombra

Il fanciullo

�Il fanciullo

roche quasi richiamo di colomba
che va di ramo in ramo e s'allontana.
“ O fanciullo fuggevole, t'arresta!
T u non sai com'io t'ami,
intimo fiore dell'anima mia.
U n a sol volta almen volgi la testa,
se te la inghirlandai,
bel figlio della mia melancolìa!
C on la tua melodia
fugge quel che divino
era venuto in me, quasi im provviso
ritorno dell'infanzia più lontana.
F a che l'ultim a volta io t'incoroni,
pur di negro cipresso,
e teco io sia nella dolente sera!,,
E i nell'onda volubile dei suoni
con un gentil suo gesto,
simile a un spirto della primavera,
volgesi; alla preghiera
sorride, e non l'esaude.
L'ansia mia vana odo sol tra le pause,
mentre che d'ombra in ombra ei s'allontana.
A d un fonte m 'abbatto che s'accoglie
entro conca profonda
per aver pace, e un elee gli fa notte.
“ O figlio, sosta! Im iterai le foglie
e Tacque anche una volta
- 198 "

�e i silenzii del dì con le tue note.
Sediam o in su le prode.
F a ch'io veda l'imagine
puerile di te presso l'imagine
di m e nel cupo speglio!,, E i s'allontana.
S'allontana m elodiosamente
né più m i volge il viso,
emulo di Favonio ei nel suo volo.
Sol calando, la plaga d'occidente
s'infiam m a; e d'improvviso
tutta la selva è fatta un vasto rogo.
L e nuvole di foco
ardono gli elei forti,
aerie vergini al disio dei mostri.
Giunge clangor di buccina lontana.
E un tem pio ecco apparire, alte ruine
cui scindon le radici
errabonde. G li antichi iddìi son vinti.
Giaccion tronche le statue divine
cadute dai fastigi;
dormono in bruni pepli di corimbi.
Lentischi e terebinti
l'odor dei tim iam i
fan loro intorno. “ O figlio, se tu m 'am i,
sosta nel luogo santo!,, E i s'allontana.
“ Rialzerò le candide colonne,
rialzerò l'altare

Il fanciullo

�Il fanciullo

e tu l’abiterai unico dio.
M ’odi: te l’ornerò con arti nuove.
E non avrà l’eguale.
M araviglioso artefice son io.
T ’adorerò nel mio
petto e nel tempio. M ’odi,
figlio! C h e im m ortalm ente io t’incoroni!,,
N e l gran fuoco del vespro ei s’allontana.
Si dilegua ne’ flam m ei orizzonti.
Forse è fratei degli astri.
O forse nel mio sogno s’è converso?
“ T i cercherò, ti cercherò ne’ monti,
ti cercherò per gli aspri
torrenti dove ti sarai deterso.
E ti vedrò diverso!
G ittato avrai le canne,
intento a farti archi da saettare
col legno della flèssile avellana.,,
L U N G O L ’A F F R I C O N E L L A S E R A D I
G IU G N O D O P O L A P IO G G IA .

Lungo l’A f ­
frico nella
sera di giu­
gno dopo
la pioggia

G A Z I A del ciel, come soavemente
R
ti miri ne la terra abbeverata,
anima fatta bella dal suo pianto!
O in mille e mille specchi sorridente
grazia, che da la nuvola sei nata
come la voluttà nasce dal pianto,
musica nel mio canto
ora t’effondi, che non è fugace,
" 200 -

�Lungo l'A f
frico nella
sera di giu
gno dopo
la pioggia

per m e trasfigurata in alta pace
a chi l'ascolti.
N ascente Luna, in cielo esigua come
il sopracciglio de la giovinetta
e la midolla de la nova canna,
si che il più lieve ramo ti nasconde
e l'occhio mio, se ti smarrisce, a pena
ti ritrova, pe '1 sogno che l'appanna,
Luna, il rio che s'avvalla
senza paiola erboso anche ti vide;
e per ogni fil d'erba ti sorride,
solo a te sola.
O nere e bianche rondini, tra notte
e alba, tra vespro e notte, o bianche e nere
ospiti lungo l'Affrico notturno!
V olan elle sì basso che la molle
erba sfioran coi petti, e dal piacere
il loro volo sembra fatto azzurro.
Sopra non ha susurro
l'arbore grande, se ben trema sempre.
N o n tesse il volo intorno a le mie tempie
fresche ghirlande ?
E non promette ogni lor breve grido
un ben che forse il cuore ignora e forse
indovina se udendo ne trasale?
S'attardan quasi im m em ori del nido,
e sul margine dove son trascorse
- 201 "

26

�Lungo l'A f ­
frico nella
sera di giu­
gno dopo
la pioggia

par si prolunghi il fremito dell'ale.
T u t ta la terra pare
argilla offerta all'opera d'amore,
un nunzio il grido, e il vespero che muore
un'alba certa.
L A SE R A F IE S O L A N A .

L a sera fie
solana

F E S C H E le mie parole ne la sera
R
ti sien com e il fruscio che fan le foglie
del gelso ne la m an di chi le coglie
silenzioso e ancor s'attarda a l'opra
lenta
su l'alta scala che s'annera
contro il fusto che s'inargenta
con le sue rame spoglie
mentre la L un a è prossima a le soglie
cerule e par che innanzi a se distenda un velo
ove il nostro sogno si giace
e par che la campagna già si senta
da lei sommersa nel notturno gelo
e da lei beva la sperata pace
senza vederla.
Laudata sii pel tuo viso di perla,
o Sera, e pe' tuoi grandi umidi occhi ove si tace
l'acqua del cielo!
Dolci le mie parole ne la sera
ti sien come la pioggia che bruiva
tepida e fuggitiva,

- 202 -

�com m iato lacrimoso de la primavera,
su i gelsi e su gli olmi e su le viti
e su i pini dai novelli rosei diti
che giocano con l'aura che si perde,
e su ’l grano che non è biondo ancóra
e non è verde,
e su'l fieno che già pati la falce
e trascolora,
e su gli olivi, su i fratelli olivi
che fan di santità pallidi i clivi
‘e sorridenti.
Laudata sii per le tue vesti aulenti,
o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce
il fien che odora!

Io ti dirò verso quali reami
d'amor ci chiami il fiume, le cui fonti
eterne a l'ombra de gli antichi rami
parlano nel mistero sacro dei m onti;
e ti dirò per qual segreto
le colline su i limpidi orizzonti
s'incurvino come labbra che un divieto
chiuda, e perchè la volontà di dire
le faccia belle
oltre ogni uman desire
e nel silenzio lor sempre novelle
consolatrici, sì che pare
che ogni sera l'anima le possa amare
d'amor più forte.
" 203 -

L a sera fie
solana

�L a sera fie
solana

Laudata sii per la tua pura morte,
o Sera, e per l'attesa che in te fa palpitare
le prime stelle!
L 'U L I V O .

L ’U livo

LUA D A T O

sia l'ulivo nel mattino!
U n a ghirlanda semplice, una bianca
tunica, una preghiera armoniosa
a noi son festa.
«

Chiaro leggero è l'arbore nell'aria.
E perchè l'im o cor la sua bellezza
ci tocchi, tu non sai, noi non sappiamo,
non sa l'ulivo.
Esili foglie, magri rami, cavo
tronco, distorte barbe, piccol frutto,
ecco, e un num e ineffabile risplende
nel suo pallore!
O sorella, comandano gli Ellèni
quando piantar vuoisi l'ulivo, o córre,
che '1 facciano i fanciulli della terra
vergini e mondi,
imperocché la castitate sia
prelata di quell'arbore palladio
e assai gli noccia mano impura e triste
alito il perda.
" 20 4 -

�T u nel tuo sonno hai valicato Tacque
lustrali, inceduto hai su l'asfodelo
senza piegarlo; e degna al casto ulivo
ora t’appressi.

L 'U liv o

Biancovestita come la Vittoria,
alto raccolta intorno al capo il crine,
premendo con piede àlacre la gleba,
a lui t’appressi.
L'aura m ove la tunica fluente
che numerosa ferve, come schiume
su la marina cui l'ulivo arride
senza vederla.
N u d a le braccia come la Vittoria,
sul flessibile sandalo ti levi
a giugnere il men folto ramoscello
per la ghirlanda.
T en u e serto a noi, di poca fronda,
è bastevole : tal che d'alcun peso
non gravi i bei pensieri m attutini
e d'alcuna ombra.
O dolce Luce, gioventù dell'aria,
giustizia incorruttibile, divina
nudità delle cose, o Animatrice,
in noi discendi!
- 205 -

t

�L 'U liv o

T occa l'anima nostra come tocchi
il casto ulivo in tutte le sue foglie;
e non sia parte in lei che tu non veda,
Onniveggente!
L A S P IC A .

L a spica

LUA D A T A

sia la spica nel meriggio!
E lla s’inclina al Sole che la cuoce,
verso la terra onde umida erba nacque;
s’inclina e più s’inclinerà domane
verso la terra ove sarà colcata
col gioglio ch’è il m alvagio suo fratello,
con la vena selvaggia
col ciano cilestro
col papavero ardente,
cui l’uom non seminò, in un mannello.
È di tal purità che pare immune,
sol nata perché l’occhio uman la miri;
di si bella ordinanza che par forte.
L e sue granella sono ripartite
con la bella ordinanza che c’insegna
il velo della nostra madre Vesta.
T r e son per banda alterne;
minore è il granel medio;
ciascuno ha la sua pula;
d’una squam m etta nasce la sua resta.
M atura anco non è. Verde è la resta
dove ha il suo nascimento dalla squamma,

" 206

�però tutt'oro ha la pungente cima.
E verdi lembi ha la già secca spoglia
ove il granello a poco a poco indura
ed assume il color della focaia.
E verdeggia il fistuco
di pallido verdore
m a la stipula è bionda.
S'odon le bestie rassodare l'aia.
Dice il veglio: “ N e ' luoghi maremmani
già gli uomini cominciano segare.
E in alcuna contrada hanno abbicato.
T u non comincerai, se tu non veda
tutto il popolo eguale della messe
egualmente risplender di rossore. „
E la spica s'arrossa.
Brilla il fil nella falce,
negreggia il rimanente,
di stoppia incenerita è il suo colore.
E prima la sudata mano e poi
il ferro sentirà nel suo fistuco
la spica; e in lei saran le sue granella,
in lei sarà la candida farina
che la pasta farà m olto tegnente
e farà pane che m olto ricresce.
M a la vena selvaggia
m a il ciano cilestro
m a il papavero ardente
con lei cadranno, ahi, vani su le secce.
- 207 -

L a spica

�L a spica-

E la vena pilosa, or quasi bianca»
è tutta lum e e levità di grazia;
e il ciano rassembra santamente
gli occhi cesii di Palla madre nostra;
e il papavero è come il giovenile
sangue che per ispada spiccia forte;
e tutti sono belli,
belli sono e felici
e nel giorno innocenti;
e l'uom non si dorrà di loro sorte.
E saranno calpesti e della dolce
suora, che tanto amarono vicina,
che sonar per le reste quasi esigua
citara al vento udirono, disgiunti;
e sparsi moriran senza compianto
perché non dànno il pane che nutrica.
M a la vena selvaggia
e il ciano cilestro
e il papavero ardente
laudati sien da noi come la spica!
L ’O P E R E E I G I O R N I .

L ’opere e i
giorni

S P O S O della Terra venerando,
è bello a sera noverare Topre
della domane e misurar nel cuore
meditabondo la durabil forza.
Veglio, la tua parola su m e piove
candida come il fior del melo allora
che già comincia ad allegare ilTrutto.
208 -

�Parlami, e dim m i quali sieno l’opre.
“ D i questo mese m ’apparecchio l’aia.
L a mondo e sarchiellata lievemente
la concio con la pula e con la morchia
sicché difenda la biada da topi
e da formiche e d’altra gente infesta.
E poi la piano con la pietra tonda,
o con legno; o pur suvvi spargo l’acqua
e suvvi m etto le mie bestie, e bene
co’ piedi lor la faccio rassodare;
e poi si secca al sole „ il veglio dice.
E sta su la sua soglia rinnovata
di quella pietra ch’è detta serena
(nasce del M o n te Céceri in gran copia)
schietta pietra, pendente nell’azzurro
alquanto, di color d’acqua piovana
ove cotta la foglia sia del glastro.
E dietro la sua faccia, che la grande
etade arò con invisibil vomere
si che raggia di curvi e retti solchi
qual iugero già pronto alla sementa,
sale su per lo stipite di pietra
il bianco gelsomin grato alle pecchie,
eguale di candore al crin canuto.
D i questo mese nel solstizio, quando
"
il Sol non puote più salire, semino
le brasche; le qua’ poi di m ezzo agosto
trapiantar mi bisogna in luogo irriguo.
E la bietola e l’appio e il coriandro
e la lattuga semino, ed innacquo,
- 209 -

27

v

L ’opere e i
giorni

�L'opere e i
giorni

Colgo la veccia, e sego per pastura
il fien greco. L a fava anzi la luce
vello, scemante la luna; la fava,
anzi che compia lo scemar la luna,
batto ; e refrigerata la ripongo.
D i questo mese inocchio il pesco, impiastro
il fico, vóto l'arnia, il condottiero
eleggo nel gom itolo dell'api.
E prossima si fa la mietitura
dell'orzo, la qual compiere mi giova
anzi che m i comincino a cascare
le spighe, imperocché non son vestite
sue granella di foglie, come il grano.
D a giovine sei moggia il di potei
segarne! „ sorridendo il veglio dice.
Ancora armata è la genciva, salda
nel suo sorriso e nella sua favella.
E non pur gli vacillano i ginocchi,
se ben la falce nell'oprare gli abbia
a simiglianza del suo ferro istesso
curve le gambe. E sopra il santo petto
il lin rude, che l'indaco fe' quasi
celeste, crea misteriosamente
l'imagine di Pan duce degli astri,
cui nel torace si rispecchia il Cielo.

" 210 -

�L 'A E D O S E N Z A L IR A .
E C O ragiona il veglio
L ’aedo sen­
d’una spezie di pomi.
za lira
E dice: " N a sce in arbore
di m ezzana statura, e fior bianchetto,
L a dolcezza del frutto
è m ista con asprezza.
N o n ricusa qualunque terra. I luoghi
allegri am a bensì, dolce temperie.
D ilettasi del mare.
Il vento e il gelo tem e.
Innestar non si puote.
Piccola etade dura.
Serbansi i pom i in orci unti di pece.
A n co serbansi in cave
dell’oppio arbore; ovver tra la vinaccia
in pentole, assai bene e lungamente. „
C osì ragiona il veglio; ed in sue lente
parole il cor si spazia
come in un canto aonio.
Risplende un’antichissima virtude,
come nel prisco aedo
che canta un fato illustre,
o Terra, nel tuo bianco testimonio.
Il soffio del suo petto
paterno è come la bontà dell’aria
che fa buona ogni cosa.
L a vita fruttuosa
dell’arbore s’agguaglia
alle sorti magnifiche dei regni.

- 211 -

�L'aedo sen­
za lira

E i paria, e tra due legni
tesse la chiara paglia
come l'aedo tende le sue corde,
create co' minugi degli agnelli,
tra i bracci della lira.
V ento asolando, spira
odor di meliloto il miei dall'ombra,
colato nei mondissimi vaselli
ove la man spremette i fiali pregni.
E i ragiona e travaglia;
e il flavescente culmo non si spezza.
A quando a quando mira
come chi attenda segni.
O d e sciame che romba.
E i parla di battaglia
che han l'api in loro ostelli
per signorie lor nuove.
G li luce nella barba e ne'capelli
alcun filo di paglia
che il suo parlar commuove.
A l sole oro non è che tanto luca.
Appesa alla sua bocca che s'im m ézza,
presso l'aroma della sua saggezza,
l'anima nostra è come la festuca.
B E A T IT U D IN E .

B eati­
tudine

C L O R di perla quasi informa, quale
O
conviene a donna aver, non fuor misura.,
N o n è, Dante, tua donna che in figura
della rorida Sera a noi discende?
- 212 -

�N o n è non è dai cielo Beatrice
discesa in terra a noi
bagnata il viso di pianto d'amore?
E lla col lacrimar degli occhi suoi
tocca tutte le spiche
a una a una e cangia lor colore.
Stanno come persone
inginocchiate elle dinanzi a lei,
a capo chino, umili; e par si bei
ciascuna del martiro che l'attende.
Vince il silenzio i m ovim enti umani.
Nell'aerea chiostra
dei poggi l'A rno pallido s'inciela.
A scosa la C ittà di sé non mostra
se non due steli alzati,
torre d'imperio e torre di preghiera,
a noi dolce com'era
al cittadin suo prima dell'esiglio
quand'ei tenendo nella mano un giglio
chinava il viso tra le rosse bende.
Color di perla per ovunque spazia
e il ciel tanto è vicino
che ogni pensier vi nasce come un'ala.
L a terra sciolta s'è nell'infinito
sorriso che la sazia,
e da noi lentamente s'allontana
mentre l'A ngelo chiama
e dice: “ Sire, nel mondo si vede

B eati
tudine

�Beati­
tudine

meraviglia nell'atto, che procede
da un'anima, che fin quassù risplende.,,

U

F V R I T JA
U
T
S
E
F vrit aestvs

N falco stride nel color di perla:
tutto il cielo si squarcia come un velo.
O brivido su i mari taciturni,
o soffio, indizio del sùbito nem bo!
O sangue m io come i mari d'estate!
L a forza annoda tutte le radici:
sotto la terra sta, nascosta e immensa.
L a pietra brilla più d'ogni altra inerzia.
L a luce copre abissi di silenzio,
simile ad occhio im m obile che celi
moltitudini folli di desiri.
L 'Ign o to viene a me, l'ignoto attendo!
Q u el che m i fu da presso, ecco, è lontano.
Q u el che vivo m i parve, ecco, ora è spento.
T 'a m o , o tagliente pietra che su l'erta
brilli pronta a ferire il nudo piede.
M ia dira sete, tu m i sei più cara
che tutte le dolci acque dei ruscelli.
A b ita nella mia selvaggia pace
la febbre come dentro le paludi.
Pieno di grida è il riposato petto.
L'ora è giunta, o mia M esse, l'ora è giunta!
Terribile nel cuore del meriggio
pesa, o M esse, la tua maturità.

2 14

�DITIRAMBO L
ROMAE FRVGIFERAE DIC.

OEV sono i cavalli del Sole

criniti di furia e di fiam m a?
le code prolisse
annodate con liste
di porpora, l'ugne
adorne di lampi
su Paride ariste?
O v e l'aie come circhi,
le trebbie come pugne,
come atleti la rustica prole?
O v e sono i cavalli del Sole
disgiunti dal carro celeste?
O v e le sferze sonanti,
le rèdine lunghe sbandite,
il tinnir dei metalli,
il brillar delle madide groppe?
O v e gli urli, ove i canti, ove i balli ?
O v e la fem m ina bella
coperta di loppe e di reste
come d'ori e di gem m e ?
O v e gli scherni, le risse,
le nude coltella,
il sangue che fum a e che bolle,
il giovine ucciso che cade
nelle sue biade
asperse del suo ricco sangue
e del vin suo vermiglio ?
O v e il tuo nume, o Dioniso,

215

D itiram ­
bo I

�D itiram ­
bo I

e il tuo riso e il tuo furore
e il tuo periglio?
Q u i scarsa messe
per piccole vite,
aia angusta, fatica molle,
mani prudenti, fievoli gole.
O M arem m e, o M arem m e,
bellezza im m ite
nata dalla Febbre e dal Sole,
o regni diurni di Dite,
voi l'anima mia sogna!
O R om a, o R o m a, la prima
davanti alla faccia del Sole,
incombustibile forza,
semenza di gloria,
unica nata dal solco
del violento
ardua spica opima,
te l'anim a mia sogna ed agogna
in un mar di frumento,
dal Cim ino solitario
ai vitiferi colli dei Volsci,
fino a M inturno ov'erra
nel lim o l'ombra di Mario,
fino a Sinuessa
ebra di M assico forte,
fino alle auree porte
della Cam pania promessa,
in un mar di frumento
innumerevole
- 216

�come le trionfate stirpi
dalla tua guerra!

Ditiram­
bo I

O

A R C E della Terra,
nel dipartirmi
da te, al conspetto dell'Agro
ebbi presagio cruento
che m ’infiam m ò d’amore
più novo e gagliardo
per tutte le tue are
e per tutte le tue tombe.
Vidi campo di rossi
papaveri vasto al mio sguardo
come letto di strage,
come flutto ancor caldo
sgorgato da una ecatombe.
N o n mai più fervente rossore
veduto avean gli occhi miei grandi,
e tutta la mia vita trem ava
dalle radici
come s’io m i svenassi
sul sacro tuo suolo
con vene giganti.
E l’anima, che si dipartiva,
im petuosam ente
verso di te si rivolse, incesa
da dolor rovente
ch’ella udì stridere come
tizzo in piaga viva;
e tutta verso di te protesa
" 217 -

28

�D itiram ­
bo I

era, gridando il tuo nome
al fulgor vermiglio,
dal carro strepitoso
che la traeva in esigilo.
E intollerabile male
tra tutti i suoi mali
a lei parve la sua dipartita;
sentì la sua vita
spoglia d'ogni forza e senz'ali,
pallida e senza riposo
piegata su l'acre ferita,
ahi, mirò sé stessa lontana.
O O S C A N A , o Toscana,
T
dolce tu sei ne' tuoi orti
che lo spino ti chiude
e il cipresso ti guarda;
dolce sei nelle tue colline
che il ruscello ti riga
e l'ulivo t'inghirlanda.
E una dura virtude
certo nelle tue torri com mise
e murò per la guerra civile
le pietre forti;
e carca di grandi morti
tu sei ne' tuoi sculti sepolcri,
o Fiorenza, o Fiorenza,
giglio di potenza,
virgulto primaverile;
e certo non è grazia alcuna

- 218 -

�che vinca tua grazia d’aprile
quando la valle è una cuna
di fiori di sogni e di pace
ove Sim onetta si giace.
M a cuna dell’anima mia
è il solco del carro stridente
nella pietra dell’A p p ia via.
A piè del Celio infrequente,
sotto la Porta Capena
gemere udì l’A cq u a M arcia
che abbevera l’ Urbe affocata.
Si mosse di là fra le tom be
e i lauri, fra la M orte che guata
e la Gloria che perde le frondi,
ai colli d’A lb a giocondi.
Lasciò dietro sé le m olli ombre;
più non vide la lunga catena
rosseggiar degli acquedutti;
non vide la fresca Preneste;
sdegnò di T uscolo i frutti,
d’Aricia la selva serena;
s’ affrettò alla spiaggia tirrena
ove dura fervente
la bava delle tem peste,
alle reggie di Circe funeste
ove urtò d’Odisseo la carena.
Anelante al deserto di luce
ove fum a vapor che avvelena
e rapisce gli spirti errabondi,
scoperse la candida rupe

- 219 -

D itiram
bo I

�D itiram ­
bo I
*

onde A n xu r pendente
nella truce canicola incombe
allo stagno mortifero e al M are.
P P I A via, cam m ino solare
incontro all' A ustro rapido ^ardente,
A p p ia via, dalla Porta Capena
cui la recondita vena
gem e l'assidua stilla,
ove condurrai tu la mia
anima im paziente
che d'avidità «sfavilla?
N o n qui la mia messe è mietuta.
A mietere l'alta m ia messe
mille falci indefesse
travagliarono solco per solco,
dall'aurora al tramonto,
per nove aurore
e per nove tramonti,
in terra sconosciuta.
E s'udiva in ogni meriggio
venir dagli orizzonti
infiam m ati la voce
e il tuono di Pan sopra a noi.
E ululava la torm a feroce:
“ O Pan, aiuta, aiuta!,,
E per la stoppia i buoi
candidi, aggiogati ai plaustri
contra le biche manomesse,
m ugghiavano di spavento.
- 220 -

�O

D itira m ­
P A N , dam m i il mio frumento,
bo I
dam m i Toro della mia messe
australe e la furia degli Austri
libici e la furia dei cavalli
dall'ugne adorne di lampi!
N o n qui non qui ebbi i miei campi,
non qui ebbi i miei plaustri,
m a nel grande L azio tirreno,
fino a Minturno,
fino a Sinuessa,
nella terra ebra di M assico
nella terra ebra di Cècubo,
a Fondi lacustre,
ad A m icle marina,
ad Ardea danaèia
ov'arde il sangue di Turno,
e su la curva spiaggia nom ata
dalla nutrice eneia,
di qua dal rapace Volturno,
e presso lo stagno taciturno
pingue di calami e d’ulve
ove di Latino il lauro vige
tra le spiche fatte più fulve,
e ad A n zio amor del pirata
e della Fortuna crudeli
e del crudele Imperatore,
e a O stia, nella sacra bocca
del T evere irta di prore
gonfia di vele
ingombra de’ lunghi granai.
- 221 -

�D itiram
bo I

V
O U N Q U E falciai e trebbiai
nel grande L azio tirreno,
alle porte dell'Urbe e al confine
estremo, fra il T ev ere e il Liri,
in ogni più fertile plaga.
M a a te vanno i miei sospiri,
a te, ombra del M o n te Circèo
letifera come il veleno
e il carme dell'avida m aga
che tenne l'insonne
piloto re d'Itaca Odisseo
nel letto dall'alte colonne.
Q u iv i ancor regna nel M o n te
l'Iddia callida, figlia del Sole;
e spia dal palagio rupestro,
tra sue stellate pantere
e sue tazze attoscate di suchi.
G em o n prigioni i suoi drudi,
bestiame del suo piacere,
cui ella tocca la fronte
con verga e susurra parole.
E i suoi pastori astati, prole
dell'E via e del Centauro
generata nell'ora dell'estro,
di bronzea pelle, di pel sauro,
prole furibonda,
quivi sotto gettano rauco
ululo su la palude
e pungono il negro armento
dalle code nude,

- 222 -

�i bufali, irosi mostri
profondati nel lutulento
pascolo che s’inselva di corna.
E , quando aggiorna,
tutta la palude ansa e soffia
per le froge e per le fauci emerse,
occhiuta di mille occhi torvi;
e l’acqua putre gorgoglia
e bulica occlusa dall’erbe
cui sradica il piè bisulco,
mentre nube di corvi
sinistra offusca e assorda l’aria
ove passa in silenzio mortale
la Febbre velata di nebbia.
Q I V I io farò la mia trebbia,
U
quivi batterò la m ia messe
in un’area vasta
come campo per oste schierata.
O v e sono i cavalli del Sole
criniti di furia e di fiam m a?
le code prolisse
annodate con liste
di porpora, l’ugne
adorne di lampi
su l’aride ariste?
O v e le sferze sonanti,
le rédine lunghe sbandite,
il tinnir dei metalli,
il brillar delle madide groppe?

- 223 -

Ditiram­
bo I

�D itiram
bo I

O v e gli urli, ove i canti, ove i balli ?

ECCO , al tripudio, ecco i cavalli!
C h i li conduce?
Ecco le sferze, ecco i crotali,
i cimbali cavi-sonori
che vince il rombo dei cuori,
le fem m ine scalze-succinte
ebre di luce,
i giovini possa-di-tori
ebri di strepito.
Ecco il fiore del sangue latino.
Ecco gli otri gonfi di vino.
Ecco la sapa dolce a mescere.
Ecco l'arido pane che asseta.
Ecco la tazza di creta,
foggia antica e ne’ secoli bella,
ampia come bucranio,
rosea come m am m ella.
Ecco tutto il tripudio!
Versate i manipoli
sul suol vulcanio,
versate dal plaustro
accline i manipoli
com e da cornucopia.
T u t ta la terra è roggia
più che sinopia
agli occhi torbidi.
Il vento turbina,
suscita polvere in vortici.
- 224 -

�Ditiram ­
bo I

Versano i plaustri
nell'aia l'oro stridulo.
L'oro s'accumula.
Dispare il suolo igneo
sotto la congerie
innumerevole.
Sola una bica, solo un aureo
m onte è la grande area.
T u t to il L azio è una stoppia
che arde e solvesi in cenere,
da Sinuessa massica
fino a R o m a romùlea.
Sola una bica, solo un aureo
m onte è la grande area;
e i cavalli l'ascendono.
Scalpita, scalpita!
0 R om a, questo è il m onte di Cerere
madre di Prosèrpina,
questo è il m onte della M agn a M adre
che navigò pel Tevere.
cavalli terribili
erti su l'unghia solida
l'ascendono, l'assaltano.
Scalpita, scalpita!
Crollano i manipoli
sotto l'urto, si spezzano
i culmi, si sgranano
le spiche, le ariste stridono,
le loppe volano.
Scalpita, scalpita!

I

- 225-

29

�Ditiram ­
bo I

L e sferze schioccano,
per l'aere guizzano
come le folgori.
C o m e le gómene
della nave in pericolo
sotto la ràffica,
si tendono le rèdine.
G li umani polsi battono,
tremano i muscoli,
si gonfiano le arterie.
C h i osa reggere
la forza degli Alipedi?
Balzano, s’impennano
le fiere, vèrberano
l’aere, col ferro quadruplice
i cumuli dirompono.
L e code intonse inarcansi,
le criniere svèntolano
com e vessilli vividi,
le nari spirano
fiam m a, gli occhi si rigano
di sangue, i fianchi pulsano,
le vene si palesano,
per l’ampie groppe rivoli
di sudore fluiscono,
nella schiuma dei difficili
freni brilla l’iride.
Scalpita, scalpita!
T u tto il fuoco dell’anima
ferina esalasi
- 226 -

�nell'impeto e nell'ànsito,
par circonfondere
gli acri corpi madidi,
sul sudor fremere
come un’ala invisibile.
Svegliasi nei rapidi
cuori l'anelito di Pègaso
verso il cam min sidereo ?
Scalpita, scalpitai
Il vento turbina,
agita in nugoli
vani le spoglie spicee.
T u t to l'aere è volatile
oro, per ove le candide
e negre e saure
e maculate groppe splendono,
per ove passano
i gridi rauchi,
gli schiocchi, i sibili,
l'urto dei crotali,
il tintinnio dei cimbali,
il mugghio delle bufale,
il riso delle fem m ine
umane che Libero èccita.
A il cielo dilatasi
m uto e solenne sul tripudio;
lungi si tace il M are Infero
ove il figlio di Venere
dall'alta prora iliaca
"

227"

D itira m ­
bo I

�D itiram ­
bo I

gridò: "Italia! Italia! „
E l'ombra del re d'Itaca,
l'om bra dell'antico nauta
esperto degli uomini e dei pelaghi,
guata dalla magica
rupe se il F ato ferreo
lui anco chiami a vincere
un più grande pericolo.
O Forza, o Abondanza, o Vittoria,
voi all'opera terrestre auspici
siete e testimonio
T u t to di voi s'illumina
il grande Lazio. In purpureo
lum e il giorno cangiasi.
Il vento chiude i suoi turbini.
L'aere la terra penetra.
Par nelle cose nascere
una vita indicibile,
però che i prischi num i italici,
subitamente reduci
dall'ombra delle Origini,
nella gleba rivivano,
nell'acqua nell'erba nella silice,
e laggiù, entro la reggia
del re Latino figlio
di M arica e di Fauno,
rinverdiscasi il Lauro
che fu sacro ad Apolline
Febo pria che il vedovo
di Creusa da Ilio
- 228 -

�venisse per congiugnersi
con Lavinia vergine fertile.
O prodigio! O metamorfosi!
S u la grande area,
quadrata come la saturnia
Urbe nel nascere,
la calpesta messe al par d'occidua
nuvola s’ imporpora.
Scalpita, scalpita!
E i cavalli son rosei
splendenti, come se nell'intim o
sangue una sùbita
aurora accendasi
e per i fumidi
fianchi trasparir veggasi.
S'ergono e di roseo
fuoco il petto e il ventre splendono,
ove s'intrecciano le tumide
vene come d'edera
intrichi per arborei còrtici.
Fiam m ei spiriti
dalle narici esalano.
Scalpita, scalpita!
O r senton gli uomini
che un divin numero
modera l'im peto
dei solidunguli.
O prodigio! O metam orfosi!
Ecco, le ali titanie,
le solari penne, le lucifere

-

229 -

D itiram ­
bo I

�D itiram ­
bo I

piume, infaticabili
flagelli dell' Etere
diurno, artefici
della rapidità precipite,
cui le trame dei muscoli
contro le dure scapule
parean constringere,
ecco, ecco, si liberano
si spiegano s’allargano.
N e ll’oro e nella porpora
aperte palpitano
le ali, le ali apollinee.
Il vento ch’elle m uovono
solleva il cuor degli uomini
come un peàn che càntino
per sacri intercolunnii
cetere a miriadi.
Io Peàn! Io Peàn! Gloria
al M aestro dell’ Opere,
allo Specchio degli Uom ini,
al T ita n dalla rutila chioma,
al R e delle alate parole,
al D uce dei cori eliconii!
O Forza, Abondanza, Vittoria,
e tu, Genio che m ai non si doma,
voi siatemi qui testimonio
Calpestano i cavalli del Sole
il rinato frumento di Rom a.

- 230 -

�PACE.
A C E , pace! L a bella Sim onetta
adorna del fugace emerocàllide
vagola senza scorta per le pallide
ripe cantando nova ballatetta.

Pace

L e colline s'incurvano leggiere
com e le onde del vento nella sabbia
del mare e non fanno ombra, quasi d'aria.
L 'A r n o favella con la bianca ghiaia,
recando alle N ereidi tirrene
il vel che vi bagnò forse la Grazia,
forse il velo onde fascia
la Grazia questa terra di T oscana
escita della casalinga lana
che fu l'arte sua prima.
Pace, pace! Richiam a la tua rima
nel cor tuo come l'ape nel tuo bugno.
O d i tenzon che in su l'estremo giugno
ha la cicala con la lodoletta!
LA TEN ZO N E.
M A R I N A di Pisa, quando folgora
il solleone!
L e lodolette cantan su le pratora
di San Rossore
e le cicale cantano sui platani
d'Arno a tenzone.
C o m e l'E sta te porta l'oro in bocca,
- 231 -

L a tenzone

�L a tenzone

l'A rn o porta il silenzio alla sua foce.
T u t to il m attino per la dolce landa
quinci è un cantare e quindi altro cantare;
tace l'acqua tra l'una e l'altra voce.
E l'E state or si china da una banda
or dall'altra si piega ad ascoltare.
È lento il fiume, il naviglio è veloce.
L a riva è pura come una ghirlanda.
T u ridi tuttavia co' raggi in bocca,
come l'E sta te a me, come l'E sta te !
Sopra di noi sono le vele bianche,
sopra di noi le vele immacolate.
Il vento che le tocca
tocca anche le tue palpebre un po' stanche,
tocca anche le tue vene delicate;
e un divino sopor ti persuade,
fresco ne' cigli tuoi come rugiade
in erbe all'albeggiare.
S'inazzurra il tuo sangue come il mare.
L 'anim a tua di pace s'inghirlanda.
L 'A r n o porta il silenzio alla sua foce
come l'E sta te porta l'oro in bocca.
Storm i d'augelli varcano la foce,
poi tutte l'ali bagnano nel mare!
O gn i passato m al nell'oblio cade.
S'estingue ogni desio vano e feroce.
Q u el che ieri m i nocque, or non m i nuoce;
Quello che m i toccò, più non m i tocca.
È paga nel mio cuore ogni dimanda,
com e l'acqua tra l'una e l'altra voce.
" 232 -

�L a tenzone

C osi discendo al mare;
cosi veleggio. E per la dolce landa
quinci è un cantare e quindi altro cantare.
L e lodolette cantan su le pratora
di San Rossore
e le cicale cantano su i platani
d’A rno a tenzone.
B O C C A D ’A R N O .

BCO C A

di donna mai m i fu di tanta
soavità nell’amorosa via
(se non la tua, se non la tua, presente)
come la bocca pallida e silente
del fiumicel che nasce in Falterona.
Q u a l donna s’abbandona
(se non tu, se non tu) sì dolcemente
come questa placata correntìa?
E lla non canta,
e pur fluisce quasi melodia
all'amarezza.
Q u a l sia la sua bellezza
io non so dire,
come colui che ode
suoni dormendo e virtudi ignote
entran nel suo dormire.
L e saltano all’incontro i verdi flutti,
schiumanti di baldanza,
con la grazia dei giovini animali.
233

30

Bocca d'Ar­
no

�Bocca d’A r ­
no

In catena di putti
non mise tanta gioia Donatello,
fervendo il m arm o sotto lo scalpello,
quando ornava le bianche cattedrali.
S o tto ghirlande di fiori e di frutti
svolgeasi intorno ai pergami la danza
infantile, m a non si fiera danza
come quest’una.
V ’è creatura alcuna
che in tanta grazia
viva ed in si perfetta
gioia, se non quella lodoletta
che in aere si spazia?
Forse l’anima mia, quando profonda
sé nel suo canto e vede la sua gloria;
forse l’anima tua, quando profonda
sé nell’amore e perde la memoria
degli inganni fugaci in che s’ illuse
ed anela con m e l’alta vittoria.
Forse conosceremo noi la piena
felicità dell’onda
libera e delle forti ali dischiuse
e dell’ inno selvaggio che si sfrena.
A dora e attendi!
Adora, adora, e attendi!
Vedi? I tuoi piedi
nudi lascian vestigi
di luce, ed a’tuoi occhi prodigi
sorgon dall’acque. Vedi?

234

�Grandi calici sorgono dall'acque,
di non so qual leggiere oro intessuti.
L e nubi i m onti i boschi i lidi l'acque
trasparire per le corolle im m ani
vedi, lontani e vani
come in sogno paesi sconosciuti.
Farfalle d'oro come le tue mani
volando a coppia scoprono su l'acque
con meraviglia i fiori grandi e strani,
mentre tu fiuti
l'odor salino.
F a un suo gioco divino
l ' O ra solare,
m utevole e gioconda
come la gola d'una colomba
alzata per cantare.
Sono le reti pensili. T alu n e
pendon com e bilance dalle antenne
cui sostengono i ponti alti e protesi
ove l'u om veglia a volgere la fune;
altre pendono a prua dei palischermi
trascorrendo il perenne
specchio che le rifrange; e quando il sole
batte a poppa i navigli, stando fermi
i remi, un gran fulgor le trasfigura:
grandi calici sorgono dall'acque,
gigli di foco.
F a un suo divino gioco
la giovine O ra

Bocca d 'A r­
no

�Bocca d 'A r
no

che è breve com e il canto
della colomba. G o d i l'incanto,
anima nostra, e adora!
*

'

I N T R A D IT A R N I.
Intra du’
Arni

C C O l'isola di Progne
ove sorridi
ai gridi
della rondine trace
che per le molli crete
ripete
le antiche rampogne
al re fallace,
e senza pace,
appena aggiorna,
v a e torna
vigile all'opra
nidace,
ne si posa nè si tace
se non si copra
d'ombra la riviera
a sera
circa l'isola leggiera
di canne e di crete,
che all'aulete
dà flauti,
alla migrante nidi
e, se sorridi, lauti
giacigli all'amor folle.
Ecco l'isola molle.
" 23 6 "

�Ecco l'isola molle
intra du'Arni,
cuna di carmi,
ove cantano l' E state
le canne virenti
ai vènti
in varii modi,
non odi?,
quasi di nodi
prive e di midolle,
quasi inspirate
da volubili bocche
e tocche
da dita sapienti,
quasi con arte elette
e giunte insieme
a schiera,
su l'esempio divino,
con lino
attorto e con cera
sapida di miele,
a sette a sette,
quasi perfette
sampogne.
Ecco l'isola di Progne.

Intra du'
Arni

�L A P IO G G IA N E L P IN E T O .
L a pioggia
nel pineto

TCAI . S u le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; m a odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. P iove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestim enti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
" 238 -

�che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.
O d i? L a pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
A scolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo vo lto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
- 239 -

L a pioggia
nel pineto

�L a pioggia
nel pineto

e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
m a un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
N o n s'ode voce del mare.
O r s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
- 240

�Ascolta.
L a figlia dell'aria
è m uta; m a la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

L a pioggia
nel pineto

P iove su le tue ciglia nere
si che par tu pianga
m a di piacere; non bianca
m a quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pèsca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
- 241 -

31

\

�L a pioggia
nei pineto

silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su : nostri vestim enti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anim a schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m ’illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.
L E S T IR P I C A N O R E .

L e stirpi ca­
nore

M I E I carmi son prole
, delle foreste,
altri dell'onde,
altri delle arene,
altri del Sole,
altri del vento Argeste,
L e mie parole
sono profonde
come le radici
terrene,
altre serene
come i firmamenti,
fervide come le vene
degli adolescenti,
ispide come i dumi,
confuse come i fumi

« 242 "

�confusi,
nette come i cristalli
del monte,
tremule come le fronde
del pioppo,
tumide come le narici
dei cavalli
a galoppo,
labili come i profumi
diffusi,
vergini come i calici
appena schiusi,
notturne come le rugiade
dei cieli,
funebri come gli asfodeli
dell’A de,
pieghevoli come i salici
dello stagno,
tenui come i teli
che fra due steli
tesse il ragno.

L e stirpi ca­
nore

IL N O M E .

DNO N A , ebbe il tuo nom e

una città murata
della pulverulenta
Argolide. E quivi era,
dicesi, un sentier breve
per discendere all'A d e
avaro, alle tenarie
"

243 "

Il nome

�Il nom e

fauci; si che i natii
non ponean nella bocca
dei loro morti il prezzo
del tragitto infernale,
l'obolo tenebroso
pel nocchier dello Stige.
E d ebbe anco il tuo nom e
la figlia della grande
Elena, il fior di Sparta
bianco, il sangue di Leda
splendido come l'oro,
la nata di colei
che brillò su la terra
come un'altra Stagione,
delizia innumerevole,
face e specchio di Venere,
piaga del combattente.
Erm ione, Erm ione
dalla voce sorgevole
e talora virente
quasi tra capelvenere
acqua ombrosa, dagli occhi
nutriti di bellezza
e di frescura, nati
gemelli della Grazia
e del Sogno, Erm ione
cara all'aedo, esperta
in tesser la ghirlanda
e la lode pel fertile
aedo che ti sazia
.244-

�di melodia selvaggia,
il tuo nom e m i piace
tuttavia come un grappolo,
come quel flauto roco
che a sera è nel cespuglio,
m i piace come un grappolo
d'uva nera il tuo nome,
come il fiore del croco
e la pioggia di luglio.

Il n o m e

I N N A N Z I L 'A L B A .

CGO L I E R A I sul nudo lito,

infinito
di notturna melodìa,
il maritimo narcisso
per le tue nuove corone,
tramontando nell'abisso
le Vergilie,
le sorelle oceanine
che ancor piangono per la
lacerato dal leone.
A ndrem pel lito silenti;
sentiremo la rugiada
lene e pura
piovere dagli occhi lenti
della notte moritura,
tramontando nel pallore
le Vergilie,
le sorelle oceanine

Innanzi l'al­
ba

�Innanzi l'al­
ba

minacciate dalla spada
del feroce cacciatore.
Forse volgerò la faccia
in dietro talvolta io solo
per vedere la tua traccia
luminosa,
e starem m uti in ascolto,
tramontando in tem a e in duolo
le Vergilie,
le sorelle oceanine
a cui l'A lb a asciuga il volto
col suo bianco vel di sposa.
V E R G IL IA A N C E P S .

Vergilia an
ceps

E L L A pupilla tua,
nel disco
dell'occhio aurino
la prua,
l'acuta prua
del navil prisco,
come nella medaglia
della Tessaglia
risplende,
come nelle stupende
monete del potere
marino,
come nello statère
del porto licio
dal pirata fenicio
" 24 6 -

�nominato Fasèla.
A lla vela! alla vela!

V ergilia an
ceps

E nell’altra pupilla
scintilla
il grano a fiam m a
come nel tetradram m a
di Leontini
sul fiume Lisso
ubertà di Sicilia
dai fromenti divini.
E , s’io m'affisso
in te, la duplice arte
il cor m i parte.
O duro suol discisso !
Lungo solco navale !
E in una e in altra parte
la mia virtù si esilia,
0 mia Vergilia
nautica e cereale.

I T R IB U T A R IA
QEUS T A

è la bella foce
che oggi ha il color del miele,
si lene che l’A m ore
te l'accosta alle labbra
come una tazza colma.
Lod ata io l’ho con arte.
M a quante acque in quest’ acqua,
m a quante acque correnti,
" 24 7 "

I tributarii

�I tributarii

quanta forza rapace,
o Fluviale, in questa tarda pace!
E non è dato a noi
votar la colma tazza,
distinguerne i sapori.
C h i loderà l'O m brone
cui Lorenzo già vide
rompere dallo speco
dietro le trecce d 'A m bra ?
Ancóra ei grida all'Arno :
In te mia speme è sola.
Soccorri presto, che la ninfa vola. „

"

C h i loderà il Bisenzio
si caro a quell'antico
favolatore ornato
che lodò la bellezza
della donna perfetta?
E chi la Pescia e l'E ra ?
E chi la Pesa e l'E lsa ?
C h i la G reve e la Sieve ?
e i rivi freddi e molli
del Casentino giù pe' verdi colli?
Strepiti freschi in sassi
politi, argille chiare,
argini d'erba, file
di pioppi alti, vivai
di salci giovinetti,
" 248 "

�cupe conche pescose,
ombre che il quadrel d'oro
fiede, ambigui meandri,
or chi di voi si gode
e tempra nel cor suo la vostra lode ?
Q u esta è la foce; e quanto
paese l'acqua corre,
che non godiamo im m oti!
L e valli sono cave
come la m an che beve,
i m onti gonfii come
m am m ella non premuta.
Il gregge passa il guado.
Il mulino rintrona.
Solingo è un fonte nella Falterona.
Cade la sera. N asce
la luna dalla Verna
cruda, roseo nimbo
di tal ch'effo nde pace
senza parola dire.
Pace hanno tutti i gioghi.
S i fa più dolce il lungo
dorso del Pratom agno
come se blandimento
d'amica m an l'induca a sopor lento.
S u i pianori selvosi
ardon le carbonaie,

" 249 "

32

I tr ib u ta r ii

�I tributarii

solenni fuochi in vista.
L 'A m o luce fra i pioppi.
Storm ire grande, ad ogni
soffio, vince il corale
ploro de' flauti alati
che la gramigna asconde.
E non s'ode altra voce.
D ai m onti l'acqua corre a questa foce.
I C A M E L L I.

I camelli

N S T R A spiaggia pisana,
O
amor di nostro sangue,
vita di sabbie e d'acque
silvana e litorana,
o ferma creatura
nella qual si compiacque
un'arte che non langue
non trema e non s'offusca,
terra lieve e robusta
che lineata pare
dalla m ano sicura
del figulo onde nacque
il purissimo vaso
che vale e non corusca
né pesa, specie pura,
l'orgoglio della mensa
e della tom ba etrusca,
il fiore delle forme
nel cielo senza occaso,
or qual m ai novo caso
- 250 -

�fece che dall'immensa
A sia o dall'Africa usta
sen venisse il deforme
somiero a stampar l'orme
su la tua levità
divina e, come fa
il giumento crinito
dal tranquillo occhio amico
dell'uomo, a someggiare
con la sua gobba onusta
le spoglie dell'augusta
selva tra l'A rno e il M are?
Passano per la macchia,
vanno verso la ripa,
tra i mucchi di legname,
tra i cumuli di stipa,
i camelli gibbuti,
carichi di fascine
di ramaglia e di strame,
sì gravi e tristi e m u ti!
S o tto i lor pie distorti
scricchiolano le pine
aride, gli aghi morti.
R otea la mulacchia
nel cielo ingombro d'afa;
e a quando a quando gracchia.
C ola e odora la ragia.
S'odono su le L a m e
di Fuore le cavalle
- 251

I camelli

�I cam elli

nitrire a quando a quando;
e più sottil nitrito
e più tremulo s'ode
rispondere e più fresco,
dei puledri novelli.
Passano per la macchia
gravi e tristi i camelli.
N o n il lor Barberesco
li guida m a il bifolco
toscano, con l'antica
voce che i padri suoi
usarono pel solco
ad incitare i buoi
tardi nella fatica.
Vanno i callosi cuoi.
Giungono alla radura
per deporre i lor fasci.
Ecco, subitamente
ciascun par che s’accasci
per esalare il fiato,
per quivi infracidire.
S i piegan su i ginocchi
con un grido sommesso.
Poi sbadigliano al sole.
A pp ar la gialla chiostra
dei denti aspri, il palato
violaceo. S ’ode
salire nelle gole
serpentine e lanose

252

-

�un gorgóglio intermesso.
T rem an le labbra molli
e lacrimano i bruni occhi
esanimi, gli specchi
inerti dei deserti
e dei palmeti. Vecchi
sembran della vecchiezza
del M ondo questi grandi
esuli, oppressi e affranti
da tutta la stanchezza
che addolora la carne
v iv a sopra la faccia
della Terra discorde.
S'alzano senza il peso.
Lunghe dal fianco spoglio
trascinano le corde
giù per la traccia. E s'ode
quel lor triste gorgóglio.
T a li forse li vide
in lor piagge natali,
e n'ebbe orrore, il buono
mercatante pisano
che fu predato e tratto
prigione dai corsali
in paese lontano.
V o lle la m ala sorte
ch'egli incappasse in una
fusta di Barbereschi,
che arm ava ventidue
" 253 "

I cam elli

e'

�I camelli

remi per banda, forte
e veloce a saetta.
E per le mani ladre
perse le robe sue,
la cocca a vele quadre
e la mercatanzia.
E fu messo in ritorte.
E schiavo in Barberia
gran tem po si rimase.
E macinava il grano
a braccia, tratto tratto
udendo il grido vano
del camello percosso,
triste sino alla morte.
Poi tornò, per riscatto,
a Pisa, alle sue case.
E fecesi un palagio
novo a specchio dell’Arno.
M em ore del m alvagio
servire, ALLA GIORNATA
scrisse nell’architrave.
E l’A rno era soave.
M E R IG G IO .

M eriggio

A

M
E Z Z O il giorno
sul M are etrusco
pallido verdicante
come il dissepolto
bronzo dagli ipogei, grava

-254-

�la bonaccia. N o n bava
di vento intorno
alita. N o n trem a canna
su la solitaria
spiaggia aspra di rusco,
di ginepri arsi. N o n suona
voce, se ascolto.
R iga di vele in panna
verso Livorno
biancica. P el chiaro
silenzio il C ap o Corvo
l'isola del Faro
scorgo; e più lontane,
forme d’aria nell'aria,
l’isole del tuo sdegno,
o padre Dante,
la Capraia e la Gorgona.
M arm orea corona
di minaccevoli punte,
le grandi A lp i Apuane
regnano il regno amaro,
dal loro orgoglio assunte.
L a foce è come salso
stagno. D e l marin colore,
per m ezzo alle capanne,
per entro alle reti
che pendono dalla croce
degli staggi, si tace.
C o m e il bronzo sepolcrale

255

M eriggio

�Meriggio

pallida verdica in pace
quella che sorridea.
Q uasi letèa,
obliviosa, eguale,
segno non mostra
di corrente, non ruga
d’aura. L a fuga
delle due rive
si chiude come in un cerchio
di canne, che circonscrive
l'oblio silente; e le canne
non han susurri. Più foschi
i boschi di San Rossore
fan di sé cupa chiostra;
m a i più lontani,
verso il G o m bo, verso il Serchio,
son quasi azzurri.
D orm ono i M o n ti Pisani
coperti da inerti
cumuli di vapore.
Bonaccia, calura,
per ovunque silenzio.
L 'E s ta te si matura
sul mio capo come un pom o
che promesso m i sia,
che cogliere io debba
con la mia mano,
che suggere io debba
con le mie labbra solo.

256

�M eriggio

Perduta è ogni traccia
dell'uomo. V o ce non suona,
se ascolto. O g n i duolo
umano m ’abbandona.
N o n ho più nome.
E sento che il mio volto
s’indora dell’oro
meridiano,
e che la mia bionda
barba riluce
come la paglia marina;
sento che il lido rigato
con si delicato
lavoro dall’onda
e dal vento è come
il mio palato, è come
il cavo della mia mano
ove il tatto s’ affina.
E la mia forza supina
si stam pa nell’arena,
diffondesi nel mare;
e il fium e è la mia vena,
il m onte è la m ia fronte,
la selva è la mia pube,
la nube è il m io sudore.
E io sono nel fiore
della stiancia, nella scaglia
della pina, nella bacca
del ginepro; io son nel fuco,
-257-

33

�Meriggio

nella paglia marina,
in ogni cosa esigua,
in ogni cosa immane,
nella sabbia contigua,
nelle vette lontane.
Ardo, riluco.
E non ho più nome.
E l'alpi e l'isole e i golfi
e i capi e i fari e i boschi
e le foci ch'io nom ai
non han più l'usato nom e
che suona in labbra umane.
N o n ho più nom e né sorte
tra gli uomini; m a il mio nom e
è M eriggio. In tutto io vivo
tacito come la M orte.
E la m ia vita è divina.
LE

L e madri

M A D R I.

S le L a m e di Fuore,
U
nel salso strame,
nelle brune giuncaie,
nell’erbe gialle,
oziano a branchi
le saure e baie
cavalle
di San Rossore.
A ltre su i banchi
di sabbia, altre nell'acqua

�im merse fino al ventre,
s’am m usano; mentre
le groppe al sole
rilucono, chiare, scure,
d’oro, di rame.
S u le L am e, cui adduce
anatre il verno,
oziano nella luce
pura le feconde,
coi gravidi fianchi
im m ote in una massa
placida. Sole
su l’acqua bassa
le lunghe code
con m oto alterno
ondeggiano. S ’ode
a quando a quando
fremito delle froge
umide, sbuffare
ansare leggero,
tremulo nitrito,
nella foce silente;
cui dal lito risponde
fievole risucchio
del mare. T alu n a
esce del mucchio, annusa
l’acqua, s’abbevera lenta;
poi guata verso il m onte
su cui s’aduna
fumoso il nembo;

" 259 "

L e madri

�L e madri

poi si rivolge e ammusa.
E ondeggiano le code
lente sul riposo
della mandra ferace.
T eco, o Luce pura,
teco attendono in pace
la genitura
le Madri.
Lunge per l'aria chiara
appar grande e soave
cerula e bianca
l’A lp e di Carrara,
cerula d’ombre
bianca di cave.
M a ingombre del m uto
nembo che si prepara
son le cime o v’ hanno
con l’aquile nido
le folgori corusche.
O dor di lunge acuto,
dalle pinete
verdi e fulve, nelle bave
rare del vento giunge
alla quiete.
E d ecco una nave,
ecco le vele etrusche
partitesi dal lito
di L u n i lunato
e niveo di marmi.

- 260

�Ecco una nave in vista
tra il Serchio e il G om bo.
È carica di marmi,
è carica di sogni
dormenti nel profondo
candore ignoti e soli.
E il mio spirito evoca
il tuo folle Evangelista,
o Buonarroti,
il figlio della Terra
e del Genio che l'affoca;
vede la gran persona
che si torce nell'angoscia
del m asso che lo serra,
onde si sprigiona a guerra
l'aspro ginocchio, e la coscia
d'osso e di muscoli enorme.
N e lla carena dorme
l'incarco fecondo
di forme,
tratto dall'erme cave,
rapito al grembo dell'Alpe.
N e l grembo della nave
dormono le bianche moli.
Attendon dai sogni soli
la genitura
le Madri.

- 261 «■

L e madri

�A L B A S IA .
Albasia

O
M A T T I N nuziale
tra il M a r pisano
e l'A lp e lunense!
O nozze im mense
e brevi!
L a nube formosa
disposa
il m onte che a lei sale,
l'om bra d'entrambi il piano,
la dolce acqua il sale,
la canna il tralcio,
il salcio
la florida stiancia,
Targano la bilancia .
su la foce pescosa,
la mia rima il mio giòlito,
l'algosa
arena i tuoi piè lievi,
o Ermione.
E il cielo è nivale
come su la tua guancia
ondata il velo
insolito.
Il mare è d'opale
con vene di crisòlito,
come i mari dell'Asia,
im m oto albore
di gem m e fuse.
- 262 "

�Brillano le meduse
a flore
dell'emerso banco.
E tutto è bianco,
presso e lontano.
È grande albàsia
da lido a lido,
come allor che fa il nido
sul M a r sicano
la sposa A lcyone.

Albasia

L 'A L P E S U B L I M E .
S E G L I A T I , Ermione,
V
sorgi dal tuo letto d'ulva,
o donna dei liti.
M ira spettacolo novo,
gli Iddìi appariti
su l'A lp e di Luni
sublime!
Occidue nubi, corone
caduche su cime
eterne.
M a par che s'aduni
concilio di numi
grande e solenne
tra il Sagro e il G iovo,
tra la Pania e la Tam bura,
e che l'aquila fulva
del T onante
su le sante
" 263 -

L'A lpe su­
blime

�L ’A lp e su­
blime

sedi apra tutte le penne.
O h silenzii tirrenii
nel deserto G o m b o !
Solitudine pura,
senz’orme!
Candore dei marmi lontani,
statua non nata,
la più bella!
Dorm ono i M o n ti Pisani,
grevi, di cerulo piombo,
su la pianura
che dorme.
A ltra stirpe di monti.
N o n han numi, non genii,
non aruspici in lor caverne,
non im peti d’ardore
verso i tramonti,
non insania, non dolore?
m a dormono su la pianura
che dorme.
O h A lp e di Luni,
davanti alla faccia del M are
la più bella,
rupe che s’infutura,
oh Segno che l’ anima cerne,
grande anelito terrestro
verso il M aestro
che crea,
materia prometèa,
altitudine insonne,
- 264 -

�L ’Alpe su
blime

alata,
Inno senza favella,
carne delle statue chiare,
gloria dei tem pli immuni,
forza delle colonne
alzata,
sostanza delle forme
eterne!
IL G O M B O .
IM M E N S I T A del duolo,
del lutto immedicabile senza
fine, terrestre fatta
qual N io b e nell’umida rupe,
quivi abitare sembra
nel lito deserto, nell’alpe
ardua, nella selva
che piange il suo pianto aromale.

L
'

T u tto è quivi alto e puro
e funebre com e le plaghe
ove duran nel T e m p o
i grandi castighi che inflisse
il rigor degli iddìi
agli uomini obliosi del sacro
limite im posto all’ansia
del lor desiderio immortale.

T re disse quivi immense
parole il M istero del Mondo,
" 265 *

34

Il G o m b o

�Il G o m b o

pel M are pel L ito per l'A lp e,
visibile enigma divino
che inebria di spavento
e d'estasi l'anim a umana
cui travagliano il peso
del corpo e lo sforzo dell'ale.
Poi che non vai la possa
della V ita a comprendere tanta
bellezza, ecco la M orte
che braccia più vaste possiede
e silenzii più intenti
e rapidità più sicura;
ecco la M orte, e l'A rte
che è la sua sorella eternale:
quella che anco rapisce
la V ita e la toglie per sempre
all'inganno del T e m p o
e nuda l'inalza tra l'O m b ra
e la Luce, e le dona
col ritmo il novello respiro:
ecco la M orte e l'A rte
apparsemi nel cerchio fatale.
O N iobe, l'antico
tuo grido odo alzarsi repente
al conspetto del M are,
e il tuo disperato dolore
chiamar le figlie e i figli
" 266 -

�per l'inesorabile chiostra,
e stridere odo l'arco
forte e sibilare lo strale.
" Tera, Ftia, Cleodossa,
Astioche, Pelòpia, Fedim o ! „
T u chiami; e i dolci nomi,
i nomi che furono il miele
della tua bocca, o Madre,
si frangon nell'ululo crudo
come pel missile oro
l'incolpevole fior filiale.
Procombono sul petto
sul fianco, procombono i corpi
floridi, i giovinetti
venusti, le vergini leni;
copron la sabbia amara,
mescono le chiome alle spume
non il sangue: incruenta
è la piaga dell'oro letale.
Procombono, stanno
ai tuoi piedi, o M adre demente!
Poi tutto è marmo, im m ota
bellezza, effigiato silenzio.
L'im m ensità del duolo
è fatta terrestre e marina.
Il M are il L ito l'A lp e
sono il tuo simulacro ferale.
" 267 -

Il G o m b o

�Il G o m b o

O Tantalide audace,
io veggo il tuo bellissimo volto
impietrato e il tuo pianto
nella solitudine esangue,
e il sacrilego orgoglio
che feceti chiedere altari
per la generatrice
virtù del tuo grembo mortale.
T u tto è quivi alto e puro
e funebre e ai cieli superbo,
mem ore dell'umane
grandezze e dei castighi divini.
E d in nessuna plaga
con più guerra, ahi, l'anima audace
travagliarono il peso
del corpo e lo sforzo dell’ale.

A N N IV E R S A R IO O R F IC O .
P. B. S. VIII LUGLIO MDCCCXXII

Anniversa"
rio orfico

UIDM M O

in sogno sul deserto G o m b o
sonar la vasta bùccina tritonia
e da L uni diffondersi il rimbombo
a Populonia.
D alle schiume canute ai gorghi intorti
fremere udim m o tu tto il M are nostro
com e quando lo vèrberan le forti
ale dell'O stro.
" 268 "

�E trasalendo " O di, sorella „ io dissi
“ odi l'annuncio dell'enfiata conca?
Forse per noi risale dagli abissi
la testa tronca,
la testa esangue del treicio O rfeo
che, rapita dal freddo Ebro alla furia
bassàrica, sen venne dell'Egeo
al M a r d'Etruria.,,
Q uasi fucina il vespro ardea di cupi
fuochi; gridavan l'aquile nell'alto
cielo, brillando il crine delle rupi
qual roggio smalto.
C o m e profusi fuor dell’urne infrante
parean ruggir nell'affocato cerchio
i fiumi, l'A rno del selvaggio Dante,
la M agra, il Serchio.
E d ella disse: “ N o n l'O rfeo treicio,
non su la lira la divina testa,
m a colui che si diede in sacrificio
alla Tem pesta.
O g g i è il suo giorno. Il nàufrago risale,
che venne a noi dagli A n gli fuggitivo,
colui che am ava A ntigone im m ortale
e il nostro ulivo. „
- 269 -

Anniversa­
rio orfico

�\

A nniversa
rio orfico

Dissi : “ O veggente, che faremo noi
per celebrar l’approdo spaventoso ?
Invocheremo il coro degli Eroi ?
T rem o , non oso.
Q u esto naufrago ha forse gli occhi aperti
e negli occhi l'imagine d'un mondo
ineffabile. E i vide negli incerti
gorghi profondo.
E tolto avea Prom èteo dal rostro
del vùlture, nel sen della Cagione
svegliato avea l'originario mostro
D em ogorgóne!,,
D isse ella : " G li versavan le melodi
i V èn ti dai lor carri di cristallo,
il silenzio gli Spiriti custodi
bui del metallo,
il miei solare nella bocca schiusa
le musiche api che nudrito aveano
Sofocle, il gelo gli occhi d'Aretusa
fiore d'Oceano. „
Dissi : “ E i ghermì la nuvola negli atrii
di G iove, su l'acroceraunio giogo
la folgore. N o n odi i boschi patrii
offrirgli il rogo?
- 270 -

�M ira funebre letto che s’appresta,
estrutto rogo senza la bipenne!
Vengono i rami e i tronchi alla congesta
ara solenne.
E caduto dal ciel Tarde il divino
fuoco. Scrosciano e colano le gom m e.
Spazia l’odor dal limite marino
all'A lp i som m e.,,
E lla d isse: "
A noi vien per aver pace
il naufrago che il M a r di gorgo in gorgo
travolse. A ltra nel cielo che si tace
anima scorgo.
Placa te stesso e l'ospite! Il mortale,
ch’evocò la gran N io b e di pietra
su dal silenzio e trarre udì lo strale
dalla faretra,
èvochi presso il naufrago silente
la lacrimata figlia di Giocasta,
la regia virgo nelle pieghe lente
del peplo casta,
A ntigone dall’anima di luce,
Antigone dagli occhi di viola,
l’ O m b ra che solo nell’esilio truce
egli amò sola.
" 271

Anniversa
rio orfico

�Anniversa
rio orfico

Ecco il giglio per quelle m orte chiome,
il fiore inespugnabile del nudo
G om bo, il tirreno fior che ha il greco nome
del doppio ludo,
/

ecco il pancrazio.,, Io dissi; “ N o 'l corremo
Intatto sia tra l'uno e l'altra il fiore.
V egli con noi quest'O m bre ed il supremo
lor sacro amore.,,
TERRA, VALE!

T erra, vale!

T T T O il Cielo precipita nel Mare.
U
S'intenebrano i liti e si fan cavi,
talam i dell'Eum enidi avernali.
N u b i opache sul limite marino
alzano in contro mura di basalte.
Solo tra le due notti il M a r risplende.
Presa e constretta negli intorti gorghi,
come una preda pallida, è la luce.
L a tem pesta ha divelto con furore
i pascoli nettunii dalle salse
valli ove agguatano i ritrosi mostri.
A lg h e livide, fuchi ferrugigni,
nere ulve di radici multiform i
fanno grande alla m orta foce ingombro,
natante prato cui nessuna greggia
morderà, calcherà nessun pastore.
Virtù si cela forse nelle fibre
- 272 -

�Terra, vale!

sterili, che trasmuta il petto umano ?
O m ito del mortale fatto nume
cerulo, rinnovellati nel mio
desiderio del flutto infaticato!
T u tto il Cielo precipita nel M are.
Preda è la luce dei viventi gorghi,
forse im m olata per l’eternità.

35

�D itiram ­
bo II

DITIRAMBO IL
IOfui Glauco, fui Glauco, quel d' A n tè
done.
Trepidar ne' precor dii
sentii la deità, sentii nell'intime
midolle il freddo fremito
della potenza equorea trascorrere
di repente, io terrìgena,
io mortai nato di sostanza efimera,
io prole della polvere!
M em ore sono della metamorfosi.
L 'an im a si fa pelago
nel rimembrare, s'inazzurra ed èstua,
e le foci v i sboccano
dei mille fiumi che m i confluirono
sul capo: nel rigùrgito
im m enso novam ente par dissolversi
quest'ossea compagine.
O Iddìi profondi, richiamate l'esule,
però ch'ei sia miserrimo
nella sua carne d'acro sangue irrigua,
lasso ne'suoi piè debili
che per lotosi tramiti s'attardano,
dopo ch'ei fu l'indomita
forza del flutto convertita in muscoli
tòrtili per attorcere,
dopo che le correnti dell'Oceano
gli furon gioco a tessere
le divine di sé vicissitudini
" 27 4 "

�come su trama vitrea.
O Iddìi profondi, richiamate l'esule
triste, purificatelo
sotto i fiumi lustrali ìnferi e sùperi,
la deità rendetegli!
M em ore sono. Era già fatto il vespero
su Tacque; m a ì cieli ultim i
ardevano d’un foco inestinguìbile,
e i golfi e i prom ontori
e l'isole di contro n ereggiavan o
come are senza vittim e
già notturni, allorché sostai nel pascolo
nettunio, presso il limite
marino. O n u sto di gran preda, sùbito
votai su l'erbe i nèssili
miei lini a noverar la mia dovizia.
Poi del confuso cumulo
feci schiere ordinate. E in cor godevam ì
tante squame rilucere
veggendo per quel bruno intrico. "I nèssìlì
miei lini e i piom bi e i sugheri
t'appenderò nel tempio, o dio propìzio „
in cor disse il grato animo.
E allora vidi i pesci più risplendere,
vidi le pinne battere
e le branchie alitare e per le scaglie
lampi di forza correre.
E , come quando il num e di Dioniso
invade le Bassaridi
'275-

D itiram
b o II

�D itiram ­
bo II

e si disfrena giù pe' m onti il T iaso ,
la m uta gente parvem i
infuriare, cedere a un'incognita
virtù, di sacra fervere
insania. u Q u a l prodigio è questo? A h i misero
m e!,, gridai per grandissimo
spavento; che la preda mia fuggiva si
a gara con vipèrea
rapidità, balzando e dileguandosi.
M e misero ! U n dio fecemi
questo ? o nell'erba è la possanza ? „ A tton ito
m i rimasi. Il silenzio
era divino nella solitudine.
Era già fatto il vespero,
m a lungamente i cieli ultim i ardevano.
Udir parvem i bùccina
cupa sonar lungh'essi i prom ontori
selvosi; udire parvem i
canti fatali spandersi dall'isole.
E quasi inconsapevole
la m an correami per quell'erba strania,
meditando io nell'animo
il prodigio. D ivelsi dalle radiche
gli steli foschi; e, simile
a capra di virgulti avida, mordere
incominciai, discerpere
e mordere. R igavam i le fauci
il suco, ne' precordi
scendeami, tutto il petto conturbandomi.
O terra ! „ gridai. Fum ida

"

"

- 276 -

�era la terra intorno com e nuvola
che fosse per dissolversi
ne' cieli, sotto i piedi miei fuggevole.
E un amore terribile
sorgeva in me, dell'infinito pelago,
dell'amara salsedine,
degli abissi, dei vortici e dei turbini.
L a mia carne era libera
della gravezza terrestre. N a scev a m i
dall'imo cor l'imagine
d'un'onda ismisurata e per le palpebre
mi si svelava il cerulo
splendor del sangue novo, e il collo e gli òmeri
dilatarsi parevano
e le ginocchia giugnersi, le scaglie
su per la pelle crescere,
gelidi guizzi correre pei muscoli.
“ Terra, vale! „ Precipite
caddi nel gorgo, m i sommersi, l'infima
toccai valle oceanica,
uomo non più, non anco dio, m a im m em ore
della terra e degli uomini.
Fium i correnti, odo il sublime sònito
di voi sempre nell'anima,
fiumi sgorganti d'ogni scaturigine,
leni di pace o rauchi
di violenza, caldi come l'aure
nove che v'arrecarono
l'alluvione copiosa o frigidi
" 27 7 "

Ditiram­
bo II

�D itiram ­
b o II

come i nivali vertici
onde scendeste inviolati, d'auree
sabbie flavi o sanguinei
d'argille, pingui di limo o più limpidi
che l'etere sidereo !
Cento e cento passarono passarono
sul mio capo. L a fluida
vita dell'orbe m i fluì su gli òmeri
proni, con ineffabile
melodìa. L'A cheronte, il gran tartareo
pianto, anche sentii volvere
su m e nel cieco suo pallore i petali
rapiti al prato asfodelo.
Tutte l'acque rombarono crosciarono
su m e sommerso, tolsero
ogni terrestrità dal corpo im m em ore
della sua dura nascita.
E m i risollevai dio verso l'etere
santo; spirai grande alito
che una nave d'eroi sospìnse. Io auspice
apparvi agli Argonauti!
D i su la prora chino il cantor tracio
raccolse il vaticinio.
E presso lui, d'oro chiomato, florido
della prima lanugine,
(sentendo l'imm ortalità, saltavagli
il cuore sotto il bàlteo
splendido) presso O rfeo figlio d'Apolline
era il fratello d'Elena.

- 278 -

�O Iddii profondi, richiamate l'esule,
la deità rendetegli!
Io fui Glauco, fui Glauco, quel d'Antèdone.
L a terra m 'è supplizio.
Ecco, tutta la luce è nel M are Infero,
e per ovunque è tenebra.
O nunzia di prodigi A lb a oceanica!
N e l gorgo m i precipito.

D itiram ­
bo II

�L 'O L E A N D R O .
I.

L'O leandro

\

EIRG O N E , Aretusa, Berenice,

quale di voi accompagnò la notte
d'estate con più dolce melodia
tra gli oleandri lungo il bianco mare?
Sedean con noi le donne presso il mare
e avea ciascuna la sua melodia
entro il suo cuore per l'am ica notte;
e ciascuna di lor parea contenta.
E sedevam o su la riva, esciti
dalle chiare acque, con beato il sangue
del fresco sale; e gli oleandri ambigui
intrecciavan le rose al regio alloro
su'l nostro capo; e il giorno di si grandi
beni ci avea ricolmi che noi paghi
sorridevamo di riconoscenza
indicibile al suo divin morire.

" Il giorno,, disse pianamente Erigone
verso la luce “ non potrà morire.
M a i la sua faccia parve tanto pura,
non ebbe m ai tanta soavità.,,
Era la sua parola come il vento
d'estate quando ci disseta a sorsi
e nella pausa noi pensiamo i fonti
dei remoti giardini ov'egli errò.
L'udii come s'io fossi ancor sommerso
" 280

�L ’ O leandro

e la sua voce avesse umido velo.
M a reclinai la gota, e d’improvviso
tiepida come sangue dalla conca
dell’udito sgorgò l’acqua marina.
Pur, profondando nella sabbia i nudi
piedi, io sentia partirsi lentamente
il buon calor del tramontato sole.
E chi recise all’oleandro un ramo ?
Io non mi volsi, m a l’amarulenta
fragranza della linfa dalla fresca
piaga mi giunse alle narici, vinse
l’odor muschiato dei vermigli fiori.
“ O Glauco,, disse Berenice “ ho sete.,,
E d Aretusa disse: “ O Derbe, quando
fiori di rose il lauro trionfale?,,
Ella ben sapea quando, m a non Derbe
inesperto in foggiar lucidi miti.
E d il cuore profondo mi tremò,
tremò della divina poesia.
Ond’io pregava: " O desideri miei,
stirpe vorace e vigile, dormite!
E voi lasciate che nel vostro sonno
io m i cinga del lauro trionfale!,,
T u tto allora fu grande, anche il mio cuore.
O h poesia, divina libertà!
Ergevasi con mille cime l’Alpe
grande, quasi con volo di mille aquile,
" 281 "

36

�L'O leandro

per il salir d'impetuosa forza
dalle sue dure viscere di m arm o
onde f uom che non volle um ana prole
trasse i suoi m uti figli imperituri.
E le curve propaggini dell'Alpe
si protendeano ad abbracciare il mare;
ed il mare splendeva di candore
meraviglioso nel lunato golfo
con la bellezza delle donne nostre.
E quella luce un rinascente m ito
fece di voi su l'irraggiato mondo,
E rigo ne, Aretusa, Berenice!
C osì ci parve riudire il canto
delle Sirene, dalla nave concava
di prora azzurra, fornita di ponti,
veloce, in un doloroso ritorno
spinta dal vento al frangente del mare,
nè ci difese O disseo dal periglio
con la sua cera; m a il cuore, non più
libero, novellam ente anelava.

II.
O L A U C O , , disse Berenice “ ho sete.
G
D o v 'è la fonte? dove sono i frutti?
D o v 'è C y a n e azzurra come l'aria?
D o v e coglierai tu con le tue mani
l'arancia aurata nella cupa fronda?
C o m e ci dissetam mo! Q uante volte

" 282 -

�ci dissetam m o! E tanto era soave
il dissetarsi che desiderammo
l’ardente sete. A l par di noi chi seppe
distinguere il sapore d'ogni frutto
e la maturità dal suo colore?
distinguere d’ogni acqua la freschezza
e ritrovar la sua più fredda vena?
e regolar le labbra al vario bere
e il sorso modular come una nota?
L ’imagine di m e nell’acque amavi.
Dell’amore di m e arsi inclinata,
sì bella nel ninfale specchio fui.
Io fui Cyane azzurra come l'aria.
T u mi ghermisti fra natanti foglie.
L ’ombra divina mi trasfigurò.
Un fiore subitaneo s’aperse
tra i miei ginocchi. Vincolata fui
da verdi intrichi, fra radici pallide
come i miei piedi, con segreto gelo.
Il sol divino m i trasfigurò.
Anelli innumerevoli alle dita
furonmi i raggi, pettini ai capelli,
monili al collo, e veste tutta d’oro.
O Aretusa, perchè non ho il tuo nome?
N ascesti tu nell’isola d’ Ortigia
come l’amor del violento fiume?
L a Sirena scagliosa abbeveravi,
già fatto il vespero, al tacer dei flauti.
Diedi io le canne ai flauti dei pastori.
Io fui Cyane azzurra come l’aria.
283-

L ’ Oleandro

�L'O leandro

L ’acqua sorgiva mi restò negli occhi;
la lenta correntia m i levigò.
O Glauco, ti sovvien della Sicilia
bella?,, E d io più non vidi la grande Alpe,
il bianco mare. Io dissi: “ Andiamo, andiamo!,,
“ T i sovvien della bella Doriese
nom ata Siracusa nell’effigie
d’oro co’ suoi delfini e i suoi cavalli,
serto del mare? N o i scoprimmo un giorno,
stando su l’Acradina, la triere
che recava da Ceo l’O de novella
di Bacchilide al re vittorioso.
Udivasi nel vento il suon del flauto
che regolava l’impeto dei remi,
or si or no s’udiva il canto roco
del celeùste; m a silenziosa
l’Ode, foggiata di parole eterne,
più lieve che corona d’oleastro,
onerava di gloria la carena.
Scendemmo al porto. T i sovvien dell’ora?
Un rogo era l’Acropoli in Ortigia;
ardevano le nubi su ’1 Plemmirio
belle come le statue su ’1 fronte
dei templi; parea teso dalla forza
di Siracusa il grande arco marino.
E noi gridammo, e un sùbito clamore
corse lungo le stoe quando la nave
piena d’eternità giunse all’approdo.
Portatrice di gloria, ella vive a
- 284 -

�magnanima, sublime. Giù pe' trasti
anelava l'anelito servile;
s'intravedean su' banchi sovrapposti
i remiganti ignudi unti d'oliva:
la lor fatica ansava dai portelli;
il giglione del remo ai raggi obliqui
lucea come la scapula; un ferigno
odore si spandea, quasi di belve.
E non di quell'anelito servile
era viva la nave, non del sangue
e dell'ossa pesanti ne' suoi fianchi;
m a si vivea divinamente d'una
cosa ch'ella recava d'oltremare
al re Ierone vincitor col carro;
m a la facea magnanima e sublime
una cosa recata d'oltremare,
più lieve che corona d'oleastro:
l'Ode, foggiata di parole eterne.,,
“ È vero, è vero!,, io dissi. “ M i sovviene. „
E d il cuore profondo mi tremò,
tremò della divina poesia.
“ M i sovviene. Era l'Ode trionfale:
“ Canta Demetra che regna i feraci
campi siciliani, e la sua figlia
cinta di violette! Canta, o Clio,
dispensatrice della dolce fama,
la corsa dei cavalli di Ierone!
N ike ed Aglaia eran con essi quando
trasvolavano...,, E l'anima invelata
- 285 -

L'O leandro

�L'O leandro

di sogni andava per le lontananze
dei tempi verso i gloriosi approdi
piena d'eternità come la nave
di Ceo. P assam m o gli ellesponti, i golfi,
l'isole, gli arcipelaghi, le sirti:
riverimmo le foci dei paterni
fiumi, pregammo i prom ontori sacri,
salutam m o le bianche cittadelle
custodite da Pallade rupestri;
varcam m o l'istm o pe '1 dioico. Quivi
eroi vedem mo e Pindaro con loro.
E d obliammo l'usignuol di Ceo
per l'aquila tebana. E ra la tua
mitica luce su '1 Tirreno, o madre
Eliade, ed era bella come i tuoi
monti la nuda Alpe di Luni, o madre
Eliade, come i tuoi monti bellissima
era, onde a te discesero le stirpi
degli Im m ortali che incedeano al fianco
degli Efimeri sopra il dominato
dolore, e quelli e questi erano eguali,
e tutti erano Ellèni ed una lingua
parlavano divina, uomini e iddìi.
In silenzio guardammo i grandi miti
come le nubi sorgere dall'Alpe
ed inclinarsi verso il bianco mare.
Io vidi allora Pègaso pontare
su gli altissimi marmi i piè di vento
e balzar nell'azzurro con aperte
- 286 "

�le im m ense penne, senza cavaliere?
e per il petto e per il ventre vasti
trasparia come fiam m a palpitante
la potenza del sangue gorgonèo.
Ardi gridò: “ Ecco il teschio d'Orfeo,
che vien dall'Ebro!,, E d il solenne lido
parve attendere il fato dopo il grido.
L a sua bellezza s'aggrandì d'orrore.
Il flutto nell'insolito splendore
era meravigliosamente puro.
Splendea sul mondo un giorno imperituro.
III.
A non sostenne il nostro cuor mortale
quel silenzio sublime. Si piegò
verso il sorriso delle donne nostre.
E Derbe disse ad Aretusa: “ Quando
fiorì di rose il lauro trionfale ?„
Era la donna giovinetta alzata,
m utevole onda con un viso d'oro,
tra gli oleandri; ed il reciso ramo
per la capellatura umida effusa,
che fingevate intorno al chiaro viso
l'avvolgim ento dell'antica fonte,
intrecciava le rose al regio alloro.
Disse Aretusa: “ Bene io te '1 dirò,,
m utevole onda con un viso d'oro.
Disse: “ Inseguiva il re A pollo D afne
lungh'esso il fiume, come si racconta.
" 287 -

L'Oleandro

�L'O leandro

L a figlia di Peneo correva ansante
chiamando il padre suo dall'erma sponda.
Correva, e ad ora ad or le snelle gambe
le s'intricavan nella chioma bionda.
Ben cosi la poledra di T essaglia
galoppa nella sua criniera falba
che fino a terra la corsa le ingombra.
Rapido il re Apollo più l'incalza,
infiam m ato desio, per lei predare.
All'alito del dio doventa fiam m a
la chioma della ninfa fluviale.
HO padre, o padre „ grida " tu mi scam pa! „
Chiam a ella il padre suo con grida vane.
u Padre, un veloce fuoco mi ghermisce! „
E corre, ed ansa, e le sue gambe lisce
crescon la furia del desio predace.
" O gran padre Penèo, perduta sono,
chè mi si rompono i ginocchi. Salv ai
mi dalla brama del veloce fuoco
che ora mi giunge, ecco, ecco, ora m'abbranca! „
M a il dolce sangue suo in altro suono
la sua bellezza in altro suono parla.
Balzale il cuor, si piegano i ginocchi.
E d ecco ella s'arresta, chiude gli occhi
e trema e dice: " O r ecco m'abbandono. „
Una gioia s'aggiunge al suo terrore
ignota che il divin periglio affretta.
- 288 -

�T rem an te e nuda dentro la chioma ode
la vergine il tinnir della faretra,
sente la forza del perseguìtore,
vede l'ardor pe'chiusi cigli e aspetta
d'esser ghermita, e più non chiama il padre.
M a il dio la ch iam a:" Dafne, D afne! D afne! „
E d ella non udì voce più bella.
Il dìo la ch iam a:" Dafne, D afne! „ E d osa
ella aprii gli occhi: la rutila faccia
vede da presso e la bocca bramosa
mentre il dio con le due braccia l'allaccia.
Rapita dalla forza luminosa
gitta ella un grido che per la selvaggia
sponda ultim o risuona, e l'ode il padre.
À vid o il dio districa la soave
nudità dalla chioma che la fascia.
Bianca midolla in cortìce lucente,
in folti pampini uva delicata!
Tenera e nuda il dio la piega, e sente
ch’ella resiste come se combatta.
Tenera cede il seno; m a dal ventre
in giuso, quasi fosse radicata,
ella sta rigida ed im m ota in terra.
A tto n ito l'am ante la disserra.
" A h i lassa, Dafne, ch'arbore sei fatta! „
Subitam ente D afne s'impaura:
le copre il volto e il seno un pallor verde.
- 289 -

37

L'Oleandro

�f

L'O lean d ro

E lla sembra cader; m a la giuntura
dei ginocchi riman dura ed inerte.
S'agita invano. L 'atto della fuga
invan le torce il fianco. S i disperde
il senso di sua vita nella terra.
E l'am ante deluso ancor la serra.
“ Ahi lassa, Dafne, chi ti trasfigura?,,
M a non il suo melodioso duolo
giova a trarre colei dalla sua sorte.
Nell'um idore del selvaggio suolo
i piedi farsi radiche contorte
ella sente e da lor sorgere un tronco
che le gambe su su fino alle cosce
include e della pelle scorza fa
e dov'è il fiore di verginità
un nodo inviolabile compone.
" O Apollo „ geme tal novo dolore
“ prendimi! Dov'è dunque il tuo desio!
O Febo, non sei tu figlio di Giove?
Arco-d'-argento, non sei dunque un dio?
Prendimi, strappam i alla terra atroce
che mi si prende e beve il sangue mio!
T u tto furente m'hai perseguitata
ed or più non mi vuoi? M e sciagurata!
Salva mio grembo per lo tuo desio!
Salvam i, Cintio, per la tua pietà!
Se i miei capelli, che m'avvinsero, ami,
- 290

�de' miei capelli corda all'arco fa!
Prendimi, A pollo! „ E tendegli le mani,
che son fogliute; e il verde sale; e già
le braccia sino ai cubiti son rami;
e il verde e il bruno salgon per la pelle;
e su per l'ombelico alle m am m elle
già il duro tronco arriva; e i lai son vani.
" A ita, aita! Il cuore m i si serra.
Vedi atra scorza che il petto m 'opprime!
O A p o llo Febo, strappami da terra!
T a n to furente, non sai più ghermire ?
N u d a m i prenderai su la dolce erba,
su la dolce erba e su'l mio dolce crine.
Ardo di te come tu di m e ardi.
O A pollo, o re A pollo, perchè tardi ?
G ià tutta quanta sentomi inverdire. „
Il dolce crine è già novella fronda
intorno al viso che si trascolora.
L a figlia di Peneo non è più bionda;
non è più ninfa e non è lauro ancora.
Sola è rossa la bocca gemebonda
che del novello aroma s'insapora.
Escon parole e lacrime odorate
dall'ultima doglianza. O fior d'estate,
prima rosa del lauro che s'infiora!
T u tto è già verde linfa, e sola è sangue
la bocca che querelasi interrotta-

- 291-

L'O leandro

�L'Oleandro

mente. In pallide fibre il cor si sface
m a il suo rossore è in som m o della bocca.
Desioso dolor preme l'amante.
Guarda ei l'arbore sua m a non la tocca;
l'ode implorare m a non ha virtù.
E chiama: u Dafne! Dafne! „ E lla non più
implora, non più geme. " Dafne! D afne!,,
Ella non più risponde: è senza voce.
Pur la gola sonora è fatta legno.
L e palpebre son due tremule foglie;
li occhi gocciole son d'um or silvestro;
bruni margini inasprano le gote;
delle tenui nari è appena il segno.
M a nell'ombra la bocca è ancora sangue,
sola nel lauro la bocca di Dafne
arde e al dio s'offre, virginal mistero.
Curvasi Apollo verso quella ardente,
la bacia con impetuosa brama.
N e freme tutta l'arbore; s'accende
l'ombra intorno alla fronte sovrana;
ogni ramo in corona si protende,
e la fronte d'Apollo è laureata.
Pean! O gloria! M a sotto i suoi baci
or più non sente che foglie vivaci,
amare bacche. E Dafne Dafne chiama.
“ Ahi lassa, Dafne, ch'arbore sei tutta!
A hi chi ti fece al mio desio diversa?
&lt;* 292 -

�In durissimo tronco e in fronda cupa
la dolce carne tua or s'è conversa.
L a tua bocca vermiglia s'è distrutta,
che pareva di fiam m a ardere eterna.
C om e leggieri i piedi tuoi su l'erba,
or radicati nella negra terra!
M 'odi tu ? M 'odi tu ? Dafne, sei muta ?
Rispondi! „ Abbrividiscono le frondi
sino alla vetta. N e l silenzio un breve
murmure spira. “ M 'odi tu? Rispondi! „
M ove la vetta un fremito più lieve.
Poi tutto tace e sta. Sotto i profondi
cieli le rive alto silenzio tiene.
Il bellissimo lauro è senza pianto;
il dolore del dio s'inalza in canto.
Odono i monti e le valli serene.
Odono i monti e le valli e le selve
e i fonti e i fiumi e l'isole del mare.
Spandesi il canto dall'anima ardente
e par tutte le cose generare.
L a bellezza di Dafne ecco riveste
la terra; le sue membra delicate
son monti e valli e selve e fiumi e fonti,
il suo sguardo inzaffira gli orizzonti,
la sua chioma fa l'oro dell’estate.
O Dafne, sempre il dio e l'uom cantando
non vorranno altro onor che un ramoscello
-293-

L 'O leandro

�L'O leandro

di te! C osi l'Arco-d'-argento, quando
ha placato il suo cuore nell'im m enso
inno, pago si giace sotto il sacro
lauro ad attendere il suo di novello.
Cade la notte. S ul sonno divino
l'arbore luce d'un baglior sanguigno,
qual bronzo che si vada arroventando.
Scorre la notte. T r a l ' O lim p o e 1*O ssa
una stella tramonta e l'altra sale.
M isteriosa l'arbore s'arrossa
m a sul suo fuoco piovon le rugiade.
Sogna il Cintio la desiata bocca
di Dafne, e balza il suo cuore immortale.
È l'alba, è l'alba. Il dio si desta: un grido
di meraviglia irraggia tutto il lido.
Brilla di rose il lauro trionfale! „
IV .
C O S Ì della rosa e dell'alloro
parlò quell'Aretusa fiorentina,
m utevole onda con un viso d'oro.
L a sua voce era come acqua argentina
che recasse lavandula o pur menta
o salvia o altra fresca erba mattutina.

I»

T u tto rigato dalla schietta vena
" S ol d'oleandro voglio laurearmi „
io dissi. E d Aretusa era contenta;
"

294 "

�e recise per me altri due rami
e fe' Tatto di cingermi le tempie
dicendomi: “ Pe' tuoi novelli carmi!
Che la cerula e fulva E state sempre
abbia tu nel tuo cuore e in te le rime
nascano come le sue rose scempie! „
E il giorno estivo non potea morire,
m a sorrideva sopra il bianco mare
silenziosamente senza fine;
e la notte, che avea parte ineguale,
spiava il bel nemico dalle chiostre
dei monti azzurra come te, Cyane.
Ebri e tristi d'aver bevuto a troppe
fonti e incantato il cor per tutte guise,
cercammo il grembo delle donne nostre.
M a la Melancolia venne e s'assise
in mezzo a noi tra gli oleandri, muta
guatando noi con le pupille fise.
E d Erigone, ch'ebbe conosciuta
la taciturna amica del pensiero,
chinò la fronte come chi saluta.
E poi disse la N otte e il suo mistero.

" 295 "

L Oleandro

�L ’ Oleandro

V.
I Giorno „ disse u non potrà morire.
L
Il suo sangue non tinge il bianco mare.
M a i la sua faccia parve tanto pura,
non ebbe m ai tanta soavità.
Giace supino sopra il bianco mare,
sorride al cielo ch’ei regnava, attende
ei non sa quale morte o voluttà,
pur tanto è dolce che la N o t te oscura
non già lo spegne m a di lui s’ accende,
e lui aurato nelle braccia prende,
lui cela nella sua capellatura,
m a non cosi che quelle m em bra d’oro
non veggansi pel fosco trasparire
e illuminare la serenità.
Caldi soffiano i venti al bianco mare,
calde passano e lente le riviere
in cuore alle terribili città,
passano e vanno per ignoti piani,
cingono ignoti boschi: i cervi a bere
scendono ansanti nella gran caldura;
lunghi bràmìti ascoltano lontani;
bevono: in qualche tacita radura
poi fino a morte si combatterà.
O N o tte , o N o tte , invano tu nascondi
ne’ tuoi capelli il dolce tuo nemico!
N o n sono i tuoi capelli si profondi
che non veggasi dai nostri occhi umani
fiam m eggiarvi per entro il tuo piacere.
L a terra oppressa respiro non ha.
- 296 -

�L'Oleandro

Arde l'ombra. L a vigna è come il vino:
il grappolo su 'l tralcio si matura
poi che il raggio nell'uva è prigioniere.
L a terra soffre nell'ebrietà.
A rde come una glauca vam pa l'ombra.
Aduna e vita e morte il bianco mare,
im m ensa cuna il mare, im m ensa tomba.
A lui dal m onte la sorgente va.
Impallidisce sotto il pianto il coro
delle Pleiadi e l'una d'elle è occulta,
l'una che seppe la felicità.
Orione si slaccia l'armatura,
e Boote si volge, e Cinosura
vacilla; e l ' O rsa anche impallidirà.
O blia la N o t t e tutte le sue stelle
e il duolo antico degli am anti umani.
C h e con lei piangeremo ella non sa.
O N o tte , piangi tutte le tue stelle!
Il grido dell'allodola domani
dall'amor nostro ci disgiungerà. „
Un'altra era con noi, m a restò muta,
tra gli oleandri lungo il bianco mare.

38

�B O C C A D I S E R C H IO .
ARDI.

Bocca di
Serchio

L
G A U C O , Glauco, ove sei ? Più non ti
veggo.
H o perduto il senti ere, e il m io cavallo
s'arresta. I pini, i pini d'ogni parte
mi serrano. Agrio affonda nella massa
degli aghi, come nella sabbia, fino
ai garetti. O v e sei, Glauco? M i vedi ?
H o le gambe che sanguinano. Folli
fum m o entrando nel bosco ignudi come
nel mare. I rovi, le schegge, le scaglie
feriscono, e i ginepri aspri. N o n sanguini
anche tu? O h profum o! Sale a un tratto
come una vam pa. Il vino dell'Estate!
N 'h o bevuto una piena coppa, e un'altra
ne bevo, e un'altra anche più calda, e un'altra
bollente che m i brucia il cuore e fino
alla gola m i sazia, fino agli occhi.
O Glauco, Glauco, il vino dell'Estate
misto di oro di rèsina e di miele !
GLAUCO.

Io ti veggo, ti veggo, Ardi. Sei bello
sul tuo cavallo bianco. T u non puoi
portar clamide, com e i cavalieri
d'A tene, m a ti giova essere ignudo.
Su, spingi A grio! N o n v'è sentiere. I fusti
sono fragili come aride canne.
O d i? Folo le rompe col suo petto.
- 298 -

�Dunque or teme le scaglie e i rovi il m arm o
delle tue gambe? È splendido il tuo sangue,
Ardi. Poiché ciascuna cosa in torno
le più ricche virtudi e più segrete
esprime per farti ebro, non ti dolga
di sanguinare come il pino stilla,
come il ginepro odora. Avanti, avanti
per la boscaglia che rosseggia e cede!
Vedesti m ai piti fulva chioma e spessa ?
I bei sogni vi restano come api
prese nella criniera d'un leone.
ARDI.

Preso per i capegli sono. Ah, il ramo
si rompe e gli aghi piovonmi sul collo,
su gli omeri, già coprono la groppa
d'Agrio. Vedi? A miriadi, a miriadi!
Carichi tutti i rami biforcuti.
In ogni congiuntura accumulati
a fasci gli aghi morti. M orta sembra
tutta la selva, inaridita e cieca.
Rompesi come vetro. Il verde è al sommo,
invisibile, e fa prigioni i raggi
nell'intrico; m a l'ombra sua mi cuoce
la fronte e mi dissecca la narice.
Entreremo nel fiume coi cavalli!
Diguazzerem o in m ezzo alla corrente!

È ancor lontano il Serchio? Tutta l'ombra
respira aridità. L'acqua è lontana.
E sento che lo zòccolo a traverso
- 299 -

Bocca di
Serchio

�Bocca di
Serchio

gii aghi morti non trova se non sabbia
torrida. I coni vacui son neri
come carboni spenti, come tizzi
consunti. O Glauco, dove mi conduci?
GLAUCO.

Chiudi gli occhi. Odi il vento? N avigare
ti sembra, veleggiar per il deserto
mare. Odi il vento tra le sàrtie? Odi
il gemito degli alberi allo sforzo
delle vele? S i naviga per acque
infide verso l'isola di Circe.
N egli orciuoli d'argilla non rimane
goccia di fonte. Beveremo il sale.
Apri gli occhi! Ecco l'atrio della maga
tutto «scintillante di prodigi.
Larve di stelle adornano la reggia
della donna solare, vedi?, simili
a foglie macerate dagli autunni
che serban lor sottili nervature
con la tenuità dei bissi intesti
d'aria e di lume. Fili palpitanti
le congiungono, l'iride le cangia,
indicibile tremito le muove.
Circe incantò le stelle eccelse, e l'ebbe,
e le votò di lor sostanza ignita;
e qui raduna le lor dolci larve.
ARDI.

Opre di ragni, arte divina, tele
300 '

�stellari! O Glauco, io n’ho già lacerata
una col viso, e un’altra ancóra. Guarda !
Per ovunque tessute son le stelle.
Siam presi in una rete innumerevole.
Ferm ati! N on distruggere l’incanto.

Bocca di
Serchio

GLAUCO.

L a radura è vicina. Il sole penetra
fra i rami. Tutto tremola e scintilla.
L a rèsina sul tronco è come l’ambra.
D i polito metallo è il mirto chiuso.
L a tamerice sembra quasi azzurra
tra i rossi pini. E il tuo volto s’imperla.
ARDI.

O h com’è bello Folo che dall’ombra
trapassa, maculato di sudore,
nella banda del sole! Anche tu sanguini.
N on vedesti le vipere fuggire?
Qual nome hanno quei lunghi fili d’erba
che portano una spiga nera in cima ?
GLAUCO.

Il nome che le labbra ti diletta.
Abbandona le redini sul collo
d’Agrio. Ascolta il cavallo nel silenzio
sbuffare. Vola la sua bava e imbianca
il mentastro. Perché, Ardi, sol questo
empie il mio petto di felicità?
I

ARDI.

Forse già fummo i figli della N uvola.
*

301 *

�Bocca di
Serchio

G ià l'erba calpestamm o con gli zòccoli,
cogliemmo il fiore con le dita umane.
U n di, volgendo indietro il torso ignudo,
con la concava scorza detergemmo
dal pelo della groppa calorosa
il sudore che in rivoli colava.
L o spazio im m enso era la nostra ebrezza.
Senz'ansia il nostro fianco infaticato
vinse in numero i palpiti del vento.
T a n to di terra in un sol di varcam m o
quanto varcava Pègaso di cielo.
GLAUCO.

Rapidità, Rapidità, gioiosa
vittoria sopra il triste peso, aerea
febbre, sete di vento e di splendore,
moltiplicato spirito nell'ossea
mole, Rapidità, la prima nata
dall'arco teso che si chiama V ita !
Vivere noi vogliam o, Ardi, correndo:
passare tutti i fiumi, discoprirli
dalle fonti alle foci, lungo i lidi
marini l'orma imprimere nel segno
sinuoso, nell'argentina traccia
che di se lascia il flutto più recente.
ARDI.

D ato ci fosse correre senz'ansia
l'Universo! M a troppo il nostro petto
è angusto pel respiro della nostra
anima. O Glauco, a chi t'ascolta, sei
" 302 -

�come l'estro implacabile che incita
i tori. E l'orizzonte è come anello
vitreo che tu spezzi per disdegno.
GLAUCO.

Taci. B eviam o il vino dell'Estate,
sol dediti all'amore del bel fiume.
Verso tutte le selve della Terra
sospiro ; m a, se in una solitario
viver dovessi, in questa, Ardi, vorrei
vivere, in questa calda selva australe,
in quest'aridità d'ombre estuose.
ARDI.

È come un rogo pronto a conflagrare.
L a potenza del fuoco in lei si chiude.
Soavem ente mormora nell'aura,
m a la sua voce vera in lei si tace.
Parlerà con le lingue dell'incendio
quando la nube nata dal Tirreno
le scaglierà la folgore notturna.
GLAUCO.

Il respiro non passa per le fauci
m a per tutte le membra, fino al pollice
del piede scalzo; e passano gli aromi
per tutti i pori. E sento respirare
il mio cavallo, e sento la ferina
sua allegrezza, come se nel duplice
corpo fervesse l'unico mio cuore.
- 303 "

Bocca di
Serchio

�Bocca di
Serchio

ARDI.

Ecco l'erba, ecco il verde, ecco una canna.
Ecco un sentiere erboso. Guarda, al fondo,
guarda i M on ti Pisani corrucciati
sotto le vaste nuvole di nembo.
GLAUCO.

Ardi, non odi gracidìo di corvi
là verso il mare? Scendono alla foce
del Serchio a branchi, e tesa v'è la rete,
dissemi il cacciatore di Vecchiano.
ARDI.

Il Serchio è presso? V olgiti all'indizio.
Ecco la sabbia tra i ginepri rari,
vergine d'orme come nei deserti.
Si nasconde la foce intra i canneti ?
L a scopriremo forse all'im provviso ?
C i parrà bella ? N o , non t'affrettare !
Lascia il cavallo al passo. È dolce l'ansia,
e viene a noi dal più remoto oblio,
vien dall'antica santità dell'acque.
Liberi siamo nella selva, ignudi
su i corsieri pieghevoli, in attesa
che il dio ci sveli una bellezza eterna.
N o n t'affrettare, poi che il cuore è colmo.
GLAUCO.

Bocche delle fiumane venerande!
L ungo le pietre d 'O stia è più divino
il T evere. S o ave è nei m iei modi
" 304 "

�l’Arno. Il natale Aterno, imporporato
di vele, splende come sangue ostile.
E l’Eridano vidi, e l’ Achelòo,
e il gran D elta, e le foci senza nom e
ove attardarsi volle invano il sogno
del pellegrino. M a che questa, o Ardi,
sia la più bella m i conceda il dio;
perché non mai fu tanto armonioso
il mio petto, né mai tanto fu degno
di rispecchiare una bellezza eterna.
ARDI.

O h mistero ! L a verde chiostra accoglie
i vóti, qual vestibolo di tempio
silvano. I pini alzan colonne d’ ombra
intorno al sacro stagno liminare
che ha per suo letto un prato di smeraldi.
N e l silenzio l’imagine del cielo
si profonda ; non ride né sorride,
m a dal profondo intentamente guarda.
GLAUCO.

O d i la melodia del M a r Tirreno ?
T r a le voci dei più lontani mari,
nell’estrema vecchiezza, nell’ orrore
del gelo, il sangue mio l’imiterà.
E la cerula e fulva E state sempre
io m ’ avrò nel mio cuore. O d i sommesso
carme che ci accompagna per l’esiguo
istm o sembiante al giogo d’una lira.
" 305 "

Bocca di
Serchio

�Bocca di
Serchio

ARDI.

T u t to è divina musica e strumento
docile all'infinito soffio. Guarda
per la sabbia le rotte canne, guarda
le radici divelte, ancor frementi
di labbra curve e di leggiere dita !
I musici fuggevoli con elle
modulavano il carme fluviale.
GLAUCO.

Scendi dal tuo cavallo, Ardi. Ecco il fiume,
ecco il nato dei monti. O h meraviglia !
E i porta in bocca l'adunata sabbia
fatta come la foglia dell'alloro.
T 'o f f riamo questi giovini cavalli,
o Serchio, anche t'offriamo i nostri corpi
ov'è chiuso il calor meridiano.
ARDI.

A n elam m o d'amore per trovarti!
Sgorgar parea che tu dovessi, o fiume,
dal nostro petto come un sùbito inno.
GLAUCO.

D io tu sei, dio tu sei; noi siam mortali.
M a fenderemo la tua forza pura.
L a più gran gioia è sempre all'altra riva.

- 306 -

�IL C E R V O .
Il cervo
N N odi cupi bràmìti interrotti
O
di là dal Serchio? Il cervo d'unghia nera
si separa dal branco delle fem m ine
e si rinselva. Dorm irà fra breve
nel letto verde, entro la macchia folta,
soffiando dalle crespe froge il fiato
violento che di mentastro odora.
L e vestigia ch'ei lascia hanno la forma,
sai tu?, del cor purpureo balzante.
E i di tal form a stam pa il terren grasso;
e la stam pata zolla, ch'ei solleva
con ciascun piede, lascia poi cadere.
Ben questa chiama “ gran sigillo „ il cauto
cacciatore che lèggevi per entro
i segni; e m ai giudizio non gli falla,
oh beato che capo di gran sangue
persegue al tramontare delle stelle,
e l'uccide in sul nascere del sole,
e vede palpitare il vasto corpo
azzannato dai cani e gli alti palchi
della fronte agitar l'estrem a lite!

M a invano invano udiamo i cupi bràmìti
noi tra le canne fluviali assisi.
T u non ti scaglierai nel Serchio a nuoto
per seguitar la pesta, o D erbe; e il freddo
fium e non solcherà duplice solco
del tuo braccio e del tuo predace riso,
fieri guizzando i muscoli nel gelo.
" 30 7 -

�Il cervo

Inermi siamo e sazii di bellezza,
chini a spiare il cuor nostro ove rugge,
più lontano che il bramito del cervo,
l'antico desiderio delle prede.
O r lascia quello il branco e si rinselva.
Forse è d'insigni lombi, e assai ramoso.
E i più non vessa col nascente corno
le scorze. G ià la sua corona è dura;
e il suo collo s'infosca e m ette barba,
e fra breve sarà gonfio dal m olto
bramire. U drem o a notte le sue lunghe
muglia, udremo la voce sua di toro;
sorgere il grido della sua lussuria
udremo nei silenzii della Luna.
L 'I P P O C A M P O .

L ’ippocam
po

V
I M I N E svelto,
pieghevole M u sa
furtivamente
fuggita del Coro
lasciando l'alloro
pel leandro crinale,
m utevole A retusa
dal viso d'oro,
offri in ristoro
il tuo sai lucente
al mio cavallo Folo
dagli occhi d'elettro,
dal ventre di veltro,
ch'è solo l'eguale

- 308 -

�del sangue di M edusa
ahi m a senz'ale!
Offrigli il sale,
sonoro al dente,
o Aretusa,
nella palm a dischiusa
e nuda, senza spavento
che, per prendere il dono,
ha labbra più leggiere
delle sue gambe
di vento.
Appena ti lambe,
come per bere!
D el suo piacere
ti bagna; e la tua palm a
appena sente, dietro
le labbra, il fresco
suo dente di puledro,
che brucar l’erba calma
può si dolcemente
e rodere il ferro
difficile quando serro
la rapidità focace
pe’ solitari
lidi io senza pace.
C o m e per te, furace
fauna dei pom ari,
un bugno
di miei redolente
" 309 "

L ippocam
po

�L' ippocam
po

non vale
simiana acerba,
cosi per lui biada opim a
non vale un pugno
di sale mordace.
T rop po gli piace,
Aretusa; Ingordo
n’è come capra sima.
Forse ha un ricordo
marino il sangue di Folo.
E gli è forse figliuolo
degli Ippocampi
dalla coda di squamme.
O ra è fiam m e e lampi,
m a prima
era forse argentino
o cerulo o verdastro
come il flutto, gagliardo
com e il flutto decumano.
E nel vespero tardo,
all' apparir dell'astro
che cresce,
al levar della brezza,
tutto acquoso e salmastro
venuto in su la proda,
mansuefatto,
battendo con la coda
di pesce l'arena
per la dolcezza,
sogguardando in atto
310

�d'amore, gocciando bava,
prono la schiena,
m angiava piano
l'aliga nella mano
cava della Sirena.

L ’ippocam
po

L 'O N D A .
N L L A cala tranquilla
E
scintilla,
intesto di scaglia
come l'antica
lorica
del catafratto,
il M are.
Sembra trascolorare.
S'argenta? s'oscura?
A un tratto
come colpo dismaglia
l'arme, la forza
del vento l'intacca.
N o n dura.
N a sce l'onda fiacca,
sùbito s'ammorza.
Il vento rinforza.
A ltra onda nasce,
si perde,
come agnello che pasce
pel verde:
un fiocco di spuma
che balza!

" 311 '

L'onda

�L 'o n d a

M a il vento riviene,
rincalza, ridonda.
A ltra onda s'alza,
nel suo nascimento
più lene
che ventre virginale !
Palpita, sale,
si gonfia, s’incurva,
s’ alluma, propende.
Il dorso ampio splende
com e cristallo?
la cima leggiera
s’arruffa
com e criniera
nivea di cavallo.
Il vento la scavezza.
L ’ onda si spezza,
precipita nel cavo
del solco sonora;
spumeggia, biancheggia,
s’infiora, odora,
travolge la cuora,
trae l’alga e l’ulva;
s’allunga,
rotola, galoppa;
intoppa
in altra cui ’l vento
die tempra diversa;
l’avversa,
l’assalta, la sormonta,

- 312 "

�L ’onda

vi si mesce, s’ accresce.
D i spruzzi, di sprazzi,
di fiocchi, d’iridi
ferve nella risacca;
par che di crisopazzi
scintilli
e di berilli
viridi a sacca.
O sua favella!
Sciacqua, sciaborda,
scroscia, schiocca, schianta,
romba, ride, canta,
accorda, discorda,
tutte accoglie e fonde
le dissonanze acute
nelle sue volute
profonde,
libera e bella,
numerosa e folle,
possente e molle,
creatura viva
che gode
del suo mistero
fugace.
E per la riva l’ode
la sua sorella scalza
dal passo leggero
e dalle gam be lisce,
Aretusa rapace
che rapisce le frutta
" 313 "

40

�L'onda

ond'ha colmo suo grembo.
Sùbito le balza
il cor, le raggia
il viso d'oro.
Lascia ella il lembo,
s'inclina
al richiamo canoro;
e la selvaggia
rapina,
l'acerbo suo tesoro
oblia nella melode.
E anch'ella si gode
come l'onda, l'asciutta
fura, quasi che tutta
la freschezza marina
a nembo
entro le giunga!
M usa, cantai la lode
della mia Strofe Lunga.

L A C O R O N A DI G LA U C O .
M ELITTA.

L a corona di
Glauco

FUL G E , dai maculosi leopardi
vigilata, una rupe bianca e sola
onde il miele silentemente cola
quasi fontana pingue che s'attardi.
Q u iv i in segreto sono i miei lavacri

314

�dove il mio corpo ignudo s'insapora
e di rosarii e di pomarii odora
e si colora come i m arm i sacri.

L a corona di
G lau co

Io son flava, dal pollice del piede
alla cervice. Inganno Tape artefice.
Porto negli occhi miei le arene lidie.
Per entro i variati ori la lieve
anima mia sta come un fiore semplice.
M elitta è il nome della mia flavizie.
L'ACERBA.

NNO io del grasso fiale m i nutrico.
Lascio la cera e il miele nel lor bugno.
M a spicco la susina afra dal prugno
semiano, e m i piace l'orichico.
E il latte agresto piacemi del fico
primaticcio che nerica nel giugno.
i do due labbra fresche per un pugno
di verdi fave, e il picciol cuore amico !

T

Vieni, m onta pe’ rami. Eccoti il braccio.
Odoro com e il cedro bergam otto
se tu m i strizzi un poco la cintura.
Q uan to soffii ! T ropp'alto ? N o n ti piaccio ?
A h , ah, m i sembri quel volpone ghiotto
che disse all'uvat T u non sei matura.
" 315 "

�L a corona di
Gl auco

NICO.

IT U O I piè bianchi sono i miei trastulli
nella gracile sabbia ove t’accosci,
bianchi e piccoli come gli aliossi
levigati dal gioco dei fanciulli.
A h i, ahi, misera N ico , i miei piè brulli!
Su la sabbia di foco i piè m i cossi.
Tu ridi costassù, tu ridi a scrosci!
M a , s’io ti giungo, vedi come frulli.
Ingrata, ingrata, con che arte il foco
ti rilieva le vene in pelle in pelle
e il pollice t’imporpora e il tallone!
Bada. N o n aliossi pel tuo gioco
m a ho in serbo per te, schiavo ribelle,
una sferza di cuoio paflagone.
NICARETE.

G A U C O di Serchio, m ’odi. Io N icarete
L
le canne con le lenze e gli am i sgombri
che non preser già mai barbi né scombri
t'appendo alla tua candida parete.
E t’appendo le nasse anco, e la rete
fallace con suoi sugheri e suoi piombi
che non pescò già mai mulli né rombi
m a qualche fuco e Valghe consuete.
A m aro e avaro è il saie. 0 Glauco, m'odi.
"

316 -

�Prendimi teco. E v v i una bocca, parmi,
sinuosa nell'ombra de’ miei bùccoli.

L a corona di
Glauco

Teco andare vorrei tra lenti biodi
e coglier teco per incoronarmi
l'ibisco che fiorisce a Massaciùccoli.
A NICARETE.

NC IA R E T E , dal m onte di Quiesa
a M ontram ito i colli sono lenti
come i tuoi biodi, all'aria obbedienti,
fatti anch'elli d'un oro che non pesa.
E quella lor soavità, sospesa
tra i chiari cieli e Tacque trasparenti,
tu non la vedi quasi m a la senti
come una gioia che non si palesa.
Sorge, splendore del silenzio, il disco
lunare. O Nicarete, ecco, e s'adempie
mentre nel lago la ninfea si chiude.
Prim a è rosato com e il fior d'ibisco
che t'inghirlanda le tue dolci tem pie
m a dopo assempra le tue spalle ignude.
GORGO.

OPSI T E

sempre memore, io son G o rgo
e l'odor delle Cicladi vien meco.

Tutte l'uve ele spezie, ecco, ti reco
in questo lino aereo d'Amorgo.

9

�L a corona di
G lauco

Glauco, e ti reco il vin di C hio nell’otro,
quel che bevesti un dì sul tuo fasèlot
quel che in argilla si facea di gelo
pendula a soffio di ponente o d’ostro.
E una corona d’ellera e di gàttice
ti reco, per un’ode che m i piacque
di te, che canta l’isola di Progne.
10 voglio, nuda nell’odor del màstice,
danzar per te sul lim ite dell’acque
l’ode fìumale al suon delle sampogne.
A GORGO.

O R G O , più nuda sei nel lin seguace.
L a tua veste ti segue e non ti chiude.
Fra l’ombelico e il depilato pube
11 ventre appare quasi onda che nasce.
O m bra non è su le tue membra caste ;
dall’ìnguine all’ascella albeggi immune.
Polita come il ciòttolo del fium e
sei, snella come l’ode che ti piacque.
D anzam i la tua molle danza ionia
mentre che l’A puana A lp e s’inostra
e il M a r Tirreno palpita e corusca.
L ’ Eliade sta fra Luni e Populonia!
E il cor m i gode come se tu m ’offra
il vin tuo greco in una tazza etrusca.
' 318 -

�l ’a u l e t r i d e

.

L a COr o n a d i

O rinvenni la pelle dell'incauto
Glauco
Frigio nom ato M arsia appesa a un pino,
sul suol roggio il coltello del divino
castigatore e, presso, il doppio flauto.
Q uesto raccolsi trepidando, o Glauco.
E , im m em ore del flebile destino,
Io son osa talor nel mio giardino
chiuso carmi dedurre sotto il lauro.
Rivolgom i sovente e guardo s’ Egli
non apparisca a un tratto, l'im m ortale.
M a non m i trema il mio labbro fasciato.
V iv o n nell’orror sacro i miei capegli
m a per l’angustia del mio petto sale
il superbo di M arsia antico afflato.
BACCHA.

H , chi m i chiama? A h , chi m ’afferra? U n
tirso

io

sono, un tirso crinito di fronda,
squassato da una forza furibonda.
M i scapiglio, m i scalzo, m i discingo.
Trascinami alla nube o nell’abisso!
Sii tu dio, sii tu mostro, eccomi pronta.
Centauro, son la tua cavalla bionda.
F am m i pregna di te. Schiumo, nitrisco.
" 3l 9 "

�L a corona di
Glauco

Tritone, son la tua fem m ina azzurra :
salsa com'alga è la m ia lingua; entrambe
le gambe squam m a sonora m i serra.
C h i m i chiama? L a bùccina notturna?
il nitrito del Tessalo? il tonante
Pan? Son nuda. Ardo, gelo. A h , chi m'afferra?

Stabat nvda

iE s ta s

STABAT N VD A A ETA S.
R I M A M E N T E intravidi il suo piè
stretto
scorrere su per gli aghi arsi dei pini
ove estuava l'aere con grande
tremito, quasi bianca vam pa effusa,
tacquero. Più rochi
si fecero i ruscelli. Copiosa
la rèsina gem ette giù pe' fusti.
Riconobbi il colùbro dal sentore.
N e l bosco degli ulivi la raggiunsi.
Scorsi l'ombre cerulee dei rami
su la schiena falcata, e i capei fulvi
nell'argento pallàdio trasvolare
senza suono. P iù lungi, nella stoppia,
l'allodola balzò dal solco raso,
la chiamò, la chiamò per nom e in cielo.
Allora anch'io per nome la chiamai.
Tra i leandri la vidi che si volse.
'

32.0 -'

�C o m e in bronzea mèsse nel falasco
entrò, che richiudeasi strepitoso.
Più lungi, verso il lido, tra la paglia
marina il piede le si torse in fallo.
D istesa cadde tra le sabbie e Tacque.
Il ponente schiumò ne'suoi capegli.
Im m ensa apparve, im m ensa nudità.

Stabat nvda
iEstas

�DITIRAMBO III,
D itiram ­
bo III

G R A N D E Estate, delizia grande tra
Talpe e il mare,
.tra così candidi marmi ed acque così
soavi
tsìT ir m m a nuda le aeree m em bra che riga il tuo
sangue d'oro
odorate di aliga di rèsina e di alloro,
laudata sii,
o volu ttà grande nel cielo nella terra e nel mare
e nei fianchi del fauno, o Estate, e nel mio cantare,
laudata sii
tu che colmasti de' tuoi più ricchi doni il nostro
giorno
e prolunghi sugli oleandri la luce del tramonto
a miracol mostrare!
A rdevi col tuo piede le silenti erbe marine,
struggevi col tuo respiro le piogge pellegrine,
tra così candidi m arm i ed acque così soavi
alzata; e grande eri, e pur delle più tenui vite
gioiva la tua gioia, e tutto vedeva la tua pupilla
grande* le frondi delle selve e i fusti delle navi,
e la ragia colare, maturarsi nelle pine
le chiuse mandorlette e la scaglia che le sigilla
pender nel fulvo, e Torme degli uccelli nell'argilla
dei fiumi, l'ombre dei voli su le sabbie saline
vedea, le sabbie rigarsi come i palati cavi,
al vento e all'onda farsi dolci come l'inguine e il pube
" 322 "

�amorosamente,
Ditiram "
imitar l’ opre dell’api,
bo III
disporsi a m o’ dei favi
in alveoli senza miele,
e Tosso della seppia tra le brune carrube
biancheggiar sul lido, tra le meduse morte
brillar la lisca nitida, la va lva
tra il sughero ed il vim ine variar la sua iri,
pallida di desiri la nube
languir di rupe in rupe
lungh’essi gli aspri capi
qual molle donna che si giaccia co’ suoi schiavi,
scorrere la góm ena nella rossa
cubia, sorgere la negossa
v iv a di palpitanti pinne, curvarsi al peso vivo
la pertica, la possa
dei muscoli gonfiarsi nelle braccia vellute,
una m an rude
tendere la scotta,
al garrir della vela forte
piegarsi il bordo com e la gota del nuotatore,
la scìa mutar colore,
tutto il Tirreno in fiore
tremolar come alti paschi al fiato di ponente.
O Estate, E state ardente,
quanto t’am am m o noi per t’ assomigliare,
per gioir teco nel cielo nella terra e nel mare,
per teco ardere di gioia su la faccia del mondo,
selvaggia E state

3* 3 '

�D itiram bo III

/

dal respiro profondo,
figlia di Pan diletta, amor del titan Sole,
armoniosa,
melodiosa,
che accordi il curvo golfo sonoro
come la citareda
accorda la sua cetra,
dolore di D em etra
che di te si duole
ne' solstizi! sereni
per Proserpina sua perduta primavera!
O fulva fiera,
o infiam m ata leonessa dell'Etra,
grande E state selvaggia,
libidinosa,
vertiginosa,
tu che affochi le reni,
che incrudisci la sete,
che infurii gli estri,
M usa, Gorgone,
tu che sciogli le zone,
che succingi le vesti,
che sfreni le danze,
Grazia, Baccante,
tu ch'esprimi gli aromi,
tu che afforzi i veleni,
tu che aguzzi le spine,
Esperide, Erme,
deità diversa,
innumerevole gioco dei vènti

-324-

�dei flutti e delle sabbie,
D itiran v
bella nelle tue rabbie
bo III
silenziose, acre ne’ tuoi torpori,
o tutta bella ed acre in mille nomi,
fatta per m e dei sogni che dalla febbre del mondo
trae Pan quando su le canne sacre
delira (delira il sogno umano),
divina nella schiuma del mare e dei cavalli,
nel sudor dei piaceri,
nel pianto aulente delle selve assetate,
o Estate, Estate,
io ti dirò divina in mille nomi,
in mille laudi
ti loderò se m ’esaudi,
se soffri che un mortai ti domi,
che in carne io ti veda,
ch'io mortai ti goda sul letto dell'immensa piaggia
tra l’alpe e il mare,
nuda le fervide membra che riga il tuo sangue d’oro
odorate di aliga di rèsina e di alloro!

�V E R S IL IA .
Versilia

O N temere, o uomo dagli occhi
glauchi! Erom po dalla corteccia
fragile io ninfa boschereccia
Versilia, perché tu m i tocchi.
T u mondi la persica dolce
e della sua polpa ti godi.
Passò per le scaglie e p e nodi
l'odore che il cuore ti molce.
M i giunse alle nari; e la mia
lingua come tenera foglia,
bagnata di sùbita voglia,
contra i denti forti languia.
S apevi tu tanto sagaci
nari, o uomo, in legno si grezzo ?
Inconsapevole eri, e del rezzo
gioivi e def frutti spiccaci
e dell ombre cui fànnoti gli aghi
del pino, seguendo il piacere
de* venti, su gli occhi leggiere
come ombre di voli su laghi.
Io ti spiava dal mio fusto
scaglioso; m a tu non sentivi,
o uomo, battere i miei v ivi
cigli presso il tuo collo adusto.
" 3*6 "

�T alora la scaglia del pino
è come una palpebra rude
che subitamente si schiude,
nell'ombra, a uno sguardo divino.
Io sono divina; e tu forse
m i piaci. N o n piacquemi l’ irto
Satiro su ’1letto di mirto,
e il panisco in van m i rincorse.
M a tu forse m i piaci. Aulisce
d’acqua marina la tua pelle
che il Sol feceti fosca. Snelle
hai gambe come bronzo lisce.
O ffrim i il canestro di giunco
ricolmo di persiche bionde!
Poiché non m i giovano monde,
riponi il tuo coltello adunco.
10 so come si morda il pom o
%senza perdere stilla di suco.
Poi co’ miei labbri umidi induco
11 miele nel cuore dell’ uomo.
Riponi il ferro acre che attosca
ogni sapore. T u non pregi
i tuoi frutti. I peschi, i ciriegi,
i peri, i fichi in terra tosca
" 327 "

Versilia

�Versilia

son di dolcezza carchi, e i meli,
gli albricocchi, i nespoli ancora!
E tu li spogli in su l'aurora
velati dei notturni geli.
D a tem po in cuor mio non è gaudio
di tal copia. A h im è, sono scarsi
i doni. E tu vedi curvarsi
i rami del susino claudio!
M a io non ho se non la tetra
pigna dal suggellato seme.
E a romper la scaglia che il preme
non giovam i pur una pietra.
O uom o occhicèrulo, m'odi!
Lascia che alfine io m i satolli
di queste tue persiche molli
che hai nel cesto intesto di biodi.
T i priego! L a pigna m alvagia
m i vale sol per ¿scagliarla
r contro la ghiandaia che ciarla
rauca. N o n s'inghiotte la ragia.
M a se la mastichi negli ozii,
quantunque ha sapore amarogno,
allor che il tuo cuore nel sogno
si bea lungi ai vili negozii,

" 3 2&amp; "

�Versilia

certo ti piace, o uom o; ed io
te ne darò della più ricca.
T u la persica che si spicca,
e ne cola il suco giulìo,
dammi, ch’ io m i muoio di voglia
e da tem po non ebbi a provarne.
N o n temere! Io sono di carne,
se ben fresca come una foglia,

i

Toccam i. N o n vello, non ugne
ricurve han le tue mani come
quelle ch’ io so. Guarda: ho le chiome
violette come le prugne.
Guarda: ho i denti eguali, più bianchi
che appena sbucciati pinocchi.
N o n temere, o uomo dagli occhi
glauchi! Rido, se tu m ’ abbranchi.
Abbrancam i come il bicorne
villoso. L a frasca ci copra,
i mirti sien letto, di sopra
ci pendano l’albe viorne.
M a come, Occhiazzurro, sei cauto!
Forse amico sei di Diana?
O ra scende da Pietrapana
il lesto Settem bre co ’1 flauto,
" 329 "

42

�Versilia

se cruenta nel corniolo
rosseggi la cornia afra e lazza.
O d o tra il gridio della gazza
il richiamo del cavriuolo.
Sei tu cacciatore? Sei destro
- ad arco, esperto a cerbottana?
O ra scende da Pietrapana
Settem bre. T u dam m i il canestro.
E h , veduto n'ho del pel baio
verso il Serchio correre il bosco!
T u dam m i il canestro. Conosco
la pesta se ben non abbaio.
Accom anda il nervo alla cocca.
N e avrai della preda, s'io t'am o!
Im ito qualunque richiamo
con un filo d'erba alla bocca.
LA M O R TE DEL CERVO.

L a morte
del cervo

U A S I era vespro. A tte so avea soverchio
alla posta del cervo, quatto quatto
fra le canne; e vinceami l'uggia. A un tratto
vidi l'uom che natava in m ezzo al Serchio.
U n uomo egli era, e pur sentii la pelle
aggricciamosi come a odor ferigno.
D i capegli e di barba era rossigno
come saggina^ folte avea le ascelle;
" 330 -

�m a pei diverso da quel delle gote
sotto il ventre parea gli cominciasse,
bestiai pelo, e che le parti basse
fossero enormi, cosce gambe piote,
come di mostro, tanto era il volum e
dell'acqua che m oveva il natatore
se ben tenesse ambe le braccia fuore
con tutto il busto eretto in su le spume.
U n uomo era. A una frotta d'anitroccoli
sbigottita egli rise. Intesi il croscio.
Repente si gittò su per lo scoscio
della ripa, saltò su quattro zoccoli!
L o conobbi tremando a foglia a foglia.
Ben era il generato dalla N u b e
acro e bimembre, uom o fin quasi al pube,
stallone il resto dalla grossa coglia.
Il Centauro! D i m anto sagginato
era, m a nella groppa rabicano
e nella coda, di due piè balzàno,
l'equine schiene e le virili arcato.
•

Rxtondo il capo avea, tutto di ricci
folto come la vite di racimoli;
e l'inclinava a mordicare i cimoli
dei ramicelli, i teneri viticci

"

33

l

"

L a morte

del cervo

�L a morte
del cervo

con la gran bocca usa alla vettovaglia
sanguinolenta, a tritar gli ossi, a bere
d'un fiato il vin fum oso nel cratère
ampio, sopra le mense di Tessaglia.
L e v a v a il braccio umano, dal bicipite
guizzante, a córre il ramicel d'un pioppo.
Repente trasaltò, di gran galoppo
spari per m ezzo agli arbori precipite.
Il cor m 'urtava il petto, in ogni nervo
io tremando. M a , nella mia latebra
umida verde, l'anima erami ebra
d'antiche forze. E udii bramire il cervo!
L'udii bramir di furia e di dolore
come s'ei fosse lacero da zanne
leonine. Balzai di tra le canne,
vincendo a un tratto il corporale orrore,
agile divenuto come un veltro
pe' gineprai, per gli sterpeti rossi,
con silenzio veloce, quasi fossi
in sogno, quasi avessi i piè di feltro.
O Derbe, la potenza che desidero
è nei metalli che il gran fuoco ha vinto.
Eternato nel bronzo di Corinto
ti darò quel che i lucidi occhi videro?
" 332 "

�Il Centauro afferrato avea pei palchi
delle corna il gran cervo nella zuffa,
come l'uom pe' capei di retro acciuffa
il nemico e lo trae, finché lo calchi
a terra per dirompergli la schiena
e la cervice sotto il suo tallone,
o come nella foia lo stallone
la sua giumenta assai per farla piena.
E rto alla presa della cornea chioma,
con le due zam pe attanagliava il dorso
cervino, superandolo del torso,
premendolo con tutta la sua soma.
Furente il cervo si divincolava
sotto, gli occhi riverso, il bruno collo
gonfio d’ira e di mugghio, in ogni crollo
crudo spargendo al suol fiocchi di bava.
Era del più vetusto sangue regio,
di quelli che am m ansiva il suon del sufolo,
vasto e robusto il corpo come bufolo,
di vénti punte in ogni stanga egregio.
Q uanti rivali, oh lune di Settem bre,
cacciati avea da' freschi suoi ricoveri
e infissi nella scorza delle roveri,
pria d'abbattersi al T essalo bimembre!

"333"

L a m orte
del cervo

�L a morte
del cervo

S i scrollò, si squassò, si svincolò.
E le muglia sonavan d’ogni intorno.
In pugno al mostro un ramo del suo corno
lasciando, corse un tratto; e si voltò.
Si voltò per combattere, le vam pe
dalle froge soffiando e le vendette.
Il T essalo gittò la scheggia; e stette
guardingo, fermo su le quattro zampe.
U n fil di sangue gli colava giù
pel viril petto, giù per il pelame
cavallino il sudore. C o m e rame
gli brillava la groppa or meno or più
al sole obliquo che feria lontano
pe’ tronchi, variato dalle frondi.
S'era fatto silenzio nei profondi
boschi. Il soffio s’udia ferino e umano.
G li aghi dei pini ardere come bragia
parean sul campo del com battim ento.
E l'aspro lezzo bestiai nel vento
si m esceva all'odore della ragia.
Pontata a terra la sua forza avversa,
il cervo, come fa nel cozzo il tauro,
basso l'arme. L a coda del Centauro
tre volte batté l’aria come fersa.

" 334 "

�U n a rapidità fulva e ram osa
si scagliò con un bràm ìto di morte.
O Derbe, ancor ne frem e per la sorte
del petto um ano l'anim a ansiosa.
Credetti udire il gemito dell’ uomo
su T impennarsi del cavai selvaggio.
M a il T essalo con ìnuman coraggio
il cervo avea pur quella vo lta domo!
Preso l’avea dì fronte, alle radici
delle corna, e gli avea riverso il muso.
Entram bi inalberati, l’ un confuso
con l’altro in un viluppo, ì due nemici,
tra luci ed ombre, sotto il m uto cielo
saettato da sprazzi porporini,
lottavano*, e su ì due corpi ferini,
su le zam pe le punte il fitto pelo
il crino irsuto il prepotente sesso,
io vedea con angoscia il capo alzarsi
di mìa specie, agitare i ricci sparsi
quel vento d’ ira sul mio capo istesso.

E , gonfio il cor fraterno d’ un antico
rimorso, tesi l’arco dall’agguato.
M a l’uom co’ pugni avea divaricato
e divelto le coma del nemico.

" 335"

L a m o rte
del cervo

�L a m orte
del cervo

Udii lo schianto stridulo deirosso
infranto, aperto sino alla mascella.
Fum ide giù dal cranio le cervella
sgorgarono com m iste al sangue rosso.
L'erto corpo piombò nel gran riposo
con urto sordo; sanguinò silente;
senza palpito stette; del cocente
flutto bagnò l'arsiccio suol pinoso.
Rise il Centauro come a quella frotta
lieve natante giù pel verde Serchio.
Poi levò, grande nel silvano cerchio,
il duplice trofeo della sua lotta.
Fiutò il vento. M a prima di partirsi
colse tre rami carichi di pine;
e due n'avvolse intorno al le cervine
corna, e sì n’ebbe due notturni tirsi.
D el terzo incurvo fece un serto sacro
e se ne inghirlandò le tem pie umane
ove le vene, enfiate dall'im m ane
sforzo, ancor cupe ardeangli di sangue acro.
Precinto, armato dei due tirsi foschi,
sollevò la gran bocca a respirare
verso il cielo. S'udia remoto il M are
seguir col rombo il murmure dei boschi.
"

336 -

�L a m orte
del cervo

Sola una N u b e era nell'alte zone
dell' Etere qual dea scinta che dorma.
Venerava il N ubigen a la forma
cui fecondò l'audacia d'Issione.
Bellissimo m'apparve. In ogni muscolo
gli frem eva una vita inimitabile.
Repente s'impennò. Sparve O m b ra labile
verso il M ito nell'ombre del crepuscolo.
L 'A S F O D E L O .
GLAUCO.

D E R B E , approda un fiore d'asfodelo!
C h i m ai lo colse e chi l'offerse al mare?
V a gò sul flutto come un fior salino.
O Derbe, quanti fiori fioriranno
che non vedremo, su pe' fulvi m onti!
Q uanti lungh'essi i curvi fiumi rochi!
Q uanti per mille incognite contrade
che pur hanno lor nom i come i fiori,
selvaggi nom i ed aspri e freschi e molli
onde il cuore dell'esule s'appena
poi che il suon noto par rendergli odore
come foglia di salvia a chi la morde!
DERBE.

Io so dove fiorisce l'asfodelo.

"337"

43

L 'A s f o ­
delo

�L ’A s fo ­
delo

L à nel chiaro M ugello, presso il G iogo
di Scarperia, lo vidi fiorir bianco.
Anche lo vidi, o Glauco, anche lo colsi
in quell'Alpe che ha nom e Catenaia,
e all'Uccellina presso l’Alberese
nella M arem m a pallida ove forse
ei sorride all’ imagine dell’A d e
morendo sotto l’unghia dei cavalli.
GLAUCO.

O Derbe, anch’ io errando su i vestigi
della donna letèa, vidi fiorire
tra Populonia e l’Argentaro il fiore
della viorna. T u tto le sorelle
bianche il bosco aspro nelle delicate
braccia tenean tacendo, e i negri lecci
e i soveri nocchiuti al sol di giugno
dormivan come venerandi eroi
entro veli di spose giovinette.
DERBE.

In Populonia ricca di sambuchi
io conobbi il marrubbio che rapisce
l’odor muschiato al serpe maculoso
e l’ebbio che colora il vin novello

- 338 -

�di sue bacche e io scirpo che riveste
il gonfio vetro dove il vin matura.
GLAUCO.

L a madreselva come la viorna
intenerire del suo fiato i tronchi
vidi a Tereglio lungo la Fegana,
e il giunco aggentilir la Marinella
di Luni, e su pe' m onti della Verna
l'avornio tesser ghirlandette al maggio.
DERBE.

I gigli rossi e crocei ne' monti,
alla Frattetta sotto il Sagro, io vidi;
anche alla C isa in Lunigiana, e all'A lpe
di M o m m io dove udii nel ciel remoto
gridar l'aquila. Spiriti immortali
pareano i gigli nell'eterna chiostra.
L a bellezza dei luoghi era si cruda
che come spada m i fendeva il petto.
C on un giglio toccai la grande rupe,
che non s'aperse e non tremò. M i parve
tuttavia che un prodigio si compiesse,
o Glauco, e andando m i sentii divino.
GLAUCO.

N e lla Bocca del Serchio, ove la piana

"

339

"

L 'A s f o ­
delo

�L 'A sfo ­
delo

sabbia vergano oscuramente l'orme
dei corvi come segni di sibille,
il narcisso marino io colsi, mentre
l'ostro premea le salse tamerici,
i cipressetti dell'amaro sale.
L o smilace conobbi attico; e al G o m b o
anche conobbi il giglio ch'è nom ato
pancrazio, nom e caro ai greci efèbi;
e tanto parve ai miei pensieri ardente
di purità, che ai M an i dell'Orfeo
cerulo io lo sacrai, al Cuor dei cuori.
DERBE.

O Glauco, noi facem m o della Terra
la nostra donna ed ogni più segreta
grazia n'avem m o per virtù d'amore.
C o m e il Sole entri nella Libra eguale,
ti condurrò su i m onti della Pieve
di Camaiore, e alla Tam bura, e ai fonti
del Frigido, e lungh'essa la Freddana
dietro Forci, e nell'A lpe di Soraggio,
che tu veda fiorir la genziana.
GLAUCO.

Bella è la Terra, o Derbe, e m olto a noi
cara. M a quanti fiori fioriranno
" 340 "

�che non vedremo, nelle salse valli !

L 'A s f o ­
delo

L e Oceanine ornavan di ghirlande
i lembi della tunica a D em etra
piangente per il colchico apparito.
Com 'entri nello Scòrpio il Sole, o Derbe,
ti condurrò su i pascoli del G iovo
in m ezzo ai greggi delle pingui nubi,
perché tu veda il colchico fiorire.
M A D R I G A L I D E L L 'E S T A T E .
IMPLORAZIONE.

S T A T E , E state mia, non declinare !
F a che prima nel petto il cor m i scoppi
come pom o granato a troppo ardore.
Estate, Estate, indugia a maturare
i grappoli dei tralci su per gli oppi.
F a che il colchico dia più tardo il fiore.
Forte comprimi sul tuo sen rubesto
il fin Settem bre, che non sia si lesto.
Soffoca, Estate, fra le tue m am m elle
il fabro di canestre e di tinelle.
L A SABBIA DEL TEMPO.

C o m e scorrea la calda sabbia lieve
per entro il cavo della mano in ozio,
' 3 4 1 "

M adrigali dell'Estate

�M a d rig a ­
li d e ll'E '
state

il cor sentì che il giorno era più breve.
E un’ ansia repentina il cor m ’ assalse
per l'appressar deir umido equinozio
che offusca foro delle piagge salse.
A lla sabbia del T e m p o urna la mano
era, clessidra il cor mio palpitante,
l’ombra crescente d’ogni stelo vano
quasi ombra d’ago in tacito quadrante.
L'ORM A.

S ol calando, lungh’essa la marina
giunsi alla pigra foce del M otrone
e mi scalzai per trapassare a guado.
D a stuol migrante un suono di chiarina
venia per l’aria, e il mar tenea bordone.
N itr ì di fra lo sparto un cavai brado.
Ristetti. Strana era nel limo un’orma.
Però dall’alpe già scendeva l’ombra.
ALL’ALBA.

A ll’alba ritrovai l’orma sul posto,
selvatica qual pesta di cerbiatto;
m a v ’era il segno delle cinque dita.
E ra il pollice alquanto più discosto
dall’altre dita e il mignolo rattratto
come ugnello di gàzzera marina.

�L a foce ingombra di tritume negro
odorava di sale e di ginepro.
Seguitai Torma esigua, come bracco
che tracci e fiuti il baio capriuolo.
Giunsi al canneto e m i scontrai col riccio.
Livido si fuggì pel folto il biacco.
S i levarono due tre quattro a volo
migliarini già tinti di gialliccio.
Vidi un che bianco ; e un velo era dell'alba.
Per guatar l'alba dismarrii la traccia.
A MEZZODÌ.

A m ezzodì scopersi tra le canne
del M otrone argiglioso l'aspra ninfa
nericiglia, sorella di Siringa.
L'ebbi su'miei ginocchi di silvano ;
e nella sua saliva amarulenta
assaporai l'orìgano e la menta.
Per entro al rombo della nostra ardenza
udim m o crepitar sopra le canne
pioggia d'agosto calda come sangue.
Fremere udim m o nelle arsicce crete
le mille bocche della nostra sete.
IN SUL VESPERO.

In sul vespero, scendo alla radura.

" 343 "

Madriga^
li dell'E'
state

�M adriga­
li dell'fistate

Prendo col laccio la puledra brada
che ancor tra i denti ha schiuma di pastura.
Tanaglio il dorso nudo, alle difese;
e per le ascelle afferro la naiàda,
la sollevo, la pianto sul garrese.
Schizzan di sotto all ugne nel galoppo
gli aghi i rami le pigne le cortecce.
D i là dai fossi, ecco il triforme groppo
su per le vam pe delle fulve secce !
L’ IN CAN TO CIRCEO.

Tra i due porti, tra l'uno e l'altro faro,
bonaccia senza vele e senza nubi
dolce venata come le tue tempie.
A ssai lungi, di là dall'Argentaro,
assai lungi le rupi e le paludi
di Circe, dell'iddìa dalle molt'erbe.
E c’incantò con una stilla d'erbe
tutto il Tirreno, come un suo lebete!
IL V E N TO SCRIVE.

S u la docile sabbia il vento scrive
con le penne dell'ala ; e in sua favella
parlano i segni per le bianche rive.
M a , quando il sol declina, d’ogni nota
ombra lene si crea, d'ogni ondicella,
" 3 4 4 "

�quasi di ciglia su soave gota.
E par che nell'immenso arido viso
della piaggia s'immilli il tuo sorriso.
LE LAMPADE MARINE.

Lucono le meduse come stanche
lampade sul cammin della Sirena
sparso d'ulve e di pallide radici.
Bonaccia spira su le rive bianche
ove il nascente plenilunio appena
segna l'ombra alle amare tamerici.
Sugger di labbra fievole fa l'acqua
ch'empie l'orma del piè tuo delicata.
NELLA BELLETTA.

N e lla belletta i giunchi hanno l'odore
delle persiche m ézze e delle rose
passe, del miele guasto e della morte.
O r tutta la palude è come un fiore
lutulento che il sol d'agosto cuoce,
con non so che dolcigna afa di morte.
A m m u tisce la rana, se m'appresso.
L e bolle d'aria salgono in silenzio.
L 'U V A GRECA.

O r laggiù, nelle vigne dell'Acaia,

"

345

"

M ad riga­
li dell'E state

�Madriga-li dell’-E'
state

l’uva simile ai ricci di Giacinto
si cuoce; e già comincia a esser vaia.
S i cuoce al sole, e detta è passolina,
anche laggiù su l’istmo, anche a Corinto,
e nella bianca di colombe Egina.
In O nchesto il mio grappolo era azzurro
come forca di rondine che vola.
A ll’ombra della tom ba di N e ttu n o
l’assaporai, guardando l’ Elicona.
F E R I A D ’A G O S T O .

Feria
sto

d’agO '

S P E R O sgorga, e tremola sul lento
vapor che fum a dalla V a l di M agra.
U n vertice laggiù, nel cielo spento,
ultim o flagra.
ys JKWbi

E m u lo della stella e della vetta,
arde il Faro nell’ isola del T ino.
Doppiano il C ap o C orvo una goletta
e un brigantino.
O r si or no la ragia con la cuora
si mescola nel vento diforàno.
D ell’agrore salmastro s’insapora
l’odor silvano.
Albica il mar, di cristalline strisce
varia, su i liti ansare odesi appena.

�E d ecco, il promontorio s'addolcisce
come l'arena.
O gn i cosa più gran dolcezza impetra.
T u tto avvolve l'im m ensa pace urania.
Fin, nell'aere tenue, si spetra
la cruda Pania.
O fanciullo, inghirlanda l'architrave ;
salda la cera ai tuoi calami arguti;
rinfondi nella lampada il soave
olio di Buti.
F a grido e aduna i tuoi compagni auleti,
che rechino le fistole sonore
com poste con le canne dei canneti
di Camaiore.
S ette di pino belle faci olenti
e sette di ginepro irsuto appresta,
a rischiarare gli ospiti vegnenti
per la foresta.
Fresche delizie avranno elli da scerre
bene accordate su la stoia monda t
l'uva sugosa delle Cinque Terre
e nera e bionda,
l'uva con i suoi pam pani e i suoi tralci,
le pèsche e i fichi su la chiara stoia,

" 347

Feria d'ago-

sto

�Feria d'ago­
sto

e le ulive dolcissime di Calci
in salamoia.
Infra l'ombrina e il dèntice la triglia
grassa di scoglio veggan rosseggiare,
e il vino di V ernazza e di Corniglia
nelle inguistare.
A nche avremo di miele e di friscello
la focaccia che fu grata a Priapo,
e ghirlanda di cùnzia e d'albarello
per ogni capo.
O fanciulli, e per voi saremo lauti.
Io farò si che ognun di voi ricordi
la mia feria d'agosto, m a se i flauti
non sien discordi.
A ccendetele faci, e andiam nel bosco
a rischiarare l'ospite che viene.
O d o tinnire un riso ch'io conosco,
eh' io m i so bene.
È di quella che fustiga i miei spirti,
d'una che acerba ride e dolce parla.
Accendete le faci e andiam tra i mirti
ad incontrarla.
N o n vi stupite già che la crocòta
sia guisa d'oggidì tra Serchio e M agra.
" 3 4 8 "

�X

Quest'ospite è d'origine beota,
vien di Tanagra.

Feria d'agosto

M a ben la grazia onde succinge il giallo
bisso e i sandali scopre è maraviglia
(porta anelli d'elettro e di cristallo
alla caviglia)
mentre il suo capo sottilmente ordito
piega, ove ferma un lungo ago l'intreccio,
fulvo come i ginepri che sul lito
morde il libeccio.
Rugge e odora il ginepro nella teda.
O r configgete in terra acceso il fusto.
Flauti silvestri, e il num e vi conceda
il tono giusto.
Fanciulli, attenti! F ate un bel concerto.
Pan vi guardi da nota roca o agra.
Q uest'ospite che v'ode ha orecchio esperto ;
vien di Tanagra.
IL P O L IC E F A L O .

S

P E Z Z A T E i flauti. Il lino che connette II police le canne è quel m edesmo degli astuti
falò
lacci, e la cera troppo sa di miele.

Il suono puerile è breve oblio
349 "

�Il policéfalo

pel cor prestante che non am a il gioco
facile né cattare il sonno lieve.
N é tu sei cittadino d'Agrigento
nom ato M ida, vincitore in D elfo.
N é t'insegnò la Cèsia il grande carme.
Pallade A te n a dai fermi occhi chiari
prima inventò tal melodia, nel giorno
in cui M edusa tronca fu dall'arpe.
U d ì le grida e i pianti eh' Euriàle
m ettea tra il sibilare dei serpenti
verso la strage ; udì l'orrendo ploro.
I gemiti di Steno come dardi
fendeano l'etra, e tutti gli angui eretti
minacciavan l'eroe nato dall'oro.
Cosi la M elodia di M ille T e s te
nacque in giorno sanguigno; e la raccolse
Pallade A te n a e modulò per l'uomo.
L e canne dei canneti d'Orcom èno
ella guarnì con làmine di bronzo
e sì ne fece più possente il tuono.
S pezzate i flauti esigui, auleti imberbi,
poi che non han potenza al grande carme.
Cercatem i nel mare i nicchi intorti.

35° "

�V ' insegnerò davanti alle tem peste
dedurre dalle bùccine profonde
la melodìa delle mìe mille sorti.

^ policefalo

IL T R I T O N E .
IL Tritone squammoso m i fu mastro.
Il Tritone
S'accoscia su la sabbia ove la schiuma
bulica ; e al sole la sua squam m a fuma.
Giùngogli ov'è tra il pesce e il dio l'incastro.
H a il gran torace azzurro come il glastro
m a l'argento sul dorso gli s'alluma.
Sceglie tra l'alghe la più verde, e ruma ;
e gli cola il rigurgito salmastro.
C o n la vasta sua m an palm ata afferra
la sua conca, v'insuffla ogni sua possa,
gonfio il collo le gote gli occhi istrambi.
V a il rimbombo pel mare e per la terra.
L 'A lp e di L uni crollasi percossa.
Bàlzano nel mio petto i ditirambi.
L 'A R C A R O M A N A .
A
L P E di Luni, e dove son le statue ?
I miei spirti desìan perpetuarsi
oggi sul cielo in grandi simulacri
O antichi marmi in grandi orti romani!

L ’arca rom
a
n
a
m ana
o
r

�L'arca romana

S tan per logge e scalèe di balaustri,
con le lor verdi tuniche di muschi.
Negreggiano i cipressi i lecci i bussi
intorno alla fontana ove il Silenzio
col dito su le labbra è chino a specchio.
Vede apparire dal profondo il teschio
dell'eterna M edusa, la Gorgone ;
vede sé fiso nel divino orrore.
Lam en ta i fati il grido del paone.
T u tto è im m obilità di pietra, vita
che fu, memoria grave, ombra infinita.
U n sarcofago eleggo, ov' è scolpita
in tre facce una pugna d'Alessandro ;
pieno è di terra, e porta un oleandro.
Q u iv i masticherò la foglia amara
del mio lauro, seduto su quell'arca.
Q u iv i disfogherò la rosa vana
dell'amor mio, seduto su quell'arca.
L 'A L L O R O O C E A N I C O .

L'alloro o'
ceanico

L E A N D R O d'Apollo, ambiguo arbusto
7 che d'ambra aulisci nell'ardente sera ;
melagrano, e il tuo rosso baiausto
quasi fiam m ella in calice di cera j
i

�nautico pino, e il tuo scaglioso fusto
e i coni entro la chioma tua leggera ;
olivo intorto da dolor vetusto»
e l’oliva tua dolce che s’annera ;

L'alloro oceanico

ginepro irsuto, mirto caloroso,
lentisco, terebinto, caprifoglio,
cento corone dell’ E state ausonia;
m a te, sargasso, re del Marerboso,
vasto alloro del gorgo, anche te voglio,
che bacche fai come la fronda aonia.

IL P R IG IO N IE R O .
A D I , sei triste come il Prigioniero
R
II Prigion
ie
ro
ignudo che il titano Buonarroto
cavò da quel che or splende àvio e rimoto
Sagro, per il pontefice guerriero.
Constretto anche tu sei dal tuo mistero,
vittim a consecrata al M are Ignoto;
e la bocca tua bella grida a vóto
contra il fato che tolseti l’impero.
Tiranno fosti in Gela, trionfale
nell’ode pitia re ? Traesti schiavi
da T esp e uomini e marmi alla tua T e b e ?
O sul cavallo bianco eri a Micale,
" 353 "

45

�I Prigion
iero

presso il padre di Pericle, e pugnavi
con l'altra gioventù nel nom e d’ E b e ?
L A V IT T O R IA N A V A L E .

L a Vittoria
navale

E quella ch'arma di sue grandi penne
la Prua della trière samotrace
venir dee verso m e che senza pace
persèvero lo sforzo mio ventenne,
non altrove m a fra le vive antenne
di questa selva nata dal focace
lito, in vista dell'A lpe che si tace
gloriosa di suo candor perenne,
l'attenderò dicendo: “ Ben m i vieni
dalla piaggia che i Càbiri nutrica,
dall'isola che sta di contro all'Ebro.
Io son l'ultim o figlio degli Elleni :
m'abbeverai alla m am m ella antica ;
m a d'un igneo dèmone son ebro. „
IL P E P L O R U P E S T R E .

Il peplo ru­
pestre

T. U T I L A dea, tronca le braccia e il collo,
la cima dell'Altissim o t'è ligia.
E tua la rupe onde alla notte stigia
discese il bianco aruspice d'Apollo.
L a cruda rupe che non dà mai crollo,
" 354"

�o N ike, il tuo ventoso peplo effigia!
L a violenza delle tue vestigia
eternalmente anima il sasso brollo.

li peplo ru­
pestre

Quando sul mar di Luni arde la pom pa
del vespro e la Ceràgiola è cruenta
sotto il m onte maggior che la soggioga,
sembra che dispetrata a volo irrompa
tu negli ardori e sul mio capo io senta
crosciar la gioia dell'immensa foga.
IL V U L T U R E D E L S O L E .
'I O pensi o sogni, se tal volta io veda
quasi vam pa tremar Tana salina,
se nel silenzio oda piombar la pina
sorda, strider la ragia nella teda,
sonar sul loto la palustre auleda,
istrepire il falasco e la saggina,
subitamente del mio cor rapina
tu fai, di m e che palpito fai preda,
o Gloria, o Gloria, vulture del Sole,
che su m e ti precipiti e m ’artigli
sin nel focace lito ove m ’ascondo!
L e v o la faccia, mentre il cor m i duole,
e pel rossore de’ miei chiusi cigli
veggo del sangue mio splendere il mondo.

Il vulture
del Sole

�L 'A L A S U L M A R E .
L 'ala sul
mare

R D I , un'ala sul mare è solitaria.
Ondeggia come pallido rottame.
E le sue penne, senza più legame,
sparse tremano ad ogni soffio d'aria.
Ardi, veggo la cera! E l'ala icaria,
quella che il fabro della vacca infame
foggiò quando fu servo nel reame
del re gnòssio per l'opera nefaria.
C h i la raccoglierà? C h i con più forte
lega saprà rigiugnere le penne
sparse per ritentare il folle volo ?
O h del figlio di Dedalo alta sorte!
Lungi dal medio limite si tenne
il prode, e minò nei gorghi solo.
A L T IV S E G IT IT E R .

A ltiv s egit
iter

' O M B R A d'Icaro ancor pe' caldi seni
del M ar Mediterraneo si spazia.
Segue di nave solco che più ferva.
O gn i rapidità di vènti agguaglia.
V oce d'uom che comandi ama nel turbine.
O d e clamor di nàufraghi iterato
e n'ha disdegno, che silenzioso
fu quel rimoto suo precipitare.
Io la vidi laggiù, verso l'occaso.

"

356 "

�Era nel palischermo io co’ miei due
remi. A prora il mio D espota seduto
era, e guatava fiso la mia cura.
Tra quegli e m e subitamente vidi
ignuda l’ombra d’Icaro apparire.
Q uasi il color marino aveano assunto
le sue membra, m a gli occhi eran solari.
Sul petto giovenile intraversate
ancor gli stavan le due rosse zone,
già per gli òmeri vincoli dell’ale,
simili a inermi bàitei di porpora.
“ O Despota, costui,, dissi u è l’antico
fratei mio. L e sue prove am o innovare
io nell’ ignoto. Indulgi, o Invitto, a questa
mia d’altezze e d’abissi avidità! „

A ltiv s egit
iter

�DITIRAMBO IV,
C A R O disse* “ L a figlia del Sole
a m e poggiata come ad un virgulto
sul limite dei paschi
guatava il candido armento dei buoi
pascere lungo il Cerato rupestro.
M i si piegava il destro
òmero sotto la mano regale
umida di sudor gelido; e, dentro
me, tremavano tutte le midolle,
negli orecchi fragore
sonavam i si forte eh' io tem eva
udir dal sacro Diete i Coribanti
atroci e il rombo del bronzo percosso.
E la città di Cnosso
splendea di mura cottili e di blocchi
oltre l' irto canneto atto a far dardi.
4O Pasife, che guardi ? t
chiese il R e sopraggiunto. E d anelava
nella sua barba violetta come
l'uva cidònia; che m em bruto egli era
e gravato di giallo adipe il fianco.
4Io guardo il toro bianco,
quello che tu non désti a Posidone »
la figlia di Perseide rispose.
E le vette nevose
dell'Ida biancheggiavan m en del toro
niveo diniegato al dio profondo.
4Perché sì tremebondo

�sei tu, figlio di Dedalo ?»il R e chiese.
E allor Pasife? * Q uesto ateniese
giovinetto somiglia ad Andro gèo
che non torna d’ A ten e;
e per ciò m i sostiene,
il cor triste m i folce;
per ciò tanto m ’è dolce
le dita porre nel suo crin prolisso. &gt;
Io rividi l'ilisso,
i platani gli allori gli oleandri
che l'adombrano, e il bosco degli ulivi
presso Colono caro all’usignuolo.
Rividi il patrio suolo
entro fan im a mia subitamente,
come colui ch’è presso alla sua fine;
perocché nel m io crine
ponea le dita la donna solare,
e fossa mie flagrare
parean nel suo sorriso accosto accosto
siccome rami cui fiam m a s'appicchi
quando i legni sien ricchi
d’aroma e inariditi dall'Estate.
E le navi lunate
coi rematori seduti agli scalmi
in fila a battere il flutto diviso,
e l’ Eracleo, l’A m niso,
i due porti recurvi, e il fiume, e i monti
e tutta quanta l’isola selvosa
con le vigne col dittam o e col miele
ardere in quel sorriso
" 359 "

D itiram b
o
IV

i

�D i tiram
bo"
bo I V

vidi per m ezzo ai cigli miei morenti,
E il sire degli armenti
udii mugghiare in quel foco sonoro,
mugghiare il bianco toro
diniegato al gran Padre enosigèo. „

C A R O disse* u Poi che l'ombra cadde
(il vertice dell'Ida solitario
nell'etra rosseggiava
come il fiore del dìttam o crinito)
nascostamente ritornai su' paschi,
gonfio d'odio il cuor tacito ; e scagliai
contra il toro le selci acuminate
dall'àlveo del Cerato divulse
e imposte alla mia frombola cretese.
Il boaro m 'intese
e m i rincorse ratto su per l'erbe
con la verga di còrìlo a minaccia.
M a perse la mia traccia
nell'ombra che cadea; né m i conobbe,
né l'erbe verdi tenner le vestigia.
L'infanda cupidìgia
per ovunque era sparsa! Palpitare
parea pur anco nelle stelle vaghe !
Il vento parea piaghe
sùbite aprire nel mio corpo nudo
acerbe sì che non sarìami valso
a medicarle il dìttam o dell'Ida.
E piena era di grida

r

' 360 "

�D itiram ­
bo I V

compresse la mia gola nell’arsura,
quando giunsi alle mura
del Labirinto ove il m io padre aveva
ambage innumerevole di vie
riempiuta d’error laborioso.
Q u iv i ristetti ascoso
perocché vidi il duro fabro alzato
su la soglia difficile in silenzio
e la figlia del Sole in gran segreto
favellare con lui senza sorriso,
marmorea nel viso,
come chi chieda all’arte del mortale
una cosa tremenda e non ne tremi. „

C A R O disse: “ L ’officina arcana
era in un orto a vista del recurvo
porto Eraeleo frequente
di ben costrutte navi dalla prora
dipinta; e gli utensìli erano acuti,
e la fronte del fabro era contratta.
Sorgea la forma esatta
della falsa giovenca nella luce
del dì, quasi che sazia di pastura
spirasse dalle froge il fiato olente
di citiso, tranquilla su’ piè fessi.
C on tale arte commessi
eran gli sculti legni e ricoperti
di fresca pelle, che parean felici
d’ubertà non fallibile i bei fianchi
" 361 -

46

�D itiram b
o
bo I V

e le m am m e in sul punto di gonfiarsi
all’affluir d’un latte repentino.
Furtiva nel giardino
venia Pasife senza le sue donne
a rimirare l’opera fabrile
ch’ella infiam m ava della sua lussuria
im paziente; e seco avea l’irsuto
boaro come giudice perfetto.
Costui rise: il difetto
scorse nella giogaia. Il grande artiere
fu docile al consiglio dell’uom rude.
Pasife con le nude
braccia prem ette gli òmeri miei nudi,
s’abbandonò su m e come su fulcro
insensibile, assorta nel suo sogno
inumano, perduta nel portento.
Saliva un violento
foco dal suolo ov’ eran le radici
della mia forza, e tutto m ’avvolgea,
e tutto come arbusto resinoso
parea vi crepitassi e vi splendessi.
O h giardino di spessi
aromi, carco di cera e di miele,
carco di gom m a e d’ambra,
ove s’ udia scoppiar la melagrana
come un riso che scrosci e quasi m osto
si liquefaccia in una bocca d’oro !
Recava l’Austro il coro
delle femmine ancelle dal palagio
remoto, che sedevano ai telai

�o tingevan di porpora le lane
o i semplici isceglieano al beveraggio
o di carni am m annivan la vivanda
per la figlia del Sole,
ignare ch'ella fosse innanzi al Sole
preda schiumosa d'Afrodite infanda. „

C A R O disse: “ L a figlia del Sole
amai, che per libidine soggiacque
alla bestia di nerbo più potente.
Splendea divinamente
la sua carne quand'ella penetrava
nel simulacro per imbestiarsi.
Io chiuso in m e riarsi.
Io, quando vidi il callido boaro
la prima volta addurre
alla falsa giovenca il toro bianco
che si batteva il fianco
sonoro con la fersa della coda
adorno i corni brevi d'una lista
di porpora, balzai gridando : * O Sole,
a te consacrerò, sopra la rupe
inconcussa, oggi un'aquila sublime! »
E andai verso le cime
con la bipenne l'arco e le saette,
ben coturnato, a far le mie vendette. „

- 363 "

D itiram ­
bo I V

�D itiram b
o
IV

I S S E t u D a prima vidi l'ombra vasta
palpitar su la torrida petraia.
F u lvo il macigno, cerula era l'ombra.
E dopo udii la romba
delle penne per l'aer verberato.
Gridò verso il suo fato
ella repente, ferma su le penne;
la corda mia nel tendersi stridette:
il grido parve lacerare il cielo
e lo stridor fu lieve qual garrito
di rondine m a il tèlo
che si parti fu forte e fu cruento.
Sentii sul viso il vento
del volo che fece im peto a salire,
poi si fiaccò, girò come in un turbo,
piombò verso lo scrìmolo del monte.
M i cadde su la fronte
una goccia di sangue larga e calda
come goccia di nuvolo d'agosto
quando lampeggia e tuona.
L'aquila s'abbatté sul sasso prona
il petto, aperta l'ali
crude che strepitarono sul sasso,
erta sùbito il rostro alla difesa.
L a roccia discoscesa
ardeva nel meriggio come il ferro
nella fucina, sotto i miei coturni.
L a fronda dei viburni
era come la scoria dei metalli
liquefatti, e la fronda degli avorni.
" 3 6 4

�S'udìano i Capricorni
belare in m ezzo al dìttam o crinito,
e l'odore dell'erba vulneraria

D itiram ­
bo I V

mescevasi nell'aria
tremula con l'odor dell'aquilino
sangue che d'ogni sangue è più vermiglio.
C o l rostro e con l'artiglio
fu pronta la satellite di G iove
a combattere contra il feditore
su la rupe inconcussa.
Allora io dissi: “ Augusta,
se tu sei senza volo, io sia senz'armi. ,,
E disdegnai ritrarmi
qual uom o a saettarla di lontano.
M a gittai l'arco; e m i fasciai la mano
con il corame della mia faretra,
m i fasciai la m an destra
a difesa degli occhi minacciati
dal becco adunco. Feci impeto, entrai
in un selvaggio fremito di penne;
in un orrendo strepito di penne
come in un nembo fulvo preso fui
dalla possa grifagna ;
sentii fuggirmi sotto le calcagna
la rupe e gridai forte.
C om battem m o nel rombo della morte.

° con la destra le afferrai la strozza
robusta come tronco di serpente,
e strinsi e strinsi ; e con la manca trassi
dalla ferita fresca il dardo primo,
«
-3 6 5 -

�D itiram b
o
b o IV

più volte e più nell'imo
fegato lo confìssi.
C om battem m o sul ciglio degli abissi,
in conspetto del Sole, a m ezzo il giorno.
Gloria d'Icaro! Intorno
alla zuffa ogni bàttito di penne
sprizzava mille stille
di sangue come porpora in faville
accesa ed isvolata via per festa.
A gloria la mia testa
pareva di faville incoronarsi.
E le piume dei tarsi
e del petto e del collo e delle ascelle
isvolavan su l'O stro.
E un rivolo purpureo dal rostro
colava sul mio braccio imporporato
fino al cùbito. E làcera dai colpi
delle rampe la destra coscia m'era
sì che la messaggera
N ike, se m ai sostò sul solitario
vertice andando verso A ten e mia
a recar le corone
dell'oleastro, fece il paragone
tra l'aquilino sangue e il sangue icario.
A h , non tem etti il suo giudicìo, o Sole.
Parvem i, quando apersi il pugno ostile
e la nemica ricoprì la rupe
alfine spenta, parvem i che tutta
la sua virtute aligera m i fosse
nelle braccia e negli òmeri trasfusa
- 366 "

�e m ’ agitasse i fragili precordi
una im m ortale avidità di volo.
L ’alto vertice solo
e l’esanime preda eran con meco,
e il dio dalla lucifera quadriga.
Pregai: * D ivino auriga,
questa vittim a t’offro in olocausto
perché tu m i sii fausto
se dato m i sarà tentar le vie
dove agiti le tue criniere bianche.
Il torace le viscere le branche
e il gran capo rostrato
in un fuoco di sterpi e d’erbe io t’ardo
e la canna del dardo.
Concedi, o dio magnifico, se m ’odi,
concedimi che im m uni dalla brace
io dell’aquila serbi l’ali forti
e con meco le porti
perché le veda entrambe il padre mio
Dedalo d’ Eupalàm o
ateniese, artefice sagace,
perché due m e ne foggi a simiglianza
l’uomo di m olti ingegni, m a più forti,
m a con più grande numero di penne. &gt;
E tolsi la bipenne
che al cinto appesa avea dietro le reni:
con ella diedi nelle congiunture,
di muscoli e di tendini gagliarde
cosi che resisteano al doppio taglio.
* A h i che l’incude e il maglio
- 367-

Ditiram"
bo I V

�D itiram b
o
bo I V

e l'industria paterna non varranno
a radicarmi la virtù dell'ala
nella scapula somma» io m i pensai
considerando, come il citarista
inchino su le corde,
la tenacia del nesso tendinoso
che biancheggiava di color di perla
nel cruore. E la mente ne fu trista.
E trista fu la m ozza ala, a vederla.
E , nel fuoco di sterpi fumigando
la residua carne offerta al Sole,
10 m i pensai? 'S i duole
11 dio solingo sul suo carro ardente
e non cura l'insolito libarne.
L a figlia sua'nel simulacro infame
e i vede, onniveggente ;
e dell'arte di Dedalo si cruccia
e m i scopre nel cor la piaga acerba,
nel cor che non si lagna,
cui dittam o ne stebe non m i vale. ♦
M i gravai d'am bo l'ale
congiunte con la stringa del mio cinto ;
e l'alta volontà fu la compagna
della doglia fatale
quando, scorto dal dio, di sangue tinto,
scesi dal m onte verso il Labirinto. „

- 368 -

�C A R O disse: “ L'officina arcana
era in una caverna dei dirupo,
dietro il porto d’A m niso,
a levante di Cnosso, erma sul mare.
S ’udiva starnazzare
e stridere d’uccelli senza tregua,
pe’ fóri dello scoglio ferrugigno.
Il suolo di macigno
consparso era d’antichi dolii rotti
e di fim o biancastro.
R im bom bavano al Giàpice salmastro
le concave pareti
come le curve targhe dei Cureti
all’urto delle picche furibonde.
Sotto, il fragor dell’ onde
avea lunga eco per ambagi ignote
quando l’A peliote
enfiava i verdazzurri otri del sale.
Q u ivi all’innaturale
opera intento era il mio padre, quivi
i congegni del volo
oprava senza incude e senza maglio.
Ben gli diedi travaglio
e affanno, che pareami troppo tarda
la sua fatica per il mio desìo
e sempre poche m i parean le penne
adunate dinnanzi a lui che oprava.
Per lui la cera flava,
stretta in pani,vcol pollice e col fiato
am m ollii; dispennai la copiosa
" 369 -

D itiram ­
bo I V

�D itiram b
o
bo I V

cacciagione; sollecito le penne
separai dalle piume.
Il sangue onde imperlavasi l'acume
d'ogni fusto divulso
vertudioso parvem i ; e m i piacque
a stilla a stilla suggerlo, accosciato
presso il fabro mirabile che oprava
seduto su la pietra.
Q u an te vo lte votai la mia faretra,
infaticato sagittario errante
per le rupi lontane!
I falchi gli sparvieri e le poiane
caddero, e gli avvoltoi
calvi gravati di carni lugubri,
e gli astori co’ resti dei colubri
ancor ne' becchi adunchi, e i gru strimonii
gam buti dai lunghi ossi
accomodi al tibìcine, ogni specie
pennipotente altivolante cadde
per la forza degli archi miei cidonii
e de’ miei dardi gnossi.
E m i tornava io carico di preda
celeste alla caverna;
e pur sempre pareva al m io desìo
che fosse tarda l'opera paterna.
Era quivi l'odore della cera
e della ragia, che l'operatore
m escolava le lacrime del pino
chiare al dono trattabile dell'ape,
acciocché questo fosse più tegnente.
" 37 ° "

�Escluso avea dall'opera i metalli
come gravi ch'ei sono; e l'armatura
composto avea con le vergelle ferme
del còrilo e pieghevoli» congiunte
da bene intorto stam e in ciechi nodi,
e sópra vi disteso avea l'omento,
la grassa rete che le interiora
degli animali include, ben dissecco.
E sul congegno solido e leggero
ei disponea per ordine le penne,
dalla più breve alla più lunga elette
acutamente, come nella fistola
di Pan le avene dìspari digradano
per la natura dei diversi numeri.
E lino e cera usava a collegarle,
cera im m ista di ragia, come dissi.
E le sapeva inflettere con tanta
arte, per imitar la curvatura
della vita, che l'ala su la pietra
inerte parea trepida e tepente
e penetrata d'aere, ventosa
come fosse per rompere dal nido
o per posarsi dopo lungo volo. „

B |L fK ( C
I A R O disse: “ N o n veduto, vidi.
M isi gli occhi per entro ad un rosaio,
ove all'alito mio silentemente
si sfogliarono due tre rose passe.
Parve che si sfogliasse

' 371"

�D itiram b
o
bo I V

con elle e si sfacesse il cuor mio caro,
E senza fine amaro
m i fu tutto che vidi non veduto,
in quel giardino m uto
ove non più s'udia la pingue gom m a
gemere né scoppiar pom o granato
come riso puniceo che scrosci.
Fracidi i frutti, flosci
erano, grinzi come cuoi risecchì;
gli arbori, crudi stecchi;
le cellette soavi, aride spugne,
senza la melodia laboriosa.
R o tta al suolo, corrosa,
informe fatta come vii carcame
era la vacca infame
offerta dalla frode al toro bianco
perché l'inclito fianco
alla figlia del Sole
empiesse di semenza bestiale.
E la donna regale,
figlia del Sole e delI'Oceanina,
Pasife di Perseide, il cui volto
m'era apparito come il penetrale
della luce nel tempio dell'iddio
splendido, la reina
dell'isola che fu cuna al Cronide
ricca in dittam o in uve in miele e in dardi,
l'adultera dei pascoli era quivi
sola col suo spavento.
Bocca anelante, nari acri, occhio intento

" 372 "

�avea, pallido volto come l'erbe
aride, consumato dai sudori
e dalle schiume della sua lussuria.
Discinta era, e l'incuria
della sua chioma la facea selvaggia
qual fem m ina del T ìa so tebano
che defessa dall'orgia ansi in un botro
del Citerone, esangue
fra il tirso spoglio della fronda e l'otro
voto del vino, al gelo antelucano.
Sentiva nel suo ventre, abbrividendo,
vivere il mostro orrendo,
fremere il figlio suo bovino e um ano.,,

C A R O disse: “ Era stellato il cielo,
era pacato il mare,
nella vigilia mia meravigliosa.
L a roggia stella ascosa
nel mio cor vigile era la più grande.
L e cose miserande
eran lungi da m e come da un dio
beverato di nettare novello.
Parea dal corpo snello
dileguarmisi il triste peso come
dal cielo eòo si dileguava l'ombra,
e nella carne sgombra
un aereo sangue irradiarsi.
N e l cielo eòo comparsi
i pallidi crepuscoli, il messaggio
" 373 "

D itiram ­
bo I V

�Dítíram b
obo I V

delia T itània fece su per Tacque
un infinito tremito tremare.
Subitam ente il giubilo dei mare
si converse in desio tumultuoso,
irto le innumerevoli sue squamme.
A llor tutte le fiam m e
del giorno dal mio cor parvero nate,
per sempre tram ontate
dietro di m e le stelle della notte,
Tali delia mia sorte
già nel periglio glorioso aperte.
A h i, su la pietra inerte
si giacevan gli esànimi congegni,
e le mie braccia umane erano spoglie
delia virtù pennata
che la mia scure avea tronca sul m onte
in giorno di vittoria.
E sùbito m i fu nella memoria
la tenacia del nesso tendinoso
che biancheggiava di color di perla
nel cruore vermiglio.
4A qu ila vinta* dissi * Icaro figlio
di Dedalo d'A tene
ai tuoi mani consacra i ligamenti
arteficiati e fragili delibali
che sono opera d’uom o;
perché, come ti vinse combattendo
lungi e presso, cosi nel tuo dominio
vincerti vuole d'im peto e d'ardire. *
E il mio padre destai dal sonno. D issi:

"374'

�4P adre , è l'ora., N o n altro dissi. M u to

D itiram b
o
IV

stetti mentr'ei m'accom andava l'ali
agli òmeri, mentr'ei gli am m onim enti
iterava con voce m al sicura.
4G io v a nel medio lim ite volare;
che, se tu voli basso, l'acqua aggreva
le penne, se alto voli, te le incende
il fuoco. T ien i sempre il giusto m ezzo.
A bbim i duce, seguita il mio solco.
Deh, figliuol mio, non essere tropp'oso.
Io ti segno la via. Sii buon seguace. »
E le mani perite gli tremavano.
Il mirabile artiere ebbi in dispregio
silenziosamente. ‘ A l primo volo
io con te lotterò, per superarti.
Fin dal battito primo, io sarò l'emulo
tuo, la mia forza intenderò per vincerti.
E la mia via sarà dovunque, ad imo,
a som m o, in acqua, in fuoco, in gorgo, in nuvola,
sarà dovunque e non nel medio limite,
non nel tuo solco, s'io pur debba perdermi»
risposegli il mio cor silenzioso.
E gli sovvenne della grande frode
(difficile all'oblìo questo mio cuore
sì che l'acqua del L ete non ci valse ;
furon pur tre le tazze tracannate)
e del dolo fabrile gli sovvenne.
Fra le mani perite che tremavano
riveder seppe gli utensìli acuti
intesi a compiacer la trista voglia.
" 375 "

�D itiram b
o

Icaro figlio, m'odi? Io m 'alzo primo,
Volerò senza foga, e tu m i segui. »
M
V
I a con l'arte dell'aquila io spiccai
dal limitar della caverna un volo
si veem ente che diseparato
fui sùbito. G li stormi isbigottirono
su per le rosse rupi, in fuga striduli
temendo la rapina dileguarono.
O h libertà! Pel corpo nudo l'aere
maturino sentii crosciarmi, gelido
tutto rigarmi di chiarezza irrigua:
non i torrenti ove uso fui detergere
dopo le cacce la sanguigna polvere
m 'avean rigato di si grande giòlito.
O h nel cor mio rapidità del palpito
ond'era impulso il volo, in egual numero !
Paream i già gli intraversati bàltei
esser conversi in vincoli tendinei,
tutto l'azzurro entrar per gli spiracoli
del mio pulmone, il firmamento splendere
sul mio torace come sul terribile
petto di Pan. Gridava * Icaro! Icaro! t
il mio padre lontano. * Icaro! Icaro! t
N e l vento e nella romba or si or no
mi giungeva il suo grido, or si or no
il mio nom e nom ato dal timore
giungeva alla mia gioia impetuosa.
4Icaro !» E fu più fievole il richiamo.
* Icaro! » E fu l'estrema volta. Solo
fui, solo e alato nell'immensità.

"376"

�Passai per entro al grembo d'una nuvola:
un tepore un odore dolce e strano
eravi, quasi l'alito di N è fe le
madre d'E lle che diede il nom e al ponto.
Il vento del remeggio i veli tenui
sconvolse, un che di roseo svelò,
un che di biondo. Odore dolce e strano
m'illanguidiva, inumidiva l'ali.
Il voi decadde. V idi undici navi
di prora azzurra fornite di tolda,
che flagellavano il mar con la palm a
dei remi in lunga eguaglianza concordi,
andando a impresa lontana. Sul ponte
pelte lunate luceano e di bronzo
clipei tondi, aste lunghe. M i giunse
l'urlo dei nàuti. Veloce volai,
oltre passai. Q u a l fu dunque la mente
dei nauti rudi mirando il prodigio?
C o m e di m e favellarono? Dissero
forse: * In un campo di strage la màscula
N ik e, nell'ombra d'un cumulo grande
dai carri estrutto riversi e dirotti,
o a piè d'un grande trofeo d'armi illustri,
sul suol cruento cedette all'eroe
che l'afferrò per la chioma; e fu pregna,
E quei che rema lassù con tant'ala
è certo il figlio di iti giovinetto. »
D i queste l'alto cor mio si compiacque
imaginate parole, che stirpe
di N ik e avrebbe ei voluto infierire.
" 377 "

D itiram b
o
bo I V

48

�D itiram ­
bo I V

E vidi poi sotto fulgere in Paro
¿scalpellata il candor del Marpesso.
E vidi poi dall'erratica D eio
salir vapore di caste ecatombi.
Poi non vidi altro più, se non il Sole.
Poi non volli altro più, se non da presso
mirarlo eretto sul suo carro ignito,
giugnerlo, farmi ardito
di prendere pei freni il suo cavallo
sinistro, E ton te dalle rosse nari.
Il pètaso e i talari
d 'E rm e Cillenio avea conquisi il mio
sogno meridiano, il m io delirio.
Congiunto era con Sirio
altissimo nel medio orbe, nell'arce
som m a dei cieli E lio d'Eurifaessa.
E l'altezza inaccessa
e l'ardore terribile agognai
ed offerirgli Tali che sul m onte
erètico escluse avea dall'olocausto.
M i sembrava inesausto
il valor mio che l'animo agitava
le m orte penne, l'anim o immortale
e non il braccio breve.
E d ecco, vidi come un'ombra lieve
sotto di m e nella profonda luce
ove non appariva segno alcuno
del mare cieco e dell'opaca terra;
ancóra un'ombra vidi, un'altra ancóra.
E dissi; * Icaro, è l'ora. ♦
-3 7 8 -

1

�M a il cor non m i mancò. N o n misi grido
verso il mio fato, come la devota
alla saetta aquila moritura;
né rimpiansi il paterno am m onim ento.
G u atai senza spavento
in giuso; e l'ombre lievi eran le penne
dell'ali, che cadeano tremolando
dalla cera ammollita.
M i sollevai con impeto di vita
verso il T ita n o : udii rombar le ruote
del carro sul mio capo alzato; udii
lo scalpito quadruplice; il baleno
scorsi dell'asse d'oro, il fuoco anelo
dei cavalli, Piròe dalla criniera
sublime, E ton te dalle rosse nari.
E i cavalli solari
annitrirono. Il ventre di Flegonte
brillò come crisòlito; la bava
d 'E ò o fu come il velo d'Iri effuso.
E vidi il pugno chiuso
che teneva le rèdini, la fersa
garrir sul fuoco udii. Tesi le braccia.
' O Titano!» E la faccia
indicibile, sotto la gran chioma
ambrosia, verso m e si volse china;
e i raggi le cingean mille corone.
* Elio d'Iperione,
t'offre quest'ali d'uomo Icaro, t'offre
quest'ali d'uomo ignote
che seppero salire fino a Te! »

" 379 "

Ditiram ­
bo I V

�Ditirambo
bo I V

S i disperse nel rombo delle ruote
la mia voce che non chiedea mercè
al dio m a lode eterna.
E roteando per la luce eterna
precipitai nel mio profondo M are. ,,

I C A R O , Icaro, anch’io nel profondo
M are precipiti, anch’io v ’inabissi
la mia virtù, m a in eterno in eterno
il nom e mio resti al M are profondo!

�T R IS T E Z Z A .
T

R I S T E Z Z A , tu discendi oggi dai Soie. Tristezza
L a tua specie m utevole è la nube
1
cielo, e son le spume
del mare gli orli del tuo lino lungo.
Sem bri Ermione, sola come lei
che pel silenzio vienti incontro sola
traendo in guisa d'ala il bianco lembo.
Si le somigli, ch'io m'ingannerei
se non vedessi ciocca di viola
su la sua gota umida ancor del nembo.
H a tante rose in grembo
che la spina dell'ultima le punge
il m ento e glie l'ingem m a d'un granato.
Com e fa u n o b a r b a to
a c c o s to a c c o s to m ò r d ic a le r o s e
i l C a p r ic o r n o s o r d i d o e b i s u l c o .

L E O R E M A R IN E .
Q A L E delle O re
U
che m i conducesti
viventi e furon larve
cinerine
quando il sole disparve
nella triste sera,
o Ermione,
quale delle O re marine
ch'ebbero il tuo volto
- 381 -

L e O re m a­
rine

�L e O re marine

e le tue mani e le tue vesti
e la tua m ovenza leggiera
e ciascuno de'tuoi gesti
e ogni grazia che tu avesti,
o Ermione,
quale delle vergini O re
che mansuefecero col solo
silenzio il mar selvaggio
quasi che accolto
se l'avessero in grembo
come un fanciullo torvo
per blandire il suo duolo
sorridendo,
o Ermione,
quale delle O re divine,
con gli occulti beni
che tu le desti,
t'accom pagna nel viaggio
di là dai fiumi sereni,
di là dalle verdi colline,
di là dai m onti cilestri ?
Q uella che raccoglie
su la sterile sabbia
le negre foglie
della querce sacra,
o Ermione,
creature dei m onti
macere dal sale amaro,
cui rapì dalla balza

" 382 "

�il vento e diede al flutto amaro
che le travaglia
e le rifiuta ?
Q uella che guarda il faro
lontano su la rupe nuda
ove il flutto si frange,
o Ermione,
f insonne occhio ardente
che già volge i suoi fochi
per il deserto specchio
infaticabilmente ?
Q uella che inclina
pensosa l'orecchio
su la conca marina
e ascolta la romba
della voluta
e odevi la tromba
del T ritone che chiama
la Sirena perduta,
o Ermione,
e odevi il mar che piange
la sua Sirena perduta ?
Q u ale delle Ore,
quale delle O re marine,
con gli occulti beni
che tu le désti,
col segreto linguaggio
che le apprendesti,
o Ermione,
" 383 "

L e Ore ma*
rine

�L e O re marine

t'accompagna nel viaggio
di là dai fiumi sereni,
di là dalle verdi colline,
di là dai m onti cilestri,
o Ermione,
di là dalle chiare cascine,
di là dai boschi di querci,
di là da'bei m onti cilestri ?

L IT O R E A D EA .
Litorea dea

S T A T E , bella quando prim am ente
nella tua bocca il m ite oro portavi
come l'A rn o i silenzii soavi
porta seco alla foce sua silente!
M a più bella oggi mentre sei morente
e abbandonata ne' tuoi cieli biavi,
che col cùbito languido t'aggravi
su la nuvola incesa all'occidente.
T 'ard a Erm ione sul tuo letto roggio
gli àcini d'ambra dove si sublima
il pianto delle tue pinete australi.
Io della tua bellezza ultim a foggio
una divinità che su la cima
del cuor m i danza: Undulna dai piè d'ali.

�UNDULNA.
I
piedi ho quattro ali d’alcèdine,Undulna
ne ho due per mallèolo, azzurre
e verdi, che per la salsèdine
curvi sanno errori dedurre.
Pellucide son le mie gambe
come la medusa errabonda,
che il puro pancrazio e la crambe
difforme sorvolano e Tonda.
Io Tonda in misura conduco
perché su la riva si spanda
con l’alga con l'ulva e col fuco
che fànnole amara ghirlanda.
Io règolo il segno lucente
che lascian le spume degli orli:
l’antico il men novo e il recente
io so con bell’arte comporli.
I musici umani hanno modi
lor varii, dal dorico al frigio :
divine infinite melodi
io creo nell’esiguo vestigio.
L e tempre dell’onda trascrivo
su l’umida sabbia correndo;
nel tràmite mio fuggitivo
gli accordi e le pause avvicendo.

-385-

49

�Undulna

O sabbia mia melodiosa,
non un tuo granello di sìlice
darei per la pómice ascosa
della fonte all'ombra dell'ìlice.
Brilli innumerevole e im m ensa
alla mia lunata scrittura;
e l'acqua che bevi t'addensa,
10 sterile sale t'indura.
11 rilievo t'è tanto sottile,
dedotto con arte sì parca,
che men gracile in puerile
fronte sopracciglio s'inarca.
A quando a quando orma trisulca
il lineamento intercide;
pesta umana, se ti conculca,
s'impregna di luce e sorride.
Figure di nèumi elle sono

in questa concordia discorde.
O cètera curva ch'io suono,
né dito né plettro ti morde.
Io trascorro; e il grande concento
in m e taciturna s'adempie,
dall'unghie de' miei piè d'argento
alle vene delle mie tempie.
- 386 "

�Scem o con orecchia tranquilla
i toni dell'onda che viene,
indago con chiara pupilla
più oltre ogni segno più lene;
così che la musica traccia
m 'è suono, e ne' righi leggeri,
mentre oggi odo ansar la bonaccia,
leggo la tem pesta di ieri.
C h e è questo insolito albore
che per le piagge si spande ?
T e t i offre alla madre di Core
dogliosa le salse ghirlande ?
L'albàsia de' giorni alcionii
anzi il verno giunge precoce
e dagli arcipelaghi ionii
attinge del Serchio la foce ?
Il molle Settem bre, il tibìcine
dei pomarii, che ha violetti
gli occhi come il fiore del glicine
tra i rìccioli suoi giovinetti,
fa tanta chiaria con due ossi
di gru modulando un partènio
mentre sotto l'om bra dei rossi
corbézzoli indulge al suo genio.

" 3 ^7 "

U ndulna

�Undulna

Respira securo il mar dolce
qual pargolo in grembo materno.
L a pace alcionia lo molce
quasi aureo latte, anzi il verno.
O nda non si leva; non s'ode
risucchio, non s'ode sciacquio.
D i luce beata si gode
la riva su mare d'oblio.
L a sabbia scintilla infinita,
quasi in ogni granello gioisca.
Luccica la valva polita,
la morta medusa, la lisca.
In ogni sostanza si tace
la luce e il silenzio risplende.
L a Pania di m arm i ferace
alza in gloria le arci stupende.
Tra il Serchio e la M agra, su l'ozio
del mare deserto di vele,
sospeso è l'incanto. Equinozio
d'autunno, già sento il tuo miele.
G ià sento l'odore del m osto
fumar dalla vigna arenosa.
A ll'alba la luna d'agosto
era come una falce corrosa.
"

388 -

�D i Vergine valica in Libra
l'amico dell'opere, il Sole;
e già le quadrella ch'ei vibra
han meno pennute asticciuole.
Silenzio di morte divina
per le chiarità solitarie!
Trapassa l'E state, supina
nel grande oro della cesarie.
M i soffermo, intenta al trapasso.
O nda non si leva. L'albèdine
è im m ota. O d o fremere in basso,
a' miei piedi, l'ali d'alcèdine.
Bianche si dilungan le rive,
tra l'acque e le sabbie dilegua
la zona che l'arte mia scrive
fugace. Sorrido alla tregua.
A ' miei piedi il segno d’un'onda
gravato di nero tritume
s'incurva, una màcera fronda
di rovere sta tra due piume,
un'arida pigna dischiusa
che pesò nel pino sonoro
sta tra l'orbe d'una medusa
dispersa e una bacca d'alloro.

- 389-

Undulna

�Undulna

Vengono farfalle di neve
tremolando a coppie ed a sciami;
nella luce assemprano lieve
spuma fatta alata che ami.
A zzurre son l’ombre sul mare
come sparti fiori d’acònito.
Il lor tremolio fa tremare
l’Infinito al mio sguardo attonito.

IL T E S S A L O .

li Tessalo

T A i fusti ove le radiche fan groppo
R
e già si gonfia venenato il fungo,
odo incognito piede solidungo
come bronzo sonar contra l’intoppo.
C avai brado non è; però che troppo
forte suoni lo scalpito ed a lungo
per la selva selvaggia ove no ’1 giungo
duri l’irrefrenabile galoppo.
Certo è l’ugna del Tessalo bimembre
contra i rigidi coni e l’aspre stirpi
sonante, l’ugna del Centauro illeso.
E i vuole, mentre il giovine Settem bre
circa il fragile vetro intesse scirpi,
bevere il nero vino all’otre obeso.

�L ’O T R E .
I.
P L L E del becco sordido e bisulco
E
L ’otre
fui, pria che m i traesser le coltella.
D eh come olente alla stagion novella
egli era e tra le capre sue petulco,
o uom che m ’odi, e ben barbato e torvo
e di téttole dure ornato il gozzo
e d’aspre corna il fronte invitto al cozzo,
negli occhi sulfure, atro come corvo!
Sagliente egli era, e mogli in abondanza
ebbe, e feroce fu nelle sue pugne;
m a al suon d’ un sufoletto, erto su l’ugne
fésse, im itava il satiro che danza.
Occiso penzolò sanguinolente
dall’uncino; e squarciato fumigava,
nudi ostentando in sua ventraia cava
l’argnon focoso e il fegato possente.
T ra tta gli fui di dosso umida e floscia.
Pelo e carniccio poi tolsem i il ferro.
Ghianda di gallonèa, scorza di cerro
fecermi bona concia nella troscia.

Rasciutta nelle cieche stie, premuta
dai macigni, distesa dall’orbello,
per sorte un di cucita fui bel bello
" 39l "

�L 'otre

con fil d'accia da fem m ina saputa.
O tre divenni e principe degli otri
obeso appresso i pozzi e le cisterne.
A cq ua di cieli, acqua di fonti eterne
contenni, acqua di rivoli e di botri,
dolci acque e fresche m a di odor caprigno
sapide tuttavia, si che talvolta
le fem m ine entro m e chiusero m olta
m enta e il seme dell'ànace fortigno.
O uomo, l'otre invidia le tue seti!
Pianure arsicce, livide petraie,
pigre m arem m e febbricose, ghiaie
e sabbie in foco per deserti greti,
stridor di carri, ànsito di giumenti
io conobbi, e il guatar del sitibondo.
Io valsi più che l'universo mondo
al desiderio delle fauci ardenti!
O uomo, da benigni iddìi tu hai
le tue seti. Il garòfolo e il papavero
non così vividi ardere m i parvero
come la bocca tua che dissetai.
N o n il capro, onde tratta fui sua spoglia,
mai si precipitò come chi volle
bere da me. T u tto lo feci molle.
O h gaudio della gola che gorgoglia!

" 392 "

�L ’otre

M an i cupide premono i miei fianchi
turgidi (sembra che gli arsi occhi bevano
prima che i labbri) mani mi sollevano
su arsi volti, di polvere bianchi.
V a da m e per le vene al cor profondo
la mia liquida gioia, al più remoto
viscere. O h bene im m enso! Eccom i vóto.
In dieci gole ho dissetato il mondo.
II.
E vóto fratei fui della bisaccia
grinzuta ch’ebbe la cipolla e il tozzo
in coniugio. E non più rempiuto al pozzo
fui, non udii crosciar la secchia diaccia,
m a dalla m am m a copiosa udii
crosciare em unto il latte nel presepio
occluso. Per indùlgere al m io tedio,
nova sorte m i fecero gli iddìi.
G onfio di latte, anch’io ubero parvi
più capace e m en roseo. N ottu rn o
pendevo nel presepio taciturno,
come gli uberi sotto i materni alvi.
M a non mai tanto l’otre ebbesi amica
la pace come allor che, in su lo scorcio
dell’ autunno, s’apparentò con l’orcio
per favore di Pallade pudica.

' 393 -

so

�L ’otre

Pacifera è l’oliva e tarda e pingue.
D a poi che gem uto ha sotto la mola,
si raddolcisce e più non fa parola;
mentre la garrula acqua ha mille lingue.
O r pieno fui di castità palladia
e di silenzio^Tacito ascoltava
pulsar la tem pia fievole dell’ava
e il pane lievitare nella madia.
D ’ im provviso, una notte, mentre vóto
giacea sul palco fra i minori otrelli,
venne un bifolco tutto irto di velli
e seco trassemi a un officio ignoto.
Duro il suo pugno parvem i qual sasso
e l’ugna adunca qual branca di belva.
T ram ontavano l’ Orse. A d una selva
orrida, in riva al fiume, arrestò il passo.
Q u iv i nel sangue prono era disteso
il suo nimico. G li troncò la testa
con una falce; e quella m ozza testa
prese a’ capegli, e m e carco del peso.
Subitam ente m i rempiei del nero
sangue. E disse il falcato al teschio : 44A v e v i
tu sete? Orbè, se t’arde sete, bevi,
nell’otro che t’ ho acconcio, il vin tuo mero.,,

394'

�E il teschio e il sangue dentro ei m i serrò.
G onfio ero fatto, ed ei m i sollevò.
S u la riva del fiume ei m i portò.
In m ezzo alla corrente ei m i scagliò.
Fervido era anco il buon licor doglioso.
O uom che m'odi, acqua di fonte, bianco
latte, olio lene, quanto ebbi nel fianco,
non vale il sangue tuo maraviglioso!
Entro di m e fu breve e im m ensa guerra,
ismisurata e rapida tempesta.
N o n parvem i serrar la tronca testa
m a contenere l'orbe della Terra.
Poi nel gel fluviale in grumo e in sanie
si converse quel peso; e la corrente
m i voltò per le ripe, oscuramente trassemi verso le contrade estranie.
III.
E ra l'aurora quando in m ezzo ai salici
m i rinvenne l'Egipane biforme.
U o m che m'odi, il tuo spirito che dorme
più non vede gli antichi numi italici!
V iv o n eglino pieni di possanza:
hanno il fiato dei boschi entro le nari*
1 gioghi venerandi han per altari,
e di sé fanvi testimonianza.
" 395 "

L'otre

�L ’otre

Più non li vedi, o uomo. N e l tuo petto
il cor si sface come frutto putre.
E la Terra materna invan ti nutre
de’ suoi beni. T u plori al suo conspetto!
M i rinvenne l’ Egipane divino.
Possentem ente rise in suo pél falbo;
poi tolsem i per trarmi di fra gli àlbori
umidi: m i credea gonfio di vino.
D a v a schiocchi la lingua sua salace
mentr’ei m ’aprìa. M a pél non gli tremò
quando scoperse il teschio e il grumo. “ T o ',,
disse “ nell'otro il capo del gran Trace! „
E sopra l'erba m i sgravò del reo
peso, m i scosse. Poi raccolse il teschio,
lo rotò, lo scagliò forte nel Serchio
gridando: “ T u non sei capo d'O rfeo!,,
T a l era il riso de' suoi denti scabri
quale un rio lapidoso. A llor nell'acque
chiare m i terse; m'asciugò. G li piacque
anco d'enfiarmi co' suoi curvi labri.
Pieno fui del divino afflato, pieno
fui del selvaggio spirito terrestro!
Venne allora il Panisco, che m al destro
era nel nuoto, al bel fiume sereno.
" 39^ "

�E il nume padre a lui m i diede; ed io
tenerlo a galla seppi, io lo sorressi
nel nuoto quando i piccoli piè féssi
troppo agitava celere disio.
M o lto l'amai. Dall'om belico in giuso
di pel biondiccio qual cavriuoletto
era m a liscio il rimanente, eretto
il codinzolo, un po' lusco e camuso.
Tenérm igli solea sotto l'ascella
ove appena fioria qualche peluzzo
rossigno; e avea del suo cornetto aguzzo
tem a non m i bucasse per rovella,
si rapido era il pueril corruccio
s'ei districava il pié dall'erba acquatica
o alzar vedeva l'anatra salvatica
o sentiva guizzar da presso il luccio.
Viride Serchio in tra due selve basse!
M attin i estivi, quando il bel Panisco
biondetto sen venia, cinto d'ibisco
roseo, con suoi lacci e con sue nasse!
Troppo, ahimè, destro erasi fatto al nuoto.
O rnai fendeva le più rapide acque;
si che più giorni e più l'otre si giacque
solo nel limo, e alfin rimase vóto.
" 397"

L'otre

✓

�L'otre

IV .
M a gli alti iddii anco m i fur benigni.
U n bel pastore dalla barba d’oro
m i raccolse. E d all’ombra d’ un alloro
m i lavorò con suoi sottili ordigni.
Q uattro di bosso ei fecemi cannelle
ineguali, e assai bene le poli.
L a più corta alla spalla m ’ inserì
e strinse con cerate funicelle.
In bocca tre l’artiere m e ne messe,
l’ una più lunga, l’altre due minori;
nella più lunga numerosi fóri
praticò, che diverse voci desse.
L e due brevi, di largo cerchio e stretto,
aperte in giuso a m o’ dì padiglione,
servir di grande e piccolo bordone
dovean come le frondi all’augelletto.
O h maraviglia, quando per la corta
canna egli enfiò la nova cornamusa!
T u t ta dì pia felicità soffusa
giovine donna venne in su la porta,
nuda le belle braccia, e disse: “ O caro
marito, o barbadoro, ecco che nasce
ricchezza ingente nelle nostre case;
ed i granai si rempiono di grano,

" 398 "

�gli alveari si rempiono di miele,
d’aurei pom i si rempiono i frutteti,
di rose citerèe tutti i verzieri,
e di cervi e di dam m e le mie selve;
e avrò tra i muri miei variodipinti
un talam o con quattro alte colonne,
e vestim enta avrò d’ogni colore
e per cignermi d’ogni sorta cinti;
e avrò e avrò nelle mie veglie ancora
per filar la mia lana mille ancelle,
mariterò le mie dolci sorelle
ai satrapi dell’A sia spaziosa!,,
Q u esto fecero grande incantamento
l’otre e il pastore con un poco d’aria,
o uom che m ’odi, con un poco d’aria
e col num e di Cintio arco-d’-argento;
però che il faretrato Citaredo,
il qual pur trasse M arsia di vagina,
sia largo della sua virtù divina
all’ inculto pastore e al dotto aedo,
al calamo forato e alla testudine
tricorde se lui prieghi un puro cuore.
N o i come greggi i vesperi e l’ aurore
pascem m o nella verde solitudine.

�L'otre

Il pino irsuto diede il molle fico,
i narcissi fioriron su i ginepri,
danzò il veltro armillato con le lepri,
e l'antico fu novo e il novo antico.
O h maraviglia! C o m e l'elitropio
al Sol, volgeasi al suono la soave
donna dalla sua porta. E l'architrave
parea sculto da Dedalo il Cecropio
e lo stipite rozzo una colonna
del Palagio di Pelope l ' Eburno,
quando il pastor dicea: u C o m e l'alburno,
intorno al cuore m i biancheggi, o donna! „
D ivenuta più candida nel suono
ell'era, come il lin nell'acqua infuso.
Sorridea sempre. E la conocchia e il fuso,
la spola e i licci erano in abbandono.
Pe' capegli repente l'abbrancò,
pe' suoi capegli come l ' uva nera,
come il folto giacinto a primavera,
come dell'edera il corimbo forte,

t

pe' capegli repente l'abbrancò
la M orte, l'abbatté, pel calle oscuro
la trascinò: di là dal fium e curvo,
nel regno buio la portò la M orte.
- 400 -

�E nessuno e nessuno più la scorse.
C u p o silenzio fu dentro le case.
L 'om bra lunga occupò la soglia, invase
il talam o. E l'aurora più non sorse.

L 'o tre

M a pianto non sonò dentro le case:
erano il cuore e gli occhi opache selci.
E fuggi la lucertola dall'embrice,
anche fuggi la rondine, anche l'ape.
Io pendea tristo, presso il focolare.
E d alfine il pastore si sovvenne
dell'otre. M i guatò gran tratto. Venne,
mi tolse, muto, senza lacrimare.
Io m i credeva ancora esser premuto
contra il fianco dal cubito leggero
e distogliere in me, rivolto al nero
Ade, l'ingombro del dolore muto.
“ Sposa, ch'io venga su le tue vestigia!,,
E da m e svelse i calami con cruda
mano, li infranse. L'anim a sua nuda
e noi profferse alla gran N o t t e stigia.
V.
O uom che m'odi, fu laboriosa
la mia sorte. N o n fecero grandi ozii
a m e gli iddìi. Solstizii ed equinozii
passano; passa il colchico, e la rosa.
-

401

-

5J

�L ’otre

T u t to ritorna; e la saggezza è vana.
L a saggezza non vai legno ficulno
né zàccaro caprino. Io voglio, alunno
di Libero, finir di fine insana.
S e bene obeso, m olto vidi e udii
però che amico fui de' viatori
insonni, esperto di m olti sapori,
a servigio di efimeri e d'iddii.
M o lto contenni, puro o adulterato.
Il falso e il vero son le foglie alterne
d’un ramoscello.* il savio non discerne
l’una dall'altra, l'un dall'altro lato.
E la virtù si tigne come lana,
e la felicità come Vertunno
tram uta la sua specie. Io voglio, alunno
di Libero, finir di fine insana.
S o nelle loro generazioni
diverse l'acqua, il latte, l'olio tacito;
so il sangue um ano e so l'afflato pànico
e so le m etamorfosi dei suoni.
M a il licor rubicondo che ti rende
simile ai numi, o uom che m ’odi, ignoro:
quello onde gonfio m i credette il buono
Egipane, e il gran riso ancor m i splende!
" 402 -

�T u m 'hai raccolto, o uomo, nello speco
ove per ruzzo trassemi il lupatto.
C h e valgo? V edi tu come son fatto!
Piacciati dunque d'insanire meco.
Desio d'altre fortune non m i tocca.
Più lungam ente vivere non posso.
Ricucimi la spalla ov'ebbi il bosso
animato e ristringimi la bocca.
T u vedi: sono vecchio e non ti giovo.
M a è larga alla tua sete e alla tua fam e
la Terra, e tu le devi il tuo libarne.
N ell'otre vecchio or poni il vino nuovo!
Vendem m ierai con cantici di gioia.
Farai del m osto m ite il vin possente.
D ella giovine forza, alla nascente
luna, tu m'empirai queste mie cuoia,
che m e le schianti almen la giovinezza
terribile! E coronami di fiori
selvaggi, ed al più folto degli allori
tuoi sospendimi. O h ultim a bellezza!
Discisso tonerò nel gran meriggio.
Lungi s'udrà nell'alta luce il tuono.
E tu dirai, la pura fronte prono;
“ B e v i l'offerta, o Terra. Io son tuo figlio.

�G L I IN D IZ II.
G li indizii

A I M È , la vigna è piena di languore
H
com e una bella donna sul suo letto
di porpora, che attenda l'amadore.

A h im è, di bacche il frùtice s'affoca,
la viorna s'incenera, più lieve
che la prima lanugine dell'oca.

A h im è, già qualche canna ha la pannocchia,
nella belletta il cipero si schiude,
fa sue querele antiche la ranocchia
A h im è, fiore travidi gridellino
che di gruogo salvatico m i parve,
e tinto di gialliccio il migliarino.

In uno m 'abbattei lungo il canale
ove tra lente imagini di nubi
s'infràcida la dolce carne erbale.

Villoso egli era. Intento io lo guatai;
e la morte di quella che m i piacque
seppi negli occhi suoi distrambi e vai.

�SO G N I DI TER R E L O N T A N E .
i

p a s t o r i.

Sogni di terr
a
re lontane

E T T E M B R E , andiamo. È tem po di
S
migrare.
O ra in terra d’ A bruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare x
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.
H an bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natia
rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.
E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbai fium e silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina !
O ra lunghesso il litoral cammina
la greggia. Senza m utam ento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquìo, calpestìo, dolci romori.
A h perche non son io co’ miei pastori ?

"

4 °5

"

�Sogni di ter­
re lontane

LE TERME.

E T T E M B R E , oggi veder vorrei l'az
S
zurro
del tuo cielo riempiere la bocca
rotonda della maschera di pietra
in cima alla colonna che si sfalda
nei secoli, convolta dal rosaio
che si sfoglia nell'ora, entro quel chiostro
quadrato che di biondo travertino
chiarisce il cotto delle antiche T erm e.
Forse d'O rfeo ragionerei con E rm e
sul margine del fonte ove i delfini
reggon la tazza in su le code erette;
o forse udrei l'am m onim ento grave
dei due neri superstiti cipressi
ai due lor verdi cipressetti alunni
che crescono ove caddero i maggiori
percossi dalla folgore di luglio.
O forse m i parrebbe, oltre il cespuglio
soave, udire l'ànsito del servo
alla stanga appaiato col giumento
circa la m ola cònica di lava;
e più de' nudi torsi, e più de' busti
e più de' cippi m i sarebbe cara
l'ombra delle farfalle su pe' dolii
risarciti con piom bo dal colono.
Settem bre, là, sul fianco del bel Trono
- 406 -

�d’ Afrodite, l’aulètride dagli occhi

&lt; i

&lt;f

t*

.

a mandorla e dal seno di cotogna
sta, sovrapposta l’una all’altra coscia,
adagiata sonando le due tibie
con i fram m enti dell’esperte dita;
e il R e Pastore im m oto nel basalte
figge all’ Eternità gli occhi corrosi.

Sogni di terra
-

re lontane

Ronzano Tapi ne’ silenziosi
orti dei bianchi monaci defunti;
e nelle celle àbitano gli iddii,
làcerano le M enadi la vittim a,
Anassimandro medita, dal muro
svegliasi il carme dei fratelli Arvali.
“ Enos Lases iuvate. „ U n ’ape or entra,
per la chioma di Iulia che l'illude.
N e ll’àlveo d’un ricciolo si chiude.
LO STORMO E IL GREGGE.

E
S T T E M B R E , teco io sia sul Loricino
che fece blandi gli o zìi del pretore :
in sabbia quasi rosea fluisce
scabra di rughe e sparsa di negrore
come il palato del mio dolce veltro.
Sorvolano le rondini quel vetro
lieve cui godon rompere coi bianchi
petti; una piuma cade e corre al mare.
E di là dalle verdi canne i monti

-407-

�Sogni di ter­
re lontane

di Cori son cilestri come il mare.
Forza del L azio quanto sei soave!
O bliate città dei re vetusti,
atrii del Citaredo imperiale,
un bel fanciullo vien con le sue capre
e regna i lidi, im pube re latino !
Il suo gregge è di numero divino,
nero e bianco a sembianza delle frotte
alate che sorvolano il bel rivo,
pari olocausto al Giorno ed alla N o tte .
Q uasi fiore l'esigua foce s’apre.
E q u a ride alle rondini e alle capre.
LACVS IVTVRN/E.

E T T E M B R E , chiare fresche e dolci
S
Tacque
ove il tuo delicato viso miri;
e dolce m 'è nella memoria il mio
natale A terno in letto d'erbe lente,
e l'A m aseno quando muor dom ato
presso l' A p p ia col fratei suo l'Uffente,
e la C y a n e ascosa tra i papiri,
e la V elia si cara alla vitalba.
E pien di deità dai colli d’A lba
lo specchio di Diana ancor m i luce.
M a un'altr'acqua al m io sogno è più divina.
- 408 -

�Sogni di ter
re lontane

Q uella m ’attingi e ne riempi l’urna.
S o tto la roggia m ole palatina
presso il T em p io di Castore e Polluce,
occhio di R o m a è il Fonte di Iuturna.
D eh mio misterioso amor lontano !
A lte sul Fòro nel meridiano
silenzio stan le tre colonne parie
come d’argento cui salsezza infoschi.
G li elei neri sul colle imperiale
sembran ruine dei primevi boschi.
D i ferrigno basalte arde la V ia
Sacra tra gli oleandri giovinetti
e i sepolcreti dei Latini prisci.
Si tace il Fonte ne’ suoi marmi lisci
come quando Tarpeia la Vestale
vi discendea con l’anfora d’argilla.
Tremola il capelvenere sul tufo
e sul mattone, l’acqua è glauca, tinge
il suo letto lunense; una lucerta
su l’ara dei Diòscuri tranquilla
gode in grembo alla dea di lunga face.
O m bre delle farfalle in quella pace!
Poc’acqua accolta, santità dell’ Urbe!
L e custodi del Fuoco sempiterno
scendono alla marmorea piscina?
o i Tindàridi rossi di latina
strage, per beverare i due cavalli?
- 409 -

52

�Sogni di ter*
re lontane

D eh lauri nuovi! Presso il puteale
crescono, nel sacrario di I uturna.
L i veglia la Speranza taciturna.
L A LOGGIA.

S T T E M B R E , il tuo minor fratello Aprile
E
fioriva le vestigia di San M arco
a Capodistria, quando navigam m o
il patrio mare cui Trieste addenta
co' i forti m oli per tenace amore.
Capodistria, succiso adriaco fiore!
Io vidi nella loggia d'un palagio
nidi di balestrucci appesi a travi
fosche, tra m azzi penduti di sorbe.
Cinericcio era il tem po, umido e dolco.
O r laggiù, pel remeggio senza solco,
tu certo aduni i neribianchi stormi,
e quelli di Pirano e di Parenzo,
che si rincontreranno in alto mare
con l'altra compagnia che vien di Chioggia.
E son deserti i nidi nella loggia,
e dei m azzi di sorbe son rimase
forse le canne appese pel lor cappio.
S'ode nell'ombra quella parlatura
che ricorda R ialto e Cannaregio.
U na colomba tuba dal bel fregio.
" 410 -

�LA MUTA.

T
U
M
A
L

E T T E M B R E , ora nel pian di L o m ­
S
bardia
è già pronta la m uta dei segugi,
de' bei segugi falbi e maculati
dall’orecchie biondette e molli come
foglie del fiore di magnolia passe.
L a m uta dei segugi a volpe e a dam m a
or già tracciando va per scope e sterpi.
Erta ogni coda in bianca punta splende.
Presso il gran ponte sta Sesto Calende.
Gorre il Ticino tra selvette rare,
verso diga di roseo granito
corre, spumeggia su la china eguale,
come labile tela su telaio
cèlere intesta di nevosi fiori.
Chiudon le grandi conche antichi ingegni,
opere del divino Leonardo.
Il sorriso tu sei del pian lombardo,
o Ticino, il sorriso onde fu pieno
l’artefice che t’ebbe in signoria;
e il diè constretto alle
4 Usue
- chiuse donne.
O h radure tra l’oro che rosseggia
dello sterpame, tiepide e soavi
come grembi di donne desiate,
sì che al calcar repugna il cavaliere!
Vanno i cani tra l'èriche leggiere

Sogni di ter
re lontane

�Sogni di terre lontane

con alzate le code e i m usi bassi,
davanti il capocaccia che gli aliena
per m ezz’ottobre ai lunghi inseguimenti.
S ’ode chiaro squittire in que’ silenzii.
Il suon del corno chiama chi si sbanda
e chi s’attarda e trae la lingua ed ansa.
G ià la virtù si mostra del più prode.
Il buon mastro dell’arte sua si gode :
talor gli ultim i aneliti esalare
sembra l’E sta te aulenti sotto l’ugne
del palafren che nel galoppo falca.
E , fornito il lavoro, ei torna al passo
per la carraia ingombra di fascine?
con la sua m uta v a verso il canile,
v a verso O leggio ricca di filande.
Vapora il fium e le sterpose lande.
LE CARRUBE.

S T T E M B R E , son mature le carrube.
E
O r tu pel caldo mare di Cilicia
conduci dalla riva cipriota
la sàica a scafo tondo e a vele quadre.
Bonaccia, e nel saffiro non è nube.
G erm a con sue maggiori quattro vele,
garbo o schirazzo, legni levantini
carichi di baccelli dolci e bruni
" 4^2 "

�conduci verso l'isola dei Sardi.
E vien teco un odor di tetro miele.

Sogni di ter­
re lontane

L a siliqua, che ingrassa la m uletta
dall'ambio lene e in carestìa disfama
la plebe dalla bianca dentatura,
lustra come i capelli tuoi castagni
mentre stai su la coffa alla vedetta.
Certo, d'olio di sèsamo son unte
quelle tue ciocche in forma di corimbi.
Certo, ritrovi or tu nel gran dolciore
del M a r Cilicio l'obliato carme
che alla Cipride piacque in A m atunte.
Settem bre, teco esser vorrem m o ovunque!
IL N O V I L U N I O .
O
N V I L U N I O di settembre!
N ell'aria lontana
il viso della creatura
celeste che ha nome
Luna, trasparente come
la medusa marina,
come la brina nell'alba,
labile come
la neve su l'acqua,
la schiuma su la sabbia,
pallido come
il piacere

' 4 l3 "

Il novilunio

�Il novilunio

su l origliere,
pallido s'inclina
e smuore e langue
con una collana
sotto il mento si chiara
che l’oscura?
silenzioso viso esangue
della creatura
celeste che ha nome Luna,
cui sotto il m ento s’incurva
una collana
si chiara che l'offusca,
nell’aria lontana
ov'ebbe nome Diana
tra le ninfe eterne,
ov'ebbe nom e Selene
dalle bianche braccia
quando am ava quel pastore
giovinetto Endimione
che tra le bianche braccia
dormiva sempre.

N ovilunio di settembre!
Sotto l'ambiguo lume,
tra il giorno senza fiam m e
e la notte senza ombre,
il mare, più soave
del cielo nel suo volum e
lento, più molle

4*4 "

�delia nube
lattea che la montagna
esprime dalle sue m am m e
delicate,
il mare accompagna
la melodia
della terra, la melodia
che i flauti dei grilli
fan nei campi tranquilli
roca assiduamente,
la melodia
che le rane
fan nelle pantane
morte, nel fiume che stagna
tra i salci e le canne
lutulente,
la melodia
che fan tra i vinchi
che fan tra i giunchi
delle ripe rimote
uomini solinghi
tessendo le vermene
in canestre,
con si lunghi
indugi su quelle parole
che ritornano sempre.

N ovilu n io di settembre!
T al chiaritate
" 4 l5 "

Il novilunio

�Il novilunio

il giorno e la notte com m isti
sul letto del mare
non lieti non tristi
effondono ancora,
che tu vedi ancora
nella sabbia le onde
del vento, le orme
dei fanciulli, le conche
vacue, le alghe
argentine,
gli ossi delle seppie,
le guaine
delle carrube,
e vedi nella siepe
rosseggiar le nude
bacche delle rose canine
e nel campo la pannocchia
dalla barba d'oro
lucere, che al plenilunio
su l'aia il coro
agreste monderà con canti,
e nella vigna
il grappolo d'oro
che già fu sonoro d'api,
e nel verziere il fico
che dall'ombelico stilla
il suo miele,
e su la soglia del tugurio
biancheggiar la conocchia
dell'antica madre che fila,

" 4 16 "

�II novilunio

che fila sempre.

N ovilu n io di settembre,
dolce come il viso
della creatura
terrestre che ha nome
Ermione, tiepido come
le sue chiome,
umido come il sorriso
della sua bocca
umida ancora
della prima uva matura,
breve come la sua cintura
nel cielo verde
come la sua veste!
H a tremato
nella sua veste
verde che odora
ad ogni passo
come un cespo ad ogni fiato,
ha tremato
al primo gelo notturno
ella che a m ezzo il giorno
dormì con la guancia
sul braccio curvo
e si svegliò con le tempie
madide, con imperlato
il labbro, nella calura,
vermiglia come un'aurora

" 4 l7 "

53

�II novilunio

aspersa di calda rugiada
e sorridente.
E io le dico? " O Ermione,
tu hai tremato.
Anche agosto, anche agosto
andato è per sempre!

Guarda il cielo di settembre.
N ell'aria lontana
il viso della creatura
celeste che ha nom e
Luna, con una collana
sotto il m ento si chiara
che l'oscura,
pallido s'inclina e muore... „
M a dice Ermione,
non lieta non triste:
" T'inganni. Q uella ch'è sì chiara
è la falce
dell' Estate, è la falce
che l ' E state abbandona
morendo, è la falce
che falciò le ariste
e il papavero e il ciano
quando Soriano
per la mia corona
vincendo in lum e il cielo e il sangue ;
ed è la faccia dell'Estate
quella che langue
418 **

�nell'aria lontana, che muore
nella sua chiaritate
sopra le acque,
tra il giorno senza fiam m e
e la notte senza ombre,
dopo che tanto l'am am m o,
dopo che tanto ci piacque ;
e la sua canzone
di foglie di ali di aure di ombre
di aromi di silenzii e di acque
si tace per sempre;

e la melodia di settembre,
che fanno i flauti campestri
ed accompagna il mare
col suo lento ploro,
non s'ode lassù nell'aria
lontana ov'ella spira
solitaria
il suo spirto odorato
di alga di rèsina e di alloro ;
e l’ uomo che s'attarda
in tessere vermene
già fece del grano mannelle
ed or fa canestri
per l'uva, con un canto eguale,
e tutto è obliato;
obliato anche agosto
sarà nell'odor del mosto,
' 4 1 9 '

Il novilunio

�Il novilunio

nel murmure delle api d’oro;
per tutto sarà l’oblio,
per tutto sarà l’oblio ;
e niuno più saprà
quanto sien dolci
l’ombre dei voli
su le sabbie saline,
Torme degli uccelli
nell’argilla dei fiumi,
se non io, se non io,
se non quella che andrà
di là dai fiumi sereni,
di là dalle verdi colline,
di là dai m onti cilestri,
se non quella che andrà
che andrà lungi per sempre,

e non con le tue rondini, o Settem bre! „

A LIO HYEMANDVM

�IL COMMIATO,
'LA L P E di M o m m io un pallido velam e
d’ulivi effonde al cielo di giacinto,
come un colle dell’isola di S am e
o di Zacinto.
Il M o n te M agn o di più cupo argento
fascia la sua piramide; il M atanna
è porpora e viola come il lento
fior della canna.
O canneti lungh’essi i fiumicelli
di Camaiore, appreso ho il vostro carme.
Vedess’io rosseggiare gli albatrelli
sul M o n te D arm e!
D a l C ap o C orvo ricco di viburni
i pini vedess’io della Palmaria
che col lutto de’ m arm i suoi notturni
sta solitaria!
Potess’io sostenerti nella mano,
terra di Luni, come un vaso etrusco!
In te am o il divin m arm o apuano,
l’umile rusco;
amo la tua materia prometèa,
la sabbia delle tue selve aromali,
l’aquila dei tuoi picchi, la ninfea
de’ tuoi canali.

" 421 -

Il com ­
miato

�Il com m iato

Potesse l'arte mia, da V a l di Serchio
a V a l di M agra e per le Pànie al V ara
e al G olfo, tutta stringerti in un cerchio
con l'alpe a gara!
Troppo è grave al mio cor la dipartenza.
C o m e dal corpo, l'anima si esilia
dal m arm o che biancheggia tra l'A v e n z a
e ia Versilia.
T em po è di morte. In qualche acqua torpente
or perisce la dolce carne erbate.
Strider non s'ode falce m a si sente
odor letale.
Dìruta la Ceràgiola rosseggia,
là dove Serravezza è co' due fiumi,
quasi che fero sangue in ogni scheggia
grondi e s'aggrumi.
S ta nella cruda nudità rupestre
il G àbberi irto qual ferrato casco.
Ecco, e su i carri per le vie maestre
passa il falasco.
M etu to fu dalla più grande falce
nella palude all'ombra del Quiesa,
ove raggiato di vermène il salce
par chioma accesa
" 422 "

�tra cannelle di stridulo oro secco,
tra pigro sparto di pallor bronzino.
S u l'acqua un lam po di smeraldo, e il becco
tuffa il piombino.
D eh foss'io sopra un burchio per la cuora
navigando, e di tifa e di sparganio
carico ei fosse, e fèssevi alla prora
fitto un bucranio
o un nibbio con aperte ali, e vi fosse
odore di garofalo nel mucchio
per qualche cunzia dalle barbe rosse
onde il suo succhio
sì caro all'arte dell'aromatario
stillasse fra l'erbame; e resupino
v i giacessi io mirando il solitario
ciel iacintino;
e scendessi cosi, tra l'acqua e il cielo,
con l'alzaia la Fossa Burlamacca,
albicando qual prato d'asfodèlo
la morta lacca;
e traesse il bardotto la sua fune
senza canto per l'argine; ed io, corco
sul mucchio, m i credessi andare immune
di morte all'O rco!

-423-

Il com m iato

�Il com miato

M a cade il vespro, e tem po è d'esulare;
e di sogni obliosi in van m i pasco.
S u i gravi carri lungo le vie chiare
passa il falasco.
Sono sì vasti i cumuli spioventi
che il tim one soperchiano dinnanzi
e il giogo celano e le corna e i lenti
corpi dei manzi,
onde sembran di lungi per sé mossi
e tra la polve aspetto hanno di strani
animali dai gran lanosi dossi,
dai ventri immani.
In fila vanno verso Pietrasanta,
strame ai presepi, ai campi aridi ingrasso.
L 'u n carrettiere vocia e l'altro canta
a passo a passo.
E tutta la Versilia, ecco, s'indora
d'una soavità che il cor dilania.
M a i fosti bella, ahimè, com e in quest'ora
ultima, o Pania!
O Tirreno, M are ìnfero, s'accende
sul tuo specchio l'insonne occhio del Faro;
ti veglia e guarda con le sue tremende
navi d'acciaro
«' 4 2 4 -

�Il com m iato

la C ittà Forte dietro il Caprione
sacro agli Itali come ai Greci il Sunio;
t'è scheggia della spada d'Orione
il novilunio;
come sia fatta l'ombra, alla tua pace
verseranno lor lacrime le Atlàntidi,
ti condurrà l'ignavo Artofilace
l'O rse erimàntidi;
s'udrà pe' curvi lidi il tuo respiro
solo nell'ombra senza m utam ento;
solo rispecchierai l'im m enso giro
del firmamento.
O M are, o Alpe, ed io sarò lontano
con nel mio cuor la torbida mia cura!
Splende la cima del mio cuore umano
nell'ode pura.

O E , innanzi ch'io parta per l'esilio,
D
risali il Serchio, ascendi la collina
ove l'ultim o figlio di Vergilio,
prole divina,
quei che intende i linguaggi degli alati,
strida di falchi, pianti di colombe,
ch'eguale offre il cor candido ai rinati
fiori e alle tombe,
" 4 2 5 "

54

�Il com m iato

quei che fiso guatare osò nel cèsio
occhio e nel nero l’aquila di Pella
e udi nova cantar sul vento etèsio
Saffo la bella,
il figlio di Vergilio ad un cipresso
tacito siede, e non t’aspetta. V o la!
T e non reca la fem m ina d'Eresso,
m a v a pur sola;
che ben t’accoglierà nella man larga
ei che forse era intento al suono alterno
dei licci o all’ape o all’alta ora di Barga
o al verso eterno.
Forse il libro del suo divin parente
sarà con lui, su’ suoi ginocchi (ei coglie
ora il trifoglio aruspice virente
di quattro foglie
e ne fa segno del volum e intonso,
dove T itiro canta ? o dove Enea
pe’ m eati del m onte ode il responso
della C u m ea ?)
Forse la suora dalle chiome lisce,
se i ferri ella abbandoni ora ch’è tardi
e chiuda nel forziere il lin che aulisce
di spicanardi,
" 4 26 -

�sarà con lui, trista perché concilio
vide folto di rondini su gronda.
E tu gli parla? " Figlio di Vergilio,
ecco la fronda.
O spite immacolato, a te m i manda
il fratei tuo diletto che si parte.
Pel tuo nobile capo una ghirlanda
curvò con arte.
E chi coronerà oggi l’aedo
se non l’aedo re di solitudini ?
Il crasso Scita ed il fucato M edo
la Gloria ha drudi;
e, se barbarie genera nel vento
nuovi mostri, non più contra l’orrore
discende Febo A pollo arco-d’-argento
castigatore.
M a tu custode sei delle più pure
forme, O spite. C o n polso che non langue
il prisco vige nelle tue figure
gentile sangue.
G li uomini il tuo pensier nutre ed irradia,
come l’ulivo placido produce
agli uomini la sua bacca palladia
ch’è cibo e luce.
" 4 27 "

Il commiato

�Il com m iato

Per ciò dal fratei tuo questa fraterna
ghirlanda ch’io ti reco messaggera
prendi: non pesa: ell’è di fronda eterna
m a sì leggera.
F a tta è d’un ramo tenue che crebbe
tra l’A lp e e il M are, ov’ebbe il Cuor de’ cuori
selvaggio rogo e il Buonarroti v ’ebbe
i suo furori.

'

L' artefice nel flettere lo stelo
vedea sul Sagro le ferite antiche
splendere e su l’A ltissim o l’anelo
peplo di N ik e.
A ltro è il M o n te invisibile ch’ei sale
e che tu sali per l'opposta balza.
Soli e discosti, entrambi una im m ortale
ansia v ’incalza.
O r dove i cuori prodi hanno promesso
di ricontrarsi un dì, se non in cima ?
Q u el dì voi canterete un inno istesso
di su la cima.,,
O de, così gli parla. E d alla suora,
che vedrai di dolcezza lacrimare,
dà l’ultimo ch’io colsi in su l’aurora
giglio del mare.

�INDICE
dei

CAPIVERSI

��A

gobbio, quell'artiere di D alm azia
Pag. 157
A h , chi m i chiama ?A h , chi m ’afferra ?
U n tirso
319
A him è, la vigna è piena di languore
404
A i piedi ho quattro ali d’alcèdine
385
A ll'alba ritrovai Torma sul posto
342
A lp e di Luni, e dove son le statue ?
351
A m ezzodì scopersi fra le canne
343
A m ezzo il giorno
254
Arce del marmo, in te rinvenni i segni
169
Ardi, sei triste come il Prigioniero
353
Ardi, un’ala sul mare è solitaria
356
Arezzo, come un del terrestro è il lino
162
Assisi, nella tua pace profonda
155
A ste in selva, stendardi al vento, el
m etti
163
Aurea Rom a, sia testimone
31

B en è che dal tuo vertice selvaggio
Bergamo, nella prima primavera
B o cca di donna mai mi fu di tanta
Brescia, ti corsi quasi fuggitivo
Bruna ti miro dall’aerea loggia

155
166
233
171
162

a
Cde reciso il bello infame fiore
Candide cime, grandi nel cielo forme
solenni

154

" 4 3 1 "

3

�Canta, o Verità redimita
Carrara, morti son vescovi e conti
C h i ti vide col suo cuore
Coglierai sul nudo lito
C oi fanti e con le lance alle D u e Porte
Color di perla quasi informa, quale
C o m e scorrea la calda sabbia lieve
C o m e sopra la forza del m onte

Pg.

19
168
25
245
154
212
341
97

D al Palagio non scendono, o Peroscia
Dèspota, andammo e com battem m o,
sempre
Destarsi la dormente, qual la pose
Dirompendo col vom ere l'antica
Disse al cuore dell'uomo : “ Q uando
D onato il regno al sopraggiunto re
Donna, ebbe il tuo nome
D orm e col suo bagascio Sim onetto

151
185
167
165
1o8
43
24 3
152

E c co l'isola di Progne
E Guido del Palagio, il Fiorentino
Eleggere sapesti il re splendente
E nella villa di Lorenzo Segni
Erigone, Aretusa, Berenice
Esperò sgorga, e tremola sul lento
Estate, bella quando prim am ente
E state, E state mia non declinare !

236
146
193
148
280
346
384
341

�F iglio della Cicala e dell'O livo
Filippino, in sul canto a M ercatale
Foreste su i monti, chiome fragorose
Forte come una Pallade senz’ armi
Fresche le mie parole ne la sera
Fulge, dai maculosi leopardi

Pg.

188
14 4
123
164
202
314

iGacciono sulla via come vii soma
Glauco di Serchio, m'odi. Io N icarete
Glauco, Glauco, ove sei ? Più non ti
veggo
Gorgo, più nuda sei nel lin seguace
Grazia del ciel, come soavem ente

153
316
298
318
200

caro disse: “ L a figlia del Sole
Il magnifico Astorre a Porta Sole
Il pastore d 'A m u lio dal galèro
Il sole declina fra i cieli e le tom be
Il Tritone squam m oso m i fu mastro
I miei carmi son prole
Implorazione dei monti, voci del re­
gno alto e santo
In sul vespero, scendo alla radura
Io fui Glauco, fui Glauco, quel d 'A n
tèdone
Io rinvenni la pelle dell'incauto
Italia, Italia
I tuoi piè bianchi sono i miei trastulli
" 433"

363
152

79
133
351
24 2
81

343
27 4

3l9
l7 8
3 16
55

�L ' acqua sorgiva fra i tuoi neri cigli
L a figlia d'Erodiade, apparita
L a gloria fu. L 'u ltim e vite insigni
L 'alpe di M o m m io un pallido velam e
Lascia che in te s'indugi la mia rima
Laudata sia la spica nel meriggio
Laudato sia l'ulivo nel m attino !
L'im m ensità del duolo
L'od o fuggir tra gli arcipressi foschi
L'om bra canuta del Guerrier sovrano
L'om bra d'Icaro ancor pe' caldi seni
Lucono le meduse com e stanche

Ma al sol s'allegra in la vita serena
M a ancora pende sopra il capitello
M a nella sagrestia de' belli arredi
M aschia Peroscia, il tuo Grifon che
rampa
M eco ragiona il veglio
M ontefalco, Benozzo pinse a fresco
M ù tila dea, tronca le braccia e il collo

N a r n i , qual dorm e in Santo Giovenale
N e lla belletta i giunchi hanno l'odore
N e lla cala tranquilla
N e lla gran bandiera
N e lla pupilla tua
" 434 "

Pg.

193
143
80
421
150
206
20 4
265
197
167
356
34 5

147
143
141
150
211
158
354

159
345
311
11
246

�N ell'isola divina che l'etnèo
N e l novel tem po del Decamerone
Nicarete, dal m onte di Quiesa
N o n alla solitudine scrovegna
N o n io del grasso fiale m i nutrico
N o n odi cupi bràmìti interrotti
N o n temere, o uomo dagli occhi
N o stra spiaggia pisana
N ovilunio di settembre !

Pg.

88
14 7
317
138
315

307
326
250
413

Oceano senza rive infinito d'intorno
e oscuro
O Corito, perchè la L a m p a è priva
O Cortona, l'eroe tuo com battente
O Derbe, approda un fiore d'asfodelo!
O deserta bellezza di Ferrara
O grande architettor della Canzone
O grande Estate, delizia grande tra
l'alpe e il mare
Oleandro d'Apollo, ambiguo arbusto
O Libertà, colui che abbeverasti
O marina di Pisa, quando folgora
O m attin nuziale
O Pisa, o Pisa, per la fluviale
O Prato, o Prato, ombra dei di perduti
O r laggiù nelle vigne dell' Acaia

322
352
148
231
262
135
142
34 5

O r la tua melodia
O r placato è nel suo m arm o senese
Orvieto, su i papali bastioni

191
140
160

* 4 3 5

"

6
165
164
337

134
145

�O sp ite sempre memore,io son G orgo
O sposo della Terra venerando
O Vaiano, C a m min di Spazzavento
O vegliardo, consunto come Fusto
O Verità cinta di quercia, canta
O v e sono i cavalli del Sole

Pg.

317
208
149
40
79
215

Pace, pace ! L a bella Sim onetta
Pelle del becco sordido e bisulco
Prim am ente intravidi il suo piè stretto

231
391
320

Q uale delle O re
Q u asi era vespro. A tteso avea sover­
chio
Q uesta è la bella foce

381
330
247

R a v e n n a , glauca notte rutilante d'oro
Ravenna, Guidarello Guidarelli
Rimini, dove la cesariese

136
172
137

S quella ch'arma di sue grandi penne
e
S e t'è l'acqua visibile negli occhi
Settem bre, andiamo. È tem po di m i
grare
Settem bre, chiare fresche e dolci Tacque

354
194

-436-

405
408

�Settem bre,il tuo minor fratello Aprile
Settembre, oggi veder vorrei l'azzurro
Settembre, ora nel pian di Lom bardia
Settembre, son mature le carrube
Settem bre, teco io sia sul Loricino
Sfolgorati procombono i Perduti
Si chinaron su lui tre vaste fronti
S'io pensi o sogni, se tal volta io veda
Sol calando, lungh'essa la marina
Sopor m i colse presso la fontana
Spello, qual canto palpita nei petti
Spezzate i flauti. Il lino che connette
Spoleto, non la Rocca che ti guarda
Su la docile sabbia il vento scrive
S u la piazza Alberica il solleone
Su le L a m e di Fuore
Su l'etrusche tue mura, erma Volterra
Sul petrame ove raro striscia il biacco
Svegliati, Erm ione

Tci, su le soglie
a
Tali m'ebbi io maestri. O Giuliano
T 'a m o , città di crucci, aspra Pistoia
Todi, volò dal T evere sul colle
Tra i due porti, tra l'uno e l'altro faro
Tra i fusti ove le radiche fan groppo
Tristezza, tu discendi oggi dal Sole
Tutto il Cielo precipita nel mare
Tu vedi lunge gli uliveti grigi

" 437"

Pg.

410
406
411
412
407
161
83
355
342.
192
157
349
156
344
169

258
170
142
263

238
145
140
159
344
390
381
272
139

�U d im m o in sogno sul deserto G o m b o
U m a n prodigio dell'artier da Siena
U n falco stride nel color di perla
U om ini, qual m ai voce oggi si spera
Urbino, in quel palagio che s'addossa

V icenza, Andrea Palladio nelle Terme
V im ine svelto

Pg.

168
160
214
173
138

171
308

�mcm

GABRIEL
NUNCIUS
CARMINA
DEDUXIT
IOSEPH
CELLINI
ORNAVIT
TREVES
BIBLIOPOLA
A C C URA
T IS SIME
IMPRESSIT

IV

������</text>
                  </elementText>
                </elementTextContainer>
              </element>
            </elementContainer>
          </elementSet>
        </elementSetContainer>
      </file>
    </fileContainer>
    <collection collectionId="23">
      <elementSetContainer>
        <elementSet elementSetId="1">
          <name>Dublin Core</name>
          <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
          <elementContainer>
            <element elementId="50">
              <name>Title</name>
              <description>A name given to the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="7841">
                  <text>Université Grenoble Alpes</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
          </elementContainer>
        </elementSet>
      </elementSetContainer>
    </collection>
    <itemType itemTypeId="1">
      <name>Text</name>
      <description>A resource consisting primarily of words for reading. Examples include books, letters, dissertations, poems, newspapers, articles, archives of mailing lists. Note that facsimiles or images of texts are still of the genre Text.</description>
      <elementContainer>
        <element elementId="150">
          <name>Genre</name>
          <description>Genre(s) littéraire du document..</description>
          <elementTextContainer>
            <elementText elementTextId="7834">
              <text>Poésie</text>
            </elementText>
          </elementTextContainer>
        </element>
        <element elementId="149">
          <name>Thématique</name>
          <description>Le(s) sujet(s) abordés par un document, exprimés à l'aide de mots-clefs définis par l'équipe de FonteGaia. (Pour l'indexation à l'aide des vedettes matières de RAMEAU utiliser le champ "Sujet du Dublin Core".</description>
          <elementTextContainer>
            <elementText elementTextId="8000">
              <text>Littérature</text>
            </elementText>
          </elementTextContainer>
        </element>
      </elementContainer>
    </itemType>
    <elementSetContainer>
      <elementSet elementSetId="1">
        <name>Dublin Core</name>
        <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
        <elementContainer>
          <element elementId="39">
            <name>Creator</name>
            <description>An entity primarily responsible for making the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="376">
                <text>D'Annunzio, Gabriele (1863-1938) </text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="40">
            <name>Date</name>
            <description>A point or period of time associated with an event in the lifecycle of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="377">
                <text>1904</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="44">
            <name>Language</name>
            <description>A language of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="378">
                <text>ita</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="6745">
                <text>italien</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="45">
            <name>Publisher</name>
            <description>An entity responsible for making the resource available</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="379">
                <text>Fratelli Treves</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="47">
            <name>Rights</name>
            <description>Information about rights held in and over the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="380">
                <text>Domaine public</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="48">
            <name>Source</name>
            <description>A related resource from which the described resource is derived</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="381">
                <text>Université Grenoble Alpes. Bibliothèques et Appui à la Science Ouverte. BU Droit et Lettres. XE354950</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="49">
            <name>Subject</name>
            <description>The topic of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="382">
                <text>Poésie italienne -- 20e siècle </text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="43">
            <name>Identifier</name>
            <description>An unambiguous reference to the resource within a given context</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="383">
                <text>384212101_XE354950</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="12277">
                <text>url:384212101_XE354950</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="50">
            <name>Title</name>
            <description>A name given to the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="384">
                <text>Laudi del cielo, del mare, del la terra e degli eroi. II . Libro terzo : Alcione</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="51">
            <name>Type</name>
            <description>The nature or genre of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="385">
                <text>monographie imprimée</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="66">
            <name>Has Format</name>
            <description>A related resource that is substantially the same as the pre-existing described resource, but in another format.</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="3150">
                <text>http://fontegaia.huma-num.fr/files/manifests_json/384212101_XE354950/manifest.json</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
        </elementContainer>
      </elementSet>
    </elementSetContainer>
    <tagContainer>
      <tag tagId="4">
        <name>DONE</name>
      </tag>
    </tagContainer>
  </item>
  <item itemId="35" public="1" featured="0">
    <fileContainer>
      <file fileId="35">
        <src>http://fontegaia.eu/files/original/5ae1056478e607215d5a66bffd51b48b.jpg</src>
        <authentication>4f1fd3879cf5301c240db3600a812cf5</authentication>
      </file>
      <file fileId="107">
        <src>http://fontegaia.eu/files/original/55e74bf7b6bed4578ac62b1408d8ce50.pdf</src>
        <authentication>9ce7d0238851073e4dfb2ba72b5b4162</authentication>
        <elementSetContainer>
          <elementSet elementSetId="4">
            <name>PDF Text</name>
            <description/>
            <elementContainer>
              <element elementId="153">
                <name>Text</name>
                <description/>
                <elementTextContainer>
                  <elementText elementTextId="10364">
                    <text>��������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������</text>
                  </elementText>
                </elementTextContainer>
              </element>
            </elementContainer>
          </elementSet>
        </elementSetContainer>
      </file>
    </fileContainer>
    <collection collectionId="23">
      <elementSetContainer>
        <elementSet elementSetId="1">
          <name>Dublin Core</name>
          <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
          <elementContainer>
            <element elementId="50">
              <name>Title</name>
              <description>A name given to the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="7841">
                  <text>Université Grenoble Alpes</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
          </elementContainer>
        </elementSet>
      </elementSetContainer>
    </collection>
    <itemType itemTypeId="1">
      <name>Text</name>
      <description>A resource consisting primarily of words for reading. Examples include books, letters, dissertations, poems, newspapers, articles, archives of mailing lists. Note that facsimiles or images of texts are still of the genre Text.</description>
      <elementContainer>
        <element elementId="149">
          <name>Thématique</name>
          <description>Le(s) sujet(s) abordés par un document, exprimés à l'aide de mots-clefs définis par l'équipe de FonteGaia. (Pour l'indexation à l'aide des vedettes matières de RAMEAU utiliser le champ "Sujet du Dublin Core".</description>
          <elementTextContainer>
            <elementText elementTextId="7998">
              <text>Littérature</text>
            </elementText>
          </elementTextContainer>
        </element>
        <element elementId="150">
          <name>Genre</name>
          <description>Genre(s) littéraire du document..</description>
          <elementTextContainer>
            <elementText elementTextId="7999">
              <text>Poésie</text>
            </elementText>
          </elementTextContainer>
        </element>
      </elementContainer>
    </itemType>
    <elementSetContainer>
      <elementSet elementSetId="1">
        <name>Dublin Core</name>
        <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
        <elementContainer>
          <element elementId="39">
            <name>Creator</name>
            <description>An entity primarily responsible for making the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="387">
                <text>Alamanni, Luigi (1495-1556)</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="40">
            <name>Date</name>
            <description>A point or period of time associated with an event in the lifecycle of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="388">
                <text>1570</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="44">
            <name>Language</name>
            <description>A language of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="389">
                <text>ita</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="6746">
                <text>italien</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="45">
            <name>Publisher</name>
            <description>An entity responsible for making the resource available</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="390">
                <text>In Firenze nella stamperia di Filippo Giunti, e fratelli. MDLXX</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="47">
            <name>Rights</name>
            <description>Information about rights held in and over the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="391">
                <text>Domaine public</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="48">
            <name>Source</name>
            <description>A related resource from which the described resource is derived</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="392">
                <text>Université Grenoble Alpes. Bibliothèques et Appui à la Science Ouverte. BU Droit et Lettres. C96</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="49">
            <name>Subject</name>
            <description>The topic of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="393">
                <text>Poésie italienne -- 16e siècle </text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="43">
            <name>Identifier</name>
            <description>An unambiguous reference to the resource within a given context</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="394">
                <text>384212101_C96</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="12278">
                <text>url:384212101_C96</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="50">
            <name>Title</name>
            <description>A name given to the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="395">
                <text>La Avarchide del S. Luigi Alamanni, gentilhuomo fiorentino, alla sereniss. Madama Margherita di Francia duchessa di Savoia, e di Berri. Nuovamente stampata.</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="2456">
                <text>Con licenza, e privilegii di N.S. Pio Quinto, e del serenissimo gran Duca di Toscana.</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="51">
            <name>Type</name>
            <description>The nature or genre of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="396">
                <text>monographie imprimée</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="66">
            <name>Has Format</name>
            <description>A related resource that is substantially the same as the pre-existing described resource, but in another format.</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="3142">
                <text>http://fontegaia.huma-num.fr/files/manifests_json/384212101_23157/manifest.json</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
        </elementContainer>
      </elementSet>
    </elementSetContainer>
    <tagContainer>
      <tag tagId="4">
        <name>DONE</name>
      </tag>
    </tagContainer>
  </item>
  <item itemId="36" public="1" featured="0">
    <fileContainer>
      <file fileId="36">
        <src>http://fontegaia.eu/files/original/172ec0456acdf5809dbd7a55789a7a77.jpg</src>
        <authentication>2c6aa579d664592b50220de033a1632a</authentication>
      </file>
      <file fileId="124">
        <src>http://fontegaia.eu/files/original/c94cdea436c53b23d5fb650786cb7907.pdf</src>
        <authentication>9ea344bf62943d00dea228607422f36d</authentication>
        <elementSetContainer>
          <elementSet elementSetId="4">
            <name>PDF Text</name>
            <description/>
            <elementContainer>
              <element elementId="153">
                <name>Text</name>
                <description/>
                <elementTextContainer>
                  <elementText elementTextId="10379">
                    <text>����*

��BIBLIOGRAFIA DANTESCA
COMPILATA

DAL SIG. VISCONTE COLOMB DE BATINES.
« Hi da di questi studii assidui c minuti chi
« può rider della Divina Commedia, d’ uno
« dei più gran miracoli della mente um ana.
(G . M o ntan i. Antologia, X L I I I- C. 126.)

TOMO II

PRATO
T IP O G R A F IA F . A L B E R G H E T T I E C .

M D CCCXXXXV.

��BIBLIOGRAFIA
DANTESCA

��BIBLIOGRAFIA DANTESCA
O S S IA

CA TA LO G O D E L L E E D IZ IO N I, T R A D U Z IO N I, CO D IC I M A N O SC R IT T I E CO M EN TI
D E L LA D IV IN A COMMEDIA E D E L L E OPERE M INO RI D I D A N T E ,
SEGU ITO D A LL A S E R IE D E*B IO G R A F I D I L U I

CO M P ILA T A

DAL SIG. VISCONTE COLOMB DE BATINES.
TRADU ZION E ITA LIA N A
FATTA SUL MANOSCRITTO FRANCESE DELL AUTORE.

« R ida d i q u e s ti s tu d ii a ss id u i e m in u ti ch i
p u ò r id e r e d e lla Divina C o m m e d ia , d ’ uno
d e i p iù g ra n m ira c o li d e lla m e n te u m an a,

(G .

M o n ta n i.

A ntologia, X L III. C. 126.)

TOMO SECONDO

PRATO
TIPOGRAFIA ALDINA EDITRICE

MDCCCXXXXVI.

��APPENDICE AL TOMO I.
Lettera al sig . Prof. Enrico B indi di Pistoja,
sopra una critica erronea fatta al Compilatore
della B ib lio g ra fia Dantesca dal Sig. A . T .
Pregiatissimo Signore,
Nella troppo benevola lettera clic le piacque indirizzarmi ai
14 di loglio prossimo passalo in ringraziamento di averle m an­
dato la 2.“ parte della mia B ibliografia Dantesca, è il luogo se­
guente, il quale concerne alla dissertazione sopra i Comenti delV Ottimo e di Jacopo della Lana da me inserita nelle fac. 582-597
della 2 .a parte suddetta : L 'h o fatta leggere ancora ad un Dantofilo
mio amico (1), il quale è rimasto contentissimo di vedere con tutta
evidenza dimostrato da lei ciò ch'egli aveva sempre sospettato, cioè
che n e ll' Ottimo vi avessero mano più chiosatori, o per dir meglio,
eh' esso sia una compilazione di più Comenti.
Pare, Pregiatissimo Signore, che l ’ opinione del suo dotto
amico e sua non vada a grado di tutti, perocché un erudito D an­
tesco ha stampato a questi giorni che le mie asserzioni intorno al
l’ Ottimo e ad Jacopo della Lana sono mero congetture da non po­
tere trovar fede a lcu na, e perciò deve ogni cosa rimanere nello
statu quo fermato dai Deputati, e ammesso dai Cruscanti. Siccome
non mi sento tanto dotto nè tanto superbo da tenermi infallibile,
era del tutto apparecchiato, da quel povero bibliografo che sono,
a chinare il capo dinanzi ad u n ’ affermazione di pregialo filologo;
ma essendo l’ argomento principale adoperato dal mio avversario
a distruggere le mie asserzioni, fondato sopra una data erronea,
ho stimato bene non doverne accettare la critica altro che con
benefizio d’ inventario, e ne fo giudice Lei.
Voglia dapprima permettermi di ricordarle, 1.° che il punto
principale da me voluto dimostrare nella surriferita dissertazione
con prove cavate dall'esame dei Codd. Mss. è , non meritare il

( 1)
Il sig. Pietro Fanfani di Pistoja, autore di varie importanti inter­
pretazioni del Poema dell’ Allighieri, pubblicate recentemente nelle Memorie
di religione e di letteratura di Modena.

�VI

Comento detto l'Ottimo, se non in parte, il titolo di Antico ad esso
attribuito, e non essere originale Comento, ma piuttosto una com­
pilazione di varj antichi Comenti della Div. Commedia ; 2.° che
per rispondere a coloro i quali a determinare 1’ antichità dell’ Ot­
timo approfittarono del luogo del Canto X I I I dell’ Inferno del suc­
citato Comento, ov’ è detto: Onde caduto il ponte soprani quale era
la statua, siccome cadde la notte del di quattro di novembre mille
trecento trentatre, anno prossimo passato . . . , notai doversi termi­
nare la frase, la quale finisce in questa forma : la detta statua ca­
duta nel detto fiume d'Arno vi stette dentro per molti anni.
Questa mia opinione sopra 1’ Ottimo mi fruttò la Postilla se­
guente pubblicala dal sig. A. T. a fac. 129 degli Studi inediti su
Dante ( Firenze, Agenzia libraria, 1845, in 8. ) , raccolta in cui
fu ristampata la mia dissertazione con alcune aggiunte (1). Ecco
letteralmente la suddetta Postilla.
« Mettiamo a profitto lo spazio che qui rimane per soggiun
gere alla nota 18 della pag. 50, che oltre alle varie interpola
zioni d’ altri espositori, le quali già osservammo essere state
fatte in più luoghi all’ Originale Commento intitolato l' Ottimo
d e l l ’ Anonimo contemporaneo ed amico dell’ A llighieri, ci sanno
di glossema anche le parole che vengono appresso la data della
caduta del ponte ( vecchio ) sull’ Arno in Firenze nel 1323 (2),
cioè che la detta statua, caduta nel detto fiume d 'A rn o , vi stette
dentro per molli anni. Di fatti risultando che l’ Autore scriveva
a nel 1324, poiché dice anno prossimo passato il 1323 , sarebbe
a contradizione il notare che la statua di M arte, posta sul nom i
nato ponte, rimase per molli anni nel fiu m e , dopo esservi rovi
nata l ’ anno innanzi. Perlochè appare, a nostro avviso, che
quelle parole siano stale indi a qualche tempo scritte nel m ar
gine da un possessore del Comento, e che in appresso un copi
» sta del codice abbia intrusa nel testo la stessa postilla , creden
donela una parte integrante. Comunque però sia di ciò, il fatto
( 1) È necessario avvertire, che sebbene nei Nuovi studi la mia disser­
tazione stia dopo quella del sig. A. T., se ne fece una impressione separala
diffusa nel pubblico due mesi avanti la vendita de’ Nuovi studi, e ebe in
questo decorso di tempo il sig. A. T. non cessò, ed ho questo da buona
fonte, di fare aggiunte e correzioni al suo articolo. Ciò spiega come potesse
fare una Postilla che a un tempo rettifica una nota posta alla fac. 50 della
stessa raccolta, e risponde ad una delle principali obiezioni della mia dis­
sertazione.
(*) Intanto si ponga mente a questa data.

I

�▼II

« sta che in quella medesima chiosa dichiara positivamente il Co
montatore di avere in persona interpellato il poeta sulla opi
nione che gli antichi aveano intorno a Marte rispetto alla città
di Firenze; ed avvicinando 1 altro passo della chiosa al verso
e 85 del Canto X I n f ., fac. 183, in cui l’ Anonimo riferisce di
aver udito dalla voce dello stesso Dante, che mai rima nol trasse
a dire altro che quello che avea in suo proponimento ; noi chiedere
mo agli oppositori, che, lasciando ogni discorso a congettura, ci
porgano documenti di egual valore a questi, e ci additino altro
interprete, non diremo più antico, ma almeno coetaneo e fa­
ir migliare del nostro Poeta, ed allora ci daremo per vinti. »
A. T.
Così l’autore dell’ Ottimo avendo scritto il suo Comento nel
1324, sarebbe di necessità il più antico Comentatore conosciuto
del Poema di Dante : e certo a questo ragionamento non si può
apporre. Ma v’ ha una leggiera difficoltà ; e per costringere il sig.
A. T. a darsi per vinto mi basta opporgli che la caduta del Ponte
Vecchio di Firenze non avvenne nel 1323, ma si nel 1333 , cioè
dieci anni più tardi. E non voglia creder ciò una novella mia con­
gettura; tutti gli storici di Firenze e i Ricordi contemporanei ne
fanno fede (1). Già caritatevolmente lo avvisai nella mia Biblio­
grafìa, fac. 593, nota 3 , che il Codice Laurenziano, Plut. X L ,
n .° X I X , solo seguitato da lu i, e da lui creduto unico (2), aveva
por errore del copista la data del 1323 , e che facea mestieri leg­
gere 1333 per andar d’ accordo colla storia.
Or bene, Pregiatissimo Signore, se l’ autore dell’ Ottimo, in ­
vece di scrivere nel 1324, scriveva solo nel 1334 (io contrastai an­
che questa data , ma voglio per poco ammetterla ) , non è , corno
vuole assolutamente il sig. A. T ., il più antico Comentatore cono­
sciuto dell’ Allighieri. Nella Bibl. Real. di Parigi è un Comento di
Jacopo, figliuolo di Dante, autentico ed autenticamente composto
nel 1328, siccome dimostrai, e citai anche una delle sue Chiose let­
teralmente copiala dal compilatore dell’ Ottimo che scriveva sol
( 1) Vedi segnatamente la Cronica del villani, ediz. di Firenze, 1823,
t. VI, fac. 8 9 , e l’eccellente Dizion. Geogr. della Toscana del Repetti, t.
n , fac. 163 ; o meglio l' iscrizione messa sul Ponte Vecchio nella sua rie­
dificazione.
(2) Il sig. Carlo Witte in una dissertazione pubblicata nel 1828 nel
giornale tedesco Jahrbucher der literatur, annoverò 14 Codici dell' Ottimo;
io
nella mia ne registrai 21, ed altri stimo doverne rinvenire in una visita
del tutto Dantesca che farò in breve alle Biblioteche di Roma.

�TI II

tanto nel 1334. Ser Graziolo Bambagioli, cui certo Guido Vernani
di R im ini intitolava nel 1327 (1) un trattato contro la Monarchia di
Dante, e che mori circa il 1340, aveva probabilissimamente scritto
prima del 1334 il suo Comento della Div. Coni., frammenti del
quale riscontiansi nell’ Ottimo e in altri Comenti anonimi conser­
vati nelle pubbliche Biblioteche di Firenze. Finalmente si vuole
che Accorso Bonfantini, morto nel 1327 (2), facesse un Comento
alla Div. Com . , il quale non è giunto fino a n o i, o almeno non è
nolo. Ecco du nque, o Signore, due, se non tre, Comentatori in ­
dubitatamente anteriori a quello dell’ O ttimo, il cui autore scriveva
soltanto nel 1334. Ora non mi opponga il sig. A. T . , che i luoghi
de’ primi due di questi Comentatori contenuti nell’ Ottimo sono
interpolazioni marginali di un copista, perchè a questa sua conget­
tura risponderei che s’ egli vide solamente il Codice della Lauren
zia n a , io ne ho visti nelle Biblioteche Fiorentine altri sette, i quali
contengono tutti letteralmente i medesimi luoghi, non in m ar­
gine, ma ben inclusi nel corpo del Comento, e che tutti questi Co­
dici provengono da diversi copisti, e quasi tutti da copie diverse.
Mi sarei accomodato volentieri ad ammettere col sig. A. T . ,
secondo i luoghi da lui citali de’ Canti X e X I I I del Comento dell’
Inferno dell’ Ottimo, che il compilatore, e non compositore di
esso Comento interpellasse e udisse parlare Dante; ma fa ostacolo
al mio buon volere sopra ciò la seguente chiosa del Canio V II
dell’ inferno, che il compilatore dell' Ottimo trasse letteralmente
dal succitato Comento di Jacopo di Dante, composto, come ho
detto, nel 1328: Nientemeno secondo la discrezione della m i a giova­
nezza io d i c h i a r e r ò ’ alcuna cosa sopra questa materia. S’ egli copiò
Jacopo di Dante che parlava in propria persona , può aver benis­
simo anche tratto, o d a lu i, o da altri Comentatori, gli altri
luoghi del suo Comento, dove si parla ne ll' istesso modo perso­
nale (3).
(1) Tolgo questa data dal bel libro Del Veltro del conte Troya, fac.
192; del rim anente avendo Guido Vernani indirizzato il suo scritto a Ser
Graziolo Bambagioli Cancelliere di Bologna, e questo essendo sialo ban­
dito dalla sua patria nel 1334, è chiaro che la composizione e l'in v io di
esso scritto sono anteriori al 1334. Inoltre notiamo che il Compilatore del
VOttimo citando il Comento di lui dice sempre II Cancelliere di Bologna.
(2) Questa data è traila da mi Necrologio ms. di S. Maria Novella.
(3) Dovendo in breve aver sott’occhio una intera copia del Comento di
Jacopo di Dante, indicherò nel § dei Comenti inediti, se il compilatore
dell Ottimo abbia tratto altro da lui.

�IX

Ecco, Pregiatissimo Signore, non solamente le congetture, ma
anche i fatti su che mi fondo per perseverare nella opinione da
me esposta intorno al Comento dell’ Ottimo , di cui il sig. Cerotti
sottobibliotecario della Corsiniana darà in breve alla luce una
buona edizione, collazionata con la maggior parte de’numerosi Co­
dici che lo contengono. Ella p o i, Signore, si affretti a pubblicare
colle stampe l’ annunziata Biografia Pistoiese che avidamente si
aspetta dalla Toscana letteraria, e non lasci di credermi
Firenze, ai 5 di agosto 1846.
Suo devotissimo Servit.
V is c o n t e C o Lo m b d e

•V

B a t i Ne s .

��N

I

PARTE QUARTA
BIBLIOGRAFIA MANOSCRITTA DELLA DIVINA COMMEDIA
§• I. CODICI MANOSCRITTI
« Sarebbe desiderabile un Catalogo, e se si
potesse una descrizione de’ Codici mss. della
Div. Com., con distinzione di quelli esplorati.
Balbo, Vita di Dante, Cap. XVII.

��CATALOGO CRONOLOGICO DE’ COD. MSS. D ELLA D IV .
C O M ., SECONDO L ’ O R D IN E DELLE CITTA’

N

o t iz ie

B

ib l io g r a f ic h e

* Catalogo delli Codici T r iv u lz ia n i, dello
Stuardiano, di uno di T r e v ig i , di alcuni di
P a d o va , di quelli passati in Inghilterra.
È una molto compendiosa nomenclatura , pubblicata dal sig.
Filippo Scolari nel suo Ragionamento della Div. Com., fac. 57-60
( n.° 116 del tomo I ).

* Tavola de’ testi a penna della Commedia
di Dante consultati per 1’ edizione di U dine ,
1 8 2 3 , e registrati secondo l’ ordine delle città
e delle librerie private e pubbliche, dall’ Abate
Quirico Viviani.
Descrizione generalmente ben fatta, ma talvolta troppo corta
di 58 codici della Div. C om ., pubblicala in fronte del primo tomo
dell’ edizione di Udine, 1823, fac. I — XLIII. I codici descritti sono:
3 delle Biblioteche Bartolini, Florio e Torriani di Udine, 1 della
Bibl. comunale di S. Daniele del F riu li, 1 della Bibl. Clarecini a
Cividale del F r iu li, a Milano 25 della Trivulziana, 4 dell’ Ambro
siana, e 2 della Bibl. del marchese Archinto, 4 della Bibl. del Se­
minario di Padova, 19 della Marciana di Venezia, 1 della Bibl.
municipale di Treviso, 3 della Bibl. Ducale di P arm a, 1 della
Bibl. del marchese Laudi di Piacenza , 1 della Bibl. Albani di
Bergamo, 1 della Bibl. Santi Fontana di Verona; un supple­
mento a questa nomenclatura, nella fine della seconda parte del
terzo tom o, fa menzione di altri 3 codici della Rhedigeriana di Bre
slavia, e di 2 della Bibl. di Brera a M ilano.

* Notizie e pareri diversi

intorno a forse

duecento Codici della Div. Commedia di Dante.
Questa nomenclatura pubblicala nel t. IV dell' ediz. di Lon­
dra, 1842, fac. 49-83, è soltanto una letterale riproduzione di

�4

NOTIZIE BIBLIOGRAFICHE

quella dell’ ediz. di Udine, se non che va preceduta da breve enu­
merazione di alcuni Codici famosi della Div. C o m ., le cui va­
rianti furono pubblicale nell’ ediz. di Padova 1822, e seguila da
una nota sui Codici d’ Oxford, non molto bibliografica.
Queste tre sono le sole Notizie che concernono collettivamente
a varii Codici della Div. Com .; rispetto a quelle che risguardano
o i Codici di una Biblioteca, o un sol Codice, ne farò menzione
descrivendo i detti Codici.
Co d ic i F i o r e n t in i.

*

De’ Codici Fiorentin i, del Canonico Gian

In V e ro n a , per l i E r e d i
C aratto ni, 1 7 90 , in 4 di VIII—1 83 fac.
Giacopo Dionisi.

L ’ opera , dedicala dall’ autore alla Società Colombaria , forma
il n.° l ' de’ suoi Aneddoti. Avendo Marco L astri, nelle Novelle lei
ter. di Firenze, criticalo assai aspramente e mosso dubbj intorno
alle asserzioni del Dionisi, questi gli rispose con la scrittura inti­
tolala. Dialogo apologetico per appendice alle serie degli Aneddoti
D ionisiani, pubblicalo sotto il velo della signora Clarice Antilastri
gentildonna Veronese, impresso nel 1791, In Verona per gli Eredi
di Marco M o ro ni, in 4. piccolo di X X X I X fac. Ecco il titolo
de’capitoli di che si compone l’opera :
Del costrutto tratto d a ' Codici Fiorentini;— Della corruzione
de'Codici Fiorentini; — De’ Comentatori in generale; — Del carat­
tere de'manoscritti; — Canzone di Dante tratta dal ms. B andini; —
Del Codice di Filippo V illani; — De' vizj del ms. V illa n i;— Se’l Co­
dice detto di Filippo Villani sia di mano di lu i; — D i un terzo scrit­
tore nel Codice di S. Croce , e della vecchia consuetudine di scriver
certi vocaboli interi ; — D i una bella correzione nel Codice di S.
Croce, e de'ponti delle Malebolge; — Dell'uso fatto e da farsi del
Codice di S. Croce; — Se Dante sia stato Grecista; — Argomenti
per la greca letteratura di Dante; — dell’ Anonimo Comentatore; —
Della semplicità dell' Anonimo Comentatore ; — Saggio delle spiega­
zioni dell'Anonimo comentatore e di quelle di Jacopo della L a n a ; —
Se l' Anonimo sia Jacopo della L ana; — De' Comenti in uno ; — Di
alcune voci e maniere dell’ Anonimo non registrate nel Vocabolario
degli Accademici della Crusca; — De’ fori o pozzetti del sacro fonte
di Firenze, e dell’ uso loro ; — S i dà il Comento dell’ Anonimo dal

�CODICI FIORENTINI

5

principio a tutto il primo capitolo dell’ Inferno , come giace nel Co­
dice Laurenziano, regolata solo l interpunzione ; — Del Vocabolario
della Crusca e delle voci di nuovo significato nella Vita Nuova ; —
A ltri vocaboli di nuovo significato nella prima opericciuola di Dan­
te ; — Nuovi significati e vocaboli nell' opera detta il Convito ; — Di
altri significati e vocaboli nel Convito; — De’ vizj a Dante impu­
tati; — S i scioglie il detto di Ubaldo d’Agubbio; — Epistola di Dante.
Di questo n.° l ' d e g li Aneddoti d e l Dionisi fu dato r a g g u a g lio
D e l Giorn. de’ letter. di Pisa, L X X X I I I . 3- 12, e D e lle Novelle let
ter. d i Firenze, 1791, c o l. 259-267.
Vedi anche sui Codici Fiorentini i n.'1 722 e 723 del primo
tom o.
B i b l i o t e c h e P u b b l ic h e

I.

1

L a u r e n z ia n a .

* Codici di S. C roce , Plut. X X V I . S in . , n.°
I. L a Divina C om m edia, con varie Lezioni e
Annotazioni.
Bel Codice cartaceo in foglio grande del sec. X I V , di 212
carte, con larghi margini , di bellissima lettera in caratteri
grandi, e ottimamente conservato. È noto col nome di Codice di
Santa Croce , dal convento cui apparteneva prima (1). Più antica­
mente chiamavasi Codice V illan i, perchè si crede scritto da lu i, o
Codice di frate Tedaldo, dal nome dell’ antico possessore. Si tro­
vano ad ogni Canto titoli e sottoscrizioni in inchiostro rosso e pic­
cole iniziali colorite; altre più grandi stanno al principio di cia­
scuna Cantica. I prim i 9 Canti dell’ Inferno hanno sui margini gli
argomenti. Questo Codice manca di titolo preliminare; e si legge
nella fine dell’ Inferno:
Explicit canto x x x iiij et ultio ifern Nonbn p toto libertas uendi
tur auro.
Del Purgatorio :
Explic purg. canto x x x iij et ultimo della seconda cantica di
dante.

( 1)
stava nel Banco XXIII di questa Biblioteca che fu riunita alla Lau
renziana ai 16 di ottobre 1766.

�6

BIBLIOTECHE FIORENTINE

Del Paradiso :
Explicit canto x x x iij paradisi et u ltio di tutta la comedia di date.
Nonbn p loto libertas venditur auro.
A destra di questa sottoscrizione leggesi in margine di scrit­
tura più piccola, che io credo nondimeno del copista:
Completa in feste sce anne inquo dux athenaru gualterius tyran
ciuitatis florentie pulsus 1343. (1)
Sul recto della car. 199 sono le due annotazioni seguenti ,
scritte da Tedaldo della Casa , antico possessore del Codice:
Q ui e compiuta la terza et ultima cantica della comedia di dante
Alighieri di firenze polarissimo poeta. I l quale inori Arauèna lano
della incarnatone di xpo mille cccxxj il di della sca croce di maggio
nella detta opera merito a se e anoi fece utile dimostrando i suo libro
come debe uiuere ogni buono xptano.
Questo libro fu scpto p mano di mess. Phylippo villani il quale
ifirenze in pubbliche scuole molti anni gloriosamente con expositioni
lrali allegorice anagice et morali lesse il predetto et sue expositionj
amolti sono dicale.
Sotto sta una terza annotazione, ma di mano diversa, che il
Mehus crede di Sebastiano de Bucellis, di cui abbiamo fatto men­
zione poco sopra in nota.
Fu eldetlo mess. philippo villanj. Cancelliere del comue di perugia
più et più anj. Sicome appare inmolle sue epistole scritte adiuésc psone.
Altre due annotazioni della medesima mano si riscontrano,
una sul verso di una carta membranacea sul principio del Codice ,
l' altra sopra un frammento di membrana proveniente dall'antica
coperta del Codice , che fu incollata sopra una carta bianca nella
line. La prima dice:
Iste Liber vocal9 Dantes de aldigheriis de flore est Armarij flore
tinj 9uet9 ordis mior9
Dantes poeta florentinus n.° 685.
La seconda :
Questo Dante fu aduso difrate tedaldo della chasa. et u iuedo las­
segno allarm ario del 9u'eto di scà + difirence dellordi e di sco frace
scho appetuo vso. Scritto pmano di mess. philippo villanj niglianj
dixpo 1343. (2).

(1) La data del 1343 è di mano di Sebast. de Bucellis, bibliotecario
di S. Croce intorno alla metà del sec. XV.
(2) Prima della data 1343 l’annotatore aveva scrino il numero 14 che
poi cancellò.

�LAURENZI ANA

7

Le car. 200-202 contengono i capitoli del figliuolo di Dante e
di Bosone da Gobbio intitolati:
Caplo di mss. piero di date sop tutta la comedia di date.
Caplo di mess. busone dagobbio sop date.
E le car. 205-212 contengono il Raccoglimento in terza rima
della Div. Com. del Boccaccio, di che parlai alla fac. 220 del pri­
mo tomo.
Trovansi in questo Codice alcune postille m a rg in a li, ed anco
varianti marginali e interlineari assai numerose (1); moltissime
parole vennero cancellate nel testo, cui altre furono sostituite,
tanto che alcune volle i primieri lineamenti delle parole e dei
versi non appariscono. Queste postille e varianti sono di altra
mano da quella del copista, e il Mehus ( Vita del Travers., fac.
154, 179 e 308) le creile di Coluccio S a lu tati. Ne’ suoi Estratti
mss., VI. 173-176, mostra di non crederle autografe; io per me
non le credo di Coluccio, sul fondamento di una di quelle postille
scritta ue’ margini del Canto X V I I I dell’ inferno, che dice: scò
mess. culuccio qsto punto si chiama ammiratiuo.
Il Dionisi che trattò a lungo di questo Codice nel n.° l ' degli
Aneddoti, fac. 43-65, (2) non lo crede scritto da Filippo V illa n i,
e giudica che l’annotazione, da cui gli viene attribuito , sia poste­
riore di cent’ anni almeno alla scrittura del Codice. Questa stessa
opinione fu prodotta dal Montani nell’ Antologia di Firenze. X L V .
16. Io starò contento ad osservare parermi poco probabile che F i­
lippo V illa n i, il quale spiegava Dante a Firenze dal 1401 al 1404
( Vedi il primo tomo, fac. 574 ), abbia fatto una copia del Poema
di Dante nel 1343, e col Dionisi aggiungerò che la scrittura di
questo Codice non concorda con quella del Codice della tradu­
zione delle Vite di Plutarco scritta dal V illa n i.
Checché sia , questo Codice è molto prezioso, e non posso far
a meno di maravigliarmi che il solo D ionisi, fra tutti gli edi­
tori della Div. Commedia, ne abbia tratta qualche variante. Ecco
il giudizio ch’ egli ne reca nel sopraccitato Aneddoto V :
Or
a fra tutte le copie del Divino Poema per vecchiezza pregevoli e

( 1) Intorno al pregio di queste varianti vedi l' Aneddoto V del Dionisi
fac. 10-13, 25, e 43-46.
(2 ) Vedi i capitoli intitolati: Del Codice di Filippo V illani;— De’ Vizj
del ms. V illani; Se’l Codice detto di Filippo Villani sia di mano di
lui; — Di un terzo scrittore nel Codice di S. Croce; — dell’ uso fatto c
da farsi del Codice di S. Croce.
II

2

�8

CODICI FIORENTINI

« venerande, la più antica (1) e la più tenace della lingua Dante
sca è quella, che di mano dicesi di Filippo V illani. In quella
i nomi appellativi e i proprii, sì nostrali che forestieri, sono
più fedelmente che nelle altre descritti. »
Bandini, V. 467-70 ; — Mehus, Vita del Travers., fac. 128 , 154 e
179; Ragionamento di Messer Lapo da Castiglionchio, 1753, fac. XXXIX;
Cat. ms. S. Crucis, fac. 33-34 ; — Zaccaria, Excursus litter., II. 109;—.
Marini, Osserv. sopra i s ig illi, III. 73-75 ; — Novelle letter. di Firenze,
1790 , 259-267 ; — Pelli, foc. 6 0 , nota 8 ;— Foscolo, Discorso sul testo
della Div. Com., 1. 19-20; — Ediz. di Padova, 1822, II. 691-694; — Pre­
fazione dell’ ediz. di Firenze 1837.

2

* Codici G a d d ia n i , Plut.
C X X V . L a Div. Commedia.

XC

S u p ., n.°

Codice membranaceo in foglio grande del sec. X IV , di 74 car.
a 2 colonne, di bellissima lettera e ottimamente conservato, che
stava nell’ antica Biblioteca Gaddi col n ° 27. È mancante nel
principio di ciascuna Cantica , probabilmente per la sottrazione di
carie che contenevano miniature. L’ Inferno incomincia con parte
del Canto X I I , il Purgatorio col Canto I I , e il Paradiso con
gli ultim i quattro versi del Canto I. Inoltre nella terza Cantica
manca di parte del Canto X I e di parte del Canto X X I I titoli e
gli argomenti de’ Canti sono in inchiostro rosso, e ciascheduno in ­
comincia con una iniziale fregiata a colori. Si legge in principio
del Codice :
lnchominciasi qui lacommedia di dante Allagieri difirence .
E nella fine :
Explicit liber Commedie dantis Allagherij de florentia. peu edit
us sub anno dominice I ncarnationis Millesimo Trecentesimo. de
Mense M artij . Sole in ariete. Luna x iiija in libra.
Q ui decessit in Ciuitate Rauène in Anno dnice Incarnai. m°ccc°xxj.
die sante crucis de mense septèbr aia cui’ requiescat in pace. Amen:
Franciscus S. nardi me scripsit in florentia. Anno dni Mcccxlvij,
Ind. j* (2).
In principio di questo Codice si aggiunsero i frammenti di u n
altro del sec. X I V , che contengono i Canti I , I I , I I I , I X , X X I
e X X I X dell’ inferno.
Bandini, V. 399-400; — Catal. ms. dell’ eredità G addi;— Mehus, Vita
del Travers., fac. 178-179; Estratti mss., VIII. 103.
(1) Oggi se no conoscono molte altre copie più antiche.
(2) Il Mehus dice per isbaglio 1346.

�LAUBENZIAHA

s

9

* Plut. X L , n.° X X I I . L a Divina Com m e­
dia, con Annotazioni latine.
Codice cartaceo in foglio piccolo bislungo, in forma di libro
di ricordi, del sec. X IV , composto di 115 car. scritte in carattere
tondo mezzogotico. E di bella lettera e in buona conservazione,
eccetto le prime car. che sono intignate e racconciate. Ha grandi
iniziali fregiate a colori a ciascuna Cantica, i titoli in inchiostro
rosso, ed altre iniziali più piccole fregiate a colori ad ogni Canto;
finalmente il primo verso di ogni terzetto incomincia con una ma­
j uscola colorita. Stanno in margine argomenti di altra mano e po­
steriore, che sono in italiano nell’ inferno, e in latino nelle altre
duo Cantiche. Si legge in principio del Codice :
Incipit liber dantis siue infernus compositus per dantem allegherij
de florentia.
E nella fine:
Explicit tertia cantica dantis Allegherij de florentia i qua tra
ctatus e de paradiso. deo gras A m am am.
Ind i sul margine di mano diversa:
Coplet. fuil id op9 d. A. d. Mcclv (sic a vece del 1355) die vlt.
febr. itra sax.
Il Mehus ( Estratti, X I. 184) dico cioè Saxaferati, e aggiunge
e forse da Busone da Gubbio.
Sotto a queste due sottoscrizioni sta l’ epitaffio Ju ra monar
chioe. . . . accompagnato dalla nota seguente: H y vsus sunt scripti
rauene i tumulo dàtis ì introitu eclie beati francisci asinistra pie
parue porte ipius ecliè p eius epitaphio.
Si trovano in questo Codice, ma soltanto fino a tulio il Canto
X X I dell'inferno, e ne’prim i due del Purgatorio, annotazioni mar­
ginali latine che hanno, parm i, qualche somiglianza con quelle
del Codice Plut. X , n.° I I , se non che sono più brevi. Altre anno­
tazioni brevissime della stessa mano che scrisse gli Argomenti sono
passim + nel rimanente del Codice che ha pure, particolarmente
nella Cantica del Paradiso, varianti marginali scritte in minutis­
simo carattere.
Bandini, V. 31 ; — Montfaucon, fac. 320 ; — Mehus, Vita del Travers.,
fac. 184, ed Estratti mss.,XI. 184.

4

* Plut. X L , n.° II. L a Div. C o m . , con A n ­
notazioni latine nelle due prime Cantiche , e
col Comento dell’ Ottimo nel Paradiso.

�10

CODICI FIORENTINI

Bel Codice membranaceo in foglio scritto nel 1370, di bella
lettera e ben conservato, composto di 184 car. in carattere mezzo
gotico. Ciascuna Cantica ha una grande iniziale fregiata a colori,
e pare che in quella dell’ Inferno siasi voluto figurare Dante con in
mano il suo Poema aperto. Altre iniziali più piccole si trovano al
principio di ogni Canto, il cui titolo è in inchiostro rosso. Vi sono
anche gli argomenti in inchiostro rosso, ma soltanto dal Canto I I I
al Canto X X della prima Cantica. La prima carta del Codice è at­
torniata da fregi a colori, e a piè delle tre carte seguenti stanno
dieci figuro a acquarello assai ben fatte. (1) Il Poema incomincia
senza titolo veruno , e nella fine della prima Cantica si legge:
Explicit pma cantica pfundissime et altissime Comedie dantis ex
cellentissimi poete Glie latinorum In qua tractat de peccribuz et peccìs
et in qua sm ratione huana penas peccatis aptauit.
Il Codice finisce con due sottoscrizioni; la prima posta imme­
diatamente sotto all’ ultimo verso del Poema dice:
Andree Justi de Vulteris que scripsi et compleui t Ciuitate Ca­
stelli Ano dni M ccc° lxx° . Inditione x .a
La seconda posta del pari sull’ ultima carta in margine sotto
all’ ultima chiosa del Comento ha:
Scripte et coplele p me Andream Justi de Vult, in Ciuitate Ca
telli. Ano dni m° ccc° lxx.° Ind. V I I I die vj. Nouembr. (2).
Questo Codice è accompagnato da chiose e varianti (3) interli­
neari, di carattere molto più piccolo, m a , secondo me, di mano
del copista, se non che non hanno relazione colle annotazioni
marginali.
Le annotazioni marginali latine unite alle prime due Cantiche
del Codice, e assai rare nel Purgatorio, sono attribuite a Jacopo
di Dante dalla sottoscrizione del Codice Plut. X L I I , n.° XV della
stessa Biblioteca; ma ho risconti, lo che nella massima parte erano
estratte dal Comento latino di Benvenuto da Imola. Rispetto al Co
inento marginale italiano unito al Paradiso, è quello dell’ Ottimo t
e ne trattai alla fac. 630 del primo tomo della mia opera.
Bandini. V. 19-20;— Mehus, Vita del Travers., fac. 185 e 218; Estratti

mss:, X. 182.

( 1) Altre figure disegnate semplicemente a penna, e relative al sistema
del Poema, sono sopra una carta bianca in fronte del Codice.
(2) Il Montfaucon, Bibl. ms., fac. 319, attribuisce per isbaglio a que
sto Codice la data del 1352.
(3) Fra queste varianti è la celebre Sugger dette.

�LAURENZI AMA

j 1

* Codici S tro z z ia n i , n.° C L X I X . Il Para­

5

diso, col Comento italiano detto l' Ottimo.
Codice cartaceo in 4. del sec. X IV , di 114 carte, di bella let­
tera e assai ben conservato; il comento cbe attornia il testo è in
carattere più minuto. Si legge sopra una caria bianca in princi­
pio: Del Senre Carlo di Tommaso S trozzi, 1670, n.° 236. Il Co­
dice comincia con due prologhi, e in fronte del primo si legge :
Alnome didio ami et della uergine madre madona santa maria e
di tutti esuoi benedettj santj anj dni Mccclxxxxiij die x mes No
uembr. qui cornicia la disposinone del primo libro di dante aleghierj
di firenze il quale tracia di quelli chesono . . . .
Il Comento unito a questo Codice è l' Ottimo, e finisce con una
sottoscrizione in data del 1395, che ho recata alla fac. 631 del pri­
mo tomo. II Codice termina coi Capitoli senza litoli del figliuolo
di Dante e di Bosone da Gobbio, e sull’ ultima caria si legge :
Questo libro e di me Piero di ser lorenzo paoli ede stalo sempre
nostro e oggi questo di x ij di dottobre 1491 lo do et dono a Maestro
Giouan Gualberto di ser paolo paoli dottore in medichina.
Bandini, VII. 563-565 ; — Dionisi, be’ Cod Fior., fac. H2.

6

* Codici

G a d d ia n i , Plut. X C

S u p ., n.°

C X X X I I I . L a Div. Commedia.
Grazioso Codice membranaceo in 8. piccolo, della line del sec.
X I V , di carie 191, di bella lettera e ben conservato. Ha grandi
iniziali fregiate alle Cantiche, allre a colori, titoli e argomenti
in inchiostro rosso sono ad ogni Canto, ma cessano al Canto X X I 11
del Paradiso. In fronte del Coilice si legge :
Comincia la cómedia dellalto poeta dante alleghieri di firence
nella qual tracia delle pene de uitij et premiJj delle uirtù.
Il Poema finisce nella car. 181, perchè le car. 182- 188 con­
tengono un Compendio anonimo della Div. Com., di che parlai alla
fac. 230 del primo tomo, e le car. 188 verso191 il Capitolo senza
titolo del figliuolo di Dante. Si legge sulla car. 191 :
E x p licit. Mccclxxxxvj Ind' qnta die mercùij pma quadragesima
septi martij fuit cbpletu hoc pm e........... deo gras. A m.
In questo Codice si trovano varianti marginali e interlineari
di altra mano.
Baudini, V. 404; — Cat. ms. dell'Eredità Gaddi.

l '

* Codice Tempiano M aggiore. L a Div. Com­

media.

�12

CODICI FIORENTINI

Bellissimo Codice membranaceo in fogl. grande, della fine del
sec. X I V , che è di quelli legati alla Laurenziana dal marchese
Tempi di Firenze, scritto a 2 colonne in bel carattere tondo mez­
zo gotico , e ottimamente conservato. È composto di 89 car. La
prima carta di ciascuna Cantica ha intorno intorno un ricco
fregio a oro e colori. In fronte di quella dell’ inferno e del P ur­
gatorio sono 4 piccole e bellissime miniature che rappresentano
soggetti cavati dal primo Canto di ciascheduna di loro (1). Ma in
fronte della prima carta del Paradiso avvene una sola grande che
figura la corte celeste. Inoltre sopra ciascuna di queste carte tro­
vasi una grande iniziale a oro e colori; la prima rappresela ,
come dichiara una iscrizione sovrapposta in un campo azzurro,
la giustizia con le bilance in mano, quella del Purgatorio un per­
sonaggio alato che si potrebbe credere s. Giovanni Battista, e
quella del Paradiso la santa Vergine. Farò anche avvertire, 1.° che
nella prima caria sotto alla quarta miniatura è un’ altra iscrizione
colla parola H IR IC V S seguila da una h majuscola, la cui parlo
superiore termina in forma di croce; 2.° che a piè della detta carta
il miniatore pose a guisa di stemma sopra il sole raggiante una li
simile, a cui è sovrapposto un uccello col capo ornato di Ire creste
dorate. Le lettere iniziali di ogni Canto sono a colori e fregiale di
rabeschi rossi e azzurri, i titoli in inchiostro rosso, e v’ hanno
brevi argomenti parimente in inchiostro rosso, ina giungono solo
al Canto V II dell’ inferno. In fronte del primo si legge:
Incipit primus cantus comedie dantis alegherii inquo phemiçat
ad totum opus.
E nella fine del Purgatorio in carattere rosso :
Explicit cantus purgatorii 1398.
E nella fine del Paradiso in carattere nero:
Explicit liber dantis 1398.
Il Becchi, ragionando nella Prefazione della sua ediz. di F i­
renze , 1837, del Codice del marchese T em pi, dice: In fine della
(1) L’ ab. Vincenzio Parigi che fece una breve descrizione de’Codici le­
gati alla Laurenziana dal marchese Luigi Tempi, nella fine della sua tra­
duzione della Lettera pastorale sopra l'educaz, cristiana del cardinale di
Bonald (Firenze, 1844, in 8., fac. 67-70 ) , da lui dedicata al predetto mar­
chese, parla delle miniature di questo Codice nel modo seguente.
Vedonsi
in fronte di ciascuna cantica delle miniature analoghe, per quel tempo
* bene ideate, e meglio eseguite, divise da vago bipartito meandro, che
dagli esperti credonsi della scuola di uno dei successori di Giotto, cioè
di Pietro Cavallini. »

�LAURENZIANA

13

terza cantica qualche bibliofilo lesse la data del 1328, e perciò non è
a maravigliare , se fu tanto parlato di questo codice. I savi peraltro
non prestaron fede a quella data, e ne avean ben donde. Il bibliofilo,
di cui si discorre , avea letto male , perchè nella fine sì del Para­
diso come del Purgatorio leggesi 1398 ; ma essendo il 9 nella fine
del Paradiso fa tto male, si poteva con tutto rigore pigliare per un
2. Del rimanente non si può in alcun modo equivocare sopra
di questo, perchè le due sottoscrizioni sono di mano del copista.
Se il Codice del marchese Tempi non è tanto antico quanto
erasi credulo, nessuno vorrà metterne in dubbio la bellezza, e
pochi ne ho veduti che per questo rispetto gli si possano parago­
nare. Aggiungerò che ha un’ assai bella legatura antica con chiodi
sulla parte piana. Quanto alla lezione, è generalmente buona,
secondo il Becchi che confessa averne tratto grande vantaggio. Le
principali varianti di questo Codice furono fatte notare prima di
lui dal Montani nella Lettera ottava intorno ai Codici del March.
Luigi Tempi, pubblicata nell’ A ntologia di Firenze , n.° 134, fac.
44-58, e n.° 135, fac. 1—18. Per distinguere questo Codice dal se­
guente lo chiamò il Maggiore. Io ne chiuderò la descrizione ac­
cennando che nelle due car. bianche al principio del Codice, e
nelle altre due della fine, sono varj componimenti in prosa e in
verso, i quali non concernono punto a Dante, salvo l' epitaffio
Ju ra monarchioe. . . . posto sul recto della seconda carta nel prin­
cipio del Codice.

g

* Codice Tempiano M inore. L a Divina C om­
media , con Annotazioni.
Codice cartaceo in fogl. piccolo di 230 car. scritte a lunghe li­
nee (1), con titoli e argomenti in inchiostro rosso. Nella Biblio­
teca del marchese Tempi aveva il n.° 66. La prima carta di cia­
scuna Cantica ha una grande iniziale fregiala a colori; altre più
piccole sono in principio di ogni Canto.
Sopra una carta bianca in fronte del Codice si legge il se­
guente titolo di scrittura moderna: Copendio di Dante ovvero Dante
con delle Glose pare carattere del 1300. Questa opinione fu tenuta
anche dal Montani che scrive: di data sicuramente più antica deb
b' essere il Tem p iano minore. Dopo avere accuratamente esaminata
(1) Il Montani parlando di questo Codice nell'articolo surriferito dell'^n
tologia (n.o 134, fac. 45 ) , lo dice per Sbaglio scritto a 2 colonne e di 120
carte.

�I l

CODICI FIORENTINI

la scrittu ra del Codice, io non sono di questo parer e , e credo che
non si possa spingerne la data più in là degli ultimi anni del sec.
X IV . Le prime 4 car. del Codice racchiudono un Compendio in
verso della Div. Com. , che ha il titolo seguente:
Brieue raccoglimelo dicio che inse sur fida Irnele coltene lalectera
della prima parte della cantica ouer comedia di dante Alleghieri di fi.
renze chiamala iferno. Un raccoglimento simile è in principio delle
altre due Cantiche, e sono quelli di Giovanni Boccaccio, di che
parlai a fac. 216-220 del tomo prim o.
In fronte del Poema si legge:
Comincia la prima parte della cantica onero comedia chiamata
inferno del chiarissimo poeta dante allighieri di prence . . . .
E nella fine :
Qui finisce la terza et ultima parte della Cantica overo Comedia
di dante alleghier i chiamata paradiso.
Sollo a questa sottoscrizione il copista scrisse i 4 versi se­
guenti :
Finis adest longi dantis cum lande laboris
Gloria sit nummo regi matrigne precamur
Q uos oro celsas prestent conscendere sedes
Dum superna Deus veniet morieniibus egris.
Questo Codice è di assai bella lettera e ben conservato. Stando
al M ontani, che ne fece parimente notare le varianti principali nei
n.' suddetti dell' Antologia, non è mollo corretto, ma spesso di lezione
buona. Per distinguerlo dall’ antecedente lo disse il minore. Appa­
risce da due annotazioni di inani diverse da quella del copista, che
appartenne a Lorenzo di Giovanni di ladeo beni di firençe di quar­
tiere di Santo Giovani et del popolo di san lorenzo, il quale lo ebbe
nel 143. . . . da Giovanni Folchi.
A questo Codice sono unite annotazioni marginali di altra
mano e posteriore, ma del sec. X V , che non vanno oltre al Canto
X V I (1) dell’ Inferno inclusivamente. Nel rimanente del Codice
trovansi alcune rare note istoriche scritte da una terza mano.
Sopra 2 carte membranacee nel principio del Codice sono varj
componimenti che non risguardano D ante, eccetto la seguente
nota di mano dell’ annotatore del Codice, che sta sul recto della
seconda :
Mcccxxi . Adi. V. di settembre passo di questa vita dante A ld i
ghierj poeta fiorentino emori A Ravenna ella essopellito a fratj M inori
(1) Il Montani dice per isbaglio fino al Canto XIII soltanto.

�LAL’RENZIANA

J5

chonversi incritti innella sepoltura molto onorevoli idio gliabia avuta
lanima sua.
Sotto è di mano diversa l’ epitaffio Ju ra M onarchia..............
Pelli, fac. 173, nota 53.

* Plut. X L , n.° X X X V I . L a Div. Comme­
dia , con Annotazioni italiane.
Codice membranaceo in fogl. grande, di 238 c ar., che m ’ è
sembrato della prima metà del sec. X IV . È scritto in carattere
grande tondo, mezzo gotico e ben conservato, dalla prima caria
in fuori il cui inchiostro fu cancellalo dal tempo. La prima carta
va fregiata di una grande iniziale a oro e colori; altre semplice­
mente a colori sono ad ogni Canto. Vi si riscontrano pure argo­
menti in inchiostro rosso , ma solo nel Purgatorio ed in alcuni
Canti del Paradiso. Secondo il Bandini in questo testo di Dante sono
siate dal copista saltate in diversi luoghi molte terzine.
Sono ne’ primi 16 Canti dell’ inferno Annotazioni marginali
che mi parvero della stessa mano; esse appartengono al Comento
attribuito a Jacopo della Lana. Vedi la fac. 601 del primo tomo.
Il Codice finisce col Credo di Dante.
Bandini, V. 38-39 ; — Montfaucon, fac. 320, che lo indica col n .° XI.

Plut. X L . n.° VI. L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in 4. grande del sec. X I V , di 220 carte, di
bella lettera in grazioso carattere tondo, e ben conservato fuor
che qualche carta racconciata. Ogni Cantica incomincia con una
grande iniziale in inchiostro rosso , e nel principio di ogni Canto
sono altre più piccole, e lunghi titoli e argomenti in inchiostro
rosso. In fronte del primo si legge :
Incomincia la profunda et . . . . comedia di dante excellente poeta
laquale t tre àttiche e diuisa . . . .
E nella fino del Codice ;
Q ui finisce la terza et vltima cantica di dante allighieri dì firenze
chiamata paradiso. Deo gratias amen.
Bandini, V. 2122; — Montfaucon, Bibl. ms , fac. 319.

* Plut. X L . n.° VII. L a Divina Commedia ,
con Annotazioni italiane di Anonimo.
Codice cartaceo in 4. grande del sec. X I V di 240 carte, di
bella lettera in carattere tondo grande mezzo gotico, e ben con­
servato, eccetto più carte racconciale in princìpio e in fine. Ogni

�16

CODICI FIORENTINI

I

Canto incomincia con un titolo e un argomento in inchiostro
rosso, e con una grande iniziale fregiata a colori. Quella del
Canto I dell’ inferno è m iniata, e figura nell’ interno Dante se­
duto che tiene in mano il suo Poema aperto. Inoltre ogni verso
principia con una piccola iniziale rozzamente colorala . Il Co­
dice è fregiato da gran numero di figure a acquarello, la mas­
sima parte colorate e poste a piè di pagina. Sono di fattura assai
com une, ma curiose e talvolta bizzarre. Ne ho trovate 70 nella
Cantica dell’ inferno; nelle altre due Cantiche avvene una per
Canto colorata, ma sono di altra maniera e di pregio minore.
Inoltre riscontransi sulle carte dell’ ultim a Cantica alcuni abbozzi
di figure semplicemente delineate a inchiostro o a m atita. Farò
anche notare che sul verso interno della coperta fu incollata una
gran figura astronomica della sfera celeste, e sul verso di una
carta membranacea nel principio del Codice è una miniatura
grande quanto la pagina che rappresenta un mostro a la lo , sulla
cui testa sla Chirone in atto di scagliare una saetta. I l titolo del
Codice dice:
Incomincia il primo Canto della prima Cantica della Comedia di
Dante Alleghierj da firenze la quale e decta Inferno.
E la sottoscrizione tinaie :
Explicit liber tertius et Ultimus Dantis Alleghierj de florentia.
Deo gras. Amen.
Questo Codice è accompagnalo da note marginali italiane, a
cui rimandano i numeri posti nel Poema. Sono tratte da’ varj Comenti
, e segnatamente d a ll'O t tim o. Queste annotazioni di mano
diversa e posteriore mancano in varj Canti del Purgatorio, massi­
me ne Canti V II a X I, X IV a X V II, X I X , X X I , X X I I , e X X V I.
Bandini, V. 22 ; — Montfaucon, Bibli. ms., fac. 320. Esso indica per
isbaglio come membranaceo questo Codice.

*

Plut. X L . n.° IX . L a Divina Commedia ,

con Annotazioni italiane.
Codice cartaceo in 4. del sec. X I V , a 2 col. , composto di 110
carte, senza titolo preliminare, ben conservato, ma di lettera me­
diocre. La carta contenente il Canto X V I del Purgatorio venne ri­
fatta da mano diversa. Vi si riscontrano brevi argomenti che ces­
sano al Canto I X del Purgatorio. Soltanto si legge in fine:
Explicit liber paradisy dio grazias. Amen.
Ne’ primi 33 Canti dell’ inferno sono Annotazioni italiane p o ­
ste sui margini superiori e inferiori. Il Poema finisce nella carta

�I.Al'RENZIA.NA

n

100, e le car. 101-110 contengono i Capitoli senza titolo di Bosone
da Gubbio e d i Jacopo di Dante, e il Credo d i Dante, parimente
senza titolo.
Bandini, V. 23; — Montfaucon, fac. 320;— Mehus, Estratti mss., XI. 183.

13

* Plut. X L . n.° X. L a Divina Commedia,
Codice cartaceo in fogl. grande del sec. X I V , composto di 103
car., di bella lettera a 2 colonne, e ben conservato, salvo le primo
due carte che sono macchiate e racconciate. Trovansi in izia li, ti­
toli e argomenti in inchiostro rosso ad ogni Canto. Si legge in
fronte del Codice:
Inchomincia lachomedia di dante allighierj di firence nella quale
traila . . . .
Il Poema termina nella car. 77 con la seguente sottoscri­
zione :
Qui finisse lachomedia di dante alleghieri di fiorenza : lode e gra­
zia nabbi iddio.
Il rimanente del Codice racchiude i componimenti che se­
guono :
Car. 78. Questo capitolo fede mess. busone daghobbio il quale
parla sopratutta lacommedia di dante allighieri.
Car. 79. Proemio diachopo figliuolo didante Alighieri sopa la
commedia.
Car. 8 0 1 0 3 . Chiose di Achopo figliuolo di dante Allighier sopa
allachommedia.
Bandini, V. 23-24 ;— Montfaucon, fac. 320 ; esso per isbaglio lo indica
col n.° XV ; — Mehus , Vita del Travers., fac. CLXXX , ed Estratti mss.,
XI. 183.

14

* Plut. X L . n.° X I. L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. grande del sec. X I V , di 68 car.
a 2 col. in carattere tondo mezzogotico, di bellissima lettera e ben
conservato, eccetto qualche carta nel principio, il cui inchiostro
d i v e n n e sbiadito. Ogni Canto ha titoli, argomenti in inchiostro
rosso e iniziali fregiate a colori ; inoltre la prima carta di ciascuna
Cantica va ornata di una grande iniziale miniata e di un fregio a
oro e colori, ina questi ornamenti furono guastati dal tempo. Si
legge in fronte del Codice :
Incomincia la comedia didante allaghieri difìorence. Nelaquale
tratta dele pene et punimenti deuitij . . . .
E in fine :

�18

CODICI FIORENTINI

Explicit liber comedie Dantis alagherii de florentia per eum edi
tus sub anno dominice incarnationis millesjmo trecitesimo de mense
m artii: Sole in ariete: Luna nona i libra.
Q u i decessit in ciuitate rauenne in anno dominice incarnationis
m ill’ o trecitesimo uigesimo primo die sane crucis de mense seplembr
anim a eius in pace requiescat ammen.

Car. 67. Questo capl'o fece mess. busone da gobbio il quale parla
sopra tutta lacomedia di dante alleghieri difirençe.
Car. 67 verso. Caplò facto p Iacopo didàte alleghieì il qual parla
sopra tutta lacomedia.
Bandini, V. 2 4 2 5 ;— Montfaucon, fac. 320 ; esso per isbaglio lo in­
dica col 0 .“ XXXVI; — Mehus, Estratti IMS., XI. 1H3

* Plut. X L . n.° XII. L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in foglio del sec. X I V , di 86 car. a 2 co­
lonne, in carattere tondo mezzo gotico, di bellissima lettera e io
buona conservazione. Vi sono titoli e argomenti in inchiostro
rosso e iniziali fregialo a colori ad ogni Canto; inoltre ciascuna
Cantica incomincia con una iniziale grande m iniata, e queste m e­
diocremente conservate . Veggonsi nel Codice alcune annotazioni
marginali di mano più moderna, ma in generale cancellate d a l
tempo. Il titolo del Codice ha:
Incipit Conmedia dantis alleghieri deflor.a
Apparisce da un’ annotazione in fine del Purgatorio che questo
Codice fu di Mariocti s. Johïs bencinj.
Bandini, V. 25; — Montfa ucon, fac. 320; egli dice cartaceo, errando
questo Codice.

* Plut. X L . n.° XIII. L a Divina Commedia,
Codice membranaceo in fogl. del sec. X I V , di 72 car. a 2 co­
lonne, in carattere tondo mezzo gotico, di bellissima lettera e o t­
timamente conservato, so non fosse un poco intignato nelle
ltime carte. I titoli de’ Canti sono in inchiostro rosso, e ognuno d i
u
loro comincia con una iniziale fregiata a colori. La prima carta d i
ciascuna Cantica ha un ricco fregio a oro e colori e una grande in i
ziale miniata; quella dell’ Inferno figura Danto seduto che scriv e
il suo Poema. A piè della prima carta stavano degli stemmi ch e
furono cancellati. Si legge in fronte del Codice:
Incipit primus cantus prime cantice comedie preclari poete dantis
alagherij fiorentini; continentis numero cantus x x x iiij
E in fine:

�LAURE5ZIANA

19

Explicit tertia cantica comedie excellentissimi Dantis alagherij
fiorentini.
Bandini, V. 25 ; — Montfaucon, fac. 320.

* Plut. X L . n.° X IV . La Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. grande del sec. X I V , di 84 car.
a 2 colonne, in carattere tondo mezzo gotico, con titoli e argo­
menti in inchiostro rosso, e con iniziali fregiate a colori ad ogni
Canto. La prima carta di ciascuna Cantica ha un fregio a oro e co­
lori e una grande iniziale m iniata. Questo Codice è di bellissima
lettera e ben conservato , dalla prima ed ultima carta in fuori
molto insudiciate e cancellate. Si legge in fronte del Codice:
Incomicia lacomedia didante alleghieri difirece nellaqual tra­
cta . . . .
Bandini,

v.

26; — Montfaucon, fac. 320.

* Plut. X L . n.° X V I . L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X I V , di 89 car. a 2 co­
lonne, di bella lettera in carattere tondo mezzo gotico e ben conservato
, eccetto poche carte macchiate; le iniziali de’ Canti e i titoli
sono in inchiostro rosso. Ogni Cantica incomincia con una grande
iniziale m iniata, ma mollo guastata, e con una pittura grande
quanto la pagina di assai rozza maniera. A piè della prima che
rappresenta Dante nella selva inseguito dalle tre fiere si legge:
Dante naque afirenze nel Mcclxv. Lanno dinanzi allacreatione di
papa climenti quarto. E t vacaua lompio già X X I anno.
Sono alcune annotazioni astronomiche sul recto della guardia
nel principio, e si legge nella parte superiore del verso: Que­
sto . . . . E di me domenicho di carlo aldobrandi chy lachatta daluj
sia chontento di rimandarlo presto . . . .
Bandini, V. 2 6 ; — Montfaucon, fac. 321 ; esso lo indica per isbaglio col
n o XXXV11I.

* Plut. X L . n.° X I X . L a Divina Commedia ,
col Comento italiano dell’ Ottimo.
Bel Codice membranaceo in fogl. grande del sec. X I V , di 175
car. in carattere tondo mezzo gotico, di bellissima lettera e otti­
mamente conservato , salvo alcune carte il cui inchiostro rimase
dal tempo sbiadito. Il testo del Poema posto nel mezzo della pa­
g in a è attorniato dal Comento dell Ottimo (Vedi la fac. 622 del
tomo primo ). Grandi iniziali fregiate a oro e colori sono nel

�20

CODICI FIORENTINI

principio di ciascuna Cantica, altre solamente fregiate a colori e
p iù piccole si trovano ad ogni Canto ed a’varj capitoli del Comento.
I l Codice non ha titolo preliminare nè sottoscrizione veruna; sono
vi titoli in inchiostro rosso, ma solo ne’ prim i 7 Canti dell’ Inferno.
A piè della ultim a carta di questo prezioso Codice si riscontra
la nota seguente : D al di 28 d'Aprile a' 23 di Maggio 1789. Lello
e spogliato da me Bartolo Perazzini Arcipe di Soave. Fu più recen­
temente consultato dagli editori dell’ Ancora che per distrazione lo
dicono cartaceo.
Bandini, V. 27-30 ; — Montfaucon, fac. 320 ; — Mehus, Vita del T ra
vers., fac. CLI e CLXXX; Estratti mss., XI. 178-179.

20

* Plut. X L , n.° X X III. L a Divina Comme­
dia con Annotazioni.
Codice cartaceo in 4. di 205 c ar., del sec. X I V , secondo il
B a n d in i, ma secondo me del X V . È di lettera e di conservazione
mediocre, e parecchie carte sono di mano diversa. Nel margine
della Cantica dell’ Inferno si riscontrano poche annotazioni e ar­
gomenti. Si legge in fronte:
Capa p° dellacomedia didate arighieri detto iferno.
E in line solamente:
Explicit ttia comedia dantis.
Le car. 203-205 contengono: Questo caplo fece il figliuolo di
dante il quale pte e distingue tutto illibro.
Bandini, V. 32 ; — Montfaucon , fac. 320 ; — Mehus, Estratti mss.,
XI. 485.

21

* Plut. X L , n.° X X V . L a Div. Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X I V , di 99 car. a 2 colonne ,
senza titolo preliminare. È scritto in grazioso carattere tondo
mezzo gotico, e assai ben conservato, fuorché le prime carte che
sono macchiale e racconciate. Ha le iniziali delle Cantiche fregiate
a colori, e quelle de’ Canti a colori. Il Codice è mancante in fine
e termina nel Canto X X X I I del Paradiso col verso:
Son d’ està rosa quasi due radici.
I
prim i 32 Canti dell’ inferno, e I , X V I e X V I I I del Purgato­
rio hanno gli argomenti in verso, compreso ciascheduno in u n a
terzina.
Bandini, V. 32-33 ; — Montfaucon, fac. 320.

22

* Plut. X L , n.° X X X I I . L a Div. Commedia.

�LAURENZI AXA

21

Codice cartaceo in 4. del sec. X IV , di 93 car. a 2 col., in carat
tere tondo, di buona lettera e ben conservato . H a grandi iniziali
fregiate a colori ad ogni Cantica; altre più piccole, i titoli e ar­
gomenti in inchiostro rosso sono ad ogni Canto. In principio del
Codice si legge :
Incomincia illibro chiamato conmedia didante alleghierj tripartito
intre libri della uita futura cie dellanime passate diquesta uita e pri­
ma de dannali.
Bandini, V. 37; — Montfaucon, fac. 320.

* Plut. X L . n.° X X X V . L a Div. Commedia.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X I V , di 84 car. in ca­
rattere tondo mezzo gotico e a 2 col. ; di bella lettera e ben conservato
. La prima carta di ciascuna Cantica ha un fregio a oro e
colori e una grande iniziale m in ia ta , il cui soggetto si riferisce al
Poema ; questi ornamenti sono di assai rozza m aniera. Ogni
Canto incomincia con un titolo in inchiostro rosso e con una in i­
ziale fregiata a colori. In principio del Codice si legge:
Incomincia lacomedia didante, alighierj di firence nella quale
tra tta . . . .
La sottoscrizione è simile a quella del Cod. Plut. X L , n.° X I.
Bandini, V. 38; — Montfaucon, fac. 320.

* Codici

G a d d ia n i , Plut. X C

Sup. , n.°

C X X V I . L a Div. Commedia.
Codice cartaceo in fogl. grande, del sec. X I V , di 105 car. a 2
colonne, scritto con grandissima accuratezza e ben conservato,
salvo le prime 5 carte che furono racconciate nei margini. I titoli
e gli argomenti di ciascun Canto sono in inchiostro rosso, e
ognuno di essi comincia con una iniziale fregiata a co lo ri. La
prima carta di ciascuna Cantica ha un fregio a oro e colori e una
bella e grande iniziale m iniata, il cui soggetto si riferisce al Poe­
ma In fronte del Poema si legge :
Comincia lachomedia didante alleghierj difirenze Nel qual tratta
delepene e punimentj deuizii edemeriti epremii delleuirtu.
E in fine:
Finito illibro didante allighierj difirenze il quale morj nella citta
dirauenna ild i santacroce adi x iiij delmese di settemb. annj dominj
Mccc°xxj lacui anima requiescat inpace deograzias Amen.
Si trovano sulla parte interna della coperta parecchie anno­
tazioni che dichiarano i varj possessori di questo Codice, cioè:

�22

CODIC I F IO R E N T IN I

A n to n io C h a rd in a li nel 1573; S e r Tadeo d i G io va n n i d i L orenzo F a­
b r i d a T o s i , 1487 ; R afaelo d i G io v a n n i polaiolo in m ercato v e c h io ,

1536.
Ba n d in i, V. 400-401.

G ad d ia n i , Plut. X C S u p .,
C X X X . Il Pu rgatorio, con Annotazioni.
* Codici

n .°

Codice cartaceo in fogl. piccolo del sec. X IV , di car. 8 1 , in
c arattere tondo mezzogotico ; è scritto con m oltissim a accuratezza
e molto ben conservato , eccetto le p rim e 3 carte racconciate. In
principio si legge :
Q u i comic ia lasecoda catica de dan te a lleg h ieri cioè P u rg a to rio .

E n e l l a f in e :
E x p lic it lasconda C a n tica C ioe P u rg a ro d id a n te a lleg h ier fioren­
tin o . A m en .

Questo Codice h a gli argom enti scritti nel m a rg in e, e alcu n e
annotazioni m arginali e in te rlin ea ri ne’prim i 13 Can ti.
Ban d in i , V. 402.

* Codici G a d d ia n ì, Plut.
C X L I . L a Divina Commedia.
Codice cartaceo
lettera in carattere
nelle prim e c a r te ,
La prim a carta ha
in fine solam ente r

XC

S u p ., n.°

in fogl. del sec. X IV , di 186 car. , di b u o n a
tondo mezzo gotico, ben conservato fuor c h e
e senza titoli nè nelle Cantiche nè nei C a n ti.
una g ran d e iniziale fregiata a co lo ri, e si legge

E x p l ic i t te rtiu s liber d a n tis deo g r a tia s am en.

Si legge sopra l’ ultim a carta il nom e di T . G u id e tj.
Bandini, V. 410.

* Codici Strozziani , n.° C X L V III. L a D i ­
vina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. g rande del sec. X I V , di 126 car. a a
colonne, scritte con grandissim a accuratezza. Slava nell’a n tic a
Biblioteca S t r o z z i col n.° 325. È di m ediocre conserv azio n e, e
contiene parecchie carie racconciate, m assim e nel p rincipio; fa rò
anche notare che le p rim e 2 carte furono rifa tte da mano d iv e rsa ,
e la Cantica dell’Inferno va senza titolo prelim in are. Ciascuna C a n ­
tica h a una g rande iniziale fre g iata a colo ri; quella dell’In fern o £
m in ia ta , e rappresenta D an te : altro iniziali colorate si tro v a n o

�LAURENZIANA

23

ai Canti e dalle terzine. Ogni Canto incomincia con un breve ar­
gomento che ad alcuni manca. Il Poema comprende le car. 8-68
del Codice, ed è preceduto da una gran figura colorata e di assai
rozza maniera che rappresenta Dante inseguito dallo tre fiero ;
inoltre a piè delle pagine ne’ prim i 17 Canti dell’ Inferno sono fi­
gure semplicemente toccate in penna, nelle quali vengono ritratti
i supplizj de’ dannati (1). In fine del Paradiso sulla car. 67 si
leggo:
Finita e tutta laconmedia didante alighierj cittadino difirece.
Lo prime 7 carte del Codice contengono coi titoli di Tavola so­
pra lutto il Dante, e di Chiose sopra l'inferno il Purgatorio e il Pa­
radiso un compendio in verso della Divina Commedia in undici
capitoli. Vedi la fac. 227 del primo tomo. Questo compendio ri­
mato termina con 8 versi in lode di Tommaso R ondinelli, che sono
anche nel Codice 1158 della Riccardiana, e furono da me recati a
fac. 224 del primo tomo. La car. 68 recto racchiude il Capitolo del
figliuolo di Dante in titolato Diuisione di tutto il dante, o verso i duo
epitaffi di Danto, di 6 versi ciascuno, che incominciano. Ju ra mo­
narchioe . . . . Inclita fama . . . . . Si legge in fine del Codice di
mano più moderna :
Questo libro fu di Giovannj di L zo di biuigliano p augj e chompe
rato da franc.o dandrea canbj suo cognato insoma daltri lib r i. . . .
Bandini, VII. 546548.

28

* Codici Strozziani , n.° C X L I X .

La

Div.

Commedia.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X I V , di 106 car. a 2 co­
lonne , di bellissima lettera in carattere tondo mezzogotico, e ben
conservato, salvo alcune carte intignate in principio. Vi si riscon­
trano titoli e argomenti in inchiostro rosso (simili a quelli dell’
ediz. di Fuligno), e iniziali fregiate a colori ad ogni Canto. La
prima carta di ciascuna Cantica ha un fregio e una graziosa in i­
ziale miniata a oro e colori; esse rappresentano soggetti che si
riferiscono al Poema. A piè della prima carta è l’ arme di uno
de'suoi antichi possessori; altri sono parimente nominati sulla
detta carta, cioè Joannis B in i, Petri B ini Bernardi filii. Sopra un
brano di carta nel principio del Codice sta scritto: Del Sen.r e
( 1) Sul verso interno della coperta fu incollata un'antica stampa colo­
rata che rappresenta la pittura dantesca del Duomo di Firenze. Vedi la fac.
833 del primo tomo.
II

3

�24

CODICI FIORENTINI

Carlo di Tommaso S trozzi, 1670, n.° 232. In fronte del Codice si
legge:
Incornicia lacómedia didante allighierj di firece nellaqual tracia
delle pene . . . .
Le car. 104 e 105 del Codice contengono i Capitoli del figliuolo
di Dante e di Bosone da Gobbio intitolati :
Questo cap.° fece mess. busone dagobbio il quale parla sopra tutta
lacómedia di dante alleghieri difirence.
Questo cap.° fece Jacopo, f. di dante alleghieri ilquale parla so­
pra tutta lacómedia.
Bandini, VII. 548-549.

* Codici
Commedia.

S tro z z ia n i, n.° C L . L a Divina

Codice membranaceo in fogl. del sec. X IV , di 90 car. a 2
col., di bellissima lettera in carattere tondo mezzogotico, e ottima­
mente conservato. Questo Codice è della stessa mano dell’ antece­
dente, ma pare sia stato copiato da un Codice diverso. Ila titoli e
argomenti in inchiostro rosso sim ili; simili sono pure le pitture
della prima carta di ciascuna Cantica riguardo ai soggetti, ma di
maniera diversa e migliore. Armi diverse stanno a piè della prim a
carta; e sopra un brano di carta nel principio del Codice si legge:
Del Sen.re Carlo di Tommaso Strozzi, 1670, n.° 250.
Bandini, VII. 549-550.

* Codici

Strozziani , n.° C LI. L a Divina

Commedia.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X IV , di 92 car. a 2
col., di bellissima lettera in carattere tondo mezzo gotico e ben
conservato, salvo la prima carta. È della stessa mano de’ due an­
tecedenti , ma copialo da un Codice diverso ; contiene titoli e ar­
gomenti in inchiostro rosso, iniziali fregiate e pitture nel princì­
pio di ciascuna Cantica affatto sim ili, ma di altra maniera. Si
legge sopra un brano di carta in fronte del Codice: Del Senre
Carlo di Tommaso S trozzi, 1670, n.° 252.
Le car. 9 0 9 2 racchiudono i Capitoli del figliuolo di Dante e
di Bosone da Gobbio intitolati :
Questo copio fece messer busone dagobbio il quale parla sopra
tutta lacómedia di dante alleghieri difirence.
Questo caplo fece Jacopo figliuolo di dante alleghieri di firence i l
quale parla sopra tutta lacómedia del decto dante.

�LAURENZIANA

25

Bandini, VII. 550.

* Codici Strozziani , n.° CLII.
Commedia , con Annotazioni.

L a Divina

Codice membranaceo in fogl. del sec. X IV , di 92 car. a 2 col.,
di buona lettera, ma di conservazione mediocre. È della stessa
mano de’ tre antecedenti, e pare copia letterale del n.° C X L IX . I
titoli e gli argomenti in inchiostro rosso sono i medesimi, e cosi
le pitture della prima carta di ciascuna Cantica, ma di altra m a­
niera. Stavano a piè della prima carta armi che furono cancel­
late; si legge sopra un brano di carta nel principio del Codice :
Del Senre Carlo di Tommaso Strozzi, 1670, n.° 243.
Nella parte inferiore de’ margini lino al Canto X I del Purga­
torio si trovano pitture che si riferiscono ai soggetti discorsi in
ogni Canto , ma esse furono molto guastate dal tempo ; nelle car.
rimanenti della Cantica del Purgatorio se ne riscontrano altre so­
lamente sbozzate.
In questo Codice, e massime nella Cantica del Paradiso, sono
noterelle latine e italiane di 2 mani diverse, marginali e interli­
neari di assai brutta lettera. Inoltro di contro al Paradiso, sopra
una pagina rimasta in bianco, fu messo u n Proemio senza nome
d’ autore , che è quello del Comento di Jacopo della Lana. Le car.
9 0 9 2 contengono i Capitoli del figliuolo di Dante e di Bosone da
Gobbio intitolati :
Copio facto p. mess. busone dagobio il quale parla sopra tucta
lacomedia didante alleghierj difirence.
Questo capitolo fece Jacopo, f. didante alleghieri. il quale parla
sopra tucta lacomedia del decto dante.
Bandini, VII. 550-551.

* Codici S tro z z ia n i, n.° C L I II. L a
Commedia.

Divina

Codice membranaceo in fogl. del sec. X IV , di 90 car. a 2 col., di
buona lettera e ben conservato. È della stessa mano de’ quattro an­
tecedenti, e pare copia letterale del n.° CL. I titoli e gli argomenti
in inchiostro rosso sono sim ili, e cosi le pitture sulla prima carta
di ciascuna Cantica, ma di altra maniera. A piè della prima carta
stava un’arme che fu cancellata; e sopra un brano di carta in prin­
cipio si legge: Del Senre Carlo di Tommaso Strozzi, 1670, n.° 241.
Il Bandini reca varie annotazioni poste sopra carte in bianco,
che nella massima parte si riferiscono ai luoghi astronomici della

�26

CODICI FIORENTINI

Divina Commedia; quella sul recto di una carta bianca in fine fa
menzione della morte del Venerabili viro dono girardo de aldighe
riis rectori ecclesia S te marioe de Tondis.
Bandini, VII. 551-552.

* Codici S tro z z ia n i, n.° C L V . L a Div. C om ­
media.
Codice membranaceo in fogl. piccolo del sec. X I V , di 102 car.
a 2 c o l., di bellissima lettera in carattere tondo mezzogotico, e
ben conservato. Ha i titoli in inchiostro rosso e le iniziali de’ Canti
fregiate a colori; e la prima car. di ciascuna Cantica si adorna d i
u n fregio e di una iniziale dipinti a colori. Si legge sopra una
carta bianca in principio: Del Senre Carlo di Tommaso Strozzi ,
1670, n .° 242. In fronte del Codice sta scritto:
Incipit pma cantica datis alleglierij dequa tractatur de inferis.
Bandini, VII. 552-553.

* Codici S tro z z ia n i , n.° C L X I . L a Divina
Commedia.
Codice cartaceo in fogl. piccolo del sec. X I V , di 196 car. i t)
carattere mezzogotico, di mediocre lettera, e di assai buona con­
servazione. Ogni Canto è preceduto da un titolo e da un lungo a r­
gomento in inchiostro rosso, e da una inizialetta a colori. Sona
sui margini brevi annotazioni di mano posteriore che dichiarano
i personaggi e i soggetti del Poema. In fronte del Poema si legge ;
Incomincia laprima parte della comedia di dante alaghieri poeta
fiorentino titolata Inferno et dessa comedia il canto primo.
Il Poema termina nel redo della car. 181; le car. 181 verso
183 contengono i Capitoli del figliuolo di Dante e di Bosone
Gobbio intitolati:
Comincia lasposizione sopra illibro del dante delle tre c a n til
che di dante allaghierj fatte da mess. Piero di dante informa d a r
gomento.
Comincia lasposizione sopra illibro delle tre cantiche et comedi
Inferno Purgatoro E t Paradiso di dante aldaghierj fatte damess. buoso
dagobbio Informa dargomento.
Le car. 183 verso- 193 racchiudono il Raccoglimento della D iv.
Com. del Boccaccio, ( Vedi il tomo I , fac. 220 ) ; e la car .
194 una Canzona morale di Dante. Le car. 195-196 contengono
componimenti che non risguardano il Poema. Sopra una c a r

�LAURENZIANA

27

membranacea in fronte del Codice si leggono le due seguenti an­
notazioni, la prima delle quali è di inano più moderna:
A l nome di dio a di 15. di Gennaio 1432. Questo libro chiamato
Dante chomperai io Bernardo di Vghucione in pi sa per mezzo di N i­
chelo di Giovanni Ribaldesi.
E a di Maggio 1513. lo comperai io Schiatta Ridolfi di Giovanni
di Lucca funaiolo dissi d'essere d'un suo amico.
Una terza annotazione sopra una seconda car. bianca in prin­
cipio del Codice h a : Del senre Carlo di Tommaso Strozzi, 1670.
n.° 240.
Bandini, VII. 558-560.

* Codici S tro z z ia n i , n.° C L X I I . L a Divina
Commedia.
Codice cartaceo in fogl. piccolo del sec. X IV , di 102 car. a 2
col., di assai buona lettera in carattere tondo, ina di mediocre
conservazione: le primo 2 carte furono racconciate. Manca di
titoli e di argomenti nelle primo due Cantiche. Una car. bianca in
principio ha : Del Senre Carlo di Tommaso Strozzi, 1670, n.° 239.
In fino si legge solamente :
Explicit liber paradisi deo gras Ami. Q ui finitee il dante ame
ame.
Sotto è il nome di Alamanno dimess. Franciescho. Altre annota­
zioni sul verso di una car. membranacea in principio hanno: Piero
digiova ; — Franciescho di Luca.
Sono in questo Codice alcune varianti e note interlineari.
Bandini, VII. 560.

* Codici Strozziani , n.° C L X V . L ’ Inferno,
con Comento italiano d’ anonimo.
Codice cartaceo in fogl. grande bislungo del sec. X I V , di 35
car. a 2 col., di buona lettera in carattere tondo mezzogotico, e
ben conservato. Manca di litoli e di argomenti, e termina col
Canto X X V III. Si legge sopra una carta in principio: Del Senre
Carlo di Tommaso Strozzi, 1670, n.° 254.
Il Comento posto in fine di ciascun Canto è conforme a quello
del Codice della Laurenziana, Plut. X L , n.° V II.
Bandini, VII. 561562; — Antologia di Firenze, XL1V. 133.

S tro z z ia n i , n.° C L X V I I . L ’ In­
ferno, col Comento detto il F a lso Boccaccio.
* Codici

�28

CODICI FIORENTINI

Codice dei sec. X IV doscritto a fac. 645 del 1.° tomo.

38

* Codici Strozziani , n.° C L X V III. Il Pur­
gatorio , con Comento italiano d’ anonimo.

Codice cartaceo in fogl. del sec. X I V , di car. 131, di buona
lettera o ben conservato. Ha una grande iniziale dipinta a oro e
colori nel principio, ed altre iniziali fregiate a colori ad ogni
Cauto. Il testo è scritto in carattere più grande del Comento; so­
pra una carta bianca nel principio si legge : Del Senre Carlo d i
Tommaso Strozzi, 1670, n.° 251, e sopra un’ altra carta parimente
bianca la seguente annotazione in inchiostro rosso :
Jh s. Qvesto Libro e di Lorenzo diachopo franco di buonaivto digio
vannj diachopo di rinba charttolajo infirenze del popolo di sanpiero
maiore difirenze chompraiolo adì 20 difebraio 1532. qvando el mondo
aveva avenir meno p turcho per lomperatore et per la moria e tutti
trono glafanij chadio piaza liberarci e farci saluare lanima.
Il Codice incomincia con 4 car. di mano diversa contenenti u n
Indice de’ Canti e degli argomenti fino al Canto X I X solamente ;
degli a ltri, eccello il X X V I . , vi sono soltanto i titoli in inch io
stro rosso.
Il Comento unito a questo Codice è dell’ Ottimo ne’ Canti I a
X X I , e di Jacopo della Lana negli a ltr i. Vedi le fac. 607 e 627
del primo tomo.
Bandini, VII. 563.

39

* Codici M ediceo- P a la t in i, n.° L X X IV. Il
Paradiso, col Comento di Jacopo della L a n a
Codice in parte membranaceo e in parte cartaceo del sec
X IV , di 382 c a r ., di bellissima lettera in grande carattere tondo
mezzo gotico. È ottimamente conservato, eccello la car. 59 che
dimidiata ; e vi si riscontrano iniziali a oro e colori, titoli e argo
menti in inchiostro rosso. La car. 4, nella quale comincia il Proe
mio del Comentatore, ha un ricco fregio dipinto a oro e colori , e
una bella iniziale in cui si vede il ritratto di Gesù Cristo ; a
slava uno scudo gentilizio che fu cancellato. Inoltre vi sono 57
ig
f ure colorale grandi due terzi o la metà della pagina che rappre
sentano le varie salite di Dante dalla prima alla nona sfera.
Le prime 3 car. del Codice contengono, 1.° le Rvbriche ouero
chapitoli della tza parte della comedia didate alaghieri dafirenza che
tracia del paradiso; 2.° un Compendio in terzine della Div. C o m
che ho registrato a fac. 231 del primo tomo; 3.° il Proemiod
l
e

�I.AU11ENZ1A.NA

29

Comentatore. Il testo del Poema comincia soltanto sulla car. 10
verso col titolo seguente :
Capitolo primo della comedia di dante delluogo delparadizo i nel
quale puone che cosa eparadizo.
Parlai a fac. 208 del primo tomo del Comento unito a questo
Codice, che in generale sta sotto ad ogni terzina. Sotto alla sotto­
scrizione finale da me recata si vede una gran figura orbicolare cho
rappresenta le orbite de’ pianeti e delle stelle. Finalmente farò os­
servare che in questo Codice sono alcune noto marginali di a l­
tra mano.
Bandini, VIII. 225-226; — Zaccaria, Excursus litter., I. 215; — Dio
nisi, De’ Cod. Fior., fac. 5, e Preparaz, stor., II. 146.

* C o d ici acquistati. L ’ Inferno e il Purga­
torio di Dante.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X I V , di 32 car. a 2 co­
lonne , in carattere tondo mezzo gotico, di buona lettera ma man­
cante, e contenente soli frammenti delle prime due Cantiche. Nel
l ’ Inferno vi sono i Canti I, I I , V , X X a X X I I I , X X V I e X X V II,
e parte de’ Canti I I I , I V , V I, I X , X , X X IV , X X V , e X X V I I I .
Nel Purgatorio i Canti I a X , X V I I I , e X I X a X X V II sono in ­
teri , e i Canti X I, X I I , X I I I , X V , X V I o X X V III solo in parte.
In fronte del Codice si legge :
Comicia lacomedia di dante alleghieri nella quale tracia dele pene
et punimti deuicij . . . .
La prima car. di ciascuna Cantica ha un fregio a oro e colori,
e una grande iniziale miniata il cui soggetto si riferisce al Poema.
Inoltre ad ogni Canto sono piccole iniziali fregiate a colori, titoli
e argomenti in inchiostro rosso. Questo Codice acquistato dopo la
stampa del catalogo del Bandini è senza numero.

* Plut. X L . n.° X V II. L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in 4. della fine del sec. X IV ,d i 106 car. a 2 col.,
di buona lettera e assai ben conservato. Manca di titolo prelimina­
re, e le prime 2 car. sono state rifatte da mano diversa. Ciascuna
Cantica ha una grande iniziale fregiata a colori, ed ogni Canto titoli
in inchiostro rosso e iniziali a colori. Nella fine del Poema si legge:
Expliciat liber compiut. dantis amen.
L ’ ultima car. del Codice contieno un registro de’ primi versi
de’ Canti dell’ Inferno e del Purgatorio.
Bandini, V. 2627 ; — Montfaucon , fac. 320 ; egli lo dice per isbaglio

membranaceo. ,

�30

CODICI FIORENTINI

G a d d i ani , Plut. X C S u p ., n.°
C X X I . L ’ Inferno, col Comento di Jacopo della
Lana.
* Codici

Codice membranaceo in fogl. della fino del sec. X IV , di 100
car. a 2 col., con iniziali a colori, di lettera e conservazione me­
diocre. Dalla car. 92 in poi è di mano diversa. Questo Codice che
stava noll’ antica Biblioteca Gaddi col n.° 191, contiene soltanto la
Cantica dell’ inferno con un Comento italiano senza nome di auto­
re , che è quello attribuito a Jacopo della Lana ( Vedi il primo to­
mo a fac. 601 ) . In fronte del Poema si legge:
Incipit pmus liber comedie dantis Aldighei de florida q tractat de
ìfeno.
E in fine :
Finito la prima parte de linferno dela chomedia di dante si del te
sto come delle gliosse.
Sull’ ultima carta verso si trovano Rubriche del p° libro de datj
elgle tracta de i ferno, dopo le quali si legge:
Adi IX . di Novembre M C C C C X C IV . ........... del popolo e pre­
sono Antonio di Bernardo di Minialo e misono a sacho la chasa sua.
Bandini, V. 396-397 ; — Mehus, Vita del Travers., fac. 153 e 181 ;
Estratti mss., VIII. 108.

* Codici G a d d ia n i , Plut. X C
C X X V I I . L a Divina Commedia.

Sup . , n.°

Codice membranaceo in fogl. della fine del sec. X IV , di 86 car.
a 2 col., di bellissima lettera in carattere tondo mezzogotico, e ben
conservato, fuor che la prima carta che è sudicia e racconciala .
Stava nell’ antica Biblioteca Gaddi col n.° 343. Il Poema incom i nc
ia soltanto con parte del Canto I X dell’ inferno. I titoli e argo
menti de’ Canti sono in inchiostro rosso, e le iniziali fregiate a co,
lori. La prima car. delle ultime due Cantiche ha una bella iniziale
miniata a oro e colori il cui soggetto si riferisce al Poema ; inoltre
il primo verso di ognuna di esse è impresso con grandi majusco]u
fregiate a colori e ordinate perpendicolarmente. Il Poema ter
m ina nella car. 83; le u ltime due contengono i Capitoli del
fig liuolo di Dante e di Bosone da Gobbio intitolali:
Incipit quedaz repilogacio super tota comedia dantis aligherij
facta afilio eius.
i ncipit quedaz alia repilogacio sup. tota comedia dantis aligherij
facta a domino busone de ugubio.

�LAURENZIANA

31

Bandini, V. 401; — Catal. ms. dell'eredità Gaddi.
44

* Codici G a d d ia n i , Plut. X C
C X X V III. L a Divina Commedia.

S u p . , n.°

Codice cartaceo in 4. della fine del sec. X I V , di 284 car. in
carattere tondo mezzo gotico, di assai buona lettera e ben conser­
vato , se non che manca della prima carta, e un’ altra nel Canto
X X I X del Purgatorio è dim idiata. Ogni Canto ha titolo e argo­
mento in inchiostro rosso e una iniziale a colori; quelle in princi­
pio delle ultime due Cantiche sono grandissime e fregiate a colori.
In fine del Poema si legge soltanto :
Explicit tertius liber qui uocatur paradisus.
Si riscontrano annotazioni marginali nella Cantica dell’ Inferno
, e massime ne’prim i 9 C anti.
Bandini, V. 401.

45

* Codici G a d d ia n i , Plut. X C
C X X I X . L a Div. Commedia.

Sup . , n.°

Codice membranaceo in fogl. piccolo della fine del sec. X I V ,
o
del principio del X V , di car. 75 a 2 col. in carattere tondo,
di buona lettera e ottimamente conservato. Ha in ciascuna Can­
tica grandi iniziali fregiate a colori ; altre più piccole e cosi titoli
e argomenti in inchiostro rosso sono ad ogni Canto. In principio
del Codice si legge :
Comincia lacomedia de danti alleghieri de prence nella quale tra­
cia delle pene et ponimento dei peccati euitij E demeriti epmi e delle
u irtu d i.
E in fine :
Explicit tertia pars dantis. deo gratias Amen.
Osserverò che gli argomenti di questo Codice son simili a
quelli dell’ ediz. di Fuligno, 1472.
Bandini, V. 402; — Cat. ms. dell’ eredità Gaddi.

46

* Codici G a d d ia n i , Plut. X C I nf . , n.°
X L II . L ’ Inferno, con Comento italiano d’ ano­
nimo ( 1 ) .
Codice cartaceo in fogl. bislungo, in forma di libro di ricordi,
della fine del sec. X IV ; è composto di 160 car. di malagevole

(1) 11 Dionisi, De’ Cod. Fior., fac. 101, per isbaglio dice Plut. LXX.

�32

CODICI FIORENTINI

lettura, e di assai mediocre conservazione. I titoli sono in in ­
chiostro rosso, e miniature di rozza maniera stanno a piè d i
pagina , massime ne’ Canti I , V I, V I I I , X I I a X V I I , e X V I I I .
La prima car. del Codice contiene una Rubricha di questo qua
dem o; la seconda il Prologo del comentatore; il Poema con le
chiose incomincia solamente nella terza. Si legge in fine :
Finito ilibro delninferno della conmedia didante alleghierj citta­
dino difirenze elle chiose del detto libro fatte p . . . .
Sono in questo Codice alcune varianti interlineari, fra lo
quali citerò la lezione neravamo.
Bandini, V. 452.

* Codici S tro z z ia n i,
vina Commedia.

n.° C X L V I I . L a

Di

Codice cartaceo in fogl. della fine del sec. X I V , di 205 car. t
senza titolo prelim inare, di assai buona lettera e ben conservato,
salvo le prime e ultime carte. Vi sono titoli e argomenti in inchio­
stro rosso, simili a quelli dell’ ediz. di Fuligno, nell’ Inferno e ne l
Purgatorio; il Paradiso ha soltanto i titoli in inchiostro rosso; $
parte dell’ ultimo Canto è di mano diversa. Sopra una carta bianca
in principio del Codice si legge : Del Senre Carlo di Tommaso
Strozzi, 1670, n.° 247. In fine dell’ Inferno è la sottoscrizione se­
guente :
Quj e finito la prima chanzone di dante alighieri chiamato Inferno
che di parole fe si bel sermone.
Bandini, VII. 545-546.

*

Codici

S tro z z ia n i , n.° C L IV . L a Div.

Commedia.
Codice cartaceo in fogl. piccolo della fino del sec. X I V , o del
principio del X V , di 204 c a r ., di buona lettera e assai ben con­
servato. Ha i titoli in inchiostro rosso. A piè della prim a carta st^
uno scudo gentilizio, e sopra una carta bianca in principio sj
legge: Del Senre Carlo di Tommaso Strozzi, 1670, n.° 253. 1 ^
fronte del Poema è scritto :
Clarissimi poete dantis alighieri deflorencia chantica siue comedie
diete Inferno pars prima incipit : E t ipius prime partis cantus p ri
mus.
E nella fine :
Explicit tertia et ultima pars cantice siue comedie dieta paradiso
Clarissimi poete dantis alighieri deflorencia.
.

�LAURENZIANA

33

Questo libro e difiero dighuccio Digiunarmi.
Nella car. 204 è un componimento in verso senza titolo elio
incomincia : 0 sommo etem o e infinito bene. . . . Il Bandini nota
che questo componimento trovasi anche nella fine di un Codice
Dantesco della Biblioteca di S. M aria Novella.
Bandini, VII. 552.

S tro z z ia n i , n.° C L X I V . L a Div.
Commedia , col Comento detto il F also Boc­
caccio.
*

Codici

Codice della fine del sec. X I V , descritto a fac. 645 del primo
tomo.

Codici della B a d ia d i F ir e n z e , n.° I. L a
Div. Commedia, col Comento di Francesco da

B u ti.
Codice membranaceo in fogl. grande della fine del sec. X I V ,
di car. 281 a 2 col. e in carattere tondo mezzo gotico. Il testo in ­
cluso nel Comentario è in carattere grande. Questo Codice, legato
all antica con merletti a freddo, è magnifico rispetto alla scrit­
tura, alla conservazione, e alle miniature di che va fregiato. V i
sono titoli in inchiostro rosso, ma fino al Canto X I dell’ Inferno
solamente, e a piè della seconda car. si legge di,una mano dell’ ul­
tim o secolo: I l Dante col Comento del B u ti. Inter Codices designatur
n.° 1.
La prima car. del Codice è bianca nel recto, e il terso contiene
una miniatura della grandezza della pagina, un poco danneggiata
dal tempo, che rappresenta Dante nella selva inseguito dalle tre
fiere. L ’ iniziale in principio del prologo del Comento figura Dante
che tiene in mano il suo Poema. Ogni Canto incomincia con una
grande iniziale m iniata, tanto nel testo quanto nel Comento.
Ne’ primi tre Canti le prime terzine di ciascuno sono incluse in un
ricco fregio a oro e colori, a sinistra del quale sta una grande ini­
ziale miniata che rappresenta un soggetto appartenente a) Poema.
Sopra la prima di queste vignette, nello spazio bianco che è fra le
due colonne, il miniatore pose un aquila incoronata. Nelle iniziali
del testo de’ Canti IV a X X X IV egli ha rappresentato una serie di
personaggi vestiti tutti di azzurro, con una tunica rossa sopra e
con una berretta gialla cupa in capo. In fine del Comento dell’ Inferno
si leggo :

�34

CODICI FIORENTINI

Hoc scripsit Pbr Johes quondam Wilhelmi de berlandia Capella
nus Magnifici et potentissimi dni. D. Petri de Gambacurtis rc.
Dopo la Caotica dell’ Inferno sono tre car. bianche, e il terso
dell’ ultima contiene una miniatura della grandezza della pagina ,
nella quale è figuralo il monte circolare del Purgatorio, sulla cui
porta sta un angelo con una chiave in mano. Vicino è un gruppo
composto di Virgilio, di Dante coronato di alloro, e di Beatrice ingi
nocchione. La prima car. ha un fregio a oro e colori, e una gran­
de iniziale, il cui soggetto si riferisce al Poema. La prima car. del
Paradiso ha parimente un fregio a oro e colori, e una grande in i­
ziale rappresentante il Salvatore. Inoltre in queste due Cantiche, si
nel testo come nel Comento, sono ad ogni Canto grandi iniziali m i­
niate che contengono fiori e varj simboli ; e l’ iniziale di ogni ter­
zina in tutto il Poema è a colori. Nella fine del Purgatorio si legge :
Explicit canto x x x iij. et ultimo della seconda cantica dipurga­
torio.
In fine del Paradiso il Comento termina cosi :
E t qui finisce lo canto trentatre della terça cantica della comedia
di Dante , Allaghiei da firenze. composta pio insigne et Egregio do
ctore in triuio benché suffitientemente admaestrato in ogni faculta
come apare in questa sua upa. Maestro Francescho da buti honoreuole
cittadino dapisa am.
Mehus, Vita del Travers., fac. CLII e CL.XXXII; Estratti msa., VII.
71-72, XI. 203; — Biscioni, Giunte al Cinelli, V 912-913, XIV. 90; — Pelli,
fac. 170, nota 48.

Codici della SS.

*
La

Annunziata , n.° 526 .

Divina C o m m e d ia , con

Annotazioni ita­

liane.
Codice membranaceo in 4. piccolo del principio del sec. X V
composto di 280 car. in carattere tondo, di buona lettera, ma d i
mediocre conservazione. Ha titoli e argomenti in inchiostro rosso,
e iniziali a colori ad ogni Canto . La grande iniziale di ciascuna
Cantica è miniata. Si legge in fronte del Poema :
Qui incomincia la 9media di dante alleghieri nella quale tracia
delle pene . . . .
E i n fine:
Explicit tertia et ultima cantica dantis quaz Ego baldese fili9
ambrosi 9dam baldesis ciuis et Notarvi fior scrissi et expleui in
ano M a ccccxij0 Indictione vj* die xviiij mésis Januarij : Deo gràs.
Amen.

�LAURENZIANA

35

Sono in questo Codice annotazioni italiane assai brevi margi­
nali e interlineari che non vanno oltre al Canto IX del Purgato­
rio. Sono di mano diversa e alcun poco posteriore. Inoltre vi
hanno in tutto il Codice , di terza m a n o , alcune varianti e note
che indicano i personaggi storici del Poema. Un’ annotazione sulla
prima car. del Codice, parimente di mano diversa, dice:
Nota quod Dantes post mortem suam quasi condennatus fuit. D i­
pesesi eo quod conira comunem sententiam canonistarum tenebat in
sua Monarchia Imperium non dependere ab ecclesia . . . .
Montfaucon, fac. 430.

52

* Plut. X L . n.° X V . L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. del principio del sec. X IV , di
106 car. a 2 col.; dal Canto V I del Paradiso in poi è di altra
mano e più moderna . Argomenti in latino e in inchiostro rosso
precedono ogni Canto nell’ Infern o; quelli del Purgatorio e i
prim i due del Paradiso hanno soltanto i titoli in inchiostro rosso,
i rimanenti no. I primi 13 Canti dell’ Inferno hanno m iniature,
lettere iniziali ornate e fregi che sono in cattivissimo stato ; dal
Canto IX in poi questi ornamenti diversi sono solamente dise­
gnali. Questo Codice è di buona lettera e assai ben conservato. In
principio del Poema si legge:
Incipit cantus primus inquo phemiçatur ad totum opus.
Bandini, V. 26; — Montfaucon, fac. 321; egli per isbaglio lo indica col
n .° XXXVII.

53

* Plut. X L , n.° X X I . L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in 4. del principio del sec. X V , di 242 car.,
di mediocre lettera, ma ben conservato. Manca delle car. 12 e 22.
Ila i titoli in inchiostro rosso, ad ogni Cantica le iniziali fregiate
a colori, e ad ogni Canto le iniziali a colori. In fronte del Codice
si legge solamente :
Incipit cantus j ifernj.
E in fine :
Explicit liber dantis. Am.
Indi sotto di altra mano :
Questo libro didante sie di Guido di bartolomeo dimess. bastardo
de bastardi da chastiglione diualdam o disopra.
Bandini, V. 31; — Montfaucon, fac. 320.

54

* Plut. X L , n.° X X X I . L ’ Inferno di Dante.

�36

CODICI FIORENTINI

Codice cartaceo in 4. del principio del sec. X V , di 53 c a r .,
di buona lettera in carattere tondo mezzo gotico, e ben conservato.
Manca di titolo si nel principio come ne’ Canti. Vi sono alcune
rare noie sui m argini, e in fine si legge:
Explicit prima cantica dantis qui dicitur Infernus Am.
Dietro questo Codice trovasi la Vita Nuova di Dante, scritta
da mano diversa.
Bandini, V. 37; — Montfaucon, fac. 320.

55

* Plut. X L , n.° X X X V I I I . L a Div. Comme­
dia, col Contento latino di P ietro d i Dante.
Codice cartaceo in fogl. grande del principio del sec. X V , di
68 car. a 2 c ol., di buona lettera in carattere tondo, e ben conser­
vato. La car. 57 è stata rifatta da mano diversa. Vi sono ad ogni
Canto iniziali a colori, titoli e argomenti in inchiostro rosso. l a
fronte del Poema che incomincia nella quarta carta, si legge:
Incomincia laprima comedia di dante allighieri poeta fiorètio e
proemiale.
E in fine:
Explicit tertia comedia dantis.
Lo prime 2 car. del Codice contengono un P h emius glosar., e
sul recto della terza è un componimento in verso che di mano p iù
moderna ha : Vita Dantis edita p. d. petru ei’ filiuz . Il componi,
mento è di Simone Ser D ini da Siena, e ne parlerò nella parte
dell’ opera mia data ai Biografi. Sul verso di questa carta sono tre
epitaffi di Dante intitolati :
Epitaphiù tumuli D antis. É quello che comincia : Theologus
Dantes . . . .
Epigrama urne D antis. É quello che comincia : Ju ra Monarch
ioe . . . .
Subscptio sepulcri Dantis. É quello che comincia: Inclita fa­
ma . . . .
Vedi intom o al Comento unito a questo Codice la fac. 657 del
primo tomo.
Bandini, V. 4142;— Montfaucon, fac. 320 ; egli lo indica col n.° XVI;
Mehus, Estratti mss., XI. 185; — Dionisi, Prepar. stor., I. 145.

56

* Codici G a d d ia n i , Plut. X C . Sup., n.° C X X .
Il Purgatorio, col Comento

Lana.

di Jacopo

della

�LAURENZIANA

37

Questo Codice del principio del sec. X V , descritto a fac. 606
del primo tom o, contiene il Comento di Jacopo della L a n a , e die­
tro, car. 117-148, il testo della seconda Cantica con gli argomenti
ad ogni Canto. Sul verso di una prima car. bianca nel principio
del Codice si legge :
mccccliij die pd augusti hoc volumen est mei xfori Daniellis.

*
Codici Strozziani , n.° C L V I. L a Divina
Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , (1) di 189 car., di assai
buona lettera e ben conservato. I titoli e gli argomenti de’ Canti
sono in inchiostro rosso, esim ili a quelli dell’ ediz. di Fuligno,
1472, e le iniziali delle Cantiche a colori. Si legge sopra una
car. bianca in principio del Codice : D i Luigi del Senre Carlo
di Tommaso Strozzi, 1679, n.° 129. Il Poema termina colla sot­
toscrizione seguente di altra mano :
Compiuto ilparadiso di Dante Alleghierj Deo gratias Amen 1415
adi 17 marzo il compie.
Le car. 185189 contengono i Capitoli senza titolo del fi­
gliuolo di Dante e di Rosone da Gobbio.
Bandini, VII. 553.

* PIut. X L . n.° X X X V I I . L a Div. Commedia,
con Annotazioni italiane.
Codice cartaceo in 4. del sec. X V , di 260 car. in carattere
mezzo gotico, di bellissima lettera e ben conservato. Ila iniziali
a colori e argomenti in inchiostro rosso ad ogni Canto , ma sola­
mente fino al X X IV del Purgatorio. La grande iniziale in fronte
del Canto I dell’ Inferno è fregiata a penna, e rappresenta Dante
seduto che legge il suo Poema ; sopra una delle carte del Canto
X del Purgatorio trovasi una figura che rappresenta i sette cer­
chi del monte del Purgatorio. Le car. 1 a 6 del Codice contengono
parto del Raccoglimento in terza rima della Div. Com. di Giov.
Boccaccio, di cui discorsi a fac. 219 del primo tomo. Le 6 car. cho
seguono son bianche, e in fronte della tredicesima si legge:
Comedie Datis de Aldigherijs poete Florentinj pma ps Incipit qz
intitolai Infera.
Car. 252 recto: Amen. dantis poete Fiorentini liber Explicit fe
liciter : Manus Scriptoris benedicci omibz oris.
( 1) Il Bandini per isbaglio lo dice del sec. XIV.

�38

CODICI FIORENTINI

Car. 252 verso: Anno dominj Millesimo quatrincetesimo decimo
septimo Mensis Ja nu a r ij.
Car. 253-260 è una Tabula super librum D antis, di cui parlai
a fac. 285 del primo tom o.
Questo Codice che secondo il Bandini è ottimo, ha postille ita ­
liane marginali e interlineari di mano dell’ istesso copista, che
cessano alle prime duo terzine del Canto X X IV del Purgatorio. A
piè della prima car. del Codice si legge: Del Tedaldo, n.° 97. N u n c
Antonij Petreij Canci floren. Questo Codice è probabilmente quello
citalo dal Baldinucci nelle Notizie de'prof, di disegno, Firenze
1681 , fac. 12.
Bandini, V. 39-40 ; — Montfaucon, fac. 320; egli lo indica col n . ° X
— Mehus, Vita del Travers. , lac. CLXXX; E stratti mss., XI. 185-186.

59

* Plut. X L , n.° X X I V . L a Div. Com media,
con Annotazioni.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 204 c ar., con iniziali a
colori ad ogni Canto ; è di mediocre lettera, ma ottimamente c o n .
servalo. In fronte del Codice si legge:
Pmo capitulo iferni sm dante de florentia.
In fine del Purgatorio:
Explicit purgatorio d 2 marzo 1418.
In fine del Paradiso :
Jouahn stephanus deprato transchrisit hunc dantem mea propri
mano anj incarnatione milesimo quatrocentesimo decimonono d à h j
nostri ihù xpi die secudo mes m aii ciuitale liccij provincia
ydronli.
Trovansi in questo Codice 1.° Argomenti generali ad orr,t j
Cantica, e lunghi argomenti particolari ad ogni Canto; 2.° A n
notazioni marginali assai numerose ne’ primi undici Canti
lPurgatorio.
e
d
L ’ Argomento generale in fronte della Cantica d e l
l ’ Inferno comincia cosi:
L a materia di questo libro è lo stato dell' anima umana co s i
chongiunta chol chorpo come separata del chorpo . . . .
Bandini, V. 32; — Monfaucon, fac. 320.

60

* Codici S tro z z ia n i n.° C L X III. Il Paradiso
col Cemento di Francesco da Buti.
Codice cartaceo in fogl. gr. del sec. X V , di 188 car. a 2 col
di buona lettera e ben conservato, so non che manca in Princip i o
di una o due carte contenenti il Canto I e parte del I I . Il testo

�LAUR ENZIANA

39

del Poema è incluso nel Comento ed ha i titoli in inchiostro rosso.
Sopra una car. bianca in principiosi legge: Del Senre Carlo di
Tommaso Strozzi, 1670, n.° 248, e in fine del Comento:
E qui finisce locanto trecessiesimo della terza cantica di dante a l
dighierj ella sua lettura fatta et exposta p mess. francesco di bartolo
da butj da pisa e compiuta a di x j di giugno E scritta p mano
dime . . . . e compiuta a di 30 dottobre anno dni Mccccxxviij secondo
il corso di pisa e in pisa . . . .
Bandini, VII. 560-561.

* Codici G a d d ia n i , Plut. X C Sup . ,
C X X X I . Il Paradiso, con Annotazioni.

n.°

Codice cartaceo in fogl. piccolo del sec. X V , di 88 car., di
buona lettera e ben conservato. La Cantica del Paradiso in carat­
tere tondo mezzo gotico comprende le car. 8 8 1 . Ogni Canto è
preceduto da una figura astronomica in penna e assai rozzamente
colorata. Stava nell’ antica Biblioteca Gaddi col n.° 563. Si leggo
in principio:
Qui chomincia laterça chanticha didante aldighieri poeta fioren­
tino la quale sechiama paradiso.
E nella fine :
Explicit tertia pars Conmedie elegantissimi et excelsi poetoe Dan
tis aldigherii fiorentini,T ractans de paradiso deo gratias Amen.
Qui scripsit scribat semp. cu dno viuat viuat incelis semp. cu dno
felix . . . . scriptus fuit de anno M ccccxl.
In questo Codice trovatisi note , assai pregevoli secondo il
B a n d in i, marginali e interlineari di una mano della fine del
sec. X V . Si riscontrano nelle prime ed ultime car. varj com­
ponimenti relativi a Dante, che saranno accuratamente descritti
ne’ cap. a cui appartengono, e sono: 1.° un Ristretto della Vita di
Dante del Boccaccio, seguito da un aneddoto concernente a Dante;
2.° una Lettera di Piero di Ser Bonaccorso in declarationem P a ­
radisi (Vedi la fac. 485 del primo tom o), che termina con varj
documenti relativi alla Div. Commedia; 3.° la Vita di Dante di
Leonardo Aretino , e un componi mento in verso a lode di Dante.
Bandini, V. 402-404; — Calai, dell’ eredità Gaddi.

* Codici M ediceo-P a la t in i , n.° L X X I I . L a
Div. Commedia.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X V , di 75 car. a 2 c o l.,
di buona lettera e ben conservato. V i si trovano titoli e argomenti
II
4

�40

CODICI FIORENTINI

in inchiostro rosso simili a quelli dell’ ediz. di Fuligno. Le iniziali
de’ Canti sono fregiate a colori, e quelle delle Cantiche miniate a
oro e colori. In principio del Codice si legge:
Incomincia laconmedia didante alighieri indilo poeta fiorentino.
N ella quale tracia delle pene et punitionj deuitij et demeriti delle
uirtu et deloro premij.
E nella fine:
Finito lo canto x x x iij et u lti mo Di paradiso E t qui e compiuta
la terza et ultima cantica della comedia di dante allighierj fiorentino
loquale mori ad Ravenna detade di cinquantocto anni nelanno della
incarnatione del nostro Signiore yhu xpo secondo la consuetudine de
fiorentini mille trecento ventuno lid i di Sancla croce dimaggio Deo
Gratias amen.
E sotto in carattere quadro :
Scripto dimano di me Rese Ardinghegli Fiorentino addi, viiii. d i
Maggio mcccc° X I.II. ahore x x iii. laviglia del Ascensione dixpo
Un’ annotazione sulla prima carta dice:
Questo libro e di Guido di Francescho di messere Niccolò Baldov i
netti et degli amici suoi.
Bandini, VIII. 222-223;— Dionisi, Prepar. Stor , II. 146.

* Plut. X L , n.° X X X I V . L a Div. Commedia.
Codice in parte membranaceo e in parte cartaceo del sec
X V , in 4° di car. 201. È scritto in grazioso carattere tondo, e b e n
conservato, eccetto alcune carte guasto dall’ umidità in p rin c i
pio. Ciascuna Cantica incomincia con una grande iniziale fregi
a colori e con un titolo in inchiostro rosso; altre piccole in iziali a
colori sono in principio di ogni Canto e di ogni terzina. Vi h a n n o
pure titoli e argomenti in inchiostro rosso, ma solamente ne’ p r im i
9 Canti dell’ Inferno. Alcune note marginali in inchiostro rosso
ma poco im portanti, stanno nello prime 8 car. del Codice, s u l l a
cui fronte si legge:
dantis Alleghierii Fiorentini Vatis. Comediaru liber primus
c
n
I ipit q dicitur Infernus.
E in fine;
dantis Alleghieris Fiorentini Comediaruz liber tertius explicit
pdie nonas octubris Anno cristiane salutis Millesimo ccccxliij insco
M iniatis M o.
Valeas tu leclor salutis hic carpe fructus.
Sotto a questa sottoscrizione si legge :
Opera dantis que 9didit.

�LAURENZI AN A

4J

Primo Comediar. libros tres. Quoti op9 incepit Anno cristiane
salutis. M . ccc° .
Deuita nova ptim psa uulgari pii rithimo librù unu .
Conuiuiuz cationù libros tres.
Monarchia latina psa ad herricu impalorem luci bogensez libros
duos.
Simbolum fidei sue ad pp.
Sotto a questa annotazione il copista trascrisse l' epitaffio di
Dante Ju ra monarchia;. . . . in 7 versi, che è intitolato: Epita
phiti dantis qd sup è tumulo est. Nella car. 201 verso sono Fram­
menti del Marchilogium di Matteo Ronto , di cui parlai a fac. 241
del primo tomo.
Bandini, V. 38; — Montfaucon, fac. 32u.

G4

* Codici M ediceo-P a la tin i , n.° L X X I II. L a
Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 112 car. a 2 col., di
bellissima lettera in carattere tondo e ben conservato. Ha i titoli e
gli argomenti in latino ed in inchiostro rosso, e le iniziali fre­
giate a colori. Quelle in principio di ciascuna Cantica sono più
grandi. La prima colonna della prima car. contiene un lungo
titolo in inchiostro rosso che incomincia:
Nel principio di questo libro e da sapere che lautore: fo dante de­
gli aldighieri poeta Fiorentino e disceseno dagli aldighieri di Fer­
rara . . . . nacque el decto dante nel M° cclxv0 sedente vrbano papa
iiij.° E questo libro secundo la sua ficione compuose nel M ° ccc . . . .
Trovasi nella fine del Poema la sottoscrizione seguente:
M anu mei I vliani lercharij anno domini M " cccclii. die . . . . de
mense septembris vsque M ò ccccliii. die ija mensis aprilis ad Hono­
rem omnipotentis dei et omnium sanctorum ac totius curie celesti3.
Amen. Deo Gratias. Amen.
Il Poema termina nella car. 110 con l’ epitaffio di Dante che
incomincia Inclita fama . . . . A piè della prima car. si legge: di
ani. Ballenni , e sul verso di una car. bianca in fine: Liba' dantis
mei thome imperialis; — Joannis francisci grimaldi et socior.
Bandini, VIII. 223-225; — Zaccaria, Excurs. litter., I. 218

65

* Plut. X L , n.° I. L a Div. C o m ., col Comento
italiano detto dell’ Arcivescovo Visconti.
Codice in parte membranaceo e in parte cartaceo in fogl. del
sec. X V , di 339 carte a 2 col., in carattere mezzo gotico e di

�42

CODICI FIORENTINI

due mani diverse, di bella lettera ma di mediocre conservazione,
poiché parecchie carte danneggiale furono restaurate assai male.
Ciascuna Cantica ha una grande iniziale fregiata a oro e colori :
quella dell’ Inferno rappresenta Dante seduto che scrive il divino
Poema. Altre iniziali della stessa fattura, ma più piccole, trovansi /
ad ogni Canto si nel testo come nel Comento. In principio di cia­
scuno si riscontra un argomento in inchiostro rosso (1 ) ed una
m iniatura. Queste pitture sono di assai buona maniera e talvolta
singolari, e il Mehus ( Vita del Travers., fac. C L X X X ) propone
questo Codice a modello di una edizione della Div. Commedia con
figure.
La prima car. del Codice contiene una Rubrica in inchiostro
rosso per la Cantica dell’ Inferno, ed una simile sta in principio
delle altre due Cantiche. La seconda car. recto ha una m iniatura
della grandezza della pagina assai danneggiala dal tempo, che rap­
presenta i supplizi fatti soffrire dai demoni ai dannati nell’Inferno.
Il Poema comincia senza titolo veruno nella car. terza che ha u n
ricco fregio rappresentante fiori e anim ali. La sottoscrizione se­
guente in inchiostro azzurro chiude il Codice :
Explicit liber Dantis allegherij d'florentia Scriptus p me Gaspa
rem thome de montone tue militem Magnifici et generosi equitis do
minj Johis M . . . . de Ciuitatj castelli tue Inclite urbis Férr proeto
ris degnissimi, vz In Anno 1456.
Ho parlato a fac. 618 del tomo primo del Comento unito a
questo Codice, che è quello di Jacopo della Lana.
Bandini, v. 1748; — Montfaucon, Bibl. ms„ fac. 319.

*

Codici

G a d d ia n i ,

Plut.

XG

Sup ., n.°

C X X I V . L a Divina Commedia, con Comento
italiano.
Codice cartaceo in fogl. grande del sec. X V , di 237 car. a
2 c o l., scritto con accuratezza e ben conservato. Sono ad ogn i
Canto titoli e argomenti in inchiostro rosso o iniziali fregiate a co
lori. Incomincia sul verso della prima car. con una Tavola delle
b
u
Rriche in inchiostro rosso per le tre Cantiche, e nella cui finesi
legge: Adi. xxvj daprile 1468. si sono a gloria, per la pace venut a
da roma aore x iij. In principio del Poema si leggo:

(1) Questi Argomenti mancano ai primi due Canti dell'Inferno.

�LAUBENZIANA

43

Incomincia lacomedia di dàte alleghierj difirence nella quale tratta
delle pene et punimeti deuitij e demeriti et fremii delle vtu.
E alla line di ciascuna delle prime due Cantiche, e in princi­
pio della terza:
Finyto ilpmo libro didante chiamalo Infernno adi x j denouembre
1466.
Explici t sminila canticha dantis expositión . deo gratias. a di xx
di genajo 1466 p me Stefano dinicholo Fabrinj.
A l nome didio . . . . Annj dominj. M . cccc Ixvj di xxv mes. j a
nuarij Qui comincia la disposizione delbro didate d° paradiso comican
do detto di p me Stefano dinicholo fabrinj.
II Comento italiano unito a questo Codice è nell’ Inferno il
Falso Boccaccio, nei Canti X X I I a X X X I I I del Purgatorio quello
di Jacopo della Lana, e nel rimanente quello dell’ Ottimo. Vedi lo
fac. 606, 627 e 645 del primo tomo.
Bandini, V. 398-399; — Cat. ms. dell’ eredità Gaddi; — Dionisi, Pre­
p a ra i. Stor., II. 145.

*

Plut. X L , n.° X X V I . L a Div. Commedia ,

col Comento italiano di Jacopo della L a n a .
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 188 c ar., di buona
lettera ma con molte abbreviature, c h e n conservato. Il Poema
coi titoli in inchiostro rosso ad ogni Canto sta in mezzo alla pa­
gina, ed è attom iato da un Comento italiano anonimo simile a
quello della Vindeliniana, e attribuito a Jacopo della Lana. Si
legge in principio del Codice:
Inchomincia elchato dellapma chómedia didante alighieri laureato
poeta fiorelino.
E nella fine del Poema che termina nella car. 172:
Finito elterzo e vltimo chàto e comedia didante scritto pme Anta
dantonio di mess. palmieri attoniti fiorentino lano M cccc Ixx deo
grazias.
Il Comento finisce alla car. 174 con la dichiarazione che inco­
mincia Le sopradette sposizioni . . . , e con la professione di fede
in verso nota col nome di piccolo Credo di Dante. Succedono i
Capitoli del figliuolo di Danto e di Bosone da Gobbio intito­
lati :
Cap° fatto p Jac° figliuol didà te allighieri fiorentino, pala sopa
tutta lachomedia didetto dante in brieue sustanzà.
Cap° fatto p mess. buso daghobbio chepala sopa tutta lachomedia
didante fiorétino.

�44

CODICI FIORENTINI

D opo questo ultimo trovasi una sottoscrizione simile all’ ante­
cedente con l’ aggiunta delle parole: E qui eum invenit reddat siby
nel eius erede. Le car. 175 verso-186 contengono due Sonetti, di 17
versi ciascuno in lode di D ante, il Credo di Dante con alcune
annotazioni marginali, e la Vita di Dante di Leonardo Aretino. Le
car. 187- 188 racchiudono alcune Rubriche che hanno il titolo se­
guente: Vi apesso scrinerò lo Antonio dantonio di Mess. palmierj a l
touitj cittadino fiorentino lerobryche echapitoly didante alighieri poeta
fiorentino.
Bandini, V. 33-35; — Montfaucon, fac. 320 ; — Mehus, Estratti mss.,

XI 180-182.

68

* Codici G a dd ian i, Plut. X C Sup., n.° C X X I I .
L a D iv. Commedia , col Comento di Francesco

da Buti.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di car. 271 a 2 c o l., di
assai buona lettera e ben conservato, coi titoli in inchiostro rosso
e iniziali a colori. Il testo del Poema in carattere più grande è in ­
cluso nel Comento, che è quello di Francesco da B u ti, ma senza
nome d’ autore. Si legge in principio del Codice:
Comincia laprima cantica di dante alighieri vacato Inferno la
quale cantica e divisa in x x x iiij capii.
E nella fine :
Chompiuto et scripto per me . . . . dariua socio gliañi del nro si­
gnore yhu xipo M cccc Ixj il di disancta crocie adi iij di maggio.
L ’ annotazione seguente sta sopra una car. bianca in fine:
M cccc Ixxj questo libro di dante e dallex0 debardi da firenze lo
quale ebbe da girolamo datincho per preso di ducati x . . . .
Questo è il Codice citato nei preliminari dell’ ediz. del 1595
come appartenente a Ridolfo de'Bardi, e consultato dalla Crusca.
Bandini, V. 397 ; — Cai. ms. dell’ eredità Gaddi.

69

* Plut. X L , n.° X X X . L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in 4. del sec. X V , di 213 c a r ., senza titolo
prelim inare, di assai buona lettera e ben conservato, con iniziali
a colori nel principio di ogni Canto. Nelle Cantiche dell’ Inferno o
del Purgatorio i titoli in inchiostro rosso sono la tin i, e trovansj
pure argomenti latini dal Canto IX al Canto X X I I I dell’ Inferno
inclusivamente. Nella Cantica del Paradiso che è di altra m ano, i
titoli sono italiani. In fine del Purgatorio si legge la sottoscrizione
seguente in inchiostro rosso:

�LAURENZIANA

45

Deo gratias . Amen. Explicit liber secundus dantis. Inquo tra
ctat depenis purgatori) Ano dm Mccclxxii die 26 (1 ) decembris 9ple
tus fuit.
Il Poema termina nella car. 207 ; indi segue il Credo di Danto
senza titolo. Si riscontrano nelle prime due Cantiche alcune chio­
se italiane e varianti di mano diversa, ina poco posteriore.
Bandini, V. 36; — Montfaucon, fac. 320.

70

* Plut. X L , n.° X X X I I I . L a Div. Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 74 car. a 2 c o l., di
mediocre lettera , ma di buona conservazione , senonchè manca di
2 car. nella Cantica del Purgatorio. Ha grandi iniziali fregiato a
colori a ciascuna Cantica; altre p iù piccole, titoli e argomenti
in inchiostro rosso sono ad ogni Canto. Si legge in fronte del Co­
dice :
Inchomincia lachommedia di dante alighieri poeta fiorentino nella
quale tratta . . . .
v
E nella fine :
Perme frane0 di parili anello di frane0 filipetrj adi xviiij dotto
bre 1479. (2)
Bandini, V. 37.

71

* Codici G a d d ia n i, Plut. X C I n f . , n.° X L I .
L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in 4. di 111 car. a 2 c o l., di assai buona
lettera e ben conservato. È senza titoli e argomenti; si aggiun­
sero da mano moderna i titoli in principio di ciascuna Cantica
che comincia con una grande iniziale fregiala a colori: iniziali
piccole a colori trovansi ad ogni Canto. Stava nell’ antica Bi­
blioteca Gaddi col n.° 220. Il Poema termina nella car. 104 con
la seguente sottoscrizione:
Laus f dne yhu xpe Finis die vj msja n . M° ecco Ixxx.
Qui seripsi hoc opus no sii de luce remotus. Ora pronte.
Sotto a questa sottoscrizione è l’ arme sorretta da due angeli,
o del possessore, o del copista.
Car. 104 Capitolo sopra la Commedia di Dante di Jacopo A li­
ghieri suo figliuolo.

(1) Il Montfaucon per isbaglio scrive 16 dicembre.
(2) Il Montfaucon, fac. 320, stampò per isbaglio 18 ottobre.

�46

CODICI FIORENTINI

Car. 107-109. Argomento sopra l'Inferno, senza titolo cho co­
mincia cosi : Dante poeta sourano corona e gloria della linghua la­
tina dinazionj edichostumj fiorentino . . . .
Car. 109 verso. Credo di Dante, senza titolo. Il Bandini fa os­
servare che nella fine è più ristretto che nel Codice Plut. X X V I I ,
n.° V I.
Car. 111 recto e verso Si riscontrano tre epitaffi di Dante, cioè
1.° Theologus Dantes.............. Vi si trova due volte e di duo mani
diverse, in principio di una (Ielle due copie si legge: q. uersi che
sono di la furono fatti da Rauegnani , doue mori e fu sepolto Dante,
alsuo sepolcro; 2 .° Il secondo è quello che comincia Ju ra monar­
chioe . . . , ed è intitolato: Al fine della sua vita compose Dante que­
sti versi: intagliati poi nel suo sepolcro ; 3.° Il terzo comincia E r i ­
gila tu m u li. . . , ed ha il titolo seguente: Altro Epitaffio inoggianco
leggesi nel ristaurato sepolcro di Dante nel 1433, risarcito da Bern
ardo Bembo, e da lui fatte cosi. Il Codice termina con la sottoscri­
zione seguente di mano diversa e posta sull’ultima carta recto:
Fu iscritto latino 1420 danno dj casa nostra e si nede la sua sot­
toscrizione ildj 6 di genaio 1420 euj e larme nostra passando alla 7
carta . . . .
Bandini, V. 454.

* Plut. X L , n.° III. L a Divina Commedia.
Magnifico Codice membranaceo in fogl. , del sec. X V , bellis­
simo ed elegantissimo , di 246 car. in grandi lettere tonde mezze
gotiche. La prima car. di ciascuna Cantica è fregiala di una bella,
miniatura e di ricchi rabeschi; sul margine di quella dell’ Inferno
si veggono le armi de’ Medici sormontate da un aquila. Grazioso
iniziali a oro e colori , e argomenti in lettere d’ oro ( che non
vanno oltre al Canto X del Paradiso) stanno in principio di ogni
Canto; altre piccole iniziali trovansi in principio di ogni verso, e
sono alternamente dorate, rosse o azzurre. Questo Codice, uno
certo de’ più belli che si possano vedere, non ha sottoscrizione; in
fronte della prima Cantica si legge:
Cantus primùs in quo tractatur . . . et diuiditur hec cantica in
fem us innone partes siue grudus.
Bandini, V. 21 ; — Montfaucon, Bibl. ms., fac. 319.

* Plut. X L , n.° IV. L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in 4. del sec. X V , di .220 c a r ., in ca­
rattere tondo mezzo gotico, di buona lettera e ben conservato.

�LAURENZIANA

47

Ciascuna Cantica incomincia con una grande iniziale fregiata a
oro e colori; altro più piccole e fregiate solamente a colori sono
ad ogni Canto. Parto della Cantica del Paradiso è di mano di­
versa. Questo Codice manca di titoli e di argomenti; trovasi in
fine dell’ Inferno la sottoscrizione seguente:
Quiuie finito il primo libro dela commedia del venerabile et grande
autore dante allighieri diprence il quale tratta del ninfcm o.
Bandini, V. 21 ; — Montfaucon, Bibl. m s , fac. 319.

* Plut. X L , n.° V. L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in 4. del sec. X V , di 220 c a r ., scritto da più
m a n i, con iniziali a colori ad ogni Canto. È ben conservato, ma
di assai brutta lettera. Si legge in principio del Poema:
Q ui Comincia ellibro didante alleghierj diprence partito Intre
Chantiche Laprima Inferno. Sechondo Purghatorio. terzo Paradiso.
Il Poema finisce nella car. 208 del Codice, che termina a car.
208 verso-2 1 1 col Credo di Dante, e a car. 2 1 2 - 220 con la Vita
di Dante di Leonardo A retino, senza titolo e nome d’ autore.
Bandini, v. 2 1 ; — Montfaucon, Bibli. ms., fac. 319.

75

* Plut. X L , n.° VIII. L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in 4. del sec. X V , di 206 car., bene
scritto da due mani diverse e ben conservato. Ogni Canto, eccetto
alcuni, ba un titolo e un argomento in inchiostro rosso, ed una
iniziale fregiata a colori, o solamente a colori. Il titolo dice:
Incipit primo cantico comedia libri dami aleghieri.
Bandini, V. 23; — Montfaucon, fac. 320.

76

* Plut. X L , n.° XVIII. L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in 8 . del sec. X V , di 238 car., in carat­
tere tondo mezzo gotico, con grandi iniziali fregiate a oro e colori
a ciascuna Cantica, con titoli in inchiostro rosso e iniziali dorate
ad ogni Canto. I Canti X X I X a X X X I I I del Purgatorio sono senza
titoli e di altra mano. Questo Codice è di bellissima lettera e otti­
mamente conservato, e vi si riscontrano varianti marginali. In
principio del Codice si legge:
Comincia il primo canto della prima comedia didante nel quale
fa proemio ditutta lopera.
E nella line:
Explicit tertia cantica comedie danti a alleglierij et p cósqués totù
poema excelletissimi poete glorie uulgariù latinor.
Bandini, V. 2 7 ;— Montfaucon, fac. 320.

�48

77

CODICI FIORENTINI

* Plut. X L , n.° X X . L a Div. Commedia.
Codice membranaceo in 8 . del sèc. X V , di 232 car., di bella
lettera e di bella conservazione, con iniziali fregiate a oro e co­
lori a ciascuna Cantica, e con iniziali a colori ad ogni Canto. La
prima car. ha un fregio a oro e colori, e a piè sta lo scudo genti­
lizio del suo antico possessore. In principio del Poema si legge:
Qui comincia la prima comedia di dante nella quale si tracia
delle pene dellInferno.
Bandini, V. 30-31; — Montfaucon, fac. 320.

7$

* Plut. X L , n.° X X V I I . L a Div. Commedia.
Codice cartaceo in fogl. piccolo, del sec. X V , di 155 c a r ., di
buona lettera e ben conservato, senonchè manca della prima car­
ta , e termina al Canto X IX del Paradiso col verso Che saranno
in giudicio assai men prope. Non ha titolo si Delle Cantiche e si
ne’ Canti; i Canti dell’ Inferno e della massima parte del Purgato­
rio hanno le iniziali a colori. Ne’ prim i sette Canti dell’ Inferno
stanno in margine gli argomenti. Il Codice termina colle due an­
notazioni seguenti :
Questo libro editionardo dibartolomeo c ia j.
Questo libro edi G. batista di L d0 dibartolomeo S ali elquale l ù
toco nele diuise fe con Giovanni suo fratelo lano 1503 era istradalo e
disfatto e io lo raconciai.
Bandini, V. 35; — Montfaucon, fac. 320.

79

* Plut. X L , n.° X X V I I I . L a Div. Commedia.
Bel Codice membranaceo in fogl. bislungo del sec. X V , di
192 c a r., di buona lettera e ottimamente conservato. Contiene
grandi iniziali fregiate a oro e colori a ciascuna Cantica, titoli ^
argomenti in inchiostro rosso e piccole iniziali ad ogni Canto. A
piè della prima car. è uno scudo gentilizio, la cui parte interna
fu cancellata. In fronte del Codice si legge:
Canto primo della prima Smedia didante inclito poeta fiorentin o
dello Inferno . . .
E nella line:
H ic finii tertia et ultima Smedia datis aldeghierj deflorentia i n
qua tracta debeatis existentibz iparadiso.
Bandini, V. 35-36; — Montfaucon, fac. 320. Egli per isbaglio lo dice,
cartaceo.

so

* Plut. X L , n.° X X I X . L a Div. Commedia.

�LAURENZIANA

49

Codice cartaceo in 4. grande del sec. X V , di 189 car. , di as­
sai buona lettera e ben conservato. I titoli sono in inchiostro
rosso, e il luogo delle iniziali fu lasciato in bianco. Si legge in
principio del Codice:
Comincia 'laprima comendia didante Alleghierj. Nelquale tratta
delle pene et punimetj deuitij. E t demeriti et premj delle virtu .
I l Poema termina nel recto della car. 184, e le altre conten­
gono i componimenti seguenti:
Car. 184 verso. Compendio della Div. Com. in terza rima. No
discorsi a fac. 229 del primo tomo.
Car. 185. Capitolo fallo p mess. busone dagobio ilquale parla so­
pra tutta lacomedia di dante alighierj :
Car. 187. Capitolo fatto p Jacopo, f. di dante alaghierj sopra
tutta lacomedia del detto dante.
Bandini, V. 36, — Mehus, Estratti mss., XI. 185.

81

* Codici G a d d ia n i , Plut. X C S u p ., n.°
C X X II I. L ’ Inferno di Dante, con Cemento
italiano anonimo.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 300 car. a 2 col., di
buona lettera e ben conservato. Manca di titolo preliminare, e vi
si riscontrano grandi iniziali elegantemente colorate ad ogni Canto,
si nel testo come nel Cemento che vien dopo. Si legge in fine del
testo :
Explicit testo dantis della prima Chanticha chiamata Inferno cioè
della prima sua opera.
Trovasi sulla ultima pagina del Codice la data del 1519.
Bandini, V. 397-398.

82

* Codici G a d d ia n i, Plut. X C
C X X X I I . L a Divina Commedia.

S u p ., n.°

Codice membranaceo in 4. bislungo del sec. X V , in carattere
fondo, di 198 c a r., di bellissima lettera e di bella conservazione.
I titoli de’ Canti sono in majuscole azzurre, ed hanno le iniziali a
colori ; quello delle Cantiche sono fregiale a oro e colori. Si legge
in principio della prima:
i ncipit prima cantica dantis aldigherij poetai fiorentini.
E nella fine del Codice:
Explicit tertia cantica dantis aldigherii poetoe fiorentini qve dici
tvr paradisvs.

�50

CODICI FIORENTINI

Trovansi in questo Codice alcune raro varianti m arg inali, se­
gnatamente nel Canto l' dell’ Inferno la celobrc lezione Sugger
dette, nota finqui soltanto per essersi rinvenuta nel Quaresimale
del p. Attavanti.
Bandini, V. 404; — Catal. dell’ eredità Gaddi.

* Codici Strozziani , n.° C L X . L a Div. Com­
media , con Comento italiano d’ anonimo.
Codice cartaceo in fogl. grande del sec. W , di 184 car. a 2
col.; la prima carta ha un fregio in pittura, e le iniziali si dello
Cantiche come de’ Canti sono fregiate a oro e colori. Il Codice stava
nell’ antica Biblioteca Strozzi col n.° 237. È di buona lettera o
ben conservato, salvo le ultime due carte che furono racconciate;
inoltre manca della fine, e termina col verso: Se non che la mia
mente fu percossa. Si legge in fine della Cantica dell’ Inferno.
Finita la prima parte dello honorabilè poeta dante alleghierj fio­
rentino laquale tratta dinInferno. Laus deo.
Il Comento dell’ Inferno è simile a quello del Cod. Plut. X L ,
n.° V I I ; il Purgatorio non l’ b a , e quello del Paradiso appartiene
all’ Ottima. Vedi la fac. 631 del primo tomo. Le prime 4 car. del
Codice di mano diversa contengono il Credo di Dante, e una cho
mendazione sopa dante: fatta pel saùiozo da siena.
Bandirli, VH 557-558.

* Codici della SS. A n n u n ziata , n.° 169.
Divina Commedia.
Codice cartaceo in 4. del sec. X V , di buona lettera e ben con­
servato , coi titoli in inchiostro rosso, di 278 car. Si legge in
fronte della prim a:
Incomincia il primo Capitolo del nInferno.
Si legge sulla prima carta: n.° 169 della S. A . , in d i: D i F r %
Giov. Agnol. Lottinj.
Montfaucon, fac. 430.

* Plut. X L I I , n.i X I I I , X I V , X V , X V I ,
X V I I e XVIII.
Questi sei Codici, contenenti il Poema di Dante incluso nel Co­
mento di Francesco da B u ti, saranno descritti nel cap. dei Comenti
inediti.

�LAUKENZIA.NA

36

51

* Codici G ad d ia n i, Plut. X C In f., n.° X L V I I .
Frammenti dell’ Inferno di Dante.
Questi frammenti che comprendono parte del Canto l e i
Canti I I a X I X , formano le car. 57-86 di un Codice cartaceo in
fogl. piccolo, che contiene Miscellanee del X IV e X V secolo,
scritte da diverse mani. La parte data alla Div. Commedia è del
sec. X V , e i Canti hanno i titoli in inchiostro rosso. Questo Co­
dice stava nell’ antica Biblioteca Gaddi col n.° 119.
Bandini, V. 457.

87

* Codici G a d d ia n i , n.° X C Sup , n.° XLII I.
Frammenti del Paradiso di Dante.
Codice in parte membranaceo e in parte cartaceo in 8 . piccolo
del sec. X V , di cui parlai a fac. 204 del primo tomo. Contiene
a car. 23 verso-29 i Canti X I e X X X I I I del Paradiso preceduti
da un titolo in inchiostro rosso. Il Canto X X X I I I è indicato per
isbaglio nel Codice come tredecimo.
Bandini, V. 452.

Quanto ad altri Frammenti del Poema di Dante conservati
nella Laurenziana vedi la fac. 204 del tomo primo.
Tutti questi Codici, da pochi infuori novellamente pervenuti
alla Laurenziana, furono a lungo e con molta diligenza descritti
dal dotto Bandini nello stupendo Catalogo de'mas. di quella Biblio­
teca. Nondimeno stimai opportuno di esaminarli tutti, prima per
poterne recare i titoli e le sottoscrizioni con la loro ortografia let­
terale, poi per fam e una descrizione, se pur si poteva, più accu­
rata. Se le minuto mie ricerche mi porsero il destro, o di correg­
gere alcun lieve sbaglio del B andini, o di notare qualche particola­
rità sfuggita a lu i, non vorrò darmene vanto; poiché egli avea da
descrivere più migliaja di Codici, io circa un centinajo soltanto.
I I . MAGLIABECHIANA.

88

* Codici di S. M a rc o , n.°220. L ’ Inferno di
Dante.
Codice cartaceo in foglio piccolo della metà incirca del sec.
X IV , di 74 car. in carattere tondo. È di assai buona lettera, ma
conservato m ale, segnatamente nelle prime 4 car. che son molto
racconciale. Ila i titoli in inchiostro rosso, e una grande inizialo
a colori ad ogni Canto. In fronte del primo si legge :

�52

CODICI FIORENTINI

A l nome didio Amen. Incominciasi illibro di dante alighieri di firenze
. Primo di api la lo del ninferno.
Una Razione della Pascha sul verso dell’ ultima carta ha in
principio la data del Mccclxxiij.

89

* Palch. n . ° 3 6

( Cl. V I I , n.° 1 0 3 2 ). L a

Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. piccolo del sec. X IV (dal 1360 al
1375), di 110 car. a 2 colonne e in carattere mezzo gotico, di
bella lettera e di buona conservazione, eccetto le prime carte, eoa
le iniziali in inchiostro rosso. Incomincia da 2 car. di scrittura
diversa e del sec. X V , che contengono la prima il Capitolo sopra
Lacomedia di dante fallo da M . Jacopo suo figliuolo, e la seconda
una Tavola degli argomenti. Nessun’ intitolazione distingue i Canti
che sono indicati in margine da semplici titoli. Si legge solamen­
te in fronte del primo Canto: C. 1. Lonferno di Dante poeta Fio­
rentino.
Questo Codice proviene dalla Strozziana, n.° 1281, e sopra
una carta aggiunta in principio si legge: Di Luigi del Senre Carlo
di Tommaso Strozzi. Un ricordo posto sul recto dell’ ultima carta
ch',è bianca, incomincia cosi : die viij di màgio 1375 fulano bene
detto di me dibernardo ditollo.......... Sopra un’altra carta membra­
nacea nel principio del Codice si legge nel redo: Questo Dante è d i
P ° Agostino Saracinj. Finalmente sul verso della suddetta carta si
trova, in mezzo ad alcune brevi notizie sulla divisione del P oem a,
sul tempo della sua composizione, della nascita e della morte d i
Dante (1), un’ altra annotazione che dice: E questo libro di p te G io
vannj ciatinj dacertaldo.
Atti della Crusca, II. 121.

90

* Palch. I , n.° 42 ( Cl. V I I , n.° 1 3 3 o ) . L a
Div. Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X IV , di 229 car. in grosso ca­
rattere tondo mezzo gotico. E di bella lettera e di bella conserva­
zione, eccetto la prima carta ch’è . d imid iata . I titoli sono in i n
chiostro rosso, e cosi le iniziali, che peraltro mancano nel Paradi
so. Dal Cauto I dell’ Inferno fino al Canto l ' del Paradiso vi son0
( 1) Intorno a questa si legge: Mori ouero andò allaltro secolo dante
nellianj salutiferi M ° ccc. xxi. a Rauenna cipta dilombardia hauend o
cosumati i questa uita anni, lvj.°o
\

�MAGLIA B ECHIANA

53

gli Argomenti o Sommarj a ciaschedun Canto; ma dalla metà in
poi del Canto l ' del Paradiso mancano , perchè è di diversa e più
moderna m ano, ed anco meno corretta, essendovi talvolta desii
•
•
ri •
scambiamenti e qualche lacuna. Si legge in fronte:
Incomincia lacommedia didante alighieri inclito poeta fiorentino.
Nella quale tracia delle pene epunitioni deuitij . . . .
Termina nella car. 224, dove si legge: Deogras. Amen. E x p li­
cit Comedia. Dantis. Alligherij. F lorentini. Le car. 225-229 con­
tengono il Credo di Dante eh’ è intitolalo : Trattato della fede catto­
lica secondo che Dante rispose a Messer lo inquisitore di quel che esso
Dante credeva. Da un’ annotazione sopra una carta bianca in prin­
cipio apparisce che questo Codice appartenne ad Ant.° di Saluestro
della auachio in firenze. In ultimo fu della Crusca (n.° 7 de’ Mss. ),
la cui Biblioteca venne riunita nel 1783 alla Magliabechiana. Da
alcune piccole cifre e contrassegni che si osservano in questo Co­
dice, si comprende che fu uno di quelli de’ quali si valsero gli Ac­
cademici nella loro edizione di Dante.
Atti delta Crusca, II. 1 2 1 — Cat. ms. de’ libri della Crusca, f. 1 3 U .

"

* Palch. I , n.° 45 (CI. V I I , n.° 1 3 3 1 ) . L a
Divina Commedia , con Postille latine.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X IV , di 85 car. a 2 col. e in ca­
rattere tondo mezzo gotico, di buona lettera, ma di conservazione
mediocre. I titoli sono in inchiostro rosso, ed ha grandi e piccole
iniziali fregiate a colori. Si legge in principio del Codice:
Incipit primus cantus Inferni comèdie dantis Alligherij decimiate
Fiorentina.
E nella li ne :
Explicit paradisus et comedia dantis allegherij de Florentia.
Qui scripsit , scribat semp cu dno uiuat viuat incelis Leonardus
noie felix.
Il testo del Poema è accompagnato da postille latine, margi­
nali e interlineari, e da varie lezioni di mauo diversa e più moderna
. Da varie annotazioni nella line del Codice apparisce che
fu : 1.° di Octaviani ser Tiniosi de Mugello; 2 .° di Thomas D. J a cobi
D.
Petri de Sachettis nel 1404; 3.° della Biblioteca del Convento
di S. Croce di Firenze nel 1435, mens. Aprilis. Finalmente stava
sotto il n.° 1 1 de’Mss, in quella della Crusca riunita nel 1783 alla
Magliabechiana.
Atti della Crusca, II. 121; — Cat. ms. de’ libri della Crusca, fac.
17-19.

/

�54

,

CODICI FIORENTINI

* Palch. I. n.° 47 L a D iv. Commedia, col
Comento detto il F a lso Boccaccio.
Codice del sec. X I V , contenente un Comento in cui è inclusa
parte del testo del Poema. Fu descritto da me a fac. 644 del primo
tomo.

* Codici

della SS. Annunziata

( n.° 1 2 6 2

de’ Codici de’ Conventi ) . L a Div. Commedia.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X IV , di 10 2 car. a 2 col.
e in carattere tondo mezzo gotico, di buonissima lettera e otti­
mamente conservato: il Paradiso è di altra mano. I titoli sono in
inchiostro rosso; ha grandi iniziali fregiate a colori a ciascheduna
Cantica, e altre più piccole ad ogni Canto. In fronte del primo si
l egge:
Q ui comincia Un iferno di dante allighierj difirençe.
Nella fine del Poema è un componimento di 14 versi in lode
di Dante che principia : Dantes nullius dogmatis expers. . . . Le
due ultime carte del Codice contengono i Capitoli del figliuolo di
Dante e di Bosone da (lobbia intitolati:
Capitolo fatto p Messere Piero di Dante allighieri sopra la sua
comedua (sic).
Capitolo fatto p Messere Busone daghobbio sopra lachomedia di
dante.
Questo Codice fu citato dal Montfaucon nella Bibl. ms., I. 430.

* Codici della SS. Annunziata ( n.° 1 2 6 6
de’ Codici de’ Conventi ) . Frammenti d e l l ’
Inferno di Dante.
Codice membranaceo in fogl. piccolo del sec. X I V , di 20 car.
in carattere tondo mezzo gotico, di buona lettera, ma di conser­
vazione mediocre. Incomincia con parte del Canto V I I , e termina
con parte del Canto X X . Vi sono miniature intercalate nel testo,
ma guaste dal tempo.
Montfaucon, Bibl. ms., I. 430.

* Codici della SS.

Annunziata ( n.° 1 2 6 3

de’ C odici de’ C onventi . ) L a Div. Commedia.
Codice cartaceo in 4. del sec. X I V , di 205 c ar., di cui manca
la prim a. Non ha titoli nè distinzione alcuna fra i Canti. È d j

�MAGLIABECHIANA

55

buona lettera in carattere tondo , ma di mediocre conservazione,
essendo molto intignate le primo e l’ ultime carte. Vi si riscon­
trano passim alcune brevi annotazioni marginali di mano diversa
e più moderna. Il Poema termina nella car. 201, e le car. 202 e
203 contengono un componimento anonimo in verso, dopo il quale
viene un Sonetto di Dante. Il copista trascrisse sulle ultime due:
Chanto fatto p Jachopo figliuolo cheffu didate alighierj sopra
tutta la chòmedia didate.
Chanto fatto p mess. buxone daghobio sopra tutta lacomedia di­
dante Alighieri.
A piè di una carta si legge : Questo libro i da pouano. Pare an­
cora che appartenesse a certo benedetto gorj, il cui nome si trova
sulla car. 113, e che pose ne’ margini varj ricordi.

96

* Codici

della SS.

Annunziata ( n° 1 2 61

de’ Codici de C on venti), L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. della fine del sec. X IV , di 235 c ar., di
buona lettera in carattere tondo, e ben conservato, salvo le prime
carte e l' ultima che sono intignate e racconciate. Ha titoli e argo­
menti in inchiostro rosso e iniziali a colori. G li ultim i cinque
Canti del Paradiso sono di altra mano. Le ultime cinque carte del
Codice contengono il Credo di Dante scritto da una terza mano.
Sulla prima carta si vede la Cifra della S S . Annunziata, e il n.°
88 che aveva nella biblioteca di questo Convento.

97

* Palch. I , n.° 3 o ( Cl. V I I , n.° 1233 ). L a
Divina Commedia , con Annotazioni.
Codice membranaceo in fogl. grande della fine del sec. X I V ,
di 78 car. a 2 col. e in carattere mezzo gotico, proveniente dal
l ’Accademia della Crusca ( Mss. n.° 2 ). È di bellissima lettera e di
buona conservazione. Ha grandi iniziali dipinte a oro e colori
con rabeschi ad ogni Canto; i tito li, che sono in inchiostro rosso ,
mancano affatto nella ultima Cantica. In fronte del Poema si legge :
Q ui commincia el primo canto della conmedia di dante allighieri
di firenze oue tratta distesamente p x x x iiij capitoli dicoloro chessono
ininferno . . . .■
Sulla prima car. del Codice ch’è bianca, si legge scritto da mano
del sec. X V I , Giouambatista Bracci (1). Altre due annotazióni, la
(1) Questo è forse il Codice citalo nei preliminari della ediz. del 1595,
come appartenente a Zanobi Bracci, che fu consultato per la delta edizione.

II

5

�56

CODICI FIORENTINI

seconda delle quali è in carattere rosso, poste sul verso dell'ultima
carta del Codice dicono : Questo libro cioè dante editionardo dizanobi
dilionardo Bartolini citadino fiorentino; — Questo libro cioè dante è
dilionardo disalimbene dizanobi Bartolini e desuoi amicj.
Cat. ms. de’libri della Crusca;— Atti della Crusca, II. 121.

* Palch. I , n.° 3 2 ( Cl. V I I , n.° 1 5 1 ) .
Divina Commedia , con Postille latine.

La

Codice membranaceo in fogl. della fine del sec. X I V , di 99
car. a 2 col. in grosso e bel carattere mezzo gotico, assai ben con­
servato, salvo le prime 4 o 5 carte il cui carattere fu guasto dalla
um idità. Esso proviene dal Magliabechi. La prima carta di ciasche­
duna Cantica è attorniata da rabeschi dipinti a oro e colori e da
una grande iniziale m iniata; altre piccole iniziali a colori e titoli
in inchiostro ro^so sono ad ogni Canto. In fronte del Codice si
legge:
Comincia elprimo canto dellacommedia di dante allaghieri difi
rence oue tratta distintamente per x x x iiij capitoli dicoloro che sono
in Inferno el questo primo è proemio atucto illibro.
Il lesto del Poema termina sul verso della car. 96, dove si
legge che fu Scriptus per Dominicum de R aymundis de Faventia. L e
car. 97 e 98 contengono i Capitoli del figliuolo di Dante e di B o
sone da Gobbio intitolali :
Incipit quedam repilogatio super tota comedia dantis fta p. filiu
dantis.
i ncipit quedam repilogatio super tota comedia dantis fta p. dnm
busone da Egubio.
Vanno unite al Codice postille marginali, la maggior parte la ­
tine, che cessano alla car. 73 ; esse sono in piccolo carattere tondo
e contemporanee della scrittura del Codice. A ltre annotazioni
mano diversa e posteriore stanno in fine di ciascheduna Cantica
a car. 33, 65, 98 verso, e 99 recto. Le ultime si riferiscono a l
Canto V I del Paradiso. Nella fine del Codice furon trascritti p a ­
recchi epitaffi, fra’ quali è quello di Dante che comincia Ju ra
narchioe . . . . quod ipse fecit, dice il copista.
o
M
Mehus, Vita del Travers., fac. 153; Estratti mss., XI. 49 e 161;
Atti della Crusca, II. 121.

* Palch. I , n.° 4 5 (Cl . V I I , n.° 154 ). L a
Div. Commedia , con Annotazioni.

�M AGLI A BECHI AN A

57

Codice cartaceo in fogl. della fine del sec. X I V , di 70 c a r .,
una delle quali è bianca; di buona lettera e assai ben conservato,
ina mancante, poiché incomincia col verso 48 del Canto V I del­
l’ Inferno, e termina col verso 6 del Canto V II del Purgatorio. Il
lesto del Poema è accompagnalo da mollissime Chiuse m arginali,
simili a quelle del Codice Palch. I , n.° 39. Sulla prima car. del
Codice si legge: Del Colorito 50 , nome di Carlo de'Bardi nella
Crusca. Da ultimo stava sotto il n.° 15 frai mss. della Biblioteca
di questa Accademia. Il presente Codice dev’ essere uno de’ due ci­
tati in fronte dell’ ediz. del 1595 , e consultati dagli Accademici
della Crusca.
Mehus, Estratti mss., XI. 52-53; — Atti della Crusca, II. 121 ; —
Cat. ms. de’libri della Crusca, fac. 23-24.
100

* Palch. I, n 0 46 ( Cl. V I I , n.° 1 5 4 ). L ’ Inferno
, col Comento detto 1' Ottimo .
Codice cartaceo in fogl. e a 2. col. della fine del sec. X IV , o
del principio del X V , proveniente dal Magliabechi, di lettera e
conservazione assai buona, con i titoli in inchiostro rosso e con
le
iniziali a colori. È composto di 133 c ar., le prime 2 delle quali
contengono il Proemio del Cementatore. 11 Poema principia sulla
terza in cui si legge:
Comincia la chonmedia didante alleghierj fiorentino . . .
E nella fine:
Finito il ninferno chiosato didante, amen.
Del Comento unito a questo Codice, posto dopo ciaschedun
Canto, parlai a fac. 624 del tomo prim o.

101

* Codice G ir a ld i. La Divina Commedia.
Bel Codice membranaceo in 4. della fine del sec. X IV , di bel­
lissima lettera e ben conservato, composto di 325 car. Dal Canto
X X X I I I in poi del Purgatorio è di mano diversa. Ha i titoli in in ­
chiostro rosso, e la prima car. è om ata di un fregio a oro e co­
lori. Ciascuna Cantica incomincia con una grande iniziale a oro
e colori; altre piccole a colori sono ad ogni Canto e fino ad ogni
terzina. In fronte del Codice si legge:
Incipit primus cantus pma càtice comedie preclarissimi poete Dan
tis alagherij fiorentini continetis numero cat. x x x iiij.
E nella fine:
Explicit tertia cantica comedie dantis Aldigerij poete fiorentini.
.

�58

CODICI FIORENTINI

Poi sotto è la nota seguente di mano del Follin i:
Comprato per la pubblica Libreria Magliabechiana da me Vin­
cenzio Follini Bibliotecario il di 29 Luglio 1805 da Giuseppe Pagani
Libraio Fiorentino compratore della Libreria del Cave Gio. Giral d i ,
dal Conte Antonio Giovanni Giraldi Carducci già Pecori.
Onesto è probabilmente il Codice citato dalla Crusca che lo
dice appartenente a Giuliano G irald i, e consultato per l’ediz. del
1595.

*
Palch. I, n.° 2 9 ( Cl. V I I , n.° 1232 ). L a
Div. Commedia , col Comento di Francesco d a

liuti.
Magnifico Codice membranaceo in fogl. del principio del sec.
X V , proveniente dall’ Accademia della Crusca ( M s ., n.° 5 ), riu
n ita nel 1783 alla Magliabechiana; singolare per la bellezza del ca­
rattere mezzo gotico in cui è scritto , per la ricchezza degli ornamenti
a oro o delle miniature, e per le graziose figure che rappre­
sentano varj concetti significati nel Poema di Dante. E composto
di 460 car., con titoli in inchiostro rosso, e ottimamente conser­
vato, salvo alcune facce che hanno il carattere guasto dal tempo
e salvo qualche intignatura. In fronte si legge:
Incomincia la prima canticha della comedia di dante alleghieri
fiorentino la quale comunemente si chiama Inferno............
E nella fine del Codice:
E t qui finisce lo cato x x x iij della terza calicha della comedia d i­
dante alleghieri ouero aldighieri. E t la sua lettura edita et chompiuta
p me fracescho di bartolo dabuyti cittadino di pisa, lo di della festa
di sancto bartholomeo addi x j di giugno, nel mccclxxxv. E t poi r i
corsa p me qui nel xxiii di dicebre mccclxxxvij. Indictione v.aD
la
e
qual cosa redo deuotamete quato più posso alomnipotete dio padre Al
liuolo ( sic) et spirito sancto ed ad tutta la corte di paradiso, g ratie
deuotissime. Per infinita sécula seculorú Amen.
Il copista aggiunse in margine accanto a questa sottoscrizion e
la nota seguente, che fu leggermente rasa dal coltello del legatore •
E t scripto fuit qsto libbro per me John dn. . . . di Nicolao a n no
Mcccc. . . :
Il testo del Poema posto nel mezzo della faccia è in carattere
grosso, quello del Comento che lo attornia, in carattere più p icc
olo. Oltre lo iniziali a oro e colori a ciascun paragrafo del
mento, ogni Canto nel testo del Poema doveva essere om ato d i 2
grandi in iziali, o meglio miniature, alte più di 3 pollici; ma il

�MAGLI AIIECII I ANA

59

luogo a l o o serbato è rimasto in bianco in più parti del Codice. Se
ne rinvengono soltanto 17 nell’ Inferno e 15 nel Purgatorio; e que­
ste ultime sono accompagnale da ricchi rabeschi che circondano il
lesto contenuto nella carta. Nella Cantica del Paradiso sono sim ili,
ma di molto più piccola dimensiono, e si trovano solo ne’Canti I
a X I , e X X a X X V . Queste miniature sono nella massima parte
notabili per la finezza del lavoro e per la freschezza del colorito.
Citerò anche gli ornamenti a oro e colori che si riscontrano sulle
prime carte delle Cantiche d e ll’ In fe rn o e del Paradiso. Sul pri­
mo terzo della prima car. della Cantica del Purgatorio si vede
ima graziosa composizione semplicemente delineata con inchiostro
della china, che probabilmente doveva esser miniata.
Si fece uso di questo Codice per la compilazione del Vocabola­
rio della Crusca, e dell’ Appendice alle note dell’ ediz. di Firenze,
1838, e il Becchi se no servi per il testo della sua ediz. di Firenze,
1837. Se ne valse anche il sig. Bernardoni per la sua Lettera sopra
le varie lezioni della Div. Com., citata a fac. 362 del tomo primo.
Cat. ms. de’ libri della Crusca, fac. 10-11; — Biscioni, Giunte al Ci­
m ili, V. 913, e XIV. 90; — Salvini, Fasti consol., fac. XIV; — Atti della
Crusca, II. 119; — Prefazione dell'ediz. di Firenze 1837.

*
Palch. I , n.° 5 9 ( Cl. V I I , n.° 1 2 2 9 ) . L a
Div. Commedia , con Comento anonimo.
Codice cartaceo in fogl. del principio del sec. X V , proveniente
dal Convento de’Teatini di S. Michele Bertelde, che fu soppresso
nel 1784, e la cui Biblioteca venne riunita nel 1785 alla M aglia
bechiana. È composto di 192 car. in carattere tondo mezzo gotico,
di più mani. Dalla car. 151 in poi ve no sono parecchie a 2 colon­
ne. Manca in principio del primo Canto dell’ Inferno, e di una parlo
del Comento di esso Canto. È di scrittura nitidissima e agevolis­
sima a leggersi, e di assai buona conservazione, eccetto le primo
ed ultime carte che furono racconciale. Ha i titoli e le iniziali
de’ Canti in inchiostro rosso, salvo quelle de’ primi 12 Canti del­
l ’ Inferno e l’ altra in fronte del Purgatorio elio sono in penna. In
principio di questa Cantica si legge:
Comincia la seconda cantica doue tratta di coloro che morirono i
ustato di correttione detto purgatorio.
A ll’ intitolazione di ogni Canto succedono brevi argom enti, ma
nell’ Inferno cessano al Canto X X I , e nel Purgatorio al Cauto V I.
Atti della Crusca, II. 121.

�60

104

CODICI FIORENTINI

* Palch. I , n.° 4 1 ( C l. V I I , n.° 1 2 3 1 ) . L a
Divina Com media.
Codice cartaceo in fogl. del principio del sec. X V (1 ), di 218
c ar., di nitida lettera e di buona conservazione. Ciascheduna Can­
tica incomincia con una grande iniziale fregiata a colori con rabe­
schi; altre più piccole a colori sono ad ogni Canto. Manca di titolo
prelim inare, e dal Canto I I I in poi dell’ Inferno ha titoli e argo­
menti in inchiostro rosso. Il Poema termina sulla car. 213, e le
altre contengono i Capitoli senza titolo del figliuolo di Dante e d i
Bosone da Gobbio .
Si legge in fronte della prima carta questa annotazione: Di J a c .
mannuccj n.° cclx viiij. Accanto è il n.° 8 che dimostra essere stato
questo uno de’ Codici consultati dagli Accademici della Crimea per
la laro ediz. del 1595. Apparisee dal Catal, ms. di quella Accade­
m ia ( fac. 49-50 ) che appartenne anche a Cosimo Mannucci, u n o
de’ soci di essa. Da ultim o Stava sotto il n.° 32 de’ mss. nella Biblio
teca della Crusca che fu riunita nel 1783 alla Magliabechiana.
Alti della Crusca, II. 121.

105

* Palch. I , n.° 44 ( C l. V I I , n.° 1 3 3 3 ) . I l
P urgatorio e il Paradiso di D ante.
Codice cartaceo in fogl. del principio del sec. X V , di 68 carte a 2
c o l., con titoli in inchiostro rosso e iniziali a colori. Ad ogni C a n to
va innanzi un breve argomento. È di mediocre lettera, ma agevo
lissima a leggersi, e di buona conservazione. Apparisce da un’ a rm e
colorala posta sopra una carta bianca in principio del Codice,
appartenne alla casa Manovelli. Da ultimo Stava sotto il n.° 17
fra
i mss. dell’ Accademia della Crusca. Nella prima pagina si vede i l
n.° VI che forse indica essere questo testo un di quei di cui s j
servirono gli Accademici nella correzione del Poema di Dante.
Atti della Crusca, li. 121; — Cai. ms. de’ libri della Crusca, fac
25-26.
C'

106

* C l. V I I , n.° 940 L a Div. Commedia, c o n
Annotazioni .
Codice cartaceo in fogl. piccolo del principio del sec. X V , (j .
182 carte, tre delle quali bianche. È di buona lettera in caralte.. *
(1)
Nel Catal, ms. de'libri della Crusca è dello della fine del Se
XV, ma il Foliini, ed io son del suo parere, lo erede del principio.

�MAGLIABECHIANA

6(

mezzo gotico, e ben conservato. Ha titoli e argomenti in inchio­
stro rosso ad ogni Canto, grandi e piccole iniziali colorate. Si
legge in principio:
Comincia la comedia didante lleghieri ( sic ) difireçe nellaqual
tratta delle pene e punimenti. . . . .
Le ultime 5 car. del Codice contengono i Capitoli del figliuolo
di Dante e di Bosone da Gobbio intitolati :
Questo capto fece metter busone dagobio il quale parla sopra tutta
lacomedia di dante alleghieri di prence.
Questo copio fece Jacopo figliuolo didante alleghieri di firence il
quale parla sopra tutta lacomedia del detto dante.
Sono in questo Codice Annotazioni e varianti marginali di di­
verse mani del sec. X V I e X V I I , che vanno solamente fino al
Canto X IV del Purgatorio. Due annotazioni sulla prima carta eh’ è
bianca, dicono: D i Niccolò fabbrinj. — Coll. Fior. Soc. J . Cat. in­
script. M . IV . 116. Involato verso la fine dell’ ultimo secolo alla
Magliabechiana, fu comprato dal sig. Luigi Poirot direttore della
Zecca di Firenze, che lo legò con gli altri suoi mss. a questa Biblio­
teca.

107

* Palch. I , n.° 3 7 ( C l. V I I , n.° 1 0 3 3 ) . L a
Div. Commedia .
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 202 c ar., di mediocre
scrittura, ma facile a leggersi, proveniente dalla Strozziana, n.°
1284. È assai ben conservato, salvo alcune car. racconciate in
principio e qualche macchia di um idità nella fino. Manca di titolo
si nelle Cantiche come ne’ Canti, e il luogo delle iniziali è rimasto
in bianco. A piè dell'ultim a carta si legge:
Explicit liber chonmedie dantis alighierii deflorençia
Questo libro è dandrea dimatteo dipiero di bancho deglalbizi.
scritto di sua propria mano chominciato a scriuere inrodi ad x x ij di
dicembro Mcccc°x lij e finito di scriuere i firenze ad xvii digennaio.
Mcccc°L una domenicha sera aore iiij 1 /2 dinotte.
Sotto stanno le altre due seguenti annotazioni: Questo libro e
dimatheo dandrea dimatheo deglialbizi ppio; — Giovanni diberlo di
giovannj berti echompagnj lanaiuoli.
Questo è probabilmente uno de’ due Codici citati nei prelimi­
nari dell’ ediz. del 1595, che furon consultati dalla Crusca.

m

* Codici di S. M a rc o , n.° 2 1 7 . Il Paradiso
di Dante , col Comento di Francesco d a Buti.

\

�62

CODICI FIORENTINI

Questo Codice scritto nel 1455 verrà descritto nel cap. dei Co
menti inediti.

n.° 34 ( Cl. V I I , n.° 1 5 3 ) . L a
Divina Commedia, con Postille .

* Palch. I ,

Magnifico Codice membranaceo in fogl. piccolo del sec. X V ,
proveniente da Antonio Franc. M arm i (1), di lettera si nitida e per­
fetta che a prima giunta si crederebbe un libro impresso. E scritta
sopra una bella membrana candidissima e con larghi m a rg in i,
e comprende 260 carte. Ha i titoli e gli argomenti in inchiostro
rosso, e le iniziali de’ primi 7 Canti dell’ Inferno fregiate a colori
con rabeschi; negli altri il luogo delle iniziali è rimasto in bianco.
La prima carta di ciascheduna Cantica è ornata di 2 grandi iniziali
miniate accuratamente, e di ricchi frégi a oro e colori che figu
rano angeli, fiori e uccelli. A piè di ciascuna di esse sta dipinto
lo scudo della casa A merici di Pesaro, il cui emblema è un can*.
che tiene in bocca un tizzone accesso col motto Carne di lupo dente
di cane. Eccetto qualche macchia d’olio ed una lieve intignatura, il
Codice è magnificamente conservato. Le prime 1 0 car. del Codice
contengono un Prologo ed una tauola di capituli. Il Prologo eh’ è
dell’ Ottimo, s’ intitola:
Ncomincia il prologo et la forma di questa opera, et inche stato
lautore era et quando la compose et che forma da atutto illibro et dice
cosi.
Il poema incomincia sulla undecima car. con un lungo titolo
che principia :
Qui comincia il primo canto della prima cantica della conmedia
di dante alighieri da firençe . . . .
Termina sul recto della car. 257 sul verso della quale com inc
ia la seguente sottoscrizione in inchiostro rosso che finisce su l
recto della car. 258:
Finito illibro di dante alleghieri di prence. Ilquale mori nella
città dirauena il di di santa croce a. x iiij0 del mese de settembre.
nellanno. Mille trecento uenliuno. Lacui anima, requieschat in pace,
Deo gracias. Amen. Iste eiz dantes fuit homo in quo natura concila
fuit ostendere potentiam suam cui nummus errar numq fuit inuentus.
Fuit doctus in gramatica. logica phylosophia naturali et morali.

(1) Il M arm i, morto nel 1736, legò alla Magliabechiana la sua ricca
Biblioteca.

�MAGLIABECHIANA

63

melica geometria musica. Astrologia, Rhetorica. et maximus theolo
gus poeta et istoriografus et nu fuit expers nullius dogmatis.
Questo libro, e. della, spec
t abile, et generosa dopila. madopna.
M arina, dopula. del magnifico caualiero et generoso conte Messere cri
stofano dellamerici dapesaro. el quale libro luprefato. Mess. cristofano
fece scrivere nella cipta di fiorenca nel tempo che lera potestà de la
ditta excellentissima et inclita, cipta di fiorenca......................
........... Et questo libro el prefato Messere cristofano nel detto suo
officio con grande affectione perla ditta sua mogliera alla quale la do­
nalo et laquale ilio ama ogne. ultra cosa. Et fo scripto per mano, dellu.
egregio homo, maestro lodouico di bellaguardia di Sauoea nella cipla
de fiorenca. commenco scriuere nel primo di de settembre. N el mille
quatrocento cinquanta septe et finito a di sedeci del mese de nouembre.
del detto Millesimo.
Questo Codice è accompagnato da postille marginali di duo
mani diverse del sec. X V II; esse sono assai numerose nella Can­
tica dell’ Inferno, ina più rare nello altre due, e massime nell’ u l­
tima, dove se no riscontrano poche. Uno de’ due annotatori fece
anche qualche correzione al testo del Poema che termina sulla car.
258 recto, contenendo le ultime due un Capitolo alla beata vergine
M aria.
Il Marmi descrisse questo Codice nell’ Excerpta et adnotata va­
ria , m s. in 4. piccolo della Magliabechia n a , cl. V II, n.° 74. Apo­
stolo Zeno ne parla assai distesamente, secondo lo notizie avute
dallo stesso M a rm i, nelle sue Lettere, ediz. del 1785, I. 2 6 7 2 7 2 ;
e racconta che fu ritrovato dal M arm i nel 1704 in casa di un no
taro di Cutigliano. Aggiunge avere scorto molta somiglianza fra il
Proemio di questo Codice e quello dell’ ediz. di Venezia 1477.
Quanto al Capitolo nella line del Codice, crede che sia dello stesso
autore delle Rime spirituali poste nella fine dell ediz. del 1478;
fattura, secondo lu i, non di Dante, ina si di Antonio dal Beccajo
ferrarese.
Dionisi, De'Cod. Fior., II. 121; — Atti delta Crusca, II. 121.

„

* Palch. I , n.° 3 3 (Cl . V I I , n.° 1 5 2 ) . L a
Divina Commedia , con Postille .
Codice cartaceo in fogl. piccolo del sec. X V , di car. 241, con
i titoli e le iniziali de’ Canti in inchiostro rosso, proveniente dal
Magliabechi. È di scrittura assai agevole a leggersi, sebbene poco
graziosa , e di buona conservazione, eccetto qualche macchia
d’ umidità nelle prime carte. La prima ha un fregio a oro e colori

�64

CODICI FIORENTINI

rozzamente d ip in to , al pari della grande iniziale miniata che sta
in principio di ciascheduna Cantica. In fronte del Poema si legge:
Canto primo della prima canticha della comedia clarissimi poete
dante alighieri citadino fiorentino chiamata iferno.
E nella fine:
Scritto per me Antonio a luccio manetti citadino fiorentino et fi­
nito q. d. 3 dagosto 14 6 2.
Al Codice sono unite postillo marginali e interlineari. Inoltre
sulle 2 car. membranacee in fronte del Codice si riscontrano varie
annotazioni, fra le quali stanno alcuni Ricordi storici sopra Dante,
il Petrarca e Brunetto Latini. Quello concernente a Dante dice cosi :
Nacque Dante alighieri Poeta Fiorentino in Firenze nel 1265 ed
era el sole ne termini e passo di questa vita adi xiv di settembre il di
di santa croce nel 1321.
Un’ altra annotazione a piè della prima car. del Codice ne dà a
conoscere il nome d’ uno de’ suoi antichi possessori, che fece nel
Codice alcune rare correzioni o addizioni marginali :
Questo libro è di Simone di Giovanni di Simone di Francesco di
Piero Berti, nell'Accademia della Crusca cognominato lo Smvnto.
Questo è probabilmente uno de’ due Codici citati ne’ prelim i­
nari dell’ ediz. del 1595, che furon consultati dalla Crusca.
Mehus, Vita del Travers., fac. 153; Estratti mss., XI. 50, 100 e 161; Dionisi, De’ Cod. Fior., fac. 5, e P repar. Stor., II. 123.

* Codice D in i. L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. piccolo del sec. X V , composto di 209
c a r., di assai buona lettera e assai ben conservato, eccello lo
prime carte, con titoli e argomenti in inchiostro rosso, e grandi
iniziali fregiate a colori ad ogni Canto. Si legge in principio :
Q ui sinolerà lerebriche didante per la prima parte. Capitolo primo
delle pene e punitioni et demeriti et premii delle vertude. enota della
prima parte di questo ilqual sechiama Inferno.
E nella fine:
Finito laterza parte delultima della Conmendia di dante Alleghierj
poetta uolghar Fiorentino chiamata paradiso. Qui scrissit iscribat
semper cum domino v in a i. . . e Questo Dante è di mano di me Nerj
di dogi di Nerj finito q° di x x iiij° dagosto m° cccc° Ixvj
Sul verso dell’ ultima carta è la noia seguente di mano del Fol
lini :
Codicem hunc, olim Petri D in i, patricii Fiorentini et Archiepi
scopi Firmani, in Academia Furfureorum am o 1595 cognom. il Pa~

�MAGLIABECHIANA

65

pasciuto , et postmodum Dinioe familioe ex eiusdem hoereditate, Vincentius
Follinius publicoe Bibliolhecoe Malliabechianoe Proefectus, una cum
a liis x x x ij Codd. Mss. ad eumdem Proesulem iam pertinentibus,
eidem Bibliotheca; acquisivit , V II Kal. Aprilis M D C C C X IX a Pe
tro , Joanne et Alexandro filiis et hoeredibus Angusti Dini.

112

* Palch. I ,

n.° 31 ( C l. V I I ,

n.° 1 5 1 . L a

D iv in a C o m m e d ia , eoi C o m ento detto dell’ O t
t im o (1 ) .
Codice cartaceo in fogl. grande del sec. X V , proveniente dalla
Strozziana, n.° 1415. E scritto in bella carta grave con larghi
margini e a 2 col., con iniziali in inchiostro turchino e titoli in in­
chiostro rosso, di assai bella lettera e di òttima conservazione.
Consta di 274 c a r., tre delle quali membranacee, cioè la 1 , la
1 2 a e la 78a . Il Poema termina sulla car. 77, e il rimanente del
Codice contiene un (lomento italiano anonimo che non è diverso
da quello dell’ Ottimo ( Vedi la fac. 623 del tomo p rim o ). La pri­
ma car. del Poema e la prima del Comento hanno fregi dipinti a
oro e colori, ed’una grande iniziale miniata; nel mezzo di quella
del Comento sta l' effigie di Dante. Inoltre a piè di ciascuna di que­
ste due carte (2) si trova dipinta l’ arme di casa Bongianni, uno
della quale famiglia trascrisse questo Codice. Si legge solamente
in fronte del Poema :
Incipit primus cantus inferni.
E nella fine:

Finito libro referamus gratiam xpo. Deo gratias.
A. d. qunto Kldas. maij deglanni mille et bis ducentum sessanta
e sette finitio piergiouanni di piergianni B I : cioè da P iergiovanni fi­
gliuolo di Piergiovanni Bongianni, come apparisce dall’ arme di
questa famiglia posta a piè delle car. 1 e 78. Le altre due sotto
scrizioni seguenti si leggono nella line del Purgatorio e del Para­
diso :
. . . . esic est finis purgai. Die Kldas Decembris M C C C C L X V I.
Deogras finis xviij Kalendas maii M C C C C LX V I I purgaturii et
paradisi BI :

(1) Il Dionisi, De’ Cod. F ior., fac. 4, pone per isbaglio questo Codice
sono il n.° 153 della Cl. VII, e gli attribuisce parimente per isbaglio la data
del 1437.
(2) Sulla prima è stata cancellala.

9

�66

CODICI FIORENTINI

Un’ altra annotazione sul verso interno della coperta dice che
questo Codice fu nel 1528 di M a lthoei Bongianni cittadino fioren­
tino.
113

* Palch. I , n.°

35 ( C l. VII

, n.°

1 0 2 0

). L a

Divina Commedia, con Annotazioni.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 188 car. in carattere
tondo, con i titoli in inchiostro rosso, di assai buona lettera e di
buona conservazione. Ciascuna Cantica incomincia con una grande
iniziale rozzamente e semplicemente delincala a penna; altre a co­
lori sono ad ogni Canto. In fronte delle ultime duo Cantiche stanno
due figure grandi quanto la pagina, parimente delineate a penna,
che peccano, se non per l’ invenzione, almeno per la maniera. Si
legge in principio del Codice:
Omincia la prima parie della cantica onero cómedia chiamata Inferno
del chiarissimo poeta Dante a litighi eri di firence. . . .
Questo Codice è accompagnato da postille marginali di mano
diversa e del sec. X V I , eccetto una in fine della Cantica dell’ Inferno
ch’è di mano del copista, il quale cominciò a trascrivere
sotto un Prologo alla Cantica del Purgatorio, ch’ ò quello di Fran­
cesco da Buti. L ’ annotatore riprodusse sul verso della car. 121 il
Proemio di Cristoforo Landino alla Cantica del Paradiso. Proviene
dalla Strozziana ( n.° 884 ) , e a piè di una delle 2 car. membra­
nacee poste in principio del Codice si legge: D i Luigi del Sen.re
Carlo di Tommaso Strozzi, 1679.
Dionisi, De’ Cod. Fior., fac. 6, e Preparaz. Stor., Il 122; — Atti
della Crusca, 11. 121.

114

* Palch. I , n.° 38 ( Cl. V I I , n.° 1 0 4 6 ) . L a
Divina Commedia .
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 230 c a r ., di buona let­
tera in carattere tondo, ed assai ben conservato. Ha grandi iniziali
a colori a ciascuna Cantica, e piccole ad ogni Canto. Le prime
carte contengono una Tavola de' Capitoli 0 A rgom enti, la q u in ta e 1a
sesta son bianche, ed il Poema incomincia s u lla settima col t i t o l o
seguente:
Incomincia la Comedia di Dante Allighieri incitto (sic) Poeta
Fiorentino nella quale tracia delle pene epunimenti deuitii. . . .
Questo Codice proviene dalla Strozziana dove Stava sotto i1
n.° 1417.
Atti della Crusca, II. 121.

�M a g l i a b echiana

115

67

* Palch. I , n.° 40 L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , in carattere tondo, di 185
carte, proveniente da un cambio fatto ai 28 di agosto 1801 dal Pol­
lini vicebibliotecario col P. Antonio Longo Messinese dell’ ordine
de’ Teatini. Manca di titolo si nelle Cantiche come ne’ Canti, e non
fu terminato dal copista, perchè finisce con l’ ottava terzina del
Canto X X V I del Paradiso. Mi è sembrato che le ultime carte sieno
di altra mano. La scrittura è nitida e facile a leggersi, e il Codi­
ce ben conservato , salvo le prime 2 carte. Il luogo delle iniziali
rimase in bianco. Nelle prime 2 carte sono note marginali.
Atti della Crusca, II. 121.

116

* Palch. I V , n.° 2 . L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in 4. del sec. X V , di 104 c a r., di lettera e con­
servazione mediocre, con grandi iniziali fregiate a penna in fronte
di ogni Canto. Manca nel principio, e comincia con la terzina sedi­
cesima del Cauto X V I I I dell’ Inferno. Si legge solamente nella fine :
Explicit tertia e ultima canticha comedie dantis Allegerij de flo
rentia deo gras amen.
Apparisce da una nota cancellata a piè dell’ ultima carta che
questo Codice fu nel sec. X V di Giovanni Cavalcanti, e a’ nostri
tempi di Vinc. Bertin i del Montale, e di Vinc. Foliini bibliotecario
della Magliabechiana, il quale pose in fino la nota seguente :
Vincentii Follin ii , ex dono Vincentii Bertini Montalensis Basili­
cae Fiorentinoe S . Laurentii clerici. Anno 1781.
Bibliothecoe M a lliabechianoe ex dono Vinc. Follimi eiusdem proe
fecti nonis Novembris 1801.
Antologia di Firenze, XLIV, fac. 25.

117

* Palch. I V ,

n .° 1 3 5 .

L a Divina Commedia.

Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di car. 191 in carattere
tondo mezzogotico, con titoli in inchiostro rosso, con grandi in i­
ziali fregiate a colori a ciascuna Cantica, e con iniziali a colori ad
ogni Canto. Di buona lettera e assai ben conservato, tranne qual­
che guasto di um idità. Si legge in fronte:
Dantes de Aldegherijs libri prim i qui dicitur infernus. Capitulus
primum feliciter Incipit.
Nelle car. 188-191 trovasi, ma d’ altra mano, il Credo didante
aldegherij poeta fioretino. Questo Codice è de’ mss. comprati nel
1819 dalla casa D in i, ed il Follini pose in fine una nota simile a
quella del Codice citato sotto il n.° 111.

�68

CODICI FIORENTINI

S. M aria Novella ( n.° 3 9 5
de’ Codici de’ Conventi ) . L a Div. Commedia.
* Codici

di

Codice cartaceo in 4. grande del sec. X V , di 215 c ar., di assai
buona lettera, ina di cattiva conservazione. Manca la prima car­
ia , la seconda è mollo racconciata, e parecchie furon rovinale
dall’ umidità che ha fallo sparire i titoli e gli argomenti in inchio
stro rosso eli’ erano nella Cantica dell’ Inferno. Sono stati posti in
ironie di ciascheduna Cantica titoli di mano moderna.

* Codici della B a d ia di Firenze ( n.° 1 2 9 6
de’ Codici de’ Conventi ) . L a Div. Commedia ,
con Postille .
Codice cartaceo in fogl. piccolo del sec. X V , di 104 car. a 2
col., di lettera assai brutta, e di cattiva conservazione; la prima
car. segnatamente è stracciata. Ha titoli e argomenti in inchiostro
rosso, e iniziali a colori. Si legge in fronte del Codice:
Incomicia ilibro dicomedie didante alagieri difrenze laquale si
diuide intre parti cioè prima seconda e terza, la prima richiama
Ifcm o ...........
E nella fine :

Finita e laterza canticha di paradiso dellacomedia di dante a li­
ghieri di firenze.
Alcune annotazioni marginali e interlineari del medesimo
tempo sono in questo Codice. Il quale stava prima nella Biblio.
teca de’ PP. Cassinensi della Badia di Firenze sotto il n.° 18 che si
legge sulla prima carta ; indi sotto il n.0 44 eh’ è sulla costola del
Codice, e sotto questo n.° fu citalo dal Dionisi nell’ Aneddoto V ,
fac. 6 , e nella Preparaz. Stor., I I . 146. Inoltre un cartellino sul
verso della coperta dice: Est Abbatta: Fiorentinoe ad usum D.
irg
Vinii Vaisecchi Abbatis. E da un’ altra annotazione sopra una carta
membranacea nella fine del Codice apparisce che nel 1481 fu
bernardo dibernardi dambrogio bonj.

* Palch. I I , n.1 101 a 106. L ’ Inferno e il
Paradiso di Dante, col Comento di Francesco
da B u ti.
Copia del Comento di Francesco da B uti fatta nel sec. X V I I I
dal Biscioni, in cui è intercalalo il Poema di Dante. Vedi il Cap.
Comenti inediti.

�MAGLIABECHIANA

121

* Cl. V I I ,
Commedia .

n.° 1 0 9 1 . Frammenti

69

della Div.

Canto X X X I I I del Paradiso contenuto nelle car. 77-81 di un
Codice cartaceo in 4. del sec. X V , proveniente dalla S trozziana,
n.° 2 1 0 , col titolo seguente:
Appresso seguila el x x x iij eultimo chapitolo dellaterza eultima
chanticha di dante nelquale sanbernardo i figura dellautore fa una
Oratione alauergine M a che visibilmente se eladiuina maiesla la fcy
vedere . .
Sulla car. 94, con cui finisce il Codice, il copista trascrisse
varj estratti della Cantica dell’ Inferno.

122

* Cl. X X X V , n.° 1 1 3 . Frammento del Pa­
radiso di Dante.
Codice cartaceo in 4. del principio del sec. X V I , proveniente
dalla Gaddiana, n.° 717. Si legge nella fine: A l nome di Dio Addi.
X V . . . . 1528.
Car. 109-111. Questa sia una lolde della vergine M aria laquale
fece dante aringhieri poeta e più che poeta fiorentino ed uno ingegnio.
È il Canto X X X I I I del Paradiso.
Per complemento alla serie delle traduzioni della Div. Com.
noterò che una latina traduzione di questo Canto, fatta da F. Do­
menico Fiorentino, trovasi nel Codice della Magliabechiana, Cl.
V I I , n .° 197. (1).

423

* Cl............. N . ° . . . Fiori della Div. Com. di
Dante.
Questo è lavoro inedito del soc. X I X del sig. Luigi Poirot, e
forma un voi. in 8 . di fac. 219, oltre dieci di Tavola. Nella fino
si legge di inano del Foliini: Della Pubb. Libreria Magliabechiana
per legato del Sig.re Luigi de Poirot, direttore della Zecca Fioren­
tina.
Intorno ad altri Frammenti della Div. Com. vedi due Codici
della Magliabechiana descritti a fac. 205 del tomo p rim o .
Il Dionisi nello scritto De' Cod. Fior., cita un Codice della Div.
Commedia con postille latino conservato nella Magliabechiana
sotto il n .° 107 della Cl. V I I ; ma è sbaglio.
(1) Questo Codice non si potè ritrovare, quando io ne feci richiesta ;
ma si vede registrato nel Catal. de’mss. della Magliabechiana.

�70

CODICI FIORENTINI

Tutti i Codici con l’ indicazione di Palchetto sono preceduti da
una dotta illustrazione manoscritta del Pollini, che mi giovò d i­
moilo. Rincresce che il Follini non abbia potuto fare questo eccel­
lente lavoro sopra tutti i Codici della Magliabechiana.

I I I . R ic c a r d ia n a .

*

N. 1 0 0 5 ( O. I. X I ). L ’ Inferno e il Purga­

torio di Dante, col Comento di Jacop o della
L a n a . (1)
Bellissimo Codice membranaceo in fogl. grande della metà del
sec. XIV circa, di 184 c ar., di buona lettera in carattere mezzo­
gotico, e di bella conservazione, senonchè manca in principio di
una carta che doveva contenere il Proemio del Come ntatore, e di
altre 3 car. nella fine della Cantica dell’ Inferno, il cui ultimo
Canto m anca, tranne i primi 2 versi. Il lesto del Poema è nel
mezzo della pagina, ed attorniato dal Comento, del quale parlai a
fac. 605 del tomo primo. Nel principio di ogni Canto, si nel Poema,
come nel Comento, sono graziose iniziali miniate a oro e colori, e
ciascuna di esse ha dintom o le palle de’Medici. I loro soggetti con­
cernono al Poema, e quella del Canto X X X I I I dell’ Inferno se­
gnatamente rappresela il conte Ugolino che divora uno de’ suoi
figliuoli. Inoltre ogni terzina comincia con una piccola iniziale
colorala. Manca di argomenti, ed ha solo i titoli in inchiostro
rosso. Un titolo di mano moderna in fronte del Codice reca:
Prima e seconda Cantica di Dante col Comento di Jacomo di
Zone del Fra Filippo della Lana di Bologna.
Si legge nella line:
O r suz for del Borgatorio deo gcia .
Il Becchi si servi di questo Codice per la sua ediz. di Fi­
renze 1837.
Lami, Catal., fac. 21, e Lezioni di antichità Toscane, I. 279; — Me
hus, Vita del Travers., fac. 180, ed Estratti mss., XI. 191-192; — In­
vent. della Riccard., fac. 24; — Prefazione degli edit. del 1837.

(1), Già dissi a fac. 605 del primo tomo, che la terza Cantica col Comento
di Jacopo della Lana, di mano dello stesso copista, era nella Biblioteca
di Brera a Milano.

�RICCAR DIANA

125

71

* N.° 1 0 2 5 (II. III. 3 6 1 ). La Divina Comme­
dia.

Codice membranaceo in fogl. della metà del sec. X IV , se­
condo l’ Inventario della Riccardiana (1), di 88 car. a 2 col. e in
carattere mezzo gotico, di bellissima scrittura e ottimamente con­
servato, so non che la prima car. è di mano diversa, e manca di
una car. che doveva contenere il Canto X X II del Purgatorio,
tranne le prime 3 terzino, e quasi la metà del Canto X X I I I . Ila
titoli e argomenti latini in inchiostro rosso, iniziali fregiate a co­
lori ad ogni Canto, ed iniziali più grandi in principio delle ul­
time due Cantiche. In fronte della prima si legge :
Incipit pm’ càtus comedie Datis allagherij de florentia. inquo pro
hemiçatur. ad totum opus.
E nella fine dell’ Inferno:
Finito ilprimo libro delacomedia del venerabile et grande autore
dante allighierj di firençe . . . .
E nella fine del Paradiso sul recto della car. 87 : Explicit Par
adisus Dantis Allagherij. deo Grattai. Am. Seguono e il Capitolo
del figliuolo di Dante (2) senza titolo , e i due epitaffi Danteschi,
di 6 versi ciascuno, che incominciano: Ju ra Monarchioe . . . . In ­
clita fama . . . . , scritti da diversa mano. Sul terso di questa
carta la stessa mano principiò a trascrivere le prime terzine dell
ultimo Canto del Paradiso. L ’ ultima carta contiene una pre­
ghiera a Maria che comincia: Voi che lo spiro dell'eterno lume . . . .
Ottimo è questo Codice a detta del Tommaseo (Antologia di
Firenze, n.° 129, fac. I I I ), e il Becchi se ne servi per la sua
ediz. del 1837. Si ricava da una spezie d’ albero genealogico posto
sopra una car. bianca in principio che appartenne alla casa Ar­
righi.
Mehus, Estratti mss., IX. 5 7; — Invent. delta Riccard., fac. 24; —
Prefazione degli edit del 1837.

*
dia .

N.° 1 0 1 0 (O. I. X X I V ). L a Divina Comme­

(1) Gli editori del 1837 nella loro Prefazione lo credono piuttosto de.

sec. XV;

io lo reputo indubitatamente del XIV.
(2) Gli editori predetti sbagliarono attribuendo questo Capitolo a Bos
e
n
o
da Gobbio, ingannati che furono dalla seguente annotazione del Mehus
posta sul verso di una carta bianca in principio: Il Capitolo che e a
f . 87 a tergo è di Bosone da Gobbio.

�72

CODICI FIORENTINI

Bel Codice membranaceo in fogl. gr. del sec. X IV , di 84 car.
a 2 col., e in carattere tondo mezzo gotico, di lettera e conserva­
zione bellissima. H a titoli e argomenti in inchiostro rosso, ed in i­
ziali fregiato a colori ad ogni Canto. Quelle in principio di cia­
scuna Cantica sono miniate a oro e colori con soggetti; la prim a
car. di ciascheduna Cantica ha un fregio a oro e colori, e a piè di
quella dell’ Inferno è uno scudo gentilizio con un fregio. Si legge
in fronte del Codice:
Comincia lacomedia di dante alleghieri difirence. nellaqual traila
dellepene............
Invent. della Riccard., fac. J4.

127

* N.° 1 0 1 2 . L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. grande del sec. X I V , di 69 car.
a 2 c o l., e in carattere tondo mezzo gotico, con titoli in inchio­
stro rosso e iniziali fregiale a colori ad ogni Canto. Altre p iù
grandi dipinte a oro e colori con rabeschi stanno in principio d i
ciascuna Cantica. La prima car. del Codice ha un fregio dipinto a
oro e colori eh’ è molto danneggiato. È di bella lettera, ma molto
mal conservato nelle prime ed ultime carte che sono guaste e cor­
rose dall’ umidità e da’ topi. In fronte della prima si legge:
i ncipit primus cantus camice prime excellentissimi poete dantis
alagherij fiorentini.
E nella fine :
Explicit comedia Dantis Alagherij.
Invent. della Riccard., fac. 24.

128

* n.° 1 0 1 4 (O . I. X V ) . II Paradiso, col C o
mento di Jacopo della Lana.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X I V , di 93 car. Il Poema in
grosso carattere tondo mezzo gotico sta nel mezzo della pagina; i |
Comento che l’ attornia è in carattere tondo più piccolo, e ne p a r.
lai a fac. 608 del primo tomo: vi sono ancho postille interlineari.
Il Codice è di buona lettera e di assai buona conservazione, salvo
le ultime carte; manca di alcune carte nel principio, e comincia
solamente con parte del Canto II. Ila titoli in inchiostro rosso 0
iniziali a colori ad ogni Canto, cui precedo una Divisto o Proenii0&gt;
Si leggo soltanto in line: Explicit tlia ps chomedie dantis. s. para*
disi.
Mehus, Estratti mss., XI. 197; — Invent. della Riccard., fac. 24.

129

* N.° 1 0 2 7. L a Divina Commedia.

�RICCARDIA NA

73

Codice cartaceo in fogl. piccolo del sec. X I V , di 112 car. a 2
c o l., in grazioso carattere tondo mezzo gotico, ed assai ben conser­
vato. Ila titoli in inchiostro rosso, grandi iniziali fregiate a colori
a ciascuna Cantica, e più piccole ad ogni Canto. Si legge in fronte
del primo.
Incomincia ilprimo libro didante allighieri chiamato Inferno.
Nella line della prima Cantica una mano diversa e posteriore
trascrisse le prime 27 terzine del Capitolo attribuito a un figliuolo
di Dante. Sul verso dell’ ultima carta del Codice trovasi parimente
di mano diversa una Tavola de’ prim i versi di ogni Canto per lo
prime due Cantiche. Il Becchi si valse di questo Codice per l a sua
ediz. di Firenze, 1837.
Invent. della, Riccardi., fac. 24 ; — Prefazione dell' ediz. di Firenze,
1837.

*
0
3
1

N.° 1033 (O . I. X X I I I ). L a D iv in a C o m m e ­

d ia , con A n n o ta zio n i la tin e .
Codice membranaceo in fogl. piccolo del sec. X IV , di 108 car.
a 2 col., e in carattere tondo mezzo gotico; la prima car. è stala ri­
falla da mano più moderna. Di bellissima lettera e di bella con­
servazione, con piccole iniziali fregiale a colori ad ogni Canto, e
grandi a ciascuna Cantica. Manca di titoli e di argomenti. Si
legge solamente in principio:
Dantis liber primvs de Inferno.
Il Poema termina sul redo della car. 105 con la sottoscrizione:
E x p licit Comedia dantis allegher. de florentia. beo Gratias ; se­
guono i Capitoli del figliuolo di Dante e di Bosone da Gobbio inti­
tolati in inch iostro rosso:
Qui comincia Ilcapitolo ke fe il f. di Dante sopra la comedia.
Qui comincia ilcapitolo Ite fece mess. Busone da Ghobbio sopra
tutta la comedia di Dante.
Questo Codice contiene brevi note Ialine marginali e interli­
neari in tutta la Cantica del Paradiso. Il loro autore, che non credo
una slessa persona col copista, pose nella fine del Capitolo di Bo
sone la data del 1404. Alcune altro rare note marginali, ma ita­
liano, o di una terza mano diversa trovansi nelle primo due Canti­
che. Si legge sulla prima car. del Codice: Del Mondo (Cosimo R i
dolfi) n.° 31. Questo Codice è di quelli che furono consultali da­
gli Accademici della Crusca per la loro ediz. del 151)5.
Invent. della Riccard., fac. 24

�74

131

CODICI FIO RENTINI

* N.° 1035 ( O . IT. X V II ). L a D ivina C o m m e ­
dia , con A n n o tazio n i latine .
Bollissimo Codice membranaceo in fogl. piccolo del sec. X I V ,
di car. 171, di buonissima lettera in carattere tondo mezzo gotico,
e ottimamente conservato. Ha i titoli in inchiostro rosso, e va fre­
giato di graziose iniziali a colori con rabeschi, grandi nelle Canti,
che, e più piccole ne’ Canti. Inoltre trovansi nella Cantica d e l l ’
Inferno 7 graziosi disegni a acquarello del medesimo tempo, posti
sulle car. 4, 7, 10, 15, 17, 20 e 29. Questo Codice è certamente
de’ più belli della Riccardiana. La Cantica del Purgatorio m anca
di parte del Canto V III , de’ Canti I X a X I I , e di parie del X I I I . I n
questa Cantica sono alcune annotazioni latine marginali, ma solo
dal Canto X I I I al X X X inclusivamente. In fronte del Poema che
principia sulla car. 4, si legge:
Comincia la prima parte della cantica ouero comedia chiamata
Inferno del chiarissimo poeta dante alighieri difirence. . . .
E nella fine del Poema che termina sulla car. 162, in inchio­
stro rosso :
Finis adest longi dantis cum laude laboris
Gloria sit stimino regi matrique precamur
Quos oro celsas prestent conscendere sedes
Dum supprema dies ueniet morientibus egris.
Le car. 163-171 contengono Canzoni di Dante. Le car. 1-3
56-58 e 105-107 racchiudono, come notai a fac. 218 del p rim ó
tom o, il Raccoglimento in terza rima del Boccaccio.
Catal, del L a m i, fac. 20; — Mehu s , Vita del Travers., fac. 179 _
Estratti mss., XI. 175-176; — Invent. della Riccard., fac. 24.

132

* N.°

1048

( antic. n.° 381 ). L a D ivina C o m

m edia .
Codice membranaceo in fogl. del sec. X IV , di 115 car. a 2 col
di bellissima lettera in grosso carattere tondo mezzo gotico e b e n
conservato, con titoli e argomenti in inchiostro rosso, con g ra n d i
iniziali fregiate a colori con rabeschi a ciascuna Cantica, e più p ic
cole ad ogni Canto. Si legge in fronte del primo:
Comicia lacómedia didante alleghieri di firençe. nellaqual trac ta
delepene. . . .
Questo è probabilmente il Codice citato nella Prefazione d e l ,
l ’ ediz. del 1595, come appartenente a Bernardo Davanzali, e

�RICCAR D IANA

7 5

consultato dalla Crusca. A piè della prima carta si legGe : Di
Berndo Davanzati.
Invent. della Riccard., fac. 25

* N.°

1049

bis ( 1 ) L a d iv in a C o m m e d ia .

Codice cartaceo in fogl. piccolo del sec. X I V , di 110 car. a 2
col. e in carattere tondo mezzogotico, con iniziali a colori ad ogni
Canto. Quelle del principio di ciascuna Cantica sono fregiate a co­
lo ri. E di buona lettera e ben conservato; manca di titolo sia
nelle Cantiche, sia ne’ Canti, che sono accennati da semplici nu­
meri nel margine. Solamente si legge in line la parola Amen. Una
noterella sull’ ultima carta dell’ Intem o dice: A ni dni 1392 adii vj
dagosto.
Invent. della Riccard., fac. 25.

* N.°

1024

( antic. n.° 3 83 ). L a D ivina C o m ­

media .
Codice cartaceo in fogl. piccolo della fine del sec. X IV , di 99
car. a 2 c o l., di mediocre scrittura ma facile a leggersi, e ben con­
servato, tranne le prime carte. Ogni Canto è preceduto da una
Rubrica in caratteri rossi, ed ha le iniziali alternamente rosse e
turchine azzurre. Quelle di ciascuna Cantica sono più grandi e
fregiale a colori. Si legge in fronte:
Inchomincia lopimo chapitolo dello primo libro didante alighieri
fiorentino chiamassi questo pimo lo libro delloninferno.
In fine è un’arme rappresentante due lioni; sotto si legge la
seguente sottoscrizione in inchiostro rosso:
Questo libro sie effuchominciato e chompiuto a scriuere dimano di
zanobi dipagholo dangnolo dipagholo perini. polo di santo lorenzo
ghonfalone lione adoro quartiere disanto Giouanni di Firenze...........
Un’ altra mano scrisse sulla prima car. in principio: Anno dni
1328 xpo; ma questa data non può dinotare il tempo della scrit­
tura del Codice. La lezione del Codice, secondo il Tommaseo (An
tologia di Firenze, n.° 129, fac. I I I ) , è buona, e il Becchi se ne
servi per la sua ediz. del 1837.
Invent. della Riccard., fac. 24; — Prefazione dell'ediz. del 1837.

* N.° 1 0 2 6 ( I I . III. 3 5 9 ). L ’ Inferno di Dante.
(1) Intitolo questo Codice 1040 bis, perchè contiene due copie della
Div. Com.

�76

CODICI FIO RENTINI

Codice cartaceo in fogl. della fine del sec. X I V , di 69 car.
in carattere tondo, di lettera e conservazione assai buona. I titoli
e gli argomenti de’ Canti sono in inchiostro rosso, e il luogo delle
iniziali tu lasciato in bianco. Si legge in principio del Codice:
Canto primo della pina parte della cómedia didante alighieri in ­
clito poeta detta Inferno doue lautore fa prohemio adtutta lopera doue
truoca uergilio.
E nella fine:
Excipit liber prima chommandia in quo trattum est de Inferno
deo grazias amen.
Questo Codice, secondo il Tommaseo che se ne valse per la
sua edizione, è vicinissimo alla lezione della Crusca ( Antologia d i
Firenze, n.° 129, fac. 111 ) , e anche il Becchi lo consultò per la
sua ediz. di Firenze, 1837.
Invent. della Riccard., fac. 24; — Prefazione dell’ ediz. ili Firenze, 1837.

136

* N.° 1031. L a D ivina C om m edia.
Codice membranaceo in fogl. piccolo della fine del sec. X I V ,
di 105 c ar., due delle quali bianche, a 2 col. e in carattere tondo
mezzo gotico, di bella lettera e di bella conservazione. Ogni Canto
è preceduto da un titolo e da un argomento in inchiostro rosso,
ha le iniziali a colori. Quelle delle Cantiche sono più grandi e fre.
giate a colori, e altre più piccole trovansi ad ogni terzina. È m a n .
canto nel Purgatorio dal verso 115 del Canto X X V II al verso 8 2
del Canto X X IX , nel Paradiso dal verso 48 dal Canto V II fino al
verso 7 del Canto I X ; inoltre l’ ultima Cantica termina col verso
36 del Canto X X X . Si legge in fronte del Codice:
Incomincia la Comedia di dante alleghieri poeta fiorentino nella
quale tratta de le pene et punimenti de uitij . . . .
Questo Codice appartenne a Michelangelo Buonarroti il G i o
vane, siccome apparisce dall’ annotazione seguente in fronte de lla
prima carta: Dello Impastalo n.° 39. Leggesi anche a piè d e lla
prima e dell’ ultima car. : D i Giovanni Bar ducei. Vi sono alcun e
correzioni marginali di più recento m ano. L ’ ab. Becchi si v a lse
di questo Codice per la sua ediz. di Firenze, 1837. ed è probabil
mente quello citalo nei preliminari dell’ ediz. del 1595, siccome
appartenente a Piero Barducci de' Cherichini.
Invent. della Riccard., fac. 24; — Prefazione dell'ediz. del 1837,

137

* N ° 1 0 3 6 ( O . II. V ) .

L a D ivina C om m e di a ,

con Postille di B a r tolommeo Ceffoni.

�RICCARDIANA

77

Codice cartaceo in fogl. piccolo della fine del sec. X IV , di 196
car. in carattere tondo mezzo gotico, con titoli e lunghi argomenti
in inchiostro rosso, con grandi iniziali fregiate a colori a ciascuna
Cantica, e con iniziali a colori ad ogni Canto; di buona lettera o
ben conservato, eccetto qualche intignatura, e tranne la prima
car. che fu lacerala e racconciata. Il titolo, posto sopra una carta
bianca in principio da mano del secolo passato, dice:
Commedia di Dante col Prologo di M . Francesco Petrarca, e
colla Tavola di tutta la da Commedia in X I capitoli in terza rima
fatta da Jacopo figliuolo di detto Dante.
Il supposto Prologo del Petrarca non è altro che quello stam­
pato in fronte della Nidobeatina; quanto alla Tavola in terza rima
racchiusa nelle car. 181- 196 del dello Codice, è quella di Mino
d'Arezzo, di cui parlai a fac. 224 del primo tomo.
Il Prologo attribuito al Petrarca dal copista è contenuto nelle
prime 3 carte; comincia sul verso della prima col seguente titolo in
inchiostro rosso: Prolagho sopra la Prima Chanticha della chome
dia di dante alleghieri Poeta cittadino fiorentino fato per messer
francescho petrarcha Poeta fiorentino. La quarta car. ha un Prologo
di Bari, Ceffoni al Paradiso, e nella quinta sta una Profezia concernente
a Dante, cavata dagli Annali di Rom a. Il Poema princi­
pia sulla sesta col titolo seguente:
Qui comicia la chomedia didante alighieri difirence nella quale
tracia delle pene . . . .
Nella fine dell’ Inferno si legge in grosso carattere rosso :
Explicit liber primus inferni. Deo Gratias. Amen. Die xviiii°
mensis Februarij.
O
Jesu cristo padre tu sai lauita mia
Se io to facto chosa che indispiacer tisia
Dammi lapenitentia iuxta la possa mia
Acciò chella mia anima donata ella no sia
Nella fine del Poema, car. 180:
Finito I llibro Di Dante Alleghierj Poeta fiorentino II quale passò
di questa vita nella città di Rauenna il di di sancta erode a di x iiij°
del mese di settembre. Anni domini M cccxxj. lachui anima Requie
schat in pace. Amen. Deo Gratias.
In fino della sposizione in terza rim a , car. 196, in grosso ca­
rattere rosso e turchino:
Deo Gratias. Amen. Q ui scripsit iscribat sép cu dno viuat. Vinai
in celis semp. cum dno felix. Iste liber iscripsit bartolomeus filius an
dree massonis delucis.

�78

CODICI FIORENTINI

Nel Canto V I del Purgatorio sulle car. 7 4 7 7 del Codice fu in ­
tercalato il Credo di Dante col titolo seguente in caratt. lui chino:
Questo ene lo credo di Dante in rima.
Bartolommeo Ceffoni possessore di questo Codice vi fece circa il
1432 numerose annotazioni marginali e altre che sono di lettera
molto cattiva. Citerò segnatamente sulla car. 181 alcuni Ricordi
di certi uomini più famosi de’quali fa menzione Dante nella sua
Div. Commedia , una breve Notizia della pittura Dantesca di 5 .
M aria del Fiore con i versi che l’ accompagnano, e un breve para­
grafo di undici linee in cui parla di alcuni Comentatori di Dante;
e nomina in particolare dapprima Messere Giovanni Boccacci, poi
Messer Francesco Petrarca dall'Ancisa, Messere Francesco da B u t i,
Contado di Pisa, Maestro Benvenuto da Im ola, Quello da Bologna,
Quel della Marca . e Messere Zanobi da Strada, chontado di Firenze.
Alla fine di questo Codice fu aggiunta una car. in 4. piccolo di
mano diversa e del sec. X V , che contiene frammenti de’ prim i
due Canti del Paradiso.
Mehus, Vita del Travers., fac. 182 e 275; astratti mss., XI. 194
195; — ‘' L a m i, Catal. , fac. 119 e 317; Novelle letter., 1756, col. 615 ; — .

Invent della Riccard., fac. 24.

*

x

N.° 1037 ( O . I. X I X ). L ’ In fe rn o di D a n te ,

col C om ento detto il Falso Boccaccio.
Codice cartaceo in fogl. della fine del sec. X I V , di 182 car. I l
testo del Poema è in grande carattere tondo mezzo gotico, e il Co­
mento che lo attornia, in carattere più piccolo. Un titolo posto dal
Biscioni sulla prima car. dice: L 'Inferno della Commedia di Dante
col Comento volgare d'incerto. Trattai di questo Comento a fac.
644 del primo tomo.
Il Codice è di assai buona lettera, ma di mediocre conserva
zione, massime nelle prime e nell'ultime carte, oltre che la tren
tottesinia è dim idiata. Dalla car. 73 in poi fu scritto da mano di­
versa. Ha titoli e argomenti in inchiostro rosso, grandi iniziali
fregiate a colori ad ogni Canto, ed altre più piccolo ad ogni para
grafo del Comento. Si legge in fronte del primo Canto:
Incomicia il primo canto delaprima cantica delacomedia di dante
allechieri di firençe lagnale edecta Inferno.
Trovansi nella fine i Capitoli senza nome d’ autore del figliuolo
di Dante e di Bosone da Gobbio.
In questo Codice sono alcuno postille marginali di altra m ano.
La prima car. del Codice ch ’ è membranacea, contiene alcuno

�RICCARDIANA

79

figure in penna falle con arie; una rappresenta Dante che tiene
in mano il suo Poema, un’ altra Dante seduto che legge il suo
Poema, e la terza Dante inseguito dalle tre fiere. A piè della se­
conda car. si legge: Joantonjo dj raffaello.

,,

Mehus, Estratti mss. XI.
Invent. della Riccard. fac. 24.

139

172-173; — Catal. del Lami, fac. 20; —

* N.°1 0 4 5 ( I I . VII. 569.). L ’ Infe
r n o di D a n te ,
col C o m e n t o di

Benvenuto da Imola.

Grazioso Codice membranaceo in fogl. della fine del sec. X IV ,
di 172 car. a 2 col., di bellissima lettera e ottimamente conservato
. Il Poema in grande carattere mezzo gotico è intercalalo nel
Comento , ch’ è in piccolissimo carattere tondo . La prima e terza
car. del Codice hanno un ricco fregio a oro e colori rappresentante
fiori e uccelli. Sulla prima di queste car. stanno due grandi in i­
ziali miniate a oro e colori; una terza in fronte del Poema sulla
terza car. rappresenta Dante che tiene in inano il suo poema. A l­
tre grandi e piccole iniziali semplicemente fregiale a colori tro
vansi nel principio di ciascun Canto.
Questo Codice, secondo il Mehus, proviene dalla casa d’ Este.
Ma certo è che viene dalla Biblioteca Doni, i cui mss. furono
comprati dal canonico Riccardi nel secolo passato. Stava nella Do
niana sotto il n.° G. 16. (Index Cod. Mss. Bibl. Doniance, fac. 12).
Manca di titolo prelim inare, e termina con un componimento di
8 versi che comincia: J a mque domos stigias et tristia regna silen
tis . . . .
Mehus, Vita del Travers. fac. 182; Ragionam. di Lapo da Casti
glionchio, fac. 152; Estratti mss., VII. 95-98, XI. 59-60 e 163.

,

140

* N.° 1 0 9 4 . Il P a ra d is o di D a n t e .
Codice cartaceo in fogl. piccolo della fine del sec. X I V , di 89
car. in carattere tondo; la seconda e la quinta sono siale rifatte da
mano più recente. È di buona lettera e hen conservato, con titoli
in inchiostro rosso, e fregiato di una grande iniziale colorata nel
principio. Manca di titoli e di argomenti ne’ C anti, e si legge nella
fine:
Explicit liber paradisi dantis allighieri de floren tia . Deo gratias
Amen ami.
Il Codice termina col Capitolo del figliuolo di Dante senza
nome d’ autore. Sulla prima car. si legge : D i Piero del Nero 1591 ;
ed è uno di quelli che furono consultati dagli Accademici della

�80

CODICI FIORENTINI

Crusca per la loro edizione del 1595. Si ricava da u n’a ltra anno­
tazione posta sulla medesima carta e riprodotta sull’ ultima del Co­
dice, che appartenne a G iouannj di franc° del fede, che ne fece
l ’acquisto ai 26 di febb. 1561.
Invent. della Riccard., fac. 26.

141

* N.° 1 0 0 6 , 10 07 e 1008 ( O. I. I X ) . L a
Divina Commedia , col Comento di Francesco
da B u t i .
Questo Codice in 3 voi. in fogl. scritti negli anni 1394, 1412,
e 1413 contiene il Poema di Dante intercalato nel Comento di Fran­
cesco da B u ti ; e in grosso carattere mezzo gotico. Sarà descritto
nel §. Contenti inediti.

142

* N.° 1 0 1 1 . L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. grande del principio del sec. X V , di
car. 81 a 2 col., di assai buona lettera e ben conservato. Manca
di titolo preliminare; ha ne’ Canti titoli in inchiostro rosso, o
rozze iniziali a colori ad ogni Canto. Sopra una car. bianca in
principio si legge: Vberti nobilis Joannis filli n.° X X X X . Le ultime
2 car. del Codice contengono il Credo di Dante preceduto da una
spezie d’ introduzione al Credo.
Invent. della Riccard., fac. 24.

143

* N.° 1004 (antic. n.° 2 3 9 ) . L a Div. Com ­
media , col Comento dell’ Ottimo.
Codice membranaceo in fogl. grande del principio del sec.
X V , in carattere tondo mezzo gotico, di 278 car., bellissimo di
lettera e di conservazione. Apparisce dal n.° 244 posto sopra una
car. bianca nel principio che proviene dalla Strozziana. 11 testo
del Poema in carattere grosso sta nel mezzo della pagina, ed ha
dintom o in carattere più piccolo un Comento, ch’è quello dell’ O t
timo (Vedi la fac. 622 del primo tom o). Trovasi un breve argo­
mento in inchiostro rosso in fronte di ciascuno dei Canti dell’ Inferno
, e cosi in fronte di quelli del Paradiso, ma solo dal X V in
poi ; negli altri e nel Purgatorio è rimasto in bianco il luogo as­
segnato loro. Le iniziali de’ Canti, si nel testo, come nel Comento
vanno fregiato di graziose miniature a oro e colori ; si debbono
principalmente notare quelle in fronte di ciascuna Cantica che
sono anche più grandi : la prima rappresenta Danto che tiene in
inano il suo Poema. Inoltre la prima car. di ciascheduna Cantica

�RICCARDIANA

81

ha un ricco fregio a oro e colori elio figura fiori o uccelli ; a piè
di ciascuna era un’ arme che fu cancellata. In fronte del Codice
si legge :
Qui comincia il primo rato della 9media didante nella quale si
dimostra come un lena puenire alla cognizione delle virtù.
E nella fine dell’ Inferno :
Compiuto ilprimo libro della comedia didante chiamato Inferno
colle sue chiose odi. x , delmese dottobre Mcccc°.r.rrj. Ind. v.a scripto
pine pagolo di Jacopo diguido puccinj notaio fiorentino.
Pare che il Becchi, il quale si servi di questo Codice per la sua
ediz. di Firenze 1837, non ponesse niente, dandolo nella sua Pre­
fazione per fattura del sec. X IV , alla surriferita sottoscrizione.
Non trovasene alcuna nella fine delle altre due Cantiche.
Invent. della Riccard., fac. 24, che per errore lo dice del sec. XIV.

N.° 1 0 4 6 (O . I. X X V ). L a Divina Comme­
dia .
Codice membranaceo in fogl. del sec. X V , bellissimo e di ele
ganle lettera. Da qualche anno non si potè più trovare nella R ic
cardiana, ma il Mehus negli Estratti mss., X I. 173-174, e il Lami
nelle Novelle letter. di Firenze, 1756, col. 613-614, ce ne con­
servarono la descrizione. In principio si leggeva di mano recente:
Comedia di Dante con un breve raccoglimento in terza rima del
sunto di ciascuna Cantica fallo da M . Gio. Boccaccio.
Parlai, a fac. 217 del primo tomo, del Raccoglimento del Boc­
caccio unito a questo Codice, nella cui fine si legge:
Scripto per mano di me Paolo di Duccio Tosi da Pisa negli anni
tfiti M C C C X X V IIII adi viti di septembre. Deo gratia s amen.
La data del 1329 è indubitatamente erronea , e fa d’ uopo leg­
gere 1429, tempo in cui viveva questo copista, il quale scrivendo
lasciò un C , e si vede dal Codice, che egli accortosi dell’ errore,
tentò di correggerlo raschiando il primo X del X X IX . Del rima­
nente un altro Codice della Div. Com. copiato dal medesimo ama­
nuense nell’ anno 1457, che sarà descritto in appresso, è posse­
duto dal Sign. K irkup.
Il Lami nel Catal. de'mss. della Riccardiana, fac. 20-21, reca
varj componimenti in verso e annotazioni poste su questo Codice
da’ suoi diversi possessori ; vi si rinvenivano segnatamente i 4
versi posti nella line del Codice 1035 della Riccardiana, e sulla
prima car. si leggeva: Est lo. Baptistoe Guidi Catil. de Castilione
el amicorum eius.

�82

CODICI FIORENTINI

Un’ altra annotazione nella fine del primo Argomento rimato
del Boccaccio alla prima Cantica, dice cosi : Antoninus Catelinius e
Castillione. Franciscus, Laurentius , Dantes Antoninus, et Bernard
ini sunt fratres. Dante Alleghieri mori nel 1324. Jo. Antonio de
Cattelini Cactani feci rilegare e coprire questo poema l’ anno 1594.
Mehus, Vita del Travers., fac. 479; — Invent. della Riccard., fac. 25.

445

* N.° 1 1 1 5 . L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in 4. piccolo del sec. X V , di 224 c ar., con in i­
ziali a colori ad ogni Canto. Quelle in fronte di ciascuna Cantica
sono fregiale a colori. La prima car. è stata rifatta da mano di­
versa. D i assai buona lettera e ben conservato; manca di titoli e di
argomenti ne’ Canti che sono accennati da semplici numeri in mar­
gine. Si legge soltanto in principio del Codice in inchiostro rosso:
Inchomincia Linferno di dante Allighieri.
E nella fine, dopo i Capitoli senza titoli del figliuolo di Dante
e di Bosone da Gobbio, che cominciano alla car. 219:
Diguido di s. franc0 ghuardi scritto di suo mano a di xvjo di
marzo. Mccccox l viij.
Invent. della Riccard., fac. 26.

446

* N.°

1047

( antic. n.° 3 8 4 ). L a Divina C om ­

media .
Codice cartaceo in fogl. piccolo del sec. X V , di 224 c a r ., con
titoli e argomenti in inchiostro rosso, e con iniziali fregiate a co­
lori ad ogni Canto. È di assai buona lettera e ben conservato. Si
legge in fronte:
I nchomincia lachonmedia didante alighierj fiorentino poeta. Nel
laquale tra tta ...........
E nella fine in caratteri rossi:
E x plicit liber paradisi dantis alighierj deflorenzia deo grazias. . . .
Die p° mensis lulij. 1465.
Si legge sulla prima car. il nomo del Piegato ( Carlo Marcigni )
col n.° 114. È di quelli consultati dagli Accad. della Crusca por
la loro ediz. del 1595.
Invent. della Riccard., fac 25.

,47

+

N.° 10 2 8

( O . I. X I V ) .

L ’ Inferno di Dante,

col Comento detto il F a lso Boccaccio.
Questo Codice scritto nel 1458, di cui feci la descrizione a fac.
640-643 del primo tom o, contiene in parte il testo dell’ Inferno

�RICCARDIANA

83

incluso nel Comento, e in caratteri rossi. Appartenne a Pier Se­
gni, ed è forse quello citato nei preliminari dell’ ediz. del 1595, e
consultato dagli Accad. della Crusca.

m

* N.° 1 0 2 9 ( antic. n.° 582 ). L a Divina Com­
media .
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 205 car. in carattere
tondo, con titoli e argomenti in inchiostro rosso, e con iniziali a
colori ad ogni Canto; di huona lettera e di ottima conservazione.
La prima car. del Codice ch’è membranacea, va ornata di una ini­
ziale e a oro e colori e di un somigliante fregio ; a piè sta uno
scudo gentilizio. S i legge in fronte:
Chapitolo primo delleféno doue date fa proemio attuta lopera.
E nella car. 205, dove finisce il Poema :
Finita laterza eultima parte della commedia didante fiorentino
poeta diuino fornito discriuere neglannj 1472. adi primo diluglo.
Il Codice termina con Canzoni di Dante, e con la Vita di Dante
del Boccaccio.
Invent. della Riccard., fac. 24.

ut

* N .° 1002 ( O. I. X V I ). L a Divina Comme­
dia , con Comento di Anonimo .
Bel Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 360 car. a 2 col.
e in carattere tondo. Il testo del Poema in carattere più grosso è
intercalalo nel Comento. È di lettera e di conservazione bellis­
sim a, ed ha grandi e piccole iniziali a colori.
Un titolo moderno posto sulla prima carta e scritto dal Biscioni
dire: Comento sopra la Commedia di Dante e Capitolo di Jacopo fi­
gliuolo di d" Dante. Seguono 2 . car. di scrittura diversa da quella
del Codice che contengono una Tauola de'capilolj dell’ Inferno del
Purgatorio e del Paradiso. Le ultime 2 car. del Codice racchiudono
il Capitolo senza titolo del figliuolo di Dante. Questo Codice appar­
tenne a Filippo Scarlatti, siccome dimostra il suo nome posto a
piè della prima car. del Comento accanto ad uno stemma coloralo.
Il Comento unito al Codice spetta a un tempo al Falso Boc­
caccio, all’ Ottimo, ed a Jacopo della L ana; io ne trattai a fac. 607,
629, e 645 del primo tomo.
Catal. del Lami, fac. 20; — Invent. della Riccard., fac. 24.

4so

* N.° 1 0 1 5 ( O. I. X ) .

II Purgatorio,

Comento di Francesco da B u ti.

col

�84

CODICI FIO RENTINI

Codice del sec. X V che sarà descritto nel §. Comenti inediti;
contiene il testo del Poema incluso nel Comento.

* n.° 1 0 1 7 (II. III. 3 64 )• L a Divina Comme­
dia, con Annotazioni.
Codice cartaceo in fogl. ilei sec. X V , di 192 car., con iniziali a
colori; di assai cattiva scrittura , benché leggibile , e ben conservato
, salvo la prima carta cui furon rifatti i m argini. Manca del
tulio di (itolo preliminare, e soltanto si legge sulla car. 185,
dove termina il Poema : Explicit liber paradisi deo Grazia*. Amen.
Lo car. 186- 190 contengono i Capitoli senza titolo del figliuolo di
Dante e di Bosone da Gobbio, e le car. 191- 192 il Credo di Danto
parimente senza titolo. Questo Codice è accompagnato da annota­
zioni marginali italiane della stessa m ano, che non vanno oltre il
Canto X X I I I del Paradiso.
I nvent. della Riccard., fac. 24 ; — Mehus, Vita del Travers., fac.
CLIX, ed astratti mss., XI. 163.

* N.° 1 0 1 8 ( O. I. X I I ) .

La

Divina

Com­

media .
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 160 car. in grosso ca­
rattere tondo, con iniziali fregiale a colori a ciascuna Cantica, c a
colori ad ogni Canto, con titoli e argomenti in inchiostro rosso,
ma solo lino al Canto IV del Paradiso. Da questo Canto in poi il
Codice è di altra m ano , e non fu terminato, poiché finisce col
verso 125 del Canto X IV . È di lettera assai buona e agevole a leg­
gersi, e la prima car. è stata rifatta da mano diversa. Si legge in
fronte del primo Canto:
Incomincia lacomedia di date aliegri poeta fiorelino nelqle trata
dele pene.
Un’ annotazione nella fine del Codice dice:
Questo libro i di mona Alexandra dona di Francesco delpuglese.
Invent. della Riccard., fac 24.

* N.° 1 0 3 4 (O . I. X V I I I ) . L a Divina Com­
media .
Codice cartaceo in fogl. piccolo de l sec. X V , di 219 car. in ca­
rattere tondo, con titoli in inchiostro rosso, con iniziali fregiate a
colori con rabeschi ad ogni Canto, e con altre più grandi in fronte
delle ultime 2 Cantiche; di buona lettera e ben conservato, so

�R ICCARDIANA

85

nonchè manca di una carta in principio, e comincia solo coll’ u l­
timo terzino del Canto I I dell’ Inferno. Apparisce da varie annota­
zioni posto sul verso di una car. membranacea in principio del Co­
dice che fu di iohannjs de blasij, di bartolomej L zl B ertj, e di Gio
uamba d'ottauiano donj. Stava fra i mss. di questo, comprati nel
secolo passato dal canonico Riccardi, col n.° L. 1. ( Index Cod.
mss. Bibl. Doniana), fac. 29 ).
Invent. della Riccard., fac. 24.
454

*
N.° 1 0 3 8 ( O. I. X X ). L a Divina Comme­
d i a, con Postille .
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 244 car., con litoli e
argomenti in inchiostro rosso, con grandi iniziali fregiate a colori
nelle Cantiche , e più piccolo ad ogni Canto; di poco bella scrit­
tura , ma facile a leggersi, e ben conservato. Trovasi dinanzi alle
Cantiche del Purgatorio e del Paradiso un ritratto di Dante a ma­
tita di assai buona maniera, grande quanto la pagina, coperà
contemporanea alla scrittura del Codice. Un titolo moderno di
mano del Biscioni dice :
Commedia di Dante con Prologo e Chiose d'Incerto, a tto il C°
33 dell'Inferno, e con una Lettera sopra il maraviglioso ordine di
quest’ opera scritta pure da Incerto a un Religioso Regolare.
Le prime 11 car. contengono: 1 .° Dettj doue dante tratta
de'malj pastorj della chiesa, in caratteri rossi; 2 .° tre Prolo­
ghi accompagnali ciascuno dalla Tavola degli argomenti di ogni
Canto. Il prim o, come dissi parlando nel primo tomo, fac. 625,
delle Annotazioni marginali che accompagnano la Cantica dell’ Inferno
in questo Codice, è quello attribuito nel n.° 1036 della Ric
cardiana al Petrarca; il secondo è tratto dal Comento del B u fi, o
il terzo da quello dell’ Ottimo. Si legge in fronte della car. 1 2 :
Qui Comincia ilprimo chanto della Chomedia didante nella sidi
mostra come uoleua puenire alta cognitione delle uirtù . . . .
Il Poema termina sulla car. 218 senz’ alcuna sottoscrizione; lo
car. 21 922 4 contengono i Capitoli senza nome d’ autore del fi­
gliuolo di Dante e di Rosone da Gobbio, in fine dell' ultimo de’ quali
si legge: Explicit repilogatio atq. i breuissimo totius comedie sste pul
cerime Recapitulatio p primeu copositoris operis filium ordinata. Deo
gratias amen; e le car. 225—244 una Lederà sopra il maravi
glioso ordine del Poema, senza nome d’ autore, ma ch’è quella di
Piero Buonaccorsi, di cui parlai a fac. 485 del primo tomo, se­
guila da 3 grandi figure e da parecchio altre piccole.

�86

CODICI FIORENTINI

Lami, Catal., fac. 20 e 27; — Pelli, fac. 171, nota 52 , — Invent. della
Riccard , fac. 24.

* N.° 1 0 39 ( antic. 373 ) . L a
media .

Divina Com­

Codice cartaceo in Cogl, piccolo, del sec. X V , di 103 car. a 2
col. e in carattere tondo mezzo gotico. Ha titoli e argomenti in in ­
chiostro rosso, e grandi e piccole iniziali fregiate a colori nelle
Cantiche e en’ Canti. Si legge in principio:
Chominciasi loprimo canto della diuina comedia di dante alli
ghierj . . . .

E nella fine:
Finito ilierço libro della terza cantica di dante aleghierj.
Invent. della Riccard., fac. 24.

* N.° 1049.

Divina Commedia.

Codice cartaceo in fogl. piccolo, del sec. X V , di 103 car. a 2
col., con titoli in inchiostro rosso, con grandi iniziali fregiate a
colori a ciascuna Cantica, e piccole iniziali a colori ad ogni Cauto.
E di lettera e conservazione assai buona . Si legge in fronte:
Dantis Allegherij de florétia primus liber et capitulus pmus infern
i incipit. '
E nella (ine :
Explicit tertia ex ultima cantica libri dantis allegherij de flora
deo gratias am Amen Ammen.
Sul verso dell’ ultima car. sta un Epitaphius dàtis, ed è quello
che incomincia : Theologus Dantes . . . .
Invent. della Riccard., fac. 25.

* N.° 1 1 0 9 . L ’ Inferno di Dante.
Codice membranaceo in 4. piccolo del sec. X V , di 74 car. in
lettere tonde, bene scritto e ben conservato. La prima car. ha un
fregio a colori, e a piè uno scudo gentilizio, sotto al quale è il n.°
390. Vi sono iniziali fregiale a oro e colori ad ogni Canto, e la
prima r appresenta Dante che tiene in mano il suo Poema. Manca
di titoli e di argomenti ne’ Canti, che sono distinti solo per l’ in i­
ziale da cui cominciano. Il Codice termina colle Rime del Bur­
chiello. Questo Codice proviene dalla Biblioteca D oni, e stava fra
i mss. comprali nel secolo passato dal canonico Riccardi, col n.°
M. 101. ( Index Cod. Mss. B ibl. Donianoe, fac. 3 1 .).
Invent. della Riccard., fac. 26; che per isbaglio dice in foglio questo
Codice.

�$7

RICCARDI ANA

158

* n.° 1 1 1 9 . La Divina Commedia , con An ­
notazioni .
Codice membranaceo in 4. piccolo del sec. X V , di 192 car.,
con litoli in inchiostro rosso e piccole iniziali fregiale a colori ad
ogni Canto; di assai buona lettera, ma è mancante, poiché co­
mincia col verso 64 del Canto IV dell’ Inferno, e termina con i
prim i 4 versi del Canto X X I I I del Paradiso. Il Paradiso contiene
annotazioni marginali e interlineari.
Invent , della Riccard., fac. 26.

159

* N.° 1 1 0 6 ( S . II. X X V I I ) . Frammenti dell'
I n f e r n o di Dante .
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 38 car. in carattere
tonilo e di assai buona lettera. Contiene parto del Canto X IV , e i
Cauli X V a X X X IV . Si legge nella fine :
Explicit prima pars comedie dantis in qua tractatum est de in
fernijs.
Nell’ Inventario della R iccardiana, è citalo il Codice n.° 1158,
come contenente Frammenti dell' Inferno ; ma è sbaglio perchè
questo Codice non racchiude altro che la Sposizione della, Div.
Com. in terza rim a, di cui parlai a fac. 222-224 del primo tomo.

IV . M a r u c e l l i a n a .

160

* N .°C
.

255 . Frammenti della Div. Com.

Codice cartaceo in 8 . piccolo del principio del sec. X V I I , di
26 car., di buona lettera e ben conservato. È intitolato: Versi
scelli della Divina Comedia di Dante.

161

* N.° C. 211. Frammenti del Purgatorio e
del Paradiso di Dante.
Codice cartaceo miscellaneo in fogl. piccolo, in cui trovansi 1 2
car. di una scrittura della line del sec. X V I I , che contengono
estratti del Purgatorio e del Paradiso. Mancano di titolo, ma nel
Catal, d e 'm s. della Marucelliana hanno quello di Dicta sententiosa
Dantis Aligherii.
II

7

�88

CODICI FIORENTINI

V . G a l l e r ia d e g l i U f iz j .

* L a Divina Commedia, con disegni di F e ­

derigo Zuccheri.
Codice in fogl. grande, scritto nel 1586, del quale feci la de­
scrizione a fac. 302-303 del primo tomo. Aggiungerò che appar­
tenne al cardinale Leopoldo de Medici.
BIBLIOTECHE PRIVATE.
I . P a l a t in a ,

o B ib l io t e c a

p r iv a t a

dell’
di

A ltezza I. e R . d e l G randuca

T oscana.

* N.° 1 7 8 (Codici P o g g ia li) . L a
Commedia , con Comento d’ incerto.

Divina

Codice membranaceo in fogl. della prima metà del sec. X IV y
composto di 237 c a r., compresavi la nona che manca. È scritto a
2 co l., in grosso carattere tondo e a riprese, cioè ogni verso è d i­
viso in 2 linee. I titoli sono in inchiostro rosso, e le terzino si d i­
stinguono con iniziali a colori. Questo Codice va ornato di m inia­
ture e di grandi lettere miniate di assai rozza m aniera, ma sola­
mente nella prima Cantica. Il luogo delle miniature e delle lettere
fregiate rimase in bianco nelle altre due Cantiche, eccettuando
tuttavia nel Purgatorio i Canti I e I X che le hanno di fattura
meno rozza e certo posteriore, e i primi tre Canti del Paradiso che
le hanno come quelle dell’ Inferno. Inoltre la prima fac. dell’
tima Cantica è attorniata da varj fregi colorati. Parecchie di q u e
ste miniature rappresentano soggetti assai liberi, e nella inizialo
in fronte del Poema pare che il miniatore abbia voluto figurare
Dante. Il Poema è intitolato :
Comicia la comedia di date alaghieri di fiorece. ne la quale tratta
de le pene et de punimeti de li vitij et de l i premii de le virtudi. Co­
mincia I l cato pmo de la prima parte nel qle fa prohemio a tutta lopera
.
E nella fine :
Explicit liber paradisj.

�PALATINA

89

In origine il Codice doveva esser bellissimo, ma l’ um idità e i
topi lo hanno mollo danneggiato, massime nelle prime e nelle u l­
time carte. Nell’ Inferno il testo è attorniato da un Comento in ca­
rattere più piccolo, ma della stessa m ano, che ne’ primi Canti è
copioso, ma va a grado a grado scemando. Inoltre trovansi qua o
là alcune note marginali e interlineari di mano posteriore, che
sono numerosissime ne’ primi 2 Canti del Paradiso.
Questo prezioso Codice proviene dal celebre bibliofilo livornese
Poggiali, la cui libreria ricchissima di bibliografiche rarità e di
preziosi Codici fu comprata per la Palatina. Di questo egli si valse
per la sua ediz. del 1807, e non Io credeva posteriore al 1330. Ne
discorre nella sua Prefazione alla predetta ediz. , fac. X X I , in
questa forma: Pene è vero però, che ci era da principio venuto
in animo di pubblicare per intero un pregevolissimo Codice, che
ha luogo infra gli altri molti di questo Poema nell’ ampia nostra
raccolta di libri italiani, cosi stampati che manoscritti. Questo
è in pergamena, ed è di grande antichità, e la scrittura del me
desimo sembra che non debba oltrepassare il 1330, come rilevasi
dalla forma de’caratteri, dall’ ortografia, dall’ essere scritto in
versi rotti, e da un buon numero di figure colorate delle quali è
a adom o, che attestano l’ infanzia dell’ arie nel loro autore. A ciò
ne moveva da prima il vederlo forn ito di parecchie varie lezioni
a nostro credere assai commendabili, ed atte ad illustrare e m i
gliorare molti luoghi del Poema, cosi riguardo al sentimento ,
o come alla versificazione: ma un più diligente esame ci fece r i
levare che , unite alle m igliori, altro ve n’ erano inferiori a
quelle degli Accademici, ondo ci sembrò piùsano consiglio l'at
tenerci al lesto dei medesimi, notando soltanto in piè di pagina
quelle tra lo varie lezioni del nostro Codice* che ci sono sem
brate meritevoli di particolare osservazione...............
Basta porre gli occhi sul C o d i c e Poggiali, per rendersi sicuri
ch’ esso è della prima metà del sec. X IV ; e benché alcuna sotto­
scrizione non indichi la data certa del tempo in cui fu trascritto,
io l’ avrei stimato anteriore al Codice Ferrarese del 1334 , all An­
tichissimo del marchese Pucci che ha la data controversa del 1335,
a quello del marchese bandi del 1336, e a quello del marchese
Trivulzio del 1337. Ma deve essere posteriore, se si faccia atten­
zione al lungo seguente del Canto X I I I , verso 1 Vi del Comento ,
della mano stessa, come ho già detto, del testo del Poema : Nien
temeno una statua di marie rimase in sullo vecchio ponte della
decta cittade laquale statua dirovinoe nel fiume d 'a rno et per

�90

CODICI FIO RENTINI

" molti anni in quello s t e t t e . . poi dopo anni molti fu ritrovata
et dritta al decto ponte et per consiglio d’ alchuno astrologho
che consigliò che quella statua si ritrovasse et riponessesi nel
luogo dovella è anchora. » Ora è noto che il Ponte Vecchio di
Firenze cadde nel 1333. (1)
Nella ottava Lettera sui Codici del Marchese Tempi, pubblicata
dal Montani nell ’ Antologia, n.° del febbrajo 1832, fac. 47, leg
gesi : Fra i quattordici ( Codici ) che furono già di Pier del Nero,
il Poggiali che in seguito II possedè, e forse il Biscioni che nel
suo Catalogo già II descrisse, confidava che ne fosse uno del
1330. Quel ms. con quattro altri e col Catalogo già detto ora
smarrito, chè nella Palatina (m e ne avvisa il Bibliotecario d i
questa), ove passarono i testi del Poggiali stampali e m ano
o scritti, esso non si ritrova. » Cotale affermativa del M o n ta n i,
di cui porta la ragione, riprodotta dal Becchi nella Prefazione
della sua ediz. di Firenze, 1837, ed altrove, manca di esattezza.
I l Codice che il Poggiali stimava del 1330, è sempre nella P a la ­
tina; io l’ ho avuto sottocchio, e se andò per poco perduto, adesso
è ritrovato.
Questo deve essere uno de’ 14 Codici Danteschi di Pier del Nero
consultati dagli Accademici della Crusca per la loro ediz. del 1595.
Prefazione dell’ ediz. di Padova, 1822.

*
n . ° 180 (Codici P o g g ia li ) . L a Divin
Commedia , con Postille latine.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X I V , di 94 car. a 2 col. j n
carattere assai cattivo, e di lettura molto difficile per la b ia n
chezza dell’ inchiostro. V i sono titoli e iniziali in inchiostro rosso
ad ogni Canto, e la prima fac. delle ultime due Cantiche ha u n a

( 1) Il Villani nella Cronica (ediz. di Firenze, 1823, VI. 9), scrive al_
l’ anno 1333 : E cade in Am o la detta statua di Marte, che era in sul
pilastro a piè del Ponte Vecchio di qua. Ma perchè parlando più avanti
(VII. 117) della riedificazione del Ponte Vecchio, che fin i nel 1345, non dice
punto che vi si riponesse la Statua di Marte, si potrebbe congetturare
surriferito luogo del Comento del Codice della palatina, che la della Statua
cadesse in Am o due volte. Comunque sia, gli storici e i Ricordi contempo
ranei fanno menzione soltanto della caduta del 1333. Vedi l’ opuscolo del
Manni Della Vecchiezza del Ponte Vecchio, Firenze, 1763, in 4., ed anche
lo scritto di Ferdinando Morozzi Dello stato antico e moderno del fiume
d’Arno, Firenze, 1762, in 4.

�PALATINA

9j

grande iniziale e fregi in inchiostro rosso di assai rozza m aniera.
Si legge in fronte:
Incipit comedia dantis alligherij de scripta; miversi et de vitiis et
virtutibus et penis diuisa i tres chanticas qr prima e de infei s sda de
hijs que sunt l purgatorio tertia de beatis.
E nella fine:
Explicit liber comedie dantis aligherij de paradiso deo gras amè
Bartolomey dni Macthey quem . . . in die x iiija mensis decembris ano
abincarnazione dni tiri yhu xpi m°ccculx x x iij 7 florent...........
Il
Poema termina nel recto della car. 88 , indi succedono varj
componimenti in verso, scritti a lunghe linee come la prosa, frai
quali sono varie Rime di D ante, di mano diversa, ma poco poste­
riore. Finalmente sul recto n e ll'ultima carta trovasi una Tavola
de’ primi versi di ciascun Canto, che incomincia dal Paradiso, e
termina con l’ Inferno.
Sopra la seconda delle due car. membranacee in principio del
Codice si legge: Questo libro è di Piero di Simone del Nero compro
addi 26. di Maggio 1581. Questo deve essere uno de’ 14 Codici di
Piero del Nero visitati dagli Accad. della Crusca per la loro ediz.
del 1595; e fu in appresso dei Guadagni e del Poggiali. Contiene
brevi postille latine marginali e interlineari di una mano del sec.
X V . Vi è aggiunta una descrizione manoscritta di questo Codice,
dove si legge: Sebbene logoro, e di bruttissima apparenza, è da
aversi in grandissimo conto il presente Codice per le bellissime
lezioni che som ministra, le quali servirebbero a rettificare
molti luoghi che si trovano viziati nelle edizioni a stampa.

165

* N.° 199. Frammenti del Paradiso di Dante,
con Postille.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X I V , di 16 car. numerate
da 13 a 28, scritte a 2 c o l., e in carattere tondo mezzogotico. In ­
comincia col verso 31 del Canto X , e termina col Cauto X X X I I I
e ultim o. In luogo della car. 15 che manca fu posta una car.
bianca.
Questo Codice, di buona lettera e ben conservato, è accompa­
gnato da note marginali della slessa m ano, ma in carattere più
piccolo. Nei margini sono alcune figure astronomiche.

166

* N.° 260. L a Divina C om me di a, con Po­
stille.

�92

CODICI FIORENTINI

Codice cartaceo in fogl. del sec. X I V , di 186 car. in bel ca­
rattere grande tondo mezzogotico, ben conservato, eccetto le pri­
me 2 car. i cui margini vennero rifalli : inoltre manca nella
line, e termina con la 42.a terzina del Canto X X X I del Para­
diso. È senza titolo si nelle Cantiche come ne’ Canti, e questi
sono indicati da numeri posti in margine. Ad ogni Canto sono ini­
ziali fregiate a colori, o solamente a colori, ed altre più piccole
ad ogni terzina.
Trovansi annotazioni marginali sulla prima car. del Codice, e
ne’ Canti X X I a X X V II del Paradiso. Inoltre sono qua e là alcuno
correzioni marginali e interlineari di scrittura diversa e poste­
riore.

167

* N.° 2 6 1
Commedia.

(Codici

P o g g ia li) . L a Divina

Codice membranaceo in fogl. del sec. X I V , di car. 71 a 2 col.
e in carattere tondo mezzogotico, con titoli e argomenti in inch io
stro rosso, con grandi iniziali fregiate a colori ad ogni Canto, 0
in buona conservazione. La prima car. di ciascuna Cantica è ornata
di una gran lettera miniata a colori in cui è incluso un r i­
tratto, e di fregi di assai rozza maniera che figurano u o m in i,
fiori, anim al i , e sono molto danneggiati dal tempo. La lettera
iniziale posta sulla prima car. rappresenta Dante che tiene il suo
Poema ili mano, e a piè sta lo stemma de’ Medici. Si legge in
fronte :
Capito primo del Laconmedia di dante alighieri sopra linferno.
E nella fine :
Q ui finisce laterça conmedia didante allegh.
L ’ ultima carta contiene i Capitoli del figliuolo di Dante e
Bottone da Gobbio. In fronte del primo si legge: D i Piero del Nero
1591. Appartenne in appresso alle librerie Guadagni e Poggiali
e deve essere uno di quelli consultati dagli Accademici della Cr u
sca per la loro ediz. del 1595.

168

* N.° 2 8 1 . L ’ Inferno di D a n te .
Codice membranaceo in fogl. del sec. X I V , di 53 c ar., con
ti o li, argomenti e iniziali in inchiostro rosso ad ogni Canto. R ac­
chiude solamente i prim i 24 Canti dell’ Inferno, eccetto gli u ltim i
4 versi dell’ u ltim o . È di assai cattiva scrittura, ma facile a leg­
gersi , e ben conservato, salvo qualche intignatura. In fronte del
Codice si leggo :

�PALATINA

93

Qui comincia il primo canto della prima cantica didante a li­
ghieri.
In principio del Codice sul verso di una car. bianca è la se­
guente annotazione: Questo libro è dibernardo dibartolomeo ghe
rardj.

* N.° 519. L a Divina Commedia.
Leggiadro Codice membranaceo in 8. picc. del sec. X I V , di
102 car. a 2 col. e in grazioso carattere tondo mezzogotico, con ti­
toli in inchiostro rosso, con grandi iniziali fregiale a colori a cia­
scuna Cantica, e piccole ad ogni Canto. In fronte del primo si
legge:
Incipit primus cantus prime cantice comedie poete excellentissimi
Dantis Alagherij fiorentini in quo proemiatur ad totu opus in C
cant9 distintu.
E nella fine :
Explicit cantica comedie Dantis Alagherij floretini.

* N.° 655 (Codici P o g g ia li) . L a Divina
Commedia.
Codice in carta bambagina , in fogl. gr. del sec. X I V , di 70
car. a 2 col. e in grosso carattere tondo mezzo gotico, con titoli e
argomenti in inchiostro rosso ad ogni Canto. È mancante nella
fine, e termina col verso 78 del Canto X I X del Paradiso. E di
buonissima lettera e assai ben conservato, eccetto alcune carte. Si
legge in principio :
Raconta D i dante Alighieri dellonferno. Cantica prima comedie.
Leggesi sulla prima carta del Codice: di Piero del Nero 1591.
Esso deve essere uno di quelli consultali dagli Accademici della
Crusca per la loro ediz. del 1595. Apparisce da un altra annota­
zione sopra una carta membranacea, la quale anticamente faceva
da coperta, che appartenne pure a Jacobo diberto chinias. Infine
fu anche dei Guadagni e del Poggiali.

* N.° 2 1 1 . L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del principio del sec. X V , di 227 car.
in carattere tondo, con titoli, argomenti e iniziali in inchiostro
rosso ad ogni Canto, di buona lettera e ben conservato. Lo prime
6 car. contengono Rubriche intitolate: Qui cominciano leri briche
ditucti icapitoli delle tre comedie di dante . . . Il Poema principia
sulla settima col titolo seguente :

�94.

CODICI FIO BE N T Iffl

Qui comincia il primo libro ditante (sic) alighieri cictadino difi­
renze . . .
Il Codice termina con un Prologo in tre capitoli, eh’ è quello
falsamente attribuito al Petrarca. Apparisce da varie annotazioni
poste sull’ ultima carta che dal 1459 al 1478 appartenne alle fami­
glie Dibergho e Cadi.

* N.° 228. L'Inf erno , col Comento di F r a n ­
cesco da B uti
Codice cartaceo in fogl. del principio del sec. X V , di 329 car.
a 2 col., di assai buona lettera e ben conservato. Il testo incluso
nel Comento è in grosso carattere gotico. Trovasi nel principio
mia grande iniziale miniata a oro e colori, ed altre iniziali a co­
lori passim nel Codice.
Il Comento di questo Codice, benché senza titolo e senza nome
d'autore, è quello di Francesco da B u ti. Inoltre vi sono alcune
note marginali e interlineari, correzioni 0 citazioni, di mano po­
steriore, segnatamente nelle car. 112114.

* N.° 1 7 7
Commedia.

(Codici P o g g i a li) . L a Divina

Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 206 car. in grande
carattere tondo, con titoli e argomenti in inchiostro rosso, d i
buona lettera e ben conservato. La lettera iniziale in testa di cia­
scuna Cantica è miniata a oro e colori; altre iniziali a colori sono
ad ogni Canto. La prima fac. del Codice è attorniala da un fregio
a oro e colori, e a piè ha uno stemma. In fronte del Codice si
legge :
Dantis Alighieri Fiorentini poete datissimi comedia incipit lege
feliciter.
E nella fine:
Finito illibro didante alighieri poeta fiorentino partito intre parti
cioè Inferno capitoli. 34. purgatorio capitoli. 33. paradiso capitoli.
33. in tucto sono capitoli cento il quale libro è doctauiano diacopo
doni dism propia mano fornito discriuere questo di 7 dodi dimaggio
M c cc c °lx .

Seguono tre Tauole scritte in carattere rosso de’ prim i versi d i
ogni Canto nelle 3 Cantiche.
Questo Codice non pare di lezione molto corretta; si legge
sulla prima carta: D i Piero del Nero 1591, e probabilmente è uno

�PALATINA

95

di quelli consultali dagli Accademici della Crusca per la loro ediz.
del 1595. Poi fu dei Guadagni e del foggiali.

174

* N.° 128. L a Divina Commedia,

con Po­

stille.
Codice membranaceo in 4. del sec. X V , di 270 c ar., due delle
quali sono bianche, in lettere tonde, di bella scrittura e di bella
conservazione. La prima car. del Codice è attorniata da un fregio
a oro e colori, e a piè sla uno scudo contenente le palle de Me­
dici. Ila titoli in inchiostro rosso, grandi iniziali miniate a cia­
scuna Cantica, e piccole iniziali a colori ad ogni Canto. In fronte
del primo si legge:
Canto primo della prima cantica della comedia didante aldighieri
cittadino fiorentino feliciter.
E sul verso della car. 269:
Finita laterza et ultima cantica dita paradiso della comedia del
dittino poeta dante alighieri cittadino fiorentino.
Le car. 270 contiene i versi del Boccaccio in lode della Div.
Commedia di cui parlai a fac. 370 del primo tomo. Il Codice è ac­
compagnato da postille marginali della stessa mano, ma di let­
tera più piccola.
175

* N.° 1 7 9

(Codici

P o g g ia li) . La Divina

Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 233 c ar., di buona
lettera in carattere tondo, con titoli, argomenti e iniziali in in­
chiostro rosso ad ogni Canto. Le prime 10 car. contengono un
Raccoglimento in terza rima della Div. Commedia, ch’ è quello del
B occaccio di cui parlai a fac. 219 del primo tomo. In fronte della
car. undicesima si legge:
Incomincia lacomedia didante alighieri difirençe nella quale tra­
cia delle pene. . . .
E nella fine:
Explicit ultima pars Comedie dantis aligerij de flora poete illu ­
strissimi. c. paradisus deo gratias. Amen.
Sotto è un Sonetto di 17 versi in lode di Dante che comincia:
Correndo gli anni del nostro Signore
Sexanta cinque con dugento e mille . . . .
Si legge in testa della prima carta: D i Piero del Nero 1591.
Dopo appartenne ai Guadagni e al Poggiali, ed è probabilmente

�96

CODICI FIORENTINI

uno di quelli consultati dagli Accademici della Crusca per la loro
ediz. del 1595. Una nota moderna sopra una carta volante unita a
questo Codice reca: In questo testo si migliorano alcuni passi del
Poema importantissimi. V i si legge segnatamente al verso 9 del
l ’ Inferno alte cose, invece di altre come hanno i testi a stampa.

176

* N.° 184. L ’ Inferno di Dante , col Comento
di Jacopo della Lana.
Codice cartaceo in 4. del sec. X V , contenente il testo del Poe­
ma incluso nel Comento; ne feci la descrizione a fac. 603 del
primo tom o.

II.

177

B ib l io t e c a B a l d o v i n e t t i .

L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , conservato nella Biblio­
teca della contessa Baldovinetti. Si legge in fronte:
Incomincia il Primo Libro Decto Inferno Della Comedia Onero
Cantica D i Dante Degli Allighieri Illustrissimo Poeta Fiorentino a
Laude D i D io.
E nella fine:
Fine Del Terzo E t Ultimo Libro Decto Paradiso Della Comedia
D i Dante Allighieri Egregio Poeta Fiorentino A Dio Gratie.
Apparisce da vario annotazioni poste sulla prima carta che ap­
partenne a Francisco Sassetti Thomas Filio Cive Fiorentino, a Ga­
leazzo Sassetti Cive Fiorentino, e nel 1560 a Laurentio Bardi Ale
xandri Filio ex Comitibus Verni , ed al canonico Michele Daly. È
forse uno de’ due di Carlo de' Bardi de' Conti di Vernio consultati
dagli Accademici della Crusca per la loro edizione del 1595.

III.

178

B i b l io t e c a d e l M a r c i i . L e o p o l d o F e r r o n i .

L a Divina Commedia.
Codice in fogl. in carta bambagina di 89 car. a 2 . col., avente
nel frontispizio ed in alcune lettere iniziali figure e rabeschi i n
m iniatura. Fu scritto nel 1477 da Agostino Rustichelli. (1)

( 1) Mi chiamo debitore di questa descrizione alla gentilezza del sig.
marchese Leopoldo Ferroni.

�BIBLIOTECH E P R IV A T E

97

IV . B i b l io t e c a F r u l l a m i .

179

L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. della fine del sec. X IV , scritto con ca­
rattere assai chiaro e regolare a 2 col. per pagina ; manca della
carta diciottesima. I Canti dal I al X X I I inclusive dell’ Inferno
hanno la iniziale di .color nero, ma nei rimanenti di questa Can­
tica, ed in tulli quelli del Purgatorio e del Paradiso ell’ è di color
rosso. Del qual colore si è pure il breve argomento in prosa che
precede ogni Canto. La lezione, che per lo più è corretta, ora con­
corda col testo della Crusca, ora con quello della Nidobeatin a , e
qualche volta è singolarissima per non dire bizzarra.
Questa descrizione è quella fatta dal Becchi nella Prefazione
della sua ediz. di Firenze, 1837, per la quale si servi del Codice
presente. Il M ontani, che antecedentemente avea pubblicato pa­
recchie delle più notabili varianti di questo Codice nella sua Let­
tera ottava intom o a'Codici del March. Tempi ( Antologia di F i­
renze , n.° 134, fac. 47 ), dice eh’ esso è de'più corretti.
V. B i b l i o t e c a d e l C a v . B a l i M a r t e l l i . (1)

180

* L a Divina Commedia, col Commento ita­
liano detto il fa lso B occaccio.
Codice membranaceo in fogl. del principio del sec. X V , di 223
car. a 2 c o l., di buonissima lettera, e ottimamente conservato,
salvo le ultime carte che hanno qualche macchia di um idità. I ti­
toli e gli argomenti sono in inchiostro rosso; ciascuna Cantica in ­
comincia con una grande iniziale fregiata a colori, ed altre più
piccole ugualmente fregiale a colori stanno ad ogni Canto. Il te­
sto, ma solo in parto, è incluso nel Comento. Il Codice manca di
titolo preliminare.
Nella fine di ciascuna Cantica sono in caratteri rossi queste tre
sottoscrizioni :
( 1)
Se ho poluto aver sott’ occhio i Codici Danteschi della Biblioteca
Martelli, ne vo debitore alla notissima gentilezza del canonico Casimiro
Basi, accademico della Crusca. Egli me ne aveva già data una descrizione
cavala da un Catalogo per lui compilato de’ preziosi mss. conservati da lun­
ghissimo tempo in casa Martelli.

�CODICI FIORENTINI

98

Compiuto lechiose delonferno delibro didante alleghieri difirenze
adi x x iiij0 digienaio 1408 aore venti dio grazia am.
Finito seconda canticha delibro didante alinghierj di firirenze (sic)
adi x viiij0 di marzo M cccc viij anni deo graziai amene amene amen.
Compiuto ilibro chiosato didante deglialdighierj difirenze adi xv
di giugnio negliannj della incharnazione delnostro signore yso xpo
Mcccc° viiij° dio grazias ame a m i.
Sotto a questa ultima è un’ altra sottoscrizione in inchiostro
nero di mano del copista che dice:
Finite lechiose deimaestro franciescho dabuti cliefecie sopra dante
deo grazias amen.
Erronea è questa annotazione, poiché i riscontri fatti provano
che questo Comento è appunto quello falsamente attribuito al Boc­
caccio, di cui feci menzione a fac. 640646 del primo tomo. Il Bi­
scioni in un Indice da lui compilato nel secolo scorso de’ mss. della
casa Martelli ( Codice della Magliabechiana, Cl. I X , n.° 59), dice
di queste Chiose : Sono diverse dal Comento. Nè si può supporre
che Francesco da Buti facesse duo Comenti sopra la Div. Comme­
dia , perchè il Comento attribuitogli falsamente in questo Codice
è scritto con intendimento Ghibellino, del tutto contrario a quello
che informa il comento proprio di lui. Ancora farò notare che nel
Codice Martelli il Comento della Cantica del Paradiso è preceduto
da una lunga Storia di quatordici valenti huomini romani, che tro­
vasi parimente nel Codice Strozziano C L X IV della Laurenziana , il
quale contiene il falso Boccaccio (Vedi la fac. 646 del primo tomo).
Sul verso di una car. bianca in principio del Codice si leggo ;
Comprato dal sigr Canco Cambio Anteimi uno degl' exattori dello
spoglio di M r Francco Nori Vesc0 di S. Miniato F. 4. Da cotale
annotazione è lecito congetturare che questo Codice appartenesse
a Pier del Nero, perchè egli comprò la massima parte de’mss. del
vescovo suddetto.
Questo Codice fu consultato dagli Accademici della Crusca por
la compilazione del loro Vocabolario; poiché a fac. 134 del Cata­
logo de" libri della Crusca, del Ripurgato (ms. della Magliabechiana
) leggesi : Fascio 8 ; n.° 361. Spoglio d 'u n Comento di Dante,
cioè Chiose del Maestro Francesco da B uti 1409.

*

Il Paradiso di Dante, col Comento di F ra n ­

cesco da B u t i.
Bel Codice cartaceo in fogl. del principio del sec. X V , di buona
lettera in carattere tondo, ma di due o tre mani diverse, e ben

�BIBLIOTECHE PRIVATE

99

conservato; il testo del Poema incluso nel Comento è in carattere
più grosso e mezzogotico. Manca di litoio preliminare, e sola­
mente si legge in fronte del Codice: Adsit principio uirgo bta meo.
Nella fine è la sottoscrizione seguente:
Scripta da m e..............(1) Nel Mcccc undici et compiuta delmese
di M arço Adi xxviij in Salato insullora della nona Della qual cosa
quanto più posso Rendo gratia diuotamente Allo omipotete dio padre
figliuolo et spirito sancto et Atucta lacorte del paradixo p infinita se
cl‘ a seculor.
Leggesi sopra una car. bianca in principio del Codice la se­
guente annotazione : Comprato dalla monaca de’ Novi sorella di M r
fraco Nori Vesc0 di S. M inialo F. 2 . 13. 4. Per la ragione detta
sopra è da supporre che appartenesse a Pier del Nero, oltre che
le due annotazioni sono della stessa m ano.

182*

L a Divina Commedia.
Grazioso e buon Codice cartaceo in fogl. piccolo della seconda
metà del sec. X V , di buona lettere a 2 col., e ben conservato.
Ciascuna Cantica incomincia con una iniziale fregiata a colori; al­
tre solamente a colori stanno ad ogni Canto. Manca di titoli si
nelle Cantiche e si ne’ C anti, che sono indicati da numeri romani
posti nella cima delle carte. Il Codice termina con una sottoscri­
zione quasi affatto cancellata, di cui ciò non ostante ho potuto
rintegrare la parte seguente:
Iscritto . . . p me giouanni di . . . risaliti effuchopiuto Addj 20
dottobre Mcccclviiij° deo gratias amen.
Sbagliò il Biscioni nel suo Indice summentovato de’ mss. della
casa Martelli scrivendo 1359. Nel medesimo i ndice cita un altro
Codice della Div. Com. scritto nel 1448 da Guido di Francesco
G uardi, che oggi non v’ è p iù .
V I. B i b l i o t e c a d e l M a r c h e s e R i n u c c in i . (2)

183

N .0 1 1 8 . L a Divina Commedia.
Codice in fogl. composto di car. 104, e scritto a doppia co­
lonna . Nè le Cantiche, nè i Canti portano veruna intitolazione,

(1) Il nome del copista rimase in bianco.
(2)
Debbo la descrizione dei due Codici Danteschi di questa Biblioteca
alla provata cortesia del sig. Giuseppe Aiazzi, conservatore di essa.

�100

CODICI FIORENTINI

ma hanno delle righe bianche, forse per notarvela in colori;
hanno però il numero romano indicante i Canti al principio
d’ ognuno. Dalla carta di rozza fabbricazione, dalla forma del ca­
rattere, ed anche dall’ ortografia, lo credo copia della prima meta
del sec. X I V , o poco dopo. E per dam e un esempio, si trova
promiscuamente scritto ke e che, Carlo e K arlo, ki e chi (cosa
che non trovasi se non nei più antichi codici di nostra lingua ). È
di buona e corretta lezione, ma non tale da non lasciar desiderio
talvolta di migliore. Alla fine dell’ ultimo Canto del Paradiso si
legge: Explicit paradiso e purgatorio e ninferno di Dante Alleghieri
di Firezze. Dio gratia. Termina il Codice col Capitolo attribuito al
figlio di Danto. Apparisce da alcuni appunti nell’ ultima guardia
che questo Codice sia stato ab antico nella famiglia Rinuccini.

184

N.° 54 L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in 4. g r ., o in fogl. piccolo, composto di
204
carte. La prima pagina è ornata di un rabesco in colori e
oro, e nel margine inferiore si vedono gli avanzi di uno stemma
cancellato che pare il Mediceo. Nella lettera iniziale N vedesi il
ritratto del poeta vestilo di tunica bleu , con l’ orlo rimboccato
della berretta o cappuccio foderato di rosso, e rosso pure un l i
bro sostenuto dalla mano sinistra. Questo è il principio del vo­
lum e:
Incomicia la comedia di Dante alleghierj di firenze nella quale
tratta delle pene et punimenti de vitij. Canto j della prima parte
chiamata Inferno nella quale lautoe fa proemio ad tutta lopera et de­
meriti et de premij delle virtù.
Termina il Codice :
Explicit feliciter liber tertius et ultimus Datis allegherij de Flo
rentia . . .
A tergo leggesi :
Finis ad est longi Dantis cu laude laboris
Gloria sii suino regi matriq pcamnr
Q uos auro celsas prestent coscendere sedes
Dum supprema dies veniet morietibus egris.
deo gràs. amé.

Le iniziali del primo Canto del Purgatorio e del Paradiso sono
maggiori di quello delli altri canti, e son messe a oro e colori ;
tutte le altre sono molto m inori, e rosse o bleu. Il Codice è scritto
d i buona lettera , in belle pergamene, e di sufficiente lezione, o
potrebbe dirsi della Volgata . L’ argomento do’ Canti è notato in.

�BIBLIOTECHE PRIVATE

101

rosso. La copia par fatta sul finire del sec. X IV , o sul principio
del X V , è però molto nitida. all’ ultim a carta manca un brano
che è stato tagliato, e quivi forse era registrato il nome del copia­
tore, o del possessore del Codice.
V I I . B i b l i o t e c a d e l M a r c h . R ic c a r d i V e r n a c c ia .

185

L a D iv in a C om m e dia.
Codice cartaceo in fogl. piccolo del sec. X V , scritto da 2 mani
diverse.
V I I I . B i b l io t e c a S t i o z z i .

186

L a Divina Commedia.
Codice del sec. X V , conservato nella Biblioteca del Marchese
Stiozzi. Fra le carte di esso stavano i due antichi ritratti di Dante
e di Beatrice che furono pubblicali dall’ ab. Missirini. Il Montani
parlò di questo Codice nell’Antologia di Firenze, n.° 134, fac. 47.
I X . B i b l io t e c a

187

del

s ig .

S . K ir k u p .

* L a Divina Commedia.

Grazioso Codice membranaceo in 8 . del sec. X I V , di 290
c ar., di buonissima lettera in carattere tondo mezzo gotico, e ot­
timamente censervato, con titoli e argomenti in inchiostro rosso,
e con leggiadre inizialette fregiato a colori con rabeschi. Manca
nel principio, e comincia solo con gli ultimi 4 versi del Canto V II
dell’ Inferno. Nella line di questa Cantica sulla car. 80 si legge :
Scripta est prima pars comedie dantis aligerij de florencia quinto
idus octubris anno dni 1368. Deo gracias amen.
Sotto a questa sottoscrizione una mano diversa e posteriore in ­
cominciò a trascrivere sulla fine della carta, e sui margini del se­
guente il principio della versione latina del Comento di Jacopo
della Lana.
Si legge in fronte del Purgatorio :
Q ui si comincia la seconda parte dela comedia di dante chiamata
purgatorio, nela quale in prima isi trouaray cato uticense.
Questa seconda Cantica termina sulla car. 179 con la s o tto sc ri­
zione :
18 Kal'decembris. 1368. finito fui.
La car. 180 6 bianca, e in fronte della 181a si leggi* :

�102

CODICI FIORENTINI

Q ui si comincia laterza parie dela comedia di dante aleghier di
fiorenza. E t è chiamata paradiso, scritta. 1368.
Questa ultima Caotica finisce a piè del redo della car. 2 0 1 ,
con la sottoscrizione:
Deo gras. dantis libro toto finito, l ' cpto p betinum de p ilis 18.
K a l 'ianuarij. 1368.
Rimangono 9 c a r ., delle quali le prime 8 contengono i Capi
toli del figlinolo di Dante e di Bosone da Gobbio, con i titoli se­
guenti in inchiostro rosso:
Questo canto fece il figlio di dante il quale brieuemente contene
tutta la matèria de la predetta comedia di dante et mandolo ameser
matheo dapolenta.
Questo canto fece mesere busone dagobio il quale parla sopra tutta
la comedia di dante.
Nella fine di questo sulla car. 289 verso leggesi u n ’ ultima sot­
toscrizione che dice: Deo gras am. — Scripta ita fuit pns comedia
venerabilis poete dantis de aligerijs de florencia ano dui concurente
m ill'o trecentesimo sexagooctó die decimoceto decembris.
La car. 290 e ultima del Codice racchiude un componimento
in terzine , e in tre ling ue, italiana , latina e francese, scritto da
mano diversa e del sec. XV .
Questo Codice, che il sig. Kirkup comprò dal librajo Piatti di
Firenze per 300 paoli ( Catal. del 1838, fac. 195 ), proviene dalla
Biblioteca del nobile sig. Galeotto Corazzi di Cortona , ed è pre­
zioso non solo per la data, ma per la buona lezione ; contiene va­
rianti che lo raccomandano ai futuri editori della Div. Com. E ra
solamente da lamentare che fosse mancante nel principio; ma il
sig. K irkup riusci a farlo intero in guisa che non lascia desiderarti
di meglio. È nella Bibl. Real. di P arigi, sotto il n.° 3 del Fonds
de reserve . un bellissimo Codice della Div. Com. che scrisse nel
1351 lo stesso Betinus de Pilis. 11 sig. Stefano A ud in , valente calli,
grafo, fece graziosamente per il sig. Kirkup uno stupendo fac-sim
ile de’ primi 7 Canti del predetto Codice, nella forma stessa e con
leggiadre iniziali a colori. Il supplemento è di 20 car., precedute
da 8 car. preliminari che contengono: 1.° una Lettera del moderno
copista al sig. K irk u p , in cui lo rende avvisalo della esistenza del
Codice di Parigi, e delle differenze che sono fra l’ ortografia di que.
sto Codice e quello da lui posseduto (1); 2.° una esatta descrizione
(1) Le differenze stanno principalmente in questo, che nel Codice di
Parigi in luogo del c è il k.

�BII I U 0T EC IIE PRIVATE

103

del predetto Codice di Parigi; 3.» la copia del Canto V I I I di esso
Codice, a fine di poter giudicare la d ifferenza di lezione in cia­
scuno di loro.
Il sig. Kirkup conservò al Codice l' antica legatura ch’è in le­
gno ricoperto di alluda; il supplemento fu legato in marrocchino,
e riuni l' uno e l'altro in un ricco astuccio di velluto granalo.

188

* L a Divina Commedia , con Comento.
Splendido Codice membranaceo in fogl. piccolo della fine del
sec. X I V , o del principio del sec. X V , composto di 204 car., una
delle quali bianca nella line della Cantica dell’ Inferno, di buo­
nissima lettera in grazioso carattere tondo mezzo gotico , e di bel­
lissima conservazione; h a candidissime pergamene e larghi mar­
g in i. Sono ad ogni Canto titoli in inchiostro rosso e iniziali fre­
giate a colori con rabeschi ; piccole iniziali poste in margine indi­
cano le terzine. Inoltre la prima car. di ciascuna Cantica si
adom a di una graziosa iniziale miniala il cui soggetto si riferisce
al Poema , e di un bel fregio a oro e colori che rappresenta fiori
e anim ali ; a piè della prima era uno stemma clic fu cancellato.
Noterò ancora che le prime parole del Poema in fronte di cia­
scuna Cantica sono in lettere storiate in campo di azzurro oltra
marino e d’ oro. Ne’ primi dicci Canti dell’ Inferno i margini sono
empiti da un copioso Comento latino in carattere più piccolo, ma
della slessa mano, secondochè mi parve; inoltre ne’ Canti X , X V II,
X V III e X I X della stessa Cantica trovatisi alcune postille margi­
nali della stessa scrittura. In fronte del Poema si legge :
Incliti uatis et poete clarissimi. Dantis Allegherij. ciuis honorabi
lis florentinj. prime partis eius comedie que infernus dicit u capitulum
incipit pmuz felicit’ dante deo.
E nella line solamente:
Explicit feliciter. Amen.
Questo bel Codice venne al sig. Kirkup da Pistoja; aveva so­
pra alcune carte bianche nel principio e nella line varie annota­
zioni che furono studiosamente raschiate, nondimeno io ne ho ri­
trovala una posta nell'estremità inferiore della car. del principio,
che dice : Questo dante è dibartolozo g u id i. . . . (1)

189

* L ’ Inferno e il Paradiso di Dante , col C o­
mento detto il F a lso Boccaccio.
(1) Un'intignatura m'impedi di deciferare l'ultima parola di questa an­
notazione.
»

8

�10 4

CODICI FIO REN TINI

Codice cartaceo in fogl. gr. del sec. X V , di 158 car. scritte in
grosso e bel carattere gotico, di assai buona conservazione, con
u n ’ antica legatura in legno. Ha titoli e argomenti latini in in ­
chiostro rosso. Le iniziali di ogni Canto dell’ Inferno sono fre­
giale a colori, e quella nel principio del Codice è di tutta gran­
dezza; nel Paradiso sono semplicemente a colori. Ne’ prim i 14
Canti di ciascuna Cantica è accompagnato da postille m arginali
cavate dal Comento detto il falso Boccaccio. In fronte del Codice si
legge :
Comincia la prima parte della cantica 0 uero comedia chiamata
iferno . del chiarissimo poeta Dante alinghieri di firenze . o di quella
il canto primo della prima.
E nella fine sulla car. 157 :
Explicit primus secùdus et tertius liber dantis Aldagherij de flo
rentia. — Scriptu per me bartolameum filium andée maççonis de­
luce. — Sub annis dni Mille cccc° l. vij. Deo Gratias Amen.
Il copista pose nella fine della Cantica dell’ Inferno, senza ti­
tolo, la parte del Capitolo del figliuolo di Dante che concerne a
quella Cantica; la parte concernente al Paradiso comincia pari­
mente senza titolo sotto alla predetta sottoscrizione, e termina sul
recto della car. 158, con una seconda sottoscrizione in inchiostro
rosso che dice: Explicit diuisio libri paradisi edita p filium supra
decti dantis. Am. Qui scripsit scribat. . . .
Sopra l' ultima car. verso il copista trascrisse in carattere rosso
i due Epitaffi di Dante In cli ta fama . . . . e Jura monarchica . . . .
ognuno di 6 versi. Leggesi a fronte del prim o: Isti stant super se
pulcro dantis. Il sig. K irkup crede che questo Codice provenga
dalla casa Bicasoli di Firenze.
II sig. Kirkup uni a questo Codice una car. staccata di un Co­
dice membranaceo in fogl piccolo, che certo è della prima metà
del sec. X I V , e scritta in carattere tondo tanto bello e nitido da
far quasi credere che sia un fa c s im ile . Se questo Codice tuttavia
esiste, io lo direi uno de’ più antichi, e de’ più notabili quanto alla
call igrafia . Questa car. spetta al Canto X X IV dell’ Inferno, e il
sig. Kirkup mi permette dichiarare che la donerebbe volonteroso
a chi possedesse il Codice cui manca.

* L ’ Inferno e il Purgatorio di Dante.
Codice cartaceo in fogl. piccolo del sec. X V , di 108 c ar., delle
quali la prima e parte della seconda sono di altra mano, di let­
tera e conservazione mediocre. Non fu finito di copiare, poiché

�BIBLIOTECHE PRIVATE

105

termina col verso 63 del Canto X X I del Purgatorio, che in questo
Codice si legge in forma diversa dai testi a stampa :
L ’anima prende e di voler li giova.
Questo Codice manca di titoli si nelle Cantiche e si ne’ Canti ;
è accompagnato da annotazioni marginali latine di altra mano e
un poco posteriore, assai numerose ne’ primi Canti di ciascuna
Cantica, che mi parvero simili a quelle del Codice Plut. X L , n.°
I I della Laurenziana ; almeno la prima chiosa del Purgatorio è la
slessa ne’ due Codici. Leggesi sulla prima di parecchie carte bian­
che che sono nella fine del Codice, l’ annotazione seguente, ma di
mano diversa e posteriore: Al Molto magco m Giouan Ballista G ri­
maldi mio padro'sempr'ossmo in Genua in casa dell' I llmo principe
dorio.
B ib l i o t e c a d i L o r d B a r o n e V e r n o n .

L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in 8 . piccolo del sec. X V , di 169 car. scritte
da due mani diverse, con iniziali colorate ad ogni Canto, e con
titoli e argomenti in inchiostro rosso, ma solo nella Cantica del’Inferno
. Manca nel principio e nella fine; la prima carta che
doveva contenere parte del Canto I è mancante, e la scrittura
della seconda recto è quasi del lutto cancellata. Termina col verso
42 del Canto X X X I del Purgatorio.
Questo Codice, sebbene mancante e di una età non tanto re­
m ola, non è senza pregio. Il sig. Vincenzo N annucci, il quale lo
ha esaminato con diligenza, vi ha trovalo assai ottime varianti
che sono nel celebre Codice dell’ Estense. Aggiungerò che rac­
chiude varianti e annotazioni marginali di altra mano e poste­
riore non dispregevoli, e che fu comprato a Ruma dal suo pre­
sente possessore.
A complemento della notizia sopra le collezioni Dantesche eh’ io
diedi alla fac. 14 del Tomo I , noterò che Lord Vernon attende da
molti anni a raccogliere tutto quello che si riferisce a Dante ed
alle opere di lu i. La sua collezione non ha solo il merito del nu­
mero, ma anche di rari e preziosi volum i, fra’ quali citerò una ri­
stampa, da me dimenticata, del testo della Nidoheatina edita a
Napoli nel 1828, in 4 ., e impressa in pochi esemplari; e ancora
un esemplare del rarissimo Quadragesimale del p. Paolo A ttavanti
stampato nel 1479, di cui parlai a fac. 653 del Tomo I.

�CODICI FIORENTINI

106

C o d ic i c it a t i

, o

passati

in

v a r ie

b ib l i o t e c h e .

A fac. 74 del Tomo I ragionai di un documento manoscritto
di mano di Luca M a rtin i, conservato nella Rinucciniana, dal
quale apparisce aver lui con altri quattro eruditi Fiorentini col­
iazionato nel 1546 l’ edizione di A ld o , 1515 , eoa sette Codici che
furono i seguenti :
Uno in cartapecora bene scritto l'anno 1329, che è di Luca M a r­
tini. Questo Codice, se fosse ritrovalo, sarebbe il più antico cono­
sciuto con data certa. Peraltro potrebbe non esser diverso dal
n.° 1046 della Riccardiana che una sottoscrizione erronea fa del
1329, benché sia veramente, come già dissi, del 1429. Se la mia
congettura non è fondata, questo Codice, posto che tuttavia esi­
sta , sarebbe il più antico con data certa.
Uno in cartapecora bene scritto con certe chiose l'anno 1336 , che
t accattò da Zaccaria di Bartolomeo Tromboni.
Uno in cartapecora del Varchi, e bene scritto, ma non vi è il
tempo.
Uno in carta bambagina , molto antico e frustato, che vi manca
una carta al X I I I del Paradiso, e non vi è il tempo che fu scritto ,
ma nella fine v‘ è di rosso il di che mori Dante, ed è di Luca M artini.
Uno in carta bambagina finito di scrivere a 'd i 22 di luglio 1475,
il quale è del Varchi.
Uno in carta bambagina con chiose scritto per Noferi Acciaiuoli
l'anno 1463, il quale è di Luca M artini.
Uno col Comento di Francesco da B u ti di lettera minutissima,
scrino da Antonio Frescobaldi l'anno 1410, il quale è di messer B ar­
tolomeo Panciatichi.

192

Codici di Cosimo de Medici.
In un Index librorum Cosmi Patris Patrioe, pubblicato dal Ban­
dini nella line del Tomo I I I , fac. 524, del suo Catal. Cod. mss,
Leopold. Laurent., sono mentovati i due Codici seguenti della D iv .
C om ., col loro prezzo di compera :
Comedia Dantis, literis novis, cooperta sericea alba, cum fibulis
argenteis
25 F io rin i.
Comedia Dantis parvo volumine, literis novis, cooperta celestina ,
cum fibulis argenteis
1 0 F io rin i.

193

Codici consultati

Crusca.

dagli

A ccadem ici

d e lla

�CODICI FIORENTINI

107

Trovasene l’ indicazione seguente ne'preliminari della ediz.
della Div. Com. di Firenze, 1595:
Giovambattista D eli, 6 Codici.
Carlo Marcigni. Ora nella Riccardiana sotto il n.° 1047.
Luca Torrigiani.
Bernardo Canigiani.
Francesco Marinozzi.
Pier Segni. Ora forse nella Riccardiana, sotto il n.° 1028.
B ernardino Capponi.
Zanobi Bracci. Ora è nella Magliabechiana sotto il n.° 30 del
Palch. I.
B ernardo Davanzati. Ora nella Riccardiana sotto il n.° 1048.
Pier del Nero. 14 Codici. Essi passarono dipoi alla casa Gua­
dagni e al bibliofilo livornese Poggiali, e adesso sono, almeno
nella maggior parte, nella Palatina di Firenze, lo ne ho trovato
uno nella Riccardiana sotto il n.° 1094. Altri due passati all’ Abate
Matteo Canonici di Venezia, sono adesso nella B odleiana d 'Oxford.
Abate B ernardino M artini, ed è il buon Comentatore.
Luigi Alamanni. 4 Codici, ed è anche in suo potere la correzione
del Varchi di sette testi, lino di questi Codici è probabilmente il
n.° Strozziano 162 della Laurenziana.
Vittorio Saltamacchie.
Filippo del Migliore. È il n.° 48 Palch. I , della Magliabechiana.
Vedi la fac. 624 del Tomo I.
Pero Peri.
Cosimo Mannucci. 2 Codici. Uno di essi è ora nella Magliabe­
chiana sotto il n.° 41 del Palch. I.
Cosimo Bartoli. Correzione di quattro testi.
Giovanni Berti. 2 Codici, ora nella Magliabechiana sotto i n.°
33 e 37 del Palch. I.
Cosimo Ridolfi. Ora nella Riccardiana sotto il n.° 1033.
Piero Barducci de'Cherichini. È il n.° 1031 della Riccardiana.
Donato Ridolfi. È forse il Codice Strozziano 161 della Lauren
zia na .
Giuliano Giraldi. Ora è nella Magliabechiana. Vedi il n.° 101
del Tomo I I .
Matteo Caccini.
Carlo de'Bardi de'Conti di Vernio. 2 Codici. Uno è nella M a­
gliabechiana sotto il n.° 45 del Palch. I , l’ altro presso la contessa
Baldovinetti.
Francesco Nori.

�108

CODICI FIORENTINI

Simon Peruzzi.
Ridolfo de’ B a rd i, eoi Comento del Buti. È il Codice Gaddiano
della Laurenziana, Plut. XC S u p ., n.° 122.

Codice

194

P an dolfini.

Citalo alla car. 60 di un Catal, de'libri di Francesco P andolfini,
ms, in 4. del sec. X V II della Magliabechiana, Cl. X , n.° 72.

195

Codici dell’

Accadem ia de G elali.

Nelle Memorie dell'Accad. de' Gelati . ms. della Magliabechiana,
Cl. I X , u.° 50, sono indicati 2 Danti in fol. con la coperta in
legno.

195

Codici di

Antonio da Sangallo.

Nel Libro de libri a penna di Antonio da Sangallo, ms. del sec.
X V II della Riccardiana, n.° 2244, sono indicati i tre Codici se­
guenti della Div. Com.
Car. 43. Tomo L I. Dante, scritto antico, senza Comento.
Car. 93. Tomo C X X X I. Dante e sua Commedia scritto antico.
Car. 99. Tomo C X X X V II I . Rime della Commedia di Dante,
scritto antico.
I Codici antichi, o copiati da Antonio da Sangallo passarono in
parte alla Riccardiana; parecchi sono nella Trivulziana di M i­
lano.

197

Codici D o n ian i.
Nell’ Index Cod. mas. Bibliothecoe Doniano , ms. cartaceo in
fogl. del sec. X V III della Riccardiana, n.° 3389, sono indicati i
quattro Codici seguenti della Div. Com.
Fac. 1 2 . Cod. G. 16. Dantis Comedia cum Comentario latino dedi­
cato Sereniss. Niccolao Estensi, membranaceo in fogl. È il n.° 1045
della Riccardiana.
Fac. 29. Cod. L. 1 . L a Divina Comedia di Dante, cartaceo in
fogl. È il n.° 1034 della Riccardiana.
Fac. 29. Cod. L. 2. La Divina Comedia di Dante, con postille
annotazioni nel margine, cartaceo in fogl.
Fac. 31. Cod. M. 1 0 1 . La Divina Comedia di Dante. Codice
membranaceo in 4 ., cui seguono i Sonetti del Burchiello. Questo
Codice ora è nella Riccardiana sotto il n.° 1109.
In un altro Catal, de' Mss. della Libreria Doni compilato nel
1734 dal Gori, e conservato ne’mss. della Marucelliana, n.° A. 193
viene indicato col n.° G. 8 un altro Codice dell’ Inferno di Dante

�CODICI FIO R E N T I.«

10 9

comentato. I mss. Doniani furono nel secolo passalo comprati dal
canonico Riccardi.

198

Codice M arzim edici.
Il Pelli nella Vita di Dante, fac. 170, nota 48, citando il Dia­
rio ms. del Cocchi, I I I . 173, fa menzione di un Codice membra­
naceo in fogl. della D iv. Com. conservato in casa de’ signori M a r­
zimedici. Appariva, secondo l u i, da una nota posta nella fine
eh’ era stalo scritto nel 1398 ; ed aveva brutte miniature nel prin­
cipio di ciascuna Cantica.

199

Codici del Barone Stosch.
Egli possedeva 4 Codici della Div. Com. che sono adesso
nella Vaticana (Codici O ttoboniani, n.° 2863, 2864, 2865 e 2866).

2oo

Codici R icasoli.
In un Catal, de'mss. di M * * * (Ricasoli), ms. in fogl. del sec.
X V III della P alatina, trovansi mentovali i 3 Codici seguenti della
Div. Com.
Cod. V I. Dante col Comento di incerto sopra la prima e la se­
conda Cantica, e con Chiose Ialine aggiunte di altra mano più moderna
, membranaceo in fogl. del sec. X IV .
Cod. V II. Dante, in fot. membran. del sec. X IV .
Cod. V I I I . Dante, in fol. cari, del sec. XV.
I
primi due passarono al marchese Pucci, indi al sig. prof.
Guglielmo Libri, dimorante a Parigi; da ultimo al Museo Britan­
nico di Londra. Il terzo deve essere uno di quelli posseduti dal
sig. Kirkup in Firenze.

2o1

Codici di Ant. F r . M arm i.
Ora nella Magliabechiana cui furono legati da esso nel 1736.

202

Codici di S . Croce.
R iuniti nel 1766 alla Laurenziana.

203

Codici M ediceo- P alatin i.
Riuniti nel 1778. alla Laurenziana.

204

Codici G add ian i.
R iuniti nel 1778. alla Laurenziana.

205

Codici Strozziani.
R iuniti nel 1778., parie alla Laurenziana, e parie alla M aglia
bechiana.

�CODICI FIORENTINI

110

C odici dell’ A ccadem ia delia Crusca.

206

Riuniti nel 1783 alla M a g lia b e c h ia n a .

207

Codiri della SS. A nnunziata.
Riuniti circa il 1810, p arte alla L a u r e n z ia n a , e p arie alla M a ­
gliabechiana .

208

Codici della B adia di Firenze.
Riuniti circa il 1810, p arte alla L a u re n z ia n a , e p arte alla M a ­
gliabechiana .

Codici di S . M arco.

2o9

R iuniti circa il 1810 alla M a g lia b e c h ia n a .

Codici di S. M. N o vella.

210

R iuniti circa il 1810 alla M a g lia b ech ia n a .

Codici due della famiglia D in i.

211

Com prati nel 1819 dal F ollin i per la M a g lia b ec h ia n a .

Codici due del March. Tem pi.

212

Donati da lui qualche a nno’ fa alla L a u re n z ia n a . Vedi i n .i 7
e 8.

213

Codici del March. Pucci.
Sono 12; passarono p rim a nella Biblioteca del prof. L i b r i a
P a r ig i , p ii nel M useo B rita n n ic o di L o n d ra .

214

Codice del Conte Boutourlin.
Com prato nel 1839 dal sig. di M a g n o n c o u r , deputato di Resan.
zone in F ra n c ia .
C o d ic i C o r t o n e s i . (1 )
B ib l i o t e c a

215

d e l l ’ A c c a d e m ia

E

tru sca -

L a Divina Commedia.
Prezioso Codice m em branaceo in fogl. della prim a m età del

(1) Debbo la descrizione de’ due Codici d ell’ Accademia Etnisca di Cop­
i o n i, pochissim o noli finora, per non dire ig n o ti, alla gentilezza del s ig .
Agostino Castellani Cortonese.

�CODICI CORTONESI

111

sec. X IV incirca, composto di 87 car. a 2 col., di bella lotterà e
di bella conservazione. Si legge in fronte:
In dei noie Incipit liber magnanimi dantis allagherij de fiorentia
q vocat comedia divisa i tribz patibz i cipiendo hic liber et captz primz.
Termina con la sottoscrizione seguente:
Hoc opus scrixit et miniavit Romolus lodovici de flora cui de9
propter miàz suaz cócedat vitaz etem az am. finito libro isto gras re
feram9 xpo.
La grande iniziale della prima Cantica è miniala a oro e co­
lo r i, quella delle altre due miniata solamente a colori; inoltre
ogni Canto comincia con una iniziale colorata. Alla fine di ogni
decima carta è miniato un animale avente un cartellino in cui sla
scritto il principio della terzina che segue nella facciala di contro.
Alcuni di questi animali sembrano significare l’ idea segnata dalla
parola istessa che sta scritta nel cartello. Alla fine della decima
car. è una rana che guarda un cartello svolazzante con le parole,
si della scheggia, principio della terzina quindicesima del Canto
X I I I dell’ Inferno. Alla fine della car. ventesima un uccello con
cartello che stendendosi sopra le spalle di esso ha la chiamata,
Sopra le spalle dietro , principio della terzina ottava del Canto
X X V dell’ Inferno. Alla fine della car. trentesima altro uccello
con in bocca il cartello con Po d' ogni lato , principio della ter­
zina ottava del Cauto II del Purgatorio. Alla fine della car. qua­
rantesima un gufo con intom o il cartello, dov’ è scritto, E t vivo
sono, principio della terzina 48.a del Canto X I I I del Purgatorio.
Alla fine della 50.a u n ’ aquila o sparviero in atto di afferrare con
le unghie, e col rostro il cartello col principio Prende nel della ter­
zina 14.a del Canto X X V del Purgatorio. Alla fine della car. 60.a
un gallo posto all’ ombra del cartellino in cui si legge Ed io a l­
lumina , principio della terzina 12.a del Canto I I I del Paradiso.
Alla fino della car. 70.a un calderino che si morde una zampa, o
posa l ’ altra nel cartello, dov’ è la chiamata E t io minamorava,
principio della terzina 43.a del Canto X IV del Paradiso. Alla fino
della car. 80.a una grue che ha preso una serpe, e questa le si è
avvolta in modo che le stringe il becco ed il collo. Alla sinistra
della grue è la lettera R , alla destra la L , iniziali dell’ amanuense
Romolo Lodovici, il cartello attornia l’ anim ale, ed è fermato nella
sommità da una catena. Nella parte sinistra è scritto omnia prò
meliori, nella destra il principio Stem e la voce della terzina 14.a
del Canto X X V I del Paradiso.
Questo Codice viene spesso consultato contenendo molte e

i

�112

CODICI CORTONESI

importantissime varianti, che il presente bibliotecario Don Agra­
mente Lorini ha in animo di pubblicare. Si crede scritto vivente
Dante medesimo, poiché il predetto sig. Bibliotecario dice di aver
letto nelle N ulli Contane, che un cerio Romolo Lodovici, secondo
un antico estimo o registro, possedeva non so che campi a Firenze
al tempo di Dante; ma non ha pollilo riscontrare questa notizia,
perchè le Notti Coritane formano da 1 2 volumi in foglio mano­
scritti e mancanti d’ indice.
Il predetto sig. Agostino Castellani si compiacque mandarmi un
esalto fa c sim ile di questo Codice, che a me, dopo allento esame,
non pure anteriore alla prima metà del sec. X IV incirca. Nondi­
meno quello che si legge nelle Notti Coritane, potrebbe esser vero,
supponendo che il copista vivesse al tempo di Dante, ma non fa­
cesse la copia se non trent’ anni dopo la morte del Poeta.
In questo Codice il quarto verso del Canto I dell' Inferno si
legge cosi : Et quanto a dire ellera cosa dura.

2L
16 a Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. della fine del sec. X IV , di car. 2 2 1 , di
bonissima lettera in carattere tondo, e ottimamente conservato.
Ila titoli e argomenti ad ogni Canto; ciascuna Cantica comincia
con una grande iniziale miniata a oro e colori: quelle de’ Canti
sono solamente colorate. Si legge in fronte :
Chomincia la chommedia didante alleghierj difrenze nel qual
tratta delepene epunimenti devizij e demeritj e premij delle virtù . . . .
E nella fine :
Finito illibro didante allighieri difirenze il quale mori nella città
diravenna ildi di santa croce ad x ii ij° del mese disettemb anni dominj
1321. lachui anima quiescant impace. Deo grazias, amen.
Qualche anno fa trovavasi a Cortona un terzo Codice della
Div. C om ., membranaceo in 8 . , posseduto dal nobile sig. Galeotto
Corazzi, che dipoi lasciò quella città per abitare a Pistoja. Il Co­
dice passò al sig. K irkup, ed io ne ho fatta sopra la descrizione.
C o d ic i L iv o r n e s i.

B ibl . J a c k s o n . Questo celebre bibliofilo possedeva sei Codici
della Div. Commedia, che sono mentovali sotto i n . i 87 a 92
de’ suoi mss., nel Catalogus librorum et mss. Liburni collectorum ,
L ib u r n i, 1756, in 8 . , fac. 640-641. I prim i tre di questi Codici
passarono al duca di La Vallière, e li descriverò nel § . dato ai

�CODICI LIVORNESI

11 3

Codici Stranieri. Gli ultim i tre sono nel predetto Catal, descritti
in questa forma :
n .° 90. Codice cartaceo in 4 ., in carattere antichissimo, con
iniziali a colori e con gli argomenti de’ Canti in inchiostro rosso.
n .° 91. Codice cartaceo in 4. accuratamente scritto.
N.° 92. Altro Codice cartaceo in 4.
B ib l . P o g g ia l i . Questo bibliofilo, non meno celebre dell’ an­
tecedente, possedeva 14 Codici della Div. C om ., appartenuti già
a Pier del Nero, poi alla casa Guadagni. Dieci di questi Codici ora
sono nella Palatina di Firenze.
C o d i c i P i s t o i e s i . (1)
I.

B ib l io t e c a

G ia c c h e r in e n s e .

Il Paradiso di Dante , con postille.
Codice cartaceo in fogl. piccolo del sec. X V , composto di 89
c ar., con iniziali a colori, di lettera e conservazione assai buona,
eccetto qualche carta macchiata. Inoltre manca delle car. 47-64,
cioè dal verso 75 del Canto X X I al verso 51 del Canto X X V III.
Ogni Canto è preceduto da un argomento in inchiostro rosso e di
mano diversa, composto di 3 versi. Questi varj argomenti riuniti
non sono altro che la sposizione di Mino d’ Arezzo di cui parlai a
fac. 228 del Tomo I. 11 Poema è senza titolo, e nella fine tro
vavasi una sottoscrizione mezza cancellala, della quale rimangono
le sole parole Explicit . . . . amen amen amen. Seguono i Capitoli
del figliuolo di Dante e di Bosone da Gobbio, e i due capitoli della
Sposizione di Mino d’ Arezzo relativi alla Cantica del Paradiso,
già riprodotti a brani in fronte di ogni Canto in forma di argo­
menti. Si legge nella fine di questa Sposizione :
Explicit hopus diu i ioannis diotanire dearetio super hunc librum
deo gratias amen amen amen.
Le ultime 2 car. contengono varj componimenti che non con­
cernono al Poema di Dante.
A questo Codice vanno unite alcune rare postille di mano di­
versa, che allo stile sembrano del sec. X IV . Si riferiscono nella
maggior parte a qualche luogo mitologico.

(1) Mi chiamo debitore della descrizione di questi Codici alla cortesia
dell’ egregio prof. Enrico Bindi di Pistoja.

�m

CODICI PISTOJ ESI

Questo Codice è probabilmente quello di cui inlese parlare lo
Zaccaria nell’ Excurs. litter., II. 45, allorché disse trovarsi nella
Biblioteca Giaccherinense de’ pp. Minori osservanti di Pistoja qute
in Dantis Comoediam comentatus est Boso.
II . B i b l i o t e c a C a p i t o l a r e .

Il

P a r a d is o di Dante.

Bel Codice membranaceo in fogl. del sec. X V , composto di 60
car. Il testo del Paradiso comincia solamente nella car. 30, e le
prime contengono la Poetria del Gualtero. È scritto a 2 col. e in
m inuto carattere tondo, ma solamente fino alla terzina 17.a del
Canto I I ; di qui sino alla fine è in bel carattere mezzogotico. Lo
terzine sono numerate, ed hanno al primo verso l’ iniziale m aju
scola. Questa terza Cantica è mancante, e termina con la terzina
4 4a del Canto X V II. Sopra l’ ultima carta verso si legge l’ annota­
zione seguente di mano diversa :
Ego Hieronymus Zenonius Canonicus Pistoriesis donavi huc libru
Sacristi Sci Zenonis Premedio anime mee a . domini Mcccc Ixxxviij.
Zaccaria, Bibl. Pistoriensis, fac. 25; Excurs. litter., II 46.

Il p. Zaccaria, noverando nella Bibl. Pistor. (T au rini, 1752,
in fogl., fac. 42) i mss. legati alla Biblioteca della Sapienza di Pi­
stoja , registra un Dantes in bombycinis ex libris hereditatis Lostis
N arelli Cod. 122.
C o d i c i S e ne s i .
B ib lio t e c a

C o m u n a le . ( 1)

221n.° I. VI. 29. L ' Inferno , e parte del Pur­
gatorio di D a n t e .
Codice membranaceo in fogl. picc., di car. 70, di lettera grossa
e con larghissimi margini ; pare scritto nella prima metà del sec.
(1)
I Codici Danteschi di questa Biblioteca furono brevemente noverali
prima dall’ab. Luigi De Angelis nel Catalogo di tutti testi a penna ita ­
liani de'secoli X I I I , X IV e XV che si conservano nella pubb. Bibl. di
Siena, posto dopo la sua ediz. de’ Capitoli dei Disciplinati della Compa­
gnia della Madonna, Siena, Porri, 1818, in 8., fac. 1 8 9 1 9 » ; indi dal sig.
Ilari nell’ indice della Bibl. Comun., Siena, 1844, in 4., fac. 176-177 . Debbo
l'esatta descrizione che io ne reco, al sig. Gaetano Milanesi di Siena.

�CODICI SENESI

H 5

X IV . La prima carta, ov’ è una miniatura rappresentante la
selva, le tre fiere e il poeta, è lacera e svanita assai. Per la man­
canza di due car. si desidera parte del Canto V , e parte del Canto
V II ( l'Ila ri dice Canto V I I I ) dell’ Inferno. Del Purgatorio non vi
sono che due soli Cauti. Buona è la miniatura del primo Canto,
ov’ è rappresentata una nave che corre lo acque a vele spiegate.
Ogni iniziale di ciascun Cauto è m iniata, ma senza figure.
Appartenne questo Codice ai frati dell’ Osservanza di Siena , e
si crede che venisse alla Bibl. Com. nel 1810. Il testo presenta al­
cune varianti dalla lezione comunemente seguita, ed è degno di
essere per ciò diligentemente esaminato.
De Angelis, C a tal, fac. 190; lo indicò sotto il n.° Q. I. 8; — Ilari, fac.
190.

222

N.° I. V I .

27 .

L a D ivina C om m edia.

Codice cartaceo in fogl. gr. del sec. X IV , di car. 176, ben con­
servato. E da notare che, per essere confusamente legato, bisogna
spesso cercare il seguito di un Canto tornando più volte indietro
ed in avarili. Comincia in rubrica:
Incipit liber comedie dantis alagherij de florentia qua dividitur
in tres partes sci licei prima secunda et tertia: prima uocatur infernus
secunda purgatorius tertia paradisus: prima scilicet infernus diuidi
tur in nouem partes siue grados : de qua cantica modo incipitur le
gere primum capitulum in quo trattatur qualiter sibi accidit et co
modo inuenit Virgilium.
Questo argomento in rubrica si trova preposto a' soli 16 Canti
dell’ Inferno. Della Cantica del Purgatorio che comincia a car.
65, manca il fine del Canto V, e il principio del seguente. Del
Paradiso che comincia a car. 134, mancano alcune terzine finali
del Canto X X X I I , e tutto il Canto X X X I I I .
De Angelis, Catal., fac. 189; lo indica sotto il n.° Q. I. 6.;— Ilari, fac. 176.

223

n . ° I. VI.

3 o. L a

Divina Com media, con

Postille.
Codice cartaceo in fogl. picc., di 95 car. scritto a 2 col., in ca
rattere del sec. X V . Termina cosi :
Explicit Paradisus et comedia Dantis alegheris de florentia Do
gratias Amen M°cccc°x x xviiij.
Dante nacque' lano M C C L X V . E visse al mondo L V l anni. E
mori a rauena nela prouincia D i Romagna lano Mcccxxj E l giom o de
la Croce di settenbre. Ego luix i scrissi in ancona ano M C C C C X X X V .

1

�116

CODICI SENESI

Questo Codice proviene da’ frali di S. Agostino di Siena; ed è
citato dal Crescimbeni che dice averlo veduto nella Biblioteca di
quel convento, dove aveva il n.° V I I I . Contiene nella Cantica dell’Inferno
alcune postille che concernono a’ luoghi storici.
Pelli, fac. (43, nota 4; — De Angelis, Catal., fac. 190; lo indica sotto
il u.o Q. 1. 9; — Ilari, fac. 177.

224

N.° I. VI. 28. L ’ Inferno di Dante.
Codice cartaceo in fogl. picc. di car. 70, scritto da due mani
diverse, ma ambedue del sec. X V (1 ). Mancano nel principio i
prim i 24 terzetti. Si legge nella fine:
Finito lultimo Cap" dela pula Chomedia di Dante Poeta fiorentino
adi vij di gienajo Mccccliij a hore l' deo gras.
De Angelis, C atal, fac. 190; lo indica sotto il n.° Q. I . 11; — Ilari, fac. 177.

225

N.° I.

VI. 31. L a Divina Com media, con

Chiose latine.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X V (2 ), di car. 147. È
mancante dei primi 19 terzetti dell’ Inferno, e del Paradiso non
y è che il primo Canto, e 18 terzetti del secondo; il Purgatorio è
intero. Le lettere iniziali di ciascun Canto sono miniate a penna
di azzurro e di rosso. Ha chiose latine parte scritte nei m arg ini, 0
parte interlineate nel testo. Nella Cantica dell’ Inferno vanno in
terrottamente fino al Canto X II ; gli altri no mancano affatto. Sono
intere nel Purgatorio, ma più brevi.
Questo Codice fu de’ monaci di Monte Oliveto Maggiore.
De Angelis, Catal , fac. 190, e Biogr. Senese, I. 153; lo indica sotto il
n.° Q. I. 10; — Ilari, fac. 177.

226

N.° I. VI. 32. Il Paradiso di Dante , col C o­
ntento di Jacopo della Lana.
Codice cartaceo in fogl. gr. del sec. X V , di car. 104. Si legge
nella prima carta :
Incomincia il terzo et ultimo libro della comedia di dante nel
quale tratta de la beata glia di paradiso.
E nel verso della car. 104:
Explicit tertia Cantica Comedie dantis que trattai de superna

( 1) L 'Ilari crede le prime 60 car. del Codice piuttosto della fine del
sec. XIV, che del XV.
(2) Il De Angelis e l ' Ilari lo dicono del sec. XIV.

1

�CODICI SENESI

U7

gloria et de quibusdam gloriantibus in gloria paroditi deo gratias
amen.
Questo Codice è accompagnalo ila un Comento italiano margi­
nale, ch’è quello di Jacopo della Lana di cui parlai a fac. 608
del primo tomo. Termina col p iccolo Credo.
De Angelis, Catal., fac. 189; lo indica sotto il n.° Q. 1.7; — Ilari, fac. 177.
•

C odici de i D u c a ti di Lucca (1), M odena e Parm a

MODENA
I. R e g ia D ucale B ib l . E stense (2).

7N.°
2 VIII. C. 6. L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X I V , di 278 fac., con
larghi m argini, detto per la sua eccellenza fra gli altri l'Estense,
od onorato di menzione dal Montfaucon ( Diarium I tal , Parisiis,
1731, in 4 ., fac. 33 ), il quale lo dice : Codex auctori pene oequa
lis , egregie descriptus. È scritto in corsivo quadrato di lettera
chiara, senza tratti o punti sugli t, con inculcamento di h, e p r i­
vazione di segni diacritici ed ortografici. Non ha titolo iniziale, e
neppure innanzi le altre due Cantiche. Si vede al piede delle pri­
me facce, cosi dell’ Inferno, come del Purgatorio, uno scudo genti­
lizio, nel quale su campo rosso è una banda azzurra corteggiata di
nero. La bellezza del Codice non si manifesta solamente dalla
scrittura, ma anche dalle pitture che adom ano questo insigne
esemplare, conciossiachè in capo ad ogni faccia si stenda in lato
un comento pittorico della Div. Com., non privo d’ importanza, nè
dal lato dell’ arte detta alluminare nel secolo X I V , nè dal lato
della figurativa rappresentazione del testo.
Ne’ primi Canti dell’ Inferno sono alcune brevi interpretazioni
di altra mano posteriore, e che dal linguaggio si manifesta per
Veneziana. Il mss. poi osservato intim am ente, è stimabilissimo
per la quasi perpetua bontà della sua lezione, predicata già come
tale dai filologi, e degna di essere cercata con amore e diligenza

( 1) La descrizione de’ Codici di Lucca verrà pubblicata nell’ appendice.
(2) Debbo questa diligente descrizione de’ mss. danteschi della Estense,
poco noti (inora, alla cortesia del sig. conte Galvani vicebibliotecario della
Estense, illustre per egregi lavori sopra I' antica letteratura Provenzale.

�118

CODICI MODENESI

dagli editori della Div. Com. Molte varianti di questo Codice pre­
zioso furono recate dal sig. M. A. Parenti nelle Annotazioni al
Dizion. della ling. it a l., e dal Sicca nella Ricista delle varie lei.
della Die. Com.
Dopo il Paradiso trovasi l ' Epitaff io di Dante in 14 versi che
principia Theologus Dantes . . . ma con lezione assai cattiva.
Montfaucon, Bibl. ms., fac. 331; — Mem., di relig. di Modena, 111. 133;
— Prefazione dell’ ediz. di Firenze, 1838.

228n.° VIII. F. 20. L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X IV , di carte 70 scritte
a 2 col., con brevi argomenti in rosso ai Canti, proveniente dal
fondo Obizzi (1 ), e nominalo il Mancante, perchè contiene sola­
mente le cantiche dell’ Inferno e del Purgatorio. È scritto in let­
tera chi ara e corsiva; la lettera principe delle Cantiche è grossa­
mente alluminata a figure analoghe ed oro sciolto, le capitali
sono rubricale, le iniziali de’ terzetti in forma corsiva mezzo tede­
sca bizzarra, e toccato dentro in verde od in giallo alternato; la
maggior parte degl’ indici paleografici sembrano aggiudicarlo alla
prima metà del secolo X IV (:i ). Comincia colle parole seguenti:
In cipit Cantus primus in quo proemizzatur ad totum opus.
Termina:
Explicit Purgatorium Dantis allagherii de Florentia. Deo G ra
tias. Amen. Amen. Amen.
L’ amanuense di questo Codice è un idiota: scrive Pieghe per
Piche, Cancer per Gange, e commette alcune volte tali scambi che
tolgono il senso; non pone sempre cura attenta alle contrazioni
od agli sprolungamenti dei tempi nei verbi che pur sono necessa­
r ii per avere i versi a misura; e nelle parti ove l’ eleganza non è
toscana nativa, ma o provenzale o straniera, segue una errata lo­
zione piuttosto che la vera ch’ esso ignora: lo crederei Toscano ;
ed il Codice che gli servi d’ innanzi consente il più spesso col testo
seguilo dagli Accademici della Crusca.
N .°

VII. D. 58. L a

Divina Commedia,

col

Comento di P ietro d i Dante.
(1) Francesco IV, crede degli Obizzi, fece trasportare nella Estense di
Modena, dalla villa delta il Catajo sul Padovano, una ricca dovizia di mss.
nell’ anno 1817.

(2) Vi si riscontra segnatamente il k per il c.

�CODICI MODENESI

119

Codice cartaceo in fogl. della seconda mela del sec. X IV , di
277 c a r ., scritto in lettera corsiva ma chiara. Le prime tre carta
contengono brevi argomenti latini ai 34 Canti dell’ Inferno, che
hann&gt;j questo titolo: Incipiunt Rubrice prime Comedie Dantis alin
gerii de Florentia. Sopra la quarta car. si legge: Argumentum sup
ra primam partem Comedie Dantis a llingeriii Fiorentini cui titulus
est Infernus. Q uesta è la prima parte della Esposizione in verso
della Div. Commedia fatta dal Boccaccio, di che parlai a fac. 217
del primo tomo. Indi segue il Poema col titolo seguente: Incipit
prima Pars Comedie Dantis que comuniter vocatur Liber Inferni.
Trovansi parimente in principio del Purgatorio e del Paradiso la­
tine Rubriche sopra ogni Canto di ciascuna di esse Cantiche, e le
altre due parti della Esposizione in verso del Boccaccio. Inoltre
ogni Canto nello tre Cantiche è preceduto da un breve argomento
italiano, diverso dagli argomenti latini sopraccitati. In fine del
Purgatorio sta il seguente quartetto :
A lla seconda Canticha fa fine
L ' autor che questa Comedia compuose,
E incomincia la terza, e fagli fine
Siccome nel suo buon cuor la dispuose.
Un’ altra sottoscrizione nella fine del Paradiso dice :
Laus Deo. Amen. Deo gratias. Explicit liber Comedie Dantis
allengerii de florentia per eum e d i t u s sub anno I n c a r n a t i o n i s Domini
nostri Jesu Christi Millesimo tercentesimo d e Mense Marcii sol ina­
riete Luna nona in Libra . Qui decessit in civitate Ravenne in anno
Domini Incarnationis Mcccxxi die Sancte Crucis de mense Septem
bris cujus anima requiescat in pace. Amen.
Questo Codice presenta una lezione molto spesso scorretta, ed
alle volte con tali trasponim eli che mostrano accennare ad un
veneto amanuense.
Compiutasi la Div. Com. in carte 216, si continua di una
mano contemporanea , ma con caratteri più di tachigrafo che di
calligrafo, ii Co mento di Pietro di Dante, il quale presenta al­
quante varianti, non però sempre utili al testo pubblicato per
cura del sig. Nannucci dall’onorevolissimo Lord Vernon. Occupa
questo facce 61 in duo larghi colonnetti fitti di lettera, abbreviati
nelle parole e serrati no’ versi, o comincia: Incipit Comentum
Dantis Inferni , e finisce : Explicit Commentarium Comedie Dantis
allegherii de Florentia amen Deo gratias. Questo Codice por avere il
Comento suddetto si nomina il Codice di Pietro di Dante.
I

6

�120

CODICI MODENESI

N.° I I I . * 5. L a Divina Com m edia, con C o
mento anonimo.
Codice cartaceo in fogl. del principio del sec. X V , di 2 0 1 fac.,
scritto in grossa lettera imitante la quadrata; è ben conservato,
eccetto le prime due carte consunte ne’ m argini, con danno del
Comento che attornia il testo. Si legge nel margine sinistro della
prim a S. Spirilo di Reggio, e per queste parole è detto il Codice
di S . Spirito. Il titolo del Poema dice cosi :
Chomincia la Chomedia di Dante alaghieri da Fiorenza ne la
quale tratta de le pene e de punimenti de II v id i . . . .
Dopo questo titolo segue una esposizione della voce Comedia,
poscia il testo, e nel margine esteriore un Comento italiano in let­
tera m inore, ma della stessa mano . Oltre il primo Canto dell’ Inferno
, il Comentario si m uta, salvo poche eccezioni, in argo­
menti dei Canti, ma non oltrepassa in un modo o nell’ altro l ’ Inferno
. Nella fine del Poema che termina alla fac. 193 mancano
undici versi al compimento del Paradiso. Nelle otto facce rim a­
nenti, scritte dal medesimo amanuense, si descrive un Calendario
astronomico, ed in fine una Rota per sapere in che di entra ogni
mese mentre che'l mondo du ra, e chosi per lo passato, nella quale
si nota che corre l’ anno 1414, prestando cosi argomento a credere
che questo Codice sia stato scritto, o nell’ anno stesso 1414, o nel
l ’ anno innanzi.
La lezione del testo è spesso scorretta, ancorché l ’ amanuense
sembri uomo di nazione correttamente parlante; nè il Comentario
gli accresce troppo pregio, o per la novità sua, o per la eleganza
del dettato.

N.° VIII. F . 2 2 . L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. del principio del sec. X V , di
car. 223, scritto in lettera chiara e con poche e conosciutissime
abbreviazioni, con iniziali grandi minialo al principio d’ ogni
Cantica. Nella controfaccia a sinistra è una ricca miniatura che
la occupa tutta, nella quale sta l ’ intiera persona del Poeta seduta
innanzi una tavola, in atto di scrivere il suo Poema, col prospetto
della stanza e di arredi assai curiosi. Questa pittura, insieme
contom o della prima faccia a destra, si vede dalla maniera arti­
stica e dal presentare l’ arme O bizzi, dopo breve esame, essere
fattura dello scorso secolo, ed imitazione non dotta dell’ antico,
Codice manca di titolo preliminare, e leggesi nella fine del Poema:

�CODICI MODENESI

121

Deo gratias amen. — Explicit Comedia dantis alagherii Fioren­
tini.
Seguo senza titolo il Capitolo del figlio di D ante, in fine del
quale si legge in grandi lettere di rubrica:
Deo gratias amen. — anno Domini Mccccviiij0 die prima J u lii
completus est iste liber per me Caracristum de archo Diocesis Tri­
dentina: ad postulacionem Domini Thome Duodo de Veneciis in Can
dia.
Questo Codice proviene dal fondo O bizzi; per essere scritto
da un Caracristo d'Arco è denominato il Codice d’ Arco. E rile­
gato in forti custodie di legno odoroso che ha apparenza di ce­
dro, aventi nel mezzo un quadrilungo di avorio traforato ed im ­
presso. La sua lezione viene da un esempio non abbastanza cor­
retto, ed a tali luoghi 6 errata per manifesto vizio dell’ ama­
nuense.

N.° V III. F. 2 1 . L a D ivina C om m edia,
postille tratte dal Comento del Landino.

con

Codice cartaceo in fogl. della fino del sec. X V , in carattere
corsivo, con titoli in inchiostro rosso a ciascun Canto, prove­
niente dal fondo O b izzi, e che mostrando scritto ad ogni tratto
E x delitiis Pamphili de Monte si chiama il Codice del Monte, o
pure è detto del Landino per ragioni che si vedranno qui appresso.
Comincia il Codice colla sola voce Proemio, trovandosi abrase al­
quante parole, e questo proemio si vede essere quello di Cristo
foro L andino. Seguono la Vita di Dante del Boccaccio, e parte
de’ preliminari posti in fronte dell’ ediz. di Firenze 148t, fatta dal
Landino. In principio della sedicesima fac. si legge:
Canto primo della prima Cantica overo Comedia del divino Poeta
fiorentino Dante alegieri . . . .
E nella fine del Poema :
Finis die iij Marzo 1495 (1).
Succedono siccome nello edizioni che hanno il Comento del
Landino, il Credo, il Pater noster e l’ Ave M aria attribuiti a
D ante.
La lezione di esso Codice, confrontata con quella seguila dal
Landino nell’ edizione del 1481, ha tali varianti da mostrare aper­
tamente di essere esempio di ben diverso originale. A luogo a

( 1) Questa data fu alterata e le venne sostituita quella del 1465.

�12 2

CODICI PARMENSI

luogo si trovano ne’ larghi m argini, sempre della stessa m ano ,
de’ tratti del Comentario del ricordato Landino.
I I . B ib l . Coccapani I m p e r ia l i .

L a Divina Commedia , con postille italiane.
Codice posseduto in Modena dalla signora marchesa Coccapani
Im periali, naia contessa Seghizzi, con postille anonime del buon
secolo, che generalmente sono stese con molta naturalezza e pro­
prietà; paiono un sunto dei Comenti dell’ Ottimo e di Jacopo della
Lana. Fu del senator Legnani di Bologna, a cui si crede perve­
nuto dalla casa Baglioni di Firenze. Nell’ antiporto è disegnata
u n ’ arme gentilizia, scudo azzurro, castello d’ oro, gigli d’ oro
divisi da un lambello di quattro pendenti di rosso. Sopra cia­
scuna delle tre torri del castello è uno scudo di azzurro con bande
di argento.
Il sig. Marc’ Antonio Parenti si servi di questo Codice per lo
sue Annotazioni al Dizionario della lingua italiana, Modena , G.
Vincenzi, 1820-1826, 3 vol. in 8 . , e ne parla segnatamente alla
fac. 112 del t. I I I .
Dissertai:, sopra S. Pier Damiano di Celestino Cavedoni, pubblicala
ne' Monumenti di un ms. Magliabechiano di Sebast. Ciampi, ediz. di M i­
lano, fac. 595 ; — Nota Ms. del sign. Fortunato Cavazzoni Pederzini.

Il Crescimbeni, I I I . 130 , cita un altro Codice modenese della
Div. Com. scritto nel 1399, ch’era posseduto dal M uratori.
Parma.
B iblio t e ca D u c a l e .

C od ici P arm ensi , n.° X V II. L a Divina Com ­
234
media.
Codice membranaceo in foglio del sec. X I V , a 2 c o l., di bella
e accurata scrittura, ornato di eleganti m iniature, i cui soggetti
si riferiscono al Poema. V i si riscontrano alcune rare correzioni
di mano posteriore. Si legge in fronte :
Incipit Comedia Dantis Allagherij de florentia . . . .
Questo Codice proviene dalla Biblioteca di Bernardo de’ Rossi
( Mss. Ita lia n i, n .° 17 ) , che ne fece la descrizione nell’ Appendice

�CODICI PARMENSI

123

al Catalogo de’ suoi mss. ebraici ( Parma, 1803, in 8 ., I I I . 193 ).
Dice che avendolo collazionato col testo del Comino vi notò molte
belle varianti ; e cita in ispezieltà le seguenti nella Cantica
dell’ Inferno: C. I I I , v. 36, Fama invece d’ Infam ia; v. 114,
Vede invece di Rende; v. 116, G ittasi invece di Gittansi: C. I V ,
v. 9 , Trono invece di Tuono; v. 36, ch'è parte invece di ch’ è
porta; v. 6 8 , Dal sonno invece di D al sommo; C. V , v. 72,
Giunse invece di Vinse: C. V I , v. 70, Alle invece di A llo: C. X I ,
v. 37, Odii Omicidi invece di Onde omicide.
Ediz. di Udine, t. 1, fac. XXXVII.

C od ici P a rm en si, n.° X V III. L a Divina

235

Commedia.
Codice cartaceo in foglio della fine del sec. X I V , in fronte al
quale si legge: Q ui comincia illibro didante alighieri di firenze.. . .
Rinviensi nella fine una noia colla data del 1399, a cui consegue
una Canzone e un Sonetto. Nella Cantica del Paradiso, a cagione di
una carta rimasta bianca, mancano lo ultime undici terzine del
Canto X I X , e le prime sedici del Canto X X . Questo Codice proviene
parimente da Gian Bernardo de'Rossi ( Cod. Ita l., n.° 18), e ne
fece la descrizione nel suo Catal. suddetto ( I I I . 1 9 3 1 9 4 ). Cosi
scrive di esso: criticus codex usu eximius, e ne cita alcune va­
ria n ti, le une simili a quelle del Codice precedente, le altre com­
provanti la lezione degli Accademici della Crusca. Il Pezzana che
ne discorre nelle Osservaz. sopra la lingua italia n a , fac. 139, dico
leggersi in fronte di questo Codice alcune righe in carattere del
principio del sec. X V , da cui apparisce esser appartenuto a un
fiorentino detto Francesco di Simone di Guiduccio Figliuorossi, di­
morante in Borgo Ognissanti del popolo di Santa Lucia, il quale
l ’ avea comperato da un lanajuolo che teneva bottega in Calimala.
Ediz. di Udine, t. I, fac. XXXVII.

236

C od ici P a rm en si, n.° C C C L X I . L a Divina
Commedia.
Codice membranaceo in foglio del sec. X I V , in principio del
quale si legge:
Dantis Allegheri de Florentia primus prime partis et capituli infern
i ....
Dentro la lettera iniziale a vari colori sta scritto irregolar­
mente: D a n t e p o e t a . L ’ ortografia è diversa in molti luoghi, co­
me in altri varia la lezione. In fine sono scritti i due noti epi­

�124

CODICI PIACENTINI

gram m i, che leggonsi incisi sul sepolcro del Poeta in Ravenna.
L ’ età del Codice appare dalla sottoscrizione, ch’è a questo modo:
A die decima M maij anni M ccclxxiij ad diem decimam M . maij
anni Mccclxxiiij scripsi hunc librum . . . . quem deus conservet (1 ).
Questa descrizione del Codice è dell’ ab. Viviani ( Ediz. di
Udine, 1 . 1 , fac. X X X V I I I ) che dice averla tratta da quella la­
sciata dal p. Paciaudi, il quale pregiava mollo questo Codice per
la corretta e buona lezione.
Pezzana, Osservaz. sulla lingua Mal., fac. 139.

L ’ ab. V iviani pubblicò nell’ ediz. di Udine le varianti lezioni
della Bibl. Ducale di Parma, che gli furono partecipate dal b i­
bliotecario Pezzana. Trovansi parimente nella Rivista delle varie
lezioni della Div. Com. di A . Sicca.

P ia ce n za .

B ib l i o t e c a L a n d i.

237

L a Divina Commedia.
Prezioso Codice membranaceo in fogl. del sec. X I V , a 2 c o l.,
oggi appartenente alla Biblioteca del marchese L andi, e prima al
conte A rtaserse B aiardi di Parm a. Termina colla sottoscrizione
seguente :
Explicit liber Paradisi tertie Comedie dantis Aligherij de Flo
rentia Script p me Antonium defirimo Ad petitionem et instantiam
Magnifici et Egregij Viri domni Beccharij de Beccharia de Pap I m
patorij militis legumq. doctoris Nec non honorabilis Potàtis Civitàt
et district Ja n u e . Sub Anno Domini M illo ccc.° X X X V I.0 Indict.
i ii j tempr. d n j. B . pp. X lj. Pontificat ...........Ano. Sedo, deo Gra­
tias. amen.
L ’ ab. V iviani, recando questa descrizione nei prelim inari
della sua ediz. di Udine, fac. X X X I X , soggiunge: Questa nota
io l’ ebbi per graziosa compiacenza dell’ illustriss. sig. Marchoso

(1)
I l sig. Scolari cita nella sua traduzione del Viaggio in Italia sulle
orme di Dante di Teodoro Hell un Codice parmense del 1372, segnato 2 .
63. Egli lia probabilmente commesso un errore di data, e il Codice debb’ es­
ser quello stesso qui descritto .

�CODICI BELLUNENSI

125

« L a u d i, al quale attesto pubblicamente la mia riconoscenza, per
essersi egli inoltre occupato di trascrivermi per ben due volte
non poche lezioni da me richieste . . . . Di tal prezioso ms. io
diedi contezza al sig. Marchese Trivulzio, che portatosi in Pia
cenza ebbe la soddisfazione di trovarlo ( quantunque scritto da
diversa mano) di carattere però somigliante a quello fra i suoi,
che è solamente posteriore di un anno, cioè del 1337.
Angelo Sicca cita varianti di questo Codice nella Rivista delle
varie lezioni della Div. Com.
Pelli, fac 170, nota 48; — Antologia di Firenze, XLV. 47.

Stati L om bardo -V eneti .

B e ll u n o .

L a Divina Commedia di Dante Alleghieri di
Fie re n z e , con due Capitoli in fine, uno di J a ­
copo figlio di D a n te , e l ' altro di Ms. Busone
da Gobbio.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X IV , che conservavasi
nella Lolliana di Belluno. È citato col titolo suddetto da Lucio
Dogiioni in un Catalogus Cod. mss. L olliana, pubblicato nella
Nuova raccolta del Calogeri, Venezia, Simone Occhi, 1758, IV .
145, sotto il n.° X L V III. Dove si aggiunge esser questo ms. nota­
bilissimo, e contenere moltissime varianti che non si trovano nei
testi a stampa.
« Di quel Codice ho cercato io stesso tante volte, mentre fui
a Belluno: lo riscontrai perfino citato nel Catalogo vecchio
della libreria, ma dopo tanti e tanti esami e colloquii tenuti
colle persone istruito del luogo, ho potuto concepire i più fon
dati motivi a credere, come io da mia parlo credo, che il Co­
ti dice Bartoliniano non sia altro che il Lolliano, il quale cerio
scappò dalla Biblioteca di Belluno, malgrado quella scomunica
colla quale la pietà, la dottrina e il buon gusto dell’ insigne ve­
ci scovo Monsig. Lollino aveano procurato di far sicura l’ incolu
m ità de’ preziosissimi libri da lui legati al Capitolo ( Nota par
tecipata dal sig. Filippo Scolari di Venezia ) .

�126

CODICI BERGAMASCHI

B e rg a m o .
I . B iblio t e ca A lbani (1).

L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X IV . Precede al Poema una
Prefazione latina in due pagine, nella quale si esalta l’ ingegno,
la dottrina, la scienza di D ante, poscia si dà breve ragione di
tutto il Poema (2). Dopo ciò comincia il primo Canto della Com­
media sino alla fino di tutta l’ opera compresa in 126 fogli. A l
principio di ogni capitolo v’ è una breve significazione o proemio
del contenuto. Questo però manca al Canto I del Purgatorio, ed
al Canto I del Paradiso. In fine leggesi:
Explicit Liber Dantis Alaghieri per eum editus sub anno Domi
nicoe Incarnationis milesimo trecentesimo de Mense M artii Sole ex i ­
stente in Ariete et Luna nona in Libra laborante. Scripsi et complevi
ego Magister de Trappis notarius M C C C L X X X X . X X V Aprilis.
Segue un foglio in cui leggesi :
Sciendum est quod Dantus auctor erat Florentinus et Gibellinus
sire de parte Alba Florentioe ut clare patet in Inferno capitulo
X X III I. E t qui decessit in civitate Ravennoe in anno Dominicoe I n
cam ationis milesimo trecentesimo vigesimo primo Die sanctae; Crucis
de mense Septembris Anima cujus requiescat in pace .
Indi segue: Epitaphium sepulcri Dantis proedicti, sotto il quale
si legge : Predicti versus sunt septem super sepulcrum Dantis in ci
vitate Ravenna; ad Domum Fratrum minorum prope Ecclesiam beati
Petri Apostoli (3).
Dopo ciò segue : Summa dierum quibus vixit Dantus et sunt
22506 qui faciunt anni 61 menses 7 dies 13 computato in eis die na
tivitatis sed non die mortis. E t in predictis diebus facta fuit computa

(1) Tolgo la descrizione di questo Codice dai preliminari dell' fidi*,
d’ Udine , fac. XL XLII. L' ab. Viviani l’ aveva avuta dal conte Vinceslao
Albani, possessore del Codice.
(2) Questo deve essere il Prologo che nel Codice 1038 della Riccar
diana è attribuito al Petrarca .
(3) È quello che principia : Inclita fama . . . . l ' ab. Viviani nota che
ha miglior lezione di quello del Codice Claric in i, e reca queste varianti. j
versi che ii copista dice esser sette, sono sci ; e probabilmente ha preso il
titolo per un verso.

�CODICI BERGAMASCHI

127

tio de diebus bisextilibus qui fuerunt dies X V et sic videtur quod na­
tus fuerit die primo Febbruarii M C C L X (1).
Seguono i Capitoli di Jacopo figlio di Danio o di Bosone da
Gobbio, dopo i quali viene una seconda sottoscrizione Magistri de
Trappis del 1390, die 29 Aprilis.
Il Codice termina colla descrizione in prosa latina di una v i­
sione di certo Lodovico detto Strenuus Lodovicus natione Francus
de Civitate Authodorensis, ed occupa pagine dieci. L ’ ultimo foglio
poi del Codice contiene una descrizione del numero e della qua­
lità delle Sibille. In fine del predetto ultimo foglio leggesi in let­
tere capitali:
Iste Dantus est mei petri quondam magistri ambroxj de balbis
quondam pergami grammatica; professoris.
A. Sicca nella Rivista delle varie lezioni della Div. Com. ne
cita del Codice Albani.
I I . B ib lio t e c a G r u m e l l i .

240

L a Divina Com m edia, col Comento di J a ­

copo della L an a tradotto in lingua latina da
A lb erig o d i Rosciate.
Bellissimo Codice membranaceo in fogl. del principio del sec.
X V , conservato da più di un secolo nella Biblioteca de’conti Pe
drocca Grumelli di Bergamo. Il lesto in piccolo carattere gotico
sta incluso nel Comento scritto in corsivo, di cui parlai a fac. 614
del tomo prim o. Il Colico è ben conservato, e legato in legno co­
perto di cuoio stampato cogli angoli, ed ornato nel centro di la­
stra d’ ottone. Il luogo delle grandi iniziali è rimasto in bianco, o
vi si osservano soltanto alcune piccole iniziali in inchiostro rosso.
Nella fine del Codice si trova una nota che indica il tempo della
nascita e morte di Dante in questa forma :
Vixit Dantus diebus viginti duobus millibus quingentis sex, et
decessit in civitate Ravenna; D om inici Incarnationis millesimo tre­
centesimo vigesimo prim o, die sancta; Crucis de mense Septembris.
Cujus anima per Dei misericordiam requiescat in pace. Amen. E x
quibus diebus possunt notari anni sexaginta unus, menses septem,
(1)
Questa data conforta la congettura del Barcellini prodotta nelle In ­
dustrie Filologiche, e contraddetta dal Giorn. de' letter. d‘ Italia,, XXXV.
230.

I

�128

CODICI BRESCIANI

dies tredecim, computato die mortis. Itera potest notari, quod ejus
nativitas fuit anno millesimo ducentesimo sexagesimo Kalendis fe
bruarii (1 ).
Ind i seguono l’ Epitaffio di Dante In d ila fama . . . . e il Capi­
tolo del figlio di Dante col titolo : Questo Canto fece il figliuolo di
Dante e contiene tutta la materia della Commedia di Dante e man­
dalo a inesser Matteo da Polenta.
Barnaba Vaerini, il quale ne’ suoi Scritt. Bergamaschi (I. 78)
cita questo Codice, soggiungo che termina con alcuni componi­
menti inediti di Dante.
Riscontrasi in questo Codice una spezie di Cifra in cui è il
nome Petrus con la data del 1402; quel nome fu del copista, sic­
come apparisce dalla seguente sottoscrizione:
In mense martio die 21 hujus mensis liber iste inceptus fuit scritt
ere de anno 1402 et finitus fuit eodem de mense septembris die 7
mensis ipsius. Quid est scriptus per me . . . . (2 ) cujus est liber iste
et quid per Petrum de N ibiallo.
Tiraboschi, t. V, part. I, fac. 319.
B resc ia (3).
Q u ir in ia n a .

L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. piccolo del sec. X I V , composto
di 383 fac. scritte in bel carattere, con iniziali miniate e argo­
menti ad ogni Canto. In principio della prima Cantica si legge :
Incomincia il primo canto della prima cantica della Comedia di
Dante A llighieri da Fiorenza . Nel quale canto lauctore prohemizza
a tutta quanta la Comedia.
L ’ ortografia e la lezione del Codice sono generalmente assai
corrette.
(1) Alberigo di Rosciate, a somiglianza del copista del Codice Albani,
fa viver Dante cinque anni più che non facciano tutti i biografi di lui . Egli,
morto nel 1354, fu anteriore di qualche anno al Boccaccio, a Filippo V II
tani, e a Leonardo Aretino. Dunque vi sarebbe forse sopra la sua autorità
da riformare la universale opinione che vuol nato Dante nel 1265.
(2) Luogo cancellato.
(3) Debbo alla cortesia del prof. Giuseppe Picei di Brescia la descri­
zione de' due Codici della Quiriniana.

�CODICI MANTOVANI

129

4
2L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. piccolo del sec. X IV , composto di
fac. 203, di buona lettera e ben conservato, e in carattere più m i­
nuto dell’ antecedente. La prima faccia di ciascheduna Cantica è
contornata da fiorami e fregi dorati, con qualche medagliette fi­
gurate, una delle quali (sul frontispizio dell’ Inferno) rappresenta
un’aquila ritta e rossa in campo d’ oro, probabilmente stemma del
proprietario del libro . La prima iniziale di ciascun Canto è in
oro con fregi intom o m in ia li. In principio del Codice si riscontra
una tavola delle rubriche con questo titolo :
Queste sono le Rubriche del libro quale fece Dante Alighieri nel
quale tracta del Inferno del Purgatorio e del Paradiso ponendo le
chosse chel trovo neh dicti lochi chapitolo per chapitolo.
Questo Codice è , al parere del sig. Picci , molto scorretto.
M antova .

I . B i b l io t e c a B a g n o .

2L
4
3 a Divina Com m edia, col Comento di J a ­

copo della L an a.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X I V , scritto in caratteri
dal p. Trombetti detti tedeschi, e ornato di belle figure. Si legge
in fine: Jacobus de Placentia scripto scripsit, e porta la data del
1380. Appartiene alli signori marchesi Carlo e fratelli di Bagno.
Del Comento unito a questo Codice trattai a fac. 599 del primo
tomo.
Sopra questo Codice e il seguente è da consultare un articolo
del sig. Marc’ Antonio Parenti nelle Memorie di Modena ( X I I .
366-382 ), col titolo: Notizie intom o a due Codici Mantovani della
Div. Com.; dove registra le principali varianti di questi due Co­
dici raffrontate con quelle del Codice B artolini e dell’ ediz. del
Lombardi.
Arrivatane, Il Secolo di Dante, fac. 558.

I I . B iblioteca C a v r ia n i .

4
2L a Divina Commedia.

�130

CODICI MANTOVANI

Codice cartaceo, e forse bombirono, in 4 . , con belle iniziali.
La carta porta l ' impronta di un drago volante, e poi due aste
incrocicchiate: i caratteri sono ita lia n i, c h ia ri, quadrati, senza
interpunzioni, e seguendo le regole del Trombetti, appartengono
certamente al 1400, o in quel tom o. Precede tutto l’ argomento
in terza rim a, e poi le Allegorie in lingua la tin a , e finalmente un
Sonetto di Jacopo A ligh ieri, figlio di Dante, che invia copia della
D iv. Com. a Guido da Polenta. È dunque certo che l ’ autografo
non rimase in Ravenna dopo la morte di Dante, ma passò in
mano di Jacopo suo figlio, che questi no trasse copia e la spedi
l’ anno 1321, o 1322, e che da questa si trassero le copie, fra le
quali questa de’ signori fratelli marchesi Cavriani, anteriore forse
al 1400.
Questa descrizione è tratta dalla summentovata Notizia del
sig. Parenti, in cui reca, fac. 378-382, alcune Osservazioni sopra
le differenze più rilevanti del Codice Cavriani.
Arrivabene, Secolo di Dante, fac. 558.

III . B ib l io t e c a C a p il u p i .

4
25L a Divina Commedia , con Comento latino.
Codice cartaceo in fogl. della line del sec. X IV , o del principio
del X V . La Cantica dell’ Inferno è accompagnata da copiosi Co­
nienti latini, che diventano più rari nel Purgatorio, o mancano
del tutto al Paradiso. Il Dionisi che avea diligentemente esami­
nalo questo Codice, lo stimava uno de’ m igliori, o di quelli che
più si accostano al Codice Villani della Laurenziana; e a lui pare­
vano buono lo annotazioni e di scrittore contemporaneo. I n
somma l’ antichità della carta o dei caratteri, la buona lezione
del testo e F u tilità del Comento, fanno pregevolissimo questo Co­
dice, benché sia mancante nel principio del Purgatorio o nella
fine del Paradiso.
La descrizione di questo Codice è tolta dal Catal. de’ Cod. mss.
della nobil casa Capilupi, pubblicato dall’ ab. Andres, M antova,
1794, in 8 . piccolo, fac. 55-56. Il sig. Parenti ne fa sapere nello
Memorie di Modena , X I I . 366 , che il Codice sta sempre nella Bi­
blioteca di quella casa, e fu consultato dal Cesari per lo sue Bel­
lezze della Commedia di Dante .

�CODICI MILANESI

131

M il a n o

I.

A m b r o s ia n a

( 1) .

N.° C. C X C V III. P a rs In f. L a Divina C om ­
media , con Comento latino.
Bel Codice membranaceo in fogl. del sec;. X IV , e forse della
prima m ela, a giudizio del dotto sig. Catena, presente biblioteca
rio dell’ Ambrosiana (2); va ornato di figure e miniature doralo
in principio di ogni Canto, ed è scritto con grande accuratezza in
carattere gotico e a 2 col., una per il testo del Poema, l’ altra per
i Comenti latin i. In fronte della prima car. si legge:
Incipit Comoedia Dantis Allegerii F lorentini natione et non more
qui dividitur in tres partes quarum prima allegorice Infernum ap
pellatur et tractatur in ea de vita v itiosa . Secunda Purgatorium no
minatur et tractatur in ea de vita morali. Tertia paradisus nuncupa
tur et tractatur in ea de vita felici seu felicissima.
Nella line del Codice è una professione di fede latina del Ce­
mentatore riferita dal Sassi, e diversa, almeno nella forma, da
quella che riscontrasi in vari altri Codici. Nella carta bianca che
serve di risguardo alla prima pagina della Commedia, evvi la se­
guente nota :
Codex hic diligentissime conscriptus et nolis antiquioribus illu
stratus, primum fuit Thomoe Segeti, mox Vincentii Pinelli viri Cl.
a cujus haeredibus tota ejusdem Bibliotheca Neapoli empta f u it , jussu
Illustriss. Card. Federici Borrhomoei Ambrosianoe bibliothecae; fundat
oris. — Olgiatus scripsit 1609.
Questo Codice, secondo l ’ ab. Viviani che ne fece uso per la
sua ediz. di Udine, è preziosissimo e di ottima lezione, in gran
parte diversa da quella del testo della Crusca, e concorde al Co­
dice B arto liniano. a ll’ epoca della repubblica francese il detto
Codice era stato trasportato a Parigi, come dimostra il suggello
cho vi si vede impresso coll’ iscrizione: B ibliothèque N ation a le .
Sassi, H ist. litter. Mediol., fac. 132; — Montfaucon, Bibl. ms., fac.
512; — Ediz. d’ Udine, t. I, fac. XIX.
(1) Alla gentilezza del sig. Catena, bibliotecario dell’ Ambrosiana, vo
debitore di una notizia sopra i mss. Danteschi di quella Biblioteca, che
m’ ha fatto abilità di perfezionare quelle del Sassi e dell’ ab. Viviani.
(2) L'ab. Viviani lo dice del sec. XIV, e il Sassi del principio del XV.

�132
247

CODICI M ILANESI

N.° A . X L . P ars. Inf. L ’ Inferno di D a n t e ,
col Comento di Jacopo della Lana.
Codice cartaceo in fogl. della fine del sec. X I V , contenente
il testo dell’ Inferno con un Comento italiano c h 'è di Jacopo d e lla
L a n a , e del quale feci m enzione a fac. 604 del prim o tom o. In
principio del Codice si legge: C om m en tarj sopra l'I n fe rn o d i D a n ­
te , e term ina con questa sottoscrizione :
E x p lic iu n t E x p o sitio n es su per In ferno v id e lic et su per tota p rim a
p a rie Chom edioe D an tis de A d ig e riis de F lorent i a , sc rip toe a d p e lìc io
nem egregii ac n obilis et sapien tis v ir i D om in i F ran cisci filii D om in i
J o han n is de C o n tra ta S a n c t i J o han n is de B r a g o la , per me O t tobonum
de C u r t e de M a n tu a carceratum in carcere novo C om m u nis Venet ia
ru m , et completae die m a rtis vigesim o m e n s is A u g u sti anno a N a t i
v ita te D om in i n o stri Jesu C hr is ti M ille sim o Trecentesim o nonagesim o
octa v o , In diction e s e x ta , ex isten te ipso D om ine Johan ne praefato
P o te sta te et C a p itaneo T orcell. et praefato D om ino F rancisco filio suo
D om ino n o .

Il P o rtirelli si valse di questo Codice per la sua ediz. di M i
lano 1804 , e il testo di esso è , secondo l u i , più conform e alla lo­

zione della N id o b e a tin a che a quella degli Accademici della C r u ­
sca (1). L’ ab. V iviani elio p ure lo consultò p er la sua ediz.
A ’ U din e , lo dice di corretta lezione.
S a ss i, H ist. litte r. M ediol. , fac. 1 3 2 -1 3 3 ; — M ontfaucon, B ibl. m s .,
fac. 525 ; — A gostini, S critt. V enez., t. I , fac. XXXIV; — Ediz. di M ilano
1 8 0 4 , P re fa z io n e , fac. XIX XX; — Ediz. d ' Udine, t. I , fac. XIX.

248

N.° D. D X X X I X . P a rs Inf. L a Divina C o m ­
media, col Comento di Jacopo della L ana fatto
latino da Anonimo (2).
Codice cartaceo in fogl. della fine del sec. X IV , di rozzo c a ­
ra tte re . Il Codice principia col C apito lo del figliuolo di D ante in ­
titolato cosi :
In N om in e D om in i n o stri Jesu C h r isti : In c ip it q u a d a m d e cla ra
tio su m m a ria fa c ta per D n um Jacobum filiu m D a n tis A llig h e rii

( 1) Egli cred e possibile ch e q uesto Codice sia quello veduto dal S al
viat i p re sso il Pinelli ( t . I , fac. 2 2 3 ) .
(2) A fac. 613 del primo tom o questa traduzione fu da m e attribuita ad
A lb e rig o d a R a s o ia te , ma il sig. W itte che l ’h a esam inala, afferma ( J a h r b ü
cher der lite r ., XLIV. 3 9 ) non esser fattura di lui.

�CODICI MILANESI

133

poeta; de civitate Fiorentiae super prima secunda et tertia Comediae
ipsius Dantis scilicet super Inferno Purgatorio et Paradiso .
O voi che siete del verace lume . . . .
In fronte del Poema si legge:
Dantis comedia; de Inferno Purgatorio et Paradiso.
Le prime due Cantiche sono accompagnate da un Comento la ­
tino, di cui parlai a fac. 613 del primo tom o, ed è quello di J a ­
copo della Lana tradotto in la tin o . La terza Cantica manca di Co­
mento, ed ha solo gli argomenti ad ogni Canto. Nella line del
Codice il copista pose una nota contenente il proprio nome e il
tempo in che lo scrisse, ma non rimase altro che questa parte :
Sciptus et exemplatus per . . . D. Luca Juris utriusque Docto
rem . . . Nat. D. M C C C L X X X X V III I Indic. . . . die X X II I I .
Mensis Decembris.
Nel Codice avvi anche la seguente memoria : emptus fuit Pisis
a Dno Gratia M aria (1). Termina con 8 degli undici Capitoli
della Sposizione in terza rima della Div. Com. di Mino d'Arezzo,
qui posta sotto il nome di Jacopo figlio di Dante, con questo ti­
tolo:
Incipiunt glosae eximii Legum Doctoris Domini Jacobi filii Dan­
tis Allegherii de Civitate Florentia; volgarizzatae
; per ipsum rectim
ando.
Nel mezzo del cam min di nostra vita
Trentacinqu’ anni s’ intende vivendo . . . .
Questo Codice , secondo l' ab. Viviani che lo consultò per la
sua ediz. d’ Udine, è di carattere assai difficile, ma di buona le­
zione. V i sono molte varianti, di cui parimente si fece uso per
1’ ediz. di M ilano, 1804.
Sassi, Hist. litter. Mediol., fac. 134; — Quadrio, VI. 253 ; — Ediz. di
Milano, 1804, Prefazione, fac. XX—XXI ; — Ediz. d'Udine, t. I, fac. XX.

N.° D. X L V I I . L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. della fine del sec. X IV , o del
principio del X V , di buona lettera, o secondo il Viviani di le­
zione sufficiente ; ma non vi si riscontra cosa degna di n o ta , se
nonchè si legge sopra l’ ultima carta di mano più moderna: in P u ­
trid i Codex.
Sassi, Hist. litter. Mediol., fac. 132; — Ediz. d' Udine, t. I, fac. XX.
(1) Questo Codice probabilmente è , come ho già detto, quello veduto
dal Salviati presso il Pinelli.

�134

CODICI M ILANESI

N.° P. 1 4 1 • Il Paradiso di Dante, col Comento
latino di Benvenuto da Im ola.
Codice cartaceo in fogl. scritto nel 1510, come apparisce in
calce. D i questo Comento è autore Benvenuto da Im ola, del quale
il Muratori diede in luce i tratti storici. Il medesimo annoiò il
luogo insigne , dove si parla nel cap. X V . de’ costumi di Firenze,
e che in questo Codice trovasi letteralmente nella terza parte del
cap. istesso. Questo Codice, citato dal Montfaucon nella Bibl. ms. ,
fac. 512, non fu descritto nè dal Sassi nè dall’ ab. Viviani.
Angelo Sicca reca le varianti dei Codici dell’ Ambrosiana nella
Rivista delle varie lezioni della Div. Com.
I I . B ib l io t e c a I.

e

R.

di

B r e r a (1).

N.° AN. X V . 17 . L a Divina Commedia.
Codice stupendamente b e llo , in forma di fogl. piuttosto gran­
de e in pergamena, di un nitidissimo carattere; ha miniato in
oro e colori tutto il contom o della prima faccia : per metà soltanto
sono miniate quelle del principio del Purgatorio e del Paradiso, e
miniale pure sono tutte lo grandi lettere dei principii di ciascun
Canto. Non ha che la sola Divina Commedia, senza il più piccolo
corredo di noto, e nella prima facciata si legge : La Comedia di
Dante Allighieri. Non si vede in alcun luogo in quale anno f u
scritto questo bellissimo Codice, ma il carattere indica il sec.
X I V , e dappertutto vi è scritto Alleghieri.
L ’ ab. Viviani che parlò di questo Codice nella sua ediz.
d’ Udine, t. I I I , pari. I I , fac. 117, soggiunge aver esso molta so­
miglianza nella scrittura con quello della Bartoliniana, e conteno­
re alcune varianti sim ili.

2 5 2 N .° AN. X V . 18. L a Divina Commedia (2).
Codice membranaceo in fogl. grande, scritto verso la fine del
sec. X I V , o nel principio del X V ; ha i titoli e le iniziali di d i­
versi colori, ed un fregio doralo al principio d’ ogni Cantica. È

( 1) Debbo la descrizione de’ Codici di questa Biblioteca alla cortesia
del sig. Consigliere B ernardoni, che più volte trovasi ricordalo nella mia
opera.
(2) L.’ ab. Viviani lo indica col n.° N. II. V. I.

�CODICI AMBROSIANI

13 5

benissimo scritto, conservato del p a ri, e legato in marrocchino
rosso. Si legge in fronte:
I ncomincia la comedia di Dante alighieri da Fiorenza ne la quale
trata de le pene ede punimenti de v id i e de meriti ed premij de te
virtù . . . .
Ed in fine:
Explicit comedia dantis ultima aldigherij de Florentia per eum
feliciter edita sub an. incarnationis dni M C C C de mense m artii : sol
in ariete Luna in libra.
Segue: Epitaphium famosissimi Poeta; uulgaris dantis allegerii
de Florentia, che comincia : Ju ra monarchiae . . . . Dopo uno spazio
succedono i seguenti versi, che con qualche differenza sono ripor­
tali dal Viviani, siccome traiti dal Codice Claricini :
Cui’ universum fama in d ita penetrat orbem
Dantis allagerii Fiorentina nat’ in urbe
Conditor elloquii lu menque decusque latini (1)
Vulnere pestifero (2 ) prostratus ad sidera tendens
Dominicis annis ter septem mille trecentis
Septembris idibus includitur aula superna .
Poscia Epitaphium ad sepulcrum Dantis ravene che comprendo
17 versi. In ultimo v’ ha il Capitolo del figlio di Dante, ch’ è man­
cante, e termina con la 28.“ terzina.
Ediz. d'Udine, t. III, pari. II, fac. 117.

253

N.° AN. X V . 1 9 . Il Paradiso , col Comento
di Jacopo della L a n a .
Codice membranaceo in fogl. del sec. X I V , con miniature do­
rate; nella prima carta si leggo: Dante aligeri con commento di J a
como del Zon del Fra Filippo della Lana Bolognese. S oeculi 14. Bac
chinius.
Già dissi che questo Codice del Paradiso è il complemento del
Codice Riccardiano n.° X X I V , di cui trattai a fac. 605 del primo
tom o.
Ediz. d’ Udine, t. III, pari. II, fac. 117.

254

N.° A. F. X I. 3 1 . L ’ Inferno e il Purgatorio
di D a n te , col Comento di Francesco d a But i.
(1) Di mano moderna musarum.
( 1 ) Di mano moderna sete necis.
I1 0

�CODICI M ILA N ESI

Codice cartaceo in due grossi vol. in fo g l., proveniente dalla
Biblioteca Capitolare della Metropolitana di Milano (1 ). Ha m i­
niata la prima faccia di ciascun volum e, e miniale le prime let­
tere si del Comento e si de'Canti a ciascun Canto; il carattere non
è bello , e spezialmente nel Comento è difficile a leggersi. Questo
Codice fu citato dal Quadrio, V I. 256, che per isbaglio registrò la
sola Cantica dell’ Inferno.
Il sig. Bernardoni, che si giovò di esso per la sua Lettera sopra
le varie lezioni della Div. Com. , ed ivi ne discorre a fac. 7 , osser­
vò che nel predetto Codice il testo del Poema non concorda spesso
col Comento.
Giorn. dell’ Istit. Lombardo, V. 385.

Uno de’ Codici predetti proviene dalla collezione del conte Per
tusati che fu riunita alla Biblioteca di Brera. Un altro dee prove­
nire dalla Libreria del conte Firmian che fu parimente unita alla
Biblioteca di Brera. E mentovato nella Bibliotheca Firmiana, Me
dio la n i, 1783, M ss., fac. 90, con questo titolo: Cod. Membr. in
4. picc. del sec. X IV , ottimamente conservato, e contenente le opere
di D. A.
I I I . Biblioteca

255

del

M arch . A r c h in t o . (2)

L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. gr. , di 58 c a r ., scritto in ca­
rattere corsivo del 1400 e a 2 c o l., con argomenti in inchiostro
rosso, e con iniziali miniale con rabeschi ad ogni Canto ; non ha
titolo preliminare. È benissimo conservato, ma mollo mancante.
Nella Cantica dell’ Inferno mancano il primo Canto e le prim e otto
terzino del Canto II. La Cantica del Purgatorio manca pure del
primo Canto e delle prime otto terzine del Canto I I , e termina col
Canto X X I I , cui mancano le ultime sei terzine. Nella Cantica

( 1) Sopra questa Biblioteca, soppressa circa la line del secolo passato,
e riunita in gran parte a Brera, vedi una Notizia partecipala da Giuseppe
Bussi a Carlo de Rosmini, e da questo pubblicata nella sua Vita di F ran ­
cesco Filelfo, Milano, 1808, III. 101103. Anche il Mazzucchelli cita il co­
dice della Metropolitana di Milano.
(2) Vo debitore della descrizione dei due preziosi Codici Danteschi con­
servali nella ricca e aulica Biblioteca Archinto alla provata cortesia del mar­
chese Archinto medesimo.

�CODICI ARCHIHTO

13 7

del Paradiso mancano parimente il primo Canto e Io prime otto
terzine del Canto I I , e finisce con la terzina 18.a del Canto X X X II.
La lezione di questo Codice, al parere dell’ ab. Viviani che lo
consultò per la sua ediz. di Udine, ha qualche pregio.
Ediz. di Udine, t. I, fac. XXI.

526
L ’ Inferno di Dante, con C omento di Frate

G uido da P is a .
Codice membranaceo in fogl. picc. , citato come fattura del
sec. X V , ma da dire piuttosto del sec. X IV (1), composto di 243
car. a 2 colonne, delle quali le prime 9 sono numerate con n u ­
meri a ra b i, e le altre con rom ani. È mirabile per bellezza e con­
servazione, e va ornato a piè delle facce di molle e leggiadrissime
miniature che sono , se non di Gioito, almeno della sua scuola.
Inoltre a ciascun Canto trovarsi eleganti miniature fregiate a oro
e colori. Il Poema manca di titolo prelim inare, e lo seguono E x p
ositiones et Glose super Comediam Dantis factae
: per Fratrem Guido
nem Pisanum Ordinis BeataeM ariae de Monte Carmelo ad Nobilem
virum Dnum Lucanum de Spinolis de J a n u a , alle quali sta innanzi
m i Epistola nuncupatoria. Anche in queste sposizioni veggonsi
frequenti miniature a piè delle facce. Il Codice termina con una
dichiarazione in terza rim a e in 8 Canti della Cantica dell’ Inferno,
con questo titolo: Declaratio super profondissimam et altissimam
Comediam Dantis facia per fratrem Guidonem Pisanum Ordinis
B eatae
; M ariae de Carmelo ad Nobilem Virum Dnum Lucanum de
Spinolis de Ja n u a . Essa incomincia con un Prologo di 10 versi in ­
diritto al detto signore , e in questa forma :
La grande devotione, el grande Amore
Che tu dimostri Spinola Lucano
In ver d’ ogni Maestro el grand’ Autore
Cioè in ver Dante Poeta Sourano
Lo qual d’ ogni ben far mostrò la via
Per lo cam in divino , e per l’ u m a no ,
M’ induce , che dell’ alla Comedia
Vi dichiari ogni profondo testo
Secondo la suff i cientia mia
Ricevi dunque il mi dichiarar che questo.
(1 )
Alcuni intelligenti che hanno veduto ultimamente questo Codice,
ed osservato le miniature che lo adom ano, s'accordano nel giudicarlo piut­
tosto del sec. XIV che del XV.

�13 8

CODICI M ILANESI

I noltre sui margini di questo Codice si riscontrano chiose e
annotazioni laline. La lezione n’ è , secondo l ’ ab. Viviani che se
ne servi per l' ediz. di Udine, conforme ai buoni testi.
Il Sicca registrò alcune varianti de’ due Codici Archinto nella
Rivista delle varie lezioni della D. C.
Ediz., di Udine, t. I, fac. XXI.; — Milano e suo territorio, II. 212.

IV . B iblioteca T r ivulziana . (1)

257

N.° II. L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. della prima metà del sec. X IV ,
con miniature. Leggesi nella fine:
Explicit Uber Comedie dantis Alagherij de Florentia per eum
editus sub anno dominice Incarnationis Millesimo Trecentesimo de
mense M artij . Sole in Ariete. Luna x iiija in libra.
S r Franciscus S r N ardi de barberino vallis pese curie summefon
tis scripsit hunc librum, sub anno dni M ° ccc° xxxviy1
Seguono i Capitoli di Busone e del figlio di Dante.
Questo Codice preziosissimo, uno de’ più antichi con data certa
che si conoscano, è perfettamente conservato, e ricco di bellissime
varianti. Ad ogni Canto precede un breve argomento in prosa
scritto in ottima lingua. Questi argomenti furono pubblicati dal
l' ab. Viviani nell’ ediz. di Udine ( t. I, fac. L V L X IX ) , dove
reca un facsim ile della scrittura di questo Codice.

258

N.° X V II. L a Divina Commedia,
Codice cartaceo in quarto del sec. X I V ; nella fine della terza
Cantica è questa sottoscrizione :
Explicit Uber tercius paradisi Comedie Dantis Aligherij de flo­
rentia deo gratias amen. complet. in 1372. die lune die x iij sept. hora
meridei. (2)

(1) Questo Catalogo rie’ Codici Danteschi della Trivulziana è quello
pubblicalo dall’ ab. Viviani in fronte del primo tomo della sua ediz. d’ Udine,
fac. V illX V llI, cui fu partecipalo dal marchese Gian Giacomo Trivulzi0
medesimo. Vi ho fatto qualche aggiunta cavala da un'altra Notizia di que.
sii mss., che Filippo Scolari pubblicò nel suo Ragionamento della Dio.
Com., fac. 5759.
(2) Cosi è recala la sottoscrizione dal sig. Scolari; ina stando all’ ab.
Viviani la data del 1372 si leggerebbe in questa forma. 9mlet 1372 die
14 ibris.

�CODICI TRIVULZIANI

139

Indi seguono i Capitoli di Busone e del figlio di Dante. Si
legge nella fine del prim o:
Explicit Capitulum diuisionis super tota Comedia libri D a n t i s
Alligherij de Florentia factum et compositum per Dominum Busonem
de Eugubio deo gratias amen.
E nella fine del secondo :
Explicit Capilulum super diuisione tocius comedie Dantis edi
tum per Dominum petrum ejus fdi um .
Qui scripsit scribat semper cum domino uiuat. — Vinal donatas
in cellis in nomine felix — Q ui scripsit hunc librum uocetur in pa
radisum. — 1372. die mercurij X V . — 1572. ind.e x.Q die 15. se
pUmbris compleui.
Seguono alcune altre cose non appartenenti al Poema di Dante,
e aggiuntevi posteriormente nel sec. X V , le quali mostrano essere
stato posseduto questo Codice da qualche veneziano. In Venezia
pure potrebbe essere stato scritto il Codice stesso da un Frate per
nome Felice, appartenente alla nobile famiglia veneta Donalo,
come sembra indicare quel verso: Vivai donalus in cellis nomine
felix.

259

N.° I. L ’ Inferno e il Purgatorio di Dante.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X IV . Apparteneva già
al sig. Giuseppe Bossi pittore , che ne faceva altissima stima per la
sua antichità, e le cui varianti furono dallo stesso Bossi pubbli­
cate nella ediz. della Div. Com. eseguita in Milano nel 1809 , iti
3 vol. in foglio. Io recai a fac. 232 del primo tomo la nota che
accompagna queste lezioni varie, e in cui scrivesi che questo Co­
dice è creduto dagli eruditi coevo dell' autore.
Il sig. Scolari indica questo Codice col n.° X V I della Trivul
z ia n a , e lo dice per isbaglio del sec. X V , aggiungendo che ha
miniature.

260

N.° UT. L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. grande del sec. X V , nella cui fine si
legge:
Qui e compilo e.l libro de Danti aldegheri da prence scritto p man
de Ghirardo da Coreza in Mccccv.
Precede al Poema: 1.° un Prologo che comincia: Liber iste d i
uiditur in tres partes principales . . . . ; 2.» alla pag. 3 altro Pro­
logo che comincia : Ad inteiligentiam presentís Chomedie secundum
quod expositores in scienliis perutunlur quatuor sunt notando . . . . ,

\

�140

CODICI MI L ANESI

3.° alla pag. 5 altro che comincia: Etsi celestis et increati principis
investigabilis prouidencia mortales . . . . ; 4.° aliti pag. 6 e 8 i Ca­
pitoli di Bosone e del figlio di Dante. I primi tre Capitoli del Pa­
radiso hanno delle chiose. Dopo il Poema seguono varie Canzoni
di Dante e di a ltri autori.
I
prim i duo Prologhi sono tradotti da quelli di Jacopo della
L ana, e il terzo è quello del Comento latino creduto di Jacopo di
Dante. Vedi la fac. 618 del primo tomo.

6
21N.° IV. L a Divina Commedia, col Comento

di Jacopo della L a n a .
Codice membranaceo in fogl. grande del sec. X V , con m inia­
ture e fregi in oro. In calce al Poema sta il Credo di Dante , e poi
le g g e s i :

Explicit liber dantis Allegerij.
Scripto p mano di me Paolo di Duccio tosi da Pisa, negli anni
dni Mccccv. ad xxv. daprile . Deo gras.
Seguono i Capitoli di Bosone e del figlio di D ante, intitolali :
Questo Capitolo fece messer Busone dagobbio il quale parla so­
pra la Conmedia di Dante alleghieri di firenze.
Capitolo fece Iacopo figliuolo di Dante allighieri di firenze il
quale parla sopra la Conmedia del decto Dante.
Inferno al Comento unito a questo Codice vedi la fac. 599 del
primo tomo.

N.° VII. L a Divina Commedia , con Chiose
di Fr. Stefano.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di car. 2 1 0 , e bene
scritto, con argomenti e postille Ialine marginali e interlineari.
In line si legge in carattere rosso:
Ego fr. Stephanus S. Francisci de florentia ordinis fratrum pre­
dicat. sacre theologie humilis pfessor scripsi hunc librum et glosavi
alio dni Mccccviij in castro ciuitatis bononiensis.
Seguono due Epitaffi di Dante.
Questo Codice, pregiatissimo per le molle varianti e per le
chiose continuate, fu citato dal Torelli nella Lettera sopra Dante
( 1781, fac. 14), e descritto dal Bandini nel Catal. Cod. mss. L a u
rentiance, I I . 557, nota I , secondo una Notizia mandatagli di Ve­
rona dall’ ab. S alvi. Il Canonico Dionisi che ne faceva gran
c o n io ,n e trasse una copia, la quale oggi trovasi nella Bibliot,
Capitolare di Verona, e nella cui fine pose la seguente nota:

�C ODICI T llIV L 'L ZIA N r

141

Quitta terza cantica fu compiuta addi 25 Maggio 1792. e tutta intera
la Commedia nello spazio di tre mesi, avendola cominciala a trascri­
vere dal Codice , ora posseduto dal circospetto sig. Giuseppe Grade­
nigo segretario dell'Eccellentissimo Consiglio d e 'X , e a me affidato a
di 22 Febbraro.
Questo Codice innanzi di passare nella Trivulziana appartenne
prima al cardinale G rim ani, poi a’ pp. Gesuiti di Venezia. Si leggo
nella prima faccia: Domus Venetae Societatis Jesu, e più sotto: I I
ber D. Grimani Cardinalis S. M arci.

263

N.° IX . L a Divina Commedia, con Comento
latino.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , con chiose interlineari e
comento latino in margine. Mancano i prim i tre Canti, e parte
del IV dell'Inferno, cominciando il Codice coll’ ultimo verso della
terzina ventottesima: Sembianza avevan nè trista né lieta. In fino
della terza Cantica si legge:
Explicit Uber Dantis aldigherij F lorentini. E x p leta est tota co­
media . . . .
Ego Lodouicus de Imola quondam Johannis matei de Franceschis
de Imola scripsi hunc dantem mea manu propria anno dominice In
carnationis domini nostri yhu xpi M acccc°xxxv° die xva , mensis
martij. et scripsi ipsum in duodecim diebus continuis eie. finitis die
martis de mane ante prandium hora decima octava luna existente in
Scorpione sub signo mercurij Imole in domo mee proprie habitationis
in Sala dicte domus.
Seguono altre cose non appartenenti all’ opera di Dante e di
mano posteriore, eccetto un Compendio di tulli II Capitoli di que­
sta terza et ultima comedia di Danti intitulata canticha paradisi.
Il Comento sembra un compendio di quello di Benvenuto da
Im ola. Questo Codice fu comperalo a Pesaro dal marchese An
taldo Antaldi nel 1810, e nel 1811 lo donò al cav. Giuseppe Bossi,
pittore; il che rilevasi da una nota del medesimo Antaldi.

264

N

.° X . L a Divina Commedia con Postille.

Codice membranaceo in fogl. del sec. X V , con postille ita­
liane nei prim i sei Canti dell’ Inferno e nel principio del settimo.
Dopo la rubrica di tutti i principii dei Canti ed una Frottola leg
gesi la seguente nota :
I H C. M C C C C L IIII. die jouis V III I maij post prandium . Illu s
triss. d. Petrus de campofregoso dux januensium comicuit et pepigit

�14 2

CODICI M ILANESI

cum uniuersis artistis janue sup. crucem Sctissimi crucifix i pentibus
capitaneis artificum petro de montenigro. Oberto de roca notariis
dmco de bargalio Macellario . baxilio axinello cartario . Bartho ba
x adone lanerio et Antonio nauono ad palatium sancti thome.
Il
carattere del Codice è peraltro molto più antico della sopra­
scritta nota.

265

N . ° X V . L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V (1), in calce del quale si
legge:
Questo libro e di Jacopo. di giouanni di neri di uanni ottonanti
cittadino. fiorentino. E l quale schrissi di mia propria mano, finito
a di iij di marzo 1460.
Dopo tre carte bianche segue una pergamena di risguardo,
sul cui dritto d’ altra mano si legge: Questo. Dante. sie. di pietra
pagliolo, di Stefano, de ricco. E pregiasi, ch chi. Lo truova. Lorenda.
E t. saragli, vsato. buona discrezione. Indi dopo altre annotazioni
di niun conto d’altra mano si soggiunge: questo la scritto pietra
paulo figliuolo derico e la sua madre e madonna Incrocila. F in a l­
mente sulla parte interiore della coperta del Codice in (ine di esso
ovvi quest’ altra noia: Questo Dante sic di ser Alamanno di bene­
detto chappellano dello spedale di sancta maria degli innocenti di F i­
renze .

266

N.° X V I . L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , che fu di Giuseppe Bossi;
nella prima car. leggesi il Capitolo attribuito al figlio di D a n te ,
ed un Sonetto del medesimo col quale accompagna il detto C upi,
tolo a Guido da Polenta. II sonetto è intitolato : Sonectus iste cum
diuisione predicta missus fuit per I acobum filium Dantis allaghierij
ad magnificum et sapientem militem dominum de polenta anno
mini Mcccxxij. indictione die prima mensis ma dij. E comincia: Acc
iocche le bellezze signor mio . . . . In line dell’ ultima Cantica le g
gesi:
Compiuto e ellibro di dante a llaghieri da firenze scripto per crist
ofano ditto fiorentino di tanuccio dal monte sacto Sauino die x x ili
magio 1466. nella piubicha. deo gratias Amen.

267

N.° XIII. L a Divina Commedia.

( 1) Il sig. Scolari lo dice in 4.

�CODICI T R IV U LZ IA N I

14 3

Codice cartaceo in 8. del sec. X V (1 ), in calce del quale si
legge:
finis. laus deo die 14 nouebris 1475. Candie.
« La correzione della lettera di questo bel Codice, da me ri
scontrato con diligenza, fa si ch’ io lo reputi uno dei migliori
testi a penna del sec. X V . » ( Nola dell' ab. Viviani ).

268

N.° V. L a Divina Commedia , con Postille.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , mancante in fine di una
carta; termina l ’ ultimo Canto col verso: In me guardando una,
sola parvenza. Nei prim i Canti vi sono alcune postille. Questo Co
dice che apparteneva al pittore Gius. Bossi, esisteva una rolla
nella libreria del convento dei Carmelitani d’ Asti, leggendosi
sulla prima carta: E x Gramaticis Bibliothecae conventus Carm el
Astae.

269

N .° VI. L a Divina Commedia.
Codice in 8. del sec. X V , ornato di m iniature, in bel carat­
tere quasi tondo. Apparteneva al pittore Giuseppe Bossi.

270

N.° VIII. L a Div ina Com media..
Codice membranaceo in 4. del sec. X V , contenente, olire alle
tre Cantiche, vari opuscoli latin i, i Capitoli del figlio di Dante e
di Bosone da Gobbio.

N.° X I. L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X V , con iniziali miniate
al principio di ciascuna Cantica. Ha gli argomenti in prosa ita­
liana ad ogni Canto. Questo Codice fu donato dal sig. Gio. Alessan­
dri al sig. Giuseppe Bossi in Firenze, ai 24 di settembre del 1810.

272

N.° XII. L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X V , con qualche m inia­
tura . Ad ogni Canto precede un breve argomento in latino.

273

]\T.° X IV . L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V . Appartenne anticamente
ad un monastero di Venezia, come rilevasi dalle seguenti due an­
notazioni di diverse mani ne’ primi fogli di risguardo:
Questo libro de dante sie del monastier. . . . lassato da ser n icolo
buora zoielier prò a . . . . dio per lu i. yhs xps.
( 1 ) Lo Scolari lo dice in 4.

�14 4

CODICI M ILANESI

Questo Dante è del Monasterio del sanctissimo . . . . lasato per
miser nicolo zoueriel. . . . Ut fratres horent deum prò . . . . In Ve­
netia .

274

N.° X V III. L a Divina Commedia , con C o ­
nienti latini ed italiani.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , con molte m iniature, e
tulio pieno di postille e di lunghi Conienti italiani e Ia lin i. Que­
sto Codice che dev’ essere stalo scritto nello stato veneto, è pre­
ziosissimo per le molle notizie sparse nelle noie, e perchè vedesi
essere scritto non da un semplice copista , ma da un grande ama­
tore e studioso di Dante.
Secondo lo Scolari seguono dopo le tre Cantiche il Credo di
D ante, i due suoi E pitafli, e i Capitoli di Bosone e del tiglio di
D ante.

275

N.° X I X . L a Divina Commedia, con Comenti
latini e traduzione latina.
Codice membranaceo in fogl. grande del sec. X V . E tutto pieno
di Conienti latini m arg inali, ed ha una traduzione latina interli­
neare sovrapposta a ciascun Canto, della quale il sig. ab. Viviani
ha tratto partito più d’ una volta nelle sue note dell’ edizione
d’ Udine. In principio v’ è la Lettera di Martino Paolo Nidobeato
al marchese di M onferrato. Pare scritto in Francia, essendo
stato acquistalo dal pittore Gius. Bossi a Parigi pel mezzo del l i
brajo M olini fiorentino, dimorante in quella città . Secondo lo
Scolari è mutilo in più luoghi.

276

N.° X X . Il Purgatorio e il Paradiso di Dan­
te , con Chiose.
Codice membranaceo in 8 . picc. del sec. X V , con poche
chiose. Nella prima pagina leggonsi i nomi de’suoi antichi pos
sessori cosi : M u tii Papirij ; indi : Ego Jacobillus emi ex bibliotheca
quadam in acie campi flore pridie id. October M D L X X X V I. L ’ u l­
timo è Paulus G ualdus, nolo scrittore della Vita di Gian V in ­
cenzo Pinelli sul principio del sec. X V II.
Questo Codice è rammentato dal Tom masini nella opera bibliothecae
mss. Patavinae, U tin i, 1639, in 4. , fac. 104, siccome
esistente nella Biblioteca di Girolamo Gualdo.

277

N.° X X I . L ’ Inferno e il Purgatorio.

�CODICI T R I VU LZIANI

14 5

Codice cariamo in 4. gr. del sec. X V , conlenente tulio l’ Inferno
, i quattordici primi Canti del Purgatorio e parte del X V .
Pare scritto in Toscana, donde è venuto alla Biblioteca Trivulzio:
comincia cosi :
Chominca la chomedia di dante aringhieri di firenze nella quale
tratta delle pene epunitione de uitij e demeriti e premij delle uirtu
Chapitolo primo della prima parte di questo libro lo quale si chiama
Inferno nel quale lautore fa prohemio a tutto il trattato del libro.
« Questo dabben uomo copiò malamente il principio degli ar­
gomenti che si trovano in altri Codici , i quali sono gli stessi,
con poca mutazione, di quelli del Trivulziano n.° 2. Egli non
ha certo meglio copiato il testo. » ( Nota dell'ab. Viviani).
278

N.° X X II. Il Paradiso di Dante, col C omen to
di Francesco da Buf i .
Codice cartaceo in 4. del sec. X V , col Comento di Frane, da
L u ti, mancante in fine di alcune carte; arriva soltanto al Capitolo
30 , poco dopo la m e li. Questo è il Codice di cui parlò il Quadrio
( VI. 256 ) ; ma quello scrittore prese abbaglio nell’ asserire es­
sere il Comento della seconda Cantica (1 ). Fu anche citato dal
Mazzucchelli all’ articolo B u ti.
Giorn. dell’ Istit. Lomb., V. 365.

Il

sig. Carlo W itte che notò le varianti del Canto I I I dell' Inferno
in tulli i Codici della T rivulziana, ne cita due altri non re­
gistrati dall’ ah. Viviani. Questi consultò tulli que’ Codici per la
sua ediz. di Udine , e le principali loro varianti stanno nella Bivi
si a delle varie lezioni della Div. Com. di A. Sicca.
P adova.
I. Biblio t e ca
279

dei

S e m in a r io . (2)

C od ici P a t a v in i, n.° II. L a Divina C om
m e d ia .
( 1) Questo sbaglio fu corretto nell ' E rrata del tomo VII.
(2) La mia descrizione de’ Codici Danteschi di questa Biblioteca è quella
inserita nei Preliminari della ediz. di Udine, t. 1, fac. XXII —XXIV, dall’ ab.
Viviani, coi l’ aveva partecipata il bibliotecario ab. Coi; ed è la stessa che
fu ristampala dal Sicca in Ironie della sua Rivista delle varie lezioni della
Div. Com. E prima il sig Filippo Scolari avea recalo una breve Notizia di
questi Codici nel Ragionarti, della Div. Com., fac. 59-60.

�146

CODICI PADOVANI

Codice membranaceo in fogl. del sec. X IV . 1 primi versi sono
in forma di prosa per dar luogo alla miniatura con oro. Dalla
prima lettera sino al Canto X I I I del Purgatorio tutte le iniziali
sono con miniatura dorata, ed il margine sotto il lesto è tutto fi­
gurato. In fine del Poema si trovano i due Capitoli di Jacopo fi­
glio di Dante e di Bosone da G ubbio. È mancante nella fine di
40 versi.

C o d ici P a ta v in i, n.° IX . L a Divina C om ­

28o

media .
Magnifico Codice membranaceo in fogl. del sec. X I V , scritto
in bel carattere, con gran m argine; in principio di ogni Canto
h a figure e miniature singolari. Cosi incomincia:
Incipit prima Cantica Comedie Dantis de Inferno :
Si legge in fine:
Explicit tertia et ultima Cantica Canticorum Comedie Dantis
Alagherii F lorentini de Paradiso.
Dopo il Poema segue il Capitolo di Jacopo figlio di Dante con
questa iscrizione : Le divisioni e le qualelate de le parti de la Come­
dia de Dante; poi quello di Busone da Eugubio per specificare la in
tencione de tutta la Comedia di Dante. Questi due Capitoli sono
scritti con minor diligenza.

281

C od ici P a ta v in i , n.° L X V I I . L a Divina C o m ­
media , col Comento detto dell’ arcivescovo V i
scon ti.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X V , scritto a 2 c o l.,
con miniature e figure al principio d’ ogni Canto; e a ciascuno è
premessa la rubrica. Mancano in questo Codice alcune carte , e
alcuni lo suppongono scritto nella fine del sec. X IV .
Parlai del Comento unito a questo Codice a fac. 620 del primo
tom o.

282

C odici P a t a v in i, n.° C C C X V I . L a Divina
Com m edia.
Codice membranaceo in 8 . del sec. X V , ben conservato, di
buon carattere , corretto, e con miniatura dorata nel principio.
Ila in margine parecchie correzioni di buona mano. Incomincia
cosi :
Dantis Aligerii Florentini poete egregii oratoris lucidissimi liber
primus qui I nfernus dicitur.

�CODICI PADOVANI

147

Questi quattro mss. furono consultati dall’ ab. Viviani per la
sua ediz. di Udine del 1823, e il sig. Sicca ne pubblicò le princi­
pali varianti nella Rivista delle varie lezioni delta Div. Com.
II. C o d i c i

c it a t i.

Il
Tommasini nella sua opera, Bibliothecae Patavinae manu
scriptae publicae et privatae ( U tini, 1639, in 4. ) , cita i Codici che
appresso, conservati al tempo suo nelle Biblioteche seguenti :
I. Bibl. Flavii Quarengi i, canonico di Padova. — Dantis A l
digherij Opera, Codice membranaceo in 4. (fac. 87).
II. Bibl. Zabarella. — Dantis Poeta Comedia. Codice passato
nella Marciana di Venezia , Cl. I X , n.° X X X IV ( fac. 91 ).
I I I . Bibl. di Girolamo Gualdo di Padova. — Dante. Codice
membranaceo in 4. in carattere antichissimo, nella cui fronte si
legge : Ego I acobus Iacobillus emi in Campi prid. id. od. 1586.
Questo Codice adesso è nella Trivulziana di Milano ( fac. 104).
IV . Bibl. di S. Giovanni in Viridario. — Dantis Paradisus
( fac. 24 ).
V. Bibl. di Filippo Tommasini. — Dantis Comoedia Etrusce.
Codice in fogl. in pergamena antica ( fac. 127).
V I. Bibl. di Nie. Trevisani. — Dante. Codice cartaceo in fogl.
(fac. 108).
V II. Bibl. Ursati de Ursatis. — Dantis Poema cum iconibus.
Codice membranaceo in fogl. ( fac. 119).
V I I I . Bibl. di Girolamo di santa Sofia. — Dante. Codice in fo­
glio in carta antica e con chiose ( fac. 1 2 2 ).
IX .
Bibl. P inelli. — Codice membranaceo in fogl. del sec.
X I V , citato nella Biblioteca P in e llia n a , n.° 3893.
T r e v is o .

B ib l io t e c a M u n i c i p a l e .

283

L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in 4. del sec. X I V , descritto come ap­
presso nei Preliminari dell’ ediz. di Udine, t. I , fac. X X X V I :
« M a n o s c r itto d i

b e llis s im o c a r a t t e r e c h ia r o

e

r e g o la r e , e d i

e c c e lle n t e le z i o n e , c o n i s p le n d i d e m i n i a t u r e d o r a t e . L a c o m m e
d ia è

tu tta

in t e r a ; ed a i c a p ito li

sono

p r e m e s s ig li

a rg o m e n ti

�148

CODICI T R EV IG IA N I

« poco differenti da quelli dell’ antico fomentatore, che si trovano
in altri lesti. Di alcune singolari varianti di questo Codice io
faccio memoria nelle mie nolo al lesto B artoliniano, e come
Trevigiano sento viva soddisfazione che nella mia patria si con
servi un libro cotanto pregevole. Non potrei ora dir nulla di
certo intorno all’ origine di tal ms. ; ma se io badassi ad alcune
voci provinciali Trevigiane che si trovano in esso, dovrei pen
sare che fosse stalo scritto in quei dintom i . Certo si è , che
la famiglia di Dante avea comincialo ad abitare in Trevigi
prima del 1326, e nell’ anno 1391 con lettera del Dogo Veniero
in data del 14 giugno dell’ anno stesso, Lorenzo figlio di Simone
Alighieri fu iscritto nel Collegio de’ nobili Trevigiani, come, in
l' grazia del dottissimo sig. conte Francesco Amalteo, ho io ve
d u to ne’ Documenti Trevigiani raccolti dal conte Scotti, alla pag.
270. Ora non sarebbe egli possibile che quel Codice derivasse
dalla detta famiglia Alighieri? La dottrina de’ miei compatriotti
dim inuirà od accrescerà il peso della mia conghiettura. »
La stessa congettura fece il sig. Filippo Scolari che parla di
questo Codice nel Ragion, della Div. Com., fac. 59, dove per isba­
glio lo dice del sec. X V , e nella traduzione del Viaggio di Teodoro
H e l l , fac. 49 e 151. Egli lo ha per uno de’ più importanti Codici
della Div. Commedia conservati nelle Biblioteche d’ Italia.
A. Sicca reca le più notabili variatili di questo Codice nella
Rivista delle varie lezioni della Div. Com.
V e n e z ia .

I. B iblioteca I m p .

284

e

R e a l e . (1)

Codici M a r c ia n i , n.° L . L a Divina C o m ­
media.
Codice membranaceo in fogl. grande del sec. X IV (2), di car.
85. Le fac. sono divise a 2 col. , con le iniziali a colori, ed è
splendidamente scritto. Si legge in principio:
()) 1 Codici Danteschi della Bibl. I. e li. di Venezia furono descritti in
principio del tomo I della ediz. di Udine dall'alt. V iviani, ch’ebbe (|iicsu»
descrizione, da me riprodotta con qualche aggiunta, dall’ab. Pietro li ettir*
bibliotecario.
(1 )
Lo Zanetti nella Bibl. Cod. mss. D. Marci, Venezia, 1741, in fogf^
fac. 239, erra dicendolo del sec. XV.

�CODICI VENEZIANI

149

Incomincia la Comedia di Dante Alighieri di Firenze nella quale
tratta delle pene et imminenti di vitii et demeriti et premii delle
virtù.
E in fine:
Explicit L i ber Comoedia Dantis Alighieri de Florentia per eum
editus sub anno Dominicae Incarnationis M C C C de Mense M artii
Sole in Ariete Luna nona in libra.
Q ui decessit in Civitate Ravenna; anno Dom inici incarnationis
M C C C X X I die Sanctae Crucis de Mense Septembr. anima cuius re
quiescat in pace. Amen. (1)
Questo Codice fu lasciato per testamento alla Marciana dal
N. U. Giambattista Recanati. Farò notare che il Vandelli nella
dissertazione sopra la traduzione latina della Div. Com. di Frale
Matteo Ronto (V edi la fac. 239 del primo tomo) cita un Codice
della Div. Com. posseduto dal Recanati, nella fine del quale era
l' Epitaffio di Dante Ju ra Monarchia . . . . con questa intitola­
zione: Del grande e valente Poeta Dante Alighieri di Firenze, e
come m o ri, et i versi iscritti al suo sepolcro fatti per lo Maestro Gio­
vanni del Virgilio.
Zanetti, Bibl. Cod. mss. D. M arci, fac. 239.
285

Codici

M a r c ia r ti,

n.° I I . L a Divina Com ­

media.
Codice membranaceo in fogl. gr. del sec. X I V , di car. 89
scritte a 2 col. Il testo è pregevole, scritto in Toscana siccome il
precedente. Dai segni tipografici elio ai m arginisi ritrovano, rile­
vasi che sopra questo fu eseguita qualche edizione del sec. X V ,
scorgendovisi le indicazioni della divisione delle pagine. Per­
venne alla Marciana dalla Biblioteca del veneto patrizio Giacomo
C ontarm i.
Zanetti, fac. 239.
286

Codici
media.

M a r c ia r t i,

n.° L III. L a Divina Com­

Codice cartaceo in fogl. gr. del sec. X IV (2), di 76 car. scritto

( t) Questa annotazione conferma la data della morte di Dante fissala
dal Boccaccio.
(2 )
Sbaglia lo Zanetti dicendo questo Codice del sec. XV. E secondo
lui sarebbe membranaceo.

�150

CODICI veneziani

a 2 col. Il Capitolo X X X I I I , ultimo del Paradiso, è mancante di
otto terzine.
Zanetti, fac. 239.

Codici M arciarti , n.° L I V. L a Divina Com ­

287

media.
Codice membranaceo in fogl. gr. del sec. X IV (1), di car. 90
a 2 col. È scritto con molta eleganza , ed ornato ad ogni Capitolo
di piccolo e rozze miniature che rappresentano gli argomenti in
forma di vignette, molte dello quali non furono mai eseguite .
Due gli amanuensi furono, l’ uno che arrivò al Canto X X del Pa­
radiso, e dal X X I arriva all’ ultimo Canto continuato da altra
m ano, sebbene del medesimo secolo. Questo Codice mancante del­
l ’ ultimo foglio, e che finisce con la terzina: perocché'l ben
,
è copioso di belle lezioni, e pervenne dalla Biblioteca Contarm i.
Zanetti, fac. 2.40.

288

Codici It a lia n i, Cl. IX ,

n.° a. X X X I . L a

Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X I V . Pervenne alla Marciana
dalla privala Biblioteca di Tommaso Giuseppe Farsetti, e si trova
descritto sotto il n.° CV I nella sua Biblioteca manoscritta (Vene­
z ia , 1771, in 12, I . 2 8 1 2 8 3 ). In questa vien detto che il M a nni
lo
riconobbe copiato in Firenze, e fra lo buone lezioni due ne ri­
porta, una nel X I X dell’ Inferno, cioè:
Forte springava con ambo le piote,
l ’altra è nel Canto X X X I I I , cioè:
E 'n che conviene ancor ch'altri si chiuda.
Di più aggiungesi che fra l’ edizione Cominiana ed il Codice
evvi qualche notevole varietà, e se ne riportano alcune. L’ ab .
Viviani che ne fece uso per la sua ediz. di Udine, soggiunge: E
questo uno de’ correttissimi Codici, e in gran parte di lezione con.
corde alla Bartoliniana.
189

Codici I t a lia n i, Cl. IX , n.° X X X . L a Di­
vina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X IV . Pervenne parimente dalla
Biblioteca Farsetti, e trovasi descritto sotto il n.° CV nell’ opera
(1) sbaglia di nuovo lo Zanetti dicendolo del Sec. XV.

1

�CODICI VENEZIANI

15J

summentovata a fac. 279-281, dove e di scrittura fiorentina,
o di buone lezioni varie si riconosce fornito. Fra le riportate con­
viene osservare che dove si dice leggersi nel Codice al Canto IV ,
v. 9.
Ch'intorno accoglie d'infiniti guai,
si legge invece
Ch’intorno accoglie di dolenti gu ai.
Alla Divina Commedia sono premessi i due Capitoli del figlio
di Danto e di Bosone da Gobbio.

290

Codici Ita lia n i, Cl. I X , n.° X X X V II. Il Pa­
radiso di Dante.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X I V , scritto a 2 c ol., di
buona ed esatta dettatura.

291

Codici Ita lia n i, Cl. I X , n.° C C L X X V I . L a
Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. gr. del sec. X I V , splendidis­
simo, scritto a 2 col., e ripieno di miniature rappresentanti i sog­
getti che nella D ir. Coni, sono trattati. Apparteneva alla Biblio­
teca del Monastero Cassinense nell’ isola di S. Giorgio Maggiore
presso Venezia, alla quale fu legalo da Gianfrancesco Loredano (1)
In alcuni luoghi non è mollo corretto, sebbene si riconosca
scritto in Toscana, o somministri varie lezioni di qualche impor­
tanza.
Apostolo Zeno, Lettere, ediz. del 1785, 1. 267 ; — Cicogna, Iscriz.
Venez., IV. 601.

292

Codici M a r c ia n i , n.° L II. L a Divina Com ­
media.
Codice cartaceo in fogl. gr. della fine del sec. X I V , di car.
90 scritte a 2 col. ; pervenne alla Marciana dalla Bibliot. privata
di Giacomo Contarmi. Nella fac. prima sono descritti gli argo­
menti della Cantica dell’ Inferno, poi seguita la Commedia col ti­
tolo seguente:
Inchomincia la Chomedia di Dante Alighieri di Firenze nella
quale tratta delle pene e imminenti de vizi e de meriti e frem ii delle
v irtù .
( 1) Nel 1797 fa trasportalo a . P arig i, e restituito nel 1814.

I

I

I

I

�152

CODICI VENEZIANI

Nel fine leggesi la seguente nota:
Q ui finisce la terza e ultima Chomedia di Dante Alighieri di F i­
renze nella quale tratta de beati che sono in paradiso. Deo grazias.
Amen.
Zanetti, fac. 239.

293

Codici M a rc ia ni , n.° L V . L a Divina Com ­
media , col Cemento di Jacopo della Lan a.
Codice membranaceo in fogl. della fine del sec. X IV (1), di
car. 90 scritte a 2 col. Dopo la Commedia segue un Comento ita ­
liano ch’è quello di Jacopo della Lana, di cui parlai a fac. 600
del primo tomo.
Apparteneva questo Codice alla privala Biblioteca C o ntarm i,
e sembra uno de’due veduti dal S alv iati, e citati ne’ suoi Avverti­
menti della lingua sopra il Decamerone ( ediz. del 1809, I. 223 ) ,
come esistente allora presso Giacomo Contarini.
Z anetti, fac. 240.

294

Codici I ta lia n i , Cl. I X , n.° C L X X X I I I . L a
Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. della fino del sec. X I V , scritto a
2 coI.|, con le iniziali m iniate. E ra posseduto da Apostolo Zeno.
Non è molto ricco di varie lezioni sconosciute, ma peraltro molto
ne contiene, le quali confermano quelle che negli altri Codici si
riscontrano.

295

Codici I t a lia n i , Cl. I X , n.° C X X V I I . L ’ Inferno
e il Purgatorio di D a n te , con postille
latine.
Codice cartaceo in fo g l., della fine del sec. X I V , o del princi
pio del X V . Mancano alcune fac. al principio del Codice, inco­
minciando dalle quattro ultime terzino del Capitolo V II d e l l ’
Inferno; del pari è mancante alla fine, terminando colla 37.a ter­
zina del Capitolo X X V I I I del Purgatorio. Prima di passare nella
M arciana Stava sotto il n.° C X L V I fra i mss. della famiglia N ani
di Venezia. Fu descritto dal Morelli nel Catal, de' mss. volgari di

(1) Del tee. XV. è detto per isbaglio dallo Zanetti, il quale anche af­
ferma contenere 385 car., mentre il Viviani che forse conta solo le cario
occupale dal Poema, non gliene attribuisce altro che 90.

�CODICI VENEZIANI

I

53

quella casa, fac. 132, dichiarandosi come provenulo da buona
mano. Contiene molte noie marginali latine che contentano br e
vemente il testo, il quale concorda con quello delle migliori edi­
zioni.

296

Codici M a rcia n i , n.° L V II. L ’ Inferno , col
Comento latino di Benvenuto da Im ola.
Codice cartaceo in 4. del sec. X V , di car. 557. Alla fine avvi
la seguente nota, dalla quale si riconosce l’ anno della scrittura:
Istud scriptum super Infernum Poeta; Dantis expletum fuit die
dominica decima Novembris am o Domini M C C C C X X I.
Questo Codice incomincia con i soliti Preliminari del Comento
latino di Benvenuto da Im o la . Apparteneva prima alla Biblioteca
di Giacomo Contarmi.
Zanetti, fac. 241.

297

Codici I t a lia n i , Cl. I X , n.° X X X I I I . L a Di­
vina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , pervenuto dalla Biblio­
teca del B ali Farsetti. Si legge in fine:
Compiuto a di X V II di Maggio di scrivere M C C C C X L V I in
Martedi . Le varie lezioni che vi si trovano, servono a confermare
quelle le quali nei Codici del sec. X IV si rilevano.
Catal. de’libri lat. del Bali Farsetti, Venezia, 1788, fac. 175.

298

Codici Ita lia n i , Cl. I X , n.° b. X X X I . L a
Divina Com media, col Comento di Jacopo

della L an a.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , contenente tulio il
Poema di Danto con un Comento italiano ch’è quello di Jacopo
della Lana, di cui parlai a fac. 600 del primo tomo. Poco profitto
si può trarre da questo Codice, sebbene scritto con diligenza.
Alla fine trovansi tredici infelici versi acrostici, dai quali s’ im ­
para che fu scritto dal patrizio Andrea Z antani, uomo d’armi
nell’anno 1460:
Alto fattore, trionfator di gloria.
Nella qual noi sbanditi per lo pomo
Dentro intrar potesse per tua vittoria :
Ricorro a te, signor benigno e somo,

�1 54

CODICI VENEZIAN I

Esauditor di cui grato t’ invoca,
A lli lettor dichiari il che e 'l como
Zonto è il fin di quel, che penna scocca
A Dante, libro d’ eloquenza adorno.
Nell’ M con un D , ma a quel se mocca
Tre croce con due cinque; e vinti forno
A Agosto i giorn i scorsi; ed in Vengia
Nacqui, Città famosa a tom o a torno,
I o , che prime lettre mi palesa.
Questo Codice proviene dalla Biblioteca Farsetti, e fu de­
scritto nella sua Biblioteca m s., sotto il n.° C C II, part. I I , fac.
1 5 1 1 5 2 . Apparteneva innanzi ad Apostolo Zeno che no discorro
nelle suo Lettere, ediz. del 1785, 1 . 1 , fac. 267 e 272.

299

Codici I t a lia n i , Cl. I X , n.° X X X I I . L a Di­
vina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , scritto con sufficiente
eleganza. Pervenne alla Marciana dalla Biblioteca Farsetti, ed è
accennalo a fac. 175 del Catal, de' libri lat. del B ali Farsetti, Ve­
nezia, 1788. Sebbene non abbia merito di antichità, è peraltro
di buona im pronta, contenendo varie lezioni, e conoscendosi co­
pia di buon esemplare antico.

300

Codici I t a lia n i, Cl. I X , n.° X X X I V . L a D i­
vina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X V , elio finisce col
Canto X I del Paradiso. È scritto con molta splendidezza, con m i­
niature a colori e oro ; ma non è peraltro ricco di buone varie lo­
zioni . Questo Codice appartenne alla famiglia Zabarella di P a
dova. I l Tommasini ne fa menzione a fac. 91 della opera B iblio
thecae Patavina; manuscriptae, U tin i, 1639, in 4 ., e scrive ch ’ esso
termina con i Capitoli di Jacopo figliuolo di Danto e di Bosone da
Gobbio.

301

Codici It a lia n i , Cl. I X , n.° X X X V . L a D i­
vina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. piccolo del sec. X V , che prim a
di passare nella Marciana stava sotto il n.° C L X V II fra i i mss.
della Naniana di Venezia. L ’ ab. Morelli lo descrisse nel Catal,
de Cod. mss. volgari posseduti dalla famiglia N a n i, V enezia,

�CODICI VENEZIANI

15 5

1776, in 4 . , fac. 132, riconoscendolo trascritto in Toscana, pro­
veniente da buona m a n o , e di sincera lezione.
302

Codici Ita lia n i , Cl. I X , n.° X X X V I . L ’ Inferno
di Dante.
Codice cartaceo in fogl. bislungo del sec. X V ; manca la prima
carta, ed incomincia dall’ ultimo verso della terzina ventesima
settima. Pervenne dalla Biblioteca Farsetti.

303

Codici M a r c ia n i, n.° L V I. L a Divina Com ­
media, col Comento dell’ Ottimo.
Codice membranaceo in 4 ., del sec. X V , già descritto a fac. ^
600 del primo tomo. Dissi sulla fede dello Zanetti che conteneva
il Comento di Jacopo della Lana, ma il sig. Carlo W itte lo affer­
ma dell’ Ottimo.
Tutti questi Codici della Bibl. Im p. o Beale di Venezia, eccello
l ’ ultim o, furono consultali dall’ ab. Viviani per la sua ediz. di
Udine ; e Angelo Sicca ne cita le varianti nella Rivista delle varie
lezioni dalla Div. Com.
I I . C o d ic i

c it a t i

.

I. Bibl. di s. A n to n io di Venezia, Plut. IV . L a Divina Com­
media , Cod. in fogl.
II. Bibl. di Nicc. Crasso di Venezia. Dante.
Questi due Codici sono citati dal Tom masini nella Bibliotheca
Veneta manuscripta, U tin i, 1639, in 4 ., fac. 27 e 104.
I I I . Bibl. di C a te r in o Z eno. Possedeva un Codice della Div.
Commedia, di cui parla Apostolo Zeno nelle sue Lettere, ediz.
del 1785, I I I . 429.
IV . Bibl. del Monasterio di s. M ic h e le in M u ran o . Codice
membranaceo in fogl. del sec. X IV , contenente tutta la Div.
Com. , descritto dal Mittarelli nel Catal. Cod. mss. di quella Bi­
blioteca, Venetiis, 1789, in fogl., col. 311. Era segnato col n.° I I .
Aveva il ritratto di Dante a colori in principio della prima Cantica ;
e in principio delle altre due erano dipinti il Purgatorio e il Para­
diso. Nei margini vedevansi annotazioni di assai antica mano,
che indicavano i nomi di coloro, i quali furono posti da Dante
nell’ Inferno, nel Purgatorio o nel Paradiso (1).
(1) il sig. Filippo scolari mi avvisa che i libri e i mss. di questa Bi­
blioteca passarono parte al Liceo di s. Caterina, parte alla Marciana, e

V

�156

CODICI VERONESI

V. Codice R e c a t a t i . Oggi nella Marciana , sotto il n.° L.
V I. Codici di G iacomo C ontar in i . Oggi nella Marciana sotto n.i
I I , L I I , L IV , LV e L V II .
V II. Codici di A postolo Z e n o . Oggi nella Marciana sotto i n .i
X X X I . b , e C L X X X I II.
V I I I . Codice del Convento di s. G io r g io M a g g io r e . Oggi nella
Marciana sotto il n.° C C L X X V I.
IX . Codici di T ommaso F arsetti e del B a l i F a r s e t t i . Oggi
nella Marciana sotto i n.° X X X I . a , X X X I . b , X X X , X X X I I ,
X X X I I I e X X X V I.
X . Codici della famiglia N a n i . Oggi nella Marciana sotto i n .i
X X X V e C X X V II.
V erona.
I . B ib l io t e c a

del

S e m in a r io .

L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in quarto del sec. X V . proveniente da
Santi Fontana che legò per testamento la sua Biblioteca al Semi­
nario di Veroina. L ’ ab. Viviani che si servi di questo Codice per
l ’ ediz. di Udine , ne reca nei preliminari del t. I , fac. X L I I I , la
descrizione seguente avuta dal possessore medesimo. È conser
vatissimo, di bel carattere, con poche abbreviature, e solo
mancante de’ due versi 13 e 14 del cap. 29 del Purgatorio. Delle
varianti che io ho ricercate per riscontro col codice B artolinia
no, più d’ una ne trovai a quello e ad altri concorde. Adom o è
il ms. di miniature a più colori ed a oro, di figure e di rabeschi
con frutte, fiori ed a n im a li Precedono alla Commedia lo tavolo
de’ Capitoli delle tre Cantiche, co’ capiversi, e innanzi di essi il
numero respettivo d’ ogni capitolo. » Leggesi avanti il primo :
Comedia di Danti Alighieri poeta fiorentino ne la quale tracia del
stato de danatione chano lanime in Inferno e del stato de salvatione in
purgatorio et, de la gloria celestiale del paradiso.
Una leggenda di non troppo dissimile tenore precedo al Pur­
gatorio e al Paradiso. Ad ogni capitolo è preposto un argomento
che comprende tutto il soggetto. Termina cosi :
parte ai monaci che se gli divisero, ma il Codice sopraddetto non trovavasi
in alcuna di queste due Biblioteche.

�CODICI FRIULANI

1 57

Finis hujus libri die I I I més Augusti M °C C C C °X X X I.
Ang. Sicca riporta le varianti del Codice Fontaniano nella R i­
vista delle varie lezioni della Div. Com.
I I . B ib l .

di

G io . A ntonio

de

C ampostr in i . (1)

0
35L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in 4 ., di buonissima lettera é assai ben con­
servato; manca di da ta , ma è del sec. X V . Mancano Io prime
carte, e comincia soltanto a quel verso del Canto l' dell’ Inferno :
Io venni in loco d’ ugni luce mulo.
Non ha postille , e solo ne’ margini ha questo nesso co , posto
ad ogni similitudine. In assai luoghi è conforme al Codice B arto
liniano , e offro molte v aria n ti, parecchie delle quali non trovansi
in altri testi. Sopra questo il p. Bartolommeo Sorio dell’ Oratorio
sta dettando alcune lezioni accademiche. Nella fine del Codice si
legge l' epilogo in terza rima delle tre Cantiche, ma ne manca il
principio, e comincia cosi : Nel nono quella frode fa seguire. . . .
U dine .
1. B ib l io t e c a B artolinia na .
306

L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X I V , che comincia: Ca­
pitolo primo dell' Inferno. È scritto con molta proprietà ed ele­
ganza, ed ottimamente conservato; le iniziali sono colorite, e ha
di più degli ornati lungo il margine a guisa di rabeschi. II copia­
tore non fu sempre ugualmente corretto : vi sono perciò qua e là
alcune minute correzioni di bellissima lettera del sec. X I V , che
danno indizio essere il ms. stato ritoccato da mano maestra. Non
v’è alcuna dichiarazione in principio nè in fine , nè alcuna nota
che possa far conoscere l’ anno in cui fu compiuto , o il nome di
chi lo scrisse. Da non poche voci di origine friulana , p iù fre­
quenti che negli altri testi, si conosce che il Codice fu dettato nel
F riuli.
(1) Mi chiamo debitore di questa descrizione alla gentilezza del sig.
Alessandro Torri.

�158

CODICI FRIULANI

Questo prezioso Codice era posseduto dal celebre antiquario e
filologo monsignor della Torre vescovo d’ A d ria , già da lui rinve­
nuto in Cividale sua pairia . Il commendatore Antonio B artolini
l ’ acquistò in Udine nell’ anno 1817, e da quel tempo prese il
nome di Codice Bartoliniano.
Questo il Codice elio a quanto si crede, fu letteralmente pub­
blicato dall’ ab. Viviani nella ediz. di Udine 1823. (1) Egli pose in
fronte del primo volume una Lettera al March. G. G. Trivulz io in
cui è descritta la storia del Codice Bartoliniano , e un facsimile di
questo Codice; e in fronte del terzo volume una seconda Lettera al
March. Trivulzio, in cui si risponde ai critici del Codice B artoli
niano.
Registrai a fac. 159 , 359 e 361 le Riflessioni critiche e i Con­
fronti che sopra le varie lezioni del Codice Bartoliniano diedero in
luce Urbano Lampredi, M . A . Parenti, e il conio Raimondo de P u f pi.
Ediz. di Udine, t. I, fac. III; — Prefazione dell’ ediz. di Firenze, 1837.
I I . B ib l io t e c a F l o r io .

0
37L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X I V , decorato da vaghi
om ati. Si legge in principio:
Incipit prima cantica comoediae Dantis Florentini divisa in tres
canticas in quibus tractatur primo de I nferis secundo de his qui sunt
in Purgatorio tertio de Beatis.
Nell’ Inferno è proposto ad ogni Canto un breve argomento la­
tino. Niuno ve n’ ha nel Purgatorio, ma nel Paradiso ritornano
cominciando dal Canto I I , e giungono lino al X V I. Succede allo
tre Cantiche il Capitolo di Bosone da Gobbio.
Questo Codice fu acquistato a ragguardevole prezzo, o temilo
in gran conto dal celebro Daniele Florio, fondatore della insigne
Libreria di quella famiglia. La lezione ò bellissima, correttissima:
varia in gran parto dal lesto della Crusca, e spesso concorda col
ins. Bartoliniano. Angelo Sicca riporla lo varianti di questo Co­
dice nella Rivista delle varie lezioni della Div. Com.
(1) 11 dolio prof. Carlo Witte ha dimostralo negli Annali di Berlino
(1838, col. 651-652) che il Viviani invece di dar un'edizione falla sul Co­
dice Bartoliniano, si è ristretto a sceglierne ad arbitrio un piccolo numero
di varianti, convenienti al suo capriccio, tacendone i molli spropositi, e tra­
scurando un bel numero di buone varianti.

�CODICI F R IU L A N I

159

Ediz,, di Udine, t. I, fac. IV ; — Prefazione dell’ ediz. di Firenze, 1837.

I I I . B iblioteca T o r r ia n i .

308

Frammenti del Paradiso di Dante.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X IV . Consiste in due fram ­
menti del Paradiso scritti in carte sciolte. Dal Canto V II fino ai
X V I è totalmente mancante. Conservasi ab antico questo ms. dai
nobili signori Conti Torriani di U d in e , e quantunque non si
possa dichiarare autografo, nientedimeno si vuol supporre che
sia stato scritto al tempo in cui Dante dimorava presso quella fa­
m iglia, o in quel tom o. L ’ illustre monsignor canonico Michele
della Torre, tanto benemerito delle antichità friulane, esaminò
attentamente questi frammenti, e ne indicò le belle varianti le­
zioni in una lettera scritta all’ egregio suo fratello sig. conte
Antonio della Torre.
Lascio all’ ab. Viviani rispondere della descrizione di questo
Codice, che io trascrivo letteralmente dai Preliminari della sua
ediz. di Udine, t. I , fac. V . I l Foscolo ( Discorso sul testo della
Div. Com. ) scrive che
la permanenza di Dante nella casa
de’T orriani, e tutta la storia del patrocinio ch’egli ebbe dal
Patriarca della Torre , sono novello. »
A. Sicca recò le principali varianti di questo Codice nella R i­
vista delle varie lezioni della Div. Com.
S.

D a n ie le

del

F r iu li.

L ib r e r ia Com u n a le .

309

L ’ Inferno e il Purgatorio di Dante , col Co
mento italiano dell' Ottimo ( 1 ) , e con altro Co­
mento latino.
Codice membranaceo in fogl. massimo del sec. X IV , che
contiene i 34 Canti dell’ Inferno, e prosegue fino al verso 141 del
( 1) Io, seguitando l’ ab. Viviani, scrissi a fac. 604 del primo tomo che
il Comento unito a questo Codice è di Jacopo della Lana ; ma il sig. Witte
afferma nella Dissertazione sopra l ' Ottimo (Lipsia, 1847, fac. 5 ) esser
quello dell’ Ottimo.

�160

CODICI FRIULANI

Canto I I I del Purgatorio. Appartenne al Fontanini, che legò la
sua Biblioteca ricca di testi a penna e a stampa alla Terra di s.
Daniele del F riu li. Si legge in principio :
Q ui comincia il primo canto della Commedia di Dante nella
quale si dimostra come voleva pervenire alla cognitione delle virtu et
per ciò conoscere gli appariscono le tre furie.
Cominciando dal verso 13 del Canto IV fino al 65 del Canto
V I I , a fronte del testo volgare vi sono i famosi versi latini attri­
buiti a D ante, di cui parlai a fac. 243 del primo tom o, e che fu­
rono pubblicali dal Viviani nella fine del primo tomo dell’ ediz. di
Udine. Il Codice è corredato di due Comenti, uno volgare, l'altro
la tin o , e di un argomento italiano per ogni Canto. Il Comento la­
tino si estende sino alla fine dell’ Inferno ma interrottamente; il
volgare poi non oltrepassa il Canto I I I. Questo è di Jacopo della
Lana, e ne trattai a fac. 604 del primo tomo. Trovasi un fa c s i­
mile di questo Codice in principio del primo tomo dell’ ediz. di
Udine, 1823.
Ediz. di Udine, t. I, fac V—VI. — Opuscoli del Calogerà, XV. 358.
C I VIDALE DEL F R IU L I.
B ib l io t e c a C l a r e c in i .

L a Divina Com media, con Postille.
Codice membranaceo in 4. del sec. X V . Assai bello ò il ca­
rattere e perfettissimo il Codice, pieno di dottissime postille in ­
terlineari ed in margine scritto di pugno di Nicolò Clarecini di Ci
v id a le , letterato e giureconsulto del sec. X V . Nel primo Canto
dell’ Infe rn o , entro l’ iniziale N , v’ è il ritratto di Dante, il quale
riguardo a quella età è ben fatto, benché non del tutto somi­
gliante agli altri ritratti del Poeta . È di mano , a quanto dicesi,
dello stesso Nicolò Clarecini. Si legge in fine del Codice:
Complevi ego Nicolaus de Claricinis scribere hunc D antem die
prima februarii 1466. S it laus Deo omnipotenti. . . .
Succede l’ Epitaffio di Dante che comincia: Inclita fama . . . .
Registrai a pag. 361 del primo tomo un opuscolo pubblicalo
nel 1839 col titolo: Varianti sulla Div. Com. del Codice Clarecini
in confronto del Bartoliniano. Anche Angelo Sicca ne riportò nella
Rivista delle varie lezioni della Div. Com.
Ediz. ili Udine, l. I , fac. VII; — Arrivatene, il secolo di Dante, ine.

7 8 1.

�CODICI GENOVESI

Stati P

161

ie m o n t e s i.

G e n o v a . (1)
I . B ib l io t e c a

di

G ia c o m o B a r a t t a

L a Divina Commedia.

311

« Codice m em branaceo in f o g l . , in caratteri se m ig o tici, e
« com e apparisce chiaram ente della m età del sec. X I V ; postillato
a in m argine, a notare alcune v a ria n ti, da m ano assai posteriore.
« A vea m iniature ch e g li furono tr o n c h e , sicché manca dei prin
cipii d elle tre C a n tich e, e fu sim ilm ente assai m utilato in altri
« lu o g h i. Q uel che r e s t a , rende più dolorosa la perdita del m an
c a n te , giacché ha n el testo m olte varianti di gran rilievo non
più n o ta to , senza far conto delle m arginali per lo più di poca
levatu ra. Q uesto Codice fu esam inato da in e . » ( N otizia del
sig. L . J . Grassi) .
« L e varianti di questo Codice non sono m o lle , m a in g en e
rale si accordano colle m igliori g ià osservate in altri C odici.
Q uesto Ms. appartiene a ll’ egregio Cav. B a ra tta diligente ricercatore
di buoni lib r i, e il sig. A b. Gius. O livieri, uno dei n o ­
ci stri valorosi b ib lio g ra fi, m i ha dato com odità di poterlo bene
esam in are, e giovarm en e per la edizione del mio D an te. »
( Not a del P . G. B . Giuliani ) .

II.

312

B i b l i o t e c a d e l M a r c h e s e G ia c o m o F i l i p p o D i r a z z o . (2)

D. N.° Vili. L a Divina Commedia, illustrata
co’ Co menti di Benedetto nel 1 4 0 8 .
(1) Alla co rte sia del sig. L uigi Jacopo G r a s s i , bibliotecario della B.
Università di G en o v a, debbo preziose n o tiz ie , o tte n u te da lui p e r m ezzo di
L ord Vernon e del m a rc h e se Lorenzo Centurioni , in to rn o ai Codici Dan­
tesch i di questa città. A ltre m i fu ro n o com unicate d all’e cce llen te m io am ico
il R. P. Gio. Batt. Giuliani.
( 2) Trovai registrati i 3 Codici Danteschi conservali nella Biblioteca del
m archese Giacomo Filip po Du r a z z o , signore di alla nobiltà, ma non di
m inore sapere e cortesia, nel Catalogo ch e ne fu pubblicato col titolo : Ca
talogo della biblioteca di un amatore bibliofilo, Italia, senza data (Geno­

v a , 1840, in 4 .) , fac. 64.

�16 2

CODICI GENOVESI

Codice membranaceo in fogl. del secolo X V, di carte 161, e
ottimamente conservato, contenente tutta la Div. Com., con po­
stille, glosso e Comenti latini di un tal Benedetto nell’ anno 1408.
Si legge nella line che fu copiata da Bonifazio Bartolomei di F i­
lippo de Advocatis di Gualda, città signorile della Svizzera nel
paese dei Grigioni, l' anno 1454, o finita di trascrivere il di 9 di
aprile. In fronte del Codice è una dissertazione sopra la natura e
il merito di esso, fatta dal sacerdote Semino, che fu professore di
eloquenza nell’ Università di Genova.
« Questo Codice parmi di gran pregio, si per la correzione
del testo, come per la bontà del breve Comento. A tuttociò cor
risponde eziandio la materiale bellezza, perchè i caratteri sono
n itid i, con leggiadre miniature nello iniziali dei Canti, e le pa­
ci role degli argomenti son tutte in m inio . » ( Notizia del P . G.
B. Giuliani ).
313

D. N.° X X X V . L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. della fine del sec. X V , colle iniziali
colorate e con alcuni fregi a colori e oro. Contiene molle varianti
notabili. Dopo la Divina Commedia è il Breve raccoglimento di
tutta l’ opera di Dante fatto da messere Jacopo suo figliuolo. Segue il
noto esametro : Pistola di messer giovarmi boccacci a messer france
sco petrarca quando gli mandò l’ opera di dante la quale non avea
ancor veduta.
Precede al Codice una breve dissertazione sopra di esso dell’
ab. Gaspare Oderici.

314

D. N.° X X X V I . L a Divina Commedia , con
Postille.
Bel Codice membranaceo in fogl. della fine del sec. X V , di
267 car. scritte in lettere tonde, con le iniziali ornate, accompa­
gnato da note latino anonime e m arginali, assai brevi e della me­
desima mano. La lezione del testo, al parere del P. G iuliani, è
anche da fam e gran conio, e quanto alle note paiono esser un
magro compendio di quelle di Benvenuto da Imola. Nell’ ultim a
carta del Codice sta l ’ epistola in versi del Boccaccio al Petrarca
col titolo :
Versi di messer giouani boccacci a Messer francesco petrarcha
mandatigli auignone chollopera di dante ne quali loda decta opera et
persuadagli che la studi.
Segue una postilla che dice: ex originalibus ipsius Boccacii.

�CODICI SAVONESI

163

Questo prezioso Codice appartenne successivamente al biblio­
filo livornese Jackson (Catal, del 1756, fac. 640, n.° 88 de’M ss.),
e al duca di La Vallière ( Catal, del 1783, n.° 3557 ). In questi
duo Cataloghi è per errore detto in forma di 4. L ’ ab. Gaspare
Oderici pose in fronte un’ illustrazione di questo Codice.
In un Inventario di libri fatto a Genova nel 1390, e riportato
nel Giornale Ligustico, anno 1831, fac. 395, si citano i tre mss.
seguenti : Dantes ; — Glosae Dantis; — Monarchia di Dante.
S avona .
B ib l io t e c a Co m u n a l e .

315

L a Divina Com media, col Comento di J a ­

copo della L a n a .
" Codice membranaceo in fogl. a 2 col., in carattere semigo
tico. Ha il testo e Conienti d’ anonimo, ma che ric o n o b b i esser
gli stessi attribuiti erroneamente a Benvenuto da Imola nella
e diz. Veneta di Vindelino da S p ira ; i quali poi sono di Jacopo
della L a n a . Questo Codice porla l’ arme fiorentina appiè della
prima facciala. Si sa che fu recato in Savona da Raffaele Riario
Sansoni Cardinale Diacono ai tempi di Sisto I V , e rimase non
curato nella fam iglia. Venuto per dono del conte E g i d i o San
soni, morto da poco tempo , allo mani dell’ Avv. Cav. Giuseppe
Nervi, da esso fu regalato alla detta Biblioteca. Il testo è buono,
esaminato darebbe per avventura utili varianti. I l Comento,
salvo non poche e talora ben rilevanti variazioni d i voci, è ,
com’ io dissi, il medesimo della Vindeliniana. Queste notizie io
desumo da una nota compilala dall’ egregio Ab. Tartarolo colà
Bibliotecario, e da alcuni larghi tratti eh’ ebbe la gentilezza di
mandarini scrini di propria mano. » ( Notizia del sign. L. J .
Grassi ).
T o r in o .
B i b l io t e c a d e l l ’ U n iv e r s it à

316

C o d ici I t a lia n i , n.°

K .

II.

(1).
3 7

L a Divina

Commedia.
(1) Mi porge la descrizione de’ Codici di questa Biblioteca il Catalogus
Codd. mss. Bibliothecae Regii ta u rin en si Athenoei del Pasini, Taurini,
typ. Regia, 1749,

�164

CODICI TORINESI

Codice in bellissima pergamena in 4. del sec. X I V , di 166
car., scritto in carattere tondo nitidissimo; si adom a di eleganti
miniature a oro e colori, e di lettere iniziali fregiate a colori.
L ’ ab. Gazzera che ne discorre nei preliminari bibliografici della
sua ediz. del Trattato delle dignità del Tasso, lo dice in forma
di 8 .
Pasini, t. Il, fac. 453.

317

C o d ici G a l lic i , n.° C X X I I . 1. V .

35.

L ’ Inferno

, con traduzione in versi Gallici.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , composto di 199 car., e
ornato di parecchie piccole miniature di stilo assai rozzo. Il te­
sto del Poema, stando al Maffei (Giorn. de‘ letter. di Venezia, V I.
474) è di buona lezione. Ragionai a fac. 247 del primo tomo
della traduzione francese unita a questo Codice, dicendo per isba
glio ch' esso conteneva il testo di tutto il Poema.
Pasini, II. 491 ; — Montfaucon, Bibl. ms. fac. 1396 ; — Giorn. Arcad.,

XXXI. 330.
3 1g

C o d ici I t a lia n i , n.° X L V .
Divina C om m edia, col

II.

18. L a

Comento di

Jacopo

K .

della Lan a.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , composto di 299 c a r ., la
prima delle quali manca. Si legge nella fine:
Explicit Comedia Dantis Aldigerii F lorentini.
Hum ilis Italus Dantes Allagherà
Florentinus et exul immeritus
Desuper flumina B abilonis eleison.
Va unito a questo Codice un Comen to italiano sopra le primo
due Cantiche ch’è senza nome, ma spelta a Jacopo della Lana.
Ne parlai a fac. 606 del primo tomo.
Pasini, II 417 ; — Montfaucon, fac. 1396.
S t a t i P o n t if ic i.

R om a .
Se mi fu falla abilità di vedere i tanti e tanti Codici Danteschi
serbati nelle pubbliche e privato Biblioteche di Rom a, e di desc r i
vergli esattamente , no vo debitore a due gentilissime ed egregio

�CODICI ROMANI

16

5

persone ch e nel mio soggiorno di Roma si compiacquero adempire
verso di me le parli di protettori a un tempo, e di cooperatori alla
mia compilazione Dantesca. Intendo parlare di monsignore C. E .
M uzzarelli, grazioso poeta e giureconsulto profondo, e del reve­
rendo generale de’ Somaschi, p. Marco Giovanni Ponía, notissimo
agli studiosi di Dante. Inoltre peccherei d’ ingratitudine, se non
facessi menzione di altri molti che con grande cortesia agevola­
rono le mio indagini. Primieramente ricorderò i Monsignori L au­
reati e M olza, la cui schietta gentilezza sanno tulli i forestieri che
hanno da fare ricerche nella Vaticana, ove sono primi custodi;
indi il rev, p. Boeri, domenicano, bibliotecario della Casanatense,
il più colto e amabile frale da me conosciuto; il sig. Rezzi, biblio­
tecario della Corsiniana, e dotto professore dell’ Università romana;
il sig. ab. Sollustri, bibliotecario dell’ Albaniana che mi diè nume­
rose prove di rara benignità; il sig. ab. Pieralesi, il quale ora dà
opera a un buon catalogo de’ molti e preziosi mss. conservali nella
inclita Biblioteca de’ principi Barberini; il sig. Antonio Fea biblio­
tecario della Chigiana; il sig. Vanarelli bibliotecario del principe
Borghese; il sig. Carinci archivista del principe Caetani ; il p 0 .
B . P ianciani, dottissimo professore del Collegio romano; il p.
Giacoletti, superiore del convento di S. Pantaleo, autore di un gra­
zioso poema sull’ Ottica; il conte P. F. Fiorenzi; il sig. Ottavio
G igli, filologo di bella fama per le suo ottime edizioni de’ Testi
sacri di lingua; il sig. commendatore de Rossi, fortunato posses­
sore di una fra le più insigni collezioni di libri e mss. che sieno
in Italia, liberalmente aperta a chi no ha più di bisogno; il prin­
cipe Altieri; il principe di Teano, che merita nobil luogo fra i più
ingegnosi comentatori dell’ A lighieri; e finalmente l' egregio am i­
co mio p. Gio. Batt. G iu lia n i, al presente professore nell’ Univer­
sità di Genova, il quale dà promessa all’ Italia, sebben giovanis­
simo, di riuscire valoroso scrittore. Da tutte queste persone ripor­
tai segni tali di benevolenza da non potersi mai dimenticare, e lo
prego ad accogliere adesso umanamente le testimonianze di grato
animo che offre loro un umile bibliografo.
Firenze, 1 di maggio 1847.
I.

C o d ic i V

a t ic a n i.

*
N.° 3199 La Divina Com m edia, con al
cune postille attribuite al Petrarca.

�16 6

CODICI ROMANI

Stupendo Codice membranaceo in fogl. gr. del sec. X I V , di
80 car. a 2 col. e in carattere tondo alquanto gotico, per esecu­
zione calligrafica e per conservazione maraviglioso, con mem­
brane candidissimo o con larghi m argini. Ad ogni Canto sono ti­
toli in inchiostro rosso o iniziali fregiate a oro e colori, e inizia
lette colorite ad ogni terzina. Inoltre la prima car. di ciascuna
Cantica si adom a di una grande iniziale e di un fregio m iniali a
oro e colori; a piè di quella ove comincia l’ Inferno, sta uno scu­
do, la cui parte interna è mezza cancellata. Sul cadere del sec.
X V era posseduto dal Cardinal Bembo, cui pervenne con altri
scritti dql Petrarca; s’ ignora che sorte avesse dopo la morte di
lu i, e fu lasciato alla Vaticana da Angelo Colozio. Nel 1797 da
questa Biblioteca fu trasportato a Parigi, e restituito nel 1815 ,
come fa vedere il bollo della Biblioteca Beale di Parigi, e la nota
seguente a piè di una car. bianca in principio del Codice: Recupe­
rato ai 14 8bre 1815 Dalla Biblioteca parigina Angeloni Frusinate.
Un’ altra annotazione scritta da monsignore Zuccagna, biblioteca
rio un tempo della Vaticana, sta in cima della suddetta carta in
questa forma:
Dante, Le poesie, scritte di mano del Boccaccio, con una Epistola
sua in verso Latino diretta a l Petrarca, con la mano d'esso Petrarca
in alcuni luoghi, in foglio. Fulv. Vrs.
Anche la seconda car. del Codice è b ianca, e sulla terza verso
sta scritta di inano uguale a quella del Poema la predetta lettera
al Petrarca, che consta di 40 esametri (Vedi il t. I , fac. 371 ). Si
legge in fronte:
Francischo Petrarche Poete vnico atqz Illu s tri.
E nella fine :
Johannes de certaldo tuuz.
Il Poema principia sulla prima car. con questo titolo:
i ncipit prima cantica comedie excellentissimi poete Dantis. A la
gherii Florentini, continens cantus triginta quatuor. Incipit primus
in quo pemizat ad totum opus. R :
Dopo l’ Inferno è una car. bianca, e nella fine del Poema leg
gesi :
Explicit Comedia preclari Datis Alagherii Fiorentini.
Le postille credute autografe del Petrarca sono pochissimo o
brevissime; io ne ho contate, a dir m olto, una diecina: esso sono
di carattere piccolissimo, marginali e interlineari. Quelle della
Cantica dell’ Inferno, 4 di numero, furono date alla luce dal de
Romanis nell’ Effemer. letter. di Rom a, V I. 155. In fronte della

�CODICI VATICANI

1 f,7

car. 79 una mano diversa e più moderna pose la seguente annota­
zione:
Explicit liber Comedie Dantis Alagherij de' Florentia per eum editus
. sub ano dnicae incarnationis M illio trecentesimo de’ mense Marti]
sole in ariete luna nona in libra. Q ui decessit in ciuitate' Raven­
ne' in anno dnice' incarnationis milito trecentesimo x x i° die sce'Cru­
cis de'mense settemb. cuius in pace requiescat. Amen.
Stilla car. 80 sono incollali due antichi ritratti di carta di
Dante e del Petrarca delineati a penna; eglino sono figurati ritti,
e con un libro in mano per uno . Filialmente sopra l' ultima car.
verso una diversa mano trascrisse, l' u no rimpetto all’ altro, i due
Epitaffi Danteschi di 6 versi che incominciano : Ju ra Monarchie
. . . . Exigua tum uli. . . . ; in fronte del primo si legge: Dantis A laghe
rij epyth de se ipo . Fra questi due Epitaffi l’ amanuense delineò
a penna lo stemma della famiglia Alighieri metà rosso o metà az­
zurro nelle parli superiore e inferiore, divise ciascuna in duo
com partim enti, e bianco nel mezzo .
L ’ edizione della Div. Com. pubblicata nel 1820 dal sig. Fan
toni ( vedi la fac. 148 del t. I ) è copia di questo ms., che si vuole
per tradizione scritto di mano del Boccaccio, e postillato dal Petrar­
ca , cui si crede appartenesse. Il Fontanini ne fa sicurtà nel suo
Aminta difeso , fac. 344. Le ragioni allegate per sostenere tale af­
fermativa sono la somiglianza del carattere di questo Codice con
un facsim ile del Boccaccio (1 ) , l ' antichità , la correzione e la
bontà del testo . Gli editori di Padova, 1822 , tengono contraria
opinione; questo ms. contiene, secondo loro, buone varianti, ma
gli errori , le false lezioni , a i versi di misura non rolla, e anche
il lesto che non risponde ai versi citati nel Comento impresso del
Boccaccio, fanno lor dubitare che questo Codice non sia veramen­
te scritto dal Boccaccio. Questa opinione fu la prima volta espres­
sa dal do Romanis ( Effem. letter. di Roma , X . 137, e Prefazione
dell’ ediz. di Roma , 1820) che molto si servi di questo Codice per
la sua ediz. del 1820, o da Salvatore Betti ( Giorn. Arcad. , X .
3 9 5 ).
I l dello de Romanis diede a luce nell' Effem. letter. di Roma ,
V I. l 1 3 153 , le varianti di questo Codice per il Canto I dell’ Inferno
, ed alcune più importanti per i 9 Canti susseguenti secondo
(1 )
Se il facsimile è quello del Terenzio della Laurenziana di Firenze
unito a questo Codice, confesso di non esser rimasto convinto della medesi­
mezza del carattere.

Il

12

�1

68

CODICI R OMANI

do l’edizione Fantoni, messe a fronte coll’ ediz. romana del 1820.
Le più insigni varianti del Codice 3199 si riscontrano anche nella
Ideista delle varie lezioni della D. C. del Sicca.
Ubald ini, Tavola degli autori citati ne’ Documenti d’ amore; — Ba lde

Vita del Boccaccio, fac. 135-136 ; — Ediz., di R oveta, 1820 , fac. IXXXI; — Prefazioni degli editori di Roma, 1820; di Padova, 1822, e di
Firenze, 1837 ; — Memorie di Religione di Modena, III. 133 ; — Effem. tel
ter. di R o m a , VI. 137-157 ; — C iam pi, Monumenti inediti del Boccaccio,
Firenze, 1827, fac. 11-13.
ll i,

320

* Codd U rb in a ti , n.° 3 6 6 ( antic.
L a Divina Commedia.

872).

Bel Codice membranaceo in fogl. del sec. X IV , con larghi
margini e composto di 183 c a r., scritto con grosso e bel carattere
tó n d o , e ottimamente conservato. A piè della prima car. è uno
stemma , e ciascuna Cantica principia con una grande iniziale m i­
niata nella parte in terna ; altre piccole iniziali fregiale a colori
sono ad ogni Canto. II Codice ha i titoli in inchiostro rosso, m a
di mano diversa e assai cattiva; quello in fronte del Poema dice 3
Liber pmus de ifem o comedie datis alligerii de floretia capitu
luz 1 .
Nella fine si legge di mano dell’ amanuense :
Explicit Comedia dantis Alagherii Fiorentini. 1352. 16 marcij ,

321

* N.° 8 3 76. Il Paradiso di Dante.
Codice cartaceo in 4. di 71 c a r ., che m’ è sembralo dover es­
sere stato scritto dal 1350 al 1370; manca di titoli e di argomenti,
e va fregiato di alcune iniziali a penna. E di buona lettera e di
sufficiente conservazione , eccetto le prime sei c a r ., che sono rac­
conciale per forma da togliere qualche luogo del lesto del Poema,
Si legge in fine:
E x p licit ttia càtica comedie dantis q dicit. comedia paradisi.

322

* Codici Capponi , n.°
media,

266. La Divina C om ­

Codice membranaceo in fogl. piccolo della seconda metà del
sec. X I V , di 221 c a r ., di buona lettera in carattere tondo, e ben
conservato, con titoli e argomenti in inchiostro rosso ad ogni
Canto. Ciascuna terzina principia con una piccola iniziale colorita;
quelle de’ Canti sono rimaste in bianco. Si legge in fronte del
P oema :

�CODICI VATICANI

16 9

Comedia di dante allighieri di firenze. Cap. pmo doue in esso
proimiza come trotuo Virgilio chel uenne asocchorrere per ti p ieg hi di
beatrice.
E nella fine del Codice:
Explicit commedia, dantis alagherij . ciuis. Fiorentini, deo grat
ias. Amen.
Poi sotto a caratteri neri :
Scritto perme giouanni. dighirighoro dantonio. ghinghi. Citta­
dino. Fiorentino, del popolo, disanta. M a ria . Novella, per la gra­
zia dello onipotente iddio et delia sua madre gloriosa uergine M a ­
ria . Finito, oggi, questo, di. x x viiij.0 dottobre. M .° ccc. Ixviiij.0
Segue subito un componimento di 17 versi, scrittura e opera
dell’ amanuense, che principia cosi :
L infimo ingegnio mio et lintelletto
quanto saputo antonio o hoperato
tanto chal fin to dante chopiato
secondo il mio parer mollo corretto . . . .
L ’ amanuense pose in fronte delle Cantiche del Purgatorio o
del Paradiso un lungo argomento; il primo pare fattura di lu i,
perchè finisce con queste parole : sicché io per tanto antonio mio
lido questo per giunta per mia cortesia et per tuo ammaestramento ac­
ciò chettu possa con prende qualche buon fruito di tua letione et abbi
cagione di me ricordati. E questo per ora ti sia abastanza. . . . Quello
del Paradiso incomincia: Poi che l'a u tore a trattato delle due prece­
denti cantiche in 67 Capitoli delle due parti di questo libro . . . .
Il Sicca registrò alcune varianti di questo Codice nella Rivista
delle var. lez. della D. C.
Coiai. Capponi, fac. 434.

323

* Codici Palatini, n.° 1728. L ’ In fe rn o ,
col Comento di Franc. da Buti.
Codice membranaceo in fogl. gr. della fine del sec. X IV , di
208 c a r ., bene scritto in carattere tondo e a 2 c o l., ben conservato
, con titoli marginali o iniziali fregiate a colori. Il testo in
carattere più grosso è incluso nel Comento. In fronte del Codice
si leggo a caratteri rossi :
Incipit scriptum sup. comedias dantis aligerij deflorentia E ditu a
magro Francisco de Butrio deciuitate pisaru.
E nella fine:
E t qui finisce lo. x x x iiij.0 canto, et la Prim a cantica Deo gratias

�CODICI ROMANI

tias Amen. — Compiuto nelli anni del nostro Signore yesu xpo~~
mccclxxxxiiij .

324

* Codici Urbinati, n.° 367 ( antic. n.° 256).
L a D iv in a C o m m e d ia , con C om ento latin o .
Codice membranaceo in fogl. della seconda metà del sec. X IV ,
di 177 c a r ., bene scritto in carattere tondo e ben conservato , se
nonchè il carattere delle prime carte è alterato e sbiadito dal tem­
po e dalla u m id ità . Ogni Canto ha titoli in inchiostro rosso o pic
cole iniziali fregiate a colori; altre più grandi sono al principio di
ciascuna Cantica. In fronte della prima si legge soltanto : Capitu
lum. j . inferni ; e nella fine dell’ ultim a: Explicit tercia cantica pa­
radisi libri dantis.
Questo Codice è accompagnato nelle prime due Cantiche, pri­
ma da brevi noie latine in terlin eari, poi da un Comento Ialino
marginale che m’ è sembrato traduzione, se non interamente, in
parte almeno del Comento italiano di Jacopo della Lana. E scritto
in carattere più piccolo, ma della stessa mano.

823

* Codici Urbinati, n.° 3 78. L a D ivina C o m ­
m edia .
Codice membranaceo in fogl. della seconda metà del soc.
X IV , di 93 car. a 2 c o l., e in grosso carattere tondo alquanto got
ico, con titoli e argomenti in inchiostro rosso , e con iniziali fre­
giate a colori con rabeschi ad ogni Canto. La prima car. di cia­
scuna Cantica ha un fregio e una grande iniziale miniala a oro e
colori. Il Codice è di buonissima lettera e ottimamente conservato
. tu fronte si legge :
Incomincia lacomedia didante alleghieri di firence. nellaqual tra­
cia dele pene et punimti deuicij et demeriti et premij delle uirtu . . . .
Nelle ultime tre car. del Codice stantio i Capitoli del figliuolo
di Dante e di Bosone da Gobbio intitolali :
Questo capitolo fece mess. limone dagobbio il quale parla sopra
tutta laconmedia di dante alleghieri difirençe.
Questo capitolo fece Jacopo figlo didante alleghieri dipreme il
quale parla sopra tutta laconmedia deldecto dante.

326

* N.°

4776.

L a D iv in a C o m m e d ia , con C o

m ento ita lia n o , parte dell' Ottim o, e parte di

Jacopo della Lana,

�CODICI VATICANI

\

Codice membranaceo in fogl. della fine del sec. X I V , di 349
c a r ., ottimamente scritto e conservato, senonchè è mancante dal
verso 16 del Canto X X X I al verso 42 del Canto X X X I I I del Pa­
radiso; il Poema scritto in carattere tondo mezzogotico è attornia
to da un Comento in carattere più piccolo. I titoli e gli argo­
menti sono in inchiostro rosso , e a ciascun Canto , dalla Cantica
del Paradiso in fuori ove m ancano, v’ ha una grande iniziale con
rabeschi dipinta a oro e colori. La prima car. di ciascuna Cantica
si adom a di due ricchi fregi, uno circondante la faccia, l’altro la
parte del Poema racchiuso in essa ; in cima di ciascheduno è uno
stemma , nel mezzo una grande iniziale con un ritrailo dentro , o
a piè una m iniaturina, il cui soggetto concerne al Poema. In
quella della Cantica dell’ Inferno il miniatore ha figuralo Dante
seduto che scrive il suo Poema. Inoltre nella Cantica dell’ Inferno
si riscontrano 54 piccole miniature e una solamente disegnala ;
non se ne vede alcuna nella Cantica del P urgatorio, e nel Para­
diso sono 18 figure o gruppi di figure ne’ primi 11 Canti , dise­
gnate soltanto a p enn a. Tutte queste figure hanno relazione al
soggetto del Poema, e non mancherebbero di pregio, se fossero colo­
rite e conservate meglio. Quelle dell’ Inferno sono , a quanto pa­
re, del sec. X V ; quelle del Paradiso, disegnate più squisitamente
si manifestano senza dubbio per opera di artista del sec. X V I. Si
legge in fronte del Poema:
Ncomincia la comedia di Dante alighieri di firence. Nella quale
ti tratta delle pene et punimenti deuitij . . . .
E nella fine:
Finisce la terça et ultima canticha chiamata Paradiso. Della com
edia di Date alleghieri difiorence excellentissimo poeta gloria dela­
tini . A dio referiamo gratia. Amen.
Del Comento unito a questo Codice discorsi a fac. 629 del
primo tomo. Solo aggiungerò che il Comento del Paradiso con­
tiene le aggiunte pubblicate nell' Appendice dal sig. Torri.
Fontanin i, Aminta difeso, fac. 343.
327

* N.° 3 2 oo. L a D ivina C o m m e d ia .
Codice membranaceo in fogl. piccolo della fine del sec, X I V ,
di 104 car., di buona lettera a 2 col. , e in grosso carattere tondo
alquanto gotico , con titoli e argomenti in inchiostro rosso , che
mancano nella Cantica del Paradiso. Ciascuna Cantica incomin­
cia con una grande iniziale dipinta a oro e colori, con entro un
ritratto, e pare che il miniatore abbia voluto figurare Dante nella

�172

CODICI ROMANI

p rim a; inoltro ogni Canto ha iniziali fregiato a colori. Il Codice
va senza titolo preliminare, ed è ben conservato, eccetto le prime
7 car. che furono restaurate, ma danneggiando il lesto. Il Poema
finisce sulla car. 103, dove leggesi:
Explicit tertia comedia dantis Aldegherij de florentia que dicitur
paradisus. . . .
Segue il Capitolo del figliuolo di Danto senza intitolazione,
nella fine del quale si legge: Explicit qdàz expositio sup. ùbz libris
dantis edita a filio suo; dipoi le due seguenti sottoscrizioni:
Iste liber est Mei Niccholai Guidois forestis de florentia. re. Ante.
Ego philippus qdaz sr. honofrij sr. honofrij Sr. pieri de remform
atióbz de flortia scrissi istu libru dantis Aldegherij.
Succede da ultimo l ’ Epitaffio di Dante in 6 versi Ju ra Monar­
chie . . . . col titolo: Epitaffius dantis Insepulcro suo apud sctm u i
talez derauegna.
Il Sicca ha recato le varianti di questo Codice nella Rivista
delle varie lez. della D. C.

328

* Codici Ottoboniani , n.° 2558. L a D iv in a
C o m m e d ia , col C om ento di Jacopo della Lana.
Stupendo Codice membranaceo in fogl. della fine del sec.
X IV , a 2 c o l., di bella lettera e di buona conservazione, compo­
sto di 2 1 0 car.; le ultime 10 sono di mano diversa. È legato in
m arrocchino rosso con merletti e con lo stemma di papa Benedetto
X IV . Nel principio del Codice leggesi scritto a piccole iniziali so­
pra una car. bianca: S S . D. N. Benediclus X IV . Pont. M ax. bibliothecae
Vaticana D . D. Anno domini CD . D CC. X L V I I I . die
X X I. Aprilis. Sopra un’ altra car. bianca fu appiccala un’ antica
miniatura che rappresenta G . C. crocifisso. Il lesto è in carattere
to nd o , ed accompagnato da un Comento scritto in carattere più
piccolo e mezzogotico. Ciascun Canto ha titoli e argomenti in in ­
chiostro rosso e iniziali fregiate a colori, ma titoli e argomenti
mancano alla Cantica del Paradiso.
Nella prima car. del Codice stanno Argomenti in prosa sopra i
36 Canti della Cantica dell’ Inferno, scritti a 3 col. La seconda
c a r ., su cui principia il Poema , si adom a nel recto e nel verso di
un fregio miniato a oro e colori, e sul recto ha una grande in i­
ziale miniala con entro Dante seduto che tiene in mano il suo
Poema. Si legge in fronte del Comento del primo Canto dell’ Inferno
:
Capitolo pino della pma catica della cómedia di dante alleghieri

I

�173

CODICI VATICANI

fiorelino nel quale pone lo suo intramento della uicioça selua puenire
acognoscimento di vertu . . . .
Parimente si riscontra in fronte della Cantica del Purgatorio
una carta scritta a 3 c o l., e contenente argomenti in prosa sopra
tutti i Canti di essa Cantica; e anche la car. seguente è adom a noi
recto e verso di un fregio a oro e c o lo ri, con una grande iniziale
m iniata. La prima car. del Paradiso ha le stesse cose con di più
tre piccoli medaglioni miniati a piè; in quello di mezzo si rap­
presenta Beatrice, e negli altri due Dante e Virgilio. Nella line del
Poema si legge :
Explicit liber dantis aldigherij de Florentia.
E sulla car. 208 dove Unisce il Comento:
Explicit Glossa siue exposicio comedie dantis allegerij de Flo­
rentia. Expositum p. d. Barthm (1 ) de Bononia de la lana deo Gra
tias Amen.
Nelle ultime due car. del Codice sono componimenti che non
risguardano Dante.
Questo Codice del Comento di Jacopo della Lana non fu da me
registrato nel primo volume.
329

*

Codici Ottoboniani, n.°

2373 .

L a D ivina

C o m m e d ia .
Codice membranaceo in fogl. piccolo della line del sec. X I V ,
di 1 1 1 car. scritte a 2 col., e in grosso carattere tondo mezzogo­
tico , con titoli e argomenti in inchiostro rosso , e con piccolo in i­
ziali fregiate a colori per ogni Canto: nel principio di ciascuna
Cantica sta ima grande inizialo. Esso è scritto e conservato otti­
mamente , e in fronte del Poema si legge:
Comincia lacomedia didante alighieri di firençe nella gale tratta
delle pene e punimenti de pecchati . . . .
E nella fine:
Q ui finisce Interra et ultima parie della comedia di dante a li­
ghieri di firenze adio sia gratia et lode.
Occupa l' ultima car. del Codice un ristretto della Div. Com .,
ch' è quello di Bosone da Gobbio, benché il seguente titolo lo at­
tribuisca a un figliuolo di Dante: Comincia il chapitolo che fece
messe piero didante predicendo delle scienze et autori et libri elio qali
formò et compilò il detto libro cioè ladetta comedia,

(1) Si ha da leggere Jacobum

�174

CODICI ROMANI

Sul verso interno della coperta del Codice è questa annota­
zione : Questo libro è di paschuno di francescho di pasquino echia
massi illibro delti dante et chostò a francescho suo padre f. selle . . . .
chompero lo questo di 23 di nouembre 1653.

330

* N.° 4 777

D iv in a C o m m e d ia .

Codice cartaceo in fogl. piccolo della fine del sec. X IV , o del
principio del X V , di 199 c a r ., con titoli e argomenti in inchio­
stro rosso , e con iniziali fregiale a colori per ogni Canto. E di
buona lettera in carattere tondo , e ben conservato , ma è man­
cante nel principio e nella fine ; incomincia dagli ultim i 4 ver­
si del Canto l' dell’ In fe rn o , e finisce coll’ undecimo verso del
Canto X X X II del Paradiso. In fronte del Purgatorio si legge:
Incipit liber secunde Cantice dantis in quo sub noie Purgatorii
alegorice et more poetico tractatur de u ita m o ra li. . . .
Fontanini, Aminta difeso, fac. 343.

331

* C o d ic i della R egina d i Svezia , n.° 896.
F ra m m e n ti d e ll’ In fe rn o , con figure.
Questi frammenti stanno nelle car. 97- 103 di un Codice m i­
scellaneo membranaceo in fogl. gr. , e mi sono sembrali scritti
circa la fine del sec. X IV , o ne’ prim i anni del X V . Comprendono
i Canti V I I I , I X , X , X I , X IV e X V della Cantica dell’ Inferno.
Ogni Canto è scritto a 4 col., e in grazioso carattere tondo mezzo­
gotico sul verso di una carta, il cui recto occupano grandi compo­
sizioni a penna, che rappresentano moltissimi personaggi. Di q u e
ste carte una sola ( la 1 0 1 .1 ) manca di testo, e contiene nel redo
un disegno colorito della montagna circolare, e nel verso un dise­
gno a penna. Delle altre sei grandi figure una è colorila , la se­
conda è in parte, e le altre quattro sono soltanto sbozzate a pen­
n a . Elleno mi parvero mollo notabili pei l ’ invenzione, pel dise­
gno e pel colorilo.
Montfaucon, Bibl . ms., fac. 18.

332

* C o d ici O ttoboniani , n.° 2866. L a D iv in a
C o m m e d ia , con Chiose latine ed italia n e .
Codice cartaceo in fogl. piccolo del principio del sec. X V , di
161 car., di buona lettera in grazioso carattere tondo mezzogo­
tico, con titoli in inchiostro rosso e iniziali a colori. Per mala
ventura è mancante al principio e nella fine : incomincia con gli
u ltim i 17 versi del Canto I X dell’ Inferno e termina col verso 10

�CODICI VATICANI

175

del Canto X X X I I I del Paradiso; inoltre la car. 29 è dimezzala. In
fronte della seconda Cantica si leggo:

Qui in comincia la seconda parie diquesto libro chiamata Purga­
torio .
In questo Codice il testo della Div. Com. è accompagnato da
chiose marginali in italiano nella Cantica dell’ Inferno, e in latino
nelle altre due Cantiche ; esse sono scritte in carattere più piccolo
e mi parvero di età più recente. Le chiose italiane sono pressoché
tutte istoriche.
Questo Codice proviene dalla Libreria fiorentina del barone F i­
lippo di Stosch, e fu citato dal Mehus negli Estratti mss., V II. 66 .
333

*
C odici Ottoboni a n i , n.° 286 4 . L a Divina
Gommedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 1 1 2 car. a 2 c o l., di
sufficiente lettera e conservazione, con titoli in inchiostro rosso e
inizialette fregiate a colori per ogni Canto ; la prima carta di cia­
scuna Cantica è ornata di una grande iniziale con rabeschi, d i­
pinta a oro e colori.
Il Codice principia con un Proemio ch' è quello del Comento
di Jacopo della Lana, in ironi e a cui si leggo:

Proemio sopa laprima chomedia didante alighieri difirenze laquale
chomincia chosj appresso scritto p. me piero dantonio di s. Bartolomeo
ghuittonj Cittadino darezzo scritto gli annj di cristo 1459 del mese
daghosto.
Un altro Proemio appartenente allo stesso Comento è in fronte
del Purgatorio, e di più altri brevi Proemii stanno in principio
di ciascun Canto del Purgatorio e del Paradiso. Leggesi sopra la
car. 89, in cui finisce il Poema:

Qui chompiuta laterza eultima chanticha della chomedia didante
alighieri fiorentino loquale mori a rauenna lamio della icharnatione
del nostro signor gieso cristo 1321 il di disanta erode dimagio secondo
lachosuetudine de fiorentini.
Seguono due Capitoli che sono di Bosone da Gobbio e del fi­
gliuolo di Dante, benché a questo gli attribuisca la sottoscrizione
seguente : Questi due chapitoli fece il figliuolo didante alighieri . . . .
Le car. 9 2 9 9 sono occupate dalla esposizione in verso della
D. C. di Mino d’ Arezzo, in undici capitoli, di cui parlai a fac.
1 2 1 del primo tomo, ma senza registrare questo Codice; ella ha
il titolo: Chomincia le chiose di Mino diuannj darezo sopra Dante

alighieri fiorentino . . . .

�170

CODICI ROMANI

Le car. 100-108 contengono le Canzoni di Dante, e ie car.
1 1 0 1 1 2 componimenti che nulla hanno che fare con lu i.
Questo Codice proviene dalla Libreria fiorentina del barone
Filippo di Stosch.

33*

* C o d ic i Ottoboniani, n.° 2863. L ’ Inferno,
col Comento di Jacopo della L an a.
Codice cartaceo in fogl. piccolo del sec. X V , di 144 c a r ., di
buona lettera in carattere tondo e ben conservato, coi titoli in in ­
chiostro rosso e colle iniziali dipinte ad ogni Canto; di alcune il
soggetto è non poco bizzarro. Inoltre ne’ Canti X X I V , X X V e
X X V I dell’ Inferno riscontransi tre miniature marginali di assai
rozza maniera ; l ' ultima offre la veduta di Firenze. In fronte
della prima car, , che ha una grande iniziale e un fregio d ip in ti,
si legge: Comedie dàtis caplm primuz, e nella fine dopo la Chiosa
de demoni, questa sottoscrizione :
Explicit pma pars comedie dantis Aligerij de Flóretia. In qua
plene 9tinentur Testus et glose Inferni. Scriptus et exemplatus p me
Johane Jacobi de ciuitate ciuilecastellana. Sub ano dni m° cccc° lxj°
Ind. nona. Mensis Augusti die tertia. et de die Lune dico mense A u­
gusti intrate. et completus die x v iii.a mens. Septébr. et de die veneris.
Ad honorez laudez et reveretiam omipotétis dey et citi gloriosissime
matris eginis M a riae et toti9 celestis curie. Am. Am . Am .
L ’ ultima car. del Codice è occupata dalla Concludo circha phe
miuz sin famosuz doctorez M agruz Benuenutuz de Ymola In in co
nento ( sic ) dantis cum quibusdaz vsibus ad ipiùs dantis laudem et
preconium. È il componimento in verso che principia: Nescio
quam tenui sacrum . . . . L ’ amanuense trascrisse sul verso di essa
carta i due Epitaffi di Dante in 6 versi che incominciano: Ju ra
Monarchie . . . . ; Inclita fama . . . .
,
Il Codice proviene dalla Libreria del barone di Stosch, e fu cita­
lo dal Mehus nella Vita del Traversari, fac. C L III e ne’ suoi Estratti
M ss., V II. 167. Del Comento che lo accompagna, scrissi a fac.
603 del primo tomo.

335

* N.° 3 201. L a Divina Com media, con C o ­
mento anonimo per l’ Inferno e il Purgatorio,
e dell’ Ottimo per il Paradiso.
Codice cartaceo in fogl. gr. del sec. X V , di 225 car., due
delle quali bianche, bene scritto in carattere tondo e ben conservato

�CODICI VATICANI

J7 7

vato, con una grande iniziale fregiata a colori a ciascuna Can­
tica, e con iniziali a colori ad ogni Canto. II testo posto nel mezzo
della faccia vedesi attorniato dal Comento eli’ è di carattere più
m inuto; manca di titoli e di argomenti si nelle Cantiche come
ne’ Canti. Il Codice è imperfetto nella line perchè il lesto termina
al verso 12 del Canto X X X I I del Paradiso, e il Comento con
parte del Canto X X V I.
Il Comento unito a questo Codice mi parve simile a quello del
Codice Barberino 1542. Quanto all’ Inferno e al Purgatorio, è in
gran parte di Jacopo della Lana , quanto al Paradiso, è dell’ O t
timo con qualche varietà.
Fontanini, Aminta difeso, fac. 343. II Bonari nella Prefazione alle
Lettere di Guidone d' Arezzo, fac. XII, il Manni ne’ Sigilli, XVII. 16, e il
Parenti nelle Annotazioni ec., errano dicendolo membranaceo e del sec.
XIV.

3Cod
6 . C a p p o n i, n.° 263. L a Divina C om ­
media.
Codice membranaceo in fogl. piccolo, del sec. X V , di 115
c a r., due delle quali bianche, a 2 col., e in grosso carattere
tondo mezzogotico, con titoli ed argomenti in inchiostro rosso, e
con iniziali fregiate a colori a ciascun Canto. Ogni Cantica prin­
cipia con una grande iniziale con rabeschi, miniata a oro e co­
lo ri. È di buona lettera e ben conservato. 9
Le prime due car. del Codice sono occupale da un Proemio elio
incomincia parimente con una grande iniziale miniata a oro e co­
lori, e con queste parole: Ad intelligentia della presente comedia sie
chome usan li sposi tori nelle scienze . . . . E del Comento di J a ­
copo della L a n a . Il testo del Poema principia sulla car. terza , ed
ha questo titolo:
Comedia di Dante allighieri di firéze Cap0 pino doue t esso et nel
sdó proemisa come trono Virgilio chel uenne asocchorrere pii prieghi
dibeatrice.
Si legge nella fine del Codice:
Qui è compiuta la terra et ultima cantica della Comedia di Dan le
aliglighieri (sic) fiorentino, loquale mori a Ravenna lanno della icharnatione
, del nostro signiore yesu xpo mcccxxju il di di santa croce di
maggio secondo lacosuetudine defiorentini. Deo grazias am.
Nelle Cantiche del Purgatorio e del Paradiso ogni Canto prin­
cipia con un lungo argomento scritto in inchiostro nero, tratto dal
Comento di Jacopo della L ana.

�178

CODICI R OMANI

Il Sicca citò alcune varianti di questo Codice nella Rivista dell*

varie lezioni della Div. Com.
Catal. Capponi, fac. 434.

337

*
C o d ici O ttoboniani, n.° a 8()5. L a Divina
Commedia.
Codice cartaceo in fogl, piccolo del sec. X V , a 2 c o l., con ti­
toli e argomenti in inchiostro rosso, e con iniziali a colori a cia­
scun Canto. È di lettera e conservazione mediocre. Da principia
si legge in inizialette :

La divina commedia di dante alighieri poeta fiorentino. Canto i
dell' Inferno.
Il
Codice proviene dalla Libreria fiorentina del barone Filippo
di Stosch. H a la variante com o, di cui trattai a fac. 308 del primo
tom o.
338

N.1 7 5 6 6 , 7 5 6 7 e 7568. L a Divina Comme­
dia, con Annotazioni di Bartolommeo da Colle.
Codice in 3 v o l. in 4 ., parie membranaceo e parie cartaceo,
della fine del sec. X V , contenente il Poema di Dante con annota­
zioni interlineari di Bartolommeo da Colle detto Lippo , che fu il
copiatore del Codice, siccome apparisce dalla seguente sottoscri­
zione, posta in fine di ciascun volum e:
Q ui scripsit scribat semper cum lumine vivat .

Hinc videat Christum qui librum scripserit istum.
Qui legit hoc carmen lector respondeat amen.
Scripsit, summe Deus, libi supplex Bartholomeus
Collensis minimus minim,orum servus et imus
Christi sedator , Francisci lentus amator
Qui per me Chrystum mundum commovit in istum.
Da un’ annotazione posta sull’ ultimo volume, 0 che io recherò
parlando del Comento unito a questo Codice, risulla che B arto
lommeo vesti l' abito di S. Francesco nel 1440. Le sue annotazioni
sono assai scarse nelle Cantiche dell’ Inferno e del Paradiso, 0
negli ultim i due Canti di questo no messe altre marginali nume­
rose, relative alla spiegazione del Poema e allegoriche.
Non vedendo questo Codice mentovato ne’ varj C a t a l o g h i de'mss.
della V aticana, non ho potuto chiederlo per fam e accurata de­
scrizione, che uscirà nel Supplemento della mia opera. Q uella che

�CODICI VATICANI

17 9

io reco adesso è traila dal Supplemento agli Annali del W a d in g o ,
fallo dallo Sbaraglia e pubblicalo a Roma, 1806, in fogl., far. 7 2 5 .

C o d ic i U rbinati , n.°

365.

L a Divina Com ­

media.
Stupendo Codice membranaceo in fogl. della fine del sec. X V ,
di 296 car., Ire delle quali bianche, in bel carattere tondo e ini*
labilmente conservato. E fra i più notabili, se non forse il pri­
mo, tanto per l’ esecuzione calligrafica qu anto per le pitture.
Inoltre esso è di bella membrana candida, con larghi margini e
ben proporzionati, e splendidamente legato in velluto rosso, con
ornam enti, filetti, e collo stemma di papa Clemente X I (Albani )
in bronzo dorato sopra l’ uno e l’ altro piano del volum e; l’ intern
o della coperta è di seta. Manca di titoli, sia nelle Cantiche,
sia ne’ Canti, e nella fine si logge:

Explicit Comedia Dantis Alagherii fiorentini Manu Matthoei de
contugiis de uulteris et coetera .
La prima car. di ciascuna Cantica è attorniata da un ricco fre­
gio a oro e colori, nel quale stanno chiusi medaglioni m in ia li, il
cui soggetto concern e al Poema , e varii stemmi della Casa d’ Ur­
bino. Quello posto a piè della prima car. rappresenta un’ aquila
che tiene lo stemma del duca Federigo d’ Urbino cinto dall’ordine
della Giarrettiera , col motto: O n y s o i e q y m a l p e n s e (1 ) ; sotto
si legge in iniziali dorale : Di F e d e r i c v s V r b i n i d u x i l l u s t r i s s i
m v s b e l l i Fvi.gvr e t p a c i s e t P. p i u s p a t e r . Un’ iscrizione simile
è in principio de’ frontispizi del Purgatorio e del Paradiso. Le
grandi miniature contenute in questo Codice sono 110 (2), cioè 41
nell’ Inferno, 46 nel Purgatorio e 33 nel Paradiso. Secondo il
d’ Agincourt che ha riprodotto quattro di queste miniature (Atlan­
te , tav. L X X V II della Storia dell1arte , ediz. di Prato, 1829) Io
stile di esse, benché un po’ secco , è corretto ; quello del Purgato­
rio e del Paradiso gli parvero di due mani e meno pregevoli d’ as­
sai : il disegno ammanierato e la scarsa intelligenza dell’ effetto in
quelle del Paradiso, gli fanno credere che sieno della scuola dello
Zuccheri, mentre quelle del Purgatorio che paiono della scuola

( 1) Ne fu decorato nel 1476, e mori nel 1482, il che determina l'età
del mss
(2) Il D'Agincourt che descrisse questo mss. nella Storia dell’ a rte ,
ediz. di Prato, 1829, VI. 262-275, ne registra 122; ma ha notato probabil­
mente anche i medaglioni miniali inclusi ne' frontispizi di ciascuna Caotica.

�18 0

CODICI ROMANI

del Perugino, offrono all’ occhio una proporzione, la quale non
riscontrasi nel colorilo sema armonia di quelle del Paradiso. Ag­
giungerò che le miniature dell’ ultima Cantica si riconobbero,
nella più parte alm eno, di Giulio d o lio ; il sig. Silvestre pub­
blicò quella Che trovasi dinanzi al Canto I I I , nel t. I I I della sua
Paléographie universelle (1 ). Infine indicherò che oltre a queste
miniature ogni Canto ha una grande iniziale fregiata a oro e co
lo ri, con rabeschi e medaglione a ciascuna.
Fontanini, Aminta difeso, fac. 343.

840

* C od ici Ottoboni a n i, n.° 551 6 . Frammenti
della Divina Commedia.
Questi frammenti constano de’Canti I e X X X I I I dell’ Inferno,
e de’ Canti X X IV e X X X I I I del Paradiso ; si legge in fronte del
prim o: Caplo primo di dante alinghieri fiorentino. Essi sono d i
buona lettera, e nelle car. 1 2 5 1 3 8 di un Codice cartaceo miscel­
laneo in fogl. piccolo della fine del sec. X V .

341

* N.° 3 197 L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del principio del sec. X V I , di buona
lettera in carattere corsivo , bea conservato, e legato in velluto
con borchie. Sopra una car. bianca in principio leggesi : Tutte le
Poesie del Petrarca e del Dante scritte in papiro di Mano del Bembo,
in foglio. Fulv. Vrs.
La seconda parte del Codice appartenente alla D i v . Com. com­
prende 268 carte; si legge sulla prim a; Le t e r z e R im e d i D a n t e ,
e s u l verso: Lo ’n f e r n o e ’l p v r g a t o r i o e ’l p a r a d i s o d i d a n t e
a l l a g h i e r i . E sull’ ultima carta: Finitus in Recano rure Herculis
Strozzae mei Sept. K l. Aug. M D II.
Benchè la numerazione del Codice sia esatta, esso ha molle
trasposizioni e mancanze che si troveranno indicale in una nota
di mano recente unita al Codice. Le mancanze sono queste: Inferno
, C. X X X IV , dal verso 94 alla fine del Canto; — Purgatorio,
dal Canto I al verso 123 del Canto X V I; — Paradiso, C. I I I , verso
7 al Canto X V I, verso 49; — Canto X I X , dal verso 90 alla fine del
Canto; Canto X X I I , dal verso 66 al verso 126; Canto X X V I, dal
verso 13 al verso 73.
Questo Codice, al parere del sig. F an to ni ( Prefaz. dell’ ediz.

(1) Egli erra gindicando del sec. XVI ([ucslo ni».

�CODICI CASANATENSI

181

di Rovella, 1820) è copia del celebro Codice della Vaticana, n .°
3199, creduto di mano del Boccaccio.
Serassi, Vita di Torquato Tasso, fac. 91.
I I . Casanatense .

342

* N.° d. IV. 1. (antic. n.° H. III. 4 ). L a Di­
vina Commedia.
Codice cartaceo io fogl. piccolo della seconda metà del sec.
X IV , composto di 272 car. scritte in grazioso carattere tondo, con
tito li, argomenti in inchiostro rosso, e iniziali a colori a ciascun
Canto. L ’ iniziale posta in fronte di ciascuna Cantica è più grande
e dorata. È ottimamente conservato, eccetto le prime due car.
che sono dimezzate e racconciate; inoltre manca di una o due
carte nella fine, e termina col verso del Canto X X X I I del Para­
diso! Raccomandò di questo fior venusto.
Si legge in fronte del Poema:
Incomincia la Comedia di Dante alleghieri difirenze nella quale
tracia delle pene et punizioni de vitij et demeriti et premij delle virtù
divisa intre parli cioè Ninferno purgatorio et paradiso. . . .
Questo Codice fu comperato nel 1739 dalla Casanatense, come
apparisce da una testimonianza di Diego Revillas, che ad esso è
unita. Io vi ho riscontrato al Canto X I X del Paradiso la variante
agiustò.

343

* N.° A. V. 55. L a Divina Commedia , con
Postille latine tratte dal Comento di Benvenuto

d a Im ola.
Grazioso Codice membranaceo in 8 . piccolissimo della fine del
sec. X I V , di 412 car., di buona lettera in carattere tondo, con
titoli e argomenti in inchiostro rosso, e con inizialette a colori a
ciascun Canto; in fronte di ciascuna Cantica è una grande iniziale
a colori. E di buona lezione e ben conservato, ed accompagnato
da postille latine marginali ed interlineari di mano diversa, ma
di poco tempo dopo, in minutissimo carattere corsivo. I l Poema
ha questo titolo:
Q vi comincia laconmedia didante alighieri da firence. E t comicia
la prima cantica laquale sichiama Inferno doue sono idannati pecca
lori canno pduta ogni sperata della gloria diuita eterna .

�18 2

CODICI ROMANI

Una noia sopra una car. bianca in principio del Codice ha :
E x Codd. pridem I llmi ac lim i din Archi. Ancyrani Fontanini.
Un’ altra annotazione sul verso interno della coperta dice: Dell'he
redità della sig.ra Salustia Cenini Crescentij . Finalmente vedesi a
piè della prima car. uno stemma in cui sla un gallo dorato.
Le postille unite al Codice sono, a quel che me ne dice il p.
Pouta il quale l’ esaminò diligentemente, tratte dal Comento la­
tino di Benvenuto da Imola.
344

*

N.° d. IV. 2.

(

antic. n.°

H.

III. 5.

).

L a Di­

vina C om m edia, con Postille latine;
Codice cartaceo in fogl. piccolo del sec. X V , di 249 c a r., bene
scritto in grazioso carattere tondo e ben conservato. I primi cin­
que Canti dell’ Inferno hanno iniziali in inchiostro rosso; man­
cano in tutti gli a ltri, eccetto alcuni del Purgatorio e del Para­
diso. In fronte del primo Canto dell’ ultima Cantica è una grande
iniziale fregiata a colori. I titoli e gli argomenti mancano in prin­
cipio sia delle Cantiche, sia de’ C anti, salvo il primo Canto del
Purgatorio, in fronte a cui si legge:
Incipit Secundus liber comedie Dantis et dicitur purgatoria. In
quo puniu t, anime illor. qui male fecerunt. . . .
Il Codice ha due sottoscrizioni in inchiostro rosso; la prima
nella line della Cantica dell’ Inferno dice:
Explicit liber primus Comedie Dantis super Infernu m — Incipit
secundus super Purgatoriuz m.° cccc.° lv.° rj. Idus sectenbris.
La seconda nella fine del Paradiso dice:
Explicit tertius liber dantis intitulatus est paradisus. quem Ego
dopnus lucas peri pergulensis exeplaui ad istàtia clari ac egregii viri
Ser Gangelli ser trauaglini eiusdem terre sub anis dui. M .° cccc.u
lx ij° die uo conceptóis uirginis gloriose marie, viij" decébris
mòn
sci secudi ex prope muros Ciuitatis E ugubii. Laus deo. Am.
Il Poema di Dante ch’è accompagnalo da alcune brevi note la­
tine in margine, incomincia soltanto sulla nona car. del Codice,
e le prime otto contengono le cose seguenti; la prima car. cioè:
Primus Epitaphius Dantis exira Eccliàz Sci Francisci de Ra­
uena et ibi requiescit corpus eius. È quello di 6 versi che principia:
In d ila fama . . . .
Secundus Epitaphius in sepultura Dantis. È pur di 6 versi e in ­
comincia: Ju ra Monarchie . . . .
Nelle car. 2 e 3 sta una Expositio capitulor. prime Come
die Dantis que dicitur Inferma breui sermone reducta. E il primo

�CODICI CORSINIA NI

j

capitolo del ristretto in verso della Div. Com ., fatto da M ino Van­
ni d’ Arezzo, di cui discorsi a fac. 22 1 del primo tom o, ma sen­
za indicare questo Codice.
Le car. 4 a 8 contengono il Credo di Dante, preceduto da una
Notizia preliminare in prosa, nella (piale si dichiarano le regioni
che lo mossero a scrivere questo componimento; dopo l' amanuen­
se trascrisse i 6 versi che si leggono sotto il dipinto del Duomo di
Firenze, ( Vedi il t. I , fac. 331 ) con questo litoio; Carmina que st
scripta ad memoriaz poete dantis in E ccli a Sce reparate F loretie hec
infrascripta st. vz.
Questo Codice, comperato dalla Casanatense nel 1748, ha sul
verso interno della coperta nel principio e nella fine due graziosi
ritraiti di D ante, disegnati ad ombra sopra una carta rosea, che
furono incollati sul legno della coperta. In questo ritrailo assai
somigliante, che m’ è sembralo contemporaneo, o circa della scrit­
tura del Codice, Dante vedesi figurato col lucco e cappuccio fio­
rentino, o sopra questo ha una corona di la u ro .
III. C

o r s in ia n a

.

* N.° 1365. L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. piccolo della seconda metà del sec.
X I V , composto di 90 car. a 2 col. , e in buon carattere tondo mez­
zogotico, con titoli in inchiostro rosso e iniziali a colori a ciascun
Canto; ogni Cantica ha in fronte una grande iniziale fregiala a
colori . E di mediocre conservazione; oltre a qualche bagnatura e
intignatura, le prime e le ultime carte sono restaurale, ma senza
danneggiare il testo. In fronte del Poema leggesi:
In dei nomine Ame. Hic dantis Alle'jherii de florencia liber pmus
Incip. uidelz inferni cantus et caplm pmuz.
Finisce sulla car. 89, e si legge al principio della 90.» questa
sottoscrizione :
Hic dei auxilio mediate sueqz mris iuuamine et totiu9 celestis cu­
rie triumphantis Dantis Allegherij de F lorentia egregii poete tertius
et ultimus cantus explicit scriptus per me Guidone Jacobi de pratoueti
( Prato Veteri) Susinane et F in itus an. mccclxxviij. Anno ab incarnatione
dni yhu xpi indictae sa die xcj. martij . . . .
Poi di mano più moderna :
E ra morto Dante adj 14 di settebe 1321. In Rauenna - Compe­
rato adi 10 dimarzo 1516 auri f. 108.

�184

CODICI ROMANI

Sull’ ultima car. verso l’ amanuense trascrisse l ' E p itaffio di
Dante di 14 versi che principia : Theologus Dantes. . . . con questo
titolo: E p itaffium quoddam supra tumulu Dantis Alligherij de Flo
rentia.
Sopra una car. bianca nel principio del Codice leggesi : Dante
donalo a S. Eminenza il Sign. t Cardin. Neri Corsini dal Sign.r
Abb. Lorenzo Pio Bonsi nell' anno 1749.

346

* C o d ic i R o s si, n.° 3 68. L a Divina C o m ­
m ed ia.
Codice membranaceo in fogl. piccolo del sec. X I V , di 101 car.
a 2 c o l., e in bel carattere tondo che pende al gotico, con titoli in
inchiostro rosso e iniziali a colori ad ogni Canto. È ben conserva­
to, tranne le prime due car., il cui carattere è roso e sbiadito,
perciò di lettura malagevole. Vi si riscontrano alcune annotazio­
ni e correzioni marginali e interlineari di mano più recente. In
fronte del Codice si legge: Incipit liber Dantis . . . . , e sull’ ultim a
car. verso sono gli otto versi seguenti svaniti in parte:
Egregii militis nobilissimi atque potentis
Sillicet decore . . . . fulgens claritate
Dicitur iste liber uocatus nomine pulcer
Dantus alligerius quem scrissit uere deuotus
Janes de parma lombardus gente lombarda
Q ui minimus seruus teneor ad omnia prontus
Obedire dicto ....................................... .....
Idcirco supernum michi del dnus paradisum.
Catal. Rossi, fac. 37.

347

*

C o d ici R ossi, n.° 5. L a D ivina C o m m e d ia.

Codice membranaceo in fogl. gr. del sec. X IV (1), ottimamen
te scritto in grosso carattere tondo mezzo gotico, composto di 9 i
car., con titoli e argomenti in inchiostro rosso ad ogni Canto . II,
fronte di ciascuna Cantica è una grande m iniatura, il cui soggetto
concerne al Poema , non male eseguila, ma quelle che precedono
l ' Inferno e il Paradiso soffrirono molto per l’ umidità; inoltre
| ogni Canto ha una vaga iniziale a oro e colori in cui sta uh ritrat­
to. Il Codice è assai ben conservato, se non che le car. 1, 19, 84
e 85 sono dimezzate; e parecchie altro si leggono difficilmente per
(1) Nel Catal. Rossi , fac. I , questo Codice è detto del sec. XV, ma io
lo credo del XIV.

�CODICI CORSINIANI

\&lt;35

la svanita scrittura. Il litoio del Poema non è possibile a leggere,
o si legge soltanto sulla car. 8 8 , dove finisce: Finis paradisi deo
gras Am. Sotto un’ altra mano e più moderna trascrisse l’ Epitaffio
di 6 versi di Dante: Jura Monarchia!..........a fronte del quale leg­
gisi : E p itaphiu dantis. Trovansi in questo Codice alcune annota­
zioni marginali e interlineari di due mani diverse e più recenti,
oltre ad alcune di mano dell’ amanuense nella sola Cantica del Pa­
radiso .
Le car. 89-91 del Codice contengono i Capitoli di Bosone da
Gobbio e del figliuolo di Dante che cominciano ciascuno con una
graziosa iniziale miniata e con questi titoli:
Incipit caplm editum p. dnuz Boxolum de eguhio ad totiuz come
die dantis in telligentiam .
Incipit caplm editum p dnm Petru filium ipius dantis ad declara
toem et intelligentià totius paterni opi s seu Voluminis.
Unite a questo Codice sono 2 car. di antica scrittura a 3 col.,
che contengono il principio del Tesoretto di Brunetto L a tin i.

348

* C o d ici R o s si, n .° 61 . L a D iv in a C o m m e ­
d i a , col C om ento di Jacopo della L ana.

Codice cartaceo in fogl. piccolo della fine del sec. X I V , com­
posto di 1V7 car., tre delle quali bianche nel line della Cantica
dell’ Inferno. Il lesto del Poema 6 scritto in grazioso carattere
tondo, ma quello del Comento che 1’ attornia è di altra mano e
assai cattivo. Il Codice, mediocremente conservato, manca di titoli
si nelle Cantiche come ne’ Canti ; ciascuno di essi ha una grande
iniziale fregiata a colori con rabeschi, di assai rozza maniera .
Il Comento unito al Codice m’ è sembrato quello nolo sotto no­
me di Comento Visconti, di cui feci menzione a fac. 618 del t. I ,
ma senza indicare questo Codice. Finisce con la stessa sottoscri­
zione che trovasi nel Codice della Laurenziana, Plut. XC Sup.
n.° 115. Segue il simbolo della fede in prosa italiana , e un com­
ponimento di 1 0 versi latini, di altra m ano, sotto a cui si leggo:
adi x viiij didicebre scripto. . . . 1401.
Il Codice termina con 2 car. contenenti varie rime scritte 3i
mano più recente, fra le quali è il sonetto di Dante: O me comun
chome chonciar ti veggio.
Catal. Rossi, fac. 7.

349

* N.°

607.

notazioni.

L a D ivina C om m e dia , con A n ­

�18 6

COPICI ROMANI

Codice cartaceo ili fogl. piccolo della fine del sec. X I V , o del
principio del X V , di 280 car. scritto in grosso carattere poco leg­
giadro ina facile a leggersi; con titoli e argomenti in inchiostro
rosso, e rozze iniziali fregiate a colori ad ogni Canto. E suff icien
mente conservato, ma i margini delle prime due carte sono molto
guasti. Le prime 16 car. del Codice vengono occupate da argo­
menti in prosa italiana sopra i 34 Canti dell’ Inferno (1); il Poema
incomincia sulla car. 17 con questo titolo:
Q ui comincia la comedia di dante alleghieri la quale ,
et in
questa prima parte de dannali.
Termina stilla car. 277, ove si legge soltanto: Expliciunt capi
tuia paradisi deo gratias ani. Stanno nelle car. 277-280 e la l e t ­
tera di Dante all' Imperatore Arrigo , e varj versi latini non con­
cem enti a Dante.
In questo Codice si riscontrano delle Annotazioni italiane al
Poema che non vanno oltre il Canto IV dell’ Inferno, e che uii
sono sembrale simili a quelle del Codice 56 della Corsiniana, cioè
un compendio di Jacopo della L ana. Nel testo delle ultime duo
Cantiche sono alcune trasposizioni.

350

* N.° 1 3 54. L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl, della fine del sec. X IV . di 180 car.,
di buona lettera in carattere tondo, e ben conservato, con titoli e
argomenti i11 inchiostro rosso , e iniziali fregiale a colori ad ogni
Canto. Si legge sopra una car. bianca nel principio del Codice:
Questo Dante E di Pierpolo di Michele di Vin Cenzio M arzi de Me
dicij; e sopra la stessa carta verso è scritta la parola Bracci.
Le car. 1 1 8 del Codice sono occupate dalla Vita di Dante del
Boccaccio , e le car. 1 9 2 0 dal Capitolo del figliuolo di D an te, in
fronte a cui si legge: Questo è uno Capitolo facto pio figliuolo di
Date. Nel quale breuissimaméte dichiara la in teçione di Dante nelle
sue comedie ciò e p Jacopo. Il testo del Poema incom incia sulla car.
21 con questo litoio :

Incomincia Laconmedia di Dante allighierj dafirece nella quale
( tratta ) delle pene et punizioni de vicij inpremio della virtù Diuisa
intra parti . . . .
Nelle ultim e tre car. è il Credo che fece Dante Allighierj.

351

* N.° 608. L a Divina C o mmedia.
(1) Il primo non si può più leggere, e il secondo comincia: Racconta
lautore nel secondo canto dellonferno che concio sic cosa . . . .

�CODICI CORSINIANI

Codice cartaceo in fogl. piccolo della prima metà del sec. X V ,
composto di 94 car., una delle quali bianca dopo la Cantica del
Purgatorio, scritte a 2 col. e in grazioso carattere tondo, con
titoli e argomenti in inchiostro rosso ad ogni Canto. Nel principio
dell’ Inferno è una grande iniziale fregiata a colori; quelle delle
altre due Cantiche non furono eseguite. Il Codice è ben conservato
, eccello qualche bagnatura e intignatura. Si legge in fronte
del Poema :
Comincia lacommedia di Dante Allegherij di Firenze, nella quale
tratta delle pene et punitione di vitij et demeriti et premii delle v irtù .
E nella fine del Codice:

Explicit liber paradisi dantis Allegherij de Florentia. Deo gra­
tias: — Tempore Regiminis Magnifici et nobili viri Bernardi de Bar
tholomeo de Gerardo Gerardi honorabili Capitanei A reatini. Ego
Niccolaus theotomeus dicti dni Capitanei sui Regimini Kocus Scripsi
et Compleui hoc opus dantis. die uero. xxj. mensis Nouembris M il­
lesimo. cccc.xxx.

352

* C o d ici R o s s i, n.° 56. L ’ Inferno e il Pur­
gatorio, col Comento di Jacop o della L an a.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 163 car. a 2 col., una
dello quali bianca dopo la Cantica dell’ Inferno, senza titoli nè
alle Cantiche nè a’ Canti, e col luogo delle iniziali in bianco. Il
lesto è scritto in grazioso carattere tondo, e il Comento in m in u ­
tissimo carattere corsivo. È ben conservato, salvo la prima c a r .,
ch e lievemente lacerata , e l’ ultima macchiata dimoilo; inoltre
manca della fin e , e termina col Canto X X X I I del Purgatorio.
Nella fine del Comento dell’ Inferno leggesi :
Compiuto nellianj del nostro signore yhu xpo Mcccc° lx iiij adi. v.
denouembre.
Due annotazioni marginali di mano assai moderna sulle car.
37 e 66 attribuiscono questo Comento dell’ Inferno a Francesco
da Buti (1), ma è uno sbaglio. Il Comento delle due Cantiche è
di Jacopo della L a n a , con una compilazione ora diversa , ora

(1) Una delle due annotazioni dice: Da questo luogo si conosce il pre­
sente Comento esser di Francesco da Buti allegato dal Landino nel suo
Comento sopra questo medesimo passo. La stessa mano scrisse nella pri­
ma car. del Codice: Il presente Comento credo esser iti Francesco di Lan­
dino in questa prima cantica . . . . Volle probabilmente scrivere France­
sco da Buti, perchè il Landino chiamossi Cristoforo.

�1 88

CODICI ROMANI

compendiala. Io omisi di fam e menziono nel cap. del primo tomo
assegnato ai Codici del Comento di Jacopo della L a n a .
Catal. Rossi, fac. 6.

353

%

* N.” 610. La Divina Com m edia.
Codice cartaceo in 4. del sec. X V , di 226 c a r ., assai bene
scritto e conservato, con titoli e argomenti in inchiostro rosso , e
con iniziali fregiate a colori a ciascun Canto. L’ ultimo Canto del
Poema è imperfetto, mancando le car. 219 e 2 2 0 , e finisce col
verso 18. Si legge soltanto in fronte del Poema: C. p° Inferni.
Car. 221. Questi sono i uersi della sepoltura di Dante che fece
Messer franciescho petrarca poi. È l' Epitaffio di 6 versi che comin­
cia : Ju ra Monarchie. . . .
Car. 2 2 1 2 2 3 , i Capitoli senza titolo del figliuolo di Dante e di
Bosone da Gobbio.
Car. 226. Quessti sono iuersi della sepoltura didante prima posti.
È l’ Epitaffio di 6 versi che principia: Inclita fama . . . .
Nella fine del Codice si legge:
Copiato echonpiuto pme giovannj didomenicho dangnolo bruzzi
pplo di sanfelice Inpiazza difirenze ogi qsto di xxv daghosto 1478.
Chillo leggie p sua cortexia
p quelli citello scrisse prieghi m aria.
Sul verso interno della coperta del Codice si legge: Questo libro
edi dangnolo et domenichj frategli et figliuoli di Giouannj didomeni­
cho dangnolo bruzzi. — Euene da poi in mateo dagnollo matt e j.—.
E ogi è di benedetto mattej erede di detto matteo mattej.

354

* N.° 609. L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in 4. piccolo del sec. X V di car. 271, Ire dello
quali bianche, di assai buona lettera e ben conservato , con titoli
in inchiostro rosso e iniziali fregiate a colori a ciascun Canto. L a
prima car. si adom a di una grande iniziale e di un fregio a oro e
colori, e a piò vedesi uno stemma, il cui mezzo rimase bianco.
Noterò che il Poema non è , secondo l’ uso comune, diviso in irò
Cantiche, ma in 10 0 Capitoli, In fronte del primo si legge: I n
chomincia. Dante. Capitolo. 1 . , e nella fine dell’ ultimo alla
car. 239 :
Finita tucta lacomedia di Dante allighieri difirenze Amen. — F i
nita la terra chantica di dante alighieri dafiorença chiamata para­
diso deo gratias.

�CODICI CORSINIA

N

I

1

8

9

Il rimanente del Codice comprende i componimenti che ap­
presso .
Car. 240. Inchomincia ladivisione dituto ildante Tocchata sotto
breuità. Ca. 101. È il Capiioio in verso attribuito a un figliuolo
di Dante.
Car. 243. Inchomincia Lechiose sopra laprima chanticha di Dante
chiamata linferno. Ca. 10 2 . Sono 8 de’ Capitoli della sposiziono
in verso di Mino d' Arezzo ( di che trattai a fac. 223 del primo
tomo, ma senza mentovare questo Codice ), cioè 4 per la Cantica
dell’ Inferno, 3 pel Purgatorio ed uno pel Paradiso. Si legge nel­
la fine: Expliciunt glose Dantis .
Car. 266. Inchomincia latauola ditucto il Dante. È in tre Capi­
toli. Il primo appartiene ad una sposizione anonima in verso
della Div. Commedia che ricordai a fac. 230 del primo tomo , co­
me esistente nel Codice Laurenziano, Pluf. XC S u p ., n.° 133: gli
altri due alla predetta sposizione di Mino d'Arezzo. Leggesi nella
fine: Explicit tabula Dantis.

5
3
N.° 12 17 La Divina Comm edia.
Codice cartaceo in fogl. piccolo del sec. X V , di buona lettera
e composto di 234 c a r., senza titoli nè argom enti, e con iniziali
fregiate a colori a ciascun Canto. È ben conservato, salvo che
manca del principio di ciascuna Cantica per essersi tolto via una
o due carte. L ’ Inferno comincia col verso del primo Canto: In
tutte parli impera , e quivi regge; il Purgatorio col verso del primo
Canto: Poscia rispose lui, da me non venni; il Paradiso col verso
del primo Canto: E si come secondo raggio suole.

5
*3
6
N.° 13 68. L ’ Inferno di D ante, con Co
m e n t o , parte di Francesco da Buti , e parte
di Jacopo della Lana.
Codice cartaceo in fogl. piccolo del sec. X V (1), di 222 car. ,
con titoli in inchiostro rosso e iniziali a colori per ciascun Canto,
ma senza titolo preliminare; il testo della Cantica dell’ Inferno è
incluso interamente nel Comento. 11 Codice è di lettera mediocrem
a di sufficiente conservazione .
Una nota di mano moderna unita a questo Codice dice: Il
Comento di Francesco da Buti segue a tulio il Capitolo X X IV
(1 )
sec. XIV.

Sulla costola del volume fu impresso per isbaglio, credo, ch 'è del

�190

C ODICI ROM ANI

dell'Inferno non interamente compilo . Ripiglia poi il medesimo Capi
tolo 2 4 e segue sino alla fine dell' Inferno col Comento che si dice di
Benvenuto da Im ola, ma è mollo alterato, e in molli luoghi è mi­
gliore della stampa : e questo Comento è di Jacopo della Lana (1).
Le car. 213-222 del Codice contengono la Vita di Dante di
Leonardo Aretino. Sulla car. 12 2 verso sono i due E p itaffi in 6 versi
di Dante che cominciano: i nclita fama . . . . Ju ra Monarchioe. . . .
poi .una prosa italiana di 15 righe ch' è una imprecazione contro
Firenze per l' esilio di D ante.
I
Codici della Corsiniana furono almeno in parte consultati dal
Lombardi per la sua ediz. del 1791, e il Sicca ne reca le varianti
di olio nella R ivista delle Varie lezioni della Div. Com. (2). lutine
ho veduto nella libreria del sig. Cerroti, sottobibliotecario della
Corsiniana, un esemplare della Div. Com. , sul margine del quale
ha comincialo a notare le varianti de’ Codici della Corsiniana.

IV . A n g e l ic a .

N.° T . 6 . 22. L ’ Inferno e i1 Paradiso di
Dante.
Codice membranaceo in 4. del sec. X IV , in carattere mézzo go­
tico e a 2 col. Il De Romanis che Io consultò per la sua ediz. di Ro
ma, 1820, cosi ne discorre: Curioso é assai questo Codice, perché
piegasi l’ ortografia al dialetto Romanesco, o Pugliese, senza alterare
in minima parte la vera lezione Toscana : antichissimo d'altronde e
correttissimo. Parecchie varianti di questo Codice furono edile dal
Sicca nella Rivista delle varie lezioni della Div. Com.
Essendo stalo qualche anno fa involato questo Codice all’ An­
gelica , non posso fam e più precisa descrizione. Un facsim ile
de’ primi due versi del Canto V II dell’ Inferno fu pubblicato da
Gaetano Cardona in un opuscolo citato alla fac. 717 del t. 1.

(1) Omisi di registrare questo Codice nel cap. del primo ionio, asse­
gnalo ai codici del Comento di Jacopo delta Lana.
(2) Egli ha talvolta per errore indicalo i n.' 1365 e 1217 sotto i n.i 1265
e 217. Neiiy Prefazione dell’ ediz. di Firenze 1837, invece del n.° 608 è po­
sto 508 , e di più si cita un codice, 1262, che non h o saputo riscontrare
nella Corsiniana.

�CODICI ANGELICI

&lt;01

Prefazione degli edil. ili Padova 1822, e di Firenze, 1837 ; — Ediz.
di Londra 1842, IV. 50 ; — Carteggio astronomico del Barone di Zach,
X. 376.

358

* N.° S. 2. 9. La Divina C om m edia.

Codice membranaceo in fogl. gr. della fine del sec. X IV , di
96 car. a 2 c o l., ottimamente scritto in carattere tondo e conser­
vato del pari, con titoli e argomenti in inchiostro rosso e iniziali
fregiate a colori a ciascun Canto; la prima car. di ciaccona Canti­
ca si adom a di una grande iniziale e di un fregio miniato a oro o
colori, e nell’ interno della prima sono figurali Dante e Virgilio.
Nelle prime 4 car. del Codice sla una Tavola scrina a più colonne,
in fronte a cui leggesi :
Questa è una tauola plaquale sipuò hábilmente trouar qualunch
nomi o cosa autetica dellibro didante. Et debbesi intende i qsto mo.
cioè eh la pma f igura segna in quale libro laseconda segna in qual
canto, laterza segna in quale parte diquel canto.
Si legge in fronte della qu in ta ca rta:

Q ui comincia lacommedia di dante alighieri difirençe. doue tratta
de le pene et punimenti deuitij . . . .
E nella fine del Poema sulla car. 88 :
Q ui finisce lacommedia didante allighieri di Firenze. iddio nabina
lode et grafie. Am.
Le ultime olio car. del Codice sono occupate dalla sposiziono
in verso e in undici capitoli della Div. Com. dettala da Mino Vanni
d’Arezzo, di che ragionai a fac. 2 2 t del primo tomo, ma senza
mentovare questo Codice. Ella non ha titolo nè sottoscrizione, e
m ’ è sembrata di mano diversa, sebbene poco più moderna. Que­
sto Codice proviene dal cardinale Passionei, la cui cifra si scorge
a piè della prima carta.

359

* N.° S. 2. 10. La Divina Comm edia.
Bel Codice membranaceo in fogl. della fine del sec. XIV , che
m’è parso più antico dell’ antecedente, di 92 car. ottimamente)
scritte in grosso carattere tondo un po’ gotico e a 2 c o l., con titoli
in inchiostro rosso e iniziali fregiale a colori per ogni Canto, e in i­
ziatene a ciascuna terzina. Nella Cantica dell’ Inferno sono argo­
menti latini in inchiostro rosso che mancano nelle altre due Can­
tiche. In fronte della prima car. si vede una gran miniatura che
figura Dante nella selva inseguito dalle Ire fiere e incontralo da
V irgilio. Inoltre trovasi in fronte di ogni Canto d ell'Inferno una
piccola miniatura alla 2 pollici, larga 3 incirca; nelle altre due

�19 2

CODICI ROMANI

Cantiche il luogo loro assegnalo rimase in bianco. Queste figure
sono più notabili dal lato dell’ invenzione che da quello del dise­
gno e del colorito. In fronte del Poema si legge:
Incipit cantus primus inquo prohemiçatur ad lotum opus.
Manca di sottoscrizione finale ed è seguilo da' due Capitoli
senza litoio del figliuolo di Dante e di Rosone da Gobbio. Il Co­
dice è ottimamente conservato, e anche adom o di antica legatura
in marrocchino con borchie. Questo e il Codice precedente hanno,
secondo il p. Ponta che gli esaminò, una lezione ordinaria , e per
niun conio nolabile.
b ib l io t e c h e p r iv a t e .

I. B ibliot eca A lbani .

* La Divina C o m media , con postille latine.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 205 car. , di buona
lettera in carattere tondo e ben conservato, con titoli e argomenti
Ialini in inchiostro rosso e iniziali a colori ad ogni Canto. Ciascu­
na Cantica principia con una grande iniziale fregiata a oro e co­
lo ri. Le prime quattro car. sono occupate dal Capitolo della No­
biltà di Firenze (di Antonio Pucci), la quinta è bianca, e in fronte
della sesta che a piè ha uno stemma, si legge:
In c ip it Uber Illustrissimi Poete Dantis Aligerii Florentini. Qua
liter uolebat pervenire ad perfectionem virtutum et fuit impeditus
atribus bestiis significantibus tria vitia. S. Auaritiam . luxuriam et
Superbiam . . . .
E nella fine del Poema, sulla car. 201 :
Explicit liber Illustrissimi poete dantis Aligerij Florentini. Scri
p tus p. me Johànemantonium taranicrisem in Castro Stronconi Anno
dni M illo cccclxv.
Nelle ultime 4. car. sono i Capitoli del figliuolo di Dante e di
Rosone da Gobbio con questi titoli :
Incipit quedam repilogatio super totam comediam dantis facta p.
dnm petrum genitum dei dantis vz post eius obitu.
Expositio domini Busonis de Eugubio super totam Comediam pre­
libati Dantis.
In questo Codice trovansi annotazioni marginali latino di altra
inano ma del medesimo secolo. Elle non sono molte, e si riscon­
trano massimamente ne’ primi Canti di ciascuna Cantica.

�CODIC I ALBANI

se*

193

* La Divina Commedia , con Postille.
Codice cartaceo in 4. del principio del sec. X V , di 238 c a r., di
buona lettera e ben conservato, con iniziali a colori per ogni
Canto, e lunghi titoli in inchiostro rosso a ciascuna Cantica. La
prima car. recto del Codice contiene una non breve chiosa sul p ri
mo verso del Poema, d’ altra mano e più recente, e sul verso l’ in­
dicazione del tempo della nascita e morte di Dante, scritta nel
1579 da Michelangelo Massarello. Nelle car. 2-4 sono varie cita­
zioni del Poema con note dichiarative, e nelle car. 5-11 i Ca p i
toli senza titolo del figliuolo di Dante e di Bosone da Gobbio . A
piè della car. 1 1 si legge:
Incomincia la chomedia di Dante allighieri d i fiorenza . Nel
qualle tracia delle penne et imminenti de Vicij . . . .
E sulla car. 12, ove comincia il Poema :
Dantis aligherij fiorentini Poete exhimii liber primus incipit feli­
ci ter.
Il Codice è mancante nella fine, e termina col verso 48 del
Canto X X V I I I del Paradiso. Esso è accompagnato da brevi anno­
tazioni marginali di altra mano ma poco più recente, italiane nel
l’ Inferno, e latine nelle altre due Cantiche ; e queste paiono al p.
Ponta cavate dal Comento di Benvenuto da Imola.

II. B arberina .
2* N.°
6
3

2191. La Div. C om m edia, col Comento
italiano sopra l’ Inferno di Jacopo di Dante ,
e sopra il Purgatorio e il Paradiso di Jacopo

delia Lana.
Codice cartaceo in fogl. piccolo della seconda metà del sec.
X I V , coti una grande iniziale fregiala a colori nel principio, e
inizialette a colori dentro al Comento. Ciascuna Cantica ha una
numerazione da sè; l’ Inferno è di 66 c a r ., il Purgatorio di 104,
il Paradiso di 11O. È di buona lettera ma di due mani diverse, 0
ben conservato, tranne la prima car. della Cantica del Paradiso
ch’ è dim idiata. II testo sta dentro al Comento. Le car. 1 6 scritto
in inchiostro rosso contengono Rubriche della prima parte deliaco
inedia didante della ninferno fatte pio nobile poeta mess. Giouanj boc­
cacci cipatidino difirence. (Vedi il t. I , fac. 2 3 1). Sim iglianti

�CODICI ROMANI

rubriche stanno in fronte alle altre due Cantiche. Le car. 7 e 8
sono bianche, e nella nona si legge:
Inchominciano lechiose sopra lonferno didante alleghieri chap. p.°
Nella fine del Codice sono gli Epitaffi di Dante Ju ra Monar­
chie . . . . Inclita fam a. . . . l’ ultimo de’ quali è di 9 versi, indi
leggasi : 6618 annj è che dio fece adaz ifino al 1386.
Il Comento sopra l’ Inferno senza nome di autore contenuto in
questo Codice è di Jacopo di Dante, simile a quello del Codice 1718
della Barberina, senonchè manca di proemio, e comincia con la
prima chiosa. A lla vera sposinone di questo principio . . . .
I l Comento poi delle u ltim e due Can tiche è di Jacopo della
L a n a , e ne parlai a fac. 607 del prim o tom o.
Sopra una car. bianca membranacea nel principio del Codice
si legge: D i Carlo di Tommaso Strozzi, indi seguono queste duo
annotazioni di inano al tutto moderna ed erronee ambedue:
« Questo commento non è del Boccacci come ci vuol far credere
questa carta, ma è di altra ignota penna, né lo stile nè i concetti sono
a paragonarsi a' modi di quello scrittore il quale non sariasi perduto
in tante eresie ». Ma nel Codice sono al Boccaccio attrib uite le R u ­
briche in prosa so ltan to , e non il Com ento.

a Le due ultime cantiche del Purgatorio e del Paradiso sono il
Comento di Benvenuto da Imola volgarizzato, ed è lo stesso che lo
stampato per Vindelino da Spira /’ anno 1477 in Venezia. » Il Co
mento dell’ ediz. del 1477, attribuito falsamente a Benvenuto da
Imola in più Codici, non è già traduzione del suo Comento latino.
Lettera del Rezzi, fac. 1112.
363

* N .°

1 5 3 4. L a

D iv in a

C o m m e d ia .

Codice membranaceo in fogl. gr. del sec. X I V , di 138 car.,
egregiamente scritto in carattere tondo e ottimamente conservato,
con titoli e argomenti in inchiostro rosso , e iniziali fregiate a co­
lori per ciascun Cauto. Ogni Cantica principia con una grande
iniziale dipinta, il cui soggetto interno si riferisce al Poema. In o l­
tre la prima car. del Codice si adom a di un ricco fregio a oro e co­
lori, e a piè vedesi uno stemma sorretto da due angeli. La car. 92
è slata rifatta da mano più moderna. Si legge in fronte del Poema :
Canto primo della prima comedia di datile inclito poeta fiorentino
detto Inferno doue lautore fa proemio atucta lopra. . . .
E nella fine :

Qui finisce il terzo et ultimo libro di dante alighieri difireçe Ne
laquale tracia debeati che sono i paradiso. Deo gràs.

�CODICI HAItULHl.M

19 5

* N °. 2 192 . La Divina Commedia , col Co­
mento di Jacopo della Lana.
Stupendo Codice membranaceo in fogl. gr. della fine del sec.
X I V , con titoli in inchiostro rosso, ottim am ente scritto in grosso
e bel carattere tondo un po’gotico, e di pari conservazione; ciascu­
na Cantica ha una numerazione da sè con num eri rossi, cioè l’ Inferno
C L X V I c a r ., e più due bianche in fin e ; il Purgatorio
C X L V I , e il Paradiso C L X X X V I . Il testo del Poema sta dentro
al Com ento interam ente. Ciascuna Cantica principia con due gran­
di e belle in iziali m iniate con rab e sc h i, poste la prim a in fronte
del Proemio del Comento , la seconda in fronte del Poem a; il sog­
getto interno di esse concerne al Poem a, e nell’ Inferno la prim a
figura Dante seduto che tiene in m ano il Poema, e la seconda Dante
nella selva inseguito dalle tre fiere. Inoltre vi sono in iziali fregiale
a oro e colori ad ogni Canto, ed altre iniziali solamente a colori
ad ogni paragrafo del C om ento.
Il Codice principia con una car. non num erala contenente una
tavola de’ Canti del Poem a, scritta a 2 co l., e con questo titolo:
H ec funi cantica pini libri iferni . In fronte alla seconda , ove inco­
m incia il Com ento, si legge soltanto: Incipit primus cantus inferni.
E nella fine del Codice:

Explicit glosa seu expositio super comediam Dantis allegherij de
f lor entia composita per discretum theologum magistrum dominus fran
ciscu de petrarchis de florentia nec no unicum poetam mundi lauree
corona coronatum deo gratias. amen.
Seguono la protesta del Com entatore che principia : La sopra
scripta exposicione . . . . , il piccolo Credo , e finalm ente queste pa­
role: Fallo fine pia laudetur uirgo maria.
Erronea del tutto è la sottoscrizione precedente; il Comento
u nito a questo Codice non è del Petrarca, ma si di Jacopo della

Lana, tale e quale trovasi impresso nell’ ediz. di Vindelino, e di
cui feci menzione a fac. 601 del prim o tom o. E ciò fu pienamente
dimostralo dal sig. Rezzi nella sua Lettera al Prof. R otini, fac. 6
11 (1). E gli aggiunge che buona è la lezione del Poem a, e degnis­
sima di essere consultata.

* N.°

1 538. La Divina Commedia.

( 1)
A fac. 3940 reca un tratto di questo Comento con a fronte quello
dell' ediz. di Vindelino.

�196

CODICI ROM ANI

Vaghissimo Codice membranaceo in 8 . piccolo della line dei sec.
X IV o del principio del X V , di ottima lettera in carattere tondo
m ezzogotico, e conservato egregiamente, con titoli in inchiostro
rosso, ed inizialette fregiate a colori ad ogni Canto; inoltre gran­
di iniziali con rabeschi sono al principio di ciascuna Cantica. Nel
principio del Poema si legge:
Incipit prima cantica comedie excellentissimi poete Datis Alagherij
fiorentini continens cani, triginta quatuor.
E nella line :
E x p licit comedia poeto Datis.
366

* N.° 2 1 9 0 . L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. della fine del sec. X I V , o del
principio del X V , ottimamente scritto a 2 col. e in carattere tondo
mezzo gotico, e di bella conservazione, con titoli in inchiostro
rosso e iniziali fregiate a colori ad ogni Canto. Ciascuna Cantica
incomincia con una grande iniziale m iniata, e si legge in fronte
della prima :
Incomincia ilprimo Capitolo del ninferno il quale tracia.
Termina senza sottoscrizione veruna.

367

+ N.° 1 555. L a Divina Commedia.
Bel Codice membranaceo in fogl. del principio del sec. X V , di
208 c a r ., con titoli e argomenti in inchiostro rosso e iniziali fre­
giate a colori ad ogni Canto, di buonissima lettera in carattere
tondo, ed ottimam ente conservato. La prima car. è occupala da
una Tavola del primo verso di ciascun Canto nelle 3 Cantiche , e
la seconda da un componimento di 16 versi scritto in grosso carat­
tere tondo mezzogotico che principia : Sempre si disse che un fa
danno a cento; sotlo si legge questa nota: Ste liber Dantis est mei
Jacopi filippi ser Landi de castro focognano civis Aretij. Scriptus mea
propria manu duz eram In Burgo sancti sepulcri. Sub anno dni M il­
lesimo quadringentesimo decimo nono. Indictione decimatertia. Tpr
sanctissimi in xpo patris Dni M artini divina providentia Pape quin­
ti. Nelle car. 5 verso—7 sono i Capitoli di Bosone da Gobbio e del
figliuolo di Dante col titolo :
Canto di Messer Bosone da Vghobbio sopra la expositione et diui
sione de la Comedia di Dante aldeghieri da firençe . . . .
Canto di mis'r Piero di Dante nelquale sub breuità expone et divide
la maravigliosa comedia del suo venerabile et glorioso padre Dan­
te aldighieri da firençe . . . .

�CODICI BA R B E RIN I

197

I l Poema incomincia sulla car. 8 con questo titolo:

Comincia la comedia di Dante alleghieri di Firenze nella qual
tracia delle pene et punimenti de' uicij . . . .
Sotto a questo titolo è una grande miniatura che occupa circa
un terzo della faccia, e che figura Dante nella selva inseguito dal­
le tre fiere . Ancora la detta car. contiene una grande iniziale d i­
pinta a oro e colori con rabeschi, dentro a cui vien figuralo Dan­
te che tiene in mano il suo Poema; e a piè vedesi uno stemma,
nel campo del quale sono 8 palle dorale. Miniature e iniziali si­
mili stanno in fronte di ognuna delle altre due Cantiche; la m i­
niatura dell’ ultima rappresenta la corte celeste, e a piè Dante e
Beatrice in ginocch ione. Il Poema finisce sulla car. 207 con que­
sta sottoscrizione:

Explicit Liber Paradisi Dantis Allegherij Poete Eximij de Flo
rentia. Deo Gras: Amen. Anno. M . cccc° xviiij.0 Die xxx. mensis
Maij .
Le car. 208.a ed ultima è occupata dal Credo di Dante in ca­
rattere più piccolo e col titolo seguente :

Risposta eh fece Dante Alleghieri qn glifu apposto da uno maestro
di Theologia nelle pii di lombarda eh egli era eretico nella quale egli
dimostra esse vero xpiano et comincia cosi.
36S

* N.° 1256. L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in Cogl, piccolo del principio del sec. X V , di
2 2 4 c a r ., con grandi iniziali fregiate a colori a ciascuna Cantica o
piccole ad ogni Canto; è scritto e conservato assai' bene, eccello
più car. che sono restaurale. Manca di titoli si nelle Cantiche co­
me ne’ Canti, e si legge soltanto nella fine:

E xplicit tertia et ulta cantica conmedie dantis allegerij quoe dicit
ur paradisi deo gratias amen.
369

* N.° 1 5 36. L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in 4. del principio del sec. X V , di egregia
lettola in carattere tondo, e ottimamente conservato, con titoli e
argomenti in inchiostro rosso, e inizialette fregiate a colori ad
ogni Canto. Ciascuna Cantica principia con una grande iniziale
dip in ta , e quella posta sulla prima car. figura dentro Dante che
tiene in mano il suo Poema. Essa car. si adom a di un vago fregio
a oro e colori, e a piè ha uno stemma il cui mezzo fu cancellalo.
In fronte del Poema si legge:

Comincia lacchomedia didante alleghieri difirence nelquale tratta
dellepene epunimenti deuicij edemeritj epremij delleuirtù.

�19 8

CODICI ROMANI

E nella line :
Finito illibro didante alig h ie ri eliprence il quale mori nella
Cipta di Ravenna il didisanta croce adi x iiij delmese disettembre
anni dominj Mcccxxj0 lacui anima Requiescat impace deo gratias
Amen.

* N.° 2 3 7 9 . L ’ Inferno di Dante.
Codice cartaceo in fogl. picc. del principio del sec. X V , di 35
cor. a 2 c o l., con titoli in inchiostro rosso e iniziali a co lo ri, di
assai buona lettera in grosso carattere, e ben conservato. La prima
car. scritta in inchiostro rosso è occupata da una Tavola degli ar­
gomenti de’ primi I I Canti dell’ Inferno; il Poema comincia sulla
seconda senza titolo preliminare, senonchè in fronte si legge: Al
nome di dio Amen. E nella fine:
Explicit prima pars Comedie dantis aliar/eri] in qua tractatu e de
i fernis .
Un’ annotazione sull’ ultima car. verso dice: Questo libro è delle
donne di sco nofri del terço ordine di sanfrancescho detto fulingnio
ala por la afaenza.

* n . ° 2 1 9 6 I l Paradiso di D an te, col C o m
ento detto l ' Ottimo.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di lettera ordinaria ma
di buona conservazione, adom o di rozze iniziali a colori. Contie­
ne la sola Cantica del Paradiso con un Comento marginale ch’è
dell’ Ottimo ( Vedi il t. I . fac. 632). In fronte del Codice si legge;
A l nome didio . . . . ichomi cia Indisposizione sulla terza comedia
di dante alighieri.
E nella fine:
Explicuit glose fce sup. tertia comedia dantis, allegherij Florentinj
q. dicit. paradisus et script, p. me nastaxi giuliani olim nataxi civem
Florentm finit. die primo mentis februarij m cccc lxv.
A questa sottoscrizione succede il piccolo Credo.
Lettera del Rezzi, fac. 22.

372

* N.° 1 5 37 . L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in 4. del sec. X V, di buona lettera in ca­
rattere tondo, e ben conservato, con iniziali a colori ad ogni Can­
to , e con una grande iniziale fregiata a colori con rabeschi a cia­
scuna Cantica. La prima car. si adom a di un ricco fregio a oro e
colori, e a piè ha uno stemma, il cui interno è cancellato. Il

�C ODICE

199

BORGHESE

Poema sta senza titoli sia nelle Cantiche, sia ne’ Canti, ed è man­
cante nella fine: termina col verso 57 dell’ ultimo Canto del Para­
diso. Sul verso interno della coperla leggesi : lo Celso C i t t a d i n i ho
comprato questo Dante lire sei quest' anno 1624 . . . .

73* N.° 2840. L ’ Inferno e il Purgatorio, con
Comento latino di Matteo C hirom onio.
Codice cartaceo in fogl. del principio del sec. X V I I , di buona
lettera in carattere corsivo, e ben conservato. Il testo del Poema
posto in mezzo alla faccia è attorn iato da un Comento latino;
1' uno e l' altro cessano al verso 63 del Canto X X V I del Purgato­
rio. In fronte al Poema si legge :
Dantis Al digherij Florentini poetae clarissimi Comedia incipit fe
liciter diuisa in tres partes principales quae centum cantus continet.
E nel fine della Cantica dell' Inferno:
Finii prima Cantica Comedie Dantis Aldigherij Ciuis Floren­
tini p. me Mattheu, Chiromonu (1 ) Civé faventinu die vj septembris
M C C C C L X I.
Segue il componimento in versi latini che principia: Jamque
domos stigias . . . . In questo Codice sono, oltre al Comento margi­
nale che non è molto copioso, alcune Annotazioni interlineari.
Pare, stando al Rezzi ( Lettera al Prof. Rosini, fac. 3 1 3 3 ) che
Matteo Chiromonio avesse dinanzi 0 adoperasse il Comento latino
di Benvenuto da Im ola, da lui compendiato, aggiungendo qua e
colà poche chiose di sua fattura .
I I I . B ibl . d e i . P rincipe B orghese . (2)
374

734
* L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. gr. della fine del sec. X IV , di 90
car. , di bella lettera in carattere tondo mezzo gotico e a 2 col. ,
con titoli in inchiostro rosso, con inizialette fregiate a colori ad
ogni Canto; una più grande sta nel principio di ciascuna Cantica .
Esso è ben conservato, senonchè le prime 4 car. furono restau­
rale, e le car. 5 a 7 e 10 a 13, che mancavano, sono state rifatte da
mano moderna. Sopra una car. bianca nella fine del Purgatorio
s’ incominciò a delincare rozzamente in penna due scudi che hanno
(1) Il M ittarelli e il Tiraboschi lo chiamano Chironio.
(2) Se ho potuto descri\ere questo Codice accuratamente, il debbo alla
cortesia del sig. Variare III, bibliotecario della Borghesiana.

n

14

�200

CODICI ROMANI

negli angoli le santo chiavi enei mezzo quattro palle, stemma,
come pare, di papa Leone X de’ Medici. In fronte al Poema si
legge soltanto:
Incipit primus cantus inferni .
Questo è probabilmente il Codice Che dissi, a fac. 493 del t. f ,
essere stato del conte Seriorio Seriorii gentiluomo Modenese , per­
chè l’ ultima car. redo è occupata dalla seguente annotazione di
altra mano e del sec. X V :
c: Compose questo famosissimo poeta dante uno libretto in gra
matica latina al tempo dello imperadore arigo di I oziti borgo che
fu coronato a rom a anno mcccxxj da tre cardinali di papa cle
mente iiij e chiamossi e chiama monarchia, il quale libretto d i
vide in tre parti per che muove et solve tre quistioni overo du
bij. prima muove se a bene essere del mondo è necessario et
utile essere imperio r et con molle et sottili ragioni logicali d i
fi spulando conchiude et pruova di s i. secondamento prociede et
con molti argomenti storiografi dimostra dovere di ragione ot­
ti tenere Roma il titolo dell’ onperio . terzo ed ultimo pruova per
sottilj et belli argomenti theologici l' auctorità dell’ omperio i m
mediatamente prociedere da dio. et non mediante alcuno suo
vicario come vogliono i pastori et prelati sostenere per loro van­
tagio. I quali possono tanto ogi Nel mondo che questa operet
ta di dante non si p raticha Ne divulga per non dispiacere loro
Ma ella è fondala et composta da grande intelletto et profonda

o

a

8
ti

scienzia.
« Et noli chi leggiera qui che trovandomi Io scrittore a Tra
panj di Cicilia, ed avendo visitato uno vecchio uomo pisano,
perchè avea fama per tutta Cicilia d’ intendere molto bene la
commedia di Dante, e con lui ragionando e praticando sopra
essa commedia più volte, e di più cose, questo tale valente u o
mo mi ha dello cosi : Io mi trovai una fiata in Lom bardia, e
visitai Messer Francesco Petrarca a Milano ; il quale per sua
cortesia mi tenne seco più di . E stando uno di con lui nel suo
studio, lo domandai se v’ avea il libro di Dante, e mi rispose di
si: sorge, e cercato fra suoi lib ri, prese il sopradetlo libretto
chiamato Monarchia, e gettollomi innanzi. A che io veggendol«
dissi, non essere quel che io domandava, ma che io domandava
la commedia. Di che allora messer Francesco mostrò mera v i.
gliarsi, che io chiamassi quella commedia libro di Danto. E do
niaudommi s’ io teuea che Dante avesse fatto quello libro : e d i­
cendogli di si , onestamente me ne riprese, dicendo che non

�CODICE CAETANI

201

« vedeva che per un umano intelletto senza singolare aiuto dello
Spirito Santo si dovesse potere comporre quella opera ; conclu
dendo che a lui parea che quello libro di monarchia si dovesse
e potesse b ò ne intitolare a Dante, ma la commedia piuttosto
allo Spirito Santo che a Dante. Soggiungendo ancora e dicen
domi: Dimmi , tu pari vago e intendente di questa sua com me­
dia ; come intendi tu tre versi che pone nel Purgatorio, dove
pone che messer Guido Guinizzelli «la Lucca (1) domandi se
quivi era colui che disse: Donne che avete intelletto d’amore; e
Dante disse : E t io a lui : Io mi sono un che quando — Amor
mi spira, noto, et in quel modo — Che dieta dentro vo signifi
cando? Dicendo messer Francesco: Non vedi tu che dice qui
chiaro : che quando l’ amore dello Spirito Santo lo spira dentro
al suo intelletto, che nota la spirazione, e poi la significa secon
do che esso spirilo gli dieta e dimostra? Volendo dimostrare
che le cose sottili e profonde, che trattò e toccò in questo libro,
non si potevano conoscere senza singolare grazia o dono di Spi­
rito S anto . »
Ancora osserverò che, secondo una nota unita al Codice, leg
gevasi sopra l’ antica sua coperta questa annotazione: Mc ccxxi a

di x di settembre passò di questa vita Dante Allighieri poeta fiorentino
che mori a Ravenna, e là seppellito a frati minori, et nella sepultura
molto honorato. Idio habbia havuto misericordia dell'anima.
IV . B ibl.

del

D uca

*

di

P r in c ip e C aetani
Se r m o n e t a .

L a Divina Commedia , con Postille latine

attribuite a M a rsilio F ic in o .
Vaghissimo Codice membranaceo in 4. picc. del principio del
sec. X V , di 234 c a r ., di bellissima lettera in carattere tondo, e
ottimamente conservato, con iniziali a colori, titoli in inchiostro

( 1) Il p. Ponla che fece di pubblico diritto quest' annotazione a fac. 6

1 del suo Nuovo esperimento sulla principale allegoria delta n. C., ag­
giunge:
Il manoscritto ha Guido da Lucca, ed in margine Guinizzelli;
ma la dimanda toccata in questo luogo essendo di Bonagiunta da Lucca,
è certo che sia lo scrittore, sia il postillatore, immischiarono per fallo di
memoria i nom i, e che ivi si ha da leggere correttamente Bonagiunta
da Lucca. ■

�202

CODICI ROMANI

rosso ad ogni Canto, e con iniziali fregiale a oro e colori a ciascu­
na Cantica. In fronte si legge a inizialette:
Incipit prima cantica Dantis aldigherij poetae fiorentini.
E nella line:
Explicit tertia cantica Dantis aldigheri poeta; fiorentini qvi dici
tvr paradisvs a mmen.
Questo Codice racchiude, cominciando dal Canto I I I dell’ Inferno
, postille latine m arg inali, di altra scrittura e un poco più
moderna, relative in gran parte al sistema teologico e filosofico
della Div. Commedia. Un’ annotazione del sec. X V I in mezzo a l
l' ultima faccia del Codice ch' è bianca , dice: Hoc comentum est
M arsilii Ficini. La forma e l’ antichità della scrittura di queste
note, la loro natura e la somiglianza di alcune con quelle di C ri­
stoforo Landino ch’ ebbe molla dimestichezza con Marsilio Ficino,
rendono credibile questa sottoscrizione. Checché sia, utilissima è
la lezione del Codice Caetani che contiene numerose varianti da
non doversi spregiare. Le più importanti furono pubblicate dal
De Romanis nella sua ediz. della Div. Com. di Roma, 1820, e r i­
stampale dal Sicca nella Rivista delle varie lez. della Div. Com.
Fra queste citerò nel Canto l' dell’ Inferno la celebre sugger dette,
posta in margine si, ma dell’ amanuense medesimo; e nel Canto
X X X I I I il verso 75 è scritto in colai forma: Poi chel dolor potè p iù
chel digiuno.
Il
Codice appartenne successivamente a Bartolommeo Barba
do ri, e a Piero Vettori la cui Libreria fu nel 1780 comperala da
Onorato Caetani duca di Sermoneta. Vedi le Novelle letterarie di
Firenze, 1780.
Prefaz. dell'ediz della Div. Com. ili Rom a, 1820, Padova, 1822 , e
Firenze, 1837 ; — Ediz. di Londra, 1842, IV. 51.

V. Ch ig ia n a .

376

* L . V.

167 .

L a D iv in a C o m m e d ia .

Codice membranaceo in i . del sec. X IV (circa il 1370), in
grosso carattere tondo un po’ gotico, con titoli e argomenti latini
in inchiostro rosso, e inizialette fregiale a colori per ogni Canto,
ed altre pili grandi nel principio di ciascuna Cantica, di lettera o
conservazione bellissima. Nel margine della prima car. si legge a
caratteri rossi :
In x i noie am. Incipit lib. pm9 comedie datis Capituluz pm9 siu
catus in quo poetiçatur ad totum op de infno.

I

�CODIC I CHIfi lAKTI

203

E nella fino del Poema:
Explicit tercia cantica Comedie Datis aldigherij defloretia inq
tctat degloria paradisi Adqua ala cuius et omi um fidelium per miam
potentis dei requiescat ipace Ante. Ego Bartholomeus debartolis
serpsi .
L ’ amanuense mette il suo nomo anche dopo le sottoscrizioni
poste alla fine delle prime due Cantiche. Il Codice termina co’ Ca­
pitoli del figliuolo di Dante e di Rosone da Gobbio intitolali:
Incipiut diuisioès et qualitates comedie dantis aldigherij de flo
rentia cóposie et ordinale p. Jacobuz filiu ei9.
E t icip capm comedie datis dni Busonis de Eugubio ad tpecifcadà
ilentoès ioli9.
Nelle ultime due car. del Codice stanno i Versus prophetici so­
pra le primarie città d’ Italia .

L . V II. 2 5 3 . L a

D ivina

C o m m e d ia ,

col

C om ento di Filippo Villani.
Codice membranaceo in fogl. picc. del sec. X I V , di 116 c a r .,
in carattere tondo e a 2 col., con titoli e argomenti in inchiostro
rosso e iniziali fregiate a colori ad ogni Canto; grandi iniziali con
rabeschi sono al principio di ciascuna Cantica È di buona lettera
e di conservazione bellissima. La prima car. è occupala dalla pri­
ma parte del Raccoglimento in verso della Div. Com. attribuito al
Boccaccio, di cui ho discorso a fac. 216 del t. I , ma senza indicaro
questo Codice. Ha il seguente litoio:
Breue raccoglimento diciò che insieme superficialmente contiene
laletterà dellaprima parte della cantica ouero comedia didante a li­
ghieri difirençe chiamata Inferno.
Le altre due parti del Raccoglimento sono con simiglianti titoli
in fronte di ciascuna delle altre due Cantiche. Il Poema incomin­
cia sulla seconda car. del Codice con questo titolo:
Comincia Laprima parte della cantica ouero comedia chiamata
Inferno delchiarissimo poeta dante alighieri difirençe e diquella pri­
ma parte il canto prim o. . . .
E nella line del Poema che termina alla car. 83:
Qui finisce laterza et vltima parte della cantica ouero comedia di­
dante aleghieri chiamata paradiso.
Sotto a questa sottoscrizione l' amanuense trascrisse i 4 versi
la tin i, il primo de’ quali è questo: Finis adest longi dantis cum lau­
de laboris . . . .

�2°4

C O D IC I ROMANI

Nelle car. 84—116 è un lungo Comento inedito di Filippo Vil­
lani sul primo Canto della Div. Commedia.

378

* N.° L . V. 1 6 8 . Il Purgatorio, col Cemento
di Francesco da B u t i.
Codice cartaceo in 4. della line del sec. X IV , di 327 car., con
titoli in inchiostro rosso e iniziali a colori, di buona lettera e ben
conservato. Il testo del Poema è incluso nel Comento. Si legge
soltanto in fronte: In nomine dnj Amen. Incipit caplm purgatorij .
Nella line del Comento che termina sulla car. 324, è uno stemma
presso al quale si legge in scrittura diversa da quella del Codice:
D i Cione di Vrbano de Rac
i j de nobili da lactara è questo libro i anno
1446. Le ultime tre car. sono occupale da cose non concem enti al
Poema di Dante.

379

* L . VII. 2 5 1 . L a Div. C o m m e d ia , con a l­
cune Postille di

Celso C itta d in i.

Codice membranaceo in 4. della fine del sec. X IV , di 121 car.,
con titoli in inchiostro rosso e iniziali a colori ad ogni Canto. È di
buona lettera in carattere tondo e ben conservato, ma per mala
ventura imperfetto; perchè incomincia solo col verso 76 del Canto
l ' del Purgatorio. Nella fine del Poema si legge:
Explicit tertia et ultima comedia dantis alegherij incliti E t excelsi
poete Florentini super tractatu paradixi.
Sodo a questa sottoscrizione stanno le due annotazioni seguenti:
Questo libro é di S. Jacomo di andrea pacinelj e delle sue rede et
questa segtura fu facta nellàno mucccc° quinquag° t tio addi ix di fe
braio.
Fu cortesemente donato a me Celso Cittadini dal P. Rutilio Nic
colucci di Gulia questo di 10 di Xbre 1603 in Siena.
Vi si riscontrano alcune note marginali dell’ ultimo possessore
Celso Cittadini.

380

* L . VI. 2 1 3 . L a D iv in a C o m m e d ia , con po­
stille di Jacop o Corbin ell i .
Vaghissimo Codice membranaceo in 4. della fine del sec. X IV ,
o
del principio del X V , di 358 c a r ., di egregia lettera e ottima­
mente conservato, con titoli e argomenti in inchiostro rosso e in i­
ziali fregiate a colori per ogni Canto; al principio di ciascuna Can­
tica ve ne sono altre più grandi. Il Codice incomincia con 4 car.
non comprese nella numerazione; la prima è bianca, e contiene

�CODIC I C H IG IA NI

205

soltanto questa annotazione: Est I acobi Raffaelli Corbinelli; le al­
tre tre hanno la prima parte del Raccoglimento della Div. Com.
attribuito al Boccaccio, di cui parlai a fac. 216 del primo tom o,
ma senza indicare questo Codice. Ha in inchiostro rosso il titolo
seguente :
Brieue raccoglimento dicio che inse superficia lmen
te contiene la In ­
tera della prima parte della cantica ouero comedia didante alighieri
difirençe chiamata Inferno.
In fronte del Poema leggesi :
Comincia laprima parte della cantica onero comedia chiamata Inferno
delchiarissimo poeta dante alighieri difirençe . . . .
E nella fine:.
Q ui finisce Interza eultima parte della cantica ouero comedia di­
dante alighieri chiamata paradiso.
Sotto sono scritti in inchiostro rosso i 4 versi che principiano;
Finis adusi lungi dantis cum laude laboris . . . . indi la seguente a n ­
notazione relativa alle postille marginali che veggonsi su questo
Codice: Queste variazioni trasse del Date di M . Barbadoro B arbador
i . . . . et raccolte dal manuscritto libro di M . Piero Vettori. Luglio
1559. Un altra annotazione, di mano del secolo passalo, sopra un
frammento di carta nel principio del Codice ha: Le postille assai
buone e di buon carattere si greco come latino sono di mano di J a com
o Corbinelli fiorentino. Ora è da v e d e r e , collazionando, qual delle
due annotazioni 6 sincera, cioè so le note marginali sieno opera
del Corbinelli, ovvero se sieno semplice copia fatta da lui di quelle
che trovansi sul Codice ms. già posseduto da Pier Vettori, e oggi
dal principe Caetani, duca di Sermoneta.

* L . IV . 109. L ’ Infe rn o di D ante.
Codice membranaceo in 8 . del principio del sec. X V , di otti­
ma lettera in grazioso carattere tondo, con iniziali fregiate a oro
e colori per ogni Canto. Manca di titolo preliminare, e comincia
con una grande iniziale fregiata a oro e colori con rabeschi. E
ben conservato, eccetto le prim e'3 car. che sono restaurale.

* L . V III.

294.

L a D iv in a C o m m e d ia .

Codice membranaceo in fogl. del principio del sec. X V , di 95
car. in carattere tondo, con titoli e argomenti in inchiostro rosso
e inizialette fregiale a colori ad ogni Canto; altre grandi minialo
sono in principio di ciascuna Cantica, e dentro alla prima è figura­
to Dante che tiene in mano il Poema. È di lettera e conservazione

�CODICI ItOMAM

ottima, ma imperfetto in fine, mancando gli ultimi 96 versi del
Poema. Si legge in fronte:
In noie dni ani. In comincia lacomedia didante alleghieri nella
guai tracia delle pene et de puniméti de u ic ii. . . .
In fronte del Codice furono aggiunte 6 carte contenenti di
mano moderna una Tavola degli argomenti di ciascun Canto. In
fronte della prima car. ove incomincia il Poema, si legge: Dello
Impastato n.° 32. ( Michelangelo Buonarroti ).

* L . VIII. 2 9 2. L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. del principio del sec. X V , di 1 2 2
car. a 2 col. e in carattere tondo, con titoli in inchiostro rosso e
iniziali a colori per ogni Canto; e altre più grandi fregiate a co­
lori sono a ciascuna Cantica. E di lettera e conservazione buonis­
sima . Nelle prime 27 car. del Codice sta Illibro di Virgilio il quale
parla denea Troiano; e il Poema incomincia sulla 28.a con questo
titolo :
Q ui comincia il ninferno di dante allaghier i di firenze.
Si legge in fine :
E xplicit paradis9 datis Allagherii d. g. Am.

* L . VIII. 2 9 3 . L a
Comento latino.

Divina Com m edia, con

Codice cartaceo in fogl. gr. del sec. X V , di 162 car. in carat­
tere tondo un po’gotico, con «itoli in inchiostro rosso c iniziali fre­
giate a colori per ogni Canto, e con una grande miniata a ciascu­
na Cantica. È di buona letlera, ma di mediocre conservazione
nelle prime ed ultime car. del Codice. In fronte del Poema si leggo
soltanto: Incipit pmus cant9 inferni, e nella fine: Explicit Come­
dia Dantis Aldigherij Fiorentini.
Questo Codice contiene un Comento marginale latino che non
va oltre al Canto V I della Cantica del Paradiso. In quella dell’ Inferno
sono piuttosto Chiose che un Comento continualo.

* L . VI. 2 1 2 .

La

Divina Com m edia, con

Postille.
Codice cartaceo in i . del principio del sec. X V I , di lettera e
conservazione mediocre, e mancante degli ultim i 37 versi del Can­
to X X X I I I del Paradiso. Leggesi soltanto in fronte del Poema:
Cap. primo. Inferno. Si riscontrano sui margini annotazioni e
sommarii di mano del copiatore, e in fronte delle Cantiche del

�/
'

207

CODICE F IO R E N ZI

Purgatorio e del Paradiso una Tavola in prosa degli argomenti di
ciascun Canto. Lo ultime 6 car. sono occupate dai Capitoli di M .
Roso da Eugubbio oue Busone e di Jacobo figliai di Dante. E il Ca­
pitolo di questo manca degli ultim i 22 versi.
Sopra un frammento di carta in principio del Codice si legge
di mano del secolo passato: Dante scritto assai scorrettamente e di
mano ordinaria da Paolo Crispo nel 1500 e era scritto nelle coperte
vecchie come segue: A di 1 di Giugno 1539 Io Paulo Crispo. . . .
Di uno de’ Codici della Chigiana trovansi varianti nell’ ediz.
romana del 1820. Il Sicca ne reca di altri tre nella Rivista delle
varie lezioni della D. C. (1)
V I. B ib liotec a

386

del

C o l l e g io R om a n o .

* L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in 8 . della fine del sec. X V I , con titoli in in­
chiostro rosso e iniziali a colori, di lettera e conservazione assai
buona . Si legge in fronte :
Incomincia la prima cantica della comedia del sommo Poeta Dante
alighieri delta Inferno.
V II . B ib l .

387

del

Conte P ie r F il ip p o F io r e n z i .

L a Divina Commedia , con Postille latine.
Codice cartaceo in fogl. della seconda metà del sec. X IV , di
137 car., bene scritto in carattere tondo, ma per mala sorte molto
imperfetto. La Cantica dell’ Inferno comincia solo col Canto V III,
e il Canto X I non è intero. Nel Purgatorio sono imperfetti i Canti
X , X V , X X I I , X X I I I , X X V , e mancano inoltre i Canti da X V I
a X X e da X X X I a X X X I I I . II Paradiso poi finisce con parte del
Canto X . In questo Codice si leggono lunghi argomenti latini in
inchiostro rosso di fattura del tutto diversa da quelli che d’ ordina­
rio si riscontrano ne’ Codici, ma solamente ne’ Canti 9 1 \d e l l ’
Inferno e 1 6 del Purgatorio; tutti gli altri Cauti non hanno titolo di
sorta. L ’ argomento messo in fronte al primo Canto del Purgato­
rio è preceduto dalla seguente annotazione, in rosso inchiostro an
ch’ essa : Auctor tir poeta Dantes intoto poemate suo percurit tres
aquas. quar. prima est bassa et mortuas. infernalis et istaz navigavit
(1) Esso indica per isbaglio il n.° L. VII. 25 1 col n .° L. VII. 51.

V

�CODICI ROM ANI

208

huc usqz adlittus an remo. 2 a est alta et uiua et in ista incipit erigere
ueluz. 3a est altissia et pfundissima s. paradisi et ibi intrabit profud
uz pelag9. '
In questo Codice si riscontrano Annotazioni latine marginali e
interlineari, generalmente istoriche e cavale, nella più parie a l­
meno, dal Comento di Benvenuto da Im ola; esse sono non molto
numerose, salvo che ne’ primi Canti del Purgatorio. In fronte del
Codice fu posto un gran ritratto di Dante incluso in un meda­
glione ed eseguito a penna e a pennello. Il ritratto , che m’è parso
rassomigliare assai a quello dell’ ediz. del 1564 e 1578, è ben fatto
ed ha da essere del sec. X V II circa.
La lezione del Codice non è dà sprezzare, e concorda sovente
con quella della Nidobeatina. Benché non poco scorretto con­
tiene, al giudicio del p. Potila che 1' lia esaminato con diligenza ,
non poche ottime varianti per cui si raccomanda agli editori av­
venire della Div. Commedia. Come nel Codice C a tio n i, si legge
al Canto X X X I I I d e ll'Inferno: Poi chel dolor potè più chel di­
giuno .

V III . B ib l .

del

Convento ni S. P a n t a le o .

* L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. picc. della prima metà del sec.
X V , composto di 146 car. a 2 c o l., in grosso carattere tondo, con
titoli in inchiostro rosso, e iniziatene fregiale a colori per ogni
Canto: la car. 79 fu rifalla da mano diversa e a una colonna;
anche la Cantica del Paradiso è di mano, secondo m e, diversa.
Buona la lettera e la conservazione, senonchè manca in principio
di una car. che conteneva la maggior parte del primo Canto: non
incomincia che col verso: Che tu mi segui; ed io sarò tua guida. In
fronte di ciascuna delle ultime due Cantiche sono grandi iniziali
m iniate. Alla fine di quella dell’ Inferno si legge in grosso carat­
tere rosso:
Mccccxxviiij martis x iij decembris.
Non si fa leggiero
Trar del gran sospetto el mal pensiero.
I l titolo in fronte del Purgatorio dice:

Dicto de inferís dicendum e de hiis que sunt in purgatorio.
Alla fine del Paradiso che termina sulla car. 131, si legge :

�209

CODICI BOSSI

Explicit tèda cótica comedie Dantis que tractat de supna gloria.
et de quibzdam gloriantibz in già paradisi. Deo gras. Am.
Le car. 132- 134 sono occupato dal Capitolo di Bosone da
Gobbio , in fronte a cui leggesi :
In c ipiut qdam usus rithim fci p. d. Busone de Egub. sup. expói
tóe toti9 comedie datis et breuit.
Poscia l' Epitaffio Theologus Dantes . . . . in 14 versi col titolo
e colla sottoscrizione seguente :
Hic sut usas editi de mote datis. s. ubi qn et qli t sit defuctus.
Expliciu t versus de morte et dapno datis egregij phylosofi. Theo
logi. Astrologi. et Geometre, deo gràs.
Le car. 134 a 146 sono occupate da varie Rime e da due Let­
tere di Dante. Aggiungerò che in questo Codice sono alcune anno­
tazioni marginali di scrittura diversa, e che a piè della prima car.
si legge: E x haered. Francci de Rubeis. Ancora farò notare che vi
si veggono u n iti, sopra due car. separate, due quadri cartacei
concem enti alla forma dell' Inferno di Dante, la cui scrittura ap­
parisce del sec. X V II. In fronte del primo si legge in iniziatane:
Forma et figura totius Inferni secuduz comediaz dantis.

IX . B ib l.

389

* L ’ Inferno

del

e

C om mendatore

de

R o s s i.

il Paradiso di D an te, con

Postille latine ed italiane.
Grazioso Codice membranaceo in 4. picc. della seconda metà
del sec. X IV , di 130 car. in carattere tondo un p o' gotico, bene
scritto e ottimamente conservato, con titoli in inchiostro rosso o
leggiadre inizialette fregiate a colori per ogni Canto; una grande
miniata con rabeschi è nel principio di ciascuna Cantica. In fronte
della prima si legge :
Cap pmum iferni datis de ciuitate floretie et pino de luxuia auai
tia ei supbia.
Alla fine della Cantica dell’ Inferno trovasi una car. bianca, e
sulla seguente il Capitolo del figliuolo di Dante con questo titolo:
Cap pum. Incipiut visus sup. dante et diuisioes fce p. filiu dantis
post môte ipiüs. Segue senza titolo quel di Bosone da Gobbio. Nella
fine del Codice si leggono questi versi :
Ternus uns amor nutrics lacte marie
Ad potum vere nos ducat philosophie.

�210

CODIC I ROM ANI

Sono in questo Codice, massimamente ne’ prim i Canti di cia­
scuna Cantica, brevi annotazioni m arginali e in te rlin e a ri, latine
e italiane di m ano del sec. X V .
I l p. Ponta ch’ esaminò attentamente questo prezioso Codice,
l' ha riscontralo di buona lezione.

* Estratti varii della Div. Commedia.
Codice cartaceo in 8 . picc. del principio del sec. X V , di egre­
gia lettera in carattere tondo, e ottimamente conservato, conte­
nente estratti di varii autori, fra’ quali alcuni della Div. Comme­
dia che occupano 16 car.

* L ’ In fern o , col Comento di Francesco da

B u t i.
Codice cartaceo in fogl. gr. del sec. X V , di 163 car. a 2 . col.,
di buona lettera e ben conservato, ma è mancante di una car. o
due nel principio. Il testo di carattere più grosso è incluso nel Co­
mento. Nella line si legge soltanto:
E t q. finisce. 34. canto, et la prima cotica. Deo gras. Amen.
Fu aggiunto a questo Codice un frammento di due car. di un
antico Comentatore di D ante, scritto circa la line del sec. X IV .
X . V a llic e llia n a .

Divina Commedia.
La Vallicelliana possedeva sotto i n.' E. 9 , ed R. 49 , due Co­
dici Mss. della Div. Commedia, che dispai vero durante i rivolgi­
menti del secolo a n d a t o . Il secondo adom o di bellissimi disegni
conteneva anche le Rime di Dante; almeno nel Catal. de'mss. di
questa Biblioteca è registrato col titolo: Comedia et Cantica.
C o d ic i c it a t i.

,

— Basilica di S . Pietro. Codice citato dal Montfaucon nella
Bibl. v is . , fac. 157, col titolo: Dantis Cantica.
— Biblioteca Slusiana. Codice in fogl. citalo dal Montfaucon ,
fac. 178, col titolo : Opera del Dante Alighieri scritta in carta peco­
ra, e legata in Corame.
— B ibl. Severoli. Codice membranaceo in fogl. scritto nel
1378 da Francesco di Maestro Ture da Cesena, che secondo il

�CODICI BOLOGNESI

211

F o n tanini nell’ Aminta difeso, fac. 345, conservavasi nella Biblio­
teca di Monsignor Severoli.
—
Bibl. Zelada. Codice membranaceo in 4. gr. , composto di
88 car. scritto in corsivo, ch’ era del cardinale Zelada, biblioteca
rio della Vaticana; esso contiene lutto il Poema di Dante e il
Compendio di Jacopo di Dante. Il D’ Agincourt che tratta di que­
sto Codice nella sua Storia dell'arte (P ia lo , 1829, V I. 262-275),
ne fa sapere che per le indagini fatte dal conte Battaglini, uno
degli ufficiali della Vaticana, credesi essere questo Codice appar­
tenuto a un religioso chiamato Domenico di Taranto, il quale circa
il 1384 fu eletto vescovo d’ Isernia nel Reame di N apoli. D all’ or­
tografia e dallo stile de’ molti disegni che veggonsi sui m argini, si
può credere della metà del sec. X IV . Il D’ Agincourt recò il fac­
simile di due fra questi disegni (Atlante, tav. L X X V I I ). Ogni
terzina incomincia con una iniziale a colori.
I
lib r i del cardinale Zelada fu ron o riu n iti alla Vaticana;
quanto a’ suoi m ss., a R om a m ’ hanno affermato essere andati in

Ispagna.
Bologna.
B ib l io t e c a

303

dell’

U niv ersit à .

La Divina Com m edia.
Sono in questa Biblioteca due Codici del sec. X IV , sotto i n.*
134 e 135, che io descriverò n e ll’ Appendice della mia opera.
Diz. Gali. Ital. di Ottavio Mazzoni Toselli, fac. 937 ; — Mem. di Mo­
dena, serie III, l. Il, fac. 269; — Nuovo Giorn. de’ letter. di Pisa, XXIII.
143.
Ferrara.

Ho dal sig. Antonelli, conservatore della pubblica Biblioteca
di Ferrara, che in quella città non è alcun Codice Dantesco. Dirò
solamente che in un articolo critico sull’ ediz. della Div. Com.
di Rovella, 1820, edito nella Bibl. Ital. di M ilano, X X II . 298, si
fa menzione di un Codice cartaceo della Div. Com ., scritto a Fer­
rara 13 anni soltanto dopo la morte di D ante, e contenente molto
lezioni diverse da quelle del testo impresso . Non è detto dove s ia .
F orli .

394

L ’ Inferno e il Purgatorio di Dante.

�212

CODICI FU LIGN ESI

Codice membranaceo in 8 . del sec. X V ; in principio manca
ima car., e comincia dal verso 28 dei primo Canto dell’ Inferno.
Il Purgatorio termina col verso 42 del Canto X X X I , e manca il
restante. Per togliere certamente l’ iniziale del primo Canto del
Purgatorio fu tagliato uno scacchetto di pergamena, per cui rim a­
sero mutilati cinque versi dell’ ultimo dell’ Inferno. La numera­
zione delle c a r., gli argomenti a tutti i Canti dell’ In fe rn o , le in i­
ziali, alcune correzioni e postille sono d’ altra mano. Confrontato
questo Codice col testo usato dal Biagioli si rinvennero molte va­
rianti, alcune delle quali meritevoli di considerazione.
Ho trovato rammentalo questo Codice nel Catalogo di Matteo
Casali, stampatore e libraio, Forli , 1836, in 8 ., fac. 1 . E segnato
8 scudi.
F o l ig n o .

395

La Divina C om m edia.
Codice membranaceo in fogl. g r . , con figure, scritto circa la
metà del sec. X I V , correttissimo e ottimamente conservato, che
nel secolo andato era presso Giustiniano Pagliarini di Foligno.

La Divina Com m edia.

396

Codice membranaceo in 8 . del sec. X IV , tenuto per correttis­
sim o, che nel decorso secolo Stava nella Libreria di Gio. B ali. Bue
colini di Foligno. Termina con varie Rime di Dante.
Questi due Codici sono citali dal Roccolini nella Dichiarazione
di alcune voci del Quadriregio del Frezzi, ediz. del 1725, I I . 349.
P e r u g ia .
B ib l io t e c a Com unale . (1)

397

N.° 227. La Divina Commedia , con Postille
latine.
Codice mem branaceo in fogl. del sec. X I V , scritto in carattere
tondo di agevolissima le tlu r a , e composto di 210 c a r ., con tito li
(1) Vo debitore della descrizione de'Codici di questa Biblioteca alla gen­
tilezza del sig. Ariodante Fabretti, chiarissimo per l'opera sui Capitani
Venturieri dell' Umbria.

/

’

�CODICI P ER U G IN I.

213

in inchiostro rosso che non passano il Canto X I X del Paradiso. È
mancante della prima car., e non principia che dal verso 43 del
primo Canto; ancora mancano le car. da 1 0 a 30 inclusive, che
comprendevano parte del Canto V , cominciando del verso 49, poi
i Canti da V I a X V , e parie del Canto X V I che principia solo dal
verso 82. In fronte delle Cantiche del Purgatorio e del Paradiso
sono due miniature di stile mediocre. Nella fine si legge soltanto:
Amen, Explicit dea gratias amen.
Questo Codice racchiude molte Postille e Dichiarazioni latine
marginali e interlineari, in caratteri minutissimi ma nitidi. La
pienezza delle Note e dei Conienti non è costante; qualche Canto,
come il X V III dell’ Inferno , ne manca adatto: ne sono pienissimi
il I , il V II e l’ V III del Paradiso, ma dal X V I I I in su di questa
Cantica non si veggono più nè postille nè note.
Questo Codice proviene dalla Biblioteca di Prospera P odiani,
e in una dissertazione De Episcopis Sabinensibus di Costantino
Ruggieri, pubblicata nella Raccolta del Calogerà, X X . 59, se ne
ragiona cosi: " Codicem Comedia; Dantis Aligherii membrana
ceum , paulo post A uctoris mortem scriptum, me vidisse me
m ini in Augusta Perusinorum Bibliotheca; ad ejus oram exstant
Commentaria non spernenda. » Anche il Vermiglioli ne fa men­
zione nello scritto sulle Antiche Biblioteche di Perugia, fac. 31.

N.0 2 53. L ’ Inferno di D a n te, col Cemento
di Jacopo della Lana.
Codice membranaceo in fogl. gr. del sec. X I V , ili lettera ton­
da e bellissima; la numerazione delle car. principia dal n.° XV III,
e Unisce alla car. L X X IX . Mancando una c ar., è mancante di
palle del Canto I I I , cioè dal verso 37 al verso 121. Sono nel prin­
cipio del Codice 2 miniature in due pagine che riempiono il fo­
g lio , e figurano Dante nella selva inseguito dalle tre fiere alle­
goriche .
Il Comento ò marginale; il defunto bibliotecario di Perugia
Luigi Canali lasciò nel centro del Codice un fogliolino con questo
ricordo: Questo Comento all’ Inferno di Dante è di Benvenuto
o da Imola. Ci è peraltro qualche varietà da quello stampato in
Venezia del 1477, del quale parla il Fossi nel suo Catalogo
della Biblioteca Magliabechiana, come si può vedere consultan­
ti do il Fossi stesso, t. I , fac. 590, ed una certa storia riguardante
Maometto, la quale è riportata in una nota fatta al verso 31 del
Canto X X V I I I dello stesso Dante » Questo Comento è , come

�2 14

CODICI A NTALDI

dimostrai, una cosa con quello di Jacopo della Lana, e nel t. I
dimenticai di registrare questo Codice.
Le ultime tre car. del Codice sono occupate dai Capitoli del
figliuolo di Dante e di Bosone da Gobbio senza tito li, e di altra
m ano.

N.° 285. La Divina Com m edia.
Codice membranaceo in fogl. di 208 c a r., che apparisce del
sec. X V per la forma de’ caratteri e per la migliorata lezione ; le
ultime 4 car. sono scritte a 2 col. Ogni Canto principia da un
titolo e da un argomento in inchiostro rosso . In line della pi ima
Cantica si legge: Explicit prima cantica Comedie dantis adigherij
qua tractatum est de inferis. Al Poema seguono i due Capitoli del
figliuolo di Dante e di Bosone da Gobbio col titolo:
Incipit quedam repilogacio sup. tota comedia dantis allagherà
facta a filio eius.
Incipit quedam alia repilogatio sup. tota comedia dantis allagherii
facta a domino busone de Egubio.
L ’ ultimo manca in parte. Seguono in mezzo foglio di perga­
m ena, unito al Codice, tre strofette. Rarissima è in questo Codice
qualche postilla.
P e s a r o . (1)

I. B ib l io t e c a

400

dei

M archesi A n t a l d i .

La Divina C om m edia.
Prezioso Codice cartaceo in fogl. del sec. X IV , di 199 car. ,
conservato nella ricca Biblioteca del fu marchese Antaldo Antaldi
di Pesaro , ora di proprietà dell’ Eccellenza di Donna Lucrezia dei
Principi Hercola n i, vedova del marchese Antaldi. Questo Codice
è da gran tempo notissimo nella repubblica letteraria, e il De Ro
manis che se ne valse per la sua ediz. di Roma, 1820, ne ragiona
in cotal forma : " Codice cartaceo in fo g l., di carattere rotondet
to, non antichissimo, ma cosi ricco di ottime lezioni, che si
( 1)

Debbo al sig. marchese Torquato Antaldi, persona non meno eru­

dita che gemile, una lunga e dotta Notizia sopra due preziosi Codici con­

servati in Pesaro, uno de'quali era finora ignoto agli eruditi. Duoimi assai
che i confini di questa Bibliografia, già troppo copiosa, non mi concedano

di stampare per l ' intero la sua Notizia, e mi obblighino a compendiarla.

�CODICI ANTA LD I

215

può diro essere la copia di un assai vecchio e prezioso ms. ; pei
questo è tenuto in gran pregio da’ letterati. »
Di faccia al primo cartono, quando si apro sulla cartapecora,
vi è scritta di proprio pugno del marchese Antaldi la seguente
nota : M . Ginguené , Istor. letter. d'Italia vol. 2 , vuole che si
legga al Can. 28. Inferno: Che diedi al Re Giovane i ma’ con­
forti, provando che non Giovanni, che era il minore de figli di H en

rico I I Re d'Inghilterra, ma Henrico duca di Normandia, che per
distinguerlo dal Padre, nelle Novelle del parlar gentile è chiamalo il
Re giovane; fu quegli, che per consiglio ed ajuto di Beltramo di Born
io mosse guerra contro il Padre, e mori ad Altoforte castello di Bel­
tramo, rimanendo Beltramo prigione del vecchio Re. A l tergo del
primo di quattro fogli bianchi posti in fronte del Codice si trova
u n ’ altra noterella dello stesso marchese Antaldi, la quale dice :

Dante Codice Cartaceo in foglio. Sembra scritto nel secolo XIV.
L'acquistai in Urbino nel 1809. È di mollo bella lezione. Nelle col­
lezioni è notalo Anialdino I. Manca dei due primi Canti, e del terzo
fino a tutto il verso 60, e dell' ultimo verso del Paradiso.
Questo Codice è scritto con accuratezza e in carattere gotico
piuttosto rotondo, senza sigle, od altro abbreviature; è ottima­
mente conservato, eccello qualche macchia d’ acqua elio no offese
soltanto i larghi m argini.
Ogni capitolo comincia alternativamente con una inizialo tur­
china o rossa con filetti ; al principio delle duo ultimo Cantiche vi
sono duo belle lettere assai grandi in inchiostro turchino con ornam
enti
e filetti. Degli argomenti italiani scritti in rosso sono al
principio d’ ogni capitolo. Il Codice non ha sottoscrizione veruna
che ne indichi l’ età; una vecchia cartapecora che forse apparte­
neva all’ antica legatura, su cui sonosi scritte molto parole, ina
che non sono leggibili, sta dopo il Poema; indi seguo sopra una
car. bianca una terza nota di mano del marchese Antaldi , che in ­
dica di nuovo le mancanze del Codice , e fa sapere di avervi ri­
scontralo dimoile v arianti. Parecchie di queste varianti relativo
alla Cantica del Purgatorio furono pubblicato dal marchese An­
taldi medesimo in un opuscolo di 4 fac. in 4 ., edito nel 1813 a
Pesaro, coi tipi del Gavelli, o intitolalo: Alcune varie lezioni della

seconda Cantica di Dante tratte da un antico testo a penna posseduto
da Antaldo Antaldi di Urbino, confrontate colla ediz. procurata in
Roma dal P. Lombardi nel 1791. Quest’ opuscolo, da me omesso
negli Studi sul testo della Div. Com., termina con qualche nota di
confronto cavala da due altri Codici assai amichi della Div. Com.,
II
15

�lb

tO D IC I P E SA R E SI

ch’ erano allora posseduti dal marchese Antaldi, e da un Codice
membranaceo scritto circa il 1422 di proprietà di Vincenzo Monti.
Aggiungerò che le varianti del Codice Anialdino furono indiritte
al De Romanis per la sua ediz. di Roma 1820, ma egli per invo­
lontario indugio non potè servirsene altro che in una parte della
sua edizione. Esse vennero ristampate dal Sicca nella Rivista delle

varie lez. della Div. Com.
Prefaz. dell’ ediz. di Padova, 1822, e di Firenze, 1837; — Ediz. di
la n d ra , 1842, IV. 51.

II. O l iv ie r ia n a .

L a Divina Commedia.
Prezioso Codice cartaceo in fogl. di 170 car., della prima me­
tà del sec. X IV , e forse antecedente al 1330. Proviene dall’ab.
conte Annibaie Olivieri di Pesaro, uomo chiaro nella repubblica
letteraria, cui fu donalo nel 1773 da certo Filippo Palmegiani di
Forli , il quale lo mandò con una lettera che a me pare dover
trascrivere : " I ll.m0 Sig.re Sono stato lungo tempo perplesso in
trovar cosa da offrire a V . S. I ll.ma che incontrar potesse il di
lei aggradimento a scarico di tante obbligazioni che le professo;
ma nel tempo della mia dimora in Ravenna, avendo scoperto
n l ’ erudito di lei genio di perfezionarsi nella cognizione dei ca­
ratteri antichi, perciò prendo l’ ardire di farle presente dell’
opera di Dante del mille e trecento, della quale abbia campo
d’ occuparsi; poiché troverà in questa oltre l’ antichità del ca
ra ttere, cose non veduto nelle opere stampate di detto Poeta, e
sono l' Epitaffio e tre sonetti in fine de’ Canti . . . . Forli 17
a Aprile 1773. Filippo Palmegiani. »
L ’ ab. O livieri, morto nel 1789, legò a Pesaro la sua Biblio­
teca coll’ uso pubblico di essa, e il nostro Codice n ’ è parte tutta­
v ia. È scritto in carattere gotico angoloso, per cui resta non fa­
cile leggerlo , se non con pazienza o studio . È ben conservato e
senza sigle fuorché negli argomenti. Al parere del sig. Torquato
Antaldi vi sono non poche negligenze, colpa dell’ amanuense. II
Poema non ha altro titolo preliminare che la parola Inferno, ta­
gliata in parte dal coltello del legatore; tutti i Canti, eccettuato il
prim o, hanno ip fronte argomenti latini, ma d’ una latinità bar­
bara; ciascuna Cantica ed ogni Canto ha nel principio semplici
inizialette in inchiostro rosso. In fin e della Cantica del Purgatorio

�CODICE OLIVIRIERANO

217

che termina sulla car. 112 verso, leggesi la parola Amen, p o i, col
titolo di Patafius Dantis,k trascritto l' Epitaffio di Dante che prin­
cipia Inclita fama . . . . di lezione assai scorretta. L’ ultima Can­
tica finisce sulla car. 166 con questa sottoscrizione :

Compito e l ' Inferno el Purgatorio el Paradiso di Dante Alleghieri
da Fiorenza.
Poi sonovi quattro fogli che servono da Indice, nel quale per
indicare a qual foglio si trovi il principio d’ un capitolo, riporla
non un sol verso, ma tutta la terzina. Alla fine dell'indico di cia­
scuna Cantica vi è un sonetto, cioè uno por l' In fe rn o , uno pel
Purgatorio ed uno pel Paradiso. Credo dovere riportar qui l' ulti­
mo di questi :
Alla Luna si dà vegenitate
A Mercurio liI documenti literati
A Venus virtuosi inamorati
D i sapienti honore e dignitate
A Marte la costante sicurtate
A Giove la giustizia a principati
A Saturno gli onesti regolati
Obbedienti soggetti e castitate
Al cielo ottavo la generazione
Delle cose mortali conducturi
Come di nuovo vostra variazione
Da Dio il nono di tulli i Signuri
Non mosse mai d’ ogni cosa motore
Secondo carta del volgare il fiore (1).
Nessuna sottoscrizione indica l’ età del Codice; ma sulla car.
71 ove principia il Canto I X del Purgatorio, trovasi questa an­
notazione: Palmizianus de Palmizianis Forlivensis, 1328. Il fu mar­
chese Antaldi ha scritto sull’ interno dell’ ultimo cartone del Codice
riguardo a questa epigrafe le righe che seguono: Al foglio 71 . . . .
trovasi scritto: Palmizianus de Palmizianis Forlivensis. 1328., epoca

preziosa, se potesse credersi che quel carattere fosse veramente di quel
i epoca, e non fosse stata scritta la Epigrafe in tempi posteriori per
ingannare gli imperiti di scritture antiche. Da ciò si conosce che
l' Antaldi nella sua perizia degli scritti antichi dubitò esser di quel
tempo questa Epigrafe.

(0 Chi legge questa barbara poesia, ben s’ accorgc non esser questa
di certo componimento del Fiorentino Poeta.

�218

CO D IC I RAVENNATI

II
sig. Torquato Antaldi nella sua bella notizia di questo Codice
a ino partecipata, crede per Ire particolarità del Codice potersene
trarre la conseguenza che fu scritto, almeno quanto allo prime
due Cantiche, in vita di Dante, lo slimo che non possa da quei tre
particolari resultarne tale antich ità. Del resto concedendo che
l’ annotazione posta sulla car. 71 sia autentica, il Codice Olivie
rano sarebbe il più antico conosciuto con data certa.
R avenna .
B iblio t e ca C lassense (1).

0
4
2L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in 16. di 472 pag., di carattere tenente al
gotico. Lo iniziali del primo verso di ciascun Canto sono a lavori
miniati fino al X IV del Purgatorio, ove lasciano ogni lavoro o va­
rietà di colorito per divenire semplici e rosse. Vuoisi eccettuare
però la iniziale del primo verso del Paradiso, la quale è messa a
rabeschi come le due delle altro duo Cantiche. Al termine dell’ Inferno
si legge :
De suo betinus de pilis scripsit in usu 9 kl. ianuari anno domini
1369 (2).
Questo Codice appare scritto da diverse m a n i, e il cambia­
mento di carattere accade al tem ario 19 del Canto X X I I del
Paradiso ; ha dinanzi ad ogni Canto succinti argomenti scritti in
rosso , e sarebbe molto bene conservato, se in fine non vi fossero
state strappate duo carte . Manca però dei 42 ultim i ternari del
l' u ltimo Canto del Paradiso.

3L
0
4 a Divina Commedia.
Codice membranaceo in 16. parimente, m a un poco più picco­
lo. I l carattere meno bello e l' ortografia dimostrano che per av­
ventura è meno antico dell’ a ltro , e più prossimo al sec. X V .
Conta esso Codice pagine 248 , ma la Div. Coni, no occupa sola­
mente 225 , sendo le altre 23 tenute da Rime antiche. Proposto ad
ogni Canto è l’ argomento scritto latinamente in color rosso.
(1) Notizia avuta dalla gentilezza del dolio Bibliotecario sig. D. P. P a
virani.
(2) Feci già menzione di due Codici della Div. Commedia, scrini dal me­
desimo Betinus de Pilis a fac. 101 e 227.

�CODICI RIMINESI

21 9

L ’ iniziale di ciascuna delle tre Cantiche è a minio ed oro, e le ini­
ziali del primo verso degli altri Canti sono ora rosse, ora azzurre
alternativamente. Qualche foro e taglio che qua o là nelle pagine
si trova, impedisce che questo Codice possa dirsi ben conservato.
Il
conte Alessandro C ap p i, sotto bibliotecario della Classense,
in una Notizia di alcuni Codici di questa Biblioteca , edita nella
Rivista Europea di M ilano, n.° del settembre 1843 ( fac. 2 9 6 2 9 8 ),
non avea registrato che un Codice del Comento di Benvenuto da
Im ola; ma ristampando questa Notizia con aggiunte nello suo Pro­
se artistiche e letterarie, R im ini , tip. Orfanella , 1846, in 8. gr. ,
ha mentovato (fac. 114-115 ) i due Codici suddetti. Ei ci fa sape­
re che il secondo fu visitato dal M u ra to ri, quando stampò nelle
Antiquitates Ita liae: i frammenti del Codice Estense di Benvenuto
da Im ola, e che trasse qualche variante dal Codice della Classense;
e ancora che le varianti de’ due Codici della Classense furono rac­
colte dall’abate Mauro Ferrante, il quale prepara una nuova ediz.
del Poema di Dante .
RIMIMI .
B ib lio t e c a G ambalunga (1) .

0
4 N.° D. II. 41. L a

Divina Com media,

con

Comento di Jacopo G radenigo .
Codice membranaceo in fogl. del sec. X IV . Comincia con tre
Capitoli in terza rima di tre diversi autori , nei quali 6 l' epitome
della prima Cantica. Sul primo è scritto Dno Mengino Mezano (2).
Il terzo è quello che viene attribuito a un figlio di Dante . Ogni
Canto ha miniature , prologhi ed annotazioni, ma lo miniature
non furono protratto oltre al Canto V III dell’ Inferno. F u ro n o ,
ch' è peggio , tagliate moltissime carte entro il libro e in fine del
medesimo. Nella Cantica dell’ Inferno manca il Canto X I , eccetto
le due prime terzino, poi il X I I , X I I I , X V I I , e gli altri tutti fino
al X X X , il qual ultimo comincia dalla quinta terzina. Alla se­
conda Cantica sono premessi altri tre Capitoli che contengono

(1) La mia descrizione del Codice è letteralmente quella che mi fu par­
tecipala dal dottore Tonini, bibliotecario della Gambalunga, per mezzo
del gentile sig. Antonio Curoli.
(2) Forse Domenico da Mezzano.

�E 20

CODICI NAPOLETANI

l ’epitome dulia stessa Cantica, sul terzo do’ quali è scritto Dno
Mengino Mezano sup. purgator. Di questa Cantica mancano i
Canti V I , V II , e seguenti fino al verso 21 del Canto X V . M an­
cano ancora il X X , X X I I e X X I I I . Poi dalla ventesima terzina
del Canto X X V I I I in giù manca tutto il resto. Il Paradiso è intero
fino a tutto il Canto X V , e vi sono le prime sei terzine del X V I ;
indi manca il resto . Questo Codice offre molto v a ria n ti, fra lo
quali ne possono essere delle b u o n e .
Questo Codice fu scritto e comentato da certo Jacopo Grade
nigo , come apparisce da un Sonetto caudato di 16 versi, scritto
sul cartone del libro in principio, i cui ultim i otto versi sono
questi :
Al fin menato o nobil volgar testo
Del gran poeta da F lorenza Dante
O non se apressa omai più alcun latino .
Non o lassato ancor per tutto questo
Intorniarlo de gloxe cotante
Come a piaciuto al proveder divino
Se saper vol letor cui il libro scrisse
G li capi versi il nome non falisse.
Di un Jacopo Gradenigo letterato si fa memoria negli Scritt.
Veneziani dell’ A gostini, I . 278 ; fiori nel sec. X IV , o scrisse va­
rie cose.
R egno d e l l e d u e S ic il ie .

N apoli .

I . B ib l io t e c a B o r b o n ic a .

0
4
5

Scansia XII. B. I. L a Divina Commedia.

Codice membranaceo in fo g l., di bella lettera , ottimamente
conservato ; comprende tutto il Poema di Dante . Il primo Canto
va senza titolo, ma tutti gli altri ne hanno, composti di quattro a
cinque versi. Termina con questa sottoscrizione :
Explicit tertia et ultima Cantica Comediae dantis Alligherii de
Florentia per me Johannem de Gambis de Burgo Sancti Donnini
1411. die 19. Nov. B enedicamus Domino. Deo gratias .
Questa breve descrizione d’ un Codice importante della Div.
Commedia è tratta da una Lettera del Lampredi inserita nella

�CODICI NAPOLETANI

22i

ediz. Romana del 1815 ( IV . 171 ). II Pezzana che ne fa memoria
per le indicazioni avuto dall’ ab. Andres , aggiunge contenere esso
varianti di mollo pregio.
Rossetti, ediz. della Div. Coni: di Londra, 1826, II. 62; — Pezzana.
Scrittori P arm igiani, t. VI, pari. 2, fac. 272.

*406

L a Divina Commedia.

La Borbonica , oltre al citato, possiede altri due Codici con di­
segni an tich i. Essi sono mentovati nell’ opera : Napoli e le sue Vi­
cinanze, 1845, II. 81. Ne farò accurata descrizione nell’ Appendice
del mio lavoro .
I I . B ib l io t e c a

407

de’PP.

G e r o l o m in i.

L a Divina Commedia.
Questa Biblioteca fondata nel secolo passato con la compera
della ricca collezione di libri e mss. dell’ avvocato Giuseppe Val­
la la , morto nel 1714, dee contenere due Codici, ch’ erano posse­
duti da l u i . Sono citati dal Negri negli Scritt. Fior, al para­
grafo Dante, e da Apostolo Zeno nel Giorn. de' letter. di Venezia,
X X X IV . 85. Uno è membranaceo, con miniature e numerose po­
stille m arginali: l ’ altro cartaceo.
I I I . B ib l io t e c a

408

del

P r in c ip e S a nt o P i o .

L a Divina Commedia.
Codice membranaceo scritto nel 1378.
Napoli e le sue vicinanze, II. 341.
B i b l . d e l M o n a s t e r o d i M o n t e C a s s in o .

409

N.° 5 12 . L a Divina Com m edia, con Postille
latine.
Codice bambagino in fogl. picc. del sec. X V (1) ; il testo del
Poema è scritto proprio in mezzo alla pagina , e i larghi margini

(1) N e l l ’ o p e r a , Napoli e le sue vicinanze, è d e t t o d e l sec. XVI; ma
fa tenuto del XV dal p. di Costanzo in una descrizione di esso Codice che
io
reco più sotto.

�CODICI NAPOLETANI

sono occupati da postillo latino , alcuno dello quali interlineari,
Si il testo come le postillo sono della stessa m ano, salvo alcuno di
mano più moderna, ma non posteriore al 1500. L ’ ortografia è
appunto qual ora la vecchia , cioè totalmente trascurata , senza
apostrofi , colle voci spesso attaccate insieme , senza punti fer­
ii m i , so non rare volle , nè sempre a proposito , talché è da so
spellare che questi pochi segni di puntatine sieno di pugno del
glossatore meno antico. Si veggono bensi dopo le prime facciale
quelle lineette a Iraverso, che bau forza di virgola , più rare
nei prim i c a n ti, o frequenti nei seguenti, l' uso del qual segno
si attribuisce dal Segni al secolo X V . Annovera quest’ autore
tra i segni introdotti nel secolo X V I il punto interrogativo, ma
il nostro Codice ch' è sicuramente anteriore al detto secolo , o
anche all’ invenzione della slam pa, è fornito di punti in terro­
gati v i , II quali quanto ne paro a me , sono della prima mano ,
non già suppliti dalla seconda.
« Tengo per certo, che l' autore delle Postille sia del secolo
medesimo in cui cessò di vivere Danto , e più antico di B enve
n u to da Imola ; e sebbene non pretenda io che il nostro mano
scritte sia della stessa antich ità, lo reputo almeno del seguente
secolo , o compilalo prima della slam pa, e copiato da un testo
dov’ orano originalmente le postillo, l’ autor dello q u ali, chiun
q u e egli sia , mi dà indizi per credere che scrivessele prima del
1368 , o perciò prima di Benvenuto.
a Anche l’ ortografia di m olli vocaboli ch’ è l’ antichissima,
mostra la molla età del testo c del postillatore. Questo peraltro
a non vel do nè per corretto nè in tutto esatto, avendovi anzi tro
vato spesso lezioni erroneo con molli errori del copista . Le po­
ti stillo più esteso sono le meno im portanti , cioè lo mitologiche.
Qualche cosa da notare mi hanno dato le allegoriche, per la
discrepanza dalla comune degli espositori ; ma più le postillo
storiche per alquanti aneddoti non cosi generalmente conosciuti
dagli antichi nè dai moderni interpreti. Le varianti adottate
a dall’ ultimo editore P. Lombardi , e da lu i provale migliori c
più giuste , le ho trovate in gran parte nel nostro testo . »
Questa descrizione è cavala dalle fac. 1 3 della Lettera del p.
Angelo di Costanzo che fu da me registrala a fac. 358 del primo
tomo, ed ha il titolo seguente: D i un antico testo a penna della Div.
Com. di Dante, con alcune annotazioni sulle varianti lezioni c postille
del medesimo (1801). Lo varianti di questo Codice da lui edite stan­
no nello fac. 27-111 ; se no servirono tanto il Portirelli nella sua

�CODICI SIC ILIA N I

223

ediz. di M ilano , 1804 , quanto il Do Romanis nello edizioni di
Roma 1815 o 1820. Ancora il Sicca lo ha ristampato nella Rivista
delle varie lez. della Div. Com.
Aggiungerò che il Codice termina coi Capitoli di Jacopo di
Dante e di Bosone da Gobbio, e che furono pubblicati fac-simili
di esso Codice nello Osservai, sopra la Div. Com. del Cancellieri,
e nell’ opuscolo del Cordona ricordato a fac. 717 del t. I. Sopra
questi duo fac-simili il Codice« per isbaglio detto del sec. X IV .
Nello Osservaz. sopra la Div. Com. del Cancellieri, fac. 2 , si
legge: Da una Lettera del P. Abate di Costanzo, scritta da Monto
Cassino a di di febbrajo nel 1800 all’ eruditissimo comune amico
sig. Gio. B att. Vermigliali a Perugia, ho rilevalo ch’ egli fece
la fortunata scoperta di questo Codice in quella biblioteca circa
que’ giorni , giacché fino allora non si era saputo. »
Ediz. di M ilano, 1804, P refaz. del tomo II; — Prefa: dell’ edizioni
di Jena, 1804 , Itoma, 1815, e Padova, 1822.
C atania .
B ib l.

d e l M o n a s t e r o d i S. N i c c o l ò d ’ A r e n a .

L a Divina Commedia.
Codice bambagino in 4. gr. del sec. X V , con coperta in legno
vestila di pelle; è bello e b en conservato. È scritto in carattere
cho si approssima al minuscolo corsivo, senza interpunzione o
senza accenti; ogni parola vien segnata or da un pu nto , or da
due, posti a caso e senza regola determinata. Le parole al laccato
o le molle abbreviature rendono non molto facile la lettura del
Codice. Ad ogni Capitolo ha degli argomenti precisi e brevi scritti
in carattere rosso. In fronte del primo si leggo:
Q ui comincia il primo libro di Dante Alighieri pohoeta Fiorentino
Deo Gratias.
E nella fine del Codice:

Explicit liber paradisi Dantis Alinghieri de Florentia. Deo G ra­
tias. Amen.
Il Codice termina col Credo di Danto con questo titolo :
Qvesto elcredo didante alinghierj che eifecit quando eifu acqusato
aroma p ereticho et chiese alpapa tre di di tempo c disse iu j mostrerò
chio no sono ereticho.

Sopra una car. bianca redo in principio del Codice leggasi:

�224

CODICI SIC IL IA N I

Monasterii S. Nicolai de Arenis Cataniae; ad usum P. D. Placidi M.
Scammacca a Catania Cassis. Questo Scammacca avea comperato
il Codice a Roma dal 1741 al 1744 alla vendita della Biblioteca
d’ un cardinale della famiglia Lanfredini di Firenze, come appa­
risce da una seconda sottoscrizione sulla detta car. verso che ha :

Questo libro è di christofano lanfredinj chi lotrova lo rende adetto
chrisstofano et questa charta o scritto j° pertanto. Voi auete inteso di
chieglie nodiro altro senti se non che chilotrova lo renda ame chrissto­
fano digiouambatissta lanfredinj.
P iù copiosi particolari sopra lo stato materiale del Codice si
rinverranno in un dotto opuscolo edito dal p. Giovanni Cafici Cas
sinese, bibliotecario dell’ Arena di Catania, nel Giornale del Ga­
binetto letterario dell' Accad. Gioenia, t. V I I , Bim. 6. No fu fatta
un’ impressione separata con questo titolo : Illustrazione di un
Dante mss. del secolo XV. Memoria prima. Studii diplomatici. Ca­
tania, dalla tipogr. dei fratelli Sciuto, 1843, in 8. di 31 fac., con
un facsimile della scrittura del Codice (1). La parte materiale di
tutto il Codice forma il subietto di questa prima Mem oria, ch’è
feconda di critiche osservazioni, le quali mirano a chiarirci del
primo possessore, e quindi dei caratteri, delle punteggiature ed
abbreviazioni, e di tulle le peculiari circostanze del Codice.
o Questo prezioso Codice venne ammirato dal dottissimo Por
porato Cardinale M ai durante la sua breve dimora in Catania,
dallo scienziato Cav. Cagnazzi, non che da altri distinti letterali
esteri ed isolani, e tutti ne hanno acclamata la pregevolezza »
( Nota partecipata dal P. Giovanni Cafici).
P alerm o.

I. B i b l i o t e c a

dei

PP. F i l i p p i n i

dell’

O l iv e l l a .

14
L a Divina Com m edia, con Postille.
Codice membranaceo in fogl. g r ., ben conservato, riccamente
legato all’ antica in pelle con ornamenti ; proviene dalla Biblioteca
del principe Luigi Grammonti de’ Ventimiglia. È scritto in caratteri
tondi, mezzogotici, senza numerazione nè segno alcuno ortografico.
(1) Di quest’ opuscolo fu dato ragguaglio da G. Regaldi nel Messaggiere
Torinese, n.° 13 del 1844, nel Progresso di Napoli, 1843, fase. LXII, fac.
304-305, e nel Giorn. del Gabinetto letter. di Messina, 1843 , III. 233-234,
dal Pellegrini.

�,

225

CODICI SIC ILIA N I

Come quo' caratteri tengono molta somiglianza con quelli che si
usarono nelle prime impressioni, còsi si fa risalire al sec. X V ,
intom o al tempo dell’ origine della stampa. Il titolo, di carat­
tere più moderno, dice: Dante Alighierio Comidia sacra. Per
certe parole che vi si trovano in dialetto Siciliano, può credersi
copiato in Sicilia sopra un più antico ras. La prima faccia è ornata
di fregi a oro e colori, e lo iniziali di ogni Canto sono mi­
niate. V i sono, massime al primo Canto, note in carattere m inu­
tissimo che spiegano qualche locuzione e qualche luogo della Div.
Commedia.
Chi volesse intom o a questo Codice più particolari indicazio­
n i, potrà consultare un articolo del sig. Agostino Gallo nell’ Effe
meridi letterarie di Sicilia, col titolo: Sopra un Codice ms. di Dante
(1832, I. 90-99; I I . 54-61); sono in esso citate parecchio va­
rianti notabili di questo Codice. Parlando di quell’ articolo nel
Giorn. letter. di Sicilia ( 1836. IV . 290-313) il sig. Giuseppe Far
della , notò che il ms. è molto pregevole per la bella lettera e por
l’ ottimo stato di conservazione , ma per la correzione poco.

I I. B i b l i o t e c a

dei

PP. B e n e d e t t i n i

di

M onreale.

412
L a Divina Commedia.
Il mio concittadino sig. Daujou, uno de’ bibliotecari dell’ A r

senale di Parigi, che di fresco ha visitato la Biblioteca del con­
vento di Monreale, mi assevera di avervi veduto un Codice mem­
branaceo in 4. della Div. Com. del sec. X IV . Peraltro io non l’ hó
scorto in un Catalogo de' mss. di questa Biblioteca, edito ne’ tomi
5 1 5 3 dell’ Effemeridi letterar. di Sicilia.
Si legge in un Inventario dell’ anno 1367 degli arredi di un
Camerario del re Federigo d ’ A ragona, citalo da Domenico Schia­
vo nelle Memorie sull' Istoria letter. di Sicilia, t. I , part. V I, fac.
24 : Item librum unum dicium lu Dante quod dicitur de Inferno .
In un altro Inventario del 7 giugno 1450 della Libreria del

giureconsulto Lionardo di Bartolomeo di Palermo, indice conser­
vato nella ricca collezione di libri del principe della Trebia paler­
mitano , trovasi un Codice membranaceo di D an te . Questa libre­
ria fu distrutta da un incendio nel 1516 ( Effem. letter. di Sicilia ,
I. 9 3 ) .

�226

CODICI FRANCESI

CODICI ST R A N IE R I.
B ib lio t e c h e

pu bbliche d i

I. B ib l io t e c a R ea le

413

di

F r a n c ia .

P a r ig i (1).

F on d s de R éserve, n,° 1 0 . L a Divina C om ­
media.
Bellissimo Codice membranaceo in fogl. della prim a metà del
sec. X IV (2), composto di 300 fa c ., a 2 col. e in carattere quasi
tondo, di nitidissima lettera ed elegantissima, e ben conservato.
Ad ogni Canto precedo un breve argomento. Nella fine si legge in
inchiostro rosso:

Explicit liber comedie Dantis Alagherii de Florentia p eu editus
sb anno Dnice incarnationis millo trecentesimo de mense M artii sole in
ariete luna nova in libra. Qui decessit in civ itate ravenne i anno
Dnice icarnatiois millo trecentesimo X X I.° die Sce Crucis de mense
Settembr. aia cuius in pace reqescat. Amen.
« A nostro avviso è il p iù prezioso dei Codici della Divina
Commedia, ond’ è ricca la Reale Bibl. di Parigi; fors’ anche può
gareggiare in merito e in antichità coi p iù celebrati d’ altre biblioteche
. Non ha data certa, ma tutto concorro ad indicarlo
della prima mela del secolo X IV . Apparteneva alla biblioteca
particolare di Pio V I , e ne ha tuttavia lo stemma impresso a
( 1)
1 Codici Danteschi della Bibl. Reale di Parigi furono descritti dal
Marsand nel Catal, dei mss. italiani di quella Biblioteca edito a P a r ig i,
18351838 , in 2 vol. in 4.; ma siccome le descrizioni di lui non sono ge­
neralmente troppo esatte nè compiute, cosi dovetti reputare a mia buona
ventura di poter avere dal sig. Jacopo Ferrari di Reggio, dotto Dantofilo,
quelle Giunte che m ’ hanno servito ad emendarle e perfezionarle. Esse
sono il resultalo delle osservazioni fatte da lui e dai due suoi amici, Giu­
seppe Campi e Pier Giacinto Teracchini , nel tempo che di conserva ne
trassero le varie lezioni, confrontandoli col testo della Crusca. Aggiungerò
di essermi assai giovato del Catalogo de’ mss. francesi e stranieri della
Bibl. Reale, di Parigi, compilato dal sig. Paolino P a ris; poiché ne'sei vo­
lumi editi di questo egregio lavoro sono con grande esattezza descritti pa­
recchi Codici Danteschi di essa Biblioteca. Finalmente, e per isdebitarmi
con tutti, ebbi qualche notizia dal sig. Champollion-Figeac, primo con­
servatore de’ mss. della Bibl. Reale.
(2) il Marsand erra manifestamente dicendolo del sec. XV.

�C ODICI P A R IG IN I

227

« oro sui cartoni. Sul dorso si leggo a lettere dorato M . S. 1300.
Il Codice è scritto a caratteri tondi, ma piuttosto magri. I se
gni ortografici mancano tu tti, o lo parole non sono diviso coll«?
debito distanze. Al principio d’ ogni Cantica vi sono delle vi
gnette con figuro vagamente miniate; miniato pure sono lo
prime lettere d’ ogni Canto ma grossamente , maiuscolo le in i
ziali d’ ogni terzetto, minuscolo le altre. G li argomenti che pre
cedono i Canti, sono dettati colla semplicità e la purità della fa
velia del buon secolo. Spesso legge col Valicano 3199, o col Chi
giano. Ha gran copia di varie lezioni che spirano odore Dante
sco; o non lo potè trovar certamente il copiatore, perchè gli
errori che qualche volta caddero dalla penna, appalesano ama­
nuense materiale e nulla più. Il Codice 7251. 2. ne è una copia,
o so un Giunta volle trascriverlo, convien credere cbo quel testo
a fosso in grande onore anche anticamente » ( Nota del sig. Ferrari).
A questa esalta e diligente Notizia aggiungerò che papa Pio V I
aveva speciale aff etto e a Danto e a questo prezioso Codice; il per­
chè lo aveva tolto seco nell’ esilio, non lo lasciava m ai, e lui
morto, fu trovato sul suo letto,
Marsand, 1. 796-797.

414

Fonds de Réserve, n.° 5. L ’ Inferno e il P a­
radiso di D ante , col C om e nto di Jacopo della
Lana , tradotto in latin o da Alberigo da Ro­
sciate.
Bel Codice membranaceo in fogl. gr. scritto nel 1351, di otti
ina lettera, e benissimo conservato, composto di 238 car. (1), che
appartenne alla Biblioteca di Santa Giustina di Padova, siccome
dichiara una striscia di carta posta n e ll'interno del volume (2). Il
testo ad una colonna sta nel mezzo della faccia, ed è attornialo
da un Comento latino, di cui discorsi a fac. 582 e 612 del primo
tomo. Sulla guardia cartacea del ms. si legge la nota seguente di
mano p iù moderna :
Questo codice fu scritto da Belino de Pilis come si vede a carte
7 tergo e a carte 104 tergo, dove si legge pure il tempo in cui scri­
veva, cioè il di penultimo d'Agosto 1351. Contiene il testo di Dante
(1) Errò il Marsand dicendolo di 480 fac., c mal conservato.
( 2) Il Mehus negli Estratti mss., VII. 1 8 9 1 9 0 , lo cita siccome esi­

stente in questa Biblioteca.

�228

CO D IC I FRANCESI

dell' Inferno e del Paradiso con li Contenti di F. Filippo della Lana,
dell'ordine de’ Gaudenti, i quali comenti da lui scritti in lingua vol­
gare sono stati tradotti in latino da Alberico di Rosate Bergamasco ,
come si vede in fine a carte 238. Nel principio vi sono due piccoli poe­
metti, che formano un'epitome della Comedia di Dante, composti da
Giacomo figlio dello stesso Dante, e da lui mandati a Guido Polenta
l’anno 1322 primo Aprile , come si legge a carte 3.
Infatti le prime tre carte del Codice sono occupate da due E pi­
tomi in rima della Divina Commedia senza titolo; ma non sono
ambedue del figliuolo di Dante, come dice la predetta no ia, e ri­
pete il M arsand; la prima che comincia;
Pero ke sia più fructo et p iù dilecto
è di Rosone da Gobbio. In fine della seconda si legge :
Factus fuit per Jacobum filium Dantis et per ipsum missus ad
magnificum et sapientem militem Dominum Guidonem de Polenta anno
millesimo trecentesimo vigesimo secundo die primo mensis A prilis.
Ind i succede un Proemio in prosa latina, che termina con la
prima colonna della car. 7 , da cui si legge:
a quib9 penis betinus de pilis qui hunc librum scripsit defendatur
dei auxilio.
Il Poema incomincia nella car. 8 recto con una grande ini­
ziale a colori, si nel testo come nel Comento; manca di titoli alle
Cantiche e d’ indicazione di capitolo ai Canti. A lla car. 104 verso,
dove termina l ’ Inferno, si legge:
Aquorù demonu 9uersatve et amicia p lene p dei misicordia defen
datur betinus de pilis qui hic spsit. die penultimo augusti millo tre­
centesimo quinqzesimo primo.
E nella fine del Codice che termina col piccolo Credo:
E t ideo q hic est finis. bndicam9 dno ihu xpo.
" I primi sette Canti dell’ Inferno sono scritti in bellissimi ca
ratteri semigotici nitidi ed uniform i, ma al Canto V II le lettere
cominciano a pendere al tondo e finiscono per tondeggiare af
fatto. Dicasi lo stesso del carattere del Comento. Nella Cantica
del Paradiso sono scritti a caratteri semigotici i prim i I X Canti,
e con tanta regolarità che sembrano stam pati. Dopo quel Canto
la scrittura comincia ad abbandonare il magro della forma se
migotica, e finisce in un tondo perfetto. Anche qui il Comento
subisce le variazioni del testo. Si vede peraltro che fu sempre la
stessa mano che scrisse. Ai Canti non precede nè argomento,
nè numero progressivo. Alcuni nell’ Inferno sono dislocati; al
tri furono in parte introdotti nel corpo dei Canti susseguenti.

�CODIC I P A R IG IN I

229

« Del resto il Codice è di una maravigliosa correzione, e gli er
rori di scrittura che eran caduti dalla penna dell’ amanuense
nei tre primi Canti dell’ Inferno, furono diligentemente emen
dati. Si osserva peraltro che l’ ortografia non è sempre la stes
sa. Il lesto por lo più concorda colla Nidobeatina, e coi Codici
Caetani e Glenbervic, ed è gran danno che manchi il Purgato­
ti rio » ( Nola del sig. Ferrari ).
Io già descrissi a fac. 101 e 218 due altri Codici copiati dal
medesimo Betinus de Pilis nel 1368.
Marsand, I. 787-789; — Notizia mss. di questo Codice del sig. Audin .

445

Supplément Français. N.° 2679. L a D ivina
C o m ., col, C om ento detto il Falso Boccaccio.
Codice cartaceo in fogl. della fine del sec. X I V , composto di
153 car., in carattere mezzo gotico, con titoli e argomenti in in ­
chiostro rosso ad ogni Canto. La prima carta contenente parte del
primo Canto, che manca di titolo, fu rifalla da mano diversa, e
in fronte del secondo Canto si legge:
Incipit Ss cantus in quo tractat sicut Dante inuenit Virgilium.
et sicut Virgilius fecit ipsum tutum de ytinere propter se caritatem
trium dominarum curantium de se in curia celesti.
E nella fine dell’ ultima Cantica:
Explicit prim9 scds et t ertius liber dantis Aldagherii de F lora.
Script, per me Franciscuz Andree de Vrbeuet. (Orvieto) Sub Annis
dnj M il l io trecentesimo octuagesimo nono. Deo. Gras. Amen.
Nella fine di ciascuna Cantica ò trascritta la parte del Capitolo
del figliuolo di Dante che si riferisce a quella Cantica; si legge in
fine della terza parte dopo il Paradiso: Explicit diuisio libri pa­
radisi edita p filium supradicti Dantis. Amen. Deo. Gras. Amen.
S ull'ultim a carta terso il copista trascrisse in carattere rosso i
due latini epitaffi di Dante che principiano: Inclita fama . . . .
Ju ra monarchia;. . . . , i quali hanno a fronte nel margine queste
parole: Isti stani sup. sepulcro Dantis.
I l Comento, o meglio le Chiose unite a questo Codice sono
quelle noie sotto nome di Falso Boccaccio, di cui trattai a fac. 640
del primo tomo, ma senza indicare questo Codice; e mancano dal
Canto X V I I I al X X X I I I del Purgatorio. Il sig. Vittorio Ledere
che ragiona di queste Chiose nel suo lavoro mentovato da me a
fac. 680 del primo tomo, errò stimandole tratte dal Comento di
Benvenuto da Im ola.
Il Marsand non potè descrivere questo Codice, perchè fu

�230

C O D IC I FRANCESI

comperato dalla Biblioteca R eale di Parigi nel 1841 ; e vo debitore
dell’ esatta descrizione alla cortesia dell’ amico e concittadino mio,
sig. Stefano A udin, notissimo in Italia per le sue cognizioni bi­
bliografiche.

N.° 7002. 4. L a D iv in a C o m m e d ia , col C o
m ento la tin o di Benvenuto da Imola.
Codice membranaceo in fogl. gr. della line del sec. X I V , di
192 car. scritte in lettera nitida e in carattere quasi tondo, 0 di
buona conservazione (1). Al principio d'ogni Cantica è una grande
iniziale miniata a oro e colori, il cui soggetto si riferisco al
Poema. Esse sono ben conservate, ma di poco pregio per l’ inven­
zione, il disegno e il colorito. Le annotazioni seguenti poste sulla
prim a fac. del Codice danno a conoscere i nomi degli antichi pos­
sessori: Marcelli M u li et amicorum; — Nunc Joannis B isaighe Ca­
nonici Sanctorum Celsi et Ju lia n i de Urbe. 1680.
Il Codice incomincia con una Tavola degli argomenti di ogni
Canto, elio per errore del copista principia dai sommarii degli u l­
tim i Canti del Paradiso, e occupa la prima carta ; e al principio
della seconda colonna della della car. recto 6 una breve Notizia
sopra Dante, ove scrivesi eh’ egli nacque nel 1254. La prima co­
lonna della seconda car. contiene un i ndice do’ prim i versi di ogni
Canto. Nel mezzo alla seconda si legge: Nota quod Dantes ortus
fuit in 1264, die 8 marcii, et obiit 1321 , die 14 Septembris. Poi
succedono l’ epitaffio Inclita fama . . . . e i consueti preliminari in
verso e in prosa del Comento di Benvenuto da Imola . Il testo del
Poema comincia sulla car. 4 verso con questo titolo:
Comenza la prima comedia di dante Aldighieri da Fiorenze in la
quale monstra como glaparve Virgilio e monstroli lo Inferno el pur
gadorio.
Il testo è nel mezzo della fac. in colonna strettissima, o vedesi
attorniato da Comenti latini in minutissimo carattere e copiosis­
sim i, ma non noiosi e scipiti, conio gli chiamò il Marsand, peroc­
ché sono di Benvenuto da Imola. Alla fine del Purgatorio è la se­
guente sottoscrizione ;
1394. die x martij Ind. 3a in tra Insule puici e ystrie h sa can­
ile scrpt p me petru . . . .
(1) Il sig. Marsand che per uno strano errore ha fatto di un solo Co­
dice due esemplari, anche diversi assai l’uno dall'altro, lo dice la seconda
volta in carattere mezzo gotico e di mediocre conservazione

�C O D IC I P A R IG IN I

231

Un’altra sottoscrizione in inchiostro rosso alla fine dell’ ultima
Cantica dice:
1
Explicit liber Dàtis sub anno Dni M C C C C X X X V 1I I I die viges°
tertio mésis februarii.
Sarebbe molto strano che la terza Cantica fosso stata scritta
45 anni dopo le primo due, e il sig. Paolino Paris suppone che la
menzione finale sia fallace, e l’ abbia scritta qualche briccone per
dare a credere di aver fatto il lavoro di un altro. Non si potrebbe
accogliere questa supposizione, se, come vuole il Marsand, le due
sottoscrizioni sono della stessa mano.
« Questo identico Codice si trova descritto nel Catalogo del M ar­
sand alla pag. 810, e quel che è curioso, si è che qui si dice che
vi si riscontrano molle buone e sane lezioni, e che deve riporsi fra
i
buoni Codici di Dante, e alla pag. 8 , che chi lo scrisse, ebbe
la disgrazia di aver sotto gli occhi un pessimo esempio. In quanto
ai Commenti, il Marsand qui e colà li dichiara noiosi e scipiti,
colpa forse del suo palato, perchè si tratta nientemeno che di
quelli di Benvenuto da Im ola. La lettera del testo generalmente
è buona, ma spesso discorda da quella che commentava Benve
nuto. La scrittura delle chiose poi è zeppa di abbreviature, nè
si può leggere senza farvi uno studio particolare. Anche in fino
della prim a Cantica era scritta una annotazione forse uguale a
quella del Purgatorio, ma fu raschiata: si scorgono peraltro
tuttavia le chiaro tracce del 1394. » (Nota del sig. Ferrari).
Marsand, I. 8-10 , e 810-811 ; — Paolino Paris, fi. 34 13 24 .

4
N.°
7
1
6 8 7 4 L a D iv in a C o m m e d ia , con Postille
latine.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X I V , di 200 fac. a 2
c o l., scritto in carattere tondo e ben conservato. Da principio si
legge in carattere rosso :
Q ui comincia lo primo canto della prima comedia di Dante Alle
ghieri di Firenze nel qual fa prohemio di tutta la sua opera et tracia
dell’ anime che vanno in Inferno ordinatamente et delle loro pene si
come appare per li capitoli infrascripti.
E nella fine:
Explicit liber Dantis Alleghieri de Florentia. .Amen. Deo gra
tias. Amen.
Sui margini riscontransi brevi Comenti, 0 meglio interpreta­
zioni latino di poco valore in carattere minutissimo e difficile a
leggersi. I l testo poi è generalmente di buona lezione, e dee,

�232

C O D IC I FRANCESI

stando al Marsand (I. 1 3 ) , reputarsi uno de’ migliori Codici Dan­
teschi della Bibl. Reale di Parigi.
Ignoro se questo Codice in effetto esista, ovvero s’ingannasse
il Marsand indicandolo col n.° 6874, ma ho questa nota del sig.
Ferrari : I l Ms. registrato dal Marsand sotto questo n.° è nel Catal.
della Bibl. Reale un'opera Francese di medicina.

418

N.° 7o o 1 ( antic. n.° 746 e
C o m m e d ia , con Postille.

750 )•

L a D iv in a

Codice membranaceo in fogl. gr. della seconda metà del sec.
X I V , di 66 car. a 2 col., 0 in carattere mezzo gotico, con iniziali
a colori, ottimamente conservato; la prim a car. è adom a di m i­
niature. Si leggo in principio:
Chomincia la commedia di Dante Alleghieri poeta Fiorentino
nella quale tracia delle pene e punimenti de vizii e demeriti e premii
delle v irtu d i. . . .
E nella line sull’ ultim a carta:
Finito illibro di Dante Alleghieri poeta Fiorentino il quale passò
di questa vita nella cicta di Ravenna il di di santa erode a di x iiii
del mese di sectembre Anni dni M C C C X X I. Lachui anima requiescat
in pace. Deo gracias. Amen. Amen.
Si potrebbe, stando al Marsand , congetturare che questo Co­
dice fosse stato scritto al tempo di Danto o poco di poi ; ei sog­
giunge , che dovette esser copiato sopra un ottimo Codice, ch’è
de’ più corretti conosciuti, e lo propone come buon testo da con­
sultare ai futuri editori della Div. Com. Questo affermative sono
in gran parto contraddette dal sig. Ferrari nella nota seguente :
« Questo Codice è legalo in pelle rossa collo stemma dei Re di
Francia. Ha gli argomenti in caratteri rossi solamente fino al
a C. X X I I I inclusivamente del Purgatorio. Tutti i segni ortogra
fici mancano affatto, e lo parole sono scritte senza regolare d i
a visione. Nella Cantica dell’ Inferno s’ incontrano rare postille
a interlineari a caratteri minutissim i, e assai difficili a leggersi.
a La prefata Cantica è sufficientemente corretta, ma nel Purgato
rio e nel Paradiso gli strafalcioni che caddero dalla penna del
a copiatore, sono tanti che il testo è quasi inintelligibile. Peccàto:
a perchè fu certamente cavato da ottimo Codice che aveva la p iù
a parto delle hello varianti del famoso Codice dell’ Estense , che
qui furono guaste e maltrattate dall’ imperizia dell’ amanuense.
Si può tener per certo che appartiene più presto alla seconda
metà del sec. X IV che al X V , e che ad onta degli errori di

V

�CODIC I P A R IG IN I

233

« copia ond’è deturpato, è codice di molto valore. » Soggiungerò
che anche il sig. Paolino Paris lo giudicò della fine del sec. X IV .
Montfaucon, B ibl.

ms. , fac. 787 ; — M arsand, I. 6 7 ; — Paolino Paris,

III. 308-310.

419N
.°7256

L ’ In fe rn o di D an te , eoi C om ento

di v a rii.
Codice membranaceo in fogl. gr. del sec. X I V , ben conser­
vato; il testo è scritto in carattere mezzo gotico, e il Comento che
lo a tto rn ia , in carattere tondo. Erra il Marsand dicendo questo
Comento simile a quello del n.° 7255, ma piuttosto ò una mesco­
lanza di varii antichi Comenti e spezialmente dell’ Ottimo (Vedi la
fac. 633 del primo tom o). Questo ms. è prezioso per le miniature
di cui si adom a , massimamente per quella che sta nel principio,
grande quanto la faccia. Essa rappresenta l’ Inferno e i varii tor­
menti de’ dannati secondo la varia natura dello colpo. Bizzarra
n ’ è la composiziono, ma piacevole a vedersi ; vi sono descritte più
di 100 figure, o tutte in diversi atteggiamenti.
« Il testo è scorretto anzi che no, ma abbonda ciò nonostante
a di buone v arianti. Il Comento poi per quattro quinti almeno è
precisamente quello che chiamano l'Ottimo o l’ Antico, come
può verificare chiunque apra anche a caso il volume. Le altre
a cose in parte sembrano originali, in parte si direbbero cavato o
dal Comento di Francesco da B u ti, e da quello di Jacopo A li­
ghieri ( i quali peraltro non sono nominati ) , o finalmente a l
a cune da quello di sor Graziuolo de Bambagioli, che espressa
a mente si nomina chiosando il verso 90 del Canto V I I , e il 91
del Canto X I I I . Verificammo poi che i brani che si mettono in
nanzi come cose sue combinano con le corrispondenti chiose
che si leggono nel Comento del Codice Laurenziano, Plut. X L ,
n . ° V I I , c h e sig. Witte credette appunto quello di ser Gra­
tiziu o lo . Noteremo peraltro che quelle stesse chiose si leggono in
altri Comenti attribuiti ad altri interpreti, e gli studiosi del sa
ero poema sanno che molti fra gli antichi comenti anonimi
sono lavori a tarsia fatti commettendo insieme quanto si co
piava a dritta e a mancina, senza far motto degli autori che si
spogliavano, e senza far poi mente se le chiose erano in armo
nia col testo al quale si appiccicavano. » ( Nota del sig. Ferrari).
Marsand, 1. 28.

N.° 2757. L a Divina Commedia, con Postille.

�234

CODICI FRANCESI

Codice membranaceo in fogl. della seconda metà del sec.
XIV (1), a 2 col., bellissimo e beri conservato. In principio si
leggo:
Comincia la comedia di Date alleghieri da fire ze nella quale
tratta delle pene et purgationj de vitij et premio di virtù .
E nella fine :

Explicit liber Comedie Dantis Alligheriis de Florentia. Deo
g am.
« Questo bel Codice è legato in pelle marezzata a color di le
gno con fregi dorati ai quattro angoli. I l testo è scritto in car.
italico, ma piuttosto magro, di modo che pende al semigotico.
Ad ogni canto precedono gli argomenti a caratteri rossi. Il Co
dice ha postille e marginali e interlineari, alcune antiche e la
tin e , altre italiane e moderne . Leggesi nel fine: Lib. Georgij
Antonii Vespucij, e non Despuais come malamente lesse il M ar­
sand. Questo Giorgio Antonio Vespucci era zio paterno del fa
moso Amerigo, e proposto della cattedrale d i Firenze. F u
grande amico di Marsilio Ficino, e probabilmente sono sue le
postille, specialmente alla Cantica del Paradiso, che appaia­
ti sano nel chiosatore molta dottrina in div in ità. Il suo nomo sul
Codice fu scritto sopra u n altro raschiato con ferro. Fino a l
verso 124 del Canto I X del Purgatorio, il testo è scritto di una
mano, poi prosegue sino alla fine d’ altra mano o d’ inchiostro
diverso. Peraltro è sempre correttissimo, o dove caddero errori
dalla penna del copiatore, si vedono emendati dalla mano d i
un intelligente ed amoroso; l ’ ortografia è quella del sec. X I V ,
ed alcuni punti interroganti segnati orizzontalmente, ed altri
punti fermi posti a caso in qua o in là si appalesano col colore
d e l l ’ inchiostro posteriori al Codice che pare della seconda metà
a del sec. X IV . Legge quasi sempre col testo di Crusca, so non
che di rado tronca 1 io in i , como schiva qualunque altro tron
camento di parole, so la misura o il numero del verso il con
sentono. La Cantica del Purgatorio ha poche postillo, ma quella
del Paradiso ne 6 ricca, ed appalesano nel postillatore una va
sta erudizione nelle istorie sacre e profane, e molte dottrine
nelle teologiche discipline, a ( Nota del sig. Ferrari ) .
Marsand, I. 29; — Torri, lettere di Dante, fac. 1
43.

N.° 7764. L a Divina Commedia.
(1) Il Marsand lo dice del sec. XV.

�CODICI PA R IG IN I

235

Codice membranaceo in fogl. picc. della seconda mela del sec.
X IV (t) , in carattere tondo, di bellissima lettera ed ottimamente
conservato. Manca di titoli o di sottoscrizione. Il testo di questo
Codice, al parere del Marsand, è malconcio per ogni riguardo, ma fu
g iudicato eccellente dal sig. Ferrari che lo ha esaminato con molta
diligenza. Il vol. è legato in pelle giallognola collo armi dei Re
di Francia sui cartoni. E di pagine 192 segnato però da una
parto sola dei fo g li. L ’ ortografia è l’ antica, e vi sono molti ar
gomenti per tenerlo più presto della seconda metà del sec. X IV
che del X V . Ha qualche rara postilla marginale, ma di mano
posteriore a quella del Codice. G li argomenti mancano a lutti
i Canti. Per la bontà del testo è uno de’ più preziosi Codici
della Bibl. Reale di Parigi. Non era scorretto che dal Canto
X V I del Paradiso in avanti , e le mende furono sanato da mano
perita. Qualche rara volta però piacque al correttore di sosti
tuire alla lezione del Codice, che forse era l’ originalo, altra
o lettera che più gli era in grado. Rari sono i troncamenti e dello
parole o degli articoli, e dell’ io in *, se la misura del verso
non lo richieda » . ( Nota del sig. Ferrari ).
Montfaucon, Bibl. ms., fac. 793 ; — Marsand, I. 419.

m

N.° 7765 . L ’ In fe rn o , col Comento italiano
di Jaco p o d i D ante.
Codice membranaceo in 4. del sec. X I V , in carattere tondo ]
con molta diligenza o correzione, e ben conservato. Prezioso è
massimamente perchè il tosto dell’ Inferno si vede attornialo da
un Comento italiano scritto nel 1328 da Jacopo figliuolo di Danto.
( Vedi il cap. de’ Comenti inediti).
« Il Codice è di gran pregio per m olli rispetti. I l testo della
Cantica dell’ Inferno che ci presenta, è di ottima lezione e
a de’ più corretti. I caratteri sono più magri e di maggior d i
mensione di quelli del Comento, ma ci parvero per avventura
a della medesima mano (2). In fine si legge : Finito di scrivere. . . .
a poi seguono due linee e mezzo sulle quali fu raschiata la scrit
tura : pare peraltro che le ultime parole fossero de napoli fi

nis . » ( Nota del sig. Ferrari ).
Montfaucon, fac. 793; — Marsand, I.

(1) Il Marsand lo dice del sec. XV.
(S) Dice il Marsand essere scritto da mano diversa, ma contemporanea.

�236

423

CODICI FRANCESI

N.° 2 . F ond s de R éserve. La Divina Com­
media , con Chiose.
Bel Codice membranaceo in fogl. del sec. X I V , di 170 fac. a
2 c o l., di buona lettera in carattere tondo e ben conservato. É
accompagnato da brevi annotazioni marginali e interlineari ; che
sono, secondo il Marsand, giudizioso, e con lezione generalmente
buona. Questo Codice manca generalmente di titolo preliminare e
di argomenti, e leggesi solo nel fino : Explicit Comedia Dantis A la
gherii Fiorentini. Termina col Capitolo di Jacopo di Dante intito­
lato: Dimostramento della chomedia di Dante fatto per Iacopo suo fi­
gliuolo .
" È un Codice che apparteneva alla particolare Biblioteca d i
Pio V I , lo stemma del quale è impresso a oro sui cartoni. I l
copiatore avea lasciate in qua e in là nel testo molte lacune per
lo parole e sillabe che forse non avea saputo leggere nell’ esem
plare che avea sott’ occhio, ma fu supplito da mano diversa ,
ina antica essa pure; la stessa mano modificò in molti luoghi il
testo a modo peraltro che appare tuttavia la prima lezione.
Sembra che questo lavoro fosse diretto a mettere in armonia il
lesto col Commento, ma ciò nonostante discordano tuttavia in
diversi lu o g h i. Le chiose , e specialmente lo grammaticali, per
Io più sono estratte dal Comento di Benvenuto da Im ola, di cui
si fa menzione ugualmente che di Francesco da B u t i, chiosando
il verso 60 del Canto V I I dell’ Inferno. Nello dichiarazioni però
alla Cantica del Paradiso il postillatore si appalesa anche pii,
a erudito in divinità dello stesso Imolese, che spesso peraltro non
fa che copiare. E i Comenti e le postille sono scritte con tante
sigle e abbreviature di varie maniere , e con caratteri cosi pic
coli ed irregolari che sono difficilissime a leggersi. Il Capitolo
di Jacopo Allighieri è di carattere antico, ma diverso da quello
del lesto e da quello delle chioso ». ( Nota del sig. Ferrari ).
Marsand , I. 785-786.

424

N.° 7002. 5. F onds de R éserve. La Divina
Commedia , con Comento latino ed italiano.
Codice membranaceo in fogl. gr. di 82 car. a 2 col. in carattere
quasi tondo, e ben conservato. E scritto da duo mani diverse ; lo
Cantiche dell’ Inferno e del Purgatorio sono, secondo il sig. Paolino
P a ris , del sec. X I V , e quella del Paradiso solamente del mezzo
del sec. X V . Sulla costola del volume si leggo in lettere doralo

�237

CODICI PAR IG IN I

Secolo XIV. Ogni Cantica è preceduta da una grande iniziale mi­
niata a oro e colori, e in quella dell’ Inferno si vede il ritratto di
Dante. In fronte del Poema si legge sulla prima carta :

Incipit primus cantus libri comedie Dantis Algerii Florentini.
Sui margini delle sole prime duo Cantiche si riscontrano brevi
comenti latini e ita lia n i.
« Nella Cantica dell’ Inferno v’ è una gran lacuna che incominc
ia al verso 17 del I l C anto, e va sino al verso penultimo del
a Canto V II (1) Specialmente l’ Inferno 6 pieno di malte lezioni e
zeppo d’ errori di copia. Il Paradiso è realmente d’ altra inano,
o bastantemente corretto. I l Codice appartenne alla Bibl. parti
colare di Pio V I, o ne ha tuttavia lo stemma a oro sui cartoni.
a Fu tratto certamente da un ottimo testo , ma l' amanuense che
a a quanto pare era degli stati V eneti, lo guastò presso che affatto
coi tanti strafalcioni che vi introdusse. Nella prima pagina del­
ti: l’ Inferno incomincia un Comento la tin o , ma nella seconda pa
gina le note storiche e dichiarative sono distese in volgare, e
cosi sino alla fine della prima Cantica. E le une e le altre ci
parvero di poco momento. La scrittura del Commento latino
alla Cantica del Purgatorio è si malvagia e si piena di abbrevia­
ti ture da richieder troppo lungo studio per intenderlo. Il danno
peraltro non ci parve grave. I l Paradiso non ha chiose, ma
reca di quando in quando le vario lezioni d’ altri testi. » (Nota

del sig. Ferrari).
Marsand, I. 811-812; — Paolino Paris, II. 325327.

2
4
5
F o n d s de saint-G erm ain,
vina Commedia.

n .°

16 8 2 . L a Di­

Codice cartaceo in fogl. piccolo del sec. X IV (2), di 150 fac.
a 2 col. e in carattere mezzo gotico, mal conservato. Manca non
de’ prim i duo C a n ti, come scrive il Marsand , ma del primo sola­
mente e delle prime sei terzine del secondo.
« Sulla prima pagina si legge: E x Bibliotheca ms. Coisliniana

ol. Segueriana quam III. H enricus de Cambout dux de Coislin
a Par Francioe Episcopus Metensis . . . . Monasterio S. Germani
a Pratis legavit an. M D CC XXXII. Fu restaurato ai margini

(1) Il sig. Paolino Paris scrive Canto V I I I , e soggiunge che man­
cano gli ultimi sei versi del Purgatorio.

(2) il Marsand lo dice del sec. XV.

�238

CODICI FRANCESI

« pagina per pagina, o legato in cartoni verdi con dosso di pelle
a fregi dorati. In fine della terza Cantica si legge:
Se pur disio ad alcun venisse
E t vole sapere quello che me scrisse
Donno antonio de Beilauto dicto
Se chiama che lo libro ha scripto.
« Seguita: Epitaphium Dantis factum a se ipso » Jura Monar­
chie . . . . Indi : E pitaphium quod filius suus fecit » Inclita fama
. . . . Viene dopo il Capitolo del figlio di Danto
O voi che siete
dal verace lume . . . . » E in fine si legge:

Chesto è d' Adriano di Thilese de Cusenza.
« Certamente non è corretto, ma fu cavato da ottimo testo, ed
ha gran copia di buone varianti. Ne ha talvolta alcune tutte di
fantasia e assai curiose. Combina spesso col ms. 7252. 5 , anche
negli errori di scrittura. L'ortografia è quella del sec. X IV , più
presto che del X V . » ( Nota del sig. Ferrari),
Marsand, II. 430.

426

N.° 7 0 0 1. L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. gr. della fino del sec. X IV , 0 del
principio del X V , di 250 fac. a 2 col. in carattere mezzogotico, d i
buona lettera e ben conservato. Ogni Canto è preceduto da breve
argomento. Le iniziali di ciascun Canto sono m iniate, e la prima
fac. del Codice ha un contom o in cui si veggono rabeschi, fiori o
figure. Si leggo in principio:

Inchomincia la Còmedia di Dante Alleghieri poeta fiorétino nella
quale tracta delle pene et punimenti de vitii et demeriti e premii delle
virtudi . . . .
E nella fino del Codice:

Finito illibro di Dante Alleghieri poeta fiorentino il quale passò
di questa vita nella città di Ravenna il di di Santa Croce adi X I I I I
del mese di sectembre. Anni dni M CCCXXI. Lachui anima requie
scat in pace. Deo gratias. Amen. Amen.
« Lo crediamo Codice più presto del X IV che del X V secolo.
Gli argomenti ai Canti non vanno più oltre del Canto X X I I I
del Purgatorio. Ha qualche rara chiosetta interlineare nella
Cantica dell’ Inferno soltanto. I l Purgatorio e il Paradiso sono
guasti dagli errori del copiatore assai più dell’ Inferno. Ad onta
peraltro che sia uno de’ più scorretti Codici che ci sia capitato
alle m a n i, merita tuttavia d’ essere consultato, perché presenta

�CODICI PARIG IN I

239

« in qua e in là varianti di molto valore, le quali non furono cer
tamente trovate dall' amanuense, che forse copiava da pittore
le parole senza conoscem e il significato. » (Nota del sig. Fer­

rari ) .
Marsand, I. 804-805.

427

F o n d s de R éserve, n.° 5 . L a Divina C om ­
media, con Postille latine.
C o d i c e membranaceo in fogl. della fine del sec. X IV , o del
principio del X V , di 200 fac., in carattere quasi tondo e a 2 col.,
e ben conservato. Esso contiene brevi annotazioni latine margi­
nali e interlineari, che sono, secondo il Marsand, con poca diffe­
renza le stesse di quello del Codice n.° 7002. 5, se non che in
questo Codice sono più lunghe , e giudica quelle della Cantica del
Paradiso di altro autore. In fronte dell’ ultima Cantica si legge :

Comincia il primo canto della terza comedia di Dante Alleghieri
. . . . , e in proposito di ciò nota il Marsand questa esser la se­
conda volta, fra i tanti Codici della Div. Com. da lu i visitati, che
vede il Poema di Danto diviso in tre Commedie.
« Le chiose non oltrepassano il Canto X X V del Paradiso. Per
lo p iù sono cavate in sunto dal Com mento di Benvenuto da

Imola. I l testo era tutto grem ito d i errori di copia p iù grosso
l a n i , m a u n a m ano pietosa ne corresse la p iù parte. Nel sanare
g li strafalcioni dell’ am anuense, l ’ emendatore si studiò di met
tere il testo in arm o nia col C o m m e n to , sicché presentemente in

a questo Codice abbiam o un testo che s’ accosta assai a quello dell’
Imolese. Restano peraltro m olti errori d i scrittura che g u a
stano e la sintassi e la m isura dei v e rs i. Dopo i l verso 90 del
Canto X X X I I I del’ Infe rno si leggono sei goffi terzetti ivi in tro
dotti per trafiggere u n in no m in ato Lucchese che usò inganno
ai grandi per sommetterli al popolo. » ( Nota del sig. Ferrari ).
Marsand, I. 790-791.

428

F o n d s de R éserve, n.° 8. 2. L a Divina C o m ­
media.
Codice cartaceo in fogl. piccolo della fino del sec. X I V , o del
principio del X V , di 400 fac. in carattere mezzogotico. È ben
conservato e si adom a di miniature al cominciare di ogni Cantica
o Canto. Termina col Capitolo del figliuolo di Dante intitolato :

Questo è un Capitolo facto per lo figliuolo di Dante nel quale bre
vissimamente dichiara la intentione di Dante nella sua Comedia,

�240

CODICI FRANCESI

Scrive il Marsand che la lezione di questo Codice è general­
mente conforme a quella del n.° 7 del Fonds de Réserve, e crede
potersi congetturare che questi due Codici sieno stati copiati so­
pra il medesimo esemplare. Ma cosi non pensa il sig. Ferrari che
ne ha trasmesso sopra questo Codice la nota seguente:
« È di buonissima lettera, o s’ appalesa cavato da testo antico
o ed eccellente: la sua ortografia è scrupolosa, corretta, costante.
Scrive con tanti altri della Bibl. Reale Allighi eri con doppia l.
H a punti interroganti in qua e in l à , con qualche altro segno
ortografico de’ prim i tem pi, ed è ricco di varianti delle quali
vuoisi far gran conto » .
Marsand, I. 795-796.

9
N.°
24
7002. 2 . F on ds de Réserve. L a Divina
Commedia, col Comento di Benvenuto da Imo
la tradotto in italiano da Anonimo.
Bellissimo Codice membranaceo in fogl. grandissimo della fino
del sec. X IV secondo il Marsand, o del principio del X V secondo
il sig. Paolino Paris (1), di splendida esecuzione e perfettamente
conservato, di 433 car. a 2 colonne. È legalo in marrocchino
rosso a com partim enti, e sopra l ' uno e l' altro piano della co­
perta trovasi il nomo di Claudius Monanni scritto in lettere d’ oro.
I l Codice comincia con la Vita di Dante del Boccaccio di scrit­
tura diversa dal rimanente del Codice, o con numerazione distinta
di 8 carte. Nella fino si riscontra il seguente distico i n inchiostro
rosso :

Zorzi Zanchani ha scripto per amore
Per quel da Certaldo et Dante al suo honore.
Indi succedono i soliti preliminari del Comento latino di Ben­

venuto che cominciano sulla car. 10 verso, poi il testo del Poema
accompagnato dal Comento che principia sulla car. 12 verso,
avente il 2 per numero di pagina, con questo titolo:

Incomincia la chomedia di Dante Allegieri di Firence nela quale
tratta de le pene e punimenti de vidi et meriti et ancor premii de le
virtudi . . . .

(1) Apostolo Zeno che assai a lungo discorse di questo Codice, com­
prato nel 1699 da un Fiorentino, in una lettera al Fontanini ( Lettere, ediz.
del 1785, V. 331-333 ), lo dice della fine del sec. XIV, tempo in cui viveva
il copiatore di esso Giorgio Zanchani, nobile Veneziano.

�GODICI PA R IG IN I

241

Il testo del Poema posto nel mezzo della faccia è scritto in ca­
rattere da cancelleria, quello del Comento che lo attornia , in ca­
rattere tondo e più piccolo.
Scrive il Marsand leggersi in questo Codice Scriptum super
Danthem per Magistrum Benvenutum de Imola , ma non è , come
vuol dare ad intendere, il Comento italiano generalmente attri­
buito a Jacopo della Lana. 11 sig. Paolino Paris afferma essere una
traduzione letterale del comento latino di Benvenuto da Imola , il
che fu già notato da Apostolo Zeno, il quale avverte soltanto che
la traduzione italiana comincia in guisa diversa dal latino im ­
presso dal Muratori.
Questo Codice, a giudicio di Apostolo Zeno, è pieno di abbre­
viature , e il Marsand Io dice di lezione non mollo corretta.
« Il volume è cartolato in numeri arabici di forma irregolare
da una parte sola del fo glio, dal n.° 1 al 423 che è sull’ ultima
pagina del ms. Il copiatore era certamente degli stati V eneti,
perchè scrisse coll’ ortografia del dialetto Veneto, o spesso v’in
trodusse il dialetto medesimo addirittura. A differenza della più
parte degli antichi Codici, questo ha le parole separato l' una
dall’ altra da spazio conveniente. I caratteri e specialmente
quelli del Commento tondeggiano anziché no. Tutti i segni or
tografici mancano, e i punti fermi in line d’ ogni terzetto e tal
volta d’ ogni verso furono collocati a caso. Ad ogni Canto pre
cede l’argomento in caratteri rossi, ed i Canti hanno il n.° pro
gressivo in cifre romano. Le prime lettere dei primi otto Canti
a dell’ Inferno sono miniate con leggiadrissime figurine , che rap
presentano qualche azione descritta nel Canto: quelle dei Canti
I X , X o X I non hanno che il disegno a contom i delle figuro
da miniarsi; lo due dei successivi Canti X I I e X I I I sono anche
miniate: quelle dei Canti X IV al X V II hanno il solo disegno,
e tutte le altro mancano affatto. Nel Commento le parole del to
sto sono scritte a caratteri rossi ; nella Cantica del Purgatorio
fra l ’ una linea e l’ a ltra , tanto nel testo che nel Commento, fu
rono tirate delle righe verdi. » ( Nota del sig. Ferrari ).
Apostolo Zeno, Lettere, ediz. del 1785 , v. 331-333 ; — Marsand, f.
807-808; — Paolino Paris, II. 311-319.

430

N.° 7 2 52.

F o n d s de R éserve . L a Divina

Commedia.
Codice membranaceo in fogl. della fine del sec. X I V , o del
principio del X V , composta d i 200 fac. a 2 col. in carattere quasi

�242

CODICI FRANCESI

tondo, e di mediocre conservazione. Manca di titoli e di argo­
menti. Il Marsand scrive per isbaglio che termina col Capitolo di
Jacopo di Dante; mentre il componimento poetico che sta in fine,
è la Recita di un Frate di S. Spirito che principia Natura studio
ingegno isperienza . . . . di cui trattai a fac. 229 del primo tomo.
« Il Codice è legato in pelle marezzata, ed ha impresso a oro
sui cartoni lo stemma dei Re di Francia. È scritto con tutta
quella diligenza che si accenna dal Marsand. Per sventura è
manco dei primi nove Canti dell’ Inferno e dei 27 primi terzetti
del decimo. E di lettera veramente preziosa, e di rado si allon
tana dal lesto della Nidobeatina. In fine leggesi: Di France

schino di Giovanni di Siena speziere . . . . » ( Nota del sig. Fer­
rari ).
Marsand, I. 813-814.

N.° 7255. L a Divina C o m m ed ia, con C o­
mento di Jacop o della Lan a.
Codice membranaceo in fogl. gr. del principio del sec. X V ,
scritto con molta diligenza e ben conservato. Non è , al pa­
rere del Marsand , meno bello nè meno magnifico dell’ antece­
dente. Va ornato ad ogni Canto di bello e grandi iniziali d ip inte ,
e la prima iniziale di ciascuna Cantica rappresenta il ritratto di
Dante di assai buona maniera che tiene in mano il Poem a. I l te­
sto del Poema è attorniato da un Comento anonimo che nella
maggior parte è di Jacopo della Lana, e del quale discorsi a fac.
609 del primo tomo. Nella fine del Codice si legge:

Explicit tertia et ultima cantica comedie Dantis Alligerii de Fio
ritia. Do. gras. Finito isto libro referamus gratias Xpo. Am. Scripto
per mano di me Paolo di Duccio Tosi di Pisa. Negli anni Domini
MCCCCI I I . a di X X X ottobre. E t e il detto libro del Nobile huomo
Francesco di Bartolomeo de Petrucci da Siena . Nel tempo chegli era
honorevole executore della città di Pisa lo fece scrivere.
" II testo è scritto nel mezzo del foglio a caratteri tondi e cor
rettissim o, ma è tutt’ altro che una copia del Codice preceden
te (1), dal quale spesso si allontana e nell’ ortografia e nella le
zione, la quale è ricca delle p iù preziose varianti. Le chiose
che si leggono sui m a rg in i, per lo più religiose o morali, furono
(1) Il Marsand supponendolo, quanto al lesto, copia del n.° 7254, ha
lascialo di avvertire che il Codice predetto ha la data del 1411, e questo
del 1403.

�243

GODICI PARIG IN I

« quasi tutte estratte in sunto dal Comento di Jacopo della Lana. »
( Nota del sig. Ferrari ).

Paro che questo Paolo di Duccio Tosi da Pisa facesse il copia­
tore di professione, perchè ho già citato a fac. 81 e 140 del l. I I
due Codici della Div. Com. scritti da l u i, cioè il n.° 1046 della
Riccardiana nel 1429 e il n.° 4 della Trivulziana nel 1405.
Marsand, I. 2728.

432

N.° 4
752

L a Divina Commedia.

Codice membranaceo in fogl. gr. del principio del sec. X V ,
in carattere mezzogotico, bellissimo e ben conservato. È si pu­
lito , stando al Marsand, dal principio alla fine da crederlo una
copia fatta a’ giorni nostri, perciò lo dichiara uno de’ più bei Co­
dici della Div. Com. da lui veduti. Oltre alle iniziali dipinte a oro
e colori ad ogni C anto, si vede al cominciare di ciascuna Cantica
una miniatura il cui soggetto si riferisce al Poema ; e questo m i­
niature sono di bel disegno e colorito. Si legge in fine del Codice:

Explicit tertia et ultima cantica comedie Dantis Aldigerii excel
lentiss. poete de Florentia quam ego. A. scripsi Padue anno Dni
MCCCCXI . die decima mensis Ju lii. Deo gratias. Amen.
« E legato in pelle rossa colle antiche armi di Francia i m
presse a oro. Fu copiato con molta diligenza da un prezioso te
sto. Nello lezioni più interessanti quasi sempre concorda, 0
colla Nidobeatina, o coll’ Estense. » ( Nota del sig. Ferrari) .
M ontfaucon, B ibl. ms., fac. 789; — Marsand, I. 2 6 2 7 .
433

F o n d s de R éserve, n.°

L a Divina Com ­

media.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 200 fa c ., con iniziali
miniate a oro e colori al principio di ciascuna Cantica, o ben con­
servato. Si legge nella fine:

Explicit Comedia Dantis Alagherii Fiorentini A. D. MCCCCLVI.
Scrive il Marsand che questa copia par fatta sopra un buon
Codice, ed è in nitidissimi caratteri ; senonchè vi si trova q ual­
che scorrezione per colpa del copiatore.
« È scritto a due colonne in caratteri m a g ri, 0 p iù presto
oblunghi che tondi. Dal Canto X X I X però d e l Paradiso in
avanti è di mano diversa. Legge quasi sempre colla Nidobea
tina. » (Nota del sig. Ferrari ).
Marsand, 1. 793-794.

�244

*34

CODICI FRANCESI

N.° 7002. 3. F on d s de Rèserve. L a Divina
Commedia.
Codice cartaceo in fogl. bislungo del sec. X V , di 168 car. in
carattere mezzo gotico, e ben conservato. Si legge in fronte.
Inchomincia la Comedia di Dante Allegieri di Firence. Ne la
quale tratta . . . .
E nella fine del Paradiso sulla car. 164 recto:
Deo gratias. Finite adi pmo d i Genaio M C C C C L X V I I I I .
Indi seguono i Capitoli del figliuolo di Dante e di Rosone da
Gobbio col titolo:
Capitolo fatto da Zacomo figliuolo di Date nel quale brievemente
dichiara la intentione del padre nelle sue comedie cominciadosi dalla
parte cioè Inferno.
Capitolo fatto da Messere Busone d‘ Agobi ad intelligentia della
soprascripta Comedia.
Nel mezzo della 168 ed ultim a carta si legge:
Finito è questo libro scritto da Bonaccorso di Filippo A dim ari.
E t questo sonetto dicie averlo fatto Dante.
Segue un sonetto di 14 versi che incomincia:
Alexandro lasciò la signoria . . . .
" Questo Codice è realmente del 1469, e il Marsand nel tra­
scriverne la data non calcolò la cifra del dieci che è dopo quella
del cinquanta. Vero pur troppo che in molti luoghi l’ignoranza
a del copista guastò affatto il testo, ma vero altresi che il più
a delle volle la lezione no usci sana e salva. Questa per lo più è
a in armonia col celebre Codice dell ’ Estense. I l sonetto che l’ Adi­
gi mari dichiara in fine avervelo fatto Dante fu stampato nella rac
colta dell’ Allacci come di B u ti Mesto da Florentia. » (N ota del
sig. Ferrari ).

Marsand, I. 810-811 ; — Paolino Paris, II.
435

N .° 7 0 0 2

( a n tic . n .°

8 8 5

319- 321.

) . L a D iv in a C o m ­

m e d ia , con C o m e n to .
Codice cartaceo in fogl. gr. del sec. X V , di 146 car. in carat­
tere mezzogotico, e ben conservato. Una grande iniziale posta in
principio mostra un ritratto di Dante rozzo, m a som igliante; vi
sono altre iniziali a colori, ma il luogo di parecchie rimase in
bianco. I prim i selle Canti dell’ Inferno e il nono sono zeppi di
Comenti. Il Codice è legalo in marrocchino rosso con le armi di
Francia sopra l ’ uno e l' altro piano della coperta.

�245

CODICI P A R IG IN I

« Il Commento è italiano ed è lavoro di poco conto. Al testo
mancano non solo gli argom enti, ma anche i numeri progres
sivi ai singoli Canti. Il copiatore che probabilmente era Napo­
letano, v’ introdusse sovente il suo dialetto e la sua ortografia.
« Il testo peraltro fu tratto da buon esemplare. Mancano in qua e
in là molli terzetti, e fra gli altri gli ultim i diciotto dell’ ultimo
Canto del Purgatorio. I segni ortografici mancano tutti ; senon
chè talvolta fra una parola e l' altra s’ incontrano punti fermi
segnati a caso, e quelle lineette diagonali che gli antichi segna
vano sopra la i invece del titolo. » ( Nota del sig. Ferrari ) .
Montfaucon, Bibl. ms., fac. 787 ; — Marsand, I. 78 ; — Paolino Paris,
II. 310-311.

436

N.° 725 1. L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. gr. del sec. X V , a 2 c o l., e in
carattere mezzo gotico, di ottim a conservazione.
a E pieno zeppo di e rro ri, ma copia di un ottimo testo, come
et avvisano le molte eccellenti lezioni che si salvarono dall’ igno
ranza del copiatore. Abbonda d’ idiotismi Toscani, Romani e
Napoletani, sicché è difficile il determinare a qual patria egli
si appartenesse. Mancano in qua e in là alcuni terzetti. » ( Nota

del sig. Ferrari ).
Montfaucon, Bibl. ms., fac. 789 ; — Marsand , I.
437

23.

N.° 7 2 5 2. L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. gr. del sec. X V , a 2 col. e in ca­
rattere mozzo gotico, ben conservato e con belli ornam enti. Le
iniziali di ogni Canto sono miniate a oro e c o lo ri, e poi al prin­
cipio di ciascuna Cantica si vede una grande iniziale m in ia ta ,
il cui soggetto concerne al Poema. Queste miniature sono pre­
gevoli per il disegno, per il colorito e per la perfezione delle
figuro. Termina colle parole: Finito libro referamus gra x po. Deo

gras. Am.
« Nel mezzo di molte iniziali sono miniato a vaghi colori lo
armi di Francia: il volume è legato in legno coperto di velluto
color di tabacco, o si vede che era guernito di borchie e ferma
gli che sparirono di p oi. Forse fu copiato pel re, e certamente
fu trascritto con lettere di bolle e regolari forme da un ottimo
testo, ma il copiatore lo guasto in moltissimi luoghi coi tanti
errori che gli caddero della penna. Si può peraltro consul
tare tuttavia con profitto, giacché presenta molte delle più

�246

CODICI FR A N C ESI

« interessanti varie lezioni dei Codici Angelico, Caetani e Poggiali.
Mancano tutti gli argomenti ai Canti, i quali hanno il numero
a progressivi) in lettere ed in la tin o . Mancano pure tutti i segni
ortografici, e solamente hanno dei punti fermi talora alla fino
d’ ogni verso, e talora d’ ogni terzetto. » ( Nota del sig. Fer­

rari ) .
Montfaucon, Bibl. m s. , fac. 789 ; — Marsand, I. 85.

438

N.° 2753 . L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in foglio gr. del sec. X V , scritto a 2
col., e di buona conservazione. Si legge in fronte :

Incipit primus cantus prime comedie Dantis de Florentia in quo
ad suum ( sic ) ad totam opus proemizat.
Termina con queste parole :

E xplicit tertia pars comedie Dantis Aldigherii de Florentia poete
moderni vocata Paradisus. Deo gratias. Amen, qui scripsit scribat
antonium de Curtona dominus benedicat.
Nella fine del Codice sono i Capitoli del figliuolo di Dante e di
Bosone da Gobbio (1), il primo de’ quali ha questo titolo: Incipit
guedam repilogatio super tota comedia Dantis Alligherii facta a filio
eius.
« Questo Codice legato in pelle rossa con fregi dorali, e collo
stemma dei Ro di Francia, è scritto a caratteri tondi, chiari,
diligenti e sempre uguali: gli argomenti sono brevi, in lettere
rosse e in latino. Dalla sottoscrizione basti a persuadere essere
questa una copia fatta in Toscana. È pregevole per confermare
le migliori lezioni dei Codici più reputati. Spesso concorda col
testo degli Accademici. E zeppo di latina ortografia. La misura
del verso non di rado è alterata per non troncar mai le parole.
Gl’ idiotismi Toscani vi abbondano, ed ha molti e gravi errori
che accennano ora l ' ignoranza, ora la sbadataggine del copia­
ci tore. In qua e in là mancano interi versi. I due Capitoli però
di Jacopo di Dante e di Bosone da Gubbio che seguitano la
a Commedia, sono diligentemente scritti, e di buona lezione. In
quello di Bosone peraltro mancano i versi 65, 71 e 72. » (Nota

del sig. Ferrari ).
Montfaucon, Bibl. ms., fac. 789 ; — Marsand, I. 25-26.

439

N.° 7258 . L a Divina Commedia.
(1) Il Marsand non parla che del primo.

�CODICI PARIGINI

24 7

Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , a 2 c o l., bellissim o o
ben conservato. Si legge in fine questa sottoscrizione:

Explicit liber comedie Dantis Alligherà de Florentia, . . . . qui
decessit in civitate Ravéne i ano Dominice i carnationis Mccc°xxi.a
anima cujus requiescat in pace. Amen. I stum librum scripsit M . (1)
S. del Buon consiglio sitii. Deo gratias. Amen.
Un’ annotazione d’ altra mano al principio del Codice dice: di
Agostino di Gagliano e delli Amici.
« È un v o l. legato in rustico coi cartoni di pergamena. Ha
brevi argomenti in volgare scritti in rosso. Il carattere del te
sto tiene il mezzo fra il tondo e il corsivo ; somma poi è la dif
ferenza fra questo Codice e il precedente. Q u e s to è scritto con
qualche accuratezza sino alla metà della seconda Cantica: da
indi in la la sbadataggine e l ’ ignoranza dell’ amanuense si ma
nifestano ad ogni passo. Nella lettera poi è col ms. n.° 7254
che concorda in modo che talvolta saresti tentato di creder l’ uno
copia dell’ altro per la identità degli sconci e delle singolari le
zioni. Peraltro so non è correttissimo, è prezioso come il pre­
ci cedente; molte cospicue varianti che si salvarono, ci persuado
no che fu cavato da buono esemplare.» ( Nota del sig. Fer­

rari ).
Marsand, I. 29-30.

F on d s de R éserve, n.° 4 L a Divina Com­
0
4
media, col Comento latino di P ietro d i 'Dante.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 250 fa c ., di ottima
lettera in carattere mezzogotico, e ben conservato . I l testo scritto
ad una sola colonna ha i margini pieni di un Comento latino,
ch' è di Pietro figliuolo di Dante, e ne parlai a fac. 639 del primo
tomo. Nella fine del Codice si legge:

Explicit tertia pars comedie Dantis Algherii de Florencia. Ad lau
dem omnipotentis Dei Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.
" Le iniziali mancano a tutti i Canti. Sparso com’ è d’ idiotis
mi Veneziani, Bolognesi e talvolta N apoletani, riesce assai dif
ficile il determinare dove fosse copiato. È scorrettissimo, ma
fu cavalo da un Codice antichissimo e di buona lettera; si ac­
ci corda spesso coi due Codici 3 e 5 del Fonds de Réserve. » ( Nota

del sig. Ferrari ).
Marsand, I. 789-790.

(1) E non A., come dice il Marsand
17

�248

CODICI FRANCÉSI

1Fon ds de R éserve, n.° 7002. L a Divina C om ­
4
media , con Com ento.
Codice cartaceo in fogl. gr. del sec. X V , di 500 fac., in carat­
tere mezzogotico, di nitidissima lettera, ed ottimamente conser­
vato. Manca di titoli e di argomenti. I prim i dieci Canti dell’ Inferno
vanno accompagnati da un Comento (1).
« Fu copiato da un Napoletano e con poca diligenza, perchè è
assai scorretto, o mancano gli ultim i dodici terzetti dell Purgato
rio, con altri in qua e in l à . F u cavato peraltro da prezioso
esemplare, ed è Codice da tenersi in molto conto. Segni ortogra
fici non ve no sono, a riserva di punti fermi gittati a caso fra
una parola e l' a ltr a , e dello lineette diagonali sopra la i invece
del titolo. Talvolta il copiatore fa servire il gambo d’ una let
tera anche alla susseguente. » ( Nota del sig. Ferrari).
Marsand, I. 805806.
442

2N.°
4
7251. 2. L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. della seconda metà del sec. X V , a 2 col.
o in carattere mezzogotico, ben conservato. Si legge in principio:

Incomincia la comedia di Date allighierij di fireze nela quale
tratta delle pene de vitij e de meriti delle virtù.
Il copiatore pose il proprio nomo alla fine di ciascuna Cantica,
e dopo l' ultim a si legge :

Chi scrisse describat che dno sempre viva et regnat i secula secu
loz am Nicholo di Giuta.
È una copia del prezioso Codice n .° 10 ( Fonds de Reserve )
che appartenne alla Biblioteca particolare di Pio V I , e del qua
le parlammo al suo luogo. La copia probabilmente fu fatta a
Rom a, e colà fu comprato leggendosi nella seconda pagina:
Acheté à Rome en 1715. Tutti i segni ortografici mancano, e so
n lamento s’ incontra qualche punto interrogante, ma segnalo a
caso e fuori di luogo. Le parole non sono scritte col debito spa
zio fra l' una e l' altra , anzi talvolta di duo se no forma una
sola , tal altra l' una è attaccata metà al vocabolo precedente,
metà al susseguente, e siam d’ avviso che il ms. appartenga alla
seconda metà del sec. X V . » ( Nota del sig. Ferrari )•
Marsand, I. 23-24.

(1)
11 Marsand dice che questo Comcato cessa al Canto VII, ma in­
vece giunge lino al decimo inclusive.

�codici

443

249

parigini

Sup p l. L . V. 19. L ’ Inferno di Dante col Com ­
mento di G u in iforte d e lli B a r g ig i.
Codice membranaceo in fogl. della lino del sec. X V , già de­
scritto a fac. 652-653 del primo tom o.

444

N.° 42. N avarre. L a Divina Commedia ( 1 ) .
Codice cartaceo in fogl. picc. a 2 col., e senza Commento. E
sventuratamente m utilo, mancando alcuni fogli che lasciano una
lacuna dal verso 37, Canto I I I dell’ Inferno, lino al verso 117
del Canto V II. L’ ortografia è l’ aulica, o i caratteri pendono al se
migotico. Ha principio colle seguenti parole:

Comincia la prima Cantica della comedia di Dante alleghier di
Firenze dove tratta distintamente di quelli che sono in Inferno.
In fine del volume si legge scritto in antico carattere francese:

Iste Lyber est dnj Johis de burbonio Comitis Claramontis.
E di sotto in carattere diverso e di lettera più piccola:

E t prefatus dnus meus comes ipsum librum dedit mihi in donum
de la vernade militi e t . . . . foren . . . . in mense aprilis ano dnj
M°cccc.Liij ante castra.
II.

445

B

ib l io t e c a

dell’

A

rsenale

d i

P

a r ig i

(2 ).

M ss. Ita lia n i, n.° 29. L a Divina Commedia,
con Postille latine.
Codice membranaceo in fogl. della prima metà del sec. X IV (3),
di 350 fac. in carattere mezzo gotico, assai ben conservato. Manca
di data certa, ma le miniature di cui va ornato gliene danno
im a quasi geometrica ; poiché sarà facile persuadersi eh’ esso è
della prima metà del sec. X IV esaminando attentamente il dise­
gno e il colorilo delle figure.
( 1) Questo Codice non fu conosciuto dal M arsand, e io ne debbo la
descrizione alla cortesia del sig. F errari. Esternamente è segnato n.° 226,
e internamente del n.° 42. Navarre 307.
( 2) I Codici Danteschi di questa Biblioteca sono stati descritti dal Mar
sand ( loco citato ) , e ancora dal sig. Molini che pubblicò a Firenze nel
1835 una Notizia de’mss. italiani della libreria dell' Arsenale. lo ho
tratto anche profitto dalle Giunte mss. del sig. Ferrari.
(3)
11 sig. Marsand soggiunge, e forse della fine del sec. X I I I . A quel

tempo il Poema di Dante non era, non dico com inciato, m a fi n ito .

�250

CODICI FRANCESI

« È antico mollo. Ha figure ne'margini rozzamente disegnalo
e peggio m iniale. Ha pure dichiarazioni marginali in latino di
malvagia scrittura, diffuse da principio , brevi e rare dappoi,
l ’ une e l’ altre di poco interesse. I nomi proprii hanno l’ inizialo
majuscola: i punii e i due punti ricorrono spesso, e sembrano
della mano che scrisse il Codice. Checché ne sia, pare scrittura
della prima metà del secolo X IV . Il testo è de’ migliori (1), e
sarebbe eccellente se una mano imperita non lo avesse guasto
qua e là per farlo forse concordare con altro lesto men buono.
Per fortuna le raschiature sono tali da consentir quasi sempre
di conoscem e l’ antica lezione. Il postillatore pose in margine
varianti di conto, e questo Codice vuoisi perciò pregiare assai.
Nel fine ha uno slem m a che som iglia ad una proboscide di ele
fante. Sotto v ’ era il nom e o dell’ am an u en se, o del possessore ,
ed esaminata attentamente la raschiatura pare elio dicesse Fran­

cesco de Donati; ma questa u ltim a voce non si può dar per sicu
r a , e sperala al sole la pergam ena, dalle trasparenze pare che
si possa leggere de Dante. I l giudizio ad ogni modo sarà sem
pre troppo incerto. » ( Nota del sig. Ferrari).

II M olini e il Marsand nelle loro Notizie esaminano la lezione
di alcuni luoghi di questo prezioso Codice.
Haenel, fac. 323 ; — Molini , fac. 45; — Marsand, II. 277-279.

Mss. Ita lia n i, n.° 3o. L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 600 fac. in carattere
quasi tondo, ed ottimamente conservato. Se si eccettui la prim a
car. leggermente restaurata nei m argini, è di tanto perfetta con­
servazione da credere che non sia mai stato letto; la carta è scel­
ta, e il carattere bellissimo o regolare. Insomma il Marsand lo
tiene per uno de’ più bei Codici conosciuti della Div. Commedia .
H a gli argomenti ad ogni Canto.
« È assai più scorretto del precedente, ma l’ignorante copia
tore lo trasse da prezioso esemplare. Presenta infatti gran copia
di varianti di molto valore, e legge per lo più col celebre Codi.
a ce della Estense, e col Vaticano 3199. L ’ amanuense era degli
Stali Veneti, e v’ introdusse l’ortografia del suo d ia le tto . » (Nota

del sig. Ferrari).
Haenel, fac. 323 ; — Molini, fac. 15 ; — Marsand, II. 281-282.

( 1)
Ciò contraddice al Marsand il quale scrive clic la lezione di que
sto Codice non è buona nè cattiva.

�CODICI PARIGINI

447

251

M ss. I t a lia n i, n.° 3o bis. L a Divina C o m ­
media.
Codice membranaceo in 8. del sec. X V , di 270 fac. in carat­
tere tondo, e stupendamente conservato. Sulla prima fac. si leggo
di altra mano: La Divina Commedia di Dante Alighieri. .Mano­
scritto dall'anno Mccccx al Mccccxx. Ma il Marsand dalla forma
del carattere lo gindica piuttosto della fine del sec. X V , e forse
del principio del sec. X V I. Alla fine del Paradiso si legge:
Explicit tertia Comedia Dantis Aldegerii Fiorentini q intitulat.
Paradisus. Deo gràs. Amen. ,
Questo Codice manca di argomenti, ed è diviso solamente in
tre Cantiche senza separazione alcuna fra i Canti ; i versi di cia­
scuna Cantica succedono l' uno all’ altro dal primo fino all’ ultimo
senza interruzione, e solo lo iniziali un poco più grandi e colorite
denotano il principio di ogni Canto.
Una nota posta in fronte di questo Codice dice: Ce manuscrit
très-précieux du Dante a été collationné per Caperonier, bibliothécaire
du roi de France., Ma il sig. Marsand non lo crede di grandissimo
pregio, anzi lo ha per poco degno di essere consultato. A l M olini
non fu noto.
Marsand, II. 281283.
I I I . B ib l io t e c a

448

d e lla

S cuola

di

M e d ic in a

di

M ompe l ie r i

N.° H. 19 7 . L a Divina Commedia, con chiose
di Anonimo.
Codice membranaceo in 4. del sec. X V , composto di 257 car.,
in carattere romano corsivo, elegante e facile a leggersi, con titoli
in inchiostro rosso e con iniziali ornate a oro e colori ad ogni
Canto. Inoltre la prima fac. del Codice è attorniata da varj ornamenti
coloriti e d o ra li, e a piè ha un medaglione sorretto da duo
angioli, il cui interno rimase bianco. In fronte della fac. suddetta
si legge in piccole majuscole rosse:
ncomincia. il . primo, libro, detto, Inferno, della, comedia. ove
ro. cantica di Dante Aldighieri inlustrissimo poeta fiorentino.
E nella fine del Codice parimente in piccole majuscole rosse:
Finito, i l . terzo, et. ultimo, libro, detto, paradiso, della, come­
dia. di Dante. Alighieri, egregio, poeta, fiorentino, scrisse Q BFSP.
CPOHOTFHOH (sic). Deo. gratias.

i

�CODICI FRANCESI

252

Questo Codice è accompagnato da noto anonimo assai num e­
roso e di scrittura più recente: generalmente brevissimo, di pic­
cola importanza, o spesso difficili a deciferarsi. Questo ms. legato
in inarrocchino bigio ha sul piano un ovato con filetti dorati in
forma di medaglione, in cui è scritto a lettere d’oro Dante (1).
IV . B ib lio t e c a P ubblica

di

C a r p e ntrasso ,

4
L
9 a Divina Commedia.
Codice membranaceo in 8. del sec. X I V , citato dall’ Haenel,
fac. 117. (2)
B ib l io t e c h e

I . B iblio t e c a

del

p r iv a t e

.

P r o f . G u g lielm o L ib r i . (3)

C o d ici P u c c ia n i, n.° 1 . L a Divina C o m ­
media.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X I V , di car. 104; h a
rosso le iniziali di tutti i canti, e lo iniziali dei terzetti ora rosse,
ora celesti alternativamente. Ila di vermiglio le rubriche latino
a’ prim i sei Canti dell’ Infe rn o , ed a’ Canti X I V , X V , X V I I e
X X V I della medesima Cantica. È scritto a due colonne con n itid 0
o bel carattere, ma di più mani secondo l' ab. Fiacchi, e pare d e l
sec. X IV . Nell’ultim a pagina si vede la data dell’ Agosto 1335,
Dopo la Div. Commedia vi si trova il Capitolo attribuito a Jacopo
figliuolo di D ante.
(1) Ebbi l’accorata descrizione di questo Codice, poco nolo e solamene
citato dall' Haenel, fac. 235 , dalla gentilezza del sig. Kuhnholtz, bibliote
cario e professore della Scuola di medicina di Mompelieri, chiarissimo ^ er
importanti lavori letterarii e bibliografici.
(2) Essendo talvolta erronea l’ opera dell’ Haenel, potrebb’ essere che
questo Codice non fosse diverso da quello il quale contiene il Capitolo sop
ra la Div. Com. di Bosone da Gobbio, di cui parlai a fac.
del t. I E
credo ciò tanto più volentieri, in quanto che il dotto ab. Gazzerà non
menzione veruna di questo Codice della Div. Com. ne’ preliminari del suo
Trattato della Dignità del Tasso, dove annovera tulli i mss. italiani co n,
servati nelle Biblioteche del mezzodi della Francia.
(3) La ricca collezione de’mss. del sig. Libri fu comperala ultimamente
dal Museo Britannico di Londra, secondo alcuni, da un Inglese, secondo
altri, del quale ignorasi il nome.

�CODICI L IB R I

253

Questo Codice fu detto dal Montani l ' antichissimo, ma fu
contrastata l’ autenticità della data del 1385 che trovasi nella fine.
È di sicura lezione, o il Montani ne pubblicò le più cospicue va­
rianti nella Lettera ottava intom o a'Codici del March. Tempi (Vedi
il primo tomo a fac. 360).
Antologia di Firenze, n.° 134, fac. 47; — Atti della Crusca, II. 119;
■
— Prefazione dell'ediz. di Firenze, 1837.
451

C o d ici P u cci a n i , n.° 1 0 . L a Divina C o m ­
media.
Codice cartaceo in fogl. picc. del sec. X IV , di car. 217. Manca
di due carte in principio, poiché incomincia colla 38.» terzina del
primo Canto; e quasi al mezzo manca pur d’ una carta, pel qual
difetto non leggonsi lo ultime terzine del Canto X X X I I e le prime
del X X X I I I dell’ Inferno. Ogni Canto ha la sua iniziale colorita ,
ora di rosso, ora di violetto , e termina il Codice con questo r i­
cordo :
Anno Domini M C C C L X X X V I I Die X M artii expletus fuit iste
liber per me Sancti olim Blasii de Valiana in castro Puppi sub illu
stris et magnifici viri domini comitis Karoli de Battifolle bono et
tranquillo dominio tempore pontificatus Urbani Vi.
Prefazione dell’ ediz. di Firenze, 1837.

452

C o d ici P u c c ia n i , n.° 2. L a Divina Com ­
media.
Codice membranaceo in 4. picc. (1) del mezzo del sec. X IV
secondo l’ ab. Fiacchi, composto di 360 car., proveniente da m on­
signor Vecchietti, proposto di S. Lorenzo. Ha gentilissime m inia­
ture nelle iniziali di tutti i Canti, e specialmente al principio
d ’ ogni Cantica, dove pure graziose figure riempiono il vacuo della
prim a lettera. In quello della lettera che dà principio all’ Inferno,
vedi il Divino Poeta vestito secondo il costume del suo tempo, che
traendosi colla diritta mano la gonna della veste al fianco, presenta
colla sinistra il suo Poema. Nel vacuo della prima lettera del Pur­
gatorio sono rappresentati V irgilio e Dante in alto di traversare
le onde sopra una barchetta armata di vele. In quello finalmente
della lederà onde incomincia il Paradiso, si scorge Iddio Padre
(1)
Do a questo Codice la forma di quarto sull'autorità di un Indice
ms. dei mss. del marchese Pucci da me veduto; il Montani lo dice in fogl.,
,e il Becchi in 8. piccolo.

I

�254

CODICI FRANCESI

sovra le nubi raggiante , e racchiuso dalle ali do’ C herubini, con
la destra al/ala e con un volume nella sinistra. Fra i Codici del
sec. X I V , cui esso appartiene, non potrebbe trovarsi cosa più ca­
ra, nè miglior fiore di leggiadria. Il perchè piacque al Montani
denominarlo l’ elegantissimo. La lezione è delle più corrette, e do­
ve sarebbe o meno corretta o meno poetica, ve ne ha quasi sem­
pre un’ altra, o sovrapposta o scritta in margine, la quale pare
d’ un qualche scrittore del sec. X V I.
Dionisi, De' Cod. F io r. , fac. 24 ; — Antologia di Firenze, n.° 134, fac.
46; — Atti della Crusca, II. 119 ; — Prefazione dell' ediz. di Firenze,
1837.

C o d ici P u c c ia n i, n.° 4 L a Divina C o m ­
m edia, col Comento italiano detto l ' Ottim o ,

453

e con altro Comento latino.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X IV , proveniente dalla
famiglia Ricasoli (1). È di 135 fac. (2), delle quali la 72.a bianca
affatto, e l' ultima difettosa nel margine superiore. Contiene sol­
tanto l’ Inferno e il Purgatorio col Comento toscano dell’ O ttim o
e con un sopra comento latino d’ A nonim o. La scrittura del testo
e del Comento toscano sembra della fine del sec. X IV , e del sec.
X V l ’ altra del Comento latino (Vedi la fac. 626, del t. I ) .
Questo è il Codice che fu dal sig. Witte citato nella Lettera sul
Comento di Ser Graziolo Bambagioli, pubblicata nell’ Antologia di
Firenze, n.° 128, fac. 151-152.
Antologia, n.° 434, fac. 46-47 ; — Prefazione dell'ediz. di Firenze,
1837.
\

454

C o d ici P u c c ia n i , n.° 6. L a Divina C om ­
media.

Codice membranaceo in fogl. gr. della fine del sec. X I V , di
64 car. a 2 col., proveniente dal cav. Leopoldo Ricasoli. Le in i­
ziali della prima e della terza Cantica sono miniate arabescamen­
te ; e di rosso e di celeste son colorilo le iniziali de’Canti, i quali
. hanno lo loro rubriche in verm iglio. Questo Codice è mutilo in
( 1) l ire Codici della Div. Com. del cav. Ricasoli passali al marchese
Pucci, poi al sig. L ib ri, sono mentovali in un Cat. ms. e anonimo del sec.
XVU1 de’ Codd. Ricasoli conservato nella Palatina di Firenze.
(2) 11 Becchi dice 135 fac., e io leggo 135 car. in un indice ms. de’Co.
dici del march. Pucci.

�CODICI LIB R I

255

molti luoghi. Nella Cantica dell’ Inferno dalla 4 1.° terzina del
Canto X passa alla 24.* inclusive del Canto X I X , e dalla 25."
del Canto X X IV alla 39.a del Canto X X I X , ed in fino manca
l'ultim a terzina del Canto d’ Ugolino, e tutto l’ ultimo Canto. Il
Purgatorio comincia oltre la 40.a terzina del Canto X , e segue fino
a tu tía la 10.a del X V III . Manca poi il seguito di questo Canto
con le prime 15 terzine del susseguente. In ultim o è mancante da
oltre la terzina 22.» del Canto X X fino alla 36.“ del Canto X X IV .
Da qui innanzi procede intero. E un gran danno che abbia tanti
difetti ; poiché egli è di lezione molto corretta. Perciò il Montani
il correttissimo volle denominarlo, e il Fiacchi vi appose di propria
roano queste parole : Dante mancante in più luoghi ma correttis­
simo .
Antologia di Firenze, n.° 134, fac. 46; — Atti della Crusca, II. t i9 ;
— Prefazione dell’ ediz. ili Firenze, 1837.

4
5C o d ici P u c c ia n i , n.° 8. L a Divina Com­
media.
Codice membranaceo in fogl. gr. della fine del sec. X IV , di 90
car. a 2 colonne, e in bel carattere. Proviene dalla famiglia R i
casoli. Il Montani lo chiamò il nobile, forse perchè ha grandi lo
pagine, e perchè ancora è benissimo conservato. In calce alla pri­
ma pagina evvi uno scudo con impresa cancellata, c con le duo
lettere P. G. dorate. L ’ argomento in cinabro precede ogni Canto,
di cui le iniziali sono alternativamente rosso con arabeschi celesti,
e celesti con arabeschi rossi. Le iniziali poi delle tre Cantiche son
dorate, e da questa parte un lungo tralcio di foglie che va per tro
lati della pagina. Termina il Codice con l'epitaffio di Dante di 8
versi che comincia : i nclita fama . . . .
Il Montani che pubblicò le più singolari varianti di questo Co­
dice (loco citato), ne giudicò la lezione peggiore di quella degli
antecedenti.
Antologia di Firenze, n.° 134, fac. 46; — Prefazione dell'ediz. di
Firenze, 1837.

56
4 odici P u c c ia n i , n.° 5. L a Divina Com me­
C
dia.
Codice cartaceo in fogl. picc. del principio del sec. X V , di 226
car. È mutilo di una carta in principio, cominciando col secondo
verso della 21.a terzina dell’ Inferno. E privo di qualunque m i­
niatura , ma si vede il vacuo per apporvela in principio d’ ogni

�25 6

CODICI FRANCESI

C anto. D a u n a nota posta nell’ u ltim a carta rilevasi che antica­
mente passò in vendita da Pietro Bucherelli a. Niccolò Eroli. I n
fine sono i Capitoli del figlio d i Dante e d i Bosone, e il Credo dell’
A lig h ie r i.
Prefazione dell’ ediz. di Firenze, 1837.

C o d ici P u c c ia n i, n.° 3. L a Divina Com m e­
dia.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X V , di 243 car., appar­
tenuto alla famiglia Guidi. È quello che il Montani denomina il
magnifico, avuto forse riguardo al nitore della m em brana, alla
larghezza del margine, alla bellezza della scrittura ed a quella a l­
tresi delle miniature che l’ adorna n o . Fra tutte sono m irabili
quelle che si trovano nelle pagine, ove hanno origine le tre Can­
tiche. Stanno queste tre belle miniature in un fondo d’ oro con­
tom ale nell’ asteggiatila da vaghi tralci di foglie. Nel loro corpo
è disegnato un subietto preso, se non erro, dall’ introduzione della
Cantica, tranne l' ultim a, che pare lo desuma dal pensiero, onde
finisce la Cantica precedente. Difatti si vedono nella prima i due
poeti Virgilio e Danto col gruppo delle tre fiere. Dante è vestito
della toga cittadina, Virgilio dell’ abito magnifico di porpora in
alto di rinfrancare Io smarrito Fiorentino a salir olire il dilettoso
m onte. I l volto del primo è maestrevolmente atteggiato ad espri­
mere franco e sicuro invito, quello del secondo nascente fiducia.
Nella pagina por la quale ha incominciamento il Purgatorio, è il
divino Poeta che col suo maestro Virgilio siede in una barchetta,
e ne dirige il cammino. In quella finalmente, ov’ha principio il
Paradiso, si vede Dante in mezzo ad arboscelli di ravvivata chio­
m a , che mirando alla volta stellata vi si dirige, come allo scopo
del suo ultimo viaggio. In calce alle tre pagine abbellite da questo
miniature evvi uno scudo con impresa cancellala e sorretta da duo
leoni. Nè dee tralasciarsi che questo Codice ha nel margine, o fra
linea e linea, alcune brevissime noto che indicano i nomi delle
persone adombrate nella Div. Commedia.
Le lezione di questo Codice , stando al Montani, che ne p u b ­
blicò (loco citato) le p iù notevoli v a r ia n ti, è correttissima.

Antologia di Firenze, n.° 134, fac. 46; — Prefazione dell’ ediz. di
Firenze, 1837.

4
C o d ici P u ccia n i ; n.° 7. L a Divina C o m
58
media.

�CODICI LIB R I

457

Codice cartaceo in fogl. picc. del sec. X V , di 215 c a r., mutilo
nel Canto V I dell’ Inferno. Ha rosse le iniziali de’Canti, e una
linea rossa taglia obliquamente le iniziali delle terzine che sono
d’ inchiostro. I Canti del Purgatorio e del Paradiso hanno in rosso
gli argomenti, i quali mancano nella prima Cantica. In fine si
legge il Credo di Dante.
Prefazione dell’ ediz. di Firenze, 1837.

C o d ici P u ccia n i, n.°
59
4

L a Divina Comme­

d i a , con Comento latino.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 105 car. a 2 c o l.,
nove delle quali nella fine sono membranacee. Manca di una car­
ta in principio, cominciando il volume colla quarta terzina del
Canto II dell’ Inferno. Un argomento in minio precede ciascun
Canto, di cui l ' iniziale è ora rossa, ora celeste. Quella poi del
primo Canto del Purgatorio e del Paradiso è dorata. Nella fino
trovasi, oltre a varj componimenti non relativi a Dante, il Credo
di lui che non procede più in là della 49.” terzina, e un Comento
latino di 9 car. sopra qualche Canto dell’ Inferno.
Prefazione dell’ ediz. di Firenze, 1837.

C od ici P u ccian i . L a Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , detto il Verrazzano.

C o d ic i P u ccia n i. Frammento dell’ Inferno
di Dante.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X IV .
L ’ ab. Fiacchi ragionò de’ Codici Danteschi del marchese Pucci
negli Opuscoli letter. di Firenze, X . 4 6 4 7 , e dieci di essi consul­
tati dal Becchi per la sua ediz. della Div. Com. di Firenze, 1837,
furono con assai diligenza descritti nella Prefazione di quella edi­
zione. Duolmi non aver potuto faro più compiuta descrizione de­
gli ultim i due, e registrare altri Codici Danteschi che debbono es­
sere nella ricca Biblioteca del sig. Libri, non avendo egli rispo­
sto ad una mia lettera indirizzatagli sopra di ciò.
A

ltre

b ib l io t e c h e

p r iv a t e

.

II.
Bibl. del sig. N e p v e u , un tempo librajo a Parigi. Bel Co­
dice membranaceo in fo gl., con tiloli in inchiostro rosso. In prin­
cipio si legge :

�358

CODICI FRANCESI

Incomincia la Comedia di Dante Allighieri di Fiorenza nella
quale traila delle pene et punimenti de vitti et de meriti e premii del­
le virtù.
Artaud, Traduz. frane, del Purgatorio, fac. 405.
I I I . B ib l. del sig. B a r r o is , di Parigi. Codice membranaceo in
fogl.

IV . Bibl. del sig. d i M a g n o n c o u rt, di Besanzone, diparti­
mento del Doubs. Bel Codice membranaceo in fogl. del sec. X IV ,
composto di 98 car. a 2 c o l., e in bel carattere gotico, con titoli
in inchiostro rosso. E quello appartenuto al conte Boutourlin, che
alla vendita de’ suoi libri fatta a Parigi nel 1839, fu pagato 1075
franchi dal librajo Crozet per commissione del sig. di Magnon­
court. La mia descrizione è cavata dal Catalogo della Bibl. del
conte Boutourlin pubblicato a Firenze nel 1831 dal sig. Stefano Au
din ( Ms. n .° 8 9 ). Sulla prima car. si legge:

Incipit Comedia Dantis Allegherii de Florentia. Incipit primus
liber de purgatione inferni . . . .
Le iniziali de’ Canti sono alternativamente rosse e turchine;
ma quelle del principio delle tre Cantiche sono più grandi e orn
ate di varj rabeschi a colori. La prima terzina del Paradiso è tut­
ta scritta con lettere majuscole, e divisa in 7 linee con varj ornamenti
nello spazio fra linea e linea. Termina con i due Capitoli
del figliuolo di Dante e di Bosone da Gobbio.
Questo prezioso ms. proviene dalla eredità della sig. Vittoria
Malespini, moglie del conte Giulio Barbolani da Montauto, morta
qualche anno fa, e ultimo rampollo della celebre famiglia Male­
spini. La legatura ha lo stemma del marchese Manfredi de Male
spini, e appiè della prima fac. del volume si vede l' antico sigillo
della famiglia di color nero . Fondandosi sull’ autorità del Fonta
nini ( Eloq. I ta l., Venezia, 1737, Iib. I I , cap. X I X ) , e sulla ve­
tustà del carattere, ch' è del sec. X IV , non sarebbe strano il cre­
dere che questo ms. sia quello offerto da Dante a Marcello Mala
spina, o almeno la copia fatta fare da questo in allora, dopo avere
accettato la dedicazione della seconda Cantica della Div. Commedia.
Il Montani che pubblicò le più pregevoli lezioni di questo Co­
dice nell’ Antologia di Firenze ( n.° 134 e 135 ) , non consente col
sig. Audin che il Codice sia del principio del sec. X I V , e credette
leggere nella fine la dala del 1362. I l Becchi lo consultò per la sua
ediz. di Firenze, 1837.
Antologia di Firenze, n.° 134, fac. 44; — Prefazione dell’ ediz. di
Firenze, 1837.

�CODICI LA VALLIÈRE

C o d ic i

259

c it a t i .

B ib lio te c a d e l D u c a d i L a V a l l i è r e .

L a Divina Commedia.
Bel Codice membranaceo in fo g l., eseguito in Italia nel sec.
X IV , composto di 100 car. a 2 col. e in lettere tonde, con som
marj in inchiostro rosso e con ornamenti a oro e colori. In princi­
pio del Codice si legge :

Incomincia la comedia di dante allighieri di firenze nella quale
tracia delle pene et punitione de uitij et de meriti et premii delle uirtù .
E nella fine in carattere rosso:

Explicit liber comedie dantis allighieri de florensia p eum edits sub
anno dominice icarnationis millesimo trecentesimo de mense martii
sole i ariete luna nona i libra.
Qui decessit i ciuitate ravene í año dominice icarnationis millesi­
mo trecentesimo uigesimo pmo die sante crucis de mense setembris ani­
ma ejus in pace reqeschat
E sotto di altra scrittura e in inchiostro nero:

Iste liber scripsit tomazus olim filius petri benecti dui et merca­
torj lucao anno nativitatis dñj mcccxlvij i pmis sex mensibus de dicto
año i ciuitate pisana.
Lo ultime due car. contengono gli argomenti in terzine delle
tre Cantiche, che formano 154 versi (1), e una Tavola de’ primi
versi di ciascun Canto .
Questo Codice trovasi descritto nel Catal. del duca di La Vallière
( 1783, n.° 3554 ), poscia in quello del Crevenna ( 1789, n.° 4541 ),
a cui passò nella vendila de’ libri del duca di La Vallière. E pre­
cedentemente lo veggo ricordato nel Catal. librorum et mss. Liburni
collectorum ( del Jackson ) L ib u r n i, Santini, 1756, in 8., fac. 640,
n.° 87 de’ Mss.

466

L a Divina Commedia.
Splendido Codice membranaceo in fogl. eseguilo in Italia nel
sec. X V , di 250 car. in belle lettere tonde, con in a ia li in inchio­
stro rosso, e con majuscole elegantemente dipinte a oro e colori.

(1) Dev'essere il Capitolo del figliuolo di Dante che forma bi ter

�460

CODICI FRANCESI

È ricco di ornamenti e di una bella corn ice fregiata d’ oro che de­
cora la prima fac. del Codice. Si leggo in principio:

La Comedia chiamata Inferno Purgatorio e Paradiso del Chiaris­
simo Poeta Dante Alighieri.
Questo Codice fu successivamente del Jackson ( Catal. fac.
640, n.° 89 de’ Mss. ), del duca di La Vallière ( Catal. del 1783,
n.° 3555 ), e del Crevenna ( Catal. del 1789, n.° 4542 ). In questi
cataloghi è citato come forse unico per avere innanzi ad ogni Can­
tica un argomento in terzine, il primo de’ quali ha questo titolo:

Brieve racchoglimento di ciò che in se superficialmente contiene la
lederà della prima parte della cantica onero comedia di dante alighie­
ri di firenze Chiamata Inferno.
Questi argomenti non sono altro che il Raccoglimento della Div.
Com. di Giovanni Boccaccio, e si riscontrano in un gran numero
di Codici, come ho indicalo a fac. 216-220 del primo tomo.

267

L a Divina Com m edia.
Bel Codice membranaceo in fogl., eseguito in Italia nel sec.
X V , composto di 110 car. in lettere tonde e a 2 col., con iniziali
dipinte a oro e colori, e con sommarj in inchiostro rosso. Si legge
in fronte :

Dantis Poetae Clarissimi Comedia; tres Inferni Purgatorii et Pa­
radisi .
Questo Codice è citato nel Catal. di La Vallière (1783, n.°
3556).

468

L a Divina Com m edia.
Codice membranaceo in 4. del sec. X V , ricordalo nel Catal.
Jackson ( 1756, fac. 640, n.° 88 de’ mss. ) poi nel Catal. di La
Vallière (1783, n.° 35 57), e passalo alla Biblioteca Durazzo di
Genova. Ne ho fatta la descrizione a fac. 162 del l. II.
B e l g io .

469

I. Bibl. Regia di Brusselle, n.° 146. 1 4 - 1 5 - 1 6
L a Divina Com m edia.
Bel Codice membranaceo in fogl. della fine del sec. X I V ,
scritto a 2 col., e in carattere nitidissimo, proveniente dall’ antica
Libreria de Sovrani de’ Paesi Bassi. Si leggo in fronte: Incipit

primus cantus Inferni. Comedie Dantis Alegherii de Florentia. Ter­m
a
in

�CODICI BELGI

461

rm ina con u n a Repilogatione sopra la Comedia, e col Tesoro di Bru­
e
T
netto L a tin i (1).

470

Marc' Aurelio Zani de’ Ferranti si servi di questo Codice per
l’ ediz. della Div. Com. da lui pubblicata a Brusselle nel 1846.
II . Codice A r d il l ia n o . Codice citato, e consultato dal predetto
editore.

471

I I I . B ib lio te c a C re ve nn a. Questo celebre bibliofilo possedeva
due bei Codici della D iv. Com. , che aveva comperati nel 1783
alla vendita del duca di La Vallière. Essi furono descritti nel Ca­
talogo de suoi lib r i impresso nel 1789, sotto i n .° 4541 e 4542 ; e
io
ne ho fatta la descrizione a fac. 459-460.
Spagna.

472

L B ib l. dell’ E s c u r ia le di M adrid.

L ’ H aenel, fac. 560, cita due Codici della Div. Com ., ubo car­
taceo in fogl. del sec. X V , segnato I I I . s. 1 3 , l’ altro cartaceo in
4. del sec. X V I , segnato I I . L. 18.
473
I I . Bibl. Colom biana di Siviglia.
L ’ Haenel, fac. 980, cita cinque Codici membranacei in fogl.
della Div. Com., segnali A. 144. 21, 22, 23, 24 e 25.
474
I I I . Bibl. della C att e d r a le di Toledo .
L ’ Haenel, fac. 997, cita un Codice membranaceo in fogl. del­
la Div. Com.
475
IV . Bibl. di V a l e n z a .
L ’ Haenel, fac. 999 e 1000, cita due Codici della Div. Com. ,
uno membranaceo in fogl. del sec. X V , l' altro cartaceo in 4. e
dice che il primo omnium pulcherrimum è ornato di magnifiche pit­
ture e di splendide lettere ornate.
P o r t o g a ll o .

476

B ib l.

P u b b lic a

di Lisbo n a .

L ' Haenel, fac. 1033, cita un Codice membranaceo in fogl.
del sec. X IV , con m iniature, segnato D. 4. 30, contenente l’ Inferno
e il Paradiso.

(1)
Ho avulo la descrizione di questo Codice dal sig. barone di Rciffen
berg, primo Conservatore della Reg. Bibl. di Brusselle, mediante il mio ot­
timo amico sig. Gustavo Brunct di Bordeaux.

�26 2

CODICI IN GLESI

I ng hilterra .
I . M useo B ritannico
477

di

L ondra.

M ss. H arleian i , n.° 3 459. L a Divina Com ­
media , con Comento.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X I V , scritto con poca chia­
rezza, contenente tutto il Poema di Dante con un Comento ad
ogni Canto. Alle Cantiche dell’ Inferno e del Purgatorio va in ­
nanzi una spezie di Prologo in verso, formato, come indicai a
fac. 229 del primo tomo, da due capitoli della sposizione di Mino
d'Arezzo. Nel Paradiso vi sono argomenti in prosa ad ogni Canto.
I l Codice termina col Capitolo di Jacopo figliuolo di Dante, in ti­
tolato cosi :

Questo è il prolagho del p° libro di Dante alighieri dello Inferno
il purghatori e il paradiso fatto per Jachopo suo figliolo.
Segue una Chazona di Dante che comincia: Ghuai a chi nel
tormento . . . .
Cat. of Harleian mpts , III. 23 ; — Cary , Vita di Dante.
478

M ss. H o rleia n i , n.° 346o. L a Divina C om ­
media.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di scrittura e ortografia
p iù moderna dell’ antecedente. Alcuni scritti preliminari prece­
dono il Poema che termina col Capitolo di Jacopo figlio di Dante,
e col Credo di Dante. Ne’ prim i 20 Canti dell’ Inferno trovansi di­
segni marginali di assai rozza maniera. Alla fine del Poema è
questa sottoscrizione:

Explicit tercia pars comedie Dantis tractans de paradiso scripta
et finita per me Martinum de bonsegnoribus de Archuli laudensis anno
1469 die xx mensis octobris in die Veneris . . . . Deo Gratias Amen.
Catal. of Harleian m pts, III. 28 ; — Cary , Vita di Dante .
*79

M ss. H a r le ia n i, n.° 3488. L a Divina C om ­
media , con Comento.
Bel Codice membranaceo in fogl. gr. del sec. X IV , non conte­
nente altro che la Cantica dell’ Inferno e parte del Purgatorio.
Termina col verso 135 del Canto X X . Il Poema è accompagnalo
da numerosi Comenti.
Catal. of Harleian m pts, III. 33.

�CODICI D E L MUSEO BRITANNICO

480

26 3

Mss. H a r le ia n i, n.° 3 51 3 . L a Divina C o m ­
media, con Postille.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X V , di bella scrittura
c con ornamenti. Sulle prime carte dell’ Inferno e del Paradiso, e
nella fine sono postille di mano moderna. Termina col Capitolo
di Jacopo di Dante, o con la Vita di Dante di Leonardo Aretino.
Catal. of Harleian mpts, III. 35.

481

M ss. H a r le ia n i, n.° 3 581. L a Divina C om ­
media, con Postille.
Codice cartaceo in fogl. colla data del 1464, contenente tulio
il Poema di Dante, con brevi postille m arginali. Nella fine si tro­
vano il Capitolo di Jacopo di Dante, alcuni versi sulla morte di
Dante, un Sonetto di Cino da Pistoja a Dante, e uno di Dante in
risposta.
Catal. of Harleian mpts, III. 44; — Cary, Vita di Dante.

482

M ss. L a n sd o w n e , n.° 3 8 9 . L a Divina Com ­
media.
Bellissimo Codice membranaceo in fogl. della fine del sec.
X V , contenente tutto il Poema di D ante. Ogni Canto è preceduto
da un argomento posto in margine; e sulla prima carta si veggon
o due piccoli ritratti di D ante.
Questo Codice fu dell’ Askew che Io aveva pagato 7 ghinee.
Catal.

of

the

L a n sd ow n e

I I . B iblio t e c a

483

m pts, London, 1819, in fogl., II. 199.

d e l l a ch iesa d i

W

estm inster .

L a Divina Commedia.
Codice intero del Poema di Dante citato nel Catalogo de’ mss.
di quella Biblioteca, compilato da Michele Malterio ( Catalogus

libror, mss. ecclesiarum Cathedralium et aliarum celebrium biblio
thec. in Anglia, Oxoniae, ex Theatro Sheldeniano, 1696, in fogl.,
t. I I , fac. 28, n.° 1 1 6 2 ).
I I I . B iblio t e ca

484

del

Co l l e g io

di

E ton .

L a Divina Commedia.
Codice citalo sci Catalogo suddetto, fac. 47, n.° 1842.

�2G 4

CODICI INGLESI

B iblioteca

dell’

Un iv e rs it à

d’

O x ford .

Il
fu ab. Matteo Canonici di Venezia possedeva 20 Codici D a n ­
teschi, 15 de’ quali erano della Div. Com. (1), che circa il 1822
furono comperati per la Biblioteca dell’ Università d' Oxford.
sig. Scolari stette contento a dam e una breve notizia di 8 r ig h e
nel suo Ragionamento della Div. Com., fac. 60 (2)5 io ne do u n a
più compiuta e particolareggiata che ho avuta dalla cortesia d e l
sig. capitano Francesco Brooke of Ufford, grande ammiratore d e l
Poeta Fiorentino, per mezzo dell’ ottimo amico mio sig. Seymour
485

K irkup.
Mss. Canonici Italiani, n.° 95. Codice cartaceo in fogl. del sec.
X I V , contenente la Div. Com. Proviene da Pier del Nero, ed è
uno di quelli che furono consultali dagli Accademici della Crusca.

486

. .. ..................... . . n.° 96. Codice cartaceo in fogl. del sec.
X I V , contenente la Div. Com.
487
. . . . . . . . . . . . n.° 97. Codice membranaceo in fogl.
contenente la Div. Com.
488
...............................
n .0 98. Codice cartaceo in fogl., c o n ­
tenente la Div. Com.
489
...................................... n.° 103. Codice cartaceo in fo g l., f i
nito di scrivere a’ 15 febbrajo 1443 , contenente la Div. Com.
490
* ................. ...
n.° 104. Codice cartaceo in fo g l,, c h e
fu di Pier del Nero nel 1591, e uno di quelli consultali dagli A c
cademici della Crusca.
491
.......................................n.' 10 5107. Codice membranaceo
tre vol. in fo gl., contenente la Div. C o m ., con una traduzione
italiana del Comento di Benvenuto da Im ola.
4 9 2 . . . . . . . . . . . . n.° 108. Codice membranaceo in fo g l.}
contenente la Div. Com.
493
...................................... n.° 109. Codice membranaceo in fogl.
contenente la Div. Com.
494
...................................... n.° 110. Codice cartaceo in fogl., con
tenente la Div. Com.

(1) Nell' ediz. d Udine, l. I , fac. XLIII , non se ne registrano per isba
glio che 12.
(2) Ecco la Notizia del sig. Scolari: Due antichi in pergamena in fog
lio con miniature ; — Un altro diviso in tre vol. in fogl. g r ., con mol t i
commenti, pure in pergamena ;
Altri due in pergamena, uno in 4

1

i

�CODICI

495

D ’O X F O R D

26.1

n.° 112. Codice cartaceo in fo g l., con­
tenente la Div. Com.

496

.... n
.°111. Codice membranaceo in fogl.,
contenente la Div. C o m ., ma solamente fino al verso 23 del Canto
X I del Paradiso. Il Purgatorio ha la data del 7 novembre 1445.
.n
7
9
4.° 113. Codice cartaceo in fo g l., con­
tenente la Cantica del Purgatorio, con un Connoto italiano imper­
fetto nella fine.
498
...................................... .... 116. Codice cartaceo in fo g l., con­
tenente la Cantica dell’ Inferno, con un Comento italiano, ch' è di
Jacopo della Lana. In principio del Codice sono versi di Domino
Mengino M e la n o .
499
........................................... 115. Codice cartaceo in fogl. colla
data dell’ 8 febbrajo 1422, contenente la Cantica del Paradiso,
con un Comento italiano ch’è di Jacopo della Lana.
I
Codici dell’ ab. Matteo Canonici furono veduti dal D ionisi,
che talvolta II cita ne’ suoi Aneddoti. Nell’ ediz. della Div. Com.
di Londra, 1842, IV . 8 2 8 3 , è una breve Notizia sopra i Codici
della Biblioteca d’ Oxford, che non ha punto sapore bibliografico.
Mi vien fatto credere che il dottore Noli possedesse parecchi
Codici Danteschi, uno de’ quali in fogl. gr. del principio del sec.
X V proveniente dalla famiglia Colonna, e che passassero co’ suoi
lavori Danteschi inediti alla Bodleiana.
M useo H unteriano d i G lascovia . (1)

5 0 0 N .° Q .2 .2 7 .

L a D iv in a C o m m e d ia .

Codice cartaceo in foglio della fine del sec. X IV , di fac. 208,
con iniziali dipinte a color turchino e rosso a ciascun Canto. Esso
è stato molto mal condotto, ed ha parli di lettura non poco diffi­
cile. Manca di titolo preliminare, e nella fine si legge:
Qui finiscie el paradiso che fede dante alleghieri difirenza scritto
p me montuato di franciusecho di firenze.
Haen e l, fac. 727.

ed uno in fo g l., con glose ; — A ltr i te i ca rtac e i in fo g l., ed uno in 4 . ;
— Due Codici cartace i del P a r a d is o e dell’ Inferno . . . .

(1) Vo debitore anche della descrizione di questo Codice alla cortesia del
sig. capitano Frane. Brooke of Vfford.

�266

CODICI

INGLESI

B ib l io t e c h e p r iv a t e .

1. B i b l . d e l m a r c h e s e d i D o u g l a s .

501

L a D ivina C o m m e d ia .
Codice membranaceo in fogl. del sec. X V , con miniature.

502

L a D ivina C o m m e d ia .
Codice membranaceo in fogl. bislungo del sec. X V , che h a
nella fine la data del 1450. Contiene lutto il Poema, tranne qual
che Canto dell’ Infern o.
Questi due Codici sono registrali nel Repertorium bibliogr. of the
most celebrated Bristish libraries, London, 1819 , in 8 ., fac. 260.
Iv i si legge che il secondo di que’ Codici contiene 88 (sic ) disegni
o rig in a li, che voglionsi di Sandro Botticelli, o di alcun altro ce
lebre artista della Scuola Fiorentina.
I I . B ib l .

502

di

L o r d G l e m b e r v ic .

L a D iv in a C o m m e d ia .
Codice posseduto da Lord Glembervic, ora conservato nel M u­
seo Britannico di Londra (1). F u consultato dal De R omanis per la
sua ediz. di Roma , 1820, e parecchie sue varianti vennero citale
dal Sicca nella Rivista delle varie lezioni della Div. Com.
III. B ib l. d e l ca v . S t u a r t .

504

L a D ivina C o m m e d ia .
Prezioso Codice posseduto dal cavaliere Stuart , un tempo am .
basciatore d’ Inghilterra alla Corte di Francia. Il Biagioli che ne
fece uso per la sua ediz. del 1818, registrò le sue più notabili va­
rian ti, e mollo esaltò questo Codice, il quale, stando a lu i, 6 so­
gnato colla data del 1300. Anche A. Sicca ne recò lo v a r ia n ti nella

Rivista delle varie lezioni della Div. Com.
P re fa z io n e del]’ ediz. di P a d o v a , 1822 ; — Ediz. del Foscolo , t, iy j
fac. 32 ; — S c o la ri, R a g . d e lla D iv . C o m ., fac. si».

(1) Vedi 1' A p p e n d ic e a l Codice del Musco B rita n n ic o alla fac. 277.

�GODICI

INGLESI

267

IV . Bini.. DEL sig. P a n i z z i ,

505

L a D iv in a C o m m e d ia , con Postille latine.
Codice cartaceo in fogl. del 1379, posseduto dal sig. Panizzi,
conservatore del Museo Britannico di Londra. Esso fu prima di
Guglielmo Roscoe, poi di Ugo Foscolo. Lo descrivo più innanzi là
dove parlo do’ Codici posseduti dall’ ultim o.
V . B i b l . d i S ir T om m a so P h i l i p p s a M i d d l e h i l l .

506

N.° 8 8 8 1. L ’ Inferno e il P aradiso, con Po
stille.
Codice membranaceo in fogl. della fine del sec. X IV o del
principio del X V . È legato in velluto rosso, e si crede apparte­
nesse a Carlo Fox.

507

L a D iv in a C o m m e d ia .
Codice membranaceo in fogl. del sec. X IV , proveniente dalla
Biblioteca di Lord Guilford.
Ebbi la descrizione di questi due Codici dalla gentilezza di Sir
Philipps medesimo, per mezzo del sig. Seymour Kirkup. L’ Mao­
ne!, fac. 407, reca la descrizione seguente di due altri Codici di
questa Biblioteca ch’è delle più belle raccolte private di libri a
mss. dell’ Inghilterra.

508

L ’ In fe rn o di D an te .
Codice membranaceo in fogl., scritto nell’ anno 1412.

509

II Paradiso di D ante .
Codice membranaceo in fogl. del sec. X V , con Comenti.
V I. B i b l i o t e c a d e l c o n t e d i L e i c e s t e r a H o l k l a m . (1)

5 1 0 L a D iv in a C o m m e d ia.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X I V , scritto a 2 c o l.,
con le iniziali delle tre Cantiche rozzamente colorile. Nella prima
car. del Codice è una orazione alla Madonna.
(1) Vo debitore anche della descrizione di questo Codice alla cortesia del
sig. capitano F ra n e . Brooke o f Ufford.

�268

CODICI

INGLESI

L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. della seconda metà del sec. X IV ,
scritto a 2 col., e in carattere quadralo italiano. La prima in i­
ziale del Poema ha una figura vestita di color turchino, sopra la
quale si legge in carattere rosso: D a n t e . Alla fine del Codice si
legge soltanto: Explicit Liber Dantis de Paradiso, qui scripsit scri­
bat semper cum dno vivat . In questo Codice il margine inferiore di
ciascuna carta è adom o d’ una miniatura concernente al subietto
ivi discorso. Le miniature sono di assai rozzo stile.

5L
12 a Div. Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , scritto a 2 col. Nella p ri­
ma fac. è lo stemma di uno de’ suoi antichi possessori, rozzamente
dipinto; cioè: un tavoliere di 9 scacchi, rossi e argento, sulla
fronte del secondo un uccello nero, cimiero sopra un elmo con le
ali aperte.

153L a Div. Commedia.
Codice membranaceo in fogl. gr. del sec. X V , scritto a 2 col.,
contenente passim annotazioni di mano più recente. Nell’ iniziale
della prima fac. e a luoghi anche nel Codice è uno stemma, oro
con Croce nera portante 5 mezzelune del prim o, sormontato dalle
chiavi e dalla mitra papale, il che dà a credere che fosse di Pio I I
papa. Appiè della prima fac. è un altro stemma, azzurro a qua­
drati d’ argento fra sei stelle d’ oro.

154
L a Div. Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , scritto à 2 col., con lu n ­
ghi titoli in inchiostro rosso a ciascuna Cantica, tranne la prim a,
iu fronte a cui si legge soltanto: Inferno. Nelle car. 223-225 del
Codice stanno i Capitoli del figliuolo di Dante e di Bosone da Gob­
bio col titolo :

Capitolo fatto per Jachopo figliuolo che fu di Dante alleghieri so­
pra tutta la chomedia del detto Dante.

Capitolo fallo per Mess. Buson da Vgubbio sopra tutta la Come­
dia di Dante Alighieri.

L a Div. Commedia.
Codice cartaceo in 4. della fine del sec. X V , senza titolo di
sorta nel principio. Esso fu scritto dopo la prima ediz. di Dante,
siccome apparisce da un’ annotazione del copista Manetii nella
fine del Codice.

�CODICI

INGLESI

2 69

V II. B ibl . d e i , Lord A shburnh a m , a Ashburnh a m .
Lord Ashurnham , fortunato possessore di una delle più ricrlie
e preziose raccolte di libri che siano in Inghilterra, non ha meno
di 18 Codici della Div. Commedia, 17 de’ quali provengono dalla
raccolta del sig. Libri che fu da lui comperata nel 1846 (1). Dodici
sono stati da me descritti a fac. 2 5 2 2 5 7 di questo volume, e Lord
Ashburnham si compiacque farmi sperare per mezzo dell’ amico
mio sig. Seymour Kirkup una descrizione si degli altri, che io re­
cherò nell’ Appendice dell’ opera; come anche del 18.° Codice pos­
seduto prima da Lord Ashburnh am . Questo è membranaceo in
fogl., del sec, X IV , e fu già nella raccolta Malaspina.
V I I I . B ibl . W ellesley , a O xford .
So

dal sig. Cav, Mortara, il quale dim ora in Londra da parec­

chi a n n i, che il Hey. Errico Wellesley possiede p iù Codici della
D iv. Com m edia.

Codici c it a t i .

C o d ici d i Ugo Foscolo,
Ugo Foscolo possedeva due Codici della Div. Commedia, noli
il primo sotto il nom edi Codice Mazzucchelli, perchè 1 ebbe in
dono dal Generale Mazzucchelli che lo avea portato di Spagna; il
secondo sotto il nome di Codice Roscoe, avendolo per generosità di
G uglielmo Roscoe.
Il
primo di questi Codici era membranaceo e senza data ; e
cosi ne parla nel Discorso sul testo della Div, Com. (ediz. del 1842,
fac. 426 ) : È di mezzano volume; con rare macchie, e tulle la
iniziali de' Canti e i capoversi d’ ogni terzina allum inati ; e non
ha postilla veruna. »
Del secondo eh’ era cartaceo, scrive (iv i, fac. 427 ) : Questo
Codice è in foglio, di carta bruna, compatta; con brevissime
glosse latine fra’ versi, e più abbondanti ne’ m argini, e tutte a
caratteri minutissimi, di varie penne, e taluno illeggibili. F i
nisce: Deo gras Vate perennando anno CCCLXXIX. Ferarie
(1)
Fu detto per isbaglio che avea comperato questa raccolta il Museo
Britannico.

�270

CODICI IN GLESI

« X X V II. die Februarj; e il mille non è prefisso al ccc. Se la data
sia del copiatore, non saprei dirlo; perchè una linea d’ inchio
stro sbiadito traversa tulle le lettere, e lascia discernere la lor
giacitura, ma non le forme; e parrebbe tarda cancellatura di
a chi poi sotto alla linea scrisse a rossi caratteri semigotici: M ille
simo C C C L X X IX . Ferarie 27. die februarj. L’ ortografia fu dicer­
to alterala da lettori più tardi di forse duo secoli a forza di apo
strofi, e virgole, e accenti, e grimaldelli cotali che danno a’ vo­
caboli giaciture e suoni o sensi alieni dalla loro proprietà. Cosi
lo diresti più antico e p iù moderno dell’ altro: e pessimi tulli ti
due le più volle; e tuttavia luminosi qua e là di alcuna variatilo
a si nuova, che io starei forse a rischio d’ imbizzarrire per questi
Codici miei, e d’ esclamare con gli uomini gravi: Questa è le
zione che sola basterebbe a rendere prezioso il codice nostro a
a fronte di lutti gli altri editi e manoscritti in finiti. »
Nel t. IV della sua ediz. della Div. Coni, di Londra, 1842, ag­
giunge:
Nelle postille, segnatamente alla Cantica prim a, ho no­
ci tato le loro varianti migliori e parecchie altre disutili, tanto
eh’ altri sappia giudicare del valore di que’ mss. »

C od ici P ayn e. La Divina Commedia.
519
Codice cartaceo del sec. X IV , ben conservato, contenente
molle varie lezioni.

0
L
25 a Divina Commedia.
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , leggermente imperfetto.
Questi due Codici sono citati nei Cataloghi del librajo inglese
Payne, 1827, n.° 1665, e 1837, n.° 3289. L ’ ultimo è segualo 5
lire sieri. 5 scellini.

21Codice
5
R o d d . L a Divina Commedia.
Codice citato nel Catalogue of Mss. of Th. R odd, L on d on,
1835, in 8 ., n.° 131, adesso nella Bibl. Beale di Berlino.
L ’ autore delle Osservazioni sopra il Comento del Rossetti (vedi
la fac. 166 del primo tomo) afferma a fac. 20 aver egli potuto con­
sultare in Inghilterra più di 20 mss. della Div. Com.
GERM A N IA .
B i bl . I m p e r ia l e

di

V ienna ( Austria ).

5L
2 a Divina Commedia.

�CODICI TED ESCH I

271

Codice nolo sotto il nome di Eugeniano, perchè fu del principe
Eugenio di Savoja. Il sig. W i tte cosi mi scrive di questo Codice:
non ho preso nota alcuna che potesse tener luogo di descrizione
del Codice Viennese Palatino. Credo ricordarmi che sia membra­
naceo e di forma m inore. Il carattere è piuttosto rotondo che go­
tico. L ’ ortografia è conforme a quella usata sul principio del quat­
trocento, cioè sfigurata da latinismi e scorretta. La lezione però
del testo è quella della V o lgata. »
Alcune varianti di questo Codice furono registrate dal Fantoni
nella Prefazione dell’ ediz. della Div. Com. da lui pubblicata nel
1820.
B ib l. R e a le d i S t u t t g a r d a ( Wurtemberga).

523

L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl., del secolo X IV , scritto a 2 col.,
con miniature al principio d’ ogni Cantica, proveniente dalla Bi­
blioteca del principe Federico Cesi, fondatore de’ Lincei, di lezio­
ne non troppo corretta, come so dal sig. Carlo W itte Se ne fa
menzione in una Notizia sopra questa Biblioteca pubblicala nel
Gondoliere di Venezia, n.° 7 del 1845.
È il medesimo che fu nella collezione Dantesca dell’ ab. Rulli
di Nancy, da me rammentata a fac. 6 del primo tomo, e com­
perata per la Biblioteca Reale di Stuttgarda. Nel Catalogo impresso
di questa collezione, fac. 11, è registrato cosi: Manuscrit fort an­
cien et fort usé .
B ib l. B e a le d i D resda ( Sassonia ).

524

N .° 0 . 2 5 . L a

Divina C om m edia, con Po­

stille latine e volgari.
Codice cartaceo in fogl. picc. del sec. X V , di 146 car. in ca­
rattere italiano. Alcune carte, dalla 3.» alla 14.», sono membra­
nacee e di altra mano. E accompagnato da numerose note margi­
nali latine e italiane. La prima car. ha il titolo La Commedia di
Dante, di inano moderna, la seconda è bianca; e sopra la terza
incomincia il Poema senza titolo veruno. Nella line della Cantica
dell’ Inferno trovansi Concordanze latine. Si leggo alla fine del
Codice:

�272

CODICI TEDESCHI

Finito libro paradisi deo gracias. Amen. Amen. Qui scripsit
scribat semper cum domino vivat.
Ecco il parere del sig. W itte sopra questo Codice :

l’ ortogra­

fia è scorrettissima, e fa supporre che lo scrittore sia stato Veneto,
Del resto la lezione è piuttosto b u o n a . »

Questo Codice proviene dalla Biblioteca del canonico Amedei
di Bologna, e prima stava nella Bibl. Elettorale di Dresda sotto il
n.° 180. C. Fu descritto da Fr. Adolfo Ebert nella Geschichte und
Beischreibunq der Dresdner Bibliotek, Leipzig, Brockhaus. 1822.
in 8 ., fac. 299-300.
Ebert, Allg. bibliogr., n.° 5755.
B ib l. B e a le d i B e r lin o ( Prussia). (1)

25Cod. In d ia n i in fo g l., n.° 1 5 6. L a Divina
Commedia.
Codice cartaceo in foglio del mezzo del sec. X V , di 206 car.
Principia colla rubrica Incomincia la conmedia . . . . , e termina
sulla car. 205 tergo col verso 138 del Canto X X X I I I del Para­
diso; mancano gli ultim i sette versi. La car. 206 contiene un Ca­
pitolo mancante nel principio, che finisce: Nel mezzo del cammin
della sua vita. Vi sono appiccale 2 car., nella seconda dello quali
si legge. «M ancano nel primo Canto dell’ Inferno 23 terzine ed
un verso; Manca porzione dell’ Argomento del secondo Canto;
(f Mancano nel Canto quarto quattro Terzine, ed un verso; Man­
cano nel Canto quinto l' Argomento e 18 Terzine; Mancano nel
a Canto trentesimo terzo due Terzine , ed un verso, »
Questo Codice proviene dalla collezione di Tomm. R odd [Ca­
talogue of mss., London, 1835, in 8 ., fac. 13, n.° 131).
B ib l. R h e d ig e r ia n a n i B r es la v ia ( Prussia ) . (2)

5L
26 a Divina Commedia , con Chiose latine.
( 1) Ebbi la descrizione di questo Codice dalla gentilezza dot Consigliere

Pertz , direttore della Bibl. Reale di Berlino.
(2) Io trascrivo letteralmente la descrizione di questi tre Codici dalla
(ine del t. III dell’ ediz d’ Udine, fac. 318-319, che fu partecipata all’ ab.
Viviani dal sig. Carlo Witte, in quel tempo professore nell'Università di

Brestavia.

�373

CODICI TEDESCHI

Codice membranaceo in fogl. del sec. X IV . Contiene tutta la
Div. Com ., i Capitoli di Bosone e di Jacopo di Dante, e la Can­
zone Morte . . . . Il principio d’ ogni Cantica va adom o di bei
fregi miniati sul gusto dei tempi di Giotto. Il testo è corretto,
l' ortografia antica, ed ogni cosa concorre a fam e intendere che
questo Codice non dati in qua dal 1350. Le poste chiose latine che
fra le righe e nei margini si leggono, sembrano fattura del 500.

L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. del sec. X IV , scritto a 2 col.;
pare che il larghissimo margine dovesse esser ornato di m iniatu­
re; infatti se ne vedono alle prime pagine assai più rozze però di
quelle del Codice precedente. Oltre a questi fregi, anche la forma
de’ caratteri, l’ortografia e la lezione meno corretta c’ inducono a
credere, che il presente ms. di qualche decennio sia posteriore al
prim o.

L a Divina Commedia , col Comento di J a ­

copo della L a n a .
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , terminato coi due Capi­
toli di Jacopo di Dante e di Bosone da Gobbio. Una sottoscrizione
in fine del Codice ci fa sapere che fu scritto da un D. Graxolariis
24 Luglio 1461. A giudicar dall’ ortografia, costui doveva esser ori­
ginario delle provincie Venete. Il lesto non è copialo da Codice
antico, ma contiene in gran parte le lezioni introdotte sulla Com­
media dopo il 400. Inoltre è sfigurato da moltissime graffiature.
Parlai del Comento unito a questo Codice a fac. 601 del primo
tomo.
L

ib r e r ia

Com unale

d i

F

rancoforte

sul

M

eno.

259
L a Divina Commedia.
Bel Codice membranaceo in fogl. , scritto nel 300 a 2 col.
Ogni Cantica è preceduta da una m iniatura. Il Codice contiene,
oltre il testo , anche il Comento di Jacopo della Lana, ma scritto
separatamente. È di buona lezione e fu dato nel 1834 dal sig.
Mylini di Milano.
Debbo questa descrizione al sig. Carlo Witte.
B iblioteca G innasiale

di

G o e r lit z ( Prussia ).

N.° II. La Div. Com m edia.

�274

codici

t e d e s c h i

Codice membranaceo in fogl. g r ., di car. 148. É scritto con
eleganza, con iniziali miniato a fondo d’ oro. Evvi inoltre u n a
miniatura a colori nel margine inferiore dell’ undecima fac., rap­
presentante il nobile castello. Le facciate non interrotte dagli a r ­
gomenti dei Canti sono di versi 51. 11 Codice sembra scritto nel
q uattrocento e può annoverarsi fra i meno scorretti. L ’ unica la ­
cuna che vi fu trovata, è quella dei versi 109- 111 del terzo Canto
dell’ Inferno. Comprende tutta la Div. Commedia.

N.° III. L a Div. Commedia .
Codice cartaceo in fogl., di car. 91, di forma più piccola del
precedente. E mancante di sei carte che contenevano Inferno,
X V III . 43- X IX . 6 ; Purgatorio, X V I I I . 50-X X . 84; Paradiso ,
X I X . 1-X X . 15, X X I X . 1-X X X . 12. Quantunque il Codice
sembri scritto nel 300, pure la lezione n’ è assai scorretta . L ’ Inferno
è preceduto dal Capitolo attribuito a Jacopo di Dante ; le g
gesi inoltre in fronte d’ ogni Cantica un capitolo di due terzine
proemiali e altre 34 , ognuna delle quali risponde ad un Canto
della Cantica di cui dà l' argomento. Sembra che siano i Capitoli
di Cecco degli Ugurgieri ( Vedi t. I , fac. 229 ) . Il primo inco­
mincia :
In libri tre bella opera infallante
L ’ Infe rn o , Purgatorio e Paradiso . . . .
Questi due Codici provengono dalla raccolta dei due Milich ( p a
d re e figlio) che vissero circa la fine del 1600 e nel principio del
secolo decorso. Qualche notizia sopra di essi fu data dal Geisler in
alcuni programmi pubblicati dal 1764 sino al 1767, ed in un
opuscolo di E rnesto Emilio S truve stampato a Goerlitz nel 1836,
in 4 ., a car. 10-17.
Alla gentilezza del sig. Carlo Witte mi chiamo debitore della
descrizione di questi due Codici.
B

ib l

.

del

G

in n a s io d i

A

ltona

( Danimarca ).

352L a Divina Commedia.
Codice membranaceo in fogl. della fine del sec. X I V , di buo­
na lettera e ben conservato, segnalo n.° 2. È preceduto dal titolo
seguente in grandi lettere a oro poste in campo turchino:

Lalta Comedya del sommo poeta Dante.
La prima iniziale del Codice è fregiala a oro, e le altre a co­

�CODICI TEDESCHI

275

lo ri. Inoltre fanno ornamento al Codice moltissimo m iniature di
coloro vivacissim o.

Questa descrizione è traila dall’ opera del H irsching intito­
la ta : Versuch einer Biblioteken, Erlangen , 1786, I I . 12. Anche il
sig. G. B. Baruffi ne parla nelle suo Peregrinazioni autunnali (To­
rino, 1841, in 8 ., I. 1 5 ). Egli dice che raffrontato colla edizione
di Padova del 1822 presenta molte varianti di gran valore, che il
signor Schumacher sla ora appunto notando in margine dell'edi­
zione predella, per farla pervenire cosi corredala in Italia per
una nuova stampa.
« È scritto con somma eleganza a 2 col. ; manca di alcuni fo­
gli del Paradiso. Il testo è preceduto dalla prefazione Dante poeta
sovrano corona e gloria . . . . e da un bellissimo quadro dell’ Inferno
chiamato ro ta . La lezione è corretta e molto buona. L’ ornamento
maggiore di questo Codice formano i mollissimi disegni ,
coloriti in parte ed in parte falli solamente a penna, che occupano
non solamente il margine inferiore , ma sono anche frapposti al
lesto . Sembrano di almeno (re artisti di merito ben disuguale.
Giudico II più belli gli oliim i del Purgatorio, falli a soli con­
tom i , e credo che siano da attribuirsi a qualche valente sco­
lare di G iotto. Per tutto il Paradiso non si vedono che i vuoti la­
sciati dall’ amanuense, ma che non furono riempili dal miniato­
re. È uno de’ pochissimi Codici che all’ Inferno III . 114 legge:
Scend' alla terra . . . . ( Nota ms. del sig. Carlo Witte ).
Gelcrth, Lettere, 1730, fac. $97; — Ebert, Allg. Bibliogr., n.° 5755.

B ib l.

R

eale

d i

Copenhagen

[Danimarca].

53Collez. a n tica , n.° 436. L a Div. Commedia,
con Chiose.
Codice cartaceo in 4 ., che sembra scritto nel 400. È accom­
pagnalo da alcune chiose che nel progresso dell’ opera diventano
sempre più scarse. Sembrano rispondere in parie a quelle dei Co­
dici citati negli Studi inediti sopra Dante sotto i numeri X I I I .
X I V . La lezione del lesto è piuttosto buona .

Collez. an tica, n.° 411 L a Div. Commedia,
534
col Comento di Jacopo della Lana.
Codice membranaceo in fo g l., accompagnalo dal Comento di

Jacopo della Lana. L ’ ortografia è scorretta o sembra indicare il
quattrocento. I l lesto è di lezione m eno b u o n a .

�276

CODICI POL L ACCH
I

Questi due Codici furon citati nelle Peregrinaz. Autunn. I.
494, del sig. Baruff i , che ne indica un terzo. Ne debbo al sig.
Carlo W itte la descrizione.
B iblio t e ca
5S5

del

C otte D jia l in s k i [P olonia).

5L
3 a Div. Commedia .
Codice membranaceo conservato nella ricca Biblioteca del
conte Tito Djialinski a K u rnik nel Ducalo di Posen . Il sig. W itte
che l' ebbe soli’ occhio , lo crede del sec. X V , e lo riscontrò di le ­
zione assai scorretta .
Chiuderò questo lungo novero de’ Codici della Divina Comme­
dia , citando un Codice detto A rdilliano, dal sig. Aurelio Z ani
de’ Ferranti, nella prima parie dell'ediz. annotala della Div. Com.
d i ’ egli pubblicò a Brusselle nel 1846, mentovato ( fac. 54 ) in
q u ota forma :
Citerò a questo modo un Codice cartaceo in 4.
che mi fu mostralo da un buon Italiano chiamato Arditilo (1) .
Gl’ intendenti di queste materie mi dissero eh’ era scrittura de’ p ri­
mi anni del secolo X V . Conteneva alcune varianti pregevoli ; e
ini rincresco che la strettezza del tempo non m’ abbia permesso d i
notare se non quelle do’ 7 primi Canti dell’ Infern o. »
Per le mie indagini nelle Biblioteche di Firenze e di Roma , q
pei cortesi sussidj de’ bibliotecari e degli eruditi d’ Italia e fuori
sono riuscito , se non a descrivere , a indicare almeno in questa
opera più di 500 Codici della Div. Commedia. Troppo mi ci vor­
rebbe ancora a (occare il segno, se si avesse a dar fedo al sig.
Alessandro Dumas il quale afferma nella Revue des Deux Mondes
( 1836 , I. l ' , fac. 562 ) , essersi fatte a R avenna , vivendo Dante ,
duemila copie della Div. Commedia , che furono mandate per tutta
Italia . Queste duemila copie non ebbero vita se non nella im a g i,
nativa del Romanziere Francese .
A ppe n d ice

ai

Co d ic i

del

M useo B ritannico (2).

M ss. a g giu n ti, n.° 1 0 3 1 7 L a Divina C om ­
536
media, con Postille.
(1) Forse Fed. Ardilli o , professore di belle lettere nell' Accademia di
Caltagirone in Sicilia nel 1837.
(a) Vedi la fac. 262.

�CODICI INGLESI

277

Codice membranaceo in piccola fo rm a, scritto con n itido ca­
rattere e contenente il Poema intero di D ante. È accompagnato da
brevi note m a rg in a li, storiche, filologiche e dichiarative, e tem
iina con l' epitaffio di D ante, Jura Monarchioe . . . . . Una nota del
prof. Ciampi apposta alla fine del Codice lo fa della fine del sec.
X I V o del principio del sec. X V .

Questo Codice fu di Lord Glembervic (vedi la fac. 266) che
lo comperò a Firenze nel 1815, poi del bibliofilo Heber ; alla ven­
dita della collezione fu comperalo dal Museo Britannico. Ila in ge­
nerale correttissima lezione, ed è fra’ rari mss. della Div. Com. in
cui riscontrasi nel Canto l' dell’ Inferno la variante Sugger dette.

M ss. E g e rto n , n.° 943. L a Divina Comme­
dia , con Comento latino.
Splendido Codice membranaceo in fogl. del sec. X I V , accom­
pagnato da un Comento latino che termina col Canto X I I del Pa­
radiso; è adom o di circa 300 miniature. Nella fine ha il Capitolo
del figliuolo di Dante. Di tutti i Codici Danteschi del Museo Bri­
tannico questo è il più pregiato per l' antichità, per la bella lette­
ra, per la perfezione delle m iniature, per le sue varie lezioni. Da
una nota nel principio del Codice si rileva che nel 1815 essendo
stalo sottoposto all’ esame dei bibliotecari di Parma, fu da loro
stimato una delle copie più preziose esistenti della Div. Comme­
dia. I librai Payne e Foss di Londra lo comperarono dal Barone
Koller, e lo rivenderono poi al Museo Britannico, dove fu messo
fra i mss. Egerton.
H o tolto la descrizione di questi due Codici da una Notizia
de’ Codici Danteschi del Museo B ritann ico , pubblicata dal sig.

Giovanni M azzinghi nelle fac. VII — X di un opuscolo con questo
titolo : A brief notice of some recent researches respecting Dante Ali­
ghieri, L o n d ra , R o la n d i, 1844, in 8 .

/

��S. II.

C O M E NTI INEDITI
PER ORDINE CRONOLOGICO.

ii

1

��C O M E N T I IN E D IT I A L L A D IV . C O M E D I A . (1)

N o tiz ie

538

b ibl io g r a f ic h e

.

* Notizia degli antichi Cementatori della Div.
C o m ., di Bartolommeo Ceffoni.
Notizia di undici righe che riscontrasi a car. 181 di un Codice
membranaceo in fogl. della Div. Com. della fine del sec. X I V ,
conservato nella R iccardiana col n.° 1036, o annoialo nel 1432
da Bartolommeo Ceffoni (Vedi il t. I I , fac. 7 8 ). In questa Notizia
che fu pubblicala dal Lami nello Novelle letter. di Firenze, 1747,
e nel suo Catal. de' mss. della Riccardiana, fac. 119, cita Giovanni

Boccaccio, Francesco Petrarca, Francesco da Muti, Benvenuto da
Imola, quello da Bologna (2), quel della Marca (3), e Zanobi da
Strada.
539

* Notizie sopra il m edesim o soggetto.
Sono nella Lettera preliminare della Nidoheatina, e nel Proe­
mio dell’ ediz. di Firenze 1481.
Nella prima il Nidobeato registra come comentatori della Div.
Commedia : Francesco e Piero figliuoli di D ante, Jacopo della Lana ,
Benvenuto da Imola, Giov. Boccaccio, Frale Riccardo Carmelitano,
Andrea Partenopeo, e Guiniforte Barziza.
Il Landino rammentava nel suo Proemio : Francesco e Piero fi­
gliuoli di Dante, Benvenuto, Jacopo Bolognese, Riccardo teologo
Carmelitano, Guiniforte Bergamasco, Giov. Boccaccio, Frane, da

Buti.
Intorno ad altre notizie bibliografiche o letterarie sopra i Ce­
mentatori Danteschi vedi le fac. 579581 del primo tomo.
(1) Vedi sopra i Conienti editi il t. I, fac. 571766.
(2) Jacopo delta Lana, o Ser Graziolo Bambagioli.
( 3) Bosone da Gobbio, secondo il La m i.

�282
S e c o li X I V

e XV.

I. C O M E NTI COI NOMI DEGLI AUTORI.

J acopo

f ig l iu o l o d i

Dante.

4
50
C om ento italiano sopra 1‘ Inferno.
Jacopo di Dante, la cui esistenza, contrastala dal Quattromani
e dal Maffei, è confermala da documenti autentici, come d im o ­
strerò nel capitolo sopra i discendenti di Dante, trovasi citato in
qualità di comentatore dell'opera del padre da alcuni scrittori.
Egli para essere l’ autore di u n Comento italiano sull’ I n f e r n o ,
d ie , negato e ignoto fino a ' giorni nostri, fu additato dal M arsand
nel Catalogo d e mss . italiani della R. Bibl. di Parigi (I. 119-121 ) &gt;
c messo in piena luce da ine nella Dissertazione intom o ai C o m
entatori dell’ Ottimo e di Jacopo della Lana , edita nel primo io ­
nio di questa opera ( fac. 5 8 4 ), soprai documenti partecipatimi
dal sig. Jacopo Ferrari di Reggio. Questo Comento è , come d is s i,
scritto in purgatissima favella e ricco di documenti di storia f io ,
reniina, che non si trovano in altri Conienti, e svelano mano fi o
r e n tin a . S e ne potrà far giudizio dai brevi estraiti elio io d iedi
alla luce a fac. 157- 158 de’ Nuovi studi su Dante (Firenze, 1846
in 8. ), collezione in cui fu dapprima stampala la dissertazioni
citala sopra. Apparisce chiaramente dalla Chiosa del verso
del Cauto X X I dell’ Inferno che questo Comento venne s ic u ra ,
niente scritto nel 1328. Ecco un estratto di questa Chiosa: E cor

revano gli anni della nativitade del Signore mcclxxxxviiij e oggi
corrono mcccxxciij (1) però dire si puote che xxvij anni com piei
sieno chelli comincioe questa opera . . . (2). Un altro passo di q u « _
sto Comento dimostra che fu composto prima del 1333, ed è qu«||0
in cui traila della statua di Marte in colai forma : Elessero a ltro

patrone e se non fosse che una statua di quello marie che ancora s i
vede sopra il ponte d‘ Arno nella detta cittade . . . . Ora e noto ch e

(1) 1 Codici G a d d ia n o e Ver n on descritti più avanti hanno Mcccxxiiii.
(2) Niccolò Tommasèo che parlò di questo Comento nell’ Antologia di
Firenze, XLIII. 11 2 , senza conoscere il nome dell autore e questa data, lo
sentenziò scritto pochissimo dopo la morte di Dante.

�COMENTI INEDITI

283

quella statua cadde in A m o nel 1333, e non fu inai riposta sul
ponte. (1)
Pochi mesi fa il Cemento di Jacopo di Dante era conosciuto
solo per il Codice della Regia Biblioteca di Parigi, ma io ne ho
ritrovate altre sei copie. (2) Ecco una precisa descrizione di questi
varj Codici :
I.
B i b l . Reg. di P arigi, n.° 7765. Codice membranaceo in 4.
del sec. X I V , già descritto a fac. 235 del t. I I , contenente il testa
dell’ Inferno col Comento di Jacopo di Dante; è preceduto da un
Proemio che incomincia cosi :
[A] ciò chel fructo huniversale novellamente dato al mondo per lo
illustre filosofo e poeta dante alleghierj fiorentino con più agievoleza
si possa ( gustare ) et per choloro in cui illume naturale alquanto r i
splende sansa scienti/icita apprensione. io Jacopo s u o figliuolo dimo­
strare intendo parte del suo profondo e autentichi) intendimento. . . . (3)
La prima Chiosa del Comento dice :
Nel mezzo . . . Alla vera sposizione di questo principio sie da sa­
pere che Dante quando cominciò questo trattato era nel mezzo ilei
corso dell’ umana vita cioè nella etade di x x x ij o di x x x iij a n n i. . . .

(1) Questa parie del mio ms. era in mano de’ miei editori da più di
sei mesi, allorché il mio concittadino sig. Stefano Audin , celebrato biblio­
grafo, pubblicò nel marzo del 1848 un opuscolo col titolo: Delle vere
Chiose d i Ja c o p o d i D a nte A llig h ie r i, e del Comento a d esso a ttrib u ito

(Firenze, tip di Tommaso Baracchi, in 8 . gr. di 23 fac.). Ei vuol dimo­
strare in questo scritto clic il vero Comento di Ja co p o d i D a nte non è
quello attribuitogli finora, il quale si rinviene negli 8 Codici che or ora
descriverò, ma si quello contenuto nel Codice L a u re n z ia n o Pluteo X L ,
n.° 1 0 , e in altri che sono qui presso descritti . Se congetture meramente
bibliografiche bastassero a determinare in modo certo che uno più che un
alno Comento è di un autore, sarei al tulio d’ accordo col sig. Audin. La­
sciando da un canto chi abbia o no ragione, ambedue questi Comenti fu
rono certo scrini prima del 1333 ; senonchè il sig. Audin toglie a Jacopo
di Dante un Comento scritto in purgatissima favella e ricco di documenti
storici, per dargliene uno mediocrissimo per ogni riguardo, se si ha da
credere al veramente dottissimo Dantofilo sig. Ja co p o F e r r a r i .
(2) Suum cu iqu e . . . . Nel maggio del 1847, cioè io mesi prima
che fosse pubblicalo lo scritto del sig. A u d in , io aveva fatto parte a lord
Ver n on di una nota con che indicavo di aver ritrovato nella L a u re n z ia n a
4 copie del Codice credulo di Jaco p o d i D a t ile .
(3) Secondo il sig. A u d in , questo Prologo sarebbe di mano diversa dal
resto del Codice; opinione non conforme a quella d’un conservatore de'mss,
della Bibl. R eale di Parigi, valentissimo in paleografia.

�28i

COMKNTI IN E D IT I

Lord Vernon che intende di pubblicare questo Cemento, I , a
fallo trarre dal sig. Stefano A udin una bella e buona copia d e l
suddetto Codice.
Stando al sig. Audin, questo Codice di Parigi si dee anteporre
ai Codici Laurenziani e al Codice Vernon che contengono lo slesso
Comento; perchè vi si riscontrano varie note aggiunte della m a n o
medesima . Esse sono mischiate alle chiose o rig in a li, le quali si
succedono con ordine mediante i richiami a. b. c. d. . . . m e n ­
tre quelle aggiunte sono distinte con lettere doppie a a, bb , cc
dd . . . . Il sig. Audin indica i versi cui elle rispondono, a fac.
6 7 del predetto suo opuscolo . Queste interpolazioni avea g ià
notale il sig. Ozanam professore di letteratura straniera n e lla
Facoltà di Parigi , ch’ ebbe a lungo fra mano questo Codice.
II.
* B a r b e r i n a di R o m a , n.° 1718. Codice cartaceo in f ogl.|
picc. scritto nel 1383, di 53 car. a 2 c o l., con titoli in inchiostro
rosso e iniziali a colori, di buona lettera e ben conservato. Le c i­
tazioni del Poema sono scritte in carattere rosso, e in fronte ilei
Poema si legge:
Chomincia Imposizione sopra ilprimo chanto della comedia d i
dante alleghieri il quale tratta.
E nella (ine:
Compiuto dascriuere sabato sera alle ij ore adi xviij daple 1383.
Si legge sulla prima carta: D i A ni. difranc.0 N ° 1, poi Dit
Carlo di Tommaso Strozzi.
Il Comento contenuto in questo Codice non differisce da q u e llo
del Codice della Regia Biblioteca di Parigi che nel Proemio.
quale è al tutto conforme a quello del Codice Gaddiano della L a u
renziana, Plut. XC In f. , n.° X L I I , che io cito più sotto.
Proemio. Avengnia chella investighabile prudentia del celestiale e
increato principe abbia beatifichati di prudenza e di virtute. . .
Neente meno Dante alighieri cittadino da firenze uomo di nobile e prò.
fonda sapienza . . . . (1)
Prima Chiosa nel mezzo . . . . Alla vera posizione di questo p r in
cipio sie da sapere che Dante quando cominciò questo trattato

( 1)
Questo stesso prologo si riscontra pure in ironie di un Comento
latino attribuito a Jacopo di Dante, di cui tratto poco innanzi, ed è con­
tenuto nei Codici Laurenziani Plut. XLII, n.' 14 e 17; ed anche in fronte
alle traduzioni latine del Comento di Jacopo della Lana , conservate nell
' Ambrosiana di Milano e nella Bodleiana d’ Oxford. Vedi le fac. 612 e
613 del t. 1.

\

�('.OMENTI INEDITI

28.)

nel mezzo del corso dell’ umana vita cioè nel elude di x x x ij o di
x x x iij a n n i. . . .
Il Bezzi che discorre ili questo Comento nella Lettera al Prof.
R osini, fac. 11, non ne conobbe l ' autore; lo dice strillo pura*
niente, e in gran parte diverso dagli altri Conienti nel contenuto.
Il sig. Witte lo attribui per isbaglio a Jacopo della Lana.
I I I . * B a r berin a di R oma , n.° 2 t9 t. Codice cartaceo in fogl.
scritto nel 1386, già descritto a fac. 193 del t. II. Contiene il Poe­
ma di Dame con un Comento italiano che nella Cantica dell’ Inferno
è di Jacopo di Dante. Manca di Proemio e perciò del nome
dell’ autore, e incomincia con la prima chiosa: Alla vera spositio
ne di questo principio . . . . Il Comento delle Cantiche del Purgatorio
e del Paradiso è , come notai a fac. 607 del t. I , di Jacopo della
Lana. Il sig. W itte gli attribui per isbaglio l’ intero Comento del
Codice.
IV . * L aurenziana ( Codici S tro z z ia n i n .° C L X V ) . Codice
cartaceo in fogl. gr. bislungo del sec. X I V , già descritto a fac. 27
del l. I l , contenente il testo dell’ Inferno con un Comento italiano
dopo ciaschedun Canto, ch’è di Jacopo di Dante. Non ha Proemio,
e termina col Canto X X V I I I . A me questo Codice parve i1 più an­
tico de’ 4 della Laurenziana, ed è probabilmente il più autentico.
Il sig. Tommasèo che ragionò di questo Codice no\YAntologia di
Firenze, X L IV . 135, afferm a essere il più corretto, o contener«
alcuni periodi più del Codice Plut. X L , n.° V II della stessa B i­
blioteca che io citerò più avanti.
V. * Laurenziana ( Codici S tro zzia n i n.° C L X ) . (iodico car­
taceo in fogl. gr. del sec. X V , già descritto a fac. 50 del t. I I ,
contenente il lesto del Poema, con un Comento italiano che nella
Cantica dell’ Inferno è di Jacopo di Dante, ma senza il Proemio.
Questo Codice differisce dal precedente, perchè ha Comento più
copioso; vi si riscontra un numero assai grande di Chiose aggiunte
nella massima parie de’ Canti, e segnalamene ne’ Canti l i a VI e
X X I I . (1) La seconda Cantica va priva di Comento, e quello del
Paradiso è dell’ Ottimo, come notai a fac. 631 del t. I.
V I. * L a u r e n z ia n a , Plut. X L , n.° V II. Codice cartaceo in
fogl. del sec. X I V , già descritto a fac. 15 del t. I I , contendilo
il testo del Poema con un Comento marginale scritto da mano
(1) Stando al sig;. Audin, queste aggiunte non sono diverse da quell«
die si riscontrano nel Codice di Parigi. Egli chiama scorrett issimo i1Codice
Laurenziano.

�286

COMENTI

INEDITI

diversa e che io reputo del sec. X V . In questo Codice credè por
isbaglio il sig. Witte ( vedi I’ Antologia di Firenze, n.° 128, fac»
151- 152 e anche gli Annali scient. e letter. di Berlino, 1833,
n.' 91-93 ) , ravvisare il Comento di ser Graziolo Bambagioli, ni»
il Comento di questo Codice, come fece avvertire il sig. Piccioli
( I v i, fac. 139- 144), è una sorta di zibaldone, composto di varj
¿om enti. Esaminandolo con diligenza ho riscontrato che quel del
l ’ Inferno è di Jacopo di Dante, ma con queste differenze: 1.° Esso
non ha il Proemio del Codice di P arigi, e di più le prime due
Chiose del primo Canto non sono altro che un compendio del Ce­
mento di Jacopo di Dante; 2.° Ne’ Canti I a l' sono parecchie Chio­
se aggiunte al Cemento di Jacopo di Dante, come pure nel Canto
X X V ; 3.° Dal Canto V I al X X V I non trovasi che il Consento di
Jacopo di Dante, ma talvolta con una compilazione un po’ diffe­
rente e compendiata ; le prime due Chiose del Canto I X manca­
n o , e le prime del Canto X V I I I sono differenti; 4.“ Dal Canto
X X V I I in poi il Comento non è più di Jacopo di Dante, e appar­
tiene ad altro autore.
V II. * L aurenziana (Codici G addiani, Plut. X C . In f., n .°
X L I I . Codice in fogl. bislungo del sec. X I V , già descritto a fac.
31 del t. I I , contenente la Cantica dell’ Inferno con un Comento
italiano ch' è di Jacopo di Dante. Esso è conforme a quello del Co­
dice di Parigi, senonchè Io precedono due Proemii che sono diffe.
lenti e principiano a questo modo:
Avengniachella investighabile provedenza dello incielestiale e in ­
creato principe abbia beatificati di prudenza e di vertù molti huomi
n i non entro meno dante alleghieri cittadino di fiorenza vero notrizio
di filosofia e alto poeta antipuose all’ autore di questa maravigliosa e
singhulare e sapientissima opera . . . . (1)
Poi che a perfetta cognizione del tutto più lievemente si viene per
divisione delle parli imperciò la materia del presente libro si divide iti
due parti. Nella prima parte mostra l' autore come elli del peso
de' gravi vizii impedito in quella vita e valle di miseria e rimosso
della via della lucie e della vertute dichinava dalla vertute . . . . (2)

(1) S’ inganna i1 Dionisi ( De’ Cod. F ior., fac. 165) dicendo che questo
Prologo è quello del (’.omento di Jacopo della Lana, mentre e traduzione
italiana del Prologo di un Comento latino attribuito a Jacopo di Dante, di
che tratterò più sotto.
(2) Questo secondo Prologo si riscontra in fronte di varii Codici dell’ Ot

timo.

�COMENTI INEDITI

287

Seguo la prima chiosa: Alla vera sposizione di q u e s t o princi­
pio . . . .
V I I I . * B iblioteca d i Lor d V e r n o n . Codice cartaceo in fogl.
gr. della fine del sec. X I V , (1) di 263 car. a 2 c o l., con titoli e ci­
tazioni del Poema in inchiostro rosso, di egregia lettera e ottima­
mente conservato, proveniente dalla Libreria del celebre bibliofilo
livornese Poggiali. Contiene nelle car. 1 2 8 il Cemento di Jacopo
di Dante con un Prologo simile a quello de’ Codici Laurenziano,
Plut. X C , n.° X L I I , e Barberino, n.° 1718. Si legge in fronte del
Comento :
Q ui apreso sono sciite lechiose didante alighieri di firençe fatte
p. sopra il ninferno.
E a l l a fin e :

Finite lechiose sopra laprima parte dellacomedia didante allighieri
fiorentino natiuitate no moribz distinta i x x x iiij capitoli.
Lo spoglio di questo Codice fatto nel 1589 trovavasi fra le
carte della Crusca, Fascio V I I I , n.° 396. Vedi il Catal, de libri
della Crusca del Ripurgalo, fac. 137.

Altro Cemento italiano sopra l’ Inferno attri­
buito a Jacopo d i D ante.
Oltre al Comento succitato il quale ha nel Proemio, siccome
notai il nome di Jacopo di Dante, ve «' è un altro del tutto diver­
so che gli viene attribuito. Dalla Chiosa del verso del Canto X I I I
lo fui della città ec. apparisce che fu come l ’ antecedente, scritto
prima del 1333. Lord Vernon fa slampare adesso questo Conienti»
che sla ne’ Codici seguenti :
I.
* B a r b e r i n a di Rom a, n.° 1 7 2 9 . Nella fine di questo Codice
che sarà descritto altrove (2), sono 4 car. membranacee in fogl.
picc. di una scrittura della inetà del sec. X IV circa, a 2 col. e in
grazioso carattere tondo, con iniziali a colori. In fronte della pri­
ma si legge a caratteri rossi :
Chiose di Jacopo figliolù di Dante aleghieri. sopra ala comedia.
Queste Chiose, simili a quelle contenute nel Codice seguente,
non vanno oltre al verso 67 del Canto V I I , e alla fine si legga
soltanto : Deo gràs Am.
Lettera del Rezzi, fac. 27.
(1) lo non consento col sig. Audin che lo dice della metà del sec. XIV
(2) Esso contiene il Comento Ialino di Pietro di Dante, scritto da di­
versa mano e più moderna.

�288

COMENTI i n e d i t i

I I . * L aurenziana , Plut. X L , n .” X . Codice cartaceo in fogl.
gr. del sec. X I V , già descritto a fac. 17 del t. I I , contenente il
Poema di Dante, e dopo (car. 8 0 1 0 3 ) un Comento italiano sopra
l ’ Inferno che in fronte ha questo titolo:
Chiose di Achopo figliuolo di dante Allighier sopa allachom
media.
Si legge in fine:
Compiute sono lechiose delynferno diachopo di dante.
Questo Comento disposto a Canti è assai breve, e pare anzi
una generale sposizione o intenzione morale di ciascun Canto che
una Chiosa. Vi sono pochi documenti storici. E principia:
Accio che del frutto universale novellamente dato al mondo per lo
ylustro fylosafo c poeta dante allighierj fiorentino chon più agievolez
za si possa ghustare et per coloro in cui illume naturale alquanto r i ­
splende sanza scientificha apprensione. Io iacopo suo figliuolo per mu
temale prosa dimostrare intendo parte del suo profondo e auten
ticho, intendimento. . . .
Questo C om ento, com’ è chiaro, incomincia col Prologo del
Comento credulo di Jacopo di Dante, ma non concorda in altro
con esso. Ecco la prima Chiosa :
Nel mezzo . . . . In questo cominciamento dellibro sicchome proe­
mio singnifica l' autore la quantità del tempo suo nel quale ciò fiera
quando illume della verità chomincio prima arrangiar nela mente
avendo infino allora dormilo chol sonno della notte chontinua cioè nel
loscuritade col ingnioranza mostrando che fosse nel mezzo del ch a
mino di nostra vita per lo quale si chonsidera il vivere di trentatre
overo di trentaquattro a n n i. . . .
In questo Codice il testo è a brani interposto nel Comento.
III.
* B ibl . d i L ord V e rnon. Codice cartaceo in fogl. gr. del­
la fine del sec. X I V , già registrato a fac. 287. Contiene a car.
62-80 un Comento sopra l' Inferno affatto simile all’ antecedente.
In fronte leggesi a caratteri rossi :
Chiose sopra laprima parte della chanticha onera chomedia chia­
mata iferno delchiarissimo poetta dante alighieri difirençe falle p. J a c
hopo suo figliuolo.
E nella fine :
Chompiute lechiose didante sopra laprima parte delinferno o uero
chanticho fatte p. Jachopo didante suo figliuolo. Amen. Amen.
Uno spoglio di questo Codice fatto nel 1589 era fra le carte
della Crusca , Fascio V I I I , n.° 396. Vedi il Catal, de' libri della
Crusca del Ripurgato, fac. 137.

�COMENTI INEDITI

289

542 Comento latino sopra la Div. C om . attribuito
a Jacopo , figliuolo di Dante.
O ltre a’ Comenti italiani sopra l ’ Inferno, di cui lio parlalo, io
sono indulto ad attribuire a Jacopo figlio di Dante, certe Annota­
zioni latino contenute in parecchi Codici, e diverse da que’ Comen­
ti, dalla seguente sottoscrizione che si legge in mezzo all’ ultima
car. recto del Codice Pluteo X L I I , n.° X V , della Laurenziana,
scritto nel 1431 da Bartolomeo Piero de Neruciis de S. Geminiano:
. . . . Le postille che sono dintom o a questo libro (del Pur­
gatorio) et al Inferno et al paradiso di mia mano trassi io duno Dan­
te antiquo tanto che dove era alcuno texto dubio et obscuro era legato
insieme quello tale texto et dicea. Jacobe facias declarationem . E t
decto Jacobo fu figliuolo di Dante. E t era rotto e straccialo per modo
che veramente fu scripto al tempo di Dante.
Non ho altra autorità, dalla sottoscrizione in fu o ri, per a ttri­
buire a Jacopo di Dante queste Annotazioni latine, delle quali ho
dello a sufficienza nella Dissertazione sopra i Conienti dell’ Ottimo
o di Jacopo della L a n a , fac. 585-586 del 1.1. Notai che queste An­
notazioni debbono essere state ampliate dopo, prima perchè in a l­
cuni Codici sono più copiose e numerose che in a ltri, indi perchè
vi si riscontrano molle Chiose cavale letteralmente dal Comento
latino di Benvenuto da Imola che fu da lui com posto soltanto nel
1374 o nel 1375. Soggiungerò: i.° che nel Comento dell’ Inferno
queste Annotazioni non mi parvero, dopo riscontro, diverse dal
Comento latino sopra l ’ Inferno di Guido Pisano di cui ragiono più
innanzi, almeno nella più parte: 2." che nel Codice Laurenziano,
Plut. X L , n.° I I , qui presso descritto, le Annotazioni originali si
differenziano dalle più recenti, per esser le prime precedute da
un segno in inchiostro rosso e dalle lettere a , b, c, d , ec., mentre
le seconde sono precedute da un segno in inchiostro nero, e non
distinte da veruna numerazione alfabetica: 3.u finalmente che dal
passo del Cauto X I I I dell’ Inferno in cui si fa menziono della statua
di Alarle, apparisce essere queste Annotazioni più antiche del 1334.
Checché sia di ciò, mi parvero queste Annotazioni singolari e
im portanti, e il Bandini alla cui diligenza sfuggi la sottoscrizione
predella, le giudicò assai buone. Ecco la descrizione dei Codici in
cui si trovano intere queste Ialine Annotazioni.
I. * Laurenziana, Plut. X L I I , n.° X IV (1 ). Codice in 4 .,
( 1) Il Dionisi, De’ Cod. F io r., fac. 101, dice per isbaglio Plut. XLIV .

�290

COMENTI IN ED IT I

membranaceo in parie e in parte cartaceo, scritto nel 1431 da
Bartolomeo Piero de Neruciis de S. Geminiano ; contiene il Comento
di Francesco da B uti sopra l’ Infern o, e numerose Annotazioni la­
tine marginali e interlineari. Incominciano con tre Prologhi cosi :
Etsi celestis et increati principia investigabilis providentia morta
les quamplurimos prudentia et virtute beaverit, profunde tamen et in ­
clite sapientie virum, philosophye alunum poetamque excelsum dante
allegherii florentinum, huius mirandi et incliti operis auctorem, in
timorum bonurum fecerit . . . . (1)
Al quum ad perfectionem cogitationem istius operis per divisionem
facilius venerit , ego presentis libri materiam in duas partes dividam.
in prima parte demonstrat auctor qualiter ex vitiorum graviorum
pondere propenditur, quod hoec vita est valle miseria, ac via lucis
et veritatis ipse remotus dechinaverat a virtute . . . .
Nota quod primus liber inferni dividitur in 3 4 capitula in quo­
rum primo facit proemium suum et quome invenit virgilium qui venit
ad succurrendum auctorem de mandato Beatricis . . . .
Poscia il Comento:
Nel mezzo . . . . Medium itineris nostre vile est somnus quoniam
principium vite est ipsum vivere. Finis vero est ipsa mors. Medium
vite est somnus. Nam homo dormiens medium est inter vitam et mor­
tem . . . .
Nel mezzo . . . . Per istud dimidium nostre vite accipe som,m in
in quo secundum Macrobium super somnio scipionis quinque visionum
species sine genera contemplantur . . . .
Nella fine del Codice, car. 175 terso176, il copiatore trascris­
se un altro Proemio che nel Codice Plut. X L , n.° I I della Lauren
ziana citalo più innanzi precede le Annotazioni latine: comincia :
Scribitur Danielis quod cum Baldassar rex babilonis sederet ad
mensam apparuit ei manus scribens in pariete Mane. Thecel. Pha
res . . . .
Questo Comento dell' Inferno termina con la frase seguente
che in parte è la Chiosa finale del Comento di Benvenuto da Imola:
(1)
Noterò:
che questo Prologo è 1’ istesso che quello il quale pro­
cede uno de’ due Conienti italiani creduli di Jacopo di Dante ne’Codici Lau­
renziano Gaddiano Plut. XC Inf.n .° 42, Barberino 1718, e di Lord Vernon
di cui parlai sopra; 2.“ che il Prologo medesimo è in fronte d’ un Codice
della Trivulziana di Milano, da me descritto a fac. 618 del t. I; 3.» final­
mente che si riscontra anche in fronte de’ Codici della Bodleiana d’Oxford e
dell" Ambrosiana di Milano, de’ quali discorsi a fac. 611 e 613 del t. I, con­
tenenti una traduzione latina del Comento di Jacopo della Lana.

�COMENTI IN ED IT I

291

fe quindi . . . . scilicet apparentes in aurora illiu s hemisperii in
ferioris ad claritatem virtutum, quam nobis deus concedat, qui est
lux vera, veritas , et vita in saecula saeculorum. Amen.
I I. * L aurenziana , Plut. X L I I , d . ° X V . Codice in 4 ., parie
membranaceo e parte cartaceo, scritto nel 1431 dal medesimo
amanuense dell’ antecedente. Contiene il Comento di Francesco da
B u ti sopra il Purgatorio con numerose annotazioni latine, margi­
nali e interlineari che seguono quelle della Cantica dell’ Inferno
del precedente Codice; e incominciano con un Prologo che princi­
pia in questa forma :
In precedenti prima cantica narravit auctor quomodo dantes et
virgilius exi verunt de Inferno ad revidendum stellas in salimmo.
Nunc igitur continuando istam canticam cum superiori, ponit auctor
quomodo ipse intendit tractare de purgatorio . . . .
Questo Comento della Cantica del Purgatorio finisce:
Ad contemplationem rerum caelestium tertiae Cantica; paradisi
quam intendit describere.
Alla fine del Codice circa il mezzo dell’ ultima car. recto tro­
vasi I’ annotazione che attribuisce queste postille Ialine a Jacopo
di Dante, e che io ho recata a fac. 289.
I I I . * L a u r e n z i a n a , Plut. X L I I , n.° X V I. Codice in 4., parte
membranaceo e parte cartaceo, scritto nel 1434 dal medesimo co­
piatore de’ due precedenti. Contiene i Comenti italiani di France­
sco da B uti e dell' Ottimo sul Paradiso, con un terzo Comento Ia­
lino, marginale e interlineare, che segue quello sull’ Inferno e
sul Purgatorio contenuto ne’ due Codici detti sopra. Esso inco­
mincia con un Prologo posto sulla car. ottava del Codice dopo il
Proemio dell’ Ottimo, e che ha questo principio:
Nota quod gloria beatorum dividitur in novem partes principales
prout sunt novem celi. E t de directo loca ista sunt apposita novem
principalibus circulis damnatorum . . . . (1 )
La prima Chiosa, preceduta dal titolo, In Comedia lo p° cato
del pà diso, dice :
0
buono Apollo . . . . Apollo eque jovis et latone fuit filius et co
dem parta cum diana emissus.
E l' ultima :
E t ille deus omnium crederetur esse, qui hoc fecit, quod ab hom
ine impossibile est fieri. Qui est ille amor, ut dicitur lite, qui
(l)
È la terza parte del Breve Compendium di Bartolomeo Petri di
San Gemignano, di cui dirò più innanzi.

�292

COMENTI

INEDITI

movet solem et alias stellas, ipse deus, qui est benedictus in secula se
culm ini. Amen. Deo gracias.
Ho ritrovato questo Annotazioni latine no’ Codici seguenti:
IV . * L au r e n zia n a , Plut. X L , n.° X X I I . Codice cartaceo in
fogl. picc. bislungo, già descritto a fac. 9 del t. I I , scritto nel
1255 ( leggi 1355 ), contenente il Poema di Dante, con Annotazio­
ni marginali latine ne' prim i Canti X X I dell’ Inferno e ne’ prim i
due del Purgatorio. Mancano i Proemii. La prima Annotazione in ­
comincia :
Medium i tineris nostre vite est sompnus quia principium vile est
ipsum vivere . . . .
Queste Annotazioni sono più brevi e men numerose che quello
del Codice suddetto Plut. X L I I , n.° X IV .
V. * L a u r e n z i a n a , Plut. X L , n.° IL Codice membranaceo in
fogl. scritto nel 1370, già descritto a fac. 9 del t. I I , contenente
il Poema di Dante accompagnato nelle prime due Cantiche (1) da
latine Annotazioni marginali e interlineari. Esse sono non poco
copiose nell’ Inferno, massime ne’ prim i Canti (2), ma scarse nell^
Cantica del Purgatorio, dove mancano quasi allatto negli ultim i
Canti. L e Annotazioni cominciano con un lungo Prologo che p rin ­
cipia sul margine destro cosi :
Scribitur Danielis quod cum Baldassar rex Babbilonie sederet ad
mensam. . . . In ista prima cantica auctor tractat de peccatoribus et
peccatis et in ea secundum rationem humanas penas peccatis ado­
p tat . . . . In isto primo cantu auctor prohemizat ad totam universalem
et generalem Comediam. E t ponit in hoc principaliter duo. P ri­
mo quod ipse volens ad montem virtutum ascendere fu it a tribus vitiis
impeditus. . . .
Sul margine sinistro incominciano lo Chiose, la prima delle
quali dice :
Medium i tineris nostre vite est sompnus. Nam principium vite
est ipsum vivere. . . .
Al Prologo succede una Deductio testus de vulgari in latinum
che principia :
Nel mezzo . . . . Medium namque vite Immane secundum Aristoti­
le sompnus est. Quod autem in aurora suas cepit visiones videre . . . .
( 1) Nella Cantica del Paradiso il Comento è dell Ottimo. Vedi la fac. 63o
• del t. I.
(2)
Pure mi parvero meno copiose che nel Codice Pini. XLII, u.o XIV,
predetto.

�COMENT! IN E D IT I

293

Poscia un’ Expositio littere:
Nel mezzo . . . . Per istud dimidium nostre vite accipe sompnum
in quo secundum Macrobium . . . .
L’ ultima Chiosa del Co mento dell’ Inferno è simile a quella
del Codice Pluteo X L I I , n.° X IV .
Nel Purgatorio il Prologo comincia in questa forma:
Nola primo quod Dantes et virgilius postquam exiverunt infer
num praefigurant eos stetisse extra purgatorium diebus quatuor , an
tequam ad portas pervenirent . . . .
E la prima Chiosa:
Por correr . . . . Dicit quodamodo vult tractare de meliori mate­
ria et altiori postquam exivit tenebras infernales.
Queste annotazioni sul Purgatorio mi parvero, almeno in
gran parte , differire da quelle del Codice precitato Plu t. X L I I ,
n.° X V ; si riscontrano molto più numerose, e per tutta la Canti­
c a , nel Codice Plut. XC. S u p ., n.° CX1V che citerò sotto.
V I. 1 L au renzian a, Plut. X L I I , n.° X V II. Codice cartaceo in
4. del sec. X V , contenente il Cemento di Francesco da B uti sull Inferno
, preceduto car. 1 a 19, prima da un Breve Compendium lati­
no ( ch’è di Bartolomeo Piero de Neruciis di S. G eminiano), poi da
u n Comento latino sul primo Canto solamente (1), simile a quello
del Codice succitato Plut. X L I I , n.° X IV . Comincia col Prologo:
E tsi celestis et increati principis investigabilis providentia . . . .
La prima Chiosa dice:
Nel mezzo. . . . Medium itineris nostri est somnus. Nani princi
pium vite . . . . Nel mezzo . . . . Per istum dimidium . . . .
V II. M agliabechiana, Palch. I , n.° 32, (Cl. V II, n.° 151).
Codice membranaceo in fogl. della fine del sec. X IV , già descritto
a fac. 56 del t. I I , contenente il lesto del Poema , con Postille
marginali latine che mi parvero simili a quelle attribuite a Jaco­
po di Dante ne’ Codici antecedenti. In questo Codice le Annotazio­
ni trovatisi solamente fino al Canto X IV del Purgatorio, e
ne’ Canti I e l ' a V I I I del Paradiso . Il cattivo stato del Codice
non m’ ha concesso deciferare le prime Chiose della Cantica dell’Inferno
; nel Purgatorio incominciano :
Notandum est quod sequentis comedie dicatur tractare de purga­
torio el de contentis in ipso .
(1)
Ila errato il Bandini dicendo clic il ('.omento latino arrivava lino
tanto vi. e soggiunge clic da questo in poi le Chiose sono rarissime fram­
mischiate col lesto.

�294

O
C M E N T I IN E D IT I

Per correr . . . .

Vult dicere auctor quodamodo intendit tractare
de meliori materia et altiori postquam exivit tenebras inferni .

Nel resto del Codice sono alcune brevi Postille m arginali e i n ­
terlineari di altra m a n o .

543

Comento latino sopra l’ Inferno e il P u rga­
torio attribuito ad un fig liu o lo di Dante.
L a u r e nz i a n a (Codici Gaddiani, n . ° 354), Plut. XC Sup. n.°
C X IV . Codice cartaceo in fogl. picc. della line del sec. X IV (1) ,
di 62 car. a 2 c o l., con iniziali a c o lo ri. E di assai buona lettera
e ben conservato, eccetto le prime due car. che furono raccon­
ciate. Contiene un breve Comento latino sopra ciascuno de’ Canti
dell’ Inferno e del Purgatorio. In fronte della prima car. si legge
di altra mano e un poco più moderna :

Chiose di date lequalj fece elfigliuolo cole sue m anj.
È egli veramente di un figliuolo di Dante questo Comento ?
Il Dionisi ( De'Cod. Fior., fac. 14) sta per il n o , e dice che
il Codice è bello e vetusto, ma "l dettato non vale un fico. Il B an­
d ini poi ha notato che il M ehus nulla Vita del Traversari, fac.
180, Io ha senza ragione scambiato col Comento latino di Pietro
di Dante. Potrebbe darsi che queste Annotazioni latine fossero di
Jacopo di Dante, figliuolo di Pietro A lig h ie ri, nipote di Jacopo, e
per conseguenza bisnipote di D ante, la cui esistenza è testificata
dal Filelfo nella Vita di Dante. Nella prima Lezione sopra l’ Inferno
di G. B. Gelli si legge: È da sapere chi è il nipote di esso D ante,
il quale commentò quest’ opera in quella lingua che apporta
vano quei tem p i, senza mettervi il nome proprio, ma chiam an
do Dante genitore di Pietro suo . . . . » Osserverò pure che L o ­
renzo Ubaldini nella Tavola degli autori citati della sua Storia
della casa degli Ubaldini, Firenze, 1588, cita: Nepote di Dante
sopra alla sua Comedia: Esaminato attentamente il Codice, io m i
sono chiarito, che nell’ Inferno questo Comento è al tutto diverso
da’ tre Comenti succitati attribuiti a Jacopo di Dante; solo a lc u n »
Chiose mi parvero versione latina in compendio del Comento it a
liano creduto di Jacopo di Dante. Checché sia, questo Comento è
più antico del 1334, poiché si legge nel passo del Canto X I I I d e l
l ’ Inferno dove si ragiona della statua di Marte: Quadam est sta­
tua quae adhuc Florentini habent super pontem arni . H a un Proemio
c he comincia :
(1) Il Dionisi, De' Cod. Fior., fac. 14, lo dice del sec XV.

�TOMENTI

295

INEDITI

In principio istius Comedie videndum est quod auctor iste intendit
declarare.
II la pi ima chiosa :
Nel mezzo . . . . Hic auctor in parte ista dicere intendit quod
erat circa x x x iij annorum . . . .
Rispetto al Comento del Purgatorio, mi sembrò nella più
parto sim ile, ne’ primi Canti massimamente, al Comento latino
attribuito a Jacopo di Dante, quale si scorge nel Codice Plut. X L ,
n.° I I della Laurenziana, descritto sopra ; ma nel Codice presente
le Chiose sono in tutta la Cantica, e più copiose. Questo Comento
del Purgatorio incomincia senza Proemio cosi:
Per correr . . . . H ic vult dicere auctor quando intendit tra

ctare de meliori et subtiliori materia . . . .
Sopra l ' u ltim a carta verso del Codice stanno queste due a n n o ­
tazioni, scritte da diverse m a n i:

Iste liber est nicholaj magrj fracisci debugo Sii sepulcrj.
Iste liber est Simois fracisci . . . . de straderiis deflorentia.
Bandini, V. 389-390; — Cat. dell’ eredità Gaddi; — Dionisi, Prepara
storica, I. 148-149.
F rancesco d i D a n t e ?
544

Comento sopra la D iv . Commedia.
Il Nidobeato nella Lettera al marchese di Monferrato che sta
innanzi all’ ediz. del 1477, e il Landino nel Proemio del suo Co­
mento, citano fra i Contentatoli della Div. Com. Francesco figlio
di Dante. Ma da un documento del 1332 recato dal P elli , fac.
3 i , apparisce che Francesco non era figlio, ma si fratello di Dante.
Si potrebbe dunque credere che il Nidobeato lo scambiasse con
Jacopo figlio di Dante. Del resto, io non vidi mai Comento col
nome di Francesco di Dante.
E sull’ autorità, probabilmente del N idobeato, il Crescimbeni
(1 1.272 ) novera frai Comentatori della Div. Com. Francesco di
Dante. Ancora farò notare che nella Tavola degli autori seguitati
nella Storia della casa degli Ubaldini, di Lorenzo U baldini, Fi­
renze, 1588, si legge: Francesco figliuolo di Dante. Comento sopra

la comedia di suo padre.
Mazzucchelli, Scritt. i tal., I. 492-493; — Negri, fac. 182.
M ichino

da

M ezzan o.

4
Comento
5
sopra la Div. Commedia.
Il

20

�296

COMEN T INEDITI

Si dice che questo scrittore, contemporaneo e amico di D an te ,
abbia fallo un Comento sulla Div. C o m ., il quale, so la cosa è
Vrra, o non giunse a noi, o rimase ignoto. Coluccio Salutati in
una Lettera a Niccolò di Tuderano dice:
Nunc autem audivi ,
quod olim Dominus Mechinus de Mezzano, Cardinalis , sive ca
nonicus ecclesia Ravennatis, notus quondam familiaris , et so­
cius Dantis nostri, fuit huius libri doctissimus et studiosus, et
quod super ipso scripserat curiose. »
Il Ginanni negli Scritt. Ravennati, Faenza, 1769, in 4 ., tace
affatto che questo scrittore abbia fallo un Comento su Dan te ,
e dice solamente eh’ ebbe opportunità di conversare col Poeta
fiorentino nella sua dimora a R avenna. Il Dionisi, confidando
in non so clic autorità, fece intendere ehe Michino da Mezzano
ben potrebb’ essere autore dell’ Ottimo .
Mehus, Vita del Traversavi, fac. CXXXVII —. Tiraboschi, t. V, part
I I , fac. 505.

Zanobi da S trada .

4
56
C o mento alla Div. Commedia.
Questo scrittore che mori nel 1329, è annoveralo fra i Com
entatori di Dante da Bartolommeo Ceffoni nella Notizia che
ho citala a fac. 281 del t. II. Nessuna ricerca valse a farmi r i­
trovare un Comento col nome di lu i.
B osone

da

G o b b io .

4
57Comento alla Div. Commedia.
Il Ceffoni nella Notizia succilata registra fra gli antichi Co­
ntentatoti di Dante Quel della M arca , e il Lami pubblicando
questa Notizia credette in quell’ indizio scoprire Bosone da Gobb
io. Io ricorderò che nel Codice Magliabechiano , Cl. V I I , n .°
959 , il quale contiene il Comento detto il Falso Boccaccio (V e
di il t. I , fac. 6 5 3 ), due sottoscrizioni dell’ amanuense attribui ,
scono esso Comento a Bosone da Gobbio. Se veramente Bosone ha
composto un Comento, sarebbe forse secondo ragione, conside
ratone l’ intendimento , supporre che fosse quello contenuto nel
Codice Magliabechiano. Del resto, questo Falso Boccaccio non
potrebbe in verun modo, como dimostrò il Rigali, credere del
Boccaccio. Il sig. Filippo Scolari, quando propugnava la con­

�COMEN TI IN ED IT I

297

traria sentenza messa fuori dal Lami ( Vedi la Gazzella di Ve­
nezia , n.° del 3 aprile 1847 ) non avea probabilmente letto il
passo di quel Comento (testo stampato, far. 105) in cui l’ autore
cita la Genealogia dei Boccaccio .
A ccorso B onf antini .

Comento sopra la Div. C o m.

5
48

Accorso Bonfantini francescano e fiorentino (1), che fu da papa
Giovanni X X I I eletto nel 1327 inquisitore a Firenze, avea com­
posto un Comento sulla Div. C o m ., ora perduto, o almeno non
trovato. Il Mehus parla di questo scrittore e del suo Comento
nella Vita del Traversari, fac. 137, 182 e 340, e dice che alcune
Chiose di esso Comento sono citato in un Codice del Comento del
I Ottimo, il quale Stava D e lla Libreria del Convento di S. Marco
di Firenze (ora nella Magliabechiana, vedi il t. 1, fac. 624). Nè
il Wadingo nè lo Sbaraglia, suo continuatore, fanno menzione di
Accorso Bonfanti n i , che fu ignoto anche al Mazzucchelli negli
Scritt. Ital.
Tiraboschi, t. V, part. II, fac. 505.

Ser

549

G r a z io l o

B a m b a g io l i .

C o mento sopra la D iv. Commedia.

Ser Grazialo Bambagioli, cancelliere di Bologna, scrisse cer
tissimamente un Comento sopra la Div. Commedia (2), e ciò è
(1) lo, indotto in errore dagli Estratti mss. del Mehus, ho scambiato
fac
del t. I , c a l'ac. VIII del t. Il, questo sci'iuore con lioiifantino de
Honfanlini domenicano, morto a Firenze nel 1337, come si vede dal Ne­
crologio di S. Al. Novella, ms. della Magliabechiana che ho avuto dinanzi,
e non nel 1327, come il Mehus scrisse nell’ opera mentovata. Nella Biblio­
teca medesima trovasi al n.° 127 deliaci. XXXVII una copia della sentenza di
morie bandita nel 1328 contro Francesco di Simone degli Stabili d’ Ascoli, in
fronte a cui si legge: Noi Frate Accursio di Firenze dell'Ordine de’ Frati
Minori per Autorità Apostolica Inquisitore della Eretica Malignila di
Toscana. In un altro Codice della stessa Biblioteca, Cl. XXV, a. 375 , che
racchiude uno Spoglio delle lettere scritte dalla Kepubl. Fior., è l’estratto
di una lettera di lei al Pontefice del maggio 1328 , in cui si legge che Fr.
Accursius Bonfantinus inquisitor Eretice pravilatis in Tuscia predica
cantra il Bavaro.
(2) Il Fantuzzi negli Scritt. Bolognesi, 1.337, erra dicendo che il Tirabo­
schi s'era ingannato ponendo il Bambagioli fra i Comentatori della Div. Com.

�298

GODICI IN GLESI

chiaro por gli estraili di questo Comento recati nell’ Ottimo, segna­
tamente ne’ Canti V II e X I I I dell’ Inferno (1 ). Il sig. W itte in
una Lettera in data di Firenze 7 ottobre 1831, e inserita nell’A n
tologia di Firenze, n.° 128, fac. 151- 152, col titolo di Scoperta
bibliografica, affermò trovarsi questo Comento nel Codice della
Laurenziana., Plut. X L , n.° V I I ; ma il sig. Piccioli gli fece sa­
viamente avvertire nello stesso giornale, n.° 130, fac. 139-144 ,
( Intorno la scoperta de' Comenti del Bambagioli alla Din. Com. ) ,
che se in questo Codice sonò alcune Chiose le quali possono attri­
buirsi a Ser Bambagioli, elleno si riscontano nel Comento dell’
Ottimo, e che in conclusione il Comento del Codice Laurenziana,
Plut. X L , n.° V I I , è solo una spezie di zibaldone in forma di Co­
ntento, per la cui compilazione si trasse partilo dall’ Ottimo. Il sig,
Niccolò Tommaseo ( Antologia, n.° 131, fac. 128- 135, Anche dal
Comento attribuito a Ser Graziolo) concordò in questa sentenza elio
al parer mio non può essere oppugnata (2 ). Infatti quel Comento,
come già dissi dopo diligente riscontro, ne’ Canti I a X X V I de l­
l’ Inferno è, da qualche varietà in fuori, di Jacopo di Dante, q
nel resto sono annotazioni compilate su vari Comenti, e segnala,
mente nella Cantica del Paradiso veggonsi molte reminiscenze de l
l' Ottimo.
Io
ebbi la lieta sorte di trovare in un Codice cartaceo in fog|.
della fine del sec. X I V , comperato di fresco da Lord Vernon, u n
frammento del Comento di Ser Graziolo. Questo Codice, da
già descritto a fac. 287, contiene un Comento sull’ Inferno di F r a
te Guido Pisano, che finisce col Canto X X IV , e nella car. 5 5
verso si logge di mano del copiatore e in carattere rosso:
Nota cheinfino aqui sono chiose difrate guido pisano defrali del
carmine. Daquinci innanççi sono delcanciliere dibolognia. capito
lo X X V .
Questo Canto X X V incomincia:
Avegnia idio chenel chapitolo detto disopra fusse trattato della
fraudolentia nellaquale sono puniti iladroni nodimeno lautore perse­
guita pure questa m aleria. . . .
E nella line del C. X X X I V , car. 61 :

( 1) C. VII. Il Cancelliere di Bologna Ser Graziolo Bambagioli chiotti
sopra queste parole cosi (Ediz. Torri, I. 121). — C. XIII Infino a qui e
chiosa del Cancelliere di Bologna (Ivi, I. 248 ).
(1) Il sig. W itte parlò del Comento contenuto in questo Codice anche iie.
gli Annali di critica scientif. e letter. di Berlino, 1833, n.i 91-93.

�COMENTI IN E D IT I

299

E conciosia chosa chessa pietra fosse nel rientro per necessaria ra­
gione di natura istarebe salda enonsi moverebe verso il nostro emis
perio, nein verso laltro e questa elaragione cociosia chella influentia
et chontinuo movimento de'corpi disopra. Celestiali questi corpi di
quagiu etate chose di sotto governano sicome pruova il filosofo nel
1° . . . . quando dice questo mondo di sotto eretto e governato da mon­
do di sopra e dogni virtù. e dogni e ghovernato da questa e choncio
sia chossa chosso sia .
Finite parte delle chiosse della prima cantica onero comedia di
dunte alighieri difirence. fatte p. lo chanciliere di bolognia ame.
Questo Codice di Lord Vern o n fu , come già notai, del Pog­
giali, e dal Catal, de'libri della Crusca del Ripurgato, fac. 137,
risulta che uno spoglio di esso Codice fatto nel 1589 stava fra le
carte di questa Accademia, fascio V I I I , n.° 396.
Già notai ( t. I I , fac. V I I I ) che questo Comento dev’ essere
antecedente al 1330 , anno in cui Ser Graziolo fu sbandilo dalla
patria , perocché il compilatore dell’ Ottimo, citandolo , dire : il
Cancelliere di Bologna. Altra e più forte ragione è , che l' Ot­
timo essendo stalo scritto, almeno la Cantica dell’ Inferno , nel
1334 (1), il Comento del Bambagioli da lui citato ha da esser più
antico.
Mehus, Vita del Traversavi, fac. CXXXVII.
G u id o

da

P is a .

Comento latino sopra l’ Inferno di Dante.
Guido da Pisa , frate del Carmine e contemporaneo di Dante ,
oltre alla Fiorita d’ Italia in cui spiega parecchi luoghi della Div.
Com. (Vedi il t. I , fac. 206) , scrisse un Comento sopra la Can­
tica dell’ Inferno, che si trova nel Codice seguente :
B ib l . d e l M archese A r chinto di M ila n o . Codice membra­
naceo in fogl. della fine del sec. X IV , da me già descritto a fac.
137 del t. I l , contenente la Cantica dell' Inferno con un Comento
Ialino in fronle a cui si legge :

Expositiones et Glose super Comediam Dantis factae per Fratrem
Guidonem Pisanum Ordinis Beatae Marine de Monte Carmelo ad
Nobilem virum dnum Lucanum de Spinolis de Janua .

(1) io sono caduto pienamente in fallo oppugnando la presente data nella
Dissertazione su questo Comento inserita nel t. II, fac. 582.

�300

COMENTI INEDITI

11 Comento principia con u n ’ Epistola nuncupatoria , dove r a ­
giona delio tre Cantiche, della Div. C o m ., del titolo , e dell’ au to­
re di essa .

Descrivendo a fue. 289-294 un Cemento, o meglio alcune Anno­
tazioni latine sopra la Div. Com. attribuite a Jacopo di Dante, ho
nolato che nella Cantica dell’ Inferno queste Annotazioni non mi
parvero, nella più parte almeno, diverse dal Comento di Guida
Pisano. Si riscontrano ne’ Codici descritti alle fac. succitate, Lau
renziani, Plut. X L I I , n.° 14 ti 17, Plut. X L , n.' 2 e 22, M aglia
bechiano, Palch. I , n.° 32. In tutti questi Codici mancano il nomo
di Guido Pisano e la dichiarazione in terza rima intitolata da lu i
a Lucano Spinola di Genova, della quale recai il Prologo a fac.
137 del t. II.
lin a versione italiana di questo Comento si trova nella libre­
ria di Lord Vernon a Firenze. E un Codice cartaceo in fngl. dell«
fino del sec. X I V , del quale già parlai a fac. 287, contenente
nelle car. 2 9 5 5 un Comento italiano sopra l’ Inferno, nella cui
fronte leggesi :

Chiose sopra laprima parte della canticha onero chomedia chia­
mata Inferno delchiarissimo poetta dante alighieri difirençe lequali
chiose fece frate guido pisano frale delcarmino .
Il Proemio di questo Comento principia :

Qui comincia ilprimo canto della prima cantica della chomedia
nelquale lautore fa proemio a tuta lacomedia universalmente e giene
ralmente in questo primo canto pone sicome egli uoleua peruenire ala
perfezione delle virtù fu massimamente impedito da tre uitii ciue dala
lusuria dalla superbia e dallauaricia . . . .
E la prima chiosa :
Nel mezzo . . . . Il meço del camino della nostra uita è il Sonno

perciò che il principio della nostra uita è quello uivere e il fine è la
morte e la morte è in meço tra la vita e la morte . . . .
Questa versione non ha l ' Epistola nuncupatoria, e per di p iù
termina col Canto X X I V , in fin del quale si legge :

Nota cheinfino a qui sono chiose difrate guido pisano difrate g u i
do defrati del carmine. Daquinci innanzi sono del cancelliere di b o
logna .
Dal Catal, de' libri della Crusca del Ripurgato , fac. 137,
apparisce che uno Spoglio di questo Codice fatto nel 1589 era fra le
carie di essa Accademia , fascio V I I I , n.° 396.
Un Comento Italiano contenuto nel Codice Laurenziano Stroz
ziano n.° 164, già descritto a fac. 645 del t. I , incomincia con u n

�COMENTI

INBDITI

frammento del Prologo elio non è diverso da quello di Guido P i­
sano voltalo in italiano; sua è pure la prima Chiosa dell’ Inferno
die principia in questa forma:
E l mezzo del chamino di nostra vita è ‘l sonno inpero citello prin­
cipio della nostra vita è quello vivere eliina ella morte . . . .
Ma dopo riscontro mi è sembralo che solo il primo Canto dell’Inferno
fosse traduzione del Comento latino di Guido Pisana, e
il resto spellasse al Comento italiano detto il Falso Boccaccio.
Il Crescimbeni e il Quadrio non ricordarono mai questo Co.
mento. Il Nidobeato ed il Terzago che ci diedero l’ edizione di
Dante fatta in Milano nel 1578 , conobbero questa esposizione ,
dacché nell’ apparato sommario sopra l’ Inferno copiano o tradu­
cono esattamente i sentimenti e le parole di frale Guido Pisana
riguardo ai quattro generi di poesia , ed alle ragioni per cui
l' opera di Dante s’ intitola Commedia . Eppure om ettono di no­
minarlo , se forse non abbiano questi confuso Fra Riccardo Car­
melitano altro degli espositori, con Fra Guido Pisano , Carmeli­
tano anch’ esso.
D om enico B a n d in i .

551

Comento sopra la Div. Commedia.
Domenico d' Arezzo, celebre grammatico del sec. X I V , si vuo­
le autore di un Comento sul Poema di Dante, e pare di trovar
b uono argomento di ciò ne’ due seguenti estratti di una grande
opera ms. da lui composta col titolo di Fons memorabilium, sorta
d' enciclopedia , della quale son copie nella Laurenziana di Firen­
ze, e nella Vaticana di R om a, Si legge nel trattato De virtutibus,
Pari. V , lib. IH : Scripsi autem super 5. C. Dantis in quo puniun
tur luxuriosi, quantum mali sii per inconcessam voluptatem virgini
tatem tollere , e poco appresso : Rilege primum caput eius scripti,
quod feci super Paradiso Dantis (1). Ed anche nella Vita di Bru­
nello Latini che entra nella serie dell’ opera suddetta dove si
discorre de Viris illustribus, dice parlando delle opere di quel
lo scrittore : Fecit et alium in latina et materna lingua quem The
saurectum d ix it, in quo tractavit de moribus hominum , de casi­

(1) Il Biscioni nelle Giunte al Cinelli, IV. 351, dice trovarsi questo
passo a ear. 194 del Codice del Fons memorabilium conservato uella Vati­
cana al n.° 300 ( Codici Urbinati).

�302

COMENT! IN ED ITI

bus, de mobilitate fortuna, el humano statu , qua notantur in seri,
fio quoti edidi super Dante.
Il Mehus ( Vita del Traversari , fac. 135) e il Bandini ( Catal,
de’ mss. della Laurenzian a , V. 468-470) s’ ingannarono piena­
mente , quando erode Itero riconoscere il Comento di Domenico
d' Arezzo nel Codice di S. Croce della Laurenziana , Plut. X X V i
Sin. n.° II. Già dissi a fac. 617 del t. 1, dopo accurato riscontro,
che il Comento latino contenuto in questo Codice è letterale ver­
sione del Comento italiano di Jacopo della Lana.
5
F rancesco P e t ra rc a .
2

La sottoscrizione finale del Codice Laurenziano , Plut. X C Sup.
n.° C X X ( Vedi il t. 1, fac. 6 0 6), che contiene un Comento i t a
liano sul Purgatorio , dice che questo Comento fu scritto dal Pet
rarca; e la stessa cosa si legge in line del Codice Barberino. n .o
2192 (Vedi il 1. I , fac. 601), in cui si trova un Comento italiano
sopra il Poema intero di Datile. Ma il Comento dei Codici Lau
renziano e Barberino non è altro che quel di Jacopo della Lana,
Mal si suppose ancora che il Petrarca potesse essere uno degli
autori del Comento italiano?, che si vuole compilalo nel 1350
por ordino dell’ arcivescovo milanese Visconti. Ma questo puro
non è , siccome dimostrai (V edi il t. I , fac. 618), diverso da
quel di Jacopo della Lana. L ’ ab. di Sade nelle Memorie sul P e
trarca, I I I . 515 , e il Dionisi nella Preparaz. storica, I L 22 ,
baro ragione di dire che il Petrarca non fece verini Comento sulla
D iv. Com. Notiamo soliamo essere nel Codice Vaticano 3199 (Vedi
la fac. 165) alcune rarissime e brevissime postille m arginali
che si vogliono di sua m ano.
Ino ltre farò avvertire che in alcuni C odici, e segnalamento
nel Codice Riccardiano 1036 (Vedi il t. I l , fac. 77) il Poema d j
Dante è preceduto da un Prologo , messo d a ll’ amanuense sullo il
nome del Petrarca. Ma questo Prologo che com incia: Dante poeta
corona el gloria della lingua latina. . . . , è a p p u n to , siccome il
Mehus notò negli Estratti mss., X I. 194 , quello che si risc o n ti^
in fronte della Nidobeatina. Il L am i nelle Novelle letter. di F iren
ze, 1756, col. 61, erra dicendolo inedito.
Mehus, Vita del Traversar i, fac. 181 e 260 ; — Rezzi, Lettera al
R
s in i, fac. 7.
o
B envenuto

553

da

I m ola.

Comento latino sopra la Div. Commedia.

�C O M E N T I INEDITI

Benvenuto da Imola il quale sponeva la Div. C o m . a Bolo­
gna nel 1375, come dissi a fac. 577 del t. I , lasciò un Comento
latino scritto nel 1379 , anno indicato in questo passo del Canto
X V III d e ll'Infern o: Sed proh dolor! istud sumptuosum opus di
structum , et prostratum est de praesenti anno M C C C L X X V I I I I
per populum Romanum (1). Egli parla del suo Comento in una
Lettera al Petrarca , pubblicala da Fausto da Longiano nell’ ediz.
con Comento delle Rime di quello scrittore, Vinegia, 1532, in 8 .,
car. 4. Questo Comento, che fu da lui dedicalo al marchese N i­
colo d' E ste , è uno de’ più importanti che si abbiano, e i De­
putati dicono nel loro Proemio che Benvenuto trasse , anzi copiò
molle cose dall’ Ottim o. Il sig. Parenti nelle Annotai, al Diz.
della lingua h a i. , 1. 127 , rie parla in colai forma :
1 al imo
si è beffato dello scrivere di quel Comentato r e , senza riflettere
che dovendo esporre latinamente a’ suoi discepoli un poe
ma volgare pieno di ardui sensi, era costretto di scendere alle
frasi più triviali per accostarsi alla loro intelligenza ; serbati
do a miglior uopo lo stile colto e regolare, di cui non era certa
mente dig iuno, come si vede nella dedicazione del suo l i
bro al Marchese Nicolò d' Este. »
G li Estratti Storici del Comento di Benvenuto furono , conio
ho dello a fac. 531 del t. 1, pubblicali dal Muratori nel t. I
delle Antiq. Italica!. Lodovico Castelvetro ebbe prima di lu i, cioè
nel sec. X V I , l ' intenzione di pubblicare lutto questo Comento;
e I’ edizione che non fu mai mandata ad effetto , doveva farsi dai
G iu n ti, e sopra un buono ed aulico Codice di esso Comento ch’ era
nella libreria de’ Canonici di Reggio. Vedi sopra di ciò la B ibl,
Modenese del Tiraboschi, I. 483 , le Opere del Castel vetro, Pre­
fazione, fac. 7 4 7 5 , e le Osservai, sopra la Div. Coni, del Cancel­
lieri , fac. 82. Posso con lieto animo annunziare che Lord Ver
non tornando al disegno del Castelvetro, apparecchia un’ edizio­
ne in 3 v o l. in 8. gr. del Comento di Benvenuto, e che il pri­
mo è quasi condotto a line. Si fa l' edizione a cura del sig. V in
cenzo Nannucci sui Codici della LAURENZIANA, raffrontandola col
celebre Codice Estense di Modena .
Nelle Industrie Filologiche del Barcellini, opera mentovala a
fac. 507. del t. I, sono alcune Notizie intom o a Benvenuto da Imo
( 1) Il Muratori erra dicendo nelle Antiq. Ita l. 1389. Benvenuto mori nel
1391, secondo una noia posta in un Codice ms. delle sue Augustates che
sta nella Vaticana.

�304

COMENTI IN ED IT I

la c suo Comentario, fac. 90-104. Il prof. Giovanni Rosini dice
nella Risposta al Carmignani sul verso Poscia . . . . , fac. 48 (1) ,
che i Codici del Com ento di Benvenuto da Imola sono rarissim i
conoscem e cinque soli ; app arirà dalla seguente nom enclatura
che ve n ’ hanno m olti p iù .
Mehus, Vita del Traversari, fac. 182.
I . B ib

l

. R

fogl. g r . , del

e g ia d i

1394,

Pa

r ig i,

n .°

7002. 4.

già descritto a fac.

Codice membranaceo

230

del t.

Il,

contenente

in
il

lesto del Poema col Comen to di Benvenuto da Imola.
I I . Estense d i M o d e n a , n.° V I. II. 11. Codice membranaceo

in fogl. gr. del principio del sec. X V , contenente 1' intero Co
mento di Benvenuto sopra la Div. C om ., di car. 2 8 8 , delle q u ali
284 scritte, a 2 c o l., in lettera Otta ed abbreviata ; a luogo a lu o ­
go il testo del Poema vien inserito nel Comento. Da alcune nolo
scritte nelle membrane di antiguardo pare che il prezzo di copia
fosso di 25 Ducati, poi è detto alcuna cosa di un suo possessore
nelle parole seguenti: Questo Comento sia dato a Magistro Baptista
de l' Ordine di San Polo in san Poto, el quale è suo; finalmente a
rincontro si legge: E x libris Reverendissimi Prioris nostri Magistri
Baptiste Panetii Ferrariensis sacre Theologie Professoris qui die 27
martii 1497. obiit. Come dai frati di San Paolo passasse poscia a l
l' Estense, è ignoto, ma forse fu per acquisto fattone da alcuno di
qtie’ Duchi seguenti, che non perdonarono a spesa alcuna per for­
marsi una biblioteca degna della protezione eh’ essi concedevano
alle lettere ed ai lollerati ; essendosi per avventura smarrito ,ia
loro l' esemplare di dono che il Rambaldi avea inviato al marche
so Nicolò I I , a cui dedicò la lunghissima sua fatica. (2)
Questo Codice servi al Muratori per la pubblicazione eh' esso
ne fece per estratto nel t. I delle Antichità Italiche; e durano tu t t
avia sui m argini suoi i freghi in penna pel lungo contro que’ lu o
gh i ch’ egli scelse per dargli alla luce. Si legge in fronte:

Incipit Commentum Benevenuti de ymola super Infernum Dantia
de aldighieriis de Florentia Poete, el primo epitaphium Dantis, secun
do origo dominorum Marchionum Extensium.
Compiuta la dedicazione si legge: Exordium a d dicenda, cioè

(1) Vedi nell' Appendice di questa operetta, fac. I I V , un ragionamenio
col titolo: Comento di Benvenuto da Imola, come si trova nelle B ibliote
the Laurenziana ed Estense.
(2) Il Codice presente della Estense fu per isbaglio citato più volte co.
me esemplare originale.

.

�C O M E NT I

I N E D IT I

30 5

una prefazione, nella quale dopo aver lodalo Dante in 26 esame­
tri, si passa a parlare di lu i in prosa, del titolo del suo Poema,
dell’ intenzione e divisione del medesimo, in sei colonne e mezzo
di scrittura . Dietro immediatamente principia il Comento, ed in
fine dell’ Inferno si trova :
Explicit Comentum Magistri Benevenuti de ymola super Infer
num Comedie Dantis aldigherij scriptum Mutine anno Domini nostri
Jesu X pi Redemptorisque pretiosissimi 1408 antepenultimo Ju n ii.
Alla fine del Purgatorio è un componimento di 10 versi latini
che principia:
Hactenus ipse suas vidi tolerantia penas.
Finalm ente si legge alla fine del Codice:
Explicit Comentum Magistri Benevenuti de Imola tu per Dantem
allegherà de Florentia scilicet super Infernum Purgatorium et P ara
disum 1408 (1) ultimo augusti.
III.
* Laurenziana , Plut. X L I I I , n J I , I I e I I I . Codice mem­
branaceo di 3 vol. in fogl. del principio del sec. X V , contenenti il
Comento di Benvenuto sopra la Div. Com. Il primo v o l. composto
di 217 car. a 2 col. contiene il Comento sopra l’ Inferno; di lette­
ra e conservazione ottim a. La prima car. ha un fregio a colori; a
ciascun Canto sono iniziali fregiale a colori, titoli e argomenti in
inchiostro rosso. Al principio del Codice su di una car. bianca ver­
so trovasi scritta di mano moderna una Tauola doue si contiene i
capitoli a quanti fogli sono.
Il Codice incomincia coi soliti preliminari del Comento di Ben­
venuto, cioè la Lettera al marchese d’ Este, e il componimento in
verso a lode di lui pubblicati dal M uratori, indi un altro compo­
nimento di 26 versi in lode di Dante che principia: Nescio quam
tenui sacrum carmine Dantem. . . . In fronte del Comento si legge :
Comentum siue scriptum, super librum pmum qui in ti tu latur I n
fernus. Sacri poematis celeberimi poete dantis aldigherij. ad clari s
simum principem. Nicholaum Marchionem Estensem . . . .
Nella fine del Codice sulla car. 215 recto è un componimento
di 8 versi che comincia:

Jamque domos stigias et tristia regna dolentum . . . .
E sotto si legge :

Expletu die vij febfij hora xv. 1409.

(1) 11 Muratori stampò per errore &lt;308.

�:j o 6

COMENT!

INEDITI

Il Codice finisce col Capitolo senza titolo di Jacopo di Dante so­
pra la Div. Com.
Il secondo vol. in cui sta il Comento sopra il Purgatorio, è
composto di 175 car. a 2 c o l., scritto dalla stessa mano dell' ante­
cedente, con titoli e argomenti in inchiostro rosso, con grandi
iniziali a oro e colori per ciascun Canto; la prima car. si adom a
di un fregio a oro e colori. Esso pure è di lettera e conservazione
ottim a. In principio del Codice sopra una car. bianca verso sta
scritto di altra mano: Questa è latauola qui disotto scritta doue se
colene lutti i capitali del presele libro a quoti fogli sono per meyo po­
terli trouare. Si legge in fronte del Comento:
Incipit liber secundus purgatorii dantis Aldigherij de florencia.
Termina con un componimento di 10 versi che principia:
H actenus ipse suas vidi tolerancia penas.
Sotto a cui si legge:
E xplicit. 24. decebr. 1409.
Il terzo v o l. dato al Comento del Paradiso, è di 160 car. a 2
col., scritto dalla stessa mano degli antecedenti, con titoli e argo­
menti in inchiostro rosso, e con iniziali fregiate a colori ad ogni
Canto, anch’ esso di lettera e conservazione egregio. S o p ra n n a
car. bianca verso al principio del Codice è una Tauola nella qual si
cotenea quali fogli sono icapitoli del presile libro. Leggesi in fronte
del Comento:
Incipit expositio sup. terciaz piè dantis que paradisus dicitu r ,
Cantus primus i quo ponitur phémius.
E in fine :
E x p m die u lti° maij . 1410.
Bandini, V. 205; — Montfa ucon, fac. 327; — Mehus, Vita del Traver~
sari, fac. 136 e 172; Estratti mss., XI. 187-188; — Baldinucci, Notizie
de’ prof, di disegno, Secolo I, fac. 12; — Barcellini, Industrie filologiche,
fac. 101.

IV .
* Laurenziana ( Codici S trozziani, n.* C LV I I , C L V III e
CLI X ). Codice cartaceo di 3 vol. in fogl. gr. del principio del
sec. X V , contenente il Comento in tero di Benvenuto sopra la D iv.
Com . Il primo che racchiude il Comento sull’ Inferno, è composto
di 126 car. a 2 col., di lettera eccellente in carattere tondo,m a
con moltissime abbreviature, e di ottima conservazione, tranne
la prima car. ch' è racconciata. Vi sono titoli e argomenti in in
chiostro rosso, ma solo ne’ primi 12 Canti. Le iniziali sono adorn
e a oro e colori, e la prima car. si abbella di una grande iniziale
e di un fregio dipinti a oro e colori. A piè di questa car. è uno

�COMENTI IN E D IT I

307

stemma , la cui parli' interna Tu cancellala. Il Codice incomincia
coi Prolegomeni e Prologhi solili al Comento di Benvenuto, e in
fronte si legge:
Comentu siue Scriptuz super libruz primuz qui intitulàt i nfer
nus sacri poematis celeberimi Dantis A ldigherij ad claissimum prin­
cipe dnm Nicholaum Illustrem marchione Esten p dissertissimum et
egregium gramatice professore magistruz Benuenutum de Imola ser­
mone lucido compita lu z .
Nella line del Comento trovasi il componimento in verso che
principia: Jamque dumos stigias. . . . , poscia questa sottoscrizione:
Ram i de Ramedellis q. Scriptuz hoc corexit el miniavit Anno dnj
M illio quadringentesimo sextodecio apud aula Magnifice domine M ant
uane in suo offitio Pincernatus.
Sui margini del Codice si riscontrano alcune annotazioni di
due mani diverse.
Il secondo vol. dato al Comento sopra il Purgatorio, è di 144
car. a 2 col., della slessa mano del precedente, e ben conservato,
da qualche intignatura in fuori. Era nella Strozziana col n.° 234.
La prima car. è adom a di una grande iniziale e di un fregio di­
pinti a oro e colori, il cui soggetto concerne al Poema. Altre
grandi e piccole iniziali fregiate a colori sono passim nel Codice,
in fronte al quale leggesi:
Expositio Benuenutj de Imola sup. libru Purgatorij dantis A la
gherij uulgaris poete novissimi.
Termina con un componimento di 10 versi latini, sotto a cui
si legge:
Benuenuti da Imola scriptuz sup. purgatorium dantis feliciter
explicit . Rami ramedellj.
Sui margini del Codice stanno alcune note in inchiostro rosso
della stessa scrittura, la più parte delle quali indicano i personag­
gi e i soggetti primarii del Poema. Sulla costola del volume fu
messa la data del MCCCCXV I.
Il terzo e ultimo vol. che contiene il Comento sopra il Paradi­
so, è di 134 car. a 2 c o l., della stessa mano dell’ antecedente; ben
conservato, eccetto qualche intignatura e la prima car. ch’è strac­
ciala. La della car. si adom a di una grande iniziale e di un fre­
gio a oro e colori, che rappresentano soggetti appartenenti al Poe­
ma; a piè stava uno stemma che fu cancellato. Altre grandi o pic­
colo iniziali sono passim nel Codice. Il Comento non ha titolo, e
si legge nella (ine:
Explicit septus Benuenti da Imola sup. Paradisum dantis 1459.

�COMENTI IN E D IT I

Bandini, VII. 554-557.
V. B ibl. d e l sic. Libri a Parigi (1). Codice in fogl. della fine
del sue. X IV , parlo membranaceo e parte cartaceo, di 182 c a r .,
proveniente dalla Biblioteca del marchese Pucci di Firenze. Ig n o ­
ro se questo Codice contenga lutto il Comento di Benvenuto.
V I. * B a r b e b i n a di Rom a, n.° 2193. Codice cartaceo di 2 v ol.
in fogl. picc., contenente lutto il Comento di II en venuto da Im o la;
di buonissima lederà a 2 col. e in carattere tondo. Il primo d i
197 car. racchiude le prime due Cantiche, ed è conservato perfet­
tamente. Manca di titolo preliminare, e comincia coi solili Proe
mii del Comento di Benvenuto. Si legge alla fine:
Explicit sa cantica purgatorij cótincns x x x jij capta, laus deo.
Sotto è il componimento di 10 versi latini che principia: H a
ctenus ipse suas vidi tolerantia penas . . . .
Il secondo v o l., in cui sono le prime car. mollo restaurale «d
altre non poche guaste dall’ um idità, ha 148 car., e iniziali a co­
lori ad ogni Canto. In fronte si legge:
Incipit expositiosup. tertia dantis comedia que paradisus dicit. . . .
E nella fin e :

Explicit x x x iij et ultimus caplus paradisi. Scriptus et 9pilatus
per me cambiuz desaluiatis die x iiij mensis Ju . . . . Mccccxxiij. laus
deo. Amen. Liber cambij de saluialis.
L ’ Olstenio, tratto in errore dalla parola compilatu s , scrisse d i
proprio pugno sopra questo Codice. Cambius de Salviatis auctor
hujus libri. Questo Cemento è letteralmente di Benvenuto da Im o
la. Nel secondo volume sono alcuno Annotazioni marginali d’ al»
tra mano.
lettera del Bezzi, fac. 29-31.
V II. * Riccar dia n a , n.° 1045 ( II. II I . 362 ). Codice membra­
naceo in fogl. della fine del sec. X I V , contenente il lesto dell’
fIerno col Comento latino d i Benvenuto da Imola. Ne; feci la descri
n
zione a fac. 79 di questo volume. Su di una car. bianca in princ i
pio del Codice sta questa nota firmata Laurentius Mehus :
Prima parte del Comento di Benvenuto R ambaldi da Imola sopra
Dante, cioè sopra il solo Inferno. Tutte tre le parli sopra tutta la Cot&gt;t„
mediasi conservano nella Medicea e nella Gaddiana. Di q ueso C o
mento ne dà un estratto il Muratori nel Tomo I delle antichità It a li.

(1) La collezione de mss. del sig. Libri fu comperala di recente da lord
Ashburnham.

�COME NTI IN E D IT I

309

chè sopra di un Codice Estense. M a questo lesto è più corretto, ed io
10 etto nella mia vita di Ambrogio.
V I I I . A mbrosiana di Milano, n.° A. 150, Pars I nf. Codice car­
taceo in fogl. della fine del sec. X I V , in carattere corsivo, e con­
tenente il Comento Ialino di Benvenuto sopra l’ Inferno. Manca
della prima e dell’ ultima carta, e perciò del nome dell’ autore.
Questo Codice vien citato dal Sassi ( Hist. litter. Mediol., fac. 134)
Il quale dopo il raffronto di esso col Codice A. 196 della medesi­
ma Biblioteca, contenente il Comento di Benvenuto, afferma che
sono una cosa istessa. Del resto principia col secondo Canto cosi :
Postquam in precedenti primo Cantico proemiali auctor noster fecit
propositionem in qua tetigit locum tempus et causam istius operis. . . .
IX . CLASSENSE di Ravenna. Codice cartaceo in fogl. della lino
del sec. X I V , contenente il Comento latino di Benvenuto sopra
l' Inferno. Vi fu aggiunta una Lettera di Cammillo Zampieri, scritta
da Imola a’ 14 di marzo 1757 al p. Giov. Ant. Montanari france
scano a Ravenna, spettante .si al Comento latino di Benvenuto, co­
me al Comento italiano a lui falsamente attribuito. In questa let­
tera cita per isbaglio come autografo il Codice del Comento latino
di Benvenuto conservato nell’ Estense di Modena. (1)
Questo Codice fu descritto d'ai conte Alessandro Cappi in una
notizia Di alcuni Codici della Classense, edita prima nella Farfalla
di Bologna, n.° del 17 agosto 1842, poi nella R ivista Europea
di Milano ( n.° del settembre 1843, fac. 2 9 6 2 9 8 ), e ristampata
nelle sue Prose artistiche e letterarie, Bologna, 1846, in 8. g r .,
fac. 2 6 r3 i. Ne fu ancora parlato in una notizia breve, ma zeppa
di errori, nella Guida di Ravenna pel 1835, fac. 101; è dello
membranaceo e in fogl. grande ( ed è cartaceo e nel fogl. comune ),
con belle miniature ( e non ne ha ), contenero il Comento intero ( e
non contiene che i Inferno).
X . * V aticana ( Codici Urbinati, n.° 380). Stupendo Codice
membranaceo in fogl. gr. del principio del sec. X V , di graziosa
scrittura in carattere tondo, e ben consenato, di 180 car.; conte­
nente il Comento latino di B envenuto sopra l' In fe rn o . La prima
car. è adom a di un ricco fregio a oro e colori, e di una grande

(1) Egli mentova in questa lettera un Codice del Comento italiano di
Benvenuto ( leggi di Jacopo della Lana) conservato a S. Vitale di Bolo­
gna, e dice per isbaglio eh'esso Comento fu impresso nel 1474. Già notai
che l’ edizione di Milano 1474 della Div. Com., col supposto Comento di
Benvenuto, non esiste.

�310

COMENTI IN E D IT I

iniziale, in cui pare aver voluto il miniatore figurare Dante che
tiene in mano il suo Poema; a piè di essa vedesi lo stemma della
casa d’ Urbino, con le iniziali F. D. A ciascun Canto sono a ltre
piccolo iniziali fregiate a oro e colori, e titoli in inchiostro rosso.
Il Comento inanca di titolo preliminare e di noine d’ autore, e
principia co’ soliti preliminari in prosa e in verso del Comento d i
Benvenuto; nella line è il componimento in 8 versi latini che i n ­
comincia : Jamque domos stygia s . . . .
X I . * L a u r e n z ia n a ( Codici G addiani), Plut. XC. S up. , n .°
C X V I. 1. Codice cartaceo in fogl. del principio del sec. X V , d i
116 car. a 2 c o l. , contenente il Cemento di Benvenuto sopra I’ Inferno
; di buona lettera in carattere piccolo, e ben conservato, ec­
cetto la prima car. ch’è restaurala. Ila iniziali fregiate a c o lo ri,
manca de) titolo e «lei testo del Poema. Incomincia coi soliti pro­
legomeni, cioè il componimento in verso a lode del marchese
d’ Este , la dedicazione a l u i , e un altro componimento in verso a
lode del Poeta. Si legge in line:

Celeberrimi poete dantis Aldigherii ad clarissimum machiones esten
Comentum si uè Scriptu sup prima libru q intitulatur Inferni p Ce­
lebrem et famosum oratore historiographum et poeta Magistrum benuenutum
de Rambaldis explicit . Deo Gras. Amen.
Sul margine superiore della prima fac. si legge: Jo: Ga d.
( Gaddius ).
X II. * LAURENZIANA ( Codici Gaddiani ) Plut. XC Sup . ,n . °
C X V I. 2. Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 251 car. a 2
col., contenente il Comento di Benvenuto sopra l’ Inferno; di suffic
iente lettera e conservazione, salvo alcune car. io n i margini fu ro ­
no restaurali. Non ha titolo nè testo del Poema, e in fine si legge .

Explicit Comentum siue rescriptum sup primu libm Celeberimi
poete dantis Aldigerii copilatum p celebrem et famosum oratore hysto
riographum et poetam mgrm benuenutum de Rambaldis missum
clarissimum marchione elen qui lib intitulatur infernus finitum Anno
dni 1430 6 die mes aplis.
X I I I . * L a u r e n z i a n a ( Codici Gaddiani), Plut. X C Sup . , n . °
C X V I. 3. Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 139 car. a 2
c o l. , con inizialette a colori, contenente il Comento latino di Ben
venuto sopra l’ Inferno. È di buona lettera e ben conservato, tra n
ne le ultime car. che sono bagnate e restaurate. Non ha titolo nè
testo, ed in principio è mancante del Canto primo e di una p arte
del secondo. Si ricava da una nota nella fine che intero conteneva
157 car. In fine si leggo d’ altra mano questa sottoscrizione:

�COMENTI INEDITI

311

Has expoilioés dantis sup Inferno sm benuenutu de Immola emi ego
damianus de pola dit iouis u ltia augusti. 1424. a iohe angustino de
barciciis padue duc j i auri et solui sibi.
Ego in nò darem libr huc p ducatis sex auri.
A fronte di questa sottoscrizione sta il componimento di 8 versi
che principia : Jamque domos stygias . . . .
Questo e i due Codici antecedenti erano nella Gaddiana co’ n .°
346, 347 e 318.
Bandini, V. 392-394; — Mehus, Vita del Traversari, fac. CLXXXII ;
Estratti mss., VIII. 133.

X IV . A mbrosiana di Milano, n.° A. 196. Pars. I nf. Codice
cartaceo in fogl. gr. del sec. X V , in carattere nitido, contenente
il Comento latino di Benvenuto sopra l’ Inferno. Si leggo in fine:
Istud scriptum super I nfernum poetae Dantis expletum fuit a me
Uberto A lamano anno Domini 1406.
Sassi, Hist. litter. Mediolan., fac. 133; — Barcellini, Industrie filolo­
giche, fac. 10 1 — Montfaucon, Bibl. mss., fac. 512; — Giorn. de’ letter.
d’ Italia, XIX. 358.

X V . M arciana di Venezia, n.° L V II. Codice cartaceo in 4. ,
scritto nel 1421, contenente il lesto dell’ Inferno col Coniente di
Benvenuto che principia: Quoti est medium iter nostra; vita: . . . . No
feci la descrizione a fac. 153 di questo tomo.
X V I. Bibl.. d e ll’ U niversita ’ di Torino, Codici latini, n.°
D C X X I. I. V. 27. Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di car. 267,
contenente il Co mento latino di Benvenuto da Imola sopra I' Inferno
e il Purgatorio. Alla fine del Cemento del Purgatorio si legge:
Explicit super Purgatori um Commentarius scriptus per me Johannem
de Ponte Conventus Cherii. et finitum in Conven
tutu Pratensi an­
no 1462, quo quidem anno absolutus fuit magister Ordinis Frater
Magister M a rtialis de Avinione per tres C a rd in a les . . . .
Il Montfaucon nella sua Bibl. mss. , fac. 1396, incappò in due
errori a un tempo rispetto a questo Codice; 1.° indicando il Pur­
gatorio soltanto; 2.° scambiando il copiatore Giovanni da Ponte in
comentatore. E l' errore fu seguitato dal Q uadrio, IV . 256. Farò
notare ancora che il Pasini descrivendo questo Codice nel Catal.
Codd. Mss. della Biblioteca dell’ Università di Torino, II, 170,
erra chiamando traduzione del Comento latino di Benvenuto il Co
mento italiano edito nel 1477 nella Vindeliniana.
X V II. * Laurenzi ana, ( Codici Gaddiani, n.° 319) Pluf. X C.
Sup. n.° C X V II . Codice cartaceo in 4. gr. del principio del sec.
X V , di 120 car. a 2 col., scritto dall’ istesso amanuense del n .°

�COMENTI IN ED IT I

C X V I , contenente il Com ento latino di Benvenuto da Imola sopra
il Purgatorio. È fregialo d ’ in iziali a colori nelle prime c a r ., d i
buona lettera e conservazione, salvo le ultim e car. che furono r e ­
staurale. Non ha titolo nè testo del Poem a.
Bandini, V. 394; — Mehus, Vita del Traversari , fac. CLXXXII.

X V III . * V a t ic a n a , n.° 3438. Codice cartaceo in fogl. del sec.
X V , di car. 116, contenente il Comento latino di Benvenuto da
Imola sopra il Purgatorio. È di buona lettera e sufficientemente
conservato, mancante a principio e nella line; perchè incomincia
con parte del Canto IV , e termina con parie del Canto X X I X .
X IX . * B ib l. d e l C o m m e n d a t o r e d e R ossi di Rom a. Codice
cartaceo in fogl. del sec. X V , di car. 212, di buona lettera a 2
col. e ben conservato; contenente il Comento latino di Benvenuto
da Imola sopra il Purgatorio e il Paradiso. Sulla costola del volu­
me sono incise queste parole: E x Bibl. ór. Firm. Manca di titolo
preliminare, e sulla car. 102 alla fine del Comento del Purgatorio
si legge la sottoscrizione che segue:
S it noz dnj bndcuz. Exeplatuz p. me Francischinù fauetie 1412
die 26 madij coplentuz è .
Sotto è il componimento di 10 versi latini che incomincia : H a
ctenus ipse suas vidi tolerantia penas . . . . Un’ altra sottoscrizione,
ma in parie alterala da giunte di mano moderna, è nella line del
Codice, e dice :
Finit. expo sup. iija Cantica dantis aldgrij scpta p me Franci­

schinù d'podio roman. ciues penisij habità brixie ano dnj m° ccccxviiij°
die iiija nouebr. finit.
Seguono 5 versi latini, il primo de’ quali è questo: Tartareas
sordes vidi loca plena nocentis . . . .
X X . * L a u r e n z ia n a , Plut. X L I I I , n.° IV. Codice cartaceo
4. della line del sec. X I V , di car. 137, contenente il Comento d i
Benvenuto sopra il Paradiso. E di buona lettera, e di sufficiente
conservazione, con qualche iniziale a colori. Manca di titolo e d i
sottoscrizione.
Bandi n i, V. 205; — Montfaucon, fac 327; — Mehus, Vita del Traver

sari, fac. 182; Estratti mss., XI. 188.
X X I . * V a t ic a n a , n.° 4780. Codice cartaceo in fogl. del sec.
X V , con titoli in inchiostro rosso e iniziali fregiale a colori, d j
145 c a r., contenente il Comento latino di B e n v e n u t o sopra il P ara
diso. È a 2 col., di sufficiente lettera, ma con molle abbreviali,,
re, di ottima conservazione, senonchè manca di una car. in fine.
I l Comento non ha titolo, nè nome d’ autore.

�COMENT! INEDITI

313

Fontanini , Aminta difeso, fac. 343.
X X II. * V aticana , n.° 4781. Codice cartaceo in 4. bislungo,
del sec. X V , di car. 134, bene scritto a 2 coli, con grandi e pic­
cole iniziali a colori, contenente il Cemento latino di B e n v e n u t o
sopra il Paradiso. È ben conservato, dallo ultimo 5 car. in fuori
che sono restaurate. In questo Codice ancora il Comento non ha
titolo nè nome d’ autore.
X X I I I . * V a t i c a n a , n.° 3437. Codice cartaceo in fogl. del sec.
X V , di car. 120 , con iniziali a colori, conlenente il Comento la­
tino di Benvenuto sopra il Paradiso; di lettera sufficiente, ma con
molle abbreviature. E conservato assai bene, ma da principio e
nella fine mancante; comincia Con parte del Canto II e finisce con
parte del Canto X X X . Si legge sulla prima car. del Codice: Ben­

venuti) del Paradiso del Dante. Fui. Vrs.
Nel n.° 7189 della Vaticana, Codice cartaceo ili fogl. miscella­
neo, trovasi al fogl. 265 una sola car. a 2 col., che fu di un Co­
dice del Comento di Benvenuto da Imola, e contiene le Chiose sullo
ultime tre terzine del Paradiso. Sulla seconda colonna è un Epi
taffio di Benvenuto da Imola che incomincia: Imola quem genuit
rambalda stirpe creatum. Sotto sta una sottoscrizione indicante che
questo Codice fu scritto Millo quadrigetisimo trigesimo die 2a ya

nuarij . . . .
X X IV . M arciana di Venezia, n.° L V III ( Codici Marciani ) .
Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 152 car., proveniente
dalla Biblioteca Contarin i, e contenente un Comento latino sopra
il Paradiso. In fronte si legge essere quel di Benvenuto da Imola,
e comincia : Bonum est cribrare . . . .
X X V . Triv u lzian a di M ilano, n.° X X I I I . Codice membrana­
ceo in fogl. del sec. X V , contenente il Comento latino di Benve­
nuto sopra il Paradiso. Manca della metà della prima car., e fini­
sce con parto del Comento al Canto X X V III . È senza nome d’ a u ­
t o r e , e in fronte si legge:

Incipit expositó super tertiam partem dantis que paradisus dici
tur. Cantus primus in quo ponitur phemum. Rubrica.
E il Comento latino di Benvenuto, poiché incomincia: Bonum
est cribrare modium sabuli ut quis inveniat unum margaritam inquit
Aueroys in suo colligeth . . . . (1 )

(1) Questo, al parere del sig. Witte, sarebbe il Comento di Jacopo della
Lana.

�314

COMENTI INEDITI

Ediz. di Udine, I. I, fac. XVII; — Scolari, Ragionarti, della Div. Com.,
fac. 69.

X X V I. * B arberina di R om a, n.° 1714. Codice cartaceo in
fogl. picc. del sec. X V I , di buona lettera e ben conservato, con­
tenente il Comento Ialino di Benvenuto sopra il Paradiso, benché
si legga in fronte, ma di allra inano da quella del copiatore: I oan
nis Anti Boczanotra partenopei . . . . medicine doctoris sup. posta
dantez expositio. Ma dal riscontro fatto per i sigg. Rezzi e Pieralesi
bibliotecari della Barberina, apparisce vero autore del Comento
Benvenuto da Imola, e trovasi soltanto qualche mutazione nel

Proemio. Il Comento finisce coi 4 versi e colla sottoscrizione che
appresso :

Si grauitas morum linguoeque facundia cinxit
H unc tu cognoscito qui sua scripta legit
Egregium reliquit opus sublimia dantis
Suspiciens celo nunc requiescat amen.
M illo quingentessio decimo octavo die 17“ Junii hora decima Ego
sebastianus de martinis de' mileximo Compleui Rome istud egregium
òpus et totu manu mea propria scripsi feliciter. Laus deo optimo.
Lettera del Rezzi, fac. 29-31.

X X V II. A m b r o s ia n a di M ilano, n.° P. 141. Codice cartaceo in
fogl., del 1510, già descritto a fac. 134 del t. I I , conlenente il
Comento latino di Benvenuto sopra il Paradiso.

5Varii
4
C o mpendii del Comento latino di B e n ­

venuto d a Im ola.
Si rinvengono ne’ Codici seguenti:
I. R e g ia B ib l. di P a rig i, Fonds de Réserve, n.° 5. Codice m e m ­
branaceo in fogl. della fine del sec. X I V , giti descritto a fac. 2 39
del t. I I , contenente il lesto del Poema con annotazioni la tin e
m arginali e interlineari compendiate nella più parte dal C om ento
latino di Benvenuto da Imola.

II. * Casanatense di Rom a, n.° A. V. 55. Codice mem brana­
ceo in 8 . picc. della fine del sec. X IV , già descritto a fac. 181 del
t. I I , contenente il lesto del Poema, con postille laline che m i
parvero cavale dal Comento di Benvenuto da Imola •
I I I . * B ib l. d e l C o nte P. F . F io re n z i di R o m a . Codice ca rta
ceo in fogl. della fine del sec. X I V , descritto a fac. 2 0 7 , c o n le ­
nente annotazioni Ia lin e , tratte in parte alm eno dui Comento d i

Benvenuto da Imola.

�TOMENTI IN EDITI

31 5

IV . T rivulz iana di M ilano, n.° IX . Codice cartaceo in fogl.,
del 1435, già descritto a fac. 141 del t. I I , conlenente il testo del
Poema di Dante con Chiose interlineari latine, e con un Cemen­
to latino m arginale, che al giudizio dell’ ab. Viviani ( Ediz. di
Udine, t. I . ) sembra un Compendio di quello di Benvenuto da
Imola.
V. * A lban iana di Rom a. Codice cartaceo in 4. del principio
del sec. X V , già descritto a fac. 193, contenente il testo del Peo­
nia, con annotazioni latine nelle ultime due Cantiche, che parve­
ro al P. Ponta cavale dal Comento di Benvenuto da Imola.
V I. B ib l. Durazzo di Genova, n.° D. X X X V I. Codice mem­
branaceo in fogl. della fine del sec. X V , già descritto a fac. 162
del t. I I , contenente il lesto del Poema con annotazioni Ialine
marginali che pajono esser un magro compendio di quelle di Ben­
venuto da Imola.
Il Comento di Benvenuto fu imitalo e compendiato anche da
Matteo Chiromonio. Vedi il t. I I , fac. 109.

555

II C omento latino di Benvenuto da Imola ri­
dotto in volgare.
In due Codici si riscontra questo volgarizzamento anonimo:
I.
R e g i a B ibl . di Parigi, n.° 7002. 2. Codice membranaceo in
fogl. gr. della lino del sec. X IV , già descritto a fac. 240, conte­
nente il Poema di Dante con un Comento italiano eli’ è traduzione
del Comento Ialino di Benvenuto da Imola.
" Forse il traduttore era delli Stali Veneti, perchè chiosando
a il verso 96 del Canto X X X I del Purgatorio, dice: scola è nome
a di una nave et è volgare da chioza. Il testo commentato spesso è
diverso da quello che in altri Codici si legge dichiaralo da Ben
venuto, e frattanto il traduttore allontanandosi allora dalla lett
era dell’ Imolese, chiosa quella del lesto suo, e talvolta com
menta perfino dei manifesti errori di copia. È da notarsi inol
tre che molle chiose grammaticali di Benvenuto qui furono tra
a scurate affatto, e che dove I’ Imoleso mette innanzi due varie
a lezioni, dichiarandole tutte e due, nella versione del nostro Co
dice quasi sempre se ne riporta e se ne commenta una sola.
Non si può negare frattanto che in molti luoghi la versione non
sia fedele, chiara, concisa, e dettala in buona favella. (Nota
del sig. Ferrari ).
I I B o d l e i a n a d’ Oxford (Mss. Canonici, n.' 105- 107). Codice
membranaceo di 3 vol. in fogl., già citalo a fac. 264, contenente

I

�316

COMENT! INEDITI

il testo della Div. Com , con una versione italiana del Com ento
l atino di Benvenuto da i mola. A lla fine del Com ento dell’ Infe rno
si legge :

Qui finisce la exposicione deiprimo libro de Dante coe de l’ Inferno
composta per maistro Benvenuto da im ola.
C ecco Meo M e llo n e Ugur g ie r i d i S ie n a ,
o Jacomo G im m o d i Siena?
556

Chiose sopra la Div. Com.
Erano queste Chiose in un Codice membranaceo in Cogl, della
fine del sec. X IV , di fac. 384, conservato nel secolo andato col
n.° 148 fra i mss. della Libreria del Convento di S. Michele di M u ­
rano a Venezia, che andò dispersa. II M ittarelli nel Catal, de'mss.
di essa L ibreria, Venetiis, 1779, in fo g l., a fac. 311, lo descrive
nel modo che appresso, e ne fa sapere che proveniva da Alfonso
P azzini librajo di Siena. Si legge in fronte del Codice;
Qui cominciano le Chiose della prima comedia di Dante detta Onferno
.
Fac. 75. Finischono le Chiose del primo libro di Dante, cioè lon
ferno , compile di scrivere adi X VII. del mese di Marzo 1377. A dio
ne siano sempre laude.
Fac. 184. Cominciata a scrivere questa seconda comedia di Dante
decta Purgatorio a di X X . del mese di Marzo 1377. e compiuta adi
X II.
d'aprile anni 1378. A dio ne siano sempre gratie.
Fac. 384. Qui finischono le Chiose di questa terza comedia di
Dante decta Paradiso e scripto e compito per me Jacomo di messer
Grifolo Lunedi a mane e di sette del mese di Giugnio sotto gli anni del
nostro Signore Dio. 1378. A dio ne siano sempre laude amen.
Il M ittarelli dice che l ' autore di queste Chiose è Cecco M ei
Mellone Ugurgieri di Siena, scrittore vissuto circa il 1350 secondo
il Crescimbeni, il quale cita di lui solo un Capitolo in verso sopra
la Div. C om ., di che parlai a fac. 229 del l. I ; ma il M ittarelli
non indica donde traesse questa notizia. Da un altro canto L u ig i
de Angelis, trattando del Codice di S. Michele di Murano nella
Prefazione della sua ediz. de’ Capitoli de' disciplinati della Compa­
gnia della Madonna di Siena (Siena, 1818, fac. 9) afferma essere
stato Messer Grifolo da Siena il primo scrittore del sec. X IV elio
cementasse la Div. Com. inte r a (?). A fac. 223-225 dell’ opera
medesima cita una Lettera su questo Codice indirizzala all’ ab.

�COMENTI INEDITI

3|7

Giuseppe Ciaccheri dall’ ab. Gio. Girolamo Carli, colla data di Ve­
nezia 1771, e conservata fra i ms. della Biblioteca di Siena, n.° A.
I I . 10. Stando all’ ab. Carli, i versi di Dante di mano in mano
teologicamente spiegali, sono riportati con carattere alquanto più
largo, e con la prima lettera rossa.
Mi sembra che dalla sottoscrizione posta a fac. 484 di questo
Codice Jacomo Grifolo non apparisca autore, ma si copiatore del
Comento contenuto in quel Codice.
F rancesco

557

m

B artolo

da

Bu t i.

Comento sopra la Div. Commedia.
Già dissi a fac. 577 del t. I , che Francesco da Buti, nato nel
1324 e morto nel 1406, spiegava la Div. Com . a Pisa nel 1385, e
ciò si deduce dalla sottoscrizione del suo Comento (1). Il Comento,
del quale si servirono in alcune occasioni i Deputati alla correzio­
ne del Boccaccio, come avvertirono nel loro Proemio, si ha per
opera di mollo momento, e il Ridolfi ne ragiona in una Lettera al
conte Magalotti in questa forma : Il Buti per uno che si voglia met­

tere a scuola, vale un tesoro, e fa la costruzione e la parafrasi come
l' Ascenzio Latini. Questo Comento è tuttavia inedito, salvo un
Estratto della Prefazione dato in luce dal sig. Alessandro Torri nel
1. V delle Opere Minori di Dante, fac. 144- 146, e salvo il Co
mento al Canto l' dell’ Inferno, pubblicato dal sig. Torri medesi­
m o, con qualche variante a piè di pagina, negli Studi inediti su
Dante, Firenze, 1846, fac. 55-93. A questo va innanzi un D i­
scorso preliminare in forma di Lettera al sig. Giuseppe Bernardo
ni di Milano. Soggiungerò che l' egregio sig. Ottavio Gigli editore
Romano promise, con un Programma del 15 settembre 1845, una
ediz. del Comento di Francesco da Buti, a cura del sig. Francesco
Cerroti vicebibliotecario della Corsiniana, ma il disegno non è
stato ancora mandalo ad effetto.
Nei summentovati studi su Dante, a fac. 103- 124, il sig. Torri
stampò un Catalogo delle voci che l' Accad. delta Crusca trasse dal
Comento di Fr. da Buti, citandole nel Vocabolario, cavalo dall Elenca

(1)
Il sig. Alessandro Torri diede alla luce brevi Cenni biografic i di
Francesco da Buti negli Studi Inediti su Dante, Firenze, 1846, fac. 97-98.
Vedi anche la sua Biografia nelle Memorie ist. di p iù illustri P isa n i, Pisa,
1792, in 4., t. IV, fac.169-173, e 183-189.

�318

COIBENTI IN ED IT I

universale di lutti i letti citati, opera inedita di Alvise Mocenigo,
conservala nella Biblioteca della Università di Padova . Pare che'
il Comento di Fr. da Buti fosso spogliato più volte dagli Accade­
mici della Crusca, perocché leggo noi Catal, de’ libri della Cru­
sca del R ip urgato: fac. 123. Spoglio fatto nel sett. 1589. Dante col
Comento senza titolo. Apparisce di Francesco da B uti, (fascio V I I I ,
n.° 168); — Fac. 162. Spoglio del Comento di Fr. da Buti, fallo
dal Cav. Giov. Guidi per la 4.a ediz. del Vocabolario ( fascio L X V II,
n.° 5 ) . A fac. 134 è indicato un altro Spoglio d’ un Comento di
Dante, cioè Chiose del Maestro Francesco da Buti 1409. Ma dissi
g ià, fac. 98 del 1. I I , che si traila del Codice M artelli, il quale
contiene non il Comento di Francesco da Buti, sibbene quello co­
nosciuto col nome di Falso Boccaccio.
Ecco i Codici del Comento di Fr. da Buti che ho trovali:
I. * L a u r e n z ia n a ( Codici della Badia di Firenze, n.° I ) . (1)
Codice membranaceo in fogl. della fine del sec. X IV , già descritto
a fac. 33 del t. I I , contenente il lesto del Poema col Comento di
Fr. da Buti.
Agli scrittori che ragionarono di questo Codice, si aggiunga il
Salvini nella Prefazione a’ Fasti Consolari, fac. X I V , il Mazzuc
chelli negli Scritt. Ita l . , I I , 2469, e il p. Vaisecchi che accurata­
mente lo descrive nella Prefazione alla sua Dissertai, sopra G. Ger­
son , Firenze, 1724, in 12 ., fac. XVI — XVIII. (2)
II. * R iccardiana , n.' 1006, 1007 e 1008 (O . I. I X ) . Codice
membranaceo di 3 vol. in fogl. g r ., parte della line del sec. X IV
e parte del principio del sec. X V , contenente il Comento diF
r.
da Buti, col testo del Poema in grosso carattere tondo mezzogoti.
co intercalato nel Comento. Il t. I dato all’ Inferno è di 224 car.
a 2 col., di buona lettera, e di conservazione bellissima. I titoli
sono in inchiostro rosso, e ciascun Canto si adom a di 2 grazioso
iniziali a oro e colori con rabeschi. Inoltre la prima car. ha
ricco fregio a oro e colori, e a piè uno scudo. Si legge in fronte:

Incipit scriptum sup. comedias dantis aligerii de florentia editu a
magro francisco de Butrio deciuitate pisar u .
E nella fine:

Et qui finisce lo xxxiiij canto et la prima cantica Deo gras Amen
(1) Il sig. A. Torri negli Studi inediti su Dante, fac. 47, registra q u e
sto Codice con l'indicazione: Codice Mediceo Lau re n zian o , n.° IX.
(*) In questa Prefazione sono descritti i piò preziosi Codici de' conventi
di Badia e di S. Croce di Firenze.

�COMENTI

INEDITI

319

Compiuto nelli ani del nostro signore ihu xpo M . cccc x ij nel x ix di
daprili.
Su di una carta bianca verso in principio leggesi: D i Piero di
Giouanmaria Segni.
Il t. I I , che contiene il Purgatorio, è di 208 car. a 2 col., del
tutto simile all’ antecedente nell’ esecuzione, ina di altra scrittura.
La prima car. si adom a pure d’ un ricco fregio a oro e colori, col
medesimo scudo a piè, ma è mollo guasta. Questo Comento al
Purgatorio senza titolo preliminare finisce sulla car. 184, dove
leggesi :
Deo gras Finito libro sii laus et glia xpo Theodoricus de Andrea

teutonic9 scpsit 1413 còpiuto a di x x ix digenaio.
Le car. 185-204 contengono Canzoni di Dante e la Vita di lui
scritta dal Boccaccio; nelle ultime 4 è un’ Epistola di Cicerone vol­
garizzala da Leonardo Aretino, e un componimento in terza rima
a lode della Vergine, che incomincia: Madre di Cristo gloriosa e
pura.
Anche questo secondo Codice è di buona lettera, e ben conservato
, eccetto la prim a car. ; si legge in fin e: Questo è Parte del le­
sto che fu già di Pier Segni citato nel Vocabolario. A l presente di
Alessandro Segni. Un’ altra annotazione sul verso interno della co
perla dice: Dell' lnn0 Alessandro Segni A disposizione Del Solleuato
( conte Lorenzo M a g alo tti).

Il terzo volume dato al Paradiso fu scritto circa la fine del sec.
X I V , ed è composto di 223 car. a 2 col. Mi è sembralo della me­
desima mano dell’ antecedente, e simile a quello nell’ esecuzione.
Senonchè la prima car. ch' è bianca recto, contiene verso una m i­
niatura grande quanto la pagina, che figura Danio, Virgilio e
Beatrice sulla montagna circolare del Purgatorio, e sopra a loro
la corte celeste. Inoltre una delle 2 iniziali poste sulla prima car.
del Comento è grandissima, e nell’ interno ha un bella immagine
del Salvatore; a piè uno scudo simile a quello de’ 2 Codici ante­
cedenti. Questo Codice pure manca di titolo, e in fine si legge:
Q ui finisce locato 33° delaterza Cantica dela comedia di dante Al
lighieri. et lasua lectura facta p nw francescho di Bartholo dabuti. et
copiuta lodi della festa disco Bernardo adi 11 di giugno nel 1394 (1)
Ind. sca . . . .

(1) Nell’ Invcnt. della Riccardiana questo ter/o codice dicesi per isba­
glio del sec. XV.

�32 0

COMENT!

INEDITI

Questo terzo Codice è di lettera e conservazione buo na ; si le g ­
ge stilla prima car. recto: D i Piero di Giouanmaria Segni, e sui
vemo interno della coperta: Di Tommaso Segni. (1)
Gli editori dell’ Ancora adoperarono questo Codice, il quale a
detti» del sig. Torri ( Studi inediti su Dante, fac. 55 ) è di lezione
assai migliore di quella del summeniovato Codice di S. Croce, a
anche di quella del Codice Magliabechiano, ch’è indicato sotto,
debb’ essere stato nella Libreria del duca Strozzi di Rom a. Leggo
in una Serie de'mss. e libri stampali della Libreria del Duca Strozzi
di Roma ( Ms. in fogl. della Riccardiana, n.° 3165): Comento della
Div. Com. di Dante, ms. antico citato dal Vocabolario della Crusca,
3 vol. gr. in fol.
Lam i. Catal., fac. 20; Novelle letter di Firenze, 1743 , col. 803; l e ­
zioni di antichità toscane, I 279; — Mehus, Vita del Traversavi, fac.
482; Estratti mss., XI. 203205; — Pelli, tac. 70, nota 48; — Invent. delta
R iccardiana, fac. 24

III . * M a g l i a b e c h i a n a , Palch. I , n.° 29 ( Cl. V I I , n.° 1232).
Codice membranaceo in fogl, del principio del sec. X V , già de­
relitto a fac. 58 del t. I l , contenente il lesto del Poema, col Co
mento di Fr. da Bu ti.
Mazzucchelli, Scritt. Ital , II. 2469.
IV . * Laurenziana , Plu t. X L I I , n.° X I V , X V e X V I. Codice
di 3 vol. in 4. g r., del principio del sec. X V , parte membranaceo
e parte cartaceo, contenente il Comento di Fr. da B uti sopra le
tre Cantiche.
Il t. I dato al Comento sopra l' Inferno è di car. 186, di lette
ra e conservazione buona, e adom o d’ iniziali a colori. Q u e lla
della prima car. è dipinta a oro e colori, e racchiude il ritratto dj
Dante che tiene in mano il Poema. Il testo del Poema incluso nel
Comento è in carattere tondo e più grosso. Si vede accompagnato
da molte annotazioni Ialine marginali e interlineari credule di J a ­
copo di Dante, e delle quali discorsi sopra. A piè della car. 175 re­
cto si leggono i 4 versi seguenti che danno a conoscere il nome
dell' amanuense e il tempo della scrittura del Codice:
Dantis Alegherii primus liber explicit iste
Per me N erucium nunc petri bartholomeum
Francisci scripto de Sancto geminiano
M ille quadringentis annis triginta duobus.
(1) Il Baldinucci nelle Notizie de’ prof, di disegno, ediz. di Firenze,
1684 , fac. 29, dice che il Comento originale di Fr. da Bull è nella Lauren
ziana. Se a lui originale vale autografo, erra.

�C O M E N T I INEDITI

321

Questo Bartolommeo di Piero di san G im ignano è autore d 'u n
Compendio in latino della Div. Com., di cui tratterò più in n a n z i;
e a lui attribuirei un Prologo latino al Poema di limite, posto a
car. 175 terso 170 del dello Codice, che incomincia: Scribitur

Danielis quod cum baldassar rex babilonis sederet ad mensam . . . .
A fronte della suddetta sottoscrizione in verso, il copista tra­
scrisse altri 8 esametri, il primo de’ quali incomincia: Jamque dom
o
s
stygias . . . . che si riscontrano parimente nel Codice Pl ut.
X L , n.° Il della Biblioteca medesima. Ancora trascrisse sulla car.
174 verso un Epytaphiu dantis di 14 versi d i ’ è quel di Giovanni
di V irgilio: Theologus Dantes. . . . A car. 181 trovasi scritto di
altra mano e più moderna il Capitolo del figliuolo di Dante, che
dal seguente titolo è male attribuito a Bosone da Gobbio: Exposit
io Uni Busoni de Eugubio sup tbz libris dantis q fuit tempore suo
imo receptauit ipsum in propria domo. A piè della suddetta car. 181
si legge: Dalla Coma, di Sn Gimig. Il Codice termina a car. 183
col Capitolo di Bosone da Gobbio, senza titolo, ma con questa sot­
toscrizione: Compiuto el capto di M. busone daghobbio sopra ludo

ellibro di Dante.
Il secondo volume dato al Purgatorio si compone di 175 car.;
è della istessa mano dell’ antecedente, ottimamente conservato, e
adom o di titoli in inchiostro rosso e d’ iniziali a colori: quella
della prima car. vedesi m iniata. Il lesto del Purgatorio è incluso
nel Comento in carattere tondo e più grosso. In fronte del Codice
si legge in carattere rosso:
Secunda comedia in titulata purgatorio.
E nella fine del Comento che termina sulla car. 161 recto:

Explicit liber iste qui sis ut crimine liber
edocet et mundus maneas in mente secundus.
A fronte di questi due versi sia la seguente sottoscrizione:

Feliciter die. viiij. Aprilis. M ° CCCC° xxxi. indictione viiija per
me Bartholomeum petri de Neruciis de sancto geminiano minimu
grammatice pfessorem.
Sulla car. 162 verso è una Tavola, delle cose notabili del Pur­
gatorio, divisa in due colonne; sopra una terza colonna un altro
copista e più moderno cominciò a scrivere il lesto di questa Ca n ­
tica, e lo continuò fino al Canto IV inclusive sui margini supe­
riori delle car. 163- 174, che contengono componimenti non rela­
tivi a Dante.
Il Comento di Fr. da Buti incom incia sulla car. prim a del Co­
dice con due Prologhi che hanno questo principio: Se nella seconda

�COMENTI INED I TI

comedia di dante Allighieri fiorentino poeta vulgare io francesco da
luti pisano . . . . — Perché nella prima cantica è stato tochato
quello che s’ appartiene nel principio delli autori. Sulla seconda car.
comincia un terzo Prologo che dice: Poiché nostro untore dante ha
tractato et determinato di tucto lonferno. . . . Esso appartiene al
Comento detto il Falso Boccaccio che l' amanuense trascrisse tino
alla car. 17 del Codice, com’ egli dichiara nell’ avvertenza messa
sull’ ultima car. recto del Codice: Nota lectore che io cominciai

a questa seconda cantica di Dante chiamata Purgatorio con uno ex­
cerpto che cominciava Poi chel nostro auctore dante ha tra­
ctato . . . . e questo che comincia nella seconda carta et scripsi col
decto excerpto in fine alle xvij carte. Dipoi mi venne alle mani la
a expositione di messer Francesco da fiuti et allora lassai la prima
et cominciai questa da capitulo che comincia Se nella seconda co­
media . . . . Et perchè prima avea scripto el texto copiai solo le
a chiose tanto che giunsi a quella parte che comincia Ben s' avide il
poeta . . . .
Oltre al Comento di Fr. da Buti e al citato frammento del
Falso Boccaccio, questo Codice, al par dell’ antecedente, contiene
molte annotazioni latine marginali e interlineari ( di due mani d i­
verse, secondo il fiandini), che una sottoscrizione da me recata a
fac. 289, attribuisce a Jacopo figliuolo di Dante.
Il terzo vol. dato al Paradiso è d i 162 car., b e n conservato o
scritto dalla stessa mano de’ due antecedenti. Il testo del Poema i n
carattere più grosso è incluso nel Comento. Una grande inizialo
fregiata a colori sta sulla prima car. del Codice che ne contiene
altre passim fregiale parimente a colori o solo a colori. Nelle p r i­
me 7 del Codice sono componimenti non relativi al Poema di
Dante, e le car. 8 1 2 contengono i Prologhi de’ primi 22 Canti
dell’ Ottimo (g li altri si trovano, come avvisa una noia dell’ a m a ­
nuense, a car. 236 e segg. ). Sulla car. 18 i n co m in c i a il Comento
di Fr. da B uti, a cui si frammischia un altro Comento italiano, i|
quale è dell’ Ottimo , siccome dissi a fac. 631 del t. I . Olire a que.
sii due C o m e n ti , i margini del Codice hanno Ialine annotazioni,
come ne’ duo Codici antecedenti. Dal Canto X X I X alla fine il testo
del Poema è accompagnato sia ne’ m arg ini, sia fra riga e riga, dal
Comento dell’ Ottimo e dalle annotazioni latine, e sotto alla dichia­
razione finale Intenda chiunque legge . . . . sta questa sottoscri­
zione:

Finisce la terra et ultima Cantica chiamata Paradiso della Come
dia di Dante alleghieri poeta fiorentino. p me Barlholomeum petri de

�COMENTI IN EDITI

323

Nerucciis de Sanctogemiano sb annis dni millesimo quadringentesimo
trigesimo quato.
Segue la fine del Comento di Fr. da B u ti, dopo cui si legge
un’ allra sottoscrizione in questa forma:

Et qui finisce lo canto trigesimotertio della ttia cantica della co­
media di dante composta p lo insigne et egregio doctore . . . . maestro
Francesco da Buti honoreuole citadino da pisa scripta p me Bartho
lomeum petri de Scogeminiano.
Le ultime tre car. del Codice sono occupate dai Capitoli del fi­
gliuolo di Dante e di Bosone da Gobbio, senza titolo, e scritti da
diversa mano.
Bandini, V. 180-185 ; — Montfaucon, fac. 325; — Mehus, Vita del Tra
versari, fac. 182; Estratti mss., XI. 187; — Mazzucchelli, II. 2469.
V. * L a urenziana, Plut. XC Sup. n.° C X X II ( Codici Gaddia
n i , n.° 3 1 ). Codice cartaceo in fogl., del 1461, già descritto a
fac. 44 del t. I I , conlenente il testo del Poema, col Lomento di
Fr. da Buti. È senza nome d’ autore, ma preceduto da due Prolo­
ghi che incominciano: Non so si farò pregio. . . • Sicome dicono
tutti II espositori nelli principj delli autori . . . . Segue il Comento
che principia:

In questi primi tre tem arii del primo cantico della prima cantica,
descrive i autore dove si trovò . . . .
Questo Comento, secondo il Dionisi ( Cod. Fior., fac 110) s a
rebbe fattura di due Comentatori.
V I. Borbonica di Napoli. Codice contenente il Comento di f r .
da Buti sopra la Div. Com. È citalo negli Annali delle scienze re
lig. di Rom a, X . 41, e nell’ opera: Napoli e le sue vicinanze,
I I . 82.
V II. Q uiriniana di Brescia. Codice cartaceo in fogl. contenen­
te il Comento di Fr. da Buti sopra la Div. Com. È copia moderna
del Codice succitato della Magliabechiana, Palch. I , n.° 29. Il sig.
Torri negli Studi inediti su Dante, fac. 47, cita un’ altra copia moderna
di questo Codice falla da Bartolommeo Follini.
V I I I . B ib l. Brera di M ilano, n.° A. F. X I. 31. Codice carta­
ceo di 2 vol. in fogl. gr. del sec. X V , già descritto a fac. 135 del
t. I I , contenente il lesto dell’ Inferno e del Purgatorio, col Co­
mento di Fr. da Buti. Questo è il Codice che il Mazzucchelli, II.
2469, citando diceva essere nella Biblioteca Metropolitana, di M i­
lano. Esso è citato ancora dall’ Andrès nel suo Viaggio in Italia.
IX .
T r iv u lzia n a di M ilano, n .° X X IV . Codice cartaceo in
fogl. picc. del sec. X V I I , contenente il Comento o meglio un

�324

C O M E N T I INEDITI

estratto del Comento di Fr. da Buti, che non passa il Canto X del
Purgatorio. Fu comperato a Roma nel 1804 da Giuseppe Bossi.
Edi/.. d' Udine , t. I, fac. XVII.

X . * Ma g l ia b e c h i a n a , Palch. I , n .° 53 (Cl. V II, n .° 810). Co­
dice cartaceo in fogl. gr. del sec. X V I I I , composto di 2 parli di
288 pagine per ciascuna, e senza verun titolo. La prima contiene
i
primi 6 Canti dell’ Inferno, e la seconda i primi 5 Canti del Pa­
radiso e parte del V I. Questa copia è di mano di Ani. Maria B i­
scioni, e proviene dalla sua Libreria ( Cai. tris., n.° 354) che fu
nel 1756 riunita alla Magliabechiana.
X I. * V a tic a n a ( Codici Palatini, n.° 1728). Codice m embra­
naceo in fogl. gr. del 1393, già descritto a fac. 169 del t. I I ,
contenente il tesici dell’ Inferno, col Comento di Fr. da Buti.
X I I . * L aurenziana Plut. X L I I , n.° X I I I . Codice cartaceo in
fogl. gr. del sec. X V , di 192 car. a 2 col., contenente il Comento
di Fr. da Buti sopra I’ Infern o; di lettera e conservazione suff ic
ien te, salvo le prime 10 car. che furono restaurale, e in cui tro
vansi lacune; la prima car. rifalla da mano diversa non ha nome
d’ autore. Il lesto del Poema è incluso nel Comento. Alla fine del
Codire si legge :

Et qui finisce lo xxxiiij canto et la prima Cantica dm gran. Aiti.
Compiuto et scripto p me Guido di giouanj darignano noi. sotto
g lianj del nro signor Yhù xpo Mccccxxviiij. Indiction octu un a ili
xxiij di febraio. Ildi diberlingaccio Amen.
E sotto di mano più recente:

Fu scritto il presente libro 1429.
Dante mori nel . . . . 1321
108 anni dopo la morte di Dante.
Bandini, V. 179-180; — Montfaucon, fac. 325; — Pelli, fac. 170, nota 48.

X I I I . * L a u r e n z i a n a , Plut. X L I I , n.° X V II. Codice cartaceo
in 4. del sec. X V , di car. 404, contenente il Comento di Fr. da
B uti sopra l’ Infe rn o ; di mediocre lettera, ma ben conservato.
Nel Comento del primo Canto trovasi una grande iniziale fregiala
a colori; altre più piccole, fregiate parimente a colori, sono pas_
sim nel Codice. Il lesto del Poema incluso nel Comento è in ca­
rattere più grosso, e in fronte al primo Canto si legge in carattere
rosso :
Incominciasi laprima delle Cantiche della Comedia didante A lle
ghieri fiorentino Volgarmente chiamata Inferno.
E nella fine del Comento :

�COMENTI INEDITI

325

E t qui finisce la lederà colla expositione allegorica et morale del
trigesimo quarto et ultimo Canto della prima Cantica. Della Come­
dia di Dante Aldighierij. Volgarmente chiamata Lonferno. Altissimo
honor et gloria.
Nelle car. 1 1 0 del Codice sla un Breve compendium et vtile s u
pra tota dantis Allegherij comedia, senza nome d’ autore, ma di B a r­
tolomeo di Piero Neruccio di S. Geminiano, e di cui ragionerà più
innanzi; e le car. 11-19 sono occupale da principio del Comento
latino credulo di Jacopo di Dante. Il Comento di I r . da Buti co­
mincia soltanto sopra la car. 20. Il Codice termina, car. 384-399,
con la Vita di Dante di Leonardo Aretino, e car. 402404 con due
alberi scritti a 3 col., uno virtutis, l’ altro vitiorum. Sul verso intern
o della coperta del Codice leggesi : Ad usum M. Antonii de me­
dicis .
Bandini, V. 185-186; Montfaucon, fac. 325.
X IV . * P a la tin a di Firenze, n. ' 228. Codice cartaceo in fogl.
del sec. X V , già descritto a fac. 94 del t. I l , contenente il testo
dell’ Inferno coti un Comento senza nome d’ autore, ed è di Fran­
cesco da B u ti. Il Prologo incomincia Poca favilla gran fiamma se­
condo lo eloquentissimo poeta volgare D ante. . . . e il Comento: In
questi primi tre tem a rii delprimo canto descrive l' autore lo luogo do­
ve si trovò. . . .
X V . * C o rsiniana di R om a, n.° 1368. Codice cartaceo in fogl.
picc. del sec. X V , già descritto a fac. 189 del t I I , contenente il
lesto dell’ Inferno, con un Comento italiano che ne Canti I a
X X V è di Francesco da Buti.
X V I. * B i b l . d e l C o m m e n d a t o r e d e R o s s i di Roma. Codice
cartaceo in fogl. gr. del sec. X V , già descritto a fac. 210 del t.
I l , contenente il testo dell’ Inferno, col Comento italiano di Fr.
da B u ti. lo stampai per isbaglio che questo Codice ora imperfetto
in principio; ma è soltanto malo ordinato. Il primo Canto e parto
del secondo che paiono mancare, sono alla fac. 1 1 , ove incomin­
cia il solito Proemio del Comento, e terminano alla 19.’
X V II. * M agliabech iana, Palch. I I , n . 101 e 102 (Cl. V I I ,
n.° 811 ). Codice cartaceo in fogl. picc. del sec. XV I I I , diviso in
2 volum i; il primo di car. 222, il secondo di 193. Questo è una
copia che fece fare Ant. M aria Biscioni sul Codice Magliabechiano
Palch. I , n.° 29, allora posseduto dalla Crusca. Ma non è com­
piuta, e non va oltre al Canto X I I , che non è finito. Il lesto del
Poema è incluso noi Comento. Questo Codice Stava sotto il n.° 333
nella Libreria del Biscioni.

�326

COMENTI IN ED ITI

X V I I I . * C higiana di R o m a , n.° L . V . 168. Codice cartaceo in

4. della fine del sec. X I V , già descritto a fac. 204 del t. I I , con t
enente il testo del P urgatorio , col Comento italiano d i F r. da

B u ti.
X I X . * R ic c a r d ia n a , n.° 1015 ( 0 . I. X . ). Codice cartaceo in
fogl. gr. del sec. X V , di car. 170 a 2 col., contenente il Comento
di Fr. da Buti sopra il Purgatorio; di buona lettera in carattere
tondo e ben conservato, eccetto qualche intignatura e la prim a
car. ch’è dim ezzata. In fronte ha una grande iniziale miniata a
oro e colori; altre solamente a colori sono nel corpo del Comento,
in cui trovasi intercalalo il testo del Poema. Questo Codice manca
di titolo, e si legge soltanto in line:

Explicit seda Cantica Comedie Dantis aldigerii fiorentini poete
clarissimi dea gras Am.
Sotto si legge in carattere rosso: Versus in aula corporis dantis
aldigerii de fla; ma fu poi dimenticalo di trascriverli.
Mehus, Vita del Traversati, fac. 182; Estratti mss., XI. 198;— La­
m i, Catal., fac. ai e 200 — Mazzucchelli, II. 2468; — Dionisi, De’ Cod.
Fior., fac. 64; — Invent. della Riccard., fac. 24.
X X . * L a ur e nz ia n a , Plut. X L I I , n.° X V I I I. Codice cartaceo
in 4. del sec. X V , di car. 337, contenente il Comento di Fr. da
Buti sopra il Purgatorio e il Paradiso, adom o di una grande in i
ziale fregiala nella prima c a r., e di altre a colori ai primi 3 Canti
del Purgatorio. Il testo in c lu s o nel Comento è in carattere
grosso. Di buona lettera e ben conservato. Il Purgatorio senza t i
tolo termina sulla car. 168. In fronte al Paradiso si legge:

Incominciasi Laterca delle Cantiche della Comedia didante A lli
ghieri fl orentino volgarmente chiamata Paradiso.
E nella fine:

E t qui finisce lo Canto xxxiij de la terca Cantica de la Comedia
di dante Aldighieri. Et la sua lectura facta per me francesco di bart
olo da buiti ( s ic ) , et compiuta lodi della festa di santo Barnaba
adi xj. Giugno Mcccclxxxxv. Ind. secunda .
Bandini, V. 183-186; — Montfaucon, fac. 325; — Mazzucchelli, II. 2469.
X X I . * B ib l i o te c a M a r t e l l i di F iren ze. Codice cartaceo in
f o g l. , del 1411, g ià descritto a fac. 98 del t. I I , contenente il t e
sto del Paradiso, col Comento di Fr. da B uti.

Nella stessa Libreria Martelli è un altro Codice della D iv .
Commedia scritto nel 1408, contenente un Comento, il quale vien
dalla sottoscrizione attribuito a Fr. da Buti; ma non è altro cha
il Falso Boccaccio, siccome dissi a fac. 98 del t. II.

�COMENTI IN EDIT I

327

X X I I . * Laurenziana (Codici S trozziani, n.° C L X I II) . Codice
cartaceo in" Cogl, (lei 1428, già descritto a fac. 38 del t. I I , con­
tendilo il lesto del Paradiso col Comento di Fr. da Buti.
X X I I I . * M a g l i a b e c h i a n a ( Codici di S. Marco , n.° 217 ). Co­
dice cartaceo in fogl. g r ., del sec. X V , di car. 219 a 2 col,, di
buona lettera o ben conservato, con (itoli in inchiostro rosso.
Contiene il Comento di Fr. da Buti sul Paradiso col testo del Poe­
ma incluso nel Comento. In fronte si leggo di mano più moderna:

Expositio Francisci Bartoli Buti in Paradisum dantis.
E alla fine del Codice in carattere rosso:

Qvi finisce lultimo Canto cioè xxxiij della terza Canticha. del
paradiso, della comedia di dante Aldighierj. Et la sua lectura facta.
et exposta. per Mess. francescho di Bartolo da buti. compiuta nel
1305 (leggi 1385). E t scripta per me Apollonio di messere Archo
lano da Volterra. Addi iiij di marzo 1455. Apollonius.
Sul verso d' una carta membranacea nel principio del Codice si
legge: Banco xxvj ex parte occidentis . n.° 50. H ic liber est convent
us 5 . Marci de florentia ordinis predicatorum.
. Mehus, Vita del Traversari, fac. 182; Estratti m ss, V. 184, e XI.
105; — Zaccaria, Excurs. litter., 11. 67.

X X IV . T r i v u l z i a n a di M ilano, n . ° X X II. Codice cartaceo i n
4. del sec. X V , già descritto a fac. 145 del t. I I , contenente il le •
sio del Paradiso col Comento di Fr. da Buti.
X X V . * M a g lia b e c iiia n a , Palch. I I , n.° 103 a 106 ( Cl. V I I ,
n .1 806 a 8 0 9). Codice cartaceo in fogl. del sec. X V I I I , compo­
sto di 4 vol. di 382, 281, 212 e 292 car., contenente il Comento
di Fr. da Buti sopra il Paradiso. È copia falla sul Codice suddet­
to della Magliabechiana ; Stava col n.° 352 nella Libreria del Bi­

scioni.
Co d ic i

cit a t i

.

I. Comento di Francesco da Buti sopra l’ Inferno
. Ms. di G iam batista D e li.
Codice scritto nel 1414, assai buono al parere del Salviati, che
ne fa menzione negli A vvertim en ti sopra il Decamerone, ediz. di
Milano, I. 224. Leggo intom o ad esso la seguente noia iu un ms.
della Riccardiana, n.° 2197, col titolo: Tavola (od estraili) de l i
bri della miglior favella, fac. 2 0 2 1 :
Questo libro è pieno d’ ab
breviature, e anche molto scorretto, e non fa se uou sopra l’I n fe
rn
o

�328

COMENT! IN ED IT I

In ferno, dice alla fine: anno dni 1414. Ad petitionem nobilis ac po
tentis u iri Vberti de Arigis ciuis F lorentini ilio tm c Potestatis ter
rae P ra ti. Magister Franciscus de Buti exposuit. »

II. Francesco da Buti. Comento di Dante. Ms..
intero del sig. V a io V a i.
Ricordalo dall’ Ubaldini nella Tavola degli autori citati de’ Do­
cumenti d' amore.

III. Comento di Frane, da Buti. Ms. del Segni.
Citato dal Negri negli Scri tt. Fior., fac. 189.

IV. Comento di Francesco da B u t i , ms. di

Bartolommeo P a n c ia tic h i .
Codice scritto nel 1410 da Antonio Frescobaldi, citato in u n
Documento che io recai a fac. 74 del t. I.
F il ip p o V il l a n i .

*

Introduzione alla Div. C om m ed ia, e C o ­

mento del primo Canto della Div. Commedia.
Ho detto a fac. 574 del t. I che Filippo V illani teneva nel 1 3 9 1
la cattedra Dantesca di Firenze, rea nessuno, credo, fece menzio­
ne di un Comento da lui composto sopra la Div. Commedia. j 0
l' ho ritrovato nel Codice seguente della Chigiana col n.° L. V I I .
258., scritto circa la fino del sec. X I V , del quale feci la descri­
zione a fac. 203 di questo volume. In quel Codice occupa le car.
84- 116. In fronte si legge in carattere rosso:
Expositiones seu Comenti Philippi Villani sup. comedia dantis
Allegherij prefatio incipit feliciter.
Questa Prefazione che occupa le car. 84- 112, è scritta a lu n ­
ghe righe e divisa in più capi con titoli in inchiostro rosso, in cui
tratta dell’ origine del Poema di Dante, della sua allegoria, del
tempo che fu scritto, della sua partizione, e di altre im portanti
realerio. Incomincia: Amicitie virtus profecto vigens est expertus l o
quor. Ecce rogatu tuo M . M . F. L. coactus i mediuz cogor exhibè
quod penes me latere volebaz . . . .
Seguo il Comento sopra il primo Canto scritto a 2 colonne
che principia : Nel mezzo . . . . Visa divisione huius primus canius
aggrediamur expositionem textus secundum allegoricum intellectum
juxta possibilitatem ingenioli mei . . . .

�COMENTI IN E D IT I

339

Alla line si legge in carattere rosso: I ncliti vatis Dantis Allege
rij pme comedie capitulum primuz explicit.
Pare che Filippo V illani non si ristrignesse a contentare il p ri­
mo Canto della Div. Commedia, come si vedo dal Comento del
primo Canto, poiché a car. 96 del Codice Chigiano si legge:
« I l cor compunto si quae commentando scripsi super isto ter
nario trigesimi cantus Purgatorii qui sic dicit S i tosto come in
su la soglia f u i . . . . ubi ostendi in allegorico sensu poetam in
tellexisse . . . . »
« Avea detto Che la verace via abbandonai. . . . falsa via illa
est de qua poeta dicit E volse i passi suoi per via non vera . . . .
et in cantu X X X secundo (1) ubi in Comento quod edidi super
ipsum videbis glosam hujus prim i inferni . »
M atteo R o n t o .

* Postille latine alla Div. Commedia.
Queste postille, mollo importanti per l’ intelligenza del testo e
dei luoghi storici della Div. Commedia, stanno nei margini di un
Codice membranaceo in fogl. della fine del sec. X IV , conservato
nella Biblioteca Palatina di Lucca, che fu da me descritto a fac.
237 del t. I , e contiene il testo della Div. Com. con la traduzione
in verso Ialino di Matteo Ronto.
Questo postille latine erano ancora in a ltri tre Codici della tra­
duzione del Ronto; il prim o, noto col nome di Codice della Gar
fagnana, fu descritto da me a fac. 239 del t. I ; il secondo eh’ io
indicai appena nella fac. medesima, fu conservato in casa Trieste
d’ Asolo fino al 1842, avendolo allora comperato il librajo G iu ­
seppe Gnoato di Venezia ; e trovai poco tempo fa il terzo fra i Co­
dici Redi della Laurenziana, n.° 8. Descriverò questi ultim i due
Codici nell’ Appendice dell’ opera m ia.
C oluccio S a l u t a t i .

Comento sopra la Div. Commedia.
Coluccio Salutati che mori nel 1406, è citalo dal Mehus nella
Vita del Traversari, fac. X X X I , come autore di un Comento so­
pra la Div. Commedia. E in prova di ciò riferisco che ne’ Dialogi
(1) Sbaglia; perchè questo passo è pure nel Canto XXX.

�330

CODIENTI IN ED IT I

Leonardi Aretini ad Petrum Histrium ( Basileae , 1536, e Parisiis,
1642 ) si leggono alla fino del secondo libro queste parole in diriz­
zate a Niccolò Niccoli da Pietro M ini amico di Col uccio Salutati:
Tu enim Dantis poema accuratissime didicisti.
Ho già detto nel t. I I , fac. 7 , che nel Codice di S . Croce della
Laurenziana, Plut. X X V I Sin. n.° I , riscontransi alcune postillo
m a rg in a li, lo quali male vengono attribuite a Coluccio S a lu ta ti.
Inoltre a fac. 412 o 741 del t. I , citai vari frammenti Danteschi
inediti del medesimo autore.
J acopo G r a d e n ig o .

562

C o mento alla Div. Commedia.
Il Comento di questo scrittore veneziano della fino del soc.
X IV , era citato come esistente sul cadere del secolo andato nella
Libreria del cardinale Garampi. Io l’ ho ritrovato nel Codice D . 11.
41. della Gambalunga di R im in i, ms. del sec. X I V , che descrissi
a fac. 219 del t. I I . Contiene il testo della Div. Com. scritto e co
mentato da Jacopo Gradenigo.
Gor o D a t i .

563

In parecchie Annotazioni dell’ ediz. dell’ Ancora, e sognata .
mento a fac. 42 del t. I V , si cita un Comento sopra la Div. Com,,
di questo autore, come esistente nel Codice Riccardiano n.° 1 0 2 3 .
Ma ò un errore. Questo Codice, scritto nel 1380, contiene, e lo
dissi a fac. 625 del t. I , il Comento dell’ Ottimo sopra l’ Inferno
e Giorgio Gregorio Stagi Dati non è altro che il copiatore del Co­
dice.
R ic cardo e A n d r e a .

564

Comenti sopra la Div. Commedia.
Questi duo autori son citati, prima dal Nidobeato nella L ettera
al marchese di Monferrato in fronte all’ ediz. di M ilano 1477, poi
dal Landino nel Proemio di quella di Firenze 1481. L’ uno e l ' a l
tro dicono che Riccardo era teologo carmelitano ; quanto ad A n
drea, il Nidobeato o il Landino lo erodono napolitano . L ’ Affl itto
dice nello Memorie degli Scrittori Napoletani , Napoli, 1782, I ,
331: non lo trovo da alcuno ricordato.
Negri, Scritt. Fior.

�COMENTI

INEDITI

331

Benedetto.

6
5

Comento della Div. Commedia.

Questo Comento è in un Codice membranaceo in fogl. gr. del
1454, conservato nella Libreria del marchese Giacomo Filippo
Durazzo di Genova, col n.° D. 8 , già da me_descritto a fac. 161
del t. I I . Si veggano intom o ad esso i seguenti particolari che al­
l'o ttim o amico mio p. Gio. Ball. G iuliani, professore nell’ Uni­
versità di Genova, piacque mandarmi :
« Le postille in margine del Codice appartengono a un tal Be
nedetto, del quale n u li’ altra notizia ho potuto raccogliere, so
non quella che egli stesso ci porgo nel principio del suo lavoro.
Il quale fu da lui compiuto in Pisa l' anno 1408, mentre che il
Collegio de’ Cardinali vi si tratteneva per la riforma dello coso
ecclesiastiche. Le postille interlineari como glosse non sono suo
lavoro originalo, ed egli stesso confessa d’ averne trascelto mol
te da un Codice conservato nella Biblioteca degli Orsini; e que
sto credo che sia un Codice del Comento di Benvenuto da Imola,
per la conformità di alcuno spiegazioni, massimamente istori
che. Alcune altro chioso dice d ’ averle preso da un commenta
rio volgare, e forse dal Buti : il resto essere opera sua. Chi sia
questo Orsini, non si conosco sicuramente, ma il dotto illustra­
ci loro del Codice, che fu il sacerdote Semino, professore di elo
quenza nell’ Università d i G en o v a , vorrebbe che fosso un tal
a Giordano Orsini, amator grande delle lettere, e collettore di Co­
cí dici nel secolo X V . »
Soggiungerò che questo Comento di Dante era rimasto ignoto
fino a noi, o che ben potrebbe esserne autore certo Benedetto de
flo re n tia , intom o a cui si legge nella Bibliotheca Augustiniana
d’ Ossinger, Ingolstadii, 1768, in fogl., fac. 346: Benedictus de
florentia, alumnus provinciaeP isana, filius Coenobii F lorentini, vi
xit saeculo X V , vir in omni litteratura exercitatus, rhetor perfectis
simus. . . .
F rate S t e f a n o .

6
5Chiose latine sopra la Div. Commedia.
Questo chioso marginali e interlineari si riscontrano in un Codice
cartaceo in fogl. del sec. X V della Trivulziana , n.° V II già
descritto a fac. 140 del t. I I Si legge alla fine:

�332

COMENT! IN ED IT I

Ego fr. Stephanus S. Francisci de florentia ordinis fratrum pre­
dicat. sacre theologie humilis professor scripsi hunc librum et glosavi
ano dni Mccccviij in castro ciuitatis Bononiensis.
Già dissi che queste noie erano molle e pregiale.
B artolom m eo

*

di

P ie r o

di

S an G im ig n a n o .

Breve Comentarium sive Compendium su­

per Dantis Aligherii Comoediam.
Questo lavoro Ialino e inedito trovasi senza titolo nelle car.
9 7 1 0 1 di un Codice miscellaneo in fogl. del sec. X V della M a
gliabechiana, Palch. I I , n .° X V I ( Cl. I X , n.° 3 ) , proveniente
dal Magliabechi. Leggesi nella fino:

Breue Compendium et utile super tota Dantis allegherij comedia
felicissime finit.
È diviso in tre p a rti, una per Cantica ; la p rim a , e più lu n g a ,
è una descrizione de’ nove cerchi (e l’ ottavo è anch’ esso diviso
in 10 Bolge ), e principia in questa form a:

Dantes cupiens humanum genus ad illum animare finem, et redu
cere portum .
La seconda :

Nola quod ante introitum veri purgatori invenitur quaedam pla­
nities .
La terza:

N ota quod gloria beatorum diuiditur in novem partes principales.
I l Compendio sta senza nome d’ autore, ma dopo si trovano
scrini dalla stessa mano alcuni Carmina leonina, a piè de’ quali si
legge:

Carmina pmissa in principio lecture Dantis p me B petri de sag
em qu illum legi in terra P ra ti.
È da credere adunque, secondo una dotta illustrazione posta
dal Pollini in fronte del Codice, che questo Compendio autografo
sia fattura di Bartolommeo di Piero di San Gimignano, il quale
non sarebbe, a giudicio di lu i, diverso da Bartolommeo di P iero
Taviani de Neruccis, andato ambasciatore a Siena nel 1462, e te­
nuto per uomo ragguardevole. La concordanza A ’ nomi e del
tempo dell’ ambasceria con la lettera del Codice confermano q ue­
sta sua congettura.
Ho ritrovato questo Compendio intero in principio al Codice
Laurenziano, Plut. X L I I , n.° 17, car. 1 1 0 , c la parte che con­
cerne al Paradiso, a car. 8 del Codice della medesima Biblioteca ,

�i

COMENTI INEDITI

33 3

Plut. X L I I , n.° 16. In ambedue i Codici il Compendio è senza no­
me di autore, ma in fine del Codice n.° 16 si legge questo ricor­
do: Finisce la terça et ultima Cantica chiamata Paradiso della Co­

media di Dante alleghieri poeta fiorentino p me Bartholomeum petri
de N erucciis; de Sanctogemiano sub annis dni millesimo quadrigente
simo trigesimo quato. Il primo di questi duo Codici contiene la
Cantica dell' Inferno con il Comento del Buti, e il secondo la Can­
tica del Paradiso coi Comenti del Buti e dell’ Ottimo. Lo stesso
‘Compendio ho trovato pure nel Codice Gaddiano della Laurenzia
na, Plut. XC. Sup. n.° 138, car. 68- 81, scritto da Tommaso de
Baldinotis da Pistoja, e sempre senza nome di autore.
Giova osservare che in questo ultimo Codice il Compendio
summentovato ha subito dietro un Prologo sulla Div. C o m ., il
quale dev’ essere del medesimo autore, e comincia: Scribitur Da

nielis primo capitalo quod cum Baldassar rex Babillonis sederet ad
mensam. . . . Lo stesso prologo si trova in fine del Codice Lauren

ziano , Plut. X L I I , n.° 14, contenente la Cantica dell’ Inferno col
Comento del Buti, e scritto pure da B artolommeo di Piero di San
Gimignano, e anche in principio del Codice Laurenziano , Plut.
X L , n.° 2. .
Di questo autore non si riscontra veruna notizia nelle Biogra­
fie e Storie letterario d’ Ita lia , e il Cinelli nella Toscana letterata,
fac. 231, si sbriga di lui con due righe. Inoltre dirò che il sig.
Luigi Muzzi diè alla luce nel Calendario Pratese del 1847 ( Prato,
tip. Guasti, 1816, fac. 7 9 8 3 ) col titolo di Lettura di Dante in
Prato, una Notizia intom o a questo Comento, cui aggiunsi una
Notizia bibliografica, ed è la stessa qui riportata. Il sig. Muzzi da
un luogo del Comento deduce che l ' autore fosso ecclesiastico; se­
condo lu i, la forma sua è polita e spesso elegante, o la materia
conserta di erudizione e dottrina.
G iovanni

da

Seravalle.

6
58
Comento latino sopra la Div. Commedia.
Giovanni I I I , vescovo di Fermo, il cui cognome era Bertoldi,
nacque a Seravalle castello della repubblica di S. M arino. Co
mento e tradusse in latino la Div. Commedia nel 1417, e il solo
esemplare conosciuto del suo lavoro tuttavia inedito (1) che facea
(1) Un Sammarinese mi fa fede che l ' autografò di questo Comento,
conservato negli Archivi della repubblica di S. Marino, essendo dato in pre­

�334

COMENTI INEDITI

parte (lolla Libreria Capponi ( Catal. , fac. 4 5 2 ), è ora nella Vati­
cana sotto il n.° 1 do’ Codici Capponi. (1)
Il Codice 6 cartaceo in fogl., del sec. X V , composto di 474
car., di duo mani diverso, di lettera e conservazione buona. In
fronte della prima car. si legge:

In nòie sce et indiuidue trinitatis patris et filij et sp sci. . . .
.Incipit Comentu sup. toto libro Dantis Aldigherij de Aldigheriis
de Floretia editu a reverendo in xpo pre et dño fre Johane de Sera
nalle Ariminén. dioc, dei et aplice sedis gra Epo et pncipe Firman
sacre theologie pfessore de ordñj minor, assumpto compilatum i Ciu i
tate Constantie puintie Maguntiñ i ptibz Alamanie tpr sacri Concilij
ibidez Celebrali Vniuersalcm eccliaz rèpsenlantis sede aplica vacat.
Inceptu pma die februarij Ahi dñj Milliquadñgenlesimi sextidecimi
et cópletum sextadecima die mes Januarij Ani eiusde dñj nri xpi M il
liquadrigétesimi decimi septim i. ad peepíñ et instanlia Reueredissi
mor. in xpo patrum et dnor, dñj Amidei sacrosce ac Vniusalis eccli e
f sce Marie Noue diaconi Cardinalis de Salutiis uulgariter noiati
dñiqz Nicolai Bubwoch Balthoniensis et Wellensis Epi necnon et diti
Roberti halm Epi Suesburgensis ambor. Epor i pintia Anglie.
Lo car. 1 6 del Codice contengono otto Preambula sopra la
Cantica dell' Inferno, il primo de’ quali comincia: Quoniam inter
pretatio sermonum sen declaratio et expositio librorum ac etiam po­
stillatio dummodo veridica sit et fidelis . . . . Seguo col titolo di E x ­
positio libri un Comento sopra ciascuno do’ Canti dell’ Inferno, elio
principia: Ad expositionem libri accedendo primo est sciendum quod
liber primaria divisione dividitur in prohemium et tractatum. Ter­
mina nella car. 125; la 126 è bianca, o nella 127 incomincia il Co­
mento del Purgatorio preceduto da 4 Preambula, e con questo titolo:

Secunda Comedia siue purgatoriu dantis. — Incipit expositio se
cunde partis siue cantice seu purgatorii datis Aldicherii de aldicheriis
de florencia edita per suprascriptum epm f irmanum.
Alla fine di questo Comento sopra il Purgatorio si legge: Vice
sima secuda die octobs completu fuit purgatorium deo gratias. Q uello
sopra il Paradiso principia a car. 235, o termina a car. 300 cori
la sottoscrizione che appresso:

siilo a Melchiorre Delfico, non fu restituito, e non si potè ritrovare dopo
la morte ili lu i.
(1) Giovanili ila Seravalle dice a fac. 18 di questo Codice che andò let­
tore e maestro reggente in mi convento di Firenze nel 1393, dove stette 4
anni. Mori nel 1445.

�I

com enti in e d it i

335

Et sic est finis. — Explicit comentum super latum librum dantis
editum a . . . . Johane de Savalle . . . . quod comentum fuit pncipa
tum prima die mensis februarij Anno dnj millimo quadringentesimo
sextodecimo E t completum fuit sexta die mensis Januarij Anno dni
mil lio quadringentesimo decimoseptimo in Ciuitate Constancien . . . .
Il resto di questa sottoscrizione ù simile al titolo predetto. Le car.
360 e 362 del Codice son bianche, e in fronte alla 363 leggesi:

In hoc sextno 9tinet. p. Capta sentetia totius pme Comedie dantis
qui uocatur infernus scdm q. bnj intuiti clare patere poterit et aperte.
In noie dni amen. Incipit quoddam opusculù forsan vtile cui9 nom
en et sui auctoris omnino ipe. s. auctor voluit ignoari tn tale opu
sculum erit pfatio cuiuslibet capli libri dantis insinuas totam smam
et intecoez auctoris t caplis. sed ystorie et e. sut iueniede et qrede in
cometo.
È una sposizionc ristretta di ogni Canto delle Ire Cantiche dio
finisce a car. 401. Nelle car. 402-474 sla la traduzione latina,
verso per verso (1) della Div. Com ., falla dal medesimo autore,
della quale parlai a fac. 247 del I. I. Si legge soltanto in fronte:
Capitulu pmu inferni, o principia:

In medio itineris vile nostre
Repi me in una selva oscura
Cuius recta via erat devia . . . .
Finalmente il Codice termina con questa sottoscrizione:

Explicit translatio libri dantis edita a . . . . Johanne de Saval
le. . . . principiata de mese januarij Anno dni M°ccccxvi° et com­
pleta de mese maij eiusd. anni In ciuitate Constancien . . . . Com­
pleto libro reddantur gre xpo amen.
I l
Tiraboschi avea fallo trar copia della Dedicatoria e dei
Preamboli del Comento del Seravalle , e no traila nella Storia del­
la letter. I ta l. , t. V , p a r t. I I , fac. 509-510, in nota . .Questa co­
pia che form a 31 fa c ., trovasi adesso in un Codice cartaceo in
fogl. m iscellano della Estense di Modena , n° 1. H . 7.
Fontanini, Bibl. Ital., 1753, I, 355 ; — Pelli, fac. 175, nota 55; — Ga
rampi, Mem . eccles. della S. Chiara di R im in i , Roma, 1755 , fac. 138 e
533, — Sbaraglia, Suppl. al W adingo, Romae , 1806 , fac. 396397 ; —
Melchiorre Delfico, Mem. della Rep. di s. M arino, Capolago, 1842, fac.
226; — Cancellieri, Osservaz. sopra la 1). C., fac. 56. Ë ila vedere anco­
ra una Biografia di Giovanni da Seravalle edita nell’ Imparziale di Faenza,n
.0 192 del 1843.
(1) Non so come mi venne dello a fac. 247 del t. I che questa tradu­
zione era in prosa latina.

�333

COMENTI IN EDITI

A lessandro A stesi

569

da

P is t o ja .

Comento latino sopra la Div. Commedia.
A nessuno fu noto questo Com entatore , e il suo lavoro è in
un Codice cartaceo miscellaneo del sec. X V , posseduto dal priore

Scappucci di Pisto ja . Si legge in fronte:
Ad Pium Pontificem per Alexandrum Pistoriensem Hastentium
in Lectione Dantis per ipsum habita coram sanctitate sua.
E nella fino:

Scriptum Rome anno dni M°cccc°xlv die X V I augusti.
" Sem bra u n discorso proem iale a lla lettura di D ante.

Lo

spirito o lo intendim ento del chiosatore rilevasi dal seguente
passo:
« H ujusniodi operis onus aggrediendum m ih i p u ta v i, p a ra d i
sum videlicet, u ti nostra salus et perfectio consistit, a tq u e u lt i
m a felicitas nobis possidenda

reposita est, quem tractatum

a th eologicis atquó perspicacissimi» supra naturalem rationenj
fundam enlis quibus catholica fides ac sacrosancta R om an a E c cl
esia n ititu r a fidele Auctore editum h a b e m u s. Cujus celeber
rim i poematis difficillim am interpretationem tuae sanctim oniae
exponendam unica pero lectione degnissim um ce n su i. N eque
enim me p ig u it , sum m o p o n tife x , tanti ac lam insignis operis
d if f ic u lt a t e m aggredi , etsi m atern o id iomate a tque h u m ili stilo
tra d itum s i t . . . .
« Avrei am bizione che nella vostra Bibliografia Dantesca co m
parisse questo nostro Pistoiese, che in un secolo n on troppo
am m iratore del divino po eta, pigliava a chiosare con tan ta
solennità il suo volum e ( Estratto di una Notizia partecipatami
dal prof. Enrico Bindi di Pistoja. )
P aolo N ic o l e t t i , o P aolo A l b e rt i n i .

570

Comento latino sopra la Div. Commedia.
I l Possevino (Apparalo sacro, I I , 230), il Sansovino, il N egrit
il Crescimbeni, attribuiscono un Comento sopra la div. Coni, a

Paolo Nicoletti d’ U d in e, frale A gostiniano, che secondo il G a n
dolfi negli Scrittori Agostiniani, R o m a ;, 1714, fac. 28 8 , m o ri
a’ 15 di giugno 1428. I l Crescimbeni e il Negri soggiungono eh»
trovavasi in un Codice cartaceo in 4, I I . 273, della L ib re ria Candi

�COMENTI INEDITI

337

di Padova e elio fu scritto circa il 1410; il Tommasini ne fece
menziono col titolo seguente [B ill. mss. Patavina, fac. 8 9 ), ma
senza indicarne l’ autore :
Commentari i anonymi in Poemata Dantis latino idiomate usque
ad C. X IV ; reliqua Etrusco. Sequuntur Latini in Paradisum.
L ’ Alberici ( Scritt. Venez., fac. 72) attribuisce questo Comen­
to a Paolo Albertini do’ S ervili, scrittore Veneziano del sec. X V ,
o l’ Agostini ( Scritt. Venez . , I. 5 5 1 5 5 2 ) Io reputa il vero autore
di esso . Emanuele Cicogna ( Iscriz. Venez., I. 6 5 6 6 ) segue que­
sta opinione, e ci fa sapere che nella sua iscrizione sepolcrale di
s. Maria de’ Servi si legge: Explicvit nobile Dantis opvs. Secondo
lu i, questo scrittore nacque a Venezia circa il 1430.
Ossinger, Bibl. Augustiniana, 1768, fac. 923.
B artolom m eo C e f f o n i .

Postille alla Div. Commedia.
Queste Postillo compilate intom o al 1432, stanno nei margini
del Codice della Riccardiana, n.° 1036 , descritto nel t. I I , fac.
7678.
B artolom meo

di

Co l l e ,

detto

L ip p i •

Comento latino sopra la Div. Commedia.
Questo scrittore eh’ era de’ Francescani, compose un Comento
latino sopra la Div. Com ., mentovato finora , se mal non mi ap­
pongo, solíanlo dallo Sbaraglia nel Supplem. al Wadingo ( Ro
mae, 1806, in fogl., fac. 725). Trovasi alla Vaticana ne’ Codici
7566, 7567 e 7568.
Non avendo trovato questo Codice registrato nei Cataloghi
de’ mss. della Vaticana, io non potei accuratamente descriverlo a
fac. 178 del t. I I ; eccone alcuni particolari a complemento, tolti
da una buona Notizia del dello Codice che da Roma mi ha inviata
il Rev. Padre Ponta . Esso forma 3 vol. in 4. picc. di 499 fac. in
tutto , con titoli in inchiostro rosso mezzo gotici, di altra mano e
meno antica; ogni Canto principia con una grande iniziale rozza
mente miniala e con un titolo in inchiostro rosso. Il Codice è
ben conservato, tranne alcuna pagina restaurata e alcun’ altra ri­
fatta. Ciascuno di questi volumi contiene una Cantica della Div.

�338

COMENTI INEDITI

C o m ., o nella fine del terzo, dopo la sottoscrizione in verso da me
recata a fac. 178, si leggo una nota di altra mano che dice:
Frater guardianus tempore Eugenii Quarti habitum suscepit sali
Fraci Pubblice inplatea civitatis Perusie . . . . in il lo gimnasio Perusino
1440 fuit electus guardianus sacte Marie de araceli Rome in
capitulo Generali fuit doctus utriusq. juris et philosophie sancte Theo
logie ut apparet in ista opa Dantis multisque aliis libris ab eo script is
et compositis . . . .
Inoltre si legge alla fine della terza Cantica :
F inii feliciter totuz op9 1480.
« La prima o la seconda cantica non ha comento , ma non vi
mancano molte varianti o moltissimo dichiarazioni latine, o ila
liane, di una o duo parole, e tutte interlineari, e niuna in m ar­
gine, il quale sufficientemente spazioso pare che fosso riserbato
unicamente al Comento, che si volea faro al lesto. Il che av
venne appunto ai prim i due canti del Paradiso, ed al prim o
terzetto del terzo, con u na esposizione a mo’ di chiose senz’ alcun
Proemio. Questo Comento che sembrami di carattere uguale al
testo , e che dalla nota sopra riferita si arguisce esser lavoro di
Fra Bartolomeo da Colle, mi sembrò cosi prezioso, che dim o
strando la grande erudizione d’ ogni maniera del suo autore, fa
dispiacere altamente che non siasi fatto a tutta la Comedia . In
esso tu trovi senza lo solito imitazioni di altri commenti ante
rio ri, la precisa ed elegante spiegazione della lettera nei suoi
vocaboli , nella storia, nella mitologia , nelle scienze ed arti
tutto , e da ultimo giudiziosamente dichiarata l ' allegoria dei
vocaboli e frasi poetiche che la contengono . L ’ autore studia
quanto può la b re v ità, ed in quei luoghi che dovrebbe esten
dersi più che il margine non comporta, fa una citazione in v i
landò i lettori a ricorrere pel rimanente in fine del libro , dove
rinverranno altro chiose più estese, la qual cosa di fallo si vedo
in tre pagine che succedono alia line del paradiso .
« Quanto alle postillo interlin eari, non ho difficoltà a credere
che queste spettino veramente al copiatore del testo ed all’ autore
del Comento : nondimeno por la diversità dell’ inchiostro con
che elle furono falle, io riterrei che venisservi inserite non poco
tempo più ta r d i. Io ritengo questo Codice utilissimo a coloro
c h e attendono a raccòglierò lo varianti della Div. C o m ., ed a
spiegarla letteralmente. Il Comento poi per quel poco che è , è
utilissimo anche all’ interpretazione allegorica dei prim i due
Canti del Paradiso. Principia cosi :

�COMENTI IN EDITI

33 9

La gloria . . . . Gloria est alicujus rei clara seu aperta cum laude
notitia . Sed liic ponitur prò glorioso opere dei omnibus nolo aperto et
darò ac laude dignissimo . . . .
Lo Sbaraglia dico clic questo Comentatore non fu ignoto al
p. Lombardi, autore del Comento contenuto nell’ ediz, di Ro­
m a, 1791.
F rancesco F il e l f o

Dissi a fac. 575 del t, I, che il Filelfo spiegò la Div. Com. a F i­
renze nel 1431-1432 , e registrai a fac. 406-411 tre Orazioni det
te da lui sopra questa lettura. Leggo nella Vita di Francesco F i­
lelfo di Carlo do R osm ini, M ilano, 1809 , in 8 , I , 56: Oltre a
questo Orazioni scrisse anche il Filelfo un Comento sopra Dante,
di cui se crediamo al Mehus ( fac. 181 ) , si conservano molti
esemplari , do’ quali a me però non è venuto mai fallo d avere
alcuna traccia » .
Carlo do Rosmini lesse male il passo del Mehus nella Vita del
Traversari sopra il Filelfo. Dello che questi lesse Dante nella Me­
tropolitana di Firenze, soggiungo si : Hujus autem Comentarii ad
huc infecti multa sunt exempla .
, ma ciò concerne al Comento
del Boccaccio, di cui parlava sopra .
G io vanni

C e m e n to
4
7
5

s o p ra la

de

T onsi

D iv . C o m m e d ia .

Giovanni Enrico de Tonsi, Francescano e Sam marinese , che
succedette a Giovanni da Seravalle nel vescovado di Ferino nel
1445 , compose come lui un Comento sopra la Div. Com. Egli è
citato da Melchiorre Delfico nello Mem. sulla Repubb. di s. M a ri­
no, ediz. di Capolago, 1842. Di questo scrittore non parla il W a
dingo negli Scritt. Francescani , e Io Sbaraglia che nel Suppl.
a questa opera gli ha dato un articolo, non dico nulla del Co
m ento.
Il Comento autografo di questo scrittore si conservava in Samm
arino . II sig. Oreste Brizzi cosi no ragiona nel Quadro storico
della Repub. di S. M arin o, Firenze, tip. Fabris , 1842, in 8 . ,
fac. 84 :
Questo mss. conservato per vari secoli nel convento
de’ Minori Conventuali di s. M arin o, ove dimorò l' autore , fu
ceduto a Melchiorre Delfico ; ina nel viaggio eh’ ci fece per ri

�340

COMENTI INEDITI

« torn are al proprio paese, deperi affatto , essendo penetrala
l ’ acqua nella cassa in cui trovavasi chiuso con altri l i b r i .

Giov. M ic h e le A lb e r t o C a r r a r a .

375

Comento sopra la Div. Commedia.
Questo autore bergamense presentò nel 1460 ad A ntonio M a r­
cello nobile veneto u n bel Dante con dotti suoi Comenti . Cosi
me ne scrive l' egregio prof. Giuseppe Picei di Brescia . 11 C alvi
non fa menzione veruna di questo Comento nella Scena letter. de­

gli Scritt. Bergamaschi, là dove parla del Carrara . .
M atteo Ch ir o m o n io .

576

* Comento latino sopra l’ Inferno e il P u r ­
gatorio.
Questo Comento , composto nel 1461 , si riscontra nel Codice
Barberino, n.° 3840 , g ià descritto a fac. 199 del I. I I . Esso è n e l­
la p iù parto , come d is s i, u n a im itazione e un com pendio del C o­
mento latino d i Benvenuto da Im ola. P rin cip ia nello duo Cantiche
in questa form a :
Nel mezzo . . . . Medium iter aliqui noctem intelligunt , quia

tantum noctis quantum lucis habemus, et sic volunt poetam visionerà
istam nocturno tempore habuisse . . . .
Per correr . . . . Prima quidem aqua , idest materia infernalis
bona est. . . .
N ic c o l o Cl a r e c in i .

577

Annotazioni alla Div. Commedia.,
Queste A nnotazioni m arg ina li e interlineari di Niccolò Clare­
cini, letterato e giureconsulto friulan o del sec. X V , sono in u n
Codice membranaceo in 4.° conservato nella L ib re ria Clarecini a
C iv id a le , scritto da lu i nel 1466, e descritto a fac. 160 del t. I I .
A ntonio Tuccio M a n e t t i .

578

* Annotazioni italiane alla Div. Commedia.
Queste a n n o ta z io n i, m arg inali e in te rlin e a ri, sono brevi m a

�C O IIE N T I IN E D IT I

341

numerose assai, e trovansi in un Codice cartaceo in fogl. picc.
del sec. X V della Magliabechiana , Palch. I. n.° 33 (cl. V I I , n.°
152), che contiene il Poema di Dante, e fu da me descritto a fac.
63 del t. II. Le annotazioni sarebbero, al dire del M ehus, di A n­
tonio luccio Manetti, che trascrisse questo Codice nel 1462 , e fu
della Balia di Firenze nel 1471.
Queste Annotazioni che sono accompagnate da qualche figura
astronomica, m i parvero di molto momento per lo studio della
Div. Com.; sovente l’ autore spiega Dante con Dante, cioè per la
dichiarazione di varj luoghi rimanda ad a ltri. Incominciano con
varie considerazioni generali sopra lii Div. C om ., che occupano 2
car. membranacee posto in fronte del Codice. Quella in fronte del
Poema dice:
Chel dire di questa comedia sia velato, questo è manifestissimo e
non bisogna disputa. M a che sia più velato in un luogo che in un
altro, questo si manifesta nella parte del purgatorio a ll' 8 canto dove
dice Aguzza q u i, lettor, ben gli occhi al vero.
Pare che l' autore delle Annotazioni avesse dinanzi il Comento
sopra la Div. Com. di Filippo V illani, e la mia congettura è fon­
data su quello che segue. A fac. 328 recai un estratto del fram ­
mento del Comento latino di Filippo Villani sull’ Inferno, conser­
vato nella Chigiana, ove parla di altro Comento suo al Purgato­
rio , e segnatamente di due Chiose sul Canto X X X di essa Cantica;
ora le Chiose del Codice Magliabechiano concem enti a questi due
passi son queste ( car. 152 ) :
Si tosto . . . . Sponghono alcuni allegoricamente la prima età la
prima parte di teologia. E t la seconda l' altra parte cioè la spiritua­
le . E t che dante nel principio la lasciò et diessi alla poesia et alla
filosofia.
E volse . . . . Pare che voglia dire non esser stato lui buon chri
stiano e qui pare che si smarrisse nella selva e nel mezzo del cammi­
no che litteralmente sono anni 35 vi si ritrova.

N ic c o l o d i G h e r i B u l g a r i n i .

578

Parecchi autori, come l' Ugurgieri, il Crescimbeni, il Quadrio
e il Mazzucchelli attribuirono a questo scrittore senese che viveva
intom o al 1470, un Comento sopra la D iv. Com. Ma io già notai
a fac . 603 del t. I , che il Comento a lui attribuito è solo una sua
copia di quello di Jacopo della L a n a .

�COMENTI INEDITI

B ARTOLOMMEO BALDINOTTI.

580

Comento sopra la Div. Commedia.
Questo scrittore pistojese, professore di leggi nell’ Università
di Pisa l’anno 1478, lasciò un lungo Comento sopra la D iv.
C om ., come fa fede il Zaccaria nella Bibli. Pistoriensis, T a u ri­
ni , 1752, in 4 , fac. I(16. Questo Comento è da credere perduto ,
o il prof. Enrico Binili mi scrive che per indagini eh’ egli abbia
fallo , non gli ò riuscito di saperne nulla .
M a r s il io

581

F ic in o .

* Annotazioni latine alla Div. Com.

A Marsilio Ficino si attribuiscono certe annotazioni latino, che
sono ne’ margini di un Codice della Div. Coni, del principio del
sec. X V , posseduto dal principe Caetani di R om a, e che io de­
scrissi a fac. 2 0 1 del t. I I . Su di una car. bianca nella line del
Codice si leggo: H oc Commentarium est Marsili i Ficin i. Questo
annotazioni, un poco più recenti della scrittura del Codice, spet­
tano la più parlo al sistema teologico e filosofico o a’ costumi del
tempo di D anio. La loro natura e la somiglianza di alcuno con
quello di Cristoforo Landino, che fu mollo legalo in amistà col
ic ino, danno ragiono di creder vera questa sottoscrizione.
F
D a u n ’ annotazione manoscritta posta sul Codice Ciuciano L .
V I. 213 (vedi il t. I I , fac. 205) apparirebbe che le A n n o tazio n i
m arg ina li di osso Codice sieno copia di quello del Codice Caeta n i ,
I I . COMENTI A N O N IM I.
Di Comenti inediti e anonimi sopra la Div. Com. se ne anno­
veravano, si può dire, ben cento o cento, perchè nessuno, salvo
pochissimi, si toglieva la briga di raffrontarli. Pel confronto da
me fatto di tulli quelli che si conservano nello Biblioteche fioren­
tine e romane, e dai riscontri che varj eruditi Dantofili o B iblio­
tecari si compiacquero faro per me, io ho potuto scemarne il n u
mero di due terzi circa, e per conseguenza aumentare del q u in tu ­
plo e talvolta del decuplo i Codici noli de’ Comenti che si a ttrib u i­
scono a Jacopo della Lana, all’ O ttimo, a Pietro e Jacopo di Dante,
e ad a ltri. Disonnila giunsi a tale da non riconoscere in certo m o

�\

343

COMENTI IN EDIT I

modo altro che duo Comenti inediti veramente o rig in a li; il resto,
da qualcuno in fuori che non m i fu dato confrontare, sono soltan­
to com pilazioni di varj C o m e nti, o postille le p iù volte m arginali
e di poca le n a .

582

Zibaldoni, o Compilazioni di varj Cementi.
I.
* B a r b e b i n a , n.° 1542. Codice membranaceo in fogl. della
fine del sec. X IV , contenente un Comento italiano anonimo so­
pra la Div. Com. È composto di 202 car. a 2 col., con titoli in in ­
chiostro rosso e iniziali fregiate a colori con rabeschi ad ogni Can­
to; di egregia lettera e ottimamente conservato. Da duo stemmi
sopra una car. bianca in principio del Codice, uno de’ quali ha i
simboli cardinalizi, apparisce che fu della casa Gallo di Napoli.
In fronte al Comento contenuto in questo Codice si legge a carat­
teri rossi :
Cominciano le chioso sopra la comedia di dante alighieri fioren­
tino Irte da diversi ghiosatori.
Di questo Codice trattò ampiamente il sig. Bezzi nella Lettera
al Prof, llosirii, fac. 2 3 2 7 . Egli ne fa grandissimo conto per la
chiarezza, per la purità o l’ eleganza dello voci e locuzioni, per la
bontà e la scelta dello dichiarazioni, e massime per le particola­
rità storiche che non si rinvengono altrove , e vogliono a spiegare
i falli, cui Dante accenna, la vita e i costumi delle persone messe
da lui nel Poema. Insamma egli lo ha in pregio quanto il Co
mento dell’ Ottimo, reputalo, com’ è noto, dalla Crusca il miglio­
ro. E«so principia in ciascuna Cantica cosi:
Inferno. Prologo. Nel mezzo ilei camino della comune vita de mor­
tali il cui corso vogliono intendere che sia dall Ixvj anni infino alli
lx x si come più distesamente si scriverae di sotto . . . .
Nel mozzo . . . . Questo capitolo nel quale l ' autore pare porre
il tempo elio luogo e la cagione motiva di questa sua opera sie in luo­
go di proemio della tripartita comedia . . . .
Purgatorio. Prologo. In questa seconda parte della stia opera in­
tende l'autore tractare dello stato delle anime de mortali il quale è
detto stato di purgatione e poi il luogo è detto purgatorio. Poiché l’ au­
tore nella precedente cantica parte prima della sua opera a intelaio
delle qualitadi delle anime di coloro che per incontinenza o per m ali­
zia o per bestialitade . . . .
Per correr. . . . Poiché l' autore nella prima parte a tractato
della materia infernale et II popoli sono appellati dalla scrittura. . . .
Paradiso. Prologo. Dovendo l'autore in nella presente terza
II

23

�COMENTI INEDITI

Cantica tractare del regno de beati chiamalo paradiso casa et palagio
della gloria e delle ricchezze di dio . . . .
Antimessa la generale, divisione di questa terza cantica è da veni­
re alla divisione di questo primo canto il quale a due principali parti.
Nella prima prohemiza a tutta la Cantica. Nella seconda è il comin
ciamento della parte executiva . . . .
La gloria . . . . Ciò di dio che lutto muove idio è il primo movi
tore il quale muove lutto . . . .
,
Mi parvo che il compilatore di questo Comento avesso nello
prime due Cantiche tolto assai dall’ Ottimo (1 ), e talvolta da Jaco­
po della Lana (2); il Coment» poi del Paradiso è presso a poco co­
pia letterale dell’ Ottimo. Termina con la solila dichiarazione fina­
le: Intende chi legge che lautore nel testo poetizza e finge . . . .
II. * V a t ic a n a , n.° 3201. Codice del sec. X V , già descritto a
fac. 376 del I. I I , contenente un Comento sopra la Div. Conti., eh«
mi parve simile a quello del Codice antecedente.
I I I . * L a u r e n z i a n a , P ini. X L , n.° V II. Codice cartaceo in
fogl. della fine del sec. X I V , già descritto a fac. lei del t. I I , con­
tenente il testo del Poema, con annotazioni marginali italiano
sulla Div. Com ., di altra mano e del sec. X V , che mancano in
parte de'Canti del Purgatorio, e segnatamente ne’ Canti V II a X I
X IV a X V I I , X I X , X X I , X X I I e X X V I. Già notai che mal cre­
dette il sig. Carlo W itte di ritrovare in questo Codice il Comento
italiano di Ser Graziola Bambagioli, perocché il Comento co n te ­
nuto in quel Codice è una spezie di zibaldone, o composto di vai j
Comenti. Il Comento de’ primi 26 Canti dell’ Inferno è , come i n_
dicai nel t. I I , quel di Jacopo di Dante, salvo qualche giunta e
varietà. Nelle altre due Cantiche, e segnatamente nell’ ultim a
sembra che il Compilatore abbia fatto uso dell’ Ottimo. Ecco la
prima chiosa delle ultime due Cantiche:
Purgatorio. Per correr . . . . cioè chequie l’ autore vuol dire che
peradietro adetto de’ vizi e de pechati i quali sono negluomini mon­
dani i quali sono nel mondo e pone il detto mondo per mare crudele
ora intende di dire delle pene e punizioni el purghamenti chessi r i­
chiede a delti peccati. . . .
(1) Avendo dovuto in breve tempo far la descrizione de' tanti Codici della
Barbe lina, non ebbi a/ondare il mio giudizio intomo a questo Comento che
su qualche estratto copiato in fretta.
(a) L’ ultima chiosa del Purgatorio segnatamente è tolta dal Comento
pi lui.

�COMENTI INEDITI

345

Paradiso. La glo ria . . . . Questo elio primo chapitolo loquale
principalmente si divide in due p a rli, nella prima si fece proemio a
tutto il seguente libro nella seconda parte chomincia la parte esseghut
iv a . . . .
IV . Regia Bib l. d i P a r ig i, n.° 7256. Codice membranaceo in
fogl. gr. del sec. X IV , già descritto a fac. 233 del t. I l , conte­
nente un Comento sopra l' In ferno, che nella più parte è , come
notai , dell’ Ottimo .
V. * M a g lia b e c h ia n a , Cl . V I I , n.° 959. Codice cartaceo iu
fogl. del sec. X V , proveniente dalla Strozziana, n.° 257, conte­
nente annotazioni italiane assai brevi, che occupano le prime 40
car. del Codice. Su di una car. bianca in principio del Codice si
legge di mano moderna : Frammenti di commenti diversi imperfetti
alla Div. Commedia , e a piè di essa carta: Del Sen. Carlo di Tom­
maso Strozzi 1670. Un’ annotazione di mano del copiatore sulla
prima car. recto dice :
I l presente scritto è vna brieue sposizione de tre libri di dante
fatta e tratta^ brieuemente de detti di diversi spositori et per più brevità
non si toccano o sposizionano se non certi versi che comvnemente pare
che abbiano alcuna malagevolezza antendere et bisogno desposizione.
Lo annotazioni principiano in ciascuna Cantica in questa forma :
Inferno. Nel mezzo . . . . Inpero che dicono I filosofi chel dor­
mire ene di necessità alla vita delluomo cosi chome il cibo mezza la
vita delluomo s t a cosi nel dormire come ne il m a n g i a r e la quale
vita non solamente e camino inverso la morte ma come dice dante è
uno correre alla morte . . . .
Nel mezzo . . . . Alcvno spone et ciascuna sposizione può esser
buona et vera che secondo che dice dauit nel salmo i di degli anni no­
stri cioè della vita nostra sono comunemente di lxx anni . . . .
Purgatorio. Per correr . . . . Arendo Dante considerato le pene
de dannali le quali non solamente debbono gli uomini indocere a pen­
timento de peccati fatti . . . .
Paradiso . La gloria . . . . Per questo movimento comprende es­
ser iddio II Filosofo che come si vede in cielo e in terra ninna cosa a
sua perfettione sanza movimento o mentale o corporale . . . .
L ’ amanuense o il Comentatore pose in fronte di ciascuna Can­
tica brevi annotazioni scritte dopo, e concem enti in generale ai
luoghi storici e mitologici del Poema. Nelle car. 37 a 40 del Co­
dice stanno i Capitoli di Rosone da Gobbio e di Jacopo di Dante,
e i Principi de’ capitoli de’ tre lib r i. Un’ annotazione d’ altra mano
sopra una car. bianca nella fine del Codice dice : Firenze 1422.

�346

COMENTI INEDITI

Dionisi, De' Cod. Fior., fac. 22.
V I. * M agliabechiana , Palc h I , n.° 39 ( Cl. V I I , n.° 1229).
Codice (lui sec. X V , già descritto a fac. 59 del I. I l , contenente
annotazioni italiane sopra la Div. Com. Esse mancano in parte
del primo Canto dell’ Inferno, per essere tolte via una o due carte;
inoltre ne’ primi sette Canti di quella Cantica sono di altra m ano.
Pare che il Comentatore di queste Chiose avesse dinanzi ii Co­
mento Ialino attribuito a Pietro di Dante , perchè cominciando
dal Canto V III dell’ Inferno , i Proemii de’ Canti e delle Cantiche
sono traduzione letterale di quelli di esso Comento. Anzi vi ho r i­
scontrato annotazioni tradotte letteralmente dal Comento predet­
to. Pare ancora ch’ egli si valesse dell’ O ttimo, massime nel Co­
mento del Paradiso, in cui oltre a’ Prologhi dell’ Ottimo sono pas­
si copiati letteralmente. Il principio di questo Comento nelle u lti­
me due Cantiche è:
Purgatorio. Perchè l'autore a trattato nella prima cantica o p r i­
ma parte della sua comedia di quello luogho doce sodono le disperale
strilla dove sono gli spiriti dolenti . . . . Dividesi questa c antica p rin ­
cipalmente in due parli la prima parte è exordio, la seconda parie è
la parte executativa . . . .
Comincia la seconda cantica del Purgatorio e puotesi intendere
cosi ilei purgatorio essenziale come del purgatorio morale.
Per correr . . . . in questo canto primo della seconda cantica fa
prohemio a tutta questa cantica a modo de' poeti.
Il Paradiso ha il Prologo dell’ Ottimo, indi seguo il p rim o
Canto elio incomincia :
La gloria . . . . Questo primo canto si divide in due p a rli, n e lla
prima parie fa l’ autore suo exordio e sua invocatione a modo poetico
insino quivi Surge a’ mortali. Quivi comincia la seconda parte dove
tratta del suo salimento . . . .
Il Comento termina colla dichiarazione linaio di quel dell’ O t­
timo: Chiunque legge il lesto e le chiose consideri chel nostro poeta
dante Alleghieri fiorentino poetiza in questa sua opera . . . .
V II. * M a g l ia b e c h ia n a , Palch. I , n.° 45 ( Cl. V I I , n.° 1 5 4, j
Codice della (ine del sec. X IV , già descritto a fac. 56 del t. ]j
contenente chiose marginali sopra l’ Inferno e il Purgatorio. Esso
cominciano con parte del Canto V I dell’ Inferno, e terminano al
principio del Canto V II del Purgatorio. Collazionandole, io |u }1Q
riscontrato identiche a quelle del Codice Magliabechiano precedente
Il Mehus ( Vita del Traversavi, fac. 1 8 0 ) scrive per isbaglio
c he questo Codice contiene l' Ottimo.

�COMENTI IN E D IT I

583

347

* C o m e nto italiano sopra l’ In fe r n o .
Questo Comento sla n e ' margini del Codice n.° 178 della Pa­
latina di Firenze, che contiene tutta la Div. C om ., e che dal Pog­
giali, antico possessore di esso, fu creduto scrittura del 1330 cir­
ca. Io ne feci la descrizione a fac. 8 8 9 0 del l. I. Il Comento è
della stessa mano, come già dissi , del lesto del Poema; copioso da
prim a, va diminuendo a gra,do a gradò. Lo annotazioni sono so­
pra tutto istoriche e mitologiche, e incominciano in questa forma :

Comedia. A esposizione di questo vocabolo nota che iiij sono II stili
de'poeti cium parlare cioè Tragedia Comedia Satyra et Elegia . . . .
Nel mezzo . . . . In questo suo principio pone lautore tre chose
cioè il tempo di sua etate nel quale compilò la sua opera il luogo dove
era la chagione che acciò lo mosse . . . . (1)
Questo Comento è di necessità antecedente al 1333, se si pon­
ga mente al passo che si riferisce al verso 144 del Canto X I I I , da
me citato a ftic. 89 del I. I I (2). Vi si ragiona della statua di
Marte, che caduta essendo in A m o ne’ primi tempi di Firenze, fu
rialzata sul Ponto Vecchio, doccila, dice, è anchora. Ora è noto
che dopo la sua seconda caduta nel 1333 non fu più rialzata. (3)
In o ltre in questo Comento trovansi qua e là alcune noie m ar­
g in a li e interlineari di m ano p iù recente, che sono numerosissime
ne’ p rim i due Canti del Paradiso.
584

C om e nto italiano sopra l’ In fe r n o .
H o riscontralo questo C o m e n to , o meglio queste chiose an o­
n im e ne’ due Codici che appresso :

I.
* L aurenziana, Plut. X L , n.° X L V I. Codice cartaceo in X.
miscellaneo del sec. X IV ; di buona lettera e assai ben conservato,
con iniziali a colori. Contiene nelle car. 9 2 5 Chiose italiane so­
pra l’ Inferno, il cui litoio fu tolto via dal coltello del legatore.
(t) Chiosa simile a un circa a quella del Codice Barberino 1542.
(2) l)a questa chiosa mal concimisi che il Codice poteva essere scritto
dopo il 1333, mentre era da dire l’ opposto.
(3) Qui commisi altro errore. Ingannato dalla errala compilazione del
l' Ottimo su questo luogo, conchiusi che il detto Comento era sialo1scrino
•topo il 1334. Il sig. Carlo W itte nel dolio opuscolo da lui fallo di pubblica
ragione a Lipsia nel 1847, col titolo. Quando e da chi sia composto l ' O t­
timo, mi ha ben chiarito dell’ errore, che io aveva in parte già confessalo
nella Nola a fac. 90 di questo tomo, impressa prima del suo scrino. Del re­
sto, e con buona pace del sig. Alessandro T orri, solo in ciò non vo d'ac­
cordo col sig. W itte rispetto ai Comenti dell'Ottimo e di Jacopo della Lana.

�348

¿OMENTI IN EDIT I

Nella fino si leggo a caratteri rossi: Q ui finisce lechiose delonferno
p rimo libro di dante alleghieri diprence, La prima incomincia:
Conciona chosa che tutta l’ humana generatione fu creala per a n ­
dare in paradiso el illumino de i andar su In vita e dura dal di desso

creatione infino ulta morte e la diritta via è fuggire II vitii pone il
poeta questo sonno cioè che nel mezzo del camino cioè e la mezza hora
cioè l'huomo di xxx anni si ritrovò in, una selva oscura cioè il mon­
do e pone il mondo per selva perchiò che nel mondo è tanta moltitudine
di delettationi. . . .
Bandini, V. 5758; — Montfaucon, toc. 321; — Mehus, Estratti mss.,
XI. 184-185.

I I . * M a g l i abechiana , Cl. V I I , n.° 1028 ( Strozziam o, 11 \\).
Codice cartaceo in fogl. del principio del sec. X\T, di car. 54, in
ironie a cui si legge:

Le Chiose del libro di Dante e comincia nel principio di pVi0 Libro
dello Inferno cosai.
E nella fine :

Qui finisce la Chiosa de lonferno primo libro di Dante Alighier j
di firenze.
.
Un’ annotazione d i altra mano sulla prim a car. del Codice h a :

Chiose di vari.

C om e nto italiano sopra

1' In fe rn o

e il P u r ­

g atorio.
Questo Comento 6 del lutto originale, e dai singolari d o c u .
menti di storia fiorentina in esso contenuti apparisco opera c e r i ­
monie di un Fiorentino. Ogni Canto ò preceduto da non breve
Prologo. Io lo rinvenni ne’ seguenti tre Codici, i cui ultim i duo
10 hanno soltanto sulla Cantica dell’ Inferno. 11 Mehus citando j|
primo di questi Codici negli Estratti mss., X I . 192-193, dice che
il Comento è forse di Filippo V illani. Ma primieramente il V illani
scrisse il suo Comento in latino, siccome apparisce dal fra m ­
mento recato da me a più innanzi; poi cita in questo frammento
due estraiti del suo Comento relativi a’ Canti X X X e X X X I I
lPurgatorio che non rispondono a quelli del Comento anonim o
e
d
Soggiungerò che l’ autore cita la Cronica di Giovanni V illani i R
più lu o g h i, segnatamente ne’ Canti X V e X V I dell’ Inferno.
I.
* Riccar d ia n a , n.° 1 0 1 6 ( 0 . I. X I I I ) . Codice cartaceo i n
fogl. del sec. X V di car. 279, di buona lettera e ben conservato
Non ha titolo a lc u n o , e in fronte si legge di m a n o del secolo

�COMENTI IN E D IT I

3 ^ ,9

passato: Comento di Dante 1343 f.' Questo Comento principia nel
l’ Inferno :
Proemio. Avea cominciato lautore questa sua tripartita come
dia in questi versi latini Vltima regna canam fluido contermina
ninnilo . . . .
Nel mezzo . . . . Lauctore in questo principale capitolo fa quat­
tro cose la prima ritrovandosi secondo il decorso comune del vivere nel
mezzo della nostra età et in questa uita mortale piena di miseria. . . .
Nel mezzo . . . . Ora a evidenzia di questo primo capitolo et
principio è da sapere la uita de mortali et maximamente di quelli i
quali a quel termine divengono il quale pare per conuenevole ne sia
posto ciò è di lx x annj . . . . et perciò colui il quale pervene a
xxxv si può dire essere nel mezzo della nostra uita . . . .
Nel Purgatorio:
Proemio. Lauctore in questa seconda cantica del purgatorio con­
tinuando il senso licterale et morale poichei finge essere uscito di
quello luogo eterno doue sono lanime de dannati condennati a etternal
pena . . . .
Por correr . . . . Diuidesi il presente capitolo in quattro parti
nella prima fa prohemio uniuersale a tutta la presente cantica mons
trando come la materia della quale ae atractare confortando gli u di­
tori et migliore che quella de la quale a tractato nel primo libro. . . .
Alla fine dell’ Inferno è questa annotazione:
Questo libro sie dantonio di domenicho di biaggio di campi hogi
ista alosteria in firenze et comperato da girolamo stouiglaio i n firenze
e chostò lire dua e soldi dodici di contanti del mese dagosto 1548 in
firenze.
Il Pelli citando il Codice Riccardiano, fac. 162, nota 17, dice
che fu scritto l' anno 1343; e ciò non è interamente esatto, poiché
si legge, si, in fronte alla prima car. : Comento di Dante 1343 f*,
ma oltreché l' annotazione è di inano del secolo andato, e non so
qual fondamento si abbia; dalle citazioni della Cronica del V il­
lani falle in questo Comento si deduce essere stalo scritto nel
sec. X V .
Nei margini di questo Codice si riscontrano annotazioni di a l­
tra inano e più recente, che in generale fanno avvertire i luoghi
notabili e storici del Comento.
Catal. del Lami, fac. 21 ; — Invent. della Riccard., fac. 24.

II.
* L a u r enziana ( Cod. G addiani) Plut. XC. S lip ., n.°
C X X III. Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , già descritto a fac.
49 del t. I , contenente il testo dell’ Inferno, con un Comento

i

�350

COMENTI IN E D IT I

italiano anonimo affatto similo a quello del Codice antecedente,
ma sopra l’ Inferno soltanto.
III.
* P alat in a di Firenze, n.° 183. Codice cartaceo in fogl.
del sec. X V , di car. 151, di lettera abbastanza buona , ma piena
d ’ abbreviature, e ben conservato. Contiene un Cemento italiano
anonimo simile a quello del Codice precedente . Si legge nella
line:

Finito . lopera . Dinferno . Del poeta Dante alleghierj fiorentino
q° di xiiij" di giungno Mccce0 lxxxv Dio Gratias. Amen .
Uno scudo è sopra una car. bianca in principio del Codice , e
sopra un’ altra in fine si legge :

Q° lib 0 è di Michelang0 di lac0 di Michelang0 d'Antonio di Lro
Bellincioni riconosciuto p. suo sotto II xxviiij di Sbrc M . D. I. viiij.
M .a.S.H.a.S.ba.

586

C om e nto italiano sopra la Div. C om e dia.

Questo Com ento col titolo Dichiarazione della Div. Com. , è in
un Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , conservato nella Bibl. di
S. Antonio da Padova sotto il n.° 22 de’ mss., nella, cui fine si log.
ge : Principiata di 18 aprile 1456 et finita Adi 12 Zugno dello mi
lesimo. Il Comento incomincia: Ad intelligenza della presente come
dia con uberius quam subsequens . . . . Al principio si leggono a l­
cuni versi di Faustino Oliva , frale benedettino intitolali Ad Fran
ciscum Veturium canonicum Patavioe, il che, nota il Crescimbeni
potrebbe farlo credere autore di quel Comento. Peraltro egli erra
'd ic e n d o , essere nella stessa Biblioteca un altro Comento incerto
della Div. Commedia , che poi è il medesimo citato duo volte dal
Tommasini nell’ opera Bibliothecae Patavina:, fac. 53.
Quadrio, IV.,257; — Minciolli, Catal. elei Codd. mss. della Bibl. d i
s. Ani. di Padova, Padova, 1842 , in 4. picc., fac. 12.

587

C o m e n ti varj sopra la D iv. C o m m e d ia , del
sec. X IV .
I. * B ib l . K ir k up di Firenze., Codice membranaceo in
della line del sec. X I V , già descritto a fac. 103 del t. I I , conte­
nente un Comento latino marginale sopra i primi 10 Canti dell’ Inferno
.
II. A mbrosiana di M ilano, C. n . C X C V III. Codice membra­
naceo in fogl. del sec. X IV , già descritto a fac. 131 del t. I I , c o n
tenente un Comento latino sopra la Div. Commedia.
H I. B ib l. C ap ilu p i di M antova. Codice cartaceo in fogl. d e lla

�COMENT! IN E D IT I

r&gt;f

fine del sec. X IV , g ià descritto a fac. 130 del t. I I , contenente un
Comento latino sopra l’ Inferno e il P urgatorio.
IV . B ib l. Com unale d i s. D a n ie le nel F r iu li. Codice m em ­
branaceo in fogl. gr. ilei sec. X I V , già descritto a fac. 159 del t.
I I , co ntendilo un Comento latino sopra l’ In fe rn o , m a interrotto.

V. * V a tic a n a ( Codici U rbinati, n.° 367 ). Codice membra­
naceo in fogl. del sec. X IV , già descritto a fac. l ’i 0 del t. I I , con­
tenente un Comento latino marginale sopra l’ Inferno e i1 Purga­
torio. Esso mi parve, come già dissi, almeno in parte traduzione
del Comento ili Jacopo delta Lana .
V I. R e g ia Bibl. di Parigi, n.° 7002. 5. Codice membranaceo
in fogl. del sec. X IV , già descritto a fac. 236 del t. II, contenente
un Cemento latino e italiano sopra l’ Inferno e il Purgatorio .
V II. B ib l . d e l L or d A hsburnh am a Londra . Codice cartaceo
in fogl. del sec. X IV di car. 111., proveniente dalle Biblioteche
del marchese Pucci di Firenze, e del Sig. Libri.
V I I I . M useo B ritannico di Londra [Codici H arleiani ,n.° 3488).
Codice membranaceo in fogl. gr. del sec. X IV , già descritto a fac.
262 del t. I I , contenente un lungo Comento sopra I’ Inferno e il
Purgatorio, che cessa al Canto X X della seconda Cantica .
IX . M useo B ritannico di Londra (Cod. E gerton , n.° 943 ).
Codice in fogl. del sec. X IV , già descritto a fac. 277 del I. I l ,
contenente un Comento latino che termina col Canto X II del Pa­
radiso .

C o m e n ti varj sopra

la Div. C om .

del secX
).
(1
V

I.
* M a g l ia b e c h ia n a , Cl. V I I , n.° 812. Codice in fogl. bislun­
go , in forma di libro da rico rdi, proveniente dal B iscioni, della
fine del sec. X V . È composto di car. 12, contenerli un brano di
Comento sopra l' Inferno che incomincia al passo di Santa Zita .
IL T r iv u lz ia n a di Milano, n.° X V I I I . Codice cartaceo in fogl.
del sec. X V , già descritto a fac. 144 del t. I l , contenente lunghi
Comenti latini e italiani sopra la Div. Com., e postille marginali.
III.
T riv u lzia n a di M ilano, n.° X IX . Codice membranaceo in
fogl. gr. del sec. X V , già descritto a fac. 144 del t. II, contenente
un Comento latino marginale sopra la Div. Commedia .
IV * Ch ig ia n a di Roma , n.° L. V III. 293. Codice cartaceo in
( 1) Dico ilei sec. XV questi Comenti, solo perchè si trovano in Codici
di quel tempo

�352

COMENTI IN ED IT I

fogl. del sec. X V , già descritto a far. 206 del t. I I , contenente
un Comento latino marginalo sopra la Div. Commedia, che cessa
al Canto V I del Paradiso.
V. R e g i a B i b l . di Parigi, n.° 7002. (ant. n.0 885). Codice
cartaceo in Cogl, del sec. X V , già descrii lo a fac. 244 del l. I l ,
contenente un Comento sopra la Div. Com.
V I. R e g i a B i b l , di P a rig i, n.° 7002. Codice cartaceo in fogl .
del sec. X V , già descritto a fac. 248 del t. I I , contenente un Co
mento sopra l ’ Inferno che non va oltre al Canto X .
V II. B i b l . d e l s i g . L i b r i a Parigi. Codice membranaceo in
fogl. del sec. X I V , già descritto a fac. 254 del 1. I I , contenente
nn Comento latino sopra l ’ Inferno e il Purgatorio, di inano del
sec. X V .
V I I I . B i b l . d e l s i g . L i b r i a P arigi. Codice cartaceo in fogl.
del sec. X V , già descritto a fac. 257 del t. I I , contenente nella
line un Comento Ialino sopra qualche Canto della Div. Com. (1)
IX . M u s e o B r i t a n n i c o di Londra (Codici Harleiani, n.° 3459).
Codice cartaceo in fogl. del sec. X IV , già descritto a fac. 2C2 del
t. I I , contenente un Comento sopra la Div. Com.
X . B i b l i o t e c a d e l C o l l e g i o d i E t o n in Inghilterra. Comento
sopra la Div. C om ., citalo nel Catal, libr. mss. celebrium bibl. in
Anglia , Oxonioe , 1696 , in fogl., l. I I , fac. 47, n.° 1843.
X I. B o d l e i a n a d’ Oxford (Codici Canonici , n.° 113). Codice
cartaceo, già descritto a fac. 265 del t. I I , contenente un Comen­
to italiano sopra il Purgatorio ch' è mancante nella fino . Comin­
cia : Poscia che declo e limalo brevemente la intenzione dello auto­

re . . . .
X I I . B o d l e i a n a d’ Oxford (Cod. Canonici, n.° 100). Codice
cartaceo in 4. contenente un Compendium cujusdam comentarii,
che principia :

Etsi Variae sint opiniones quoti intelligatur esse medium i tineris
vitae nostrae . . . .
E finisce :

Conjunxit principio finem quoniam pervenit tandem ad finem om­
nium rerum.
X I I I . R e g i a B i b l . di Copenaghen. Codice cartaceo d e l sec.
X IV , già citato a fac. 275 del t. I l , contenente un Comento so­
pra la Div. Com.
(1) La collezione di Mss. del
di Lond ra .

Libri

fu comperata dal Lord

Ashburnham

�COMENTI

589

INEDITI

35,1

Varie A nnotazioni, Chiose, o Postille alla
Div. Commedia, dei sec. X IV e X V .
I . * L a u r e n z i a n a , Plut. X L , n . ° I X . Codice cariamo in 4 .
ella fine del sec. X IV , già descritto a fac. 10 del I. I I , con­
lenente nel margine superiore e inferiore annotazioni italiane so­
pra I’ Inferno che terminano col canto X X X I I . Cominciano:

d

Il
como di lumana vita è di 70 anni poy si dicia chiamar vita uno
dolor adunque il mezzo del camyno c di 35 anni e in 35 anni era
laltuore quando comynciò ilibro . . . .
II . * L a u r e n z i a n a ( Codici Gaddiani) Pluf. XC sup. n.° 130.
Codice del sec. X IV , già descritto a fac. 22 del t. I l , contenente
alcune annotazioni marginali e interlineari sopra i primi 13 Canti
del Purgatorio.
I I I . * R iccardiana , n.° 1035. Codice del sec. X I V , già de­
scritto a fac. 74 del t. I I , contenente annotazioni latin e , rare e
b revi, sopra i Canti X IV a X X X inclusive del P u rg a to rio . Esse
sono, se non di mano del copiatore, certo di mano contempo­
ranea .
IV . * P a l a t i n a di Firenze, n.° 199. C o d i c e cartaceo in fogl.
del sec. X I V , già descritto a fac. 91 del t. I I , contenente postille
marginali latine sulla Cantica del Paradiso, cominciando solo dal
Canto X .
V. * P alatina di F ire n ze , n.° 260. Codice cartaceo in fogl.
del sec. X IV , contenente postille marginali su qualche Canto della
Div. Cora.
V I. B i b l . C o c c a p a n i I m p e r i a l i di Modena . Codice già de­
scritto a fac. 122 del t. I I , contenente postille del buon secolo che
paiono un sunto dei Contenti dell’ Ottimo e di Jacopo della Lana .
V II. M a r c i a n a di Venezia , Cod. Ital. , Cl. I X , n.° 127. Co­
dice della fine del sec. X IV , già descritto a fac. 152 del I. I l , con­
tenente postille marginali latine sulle prime due Cantiche.
V I I I . * C or sin iana di R o m a , n.° 607. Codice della lino del
sec. X IV , già descritto a fac. 185 del t. I I , contenente annota­
zioni italiane sui prim i quattro Canti d e ll’ In fe rn o , che mi par­
vero un sunto del Comento di Jacopo della L a n a .

IX . * Bibl.. Rossi di Roma . Codice del sec. X IV , già descritto
a fac. 209 del I. I l , n.° 389, contenente brevi annotazioni latine
e italiane, marginali e interlineari sopra le Cantiche dell’ Inferno
e del Paradiso. Esse sono di mano del soc. X V .
X . B i bl . Comunale di P e rug ia, n .° 227. Codice del sec. X IV ,

1

�354

COMENTI IN E D IT I

già descritto a fac. 212 del t. I I , contenente postale la tin e , m a r­
ginali e interlineari che sono numerosissime in alcuni C a n ti. Ces­
sano al Canto X V I I I del P ara d iso .

X I. B ib l . d i M ontecassino . Codice bambagino in fogl. del sec.
X V . già descritto a fac. 221 del I. IT, contenente postille margi­
nali Ialine sopra la Div. Com. Il p. di Costanzo crede, come già
dissi, che queste postille sieno state scritte dopo il 1368.
X I I . R egia B i bl . di Parigi, n.° 6874 Codice del sec. X IV , già
descritto a fac. 231 del t. I I , contenente brevi annotazioni latine
sopra la Cantica dell’ Inferno .
X I I I . R e g ia B i bl . di Parigi, n.° 7001. Codice del sec. X IV ,
già descritto a fac. 232 del t. I I , contenente brevi e rare postilla
interlineari nella Cantica dell’ Inferno .
X IV . R egia B ib l . di Parigi, n.° 2757. Codice del sec. X IV ,
già descritto a fac. 233 del t. I I , contenente postille latine e ita­
liane, marginali e interlineari su tutto il Poema . Le latine sono
antiche; le italiane più moderne potrebbero , come ho già detto,
essere di Giorgio Antonia Vespucci, zio del celebre Amerigo , cui
appartenne questo Codice.
X V . R e g i a B ib l. di Parigi, Fonds de Riserve, n.° 2. Codice
del sec. X IV , già descritto a fac. 236 del t. I l , contenente chioso
marginali e interlineari sopra la Div. Com ., che paiono un estrat­
to di vari Comenti e segnalamento di quei di Benvenuto da Imola
e di Francesco da B u t i .
X V I. B ib l . dell’ A rsenale di Parigi, Mss. h a i., n.° 29. Co­
dice della prima metà del sec. X IV , già descritto a fac. 249 del
1. I I , contenente postille latine marginali sopra la Div. Com.
X V II. Museo B r it a n n ic o , M ss. a g g iu n ti, n.° 10317. Codice
membranaceo della fine del secolo X IV , già descritto a fac. 276,
contenente la Div. Com. con brevi postille m arginali.
X V III . B i b l . d e l s i c . P a n i z z i in Londra. Codice cartaceo in
fogl, del 1379, già descritto a fac. 267 e 269 del t. I I , con glosso
latine marginali ed interlin eari.
X IX . B ib l. d i S ir P h i l i pps in Inghilterra , n.° 8881. Cod.
membranaceo in fogl. della fine del secolo X I V , già descritto a
fac. 267 del t. I I , contenente postille sopra l ' Inferno e il P a ra ­
diso .
X X . R h e d ig e r ia n a di Breslavia. Codice del sec. X I V , già
descritto a fac. 272 del t. I I , contenente chiose latine, marginali
e interlineari su tutto il Poema di Danto. Esse paiono fattura
del 500.

�conimi

in e d it i

355

X X I . * L a u r e n z ia n a , Plut. X L , n.° 23. Codice del sec. X V ,
già descritto a fac. 20 del t. I I , contenente annotazioni marginali
sopra la Cantica dell’ Inferno, che sono poco numerose, e man­
cano in più C a n ti.
X X I I . * L a u r e n zia n a , Plut. X L , n.° 24. Codice del sec. X V ,
già descritto a fac. 38 del t. I I , contenente annotazioni marginali
alla Div. Com., che sono brevissime e rare assai nell’ Inferno e
nel Paradiso, ma numerose no’ primi undici Canti del Purgatorio.
Forse n’ è autore Giovanni Stefano da Prato che scrisse il Codice
nel H 18.
X X I I I . * L aurenziana , Plut. X L , n.° 37. Codice del sec. X V ,
già scritto a fac. 37 del t. I I , contenente annotazioni marginali o
interlineari che cessano al Canto X X IV del Purgatorio. La più
parte di esse sono storiche, e principiano ad ogni Canto con un
Proemio. Quello del primo Canto dell’ Inferno incomincia:
Nel principio di questo libro è da sapere che lautore di questo l i
bro fu Dante deli Aldighierj poeta Fiorentino c discesalo deli Aldi
ghierj di Ferrara . . . . Nacque il decto Dante nel Mcclxv sedente pa­
pa Urbano iiij" E t questo libro secondo la sua ficcion compose nel Mccc
come dice nel ca. X X I dellinferno . . . . ma secondo la verità egli com­
posse questo libro parecchi anni poi . . . .
E quello del primo Canto del Purgatorio:
Questo libro secondo contiene ire parli principali nella prima tra­
cia l autore dal quali peccatori confinati fuori del vero purgatorio pe
roché tardarono la penitenza in fino a morie et vanno intom o al
monte del purgatorio et non possono entrare . . . .
X X IV . * L a u r e n z i a n a (Cod. Gaddiani), Plut. XC S u p ., n .°
131. Codice del sec. X V , già descritto a fac. 39 del t. I I , conte­
nente postille latino sul Paradiso, marginali e interlineari assai
pregevoli, secondo il Bandini.
X X V . * L aurenziana [Cod. S tro z z ia n i n.° 152). Codice del
soc. X I V , già descritto a fac. 25 del t. I I , contenente annotazioni
marginali e interlineari, latine e italiane, sopra la Div. Com., di
2 mani diverse e della fine del sec. X V . Sono brevi, e poco nu­
merose, salvo la Cantica del Paradiso.
X X V I. * L a u r e n z i a n a ( Codici dell’ A nnunziata, n .° 526). Co­
dice del 1412 già descritto a fac. 34 del t. I I , contenente anno­
tazioni italiano, marginali 0 interlineari, poco copiose e che non
vanno oltre al Canto I X del Purgatorio. Elleno sono di altra ma­
no e poco più recente. Di Francesco da B u ti sono i due Proemii in
fronte alle due Cantiche. La prima chiosa dell’ Inferno dice:

�356

COM ENTI IN E D IT I

Nel mezzo. , . . Cioè nel trentacinquesimo anno clic è mezza il
camino della spairo della vita degli mortali. . . .
X X V II. * L aurenziana ( Codice Tempiano Minore). Ms. carta­
ceo in fogl. de’ primi anni del sec. X V , già descritto a fac. 13 del
I. I , contenente il Poema di Dante, con annotazioni italiane m ar­
g in a li, di altra ulano ma poco più recente che non passano il
Canto X V I dell’ Inferno inclusive (1). Noi resto del Codice si tro­
va qualche rara nota storica di altra mano. La prima di queste
annotazioni principia :

Questo chapitolo si divide in due parti in prima delle quali mette
f autore che nel mezzo del camino di nostra vita egli si ritrovò in una
ralle obscura et una selva avendo smarrito la divieta via. Vuole dire
Lanciare quando parla di se si parla deliumana generazione quando
parla della valle o della selva si parla di questo mondo . . . .
Ecco il parere del Montani ( Antologia di Firenze, n.° 135, fac.
17) intom o a queste annotazioni:
Le une relative allo cose allo.
gotiche del Poema non differiscono, per vero dire, dalle chiose
antiche più cognite della medesima specie, che ben potrebbero
ad ogni modo esser le più vere. Altre poste a spiegazione d’ a l­
ci cune più o men singolari parole, non hanno neppur esso nulla
di singolare, nel che però è forse un altro carattere di verità.
Altre finalmente di genere storico, parmi che io parte almeno
valgati quelle c h e nella mia Lettera settima già vi recai d’ un
ii Codice miscellaneo , specie di Fiorità simile a quella d’ Arman­
ti nino e all’ altra di Guido da Pisa. . . . . »
X X V I I I . * M agliabech iana , Palch. I , n.° 43. Codice del sec.
X I V , già descritto a fac. 53 del t. I I , contenente postille latine
marginali e interlineari di mano del sec. X V , alla Div. Com.
X X I X . * M a g l i a b e c h i a n a ( Codici di Badia, n.° 1296}. Codice
del sec. X V , già descritto a fac. 68 del t. I I , contenente alcuno
p o s tille marginali e interlineari sopra la Div. Com.
X X X . * R ic c a r d ia n a , n.° 1033. Codice del sec. X I V , già
descritto a fac. 73 del t. I l , contenente brevi postille latine inter­
lineari sopra la Cantica del Paradiso, scritte nel 1404. Nelle altro
due Cantiche sono alcune annotazioni marginali italiane di mano
diversa.
X X X I . * R ic c a r d ia n a , n.° 1119. Codice del sec. X V , già de­
scritto a fac. 87 del l. 11, contenente brevi e poco numerose
(1) Il Montani parlando di «mesto Codice nell’ Antologia ( n.° 135, fac.
16), errò nel dire che non passavano il Canto 13.

�COMENTI IN EDITI

337

annotazioni latino marginali e interlineari sopra la Cantica del
Paradiso.
X X X I I . * R ic c a r d ia n a , n.° 1017. Codice cartaceo in fogl. del
sec. X V , già descritto a fac. 84 del t. 11, contenente annotazioni
marginali italiane sopra la D iv. C o m ., brevi assai e non troppo
numerose, che cessano al Canto X X I I I del Paradiso. Queste An­
notazioni che ini parvero alquanto sim ili a quelle del Codice Lau
renziano, Pini. X L , n.° IX da me descritto sopra, e nelle quali
ebbi a credere di trovare qualche reminiscenza dell’ Oliim o, co­
minciano nell' Inferno e nel Paradiso (1) in cotal forma:
Infern o. Dice clanici il corso della uita fiumana è da l.xx anni
poi nonssi dece chiamar uita ma dolore adunque nel mezzo del cha
mino siamo nel xxxv anni e in xxxv anni era lautore quando co­
minciò questo libro . . . .
Paradiso. Questo proemio a due parti principali luna uniucrsalc
proemio a tutta questa terza canticha laltra è parte della parte esecu­
tiva che chomincia . . . .
,
X X X I I I . * P alatina di Firenze, n.° 128. Codice membrana­
ceo in 4. del sec. X V , già descritto a fac. 95 del t. I I , conte­
nente postille marginali sopra la Div. Com.
X X X IV .* P alatina di Firenze, n .° 180. Codice cartaceo in fogl.
del sec. X IV , già descritto a fac. 90 del t. Il, contenente brevi postil­
le marginali e interlineari sopra la Div. Com., di mano del sec. X V .
X X X V . G i accherinense di Pistoja. Codice del sec. X V , già
descritto a fac. 113 del l. I I , contenente alcune postille sulla Can­
tica del Paradiso, la più parte relative a subietti mitologici, e che
allo stile si direbbero del sec. X IV .
X X X IV . B i b l . C o m u n a l e di Siena, n.° I. ^ I. 31. Codice
membranaceo in fogl. del sec. X V , già descritto a fac. 116 del t.
I I , contenente Chiose latine marginali e interlineari sulle prime
duo Cantiche; nell’ Inferno non oltrepassano il Canto X I I : nel
Purgatorio sono intere, ma più brevi.
X X X V I I . B i b l . C o m u n a l e di Siena, n.° I. V I. 3 0 . Codice del
sec. X V , già descritto a fac. 115 del t. I I , contenente postille sto­
riche sopra la Cantica dell’ Inferno.
X X X V III . E s t e n s e di Modena, n.° I I I . * 5 . Codice del sec.
X V , già descritto a fac. 120 del I. II , contenente annotazioni
marginali sopra la Cantica dell’ Inferno, numerose nel primo
Canto , ma rare negli al Ir i.
(1) Il primo Canto del Purgatorio non ha annotazioni.

�358

C0M ENTI IN E D IT I

X X X IX .
T r iv u lzia n a di M ilano, n.° V. Codice del sec. X V ,
già descritto a fac. 143 del t. I I , contenente alcuno postillo
uè’ primi Canti dell’ Inferno.
X L . Tr iv u lzia n a di M ilano, n.° X . Codice del sec. X V , già
descritto a fac. H I del l. I I , contenente postille sopra i prim i 7
Canti dell’ Inferno.
XL1. T r i v u l z i a n a di M ilano, n.° X X . Codice del sec. X V ,
già descritto a fac. 144 del t. I I , contenente alcuno Chioso so­
pra lo ultime due Cantiche.
X L I I . * V aticana ( Cod. O ttoboniani, n.° 2866). Codice del
sec. X V , già descritto a fac. 174 del I. I I , contenente chiose m ar­
ginali, italiane nella Cantica dell’ Inferno, e Ialino nelle altre due.
X L I I I . * C asanatense di Roma, n.° d. IV. 2. Codice del sec.
X V , già descritto a fac. 182 del I. I I , contenente postillo m argi­
nali Ialine sopra la Div. C o m ., che sono poco numerose.
X L IV . * B i bl . A lbani di Rom a. Codice del sec. X V , già de­
scritto a fac. 192 del t. I I , contenente postille Ialine, m argi­
nali e poco numerose sulla div. Com.
X L V . B i b l : d e ’ G e r o l a m i n i di Napoli. Codice membranaceo
di cui già feci menzione a fac. 221 del t. I I , contenente num e­
rose postillo m arginali.
X L V I. B ib l . dell ’ O l iv e l l a di Palermo. Codice già descritto
a fac. 224 del t. I l , contenente postille sopra la Div. Com.
X L V II. B ib l . d i M o m p e l l i e r i , n.° IL 197. Codice del sec.
X V , già descritto a fac. 251 del t. I I , contenente chioso sulla
Div. Com ., molto brevi, ma numerose assai.
X L V III. M useo B ritannico di Londra. Codici H a rle ia n i,
n .” 3513. Codice già descritto a fac. 263 del t. I I , contenente alcu­
ne postille sopra la Div. Com ., di mano moderna.
X L IX . M useo B ritannico di Londra, Cod. H arle ian i, n.°
3581. Cod. cart. in fogl. del 1464, già descritto a fac. 263 del t.
I l , contenenti brevi postille marginali sopra la Div. Com.
L. R e g i a B i b l . di Dresda, n.° O. 25. Codice del sec. X V ,
già descritto a fac. 271 del t. I I , contenente numeroso note m ar­
g inali, latine e italiane sopra la Div. Com.
C omentatori

suo

d e l sec .

X V I.

* Discorso sopra la Comedia di Dante A li­
ghieri , di G ir o la m o B e n i v i e n i .

�COMENTI INEDITI

339

Sla nelle fac. 281-291 di un Codice cartaceo in fogl. gr. della

fine del sec. X V II, Palch. I , n.° 91, della Magliabechiana, scritto
da F. Domenico Gonnelli , di buona lettera e ben conservato. P rim
a
appartenne a l u i , come apparisce dalla sua firma su di una
car. bianca in principio, indi al Biscioni.
In questo Codice il Discorso non ha titolo nè nome d’ autore,
ma nell’ Indice posto in principio dal Biscioni è da lui attribuito
espressamente al Benivieni. Aggiungerò che nel Codice si rinviene
una Vita del Benivieni scritta dal Gonnelli , e a fac. 243 lo cita fra
le opere del Benivieni col titolo Breve raccolto et Discorto sopra
Dante. Il Foliini lesse alla Società Colombaria ai 21 d’ agosto e
11 di novembre 1811 una dissertazione sopra questo Codice ,
dato interamente a varie opere inedite del Benivieni. La copia au­
tografa della dissertazione che fu pubblicata nel Nuovo Giorn.
de letter. di Pisa, t. X X L è dopo il Codice della Magliabechia
n a, e a car. 4 6 2 4 6 3 ragiona del summentovato Discorso. Da un
luogo del Discorso deduce che fosse fatto dopo il 1515, e che ó
piuttosto i l sunto dei ragionamenti fatti dal B en ivien i sopra Dante
raccolto dalla viva voce che la copia di una sua opera.
591

Dichiarazione di tutti i vocaboli oscuri di
Dante e del Petrarca, del Moretto.
Opera disposta in ordine alfabetico, composta secondo il Fon
lanini ( Eloq. i t a l . , I, 80 , nota a ) dal padre di Pellegrino Morett
o,
autore d’ un Rimario della die. Com., impresso nel 1528, e da
me registrato a fac. 283 del t. I.

m

* Dialoghi di Donato G iannotti de’ giorni
che Dante consumò nel cercare l' In ferno e l
Purgatorio. — Dialogo primo. Interlocutori M.
Luigi del Riccio, M.

Antonio Petreo, M. Mi­

chelangelo Buonarroti, et M. Donato Giannotti.
Opuscolo inedito di 31 car., rimasto ignoto ai biografi del
G iannotti, conservato nelle car. 4 3 7 6 , d un Codice Valicano,
n.° 6528, cartaceo in fogl. miscellaneo, del sec. X V I.

5 9 3 Comento sopra la Div. C om m edia, di P ie r

Francesco G ia m b u lla ri.
Si
crede che P . F. Giam bullari, lettore di Dante nell’ Accade­
mia di Firenze come dissi a fac. 576 del t. I , lasciasse un Comento

�360

COMENTI IN E D IT I

sopra la Div. Com. Esso è citalo segnatam elo dà Giovanni t o r ­
chiali nella Dedicazione del Trattalo de’ Dittonghi al G iam b u l
la r i da Cosimo Bartoli nella Orazione nell'esequie di Fr. G ia m
bullari, fac. 66 , e da G. B. Gelli nella Lettura terza sopra l ' Inferno
, fac. 26. Il Crescimbeni soggiunge, aver la morie tolto ;i|
Giam bullari di finire quotilo Comento che giungeva solo a’ p rim i
Cauli del Purgatorio.
Io
farò di più avvertire che in un esemplare dell’ ediz. .I I
d ina del 1502, già esistente presso il sig. Libri ( C atal. , n.°
) è
poi comperalo dalla Palatina di Firenze, trovasi un Comento , o
meglio postille m a rg in a li, le quali cominciano con parie del
Canto V I I I dell’ Inferno, e vanno fino al Canto IV del Paradiso.
Fontanini, I 362 : — Quadrio, IV. * 575 — Salvini, Fasti consolari,
fac. 6 8 ; — Rilli, n otiz. dell’ Accad. Fior., fac. 20-21.

59
4

*

Postille alla Div. Coro., di Baccio V

Esse stanno in mi esemplare dell’ ediz. Aldina del 1515, conservato
nella Magliabechiana, di cui feci lunga menzione a fac»
7 3 7 4 del t. I.

9
5Postille alla Div. Cora., di Bartolommeo B a r

b a d o ri.
Sono in un esemplare dell ediz. Aldina del 1502, conservato
nella Barberina di Rom a.

Annotazioni alla Div. Com., di G iovanni B r e v

io.
Le annotazioni autografe di questo autore che mori circa il
1545, si riscontravano in un esemplare dell’ ediz. Aldina del
1502, il quale Stava nella Libreria P inelli, e fu da me mentovato
a fac. 61 del I. I.
Cicogna, Inseri:. Vene:., IV. 220.

11 primo Discorso di Giacomo Thieppolo so­
pra il Divino Poeta Dante Aligieri. Al M a gn a­
nimo signor Federico Badoaro.
È nel Codice dell’ Estense di Modena, n.° I I * 12, cartaceo in
fogl. comune, di lettera contemporanea, e che si direbbe auto­
grafa, ponendo mente alle non poche cancellature o correzioni
che vi ni trovano. Precedo la dedicazione al Badoaro che occupa
quattro facce, e nella quale si legge: Per il che parendomid
i

�COMENTI

INEDITI

35 (

lavere hoggimai in assai buona parte la sublimità di questo cosi raro
et pellegrino ingegno compresa ; mi sono risoluto di impiegare per
gualche tempo tutte le forze del mio intelletto, come che siano molto
deboli, nel suo maraviglioso Poema; facendomi sopra alquanti copiosi
Discorsi, ove le belle et gravi materie mi inviteranno . . . . Questo
primo discorso composto intom o al 1558 , occupa 94 fac. , e con­
cerne ai primi 4 terzetti della Div. Com. Incomincia: Diversi scrit­
tori hanno diversamente partila la età dell’ huomo........... ( Notizia
partecipata dal sig. Conte G alvani, Vicebibliotecario dell'i ss/ense).

8
Note
9
5
alla Div. C o m . , del Cardinal B em bo.
Sono in un esemplare dell'ediz. di Venezia, 1477, conservato
nella Barberina di Roma; e si reputano almeno di suo pugno.
Vedi il t. I , fac. 28.

9
5Lezione sopra un terzetto di Dante, di S e l­

v a g g io Ghettirii.
Questi fu professore di filosofia nell’ Università di Pisa, e Con­
sole dell’ Accademia di Firenze nel 1547. La sua lezione è citata
dal Salvini ne’ Fasti Consolari, fac. 70, e nelle Annotazioni allo
Rime del Lasca, 1741, fac. 317.

Comento sopra Dante, di Benedetto Dell'Uva,
capuano.
Questo Comento di uno scrittore morto nel'1563, è citato dall
’ Armellini nella Bibliotheca B e n e d ic to —Cassinensis, Assisii, 1731,
in fo g l., I. 102, e dal Ziegelbauer nella H ist. litter. Ord. S. Be­
nedirti, Aug. V indel., 1754, in fogl., IV . 660.
Cancellieri, Osserv. sopra la Div. Com., fac. 2.

0
*6
1

Postille e Varianti alla Div. Com., di B e ­

nedetto V archi.
Stanno sui margini di un esemplare in car. turchina dell’ ediz.
della Div. Com. di Venezia, 1536 , conservato nella Marucelliana
di Firenze.

Osservazioni sopra alcune parole di Dante ,
di Lodovico Beccadell i .
Citate nel Catalogo delle sue opere, posto al principio de’ Mo­
numenti di varia letteratura tratti dai ¿T/ss. di Mons. Lod, Becca
del l i , editi da Giambat. Morandi, Bologna, 1797, in 4 ., 1. 75.

�362

C O M E N T I INEDITI

0
6
3Lezione sopra le misure dell'Inferno di D an ­
te, del Rinnovellato (L u ig i Alamanni ).
Citato dal Manni nelle Mem. dell’ Accad. degli Alterati, F ire n ­
ze, Stecchi, 1748, in 4 ., fac. 22.

0
6
4
Discorso di Benedetto Buonromei sopra
secondo Capitolo del Paradiso di Dante»

il

Sta nel Codice Marucellia no A. 171.

605 Comento italiano sopra la Div. Com., di

Gabriele T r ifo n e .
Questo scrittore detto un Comento sopra tutta la Div. C o iti.,
Canto per Canto, che si trova in due Codici della Vaticana e dell,»
B arber in a , di cui si può vedere qui sotto la descrizione . Dal t i
tolo che il Comento ha in questi duo Codici, parrebbe opera di
più persone; ma è sbaglio, siccome nota il sig. Rezzi nella Lettera
al Rosini, fac. 33-35. Diomede Borghesi scrisse nelle Lettere d i­
scorsive ( pari. I I I , cap. 16 ) che il Comento del Daniello da Lucca
unito all’ ediz. della Div. Com. del 1568, era fattura di Gabriele
Trifone. Di questa opinione dubitò già Apostolo Zeno, e il sig.
Rezzi (loc. cit.)y raffrontale le Annotazioni mss. del Trifone con
la sposizione impressa del Daniello, la riconobbe falsa, scorgendo
che questi due Coment! erano l' un dall’ altro affatto diversi (V edi
il I. ! , fac. 93 ) .
Il
Salvini nelle Prose F io r., 1735, in 4 ., sez. X X X ; fac. 188 ,
ragiona del Comento del Trifone in questa forma:
11 nostro
Dante fonte d ’ ogni sapere, ancora di piccole note e chiare a b
bisogna; lo che aveva incomincialo a fare un dotto nobile V e
noto, cioè Trifone Gabriele, tanto dal Bembo e dagli altri lette­
rati del suo tempo venerato e celebralo, 0 io no ho veduto il
ms. presso gli eredi dell’ Accademico Fiorentino famoso Cosiino
Bartoli. »
I.
* V aticana , n.° 3193. Codice cartaceo in 4. del sec. X V I ,
di car. 82, di buona lettera e ben conservato, salvo una gravo i n ­
tignatura nelle ultime car. Questo è un Comento della Div. C o m .,
Canto per Canto, col titolo:

Annotatimi sul Dante fatte con M. Triphone Gabriele in Bassa
n
o
.
Incomincia :
La prima intentione del poeta in questa opera è di dimostrare chel

�coment!

inediti

363

fin dell' huomo è il sommo Bene perei,è quello sommo bene consiste
nella contemplation . . . .
S ii di una car. bianca verso al principio del Codice sono questa
annotazioni di altra mano:
L' autore di quest’ opera fu , o per dir meglio s’ appropria il nome
di scolare del Bembo fol. 3. — Dice d’ aver fatto delle note sulle me­
tamorfosi d‘ Ovidio, fogl. 9. — Che Marco Lombardo fu suo compa­
triota. — Il Bembo parla nelle sue Lettere d’ alcune noie sopra Danti
di questo M . Trifone.
II.
* B a r b e rin a di Rom a, n.° 2198. Codice cartaceo in 4 del
sec. X V I , scritto da 3 diverse mani ; di buona lettera a ben con­
servato. Si legge in fronte:
Annotationi nel D ati, fatte con m. Trifoni in Bussano.

Cicogna, Inserii. Venez., 111. 216. — Crescimbeni.

Chiose alla Commedia di Dante, di Loda­

v i co Castelvetro.
Dal M uratori nella Vita del Castelvetro, messa in fronte alle
Opere critiche di lui ( 1727 , fac. 47 e 7 2 ), e dal Tiraboschi (Bibl.
Modenese, 1. 481 ) sappiamo che il Castelvetro, morto nel 1568 .
dettò un Comento sopra tutta la Div. Commedia, che fu smarrito
a L ione con parecchi suoi manoscritti. Eglino aggiungono che ne
fece un altro , rimasto imperfetto, non andando oltre al Canto
X X IX dell’ Inferno. Esso Stava nella Libreria del cardinale Ales­
sandro d’ Este, da cui passò a Lodovico Vedriani, prete modenese,
che ne fece menzione nella sua Vita del Castelvetro ; ma dato da
lui in prestilo a Jacopo G randi, medico modenese che dimorava
iti Venezia, non fu più trovato alla sua morte.
Inoltre dice il Tiraboschi ch’ esisteva un esemplare della Div.
Commedia dell’ ediz. di Venezia, Quarenghi, 1497, contenente an­
notazioni mss. si nel testo come nel Comenti), alla scrittura re­
putate del Castelvetro, e non oltrepassanti la Cantica dell’ Inferno.
Ma ei d u b itava non fossero una cosa l’ esemplare postillato che a l­
lora Stava nella Libreria di Ferdinando Cepelli di Modena e il Ce­
mento citato sopra. Io me ne sono rapportalo a un erudito di Mo­
dena, od egli mi scrive:
« Il Dante postillalo dal Castelvetro, è quel medesimo che fu
da lui smarrito; non potè compiere il suo lavoro. Almeno ho
tutte le ragioni di crederlo » ( Lettera del sig. M . A . Parenti ).
« Presso gli eredi Cepelli si conserva ancora l’ edizione di
i Dante postillala dal Castelvetro, e non si fa più dubbio intom o

�36 4

COMENTI

INEDITI

« al carattere del Castelvetro. L’ ultimo suo possessore defunto nù
lasciò cortesemente trascrivere tali postille in margine ail un
mio Dante della medesima edizione; e i tratti del medesimo
et autore che ho riportati nel mio Saggio, sono presi appunto da
quelle » ( Altra Lettera del sig. Parenti).
Negri, Scritt. F ior., all'art. Dante; — Quadrio, VI. 236; — Disser­
tazione del Vandelli, fac. 146; — Ap. Zeno, Lettere, 1785, I. 65.

607

* Note sopra alcune Rime di Dante , di V in

cenzo B o rgh i n i .
S crittura autografa di 3 car. in 4 p ic c ., concem enti alla Div.
C o m ., ch’ è in u n a Miscellanea degli Accademici A lte ra li, conser­
vala nella Magliabechiana , Gl. I X , n .° 125, Codice proveniente
dalla Strozziana, n.° 1259.
608

Postille alla Div. C o m ., di M . A . Mureto .
annotazioni poste sopra un esemplare dell’ ediz. della
D iv. Com ., sono citate in una Lettera di Giasone de Nores a V in ­
cenzio P inelli, edita nella L’ibi. Ital. di M ilano, L X X I. 414- 416.
Q u e s te

609

* Lettera di Lorenzo G i acom ini sopra l ' in­
terpretazione dei primi a versi del Canto VII
dell’ Inferno.
È del 30 Dicembre 1588, e intitolala a G. B. Strozzi; trovasi
autografa nel Codice Magliabechiano, Cl. V I I I , n.° 1399.

610

Postille alla Div. Com ., di Sperone Speroni .
Stanno su di un esemplare dell’ ediz. Aldina del 1502, conser­
vato nella Trivulziana di Milano. Vedi i l i . I , fac. 61.

611

Difesa di Dante contro al Castravilla , del
Vano ( Gio. Batt. Vecchietti).
C itato dal M anni nelle M em. dell' Accad. degli Alterati, Firen­
ze, 1748, in 4. fac. 20.
Vedi il t. I , fac. 4 1 6 4 1 8 .

16
2Difesa di Dante contro l’ opposizione del C a­
st favilla , per M. B o ngian n i G ratacolo.
Scritto autografo di car. 17, che sta nelle car. 8 5 1 0 2 del Cu­
dù e Vaticano, ii.“ (1528, ms. miscellanei» cartaceo in fogl. del ser.
X\ I. È intitolato A l l ' E cc te Duci. Med. e Filos. il sig. G iacomo

�COM ENTI IN E D IT I

;J

Scultellari; e nella fine si legge: B ong. Grat. Vedi i1 |. I , far.
4 16-418.

613

Lezione sopra i tre primi versi della prima
Cantica del Paradiso di Dante, letta da Alberto

R u tilie n s e , Servita , nell’ Accademia del dise­
gno , il giorno di S. L u c a , festa dell Accade­
mia , il di 1 8 Ottobre 1 5 9 6 in Firenze.
Lezione inedita che si trovava nel n.° 259 de’ ms«. della L i
breria dell’ Annunziala di Firenze. Notizia estraila dal Palladio
Fiorentino del M oreni, fac. 1297, ms. presso il sig. Pietro Bigaz
z i, dal quale ini fu partecipala.

614

* Discorso sopra il Poema di Dante, di F ra n ­

cesco Sanleol in i .
Lavoro conservato nella Magliabechiana, Cl. V I, n.° 164 (Stroz­
ziano , n.° 1116) , d ie forma 41 car. in fogl. Il Cinelli dice nella
Toscana lette r. , fac. 342, e 595, d ie questo lavoro è pieno di eru­
dizione, e che ve n’ erano parecchie altre copie.
615

Ragionamenti sopra la Div. Com ., di G iu lio

O ttonelli.
Lavoro smarrito, citalo nell’ ediz. della Div. Com. di Firenze.,
1837, IL 265.

616

* Ragionamento sopra la Div. Com., di F i ­

lippo Sasselli .
Ms. cartaceo in 4. della Magliabechiana , Cl. V I I , n.° 1028 ,
proveniente dalla S trozziana, n.° 1141, e che forma 27 car. Esso
o non è finito o i\mancante nella fine .
Intorno ad altro lavoro inedito di questo scrittore sopra la Div.
Com. vedi il I. 1, fac. 418.

617

* Postille alla Div. Com., di G iovanni Berti.
Sono sopra un esemplare dell’ ediz. Aldina del 1502 , conservato
nella Magliabechiana . Vedi il t. I , fac. 61.

6 1 8 * Postille alla Div. Com. di Jacop o Corbinelli.
Stanno ne’ margini del Codice Chigiano, L. V I. 213 , già de­
scritto a fac. 204 del t. I I .

t

�36 6

619

COMENTI IN E D IT I

* Postille alla Div. Com., di Ce/so C itta d in i .
Queste sono poco numerose, e si riscontrano ne’ margini ilei
Codice Chigiano , L. V II. 251, già descritto a fac. 204 del t. II.
Registrai ai u.&lt; 262 e 265 del t. I, altri lavori Danteschi inediti di

Celso Cittadini .

620

Studi filologici sopra D a n te , di A lessandro

S a r d i , ferrarese .
Codice cartaceo in 4. picc., miscellaneo e autografo, conservato
nell’ Estense di Modena col n.° I X . A. 8 . , contenente Estratti ilei
modi di dire toscani più singolari ed eleganti dalle opero di D ante,
dalle Istorie Pistoiesi, dalle Cronache di Giovanni , M atteo e F i­
lippo V illa n i, dai Capricci del Bottaio, e da altre opero del Gelli ,
del Doni e del Vasari. G li estratti Danteschi occupano 4 car., sono
disposti secondo l’ ordine del Poema, e presentano, ne’ versi interi
riferiti in esempio, piuttosto una collezione di sentenze da inter­
porsi al bisogno di a u to rità , di quello che una serie di frasi da
collocarsi per eleganza del linguaggio ( Notizia partecipata dal »ig.

Conte Galvani, vicebibliotecario dell' Esterne ) .
Questo Ms. fu mentovalo da Geronimo Ferri nel Comentario di
Aless. S a rd i, messo in fronte all’ opera di lui : N um inum et He
roum origines, R om a;, 1775 , in 4 , fac. XLV I — XLV II

6
*21 Postille alla Div. Com.
Sono nei margini del Codice L . V I. 212 della Chigiana , già
descritto a fac. 206 del t. I I .

622

Chiose alla Cantica dell Inferno .
Codice cartaceo in 4. del set:. X V I , della Libroria del sia:. Ash
burnham a Londra , proveniente da quella del marchese Pucci di
Firenze, o del sig. Libri.
COMENTATORI DEL SECOLO

X V II.

26
3Postille sulla Div. Com ., di Carlo B a rb e rin i ,
Principe di Palestrina .
Autografe: stanno in un esemplare della Div. Com. di Firenze,
1595, conservato nella Barberina. Vedi la Lettera al Rosini del
prof. Rezzi, fac. 37 , e i 1 t. I di questa opera fac. 100.

624

* Notamenti fatti dal sig. D. C arlo B a rb erin i ,

�Co m e n t i

IN E D IT I

3&lt;&gt;7

e sig. Francesco B raccio lino, mentre insieme
leggevano il Dante.
Lavoro inedito conservato in un Codice cartaceo in 4. pire,
del sec'. X V II della Chigiana di Rom a, n.° L. IV . I H , fac. 72.
I Notamenti riguardano le ultime due Cantiche della Div. Com., o
sono divisi in vari articoli con questi titoli : Osservazioni della lin­
gua; — Traslati pellegrini e locuzioni; — Osservazioni, di lungo e di

tempo e sue descrizioni ; — Luoghi difficili ; — Varie e diverse bellez­
ze; — Comparazioni; — E simili altri articoli distinti, ove si rife­
riscono gli opportuni passi della Cantica a cui appartengono.

625

* Note sopra la Divina C om m edia, di F e ­

derigo U b a ld in i .
Sono a fac. 8 4-224 d’ un Codice cartaceo in fogl. della Barbe­
rina, n.° 2903, contenente varie Miscellanee Dantesche di mano
di Federigo Ubaldini. Il sig. Rezzi che nella Lettera al Rotini,
fac. 37, tratta di questo Codice, scrive che l ' Ubaldini intendeva
di dettare un intero Comento sopra la Div. Com ., e afferma di
aver riscontrato in queste note tanto di erudizione e criterio d i
dover lamentare che non compiesse il suo lavoro. Si trova in esso
segnatamente un capitolo, in cui accusa Dante di aver alterato In
storia d’ Ugolino, e a car. 2 2 5 2 4 2 un ragionamento col titolo:

Che il Petrarca ha imitato in infiniti luoghi la proprietà del dire di
Dante.
Intorno ad altro lavoro inedito di questo scrittore sulla Div.
Com. è da vedere il n.° 872 del t. 1.

6 2 6 Note sopra diversi terzetti dell’ inferno, P ur­
gatorio e Paradiso, di G iacinto Cam pagna , di
Reggio.
Questo scrittore del sec. X V II, oltre al capitolo imprèsso sopra
l'allegoria della Div. Commedia, citato a fac. 468 del t. I , lasciò
Mote sul medesimo Poema. Esse furono citale dal Guasco ( Storia
d eli A ccad. delle Belle A rti in Reggio, Reggio, Ippolito Vedroit i ,
1711, in 4 ., fac. 140) il quale si proponeva di stamparle, quando
avesse potuto trovare quelle sull’ Inferno eh’ erano in parte smar­
rite; e le citò pure il Tirabosch i nella Bibl. Modenese, I. 378. It
sig. Fortunato Cavazzoni Pederzini di Modena, che si compiacque
fare per me qualche incingine sopra questo , mi rispose a Di

�308

/

COMENTI IN E D IT I

« Giacinto Campagna conservasi quel tanto solo, che si legge nella
Storia del Guasco; ed il restante delle cose riferentesi a D ante,
con esso le carte del Guasco medesimo sono andate smarrite. »
Agostino Gagnoli in una Lettera impressa nell’ Antologia di Fos
sombrone ( t. I I I , pari. 11, fac. 9 3 ), che precede la ristampa falla
in questa collezione dell’ Allegoria della Div. Com. del Campagna,
parla si di un Comento inedito sopra la Div. Com., ma non no
dice l' autore.
Crescimbeni, 11. 275;— Negri, Scritt. Fior.

627

Osservazioni sopra la Cantica dell’ Inferno,
di Uberto B e n v o lli enti.
Nel Codice C. IV . 2 3 , car. 292 della Biblioteca Comunale di
Siena.

628

Vocaboli in parte usati da Dante, ed in parte
inventati ridila Div. Com. Opera del medesimo.
Nella fac. 147 del Codice G. V. 25 della istessa Biblioteca. Ilo
citalo altri lavori Danteschi inediti di questo scrittore ai n.° 74,
250, 392, 624 e 636 del t. I.

Ilari, Indice, fac. 310. 11 quale a fac. 314 cita I ultimo di questi lavori
come esistente a fac. 135 del Codice C. V. 25.

629

Postille alla di v. C o m . , del Conte Pom ponio

T o re lli.
Citale dal Pezzana negli Scritt. Parmigiani, V I. 623, che d i­
ce essere in un esemplare dell’ ediz. di Venezia, 1544. Vedi il t. I ,
fac. 83.

630

Discorso sopra II versi di Dante, di Cario

Ferrante G ia n fattori .
Q uesto Discorso è citato in u n Catalogo delle sue opere conservato
io un Codice della Biblioteca Albani di R oma. Incom in­
cia: Nel mezzo del Camin della mia vita . . . .
Affo, Scritt. Parm igiani.

631 * Lezioni sopra la Div. Commedia , di B e ­
nedetto Buomma tte i.
Dissi a fac. 576 e 577 del t. I , che Benedetto Buommattei
lesse la Div. Com. nelle Accademie di Firenze e di Pisa dal 1632

�r o M i:v r i i n e d i t i

309

al 1637. l e suo lezioni si conservano ne Mss. che appresso, tifila
Magliabechiana, e sono autografe.
I. * Diceria di Benedetto B uommattei del bene ed tradita mente par­
lare pigliando per tema il Lamento del Conte Ugolino scritto da Dante.

Scritto autografo contenuto nelle car. 14 415 3 di un Codice
miscellaneo cartaceo in fogl. deila Magliabechiana, Cl. I X , n.°
122 ( Strozziano , 279 ).
II . * Cl. V I. n.° 64. Codice in 4. di 188 c a r ., proveniente dalla
Strozziana, n.° 1(16. Contiene vari studi e lavori di Benedetto
Buommattei perle sue lezioni sopra Dante. Parecchi rii questi
scritti sono del 1633 o del 1636, e citerò segnatamente una Lette­

ra dedicatoria al signore Principe . . . . ad alcuni suoi discorsi so­
pra Dante, in fronte a cui si legge questa annotazione: Questa

è stampala, ma rarissima. V. la vita di Benedetto Buommattei stam­
pata da me in Firenze questo anno 1719.
I I I . * Palch. I I I , n.° 176 ( Cl. V II. 957). Codice in fogl. di
59 car., proveniente dalla Strozziana, dove stava col n .° 2155.
Le prime 21 car. contengono generali considerazioni sii Dante e
sulla Div, Com. Il Pollini nel!’ illustrazione ms. che aggiunse al
Codice, le dà questo titolo: Vita, o Notizie di Panie, e Osservazioni

da premettersi alle sue lezioni sopra la Commedia.
IV . * Palch. I V , n.i 131 a 134 ( Cl. V I I , n.° 957 e 958 ).
Codice partito in 4. v o l. in fogl. di car. 3G7, 378 , 350 e 450,
proveniente dalla Strozziana , dov’ era parte de’ Codici 255 e
256 ) ; i primi 3 vol. contengono le lezioni sopra l' Inferno , e il
4 quelle sui primi 18 Canti del Purgatorio. Le lezioni date alla
Cantica dell’ Inferno sono 312, e lo altre sui prim i 18 Canti del
Purgatorio sono 154. Tutte inedito; salvo le 4 concem enti al p ri­
mo Canto dell’ Inferno che furono impresse, e da me registrale a
far. 702 del t. 1. Lo stampatore Franc. della Rotta nella sua Dedi­
catoria delle Tre Cicalate promise di pubblicarle tutte, ma non at­
tenne la promessa.
Oltre alle lezioni date a ciascun Canto, sono a car. 4 6 9 9 del
t. I , sei lezioni preliminari sopra la Div. Com., ed altre cin­
que a car. 102- 126. Nei margini di queste è notato che furon
lette nell’ Accademia di Firenze dai 13 ai 25 di gennaio 1632 ,
stile fiorentino . Altre indicano che furon lette nel 1633, 1634,
1636 e 1637. In queste lezioni si trovano alcune mancanze che
notò il Foliini nell’ illustrazione posta in fronte a questi 4 Codici.
Into rno ad altro lavoro inedito sopra la D iv. Com. di questo
scrittore si vegga il n.° 343 del t. 1.

�370

co.WE.vri is i:u m

Salvini, Fasti Consol., fac. 483 ; — Negri. fac 91; — Rilli. Notiz. dei
l' Accad. Fior., fac. 310
Quadrio, VI. 256 ; — Mazzucchelli, II. 2408; —
Poggiali, t. I I , n.° 208.
632

Discorso di Fau stina Summa sopra un pas­
so di Dante (I n f . X X . 5

e P u rgat. , X X I I .

1 1 3 ).
L e tto il 16 di maggio 1604 nell’ Accademia d e Ritrovati di Pa­
dova , e citalo dal Vedova nella Biogr. Padovana, I I . 326.

633

* Annotazioni e critiche sopra la Commedia
di Dante, di P ietra P ie t r i d i D anzica .
Abbozzo di un lavoro inedito che forma 13 car. in fogl. con­
servate nel Cod. della Magliabechiana, Palch. I I I , n.° 176 (CI.
V II,
4 6 9). Questo ms. è autografo e proviene dal Magliabechi.
Nel Catal, de'libri della Crusca del Ripurgato leggo a fac. 106,
che fra le scritture per la compilazione del Vocabolario si conser­
vavano , fascio I I I , n.° 2 , le Osservazioni deli Innominato, Pietro

Pietri di Danzica sopra alcuni luoghi di Dante e del Vocabolario ,
contenute in alcune lettere scritte di Padova nel 1657, 1658 e 1659.
Pietro Pietri di Danzica, membro dell’ Accademia della Cru
sca , mori a Padova intom o al 1661. II Negri negli Scritt. Fior. ,
a ll’ art. Dante, dice che i suoi mss. andarono al Cardinale Leo­
poldo de'Medici che gli donò alla Crusca.
Crescimbeni, Il 375; — Quadrio, VI. 356; — Targioni Tozzetti, Scienze
psiche in Toscana, Firenze, 1780, I. 491.
634

Chiose latine al Comento latino di Benve­
nuto da Im ola, di Carla Strozzi .
Citate nelle Annotazioni dell’ ediz. dell’ ancora, come esistenti
nella Marucelliana di Firenze. Io le ho cercale senza effetto nel
Catal, de’ mss. di quella Biblioteca.

635

Spiegazione di un terzetto di Dante , di P ie ­

ro Vincenzo S tro z z i .
Letta nel Consolato di Baccio G herardini, e citala dal S alv ici
no 'Fasti Consol. , fac. 350.

Già citai a fac. 703 del t. I , una lezione inedita di Alessandro
Strozzi sul primo Canto dell’ Inferno, a fac. 732 un’ altra pure
inedita di Matteo Strozzi sopra un luogo del Canto X X V III dell’ Inferno
, a fac. 758 un’altra lezione inedita di Giovanni Strozzi su

�COMENT!

INI. riITI

371

di un luogo del Canto X del Paradiso, e a fac. 460 finalmente
un’ altra di Gio. B a tt. Strozzi.

636

C omento sopra l ' Inferno , di A lfonso

di

G i uliano G io ja .
Alfonso di Giuliano Gioja che fu a un tempo filosofo, matema­
tico, meccanico, poeta e pittore, nacque a Ferrara nel principio
del sec. X V I I , e ivi mori il primo di novembre 1687. Abbiamo
di lui un Comento non finito sopra la Div. Com. , che trovasi
nell’ Estense di Modena, cui donò lutti i suoi mss.; si riscontra in
questi tre Codici :
I. N.° I X . G. 16. Comento sopra i primi dieci Canti dell' Inferno
. Codice cartaceo in fogl. autografo, in fronte a cui si legge:
Originale della spositione de'primi dieci Canti della Gran Comedia
di Dante fatta da Alfonso di Giuliano Gioja Ferrarese l'anno 1679
al dispetto dell’ angustia. Vi si premette una Prefazione di sei facce
iu difesa di chi lenta nuove maniere di poesia ignote agli antichi,
si loda Dante, si difende contro i morsi della invid ia, e si dice
che per farlo meglio apprezzare dai contemporanei si detta il Com
entario che segue, occupando 228 facce di una scrittura, la
quale, siccome originale, è interpolala di correzioni, giunte e so­
praggiunte ne’ m argini: vi si trovano però buoni confronti con al­
tri autori volgari del dugento e del trecento.
II. N.° IX . G. 17. Comento sopra i secondi dieci Canti dell Inferno
, del medesimo. Codice cartaceo in fogl. di 213 fac., pari­
mente autografo.
II I . N.° IX . G. 18. Comento dei Canti X X 1 X X V dell’ Inferno,
del medesimo. Codice cartaceo in fogl. di 110 fac., pure autografo.
Oltre a’ 3 Codici predetti, si trovano ne’ mss. IX . G. 21 e 22 ,
parecchie bozze del medesimo autore che doveano far parte de’ suoi
studi susseguenti sopra il Purgatorio e il Paradiso .
Di queste varie notizie intom o al Compiilo di Alfonso Gioja vo
debitore alla cortesia del sig. conte G a lv a n i, vicebibliotecario
della Estense . Fecero menzione del Gioja il Crescimbeni, II. 275,
il Quadrio, IV . 257, e il Baruffaldi, nel libro De Poetis Ferrarien
sibus ( Antiq. Ita l., Lugd. Batav., 1723, I V- 1 4 ).
Nell’ Estense è del medesimo autore anche il lavoro che segue:
IV .
IX . A. 16. Ordine delle Rime e di tutte le parole rimate
nella Comedia di Dante. Codice ms. in 4. cartaceo e autografo, di­
sposto in due c o l., in cui il Rimario occupa 221 fac. Ind i segue di­
rendo: " Havendo giudicato che l'uso delle Voci to rà dismesse che

�372

COMENTI IN E D IT I

« si trovano negli autori antichi Toscani stampali in Firenze per
gli heredi di Philippo di Ginnici 1527. molto siano per giovare
ail’ intelligenza dell’ alto Poema di Dante che accettò moltissime
di quelle voci e frasi; la maggior parte di esse voci con alcune
frasi loro con chiaro ordine ho disteso ; e perchè chi è per leg
gere babbi qualche notizia di antichi autori, rispetto all’ età in
cui compose Dante, come anche di alcuni non stampati compo
nimenti loro, dell’ una e dell’ a ltra cosa ho voluto dare breve
memoria secondo l' ordine che sono stampali essi autori . »
Per conseguenza seguono 5 far. di brevi Notizie sopra vari R i­
matori trecentisti; quella su Dante dice:
Dante Alaghieri nacque
nel 1265 o nel 1260, e mori nel 1321 del mese di Luglio secondo
Gio. Villani, ma nel 1321 di settembre il giorno di santa Croce
secondo un lesto antichissimo di Dante manoscritto, et secondo
un altro libro di scritture antiche di Ferrara segnalo C. 486. »
Continua la dichiarazione delle voci auliche in 2 col. come sopra,
n secondo ordine alfabetico occupa 88 fac. Da ultimo si aggiugne:
Per curiosa sodisfatione et anche per ajuto dell’ Interpretazioni
delle Cantiche o Comedia di Dante ordinatamente ho voltilo sten
dere le voci antiche e prische usale da Dante che si troveranno
nell’ Opera sua secondo la regola adoprata nel Rim ario. » E la
stesura di queste voci copre radamente 58 fac., e con ciò ha fino
il Codice ( Notizia partecipata dal conte G alvani, vicebibliotecario
deli Estense ) .

Lezione sopra D an te, di A ndrea Chim enti
T ic c i .

Questa lezione d' un Accademico fiorentino i; citata nelle Annot
azioni alle Rime del Lasca , 1741, I. 331.

Spiegazione di alcuni passi di Dante, di F ra n ­

cesco Cionacci .
Letta da lui nell’ Accademia degli Apatisti a' 2 di febbraio
1694. Vedi il Giornale di quell' Accademia , m s. della M agliabe
chiana, Cl. I X . n .° 1.
A fac. 1 e 492 citai altri lavori inediti di questo scrittore sopra
la Div. Commedia.

36
9
Dichiarazione di alcune parole dell Inferno
di Dante, di F ilip p o P an do lfini, e del Trito.

�COMENTI IN E D IT I

373

Lavoro conservato nel Codice Cl. V I , n.° 164 della M aglia
bechiana (Strozziana, n.° 1116), che forma 15 car. in fogl. a 4
col . , e 3 car. in 4. a 2 col.

4
6
0

*

Postille alla Div. C o m. , di Anton M a ria

S a lvin i .
Sono ne’ margini rii un esemplare dell’ ediz. Aldina del 1502 ,
conservato nella Falatina di Firenze ( Vedi il t. I , fac. 73 ) . A
fac. 100 del t. I , citai tre esemplari dell’ edizione di Firenze,
1595 , con postille autografe di Ant. M ar. S alvini, il primo nella
Trivulziana di M ila n o , il secondo nella Magliabechiana e il terzo
nella Riccardiana. Un altro è registrato nel Catal. L ib r i, Parigi ,
1847 , n.° 585.
Alt re postille del medesimo a u tore sopra la Div. Com. si leg­
gono ne’ margini del Codice Riccardiano, n.° 1403. Vedi il t. 1 ,
fac. 602. Osservazioni di questo scrittore sopra alcuni versi del
Canto I dell’ Inferno si riscontrano pure a car. 39 di un Codice
miscellaneo in fogl. del sec. X V II della M arucelliana, n.° A. 120.

1Annotazioni
4
6
alla Div. Com.
Queste Annotazioni brevissime ma numerose, di mano della
line del sec. X V I , stanno ne’ margini di un Codice cartaceo
in fogl. del sec. X V della Magliabechiana, Cl. V I I , n.° 940, già
descritto a fac. 60 del t. I. Elle non oltrepassano il Canto Xl\
del Purgatorio. Un’ annotazione di mano dell’ annotatore in Iron­
ie alla prima car. fu dimoilo guasta «lai coltello del legatore, ma
nondimeno si può leggero tuttavia: A ng. B org. . . . comentarius
ano d. m. d...........

* Annotazioni italiane e latine alla Div. Con;.
Queste Annotazioni di mano del sec. X V I I , sono ne’ margini
d’ un Codice cartaceo in fogl. del sec. X V della Magliabechiana,
Palch. I , n.° 35 ( Cl. V II , n.° 1032) che contiene il Poema di
Dante, e fu da me descritto a fac. 66 del t. II. Non sono numero­
so, e mancano ne’ Canti X X I I a X X X IV dell’ Inferno. Queste
Annotazioni mi parvero, in parte alm eno, cavale dal Comento
del Landino, e 1' annotatore trascrisse, come già dissi, in fronte
del Paradiso il Proemio di quel Comentatore. Inoltre si trovano
in questo Codice rare e brevissimo annotazioni di mano del copia­
tore del Poema.

* Luoghi di Dante notati e considerati.

�/

37 4

C O M E N T I INEDITI

Ms. in 4 , di I I car. della Magliabechiana, Cl. V II , n.° 91!),
in ironie a cui si legge: Excerptor. L. xvij. Adi 26 Maggio 1659.

Determinai di dare una scorta al Poema di Dante Con° dalla Crusca
senza uedere Comenti per alcuni mici fini, e notai. (1)

*4
6 Annotazioni italiane alla Div. Com.
Questo Annotazioni, poco numerose e che cessano al primo
Can to del Paradiso, sono di mano del sec. X V I I , e stanno
ne' margini d’ un Codice membranaceo in fogl. del sec. X V , della
Magliabechiana, Palch . I , n.° 34 ( Cl. V II. 153 ) , che io descrissi
a fac. 62 del t. II.

645

* Lezione sopra Dante nell’ Accademia Fio­
rentina.
Senza nome d’ autore: è nelle car. 1—11 di un Codice cartaceo
in 4. della Marucelliana, n.° C. 261. Principia: Solone illustrissi

mo filosofo . . . .

646

* Nota sopra i nove circoli dell’ Inferno di
D a n te .
Breve notizia di mano del sec. X V I I , contenuta in un Codice
miscellaneo in fogl. della Vallicelliana di Roma , segnato B . 56.
Com ent i

d e l sec .

X V III.

4
6
7Lezioni sopra Dante, del Canonico M arc A n ­

tonio M o z z i, lettore di lingua Toscana nel
l' Accad. Fiorentina .
Queste lezioni, una delle quali fu Iella nel 1717 sotto il con­
solato di Salvino Salvini , son citate no’ Fasti Consol., fac. 661
e 665.

64 8 Illustrazioni del Poema di Dante , con alcune
Annotazioni di Domenico M. M a n n i .
Ms. che il Poggiali ne Testi, I. 43 », dice essere nella M aglia
bechiana, dove io I’ ho inutilmente cercalo .

649

Postille alla Div. C o m ., di A n i. M a ria B i ­

scioni.
(1) Sono forse ili Carlo Dati. Vedi a fac. 415 del t . I.

�COMENTI IN E D IT I

375

Queste postille autografe sono in un esemplare dell’ ediz. di

Firenze, 1595, conservato nella Trivulziana di M ila n o . Vedi il t.
1, fac. 100.

650

* Postille alla Div. Corri., di G iovan n i G en­

tili.
Autografe di scrittore fiorentino: e si riscontrano in un esem­
plare dell' ediz. di Padova, 1727, conservato nella Palatina di Fi­
renze. Vedi il t. I , fac.

651

Osservazioni Dantesche, di F ilip p o Rosa M o­

rando.
Inedite, e al tulio diverso da quelle pubblicale dal medesimo
scrittore nel 1751 e 1757 (Vedi il t. I , fac. 670). Il ms. autografo
è presso il sig. Filippo Scolari di Venezia, e nella line si legge:

Terminate di copiare le presenti annotazioni di varie carte volanti di
stese in molte volte prima sulla prima edizione di Venezia, e poscia
accresciute sulla seconda questo di 28 di luglio 1757. Termina con
Varie lezioni tratte dall' Aldina del 1502, e tralasciate nella edizione
degli Accademici del 1595. Intorno a queste osservazioni medile è
da vedere un opuscolo col litoio: Sopra un inedito manoscritto con­
tenente alcune osservazioni Dani esche di Filippo Rosa Morando. Let­
tera di Giov. Girol. Orti al Dott. Filippo de Scolari, Verona, tip.
di Paolo L ibanti, 1833, in 8. di fac. 19. Questa Lettera, di Fe­
m i a agli 11 di luglio 1833, fu prima inserita nel Poligrafo di
Verona; ne diedero ragguaglio la Bibli. Ital.. , L X X . 3 7 1 3 7 2 , e il
Vaccolini nel Giorn. Arcad., L V I. 225-227. Il sig. Orti dimostra
l’ autenticità del lavoro del Rosa Morando, e no cita qualche
trailo.
Pindemonte, Elogi di letter. ita l., Milano,

632

18 2 9

, II.

205208

.

Dissertazione sopra due luoghi difficili di Dan­
te , del R a n d elli.
Essa era, secondo il Tirabosch i nella Bibl. Modenese, V. 315,
presso Leopoldo e Giambattista Vandelli di M o den a, nipoti dell’ au­
tore. Ma il sig. Cavazzoni Pederzini ini scrive: G li eredi del si".
Vandelli, onde parla il Tirabosch i, non hanno trovalo nell’ archi
vio loro nessun ms. elio si riferisca a Dante. »

633

Annotazioni all’ Inferno di Dante , di G iro ­

lamo Tartarotti.
ii

25

�376

O M E N T I IN ED IT I
C

Citate da Valeriano V an netti nella Lettera intom o la vita di
Dante ( Opere di Danto, ediz. del 1X57, IV . 2. ).

654

* Miscellanea , cioè Annotazioni di Antonio
Cocchi sopra la Div. Commedia.
Ms. autografo e inedito dell’ autore, conservato nella M aglia
bechiana, cl. V I I , n.° 919, proveniente dalla Libreria del Cocchi.
Forma 50 c a r., o parli di car. in fo gl., riunite dall’ autore, sia
per preparare una nuova ediz. della Div. Commedia, sia per com­
pilare un' opera biografica e critica su Dante. Parecchio di questo
car. riunite a questo modo sono scritte di altra mano e talvolta
più antica. Questi studi sono critici, biografici o bibliografici a
un tempo. Vi si riscontra la spiegazione di vari passi o voci di
Dante, falla dal Cocchi e da anonim i. Nella fine si leggono estraili
del Comento di Francesco da B u ti.
COMENTI DEL SEC. X I X .

655

Postille sopra la Div. C o m . , di Giuseppe

P e lli.
Dice I’ Antologia di Firenze, n.° 30, fac. I I I , eh’ erano fra m
ss. di lu i.

656

Alcuni Comenti sopra la Div. Coni,, di F r a n ­

cesco Regis.
Citali nella Biogr. i tal. di Em ilio de Tipaldo, IV . 276.

657

Lettera del Poema di D a n te , di Tommaso

Boschi .
Ms. autografo d'uno scrittore del secolo andato che si con­
serva nella Bibl. Comunale di Faenza. Il sig. L. C. Ferrucci cui
mi chiamo debitore di questa notizia, mi rende avvisalo che l’ au
tore pigliò questa fatica per aiutare i principianti ad intendere la
Div. Com. coll’ uso della costruzione grammaticale.

658

* Postille alla Div. Com ., di Vincenzo M onti.
Postille marginali e autografo che sono in un esemplare del
l' ediz. di Roma 1791, conservato negli Siali R om ani, di cui mi fu
dato veder copia nella Libreria di Monsign. C. E . M uzzarelli a
Roma. Al n.° 786 del t. I citai un esemplare dell’ ediz. del B ia
gioli, 1818, postillato parimente in margine dal M onti.

�COMENTI IN E D IT I

659

377

Postille alla Div. C o m. , del Conte G iu lia

P ertica r i .
Citato in una Lettera del M onti del 1819. Vedi il n.° 785 del

t. I.

660

Illustrazioni intom o a Dante , di D aniele

F ra n cesc a n i.
Lette nel 1821 all’ Accademia di P adova; ne fu pubblicato un
sunto n e ll’ ediz. di Padova 1822 ai luoghi cui risguardano.

Lezione di Giuseppe Gazzer i sopra alcuni

661

luoghi della Div. Com. , detta nell’ Accad. della

Crusca .
Citata dallo Z an no ni nel Rapporto fatto a quell Accademia a 9
di settembre 1823 [ A tti, I I I . 154-156). Essa r ig u a r d a v a questi
luoghi : Inferno, X X I I . 59, X X X I I I . 43 ; Purgatorio, X . 128.

662

Comenti all Inferno e al P u r g a t o r i o d i Dan­
te , d i F ran e. E n rico A cerb i .
Opera non condotta a termine, e citata nell’ Elogio di lui
scritto da (1. de F ilip p i, M ilano, 1828, in 8, fac. 24.

663

Interpretazione di alcuni luoghi della

Div.

Com. di Dante , di Francesco P acchiani .
Letta alla Crusca, e citata dallo Zannoni nel Rapporto fatto a
quell’ Accademia a’ 14 di settembre 1819 ( A tti, II. 279). In essa
il Pacchiani ragionava della voce Caribo ( Purgatorio, X X X I ) .
Al n.° 532 del t. I , citai un altro lavoro inedito di questo scrit­
tore sopra la Div. Com.

664

* Postille alla Div. C o m ., del Marchese L u ig i

B io n d i .
Sono in un esemplare dell’ ediz. di Padova, 1822, che adesso
sta nella Libreria del prof. Salvatore Beiti di Rom a. Le postille
sono molte o importanti.

663

* Memoria di

Gaspero Benc in i letta nel­

l’ adunanza della Società Colombaria la sera del
2 0 Aprile 1 8 2 2 ; — Lezione detta nell’ adunan­
za del di 8 luglio 1 8 54.

�378

COMENT I IN E D IT I

queste due lezioni inedile stanno autografe nella collezione
Dantesca di Lord Vernon, e formano, una 7 fac. in fogl., l’ altra
8. La prima concerne ai versi 106—108 del Canto X I X dell’ Inferno
, e la seconda ai versi 142- 147 del Canto X X X I I del Purga­
torio.

* Postille alla Div. Corri., di Salvatore B etti .

666

Queste postille numerosissime si trovano in un esemplare
dell’ ediz. di Ruma, 1820, ch’è nella sua Libreria.

667

* Sul verso di Dante P oscia p ia che i l dò

lo r , p o tè ’ l d ig iu n o . Ragionamento del Bolo
g net II Cenci .
Scrittura autografa di 10 car. in 4 ., intitolata a Monsign. C.
E . M uzzarelli, e da lui posseduta.

Dialogo d i sacerdote M arian o

668

L eo n a rd i

fra lui e il Canonico Carlo Rodriguez da I I
pari , sopra una lezione del Rodriguez attenente
alla Div. Com.
Lettura fatta nel gennajo del 1839 all’ Accademia degli Ze­
lanti di Aci-R eale in Sicilia.
Effem..letter. di Sicilia, luglio 1840 , fac. 42.

669

Nuova e vera interpretazione di alcuni passi
della Div. Com. di Dante Alighieri finora m a­
lintesi , di J . M . Leonardo Casella di Roma.
Lavoro annunziato sulla coperta del trattato della Lessicogra­
fia de' verbi francesi del medesimo autore , P a r ig i, 1838.

Coniente sopra la Div. Com., di M . A . P a ­

670

renti .
Il
sig. prof. Parenti attende da più di 20 anni alla compilazio­
ne di un Comento di Dante , di cui fece di pubblica ragione un
Saggio nel 1843. Vedi il t. I , fac. 197 e 689.

671

Postille alla Div. Com., del Conte G iovanni

G alvani .
Lavoro inedito, eccetto i prim i 10 Canti dell’ Inferno pubbli­
cati nel 1828. Vedi il t. I. n.° 811.

�COMENTI IN EDITI

672

379

Discorso sopra l’ opera di Dante Alighieri,
di A ngelo Ram pini.
Letto all’ Accademia Casentinese nel 1845. Vedi il Rapporto di
Gregorio Palmi sopra i lavori di quella Accademia nell’ anno
1845, Bibbiena, 1846, in 4 ., fac. 3 6 3 7 .

673

Nuove chiose

alla Div. Com. ,
M auro Ferrante di Ravenna .

dell’ Abate

Esso debbono slare in una nuova edizione della Div. Com. an­
nunziata nella Gazzella di Milano de’ 16 d’ aprile 1846. Il Pro­
gramma di questa edizione fu pubblicato a Ravenna nel 1817, in
4. di 3 fac. Va unito a un opuscolo di 4 fac. in 4. col titolo: D i­

scorso intom o una nuova lettura de'due Codici Ravennani della Div.
Com. ( Inferno, V. 102).

674

Dante spiegato 'con Dante , ossia nuovi C o
inenti della Div. Com. di Dante A llighieri, fat­
ti dal P. G iambat. G iu lia n i , C. R. Somasco .
Il
Programma di questo Comento tuttora inedito, fu pubblicalo
a Genova nel 1846, in 8, di 8 fac., e ristampalo nella G azzetta di
Venezia , n.° de' 2 dicembre 1846, e nella Rivista figure di Geno­
v a, n.° d' ottobre 1846 , fac. 214-220. Questo Comento sarà com
posto di 6 vol. in 8. 11 primo conterrà un discorso sulla maniera
ila tenersi nel C o m p u t a r e la Div. Com .; un a ltro intom o al line
ed alla principale allegoria di questa, ed un terzo che assegnerà
le ragioni, perchè Dante intitolasse Commedia il suo Poema , o
perchè dipoi si chiamasse Divina . Q uindi seguirà l ' Orologio di
Dante del P. Punta. I vol. 2 , 3 e 4 conterranno il testo delle tra
Cantiche con Comento. Il quinto conterrà discorsi sopra la Poe­
sia, la R ettorica, l’ Astrologia, la Fisica, la Metafisica, la Filoso­
fia morale, la Politica e la Teologia di Dante. Terminerà con un
Dizionario e con una Sinonimia Dantesca. Il sesto e ultimo vol.
conterrà la Storia di Dante e del suo secolo. Questo disegno di
Commento del P. Giuliani fu esaminalo dal prof. Giuseppe Picei
nel n.° I I I della Rivista critica della Ietterai. Dantesca contempora­
nea, fac. 10-12, e l'a u tore medesimo lo espose al Congresso scien­
tifico di Genova nella tornata de’ 23 settembre 1846.
Ci la i a fac. 6!)1 del t. 1, un Saggio di un nuovo Comento del­

la Die. Com., edito nel 1846 dal P. G iulia n i; dopo ne ha falli di

V

�380

COMENTI IN E D IT I

pubblica ragiono altri due ne’ n.° 31 o 35 dell’ Eco de' Giorna li
di Genova del 1816, e nella Rivista fig u re , n.° 10 del 1816, fac.
239-260.

673

Corso di lezioni sopra Dante, di Francesco

dall' O ngaro .
Corso fallo a Trieste dal 1838 al 1846, il cui Discorso prelimi­
nare fu stampato nel Giorn. Euganeo di Padova, n.° del giugno
1847, fac. 481-501, col titolo: Sullo stato attuale degli studi Dan­
teschi, e sulla loro influenza nella letteratura e nelle arti contempo­
ranee. Si pubblicò un altro estratto di questo corso nel Mondo il­
lustrato di Torino, n.° I del 1848, fac. 11, col titolo: I l Canto di
Francesca di Rimini esposto ne' suoi rapporti col sentimento morale e
coll' arti belle. Altro estratto promise l' Euganeo col titolo : Discor­
so sui Papi nominali nel sacro Poema.
N. B. Nel cap. Proposte di ediz. della Div. Com. pubblicato a
fac. 2 0 1 2 0 3 del I. I , registrai vari altri Comenti disegnati della
Div. Com.
Vedi anco a fac. 573-579 del t. I. la Cronologia de' lettori di

Dante.
COMENTI CITATI.

676

Chiose sopra la Div. Com.
Contenute in un Codice della Div. Com., scritto nel 1336, che
io citai a fac. 106 del t. II.

677

Chiose sopra la Div. Com.
In un Codice della Div. Com ., scritto nel 1463, da me citato
a fac. 106 del t. II.

678

Comento del Dante del 1 485,
Citato con questo titolo nel Catal, de’ libri della Crusca del Ri
purgato, fac. 136, come spogliato nel febbrajo 1588 dallo Strito­
lato ( Scritture deli Accad., fascio V I I I , n.° 381 ).

679

Chiose sopra la Div. Com.
In un Codice della Div. C o m ., che si conservava nella Biblio­
teca di Santa Sofia di Padova, da ine citato a fac. 147 del t. II.

680

Annotazioni latine alla Div. Com.
Queste Chiose assai copiose e m arginali, son citate dal Mehus

�COMENTI IN ED IT I

381

n egli Estratti mss., X I. 101 e 165, come esistenti in un Codice
membranaceo in fogl. del sec. X V , elio conservavasi nella Libre­
ria del convento di S. Marco di Firenze (1). Esse non passavano
il Canto X dell’ Inferno. Il Mehus cita questo luogo del Canto IV
dell’ Inferno: Accipit Dantes tres insignes poetas quos imitatur in

triplici stilo. Oratius in Satira, Ovidius in Comedia, Lucanus in
Tragedia. . . .

681

Dante col Comento. Di Lorenzo del Bi . . .
( leggi d e l B ia d a ).
È con questo titolo nel Catal, de’ lib ri della Crusca del Ripur­
gato, fac. 123, dove si dice essere stato spogliato dallo Stritolato
( Scritture della Crusca, fascio V I I I , n.° 169).

Dante Comentato.

6 82

Codice che fu di Bernardo de Medici, citato nel medesimo Ca­

talogo, fac. 124, e spogliato d a ll’ istesso autore ( Scritture della
Crusca, fascio V I I I , n.° 171).

683

Comentum in Dantis Comoedias.
Citato dal Tommasini nell’ opera B ibliothecae Venetae, fac. 98,
come esistente nella Libreria di Feder. Ceruti di Venezia.

684

Cemento antico mss. di Dante.
Citato dal Clementini nel Racconto storico della fondazione di
Rimino ( R im in o, 1617, in 4 ., I. 399 ), il quale scrive trovarsi
presso Dionisio da Monte Cerigone, notaio. Egli ne cita alcuni traiti
concem enti a’ versi 1 e 29 del Canto X X V II dell’ Inferno.
Crescimbeni,

685

I I . 275.

Di tre luoghi di Dante del 6
Inferno .

e io d e l l ’

Sposizione citala nell’ Inventario delle scritture di Girolamo di
Somm aia, ms. della Magliabechiana, Cl. I X , n.° 14, car. 7; che
fu copiala da lui nel 1618.

686

Osservazioni di lingua particolarmente sopra
D ante; — Osservazioni sopra Dante; — Nota
sopra i difensori ed oppugnatori di Dante.
( 1) I mss. di questa Libreria furono riuniti, parte alla Laurenziana e
parie alla Magliabechiana; ma in nessuna di due ho potuto rinvenire que­
sto Codice.

�382

COMENTI INEDITI

Mss. elio slavano nella libreria Borghin i. Sono citalo nell' In ­
dice di quo’ mss. seriIIt» dal B iscioni, e contenuto nel Codice Cl.
I X , n.° 59 della Magliabechiana.
E diz. d e l l a D iv . Com. con p o s t i l le anonim e.

M ila n o , 1477. Esemplare del Marchese Archinto di M ilano.
Firenze, 1481. Esempi, della Magliabechiana, con postille del
sec. X V I. — Esempi. Riccardiano, con postille antiche (V edi il
t. I, fac. 41 e 45 ).
Venezia, 1484. Esempi. M agliabechiano; vedi il t. I , fac. 48.
Venezia, 1491. Esempi, del sig. K ir kup, con postille del sec.
X V I (t. I , fac. 5 5 ).
Ediz. Aldina del 1502. Esempi, della Magliabechiana ( (. I ,
fac. 62 ).
Toscolo, 1506. Esempi, della Magliabechiana ( t. I , fac. 6 7 ).
Ediz. Aldina del 1515. Esempi, della Vaticana. — Esempi.
B a rtolini d’ Udine, con postille del sec. X V I ( I. I , far. 73 ). Nella
Trivulziana di Milano si trova un esemplare interamente intonso
di questa edizione, tutto postillato in margine d’ interpretazioni e
Comenti mss. da dotta mano in minutissimo carattere del seicen­
to, ben chiaro ed intelligibile, la cui importanza r e n d e preziosis­
simo questo esemplare che meriterebbe la pubblicazione a vantag­
gio degli studiosi.
Venezia, 1529. Esempi. B ernardoni di M ilano, con postille del
sec. X V I ( l. I, fac. 8 9 ).
Lione, 1551. Esempi. S tosch (I. I , fac. 8 7 ).
Venezia, 1554. Esempi. Magliabechiana, postillato dagli Acca­
demici della Crusca ( I. I , fac. 89 ).
Firenze, 1595. Esempi. Hibbert (t. I , fac. 100). I n altro esem­
plare con postille marginali è citalo col prezzo di 24 Paoli nel Ca­
ia/. del libraio fiorentino Agostini del 1846, n.° 707.

N. B. Nel t. I registrai molli altri lavori inediti sopra la Div.
Com. di vari autori, cioè: n.° 74, Uberto B envoglienti; — n.° 75,
A nonim o; — n.° 87, A nonim o; — n.° 136, Fauriel; — il.0 193,
Biagioli ; — n.° 194, Nic. Tommaseo; — n.° 195, Luigi Mancini ;
— n.° 196, Frane. P apalini; — n.° 197, Gaspero degli O r d ii; —
n.° 199, Edgard Quinci; — n.° 238, Scipione di M a nzano; —
n.° 240, Franc. Filelfo; — n.° 241, Anonim o; — n.° 242, Franc.

�COMENT!

IN E D IT I

383

R inuccini; — n.° 245, Cristof. Landino; — n.° 253, G. II. Vecchietti;
— n . ° 259, A n o n im i;— n.° 259, Roberto T iti, Antonio defili A l
bizzi, Antonio Altovili; — n.' 285, 286, 289 e 290, Betisario Bul
garini; — n.° 279, Lelio M am iti ; — n.° 280, Marcello Nobili ; —
n.° 281, I r . M aria Sagris ; — u.° 282, Franc. Vivaldi; — n .° 284,
Anonim o; — n.° 287 e 288, A nonim i; — n.° 301, A. M . Ricci; —
n.° 341, Anonim o; — n.° 370, Lorenzo Giacomini, e Giovanni de
Medici; — n.° 391, Anonimo ; — n.° 449, Piero B uonaccorsi; —
n .i 454-457, A nonim i; — n.° 459, Galileo; — n.° 462, Giovanni
Strada; — n.° 477, Lorenzo Berli; — n.° 522 e 546, Jacopo M az­
zoni; — n. ‘ 523 o 529, Giuseppe Bianchini ; — n.° 534 e 852, S il­
vestro Centofanti ; — n.° 537, Piccioli; — n.° 545, Baccio Gherar
d in i;— n.° 546, Milanese;— n.° 575, Tullio Dandolo; — n.° 576,
Eugenio Aroux; — n.° 582, Anonimo; — n.° 588, Carlo W itte; —
n.° 589, Carlo T roya;— n.° 603, Alessandro Tassoni; — n. ‘ 716,
Filippo C ivinini; — n.° 744, G. B. G e lli;— n.° 814, Pietro B a­
gnoli; — n.° 840, Filippo Mercuri; — n.° 877, Anonimo; — n.°
1149, Niccolò M artelli; — n.° 1151, A nonim o; — n.° 1193, Ano­
nim o; — n.° 1227, Cosimo B u rla li; — n / 1 1242, A nonim o.

FINE DEL SECONDO ED ULTIMO VOLUME (1)

(1) Con questo secondo volume termina per ora la Bibliografia della
Divina Commedia. Nel manifesto «II quest’opera avevo in vero promessa una
Bibliografia Dantesca completa, ma, oltre che il pubblicato occupa già i
due volumi annunciati, ninno ini negherà, che i tempi sono poco propizj per
la continuazione di un’opera di questo genere. La Bibliografia delle Opere
m inori, e dei Biografi di Dante sarà pubblicala forse in seguilo, e formerà
un altro volume, che si stamperà in modo conforme a questo, ma che si
venderà separatamente.
Nota deli Autore.

��T A V O L A D E L L E M A T E R IE D E L S E C O N D O V O L U M E .

Appendice al tomo I
P

arte q u a r t a .

B

DIV.

ib liog rafia manoscritta d e ll a

com.

§. I. C atalogo cronologico de ’ Cod . Ms s . della D iv . Com ., secondo l ’ or

DINE DELLE CITTA’.
Notizie bibliografiche................................................... ....
C o d ici F ior e

n t i n i ..........................................................................•

•

•

Pag
•

4

3 Riccardiana............................................................ .... .. *

5
51
70

4 Marucelliana . ...................... N. . . . . . .

87

1 Laurenziana. .
..................................................."
2 Magliabechiana.............................................. . . . »

Codici
Codici
Conici

Codici

3

"

"

5 Galleria degli Ufizi . . . . . . ....................... ”
88
6 Palatina. • . ........................ .... ...............................»
88
7 Biblioteca Baldovinetti . . . . f ....................... ”
96
8 . . . F e r r o n i........................9&lt;&gt;
9 . . . Frullani .................................................... "
97
10 . . .
M a r t e lli................... ............................... "
97
II . . .
R in u c c in i............................................................. ”
99
•12 . . . Riccardi Verna c c i a ...................' . . . »
101
13 . . . S t i o z z i .................................................... “
101
14 . . . Kirkup ........................................................ »
101
15 . . . Vernon . . . .\................................. »
105
16 Codici citati, o passali in varie biblioteche . . . »
106
Cor tonesi. Biblioteca dell’ Accademia Etnisca . . . . 110
Livornesi. biblioteche Jackson e Poggiali . . . » 112 e 113
Pistoiesi.
1 biblioteca Giaccherinense..........................................
1 13
2 . . .
Capitolare................................................... »
1 14
Senesi. Biblioteca com unale.......................................... » 1 1 4

C odici Mo d e n e si .
1 Biblioteca Estense

............................ .... .................. „
117
. . .
Coccapani Imperiali................................. »
122
Codici Parmensi . Biblioteca D ucale ..................................... .......» 1 2 2
2

C o d ici P i a c e n t i n i . B ib lio te c a L a u d i ............................................................. »

12 4

�386
425

C o d ici B e l l u n e s i . B ib lio te c a L o l l i a n a ............................................P a g .
C odici Ber g a m en si .

1 21 ;

1 B ib lio teca A lb a n i............................................................................»
2

.

.

.

( i m m o l l i .....................................................................»

C odici B r e s c ia n i. Q u irin ia n a

.

.

127
1 28

........................................................ , »

C od ici Mantovani .
-I B ib lio teca B a g n o ......................... ......................................................... .......
2

.

.

.

Ca v r i a n i ......................................................................» 1 2 9

3

.

.

.

C a p ilu p i.......................................................... . . »

130

C odici Mil a n e s i .
1 A m b ro s ia n a .............................................131
2 B ib lio teca di B r e r a ..................................................................... » 1 3 4
3

A rc h in to

4

.

.

.

.

............................................................... »

1 36

T r i v u l z i a n a .........................................................»

138

C odici P a dova ni .
1 B ib lio te c a d e l S e m in a rio

................................ »

145

2 C o d ici c i t a t i ...................................... ...... ..................................... »

147

.

.

.

.

147

C o d ic i T r e v i g ia n i. B ib lio te c a M u n ic ip a le ...............................................»
C o d ic i V e n e t i .

1 M a rc ia n a ............................................................................................... »
2 C o d ici c i t a t i .........................................................
Codici V e r o n e s i .

.

.

. .

148
155

»

1 B ib lio teca d el S e m i n a r i o ......................... ...............................»
2
C a m p o s tr in i.............................. . . . . . .

156
157

C odici Ud in e s i .
1 B ib lio te c a B a r t o l i n i a n a ............................................................... »
2

157

.

.

.

F lo rio ............................................................................ »

158

3 .

.

.

T o r r ia n i

159

.

.

.

. ' ............................................ »

C odici d i S. D a n ie l e . L ib re ria C o m u n a l e ............................................»
C o d ic i di C i v id a le . B ib lio te c a C l a r e c i n i ......................................

.

159
»

16 0

C od ici G e n o v e s i .
1 B ib lio te c a B a r a tta ............................................ ,
2

.

.

.

.

.

.

.

1 61

»

Dur a z z o ..................................................................... » 1 6 1

C o d ici S a v o n e s i. B ib lio te c a C o m u n a l e .................................................. »

1 63

Co dici T o r in e s i . B ib lio te c a d e ll’ U n i v e r s i t à ...................................... »
Codici R om ani .

163

1 V a tic a n a .

.

............................................ ..................................... »

2 C a s a n a te n s e ................................ ......

3 C o rs in ia n a ........................................................................................ »
4 A n g e lic a ................................................................................................»
5B ib lio te c a A lb an i .

s

6 .

.

7

.

.

.

.

.

.
.

.

1 83
1 90
1 92

...................................... . . . »

B a r b e r i n a .....................................................................» 1 9 3
B o r g h e s e .................................................................... »

199

»

2 01

C h ig ia n a ....................................................................... »

202

C a c ia io ..................................................................... ......

9 • ■ .
10 • • .
11 • • •

.

163

............................................ » 1 8 1

d e l C o lle g io R o m a n o ............................................ » 2 0 7
F io r e n z i ................................................................
■ 207

J

�387
12 Bibl , di S. P a n t a l e o ....................... • . . i . Pag.
13 . . R o s s i...................................................................................

208
209

14 . . V a l l ic e l l ia n a .............................................................» 2 1 0
15 Codici c i t a i ........................................................................» 2 1 0
Codici B olognesi. Biblioteca dell’ U n iv e r s ità .................................« 2 1 1
Codici F e r r a r e s i .................................................................................. » 2 1 1
Codici F o r l i v e s i .................................................................................. » 2 1 1
Codici F o lig n e si. Biblioteche Pagliarini e Boccolini . . . .
» 212
Codici P e ru g ini. Biblioteca C o m u n a l e ........................................... »

212

Co dici P esaresi
1 Biblioteca Antaldi..................................................................» 2 1 4
2 .

.

.

.

O l iv ie r i a n a .......................

C odici di R avenna . Biblioteca Classense

...........................»

2 to

.......................................»

2t8

C odici R im in esi . Biblioteca G a m b a l u n g a ...................................... »

219

C odici Napoletani .
1 Biblioteca Borbonica.................................• . . . . . »
.

2
3

.

.

.

.

4

.

.

220

de’ Gerolom in i

224

Santo Pio.

.

.

224

di Monte C a s s in o ........................................... "

C odici C atanesi . Bibl. di S. Niccolò d ’ Arena

........................... *

224

223

C od ic i P a lerm itan i .
1 Biblioteca dei PP. Filippini dell’ d i v e l l a ......................»
2

.

.

.

dei PP. Benedettini d i Monreale . . . .

224

»

225

C odici F rancesi .
1 Biblioteca Reale di P a r ig i.................................................”
.
.

4

•
.

.

226

dell' Arsenale . . . ................................. “
della Scuola di medicina di Mompelieri . »

249
231

. . .
di C a r p e n t r a s s o ...................... ..... • • • *
5 . . .
Lib ri..................................................................... “
6 Altre Biblioteche p r iv a t e ..................................................*
7 Codici c i t a t i ........................................................................»

232
232
237
2 39

2
3 .

C odici Be l g i ............................................................................................ *
Codici S p a g n u o l i ............................................ ^
C od ici P ortoghesi.

. . .

260

. . . »

261

..............................................................................»

261

C odici I n g l e s i .
1 Museo Britannico di Londra

.

.

.

.

.

.

»

262 e 276

2 Biblioteca della Chiesa di W estm inste r ...................... »

263

3

del Collegio d ’ E t o n ...................................... »

263

4 . i .
dell’ Università d’ Oxford
............................
5 Museo Hunteriano di G la sc o v ia......................................»

264
265

.

.

.

6 Bibl. D o u g la s .............................................................................. ......
7

.

. Glembervic.

................................................. »

266

8

.

. Stuart.............................................................................»

266

9

.

. P a n i z z i ..................................!

267

10 .

;

................................»

. P h ilip p s .............................................................................. ......

1 1 .
12 .

.

. L e i c e s t e r .................................................................. »
. Ashburn h a m .................................................

,

»

267
269

�388
Pag

13 Bibl. Wellesley
14 codici cita ti ...................... ...........................................
Codici t e d e sc h i .
1 Bibl. Im per. di V ie n n a .................................................
2

. Reale di Stuttg a r d a ................................. .....

.

269
269
270

■

3 .

. Reale di Dresda . ....................................... .
4 . . Reale di B e r lin o ..................................................
5 R hedigeriana di Breslavia......................
. . .

C Libreria Comunale di F rancòfone sul Meno . .
7 Biblioteca Ginnasiale di Goerlitz .................................

271
271
272
272
273
273

8

.

.

.

del Ginnasio di Alto n a ............................

274

9

.

.

.

Reale di C openhagen.................................

275

10 .

.

.

Djialinski in P o lo n ia .................................

276

§. II. COMENTI INEDITI PER ORDINE CRONOLOGICO.
Notizie b ib lio g ra fic h e ............................................................

.

281

1 Comenti coi nomi degli a u t o r i .................................

282

COMENTATORI DEL SECOLO XIV. E XV.
2 .

.

.

a n o n im i ...................................... .....

342

COMENTATORI DEL SECOLO XVI.........................................................

338

COMENTATORI DEL SECOLO XVII.......................................................

366

COMENTATORI DEL SECOLO XVIII......................................................

374
376

COMENTATORI DEL SECOLO XIX.........................................................

COMENTI CITATI........................................ ....
E dizioni della Div . C om. con p o st ille anonime

. . . .

380
382

�F in i to di s ta m p a r e n e l l a i n d u s t r i o s a C i t t a ' d i P r a t o , i l d i XXX d i a g o s t o

dell’ a n n o MDCCCXXXXVIII. A s p e s e d e l l a T i p o g r a f ia A ld in a .

�L ’ O PERA SI DISPENSA

I n F ir e n z e

al Gabinetto scientifico e letterario del sig.

G. P . Vieusseux e dagli altri principali libr ai d ’ Italia.

��������</text>
                  </elementText>
                </elementTextContainer>
              </element>
            </elementContainer>
          </elementSet>
        </elementSetContainer>
      </file>
    </fileContainer>
    <collection collectionId="23">
      <elementSetContainer>
        <elementSet elementSetId="1">
          <name>Dublin Core</name>
          <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
          <elementContainer>
            <element elementId="50">
              <name>Title</name>
              <description>A name given to the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="7841">
                  <text>Université Grenoble Alpes</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
          </elementContainer>
        </elementSet>
      </elementSetContainer>
    </collection>
    <itemType itemTypeId="1">
      <name>Text</name>
      <description>A resource consisting primarily of words for reading. Examples include books, letters, dissertations, poems, newspapers, articles, archives of mailing lists. Note that facsimiles or images of texts are still of the genre Text.</description>
      <elementContainer>
        <element elementId="150">
          <name>Genre</name>
          <description>Genre(s) littéraire du document..</description>
          <elementTextContainer>
            <elementText elementTextId="7835">
              <text>Bibliographie - inventaires</text>
            </elementText>
          </elementTextContainer>
        </element>
        <element elementId="149">
          <name>Thématique</name>
          <description>Le(s) sujet(s) abordés par un document, exprimés à l'aide de mots-clefs définis par l'équipe de FonteGaia. (Pour l'indexation à l'aide des vedettes matières de RAMEAU utiliser le champ "Sujet du Dublin Core".</description>
          <elementTextContainer>
            <elementText elementTextId="7997">
              <text>Littérature</text>
            </elementText>
          </elementTextContainer>
        </element>
      </elementContainer>
    </itemType>
    <elementSetContainer>
      <elementSet elementSetId="1">
        <name>Dublin Core</name>
        <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
        <elementContainer>
          <element elementId="39">
            <name>Creator</name>
            <description>An entity primarily responsible for making the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="398">
                <text>Colomb de Batines, Paul (1811-1855)</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="40">
            <name>Date</name>
            <description>A point or period of time associated with an event in the lifecycle of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="399">
                <text>1845</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="44">
            <name>Language</name>
            <description>A language of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="400">
                <text>ita</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="3194">
                <text>italien</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="6747">
                <text>fre</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="6748">
                <text>français</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="45">
            <name>Publisher</name>
            <description>An entity responsible for making the resource available</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="401">
                <text>Tipografia Aldina</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="47">
            <name>Rights</name>
            <description>Information about rights held in and over the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="402">
                <text>Domaine public</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="48">
            <name>Source</name>
            <description>A related resource from which the described resource is derived</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="403">
                <text>Université Grenoble Alpes. Bibliothèques et Appui à la Science Ouverte. BU Droit et Lettres. C1646</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="49">
            <name>Subject</name>
            <description>The topic of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="404">
                <text>Dante Alighieri (1265-1321) -- Bibliographie| Dante Alighieri (1265-1321) -- Divina commedia</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="43">
            <name>Identifier</name>
            <description>An unambiguous reference to the resource within a given context</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="405">
                <text>384212101_C1646</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="12279">
                <text>url:384212101_C1646_2</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="50">
            <name>Title</name>
            <description>A name given to the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="406">
                <text>Bibliografia dantesca. Tome II.     </text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="51">
            <name>Type</name>
            <description>The nature or genre of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="407">
                <text>monographie imprimée</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="66">
            <name>Has Format</name>
            <description>A related resource that is substantially the same as the pre-existing described resource, but in another format.</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="3129">
                <text>http://fontegaia.huma-num.fr/files/manifests_json/384212101_56822_2/manifest.json</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
        </elementContainer>
      </elementSet>
    </elementSetContainer>
    <tagContainer>
      <tag tagId="4">
        <name>DONE</name>
      </tag>
    </tagContainer>
  </item>
  <item itemId="37" public="1" featured="0">
    <fileContainer>
      <file fileId="37">
        <src>http://fontegaia.eu/files/original/752b8ce5e8021973dd1e353c743f97e1.jpg</src>
        <authentication>11590c0d1c73a7a02f01b09bfa3d8da8</authentication>
      </file>
      <file fileId="92">
        <src>http://fontegaia.eu/files/original/cb7256a1ce883ac55bed4b2d2c6fb46f.pdf</src>
        <authentication>718e5390bf8688aad077485b061401de</authentication>
        <elementSetContainer>
          <elementSet elementSetId="4">
            <name>PDF Text</name>
            <description/>
            <elementContainer>
              <element elementId="153">
                <name>Text</name>
                <description/>
                <elementTextContainer>
                  <elementText elementTextId="10350">
                    <text>������BIBLIOGRAFIA DANTESCA
C O M P ILA TA

Sig . VISCONTE COLOMB DE BATN ES,
« Uid.i di questi studii assidui e minuti chi
• può rider della Divina Commedia d’uno
« dei più gran miracoli della mente umana.

,

( G.

M o ntani.

A ntologia,

X L l l !• (J*

TOMO I
P A R T E SEC O N D A, E TERZA

PRATO
T IP O G R A F IA P . A L B E R G H E T T I E C .

MDCC CXXXXV .

tic .)

��PARTE SECONDA.
BIBLIOGRAFIA

CRITICA

DELLA. DIVINA COMMEDIA.
« Qual nome di monarca suona più glorioso di
« quello di Dante Allighier i ?
Paolo Costa. Elogio del Conte P erticari.

��§. I. STUDI SOPRA IL TESTO DELLA DIVINA COMMEDIA

Edizioni della Divina Commedia con va­
rianti, sia marginali, sia poste a piè di pagina.
F irenze, 1595 ; — N apoli, 1716 ; — Padova 1727 ; — Venezia,
1757; — M ilano, 1804; — Roma, 1806; — Livorno, 1 8 0 7 ;— Jena,
1807 ; — Roma , 1815 e 1820 ; — Padova , 1822; — Udine , 1823 ;
— Firenze, Le Monnier, 1837; — Firenze, Passigli, 1838; — Lon­
d ra , 1842.
Vedi la Serie delle edizioni della Div. Com.

Esemplari di diverse edizioni della Divina
Commedia con varianti manoscritte, m arginali
o interlineari.
Ediz. Aldina del 1502, due esem plari nella Magliabechiana: nel
prim o le varianti sono di m ano di Giov. lierti. Vedi le fac. 61-62;
— Ediz. di F irenze, 1506, esem plare Riccardiano. Vedi la fac. 65;
— Ediz. di Toscolano, circa il 1506, esem plare Magliabechiano. Vedi
la fac. 67; — Ediz. Aldina del 1515, esem plari Antinori, Palatino e
Magliabechiano, con varianti di m ano di Vincenzio Borghini , A nt.
M aria Salvini e Baccio Valori. Vedi le fac. 73-75; — Ediz. di Vene­
zia , 1529, esem plare del sig. Bernardoni. Vedi la fac. 8 0 ; — Ediz.
di Venezia , 1544, esem plare del sig. Artaud, con correzioni del p.
Ottaviano da Popoli. Vedi la fac. 83 ; — Ediz. di Venezia , 1554 ,
esem plare Magliabechiano con varianti degli Accademici della Cru­
sca. Vedi la fac. 89 ; — Ediz. di Firenze , 1595, esemplari M agliab
echiano e Riccardiano, con varianti di mano d'A nt. M aria Salvini.
Vedi la fac. 100. (1).
* Descrivendo i Codici m anoscritti della D ivina Commedia indi­
cherò fedelmente quelli che contengono varianti m a rg in a li, e v er­
ranno ricordati in un articolo particolare della Tavola analitica delle
materie.

( 1) Nella mia Serie delle edizioni della D ivina Commedia ho indicato
altri diversi esemplari p o stilla ti dì alcune edizioni di D ante, ma non avendo
potuto aver soli’ occhio questi esemplari, ignoro se sieno com prese varie le­
zioni in queste postille.

�336

STUDI SOPRA IL TESTO

s
* Alcune emendazioni al testo della Divina
[Commedia.
Stanno passim nelle dotte Lezioni di Lingua Toscana del M anni,
Firenze, P . G. V iv ia n i, 1737, in 8. Vedi segnatamente le fac. 8 4 ,
152 e 211, dove si propongono correzioni ai versi 36 del Canto IV
e 24 del Canto X X X III dell’ Inferno , e 28 del Canto X I del P u r­
gatorio.

*

* In Dantis Comoediam Correctiones et Adnotationes , auct. Bartholomoeo Perazzini.
Sono comprese nelle fac. 55-86 di u n ’ opera intitolata: In edi
iionem tractatuum vel sermonum Sancii Zenonis , episcopi Veronensis
a Petro et Hieronymo fratribus Ballerinis adornatam, correctiones et
explicationes. Acceilit animadversionum in eamdem retractatio : cri­
tica etiam in quaedam veterum scriptorum loca , proecipue in Dantis
Alighieri Comoediani, et Index iis opportunus. Veronae, apud M arcum
M oroni, 1775, in 4.

5

* Altera editio. V e n e tiis , ad signum A nchorae
rce, i8 4 4 ?
16.
Stam pata con titolo particolare e con u n a Prefazione del sig.
Filippo Scolari dopo alla Lettera critica intorno alle Epistole latine
di Dante , Venezia , tip. dell’ Ancora , 1844 , in 16. piccolo, fac.
71-185. Vi h a unite a fac. 186-192 qualche Annotazioni alle note
del Perazzini.
L’ edizione del 1775 è r a r a ; nè a Firenze ho potuto trovarla
che nella Palatina.
Gli editori di Padova, 1822, fecero uso del lavoro del Perazzini,
e non poco se n’ è giovato il sig. P arenti nel Saggio di una edizione
della Div. Com. Vedi le fac. 153 e 197.
.

6

+ Varie lezioni di Pietro
nelle tre Cantiche.

figlio

di Dante

Serie di Aneddoti del Dionisi, n.° II, cap. X X I, X X II e X X III,
fac. 56-66.

*
Tavole ( tre ) delle varianti lezioni in tro ­
dotte nella Divina Commedia dal P. Lombardi.

�STUDI SOPRA IL TESTO

357

Esse stanno in fine di ciascuno de’ tre volum i dell’ edizione di
Rom a, 1791. Vedi nel t. IV di quella di R om a, 1815, fac. 1761 8 4 , le Osservazioni di Dionigi Strocchi su varie lezioni del p.
L om bardi. Elleno risguardano segnalamento i passi seguenti : In
ferno , I I I . 42 ; — V. 126 ; — IX . 70 ; — X X . 28 ; — Purgatorio,
I I . 91.
0

* De’ blandimenti funebri, o sia delle accla­
mazioni sepolcrali cristiane, del Canonico Gian
Giacopo D ionisi. L i P a d o va , nella stamp. d el
Sem inario , 1794 i n 4 g r . di fac. VIII—156.
O pera zeppa d’erudizione com ponente il n.° V I degli Aneddoti
del Dionisi, dedicata dall’autore a monsig. Gian A ndrea Avogadro,
vescovo di V erona. L’autore fa avvertire passim un gran num ero di
lezioni scorrette introdotte nel testo del Poem a di Dante ; vedi se­
gnatam ente il capitolo intitolato Della critica del P . Lombardi ( fac.
74-81 ) , e di nuovo le fac. 93-97 e 130-131. Venne posto in line
del volume u n Ìndice delle cose corrette e spiegate sopra la Divina
Commedia (1).
Di questa opera fu fatta u n ’ analisi nel Giornale de’ letterati di
M antova, 1794, IV . 427-429, e nelle Memor. per servire alla storia
letter. di V enezia, n.° del Marzo 1795, fac. 62; è diventata ra ra o
non ho potuto a Firenze rin v en irla altrove che alla Riccardiana e
presso lord Vernon.
Il p. Lombardi pubblicò a Roma nel 1793 dal Fulgoni, u n ’ Ag
giunta alla Div. Com. stam pala in ltom a nel 1791 in tre voi. in 4 .,
ossia Esame delle correzioni, che pretende doversi fare in essa Mons.
Gian Jacopo Dionisi ne’suoi Blandim enti funebri. Q uest’aggiunta fu
riprodotta nei Prolegomeni delle edizioni di Roma , 1815 e 1820, e
nel 1. V. di quella di Padova, 1822, fac. 369-390.
Biogr. univ., Suppl., trad. ital.

* L ettera sulle nove Lezioni della Divina
Com m edia impressa da G. B. Bodoni.
Inserita nelle Memorie per servire alla storia letteraria, Venezia
Pasquali, 1798, part. I I I , fac. 8 4-9 2 . Esse spettano ai passi seguen-

(&lt;) Vedi anco nell' Aneddoto IV, fac. 32-38, il cap. III intitolato: Della
vera o pretesa oscurità della Div. Com.

�358

STUDI SOPRA IL TESTO

ti : inferno, C. V I, v. 18; V II. v. 1; X X X III. v. 88; — Purgato
rio , C. V I, v. 66; X X I. v. 81; X X X . v. Ì 5 ; — Paradiso, C. V III,
v. 44 ; X V I. v. 38 ; X X . v. 14 ; X X II. v. 71 ; X X III. v. 132 ;
X X V III. v. 133.

* Di un antico testo a penna della Divina
Com media di Dante. Con alcune A n n o ta zio n i
sulle v a ria n ti lezio n i e sulle postille del me­
desimo. L ettera di Eustazio Dicearcheo (Abate
di Costanzo) ad Angelio Sidicino (Luigi Antonio
Sómpano). In Roma, p e l F u lg o n i, 1801, in 4di n i fac.
L a lettera è colla data di Montecassino 15 luglio 1800, e ne par­
lerò più distesamente al capitolo dell’ Originalità della Div. Com.
La parte relativa alle v arian ti è com presa nelle fac. 27-111. Esse
varianti sono tolte da un Codice del secolo X IV conservato nella
Biblioteca del m onastero di M ontecassino, col n.° 512. Descrivendo
questo Codice avvertirò le e d iz io n i, dove sonosi adoperale quelle
varianti.
Cat. mss. della Palatina e della Magliabechiana.

* Varie lezioni tratte da un Codice mss. di
Gius. Bossi (ora T r ivulzia n o ) .
Pubblicate in fine di ogni Cantica nelle tre edizioni di M ilano
del 1809.

Saggio di correzioni alla Divina Commedia,
di Luigi Fiacchi.
Citato nella B iog. Ital. del Tipaldo , V I. 28. Non conosco del
Fiaceh i altro che u n a Lezione sopra alcuni passi della Div. C o m .,
detta nell’ adunanza dell’ Accademia della Crusca , del di 19 g iu ­
gno 1818 , inserita negli A tti ( t. I l , 1829, fac. 117-129 ) , e im­
pressa dapprim a a T orino, stamp. reale, 1 8 1 9 , in 8. di fac.
22. Vi espone le varianti de’ due psssi seguenti del testo del Poe­
ma , Purgatorio , C. II, v. 15 , e C. X I I I , v. 2. Vedi intorno a .
questa Lezione il Rapporto dell’ ab . Zannoni alla Crusca il 14 settemb. 1819 ( A t t i , II. 279 ).

�STl'DI SOPRA IL TESTO

13

* Sopra alcune varie lezioni
del Biagioli di P a r i g i , 1818.

359

dell’ edizione

Journal des Savants del 1818, fac. 684-691, articolo del Ray
nouard.

*
Emendazioni proponibili al Codice
tic ano n.° 3199.
a
V
Pubblicate dal sig. Fantoni in fine dell’ edizione del 1820. In o ltre
si trovano nella sua prefazione alcuni confronti con altri codici.
Vedi le fac. 148-149.

15

* Osservazioni sopra le varie lezioni del to ­
mo I della Edizione della Div. Com. di Roma,
1820, di Salvatore Betti.
Pubblicate nel Giorn. A rcad., X . 392-404, X III. 237-247.

16

* Intorno al Codice B artoliniano. Urbano
Lam predi al Direttore dell’ A ntologia.
Articolo inserito nell’ Antologia di F ire n z e , X V II. 136-146.
Ila per secondo titolo : Osservazioni critiche sopra alcune lezioni del
Codice Bartoliniano. Vedi le fac. 157-159.

17

* Intorno al testo della Div. Commedia ed
alla di lai critica di Adolfo W agner.
Prolegomeni dell’ edizione di L ipsia, 1826.

18

* Varianti dei Codici Bartoliniano e L o m ­
bardi coi Codici Cavriani e Bagno di Modena.
Nottzie intorno a due Codici M antovani della Commedia di Dante
(di M. A. Parenti ) , pubblicale nelle Memorie di Modena , X II.
374-377.

19

* Sopra diverse varie lezioni della Div. C om
media , di Luigi Muzzi.
Sono esposte ne’ due seguenti opuscoli, di cui parlerò più di­
stesamente al §. Comenti stampati : Epistola contenente la nuova
esposizione di alcuni luoghi di D ante, B ologna, Annesio N obili,

�360

STUDI SOPRA II, TESTO

1825, in 8. ; — Osservazioni sopra alcuni luoghi della Div. Commedia­
F o rlì, B o rd an d in i, 1830, in 8.

20

* Rivista delle varie lezioni della Divina
Commedia , sinora avvisate, col Catalogo delle
più im portanti edizioni , di Angelo Sicca. P a ­
d ova , co i tip i delia M in e rv a , 1832, in 8.
a
P
gr. a 2 col. di fac. 64 (1).
Questo lavoro , di cui sonvi esemplari in carta v elin a, è frutto
di num erose ed accurate ricerche. Contiene l’ enum erazione di ol­
tre a 4000 varianti relative a più di 1100 lezioni del Poema di
D ante , raccolte dai m igliori Codici n o ti, e dalle 20 m igliori edi­
zioni della Divina Commedia. E preceduto da un a Dedicatoria del1’ autore a ll’ Ateneo Bresciano , da una Descrizione dei ( IV ) Codici
della libreria del Seminario di Padova, e da u na nom enclatura com­
pendiala de’ Codici e delle edizioni, onde 1’ editore trasse le v a­
rianti citale nel suo lavoro. Il Catalogo delle edizioni posto in fine è,
secondo che ac ce n n a, tolto dai Testi del Gamba.
Dell’opera del sig. Sicca fecero u n ’analisi Y Antologia, X L V III.
113; — l’Indicatore Lombardo, 1834, III. 2 1 6 -2 1 7 ; — Il Poligrafo
di V erona, XV. 3 6 -3 5 4 ;— Il Ricoglitore di Milano, 1832, fac. 821.
3 paoli, Cai. Gamba di Livorno., 1841; — 1 . 1 . 74, Cat. Resnati di M ilano
1838.

*
Sopra le varie lezioni della Divina Com ­
media.
Lettera ottava (del Montani) intorno a’ Codici del Marchese Luigi
Tempi (Antologia di Firenze, n .' CX X X IV e CX X X V, fac. 4 4 -5 8 ,
1-18). Alcune riflessioni critiche di K. X. Y. (N. Tommaseo) sopra
questo ottim o lavoro sono nel n.° CX X X V, fac. 166-167.

22

* Tavola delle varianti seguitesi nella edi­
zione della Div. Com. di P a lerm o , 1 832.
Si trova a fac. 21-23 di u n Rapporto del sig. Giuseppe Bozzo
sopra questa edizione, ricordato alla faccia 177.

(1) Nell’ articolo su Dante nel The P en n y Cyclopedia (VII. 301-304 ) ,
quest’opera è per distrazione attribuita all’ abate Melchior M is s ir in i.

9

�STUDI SOPRA IL TESTO

361

Intorno ad alcune varianti della Divina
Commedia di Dante, di confronto colla lezione
di N idobeato. Lettera dell’ Abate F ortunato
Federici. M ila n o , tip. A n d rea M o lin a , 1836,
in 8. di fac. 3 2 .
Quest’ opuscolo contiene delle varianti traile dal Quadragesimale
de reditu peccatoris ad Deurn del p. Paolo A ttavanti di F iren ze,
impresso a Milano nel 1479, del quale si veggono esem plari nelle
Biblioteche di Padova, e di Brera a Milano (1). S e ne fece l’analisi
nella Bibl. I ta l., L X X X II. 282-284, e nel Ricoglitore di M ilano,
1836, part. 1, fac. 566-568.

* Sopra le varianti della Div. Commedia che
trovansi nel testo pubblicato da Cristoforo L a n ­
dino nel MCCCCLXXXI. L ettera al Marchese
Pompeo A zzolini, di Giovanni R osini. P isa ,
C aparro, 1 8 3 7 , in 8 .
Im pressione a parte dal Nuovo Giornale de' letterati, X X X V II.
112-120, riprodotta nelle Opere del R o sin i, P isa, Capurro, 1837,
IV . 275-286. Si fece uso di questa lettera per la compilazione del1’ Appendice alle note dell’ ediz. di F irenze, Passigli, 1838.
Gamba, fac. 123.

* Avvertimenti sul testo della Divina Com­
media , di Fruttuoso Becchi.
Compongono il tomo I I dell’ edizione della Div. Commedia di
Firenze, 1837, fac. 1-103. Delle Osservazioni sopra gli Avvertimenti
si trovano nel Nuovo Giorn. de' le tte r., X X X V III. 29-48, 80-99.
Ed altre vennero pubblicate dal sig. Carlo W itte in una Rivista te
desca di Rerlino.

V arianti sulla Divina Commedia di Dante
(1) Si legge in fine di questa opera: Q uadragesim ale hoc perutile im ­
pressala JUediolani per prudentes A lam annos M agistros a rtis hujus VIdcricum Scinczencellcr et Leonardum Pachel socios. A nno domini 1479,
die decimo septem bris.

�362

STUDI SOPRA IL TESTO

Alighieri del Codice Clarecini, in confronto del
Bartoliniano. Padova , tip. Cartallier e S icca ,
1 839 , in 8. di fac. 16.
Opuscolo pubblicato per le nobilissime nozze del Conte Andrea
Cittadella Vigodarzere colla Contessa Arpalice Pappafava Antonini
dei Carraresi-, e preceduto dalla dedicazione dell’ editore conte Rai­
mondo de’P uppi A ll' Abate Gius. M arzuttini, in data di Cividale 12
settem bre 1831.

i7

* Lezioni nuove introdotte nella edizione della
Div. Com. di F iren ze, P a s s ig li, 1840, in 3 2 .
Vedi intorno a ciò le Osservazioni stam pate in fine di questa
edizione , fac. 557-561. Le varianti risguardano i passi seguenti :
Inferno, V. 68; — IX . 8; — X X X II. 139 ; Paradiso, X X V . 86.

28

* L ettera di Giuseppe Bernardoni Milanese,
al signor Abate D. Pietro Zambelli Bresciano,
sopra varie lezioni tratte specialmente dal testo
della Divina Commedia di Dante spiegato da
Francesco da Buti P isan o , nel suo Com m ento
a quel poema. M ila n o , tip. d i G ius. Bernar
d o n i , 1842, in 8. gr. in car. vel., di fac. 63 .
Edizione fuori di com m ercio, di 200 esem p lari, due de’ quali
in carta verde , 1’ uno per il conte M e lz i, 1’ altro per l’ autore. Vi
si riscontrano da circa 600 varie lezioni tratte da postille m arginali
di carattere del secolo X V , poste sopra un esempi, dell’ediz. di Ve
n e tia , per lacob del B u rg o fra n c o , 1529, in fogl. ( Vedi la fac. 80 ).
L’ editore le h a confrontate con un Codice di Brera che contiene
le due prim e Cantiche e con u n altro della Trivulziana che contie­
ne la Cantica terza, oltre all’ aver fatto collazionare il Codice della
Magliabechiana.
Questo egregio lavoro che si raccomanda agli editori a w e n iro
della Div. Com m edia, fu con belle lodi analizzato nel Giorn. dell'In s titu to Lombardo, V. 365-367.

¡9

* O ttantasette nuove lezioni della Divina
Commedia proposte a’ suoi futuri editori.

�STUDI SOPRA IL TESTO

363

Queste lezioni tratte dal lavoro già ricordato del sig. B ernardoni
doni, stanno nell' Appendice II de Nuovi studi su Dante del sig. Pieci,
Brescia, tip. della M inerva, 1843, in 8 ., fac. 239-266. Il sig. l’icci
crede che delle 600 lezioni pubblicate dal sig B ernardoni queste
sole 84 sieno nuove , m entre le altre corrispondono , al p arer suo ,
a quelle dei Codici Patavini e Vaticani pubblicate dal sig. Sicca.

* Sopra le varianti dell In fern o , C. IV, v.

56 ; C. X X I , v. 7 ; - C. X X X I I I , v. 26.
Giorn. Arcad. , X X II. 100, X X III. 212, articoli di Luigi C ri­
sostomo Ferrucci.

* Sopra le varianti dell’ In fe r n o , C. X ,
terzine 16 e 17 ; del P u rg a to rio , C. X I , te r­
zine 27 e 2 8 ; del P a ra d iso , C. X V , terzine
4 e 5.
Il sig. P aulin P aris nella sua Descrizione de’ mss. della Div.
Commedia della Bibliot. Reale di Parigi ( II. 308-327 ) , h a preso
questi luoghi per esame de’ v ari Codici descriiti.

* Varie lezioni del verso 9 del Canto I
dell’ Inferno.
E ffem. letler. di S ic ilia , I . 9 5 -9 6 , articolo di Agostino Gallo.

* Nuova lezione delle terzane 2 e ò del I.
Canto dell’ Inferno di Ant. Mezzanotte.
Imparziale di Faenza , n.° del 20 marzo 1841, fac. 58.

* 11 terzo Canto di D ante (Varianti s o p ra ) ,
di Carlo W itte. In 4- di fac. 4L ettera circolare Dantesca in data di B reslavia, 24 dicem bre
1826, indirizzala agli eruditi ed ai bibliotecari per in v itarli a
m andare al sig. W itte le varianti de’ v ari Codici della Div. Com­
media. Il sig. W itte dichiara di aver fatto fino a quel tempo p er il
suo lavoro lo spoglio della più parte de’ Codici ricordati in princi­
pio della B a rtoliniana , d’altri due del m archese T rivu lzio , di duo
di Brera, di sei della Bibl. Ducale di Moden a, d’uno di Vienna, e tre
di Breslavia.

�STUDI SOPRA IL TESTO

35

* V arianti del verso
Inferno

7° del Canto IV dell

Voci e maniere d i dire di Giovanni G h e ra rd in i, M ila n o , B ian
c h i, 1838, II. 720 e 847.

* Nota sopra un verso di D ante (Inferno ,
Paravia
Inserita nel Subalpino di Torino , 1836, I. 131-134, e rip ro ­
dotta nei suoi Discorsi ed altre prose, T orino, 1843, in 16. g r., fac.
170-175. Vedi anche sul medesimo verso la Lettera già citata dell’ ab. Federici. I l verso è :

37

Che sugger dette a Nino e fu sua sposa.
Q uesta celebre variante sugger d e tte , non conosciuta finora che
per il Quadragesimale del p. A tta v a n ti, è stata da me ritro v ata nel
Codice, P lu t. L X X X X S u p ., n.° CX X X II della Laurenziana, che è
del principio del secolo XV, e consequentem ente anteriore all’opera
del p. A ttavanti impressa nel 1479. Vero è che sta fra le varianti
m arginali di questo Codice , m a esse varian ti sono di mano del co­
pista del manoscritto.

ag

* V arianti del verso 70 del Canto IX dell’
inferno.
Lettera d i Vinc. M onti all ‘ abate Fortunato Federici , di Monza ,
10 sett. 1821. ( Opere, M ilano, 1832, V. 196-197 ).

39

* V arianti del verso 20 del C anto X III dell’ Inferno.
Giorn. Arcadico , L X X X . 210-211 , articolo del M ontanari.

40

‘ V arianti del verso 12 del C anto XV dell’i n
fern o .
Osservazioni sopra la D iv. Com. di Salvatore Betti ( P ro se , Mi­
lano , Silvestri, 1827, in 16. g r., fac. 256-258; — Lettera di Vinc.
M onti a Salvatore B e tti, di M ilano, 5 magg. 1824 [O p e r e , V.
2 3 9 -2 4 0 ).

*
L ettera di Crisostom o Ferrucci, con parere
sul verso 65 del C anto X VII dell' Inferno.
Pubblicata nell’ Im parziale di Faenza , n.° del 15 marzo 1845.
\

�STUDI SOPRA IL TESTO

365

É da vedersi intorno a questa lettera u n articolo del sig. Luigi
Muzzi nel Giorn. del Commercio di F ire n ze , n.° 18 del 1845, col
titolo di Giustificazione letteraria ; e anche il Lucifero di N ap o li,
n.» del 2 luglio 1845, fac. 180.

*

*a

* Sopra il medesimo verso, di Luigi Muzzi.
Spiegazione pubblicata in seguito alla sua edizione delle Tre
Epistole latine di Dante Allighieri, Prato , tipogr. Giachetti, 1845,
in 8. fac. 65-70.

A3

* Varianti del verso
l’ Inferno.

5o del Canto X X del-

Effem. letler. di Sicilia , I . 96-99 , articolo di Agostino Gallo ;
— Giorn. letter. di Sicilia , L IV . 310-313 , articolo di Giuseppe
F aldella.

44

* Varianti del verso 6 del Canto X X II dell’Inferno.
Osservazioni sulla Div. Coni, di Salvat. Betti ( Prose, fac. 2 4 3 254) ; — Giorn, Arcad., X X X V II. 197-198, articolo di Domenico
Vaccolini.

45

* Di una bella correzione nel ms. di S.
C roce. (In fern o , C. X X I II , v. i 55~ i 34)D io n isi, Aneddoto V, fac. 59-63.

46

* Sopra una nuova lezione del verso di Dante
(In fern o, C. XXVIII, v. 135.)
Che d ied i a l re G iovanni i ma conforti
con alcuni schiarimenti intorno alla storia di
Francia di que’ tempi 5 di Palamede C a r p a n i .
M ila n o , P ir o tta , 1 8 1 7 , in 8.
Q uesta dissertazione impressa dapprim a nella Bibliot. Ita l. di
M ilano , V I. 5 0 -8 8 , sta a confutare l’ interpretazione di questo
verso data dal Ginguené nella sua H ist. littér d’ Italie ( tra d . ital.
del Perott i , Firenze , 1826, I I. 106, e Aggiunte fac. 252-260 ).
Delle altre non poche dissertazioni relative tanto alla lezione
quanto a ll’in terp retazione di questo verso citerò particolarm ente un 1

�/
366

STUDI SOPRA IL TESTO

articolo del sig. M. A. P arenti inserito nelle Memorie di M odena,
I I I . 1 21-138, una Lettera del medesimo all’ ab. Quirico V iviani
pubblicata nei Prolegomeni del tomo I II dell’ edizione della Div.
Com. d’ Udine , fac. X I 1 - X I I I , e u n ’ ultim a interpretazione p u b ­
blicata dal sig. Luigi Muzzi in seguito alla sua edizione delle Tre
Epistole latine di Dante A llighieri, P ra to , tip. Giac h e tti, 1845 ,
in 8. , fac. 71-75. Vedi anche u n articolo del sig. R aynouard so­
p ra l’edizione del Biagioii inserito nel Journal des savants del 1818,
fac. 688-600; la Revue encyclop. di P a r ig i, V II. 176 , 1’ Appendice
alle note dell’ediz. della Div. Com. di Bologna, 1819, e finalm ente
u n passo della Notizia su Bertram dal Bornio di A m aury D uval,
pubblicata nella H ist. littèr. de l a France, X V II. 427-440.

47

* Correzione proposta dal sig. Kopitar della
Biblioteca di Corte in Vienna, al verso 28 del
Canto X X X II dell’ Inferno.
Bibl. Ita l., XC. 89. Egli propone di leggere Jabernich invece di
Tabernich.

48

* Varianti delle varianti dei versi 7 3 - 7 8
del Canto X X X III dell’ Inferno.
11 sig. M arsand nella sua descrizione dei M a . italiani della
B ibl. Reale di Parigi ha preso questo luogo per esame de’Codici
mss. della Div. Com. ivi esistenti.

49

* Varianti del verso
del Purg
O a to rio

153 del Canto XIII

Osservazioni sopra la Div. Coni, di Salv. Betti [Prose, fac. 258—
2 6 0 ).

so

* V arianti del verso 123 del C anto XIII del

P urgatorio.
Lezione di Luigi Ciampolini detta, nell’ Accademia della Crusca,
il di 11 luglio 1838, e pubblicata nello sue Prose e Poesie , 2.a
ediz., Firenze , P ia tti, 1838, 2 voi. in 12. Vedi sopra ciò il Rap­
porto di F . Becchi intorno a quella tornata , Firenze, 1838, in 8. ,
fac. 28-31 , e il Giorn. Arcad., L X X V III. 61—62.

5,

* Varianti del v. 8 5 , C. X X IX del P u rg a
torio , di M. A. Parenti.

*

�STUDI SOPRA IL TESTO

367

Memorie di M odena, XV. 266-267.

•

53

* Rétablissement du texte de la Divine Comé­
die, 2 6 e chant du P urgatoire, où le troubadour
Arnauld Daniel s exprime en vers Provençaux,
par Raynouard.
Articolo inserito nel Journal des savants , 1830, fac. 6 7 -7 8 , e
riprodotto nel Bulletin F erussac, Sciences hist., X V I. 152-161, e
nell’ediz. della traduz. francese del Purgatorio del sig. A rtaud.
Vedi pure sullo stesso argomento un altro articolo del sig. Raynou­
ard pubblicato n el Journal des savants, 1829, fac. 136-137, in p ro ­
posito del rom anzo provenzale del Fierabras.

33

* Varianti del verso 143 del Canto X X X
del P urgatorio.
Giorn. Arcad., L X X X . 214-219, articolo di G. Ignazio M onta­
n ari.

54

* De’ Codici in favor del Colui (P aradiso ,
C. X V I I , V. 7 6 ) .
Preparazione alla Div. Commedia del D ionisi, II. 143-148.

55

V arianti del verso 141 del Canto X IX del
Paradiso.
Lettera del sig. N . JV. — Risposta di Giovanni Gherardini. Queste
due le tte re , la prim a con la data di Firenze, 10 dicembre 1841, la
seconda di M ilano, 20 dicembre 1841, sono state pubblicate in line
del t. II, fac. 843-846, delle Voci e Maniere di dire Italiane di
Giovanni G h e ra rd in i, Milano , G. R . B ianchi, 1843, 2 vol. in 8.
g r. Q uella del G herardini è stata riprodotta nel Giornale dell' In
stituto Lombardo , 1842, I I I . 438-441. Vedi anco su questo passo
medesimo le sue Voci già c ita te , I. 848, e / ' Avventuroso Ciciliano,
romanzo di Bosone da Gubbio pubblicato da G. F . N o tt, ediz. di
M ila n o , 1833, fac. 345.

ou

* Varianti del medesimo verso.
Lettera filologica al sig. N . N . Questa lettera inserita nel Giorn.
letter. Modenese ( V. 294-301 ) è sottoscritta l'Annotatore del Dizio­
nario della lingua Italiana [ Marc’ Antonio P arenti ). Ve ne sono

�368

STUDI SOPRA IL TESTO

esemplari impressi a p a rte . É una difesa della spiegazione della
voce Aggiustare data in questa o p era, ed è stata riprodotta con
qualche aggiunta nel n.° 4. della Strenna pubblicata col titolo di
Catalogo di spropositi.
Ecco una nuova m aniera di leggere il verso 141 del Canto X IX
del P arad iso , che forse potrebbe dar fine a ’ dibattim enti sorti sulla
questione, se la lezione a visto riscontrata nella più parte de’ Codici
m anoscritti si dee anteporre a quella di Aggiusto , che solo di ra ­
dissimo vi si trova:

57

Che male a visto il corno di Vinegia.
Ho trovato ifuesla lezione finora ignorata in duo Codici della Lau
renziana (Cod. Strozziani, n.° 14S e 162), e mi sono accertato con­
frontandoli che furon copiati su due mss. diversi.

ss

* L ettera al proti Parenti su un luogo della
Div. Com. nel Canto X X V del P a r a d is o , v.
8 6 - 9 4 , di F. Cavazzoni Pederzini.
Pubblicata nel Silfo , di M odena, n.° 4 del 1841, fac. 27-28 ,
e ristam pata prim a nell’ Imparziale di F a e n z a , anno 1841, fac.
1 32-133, dipoi nei Dialoghi filosofici e Prose dell’ autore, M odena,
tipogr. Camerale, 1842, in 8., fac. 316-320. Questa nuova lezione
venne adottata nell’ ediz. del P assigli, 1840 , e dal signor P icci
n e’ suoi Luoghi oscuri della Div. Com.

59

* Varianti del verso

134 del Canto X X V I

del Paradiso.
Blandimenti funebri del Canonico Dionisi, fac. 18-19; — Emen­
dazioni al vocabolario della Crusca del Zanotti (Poligrafo di V erona,
1 8 3 4 ,1. 170-173); — Lettera del Sign. Abate Lampredi pubblicata
nell’ Appendice dell’ ediz. Rom ana del 1815 (IV . 1 7 1 -1 7 5 ). Vedi
ancora gli A nnali delle Scienze relig. di R om a, X . 4 0 -4 1 , articolo
di G. B. P . (Pianciani).
N. B. Un copioso num ero di altri articoli relativi al testo del
Poema di Dante si troverà nel § . Conienti particolari di ciaschedun
canto (1).
(4) Al m omento di rim ettere questi fogli al traduttore, mi sono accorto
di aver confuso nei Comenti particolari gli articoli relativi alla spiegazione
del Poema con quelli relativi alla sua lezione. Sollecitalo, come sono, dallo
stampatore;,‘non ho potuto rintracciarli tutti.

�STUDI SOPItA IL TESTO

6o

369

* V arianti del verso 1 4 2 del C anto X X X
del P a ra d iso .
Imparziale di Faenza , n." del 10 giugno 1 8 4 1 , fac. 122 , a r ti­
colo di A ut. Mezzanotte.

�370

§ . II. STUDI SOPRA DANTE E SUL POEMA DI LUI.
Studi

c r it ic i e

l e t t e r a r i.

* Testimonianze di diversi uomini celebri
intorno all’ opere e agli scritti di D ante , non
più stam pate in altre edizioni.
Sono estratti cavati dalla A n thropologia del V o lte rra n o , dalla
Bibliotheca di Gisberto V oet, dal Calai, test, verit. di M attia Fiacco
Illirico , dalle Icones del Boissard , dai Monumenta virorum illustr.
del Boxhornio , dalla Vita Bonifacii V i l i del P la tin a , dalle Disputaliones ex philosophia di I. lle e rb ra n d , dagli Elogia di Paolo Giov i o , dalla Geneal. deorum del Boccaccio, dall’ O leario , da Lilio
Gregorio G iraldi de Poetis , dal P e tr a r c a , dalle Lectiones antiq. di
Celio Rodigino , dal Jugement des Savants del Baillet.
F urono questi estratti pubblicati da Tommaso Pope Blount
nella Censura celebr. authorum, G enova, Sam uele de T o u rn e s,
1694, in 4 ., fac. 421-424, e riprodotti nei Prolegomeni dell’ ediz.
della Div. Com. di V enezia, 1757, I. X X X V I-X X X V 1 I, e in
quella di Venezia, 1760, tom . I.

Versus Johannis Boccaccii Francisco P e tra r
cae Poetae unico atque illustri super D antis
opere.
Componimento di 40 versi che principia:

Italiae jam certus honos, cui tem pora l a u r o . . . .
Si trova a modo d’ indirizzo sulla p rim a carta del Codice D an­
tesco della Vaticana 3199, che vien creduto di m ano del Boccaccio,
ed è sottoscritto Joannes de Certaldo tuus. Io l’ho riscontrato ne’ Co­
dici seguenti delle Biblioteche fiorentine:
* P a l a t in a , n.° 128, Codice in 4. m em branaceo del secolo X V ,
contenente il poem a di D ante. Si leggono sopra la car. 270 i v ersi
del Boccaccio con i due seguenti tito li, in caratteri rossi :

Versi di messer giouanni boccacij a m esser
fran c0 p etrarcha mandatigli auignone chollopa

�STUDI CRITICI E LETTERA»!

371

didante nelquali loda decta opá et persuadegli
eh Iastudi.
Versus Johannis boccacij ad franciscu petrarcha cu ei librum dantis adauinioné tràsm itteret transcripti ex originalibus ipsius boc­
cacij.
* P a l a t i n a , n.° 280, Codice in fog. picc. m em branaceo del se­
colo X IV , miscellaneo. Il componimento del Boccaccio occupa le
carte 51 verno-52 recto; è intitolato Illustri viro francisco petrarce
laurealo, e sottoscritto Johés bocchaccius de certaldo Florentinus.
* L a u r e n z ia n a ( Codd. Stro zzia n i, n.° X X I I ) , Codice descritto
dal Bandini (V II, 3 2 1 -3 2 2 ).
* M a g l ia b e c h ia n v , cl. VI n." 30, Codice del secolo X V I. Vi si
riscontra a carte 64-65 col titolo: lllu s.i viro dno francisco Petrar:
laureato , joannes Boccatius certald :
* M a g l ia b e c h ia n a , cl. V II , n.o 1040, Codice in fogl. miscella­
neo, cartaceo del secolo X V II, già Strozziano (n.&lt;&gt; 1394). Si trova
sulla car. 22 col titolo seguente:

Versi di M. G iouanni Boccacci a M. Fr. Pe­
trarca mandatigli ad Auignone coll’ opera di
D ante ne7quali loda detta opera, e persuadegli
che la studi.
Questo componimento fu la p rim a volta pubblicato da F .
Tom m asini nel Petrarca redivivus ( P a ta v i, typis P auli F ram botti,
1650, in 4., fac. 232-234). Accorto il Bandini della differenza che
passava fra questo testo impresso e fra il testo manoscritto della
Laurenziana, li ristam pò l’ uno a fronte dell’ altro nel suo Catalogo
(V II. 322). Questi versi vennero in appresso pubblicati dal M anni
nella Illustrazione del Decamerone , F ire n z e , A ut. Ristori , 1732,
in 4 . , fac. 2 5 - 2 6 , dal Dionisi con una breve introduzione ,
note e traduzioni! in versi italiani nella Preparazione storica
( 1 . 159-167 ) , dal Beccadelli nella Vita del Petrarca, e in parec­
chie edizioni delle Rime di questo sc ritto re , dal de Rom anis nella
ediz. di Roma , 1820 ( t. I. fac. L I I ) , e in fine dal sig. Fantoni
n ella ediz. di Roveta , 1820 ( Prefazione , fac. X X X V III ). Le due
ultim e lezioni sono tratte dal Codice della Vaticana.

�372

STUDI CRITICI

e

letterari

De Romanis, Note al Tiraboschi, ediz. della Div. Com. di R o m a , 1815,
IV. 133-134.

63

* Epistola del Petrarca che dà giudizio di
Dante.

Q uesta lettera col titolo Franc. Petrarcha l Ioanni de Certaldo, S .
P urgatio ab inuidis obiectce calunm iae , si tro v a s olo nell’ assai ra ra
edizione delle Epistolae Franc. Petrarcae , editio aucta , ex vetusto
Codice bibliolhecae J . Chalasii, (Lione) apud Pel rum Roverianum ,
1601, in 8., lib. X II, epist. X II, fac. 445-451. 11 Dionisi la r i ­
stampò prim a nei Vicendevoli amori di Messer Fr. Petrarca [e di
Donna Laura, ediz. del 1804, fac. 81, e dipoi con noie e traduzio­
n e italiana nella Preparazione storica , cap. X X X III e X X X IV .
L ’ abate de Sade ne diede una traduzione francese nello M émoires
pour la Vie de Pétrarque, Amsterdam , 1764, III. 507-516.
Parecchi sc ritto ri, fra’ quali il T ira b o sc h i, hanno contrastato
alla volta e 1’ autenticità di quella lettera e la sua attenenza con
D ante, che non v’ è nom inato. Il Dionisi ( Prepar. stor. , I. 160)
e il Baldelli nella Vita del Boccaccio (Firenze, 1802, fac. 130-135)
han com battuto quest’ asserzione ; il prim o tenendo che la lettera
sia una risposta ai versi già citati del Boccaccio, dice che non è da
porre in dubbio il suo riferim ento a D ante; il secondo fondalo so­
p ra u n a Lettera del Boccaccio contenuta in un Codice della B ibl.
Reale di P arigi, all’e rm a con l’ ab. de Sade l’autenticità della lette­
ra del P etrarca.
Tiraboschi, i. V, pari. 41, fac. 306.509; — Foscolo, Saggi so p r a il Pe­
tra rc a , Firenze, 1825, fac. 153-135.
¡4

* Giudizi sopra Dante e il suo Poema.
Prose di M. P ietro Bembo , edizione con le giunte di Lodovico
Castelvetro, N apoli, R. M . Railard e Felice M osca, 1714, 2 voi.
in 4. Vedi Vindice di questa edizione e segnatam ente i seguenti p a­
ragrafi: Dante grande et magnifico poeta; — Dante molto vago di por­
tare nella Toscana le Provenzali voci; — Dante inventar de' terzetti,
ec. ec.
Ragionamenti della lingua Toscana di B ernardino Tom itano, Venetia, Giovanni de F a r r i, 154.5 in 8. picc. Vedi quest’ opera passim
e specialmente alle fac. 60-62, 8 9 -9 2 , 238-240, 248-251.Opere di Celso Cittadini gentiluom o Senese, raccolte da G irola­
mo G ig li, Roma , A nt. de' R o ssi, 1721, in 8. Da vedersi passim le

�STUDI CRITICI E LETTERARI

373

opere di questa collezione che sono: Trattalo della vulgare lingua;
Origini della Toscana favella ; Note alle Prose del Bembo.
L ’ Hercolano, Dialogo di Messer Benedetto V a r c h i, nel quale
si ragiona delle lingue, In Fiorenza nella stamp. di Filippo G iu n ti,
1570, in 4. Vedi l’ Indice di questa opera.

65

* Sopra la gram m atica di Dante.
Vedi varie opere registrate negl'indici e Glossari come le Osserva­
zioni mss. di Lattanzio Benucci (fac. 285), le Tre Fontane del L ib u r
nio ( fac. 286 ) , la Grammatica volgare trovata ne le opere di Dante
(fac. 2 8 8 ), ec. ec., e anche il Trattato de Diphtongi toscani di Mes­
ser Giovanni N o rc h ia ti, Vinegia, Marchiò Sessa, 1539, in 8. picc.

66

* Discorsi due sopra Dante di Sperone Spe­
roni.
Opere, Venezia , Domenico O c c h i, 1740, in 4 . , voi. V. 4 9 7 519. Il prim o è uno studio critico sulla Div. Com. ; il secondo
un ’ apologia di D ante contra il Bulgarini.

67

* Se la lingua v o lgare, cioè q uella con la
q uale fauellarono, e nella quale scrissero Dante,
il Boccaccio e il Petrarca , si debba chiam are
Italiana , o T o s c a n a , o Fiorentina.
Dialogo attribuito al M achiavelli, pubblicato la prim a volta
nell’ Hercolano del V a rc h i, In Fiorenza , nella stamp. di Filippo
G iu n ti, 1570, in 4. , fac. 304-339, e riprodotto in appresso nelle
Opere del M achiavelli. Apostolo Zeno [L ettere, 111. 434) dubita
che questo dialogo sia di lui.

68

* Dante maraviglioso nelle, allegorie.
Del Poema Eroico di T orq. Tasso (O pere, ediz. di Pisa , 1820,
X II. 153-155 ). Vedi anco l’ Indice di questa edizione.

69

* Che specie di Poema sia la Div. Commedia;
- Dante quanto ben si conosce e quanto sia
stim ato dagli a l t r i .
L 'In fa rin a to secondo [ L. Sal viati), ovvero Risposta al Libro in ti­
tolato, Replica di Camillo Pellegrino, F irenze, Anton P adovani,
1588, in 8. p icc., fac. 259-251, 319-352.

�374

7o

STUDI CRITICI E LETTERARI

* Dantes vir Florentinus rei litterariae a m a n
tissim u s, et g rande poeta italiano.
Comentariorum u rbanorvm Raphaelis V o la te rra n i, Sine loco ,
apuil Claudium M arnium et haeredes Joannis A u b rij, 1603, in fo l.,
fac. 770-771.

n

* Discorso della poesia di D ante considerata
nell’ Inferno. Al Sig. O ratio Maleguccio.
Discorsi di Alessandro Sardo di nuovo posti in luce, In Venetia,
appresso i G io liti, 1586, in 4 . , fac. 73-131. Il Sardo risguarda la
Div. Commedia siccome poema eroico e dice Dante il prim o poeta
eroico d’ Italia.
Cat. m t. della Magliabechiana; — Ilari, In d ice, fàc. 313.

72

* Giudizio di Alessandro Guarini sopra la
Divina Commedia.
Sta nel Farnetico Savio di questo scrittore, In Ferrara, per Vit­
torio B aldini, 1610, in 4, fac. 10-47. Questo giudizio fu in p arte
ristam pato nei Preliminari dell’ediz. di Venezia, 1 7 5 7 , I. X X X V III.

73

* Osservazioni diverse sopra D ante e il suo
Poema.
Proginnasmi poetici di Udeno Nisieli (Benedetto F io re tti), F i­
renze, Piero M atini, 1695-1697, 5 voi. in 4. Vedi l’ Indice di cia­
scun volum e, e particolarm ente i seguenti p ara g ra fi; — Sopra il
poema di Dante; — Suo suggetto; — Dante superiore a lutti gli scrit­
tori qualunque celebri; — Voci e locuzioni di Dante; — Comparazioni;
— Rime guaste, ec. ec.

74

F ra m m e n to di un Discorso sopra la Div,
Commedia di D a n t e , d ’ Uberto Benvoglienti.
Inedito e conservato nel Codice della Bibl. Comunale di S ie n a ,
C. IV . 12, car. 190.
Ilari, In d ice , fac. 310.

75

* Lezione Accademica in lode della poesia ,
e particolarm ente di quella di Dante Alighieri.
Scrittura inedita del principio del secolo X V I I , conservata
nella Magliabechiana, ci. V II, n.° 465, e proveniente dal M aglia-

�STUDI CRITICI E LETTERARI

375

bechi. É in 4. piccolo, senza titolo , di 17 carte scritte, e viene
distinto col sopraccennato titolo nel Cat. ms. della Biblioteca.

* Scrittori intorno al Poem a di Dante.
Bibliot. h a i. del F o n ta n in i, I. 361-383.

* La Divina Commedia, 1’ edizioni, i cemen­
tato ri, i detrattori e gli apologisti di essa.
Idea della Storia dell' Italia letterata di Giacinto Gimma , N a ­
p o li, 1723, in 4 ., fac. 593.
Storia della volgar poesia del Crescimbeni, Venezia, 1730, I I .
268-289. Questo articolo fu ristam pato nei Prelim inari dell’ ediz.
di V enezia, 1757. Vedi la fac. 113.
Storia e ragione d‘ ogni poesia del Q uadrio, Bologna, 1739, IV .
248-262.
Vedi anche gl’ Indici di ognuna di queste opere.

L ettera sopra la Div. Com media del C ar­
dinale Querini.
Citata dal Cancellieri ( Osservazioni, fac. 77) come la 63.“ della
sua collezione di Lettere, fac. 514.

* Giudizio sopra la Divina Commedia.
Della satira Italiana , trattato di Gius. Bianchini, M a ssa , P el­
legrino F rediani, 1741, in 4., fac. 13-17. Il B ianchini propone la
Div. Com. siccome un modello di satira grave ed esam ina a ciò i
Canti X IX e X X X III dell’ Inferno. Giason de Nores nell’ Apologia
contra Vauttor del Verato, P adova, Paolo M eietti, 1590, in 4 ., fac.
39, scrive: a Di D ante non dirò altro, perciocché da u n m io Discor
a so, che presto si p u b b lic h e rà , si potrà com prender la m ia opi
« n io n e , la quale è che il suo Inferno, P urgatorio et P aradiso sia,
a ovvero una theo lo g ia, ovvero u n a pliilosophia m orale in verso,
« nella m aniera che era la philosoph ia n atu ra le di E m pedocle, et
la philosoph ia E picurea di L u c re tio , et non nè com edia , n è
trag e d ia, nè satira, nè poema lieroico, nè in somm a poesia A ri­
stotelica , ec. ec. » Non credo che quel discorso fosse m ai stam ­
pato.

* Giudizio sopra Dante di Giam batista Vico.
Q uesto scritto fatto dopo al 1732, si riscontra nella ediz. degli
Opuscoli del Vico , pubblio, dal Marchese di V illarosa, N a p o li.

�376

STID1 CRITICI E LETTERARI

Porcelli, 1818, in 8., e in quella pubbl. da G ius. F e rra ri, M ilano,
tip. de'Classici Italiani, 1836, in 8., fac. 4 6 -5 0 . È da vedere in q u e­
sta ultim a edizione, fac. 3 8 -4 5 , anche u n a Lettera del Vico a G he­
rardo degli Angioli Sopra l'indole della vera poesia, in data di N a­
poli, 25 dicem bre 1725.
Bibl. ¡tal., XVII. 316.

si

* Alcuni estratti sopra la Div. Com m edia
della R agione poetica di Vincenzio G rav ina ,
lib. II. n.‘ I , V i l i , X , XI e XIII.
Pubblicati nei Prolegomeni delle ediz. della Div. Com. di Ber­
gamo , 1752 , fac. X V II I- X X I I I , e di Venezia , 1757 , I. X X X
IX -X L V I1 . L’ opera del G ravina fu im pressa a Roma nel 1708.

*4

* Giudizio letterario sopra D ante dell’ Abate
Goujet.
Articolo che è parte della sua Bibliothèque française , ou H ist.
littér. de la France , P a rig i, G uerin e D elatour, 1755, in 12., V II.
294-313 , col titolo Des traductions du Dante.
Journal des sa v a n ts , 1744, fac. 336-337.

83

* Giudizio di Antonio Conti sopra la Divina
Commedia.
Poesie e Prose di Ant. Conti, Venezia, Giambat. Pasquali, 1756,
in 4 ., I I . 228-230.

84

* Giudizio sopra D ante e suo Poema.
Discorso sopra le vicende della letteratura di Carlo D en in a, To­
rin o , stamp. reale , 1761, in 1 2 ., fac. 7 9 -8 4 .

85

* Dello stile
Rosa Morando.

di D a n t e . Elogio

di Filippo

T ratto dalle Osservazioni sopra la Div. Com. inserite nel t. I I I ,
dell’ edizione di Venezia, 1757 , e ristam pato nei Prelim inari dello
edizioni di Roma , 1791 , 1815 o 1820, e di Padova , 1822.

86

* Della Com m edia di Dante.
Memorie per servire alla vita di Dante di Gius. P e l l i , ediz. d i
Firenze, P ia lti, 1823 , in 8. , fac. 159-184.

�STUDI CRITICI E LETTERARI

si

377

Dissertazione m anoscritta sopra la filologia
di D ante A lighieri, detta nella Accademia di
P a r m a , li 3 m arzo 1771 ■
Conservata nel Codice della Bibl. Coni, di S ie n a , C. X . 17,
car. 106.
Ilari, Indice , fac. 312.

ss

* Giudizi sopra D ante ed il suo Poema.
Dissertation sur l' excellence de la langue italienne, del Deodati
d e T orazzi, P arigi, B a uche , 1761 , in 8., fac. 36-43.
Storia della letteratura italiana del Tiraboschi, sec. e d iz ., M o­
dena, Soc. tipogr., 1789, t. V , part. 11, fac. 501-509. Questo estratto
si riprodusse con Note ed Osservazioni di Filippo de Rom anis nelle
ediz. della Div. Com. di Roma , 1815 e 1820 , e di Padova, 1822.
Dell'origine della poesia rim ata, opera di G iam m aria B a rb ie ri,
p ubblicata con Annotazioni di G irol. T iraboschi, Modena, Soc. ti
p o g r ., 1790, in 4 . , fac. 152-154 e passim.
Dell' origine , progressi e stato attuale d'ogni letteratura, del
1' abate A ndres, ediz. di Pistoja , M a n fred in i, 1 8 2 2 , in 8. , IV.
190-193.

89

* Dissertazione accademica sopra D a n te , dell
’ abate Saverio Bettinelli.
In serita nelle Opere, ediz. di Venezia, Adolfo Cesare, 1801, in
16., X X II. 153-230. Questo discorso letto dal Bettinelli all’ Acca­
demia di Modena sul declinare della sua vita è come una ritra tta ­
zione delle Lettere Virgiliane , di cui più innanzi sarà fatto p aro la .
Vedi anche sopra D ante il Risorgimento d 'Ita lia , e le Lettere sopra
varj argomenti di letteratura, del medesimo scrittore ( Opere del Bet­
tinelli, Venezia, Z atta, 1780, in 8. g r . , III. 1 53-159, IV . 65-79,
V II. 269-336).

90

* Dei Poeti epici. Dante.
Prose di Luigi C erretti, M ilano, Silvestri, 1822 , in 1 6 ., fac.
397-401.

91

Giudizi su D ante del Voltaire

Harpe.
V ed. il § . Accuse e Apolonie.

e

del L a

�378

STUDI CRITICI E LETTERARI

Poésie italienne du X I V e siede. Dante. Par
Mérian.
Q uesta M emoria letta all’ Accademia di Berlino e inserita nelle
sue Nouveaux Mémoires (B e rlin o , D eck er, 1786 , in 4 . , fac.
4 3 9 -4 5 8 ), form a la q uinta parte di u n ’opera intitolala : Comment
les sciences influent dans la poésie. Questa q u in ta p arte si divide in 3
ca p ito li, cio è: Langue du D ante, sa poesie, son grand poème , scs
subsides, scs imitations et scs imitateurs ; — Poésie du Dante ;
— Science du Dante.
Questa dissertazione tradotta dal sig. Polidori fu pubblicata da
Rom ualdo Zotti nel tomo IV dell’ ediz. della Div. Com. di Londra,
1807-1808 , fac. 1-CCXX. Una novella traduzione tu tto ra inedita
il prof. Luigi Muzzi fece di questa M emoria, cbe sta secondo lu i fra
le cose m igliori scritte sul poema di D a n te . Il Dionisi ( Aneddoto
IV , fac. 30) citando la Memoria del M érian adopera queste parole:
M araviglia, come questo scrittore abbia saputo incarnarsi tanto nelle
cose del nostro poeta. Vedi anche su ciò il T irab o sch i, t. V , p art.
I I , fac. 48 8 , A rtau d , Vie du Danto , fac. 576-583.

*
Saggio di critica sopra D ante del C ano­
nico Dionisi.
F orm a la m aggior p arte del n .0 IV della sua Serie di Aneddoti,
V erona, per l’E rede M erlo, 1788, in 4., di V III—20Ì f a c . (fac. 23
199). Questo studio analizzalo nelle Nov. Letter. di Firenze, 1789,
col. 811-814 , e nel Giorn. de letter. di Modena , 1787 , X X X V I.
132-140, si divide in 36 capitoli, de’quali a cagione della loro im ­
portanza nell’ esame di più luoghi della D ivina Commedia mi p aro
di dover m ettere innanzi u n ’accurata dichiarazione.
I. Perchè Dante abbia scritto il maggior suo poema in lingua vol­
gare ; — IL Perchè l’abbia intitolalo Commedia ; — I II e IV . Della
vera o pretesa oscurità della Div. Commedia; — V . Del vero o preteso
Comento di Pietro figlio di Dante nelle Novelle L etter. di Firenze ;
— V I. L'epoca della Visione di Dante; — V II. Esame dell'opinion
de' moderni nell'epoca della Visione ; — V III. Nuova spiegazione d e l
v. 33, C. X del Paradiso ; — IX . S i conferma la Visione di Dante
nell'equinozio/vernule; — X . Continuazione dell'esame; — X I e X II .
E « stabilisce l'epoca della Visione; — X IIÌ. Giornale della Visione d ì
Dante ; — X IV e X V . S i spiega l'ottavo giorno e il nono giorno,— X V I. A chi dedicate le Cantiche della Commedia ; — X V II. D i

�STUDI CRITICI E LETTERARI

379

qual anno sia stata finita la prima Cantica ; — X V III. Sciolgonsi le
obbiezioni al verso Pape Satan ; — X IX . N el 1318 non avea peranco
il Poeta pubblicala la Cantica del Purgatorio ; — X X . D i che anno
dedicata la terza Cantica; — X X I. Obbiezioni alla chiusa della Com­
media disciolte; — X X II. Difesa dell' editore ; — X X III e X X IV .
Dell'edizione de' Codici ; — XXV e X X V I. Riscontro del vero nella
nuova edizione; — X X V II. Del bene che trovò Dante nella selva;
— X X V III. Della voce altro; — X X IX , X X X , X X X I , X X X II,
X X X III, X X X IV e X X X V . Le fiere non l'ebbe il Poeta vedute
nella Selva ; — X X X V I. Della predestinazione di Dante e del grado
della sua gloria.

9i

L ettera sopra Dante all’ ornatissimo sig. Ip­
polito P in dem o nte, di Gius. Fossati. V en e zia ,
1801. In 8.
Questo opuscolo diventato raro è u n a risposta alla critica fatta
dal Bettinelli nella Dissertazione sopra Dante già citata di un E lo ­
gio di Dante del medesimo au to re . Vedi intorno allo scritto del
Fossati il suo Elogio nello Opere di A ni. M eneghelli, P adova,
1831, in 8. , II. 54-56.

ss

* L e ttera di T om m aso Puccini nella quale
si considera il poema di Dante dal punto di
vista letterario.
P ubblicata dopo all’Elogio di D ante di Angelo F ab ro n i, Parma,
stamp. reale, 1800, in 8. g r . , fac. 79-92.

96

* Giudizio di D ante di Gius. P a r i n i .
De' progressi della lingua italiana e degli eccellenti scrittori di
quella nel secolo X IV ( Opere, M ilano, 1801, V I. 1 5 9 -1 6 4 ).

97

* Studio letterario sopra D ante e il suo
Poema.
Geschichte der Poesie, von F red. B outerw eck, Gottingen, Koner,
1801-1819, I. 61-141.
Cat. ms. della Palatina.

88

* Della lettura di Dante.
Elementi di filologia di Gio. Agostino de’ Cosmi, Palermo, stamp.
S o lli, 1803, in 4 , II. 39-62.

�380

99

STUDI CRITICI E LETTERARI

* Preparazione istorico-critica alla nuova
edizione di Dante , del Canonico Dionisi.
Vedi il cap. Istoriografia della Div. Commedia.

100

Ragionamento estetico sulla Divina C om m e­
dia di Francesco Torti.
Prospetto d’un Parnaso Italiano da D ante fino al secolo X V III
(di F r. T o rti), Milano e Perugia , 1806-1812, 3 voi. in 8. — Sec.
ediz. con note aggiunte dall’ autore , Firenze , Pagni, 1829, 3 voi.
in 32. Il cap. relativo a D ante si ristam pò nell’ ediz. della Div.
Com. di Udine, 1823 , t. I I I , p art. 1, X X X III-L I.
Nuovo Giorn. de’letter. di Pisa, 1807, VII. 273-295.

101

* Saggio sopra Dante di Vincenzio Monti.
Lezione nona d'eloquenza ( Opere , Milano , 1832, in 8. , I II .
217-243).

102

Esame della Divina Comm edia, diviso in tre
discorsi da Giuseppe di Cesare N apoletano.
N a p o li , 1807, in 4. picc.
Ottimo lavoro in cui l’autore ragiona della Idea e condotta, dello
Stile e dei Tratti filosofici della Divina Commedia. Le due prim e p arti
di questo esame furono ristam pate nell’ ediz. di Rom a, 1815 (IV
5 9 -1 1 0 ) e in quella di Padova, 1822 (V . 4 2 7 -4 7 0 ).
Comprendono i seguenti capitoli: Veri oggetti del Poema; — Giu­
stificazioni di alcune apparenti stravaganze nel Poema, e giudizio
che nel medesimo si scorge; — Convenienza di carattere nei perso­
naggi del Poema ; — Difetti di condotta nel Poema ; — Descrizioni
patetiche; — Maravigliose e terribili; — Ridenti e vaghe, o dolcezza
di versi; — Miste ; — Apostrofi ; — Sim ilitudini ; — Immagini ed
espressioni su b lim i;— Armonia im itativa; — D ifetti di stile nella
Div. Com.
3 Paoli, Cat. Piatti del 1820.
Ginguené, H ist. L itté r ., II. 2S7.

1 0 3 * Idées préliminaires sur la Div. Comédie
- P Lan général du Poèm e; In vention; Sour
ces où le Dante a pu puiser ; — Analyse de
chaque cantique.

�STUDI CRITICI E LETTERARI

381

H ist. L ittéraire d'Italie del G inguené, Parigi, Michaud, 1 8 1 1 , I.
480-492, l i . 1-266, e la traduzione italiana del P erott i , Firenze,
1826, II. 39-200. P arie dell’articolo del Ginguené fu ristam pato
da G. B. Fanelli col titolo di Origine della Div. Commedia, nella sua
Divina Commedia, opera patria sacra-m orale, (I. 1 3 3 -1 6 3 ).
Le opinioni del Ginguené su Dante furono tolte ad esame in un
dotto articolo di M. A. P arenti nelle Memorie di Modena ( III.
7 5 -1 3 8 , IV . 2 75-301, VI. 263-289) e intitolato: Disamina di a l­
cune proposizioni estratte dall'analisi di Dante nella Storia letteraria
d"Italia del Ginguené. Vedi anche il cap. X I dello Spirito religioso
di Dante dell’ab. Zinelli ( Venezia , 1839, II. 141-151 ) intito lato :
Osservazioni sopra alcuni tratti, che intorno a Dante si leggono nella
Storia della letter. ita l., scritta dal signor Ginguené.
Bibl. Ital., XXX11.

2 4 9 -2 5 1

; —

Quarterly Review, XI.

1 0 - 17 .

* Analyse de la Divine Comédie, —Influence
du D ante sur son siècle.
De la littérature du midi de l'Europe, di Sismondo de Sism ondi,
P arigi, Treuttel e W u rtz ,1 8 1 3 , I. 345-392. Della parte di questa
opera, che spetta all’ Italia , si fece una traduzione italiana col ti­
tolo: Della letteratura italiana dal secolo X I V fino al X IX , Milano, G.
Silvestri , 1820 , 2 voi. in 8. Vedi su questa analisi del poema di
D ante 1’ Edinburgh Review , X X V . 46-49 , e il Quarterly R eview ,
X I. 10-17.

* Sullo stile di Dante.
Cancellieri, Osserv. sopra l'originalità della Div. C om ., fac.
50-51.

* D a n te ,
Schlegel.

Petrarca

und

Boccaz, von L‘r.

Geschichte der alten and neuen lilteratur, V ienna , Scham burg,
1815, in 8. , II. 3 -3 8 . Riprodotto nella collezione delle sue Opere,
V ienna, M ayer, 1822, in 8. , II. 7 -3 8 . Di questa opera esiste una
traduzione italiana.

* Dell’ origine della Divina Commedia ;
- Piano generale ed invenzione; Analisi delle
tre Cantiche.

�382

STUDI C R IT fd E LETTERARI

Epitome della vita di Dante, di Stefano Egidio Petronj, Londra,
1816, in 8. , fac. 25-221.

* Sopra il poema di Dante ; — Cognizioni
scientifiche sparse nel suo poem a ; — Suoi p re­
gi e difetti poetici -, — Sue opinioni e suoi odj.
1
Secoli della letter. Ital. dopo il suo risorgimento , Com mentario
ragionato del conte Giamb at. C orniani, Brescia , Niccolò B ettoni t
1818, in 1 6 ., I . 159-183.

* Della ragione poetica della Div. C om m e­
dia di U go Foscolo.
Questo articolo lodato da lord B yron nel giornale inglese The
liberal, fu pubblicato nell’ Edinburgh Review , n." del febbr. 1818,
fac. 453-474, in proposito dell’ edizione del Biagioli. Il Foscolo
diede anche a L ondra intorno al 1824 delle Lezioni sopra i poeti
ita lia n i, m a disgraziatam ente rim asero inedite.

Osservazioni sull’ uso popolare della lingua
italiana nei tempi anteriori a Dante, di F r a n ­
cesco B r u n e t t i . F ir e n z e , 1 8 2 0 , in 8.
* Dello studio e dell’ imitazione di D a n t e ,
libro unico di Ambrogio Viala (Giovanni R o
s i n i ) . C a g lia r i, stamp. r e a le , 1821 , in 8.
Ristam pato ne' Saggi dell’ autore , Pisa Capurro, 1830, in 12.,
fac. 201, e nelle sue Opere , Pisa , C a p u rro , 1837, in 8., fac. 188
e segg. Questa è la m ateria dell’ op era: Storia della reputazione d ì
Dante fino al secolo X V I ; — Reputazione di Dante nel secolo X V I ;
— Opinione dello Sperone e del Tasso; — Opinione di G. Vinc. G ra­
vina; — Opinione del M uratori; — Opinione del Parini; — Opinione
di un critico innominato (M onti); — Dei promotori in Italia dello
studio di Dante; — Dell' imitazione e dello studio ; — Della narra­
zione e delle sim ilitudini ; — Della grazia e della sublimità ; — Del
patetico e delle im magini; — Dell' affetto e dell’ armonia ; — Del giu­
dizio; — Studio della Div. Commedia; — Conclusione.
Analizzalo nel Nuovo Giorn. de' letter. di P is a , I I . 23 9 -2 5 6 ,
I II . 1-19.

�STUDI CRITICI *E LETTERARI

uà

383

Sopra la Divina Commedia.
The travels of Theod. Ducas in various contries in Europe, at thè
revival o f Letters and A r t , ed ited by Charles Mills, ltaly. London,
1822, 2 voi. in 8.
Quaterly Review., XXVIII. 370.

113

* Discorso di Antonio Benci intorno alla C a n ­
tica di Dante.
Studio e idea del poema di D ante, inserito nell’ Antologia di
F ire n z e , V II. 105-115.

m

* Studi sopra Dante e il suo poema.
S u lla lingua italiana , Discorsi del canonico Pietro Bagnoli ,
P isa , Seb. N is tr i, 1822, in 8. , fac. 26-46, 87-88, 93-95.
Lo Spettatore Italiano, del conte Giov. F e rri di S. Costante, M i­
lano , Soc. tipogr. de' Classici I ta lia n i, 1822, in 8., I. 69-72.

115

* Cenni sopra D a n te , di Salv. Scuderi.
Giorn. letter. di Sicilia, 1823, I I . 122-130.

*
Della piena e giusta intelligenza della Di­
vina Com m edia. Ragionam ento di Filippo Sco­
lari. In Padova, dalla tipogr. della M inerva,
1820, in 4-5 di 82 fac., con 2 tavole. 4 1 6 0 c
Se ne im pressero 20 esem plari in carta velina cho costavano
il doppio. Offro la tavola delle m aterie di questa im portante opera
dedicata dall’ autore A gli studiosi della italiana letteratura.
I.
Introduzione e motivi dell’ opera; II. Proposizione: scopo vero,
cui dirigere lo studio di Dante; III. U tilità e rilevanza dello studio d i
D ante; IV. Che si debba prima ben leggere, poi conoscere, quindi gu­
stare la Div. Com.; l' e VI. Del leggere la Div. Com., prima nei Co­
dici, poi secondo l' edizioni; V II. Del conoscere la Div. Com. ; per le
istorie de’ tempi ; V III-X I. Proposta di una preparazione storica ;
per la vita dell'Autore; pel sentimento dell'opera; letterale; allegorico;
X II e X III. Digressione sulla prima e principale allegoria del Poema;
morale e anagogico; X IV . Del gustare la Div. Com. ; dell' ornarla d i
stampe; XV. Metodi 0 proposti 0 praticati finora per altri a piena­
mente e giustamente intendere la Div. Com. ; X V I. Propotta di una
nuova edizione e sue parti; X V II. Espedienti ad agevolarne il lavoro;
X V III. M ezzi ad averne l'effetto. X IX . Conchiusione,

�384

STUDI CRITICI E LETTERARI

Vengono dopo diverse annotazioni intorno a ’ seguenti argo­
m enti:
Descrizione ed illustrazione di un ritratto inedito di Dante, opera
di Luca d’ O landa; — Dello scrivere il cognome di Dante; — Che la
rettitudine non è fine esplicito della Din. Com. ; — Cosa debba essere
a preferenza studialo in Dante ; — Dante perché posto fra II giurecon­
sulti; — Merito di Dante nelle dottrine scientifiche ; — Uomini sommi
che lo hanno studiato e veneralo ; — Perchè sia Divina la Commedia ,
malgrado II difetti che vi si notano; — Catalogo delli Codici Trivul
ziani ; — Dello Stuardiano; di uno a Trevigi ; di alcuni a Padova ;
di quelli passati in Inghilterra; — Della nuova edizione di Udine;
— Della vita di Dante scritta dal Boccaccio; — Delli meriti di Dantt
nella formazione della lingua nostra; — Del fondamento della prima
e principale allegoria della Div. Com. ; — Della Monarchia imperia­
le; — Del vero fine della Div. C o m .;— Che il Petrarca fu molto
geloso della gloria di Dante.
Questo Ragionam ento h a fine con u n a Appendice spellante a l
quesito: se l’ Anfiteatro di Verona sia stalo il Prototipo dell' Inferno
di Dante, contenente 2 dissertazioni, la 1 .» di Gius. Venturi in d ata
di V erona 26 genu. 1821, la 2.a in risposta del conte Bartol. G iù
liari. Le (lue tavole unite all’ opera rappresentano l’un a il ritra tto
di Dante descritlo dallo Scolari, l’a ltra è riproduzione della 1.» del
Dialogo del M anetti e Beni vieni.
Analizz. nell’ Antologia, X X III. 67-68; — Bibl. h a i., X X X IV .
4 4 -5 0 ; — Ree. encyclop. , X X III. 398-399; — Jahrbiicher di V ien­
na , X X V I 5 0 -5 1 , articolo di F erd . W olf.
Cat. rns. della Palatina; — 7 ir. Cat. Barrois di P arigi, 1845.
&lt;17

* Dante , suo carattere , sue opere, sua ori­
ginalità.
Storia della Scultura in Italia del conte Cicognara, Prato, Gio­
chetti , 1823, in 8. , III. 26-29.

H8

* Analisi della Divina Commedia.
A rrivabene, Am ori e Rime di D ante, Mantova, 1823, in 16., f a r.
7 9 -2 1 6 ; — Il Secolo di Dante del m edesim o, ediz. di U dine, I I I &gt;
697-705.

419

U ber D ante von F, C. Schlosser. H e id e l­
berg, O s w a ld , i 825 , in 8. gr.

�STUDI CRITICI lì LETTERARI

385

Estratto dall’ Jahrbücher der literatur, Eidelberga , 1824.
Heinsius, VII, 272.

42o

* Sulla diversità delle opinioni
D an te, di Carlo W itte.

intorno a

Articolo tedesco inserito nell’ Hermes di L ipsia, 182'(-, n.» X X II,
fac. 134-166. È u n ’analisi critica di varie opere su Dante e il suo
Poema. E altre som iglianti analisi di opere su D ante si riscontrano
nel J a h rb ü c h e r di V ienna (X X V I. 38-51, e X X IV . 1 5 1 -1 6 1 ),
fattu ra de’ sigg. Ferd. W olf e Schmidt.

42,

* Discorso sul testo e su le opinioni diverse
prevalenti intorno alla storia e alla emenda­
zione c r itic a della Com m edia di D a n t e , di
Ugo Foscolo.
Vedi il cap. Istoriografia della D iv. Commedia.

m

* Sopra la Divina Com m edia ; O rigina­
lità di questo poema; —Scopo politico e morale;
- Anal.si dell Inferno , del Purgatorio e del
Paradiso ; — Pregio della elocuzione ; — Difetti;
- Celebrità di questo poema; Comm entatori.
Storia della letl. llal. di Giuseppe Maffei, M ilano, Soc. tipogr.
de' Classici Ita l. , 1 8 2 5 , t. I , cap. IV.

m

* Conversation de L ord Byron avec la C om
tesse G. (Guicicioli) ; Pélérinage au tombeau du
Dante.
Lord Byron en Italie del marchese di Salvo, Londra, Treuttel e
W u r lz , 1 8 2 5 , in 8 . , fac. 9 2 - 1 2 4 .

m

B eitrage f ü r das Studium des G öttlichen
Kom ödie ( Studi su la Div. Com m edia ) , von
Bernhard Rudolph Abeken. B erlin und Stettin,
N ic o la is c lie , 1826, in 8. gr. di v iij-5 7 0 fac.

,

1 tallero , 20 gr.
25

�386

STUDI CRITICI E LETTERARI

L’ opera si divide in tre p arti ; la prim a col titolo di Secolo di
Dante dà u n epilogo storico de’fatti politici i quali ebbero efficacia
sulla vita del poeta, u n esame dello stato della chiesa, delle scien­
ze e delle arti nel X II I secolo, e u n a Vita di Dante. La seconda in ­
titolata Trattati sopra vari punti concernenti alla Divina Commedia
è un com entario sul poema e specialm ente su l’ In fern o ; la terza
discorro del Teatro della Divina Commedia e della sua applicazione.
L’ autore prom etteva una continuazione del suo lavoro , m a non
s’è veduto più nulla.
Analizz. nella Revue encyclop. , X X X IX . 1 6 7 -1 6 8 , nel Reper
torium di Beck , 1826, IV . 295-299, e nel Jahrbiicher der liter. di
V ienna , n.° 39, fac. 240-282, articolo dello Schmidt.
Bibliogr. von D eutsch., 1826, n.° 1799; — Heinsius, VII. 4.

m

* Rivista Dantesca (di G. C io n i) .
Serie di ottim e analisi critiche su varie opere, inserita nell’/ln
tologia di F iren ze, n.° L X V III, 62-99, o n.° L X X V , 1-17. F u in
parte ristam pata nel Giorn. Letter. di Sicilia, X X . 283-299, X X I.
7 7 -8 5 .

126

* fag g io sopra Dante A lighieri, di Adolfo
W ag n er.
Sono X X III fac. di Prolegom eni all’ edizione della Div. Com .
di L ipsia, 1826, in 4. Il saggio contiene tre p arti in tito late: D ante
e il suo secolo; — L a Divina Commedia e la sua intenzione; — Osser
razioni intorno al tempo in cui probabilmente è stala dettata la D ivina
Commedia , alla lingua , alla verseggiatura , al lesto , ed alla di lu¿
critica.

127

* Cause e ragioni che fanno classico il p o em a
di D a n t e . Discorso Accademico di L e o n a rd o
Antonio Forleo . N a p o li, tipogr. de F r a te lli
C riscu o lo , 1 8 2 8 , in 8 . 7 di 26 fac.
Discorso che porse occasione a’due articoli seguenti: Lettera u ¿
Marchese di Villarosa sull" opera di Forleo , di m onsign. E . M u z z ^
relli ( Poligrafo, X III. 90-91) ; — Lettera postuma di Urbano L a
predi a Leon. A n i.,Forleo, in data di N apoli 20 magg. 1832, e fattj^
di pubblica ragione nel Lucifero di N a p o li, 1839, fac. 21 4 -2 1 5 .

�STUDI CRITICI E LETTERARI

128

387

* Sulla storia di G iovanni V il la n i . Saggio
del cav. Antonio di Giovanni e Mira.
In questo articolo inserito nel Giorn. Leller. di Sicilia X X X I.
6 4 -7 5 , 1’ autore vuol provare che i soli D ante , P etrarca e Boccac­
cio recarono a com pimento la favella italiana.

120

Epistole due del P. M. Francesco Villardi
sopra la lingua italiana e sopra il poem a di
D a n te . V e n e z ia , tipogr. A nd reola , 1828, in
8.,
di 44 fac.—T re epistole del medesimo. Seconda
ediz. con a g g iu n te . M o d e n a , 1 8 2 8 , in 8.*,
— Riflessioni di M. A. Parenti intorno alle E p i­
stole del P. Villardi. M odena , tip. V in cen zi ,
1 8 2 8 , in 8 . ; - E p is t o l a deli’ ab. Gius. Manuzzi
intorno al P. C esari. M odena, tip. V in c e n z i,
1 8 2 8 , in 8.
Epistola IV del P. Villardi a
Melchior C e s a ro tti. M odena , tip. / V
i n cen zi ,
1828, in 8. ; Epistola l ' del P. Villardi. San
D a n ie le , stamp. B ia su tti, 1828, in 8., di 32 fac.
Polemica in proposito di quanto fu scritto a prò e contro Dante,
e delle Bellezze della Div. Commedia del p. Cesari. \ e d i su questi
opuscoli il Giorn. Ligustico, II. 590-598 (articolo del p. Spotorno)
e il Giorn. delle Prov. Venele, t. XV.

no

* Etude sur D a n te , par Villemain.
Egregio lavoro che è parte del Cours de littérature au moyenâ
ge, P arig i, Pichon e D id ie r, 1830, I. 330-416.

131

L ettera sopra D a n te , di Filippo Scolari.
L etta all’ Ateneo di Treviso 1’ 11 marzo 1830. L a trovo citata nel
Giorn. delle Prov. Venele, X V III. 100.

132

* Sopra Dante e il suo Poema.
Ristretto della storia della letter. Ital. di Francesco Salfi, Lugano,
tip. Ruggia, 1831, in 1 8 ., I . 16-44, opera tradotta dal francese.
M anuale della letteratura italiana, com pilato da Francesco Amb
rosoli, M ilano, Fontana, 1831-32, in 12., I. 73-219.

�388

STUDI CRITICI E LETTERARI

* Ueber D ante, von K a r l W itte. N ew bear

beitet. Breslaw , bei E d u a rd P e l z , 1831 , in

8 . , di 27 fac-

6 gr-

L ’ opuscolo si conchiude con la traduzione in tedesco di due
Sonetti di M ichelangelo B uonarroti su D ante. L a coperta h a da u n
lato il haltistero di Firenze e dall’altro il sepolcro di Dante , dise­
gnali dallo Sleinm etz e incisi dallo Schilling.
Bibliogr. von D eu tsch la n d , 1831, n.o 1262; — Heinsius, t. VIII; — Cat.

ms. della Palatina.

* C r iticism o f poem o f Dante.
Remains of th e E dm und G riffin, N e w Y o r k , 1831.
The north A m erican R eview di Boston, 1832, XXXIV. 142-143.

* Osservazioni sopra D ante , dell’ arciprete
Ridolfi.
Il Poligrafo di V erona, X . 381-396.

Leçons sur la Divine Comédie , prononcées
par M. Fauriel à la faculté des lettres de Paris.
Questo corso incom incialo nel 1832 è rim asto in e d ito , eccetto
I.o una Biografia di Dante pubblicata nella Revue des D eux Mondes,
1834, IV . 37-92, e tradotta nell’ Indicatore Lombardo da G. B. M e
nini, 1835, I I . 348-413, e in parte nel Subalpino di T orino, 1838,
I I . 166-198, col titolo Dante e i suoi tempi ; 2° due fram m enti r e la ­
tivi agli episodi di Francesca da R im ini e del Conte Ugolino, p u b b li­
cati nella Revue Indépendante, 1843, V I I I . 361, e ristam pali n e lla
Biblioth. choisie des meilleures productions de la litlér. française ,
M ilano, 1843, 2.“ S erie, fac. 735-752.
Vedi sopra il corso Dantesco del sig. F au riel u n articolo d e l
Quarterly R eview ,n.° dell’ aprile 1844, fac. 1, e u n ' Étude sur F a u
riel et son enseignement à la faculté des lettres de Paris del sig. O za
nam , stam pato nel Correspondant di P arig i , n.° del 10 m aggi0
1845, fac. 360-362. Assai utile ancora si caverà dal consultare 1q
articoli pubblicati ne! 1834 nel Journal de l’instruction publique «di
P arigi intorno al Cours sur les origines de la langue italienne d e l
F au riel (1).
(1) In nota di imo degli nlliini n.&gt; della Revue des deux Mondes si a r u
nunzia vicina la stampa dei mss. del Fauriel.

�STUDI CRITICI E LETTERARI

137

389

* Studio sulla Divina Com media ; C om pa­
razione fra D ante e Milton ; Onori resi
dagl’ italiani al Poema.
Q uesti articoli fan parte di u n Analisi delle opere di Camillo
Vgoni , Gius. M ajfei e A ni. Lombardi sopra la le tte ra tu ra italiana ,
inserita nel North American Review di Boston, 1832, X X X II. 30-33.

138

+ Osservazioni sopra il carattere e le q u a­
lità della poesia di Dante, di T. M amiani della
R overe, con la traduzione francese a fronte
di E. L em onnier ; - Esempi del genere tenero
e p a te tic o , dello stile descrittivo e dell' elo­
quenza di D ante, tratti dalla Divina Commedia.
L ’ Esule di P a rig i, 1 8 3 2 ,1. 335- 3 7 5 , I I. 12-43. Gli estratti
hanno la traduzione francese a fro n te .

139

* U n altro cenno sopra D ante di Melchior
Missirini.
Nuovo Giorn. de' letter. di Pisa , X X V II. 36-42.

no

* Della imitazione di Dante . Pensieri di O p
prandino Arrivabene.
Indicatore Lombardo , 1833, I I I . 344-362.

ut

* Esame della Divina C o m m ed ia; Circo­
stanze che hanno diretto la sua composizione ;
- Sua origine ; Notizia sulla vita pubblica di
D ante ; — A m ore per Beatrice ; —M atrimonio ;
—Morte j — Analisi del Poema.
The Norlh American Review, 1833, X X V II. 506-536.

U2

* Della intelligenza della Divina Commedia,
investigazioni di Carlo Vecchioni Vice P resi­
dente della Suprem a Corte di Giustizia. N a p o li ,

�390

STUDI CRITICI E LETTERARI

stamp. d e l FiAreno , i 83ò , voi. I , part. T,
in 8 . , di 219 fac.
Q uesta p arie , la sola p u b b licata, venne analizzata nelle Effem.
Letter. di Sicilia , V I I I . 179-190, in un articolo di Bern. Serio ;
nel Poligrafo di V e ro n a , X V I. 126-127; nel Giorn. Lelter. di Si­
cilia, L . 220- 221; nell’ Esule , I I I . 116-119; nel Progresso di N a­
poli, I I I . 305-306.
■143

Studio su Dante.
Selections from Ihe Edinburgh R eview , by M aurice C ro ss, Lon­
don, Longman, 1833, in 8. , t. 1.

144

* D ante (Étude littéraire sur), p ar Alphonse
Esquiros.
France L ittéraire, 1834, X V I. 31-72.

145

* Etude sur le Paradis du Dante.
Magasin ¡nttoresque di Parigi, 1834, 117-118.

146

* L a Divine Comédie (Étude sur), p ar A m é
dée Duquesnel.
Cavato da’ suoi Etudes philosophiques sur la littératurealbani lc
christianisme, e inserito dapprim a nella Revue Européenne di P arig i,
1835, I I. 212-228.

147

* E tude sur la Divine Comédie, par Alexan
dre Dumas.
Inserito nella Revue des Deux Mondes, 1836, V . 527-544. É p re ­
ceduto da una notizia su D ante , ed unito a u n a traduzione dell;*
Lettera di F ra le lla rio , e del Canto I . dell’ Inferno.

148

* Della Divina Commedia di Dante Alighieri,
del Prof. G. I. Montanari.
L ‘ Amico della Gioventù di M odena , I I. 101-106.

149

* De’ prim i scrittori italiani e di Dante Ali
g h i e r i , di Gius. Borghi.
E il prim o tomo dei suoi Stu d i di letteratura italiana, P alerm o ,
tipogr. di Fr. Lao, 1837, in 8. piccolo di 249 fac. La p arte atten en te
/

,

ì

�STUDI CRITICI E LETTERARI

391

a Dante consta dello fac. 75-2 4 9 . Vedi un opuscolo intitolato : S u
gli studi di letter. italiana di Gius. Borghi, Osservazioni di A n t. Cali
Sardo , P a le rm o , 1838.

150

Sopra Dante.
The Peniamomi and Penlalogia, by M. L andor , London , 1837
in 8 ., opera analizzata nel Quarlerly Revicw, L X IV . 396-407.

151

* Saggio sopra D a n t e , del sig. Delécluze.
Florence et ses vicissitudes, P arigi, Carlo Gosselin, 1837, in 8 ., II.
194-203. Il sig. Delécluze tiene fra le sue carte una H istoire de la
poésie Dantesque , che le forti cognizioni dell’ autore sulle origini
della lingua e della letteratu ra italiana fanno molto desiderare di
vedere a stam pa.

152

* L a Divina Commedia, opera patria,
morale, storica-politica. P is to ja , tipogr.
1 8 5 7 - 1 8 5 8 , 3 vol. in 1 2 ., di 163 , 2 1 6 '
fac.
16

sacra
Cino,
e 220
paoli.

Opera o meglio raccolta di varie dissertazioni sulla Div. Com.
pubblicata da G. B. F a n e lli, analizzata dal Vaccolini nel Giorn.
A rca d ., L X X X II. 332-337. D irò quello che si racchiude in ogni
volum e. I. Vita di Dante Allighieri , raccolta dai migliori eruditi ed
illustrala con note da G. B . Fanelli. — Ginguene. Piano generale del
Poema di Dante, fac. 135-165. II. M onti. Dello stile Dantesco e della
sua somiglianza col Virgiliano, fac. 1-55. — Strocchi. Spiegazione d i
alcuni passi di Dante, 5 7 -1 0 6 .— Perticari. Dell’amor patrio di Dan­
te, 109-187; — Silvestri. Lezione sopra la Div. Com., 189-216. I II .
Dissertazione di G. B . F anelli, che la Div. Com. è poema sacro-mo­
rale e storico-politico, fac. 1-102. — Alcuni squarci tratti dal D i­
scorso di Foscolo , fac. 1 0 3 -1 3 3 ;— Origini della Div. Commedia di
O zanam .
L a prim a parte d ell'ultim o volum e fu ristam pata nel 1839,
Pisa , Ranieri Prosperi, in 12. , di 94 fac.

,S3

* Idee intorno D a n te , di A. Pellegrini.
Rivista Viennese, 1838, I I . 287-380.

,34

* Studi intorno a Dante Alighieri , di
straniero.

uno

�392

STUDI CRITICI E LETTERARI

Giorn. A rcadico, L IX . 310-316.
Esam e o meglio enum erazione succinta de’ lavori filo lo g ici,
biografici e artistici fatti su D ante nel secolo X IX .

155

* P rem ière epoque
lienne . Dante .

de la

littérature I ta ­

Essai sur la littérature italienne, per M adamigella Estelle d’Au
bigny, P a rig i, Trcuttel e W u r tz , 1839, in 8. , fac. 3 3 -6 8 .

156«

Leçons sur Dante , par Lenorrnant. 1839.
Sono p arte del suo Corso d’ istoria m oderna dato in P arigi a lla
Sorbona. Credo che nessuna di queste lezioni del sig. L enorrnant
sulla D ivina Commedia sia uscita alla lu c e . Vedi su questo a rg o ­
mento il Quarterly Review, n .p dell’ aprile 1844, fac. 1 .

,57

* L a Visione del figlio di D ante . Novella,
storica, di G. B. . . o (G aetan o Buttafuoco).
É relativa al ritrovam ento dei 13 ultim i Canti del Poem a, e fu
inserita nel Museo letter. di T orino, 1839, I. 9 3 -9 5 , 109-111.

158

* Sopra Dante e il suo Poema.
Orazione (li P. A . Paravia pel riaprimento degli S tu d i nella R ,
Università di Torino, T o rin o , tip. Chirio e M in a , 1839, in 4 . ,
fac. 19-26.

159

* La Commedia in generale ; — Le Allego
rie ; L ’ introduzione ; Analisi delle tre
C an
tiche.
Vita di D ante, di Cesare B albo. Torino , 1839, cap. V II, V III
X II e XV.

160

Bellezze della Divina Comm edia , opera
di Domenico Anselmi. Part. I . Inferno. N apoli^
tipogr. B oeziana , 1 8 4 0 , in 8 . , di 6 0 fac.
Vedi il §. Allegoria della Div. Com.

ici

* Saggio e analisi della Divina Commedia.
A rtaud, Vie du Dante, P a rig i,-1841, in 8., fac. 214-255, 338
368, 401-460 ; — M elchior M issirin i, Vita di D a n te, ediz. di J / / ,
lano , 1844, 11. 2 9 3 -4 1 2 .

�STUDI CRITICI E LETTERARI

162

393

D ante , di Benedetto Castiglia.
M useo Scim i. Letter. di T orino, n.&lt;&gt; 45 del 1844. Vedi anche gli
S tu d i del medesimo contenenti u n Discorso circa le origini e d i pro
gressi della lingua italiana, Palerm o, tip. del G iorn. L etter., 1836,
in 8.

163

U na parola su D a n t e , del Prof. E. Rezza.
Museo Scient. Letter. di T orino, n.° 46 del 1841.

164

L a poesia degli ultimi secoli dell’ Imperio.
Dante.
Reminiscenze e Fantasie , del conte Tullio Dandolo, Torino, tip.
Fontana , 1 8 4 1 , in 12. Vedi nel Museo Scient. Letter. di Torino
(n.° 6 del 1841) u n articolo del medesimo scritto re, p ro b ab il­
m ente tratto dall’opera p recedente, e intitolato: Carattere della
poesia Dantesca.
T. Dandolo lesse all’ Ateneo di Brescia il 6 febbr. 1842, alcuni
estratti di u n ’ opera sul Secolo di Dante e del Boccaccio ( Rivista
Europea , 1 1 . 208 ) .

165

* D ante Alighieri créateur de l’ idiome poé­
tique italien ; Raisons de croire qu’ il connais­
sait le G rec ; — Mots de son poème expliqués
p a r le Bréton et 1’ A rm oricain ; — Nul poète
ancien ou m oderne n ’ a mieux tiré parti de
1’ association des idées ; ses vers appelés im ita­
tifs j —On ne saurait juger la Divine Comédie
en se bo rnant aux épisodes -, — Beautés et dé­
fauts qui la distinguent ; — Fausseté de 1’ opi­
nion générale que ce poème n ’ a ni action ni
héros.
Histoire des langues Romanes et de leur littérature, dalla loro
origine fino al secolo X I V , di Bruce W h y te , P arig i, Treuttel e
W u r tz , 1841, I II . 228-280.
Cat. ms. della Palatina.

�394.

166

STUDI CRITICI E LETTERARI

* Biographes et traducteurs du D a n t e , par
Charles Labitte.
Articolo inserito nella Revue de Deux Mondes di P a r ig i, e tr a ­
dotto con note da L . Toccagni nella Rivista Europea , 1842 , I.
102-142. A fac. 108-111 si rinviene una lettera del signor Rlanc
professore all’ Università di H a ll a , indirizzala al conte Cesare
Balbo e relativa alle traduzioni e agli studi , che della D ivina
Commedia si fecero in G erm a n ia. Il sig. Blanc n e fa consapevoli
che questo Poema è spiegato in quasi tulle le pubbliche cattedre
della P russia , segnatam ente nelle U niversità di B erlin o , Bonn ,
Konisberga , B reslavia, ec. ; ed egli stesso lo h a spiegato all’ Uni­
versità di H alla . Vedi la fac. 178.

,67

*

11 Dante.

Discorsi sulla lingua italiana di Vincenzio R icciardi, Palermo,
stamp. Reale , 1842, in 8. , fac. 108-113.

46s

* Dante A lig h ieri, di Francesco Renieri.
I l Messaggere Torinese, n.° 4 del 1843.

,69

* Sulla Divina Com m edia di D ante Ali­
ghieri , parole di omaggio recitate nella Acca
demia dei Concordi in Rovigo , dal Socio c o r­
rispondente G aetano P odestà. V e n e z ia , tip .
Giov. C e c c h in i , 184-3, in 8., di 22 fac.

,70

Studi sulla Divina Commedia di D a n t e ,
opera di De Gregorio. N a p o li , tip. d i P ie r ro ,
1843 , in 8 . , voi. I. fascio. 1.
Ignoro se questa opera fu continuata .

,7,

* Della Divina Com m edia ; Del Furioso ;
— Divario di esso dal poema di D a n te ; — Ri­
surrezione delle lettere italiane m ediante lo
studio di D ante , per cui esse furono ritirate
verso i loro principiDel primato morale e civile degl' Ita lia n i, di \ V
i ncenzo G ioberti ,
Brusselles , stamp. di M éline , 1843, in 8. , I I. 22 1 -2 3 1 , 2 4 4 -2 5 1 .

�STUDI CRITICI E LETTERARI

3{)5

Nel Florilegio Scientifico Letterario pubblicato da Celestino
Vozona ( Venezia , tip. M erlo , 1844) si riscontra u n articolo di
Vincenzo Gioberti Della Divina Commedia . È probabilm ente un
estratto dell’ opera precedente o della seguente .

* Altro giudizio del medesimo sopra la D i­
vina Commedia.
È parte della sua opera Del Bello, ediz. di Firenze, Pietro Ducci,
1845, in 8. g r . , fac. 282-300. Ivi discorre delle seguenti m aterie:
Dell'epoca Cristiana e di Dante; — L a Div. Commedia vince in pregio
tu tti gli altri poemi ; — Dell' ingegno analitico e sintetico, psicologico
e ontologico di Dante; — Del suo stile; — L a politica non è il soggetto
principale del poema; — Del razionalismo dei moderni interpreti della
Div. Commedia; — Della sua mitologia; — Fino a che segno il poeta
cristiano possa prevalersi delle favole gentilesche; — Il divieto assoluto
di queste non è ragionevole ; — Dante purgò la mitologia pagana , ri­
tirandola verso la sua origine , e adoperandola come espressione essote­
rica del vero; — Esso fece lo stesso uso della uranologia orientale;
— La Div. Commedia è il principio dinamico della letteratura cri­
stiana in genere, e dell' italiana in ispecie.

* Dell’ universalità e nazionalità della Divina
Commedia. Lezione detta nell’ Accademia della
Crusca II 14 Settem bre i 85o.
Opere di G. B. N iceolini, F irenze, tipogr. Le M o n n ier, 1844 ,
in 12., I I I . 237-260.
Q uesta lezione sì per l’ altezza de’ concetti come per la forza e
la g rav ità dello stile ò» m ostra degnissima del celebre scrittore.

* Dante. Pensieri e Fantasie, di Carlo Leoni.
La Fama di M ilano, n.° 27 del 1844; — Museo Letter. di T orino,
anno 1844 ; — L ’ Omnibus di N a p o li, n.° 51 del 1844.

* D ante e la Divina Commedia , del m e­
desimo.
Questo lavoro inserito nel Giorn. Euganeo di P adova (1844, fac.
535- 549, e 620-632), contiene i seguenti cap.: Il Dugento; — La sua
vita ; — Opere m in o ri. Opinioni politiche di Dante ; — Prim a idea
del poem a. Scopo , forma , am piezza; — Leggende. Bibbia. Apoca­
lisse. La Cristiana poesia; — Sunto della Divina Commedia. Inferno.

�396

STUDI CRITICI E LETTERARI

Purgatorio. Paradiso ; — Dante ed Omero ; — M ilton e Klopstock ;
— La Messiade di Klopstock— Grandezza estetica di Dante.
Q uesto lavoro fu ristam pato , 1 .° nel Lucifero di Napoli (1844 ,
fac. 271-272 , 282-283 , 287-288 , 296-298 , 305-306 e 313) (1),
2.“ nell’ Osservatore Dorico d’ Ancona , n.° 18 del 1843 , fac. 71. ,
3.° nella stren n a Non ti scordar di me (Milano , V illa rd i, 1845, in
8. ) , col titolo Dante e i 'primari ep ici, 4.° nelle Opere storiche
dell’autore, Padova, tipogr. della M inerva, 1845, in 8. 1. 1 .

* D ante Alighieri.
The Foreign Quarterly Review, n.° L X V , aprile 1844, fac. 1 -3 0 .
Questo articolo critico su D ante, preso motivo da alcuni la v o ri
sulla vita e le opere di l u i , corregge alcuni erro ri fatti dal Filelfot
dall’ O zanam , dal Balbo, dall' A rtaud, e da altri biografi del P o eta.

* L ’ Alighieri al cospetto del secolo ; I. U
Genio della c ritica ; II. Della vita di Dante-.
Sono articoli di E . M ontazio inseriti nei n.&gt; 3 e 4 (giugno 1844)
della Rivista di Firenze. Il secondo diede cagione ad u n a breve o s­
servazione del sig. Alessandro T orri , che si tro v a nel n.» 9 d e lla
R iv ista .

* Gli eccessi della erudizione.
Disegno o meglio dichiarazione di u n nuovo Com entario su ll^
Div. C om m edia, inserita nel Giorn. del Commercio di F irenze t
1844, n.o 32.

* U n a parola sulla Divina Com m edia , del
Prete Girolamo Mascagni.
A rticolo inserito nell 'Indicatore Pisano, n.° 24 del 1844, e rip ro ­
dotto nel Cicerone di N a p o li, n.° 34 del 1844.

L e ttera apologetica di Ugo Foscolo agli edi­
tori Padovani della Divina Commedia.
Composta fino dal 1826, non fu pubblicata che nel 1844 da
Mazzini negli Scritti Politici Inediti di Ugo Foscolo, raccolti a docu­
mentarne la vita e i tempi pubblicati a Lugano.
( i) Un'avvertenza dell'autore posta nel Ciorn. fiuti arico fa sapere c h e
questa riproduzione fatta senza sua licenza è m utilala.

�STUDI CRITICI E LETTERARI

181

397

* Suffragio alla m em oria di D ante Alighieri.
Discorso dell’ ingegnere Lorenzo Corsi A rezzo,
tìpogr. B e llo tti, 1844 i n 8 . , di 21 fac.
Im presso a parte dagli A tti dell'Accadi. A retina, Arezzo , 1844,
in 8. , fac. 129-149.

182

* Dante (S tu di s u ) del Conte F. M. T o rri
celli.
Antologia di Fossom brone, anno I I I , 1844, p art. I, fac. 1 -3.

483

Sopra Dante.
Geschichte der Italienischen poesie von D r. R u th , Leipzig, Brock
haus , 18Ì-4, t. I , opera analizzata nel Jahrbiicher der liter. di
V ie n n a , II.» del luglio 1844 , fac. 211-227.

184

* Il nascimento di Dante A lig h ieri, di Adolfo
de Bayer.
Studio letterario su D ante pubblicato nel Messaggere Torinese,
n.° 18 del 1844.

185
186

* Idea del poema di Dante.

✓
Indicatore P isano, n.° del 10 m arzo 1844.

D ante A lig h ieri, esquisse biographique et
critiq u e, p ar le Com te Théodore de P uy m ai
gre . M e t z , Gerson-Levy , i 845 , in 8 . , di 2
fogl. 2 / 3 .
T ratto dalla Revue de M etz.

187

* D ante and B eatrice by IV . Savage Landor.
Dialogo fra D ante e Bice inserito nel Hoods M agazin e, for
M arch , London , Renshaw, 1845 , e riprodotto nel The London and
Paris Observer, 1845 , fac. 186-187.

1 oo

* La Divina Commedia.
Storia delle Ielle lettere in Italia , di Paolo Em iliani G iudici,
Firenze , Società Editrice , 1845 , in 8. , fac. 288-370.
Mi pare che questo studio nuovo, ingegnoso e ragionato stia fra

�398

STlTDI CRITICI E LETTERARI

le cose migliori finquì pubblicate in Italia su Dante. Non cessa p er
questo il desiderio di u n a com piuta istoria della poesia Dantesca .
Dicemmo già che il sig. Delécluze si adoperava da m olti anni in
questo lavoro, la stam pa del quale ne vien promessa non lo n tan a.

189

Saggio sopra la divina Com m edia , del sig.
Cimorelli.
Questo saggio che dovea far parte de’ suoi Saggi di Belle lettere
italiane, opera il cui Programma fu stam pato a Napoli nel 1826
[tipogr. Tramater , in 4 . ) , è stato pubblicato solo nel 1845 in co
testa opera uscita col titolo : Orìgine e progressi delle Belle lettere
Italiane, prima epoca dal Risorgimento a tutto il secolo X V , M ila n o ,
in 8.

190

* I C om m entatori di D a n te , del Prof. G iu­
seppe Arcangeli.
Rivista di F irenze , 1845 , n.° 40.

19t

D ante ; or the Ita lia n p ilg rim 's progress $
being a Summary in prose o f tlie Inferno ,
Purgatorio , and P aradiso , w ith comments
troughout, occasional passages versified, and «
c r itic a l N otice o f the author \l' life and g en iu s,
by L eig h t Hunt. L ondon , Chapman, lB / p , in
8 . picc.
È la più gran parte del tomo prim o delle Stories from the Italia n
poets del medesimo scrittore.

192

* Dello studio di Dante, del Prof. Atto V a n
nucci.
Articolo inserito nella Guida dell’Educatore di F ire n z e , n.° ^
del 1845, fac. 121-130.

-193

Saggio dei sublimi fatti (?) in Italia su la D i­
vina Commedia.
Mss. inedito del Bia g io li, m orto a Parigi il 13 dicem bre 1 830,
citato nella Biogr. univ. Suppl. Q uesta opera dovea contenere u
Vita di Dante con la Notizia delle edizioni del suo Poem a, la L onfy_

�STUDI CRITICI E LETTERARI

399

tazione delle critiche fatte intorno a questo argom ento da illustri
sc ritto ri, e finalm ente l’A nalisi di tu tte le traduzioni e altri lavori
stam pati sulla l)iv. Coni, dal 1813 in poi.

194

T r e n ta Discorsi intorno a Dante Alighieri ,
di N. Tommaseo.
È lavoro inedito e non com piuto, di che parla l’autore ne’ suoi
N uovi S c r itti, V enezia, tipogr. del G ondoliere, 1838, II. 223.
A vrebbe in quelli trattato degli am ori e degli odj, delle vicende
e delle opere di Dante.

m

L a Divina Commedia. Quadro sinottico a n a ­
litico di Luigi Mancini Montenovese.
Lavoro inedito, di cui usci un Saggio nell’ Utile-Dulci, giornale
d’ Imola , anno 18Ì3, fac. 19.

i9s

Del mèrito sociale di Dante Alig h i e r i . Di­
scorso di Francesco Papalini da Ferm o.
Lavoro inedito, a me noto per gentilezza del sig. Gaetano de M i
nicis di Fermo.

197

Introduzione allo studio della Divina C om ­
media , di Giov. Gaspero degli Orelli.
Don far p arte di u n ’opera tuttora inedita, di che fa menzione il
sig. Filippo Scolari nel suo Ragionamento della intelligenza della
Div. Commedia, fac. 62.

198

Dante et Siger de B rabant, ou les Écoles de
la rue du Fouarre au XIIIe siècle, p ar M. Jo­
seph Victor Le Clerc, doyen de la faculté des
lettres de Paris.
Q uesta M emoria Ietta a ll’ Accademia delle Iscrizioni e Relie Let­
tere di Parigi, il 1 agosto 18Ì5, è tu tto ra inedita, m a v e rrà p ro b a­
bilm ente stam pala fra le Memorie di quella Accademia.

199

Leçons sur Dante faites à la Sorbonne de
P a ris , p ar M. Edgard Quinet.
Il Signor Q uinet in u n a Lettera inserita nella sua opera Le
Christianisme et la Révolution Française (P a rig i, 1845 ), annunzia

�400

STUDI CRITICI E LETTERARI

la prossim a pubblicazione del suo Cours de Liltérature étrangère ,
in che naturalm ente v erranno com prese le lezioni su Dante.
A d d iz i o n i

200

al

§ . S tudi

c r it ic i e

l e t t e r a r i.

* Della opinione di D ante intorno gli scrit­
tori del T recento
Quali D ante intendesse p e r
vocaboli p l e b e i ; —Come Dante non istimò p e r­
fezionata la lingua del suo secolo, e come egli
stesso colle parole de’ suoi libri risponda a
molte false opinioni da’ posteri ; Si tocca di
Dante.
Questi diversi capitoli sono parte del trattato Degli Scrittori del
Trecento e de'loro imitatori. Libri due del conte Giulio P erticari c h e
fu prim ieram ente im presso in fronte della Proposta del M onti, ed iz.
di M ilano, 18 t7 , I. 1-198 , dipoi nelle sue Opere, edizioni d iÄ o
logna , Giuseppe V eroli, 1822 , in 8. , t. I , fac. 1-318 , Bologna
1837-1839 , in 8. , tipog. Gnidi all’ Ancora, t. I , fac. 35-149; M i*
lano, Gius. S ilv e stri, 1823 , in 16. g r . , t. I , fac. 1-209 ; e v e n n e
ristam pato a Parm a, lipogr. Fiaccadori, 1840 , in 16.
Nel tomo II. dell’edizione di Bologna, fac. 233-237 si ristampa
u n a Lettcra del Monti da Milano 1 dicembre 1817 , che dà giudizio
su questa opera. Vedi per altri giudizi critici intorno all’opera d e l
conte Perticari l’articolo serbato alla Proposta del Monti nel § . M i ­
scellanea Dantesca.

201

L ettera sopra nuove opere e Com m enti sulla
Divina Commedia, di Filippo Scolari. T reviso
1 8 *2 6 , in 8 .

202

* U n preludio al Corso di lezioni su D a n te
A lighieri, di Silvestro Centofanti. F ire n ze , t i \
pogr. G alileiana , i 858, in 8 . , di L X X 1I—5 q
fac.
L e 50 facce poste in fino contengono : 1 .° Stanze su Dante A l i
ghieri già scritte in occasione del monumento inalzato in S . Croce ^

�401

STUDI CRITICI E LETTERARI

questo grande italiano ; 2.« u n ’ Ode a Vittore Hugo. Il sig. Silvestro
Centofanti aveva in anim o di dare alle stam pe per il P iatti un Corso
di lezioni su Dante che doveva form are 4 volum i in 8. , ma fino a
qui non si pubblicò che il Programma. Vedi 1’ Appendice della B i
bliografia Italiana di Milano , n.° 2 del 1838.
Si diede un ragguaglio di questo opuscolo nel Subalpino di To­
rin o , I. 550-557 , articolo di Massimo Montezemolo, nell’ Annota­
tore Piemontese , n.° dell’ ottobre 1839 , e nel Progresso di N a p o li,
X IX . 272-278 , articolo di Matteo de Augustinis.

203

* Brani d ’ una lezione pronunziata nello s ta
bilimento del Poliorarna aprendo un Corso di
lezioni sulla Div. C o m ., di Cesare Malpica.
Lucifero di N apoli, n.° del 17 ottobre 1838.
P aralleli

204

* D ante

e

R is c o n t r i .

paragonabile con Ornero .

T orq. Tasso. D ell'arte Poetica (Opere, ediz. di Pisa, 1820, X II.
241-243).

205

* Paragone
Omero.

di alcuni luoghi

di Dante con

Discorsi Accademici del Salvini, Firenze, M anni, 1712, II. 501
507, Discorso 93. Vedi il Journal des Sacants, anno 1712, fac. 468.

206

* O m ero , D ante e Petrarca.
Lettere scientifiche di vario argomento di Niccola V incenzio,
Roma, Frane. Bourliè, 1809, in 4 ., le tte ra I I , fac. 14-24.

207

* Sermone ( in versi ) sopra Dante parago­
nato ad O m e r o , dell’abate Missirini.
Appendice alla sua Vita di Dante, ediz. di M ila n o , 1844, fac.
643-648.

208

* D a n te , O m e r o ,
Carlo Leoni.

Milton e K lopstok, di

Vedi il §• S tu d i critici, fac. 396.

209

Horner, D ante and M ichelangelo.
26

�402

PAHALLE II E RISCONTRI

Blackwod M agazine, gennaio 1845 , n.» 351.
Vedi anco per rispetto al parallelo di D ante con Omero l’o p era
di Paolo Beni intitolata: Comparazione di Torquato Tasso con Omero
e Virgilio, Padova, per Battista M a rtin i, 1612, in 4 ., fac. 6 0 -6 5 ,
e 1’ opera del Castravilla registrata nel § . Accuse e Apologie.

210

* Dante pareggiato con Virgilio e Om ero.
Battaglie di H ieronim o Mvtio Giustinopolitano, Vinegia, Pietro
D usinelli, 1582, in 8. p ic c ., car. 115-116.

su

* Com parazione della Div.
1’ Eneide di Virgilio.

Com m edia co n

Risposta dello Infarinato Accademico della Crusca ( L. S a lv ia ti}
all'Apologia di Torquato Tasso, F iren ze, Carlo Meccoli e Salvestro
M agliani, 1585, in 8. picc., fac. 69-72.

212

+ Dante e Virgilio.
Lettera di Didaco Pellegrini a Frane. Rovelli. In data di Genova
31 agosto 1842, e inserita nel Vaglio d’Alessandria, n.° 36 del 1 842.

su

* Parallelo fra lo stile di Dante e quello d ì
Virgilio.
Vedi nella Proposta del M o n ti, edizione di M ila n o , 1817 , j
I I I , part. I I , fac. L X V III-C I u n Dialogo, in cui interloquiscon0
Dante , Guido Guinicelli e Giulio Perticari.

214

* Parallelo fra 1’ Eneide e il Poema sacro )
di F. M. Torricelli.
Antologia di Fossom brone, t. I I , 18 4-3, fac. 3 -4 .
Vedi anche intorno al Parallelo di Dante con Omero e V i r g i l i
il cap. La Div. Commedia innanzi a Dante.

245

* Parole di M. L do d’ A rezzo nel fare c o m p ^
ratione fra Dante e il Petrarca.
Opuscolo inedito secondo il Lam i (Cat. dei mss. della Riccardi
na, fac. 262) com ponente tre fac. inserite in u n Codice in 4. misce |_
laneo del secolo XVI della Riccardiana, n.° 3505 (N. I . n.o V I I t )
P rin c ip ia : A/fermo che ambedue furono valentissim i........................

216

* D a n t e , Petrarca e il Boccaccio tre princì&gt;
pali scrittori pareggiati.

�PARALLELI E RISCONTRI

403

Battaglie di Hieronim o Mvtio G iustinopolitano, Vinegia, Pietro
Dusinelli, 1582, in 8. pici'., car. 8 0 -8 1 .

217

* Dante scrisse più Fiorentinam ente del Pe
trarca , ma non ebbe come lui elocuzione così
poetica e così pellegrina.
T orq. Tasso. Apologia in difesa della Gerus. Liber. (Opere, ediz.
di P isa , 1820, X . 6 1 -6 2 ).
L. S alviati. Risposta dello Infarinato Accademico della Crusca
all'Apologia di Torquato Tasso, Firenze, 1585, in 8. picc., fac. 113.

218

* D ante e Petrarca paragonati; — D ante p re­
posto dal Cosmico.
Prose di Pietro Bem bo, ediz. di Napoli, 1714 , I. 182-184.

219

* Comparazione di Dante, Petrarca e Ariosto.
L Infarinato secondo (L. S alviati), omero Risposta al libro intito­
lato, Replica di Camillo Pellegrino, Firenze, Anton Padovani, 1588,
in 8. p ic c., fac. 30-32.

220

* Comparazione tra P etrarca lirico et Dante
epico et divino. ‘
Dialogo di Don Nicolò degli Oddi Padovano in difesa di Camillo
P ellegrini, Conira -gli Accademici della C rusca, Venetia , Guerra
fratelli, 1587, in 8. picc., car. 15-16.

421

* D ante e Petrarca paragonati da Paolo Beni.
Il
Cavalcanti, ovvero la Difesa dell’Anticrusca , P adova, F ra n c.
Bolzetta , 1614, in 4. fac. 117-120.

222

* Petrarca
elocutoria.

e Dante

bilanciati nella

purità

Proginnasmi Poetici di Udeno Nisieli ( Benedetto F io r e tti) , Fi­
renze, Piero M a lin i, 1695 , in 4 . , IV. 264-265.

223

* A P a ra llel betwen D an te and Petrarch
by U go Foscolo.
Inserito negli Essays on Petrarch, London, J . M urray, 1823, in
8., opera tradotta in italiano da C. U goni, Lugano, 1824 , in 8., e
Firenze , Gius. G alletti, 1825, in 8., fac. 149-188. V enne ristam ­
pato nel Giorn. Letter. di S icilia, X X V II. 1 7 1 -2 0 4 , 3 0 1 -3 2 0 , e

�404

PARALLELI E RISCONTRI

nelle Opere scelte del Foscolo , Firenze, tip. Fiesolana , 1835, in
1 2 ., I. 137-187.
Giorn. Letter, di Sicilia, X. 229-283.

224

Paragone di Dante con Petrarca.
Vita di Petrarca, di Carlo Leoni, Padova, 1843, in 8., cap. I X .

225

Com parazione fra Dante e il Petrarca.
Articolo firm ato con le iniziali L. A ., e inserito iieH \liòum della
Giovinezza , V in e g ia , 1844 , in 8.

226

* Paragone di Dante col B uo narroti, d i A n
drea Rubbi.
Stampato in fine del tomo I I I dell’ ediz. della Div. Commedia
di V enezia, 1784.

227

* Le D ante et Michel Ange , par L e B ru n
Tossa.
Journal des arts et de la littérature di P arigi, anno V II, n.° 12. t
fac. 8.

228

* D ante e Michelangiolo , di Domenico V a
leriani.
Antologia di Fossombrone , n.° del 30 ottob. 1843 , fac. 73.
Un altro parallelo di D ante con M ichelangiolo si trova in p r u 4_
cipio dell’ opera Viaggio di Dante all' Inferno di Luigi F o r ti, fa (._
5 -7 . Vedi anco l’opera intitolala: Michelangelo considered as a p h i*
losophical poete, by J. E . T aylor, London, Saunders, 1840, in 16.

229

* D ante assomigliato al T intoretto eccellente
pittore.
Aless. G u arin i. Il Farnetico Savio, F e r r a r a , V ittorio Baldin{
1610 , in 4 . , fac. 26.

230

‘ Dialogo t r a ’m o rti. D ante e Miltono. Coi^_
fronto delle lingue italiana ed in g lese, e
poemi epici scritti in ciascuna , di E m a n u e le
Bava di S. Paolo.
Inserito nelle Mémoires de l' Académie de T urin pour 1805—1808
Torino, 1809 , in 4 ., fac. 613-625.

�PARALLELI E 11ISC0NTRI

231

405

* Parallelo della Divina Commedia e del P a
radiso Perduto del Milton.
H istoire de la littér. de l'E urope di E nrico Hallam , trad . dal
Borghers, Parigi, Baudry, 1839, IV . 293-298. Vedi anche il Quar
terly Review, X X X V I. 49-54.

232

* Parallelo di Dante con Milton.
North American Review di Boston, 1832, X X X III. 30.

233

* Parallelo di Dante con Shakespeare.
F ra 1’ eleganti Prose di Luigi C arrer, Venezia , tip. del Gondo­
liere, 1838, IV . 246-262; — Evans, The classical tour trough lta ly,
L o n d o n , 1830.

234

* Vico e Dante di V. D. R.
A nnali civili del Regno delle Due S ic ilie , X X X , 103—1 1 3 ,
X X X I. 8 3 -9 2 , X X X III. 149-108 , X X X V . 28-37.

235

* Parallelo tra ’1 fin del Convito e quello della
Divina Commedia.
Nuovo esperimento sulla allegoria della Div. Com. di M. G. P o n
ta , R om a, 1843, in 8. , fac. 147-152.

236

* Alcuni confronti dei trovatori con Dante.
Osservazioni sulla poesia dei trovatori di G iovanni Galvani, M o­
dena , Eredi S o lia n i, 1 8 2 9 , in 8. , fac. 458-481. Vedi anche
su ll’ ¡stesso argom ento : 1.» le Prose del Nembo , ediz. di N a p o li,
1714, in 4 ., I . 4 4 -7 4 , II. 91-96, dove discorre delle Voci Proven
za li m ate da Dante ; 2.° una M emoria in tito la ta , On Oc and O yl
with reference lo u'ath Dante says on thè subject, stam pata nel P¡lito­
logieal Musoeum, C am bridge, Deighton , 1833, in 8. , n.° V; 3." i
capitoli I I , III e IV del M istero dell'amor platonico di G abr. Ros­
setti ( Londra, 1840, in 8. , I. 187-219) ne’ quali discorre De'tro­
vatori di lingua d'O c e de' trovieri di lingua ri' OH. Aggiungerò che
il Crescimbeni (II. 181-182) ha dato un articolo a Dante nelle sue
Vite de' Poeti Provenzali.

nl

* Somiglianza di vari passi delle poesie del
beato Jacopone da Todi con alcuni di Dante
Alighieri.

�406

PARALLELI E RISCONTRI

Queste osservazioni stanno a fac. 39-44 delle Poesie inedite del
bealo Jacopone da Todi ridotte alla loro lezione e pubblicate dal
cav. Alessandro di M orlara , Lucca, lipogr. B ertini, 1819 , in 8.

Paragoni usati da Dante, ed altre forine dì
dire Dantesche.
Lavoro inedito che doveva esser p arte dei Discorsi poetici di
Scipione di M anzano, di cui il de A ttim is prom etteva la pubblica­
zione.
Aposl. Z eno, Note al F o n ta n in i, Eloq. ¡tal. I. 449 ; — Cancellieri,
O sservazioni, iac. 57.

* Riscontri di alcune maniere di Dante con
alcune di A. Manzoni.
S tu d i critici di N. Tommaseo, Venezia, tipogr. Andruu zzi, 1843,
in 8. , I. 296-300.
E

l o g i,

A c c u se

e

Orazioni di Francesco

A p o l o g ie

Filelfo in difesa

e

com m endazione di Dante.
Sono tre , rim aste inedite , eccello quella della in Firenze il 12
gennaio 1431, che principia: Avendo maraviglioso e singolare desi­
derio , eccellentissimi c itta d in i.............. F u pubblicala dal p. Tldefonso di S. Luigi nel t. X II, fac. 259-261, delle Delizie degli eruditi
Toscani, F ire n z e , C am b iag i, 1779, in 8. , col titolo di Difesa d ì
Dante. Io 1’ ho trovata nei seguenti Codici:
*1. M a g l i a b e c h i a n a , cl. V II, il.» 1440, Codice in 4. cartacea
del secolo XV, proveniente dalla Strozziana , n.° 143.

Car. 10 8-1 10. O ratio habita in pnc° d a n n o
per F . p h j.
Si legge in fine: Florent. x ij kls yàn 1431.
* II. M a g l ia b e c h ia n a , cl. X X X IV , n.° I, Codice in \. cartaceo
del secolo X V , con i titoli in inchiostro rosso , di bella lettera ©
ben conservato. l)a alcune annotazioni sopra un a carta bianca in
principio si ricava che nel 1521 era proprietà del Bonomei e l'u
com peralo dal M arm i ; e "dalla sottoscrizione sulla earta 99 che il
Codice venne scritto A di 9 marzo 1483. Il lavoro del Filelfo è ^

�ACCUSE E APOLOGIE

407

car. 93-94, senza nome di autore, e col titolo: Oratione Inuitupera
tio , e in fine si legge : Florctie x ij k Jan, 1451 ( leggi 1431 ). Il p.
Ildefonso di S. Luigi usò di questo Codice per la stampa da lui
fatta dell’ orazione, ma io non vi scorgo la sottnscrizione seguente,
che dovrebbe secondo lui essere in fondo: Fece questa oratione quan­
do aveva già esposte sette Chanti di Dante, e fu composta contro i suoi
em u li, i quali dicevano esser Dante Poeta da calzolai e da fornai.
Mehus , Estratti, IX. 49.
* III. L a u r e n z i a n a , Plut. X LIII, n. X X V I, Codice in 4. car­
taceo del secolo X V , di bella lettera e ben conservato, con le iniziali
fregiate a colori. L’orazione del Filelfo sta a car. 69-70, senza titolo
e senza nome di autore.
Bandini, V. 222 ; — Monlfaucon , toc. 329 , lo accenna col n.» XXV.
* IV. L a u r e n z i a n a ( Cod. G ad d ia n i), Plut. LX X X IX s u p ., n."
X X V II, Codice in 4. cartaceo del secolo X V , di bellissima lettera
e ben conservato. Vi si riscontra senza titolo a car. 63-64, e in iiho
si legge : Florentie x ij ks jan. 1431.
* V. R ic c a r d ia n a , n.° 1080 (antic. n." V I. I. 1204) Codice
in foglio cartaceo del secolo X V , di bella lettera e ben conservato,
con le iniziali colorile.
'

a oratione p e l detto p h ilelpho
pur a C itta d in j quando leggieua dante nello
p r in c ip io della electione.
C ar. 9 5 . U n

* V I. R i c c a r d i a n a , n.° 1200, Codice in 4. cartaceo del secolo
X V , di bella lettera e ben conservato. Scriptum per me Angeluz
demarchis itola terranuz sub die x v iij Novembris M . cccclxvj.

O ratio liabita in p rin c ip io D an
tis p D . jF. philelphuni.
C ar.

124.

V II. B i b l . p u r b l . d i S i e n a , I. V I. 25, Codice in foglio del
secolo XV.

C a r . 1 6 8 . O ra tion i d i messer francesco
file lp ho in sulla spositione d i dante chontro
accerti chello invidiavano.
La seconda orazione del Filelfo incomincia: Se lo splendido e
lampeggiante fulgore de nostri a n im i, spectabili e nobilissimi cittadi­
n i...................Si riscontra no’ seguenti Codici :

�408

ACCUSE E APOLOGIE

*1. M a g l i a b e c h i a n a , P alch. I , Cod. 71 ( anlic. ci. V I I I ,
n." 1385 ), proveniente dalla S tro zzia n a , n.° 545, Codice in fogl.
cartaceo del secolo XV, di bella lettera a 2 col., e ben conservato.
Si legge verso della carta 73 che fu scritto per anlonìo dipiero da fi
lichaia adi. 14. di dicimb. 1476.

3.

O razione fa tta p er
mess. Franceschi) F ile lfo n el p r in c ip io d ella
L ection e e d isp osition e didante Insanta M a .
ria d el F io r e della C ittà d i F ìrenze quando
com incio alleggiere dante.
C a r.

to i

v e r s o - io

Salvini, F a sti c onsolari, fac. XVI.

* I I . L a u r e n z ia n a , P ini. X L III, n.° X X IV , Codice in 8. c a r ­
taceo del sec. X V , di bella lettera e ben conservato, coi titoli i lt
inchiostro rosso e con le iniziali colorile.

Car. 7 2 - 7 5 . O ratione d i M ess. fra n ciesch o
philelpho fa c ta n el p r in cip io della election e
et d isp o sin o n e d i D ante insanta M* delf io re .
Bandini, V. 21 9 ; — Montfaucon, fac. 329; Io accenna col n.» XXIU — Ap. Z eno, Diss. Vossianc, I. 304.

' IH . L a u r e n z ia n a , P lut. X L III, n.« X X V I, Codice in 4. p ic c .
cartaceo del sec. X V , di bella lettera e ben co n serv ato , con le i n i ,
ziali colorite. A car. 68-69 si riscontra la seconda Orazione del F i ,
lelfo senza titolo.
* IV . L a u r e n z ia n a , P lu t. X L , 11.0 X L I, Codice in fogl. p ic c o la
del sec. X V , di bellissim a lettera e ben conservato, scritto n e l
1473, coi titoli in inchiostro rosso e le iniziali colorite.

Car. 100 v e r s o - 102. O ratione fa tta p e/*
uno studiante inlaude d i Dante.
Baudini, V. 43; — Montfancon, fac. 321.

* V. R ic c a r d ia n a , n.&gt; 1080 ( antic. 11." V I. I. 1204), C o d ice
in fogl. cartaceo del sec. X V , di bella lettera e ben conservalo, co**
iniziali colorite.

na oratione fa tta p e l p h ì .
lelpho quando com incio aleggi ere dante Cl
p iù citta d in j nel p r in cip io dellaggiere.
C a r . 9 1 —f ) 5 .

U

�ACCUSE E APOLOGIE

409

* VI. R ic c a r d ia n a , n.» 1074, Codice in fogl. cartaceo del sec.
XV, di bellissima lettera e ben conservato, coi titoli in inchiostro
rosso e le iniziali colorile.

Car. t &lt; j 3 - i 6 ‘4 . Oratione d i m. francescho
jile lp h o fa c ta n el p r in c ip io della lectione et
d isp osition e d i dante in sancta m aria delf iore.
* V II. R ic c a r d ia n a , n.° 1166, Codice in fogl. cartaceo del sec.
XV, di assai bella lettera e ben conservalo.

Car. 5 o - 5 t . F r a n c is c i P liile lp lii O ratio i
p r in c ip io cla rissim i poete dantis.
* V III. R ic c a r d ia n a , n.° 2313 (antic. n.° S. III. n.° X IV ),
Codice in fogl. cartaceo del sec. XV, di bella lettera e ben conser­
v ato , coi titoli in inchiostro rosso.

Car. 9 8 —9 9 . Oratione d i mess. fr a n c f ilelfo
quando chom incio a leggiere dante i studio.
' IX . R i c c a r d i a n a , n.»‘2330 (an tic. n.° V I. II. 1223), Codice
in 4. m em branaceo del sec. X V , di assai bella lettera e ben conser­
vato . Si ricava dalla sottoscrizione verso della car. 4 8 , che fu
scritto lanno M . cccc x x x v j del mese d i m a zio .

Car. 7*2 v e r s o - 74Oratione d i mess. fr a n ­
c i essclio f ilelfo fa tta n el p rin cip io della le ­
ctione d i D ante insanta m .’ deljiore.
Mehus, E s t r a t ti , IX. 190.

* X . R ic c a r d ia n a , n.° 2 5 4 4 (antic. n.« V I. II. 1 2 3 9 ), Codice
in 4 . cartaceo del sec. X V , di bellissima lettera e ben coi&gt;’3rvato,
coi titoli in inchiostro rosso e con le iniziali colorite.

Car. 121 — 124 . O ratione d i messere fr a n
ciescho f ilelfo fa tta n el p r in cip io della le­
zione e disposition e d i dante insania maria
cleljiore.
* X I. R ic c a r d ia n a , n.° 2559 (antic. n.» S. III. X L I l) , Codice
in 4. cartaceo del sec. X V , di assai bella lettera e ben conservato,
con titoli e iniziali in inchiostro rosso.

�410

ACCUSE E APOLOGIE

Car. 46- 48. O ratione fa tta p niess. fr a n c°
filelfo nel p in c ip io della lectione o d isp o si­
none d i dante i sata m.‘ del fiore d i Jireze.
X II. B i b l .

p u b ij l . d i

S ie n a ,

n.&lt;’ I. V I. 2 5 , Codice in Cogl, del

sec. XV.

Car. 166. O ratione d i messer francesco
f ilelfo in laude et chonmendatione dello in ­
lustrissim o poeta dante alighieri.
La terza orazione del Filelfo incom incia: Se dinanzi al nostro
nobile et generoso cospecto............Io l’ho riscontrata negli appresso
Codici :
* I. M a g l ia b e c h ia n a , cl. V II I , n.» 1 4 4 0 , proveniente d a lla
Strozziana , n.° 1 4 3 , Codice in 4 . cartaceo del sec. XV.

Car. 8 9 - 9 2 . Oratio de laudibus D a n tis
poete f lorentinj et v ir i prestantissim i coram
pplo habita i i j ks M c c c c x x i j .
* II. L a u r e n z ia n a , P lu t. X L III, n.° X X V I, Codice in 4 . c a rta ­
ceo del sec. X V . Vi si riscontra senza titolo, a car. 7 0 - 7 3 .
Bandini, II, 222 .

* III. R ic c a r d ia n a , n.» 1 0 8 0 (antic. n.o V I. I. 1 2 0 4 ) , Codice
in fogl. cartaceo del sec. XV.

Car. 9 4 - 9 ^ V n a oratione pel detto p lii
lelpho a c itta d in j sopra la lectione d i dante.
* IV . R i c c a r d i a n a , n.° 1 2 0 0 , codice in 4 . cartaceo del sec. X V ,
scritto nel 1 4 6 6 .

Car. 124 v e r s o - 126. O ratio de laudibus
dantis poete fio ren tin i.
* V. R i c c a r d i a n a , n.° 2 3 1 3 ( antic. n.° S. III. X IV ), Codice
in foglio cartaceo del sec. XV.

Car. 9 9 - 1 0 1 . Oratione fa tta p mess.
fr a n c0file lfo grecho et recitata 1 santa m aria
delfiore p vno suo scholare.

�ACCISE E APOLOGIE

V I.
B i i i l . p i b i ì l . d i S ie n a , n.° I. V I. 25, Codice in fogl. del
sec. XV. In questo ms. ella è attrib u ita a «no scolare del Filelfo
% col titolo che appresso:

Car. 170. O rat ione duna discepolo d e lJ i
lelpho in lande et chonmendatione elei d ivin o
poeta dante alighieri.
h

Altra orazione in lode e commendazione di
Dante per uno discepolo del Filelfo.
Q uesta orazione , che nel Codice 2313 della Riccardiana di cui
p arlerò in seguito , è attrib u ita al Filelfo m edesim o, incom incia:
Poi che infino ab infantia et da mia piccola pueritia. . . . È negli
appresso Codici :
* I. L a u r e n z ia n a , P lut. X L III, n.° X X V I, Codice cartaceo in
4. del sec. XV.

Car. 75—76. O ratione d i vno discepolo
d e l plulelpho insanta reparata eletto n el pnci*
p io d i dante.
Randini, V. 222.
* II. R ic c a r d ia n a , n.° 1080 ( antic. n.° V I. I. 1204), Codice
cartaceo in fogl. del sec. X V .

Car. 9 J - 9 7 . V n a oratione fa tta per vno
discepolo elei philelpho ì sancta reparata so­
pra a l p rin cìp io d i dante.
* III. R ic c a r d ia n a , n.° 2313 (antic. n.° S . I II. X IV ), Codice
cartaceo in fogl. del sec. XV.

Car. 101-102. O ratione fa tta p rness.
f r an c0 file lfo et recitata 1 santa m aria dei
fio r e p vno suo scholare.
IV .
sec. XV.

B ib l .

pu b b l.

di

S ie n a ,

n.° I. V I. 25, Codice in fogl. del

Car. 172. Oratione duno discepolo d el
file lp h o decta in santa reparata in laude et

�412

ACCISE E APOLOGIE

c honmendatione dello illustrissim o poeta d a n te
a lig hieri fiorentino.
A ltri Codici di queste quattro orazioni era n o , 1 .» nella B ib lio ­
teca di Fr. Loredano, patrizio Veneziano ( T o m m asin i, Iiibl. V e­
rnice, U tin i, 1050, in 4., fac. 97); 2.» in quella A'Ani. M aria S a l ­
vini (Fasti consol., fac. X V I). Una di esse stava in certa M iscella­
nea , ms. cartaceo in fogl. del sec. XV, ram m entato nel Catal. d e i
libraio Gius. V eroli ( Suppl. I , fac. 10, n.» 114 dei Mss. )
M oreni, lì ibi. T oscana, I. 370, II. 511.

242

* Invettiua chontro ad erti chaluniatori d i
dante e di rness. franc” petrarcha e di m ess.
giouannj bochaci inomi de quali p onesta sita
ciono chonposto pello iscientificho e circhuspetto
uomo cino di mess. frane" rinucinj cittadino f io ­
ren tin o ridotto di gram aticha I vulgare.
Questa difesa di Dante tuttora inedita incomincia: Infiam m alo
dal santo isdegnio........ L’ho trovata in due Codici della Lauren zia n a
(Cod. G addiani), P lu t. L X X X X sup., n .' LX1II e CX X X V. I . H
prim o è u n Codice cartaceo in 4. del sec. XV, di alquanto difln-i|
lettera e assai ben conservato; la difesa è a car. 118-122. Nel se­
condo Codice, cartaceo in 4. del sec. XV , di assai bella lettera o
assai ben conservato, non si lini di sc riv e rla , e com prende le c a r .
153 verso-155.
1
bandini, V. 369 e 405; — Mehns, V ita del T ra v e rsa ri , fac. CLXXVI ;
E s tr a tti, VIII. 108 , XV. 94-96; — Moreni , V ita Coluccii S a lu ta ti, F ire n z e ,
1826 , P re fa zio n e , fac. Lìll.

243

* Incom enza il secondo libro de la n a tu r a
de la fortuna : et come reprende dante.
É il II libro del poema denom inato l’Acerba, di F ran cesco
degli S tab ili, più noto sotto il nome di Cecco d’Ascoli. L’ ila in n e l
Repertorium bibliogr. delle edizioni del sec. X V , n .' 4 8 2 4 -4 8 3 2
cita otto edizioni del XV secolo di questa opera ; la prim a se n za
data è di B r ix ie , Thomas Ferrando, la seconda di Venezia per P h i
lippo di P iero, 1476, in 4.

144

Qualiter et quibus rationibus contra D an-

�ACCUSE E APOLOGIE

4 J3

lem loquitur Ceccus esculanus et quod Dantis
sententia defendatur.
Cap. X I e X II del Tractatus tertius del Liber de Fato et Fortuna
opera inedita di Coluccio S alutati, conservata nella Laurenziana ,
P lu t. L III, n.° XV11I, Codice m em branaceo in 4., del secolo X IV ,
a car. 54-61. Il titolo da me riferito è quello del cap. X II. Un altro
Codice del secolo XV di questa opera sta nella medesima Bibliote­
c a , P lut. L X X X X sup. n.o X L II.
tondini, II. 614, IH. 573.
Crescimbeni, III. 426 ; — Magliabechi, Misceli, n s . , fac. 47: — Tirabo
s c h i, t. V, pari. II, 205-206; — Cancellieri, O sservazioni, fac. 42 .
243

Oratione di Messer Cristoforo Landino
quando incomincio a leggere la Divina Com ­
media.
Inedita; era secondo il Bandini (Spec. litter. Fior., II. 131 e 185)
in un Codice cartaceo in 4. posseduto dal Biscioni.

246

* Apologia nella quale si difende darithe et
florentia da falsi calum niatori. — Marsilii Ficini
Fiorentini Encom ium Dantis latine et vulgare.
Questi due com ponimenti sono nei Preliminari dell’ edizione di
Firenze 1481 (V edila fac. 38), e in tutte quelle che riprodussero il
Contento del Landino.
Si riscontra in un Codice cartaceo in i. miscellaneo della Riccar
diana, n .u 3505 ( antic. n.» V I. n.» V III ) un Elogio di Dante
composto di 2 facc. , senza tito lo , e in fronte del quale soltanto si
legge : Di M s. M arsilio Ficino. Questo elogio non è che la notizia
prelim inare posta dal Ficino alla sua traduzione inedita della M o­
narchia di D ante. Questo particolare non si seppi! dal Laini [Calai,
dei mss. della Riccardiana, fac. 188), dal Pelli (fac. 188 , nota 16),
e dal Moreni (Bibliogr. Toscana , I. 369) i quali citano questo Elo­
gio di D ante.

247

* Elogium Dantis.
Francisci Bocchii Elogiorum quibus viri doctissimi nati Floren
Ucb decoranlur, liber primus. Florentiae , apud I untas, 1508 , in 4 . ,
fac. 78-83.
Morelli, Bibliogr. Toscana, I. 136.

�*1*

ACCUSE E APOLOGIE

*Defensione di D a n te , di Niccolò Liburnio.
E parte delle sue Tre fontane sopra la grammatica et eloquenza di
Dante, fac. 3 1 -3 2 , opera registrata alla fac. 286.

* D ante accusato.
Annotazioni della volgar lingra, di Philoteo A chillino, Bologna,
Vincenzo Bonardo da Parma et Marcantonio da Carpo, 1536, in 8.
p ic c ., fac. 9 -1 2 , e passim.
La Sferza de'scrittori antichi e moderni, di M. Anonimo di V to
pia (O rtensio L a n d i), In Vinegia, per Andrea Arrivabene, 1550,
in 8. p ic c ., car. 20.
Fonlanini, I. 370-371 ; — Cancellieri, O sservazioni, fac. 42.

* Carlo Lenzoni in difesa della lingva Fio­
rentin a , e di Dante. Con le Regole da far bella
e n um erosa la prosa
(In fine): Stampata in
F io re n za appresso Lorenzo Torrentizio , con
P r i v ile g ìo d e l Sommo Pont. P ap a Paulo i l j [
et delia Cesarea M a e s tà . E t d e ll HI astri ss.
e E ccellen tiss. S ig n o r e , i l Signor D uca d i
F io r e n z a , i 557 , in 4* di fac. 204.
Il leggere sul frontispizio di questa opera In Fiorenza 1556 fu
cagione che i bibliografi 1’ accennarono quando con una e quando
con l’ a ltra d a ta ; anzi da taluno mal si credette che fossero due
diverse edizioni. Il Morelli negli A nnali della tipogr. Fior, di L o
renzo Torrentino (fac. 281-287) seguitando 1’ ab. Michele Colombo,
asserisce esservi esem plari che hanno la data medesima sì nel
principio e sì nel fine.
L’ opera, im pressa in caratteri tondi, com incia da due Dedica­
torie, la prim a di Cosimo Bartoli editore, Allo illvstr. et eccell. sig.
il S . Cosimo de' Medici I I dvca di Firenze , la seconda del (ìiam
bu llari che aveva ordinato e compiuto il lavoro del L enzoni, A l
virtvosissimo Michelagnolo Bvonarroti. Si trovano in fine 8 car.
non num erate e impresse in carattere corsivo, contenenti 1 O ra­
zione di M . Cosimo Bartoli sopra la morte di Carlo Lenzoni, u n a
Tauola delle m aterie e un Errata.
Questa opera di finissimo ingegno, secondo le parole del Salvini,
è diretta contro Pietro Bembo, Bernardino Tomitano, Giovanni

�accu se e a p o lo g ie

415

della Casa e altri detrattori di Dante. Essa è in form a di d ialo g h i,
di cui il G iam bullari, il Creili, Cosimo Bartoli e Lorenzo Pasquali
sono gl’ interlocutori, e si divide in tre Giornate o parti. La seconda
compresa nelle fac. 38-1*23 ha per titolo: A difesa vnicersale et par­
ticolare del Divinissimo nostro Poeta Dante Alighieri.
Nel Codice C. V. 10. della Ribliot. Comunale di S ie n a , alla
car. 57, si riscontrano alcune O ttim azioni inedite di Uberto Iienvo
ylienti sopra 1’ opera del Lenzoni ( Indice dell’ I la r i, fac. 248 ).
Fonta n iu i, I. 28; — Crescimbeni, Il 286 ; — Quadrio, IV. 259 ; — Negri,
fac. 118; — Notizie dell'Accad. F io r ., fac. 3 -5 ; — Salvini, F asti consol.
fac. 2 5 ; — Biscioni, Giunte al a n e l l i , IV. 41 ; — Mazzucchelli, II. 432;
— Haym, III. 147 ; — Poggiali, Testi, II. n.° 462 ; — Gamba, n . ° l 4 5 4 ;
— Catal. Piuelli, n.o 3472; — Rossi, fac. 227; — Invent. della R iccardiana,
fac. 195; — Cat. ms. della Magliabechiana e P alatina; — Indice della Bi
bliot. di Siena, fac. 251.
23 baj. Cat. Renato; — da 5 a 8 Paoli, Cat. di libr. di Firenze.

251

* Dante ripreso nella scelta delle voci ;
— Dante corretto ; — Dante transgressor delle
r e g o le , ec.
Prose di Pietro Bembo, edlz. di Napoli, 1714, 2 voi. in 4. Vedi
l’ Indice di questa o p e ra .

252

* Dante biasimato.
Paragrafi 106, 107 e 108 del Galateo di monsign. Giovanni
della Casa, la cui prim a edizione sta fra le sue Rime e Prose, Vene­
z ia, Niccolò Bevilacqua, 1558, in 4 ., fac. 135-143.

253

Difesa di D ante accusato in alcune parole dal
G alateo, lezione di G iam battista Vecchietti.
Lezione inedita delta all’ Accademia di Firenze nel consolato
di F r. M artelli.
Salvini, F a sti consol., fac. 243.

254

* Difesa di D ante dalle accuse dategli da
Monsign. della Casa nel suo Galateo. Veglia di
Carlo Dati.
Pubblicata la prim a volta dall’ ab. F ran e. Fontani nelle Noie
del suo Elogio di Carlo D ati, F iren ze, Cam biagi, 1794, in 4 ., fac.
176-187, e dipoi nel Giorn. enciclop. di F iren ze, 1814, V I. 303-

�416

ACCUSE E APOLOGIE

320. Si trova parim ente nelle Prose scelte del Dati edite dal Gamba,
Venezia, tip. Alvisopoli, 1826, in 1 6 ., fac. 117-136.
Due copie autografe di questa Difesa sono nella Magliabechiana,
cl. V II, n .' 468 e 919, la prim a di 22 carte in fogl. piccolo, la se­
conda di 26 carte in fogl. Sulla coperta del n.» 468 si legge: Dante
difeso contro a M . della Casa da Carlo Dati in dialogo trallo Sm unto
e lo Sm arrito in casa del Dotato, e sotto , A ll Menagio. Ambedue
sono precedute da una Lettera dedicatoria firm ata. Una terza copia
del sec. X V III, senza nome d’autore, è pu re nella Magliabechiana,
cl. V II, n.° 466, composta di 10 carie in 4.

255

* Dante difeso dalla censura del Casa.
Farnetico Savio del G u arirli, Ferrara, Vittorio B a ld in i, 1612,
in 4., fac. 12 e 30.

256

* D ante criticato dal Tasso.
Del poema eroico (O pere di T. Tasso, ediz. di P isa, 1* 20, X II .
1 2 5 -1 3 0 ).

257

* D ante lodato.
Il Cesano , dialogo di M. Clavdio Toloinei, Vinegia, Gabriel
Giolito de Ferrari et F ratelli, 1555, in 4 ., car. 15 e passim.
Dello Infarinato Accademico della Crusca ( Lionardo Salviati ).
Risposta all'Apologia di Torqvato Tasso, In Firenze, per Carlo Mec­
coli e Salvestro M a g lia n i, 1585, in 8. p ic c ., fac. 104-105, 109
112.
Dialogo di Don Nicolo degli Oddi Padovano, in difesa di Camillo ■
Pellegrino, contra gli Accademici della Crusca, In V ei.etia, presso i
G uerra fra telli, 1587, in 8. p ic c ., fac. 105-107.
L 'In fa rin a to secondo ( L. Salviati ) , ovvero Risposta al libro in
titolato, Replica di Camillo Pellegrino, In Firenze, per Anton P a ­
dovani, 1588, in 8. picc., fac. 355-356.

25g

D ante paregio H om ero e Virgilio ; non solo
p a r e g i a , m a vince Homero.
L ' Hercolano. Discorso di Messer B enedetto Varchi nel quale si ra ­
giona delle lingue, In F io re n z a , nella stam p. di Filippo G iu n ti,
1570, in 4 ., fac. 40, 248 e 257.

2:i9

* Discorso di M. Ridolfo Castravilla scritto a
un gentiluomo suo a m ic o , nel quale si m o stra

�ACCUSE E APOLOGIE

417

1 inperfettione della Com m edia di D an te, co n ­
tro il Dialogo delle lingue del Varchi.
Questo discorso del pseudonimo C astravilla diede origine alla
disputa che si destò in proposito di D ante fra il Bulgaa rin i, il M a z­
zoni, lo Zoppio e altri scrittori del tempo; da principio andò atto rn o
m anoscritto, e fu in appresso stam pato dal B ulgarini nelle s u e .
A n n o ta z io n i , fac. 209-215. T aluni pretesero che quel velo occul­
tasse O rtensio L a n d i, o Girolamo M uzio; altri stim arono m eglio,
p are a m e , clie il vero autore di questo libello fosse il Bulgarini
medesimo , il q u ale lo pubblicò dopo, siccome ho accennato, nelle
sue A n n o ta z io n i. Siffatto è il p a re re esam inato e prodotto nelle
Noie al Fontanini (E lo q . Ital. I. 3 6 9 -3 7 2 ) dallo Z eno , che notò
esser in questo Discorso assai locuzioni p ro p rie del dialetto Sanese.
Nondim eno il Serassi nella sua Vita del M azzoni (Boma, P ag liarin i,
1 790, in 4 ., fac. 20) cosi la discorre: « Io e ra inch in ato a crederlo
« Iattu ra del Muzio, non solo perchè com bina co’ sentim enti di q u e
« sto valentuom o espressi in altre sue com posizioni, e p arlico lar
« m ente nelle Battaglie , m a ancora perchè il Discorso usci in F i
« renate, dovea averlo lasciato il Muzio nella dim ora che vi fece
« corteggiando la signora T ullia d’ A ragona , di che fa menzione il
« V archi nell’ E rcolano. Da una Lettera poi inedita del H ulgarini
« scritta ad A driano P oliti il di 8 luglio 1583 si vede, eh ’ esso B ul
« g ali ni non fu assolutam ente au to re, c o m e Apostolo Zeno si inge
« gua di provare con diverse peraltro plausibili co n g e ttu re . » Il
signor Vincenzo L ancetti nella sua Pseudonimia (M ilano, Pirola ,
1836 ) a ll’ articolo C astravilla, sta per 1’ opinione del Serassi.
F arò notare che il supposto autore di questo discorso è chia­
m ato Anseimo in tre copie m anoscritte; la prim a delle quali stava
nella Naniana di Venezia , Cod. CX XX1X ( C ai., fac. 128): le a l­
tre sono nella M ag l abechiana (c l. V II, n.° 919). La 1.“ che ha in
fronte la data del 1573, com prende 6 car. iu 4 ., la 2.“ del medesimo
tempo incirca, ha 11 carte. Una 4 .“ copia m anoscritta col nom e di
R idolfo, è fra i mss. della R iccardiana, n.° 2 237, Codice in 4. del
sec. X V I, di 16 carte oltre a due di annotazioni d ’a ltra m ano, ma
del medesimo tempo (1).

(l) Una 5.a copia di m ano di Belisario Bulgarini sta nel ì od. in fogl. della
Biblioteca Comunale di S ie n a , segnato H. VII. 19. ( Indice dell’ Ilari, tac.
3H) . Un’ altra copia comprende le car. isc-139 del Codice in foglio C. X. 4.
27

�418

ACCUSE E APOLOGIE

L o scritto del C astravilla porse occasione a parecchie confuta­
zioni , tu tto ra in e d ite , e m ediante le m ie indagini ho potuto av er
notizia delle seguenti :
I. Risposta al Discorso di Ridolfo Castravilla.
Ms. cartaceo in 4 . , del sec. X V I, di car. 50, che e ra nella Bi
bliot. del conte B outourlin ( Cat. del 1831, n.° 90 dei M ss.).
* II. Risposta di Filippo Sassetti al Castrav illa che scrisse contro
Dante.
Ms. autografo del sec. X V I, di 22 car. in 4 ., che sta in u n Co­
dice della Strozziana ( n.° 1259 ), passato alla Matjliabecliiana ( cl.
IX . n.° 125 ), e contenente una Miscellanea degli Accademici A lte­
ra ti. È u n a copia dello scritto del C astravilla, con osservazioni c ri­
tiche a fronte. Questo lavoro del Sassetti è citato dal Cinelli nella
Toscana letterata, fac. 476.
* I I I . Parere del Dubbioso intorno alla risposta del primo Argo­
mento del Castravilla.
Scritto di 4 car. in foglio , che sta nel Codice della Magliabe
chiana citato sopra.
IV . Apologia di Dante contro il Castravilla , di Roberto Titi.
Citata da lu i medesimo nei Luoghi Controversi, fac. 152, con
queste parole : Qaod mea illa Apologia quam adversus Georgium
quendam f'aslrauillam ejus poetae calvmnialorem confeci. Vedi p a ri­
m ente il Giorn. de' Letter., t. X X X U I, p a rt. II , fac. 208.
V. Discorso di Antonio degli A lb iz z i, dello il Vario , in difesa di
Dante dall' accuse del Castravilla.
Citato dal Biscioni ( Giunte al C in e lli, I. 1047) che lo diceva a
Rom a nella Bibliot. del principe di Torano, e anche dal N egri, fac.
53. Io lo riscontro citato col titolo di Trattato nel Catal. della B i.
bliot. del duca S tro zzi di Rom a, (ms. della Riccardiana, n.&lt;* 3165.)
Il Salvini nei Fasti consolari, fac. 2 2 0 , cita u n a ltra co n fu ta ,
zione del Discorso del C astravilla, scritta da Antonio AItoviti, a rc i
vescovo di F irenze (1) ; e finalm ente fra le Rime di A ntonfr. G raz
zini detto il Lasca (ediz. di F irenze, M oücke, 1741, in 8. , I I . 261)
si legge u n Sonetto a Ridolfo Castravilla , in cui gli vien dato del
prosontuoso, pazzo scatenato , ec.
Fontanini, I. 368-372
Crescim beni, U. 283 ; — Mazzucchelli, n
886 ; — Cancellieri, Osservazioni , fac. (2-13.

(1)
Vedi il M orcni, Illu stra zio n e di una m edaglia ra p p r e s e n ta n te
¡¡lindo A lto v U i, F iren ze, Magheri, &lt;824 , in 8&gt;, lac. 429-130.

�ACCUSE E APOLOGIE

a«o

4 (0

* Discorso di Donato Roffia in Difesa della
Commedia del Divino Poeta Dante . In B o lo
g n a, per A less. B en a cci, i 572 , ' n 4 piccolo
di. 47 car.
Questo scritto 6 probabilm ente il rarissim o III quelli composti
prò e contro D ante , perchè non lo veggo ricordato nei rep erto rii
h ib lio g ra lic i, nò in alcuno de’ molti cataloghi di libri da m e spo­
g liati, nè parim ente negli scrittori che parlarono di siffatta disputa
le tte ra ria . Il solo Biscioni lo ha citato ( Giunte al Cinelli , IV .
5 7 7 ), m a errò attribuendogli la d ata del 1574. Ne esiste un esem­
p lare alla M agliabechiana di l 'irenze. È composto di dieci Particelle
non precedute da alcuno avviso al lettore , e in fine u n a carta non
n u m erata contiene recto u n sonetto del Sign. Geronimo Pallantieri,
e verso l' E rrala.

aei

Discorso di Iacopo Mazzoni in difesa della
Com m edia di D ante In C e s e n a , per Bartol.
Raverj , 1575 , in 4Prim o scritto del Mazzoni che devo credere raro , non 1’ avendo
potuto trovare in alcuna Biblioteca, nè in alcun catalogo di lib ri .
É preceduto da una Dedicazione dell’ autore a ll’ amico suo Tran­
quillo Veni urei II, colla d ata di Cesena del 15 giugno 1573. E si­
stono alla Biblioteca ¡mbblica di Siena, n .1 G. IX . 51 e 52, due co­
pie m anoscritte di questo discorso di inano di Belisario B u lg a rin i,
la p rim a di 68 fac. in 8., la seconda di 193 in 8. In questa seguono
le Considerazioni del B ulgarini . Vedi l’ Indice dell’ Ila ri, fac. 313.
Fonlanini, I. 372 ; — C rescim beni, II. 283-284; — Quadrio, IV. 259 ;
— Mazzucchelli, II. 2286 ; — Muraioli, Cat. M alatestiana; C e se lla tit, I.
0 6 ; — S e ra ssi, Vita di Jacopo M a z z o n i, fac. 21 e 139.

*6*

* Alcune Considerazioni di Bellissario Bvlga
rini, gentilhvom o Sanese s o p ra ’1 Discorso di M.
Giacopo M azzoni, fatto in difesa della C om e­
dia di Dante, stam pato in Cesena l’ anno 1573.
In S ie n a , A p p resso L uca B o n e tti, 1583, in
4 picc., di 127 fac.
L* opera è im pressa in carattere c o rsiv o , e le prim e dieci

�*20

ACCUSE E APOLOGIE

facciate contengono, una Dedicazione al C a r d i n a l Don Luigi d'Este,
colla data di Siena del 24 dicem bre 1582, u n Avviso al lettore, e u n a
Leltera in data di Siena, del 1 gem i. 1576 , A l magnifico Signore e
P a tro n , il Signor Orazio Capponi (1), indirizzandogli la sua opera
m anoscritta . Lo scritto del B ulgarini term in a alla fac. 129 , e il
volum e si chiude con varie Lettere i n d i r i z z a t e al B ulgarini da H o
ralio Capponi , Jacopo M azzoni e Diomede B orghesi. L a 1 .a è in
data di Firenze, 28 settem b. 1577, la 2 .‘ di Roma, 4 dicem b. 1579,
e la 3.a di Padova, 4 m arzo 1580 (2). L a 4 .“ che è risposta del B u l­
garin i a Diomede B o rg h esi, ha la dala di S ie n a , 13 luglio 1580.
Seguita un Attestato di 5 gentiluom ini sanesi a prò del B ulgarini
contro i l C ariero. U na carta bianca i n fine contiene l ’ im presa d e l l o
stam patore diversa dal fregio che sla sul frontispizio il quale ra p ­
presenta u n ’ aq u ila con 1’ ali aperte e tenente con 1’ artiglio destro
u n a p ietra A quilina in allo di posarla sopra il suo nido posto in
mezzo di un albero , col motto M vnit.
Q uesta opera com posta dal Bulgarini nel 1576 per istigazione
di Orazio C a p p o n i, vescovo di C arpentrasso , fu im pressa solo nel
1583. È divisa in dieci Particelle . Racconta nella Prefazione ch e
avendo nel 1579 com unicato il suo ms. ad Alessandro Cariero di P a­
dova , che era di transito in Siena, questi usurpò senza scrupolo
e pubblicò lo opinioni di lui col proprio nom e nel 1582 ( Vedi p iù
innanzi). Le lettere contenute nelle fac. 121-127 versano su questa
rivendicazione.
Q uesta opera viene p e r distrazione n ella Biblioteca Chigiana
fac. 8 9 , citala con la d ata del 1580; il m s. o rig in a le, esistente g ià
a Rom a nella Biblioteca del m arch. Capponi [Calai, fac. 4 36, Cod.
127 ) , è adesso nella Vaticana. Un’ a ltra copia autografa sla fra i
mss. della Bibliot. Comunale di Siena, Cod. in fogl. segnato H . V II .
19 (Indice dell’ I la r i, fac. 311). Una terza copia fu da m e accen­
n a ta nell’ arlicolo precedente.
Secondo il F on tan in i (I. 368 ) Celso C ittadini h a lasciato d ella
Annotazioni m anoscritte sopra le Considerazioni del B u lg a rin i. l 'u
esem plare con note m arginali è citato nel Calai. Benato.

(1) Il ms. autografo di questa lettera c nella M agtiabechiana (cl. Vli&gt;
n.» 1028), e forma 4 fac. in 4.
(2) Quella in data di P adova è del Borghesi, e venne ristam pata n e l|e
sue L ettere, ediz. di R om a , 1701, fac. 115-117. A fac. 147-148 se ne vedR
un'alira colla dala di Vrcscia, 13 luglio 1583. a llin d ile all'opera del BulgariQj

�ACCUSE E APOLOGIE

421

l ì pao li, Cat. Pialli del 1820 ; — 4 p a o li, Calai. Mollili del 1 8 3 9 ;— 5
paoli, Cat. Porri di S ien a , 1845.
Fontanini, I. 372 ; — Diomede Borghesi, Lettere, fac. 13-26; — Biscioni,
Giunte al C in elli, III. 41 5 -4 16 ; — Mazzucchelli, 11. 2286 ; — Haym , III.
&lt;49 ; — Cat. C apponi, fac. 87 ; — R ossi, fac. 227; — II ibi. C a sa n a te n se ,
II. 86s ; — Acad. P isance, fac. 53 ; — C atal. della Brancacciana, fac. 57;
— ln ven t. della R ic c a r d ia n a , fac. 105; — Indice della Bibl. d i S ie n a ,
fac. 311 ; — Cat. ms. della Magliabech iana e Palalina.

Risposta di Orazio Capponi alle cinque
prim e particelle delle C onsid era zio n i di Beli­
sario Bulgarini sopra il Discorso di M. Giacopo
Mazzoni in Difesa di Dante.
Avendo il B ulgarini, come dissi nell’ articolo precedente, m an ­
dato le sue Considerazioni mss. a Orazio Capponi, questi gli rispose
con una lunga e dotta lettera da Vignale, sua villa in V aldarno, ai
25 di genn. 1575 , di cui p a rla il F o ntanini (I. 3 72), e che si vedo
u n ita al ms. originale delle Considerazioni nella Vaticana. Un’altra
copia m anoscritta del sec. X V I , di 278 fac. in 4 . , seguita dallo
Repliche del B ulgarini, si conserva nella Bibl. Comunale di Siena al
n.» G. IX . 54 (Indice dell’ I l a r i , fac. 311) (1).
II Bulgarini rispose a Orazio Capponi prim a a penna, m a essen­
dosi da questo replicato , tornò a rispondere con l’ opera seguente.

*

Repliche di Bellisario Bulgarini alle Rispo­
ste del Sig. Orazio Capponi sopra le prim e
cinque Particelle delle sue Considerazioni in ­
torno al Discorso III M. Giacopo Mazzoni ,
composto in difesa della Comedia di D a n t e .
Al Sereniss. Carlo Em anuel Duca di Savoia .
In S ie n a , A ppresso L u ca Bonetti i 585 , in
4picc. di X V I - i 43 fac. (2)
( 1) Questa seconda copia è probabilm ente quella d ia la prima dal Cio
n a c c i, che dice esser nella Bibliot. d ' Aliceo B u lg a r in i, poi dal Serassi
nella Vita del M azzoni, che la vuole di mano di B elisario B u lg a rin i e pas­
sata in appresso all’ abate C iaccheri. 11 Serassi aggiunge averne traila egli
ste sso ju n a copia.
(2) ('.itale per c rro r di stampa con la da!a dt 1 1683 nell’ Indice dell'Uari.

�422

ACCt'SE E APOLOGIE

Lo 8 car. prelim in ari senza num erazione, contengono la Dedica
to n a in dala di Siena ai 4 m aggio del 1585, un Avviso a i lettori e un
Raccolto delle cose più notabili che te rm in a alla 8.“ fac. n u m erata .
V iene in seguito fac. 9-13 una Lettera A lsig . Orazio Capponi: l’im ­
presa dello stam patore è verso dell’ultim a carta. Si legge in fine del­
l’opera la data del 20 magg. 1579, tem po in che fu term inata. Il m s.
originale era parim ente presso il m arch. Capponi ( Cat. fac. 436,
Cod. 120 ), e passò alla Vaticana. Una seconda copia autografa con
postille dell’ a u to r e , si conserva nella R ibl. Comunale di Siena al
n .° G. IX . 53, e form a un voi. in 4. di 118 fac. ( Indice dell’ I la r i,
fac. 311).
Foulanini, I. 373 ; — Biscioni, G iunte al C in clli, III. 416-417; — Maz
zucchelli, II. 2286 ; — Haym, III. 1so ; — Cat. R ossi, lite. 227 ; •— Bouioiir
Un, I. 1345; — Bibl. Chigiaiia, fac. 89; — C asanatense, II. 368; — B r a n
c a c c ia n a , fac. 5 7 ; — Invent. della H ic ca rd ia n a , fac. 112; — Cat. m s.
della Palatina.
60 baj. Cat. Renato (1 ); — 7 paoli Cat. Pagani del 1814.

*
Della difesa della Comm edia di D a n t e
Distinta in sette l i b r i . Nella quale si risponde
alle oppositioni fatte al Discorso di M. Iacopo
M a z z o n i, e si tra tta pienam ente dell’ arte P oe­
tica , e di molte a ltre cose pertinenti alla p h i
losophia, et alle belle lettere. P arte prim a. C he
contiene II prim i tre libri . Con dve tavole co
piosissime . All’ Illustrissimo e Reverendissim o
Sig. il Sig. D. Ferdinando de’Medici, C ardinale
di Santa Chiesa. In Cesena. A ppresso B a rio .
lommeo R a v e r j, i 587 , in 4 -j di 7^9 fac. (a)
Precedono l’opera 64 car. prelim inari senza num erazione, co n ­
tenenti la Dedicatoria in data di Cesena ai 21 febh. 1587 , 0

(1) Cita per distrazione questa opera con la dala del 1584.
(2) La Biogr. univ. erra sicuram enle atlribnendo a questa opera la data
del 1687 ; e in altro erro re si cadde nella Suite des ( dit . du Dante, citando
un ediz. ilei 1 588 che non esiste.

�ACCUSE k

a p o l o g ie

421

sottoscritta da certo T uccio dal Corno (1), u n A vvito ai letto ri, due
Tavole, una degli autori c i t a t i , l’a ltra delle materie trattate , un
P roem io, una ln troduttione e Somm urio.
Il M azzucchelli, l’ H aym , il Crescim beni e il M oreni ( B ibliogr .
Toscana) citano u n ’ edizione anterio re del 1581, che anche il Q ua­
drio ( IV . 259 ) afferma pubblicata sotto il nom e di Tuccio dal Cor­
no. A m e non è riuscito tro v arla in alcun Catalogo di lib ri; il Muc
cioli ( I. 112 ) la cita con questo titolo :

Difesa della Com m edia di D ante distinta in
sette libri ; pars prim a quie continet tres p r i
mos libros. All Illustrissimo e Reverendiss. D.
F erdin and o de’ M edici, Cardinale di S. Chiesa.
C e se n a , appresso B artol. R aver i o , i 58 i , in
I

no de due esem plari dell’ ediz. del 1587 posseduti dalla B i

bliot. Comunale di Siena, è postillalo da B elisario B u lg a rin i, l'altro
d a Celso C ittadin i. ( Ìndice d e l l'I la r i, l'ac. 313).
30 e 20 paoli, Cai. Piatii del 1820 e 1838 ; — 15 p a o li, Cat. Guasti
di P ra to del 1840.
F onìanini, 1. 374 ; — Havra , III. i 49 ; — Mazzucchelli, II. 2286 ; — Ne­
g ri, fac 315; — Serassi, V ita del M a z z o n i, fac. 140; — Cat. R ossi, fac.
228: — Routourliu , I. &lt;344 ; — Cat al. d ella B ra n c a c c ia n a , fac. 199;
— À cad. P isance, fac. 201; — Cat. ms. della Palatina e Riccardiana.

*
Della difesa della Com m edia di D ante di­
stinta in sette l i b r i , nella quale si risponde
alle oppositioni fatte al discorso di M. Iacopo
(1)
Il Mazzucchelli, I’Haym, il Negri e il Crescimbeni errano attribuendo
questa opera a Tuccio dal C o rn o , come m ostrano lo Zeno (R ote a l F on
t a n in i , I. 374) e il Giuanni (S c r itt. R a v e n n a ti, I. 161) facendo vedere
che Tuccio dal Corno tanto nella P refazione quanto nella L e tte ra al Car­
dinal de’ M edici, ne dà tutta la gloria al Mazzoni, e si pregia soltanto di
averlo aiutato in qualche p a r ie . Queste sono le sue parole : E perchè a l­
cuno non possa credere ch’io voglia indebitam ente u su r p a rm i le fatiche
a ltr u i, dicole, che la difesa non è m ia : m a di M. Iacopo M azzoni
E g li è vero eh’ ella non si è condotta a fine senza l' opera m ia.
(2)
Mi fa dubitare dell'esistenza di questa edizione la D edicatoria di
quella del 1587 , che ha la data del 1 1 febbraio 1587.

�424

ACCISE E APOLOGIE

Mazzoni, e si tratta pienamente dell’Arte Poe­
tica , e di molte altre cose pertinenti alla Fi­
losofia , et alle belle lettere . Parte prima che
contiene le primi tre libri pubblicata al benefì­
cio del Mondo letterato . Studio, e spese di 1).
Mauro Verdoni, e D. Domenico Buccioli sacer­
doti di Cesena e da essi dedicata all Illustriss.
e Reverendiss. Mons. Mvtio Dandino, patritio
di Cesena , vescovo di Senogallia . In Cesena ,
per Seuero V e r d o n i , 1687, in 4 ? di i4 ^ -io 6 3
fac.
Parte seconda Posthuma, che contiene gli
vltimi qvattro libri non più stampati. Et hora
pubblicata................ e dedicata all’ Illustriss. e
Reverendiss. Mons. Rinaldo degl’ Albizzi, Pre­
lato domestico di N. S. Papa Innoc. XI. In
C esena, per Seuero V erdoni , 1688, in 4-&gt; di
X X X X X X X -604 fac. ( 1)
Il tomo I è preceduto da 4 car. prel. non n u m e ra te , com pren­
denti la Dedicatoria in d ata del 17 dicem bre 1688; le 142 seguenti
contengono: Proemio detta Difesa el Tauola degli Autori e cose conte­
nute in essa; — Tavola degli A utori quali nel presente volume sono
c ita ti, dichiarati, accusali, co rretti, e mostrati 0 concordi 0 discor­
di; — Tavola delle materie trattate e delle voci greche, latine e vulgari
dichiarate nel presente volume.
Le car. p re l. del tomo I I contengono, la Dedicatoria in d ata del
20 agosto 1688, 1’ Approvazione, un 4t&gt;w'so al lettore, due Tavole
sim ili a quelle del prim o tom o, e u n ’E rra la ; succedono una Pre­
fazione di M auro V erdoni e 1’ Orazione di Pier S e g n i, recitata da
lui nell' Accademia della Crvsca per la morte di Messere Iacopo
(1) Nel C atal. L a V a llière , n.° 16319, si d ia per ¡sbaglio questa se ­
conda parie con la dala del 1 588 ; e nel medesimo erro re incorse il Morenj
»ella Bibliogr. T o s c a n a , II. 60.

�ACCISE E A P0L 0C I8

425

M azzoni. Il ms. originalo e autografo di questa seconda parto si con­
serva nella fìarberiniana (n .° 1544, in fogl.) ; sta scritto in lettere
d ’ oro su lla sua coperta: Tomo originale et vnico della seconda parie
della Difesa di Dante di Iacopo M azzoni donato dall’ avtor istesso ,
mentre viveva a Lottario / / Conti Dvca di Poli Vanno 1597. [Vita del
M azzoni del S erassi, fac. 119 ). Il conte Federigo Ubaldini in ten ­
dendo di stam pare questo secondo volum e ne avea fatta tra rre
u n a copia ora conservata nella Cliigiana , ina essendogli troncato
il disegno dalla m orte, la stessa cosa era venuta in capo al M aglia
bechi, quando seppe di esser prevenuto dagli ab ati V erdoni e Buc
cioli. F arò notare che gli editori aveano dapprim a dedicalo questo
secondo volum e a Sante P ilastri, vescovo di C esena, m a essendo
il prelato sopraggiunto dalla m orte d u ran te l’ im pressione del vo­
lu m e , si fece un altra Dedicatoria a Mons. A lb izzi. Sonovi esem­
p la ri con le due Dedicatorie.
Il Serassi nella Vita del M azzoni ( Ro m a , P a g lia r in i, 1790, in
4., III 164 fac.) fa grandi elogi di queàlo libro chiam andolo un te­
soro d i lum i. I com pilatori del Giorn. de' letter. di P arm a ( anno
1689, fac. 97-106) esam inando la seconda p arte dell’ opera del
Mazzoni , asseriscono che in questo lavoro dim ostra u n ’am pia co­
gnizione degli scrittori greci e la tin i, m a che ebbe com ponendolo
piuttosto la m ira a d ar prova di erudizione che a scrivere sopra
l’arte poetica. Si possono anche consultare sull’ opera del Mazzoni
le Lettere di Muzio M a n fred i, Venezia, Roberto M eglietti, 1606, in
8. , fac. 78, e u n a Dissertazione an o n im a, inserita nella Raccolta
Ferrarese di Opuscoli Scientifici, t. I I , fac. 149 e segg. Il prim o II­
bro tra tta del viaggio spiritu ale di D an te, il secondo della q u e ­
stione se il poem a di D ante sia una satira o una com m edia, e final­
m ente in lu tti gli altri vuol dim ostrare che D ante ò, da q u alu n q u e
aspetto si consideri, un poeta eccellente.
Cat. R enalo, \ se. 50 b a j.; — Cat. Pialli del 1820 , 80 paoli.
Fontanini, I. 3 7 5 ; — Serassi, V ita del M a z z o n i, fac. 140-144 ; — Maz
zucchelli, II. 2286, — C alai. Piacili, n.° 3 4 8 0 ;— ( apponi, fac. 252; — Ca
tal. delta C liigiana, fac. 343 ; — C oiai, della B ra n c a cc ia n a , fac. 190 ;
— Cat. ms. della Magliabecliiana e Palatina (1).

* Annotazioni, ovvero Chiose marginali Bel
di
lisario Bulgarini l’Aperto Accademico Intronato,
(i)
L 'esem plare della r a la tin a contiene alcune annotazioni marginali
che credo di mano del S a lv in i.

�42«

ACCUSK E APOLOGIE

sopra la prima parte della Difesa , fatta da M.
Iacopo Mazzoni per la Commedia di Dante
Alighieri: Compilate nell’ idioma Toscano Sa
nese. All’ Illustriss. ed eccellentiss. Accademia
Veneziana dedicate. Aggiuntoui il Discorso di
M. Ridolfo Castrauilla sopra la medesima Com­
media , ed insieme il Racconto delle materie ,
più notabili di tutta 1’ Opera (di Orazio Lom­
bardelli) . In S ien a , Appresso Luca Bonetti ,
1608, in 4 , di 46 e 20i fac.
Le 46 fac. p rel. contengono, la Dedicatoria colla data di Siena,
15 novem bre 1608 , seguita da una figura rap p resen tan te l’ Impresa
Accademica dell' Aperto Intronato con le leggende M eliora latent.
M eliura ut recipiat. Succedono gli A m isi dell’ au to re e dello stam ­
p ato re ai le tto r i, u n ’ E rr a ta , l' A pprovazione, e un a Tavola delle
principali m aterie ; e finalm ente u n a carta bianca che h a verso il
fregio dello stam patore col motto M vnil.
L ’ opera term ina alla fac. 199, e seguono dipoi con u n nuovo
Avviso ai lettori: 1.° Discorso di M . Ridolfo Castravi Ila: nel quale si
mostra l'imperfettione della Comedia di Dante contro il Dialogo
delle lingue del Varchi, fac. 205-215; 2.« Lettere passate fr a 'l sign.
Jacopo M azzoni e Bellisario B ulgarini innanzi che fosse stampata la
prim a parte della seconda Difesa per la Commedia d i Dante ; e di poi
ancora, Proposte e Risposte parimente. Le lettere in n um ero di sei, Ire
p er ciascuno, h anno la data del 1586, 1587 e 1588; 3.° Vna breuis
sima Giustificazione del medesimo Bellisario B ulgarini a quanto fu
segnato contro di lui nell'Orazione recituta per la morte di M . Jacopo
M azzoni nell' Accademia della Crusca dal sign. Pier Segni ; 4 .” S o
netti segviti sopra tal materia e suggello delle Difese di Dante. Sono
q u a ttro ; il prim o è di Girolamo P allanlieri, il secondo dello Scac­
ciato Accademico Intronato (M arc’Antonio Cinuzzi Sanese), gli a l­
tri due del B ulgarini. Si vede sulla fac. 227 u n a corona di alloro
nel cui mezzo apparisce u n a m ano cui u n ’ ape vuol p u n g ere , col
m olto S ib i magis. U na copia autografa di questa opera si conserva
nella Bibl. Comunale di Siena , Cod. in fogl. segnato H . V II. 19.
( Indice dell’ I la r i, fac. 311 ).
Cai. R enato, 50 baj.; — Cat. Piatti del 1820, 7 paoli; — Cai. Agostini

�ACorsB

b

apologhi

407

del (844, 14 pao li; — 6 p a o li, Cat. Pagani del 1887, e Cai. Porri di Siena
del 1845.
Fonlanini, 1. 381 ; — Biscioni, G iunte al C inelli, III. 418-449 ; — Maz
zucchelli, II. 2287 ; — Cat. Pinelli, il.» 3442 ; — Capponi, fac. 88; — Rossi,
fac. 222 ; — Jlibl. Casanatense , II. 868 ; — C hig ia n a , fac. 90 , — B ra n
c a c c ia n a , fac. 57 ; — Acad. P isana!, fac 53 ; — ln ve n t. della Ih c ca r
d ia n a , fac. HO; — Cat. m s. della Magliabechiana e della P alalina; — i n ­
dice della Bibl. di Siena , fac. 311.

;

* Antidiscorso. Ragioni di Bellisario Bvlga
rini Sanese , 1’ Aperto Accademico Intronato,
in risposta al primo Discorso sopra D ante,
scritto a penna , sotto finto nome di Sperone
Speroni. In S ie n a , appresso Luca B o n etti,
1616 , in 4 ., di 167 fac.
L opera incom incia da u n a Dedicatoria in data di S ie n a , 22
ap rile 1 616, A ' non men giudiziosi che cortesissimi Lettori studiosi
d i Poesia; succedono u n ’Introduzione, un Sonetto intitolato: L 'e tà
d e li Autore: con Preghiera a Dio Grandissimo, poi l' Impresa acca­
demica dell' Aperto Intronato. A lla fac. 155 sta un Avviso dello
stam patore ai lettori, e in seguito una Tavola delle più notabili m a­
terie dell’ opera. L a fac. 154 è occupata da due fregi; il prim o ra p ­
presenta un nastro cui è appeso un ornam ento col motto Incptus ,
il secondo u n a m ano punta da u n a vespa col motto S ibi m agis.
La pubblicazione delle Annotazioni del B ulgarini diede occa­
sione a u n Discorso contro di lui e i Sanesi m andato fuori col nomo
di Sperone Speroni. 11 B ulgarini rispose con l’opera sopraccennata,
in cui pretende ( fac. 47 e 73 ) che sotto quel nom e si occulti Ales­
sandro Cariero ; m a questo discorso fu impresso tra le Opere dello
Speroni ( V. 504-519 ), ed oltre a ciò l’ autore della sua V ita ( t. I,
fac. X L V ) e Apostolo Zeno ( Note al F onlanini, 1. 282 ) afferm ano
esser veram ente dello Speroni (1).

Cat. R e n ato , 40 baj.; — Cat. Pagani del 1827, 8 paoji ; — 4. paoli Cat.
Porri di S ien a , 1845.
Fonlanini, 1. 382; — Biscioni, G iunte al Cincin, 111. 420 ; — Haym,
III. 151 ; — Mazzucchelli, II. 2287 ;— Cai. Capponi, fac. 88 ; — Rossi, fac.
2 2 2 ;— Bibl. C asanatense, II. 869; — C higiana, fac, HO-, — A cad. P is a n a ,
(4) Una copia di questo D iscorso di m ano del B u lg a rin i è in un Cod.
in foglio della Bibl. Comunale d i S ie n a , segnato H. VII. 19 (In d ic e
dell’ Ilari, fac. 3 H ).

�428

ACCISE E APOLOGIE

fac. 5 3 ; — Invent. della R ic c a r d ia n a , fac. HO ; — Cat. m i, della Pala­
tin a ; — Indice della B ib l .d i S ie n a , fac. 311.
S69

* B reueet ingenioso Discorso contra l'O p e ra
di D ante di Mons. Alessandro Cariero. All’Illv
striss. e Reverendiss.Prencipe il Signor Don Lvigi
Cardinale da Este. In P a d o a , A p p resso P aulo
M eietto, M DXXCII (1^82), in \ . picc., di
fac.
F u già parlato di questa opera trattan d o delle Considerazioni
del B ulgarini. E lla è in carattere corsivo e preceduta da 2 carte
p r e l . , una pel tito lo , 1’ a ltra per la Dedicatoria in data di Padova,
6 aprile 1582. Il Cinelli (Toscana letterata, I I I . 249) e rra reg istra n ­
dola fra le cose del B ulgarini.
Cat. Renato, 40 baj.
Fontanini, I. 379 ; — Q uadrio, IV. 2 39; — Baillet, A utcurs d é g tiisc s,
fac. 540 ; — Vedova , B iog. P a d o v a n a , I. 235 ; — Mazzucehelli, II. 2286 ;
— Haym, III. 149; — C at. Pinelli, n.» 3446; — Capponi, fac. 103^ — Acad.
P is a n a , fac. 66; — Cat. ms. della Magliabechiana e della Palatina.

170

* Apologia di Mons. Alessandro Cariero Pa­
dovano contra le imputationi del sig. Belissario
Bulgarini Sanese . Palinodia del medesimo Ca­
riero, nella quale si dimostra l’ eccelenza del
Poema di Dante . All’ Illustriss. et Reverendiss.
Prencipe il sig. Don Lvigi Cardinal d’ E ste.
In P acloua, P resso P aulo M eietto , 1583, in
4picc., di 36 carte.
Edizione in carattere corsivo preceduta da 2 car. p re l., u n a pel
titolo , 1’ a ltra per la Dedicatoria in data di Padova , 30 novem bre
1583.
Il Cariero accusato dal B ulgarini di avergli ru b ato il m s. delle
Considerazioni rispose con questa opera. Le car. 3 5 -3 6 non n u m e­
ra te contengono vari attestati a suo favore.
P are che vi sieno esem plari con la d ata del 1584, poiché II
vedo citati dal F o n tan in i (I. 379) , dall’ H aym (III. 150) , dal N e­
g r i, nel Cat. Capponi , fac. 103 , in quello dell’ Acad. Pisana;,
fac. 6 6 , e in quello del R o ssi, fac. 227. R iguardo come falsa

�ACCUSE E APOLOGIE

429

l’ indicazione di u n ’ ediz. di Padova, presso il M e je tti, 1588, data
nel Cat. R enalo.
Cat. R enalo, 40 baj. ; — 6 p a o li, Calai. Porri di Siena, 1845.
Mazzucehelli, II, 2286 ¡ — Biscioni, Giunte al C inelli, III. 417; — Baillet,
Jugem cnts dcs S a v a n ts , IV. n.° 1215; — Vedova, B iogr. P a d o v., I. 236;
— Cat. della C asanatense ; — della B rancacciana , fac. 67 ; — Cat. ms.
della Magliabechiana e Palalina.

*
Difese di Bellisario Bvlgarini in risposta
all’Apologia , e Palinodia di Monsign. Alessan­
dro Cariero Padovano. Et alcune Lettere pas­
sate tra i Sig. Lodovico Botonio nell’Accademia
degl’ Insensati di Perugia detto 1’ Agitato, et il
medesimo Bellisario, per 1’ occasione della Con
trouersia , nata fra esso Bulgarino , il Sign. Ie
ronimo Zoppio, il sopradetto Cariero, et il
Sig. Jacopo Mazzoni , discorrendosi intorno
alla Commedia di Dante. All’ Illvstriss. e Reve­
rendiss. Sign. il Sign. Girolamo Rusticucci Car­
dinale di Santa Chiesa. In S ie n a , A ppresso
L u ca B o n etti , i^ 88, in 4-? di 126 face. ( 1 ).
Le 4 p rim e carie non n um erate contengono la Dedicatoria colla
data di Siena del 15 giugno 1 588, e succede u n Avviso ai lettori.
Le Lettere che com inciano alla fac. 105 sono tre , due delle quali
del Botonio , u n a del B ulgarini, e tu tte con la data del 1587. Vedi
intorno al Botonio la Biografia Perugina del V erm iglioli, I . 244.
T erm ina 1’ opera con una caria bianca su cui sta l’ im presa dello
sta m p a to re . Una copia autografa sta fra i mss. della B ibl. Comu­
nale di Siena, Cod. in foglio , segnato I I. V II. 19. (Ìndice dell’Ila­
r i , fac. 311.)
Il Cariero replicò, stando al Mazzucclielli ( II. 2 2 8 6 ), con una
seconda Apologia im pressa nel 1585, secondo il Q uadrio (IV . 260),
m a che non veggo citala in nessun luogo . Il B ulgarini frastornato
dagli a ltri avversari suoi non gli rispose.
( i)

L’Opera è citala per ¡sbaglio con la data del 1586 nella Bibl. Slu

siana, fac. 663 .

�43U

ACCl'SE £ APOLOGIE

Cai. Renato, 60 b a j.? — Cat. Molini, 2 paoli.
Kontanini, I. 380 ; — Haym , III. 1 50; — Cat. Rossi , fac. * i 7 ; _ pì_
n e lli, n.» 2697 ; — della C asa n a ten se , II. 868 ; — d d la C higiana, fac. 8«;
— Acad. P is a n a , fac. 53 ; — Cat. ms. della Magliabechiana, Palatina e
Riccardiana; — Indice della Bibl. d i S ie n a , fac. 311.

S7j

* Ragionamenti del Sig. Hieronymo Zoppio,
in difesa di Dante e del Petrarca, h i B o l o O
g n a ,
5
p e r

G ìo v .

R o ssi ,

con

lic e n z a

d e

S u p e r io r i ,

1 58 3 , in 4 i di 98 fac.
Q uesta opera contro le Considerazioni del B u lg a rin i, im pressa
in carattere c o rsiv o , è preceduta da una D edicatoria A ll'illu H rm .
Signor Camillo Colonna , colla data di Bologna , 23 luglio 1583,
sottoscritta dall’ editore Horatio Cambio. La p arte concernente alla
difesa di D ante com prende le fac. 1-70.
Il Fantuzzi nel t. VIII degli Scrittori Bolognesi, cita questo II­
b ro con l’ indicazione di Bologna , per Anseimo Giaccarelli , elio
n on veggo nell’ esem plare tenuto da m e a riscontro (1).
40 baj. Cat. Renato ; — 50 baj. Cat. Saliceti.
F ontanini, I. 377 ; — Biscioni, G iunte al a n e l l i , IH. 416; — Mazzuc
c h c lli, II . 22 ;6 ; — H aym , III. &lt;49 ; — Cat. C apponi, fac. 399; — Rossi,
fac. 2 2 8 ; — Rossetti, C alai. P etra rch e sc o , fac. il-, — Cat. della B ra n ca c
c ia n a , fac. 331 ; — Cat. ms. della Palatina.

ì73

* Risposta di M. Hieronymo Zoppio all’ Op
positroni Sanesi fatte ( da Diomede Borghesi )
a’ suoi Ragionamenti in difesa di Dante. A
F e r m o , p r e s s o S e r to r io d e M o n ti,
1 5 8 5 in
4 ., di 18 carte non numerate ( 2 ) .
L ’ opera finisce con u n a Lettera di Diomede Borghesi a Camillo
C am illi. Secondo il Serassi (Vila del M azzoni, fac. 72) stava presso
I’ ab. G ius. Ciaccheri di Siena un esem plare postillato di m ano di
Diomede Borghesi, che ora è nella Bibl. Comunale dì Siena, Codice
K. VIII. 36 , car. 24 (.Indice dell’ I la r i, fac. 315).
(1) Sicuramente per e rro r di stampa si attribuisce a questa opera net
C atal. L am berti di Parigi 1842 la dala del 1573.
(2) Il Fantuzzi ( S c r itt. B o lo g n e si, t. VIII) , confondendo quest’ opera
con la confutazione che tic fece il Bulgarini, cita per ¡sbaglio uu' edizione
di B o lo g n a , 1602 .

�ACCUSE E APOLOGIE

43 1

Diomede Borghesi avea consigliato il B ulgarini a pubb licare le
Considerazioni contro il Mazzoni , siccome provano due fra le suo
Lettere discorsive (ediz. di Roma 1701, fac. 115-117 e 147-148) in ­
dirizzate al B ulgarini, la p rim a da Padova, 4 m arzo 1580, e la se­
conda da Brescia, 15 luglio 1583. Credette adunque suo debito
p ren d er parte per lui contro i Ragionamenti dello Zoppio, e stam pò
nelle Lettere discorsive (fac. 195-198) u n a Lettera a Cainillo Cam illi,
colla data di P adova, 24 dicem bre 1583, in cui fa il catalogo degli
spropositi di lingua commessi dallo Zoppio . Corse parecchie rep li­
che di qua e di là (1), lo Zoppio sospettò che il Bulgarini fosse o
l’au to re o l’eccitatore di queste accuse, e rispose con l’opera citata.
40 baj. Cat. Renato.
Fontanini, I. 377 ; — Biscioni, G iunte a l C in ctli, HI. 416 ; — Haym,
III. 149; — Cat. Capponi, i'ac. 8 8 ; — Cat. ins. della Palatina.
S74

Risposte di Bellisario Bulgarini a’ Ragiona­
menti del Sign. leronimo Zoppio, intorno alla
Commedia di Dante. Replica a la Risposta del
medesimo Zoppio intitolata, A lle O p p o sizio n i
S a n e s i...................All’ Illustriss. et eccellentiss.
Sign. il Sign. Giviio Cesare Colonna, principe
di Palestrina . In S ie n a , A ppresso L uca B o­
n e tti , 1 58 6 , in 4 ? di 257 fac.
A lla Dedicatoria, in d ata di Siena, 12 aprile 1586, seguita un A v
viso dello stam patore ai le tto r i. Sopra u n a carta bianca in fine sta
l’ im presa dello sta m p a to re . Il Biscioni (Giunte al C in cili, I II .
417) ci fa sapere che 1’ esem plare della sua Biblioteca aveva copiose
annotazioni m arginali di m ano dello Z oppio . Una copia autografa
è f r a i mss. della ¡Ubi. Comunale di Siena, Codice in fogl. H . V II.
19 ( Indice dell’ Ila ri , fac. 3 1 1 ) .
50
baj. Cat. R enato; — 60 baj. Cat. Saliceti; — 6 paoli, Cat. Pagani
del 1814; — 5 pao li, Cat. Porri di S ien a , 1845.
Fontanini, I. 377 ; — H aym , III. 149 ; — Mazzucchelli, 11. 2286; — Ca
tal. della C h ig ia n a , fac. 90 ; — della C a sa n a ten se, II. 868 ; — della B ra n
c a c c ia n a , fac. 57; — C apponi, fac. 8 7 ; — Pinelii, n.° 3440 ; — Rossi,

( 2) Lettere discorsive, facc. 311-317. L ettere al Bulgarini, da P adova,
6 ottobre 1584, e da S iena, 13 gennaio 1586; L e tte ra a Scipione Bargagli
da P a d o v a , 9 gennaio 1589.

1

�*32

ACCUSE E APOLOGIE

fac. 227 ; — Cat. ms. della Magliabechiana, Palatina e Riccardiana ; — In ­
dice della ÌUbl. d i S ie n a , fac. 311.

Particelle poetiche sopra Dante, dispvtate
tla Ieronimo Zoppio, Bolognese. In Bologna
per A lessan dro B e n a c c i , 1 58y, in 4? P‘ccdi

55

fac.

L ’opera , im pressa in carattere corsivo , è conlro il B u lg a rin i.
U na copia di m ano di lui sta fra i mss. della /¡ ib i. Comunale III
S ie n a , Cod. in fogl. segnalo H . V II. 19. [Indice d ell’ Ila ri fac. 311).
so b a j. Cat. Renalo.
Fon lan in i, 1. 377 ; — Haym, III. 149; — Cat.
— Smith , fac. 518; — Cat. nts. della Palatina.

Pinelli,

il.® 3518;

* La Poetica sopra Dante, da Hieronimo
Zoppio ( pubbl. da Melchiore, suo figliuolo).
In B o lo g n a , per A le s s . B en a cci , i 5 89 , in 4 .
picc. , di 85 fac.
Edizione in carattere c o rsiv o , sul cui frontispizio è lo stem m a
dei Medici. Le \ car. prel. contengono una Dedicatoria senza d ata
A l Serenissimo Gran Dcca di Toscana , e un Sonetto dello Zoppio.
Sta su lla fac. 182 u n a figura astronom ica che spiega 1’ hora sesta
di D ante.
H aym , III. 149; — Cat. C apponi, fac. 379; — S m ith , fac. 5 18; — Pi­
n e lli, n.» 3519; — R ossi, fac. 228; — Cat. ms. della Magliabechiana.

* Riprove delle Particelle poetiche sopra
Dante dispvtate dal Sig. Ieronimo Zoppio, Bo­
lognese ; Per Bellisario Bulgarini scritte nel
Idioma Toscano di Siena. AH’ Illvstriss. ed
eccellen"’“ Sig. il Sig. Francisco Colonna, prin­
cipe di Palestrina . In S ie n a , nella sta/np. d ì
L uca B o n e tti , 1602 , in 4-? di i7'3 fac.
Sta sul frontispizio u n a figura con la leggenda A d om m pondus
erecta. Alla Dedicatoria , in d ata di Siena , 22 ap rile 1602, succede
un Acvisu dell’ autore a ’ le tto r i. Le fac. 167—174 com prendono ;
Scritture passale fra il S ig . Ieronimo Zoppio e il S ig . Celso Bargagli

�ACCUSE E APOLOGIE

433

intorno all'Occasione della Contesa di Lettere nata fr a ’l detto Zoppio
e Bclis. B ulgarini sopra le sue Considerazioni. L’ultim a caria ha
1’ approvazione e l’ im presa dello stam patore. Una copia autografa
dell’opera è fra i in ss. della /U b i. Comunale di Siena, Cod. in fogl.
segnato H . V II. 19. ( Ìndice dell’ I l a r i , fac. 311).
Q uest’ ultim o lavoro del B ulgarini ò la più parlo in risposla
all’ Orazione recitata da P ier Segni per la m orte di Jacopo Maz­
zoni , Fiorenza, appresso Giorgio M arescolti, 1599.
baj. Cai. Renalo ; — 6 pao li, C ai. Pagani del 1814
F ontanini, I. 377 ; — H aym , IH. 153 ; — Mazzucehelli, II. 2286 ; — Cai.
della C higiana, fac. 9 0 ; — della C a sa n a ten se, II. 868; — della B rancac
c ia n a , f'ae. 5 7 ; — Capponi, fac. 399 ; — P in elli, n." 3441 ; — Rossi, fac.
227 ; — ln ve n t. della R ic c a r d ia n a , fac. 412; — Indice della Bibl. di
S ie n a , fac. 811; — Cat. ms. della Palatina e Magliabechiana.

Q uesta lunga disputa letteraria ebbe term ine con la m orte del
B u lg a rin i. Possono consultarsi intorno a quasto argom ento la Vita
di Jacopo M azzoni dell’ ab . S e ra s s i, Roma , P a g lia rin i, 1790 , in
i . , fac. 18-23 e 66 -7 8 ; lo Pompe Sanesi dell’ U g u rg ie ri, I .
587-588 ; il C rescim beni, II. 284-285 ; il F o n ta n in i, I . 377—
382 ; il Q uadrio , IV . 259-262 ; la Biogr. degli S critl. Sanesi di
L. de A ngelis, I. 174-176, e gli S critl, Bolognesi del F an tu z zi, t.

VIII- (1).
Si legge nelle Lettere di Apostolo Zeno (III. 172) che 1’ abate
Pomalelli intendeva di pubblicare in parecchi volum i le scrittu re
del B u lg a rin i, del Mazzoni e dello Z o p p io , m a pare che non con­
ducesse ad eifetto il suo disegno. (2)
(1) II Crescimbeni e rra citando siccome relativi a questa dispula lette­
raria i quattro seguenti opuscoli. che soltanto hanno riguardo ad una parli
colar contesa sorta fra il M azzoni e Frane. P a tr iz i.
Risposta di Fr. Patrizj a dve Opposizioni fattegli dal signor UJacopo
Mazzoni. F erra ra , V ittorio B a ld in i, 1387, in 4., di 6 car.
Discorso di Jacopo Mazzoni intorno alla Risposta , ed alle Opposizioni
fattegli da Fr. Patrizi, perteuente alla Storia del Poema di Dafui, o Litiersa di
Sositeo, poeta della Plejade. Cesena, B a rt. B a v e r j, 1587, in 4., di 40 fac.
Difesa di Fr. Patrizj dalle cento accvse dategli dal sig. Jacopo Mazzoni.
F e r ra ra , V ittorio fi a ld in i, 1587, in 4., di 56 l'ac.
Ragioni delle cose dette, e d ’ alcune Autorità citate da Jacopo Mazzoni
nel Discorso della Storia del Poema di Dafni. Cesena, B a r t. B a ve rj, 1587,
in 4., di 60 fac.
(2) Collezioni quasi compiute di tutte le opere prodotte da questa di­
sputa letteraria sono a Firenze nella P a la tin a , c nelle Biblioteche private
di lo rd Vernon e del sig. Kirkup.
28

�434

ACCUSE E APOLCHilE

Alle opere im presse già ricordate unirò l’ indicazione seguente
di altre inedite , relative alla medesima disputa letteraria.
27s

Difesa di Dante di Federigo Ubaldini.
Il Serassi citandola (Vita del M a zzo n i, fac. 130) dice che stava
fra i mss. della Chigiana, n.° 1268, e che in p arte è tra tta da q u ella
del Mazzoni. V edi intorno ad a ltri lavori inediti su lla I)iv. Com.
di questo scrittore conservati nella Barberiniana il cap. Comenti
inediti.

279

Alcuni avvertimenti dati a Bellisario Bulga
rini da Lelio Marretti Sanese, circa i suoi scritti
contra 1’ Opera di Dante.
U na copia m anoscritta di m ano del Bulgarini è in u n Codice in
fogl. della Bibl. comunale di Siena , H . V II. 19.
tg u rg ie ri, P om pe Sane s i , Pistoia, 1G49, in 4 ., I. 377 ; — Biscioni
G iunte a l C in elli, III. 421, XIII. 93 e 503 ; — Mazzucehelli, II. 2285 ; — i n i
dice della Bibl. dì S ie n a , fac. 311.

280

A rgo m en ti contro Dante di Marcello Nobili.
È noi Codice già citato della B ibl. Comunale di S ie n a , H .
V II. 19.
Indice dell’ Ila ri, fac. 3 H .

281

Discorso a fauor delle Opposizioni a Dante,
di Francesco Maria Sagris gentiluomo Ragugeo.
L avoro inedito citato dal Cionacci.

482

Lettera di Co. Francesco Vivaldi a France­
sco Chiariti sulla Difesa di Dante fatta da Ja
copo Mazzoni.
S ta n ella car. 352 del'Codice della B ibl. Com. di Siena, C. X . 22
Indice dell’J l a r i , fac. 314.

* Se sia bene il servirsi delle Fauole delli
283 A n tic h i, lezione di Giovam battista Strozzi.
Q uesta lezione contro il B ulgarini e i suoi contradittori di
d o v a , fu recitata all’ Accademia di Firenze nel consolato di Baccio
Valori. Si stam pò fra le sue Orazioni ed allre Prose, Rom a, sta m p ,
di Lodovico G rig n a n i, 1635 , in 4. , fac. 126-138.

�ACCUSE E APOLOGIE

4;{5

Salvìni, Fasti consul., fac. 284-285.

Jst

Giudizio sopra alcuni Autori ed Opposizioni
al Dante.
Lavoro inedito che stava fra i mss. della N aniana, Cod. CLX I;
e p rincipia co si: Giusto Lipsio letterato di gran fa tic a ............... 11
Morelli nel suo Calai. Cod. mss. N a nianae, fac. I H , attribuisce
questo scritto , in cui D ante vien molto m alm enato, a Don M ai ino
B olizza , autore di u n Discorso Accademico sopra i Im prese , stam ­
pato a Bologna nel 1636.

»ss

* L e tte ra di Bellisario Bulgarini.
L a le tte r a , in d ata di Sien a , 10 febbrajo 1589, form a 3 fac. in
4 ., e si conserva nel Codice miscellaneo della Magliabechiana , cl.
V i i , n.° 466 , il quale proviene dal M agliabechi. Essa com incia :
N o n p r im a hebbi r i c e v u t a ............... ed è sottoscritta : A ff.m o d i V.
S . e di D ante, ma p iù assai della Verità. Bellisario B u lg a rin i.
Un’a ltra copia del sec. X V I I , che form a 3 car. in foglio piccolo ,
è nel medesimo Codice.

286

* Altra lettera inedita del medesimo.
Questa seconda, in data di Siena, 10 marzo 1589, incom incia:
P arm i conoscere clic V. S . a b b ia ............ É nel Codice della M aglia
bechiana, cl. V I, n.° 1 6 i (Stro zzia n a , n.° 1116), ms. in 4. del sec.
X V I, e si vede duo volle in un altro Codice della m edesim a B iblio­
teca , cl. V II, n .u 466 , la p rim a copia del sec. X V I com prende 7
car. in 4 ., la seconda del sec. X V II ne com prende 11 in fogl.

287

* L ettere in risposta a Bellisario Bulgarini.
Queste lettere, che sono tre , stanno in un Codice miscellaneo del
sec. X V I della Magliabechiana, cl. V I, Cod. 164, proveniente dalla
S trozziana , n.° 1 116, che form a un voi. in 4. di 42 car. scritte.
La p rim a , la più lu n g a , è preceduta da queste sole p aro le
Signore Bellisario, e term inala d alla sottoscrizione: Affezionato del
poema di Dante e Vostro . Incom incia : A voi non pare che a Dante.
• • • E lla si vede in u n altro Codice della Magliabechiana, cl. V I I ,
n.° 1028 (Strozziana ,'n .° 1141), in cui form a un voi. in 4." picc.
di 56 carte del Sec. X V I, ed altre due volte in un terzo Codice della
Magliabechiana, cl. V II, n.° 466, proveniente dal Magliabechi (1 ).
0 ) È da suppore che questa lettera sia una risposta a quella del Ba­
garini già ricordata; come anche che questa risposta e le seguenti sieno di

�436

ACCUSE E APOLOGIE

L a prim a copia del sec. X V I form a 26 car. in 4 . , la seconda d el
sec. X V II car. 28.
L a seconda e la terza sono senza data e senza nom e di au to re .
L a 1 . a incom incia: Come non è stalo mio a u u iso ....................... L a 2.»
M ale potrei apparire . . . . A m bedue stanno nel Codice della M a
gliabechiana, cl. V I I . n.° 466 , la 1.» di 8 fac. in 4. , la 2. “ so la­
m ente di 3 fac.

288

L e ttere inedite d ’ uomini illustri scritte a
Belisario Bulgarini sopra la controversia D an
tesca.
L a collezione di queste lettere, dice il Serassi ( Vita del M a zzo n i,
fac. 44 e 149), si conserva nella Biblioteca dell'Università di S ie n a ,
Cod. X X V III. V i sono, secondo l u i , lettere inedite del B u lg arin i
a Domenico Chiariti e a Fabrizio B eltram i, ed a ltre a lu i d irette d a
Giovambattista S tr o z z i, da Leonardo Colombini , d a Roberto T ili e
dal M azzoni.
Q uesto Codice non dee probabilm en te esser diverso da quello
adesso segnato nella Bibl. di S ie n a , 1). VIL 10 ; il quale co n tien e
Lettere originali al B ulgarini di Fabrizio B eltra m i, Girolamo B e U
tram i, Celso B argagli, Diomede Borghesi, Camillo C am illi, A ngiolo
e M ario Spannocchi.
Indice dell’ Ilari, fac. m , m , m

289

e 138.

Scritture autografe di Belisario Bulgarini r i
g u ard an ti la sua controversia letteraria s o p ra
la Divina Commedia.
Ms. cartaceo in foglio del sec. X V I, di 501 fac. .conservato n e lla
B ibl. Com. di Siena , col n.° H . V II. 19. Secondo l’ Indice del sig_
Ila ri, fac. 311, contiene dodici scritti tu tti stam pati, eccetto il p r im 0
e gli ultim i tre d a lui intitolali : Discorso su l' origine della disp u ta
tra il B ulgarini e Girolamo Zoppio intorno alla Commedia di D ante .
— Avvertim enti di Lelio M arretti sopra Dante; — Argomenti contro
Dante di Marcello N obili ; — Discorsi diversi del B ulgarini sopr a
D a n te.

Bernardo Davanzati, perchè leggo n elle Notizie mss. di varia lettera _
tura del Magliabechi: Ilo di Bernardo Davanzati manoscritte alcuni
letere a Belisario Bulgarini.

�a c c u se

isa

e

a p o l o g ie

437

Altri scritti autografi del Bulgarini sopra la
medesima m ateria 5 — F r a m m e n to autografo so­
pra la medesim a materia.
Codice della Bibl. Com. di Sien a , C. X . 1 8 , e I. X II. 33.
Indice d ell’ Ila ri, fac. 31 t.

N. B. Si riscontrano nei sei Codici della B ibl. Com. di Siena
segnati C. II. 25, C. V I. 9, 1). V I. 7, 1). V I. 8 , I). V I. 9, e D.
V II. 11 , m oltissim e Lettere autografe di Belisario B ulgarini a
v ari celebri letterati del tem po, e altre a lui di Domenico Chiariti,
Roberto T iti, G. B . G u a rin i, Marcello A d r ia n i, Gio. Fr. A lb e rti,
Giulio e Bastiano del Caccia , Orazio Capponi, Celso Cittadini, Da­
vanzali B o stich i, Gio. B att. S tr o z z i, M aria G ra zzi, Alcibiade I n ­
c a n n i, Giulio M a n cin i, Marcello de' N o b ili, Camillo Pellegrino,
Ira n c . Piccolom ini, Adriano P o liti, Cosimo della R e n a , Antonio
Riccoboni, Giovanni Rondinelli, Fausto Sozzini, Tommaso S tig lia n i,
G iugurta Tommasi, Ferd. Ughelli e Isidoro Ugurgieri (1).
Indice d ell’ Ila ri, fac. 1 1 3 , 117-121 , 125, 1 2 7 , 128 , 130 , 134 , 134
136 , 138

*94

e 139.

* Dantis sententia unde sumi
m onstratum .

potuerit de

B oberti T i t i , Locorum controversorum libri decem , F lorentiae,
apud Bart. S e rin a rte lliu m , 1583, in 4 . , fac. 152-153.

ss*

* D ante lodato altam en te dal P etra rca terzo
lume della lingua ; —sue com parationi.
Discorso del S or Givlio Ottonelli sopra l'A buso del dire sva santità.
F e rra ra , G iulio V a ssa lin i, 1586, in 8. , fac. 40, 70 e 164.

293

* D ante poeta oscuro.
I l R o ssi, dialogo di M alatesta P orta , Rim ino , Giov. Sem beni,
1589 , in 8. , fac. 251-252.

294

* 11 Capece, ovvero le Riprensioni. Dialogo del
(1) Non avendo avuto fra m ano l ' Indice della Bibl. Com. di Siena
pubblicalo dal sig. ìlari ch e nel m om ento di rivedere le bozze di questo fo­
g lio , non ho potuto far investigare quali di queste tante lettere si riferiscano
alla suddetta disputa letteraria.

�438

ACCUSE E APOLOGIE

Signor Pietro Antonio Corsuto. Nel quale si ri­
provano molti degli A uuertim enti del Cavalier
Leonardo Saluiati ch ’ ei fe' sopra la volgar lin ­
gua. E t si dim ostra che D ante abbia fallato iti
quelle parti, che a buon Poema si richieggono.
E x officina H o r u tij Salul a n i . In N a p o li, p e r
Già. lacom o C arlino , et A n to n io P a c e ,
i 592 , in 4-;
36 carte.
A ll' opera va innanzi u n a Dedicatoria dell’ au to re , in data d i
N a p o li , 1 aprile 1 5 9 2 , A ll' I llustrissim o et Eccellentissimo S ig n o r
M attheo di Capoa , principe di Conca, et conte di P a lena. Il Crescim

beni ( I I . 286 ) e il Q uadrio (IV. 259) e rra n o citando questa o p e ra
con la d ata del 1582.
Cat. lionato , 40 baj.
F ontanini, I. 49 ; — Tafuri, Scritt. Napolet., t. III, part. III, fac. 66 .
— Haym , HI. 1 5 9 ; — Cat. C apponi, fac. 134; — Cat. ms. della Palaliua.

* D ante biasimato.
Il
C avalcanti, ovvero la Difesa dell' A nticrusca di Paolo Beni
Padova, Frane. B o lzetta , 1 6 1 4 , in 4. , fac. 1 4 -2 7 . N elle Novella
letter. di V enezia, 1729, fac. 1 V6 , discorrendo delle 2.» , 3.» e
4 .“ parte dèll A nticrusca di Paolo Beni inedite, si afferm a che n e lla
seconda dava giudizio di D ante pigliandone m otivo dalla Fabbrica
del mondo di Francesco A lunno.

* Nuova O p p ugnazion di Dante.
Discorso
III deir^ccarfem /a disunita del dottor l'ag n in o (lau _
denzio , Pisa, appresso Francesco Tanagli, 1635, in 4 ., fac. 88-!)o_
M orelli, 1. 4&lt;7 ; — Cat. ms. della,Magliabechiana.

* Dante lodato , ripreso, scusato, irreligioso
sollecizan te Opposizioni diverse fatte a D a n te
sopra diversi rispetti con altre censure, ec. ec.
Proginnasmi poetici di Udeno Nisieli (Bened. F io re tti), F irenze
Piero M u lin i , 1695-1697 , 5 voi. in 4. Vedi l’ Indice di &lt;‘iaseU |J
volum e.

* D ante censurato perchè troppo scolastico.

�ACCISE E APOLOGIE

439

M uratori , Della perfetta poesia , ediz. di Modena , 1706 , II.
92-94.

a#9

* Che la lingua Toscana è più obbligata al
P e tra rca, che a Dante. Lezione di Salvino Sal­
vini , detta da esso nell’ Accademia della C ru ­
s c a , il di 5 Marzo 1707, nell’Arciconsolato del
Cav. Cristoforo Marzi m e d ic i. Senza luogo nè
a n n o , in 8. , di 1^ fac.
Im pressa a parte dalla Collezione d'opusc. letter., Firenze, 1807,
in 8., I II. 77-86. F ila s i ristam pò nelle Opere del Salvini, Bologna,
tipogr. N obili, 1821, V. 68.

300

lingua Toscana sia più obbligata a
D ante o al P e t r a r c a . Discorso di Ant. Maria
Salvini.
*

Discorsi Accademici, F ire n ze , Gius. M a n n i, 1712, in X ., p art.
II, fac. 2 7 -3 3 .
Vedi anche fac. 2 0 4 -2 1 1 , quello intitolato : Se si debba più a i
nostri tre prim i maestri della lingua, 0 al Bembo che ne diede le re­
gole.
Journal des Savants, anno 1712, fac. 468-469.

301

Orazione parenetica di
Maria Ricci.

D ante di Angelo

Questa orazione, letta all’ Accademia di Firenze nel 1 715, nel
consolato di Salvino Salvini , è inedita. E ra fra i mss. dell’ autore
che passarono a Gaetano Cini.
Salvini, Fasti consol., fac. 66,'i; — Moreni, II. 247.

302

* Difesa di Dante Alighieri. Lezione del Dott.
Gius. Bianchini da P r a t o , Accademico F io ren ­
tino, detta da esso pubblicamente nell’ Accade­
mia F iorentina l’ anno 171 5 . Nella quale si
m o s tr a , che lo stile della Divina Com m edia di
Dante , non è rozzo ed incolto , ma bensì leg­
giadro e gentile. ( Con 1’ aggiunta d ’ una Lei-

�ACCUSE E APOLOGIE

te r a scritta ad un Religioso suo a m ic o , nella
quale si dim ostra che la lettura di D ante è
molto utile al P r e d ic a to re ). In F ir e n z e , nella
stam p. d i G ius. M a n n i , 1 7 1 8 , in 1 2., di
VIII—88 fac.
Q uesta lezione, detta nel consolato di Salvino S a lv in i, è contro
Pico della M irandola , Pietro Bembo , Paolo B eni e Giovanni della
Casa . L e fac. prel. contengono un Avviso dell’ editore ; finisce
l’opera con un Capitolo in terza rima di A n t. M aria S a lvin i, scritto
di Villa al sign. Frane. Redi, in cui loda il poem a di D an te . La le­
zione fu riprodotta in m oltissim e edizioni della Div. Com. com in­
ciando da quella di Padova , 1727 ; e la Lettera ad u n religioso si
ristam pò nelle ediz. Rom ane del 1815 e 1820, e in q uella di Padova
del 1822.
Apost. Zeno parlò a lungo e con lode del lib ro del Bianchini
nel Giorn. de'letter. di V enezia, X X X I. 276—288.
2

p a o li, Cat. Pagani del 1825 e Agostini del 1841* — 3 paoli 1/ 2 , Cat.

Porri di Siena, 1845.
Salvin i, F a sti consol., fac. 665; — Haym, III. 151; — M azzucchelli, II.
187; — P oggiali, II144. — Cancellieri, Osserv., fac 50; — Bibliogr. P ra ­
tese di C. G uasti, fac. 30 ; — Indice della Bibl. di Siena, fac. 310; — Cat.
mi. della Palatina e Magliabechiana.

*
Lezione in lode di D a n t e , di Ant. Maria
Salvini.
La lezio n e, recitata nel 1715 a ll’ Accademia di F ire n z e , fu im ­
pressa nelle Prose Toscane del Salvini, Firenze, Gius. M anni, 1725,
in 4 . , p a rt. I I , fac. 1-5 .
S alvin i, F a sti consol., fac. 66.H; _

M oreni, II. 300.

Versi sciolti di tre eccellenti m oderni A utori
con alcune L ettere non più s ta m p a t e . In V i
n e g ia , im pressi nella stam p. d i M o d esto
F e n z i, 17 58 , in 4&gt; di 4 15&gt; fac. ( i ) .
La prim a edizione è del 1755, m a non contiene le Lettere; q u ella
(I ) Il Cancellieri (Osserv., fac. 77) cila u n ’ edizione di
ch 'eg li a torto cred e prima.

Venezia, 1766,

�ACCUSE K APOLOGIE

441

del 1758 fu pubblicala per cura di Andrea Cornaro . Altro ve ne
sono di Gassano, 1770, in 12. , Venezia, Vincenzo R iz z i, 1802, in
12 , L ucca, B e rlin i, 1811 , in 18. Q ueste ultim o sono in tito la te :
Versi sciolti di tre eccellenti autori, Carlo Innocenzio Frugoni , Fr.
Algarotti e Saverio Bettinelli, con alcune Lettere agli Arcadi. Le let­
tere si ristam parono fra le Opere del Bettinelli, Venezia, Z a tta, 1780,
(V II. 1 3 3 -2 1 2 ), e nell’ ediz. di Venezia, Cesare , 1799-1801. La
Biogr. Univ. cita u n a (rad. francese in 8. , pubblicata nel 1778 dal
signor di Pommereul a Parigi con l’ indicazione di Firenze.
Q uesta opera dell ab. B ettinelli è una congerie di accuse lanto
acerbe quanto poco savie contro D ante, la quale fece al suo ap p a­
r ire g ran senso nella repubblica le tteraria, ma non resse alla prova
del tempo che 1 h a sepolta fra il disprezzo e la pietà degl’ intendenti.
L ’ A lg a ro tti, uno dei tre eccellenti a u to ri, scrisse all’ ab . Lam i p er
rim u o v ere da sè ogni sospetto di aver partecipato alla stam pa del
lib ro , e la sua lettera fu im pressa nelle Novelle Letter. di Firenze,
1764 , col. 570. E gli avea già fatta questa dichiarazione in un A v­
vertimento in fronte del tom o II delle sue Opere \ rarie, pubblicate a
Venezia nel 1757. Vedi anche nella collezione delle Opere le suo
Lettere a ll’ ab . Salvagnini e alla sig. Dubocage.
Possono consultarsi intorno a quest'opera: Napione, Vita del Bet­
tinelli, T orino, 1809, in 12; — Novelle letter. di Firenze, 1758, col.
2 1 6 -2 2 2 ; — M em. per servire alla Stor. letter., X I. 285; — Journal
étranger di P arig i, 1758;— Mèin. de Trevoux, luglio 1758; — B iogr.
U niv.; — Biogr. ital. del T ipaldo, V II. 2 8 5 -2 8 6 ; — C ancellieri,
Osservaz., fac. 7 7 -7 8 ; — L om bardi, Stor. della letter. ilal. del sec.
X V III, V . 7 0 -7 1 , 7 6 -7 7 .
7 fr. 5 0 , Cat. Barrois di P a r ig i, 1845.

305

* L e ttera di Filomuso Eleutero sopra il I I ­
bro intitolato, I versi sc io lti d i tre eccellenti
A u to ri. V e n e z ia , appresso M odesto F e n z o ,
1757 , ir) 4Pi c c &gt; di 28 fac.
O pera del BeKinelli, benché volesse farla passare per fattura
dì Andrea Giulio Cornaro, nascosto nel nom e di Eleutero.
Novelle letter. di Firenze, 1758 , col. 125-128 ; — Cancellieri, Osscrv.
fac. 77 , paragrafo intitolato Giudizio sulle lettere Virgiliane ; — Cat. ms.
della Magliabechiana.

«6

* Giudizio degli antichi Poeti sopra la mo-

�ACCISE E APOLOGIE

derna censura di D ante attribuita ingiusta­
m ente a V irgilio; con I I Principj del buon
g u s to , ovvero Saggio di critica, poem a Inglese
del Signor Pope , ora per la prim a volta fatto
Ita lian o , da G asparo G ozzi. In V e n e z ia ,
(Zatta) , 1758, in 45 di 20, 55 e 7 2 fa c
L ’ opera è corredala di un frontispizio e di fregi allegorici d i­
segnali dallo Scagiaro e dallo Z o m p in i, e incisi da A ni. B a ra tti e
da 1. M agnini. F u scritta in risposta alle Lettere Virgiliane dell’ab .
B ettinelli da Gasp. G ozzi, a richiesta dello stam patore Z a tta , che
tem eva non nocesse questa critica alla vendita della bella edizione
del Poema di D ante pubblicata da lui a Venezia nel 1757. Com­
prende gli scritti seguenti: A i Signori associali del Petrarca e di
D ante, A ntonio Zatta ; — Lettere ( Ire ) al sig. A n i. Z a tta di A n
tonfrancesco D o n i;— Dialogo primo. V irgilio e il Doni; Dialogo se­
condo. G iu v en ale, A ristofane , altri P o e ti, V irgilio e Doni ; — P a ­
role delle da Trifone Gabriello sopra l' arte di Dante nel suo Poema;
— L 'O rfeo , favola d’Aristofane intorno al buon gusto di Dante.
Esiste nella Palatina un esem plare in 4. gr. in carta turchina ,
e un altro in foglio gr. in caria grave. Questo è preceduto da un al­
tro opuscolo con num erazione d istin ta , intitolato: Parere, o sia
Lettera scrìtta da un amico del Friuli ad un amico di Venezia, sopra
il poemetto intitolato le Raccolte, con la Risposta dell’ amico di Vene­
zia all'amico del F rinii, In Venezia (Zatta), 1758, in fogl., di 39 fae.
Q uest’opuscolo è di Marco Porcellini, ed esiste anche in form a di 4.
Il G iudizio del Gozzi è ordinariam en te legalo dopo al tomo
111 dell’ ediz. della Div. Gom. di Venezia, 1757. F u ristam pato
fra le Opere del Gozzi, Venezia, Carlo Palese, 1794, V I. 193-328,
fra le sue Opere scelte, M ila n o , Soc. de’ Classici Ita lia n i, 1821,
con i suoi S erm o n i, ediz. di M ilano, B ettoni, 1828, in 6 4 ., fin al­
m ente co’ suoi Dialoghi, ediz. di M ilano, 1832, in 24. Vedi sulla
ristam pa del 1828 il Giorn. Ligustico, 1828, I I . 521-523.
Quest’ opera fu consultala p er la com pilazione dell’ Appendice
alle note dell’ ediz. di Firenze, 1838.
P indcm onti, Elogi di letter. ital., Milano, (8 2 9 , II. 274-275 ; — Lom ­
bardi, Storia della letter. ital. del secolo X V I I I , V. 62 ; _ Biogr. Ital.
del Tipaldo, I. S2 2 ; — C an cellieri, Osserv., fac. 77-88 ; — Invent. della
Riccardiana, fac. HO ; — Indice della Bibl. di Siena, fac. 312.

�ACCISE E APOLOGIE

307

4.43

Prefazione (di G aspare G ozzi). Senza luogo
nè anno, in 8 . , di 8 fac.
* Difesa della Prefazione del Signor G asp are
Gozzi n uo vam ente sortita al L ibro intitolato :
G in d iz io degli antichi poeti sopra la m oderna
na censura d i D ante -, o sia L ettera apologetica
di/ un F o rastier Novellista al suo Carissimo
Amico Ant. / a t t a . Senza luogo nè a n n o , in
8. , di 8 fac.
* R agionam ento su u no scritto di G aspare
Gozzi indiritto al prof. Carlo W itte , da Pier
Alessandro P aravia. V e r o n a , tipogr. R am atizini
z in i, 1852 , in 8 . , di 20 fac.
L ’ ultim o opuscolo im presso la p rim a volta nel Polìgrafo di V e­
ro n a , fu ristam pato nelle Prose d 'italiani viventi, Bologna, tip o g r.
N obili, 1836, in 1 6 ., t. V II, e analizzato nell’ Antologia, X L V I.
186-187.
t o stam patore Z atta aveva unito al G iudizio del Gozzi certe
figure e fregi allegorici clic m iravano a porre in ridicolo l’ab. Bet­
tinelli ; quello per esem pio del frontispizio rappresentava u n liono
che m ette in fuga alcuni conigli, con la leggenda: Caudam movens,
lepores fugai. 11 Gozzi, da q u ell’ uomo tim orato eh’ egli e r a , te ­
m endo che il Bettinelli se ne offendesse, fece stam pare col titolo di
Prefazione u n a dichiarazione, in che si discolpa dall’ essere stato
istigatore delle figure. Q uest’ opuscolo m alam ente impresso e d i­
venuto irrep erib ile è senza frontispizio; soltanto si vede in fro n te
sotto un b ru tto fregio la p arola Prefazione. Il sig. P aravia ci fa sa­
pere che il canonico M oschini ne possedeva un esem plare, cui a n ­
dava unito il secondo opuscolo da me registrato. È bruttam en te im ­
presso al p ari del prim o, e probabilm ente si fece tale per dover es­
ser accoppialo alla Prefazione. Si pretese che il Gozzi fosse p u re a u ­
to re di questo secondo opuscolo, di cui ho riscontrato un esem pla­
re nella P alatina. Vedi intorno a ciò il Ragionamento del P arav ia.

308

* Sopra il Dante. Al signor Canonico
seffo Ritorno.

Gio

�4H

ACCUSE E APOLOGIE

Apologia di D ante in versi di Agostino Paradisi contro l’au to re
delle Lettere p seu d o -V irg ilian e, in serita n ella collezione de’ suoi
Versi sciolti, Bologna, A S . Tommaso d'A q u in o , 1762, in 4 ., fac.
31 -3 7 . F u ristam pata nelle M em . per servire alla stor. L etter., X II.
473.
Mazzucchelli, II. 1096.
W9

Difesa di Dante co n tro il Bettinelli.
In se rita nel t. I I della Raccolta d'opuscoli Ferraresi.
C an cellieri, Osserv., fac 77.

3,0

Epistola in versi sciolti dell’ Abate Gius. G en
nari di Padova a Domenico Salvagnini.
P ubblicata nelle Nuove M em . per servire alla stor. L etter., fac.
353.
M azzucchelli, II

3n

&lt;096.

L e tte ra all’ A utore delle Virgiliane di P.
Paladinozzo di M ontegritti (Gius. Torelli). V e ­
ro n a , 1 7 8 7 , in 8.
Sono da consultare intorno alla po lem ica, cui diede occasione
l’ opera dell’ab. B e ttin elli, gli Scritt. Italia n i del M azzucchelli,
I I . 1096; le M em. per servire alla stor. letter., X I. 487, e X I I . 472;
le Nuove M em orie, I. 213; le Osservazioni del C a n c e llie ri, fac.
7 7 -7 8 ; e finalm ente la Vita del Bettinelli del conte G aleani N apio
n e , pubblicata nelle Vite ed elogi d 'illu stri ita lia n i, P isa , Capurro
1818, in 12. , fac. 179-185. (1).

S12

* D ante diféso (contro il V a r c h i , il B o t t a r i ,
il Nisieli e il Mazzoni).
Della lingua Toscana. D ialoghi di G irolam o Rosasco. Torino,
stamp. reale, 1777, in 4. , fac. 102-105. Vedi p u re nell’Indice la
parola Dante.

313

Éloge du Dante.
Bibliothèque des R om ans, t. X X X V I I , p a rt. I I , fac. 1 e segg.
(1) Da vedere anche n ell’ Imparziale di Faenza, 1 8 4 1 , fac. 2 8 5 -2 8 7 ,
un Dialogo nel regno de’morti, dell’ ab. Giuseppe Marcolini. È una conver­
sazione fra il B ettin elli, il F ru gon i, e Gaspare Gozzi intorno alle Lettere

Virgiliane.

�ACCUSE E APOLOGIE

314«

445

* D ante accusato dal Voltaire.
L e accuse del V oltaire , indegne di lui , contro D ante sono nel
suo E ssai sur la poèsie épique , di cui fu pubblicata u n a traduzione
italian a nel 1754, Firenze, Gio. B alt. Stecchi, in 8. picc., e nel suo
Dict, philosophique [Oeuvres, ediz. del R e n o u a rd , X X X V . 66-70).

315

* L e ttere due sopra
Martinelli.

D a n t e , di Vincenzio

Q ueste le tte re , in d iritte al Conte d’ O xfo rd , sono fra le Lettere
fam iliari e critiche di V inc. M a rtin e lli, Londra , Giovanni Nourse ,
1758 , in 8. , fac. 216-237. L a se co n d a, e 40.» della collezione, è
u n ’Apologia di D ante contro il V o lta ire . Esse furono ristam pate
nei Prolegomeni dell’ ediz. della Div. Com. di P a r ig i, 1 768, e di
Livorno , 1778.
i
Morelli, II. 47.

316

L e ttera
Marchese
A lighieri,
E redi d i
fac. ( 1 ) .

di Giuseppe Torelli Veronese al
Maurizio G h e r a r d i n i , sopra D ante
contro il signor di Voltaire. V ero n a ,
M a rco M o r o n i, 1781, in 8., di 29

V enne ristam pata con un breve Avviso nel Giorn. de' letter. di
Pisa, 1781, X L II I. 252-284, e dipoi nel t. I I . delle Opere dell’ a u ­
tore pubblicate dal signor T o rri, P isa , 1834 , in 8.
Nov. Letter. di Firenze, 1782, fac. 123-124 ; — Moreni , II. 40 ; — Pelli,
fac. 132.

L e accuse parziali del V oltaire contro D ante furono an ch e con­
futate d a Paolo Rolli nelle sue Osservazioni sopra il libro di Vol­
taire che esamina VEpica poesia delle nazioni Europee, pubblicate in
fro n te della sua traduzione del Paradiso Perduto del M ilton , Ve­
rona , Alberto T um erm an, 1730 , in 4 . , e da Gius. Baretti nella
Frusta letteraria, (Opere M ila n o , M u s s i, 1813, in 8., I. 270-272)
e in u n Discours sur Shakspeare et sur M . de Voltaire, pubblicato a
Londra nel 1777.

317

D ante calunniato.
(1) II Cancellieri n elle su e
con la data del 1784.

Osservazioni erra citando quest’ opuscolo

�ACCUSE E APOLOGIE

Capi d' opera del Teatro antico e moderno del M ilizia , Venezia ,

1789, in 8. , fac. 93.

318

* Tavola indicante i luoghi delle tre C a n ti
che nei quali si difende D ante da ingiuste cri
tiche.
Ediz. di Rom a, 1791, in fine di ciascun volum e.

319

L ettera sopra D ante a Miledi W . Y. di
G iam battista Brocchi. V e n e zia , 1797 , in 12. ;
— Nuova edizione. M ila n o , tipogr. d i F e lic e
R u s c o n i, i 855 , in 1 6 ., di VIII—160 fac.
L a ristam pa venne analizzata nel Ricoglitore di M ilano , 1 8 3 5 ,
fac. 748-751.
4 paoli, ediz. del 1797 , Catal. Pagani del 1833 ; — 5 p a o li, ediz. del
1835, Catal. Molini del 1839.

320

* Accuse del L a H arpe contro Dante.
Sono nel suo Lycée, ou Cours de littérature, edizione di P a rig i,
Agasse , an . V II, in 8. , I. 6 - 7 , IV . 33 -3 4 e 334.
L ’ ab. M elchior M issirini h a stam pato in fine della sua Vita di
D ante , ediz. di M ilano , 1844 , Appendice, fac. 611-619 , u n a R i­
sposta al La H arpe sul suo G iudizio di Dante.

321

Elogio di D ante di Luigi Fossati . V e n e zia ,
1783, in 8.
L ’ autore in quest’ opuscolo si trattiene su due passi della Div.
Coni. , Purgatorio, V II. 17, e Paradiso , X . 114. V edi intorno ad
esso l 'Elogio di L uigi Fossati per A nt. M eneghelli [Opere, Padova,
1831, IL 54-56).
Ilo già citalo alla fac. 379, n.° 94, u n a Lettera sopra Dante del
m edesim o scrittore com posta da lui in risposta al giudizio dato su l
suo Elogio dal B ettinelli nella Dissertazione rico rd ata alla fac. 377,
n.° 89.

3il

* Elogj di D a n te A lig h ie r i, di Angelo Po­
liziano , Ariosto e T o rq u ato Tasso ; di Angelo
F a b r o n i . P a rm a , stam peria reale , 1 8 0 0 , in
8 . °*r

�ACCUSE E APOLOGIE

447

L’ elogio di D ante va dalla fac. 1 alla 9 2 , e si chiude con un a
Lettera di Tommaso Puccini già citata alla fac. 379 , n.° 95 , nella
quale si considera D ante e il Poema di lu i dal solo aspetto letterario.
Se ne può vedere u n ragguaglio nel Giorn. de'Letterati, 1802, t. I.
Sonovi esem plari in carta distinta.
Catal. di lib r., 8 a 12 paoli.

* L ettera di Messer D ante Alighieri alli Sigg.
Molini, L andi e C o m p . ; - M olini, L andi e Comp.
ai L ettori imparziali. In 8 . , di 7 fac.
L a lettera supposta di D ante fu pubblicata nel Giornale delle
scienze ed arti di T orino , con questa sottoscrizione : I I 26 giugno
1812. Dalle foci di Lete. V enne ristam pala nella Risposta del Mo­
olM
in i e C o m p ., in data del 25 luglio 1812, che fu dapprim a p u b b li­
cata nel Giorn. enciclop. di F ire n ze , IV . 240-246.
Cat. ms. della Palatina.

* L ettera del L am p red i al signor Salfi a Parigi.
Difesa di D ante contro parecchi d etrattori m oderni, pubblicata
nell’ Antologia di F ire n z e , V I. 545-557.
Nel § . Stu d i critici ho dim enticato un articolo del L a m p re d i,
in tito lato: Necessità dello studio del poema di D ante, e impresso
nell’ Antologia di F ire n ze , V II. 432-446.

* L e ttera al signor Salii di Parigi in rispo­
sta ad un Dialogo del molto Rev. sign. U r ­
bano L am predi, inserito nel n.a XVIII dell’ A n ­
tologia di F ire n z e . P i s a , S è b . N is tr i, 182 2 ,
in 8 . , di i o fac.
L ettera in form a di dialogo in data di Pisa, 1 luglio 1822, e fir­
m ata: Uno scolare dell'Università di Pisa. Non è che ristam pa , cor­
retta , di u n articolo inserito nel n.° 3 del Nuovo Giorn. de' letter.
di Pisa.
Cat. m s. della Palatina.

* Dell’ am o r patrio di D ante e del suo libro
intorno il Volgare eloquio. Apologia com posta
da Giulio P e r ti c a r i. M ila n o , s t amp. re a le ,

�M8

accuse e

a po l o g ie

1820, in 8., di 447 fac. Altra edizione.
Mi
lano, A n t. F ontana, 1829, in 12., di 39 8 fac.
Questo lavoro di mollo m om ento per lo studio della D ivina Com­
media, form a la seconda parte del secondo volum e della Proposta d i
alcune correzioni ed aggiunte al Vocabolario della Crusca, di l' incen
zio M onti, ediz. di M ilano, 1817-1826 , e 1828-1829. Si risco n tra
nelle edizioni successive di quest’opera, e fra le Opere del P er licari,
Bologna, Giuseppe Veroli, 1822, in 8., I II . fac. 1-502. È seguito in
q u ella edizione da u n Appendice di Osservazioni critiche sull'Apologia
di D ante; — B ologna, 1837-1839, tipogr. Guidi a ll'A n co ra , t. I .
fac. 161—425 ; — ediz. di M ilano, Silvestri, 1823, in 1 6 ., I . 209
420, II. 1—245; — M ilano, Bettoni, 1831, e nelle Prose Scelte, P a r­
m a, Fiaccadori, 1840, in 16.; e fu ristam pato da G. B. F an elli nella
Divina Commedia , opera patria, e c . , I I . 109-187.
Vincenzio M onti tra tta di questa opera in parecchie Lettere
a ll’ab . F o rtu n ato Federici ( Opere, V . 16 5 , 170 , 1 9 6 ), ed in u n a
così favella ; « Questo nobilissimo scritto sviluppando la ragione mo­
li rale di tutta la Div. Com. può riguardarsi come principale e ge­
li nerale comento di tutto il Poema » . Infinite analisi si fecero di
questa opera nei giornali letterari d’Italia, m a io slarò contento a
citare le seguenti: Giorn. Arcadico, V II. 91-101 , 184-196 , a r ti­
colo di Salv. B etti;— Bibliot. h a i., X X . 3 -1 4 , X X X V II. 337-351,
X L I. 303 -334. Q uesti ultim i due a rtic o li, fattu ra del sig. P . Z.
(P aride Z ajolti), furono ristam pati in fine d e ll Appendice alla P ro
posta, M ilano, 1826, fac. 353 e segg. Vedi anche nel tom o X V III.
4 1 9 -4 2 0 , u n a protesta dell’aulore dell’opera in tito la ta, Discorso in
cui t i ricerca qual parie aver possa il popolo nella formazione d'una
lingua (G. B. Niccolini), contro il lavoro del P erticari; — Ricoglitore
di M ilano, X . 2 71-276 , X II. 6 5 -7 1 , X II I . 2 6 -3 2 , articolo di F il.
Cocchi; — Effem. Letter. di Roma, I . 4 2 -6 1 , 2 2 6 -2 4 2 , I I . 381-396;
— Giorn. ligustico, II. 4 83-488 (articolo dello Spotorno) ; — V edi
anche u n articolo sul P erticari di A. Benci nell’ Antologia di F i­
renze, V II. 139-142, e uno studio Delle opere e della vita del Conte
Giulio Perticari di F ed. T o rre , in 8., di 27 fac., inserito prim a nel
Lucifero di Napoli del 1845. Citerò anche le confutazioni dell’opera
del P erticari, che tu tte, qual più q ual m eno, si riferiscono al Poem a
di D ante o al suo trattato Del Volgare eloquio (1).
(I) Vedi pure i due scg. articoli: Iscrizio n e di un dotto Veronese
sull’ opera del conte Perticari in difesa di Dante ( Bibliot. Ila l., XVIII.

�ACCUSE E APOLOGIE

449

Lettere di Pamfìlo (1’ abate Biamonti) a Polifilo sopra l' Apologia
del libro della volgare eloquenza . Firenze , 1821 , in 8. di 152 fac.
Quest’opuscolo , di cui ho riscontrato un esem plare in carta grava
nella P a latina, fu analizzato nell’ Antologia di Firenze , IV. 529
5 3 2 , articoli) dell’ ab. Giov. P a g n i, seguito da u n a Lettera del
m arch. Cesare Lucchesini.
Appendice critica all'opera del Conte Giulio P e rtìc a ri, la quale
forma il voi. IV . della Proposta. (Antologia di F irenze, I. 323-392).
Confutazione di un articolo della Biblioteca Italiana . Lezione di
Gaspero Benc ini. Detta nell’ Accad. della Crusca nell’ adunanza del
di IO A prile 1827. [Atti della Crusca, I II . 434-441).
I l Pertìcari confutato da Dante. Cenni di Nic. Tommaseo. M i
lano , tipogr. Sonzogno, 1825, in 12., di 68 fac. — Appendice, o sia
Risposta di N . Tommaseo ad un articolo della Biblioteca Italiana. M i­
lano, tipogr. Sonzogno, 1826, in 12., di 27 fac. Questi due opuscoli
vennero analizzati nel Giorn. Ligustico, 1828, fac. 627-629.
Cai. ms. della Palalina.

Sopra una scoperta postuma del Conte Giulio Pertìcari. Bagiona
mento del m arch. Scipione C o lelli. Livorno , tip. Glauco M a s i,
1825, in 8. A naliz. nel Giorn. Ligustico, I. 45-52.
Dubbj di Giovanni Galvani sulla verità delle dottrine Perticariane
riane nel fatto storico della lingua , esposti brevemente in due d i­
stinte operette. M odena, tipogr. C am erale, 1834, in 8., di 125 fac.
Il secondo di questi due o p uscoli, che com prende le fac. 39-94,
è intitolalo : Alcune postille al primo libro del Volgare eloquio di
Dante A lig h ieri, ove si tratta la quistione istorica del nostro volgare.
Cat. ms della Palatina.
,
Di alcune autorità rapportate dal Conte Giulio Perticari, e se que­
ste confortino veramente o interamente le opinioni da lui sostenute; le­
zione di Giov. Galvani. Continuazione dell’opera precedente, p u b ­
blicata nel Giorn. letter. Modenese, l ì . 8 1 -9 9 .
Ragionamento sull'opera del Pertìcari intitolata Dell’ Amor patrio
di Dante, del m arch. Cesare Lucchesini. Lavoro inedito citato nella
N otizia biografica sul Lucchesini del M azzarosa, Lucca, tipogr.
G iu s ti, 1832, in 8. , fac. 25. (1).
* 1 7 , e XX. 2 8 5 ) ; — In morte del Conte Pertìcari. Alludesi alla sua
allegoria di Dante Alighieri ( Rime e prose del March. Gius. A n lin ori,
Pisa, Nistri , 1842, t. 1.).
(1)
Questo articolo probabilmente non è ch e la Lezione delle Opere
del conte Giulio Pertìcari, della dal Lucchesini all'Accad. di Lucca il 6

29

�450

ACCUSE E APOLOGIE

Annotazioni alle Considerazioni del Conte Perticari circa lo studio
della lingua, dell’ abate Gius. T averna. L ettu ra all’ Ateneo di B re­
scia, rico rd atan e’ Commentarli degli anni 1818-1819, Brescia, N ic .
B ettoni, 1820, in 8. , fac. 135-137.

327

* Delle accuse date a D ante e de’ pregi di
l u i , in occasione delle solenni esequie del fu
sign. D. Luigi T r e v i s a n i , prefetto degli studj
nel sem inario di V e r o n a , gran d e conoscitore
e difensor valoroso della Div. Com. ; Serm one
(in versi) al P. Ant. Cesari.
Sermoni di F . V illardi Veronese, M ilano, Gius. Pogliani, 1822,
in 8. , fac. 21-26.

328
* Dante rivendicato. L e ttera al Sign. Monti,
l'dell’ Autore del Prospetto d e l P arnaso I ta ­
liano (Fr. Torti). F u lig n o , tipogr. Tom m asini
s i n i , 1825 , in 8., di 194 fac. (1 ). 3 Paoli.
Risposta alla Proposta del M onti (2). Un secondo titolo dice :
Lettera sopra il poema di Dante. V enne analizzata nel Nuovo Giorn.
defletter., X I. 124, nell'Antologia, X X . 3 0 -4 2 , e nella Rem e ency
clop. di P a rig i, X X X I. 4 2 7 -4 2 8 , articolo del S a lii. F u consultata
questa opera per la compilazione dell’Appendice alle note dell’ediz.
della Div. Com. di Firenze, 1838.

m arzo 4828, stampala fra le sue Opere edite ed in e d ite , Lucca, tip. G iusti,
1832, in 1 6 , IX. 149-166.
(1) L’ egregio sig. Pièci cita un’ edizione del 1829, m a è una svista
salvo il caso che non si tratti di una seconda edizione.
(2) Questa opera verrà ricordata nel §. M iscellanea Dantesca.

�451

§ . III. INTRODUZIONE ALLA LETTURA DI DANTE.
O r ig in e

329

k s t o r ia

del

po em a.

* Perchè D ante sia stato mosso a scrivere
dell’ I n f e r n o , del Purgatorio e del Paradiso ;
— P er quale cagione D ante ha intitolato tutta
lopra sotto nom e di Comedia e le parti princi­
pali ha chiam ate C a n tic h e , e II Capitoli canti.
Discorsi p relim inari del Comento di G uiniforte delli B argigi.
Vedi il §• Comenti Stam pali.

330

* Epoca del poem a di D ante ; suo titolo.
P e lli, Memorie per servire alla vita di D ante, ediz. del 1822,

fac. 161-166.

331

* Perchè D ante abbia scritto il m aggior suo
Poem a in lingua volgare ; — Perchè 1 abbia
intitolato Com m edia A chi dedicate le C an ­
tiche della Com m edia ; Di qual anno sia
stata finita la prim a Cantica della Commedia ;
— Nel 131 8 non avea per anco il Poeta pub­
blicata la Cantica del Purgatorio ; Di che ann o
dedicata la terza Cantica; Obiezioni alla chiu­
sa della Com m edia disciolte.
Aneddoti del D ionisi, n.° IV , cap. I, II, X V I, X V II, X IX ,
XX e XXL

332

* Epoca del poem a di Dante ; Perchè D ante
non formò il Poema in latino ( ì ) ; Perchè
( i) Trovo citala nel Poligrafo di V erona, 1836 , II. 7 8 , siccome ine­
dita, una Lezione d i F r. P ersoni in torno ¡’ avviso d i D ante di scrivere il
suo poem a in lingua, volgare a n zi che latina. Vedi anche la fac. 243 di
questa opera.

�452

ORIGINE E STORIA DEL POEMA

D ante intitola C om m edia il suo Poem a ; —P e r ­
chè la Div. Com. detta d iv in a; Luoghi della
nascita della Div. Com.
C ancellieri, Osservaz. sopra originalità della Div. Com., fac.

19, 51, 69-70, 124-125.

33

* Perchè D ante scrivesse il suo Poem a in
volgare.
Cap. X X X IV della seconda p arte del trattato dell’ Amor pa­
trio di Dante del conte P erticari, già da m e ricordato a lla fac. 4 4 7 .

34

* Palimpsesto critico, dal tem po in cui D a n te
incominciò a scrivere la Divina Comedia si co n ­
gettura.
Cap. V I delle Industrie filologiche del B a rc ellin i, fac. 7 2 - 8 6 .
V edi il cap. S pirito religioso della D iv. Commedia.

935

* Osservazioni circa il tem po nel quale i n ­
cominciò a scrivere D ante Alighieri il suo D i­
vino Poema.
S tanno a fac. 80-96 della Vita di Bosone da Gubbio p u b b lic a ta
dal R affaelli, e inserita nel t. X V II delle Deliciae eruditorum d e l
Lam i.

336

* Osservazioni intorno al tem po , in cui pro,
f
■■
babilm ente sia stata dettata' la Divina Corri
media.
Cap. III de’ P relim inari dell’ ediz. della Divina Commedia d i
L ip sia , 1826.

337

* Q uando abbia D ante
poema.

cominciato il su o

G. Ponta. Nuovo esperimento sulla principale allegoria della Di
Commedia, R om a, 1843, in 8 ., fac. 139-146.

338

* Quando furono scritti l’ Inferno e il P u r
g a to rio , ragionam enti di Pietro Fraticelli.

�ORIGINE E STORIA DEL POEMA

453

Inseriti in nota nella sua edizione delle Lettere di Dante del
1840, fac. 174-189 , e ristam pati dal signor T orri nella sua edi­
zione del 1842, fac. X X X IV -X X X IX .

*39

* In qual anno fosse da D ante finita la Can­
tica dell’In fe r n o , ed opinione critica intorno
eli’ epoca in cui essa Cantica fu c o m in c ia ta .
Ragionam ento del prof. Pietro V e n t u r i , letto
all’ Arcadia il di 3o di Maggio 1844Giorn. Arcadico, C. 174-198.
Vedi parim ente sul medesimo argom ento l’ opera del conte
T ro y a Del veltro allegorico di Dante (1826, passim), e C. W itte nella
sua ediz. del 1827 delle Lettere di D ante.

340

* Quando Dante abbia scritto il Purgatorio
e il Paradiso.
D io n isi, Preparazione storica , cap. L X I, t. I I , fac. 225-229.

341

* Annotazione sopra el tem po del Viaggio
di Dante.
E in un Cod. cartaceo in fogl. piccolo del secolo X V della Lau
renziana ( Cod. G a d d ia n i), P lut. L X X X X sup., n.° C X X X I.
Bandini, V. 402.

342

* T em p o del Viaggio di D ante per
ferno.

1 In­

Q uesta notizia sia in fronte della collezione de’disegni D ante­
schi di Giovanni Strada descritta alla fac. 303.

343

* T e m p i e luoghi ' del Viaggio di D ante di
Benedetto Buommattei.
Ms. autografo cartaceo di 13 car. in 4. , conservato nella M a
gliabechiana, cl. V II, n.° 164, e proveniente dalla Strozziana. Q ue
sta notizia si riscontra in u n altro Codice della Strozziana, n .° 255,
oggi p ure n ella Magliabechiana , P alch. IV , n.° 131, tomo I, car.
1- 8.

344

* Nota del tem po che messe D ante nel suo
viaggio.

�*54

ORIGINE E STORIA DEL POEMA

E un altro scritto autografo di Benedetto Buom maltei, dio for­
ma 4 car. comprese nel Codice della Mayliabechia n a , cl. V I I ,
n.° 164.

345

* O pinione in torno al tem po del Viaggio d i
Dante.
Pubblicata nello car. preliminari dell’ ediz. degli Accademici
di Firenze, 1595, e ristampata in line del tomo I di quella di P a ­
dova, 1727.

346

* L ’ epoca della visione di D ante ; — E s a m e
delle opinioni de’ m oderni sull’ epoca della v i­
sione ; — Si conferm a la visione nell’ equinozio
vernale ; — Si stabilisce 1’ epoca della visione.
Aneddoti del D ionisi, n.° IV , cap. V I, V II, IX e X .

347

* Di un a nuova opinione intórno all’ a n n o
in cui D ante finge d ’ aver fatto il suo poetico
viaggio. Discorso di G. B. P ia n c ia n i. Rom a
184*2 , in 8.
Im pressione a parte di una Notizia letta nel 1841 a ll’ Accademia
Tiberina di Rom a, e inserita nel Giurn. Arcad., L X X X 1X . 2 5 1 -2 8 4 .
È un esame della opinione prodotta su questo argom ento d all’ a b .
Zinelli nel suo Spirito religioso della Die. Coni. Vedi nel G iorn.
A rcad., X C II. 202-203, il Ragguaglio delle prose e A lti dell' Accad.
Tiberina nel 1841, del t a b i M ontani.
Album di R om a, 1842, fac. 8 6 ; — l-’abi Montani, A tti dell' A cca d .
T iberina nel 1841 , R om a, 18 4 2 , in 8.

34

* Del vero giorno in che avvenne il P ie n o
della luna di Marzo nell’ anno i 5o o , e della
vera epoca in che ebbe com inciam ento la V i­
sione di D ante Alighieri. Dichiarazione d^l
prof. P. Venturi.
Pubblicala nella Rivista di Roma , n.° dell’ 11 settembre 1843.
Il sig. Venturi no fa sapere in questo articolo eh’ egli attende
parecchi anni a una edizione con conienti della Div. Commedia.

�ORIGINE E STORIA DEL POEMA

349

455

Su la data e intento politico del Viaggio ai
regni della m orte di Dante Allighieri, di F r.
Gregoreti.
Notizia ricordata nella Gazzetta di Venezia del 1845.

350

* Sopra il titolo della Divina Commedia.
Proginnasmi poetici d’ Udeno Nisieli ( Benedetto Fioretti ), Fi­
renze, M a lin i, 1595, in 4. , IV . 16.
■Osservazioni letter. del M affei, I I . 9 2 -9 4 . Vedi sim ilm ente la
Prefazione da lui posta nel principio delle Opere del Trissino, ediz.
di V ero na, Jacopo V a lla rsi, 1729, in fo g l., fac. X X IX , e i suoi
Scrittori Veronesi, fac. 55.

351

* Della cagione per cui abbia D ante voluto
dare a questo suo poema il titolo di C o m m e ­
d i a . Parere di Filippo Rosa Morando.
Estratto delle sue Osserv. sopra la Div. Com. ( Inferno, C. X X )
inserito nell’ediz. di Venezia, 1757 (t. I I I ), e ristampato nel tomo
I delle edizioni di R om a, 1791, 1815 e 1820, e nel tomo l ' di
quella di P adova, 1822.

352

Perchè Divina Commedia si appelli il Poem a
di D a n t e . Dissertazione di un Italiano ( D om e­
nico d e ’ Rossetti ) . M ila n o , 1 8 1 9 , in 8.
3 Paoli.
Analizz. nel Giorn. A rc a d ., IV . 35-43.
R iv ista E u r o p e a , giugno 1842, fac. 278.

353

* Del titolo e della dedica del Poem a di
Dante.
Capitolo prelim inare delle Note ad alcuni luoghi delli primi cin­
que Canti della Div. C om ., di Filippo S colari, Venezia, 1819, fac.
17-21.

354

Sopra il titolo della Divina Commedia.
Questo articolo, sottoscritto con le iniziali D. R . , fu inserito
nella Gazzetta di M ilano, n.° 103 del 1823.
Sono pur da consultare sul medesimo argomento la Lettura pri­
ma del Celli sopra l’ Inferno, fac. 56-78, e il Quadrio, V. 55-57.

�« 6

355

ORIGINE E STORIA DEL POEMA

* Egregio et magnifico viro dom ino Uguc
cioni de Faggiola, inter Itálicos proceres quam
plurim um p raeern inen ti, frater Hilarius humilis
Monachus de Corvo in faucibus Macrae salu
tem in eo qui est o m niu m vera salus.
Q uesta lettera di grandissim o momento per la storia d ella D ivi­
na Commedia e del Poeta, scritta nel 1308 o 1309, fu la p rim a volta
pubblicata dal Melius [Vita del Traversati, fac. CCCXXI-CCCXXIl)
sopra il Codice della Laurenziana, P lu t. X X IX , n.° V I I I , ms. m i­
scellaneo mem branaeoo in 4. del secolo X IV , che si crede di m ano
del Boccaccio per uso proprio (1), e venne descritto dal Bandini (II.
9 -2 8 ). Essa fu ristam pata prim a dal Dionisi (Preparazione storica,
II. 209-217) che vi aggiunse u n a traduzione italian a e alcune note,
dipoi dal signor T ro y a in fine del suo Veltro allegorico di Dante, fac.
208-214, e dal prof. Muzzi dopo alla sua edizione delle Tre E p i­
stole latine di D ante, Prato, tipogr. Giachetti, 1845, in 8. , fac. 38
54; egli vi h a aggiunto i Cenni su frate Ilario e sulla sua lettera ,
alcune Varianti ira il testo Dionisi, T roy a e il Codice Laurenziano,
u n a traduzione italiana e Dubbi concernenti alla Lettera di frate lla
rio. Il sig. A rtaud ne diede una traduzione francese nella sua Vie
du D ante, fac. 196-199.
L’autenticità di questa lettera disputata dal sig. W ilte ncH’/ / e r
mes di Lipsia ( n.° X X II, fac. 153 j , fu difesa dal T ro y a ( loc. cit.
fac. 205-208) e dal sig. F raticelli nella sua edizione delle Epistola:
di D ante, fac. 186-189.

356

* Sopra la lettera di F rate Ilario del Corvo.
11 Progresso di N apoli, 1 832, I I . 314-318. È parte di uno
scritto anonim o del conte T roya sopra il Veltro allegorico de' Ghi­
bellini.

357

* Osservazioni critiche del prof. Pietro V en­
turi sulla L ettera di F rate Ilario monaco nel
Monastero di C o r v o , colla quale si pretende
dedicata ad Uguccione della Taggiola la C an.
(O Quesla opinione prodotta dai sigg. Stefano A udin e P ietro F ra ti­
celli vien contrastata dal sig M ussi nell’opuscolo citato a ('ac. 52-54.

�ORIGINE E STORIA DEL POEMA

C
ntaica dell’ Inferno di Dante. Lette
T ib e rin a , il 22 di Agosto 1842.

457

nell’ Accad.

Inserite nel Giorn. Arcadico,,C. 7 5 -9 8 . Incom inciano con la tra ­
duzione della Lettera di F ra te Ilario. Vedi intorno ad esse la Rela­
zione delle Prose e A tti di questa Accademia pubblicata «lai sig.
Feder. Petrelli nel Giorn. Arcad. CIV. 99.

358

* Se l’inferno dedicato da F r. Ilario sia egli
quello stesso , che si legge al presente.
D ionisi, Preparazione storica, cap. L X , II. 217-224.

350

* Probabilità che Dante compisse nel i 5o 8
la Cantica dell’ Inferno ; — Se di L un ig ian a la
inviasse ad Uguccione della Faggiola; —Se D ante
dedicasse la Cantica del Purgatorio a Moroello
Malaspina III.
Si svolgono questi argom enti nella Risposta di E . Repetti al sign.
Colonnello G. P . ( Pepe ) sopra alcune congetture intorno Dante A li­
ghieri, pubblicata nell’Antologia di Firenze, n.° L X X IV , fac. 1 -2 1 .

360

* Epistola dedicatoria della Cantica del P a ­
radiso : Magnifico atque glorioso d o m in o , do­
mino Kani G ran d i de Scala..................
Vedi nelle Opere minori il § . Epistole di Dante.

361

* Se Dante dedicasse a Federigo III re di
Sicilia la Cantica del Paradiso : e della L ettera
di frate Ilario a Uguccione della Faggiola ; in­
dagine storico-critica per servire alla storia
de’ sentim enti politici dell’ Alighieri.
Questo egregio lavoro del signor Silvestro Centofanti, non con­
dotto a term ine , fu inserito nell’ Antologia di F irenze, X L V . 56
76; X L V I, 1-23.

362

L e ttera di Silvestro Centofanti al Sign. Ales­
sandro T o r r i , sopra F ra te Ilario.
Questo sc ritto , in cui il sig. Centofanti vuol provare con forti

�458

ORIGINE B STORIA DEL POEMA

ragioni che la Lettera attrib u ita a frate Ilario è a p o c rifa , fu com ­
posto nel 1834. È tuttora inedito, m a il sig. T o rri mi scrive essere
sua intenzione di pubblicarlo in breve con u n a Lettera critica sui
Comenti a due passi della Div. Commedia.

* Sulla dedicazione del Paradiso a Federigo
I I I , Re di Sicilia.
Arrigo di Abate , ovvero la Sicilia dal 1292 al 1313 , del cav.
Gius, di C esaie, N apoli, 1833, in 8. , fac. 173-176.
O r ig in a lità ’ d e l l a

D iv . C o m m e d ia . ( 1)

■ H n ’y a que la rhétorique qui puisse jam ais supposer que le plan
• d 'un grand ouvrage appartient à qui l’exécute (V ictor Cousin. In tro d u
ction à l' hist. de la philo so p h ie, \t&lt;= leço n ).
« Comment l ’oeuvre d’ Alighieri surgit-elle tout-à coup dans les ten è
bres de l'h is to ire , prolem sine m atre crea ta m ? Est-ce une exception
« unique à travers les siècles ? C’ est mieux que cela, c’ est 1*alliance puis
« santé de l’ esprit créateur e t de l’ esprit traditionnel ; c ’ est la rencontre
« féconde de la poésie des ¡lges n o u v e au x .............. Dante a résum é avec
« puissance une donnée philosophique et littéraire qui avait cours de son
« tem ps ; il a donné la formule définitive à une poésie nottante e t dispersée
• autour de lu i, avant lui. (C. Labilte. L a Divine Comédie a v a n t D a n te ).

* Studi sopra D a n t e . O rigine della Divina
Commedia , dell’ Ozanam .
Articolo inserito nell’ Université Catholique ( n.° del novem bre
1837.) e tradotto da G. B-----o, con aggiunta di note critiche e ¡sto­
riche, nella R ivista Europea di M ilano (1 8 3 8 ,1. 104-136, I I . 185
214). Fu ristam pato dal sig. Ozanam nel suo libro intitolato, Dante
et la philosophie catholique au X l l h siècle (fac. 325-342), e si legge
anche nella Divina Commedia, Opera sacra morale , storica-politica
del F anelli ( I I I . 133-220).
Il sig. Ozanam divise il suo lavoro in tre periodi discendenti ; il
l.o , dal XIV a l X I secolo, com prende i fatti generali, le rap p resen ­
tazion i plastiche, i racconti' slegati, le novelle in v ersi, le g ran d i
visioni, il Purgatorio di S . P atrizio, la Visione d Alberico, la Discesa
di S . Paolo a l i Inferno, il Canto del Sole e il Viaggio di S . Drendano;
il 2.o , dal X al VI secolo, la Visione di S . Wettino, la Risurrezione
(I) Per complemento a questo capitolo porrò in un A ppendice in lì ih;
del primo volume un §. intitolato : L a D ivina Commedia in n a n zi a D a n te .

�ORIGINALITÀ’ DELLA DIV. COM.

459

di un Norlumberlandese, e il Pellegrinaggio di S . M acario; il 3.° ,
dal l' al I secolo, epiloga le prime visioni crisliane.
Si può utilm ente consultare sull’ istesso argom ento la Tesi la ­
tin a del sig. Ozanam: De frequenti apud velerei poetai heroum ad ln feros descensu, P arisiis, 1839, in 8.

365

* Des sourees poétiques de la
médie par O zanam .

Divine Co

' N uova compilazione , o meglio com plem ento dell’ articolo già
citato dell’ islesso scrittore , inserito nel Correspondant di P a r ig i,
18Ì-5, IX . 337-370, 511-532. Com prende i seguenti capitali: Poe­
sia nel secolo. X / / / ; — Conversione di Dante ; — Ciclo poetico delle
Visioni ; — Discesa all’ Inferno presso ì poeti antichi ; — In che sia
l' originalità della Divina Commedia. Questo lavoro si è ristam pato
n ella seconda edizione della sua o p era , Dante et la philosophie ca
tholique au X I I I siècle , P a rig i, 1815.

36G

* Les
médie.

visions ‘ o n t p réparé

la Divine Co

H ist. letter. de la France avant le X I I siècle, di G. G. A m père, P a­
rig i, Hachette ,,1839, in 8. , II. 365-366.

367

* L a divine Comédie avant D ante p ar C har­
les Labitte.

Dotto lavoro inserito nella Revue des deux M ondes, IV Serie,
185-2, X 'X X I. 704-71-2, e ristam pato in principio della traduzione
francese del sig. Brizeu x , a fac. 73-115. È diviso in olto capitoli
che h anno i titoli seguenli. I. L 'A n tic h ità ; — E r 1‘ Armeno; — Te
spesio ; — La Bibbia. II. Prim e visioni Crisliane ; — Carpo ; S a tu ­
ro ; — Perpetua; — Cristina. III. Il soldato di S . Gregorio Magno;
— Trajano in Cielo; — I Pellegrini di S . M a ca rio ;— Santo l u r
seo; — S an Salvi. IV . Sogno di Gontramo; — Dritelmo Inglese; — I l
Risuscitato d iS . Bonifazio;— Dagoberto; — Carlomagno; — Wellino.
V . I l Prete degli A nnali di S . Berlino; — Bernoldo ; — Carlo il
Grosso; — I l finimondo. V I. Viaggio di S . Brendano; — Sermone
di Gregorio VI I ; — Frate Alberico; — Caverna di S . P atrizio ,
Timarione. V II. Dominio del grottesco per i Trovieri; — Adamo di
Ross ; — R u tebeuf; — Raolo di H oudan; — Novelle in versi. V III.
D ipinti e Sculture; — Mistero rappresentalo a Firenze ; — Tesoretto
del L atini ; — Danle; — Conchiusione.

�*60

368

o r ig in a l i t à ’ d e l l a

d iv . com .

* St. P a trick's P urgatory -, an E ssa y on the
legends o f P urgatory , H e ll, and P aradise ,
current d u rin g the m iddle A g e s ; by Thomas
W r ig h t , corresponding member o f the Royal
In stitu te o f France. L o n d o n , John R ussell
S m ith , 1844? in 8 . , piccolo di X I —1 9 2 fac.
6 scell.

O pera molto dolta e utile a consultare per lo studio del ciclo
poetico e leggendario al quale appartiene il Poema di D ante . La
sua im portanza fu messa in bella m ostra da un ragguaglio inse­
rito nella Rem e de bibliographie analytique (1 8 U , 3Ì-0-343). A fac.
122-128 dell’ opera del sig. W rig h t si riscontra un capitolo intito­
la lo : Comparison of the Divina Commedia with the oldcrs visions (1).
London C ata l., Suppl., fac. 132.

369

* Donde D ante traesse la sua Divina Comedia.
il Rossi, D ia lo g o di Malatesta P orta, Rimino, Giovanni S embeni,
1589, in 8. , fac. 1G0. D ante, secondo questo scritto re, tolse l’ idea
del suo Poem a dal rom anzo Guerrino il Meschino, opinione nuova­
m ente prodotta dal Vannozzi nelle sue Lettere miscellanee, Roma ,
M anelfi, 1608, II. 54-8.

370

* Che l'az io n e imitativa da D ante nella sua
C om m edia era verisimile.
Lezione inedita detta per II Mesto (Lorenzo Giacomini) a ll’Ac­
cadem ia degli Alterati di F irenze il 13 agosto 1590. Essa fu in al­
cune letture alla medesima Accademia confutata per II Tenero
( Gio. Batt. Strozzi ) e sostenuta per 11 Regente ( il principe Gio­
vanni de’Medici ) . Vedi una Notizia su l’Accademia degli Alterati
e su Lorenzo Giacomini, stam pata nella Collezione d'opuscoli scient.
e letter, di F iren ze, ( V I. 25 e segg. ).

(1) Utile al pari che piacevole sarà consultare i capitoli l' e VI di un’opera
intitolata: Ancient m ysteries described especially the E nglish m iracle p la y s
founded an a p o cryp h a l N ew -Testainent sto ry e x ta n t am ong the im p u
blished, by Will. Hone. L o n d o n , 1,823, in 8., fac. 120-147, eon una tavola.
Essi sono intitolati : The Descent in to Hell ; • H earn p rin t o f the de

scente into Hell.

�o b ig in a l it a ' d e l l a

37&lt; * Doutes proposés sur
le P. Hardouin Jésuite.

DIV. COM,

461

1’ âge du Dante p ar

Articolo inserito nel Journal de Trévoux, n.° dell’agosto 1727,
fac. 1516, e ristam pato nelle Mémoires d'u n e société célébré, ou
Mémoires des Jésuites sur les Belles lettres, les sciences et les arts ,
dell’ab. G rosier, Parigi, Defer Demaisonneuve, 1792, in 8., I. 289
305. Il p. H arduino aveva già prodotta 1’ opinione che form a il
subiolto di questa dissertazione nella sua Chronologia ex nummis
antiquis restituta (P a rig i, 1697 ).
Pelli, fac. 159-160.

A L etter in A n sw e r to F ather H ardouin.

37a

Confutazione della dissertazione del p. H arduino, inserita nello
State o f lite Republick of letters, t. V, gennaio 1730, fac. 5 7 -7 1 .

373

* Risposta a ’ Dubbj del P H a r d u i n o propo­
sti nelle Memorie di Trévoux dell’ anno 1727.
Intorno 1’ autore della Commedia volgarmente
detta di D ante Aldighieri.
Dissertazione del marchese abate Giuseppe Scarampi (1), stam ­
pata fra i Prolegomeni dell’ edizione della Div. Commedia di Ve­
rona, 1749, t. I, fac. X X X IX -L III.

374

* L ettera di risposta in cui si prova esser
D ante il vero Autore della Div. Commedia.
Questa L ettera, scritta contro il p. H ard u in o , venne inserita
nel M agazzino Toscano (Livorno, S antini, 1754, in 4 ., I. 7 3 -7 7 .)
E un compendio della dissertazione dell’ abate Scaram pi.
Lo scritto del p. H arduino fu parim ente confutato dal Goujet
Della sua Biblioth. française (V II. 301-309). Vedi inoltre le Os­
servazioni del Cancellieri, fac. 4 -5 , dove sono due paragrafi intito­
lali: Sogni del p. Arduino; — Del Dante inventato da un }}'iclcfista.

37s

* Lettera di un Accademico della Crusca
( Monsig. Gio. Bottari ) scritta ad un altro Ac­
cademico della medesima.
(1) In molti luoghi si confuse questo scrittore col cardinale G iuseppe

Garampi.

�462

o r ig in a l i t à ’ d e l l a

d iv .

com.

Q uesta Lettera in cui si prende in esame la quistione se l ' idea
della Div. Com. sia propria di D ante, o tolta da qualche a ltra opera,
venne pubblicata nelle Symbolae litterariae di A nt. F r. Gori ( Decas
secunda, Roma, Pagliarini, 1753, V II. 175-196). F u ristam pata nel1 edizioni di Roma 1815 (IV . 1-15) e 1820, e in q u ella di Padova,
1822, (V . 137-1 55). Il sig. F erd . G rassini dice nel suo Elogio del
B ottari (Firenze, 1818, in 8. , fac. 50), che il ms. originale di qu e­
sta opera da lui posseduto , aveva il titolo seguente: Lezione sopra
il pozzo di S . Patrizio. . . . tratta da una lettera scritta dall' In ­
nominato Monsig. Gio. B ottari al Repurgato, e letta nella Accademia
della Crusca , la m attina del 27 settembre 1748. Raffrontatolo con
1’ edizione im pressa afferma di avervi riscontrato m olte correzioni
e addizioni. Il p. Zaccaria nella sua Stor. letter., IX . 463, diede un
estratto della L ettera del B ottari.
Il
Bottari discute in questo scritto l’opinione prodotta p rim a di
lu i da M alatesta P orta, dal Vannozzi e dal F ontanini (Eloq. Ita l.),
se D ante potesse aver tolto il subietto del Poem a dal rom anzo II
Meschino (1), e giudica che questo romanzo fosse anticam ente scritto
in lingua Provenzale , e tratto in lingua F io ren tin a dopo D an te, e
che il tra d u tto re , come com unem ente seguiva in que’ te m p i, nel
volgarizzarlo sia andato am pliando q u à e là con le invenzioni
della Commedia di D ante . Rispetto alla visione d’Alberico sì r i
striglie a notare due o tre somiglianze fra essa e il Poema di D ante.
Vedi nelle O sservazioni del Cancellieri citate da me più in n a n zi, a
fac. 8- 9, 1 1 , e 3 7 -3 8 , i paragrafi in tito la ti: Se Dante abbia rica­
vato la Div. Com. dal Romanzo del Meschino; — Notizie di M on­
sig. Gio. B ottari; — Opinione del Vannozzi sopra Dante.

376

* Il Poeta D ante ha preso alcuna cosa dal
Ritmo Pepiniano.
Cap. X X IV , fac. 197-200 dell’ opera in tito lata: Il Ritmo Pe
piniano volgarizzalo conuntalo e difeso da Giov. Jac. D ionisi, Ve­
rona, per l'Erede di Agostino Carattoni, 1773, in 4. Secondo il Dio­
nisi , D ante ha preso da questa opera la form a delle sue rim e e il

(1)
Questo rom anzo, del quale parlerò più distesamente al §. La Div.
Com. in n a n z i a D a n te , ebbe gran num ero di edizioni ehe vennero regi­
strale neH’eccellente B ibliografia de R om anzi, e Poem i Rom anzeschi d ’I ta ­
lia del conte tì. Melzi, M ilano, T o si, 1838, fac. 275-282. La prima è di P a ­
d ova, 1473, in foglio.

�o r ig in a l i t à ’

DELLA DIV. COM.

463

num ero dei canti del suo Poema : e questa osservazione del dotto
canonico pare a me non poco stran a.
Cat. ms. della Palatina.

*
Di un antico testo a penna della Divina
Com m edia di D a n t e , con alcune Annotazioni
sulle varianti lezioni e sulle postille del mede­
sim o . L e ttera di Eustachio Dicearcheo ( P.
Abate di Costanzo) ad Angelico Sidicino (Luigi
A ntonio Som pano ) . R o m a , stam p. F u lg o n i ,
1801 , in 4 5 di 111 fac.
Descrizione di un famoso Codice Dantesco di M ontecassino, ri­
stam pala nell’edizioni della Div. Coni, di Roma, 1815 (IV. 17-107)
e 1820, e in quella di Padova, 1822 (V. 157-268). L a p rim a parte
di quest’ opuscolo, com presa nelle fac. 6 -2 5 , discorre specialm ente
dell’ originalità del Poem a di D a n te , e questo passo fu riprodotto
nei Prolegomeni del tomo II dell’ediz. di M ilano, 1804, e in quella
di Londra, 1808, I. X IX -X L II. In questa ultim a h a per titolo :
Estratto di un antico testo a penna della Div. Com. di Dante. Dal
quale si ravvisa donde prendesse probabilmente Dante l’ idea del suo
poema. Leggo nelle Osservazioni del Cancellieri (fac. 114), il quale
ha lungam ente p arlato dell’ opera del p. di Costanzo, che egli si
proponeva di pubblicarne una nuova edizione con num erosi cam­
biam enti e im portanti addizioni, ma nulla fu trovalo fra i suoi
mss.
Secondo il p. di Costanzo, D ante tolse il subietto del suo Poema
dalla Visione di frale Alberico conservata in un Codice m em brana­
ceo del secolo X II della Biblioteca di Montecassino (1). Questa opi­
nione era già stata messa in campo dal canonico Mazzocchi (2), dal
Bottari e dal Dionisi nel suo Ritm o Pepiniano citato sopra ; opinio­
ne difesa o contrastata nelle o p e re , di che darem o adesso l ’ in d i­
cazione.

(1) Codice in foglio piccolo, scritto fra il 1159 e il 1180, e segnato n.°
257. Vedi intorno a ciò le O sservazioni del Cancellieri, fac. 23-24.
( 2 ) Libro de cultu SS. E p isco p ■ Neap., Pari. III, cap. I, §. 2. Vedi nelle
O sservazioni del Cancellieri il paragrafo intitolalo : Opinione del M azzocchi
su Dante.

�464

o r ig in a l i t à ’ d e l l a

d iv . com .

D ell’ opera del Costanzo fu dato un ragguaglio da Felice M a
riottini nelle E ffem. letter. di R om a, 1806, fac. 156 e 330; vedi
parim ente intorno a ciò la Storia letter. d 'Ita lia del G inguené, I I .
12, e la P reparai. Stor. del D ionisi, fac. 6.
7
Paoli, Cat. Piatti del 1820; — 5 Paoli, Cat. Porri, Siena, 1845;— Cat.
m ss. della Palatina e Magliabechiana.

378

* L ettera scritta dal prof. Luigi Canali al
prof. G a tte s c h i, redattore del G iornale Pisano,
nella quale si dà 1’ estratto di un opuscolo del
Rev. Padre Ab. D. Gius, di C o s ta n z o , Monaco
Cassinese, stam pato in Roma fino dall’ anno
1801 , e diretto a conferm are ciò che riguardo
ad un certo Monaco Alberigo ed al nostro
Poeta D ante scrisse p rim a di tutti il dottissimo
Mons. Bottari.
F u , con la dafa di Perugia, 22 aprile 1808 , inserita nel Nuovo
Giorn. de'letter., IX . 231-247. E una risposta al Prospetto del P a r­
naso Italiano del T o rti, nel quale si propugna 1’ assoluta o rig in a­
lità di Dante tanto nella m acchina del Poem a quanto ne’ p artico lari
dell’esposizione.
V e rm ig liai, S c ritt. P e ru g in i, I. 266.

379

* Dell’ originalità di D ante A lig h ieri, Ragio­
nam ento di Pompilio Pozzetti.
In questa dissertazione si difende 1’ originalità del Poem a di
D ante contro iL V a n n o zzi, il Canali e altri critici, i quali ten n ero
1’ opinione che D ante togliesse il subietto del suo Poem a dal ro ­
m anzo Il Meschino. Si riscontra negli A lti d e li Accad. Italiana
(Livorno, Tommaso Masi, 1810, in 4 . , t. 1, p art. I I , fac. 2 5 -7 1 ).
N otizie degli S c ritt. E sten si, III. 27.

380

* L ettera scritta da Luigi Canali al Sign.
Abate Pompilio Pozzetti.
V enne, con la data di Perugia 25 giugno 1811, inserita negli
Opuscoli letter. e scientif. ( Firenze , 1812, X IV . 61-66 ).

�ORIGINALITÀ’ DELLA

IMV. COM.

465

Considerazioni sopra tre articoli del G io r­
nale Padovano d ’ Italiana letteratura , di P o m ­
pilio Pozzetti . F ir e n z e , N ic c . C a r l i , i 8 i 3 ,
in 8.
Osserv. del Cancellieri, fac. 16. Vedi in questa opera a fac. 89-92 i pa­
ragrafi intitolati: Difensori dell’ originalità, di D ante ; — Che debba deci­
dersi d i questa controversia.
I

* Da chi abbia preso D ante
Poema.
V

1 idea del suo

i

Preparazione storica del D ionisi, cap. I I, fac. 4 -1 8 . E gli tiene
1’ opinione dell’ abate di Costanzo.

* Osservazioni in torno alla questione p io ­
mossa dal V a n n o z z i, dal M azzocchi, dal Bot
t a r i , e specialment^ dall’ Abate Giustino di
Costanzo sopra l’originalità della Divina C o m ­
media di D a n t e , appoggiata alla Storia della
Visione del Monaco Casinese Alberico ; ora p er
la p rim a volta pubblicata e tradotta dal. latino
in italian o , da F r. Cancellieri. R o m a , F r.
B o u r liè , 1 8 1 4 , in 1 2., di X l l - a 65 fac.
Q uesta o p era , dedicala al cardinale Lorenzo L itta , è adorna di
un frontispizio inciso da G. lì. Cipri ani, sul quale si vede un a vi­
gnetta p resa dal rovescio di u n ’ antica m edaglia di D ante, e di u n
fac-sim ile dei Codici Casinesi 512 e2 5 7 , contenenti il t.° il poem a d i
D anle, il 2.° la V isione d’A lberico. Essa è di grandissim o mom ento
perchè racchiude u n a serie di docum enti singolari relativi alla v ita
ed alle opere di D ante. Di questo lavoro diventalo ra ro e dfficile a
procacciarsi, il Cancellieri lasciò un esem plare con m olte correzioni
m anoscritte, che vien ricordato nel Catalogo di tutte le produzioni
letterarie edite ed inedite del Cancellieri, Rom a, 1827, in 8. Si diede
u n ragguaglio, delle Osservazioni nel Magas. encyclop. del M illin ,
1815, V. 465-470.
La pubblicazione di un articolo prodotto dallo scritto dell' abate
di Costanzo, inserito nel giornale tedesco Morgenblatt e tradotto
30

�466

o r ig in a l i t à ’ d e l l a

d iv .

com.

nel Publiciste di P arig i, n.° del 30 luglio 1809 , diede occasione
a ll’ opuscolo dell’ ab. C ancellieri, il quale en tra nell’ opinione d e l
l’a b a te di Costanzo e conchiude potersi tenere clic D ante prese d a lla
visione d’ Alberico non pure il modello, ma una gran parte ancora
de’ materiali per comporre il suo ammirabile Poema. Al lib ro del C a n ­
cellieri toccarono m olte confutazioni. L a p rim a fu di Filippo Sco­
la ri , a cui il Cancellieri rispose con u n articolo inserito nel G iorn.
della leller. h a i. di Padova ( n .' del settem bre e ottobre 1814 ) col
tito lo : Lettera al sig. Filippo Scolari Veneziano, autore della L e t­
tera di Dante. Successero due Lettere di Giov. Gh erardo de’ R ossi
a l Cancellieri che rispose con Due Lettere in risposta ad altre due del
sig. Giov. Gherardo de" Rossi sopra la Visione del Monaco Alberico e
la controversa originalità di D ante. Q ueste 4 lettere colla d ata d el
1815, furono pubblicale con u n Proemio e u n a Conchiusiane del d o
R om anis (Sopra originalità della Div. Commedia prendendo per tipo
la Cantica dell'Inferno, Siegue delle idee de'pittori sul medesimo p a r­
ticolare) p rim a nell’ edizioni del de Rom anis del 1815 (IV . 1 4 5 _
167 ) e 1820, dipoi in quella di Padova, 1822 ( Y . 3 2 9 -3 6 8 ). (l)
7 P aoli , Catal. di librai &lt;Ji Firenze.

* Sopra

1’ originalità della Div. Com.

G inguené, H ist. littér d 'Ita lie, II. 8 - 2 8 ;— Maff ei, Storia della
leller. I la l., 1.1. cap. IV .

* D ante Alighieri e il suo secolo, di U g o
Foscolo.
Articolo erudito e bibliografico scritto in occasione dell’ o p e r^
del C ancellieri, e inserito nell’ Edimburgh Review, n.° del settem ­
b re 1818, fac. 317-351. F u tradotto nell’Indicatore Lombardo (1830,
I II . 5 - 2 9 ) , nel Giorn. L etter. di Sicilia ( X X IX . 120-152 ) , e r i i
stam pato fra le Opere scelte del Foscolo, Firenze, tipogr. Fiesolana
1835, I. 209-248.
Vedi intorno a questo articolo, uno do’ meglio scritti sulla D iv
Com m edia, il Conciliatore di M ilan o , n.° del 27 dicem bre 1818
fac. 135-136, e l’Italiano di P a rig i, 1836, I. 96 -1 0 0 . Questo u ltil
m o giornale ne reca un estratto.

(4) 11 de Romanis ha pure pubblicalo in queste edizioni L a Visione
M onaco A lberico, risc o n tra ta coi luoghi di D ante che le si a v v ic in a n o .

\

■
2

�o r i g i n a l i t à ’ DELLA DIV. COM.

386

467

Sopra 1’ originalità della Divina C om m edia .
Lezion Fontaine deidetta nell’ Accademia della
Crusca.
Q uesta dissertazione, in cui l’au to re sostiene l’o rig in a lità della
Div. Còni., è citata dall’ ab . Zannoni nel suo Rapporto alla Crusca
del 14 settem bre 1819 ( A tti , II. 278).

387

* T he o rig in e o f D antes Inferno.
Israeli. A secondi Series of curiosities o f literature, London, M u r­
ra y , 1823, in 8., I . 86- 100. Questo articolo si riferisce alla Visione
d’ A lberico e m assim am ente a quella di Carlo il Grosso.

388

on d e r O r ig in a litä t d e r g ö ttlic h e n K o­
m ö d ie , vo n B. K . A .
* /

A rticolo pubblicato nel Jahrbücher der literatur di V ienna ,
X X X . 145-148. Vedi anche su ll’ istesso argom ento i prolegom eni
delle traduzioni tedesche del Streckfuss e del Kopisch, pubblicate
nel 1824 e nel 1842.

389

* De l’ originalité du D a n te . Réponse au
Discours de M. L. L. lu à T Académie de Mar­
seille dans sa séance du 19 avril i 858.
Q uesta risposta è im pressa sulle fac. in tern e della coperta de
L ’ Inferno col Contento del B a rg ig i, pubblicalo a M arsiglia nel
1838 dal sig. Z accheroni. Il disegno e 1’ azione della Div. C o m .,
secondo 1’ Accademico di M arsig lia, sono in form a affa tto identica
nel trattato di P lutarco De' puniti tardi da Dio , opinione già p ro ­
d otta d all’ ab. R icard nella sua traduzione delle Opere morali di
P lu ta rc o , P arig i, D esaint, 1787, t. V II.

390

* Derivazione del Poem a sacro.
M issirin i, Vita di D ante, ediz. del 1844, fac. 293-297 .
A l l e g o r ia

39t

della

D iv . Co m .

Allegoria del poem a di Dante.
S crittura inedita che e ra parte de’ mss. della Biblioteca di Cois
lin passali alla B ibl. Reale di P arigi. È citata dal M ontfaucon nella
sua Bibl. mss. a fac. 1089, n." 109.

�468

392

ALLEGORIA DELLA DIV. COM.

All egoria della C om m edia di D ante cav ata
dal dotto L andino , da U berto Benvoglienti.
Lavoro inedito conservato nella Bibl. comunale di Siena , nel
Codice C. IV . 13, alla carta 1 , c citato dall’ Ilari nel suo Indice ,
fac. 310. All’ ¡stessa faccia vien citato un lavoro sim ile , ch’ eg li
dice esser nel Codice C. V I. 19.

393

* Allegorie di Lodovico Dolce per ciascun
canto del poema di Dante.
Pubblicate nell’ ediz. di Vinegia , G iolito, 1555, o riprodotto
nelle molte ristampe della Div. Coni, che contengono le annota­
zioni di Lodovico'Dolce.
Ho già registrato altre molte edizioni che racchiudono allegorie
per ciaschedun canto ; ma basti ricordare segnatamente quelle d i
Venezia, 1561', 1569, 1578 e 159G, N apoli, 1716 , Padova, 1727,
Venezia, 1739, 1749, 1757, ec. ec.

394

* Dell’ Allegoria del poem a di D a n t e . R a ­
g ionam ento di Giacinto C am p ag na da Reggio.
Lavoro di uno scrittore del secolo X V II, pubblicato dal Guasco
nella sua Storia letter. dell' Accad. di Belle lettere di Reggio, R eggio,
V edrotti, 1711, in 4 . , fac. 239-240, e ristampato novamente n e l
1’ Antologia di Fossom brone, t. III, part. II, fac. 9 3 -9 5 . V ann o
innanzi a questa ristampa una breve Introduzione del conte T orri
celli e una Lettera d’ Agostino Cagnoli in data del 1 maggio 1 845.
Il Cagnoli discorre di un Comento a tutto il Poema di Danto com­
pilato dal Campagna, ma oggi perduto.
Crescimi ioni, II. 275; — Tiruboschi, B ibl. M odan., 1. 378.

395

* Sopra T Allegoria della Divina C om m edia.
Sono da consultare gli Aneddoti del Dionisi, n." I l, dal càpit0l 0
X X IV a X X X I, e n.° IV , dal cap. X I a X V , X X V II, e X X IX a
X X X V . Vi si riscontrano i capitoli seguenti: Difesa de'costumi d ì
Dante nella prima Allegoria dell' Inferno; — Nuova spiegazione della
Selva e del Colle ; — Della Lonza o L eonza, del Leone e della L u p a ;
— Il Leone e la Lupa nel Gigante e nella Meretrice ; — Dalla storia
è confermata la nuova spiegazione della prima Allegoria d e ll'ln fe r
no; — Compimento dell' Allegoria; — Giornale della visione di D ati
te; — S i spiega l'O ttavo e il N o n o giorno; — Del bene che trovò D ante

�ALLEGORIA DELLA DIV. COM.

469

nella Selva; — Le Fiere non l'ebbe il Poeta vedute nella S e lv a ; __Del
male dal poeta veduto nella Selva.
11
Dionisi riprodusse la su a opinione sul sistema allegorico della
Divina Commedia nella Preparazione Storica ( l i . 111-121 e 186
2 0 8 ) , dove si leggono i capitoli che appresso: Dell’ allegoria delle
Fiere, e primieramente del Veltro; — Del Leone ; — Della Lonza ,
della Selva e del Colle, e delle Ire Donile nel senso della storia ;— Del
senso morale nella prim a Allegoria dell' Inferno.

396

* D isamina del sistema allegorico della Di­
vina Com m edia di Gabriele Rossetti.
Edizione della Div. Commedia di L ondra, 1 8 2 6 ,1 .3 3 1 -4 0 5 ,
e II. 349-558. Vedi parim ente sull’ ¡stesso argom ento i Discorsi
premessi a ciascun volum e, fac. x li-lx x x iij, e v ij-x v .
Si
riferiscono egualm ente all’ A llegoria del Poema di D ante al­
tre opere del Rossetti che verran n o registrate nel § . Spirito reli­
gioso e filosofico della Div. Com.

397

* Della intelligenza della Div. C o m m e d ia ,
investigazioni di Carlo Vecchioni.
Questa op&lt;&gt;ra descritta alla fac. 389, n.° 142, fu inavveduta­
m ente collocala nel cap. Stu d i critici, m a invece spetta a ll’ alle­
goria del Poem a. Il Rossetti la prende in esame nel suo Mistero
dell'amor platonico, P refazione, fac. X V 1 II-X X I.

398

* Pensieri sullo spirito della Divina Cornine*
dia di D ante del Marchese Pom peo A zzo lin i.
Capolago , i 854, ' n 8 . , di I X —57 fec. 5 Paoli.
Questa opera, parte di lavoro più esteso che l’autore è per puh
blicare intorno a tale argom ento, fu da lui ristam pata nel 1837, con
num erazione separata ( 37 fac. ), dopo al suo opuscolo sul Veltro.
Ne parlarono la B ibliot. Ital., L X X V II. 321—325; 1 Indicatore
Lombardo, 1835, III. 172-173; la fim i e des deu x Mondes, articolo
del sig. Carlo L abilte che fu poi recato in italiano nella Rivista E u ­
ropea, 1 8 4 2 ,1. 202-234; The Foreign Quarterly Review, 1844, fac.
1 -30; e il Progresso di N apoli, X I. 113, articolo di Simone V olpi
colla, il quale diede luogo al seguente opuscolo : Contro il sig. Vol­
picela autore di un articolo inserito nel quaderno del Progresso intorno
ai P e n s ie ri, ec. di U. P. F . Senza d a ta , in 8 . , di X IV fac.

Ì

�470

399

ALLEGORIA DELLA DIV. COM.

* Pensieri sullo spirito della Divina C o m m e ­
d ia , di M. Martini.
Articolo relativo a ll’ opera p reced en te, inserito nel Giorn. L e t
ter. di P erugia , 1835, IV . 234-247.

400

* Intenzione della Div. Com m edia di Adolfo
W a g n e r.
V edi il § . S tu d i critici, fac. 326, n.° 126.

401

Panthéism e politique du Dante. Cours d ’é t u
des sur l’ esprit de la D. C. p a r M. L u ig i
Cicconi de R o m e. P a r i s , impr. de P ih a n
D el afor e s t , i 836 , in 8. di 8 fac.
Programma di u n Corso incom inciato a P arig i il 25 m a rz o
1836.

402

* C ènni intorno all’ allegoria della D ivina
C om m edia di G. B. Giorgini.
Nuovo Giorn. de' L e tte r., X X X IX . 22 2 -2 3 0 .

403

* Le Allegorie della Div. Com.
Vita di Dante di Ces. B albo, cap. V II I .

404

* Il Mistero dell’ am o r Platonico del m edio
evo derivato da’ misteri a n t ic h i, opera in c i n .
que volumi di Gabriele R o sse tti. L o n d r a , t i .
pogr. d i R iccardo e G iova n n i Taylor , 1 8 4 0
5 voi. in 8 . , picc. in tutto di X X X - 1744 fac.
O pera d all’ au to re com posta per darò sussidio e com pim ento a l
sistem a professato nel suo Comento dell’ Inferno pubblicato n e l
1826, e nel suo trattato Dello spirito antipapale della D iv. Com. che
registrerò p iù avanti. T re di qne’cinque volum i, cioè il 2.« il 4.0 e
il 5.° si riferiscono interam ente allo spirito teologico ed alleg o rico
del sistema di D ante, e com prendono i cap. seguenti: Della D onna
mistica ; — Del nascere a Vita Nuova ; — D eli amor Platonico
— Della chiave del Gergo;— Del terzo Cielo; — In qual concetto fu te­
nuto Dante e il suo poema dalla chiesa di Roma ; — Cambiamento d el

ì

�ALLEGORIA DELLA DIV. COM.

47 1

Gergo di erotico in dommatico;— Misticismo della Div. Coni.;__E sa­
me delle principali critiche al presente sistema d'interpretare. In questo
capitolo risponde alle critiche fatte al suo Spirito Antipapale da’sigg.
Schlegel, Fraticelli e Ozanam.
F u reso conto dell’opera del Rossetti nel B ritish and foreign
Revieiv, n.» X X X V II, fac. 4 4 -6 7 .

405

Allegoria e Bellezze della Divina C om m edia,
opera di Domenico Mauro . N a p o li , tipogr.
B o e z ia n a , 1840, in 8 . , di 60 fac.
P arte p rim a spettante a ll’ In fe rn o , di cui si parlò nell’ Indica­
tore P isano, n.° del 20 settem b. 1843, articolo di M ichele Bello.

406

* Sopra T Allegoria della Div. Commedia.
A rticolo inserito nell’ Indicatore Pisano, n.° del 20 ottob. 1843,
fac. 113-114.

407

* U na opinione su F Allegoria della Divina
C om m edia di D ante Alighieri di Domenico
Anzelmi.
Giornale del regno delle due S icilie, n.° del 26 agosto 1844.

408

* D a n te . Alcune parole d ’ introduzione vol­
garizzate dal Francese dal Conte F r. Torricelli.
E stratto, relativo all’ allegoria della D iv. Commedia, dell’opera
del sig. O zanam , Dante et la philosophie catholique au 13c siècle,
pubblicato nell’ Antologia di Fossombrone, t. IV , 1845, p a rt. I, fac.
1 -5 . V edi anche nell’ opera dell’ O z a n a m e d iz . del 1845, il cap.
delle p arte IV intitolato : Conclusions pour 1‘ interprétation du
Poème.

409

* Vari scritti del Conte F. M. Torricelli sopra
1’ allegoria della Divina Commedia.
L a p iù parte de’ mollissim i articoli D anteschi stam pati dal
conte T orricelli nell’Antologia oratoria e poetica da lui pubblicata a
Fossom brone da l’anno 1842 in poi ( lipogr. Farina, in 4.), si rife­
riscono al sistem a allegorico della Div. Com m edia; ed io credetti
bene d i riu n irg li sotto il medesimo n.° tenendo l’ o rd in e analitico.

�V72

ALLEGORIA DELLA DIV. COM.

I. Magistero della Div. Com m edia osservato
ed esposto.
Tomo I, 1842, n.° 37 (1). L ’ au to re ne fece im prim ere a p a rte
un solo esem plare in foglio e in carta v elin a per il G randuca d i
Toscana. Vedi nell’ istesso volum e, n.° 45, fac. 3 5 8 -3 5 9 , l’estratto
di una Lettera di Dionigi Strocchi sullo scritto del T orricelli.

TI. L ’ intenzione di D ante . Ragionam ento.
Tom o I I , 1843, p àrl. I , fac. 9 -1 6 . L’au to re n e fece im p rim ere
a p arte 12 esem plari in foglio; e prom ette u n a nuova edizione d i
quest’opuscolo.

III. Allegoria del Poema sacro.
Tomo I, 1842, n.» 43.

IV. Dell’ allegoria del Poema sacro.
Tomo II, 18i-3, p art. I I I , fac. 3.

V. Del senso morale ed anagogico del Poema

sacro.
Tomo II, 1843, p a rt. I I I , fac. 67-68.

VI. Corrispondenza D a n te s c a . L e ttera del
prof. G. Annibali a F. M. Torricelli, edita nell’/ « .
dicalore P isano. Risposta del Torricelli.
Tomo I I , 1843, p art. II, fac. 9 2 -9 6 . È relativ a a ll’ alleg o ria
della L upa.

VII. Del Canto prim o del Poem a sacro. O p i.
nione del sig. Prof. Picci sull’ allegoria del
C auto I di Dante. F. M. Torricelli lo reputa s a ­
cro in riguardo al senso l e t t e r a le , e lo re p u ta
storico civico riguardo al quinto senso.
Tomo I II , 1844, part. I, fac. 3-16.

(1) Una N ota in fine di questo n.&lt;&gt; avvisa che il sig. Torricelli ha fa tto
im prim ere in un sol foglio un P ro sp e tto a n a litico della P iv. Com.

�ALLEGORIA DELLA DIV. COM.

473

VIII. C om ento allegorico e m orale dei q uat­
tro prim i C anti della Div. Com media.
Tomo I, 1842, n .' 16, 31, 46, o tomo I I , 1843, p a ri. I, n.° 1.
Vedi anco nel n.° 49 del tomo I, fac. 386, u n com plem ento al Pro­
spello dei sensi della D iv. Commedia.
.
*

IX. L a Monarchia di D i o , P oem a sacro di
D ante Allighieri. Canto I. Inferno. — A rgom ento
letterale ; A rg om en to anagogico; A rg o m en ­
to civico;—Saggio del senso civico in alcuni luo­
ghi del Poema ; Intenzione morale ; In te n ­
zione allegorica.
Tom o I I , 1843, p a rt. I , fac. 4 1 -4 8 . Vedi nella p a d . I I , fac. 48,
u n a correzione.

X . L a M onarchia di D io , Poem a sacro di
D ante Allig h ie ri, col C om ento morale-allego­
rico.
Tomo II, 1843, p a rt. I, fac. 2 5 -4 0 e 65 -9 2 . Comento in com­
pendio de’ prim i due Canti dell’ In fe rn o , con un Proemio, u n A r ­
gomento morale, un Senso civico e u n a Descrizione grafica della M o­
narchia di Dio.

XI. L a Monarchia di D i o , Poema sacro di
D ante A llig h ieri. Inferno . Canto I. Con arg o ­
m ento letterale im p ro prio e com ento letterale
anagogico.
Tomo I I I , 1844, p a rt. I , fac. 17-96 , t. IV , 1845 , fac. 6 -2 4
p a rt. I . Comento diverso dal precedente e fatto sopra u n disegno
assai più la rg o , perchè non giunga ancora che al verso 27. Si leg­
ge in questo Comento l’ Itinerario del P o eta , in cui sono indicate
le Mansioni delle prim e due cantiche. Il sig. T orricelli prosegue la
pubblicazione di questo comen to.

XII. Del senso sacro del Canto I.
Tomo I II , 1844, part. I I I , fac. 62.

�474

ALLEGORIA DELLA DIV. COM.

XIII. Senso allegorico di due versi di D ante
( In fe rno I.1 0 3 - 10 4) •
Tomo II, 1843, p a rt. I I I , fac. 11-13.

XIV. Il Castello del Lim bo di D an te espo­
s t o . ( I nferno , IV. 64 - 6 6 ) .
Tom o I I , 1843, p a rt. I, fac. 4 - 7 . Q uesto scritto e ra stato g ià
im presso a p a rte , Fossombrone, tip. Farina, 1842, in 8 ., di 15 fac.

XV. E n ig m a . Pape Satan . ( In fern o , VII) .
Tom o I I I , p a rt. II, fac. 48 e 55-56.

XVI. Ser Cavalcante M ed ici. Dialogo. D ante
Allighieri e F. M. Torricelli. ( In fe r n o , V I I I ).
Tomo I I , 1843, p a rt. I, fac. 4 9 -5 6 . V edi p e r u n a Correzione,
p a rt. I I I , fac. 88.

XVII. Iscrizione di D ante in terp retata in
senso civico geroglifico. ( Inferno XI. 1—9 ) .
Tomo I I , 1843, p a rt. I I I , fac. 88.

XVIII. Il C entauro Chirone di D a n t e . ( I n ­
fe r n o , XII. 63 ) .
Tomo I I , 1843, p art. I I I , fac. 56.

X IX . Riccardo di D a n t e . Cornento civico.
( In ferno , XII. 44—45 ).
Tomo I I, 1343, fac. 48.

X X . Interpretazione di due v e r s i . ( In fern o ,
XIII. 8 - 9 ) .
Tomo I II , 1844, p a rt. II, fac. 15-16.

X X I. Castellano Frescobaldi. Dialogo. D ante
Allighieri e F. M. T orricelli. ( I n fe r n o , XIV.
8- 3o ) . •
Tomo I I , 1843, p art. I I I , fac. 79- 80.

�ALLEGORIA DELLA DIV. COM.

475

XXII. Il G ra n Veglio d ’Ida. Ser Guido Agli
berto F rescobaldi. ( in fe r n o , XIV. 103- 116) .
Tomo I I , 1843, p a rt . I I I , fac. 71.

X X III. Segreto di D a n te . ( I n fe r n o , XVI.
1 2 7 -1 2 8 ).
Tomo I I I , 1844, p a rt. I I , fac. 6.

X X IV . Il Lucifero civ ico . Saggio scolastico
in F e r m o , nel quale si espone un senso civico
geroglifico della Div. Com. ( Inferno , X X I ) .
Tomo I I , 1843, p a rt. I I , fac. 39.

X XV. E n ig m a nell’Inferno di D ante. ( In ­
fe rn o , X X L 34- 56) .
Tomo I II , 1844, p a rt. I I , fac. 24.

X X V I. Verso della Div. Com. nel quale è
un enigm a. ( In fe r n o , X X II. 49 ) •
Tomo I I , 1843, p a rt. I I , fac. 88.

X XVII. U n ità dei sensi nel Poema s a c r o .
( Inferno , X X IV . 48-57 ) .
Tomo I I , 1843, p a rt. I I I , fac. 37.

XXVIII. Del C anto X X V dell’ Inferno. A r­
gom ento.
Tomo I I , 1843, p a rt. I I I , fac. 61-6*2.

X X IX . Il Buoso di D ante . ( Inferno . X X V .
i4 o ).
Tomo II, 1843, p a rt. I I, fac. 60-63.

X X X . Ser Loto del Migliore G uadagni. ( I n ­

f e r n o , X XVI. 1 7 - 1 4 2 ) Tom o I I , 1843, p art. I , fac. 5 8 -6 4 .

X X X I.

Scherzi di D ante

sul nom e della

�476

ALLEGORIA DELLA DIV. COM.

fa m iglia di Meo Cavicciuli, Bolgia IX dell' In­
terno , in senso c iv ic o . ( In fe r n o , XXVII.
24- 5 5 ) .
Tomo II, 1843, p a rt. I I I , fac. 40.

X X X II. I G iganti civici dell’ Inferno
D a n te . ( In fe r n o , X X X I. 77- 78 ) ...

di

Tom o I I , 1§43, p art. I I , fac. 72.

X X X III. Divini versi n e’ quali è un en igm a.
( In fe r n o , X X X II. 23 - 2 4 ) .
Tom o I I , 1843, p a rt. II, fac. 64.

X X X IV . L a Tolom ea di D an te . ( Inferno ,
X X X III. 9 5 - 1 2 4 ) .
Tomo I I , 1843, p a rt. I I , fac. 63.

X X X V . Scherzi di D ante sul nom e di O r
m a n n o Foraboschi regis I n f e r n i , nel senso ci
vico . ( In fe r n o , X X X IV . 4- 7 ) •
Tom o I I , 1843, p a rt. I I , fac. 39.
Lo interpretazioni Dantesche del T orricelli h a n dato motivo
agli articoli seguenti: Imparziale di Faenza, articolo di G. J. M on­
ta n a ri, 1842, fac. 6 7 -7 0 , 99-102; — Quel che vedo e quel che sento.
Cronaca di Filippo de Boni ( II . 239 ); — L 'A ntologia alla Cronaca,
risposta del T orricelli alle critiche del sig. de B o n i, p u b b licata
nella sua Antologia, t. I I , 1843, p art. I I I , fac. 2 6 -3 2 . E gli vi reca
due Lettere del sig. F ilippo Scolari ; — Dante A llighieri e il Conte
T orricelli, di Raffaele F e o li, nell’ Osservatore Dorico d’ A ncona ,
n.° 20 del 1843 ; — L ' Antologia all' Osservatore Dorico ( tomo I I ,
1843, p a ri. II, fac. 5 4 -5 6 ). Un altro titolo h a : Osservazioni che
dee far lo studioso delle ammirande argutezze , onde è sparso l’ i n ­
ferno di Dante-, — Una chiacchierata ai lettori di Dante, n ell’ Os­
servatore Dorico , n.° 47 del 1843; — L ' Antologia all' Osservatore
Dorico (tom o I I, 1843, p a ri. I I I , fac. 6 3 -6 4 ); — L ’ Antologia com­
pilata dal C. Fr. Torricelli difesa dall' Ab. Domenico M a rig n a n i con­
tro le censure di Filippo de B o n i, F e rm o , Paccasassi, 1843, in 8.
Un’ a ltra Apologia dell' Antologia di Fossombrone dell’ istesso au to re

�ALLEGORIA DELLA D1V. COM.

477

si legge nell' Imparziale di F a e n z a , 1844, fac. 5 3 -5 5 . Vedi'parimente
u n egregio articolo del prof. Atto V annucci contro il si­
stem a del T o rric elli, pubblicato n ella Guida dell' Educatore di F i­
renze (1845, fac. 121-130) col titolo: Dello studio di Dante, ed un a
non troppo convenevole risposta a questo articolo del sig. T o rri
celli nella sua Antologia, t. IV , 1845, p a rt. I I I , fac. 2 2 -2 4 .

410

* Della prim a e principale allegoria del
Poem a di D a n t e , Discorso del Conte G. M ar­
chetti . B ologna , per G am berini e P arm eg­
g i a n i , 1 8 1 9 , in 4.
E stratto dall’edizione di Bologna, 1 8 1 9 ,1 . 1 7 -4 4 , riprodotto
in q u ella di Padova 1822 ( V . 395-415 ) , nell’ altra di Bologna
1826 e nelle varie edizioni delle Rim e e Prose dell’ au to re , la terza
delle quali è di Bologna, M arsigli e Rocchi, 1841 (t. II) . E questa
ristam pa è con Note aggiunte dal M archetti.
Di questo egregio e degno scritto del M archetti fu dato rag g u a­
glio nel Giorn. enciclop. di N a p o li, n.° 3 del 1820, nell’ Abbrevia
tore di Bologna, I. 7, e nell’H ermes di L ipsia, n.° X X II , fac. 134
166 , articolo di C. W itte .
1 lira 2 5 , Calai. Silvestri di M ila n o , 1824,

411

* Sopra una m o derna dichiarazione della
principale allegoria di Dante ( del Marchetti ) ,
Osservazioni di M. A. Parenti.
Memorie di M odena , I. 159- 180. Di questo articolo si trasse
p artito per la com pilazione dell’ Appendice alle note dell’ ediz. di
F iren ze, 1838.

412

* Sopra una nuova dichiarazione della prim a
e principale allegoria del Poema di D ante .
Nota di Clemente Micara.
Osservazioni sullo scritto del M a rc h e tti, pubblicale nel Giorn.
A rcad., X X . 123-141.

413

* Probabilità di un nuovo e piano senso della
visione descritta nel p rim o C anto dell’ Inferno.
Discorso dell’ avv. Luigi Crisostomo Ferrucci.

�478

ALLEGORIA DELLA DIV. COM.
■I

Inserito nelle Memorie di M odena, X I I . 7 7 -9 4 , e ristam pato
nelle Prose ci' Italiani vive n ti, B ologna, 1835 , in 1 6 ., t. I II .

414

* Digressione sulla prim a e principale alle­
goria della Div. Com. ; Digressione m orale
e anagogica , di Filippo Scolari.
Cap. X II e X II I del suo Ragionamento della Div. Com. reg istra­
to alla fac. 383. Vedi nell’ Appendice di questa opera il p ara g ra fo :
Del fondamento della prima e principale allegoria della Div. Com.

415

* Dell’ intenzione di D ante nella Divina C o m ­
media . L e ttere ( due ) di Giuseppe T a v ern a ad
Angelo P e z z a n a , bibliotecario di P arm a.
L ’ A. in queste le tte re , pubblicate in proposito del Discorso sul
testo della Div. Com. di Ugo Foscolo, discorre della Selva allegorica.
Si riscontrano nella B ib l.I ta l ., X L V II. 146-151, e L IV . 105-125;
e vennero poi ristam pate fra gli Opuscoli del T av ern a , Parm a ,
C arm ignani, 1839.

416

* E s s a i on the allegory o f the f i rst Canto

o f Dante.
R eminiscences of an intercourse with George Berthold N iebuhr ,
b y F ran cis L ieber , London , B en tley, 1835, in 8. p ic c ., fac. 227231.

417

* Allegoria del poema di D ante
nico Gius. Borghi.

del C ano ­

Q uesto articolo venne inserito nelle Effem. letter. di Sicilia ,
X IV . 24 -3 2 e 160-170. Si legge ristam pato fra gli S tu d i di letter.
Italiana dell’ autore (Vedi la fac. 390).
Il
sig. Gius. F a ld e lla stampò nel Giorn. letter. di Sicilia (LIV .
289-310) lunghe osservazioni sull’ articolo del canonico B orghi.

418

* Sulla p rim a allegoria e sullo scopo della
Divina C o m m e d ia , Discorso di Frane: Perez.
Palerm o , stamp. d i A n t. M u ra to ri, 183 6 , in
8 . , di 47 fac.
Analizz. nel Giorn. letter. di S ic ilia , L V II. 8 4 - 8 6 , articolo

�ALLEGOIUA DELLA D1V. COM.

479

dell’In z e n g a , e nel Faro di M essina, II. 53 -5 5 , articolo di Gius.
La F arin a.

419

* Discorso della p rim a e principale allegoria
del poema di D ante di P. J. Fraticelli.
P ubblicato nelle carte p relim in ari dell’ edizioni di Firenze 1837
e 1840, e ristam pato in fine del tomo V I delle Opere di D ante di F i­
renze, 1.841, fac. 835-874.

420

* Nuovo esperim ento sulla principale Alle­
goria della Divina Com m edia di D a n t e , fatto
da Giovanni P o n t a , procuratore generale della
congregazione Somasca, e rettore del Collegio
d e m e n t i n o di R o m a . R o m a , tip . delle B elle
A r t i , 18 45, in 8., di 154 fac.
Im pressione a p arte del Giorn. A rc a d ., X C V I. 165-314. Se ne
discorso noi Lucifero di N a p o li, 1844 , fac. 64.

421

* Della Selva allegorica ; Confutazione del
senso m orale della Selva a lle g o r ic a ;-D im o s tr a ­
zione del senso storico della Selva allegorica.
N uovi studi su Dante di Gius. Picci, Brescia, tip• della M inerva,
1843 , in 8 . , fac. 4 -7 4 . Si leggo in questa opera u n dotto e ragio­
nato epilogo de’ v ari sistemi prodotti su 1’ allegoria del Poem a di
D a n te . V edi il § . Conienti del Secolo X IX .

422

* Dei nuovi studi sopra D ante pubblicati da
M. G. Ponta in Roma e da Gius. Picci in Bre­
scia P an n o 1843. M ila n o , tipog r. B ern ar
d o tii, 1844 in. 8 ., di 4r3 fac.
Q uest’ opuscolo del sig. Picci, im pressione a parte di d ue articoli
inserili nel Giorn. dell' Istituto Lombardo, IX . 2 6 7 -2 8 2 , 360-369,
ò tutto relativo all’ allegoria del Poem a di D ante.

423

Ragguaglio delle interpretazioni della p r in ­
cipale Allegoria di D an te, del prof. Carlo W itte.
In to rn o a questo R ag g u ag lio , inserito nel Foglio letterario di

�480

ALLEGORIA DELLA DIV. COM.

L ip sia , il.» 341 del 1843 , 7 d icem b re, vedi 1’ Antologia di F o s
som brone, 1843, t. I I , p a ri. I I I , fac. 9 5 -9 6 . Il sig. W itte in u n a
Lettera in data del 1 gennaio 1845 pubblicata negli A n n a li delle
scienze religiose di Rom a , X X . 304 , prom ette la stam pa di un l a ­
voro Sistematico e ragionato più esteso intorno a ciò.

424

* Del Veliro allegorico di D ante del Conte
T ro v a .F i r e n z e , G iuseppe M o lin i, 18 ‘J&gt;.(), in
8., di V I - 3 t 6 fac.
Vedi più estesi, particolari su questa insigne opera al § . Istorio­
grafia della Div. Coni.

425

* Sul Veltro allegorico di D ante , lettera di
G. P. (Pepe) al signor E m anuele Repetti.
Antologia, X X IV . 2 74-281.

,• / '

*
Risposta di Em anuele Repetti al sig. C o ­
lonnello G. P. {Pepe ) , sopra alcune co ng ettu re
in to rn o all’ A llig hieri. in 8 . , di o.i fac.
Im pressione a p arte dell’ Antologia, X X V . 1 -2 1 .

427

Del Veltro allegorico di Dante. Memoria letta
nell’ Accademia P o n taniana da Giuseppe di Ce­
s a re . N a p o li , 183o , in 4-■&gt; di 26 fac.
Ne parlò il Nuovo Giorn. de’ Leltcr., X X IV , 23 8 -2 4 0 ; — A nto­
logia , n .u 131 , fac. 135.

428

* Il Veltro allegorico di Dante.
Articolo mosso da u n a biografia d’ Uguccione della Faggiola in ­
serita da F rancesco Lomonaco nelle sue Vite de'famosi capitani d 'Ita ­
lia , impresse a Lugano , tip. Iluggia , 1831 , in 12., I. 152-173.
Sla nell’ Antologia , n." 130 , fac. 1-26 , e 133-139.

429

* Sul Veltro della Divina Com m edia.
L ettera di G. P . (Pepe) al m arcii. Gino C apponi, noli’.-Litologia,
n.° 134 , fac. 7 2 -9 5 .

430

* Veltro di Dante.
Risposta di K. X . Y ( N. Tommaseo ) al precedente articolo ,
nell’ Antologia , u." 135 , fac. 167-168.

�ALLEGORIA DELLA DIY. COM.

4i&lt;

481

* Sul Veltro.
Risposta di G. P. {Pepe) al Tommaseo, nell 'Antologia, t. X LV I,
n.° 137 , fac. 45-48.

ui

* Del Veltro di Dante. L e ttera al chiaris­
simo March. G ino Capponi del March. P o m ­
peo Azzolini. F ir e n z e , stamp. d i J j/ ig i P e z ­
z a t i , 18 5 y, in 8 . , di 78 fac., con una stam pa.
5 Paoli.
D ietro quest’ opera si vede ristam pato l’ opuscolo dell’ istesso
au to re uscito alla luce nel 1835 , col tito lo : Pensieri sullo spirilo
delta Divina Commedia . La stam pa rappresenta la pianta dell’ In ­
ferno pubblicala dal Rossetti nel tomo II della sua edizione. Ne fu
reso conto nella Bibliol. h a i. , L X X X IX . 85 -8 8 , e nel Nuovo
Giorn. de' Lei ter. , X X X IV . 2 8 8 -2 9 0 , articolo di Vincenzo N an
nucci.

433

* Del Veltro di D ante ( del Conte T ro y a ) .
Nel Progresso di Napoli ( 1832 , 11. 318-321 ) . È parte di più
am pio lavoro pubblicato nello stesso G iornale per servire di com ­
plem ento alla sua opera già c ita ta .

434

* Di u n ’ allegoria del prim o C anto della
Div. C o m . , ossia del Veltro Benedetto X I , del
Cav. Giuseppe di Cesare.
Progresso di N a p o li, 1841 , fase. 60. Il sig. di Cesare avea già
prodotta questa opinione sul Veltro nella sua opera : Arrigo Abate,
ovvero la Sicilia dal 1296 al 1313, N a p o li, 1833, in 8 . , fac. 179
181.

435

* Il Veltro allegorico di Dante
tore Betti e Dionigi Strocchi.

di Salva­

Sta nel Giorn. A rca d ., N C II, 367-373.

436

* L ettera del Cav. Dionigi Strocchi a Fr.
Torricelli su quel verso di Dante
« E sua nazion sarà tra feltro e feltro. »
Si tocca in essa del senso m orale osservato dallo stesso ne’ due
31

�482

ALLEGORIA DELLA DIV. COM.

p rim i Canti dell’ Inferno . Si pubblicò n ell’ Antologia di Fossom
b r o n e , Anno 1 , 1 842, fac. 358-359 ; ed è colla data di F aenza 3
settem bre 1842. Vedi sul medesimo passo la fac. 384 A di'A ntologia.

437

* L ettera sopra il Velcro allegorico di D ante.
È in data del 10 marzo 1843 , e sta nel Giorn. letter. di P eru­
gia , m arzo 1843 , fac. 6 4 -7 7 .

*38

* Sopra il Veltro di Dante.
Cap. V III dell’ opera di Giov. Ponta sull’ allegoria della D iv in a
Commedia già citata , che si legge ristam pato nel Lucifero di N a­
poli , n.° del 27 m arzo 1 8 4 4 , fac. 64-65 .

*39

* Il Veltro e il Cinquecento dieci e cinque.
Cap. IV dei Nuovi studi su Dante di G ius. P ic c i, fac. 1 3 3 -1 7 3 .

no

* Sul Veltro di Dante. E stra tto di lettera di
Luigi Crisostomo F e r r u c c i , di Firenzé 28 feb­
braio 18 45.
Q uesto articolo, inserito nel Giornale del Commercio di F iren ze,
n.» 23 del 1845, ne fece uscire u n altro nel 11.» 27 del m edesim o
giornale col titolo : Scoperta antica novamente scoperta . Mi v e n n e
susurrato all’orecchio che questa risp o sta, benché avesse la d ata d i
S ie n a , 16 giugno 1845, era del sig. Alessandro Torri V eronese .
Vedi parim ente il Lucifero di Napoli, n.° del 2 luglio 1845, fac. 1 80.

*
Il Veltro allegorico di D a n t e , di Salvatore
Betti.
I 11
questo articolo inserito nell’ Album di Roma del 1845, l ’a u ­
tore rigettando l’o p in io n e, già da lui prodotta sul Veltro, a p p ro v a
quella de’ signori Gius, di Cesare e Giov. P o n ta , che v o gliono
personificato da D ante nel Veltro P apa Benedetto X I.
C hiuderò la lista delle m olte dissertazio n i, cui diede occasione
l’ interpretazione del V eltro allegorico di D ante col citare u n o
scritto del sig. E . Rocco che veggo ram m entato nella Rivista E u ro ­
pea, ottobre 1842 , m a del quale non mi è avvenuto poter rin tr a c ­
ciare il proprio titolo (1).
( 1) Esso scrino 11011 è probabilm ente che 1 ultima I\ota del Hocco alla
fac. 115 dell’ediz. Napoletana della V ita di D ante del Balbo, pubblicata

1840.

�ALLEGORIA DELLA 1&gt;IY. COM.

m

483

* L a Beatrice di D a n te , rag io n am en ti cri­
tici di Gabriele R o sse tti, prof, di lingua e let­
teratura Italiana nel Collegio del Re in L o n d ra.
L o n d r a , stampato a spese d e l i A u tore . S i
vende da P ietro R o la n d i e da C. F . M o l i n i ,
1 8 4 2 , in 8., di VIII—100 fac.
5 seell.
Q uesta opera dedicata a Carlo L y e ll, trad u tto re del Canzoniere
di Dante , dev’ essere com posta di tre R agionam enti. Lo scritto
adesso ricordato contiene solam ente il prim o preceduto da una In­
troduzione, ed h a questo titolo : L a Beatrice della Vita Nuova è una
figura allegorica per confessione e dimostrazione di Dante medesimo.
Cat. m s. della Palalina.

tu

* U na nuova opinione sull’ allegoria delle
tre D onne di D ante nom inate nel secondo
Canto deir I n fe r n o , del Marchese Giovanni
Eroli di Narni.
P ubblicata nel Giorn. letter. di Perugia , anno 1844 , fac. 355—
3 7 0 , e analizzata nell’ Antologia di F ossom brone, t. I I I , p a rt. II,
fac. 7 8 -8 0 .

*
Sopra il Cinquecento dieci e cinque {Pur
g a t ^ i o , X X X III).
Illustrazione di alcuni passi della Div. Com. Lezione di Pietro
F erroni ( A tti della Crusca, I I . 130-136 ).

4*5

* Esposizione del significato morale delle
cose che apparvero a D ante nella selva posta
sul m onte del P u r g a to r io , di Paolo Costa.
Sta a fac. 8 -1 5 del suo Discorso intorno alcuni luoghi della Div.
Commedia, Bologna, 1821, in 4. Vedi il § . Comenti del Secolo X IX .

446

* Spiegazione dell' allegoria del C arro , che
ritrovasi nel fine del Purgatorio ; e dei luoghi
analoghi o relativi.

�48 V

ALLEGORIA DELLA DIV. COKI.

Intorno allo spirito religioso di Dante, dell’ Ab. Zinelli, Venezia ,
1839, I. 5-67.
N. B. È da vedere sull’ allegoria del l ’oema di D ante la tr a d u ­
zione tedesca del Kiiphch e la m assim a p arte delle opere reg istra te
’ne’ due capitoli se g u e n ti.
S is t e m a

,

m it o l o g ic o

della

Div. C o m .

* Del sistema mitologico di D a n te . R agio­
n a m e n to del Cav. Pier Alessandro Paravia, le tto
nell’ Ateneo di Venezia , I I 15 m arzo 1857.
V e n e z ia , tip. A n d r e o la , 1 8 4 0 , in 8 .
E stratto dal tomo III degli A tti dell’ Ateneo Veneto , V enezia ,
A ndreola, 1839, in 4 ., e ristam pato fra i Discorsi accademici ed a l­
tre prose dell’autore , Torino, Fontana, 184.3, in 16., g r . , fae. 1 5 2
169. In questo Ragionam ento 1’ autore intende segnatam ente a d i­
ch iarare i versi 25 -2 7 del Canto V I dell’ Inferno.
Vedi anco negli A tti della Crusca ( I . 6 5 -6 6 ) u n a Lezione d i
Vincenzo Pollini dell’ uso ed abuso della Mitologia fatto da’ Poeti.

¿8

* Della mitologia del poema di D ante
Vinc. Gioberti.

di

V edi al *§• Stu d i critici la fac. 395.

49

* C h am m ino di D ante Aldi ghierj p lo I n ­
ferno P u rghatorio e paradiso ritracto st|^cin .
tam en te secondo lalectera ppia e m a n d a to
afrate Romolo de medicj conventuale in s a n t a
crocie difirenze.
O pera in e d ita , di cui ho trovato un Codice che m ’è sem­
brato autografo nella lliccardiana ( n.° 1 1 2 2 ); 6 in form a di 4 p i c _
colo del secolo X V , di bella le tte ra tonda , assai ben conserv ato e
composto di 33 carte. Vi sono tre figure della grandezza che h a ]a
faccia, fatte e colorite con eguale rozzezza, e rappresentanti 1 I n f e r ­
no, il P urgatorio e il P aradiso di D ante. La pi ima è doppia e o c c u ­
pa il recto e il verso della prim a carta, e in fionte del verso si le g g e
il titolo sopraddetto. A ltre piccole figure, che spiegano i m isterio si
concetti del Poeta, si veggono sopra i m argini. In fronte della s e c o n -

�SISTEMA MITOLOGICO DELLA DIV. COM.

485

da carta si leggono queste parole: F ralrj Romulo de Medici* conven­
tuali i sta f de florcntia Pierus Bonachursii notarius. Salules (1). Il no­
me dell’au tore si riscontra novam ente sul verso della caria 26, dove
finisce la L ettera, e si legge cosi : Pierus S . Bonachursii notarilis. Suc­
cedono u n a nom enclatura di Nomi angelici et d iu in i, con 2 tavole
rappresentanti u n a la santa T rin ità , 1’ a ltra 45 te ste d ’ an g io li, se­
rafini e altri abitatori celesti , dipoi un’ appendice alla L eltera sot­
toscritta Vestcr Pierus noi. Q uesta opera si divide in tre p a r t i , un a
p er ciascuna Cantica. L’autore nella L ettera dedicatoria dice di non
av er avuto l’ intenzione di dare le moralità e sposi doni del lesto , io
solamente intendo di daruj la lederà cliella suona et senza moralità il
suo chammino . . . . et questo solo p. inoslraruj lordine mirabile chel
tene nel suo poema.
Un altro Codice di questa opera , e che parm i della medesima
scrittu ra , si riscontra nella Magliabechiana (CI. V I I , n.° 1104 ) ,
ed è indicato nel Cai. ma. di questa Biblioteca col titolo : Viaggio
della Divina Commedia. Non è che una copia esatla del Codice p re ­
cedente, tolto l’Appendice, e form a ugualm ente u n Codice cartaceo
in 4 piccolo del secolo XV di 26 fac. , colla m edesim a sottoscri­
zione . Ma in questo la p rim a figura non è doppia e non h a titolo.
T rovasi anche questa opera, senza nom e di autore, e col solo ti­
tolo di Lederà nel Codice della Riceardiana, n.° 1028 ( 0 . 1. N. X X ',
cartaceo del secolo XV in fo g lio , fac. 225-244. Sono in questa co­
pia, che non h a l’A ppendice, alcune iniziali colorite e titoli m arg i­
nali in inchiostro rosso, le tre grandi figure colorito, e le piccole sui
m a rg in i. In fondo di quella rappresentante la pianta dell’ Inferno
è figurato Lucifero che svolazza le sile ali di vispistrello. Un titolo
moderno sulla p rim a carta di questo Codice ha : Lettera sopra il
maraviglioso ordine del poema di Dante scritta da inculo a un R eli­
gioso Regolare.
Il Cinelli nella sua Toscana letterata, fac. lGi-5, cita un Codice
in 4. della S tro zzia n a , n.° 307, che è quello della Magliabechiana ;
e il Mehus ( E stratti m s s ., X I. 94 ) ne cita un altro cartaceo in 4.
presso il dottor Giub'anelli.
In un Codice della Laurcnziana ( Gaddiana ) , Pluteo L X X X X ,
n." C X X X I, cartaceo in foglio del secolo XV, si riscontrano pari­
mente un’ Epistola Pieri ser Bonacursi N oiarii Fratri Romulo de
Medicis conventuali in S . Croce de Florentia in declarationem Para(I) U Terroni negli A tti della C rusca (,11. 134) chiam a questo scrittore
Sor P iero d i Ser Luca Corso.

�486

SISTEMA MITOLOGICO BELLA DIV. COM.

d is i, e altre notizie, forse del m edesim o , sul tempo e la d u ra ta d el
viaggio poetico di D ante. T erm inano con una figura della sfera c e ­
leste dipinta a colori ( B an d in i, V. 40 2 -404 ) .
Inveiti, della R ic c a r d ia n a , fac. 26,— A tti della C ru s c a , I. 134.

450

* Descrittione de lo Inferno , del P u rg a to rio
e del Paradiso di D a n t e , di Alessandro V elia
fello.
Sta in principio di ciascuna Cantica n ell’ edizioni di Venezia ,
1 544, 1 5 6 4 , 1578 e 1596.

45)

* Descrizione dello Inferno , del P u rg a to rio
e del Paradiso di Dante , di Romualdo Zotti.
Edizioni della Div. Com. di L ondra, 1808 e 1819.

452

* Descrizione dell’ Inferno , del P u rg a to rio e
Paradiso di Dante.
Stam pato in principio di ciascuna Cantica n ell’ edizioni d i B o ­
logna , 1819 e 1826.

K&amp;3

* Itin erario di D ante pei tre regni spirituali.
Pubblicato da M. G. Ponta nella sua Tavola cosmografica d ella
D iv. Com. , B o m a, 1843, in 8 . , fac. 34-37 ; e nel suo O rologio
di Dante, R om a, 1843, in 8 ., fac. 6 3 -6 8 , è un Itinerario di D a n te
pel monte del Purgatorio. Ho già registrato un altro Itenerario
Poeta esposto dal conte Torricelli.

454

* Descrizione del S ito , M isure,
dell’ Inferno di Dante.

et

Pene

Ms. cartaceo in 4., della Magliabechiana, cl. V I , n.° 164.

455

Tavola Sinóptica dell’ Inferno di D ante.
Ms. cartaceo in foglio della Riccardiana citato dal Lam i n e l s u o
Cai. de' mss. di essa Biblioteca , fac. 3 6 0 , sotto 1 antico n .° R ,
X L V . A vendone fatto richiesta non è stato possibile tro v arlo .

*56

* Dies iti quibus D ante stetit in eius visione.
Q uesta Notizia che sta a car. 112-113 di u n Codice cartaceo m i ­
scellaneo in foglio della Riccardiana, n ." 1050 (O . IV . n.° X L ) , ¿
registrata dal Lami nel suo Catalogo , fac. 107 , col tito lo : C a ia -

�SISTEMA MITOLOGICO DELLA DIV. COM.

487

logus de' giorni ne quali Dante distribuisce la sua visione. È prece­
d uta da una breve introduzione senza titolo , ch’egli cita a fac. 354
sotto q uesto: Sistema dell'inferno di Dante.

&lt;57

Tavola sinottica dei p rim i cinque cerchj
dell' Inferno di D a n t e , o Catalogo dei nom i
citati p eren tro a quella p arte della Divina
Commedia.
Sta in u n ins. della Bibl. Comunale di S iena, segnato B. X . 8,
alla caria 147. ( Indice dell’ Ila ri).

t58

* S ito , form a et misura dellonferno et sta
tvra de giganti e di lvcifero.
È nelle car. p relim in ari dell’ediz. di F irenze, 1481, e in tutte
q u e lle , in cui fu ristam pato il com ento del L an d in o . (1)

459

* Dialogo di Antonio M anetti cittadino Fio.
retino circa al sito , form a et misure dello in ­
ferno di D ante Alighieri Poeta excellentissimo.
F ir e n z e , per P h ilip p u m de G iu n ta , 1 ^ 0 6 ,
die X X d ’A g o s to , in 8., picc.
Questa opera postuma fu pubblicata da Girolam o Bcnivieni
che dopo la morte del Manetti la rinvenne abbozzata fra i suoi
mss. , e la perfezionò col sussidio de’ ragionamenti tenuti con lui
intorno a c iò .
Si cita in parecchi Cataloghi u n a edizione senza luogo n è data
che debb’essere uscita da’medesimi to rc h i; eccone la esalta descri­
zione fatta sull’esem plare della M agliabechiana. È in form a di 8
picc. di car. 56, in carattere corsiv o . Le fac. 2 -4 contengono u n
Dialogo di Ilieronyrno Beniuieni Cittadino Fiorentino in el seguente
dialogo di Antonio M anetti ad Benedecto suo fratello, che com in­
cia verso della ca rta che fa da frontispizio. Sebbene il titolo ac­
cenni u n Dialogo, sono d u e: nel prim o fanno da interlocutori A n ­
tonio detto, et H ieronyrno B eniuieni, nel secondo Ilieronyrno Beni-

1

1506 1316

1515

( ) L'«dizioni di Toscolano
e
, Aldina del
, e la sua con­
traffazione , sono indicale Col sito et forma dell' Inferno ; ma sono m era­
m ente le figure da me registrale al §. Illustrazioni della Div Com.

�488

SISTEMA MITOLOGICO DELI.4 t h v . com .

u n n i, Antonio M igliorotti et Francesco da Meleto. II secondo è p ro ­
ceduto da una Lettera di G irolam o Benivieni a Benedetto M anetti
fratello d 'A n to n io , dalla quale si com prende che l’invenzione del
Dialogo è del M anetti , la d e tta tu ra del B enivieni. Sono in qu esta
opera 7 figure in legno intercalate nel testo . Il lavoro del M anetti
fu ristam pato n ell’ediz. della D iv. Com. di F iren ze, 1506. V edi
la fac. 65.
È n ella Riceardiana ( n." 2245 ) u n a copia m anoscritta d e l
l’ opera del M a n e tti, che form a un Codice cartaceo in foglio del
secolo X V I, di bella le tte ra , ben conservato e composto di car. 4 1.
Vi h a di più che nell’opera a slam pa u n a spezio di tavola n u m e ­
rica delle m isure dell’ Inferno sopra u n a carta in principio e q u a l­
che annotazione m arginale , 1’ una e l’a ltra di m ano diversa , e
anche u n a g ran figura che porge la p ian ta dell’ In fe rn o . ( I m e n i.
della R iccard., fac. 46 ) .
Il Salvini ( Fasli consolari , fac. 439 ) cita seguendo F ilip p o
V alori, u n a Lettura di Galileo G alilei all’Accademia di F iren ze in
difesa dell’ opera del M anetti contro il V ellu tello . Ecco 1’ estra tto
dell’opera di F ilippo V alori in titolata Termini di mezzo riliev o ,
oc. ( F irenze , Crist. M arescolti, 1604, in 8 . , fac. 1 2 ): « E iri
« firenze nell’ Accademia grande tolse a difendere A ntonio M arietti
« ne’suoi tem pi tenuto v alen th uomo nella della professione so p ra
« il Silo e m isure dell’ in fern o di D an te, m aleria che h a dalo ch e
« fare a ’d o tti, fra’quali il Vellutello sopra il medesimo poeta p e r
« corrigere il M anetti diede occasione al Galileo di salu are con
« buone ragioni il nostro F io re n tin o , e rib attere i m otivi del
« nobile Lucchese col disegno in m ano e distinzione d’ ogni d eb ita
« m isu ra . »
F nntauiui, I. 3 6 1 ; — Ciucili, BUI. V ola n te, III. 234; — Negri, fac
6 4 ; — Biscioni, G iunte al V in e lli, I. 1285; VI. 668; — Ma/.zucchelli, y
864; — liandini; Spec. litter. F ior. II. 136; — Haym, III. 145; — Cai. Pinelli;
il.“ 3478; — (¿¡.t. R ossi, fac. 227 ; — Cat. m s . della Palalina e della R iccarl
diana ; — Indice della Iiibl. di Siena, fac. 312.
Cat. Pagani del 1825 , 4 paoli. — Vend. 3 fr. a P a r ig i nel 1844.

*
Pierfrancesco G ia m b ullari Accademico F ior.
Del’ s i t o , F ó r m a , et misure dèlio Infèrno di
Dante. In F ire n ze per N e r i D ortelàta, i ^ 44&gt;
in 8. , piccolo di 15 3 fac.
Edizione in carattere corsivo adorna di 8 figure in legno inter«

�SISTEMA MITOLOGICO DELLA I)IV. COM.

489

calate nel le sto , preceduta da una Dedicazione d e ll'a u to re a Co­
simo de M edici, scritta come l’ opera con la nuova ortografia
che si voleva in tro d u rre p e r dare a conoscere la pronunzia
fiorentina (1). I l volume term ina con 13 carte non n um erate con­
tenenti la Tavola, e con u n a ltra carta su cui sta u n a L ettera di N eri
Dortelata da Firenze agli Am atori della lingra Fiorentina. Si vedo
verso della detta carta un fregio eguale a quello del frontispizio ,
rappresentante l’A rca di N oè, con la seguente leggenda tolta dal
canto 2 del P arad iso : L 'acqua ch'io prendo giamai non si corse.
Q uesta opera non è tanto ra ra quanto parve al Poggiali n e’ suoi
Testi ; anzi la direi assai co m u n e.
60 baj. Catat. Saliceti ; — 40 baj. Catal. Renato ; — 5 a 6 paoli. Cat.
di antica libreria di Firenze; — 6 P aoli, Cat. Porri di Siena, 1845.
Fontanini, I. 362; — H aym , III. 145; — N egri, fac. 4 5 3 ; — R illi, Notizie
dell’ Accad. Fior , fac. 18; — Biscioni, Giunte al Ciucili, X. 183; — Qua­
drio , IV. 257 ; — Gamba , n.» 1422 ; — Catal. della Chigiana, die. 223 ; — Pi
nelli, n.u 3461 ; — Capponi, fac. 187 ; — Sm ith, fac. 19 2 ; — R ossi, fac. 227;
— Cat. ms. della Riccardiana ; — Indice della Cibi, di Siena, fac. 312.

* Descrizione dell’ Inferno di D ante , coti una
tavola.
P u bblicala da G. B. Gelli nella sua Lettura seconda sopra lo In ­
ferno, fac. 7 0 -9 4 .

* Peccati dell’ Inferno di D a n t e , e loro luo­
ghi e p e n e ; — Misure e profilo dell’ Inferno di
D a n te , secondo l’ opinione di Antonio Ma
nelti •, — secondo l’ opinione d ’ Alessandro Vel­
lu tino da Lucca ; — C om paratione delle misure
dell’ Infern o di Dante tra il M anetti e il Vel
Iutello.
Q ueste varie notizie di Giovanni Strada stanno in fronte della
sua collezione di disegni D anteschi descritta alla fac. 303.

* Tavole sin o ttic h e , cioè Division
(l)

morale

Questa strana ortografia è simile a quella usala nell’ impressione del

Contento di Marsilio Ficino sopra il Convito di Platone pubblicato lo stesso

�490

SISTEMA MITOLOGICO DELLA D IV . COM.

dell’ inferno di D a n t e , con la distinzione delle
pene a ciascun vizio asseg n ate, di Benedetto
Buornmattei. In F ire n ze , nella Stam p. nuoua
d i M a ssi e Lorenzo L a u d i , 16 58.
Questo lavoro è composto di una tavola in foglio solam ente
im pressa sul suo recto, ed è u n ito ad un a Lettera dedicatoria a l
Cardinal L eopoldo, principe di T o sca n a. Q uesta tavola è d iv e n ­
tata rarissim a e non vien citato che l’esem plare già posseduto d a l
M a rm i. Il Cionacci ne diede una copia n ella sua Descrittione d i
una stampa degnissima di D a n te, m s. della Magliabechia n a , cl
V II , n.o 919.
N egri, fac. 91 ; — Biscioni, G iunte al C inelti, III. 1 0 1 ; — Mazzuc
c h e lli, II. 407.

* Breve tra tta to sopra la form a , posizione
e m isura dell’infern o di D ante di G. R. ( G iu ­
seppe del Rosso ) .
Compendio dell’ opera del M an etti, pubblicato n ell’ediz. d e lY A n co ra , IV . 1 -7 , in quella di P ra to , 1822, e in q uella d e lla
M in erv a , V. 417-426.

* A d igrafia D an tesca, ossia Descrizione del­
l’ in fe rn o di D a n te , del March. Scipione Co»
felli. In 8. , di 3a fac.
Si vede u n ita al 5.° fascicolo delle sue Illustrazioni della Div.
Coni., R ie ti, tipogr. di Luigi Bassoni, 1823, in 8.

* Descrizione dell’ Inferno secondo D ante
cavata dall’ Edizione dello Zotti ; —Misura dello
I n f e r n o , secondo Alessandro Vellutello.
Prolegomeni dell’ ediz. dell’ Inferno p u bblicata da Lord Vernon
nel 1842. Vedi la fac. 193.

* Posizione e disposizione dell’ Inferno
D ante del P. Maria Giov. Ponta.

di

Cap. pubblicalo nel suo Orologio di Dante, Roma , 1813, fac.
7 1 -8 4 , e dapprim a nell’ Album di R o m a , n.° del 20 genn. 1844.

�SISTEMA. MITOLOGICO DELLA D IV . COM.

491

V cdi sul medesimo argom ento alcune Osservazioni sopra due luo­
ghi della vita di Dante del conte Cesare Balbo dal P. V en tu ri lette
alla Tiberina di Roma il 19 luglio 1841, e pubblicate nella Rivista
di R om a, n .‘ de’ 20 febb. e 9 marzo 1844.

468

* Del sito del P ur g a t o r i o . Lezione di Pier
fra ncesco G iam b u llari, nel Consolato di M.
G iovanni Strozzi.
L ettu ra dedicata a Giov. S tro z zi, e pubblicata dapprim a n ella
collezione m andata fuori da A nt. F r. Doni col titolo di Lettioni d'Ac­
cademici Fiorentini sopra Dante , F ire n ze , 1547, in 4 ., fac. 8 2 -9 6 ,
dipoi fralle Lezioni del G iam b u llari, Firenze, Torrentino, 1551, in
8 ., fac. 4 1 -5 1 . V enne anche ristam p ata nelle Prose Fiorentine ,
p arte I I , Firenze, T artini e Franchi, 1727, in 8 ., I I . 1-30. i n a co­
p ia m anoscritta si riscontra nella Riccardiana, ri.» 2549, Codice
cartaceo in 4. di 19 c a r . , di bella lettera e ben conservato (1) ; ed
h a p er titolo : Lettura di M . Pierfrancesco Giambullari nella vir­
tuosissima Accademia Fiorentina , sopra il Sito del Purgatorio dello
ecc.mo Poeta Dante A lighieri fatta pubblicamente il di x x di N o­
vembre M D x x x x j. Un’a ltra copia m anoscritta è nelle carte 161
172 di un Codice cartaceo in 4 ., del secolo X V I della Magliabe
ch iana , P alch. IV , n.° 1 (antic. n.° cl. V II, n.° 195), proveniente
dal M arm i e contenente i Capitoli, Composizioni e Leggi della Acca­
demia degli H um ydi di Firenze, col titolo seguente: Lettone di M .
Giouan Frane." Giambullari Canonico Fiorentino uno de 12 fon da­
tar j della Accademia degli H umydi di Firenze. Lettu nel M D x x x x j.
Salvini, F ast, consol., fac. 4; — In ven t. della R i c c a r d fac. 51.

469

* Division morale del P urgatorio di D a n t e ,
con la distinzione delle pene assegnate a cia­
scun peccato , e delle virtù a quelli contrarie ,
di Benedetto B u o m m a tte i. In F io ren za nella
Stampi d i Zanobi P ig n o n i, t( &gt; 4 ° Tavola in foglio bislungo im pressa da u n a sola p arte , prece-

( 4) Il Lami nel suo Catal. dei mss. di questa Biblioteca ne cita due co­
pie sotto gli antichi n.! 0 . II. V , e S. II. XXIV.

I

�492

SISTEMA MITOLOGICO DELLA D IV . COM.

d u ta da una Lettera dedicatoria dell’ a u to re al principe don L o­
renzo di Toscana. Essa è diventata rarissim a, e g l’ istorici le tte ra ri
di Firenze non citano che 1' esem plare del M a r m i, ora nella M a
gliabechiana, il (piale è piegato nel ms. segnato cl. V I, n .° 164.
Il Cionacci ne fece u n a copia nel Codice della m edesim a Biblioteca,
cl. V II, n.° 919.
N egri, fac. 91 ; — Biscioni, G iunte al
chelli, II. 2407.

C in clli, III. 103; — Mazzuc

* Division m orale del Paradiso di D ante di
Frane. Cionacci.
Il C ionacci, m orto nel 1714, compose questa tavola in conti­
nuazione di quelle del B uom m attei su ll’ In fern o e il P u rg ato rio ,
ed è tu tto ra inedita. Il ms. autografo che fu di A n i. Fr. M a r m i,
passò nella Magliabechiana ( cl. X X X I, n.° 32 ), e form a 6 car. in
foglio, alle quali si sono unite 3 carie in 8 ., contenenti alcune bre­
vi note del Cionacci sopra i com entatori di D ante.
Il
Cionacci riprodusse il suo lavoro nel Codice cl. V II, n.« 919
della Magliabechia n a , col titolo seguente: Terza ¡avola sinottica del
Paradiso all’ illustris. Sig. Auuucato Agostino Coltellini Fondatore
dell’ Università ed Accademia degli A patisti. . . . Q uesta copia è
preceduta dalla dedicatoria sottoscritta , e term in a con 2 fac. di
Avvertimenti sopra la prima Tavola sinottica dell’inferno di Dante
falla dal B uommattei.
N egri, fac. 192; — Mazzucchelli, II. 2407 ; — M ehus, V ita del T r a ­
v e r s a v i, fac. CLXXVI; — G iorn. de’ letter. di Venezia, XVIII. 448-449.

*Sul Cerbero di Dante. Osservazioni al C anto
VI dell’ I n f e r n o , di Luigi Crisost. Ferrucci .
(Versi i 3 - 53) .
Giorn. A rcad., X X II. 106-108.

* Della favola di M ars'a. C om m ento di Mel­
chior M issirini. ( P a ra d iso , I. i o ) .
Articolo inserito nell’ E ffem. letter. di R o m a, III. 2 6 -3 3 , e
ristam palo nell’ Appendice della Vita di Dante, ediz. di M ila n o ,
1844 , fac. 621-628 , col titolo : Esposizione d’ un passo di Dante
m ila favola di M a rsia . Ne furono impressi a p arte da 50 esem ­
p lari.

�S P IR IT O RELIGIOSO DELLA D IY . COM.

S p ir it o

r e l ig io s o

della

493

D i v . C o m m e d ia .

• L,'epopée divine par e x ce lle n ce , e' est le poème du Dante. La Div.
• Com. est l’ expressiou poétique dn Christianisme orlhodoxe, du cristianisme
plein de jeunesse et d e fo i. ( Ch. Magnili, Meditaiiotis hist. et lit

téraires ) .
T rattati

g e n e r a l i.

* La Div. Corri, attribuita allo Spirito Santo ;
—Non può essere intesa senza gratia dello Spi­
rito Santo.
Discorso del sor Giulio Ottonelli sopra l'abuso del dire sua Santità,
F e r r a r a , G iulio V assallin i, 1586, in 8 . , fac. 42-44.
P arm i che m eriti per la singolarità sua di esser citato il passo
seguente di questo libro, il «piale fu dal p. A rduino ne’ suoi Doutes
proposés sur l’ âge du Dante (V edi la fac. 461 ) preso a fonda­
m ento per negargli la p atern ità della Div. Com media: « Io vidi
« un D ante scritto in carta d i pecora che si per la vecchiezza sua,
« si p er altre ragioni m ostra d’essere stato scritto nell’ età di P e
« tr a r c a , il quale D ante è in potere del Conte Sertorio Sertorij
« g entil’ h u o mo M odenese, fornito di molte ra re antichità. In
« qual libro è notato in carattere p u re antico di mano, secondoche
« si può conghiettur a r e , di chi allh or a ne doveva esser p a tro n e ,
« e perciò non iscrisse il suo nom e, che essendo egli medesimo, che
« lo scrive, in T rapani di Cicilia, visitò un vecchio uomo Pisano, che
« quivi dim orava, e che avea fam a d’ essere intendentissim o della
o Coni, di D ante, e ragionando seco più volte sopra varie cose della
« Div. Com., intende da lu i, che ritrovandosi una fiata esso Pisano
« in L o m b ard ia, fu a visitare Messer F r. P etrarca a M elan o , col
« quale essendo egli &lt;un giorno nel suo studio , gli dom andò , se
« h aveva Dante , e rispondendo di si il P etrarca , cercalo fra suoi
c lib ri, prese la M onarchia, e gettogliele inanzi. Ma dicendo esso
« b av er dom andata la C oniedia, il P etrarca fece sem biante di m a
« rav ig liarsi, eh’ ei chiam asse la Comedia opera di D ante, e do
« m andatolo, se p u r di D ante la re p u ta v a , e inteso del si , m ode
« Blamente nel rip re s e , dicendo, che egli non v edev a, che per
« lium ano intelletto senza singular dono dello Spirilo Santo si po-

�494

SPIR ITO RELIGIOSO DELLA D IV . COM.

« tesse comporre quell’ opera: e conchiude che la Monarchia po
« leva ben dirsi di Dante, ma non la Comedia ».

*74

* Dante theologo de’ Poeti Toscani ; - D ante
filosofo de’ P o e t i , e Poeta de’ filosofi ; D an te
filosofo naturale.
Farnetico Savio del G u a rin i, F e r r a r a , V ittorio B a ld in i, 1 612,
in 4., fac. 10, 31 e 39.

475

* L ettera del Dott. Giuseppe Bianchini ad
un Religioso’ suo amico , nella quale si dim o­
stra che la lettura di D ante è molto utile al
Predicatore .
Im pressa dopo la sua Difesa di D ante, Firenze , M a n n i, 1718,
in 1 2 ., fac. 5 9 -7 9 , e riprodotta nell’ edizioni della Div. Com. di
R om a, 1815, IV . 111—115, e di Padova, 1822, V . 471-479.
Fra gli scrittori di Sermoni del secolo X V che hanno citato
D ante, ho già registrato alla fac. 209, Gabriele 11a miele; ora vi si
aggiunga il p. Paolo A ttavanti di Firenze che ha frammischiato
nel suo Quadragesimale impresso nel 1479 un principio di contento
sulla Div. Commedia. Vedi alle fac. 209 e 361.

*76

* Della dottrina teologica contenuta nella
Divina Com m edia del celebratissimo F io re n ­
tino Poeta D ante Alighieri. Dissertazioni del P.
G ian Lorenzo Berti Agostiniano.
Queste dissertazioni colla data dell’ 11 e 24 agosto e 17 settem­
bre 1756, che sono tre, furono pubblicate nell’ Appendice al tomo
III ( fac. 57-103 ) della ediz. della Divina Commedia di Venezia ,
1757. Ve n’ lia ([«alche esemplare impresso a parte, in 4. di 47
fac. senza luogo nè data, e con un semplice antiporto . Un esem­
plare sta nella Palatina. Vennero ristampate nell’ edizioni di Ve­
nezia, 1760, t. IV, e di P arigi, 1768, tomo I , fac. x li-c lx x x v iij,
e nelle Opere del Berti pubblicate dal Remondini. Se ne parlò nello
M em . per servire alla stor. letter. d 'Ita lia , marzo 1758, fac. 208.
Mazzucchelli, Scritt. lta l.; — Testi del Poggiali, II. 134, e del Gamba,
nj 39C e 2155.

�SP IR IT O RELIGIOSO D ELLA D IV . COM.

4-95

Lezioni sulla teologia di D ante del P. G ian
Lorenzo Berti.
Citate siccome inedite nel Nuovo Giorn. de'letter. di P isa, 1808,
IX . 245.

*Théologie, Philosophie et Morale de Dante.
Vedi la Mémoire sur Dante del M érian pubblicata il 1784 nelle
Nouveaux Mémoires dell’ Accademia di Berlino , fac. 525-543 , di
che parlai alla fac. 378.

* Perizia di D ante nella Teologia 5 — D ante
im itato d a ’ Predicatori.
C ancellieri, Osservazioni sopra io rig in a lità della Div. Comme­
dia , fac. 4 2 -4 4 e 74.

* L e Lodi della S. Teologia sotto nom e di
B eatrice, cavate dalla Com m edia di D a n te , di­
stribuite in cinque sonetti ( con note ) , dal P.
L. L. D. C. D. G. S. L. U. ( Luigi Lanzi ) .
In serite negli Acta. reipublicae litteraria; Umbrorum , Fulginiae ,
Franc. Fofus, 1762, in 4., fac. 15-26, e ristam pate col nom e d ell
’ autore n ella Nuova Collezione d' Opuscoli d e li In g h ira m i, di Fi­
renze, Poligrafia, Fiesolana , 1823, IV . 481-488.

* Lezione del Canonico G i u s e p p e Silvestri
sopra la Div. C om m edia. P ra to , stam p. / e
s tr i , 1801, in 8 . , di 20 fac.
1 lira.
L a precede una L ettera dedicatoria al sig. Giuseppe A rcangeli
in data di Pistoja II 21 di maggio 1831. Un secondo titolo dice cosi:
Lezione— Che la Commedia di Dante è poema sacro e morale. G. B.
Fanelli la inseri nella sua Divina Commedia, opera patria, ec., II.
189-216.
Il sig. D. Baim ondo Meconi scrisse intorno a questa Lezione un
articolo nell’ Antologia, t. X L V , n.° 134, fac. 135-137; e ne fu
parlato anche nel Nuovo Giorn. de'letter. di P is a , 1831, X X III.
146-147, dal sig. Alessandro T o rri. Essa venne consultata per
1’ Appendice alle note dell’ ediz. di Firenze, 1838.
B ibliogr. P ra te s e , fac. 233 ; — Cat. ms. della Palatina.

�496

482

SPIR ITO RELIGIOSO DELLA D IV . COM.

A u s D ante A l i g h i e r i 's göttliche K o m ö d ie-,
von den göttlichen d in gen in m enschlicher
Sprache zu einem frü h lich e n ausgange. Z e its ,
W e b e l , 18 54, in 8., gr. di V lI I - 8 0 fac. 8 g r .
O pera del consigliere Goschel.
H einsius, VIII. 39; — B ibl iogr. von D eutsch., 1834 , n.« 1383 ; — R e­
p e rto riu m del Ge rsd o rf, II. 350.

483

Thèse de littérature sur D ante et S. T h o ­
m as ; de 1’ état de 1’ âme depuis le jour de la
m o rt jusqu’à celui du jugem ent d ern ier, d ’après
ces deux auteurs ; p a r G eorge H enri Bach.
H onen, im pnrn. de N icetas P e r i a u x , 18 55 ,
in 8., gr. di 91 , 6 8 e 48 fac.
Journal des s a v a n ts, agosto 1838 , fac. 503.

m

* Dissertazione di G. B. F a n e lli, che la Di­
vina Com m edia è poema sacro e morale.
In serita nell’ opera da lui pubblicata nel 1837 col tito lo : X.«
Divina Commedia, opera patria, ec. III. 1-102. V edi il cap. S tu d i
critic i, fac. 391, u.° 152.

483

* Intorno allo Spirito religioso di D ante
Alighieri desunto dalle opere di l u i . Discorso
dell’ Abate Federigo Maria Zinelli . V e n e z ia ,
tipogr. A n d r e o la , 1
, 2 voi. in 1 6 ., di
X X V I - 2 1 8 e 18o fac.
Q uesta opera è parto di una Collezione di opere di religione, e
form a i! tomo X II d e lla 2." Serie in tito la ta: Il Sentimento del genere
umano bene compreso conduce alla Religione. Le fac. p re lim in a ri
contengono Brevi notizie intorno alla vita ed alle opere di Dante A li­
ghieri.
L’ab . Z inelli vuol dim ostrare che la D ivina Commedia è o p e ra
m anifestam ente religiosa. Il prim o volum e si divide in due p a rli :
nella prim a l’au to re discorre in qual guisa e quanto influisca la is
pirazione nelle idee religiose; nella seconda applicando a D ante i

À

�SPIR ITO RELIGIOSO D ELLA D IV .

COM.

197

principii ferm ati nella p rim a vuol dim ostrare che Dante fu poeta e
scrittore eminentemente religioso. Il secondò volum e contiene questi
capitoli: — Spiegazione dell' allegoria del Carro che ritrovasi nel fine
del Purgatorio; — Del sistema religioso del Convi to; — Dello spirito
religioso clic regna in tutte le altre opere di Dante ; — Della opinione
che sopra lo scopo di Dante nella sua Div. Com. espresse Ugo Foscolo
nel suo Discorso sul testo della Div. C o m .;— Osservazioni sopra a l­
cuni tra tti che intorno a Dante si leggono nella Storia della le tte r. ital.
del Ginguené ; — Riflessioni sopra il nuovo Comento analitico della
Div. Com. del Rossetti ; succedono u n a Conchiusione e alcune
Testimonianze in favore della religione, tratte dalle opere di G. Boc­
caccio.
F u dato ragguaglio di questa opera nella B ibliot. I ta l., XCV.
145-146, negli A nnali religiosi di R o m a, X I. 50 -6 8 , da G. B. I’.
(Pianciani), nella R ivista Europea, 18i 0, I I . 462—463, da N. Tom
m aseo, e nel Giorn. letter. Modenese, 1. 233-234. Do un estratto
di quest’ ultim o artico lo , fattu ra di M. A. P a re n ti: « Il Zinelli a
a disingannarli si diede alla le ttu ra di tutte le opere dell’ A llighie
« r i , il cui cattolicism o in questa opera evidentem ente dim ostra ,
« e segnale alcune leggi fondam entali, che si vogliono seguire nel
« giudicare de’passi e soprattutto allegorici che si leggono ne g ran ­
ii di sc ritto ri, fa trio n fare l’A lig h ie ri contro i p reg iu d izi, che gli
« farebbero gran to r to , disnebbiando qualche allegoria , che sin
« qui aveva messo ad im barazzo gl’interpreti. T utto ciò ha dato oc
« iasione a ll’ avveduto nostro autoro di lib e rare la storica v ita
« dell’ A llighieri da un qualche e rro re , onde altri aveala ingom
b r a ta , e di confutare vivam ente certe m oderne teorie anzi a rti
« ficiose che altro. . . .
In continuazione a questa opera 1’ ab. Zinelli h a pubblicato le
Testimonianze a favore della religione tratte dalle Opere di G. Boc­
caccio , e segnatam ente dal suo Comento sulla Div. Com. \ edi in ­
torno a questo secondo scritto u n articolo di G. B. P . (Pianciani ),
n egli A nnali delle scienze religiose di R o m a , X I. 210-214.

*
D ante verace cristiano -, — D ante verace
cattolico ; Difesa di D ante cattolico ; D ante
profondo teologo.
M issirini, Vita di Dante, p a rt. II, cap. 26, 27, 28 e 39.

D ante

A lig h ie r i ’s

unterw eisung
32

uber

�498

SPIR ITO RELIGIOSO D ELLA D IV . COM.

mettschopfung linci m eltordnung d iesseits u n d
je n se its . E in beitrag zum berstandnisse d er
göttlichen K om ö d ie , von C. F . G osch el ( is t r u ­
zione sulla creazione del m ondo di qua e di
l à . Articolo p e r servire all’ intelligenza della
Divina Commedia). B e r lin o , F . M u lle r , 184.2,
in 8. gr. di VIII- 179 fac.
22 g r.
Secondo opuscolo del sig. Goschel sul sistema religioso d ella
I)iv. Com. ( V edi il n.° 482 ) . In o ltre h a inserito n ella G azzetta
della chiesa di Berlino a ltri articoli su ll’istesso arg o m en to , sc ritti
con opinioni diverse da quelle dell’ Ozanam.
B ibliogr. v o n D e u tsc h la n d , 1842, n.o 3169.

*88

* Note di Ugo Foscolo sullo spirito teolo­
gico della Divina Commedia.
Queste note sono in fine del t. I I I , fac. 5 3 2 -560 dell’ ediz.
della Div. Commedia di Londra, 1843. E gli di suo pugno le av ev a
scritte sui m argini d’ u n esem plare del t. I dell’ edizione p u r d i
Londra del 1825.
I l Foscolo prom etteva pel t. IV di u n a edizione d ella D. C. d a
esso proposta in 5 tom i in 4 ., u n Discorso sulle condizioni della re
ligione nell“ età del Poema.

*89

* Della Divina Com m edia : il dogm a o rto ­
dosso vi signoreggia.
Del primato morale e civile degli Italiani di V inc. G io b e r ti,
Brusselle, stamp. di M eline, 1843, in 8. g r. , I I . 221-225.

49»

* Spirito cristiano della Div. Com. di Carlo
Leoni.
V edi il § . S tu d i cri tic i, fac. 395.

491

* Dello spirito cattolico di D ante A lig h ie ri.
O pera di Carlo L y e ll , A. M. di K in no rdy in
Scozia , tradotta dall’ originale inglese da

�SP IR IT O RELIGIOSO DELLA D IV . COM.

499

G aetano Polidori. L o n d r a , C. F. M o lin i , 1844,
in 4 picc. di X X X - 2 4 6 fac.
Il lavoro originale del sig. Carlo L yell sta nella su a traduzione
dei The Poems o f ihe Vita Nuova and Convito of Dante Alighieri (Lon­
dra, 1842, in 8. g r., fac. X L I-C C L X X X V 1II) col titolo: On the A n ti­
p a p al spirit of Dante Alighieri. O lire qualche nota aggiunta dal tr a ­
duttore, la versione italiana contienei p relim in ari seguenti : P reli­
m inari del traduttore; — A ll'Illustrissim o Signore Carlo L yell dal
quale il Traduttore avendo ricevuto in dono un magnifico esemplare
dell'opera originale di questo libro, la tradusse e ne gli mandò il ma­
noscritto . Epistola (in versi) ; — N otizie intorno a Dante A lig h ieri,
d i Giovanni V illani ; — R itratto di D a n te, sonetto d ie com incia:
« F u nostro D ante di mezza sta tu ra » (1) ; — Nota intorno al fron­
tispizio ; — A ltra nota intorno al frontispizio, di S. K . ( Seym our
K irk u p ) ; — R itratto di Dante del Boccaccio; — Notizie estratto
d alla Guida di Firenze di F . F antozzi, relative al R itratto di Dante
di G iotto, al Sasso di D a n te , ed alla Casa A lighieri ; — Sonetto del
S alvini che com incia: « Se non fosse il valor tuo vago e forte » .
Seguono: Della Vita N uova di Dante A lig h ieri, fac. 1 - 5 ; — Del
Convito di Dante A lighieri, fac. 7 -2 2 , dipoi il trattato sopraddetto
che term in a alla fac. 238, a cui succede u n a seconda Epistola ( in
v ersi) di G i Polidori all' Illustriss. Sign. Carlo Lyell.
V anno u n ite a questo volum e 4 figure in carta della China ,
cioè due fa c sim ile della m aschera di D ante posseduta dal m ar­
chese Torrigiani; il prim o è disegnalo da H . W . Philippe c con­
dotto in litografia da J . R . L ane, il secondo è inciso; la 3 .3 figura
offre il ritra tto di D an te, opera di Giotto (2), disegnato dal sig. S .
K irkup e inciso da G. Cumming Dundee; nella 4 .a disegnata da
M . L . e incisa da G. Cumming D undee, si veggono i luoghi di F i­
renze relativi alla vita di D a n te .
Ne fu dato u n ragguaglio nella Revue de bibliogr. analyt., 1845,
fac. 103-106.

(1) Si riscontra in parecchi mss. del secolo XIV e XV, e segnatam ente
in quello della L a u r e n z ia n a , Plnt. XL, n.» XXVI.
( 2 ) Questo ritra tto eseguito sull’ originale di G iotlo, prim a che venisse
ritoccalo dall’egregio sig. Anlonio Marini, servi per le cure di Lord Vernon
alla sua edizione di F irenze del 1842. Di questo si valsero i due inglesi edU
to ri, senza darsi la briga d’ indicare donde lo avessero.

�500

492

S P IR IT O RELIGIOSO D E IL A D IV . COM.

* L ortodossia cattolica di D ante ricono­
sciuta da insigne critico di G e r m a n i a , di A go­
stino T heiner , sacerdote dell’ Oratorio.
Articolo inserito negli A nnali delle scienze religiose di Rom a, t.
xx, 1845, fac. 301-304. L ’insigne critico è Carlo W itte , di cui ci­
tasi u n brano di Lettera in data di H alla , 2 gennaio 1845.
Vedi parim ente sulle d o ttrine teologiche di D ante ; H ist.
des progrès de la réforme en Italie di Tom m aso M acrie, trad . fra n ­
cese di P a rig i, Cherbuliez, 1 8 3 i, in 8 ., fac. 15, e il ragguaglio d i
questa opera dato nel Quarterly R eview, X X X V II. 5 6 -6 0 ; R
o­
m ischehe briefue von einem F lo ren tin er (A . R eum ont), Lipsia, B ro
ckaus, 1840, 2 voi. in 12., Lettera X X X , II. 77; finalm ente il D i­
scorso preliminare della traduzione tedesca della D iv. Com. del G raul
registrata alla fac. 277.
S p ir it o P

apa le

della

D iv . Co m m e d ia .

La grande question, la grande tutte du Moyen-âge, le Sacerdoce et
l’Empire, le Pape et l’Empereur, sont là mieux exprimés que dans tout
autre monument/ (Villemain, Cours de littérature).

493

Avviso piacevole dato alla bella Ita lia , da u n
nobile Giovane F r a n c e s e , sopra la m e n tita
d ata dal Serenissimo re di N au arra a p ap a
Sisto V. M onaco , appresso G io u a n n i S w a rtz ,
15 86 , in 4 P icc di
cart. ( i )
Q uesta opericciuola, che h a la fine in versi e si crede im pressa
a Ginevra, è di som m a ra rità , e il solo esem plare noto in Italia sta
n ella Biblioteca del Collegio Romano a Rom a. È stata ven d u ta 30 fr.
d’Aguesseau, 17 fr. Caillard è 8 fr. Chaleaugiron. Un esem plare le ­
gato in m arrocch. rosso dal Derome era n ella Biblioteca di Carlo
Nodier; e lo veggo registralo al cap. Satires nella Description ra i
sonnée d'une jolie collection de livres ( P a rig i, T e c h e n e r, 1844, i^,
8 ., n.° 667) con questa nota dell’ Accademico bibliofilo: &lt;j V olum e
fort intéressant sous le point de vue litté ra ire , et fort cu rie u x

( 1 ) Si vede stampato in più luoghi per errore, che questo libro è senza
nota di luogo né di data.

�SP IR IT O PA PA LE DELLA D IV . COM.

501

sotis le point de vue histo riq u e, qui a étè autrefois très re c h erch é,
et qui le serait e n c o re , s’ il était m oins raro et plus connu . »
Si legge nel De T hou ( / / ¡ s i . , fac. 585 ) che questa opera si a t­
trib u i a Francois Perot, seigneur d e M ezières , e l’ab. P ianciani che
ne discorre negli A nnali delle Scienze religiose di Rom a ( X . 265
26T ), ci fa sapere leggersi su ll’esem plare già citalo del Collegio
R om ano, che questo scritto è di Francois P erot, seigneur de M ezié
res.
L ’au tore vuol dim ostrare con l’au to rità di D ante, del P etrarca
e del Roccaccio, che Roma è Babilonia e il P ap a 1’ A nticristo, e
s p e n d e sei capitoli n e l l ’ esame de’ vari passi della Div. Commedia
relativi ai Papi. F u confutalo d a l C a r d i n a l Bellarmino nello scritto
seguente.

*

A p p en d ix ad libros de svm m o Pontifice :

qui continet responsione»! ad librum qnem dam
a n o n y m u m , cujus titulus est : A uiso p ia c e
nol e dato alla bella I t a lia .........Roberto Bellar­
m ino auctore.
P ubblicata nella sua opera De controversiis Christiana; fidci ad
versvs hvivs temporis hoereticos, Colonia! A grippina), sumptibus Io
annis Gytrinici et Antonij l l i e r a t , 1615, in foglio, II. 371-385.
De’ ii i c a p ito li, di che si com pone quest’ Appendice, sei soltanto
si riferiscono a D atile, cioè il X II, il X IV , il X V , il X V I, il X V II
e il X V III. Si legge in ironie del X IV il titolo: Responsio ad ea ,
qua! ex Dante Aligherio contra Sedem Apostolicam adferuntur.
Ne’ prim i cinque di questi capitoli il B ellarm ino tra tta de’ seguenti
passi del Poema di D ante relativ i a ’ v ari papi che vi sono nom inati:
In fern o , I II . 5 9 -6 0 , X I. 6 -1 0 , X IX . 106-111; P urgatorio,
X X X III. 3 4-45; Paradiso, X X IX . 118-120. N ell’ ultim o capitolo
esam ina parecchi altri passi religiosi del Poema di D ante.
Mi paro di non poter meglio epilogare la dissertazione del Car­
d in al Bellarm ino che recando 1’ articolo seguente serbalo a D ante
n ell’ Indice dell’ op era: Dantes A lighieri poeta haud vulgaris adula­
torio poemate prm dixit Imperio Romano praiserlim per omnem I ta ­
liani aliquando puliturum Chanem Scaligerum Verona principerà
summum suum benefactorem: sed vaticinio falso et in a n i; — Q uaesta
rios indulgentiarum reprehendit: non ipsas indulgentias; — Testimonia
ejusdem prolata in defensionem aliquot proecipuorum fidei Catholica

�502

SPIR ITO PA PA LE DELLA D IV . COM.

capitum ; ut de P rim atu Pontificis R om a n i, de igne Purgatorio ,
d e operum meritis bonorum, de libero hominis arbitrio, et designo
crucis venerando, sanctorum invocatione , Deipara! intercessione, reli
guiarum veneratione e t im aginum ; — Ilem donationem Costantini et
lepram ejusdem Baptismo curatam afftrm at, idque in commendatio
nem Sanelai sedis Romana!, et quamvis in hoc illi fidem habendum
satyricus neget ; — Idem factione Gibellinus non domesticus , sed
hostis fu it Romanorum Pontificum ; — E t ob istius factionis affectum
in Pontificum Clerique reprehensione non immerito suspectus haberi
debet, cum odio potius inimicorum , quam veritalis amore ad scri
bendum animum appulissc videatur ; — Agnoscit Pontif. Rom. pro
vero ecclesia! pastore; — Quos Ponti ficum Romanorum, et quot numero
prcBcipue reprehendat adversantes G ¡bellina' factioni ; — Dantem A l i
gherium quinque numero Rom. Pont, reprehendisse, et quosnam illos,
Satyricus scriptor anonymi libelli Gallus annotavit.
Oggidi lo opinioni del P erot vennero rip ristin ate d a Gabriele Ros­
se tti, e com battute dai sig. F raticelli, Delécluze, Schlegel, Z in eili ,
O zanam , Pianciani, G iuliani ed altri che saranno da m e reg istrati.
C rescim beni, II. 286 ; — Giorn. A rcaci., CI. 348 ; — B runet, I. 225 .

* Dantes haereticus post mortem appellatus ;
- Dantis opinio de Imperio quod minime pen
debat ab Ecclesiae auctoritate.
Raphaelis V olaterrani Commentariorum Vrbanorum lib ri octo
et triginta. S . L . Apud Claudium M arnium et haeredes Joannis A u
b rij, 1603 , in f o g l., fac. 771. Ivi si legge : a Scripsit opusculum
a de M onarchia, ubi eius fu it opinio quod iraperium ab ecclesia m i
« nim e d e p e n d e re t. Cuius rei gratia tan q u am haereticus post eiu s
« m ortem dam natus est. »

* Sopra le dottrine Papali di Dante. (1)
M ysterium iniquitatis , seu H istoria Paputus , auctore P h ilip p o
M ornayo , Plessiaci M arliani dom ino , Gorinchemi, 1662 , in 4 .
fac. 4 0 2 -4 0 3 . L a p rim a edizione di questa opera è di Saum ur, p er
Tommaso Porta u , 1611, in fogl. V enne pubblicato in francese 10
stesso anno dallo stesso lib ra io , in foglio , e a Ginevra nel 1612
in 8.
( 1) Il Cionacci cila come opere da consultare sull’ ¡stesso argom ento ie
Isto rie detta, v ita de’ P ontefici del Brezio e gli S tro m a ta dell'Oliva, a m ­
bedue le quali nou ho potulo rinvenire nelle Biblioteche di Firenze.

�SPIRITO

papale

della

d iv .

COM.

503

L’ opera di Filippo M ornay fu confutata da L eonardo Cocqua:o
nel suoi A nti-M ornoeus, L utetiae, 1613 , in 4 . , e dal Coeffcteau
nella Response au livre intitulé le M ystère d ’ iniquité. V edi questa
u ltim a opera alla fac. 1032.
497

*
Lettera del Cav. Fra Tommaso Stigliarli
al sig. Cardinale Orsini a Bracciano.
Q uesta lettera in data di Roma 4 settem bre 1643, che sta fra le
sue Lettere dedicate al P rencipe di G allicano , Roma , Domenico
M anelfi, 1651, in 12. picc., fac. 135-140, concerne al verso 36 del
Canto 33 del Purgatorio. Lo Stigliai» interpretando questo passo ,
che non fu secondo lu i bene inteso dai Com entatori di D ante, vuol
p ro v are che i papi non furono u su rp ato ri delle rendite tem porali ,
m a legittim i signori di q u elle, e liberi dispensatori. T erm ina la
lette ra cosi : E certamente eh’ egli è vna gran marav iglia che quel
volume nonostante questa bestemmia, e mollissime altre più esecrabili,
le quali contien per lutto, si sia si lungamente preseruato dalla prohi
bizione de'Superiori, e tu ttauia si presemi. M a la sua v entura è stata,
ed è la sola oscurità del sxto inchiostro, perchè essendo egli da pochi
inteso, pochi può scandalizare, i quali ancora non saui il compati­
scono e nessuno il denunzia a l i inquisizione.
Cosi pazza non e ra p er avventura l’opinione del degno arcive­
scovo di F iren ze, m onsignor Francesco Gaetano In co n tri, che ave­
va in m olta venerazione il Poem a di D ante, e spessissimo lo citava
nelle sue opere e segnatam ente in queste due : Spiegazione litu r­
gica, teologica e morale sopra la celebrazione delle feste, Firenze, F r.
Moücke, 1762, in 4.; — Trattato delle azioni umane con annotazioni,
F irenze , il m edesim o, 4." e d iz ., 1783, in 4.
V edi i n t o r n o al medesimo passo la Dissertazione g i à citata del
C a r d i n a l B ellarm ino, fac. 378, ed i l Ragionamento IX intorno la
D iv. Corn. del m arch. Luigi Biondi, pubblicato nel Giorn. Arcad.,
X X X V II. 274-288.

49 8

Dello spirito Antipapale che produsse la Ri­
forma, e sulla segreta influenza d’ Europa, e
specialmente d’ Italia, come risulta da molti
suoi Classici, massime da Dante , Petrarca ,
Boccaccio. Disquisizioni di Gabr. Rossetti, Prof,
di lingua e letteratura italiana nel Collegio del

�SPIRITO PAPALE DELLA BIV. COM.

Re in Londra . L o n d ra , stam pato per t au­
tore (Pietro Rolandi ) , 183ot, in 8. di fac.
460.
16 scell.
499 *11 medesimo. T ra n sla ted fr o m the Ita lia n
b j M iss. C aroline W ard. L o n d o n , S m ith ,
1854, 2 voi. in 8. piccolo di XVI—287 e IV—
2^9 fac.
18 scell.
Di questa opera dedicata dall’A. a Carlo L yell, fu parlalo n ella
E dim burgh R eview , n.° del gennaio 1832 , fac. 531-551 , negli
A nnali delle scienze religiose di Rom a ( X . 3 -4 6 , 265-299 , 321
339), nel Berliner Freimuthigen, n.&lt;&gt; del gennaio 1835, e nel M aga
z in fu r die lileratur des Auslandes, 1836, n.&gt; 115-117. Vedi an ch e
in to rn o a ciò la Vila di Dante dell’A rtaud , fac. 5 3 7 -5 7 5 , e il cap.
X II già registrato dell’ opera dell’ab . Zinelli Intorno allo spirito
religioso di Dante.
B ru n e t, II. 19; — G am ba, n.o 408 ; — London C a ta l., fac. 401.

500

* Dante était-il hérétique? par J. E. Delécluze.
Revue des deux M ondes, 1 8 3 4 , I . 37 0 -4 0 5 . (1)

sol

* Laure , Beatrix et Fiammetta , par M. A.
de La Tour.
È u n a difesa di D a n te , P etrarca e Boccaccio in tito lata al sig.
R o sse tti, c pubblicala nella R em e de P a ris, n.° del maggio 1834
( Ediz. di Bruxelles , fac. 2 33-243.)

502

* Dante , Petrarque et Boccace , à propos
de 1’ ouvrage de M. Rossetti, par Wilhem de
Schlegel.
Articolo inserito nella R em e des deux Mondes, 1836, V II. 4oo_
418, e ristam pato negli Essais hist. et L itter. dello Schlegel, Bonn
W eber, 184-2, in 8 . , fac. 407-437. Vedi sulle d o ttrin e del Rossetti
la Prefazione di questa opera.
R ep e rto riu m del G ersdorf, 1843 , I. 442.

(1) Nel G iorn. A r c a i., Cl. 3 5 0 , si dice per erro re 'im p re ssa questa
dissertazione in agosto del 1838 nel Journal des S a v a n ts , fac. S03.

�SPIRITO PAPALE DELLA DIV. COM.

505

B erich uber R o s s e tti's Ideen zu einer er
lauterungen des D ante u n d der d ic hter se i­
ner z e i t : in zw e i vorselungen. (Idee del Ros­
setti sopra una nuova interpretazione di Dante
e de’ poeti del suo secolo). B erlino , 1 8 4 0
Apologia delle idee A ntipapali del R ossetti.

* Ragionamenti due di G. B. P. (Pianciani).
R o m a , tipogr. delle B elle A r t i , 1 8 4 0 , in 8 .
Ristam pa di tre articoli pubblicali negli A nnali delle scienze re­
ligiose di Rom a intorno allo Spirilo amipapale del Rossetti (X . 3
46 , 265-299 , 3 2 1 - 3 3 9 ). Il titolo del prim o è : Datile figuralo in
A dam o, paradosso del sign. Gabriele Rossetti esaminalo.
A rtaud, Vie du D a n te , fac. 553-558.

Sopra il sistema antipapale del Rossetti, di
Gennaro Schenardi.
A rticolo inserito nel t. IX de L a Scienza e la Fede di Napoli.
Vedi nel t. V II della collezione medesima u n a Difesa del Pontificato
Romano contro lo scritto del Rossetti intitolalo : Rom a verso la m età
del secolo X IX .

Difesa di Dante Allighieri in punto di reli­
gione e costumi, ossia avviamento pel retto
studio della Divina Commedia e della Monar­
chia , di Filippo Scolari . B e llu n o , tip . f i s s i ,
1 8 5 6 , in 8 .
Opuscolo di soli 100 e se m p la ri. Ne rese conto la [libi. I l a l . ,
L X X X III. 100-10'f-.
Q uesta opera si com pone di u n a Lettera a F r. A m alteo , e di
duo A ppendici. N ella lettera si vendica D ante dalle accuse d’ em ­
pietà e di m alignità verso i papi fattegli dall’an notato re anonim o
di u n a edizione della Storia d’ Italia del R otta, eseguita a Lugano.
L a prim a delle appendici è un discorso da servire di prefazione
all’ ediz. della Monarchia proposta dal sig. A lessandro T o r r i , n el
q u ale si tra tta della do ttrin a di questa o p era , e della necessità di
stu d iarla per la intelligenza della Div. Com media. L a seconda vaio

�506

SPIRITO PAPAE L DELLA DIV. COM.

a indicare da 19 Annotazioni relative ad altrettan ti passi della Div.
C ., p er avvertire che a questi versi non sia data u n a in te rp re ta ­
zione ab u siv a, tirandoli a cattivo intend im en to .

De’ sensi di Dante circa il Pontificato ed i
Pontefici de’ suoi tem pi, di Carlo Maria Curci.
A rlicolo contro il sistem a Antipapale del R o sse tti, p u b b licato
nel giornale Napoletano L a Scienza e la Fede , t. V I.

* In qual concetto fu tenuto Dante e il suo
poema dalla chiesa di Roma, di Gabriele Ros­
setti.
Gap. del suo Mistero dell’ amor platonico, op era reg istrata al § .
A llegoria, fac. 4 7 0 , n.° 404.

* Della riverenza che Dante Allighieri portò
alla somma Autorità Pontificia . Discorso reci­
tato il 27 maggio 1844 ? nell’ Accademia Ti­
berina di Roma, dal P. Giambattista Giuliani ,
C. R. Somasco, prof, di filosofia nel Collegio
dem entino di Roma. L u gan o, tipogr. Vela
dini, 1844‘, in 8. di 20 fac.
Im pressione a p arte di u n articolo inserito nel Cattolico di L u ­
gano , n.° V , 15 settem bre 1844, ristam pato nel Giorn. Arcad. ,
CI. 324-352. T erm ina con u n Breve cenno di alcune opere dove 0 si
offende, 0 si combatte, 0 si sostiene la sana e religiosa dottrina dell’A l ­
lighieri. V edi in to rn o a questo scritto u n articolo delle Memorie
di M o d en a, serie I I I , t. I , riprodotto nel Foglio di M o d en a, n.°
del 21 agosto 1845. (1)
Il p. G iuliani annunzia la slam pa di u n altro scritto in tito lato :
Del Papa e dell’ Imperatore secondo i pensamenti di Dante.

* Sopra i passi della Div. Corri, relativi ai
Papi.
D io n isi, Preparazione S to rica , cap. X I X - X X I V , I. 9 1 -1 1 7 .

( 1) Questo articolo, che è del sig. Marc'Aulouio P arenti, venne im presso
anche a p a rie , in 8. di 4 fac.

�SPIRITO PAPALE DELLA DIV. COM.

si 1

507

* Sopra un passo della Div. Com. relativo
a Papa Anastasio. ( Inferno, XT. 8 - 9 ) .
Osservazioni sopra alcuni luoghi di Dante di P ietro F a n f a n i,
nello Memorie di M odena, Serie III, I. 201-204. Vedi p u re l’opera
già citala del Cardinal B ellarm ino, alla fac. 377.

sia

* Industrie filologiche per dare risalto alle
virtù del Santissimo Pontefice Celestino V , e
liberare da alcune tacce Dante Alighieri cre­
duto censore della celebre Rinunzia fatta dal
medesimo Santo. Dedicate all’ Erninent. e Re
verend. Principe Cardinal Barberino, da D. In
nocenzio Barcellini da Fossombrone, Abate
Celestino. In M ila n o , per Gius. Pandolfo
M a la testa , 1701 , in 8. picc. di 342 fac. (In­
ferno , III. 58—60 ) .
L’opera è preceduta da 10 carte'prelim inari non num erate, con­
tenenti la D edicatoria in dala del 22 m arzo 1701, le A p p r o v a z io n i ,
u n Avviso nel quale si discorro della ragione e della tessitura del
la v o ro , e u n Indice dei c a p ito li. È divisa in q uattro p a r t i , ovvero
Industrie cosi intitolate: Per rig e tta re una interpretazione d'un passo
oscuro di Dante nel canto 3.° dell'Inferno;— Per iscoprire l'ombra in­
cognita; — Per rigettare un motivo favoloso della R inunzia ; — Per di­
singanno di chi credette S . Pietro Celestino insufficiente. F u reso conto
di questo scritto nel Giorn. de' letter. di V enezia, X IX . 246-277.
Mazzucchelli, II. 237 ; — T a fu ri, Scritt. Napoletani, II. 466-467;
— Cai. ms. della Magliabechiana e P alatina; — Indice di Siena, fac. 3 10.

E d a vedere su questo passo medesimo l’ opera di Teofilo R ay
n au d , Hoplotheca conira ictum calamuia! (Opere, L u g d u n i, H oralius
R oissat, 1665, in foglio, X II . 4 6 0 ) , quella già citata del Car­
dinal Bellarmino, fac. 377, e la Vita di Celestino di Dionigi F a b ri.

513

* Sopra un passo religioso della Div. Com.
( Inferno , XIX. 1 06—1 1 1 ) .
Discorso di Paolo Costa intorno alcuni luoghi della D iv. Com. ,
B ologna, 1821, in 4 ., fac. 4 - 8 . Un’a ltra lezione su questo passo fu

�508

SPIRITO PAPALE DELLA DIV. COM.

recitata dal canonico Gaspero Bencini alla Crusca il 26 giugno
1838. Vedi il Rapporto dell’ ab . F ruttuoso Becchi su questa to r­
n ata , Firenze, 1838, in 8 . , fac. 16. È pu re da consultare la dis­
sertazione più volte citata del B ellarm ino, alla fac. 377.

su

* Difesa di vari punti della vita di Bonifa­
cio VIII, di Mons. Nicolò Wiseman (Inferno,
XXVII.
23 , e P u rgatorio, XX. 86—9 0 ).
Q uesta dissertazione letta all’ Accademia di religione cattolica
in Roma , il 4 giugno 1840, fu stam pata negli A nnali delle scienze
religiose di R om a, X I. 257-281. E ssa è nella più p arte relativ a ai
passi citali del Poem a di Dante.

5t5

* Bonifacio VIII e Dante Alighieri. Discorso
di Monsign. Agostino Peruzzi. B ologna, ti
pogr. della Vol pe, 1842, in 8. di 16 fac.
Im pressione a p arte del Giorn. eccles. di Bologn a , t. I I , rip ro ­
dotta nelle sue Opere in prosa e in versi, B ologna, S a ssi, 1845, in
8. , dispensa 20. L’ autore vuol provare la falsità delle calunnie
sparse contro Bonifazio V III rispetto alla g u erra coi Colonna e alla
dem olizione di P a le s trin a , da D ante e dai cronachisti G h ib e llin i,
allegazioni che sono stale ripetute da m olti scrittori protestanti o
dal Sismondi nella sua H ist. des républ. italiennes au m oyen-âge.
Vedi anche u n opuscolo intitolato : Dante ambasciatore de’ Fio­
rentini a Bonifacio V III, Discorso di O ttavio G igli, Roma tipogr. di
Crispino P uccinelli, 1840 , in 8. di 18 fac.
A n n a li delle scienze religiose di R om a, XIV. 301 ; — A ntologia di
Fossom brone, t. IV, part. I I , fac. 24.
•

516

* Sopra il passo relativo a Papa Giovanni
XXII. ( Paradiso , XXVII. 58 ).
Vedi le Gesta Romanorum Pontif. a Joanne P a la tio , V enezia,
1688, in fo g lio , I I I . 215 e 2 1 8 , e la D issertazione del p. A rduino
già citata.
T rattati

p a r t ic o l a r i.

*
Discorso intorno al Canto IV dell’ Inferno
di Dante, di S. E. il Conte Gianfrancesco

�SPIRITO RELIGIOSO DELLA. DIV. COM.

509

Galeani-Napione di Cocconato. F ir e n z e , 1819,
in 4F u pubblicato nel t. IV dell’ ediz. dell’ A ncora, fac. 9 -3 2 , in
q uella di P rato, 1822, e ristam pato negli Opuscoli di letteratura
del medesimo a u to re , P isa , Capurro, 1826, in 1 2 ., I . 153-204.
Le cose contenute nell’ opera sono queste : Dottrina di Dante in
guanto si appartiene alla Facoltà teologica , Sistem a di lui rispetto
a 'd efu n ti colla sola colpa originale; — Conformità del sistema di
Dante con quello de' Teologi scolastici, ed in specie di S . Tommaso.
Antichi Padri della Chiesa non avversi in tale sistema ; — Lettera di
S . Tommaso a S . Girolamo intorno alla im putabilità del Peccalo O ri­
ginale , ed altr i luoghi di lui interpretati da S . Tommaso, e conciliati
colla opinione degli Scolastici; — Distinzione tra la pena di Danno e
la pena di Senso. Esame della opinione di Nicolao l' Herminier ;
— Dello stato degli A d u lti vissuti secondo la Legge naturale. Pene di­
verse dei più o meno colpevoli. Giustificazione delle opinioni degli Sco­
lastici su questo punto ; — Della voce Limbo adoperata da Dante , e
come intesa dagli Scolastici. Opinione singolare di Ambrogio Cate­
rino; — Opinione di Cl. Seyssello intorno allo stato degli A dulti
morti colla sola Colpa Originale. Conformità del sistema di Dante con
quello de'più celebri controversisti, e coi più recenti Decreti della Santa
Sede.
T ipaldo, B iogr. Itat., I. 87.
^
8 paoli, Cat. Pialli del 1838.

5t8

* Esposizione teologica del Canto IV del
l’Inferno.
D ata dal sig. Filippo Scolari nello sue Note di alcuni luoghi delli
cinque prim i Canti della Div. C om ., V enezia, 1819, in 8 . g r . , fac.
7 7 -8 9 .

519

* Dissertazione dell’ Abate Cattania sopra un
passo di D ante. A Cado Guzzoni degli Anca
rani. ( Inferno, XXIII. 1—5 ) .
Come i fra ti M inor vanno per via.
Giorn. A rc a d ., L X IV . 134-143.

520

* Sopra 1’ Apoteosi fatta cantare in cielo da
Dante a Beatrice . Lettera scritta da Palermo

�510

SPIRITO RELIGIOSO DELLA DIV. COW.

a Siracusa , da Gius. Fardella . ( Purgatorio ,
XXXI.
i 3i - i 4 5 ).
Giorn. letter. di S icilia, L U I. 116-121.

* Lettione di Messer Francesco Verini in­
torno al primo terzetto del Paradiso.
La gloria di colui che tutto move.
P ubblicata dal Doni nella sua collezione delle Lettioni d'A cca­
demici Fiorentini sopra D ante, F irenze , 1547 , in 4 . , fac. 14-20.
Q uesta lezione si riscontra mss. a car. 8 7 -9 0 del Codice della M a
gliabechiana, P alch. IV , n.° I , col titolo: Seguita u n 'a ltra Letione
fatta dal medesimo la Domenica seguente exponendo Dante nel primo
Capitolo del Paradiso, che comincia: La gloria di colui cbo tu tto
m o u e . N ella sala del Papa con grandissimo concorso d’Accademici e
d’altri cittadini.
Cinclli, Toscana l e tte r a ta , fac. 618 ; — Biscioni, G iunte al C in e lli,
V. 487.

Sopra il medesimo passo. Lezione di Ja­
copo Mazzoni.
Lezione inedita, detta all’Accademia di F irenze nel consolato d i
Baccio V alori nell’aprile 1587. È citata da Pier Segni nell’ Elogio
del Mazzoni e dal B ulgarini nelle sua Annotazioni, fac. 221. Giovam ­
battista Strozzi ne p arla con molta lode in u n a Lettera al B ulga­
rin i in data del 25 aprile 1587 , che ined ita si conserva frai mss.
della B ibl. comunale di S ie n a , Cod. X X V III. B. 8 , fac. 202.
Serassi, V ita del M a zzo n i, fac. 77.

* Sopra il medesimo passo. Lezione di Giu­
seppe Bianchini di Prato.
È la p rim a delle Tre lezioni dette da esso pubblicamente n ell'A c­
cademia Fiorentina ( l'an n o 1709) sotto il Consolato del Conte Gio.
lia tt. F anioni, I n F iren ze, appresso Gius. M anni, 1710, in 4 ., fac.
I-X X V . F u ristam pata nelle Prose Fiorentine, Venezia, slam p. R e
m o n d in i, 1754, in 4 . , tomo I , p a rt. V , fac. 85 e segg.
Dell’ opera del dotto B ia n c h in i, di cui esistono esem plari in
carta reale, fu dato u n ragguaglio nel Giorn. de' letter. di V enezia,
I . 2 4 3 -2 5 5 , e ne fu parlato anche dal p. Zaccaria nella sua Storia
letter. d 'Ita lia , 1. 3 1 4 -3 1 5 , e dal L am i nelle Novelle letter.

�SPIRITO RELIGIOSO DELLA DIV. COta.

511

C rescim beni, II. 281 ; — M azzucchelli, II. 1187 5 — B ibliografia P r a ­
tese , fac. 29 ; — poggiali, il. 145 ; — G am ba, u.o 21 58 ; — Cat. mss. della
Palatina e Magliabechiana.
3 a 5 pao li, C atal. di libreria.

sa*

+ Inno di Dante Alighieri in laude del Pa­
triarca S. Francesco d’ Assisi commentato e
ragguagliato colla Francesciade del Mauro, dal
Canonico Raffaele Francolini da Fano. P e s a ro ,
tip . N o b ili , 18 33 , in 8. di LXXVI fac. e una
carta in fine per una G iu n ta . ( P a r a d is o ,
C. XI ) .
Le fac. I - I X contengono l’estratto del P oem a di D ante sopra S.
Francesco d’Assisi con la traduzione in versi latini del p. d'Aquino.
3 paoli Cat. Piatti del 1841.

sai

Spiegazione sopra due frizzi di Dante. P a ­
r a d is o , C. XXII, V. 74- 7$ e X X IX , v.
124 — 1 2 6 . Memorie di Giuseppe di Cesare.
. . . 1 ................ e la regola m ia
R im asa è giù per danno delle carte.
Di questo ingrassa il porco S ant’A ntonio,
E d a ltri assai che son peggio che p o rc i,
Pagando di m oneta senza conio.
A rticoli letti all’ Accademia Pontaniana di Napoli nel 1831 , 0
inseriti ne’ suoi A lti, t. I I , fase. 2 , N a p o li, 1840.
Progresso di Napoli, IV. 132.

82C

* Ragionamento su quella parola di Dante :
E la regola m ia rim a sa è g iù per danno
delle carte . ( P a ra d iso , XXII. 74- 7^ ) •
Storia della B adia di Montecassino del T o sti, N apo li, 1843,
in 8. g r . , I II . 9 2 -9 9 .
'

527

* Lettione di M. Cosimo Bartoli sopra i
versi 64-G6 del Canto XXIV del P aradiso.
Pubblicata nella collezione già citata del D o n i, fac. 6 9 -8 1 .

�«
528

512

SPIRITO RELIGIOSO DELLA DIV. COM.

* Della Carità , lezione seconda di Pier F r a n ­
cesco G ia m b u lla ri, letta nella Accademia F io ­
ren tin a , nel Consolato di Bernardo Segni (P a ­
r a d is o , X X V I. 52- 66) .
P ubblicata nella collezione del D o n i, fac. 5 3 -6 8 , e ristam p ata
nelle Lezioni del G ia m b u lla ri, ediz. del 1 551, fac. 4 2 - 8 4 , e d i
M ila n o , 1 827, fac. 3 5 -7 0 , ed anche nelle Prose Fiorentine, p a rt.
I I , 1727 , I. 3 1 -6 6 .

529

L ettione di Gius. Bianchini di P rato so­
p ra il prim o terzetto dell’ ultim o C anto del P a ­
ra d iso di D ante , detta pubblicam ente nell’ Ac­
cademia F io ren tin a sotto il Consolato secondo
di Salvino Salvini.
L etta nel 1715 e rim asta inedita.
Salvini, F a sti consol., fac. 663 ; — Mazzucchel l i , II. M 9»; — Zacca­
r i a , Stor. letter. d 'I t a l i a , I. 317; — B ibliogr. P ra te s e , fac. 37.
S p ir it o

530

f il o s o f ic o

della

D iv .

Com.

* ZIeber D ante in philosophischer bez ie
hung , von Schelling.
P ubblicato nel K ritish Journal der philosophie, com pilato dallo
e dall’H egel, S tu ttg a rd , Cotta, 1802-1803 ( I I . 3 4 -5 0 ).
Si legge u n a traduzione di questo studio filosofico col titolo Con­
siderazioni filosofiche di F. G. Schelling sopra D ante, nelle Opere d i
G. B. N iccolini, e fa degno seguito alla Lezione di questo celebre
scrittore già registrala alla fac. 395, n.° 173. (Firenze, Le M onnier,
1844, IH . 2 6 3 -2 7 2 ).
E b e r l , Deutsche buckerkund , t. II.
S c h e llin g

531

T ra tti filosofici della Div. Commedia.
Gap. I II dell’Zisame della Div. Com. di Gius, di C esare. V edi
la fac. 380.

ssa

Sopra

1’ ideologia della Divina Commedia.

Lezione inedita, delta dal prof. Francesco Pacchiani a ll’ Accade­
mia della C ru sca . Nc p arla l’ab . Zan n oni nel R apporto annuo fatto

�513

. SP IR IT O FILOSOFICO D E L L A D IV C O M .

alla detta Accademia il 14 settem bre 1819 ( A tti della Crusca , IL
2 7 8 ).
Bibliogr. Pratese, fac. 185.

533

* L a rettitudine fine principale del Poema
di D ante , ragion am en to del Conte Giulio P e r
ticari.
E stratto della sua opera D ell'am or pairio di D ante, pubblicalo
nel Ricoglitore di M ilano, 1820, IX . 2 1 3 -2 1 8 , e nel Giorn. E n ci­
clopedico di N a p o li, 1821 , n.° 1.
N ell’opera di Filippo Scolari in tito la ta , Della piena e giusta in ­
telligenza della Divina Commedia, P ad o v a, 1823, in 4 ., è u n capi­
tolo intitolato : Se la rettitudine sia fine principale ed esplicito della
Divina Commedia.

534

Di una storia religiosa del senso
scoperta nella Divina Com m edia.

um ano

L avoro inedito del dottissim o professore dell'U niversità Pisana
Silvestro C entofanti, da lu i medesimo citato nell’ Antologia, n .u
1 3 5 , fac. 6 5 , in nota.

* D ante considerato filosoficamente.

535

Indicatore Lombardo , 4.= Serie , 1835 , IV . 29-41.

536

* Introduzione alla Storia della filosofia ita­
liana ai tem pi di D a n t e , per la intelligenza
dei concetti filosofici della Divina Com media ,
del March. Pom peo A z z o lin i. B a s tia , 1 8 5 9 ,
in 8. di 1 2 4 fac.
V edine un ragguaglio nella Bibliot. I t a l . , XGVII1. 411-412.

537

Lezione del Piccioli sullo scopo m orale della
Divina Com m edia.
L ettu ra fatta all’ Accademia della Crusca il 26 giugno 1838. V edi
il Rapporto dell’ ab. F ruttu o so Becchi su questa to rn a ta , F irenze,
1838 , in 8. a fac. 14.

538

* D ante et la Philosophie catholique au
XIII* siede, p ar A. F. O z a n a m , professeur de

33

�514

SPIRITO FILOSOFICO DELLA DIV. COM. .

littérature é tra n g è re à la Faculté des L e ttres
de P aris. P a r i g i , D ebécourt , 1839 in 8. di
4 n fac.
Nouvelle édition, corrigée et aug m en tée, sui
vie de Recherches nouvelles sur les sources poé
tiques de la Div. Comédie . P a r ig i , Jacques
L e c o ffr e , 1 8 4 $ , in 8. di 34 fogli.
6 fr.
Versione ita lic a , con note di P ietro Moli­
nelli . M ila n o , Soc. tipogr. de C la ssic i ita ­
lia n i , 1 8 4 1 , in 16. di 384 fac. ; —Altre edi­
zio n i. N a p o li, tipogr. M a n fr e d i, 1 8 4 2 , in
8. N a p o l i , tipogr. P ir o z z i, 18 43 , in 8.
- N a p o l i , B orel e B o m p a rd , 1 8 4 3 , in 8.
*
A ltra traduzione di P. F. Scardigli. P is to ja ,
tip o g r. C in o , 1 8 4 4 , in 8 . g r. di X X III—4 9 3
fac. (1)
24 paoli.
T rad uzion e T ed esca. M u n s te r , D e ite rs ,
1 8 4 4 , in 8. gr. di X X I I - 3 7 9 fac.
Q uesta opera , la cui p arte religiosa fu riv ed u ta da u n dotto
teologo di Lione, ebbe grandi accoglienze tanto in F ra n cia q u an to
in I ta lia . Credo mio debito indicare le m aterie p rin cip ali conte­
n u te nella seconda edizione.
Discorso p re lim in a re . Della tradizione letteraria in Italia dalla
decadenza latina a Dante. — Introduzione. Dell' autorità filosofica d i
D ante.— P arte p rim a. Condizione generale della Cristianità dal X I I I

(1) In questa traduzione lo scritto su Dante com prende solo le prim e
829 facciate; il volume term ina con la traduzione di un’ altra opera del
sig. Ozanam sopra Bacone da Verulamio e S. Tommaso di C antorbery. n
P ro g ra m m a di questa traduzione col nom e dello stam patore Vangucci nel
1841 era stalo inserito nella P r a g m a lo g ia c attolica di L ucca, X. 137-138.
Nel C orresp o n d a n t di P a rig i, 1845 , t. X, fac. 998, si cita per isba­
glio una traduzione fatta a F irenze.

�SPIRITO FILOSOFICO DELLA DIV. COM.

515

al X I V secolo; della filosofia scolastica nel X I I I secolo ; qualità parti­
colari della filosofia italiana ; vita , slu d i, ingegno di Dante; disegno
generale della Div. Commedia; parte in essa toccata alla filosofia.
— P arte seconda. Sposizione dèlie dottrine filosofiche di Dante.
— P arie terza. Criterio sulla filosofia di D ante; sue relazioni con le
scuole del medio evo ; con la moderna filosofia ; ortodossia d i Dante .
P arte q u arta . Investigazioni e documenti per la storia di Dante e della
filosofa contemporanea. I. V ita politica di D ante; I I . B eatrice; I I I .
P rim i studi filosofici di D ante; IV . Delle fonti poetiche della Div.
Com media; V . V isione di S. Paolo, poema inedito del secolo X III;
— D ocum enti per la Storia della filosofia nel X II I secolo.
P arlaro n o di questa opera i giornali seguenti. — G iorn. A r
c a d . , XC. 3 3 4 -3 4 0 , articolo di Domenico Vaccolini ; — A nn ali
delle scienze religiose di Rom a , X . 4 02-432, articolo di G. B. P an
ciani ; — Indicatore Lom bardo, 1 8 4 1 ,1. 2 4 4 -2 5 2 , articolo del Pezza
Rossa ; — Foglio di M odena, n .° 12 del 1841 ; — Appendice a l i A l­
bum d i R om a, n .° del 14 agosto 1845 , articolo di Dom. Vaccolini;
— R evue des deux Mondes, 1839, X V II. 525-528, articolo di Carlo
L abitte , tradotto nella Rivista Europea di M ilano , 1842 , I. 102—
134. Vedi anco il Correspondant di P a rig i, 1845 , t. X , fac. 998999, l ' Université Catholique di P a r ig i, X I I I . 7 3 -8 1 , e il Quarterly
Review , n.° dell’ap rile 1 8 4 4 , fac. 1 -3 0 . A vanti la stam pa della
p rim a edizione il capitolo su ll’ Origine della Div. Com. crasi p u b ­
blicato nella Université catholique , n.° del novem bre 1837 , e tr a ­
dotto da G. B. nella Rivista Europea di M ilano, 1 8 3 8 ,1. 104-136,
I I. 185-204. Le Nuove investigazioni sulle fonti poetiche della Div.
Com. , aggiunte alla seconda edizione, furono dapprim a stam pate
nel Correspondant di P a rig i, t. I X , fac. 3 2 7 -3 7 0 , 511-532.
5 39

* Filosofia intellettuale di D ante ; Filoso­
fia m orale di D ante ; Dim ostrazione della fi­
losofia di Dante.
M is sirin i, Vita di D ante, p a rt. I I , cap. 33 , 34 e 40.

540

* Giudizio sopra D ante e il suo Poema.
Esquisse d'une philosophie di F . L a M ennais, P arigi, Pagnerre,
1840 , in 8 . , III. 387-390.

541

* L a Divina Com m edia non è che la form a
sensibile della g ra n d e operazione analitico-sintetica

�516

SPIRITO FILOSOFICO DELLA DIV. COM.

per la quale in una città co rro tta può nel
recorso delle nazioni restaurarsi 1’ ordine civile.
Dell'Analisi e della S intesi. Saggio di studi etimologici di Nicco
la N iccolini. N apoli, tip. Dicesima, 1842, in 8 . , fac. 7 7 -1 8 7 , con
u n a tavola.

542

* Dell’ ingegno analitico e sintetico , psico­
logico e ontologico di D ante , di Vinc. G io­
berti .
Vedi al § . S tu d i critici la fac. 395.

543

* Discorso dell’ Essenza del F ato , e delle
Forze sve sopra le cose del M ondo, E p a rti­
colarm ente sopra l’operazioni degl’U om ini. Di
M. Baccio Baldini . In F io ren za nella Stam p.
d i Bartolom eo Serm art elli , 15 78 , in fogl.
piccolo di 42 fac.
Q uesta opera, che è un com ento de’ versi 5 8 -8 4 del Canto X V I
del Purgatorio, incom incia con u n a dedicazione dell’ au to re, in d ata
di F irenze 22 maggio 1574, a B art. Panciatichi P atrizio Fiorentino.
S em bra essere diventata molto ra ra , e il M azzucchelli citandola
su lla fede del Salvini (Fasti Consol., fac. 170) dice d i non av ern e tro ­
vato ricordo altrove. Io ne ho riscontrato u n esem plare nella P ala­
tina di F irenze, e u n altro vien ricordato nel Calai, del Museo B ri­
tannico di L ondra. Si legge in fine: Con licenza del Reuerendo Padre
Fra Francesco da Pisa Generale Inquisitore del Dominio Fiorentino
come apparisce nell' originale sotto di X X V I di Nouembre 1577.
Vedi sul medesimo p a s q | di D ante u n a recente opera in tito lata:
Metafisica della scienza delle leggi penali dello Zuppetta , M alta ,
tip. C um bo, 1844, in 1 6 ., II. 158-170, cap. I II intitolato : Libertà
nell' autore del fatto.
Fonta n in i, II. 359; — N egri, fac. 75; — N otizie dell’ Accad. F io r ., fac.
3 8 ; — Quadrio, tv. 2 5 8 ; — Biscioni, G iunte a l a n e l l i , HI. 3 ; — H aym ,
III.
448.

544

* Il Gello Accademico Fiorentino sopra vn
luogo di D a n t e , nel XVI. C anto del P u rg ato rio:

�SPIRITO FILOSOFICO DELLA DIV. COM.

517

(v e rs i 8 5 - 9 6 ) della Creazione dell’ A n im a
r a tio n a le . In F ire n ze (T o rren tino ) , 15 48 , in
8. di 1 15 fac.
L ibro raro secondo il Poggiali ( I. n .° 308 ) , im presso in carat­
teri to n d i, e preceduto da u n a dedicatoria del G elli, in data di F i­
renze 3 febbrajo 1548 , A l molto honorando Carlo Lenzoni. Si ri­
sco n tra verso del frontispizio il ritratto in legno dell’ au to re, in ta ­
gliato da Enea Vico p er il D o n i, come ci fa sapere il Vasari. (1)
Questo scritto contiene tr e Lezioni lette a ll’ Accademia d i F i­
renze , la prim a sotto il consolato di F ran e. G uidetti, e lo a ltre due
nel 1543 sotto quello di Carlo L e n z o n i. V ennero ristam pate nelle
X II Lezioni del G e lli, fac. 9 6-219 ; e sono la terza e le due se­
guenti.
6 paoli Cat. Pagani del 1825, e Cat. T orren tin ia n o del Bigazzi, 1840.
Montanini, I. 364; — H aym , III. 146 ; — G am ba, n.° 499 : — Salvini,
F a sti consol., fac. 22 ; — Q uadrio, IV. 257 ; — M orelli, A n n a li della t i p .
T o r r e n tin ia n a , fac. 6 -7 ; — Cat al. P inelli, n.° 3429 ; — S m ith, fac. 192;
—
Cat. ms. della Magliabechiana.

645

Lezione di Baccio G herardini dell’ A nim a .
( P u rg a to rio , XVI. 85-96 ) .
L e ttu ra inedita fatta a ll’ Accademia di F irenze sotto il suo con­
solato , citata dal Salvini ne’ Fasti consol., fac. 350.

546

* Lezione di Giovam batista del Milanese so­
p ra il X V I C anto del P urg atorio (V. 9 1—96) .
A ltra le ttu ra inedita sull’ istesso argom ento fatta all’ Accademia
di F irenze, che form a le prim e 17 carte di u n Codice in 4. miscella­
neo del soc. X V II della Magliabechiana , Cl. V I I I , n.° 18.
Jacopo M azzoni p u re h a fatto u n a le ttu ra sul subietto stesso
all’ Accademia di F ire n z e , nel consolato di Baccio V a lo ri, che r i­
mase in e d ita . Se ne p arla da P ier Segni nella sua Orazione fune­
bre del M azzoni, e dal Serassi nella Vita di questo s c ritto re , fac.
78 e 148.

547

* Dichiarazione di Benedetto Varchi sopra
la seconda parte del V enticinquesim o C an to
(1)
Non ho riscontralo in questo volume le 4 facciale prelim inari senza
num eri, indicate dal Gam ba, n.° 499.

�518

SPIRITO FILOSOFICO DELLA DIV. COM.

del Purgatorio ( versi 6 1 - 1 1 0 ) , nella quale si
tra tta della creazione et infusione dell’ a n im a
razionale. Lezione p r i m a , letta da lui nella
Accademia F io ren tina la p rim a Dom enica di
Dicem bre 1 ^ 4 3 Q uesta lezio n e, che u nica si
dedicala a Francesco Cam pana ;
ediz. di Firenze , G iu n ti, 1590 ,
recente per cu ra de’ signori Lelio
1 8 4 1 , I. 83-1 1 6 .

rin v en n e irai mss. del V a r c h i, è
si risco n tra nello sue L e z z io n i,
in 4 . , fac. 133-184 , e in q u ella
A rbib e G iuseppe Aiazzi, Firenze,

Fo n tan in i, I. 367 ; — Haym , III. 1 47.

N. B. Si possono parim ente consultare in to rn o allo d o ttrin e fi­
losofiche di D ante le opere seguenti: H istoria critica philosophiae
del B ruckero, L ipsia , 1743, in 4 . , IV . 2 1 -2 2 ; — Specimen histo
riae di E duardo Pocock , O xoniae , 1806 , in 4. ; — Florence et ses
vicissitudes del Delécluze , P a r is , 1837 , in 8 . , I . 223 ; — Michel
Angelo considered as a philosophical poete, di G iovanni E duardo T ay ­
l o r , London , Saunders, 1840, in 16. g r. ; — L ’ ediz. d ella D ivina
Com media di Torino, 1840, dichiarata secondo i principii della filo­
sofia da Lorenzo M a rtin i, citala alla fac. 189. Citerò finalm ente lo
lezioni filosofiche tuttavia inedite sul Poem a di D a n te , date in
questi ultim i an n i nell’U niversità di Pisa dal chiarissim o prof. Sil­
vestro Centofanti.

�519

§• IV . ISTORIOGRAFIA D ELLA DIV . COMMEDIA. (1)

» Dante est un admirable Cicérone à travers l’ Italie, et l’Italie est un
beau Comentaire du Dante » ( A m père, Voyage Dantesque ) .
T rattati

548

g e n e r a l i.

* Preparazione i storica e critica alla nuova
edizione di D ante Allighieri, del Canonico G ianG iacopo D io n isi, dedicata al pregiatissim o Si­
g no re Pio M a g e n ta , prefetto del d ip artim en to
dell’Adige. V e r o n a , da lla tipogr. G am baretti ,
1 806, 2 vol. in 4 di VIII- 172 e 232 fac. (2)
O pera oggi molto ra ra e difficile a procacciarsi. I l sig. Ales­
sandro T orri h a pubblicato nella Prefazione della sua ediz. della
Vita Nuo va u n a Lettera a lu i in d iritta il 14 maggio 1833 d a l l' ab.
S a n ti F ontana, in to rn o al lavoro del Dionisi messo al pulito 0
im presso p er le sue c u re . Considerando l ’ im portanza di questa
opera p er Io studio della Div. C om m edia, credo mio debito
rip ro d u rre l’ Indice dei Capitoli :
t omo I. Cap. I. Origine d e li Edizione ; II. Da chi abbia preso
Dante i idea del suo Poema ; I II . Del Comento di Pietro ; IV .

(1) Un’ opera di cui abbiamo intero difetto e senza dubbio di molla uti­
lità per lo studio e la lettura del Poema di Dante, è un D izio n a r io is to r ic o ,
geografico e m itologico della D iv in a Comm edia. Io non pretendo annove­
ra re in questo capitolo della mia compilazione tulle le opere da consultare
per un siffatto lav o ro , perchè riuscirei troppo lungo. Soltanto sono stato
contento a registrare i trattati generali appartenenti allo spirito storico della
Div. Com m edia, e olire a questo alcuni articoli particolari da consultare per
l’interpretazione di parecchi passi, m assim am ente quelli che per essere
sparsi in varie collezioni storielle o letterarie, sono poco noti ai più.
(2) La B iogr. U niv., S u p p l. erra scrivendo che questa opera è in 2 vol.
in 8. E in altro erro re è incappala dicendo esser opera p o s tu m a , ordinata
e pubblicata dall’ab. S a n ti F o n ta n a . Il Dionisi è m orto nel 1808, e la De­
dicazione apparisce firmala da lui. L’ab. Santi Fontana lo ha soltanto aiu­
talo in questa pubblicazione.

�520

ISTORIOGRAFIA DELLA DIV. COM.

Origine de Bianchi e N eri in P istoia; V. in Firenze; V I. B o ­
nifazio usò il maneggio e la forza a danno d e ' B ia n ch i; V II .
I l Papa chiama a se Vieri de Cerchi, e poi manda a Firenze M a t­
teo d‘ Acquasparta; V I I I . Di due zuffe tra i Cerehie i D o n a li;
IX . Cacciata della parte N era ; X . Della cacciata de' N eri se­
condo la Cronica di Dino Compagni ; X I. Della venula in F i­
renze di Mess. Carlo per opera di B on ifa zio ; X II . Risorsa dei
N eri , e tornata in Firenze di Matteo d'A cquasparta ; X I I I .
B riga da capo tra' C erchi, e come fu cacciata la parte B ia n c a ;
X IV . E silio di D ante, e sentenze date contro di lui ; X V . S e
Dante s'abbia egli meritato l'esilio ; X V I. Epistola di Dante ;
X V II. Se 1‘ Anonimo sia Jacopo della Lana ; X V III. De' vizj a
Dante im putati da Gio. Villani ; X IX . Di Nicolao I I I secondo
Gio. V illa n i, l. V I I , c. 5 3 ; X X . Della presura e morte d i
Bonifazio V I I I ; X X I. D e' morali che ebbe in se Papa B onifazio;
X X II. Della morte di Papa Clemente V ; X X III. D i Papa Gio­
vanni X X I I ; X X IV . Chi sia co lu i, Che fece p er v iilate il g ran
rifiu to ; X X V . Di S . L uigi di Francia; X X V I. Compimento della
materia a dilucidazione maggiore della sto ria ; X X V II. D e' vizj
di Dante secondo il Comento del finto Pietro ; X X V III. Delle
Novelle Letterarie sul Comento di Pietro ; X X IX . D’ altre N o ­
velle su lo stesso Comento ; X X X . N otizie di Pietro di Dante ;
X X X I. Dell' epitaffio di Pietro in Treviso ; si dimostra apparte­
nere a Pietro figlio di Dante ; X X X II. Carme del Boccaccio in
lode di Dante.
Tomo I I. Cap. X X X III. Epistola del Petrarca che dà gin.
dicio di Dante; X X X IV . Traduzione della stessa E pistola; X X X V .
De' vizj a Dante im putati da Gio. Boccaccio , e da a ltri; X X X V I.
Della Pargoletta, dell' Alpigiana , e di M adonna P ietra; X X X V II.
Dell’ amor di Dante per Bice o Beatrice de' P ortinari; X X X V III.
Del secondo amore di Dante per la Sapienza ; X X X IX . Del terzo
amore di Dante per Beatrice glorificata ; X L . Beatrice d a l cielo
adombrata ; X L I. Della discesa di Beatrice d a l Cielo ; X L II. D i
fesa d i Dante da’ rimproveri d i Beatrice, e dalla censura d i Ubaldo
d’ Agubbio ; X L III. Chiusa della proposta difesa ; X L IV . Dell'
allegoria delle Fiere e primieramente del Veltro ; X L V . D ante
non ebbe nel suo esilio ricovero da Al berto , nè da B a rtolommeo ;
X L V I. N è da Alboino; X L V I I . Obiezioni del P . Lombardi d i
sciolte; X L V I II. Il gran Lombardo colla Scala e l'A q u ila fu
egli Cangrande ? X L1X . S i confuta il P . Lombardi sul v. 76
del canto X V II. del Paradiso ; L. Dei Codici in favor del Colui;

�ISTORIOGRAFIA DELLA DIV. COM.

521

L I. P rim o nella profezia di Cacciaguida significa prin cip ale; L II.
Cangrande Capitano della Lega , vaticinato da Beatrice ; L I I I
Cangrande vaticinato uccisor della F uja, la quale sott' altro nome
e la L u p a ; L IV . Cangrande vaticinato uccisor del G igante; LV .
Del Leone ; L VI . Della L o n z a , della Selva , e del Colle e delle
tre Donne nel Senso della storia ; L V II. Del Senso Morale nella
prim a allegoria d e ll'in fe rn o ; L V III Dante avea preso a scrivere
il suo poema in versi L a tin i, come dalla seg. Epistola dedicatoria
dell' Inferno ; L IX . Versione dell' Epistola di Frale Ilario ; L X . Se
f Inferno dedicato da Fr. Ilario sia egli quello stesso , che si legge
al presente ; L X I. Quando abbia scritto il Purgatorio e il Paradiso.
B iogr. Univ., trad. ital., XVI. 44.
Cat. Silvestri di M ila n o , 1824, 9 lir e ; — Cat Ducei del 1833 , 40
paoli; — Cat. Piatti del 1838 , 36 paoli. Oggi vale di più.

* Dante Alighieri ed il suo secolo di U go
Foscolo.
Lavoro pubblicato nel 1818 n e ll' E dinburgh Review, già regi­
strato al § . Originalità della Div. Com. , fac. 466.

* Proposta di u n a preparazione storica per
la Div. C o m ., d i Filippo Scolari.
Cap. V I I I - X I del suo Ragionamento della Div. C o m ., ra m ­
m entato alla fac. 383.

* Prophétie du Dante. É t a t
son te m p s .

de l ' Italie de

Lord B yron en Italie del m archese di S a lv o , L ondra, Treut
tel et W u r tz , 1825, in 8. , cap. V , fac. 125-152.

* Discorso sul testo e su le opinioni diverse
prevalenti intorno alla S to ria e alla em en d a­
zione critica della Com m edia di D ante, di Ugo
Foscolo. L o n d ra , G ugl. P ic k erin g , 1 8 9 5 , in
8. di X X X I I - 435 fac.
Tomo I , e il solo p u b b lic a to , di u n a edizione della D iv .
Com. illu strata da Ugo Foscolo. F u ristam pato a L u g ano, dai
torchi di G. Vanne l l i , 1 827, 2 vol . in 16. g r. di X X III-2 8 5 e
X X II-2 8 3 f a c ., e nell’ ediz. della Div. Com. di Londra , 1 8 4 2 ,

�522

ISTORIOGRAFIA DELLA DIV. COM.

t. I . , in 8. di 467 fac. (1). Le carte prelim in ari contengono u n
Prospetto dell' edizione e un Prospetto del discorso. A lcuni estratti
del lavoro del Foscolo si riscontrano nelle sue Opere scelte , F i­
renze , 1835 , in 12. , I . 377-397 , nel Secolo d i Dante dell’ A r

riv a b e n e , ediz. del 1 8 3 0 , e nella D ivina Commedia , opera p a ­
t r i a , ec. di G. B. F a n e lli, I I . 103-133.
Q uesta o p era , molto im p o rtan te per lo studio della Div. C o m .,
venne consultata per la com pilazione dell’ Appendice alle noto
dell’ ediz. di F ire n ze , 1838 , e ne fu dato ragguaglio n ell’ A n ­
tologia di F ire n z e , X X X III. 2 3 -2 7 ; nella Revue encyclop. d i
P a r ig i, X X X IV . 1 4 4 -1 4 6 ; nella Foreign R ev ie w , X I , n . 2 2 ,
fac. 1 5 ; n ella W estm inster R e v ie w , n.° dell’ ottobre 1 8 2 6 , fac.
1 5 3-169. In proposito di questa opera citerò i seguenti a r ti­
coli :
Discorso d i Q uirico V iv ia n i. . . contro le opinioni d i alcuni cri­
tici , compreso il celebre Ugo Foscolo. U dine , F ra te lli M attiu z zi,

1827 , in 8. di X X X . fac.
Sopra un Comento d i Dante fatto da Ugo Foscolo. Riflessioni
critiche dell’ abate E m m anuelle V accaro . Palerm o , G abinetto
lettera rio , 1831 , in 8. di 70 fac. Di quest’ opuscolo p arlò F erd .
M àlvica nelle Effem. letter. di S icilia, I . 169-176. Vedi anello
il t. V I. dello stesso g io rn a le , fac. 8 8 - 89 , dove si riferisco
l’ opinione di U rbano L am predi su ll’ opera del V accaro.
D ella opinione che sopra lo scopo d i D ante nella sua D iv. Com.
espresse Ugo Foscolo nell' opera : Discorso sul testo del Poem a di
D an te , Cap. X , dello spirito religioso d i D a n te , d e li ab . Z inelli,
V enezia, 1839 , IL 125-140.

M onsignor Carlo Gazzola lesso il 2 febbraio 1841 all’ Ac
cadem ia Tiberina di Rom a un R apporto su ll’ opera del Foscolo ,
in cui si d ichiara contro il suo sistem a di teologia D antesca.
V edi il Ragguaglio delle Prose e degli A tti d e li Accademia T i­
berina nell'anno 1841 , pubblicato dal F ab i-M o n ta n i nel G iorn.
A rcadico , X C II. 191-193 e 2 1 7 , e 1’ Album di Rom a del 1 8 4 2 ,
fac. 86.
Cat. ms. della P alatina.

45 paoli, ediz. del 1827 , Catal. Moutier del 1835.

553

* Dante e il suo secolo, di Adolfo W a g n e r .

( i) Qncsta edizione fu posta di recente all’ Indice dalla corte Pontificia.

�ISTORIOGRAFIA DELLA DIV. COM.

523

Prolegomeni dell’ ediz. della Div. Com. di L ipsia , 1826. Vedi

la fac. 386.

554

* Il secolo di D ante di Rodolfo Abeken.
P rim a parie dell’opera da lui pubblicala a Berlino nel 1 8 2 6 ,
col titolo di : Beilrage zur das studium der göttlichen Komödie
( Vedi la fac. 385 ). I n essa dà un com pendio istorico de' fatti
politici che ebbero efficacia sulla vita del p o e ta , ed espone la
condizione della c h ie s a , delle scienze e delle a rti nel X II I secolo

555

* Il secolo di Dante . C o m m ento storico ne­
cessario all’ intelligenza della Div. C om m edia ,
scritto da F erd in a n d o Arrivabene. U d in e , F r a ­
telli M a t ti u z z i , 1 8 2 7 , in 8. di 790 fac.
*
Il medesimo. Sec. edizione, arricchita di
tutte le illustrazioni scritte da Ugo F oscolo , e
con Indici accurati. F ir e n z e , R ic o r d i, 18 5 o,
2 vol. in 16. di 47 6 e 562 fac. (1) 15 paoli.
T e rz a edizione M o n z a , tipogr. Corbe tta ,
183 8 , in 8. gr. a 2 col. di X X I X -2 35 fac.
10 paoli.
La 1.a ediz. form a la p arie 1.a del tomo I II dell’ ediz. della
Div. Com m edia d’ U d in e , 1823-1827. Lo Illu stra zio n i del Fo­
scolo aggiunte a ll’ ediz. di Firenze sono cavate dal suo Discorso
sul testo della D iv. Com.

Q uest’ o p e ra , ricordata con lode dall’Accademia della C ru­
sca , è divisa in q u attro l i b r i , la cui m ateria è la seguente:
Libro primo,. M onarchi E uropei: parte p r im a , Im p e ra to ri; parie
seconda, R e .— Libro secondo. P rincipi e Signori ita lia n i: parte
prim a , Guelfi e G hibellini ; parte seconda , Ecclesiastici. — L ibro
terzo. Repubbliche Italian e : parte prim a , R epubbliche di Rom a­
g na e di T oscan a; parte seconda, L om bardi e V eneti. — Libro
quarto. Repubblica F io re n tin a : parte p r im a , O rigini di Firenze ;
parte seconda, Bianchi e N eri.
( 1) Il Brunet (II. 19) dà per distrazione la forma di 8. all’ ediz. del 1830.

�524

ISTORIOGRAFIA DELLA DIV. COM.

In fino dell’ ultim o tom o dell’ ediz. d’ Udine si risco n tra u n
Indice de' C anti e Versi della D iv. Com. presi in esame nel se­
colo d i D a n te . Credo profittevole a cansare ogni ricerca il p o rro
q u i la lista di questi passi storici del Poem a di D an te:
Inferno. C. I I I , V . 59; — IV . 139;— V . 9 7 ;— V I. 65; — V II.
82; — V III. 49; — X . 32, 8 3 ;— X II . 104, 109, 110, 1 18;— X II I .
5 8 , 149; — X V . 6 4 , 8 2 ; — X V I. 1 5 , 3 7 ; — X IX , 5 2; — X X . 7 0 ,
9 4 ; — X X III. 9 4 , 1 0 3 ; — X X V . 1 0 ; — X X V I. 4 , 7 , 7 2 ;
— X X V II. 3 7 , 4 0 , 4 6 , 7 3 ; — X X V III. 1 7 , 4 9 , 55 , 134 ;
— X X X II. 6 1 , 113, 1 2 5 ; — X X X III. 142-151.
P u rgatorio. C. I , V. 7 1 ; — I I I . 1 0 7 , 1 1 4 , 1 19; — IV . 2 6 ;
— V . 7 3 , 88, 1 3 3 ;— V I. 1 9 , 7 4 , 7 6 , 8 2 , 9 7 , 1 0 6 , 1 1 2 , 1 37,
1 4 9 ; — V II. 94 , 1 0 0 , 105, 112, 1 1 5 , 1 3 0 , 133 ; — V I I I . 7 0,
12 4 ; — X I. 97 , 1 0 9 ; — X V I. 4 6 , 9 4 , 97 , 1 15; — X V III. 8 2 ,
1 1 9 ; — X IX . 1 0 4 , 1 3 9 ;— X X . 4 3 , 4 6 , 6 7 , 6 9 , 7 0 , 91 ; — X X I.
1 3 ; X X III. 9 1 ; — X X IV . 4 3 , 61 , 8 2 ; — X X X . 4 1 ; — X X X I.
1 2 7 ; — X X X I I I. 36.
P aradiso. I. 3 4 ; — I I I . 11 3 , 1 1 9 ; — V I. 3 1 , 9 4 , 1 0 6 , 133,
139 ; — V II I . 6'+, 145; — IX . 1 , 4 6 , 4 9 , 5 2 , 88^ — X . 103 ;
— X I. 1 0 1 ; — X ir . 5 3 , 56; — X V . 112; — X V I. 3 7 , 100, 1 1 5 ,
127 , 1 3 6 , 14 5 , 148; — X V II. 7 6 , 1 1 8 ; — X IX . 1 21, 1 4 3 ;
— X X . 6 2 , 64 ; — X X V . 1. — X X V II. 58 ; — X X I X . 1 1 5 ;
— X X X . 133.
Di questa opera fu dato ragguaglio nella B ibliot. h a i . , X L IX .
3 0 2 -3 0 7 , L X X X IX . 2 2 6 , nel G iorn. letter. delle P rov. Venete,
X V II. 63-71 , articolo di G ius. B ia n c h e tti. V edi p arim en te la
B iogr. ita l. del T ip ald o , I I . 464.

*
1292 al
stam p.
di 227

Arrigo di A b a t e , ovvero la Sicilia dal
1313 , di Giuseppe di Cesare. N a p o l i ,
nella P ie tà de T u r c h in i, 1 8 3 3 , in 8.
fac. ; Italia , 18 3 6 , in 32 .

Q uesto rom anzo storico in cui h an n o p arte i principali p er­
sonaggi ricordati da D ante nella D ivina C om m edia, com prende
anche i paragrafi seguenti. L i b r o V I. Come A rrigo contrasse am i­
cizia coll’A ligh ieri ambasciadore d i F iren ze;— Come A rrigo un gior­
no domandò all' A ligh ieri n otizie degli uom ini e delle cose ita lia n e ,
e come quegli cortesemente soddisfece a l suo d esiderio;— A Dante giun­
gono novelle che essendosi C arlo insignorito di F iren ze, egli ne era
stato sbandeggiato, ed erano sta ti pu bblicati i suoi b en i; — Come

�ISTOR IOGRAFIA DELLA D IV . COM.

525

l' Alighieri parlò ad Arrigo e poi usci di R om a; — Come in Verona
rivide l’ A lig h ieri; — Come Dante ammoni Arrigo di adottare i ve­
stimenti e le usanze de’ Ghibellini finché stesse in quella corte. — Come
Arrigo propose a Dante di venire alla corte di S ic ilia , e come Dante
scrisse a Federigo; — Come Re Federigo negò asilo a l i Alighieri ;
— Come i Alighieri rispose ad A r r ig o , che gli dava le lettere di
Federigo;— L JA lighieri prega A rrigo a ricordarsi di lu i, quando
sarà dinanzi al Pontefice , ed Arrigo gliel promette; — Come A r­
rigo parlò per l' Alighieri al Pontefice, e della magnanima rispo­
sta di costui. L i b r o V II. Della nobiltà d'anim o d e li Alighieri.
F r a le Note aggiunte a questi due l i b r i , u n a discorre della
dedicatoria del P aradiso a F ederigo I I I ( 173-176 ) , u n ’ a ltra del
Veltro in cui 1’ au to re crede riconoscere Benedetto X I ( 179-181 ).

557

* D ante e i suoi tem pi di C. Fauriel.
B rano tradotto di u n articolo inserito nella Revue des deux
Mondes ( 1 8 3 4 , IV . 37 -9 2 ) , pubblicato nel Subalpino di T o rin o ,
II. 166-198. Vedi la fac. 388.

558

* I C ontem poranei di D ante di Carlo Mor
bio. Articolo I.
N ella R ivista Viennese, 1838, I I . 137-140. Questo studio do
vea com prendere 4 a rtic o li.

559

* V oyage Dantesque p ar J. J. Ampère.
Lavoro notevole pubblicalo n ella Revue des deux M ondes,
1839,
X X . 534-572, 737—772, riprodotto nelle Revue des Re
vues di B ru x e lle s, n.° del novem bre 1839, e analizzato nella
Foreign Q uarterly R eview , ap rile 1844, fac. 1-30. Il sig. Am­
père v a cercando le origini D antesche a P is a , L u c c a , P isto ia ,
F ire n ze , V ald a rn o , S ien a, P e ru g ia , G ubbio, A vellan a, R o m a,
O rv ie to , B ologna, M a n to v a, V erona , P a d o v a , R im ini e Ra­
venna .

M e in W eg in D a n te 's fu s e stapfen nach
J . J . A m p ere , bearbeitet v o n Theodor H ell.
D resden a n d L e ip z ig , A rn o ld isch e B uchand
lung , 1840 , in 8. di 171 fac.
*

Il Viaggio in Italia di Teodoro Hell sulle

�526

ISTORIOGRAFIA DELLA DIV. COM.

o rm e di D a n t e , per la p rim a volta pubblicato
in Italiano, con note. T r e v is o , a spese d i G.
A . M o le n a , tipogr. F r. A n d re o la , 1 8 4 1 , in
8. di 198 fac. —Edizione seconda. V e n e z ia , t i ­
pogr. d i Tom maso F o n ta n a , 1841, in 8. di 208
fac. (x)
T raduzione italiana dal tedesco fatta dal sig. B. di G ., p u b ­
blicata e annotata d al^sig . Filippo S co la ri, che vi aggiunse
u n a Prefazione in d ata di Treviso, 1 giugno 1841 , n ella qu ale
si legge: E dessa appunto la descrizione di un viaggio fatto in
Ita lia sulle orme di Dante dal eh. Autore , che nel genere d i
questo lavoro seguiva quelle d e li illustre prof. Parigino J . J . A m
pere. P iù innanzi in u n a delle sue annotazioni , il sig. Sco­
la ri vuol dare a credere che il eh. Autore nascosto nel pseu­
donim o di Teodoro H ell sia il P rincipe reale Giovanni di Sas­
sonia, m em bro corrispondente della C rusca, e au to re di u n a tra ­
duzione tedesca molto pregevole del Poem a di D an te. T u tte q u e­
ste proposizioni sono e rro ri. B astava tra d u rre alla lettera il
litoio dell’ opera tedesca citata per vedere che essa non e ra la­
voro orig in ale, m a semplice traduzione del Voyage Dantesque del
sig. A m père. A ggiungerò che il pseudonim o Teodoro H e l l , tr a ­
d u tto re e non au to re del Viaggio D antesco, è certo sig. W inckel.
II sig. S c o la ri, uno de’ più fecondi fra gli studiosi di D an te ,
aggiunse a questa traduzione le tre seguenti Appendici:
I. Del doversi scrivere e stampare costantemente Dante A lli
ghieri con doppia e lle , e non altrim enti. Lettera critica al M a r­
chese Cesare Balbo di Torino di Filippo S co la ri, fac. 12 9 -1 6 6 .
II. Compendio della Cronologia Sca lig era , fac. 167-184.
I I I . Delle memorie Trivigiane che trovansi nella Div. Com.
Lettera d e li Abate Gius. P o la n za n i, custode della Biblioteca Ca­
pitolare al Segretario perpetuo d e li Ateneo d i Treviso, fac. 1 8 5 - 1 9 8 .
Di questa traduzione fu parlalo nella Gazzetta di Venezia
n .° 20 del 1841, da Jacopo C re sc in i, nel Foglio di Modena ',
n.° 23 del 1841, e nel Giorn. dell' Istituto Lombardo , V . 33-35
d a Gius. Venanzio. A ggiungerò anche che si è stam palo a Padova,

(I)

Questa seconda ediz. è per distrazione indicala dall’egregio sig. P ie ci

con la data del 1842.

�IS T O R IO GR A F IA D E L L A D I V . COM,

527

t ipogr. C rescin i, 1845, in 8. g r. di 24 fac. u n opuscolo in tito ­

lato :

O sservazioni sopra diversi oggetti discorsi
nel V iaggio in Italia di Teodoro H ell sulle
o rm e di D a n te , trad . in v o lg a re , con note.
Benché quest’ opuscolo abbia le iniziali G. M ., e la d ata di Bo­
logna , sarei forte m aravigliato se d’ a ltri fosse fa ttu ra che del sig.
A lessandro T o rri di V ero n a.

56o

* O pinioni
Leoni.

politiche

di

D ante

di

C arlo

V edi il § . S tu d i c r itic i, fac. 395.

561

* V ie politique du D ante. S’ il fut Guelfe ou
G ibelin.
O zanam . Dante et la philosophie catholique au X IIIe siècle ,
ediz. del 1845, p a rt. I V , cap. I .

562

* I Bianchi e i Neri. G u erre in te rn e ed
esterne. Bella resistenza de’ F io ren tin i all’ Im ­
p e rato re E n rico VII. D isfatta di M ontecatini.
D ante.
D iscorsi sulla storia fiorentina del prof. Atto V annucci, nella
G uida dell‘ educatore di F ire n z e , 1845, n.° I I , fac. 5 9 -9 6 .

563

* Del Re Roberto e dello spirito Guelfo e
G hibellino di D ante. C enni storici di Filippo
Scolari.
P ubblicati in fronte a lla sua edizione dei Versi la tin i d i
Gióv. del V irgilio e d i D ante A lig h ie r i , V en ezia, 1845, in 8 .,
fac. 2 3 -3 0 .

564

* Nozioni storiche intorno all’ Im peradore
A rrig o di L u ssem b u rg o , detto da alcuni V I,
da altri V I I , di G abr. Rossetti.
Ediz. della Div. C om

di Londra , 1826 , I I . x v ij-x lv ij.

�528

ISTORIOGRAFIA DELLA DIV. COM.

( P u rg a to rio , X X X I I I , 43 ; — P a ra d is o , X V II. 32 ; X X V II.
63 ; X X X . 137 ) .

565

* Sopra la Beatrice di Dante.
Prefazione di A nton M aria Biscioni alle Prose di D a n te , ediz.
del 1723, che com prende xxxiiij fac. E gli risg u ard a Beatrice
come un ente ideale e im m aginario e come personificazione d ella
S a p ie n za . Q uesta opinione d ivulgata d app rim a dal F ilelfo n ella
sua V ita di Dante , venne a questi giorn i adottala dal R o sse tti ,
e com battuta dal D io n is i , dal F raticelli , dal T orri ed a ltri sc rit­
to ri . Vedi intorno all’ opinione del B iscio n i, Apostolo Zeno ,
L e tte r e , IV . 9, e le Osservazioni del C an cellieri, nelle q u ali si
legge a fac. 4 1 -4 2 u n paragrafo in tito lato : S e Beatrice sia sog­
getto id ea le.

566

* Degli am ori di D ante ; Si co nferm a che
Beatrice fu una fanciulla.
D io n isi, Aneddoto I I , cap. X IV e X V , fac. 4 0 -4 5 .

567

* Dell’ a m o r di D ante per Bice o Beatrice
d e’ P ortinari ; Del secondo am o re di D ante
p er la Sapienza ; Del terzo am o re di D ante
per la Beatrice glorificata ; Beatrice dal cielo
ad o m b ra ta ; — Della discesa di Beatrice dal
cielo ; —Difesa di D ante d a ’ rim p ro veri di Bea­
trice , e dalla censura di Ubaldo d ’ Agubbio ;
- Chiusa della proposta difesa.
D io n isi, P rep a ra z. Storica , cap. XXXVII — XLIII, tom o I I ,
fac. 4 3 -1 1 1 .

568

* D ante e Beatrice.
A rriv ab en e , Il Secolo d i D a n te, ediz. d 'U d in e , 1827, fac.
57 6-604. Vedi anche il capitolo A m ori d i D ante d a lu i posto
in fronte della sua edizione dello Rime di D ante di M an tova,
1823.

569

* Dell’ am ore di D ante A lighieri e del r i ­
tratto di Beatrice Portinari. C om m entario p rim o

�ISTORIOGRAFIA DELLA DIV. COM.

529

di Melchiorre Missioni. F ir e n z e , tipogr. Leo­
nardo d a r d e t t i , 18 5o , in 4 di IV -35 f a c .,
con due ritratti.
Q uest’ opuscolo ristam pato dall’ au to re nell’ Appendice della
sua V ita di D a n te , ediz. di M ila n o , 1844 (1) , è preceduto
d a un a Lettera di esso al conte Leopoldo C icognara. Il su ­
bietto dell’ opuscolo è 1’ illustrazione di due antich e tavolette
che ra p p re se n ta n o , secondo il sig. M issirin i, i ritra tti di D ante
e di Beatrice nella loro gioventù. E lle sono di p ro p rietà del
sig. M issirini medesimo che le attribuisce al secolo X V , ed
h a unito all’ opuscolo il fac-sim ile disegnato da A ntonio M a ­
r in i e im presso n ella li tografia S a iu c c i.
A pparve nell’ Antologia di F ire n z e , n.° del febb. 1832, fac.
137, u n G iu dizio del conte Cicognara sull’ operetta del Missi­
r in i , che venne ristam pato nell’ Appendice alla Vita d i Dante
del M issirin i, ediz. di M ilano , 1844, fac. 635-64 4 . Ne fu dato
ragguaglio anche nel Nuovo G iorn. de’ le tte r . , X X IV , 161-164,
Della B ibl. Ita l. , L X V I. 2 35-240, nell’ Effem. letter. di Sici­
l i a , I I I . 107-114, e nel Poligrafo di V e ro n a , X V . 355-358.
8 a 12 paoli, Cat. d i libr. di Firenze.

570

* B ea trice aus D ante' s J ugendleben ,
Alfred Reumont.

von

Notizia inserita in u n a stren n a pubblicata col titolo d’ Ita ­
l i a , B e rlin o , D u n c k e r, 1838, in 8. p ie ., fac. 6 7 -1 0 3 : ve ne
sono alcuni esem plari a p a r t e .
R ivista
88-87.

571

V iennese, 1840, I. 282; — R epertoriu m del Gersdorf, XVI.

* Beatrice P ortinari di Filippo de’ Boni.
Messaggero delle donne .ita lia n e di L ucca, n.° 11. del 1844.
A ltra notizia sopra Beatrice P o rtin a ri sta nel P olioram a pitto­
resco di N a p o li, 1844, fac. 303.

572

* Sopra Beatrice.
Prefazione dell’ ediz. della V ita N uova pubblicata nel 1844 dal
sig. Alessandro T o r r i , intorno alla quale ò da vedere n ella

(1) Di questa ristampa s ’i m pressero a parte 50 esemplari, Milano,
Tendler e Schaefer, 1844, in 8.
34

�530

ISTORIOGRAFIA DELLA DIV. COM.

R ivista E uropea di M ilan o , n.° del 15. agosto 1 844, a fac.

193-196, un articolo di P ietro R otondi.

573

* Nuova opinione sulla Beatrice di D ante
di Luigi Muzzi.
P ubblicata dopo alla sua edizione delle Tre E pistole latine
d i D a n te , P r a to , G ia c h e tti, 1845, fac. 5 5 -6 6 .

574

Sopra la Beatrice di Dante.
O zan am , Dante et la philosophie catholique au X I I I siècle ,
ediz. del 1845, p a rt. IV , cap. I I .
V edi inoltre intorno a Beatrice gli articoli reg istrati ai n.° 442
e 498 fino al 502.

575

II secolo di D ante del conte Tullio D an­
dolo.
Lavoro in ed ito . V edi la fac. 393.

576

Vie et siècle du D ante par E u gene Aroux.
O pera tu tto ra in e d ita , di cui l’ au to re p a rla in fine della
su a traduzione francese in versi della Div. Com m edia.
lu c ife ro di Napoli, n.° del 18 maggio 4842.

577

* Cronologia di avvenim enti connessi alla
vita e alla C om m edia di D ante , avverata su
gli annali d ’ Italia e docum entata con citazioni
delle opere del Poeta , di Ugo Foscolo.
Cap. prelim inare del t . IV , fac. 1 -4 7 dell’ edizione d ella
D iv. Com. di Londra , 1842.

878

* Alcune Narrazioncelle tolte d a’ più antichi
chiosatori della Com m edia di D ante Allighieri.
V e n e zia , tipogr. d i A lv iso p o li , 1 8 4 0 , in 8 .
di 6 4 fac.
Pubblicazione fatta per le N ozze Revedin C o rre r , preceduta
d a u n a L ettera al conte G iovanni C orrer sottoscritta da Giovanni
N ob. B arbaro del fu E rm olao , e da u n avvertim ento A l let­
tore di B. G am b a. Q uesti estratti che appartengono a v arii
passi storici del Poem a di D a n te , sono cavati dai Comen ti d i

�ISTORIOGRAFIA DELLA DIV. COVI.

53 £

Pietro di D a n te , del B occaccio, di Benvenuto da I m o la , del
l 'O ttim o , da quelli delle edizioni di V en ezia , 1477 e M ila n o ,
1478, dalle Novelle del Boccaccio, dall’ Istoria d i Lancillotto del
Lago e dalle N ovelle antiche , ediz. di M odena , 1826.

579

* Narrazioni storiche concernenti varii p e r­
sonaggi menzionati nella Div. Commedia.
Il
N arratore italiano com pilato da P ietro V e ro li, F iren ze , tip.
Gio. M a z zo n i, 1840, in 8 . , t. I. Esse risguardano Ugolino della
Gherardesca, fac. 1 1 9 -1 3 0 , con u n a incisione disegnata dal S er
volini e intagliata da II. Ver ico ; Francesca da R im in i, fac. 130134; Alessandro della P a g lia e Guglielmo d i M on ferrato, fac. 134
138; P iccarda D o n a ti, fac. 1 4 4 -1 4 5 ; P ia d e' Tolom ei, fac. 166
169; Frate Dolcino, fac. 2 3 8 -2 3 9 ; Corso D on ali, fac. 239-246.

Queste n arrazioni sono cavate dagli antichi storici ita lia n i.

580

* Excerpta historica ex C om m entariis m a
nuscriptis Benvenuti da Imola in Comoediam
D antis, ab eo circiter a n n u m Christi 1676 com
positis, et in Estensi Bibliotheca adservatis.
P ubblicati dal M uratori nelle sue A n tiq u itates Italica; medii oevi
(M ediolani, typogr. Societatis P alatinae, 1738, in fo g l., 1. 10271 2 9 8 ), con questo tito lo : Incipit Commentum M agistr i Benvenuti
de Imola super Infernum D ant is de A ldigheriis de Florentia Poeta;.
E t prim o E p itaphium D an tis. Secundo O rigo Dominorum M archio
num E stensium .
Vedi il ca p . Comenti in e d iti.

581

* Nuove osservazioni dell’ avvoc. D. Carlo
Fea sopra la Div. Corri., specialmente su ciò
che desso ha scritto ivi e altrove riguardo
all’impero r o m a n o , lette in compendio nell’Ac
cad. Archeologica, il 19 e 26 nov. 1 8 2 9 Roma,
t ipogr. V in c e n zo P o g g io li , 183o , in 8. di
78 fac.
3
5
baioc.
A quest’ opuscolo di cui parlò l’ Antologia di F ire n z e , X L V .
9 0 - 9 8 , succede ( fac. 7 2 -7 8 ) u n a N uova interpretazione d i un

�532

IS T 0 R I0 G R A F IA DELLA D IV . COM.

verso di Dante ( P a ra d iso , IX . 119 ) , discorso letto a ll’ Accademia
A rcheologica di Rom a il 20 maggio 1829, già inserito nel t. IV
degli A tti di quest’ A ccadem ia.

582

* Notizie istoriche intorno al sistema della
Repubblica F iorentina in quanto ha rapporto
al Poem a di Dante.
Car. 3 -6 di un ms. del secolo X V III della P a la lin a di Firenze,
contenente alcune P ostille su D ante di Giov. L am i e di G. D. S.
V edi il § . Contenti sta m p a ti.

583 * Proposta di un nuovissimo C om m ento so­
p ra la Div. Com. di D ante per ciò che rigu ard a
la Storia N ovarese, di Carlo Morbio. V igevano,
M a rz o n i ; N o v a r a , G ius. B u c c h e tti, 1833 ,
in 8 . di 40
f a c .
1 . 5 0
Q uest’ opuscolo rig u ard a i passi del Poem a di D ante in to rn o a
fra Dolcino ( In fern o , C. X X V III, v. 7 5 ) , a re M anfredi ( P u r­
gatorio , C. I I I , v. 1 1 2 ), e a P ier L om bardo ( Paradiso , C. X , v .
1 0 2 -1 0 8 ). Ne fu dato un ragguaglio ne’ g io rn ali seg u en ti: B ib l.
I ta l . , L X X X . 224-227 ; — Annotatore Piem ontese, luglio 1835, a r ­
ticolo di G. A vogadro; — Indicatore L om bardo, 1834, I II . 2162 1 7 ; — Ricoglitore di M ilan o , 1 834, I. 1 8 1 -1 8 4 , articolo di E .
de M agri.

584

* D ocum enti storici sopra
Div. Com.

vari passi della

S to ria d i M a n fred i, re d i S icilia e di P u g lia , scritta dal cav.
G ius, di C esare, N a p o li, da Raffaele de S tefan o, 1837 , 2 v o l . in
8. — Inferno, X I I , v. 1 1 7 -1 2 0 , sopra Obizzo d ’Este e Guido d i
M ontfort ( I . 220 , I I . 1 0 3 -1 0 4 ); — Inferno, X X X I I , v . 116, so­
p ra Buoso da D uera (I. 219 ) ; — P u rg a to rio , I I I , v. 1 1 2 , sopra
il re M anfredi; — P u rg a to rio , X X , v . 6 1 -6 9 , sopra il re C o rra
d ino ( I I . 1 0 9 -1 1 1 ); — P a ra d is o , V I I I , v. 6 3 , sopra il fium e
V erde ( I . 254-255 ).
Il
sig. Giuseppe di Cesare si era preparato a questa pu b b lica­
zione con u n a M em oria intorno a M anfredi r e , inserita negli A tti
dell’ Accad. P ontan i a n a , N a p o li , 1833 , t. I I , fase. 2. N on poco

�ISTORIOGRAFIA DELLA DIV. COM.

533

utile sarà consultare sopra le persone ¡storiche della D iv . Com me­
dia il suo Esame della Div. C om . , ricordato alla fac. 380.

585

* p oeti nom inati da Dante.
T ira b o sc h i , Stor. letter. d’Italia , I V . 4 0 6 -4 2 2 ; — B a rb ie ri ,
Dell’ origine della poesia rim a ta , M odena, Soc. tip o g r . , 1790, in
4 . , fac. 1 46-158.

586

* Sopra alcuni Ravennati ricordati da Dante.
V edi l’ Indice dei Prospetti de’ M onumenti Ravennati del conte
F a n tu z z i, Venezia, tip. Andreola, 1 8 0 4 , V I . 414.

587

* Indice cronologico, geografico e storico
della Div. Commedia.
Pubblicato nel tomo I I I , part. I l , fac. 181-29 5 dell’ edizione

d'U d in e, 1823.
N el § . Indici della Div. C om . , fac. 2 9 1 -2 9 2 , ho registrato
le edizioni che contengono Indici di nomi proprii. F r a quelle

1 .° l’ edizione
2.° la traduzione inglese

che sono corredate di documenti storici citerò:
pubblicata da Lord Vernon nel 1837;

del Boyd del 1785, che contiene un Essay historical o f the state
o f affairs in the 13 th century ; 3. ° la traduzione francese del Tar
ver del 1826 , in cui si leggono alcune Remarques générales
sur la vie du Dante et sur les factions des Guelfes et des Gibe
lin s; 4.° la traduzione inglese del Cary del 1844, preceduta da
u n Chronological view of his age o f the Dante; 5.° finalmente
la traduzione tedesca del principe Giovanni di Sassonia, illu ­
strata da docum enti storici inediti e molto im p o rta n ti.

588

Geografia di Dante.
L a v o ro tuttora inedito de’ signori Carlo W itte e Alfredo Reu

m o n t , che non tarderà a com parire alla lu ce, come si vede da
una Lettera del sig. W i t t e , negli A nnali delle scienze religiose
di R o m a , 1845, X X .
P

589

304.

a s s i s t o r ic i

d ell’

I n fern o .

* Del Veltro allegorico di D a n te , del conte
Troya. F ir e n z e , G iuseppe M o li n i , 1 8 2 6 , in
8. di fac. V I - 3 1 6 , col ritratto di Uguccione

�534

PASSI STORICI D EL L’ INFERNO

della Faggiola inciso dal L a s in io ( In fe r n o ,

C. 1).

7p .

Quest’ opera si chiude con u n ’ Appendice tra ila da un an ti­
chissimo Codice Mediceo , che va dalla fac. 201 alla 216. Ne
rese conto il G iorn ali A rcadico, X X IX . 3 4 9 -3 5 3 ; — l'A n tologia ,
X X I I I . 8 5 -9 2 , e X L IV . 128; — la Biblioteca I ta lia n a , X L II I .
1 8 6 -1 9 4 ; — la R evue encyclopédique , X X X II. 691.
Il sig. conte T ro y a , uno de’ più valorosi storici viventi d’I ta ­
lia , è forse il prim o che pensasse a studiare la Div. Coni, col lu ­
m e della storia. L a sua opera che è delle m igliori scritte su D an te ,
contiene preziosi d o c u m e n ti, ed è molto im p o rtan te per la storia
della vita e delle opere di D ante e m assim am ente del suo secolo.
Il sig. T roya attende da parecchi anni a p rep ararn e u n a nuova
edizione che sa rà corredata da docum enti in e d iti. F ino dal
1832 , in risposta ad alcune obiezioni e ad accertare la data della
pubblicazione dell’ Inferno , stam pò nel Progresso di N apoli ( IL
2 5 8 -3 2 1 ) u n a serie di capitoli in tito la ti: Del Veltro allegorico
de' G hibellini ; — C asi d i Ugo della Faggiola d a l 1292 a l 1308 ;
— F atti d i Ugo dal 24 A prile 1309 a l l a sua. m o r te ; — Cronolo­
gia della D ivin a Commedia; — Lettera d i Frate Ilario del Corvo;
— Del Veltro allegorico d i D ante.
A ttingo queste varie notizie dal pream bolo di u n a dotta L et­
tera francese inedita del sig. conte T ro y a , in data di N a p o li,
3. maggio 1837, al sig. G . Ficknor di Boston ( 1 ) : lettera che
contiene u n a risposta alle questioni seguenti: 1 . ° Dare n otizia di
B ran ca d' O ria e del soggiorno di Dante a Genova ; 2.° Q u ali sieno
g li storici Forlivesi che dicono Dante segretario d i S carpetta degli O r­
delaffi ; 3.° Donde tratte le notizie sulla fam iglia del Conte U golino.
In o ltre il sig. conte T roya fece di recente in serire nel Museo scien­
tifico e letterario di Napoli (n.° del nov. 1845, fac. 3 -3 8 ) un lungo

articolo estrailo probabilm ente dalla nuova edizione da lui appa­
recchiata del suo Veltro allegorico; e s’ in tito la : De’ viaggi d i Dante
in P a rig i, e dell'anno in cui fu pubblicata la Cantica dell’Inferno (2).
( 1) il sig Stefano Audin di Firenze ne possiede una copia in fogl. di
6 fac.
(2) Alla fa c. 8 di questo articolo, il sig. conte Troya indotto in erro re
dal Mehus e dal Caudini cita un Comento sulla Div. Commedia di Andrea Ju
s ti di V olterra. Questo autore non fece Cemento alcuno, ma soliamo ha an­
notalo il Codice Plut. XL,, n.° 2 della Laurenziana , che contiene un Co­
m ento latino sulle prim e due Cantiche, e quello dell’ Ottimo sul Paradiso.

�passi s to ric i d e l l ’ in fe rn o

535

D i questa opera furono impressi esemplari in 8. g ra n d e , in
carta velina inglese da disegno , che si vendevano da 18 paoli j
e di essa si giovarono per l' Appendice a ll’ ediz. di Firenze, 1838.

590

* D im ostrazione del senso storico della Sel­
va allegorica.
N uovi slu di su Dante di Gius. P ic e i, Brescia , 1843, cap.
I I I , fac. G 3-132.

591

* V ita di U gu ccion e della F aggiola.
Vile dei famosi capitani I ta lia n i , di F r . Lom onaco, Lugano,
tip. R uggia, 1831, in 1 2 ., I . 1 5 2 -1 7 3 . Intorno a questa bio­
grafia é da vedere u n dotto articolo d i N ic . Tommaseo nell’ Anto­
logia di F ire n z e , X L I V . 1 -2 6 . (1)

592

* U guccione della F a g g io la di Federico T orre.
A rticolo biografico stampato nell’ Album di R om a, 1812, fac.
3 2 5 -3 2 7 , 3 3 0 -3 3 1 .

593

Della F aggio la , patria

del celebre

U g u c­

cione , di G iovan n i Bucci.
A rticolo pubblicato nel Solerte di Bologna , n.° del

22 sett,

1840, e ristampato dal sig. di Cesare nel suo articolo : D i un’alle­

goria del Canto 1 della D iv. C o m . , registrato al n.° 43 4. A g ­
giungerò che di questo articolo del sig. di Cesare si fece una
impressione a p a rte , in

8. di 11. fac. Vedi intorno al subietto

trattato dal sig. Bucci u n articolo di Salvatore M uzzi nel n.° 33
della Farfalla di Bologna.
In to rn o al Veltro sono da vedere altri articoli registrati nel § .

Allegoria della Div. Com. , fac. 4 8 0 -4 8 2 .

594

Some h in ts concerning thè state o f S c ie n ­
ces on the revival o f le tte rs , groun ded o f a
passage o f D ante , in Inferno , ( Canto I V ,
verso 13 o ) , by r ig h t H on. E a r le o f Charle
mont.
(1)
Il Morelli nella Bibliogr. Toscana, li . 233 , cita una V ita di Uguc
cione della Faggiola che stava nella Bibliot. de’ P P . Camaldolensi di Fi­
re n ze , classe R , n.° 1 7 .

�53 G

PASSI STORICI D EL L’ INFERNO

Articolo nelle Transactions Irish A cad. , 1 7 9 2 , t. V I, p a rt.
I I , fac. 3.
W att , Bibl. B ritann., I. 214.

695

* Etudes sur D ante p a r F a u r ie l. Francesca
da Rimini ( In fern o , Can. V. )
F ram m ento del suo Corso di le tte ra tu ra stran iera dato nella
Sorbona di P a r ig i, inserito in u n a rivista fra n ce se, e ristam ­
pato nella Bibliothèque choisie des meilleures productions de la
littératu re française contem poraine , M ila n o , Carlo T u r a ti, 1843,
2 .° se rie , fac. 735-752.

596

Dissertazione sopra il caso di Paolo e F r a n ­
cesca da R i m i n i , di m onsign. Marino Marini.
In questa dissertazione inserita nelle sue M em . istor. critiche
della città d i S an to A rcangelo, Ro m a, B o u rliè, 1844 , 1' au to re d i­
m ostra che nell’ agosto 1289 non a R im ini o a Pesaro , come si
volle dare a c re d ere, m a a Santo A rcan g elo , G iovanni M alatesta
uccise Paolo e Francesca .

597

* Sopra C iacc o , Filippo Argenti e Corso
Donati. ( In fern o , VI. 5 2 ; VIII. 61 ; P u rg a ­
torio , X X IV . 82 ) .
Boccaccio, Decamerone , G iornata IX , Novella V III; — M an n i,
S toria del D ecamerone, fac. 534-539.

598

* L ettera I del Conte G irolam o A squini al
Sig. Abate D. Lodovico della T o r r e , in torno
al vero significato della parola C arnario data
ad una contrada , e da questa alla Chiesa di
S. Pietro e suo piazzale d in an zi, nella città di
V erona , colla interpretazione di due luoghi di
D ante nella Div. Comm edia. V e r o n a , tipogr.
B is e s ti, 1 8 2 8 , in 8. ( In fe r n o , IX. n 5) .
Con questa L ettera in d ata del 10 sett. 1828, ristam p ala
nel G iorn. Arcadico , L IX . 289-310, si vuol confutare l’ in ­
terpretazione che di questo verso diede 1’ ab . V iviani n ell’ ediz.

�PASSI STORICI D EIX ’ IMFERXO

537

d' U din e , ( I . 87 ) . Questi rispose al conte A squini con 1’ opu­
scolo seguente in data d ’ U d in e , 1 m arzo 1829 :

Perditem po alla L e ttera Ia del Nobil Uom o
G irolam o Asquini . . . . nella quale sono espo­
sti con Celtica interpretazione due luoghi di
Dante. U d in e , tipogr. M urero , 1 8 2 9 , in 8 .
di 1 8 fac.
D i questi due opuscoli fu reso conto nel G iorn. delle P rov.
V enete , X V I I . 7 9 -8 0 . S ulla parola Q uarnaro si può vedere an­
che una Lettera di G irolam o M u zio al duca d’ U rb in o , inse­
rita nella raccolta delle sue L e tte re , F ire n z e , B a ri. S erm ar
t e l l i , 1590, in 4 . , fac. 228.
Tipaldo, B iogr. Ita l., VII. 367.

509
* Sopra quel verso di D ante Alighieri ( In ­
f e r n o , X. 6 5 )
Forse cui Guido vostro ebbe a disdegno.
E ffem eridi letter. d i S icilia , articolo di F r . A gn e tta , n.° del
fac. 1 8 2 -1 8 7 ; — G iornale A rc a d ic o , L X X X I X .
2 8 1 -2 8 2 , articolo di G . B. Pianciani ; — Le z io n i filologiche di
P. E . I m b r ia n i , Lezione I I . stampata nella Temi N a p o leta n a ,
m arzo 1840,

nova serie, 1 8 44 , I . 1 0 6 -1 1 3 .
Vedi insieme le A nnotazioni alle Vite d i illu stri Fiorentini
del V i l l a n i , ediz. di F iren ze,

8. , fac. 1 63 -1 68 , e le

1826, in

Memorie della v ita d i Guido C avalcanti pubblicate dal sig. A n ­
tonio C iccia p o rci, in fronte della sua edizione delle Rime di
quello scrittore, F iren ze, N . C a r li , 1813, in 8 . , fac. X I V e

se gg.
A ppendice a ll’Archivio sto ric o , articolo del sign. Gius. Picci, n.°

10,

fac. 169.

600

* Saggio di Storia F iorentina. Lezione terza
di Gio. Batt. Baldelli (I n fe r n o , XI. 49- 5 1 )
Questo estratto della 3 .a lettura del conte Baldelli a ll’ A c ­
cademia della C ru s ca , inserita negli A t t i , I . 3 3 2 -3 3 3 , rig u a r­
da inoltre i due passi seguenti, ne’ quali si dice dell’ usura eserci­
tala in F i r enze , Infern o , X V I. 7 3 -7 5 , P u rg a to r io , X I. 1 1 2 -11 7 .
1

�538

601

P A S S I S T O R IC I d e l l ’ i n f e r n o

S o p ra

quei

v ersi

d i D a n te

( In fe rn o ,

X II.

4 -5 )
Q u a l è q u e lla r u in a
Di qua da

c h e n e l fia n c o

T r e n t o 1’ A d i c e p e r c o s s e .

* Memorie antiche d i Rovereto e de' luoghi circonvicini, V e­
nezia , M ario Cargioni , 1754, in 4. , fac. 7 4 -7 5 .
* Q ual fosse la ruina nel fianco dell' Adige da Dante ricor­
d a la . P aragrafo della Descrizione d i Verona di G iam battista P er­
sico , V ero n a , 1820, in 8. , I I . 176. Egli cita u n a dissertazione
m anoscritta di Clemente B aron i in torn o allo stesso argom ento.
Der eingesturzle Berg bei dem Dorfe M arco unter Roveredo i
S la v in i d i M arco genannt ; von dem Grafen Benedict von Gio
vannelli , In spruck , bei W ag n er , 1832, in 8. T raduzione te ­

desca fatta sul ms. autografo italiano del cav. A ntonio de
Rem ich da Bolzano. L’ a u to r e , rinnovando la spiegazione g ià
data da Valeriano V a n n e tti, determ in a il tem po della caduta
di quella m o n ta g n a, e le causo e il modo della im m ensa ro ­
vina .

602

,

603

* Sopra il C ardinale O ttaviano degli U bal
dini (Inferno , X. 1 2 0 ) .
S to ria della casa degli Ub a ld in i, descritta da G iovam batista di
Lorenzo U baldini, F iren ze, B a r t . S e rm a rte lli, 1588, in 4 . , fac.
115-119 e 131.

Sopra Obizzo d ’ Este ( Inferno , X II.
112) .

107-

Ragionamento tra il S ign or C avalier Furio Carandino , et il
Signor Gaspare P ra to , intorno ad alcune cose notate nel duode­
cimo Canto d ell'in fern o d i Dante dal Tassoni. E lavoro inedita

del Tassoni il cui ms. autografo veduto dal M u ra to ri, stava presso
G io. Andrea del M o n te. Un’a ltra copia autografa 6 nella B iblioteca
Ducale di M odena. Questo Ragionam ento apologetico degli E sten­
si , preceduto da u n a dedicazione colla d ata di R o m a , 25 nov.
1 5 9 1 ,al principe A lessandro d’E ste, r is g u a rd a i versi 107-112 del
Canto X I I , e il Cemento del L andino ad essi re la tiv o . Si vegga
p u re intorno a questo passo l’ A n tologia, n .° 135, fac. 17, articolo
di G. M o n tan i.
Tiraboschi, B ibl. Modanese, V. 210.

�PASSI STORICI D EL L'IN FER N O

604

539

* Notizia su P ier delle V igne e sul passo di
D ante che a lui si riferisce (Inferno, XIII. 58).
T ira b o sc h i, Storia letter. d 'I ta l ia , IV . 1 7 -3 2 ; — B a rb ie ri,
Dell'origine della poesia rim ata, M odena, 1790, in 4 ., fac. 139-140;
— N o tizia sopra P ie r delle Vigne nell’ Educatore storico di Mo­
dena , n ° X V , gennaio 1845.
I l M ehus negli E str a tti de' Codici F io re n tin i, m s. n ella Ric
cardian a, n .i 3354-3377, cita num erosi estratti de’ comen tatori di
D ante relativi a P ier delle V ig n o .

605

Sul Bulicame di Viterbo (In fe rn o , X I V . 79).
* D issertazione recitata nell’ Accademia Viterbese li 29 Gen­
naio 1824 sui Bollicarne d i V iterbo. Illu strazion e d i alcuni versi
del Canto X I V dell’Inferno d i Dante ; e d i un racconto che leg
gesi in una antica Cronaca Viterbese ; di G ian Giacomo Sacchi
( G iorn. A rca d ico , L IV . 1 3 5 -1 5 5 ).
Discorso d i F ilippo M e r c u r i, recitato in A rcadia intorno u n
passo di D an te, Ro m a , tipogr. delle Bello Ar t i , 1843, in 8.
di 16 fac. Im pressione a parte del G iorn. A r c a d ., XCV. 339 -3 5 9 .
* O sservazioni ad una terza lezione sv ila D iv. Commedia ( di
Filippo M ercuri) pubblicata nel G iorn . A rc a d ic o ; di C. L. Cec
cotti (G io r n . letter. d i P e ru g ia , agosto 1843, fac. 3 2 8 -3 5 3 ),
* Conghiettura sopra due versi del Poema d i D a n te, di F i
lippo M ercu ri. A sua Altezza la Principessa di Sassonia ( G iorn.
A r c a d ., XCVI I I . 1 1 8 -1 3 1 ). È com plem ento dell’ articolo suc­
citato e confutazione delle critiche fattegli.
* N ota ad una congettura sopra due versi d i Dante , di C.
L. Ceccotti (G io rn . letter. di P e r u g ia , 1845, fac. 4 7 - 6 0 ).
L 'a ttu a lità delle Aquae Passeris degli a n tic h i , di S. Ca­
n n ili (G io rn . A rcad. , GII. 9 5 - 1 0 9 ).

606

* Sopra la

voce

Chiarentana

( Inferno,

XV. 9 ) .
Articolo di Giuseppe D embsh e r pubblicato nella G a zzetta d i
V enezia, n.° del 24 ottobre 1843 ; — Lettere tre in risposta di
Filippo S c o la ri, inserite nella Fenice di Venezia , giornale im ­
presso dal G a lla i; la p rim a è intitolata a M onsign. A . B et t
io , la seconda al sig. Emanuele C icogna, e la te rz a al sig. P .
A . M onterossi; — L ettera in risposta di Giuseppe D em bsher n ella
G azzetta di V enezia , n.° del 24 febbraio 1844; — L ettera in r isposta

�540

PASSI STORICI D ELL’ INFERNO

di Filippo Scolari al sign. Tommaso L o ca telli, nello stesso
giornale , n.° del 28 febb. 1844. Vedi sul medesimo passo le Illu ­
strazioni del sig. Filippo Scolari dopo la sua L ettera critica intorno
le E p istole latine d i D a n te , Venezia , 1 8 4 5 , in 1 6 ., fac. 105-196.

607

* Esam e del passo in cui Dante rag ion a di
Brunetto L a tin i ( I n fe r n o , XV. 22 e segg. )
T iraboschi, S to ria letter. d 'Ita lia , IV . 4 8 7 -4 8 9 ;— Vite d 'illu stri
F iorentini del V illa n i, ediz. di F iren ze , 1826, in 8 ., A n n o ta zio n i,
fac. 123-127; — Z annoni, Rapporto fatto a ll' Accademia della C ru ­
sca l’ 11 settem bre 1821 ( A t t i , II. 470-473 ), e la Prefazione della
su a edizione del Tesoretto, F irenze, 1824, fac. X -X X X II I ; — F a u
r ie l, N otice sur B runetto L a ti n i , in serita n ell’ H ist. litté r. de la
F rance , X X . 284-285.

608

* Verso di D ante giustam ente spiegato da
G iovanni L am i ( In fern o , XV. 6 1- 6 5 )
Che discese di Fiesole ab antico.
L a m i, L ezion i d i A n tich ità Toscane, F ire n ze , A ndrea Bon
ducci, 1766, in 4 ., lezione V III, D e li antichità di Firenze, I. 278
284. I l L am i dichiara nel tomo I I , fac. 4 8 8 -4 8 9 , a ltri luoghi di
D ante relativi a F irenze. Vedi anche intorno al passo medesimo i
D iscorsi Accad. di A. M. S alv in i, F iren ze, M a r n i, 1725, I. 351—
352.

6
* Sopra G u glielm o Borsiere ( I n fe r n o , XVI.
9
0

70 ).
Boccaccio, Il Decamerone, G iornata I , Novella V III ; — M anni,
S to ria del Decamerone, fac. 177-181. P arv e a' D epu tati che il Boc­
caccio traesse l’ argom ento della sua Novella dal Poem a di D ante.

610

* Sopra la famiglia degli Elisei ( Inferno ,
XV. 75-78 , e Paradiso , XVI. 25-45 ) .
Annotazioni del de Rom anis alla Vita d i Dante del T irab o sch i ,
nell’ediz. di P a d o va , V'. 102-108.

611

* Sopra la
XVII. 6 4 ).

famiglia Scrovigni

( Inferno ,

M an n i. Osserv. stor. sopra i s ig illi, t. X IV , fac. 1 1 3 -1 1 5 .

�PASSI STORICI DELL* INFERNO

612

541

* Descrizione di un maraviglioso po nte na­
turale nei Monti Veronesi. In V erona , nella
sta/np. eli M arco M o ro n i, i j 6 6 , in 4 di 22
fac., con due tavole disegnate da P ietro C eroni ,
e incise dal D ell' A cqua. ( In fern o , XVIII ).
Dissertazione di Z accaria B e tti in titolata A g li Accademici del­
l'is titu to delle scienze d i Bologna. In essa si legge a fac. 6 , che
Luigi S alv i, erudito Dantesco « pensa esser questo l’archetipo su
cui form a D ante gli archi al suo gran ponte di M alebolge n el
l’ottavo cerchio dell’in fe rn o : ragionévolm ente potendosi con
gh ietturare che quel divino poeta a lu ngo vissuto in V ero n a,
come di altre cose nostre fece nella D ivina Commedia menzione,
cosi di questa avess’ egli p u re contezza; e lauto più quanto nella
valle chiam ata da noi Policella , secondo la com un tradizione e
l’assenso di parecchi scrittori, g ran p arte di quel sublim e poem a
com pose, ritira to nella su a villa di G argagnano disgiunta per
breve cam m ino da V eja. »
Palatina, Misceli., vol.
.

126

613

L e ttera II del signor G irolamo A s q u in i al
sign. A bate D on Lodovico della T o r r e , nella
quale si descrive un ponte mirabile form ato
dalla n a t u r a , e due g ro tte curiosissim e, tutto
nel territorio della provincia di V e r o n a , con
alcune Osservazioni in torno la Divina C om m e­
dia. V e r o n a , tipogr. B i s e s t i , 1828 ( o 1829) ,
in 4Analizz. nel G iorn. delle prov. Vene te , 1829, X V II. 7 9 -8 0 ,
da Giuseppe Bianchetti. Un altro articolo sull’ istesso argom ento si
risco ntra nel Voyage en Italie del V ale ry , fac. 104.
Biogr. Ital. del Tipaldo, VII. 367.

614

De Simonis Magi fatis Romanis com entatio
historica et critica , a H. Schulrick. M eissen ,
K l in k i c h t , 1 8 4 5 , in 4 d i 52 fac. ( In fe r n o ,
X IX . 1.)

�542

PASSI STORICI D EL L’ INFERNO

L ’autore analizza e giudica dopo m atu ro esame le tradizioni
recate da’ P adri della chiesa intorno a questo m ago, e prom ette u n
secondo opuscolo in tito lato : De Simonia doclrina et praiceptis.

615

* De’ Fori o Pozzetti del sacro fonte di F i­
renze e dell’ uso loro. (I n fe r n o , X IX . 16—18).
D ionisi, Aneddoto V, fac. 1 20-127; — Firenze illu stra la del
M ig lio re, F iren ze, 168i , in 4 ., fac. 9 8 -9 9 .

616

Lettera sui confini Veronesi e T rentini con
illustrazione al verso 6 7 , Can. X X dell’inferno;
di F ilippo Scolari. T r e v is o , 1 8 2 7 , in 8. ( I n ­
fe r n o , X X . 6 7 - 6 9 ) .
Im pressione a parte del G iorn. delle prov. Venete, 1826, n.° LV I.
Un’ a ltra spiegazione di questo passo fu pubblicata dallo stesso au ­
tore dopo la sua L ettera critica sulle E pistole d i D a n te , 1845, fac.
196-197. Sono da consultare su questo passo anche le opere se­
guenti :
* Descrizione d i V erona , di G iam bat. Persico, V erona, 1820, in
8 ., I I . 210, 216 e 285, e nelle Note u n a L ettera di G iovanni L abus.
L ettera del Conte G irol. A squini a l sig. Abate don Giuseppe Ven­
tu ri sopra un vecchio sig illo , e sugli antichi confini del territorio della
provincia Veronese, V ero n a, tipogr. Bisesti, 1826, in 4. di 23 fac.
II sig. M aurizio Moschini pubblicò alcune Osservazioni sulla seconda
p a rie dell’opera del conte A squini, M ila n o , S te lla , 1826, in 8. di

36 fac. Si aggiungano finalm ente sul medesimo tem a le disserta­
zioni del G iovan n elli , dello Stoffella e di G irol. O rli.
* G ita a Sirm ione nel 1839. Ghiribizzo di F r. Sanseverino. M i­
lano, tipogr. G u glielm in i , 1840, in 8 . , fac. 11-12.
R ic o g lito re di Milano, 1827, 135-142 , e 217-224.

617

* Sopra un passo del Canto X X
fe r n o , v. 70-73 .

dell’ In ­

Descrizione d i Verona di G iam bat. P e rsic o , V eron a , 1 8 2 0 ,

I I . 226.

618

* Sopra il verso ( In fern o , X X . 89 )
S ’ accolsero a quel loco eh’ era forte.
M a n n i, Osserv . stor. sopra i s ig illi, I. 6 8 -6 9 .

�PASSI STORICI d e l l ’ IN FE RNO

619

543

* Sopra Michele Scotto ricordato da Dante
( Inferno , X X . 1 1 6 ) .
N otice sur M ichel S cott p a r D aunou nell’H ist. littér. de la F ra n
ce, X X . 43 -5 1 ; — M a n n i, S to ria del Decamerone, fac. 511-513.

620

* Sopra
X X I. 7 ) .

1’ Arsenale de’ Veneziani ( Inferno ,

Lettere filologiche di m arina di Filippo S c o la ri, V enezia, tip.
della Ved. di G . G a tte i , 1 8 4 4 , in 16. g r . , fac. 45 -4 7 .

621

* Sopra S. Z ita, gloriosa vergine ( Inferno ,
X X I. 3 8 ) .
G e rin i, Memorie degli scritto ri della L u n ig ia n a , Massa , 1829,
I I . 22 2-224.

622

* L e ttera del Marchese Cesare Lucchesini
al prof. Giov. R o s in i, sopra l ’interpretazione
del verso di D ante ( In fe r n o , X X I. 4 1 )
O gni uom v ’è b arattie r, fuor che Bonturo.
In serita nel Nuovo G iorn. d e' L ettera ti di P isa , X IX . 214-224,
e ristam pata fra le Opere del L ucchesini, L u cca, tipogr. G iu s ti,
1832, 1. 4 9 -6 2 .

623

* Osservazioni di Gius. Fardella e di Luigi
Crisost. Ferrucci sopra il medesimo verso.
Giorn. letter. di S ic ilia , L IV . 323-326. ; — G iorn. A r c a d . ,

X X II I. 212.

624

L e ttera di U berto Benvoglienti per dim o­
strare che Dante a buon diritto pose nell’ I n ­
ferno due F ra ti G audenti andati Podestà in
Firenze ( In fe r n o , X X III. 10 0 -1 0 9 ).
L ettera inedita che stava presso A n t. M a ria S a ltin i cui venne
in tito lata. È citata dal M anni nelle sue O sservazioni sopra i s ig illi,
X V II. 37 , dal M azzucchelli negli S critto ri h a i . , II. 8 9 8 , e nelle
D elizie degli eruditi Toscani, II. 167.
Sono da consultare sul medesimo passo la Prefazione del Bot
tari posta innanzi alla sua ediz. delle Lettere di G uittone d’Arezzo,

�5H

PASSI STORICI d e l l ' i n f e r n o

R om a, 1745, in 4 ., fac. X I- X V II I, l'Osservatore Fiorentino, I I I .
166-169, e u n capitolo delle Osservazioni sopra i sigilli d e l M a n n i,
Firenze, Gio. B ali. Stecchi, 1746 , in 4 ., X V II. 9 -3 8 , intitolalo :
Dell"istituzione de’ Cav. Gaudenti. V edi anche le d ue seguenti ope­
r e : Lettera di risposta del sig. Marchese D. A . L . di M ila n o , al N o
bil sig. Co. N . M . di Vicenza, intorno l ' ordine cavalleresco de'fra ti
G audenti, in 18. di 60 f a c ., che è p arte del tomo X X X IX della
N uova Raccolta del C a lo g e ri; Istoria d e' Cavalieri Gaudenti di F .
M aria Domenico F ed eric i, Venezia, stamp. Coleti, 1787, 2 v o l. in
8. g r.

625

* Sopra il medesimo passo.
Osserv. di L. C. F errucci sopra alcuni luoghi della Div. C o m .,
nel Giorn. A rcad., X X III. 213.

626

* Discorso di Vincenzo Foliini sopra alcuni
lavori di argento di due orefici F io r e n tin i,
cioè A ntonio del Poliamolo e Livio d ’ Astore.
L etto nella Società Colombaria la m attina del
di 6 luglio 18 1 4 In 8. di 19 fac. ( In fe r n o ,
X X IV . 1 2 4 - 1 5 1 ) .
V edi le fac. 12-13 di questo libretto che è u n ’ im pressione a
p a rte della Collezione d'opusc. scient. e letter. d i Firenze.

627

* L e ttera di Seb. Ciampi sopra la in terp re­
tazione d ’ un verso di D ante nella Cantica
X X IV dell’ I n f e r n o , e sopra 1’ autore di due
candellieri fatti per l’ opera di S. J a c o p o .
( P i s a , stam p. N is tr i , 1 8 14 ), in 8. di
13 fac.
L ibretto con la d ata di Pistoia 18 ottobre 1814, di cui vi sono
esem plari in carta azzurra. È in risposta al F o liin i.
Vedi sul medesimo luogo le N otizie inedite della Sacrestia Pisto­
iese de' B elli Arredi del Campo S a n to , di Seb. C iam pi, F iren ze,
M o lin i, 1810, in 4 . , fac. 6 1 -6 7 .

628

* Di Morello Malaspina celebrato da D ante

�PASSI STORICI

d e l l ' in f e r n o

545

sotto l’Allegoria rii V apor di Val di Magra ( In ­
fe r n o , X X IV . 145 ) .
G erin i, Memorie d 'illu s tr i scritto ri della L u n ig ia n a , Massa, ti
pogr. F re d ian i , 1829, I I . 2 2 -2 3 . Vedi anche nell’ A ntologia di F i­
ren z e, n.° L X X IV , fac. 1 9 -2 1 u n Albero genealogico dei M archesi
M alaspina d i Valdim agra dei qu a li p a rla D a n te , al quale vanno
innanzi alcuni docum enti storici estratti da u n a Lettera del sig.
E m anuele G erini.
A n to lo g ia , XLIV. 128.

629

* In to rn o un luogo della Div. Com. in cui
si parla di Guido di M ontefeltro . Al March.
Luigi Biondi, del P. Luigi Pungileoni (I n fern o ,
XX V II. 1 9 e segg. ) .
A rticolo pubblicalo nel G iorn. A r c a d . , L IX . 2 5 3 -2 6 8 . Si pos­
sono consultare sul m edesim o luogo : .° una Notice sur Guillaume
D u ran ti di Giuseppe V ittore Le C lerc, in serita nella H ist. littér. de
la France, X X . 411—497; 2 .° E ssay on thè rom antic narrative poe
tr y of the Ita lia n s , posto dal sig. Panizzi in fronte del suo Orlando
fu rioso, ediz. di L o n d ra , 1830, I. 2 1 3 -2 1 5 ; vi si riscontra un
paragrafo intitolato: Guido and Buonconte d i M ontefeltro in D ante;
3 .° l ’ opera anonim a del sig. A lfredo Re u m o n t, Römische brieve ,
von einem Florentiner , L ip sia , Brockh aus, 1840, in 12. , I. 7 3 -7 5 .
Ivi è citata u n ’ opera su Luigi Guido da M ontefeltro di Gius. A nt.
Koch.

1

630

* Sopra Guido
XXVII. 41 ) .

da

Polenta

( Inferno ,

Lettera di Filippo M ordani, nel G iorn. A rc a d ., X C II 217-218.

631

Sopra il passo relativo a frate Dolcino ( In ­
fe r n o , XXVIII. 5 5 - 6 0 ) .
A belard u . D u lc in , von F . C. Schlosser. G o th a , K ie l, 1807,

in 8.
Heinsius, III. 575 ; — E bert, Deutsche bucher k . , II. 408.

Dolcino e i P a teren i. Notizie storiche di G. Baggiolini. N o va ra ,
tip . A r ia r ia , 1838, in 12 . di 178 fac.
R iv ista E u r o p e a , 1838 , II. 263-264.
35

��PASSI STORICI D ELL’ INFERNO

547

ristam pato fra lo Lettere dell’ au to re in torno alle cose notabili
del C asentino, F ire n ze , tipogr. L u ig i P e z z a l i, 1821, in 8.

636

* Sulla F o n teb ran d a di Siena ra m m e n ta ta
da D ante nella Div. C om . al Capitolo X X X
della p rim a Cantica. L ettera scritta dall’ Abate
Luigi de A n g e lis. Siena , d a i torchi d i O no­
rato P o r r i , 1 8 2 5 , in 8 . di 5 2 f a c ., con una
vignetta .
Di questo opuscolo fu reso conto da Antonio Benci nell' A ntologia
di F irenze, X . 100-101, e n ell' Effem. letter. di Rom a, X I. 235-236.
In to rn o allo stesso subietto vedi le Annotazioni di A. M.
S alvini e Giuseppe B ianchini a ll’ A rian n a inferma del Redi (Opere,
M ilan o, 1809, I I , 1 4 4 -1 4 5 ), dove si cita u n a L ettera inedita
di Uberto Benvoglienti al canonico S alvini.

637

* Sopra i versi ( Inferno , X X X II. 56-57 )
La valle onde Bisenzio si dichina
Del padre loro Alberto e di lor fue.
G. B. C asotti, D ell’ origine e dello stato presente della C ittà
di P rato ( Opuscoli del C a lo g e ri, I. 296-299 ).
È strano che i p iù celebrati com entatori m oderni di D ante,
nonostante la protesta del C aso tti, copiando servilm ente taluno
degli antichi sieno incappati nel grossolano erro re di confon­
dere la vai di Bisenzio con la F alterona.

638

T ra d im e n to di Tebaldo o Tebaldello se­
condo D ante ( In fern o , X X X II. 1 2 2 ) .
*

M orbio , S to ria dei M unicipj I ta lia n i, M ilano , stam p. M a n n i,
1837, in 8. , I I . 181-183.

639

Miscellanea Dantesca di Federigo Ubaldini
( Inferno , C. X X X III ) .
Ms. della B arberiniana di Roma che contiene un lungo capi­
tolo nel quale viene a D ante im putalo di aver alterata la storia
d’Ugolino.
Rezzi. L e tte ra a Giov. Rosini so p ra i m ss. Comenti alla D iv. Com.
della B a r b e r in ia n a , R om a, 1 8 2 6 , fac. 37.

�548

640

PASSI STORICI DELL’ INFERNO

* Dissertazioni sopra l’ Istoria Pisana , di
Flam inio dal B o r g o . P is a Gio. Paolo G io­
vannelli , 1761, t. I, part. I, in 4 di XXIV —
428 fac.
L e tre prim e p a rli (fac. 1 -1 4 8 ) delle cinque nelle q u ali
è diviso il volum e , sono date alla confutazione di quello scrisse
D ante contra i Pisani rig u ard o al conte U golino. Esse s’ inti­
tolano cosi : Di quello che ha scrino Dante A lighieri sopra
il Conte Ugolino de Gherardeschi Pisano nel Canto X X X I I I dell'
Inferno ; — Della differenza che l' è tra gli antichi scrittori so­
pra l'isto ria della morte de' Gherardeschi ; e del giudicio che si
dee fare di quelli; — Di altri autori i quali dopo Dante e Gio.
Villani scrissero sopra l'istoria del Conte Ugolino. N ella seconda
p arie dell’ opera di F lam inio dal Borgo , stam pata nel 1768 ,
si riscontra a fac. 3 2 2 -4 1 2 , u n ’ altro capitolo in tito la to : Della
morte del Conte Ugolino e d e ' suoi figliuoli e nipoti.
Mazzucchelli, II. 1759; — Novelle letter. di Firenze, 1758 , 323-325 e
1759, 518; — Moreni, Bibliogr. Tose., I. 152.

641

Sulla possibilità o impossibilità che il Conte
Ugolino sbram asse il digiuno colle carni dei
p roprii figli m orti per e s s o . Disam ina filolo­
gico patologica, e medico legale di un professor
di medicina Toscano (Giacomo Barzellotti). L i
v o rn o , tip. Glauco M a s i , 1 8 2 6 , in 8 . 1 . P.

642

Biografia del Conte Ugolino da Pisa di G.
R. ( G aetano Rossini ) .
Nel 5 fascicolo della Collezione pubblicata a Pisa da F e r­
dinando G rassini.

643

* Appendice alla Biografia di Ugolino I I
dei G herardeschi , di G aetano R o ssin i. S. l.
n. d . , in 4, di 2 fac.
E risposta alle asserzioni prodotte dal sig. Zobi n ell’ opuscolo
seguente. Vedi intorno al conte Ugolino anche là Notizia che
sta fra gli Elogi degl'illustri Toscani, L u c c a , 1771 , I. 319 -3 2 5 ,

�PASSI STORICI DELL* INFERNO

549

644

* Considerazioni storico-critiche di Antonio
Zobi sulla catastrofe di Ugolino della G h e r a r
desca , conte di Donoratico . F ir e n z e , tipogr.
L e M o u n ier , 1840, in 4 di 39 fac.

Ecco la m ateria III questo sc ritto : Prefazione; — I l conte Ugo­
lino è imprigionalo e messo a morte unitamente ai figli e n ip o ti,
non per volontà della repubblica di Pisa ma per tradimento dell'
arcivescovo Ruggero; — Diverse im putazioni date al Conte Ugo­
lino non sussistono in fatto e non reggono a ll' esame della cri­
tica ; usurpalo , tirannico e pregiudiciale alla patria non essere
il suo governo ; e come l’ arcivescovo Ubaldini istigato d a ll'a m b i­
zione, dall' invidia e dalla vendetta lo condannasse a crudel sup­
plizio ; — Bassorilievo attribuito a Michelangelo; — Quadro dipinto
a olio dal Commend. P . B envenuti. A quest’ opuscolo di cui ho
tro v ato u n esem plare in carta rosea nella P alatina, va unito u n
fac-sim ile del Bassorilievo attrib u ito a M ichelangelo, disegnalo
da Giotto Traballesi e intagliato da Carlo Faucci. È riproduzione
di quello che unito alla Vita del conte U golino, inserita nel t. 3
della Serie di R itra tti ed E logi di uomini illustri Toscani, F ire n ze ,
Gius. A lle g rila, 1770, in fogl. g ran d e .

645

* É tudes sur D a n t e . Ugolin. P a r Fauriel.
F ram m ento del suo Corso di le tte ra tu ra stran iera dato al
Collegio di F ran cia in P arigi , che venne inserito in u n a Ri­
vista fran cese, e ristam palo nella Bibliothèque choisie des meil­
leures productions de la littérature française contemporaine, p u b ­
b licata a M ilano dal libraio T u ra li, 2 .a serie, 1843, fac. 735-752.

640

II conte Ugolino .
Fiori d'istorie italiane, Anno IV , M ila n o , 1843.

647

* Il Conte Ugolino della Gherardesca e i
Ghibellini di Pisa. R om anzo storico di G io­
vanni Rosini . M ila n o , Soc. tipogr. de ’ Clas­
s ic i i t a l i a n i , 18 4 5 , 5 v o l . in 8. di I X - 2 0 2 ,
205 e 198 f a c ., con 6 incisioni.
Altra edizione . M ila n o , tipogr. m edesim a,
1843, 3 vol. in 16. in tutto da 738 fac., con figure.

20 P.

�550

PASSI STORICI DELL INFERNO

Sta innanzi all’ opera u n A vviso a i lettori dell’ editore Giov.
B att. P e r o tti, u n a Dedicatoria alla m archesa T eresa P allav icin i,
u n a P refazione, ed u n a Introduzione storica che com prendo le
prim e 102 fac. del 1 .° v o lu m e. U na delle sei lig u re rap p resen ta
il ritra tto di D ante dipinto da G iotto, e u n ’ a ltra la veduta della
Torre della M uda .
P arlarono di questo rom anzo storico i giornali seguenti :
Giorn. d e li Istit. L o m b ., V I I I . 99-1 1 4 , articolo di G. V en an ­
zio ;
Indicatore P isano, n.° 24 e 25 del 1 8 4 3 ;— Lucifero di
N a p o li, n.° del 28 febb. 1844; — Messaggere Torinese , n .i 43,
46 e 47 del 1843, articolo di G. Pacchioni ; — Temi N apoletana, I .
2 99-310, articolo di P . Castagna; — Bibl. Univ. di G inevra, L V III.
101-105. Esistono esem plari dell’ ediz. in 8. in car. velina. Il sig.
R osini p rim a di pubblicare questa opera fece in serire nell’ Indica­
tore Pisano ( 1840, n . ‘ 2 e 3 ) u n articolo sui Ghibellini di P isa .

648

* Sopra 1’ isola G o rg o n a ricordata da D ante
( In fern o , X X X III. 8 2 ) .
M a n n i, Osservazioni sopra i sig illi, I I I . 109.

649

* Lezione inedita del R ip u rg a to (Rosso M ar­
tini) , nella quale si difende D ante dalla taccia
d ’ingratitudine datagli dal Foglietta storico G e ­
novese , p er aver cacciato nel C anto X X X III
dell’ In ferno t r a i peccatori più sozzi B ranca
Doria ( v. 13 7 - 1 5 7 )•
L etta n e l l ’ Accademia della Crusca il di 19 Agosto 1762, e p u b ­
blicala dal M orelli in fine della sua edizione della Vita Dantis d el
F ile lfo , Florentia; , 1828, in 8., fac. 125-138. Il passo del F o g lietta
si riscontra ne’ suoi Clarorum Ligurum E logia, ediz. di Roma, 1579,
in 4. , fac. 246. Si legge nel Diario mss. d ella Crusca , che n ella
to rn ala del 22 maggio 1596, il Castaldo Piegato diede conto a l i A c­
cademia d'una offesa fatta dal Foglietta storico ne'suoi Elogi a Dante.
P a s s i s t o r ic i d e l

650

P u r g a t o r io .

* Sopra Manfredi re di Sicilia e di Puglia
ricordato da D ante nel P u rg a to r io , c. III, versi
1 1 2 —1 1 3 .

�PASSI STORICI DEL PURGATORIO

551

O ltre alla S toria già citata di questo principe di Giuseppe di
Cesare vedi la S to ria del Decamerone del M a n n i, fac. 209 -2 1 0 .

* L a P i a , L egende Siennoise, p a r E. Croix
( P urgatorio , V. 132—136 ) .
R evue de P a ris , 1844, I . 5 10-514 , 519-523. Si leggo u n a N o­
vella italiana sullo ¡stesso argom ento di G iuseppina R . nell’ A lm a­
nacco Le Belle Donne , M ilano , C a n ad e lli, 1845 , in 8. (1)

652

* Su la pietosa m o rte di Giulia Cappelletti
e Romeo Montecchi. L e ttere critiche di Filippo
Scolari , Veronese , ( con illustrazione a due
luoghi della Div. C o m .) . L iv o r n o , tipogr.
G lauco M a s i , 1831, in 8. di 5 9 fac. ( P u r ­
g a to r io , VI. 1 0 6 ) .
T re sono queste L ettere , delle quali le due ultim e ap p arten ­
gono a l passo di D ante. La prim a fu già pubblicata nel 1824, Ve­
nezia , tipogr. A lviso p o li , in 8. di 37 fac. , la seconda era inedita ,
la terza Vienne stam pata a soli 50 esem plari, B ellu n o, tipogr. T issi,
1830 , in 8. T utte furono com pendiate in francese dal barone di
G u en ife y , P a r is , im p r. Fournier , 1836, in 8. Vedi la Prefazione
a ll’ ediz. della N ovella di Luigi Porto pubblicala a P isa nel 1831
dal sig. A lessandro T o r r i, e il Catalogo bibliografico in fine della
stessa ed izio n e, fac. X X X IV e X X X V II.

633

Del caso di Giulietta e Romeo. L e ttera di
Giuseppe Todeschini a Jacopo Milan. P adova,
tipogr. d e l S e m in a rio , 183o, in 8.
Bibl. I ta l., LIX. 96-97.

654

* Sopra Pier dalla Broccia e G hino di Tacco
( P urgatorio , VI. 1 4 e 2 2 ) .
Boccaccio , I l Decamerone , G iornata I I , Novella V I I I , e G ior­
nata X , N ovella I I ; — M a n n i, S to ria del D ecam erone , fac. 2 1 1 (1)
Nel capitolo che sarà addetto alle O pere il cui argom ento è tr a tto
dalla Div. Com., registrerò parecchi saggi drammatici ispirali dalla leggen­
da senese.

�552

PASSI STORICI DEI. PURGATORIO

21-2, e 511-543. Stando ai D eputati il Boccaccio avrebbe tolto il
subietto di queste due novelle dal Poem a di D an te.

655

* Sopra Marzucco degli
g a to rio , VI. 1 8 ) .

Scornigiani ( Pur

M anni , Osserv. sto r. sopra i s ig illi, V. 152 , e X X IX . 5 9 -6 0 ;
— Prefazione del Bottari alle Lettere di F ra G u itto n e, R o m a , 1745,
in 4 . , fac. V I I I , e N o te , fac. 211.

656

* Si esam ina il passo in cui D ante ragiona
di Sordello , e il C o m e n to sopra esso di Ben­
venuto d Imola ( P u rg a to rio , VI. 74 ) •
T irabosch i , S to ria letter. d 'I ta lia , IV . 38 2 -3 9 0 . Vedi anche la
Notice sopra Sordello di E nterico D avid , n ell’ H ist. litté r. de la
Fran ce , X IX . 450-453.

657

* Sopra un luogo concernente
( P u rg atorio , VI. 127- 1 5 1 ) .

a F irenze

Lezione di L. Fiacchi ( A tti della Crusca , II. 9 -1 5 ).
658

Illustrazione del C anto VII del Purgatorio
del prof. Filippo Mercuri. Roma, tipogr. delle
B elle A r t i , 1842, in 8. di 12 fac. ( P u rg a to ­
rio , VII. 1 2 7 - 1 2 9 ) .
Im pressione a parte di un articolo inserito nel G iorn. A r c a d .,
X CI1I. 209-216. È dedicalo a M iss Cecilia E lisabetta Gore esimia
donzella valente oltre l'età nelle lettere italiane , che tra sla tò in lin ­
gua inglese i p rim i dodici can ti di D ante.

Il sig. Giuseppe di C esare, che avea già parlato di questo passo
di D a n te nella sua S to ria d i M a n fre d i , II. 1 4 1 -1 4 2 , stam pò nel
Progresso di N a p o li, 1843 , fase, 6 2 , fac. 316-317 , u na N ota so­
p ra F illustrazione del sig. M ercuri.

659

* Dei due C urradi Malaspina celebrati da
D ante ( P u rg a to rio , VIII. 65, 1 0 9 , 1 1 8 — 1 1 9 ) .
M emorie d 'illu s tr i scrittori della Lunigiana dell’ abate C e rin i,

M assa, tipogr. F re d ia n i, 1829, II. 35-51.
Osservazioni sopra un fallo storico risguardante la Vita d i Dante
A lig h ieri, rum avvertito da' suoi biografi, d i Emanuele R epelli.

�PASSI STORICI DEL PURGATORIO

553

uesQto articolo relativo al soggiorno di D ante nella Lum inaria ed al
suo ospite m archese F r. M alaspina, venne pubblicato nel giornale
F iorentino II Genio , n.° 4 5 , fac. 207 , dipoi ristam pato nella
N uova Collezione d'opuscoli dell’ In g hir a m i, Firenze, tip. Fiesola
n a , 1820 , I . 113-121 , con un Avvertimento sopra questo articolo.
Vedi intorno allo stésso passo u n a Nola dell’ ediz. delle E p i­
stole di D ante pubblicata dal sig. A lessandro T o rri, fac. 1 5 -1 6 ,
i H ist. littér. de la France, X V II. 5 2 1 -5 2 2 , e u n ’ opera del conte
G iovanni O rli di M anara in tito la ta: Di alcuni guerrieri Veronesi
che fiorirono ai tempi Scaligeri, V ero n a, 1 812 , in fogl. grande.
A nto lo g ia di Firenze , XLIV. 128.

660

* Sopra Ode rigo da Gubbio e F ra n c o Bolo­
gnese , celebri m iniatori ricordati da Dante
( P u rg a to rio , XI. 79 e 83 ) .
T irab o sch i, Storia letter. d 'I ta lia , t. I V , fac. 5 2 2 -5 2 3 , t. l ' ,
p a ri. I I , fac. 6 8 0 ; — B ald in u cci, N otizie de' prof, di disegno, F i­
ren z e, Santi F ra n c h i, 1681 , in 4. Secolo I , fac. 5 6 -6 2 , Secolo I I ,
fac. 1- 2.

661

* Sopra i Guidi ricordati nella D ivina C om ­
media ( P u rg a to rio , C anti X I, X IX e X X I V ) .
Illustrazione di alcuni passi della Div. Com. Lezione di Pietro
F erro n i [A lti della Crusca, I . 1 2 5 -1 3 0 ). Vedi sul medesimo luogo
la Prefazione del Botta ri in fronte della sua edizione delle Lettere
di fra G uittone d ’ A rezzo, R o m a , A n i. de’ R ossi, 1745, in 4 . , fac.
X X -X X I.

662

* Perchè D ante non biasima F irenze e i
suoi cittadini assolutamente, m a respettivam ente
( P urgatorio , XI. 10 9 —11 4 ) Questo articolo che è nella Toscana illustrata nella sua sto ria ,
L ivorno , A nt. S an ti, 1755, in 4 . , fac. 1 3 1 -1 3 6 , si riferisce a due
altri passi della Div. Com m edia, Paradiso, IX . 1 2 7 -1 2 8 , e X V .
1 3 1 -1 3 6 . Vedi sul medesimo passo la terza Lezione di G. I I . B al
delli sulla storia Fiorentina, negli A lti della C rusca, I . 3 3 2 -3 3 3 .

663

* Ragionam ento di A ntonio Vesi in torno ai
veri confini della R om agna. F a en za , tipogr.

�554

PASSI STORISI DEL PURGATORIO

M o n ta n a ri e M a ra b in i , 1843 , in 12. di 3 5
fac. ( P urgatorio , XIV. C)2 ) .
Ristam pa di u n lavoro inserito nell’ Im parziale di F a e n z a ,
1841, fac. 4 , 11 e 18. Ne fu dato ragguaglio dal V accolini nel
G iorn. A r c a d . , X C I. 180-185.
A ntologia di Fossom brone, tom o II, pari. I I , fac, 16.

* Sopra Ugolino degli Ubaldini ( P urgato­
r i o , XIV. 10 5.

664

S to ria della fam iglia degli U baldini di Giovami), di Lorenzo
U b ald in i, F iren ze, B a r i. S e rm a rte lli , 1588, in 4 ., fac. 5 7 -5 8 .

665

* Osservazioni sopra un luogo di D ante dove
si no m in a Bagnacavallo nella R om agna, di Do­
m enico V accolini. A Salvatore Betti ( P u rg a ­
to rio , XIV. 1 15 ) .
Q uesto a r ticolo di cui si fece u n ’im pressione a p a rte , venne
pubblicato nel G iorn. A r c a d ., X X X II. 3 1 6 -3 2 1 , e analizzato nel
B u lletin F eru ssac, Scienc. h is t. , X I. 28.
Una L ettera di Domenico V a c c o lin i, com plem ento di questo
a rtic o lo , fu pubblicata nel Ricoglitore F iorentino, n.° del 15 genn.
1845, e ristam pata n ell’/m pam 'aie di F aen z a, 1845,' fac. 45 7 -4 5 8 .

666

* Sopra A rrigo M anardi, gli A nastagi e casa
T rav ersara (P u r g a to r io , XIV. 9 7 ? 1 0 8).
Boccaccio , Decamerone , G iornata l ' , N ovelle IV e V III ;
—
M a n n i, Istoria del D ecam erone, fac. 3 4 2 -3 4 4 , 3 5 5 -3 6 3 . Se­
condo i D eputali il Boccaccio tolse l’ argom ento di queste due no­
velle dal Poem a di D ante. Vedi intorno ad A rrigo M anardi anche
le Osserv. stor. sopra i sig illi del M a n n i, X V III. 9 9 -1 0 2 .

667

* E sam e di un passo di D ante in cui nega
a q u attro città d ’ Italia la gloria di aver avuti
Poeti ( P urgatorio , X V I ).
T irab o sc h i, S to ria letter. d 'I ta l ia , IV . 429-432.

668

* Notizia sopra C orrado da Palazzo ( P ur­
g a to rio , XVI. 1 2 4 ) -

�TASSI STORICI DEL PURGATORIO

535

R ossi, Bresciani illu s tr i, B rescia, 162 0 , in 4 . , fa c. 4 2 -4 5 .
L’ autore vi prende a tra tta re di u n E rro re del Landino nel descri­
vere Corrado da P a la zzo .

669

* Sopra Gaia figliuola del buon G herardo
( P urgatorio , XVI. 140 ) .
Lettera di Agostino G allo ad A n i. G iov. M ira intorno ad alcuni
de’ prim i poeti italian i in v o lg a re , nell’ Effem. letter. di S icilia,
V. 6 3 -6 6 . È da vedere su ll’ istesso luogo i Origine della poesia r i­
m ata del B a rb ie ri, fac. 169.

670

* Sopra vari passi del C anto X V I del P ur­
g a to rio , v. 11 5—117, 1 2 4 - 1 2 6 , 158—1 43M emorie Trivigiane della D iv. Com. di Filippo Scolari. Vedi la

fac. 526.

671

* Sul passo di D ante relativo a Ugo Capoto
(P u rg a to rio , X X . 43 e segg. ).
D ict . hist. del B a y le , ediz. di P a r ig i, 1 8 2 0 , IV . 3 9 8 -4 0 0 ;
— S to ria letter. d ’ Ita lia del p. Z a c c a ria , 1 7 5 7 , X . 3 4 6 -3 4 8 ;
— Osserv. sopra la D iv. Com. del C ancellieri, fac. 6- 8. V edi a n ­
che la dissertazione del p. A rduino citata alla fac. 461.

673

* Sopra la Piccarda ( P u rg a to r io , X X IV .
10 e altrove ).
N o tizie di M . M anno D onati per dare a M . Filippo Sasselli.
MS. in ,4. del sec. X V I di 19 carte nella Riccardiana , n.° 2237.
Da u n a nota m oderna sopra la p rim a carta apparirebbe che questi
docum enti furono sta m p a ti. Io non sono riuscito a tro v are sopra
ciò cosa n essu n a, e noterò soltanto c h e A ntonio Benivieni n ella
D edicatoria della sua V ita d i Piero V ettori, F io re n z a , stam p. dei
G iu n ti, 1583 , in 4 ., cita siccome m anoscritta un a Vita di M anno
D o n a ti , opera di F ilippo Sassett i .
È da vedere su ll’¡stesso argom ento un recente lavoro del sig.
Giov. S a b b a !in i, in tito lato : P iccarda D o n a ti, quadro dram m atico
del secolo X I I I , M odena, fratelli Mal vasi, 1845, in 12. N e diede
ragguaglio il sig. A ntonio P eretti nel R icoglitore F iorentino, n.° del
1
nov. 1845.

673

* Sopra Bonagiunta
r i o , X X IV . 1 9 - 3 6 ) .

Orbiciani

( P urgato

�556

PASSI STORICI DEL PURGATORIO

Memorie e documenti p er servire a lla storia del ducato d i L u c ca ,

di Cesare Lucchesi n i , L u cca , t ip . B e r lin i, 1825, in 4 ., IX . 8 2 -8 5 .

674

* Sul passo relativo ad Arnaldo Daniello
trovatore Provenzale ( P u rg a to rio , X X V I. n 5
e s e g g .) .
N otice sur A rn au d Daniel del G inguené n ell’ H ist. littér. de la
France, X V . 4 3 4 -4 4 1 ; — D ell'origine della poesia rim ata di Giani.

B a rb ie r i, fac. 9 6 -9 7 . V edi anche gli a r ticoli del R ay n o u ard nel
Journal des sa v a n ts, indicati alla fac. 367.
P a s s i s t o r ic i d e i . P a r a d is o .

675

* Sopra Romeo e Ram ondo
( P a ra d iso , VI. 12 7—142 ) •

Berlinghieri

Journal des sa va n ts, 1 8 2 5 , fac. 294-296 , articolo del R ay­

nouard .

676

* Sopra due passi del C anto IX del P a r a ­
d iso , V. 2 5 - 3 7, 43 - 54.
Delle M em orie Trivigiane della D iv. Com. di F ilippo S c o la ri.

Vedi la fac. 526.

677

* C agnano fiumicello n om inato da D ante
(P a r a d is o , IX. 4 9 )
Lettere d’ Apostolo Z e n o , 1785, fac. 142, 150, 162, 168 e 180.

673

* L a prigione
d i s o , IX. 5 4 ) .

Malta presso D ante ( P a ra ­

Spighe e P aglie , opera periodica del prof. F ra n c. O rioli ,
Corfù , tipogr. del G overn o , 1844, I . 3 2 -3 3 .

679

* U n luogo di D ante illustrato (P a r a d is o 7
IX.

94- 96 )-

G iorn. ligu stico, 1831, fac. 2 95-296. La dichiarazione è tra tta
dalla H ist. du commerce entre le Levant et l'E u rope depuis les Croi
sades del D epping , P a r ig i, 1830 , in 8.

680

* D ante et Siger de B r a b a n t, ou les Ecoles

�PASSI STORICI DEL PARADISO

557

de la rue de F o uarre au X IIIe siècle, p ar Jos.
Victor Le Clerc ( P a r a d is o , X. 1 5 6 ).
Ho già citato questa M emoria alla fac. 399 ; aggiungerò adesso
che fu pubblicala nel Journal des Débats , n . 1 dell’11, 20 e 29 ago­
sto 1845.

681

* Sopra l’ abate Gioacchino
D ante ( P a ra d iso , XII. 1 4 0 ) .

ricordato

da

Memorie degli S critt. Coseniini di S alvai. S p iriti, N a p o li, 1750,
in 4 ., fac. 13—18. V edi anche u n a N o tice sur Jean de Parme del
D aunou , p ubblicata nell’ H ist. littér. de la France, X X . 2 3 -3 6 ;
le Industrie filologiche del B a rc e llin i, fac. 251-259 ; le Dissert. bi­
bliografiche s'opra Crisi. Colombo e Giov. Gersen del C a n cellieri,
R o m a , 1809, in 8 ., fac. 81; la Vita del Reato Giovanni da Parm a
dell’ A ffò, P arm a, stamp. reale, 1777, in 4., fac. 1 2 6 -1 3 3 , in cui
riscontrasi u n capitolo in tito lato : Della dottrina d eli Abate Gioac­
chino intorno agli u ltim i tempi ; e finalm ente una Vita di Gioac­
chino , p ubblicata a P arigi nel 1745 , in 2 v o l. in 12.

682

* Luogo insigne della Div. Com. L e ttera
del Salvagnoli M archetti al sig. Abate G iro ­
lam o Am ati ( P a ra d iso , X V. 9 7 - 1 5 5 ) .
P u b b lica la nel Giorn. A rcadico, X X IV . 103-119. Vedi anche
su ll’ istesso luogo la Toscana letterata, fac. 1 3 1 -1 3 6 , e il Saggio
di storia Fiorentina del B aldelli ( A tti della Crusca , I. 339-3 4 0 ) .

683 *

Sopra
XVI. 5 6 ) .

Baldo

d ’ Aguglione

( P a r a d is o ,

M a n n i, Osservaz. stor. sopra i sig illi, X V III. 7 7 -8 3 .

684

* Opinione del Ricci che D ante parli con
poco rispetto de’ Cerchi riprovata ( P a ra d iso ,
XVI. 65 ) ; —T o rn a in onorevolezza de’ Cerchi
1’ esser detti selvaggi ( In fern o , VI. 6 j ) .
Vita della Beata Umiliana di F r. C ionacci, F irenze, F ranchi,
1682, in 4 ., fac. 420-426.

685

* Sopra la famiglia A dim ari ( P a r a d is o ,
XVI. 115—120 ) .

�558

PASSI STORICI

del

p a r a d is o

G. B. C asotti, Dell' origine, de’progressi e dello stato presente
della città di Prato ( Opuscoli del C a lo g e rà, I . 313-315 )..

68s

* Sopra C an g ran d e della Scala ( P a ra d iso ,
X V II. 7 1 - 7 6 ) .
Vite de' famosi capitani d 'Ita lia di F r. L o m o n aco , L u g a n o ,
tip. R u g g ia, 1831 , I . 116-151 ; — Chi degli Scaligeri fosse il pri­
mo accoglitore di Dante ( T ira b o sc h i, S tor. letter. , t. l ' , p art. I ,
fac. 2 4 -2 8 ; — Sotto quale degli Scaligeri Dante si trattenne in Ve­
rona? Rottura di Dante con Cangrande. Nelle Osservazioni del Can­
cellieri , fac. 19-23; — Nota sulla controversia : quale degli Scaligeri
sia stato l' ospite primo di Dante nel suo esilio, di A lessandro T o rri
( Opere minori di Dante, V . 1 4 2 -1 4 4 ). E da vedere ancora negli
Aneddoti del D io n isi, n.° I I , fac. 18, il paragrafo : Pietro Dante
non seppe chi fu lo Scaligero albergatore di D ante.

687

* Sopra
X X I. 1 2 2 -

Pietro degli

Onesti

125 ) .

R osini, Storia della pittura ita lia n a , II. 62.

( P a r a d is o ,

�§ . V. COGNIZIONI SC IEN T IFIC H E DI D A N TE.
» La Comédie du Dante est un recueil historique, e t scientifique, où
non seulem ent sont exposées toutes les connaissances que l’on avait à cette
é poque, mais ou se trouvent aussi consignées des observations curieuses
que l’on chercherait vainem ent ailleurs (G. L ibri, H ist. des sciences m athé
m a tiq u es en Italie', H. 165).
T rattati

688

generali

.

* Sopra le cose scientifiche del Poem a di
Dante.
Della difesa della Comedia di Dante di Jacopo M azzoni, Parie
I I , lib ro Y , cap. X I I , X I I I , X IV , X V , X V III, dove discorro
delle cognizioni m atem atiche, astrologiche, m etereologiche, mec­
caniche , ec. del Poem a di D a n te .

689

* Science du D ante p a r M é ria n .
Cap. I I I , fac. 500-548 , della sua Mémoire sur Dante p u bbli­
cata il 1784 nelle N ouveaux Mémoires dell’ Accademia di B e rlin o .
V edi la fac. 378.

690

* Cognizioni scientifiche sparse nel Poema
di D ante.
I Secoli della let ter. I t a l. del C o rn ia n i, Brescia, B etto n i, 1816,
I. 163-170.

691

* Delle cognizioni scientifiche di D ante .
E stratto della H ist. des sciences m athém. en Ita lie, del dotto
prof. G uglielm o L ib ri ( P a r ig i, R enouard, 1 8 3 8 , in 8 ., I . 164191 ) tradotto e annotato da L. Toccagni nella Rivista Europea di
M ilano , 1 842, I . 134-142.
V edi sull’ istesso subietto nel Ragionamento della Div. Com. di
F il. S colari, registrato alla fac. 383, il p ara g ra fo : Merito di Danti
nelle dottrine scientifiche.
C o g n iz io n i

692

f i s i c o - m a t e m a t ic h e

.

* Osservazioni di Giovanni Bottagisio sopra
la fisica del poem a di D ante. V e r o n a , per

�560

COGNIZIONI SCIENTIFICHE DI DANTE

l erede M e rlo , 1 8 0 7 , in 4 p i c di 5o f a c .,
poi una carta per l’ E rra ta e 2 tavole.
L ’ autore in questo opuscolo molto raro oggidì esam ina i luo­
ghi seguenti del Poem a di D ante: Inferno, IL 1 2 7 -1 3 0 ; IX . 67
7 2 , 76 -7 8 ; X II I . 4 0 -4 3 ; X V . 2 0 -2 1 ; X X X I. 3 4 -3 6 ; X X X II.
31-33. — Purgatorio, I. 1 2 1 -1 2 3 ; I I I . 7 9 -8 4 ; V. 1 0 9 -1 1 1 ; X V .
1 6 -2 3 ; X V II. 1 - 6 ; X X V . 3 7 -6 0 , 7 7 - 7 8 , 9 1 -9 3 ; X X V I. 34-36;
X X X . 118-120. — Paradiso, IL 9 7 -1 0 5 ; V I I I . 1 3 9 -1 4 1 ; X II.
1 0 -1 4 ; X X III. 4 0 -4 3 ; X X V I. 7 0 -7 6 , 8 5 -8 7 ; X X V II. 125-126.

693

* Sopra i passi della Div. Com. toccanti la
fisica .
Prospetto sugli avanzamenti delle scienze fisiche in Toscana di
Girolam o B a rd i, fac. 5 - 6 , m em oria inserita negli A nnali del M u ­
seo di fisica di Firenze per il 1 8 0 8 , F ire n z e , Gius. T o fa n i, 1 8 0 8 ,
in 4 . , t. I.

694

* Di alcune cose di D ante toccanti la fisica,
di Domenico Vaccolini.
Giorn. Arcadico, X X V III. 120-136.

695

* Filosofia fisica e astronom ica di D ante .
M issirini, Vita di D ante, p a ri. I I , cap. 35 e 36.

696

* L e ttera del sign. Giuseppe Torelli Vero­
nese in to rn o a due passi di Dante A lig h ie ri.
V ero n a , p er A g o stin o C aratton i , 1 7 6 0 , in
8. di X V I fac. ( P u r g a to r io , X V . 1 6 -2 1 ) .
D edicata a ll’a b . Clemente Sibiliato. E ssa venne ristam pata nel
t. I I dello sue Opere pubblicate a Pisa nel 1834 dal sig. Aless.
T o r r i.
Ca t . ms. della Riccardiana ; — Biogr. Ital. del T ipaldo, VII. 263.

697

* Illustrazione di due passi della Div. Com.
di D a n t e . Lezione di Pietro F e r r o n i , detta
nell’ Accademia della Crusca , nell’ adu nanza
dei 19 decem bre 1812 e 8 febbraio 1814
( P a ra d iso , IV. 1—18; XVI. 8 2 - 8 4 ) .

�COGNIZIONI SCIENTIFICHE DI DANTE

561

Q uesta le ttu ra risg u ard an te le cognizioni fisiche di D ante fu in­
serita negli A tti della Crusca ( I . 1 - 1 1 ) . P ietro F e rro n i avea già
fatte a ll’ Accademia di F ire n z e , il 27 giugno e 14 luglio 1805, due
lettu re sul medesimo argom ento che sono indicate nel M agaz­
zino di letteratura di F ire n z e , 1805 , V I I I . 145-1 4 8 . Infine
l’ ab . Zannoni nel suo Rapporto alla Crusca del 9 settem bre
1823 ( A t t i , I II . 156 ) cita u n ’a ltra le ttu ra del F erro n i sulla in te r­
pretazione fisico-m atem atica della Div. C o m ., intorno alle scissio­
n i di Tolomeo e di Strabono sopra l’A rno e il S erch io .
P e lli, fac. 467, nota 36;

698

Dissertazione di Girolamo Tagliazucchi ma­
tematico dell’Accademia di Torino ( Paradiso ,
X X V III.

127- 12 9 ).

Q uesta dissertazione del secolo passato in cui si dim ostra che
D ante spiegò chiaram ente il sistem a di N ewton sull’ a ttra z io n e , è
citata dal Cancellieri nelle Osservazioni sopra la Din. Com. , fac.
41, dal de Rom anis (ediz. di Padova, 1822, V. 129), e dal G aleani
N apione ( M ém . de l'A c a d . de Turin , X X X I. 2 4 7 ) . Vedi per
questo passo anche la Dissertazione di Giuseppe B arelli sulla
poesia ita lia n a .
C o g n iz io n i

699

a s t r o n o m ic h e

* Perizia di Dante nell’ Astronomia .
C an cellieri, Osserv. sopra la Div. Com. , fac. 4 2 -4 3 .

700

* Orologio di Dante Alighieri per conoscere
con facilità e prontezza le posizioni dei segni
del zodiaco, le fasi diurne e le ore indicate e
descritte nella Divina Commedia , immaginato
e dichiarato da Marco Giovanni Ponta, procu­
ratore generale della congregazione Somasca.
R om a, tipogr. delle Belle A r t i , 1843, in 8 .
di 57 fac. e una tavola .
È un estratto dell’ A lbum di R om a, anno 1843, fac. 4 5 -4 8 ,
6 2 -6 3 , 7 9 -8 0 , e 8 5 -8 7 , dedicato a m onsignor Carlo E m m anuel
36

�562

COGNIZIONI ASTRONOMICHE

dei Conti M uzzarelli. Vi si riscon tra a fac. 6 3 -6 8 u n
Itinerario di Dante su p el monte del P u rg a to rio . Vedi in to rn o
a questo opuscolo un articolo del Rovelli nel Vaglio d’ Ales­
sandria , n.° 7 del 1843, o il Messaggiere Torinese del 1844.

701

* De’ pregi e di alcune nuove applicazioni
dell’ Orologio di Dante immaginato e dichia­
rato da Marco Giovanni Ponta C. R. S ., Ra­
gionamento del P. Giambatista Giuliani della
medesima congregazione. R om a, tipogr. delle
Belle A r t i , 1 8 4 4 i n 8 di 27 fac.
Im pressione a p arte del G iorn. A rc a d ., 1844, X C V III. 195 -2 1 7 .
Antologia di Fossombroue, t. II, part. 11, fac. 40; — Messaggiere To­
rinese, n.° 50 del 1845.

702

l’ intel­
ligenza di alcuni punti cosmografici della Di­
vina Commedia, immaginata e dichiarata da
M. Giovanni Ponta Somasco , che serve di
continuazione all’ Orologio di Dante Alighieri
( fac. 3 9 -7 ° ) • ( Roma , tipogr. delle Belle
A r t i , 184 3 ) , in 8 . con 5 fig.
* T a v o la

c o s m o g ra fic a

per

a g e v o la re

E stratto dell’ A lbum di R o m a, anno 1843, fac. 1 7 8 -1 8 5 ,
1 9 4 -1 9 5 , 212- 21 6, 3 7 4 -3 7 6 , 3 9 8 -4 0 0 . Vi si legge a fac. 3 4 -3 7
u n Itinerario d i Dante pei tre regni sp iritu a li.
703

*

Spiegazione d’ un passo astronom ico di

Dante ( Inferno , I. 3 8 - 4 o ) .
Interpretazione d i due luoghi di Dante di Luigi Crisostomo
F e rru c c i. L u g o , Vincenzo M e la n d r i, 1823, in 8. Ne fu p a r­
lato nell’ Effem. letter. di R o m a , X I. 335-340.
S u due luoghi della D iv. Com. illu stra ti dall' A m . L . C .
F errucci. L ettera di G. B. A driani a S alvatore B e tti, in serita
n e l G iorn. A rc a d ., X IX . 3 2 8 -3 5 5 , e analizzata nell’ Effem. let­
ter. di R o m a, t. X I ., e nel B u lletin F eru ssac, Sciences hist.

V III.

30.

Lotterà dell' A vv. L . C. Ferrucci al sig. Federico P escantini

�COGNIZIONI ASTRONOMICHE

563

intorno una sua recente interpretazione d i due luoghi del Canto 1.»
dell’ Inferno. P ubblicata nel G iorn. A rcad. , X I X - 6 8 - 7 4 , con

la data del 7 luglio 1823.

704

* Sopra un passo del C anto X X X III dell ’In fern o , versi 9 1 —9 9 .
M a n n i. Dell' invenzione degli occhiali da naso ( Opuscoli del
C alogeri , IV . 52-53 ).

705

Sulle q u a ttro stelle ricordate da D ante
( P u rg a to rio , 1. 2 2 - 2 7 , VIII. 8 5 - 9 3 ) .
* Lettera d i M . Girolam o Fracastoro a M . Gio. B a ttista
R am usio , in data di V erona 10 gem i. 1 5 3 4 , pubblicata da
T om maso Porcacchi nelle sue Lettere di X III hvomini illv s tr i ,
V enet i a , F abio e A ugustin Zoppini F r a te lli, 1584, in 8 ., fac.
33 2 -3 3 4.
Discorso del fvror poetico letto nell’ Accademia degli A lterati
nell Anno 1587, da Lorenzo Giacomini Tebalducci M alesp in i,
pubblicato fra le sue O ra tioni e D iscorsi, In F io re n za , Ne le case
de S erm arte lli, 1597, in 4 ., fac. 5 5 -5 6 .
Delle ste lle , lezzion i dve dell’Eccellentiss. M. Francesco Ve­
r i n i , Accad. F io re n tin o , P a d o v a , appresso il B o lze tta , 1 587, in
8 , p ic c ., car. 15 e 22.
Crociera Costellazione del Polo A n ta rtic o , luogo d i Dante ponde­
rato , di Carlo Dati. Lavoro i n d il o citato dal Salvini nei t a s t i con­
solari , fac. 577, e dal Bandini ( Vita d i Amerigo Vespvcci , F ire n z e ,

1745, in 4 . , fac. 70 ) sulla fede del m arch, abate A ut. Niccolini
che afferm a di averlo v ed u to .
Lettera d i Amerigo Vespucci in d irizza ta a Lorenzo d i P ier
Francesco de M ed ici. H a la data del 18 luglio 1500, e fu p u b b li­
cala dal Bandini nella sua Vita e Lettere d i Amerigo Vespucci, F i­

ren z e, 1745, in 4 ., fac. 70.
L ettera d‘ Ippolito P indem onte. In questa lettera p ub b licata nel
tomo X V , fac. 169 della Raccolta Ferrarese d'opuscoli scientifici, si
vuol d are per cosa provata Ia perfetta ignoranza di D ante sui p ri­
mi elem enti della sfera celeste; asserzione confutata dal Perazzini
nelle sue A dnotationes , fac. 6 9 , e dal D ionisi negli A n ed d o ti , I.
fac. 100, e V. fac. 13. Vedi anche la M ém oire sur la D iv. Com. dui
M érian.
* L ettera d i Ludovico Ciccolini a l Barone d i Zach sulle quattro

�564

COGNIZIONI ASTRONOMICHE

stelle ricordate da Dante A lighieri. Osservazioni colle quali si tenta
d i provare che il Poeta abbia parlato allegoricamente soltanto e non
m ai della costellazione della Croce. Q ueste osservazioni, lette a l l ’
Accademia de’ Lincei di Rom a il 19 ottobbre 1 818, furono p u b b li­
cate nella Corrispondenza astronomica del baro n e di Zach ( Genova,
Gius. Donando, 1822, in 8 . , V II. 26 -4 2 ) . Con esse si confuta
l ’ interpretazione data a questo passo dal P o rtirelli n ell’ediz. d i
M ilano 1804. Fu parlato della lettera del Ciccolini nella G azzetta
di M ila n o , n.° del 14 giugno 1819.
Sopra alcuni versi del Canto 1.° del Purgatorio. Lezione di V in­
cenzo F o lli n i , detta nell’ A ccadem ia della Crusca il di 9 m arzo
1 8 1 9 , e pubblicata ne’ suoi .A iti, I I . 23 2 -2 4 5 . Il sig. F o llin i
reca a fac. 239-242 u n a Lettera relativ a a questo luogo colla
d a ta di Cucim nelle In d ie il 1 genn. 1519, indirizzata a A n ­
tonio Pucci vescovo di P isto ia, e a ttrib u ita a G iovanni d ’ Em poli ,
che egli trasse dal Codice P alch. IV , n .° 110 della Magliabechiana,
c a r. 37.
Sono in o ltre da vedere su questo luogo di D ante u n a Nota del
P rim o Viaggio di A n t. P igafetta, pubblicato da Carlo A m o re tti,
M ilano , G a lea zzi, 1800, I. 4 7 , 1’ Histoire de la géographie du nou
veau Continent dell’ Hu m b o ld t, 1837, IV . 3 2 1 , l’E xam en critique
del m edesim o a u to re , fac. 2 1 2 , la traduzione tedesca della D iv.
Com. dello Streckfuss , 1834, fac. 179 e 2 2 8 , la Dissert. bibliogr.
sopra Crist. Colombo del C ancellieri , R om a, 1 8 0 9 , in 8 . , faew
2 6 7 -2 6 8 , e una N ola di E m an . Repetti n ell’ Antologia di F ire n z e ,
V II . 510.

Sopra la Concubina di D ante ( P u rg a to rio ,

706
IX .

1- 1 2 ).

* Considerazioni sopra u n passo del Purgatorio d i Dante A li­
ghieri, di A ntonio Tirabosco V eronese. Verona, presso Dionigio
R a m a n zin i, 1 752, in 8. di 24 fac. Q uest’opuscolo è da G irolam o
T irabosco intitolato a Filippo Rosa M oran d o .
Zaccaria, Stor. letter. d ' Italia, V. 5 5 ; — Pinde m onte , Elogi di lett
er. It a l., Milano, 1829, II . 1 84 ; — Biogr . It al., del T ip ald o, II. 252.

Lette ra d' Ippolito Pindemonte sopra il principio del Canto I X
del Purgatorio, pubblicata nella Raccolta Ferrarese d'opuscoli scien
tif. e letter. , V enezia, C oletti, 1789, X V . 177.
* Lettera del Conte Giulio Perticari a Paolo Costa intorno l' in ­
terpretazione dei prim i versi del Canto I X del Purgatorio. P u b b licata

�COGNIZIONI ASTRONOMICHE

565

n ell’ Appendice del tomo I I dell’ ediz. della Div. Com. di
Bologna, 1825, fac. 432—436.
* L a Concubina d i Dante messa finalmente nel suo chiaro asp etto ,
da un sozio della Im periale Accademia di Arezzo. Lezione recitata
in u n ’ a ltra Accademia sin dall’ anno 1823. S en za luogo e d a ta , in
8. di 18 fac. Q uest’opuscolo è di G ius. P ederzan i di Roveredo;
le iniziali D. F . B . , con che venne stam p ato , significano Don
Frane. B e r n i, come solevano chiam arlo il Cesari e il V an n etti.
F u im presso nel 1823, benché in alcuni esem plari si stam passe
p er e rro re sin d a ll' anno 1833. Q uesta d ata è d a av vertire per q u e­
sto che il Cesari non fa menzione del P ed erz an i, nonostante che
ne adottasse l’ interpretazione. Ne fu dato ragguaglio nel Nuovo
G iorn. defletter. di P isa , X X IX . 7 6 -8 6 , articolo del sig. Aless.
T o rr i, e nel P oligrafo di V ero n a, V II. 4 9 -6 6 . Vedi p u re u n a
N ecrologia del P ederzani nel N uovo G iorn. defletter, di P isa ,
X X X V . 61.
* S u d i un passo d i D a n te. P rolusione di L a u re a , letta n ell’ I .
R. U niversità di P isa , il 6 luglio 1844, dal prof. O ttaviano F a b ri­
zio M ossotti, pubblicala nel Politecnico di M ilano, n.° X L I , fac.
4 8 2 -4 8 8 , e ristam pala nella R ivista N apoletana , anno 1845, fase.
I I , fac. 93-99.,
Si p o trà consultare sull’ ¡stesso luogo la Lettera di Filippo Rosa
M orando reg istra ta a lla fac. 110 di questa o p era , e gli Aneddoti
del D ionisi, n.° I I . fac. 13 e n.° IV . fac. 5 7 -6 2 . II secondo a r ti­
colo è u n a traduzione delle A dnotationes del Perazzini (V edi la
fac. 356 ) a cui venne p er e rro re attrib u ita una particolare spiega­
zione di questo luogo del Poem a di D a n te .

* Tre lezzioni di Jacopo Mancini Poliziano,
nell’Accademia degli Aggirati detto il Confvso.
Sopra alcuni versi di Dante intorno alle Mac­
chie della Luna. Alla Illvstriss. Signora Cla­
rice Cenli de’ Nobili. In Genova, appresso
Girolamo B artoli, 1590, in 8. di 4 0 car. non
numerate. (P a r a d is o , II. 2 5 - 5 9 , XXII. 139 14 1).
V olum e im presso in ca rattere corsivo: la dedicatoria è colla
d ata d i Genova 1 novem bre 1590.

�566

COGNIZIONI ASTRONOMICHE

4 paoli, Cat. Porri III S ie n a , 1845.
Fontanini, 1. 36 6 ; — Quadrio, IV. 258; — Haym, III. 148; — Indice
della Bibl. di Siena, fac. 312 ; — Cat. ms. della Palatina.

* Navigatone di Dante, del dottor Paga
nino Gaudenzio. (P a r a d is o , II. 7 ).
Questo articolo 6 il Discorso X X X IX della sua Accademia d i­
s m i l a , P isa , appresso F ra n c . T a n a g li, 1635, in 4 ., fac. 1 9 7 -2 0 1 .
Cat. ms. della Magliabechiana.

* Degli Influssi Celesti. Lezione di Pier Fran­
cesco Giambullari. Detta nell’ Accademia Fio­
rentina, nel Consolato di Carlo Lenzoni. (P a­
radiso , VIII. 97—I I I ).
Q uesta lezione dedicata A l suo molto onorando C arlo L e n zo n i, è
la terza nell’ediz. delle L ezzio n i del G iam b u llari del 1551, fac. 85125. F u ristam p ata in quella di M ilan o, 1827, fac. 7 1 -1 0 5 , e fra le
Prose Fiorentine , p arte seconda, F irenze, T a riin i e F ranchi, 1728,
II.
1 -33.

* De l’ ordine dello Vniverso. Lezzione nel
Consolato di Gio. Batt. Gelli ( P a ra d iso , X.
4 -3 1 , XXIX. 5 1 - 5 6 ).
Lezione di P ier F r. G iam bullari detta nell’ Accademia F io re n ­
tin a , e dedicala da lui A l molto virtuoso Gio. B a tt. G e lli, svo osser
vandiss. È la q u arta nella raccolta delle sue L ezzion i im pressa nel
1 5 5 1 , fac. 1 2 6 -1 5 1 , e venne ristam pala nell’ediz. di M ila n o ,
1837, fac. 1 0 7 -1 2 8 , fra le Prose F iorentine, p arte seconda, I I .
3 4 -5 4 , e n ella R accolta d i prose e poesie ad uso delle scuole regie, di
G irolam o T agliazucchi, T orin o, 1753, in 8. , fac. 537-548.
C o g n iz io n i B o t a n ic h e

e

M e d ic h e .

* Delle cognizioni Botaniche di Dante espresse
nella Divina Commedia. Lezione di Ottaviano
Targioni-Tozzetti, detta nell’ adunanza della
Crusca il di 9 maggio 1820.
A tti della Crusca , I I . 351-362.

�COGNIZIONI BOTANICHE E MEDICHE

567

* Detto di D ante del v i n o . ( P urgatorio

712

XXV. 7 7 -7 8 ) .
Lettere scientifiche ed erudite del conte Lorenzo M agalotti, Fi­
re n ze , T a riin i e F ranchi, 1721, in 4 ., L ettera V, fac. 3 6 -5 7 . Essa
è in tito la ta : Sopra il detto del G a lileo : I l vino è un composto d i
umore e d i luce. A l sig. Carlo D a ti.
L ettera di Frane. R edi al sig. conte F ra n c. M a g alo tti, p u b b li­
cata nella raccolta delle sue L ettere, F ire n z e , C am biagi, 1779, in

4 .,

I. 122-123. Il Redi nelle varie sue opere e segnatam ente nello

E sperienze intorno a lla generazione d egl'in setti cita a conferm a

delle sue proposizioni parecchi luoghi del Poem a di D an te.

713

* Dante medico.
Capitolo del Secolo d i D ante dell’ A rriv a b e n e , ediz. d ’ U d in e,
1827, fac. 720-727.

714

* Se Dante avesse conoscenza della circola­
zione del sangue.
Lettera del conte Lorenzo M agalotti al Ridolfi . I la la data di
F ire n z e , 10 genn. 1665, e si riscontra fra le sue Lettere fam iglia
r i , F ire n ze , 1769, I . 121.

715

Dante cuoco. Bizzarria medico-legale di Em
manuele Rocco, socio di nessuna Accademia.
N a p o li, tipogr. deir A q u ila , 1843.
Si legge u n estratto di questo scritto nel S a lva to r Rosa di N a­
poli , n .° 32 del 1844.

716

Sulla scienza Medico-Fisica da Dante espressa
nella Divina Commedia. Ragionamenti del
Prof. Filippo Civinini.
O pera in ed ita e non com piuta che sta in m ano degli eredi
dell’ au to re . Sono q u a ttro q u aderni che contengono u n A vviso de­
g li editori (o meglio dell’ au to re che fa p a rla re gli e d ito r i) , u n a
lu n g a D edicatoria , u n a Prefazione e q u attro Ragionam enti l’u lti­
mo de’ quali non è condotto a te rm in o . D ebbo queste notizie alla
cortesia del sig. Antonio B a rtolin i di P rato professore a P isa.

7 1 7 * Dichiarazione di M. Benedetto Varchi

�568

COGNIZIONI MEDICO-FISICHE

s ra il Venticinquesimo Canto del Purgatorio
op
di Dante, letta da lui pubblicamente nell’ Ac­
cademia Fiorentina il giorno dopo S. Giovanni
dell’ anno 15 4 5 , nella quale si tratta della ge­
neratone del corpo umano. ( P u rgatorio,
XXV. 5 7 -7 0 ) .
Q uesta prim a lezione dedicata dal V archi a Cristofano R inieri,
fu pubblicata nelle sue L ezzion i , , in F ioren za, per F ilippo G iu n ti,
1590, in 4 . , fac. 2 8 -8 4 , e nell’ edizione m oderna per cu ra de’ si­
gnori A rbib e A iazzi, F iren ze, 1841, I . 1 -8 2 . Il ms. autografo
della dichiarazione è in form a di 4. piccolo cartaceo di 97 c a rte , e
sta nella R icca rd ia n a , n.° 1123; o u n ’ a ltra copia m anoscritta del
sec. X V II si conserva nella M agliabechiana , cl. V I I , n.° 1172
( S tr o z z ia n a , n.° 7 0 5 ), codice cartaceo in 4 ., in cui essa com pren­
de le car. 1 -8 5 . A m bedue h an n o il m edesim o titolo della im pressa.
Fontanini, I. 367 ; — Haym , III. 147; — Biscioni, Giunte al Cinelli,
III. 457.
D ante

718

g iu r e c o n s u l t o .

*
Perchè Dante sia stato posto fra II giure
consulti.
P aragrafo delle A nnotazioni del sig. Filippo Scolari al suo R a­
gionamento della D iv. Com. Vedi anche gli A tti della Accad. Ita ­
lia n a , I. 208. Sta nelle Illu striu m J u r isconsultorum im magines ,
R om a;, 1 5 6 6 , in 4. u n ritra tto di D a n te , cavato dal Museo di
M arco M antova B e n a v id a , giureconsulto di P a d o v a .
C o g n iz io n i P o l i g l o t t e .

719

Dante Poliglotte . Dissertazione di Giuseppe
Venturi.
Lavoro in ed ito , di cui un saggio fu pubblicato il 1811 nel n .0
21 del Giornale Veronese del M ain ard i. L ’au to re tra tta in esso
delle cognizioni di D ante in v arie lingue e p artico larm en te nella
greca e nell’ e b ra ic a .

/

�COGNIZIONI PO LIG LO TTE

720

569

Sopra le cognizioni G reche di D ante.
* Del Grecismo di D ante. Questo articolo sla nella car. 7 di un
ms. del sec. X V III della P alatina, che contiene alcune Postille
sulla Div. Com. del Lam i e di G. D. S.
* S i nega al Divino 'poeta Dante la gloria di Grecista. Capitolo
X , fac. 109-112, del Ragionamento istorico critico di Giangirolamo
Gradenigo intorno alla letteratura G reco-italiana, B rescia, Giam ­
m aria R izzardi, 1 759, in 4. piccolo. Il G radenigo aveva già toc­
cato la questione nella sua Lettera al Cardinale Angelo Q u erin i,
V in eg ia, Tommaso B ettinelli, 1743, in 12., fac. 97-104 . Vedi an ­
che la lezione di Domenico M. M anni Dell’ antichità delle lettere
Greche in Firenze, F ire n ze , V iv ia n i, 1762 , in 4 . , fac. 7 , le N o­
velle lei ter. di F ire n ze , 1762, col. 350, e le A nnotazioni del de
Rom anis alla Vita di Dante del T irab o sc h i, nell’ediz. di Padova ,
V. 110-111.
* S e Dante sia stato Grecista. A rgom ento per la Greca lettera­
tu r a di D ante. ( Aneddoto l ' del D ionisi, fac. 6 6 -8 5 ).
* Se Dante si conoscesse di Greco. Capitolo del Secolo di Dante
dell’ A rriv a b en e , ediz. d’ Udine, 1827, fac. 728-732.
* Se le opere d’ Omero fossero note in Italia a’ tempi di Dante ;
— Se Dante conoscesse il Greco ; — Concordanza fra un luogo di
Omero e uno di D ante. Q uesti tre paragrafi sono p arte dell’ E ssay
on the romantic narrative poetry o f the Ita lia n s, posto dal sig. A nt.
Panizzi in fronte della sua ediz. dell’ Orlando Furioso, L o n d ra ,
1830, in 8. piccolo, I . 152-154.
Raisons pour croire que Dante connaissait le Grec del sig.
Bruce W h y te . Capitolo della sua H ist. des langues Romanes , I I I.
2 3 1 -2 4 3 .
Molti altri scrittori attesero a questo punto assai controverso
di sto ria le tte ra ria , m a fra tanti citerò il Lenzoni nella sua Difesa
di Dante, fac. 4 6 , il Mazzoni nella Difesa di Dante , p a rt. I I , lib ro
6 , il B ulgarini nella Risposta al Cariero, fac. 7 9 , ec. ec.

�/

- -

; c~-

-r

■

■ -

�PARTE TERZA
C O MM E N T I STAMPATI
La Divine Comédie em brasse tout. C' est le rêve des sciences décou­
vertes , e t le rêve des sciences inconnues. Lorsque la terre
m anque aux pieds de l’ h o m m e , les ailes du poète l’ enlèvent
au c ie l, et l’on ne sait en lisant ce m erveilleux poèm e, q u 'a d ­
m irer davantage, de ce que sait l'e s p rit, ou de ce que l’ imagi­
nation devine. ( Alex. Dumas. R evue des d e u x M ondes, 1836,
V. 538 ) .

�)

's

■

'

■*

/

.

�N O TIZIE P R E L IM IN A R I.

C r o n o lo g ia

d e g l i a n t ic h i e m o d e r n i l e t t o r i d i

Dante.

Sono da consultare intorno a ciò i Fasti consolari del S a lv in i,
P refazione, fac. I - X X , le N otizie d e li Accad. Fior, del R illi, fac.
5 4 -5 5 , la Storia della letter. ita l. del T ira b o sc h i, t. V , p a rt. I I ,
fac. 5 1 0 -5 1 2 ; le Memorie del P e lli, fac. 1 6 7 -1 7 1 , e la G uida di
Firenze, ediz. di Firenze , P ia t t i, 1841 , in 8. p ic c ., fac. 110-112
e 121 , dove si legge u n a N ota de’ pubblici lettori di Dante.
N ella M agliabechiana alla car. 27 del Codice cl. X X V , n.° 595,
cartaceo in foglio del sec. X V II (proveniente dalla S tro zzia n a ,
n.° 1241 ) , che è u n a raccolta di Spogli di m ano di Cariò Stroz­
zi col titolo di Memorie diverse spettanti a D ante, si risco n tra
u n abbozzo su gli antichi lettori D anteschi. È u n a indicazione di
docum enti su questo soggetto contenuti nel Libro S tro zzia n o , n .°
8 0 8 , che oggi deve essere nell’ Archivio delle R iformagioni di F i­
renze.
B o c c a c c io ( Giovanni. ) A pparisce da u n a Provvisione della re ­
pubblica di F irenze colla d ata del 12 agosto 1373 (1), che venne ap ­
p ro v ata u n ’a n n u a som m a di cento fiorini a pagare u n lettore in ­
caricato di spiegar D a n te , e che G iovanni Boccaccio fu il p rim o a
salire questa catted ra. Secondo u n ricordo del Diario del M onaldi
(Istorie P istoiesi, F ire n z e , 1 7 3 3 , in 4 . , fac. 333) riferito dai D e­
p u tali , Domenica a di tre di ottobre cominciò in Firenze a leggere il
Dante M . Giovanni Boccacci (2). L’ interpretazione si fa c eva n ella
chiesa di s. Stefano vicino del Ponte V ecchio, e pare ch'egli la pro­
seguisse fino al 1375, anno della sua m orte. Le sue lezioni sui p ri­
mi 17 Canti dell'I n ferno furono im presse nel 1724, come indicherò
più innanzi. Vedi nella Storia del Decamerone del M anni, fac. 1001 0 8 , i capitoli in tito la li: Della lettura di Giovanni; — S u a erudita
e laboriosa fatica in occasione della lettu ra . Il M anni reca u n So­
netto del Boccaccio in torno alla sua le ttu ra di D ante.

(1) Il S a lvin i, il P elli ed altri attribuiscono a questa P ro v visio n e la data
del 9 a g o sto , m a il sig. Gaye che nel suo Carteggio ined ito d i a r t i s t i ,
(F ire n z e , 1839, in 8, I. 525-526 ) la pubblicò copiata dagli Spogli dello
Strozzi, filza 6 2 , gli dà quella del i l agosto.
( 2) Altri asseriscono che dò fu il 23 di ottobre.

�574

NOTIZIE PR ELIM IN A RI

Salvini, fac. XII —XIII; — T iraboschi, L V , part. I I , fac. 510; — P e lli,
fac. 167-168. Baldelli, V ita del Boccaccio, fac. 202-203.
A n to n io , Piovano di V ado. Succedette al Boccaccio n ella catte­
d ra di lettu ra Dantesca. È chiaro per un Sonetto indirizzato a lui
dal Sacchetti e dal Crescim beni ( I I I . 20-2) pubblicato, che A ntonio
spiegava la D ivina Commedia nel 1381.
Salvini, fac. XIII-XIV; — Manni, S to ria del D ecam ., fac. 108; — T i
raboschi , t. V , part. I I , fac. 661 ; — M ehus, V ita del T r a v e r s a li,
fac. 324 ; — Mazzucchelli, I. 871.
V i l l a n i ( Filippo). Il M ehus nella Vita delle Traversavi, fac.
C X X V II, e nella Vita di Messer Lapo da Castiglione Ilio, Bologna ,
1753, in 4 . , fac. X X X IX , cita una Carta dell’ A rchivio di Monte
Oliveto dell’anno 1391, in cui si legge: Heliconio viro D. Filippo
V illani deputato ad Cathedram Lecturae Dantis Aligherii Vatum mo
dernorum exim ii prò uno anno cum salario flor. 150 (1). Il Salvini
dice soltanto che leggeva D ante nel 1401 (2) e aggiunge che per u n a
provvisione del 1404 fu novam ente eletto per cinque anni alla cat­
te d ra D antesca. Si legge nello Spoglio sum m entovato dello Strozzi:
1). Filippus de Villanis ad lecturam Dantis Allegherà in studio Flo­
rentino modo et forma hactenus per e u m usitatis , per tempore quinque
annos, in trante die 17 octobris 1404, cum salario FI. 50. quolibet
anno. D ava il suo Corso i giorni di festa nello studio F io ren tin o . (3)
Libro S tro zz iano, n.° 808, car. 88; — Salvini, toc. XIV-XV; — Manni,
S to r. del D e ca m ., fac. 108; — Mehus, V ita del T ra ve r s . , fac. 127-128;
— T iraboschi, t. V , p. II, tac. 510.

M a lp ag h in is ( G iovanni) da Ravenna. P a re che questo scrit­
to re il quale professò belle lettere nello Studio F iorentino dal
1397 in p o i , succedesse a Filippo V illani nella cattedra D an­
tesca. Secondo il Salvini fu da una Provvisione del 1 412, con­
servala nell’ Archivio delle R iform agioni, di nuovo eletto per cin­
que anni a legger D ante i giorni fe stiv i. I n qu esta
( 1) Carlo Strozzi in uno d e ' suoi S p o g li m ss. (M a g lia b e c h ia n a , cl.
XXV, n.° 591. 2., fac. 173.) riporta questo ricordo secondo un Libro delle
P r o v v is io n i nelle Riform agioni.
(2) Lo SI rozzi in un altro volume de'suoi S p o g li m ss. ( M agliabechia­
n a , cl. XXVI, n.° 208, fac. 315,) cita un estratto d 'u n Liber S tu d ii F loren­
tin i del 1401, donde invero apparisce che fu eletto nel 1 4o4 per legger Dante
p e r un anno nello studio Fiorentino, m ediante flor. o cta g in ta a u r i, e che
cominciò il 18 del mese di O ttobre.
(3) Mi duole di non aver potuto vedere uno scritto stam pato nel 1842 a
P erugia per dim ostrare che il Villani tenne la cattedra Dantesca di Firenze

�CRONOL . DEGLI ANT. E M OD. L E T T . D I DANTE

575

rovis ione si legge : Cum v ir doctissimus D . Ioannes de M alpaghinis
P
de Ravenna hactenus in civitate F lorentiae plu ribu s annis le g e rit , et
diligentissime docuerit Rheto ric a m , et Auctores M a io re s, et a li
quando L ibrum D a n tis, ec.
Salvini, fac. XV; — Mmuli, fac. 108 ; — M ehus, V ita del T r a v e r s .,
fac. 353; — T iraboschi, t. V , pari. II, fac. 656; — G uida di F ir e n z e , fac.
119. (1)
G io v a n n i d i G h e r a r d o da P rato ( detto da alcuni di P isto ia ) ,
Si vede da v ari lib ri dell’ A rchivio delle R iform agioni e della C a­
mera Fiscale che in te rp re tav a la Div. Com. in F irenze nel 1417 ,
1421 , 1423 c 1424 i gio rn i fe stiv i, nello Studio F io re n tin o .
Commentò ancora le C anzoni di D an te , com’è fatto palese dallo
Spoglio sum m entovato dello Strozzi dove leggiam o: D . J oannes

G herardi de P ra to ad legendum quolibet de festivis librum D antis de
A lleghieris necnon C antilenas eiusdem per tempore unius a n n i, in­
tr a n te die 10 octobris 1423, cum salario Flor. 7 2 .
Libro S tr o z z ia n o , n.° 808 , carie 8 7 , 91 e 9 5 ; — Salvini, fac. XV ;
— B ibliogr. P r a te s e , fac. 3 e 110 .
A n t o n i o frate di S. Francesco lesse D ante in S . M a ria del Fiore
come si pare da u n ’annotazione posta sul Codice 1036 della R ic
cardiana e da m e rip o rtata alla fac. 332 di questa opera. Il M e­
hus , il S a lv in i e gli altri scrittori che ragionarono di siffatta m a­
teria , n on conobbero questo lettore di Dante.
F i l e l f o ( Francesco ) da Tolentino che professò lettere greche e
latin e nello Studio F iorentino dal 1429 al 1431 , lesse D ante il
1431 e il 1432 in S . M a ria del Fiore. Ho registrato a fac. 406-411
v arie copie m anoscritte di tre O rationi dette da lui intorno a qu e­
sto argom ento; u n a fu letta il 3 gennaio 1431 e u n ’ a l t r a n el 1432.
Stando al S a lv in i lesse D ante anche nel 1455.
Libro s tr o z z ia n o , n.° 808 , car. 60 e 61 ; — S a b in i, fac. XVI-XVIII ;
— G uida d i F ir e n z e , fac. 119.
L o r e n z o d i G io v a n n i da P is a , canonico di s. Lorenzo lesse
D ante nello Studio F iorentino il 1431 e il 1435. Leggo nello S po­
glio sopraccitato dello Strozzi : 1431. D . L au ren tius Joan n es, C a

nonicus S . ti L aurentii a i legendum librum D antis per anno cum sala­
rio Flor. 2 5 , et per anno 1435 cum F lor. 35.
Salvini, fac XV; — Guida d i F irenze, fac. 121; — Libro S tro zzia n o ,
n.° 8 08, car. 153 e 157.

(1)
nanni.

Questo autore è senza articolo negli Scrittori Ravennati del Gi

�576

NOTIZIE PR ELIM IN A RI

A n to n io d a C a s t e l l o di S. Niccolò in Casentino lesse D ante in
s. F irenze nel 1432. Nel Codice della R iccardiana n .° 1 1 5 6 , alla
car. 71 verso, si riscontra u n a Cancone dimess antonio dachastello
saniccholo di chasentino. I lquale lesse dante In sanfirenze. Dal Meh us
( Vita del T ra v e rsa ri, fac. 181 ) è chiam ato questo au to re A ntonias

Clusentinatis.
A n t o n io

di

A rezzo.

Leggo nello Spoglio dello Strozzi: 1432.

M ag. Antonius de A retio ad lecturam D antis per duobus annis cum
salario Fior. 40.
Libro S tr o z z ia n o , n.o 808, car. 121 ; — Salvini, F a sti consol., fac. XVI.

( Cristoforo) . Professava le tte ra tu ra il 1457 nello Stu­
dio F ioren tin o col salario di 300 fiorini d’oro e vi leggeva D ante.
I lo registrato alla fac. 413 il suo discorso in au g u rale ancora ine­
d ito , e più innanzi citerò il suo Comento stam pato sulla D iv . Com­
m edia.
L a n d in o

Salvini, fac. XVIII ; — G uida d i F ir e n z e , fac. 120.
d i G io v a n n i da C orella, illu stre teologo D om eni­
cano , spiegò la D i v . Com media in F iren ze , dove m o ri nel
1483. (1)

D o m e n ic o

Salvin i , fac. XVIII; — L a m i, Deliciae eru d ito ru m , t . XIII.

Cosimo I fondando l’Accademia F iorentin a le pose anche l’ob­
bligo di legger D ante e il P etrarca . F ra coloro che più vi a tte s e ro ,
sono da citare G iovam batista G e lli, P ier Franc. G ia m b u lla ri , Be­
nedetto V a rc h i , Benedetto Buom m at tei ed altri di cui registrerò le
lezioni im presse o inedite. N ell'istituzione dell’Accademia le le t­
tu re sulla Div. Com. si fecero nello Studio F io re n tin o , talvolta in
una sala di Palazzo Vecchio e anche nel palazzo de’ Medici in V ia
L arga. L 'u ltimo Professore di lettere Toscane e della Div. Com­
m edia nell’ A ccadem ia F io re n tin a fu B a rtolommeo del Teglia che
tenne questa catted ra fino allá sua m orte avvenuta nel 1780. (2) Al­
lora il m inistro auditore Antonio M orm orai pensò di far serv ire la
catted ra solam ente alla le ttu ra della Div. C om m edia, m a p are che
(1) Il Mehus ne’ suoi a s tr a tti m ss. (IX. 1 3 1 ), cita l’estratto seguente
di un antico Necrologio di S. Maria Novella.« Frater doininicus Johannis sa
« crue tlicologioe exim ias professor obiil 27 oclobris 1433. Hic venerai pater
« ex Corella Casentinatis agri villa. . . . Ingratissima ei luil p atria, cum et
« Danlem Florentiuum Poelam legendo, et eiusmodi libros edeudo plurim uui
» profuisset. »
(2) Alla tac. i l di questa opera ho per distrazione noverato fra i lettori
della Div. Commedia G. M. L a m p re d i.

�CRONOL . DEGLI AN T . E MOD. L E T T . D I DANTE

577

quel pensiero non avesse effetto. In to rn o a ciò è da voliere un a
Lettera di un amico del fu Gio. M a ria Lam p redi ad un Accademico
ita lia n o , pubblicala nel M a g azzin o di letter. di F ire n z e , agosto

1805, fac. 129-138.
I
letto ri della D ivina Commedia in F irenze non furono nel pre­
sente secolo m o lti, e , lasciando stare alcune lezioni su vari passi
dette n ell’ Accademia della Crusca , nella Società Colombaria e
nell’ Ateneo Ita lia n o , non mi rim ane da citare se non il ch iaris­
simo professore Silvestro Centofanti che diede in F iren ze, o r sono
pochi a n n i, un Corso di lezioni su D ante da me ricordato alla fac.
400 di questa o p e ra , e prossim o a vedere la lu c e , e il sig. L u igi
C ia rd i di Santacroce il quale nel 1845 incom inciò una spiega­
zione della D ivina Com m edia che viene tuttavia proseguita. Si
vegga intorno al Ciardi l’articolo intitolato D i uno straordinario
espositore di D ante, pubblicalo dal prof. Luigi Muzzi in line della
sua edizione delle Tre epistole latine d i Dante , P rato , 1 845, in 8 .,
fac. 8 7 -9 0 (1). F inalm en te d u ran te il decem bre del 1845 il sig.
L eonardo Casella di Rom a ha dato in F irenze due lezioni prelim i­
n a ri d i un Corso su lla Div. Commedia per uso de’ fo re stie ri, al
q uale intende d a r opera nell’ anno 1846.
La le ttu ra di D ante non si stette dentro i confini della sua p a­
tria . N el 1375 Benvenuto da Imola lesse D ante a Bologna. Citerò al
§. Conienti in editi il suo Comento latino sulla Div. Commedia
che verisím ilm ente è il fru tto delle sue lezioni. (V edi il T irab o
sc h i, l. V , p a ri. I I , fac. 510). Nel 1385 Francesco d i Bartolo da
Liuti spiegò la Div. Com media a P is a , come apparisco dalla sot­
toscrizione del suo Comento che citerò al § . Comenti in editi
(Vedi la H ist. Acati. Pisante del F a b b ro n i, t. I , fac. 5 6 , il S a l
v in i, fac. X I I I I , il P e lli, fac. 169, e il Tiraboschi , t. V, part. I I ,
fac. 511 ). Benedetto B u om m attei , già da me citato frai lettori fio­
ren tin i della Div. C om m edia, la spiegò anche nell’ U niversità di
Pisa d u ran te gli anni 1634-1637 (Fabbroni , I II . 6 6 8 -6 6 9 , e P e lli,
fac. 1 7 0 ). In questo secolo G iovanni R o sin i, chiarissim o profes­
sore di eloquenza italiana nell’U niversità di Pisa dal 1804 in p o i,
fece argom ento delle sue lezioni i q u a ttro m aggiori poeti italiani
alternam ente ; m a dovette per ordine del governo negli an n i sco­
lastici 1840-1841, 1 8 41-1 8 4 2 e 1842-1 8 4 3 , spiegare unicam ente
(t) Questo articolo fu im presso anche separatam ente in num ero di n o
esem plari, e venne ristam pato nel G iornale del Commercio di Firenze n.°
13 del 1843.
37

\

�578

N O TIZIE PR EL IM IN A R I

la Div. C o m m edia, u n a Cantica l’anno. In o ltre nell’anno scorso
il prof. Silvestro C en tofan ti, facendo la sto ria della filosofia P la ­
tonica , come giunse al medio e v o , diede parecchie lezioni su
D an te , seguace delle do ttrin e di quel filosofo, secondochè a p p a re
dallo varie sue opere e in p articolare dalla Div. Com media.
Noi 1399 F ilippo da Reggio leggeva D ante a P ia c e n za , com e
dim ostra il Catalogo de’ Professori di q u ella U niversità pubblicato
dal M urato ri nei Rerum Italicarum S crip tores, (X X . 940). In esso
a ll’anno 1399 le ggiam o che si e ra assegnato uno stipendio m en
suale di lire 5. 6. 8. a M . F ilippo de Regio legenti Dantem et A u
ctores ( V edi il Tirabosch i , t. V , p a rt. I I , fac. 511 ) .
G abriello Squarone di V erona lesse D ante a V enezia, come n a r ­
r a 1’ Agostini nella Prefazione degli S c ritto ri V eneziani, I. 2 7 -2 8 .
Nel 1838 il sig. Cesare M alp ica h a dato a N a p o li, nello stabili­
m ento del Polioram a un Corso d i lezioni su lla D ivina Commedia ,
di cui citai un estratto alla fac. 401.
F ra n e . Pellico nel suo libro A Vincenzo G ioberti, Genova ,
1845, in 8 . , fac. 3 0 4 , cita le Lezioni sopra D ante date a ll’ A teneo
di T orino dal P. M a n era .
A ggiungerò che da parecchi anni il D ivino Poem a di Dante si
spiega nella p iù p arte de’ collegi dello Stato Pontificio. E ciò vien
dim ostrato dai due opuscoli seguenti che conobbi troppo tardi p er
poterli reg istrare nel capitolo A llegoria della D iv. Com. a cui a p ­
partengono :
D ante. Saggio accademico d i alcuni U m anisti e Rettorici nel C ol­
legio della Compagnia d i Gesù in O rvieto. O rv ie to , stam p. T o

s i n i , in 8. picc. di 27 fac.
Saggio degli A lunni d i Belle Lettere in Fussombrone, sotto la dire­
zione del prof. Vichi. F ossom brone, tip. F arin a , 1845 , in 8. Q ue­
sto ò un esercizio sul Comento del conte T orricelli al 1.° verso d el­
la Div. Com. Q uesti parlò di esso opuscolo n ella sua A n to lo g ia , t.

I V , p a r. I I , fac. 3 9 -4 0 .
A lla fac. 475 ho citalo un altro Saggio Scolastico su lla Div.
Com. dato nel collegio di F erm o il 1843.
In questo secolo i lettori D anteschi sono più fuori che in Ita lia .
I n G erm ania si è letto D ante in tu tte quasi le u n iv e rsità , e p a rti­
colarm ente a Berlino ,B onn a , B reslavia , K o n isberga, H a l la , ec.
L a cattedra di H a lla fu te n u ta dal sig. C arlo B lanc che nel 1832
rese pubblico colle stam pe un estratto delle sue lezioni m entovato
da m e a lla fac. 178.
A P a rig i D ante fu spiegalo tanto a lla Facoltà delle lettere

�CRONOL. DEGLI ANT. E MOD. L E T T . D I DANTE

579

q u anto alla Sorbona, dal Fauriel nel 1834, dal Lenormant nel
1839 e in ultim o dal sig. E dgardo Q u in e t . Parla i già de’ loro
Corsi a fac. 388, 392 e 399. Adesso si stam pa quello del F a u r ie l,
di cui conoscevansi solo pochi fram m enti. F inalm ente in questo
anno scolastico 1845-1846 il sig. O zanam spiega il Poema di D ante
alla Facoltà delle lettere di P arigi. F uori do’ Corsi di università
ram m enterò quello privato del sig. L u ig i Cicconi a Parigi nel 1836
sopra il panteism o politico di D an te , (Vedi il n.° 401 ) e il Corso
dichiarativo della Div. Com media tenuto nel 1843 e nel 1844 a l
l ' Ateneo di P arigi dal sig. Leonardo Casella di R om a.
N o t iz ie

721

b ib l io g r a f ic h e .

* Dissertazione sopra i Com entatori di Dante
di Francesco Cionacci.
Il

lavoro del C io n acci, con siffatto titolo citato dal N e g ri,

S c ritt. F io r . , fac. 193 , è p arte della Descrittione d'u n a stampa di
D an te, opera ms. di esso autore da noi registrala a fac. 3 e 4.

722

* Notizia de’ Codici F iorentini conienti alla
Div. Com media.
M e h u s, E str a tti m ss. , m s. della R iccardian a, n.° 3 3 7 6 , X I.
161-206.

723

* Notizia de’ Codici Danteschi di S. Marco
di Firenze.
M ehus, E stra tti m ss., V. 184-185.
Q uesti Codici passarono alla M agliabechiana, e per le cure gen­
tili del suo dotto bibliotecario ho p o tu to , da uno in fu o ri, visitarli
da me.

724

* Sopra i C om entatori di Dante.
T irab o sc h i, t. V , p a ri. I I , fac. 505-511.

725

* De’ Codici Fiorentini , del Canonico G ian
G iacopo Dionisi. In V erona , per l i E r e d i
C aratto n i , 1790 , in 4 di VIII—183 fac.
In questa opera che form a il n.° l ' degli A neddoti dell’ a u ­
to re , sono i capitoli seguenti relativi ai Come nti di D ante : De' Co
m en tatori in generale ; — D ell’ A nonimo Comentatore ; — D ella

�580

NO Tl/.III BIBLIO G RA FICH E

p licità dell'Anonim o Comentatore ; — Saggio delle spiegazioni dell'
sem
Anonimo Comentatore e d i quelle di Jacopo della L a n a ; — S e l'Ano­
nimo sia Jacopo della L a n a ; — De' comenti in uno; — D 'alcu n e voci
e maniere dell' Anonimo non registrate nel Vocabolario degli A ccad.
della C rusca; — S i dà il Contento dell'Anonimo d a l principio a tu tto
i l prim o C apitolo come giace nel Codice L a u ren zia n o , regolata solo
l'interpun zion e.

* Esam e critico de’ C om entatori di D ante
di U go Foscolo.
Vedi i! suo articolo su ll’ edizione del Biagioli pubblicato n ell
Edinburgh Review , n .° del febbraio 1 8 1 8 , fac. 4 5 3 -4 7 4 , tr a ­
dotto nel Ricoglitore di M ilano nel 1821 , V II I . 4 1 -5 8 , e 7 6 -7 9 ;
ed anche il suo Discorso sul testo della D iv. Com. , edizione del
1 842,
fac. 373-380 e 397-407.

* Ueber d ie bew denaltesten Kom m entato­
ren von D a n te 's G öttlichen K o m ö d ie, v o n
K a r l W itte .
Il
sig. W itte in questo articolo eruditissim o, filologico e biblio­
grafico in sie m e , il più com piuto di q u an ti fu ro n o p u b b licati su
questa m a te ria , inserito il 18-28 negli Jahrbücher der lite r a tu r , n .°
X L I V , fac. 1-43 , reca la lista de’Codici conosciuti dell’ O ttim o e
d i Jacopo della L a n a . P er le ricerche e i confronti cui mi sono
d a to , ho potuto au m en tare quella lista e farvi alcune co rrez io n i.
Confesso nondim eno dover molto al lavoro del sig. W i t t e , del
quale ho fatto fare a spese degli editori una traduzione ita lia n a . I l
sig. W itte avea già dato una breve lista de’ Com entatori di D anto
n el n .° X X II d e ll' H erm e s , 1 8 2 4 , fac. 139-140.

* D e’prim i C om entatori di D ante e di D om e­
nico d ’Arezzo; — De’Codici F iorentini di D ante
e di quello specialmente di Jacopo della L ana.
Risposta d i G iov. Rosini a l P rof. G iov. C arm ign an i, P isa, 1826,
in 8 . , fac. 4 6 - 5 5 , e A p p en d ice , fac. V II - X V I. Accennerò alcu n i
e rro ri nel prim o di questi articoli. Il Comento di P ietro d i D ante
fu scritto nel 1340 e non nel 1350 ; e il supposto Com ento di Do­
menico d 'A r e z z o , che io dim ostrerò essere soltanto u n a m era tr a ­
duzione latin a di quello di Jacopo della L a n a , h a la data del 1362

�NOTIZIE BIBLIOGRAFICHE

581

e non del 1360. Finalm ente erra il sig. R o s in i, scrivendo che J a ­
copo d ella L an a vivea intorno al 1360. 11 suo Comento è anteriore
I I I molto a questo tem po, poiché nella B iblioteca R eale di Parigi
si riscontra colla data del 1351 una copia della traduzione che A l­
berico d a R osciat e ne fece. P ro v e rò , sp e ro, più in n a n z i, che Ja ­
copo della Lana è , dopo Jacopo figliuolo di D a n te , il più antico
Com entatore della D iv . Commedia.

*
L ettera a Giovanni Rosini , prof. d ' E lo
quenza nella U niversità di Pisa, scritta da Luigi
Maria R ezzi, bibliotecario della libreria Barbe
r i n i a n a , sopra i m ss. Com enti alla Div. Com.
di Dante Alighieri. R o m a , V in c en zo P o g g io li,
1 8 2 6 , in 8. gr. di 46 fac.
a P. 1/2.
È una descrizione accurata e ragionala di 17 Com enti D ante­
schi conservali nella B arberiniana , cioè 13 del 14.° e 15.° secolo,

2

del 16° , e 2 del 17.° Ne fu dato ragguaglio nel N u ovo G io rn .

de’ letter. di P is a , X II. 234.
In questi P relim in ari ho avolo in mente di annoverare sol­
tanto le opere generali sopra i Com entatori di Dante , perchè m i
riserbo a indicare le Notizie particolari su vari di essi nel descri­
vere i Codici che gli contengono.

I

�582

DEL COMENTO SULLA DIV. COM. ATTRIBUITO A JACOPO DELLA LANA,
E DI QUELLO APPELLATO L’ OTTIMO.

Ugo Foscolo nell’ im portante Discorso sul testo della Div. Com.,
ediz. di Londra, 1842 , fac. 399 , parlando dogli antichi comen ta
tori di D ante scrive cosi : Fra’ q uali, benché a ltri li conti a diecine,
io
non riccnosco che Pietro A lighieri; e tre innanzi a lu i, Jacopo
suo fratello , l' A nonim o, e Jacopo della L ana: e sono per avventura
tre ed uno (1).
È cosa da non porre in d u b b io , a p are r m io , che certo J a ­
copo della Lana di Bologna abbia fatto un Comento italiano sulla
D ivina C om m edia. Sia pu re che due soli de’ num erosi Codici i
quali lo contengono rechino il suo nom e di m ano del copista in
q u a lità d ’ au to re (2), ma si può contrapporre a questo silenzio o
ignoranza de’ copisti la seguente sottoscrizione che chiude la tr a ­
duzione latin a di esso Comento fatta da Alberico di Rosciate, tr a ­
duzione di cui si riscontrano copie nella Bodleiana d’O xford, nella
B ibl. Reale di P a rig i, nell’ Ambrosiana di M ilano, nella Barberi
niana di R om a, e presso il conte G rumelli di B ergam o.
H unc Comentum tocius hujus comedie composuit quidam dns ia
cobus dela lana bononiensis licentiatus in artibus et teologia et fuit fi
lius fratris philippi dela lana ordinis gaudencium et fecit in sermone
vulgari tusco. E t quia tale idioma non est omnibus notum ideo ad u ti
litatem volencium studere in ipsa Comedia transtuli de vulgari tusco

(1)
fi da aggiungere a questi quattro cem entatori originali c contem po­
ranei di Dante f autore anonim o del Comento nolo sotlo il nome di F also
Boccaccio. Questo Conienio m ollo im portante, perché c il solo compilalo in
senso Ghibellino, si stam pa adesso per cura del prof. Vincenzo M annucci e
a spese di L ord Vernon.
( i)
Sono quelli della R ic c a rd ia n a , n.'&gt; to o b , e dell' A m brosiana di Mi­
lano, n.o A. XL, ambedue del sec. XIV. Quanto a quello di Milano, da m e
non veduto, noterò leggersi nella H ist. ty p o g r. litter. M ediolanensis del
Sassi, fac. 133, che il Comento contenuto in esso Codice è senza nom e d 'a u ­
to re, m entre il Portirelli nella P refazione della sua ediz. della Div. Com. di
M ila n o , 1804 , t. I, fac. XIX, scrive che il copista confessa essere di J a ­
copo della Lana. In parecchi Codici viene attribuito al P e tr a r c a , a Ser
Cambi, e principalm ente a B envenuto d a Imola.

�,

SI' DUE ANTICHI COMENT!

583

in gramaticum literarum ego albericus de roxiate deus utroq. ju r . pe­
ritus pgamensi s ................... (1)
Io
farò solam ente ricordo in questo luogo che alcuni scrittori
commessolo grave e rro re considerando Alberico di Roteiate sicco­
me au tore di questo Com ento; e basta la lettura della su rrife rita
sottoscrizione per accertarsi della fa lsità , da gran tempo confes­
sala g en e ralm e n te, di questa credenza. Di m aggior m om ento è
1’ opinione del Foscolo ( loc. cit. , fac. 401 ) elio sospettò non si oc­
cultasse Jacopo figliuolo di D ante sotto il nome di un autore bo­
lognese. Egli dichiara cosi le ragioni che servirono di fondam ento
alla sua congettura : Nola che di Jacopo della Lana n i u no ha mai
fallo menzione prima del suo traduttore; e ch'era Bolognese, e tra­
scurando il suo volgare che a que’ tempi era letterario e fioriva più,
del Toscano scrive in serm one volgari tosco . che non era si noto a
tu tti come il latino; e che il traduttore il quale mori treni’ anni (2) o
poco più dopo Dante, parla del comentatore originale come d’ uomo
già morto. Il Foscolo poteva aggiungere c h e , senza la su rrife rita
sottoscrizione della traduzione d’Alberico da Rosciate, Jacopo della
L ana sarebbe rim asto ignoto del tutto agli storici letterari di Bo­
logna (3). In risposta osserverò prim a di tutto che il fedi in ser­
mone vulgari tusco può esser posto in q u estio n e , e poi non m i
starò contento a ricordare che il Nidobeato nella sua Lettera al
m archese di M onferrato (Ediz. della Div. Coni, di M ilano, 1478),
dopo av er annoverato Jacopo della Lana frai Com entatori di D ante
noti a quel tem po, prosegue: sed Iacobus Lanaeus materna eadem et
B ononiensi lingua, superare est visus; che di questo Com entatore
fece ug uale m enzione il Landino nel Proemio della sua ediz. di
Firenze, 1 4 8 1 , dove scrive: comentollo Jacopo Bolognese nella sua
lingua patria ; ma aggiungerò esistere nella Riccardiana sotto il

( 1) Questa sottoscrizione sta in fine del Codice della Bibl. R eal. di Pa­
rigi. Ma si riscontra in m odo uniforme in tutti gli altri Codici summentovati
di quella traduzione.
(2) Pare che il sig. W itte in una dissertazione, che ricorderò più avanti,
sia caduto in erro re ferm ando il tem po della m orte d' .¡Iberico da R osciate
all’ anno 1345. Il Vaerini ( S c r i t t. B ergam aschi, 1. 78) ne pone la m orte
sei 1334, data che si legge sulla sua tomba nella chiesa d e ' pp. Celestini di
Bergamo. Vedi le M emorie storiche intorno ad Alberico da R osciate di
Agostino Salvioni, B e r g a m o , tip o g r. C rescini, 1842, in 8 ., fac. 44.
(3) Vedi il Fantuzzi, S c ritt. B olognesi, Bologna, 1786 , in 4 ., VI.
17-18.

�584

NOTIZIE PREL IMINARI

n .° 1005 u n ’antica copia del Comento di Jacopo della Lana (I), in
cui si riscontrano num erose locuzioni del dialetto bolognese.
Pongo questa copia, elio è del sec. X IV , fra le più antiche a me
note (2), e si può anche supporre per certi p artico la ri, de’ q u ali
p arle rò descrivendo più innanzi questo Codice, che la della copia
sia stala fa tta su ll’ o riginale d e ll'a u to re . N oterò in secondo luogo
esistere un Comento volgare sopra l’infern o attrib u ito a Jacopo
A lighieri, o conservato nella B ibl. R eal. di Parigi sotto il n.° 7765,
in un Codice m em branaceo in 4. del sec. X IV . Il Proemio com in­
cia cosi:
Per ciò che del frullo universale novellamente dato al mondo per lo
illustro filosofo e poeta dante allighierj fiorentino con più agevolezza
si possa conoscere . . . . lo Jacopo suo figliuolo dimostrare intendo
parte del suo profondo et autentico intendim ento...................
Sono debitore d’una notizia esatta di questo Comento alla corte­
sia del sig. avvocalo Jacopo Ferrari di Reggio, uno de’più dotti e pa­
zienti investigatori de’Codici D anteschi. Apparisce dalla chiosa del
verso 112 del Canto X X I d ell'in fe rn o , a me da esso partecipata (3),
c h e questo Comento venne sicu ram en te composto nel 1328. S arebbe
ad u n q u e an terio re a tutti quelli fin q u i n o ti, a quelli alm eno con
data ce rta . Secondo il sig. Ferrari il quale ha esam inato a lungo
questo Com ento (4), e trascr itto m oltissim i p assi, questo non sa­
reb b e l’unico suo pregio; poiché è scritto con purgatissim a lingua,
e ricco d ’originali docum enti di storia fiorentina che non si tr o ­
verebbero in altri C o m en ti, e svelano mano fio re n tin a . (In co
m ento italiano, che principia col medesimo Proemio, è in altri du e
Codici del sec. X IV , uno della L a urenzian a , P lu t. X L , n.° X , e
l ' allro della Barberiniana di Roma. Ma il prim o contiene soltanto

(4)
Questo Codice contiene solam ente il Comento sopra l’inferno e j|
P u rg a to rio , e quello sopra il Paradiso della m ano medesima sta nella biblio­
teca di B re ra a Milano.
( 2 ) La copia p ù antica è quella del Codice della L a u re n z iana (C odici
Strozziani, n .° CLXVI ) c h e , secondo un’ annotazione del copista, sarebbe
scrina nel 1349 : m a esso non altro contiene che fram m enti dell’ opera di
Jacopo (Iella L ana.
(3) Ecco un estratto di questa chiosa: II correvano gli a n n i d ulia n a
tiv it ade del signore m c c lx x x x v iiij e, oggi corrono m c c c x x v iij p e rò
dire si puote che x x v i j a n n i c o m p iu ti fie n o citelli comincioe Questa
opera
(4) Il sig. Jacopo F u r a r i ha intenzione di stam pare questo prezioso
Com ento.

�SU DUE ANTICHI COMENTI

585

il Proemio di Jacopo di Dante, e il Com ento procedo assai d iverso;
il secondo p o i, che io non ho pollilo v isitare, non sognila o ltre il
V II Canio dell’ Inferno .
A ggiungerò a nche di aver trovalo alla L aurenziana, P lu t.
X L I I , n .i X IV . XV e X V I, un Contento Ialino d i e , stando a una
sottoscrizione contem poranea, cioè di m ano del copista, si potreb­
be rig u ard are come l’opera di Jacopo di D atile. Questo è il tenore
della sottoscrizione posta sull’ ultim a carta del Codice P in i. X L II,
n.° X V: (1)
l e postille che fono dintorno a questo libro (2) et al inferno et al
paradiso di mia ivano trassi io duno Dante antiquo tanto che dove era
alcuno tex t o dubio et obscuro era legato insieme quello tale texto et
dicea. Jacobe facias declarationem . E t decto Jacobo fu figliuolo di
D ante. E t era rotto et straccato per mudo che veramente fu scripto al
tempo di D ante.
Che questo Comento Ialino sia veram ente di Jacopo di D ante,
siccome ne fa fede la rip o rtata sottoscrizione, non poirei d im o ­
stra re con a ltre a u to rità . A ggiungerò di averlo ritrovalo in p arie,
m a senza nom e d’ a u to re , in parecchi Codici della Laurenziana,
segnalam ento nel Codice P lu t. X L , n.° I I , che contiene quel Co­
m ento sopra le prim e due C antiche solam ente. Il Bandini descri­
vendo questo Codice, sc rin o , secondo la sottoscrizione in line, nel
1 370, osservò che nello chiose Ialine in esso conten u te, o d a lui
slim ale assai p re g e v o li, si vede citato Benvenuto d 'Im o la . E sam i­
nandolo con attenzione ho scoperto che non solo Benvenuto e ra
c ita to , ma m ollissim e di queste chiose erano letteralm en te tra tte
dal suo Comento latino (3). Ancora dirò che nelle p aro le , E t decto
Jacobo fu figliuolo di Dante, parm i vedere u n ’asserzione affatto con
g ettu rale del copista. Q uanto a ll' Jacobe facias declarationem si
può in ten d ere e di Jacopo della Lana, e di Jacopo di Dante. E sono
lauto più inchinato a credere che la parte originale di queste po­
stille spetti di preferenza a Jacopo della L a n a , in q u an to che il
Proemio da cui com inciano, sia n e ll'in fe rn o , sia nel P u rg a to rio , si

( t) Questa sottoscrizione del copista sfuggi ai perspicaci occhi del B a n d
in i.
(4) I l Comento del P u rg a to rio .
(3)
Com’ è possibile che si riscontri in mi Codice del 1370 il Comento
latino di Benvenuto da Im ola com posto net 1374 o net 1375? Dimostrerò
più avanti che quel Codice fu scritto in due tempi diversi e una delle sotto­
scrizioni che lo term inano venne alterata.

�586

NOTIZIE PR ELIM IN A RI

riscontra nella copia della traduzione Ialina d ’ Jacopo della Lana
falla da Alberico da R e m a te , conservala nell’ Ambrosiana (1). La­
sciando ad altri più valenti di me la cura di risolvere la questiono
in modo meno in c e rto , mi b a ste rà , e con questo torno al mio a r ­
gom ento, ferm are che il Comento di Jacopo della Lana, il Co
mento italiano di Jacopo di Dante, e le A nnotazioni latine creduto
fattu ra dell’ ultim o sono tre Comenti non molto tra sè d iv e rsi.
F erm ato che Jacopo della Lana sicurissim am ente fece un Co
m ento sopra la Div. Com. passerò ad esam inare se l’o rig in ale di
questo Com ento è quello nolo sotto il nome di Ottimo, e pubblicato
a Pisa nel 1827 dal sig. Alessandro Torri. La più parte degli eru d iti
italian i del sec. 16.» 17.° e 18.° ha sentenzialo che s i; e fra questi
citerò G ian Vincenzio Pinelli e il S a lv ia ti, e frai m oderni il conto
P erticari. Il prim o in una Lederà indirizzala da P ad o v a, 18 aprilo
1583, a Jacopo C ontarm i, e pubblicata dal F antuzzi ( S c r itt. Bolo­
gnesi, V . 1 8 ) , scrive cosi : Come tenghiamo per indubitato che del
Comento citato dai Fiorentini i Autore ne fusse quel Jacopo della L a ­
na e che quella copia di Firenze sia la vera copia d e li autore la quale
è stata poi alterata cosi negli a penna, come negli stampati, E con p a ri
sicurezza il S alv ia ti: Costui fu un Messere Jacopo della L a n a , Bo­
lognese (2). Gli Accademici della Crusca furono più riten u ti ; rife­
rita l’ opinione dell’ In fa rin a to , si contentarono di soggiungere:
M a forse il Comento di Jacopo della Lana è diverso da quello del
Codice della L a urenziana, il che si poterebbe chiarire se si potes­
sero consultare i testi del Pinelli e del Contarini veduti dall’ In fa ­
rinato (3). P er il confronto di questi tre C odici, il prim o de’ q u ali
adesso è n ell’A mbrosiana (D. n.° D X X X IX ), e gli altri due furono
riu n iti alla M arciana di Venezia (Codici M arciati), n.° LV e LVI),
sta b ilirò che 1’ Ottimo e il Comento attrib u ito a Jacopo della L ana
sono due Com enti d iv e rs i. D ebbo in prim a notare che questa

(1) Ecco il principio del Proem io dell’ inferno: E tti celestis et in crea ti
p rin c ip is in vestig a b ilis p ro v id e n tia m ortales quatnplurim os p ru d e n ti a
et v ir tu te b e a v e r it............... Secondo il M o n iti si riscontra pure nel Codice
della traduzione Ialina del Comento d ’ Jacopo della L a n a conservato a Ox­
ford, di cui parlerò in appresso; e finalmente in fronte del Codice n.° III.
della T riv u lzia n a di Milano è posto dopo una traduzione latina de’due Pro­
loghi del Comento di Jacopo d ella L ana.
(2) A vv ertim e n ti della lin g u a to p r a il D ecam erone, ediz. di M ila n o ,
1809, 1. 220-224.
(3) Tavola delle a b b re v ia tu re , dietro il Vocab. della Crusca.

�SU DUE ANTICHI COIBENTI

587

pino ione fu già recata in mozzo a ' nostri giorni dal Dionisi (1), e d a ’si­
gnori M arc' Antonio Parenti (2), L uigi R ezzi (3) e Carlo W itte.
Questo notissimo all’ Italia per i suoi studi Danteschi pubblicò nel
1828 nelli Jahrbucher der literatur di V ienna ( n.° X L IV , fac. 1
43 ) un a lunga ed eccellente dissertazione, filologica e b ib lio g ra­
fica ad un tempo , sui Comenti dell’Ottimo e di Jacopo della L a n a .
Essendom i fatto un obbligo nelle mie ricerche sui com entatori
inediti della Div. Commedia di rico rrere ai docum enti im pressi
solam ente dopo aver visitato quanto è possibile i Codici che II con­
ten g o n o, non conobbi 1’ articolo t edesco del sig. W itte , di cui ho
procurato a spese degli editori una trad u z io n e, prim a che condu­
cessi a term ine questi ris c o n tri. M’ è stato gratissim o di vederm i
d ’ accordo con lui sopra due punti c a rd in a li, cioè che questi due
Comenti sono affatto d iv e rsi, e che quello di Jacopo delta Lana ò
senza dubbio an terio re a ll’ Ottimo (4).
F arm i che sia prim ieram ente da esam inare la questio n e, se la
traduzione di Alberico da Rosciate si fece sul testo dell’O ttimo, o su
quello del Comento at t ribuit o a Jacopo della Lana, e impresso più
tardi nella Vindeliniana. Non ho potuto far questo riscontro da
in e , perchè le pubbliche biblioteche di Firenze non h an n o copia
della traduzione inedita di Alberico da Rosciate: ma il Portirelli
editore della Div. Commedia di M ilano, 1804, il quale ebbe so tt
’ occhio il Codice su rrife rito dell’Ambrosiana, stato già del P inelli,
e veduto dal S a lv ia ti, afferma nella Prefazione della sua edizione
di non av er riscontrato differenza nessuna fra questa traduzione o

(t) Vedi nel n.° V d e ’suoi A ned d o ti, fac. 86-136, il capitolo intitolato:
Dell’A nonim o C o m en ta to re, ed ancora nella P r e p a r a i, sto ric a a lla Div.
Com., fac. 75-84, il capitolo: Se l'A n o n im o sia Jacopo della L a n a . In
questa seconda opera il Dionisi dice cosi : L’ Anonim o e Jacopo della L a n a
sono due Comentat ori totalm ente d ive rsi di p en sa re e di scrivere dal
p rin c ip io delle loro sc rittu re sino a lla fine. Quest’afferma tiva non è del
tutto vera, p erchè m olte analogie sono, com e m ostrerò più avanti, fra i due
com entatori e m assim am ente nelle ultim e due Cantiche.
(2) M emorie di M odena, I. 163, e 11. 57-58.
(3) L ettera a l prof. Giov. R osini so p r a i Mss. della B a rb e rin ia n a
Comm enti alla D iv. Com ., R om a, Poggioli, 1826 , in 8 ., fac. 20.
(4) Questo lavoro del sig. W itte è veram ente il più im portante e com ­
piuto di quanti furono scritti intorno a siffatto argom ento. Perciò credetti
opportuno notare alcune inesattezze in esso c ontenute, e degnissime di scusa
in chi scriveva sui Comentatori antichi di Dante a Breslavia.

�588

NOTIZIE PR ELIM IN A RI

il Comento italiano im presso nella Nidobeatina (1). Cosi scrive a
fac. X X : Nel Comento nulla abbiamo osservato che non fosse in quello
della Nidobeatina ; poiché quantunque il Rosate sia posteriore a J a ­
copo della L a n a , egli non ha fatto altro che tradurre in latino il co­
ntento di questo. L a stessa conform ità è notala dal Rezzi ( loc. c i t . ,
fac. 19) q u an to al Codice Barberiniano della traduzione di Alberico
da Rosciate paragonato col Comento della Vindeliniana. Aggiunge­
rò che nella Laurenziana (Codici di S . Croce, P lu t. X X V I S i n . ,
n.° I I ) si riscontra u n Comento latino sulla Div. Commedia scritto
nel 1362, che dal M ehus f u , senza recarne valide p ro v e (2), a ttribu
ito a Domenico B andini d' A rezzo, gram m atico celebre del sec.
X IV . O r b e n e , questo Comento non è altro che la letterale tra d u ­
zione del Com ento di Jacopo della L a n a , e forse u n a copia an o n i­
m a della traduzione di Alberico da Rosciate (3). Un’ a ltra traduzio­
ne la tin a anonim a del Comento di Jacopo delta Lana, ina delle sole
Cantiche del P u r g a t o r io e del P arad iso , sta in un Codice del sec.
X IV della L aurenziana , P lu t. X L I I I , n.° V . O sserverò di passag­
gio che il prim o di questi Codici con la data autentica del 1362 (4)
è risposta decisiva a chi persiste a creder vera la sottoscrizióne
della Vindeliniana, per la quale Benvenuto da Imola sarebbe au to re
del Comento italian o unito a q u e s ta edizione. Non v’h a d u b b io
che Benvenuto com inciò a legger D ante solo nel 1374 o nel 1375;
du n q u e non può esser au to re di un Comento scritto o tradotto nel
1 3 6 2 , e affatto diverso dal suo Com ento latin o (5).
(1) È dim ostrato che il Comento unito alla Nidobeatina è una rip ro d u ­
zione di quello della V in d elin ia n a , tranne pochi m utam enti III compilazione
e alcune intercalazioni.
(2) V ita del T r a v e r s a r i, fac. CXXXV-CXXXVI1, e CLXXXII. L’ unica
ragione del Mehus per attribuire intesto Comento a Domenico d ’ A rezzo è
q uesta, che da vari passi di una delle sue opere inedite apparisce aver lui
composto un Comento sopra la Div. Commedia.
(3) Questo Codice ha la seguente sottoscrizione: E x p lic it com entus co­
m edie d a n tis de a lig e riis de florencia com positus p e r m a gis tr u m . . . .
Il nom e dell’autore venne ra sc h ia to , c da m ano più m oderna si pose quello
di B envenuto da Im ola.
(4) Pare da un’ annotazione che questo Codice si cominciasse a scrivere
nel 1350. Inoltre indicherò in appresso due Codici della traduzione di Albe­
rico di data anteriore.
(5) Parrebbe il contrario da una nota c h ’ io posi alla fac. 27 della prim a
p arte della mia B ibliografia D antesca. Ma è certo che il Codice 7002 della
B ibl. B eai, di Parigi descritto dal sig. P a u lin P a r is , contiene soltanto una
traduzione italiana del Contento latino di B envenuto da Im ola. Apostolo Zeno

�SU DUE ANTICHI COMENTI

589

Rispetto poi a ’due Codici del gentiluom o veneziano Jacopo Con­
ta rm i, visilati dal Salviati, e oggi nella M arciana di Venezia come
già d is s i, la descrizione fattane dallo Z anetti (1 ) m ostra ch iaram
ente che il Comento italiano in essi contenuto è in tu tto confor­
me a quello im presso nella Vindeliniana sotto il nom e supposto di
Benvenuto da Imola.
Da questo esame de’ Codici esce la prova che i Comenti dell’ Ot­
timo e di Jacopo della Lana sono, nonostante le molte analogie
letterali fra loro esistenti , due Comenti assai diversi. Il sig.
W itte il quale non si è tenuto come me ne’ lim iti di un esame
m ateriale dei C odici, m a ha trattato la questione anche nella p arte
litologica , dim ostrò nella sum m entovata dissertazione con la cita­
zione e il confronto di m oltissim i lu o g h i, che i due Comenti sono
diversi non tanto nel loro com plesso, quanto anche dal lato della
lingua c nella n atu ra delle chiose storiche. Esam iniam o adesso
q u al de’due Comenti sia an terio re a ll’altro.
Il
Codice dell'Ottimo reputato più aulico è quello della Lauren
zia n a , P lu t. X L , n .° X IX . Che questo Codice sia del sec. X IV è
in d u b ita b ile , m a che la copia di Firenze sia la vera copia dell’au­
tore (2) come scrisse il Pinelli ( loc. cit. ) , si tenga per im possibile
secondo le ragioni della paleografia, consentendo che il detto a u ­
to re scrivesse 13 an n i dopo la m orte di D an te, cioè nel 1334, co­
m e si pretese dim ostrare da u n luogo del suo Comento. Dirò anche
che io lo credo posteriore al 1331, data autentica della copia della
traduzione d'Alberico da Rosciate conservata nella Bibl. Beai, di
P arigi (3).
Se adunque esiste u n a copia a u te n tica della traduzione di A l­
berico da Rosciate fatta nel 1351, il comento in vulgari tusco devo
di necessità esser an terio re. Si potrebbe anche far risalire la sua
com pilazione a u n tem po più antico del 1350, sul fondam ento della

che cita questo Codice com pralo nel 1699 da un fiorentino, nelle sue L et­
te r e , ediz. del 1785, V. 331-333 , assevera pienam ente ciò.
(1) B ibliotheca Codd. mss. D. M a rc i, Venezia, 1741, in fogl., fac. 240
e 241.
(2) È im portante notare che i deputati dicono nel loro P roem io : Il te ­
sto che habbiamo veduto no i, ha l ' Inferno e P u rg a to rio copiato d a p e r ­
sona fo re stie ra . . . . I l P a ra d iso è d ’a ltr a m ano.
(3) Fonds de R eserve, n.° 3. Questo Codice proviene da S. G iustina di
Padova, e venne m entovato dal Mehus (E s tr a tti m ss , VII. 189-190) che reca

la sua sottoscrizione affano analoga a quella del Codice Pinelli.

�590

NOTIZIE PRELIMINARI

seguente sottoscrizione che term ina un Comento italiano contenuto
nel Codice P lut. XC s u p . , n .° C X V della Laurenziana :
La soprascritta exposicione chiose o vero postille furono facte et
composte per dui excellentissimi maestri in teologia et per dui valen­
tissimi filosofi et per dui fiorentini et fuoro facte fare per lo excellen
tissimo in christo patre misser johanni per la dio grafia arcivescovo di
milano nelli anni Mcccl nella città di milano II nomi de liquali e x ­
ponitori sono dipinti e storiati nella cancelleria del magnifico signore
misser bernabò lequali exposicioni furono e x tracte el cavate dallo l i
bro del dicto misser larcivescovo lo qual libro è nella decta cancella­
n o incatenato in catene d'argento.
È egli davvero opera di sei individui questo Coment o , come
si dovrebbe credere stando alla sottoscrizione rife rita ? Non s o ;
m a il certo è quello che il M ehus avea m ostrato di sospettare
( Vita del T raversari, fac. C L X X X I ), che Giovanni Ito fin i (1) af­
fe rm ò , ed io potetti con u n diligente riscontro verificare, cioè
c h e , tra n n e il prim o Canto d e ll'In fe rn o e q u alche cam biam ento
q u a e là , il Comento fatto com pilare d all’ arcivescovo Fisconlt
non h a cosa che lo diff erenzii da quello di Jacopo della Lana (2).
A ggiungerò ch’ esso contiene parecchie chiose estratte letteralm en ­
te d all’ Ottimo (3).
Si potrebbe rigorosam ente parlando supporre che il Com ento
Visconti fosse 1 opera originalo di Jacopo della Lana, e che Alberico
da R oteiate, m orto solo nel 1354, avesse fatto la sua traduzione nel
1351. Ma in prim o luogo la copia citata di P a rig i, che contiene la
traduzione d'Alberico da R o d a te , non è l’originale del
(1) L e tte ra al P rof. C arm ignani, P isa, 1826, in 8 ., A p p e n d ic e , fac.
X-XII. Osserva che la spiegazione del verso dell’ episodio del conte Ugolino,
Poscia p iù che il dolor pule il d ig iu n o , c la stessa nel Codice della L a u ­
r e n z ia n a , Plut . XL, n.° XXVI, il quale contiene il Comento del della L a ­
v a , iu «inciti della medesima biblioteca, Plut. XL, n.° I , e XC Sup , n.°
CXV, ohe contengono il Comento V isconti, ed anche ne’ Comenti impressi
della V indeliniana e Nidobeatina. L'O ttim o non ha chiosa sopra questo
verso.
(2) V’ha pure in fine del com ento dell’ inferno la chiosa De le pene
che hanno I I demo n ii, che si riscontra n e ’vari Codici del Comento di Ja­
copo della L a n a e ne’ lesti impressi della V indeliniana e della Nidobea­
tin a .
(3) Vedi segnatam ente la seconda m età del Com ento al Canto IV del
l’inferno. Il sig. W itte nella sua dissertazione citata ha fatto spiccare questa
somiglianza ponendo a fronte una p arte del P roem io del Cauto XIV dell’ In­
ferno ne’due Comenti.

�SU DUE ANTICHI COMENTI

59 1

adutore (1), e poi io ne Lo scoperta u n ’a ltra di data anterio re. F ra i
molti Codici D anteschi posseduti d all’ab. Matteo Canonici di V e­
nezia, e intorno al 1820 com prati per la Biblioteca dell’Università
d 'O x fo rd in In g h ilte rra, avvene uno (M a . Canonici. Misceli. 449)
contenente un Comento latino sopra la D ivina Com m edia, in cui
l ’ In fern o si c h iu d e con la seguente sottoscrizione :
H ic finii tractatus Inferni Dantis Adhigerii cum glosa secundum
Jacobum de la Lana quam si quidem glosam ego Don Guillielmus de
Bernardis reduxi de lingua vulgat i in litteratam prout superius con
tinetur currente Anno dni M C C C X L V I I I I. I ndictione seconda.
Nelle Cantiche del P urgatorio e del Paradiso la traduzione la­
tin a è quella d’ Alberico da Rosciate, come si vede da una sotto­
scrizione in line del Codice, in tutto identica a quella del Codice
della Bibl. Real. di P a rig i, da me rip o rtata sopra. F arò solam ente
osservare che com incia cosi: Io credo: Hoc comentum lotius hujuscho
medie. . . . Da questo Codice si potrebbe d e d u rre : 1.° che Al berico
da Rosciate abbia tradotto le sole u ltime due C antiche, 2 .° che nè
anche questa sia la copia originale della sua traduzione (2).
Rim ane dunque stabilito con autentica d a ta , che fin dal 1349
si traduceva in latino sopra una copia in vulgari tusco il Co
mento di Jacopo della L ana , originalm ente scritto in dialetto
b o lo g nese, se dee starsi al Nidobeato e al L andino, l’ opinione
de’q u ali fu da ine sopra m entovata.
In che anno incirca fu scritto questo C om ento? Noterò prim a
di tu tto che il Dolfi citalo dal F antuzzi dice nelle sue Famiglie no­
bili di Bologna esser vissuto nel 1291 in questa città cerio Giacomo
di Giovanni L a n a , e ancora si legge nelle N otizie degli Scrittori
Bolognesi dell’O rlandi ( Bologna , 1714, in 4 .) , che Giacomo della
L ana fiori circa il 1330 (3) . In secondo luogo osserverò che 1 ah.
Viviani ( Ediz. di U dine, fac. VI e XLV ) scrive non potersi
(1) Si legge in fine di q u esto C odice: B etin u s de P i li s h ic s c r ip s it
d ie p e n u ltim o A u g u s ti m illesim o tre c e n te sim o q u in q u a g e s im o p rim o .
(2) A pparisce d all’ acc u ra ta d escrizione di q u esto C o d ice, c h e h o avuta
dal biblio tecario dell' U niversità d ’ O x fo rd m ed ian te la co rtesia del sig. S ey
m o u r K i r k u p , esse re il C om ento in esso co n ten u to v e ra m e n te una tra d u ­
zione del C om ento di Ja c o p o d e lla L a n a . Lo ch e fu già d im o stra to dal D io
n is i il quale p a rlò a lungo del Codice d ell’ab. C a n o n ic i n el n .° V de’ suoi
A n e d d o ti (fa c . 9 5 - 1 01) , e pose a fro n te del te s to v o lg are m o lle citazioni
del lesto latino.
(3) Ig n o ro don d e il Rosin i ( L e tte r a a l C a r m ig n a n i, A p p en d ice, fac.
VII) attin g esse c h e Jacopo della L an a fio ri v e rso il 1360.

�592

NOTIZIE PRELIMINARI

m
ete re in forse che il Comento di Jacopo della Lana sia an terio re al
1337 , e aggiunge: certo è che Jacopo della Lana fu il primario com
entatore. Il sig. W itte Io crede di più antica fa ttu ra , e dall’esa­
m e di parecchi luoghi storici trae che questo Comento si dovette
scrivere prim a del 1328. O ra vediamo se 1’ Ottimo in erita al tu tto
il
titolo di Antico attrib u ito g li dai D eputati.
P rim ieram ente ho dom andato a me medesimo se I’ Ottimo fosso
u n Comento o rig in a le . Non a v e n d o , a gran p ezza, pratica delle
origini della lingua italiana per ¡sciogliere filologicam ente la q u e ­
stione mi sono rapportato a un erudito italiano , fam iliare con gli
antichi Testi di lingua, il quale dopo u n attento esame dell’ O ttim o
h a sentenziato per il n o , tenendo che sia un misto o un com pendio
de’ Comenti esistenti al tempo d ella sua com pilazione. P a re che
assai ragioni cavate dall’ esame dell’ Ottimo e de’Codici che lo con
tengono conferm ino questa o p in io n e . E in prim o luogo che il
com pilatore dell’ O ttim o , se si vuol credere com pilazione, cono­
scesse e si giovasse del Com ento di Ser Grazialo B ambagioli, ca n ­
celliere di Bologna , oggi perduto o non più ritrovato (1), è ch iaro
per vari passi del suo lavoro s u ll ' In fe rn o , in cui cita l’opinione d i
questo Com enta to re , massime nel Canto V II dell’ In fe rn o , dove si
legge : Il Cancelliere di Bologna S er Grazialo chiosò sopra queste
■parole con (Ediz. T o r r i , I. 121 ) ; ed anche nel Canto X III d ella
m edesim a C a n tic a, dove si leggono queste parole : Infino a qui è
chiosa del Cancelliere di Bologna ( I. 248 ) . In o ltre se si dee cred ere
a l M ehus ( E stra ili m ss., V . 184) vi sono p u re citale le chiose d i
F ra te Accorso B o n fa n tin i, com entatore contem poraneo di D a n te ,
la cui opera non è g iu n ta sino a noi. P are ugualm ente certo ch e
si servisse del Com ento italiano di Jacopo di Dante da m e ram m en ­
tato sopra. Lo che vien dim ostralo dalla celebre chiosa del verso
89 del Canto V II dell’ In fe rn o : nientemeno secondo la discrezione
della mia giovanezza io dichiarerò alcuna cosa sopra questa m ate­
ria. . . . che si riscontra letteralm ente nel detto Comento di Jacopo

( 1)
I l sig. Carlo W itte credei te aver ritrovato nel 4831 il Comento del
B am bagioli nel Codice Plut. XL, n.° VII della L a u ren z ia n a , e diede avviso
di questa scoperta in un articolo inserito nel n.° 148 dell' A ntologia di Fi­
re n z e , fac. 151-152, col titolo di S c o p erta bibliografica. Ma la scoperta
venne contrastala dal sig. P ic cio li, il (piale in un articolo della m edesim a
collezione (n.® I3 0 ,fa c . 139-144) dim ostrò, secondo me pienam ente, che il
Com ento contenuto nel Codice citato della L a u ren zia n a è soltanto un com
pendio o m isto di vari Comenti e segnatam ente dell’ Ottim o.

�593

SU DUE ANTICHI C O M E \T I

d i Dante composto come ho scritto nel 1328. Aggiungerò in o ltre
ch e , avendo fatto un diligente confronto del testo im presso dell’O t
timo col Comento di Jacopo della L a n a , ho veduto fra loro molte
analogie. Esse sono assai ra re nella Cantica dell’ Inferno , dove si
riscontrano passim solo alcune rem iniscenze le tte ra li, p rin cip al­
m ente negli ultim i q uattro Canti ; ma sono senza paragone maggio­
r i nella Cantica del P arad iso , in ispecie ne’Canti X X IX a X X X III
33. Rispetto al P urgatorio dirò cosa non sospettata finora da nessu­
no, e neanche dal m oderno editore dell’Ottimo, cioè che il comento
d e'p rim i sei Canti è letteralm ente lo stesso ne’ due Comenti (1),
tra n n e qualche lieve cam biam ento, e oltre a ciò il Canto V II e i
Canti X I a X IX , sebbene in parte diversi, contengono num erosi
passi letteralm ente analoghi (2).
A dim ostrare che Jacopo della Lana copiò l' Ottimo e non al
contrario , mi si opporrà certam ente co’ Deputati il seguente passo
d ell’ Ottimo al Canto X II I dell’ In fe rn o : Onde caduto il ponte so­
p ra ’l quale era la statua, siccome cadde la notte del di quattro di N o­
vembre mille trecento trentatre , anno prossimo passato . . . (3). Ma
chi a provare 1’ antichità dell’ Ottimo recò questo passo, dimenticò
di com pire la frase, che seguita cosi : la detta statua caduta nel
detto fu m é d' Arno vi stette dentro per molli a n n i. E questo com pi­
m ento di frase non è , come si potrebbe opporre, u n ’alterazione di
copista, perchè l’ho veduto in tutti i Codici dell Ottimo conservati
nelle pubbliche Biblioteche di Firenze. È da credere piuttosto un a
intercalazione del com pilatore stesso dell’Ottimo, il quale avea tr a t­
to la narrazione del caso da u n altro comen tatore che scriveva nel
(1) Forse che il Codice della Laurenziana, Plut. XL, n.° XIX, segui­
talo dal sig. T o rri, non contiene il vero lavoro del com entatore dell’ Ot­
timo sulla Cantica del Purgatorio ? Debbo qui avvertire che nei Codici della
R iccardiana, n.° 1004, e della Magliabechiana, Patch. I, n.° 31, i quali
contengono l' Ottimo, eccettuato i primi cinque Conti dell’ Inferno, il Comento
de’ primi sei Canti del Purgatorio procede nella maggior parte diverso dal
lesto stam pato, e per conseguenza non è più letteralm ente analogo a quello
di Jacopo della Lana
(2) Osserverò che ho fatto questo confronto sopra il lesto volgare di
Jacopo della Lana; il Dionisi nell’ Aneddoto V , fac. 107, scrive cosi : Sap­

piasi che nel Codice di Jacopo della Lana fin dal tempo de’suoi tradut­
tori latini sono stati inseriti in gran parte dove due, e dove tre Comenti
diversi, uno de'quali è appunto quel dell’ Anonimo.
(3) Testo impresso, I. 235. Il sig. T orri seguitando letteralm ente il Co­
dice delta Laurenziana ha stampato mille trecento ventitré; ma negli altri
Codici non esiste questo erro re di data
38

�NOTIZIE PRELIMINARI

1334 (1). Checché piaccia c re d e re , si può ben congetturare che il
tem po della compilazione dell’ O ttim o, com’ egli sta ne’ Codici noti
e nel testo stam pato, deve a rre tra rsi di molli anni dal 1333. E ciò
vion meglio conferm ato da u n altro ricordo contem poraneo rip o r­
talo nel Canto X X III del P u rg a to rio , in cui si legge: E cosi fu
nel mille trecento cinquantuno (2) essendo Vescovo un messer Agnolo
Acciauoli, (Ediz. del T o r r i, I I . 441 ). Non ig n o ro , e si p o trà op­
porm i questo, che si legge nel Comento al Canto X l l del P arad iso :
frate hugo di vualsam ano, al presente eletto nel 1 333; ma parm i p ri­
m ieram ente che questo luogo sia stato m al punteggiato dal m o­
derno editore dell’O ttim o, e debba porsi la virgola dopo al presente,
e bisogni leggere: Ugo di VaIsamano adesso g enerale dell’ord in e
de’ F ra n cescan i, eletto nel 1333 (3) ; in secondo luogo dim ostrerò
più innanzi colla sottoscrizione di due Codici, non essere il Comen­
to del P aradiso altro che u n a compilazione fatta sopra diversi Co
m enti , e da diverso autore.
Ciò posto , fa d’uopo cercare chi sia stato il com pilatore del
l ’ Ottimo. E p rim a , fondandosi sopra 1’ esame m ateriale de’ Codici
che lo contengono, si potrà congetturare col canonico Dionisi che
questo Comento non sia opera di un solo autore.
Alle ragioni esposte per contrastare l’originalità dell’ Ottimo n e
aggiungerò altre cavate dall’ esame dello stato m ateriale de’ Co­
dici che lo contengono. Un solo de’ventidue Codici dell’ Ottimo che
descriverò lo contiene intero (4), ed è quello della L aurenziana,
(1) Questo com entatore non può esser e Accorso B o n fa n tin i, perchè da
un Necrologio d i S. M. N ovella citalo dal Mehus ( E s tr a tti m s s ., IX. 125 )
apparisce che questo autore obiit anno dom ini 1827 die m arcii. E da crede­
re adunque che questo pure sia un tratto cavalo da ser G raziolo B am bagioli.
(2) Secondo la Cronologia de’ Vescovi d i F irenze del Cerracchini , Fi­
re n ze , 1716, in 4., Angelo Acciaioli nominato vescovo di Firenze nel 1342
occupò questa sedia solam ente fino al 1 3 4 5 , che fu nom inalo vescovo di
Montecassino. Dunque la citazione dell’ O ttim o sarebbe inesatta. Nondimeno
farò avvertire che in uno degli S p o g li dello Strozzi ( Codice 591. 3 , cl. XXV
della M agliabechiana) alla fac. 129 si legge: L’ anno 1352 il vescovo A n ­
gelo degli Acciauoli conferm a l’ usa n za et servagioni dei V isdom ini di
accom pagnare il vescovo tre volte l' anno.
(3) Secondo l’ E cliard, B ibl. o rdinis P re d ic a i., I. 580, Ugo di Vauce
m an resse l’ordine per 8 anni.
(4) Vero è che altri due Codici, uno della M agliabechia n a , Palch. i ,
n.° 31, e uno della R ic c a r d ia n a , n.° 1004, lo contengono in tero , ma non
è letterale. Per esem pio, i Canti 1 a V dell’ Inferno sono diversi, e i Canti I
a VI e XXV a XXIX del Purgatorio sono diversi in parte.

�SU DUE ANTICHI COMENTI

595

Pilli. X L , n.° X IX . A ltri sci contengono il solo Comento dell’ In ­
fern o , ed a vvene un solo , quello del m archese Pucci (1), in cui
sia seguitato dal Comento del P urgatorio. Io ne tra rrò la conse­
guenza che il Comento dell’ Inferno è 1’ unica parto di ragione del
V Antico Comentatore , e la sola orig in ale. Il Comento del P urgato­
rio si conosce m anifestam ente per opera non originale. Ho già
notato che nel Codice intero della Laurenziana i Canti I a V I
sono letteralm ente i medesimi di quello di Jacopo della Lana , e la
stessa cosa è in p arte de’Canti V II e X III a X IX . Si aggiunga adesso
che non si riscontra interam ente in nessuno de’Codici parziali (2)
deH’Oiii/Mo; non si trova in tu tti che dal Canto I a X X I, e il rim a ­
nente appartiene a Jacopo della L ana. Da ciò si dovrebbe conchiu­
d e re , che la sola parte veram ente originale del Comento dell’ O t­
tim o sopra il P urgatorio consterebbe de’Canti da 8 a 12, e tutto il
resto spetterebbe più o m eno letteralm ente a Jacopo della L a n a .
Q uanto al Comento del P a ra d is o , esso è chiaram ente fattu ra
d ’altro a u to re ; lo che viene dim ostrato non tanto dal num ero s u r­
riferito de’ Codici in cui sta s o lo , m a anche dalla seguente sotto
scrizione che term ina il Codice m em branaceo in fogl. del sec. X IV
della M agliabechiana ( Codici di S. Marco , n.° 121 ) , il quale non
contiene altro che il Comento del P aradiso dell’ Ottimo (3) :
Finiscono leglose accolte et compilate per A . L . N . F. sopra lacó
media d i Dante alleghieri Fiorentino . in laude d i Cristo Amen.

Una sottoscrizione allatto analoga si vede in line del Codice
m em branaceo in fogl. del cadere del sec. X IV della V a tica n a , n.°
4776 , il quale contiene tutto il Poem a di Dante con un Comento
italian o , che nell’ in fern o e n o ’ Canti X X II a X X X III del P u rg a ­
torio è quello di Jacopo della Lana , e ne’ Canti I a X X I di questa
Cantica e nel Paradiso quello dell’ O ttim o . (4)
( 1) Ora è parte della bella collezione manoscritta del sig. prof. Libri a
Parigi. Non avendo potuto avere solt’ occhio questo Codice, ignoro se il Co
m ento com m uto in esso sia letteralm ente l’ Ottimo.
(2) Intendo per Codici parziali quelli che contengono il solo Purgatorio,
o il Purgatorio e il Paradiso.
(3) Non saprei qui liberarm i dall’ obbligo di attestare quanto io debba al
dotto ab. Tommaso Gelli, Bibliotecario della M agliabechiana. Per 1» rara
gentilezza e le indagini di lui ho potuto visitare un num ero assai grande di
Codici Danteschi riuniti alla Magliabechiana nella soppressione delle bibliote­
che de’ conventi fiorentini.
(4) Delibo la descrizione di questo Codice alla cortesia del sig. Francesco
Corrotti sottobibliotecario della Corsiniana che atte nde adesso a preparare
una nuova edizione dell’ Ottimo.

�596

NOTIZIE PRELIMINARI

Chi sarà l’autore nascosto in quello in iz ia li? Il M ehus descri­
vendo il Codice di S . M arco ne’suoi E str a tti mss. , X I. 16 6 , dice
Forse Andrea L a n c ia . Si crede che questo fiorentino poco noto sia
l’autore di parecchie opere inedite conservale n elle pubbliche Bi­
blioteche di F irenze. Tacendo del Libro d'am ore , opera consultata
dagli Accademici della C ru sca , ed a lu i a to r to , come notò il Me­
hus (1), a ttr ib u ita , citerò u n a traduzione italian a del Libro del­
l'agricoltura di Palladio T au ro , contenuta in un Codice m em b ran a­
ceo in fogl. del sec. X IV della L a u ren zia n a , P lu t. X L I I I , n.«
X I I I , in fronte del quale si legge : Liber P a lla d ii ex gram m atico
sermone in idiomate Fiorentino deductus per me A . L . , iniziali che
secondo il M ehus ( V ita del T raversari , fac. 184) significano A n ­
drea L ancia. In un altro Codice della L a u ren zia n a , cartaceo in fo­
glio della fine del sec. X IV ( Codici G a d d ia n i , n° X V III), sta u n a
traduzione de’ 12 lib ri dell’ Eneide di V irgilio in versi ita lia n i, la
cui sottoscrizione è : S er Andrea di S er lla n d a traslato in piacevole
m igliare assai adornamente a priego d' alchuno suo amicho. In a ltri
due Codici, uno della L au ren zian a, P lu t. XC. In f., n.° I I , cartaceo
in foglio del sec. X IV , e uno della M agliabechiana el. X X I , n.«
2 5 , m em branaceo in fogl. del sec. X I V , si legge un com poni­
m ento intitolato: Questa è una pistola fatta in persona di Lucilio per
alcuno cittadino d i firence chiamato S . Andrea lancia.

L e iniziali A. L. F . concordano del tutto con le parole A ndrea
L ancia Fiorentino; e quanto alla N , si può credere p er congettura
che voglia significare N o ta r iu s , tanto più che allo ra la voce S e r
si usava a qualificare i n o tari. In o ltre il M abillon nell’ Iter ita li
cum ( P arisiis, 1724, I . 168), e il M ontfaucon nella B ib l. M s s ., I.
* 4 1 7 , citano u n Codice del convento de’ B enedettini d i S . M a ria d i
F irenze, contenente u n a E pisto la A ndrew N o ta rii F iorentini de Vita
Ugonis M archionis Fiorentini, D . N icolao A bbati M onasterii S . M a ­
r i a F lo ren tin a , com pilata anno 1345. Questo au to re che il N egri
negli S c ritto ri F ioren tin i, fac. 3 6 , chiam a A ndrea N o ta ri, non 6
forse diverso da S er A ndrea Lancia.
Il M ehus ( Vita del T ra v e rsa ri , fac. 187) credeva p arim en te
che il Comento del Paradiso nell’ O ttim o fosse di fa ttu ra d iv e rsa , q
l’ attrib u iv a a A ndrea J u sti de V u llerris , letterato am ico di Coluc(1)
Dal Codice della Laurenziana ( Codici Gaddiani, n.° 178) appari­
rebbe che questa opera fosse originalm ente scritia in latino da certo Andrea
regís Francia; Capottano, e poi tradotta iu italiano da un anonimo. Vedi j(
Caudini, VII. 175, e il Mehus, V ita del T r a v e r s a ti, fac. 298.

�SU DUE ANTICHI COMENTI

597

ciò S a lu ta ti, sul fondam ento (lolla seguente sottoscrizione che
chiudo il Comento dell’O ttim o sul P arad iso , nel Codice P lu t. X L ,
n.° II della Laurenziana :
,
S cripte et cóplete per me A n dream J u sti de V ult. in C iuitate Ca­
stelli. Ano dni m .o ccc Ix x .o Ind. V illa die v j Nouembr.
Siccome il Codice della Laurenziana contiene un Comento la­
tin o , e diverso nelle prim e due C an tich e, credette il Mehus poter
d ed u rre dalla voce complete che Andrea J u sti de Vulterri s , avendo
trascritto questo Codice lo com piè dando opera al Comento del P a­
radiso. Ma il Mehus sbag lia, perchè questo autore non fece che
com piere il lavoro dell’O ttim o, aggiungendo nuove chiose, le quali
non si veggono nel Codice intero della Laurenziana, P lu t. X L ,
n .° X IX , e furono pubblicate dal sig. T o rri col titolo d’Appendici.
D irò anche che queste aggiunte son cavate in gran parte dal Co
mento di Jacopo della L ana , co n su lta to , come già mostr a i , e ta l­
volta copiato dal com pilatore originale dell’ O ttim o sopra il P a ra ­
diso.
Raccogliendo in poco il d etto , i punti ch’ebbi in anim o di sta­
b ilire in questa dissertazione prelim inare sono:
1.° Che Jacopo della L ana fece sicurissim am ente un Comento
sulla D ivina Commedia : e questo Comento non è diverso da quello
noto col nom e di Com ento V iscon ti , e da quello stam pato nella Vin
deliniana e nella N idobeatina ;
2 .° Che il Comento di Jacopo della Lana è diverso dall’ O ttim o
e da quello di Jacopo d i Dante ;
3.° Che probabilm ente esso è anteriore a ll’ O ttim o ;
4.° Che 1 O ttim o non m e rita , o solo in p a rte , il titolo di antico ^
datogli ; e non è u n Comento orig in ale, ma un compendio di v ari.
C om enti, fatto da tre o alm eno da due diversi autori.

�598

COMENTI GENERALI O COLLETTIVI . (1)

Secolo X IV .

730

C om ento di Jacopo della Lana.
Questo Comento è im presso nelle edizioni della Div. Commedia
di Venezia , 1477, e di M ila n o , 1478 ; e ne p arlai abbastanza , e
dirò anche con diffusione, descrivendo quelle due edizioni (fac. 26
28 e 3 2 -3 3 ). O nd’è che o ra aggiungerò so ltan to : 1.° che q u anto
al Comento della Vindeliniana , esso fu debitam ente contrastato a
Benvenuto da Imola cui lo attribuisce la sottoscrizione, e riv en d i­
cato a Jacopo della L an a. Ho dato sopra una prova decisiva della
falsità di q uella afferm ativa ; 2.» che quanto al Comento della N i
dobeatina, è una riproduzione, tran n e qualche m utam ento massime
nel Cauto I dell’in fe rn o , e tra n n e qualche intercalazione fatta dal
Terzana o dal N idòbeato, di quello della Vindeliniana (2); 3 .“ che i
Comenti dell’ O ttim o e di Jacopo della L a n a , come sopra dim ostrai,
a m algrado delle m olte concordanze esistenti fra loro, sono due Co
m enti al tutto diversi, e quello di Jacopo della Lana è certam ente a n ­
terio re a quello dell’ Ottim o ; 4.» che finalm ente il Comento di J a ­
copo della Lana fu copiato d all’ O ttim o . Di nessun Comento della
Div. Commedia esiste u n num ero tanto grande di copie q u anto di
quello di Jacopo della Lana da me riscontrato ne’seguenti Codici
che io descriverò com inciando da quelli ne’q u ali sta intero.
I.
* L a u re n z ia n a , P lu t. X L , n.° X X V I, Codice cartaceo in fo­
glio scritto nel 1470, contenente il Poema di D ante col Comento
italiano di Jacopo della L an a. T erm in a con una professione di fede
del com entatore analoga a quella in fine del Codice M ediceo -P a la
tin o , n.° L X X IV , ed espressa cosi :
Lesopadette sposizioni chiòse oue postille osscritte secondo che am e
minime Intendente è p a ru to che fusse lontellétto dellautore E però
ogni essempo earghometo eoppenione chonclusione a lleghoria esseten
zia ouero alchù detto cheinquella (sic) oscritto Intesa vel assengniata
(1) Darò come annunziai nel M anifesto, un capitolo separato alla serie
de’ Comentatori inediti della Div. Commedia, e sarà dopo la descrizione
de' Codici mss. del Poema.
(2) I tre Prologhi in fronte della Nidobeatina, diversi da quelli della
Vindeliniana, sono parafrasi del Comento Ialino di Jacopo di Dante; anzi
le prim e due frasi stanno alla lettera.

\

�COIBENTI STAMPATI DEL SECOLO XIV.

599

sessi cdferma al seso eal tenere della santa madre ecclesia chaltolicha
romana aprono a/fermo eo p he detto, se*si diuiasse e disscrepasse
ouero cotradicesse alpedetto senso ettenere dessa nra chiexa sia p nano
e tp no he detto, ellochasso e uac/iuo etterj/io p nulla ualere chumc nero
xpno.
V iene in seguito il Credo falsam ente noto sotto il nom e di pic­
colo Credo di D a n te , perchè probabilm ente è fattu ra del cem enta­

tore (1).
II. ' M a g l ia b e c h ia n a , P alch. I , n.° 50 (Cl. V I I , n.° 155), Co­
dice m em branaceo in foglio grande della fine del soc. X IV , o
de’ prim i anni del X V , composto di 69 c a r ., con titoli e iniziali
rosse. Proviene da Antonio M agliabech i , ed è di assai buona lette ra
e in sufficiente conservazione. In fronte della prim a carta sta scrit­
to da m ano più recenti! : E xpositione d i Dante d i Benvenuto da
Im ola; m a il Comento è quello di Jacopo della L an a. Si chiude col
Canto X IX del P a ra d iso , e si legge verso dell’ ultim a carta un So­
netto di 16 versi con questo titolo :
Sonetto di B ernardo Bellincione fiorentino Poeta laureato sopra
un Dante A n tic o , e lacero sim ile a l presente Comento : et è stampato.

Un annotazione di mano del sec. X V I sopra u n a carta bianca
in fine del Codice dà a conoscere il nom e degli antichi possessori :
Questo libro è di Pachio di Bernardo d i Pachio dandrea d i P a
chio di Corso d i Mess. Forese d i mess. Buonehorso d i mess. B ellin ­
cione di mess. B erto di mess. Bernardo L auignani degli adim ari.
M ehus , Vita del Traversari , fac. CLIII ; Estratti m ss., XI. 53-55 c
189-190.
I II . M a n t o v a ( B ibliot. del marchese Bagno di ) , Codice m em ­
branaceo in foglio, scritto nel 1380, contenente il Poema di D ante
col Comento italiano di Jacopo dellla Lana.
IV . T r iv u l z ia n a di M ila n o , n.° I V , Codice m em branaceo in
fogl. grande scritto nel 1405, contenente il Poema di D ante col Co­
mento italiano di Jacopo della Lana.
V. T r iv u l z ia n a di M ilano , n . ° X V III, Codice cartaceo in f o ­
glio del sec. X V , contenente il Poema di D ante con copiose an n o ­
tazioni latine e italiane. Il sig. W it te crede che lo italiano sieno
cavate dal Comento di Jacopo della L ana.
V I. M a r c ia n a di Venezia (Cod. b. X X X I, cl. IX . de’ Co d . Ita ­
lia n i), Codice cartaceo in fogl. scritto nel 1460, proveniente dal

( 1) Qui farò una descrizione assai breve de'Codici che hanno unito il
Poema di Dante.

�600

COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XIV.

F arsetti, c contenente tutto il Poem a col comento italiano di J a ­
copo della Lana. In o ltre si riscontra in fine del Comento al P u rg a­
torio un ragionam ento sopra l’allegoria degli ultim i tre Canti. A po­
stolo Zeno cui apparteneva questo C odice, prim a che passasse al
F a rsetti, fondato su di una sottoscrizione in verso nella fin e, avea

congetturato che il Comento in esso contenuto fosse opera di certo
A ndrea Z a tta n i gentiluom o veneziano ( L ettere , ediz. del 1785, I .
267 e 2 7 2 ).
V II. M a r c ia n a di V enezia, n.° L V , Codice m em branaceo in
fogl. del sec. X IV , contenente tutto il Poem a di Dante col Comento
italiano di Jacopo della L a n a ; se non che stando al Salvialti ( A v ­
vertim enti , ediz. di M ila n o , 1809, I . 223 ) venne in questo Codice
u n po’com pendiato, e disteso in dialetto Veneziano. Va u n ita al Co­
dice una Lettera di Gian Vincenzo P in elli, scritta da Padova il 18
aprile 1583, a Jacopo Contarini che n’era possessore in quel tem ­
p o . Scrive in essa che questo Comento non spetta a Benvenuto
da ¡m ola, ma a Jacopo dalla L an a, e che i Comenti della V indeli
niana e della N idobeatina sono id e n tic i. Q uesta lettera fu p u b ­
blicala dallo Z anetti nel C alai, de’mss. della M a rc ian a, fac. 240, o
d a l Fantuzzi negli S c ritt. B olognesi, V. 18.
V I I I . M a r c ia n a di V enezia, n.° L V I, Codice m em branaceo in
4 . del sec. X V , contenente tutto il Poem a col Comento italiano d i
Jacopo della L ana. Sono in fine alcune carte di un a sc rittu ra del
sec. X V I, che contengono il principio della versione latina fatta
da Alberico da R osciate del Comento al Paradiso di Jacopo della
L ana. Questo Codice proveniente dal C ontarini, è con molta p ro b a­
bilità il secondo de’due visitai i presso di lui dal S a lv ia ti, che cosi no
discorre ( loc. cit . fac. 223 ): E di carattere malagevole fuor di m isura
e d'abbreviam enti difficilissim i tutto ripieno. Questo è d i m iglior lingua
che alcun de’due so p ra d d etti, et va in guisa secondando la latina tran­
sa z io n e del soprascritto A lberigo, che di leggier crederemmo, che quin­
d i volgarizzato fosse da chicchessia, che il volgar comento avesse per
ism a rito d i Messer Jacopo della L a n a , che dovette esser lo stesso J a ­
copo del quale dice il Landino : comentollo Jacopo Bolognese nella sua
p a tr ia lingua , se forse in quel linguaggio lo vide, come m olti a l t r i ,
ridotto dal copiatore.
Noterò che il sig. W itte registrò forse a torto questo Codice fra
quelli dell’ O ttim o. Siccome com incia, secondo lu i, col prologo L a
n atu ra delle cose arom atiche
potrebbe essere conform e al Com
ent o Visconti, che ho già detto non d iverso , tran n e qualche lieve
c a m b iam en to , da quello di Jacopo della L ana.

�COMENTI STAM PATI DEL SECOLO X IV .

601

IX . B a r r e b i m a n a di R o m a , Codice m em branaceo in fogl.
grande del sec. X IV , contenente il testo del Poem a con un Co
mento italiano che è , stando al Rezzi (Lettera al R o tin i, fac. 6 -11),
conforme a quello della Vindeliniana, benché un’annotazione in
fine del Codice lo attrib uisca al Petrarca. Essa dice:
E x p lic it glosa sive expositio super Comediam Dantis allighieri
de florentia composita per discretum theolugum magistrum dominum
franciscum de petrarchis de florentia necnon unicum poetam mundi
lauree corone corona coronatum.
A dim ostrare la falsità dell’ asserzione il R ezzi pose un estrat­
to di questo Comento a fronte di quello dell’ edizione Vindeli­
niana.
X . R h e d ig e r ia n a di Breslavia , Codice cartaceo in foglio d e l
1461, contenente il lesto del Poema col Comento italiano di Jacopo
della Lana.
D issertazione del sig. W itte, fac. 5.

X I. * L a u r e n z ia n a , P lu t. X L , n.« X X X V I, Codice m em brana­
ceo in fogl. grande della seconda m età del sec. X IV (1), conte­
nente il Poema di Dante con un Comento italiano m arginale ai soli
prim i 16 Canti dell’inferno. Il Comento è di Jacopo della Lana ec­
cetto i Proemii che mancano.
X II. * L auren zia n a (Codici Gaddiani, n.° 353), P lut. XC. S up.,
n." C X V III, Codice cartaceo in fogl. piccolo della line del sec.
X IV , di buona lettera e assai conservato, contenente fram m enti
del Comento italiano di Jacopo della Lana sopra l’ in fe rn o , scritti
da due diverse m a n i. I fram m enti compresi nelle carte 1 a 54 del
Codice principiano con u n a parte del Canto IX , e term inano con
una parte del Canto X X X IV (2). Occupano il resto del Codice a l­
cuni fram m enti del Comento latino di Jacopo di Dante del quale
p arlerò più avanti.
Bandin i, V. 394-395; — Dion isi, Aneddoto V , fac. 109.

X III. * L a u r e n z ia n a ( Codici Gaddiani ) , P lut. XC S u p ., n.o
C X X I, Codice m em branaceo in fogl. della line del sec. X IV ,
contenente la Cantica dell’ Inferno col Comento italiano di Jacopo

(1) Il sig. W itte nella D isse rta zio n e citala togliendo in ¡scambio un’an­
notazione posteriore, e iti mano diversa, per una sottoscrizione del copista, di­
ce il Codice scritto nel 1454. Certo è del sec. XIV, com e già nolo il B andini.
(1)
Il sig. W itte pone per distrazione questo Codice nel P luteo XL, e pa­
rim ente per distrazione scrive che il Comento non va oltre al Canto XXIV.

�602

COMENTI STAMPATI B E L SECOLO X IV .

della Lana. T erm ina come il testo stam pato della Vindeliniana con
la chiosa sopra la pena chano i demoni.
X IV . * L a u r e n z ia n a ( Codici S trozziani , n.° CLX V I ), Codice
cartaceo in fogl. della prim a m età del sec. X IV , di 94 c a rte , con­
tenente alcuni fram m enti del Comento italiano di Jacopo della
L a n a , di lettera e conservazione mediocre. Un’ annotazione del
copista verso della car. 5 2 , e rip etu ta recto delle car. 53 e 54,
dice: AInome didio ano Mccc 49. A ncora si legge nell’alto della
car. 33: Vacat qa alibi e usqz ad signum hoc f , il q u al segno è sulla
car. 42. Le car. 1 a 54 contengono i Canti I a X IV del Comento
dell’ Inferno ; il prim o e l’ ultim o non sono interi. N elle car.
55 a 94 stanno i C anti X IV a X X V del Paradiso e il com inciam ento
del Canto X X V I. Sopra una ca rta bianca in principio si legge: Del
Senre Carlo di Tommaso S tro zzi 1 6 7 0 , n.° 249.
Bandini, VII. 562.

X V . * R i c c a r d i a n a , n.° 1003 (II. IL 319), bel Codice cartaceo
in fogl. grande del sec. X V , di 80 carte a due colo n n e, di buona
lettera e ben conservato. Contiene u n Comento italian o senza ti­
tolo sopra l’in fern o , ed è quello di Jacopo della L an a. Una nota
del Biscioni sopra una carta bianca verso in principio dice :
Un testo di Comento sopra lJInferno simile a questo si conserva tra
i Codici della Gaddiana (1), ed un altro nella libreria del Barone
de Stosch. E g li è quasi una traduzione Toscana del Comento di Dome­
nico di Arezzo (2) che latino si conserva nella libreria di S . Croce. Que­
sto testo peraltro è più copioso del Gaddiano e di quello del Stosch,
ed anco più corretto.
A ggiungerò che nelle prim e 25 carte di questo Comento sono
postille m arginali del Salvini.
Mehus., Vita del T r a v e rsa v i, fac. CLII1 e CLXXX; E s tr a tti m s s ., VII.
6 7 , IX. 62, XI. 59-60 e 163; — In v en ta rio della R ic c a r d ia n a , fac. 24.
X V I. * R i c c a r d i a n a , n.° 1009 (an tic. n.° 343 ) , Codice car­
taceo in fogl. grande del sec. X V , di 68 carte a 2 co lo n n e , di as­
sai buona le tte r a , ma conservalo m ediocrem ente. Contiene il Co­
m ento italiano di Jacopo della Lana sopra l’in fe rn o , ma è

(1) È il n.o CXXI del Plut. XC Sup. della L a u r e n z ia n a , descritto da me
sotto il n.o VIII.
(2) Dimostrerò più avanti che questo supposto Comento di Domenico di
A rezzo non è se non una traduzione Ialina del Comenlo italiano di Jacopo
della L a n a •

�COMENTI STAM PATI DEL SECOLO X IV .

603

scom
p leto in principio e in fino , perché com incia col Canto V II e ter­
m ina con parlo dell’ ultim o Canto. Una noia del B iscioni sopra
u na caria bianca in principio dice:
Esposizione di Dante acefala e mancante nel fin e, sim ile a quella
che si contiene nel Codice 319 (1), Cari, in fo g l., ove si nota essere
una traduzione per lo più di Domenico di Arezzo, che si conserva nel­
la Libreria de'P adri di Santa Croce al P lu t. X X V I , n.° 11, mem­
bruti. in fogl.
M ehus, Vita del T r a v e r s a ti, fac. CLIII e CLXXX ; — In ven ta rio della
R ic c a r d ia n a , fac. 24.

X V II. * P a l a t i n a di F ire n z e , n.° 1 8 4 , Codice cartaceo in 4.
del sec. X V di 130 c a rte , delle quali le se g n a le 85 , 87 e 111 sono
bianche e pare che m anchino ; in buona conservazione ma di cat­
tiva lettera. Contiene un Comento italiano s u l l ’ Inferno in cui è
racchiuso il lesto del Poem a. 11 titolo sulla costola del Codice d ice,
Comento di Jacopo Bolognese sopra D ante, m entre di mano dell’ u l­
tim o secolo è scritto sulla p rim a carta : Comento di Benvenuto da
Imola ouero di Jacopo Bolognese che lesse a Bologna. Ma certam ente
il Comento è di Jacopo della Lana.
X V III. D e S t o s c h (antica bibliot. del barone) di Firenze, Codice
scritto nel 1461, contenente il testo dell’ Inferno col Comento
italiano di Jacopo della Lana. P arlerò più distesam ente di questo
Codice, passato non so in che m a n i, al § . Codici della Div. Coni.
X IX . B i b l . C o m u n a l e di S i e n a , n .u H . V II. 1 8 , Codice ca r­
taceo in fogl. com une di carte 31 4 (2), scrittura del secolo X V III.
È questo un Comento sopra I Inferno , che fino ad ora è stato a t­
trib u ito ad un certo Niccolò di Glieri' B ulgari n i , nobile sen ese;
e , come si crede da u n libro del sig. Paris B u lg a rin i, fu copiato
dal suo o rig in a le . Ma per gli esami fatti apparisce esser quello
stesso che va sotto il nome di Jacopo della Lana. Il B u lg arin i,
che scriveva nella p rim a m età del secolo XV , non fu che il copia­
tore. Si legge nel fine : Questo libro siila schripto N iccholò d i Geri
Bolgharini di Gheri in Siena. S tanno su ll’ultim a carta verso alcu­
ne Osservazioni forse di Uberto Benvoglienli, ma non di sua m ano.
Il Crescimbeni (II. 2 7 4 ), il Quadrio (V I. 2 5 6 ), il M azzucchelli
(II. 2291) attribuiscono falsam ente questo Comento a Niccolò B u lgarini
(4) È ¡1 Codice descritto sotto il n.° X.
(4)
Mi chiamo debitore della descrizione di questo Codice alla nota
cortesia del sig. Gaetano M ilanesi di Siena. L ' Ilari nell' Indice della Bibl.
di S ie n a , fac. 3H , non pone più di 3 lo fac.

�COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XIV.

Cosi l’ U gurgieri che nelle Pompe Sanesi (P is to ia , F o rtu ­
n a ti, 1649 , in 4 ., I. 557 ) scrive: Ebbe in gran pregio l'Opere d i
D an te, le qu ali commentò ed espose con gran felicità , e noi ne potia ­
mo far fede, quando il nostro piccolo intendimento ci a r r iv i, perchè
con grandissim a consolazione habbiamo letto l' Esposizione della p r i­
ma Cantica d i quell’A u to re , mollo vaga ed eru d ita , la quale esiste
appresso B ellisario B olgarini.

X X . A m b r o s ia n a di M ilano, n.° A. X L , Codice cartaceo in
4.
scritto nel 1398 , contenente il testo dell’ in fern o col Comento
italiano di Jacopo della L a n a . Il Sassi nella l l i s t . litter. M edio
lanensis , fac. 133 , lo dice senza nom e d’a u to re , m entre il P o r
tire lli asserisco nella Prefazione della sua ediz. di M ila n o , 1804,
fac. X IX - X X , che il copista confessa essere di Jacopo della Lana.
A ggiunge averlo trovato in lutto conform e al Comento im presso
della N idobeatina. Secondo il sig. W itte 6 qu a e là mescolato a
più recenti spiegazioni.
X X I. B i b l . C o m u n a l e d i S. D a n i e l e nel F r i u l i , Codice m em ­
branaceo in fogl. g rande del sec. X IV , stato già del F on tan in i ,
contenente il lesto dell’ In fe rn o con due Comenti , uno latino e
uno italian o . L’ ultim o che non va oltre al Canto I I I , fu regi­
stralo dal sig. W itte fra i Codici dell’ Ottim o , m a 1’ ab. V iviani
1’ h a riscontrato m ollo conform e a quello di Jacopo della L a n a ,
e ne ragiona di tal form a ne’ P relim in a ri della sua edizione del
1823, fac. V -V I. « M’a ttengo al parere del M archese T rivulzio (il
quale meco visitò questo C odice) che la lettera de’ Comenti so
migli non poco a quella di Francesco P etrarca , che si vede
nel celebre Virgilio dell’ A m brosiana , e nella E pisto la au to g rafa
dello stesso P etrarca custodita nel Sem inario di P a d o v a . Io
a però a fronte della som iglianza del c a ra tte re , debbo d ire che
il concetto non è del P e tr a r c a , per averlo riscontrato unifo rm e
a a quello che da alcuni si attribuisco a Jacopo della L ana .
S arebbe solam ente da d irs i, che il P etrarca possedendo qu e
sto ms. avesse notato i tra tti di q u ell’ in te rp re te che gli sem
bravano meglio dich iarare il le s to . Certo è che Jacopo della
a L ana fu il prim ario comentatore , ed a quei tempi v en eratis
simo ; ed io sono inclinalo a pensare che siano di lui gli arg o
m enti dei capitoli i quali si trovano in parecchi C o d ici, e fra
gli a ltri anche in questo. Lo desumo d all’essere in q uelli ac­
ci cennate alcune spiegazioni che si trovan o rip etu te n e’suoi Co
m enti. »
Ugo Foscolo ( Discorso sul testo della D iv. Com., ediz. del 1 842,

�COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XIV.

605

fac. 36) (lice che queste noto del Petrarca sul Poema di D ante
sono pure novelle.
X X II. P a d o v a ( Bibl. del Seminario di ) , n.° C L X IV , Codice
m em branaceo in foglio grande del sec. X IV , contenente il Co­
m en to latino di Pietro di D ante, e un altro Comento italiano che
non va oltre al verso 70 del Canto X V I dell’in fern o . Questo ò
co n fo rm e, secondo il sig. Scolari (Ragionam . della Div. Com., fac.
6 0 ) , a quello della Vindeliniana.
X X III. P a d o v a ( Bibl. del Seminario di ) , n.° C L X X X V , Co­
dice cartaceo in foglio, scritto nel 1444 da Riagio degli Angio­
lelli , contenente secondo il sig. Scolari ( loc. cit. ) , un Comento
italian o sopra l’ in f e r n o , che è quello attrib u ito a torto a B en­
venuto da Imola. Questo Codice è ornato di fregi a vario colore.
X X IV . * R ic c a r d ia n a , n.° 1005 ( 0 . I. n.° X I ) , Codice mem­
branaceo in foglio del sec. X I V , contenente il testo delle prim e
due Cantiche (1) con un Comento italiano che, siccome av v er­
tono alcune annotazioni del copista a piè di un grandissim o n u ­
m ero di c a rte , è quello di Jacopo della Lana. Queste sono le an ­
notazioni: Jacomo de cone del fra phylippo da Bologna; — Jacomo
de cone del fra phylippo dalla lana: — Jacomo della lana; — Ja ­
como de con; — Jacomo de con del fra phylippo; — Jacomo da lx&gt;la­
gna , ovvero solam ente Jacomo. Si il testo del Poema e si il Co­
m en to sono com pilali nella m aggior parte in dialetto Bolognese,
o il vedere che in line di quasi tu tti i paragrafi si legge, Ja e tal­
volta J a c , Jaco, Jacomo, Jacobo, in d u rreb b e a credere che fosse
l’originale dell’ a u to re , o alm eno una copia falla su ll’ originale.
Q uesto Codice preziosissimo ni’ è sem bralo antico ; per m ala
v en tu ra m a n c a , come noterò al § . Codici mss. della Div. Com.
della p rim a c a rta , di a ltre tre in line della Cantica dell' In fe rn o ,
e di t u tta la Cantica del P aradiso. Questi difetti non mi con­
cedono di p o rtar troppo o ltre le congetture sulla sua o rig in a­
lità. Checché s i a , deve stim arsi una delle più antiche copie del
Comento di Jacopo della L a n a . H o già notalo che il Codice
della R iccardiana, e quello dell’ Ambrosiana che io registro più
in n a n z i, sono le sole due copio in cui questo Comento vada sotto
il nom e d i Jacopo della Lana.
X X V . M a r c ia n a di V en e zia, Codici I t a l . , n.° IX . 3 5 , Co­
dice co n ten en te, al d ire del sig. Wi t t e c h e lo c ita , il Comento
( i ) La terza Cantica accompagnala parim ente dai Comento di Jacopo
della L ana sta a B re ra in Milano, com e a suo luogo dirò.

�606

COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XIV.

di Jacopo della Lana sopra l’in fern o e i prim i venti Canti del P u r­
g a to rio , e aggiungo che molte v o lle , benché concorde di sen so ,
è differente di parole (1).
X X V I. T o r in o (B ibl. dell'Università di), Cod. ita lia n i, n.° X L V .
K . II. 1 8 , Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , contenente il
Poem a di D ante con un Comento italiano anonim o su ll’Inferno e
il P u rg a to rio , che stando al sig. W itte è quello di Jacopo della
L an a. In o ltre ci fa sapere che com incia solam ente col secondo
Canto dell’inferno.
X X V II. * L a u re n z ia n a ( Codici G a d d ia n i, n.° 5 6 6 ), P lu t. XC
S u p . , n ." C X X , Codice cartaceo in foglio del principio del sec.
X V , contenente senza titolo il Comento di Jacopo della Lana sul
P u rg a to rio , com pilalo in dialetto V enezian o . È composto di 148
car. a 2 c o l., con alcune iniziali colorite; di lettera assai buona e
in sudiciente conservazione. Comincia con un som m ario de’Canti
che com prende le prim e 2 c a rte , e si legge sulla 116’ dove term i­
na il Comento :
E x p licit glosa siue comentum super secundam parile comedie dantis
a d lig her
e florentia facta p discretum t heologù dnm franciscum pe
trarcha de florentia laureatum poeta m : A me.
Il Di misi nell’ Aneddoto V , fac. 110, osservò giustam ente che
questo Com ento veniva attrib u ito a to rlo al P etra rca , ma s’in ­
g annò dandolo per opera di due C om entatori . Egli fu tratto in in ­
ganno dal B andini che giudicò questo Comento analogo a quello
del Codice P lut. XC S u p . , n.° C X IX della stessa B iblioteca, e da

j

ine registrato subito dopo.
Bandini, V. 396 ; — Cat. ms. dell’ ered ità G addi; — Mehus , V ita del
T r a v e r s a ti, fac. CLXXXI e CCLX; E s tr a tti m ss., XI. 7 2 , c XIV. 141.

X X V I II . * L a u ren z ia n a (C odici G a d d ia n i, n.° 5 5 8 ), P lu t. XC
su p., n.° C X IX , Codice cartaceo in fogl. del sec. X IV , contenente
u n Comprilo italiano senza litoio sul P u rg ato rio che ne’C anti X X II
a X X X III è quello di Jacopo della Lana. I prim i ventidue Canti
appartengono a ll’O ttim o. (2)
X X IX . * L a u r e n z ia n a ( Codici G a d d ia n i), P lu t. XC. S u p ., n.°

(1)
Osserverò che il Morelli nel C atal. dei m ss. della N ania n a , fac.
132, e l’ab. Viviani nella ediz d’ U dine, fac. XXXI!, citano il Codice cl. IX,
n.° 3 5 , come contenente solam ente il lesto del Poema. Forse il sig. W itte
e rrò nell’indicare il num ero di questo Codice.
(«) Il sig. W itte indotto in erro re dal lia n d in i dice che il Comento di
questo Codice è tutto di Jacopo della L ana.

�COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XIV.

607

C X X IV , Codice cartaceo in foglio del sec. X V , contenente il Poe­
ma di D ante con un Comento italiano che ne’Canti X X II a X X X III
del P u rgatorio è quello di Jacopo della L ana.
X X X . * L a u r e n z ia n a (Codici S tr o zzia n i, n .° C L X V III), Codice
cartaceo in fogl. del sec. X IV , contenente il testo del P u rg ato rio
con un Comento italiano che ne’Canti X X II a X X X III è quello di
Jacopo della L ana.

X X X I. * M a g l ia b e c h ia n a , Palch. I , n.° 49 (cl. V I I , n.° 1 56),
Codice cartaceo in fogl. del sec. X IV , contenente un Comento ita­
liano che ne’Canti X X II a X X X III del P u rgatorio è quello di J a ­
copo della Lana.

X X X II. ' R ic c a r d ia n a , n.° 1002 ( 0 . I . n.° X V I ) , Codice
cartaceo in foglio del sec. X V , contenente un Comento italiano
che ne’ Canti X X II a X X X III del P u rgatorio è quello di Jacopo
della L ana.

X X X III. * R i c c a r d ia n a , n .° 1 0 1 3 , Codice cartaceo in fogl.
g ran d e del sec. X V , di 102 car. a 2 c o l ., con le iniziali co lo rile,
di assai bella lettera e ben conservato. Contiene un Comento ita­
lian o senza titolo e m ancante che com incia col Canto X X V I del
P u rg ato rio e com prende lutto il P aradiso. Il Comento è di J a ­
copo della L a n a . Sono in questo Codice alcune note m arginali di
m ano diversa m a poco p o steriore, e term ina con la sottoscrizione
seguente.
Compiute le sopradette chiose dellonferno del purgatorio e del pa­
radiso adi x x x daprile Mcccc° x x v v ij scritto dimano di m e ...............
dantonio diguido.
Invent. della R ic c a r d ., fac. 24.

X X X IV . B a r b e r in ia n a di R o m a , Codice cartaceo in foglio
scritto nel 1386, contenente il testo del Poema con un Comento
italiano che , secondo il R e zzi (fac. 1 1 - 1 2 ) , è nelle Cantiche del
P urgatorio e del Paradiso analogo a quello della Vindeliniana, e p e r
conseguenza di Jacopo della L ana. N ota soltanto che in questo Co
dico fu ridotto in lingua e ortografia toscana. Il sig. W itte p a n n i
in erro re afferm ando che questo Comento è tu tto di Jacopo della
L an a. I I R e zzi dice il Comento dell’ Inferno di autore d iv e rso , o
analogo a quello di un altro Codice della _Barbe rin ia n a , scritto nel
1383, e parim ente registrato a torto dal sig. W itte fra i Codici che
contengono il Comento di Jacopo della L a n a . D a q uanto no ragio­
na il Rezzi potrebbesi questo diverso Com ento su ll’ In fe rn o rep u ­
ta re il Falso Boccaccio.
X X X V . * L a u r e n z i a n a (Codici S tro zzia n i, n.° C LX IX ), Codice

�608

COMENTI STAMPATI DEL. SECOLO XIV.

cartaceo in 4. scritto nel 1395, mal citato dal sig. W itte elio af­
ferm a esser in quello il Comento di Jacopo della Lana sul P arad i­
so, dal Prologo in fu o ri, quando invece ò l’ O ttim o , eccello i
Ganti X X !X a X X X III che appartengono a Jacopo della L ana.
X X X V I.* L a u r e n z ia n a [Codici M ed iceo -P a la tin i, n.° LX X IV ),
Codice in parte m em branaceo e in parte cartaceo in f o g l., della
fine del sec. X IV , contenente il testo del P aradiso con un Co
m ento italiano che è quello (li Jacopo della L a n a , benché la sot
scrizione seguente lo attribuisca a certo G iovanni ser C am bi:
Lasoprascripta expositione chiose onero postille oe scripto io J o
hani sr cabi sco che ame minim o intendente pare che fusse lo intellecto
dellautore E pero ogni exemplo argom to oppinione concluxione allego­
ria sententia onero alcuno decto chenessa oscripto intesa ouero asse­
gnata dello si conforma cossiinigla al senso e al tenore della santa m a­
dre ectenia chatolica romana aprono affirmo E t oe p bene dicto se de­
viasse discrepasse ouero contradicesse al predecto senso sia p vano e no
p bene dicto E pero lo casso e tegno per danessuno ualore sicome xp ia
no puro fedele etuerace. Am Am .
X X X V II. * R ic c a rd ia n a , n.° 1014 (0. I. n.° X V ), Codice ca r­
taceo in fogl. del sec. X IV , contenente il testo del Paradiso , ma
solam ente com inciando da parte del Canio secondo , con un Co­
m ento italiano che è quello di Jacopo della L ana.
X X X V III. * R ic c a r d ia n a , n.° 1077 ( II. III. 3 1 8 ), Codice ca r­
taceo in fogl. del sec. X V , di 63 c a rte , in buono sta lo , ma di m e­
diocre lettera. Contiene un Comento italiano senza titolo sopra il
P aradiso, che 6 quello di Jacopo della L an a, benché non sia intero
term inando con la dichiarazione de’prim i versi del Canto X X L Ap­
parisce da un antico ordine delle carie esser fram m enti di un Co­
m ento in te ro . Il copista ha trascritto su ll’ u ltim a carta la Recita
d’un frate d i S . S p ir ito , da me ricordata alla fac. 2 2 9 , e le prim e
dieci terzine del Capitolo di Jacopo di D ante. L ’annotazione seguen­
te sta sopra u n a bianca verso in fine : Iste liber est Jacobo G uidettj
de G uidettis de florentia.
Mehus, V ita del T r a v e t s a r i, fac. CLXXXI; — In v en ta rio delle R ic
card. , fac. 25.

X X X IX . B i bl . C o m u n a l e d i S i e n a , n . ° I. V I. 32, Codice ca rta­
ceo in fogl. del sec. X V , contenente il testo del P aradiso con un Co­
m ento italiano m arg in ale che è di Jacopo della Lana. T erm ina con
la professione di fede del Codice Laurenziano P lu t. X L , n.° X X V l.
X L . B r e r a a M ilano, Codice m em branaceo in fogl. del sec.
X IV , contenente il lesto del Paradiso col Comento italian o di

�COMENT! STAMPATI DEL SECOLO X IV .

G09

acJopo della Lana. È , come già dissi, il com plem ento del Codice 1005
della R iccardiana.
X L I. F r a n c o f o r t e ( R ib l. pubbl. di ) in G e rm a n ia , Codice
contenente il Poema di D ante col Comento di Jacopo della Lana .
Mi venne additalo dal sig. W it te nell’ ultim o suo viaggio in D a­

lia , ma non so se sia intero.
X L II. P a r ig i ( B ibl. Reale di ) , n.° 7255 , Codice m em brana­
ceo in fogl. scritto nell’ anno 1403, contenente il Poem a di D ante
con chiose m a rg in a li, per lo più religiose o m o ra li, che furono
quasi tu lle estratte in sunto dal Comento di Jacopo della L ana. Vo­
lendo staro al M arsand ( I. 30) il n.° 7259 della m edesim a Biblio­
teca, bellissimo Codice m em branaceo in fogl. del secolo X V , scritto
a 2 c o l., conterrebbe una copia del Comento impresso di Cristoforo
L a n d in o , e all’incontro risu lta dalla seguente nota, che m’è venuta
dalla gentilezza del sig. Jacopo F errari (1), esser quello di Jacopo
della L ana.
a A nche q u i il buon M arsand h a preso un granchio. L’ autore
di questo Comento chiosa il troppo celebre verso Poscia più che
a il dolor potè il digiuno come segue : Q ui mostra che poiché furon
m orti il digiuno vinse il dolore, ch'egli mangiò d' alcun d i quelli :
infine mori d i fame perchè non durò che non si fosser putrefatte le
lor carni. Cristoforo L andino a ll’opposto , per quanto si legge in
q u ella edizione del 1 4 81 che si cita dal M arsand, chiosava : Ih
poi arroge che il digiuno potè più ch e'l dolore. Il che il nostro
M artino Novarese, al quale idio accresca la prudenza e d im in u i­
ti sco /’ arrogantia , interpreta c h e ‘l digiuno potè p iù che'l dolore
che ‘l desiderio di cibarsi vinse la pietà et amore paterno e sfor
zollo a pascersi della carne de' figliuoli; L a qual sentenza quanto

(1)
Per la descrizione che a suo tem po darò de'Codici e Comenti mss.
della Div. Com. conservati nelle pubbliche Bibl. di P a rig i, io mi era ristretto ,
salvo l'aggiunta di qualche noia che debbo alla cortesia del sig. Cham pol
lio n F ig ea c , primo conservatore de’ mss. della B ib l. B e a le , a copiare o a
compendiare quella fatta dal Marsand nel C a ta lo g o de’ mss. italiani della Cibi.
Reale di Parigi ( P a r i g i , 1835-38 , 2 . voi in 4 .) . Ma saputo che veram ente
questa monografia era, nonostante gli elogi del sig. L e tr o n n e nel J o u r n a l
d e s S a v a n ts , molto inesatta e incompiuta, ho reputato a mia gran ventura po­
ter avere dal sig. J a c o p o F e r r a r i di Reggio giunte e correzioni al lavoro del
M a r s a n d . Esse sono il resultato delle osservazioni sui mss. Danteschi delle
Biblioteche di Parigi fatte da lui e dai due suoi a m ic i, G iu s e p p e C a m p i e
P i e r G ia c in to T e r a c c h in i , in occasione che di conserva ne trassero le va­
rie lezioni, confrontandoli col testo della Crusca.
39

�610

COMENTI STAM PATI DEL SECOLO XIV.

sia absona lascierò al giudicio del L eclorc. Da questo confronto

e da altri istituiti sopra a ltri passi risu lta chiaram ente che
il com ento non è a s s o lu ta m e le quello del L a n d in o , ma bensi
l’altro di Jacopo della L a n a , che M artin o Paolo Nidobeato Nova
re s e , al p are re del S a ld a ti e d' a l tr i, in seri in g ran p arte nel
Comento Nidobeati.no.
Già osservai che un altro Codice della B ib l. Reale di P arigi
(n .° 7002. 2 ) citato come contenente il Comento italiano di Ben­
venuto da Imola , cioè quello di Jacopo della L a n a , non contiene a
vero dire che u n a traduzione italiana del Comento latino di Benve­
nuto fatta da un anonim o.

1Tradu
3
7
zioni

latine

del

C om ento

di Jacopo

della L a n a .
D ue trad u tto ri latini del Comento italian o di Jacopo della Lana
si conoscono. Il prim o è certo G uillelm us de Bernardis del quale
Don si trova cenno nelle biografie , e p are ab b ia tradotto la sola
Cantica dell’ in fern o . Il secondo è Alberico da Rosciate dottore di
leggi bergam asco (1), m orto nel 1354. La traduzione di Alberico
f u , come ho detto sopra, stim ala per erro re da taluno opera origi­
n a le , e il Q uadrio (V I. 253) si è certo in g an n alo del pari affer­
m ando che non era una semplice traduzione. Basta leggere la sot­
toscrizione in fine de’ vari Codici della traduzione di Alberico per
conoscere la falsità di queste opinioni. O nde conchiudere col sig.
W itte che G uillelm us de B ernardis e Alberico da Rosciate non fecero
u n a semplice traduzione, ma corressero e accrebbero l’originale ita­
lia n o , bisognerebbe poter confrontare le loro traduzioni con u n a
copia anterio re per la scrittu ra del Comento italiano di Jacopo della
L ana. Invece se delle traduzioni latine esistono copio scritte nel
1349 e nel 1351, del testo italiano non 6 noia copia an terio re (2).
Anzi si può tenere per cosa c e r ta , od io ne ho prova per i riscontri
( 1) Si possono consultare intorno ad Alberico da Rosciate e alla sua
traduzione gli S c r it to r i B e r g a m a s c h i del Vaerini , I. 78, il C r es c im b e n i ,
II.
272 , il Q u a d r io , VI. 253, il T ir a b o s c h i, t. V, part. I., fac. 319, e final­
m ente un recente opuscolo intitolato : I n to r n o a d A lb e r ig o d i R o s c ia te ed
a lle su e o p e r e , c o n a lc u n e n o t iz i e r e la tiv e a D a n te . Memorie storielle di
Agostino Salvioni. B e r g a m o , t i p . C r e s c in i, 1842, in 8., segnatam ente le fac.
37-41. Il Q u a d r io scrive che nel Codice S. 94 dell’ A m b r o s ia n a sono alcune
R ifle s s io n i sulla traduzione di A lb e ric o d a R o s c ia te .
( 2 ) Ho registrato un Codice della Laurenziana del 1349, ma questa data
non è al tutto autentica.

�COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XIV.

611

f a lt i, che il Comento i taliano di Jacopo della L a n a , tale quale
si leggeo nella più parte de’ Codici , non è letteralm en te l’opera
sua. E già questo era stato avvertito dal Dionisi d ie scrisse nel
l’ Aneddoto V , fac. 107: Sappiasi che nel Codice di Jacopo della
L a n a , fin dal tempo de'suoi traduttori latini sono stati in gran parte
in se riti, dove due e dove tre Comenti diversi.
O lire alle traduzioni del Bernardis e di Alberico da Rosciate se
ne trovano altre due anonim e nella Laurenziana. Ecco la descri­
zione di questi diversi Codici.
X L III. B o d l e i a n a d’O xford, Codice in foglio proveniente d alla
Biblioteca dell’ ab. Matteo Canonici di Venezia , i cui mss. D ante­
schi furono circa il 1820 com prati per la detta Biblioteca. Con­
tiene il Comento di Jacopo della Lana , tra d o tto in latino da Don
Guillelmus de Bernardis nella Cantica dell’ in fe rn o , e da Alberico
da Rosciate nelle altre due Cantiche (1 ). In fine del Comento del
l ’In ferno si legge questa sottoscrizione :
H ic finii tractatus Inferni Dantis Adigherii cum glosa secundum
Jacobum della L a n a , quam siquidem glosam ego Don Guillielmus de
Bernardis reduxi de lingua vulgati in litteratam prout superius conti
netur currente anno B u i M C C C X L V I II I . Indictione seconda.
E in fine del Comento del Paradiso :
lo
credo : (sic) Hoc commentum totius hujus chomedie composuit
quidam . . . . (2) Bononiensis licentiatus in artibus et theologia fillius
fratris F ilipi de la Lana ordinis Gaudentii quod fecit in sermone vul­
g a ti Tusco et quia talle ydioma non erit omnibus notum ideo ad u tili
tatem volentium studerò in ipsa chomedia transtuli de vulgari Tuscho
in gramaticam literaturam ego Albericus de Roxata dictus in utroque
jure peritus Pergamensis: si a u tem defectus aliquis foret in hujus
modi translatione m axim e in astrologicis demonstrationibus vel algo­
ritm o veniam peto meque et aliqualiter excusent deffectus exempli et
ignorantia dictarum scientiarum. lpse enim dominus Jacobus com­
mentator in fine sui operis subjicit et prudenter et bene subjcit quecum
que scripsit in ipso correptioni sante ecclesie Romane catolice approbans
omnia que cum ipsa ecclesia concordant et reprobans omnia que con­
ira determinationem ejusdem ecclesie afferent volens talia haberi debere
pro non dictis nec scriptis tamquam bonus et cattolicus C hristianus.
(4)
I l sig. W itte tratto in inganno dal D ionisi, non peraltro cita questo
Codice che per la traduzione del Comento all’ inferno di G uillelm us de B e r­
n a r d is.
(2)
Qui era il nome di Jacobo della L a n a ma fu cancellalo e surrogalo
da Maqister Benvenutus.

�612

COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XIV.

Il Comento principia in ogni Cantica cosi:
I nforno P rologo. Liber iste d ivid itu r in tres partes principales
quarum prim a appellatur Infernus.
Secondo Prologo. A d intelligentiam presentís chomedie secundum
quod expositores in scientiis perutuntur quatuor sunt notanda . . . .
P rim a chiosa . . . . In p rim is duobus capitulis presentís chome­
die auctor prohem izat et ostendit dispositionem tam sui status anim i
quam etati s ................
T erm ina con la Chiosa sopra I I demonii come n ell'ed iz. del
1477.

P urgatorio. Prologo. N otandum est quod licet sequentis chomedie
dicantur tractare de P urgatorio et contentis.
P rim a chiosa . . . . Vult dicere auctor quodamodo intendit tra ­
ctare de m eliori et altio ri m ateria.
T erm ina :
P er plantam in tellig itu r lignum vite et obedientie que p lanta per
inobedientiam p rim i parentis decoriata fu it.
P aradiso. Prologo. G loria et divitie in domo eius et ju s titia eius
m anet in seculum seculi in psalmo . . . .
P rim a chiosa . . . Iste prim us motor est deus qui totum mo
vet . . . .
Il copista ha trascritto in fine del Prologo dell’in fern o i C api­
to li di Bosone da G ubbio e di Pietro di D ante.
Il Dionisi che parlò a lungo di questo Codice n ell’ Aneddoto V ,

fac. 95-1 0 1 , lo fa principiare da un Prologo il quale sarebbe quello
del Comento latino supposto di Jacopo d i D a n te . Ma di detto P ro ­
logo non si tra tta punto nell’ accurata e particolareggiata descri­
zione di questo Codice che ottenni dalla cortesia del bibliotecario
della B odleiana p er gli uflicii del sig. S . K irk u p , e se vi è , sarà
distinto affatto dal Comento latino che senza dubbio è traduzione
di quello di Jacopo della Lana.
X L IV . B i b l . r e a l e d i P a r i g i (Fonds de reserve, n . ° 3 ) , Codice
m em branaceo in fogl. g rande del sec. X I V , in carattere mezzo
gotico , contenente 1‘ Inferno e il Paradiso col Comento di Jacopo
della L ana tradotto da Alberico da Rosciate sui m argini. 11 testo
del Poema è preceduto da un Proemio anch’esso in la tin o , in fino
del quale leggesi la nota seguente che ad d ita il nom e del co­
p ista:
A quibus penis B etinus de P ili» qui hunc librum scripsit defenda
tur Dei au x ilio . . . .

Un’ a ltra sottoscrizione in fine del Comen to dell’ Inferno dico :

�COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XIV.

613

Quorum Demonum conversatione et am icitia p lene per Dei mise
ricordiam defendatur Betinus de P ilis qui hic scripsit die penultimo
A ugusti millesimo trecentesimo quinquagesimo prim o (1 ).

Poi sull’ ultim a fac. del Codice u n a terza sottoscrizione linaio
già da me riferita alla fac. 582.
Q uesto Codice proviene da S . G iustina di Padova, il M ehus no
p arla negli E stra tti m ss., V II. 189-190.
X LV . A m br o s i a n a di M ilano, D. n.° D X X X IX (2), Codice car­
taceo in fogl. del sec. X IV , contenente tutto il Poema di Dante col
Comento di Jacopo della Lana tradotto da A Itterico da Rosciate, ma
soltanto nelle prim o due C antiche. H a u n a sottoscrizione sim ile
a quella de Codici della B odleiana e di P a r ig i , che venne stam pata
dal S a lvia ti. Un’a ltra in fine del Codice indica che fu scritto il 23
decem bre 1399. Il P ortirelli che visitò questo Codice afferm a nel­
la Prefazione della sua ediz. del 1804, fac. X X -X X 1 , di non av er
riscontrato differenza di sorta fra quella traduzione e il Comento
italiano della N idobeatina. A ll’ incontro il sig. W itte che pare ab­
bia an ch’esso esam inato questo Codice attesta esser la sola prim a
carta una vera traduzione del Comento di Jacopo della L a n a , ma
il rim anente contenere copiose aggiunte e correzioni fatte al dello
Comento. Il Codice, secondo lu i, com incia col Prologo : Q uamvis
investigabilis providentia . . . . che è quello del Comento latino
supposto di Jacopo d i D an te, poi viene il Prologo del Della L an a :
A d intelligenzia . . . . tradotto cosi : Unde in praemissis concludendo
hic proceditur ad dispositionem et intelligentiam hujus p raesentis come
diae sicut in talibus expositores u tu n tu r . . . . e la prim a chiosa : In
isto primo capitolo sicut dictum est supra demonstrat auctor disposi­
tionem . . . . Il Prologo del P u rgatorio che principia : H ic in parte
ista auctor vult dicere quodamodo in tendit tractare de meliori m ateria
et a ltiori postquam e x ivi t tenebras inferni . . . . è lo stesso del Comento
latino supposto di Jacopo d i Dante. La chiosa finale di qu e­
sta Cantica è sim ile a quella del Codice della Bodleiana.
Essendo stala la Biblioteca di G ian Vincenzo P in elli riu n ita , in
p arte a lm e n o , a ll' A m brosian a , è da credere che questo Codice sia
quello citato dal Salviati negli A vvertim en ti, ediz. di M ila n o ,

1809 , fac. 221-222, come appartenente ad esso erudito. Di che si

( 1) Il sig. T o rri e rrò attribuendo nella sua ediz. delle Lettere di Dan te ,
fac. 443, a questo Codice la data del 1341.
(2) Il sig. W itte per distrazione m ette il n.° 533.

�614

COMENTI STAM PATI DEL SECOLO X IV .

può aver certezza osservando so abbia in fro n te , come il Salviati
dice, la sottoscrizione che nel Codice di Parigi è in fine.
Sassi. Ilist. ty p o g r . M ediai., fac. -134.

X L V I. B e r g a m o , bellissim o Codice m em branaceo in fogl. scrit­
to noi 1402 e conservato in casa i conti Pedrocca G rum elli, conte­
nente il Poema di J&gt;ante con la traduzione Ialina del Comento di
Jacopo della Lana falla da Alberico da Rosciate, siccome indica una
sottoscrizione sim ile a quella dei Codici preced en ti. P rincipia nel­
l’inferno con duo Prologhi che com inciano cosi :
Iste liber in tres partes principales dividitur quarum prima appel
latur lnfernus et continet capita 34 . . . .
A d intelligentiam pra;sentis Comedite auctor subjicit quatuor. . . .
Dipoi la prim a chiosa:
H ic a u tem sic colligi potest ex verbis textus , quasi dicat, quod
quum fuer it adultus . . . .
E l’ ultim a :
Se disposuit ad virtutes fugatis vitiis, et in eos perseveravit toto
tempore vitae suae ; unde B . Ambrosius : egressus vitii v irlu tù opera
tur ingressum . E t hic est finis.
Indi la solita chiosa de paenis daemonum.
Il Prologo del P urgatorio com incia :
H ic incipit secunda pars comediae Dantis , quae in titulatur P ur
gato riu m , dequo Purgatorio quantum in scriptis reperii , ultra aequa
' dicit auctor, breviter subjicio.
Auctor in hac secunda parte tractare intendit de statu animarum
divisarum a corpore, quae sunt libera . . . .
L 'u ltim a chiosa :
et aviditate plenum , ad saliendum ad stellas, hoc est ad caelum ,
quod illustratur a stellis et sole, benignitate et omnipotentia creato
ris nostri, qui vivit et regnat per infinita seacula bencdiclus et glorio
su s.
Il Prologo del Paradiso com incia :
Gloria et divi lice in domo ejus, et justitia ejus manet in saecula saecu
lorum : in Psalmo. Sicut Domino Prophaeta testatur et auctoritas
p raedicta , in domo D ei. . . .
E la prim a chiosa :
Auctor in praesenti capitulo facit duas partes: in prim a ponit proae
m ium universale ad omnia capitula . . . .
E l’ ultim a :
Fecit eum recedere paulatim a dieta visione , tanquam ro ta , quae
leviter rotulatu r , qui vivit et regnat in saec.

�COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XIV.

615

Questo Codice è quel citalo dal Tiraboschi , t. V , fac. 3 1 3 , e
dal Vaerini negli Scrittori Bergamaschi, I. 78. Il Salvioni ( loco cit.
fac. 38) crede che questa copia sia stata fatta su ll’originale d i A l­
berico da Rosciate.
X L V II. B a rb e rin ia n a di Roma, Codice m em branaceo in fogl.,
term inato di scrivere da Pietro di E r fu r t il X marzo 1399 (1), con­
tenente il solo Comento del P arad iso . Si legge in line del Codice :
E xp licit commentus comedie Dantis alighieri de flor, compositus
per magistrum Iacobum de la lana.
E sotto :
H unc commentum totius hujus comedie composuit quidam dnus lacobus
de la lana bononiensis licentiatus in artibus et theologia qui fu it filius
fris philippi de la lana ordinis gaudentium et fec it in sermone vulgati
tusco et quia tale ydioma non est omnibus notum ideo ad utilitatem
volentiu studere in ipsa comedia tustuli de vulgari tusco in gram m ati­
cali sua litterarum ego albicus de rox. dictus in u troque iure peritus
pergamensis.
Rezzi, L e tte ra sui Comenti D anteschi della B a rb e rin ia n a , fac. 12-23

X L V III. * L a uren zia n a (Codici d i S . Croce, Banco X X III, n.°
169), P lut. X X V I S in ., n.° I I , Codice m em branaceo in fogl. pic­
colo del sec. X IV , di 308 ca rie , di bella lettera e buona conser­
vazione, con le iniziali colorite. Da parie del Canto X X III del Pa­
radiso in poi, il Codice pai o scritto da '2 mani diverse. È senza titolo
p re lim in a re , e il copista ha segnato in m argine le principali m a­
lerie del Comento. Questo Codice appartenne a Sebastiano de B u
cellis , frate fiorentino del sec. X V , e bibliotecario del Convento di
s. Croce a cui donò i propri mss. Si leggo sulla prim a carta : Iste
liber fu it ad usum Fratris Sebastiani de B ucellis, qui pertinet arma­
rio Conventus Sanctae Crucis de Florentia Ord. M in o ru m , Coment
um super Comoedias Dantis innom inatum , n.° 686 (2).
Q uesto Codice contiene una traduzione latina anonim a del Co­
m en to di Jacopo della L a n a , che m’ ò sem brala quella di Alberico
da Rosciate, p er il riscontro del principio de’ Prologhi in ciascuna
Cantica con quello del Codice di Bergamo.
In ferno. Prologo prim o. Liber iste in tres partes principales di­
viditur. Quorum prim a apellat ur Infernus et continet capitulla tre
ginta quatuor . . . .
(1) Il sig. W itt e scrisse per distrazione 1339.
(2) Cito questa annotazione sulla lede del Bandini, non avendola riscon­
trala sulla prim a c a rta , in cui soltanto si legge una noia di 13 linee relativa
al sito e alla divisione dell’Inferno.

�616

COMEN TI STAMPATI D EL SECOLO X IV .

Prologo secondo. A dintelligentiam autem sequentis comedie sive
m aterie libris sunt notando quatuor . . . .
P rim a chiosa. S icu t predictum est in hoc sequenti capilullo ponit
prohemium in quo describit disj&gt;o$itionem humani generis.
P u rg a to rio . P rologo. A uctor in hac parte tractare intendit de
statu anim aram a corporibus per mortem divisarum que sunl libere ab
infernali pena.
P rim a chiosa. A u ctor in prim a parte sui lib ri tractavit de mate­
ria infernali, hic intendit tractare de m ateria p u r g a to r i . . . .
Paradiso. Prologo. G loria et d ivitie in domo eius et ju s titia manet
in seculum secali in psalm o. S icu t propheta testa tu r et auctoritas pre
dicta in domo d e i . . . .
P rim a chiosa. A u ctor in presenti capitullo facit duas partes. In
prim a ponit prohemium universale ad omnia capitu lla . . . .

Si leggo in fino del Codice:
E x p lic it comtus comedie da n ti a de aligeriis de florencia compositus
per m agistru . . . . (1) qui dantus compilau it sua comedici sub ano
ànice i carnatiois m illo trecènto ano de rase m a rc i . Solle in ariete et
luna nona in libra, qui v ix diebz vig in ti duobz m illib z quingetis sex.
E x quibz diebz positi n otori anni 6 1 . et menses 7 . et dies 1 3 . intus
computato die m ortis. Item pót nota ri quod eius n atiu itas fu it. 1 2 6 0 .
die K al februarii. E t fina lr decessit i ciu itate rauene ano dnice incar­
nations. 1 3 2 1 . in die see crucis de mse septembris cuius aia p dei m iam
i pace quiescat. sepultus fuit in cemiterio frm minornm eiusdem ciu ita
tis in cuius tum ulo ad eius pptù a memoria hec carm ina sut dcscripla
videlicet

Inclita fama cuius universum p en etrat orbem .
D antus aligerii fiorenti genitus u rb e.
Conditor eloqui lum en decusque m usarum .
V ulnero seve necis stratu s ad sidera tendens.
Dom inicis annis te r septem m ille trecentis.
Sebtem bris ydibus presenti c la u d itu r au la.
E t nota quod liùc librù fect scribere nicolaus de rezzio i ciuitate pgi

(Perugi) miIlo trecento sexago sedò i d ictoe quitadecim a Deo gras amen.
Poi sotto:
Johanes F ilm s 9 dam (sic) V lrici ( 2 ) .
(1) Alcune parole furono cancellate, e si sostituirono toro da m ano più
recente quelle di B envenutum d a Imola.
(2) Il Meh us ( E s tr a tti m s., XI. 167) dice Johannes fllius conda che è
il copista-. Il Uaudini lesse A dam .

�COMENTI STAMPATI D EL SECOLO X IV .

617

Sopra duo carie lasciato bianche fra il Purgatorio e il P aradiso
si legge uno scrino in tito la to : hec ra d o incepta fu il M o c c d vj ad
inveniendam pascham prò quolibet anno.
Q uesto Comento fu attrib u ito a Benvenuto da Imola in grazia ,

come osservo in n o ta , di una giunta fatta da m ano posterio re, e
diversa da quella del copista. Il M ehus e il B an din i notano a n c h e
che solam ente circa il 1375 Benvenuto da Imola cominciò a spie­
g are la Div. Commedia , e che questo Comento diverso dal s u o ,
non contiene la sua D edicatoria al m archese d ’Este. A m bedue l’a t­
tribuiscono a Domenico B andini d’A rezzo, celebre gram m atico del
tem po. Il Dionisi ( De'Cod. F io r., fac. i h ) a fferm a che il Comento
del Paradiso è di due au to ri diversi.
Bandini, V. 468-470
Meh u s, V ita del T r a v e r s a v i, fac. CXXXV
CXXXV11 e CLXXX1I; — R agion, di L a p o da C astigl ionchio, Bologna, 1753,
fac. 152; — Catal. Cod. mss. S. C rucis, fac. 34-35; — E s tr a tti m ss., VI. 91,
444-159, e XI. 167-168; — Zaccaria, E xc u rs. litte r ., II. 109; — C asotti,
L ettere sulle opere del C a sa , Venezia, 1729, V. 421 ; — Dionisi, P re p .
s to r ., II 146.

X L IX . * L a u re n z ia n a , P lu t. X L II I, n .° V , Codice cartaceo
in 4. piccolo del sec. X I V , di 126 c a r te , di bella le tte ra , ma con
m olte a b b re v ia tu re , e in buona conservazione, eccetto alcuno
carte che m ancando in parte sono state racconciate con b ran i di
carta bianca. Contiene un Comento latino sul P urgatorio o il P a ra ­
diso, che è traduzione anonim a del Comento italiano di Jacopo della
L an a (1). Non ha tito lo , e solo sulla carta 43 in cui comincia il P a­
ra d iso , si legge : In noie ih u xpi et scror. Ani. In fine del Purgatorio
è la seguente sottoscrizione :
E x p lic iut glose sup. secuda cótica Comedie D antis Aldegherii de
Floretia .

Q uesta traduzione che non ha Prologhi nelle due Cantiche, co­
m incia nel P urgatorio con la prim a chiosa del prim o Canto :
Poetice loquitur ponens suum intellectum per modum n avic u lae; quae
se retro dim ictit locum navigatum . S ic est infernus.

Nel P aradiso il Comento principia col Prologo del prim o Canto :
A uctor d ivid it praesens capitulum in duas partes quorum prim a
est prohemium universale ad omnia capitu lla. A lia est principium par
tis consequtive . . . .
(1) Il Dionisi nella P re p a ra :, sto r., II. 145, parlando di questo Codice
scrive: Comento di Benvenuto la tin o , m a che p a r di due a n o n im i: a g ­
giunge nell’ Aneddoto V, fac. 108 : Aon è a mio g iudizio d i lu i nè d 'u n
solo s c r itto r e , perchè son due Comen ti totalm ente diversi.

�618

COMENT! STAM PATI D EL SECOLO X IV .

In fine del P u rg ato rio sono alcune note aggiunte sopra diversi
passi.
Questo Codice segnalo anticam ente n.° 8 9 , è probabilm ente
quello citato dal B aldinucci nelle N otizie de prof. di disegno, F i­
ren ze, 1681, in 4 ., Secolo I , fac. 12; e da u n ’antica num erazione
delle facce risulta che doveva essere intero.
Bandini, V. 205-206; — Montfaucon, Bibl. m s ., fac. 327.

L. T r iv u l z ia n a di M ilan o , n.° I I I , Codice cartaceo in fogl.
grande del sec. X V , contenente il Poem a di D an te , preceduto da
tre P rologhi latini che com inciano :
L iber iste d ivid itu r in tres partes principales . . . .
A i intelligentiam presentís Chomedie secundum quod expositores

in scientiis perutuntur quatuor sunt notanda . . . .
E ts i celestis et increati principis investigabalis providentia m orta­
les . . . .
I prim i due son traduzione de’ due Prologhi di Jacopo della L an a
sopra l’ in f e r n o , e il terzo è del Com ento supposto di Jacopo di

D ante. O ltre a ’ tre Prologhi stanno nel Codice alcune chioso
i prim i tre Canti del P aradiso.

sopra

Comento italiano conosciuto sotto il nome
dell’ Arcivescovo Visconti ( 1) .
Dissi sopra non essere il Comento italian o che si crede scritto
nel 1350 da sei eruditi italiani per ordine del V iscon ti, arcive
covo di M ilano, diverso da quello di Jacopo della L a n a , so si ec­
cettuino le differenze di com pilazione, massime nel Comento al
prim o Canto che prin cipia con un Prologo d iv e rs o , le cui p rim e
parole son queste : L a natu ra delle cose aromatiche. Credo dover
p orre adesso la descrizione di tre Codici noti di questo Comento.
L I. * L a u r e n z ia n a , P l ut. L X X X X S u p ., n.° CXV. 1, 2 e 3. (Co­
dici G a d d ia n i, 350 , 351 e 3 5 2 ) , Codice m em branaceo in 4. del
principio del sec. X V , composto di 3 v o l. in 4. di 157, 128 e 226
carte. È colle iniziali co lo rite, di bella lettera e ben con serv ato .
II prim o volum e senza niu n titolo com incia con u n Som m ario
de’Canti che com prende 6 c a rte , la prim a delle quali m anca : suc­
cedono due P ro lo g h i, e il prim o ha una inizialo d ip in ta. Da m ano
m oderna è stata in parte rifa tta una carta dim idiata in fine del
volum e, che term ina con la solita chiosa de p a en is demonum. I fl
fronte del secondo volum e si legge a ca ratte ri rossi : Incomincia la
(1) Vedi su questo Comento il Tiraboschi, t. V , pari. II., fac. 505.

�COMENTI STAMPATI D EI. SECOLO X IV .

619

sa pt. delpugatoro: questo volum e è m ancante fra le carie 4 , 33 e
3 5 (1 ). Il terzo volume preceduto da due Prologhi s’ in tito la : In ­
comincia la iija Comedia di dante decta Paradiso ; e term ina con
la seguente sottoscrizione: La soprascritta exposicione o vero postille
furono facte et composte per dui excellentissimi maestri in teologia et
per dui valentissimi filosofi et per due fiorentini et fuoro facte fare per
lo excellentissimo in christo patre mister johahni per la dio gratia arci­
vescovo di milano nelli anni Mcccl nella cita di milano II nomi de li
quali exponilori sono dipinti e storiati nella cancellaria del magnifico
signore misser bernabò lequali exposicioni furono extracte et cavate
dello libro del dicto misser larcivescovo lo qual libro è nella decta can­
cellaria incatenato in catene d'argento con moltissimi altri autori e vo­
lumi. Le quali per loro secondo che parve alii predetti exponitori fuoro
facte secondo lo intelletto dell' autore. Exposicioni esempio et argo­
mento opinione conclusione allegoria sentenlia o vero alcuno detto che
in questo è scritto intefa assennata se si conferma et assomiglia al senso
et al tenere della santa matre ecclesia romana approviamo et affer­
miamo si avenio per ben detto, se deviasse o vero contradicesse al pre­
detto senso e tenere della detta santa chiesa si avenio per vano et per
non ben detto tenendole s. chiesa come è detto i approviamo e vera­
mente crediamo in Dante fece questo libro nel 1300 e mori nel 1321 in
Ravenna.
A questa sottoscrizione succede il sim bolo di fede in ita lia n o ,
poi si legge :
E x p lic it liber Comedie dantis Algerij de Floretia Beo gras. Amen.
Il Dionisi (De'Cod. F io r., fac. 109) credette questo Comento fat­
tu ra di due com entatori d iv e rsi. Il Mehus ( Vita del Traversari,
l'ac. 137 e 180) tenne che Jacopo della Lana e il Petrarca fossero
tr a i sei scrittori.
Bandini, V. 390-392; — C a ta l.m s . dell’eredità G addi; — Ediz. di M i­
lano, 18 4, P re fa z io n e , fac. XVIII;— Rosini, L e tte ra al C arm igna n i, A p ­
pendice , fac. X e XIII.
L I I . * L a u r e n z ia n a , P lu t. X L , n.° I , Codice in foglio, parlo
m em branaceo e parte cartaceo &gt; scritto nel 1456, contenènte il le­
sto del Poema col Comento italiano sum m entovato. Il M ehus d e­
scrivendo questo Codice negli E straili m ss., X I. 1 7 6 -1 7 8 , dice: è
di Jacopo della Lana.

(1)
Il Prologo del Purgatorio non è , come dice il B a n d in i, m utilo in
principio, ma incomincia nell’ ultima caria verso del prim o volume.

/

�620

COMENTI STAM PATI D EL SECOLO X IV .

L III. P a dova ( B ibl. del Sem inario d i ) , n.° L X V II. dei Codici
P a ta vin i, Codice m em branaceo in fogl. del sec. X V , contenente il
Poema di Dante con un Comento che principia col Prologo, La na­
tura delle cose aro m a tich e ............conform e, secondo 1’ ab. V iviani
(ediz. d ’ U dine, t. I , fac. X X III) a quello del Codice p recedente.
II Viviani nota an che esser esso conforme a quello im presso n ella
Vindeliniana , purché si eccettui qualche picciola varietà in alcu n i
v ocaboli, e nella o rto g ra fia, e specialm ente il Comento del prim o
canto dell’ Inferno.
Citerò più avanti parecchi Codici che cominciano col Proem io
L a natura delle cose aromatiche , contenenti Y O ttim o , con un testo
diverso ne’prim i q uattro Canti dell’ Inferno.

7C
3 om ento detto l’ O ttim o.
Questo Comento is quello che i D e p u ta ti , re i Proemio delle loro
A nnotazioni sopra'l Decamerone , chiam arono ora il buono o ra l’a u ­
lico comentatore. A vendone lungam ente parlato nella precedente dis­
sertazione, mi contenterò aggiungere che il D im isi sospettò fosse di
M ichino da M e zza n o , canonico di R avenna e amico del P etrarca ,
m a senza recare nessuna prova a conferm a di questa c o n g e ttu ra .
Questo lesto di lingua consultato dai vocabolaristi della C ru sca ,
fu pubblicato nel 1827 p er cura del sig. Alessandro T orri di V e­
rona , col titolo seguente :

* L ’O ttim o Com m ento della Divina C o m m e­
dia , testo inedito d ’ un contem poraneo di D an­
te , citato dagli Accademici della Crusca. P is a ,
N ic . C a p u rro , 182,7—1 8 2 9 , 3 v o l . in 8. di
X I V - 6 4 9 , 621 e 779 fac.
Q uesta pubblicazione col testo nell’ alto delle facce (Vedi la fac.
1 6 6 ) , fu eseguita sul Codice della L a u re n zia n a , P lu t. X L , n .°
X IX , per copia trasc ritta da Bartolommeo F oliini e collazionata
dal canonico B e n c in i , allora sottobibliotecario della L au ren zia­
na (1). Il Comento del Paradiso fu rivisto sul Codice della m ede­
sim a Biblioteca , P lu t. X L , n.° I I , che h a som m inistralo all’ed i­
tore alcune Aggiunte collocato in fine de’Canti X X V III, a X X X III
e alcune correzioni poste a piè di pagina con num eri progressivi.
(1) Questa copia è adesso nella B ibl. Comunale di V erona, cui la donò
il sig. Torri.

�COMENTI STAMPATI DEL SECOLO X IV .

621

Va con questa pubblicazione un ritra ilo di D ante disegnato da
Stefano Tofanelli e inciso da Raffaello M orghen, un fac-sim ile del
dipinto del Duomo di F iren ze, falsam ente attrib u ito a ll’ Orgagna ,
come dim ostrai alla fac. 332, e una veduta della Torre della Fame.

Ogni volum e com prende u n a Cantica ed è accom pagnato: 1.° da
u n 'Appendice delle lezioni va ria n ti del Codice d e ll O ttim o adottate
nella stampa , e d i altre che ora si propongono, aggiuntevi Osserva­
zion i e N ote rig u a rd a n ti alcuni passi del Codice medesimo, rip o rta ti
differentemente nel Vocabolario della Crusca. P arecchie di questo
emendazioni furono partecipale all’editore dai sigg. Carlo W itte e
L u igi M u z z i; 2.° da u n Indice delle voci dell' O ttim o Commento alla
D iv. C o m ., registrale nel Vocabolario della Crusca. Aggiungonsi di­
stinte con asterisco le voci e maniere d i dire che si propongono da regi­
strarsi. Questo Indice venne compilato dal sig. L u igi M u z z i nell’in ­
fern o , e dal sig. Paolo Zanotto di V erona nello altre due Canti­

che (1).
La pubblicazione del sig. T o rri diede occasiono alle seguenti
osservazioni critiche :
Saggio d i G . I I . Piccioli a ll’ O ttim o Commento della D iv. Com­
media. F ire n ze , tipogr. a ll’ insegna di D an te, 1 8 3 0 , in 8. di 53

fac. Di quest’opuscolo esistono esem plari in carta v elina.
Risposta di Alessandro T orri alle osservazioni del sign. G. R . P ic­
cioli all'O ttim o Commento d i D ante. P isa , 1830, in 8. di 12 fac.
Im pressione a p arte dol Nuovo G iorn. de'lelter. di P is a , X X . 5 3 -7 3 .
Risposta di G . I I . P iccioli a l sign. Aless. T o rri. F iren ze, Paga­

n i , 1830, in 8. Il sig. Filippo Scolari diede ragguaglio di qu e­
st’opuscolo nel G iorn. delle P rov. Venete, X V III. 292.
O sservazioni intorno ad uno scritto di G . B . Piccioli a ll’ Ottim o
Commento d i Uante. Articolo inserito nel 1831 nel Poligrafo di V e­

rona , V II. 461-464.
F u inoltro p arlalo della pubblicazione del sig. T orri nelle col­
lezioni letterarie seguenti: A ntologia di F iren ze, X X X V . 122-125;
(1)
Se si dee stare all'alb. Manuzzi ( Vocab. lta l ., IV. 1963,) quest’indice
è mollo imperfetto. Il sig. W itte cita alla fac. 7 della D issertazione surrife­
rita un altro In d ice , partecipatogli nel 1826 dal prof. D aniele F rancescani
di Padova. Ecco il titolo di questo lavoro inedito, tal quale vien da esso ri­
portato : Indice delle v o c i, alle Quali nel Vocabolario della C rusca delta
Quarta ed u ltim a edizione originale inco n tra si citato il Comento ossia
Comentatore di D ante ; e stra tto dall’ i ndice sim ilm ente fa tto p e r tu tti
t testi di lingua, dal vivente P a tr iz io Veneto A lvise M ocenigo, figlio che
fu del Doge.

�622

COMENTI STAMPATI D EL SECOLO XIV.

— B ibl. Ita l. di M ilano , L V I. 305-307 ; — Giorn. delle P ro v.
Venete, X V II. 2 8 0 -2 8 3 , a r tic. di Filippo S co la ri; — Il Ricoglitore
di M ilano, 1830, fac. 7 4 -7 6 , artic. di L. M u z z i ; — Memorie di M o­
d e n a , X V I. 5 8 4 -6 0 2 , a r tic. di M. A. I’. ( M arc' Antonio P a r e n ti );
— The N orth American Review di Boston, X X X V III. 5 0 6 -5 3 6 ;
— G iorn. Arcadi, di R om a, X X X . 2 4 2 -2 4 3 , articolo di S. B. (S a l­
vatore Betti ) .
Si annunzia u n a nuova edizione dell’ O ttim o riveduta so p ra
m olti C odici, ed apparecchiata dal sig. Francesco C erotti sotto b i
bliotecario della C orsiniana, che farà p arte di u n a collezione d i
antichi Testi d i lingua pubblicata a Roma dal sig. O ttavio G ig li.
L’enum erazione de’Codici in cui ho riscontrato nell' in tero o in
p arte il Comento dell’ O ttim o , è questa.
I. * L a u ren z ia n a , P lu t. X L , n.° X IX , Codice m em branaceo in
fogl. g rande del sec. X IV , contenente tutto il Poem a di D an te
col Comento dell’ O ttim o che l’ atto rn ia. Q uesto è , come ho g ià
detto, il testo seguito dal sig. T orri per la sua edizione, e lo a v e ­
vano c insultato p rim a di lui gli editori dell’ Ancora per le loro A n ­
notazioni a lla D iv. Com. E di esso si servirono gli Accademici d e lla
Crusca , per il loro Vocabolario, nelle ultim e edizioni alm eno ( l) .
Il sig. T orri disse unico questo Codice, guardando forse alla sua
integrità ; pure ve ne sono altri due ugualm ente in te r i, m a con
qualche cam biam ento che ora in d ic h e rò .
I I . * R ic c a rd ia n a , d.° 1004 (antic. n .° 2 3 9 ), Codice m e m b ra ­
naceo in fogl. scritto nel 1426, contenente il testo del Poem a d i
D ante attorniato da un Comento italiano che è dell’ O ttim o , m a
con differenze non avvertite finora. Avendo collazionato la lozione
di questo Codice con quella del testo im presso dal sig. T o r r i , h o
riscontralo quanto alla Cantica dell’ In fe rn o , che il Comento d ei
p rim i q u attro Canti era del tutto diverso, e quello degli a ltr i, b e n ­
ché conform e a ll’ O ttim o , offre una com pilazione talvolta differen ­
te , ora più larga ora più stretta. Questo Comento dell’ In fern o h a
un Prologo che com incia :

( 1) Si trova nella M agl iabechiana, Patch, l i , n.&gt; M i , m e 113
VII, n.i 808 e 807 ) , una copia dell'Ot timo lan a laro dal B iscioni nel se c o lo
passalo, e proveniente dalla sua Biblioteca (Cai. ms., n.° 352); com ponesi di
3 v o l. in fogl. di 332, 324 e 372 facce. Le Cantiche dell’inferno e del Purga­
torio furono copiate sul Codice L a u r e n z ia n o , Plut. XL, n.« XIX, e q u e lla
del Paradiso sul Codice Plut. X L, n.o 11 della Biblioteca medesima.

�COMENTI STAMPATI D EL SECOLO X IV .

623

D ividesi questa prim a parte principalmente in due p a r t i. N ella
prim a parte dim ostra l'autore come egli d a l peso d i gra vi v itti im pe­
dito in questa vita che è valle d i m iseria . . . . (1)

Poi la p rim a chiosa :
In questo e nel seguente capitolo come detto fa prohemio et mostra sua
dispositione si come d'essere del tempo . . . .
che è quella del Comento di Jacopo della L ana , il quale si riscon­

tr a , alm eno in p a rte , in questi prim i q u attro Canti dell’ in fe rn o .
Nel P urgatorio il Comento de’ Canti I a VI è in parte diverso , e
quello de’Cauti X X V a XXIX. quasi del tu tto (2). Conforme all’O t
timo è il Com ento al P aradiso.
Già osservai che la differenza riscontrata in questo Codice per
i prim i sei Canti del Purgatorio era notabile p er ciò che, essendo il
Comento de’ prim i sette Canti di questa Cantica nel testo stam pato
letteralm ente lo stesso di quello di Jacopo della L a n a , si poteva
forse conchiudere che il Codice della L a u ren zia n a , P lu t. X L , n .°
X IX ,
non contiene l’opera originale dell’ O ttim o , rispetto alm eno
alla Cantica del P urgatorio.
Gli editori dell’ Ancora si servirono anche di questo Codice p er
le Annotazioni a lla D iv. Com. Il sig. Taeff e nel Comment on the D i­
vine Comedy (L ondra , 1822, fac. 197 ) crede che questo Codice
contenga il testo dell’ O ttim o affatto com pleto e in u n ’ edizione più
b e l la , m a n o n h a avvertite le differenze esistenti fra esso e quello
della L au ren zian a, P lu t. X L , n.° X IX .
III.
* M a g l i a b e c h i a n a , P alch . I , n.° 31 (c l. V I I , n.° 131 ) ,
p roveniente dalla S tr o z z ia n a , n.° 1415, Codice cartaceo in foglio,
scritto nel 1467, che contiene il Poem a di D ante e dopo un Comento
italiano di m ano d iv ersa, com inciando dal Canio X X X III dell’ In ­
ferno. Il Comento è dell’ O ttim o , ma con le differenze riscontrato
nel Codice R iccardiano sum m entovato. Vi h a inoltre un prim o
Proemio che com incia : L a natura delle cose aromatiche . . . . (3) si­
mile a quello che precede il Comento detto dell’arcivescovo Visconti.

(1) Osserverò che questo Prologo comincia come quello del Gonion!o
latino su p p o sto di Jacopo di D ante.
( 2 ) S’incontrano anche in questi nuovi passi diversi dal testo stampalo
m olte rem iniscenze, e spesso brani letterali del Comento di Jacopo della
Lana.
(3) il sig. W itte crede questo prologo la primitiva e vera prefazione del
primo Cauto dell’Ottim o.

�624

COMENTI STAM PATI D EL SECOLO X IV .
I

II Comento term ina con u n a dichiarazione conform e a quella del
Codice L au ren zian o , P lut. X L , n.° II.
IV . * M a g l i a b e c h i a n a ( Codici d i S . M a r c o , n.° 219 ) , Codice
cartaceo in fogl. della fino del sec. X I V , di bella lettera e b en
conse rv a to , contenente nelle car. 1-201 un Comento italiano s u l­
l ’in fern o , che è dell’ O ttim o , e letteralm ente sim ile al testo stam ­
pato dal sig. T o r r i , m a preceduto da due Proem ii prelim in ari che
non sono in questo, e com inciano cosi :
Intendendo d i sponere le oscuritadi che sono in questo libro in ti­
tolato Comedia composta per dante A lleghieri e narrare le storie e le
favole della presente della presente opera . . . E prim a secondo che
fauole sponitori nelle scienzie sono da includere quattro cose. La p r i­
m a c la m ateria o vero subgetto a lla presente o p e ra . L a seconda la
form a.
Questa prim a parie della Comedia la quale è delta inferno con­
tiene in se x x x i i i j capitoli de qu ali nel prim o e nel secondo prohem
iz z a a questa opera . . . .
Questi due Prologhi sono di Jacopo della L ana con un a diversa
com pilazione. Il M ehus parlando di questo Codice negli E str a tti
m ss. ( V. 1 8 4 , V II. 160 , X I. 103 e 164) dice dell’ O ttim o il Co­

ntento in esso contenuto, e affatto conform e al Codice cl. V I I , n.o
154 della M agliabechiana , senonchè il Codice di S . M arco è p iù
corretto e copioso . Aggiunge esservi citate lo chiose sopra D ante
di ser G razialo B ambagioli e Accorso B onfantini.
Si legge sopra u n a carta m em branacea verso in principio del
Codice: 274 de 27 banco ex parte occidentis . E t est conventus sancti
M arcj de florentia ordinis predicatorum . Quod habuit a Reverendo
padre fra tre B enedicto Dominici de florentia eiusdem ordinis et eius
dem convent us.
M ehus, V ita del T r a v e r s a r i, fac. CXXXVII e OLII.

V. * M a g l i a b e c h i a n a , P alch. I , n.° 46 (c l. V I I , n.° 154)
Codice cartaceo in fogl. della fine del sec. X IV , contenente la Can­
tica dell’in fern o con un Comento italiano che è dell’ O ttim o e con­
form e al testo stam p ato , se si eccettui che co m in cia, come nel Co­
dice di S . M arco, con due Proem ii che non sono nel testo stam pato.
Mehus, V ita del T r a v e r s a r i, fac. CLXXX; E s tr a tti m ss., V. 1 8 4 , e
VII. 160.

V I. * M a g l i a b e c h i a n a , P alch. I , n.° 48 ( cl. V I I , n .° 1230 ) ,
proveniente dall’ Accademia della C ru sca , n.° 3 6 , Codice c a r ta ­
ceo in fogl. della fine del sec. X IV , di bella lettera 0 in b u o n a

�COMENT I STAM PATI D EL SECOLO X IV .

625

conservazione sebbene un p o 'tarla to , contenente un Comento italia­
no sopra f Inferno che 6 dell’15utmo. Ila p eraltro le differenze che
si riscontrano nel Codice della M agliabechiana , P alch. I , n.° 31 f
mentovato sotto il n.° I I I . È composto di 227 c a rte , e so p ra 1’ u l­
tim a verso si vede u n a gran figura divisa in cerchi : il più gran d e
reca i nom i de’ segni dello zodiaco, e gli altri quelli degli an g e li,
de’ vizi 0 delle v irtù . A pparisce da due annotazioni che questo Co­
dice e ra nel secolo XV di P etri G u idetti, e nel X V II di F ilippo d'A n­
tonio del M igliore.

V II.
* R ic c a r d ia n a , n.° 1023 ( 0 . II. n .° I II ) , Codice carta­
ceo in fogl. della seconda m età del sec. X IV , di bella lettera in ca­
ratteri to n d i, ben conservalo, m a m ancante di alcune c a rie , con
i titoli rossi e le iniziali colorite. È composto di 171 c a r ie , e con­
tiene senza titolo p relim in are un Com ento italiano sopra l’In fern o
che è dell’ O ttim o , m a con u n Comento diverso ne’ prim i q u attro
C a n ti, come nel Codice precedente. In o ltre alcuni P roem ii de’Can­
ti sono diversi, e talvolta la com pilazione delle chiose è stata va­
ria ta e r is tr e tta . Sulla prim a ca rta il copista pose una tavola delle
p rim e parole del Comento ad ogni C anto. In to rn o a u n a grande
iniziale o rn ata a penna sulla seconda ca rta si legge a lettere m aiu­
scole: Gregorius S ta g i me sc r ip sit, e in line del Codice la seguente
sottoscrizione :
Finisce la chiosa delpimo libro della Commedia di dante . . . .
E x p lic it ano M c cclx x x sc rittu s.
Mehus, a s tr a tti mss., XI. 203. Egli dice per ¡sbaglio il Comento di Jaco­
po detta Lana ; — Catal. del L am i, lac. 21 ; — I m e n i, della R iccard., fac. 24.

V II I . * RICCARDIANA , n.° 1038 (O . I. n.° X X ) , Codice c a rta ­
ceo in fogl. del sec. X V , contenente tu tto il Poema di D ante,
con annotazioni m arginali tolte dal Com ento dell’ O ttim o , che non
vanno oltre al Canto X X X III dell’ I n fe rn o . Nelle prim e undici
carte il copista ha trascritto Ire P ro lo g h i , uno per ciascuna Canti­
ca , che com inciano :
Inferno. Dante poeta sovrano gloria della lingua latina . . . . È
quello che nel n.° 1036 della R iccardiana viene attrib u ito al P e ­
tra rca , o fu stam pato in fronte della N idobeatina.
P urgatorio. Perchè nella p rim a C antica è stato toccato quello che
s'appartiene in principio delli a u to r i . . . . E quello del B u ti.
P aradiso. Poiché i autore ha tra tta to delle due preterite p a r ti d i
questo libro . . . . È quello dell O ttim o .
IX.
* L a ure n z ia n a ( Cadici della S S . A n n u n zia ta , n.° 25), Co­

dice cartaceo in fogl. piccolo del sec. X V , ben conservalo, ma di
40

�6-26

COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XIV.

lettera assai difficile. È composto di l i 2 c a rte , e si legge a piè
della prim a : Di Domenico di Guido M e liin i. ma hoggi di Andrea
d'Antonio Andreini. Questo Codice che non p ar finito di sc riv e re, o
è m ancante in fin e , contiene un Comenti) italian o sopra l’ In fe rn o
e sul prim o Canto del P urgatorio , il quale è dell’ Ottimo , m a con
le differenze notate nel Codice della M agliabechiana, P alch. 1, n.°
3 1 , registrato sotto il n.° I I I . Sopra una ca rta bianca recto e verso
in principio del Codice sono le tre annotazioni s e g u e n ti, la p rim a
delle q u a li, di mano più m o d ern a, m ’ è sem b rata della sc rittu ra
del Magliabechi :
In questo ms. si contiene un Comento di Dante sopra tutto l' I n ­
ferno e sopra il primo canto del Purgatorio ; pare scritto dopo il 1450.
L 'autore come si nota al principio della pagina seguente fu contempo­
raneo di Dante. 1 quali luoghi ivi accennali fanno conoscere che questo
comentatore è quello lodato da' deputati sotto nome di comentatore a n ­
tico. Il luogo è questo a c. 6 4 : Cadde la notte del diluvio di iiij di
N ovem bre 1333 anno prossim o passalo. I l passo che citano i depu­
ta li non ha del diluvio.
I l Comento sopra lo Inferno di Dante aldighierj senza nome dello
autor, fatto nel 1334 come si vede in questo a c. 64. da persona che
dice haver parlato con Dante, e domandatolo di alcune cose. E t a c. 49.
Puossi ragionevolmente credere, et io lo credo, che quelli sei i quali
comentarono la Comedia di Dante a richiesta e perordine dell' Arcive­
scovo di M ilano , vedessero e leggessero gli scrini del presente non ino­
minato comentatore ; e da loro forse chiosatore appellato: poiché ragio­
nando nel loro Proemio di Dante usano le parole proprie le quali a
quello si leggono . . . .
Sotto l’ ultim o annotatore ha trascritto la sottoscrizione posta
in fine del Codice della L aurenziana , P lu t. XC , n.° CXV , che
contiene il Comento Visconti. Il Codice della S S . A nnunziala ven­
n e m entovato dal Dionisi nell’ Aneddoto V , fac. 128.
X.
B i bl . d e l s i g . L i b r i a P a r ig i, Codice m em branaceo in fogl.
della fine del sec. X IV , proveniente dalla ricca collezione del m a r­
chese Pucci di F ire n ze . Contiene il testo dell’ Inferno e del P u rg a­
torio con un Comento italiano che è dell’ Ottimo. Questo Codice 6
il citato dal sig. W itte n ell’Antologia (n.° 128, fac. 151-152), e può
secondo lui esser molto utile a correggere gli e rro ri del testo della
Laurenziana seguito dal sig. Torri. Si legge in fino del Codice l 'a n ­
notazione se g u e n te , m a di m ano m oderna :
Quando fu it compositum hoc Commentum? Cod. a carte 42. X V II.
m artii M C C C X X X III. Quis fuit auctor com m enti, qui vidit et

�COMENTI STAM PATI DEL SECOLO X IV .

627

alloquitus est Dantem ? Cod. a carte 29. F uit cancellarius de Bono
n ia .

P aro che l’autore di questa annotazione avendo visto citato Ser
Grazialo Bambagioli nella chiosa al verso 91 del Canio X III dell'
In fe rn o , concludesse dover esser di lu i tutto il Comento. Lochè
è m anifestam ente falso come dim ostrerò altrove.
X I. * L a u re n z ia n a , P lu t. XC. S u p ., n.° C X IX ( Codici G ad
d ia n i, n.° 558 ) , Codice cartaceo in fogl. del sec. X IV , contenente
un Comento senza titolo alla Cantica del P u rg a to rio , che ne’Canti
I
composto di 109 carte a due colonne, di bella lettera
a caratteri to n d i, ina al p a re r del B an d in i m al com pilato in v ari
lu o g h i, in buona conservazione fuorché nella t 7 . a carta che è di
m id iata. Si legge infine :
E x p lic iu n t expositioes siue Glose sup sca Cantica Comedie dantis
deo gratias A m .

E sotto di m ano diversa :
Iste Liber est J u lia n ij Tomasi G u c c i . . . . p p li sancti p etri maio
ris de flor.
Il B andini descrivendo questo Codice ( V. 395-396 ) dice per
¡sbaglio che è m ancante del Prologo.
M ehus, Vita del T r a v e r s a r i, fac. CLXXXI e CCLX.

X II. * L a u r e n z ia n a ( Codici S tr o zzia n i, n.° C L X V III), Codice
cartaceo in fogl. del sec. X IV , contenente il lesto della Cantica del
P urgatorio col Comento dell’ O ttim o sopra i prim i 22 C a n ti, come
nel Codice precedente.
X II I . * L a u r e n z ia n a , P lu t. XC S u p ., n.° CX X IV [Codici G ad
d ia n i) , Codice cartaceo in fogl. grande scritto nel 1466, contenente
il testo del Poem a con un Com ento ita lia n o , che nelle ultim e due
Cantiche (2) è dell’ O ttim o , senonchè nel P urgatorio il Comento
de’Canti X X II a X X X III è di Jacopo della L a n a , e nel Paradiso il
Com ento de’Canti X X IX a X X X III procede d iv e rso , alm eno in
p a rte , dal lesto stam pato, e mi p are an ch ’ esso di Jacopo della L a ­
n a . Il Codice term ina con una dichiarazione di fedo che com incia:
L asopradetta exposizione o vero postille oe schripto secondo che ame
meno intendente pare che fosse lo intelletto dello a u to re . . . . la quale

si riscontra in fine di parecchi Codici contenenti il Com ento di
( 1) Il Dionisi nell ’ Aneddoto V , fac. 109, osservò che questo Comento
era di due diversi a u to ri, ma senza dire i loro nomi.
(2) 11 Comento dell' Inferno è il F also Boccaccio.

�628

COMENTI STAM PATI DEL SECOLO X IV .

Jacopo della L a n a , o m assim e nel Codice Mediceo P alatino, n.°
L X X IV della L a urenziana. Sotto a questa dichiarazione si legge :
E xplicit gloxe fce sup. terzia comedia dantis allegherij F lorentini
q dicit paradisum et scriptus Stefano dinicholo fabrinj q.° di x x iiij di
giugno 1467 il dj del glorioso m. santo gouannj batista.
S ull’ ultim a carta verso il copista h a trascritto una sposizione
della lupa col titolo in inchiostro rosso che com incia: Perocché lau
tore a fatto menzione di quella lupa la quale è figurata per i avari
zia . . .
Il Dionisi parlando di questo Codice nell’ Aneddoto V , fac. 11 0 ,
dico che il Comento in esso contenuto non racchiude n u lla di nuo­
vo. E p p u re ò u n m isto di tre de’m igliori in te rp re ti antichi dell’Ali­
g hieri.
X IV .
* M a g l i a b e c h i a n a , P alch. I , n.° 49 (cl. V I I , n.° 1 5 6 ),
Codice cartaceo in fo g l., di 12-2 car. a duo co lo n n e, di bella lettera
e b e n co n serv ato , scritto nel 1 3 9 3 , contenente u n Comento ita ­
lian o affatto sim ile al p rec ed en te, vale a d ire che il Comento d e l
l ’Inferno è del Falso Boccaccio, i Canti I a X X I del P u rg ato rio e il
P arad iso sono dell’ O ttim o, e i Canti X X II a X X X del P u rg ato rio
appartengono a Jacopo della Lana. Soltanto noterò che nel Com ento
d el P aradiso si riscontrano le Aggiunte all’ O ttim o, p ubblicate dal
sig. Torri sul Codice P lu t. X L , n.° II. della L aurenziana. Q uesto
C odice, che e ra de’ mss. della Crusca ( n.° 6 ) riu n iti nel 1783 a lla
M agliabechiana, com incia con una sorta di Tavola delle m aterie
che com prende 7 c a rte , sebbene 1’ ultim a sia n u m erata col n.° 6.
N ell’ alto della ca rta 68 , in cui principia il Comento del P a ra d iso ,
si legge :
A l nome didio ame et della Vgne madre madonna sta maria e di
tu tti suoi benedettj santj ann dni m c c c lx x x x iii die p .° més novembr. q
comincia ladispositione del primo libro didante aliggieri difirenze. . .
Il Codice te rm in a con u n a dichiarazione di fede parim en te si­
m ile a quella del Codice p re c e d e n te , seguita da un a ltra in versi
che com incia: Credo in una santa trin ita d e. . . . Succedono i Ca­
pitoli di Jacopo di D ante 0 di Bosone da G ubbio , poi u n ’ an n o ta­
zione , sia del c o p ista , sia del co m en ta to re, concernente a ’ versi
100 a 105 del Canto II dell’ Inferno.
I l M ehus ( Vita del T raversari, fac. C L X X X I ) attrib u isce il
Comento di questo Codice a Jacopo della Lana , m a sbaglia come
sopra ho detto , perchè di lui sono solam ente i Canti X X II a
X X X III del P urgatorio.
Antologia, XLIV. 25.

�O M E N T I STAM PATI D EL SECOLO X IV .
C

629

X V . * R ic c a r d ia n a , n.° 1002 ( 0 . I. n .° X V I ) , Codice carta­
ceo in fogl. ilei sec. X V , contenente 1111 Comento italiano in cui sta
intercalato il Poe ma III D an te . Una nota del Biscioni a piè della
carta del titolo dice :
N ota che una parte d i questo comento , cioè d a l principio del P u r­
gatorio »ino a parte del canto X X I , e tutto il P aradiso, è l'istesso che
dagli Accademici della Crusca si chiama i Ottim o.

Il M ehus dopo aver citato questa annotazione negli E str a tti
m s s ., X I. 170, aggiunge:
Certo è che sopra i Inferno non è l’ O ttim o , perché a l Canto X I
dice di Federigo: Fu ebollii cheffe d issotterrare lossa di Papa Boni­
facio e gittalle via.
Io
darò com pim ento alle indicazioni del Biscioni e del Mehus
osservando che il Comento dell’ Inferno è il Falso Boccaccio, quello
d e'C an ti X X II a X X X del P u rgatorio di Jacopo della Lana , corno
p ure quello de’Canti X X IX a X X X II l del P aradiso. Il Rosini (Let­
tera a l C arm ignani, A ppendice, fac. IX ) errò dicendo che il Co­
m ento di questo Codice dal X X I (canto ) del Purgatorio a tu tto i l
P aradiso è sim ile a l i O ttim o degli Accademici.

X V I. V a t ic a n a (n.° 4 7 7 6 ), Codice m em branaceo in fogl. della
fine del sec. X IV , contenente il Poema di D ante con un Comento
italiano che ne Canti I a X X I del P urgatorio e nella Cantica del
Paradiso è l ' O ttim o . Il Comento dell’Inferno e quello de’ Canti
X X II a X X X III del Purgatorio ap partiene a Jacopo della Lana (1).
Nel Paradiso com incia :
Antimessa la generale divisione d i questa terza cantica distinta per
x x x ii j. capitoli è da venire a lla divisione del presente primo capitolo.
Lo quale ae ij prin cipali p a rti. L ' una è proemio universale a tu tta la
cantica: l'a ltra è principio della parte executiva . . . .

E finisce :
E per questa parola può comprendere il nodo della edificazione d i
questa opera che dice che per virtù d i sua fantasia a lla quale qui non la
volglia ma il potere manca : e però chelli non poteva più più non volle
d ire, sicché dio che è motore d i tucte le cose e del sole e delle stelle mosse

(1)
Sono debitore di un'accurata descrizione di questo Codice alla cor­
tesia del sig. Francesco C erotti sottobibliotecario della C orsiniana ; e se ho
potuto ferm are il mio giudizio sopra gli autori di questo C om ento, ne ho
l’obbligo alla gentilezza di esso che volle parteciparm i le chiose iniziali e fi­
nali di parecchi Canti in ogni Cantica. Nondimeno sarebbe bene fare le op­
portune verificazioni.

�630

CODIENTI STAM PATI D EL SECOLO X IV .

illu i il potere il volere elsapere a una hora sicome una rota ugual
mente mossa.
Si riscontra sotto nella colonna sinistra la dichiarazione del Co­
ntentatore Intenda chiunque. . . . come nel Codice P lu t. X L , n.° II,
poi a fronte nella colonna d iritta :
Finite le chiose accolte e compilate p A . L . N . F. sopra la come
dia di dante alleghieri della cittade di firenze ad honure e laude di
dio. Amen.
X V II.
* L aurenzi ina , P lu t. X L , n.° I I , Codice m em branaceo
in fogl. del sec. X IV , contenente il lesto del Poem a di D ante con
u n Comento latino nelle p rim e due C antich e, e il Comento italiano
deirO /fim o nel P aradiso. I n fine del Poem a si legge la seguente sot­
toscrizione :
Andrea Ju sti de Vulteris qué scripsi et compleui i C iuitate Ca­
stelli. Ano dni M ° ccc° lx x ° . Inditione x* (1).
Una seconda soscriziono in m argine subito sotto a ll’ ultim a
chiosa dico :
Scripte et copie te p me Andream Ju sti de Vult. in Cimiate Ca­
stelli. Aiio dhi m .° ccc l x x . a Ind. v iij.a die vj. Nouembr.
Q uesta sottoscrizione mosse il M ehus ( Vita del Tra versa ri, fac.
C L X X X V II) ad a ttrib u ire il Comento del Paradiso a Andrea Ju sti
de Vulterris, letterato amico di Coluccio S a lu ta li. Credo la voce
complete, come piacque intendere al Mehu s, non significhi elio, A n
drea Ju sti de Vulterris abbia com pletato il Comento aggiungendo
quello del P aradiso, m a solam ente che ab b ia com pletato questo Co
m en to ; e mi fa forza l’au to rità del sig. Torri, il quale avendo con­
sultalo questo Codice per la sua edizione , vi ha riscontrato delle
nuovo chiose eh’ egli h a pubblicale col titolo di Appendici. O sser­
verò più innanzi parlando del Comento latino delle prim e due Can­
tic h e , che questo pu re contiene aggiunte le quali sono fattura di
Andrea J u s ti. Cosi è chiaro che questo Codice contiene il Comento
dell’ Ottimo sopra il Paradiso , sim ile al Codice completo della
L a urenziana, eccetto le Aggiunte di Andrea Justi. T erm in a con que­
sta dichiarazione :
Intenda chiunque legge che lautore nel testo poetiçça et finge et la
chiosa similémte spone tal poesia. S i che in guato exempli argomti
oppinioni allegorie sententie o detti si riformano al tener di santa

(1) Spiegherò nel §. dei C om odi in editi donde proviene la differenza
che esiste nell’ Inditione di queste due soscrizioni.

�COMENTI STAMPATI D EL SECOLO X IV .

631

chiesa sta bene. In a ltra guisa sieno rep u ta ti sicom sieno expositioni
d i poetici detti et argomti sopra poetici versi in du rti.

X V II I .* L a u r e n z ia n a , P lut. X L II, n . ° X V I, Codice in 4. parto
m em branaceo e parie cartaceo , scritto nel 1434, contenente il te­
sto del Paradiso con tre C o m en ti, uno de’quali è dell’ O t timo. T er­
m ina con u n a dichiarazione letteralm ente sim ile a quella del Co­
dice precedente» Nelle carte 8 a 12 del Codice il copista h a tr a ­
scritto i P roem ii de’ prim i 22 C anti, quanto agli altri rim an d a con
u n a nota alla car. 136.
X IX . * L a u r e n z ia n a ( Codici S tr o z z ia n i, n.° C L X ), Codice c a r­
taceo in fogl. g rande del sec. X V , contenente il testo del Poema
con un Comento italiano che nella Cantica del Paradiso spelta
a ll' O ttim o. Q uello d ell'in fe rn o è anonim o, e il P urgatorio va senza.
M ancando una o due carte in line del Codice, lo chiose dell’ultim o
Canto m an can o , eccettuato il Prologo.
X X . * L a u r e n z ia n a ( Codici S tr o z z ia n i, n .° C L X IX ), Codice
cartaceo in 4. scritto nel 1395, contenente la Cantica del Paradiso
col Comento italiano dell’ O ttim o. Sbaglia il sig. W itte che registrò
questo Codice fra i Comenti di Jacopo della L u n a , afferm ando non
altro aver dell’ O ttim o che il P rologo; poiché senza dubbio alcuno
è l' O ttim o, salvo il Comento de’Canti X X IX a X X X III il (piale ap­
p artien e letteralm ente a Jacopo della L an a, e term ina con la profes­
sione di fede riscontrata nel Codice d ella L a u ren zia n a , P lu t. X L ,
n .° X X V I. Succede ad essa il piccolo C redo , sotto al quale si legge:
E xpliciu n t glose fce sup. tertia comedia dantis Allegherii fioren­
tin i q. dicit. paradisus. E t scripte p. me Simonem pa u lj olim ser gui
donis de giliis ciuem et not. fiorentinum finite die prim o mes. settebris

1395.
Segue u n ’ annotazione in titolata :
Perchè lautore afatto mentione d i quella lupa laquale figurata è
p lau aritia.
X X I. * M a g l ia b e c h ia n a ( Codici di s. M a rco , n.° 121 ) , b el Co­

dice m em branaceo in fogl. di 140 car. a 2 colonne , di bellissima
lettera e benissimo conservato , coi titoli in inchiostro rosso e con
grandi iniziali colorite. Contiene il Comento dell’ O ttim o sul P a ra
radiso , in fronte del q uale si legge :
Cominciasi la chiosa universale sopra la terça cantica chiam ata
paradiso della comedia d i Date aleghieri.
T erm ina con la dichiarazione del Cem entatore Intenda chiunque
legge . . . . come nel Codice P lu t. X L , n.° I I della L aurenziana ,

poi si legge sotto :

�632

COMENTI STAM PATI D EL SECOLO X IV .

Finiscono leglose accolte et compilale per A . L . N . F. sopra la
còmedia d i Dante alleghieri Fiorentino, in laude d i C risto. Amen.

Poi sotto :
Finisce laterza et u ltim a Cantica chiam ata Paradiso, della Com­
media. d i Dante Allighiere difioreze. A dio re feriamo gracie. Am en.
Q ui scripsit scribat. semper cu dno v iu a t . . . .

Q uesto Comen to è in tutto conform e al testo stam pato dal sig.
T o r r i, e contiene inoltre com inciando dal Cauto X X V I II le ag ­
g iu n te che sono nel Codice P lu t. X L , n .° II della Lau ren zian a.
S’incontrano passim alcune annotazioni m arginali di mano diversa.

Il Codice è di due mani diverse. G iudicandone dalla scrittu ra a
ca ratteri tondi delle prim e 38 carte , sarebbe ce rtam ente della 1.°
m età del sec. X IV , m a com inciando dalla 3 9 .a sino alla line la
form a mezzo gotica de’ caratteri m uove a crederlo della seconda
m età. E la seconda congettura ha conferm a in questo che contiene
le aggiunte d’ A ndrea J u sti de V ulterris composte soltanto nel 1370.
Sopra u n a c a rta m em branacea verso in principio del Codice si
legge : Rancho 26 ex parte Occidentis. n .° II. H ic Liber est Conuen
tus S c i M a rcii de Flor. O rdinis predicator.

II M ehus p arlò del Codice di S. Marco negli E s tr a tti m s s . , V .
185 e X I. 160 , e dopo av er riferito la sottoscrizione finale d ic e:
Forse Andrea L ancia.
Z accaria, E x c u rsu s litte r ., II. 67.

X X II.
B a r b e r in i a n a di R o m a, Codice in fogl. scritto nel 146 5 ,
contenente la Cantica del P aradiso col Comento italiano dell’ O t­
timo , al p are re del Rezzi ( L ettera a l R o s in i , fac. 22 ) .
F ra i Codici c ita li, m a non ritro v ati del Com ento dell’ O ttim o ,
citerò 1.“ quello veduto dai D eputati che cosi ne parlan o nel loro
Proem io : Il testo che habbiamo veduto noi, ha i Inferno e Purgatorio
copialo da persona fo ra stie ra ................Il Paradiso è d 'a ltra m ano, e
ha la lingua tu tta p u ra . Questa descrizione non può riferirsi a nes­
suno de’Codici sum m entovati ; 2.° quello citato dagli Accademici
della C ru sca, di pertinenza dell’ab . Bernardo M a r tin i; 3 .° final­
m ente quello ricordato dal V asari nella Vita di C im abu e , presso
Vincenzio Borghini.

Il
sig. W itte che nella su rrife rita D issertazione descrive 14 Co­
dici dell’ O ttim o , ricorda fra assi il n.° L V I della M arciana di V e­
n ezia, e il Codice della Biblioteca di S . Daniele del F r iu l i, già del
Fontanini. Rispetto al prim o noterò afferm are lo Zanetti nel C ata­
logo de’mss. della M arcian a, che il Comento contenuto nel n .“ LV I
è di Jacopo della L a n a , e dalla descrizione del sig. W itte mi paro

�COMENTI STAM PATI D EL SECOLO X IV .

633

(li poter credere che sia quello nolo sotto il nom e dell'arcivescovo
V iscon ti , il (piale non è diverso , come sopra ho detto , da quello
di Jacopo della Lana , da qualche varietà in fuori. Q uanto al Co­
dice di S . Daniele del F riu li in cui il Comento non va o ltre al Can­
to H I dell’In fe rn o , si d e e , stando all’ ab. V iviani ( Ediz. d 'U d in e,
fac. V — VI) , giudicare a n ch’esso opera di Jacopo della Lana.
Osserviamo finalm ente che s’ ingannò il Dionisi citando come
ms. dell’ O ttim o il Codice P lu t. XC. I n f . , n.° X L II della L auren
zian a. Questo Com ento anonim o che si ritro v a ne’Codici della me­
desim a B ib lio teca, P lu t. X L , n.° V I I , e S tro zzia n i CLX e CLX V,
e nel Codice 7256 della B ibl. reale di P a rig i, è in qualche modo
un a mescolanza di vari C om en ti, e segnatam ente dell’Ottimo.

C om ento latino di P ietro figlio di Dante.
Si crede che Pietro uno de’ figliuoli di D a n te , giudice del co­
m une di V e ro n a , m orto nel 1 3 6 4 , abbia fatto un Comento la­
tino sulla D ivina Commedia del pad re. E paro ciò risulti d al­
l'epitaffio che stava sul sepolcro innalzatogli nel chiostro degli
A gostiniani in S. M argherita di T reviso, e oggi conservalo nella
B iblioteca capitolare di V erona ( i ) . Il solo Filelfo fra lutti gli a n ­
tichi biografi di D ante fa menzione di questo Com ento, del quale
discorre in tal m odo: nec a rbitror quamquam recte posse D antis
opus commentari , nisi P e tr i vid erit v o lumen , qui ut semper erat
cum patre , i ta ejus mentem tenebat melius (2). Rim asto scono­
sciuto al B occaccio , al V illa n i , al M a n etti ed ai Com entatori an ­
tichi , il prim o a p a rla rn e dopo il Filelfo fu il Nidobeato nella
L ettera al m archese di M onferrato precedente alla sua edizione
del 1478, e dopo di lui il il Landino nella Prefazione d i q u ella
del 1481.
Q ueste considerazioni, e un diligente esam e del Comento che
n e’Codici viene attrib u ito a P ietro di D ante condussero il cano­
nico D io n isi, di dotta c Dantesca m em o ria, a d ubitare della sua
( 1) Mi pare che il Dionisi abbia evidentem ente provalo nella P re p a ra ­
zione s to r ic a , 1. 157-159, non poter questo epitaffio appartenere a P ietro
figliuolo di Dante.
(2) Una di due: o il Filelfo parlò di questo Comento senza averlo letto ,
o il Comento veduto da lui non è quello che oggi esiste ne’ (’.odici sotto il
nome di P ie tro di D ante. Perchè il detto Cem ento, il quale dal principio
alla line altro non è che una lunga allegoria zeppa di citazioni della sacra
sc rittu ra , degli autori Ialini e de’ filosofi antichi, non h a , secondo i più dei
filologi Danteschi, l’ importanza attribuitagli dal Filelfo.

�634

COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XIV.

autenticità in uno scritto in tito la to , Censura del Comento creduto d i
P ietro figlio d i Dante A lig h ieri, in 4 . di 1 1 4 fac ., che form a il n . °
I I de’ suoi Aneddoti (V e ro n a , per l’ erede M erlo , 1 7 8 5 , in 4 . ) .
Credo mio debito recare la tavola delle m aterie di questo lav o ro
im portante per lo studio del Poema di Dante.
P rincipio del Comento; — Gap. I. Esame dell'aneddoto ; — l i . P ie­
tro non intese i luoghi p iù curiosi della Commedia ; — 111 e IV . Igno­
ranza d i P ietro nelle Cantiche del P u rg a to rio e del P a ra d iso ; — V.
P ietro non seppe chi fu lo Scaligero albergatore d i D an te ; — VI. e V II.
I l solo Can G rande da Cacciaguida vaticinato ; — V III. P ietro il vero
nome non seppe del preteso suo p a d re; — IX . Da falsi supposti d i P ie ­
tro si dubita s’ egli sia stato pu r F iorentino; — X. S i dubita se P ie ­
tro sia stato p u r d i Toscana ; — X I. S ilen zio d i P ietro su g li ante­
n a ti di D ante ; — X I I . S i mostra offesa nel Comento di P ietro la me­
m oria d i Dante ; — X l l l . Offeso Dante da P ietro nella lode d i poeta
Toscano ; — X IV . Degli am ori d i Dante ; — X V . S i conferma che
B eatrice fu una fanciulla ; — X V I e X V II. L a chiave per le rime d i
D an te; — X V I II e X IX . D e li u tilità del Convito per la D iv. Comme­
d ia ; — X X . D e li u tilità che si trag g ed a lla V ita N u o va ; — X X I ,X X I I
e X X III. Varie L ezioni d i P ietro nelle tre Cantiche ; — X X IV . D ife­
sa de' costumi d i Dante nella prima allegoria dell' Inferno ; — X Y P ,
X X V I e X X V II. N uova spiegazione della Selva e del C olle; della L on­

za o Leonza ; del Leone e della, L u pa ; — X X V II I. I l Leone e la L u ­
p a nel Gigante e nella M eretrice ; — X X I X . D alla storia è conferma­
ta la nuova spiegazione della prim a allegoria d e li Inferno; — X X X e
X X X I. Compimento d e li A llegoria ; — X X X II . Chiusa della critica
sopra il Comento d i P ietro.
F u p arlato dell’ opinione del Dionisi sul Comento di P ietro di
D ante nelle Novelle letter. d i F iren ze, anno 1786 , col. 5 9 6 -600 , e
1788, 8 1 1 -8 1 4 , nella Continuazione del Nuovo G iorn. de’L etter. d i
M o d en a, 1 7 8 7 , X X X V I. 1 3 2 -1 4 0 , e nel G iornale de’ L etter. d j
P is a , L X X I. 247-265. Il Dionisi rispose alla critica delle N o ­
velle letter. , 1.° nel n.° IV de’ suoi Aneddoti (fac. 4 1 - 4 4 ) , d el
q u ale il cap. l ' si intitola : Del vero o preteso Comento d i Pietro fi­
glio di Dante nelle Novelle letter. di Firenze , n .° 38 del 1 7 8 6 ; 2.o
in un opuscolo che fa da appendice alla serie degli Aneddoti e in tito ­
lato : Dialogo apologetico per appendice a lla serie degli Aneddoti Dio
nisiani della signora Clarice A n tila slri Gentildonna Veronese, in 4 .
piccolo di X X X IX fac. Riprodusse infine le sue opinioni sul Com en
to di P ietro di D ante nella Preparazione sto rica , fac. 18-26 e 136- .
151, dove sono alcuni paragrafi in titolati : D el Comento d i P ie tr q

�COMENTI STAM PATI D EL SECOLO X IV .

635

d i D ante; — De v iz i di Dante secondo il Comento del finto P ie tro ;
— Pelle N ovelle letter. sul Comento d i P ie tr o ; — D 'a ltre N ovelle su
lo stesso Comento.
L’opinione del D ionisi piacque al T ira b o sch i, t. V , p ari. I I ,
fac. 5 0 5 , e a ll’accademico del Furia ( A tti della C ru sc a , IL 2 5 3 ).
C om battuta da Ugo Foscolo ( Discorso sul lesto della D iv. Coni. ,
ediz. del 1842, fac. 3 7 3 -3 7 5 ), e dal dotto 1*. M. G. Ponta nelle Os­
servazioni in fronte dell’ edizione di L ord Vernon , ebbe nuovi d i­

fensori nel sig. C. S. il quale fece inserire nel n.° 5 dell'Appendice
alla R ivista di F irenze un articolo critico, in cui richiam ando le as­
serzioni del D io n is i , tentò di provare che il Comento pubblicato
sotto il nomo di Pietro di Dante non poteva esser suo (1), e noi sig.
F ilippo S colari di Venezia il quale in un secondo articolo critico
pubblicalo nel Giornale Euganeo di P adova, n.° del febbraio 1846,
fac. 1 7 7 -1 8 2 , ha sostenuto che questo Comen to non poteva esser
di un figliuolo di D ante, e che egli lo credeva opera di un teologo
del sec. X IV . Questo Com ento, qual che ne sia l’a u to re , è de’ p iù
antichi che noi ab b iam o , perchè a n teriore di corto al 1340 (2) ,
data che si riscontra noi Canto X X del P u rg a to rio , e dobbiam o es­
ser grati a Lord Vernon che poco fa ne diede una bella edizione d i
cui offriam o il titolo e la descrizione.

Petri Allegherii super Dantis ipsius genitoris
Com oediam C o m m entarium , nunc prim um in
lucem editum consilio et sum tibus G. F. Bar.
V e r n o n , curante V incendo N annucci. F lo
rentiae , apud G uglielmum P ia tti ( A ngelo
G arinei p r o p r ie ta r io ) , 1 8 4 5
in 8 . g r. di
(1) Il poco c h 'io so di filologia italiana non mi perm ette di tenere per
l' una o l ' altra di queste opinioni, e solam ente noterò per com pire i docu­
m enti della questione, che Gio. Batt. Ge lli nella L e ttu ra p rim a so p ra l’ in ­
ferno di D ante scrisse : / i da sa p e re che il nipote d i esso D ante il quale
commenti) quest’o pera in quella lingua la tin a che a p p o rta v a n o quei tem ­
p i , senza m e tte rv i il nome p r o p r io , m a chiam ando D ante genitore d i
P ietro su o , ec ; e che Lo rem o Ubaldini nella Tavola degli a u to ri se g u ita ti
che precede la sua S to ria della casa d egli Ubai d i n i , F irenze, Bartol. Scr­
inarteli!, 1588, in 4., cita un Nepote d i D ante so p ra a lla su a Comedia.
(2) Il Crescimbeni (li. 272) dice circa il 1327. Vedi anche il Mazzuc
chelli, 1. 495, intorno a questo Com ento.

�636

COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XIV.

X X X I - 7 4 1 - C L V f a c ., con due fac-sim ile in
carta della China.
Le cario prelim inari di questa pubblicazione, fatta con tu tta d i­
ligenza, contengono le cose seguenti : D edicatoria di L ord V ern o n
A d un illustre Camaldolese; — Di Pietro di Dante e del suo Comento.
Il sig. N annucci reca in questa notizia l’indicazione de’ Codici ch e
contengono il (lom ento di Pietro di D ante , e di quelli in cui sono
Rime sotto il suo nom e (1); — S u l Comento di Pietro di Dante, Os­
servazioni del P . Marco Giov. P o n ta , procuratore generale della con­
gregazione Somasca ; — Canzone morale di Messer Piero di Dante
contro a' Pastori. Al Comento conseguono con u n nuovo ordine d i
pagine in caratteri rom ani : 1.° Varianti del Codice Vaticano, se­
gnato n.° 4782 ; 2.° Correzione de passi degli antichi scrittori cita ti
nel Comento e che si leggono nei Codici o guasti o travisati ; 3.» I n ­
dice degli autori citali nel Comento ; finalm ente u n E rra ta che com ­
p rende due carte non num erate.
Q uesta pubblicazione fu eseguita sopra il Codice Riccardiano ,
n .° 1 0 7 5 , e collazionata con altri setto Codici. L’editore pose a
piè di pagina le varie lezioni di questi m s s ., di cui le 2 tavole u n ito
a ll’ edizione olirono u n fac-sim ile fedele. O ltre all’ articolo citato
della Rivista di F irenze e a quello del Giornale Euganeo, si possono
consultare intorno a questa pubblicazione un articolo del G iorn.
A rc a d ., CIV. 2 5 0-251, e il Lucifero di N apoli che vi spende alcuno
linee nel n.° 40 del 1845.

(1) Questo lavoro prelim inare si poteva fare in modo più compiuto, o ltre
ohe vi sono corsi alcuni errori. Fra i Codici contenenti il Contento di P ie tr o
di D ante cinque sfuggirono al sig. N annucci, cioè uno dell' Ambr o s ia n a , duo
della B a rb e rin ia n a di R om a, il quarto della Bibl. Reale di Parigi, e l’u lti­
mo del m archese P ucci di Firenze, ora presso il sig L ib ri a Parigi. Osser­
verò anche che il sig. N annucci sbagliò forse attribuendo, sull'au to rità d el
P elli e del L itta , a P ie tro d i D ante quattro figliuoli. Apparisce chiaram ente
dal suo testam ento fatto anno 1364 p e r ser B archinum quondam filium M a g
istri Ulivel i de F eraboli n o ta riu m Verone, del quale trovai un ristre tto
in uno degli S pogli m ss. dello Strozzi nella M agliabechiana, (Cl. XXV, n .°
5 9 1 .t ) , che P ietro d i D a n te, 0 ebbe un solo figliuolo, o u n solo gliene r e ­
stava al tempo di sua m orte. E noterò che il D ottrinale di Jacopo di Dante
citalo com e inedito dal sig. N annucci, fu stampato il 1817 nel tom o III della
R accolta di rim e antiche T o s c a n e pubblicata a P alerm o dal m archese di
Villarosa.

�COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XIV.

637

E cco la descrizione do’ Codici noli del Comento di Pietro di
D ante.
I. * L a u r e n z ia n a , P lu t. X L , n.° X X X V III (1), Codice ca rta­
ceo in fogl. del sec. X V , composto di 68 car. a 2 colonne, di bella
lettera e ben conservato. Contiene il Poema di D ante con un Co­
m ento m a rg in a le , che m anca ai Canti X V II e X V III del P a ra ­
diso. V a innanzi ad ogni Cantica u n Proemio, e quello della p rim a
è in tito lalo:
Phemius glosar. Comedie Dantis alegherii 9pilatuz per D. petruz.
e i 'f iliu z.
B andini, V. 41-42; — M ehus, V ita del T r a v e r s a ti, fac. 1 8 0 ;— Cre
scim beni, I I . 2 7 2 ;— Baldinucci, N otizie d e ’prof, del disegno, secolo I ,
p . 10.

I I . * L a u r e n z ia n a ( Codici G addiani, n.° 353), P lu t. L X X X X
S u p ., n.° CX V I1I, Codice cartaceo in fogl. piccolo della lino del sec.
X IV , di bella le tte ra . Il Comento all’ Inferno di due m ani diverse
com prende le car. 55-101 ; m anca in principio di una o duo cario
contenenti parte del P roem io, e te rm in a col Canto X X X I I , in
line del quale si legge :
E x p lic iù t glose sup libro ifernj comediar. dantis alegerij deflo
retia.
Il
Com ento del P urgatorio 6 com preso nelle car. 102-1 V I, ma
n on è in tero perchè m anca della m aggior parte del Canto I , o
term in a con u n a p arte del Canto X X V I. M anca poi del lu tto il Comento
del P aradiso.
Bandini, V. 394-395; — Calai, ms. dell’ered ità G a d d i; — Mehus, V ita
del T ra v e rsa ri, fac. CLXXX; — P e lli, fac. 4 0 , n o ta 4 4 ; — Dionisi, De’Cod.
F io r ., fac. 109.

I I I . * R ic c a r d ia n a , n.° 1075 , Codice cartaceo in fogl. del sec.
X V , di 111 c a r . , coi titoli in in ch iostro rosso e iniziali in inchio­
stro nero e rosso a ogni Canto. Si legge in fro n te :
E x im ij legu doctoris et viri celeberrimi dni petri allegherij sup
egregia datis ip i9 genitoris comedia lectura seu glosa incipit.
In principio di questo Codice si riscontra u n quaderno in fogl.
colla form a di u n lib ro di ricordi di 23 c a r . , contenente un a

(1) 11 P e lli, fac. 40, nota 44, dice per ¡sbaglio n.° XXXVI. Nella m ede­
sima noia confonde il Comento Ialino di P ie tro d i D ante con un altro Comento
italiano, attribuito a un figliuolo di D a n te , e contenuto nel Codice
Plut. XC, n.° 114 della stessa Biblioteca.

�638

COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XIV.

Tavola de’nom i p r o p r i, m itologici, e de’luogh i c itati nel Com en to .
Il copista 1’ ha riportalo sui m argini.
In v en t. della R ic c a r d ia n a , fac. 25.

IV . * R ic c a r d ia n a , n.° 1076 ( antic. n.° 0 . I. X V I I ) , Codice
cartaceo in fogl. del sec. X V , di bella lettera e be n c o n se rv a to ,
composto di 124 c a rie , e senza litoio. Il M ehus pose su questo Co­
dice la n ota seguente che h o riscontrato v era : M i sembra un volga­
rizzamento delle chiose di Pietro.
Catal. del Lam i, fac. 21 ; — Mehus , E s tr a tti m s ., XI. 2 05; — In v en t.
della R ic c a r d ., fac 25.

V . L ib r e r ia R o ss e l l i D e l T urco in F irenze, Codice cartaceo in
fogl. del sec. X V di 126 carte. Si legge in fro n te :
P etri Dantis A lligerii Florentini clarissimi legum doctoris Com
mentarium in divinum opus genitoris sui Dantis feliciter incipit, A n
no Domini 1340 apparet C. X X .0 E in fin e : E xp licit Comm entum
Comoedie Dantis A legerii, 1475.
Gli editori dell’ Ancora consultarono questo ms. per l ’edizione
F io re n tin a del 1817.
P elli, M emorie su D ante, fac. 40 , nota 4 4 ; — L e tte ra del m edesimo
sopra la Biblioteca Del Turco Rosselli, inserita nelle Nov. letter. di Firenze
1759, col. 465. Egli io crede del sec. XIV.

V I. B ib l io t e c a d e l S e m in a r io d i P a d o v a , n.° CLIV, Codice
m em branaceo in fogl. del sec. X I V , m ancante dell’ ultim o C anto
del P urgatorio (1) e di lutto il P aradiso. L a sua lezione è conform e
a ll’ incirca a quella del Codice di F irenze.
V II. B ib l io t e c a d i S . G iu s t in a d i P a d o v a , Codice cartaceo
in fogl. del sec. X IV , citato dal Dionisi che ne pubblicò il prin cip io
nel n.° I I degli Aneddoti fac. 5 -6 . V en d u ta questa antica Biblioteca
sotto il dom inio francese, non si sa dove oggi il Codice sia. Secondo
il Dionisi era in tito lato : Incipit rescriptum Dantis per Dominum Pe
trum de Andalgeriis.
Dionisi, P re p a r. S to r ., fac. 145.

V III.
V a tic a n a di R om a, Codice cartaceo in fogl. piccolo d el
sec. X V , proveniente dalla Biblioteca Capponi dove slava col n .°
176 de’ mss. ( C a la i., fac. 433). È composto di 143 c a rte , e in fine

( 1) Il sig. Scolari nel R agionam ento della D iv. C o m ., fac. 6 0 , dice
che term ina col Canio XXXI del Purgatorio.

�COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XIV.

639

si leggo : Librum istu m scripsi ego Jacobus Domini P etri de Civitate
Ducali M C C C C L I I I (1).
Fontanini, E loq. i t a l., Lib. I, cap. IX.; — P e lli, fac. 7 4 , n o ta 53 .

IX .
V a t ic a n a , n.° 4 782, Codice cartaceo in fogl. del sec. X V ,
composto di 116 carte ; più antico e da an lep o rre al precedente ,
m a è m ancante in m olti lu o g h i. Il sig. Nannucci ne pubblicò le
varianti dopo la sua edizione , e ritiene che di tutti i mss. del Co­
mento di Pietro di Dante sia quello che h a più corretta lezione.
X e X I B a r b e r in ia n a . Il sig. Luigi Rezzi nella Lettera a Gio­
vanni Rosini sopra i manoscritti Barberiniani Commenti alta Div.
Com. ( R o m a, P o ggioli, 1826, in 8 . , fac. 2 7 -2 8 ), cita due Codici
in fogl. del Comento latino di Pietro di Dante conservati in quella
Biblioteca , e ci fa nolo che am bedue sono scritti con molle ab b re­
v iatu re , ed h anno nel Proemio il nom e del Com entatore.
Il
P e lli, fac. 174, nota 5 3 , cita uno di questi Codici della Bar­
beriniana che si crede appartenesse a Cristoforo Landino, perdió
fu tro v ala dentro al medesimo Codice u n a Lettera indirizzata Al
1’ onorevole Uomo Cristofano L andini. Questi ha citato nel suo Co­
mento Pietro figliuolo di Dante.
X II. A m brosia na di M ilano. Contiene soltanto il Comento al
l’ Inferno , ed è citalo dal M ontfaucon nella Bibl. ms. , fac. 5 26, e
dal Fiacchi ( A t t i della Crusca, I. 130 ) che dice esser questo ms.
di un antico copista.
X III. B ib l . d e l s ig . L i br i a P a r ig i, Codice cartaceo in fogl.
del sec. X IV , proveniente dal m archese Pucci.
X IV . B ib l . R e a l e di P a r ig i, Fonds de réserve, n . ° 4 , Codice
cartaceo in foglio del sec. X V , contenente il Poema di D ante , a t­
torniato secondo il M arsand ( I. 789-790 ) da lunghi e noiosi co­
nienti la tin i. « Il Comento è quello di Pietro di D an te, m a l i er­
ro ri di copia e le continue a b b re v iatu re lo rendono assai difficile
a a leggersi. Questo com ento m anca adatto dal Canto X X IV , sino
alla line della Cantica del P u rg a to rio . Si lascia p ure desiderare
in più luoghi del Paradiso ( N ola del sig. Jacopo F erra ri).

( 1) 11 Biscioni citando questo Codice nelle Giunte al Cinelli , XIX. 88-89,
dice che ha questa sottoscrizione : Iste l iber sc rip tu s fu it a d in sta n tia m
fr a t r i P e tris de Visso et s c r ip s it su u s d iscipulus Jacobus D om ini P e ­
t r i . . . . Aggiunge dover essere stato scritto intorno al 1430 , perchè in
fronte! di una delie rim o a non imc che succedono al Com ento, si legge; H oc
e rit anno 1434.

�640

COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XIV.

Gli Accademici della Crusca citano in m argino della loro e d i­
zione del 1595, fac. 418, due Codici che sta v an o , uno presso L uigi
A la m a n n i, l’ altro presso Alessandro G iraldi. Un altro Codice c a r­
taceo in fogl. della Biblioteca del baron e S tosch di F iren ze fu
citato dal M ehus nella Vita del Traver s a r i, fac. C L I , e negli
E stra tti mss. , V II. 68. Egli afferm a che aveva il titolo e la so tto
scrizione seguente :
Contentum sapientiss. viri Domini Petri de Alegheriis de Florentia
ju r isperiti sup. libro Comoediaruin Dantis Alleghieri de Florentia ip s
ius domini P etri genitoris gratissimi.
Comentum super tribus comoediis Dantis Allegherii Florentini poe­
tae mei Caroli Reguardati N ursini militis V III nonas maias 1467.
P are che il com pilatore anonim o di un Comento italiano co n ­
tenuto nel Codice Palch. I , n .1 39 o 45 della Magliabechiana ,
siasi servito del Com ento di Pietro di D ante, poiché tradusse le t­
teralm ente i Prologhi di ogni C an to , ed ho riscontrato nelle chioso
alcuni passi tradotti anch'essi alia lettera da Pietro di Dante.

C om ento italiano fa lsa m e n te attribuito a G io ­
v a n n i Boccaccio.
Q uesto Com ento composto verso il 1375, come risu lta da u n
passo della p rim a C antica, è tu tto ra in edito , m a siccome v errà p re ­
sto in luce a spese di Lord Vernon, e per cu ra del sig. Vincenzo N a n nu
cci (1), ho creduto dover registrarlo fra i Comenti stampati. Ir&gt;
1’ ho riscontrato ne’ Codici seguenti delle p ubbliche Biblioteche d i
F ire n ze .
I.
* R i c c a r d i a n a , n.° 1028 ( O .-1 . n .° X IV ) , Codice ca rtac ea
in fogl. del sec. X V , di bella lettera e ben co n serv ato , con g ra n d i
iniziali colorite a ciascuna Cantica e iniziali in inchiostro rosso a
ogni C a n to , composto di 240 carte ( il Lam i dico per e rro re 528
fac.). I titoli e le citazioni del Poema fatte nel Comento sono in in ­
chiostro rosso, e in inchiostro rosso parim ente le duo prim o c a rte ,
che contengono alcune R ubriche su ll’ Inferno col titolo seguente :
Q ui inchominciano le rubriche delle chiose di dante comentato p.
mess. giovannj bocchaccio dacertaldo poeta laureato.
Una uguale tavola di ru b ric h e è in fronte delle altro due C an­
tiche. S ulla terza ca rta si legge :
( l)
La stampa è stata fatta sopra i Codici della R icca rd ia n a 1028 e
1037. Io indicherò al sig. Mannucci altri otto Codici ohe contengono in tu tt^
o
in p arte questo Comento.

�641

COMEN T I STAM PATI D EL SECOLO X IV .

Incominciano lechiose didante e prim a sopra il prim o libro chia­
malo inferno.

Si legge in fine dell’in fern o :
E x p liciu n t chiose inferni dantis falle p dominum Johannem Boc­
cacci de certaldo florentinum poetam . A . m . e. n.

Q uesta sottoscrizione è ripetuta in fine delle altre due C an tich e,
ed oltre a ciò si legge in fine dell’ ultim a :
F inito echompiuto pme Nicholo d i S dino dinicholo dellarte della
lana questo d i x v iiij0 dottobre 1458 a aore quatro dinotte astanza ip i
tizione dilazero dinicholo dipiero d ila n ia de Ipopolo disanpiero ghat to
lino. Auendo laluna x i j d i E l detto libro chomincia a di x iiija d i­
m arzo nel Mcccc° I v ij . . . .

Sotto a q uesta sottoscrizione è il seguente terzetto :
0 tu chachatti ilibro deluillano
R endilo presto perche gran piacere
N e tra chostui acchil chaui dim an o,

e in m argine del terzetto la nota in cinabro :
D ante sichiamo iluillan o perche e nolascio adire a d a ltri n u lla .

Il Codice contiene due grandi figure a penna innanzi alle Can­
tiche del P urgatorio e del P arad iso ; u n a terza che era innanzi alla
Cantica dell’ Inferno venne lacerala. L a prim a rappresen ta nella
p a rte superiore D an te, Catone e V irgilio avanti la porta del P a ra ­
diso su cui sta u n angelo che pare gl’ inviti a e n tra re ; sotto si veg­
gono D ante e Beatrice che si gettano nelle braccia l’ un d ell’ altro.
N ella p arte superiore della seconda figura è il Salvatore circondato
dalla corto celeste, e in basso sul prim o de’nove cerchi sono ra p ­
presentati D ante col suo Poem a in m ano e Beatrice con un ' aquila
posala sopra una delle sue m ani. Q uesto Codice ap parten n e al S e­
g n i come risu lta dalla seguente annotazione sulla p rim a c a rta :
D e'M anoscritti del Segni n u m .° 5 2 , poi al G uarnito.
Il Lami descrisse a lungo questo Codice nelle Novelle letter. di
F iren ze, (1752, col. 3 2 4 -3 2 7 , 4 4 7 -4 5 3 , e 479-482). E gli osserva
che questo C om ento, confuso dal M an n i col Comento stampato del
Boccaccio, è grandem ente diverso ne’prim i 17 Canti dell’ in fern o
da quello stam pato , e vuol provare che veram ente è di lu i e fu
composto da esso in gioventù. I fondam enti della sua opinione
sono che il Comento è scritto in purgatissim a favella to scan a, che
vi s’ incontrano certe frasi e m aniere di dire usate pure d a lui nel
Decamerone , e alcune storio che convengono con alcune Novelle
del medesimo Decamerone . Q uesta opinione accettala da parecchi

41

�642

COMENTI STAM PATI D EL SECOLO X IV .

scrittori, e particolarm ente dal Mazzucch elli, S c rit t. ita l., II. 1365,
fu com battuta dal Baldelli nella V ita del Boccaccio (Firenze, 1806,
in 8 ., fac. 2 0 6 -2 0 8 ), e dal sig. Rigoli in un articolo n ell’Antologia
di Firenze (X X X V . 3 5 -4 4 ) col titolo: Lezione letta nell'adu n an za
della Crusca il d i 10 M a rzo 1829, sopra un testo a penna d i P ie r S e­
gni col titolo di Chiose sopra D ante , esistente nella libreria R iccar
diana creduto sm arrito dal Vocabolario del 1 7 2 9 , falsamente a ttr i­
buito a l Boccaccio (1). Il sig. Rigoli leggendo attentam ente questo
Chiose, si persuase che l’asserzione del L am i non avea fondam ento,
e ne allega parecchie prove cavate dall’ esame di v ari passi del Co­
m ento . Aggiunge che questo Codice della Riccardiana non è d i­
verso da quello di cui si servirono gli accademici della Crusca p e r
il loro Vocabolario del 1612 (2).
Questo Comento consultato dagli editori dell’ Ancora per la
com pilazione delle loro A nnotazioni sulla D iv. Com m edia, com in­
cia in ogni Cantica :
Infern o. D ivide questo capitolo il nostro autore Dante, o vogliamo
dire lib ro , in tres p a rte s, cioè Inferno, P u rgatorio e P aradiso. E po i
divide i l capitolo prim o in quattro p a rti generali. N ella prim a l’a u ­
tore finge che quando egli cominciò questo lib ro , egli si ritrovasse in
visione . . . .
P u rg ato rio . Poiché nostro autore a tra tta to e determinato di tu tto
l’inferno e delle pene che in quello patiscono i p e c c a to ri . . . .
Paradiso. Questo libro del paradiso si può dividere e partire in
dieci p a rti p rin cip a li. L a prim a parte del primo senso dell’autore nel
cielo, la seconda parte del suo senso nel cerchio della luna . . . .

(1) Questa Lezione verrà riprodotta in fronte della edizione apparec­
chiata da Lord Vernon.
(2) Si legge nella T avola delle abbreviai, dell’ edizione del 1729: N elle
p rim e im p ressio n i f u citato u n testo a p en n a di P ie r Segni nostro A cca­
demico , che poscia fu posseduto dal G uarnito. Nella presente non e s­
sendo sta to possibile il ritro v a re il testo del S e g n i, ci siam o p r e v a ls i
d' un a ltro testo a p e n n a che era n ella lib reria d i A nt. M agliabechi.
L’ ab. Manuzzi aggiunge nella Tavola delle abbrev. del suo Vocabolario •
V a l non aver p o tu to rin ven ire nel Comento del Boccaccio nessuno d e i
dieci esem pli a d d o tti nella p rim a im pressione c o li A bbreviatura Bocc. so­
pra D an., e d a ll'a v e rn e tro v a to uno in un Comento anonim o che si con­
se rv a nella R ic c a rd ia n a , n.° 1028 , noi conghietturiam o, a n z i teniam p e r
ferm o , che il Comento c ita to nelle prim e im p re ss io n i, come op era del
B occaccio, non fosse a ltrim e n ti o pera s u a , m a del suddetto anonimo.

�C O M E N T I S T A M P A T I D E L SE C O LO X I V .

643

C alai, del L am i, fac. 20 c 384 ; — Invent. della R ic c a rd ., fac. 24 ;
— M ehus, V ita del T r a v e rs., fac. &lt;81 e 275; E s tr a tti m ss., XI. n i - 1 7 2 ;
— P e lli, fac. 468 , nota 40 (&lt;) ; — M azzucchelli, IL 1364-1365 ; — Mann i ,
S to ria del Decamerone , fac. 1 0 2 ;— N o tizia del Rigoli, fac. 35-36.

II.

* M a g l ia b e c h ia n a , cl. V I I , n .° 9 5 9 , antico n.° 257 della

S tro zzia n a ; copia della line del sec. X IV del medesimo Comento ,

che form a le carte 4 1 -122 di un Codice cartaceo in foglio , sulla
p rim a carta del quale si leggo : Frammenti d i comenti diversi sopra
la Divina C om m edia , e in basso : Del Sen.re Carlo d i Tommaso
S tr o z z i , 1670. Q uesta copia non 6 in te ra , e com incia soltanto col
Canto X II I del P urgatorio che term in a sopra la carta 72 con la
sottoscrizione :
Deo gràs
Secondo Mess. Bosone da Ogobbio chaualiere poe­
tico.
Finito le chiose del purgatorio del date spto per me Lodouico bar
tolj not. fior i E m polj M c c c lx x x x iiij Del mese dolabre. Composte
per M s. Giouanni bochacci poeta da Certaldo Laudetr deus A m . A m .

Il Comento del P aradiso com incia su lla carta 73 con l’ intitola­
zione : Queste sono le chiose del dante cioè del p a ra d iso , e term ina
sulla car. I I I dove si legge:
Finite sono le chiose ouero lo scritto fatto sopra il dante cioè la pie
apellata i l paradiso Secodo M s. Bosone daogobbio ( le ultim e tre p a­

role sono state cancellate da m ano più recente ) .
Questo libro è di lodouicho bartolj notaio fiorelino e p lui d i sua
ppria mano scritto . . . . iscrissilo a empoli nel M c c c lx x x x iiij Ind.
sa et ad . . . . dotobre . . . . la quale o nero scripto fece M es. G io­
uanni bochaccj da Cerlaldo fiorelino poeta Finito Il Paradiso deo G ra
tias Am A m .
Questo Codice term in a con u n a Tavola de’ C apitoli elio com­

prende le car. 112 e 113 , e con lo spiegazioni de’ luoghi e delle
persone storiche della Div. Com. che occupano le car. 115-122. Le
annotazioni brevissimo e di num ero 209 si riferiscono per mezzo
di cifre in m argine ai v ari luoghi del C om ento. M anca la prim a
carta che conteneva le prim e 52.
Il sig. Piccioli lesse a ll’ Accademia della Crusca nella to rn ata
del 26 giugno 1838 u n a N o tizia sopra u n antico ms. della M aglia­
bechiana contenente un Comento del Boccaccio, e dubita molto che
questo ms. sia l’autografo del Certaldese . Si tra tta probabilm ente
(1)
( S’ ingannò alquanto dicendo questo Codice l 'unico esistente del Ce­
mento presente.

�644

COMENTI STAMPATI DEL SECOLO X IV .

di quello da me o ra descritto. (Vedi il R apporto di questa to rn ata
fatto dall’ ab. F ruttuoso B ecchi, F ire n ze , 1838, in 8 . , fac. 21 ) .
I II. * R ic c a rd ia n a , n .° 1037 ( 0 . I. n.° X IX ). Codice cartaceo
in fogl. della fine del sec. X IV , contenente il testo dell’ in fern o
con un Comento italiano che è quello attrib u ito al Boccaccio. Una
nota del Biscioni sulla prim a carta dice: Questo Comento é lo stesso,
che è nel Codice in titolato : Dante colle chiose del Boccaccio , ( n .°
1 0 2 8 ), ma questo esemplare è m igliore. Il Baldelli ( Vita del Boc­
caccio, fac. 206-208) aggiunge esservi poca differenza fra le chiose
de’due C odici, m a che in questo sono più copiose di fatti storici, o
senza nom e d ’ autore. E nota che questo Codice è a n te rio re , di u n
mezzo secolo alm eno, al n.° 1028.
N o tizia del Rigoli, fac. 41.

Q uesti tre Codici sono i soli citati del Comento attrib u ito al
B occaccio, m a io l’ho riscontrato o in parte o in te ro , benché senza
il nom e del Boccaccio , anche ne’ Codici seguenti :
IV . * M a g l i a b e c h i a n a , Palch. I , n.° 47 (c l. V I I , n.° 104'.)),
proveniente dalla S tr o z z ia n a , n.° 1424. Codice cartaceo in fogl.
del sec. X IV , di 259 c a rte , di bella lettera in caratteri tondi m ez­
zo gotici, e ben conservato. Va ornato di piccole iniziali colorite, e
il testo del Poem a si trova intercalato passim nel Comento che co­
m incia soltanto sulla qu in ta carta. Le prim o q u attro sono occu­
pate, 1.° da u n a Tauola intitolata : Tauola dela prim a comedia delli
lrro di dante aldighieri di firence etracta delle pene i fernali ; 2.° d a
u n a seconda tavola scritta in inchiostro rosso col titolo Rubrica e
taula de la pma comedia . . . . Essa non com prende che le ru b ric h e
dello prim e due C a n tic h e, perché, quelle della terza sono sulla
carta 103. Il Comento è senza tito lo , e solo in principio si legge :
A dsit pricipio virgo M a ria meo. Cap ° p° de Inferno , e in line : M a
nus scriptoris semper careat grauitate doloris. fiat Amen.

Questo Comento m ’ è sem brato, o più am p io , o più com piuto
de’ Codici registrali.
A tti della C ru sca , II. 121 ; — A n to lo g ia , XLIV. 25.

V . * M a g l ia b e c h ia n a , P alch. I. n .° 49 ( cl. V II, n.° 156). Co­
dice cartaceo in fogl. del sec. X I V , proveniente dall’ Accademia
della C rusca, n.° 6 , e già descritto da me s o p ra . Contiene u n
Comento italiano che nella C antica dell’in fern o è quello attrib u ito
al Boccaccio (1), e nelle altre due 1’ O ttim o . I l Mehus ( Vita del

(1) M'è sembrato più ristretto de'Codici precedenti.

�COMENTI STAMPATI DEI. SECOLO XIV.

645

T ra versati , fac. 181 ) dice per ¡sbaglio questo Comento di Jacopo
della Lana.
Questo Comento dell’ Inferno va preceduto da una sorta di ta ­
vola delle m aterie che com prende 7 carte scritte , benché 1’ ultim a
abbia il num ero 6. Nella num erazione m oderna apposta a questo
Codice si dim enticò di num erare la seconda carta.
A n to lo g ia , XLIV. 25.

V I. * R ic c a r d ia n a , n.° 1002 ( 0 . I. n.° X V I ) . Codice c a rta ­
ceo in fogl. del sec. XV , di cui ho p arlato so p ra, contenente il te­
sto del Poema con un Comento italiano che nella Cantica dell’ I n ­
ferno è quello attrib u ito al Boccaccio. Nelle a ltre due Cantiche ap ­
partiene all’ Ottimo.
V II. * L a u re n z ia n a , P lu t. X L I I , n.° X V . Codice in 4. del
sec. XV , p arte m em branaceo e parte cartaceo, contenente il testo
del P urgatorio con un Comento ita lia n o , che nelle prim e 17 carte
è quello attrib u ito al Boccaccio. In u n a avvertenza sopra l’ ultim a
carta verso il copista fa sapere elio quando cominciò a scrivere il
C odice, p rim a fece uso di un Comento il quale principiava con
queste p aro le : Poi chel nostro autore dante a trattato . . . . di cui
si serv i tino alla carta 17 , m a essendosi allora procacciato il Co­
mento di Francesco da B u ti, pose il prim o da banda per trascrivere
il secondo. Il Proemio del Falso boccaccio che principia con le dette
parole è sulla seconda carta.
V III. * L a u r e n z ia n a ( Codici G addiani), P lut. XC. S up. , n.°
C X X IV . Codice cartaceo in fogl. scritto nel 1466, del quale p a r­
lai alla fac. 627. Contiene il testo del Poema con un Comento ita ­
liano che nell’ in ferno è quello attrib u ito al Boccaccio. Nelle altro
due Cantiche spetta all’ Ottimo.
IX . * L a u r e n z ia n a ( Codici S tr o z z ia n i, n.° C L X V II). Codice
cartaceo in fogl. piccolo del sec. X IV , di 62 car. a 2 co lonn e, conte­
nente un Comento italiano sopra l’ Inferno che è quello attrib u ito
al Boccaccio; di bella le tte ra , ben conservato, o con qualche in i­
ziale in inchiostro rosso. Il testo del Poema è in parte intercalato
nel Com ento. Sopra una carta bianca in principio si leg g e: Del
Senre Carlo di Tommaso S tr o z z i, 1670, n.° 2 4 5 , e in fine :
Finisce il primo libro di dante aleghierj et intro in inferno in uer­
to la notte et escene in uerso il giorno.

Bandini, VII. 562-563.
X . * L a u r e n z ia n a ( Cod. S tro zzia n i, n.° C L X IV ). Codice carta­
ceo in fogl. della fine del set. X IV , di 274 c a rte , con iniziali a oro

�646

COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XIV.

e a c o lo ri, di lettera e conservazione mediocre. Il testo in caratte ri
rossi è in parto intercalato nel Comento. Si legge sopra una c a rta
bianca in principio : Del S e n te Carlo di Tommaso S tr u z z i, 1 8 7 0 ,
n.° 246.
Q uesto Comento manca di una carta in principio contenente
u n a p arte del P roem io, e term ina col Canto X X V del P aradiso.
Dovendone far giudizio dalla prim a chiosa del Canto I dell’in fern o ,
si crederebbe u n a traduzione italiana del Comento latino supposto
di Jacopo di Dante. Ma parvem i che la p rim a chiosa fosse la sola
tra tta da lu i, ed ho riconosciuto nel Comento di questo Codice il
Falso Boccaccio. Di ciò non si potrebbe d u b itare per quello alm eno
che concerne alle u ltim e due Cantiche in cui il Comento p rin ­
cipia :
Purgatorio. Poi chel nostro autore a trattato e determinato di tu t­
to lonferno e delle pene che patischono i peccatori . . . .
In questa parte chontinuando el nostro autore il suo detto . . . .
Paradiso. Questo libro di Paradiso si puote dividere in dieci
p a r ti. . . .
In fronte di questa ultim a Cantica si risco n tra u n a lu n g a sto­
ria di dieci celebri personaggi rom ani.
Bandini , VII. 561 ; — Dionisi, Le' Cod. Fior., fac. 3.

C om ento di G io va n n i Boccaccio.
Il
Boccaccio cominciò , come ho dello nella notizia dogli a n ti­
chi lettori del Poem a di D ante , a legger D ante in F irenze il 3 o t­
tobre 1473 e seguitò fino alla m o rte. Di quelle lezioni è composto
il suo Comento pubblicato la p rim a volta nel 1724, e che non v a
o ltre al verso 17 del Canto X V II d e ll'in fe rn o . Corre u n a voce,
generalm ente ten u ta per vera dagli erud iti D anteschi di F irenze ,
che si scoprisse qualche anno fa nella M a gliabechiana la conti­
nuazione di questo C om ento. Molto singolare parrebbem i q u e ­
sto ritrovam ento cui non credo p u n to , risultando chiaram ente
da varie autentiche scrittu re che il Comento da esso lascialo com ­
prendeva i soli p rim i 16 Canti dell’infern o . Questi docum enti so­
no nel Codice della S tro zzia n a , n .° 1)D, 1226, car. 4 3 1 -4 3 3 , o ra
alla Magliabechiana , cl. X X V , n.° 592 , il qu ale com prende u n o
spoglio di scrittu re diverse di m ano del senatore Carlo S tro z z i. A
car. 431 si trovano tre estratti colla data del 20 febbraio e 17
m arzo 1376, e 10 aprile 1377, Da un libro di Richiami fa tti d in a n si
a ' Consoli d e li A rte del Cambio cominciato nel 1376, esistente in
detta Arte. Sono tre scrittu re relative al richiam o fatto da Jacopo

�C0MENTI STAMPATI DEL SECOLO XIV.

647

Boccaccio fratello di G iovanni Boccaccio, e d a’suoi esecutori testa
m entar ii, innanzi a ’consoli dell’arto del Cambio, contro Francesco di
Lapo Bonamichi chiam ato M orello, per rivendicare il Comento sul­

la D ivina Commedia lasciato dal Boccaccio. Nel prim o di questi
docum enti si legge : L a Disposizione sopra il primo libro d i Mante
disposto per Mess. G iovanni mio fr a te llo ; sono x x iv quaderni in
bambagine , e a ltr i quadernucci piccoli di quella medesima opera ; e
Del terzo: 24 quaderni e 14 quadernucci tu tti in carta di bam bagia,
non legali insiem e, ma l ' uno d a ll'a ltro diviso , d'uno isc ritto , overo
isposizione sopra 16 c a p ito li, e parte del 17 del D ante, il quale scrit­
to il detto messer Giovanni non compiè. I Consoli dell’arte del Cam­

bio riconobbero legittim o questo richiam o per la relazione di mes­
ser P arente da P rato.
A pparisce evidentem ente da questi d o cu m en ti, im pressi dal
M anni nella S toria del Decamerone , fac. 1 0 3 -1 0 6 , che l’opera del
Boccaccio su D ante si rim aneva al Canto X V II dell’In fe rn o , e che
non può esser ritro v ata alla M agliabechiana u n a continuazione che
non è. F orse diede occasione alla voce corsa il ritrovam ento fatto
dal sig. P iccioli nel Codice Cl. V I I , n .° 959 della M agliabechiana
de’fram m enti di un altro Comento su D a n te , messo dal copiatore
sotto il nom e del Boccaccio, m a di fattu ra al tutto diversa da quel­
lo stam pato , e che finalm ente è quello noto sotto il nome di
Falso Boccaccio , di cui ho parlato nelle pagine antecedenti.
Sono nel Codice C. IV . 23 , della Bibl. com unale di S ien a ,
alla car. 5 6 , alcuno O sservazioni del B envoglienti intorno a l Comento
che fece il Boccaccio a lla D io. Com. d e li A ligh ieri ( I l a r i , In­
dice , fac. 309 ) .
Del Comento del Boccaccio si conoscono le seguenti edizioni.

*
Il C om m ento di G iovanni Boccacci sopra
la Divina C om m edia di Dante A lig h ie ri, con
le Annotazioni di Ant. Maria Salvini. P rim a
impressione. F iren ze ( N a p o l i ) , 1724, 2 vol
in 8. di VI - 376 e 586 fac.
Questa prim a edizione del Comento del Boccaccio form a il to­
mo l ' e V I delle Opere del Boccaccio pubblicate da Lorenzo Cicca
relli. Ve ne sono esem plari im pressi separatam ente con frontispizi
che recano tomo 1 e 2 , e se ne trovano in carta grand e . V enne
eseguita sopra u n Codice appartenente a Antonio M agliabechi ( o ra
nella M agliabechiana , Palch. I V , n.° 5 8 ), e sopra u n a copia falla

�648

COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XIV.

da A nt. M aria S a lv in i e A n i. Francesco M a r m i . L e dotte an n o ta­
zioni del Salvini son com preso nelle fac. 332-386 del tomo I I .
L ’edizione del 1724 si tiene in m olto conto dagli e ru d iti, m a p e r
negligenza dello stam patore è zeppa di erro ri tipografici. In to rn o
a che si vegga la Prefazione della ristam p a fatta dal sig. Ignazio
M ou tier.
G iorn. de’ letter. di V enezia, XXXVII. 471-473 ; XXXVIII. 444-446 ;
— Apostolo Z eno, L e tte r e , I I . 347 ; — B ottari, L ettere di F ra G u itto n e ,
fac. 1 8 9 ;— Fontanini, 1. 3 6 2 ;— Mazzucchelli, 11. 1364; — T iraboschi, l. V,
pari. II, fac. 510; — Baldelli, V ita dei Boccaccio, fac. 2 0 2 -2 0 6 ;—Giti­
gliene, III. 203-204;— Gam ba, n.° 229.
36 p. Cat. Piatii del 1820 .

* Il medesimo . . . . nuovam ente c o rre tto
sopra un testo a penna. F ire n ze , Ig n a zio
M o u tie r , 1 8 3 1 - 1 8 3 2 , 5 v o l . in 8. di X V I
3 5 5 , 3 o 2 e 258 fac.
F o rm a i tom i X - X I I delle Opere del Boccaccio pubblicale d al
sig. Ignazio M o u tie r, e benché fatta sul Codice stesso di q u ella del
1724 (1), è di gran lu n g a m igliore. Il nuovo editore fa sapere n ella
Prefazione che collazionando diligentem ente il ms. della M agliabe
chiana, potè scoprire da più di 200 e rro ri nel prim o volum e sol­
tanto della ediz. del 1724, i quali espone in u n E rra ta Corrige po­
sto in fro n te del prim o volum e della su a . E intendeva di fare u n
m edesim o lavoro in fronte di ciascuno degli altri due v o lu m i, m a
fu dissuaso dal num ero troppo grande degli erro ri.
S’im pressero esem plari in carta distinta di questa edizione, d ella
qu ale fu discorso nell’ Antologia di F ire n z e , X L IV . 1 2 8 , e n el
Poligrafo di V ero n a, 1833 , X IV . 315-317.
22 p. Cat. Molini del 1834.

* Il medesimo . . . .
18 44, 3 v o l . in 24. di

F ir e n z e , F r a tic e lli,
552 , 282 e 24 8 fac.

È ristam pa della edizione antecedente fatta a cu ra del sig. P .
J . F raticelli.

Un’ edizione del Contento del Boccaccio fu promessa nel P r o ­
gram m a della B iblioteca ita lia n a antica per cu ra di B art. G am ba

( 1)
Erra grandem ente il G am ba, n.° 230 , dicendo che il Codice della
Magl iabechiana è unico.

�COMENTI STAMPATI D EL SECOLO X IV .

fi W

( V enezia , G ius. A n ton elli, 1833, in 8. g r. ) , ma non credo che si
mandasse ad effetto.

Fiore del C o m m en to sopra la Divina C om ­
media di D ante Alighieri , fatto da G iovanni
Boccaccio, ed ora ridotto ad uso della gioven­
tù Italiana da G. Ignazio M ontanari. F ir e n z e ,
tipogr. L e M o n n ie r , 1842 , in 16.
6 p.
Ne parlò Felice Rom ani nel P ira ta di M ilano, n.° del 21 no­
vem bre 1845.
Ecco la descrizione de’ mss. noti del Comento del Boccaccio.
I. * M a g l ia b e c h ia n a , P alch. I V , Cod. 58 (CI. V II , n .° 1 5 7 ),
codice cartaceo in fogl. del principio del sec. X V , di fac. 4 6 7 ,
scritto in grazioso carattere to n d o , con le iniziali colorite. H a in
fro n te il titolo seguente : Comento d i mess. Giouannj boccacci so­
pra lacomedia d i Dante A linghieri In lu x trix im o poeta fiorentino.
Questo Codice che è ben conserv ato , proviene dal M agliabechi ,
ed h a sui m argini annotazioni. l)eb b ’esser quello che nella 4 .a edi­
zione del Vocabolario della Crusca vien citato siccome appartenente
al M agliabechi. Se ne fece uso nelle edizioni di Firenze 1724 e 1830.
S

Mehus, V ita del T r a v e rs a ri, fac. 181; E s tr a tti m ss. , XI. 162 ; — Giorn.
de' lette r . di Venezia, XXXVIII. 445.

I I . * M a g l ia b e c h ia n a , cl. V I I , n.° 1050 , proveniente dalla
S tr o z z ia n a , n.° 1430. Codice cartaceo in fogl. del sec. X V , di 250

c a r ., con le iniziali c o lo rite , che ni’ è 'sem brato anterio re al p re ­
cedente. Si legge sulla p rim a carta : Osservationi sopra Dante da
incerto, e a p i è : D el S en te C arlo d i Tommaso S tr o zzi 1679.
I II. * M a g l i a b e c h i a n a , P alch. I , n.° 51 (cl. V I I , n .° 1 5 5 ) .
Codice m em branaceo in fogl. della p rim a m età del sec. X V , senza
titolo nè divisione ne’ C a n ti, composto di 152 carte a 2 colonne.
È di bella le tte ra e in buono s ta to , e proviene dal M agliabechi.
L e prim e due carte del Codice contengono Rime latine e italiane
che non h anno relazione col Comento del Boccaccio.
M ehus, V ita del T r a v e r s a r i, fac. CLXXXI; E s tr a tti m ss., X 162 .

IV . * R ic c a rd ia n a , n.° 1053 ( antic. n.° I I . I I I . 3 5 7 ) .
cartaceo in fogl. del principio del sec. X V , di 204 c a r . ,
lissim a lettera in grandi caratteri tondi mezzogotici, ma di
cre conservazione. H a il seguente tito lo : E spositioni sopra

Codice
di b el­
medio­
adante

�650

COMEN
T I

STAMPATI I)E L SECOLO X IV .

perlo egregio doctore Maestro gratia dellordine dùco franciescho (1).
E ornato di titoli in inchiostro rosso e di un a grande iniziale
fregiata a colori in principio. Sono sui m argini alcune ra re postil­
le o correzioni di m ano del copista : e altre più num erose e di m a­
no più m oderna sono del Salvini. Questo Codice debb’esser q u ello
che stava nella sua B iblioteca, e di cui si ragiona ne’ Fasti Conso­
la ri, fac. X X I I I I , e nel Giorn. de’Letter. di V en ezia, X X X V III,
*45 (2).
Mehus, V ita del T r a v e r s a v i, fac CLXXX1; E s tr a tti m ss., VII. 99, XI.
168-169; — Invent. d ella R icc a r d ., fac. 25.

V.
* M a g lia b ech ian a , cl. V I , n.° 805. Codice cartaceo in fo g l.
piccolo del sec. X V I I I , composto di 336 c a r ., e col titolo seguen­
te : Expositioni sopra a Danio p lo egregio doctore Maestro G ratia
dellordine disancto Franciescho . È una copia an n o tata in m argino
da A n i. M aria Biscioni, e da lui tra tta dal Codice citato so p ra
della Riccardiana. Proviene dalla sua B iblioteca, dov’ era segnata
col n.° 87 de’ mss. In fine si legge la sottoscrizione seguente :
Finiscono l' Esposizioni sopra Dante copiate fedelmente da me 4 n
tonmaria B iscioni, fiorentino dall'antico ms. fu già de' S S i Gherar
di, al presente d e li Eccellentissimo uomo, e mio padre e maestro, A n
tonmaria S alvini ; e terminata quest' opera felicemente questo di 30
settembre 1714. a ore 22 1/2. Deo gratias. Am en.
Il
F on tan in i nella B ibl. Ital. , I . 3 6 2 , e il M azzucchelli, I I .
1 3 6 4 , citano un altro Codice del Contento del Boccaccio che si

(1) Il M aestro G r a tta , fatto da un copista autore del Comento d e l
Boccaccio, fu in parecchi luoghi citalo come originale com entatore di Dante
da vari scrittori che ignoravano questo inganno volontario o involontario
del copista del Codice della R iccardiana. Segnatam ente nella Tavola delle
abbreviai, del Vocab. della Crusca si legge: Nelle note al Galateo c ita n ­
dosi u n luogo di questo Contento ( del Boccaccio ) viene a ttrib u ito a u n
certo M aestro G ra zia . Questo abbaglio può forse nascere da questo che
si ha n o tiz ia d ’un a sposizione di D ante fa tta da M aestro G ra zia d et
l ’ O rdine F ra n cesca n o , discepolo del P e tr a r c a , sc ritto a penna. F u v e ­
d u ta dallo S trito la lo il quale di essa fa m enzione ne’suoi sp o g li di v a r ii
te s ti a pen n a , che si conservano tr a le sc rittu re dell’ A cc a d em ia , ed un
testo a penna ne possiede al presente il Can. Gabriele R icca rd i n o stro
Accadem ico. Maestro Grazia non comentò mai D ante; o alm eno il Codice
del Can. R iccardi che adesso è il n.° 1053 della R ic ca rd ia n a , contiene il
Contento letterale del Boccaccio.
(2) Questo Codice è m ancante, e comincia solam ente con la fine del
Cauto IV.

�COMENTI STAM PATI D EL SECOLO X IV .

651

conservava nella Bibl. di Valente G randi a Venezia. Lorenzo Ubal
dini dice nella S toria della Casa degli U bal d i n i , F ire n ze , Karl.
S erm artelli, 1588, in 4 ., a fac. 116, che l’originale del Comento
del Boccaccio e ra posseduto da Lorenzo figlio di Francesco G u idetti,
e che L o ttieri G herardi di F irenze ne avea copia.
Q ui term ina la nom enclatura de’Comenti del sec. X IV che fu­
rono pubblicati colle slam pe; solo aggiungerò che il sig. Francesco
C erotti, sottobibliotecario della C orsin ian a, si apparecchia a dare
alla luce il Comento di Francesco da B u t i , e che L ord Vernon
h a com inciato l’im pressione del Comento latino di Benvenuto da
Imola.
S eco lo X V .

*
Com ento di Messer G u in ifo rte delli B a r­
g i g i di B ergam o sopra l’ Inferno di Dante.
G uiniforte delli B a rg ig i, nato a B ergam o, m ori circa il 1460.
Sem bra che prendesse a com pilare un Comento sopra l ' intero
Poem a d i D ante per ordine di Filippo M aria Visconti duca di Mi­
lano , cui è dedicato il Comento sopra l’ I n fe rn o , sola p arte che
condusse a fine o che alm eno giunse a noi (1). Esso Comento fu
citalo dal Nidobeato nella L ettera al m archese di M onferrato ( P re­
lim in ari dell' ediz. del 1 4 7 8 ), e dal L andino nella Prefazione del
suo Comento sopra la Div. Com. Nel 1743 1’ E pistola proemiale del
Comento del Bargigi si pubblicò fra le sue Lettere ( Opere del Bar­
g ig i, R o m a , S a lv io n i , 1743, in 4 ., I I. 2 ) (2). L ’intero Comento
venne im presso a M arsig lia nel 1838 a cura dell’ avvocato G ius.
Z accheroni , il quale vi aggiunse una D edicazione, una in tro d u ­
zio n e, note e Cenni S torici sull’au to re. Vi sono esem plari in cui
non si riscontrano q uesti scritti prelim inari posti insiem e colle

(1) Donalo Salvi nella Scena le tter. degli sc ritto ri B erg a m a sc h i,
Bergam o, M. Ani. Bossi, 1664 , in 4., 1. 3I 2, dice d ie i C om m entarla in
D a n tis poem at a del Bargigi furono da lui dedicali a Giacomino d’ A biate
ducal Cameriere. Cosi del Comento ragiona: « In esso trovandosi chiarezza,
facilità e t intelligenzia; chiarezza in illustrar i luoghi oscuri, facilità in ap­
pianar i difficili, intelligenzia in dichiarar i profondi. »
(2) Una copia m anoscritta di questo Proem io slava nella Biblioteca di
F ilip p o T o m m a sin i, il quale la cita nella Bibliotheca P a ta v in a m anus
c r ip ta , Utini, 1639, in 4., fac. 128.

�652

COMENTI STAMPATI D Ef. SECOLO XV.

note a ll’ Indic e per decreto del 9 settem bre 1840 (V ed i la S erie
delle edizioni della D . Coni. fac. 186-187 ) .
L' edizione citata del Comento del Bargigi fatta dal sig. G ius.
Zaccheroni fu eseguita sopra i soli due mss. conosciuti del d etto
Comento. Eccone la descrizione.
Il
prim o di questi C o d ici, posseduto dal sig. G aston de Flotte ,
letterato M arsigliese, form a u n magnifico volum e m em branaceo
in fo g lio , eseguito in Ita lia circa la fine del sec. X V ; è scritto in
ca ratteri to n d i, con lunghe lin e e , e le iniziali sono fregiate a o ro
e colori. Ogni canto va o rnato di tre bellissime m in ia tu re , di tre
delle quali il sig. Zaccheroni h a dato il fac-sim ile nella sua edi­
zione. P er involare alcune di queste m iniatu re si tolsero per m ala
ven tu ra parecchie carte in principio e in fine del Codice.
Q uesto ms. venne offerto nel 1519 a Francesco I re di F ra n ­
cia da Giacomo M in u zio M ilanese. 11 D ebure che no fece accu rata
descrizione nella B ibliogr. instr. (B . L. n.° 3323 ) , ci avverte ch e
sulla p rim a ca rta si trovava un quadro dov’ erano dipinte lo a rm i
di Francesco I rette da due salam andre. E aggiunge che sopra una
carta separata stavano i seguenti versi intitolali allo stesso p r in ­
cipe.
A d Regem C hristianissim um.
la . M in u tiu s.
Tres d an tes, tu clara m ihi R ex munera prestas
Atque aliquem nihilo me facis esse virum
Ipse sed ethruscum cum claro interprete dantem
A dlatu m ex i ta lis in tua ju r a fero:
S ic quoque munificus fueris. nam sumere partem
A quo debentur omnia dona dare est.

1519.
Q uesto bel ms. , legalo in m arrocchino paonazzo con ricam i o
foderalo di m arrocchino , appartenne successivam ente al duca d i
L au ra gu a is , al G aignat dal quale fu venduto 255 franchi ( C a ta l.
n.° 1977 ), poi al duca di L a Vallière (C a ta l. del 1783 , n.° 3569).
Da questo passò nella Biblioteca Reale di P a r ig i, m a s’ ig n o r a ,
dico il sig. Zaccheroni nella N o tizia su i mss. d i G uiniforte d e lli
B a rg ig i, come uscisse da questo sta b ilim en to , dove gli fu s u rro ­
gata una copia, la descrizione della quale tolgo dal M arsand (C od .
mss. Ita l. P a r ig in i, I . 5 4 4 -5 4 6 ).
Questo secondo m s. copia fedele del p re c e d e n te , legato in
cuojo verdastro con fregi a o ro , e conservato sotto il n .° S u p p l. L,

�C O M E N T I S T A M P A T I D E L SEC O LO X V ,

653

V. 19 ., form a u n voi. m em branaceo in fogl. del sec. X V , di circa
700 fac., scritte con bellissimi caratteri tondi. Stupendam ente con­
servato o di m em brana candidissim a, h a la p rim a faccia a tto rn ia ta
da graziosa m in iatu ra a oro e c o lo ri, e tu tte le iniziali sono p a ri­
m ente m iniate a oro e co lo ri. La stessa sottoscrizione in versi si
legge sulla seconda carta del Codice, m a di m ano e d’inchiostro
diverso. A piè della prim a pagina del Comento sono m iniate le
arm i di Francesco I. Incom incia col titolo seguente :
Incomincia lo comento sopra lonferno della Comedia di Dante A l
drigeri Firentino composto da Meser Guiniforte de li Bargigi do
ctor . . . . et se venga allexpositione del testo de Dante.
Seguono due D iscorsi, il prim o S u l perchè Dante sia stato mosso
a scrivere dell' Inferno, del Purgatorio e del Paradiso ; il secondo
P er qual cagione Dante ha intitolato tutta lopra sotto nome di come­
dia e le parti principali ha chiamate cantiche, e li capitoli canti.
La p arte del testo dell' Inferno u n ita a questo Comento 6 , se­
condo i sigg. M arsand e Zaccheroni, di lezione generalm ente o t­
tim a , e contiene in copia im portanti lezioni in e d ile . « Nel testo
s’ incontrano talvolta punti in te rro g a n ti, m a segnati orizzontal
m ente all’ antica: il lesto è correttissim o, e sem pre in arm onia
col Com m ento. Il Copiatore si appalesa delti Stati V eneti, e
« l’ ortografia s’ accosta a quella del Codice n.° 3 del Fonds de Ré
serve (N ota del sig. Jacopo F errari).
II Comento del Bargigi fu consultato per 1’ Appendice alle note
dell’ ediz. di Firenze , 1838.
È da vedere in torno al Bargigi uno scritto recente del can. Gio­
vanni F in az zi, letto all’ Ateneo di B ergam o, e stam pato con questo
titolo: Di Guiniforte B a rziza e di un suo Comento all'inferno di Dan­
te, recentemente pubblicato. Bergam o, tip . Crescini, 1815, in 8. g r.
di 42 fac.
Manni, S to ria del D ecam erone, fac. 103 ; — Quadrio, IV. S52; — Maz
zucchelli, II. 508; — Vaerini, S c ritt. B ergam aschi, fac. 172.

738

P arte d ’ un C om ento sopra la D iv. C o m m e­
dia del P. Paolo Attavanti di F ire n ze , gesuita

( 1479 ).
Queste chiose si trovano nel suo Quadragesimale, opera im ­
pressa a M ilano nel 1479, e di cui tra tta i alla fac. 361.
L ’ A tta v a n ti, secondo il Negri ( Scritt. Fiorent. , fac. 445 ) , il
Cionacci (Toscana lette r., fac. 1424), e l’Agostini (S critt. Veneziani,

�654

COMENT I STAMPATI D EL SECOLO X V.

I . 552 ) , scrisse l’ intero Comento sopra la Div. C om m edia, ed
egli stesso ne parla , stando a ll’ A g o stin i , nella Dedicatoria in
fronte del Q uadragesim ale , opera ch e a me non è riuscito vedere
in alcuna delle Biblioteche fio re n tin e . Q ueste Chiose non sono
g ran elio , ma vi si riscontrano m olte varian ti non conosciute, ch e
furono notate d all’ ah. Federici nell’opuscolo da me registrato a lla
fac. 361.
Lam i, D elizie defili e ru d iti, t. XI, fac. XIV.

*
Com ento italiano di C ristoforo L a n d in o
Fiorentino sopra la Div. Com m edia ( 1 4 8 1 ) .
Questo Comento fu im presso la prim a volta n ell’ ediz. di F i­
renze , 1 481, che io descrissi allo fac. 3 6 - 4 7 , dipoi ristam pato in
quelle di Venezia 1484 e di Brescia 1487. Si trova p ure rivisto ed
em endalo da P ietro da Figino nell’ ediz. di V enezia, 1491, 1493 ,
1497, 1507, 1512, 1 5 1 6 , 1 5 2 0 , 1 5 2 9 , 1 5 3 6 , 1 5 6 4 , 1578 e
1596 (1). D all’ediz. del 1512 in poi si aggiunsero alcune postillo
m arginali.
Si trova nella B ib l. Reale di Parigi sotto il n.° 7766 u n Codice
cartaceo in foglio contenente il Comento del L an d in o . Questo Co­
dice che pare scritto intorno alla fine del sec. X IV , è in piccolis­
sim i caratteri gotici assai cattivi e quasi non leggibili, m a in b u o n o
stato. Secondo il M arsan d ( I . 122) il diffuso Comento contenuto
in questo C odice, scritto con parole più spesso latine che ita lia n e ,
non sarebbe nè quello attrib u ito a Benvenuto da Imola , nè q u ello
del L andin o; eppure il sig. Jacopo F errari c h e l’ h a diligentem ente
esam inato , ha riconosciuto essere certo di questo ultim o. Il M a r ­
sand aggiunge che gli estratti del Poem a inseriti nel Com ento
paiono copiati sopra un buon Codice.
Se si volesse anche stare al M arsand ( Cod. mss. P a r ig in i , ]_
3 0 ) , un altro Codice della B ibl. Reale di P arigi segnato n.° 7259 ,
conterrebbe il Comento del Landino; m a s o d a i sig. Jacopo F erra­
r i , il quale ha visitato questo Codice, che il Comento contenuto in
esso è , come già dissi, di Jacopo della Lana. Si rinvengono e s tra tti
del Comento del Landino nelle car. 2 5 -2 6 e 195-218 del Codice
della B ibl, comunale di S ien a, segnato C. V. 25 {Indice D ell'Ilari
fac. 312 ) .

( 1)
Registrando l’edizioni che contengono il Comento del L a n d in o ,
lascio quelle la cui esistenza non è certa.

�COMENTI STAMPATI D EL SECOLO X V .

655

Citando alla fac. 44 una rarissim a Oratione detta dal Landino
nell’off erire il suo Comento alla Signoria di F irenze, indicai l’esem­
p la re della Palatina di F irenze conio l’unico n o to ; m a in appresso
n e ho veduto registralo un altro al prezzo di 2 1. 12 Scell. 6 dan.
nel Calai. P ay n e di Londra , 1837 , n.° 3303.
L a D ich iaraton e d i m olti luoghi della D iv. Com. posta sui m ar­
gini delle edizioni di Lione 1547, e di Venezia 1572 e 1575, è cavata
dal Comento del L andino, che il Ridolfi ( L ettera a l Cte M a g a lo tti)
dice stim abile per le cose Fiorentine.
S ecolo

740

X V I.

C om ento Spagnuolo sopra la Div. Com m edia
di Don Pero F e r n andos d e V ille g a s ( 1 5 1 5 ).
V a un ito alla traduzione Spagnuola descritta a fac. 278.

741

* Nova Espositione della Div. Commedia di

A lessa n d ro V ellutello ( 1544 )*
Im pressa nell’ediz. della Div. Com . di Venezia 1544 ( Vedi le
fac. 8 2 - 8 4 ) , e r is tam pata in quello del 1564, 1578 e 1596.
L e Nuove et u tili ispositioni sopra la Div. Commedia u n ite a l
l’ediz. d i L io n e , 1551 , 1552, 1571 e 1575 , e di V enezia, 1 5 5 4 ,
sono tratto dal Comento del .V ellutello. « II V ellutello è copioso,
m a ta lo ra e spesso non la coglie » ( Lettera del Ridolfi a l Cte M a ­
g a lo tti).

74a

* Lettioni d ’Accademici Fiorentini sopra D an ­
te. L ibro primo, ( i n f in e ) : Stam pate in F io ­
renza appresso i l D o n i a d i x x v i i j d e l mese
d i G iugno 1 5 4 7 , in 4 di 1 1 0 fac.
Q uesta raccolta r a r a e bene im pressa in carattere co rsiv o , di
cui vi sono esem plari in car. g ra n d e , fu pubblicata da A n t. F r.
D oni, che vi aggiunse u n a Dedicatoria colla data di F ire n z e , 4 lu ­
glio 1547 , intitolata A l magnifico et nobilissimo Signor Bartolomeo
P a n c ia tic h i . Il testo incom incia nella fac. 9 , benché il titolo e la
D edicatoria non ne com prendano che 4. Infine si trova u n a carta
n on n u m erata contenente recto u n a Lettera del Doni colla data di
F ire n z e , 28 giugno 1547 , intitolata A lla illu strissim a Signora S il­
via di S om m a , contessa di B a g n o , e verso u n a vignetta in legno.

�656

COMENTI S T A M P A T I D E L SEC O LO X V I

Questo prim o l ib r o , e solo p u b b lic a to , contiene dieci lezioni
che sono di Fr. V erin i, G iam bat. G e lli, Gio. S t r o z z i , P ier F r .
G ia m b u lla ri, Cosimo B a rlo li, G iam bat. da Cerreto e M ario T an ci.

L ’ H aym (III. l i t i ) cita un’edizione di questa raccolta di F iren ze,
pel T orren tin o , 1551 , in 8 . , m a il M oreni ( A n n ali Tor r e n t. , fac.
186-187 ) dice non averla p otuta m ai rin v e n ire , e nega la sua e si­
stenza.
Fontanini, I. 3 6 3 ;— Crescinibeni, II. 281; — Quadrio, IV. 237; — P o g ­
giali, II. 266; — G am ba, n.'&gt; 1476,— Mazzucchetli 11. 432.
18 paoli, C ai. Mollili del 1834.

743

* T v tte le lettioni di G iovam battista C e lli
( s i c ) , F atte da lui nella Accademia F io ren tin a .
In F ire n ze ( T o r r e n t i n o ) . 1551. In 8 di 4 8 6
f a c . , e una carta in fine per l’ E rrata.
Bella e ra r a edizione, im pressa in ca ratteri to n d i, con g ra n d i
iniziali incise in le g n o , intito lata dal Gelli a Cosimo de' M e d ic i
duca di F ire n z e , con una L ettera senza d a ta , cui succede u n ’a l t r a
parim ente senza data A l molto honorando A ntonm aria L an di che f a
da dedicatoria alla prim a lezione. Il M oreni che ha d ilig en tem en te
descritta questa edizione negli A n n ali T o rre n t. , fac. 1 8 3 -1 8 6 , o s­
serva , 1.“ che in alcuni esem plari, e segnata mente in quello d e lla
M a ru cellia n a , la fine della D edicatoria al L andi per ¡sbaglio d e llo
stam patore è posta sul verso del fro n tisp izio , 2.° che nel suo esem ­
p la re in fine della m edesim a D edicatoria sono 14 linee im p resso
in caratteri to n d i, m entre le altre sono in c o rsiv o , e che 9 di esso
contengono la ripetizione della fine di quella D edicatoria, e le a l ­
tre 5 non hanno che fare coll’argom ento.

* Lettioni
Accademia
D ante et del
no ) , 1 5 5 5 ,

fatte da G iovam battista G elli n ell'
F io rentin a sopra varii luoghi cU
P etrarca . In F ire n ze ( T o r r e n t i ­
in 8.

R iproduzione della ediz. precedente con la sola ristam pa d e ll e
p rim e 9 facce, e la soppressione sul titolo d ella voce T u tte. L ’Erra
ta in fine è lo stesso nelle due edizioni.
Q ueste L ezioni, 12 di n u m ero , son diverse dalle Letture so p ra
VInferno del medesimo scrittore. La prim a , intitolata ad A n t.
M a ria L a n d i, e relativa al Canto X X V I del P arad iso , era stata g ià

�657

COMENTI STAM PATI D EL SECOLO X V I.

impressa il 1547 nella raccolta del D o n i, e si vede q u i ristam pata
con qualche cam biam ento. L a 3 .a , 4 .“ e 5 .“ , indirizzate a Cariò
L enzoni, risguardano u n passo del Canto X V I del P u rg a to rio , fi
n almente la 12. sopra u n luogo del Canto XXV11 del P urgatorio è
dedicata a Francesco di G iannozzo da M agnale cittadino Fioren­
tino .
Fontanini, I. 864; — Crescimbeni, II. 2 8 1 ; — Rilli, Notizie dell’ Accad.
F io r .,fac. 53; — Salvini, Fasti Consol., fac. 77; — Negri, fac. 2 4 7 ;— Cinelli,
Toscana letter., fac. 8 1 3 ;— Biscioni, Giunte al Cinelli, VI. 527 e 533 ,
XIII. 3 7 2 ;— Notizia sopra il Gelli, (O pere, Milano, 1807, t 3 ) ; — Haym,
III. 146;— Poggiali, I. 312; — Moreni, Ann. Torrent., fac. 261-264; — Gam­
ba, n.° 504; — Invent. della Riccardiana, fac. 106.
1
scudo 50 b a i., Catal. Renalo ; — 10 lire , Cat. Silvestri di Milano,
1824;— 15 p a o li, Catal. Pagani del 1825, e Audin del 1825.

7 4 4 * L e ttv ra di G iovam battista G e lli sopra lo

Inferno di Dante. L e tta nella Accademia Fio­
rentina , nel Consolato di M. Guido G u i d i, et
di M. Agnolo Borghini. In F ir e n z e , appresso
S. M a rtelli , 1 5 5 4 , in 8. piccolo di 319 fac.
Q uesta p rim a com prende una Oratione e XII L ezio n i, ognuna
delle quali si adorna di u n a grande iniziale in legno. La precede
u n a D edicatoria del Gelli A l molto magnifico M . Giuseppe B ernar­
dini G entil' huomo et M ercante Lucchese , colla data del 1 luglio
1554. Questa edizione citata come r a r a , è segnata 30 paoli nel
C atal. Pagani del 1814.
Si ristam pò questa p rim a L ettura sotto il titolo di L ettu ra p ri­
ma . . . . In Fiorenza , Appresso Lorenzo Torrentin o , 1562, in 8.
di 130 carte. N ella ristam pa fu soppressa la D edicazione , e le carte
non sono num erate. 11 Poggiali ( T esti, I. 162) dice che i b ib lio ­
grafi non la conobbero ; eppure fu reg istrala dal M oreni nella p ri­
m a edizione degli A n n ali Torrent. Una nota de’ Testi del G am ba ci
fa sapere che il p. Sorio dopo aver collazionato questa ristam p a,
afferm ava che in non pochi luoghi corregge l’ a ltr a , od è da te­
nersi molto cara.
Si trovano estratti di questa p rim a L e ttu ra , o form ano 3 c a rte ,
in u n Codice cartaceo in 4. del sec. X V I della M agliabechiana, cl.
V I I , n.° 482 , col titolo : N ell'O ration e del Gello dell'principio del
l'suo esporre.
9 paoli, Cat. Pagani del 1827; — 6 paoli, Catal Piatti del 1820.

42

i

�658

O
C M E N T I STAM PATI DEL SECOLO XVI.

* L ettvra seconda . . . . L etta nel C onso­
lato d ’Agnolo Borghini. In F io r e n z a , appres­
so M . Lorenzo Torrenti n o , 1 5 5 5 , in 8. p ic ­
colo di 218 fac.
Contiene u n ’ O ratione e x L e z io n i , ed è proceduta da 4 c a rte
p relim inari non n u m e ra te , contenenti una Dedicatoria del C elli a
Lorenzo P a sq u a li, colla data di Firenze 1 luglio 1555. Si dee tr o ­
v are nella line u n a ca rta p er l 'E r r a la e il P rivileg io , e due carte
bianche.
6 paoli, Cat. Pialti del 1838.

* L e ttu ra terza . . . . L e tta nel Consolato
d ’A ntonio Landi. In F io r e n z a ( Torrenti no ) ,
15 5 6 , in 8. di 202. fac.
Com prende u n ’ O ratione e ix L ezio n i. In fronte del volum e è
una Dedicatoria del Celli a Alvero S an ta Croce, e in fine d eb b o n o
trovarsi tre carte bianche.
A lcuni bibliografi citano una ristam pa in 8. fatta a Firenze lo
stesso anno dal S erm arte lli, m a il Moreni sospetta che non esista.
Il Bravetti nella Serie de’ testi d i lingua , fac. 58, e rra scrivendo
che questa terza L ettura contiene x lezioni.
9 paoli, Cat. Pagani del 1825;— 6 p a o li, Catal. Piatti del 1838.

* Lettvra qvarta . . . . Fatta nel Consolato
di M. Lelio Torelli, primo segretario dello IJ.
lustrissimo Duca di Fiorenza l’ anno 1557 I n
F io r e n za ( Torrentino ) , 15 5 8 , in 8. di 2 3 8
fac.
Non è fac ile, dice il Salvini ( Fasti consol. ) , a procacciarsi q u e
sta L ettu ra che contiene x Lezioni , ed 6 dedicata dal Celli aFi
lippo del M ig lio re, con lettera del 1 gennajo 1558. Si dee tr o v a r e
in fine una carta per l’ E r r a t a , ed osserverò anche che le u ltim e
2
facce sono num erale 236 e 2 3 7 , invece di 237 e 238.
È da tenere per erronea la citazione fatta nel C atal. C apponi
fac. 183, e nelle Opere del Celli ( 1807 , t. I I I ) di u n a edizione &lt;jj
F iren ze, S e rm a rte lli , 1558 , in 8.
9 paoli, Cat. Pagani del 1814; — 15 paoli, Cat. Audin del 1821.

�C O M E N T I S T A M P A T I D E L SE C O LO X V I .

659

* Lettvra qvinta . . . . L e tta nel Conso­
lato del Reuerendo M. Francesco C attani da
Diacceto Canonico F iorentino. In F io re n za
( Torrentino ) , 15 58 , in 8. di 104 carte e tre
bianche in fine.
Q uesta L e ttu ra , la rarissim a di quelle del G elli, e diffi cilissima
a procacciarsi secondo il Salvini ( Fasti Consol. ) , contiene x Le­
zio n i, ed è in titolata a Hector Visconti, con lettera del 1 dicem bre
1558. La num erazione è sb a g lia ta, m a le segnature A -N son tu tte
di 4 carte.

* L a sesta L e ttv ra . . . . L etta nel Conso­
lato di M. L ionardo Tanci. In F io re n za (7 Sor­
rentino ) , 1561 , in 8. di 68 carte non num e­
rate.
Contiene x Lezioni, ed e dedicata dal Gelli a Tommaso B aron
celli in Anversa, con lettera del 1561 (1).
9 paoli Cat. Pagani ilei 1825.

* L ettvra settim a . . . . L etta nel Conso­
lato di Maestro T om m aso Ferrini. In F io r e n ­
za , appresso L orenzo Torrentino , 1561 , in
8. di 71 carta n o n n u m erata e una bianca in
fine.
Contiene x i L ezio n i, e non x come più volte si è scritto. S inti­
tola a L a ttantio Cortesi, con lettera del 1 novem bre 1561.
9 paoli Cat. pagani del 1825.

* L e ttu ra VIII di G io . Batt. G e lli sopra lo
Inferno di Dante.
Inedita e conservata autografa nella M a g lia b e c h ia n a , Cl. V II I ,
n .0 49. Com prende x x i lezione e form a 126 carte in fo g l., duo
delle q u a li, la 7 1 a 7 2 .a , bianche.
( 1) Viene citala per ¡sbaglio con la data del 1558 nel C alai. Capponi,
fac. 183, e con quella del 1562 negli S c ritt. F ior, del Negri. Il B r a v e tti,
fac. 58, le attribuisce erroneam ente xi Lesioni.

�660

C O M E N T I S T A M P A T I D E L SEC O LO X V I .

L a raccolta intera delle sette L etture del G elli, tutte di p ari a l­
tezza, è , secondo il com pilatore del Catalogo Crevenna (IV . 11—
12 ), difficile a trovarsi e cara. Io ne rinvenni collezioni com plete
nella P alatin a e nella M agliabechiana, presso L ord Vernon, e p re s­
so il sig. K ir k u p . Un esem plare con le due edizioni della p rim a
L ettu ra fu segnalo 200 paoli nel C atal. dell’edizioni T o rre n tin ia n a
pubblicato nel 1840 dal sig. B ig a z z i.
Fontanini, I. 363; — Cinelli, Toscana le tte r ., fac. 816-817: — Magliab e ch i, M iscellanea m ss., car. 213; — Rilli, N otizie dell’ Accad. F io r., fac.
54-56; — N egri, fac. 247; — Haym , III. 1 47; — Poggiali , t. I. n.i 313 a
3 2 0 ; — Gamba, n.ì 505-511; — M oreni, Annali della tip o g r. T orren t., fac.
255-256, 270-271, 302-303, 311, 347-348, 361-363.

745

* Lezzioni di M. Pierfrancesco Giambvlla
r i , lette nella Accademia Fiorentina . In F i ­
renze ( Torrentino )
,
in 8. di 157 fac.
Edizione in caratteri tondi con lo stem m a de’ Modici sul fro n ­
tispizio , il ritra tto in legno del G iam bullari sul verso, e con in i­
ziali in legno. Comincia con u n Avviso di Lorenzo Torrentino im ­
pressore dvcale a i L e tto ri. Alla fac. 152 è l’ E r r a t a , poi un Indice
che com prende le fac. 153-157.
Q uesta raccolta contiene q u attro L e z io n i, la prim a Del sito del
P vrgatorio, letta nel Consolato di Giovanni S tr o z z i e a lu i dedicata ;
Ia seconda D ella carità dichiarativa di u n passo del Canto X X V I
del P aradiso, letta nel consolato di B ernardo S eg n i, con un a D e­
dicatoria a lui in tito la ta; la terza Degli inflessi celesti, concernente
a u n luogo del Canto V ili del P a ra d is o , letta nel consolato d i
C arlo Lenzoni ed a lui intito lata, finalm ente Ia q u arta De l'ordin e
dello vniverso, relativ a al Canto X del P arad iso , letta nel consolato
di G. B . G e lli, e a lui dedicata.
Q uesta edizione fu riprodotta letteralm ente nel 1827, M ila n o
G ius. S ilv e stri, in 18. di 128 fac. con ritratto (4 p. 1/2 C at. P ia tti
del 1838).
Le prim e due Lezioni erano state già pubblicate nella racco lta
del Doni nel 1547, fac. 53 e 8 2 ; e tu tt’e q u attro furono rip ro d o tto
nelle Prose Fiorentine, parte seconda ( F iren ze , T a riin i e F ra n ch i),
t. 1 , 1727, fac. 1-66, t. I I , 1728, fac 1-5 4 . In o ltre l’u ltim a si r i ­
stam pò nella Raccolta d i prose Ita lia n e , M ila n o , Soc. tip o g r.
de’Classici ita lia n i, 1809, I I. 237-257.
F ontanini, I. 363 ; — Haym, III. 1 46 ; — N egri, fac. 453; — Salvini
F a sti Consol., fac. 17, 24 e 75; —Rilli, N otizie dell’Accad. F io r., fac.1 8 *

�COMENTI STAMPATI D EL SECOLO X V I.

661

— Crescimbeni, II. 8 8 4 ;— Cinelli, T o s c a n a l e t t e r ., 1. 4540; —Biscioni, G iu n ­
te a l C in e lli, X. 482;— Morelli, A n n a li d e lla tip o g T o r r e n t., fac. 452 - 454
Poggiali, t. il. n.° 424 ; — Gamba, n.° 549; — C a t. Capponi, fac. 4 87 ; — Cai.
A c a d . P isana;, fac. 433 ; — I n v e n t . d e lla R ic c a r d i a n a , fac. 406; — C a t. ms.
della Palatina.

746

* Lezioni sul Dante e Prose varie di Bene­
detto V archi, la maggior parte inedite , tratte
ora in luce dagli originali della Biblioteca Rinuc
ciniana, per cura e opera di Giuseppe Aiazzi e
Lelio Arbib. Firenze , Società editrice , 1 8 4 1 ,
2 v o l . in 8 . di X L IV - 5 4 8 e 4 00 f a c , c o n ri
tratto del Varchi e fac—simile.
20 lire.
A ccurata pubblicazione, di cui vi sono esem plari in carta in ­
glese , in carta grande di F ran cia e in carta c o lo rita , con ritratto
avanti le tte ra . Il tomo prim o contiene le Lezioni sul D an te , 19
di n u m ero , cinque dello quali soltanto erano stale messe alla luce,
cioè le prim e q u attro nell’edizione G iuntina del 1590 delle Lezioni
del V arch i, e la qu in ta nelle Prose del 1547. Le altre quattordici
sono estratte da un Codice della Rinucciniana, scritto da più m ani
e ritoccato passim da qu ella dell’autore. Gli editori aggiunsero in
fine del prim o tomo Note alle Lezioni del Varchi, e un a Tavola
d e' versi c ita ti. In fine del secondo volum e si trova uno Spoglio di
vocaboli e modi di dire cavati da queste opere di Benedetto Varchi, i
q u a li, 0 non son registrali dalla Crusca, ne' sei posteriori vocaboli, 0
v i sono allegati in diverso significato.
L ’ab. Luigi Clasio (F iacch i) pubblicò nella Collezione d'opu­
scoli scient. e letter. , F ire n z e , 1807, I. 7 8 -9 6 , u n a Lettera sopra
alcuni opuscoli mss. di Benedetto Varchi che esistono nella libreria del
M arch. Gius. Pucci.

747

* Postille sopra la Divina Commedia di L o ­
dovico Dolce. ( 1555 )
Pubblicate la prim a volta nell’ediz. di Venezia 1555, descritta
alla fac. 90, e riprodotte in quelle di Venezia, 1569 e 1578, B er­
gam o, 1752, Venezia, 1774, 1795, 1796, 1810, 1812, M ilano, 1816.

748

* Ragionamento havvto in L ione da Clau­
dio de Herberè gentil’ hvom o Lionese , e da

�662

C O IB E N T I S T A M P A T I D E L SEC O LO X V I .

Alessandro de Gli Vberti gentil’ hvomo F io re n ­
tino. Sopra la dichiaratione d ’ alcuni luoghi di
D a n te , del P e tr a r c a , del Boccaccio: non stati
infino a qui da gli spositori bene intesi. I n
L io n e , appresso Guglielm o Rovi Ilio , 156o ,
in 4 di 100 fac.

.

Edizione in carattere corsivo, che term in a con due c a rte , u n a
per l’ E r r a ta , e l’altra bianca.
Sotto il nomo di Claudio de H erberé sta L u c Antonio Ridolf i .
Esistono della sua opera edizioni anterio ri del 1550, t5 5 5 e 1557,
m a in esse non p arla di D ante.
H aym , III. 147-, — Cat. C apponi, fac. 153; — R ossi, fac. 2 4 5 ;— R os­
s e tti, C atal. P e tra rch e sc o , fac. 1 8 ; — Cat. m s. della Magliabechiana.

È parim ente da consultare por la spiegazione di vari luoghi d i
D ante u n ’a ltra opera del medesimo a u to r e , in tito lata: Aretef ila ,
Dialogo, nel quale da m a parte sono quelle ragioni allegate, le quali
afferm ano, lo amore di corporal bellezza potere ancora per la via
di vdire peruenire al quore: E t d a ll'a ltra , quelle che vogliono lu ì
hauere solamente per gV occhi} l’ entrata sua: colla sentenza sopra cotal quistione. In L ione, appresso Guglielmo R ovillio, 1560, in 4 .
di 164 fa c ., u n a carta in line per X E rra la e u n ’altra bianca. L a
D edicatoria di Lue' Antonio Ridolfi a F ran e. N a s i, è colla d ata d i
Lione 4 maggio 1557.
7t9

* Discorso di V incentio B vonanni sopra la
p rim a cantica del diurnissimo Theologo D a n te
d ’ Aleghieri del Bello nobilissimo F i o r e n t i n o ,
intitolata Comm edia. Con licentza, et Priuile
gio . In F io r e n z a , N ella stam peria d i B a r
tol. S e rm a rte lli, 1562, , in
di VI I I - 2 3 0
fac.
Bella edizione in carattere corsivo , eccello il testo del P oem a
che è in caratterini tondi. Un esem plare in carta grande viene ci­
tato nel Catal. Zondadari di P arig i, 1 8 H , n.° 469. Le 4 car. p r e ­
lim inari non num erate contengono u n a Dedicazione dell’ a u to re
A l Serenissimo Principe di Toscana , Don Fr. de'M edici,, un A vviso

�COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XVI.

663

A tti cortesi U lto ri, u n Sonetto dell’autore a Jacopo de S e m i
dalla Piene in ringraziam ento per aver riv ed u ta la sua o p era , fi­
nalm ente tre brevi com ponim enti in versi latini di B a rtholomeus
Panciaticus P atricius Florentinus ad lectorem in lode di Dante. In

fine del volume sono a ltre 4 carte non n u m e ra te, una delle quali
b ia n ca , contenenti u n Raccolto delle cose p iù n o ta b ili, la perm is­
sione della sta m p a , e la ripetizione della data.
Il Buonanni afferm a di avere accuratam ente rivisto e colia­
zionato il testo dell’Inferno unito alla sua opera. Q uanto al Co
men to, il Lasca lo tacciò d’oscurità in uno de’suoi Sonetti [O pere,
F ire n ze , F r. Moücke, 1741, in 8 . , I I . 262 c 3 7 2 -3 7 3 ), e a buon
d iritto , dice il Poggiali (T esti, I I. 210). Il B uonanni avea promesso
un ugual Comento sopra il Purgatorio e il Paradiso.
Nel C at. P iatti del 1820 vien citala per isbaglio u n ’edizione
del 1622, in 4.
70 bai. Cat. R en a lo ;— 5 paoli Cat. Pagani ilei 1814; — 9 paoli Cat. Mo
lini del 1 8 3 9 , 6 paoli Cat. Porri di Siena. 1 8 4 5 ; — Venduto 2 fr. 25 a
P arigi nel 1844.
F ontan in i, I. 367 ; — N egri, fac. 525 ; — Biscioni, Giunte al Cinelli,
XI. 5 7 5 ; — R illi, fac. 77 -8 0 ; — H aym , III. 148; — Cai. ms. della Palatina,
Magliabech iana e Riccardiana.

Ragionam enti Accademici di Cosimo Bar
to li , G entil’ hvomo et Accademico F io ren tin o ,
sopra alcvni Ivoghi difficili di Dante con al
cvne inuentioni et sig n ifica ti, et la Tauola di
più cose notabili. In V eneti a , Appresso F ran­
cesco de'Franceschi Senese, 1 5 6 7 , in 4 p i c
colo di 77 carte.
*

Ediz. in corsivo, con grandi iniziali in legno, preceduta da 6
carte p relim inari non n u m e ra te, contenenti una Dedicatoria senza
d ata del B artoli a Cosimo d e'M ed ici , e la Tavola delle materie.
Una carta non num erala in fine h a recto 1’ E rra ta , e verso l’ im ­
presa dello stam patore. Sul frontispizio verso è il ritra tto d el­
l’autore inciso in legno.
Secondo il G am ba, n.° 1249, vi sarebbe u n ’ edizione di Ve­
nezia, senza nota di anno e di stam patore, in 4. Il I!iscioni ( Giunte
a l C in e lli, IV . 158) dice che vi sono esem plari dell’ edizione
del 1567 senza nota di lu o g o , e il Rossetti nel C a ta l. P etra r­ch
esco

�664

C
O M E N T I S T A M P A T I D E L SECO LO X V I .

fac. 4, n.° 14, ne registra una senza nota di lungo, d’an n o
e di stam patore (1).
Questa opera molto stim ata è divisa in cinque lib ri o R agiona­
m enti distesi in dialogo.
Fonta nin i, I. 3 6 6 ;— Salvini, F asti consol., fac. 8 2 ; — Haym, 111. 148;
— P oggiali, t. 11. n.° 219 ; — C atal. Capponi, fac. 148; — Rossi, fac. 227 ;
— Acati. P isanae , fac. 27 ; che e rra dicendo il libro in 8.
25 bai. Catal. Renalo.

* Espositione sopra la Divina Com edia di
B ernardino D aniello da Lucca. ( 156 8 )
F u stam pata nell’edizione di V enezia, 1568. Vedi le fac. 93
9 r*. Già notai che questo Comento e ra stato a torto attrib u ito a G a­
briello T rifone. « Daniello è b u o n o , m a scarso » ( Lettera del R i
dolfi a l C.te M agalotti ).

* Postille di Torquato Tasso sopra i p rim i
X X IV Canti della Divina Com m edia di D an te
Alighieri , ora per la prim a volta d ate alle
s t a m p e , con alcune annotazioni a m aggiore i n ­
telligenza delle medesime. B o lo g n a , per R ic ­
cardo M a s i, 1829), in 8. di I X —27 fac. 1 p. 1 / 2 .
F urono pubblicate dal sig. Gaetano M a zzo c ch i , e te rm in a n o
con una Lettera di M arc’ Antonio P aren ti sopra la postilla d el
Tasso al prim o terzetto della Div. Commedia. Ne fu dato r a g ­
guaglio nel G iorn. della p rov. Venete , 1830, X V III. 6 7 -6 8 , a r tic.
del P aravia.
Cat. mss. della Palatina e della Magliabechiana.

* Postille di Torquato l'a sso alla Divina
Com media di Dante A lig h ie ri. P i s a , presso
N iccolo Caparro , 18 3 1 , in 8. di X - 2 0 4 fac.
F anno parto del tomo X X X delle Opere d i Torquato Tasso
illu strate dal prof. Giov. Rosini, P is a , 1820, in 8. Sono p recedute
( 1) Riguarderò come incerte o non esistenti l’ edizioni di V enezia p e i
F ranceschi, 1565 (citata nella Biblioteca del Ciacconio, col. 5 1 6 ), Ve­
n e z ia , 1607 (c itata dal M azzucchelli, II. 432 ) , F ir e n z e , 1572, in 4. ( c i ­
tata nella Biblioteca S lu sia n a , fac. 690 ) , V en e zia , 1580, e G enova,
1582, in 4. ( citate dal N egri, sc ritt. F io r ., fac. 130 ).

�COMENTI STAMPATI D E L SEC O LO XVI.

665

da un A v viso dell’editore, e da u n a Lettera intitolatagli da Luigi
M aria Rezzi bibliotecario della Barberiniana intorno alla sco­
perta di esse. Il Rosini le avea già stam pate in form a di note
nell’ ediz. della Div. Commedia da lui pubblicata a Pisa nel
1830. Vedi la fac. 173.
Da g ran tempo era noto esistere postille inedite del Tasso sopra
la Div. Commedia. Monsignor Falconieri, p relato al tempo di papa
Alessandro V I I , in u n a Lettera al principe Leopoldo di Tosca­
n a (1) aveva m entovato u n ’ edizione di D ante tutta fregiata di po­
stille della sua penna. E d erano state p arim ente ricordate dal Sal­
vini nelle Annotazioni alla Perfetta Poesia del M uratori (IL 272) (2).
L ’ab. Serassi nella Vita di Torquato Tasso (Roma , 1785, in 4 ., fac.
91 e 539 ) , dice che queste postille stavano scritte sopra un esem ­
p lare dell'ediz. del Giolito (3), conservalo nella Biblioteca di Camillo
Giordani di Pesaro , famiglia che aveva ospitato il Tasso nel 1578.
A tempo suo questo esem plare, ch’ egli reputava quello veduto da
M onsign. F a lc o n ie ri, era passato nella L ibreria di Annibale degli
A bati O livieri, e pare oggi perduto. A ggiungeva trovarsene copia
alla Chigiana nel Codice n.° 2322 , fac. 7 2 , che term inava con la
seguente annotazione: Queste brevi Annotazioni del signor Torquato
l'asso furono da lui fatte in Pesaro sopra un Dante di stampa del
Giolito ch'è nella Libreria del signor Camillo Giordani.
Q uesta Copia è quella ritro v ata nel 1823 da Filippo de Roma­
nis frai mss. Chigiani adesso posseduti dal principe Agostino (Co­
dice LIV , III ) ; ed egli pubblicò le Postille nelle Effem. letter. di
Roma (X III. 1823, fac. 121-128). Sopra lo stesso Codice, e sopra
copia tra tta a Rom a nel 1824 d all’avv. Andrea M olin a ri, fu ese­
guita la stam pa di Bologna 1829.
In appresso , nel 1826, il prof. R ezzi, bibliotecario della B ar­
beriniana, scopri frai mss. di questa Biblioteca u n 'a ltra copia dello
( 1) Fu pubblicala dal Fabroni fra le L ettere inedite d i uom ini illu ­
s tr i , Firenze, 1173, in 8., 1 . 1. fac. 255.
(2) Giason de Nores dice parim ente dei Concetti del Tasso sopra
Dante in una L e tte ra a Vinc. Pinelli, pubblicala la prima volta nella Bibl.
Ita l. di Milano, LXXI. 414-416.
(3 ) Il sig. Mazzocchi congettura da qualche particolarità che non fosse
l’ edizione del Giolito del 1 5 5 5 , ma quella di V enezia 1 5 3 6 , p e r B e r n a r­
dino Stagnino a d in sta n tia di G iovanni Giolito da T rino. E tale opi
n io n e è temila anche dal Z a c c a ria ( E x c u r s u s litte r a r iu s , I. 1 7 ) che ag­
giunge essere questo esem plare appartenuto a certo Domenico Gabitio di
P esa ro , il quale avea postillalo la V ita di D ante unita a questa edizione.

�666

COMENTI S T A M P A T I D E L SEC O LO X V I .

postille fatta da Federico Uba ldin i. Ma le Postille in questi due Co­
dici non oltrepassavano il Canto X X IV dell’in fe rn o , m en tre d;illa
lettera citata di M onsign. Falconieri appariva che il Tasso avea po­
stillato tu tta la Div. Commedia. Carlo Dati in u n a L ettera a M on
sign. Falconieri ( Lettere pubbl. d a l M o ren i, F iren ze, 1825 ) n o tò
che stavano nella Biblioteca del Collegio de’ Gesuiti di R o m a , m a
le indagini fatte te n tare da l u i , e quelle adoperato a ’nostri g io rn i
d a’sigg. Andrea M olin a ri e M . A . P aren ti riuscirono egu alm en te
invano. P iù fortunato il sig. prof. R ezzi nel m entre che collazio­
nava diligentem ente le antiche edizioni di D ante che sono n ella
B a rb erin ia n a , ne ha scoperte nel 1829 due interam ente postillate
dal Tasso e con lieve in te rv allo , cioè una di Venezia , Sessa 1564, e
l’altra di Venezia, Pietro da F in o , 1568. Queste postille non reca­
no il nome del Tasso , m a poste a confronto con altre lettere m a­
noscritte di esso, il sig. Rezzi crede poter afferm are nella sua L e t­
tera a Giov. R osini, che quelle dell’ediz. del 1564 sono senza n iu n
dubbio autografe, e che le a ltre dell'ediz. del 1568 debbono rite n e r­
si, sebbene non paiano autografe, parim ente per fattura del Tasso.
Il sig. Rosini pubblicò a un tem po, 1.° le postille dell’ediz. d el
G iolito già stam pate da’sigg. Romanis e M azzocch i, 2.° quelle d e ll
’ ediz. del S e sta , 3.“ e dell ediz. di P ietro da Fino. Il sig. Rezzi vi
aggiunse passim qualche breve annotazione. Esse term inano con
u n a Tavola di Voci, modi d i dire e versi segnati nella D ivina Com­
m edia di Dante A ligh ieri da Torquato Tasso.
Le Postille del Tasso furono consultate p er l’ Appendice allo
note dell’ediz. di F iren ze, 1838.
Rezzi, L e tte ra a l R osini so p ra i mss. Ba rb e rin ia n i, Comenti a lla
D iv. C om m edia, fac. 3 6 -3 7 ;— R osini, L e tte ra a l C arm ignani so p r a u
verso P o sc ia , ec. Appendice, fac. VI.

* Alcune cosette intorno alla C om m edia di
Dante di Lodovico Castelvetro.
Inserite nelle Opere varie critiche del C astelvetro, non p iù stam ­
p a te , pubblicate dal M u rato ri, L io n e, stam p. d i P ietro Foppens
1727 , in 4 ., fac. 157-164. Concernono al Canto I de\V Inferno , I
I I , ITI, XV o X X IV del P urgatorio.
Nel § . Conienti inediti citerò altri lavori D anteschi inediti del
Castelvetro.

* Spiegazione di varie voci usate da D a n te
nelle tre C antiche di Sertorio Q u a ttro m a n i .

�COM E N T I S T A M P A T I D E L S E C O LO X V I .

fi 6 7

Lettera a H oratio M a rta di N ap o li, colla data di Cosenza 7.
settem bre 1595, pubblicata fra le sue L ettere, N ap o li, Lazzaro

Scoriggio, 1624 , in 8 . , fac. 36-39.

755

La Div. Com m edia com entata in lingua fran ­
cese dall’ ah. B aldassarre G rangier. ( 159 7 )
Q ueste annotazioni sono nella sua traduzione francese del Poe­
ma di D ante descritta a fac. 249-250.
S ecolo X V II.

756

Postille scelte d 'A lessandro Tassoni alla Div.
Com. di D ante A lighieri. R e g g io , F ia cca d o
r i , 1 8 2 6 , in 12.
Non ho potuto averle sott’ o cc h io , m a credo debbano esser
quelle che si trovano sui m argini di un esem plare dell’ ediz. A l­
dina del 1502, posseduto dal m archese T rivulzio di M ilano, del
quale ho fatto menzione a fac. 61. Si parlò di questa pubblica­
zione nell’ Antologia di F ire n z e , X X IV . 159-161 , e venne con­
sultata per l'Appendice alle note dell’ediz. di Firenze, 1838.

757

* C em ento sui primi cinque Canti dell I n ­
ferno di Dante , e q u attro L ettere del Conte
Lorenzo M a g a lo tti. M ila n o , d a ll 'Im p. R eg ia
sta m p e ria , 1 8 1 9 , in 8. gr. di VIII—108 fac.,
coi ritratti a medaglione di Dante e del Ma
g alotti.
Vi sono esem plari in carta velina g ra n d e , in 4. , altri poi in
carta rosea e in carta tu rch in a azzurigna stavano presso il sig.
Tomitano d’ Oderzo.
Queste A nnotazioni, meglio che Comenlo , composte dall’ a u ­
tore negli anni 1665 e 1666, furono pubblicate per cura del m ar­
chese G ian Giacomo T rivu lzio sopra l’originale e in p arte auto­
grafo della fine del sec. X V II , conservato nella sua Biblioteca (Co­
dici , n .° X X V ) . Q uesto ms. apparteneva innanzi al pittore G iu ­
seppe Bossi che v’avea scritto di propria m ano la nota seg u en te:
Questo manoscritto apparteneva a l Cardinale S a lv ia ti, ed io lo com­
p ra i a Roma nel 1804, unitamente ad altro Comento sullo stesso

�668

COMENTI S T A M P A T I D E L S EC O LO X V I I .

os getto che tocca verso la fine del canto X del P u rg a to rio , oltre tu tto
l ' Inferno. G. Bossi (1 ). I l ms. essendo senza tito lo , G. Bossi scris­
se sulla prim a carta : Comento d i Carlo Dati sulla Div. Commedia
d i Dante sino alla fine del canto quinto dell'Inferno. L’editore dim o­
stra nell’ avviso A l lettore che a torto veniva dal Bossi attrib u ito
al D a ti , poiché l’unico lavoro conosciuto di Carlo D ati su D ante è
la Difesa d i Dante contro M onsign. della Casa di cui parlai a lla
fac. 415 ; e questo Comento ms. procede del tutto conforme a u n
Comento sopra i cinque p rim i Canti dell'Inferno di Dante, reg istrato
nel Catalogo delle opere inedite del M agalotti dal F ab ro n i n ella
Vita latina che scrisse di quello sc ritto re , ms. già posseduto d al
senator Venturi e passalo nella casa G arzoni di F iren ze. P er p iù
sicurtà di ciò sono da vedere le ultim e due delle q u attro lettere
aggiunte a questa edizione, nelle quali il M agalotti fa m enzione
del suo Comento sopra D ante. A ncora se ne p arla in parecchie le t­
tere del nostro autore al Falconieri e al R id o lfi, e di questi duo al
M agalotti, pubblicate dal F ab ro n i nelle Lettere fam igliari del Con­
te Lorenzo M agalotti e di a ltri insigni uomini a lui scritte, F iren ze,
G. C am biaci, 1769, in 8 ., I. 1 0 7 -1 0 8 , 1 1 2 -1 1 8 , 1 2 5 , 1 4 9 -1 5 2 ,
164-166. Queste lettere h anno la data del 1665 e 1666 , e q u elle
in risposta del Falconieri e del Ridolfi racchiudono osservazioni so­
p ra v ari passi del Comento del M agalotti.
Le q u attro Lettere inedite del M a galotti ad O ttavio Falconieri
pubblicate nella fine del volum e con alcune annotazioni, fu ro n o
tra tte dagli autografi del conio G iulio Bernardino Tomitano d'O d er­
z o . Le ultim e due concernono a due luoghi del Canto l ' dell’i n ­
ferno.
Di questo libro fu dato ragguaglio in u n articolo della B ib l.
Ita l. , X IV . 187-192 , che venne tradotto nel t. X V I del Jah rbu
cher di V ie n n a , A ppendice, fac. 16-18. Gli editori di P a d o v a ,
1822, si valsero del lavoro del M a g a lo tti.
Ediz. d ’ Udine, I. XVIII; — B iogr. Ital. del Ti p a ld o , II. 4 7 4 ; — Vita,
del M agalotti in fronte delle sue Lettere fa m ig lia ri, fac. XXIII e LIX.
S e c o lo X V III.

758

* Indici ricchissimi della Divina C om m edia
che spiegano tu tte le cose difficili di esso
( 1) Q uest'altro Comento che è di Francesco da B u ti, verrà descritto

*1 §. Com en ti inediti.

�COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XVIII.

669

m
oeP a , e tengono la vece d ’ un intero C o m e n to ,
composti da G. A . V o lp i. (1 7 2 7 )
Pubblicati la prim a volta nel tomo I II dell’edizione di Padova
1727; sono stati riprodotti III un grandissim o num ero d’edizioni.
Vedi lo fac. 105 e 292, e la voce Volpi nella Tavola delle Materie.

* Brevi annotazioni latine alla Div. Com m e­
dia del P. Carlo d ' A q u in o . ( 1 7 2 8 )
P ubblicate nella sua traduzione latin a del Poem a di Danto ci­
tata alla fac. 244.

* Breve e sufficiente dichiarazione del senso
letterale della Div. C o m e d ia , diversa in più
luoghi da quella degli antichi C om entatori, del
P. Pompeo V en tu ri. (173 2)
Q uesto Comento attrib u ito , come notai a fac. 107, al p. Zacca­
r ia , fu prim a stam pato sotto il velo dell’anonim o nell’edizioni di
Lucca , 1732 e Venezia 1739 , m a si trova nella sua interezza sol­
tanto in quella di Venezia 1749 che è la terza. Troppo vi vorreb­
be a registrare qui le num erose ristam pe che di questo Comento si
fecero nel X V III e X IX secolo, e gioverà consultare sopra di ciò
la Tavola delle materie alla voce Venturi.
R egistrai a fac. 109-110 le Osservazioni pubblicate dal Rosa
Morando sul Comento del p. V enturi.

* Postille su D ante di G iovanni L a m i.
Stanno sui m argini di un esem plare dell’ ediz. di Lucca, 1732,
conservalo alla Riccardiana, e vennero pubblicate dal sig. fr a t i ­
celli n ella sua edizione di Firenze, 1837. A lcune p era ltro erano già
state prodotto alla luce nell’ ediz. dell’Ancora, e in quella della M i­
nerva. Se ne trova copia in un ras. in 4. del sec. X V I I I , conser­
vato nella P alatina, e composto di 202 carte scritte . Sulla p rim a
carta si legge l’avvertenza seguente :
N . B . Le note contrassegnate a principio nel margine con una
stelletta sono del D. Giovanni L am i e furon trascritte dalle Postille
autografe dal medesimo apposte a un esemplare interfoliato di Dante
esistente nella Biblioteca Riccardiana dell'edizione di Lucca del 1732,
in tre Tomi in 8. Esse sono in gran parte dirette a confutare o a me­
glio spiegare le note fatte a Dante dal P . Pompeo Venturi G esuita, e

�670

C O M E N T I S T A M P A T I D E L S EC O LO X V I I I .

molte sono teologiche ( specialmente quelle del Paradiso ) ; le altre e ti­
mologiche .
Le note che hanno per contrassegno una Crocellina sono del tr a ­
scrittore ( D. G. S .) (dottor Giuseppe S archiarti), come pure le A vver­
tenze p relim in a ri. Sono per lo più letterate ed ¿storiche, ove ben g li è
sembrato, e venuto fatto a mano a mano d'apporle per suo unico stu dio.

Dopo questa carta so ne trova u n a b ia n c a , e le q u attro che su c ­
cedono contengono N otizie istoriche intorno a l sistema della R epub­
blica Fiorentina in quanto han rapporto a l Poema d i D a n te , la s e t­
tim a tra tta Del Grecismo di D ante.
Un’ a ltra copia di queste note tra tta dall’ ab . Rigoli è o era presso
il sig. A u d in .
F ontani, E lo g io d el L a m i , F irenze, Cambiagi, 1789, in 4 ., fac. 255.

•762

* Illustrazioni alla Divina Commedia.
Tomo I I I dell’ediz. di V enezia, 1757, e t. IV dell’ediz. di Ve­
n e zia , 1760. Vedi la fac. 113.

763

* Osservazioni di F ilip p o Rosa M orando
sopra l’ Inferno , il Purgatorio e il Paradiso.
P ubblicate nel t. I I I dell’ediz. di Venezia, 1757. É u na ris ta m ­
pa delle sue O sservazioni sul Comento del Venturi impresse n e l
1751, e registrale a fac. 109. Al cap. Conienti inediti farò m enzione
delle O sservazioni Dantesche inedite del medesimo autore.

764

Sopra alcuni luoghi della Div. Com. di F r .
M a r ia Zanotti.
Opere scelle, M ilano, 1818, I I . 666-667 e 686.

765

* Postille alla Div. Coni, di
relli.

Giuseppe

To

Sono nelle Opere varie d i G ius. T o relli, per la prim a volta r iu ­
n ite per cura e con note di A lessandro T o rri, P isa , C apurro, 1834
ili 8 . , II. 77-180. Vedi nella part. II di questo volum e, fac. 9 2 94, u n a noia dell’editore nella quale ci fa sapere che p are si fosse
il p. Lom bardi servito dello Postille del Torelli senza n o m in a rlo .
E gli aggiunse a questa im pressione alcuno Note inedite tra tte da u q
m s. originale del Torelli intitolato: V ariazioni ed aggiunte per le
Chiose alla D . C . da me compilate nell'anno 1775 I. N . D. 10 g en
najo 1776 ; o in m argine : S . N . D. B . Finito d i rivedere il giorno
15 A prile detto anno G . T. A nteriorm ente gli editori d i P a d o va ,

�COMENTI STAMPATI DEL SECOLO X V III.

671

1822, se n’erano valsi sopra u n ms. a loro partecipalo dal La bus, e
in line del quale slava questa nota :
« L . D. G. Io G ius. Torcili Veronese terminai di stendere que
ste dichiarazioni sopra la Divina Commedia di D ante, cominciando
dal Canto 13 dell' Inferno, e da quello imparandola a mente questa
« mattina delli 11 giugno 1775 in Verona » Gli editori della M iner­
va osservano ch e comentò anche i p rim i 12 C a n ti, e che trovarono
questo lavoro nel seguito del d etto ms.
L ’im pressione del sig. Torri fu consultata p er l’ Appendice alle
note dell’ediz. di Firenze, 1838. V edi in torno ad essa il Poligrafo
di V ero n a, 1835, V I. 227-231.
Pindem onte, E logi d i le tte r. I t a l . , Milano, 1829, II. 105-106.

766

* Adnotationes in Dantis Comoediam ali­
d o r e Bart. P e r a z z in i. ( 17 7^ )
Vedi la fac. 356.

767

* Notes historiques et critiques sur la can
tique de l’ E n fe r , par. M. M. M outonnet de
C /a irfo n s et le Com te de R iv a r o l. ( 1776 e
1785 )
V anno unito alle loro traduzioni francesi registrate alle fac.
2 5 1 -2 5 2 .

768

* Spiegazione e difesa della Div. Comedia
di F ran cesco Baldassarre L o m b a r d i , Minor
C onventuale. ( 1791 )
Il Comento del L om bardi pubblicalo nell edizione di Roma ,
1791 (V edi le fac. 1 1 9 - 1 2 0 ), fu ristam pato cou aggiunte n el
l’edizioni di Rom a, 1815 e 1820, Padova, 1822, Firenze, 1830 e
1 838, o N apoli, 1830; e com pendiato in quella di R om a, 1806 e
1810, Je n a , 1807, e N a p o li, 1839.

769

* A nnotazioni alla Div. Com. del P. F rane.
G uglielm o della F a lle , Minor Conventuale.
Nella sua Lettera al Marchese Averardo de' Medici pubblicala a
Torino nel 1792, stamp. Gio. M aria B uagno, e riprodotta in fronte
del t. I I I dell’ediz. di R om a, 1791. E ssa concerno segnatam ente
all’ in fe rn o , C. I l , v . 2 4 , e C. I I I , v. 40 e 54.

�672

COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XIX.

S eco lo X IX .

770

N otes a n d illu stra tio n s o f the D iv in e Co
m e d y , by H enry B o y d . ( 1802 )
V anno colla sua traduzione inglese. Vedi la fac. 265.

771

* Annotazioni a l l a Div. Com. di L u ig i P o r
tir e lli e G iu lio F erra r io . ( 1 8 0 4 )
N ell’edizione di M ilano, 1804. Vedi le fac. 125-126.

778

* Illustrazioni alla Div. Comedia.
Tom o IV dell’ediz. di P isa, 1804. Vedi la fac. 126.

773

N o tes h isto rica l , a n d cla ssica l, a n d e x p la ­
natory o f the In fe r n o , by N a th a n ie l H ow ard.
( 1807)
V anno colla sua traduzione inglese citata alla fac. 266.

774

* Note alla Div. Com m edia di Gaetano P o g
g i a li . ( 1 8 0 7 )
Nel tomo I I I e IV dell’ ediz. di Livorno, 1807. Vedi le fac.
128-129. Già notai che la più p arte sono cavale dal Comento d el
Lombardi.

775

* Note alla Div. Com m edia
Zotti . ( 1808 )

di

Romualdo

P ubblicale nell’ edizioni di L ondra, 1808 e 1819. Vedi le fac.
130 e 148.
775

* Illustrazioni di alcuni passi della Div. C o m ­
media di Dante. Lezione di P ietro F e rro n i
detta nell’ Accademia della Crusca il di 8 feb
brajo 1814A tti della Crusca, I. 125-136. Ho registrato sotto i n .1 697 e
765 altre Illustrazioni alla Div. Com. del medesimo au to re. A g­
giungerò che si fece u n ’ im pressione a parte del n.° 7 6 5 , F irenze,
tip. all'Insegna di Dante, 1828 , in 4.

777

* Varie illustrazioni alla Div. Commedia.

�COMENTI STAMPATI DEL SECOLO X IX .

673

Tomo IV dell’ ediz. di R o m a , 1815, e tomo l ' di quella di Pa­
dova, 1822. Vedi le fac. 139 e 154.

778

* Note alla Div. Com m edia
A rta u d ( 1 8 1 1 ) .

del sig. A . F .

V anno colla sua traduzione francese. Vedi le fac. 254 e 258.
779

* Parecchie Osservazioni sopra alcuni luoghi
della Div. C o m . , e specialmente sulle respetti
ve Lezioni e Chiose del P. L o m b a r d i, m a n ­
dateci dal chiariss. Sign. D io n ig i Strocchi
( 1 8 1 5 ).
P ubblicate nell’ediz. rom ana del 1815 , IV . 176-18V.

*
Spiegazioni del medesimo di alcuni passi
della Div. Com m edia ( 1 8 5 7 ) *
Pubblicate nella Divina Commedia, opera p a tria , e c . , di G.
B.
F a n e lli, P istoia, 1837, in 12. , II. 57-106. Se ne giovarono i
com pilatori dc\Y Appendice alle note dell’ ediz. di Firenze, 1838.

780

Note alla Cantica dell’ Inferno del sig. E n ­
rico T erasson ( 1 8 1 7 ) .
V anno colla sua traduzione francese registrata alla fac. 256.

784

*
A nnotazioni
te ( 1817 ).

a lla

Divina Com m edia di D an­

Com pilale da Antonio R e n z i, G. M a rin i, e Gaetano M u z z i, e
pubblicate nel t. I V , fac. 39-251 dell’ ediz. dell’ Ancora ( Vedi le
fac. 1 4 1 -1 4 2 ). Gli editori per com pilare queste annotazioni si
servirono del Comento dell’ Ottimo ( L aurenziana , P lu t. X L , n.°
X I X , e R iccardiana, n .° 1004 ) , del Falso Boccaccio della Riccar
diana, n.° 1 028, del Comento di Pietro di D ante , Codice Rosselli
del Turco, del Comento di Francesco da B u ti della Riccardiana,
dello Postille allora inedite del Lam i conservate nella Riccardiana,
del Codice della Laurenziana supposto scritto dal V illani, di q u el­
lo della traduzione latina biella Div. Com media di Matteo R o n to ,
delle Letture di G. B. G elli, dell’ Am or patrio di Dante del P e rti­
car i , ec. ec.
Queste annotazioni furono ristam pate nell’ediz. di Prato, 1822.

43

�674

782

COMENTI STAM PATI DEL SECOLO X IX .

* Annotazioni alla Divina Com m edia di
Dante. F ir e n z e , G abinetto d i P allade, 1 8 1 8 ,
in 32. di 100 fac.
Q uest’opera , benché senza indicazione di to m o , form a il v o l.
IV dell’ediz. della Div. Com. pubblicata dallo stesso libraio ( V edi
la fac. 140 ) . Esse furono ristam pato nell’ ediz. d i Firenze, 1821.

783

* Note alla Div. Com m edia del sig. H . F .
C ary ( 1 8 1 8 ) .
N elle varie edizioni della sua traduzione inglese. Vedi le fac.
2 6 5 -2 6 7 .

784

* Sopra alcuni passi della Div. Com. di
Dante. Lezione di L u ig i F ia c c h i detta r i d ­
i ’ adunanza dell’ Accademia della Crusca del d i
19 giugno 1818. T o r in o , Stam p. R eale, 1 8 ic)?
in 8. di 22. fac.
Q uesto lavoro del quale si profittò per l’ Appendice alle a n n o ta ­
zioni dell’ediz. di F ire n ze , 1 8 3 8 , fu riprodotto negli A tti d e lla
C ru sc a , I I . 117-129. V edi intorno ad esso il R apporto dell’ a b .
Z annoni all’Accademia della C rusca, letto il 14 di sett. 1819 [ A tti
I I . 279 ).

785

* Postille del Conte G iu lio P e rtic a ri s o p ra
la Div. Com.
Sono nell’edizioni di B ologna, 1 819 , R o m a , 1 8 2 0 , M ilano
1 825, e F irenze, 1836. Sulla testim onianza del London C atalogue
ho registrato ( a fac. 187 ) un’ ediz. della Div. Commedia con note
del P ertica ri che non ho veduta.
Il Monti in u n a Lettera all’a b . F o rtu n ato F ed erici, colla data
di M ilano 16 giugno 1819 ( Opere , V. 170-171 ) , p arla delle P 0
stille inedite sopra la D iv. Com. del P erticari ; e apparisco a n c h e
d alla Proposta del Monti alla voce P en n elli, ch ’ egli aveva in te n ­
zione di pubblicare u n a Lettera del m archese T rivulzio in to rn o d i­
versi luoghi della Div. Com.

786

* C om ento di G io sa fa tte B ia g io li sopra la
Div. Com m edia ( 1 8 1 8 ) .

�COMENTI STAM PATI DEL SECOLO X IX .

675

P ubblicato nell’ediz. di P a r ig i, 1818 (Vedi le fac. 143-1 i l ) ,
e riprodotto in quelle di M ila n o , 1819, 1820 e 1 8 2 9 , e N a p ol i ,
1838. V edi intorno ad alcune O sservazioni sul suo Coniente i n.'
793 e 835.
Agli scritti da consultare sopra questo Contento già registrati
aggiungerò u n articolo del R aynouard nel Journal des S a v a n ts,
anno 1818, fac. 681-691 , e u n a L ettera del Monti a ll’ ab . Fede­
rici , colla data di M onza 10 di sett. 1821, pubblicata fra le sue
O pere, V . 196-197. In un’ a ltra L ettera indirizzata al medesimo
colla d ata di M ilano 14 di maggio 1823 ( V. 226-228 ) , il M onti
scrive di u n esem plare dell’edizione del B iagioli annotalo in m ar­
gine da lu i. E gli avea partecipato le sue annotazioni sopra l’In ­
ferno a ll’ ab . V iv ia n i , editore della B a r toliniana.
A lcune note del Biagioli stanno in u n ’ edizione de’ prim i due
Canti dell’ Inferno registrala alla fac. 2 12.

* Note di Paolo
C om m edia ( 1819) ) .

Costa sopra la Divina

P u bblicate la p rim a volta nell’ ediz. di Bologna 1819, e rip ro ­
dotte in quelle di B ologna, 1826, M ila n o , 1827, e F irenze, 1830.
In questo due ultim e fur on riviste e accresciute dall’auto re ; ven­
n ero poi ristam pate in molle edizioni del Poem a di D ante (Vedi la
l'avola delle materie alla voce Costa ) .
In queste vario edizioni sta n ella fine di ciascuna Cantica u n ’/lp
pendice alle N o te . Le Appendici si ristam parono fra le Opere di
Paolo C osta, B ologna, G ius. V ero li , l. I , e si fece inoltre una im­
pressione a parte di quella della Cantica seconda con questo titolo:

* Discorso di Paolo Costa intorno alcuni
luoghi della Div. C o m ., posto nella nuova edi­
zione di esso Poema fatta in Bologna. Bolo­
g n a , tipogr. G am berini e P a n n e g g i ani, 1821,
in 4 g r . d i 19 fac.
Il seguente opuscolo è com plem ento alle note di Paolo Costa :

Appendice II alle Note di Paolo Costa alla
Divina Comm edia di D a n t e , di O ttavio M a z­
zo n i T oselli. B o lo g n a , tipogr. d i S. Tom ­
maso d' A q u in o , 1833 .

�676

COMENTI STAM PATI DEL SECOLO X IX .

Q uest’opuscolo fu consultato p er com pilare l' Appendice a lle
annotazioni dell’ ediz. di F iren ze, 1838.

788

* Note di F ilip p o Scolari ad alcuni luoghi
delli plinti cinque C anti della Divina C o m m e­
dia. V e n e z ia , tipogr. P ic o tti, 1819, in 8. g r.
di 1 1 4 fac., e una carta in fine per l’E rra ta .
Q uest’opuscolo, intitolato al cav. Carlo de Rosmini roveretano,
te rm in a con una Conclusione e u n Compendio e Prospetto delle m a te­
r ie , in cui sono indicati i luoghi nuovamente in terp reta li e le in ter­
pretazion i confermate. Il sig. Lelio A rbib ( C alai, fac. 183) ne pos­
siede u n esem plare con alcune note m anoscritte.

Annotazioni del medesimo ( X I X ) alla Div.
Com. ( 18 3 6 ) .
P ubblicate in fine della sua Difesa d i Dante A lligh ieri in punto
d i religione. Vedi la fac. 505. Q ueste postille h an n o p er oggetto non
d ’illu strare que’v ersi, m a d’avvertire che non sia d ata loro u n a
interpretazione abusiva , tirandoli a cattivo intendim ento: e sono
i seguenti: In fern o , I II . 5 9 , V II. 4 6 , X I. 8 , X IX . 52, X X V II.
7 0 ; — P u rg a to rio , X V I. 97-1 2 8 , X X . 4 4 , X X X II. 142, X X X III
34 ; — P a ra d iso , IX . 126, X I. 124, X II. 1 1 2 -1 2 6 , X V III. 124
X X . 55, X X I 126, X X II. 7 4 , X X V II. 122 e 140, X X X . 146.

* Annotazioni del medesimo alla Div. C om

(l844).
Intitolate a ll’ ab . Giuseppe Polanzani di T re v iso , e p u b b licate
dopo la L ettera critica intorno alle E pistole latine d i D a n te, V en e­
z ia, 1844, in 16., fac. 193-197. (Inferno , V II. 1, X V . 5, e X X . 65).

789

* In to rn o ad alcuni passi della Div. Com.
di Salvatore B etti.
Inserito nel Giorn. A rc a d ., X I I I . 2 3 8 -2 4 2 , e ristam pato fra le
sue P rose, M ilano , Gius. S ilv estri, 1827, in 16., fac. 2 4 5 -2 6 0 . I[
sig. Salvatore Betti sostiene la lezione volgarm ente ad o ttata co n tro
q uella introdotta nell’edizioni di B o lo g n a , 1 8 1 9 , e R o m a , 1 8 2 0 ,
su lla fede del Codice C aetani. Questo articolo di S alvator Betti fu
preso in esame dal sig. Vaccolini in un ragguaglio delle sue P ro se
pubblicato nel Giorn. A r c a d . , X X X V II. 191-199.

�COMENTI STAM PATI DEL SECOLO X IX .

*
Note del medesimo sopra
terza Cantica di Dante ( 1 8 2 6 ) .

677

la seconda e

F u ro n o date siccome Aggiunte dopo 1’ ediz. di Bologna , 1 826,
in 4., II. 239-245, e 111. 213-216. E a ltre note vennero som m ini­
strate da S alvator Betti per l’edizioni di R o m a , 1820, P a d o va ,
1822, e Firenze , M o lin i , 1830.
Nelle Opere del M o n ti, V. 2 38-240, si trova una sua L ettera
indirizzata a Salv. Betti il 5 maggio 1 824, in cui esam ina alcune
chiose di questo.

799

Note alla Div. Com. di A . B uttu ra ( 1 8 2 0 ).
Queste Considerazioni del B u ttu ra , pubblicate nell’ edizioni di
P a r ig i, 1820, 1823, 1829 e 1838, sono appellate preziose in un a r ­
ticolo di P. de Agostini nel Messaggere Torinese , n.° 44 del 1844.

* Sopra alcuni passi di Dante ( 1 8 2 2 ) .
Discorsi dell’ab . P ellegrino F a rin i di Russi, rettore del Collegio
di R a v e n n a , B ologn a , Annesio N o b ili, 1822, in 1 2 ., I . 9 5 -1 1 9 . Si
direbbe piuttosto uno studio letterario che una spiegazione.

792

* Com enti di varii sopra la Divina C om m e­
dia ( 1822 ) .
N ell’edizione delta della M in e rv a , di P a d o va , 1822. È un a r i­
stam pa del Consento del L o m b a rd i , con aggiunte cavate dai lavori
D anteschi dei M a g a lo tti, B o tta ri, L a m i, T o relli, P e r a z z in i, Rosa
M orando, D ionisi, Costanzo, L am predi, Stracchi, De Romanis, P ao­
lo
C osta, P a re n ti, G ius, de C esare, C an cellieri, M a rch etti, R o ssi,
S colari, S a lv . B e tti, ec. ec.

793

A C om m ent on the
Dante Alighieri , by . •
p rin te d w ith the types
John M u r r a y , 1822, in
fac.
*

Divine C om m edy o f
• . ( Taeff e ) . Italy.
o f D i d o t . L ondon ,
8. gr. di X X X I -499
18 scell.

Q uesto prim o tomo e solo pubblicato da’ torchi di N icc. C a­
parro a P isa , contiene un Comento che cessa al Canto V III d e ll'in ­
ferno. Vi sono particolarità poco note o meglio ignote sopra D ante
ed alcuni de’ suoi contem poranei con cui fu legato in am icizia.

�678

COMENTI STAM PATI D EL SECOLO X IX .

F arò notare che in un articolo dell’Antologia ( X X III. 6 6 -6 7 ) ,
e nella Revue encyclop. di P arigi ( X X I. 365-367 ) , questa o p e ra
vien citata c o n la data del 1823, oltre che la Revue aggiunge esservi
u n ita u n a traduzione in versi inglesi de’ p rim i otto Canti dell’ I n ­
ferno. P arreb b e che si fosse ristam pato questo volum e con u n n u o ­
vo titolo e l’aggiunta di essa traduzione. Nella Biblioteca del sig .
K irk u p a F irenze ho trovalo un esem plare di questa opera c h e
contiene la traduzione de’ prim i due Canti in 16 f a c ., poi il Co­
ncento sopra questi due Canti in 154 fac. Una nota sopra una c a r ta
bianca in principio dice: Saggio d i versione inglese con Comento d i
M . Taaff (sic ). P is a , R o sin i , 1821. N on se ri è fatto d i più.
Ne fu dato ragguaglio dal sig. A. Benci n ell’ Antologia di F i ­
renze, V II. 103-104, e dal sig. Schm idt ne gl'J a hrbiicher der lite r a
tu r, X X X IX . 240-282. Vedi parim ente quello che ne scrive il F o ­
scolo nel Discorso sul testo della D iv. C o m . , ediz. di L u g a n o , J .
4 2 -4 3 .
Lowndes, II. 544.
45 fr. Cat. Barrois di P a rig i, 1845.

*
Illustrazioni della Divina C om m edia, in r e t ­
tificazione e supplim ento dell’ edizione M achia­
velliana di Bologna 1819, compilate dal M arch.
Scipione Colelli. Nelle quali si confutano d i­
versi e rro ri di vari espositori , fra’ quali del
D io n ig i, del L o m b ard i, del Biagioli , del B u t i ,
del G in g u e n é , e del Vocabolario della Crusca.
R ie ti, tipogr. d i L u ig i B a sso n i, 18 22- 182 3 ,
2
v o l . in 8. di 3 5 4 fac. in tu tto .
L’ opera com prendo la sola Cantica dell’ in fe rn o , che te rm in a
con un Indice alfabetico delle cose notabili. Seguono u n E rra ta , u n
Catalogo de signori a sso c ia ti, indi con nuovo ordine di p a g in e
u n ' A digrafia Dantesca di 32 fac.
Molto prom etteva il tito lo , m a l’ opera non atten n e che p o co .
L’ autore nelle osservazioni prende specialm ente di m ira il C om en­
to del B iagioli. F u dato un ragguaglio di questo lavoro nell’ A n to
logia di Firenze , X. 102-111 , articolo del R e n z i, nella Revue en ­
cyclop. di P a r ig i, X IX . 661, articolo di F . Salii , e n ell’ H erm es di
Lipsia , n.° X X II, fac. 134-166, articolo di C. W itte .

�679

COMENTI STAMPATI D EL SECOLO X IX .

795

* Note critiche e filologiche alla Div. C o m .,
dell’ Abate Q u iri co V iv ia n i ( 1823) .
Nell’ ediz. di U dine, 1823. (Vedi le fac. 1 5 7 -1 5 9 ). Vedi p a ri­
m ente il suo Vocabolario etimologico Dantesco registralo a fac. 293.

796

* Dichiarazioni di alcuni passi della Div.
Com ., di L u ig i Crisostomo F errucci ( 18‘25) .
Giornale A rcadico, X X . 2 3 8 -2 4 4 ; X X I. 236-249; X X II. 100
108, 3 5 5 -3 6 2 ; X X III. 7 0 -7 7 , 207-219.

* Filologia Dantesca del m ed esim o .
Articolo pubblicato nel Ricoglitore Fiorentino, n .° del 25 ap ri­
le 1846.

797

Note letterarie e storiche sulla Cantica dell'
I n fe r n o , del sig. B ra it de la M a the ( 18 23).
V anno colla sua traduzione francese reg istrata a lla fac. 257.

798

Interpretazione dei passi oscuri e diffi­
cili dell’ Inferno di D a n t e , di T. C. Tarver
( 1824 ) .
Vedi la fac. 160.

799

* Note sopra la Div. Commedia raccolte da
F r . A m òrosoli ( 1 8 2 4 ) .
P ubblicate n ell’ edizioni di M ila n o , 1824 e 1832. V edi la fac.
160 e 176.

800

D ie göttliche Kom ödie erläutert
Streckfuss ( 1 8 2 4 ) •

von

K a rl

N elle varie edizioni della sua traduzione tedesca. Vedi le fac.
2 7 3 -2 7 4.

801

* Bellezze della Div. Commedia. Dialoghi di
A n to n io C esari ( 182 4 ) •
P ubblicate a Verona nel 1824, a N apoli nel 1827, a P arm a e
a M ilano nel 1844. Vedi le fac. 160 , 167 , 199 e 200. Si consulti
anche il suo Discorso della Ragione del bello poetico, che inale fu da
me posto nel cap. E s tr a tti della D . C ., a fac. 211.

�680

802

COMENTI STAM PATI DEL SECOLO X IX .

* Ragionamenti di L u ig i B io n d i intorno
alla Divina Com m edia ( 18 25 ).
Inseriti ne’volum i seguenti del Giornale Arcadico: X X III. 52
69; X X V II. 302-310; X X IX . 113-126; X X X I. 316-330; X X X II.
1 9 3 -2 1 0 ; X X X III. 3 4 4 -3 4 9 ; X X X V I. 9 5 -1 1 4 , 3 1 3 -3 4 0 , 3 8 9 399 ; X X X V II. 2 7 4 -2 8 8 ; X L II. 3 4 1 -3 5 0 ; X L IV . 3 1 7 -3 2 3 ;
X L IX . 260-279.

803

D ie göttliche K om ödie erklärt vo n K a r l
L u d w ig K annegiesser ( 18 25 ) .
N ella varie edizioni della sua traduzione tedesca. Vedi le fac.
2 7 2-273.

804

* Epistola di L u ig i M u z z i contenente la
nuova esposizione di un luogo del Petrarca e
di alcuni di Dante. Bologna, A n n e sio N o b ili ,
182 5 , in 8 . di L X X II fac., e una Poscritto,
di

4 fac-

F u p arlato di questo o p uscolo, intitolato a Domenico Casoni
im olese, nel Nuovo Giorn. de lelter. di P is a , X II. 7 5 - 7 8 , a r tic.
del R osellini.
Bibliogr. P ra te se , fac. 296.

* Sopra alcuni luoghi della Div. C o m m e d ia ,
Osservazioni del medesimo. F o r li , B ordam i i n i ,
183o , in 8 . di 4a fac.
Son dedicato al conte Sesto M a tte u cci, e concernono a v arii
luoghi dell’ediz. di Padova, 1822. Q ueste osservazioni si adope­
rarono per l’ Appendice alle note dell’ediz. di Firenze, P assiglit
1838.
Nuovo Giorn. de’letter., XXIII. 137; — B ibliogr. P r a te s e , fac. 166.

* Su due luoghi di D ante nel prim o e secon­
do Canto dell’ Inferno. L e tte ra del m edesim o a
F erdinan do Màlvica ( 1834 ) •
Sta nel Poligrafo di V e ro n a , 1 8 3 4 , I II . 4 9 -5 6 ; e fu consultata
p er l’ Appendice dell’ediz. di Firenze, 1838.

�681

COMENTI STAM PATI D EL SECOLO X IX .

* Sopra due luoghi di. D ante
X X X I I I , e P a ra d iso , I I I ) .

( I n fe r n o ,

Osservazioni del sig. Luigi Muzzi pubblicate da A. Castagnoli
nel Solerle di Bologna , 1838, n.° 11, fac. 4 3 -4 4 .

* Sopra alcuni luoghi della Div. Comm edia.
Osservazioni del Muzzi sopra tre passi dell’ in fe rn o , C. X V I I ,
X X V III e X X X I, pubblicate dopo la sua edizione delle Tre epistole
Ialine di D a n te , P ra to , tip. Giach e t t i , 1845, in 8 ., fac. 6 7 -7 5 , o
8 4 -8 6 . Q ueste interpretazioni venner censurate p rim a dal sig.
Giuseppe A rcangeli nella R ivista di F ire n z e , n.° 8 - 9 del 1845,
indi dal sig. M arc’ A ntonio P arenti nel n.° 2 delle sue E serci­
tazioni filologiche , M odena , tip . C am erale , 1845 , in 8. piccolo ,
a fac. 2 1 - 2 7 , '30-33. Al prim o rispose il sig. Muzzi nel G ior­
nale del Commercio di F ire n z e , n,° del 27 agosto 1845 , e al
secondo nell’ ¡stesso g io rn a le , n.° del 6 maggio 1846. L ’ u ltim a
risposta , fram m ento di lettera al sig. Cesare G u a s ti, s’ intitola.
S opra tre luoghi della D iv. Coni, già in terpretati dal P rof. L . M u z­
z i , e ora osservali nelle E sercitazion i filologiche che s i stampano a
Modena.

A ltre osservazioni sulla Div. Com. del sig. Luigi Muzzi furono
pubblicate nell’ Appendice alle note dell’ediz. di Firenze , Passigli,
1838.
805

* Annotazioni alla Div. Commedia.
N ell’ ediz. di M ila n o , 1825. Citandole a fac. 161 ho detto
ch ’erano com pendiate dai più celebri C om enti, salvo alcune inedite
del M o n ti, del conte Perticari, e della contessa sua moglie. In pro­
posito delle annotazioni di questa ediz. il M onti scriveva a Salva­
to r Betti il 5 maggio 1824 (Opere, V. 2 3 8 -2 4 0 ): « Lo stam patore
di cui mi p a r l i , è un lesto fante. Si adopera di fa r credere al
« p u b b lic o ,. che il Comento all’ edizione eh ’ ci prom ette di D a n te ,
sia mio lavoro. M a del m io non vi sarà parola. Bensi m olta
a parte vi av rà la povera v edovella, voglio d ire C ostanza, la q u a
le non trova altro sollievo al suo dolore che uno studio conti
nuo sopra D ante. E p e r vero può stare a petto di qualsisia chio
s a to r e .»

806

* Com ento estetico de’ sei prim i Canti del*
l’ Inferno , di G iovam batista T a li a .

�682

COMENTI STAMPATI DEL SECOLO X IX .

Pubblicato d o p o i suoi P rin cip i d i estetica, V enezia, 1827, I I .
1 82-302, opera ristam pala nel 1832, M ila n o , F ontana, in 12.

807

* Com m enti di D a n t e , Petrarca , Ariosto e
Tasso, di A d o lfo W agner: L ip s ia , sin e anno
( 1 8 2 6 ) , in 4- Picc. di 48 fac.
Im pressione a p arte del P arnaso italiano di L ipsia , F leisch er,
1 826, registrato a fac. 164.
5 fr. Cai. Barrois di P a r ig i, -1845.

808

* C om m ento analitico dell' I n f e r n o , di G a ­
briele R ossetti ( 1 8 2 6 ) .
P ubblicato nell’ ediz. di Londra , 1826. Vedi le fac. 1 6 4 -1 6 6 .

809

T r a tta ti sopra varii punti concernenti alla
Div. C o m ., di Bernardo R odolfo A b e k en (1826).
F an n o parte de’ suoi S tu d i sulla D iv. Commedia registrati a fac.
385 , e sono un com ento al P oem a, e m assim am ente all’ In fe rn o .

810

* Note alla Div. C o m m ed ia, del canonico
G iuseppe B orghi. ( 1827 ) .
P ubblicate nell’ediz. di F iren ze, 1827 (Vedi la fac. 1 6 9 ), e r i ­
prodotte in quella di M ila n o , 1832, e in parecchie altre che v e r ­
ran n o indicate nella Tavola delle materie alla voce Borghi.

811

* Saggio di alcune postille alla Divina C o m ­
media , di G iovan n i G a lv a n i , con una L e t ­
tera in line all’ Autore. M o d e n a , V in c e n z i
1828 , in 8. di 9 6 fac.
L ’ opera è dedicata al p. Antonio C esari, e contiene le po stillo
ai prim i dieci Canti della Div. Com. Dopo la D ed ic ato ria, fac .
7 - 9 , sono alcune Osservazioni relative al Canto X X V I I I , v erso
37 d ell'Inferno , e al Canio X I, verso 25 del P u rgatorio. La Lettera.
in fine è di Celestino C avedoni , e concerne ai versi 2 2 -2 4 del C an to
X V II del P aradiso. Il sig. G alvani ha fra le sue carte Ia co n tin u a­
zione di questo lavoro. Al sig. P aren ti e a lui si deve il prim o p e n ­
siero di spiegare parecchie voci oscure del Poem a di D ante p e r
mezzo della lingua degli antichi T rovatori provenzali.

�COMENTI STAM PATI DEL SECOLO X IX .

683

Di questo opuscolo si servirono per la com pilazione dell’ A p­
pendice alle n ote dell’ ediz. di F irenze, 1838; e ne fu dato raggua­
glio nel Nuovo Giorn. de letter. di P isa , X IX . 7 6 -7 9 .
2 paoli 1 / 2 , Cat. Pialli ilei 1838.

812

Note sopra la Div. C o m m e d ia , di A n to n
m a ria R obiola ( 183o ) .
P ubblicate n ell’ediz. di T orino, 1830, vedi la fac. 175.

813

D ie göttliche Kom ödie u n d m it den no
thigsten erlauterungen , von J . J . H orw arter
u n d K . V . E n k ( 1 83o ) .
N ella loro traduzione tedesca registrata a fac. 274.

814

Lezione sopra alcuni luoghi della l)iv. C om ­
media , di P ietro B a g n o li ( 18 31 ) .
Detta alla Crusca nella to rn ata del 13 sett. 1831 , nella quale
segnatam ente confuta la spiegazione d ata dal M onti del verso ( In­
ferno , C. I I I , V . 42 ) :
Che alcuna gloria i rei avrebber d 'e lli.

Credo che non fosse mai sta m p a ta.

815

* Pensieri sopra alcuni passi dell’ Inferno di
Dante , della Contessa C ostanza P ertica ri
M o n ti ( 1 8 5 2 ) .
In seriti nell ’Effem. letter. di S icilia, I. 4 0 -4 6 . Ne parlò il sig.
Giuseppe F ard ella nel G iorn. letter. di S icilia, L IV . 326-327. Ho
detto sopra che la contessa P erticari avea fatto alcune note per
l’ed iz. III M ila n o , 1825.

816

Com ento ai prim i due Canti dell’ I n f e r n o ,
di L u d . G. B la n c , professore nell Università
di Halla ( 183 2 ) .
Vedi a fac. 178.

817

Comenti scelti sopra la Div. Com . , ordinati
ed esposti da G ius. B ozzo ( 18 32 ) .
N ell’ediz. di Palerm o , 1832. V e d ila fac. 177.

�684

COMENTI STAM PATI D EL SECOLO X IX .

Note alla Cantica dell’in f e r n o , di Cario C a
lem a rd de la F a yette ( 18 35) ) .

818

V anno colla sua traduzione francese citala a fac. 260.

819

* L ettera al Prof. Salvatore Betti intorno ad
alcuni passi della Div. C o m . , dell’ Abate Carlo
C a tta u i a ( 1 8 3 5 ) .
Giorn. A r c a d . , L X I. 304-324.

820

D ie göttliche Kom ödie u n d m it anm erkun
g e n , vo n Johann F rie d ric h H e ig e lin ( 1 8 3 6 ) .
N ella sua traduzione tedesca registrata a fac. 275.

821

* Rischiaramenti di G iuseppe F a ld e lla so­
p r a alcuni passi controversi di D ante Allighieri
( 183 6 ) .
Nel G iorn. letter. di Sicilia , 1836, L IV . 28 9 -3 2 7 , in proposito
delle varie interpretazioni D antesche di Giuseppe B o rg h i, Agostino
G a llo , Tommaso G a rg a llo , Cesare Lucchesini e C ostanza P e r ti
c a r i.

822

* Com ento sopra la Div. Com. di N . T o m ­
maseo ( 1 8 3 7 ) •
Vedi le fac. 182-183. Il sig. Tommaseo aveva esposto il d i­
segno del suo Comento in u n articolo inserito il 1831 nell’ Antolo­
gia di F irenze ( n .° 129, fac. 9 5 - 1 1 2 ), colle iniziali K . X . Y ., e
sotto il titolo: D i un nuovo Comento a lla D iv. Commedia.

823

D ie göttliche Kom ödie m it erlauterungen
a n d abhandlungen , v o n A u g u st K opisch
( 1837 ) .
N ella sua traduzione tedesca citata alla fac. 276.

824

* Note alla Div. Com m edia di P. I . F r a ti­
celli ( 1 8 5 7 ) .
P ubblicato nell’ediz. di F iren ze , 1837. V edi le fac. 181 -1 8 2 .

825

* Appendice alle Note della Div. Commedia.

�COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XIX.

685

Complemento a lle annotazioni degli editori di Padova 1822,
pubblicato nell’ediz. di F irenze, 1838. V edi la fac. 185.

826

* Cemento de’due primi Canti dell’Inferno,
del conte Cesare Balbo ( 1 8 3 9 ).
Pubblicato dopo la sua Vita di D an te, T o rin o , P o m b a , 1 839,
in 18-, I I. 363-383. Vedi la fac. 212.

827

* Dichiarazione di alcuni luoghi della Div.
Com. di G iuseppe Ig n a zio M on tan ari (1839).
G iorn. A r c a d ., L X X X . 206-222.

828

D ie g öttlich e Kom ödie und mit kritischen
und historichen erlauterungen, von P h ila le
thes (P rin c ip e G iovanni di S asso n ia).
V anno colla sua Traduzione tedesca delle Cantiche dell’Inferno
e del P u rgatorio descritta a fac. 275-276.

829

La Div. Commedia dichiarata secondo i
principj della filosofia da Lorenzo M a r tin i
( 1840).
Q uesta dichiarazione sta nell’ediz. di Torino, 1840. Vedi la
fac. 189.

830

* Intorno alle voci usate da Dante secondo
i Comentatori in grazia della rima . Osserva­
zioni del prof. V in c e n z io N a n n u cci. Corfù ,
tipogr. d e l G overn o, 1840, in 8. di 77 fac.
831
* Note alla Div. Commedia de’ sigg. P ie r
A n g elo F io r e n tin o , A . B r iz e u x , e P . A r o u x .
V anno colle loro traduzioni francesi pubblicato nel 1840 e
1842. Vedi le fac. 2 6 1 , 262 e 263.

832

Sopra alcuni luoghi della Div. Com. Osser­
vazioni di P ie tr o V en tu ri ( 1841 )•
Lette nel 1841 all’ Accademia T ib e rin a di Rom a. V edi gli A tti
di questa accadem ia del 1841, pubblicati dal F ab i M ontani nel
G iorn. A rca d ., X C II. 200- 201, l ’ A ntologia di F o sso m b ro n e, t. I.

�686

COMENTI STAMPATI D EL SECOLO X IX .

fac. 128, e l’ Album di Roma del 1842, fac. 86. Le osservazioni si
riferiscono ai luoghi seguenti : Inferno, V I. 31, V III. 1, X V . 106,
X V I. 28 e 106. Il p. V enturi m orto non h a mollo prom etteva la
pubblicazione di un Comento sopra il Poema di D ante.

833
da

Dante offerto all’ intelligenza dei giovanetti
P ietro Rotondi ( 1 8 4 1 ) .
Vedi la fac. 191.

84 Postille du A . Ron na sopra la Div. Comme­
dia ( 1 8 4 1 ) .
Nell’ ediz. di P a rig i, 1841. Vedi la fac. 191. A ltre note del
R onna sui prim i due Canti d ell'in fern o sono indicate alle fac. 212.

835

* Osservazioni del Prof. A n to n io M e z z a ­
notte intorno ad alcuni luoghi della Div. Com.
contentata dal Biagioli , opportune a rettificare
il modo con cui alcuni di essi luoghi furono
interpretati , e a proporre di più altri una
nuova interpretazione ( 1841 ) .
Pubblicale nell’Imparziale di F a e n z a , anno 1841, fac. 5 7 - 5 8 ,
6 5 -6 6 , 8 1 -8 2 , 8 9 -9 0 , 9 7 -9 9 , 105-106, 113-114, 0 121-1-22.

836

Documenti Danteschi , di P. A . P a ra v ia
( 1841-1843) .
Spiegazione di v ari luoghi della Div. Com. pubblicala nel M u ­
seo scientifico e letter. di T orino , negli an n i 1841-1843.

837

* Brevi dichiarazioni alla Div. C o m m e d ia .,
di L o rd V ernon ( 1 8 4 2 ) .
Vedi le fac. 192-193.

838

* Annotazioni critiche e filologiche di U go
F o sco lo sopra la Div. Commedia ( 1842 ) .
N ell’ediz. di L o n d ra , 1842, segnatam ente nel prim o tomo che
contiene il Discorso sul testo della Div. Commedia, 0 nel secondo
d a t o alla Cantica dell’in fe rn o . P er lo a ltre duo Cantiche non vi
hanno so non semplici varianti. Vedi le fac. 193-196.

�COMENTI STAMPATI D EL SECOLO X IX .

839

687

* La Divina Com m edia studiata da E rcole
M alagoli. Canti 1 a 3 ( 1 8 4 2 ) .
Vedi la fac. 122.

840

* Lezioni ( t r e ) di F ilip p o M ercuri sopra
la Div. Com. di D ante Alighieri ( 18 43 ).
Sono tre im pressioni a parie del Giorn. A rc a d ., registrate nel
§ . Comenti Particolari. Il prof. M ercuri fece pubblico a Roma nel
1843 il Programma di u n Corso di Lezioni sulla Divina Comme­
d ia , precedute da un discorso critico sopra lu tti i m anoscritti, l 'edi­
zioni e i comentatori antichi e moderni di Dante A lighieri, e da una
Tavola sincrona di tu tti gli avvenimenti principali relativi alla D i­
vina Commedia e al secolo di D ante, dal mcc al m cccxxi, in cui egli
mori . Non credo che abbia finora condotto ad effetto questa p u b ­
blicazione, che doveva form are un volum e in 8. di 40 fogli da
m an d arsi fuori in 15 fascicoli. Ecco un estratto del Program­
ma : a Esso fa conoscere, che lasciando da parte 1’ alleg o ria, ed
altre cose più soggette a d iscussioni, ha fatto scopo p rin cip ale
« m ente delle sue dichiarazioni alcuni luoghi storici finora non
bene intesi, e alcune difficoltà principali della D ivina Comme
dia che si è studialo di meglio in terp retare con docum enti, e col
sussidio delle antiche cronache . . . .
« D arà ancora in fino u n a V ita di D ante non com pilata o co
« piata dalle m ig lio ri, m a ta le, quale egli coll’ajuto della critica
« leggendo le antiche e m o d e rn e , come ha dovuto fa re , avanzan
dosi in questo s tu d io , e bene paragonandole e correggendole,
crede di poter d are meglio rettificata specialm ente per i luoghi
« di dim ora di D ante più controversi.
« Si d aranno ancora alcuni estraiti di un prezioso M anoscritto
di D anto che si conserva nell’ insigne raccolta di M S S ., posse
duta da S. E . il Sig. Com m endator De Rossi; il quale per effetto
« di sua gentilezza lo h a com m unicato per qualche tem po a ll’ a u
to r e , ondo potesse farne uso. Il codice h a la esposizione in la
tino del P u rgatorio e del P arad iso , ed è scritto nel 1412 di
mano di Francescano di Poggio Romano in F aenza.

841

* I luoghi più oscuri e controversi della Di­
vina Com m edia di D ante dichiarati da lui
stesso , con tre Appendici. Di G iuseppe P i cc i,

�688

COMENTI STAMPATI DEL SECOLO X IX .

professore di belle lettere nell’ I. R. g i n n a s io ,
e socio onorario dell’ Ateneo di Brescia . B re ­
scia , tipogr. della M in e r v a , 184-3, in 8. di
288 fac. e frontispizio litografico.
L. 4*
In carta velina.
L. 5 .
Capitolo I. Introduzione e piano dell'opera; Note. II. Confuta­
zione del senso morale della Selva allegorica; Note. III. Dimostrazio­
ne del senso storico della Selva allegorica; Note. IV . Il Veltro , e il
Cinquecento dieci e cinque ; Note. V. Quando abbia Dante compiuta
la Divina Commedia e particolarmente la Cantica dell'Inferno ; Note.
V I. M usaici ed anagrammi nella Divina Commodia , e nuova inter­
pretazione del verso di Pluto. Appendice I. Idiotismi bormiesi in Dan­
te e in altri classici toscani. Appendice II. Ottantasette nuove lezioni
della Divina Commedia proposte a'suoi futu ri editori. Appendice H I .
Biblioteca Dantesca del secolo decimonono.
Questi studi sopra D ante furono decorali del prim o prem io d al
l’Ateneo di B rescia, dove l’ autore gli aveva letti d u ran te l’ an n o
1 8 42. Ne fu dato ragguaglio nella Rivista Europea di M ilan o , n .°
dell’ ottobre 1 8 4 2 , fac. 1 2 3 -1 2 5 , e del gennajo 1 8 4 4 , fac. 115-116
; nel Ricoglitore Fiorentino, n.° del 12 ap rile 1 8 4 5 , articolo
del prete G irolam o M ascagni; nel Giornale della Provincia di Bre­
scia , n.° del 19 ottobre 1 843; — nel Figaro di M ilano , n.i 18
e 20 del 1844; — nella Gazzetta di M ilano, n.° 272 del 1 8 4 4 , A p­
pendice ; — Vedi anche i Commentarii dell' Ateneo di Brescia per g li
an n i 1842-1843.
Il sig. Picci ha nel 1844 pubblicato nel Giorn. dell'Istit. Lom ­
bardo ( IX. 2 67-282, e 360-389) N uovi studi su Dante per com ple­
m ento alla sua o p e ra , che furono ristam pati separatam ente con
questo titolo :

* Dei Nuovi Studi sopra D ante pubblicati da
M. G iovanni P onta in Roma , e da G. P ic c i
in Brescia l’anno 1843. M ila n o , tipogr. B e r
n a r d o n i, 1844 in 8. di 4 5 fac.
Essi h an dato occasione a ll’ opuscolo seguente :

* Saggio di critica ai Nuovi Studi sopra D a n
te di Gius. P icci, fatto da M arco G io va n n i

�C O M E N T I S T A M P A T I D EL S EC O LO X I X .

689

Ponta. A Salvatore Betti. R om a, tip. delie
Belle A r ti , 1 8 4 5 , in 8 .
Im pressione a parte del Giorn. A rca d ., CV. 218-313 , articolo
p rim o ; e un altro è nel t. CV I , fac. 196-249. Di questo opuscolo
discorse il conte T orricelli nell’Antologia di Fossom brone , t. I V ,
part. I I , fac. 64.
T rovo finalm ente 1’ articolo seguente nel n.° del febbraio 1846
del Giornale Euganeo di P a d o v a , fac. 197 : « Il Signor Picchioni
professor di le tte ra tu ra italian a a Basilea pubblicherà in breve
un esame di recenti opere intorno alla Div. Com. , confutando
l’opinione del Bresciano Picci, esam inando quella del P . P o n ta ,
e dando a conoscere quella del Tedesco Goppic ( leggi K opisch ). »

842

D ie göttliche K om ödie istoriseli, ästhetisch
u n d vornehm lich teologisch e rlä u te rt, v o n
K . G ra u l ( i 845 ) .
A nnotazioni alla su a traduzione tedesca dell’ Inferno , re g i­
strata a fac. 277.

843

* S a g g io di una edizione
colle spiegazioni

più

della Div. C o m . ,

necessarie.

Canto I. Di

M . A n t. P a re n ti ( 1845 ) .
Vedi la fac. 197.

*

L ette ra ad un

cuni passi di

giovine

filologo

sopra a l­

D a n t e , di M . A . P arenti. M o ­

dena , E r e d i S o lia n i ,1 844 in 8 d i 2 8 fac.
Im pressione a p arte delle Memorie di M o d en a, serie I I , t.
X V II , fac. 3 6 -6 1 . È ristam pa con una introduzione e alcune nuo­
v e annotazioni di u n articolo inserito il 1820 nell’ Abbreviatore
di B ologna, II. 49-61 , col tito lo : S ulle moderne interpretazioni
del Poema di Dante. Discorso letto in Modena ad una letteraria adu­
n a n za , la sera del 23 febbrajo 1820, da M . A . P. Q uesta L ettera ri
sg u ard a i passi seguenti : In fern o , I. 2 9 -3 0 ; X II . 7 -1 0 .
Da più di vent’ anni il sig. P arenti attende a u n Comento d i
D an te , di cui si parlò nel Ricoglitore di M ila n o , X II . 24-8. Si tro ­
vano annotazioni di lui nell' ediz. di Padova , 1822 , e in quella di
Firenze , P a ssig li, 1838. Vedi parim ente per la spiegazione di p a­
recchi luoghi della Div. Com. le sue osservazioni sul capitolo dato
44

�690

COMENTI STA M PA TI D EL SECOLO X IX .

a questo Poema dal Girigliene n e ll’ H ist. littér. de l I t a lie , r e g i­
strale al n.° 103. A ggiungerò esser di m olta im portanza per n u o v e
chiose e nuove lezioni del Poem a di D ante consultare, oltre a lle
A nnotazioni a l D izionario della lingua Italiana da m e registrate p iù
in n a n zi, anche il n.° 2 delle sue E sercitazioni filologiche , piccolo
v o l. in 8. di 82 fac. ( M o d en a , tip . C am erale, 1845) da lui p u b b li­
cato an o n im o .

8 4 4 * Note aggiunte alla Div. Com m edia d a l l'
A b a te B r u no ne B ia n ch i ( 1844 ) ’
Pubblicato nell’ ediz. di F iren ze, 1844. V edi la fac. 199. L ’ e d i­
to re Le M onnier h a fatto nel 1846 u n a ristam pa accresciuta di q u e ­
sta edizione. Vi sono chiose partecipate a ll’editore dai pp. S o m a
schi M . G . P onta e G . B . G iu lia n i .

845

* C om ento ai prim i qu attro Canti dell’ I n ­
ferno , del Conte F m . T orricelli.
Vedi le fac. 472-473.

848

* Osservazioni sopra alcuni luoghi di D a n te ,
di P ietro F a n fa n i di Pistoia ( 1 8 4 5 ) .
Memorie di M o d en a, serie I I , t. X V I I I , fac. 3 8 9 -3 9 7 , se rie

III,

847

t. I , fac. 201-213, t. I I , fac. 264 -2 7 6 . Esse continuano.

Note e spiegazioni alla Div. C o m ., di A l e s ­
sandro R. B ru n e tti ( 1 8 4 5 ) .
Stanno nell’ ediz. della Div. Com. p ubblicata nel 1845 a P a ­
rigi dal libraio Thieriot.

848

Com m ents o f the D iv in e Comedy by L e ig h
H unt ( 1 845 ) .
Vedi l’opera notata al n.° 191.

849

* O pere su D ante del P. M . G. P o n ta , p r o ­
posto generale della Congregazione Som asca.
Sec. ediz. rivista e corretta dall' autore. N o v i ,
tip . M o re tti , 1845 , in 8.
Si pubblicano a fascicoli, e com porranno u n volum e di c irc a

400 f a c ., di cui sono usciti per o ra due fascico li. In questo

�C O M E N T I S T A M P A T I D E I. SE C O LO X I X .

691

volume debbono en tra re i v ari scrini D anteschi pubblicati d all’au ­
tore nel Giornale Arcadico e a ltro v e, che ho già registrati al luogo
debito. Del prim o fascicolo fu discorso da S alvator Betti nel Giorn.
A rca ti., C1V. 3 70-373, e nel Messaggere Torinese, n.° 50 del 1845.

* Interpretazione di alcune parole del Pe­
trarca e di D a n te , del P . M . G. Ponici. R o m a ,
tip . delle Belle A r t i , 1 8 4 5 . in 8 . di 2 8 fac.
Im pressione a p arte di u n articolo inserito nel Giorn. Arcaci. ,
CII. 2 5 2 -2 7 2 , sotto il titolo: Interpretazione dell’ Adiettivo Vivo e
M orto in alcuni versi di Dante e del Petrarca.
S arà u tile consultare sulle fatiche D antesche del p. P o n ta u n
opuscolo in tito lato : S u lle nuovissime interpretazioni e illustrazioni
del P . G. Ponto, intorno alla D. C. di Dante Alighieri. Articoli di Pio
Ferrerò e di Giovacchino de Agostini inseriti nel Messaggere ( T o ri­
nese) , n .° 44 (d el 1844). T o rin o , tip . F o n tan a , 1 8 4 4 , in 8. picc.
di 18 fac. È un ragguaglio del Nuovo Esperimento sulla principale
allegoria della Div. Com. , dell’Orologio di D ante, e della Tavola co­
smografica della Div. C om ., opere del P onta già da me reg istra le.

* Saggio di un nuovo C om m ento d e lla Com ­
media di D ante A lig h ie ri, fatto dal P. G ia m ­
b a ttista G iu lia n i , C. R. Somasco . Genova ,
da lla tip . d ei f r a telli P agano ( 1 8 4 6 ) , in 8.
di 5 4 fac.
P ubblicato p rim a nell’ Eco de' Giornali di Genova , n .i 4 , 6 ,
9, 10, 1 1 , 1 2 , 13 , e 14 di 1846. Com incia con una Lettera del­
l'au to re al conte Troya, il quale in un articolo del Museo di N apoli
(nov. 1845, fac. 38) parla della prossim a pubblicazione di un Co­
m ento sulla Div. Com. del p. G iuliani.

8 5 1 Nuove Annotazioni alla Div. Com., di Paolo
E m ilia n i G iu d ic i ( 1 8 4 6 ) .
Accompagnano u n a nuova edizione della Div. C o m ., che al
presente si stam pa dalla Società editrice di F ire n z e , e v e rrà p u b ­
blicata a un tem po in 8. gr. a 2 colonne, e in 8. picc. inglese.

852

Corso di Lezioni su D ante del Prof. Silve­
stro C entofanti.

�692

COMENTI STAMPATI DEL SECOLO XIX.

Si stam pa adesso quest’ opera di cui h o discorso a fac. 401.

853

* Come si debba leggere un verso della C a n ­
zone di D ante : D onne che avete in telletto
d ' a m o re , e su Ia lezione e 1’ interpretazione
di alcuni passi della Div. Com. P arere e du b­
bi esposti al sig. Pietro dal Rio , da L e lio A r ­
bib. F ir e n z e , per l'A g e n z ia L ib r a r ia , 1846,
in 8. di 36 fac.
Im pressione a parte di una raccolta di S tu d i in ed iti su D a n te ,
che iu u n volum e in 8. v e rrà presto a lla luce per c u ra del sig.
L elio A r b ib , e racchiuderà dissertazioni de’sigg. S ilvestro Centofa n ti, Alessandro T o r r i, Colomb d i B a tin es, ec. ec.

854

A nnotazioni alla Div. Com. scelte dai m i­
gliori C om entatori.
Edizioni di A vig n o n e, 1816 (fac. 1 4 0 ) , F iren ze, 1825 (fa c .
162 ) , N apoli, 1827 (fac. 168), Brescia e M ilano , 1828 (fac. 1 7 0 ),
V enezia, 1832 ( fac. 177 ) , P a r ig i , 1843 e 1844 ( fac. 197 e 198 ) .
P arlai a fac. 202 di edizioni della Div. Com. con Conienti p ro ­
messi da L u ig i R e zzi e da L u igi C a rre r. A ggiungerò che n ell’ ap ­
pendice della G a zzetta d i M ilan o del 16 ap rile 1846, si annunzia ia
prossim a pubblicazione di una nuova ediz. della Div. Com. con
nuove chiose e nuove lezioni del sacerdote M auro Ferrante di R a ­
venna.
E sistono, e spesso gli ho veduti c ita ti, Comenti tedeschi su lla
D iv. Commedia di G . Unden di Berlino , di Ludemann e d ell
’ O yenhausen ; ma non m ’è riuscito tro v arn e l’ indicazione n è n el
Deutsche bucherkund dell’E b e rt, n è nell' H einsius.
In un articolo Dantesco del Ricoglitore F iorentino, n.° 33 del
1845, vien citato un Com entatore inglese chiam ato Conventry. U n
dotto inglese m ’ ha fatto sicurtà che non esisteva v eru n b rita n n o
di questo nom e Com entatore di D ante, e infatti in nessun luogo n e
ho trovato seg n o .
S arà di non poco fru tto consultare per la spiegazione del Poe­
m a di D ante il più degli articoli citati nella p arte II di q u esta
opera intitolata Bibliografia critica della D iv. Com ,

�693

M ISCELLA N EA.

O p e r e n e l l e q u a l i s i t r o v a l a d ic h ia r a z io n e
di

855

vari

pa ssi

di

Dante.

* Prose del B e m b o , con le G iunte di Lodo
vico Castelvetro. N a p o li, R a ila rd e M o sc a ,
1 7 1 4 , 21 v o l . in 4.
Vedi particolarm ente il t. I , fac. 5 9 -6 1 , e il t. I I , fac. 9 1 -9 6 ,
e 112. L a p rim a edizione è di Firenze, Torrentino, 1549, in 4.
Gamba, n.° 136 e 137.

856

* A nnotationi et Discorsi sopra alcvni lvoghi
del Decam erone di M. Giovanni Boccacci. F atte
dalli molto Magnifici Sig. Deputati sopra la co r
rettione di esso Boccaccio stam pato l’an n o 15 73.
In F io ren za N ella Stam p. de i G iu n ti, 1 573,
in 4.
N ella fine sono 4 carte senza num erazione im presse a 2 c o l.,
contenenti u n a tavola dei Lvoghi e voci di D ante, o dechiarate, o ci­
tale per riscontro del Boccaccio.
Gamba, n.° 41.

857

* Del modo di com pore in versi nella lingua
italian a, tra ttato di Girolam o Ruscelli. Nuouam
ente m andato in luce. In V i n e t i a , appresso
M elch io r Sessa f r a t e l l i , 15 82 , in 8 . picc.
Vedi in ispezieltà alle fac. 612-741 il Vocabolario di tvtte le
parole contenvte nell' opera, bisognose di dechiaratione 0 di Giudicio.
Il Ruscelli cosi la discorre nella sua Prefazione:
« In D ante io ho ancor fatto fa tic h e , m a non però che hab b ia
uoluto ingom brar nè me nè altri in lunga com m entatione sopra
quel libro. E t solam ente facendolo i lib ra ri in form a picciola di
a foglio, io ui ho fatto quelle dechiarationi et au u e rten z e, che mi
son parute più necessarie per conoscerui (chi n h a bisogno) non

�694

«
«
«
«
«
«
«
«

858

COMKNTI MISCELLANEI

meno il molto da fuggire nella inosseruanza delle regole, et della
p u rità , et leggiadria della lin g u a , che il molto da seguire et d a
tener caro nella bellezza del soggetto, et delle sentenze. E t o ltre
a ciò ne’ miei com en tarij, quando parlo dell’ A u to r ità , io fo
partico lare, et pieno Capitolo sopra D ante solo, senza che ancora
per tutto questo uoluine u ed re te, che io son uenuto facendo giudicio sopra le uoci p a rtic o la ri, et p erau en tu ra più delle sue sole,
che di tutte l’ altre. »

* Discorso del Sor Givlio Ottonelli sopra
]’ Abvso del dire sva Santità. F erra ra , Giulio
i a ss a iin i, i 5 8 6 , in 8 .; — Considerazioni di
Carlo Fioretti ( Salviati ) intorno a vn Discorso
di Giulio Ottonelli. F ire n z e , Antonio Pation a n i, i 58 (), in 8 . picc.
Vedi queste due opere passim, e specialm ente il prim o alle fac.
1 3 -1 6 , 5 2 -6 5 , 6 8 -7 0 , 101vl0:&gt;, ec. ec.
Gamba, n.ì 450 e 1552.

839

* Vocabolario degli Accademici della Crusca.
Quarta edizione. Firenze, M anni, 1729-1758,
(j voi. in fogl.
Gli Accademici della Crusca incom inciarono nel 1 8 Ì3 , F irenze,
lip. P ia lti, u n a nuova edizione del loro V o cab o lario , m a fin o ra
non diedero alle stam pe che 3 fascicoli del p rim o volum e.
Vedi ancora le Annotazioni sopra il Vocab. degli Accad. della
Crusca (Venezia, Ito ssetti, 1698, in fogl.), pubblicale sotto nom e di
Alessandro Tassoni, ma riconosciute per fa ttu ra di G iulio O ttonelli.
Gam ba, n J 2809-2847.

8C0

*Le Origini della lingua italiana con la giun­
ta de’ Modi di dire italiani, di Egidio Menagio. G inevra, Chouet, i 685 , in fogl., e P a ­
r ig i , 16G9, in 4 F r. Redi fece dell' Etimologie Italiane del Rlenagio una scelta ,
che si riscontra fra le sue O pere, ediz. di M ila n o , 1809, I I .
177-236.
Gamba, n.° S008.

�C0MENT1 MISCELLANEI

695

*Annotaz:oni di Frane. Redi Aretino, Acca­
demico della Crusca , al D itira m b o .
O pere, ediz. di M ilano, 1809, in 8 . , I. 33-70.

Gamba, n.' 827-828.

‘ Annotazioni di Angelo Gugl. Artegiani so­
pra il Q uadriregio del Frezzi.
Ediz. di Foligno, Pompeo C am pan a, 1725, in 4 ., I . 1 -3 6 0 ,
passim. P arlerò distesam ente di questo poem a al §. Im itazioni
della D iv. Com.
Gamba, n.» n o i.

* Annotazioni (di Francesco Moiicke ) alle
R im e del Lasca.
Ediz. di F iren ze, M oiicke, 1741, t. I.
Gamba, n.» 535.

* Note di G. B. ( Giovanni Bottari ) alle Let­
tere di Fra Guittone.
Nell’ ediz. di R om a, A n i. de' R u ssi, 1745, in 4 . , fac. 95-330.
In fine del volum e è u n Indice delle Voci spiegate.
Gamba, n.° 574.

* Serie di Aneddoti del Canonico Gian Giacopo Dionisi. V erona , per F E rede M e r lo , e
per li E r e d i C a ra tto n i , l 'ySS—1799 &gt; 8 fascicoli
in 4 - — Dialogo apologetico per appendice alla
Serie degli Aneddoti Dionisiani. In V ero n a , per
g l i E r e d i d i M arco A le ro n i , 1 1 &gt;
4*
picc. di XXXIX fac.
Q uesti fascicoli sono d a ti, eccetto il 1.» e il 3.° , alla dichiara­
zione della V ita e del Poema di D ante. Ecco i loro tito li: n .° II.
Censura del Commento creduto d i Pietro figlio d i Dante A lig h ie ri, e
P iano per una nuova edizione d i D ante; n.° IV . Carm ina di G io­
vanni di Virgilio e d i Dante , e Saggio di critica sopra D ante; n.» V.
De' Codici F iorentini; n.° V I. De' B landim enti fu n ebri; n.° V II .
Nuove indagini intorno a l Sepolcro d i Dante in Ravenna; n.» V III. I l

�696

C0MENTI MISCELLANEI

Focale d i D a n te. Il Dialogo apologetico pubblicalo sotlo nomo della
Signora Clarice A u lì lustri Gentildonna Veronese , è in risposta a u n a
critica dell’Attii/rfo/o V , fatta nelle Novelle letler. di F iren ze.

Ho d a to , o darò u n ’ accurata descrizione di ciascuno di questi
num eri nei §. a cui ap p a rte n g o n o . Vedi la tavola delle m aterie
alla voce D ionisi. L a in tera collezione degli Aneddoti è oggi molto
ra ra , e quasi impossibile a procacciarsi ; n è a me fu dato rin v e n ir­
la in alcuna delle pubbliche o private Biblioteche di F iren ze.
Se ne diede ragguaglio nelle Novelle letter. di F ire n ze , 1786.
5 9 6 -6 0 0 , 6 1 9 -6 2 3 ; 1788. 8 1 1 -8 1 4 ; 1791. 2 5 9 -2 6 7 ; nel G iorn.
de' lelter. di M odena, 1787, XXXV I. 1 3 2 -1 4 0 ; nel Giorn. d e'let­
ler. di P is a , L X X I. 2 4 7 -2 6 5 , L X X X . 2 5 0 -2 7 5 , L X X X I1I. 3 -1 2 .

* A nnotazioni di G iam bat. Baldelli alle R i ­

me di Dante.
E diz. di Livorno, Tomm. M a s i, 1 80 2 , fac. 1 6 7 -2 0 2 , passim.
Gamba, n.o 231.

* Proposta di alcune correzioni ed aggiunte
al Vocabolario della Crusca, di Vincenzio Mon­
ti. M ilan o, stamp. Reale, 1817—1824 , 5 to­
rni io 6 parti in 8----Appendice ( di Virginio
Soncini). M ila n o , 1826, in 8.
L.
In carta veli naL. 48.
Questa opera che si dee riporre fra le più im portanti pubblica­
to dal principio del secolo in poi sulla linguistica ita lia n a, co n ­
tiene moltissim e spiegazioni Dantesche. Vedi in line dell’dppcndice 1’ Indire alla voce Dante. P er la compilazione dell’ A ppen­
dice a ll'e d iz . di F irenze, 1 838, trassero partito d all’ opera del
M onti, che fu ristam pala più volte. Citerò altre edizioni di M i­
la n o , 1828, 4 tomi in olio parti in 12.; P ia c e n za , fra telli del M a i­
n o , 1835-1839, 10 voi. in 16. Ne fu discorso nelle collezioni
se g u en ti: — Conciliatore di M ilan o , n . ; del 25 a p r ile , 6. m ag ­
g io , e 6 g iu g n o , 1 819; — B ib l. D al. di M ilan o , X I. 5 2 -5 6
1 6 0 -1 6 7 , 3 0 7 -3 1 2 , X L I. 3 0 3 -3 3 4 , X L II. 3 9 6 -3 9 7 ; — G iorn]
L igustico, 1827, 165-167, artic. dello S. ( Spotorno ) ; — A n to logia di F iren ze, 11.» 360, fac. 3 0 -4 2 ; — B ibl. U niv. di G in e­
v r a , X III. 1 60-175; — Saggio della letter. ila l. del Sec. X I X d ì
A. L. M ila n o , S tella , 1831, in 8 ., fac. 199-206. In o ltre 1’ o p e ra

�COIBENTI MISCELLANEI

(¡9 7

del Monti porse occasione a un num ero grandissim o di scritti
prò e c o n tro , che rig u a r d a n o più o meno direttam ente D ante.
P a n n i u tile reg istrare i seguenti de’ quali ho raccolto 1’ indica­
zione.
* Risposta di Giov. Rosini ad una Lettera d i Vincenzo M on ti
stilla lingua italiana. P isa , 1818 , in 8. La q u in ta ediz. con note
ed illustrazioni è fra le Opere del R o s in i, P is a , C a p u rro , 1827,
in 8. ( IV . 4 9 - 1 2 4 ). (1)
L ettera critica scritta in fatto d i lingua volgare contro la r i­
sposta del P rof. Giov. R osini sulla lingua ita lia n a diretta a l Cav.
Vinc. M o n ti. F ire n z e , 1 8 1 8 , in 8. di 16 fac. È censura ano­
n im a e piuttosto acre del prof. Francesco Pacchiani il quale no

p rom etteva u n ’ a l t r a , non mai più stam pata , e forse nem m eno
scritta ( B ibliogr. P ratese, fac. 1 8 5 ).
* Osservazioni sopra la Lettera critica d i un anonimo stam pata
in F iren ze , 1 8 1 8 , e qui rip ro d o tta . F o rli, Matteo Casali, 1818,
in 8. di 39 fac.
* Osservazioni d' un Fiorentino sopra la Proposta del M onti.
P ubblicate nella B ibl. li a l. di M ilan o , X I. 5 7 -6 4 , 1 6 8 -1 7 6 ,
313-329.
* Considerazioni intorno a ll' opera del Cav. Vinc. M on ti sulla
riform a del Vocabolario della Crusca (di Gius. P ed erzan i). V ero­
n a , per 1’ E rede M erlo, 1 8 1 8 -1 8 1 9 , 2 fase, in 12. di 24 e 34 fac.
* Discorso in cui si ricerca qual parte aver possa il popolo nella
formazione d' una lin g u a , e Considerazioni sopra alcune correzioni
proposte dal Cav. Vinc. M on ti a l Vocabolario della Crusca; di G. B.
Niccolini. F iren ze, stam p. P ia t ti , 1819, in 8. di V I-1 3 8 fac. Ri­
prodotto negli A tti della Crusca (II. 1 8 5 -2 3 1 ), e nelle Opere del­
l’au to re , F iren ze, Le M onnier, 1844, I II. 168-188. Di questo im­
p o rtan te lavoro fu dato ragguaglio nella B ibl. h a i. di M ilan o ,
X IV . 3 0 3 -3 1 3 , e X V . 184-200; e nella stessa collezione, X V III.
1 8 4 -2 0 0 , si può vedere una Protesta dell’ au to re , colla data di F i­
renze 9 giugno 1820, contro u n ’accusa datagli dal P e rtic a ri, e r i­
petuta dal M onti.
* O sservazioni d i Farinello Sem oli Fiorentino (1’ abate Pagni) s«
l"opera del Cav. Vinc. M on ti in tito la ta ; P roposta. . . . F ire n z e ,

(1) Melchiorre Delfico lasciò m anoscritte alcune O sservazioni sulla Ri­
sposta di Giov. Rosini. Sono citale nell’opuscolo D ella v ita e delle opere
di Melch. Delfico], di Gregorio de Filippis Deifico,' T eram o, 4836, in
tac. 125.

�698

COMENTI MISCELLANEI

slam p. G. M arenigh, 1819-1826. Ne parlò \'Antologia di F iren ze,
X X . 30-42.
Ragionamento sul T rattato degli S c ritto ri del Trecento del Conte
G . P e rtic a ri, e sulla Proposta del M on ti, di G iam m aria Puoti. N a­

p o li, tip. T ra ili, 1819.
* Lettere ( VI ) di Urbano Lam predi su ll'opera del C av. Vinc.
M o n ti, in tito la ta : Proposta . . . . seguite da un Dialogo. N a p o li ,
1 8 2 0 , in 8. A ltra edizione, M ila n o , G iu s. S ilv e stri, 1820, in 8.
di 135 fac. F urono prim a pubblicate nel G iorn. E nciclop. di N a­
p o li, e se ne parlò nel Ricoglitore di M ilano, X . 6 1 -6 8 . F u p u b ­
blicato nell’ Antologia di Firenze (IV . 4 8 8 -4 9 6 , V . 7 3 -8 5 , e 3 3 6 352, V I. 118-128) un Dialogo e due Lettere sulla Proposta del

M o n ti, estratti probabilm ente dalla sum m entovata operetta.
Considerazioni intorno a ll’Opera del C av. Vinc. M onti in tito la ta :
Proposta . . . . estratte dalla Biblioteca Universale d i G inevra , e re­
cate in Italiano da A ndrea Z am belli. M ilano , Soc. de' Class. I ta l.,

1820, in 8.
* Discorso ( contro la Proposta del Monti ) recitato nella società
C olom baria , dal P rof. G. Gazzeri. ( F iren ze). In 8. di 22 fac. Im ­
pressione separala dell’ A ntologia di F ire n ze , II. 4 1 6 -4 3 7 , V II.
27-41.
* S u lla Proposta del Cav. Vinc. M o n ti , e sulle Opere del C .te
G iulio P erticari. L etlera filologica di Scipione Colelli al Sign.
L uigi M uzzi. R ie li, tip . L u igi R a sso n i , 1 8 2 4 , in 8. di 36 fac.
Ne parlò il Nuoro G iorn. de' letter. di P is a , V i l i . 171-172.
* Lettera a l Marchese Scipione Colelli risguardante il suo opu­
scolo in titolato: Sulla Proposta . . . . Fu Ugno , tip . del Tomm asini ,
1824, in 18. di 42 fac.
Risposta del M arch. Scipione Colelli all'A utore del Prospetto del
P arnaso Ita lia n o . In 8. s. d. Di questo e d eiranlecedenle opuscolo
diede ragguaglio il Nuovo Giorn. de’ letter. di P isa, IX . 192-206.
* S u lle accuse date a l Vocabolario della Crusca dall' autore della
P roposta. Lezione di Luigi Rigoli della n ell’ Adunanza del dì 8 .
maggio 1827. Negli A tti della C rusca, I I I . 442-454.
* Lettera di G . S . ad un suo amico d i M ilano intorno a ll' artico­
lo della Biblioteca Italian a su ll’ A dunanza solenne dell' Accad. della
Crusca. F ire n ze , Leon. C iardelti, 1828, in 8. di 24 fac.
A ltri opuscoli sull’ istesso argom ento si conoscono e dell’ A ngeloni e del P u ja ti , ec. ; e si veggano parim ente le varie critiche del
trattato Dell' Am or p atrio di Dante del P ertic ari, reg istrale a fac.

449-450.

�COMENTI MISCELLANEI

«68

699

* Alcune Annotazioni al Dizionario della lin­
gua italiana che si stampa in Bologna (di M.
A. Parenti). M oden a, G. V in c e n zi, 18201826', 3 voi. in 8. gr.
In questo eccellente ed erudito lavoro sono, oltre alle v aria n ti
pregevoli cavale dai mss. dell’ Estense, moltissim e interpretazioni
Dantesche.

8C9

Saggio intorno ai Sinonimi della lingua ita­
liana , di Giuseppe Grassi. Torino, Stamp. Rea­
le , 18*21 , in 8.
O pera ristam pata spessissime volle.
Gamba, n.» 2597.

870

* Osservazioni di Angelo Pezzana concer­
nenti alta lingua italiana ed a' suoi Vocabola­
ri. P a rm a , Gius. Paganino , i 8 ‘2 5 , in 8.
Gamba, n.o 2820. Egli per distrazione, e forse è solo un erro re di stam ­
pa. attribuisce a questa opera la data del 1833.

g71

Saggio di uno Spoglio

filologico dell’ Abate

Gius. Brambilla. Como, Stamp. O stinelli, i8 ó i ,
in 8 .
Servì p er la com pilazione dell’ Appendice all’ ediz. di F iren zt

1838.
Gamba, n.° 2819.

,

872

§

* Dizionario Gallo-Italico, ossia Raccolta di
tremila e più voci primitive italiane, di Otta­
vio Mazzoni Toselli ; per servire al Ragiona­
mento intitolato: Origine della lingua italia­
na. Bologna , tip. della V olpe, i 8 5 i , 5 voi.
in 8.
In fine dell’ opera si trova un Indice degli articoli ne' qu ali si
danno alcuni schiarim enti a lla D iv. C o m ., che sono dugento incir-

�700

COMENTI MISCELLANEI

ca. Questo lavoro fu consultato per la compilazione dell’ A ppendi­
ce aìie note dell’ ediz. di Firenze 1838, e vi se ne danno alcuni
estratti. Vedi nel Solerte di Bologna, anno 1841, fac. 2 39-252, un
articolo di Luciano Scarabelli intitolato: D i alcuni studi del sign.
O ttavio M a zzo n i Toselli.

«n

* Nuove emendazioni e giunte di Paolo Zanotto al Vocabolario della Crusca. V e ro n a , tip.
L i b a n t i , i 8 5 a , in 8. di 106 e 52 fac.
Impressione a parte del P oligrafo di V erona, t. X I , X V e
X V I , e anno 1 8 3 4 , t. I , e III.
F urono adoperate per la com pilazione dell’ Appendice alle note
dell’ ediz. di Firenze 1838.

874

* Voci e maniere di dire italiane additate
a’ futuri Vocabolaristi, di Giovanni Gherardini.
M i/a n o , G. B . B ia n c h i , 18 5 8 -1 8 4 0 , 2 voi.
in 8. gr.

$75

* Voci e Locuzioni derivate dalla lingua Pro­
venzale , di Vincenzio Nannucci. F ir e n z e , F e ­
lice L e M o n n ie r , 1840, in 8. di
fac.
* Osservazioni dell’ Ab. Giuseppe Manuzzi
sulle V o c i e L o c u zio n i . . . . F ir e n z e , P a s­
s i g l i , 1841 , in 8. picc. di IV -80 fac.

* Risposta del Prof. Nannucci alle Osserva­
zioni dell’ Abate Manuzzi. C o r fù , 1841 , in 8.
di 87 fac.
s76 * Catalogo di Spropositi, ( di M. A. Parenti ).
M o d e n a , tip . C a m era le , 18 3 9 -1 8 4 5 , n.' V ;
— Esercitazioni filologiche ( del medesimo). I v i }
i 8 4 4 - i 8 4 5 , n.‘ II. Volumetti 7 in 16.
Begistrerò nel cap. Comenti p articolari le principali spiegazioni
Dantesche contenute in queste due erudite pubblicazioni.

�COMENTI MISCELLANEI

701

Parecchie dello opere registrale in questo capitolo, e massimaniente la Proposta del M o n ti, le Annotazioni del P a r e n ti, e il D i­
z i on. G allo-Italico del Mazzoni T o selli, contengono spiegazioni
molto im portanti, e in generale poco note sopra il Poem a di D ante.
Aveva in anim o di m entovare quelle di più pregio nel § . Comenti
p articolari, ma per non accrescer la m ole di questa opera già trop­
po maggiore di quello che io , e sopra tutto i miei editori sospet­
tassero , fui costretto a lasciarle fuori.

i

�COMENTI PARTICOLARI EDITI 0 INEDITI.
* 11 m imerò poi di coloro che fecero sopra alcun p asso, o alcuna cosa
« di questo poema Ragionamenti, Lezioni o Discorsi, è lale, che lunghissima
■ cosa sarebbe il volerne qui tessere un compiuto Catalogo. (Quadrio. S to • r i a e r a g io n e d ’o g n i p o e s ia , IV. 2 5 7 ).
I n f e r n o . C. I.

* Esposizione terzina per terzina del prim o
C anto di D ante.
F o rm a 15 carte com prese nel Codice miscellaneo cartaceo in
foglio della R ic c a r d ia n a , segnato n.° 2115 (R . II. n.° I V ) . Il Co­
dice è composto nella massima p arte di L ettere ed altri scritti a u ­
tografi di G irolam o M u z i o , e forse per questo a lui fu l'esposizione
attrib u ita dal L am i nel suo C atalogo d e 'm ss. della R iccardiana,
fac. 291. Intorno a che farò p rim a osservare questa esposizione
non esser autografa , dipoi che chi la trascrisse, pose in principio
la nota seguente:
Q uesto A u tore è uno che v ie ta sotto i l D uca A lessan dro de' M e ­
d ic i , come si conosce d a ll’ E sposizion e a quel verso Una lonza le g ­

giera . . . .

Il Lam i, a fac. 157 del suo C atalogo, indica sotto l’antico n.° R.
I I , n.° V I, delle A n n o ta zio n i in alcu n i luoghi d i D an te m a l in te si, e
•peggio e sp o sti, a d esposizione d el prim o C anto d e ll'In fe rn o . Dal n o n
essersi più trovato alla R icca rd ia n a questo Codice si può argom en­
ta re con assai di ragione che il Lam i errasse o registrasse duo
volto il medesimo , che questo insomma e l’antecedente sieno u n
solo.

* Quattro Lezioni di Benedetto Buoni mattei
sopra il primo Canto dell’ Inferno di D a n t e .
F u ro n dette all’Accademia F io ren tin a li 17 e 24 g en n ajo , 3 q
11 m arzo 1632 , e stanno nelle P rose F io re n tin e , F irenze , T a rtin i
e F ra n c h i, p a ri. I I , I. V , fac. 2 2 1 -2 6 2 : nella stam pa si seguì il
Codice della S tr o z z ia n o 2 5 5 , ora M a g lia b e c h ia n o , P alch. I l i , n.Q
176. Esse concernono ai 30 prim i versi del Canto prim o.
Gli editori d elle P rose F iorentine aveano promesso n ella P r e fa ­
zione al t. V , fac. X X X X I , di pubblicare le altre Lezioni d el

�703

COMENTI PARTICOLARI DELL’ INFERNO

Buom m attei sull’ in fern o e il P u rg a to rio , ma non ten n er parola.
Fece com’ essi 1’ editor F ran e, d ella R o l l a , che nella D edicatoria
delle T re C icalale indirizzala al m archese di S an t’A ngelo, aveva
anch’egli messo fuori una tal promessa.
Nel capitolo dei Com enti in e d iti descriverò i mss. autografi con­
tenenti lo L ezio n i del Buom m attei su ll’in fern o e il P urgatorio, oggi
conservati nella M a gliabech ian a.

879

* Lezione di Alessandro Strozzi sopra il C a n ­
to I dell’ Inferno.
Ms. inedito e autografo del sec. XVIJE, composto di 10 carte
in fo g l., conservato nella Magliabechiana, Palch. I l i , n.° 176 (Cl.
V II , n.» 4 7 0 ), e proveniente dal Magliabechi. Alessandro Strozzi,
ascritto all’ Accademia della Crusca nel 1650, fu in appresso ve­
scovo di Arezzo.

880

* Sul prim o C anto dell’ inferno di D a n te, di
Melchior Dusmet.
N ell 'E ffem . letter. di S icilia, 1837, n.° 51, fac. 89- 101. Questo
articolo si riferisce nella più p arte a ll’ allegoria del prim o Canto.

ssi

* N o tes sur le chant 1re de T E n fe r p a r
A le x a n d r e D um as.
V edi la fac. 260.

889

Del prim o C a n to
Dante. C om enti

della Div. C om m edia

dell’ avvocato G .

di

Zaccheroni.

M a r s ig lia , M o s s j , 1 8 4 1 , in 8 . di 4$ fac-

883

* C an to p r i m o , con un Proemio e colle spie­
gazioni più necessarie, per cura di M arc’ A n ­
tonio Parenti ( 1 8 4 5 ) .
Vedi la fac. 197.

884

* Osservazioni sopra i versi

i3,

5o

,

5i

,

e 61.
B id o lii, L ettera a l C onte M a g a lo tti, colla d ata del 1 6 6 5 , e
pubblicata nelle L ettere fa m ig lia ri del M agalotti, F ire n ze , 1769,
I. 116-118.

�704

COMENTI PARTICOLARI D ELL INFERNO

* Spiegazione dei versi 2 - 5 , 7 &gt; 19 ~ 5ìoj
5o , 5 1 - 6 0 , 6 1 - 6 3 , 8 9 - 9 0 , 9 1 , 9 4 - 9 6 , 1 0 1 ,

885

102, i o 5, 106, 109, e 1 54 S colari, N o te a lla D iv . C o m ., fac. 2 3 -3 8 . ( n .° 788)

886

* Spiegazione dei versi 2 ,
e

43

,

58, 7°? 85,

i 34
Colelli, Illu s tr a z io n i d e lla D iv . C om m edia, fac. 1 -3 4 . (n .° 794)

887

* Osservazioni di L u ig i Crisostom o F errucci
sopra il I C anto dell’ Inferno.
Nel Giornale Arcadico, X X III. 2 0 7 -2 1 1 . V ertono inforno
a’ seguenti versi : 4 - 7 , 3 0 , 3 2 -3 3 , 3 7 , 4 9 -5 0 , 6 0 , 8 5 , 9 0 , 106.

sgg

* Spiegazione dei versi i , 4 ? 5 , 17, 9.0,
2 1 , 2 5 , 5 i , 42 ? 4 5 , 5 2 , 6 0 ,
7 9 , 81 , 9 6 , 101 , 1 1 6 , e 124.

6 5 , 6 6 , 70 ,

G a lv a n i, Postille alla Div. C om ., fac. 1 -2 4 . (n .° 811 )

889

* Spiegazione di alcuni passi del C anto
di Dionigi Strocchi. ( n.° 779 )

I

R isguarda i versi 2 8 , 40, e 69.

890

* Osservazioni di A ntonio Mezzanotte sopra
il I C an to
N e ll’ Imparziale di Faenza , 1 8 4 1 , fac. 5 7 - 5 8 , 6 5 -6 6 . Concer­
nono a’ versi 4 - 9 , 10-12 , e 62 -6 3 .

8ÌH

V . 1 - 5 . Spiegazione della prim a terzina del
p rim o Canto dell’ Inferno .
* In te rp reta zio n e di Gius. T av e rn a , n ella B ib l. I t a l . , L IV .
111-125.
* I n te r p r e t a z io n e di M. A. P aren ti. (n .° 752)
* I n te r p r e t a z io n e di P. F a n f a n i, nelle M e m . d i M o d e n a , S erie
I I I , t. II. fac. 264-267.
* Q u ale sia per D ante i l m ezzo del cam ino di nostra v it a .
— Q u a l sia il significato del mi ritrovai in una selva oscura. A rti­
colo di M. G. Ponta nel G io rn . A r c a i . , C V I. 215-249.

�705

COMENTI PARTICOLARI D EL L’ INFERNO

893

893

V. 1 —7. * L Muzzi.
Div. Coni. ( n.° 8 o 4 )
V.

5.

Osservazioni sopra la

* Degli aggiuntivi

Cognati

e della al­

litterazione , ad illustrazione di un luogo di
Dante nella Div. Com . L ezion e di G iovanni G a l­
vani. {Modena) . In 8 . di 14. fac.
Im pressione a parte d ell’ A m ico d ella G ioven tù di M odena ,
fase. 8, nov. 1837. Q uesto articolo fu riprodotto n elle L esio n i A c­
cadem iche d ell’ au to re, M o d e n a , tip o g r. V in c en zi e I to s s i, 1840,
II . 1 7-31.
894

V. 2 2 - 2 4 - * Dell’ Armonia delle parole im i­
tativa le cose che si vogliono e sp rim ere, ad
illustrazione di un luogo della Div. Com. L ezio­
ne di Giov. Galvani. [M odena). In 8 . di 14 fac.
Im pressione a p arte dell’am ico d e lla G ioven tù di M odena, fase.
9, dee. 1837, riprodotta nelle L e zio n i sum inentovate dell’ autore ,
I I . 1—1(5.

895

Varie spiegazioni de’ versi 2 8 —5o.
* R agionam en to X I intorn o la D iv . Com . del m archese Luigi
Biondi. Nel G io rn . A r c a ti., X L IV . 317-323.
* S u un luogo d i D ante nel p rim o C anto d e ll’ In fe r n o . L ettera di
Luigi Muzzi a F erdinando M àlvica. Nel P o lig ra fo di V e ro n a , 1834’,
I II . 5 0 -5 3 .
* S u lle m oderne in te r p re ta z io n i del P oem a d i D a n te . Discorso
letto in M odena ad una letteraria adunanza, la sera del 23 febbrajo 1820, da M. A . P. (M arc’ A ntonio Parenti ). N ell’ A bbreviatore
di M odena, IL 49-61. Il Discorso fu riprodotto separatam ente nel
184Ì. V edi il n .° 843.

* Intorno ad u n luogo d i D an te. Questo articolo form a la p rim a
delle L ezio n i filologiche di P . E . Im b ria n i, pubblicate nella T em i
N a p o le ta n a , nuova s e rie , 1844, 1. 92-1 0 5 . L’interpretazione venne
criticata dal sig. E m anuele Rocco nel L u cifero di Napoli.
* L ettera p r i m a . A d E m ilio . N ella R iv is ta E u ro p ea di M ila n o ,

1844, fac. 523-528.
* S tu d i L e tte r a rii di A. C agnoli. N e ll’ E du catore S to ric o di M o­
dena , n .° del 15 genn. 1846, fac. 325.
45

�706

C O M E N T I P A R T IC O L A R I D E L L ’ IN F E R N O

Vedi anche nel G iorn. E nciclop. di N ap o li, anno X II I , n.° 2 ,
alcune osservazioni di Urbano L am predi sopra l’interpretazione
data a questo luogo dal B ia g io li nella sua ediz. della Div. Coin.

Varie spiegazioni de’vers:

896

4 1

—4 ^? e

7

°~ 7 3 .

Interpretazione d i due luoghi d i Dante di Luigi Crisost. F erru cci.
L u g o , Vincenzo M elandri, 1823, in 8. Si fece menzione di questo
opuscolo nell’ Effem. letter. di R om a, X I. 335—340.
* S u due luoghi della D ivina Commedia illu stra ti dall" avvoc. L .
C. Ferrucci. L ettera di G. B. A driani a Salvatore Betti. È colla
d ata di F e rm o , 15 sett. 1823, e fu pubblicata nel G iorn. A rcad. ,
X IX . 328-355. Se ne diede ragguaglio nel t. X I sum m entovalo
àe\V Effem. lelter. di R o m a, e nel D ulletin F eru ssac , Scienc. h is t.,
V III. 30.
* L ettera d ell'a vv. L . C. Ferrucci a l sig. Federico Pescantini, in ­
torno una sua recente interpretazione d i due luoghi del Canto I d elV Inferno d i D ante. Colla data di L u g o , 7 luglio 1823, e in se rita
nel G iorn. A r c a d . , X IX . 68 -7 4 . Vedi anche sul medesimo passo
il suo articolo di Filologia Dantesca ( n.° 796 ).
* N uova interpretazione di Lelio A rbib e L eonardo Casella

( n .° 853).
Una nuova interpretazione del Verso 4 1 , h a fatto il soggetto
d ’un Ragionam ento di Domenico V enturini, letto all’Accademia T i­
berina di R o m a , il dì 4 maggio 1846.
g97

V.

6

o. * Sopra il verso : M i rip in g eva là

dove i l so l tace.
P e rtic a ri, Degli scrittori del Trecento , ediz. di Bologna , 1822
fac. 165-166, e N o ta dell’editóre.

gas

V. 6 5 . * Illustrazione del verso 6 3 , C. I, Inferno di Dante. Epistola di P. E. Imbriani a F il.
Mercuri in Roma.
N el Progresso di N ap o li, X X X IV . 8 9 -9 8 .

899

V. 7 1 -7 2 . * Illustrazione dei versi 7 ° 7 1 e
72. Epistola al Prof. Mercuri di P. E. Imbriani.
N ella Temi N a p o leta n a , 1845, I. 384-395.

900

V. 7 2 . * Dichiarazione di un verso di Dante.

�C O M E N T I P A R T IC O L A R I D E L L ’ IN F E R IT O

“ 07

Nel Giorn. L igustico, 1831, fac. 379-380. Vedi sopra questa
dichiarazione u n articolo di K. X . Y. (N . Tom m aseo ) nell’iw io logia di F ire n ze , n.° 135, fac. 166, e la risposta del Giorn. L ig u ­
stico, 1831, fac. 475-479, in tito la ta : Interpretazione d i un verso d i
Dante.

ì»oi

V. 75. * Sopra la voce Fioco.
Scolari. Lettera intorno alle E pistole latine di Dante , fac. 6 8 69. L a voce Fioco si trova più volte nel P oem a; vedi l’ Indice del
Volpi.

902

V.
nari.

8 5

. * Dichiarazione di G. Ignazio Monta­

Nel G iorn. A r c a d . , L X X X . 207-209.

903

V. 8(&gt;—87* * Interpretazione di un luogo del
primo Canto deH’Tnferno, di S. E. il sig. Conte
Gianfrancesco Galeani Napione di Cocconato-,
letta nell’Accademia Reale di Torino , nell’adu­
nanza del i 5 gennaio 182 5 .
P u b b licata nelle Méntoires de V A cad. de l u r i n , sezione delle
Sciences hist. et p h ilo s. , X X X I. 243-254. A ncora è da vedere su
questo luogo una L ettera dell’A lgarolti al m archese M a n ara, inse­
rita nel t. X , fac. 15, delle suo O pere, ediz. di Venezia, 1794.
Biogr. itat. dot Tipaldo, I. 87; — lìulletin Kerussac, Sciences liist.,
XV). 274-275.

904

V. 101 —io 5 . * Sopra il Veltro.
Vedi intorno a ciò gli scritti registrati a fac. 4 8 0 -4 8 2 , n.&gt;
424-441.

905

V. io 5 . * Lettera del Cav. Dionigi Strocchi
a Fr. M. Torricelli.
Colla data di Faenza 3 sett. 1842, e stam pata n e\YA ntologia di
Fossom bronc, 1842, I. 358-359. 11 sig. T orricelli pubblicò alcune
riflessioni su questa lettera a fac. 384 del medesimo giornale. Q ue­
sto passo era già stato in terpretato dallo Strocchi nel t. IV , fac.
168, dell'ediz. di R om a, 1815.

906

V. 1 1 7 - * Lettera di L. C. Ferrucci.

�708

C O M E N T I P A R T IC O L A R I D E L L IN F E R N O

N ell’ Imparziale di F aen z a, n.° del 15 luglio 1845.
Vedi intorno ad altre spiegazioni particolari del Canto I d cll’ Inferno i n .; 3 2 , 3 3 , 3 4 1 -3 4 9 , 3 9 5 , 409 , 4 1 0 -4 4 1 , 5 8 9 -5 9 3 ,
e 703.
I n f e r n o . C. II.

907

* Osservazioni sopra i versi 6 , g ò , 10B, e
127.
F alc o n ieri, L ettera a l Conte M a g a lo tti, colla data di F iren ze
30 genn. 1666, e pubblicata nelle Lettere F am iyliari del M agalotti,
F iren ze, 1769, I. 149-152.

908

* Spiegazione dei versi
60, 6 1 , 7 5 - 7 4 )

4

-^ &gt; ^ 4 , 5 5 , 5 8 —
1X7—1 1 8, e 140.

S colari, N ote a lla D iv. C o m . , fac. 3 9 -5 9 . ( n.° 788 )

909

14 5

* Spiegazione dei versi

76 , 8 1 , 9 5 , 94, 108, n

5

4° 5

?

^4 j

, e t5 5 .

Colelli. Illu strazion i a lla D iv . C o m . , fac. 3 7 -4 5 . ( n.° 794 )

910

* Spiegazione dei versi 1 , 7 , 54 , 55 , 6 0 ,
61 , 7 6 ) 9 ° 5 9 1? 10^j 110, 11 5, i 52 , e i 4a.
G alv an i, P ostille a lla D iv. C om ., fac. 2 4 -3 0 . (n.° 811)

* Osservazioni sopra alcuni luoghi della Div.
Commedia, di L . C. Ferrucci.
Nel G iorn. A r c a d . , X X II. 100-103. R isguardano i versi 6
7 , 35 , 3 9 -4 2 , 50 , 76-78 , 108 , 121-123 , e 127-132.

su
913
su

V. 24* * Prose di Salvatore Betti. ( n.° 789 )
V. 5 5 - 5 7 . * Pensieri della Contessa Perticari . ( n.° 8 i 5 )
V. 5 8 - 6 o. * Dichiarazione di alcuni passi
della Div. Commedia, di L. C. Ferrucci.
Nel G iorn. A rc a d ., X X . 239-241.

91S

V. 60. * O sservazioni sulla lin g u a ita lia n a

di Angelo Pezzana , fac. 1 3 8 —159.

�709

C O M E N T I P A R T IC O L A R I D E L L ’ IN F E R N O

915

V. 76. * A n e d d o ti del D ionisì, n .° Il , fac.
1 0 -1 1 .
917 V. 79-82. * Su un luogo di Dante nel se­
condo Canto dell’ Inferno , di Luigi Muzzi.
Nel Poligrafo di V erona , 1 8 3 4 , I II . 53-56.

918

V. 94-96- * Interpretazione di G. B. Panciani.
Negli A n n ali delle Scienze relig. di Rom a, 1846, I I. 24-2 9 .

1

9 9

920

V. 97, e 100.* Spiegazione di Dionigi Strocchi. ( n.° 779 )
V. 1 2 5 . * Interpretazione di un verso di Dan­
te, di Ànt. Fazj.
Nell’ Antologia di F o sso m b ro n e, t. I I , p a rt. I I I , fac. 111.
Vedi intorno a questo Canto i n .1 409 , 4 4 3 , 69 2 , e 711.
I nferno. C. I I I .

sai

* Spiegazione de’ versi 7 —8, 27 , 4 0_ 4 2 &gt;
62—6 3 , 7 °—7 1 &gt; e 7^S c o la ri, N ote alla D iv. C o n i. , fac. 61-76. (n .° 788)

922

* Spiegazione de’ versi 5 , 8 , 18 ,
46, 6 3 , 66, 76 , 126 , 129, e i 5 6 .

5

i ,

4

° ?

C o lelli, Illu si, alla D iv. C o m . , fac. 138-164. (n .° 794)

923

* Spiegazione dei versi 9 , 18, 27, e 28—5 o,
di L. C. Ferrucci.
Nel G iorn. A rc a d ., X X . 2 4 1 -2 4 4 , e X X II. 103-104.

924

* Spiegazione de’ versi 9, 14 , 16 , 2 ^ , 5 4 ,
5 9 , 4 », 4 5 , 54, 64, 80, 84, 9 3, 94, 108,
1 3 2 , e 15 6 .
G a lv a n i, Postille alla D iv. C o m . , fac. 30-36. ( n.° 811 )

925

* Spiegazione de’ versi 2^—3 o ,

97 - 99-

5 9

—4 l ? e

�710

COMENTI PARTICOLARI DELL INFERNO

P en sieri, della Contessa Perticali. ( n.° 815)
»¿r»

927

V. 9.2 —5 2 . * L. Muzzi. O sservazioni sopra
Ia D iv. Com. ( n.° 8 t&gt;4 )
V. 56. * Lezione sopra un passo della Div.
C o m ., letta nella solenne adunanza dell’ A te­
neo Italiano in F ire n z e , il i.° d ’ottobre 1843,
da Gius. S ilvestri. Aggiuntovi un Capitolo del
medesimo autore sull’ Am or patrio di Dante.
F ir e n z e , tipogr. d i Giov. B e n e lli, 1844 *n 8.
di 55 fac.
Di questo opuscolo diede acconcio ed elegante ragguaglio il
dottor Giovanni Costantini nel G iorn. del Commercio c|i F ire n z e ,
n .' 29 e 30 del 1844. V edi anche il Rapporto di essa ad u n an za
dell’ Ateneo pubblicato separatam ente in 4 ., e inserito n ella G az­
zetta d i F iren ze, n.° del 21 ott. 18i3.
B ib lio gr. P r a t e s e , fac. 235.

928

V.

4°&gt; e 54. * Spiegazione di Dionigi Stroc-

ch i. ( n.° 779 )
929

Varie interpretazioni de’ versi ^ 0 - ^ 2 .
* Interpretazione d'u n passo d i Dante m al inteso da tu tti g li espo­
s ito r i, di Vincenzo M onti. Letta all’ istitu to L om bardo-V eneto il
9 dee. 1813, fu pubblicata senza nome di au to re nella B ibl. D a l.,
I. 1 4 5 -1 5 4 , e ristam pata nella sua Proposta , 1 . 1 , p a rt. I I , fac.
79-88. Vedi anche l’ A ppendice, fac. 271-273.
* Della giusta intelligenza del verso 42 del Canto II I dell’ In­
ferno, di Filippo Scolari. V enezia, stam p. P ic o tti, 1 8 2 1 , in 8. pie.

di 16 fac.
* O sservazioni sopra la lingua Italiana di Angelo P ezz an a, fac.
37-38.
* Discorso recitato nella Società Colombaria dal prof. G iuseppe
G az ze ri, il dì 5 di marzo 1821. (Firenze). In 8. di 22 fac. Im p re s.
sione a parte d dY A n tologia di F ire n ze , II. 41 6 -4 3 7 . E in confuta­
zione del parere del M onti espresso nella Proposta.
* D i due celebri dichiarazioni di tjuel verso . . . . di Clem ente
M icara. Nel G iorn. A rcad. , X X II. 172-179.

�COMENTI PARTICOLARI DELL’ INFERNO

71 1

*
Sopra un passo dispulalo d i Dante. A rticolo soscritto colle ini­
ziali D. A. (Dom enico Anzelini ) , pubblicato nel Giornale del Re­
gno delle Due S ic ilie , n.° del 18 m arzo 1846.
11 Bagnoli parim ente in una le ttu ra fatta a ll’Accademia della
C ru sca , nella to rn ata del 13 sett. 1831, si studiò di confutare l’opi­
nione del M onti.

930

V. 54- * L ettera del Ridolfi al Conte L o re n ­
zo Magalotti.
Colla data di R om a, 1666, e p ubblicata nelle Lettere Famig lia ri del M agalotti, F iren ze, 1769, I. 165-166.

931

V. 5 9 —60. * P reparazione storica del Dion i s i , cap. X X I V , fac. 1 1 0 -1 1 7 .
Vedi intorno a questo Canto anche i n . ' 7 , 3 4 , 409, 494, 512,
e 555.
I n f e r n o . C. IV .

932

* Discorso intorno al Canto IV dell’ Inferno
di D a n t e , del Conte Gianfrancesco Galeani
Napione. F ir e n z e , 1 8 1 9 , in 4*
Ho gi:\ registralo questo scritto nel §. S p irilo religioso della
D iv. Com ., fac. 508. Concerne a v ari passi che com inciano d a’ ver­
si 2 2 , 106, 129, e 144.

933

* Spiegazione de’ versi 2 6 ,
1 0 6 , e 109.

5 6 , 5 8 , 68 ,

C olelli, lllustraz. alla Div. C om ., fac. 3 6 -4 3 . (n .° 794)

934

* Spiegazione de’ versi 54 - 5 6 , 8 9 , 9 1 - 9 5 ,
1 0 6 - 1 1 8 , e 1 4 9 - 1 ^ 0 , di L. C. Ferrucci.
Nel Giorn. A r c a d . , X X II. 104-106.

935

* Spiegazione de’ versi 11 , i 5 , 17 » ?-6,
5 5 , 5 4 , 52, 55 , 6 6 , 8 8 , 8 9 , 9 4 , 9 8 , 120,
1 9 ,5 , e i 5 i .
G a lv a n i, P ostille alla D iv. C o m . , fac. 36-43. ( n.° 811 )

936

V. 25. * Nannucci. F o c i e L o c u zio n i d eri­
va te da lla lin g u a P rovenzale , fac. 5 9 - 4 1 •

�712

937

938

«39

CODIENTI PARTICOLARI DELL INFERNO

V. a 5—i&gt;7- *
Muzzi. O sservazioni sopra
Ia D iv. Com. ( n.° 8c&gt;4)
V. 5 1 - 56. * Pensieri della Contessa Perticari sopra alcuni luoghi di Dante. ( n.° 8 t 5 )
*
Qvattro Lezzioni di M. Annibaie Rinvccin i , Accademico Fiorentino. Lette pubblicamen­
te da lui nell’ Accademia F io ren tin a . In F i ­
renze, A ppresso Lorezo Torret. (T orren tin o ),
1 561 , in 8.
Edizione in ca ratteri tondi con lettere iniziali intagliate in le­
gno, com posta di 52 carte senza num erazione, l’ultim a delle q u ali
bianca. Le prim e due contengono un titolo incorniciato e adorno
delle arm i de’M edici, e una D edicatoria in data di P erugia 10
m arzo 1 5 6 2 , d all’ au to re indirizzata A l Magnifico M . Memorilo
M achiavelli gentil' hvomo Fiorentino , Tesoriere d i sua S a n tità in
P erugia. Sulla carta 51 sta la licenza per la stam pa del Vicario
G enerale dell’Arcivescovo e dell’Inquisitore.
Questo volum e racchiude q u attro Lezioni, delle quali Ia p rim a
solam ente spetta al Poema di D a n te , e s’ in tito la : Lezzione prim a
di M . Annibaie Rinvccini Accademico Fiorentino, sopra l’Onore in terjprelando duoi ternari di Dante nel 1111 Capitolo dell’ In fern o , reci­
ta la da lui nell’ Accademia Fiorentina. N el consolato del mollo lleuerendo S ign . Canonico e patrizio F iorentino, M . Francesco C attau i
da Diacceto.
Il Fontanini ( I. 3 6 6 ) , e il Quadrio (IV . 258) s’ ingannarono
dando a questa opera la data del 1565, e il N egri (fac. 144) q u ella

del 1566.
Haym, 111- 148; — Crescimbeni, H. 2 8 1 ;— Salvini, F asti consol., ~ ìì\ .
seioni, Giunte al C inetli, I, 941 ; — G am ba, n.» 161 G; — Morelli, Ann. T o rre n t., fac. 336-337; — Cat. ms. della Palatina.
Cai. lionato, 30 bai.
940

941

V.
6 7 - 6 9 , 1 4 9 - 1 51. * Interpretazione nuova
di Lelio Arbib. ( n.° 855)
. V. 95. Discorso letto nell’Accademia di Padova
dall’ abate bibliotecario Francesconi, nel i 8i 5.

�COMENTI PARTICOLARI DELL’ INFERNO

713

Memoria del M a rzari, e Dialogo dell’ Amalteo, letti all’ Ateneo di T re v iso , nel 5 marzo
18 1 5.
Q uesti scritti sono citati nella B ibl. Dantesca del secolo X I X delsig. Giuseppe P ic c i, che dico gli ultim i due inseriti nelle M emorie
scientif. e letter. dell’ Ateneo d i T reviso , t. I , fase. 41.

942

V. 9 7 - 9 9 . * Osservazioni di Ant.
notte.

Mezza­

N ell’ Imparziale di Faenza , 1841, fac. 8 1 -8 2 .

943

V. 100, e 106. * Spiegazione di Dionigi Strocchi. ( n.° 7 79)
V edi intorno a questo Canto i n .’ 3 , 3 0 , 3 5 , 40 9 , 5 1 8 , 5 5 5 ,
e 594.
Inferno.

944

C. V .

* N otes hìstoricjues , c ritiques et grom m a ticales sur le Chant V de f E r tfe r , p a r M .
L o u is B r id e l.
Stanno nella sua traduzione francese di questo Canto p u b b li­
cata nel 1805, e registrata a fac. 254.

* Spiegazione de’ versi 1 —
3,
25- 27, 28- 5o , 6 1 - 6 2 , e 69.

94s

4~ i b ,

1 6 -2 4 ,

Scolari. Postille alla D ie. C o m ., fac. 91-106. (n .° 788)

946

* Spiegazione de’versi 5 i —55 , 54, 55, 65—
6 6 , 8 2-8 4, 8 6 , 9 5 , 9 6, 9 8 -9 9 , 112, 1 1 6 117 &gt; e

*
947

15 5 - i 58.

Osservazioni di L . C. Ferrucci sopra alcuni passi della D iv.
C o m . , nel G ior A r c a d . , X X I. 236-249. Questi vari passi son
*
presi in esame secondo 1’ odiz. di Padova , 1822.

* Spiegazione de’ versi 22 , 28 , 52 , bp, ,
4 8 , 54 , 6 0 , 7 5 , 85 , 9 6 , 1 1 2 , e i 53. x
G alvani, Postille alla Div. Com ., fac. 4 3 -4 9 . (n .° 8 1 1 )

�714

948

COMENT! PARTICOLARI D EL L’ INFERNO

V. 34 - 3 7 - * Interpretazione di P. Fanfani.
Nelle Meni, d i M o d en a , Serie I I I , t. I I . fac. 3 4 -3 7 .

949

950

V.

58 , e 97. * Spiegazione di Dionigi Stroc­

chi. ( n.° 779)
V. 5 8 - 6 o. * Lettera del Conte Magalotti ad
Ottavio Falconieri.
Colla data di Firenze 8 dee. 1665, e pubblicata in fine del suo
Comento (fac. 1 01-103) m entovato a n.° 757.

951

V. 6 5 - 6 6 , e 121-122. * Osservazioni di Ant.
Mezzanotte.
N ell’ Imparziale di Faenza , 1841 , fac. 8 1 -8 2 , e 8 9 -9 1 .

952
953

V. 66, e 82. * Illu stra zio n i alla D iv. Com. di
Scipione Colelli, fac. 8 0 - 8 9 . ( n.° 794 )
V. 7 3 - i o 5 . * Dichiarazione di L. Muzzi.
E pistola sopra alcuni luoghi di D a n te , fac. 2 0 -5 7 , e P o scritto .
V edi parim ente le sue Osservazioni sopra la D iv. Com. ( n.° 804 ) .

954
955

V. 109-114. * Pensieri sopra la Div. Com.
della Contessa Perticari. ( n.° 8 i 5 )
V. 112—114 -* Rischiaramenti di Gius. Far­
della.
Nel G iorn. letter. di S ic ilia , L IV . 326-327.

9 5 6

V. i2 7 —i38. * B la n d im e n ti fu n e b r i del
Dionisi, fac. 102—io 5 . Vedi ancora su questo
passo T articolo di F ilo lo g ia D antesca di L.
C. Ferrucci. ( n.° 796 )
Vedi su questo Canto i n .' 7, 27, 36, 555, 5 9 5 , e 596.
I n f e r n o . C. V I .

957

* Spiegazione de’ versi 2 6 , 'jò , 7 9 - 8 1 ,9 9 ,
112, e 1 15 .

�COMENTI PARTICOLARI DELL’ INFERNO

715

Colelli. Illu stra i, alla Div. C o m ., fac. 9 1 -1 0 0 . ( n.° 794)

ss»

* Spiegazione de’ versi 5 , 13 , 2 i , 2 7 , 28,
3o , 5 2 , 5 4 , 4 2 , 5 i , 5 9 , 67, 6 9 , 9 6 , 102,
e 11 4G a lv a n i, P ostille alla D iv. C o m . , fac. 4 9 -5 8 . (n .° 811 )

959

V. 1. * Sopra la voce Chiudere usata da
D a n te .
P arenti. E sercitaz. filo l., n.° I , fac. 2 7 -3 0 . Vedi p er li altri
passi l’ Indice del V o lp i.

960

V. 15—15. * Pensieri sopra la Div.
della Contessa Perticari. ( n.° 8 i 5 )

964

55. * Spiegazione di Dionigi Strocchi.
( n -° 779 )

96?
963

V. 60. * D io n isi, A n e d d o ti , n.° II , fac. 11.

Com.

V.

V. 69. * Dionisi. P reparazione storica, cap.
V I , fac. 55- 57Vedi sopra questo Canto i n .' 9, 447, 471, 555, 5 9 7 , e 68V.
I n fern o .

964

C. V II.

* Cornento al settimo Canto della prim a
Cantica di D a n te , di Domenico de Crollis.
P ubblicato nel G iorn. A r c a d ., L V II. 1 8 0 -2 1 0 , dove l’ avea
preceduto un Ragionamento sopra Dante dello stesso autore (L V I.
97-111 ) , indirizzato a S. E . il principe D. P ietro Odescalchi. Que­
sti due articoli furono ristam pati col titolo : Ragionamento sopra
D a n te , R o m a, tip. B o u lza ler, 1833, in 4. picc. di 120 fac. Ne
p arlaro n o la B ib l. h a i . , L X X X V I. 3 9 5 -3 9 0 , e YAlhenceum di
L o n d ra , 1835, fac. 816.

965

* Spiegazione de’ versi 1 , 2 ,
9 1 , i o 5 , 1 0 8 , 125 , e 165.

5 , 86 , 8 9 ,

C olelli, Illu straz. alla D iv. C o m ., fac. 101-113. (n .° 7 9 4 )

�716

COMENTI PARTICOLARI D EL L’ INFERNO

* Osservazioni di L. C. Ferrucci sopra i ver­
si i ~ 4 , 5 5 , 6 5 - 6 6 , 7 5 - 9 6 , e io 4 - i o 5 .
Nel G iorn. A r c a d . , X X II. 355-358.

* Spiegazione de’ versi 2 , 7 ? 8 , 1 0 , 1 9 ,
20 , 21^, 25 , 5 5 , 4 o , 57 , 69 , 8 6 , 91 , 9 5 ,
94 , 1 15 , e 121.
G a lv a n i, Postille alla D iv. C o m . , fac. 5 8 -6 5 . (n.» 811 )

* Osservazioni di Ant. Mezzanotte sopra i
versi 5 - 5 , 52 - 5 4 , 9 7 - 9 9 , e 118-120.
N ell’ Imparziale di Faenza , 1841, fac. 9 7 -9 9 .

Interpretazioni varie dei primi due versi del
Canto VII.
* Rischiaramento dell’oscuro verso d i D ante, fatto da Benvenuto
C eliin i, e dato in luce per la prim a volta dalla diligenza del sig. Co.
e Cav. Durante D u ra n ti. N ell’ ediz. della Div. Com. di V enezia,
1757, III. 5 6 , e riprodotto nelle diverse edizioni della V ita di
Benvenuto Celi in i.
* Serie d i Aneddoti del D io n isi, il.» I I , fac. 11, e n.° IV , fac.
96 -104.
Sopra i versi d i P lu to e d i N em brotte . L ettera dell’ ab ate G iu ­
seppe V enturi al suo amico G iam batista G ira m e n ti. P u b b licata
il 1811 nel Giornale Veronese, V e ro n a , Luigi M a in a rd i, in 8 . ,
n .‘ 21 e 22, fac. 9 7 -9 8 , e 103-104 (1). Il sig. T orri intendo di ri­
stam pare questa interpretazione che venne adottata dal p. C e sa ri .
* Dissertazione dell' Abate M . A . L anci sui versi d i N em brotte e
d i P lu to nella D ivina Commedia. Roma , presso Lino C o n ted in i,
1 819, in 8. di 62. fac. Questo opuscolo, dedicato a G. Mezzofante
professore dell’ U niversità di Bologna, fu posto a lungo esame d al
P erticari in un articolo del G iorn. A r c a d . , I I . 2 1 1 -2 2 5 , I I I . 61—
7 3 , e ristam palo nelle sue O pere, ediz. di Bologna, 1822, l i . 2 8 6 317 ; e diede occasione ad altri articoli im p o rtan ti per le m olte in ­
terpretazioni di tal passo di D ante , inseriti nella G a zzetta d i M i~

( 1)
Il sig. P icci per distrazione cita un’ edizione di V e ro n a , pel M a in a r d i, 4841.

�COMENTI PARTICOLARI D EL L’ INFERNO

717

lano, n .° del 14 giugno 1819, e nelle N o tizie del Giorno di Roma ,
h .' del 3 giugno e 15 luglio 1819.
* Discorso recitalo nella Società Colom baria dal prof. Gius. Gaz­
zeri. N ell’ Antologia di F ire n ze , V II. 40 -4 1 .
Nuova interpretazione del verso Pape S a l a n . . . . di Dorai ice Pic­
cini R albi. P ubblicala dal prof. Gio. R alt. Mezzani nella G a zzella
di Venezia , n .° del 25 sett. 1830.
* S opra i versi di Dante attenenti a P lu to , Discorso di G aetano
Cardona. M a cera ta , Benedetto d i Antonio C o rtesi, 183 0 , in 8. di
38 fac. Si riferisce a ll’ interpretazione di questo luogo data dal
Venturi, dal Lanci, e dal M on ti nella sua P roposta, e vi si aggiunse
u n fac-sim ile di due Codici della D ivina Commedia , uno della
Casanatense, l’altro dell’ Angelica. Ne discorse il sig. Vaccolini nel
G iorn. A r c a d . , X L V II. 198-200. V edi sopra questo discorso u n a
L ettera di G ius. Ignazio M on tan ari A S a lv . D etti nel medesimo
g io rn ale, X L V III. 241-258.
Ragionamento della voce Aleppe dell’ avvocato dottor B artolomm eo Messedaglia. Nel Poligrafo di V ero n a, IX . 381-398.
* N uova interpretazione del verso d i P lu to. Nei N uovi S tu d i su
Dante , di Gius. P icci, fac. 223-227. ( n.° 841 )
* Illu strazione al medesimo verso, di Filippo Scolari. Pubblicala
dopo la sua Lettera critica sulle E pistole latine d i D a n te , Venezia ,
1844-, fac. 194-195.
Vedi anche sopra questo medesimo passo V H ist. litlcr. de l’Ita ­
lie del G inguené, I I. 5 4 -5 5 .

»70

V. 7. * Dialogo di U rb ano Larnpredi sulla
P roposta del Monti ( t. Ili , fac. 1 ).
F u inserito nell’ A ntologia di F irenze ( I V , 4 8 8 - 4 9 6 ), e risg u arda le voci L a b b ia , Faccia , Vista , usate da D ante nel suo
Poem a.

971

V. 8 - 1 2 . * Ragionam ento X intorno la Di­
vina C o m m e d ia , del Marchese Luigi Biondi.
G iorn. A r c a d . , X L II. 341-350.

972

V. 12. * Spiegazione di Salv. Betti.
Nel G iorn. A rcad. , X V II. 4 3 4 -4 3 5 , in proposito dell’in te r­
pretazione della voce S tru po data dal G rassi nel Saggio intorno ai
sinonimi della lingua ita lia n a , fac. 10.

�718

CODIENTI PARTICOLARI D E L L ’ INFERNO

973

V. 12, e 16. * Spiegazione di Dionigi Strocehi. ( n.° 779 )

974

V. 12, e 3o. * N u o vi S tu d i su D ante di Gius.
Picci, fac. 25 i. ( n.° 841 )
V. 33. * Interpretaz. di P. F a n f a n i .

975

Nelle Mem. d i M o d en a , Serie I I I , II. 270-273.

976

V. 6 7 - 9 6 .
Bonsi lette da
m ia Fiorentina
i 56o , in 8. di

* Cinque Lezioni di M. Lelio
lui pubblicamente nell’ Accade­
. F ire n ze y appresso / . G iu n ti ,
224 fac.

L ’opera è preceduta da 4 carte p relim in ari che contengono
u n a D edicatoria dell’ au to re a Francesco de' M e d ic i , principe di
Toscana , colla data di F irenze 10 luglio 1559 , a cui succede u n
Sonetto al m edesim o principe (2). La q u in ta Lezione relativ a ai
versi del Canto V II dell’ Inferno che trattan o della f o rtu n a , fu
letta a ll’Accademia F io ren tin a il 17 oli. 1551 , ed è stala rip ro ­
dotta nelle Prone Fiorentine , parte I I , Firenze , T a riin i e Franchi ,
1 7 2 7 , I. 91-120.
Fontanini, I. 360 ; — R illi, N otizie dell’ Accad. F io r e n tin a , fac. 198 ;
— N egri, fac. 348 ; — Quadrio, IV. 237 ; — M a/zuccliclli, II. 111 ; — Ilaym ,
III. 148; — Poggiali, T e s ti, II. n.o 68; — Gamba, n.° 1265.
Cat. Saliceli, 40 bai; — R enato, 30 bai.; — Audiu del 1821, 5 paoli;
— Pagani del 1844, 7 paoli.

977

V. 6 7 - 9 6 . * Discorso della F o rtv n a diviso in
due Lezzioni. Di Rernardetto Buonromei di S.
Miniato al T e d e sc o , Accademico Fiorentino.
L e tte pubblicamente nell’ Accad. di F irenze al
consolato del Magnifico e Gentilissimo M. G io­
vanni Rondinelli. In F io ren za , A ppresso G ior­
g io M a r e s c o tti, 1572 , in 8. picc. di 56 carte.

(2)
Il Salvini ( F a sti consol., (ac. 104 ) e il Biscioni (G iu n te al C inetli,
Vili. 305 ) errano scrivendo che l ' opera è dedicata al Cardinal Farnese.

�719

COMENTI PARTICOLARI DELL’ INFERNO

Edizione in carattere corsivo col segno dello stam patore sul
frontispizio , contenente due lezioni relativo al Canto V II dell’ In ­
fe rn o , lette all’Accademia F iorentina il 6 e 13 luglio 1572. Sono
dall’ au tore intitolate A ll'Illu s tre e Reverendiss. M ons. Vescovo
d'A rezzo, il S ig, B ernardello M in erbetti, e la Dedicatoria h a la data
di F irenze 7 ott. 1572. Ilo riscontrato u n esem plare di questa
opera in carta tu rch in a nelle Miscellanee della R icca rd ia n a , n.°
1114.
F ontanini, I. 367; — Salvini, F a sti c o n so la ri, fac. 112; — Ciucili;
S c ritt. T o sc a n i, III. 254; — Biscioni, G iunte al C inelli, Iti. 541; — » rescim beni, II. 281 ; — Quadrio, IV. 258: — Mazzucchelli, II. 2414; — Hayra,
III. 148 ; — Cai. ms. della Palatina.

978

V. 7 ^ - 9 9 . * Che cosa intendessero per for­
tun a gli antichi filosofi.
S a lv in i, Discorsi A c c a d . , F ire n z e , M a n n i, 1 7 2 5 , in 4 . , I.
97 -1 0 3 .

979

V. 9 8 - 9 9 . * O rologio d i D a n te , di M. G.
Ponta , fac. 7 - 8 . ( n.° 'Joo )
Vedi anche su questo Canto in ." 9 , 409, e 555.
In fer n o .

sso

C.

* Spiegazione d e’ versi
e

V III.

5 , 7 &gt; 4^

j

97 5 11

124.
C o lelli, Illu stra z. della D iv. C o m . , fac. 114-116. ( n.° 794 )

981

* Osservazioni di L. C. Ferrucci sopra i versi
5- 6 , 6 8 - 6 9 , e 115- 12.5
Nel Giorn. Arc a d ., X X II. 358-359.

982

* Spiegazione de’ versi 6 , 1 7 , 2 7 , 44 1
S o , 61, 6 9 , 7 8 , 8 8 , 9 6 , 102, e 124.

47?

G alvani, P ostille alla D iv. C om ., fac. 65—70. (n .° 811 )

983

V. 19. * Sul passo relativo a Flegias.
Lettera di V inc. M onti a Salvatore B e tti, colla data di Milano
5 maggio 1824, pubblicata nelle suo O pere, V . 239-240.

�720

COMENTI PARTICOLARI D ELL’ INFERNO

V. 56, e 114. * Osservazioni di Ant. Mezza­
notte sopra la Div. Com.

98«

N ell’Imparziale di F aen za, 1841, fac. 99.
V edi anche intorno a questo Canto i n.'1 409 , 555, e 597.
I nferno . C. I X .

985

* Spiegazione de’ versi 1 , 8 ,
55 , 6 8 , 705 e i 5o.

9 , 10,

25,

Colelli. Illu stra z. alla D iv. C o m ., fac. 118-132. (n.» 794)

S8G

* Osservazioni di L. C. F errucci sopra
versi 7 - 9 , 5 5 , e 52- 54-

i

Nel Giorn. A rca d ., X X II. 359-360.

987

* Spiegazione de’ versi 9 , 9,5 , 4^ , 5o , 5 7 ,
61 , 6 5 , 75, 8 0 , 8 9 , 8 5 , 91 , 9 8 , 1 0 8 , 11 5,
e i 55.
G a lv a n i, Postille alla D iv. C o m ., fac. 7 0 -7 6 . ( n.° 811 )

988
989
990

V. 12. * Parenti, le tte r a sopita alcuni p a ssi
d i D ante. ( n.° 845 )
V. 70. * Spiegazione di

Dionigi

Strocchi

( n.* 779 )
V. 7 9 - 8 1 . * Osservazioni di Ant. Mezzanotte
sopra la Div. Com.
N elY Im pa rzia le di F a e n z a , 1841 , fac. 99.

99,

V. 92. * Sopra la voce Soglia.
Lezione di un Accademico Intrepido sopra un dubbio di lingua
Italian a. In U trecht, presso Biagio Lem ofatt, 1714, in 8. picc. di 30
fac. La voce Soglia si trova anche nell’ Inferno, C. X V I I I , P u rg a ­
torio , C. X , 0 P a ra d iso , C. I l i e X X X .

Cat. ms. della Riccardiana.
992

V. 9 8 - 9 9 . * Annotazione di Agostino Peruz*
zi ad un luogo di Dante.

�COMENTI PARTICOLA HI D EL L’ INFERNO

721

Nel Giorn. A rc a d ., X X V . 6 1 -6 6 .

V. 11 5. Sulla voce T a ro .

993

Saggio di m w ve illu stra zio n i filologico-rustichc sulle Egloghe c
Georgiche di V irgilio , di Carlo F ea , R o m a , 1779, in 8.
Vedi anche su questo Canto il G iorn. A r c a d ., V ÌI. 3 6 9 -3 7 6 ,
articolo del sig. D egli A n to n i, e i n.* 7, 27, 38, 598, e 692.
I n f e r n o . C. X.

994

* Spiegazione de’ versi

4 ? 1 2 , 18, 21, e 39.

Colelli. Illu stra z. a lla D iv. C o m ., fac. 135-138. ( n.° 794)

S95

* Osservazioni di L. C. F errucci sopra i versi
1 9 -2 1 , 5 9 , e 154- 155.
N el G iorn. A r c a d . , X X II. 360-362.

m

* A nnotazioni ai versi 3 ,
6 7 , 7 i . 82 , 100, e i 52.

3 6 , 4^»

» r’^?

G alv an i, P ostille a lla D iv. C o m ., fac. 76. ( n.° 811 )

997

V.

57. * In terpretazio ne del sig. degli Antoni.

Nel G iorn. A rc a d ., X . 132.
Vedi sopra questo Canto i n .' 31, 555, 599, e 602.
In fern o .

998

C. X I.

* Osservazioni di L. C. Ferrucci sopra i versi
54 , 7 ° , 7 ^ , e 1 0 6 -1 0 8 .
Nel G iorn. A rcad. , X X III. 7 0 -7 1 .

V. 8 5 —90. * D iscorso di Gius. Gazzeri (V edi
il n.° 9 2 9 ) .
4000
V. 11 5 . * P o n t a . O rologio D a n te sc o , fac.
8. ( n.° 7 0 0 )
999

Vedi anche su questo Canto i n . 1 409, 494, 511, e 600.
I n f e r n o . C. X II.

10(M

* Osservazioni di L. C. Ferrucci sopra i versi

7- 9 &gt; 98 &gt; e i 2 °-

�722

COMENTI PARTICO LARI D ELL’ INFERNO

Nel G iorn. A rc a d ., X X III. 7 1 -7 4 .

iooa
V. 4~ 9 - * Del vocabolo alcuno per cui spiei g a q u a l è quella m in a .
D ionisi, B landim enti fu n ebri, fac. 114-122, e Aneddoti, n.° l i ,
fac. 11.

1003

V. 9. * Sopra la voce alcuna.
Le v arie interpretazioni registrate per i versi 4 0 -4 2 del Canto
I I deH’In fe rn o , n.° 929, si riferiscono a questo passo. In o ltre sa rà
u tile vedere la L ettera sopra alcuni passi di Dante del P aren ti ( n.*»
843 ) , fac. 1 4 -2 6 , e le L ettere del Cesari pubblicate d all’ ab. M a­
nuzzi ; le lettere 49 e 182 del t. I I intitolate ai sigg. P a ren ti e Sco­
la ri ragionano dell’ AIcuna v ia .

1004

V. 4 7 -1 2 °. * Ragionam ento V ili del M ar­
chese Luigi Biondi intorno la Div. Com.
Nel G iorn. A r c a d . , X X X V I. 389-399.

,005

V. 55- 57- * Diceria sopra un luogo di D a n ­
te . L e ttera del Guzzoni degli À ncarani al sig.
Abate Carlo Cattania.
Colla d ata del 15 febb. 1834, pubblicala nel G iorn. A r c a d .,
L X I. 324-335.

«06

Varie interpretazioni del verso 90.
* S u lla voce fuia usata da D an te. L ettera di Giov. G alvani a l
prof. M arc’Antonio P aren ti. In 8. di 7 fac. Im pressione a p a rte
del G iorn. A r c a d ., X X X II. 184-193. Q uesta L e tte ra , colla d a la
del 7 ott. 1825, venne consultata per la com pilazione dell’A ppen­
dice alle note dell’ediz. di Firenze 1838.
* S u lla interpretazione della voce fu ia , di M. A. P a r e n ti. N el
G iorn. A rcadico, X X X IV . 228-236.
* O sservazioni sopra le voci Fujo c F u to nella D iv. Com. (Di G.
B. S p o to rn o ). Nel G iorn. L igu stico, 1827, fac. 219-220.
* Ragionamento V. intorno la D io. Com. del m archese L u ig i
Biondi. Nel G iorn. A rc a d ., X X X II. 198-210.
O ltre al passo del Canto X II queste varie interpretazioni co n ­
cernono ad a ltri del P u rg a to rio , X X X III. 4 4 , e del P aradiso
IX . 75.

�COMENTI PARTICOLARI DELL’ INFERNO

723

«07

V. 85. * Vinc. Nannucci. V o c i derivate dalla
lin g u a P ro ven za le , fac. i 32. ( n.° 8 7 5 )

1008

V. 95. * Osservazioni di Ant. .Mezzanotte so­
p ra la Div. Com.
Nell’ Im parziale di F aen z a, 1841, fac. 105.

1009

1010

1011

V. 107. * A n e d d o ti del D io n isi, n.° II, fac.
1 1 -1 2 .
V. 119. * Spiegazione di Dionigi S tro c c h i.
( &gt;v 779 )
V. 119. * Dichiarazione di G. Ignazio Mon­
tanari.
Nel G iorn. A r c a d . , L X X X . 209-210.

1012

V. i 27~ i 52. * L ettera di Carlo Cattania in­
to rn o ad alcuni passi della Div. Com.
Nel G iorn. A r c a d . , L X I. 305-307.
Vedi anche sopra questo Canto i n.&gt; 409, 555, 584, 601, e 603.
I n ferno. C . X I I I .

1(M3

V. i 5. * L ettera di Carlo C attania intorno
ad alcuni passi della Div. Com.
Nel G iorn. A r c a d . , L X I. 308-309.

ioi4

^

^ 7- * R agionam ento sopra questo verso.

Nell’ E/fem . letter. di R om a, IV . 120-121.

iois

V.

65. * Interpretazione di Pietro Fanfani.

Nelle Mem. d i M odena, Serie I I I , t. I I , fac. 273-275.
V edi anche intorno a questo Canto i n .“ 39, 409, 555, 604, 692,
e 711.
I n fe r n o . C. X I V .

1016

V. 6 7 - 6 8 . * Su di u n passo del C anto XIV
dell’ Inferno Dantesco. Lezione di Giuseppe L a
F arin a.

�724

COMENTI PARTICOLARI DELL’ INFERNO

Nel Faro di M essina, I . 3 4 2-347.
1017

V. i o 3 - i o 5. * Interpretazione del sig. Degli
A n to n i.
Nel G iorn. A rc a d ., X . 129-130.
V edi anche su questo Canto i n . 1 409 e 605.
In fe rn o .

4018

C. X V .

V. g. Sopra la voce Chiarentana.
Al n.» 606 indicai v arie dissertazioni su questo luogo di D ante,
e adesso aggiungerò L ettera u n a poco fa ( 1846 ) pubblicata a P a ­
dova d alla tipografia L iv ia n i, in 8. di 24 fac. Vedi il Gondoliere di
V enezia, 1846, fac. 224.

4019

V. i l 2 - i i 5. * Osservazioni di Ant. Mezza­
n o tte sopra la Div. Com.
N ell'Im parziale di F aen z a, 1841, fac. 105-106.
V edi sopra questo Canto i n .' 40, 555, 607, 608, 6 1 0 , e 692.
In fe rn o .

[ 4020

C. X V I.

* Spiegazione d e’ versi 6 7 , 7 S , e i o 5.
G . B. G iuliani. S aggio dJun Contento, (n.® 850)

4021

V. 8 - 7 2 . * Dichiarazione di Aless. Bulgarini.
Noi Giornale del Commercio di F ire n ze , n.° 14 del 1846.

4022

4023

V. 28, e 63 . * Picci. N u o v i S tu d i su D a n te ,
fac. 231- 232.
V. 7 9 —
e 106—108. * Colelli. Illu s tr a zio n i
alla D iv . C o m . , fac. V l-V III. ( n." 794 )
Vedi anche su questo Canto i n.'1 4 0 9 , 5 5 5 , e 609.
In fe rn o .

4024
4025

C. X V II.

* Spiegazione dei versi 3 , 117 5 e 13 4V. 2. * Osservazioni di L. C. F errucci sop ra
alquanti luoghi della Div. Com.

�COMENTI PARTICOLARI DELL’ INFERNO

725

Nel G iorn. A r c a d . , X X I II. 74.
1020

V. 6 3 . * Interpretazione ili M. A. Parenti.
E sercitaz. fifalog., n.° I I , fac. 3 0 -3 3 . ( n.° 876)

1027

V. 7 3 . * Spiegazione di alcuni passi di Dan­
te , di Dionigi Strocchi. ( n.° 7 7 9 )
G. B. G iuliani. Saggio d’un Comento. ( a .° 850 )
Vedi anche sopra questo Canto i n .' 41, 42, e 611.
I nferno . C. X V III.

1028

* Spiegazione de’ versi 3 4 ,

e 126.

G. B. G iu lia n i, S aggio d 'u n Comento. ( n.° 850 )
1029

V. 18. * Lettera di Carlo Cattania intorno
ad alcuni luoghi della Div. Com.
Nel G iorn. A r c a d . , L X I. 309-317.

1030

V. 4 5 . * Sopra Ia voce Affiggere usata da
Dante.
M. A. P a re n ti. E sercitaz. filolog., n.° I I , fac. 6 -7 . (n.° 876 ).
Q uesta voce si trova anco nel Canto X II dell’ In fe rn o , e ne’ Canti
X I e X III del P u rg a to rio .

1031

V. ^9. * Spiegazione di Dionigi Strocchi.
( n.°

779 )

V. 6 3 , e 13 4 ~ i 3 5 . * Osservazioni di L. C.
1032
Ferrucci sopra alcuni luoghi della Div. Com
Nel G iorn. A r c a d . , X X III. 7 4 -7 5 .
'0 3 3

V. i 3 3 - i 3 5 . * Intorno ad alcuni passi della
Div. Com.
Prose di Salvatore Betti. ( n.° 789 )

Vedi anche intorno a questo Canto i n .; 612 e 613.
I nferno . C. X IX .

&lt;034

* Spiegazione de’ versi

7 &gt; 19 ?

22, e

4^*

�726

COMENTI PARTICOLARI DELL’ INFERNO

Colelli. Illustraz. alla D iv. C o m ., fac. 224—229. (n .° 794)

+ Spiegazione de’ versi 7 &gt; 8 o, e 97, di Dio­
nigi Strocchi. ( n.° 779 )
1036
* Spiegazione de’ versi 1 2 , 2 2 , e 5 4 *

&lt;035

G. B. G iuliani. Saggio d’ un Comento. ( n.° 8 5 0 )

&lt;037

V. 7 -9 , e 4 3 -4 5 . * Osservazioni di L. C. Fer­
rucci sopra alquanti luoghi della Div. Com.
Nel G iorn. A r c a d . , X X III. 7 5 -7 6 .

1038

V. i 3 —21.* Dionisi. A n ed d o to V, fac. 1 2 0 127. ,

79-84. * Dionisi, P reparaz. s to r ic a , I.
io 5 - i o 7 V.

1039

1040

V. 118.* L ettera di Carlo C attania in to rn o
ad alcuni passi della Div. Com.
Nel G iorn. A r c a d . , L X I. 309-317.
Vedi anche su questo Canto i n.' 494, 513, 555, 6 1 4 , e 615.
I n fe r n o . C. X X .

1041

* Spiegazione de’ versi 5 i , 5 g , 5 8 , e 6 i.
Colelli. Illu stra zio n i a lla D iv. Com. ( n.° 7 9 4 )

1042

* Spiegazione de’ versi 2 8 ,

5 2 , 100,

e 11 5 .

G. B. G iu lia n i, Saggio d 'u n Comento. ( n.° 850 )
1043

V. 4- 5 , e 1 27 -1 2 9 . * Osservazioni di L . C.
Ferrucci sopra alquanti luoghi della Div. Coni.
Nel G iorn. A r c a d . , X X III. 76 -7 7 .

1044

V. 2 4 - * Lettera del Conte Asquini.
Nel Giorn. Arcad. , L IX . 300.

1045

V. 2 9 - 5 o. * Ragionamento critico di Giu­
seppe Bozzo intorno ad un luogo famoso della

�COMENTI PARTICOLARI D EL L’ INTERNO

727

Divina Commedia . Palermo , tip. Reai d i
G uerra, i 8 5 o , in 8. di VI—98 fac.
Vedi sopra questo opuscolo le Lettere del m archese di Montr o n e , di Gius. B o rg h i, di Gio. B att. N iccolini e di Giov. C arm ignani inserite nel G iorn. letter. d i S ic ilia ( X X X IV , 77-81 ) . Ne
fu discorso nell’ Antologia ( X L I II . 1 2 5 -1 2 6 ), e nel Nuovo Giorn.
de'letter. di Pisa (X X I II . 1 1 1 -1 2 4 ).

1046

V. 124.* Orologio Dantesco di M. G. Pont a , fac. 2 2 - 2 3 . ( n.‘ 7 ° ° e 701 )
Vedi anche su questo Canto i n . ' 7 , 4 3 , 555, 6 1 6 , 6 1 7 , 6 1 8 ,
e 619.
I n f e r n o . C. X X I.

&lt;047

* Spiegazione de’ versi 26 , 5 7 , 6 5 , 6 6 ,
7 8 , 111 , 112 , e 125.
C olelli, Illm tra s. alla Div. Com ., fac. 236-244. (n .° 794)

1048

* Osservazioni di L. C. Ferrucci sopra 1
versi 7 - 8 , 4 i , e i 3 4 - i 5 5 .
Nel Giorn. A rc a d ., X X III. 312-313.

1049
1050

V. 5 1, e n 5 . * G. B. Giuliani, Saggio (Vun
Contento. ( n.° 8 5 o )
V. 4 1, * Incidenza sopra un passo dell’ In­
ferno, C. XXI. (1)
P ubblicata dal sig. Luigi Muzzi dopo la sua edizione delle Tre
Epistole latine di D ante, P ra to , 1845 , fac. 84-86.

1051

V. 106. * De’ Ponti delle M alebolge.
D ionisi, Aneddoto V , fac. 61 -6 3 .

1052

V. 112—1 15 . * Dichiarazione del Prof. P.
Venturi.
N ella Rivista di R om a, n.° degli 11 sett. 1843.
(4) Il sig. M uzzi, 0 meglio lo stampatore, lasciò correre per distra­
zione C. XXXI.

�728

COMENTI

p a r t ic o l a r i

d e l l ’ in f e r n o

Vedi anche sopra questo Canto i n .' 3 0 , 409 , e 620-623.
I n f e r n o . C. X X II.

* Interpretazione de versi

10 5 3

5 i , 6 o , e 106.

G. B. G iuliani. Saggio d ’un Com ento . ( n.° 850 )

V.

1054

5- 6 . * Prose di Salvatore Betti (n.° 7^ 9 ) j

E sercita z. Jilolog. di M. A. P a r e n t i , n.° II,
fac. 4 1 _ 42 - ( n -° 8 7 6 )
V. 10. * Sopra Ia voce C ennam ella .
—

1055

Bedi. A nnotazioni a l D itira m b o , nelle sue O p ere , ediz. di M i­
lano, 1809, I. 2 2 6-228.
1056

v. 46-60. * Lezione inedita di Gius. G a z ­
zeri.
Q uesta le ttu ra fatta alla Crusca è m entovata dall’ ab . Z annoni
nel Rapporto alla medesima Accademia il 9 sett. 1823 ( At t i , I I I .
1 5 4 -1 5 6 ).

10 5 7

1058

1059

49- * Spiegazione di Dionigi Strocchi.
( n.° 779 )
V.

V. 1 1 2 , e 126.* Colelli. Illu stra zio n i alla
D iv. C o m . , fac. 246—447- ( n.° 794 )
V. 1 i 8- i 55. * L e ttera di Carlo C attania so­
pra alcuni passi della Div. Com.
N e l G iorn. A rc a d ., L X I . 3 1 7 - 3 2 4 .

10 6 0

V. 12.7-128. * Osservazioni di L. C. F e r ­
rucci sopra alquanti luoghi della Div. Com.
Nel Giorn. A r c a d ., X X III. 213.
Vedi anche intorno a questo Canto i n .; 4 4 , 40 9 , e 711.
I n f e r n o . C. X X I I I .

1061

* Spiegazione

e 124.

de’ versi

22 ,

55 , 64 , 84 ,

�723)

CODIENTI PARTICOLARI DELL’ INFERNO

Colelli. lllu s tra z . a lla D iv. Com. , fac. 469-471. ( n.o 7 9 4 )
&lt;062

* Osservazioni di L. C. F errucci sopra i
versi 9 9 , i o 4 , e i 55.
Nel G iorn. A r c a d . , X X III. 2 13-214.

1063

* Spiegazione de’ versi ì , i o , e

33.

G. B. G iuliani. Saggio d 'u n Comento. ( n.° 850)
4064

V. 7- * Picci. N u o vi S tu d i su D a n te , fac.
253. ( n.° 841 )
V edi anche sopra questo Canto i n .1 45, 519, 555, 624, e 625.
I n fe r n o . C. X X IV .

!
4 065

1066

1067

\

V. 1, e 124-* Colelli. Illu stra zio n i alla D iv.
C o m . , fac. 2 ^ 5- 256. ( n.° 794 )
V. 12, e 47** Spiegazione di Dionigi Strocchi.
(n.° 779 )
V. 12. * Osservazioni di L. C. F errucci so­
pra alquanti luoghi della Div. Com.
Nel G iorn. A rcad. , X X III. 214-215.
Vedi parim ente su questo luogo Y Histoire dcs langues Romanes
del sig. Bruce W h y te , III. 239.

4068

1069

V. 22, fi 74** G. B. Giuliani. S a g g io cC un
Comento. ( n.° 85o )
V.

55. * L e ttera del Conte Asquini.

Nel G iorn. A r c a d . , L IX . 297-300.
1070

V. 4 6 -4 8 - * Interpretazione del Degli A n ­
toni.
Nel Giorn. A r c a d . , X . 130-131.

1071

V. 127. * Picci. N uovi S tu d i su D a n te , fac.
232 -2 3 5 .

( n .°

841 )

V edi su questo Canto i n .' 4 0 9 , 6 2 6 , 627, e 628.

�730

COMENTI PARTICO LARI D EL L’ INFERNO

I n f e r n o . C. X X V .
4072

* Spiegazione de’ versi 22 ,
e 118.

54 , 51 , 100,

Colelli. Illu stra z. alla D iv. C o m . , fac. 2 5 9 -2 6 3 . ( n.° 794)
4073

1074

1075

V. 46. * G. B. Giuliani. S a g g io di’ un Co­
ntento . ( n.° 85o )
V. 7 9 —81. * Picci. N u o vi S tu d i su D a n te ,
fac. 235. ( n.° 841 )
V. 1 4 2 -1 4 5 . * Osservazioni di Ant. Mezza­
notte.
Nc\V Im parziale di F a e n z a , 1841, fac. 105-106. Sono anche d a
vedere sopra questo passo le Voci italian e derivale dalla lingua
P rovenzale del N annucci, fac. 142-144.
Vedi sopra questo Canto i n .1 409, e 555.
I n f e r n o . C. X X V I.

1076

* Spiegazione de’ versi 1 2 , i 3 ,
8 4 , i o 5 , e 142.

4°? So, 57,

Colelli. Illu stra z. a lla D iv. C o m ., fac. 2 6 6 -2 7 5 . (n .° 7 9 4 )
1077

* Spiegazione de’ versi 1 0 , 14, e 16.
G. B. G iuliani. Saggio d 'u n Comento. ( n.° 850)

1078

V. 7. Com ento su un passo di Dante.
Codice cartaceo in 8. della M agliabechiana proveniente d al
Convento degli A ngeli ( C a i. de" Codici r iu n iti, n .° 410).

1079

V.

7- 9 - * Lettióne di M. Mario Tanci.

L etta all’ Accademica F io re n tin a nel Consolato d i F ilippo
del M igliore, e pubblicata nella raccolta del D oni nel 1 5 4 7 , fac.
103-109.
Sabini, F a sti consol., fac. 1 2 ; — Cinelli, Toscana le tte r ., fac. 12 25 ;
— Biscioni, Giunte al C in elli, IX. 8$.

�COMENTI PARTICOLARI DELL’ INFERNO

mo

731

V. 14.* Picci. N u o vi S tu d i su D ante , fac.
4 ( n.° 841 )} — Catalogo d i Spropositi
del P a r e n t i , n.° V, fac. 1 9 -2 0 .

4081

V.

45- 44- * L e ttera del Conte Asquini.

N el Giorn. A rc a d . , L IX . 301.

• iosa

V. 58. * Sopra la voce D a usala da D ante
nella Div. Com.
B.
V erati. D issertaz. della voce S i , nelle M cm . di M o d en a , Se­
rie I I I , t. I I , fac. 190. V edi su gli a ltri passi Y Indice del V olpi.

ma

V. 108. * Spiegazione di Dionigi S tro cchi.
( " • • 779 )
Vedi su questo Canto i n .‘ 4 0 9 , e 555.
I nferno . C. X X V II.

4084

* Spiegazione de’ versi 21 ,

4 l ? e 1^ -

Colelli. Illustraz. alla Div. C o m ., fac. 278-280. ( n.° 794)

1085

13—15. * Osservazioni di L. C. F errucci
sopra alquanti luoghi della Div. Com.
N el Giorn. A rc a d ., X X III. 215.

1086

V.
e 79 *
B. Giuliani. »Saggio d un
Contento. ( n.° 85o )

V. i o o - i o 5 . * Barcellini. Ind u strie f i lo lo g i­
che , fac. 2 6 0 - 2 6 9 . ( n&gt;° ^ 1 2 )
,1088
V. 110. * Nannucci. * V o c i ita lia n e derivate
d a lla lin g u a Provenzale , fac. 1o 7—108.
1087

Vedi sopra questo Canto i n . ‘ 409, 514, 515, 555, 629, e 630.
I nferno. C. X X V III.

io89

* Spiegazione de’ versi 8 ,

45 , i 55 , 142.

Colelli. Illu stra z. alla D iv. C o m . , fac. 283-291. ( n.° 794)

�732

COMENTI PARTICOLARI D ELL INFERNO

&lt;090

V. i, e ] 39 -* G. B. Giuliani. S aggio d'uri
Comento. ( n.° 85o )

&lt;091

V. 5 , e 111.* Osservazioni di L. C. Ferrucci
sopra alquanti luoghi della Div. Com.
Nel G iorn. A rc a d ., X X III. 215-216.

&lt;092
4093

V. 7 • * D ionisi, A n e d d o ti, n.° I I , fac. 12.
V. 5 o. * Interpretazione della parola D ila c ­
co , di M. G. P o n t a .
Nel G iorn. A r c a d . , C II. 272-277.

4094

V.
della
luogo
Giov.

57. * Dell’ origine e
voce A c c is m a r e , ad
di D ante nella Div.
Galvani. ( M odena ).

«Iella significazione
illustrazione di un
Com. ; lezione di
In 8 . di 8 fac.

Im pressione a p arie dell’am ico della gioventù di M odena, n .o
del 7 olt. 1837, rip ro d o tta nelle L ezioni Accademiche dell’a u to r e ,
M oden a , tip. V in cen zi, 1840, II. 3 1 -5 0 . Vedi su ll’ istessa voce lo
P ostille alla D iv. Com. dell’ au to re m edesim o , fac. 7 -8 . ed il C a­
talogo di Spropositi del P a re n ti, n.° V , fac. 7 - 9 .
Giorn. letter. Modenese,

4095

IH. 103-104.

V. 57- * Osservazioni sopra alcuni luoghi di
D a n t e , di Pietro Fanfani.
Nelle M em orie d i M odena , serio I I I , t. I , fac. 205-210. V edi
sull’ ¡stesso argom ento la Strenna filologica di M odena , 1844, e il
Giorn. letter. M odenese , IV . 37.

1096
1097

V. 1 0 6 -1 0 9 . + M em orie
58- 6a.

di Modena , II.

V. 1 1 2 -1 2 6 .* Lezione di Matteo Strozzi.
Il
ms. autografo del sec. X V II. di questo scritto inedito, che si
conserva nella M agliabechiana , Palch. I H , n .° 76 (cl. V I I , n .°
470 ) , proviene dal M agliabech i , e form a 7 carte in foglio. L a le­
zione va senza nom e d’a u to re , ina dagli E xcerp ta del T argioni
Tozzetli apparisce esser fa ttu ra di M atteo S tr o z z i.

�COMENTI PARTICO LARI D E L L ’ INFERNO
1098

733

V. i 55. * Sopra il verso: Che d ie d i a l re
G io va n n i i m a conforti.
O ltre le dissertazioni m enzionate al n.° 46 , si potran n o anche
co n su ltare: 1.» l’ Esercitag. filolog. del P a re n ti, n. I I , fac. 3 1 -3 2 ;
2.° Un articolo del sig. L . Muzzi nel Giorn. del Commercio di F i­
re n z e , n.° del 6. maggio 1846; 3 .“ u n a Illustrazione del verso 135
di P. E . Im b rian i nel Progresso di N ap o li, n.° del n o v e m b re ,
1845, fac. 218-234. L’ Im b rian i cita u n a dissertazione dell’ab.
Francesconi bibliotecario di Padova su ll’ istesso argom ento.
Vedi sopra questo Canto i n .' 5 5 5 , 5 8 3 , 6 3 1 , e 632.
In fe rn o .

1099

C. X X IX .

* Spiegazione de’versi

4°, 'j'S, e 125.

Colelli. Illustraz. alla Div. C o m ., fac. 295-301. ( n .u 794)
1100

* Spiegazione de’versi ì , 2 2 , e 154G. B. G iuliani. Saggio d’ un Comento. ( n.° 850)

1102

V. io. * O rologio D antesco di M. G. Polita ,
fac. 23. ( n.° 700 )
V. 2.7. * Spiegazione di Dionigi Strocchi.

1103

( n.fl 779 )
V. 29. * Illustrazione di P. E. Imbriani.

1101

N el Progresso di N ap o li, n.° del nov. 1845, fac. 218-234.
1104

V. 40—42.* P rose di Salvatore Betti. (ri.° 789)

1105

V.

4o - 45. * Osservazioni di Ant. Mezzanotte.

N ell’Imparziale di F aen z a, 1841, fac. 113.
1106

V. 43, e 81. * Osservazioni di L. C. Ferrucci
sopra alquanti luoghi di Dante.
Nel Giorn. A rc a d ., X X III. 216-217.
Vedi intorno a questo Canto i n .1 6 3 3 , e 634.
In fe rn o .

hot

C. X X X .

* Spiegazione de’ versi 6 8 ,

7° ? e 98.

�734

COMENTI PARTICOLARI D ELL’ INFERNO

Colelli. Illu stra z. alla D iv. C o m ., fac. 30 4 -3 0 8 . (n.° 794)

1108

* Spiegazione de’ versi 2 8 ,

3 7 , e 52.

G. B. G iuliani. Saggio d 'u n Contento. ( n.° 8 5 0 )

V. 102.* Picci. N u o vi S tu d i su D a n te , fac.

1109

234- ( n.° 841 )
ino

V. 108. * Osservazioni di L. C. F errucci so­
p ra alquanti luoghi della Div. Com.
Nel G iorn. A r c a d . , X X III. 217.
V edi sopra questo Canio i n .' 635, e 636.
I nferno . C. X X X I .

ini

Intorn o al Canto trigesim o prim o della D i­
vina Com m edia di Dante. Osservazioni filologi­
che di Gius. Bozzo. Palerm o , tipogr. d e l
G iorn. le tte ra rio , 185 1 , in 8.
Q ueste osservazioni intitolate a S. E. il principe di Malavagna,
furono dapprim a inserite nel G iorn. letter. di S icilia, e n e fu dato
ragguaglio nel Nuovo G iorn. de le tte r . , X X X III. 111-124.

1113

* Spiegazione de’versi 42,

55, 80, 85, e 11 5.

Colelli. Illu stra z. a lla D iv. C o m . , fac. 310-315. ( n .° 794)

m3

* Spiegazione de’ versi i o , e 22.
G. B. G iuliani. Saggio dJun Contento. ( n.° 850)

V. 27* * Osservazioni di L. C. Ferrucci so­
p ra alquanti luoghi della Div. Com.
Nel G iorn. A r c a d ., X X III. 217.

ma

11l6

V. 6 7 - 8 1 . * Dissertazione dell’ Abate M. A.
Lanci su i versi di N em brotte e di Pluto nella
Div. Com. di Dante. R o m a } L in o C o n te d in i ,
1 8 1 9 , in 8. di 62, fac.
Sopra il medesimo passo.

�COMENTI PARTICOLARI DELL’ INFERNO

735

Lettera di Domenico Ricci a M . O livieri sull'articolo pubblicato
nelle Notizie del G iorno, n.° 21 di 1819. R om a, 1819, in 8.

un

V. 77. * Intorno al vero significato della pa­
rola Coio usata da D ante nella Div. Com. L e t­
tera del C onte G irolam o Asquini ad un suo
amico.
Colla d ata di F e rra ra 30 gennajo 1834, pubblicata nel Giorn.
A rca d ., L X I. 152-162.

iii 8

V. 77- * Sopra la parola Coto usata da D ante
nel C anto X X X I dell’i n f e r n o , e nel Canto III
del Paradiso. Osservazioni del prof. Vincenzio
Nannucci. F ir e n z e , tipogr. L e M o n n ier (1839)5
in 8. di 22 fac.
i PH19
V. n 5. * Spiegazione di Dionigi Strocchi.
mío

0 ° 779 )
V. i 3o - i 32. * Osservazioni di Pietro Fanfani sopra alcuni luoghi di Dante.
N ella Contin. delle Memorie di M odena, X V III. 389-391.
V edi su questo Canto i 11.1 409, e 692.
I n f e r n o . C. X X X II.

1121

1122

V. 1 , e 16. * G.
mento. ( n.° 85o )

B.

Giuliani. S aggio d'uri Co­

V. 48-60. * Sopra Ia voce Caino.
Dei Livelli Toscani. M emorie duo del dott. Cosimo V a n n i. Fi­
ren ze, tipogr. Bonducciana, in 8 . , fac. 18-19.

1123

V. 5 5 . * Illu stra zio n i alla D iv. Com. di
Scipione Colelli, fac. 5 i 7 ~ 3 i 9 . ( n.° 794 )
V. 61.* Dionisi, A n e d d o ti , n.° II, fac. 12.

1123

V. 7° ~ 7 1- * Osservazioni di L. C. Ferrucci
sopra alquanti luoghi della Div. Com.

�736

COMENTI PARTICOLARI DELI.’ INFERNO

Nel Giorn. A rc a d ., X X III. 217-218.

im

V. 121. * Spiegazione di Dionigi Strocchi.
(

779 )

Vedi sopra questo Canto i n.i 2 7 , 4 7 , 5 5 5 , 5 8 4 , 6 3 7 , 6 3 8 ,
e 692.
I n f e r n o . C. X X X III.

4t27

* U C onte Ugolino, Alberigo M anfredi, Ser
B ranca d ’ O ria , Canto X X X III dell’ Inferno di
D an te Alighieri spiegato e dedicato agli A rte­
fici Italiani. F iren ze, Fr. Spiom bi, s. d . , in
18. di 22 fac.

nJ8

* Sul C anto del Conte Ugolino. Dissertazione
di Melchiorre Missirini. M ila n o , T endler e
S c h a effe r, i 844 &gt; *n 8.
Im pressione a parte di 50 esem plari della su a V ita di D a n te ,
ediz. di M ila n o , 1844, fac. 593-610.

1129

* Studi sopra D ante ( U g o l i n o ) , di A. Pel­
legrini.
N ella R ivista Viennese, 1 8 3 8 , III. 157 -1 6 1 .

H3o

1131

1132

V. 1 -2 . * Sulla lingua italiana. Discorsi di Pie­
tro Bagnoli. P i s a , N i s t r i , 1822 , in 8 . , fac.
93 - 95 .
V. 9. * Pertica ri. D e g li sc ritt. d e l T recen­
to, Bologna, 1822, I. 166-1(37; — G. B. G iu­
liani , S a g g io d un Comento. ( n.° 85o )
V. 2 2 —29. * Osservazioni di L. C. Ferrucci
sopra alquanti luoghi della Div. Com.
Nel Giorn. Arcaci., X X I I I . 219.

1133

\

*

V. 22, e 119 * Spiegazione di Dionigi Stroc­
chi. ( n.° 7 7 9 )

�COMENTI PARTICOLARI DELL’ INFERNO

h 34

737

V. 58 - 55.* R agionam ento 111 in torno la Div.
Com. del Marchese Luigi Biondi.
Nel Giorn. A rc a d ., X X IX . 113-126.

H35

V. 4 5 —48, Lezione di Gius. G a z z e r i .
D etta alla Crusca. Vedi il Rapporto dell’ ab. Z annoni 9 sett.
1823 ( A t t i , III. 1 5 5 -1 5 6 ).

H36
1137

V. 45. * Colelli. Illu stra z , alla D iv . Com. ,
fac. 5 2 1 - 5 2 7 . ( n.° 7 9 4 )
V.

49- * Sopra la voce

Im pietro.

Lettera di D ioineJe B orghesi, R o m a , M a s c a rd i , 1701, in 4 . ,

fac. 248 -253.

1138

V.

58. * Sopra il verso
Am bo le m ani per dolor mi morsi.

V inc. M onti. C onsiderazioni su lla protasi d e ll' Iliade ( Opere ,
1 832, I. 314-316 ) . Di esse si valsero i com pilatori dell’ Appen­
dice alle note dell’ediz. di F iren ze, 1838.

1139

Varie interpretazioni del verso 7^
Poscia più che il dolor potè il digiuno.
* Considerazioni di Giuseppe G a zzeri intorno a l vero senso del ver­
so: Poscia . . . . F iren ze, tipogr. di L u igi P e z z a ti , 18-26, in 8. di 26
fac., e F iren ze, 1829, in 4. L ette a ll’Accademia della Crusca nella
to rn ata del 14 febbraio 1826, e ristam pate negli A tti ( II I. 3 5 6 3 6 2 ). F u rono scritte in iproposito del senso attrib u ito a questo
verso da G. B. Niccolini nella sua splendida Lezione del Sublim e e
d i M ichelangelo , detta alla Crusca il 12 ap rile 1825, e pubblicata
negli A tti ( I II . 281-295 ) . Di questo opuscolo fu dato ragguaglio
n ell’A ntologia di F ire n z e , X X L 138-143, nel Nuovo G iorn. de'let­
ter. , X X IV . 220-221. V edi anche il Rapporto dell'ab. Zannoni alla
C ru sca, negli A t t i , I I I . 378- 380.
* Cenno su la vera intelligenza del verso d i Dante : Poscia . . . .
di G abriele P e p e , già colonnello n ap o leta n o . F iren ze, M o lin i,
1826, in 8. di 21 fac. Ne parlò l’ Antologia di F ire n z e , X X L
138-143.
* Lettera del P rof. Giov. C arm ignani al P ro f. G iov. Rosini sul
vero senso del verso di Dante : Poscia . . . . P i s a , tipogr. N i s t r i ,

47

�738

COMENTI PARTICOLARI DELL’ INFERNO

1826, in 8. di 75 fac. — Sec. ed izio n e, con l'aggiu n ta d i una p refa­
zione apologetica delle citazion i mancanti alla p rim a . P is a , tipogr.
N istri, 1 826, in 8. gr. di 107 fac. Di questo opuscolo fu d ato
ragguaglio nell’A ntologia di F ire n z e , X X I. 138-143, e nella lìib l.
lt a l. di M ilano , X L II. 415-416. Un esem plare in carta tu rc h in a
è registrato nel C atal. B o u to u rlin , t. I I , n.° 1182.
* Risposta del P rof. G iov. Rosini alla L ettera dell'am ico e col­
lega suo P rof. G iov. C arm ignani sul vero senso d i quel verso d i D an­
te : Poscia . . . . P is a , N icc. C a p a rro , 1826 , in 8. gr. di 55 f a c .,
e u u ’ Appendice di X V I fac. Si fece l’anno medesimo in P isa u n a

seconda edizione di questo scritto , che fu anche riprodotto nello
Prose e Rime d e ll'a u to re , I I I . 23 3 , e nelle sue O pere, P isa , 1835,
IV . 217-274. L’ Appendice racchiude i seguenti c a p ito li: Comento
di Benvenuto da Imola come si trova nelle biblioteche L aurenziana ed
Estense ; — Risposta ad una curiosa obiezione ; — L a D iv. Com. di
Dante postillala da Torquato Tasso ; — b e i p rim i Com entatori di
D ante e d i Domenico d' A rezzo ; — Dei Codici d i Dante , e d i quello
specialmente d i Jacopo della L an a. Q uesta polemica fra i due eru d iti

professori fu mosfca d all’ opinione del N iccolini, sostenuta dal C arm iguani, e contrastata dal llosini. Dell’opuscolo dell’ultim o p a rla ­
rono VAntologia di F iren ze, X X I. 138-143, e la R ibl. h a i . , X L II .
415-416.
* Due Lettere del Cav. Vincenzo M on ti a l sig. Domenico V aleria n i. Colla data di M ilano 18 gennaio e 22 febbraio 1826, in r i ­
sposta al R o s in i. F u ro n o pubblicate n ell’/lnloioi/ia di F iren ze
X X L 1 3 9 -1 4 3 , e ristam pate nelle su e O pere, ediz. dì Bologna
1828, file. 257. Si trovano ancora a fac. 2 0 -2 9 della dissertazione
del sig. M u z z i che citerò più innanzi.
* N uove osservazioni d i Clemente M icara intorno a l Comento del
C arm ignani sopra quel verso d i D ante: Poscia . . . . Nel R icoglitore
di M ilano, 1 8 2 8 , fac. 165-171, e 233-2 4 0 .
Della piena e giusta intelligenza del verso 75 , Canto X X X I I I
dell' Inferno , sulla morte del Conte U golino, di F ilip p o S colari.
T reviso , tip. A n d reo la , 1827 , in 8.
* S u t verso d i Dante : Poscia . . . . L ettera di Luigi M u zzi.
F o r lì , dal B o rd a n d in i , 1 8 3 0 , in 8. di 30 fac. In questa L e t­

tera colla data di Bologna 15 giugno 1829 , e in tito lala a ll’ a b .
M ichele C olom bo, l’au to re sosliene il p arere del N iccolini. Si
riscontra in line : Alcune eleganti differenze sull'episodio d e ll' Ugo­
lino tra tte dal Dante d i M antova del 1472. Q uesto opuscolo fu co n ­
sultato per la com pilazione dell’ Appendice alle note d ell'ed iz. d i

�COMENTI PARTICOLARI DELL’ INFERNO

739

Firenze 1838, e ne fu discorso nel G iorn. A r c a d ., X L V IU . 2 9 1 2 94, articolo di Salv. B e tti, nel Nuovo G iorn. d e 'le tte r . , X X II.
5 1 -5 4 , e nel Poligrafo di V ero n a, 1830 , I II . 1 4 3 -Ì4 6 .
Jlibliogr. P ra tese , fac. 16G.

' Sopra il verso di Dante : Poscia . . . . L ezione del M archese
Cesare Lucchesini presentala alla R. Accadem ia di L u cca , e Iella
agli 11 di giugno del 1831. Lucca , tipogr. B e r lin i , 1831, in 8. di
19 fac. Fu ristam pata negli A tti dell" Accademia Lucchese, L u cca ,
1831 , V II. 1 6 7 -1 8 5 , e n elle Opere d e ll’ a u to r e , Lucca , tip. G iu ­
s t i , 1 8 3 6 , in 16. , I. 6 3 -8 0 . Ne d iede ragguaglio il M uzzarelli
nel G iorn. A rcad. , L I. 258-261 (1) .
* Rischiaramenti di Gius. Fardella sul verso: Poscia . . . . A rti­
colo in proposito d elle dissertazioni d e’ m archesi Lucchesini e G ar­
guito , pubblicato nel Giorn. letler. di S ic ilia , L IV . 313-322.
* Se il verso di Dante Poscia . . . . m eriti lode d i sublime o taccia
d 'in etto . Lezione accadem ica di Tommaso (ìargallo. P a le rm o ,
dalla tipogr. S o l l i , 1832, in 8. di 55 fac. Q uesta Lezione dedicata
alla signora Luisa C o rsin i, duchessa di Casigliano , venne fatta a
Pisa nel 1826 d a ll'a u to re , eletto m ediatore fra il Rosini e il Carinignani che quistionavano prò e contro il p arere del Niccolini. F u
d apprim a pubblicala nell ’Effem. letter. di Sicilia , IL 222-269 , e
si consultò por la com pilazione dell’ Appendice alle note dell’ ediz.
di H renze 1838. Se ne diede ragguaglio nell’ Antologia di F iren ze,
X L V I. 177 , e nel G iorn. A rcad. , L ll. 3 3 4 -3 3 7 , artic. di G. I.
M ontanari.
* Lettere di G iam battista N iccolini e del P rof. G iov. Carm ignani
a l Marchese Tommaso G argallo. Concernono a ll’opuscolo sum m entovato del G argallo , e venner pubblicate nell’ Effem. letter. di Si­
cilia , V. 186-188. La prim a (&gt; colla d ata di F ireuze 20 oli. 1832,
la seconda di Pisa 19 nov. 1832.
* Considerazioni d i Gixis. B ozzo intorno a i Comenti del verso di
D an te: Poscia . . . . P alerm o , tipogr. del G iorn. le tle r . , 1832, in
8. di 40 fac. Im pressione a p arte del G iorn. letter. di Sicilia ,
XXX.V1II. 1 9 6 -2 2 8 , e 293-298. Ne fu dato ragguaglio nell’/lniologia di F irenze, X L V III. 104, e nell’ Effem. letter. di Sicilia, I II .
205-207.

(t) Il Lucchesini cita una dbsertazioue sull'¡stesso argom ento del prof.
C a n teri ; si legga G axteri.

�740

COMENTI PARTICOLARI DELL INFERNO

* S u quel verso della D iv. Commedia , nell’ E pisodio del Conte
Ugolino: P o scia. . . . Dialogo negli E lis i: Interlocutori D ante e
M ontani; di G. B. Nel G iorn. A r c a d ., L X . 175-214.
* S u l vero senso di Dante : Poscia . . . . di G. M. E stratto di u n a
L ettera colla d ata di F irenze 31 agosto 1833, pubblicato n e lla
B ib l. h a i. di M ilano, L X X 1. 241-243 .
* R ivista Dantesca sul vero senso del verso: P o sc ia . . . . di B a i­
m ondo Meconi ; — L ettera in Risposta ; — Lettera d i reclamo ;
— Lettera in risposta di A. L . Z an n e lli. Nel Nuovo G iorn. de' let­
ter. , X X V . 215-226 , X X V I. 2 7 -5 6 , 157 -1 5 8 , 2 2 3 -2 2 5 , X X V II.
7 4 -7 6 .
* Catalogo d i Spropositi del P a re n ti, n.° IV , fac. 7 0 -7 3 .
O ltre alle m olte dissertazioni da me reg istrate al § . ¡storiogra­
fia della D iv. C o m ., n .1 6 3 9 -6 4 7 , si possono ancora consultare
Y H ist. de la litté r. dell’H a lla m , e il Pentameron and Pentalogia del
L a n d o r, Londra , 1 837, in 8. piccolo.
1140

V. 79-84* * Spiegazione di Luigi Muzzi.
Nel Solerte di B ologna, 1 8 3 8 , n.° 1 1 , fac. 4 3 -4 4 . V edi a n ­
che V E sercita z. filolol. del sig. P a r e n ti, n.» I I , fac. 3 1 -3 2 , e u u
articolo del sig. L . Muzzi nel G iorn. del Commercio di F ire n ze , n.°
del 6 maggio 1846.
Vedi su questo Canto in ." 3 , 9 , 3 0 , 4 8 , 4 0 9 , 5 5 5 , 6 3 9 -6 4 7 ,
648, 649, e 704.
I n f e r n o . C. X X X I V .

1141

V. 28. * Lettione di Giovan Battista da C e r­
reto.
Letta a ll’A ccadem ica F iorentina nel consolato d’ U golino M ar­
t e lli, e pubblicata il 1547 nella raccolta del D on i, fac. 97 -1 0 2 .
Salvini, F a sti consol., fac. 37 ; — Ciucili; Toscana le tte r., fac. 8 00 .

1142

V. 2 8 - 6 7 . * Lezione sopra un passo del
C an to X X X IV dell’ In fern o della Div. Com. y
letta nell’ Accad. P eloritana da Gius. L a F arina.
Nel Faro di M essina , 1836, I . 2 06-2 2 3 .

11 4 3

V. 44- 9 1- * Illustrazioni alla Div. Com. di
Scipione C olelli, fac. 55o - 352. ( n.° 794 )

�com enti

V.

1144

(

U 45

p a r t ic o l a r i

d ell

' in f e r n o

741

54. * Spiegazione di Dionigi Strocchi.

779 )

65 - 67 - Quod Dantes juste posuerit Bruturn et Cassium in inferno inferiori tanquam
si rigida rissi mos prodi tores.
V.

Ultim o capitolo del trattalo De tyranno di Coluccio S alu tati. Ms.
della L aurenziana, P lu t. L X X V III, n.° X II .
M a g lia b e c h i, Misceli, m s s ., fa c . 4 7 ; — B a n d in i, HI. 463 e 559.
4 146

4147

* O rologio D antesco di M. G.
Ponta , fac. 8 - 1 0 . ( n.' 700 e 701 )
V . 68. 94.

V. 119,.* Ponta. Tavola cosm ografica della

D iv. Com., fac. 6 8 - 7 1 - ( n.° 7° ,J&gt;' )
Vedi sopra questo Canto il n .‘&gt; 409.
P u r g a t o r io .

U48

C. I. ,

‘ Spiegazione de’versi 7 , 7 1 , e n

3,

di Dio­

nigi Strocchi. ( n.° 7 7 9 )
1449

V. 1 - 9 1 .

* Lezione di Niccolò Martelli.

L ettura fatta all’ Accademia degli Umidi di F irenze. Il Proemio
solam ente si riscontra in un Codice cartaceo in 4. del sec. X V II
della Magliabecliiana, Palch. IV , n.» 1 (antic. 11.0 CI. V II, n.° 195),
proveniente da A nt. Fr. M a rm i, e contenente Capitoli , Compositioni e Leggi dell'Accademia degli Ilu m y d i di Firenze, car. 229-231.
USO

V. 7 - 9 . * Osservazioni di Pietro Fanfani so­
pra alcuni luoghi di Dante.
Nella Contin. delle Memorie di M odena, X V 1IL 3 9 2 -3 9 Ì.

4154

V. i 5 —18. * Esposizione di alcuni versi di
Dante.
Opuscolo inedito facente parie di un Codice cartaceo in 4. m i­
scellaneo del XV e X V II secolo della Riccardiana, n.° 2403. Q u e­
sto scritto è del X V I I , e si com pone di 9 carte num erate 2 1 -3 7 ;
non h a tito lo , e incom incia: In questa seconda parte volendo corni­
ciar date . . . .

�742

usi

COMENTI PARTICOLARI D EL PURGATORIO

D a n tesco , di M. G .
Ponta , fac. 10. ( il . 1 7 ° ° e 701 )
V.

ma

19.

* O rologio

V. 1 1 5 —1 1 7*- * Lettera di Domenico Vacconel C a n to I del

lini sopra un luogo di Dante

Purgatorio. Lugo* V in c e n zo M e la n d r i. In 8.
di 8 fac. (1).
È senza data , m a in fine si trova q uella del 20 decem. 1829.
I)i questo opuscolo trattò Salvatore Betti nel Giorn. A rca d ., X L I.
283-285.

ii5*

11 ^— 11 7 * *
Dante , di Salv.

V.

di

Interpretazione di un luogo
Retti.

L etlera colla data del 20 aprile 184 2 , pubblicala con un A v­
vino prelim inare nell’ Imparziale di F a e n z a , 1 8 4 2 , fac. 107-108.
Vedi intorno a questo Canto i n .1 555 , 6 9 2 , 705, e 711.
P urgatorio . C. II.

1155

V . i .* O rologio D antesco di M. G . P o n t a ,
fac. l o - i i . ( n.‘ 700 e 7 ° i )

1156

V. 7 -9 . * Lettera di Girolamo Muzio a Fr.
Scevola.
Nelle, sue Ledere, F ire n ze , S e rm a rle lli, 1 5 9 0 , in 4 . , fac.
130-135.

m7

V. t5 . * Pezzana. O sservazioni sopra la
lin g u a ita lia n a , fac. 1 8 5 —186. (n.° 870)
usi
V. 1 3 —1 5 . * Lezione di Luigi Fiacchi sopra
alcuni passi di Dante, fac. 5 - 8 . ( n.° 784 )
1159

V.

i 5 — 18.

* Parenti.

E sercita z. J ilo lo g . ,

n.° II , fac. 5 8 —6 1 .
( 1) Nella Biblioqr ¡tal. del Pastori l'autore di questa Lettera vien per
¡sbaglio chiamalo Vacchini.

�COMENTI PARTICOLARI DEL PURGATORIO
i l 60

743

V. 9,6. Lezione sopra un passo del Purgato­
rio dell’ Abate Renzi.
L ed a all’ /lieneo Italiano nel 1816, e m entovata nel Giorn.
della letter. e belle arti di F irenze , 1816, I. 103.

4161

V. 26. 89. * Spiegazione di Dionigi Stroc­
chi. ( n.° 779 )
Vedi su questo Canto i n . ' 7 , e 12.
P u r g a t o r io . C. I II .

1162

V. 9,5 . * O rologio Dantesco di M. G. Ponta , fac. 11-12. ( n." 700 )
Vedi sopra questo Canto i n .‘ 555, 583, 584, 6 5 0 , e 692.
P u r g a t o r io . C. IV .

1163

rr

V. 17.. * Discorso in forma di lezzione del
Signor Giovanni Talentone, primo filosofo nello
stvdio di Pavia, cognominato 1’ Attvffato , so­
pra la Meraviglia. Fatto da Ivi nell’ Accademia
de gli Inquieti di Milano, con l’ occasione del
principio del quarto Canto del Purgatorio di
Dante, nel Principato delPlllvstriss. et Eccellentiss. Sig. sua Madre la Signora Donna Co­
stanza Colonna Sforza. In M ila n o , per F r a n ­
cesco P a g a n ello , a d in sta n za d i A n to n io de­
g l i A n t o n i i , 1^97 , in 4 - di X X —80 fac.
Im pressione in lettere tonde, o rn ata di lettere in tag liate in le­
g no. Le 10 carte prelim inari senza num erazione racchiudono la
D edicatoria del T alen to n e , colla data di Pavia 2 gennaio 1597,
u n Ringraliamento che qvasi all’ im provitla fv dall’A tto re fallo ,
u n a Tavola degli au to ri citati nell’ opera, indi varie Poesie in lodo
dell’ au to re . Gli esem plari completi di questo ra ro lib ro debbono
avere nella fin e , 1.® una tavola iu foglio piegala col tito lo : Breve

�744

COMENTI PARTICOLARI DEI. PURGATORIO

Invola di tvlle le cose principali della marauiglia ; 2.° q u a t t r o carte
se n z a n u m e r a z i o n e , 1’ u l ti m a d e lle q u a li b i a n c a , c o n te n e n ti u n
lu n g o E rrala e u n a Giurila da farsi ad alcune cose da noi di sopra

Iradate. I n a lc u n i e s e m p la r i il Ringratiamenlo s la in f i n e .
Haym, III. 149; — Foutaniui, I. 307; — Crcscinibeui 281; — Quadrio,
IV. 2i8 ; — Biscioni, G iunte al C in elli, VII. n 81 ; — Poggiali, II. n.» 708 ;
— G am ba, n.&lt;&gt; 1 6 7 3 ;— Gerini, M emorie della L u n ig ia n a , 11. 146; — Cat.
ms. deila Magliabeehiaua e Palatina.

V. i 5 , e i 5 7 ~ i 5 (). * O rologio D antesco di
M. G. Ponta, fac. i 2 - i 5 e 2 5 - 26 . ( n.° 70 0 )
1165
9'9 ~ 3 o. * Ragionamento VI del Marchese
Luigi Biondi intorno la Div. Com.

m4

Nel Giorn. A rc a d ., X X X III. 3*4-34 9 .

neo

V. 53. * Punta. Tavola cosm ografica della
D iv. C o m ., fac. 4 1 - 4 6 . ( n.° 7°2 )
V e d i in to r n o a q u e s to C a n io il n .° 5 5 5 .
P u r g a t o r io . C. V .

iic7

V. 15 2 - 136 . * La Pia de’Tolomei , di Ales­
sandro Bulgarini.
Com ento storico su questo luogo di D a n te , pubblicato nel
Giorn. del Commercio di F iren ze, n.° 14 del 1846. lì sig. B ulgarini
avea già trattato f'argom ento nel suo rom anzo storico l’ Assedia
di S ie n a , e annu n zia nell’ articolo la prossim a pubblicazione di
un lavoro com piuto sopra di ciò del sig. Gaetano M ilanesi di Siena.
Vedi il n .0 651.
Vedi su questo Cauto i n .' 555, e 692.
P u r g a t o r io . C. V I .

ne«

94- * Spiegazione di Dionigi Strocchi.
( « • “ 779 )

m9

V. 8 8 - 8 9 . * Nitore O sservazioni sopra la
D iv. Coni, di Carlo Fea. ( n.° 5 8 1 ) •

�COMENTI PARTICOLARI D EL PURGATORIO

7 Ì5

Vedi su questo Canto i i l . 1 9, 555, e 652-657.
P u r g a t o r i o . C. V II.

1170

V. 9,7. * Dichiarazione di L. C. Ferrucci.
Filologia Dantesca, articolo pubbl. nel Ricoglitore Fiorentino ,
n .u del 25 aprile 18Ì6.

H71

V. 7^-78. * Ragionamento VII intorno la
Div. Com. del Marchese Luigi Biondi.
Nel Giorn. A rca d ., X X X V I. 313-340.

117»

V. 91 —156 . * Dionisi, P reparazione sto rica ,
cap. X X V , fic. 117-106.
Vedi sopra questo Canto i n .' 321, 355, e 658.
P u r g a t o r i o . C. V III.

1173

V. 19-21. * Spiegazione d’ un passo della Div.
Com. posto nel Canto Vili del Purgatorio, di
Ant. Cesari.
Nel Giorn. Arcad. , X V II. 227-233.
Vedi intorno a questo Canto i n.&gt; 555, 659, e 711.
P u r g a to r io . C. IX .

1174

V. 1—9. * Intorno un passo di Dante nel
Canto IX del Purgatorio, di Filippo Betti.
Nel Giorn. A rca d ., L X X X I. 145-151.

1)75

1176

V. 1 — 1 2 . * Ponta. O rologio D antesco , fac.
i 5 - i 5 . ( n.; 7 ° ° e 701 )
V. 4 6 - 6 5 . * Dichiarazione di Giovanni Eroli
da Narni.
Nel Giorn. letler. di P erugia , 1844, fac. 365-366.

1177

V. 109-114. * Lezione sopra i sette P ricor­
dati da Dante nel Canto IX del Purgatorio,
/

�746

COKENTI PARTICOLARI D EL PURGATORIO

detta nella società Colombaria Fiorentina, nel-

1’ adunanza del i o di settembre i 8 5 7 , dal C av.
Frane. Riccardi del Vernaccia. F ir e n z e , stamp.
d i L u ig i P e z z a t i, i 8 5 7 , in 8. gr. di 16
fac.

i. p. 1/2.

No fu dato ragguaglio nel Nuovo Giorn. de letter. di P is a ,
X X X V . 7 7 -8 2 .

n 78

V . i 5 3 — 1 4 1 - * Osservazioni di Pietro Fanfani sopra alcuni luoghi della Div. Com .
N ella Contili, delle Memorie di M odena, X V III. 394-395.
Vedi su questo Canto il n.° 706.
P u r g a t o r io . C. X .

*

4479

V . i . * Sopra la voce P o ich é usata da Dante
nella Div. Com .
P aren ti. Catalogo di Spropositi, n.° V , fac. 5 2 -5 4 . Vedi per gli
a ltri passi l’ Indice del Volpi.

4189

V . l4-

Ponta . O rologio D antesco , fac.

24- ( n.° 700 )
m,

V . 5 o, e i 5 5 . * Osservazioni di Pietro Fanfani sopra alcuni luoghi di Dante.
N elle Memorie di M odena, serie I I I , 1 .1 , fac. 210 -2 1 3 .

4482

V. 8 0 - 8 1 . * L ettere ( d u e ) del Conte P e rti­
car! a Paolo Costa.
Colla data del 1816, pubblicale nelle sue Opere, ediz. di B o­
logna, 1822, 11.5 5 2 -5 5 8 .

m,

V. 1 2 4 -1 2 5 . * Sopra un luogo di D an te le­
zione di Ant. Maria Salvini.
Nelle Prose Toscane, F ire n z e , stam p. G uiducci e F ra n c h i,
1715, in 4 . , fac. 363-372.

�COMENTI PARTICOLARI D EL PURGATORIO
1184

747

V . 128. * L ettera al Direttore dell’ A ntolo­
gia in proposito dei lavori dell’ A ccadem ia del­
ia Crusca ( d e l i 8 2 5 ), di S. C.
È in proposito d ’una Lezione del prof. Giuseppe G azzeri, p u b ­
blicala nell’ Antologia , n.° 37, fac. 122-124. Vedi il Rapporto d ell’ab. Zannoni alla Crusca al 9 seti. 1823 [At t i , I I I . 1 5 1 -1 5 6 ).
P u rg a to rio .

C. XI.

V . 2 5 . * Della voce Ramogna usata da D an­

14 85

te, lezione di Giov. Galvani.
N el Giorn. lett. di M odena, I I I . 357-361. T edi anche il S a g ­
gio di postille alla Div. Com. del medesimo a u to re , fac. 8 -9 .

V. 2 D—5 1, e 6 5 - 6 5 . * Osservazioni di A nt.

1486

Mezzanotte.
N ell’ Imparziale di F aen z a, 1841, fac. 113-114, e 121-122.
Vedi sopra questo Canto i n .‘ 3 , 31, 555, 660-662 , e 711.
P u r g a to r io .

V. 8o. * Pontal

11S7

i

5- i 6.

O rologio

D a n te s c o , fac.

( n.° 7 0 0 )
P u rg a to rio .

1188

C. XII.

C. XIII.

V . 1—5 o. * L ezion e di L . Fiacchi sopra al­
cuni

luoghi

della

Div.

C om . ,

fac.

i 5- 2 2 .

( n.° 784 )
1189

V . 2 8 - 5 6 . * R agionam ento II intorno Ia Div.
Com . del Marchese L u ig i Biondi.
Nel Giorn. A rca d ., X X V II. 302-310.

1190

V. 1 5 5 - ’ * Lettere Sen esi del p. della V a lle .

V e n e z ia , P a s q u a li , 1 7 8 2 , in 4 * ? !• 268.
Vodi intorno a questo Canto i n.' 12, 49, e 50.

�748

COMENTI PARTICOLARI D EL PURGATORIO

P u r g a t o r io . C. X IV .

H91

V. 104. * Spiegazione di

Dionigi

Strocchi.

( n -° 7 7 9 )
Vedi sopra questo Canto i n .1 6 63-666 , e 711.
P u r g a t o r io . C. X V .

n 92

V . 1 - 6 . * P o n t a . O rologio D a n te sco , fac.
16, e 9, 5 - 2 6 . ( n.‘ 7 ° ° e 701 )
Vedi su questo Canto i n .‘ 692, e 695.
P u r g a t o r io . C. X V I.

1193

V . 6 4 - 8 4 . * L u o g o di D ante nel X V I C an to
del P u rg a to rio , con un po’ di Discorso.
R agionam ento inedito che sta nelle carte 102-103 d’ un Codice
cartaceo in fogl. del Sec. X V I della Magliabechiana (Cl. V ili, n ,°
41 ) , contenente scritti diversi raccolti da Girolamo Som m ata.
Sopra v arie interpretazioni particolari di questo Canto sono
da vedere i n .; 543-546, 555, 6 67-670, e 711.
P u r g a t o r io . C. X V II.

1194

V . 3 2 . * Sopra il verbo fa r e usato da Dante
nella Div. Com .
B. V e r a ti. Dissertazione della voce S i. N elle Memorie di Mode­
n a , serie I I I , t. I I , fac. 211. Vedi per gli a ltri passi l’ Ìndice del
V o lp i.

ms

V. ()t. * Sopra q ve’ versi di

D an te

del di­

ciassettesimo C anto del P u rgatorio i quali c o ­
m inciano:

N è Creator nè Creatura mai.
L e ttu ra

p rim a

( e seconda )

di

Benedetto

V a rch i letta da Ivi nell’ Accadem ia Fiorentina

�COMENTI PARTICO LARI D EL PURGATORIO

pvbblicametite l ’ vltima

D om enica

749

fi’ Agosto

l’ anno i 5 4 5 . A l Reuerendiss. M onsignor Bec­
catelli Arcivescovo di Raug'a.
Q ueste due lezioni Sopra VAmore, dette nel consolalo di Baccio
V a lo ri, furono pubblicate nelle L ezzionì del V a r c h i, In Fiorenza
per Filippo G iu n ti, 1 590, in 4 . , fac. 4 1 9 -4 5 7 , e ristam pate n el­
l’ edizione dei sigg. A rbib e A iazzi, fac. 117-166.
Fontanini, I. 366; — Salvini, F a sti consol., fac. 170; — H avm , III. 147.
Egli dice per ¡sbaglio che questa lettura risguardava il Canto XXVII del Pur­
gatorio.

n»6

V. 9 1 —95. * Lettioni ( I TI ) di Messer F r a n ­
cesco Verini.
Q ueste tre le ttu re di Francesco de’V ieri detto il Verino secondo,
furono fatte a ll’ Accademia F iorentina nel consolato di Lorenzo
B e n iv ie n i,e pubblicate il 1547 nella raccolta del D oni, fac. 9 24. Una copia m anoscritta di questa le ttu ra sta nella Magliabechiana a car. 8 4 -8 6 d’ un Codice cartaceo in 4. del sec. X V I,
P alch. IV , n.» I (antic. n.° Cl. V II. 195), che racchiude C a p ito li,
Composilioni e Leggi dell’Accademia degli U um ydi di F iren ze. Ila
questo titolo: Vna oralione 0 nero Lettone fatta nella Nobilissima
Academia degl’ H um idi dallo eccellentissimo Philosopho M . Joanne (iìc) Verino exponendo Dante nel x v ija cap.° del Purgatorio che
dice . . . . In Santa M aria Novella vna Domenica di quaresima.
Salvini, F a sti Consol., fac. XXVI; — Ciucili, Toscana le tte r ., fac.
6 2 0 ; — Biscioni, G iunte al C in elli, v, 487.

Vedi su questo Canto il n.° 692.
P
1197

V. 76.

u r g a t o r io .

* Ponta.

C. X V III.

O rologio

D a n te s c o , fac.

2^ - 26. ( n.° 7° ° )
Vedi sopra questo Canto i n .1 555, e 711.
P u rg a to rio .

C. XIX.

Vedi intorno a questo Canto i n .1 555, e 661.
P u rg a to rio .
1138

C. XX.

V . 48. * Manuzzi. O sservazion i sulle v o c i

derivate dalla lin g u a P roven zale, fac. 4 7 ~ 4 9 -

�750

4499

COMENTI PARTICOLARI D EL PURGATORIO

V. 86. * A n n a li delle scienze religiose di
R o m a , XI. 2 5 7 - 2 8 1 ,
Niccolò W isem an . ( n.°

articolo di Monsign.
5i 4 )

Vedi su questo Canto i n .' 5 1 4 , 5 1 5 , 555 , 584, e 671.
P

4200

4204

4202

u r g a t o r io .

C. X X I.

V. 2 5 - 3 o . * Intorno al p ronom e L e i usato
dagli antichi nel caso retto. Osservazioni del
prof. Vinc. Nannucci. C o rfù , 1841, in 8 . , fac.
9 - 1 5.

V. 40-45. * Muzzi. O sservazioni sopra la
D iv . Com. ( n.° 8 o 4 )
V. 4° - 6 o. * R agionam ento XII intorno la
Div. Com. del Marchese Luigi Biondi.
Nel Giorn. A r c a d ., L X IX , fac. 260-279.

4203

V. 4 3 - 4 8 . * Esposizione di alcuni versi di
Dante.
Vedasi il ms. m entovato alla fac. 711.
Vedi sopra questo Canto i n .; 9, e 555.
P u r g a t o r io . C. X X II.

4204

V- 43. * L e A l i, ossia della vera e giusta
intelligenza del verso 43 , C. X X II del P u r g a to ­
rio di D ante Alighieri. L e ttere due. V e n e z ia ,
coi tip i della V edova d i G. G a tte i , 1844 ,
in 8. di 22. fac.
Opuscolo im presso a 50 esem plari s o lta n to , contenente u n a
lettera del sig. Filippo Scolari al sig. Giuseppe P icci e u n a di qu e­
sto a quello.
Vedi su questo Canto il n .° 711.

�TOMENTI PARTICOLARI DEL PURGATORIO
P

1205

u r g a t o r io .

751

C. X X III.

V. 3 i. * L ettera del Cav. F r a T om m aso
Stigliarli al sig. Duca Paolo G iordano O rsini
a Bracciano.
Colla d ata di Roma 16 febbraio 1 6 4 4 , pubblicata nella rac­
colta delle sue L ettere, R o m a, Domenico M anelfì, 1651, in 12.
picc. , fac. 140-142.

1206

54- * Spiegazione di Dionigi S tro c c h i.
( n ° 779 )
V.

Vedi in to rn o a questo Canto i n .' 555, e 711.
P u r g a t o r io . C. X X IV .

&lt;207

V. 29-5 o . * Dionisi. A n e d d o ti , n.° II, fac.
13 —i 4
*

1208

V-

52- 54- * Luogo di D ante dichiarato.

Discorso del S .o r G ivlio O ttonelli sopra l'Abvso del dire sva S a n ­
t i t à , F e rra ra G iulio V a ss a iin i, 1586 , in 8. , fac. 40-42 .

1209

V. 112—117. * Muzzi. O sservazioni sopra Ia
D iv. Com. ( n.° 804 )
Vedi sopra questo Cauto i n.&gt; 555 , 597 , 661 , 6 7 2 , e 673.
P u r g a t o r io . C. X X V .

1210

V. 1.* Ponta. O rologio D a n te sc o , fac. 17.
( n.° 700 )
Vedi intorno a questo Canto i n .; 577 , 692 , 711 , 712, e 717.
P u r g a t o r io . C. X X V I.

12H

* Sopra Arnaldo Daniello.
O ltre lo notizie citale al n.° 674 vedi anche un articolo di P ier
A m brogio C urti nel G iorn. E u gan eo, 1 844, fac. 680-6 8 1 .

�752

COMENT! PARTICOLARI DEL PURGATORIO

Vedi su questo Canto i n .! 52 , e 692.
P u r g a t o r i o . C. X X V II.

1212

1213

V. i - 6 . * P o n ta . O rologio D a n te sc o , fac.
1 7 - 1 8 . ( n.° 700 )
V. 119. * Sopra la voce Strenna.
N u ovi scritti di N. T om m aseo, Venezia, tipogr. del G ondoliere,

1 8 3 8 , I I . 200-202.
1214

V. 1 2 7 -1 4 2 . * Letti one di Giovanbattista
Gelli sopra un luogo di D ante nel X X V II C anto
del Purgatorio.
Q uesta le ttu ra dedicata a Giannozzo da M a g n ale, cittadino F io ­
r e n tin o , è Ia 12.a della raccolta di T utte le L ezioni del Gelli, 1551,
fac. 4 5 5 -4 8 6 .

1215

V. 142. * Interp retazio ne di M. G. P onta.
Nel G iorn. A rc a d ., XCI. 134-149. In to rn o a questa le ttu ra fat­
ta nel 1842 all’Accademia T iberina di Rom a, vedi la Relazione delle
Prose e A tti di essa Accademia di Federico P etrelli, pubblicata nel
G iorn. A rcad. , CIV. 92-93.
Vedi intorno a questo Canto il n.° 711.
P u r g a t o r i o . C. X X V III.

1216

V.

49- * Spiegazione di Dionigi S tro c c h i.

(«■• 7 7 9 )
Si può consultare sul medesimo luogo u n a D ichiarazione di
G. I. M ontanari nel G iorn. A r c a d ., L X X X . 211-214.
Vedi su questo Canto il n.« 711.
P u r g a t o r i o . C. X X IX .

1217

1218

V. 1—7. * Muzzi. O sservazioni sopra la D iv.
Com. ( n.° 804 )
Spiegazione de’ versi

�COMENTI PARTICOLARI DEL PURGATORIO

733

* Dichiarazione di un luogo di Dante del M arch. Luigi Bion­
di. Nel Giorn. A rc a d ., X X III. 52-69.
* Lettera del M arch. L. Biondi al Cav. M o n ti, e Risposta del
M outi. Nel Giorn. A rca d ., X X IV , fac. 104-108. Il Biondi avendo
spiegato questo luogo nel modo conform e a quello del Perticari
nella Proposta del M onti, scrisse a questo per ferm are 1’ an terio ­
rità del suo articolo.
S opra una scoperta postuma del Conte G iulio P e r tic a r i . Ragionam ento del M arch. Scipione C olelli. Livorno , tipogr. Glauco
M a s i, 1825, in 8. Ne fu dato ragguaglio nel G iorn. L ig u stico ,
1827 , fac. 4 5 -5 2 ( arlic. dello Spolorno ).
* Esame della spiegazione data dal Daniello e da a ltri moderni
ad un passo del Canto X X I X del Purgatorio. Lezione di F r. del F u ­
ria , detta nell’ adunanza dell’ Accad. della Crusca il di 8 ago­
sto 1826. Pubblicata negli A tti dell’A ccadem ia, I II . 353-372. Vedi
il Nuovo Giorn. de’ letler. di P isa , X X IV . 221-223 , e il Rapporto
dell’ ab. Zannoni ( A tti della Crusca , I II . 377-378 ).
* Sposizione di quel luogo dell’A ligh ieri: E vidi le fia m m e lle .. . .
(dello Spotorno ). Nel Giorn. L igu stico, 1827, fac. 149-154. Vedi
u n a N o tizia necrologica sopra questo scrittore nel tomo 98 del
G iorn. A rcad.
* Ragionamento del M arch. Luigi Biondi intorno la D iv. Com.
Appendice a l Ragionamenlo prim o. Nel G iorn. A rca d ., X X X V I. 9 5 -

114. Risposta a ll’ articolo sum m enlovalo dell’ accademico del F u ­
ria .
* Lettera del Conte P ertica ri a l M arch. L uigi B iondi »opra
questo passo. Nel G iorn. A r c a d . , X X X V I. 112-114 , e riprodotta
nell’ Im parziale di F a e n z a , 1 8 1 0 , fac. 179-180.
* Sopra la voce P ennelli. A rticolo di A. Cagnoli nell’ Educatore
tlorico di M odena , ottobre 1845 , fac. 188-189.
Vedi sopra questo Canto il ri." 51.
P urgatorio. C. X X X .

9

* Sopra il C anto X X X del Purgatorio.
D ionisi, P reparaz. sto rica , 1 1 .6 7 -9 9 .

o

V. ib. * Sopra la voce A lleviando.
Lettere del Cesari pubbl. d all’ abate G ius. M anuzzi, t. I , n.®
316 , Lettera a l M esscdaglia; tomo I I , n .1 50 e 6 4 , Lettere al P a ­
renti e al P ederzan i.
48

�754
1221

comenti particolari bel purgatorio

V. S?C)-5o. * Pai-enti. E se rc ita zio n i J ilo lo g .,
n.° I l , fac. 62 - 65 .
V. 54- 59. * L ettera del Sign. Gius. Torelli
in torno a due passi di Dante Alighieri. F e ro n a ,
A g o stin o C a ra tto n i, 1760, in 8. (1)
Vedi il u.° 696.

1223

1224

V. 4° —4^- * Nannucci. V o c i ita lia n e d eri v a te dalla lin g u a P ro ven za le, fac. i 21 —120.
V. 55- 57- * Ragionam ento IV
Com. del March. Luigi Biondi.

sulla Div.

Nel Giorn. A rcad. , X X X I. 316-330. Spiègazione dell’ unico
passo della Div. C o m ., nel quale sia il nom e di D ante. Il sig.
Biondi discorre del vero nomo di lui che era Durante.
1225

V. 1 4 2 -1 4 5 . * Dichiarazione di G. J. Mon­
tanari.
Nel G iorn. A r c a d ., L X X X . 21 4 -2 1 9 . Vedi gli a ltri articoli
sulla voce Colo citali al n.° 1118, 0 anche il Farnetico S avio di
Alessandro G u a r in i, F erra ra , 1610.
Vedi intorno a questo Canto i n.i 9 , 5 3 , 5 5 5 , 6 9 2 , e 711.
P u r g a to r io . C. X X X I.

1126

* Sopra il C anto X X X I del P urgatorio.
D ionisi, P rep a ra z. S to r ic a , II. 99 -1 1 1 .

1227

V. i i 8 —i 25. * L ettura di M. Cosimo Bartoli Proposito di San Giovanni uno de’ xij fon­
datori della Accademia delli humidi di F io ren ­
za , e letta p u b ic a m e n te nella sala del Papa ,
a di viij di Gennaio M.D.xlj.
()) Questa L e tte ra fu ristam pata nelle O pere del T orelli, pubblicate a
P isa nel 1834 a cura del sig. A lessandro T o rri, 11. 62-75. Vedi nella pari.
II di questo volum e, fac. 92, una R ota dell'editore su ciò.

�COMENTI PARTICOLARI DEL PURGATORIO

755

L ettu ra in e d ita , che sta a car. 190-194 d’ u n Codice c a r­
taceo in 4. del sec. X V I della M agliabechiana, Palch. I V , n.°
I (a n tic . n.° Cl. V II. 1 9 5 ) , proveniente dal M a rm i, e conle­
n ente C apitoli, Composiiioni e Leggi dell’ Accademia degli Umidi
di Firenze.

1228

V. i a 8- i 52. * Sopra alcune parole Italiane
antiche e spiegazione di D ante , di Luigi N ar­
di. R o m a , tipogr. B o u lz a le r , 1 8 2 4 , in 8.
R istam pa o meglio im pressione a parte di un articolo p u b ­
blicato nel Giorn. Arcad. , X X IV . 3 43-365. Intorno a ll’ in te r­
pretazione di questa terzina è parim ente da vedere, 1.° u n a Nola
dello stesso autore a fac. 20 del suo scritto intitolato : Dei Com­
p u ti , feste e giuochi degli a n tic h i, P esa ro , tip. N o b ili, 1827, in
4. ; 2.» u n ’ a ltra Nota del sig. G ius. F ard ella nel Giorn. letter.
di S ic ilia , L U I. 117. Aggiungerò che il prof. Pacchiani in un a
lettu ra fatta nel 1819 alla Crusca , che ho già m en to v ata, parlò
della voce Caribo.
Vedi sopra questo Canto i n.' 5 2 0 , e 555.

P u r g a t o r io .

(229

V.

C. X X X 1IL

5(&gt;. * Sopra la voce Suppe.

M o n ta n i, Lettera intorno a’ Codici del M arch. Tem pi, nell’ .4 » tologia di F ire n z e , n .u 135, fac. 8 -9 .
1230

1231

V. 5 7 - * Dionisi , A n e d d o t i , n.° I l , fac.
i 4 ~ i 5.
V. i 45. Ragionam ento sopra 1' ultimo v er­
so del P u r g a to r io , del P. IVI. G. Ponta. R o m a ,
S a lv in o c i , 1842, in 8.
Questo discorso , letto alla Tiberina, è saggio di un lavoro di
lunga lena sull’ intero poema di D ante. È da consultare intorno
ad esso u n articolo di Luciano Scarabelli nel n.° 36 del Vaglio
d’ Alessandria del 1842 , col titolo: Interpretazione di un'verso di
Dante fatta dal proc. gen. dei P P . Somaschi.
Vedi su questo Canto i n .’ 444-446 , 494 , 497 , 5 5 5 , e 564.

�756

COMENTI PARTICOLARI D EL PARADISO

P a r a d is o . C. I .

ma

* Sopra il p rim o Canto del Paradiso. Lezio­
ni I X di Benedetto Varchi, lette publicamente
nell’ Accad. Fiorentina.
L ette il 1545 nel suo consolato, e pubblicate nell’ ediz. delle
Lezioni di questo scrittore procurata dai sigg. Arbib e A ia zzi nel
1 8 4 1 , I. 187-414. La 1.» è m ancante non essendosi potuta r i­
tro v are fra i mss. della Rinucciniana, e la 5.» e la 6 .“ non sono
in te r e .

&lt;233

* Intorno ad alcuni passi del Paradiso. L e t­
tera di Salvatore Betti al Prof. Paolo Costa.
Nel Giorn. Arcad. , X L V I. 329-338.

im

V- 37. * Ponta. Tavola cosmografica d ella
D iv . Com. , fac. 55- 57- ( n.° 702 )

4^- * Ponta .

O rologio
1 8 -2 0 . ( n .‘ 700 e 701 )

D antesco ,

fac.

Vedi intorno a questo Canto i n.¡ 4 7 2 , 5 2 1 , 5 2 2 , 5 2 3 , e 555.
P a r a d is o . C. I I .

4ì 36

* Sopra il secondo C anto del Paradiso. L e ­
zioni IV di Benedetto Varchi.
Lezioni del V a rc h i, ediz. del 1841 , I. 41 5 -5 0 4 .

4137

V. 51—52. * P o n ta . Tavola cosm ografica
d ella D iv . Com. ( n. 702 )
Vedi su questo Canto i n.&gt; 6 9 2 , 7 0 7 , e 708.
P a r a d is o . C. I II .

mg

V. i 3. * L ettera del C.te L orenzo Magalotti
al Canonico Panciatichi.
Lettere fa m ig lim i, F ire n z e , 1 7 6 9 , I I. 5 -8 .

�I

C O Jinim PARTICOLARI DLL PARADISO

757

V. 26. Sopra la voce Coto.

4*39

Vedi lo dissertazioni indicate a fac. 735.

,a40

V. 118. ‘ Spiegazione

di Dionigi

Strocchi.

( n.° 779 )
mi
V. 1 1 8 -1 2 0 . * Spiegazione di L. Muzzi.
Nel Solerte di B ologna, 1838 , n.° 11, fac. 44.
Vedi sopra questo Canto il n.° 555.
P a r a d iso . C. IV .

ms

V. 5 9 - 4 2 . * Esposizione sopra un terzetto
di Dante.
Inedita e senza tito lo , che form a un Codicetto cartaceo in 4.
piccolo del sec. X V II di 14 c a r te , conservato nella Riccardiana
in uno Z ib ald o n e, segnato n.» 2593 ( antic. n.° S. I , n.° X IV ).
C atal. del L am i, fac. 183.

m3

V. 67. * Interpretazione sopra un bellissi­
m o passo di Dante data in luce per la prim a
volta dell’ erudito Sig. avvocato Gio. Batt. Zeviani.
P ubblicata nell’ediz. di Venezia , 1757, t. I l i , fac. 56.
Vedi su questo Canto il n.° 697.
P a r a d is o . C. V I.

V. 4~^. * Fea. Nuove Osserva sopra la D iv.
Coni. ( n.° 58 1 )
m5
V. 48- * Nuova interpretazione del verso di
D ante : Ebber la fa m a che vo len tier m irro ,
esposta da M. G. Ponta. R om a , tip. delle B el­
le A r t i , i 845, in 8. di 14. fac.

&lt;*44

Im pressione a p arte del Giorn. A rcad. , XCV. 2 5 1 -2 6 2 , rip ro ­
dotta nell’ Antologia di Fossom broue , t. I I , p a rt. I I , fac. 1 2 -1 5 .

�758

1246

1247

COMENTI PARTICOLARI D EL PARADISO

V. 73. * Picci. N uovi S tu d i su D a n te , fac.
9,54 ( n.° 841 ) ; — Parenti. E sercita z. J ilo lo g . ,
II. 2 8 - 9 9 .
V. 135- i 55. * Basterò. L a Crusca Proven­
z a le , R o m a , 1 7 9 4 , in fo g l., fac. 56.
Vedi sopra questo Canto i 11.' 5 5 5 , 0 675.
P a r a d is o . C. V i l i .

Si veggano per le v arie spiegazioni particolari di questo Canto
i n .1 9 , 555, 5 8 4 , 6 9 2 , e 709.
P a r a d is o . C. IX .
1248

1249

1230

1251

V. 54~ 35. * Interpretazione di L. Arbib.
( n.° 855 )
V. 54- * Spiegazione di Dionigi S tro c c h i.
( n.° 779 )
V. 82. * Ponta.
55- 54- ( n.° 700 )

O rologio

D a n te s c o , fac.

V. 115—117** Salv. Betti. In to rn o ad alcuni
passi del Paradiso.
Nel Giorn. A rca d ., X L V I. 331-334.
Vedi su questo Canto i n .; 555, e 676-679.
P a r a d is o . C. X.

1*5*

V. i - 6 . * Lettione di Giovanni Strozzi»
P ubblicata il 1547 nella raccolta del D oni, fac. 3 9 -5 2 . Si
trova rns. a carte 172-180 di un Codice cartaceo in 4. del sec.
X V I d e l l a M a g li abechiana , Palch. I. n .u IV ( anlic. n.» Cl. V II.
1 9 5 ) , contenente C ap ito li, Composilioni c Leggi della Accademia
degli U u m yd i d i Firenze , e s’intitola : L ettu ra d i Giovanni S tr o z z i
Acliademico Fiorentino hauuta pubblicamente in decta Acliadcmia a
di v d'A gosto 1541 il giorno della fesiiuità d i S a n Lorenzo.
Cinelli, Toscana letter., fac. 763.

�COMENTI PARTICOLARI DEL PARADISO

759

V. 7- * Ponta. Tavola cosm ografica della
D iv. Coni., fac. 4^ —54. ( u." 7° 2 )
mt
V. i 3 . * Parenti. E sercìta z. filo lo g ., n.° I I ,
fac. 2 8 - 2 9 .
&lt;255
V. 28- 33 .* Dichiarazione del Prof. P. Venturi.

1253

N ella R ivista di R o m a, n.° del 30 agosto 1843. È u n a difesa
d ella interpretazione d ata dal D ionisi. Vedi il G iorn. A rc a d .,
CY I. 317.

4256

V. 33. * Nuova spiegaz'one del verso
del C anto X del Paradiso.

33.

D ionisi, A n eddoti, n.° I V , fac. 54 -5 6 .

V. 1 18. * Dionisi, A n e d d o ti, n.° II, fac. 16.
4258

V. 1 1 9 -1 2 0 . * Nuova interpretazione di un
verso di Dante Alighieri . Discorso letto nel1’ Accademia Archeologica di Roma il di 20 di
m aggio 1829, dall’ avvocato D. Carlo F e a .
R o m a , 1 8 2 9 , in 4Inserito dapprim a negli A tti di quesla A ccadem ica, t. I V , e
ristam pato dopo le sue Nuove O sservazion i , fac. 7 2 -7 8 . Vedi il
n.» 581.
Bibliogr. ¡tal. del Pastori.

4259

V. 13(3. Sopra Sigieri di Brabante.
O ltre la M em oria del sig. V ittore Le Clerc citata al 11.0 6 8 0 ,
che deve essere ristam pala con docum enti giustificativi nel t. X X I
dell’ I lis t. litté r. de la F rance , si vegga la seconda edizione dell’ opera del sig. O zanam registrala al 11.» 538, ed un articolo di G.
B. Panciani negli A nn ali delle scienze religiose di R o m a, Serie
n o v a , l i . 30-32.
Vedi sopra questo Canto i n .1 321 , 555 , 58 3 , e 710.
P

1260

V. 5o. * Ponta.
57- 63. ( n.° 700 )

a r a d is o .

C. X I.

O rologio D a n te sc o , fac.

�700

COMENTI PARTICOLARI DEL PARADISO

lu to rn o ad altre spiegazioni particolari di questo Canto vedi i
n.* 524, e 555.
P a r a d is o . C. X II.

V. 55 . * Sopra la voce D ru do.

uni

Kedi. Annotazioni al D itiram bo, nelle sue Opere, ediz. di M ilunu, 1809, I. 112-119; — P u n ta, Tavola Cosmografica della Div.
C o m ., fac. 5 8 -6 3 . ( n.° 702 )
4262

1263

V. 121 —126. * Dante ambasciadore de’ Fio­
rentini a Bonifacio Vili. Discorso di Ottavio
Gigli. R om a , tip. d i Crespino P u c c i n e lli ,
1840, in 8. di 18 fac.
V. 142.* Nannucci. V o c i ita lia n e derivate
d alla lin gua Provenzale , fac. 63—64.
Vedi su questo Canto i n.'1 555 , 68 1 , e 692.
P a r a d i s o . C. X IV .

1264

V. 109-111, e 127-155. * Salv. Betti. Intorno
ad alcuni versi del Paradiso.
Nel t Giorn. A rc a d ., X L V I. 329-331.
P a r a d is o . C. X V .

V. 7 2- * Sopra la voce A la usata da Dante.

1265

N ell’ Educatore Storico di M o d en a, ott. 1 8 4 5 , fac. 1 8 9 -1 9 0 ,
articolo di A . Cagnoli.
Vedi sopra questo Canto i n .; 31 , 555, e 682.
P a r a d is o . C. X V I.

V. 88. * Spiegazione di Dionigi Strocchi.

4266

(

779 )

V edi intorno a questo Canto i n .; 9 , 555, 6 1 0 , 6 8 3 , 684, 685,
e 697.

�COMENTI PARTICOLARI D EL PARADISO

7G 1

P a r a d is o . C. X V II.

* Sopra il C anto XVII del Paradiso.

4567

D ionisi, Aneddoti, n.» I I , fac. 17-23, e P reparai, storica, fac.
111-186.
ISB8

V. 2 2 - 2 4 * L e ttera di Celestino Cavedoni
al suo Giov. Galvani.
P ubblicala dopo le Postille alla D iv. Com. del G a lv a n i, fac.
8 0 -9 6 . (n .° 811 )
Vedi sopra questo Canto i n .' 5 4 , 55 5 , 564, e 686.
P a r a d is o . C. X V III.

4269

V. 1 9 -2 1 . * Salv. Betti. Intorno ad alcuni
passi del Paradiso.
Nel Giorn. Arcad. , X L V I. 332-333.
P a r a d is o . C. X IX .

4270

V. ó. Sopra la voce Censero.
Lettera del Conte Girol. A squini al Conte Girol. O rti sull’antico
pago degli A ru sn a ti, con noie sullo stesso argom ento di Giov. Gi­
ro l. O rti. Verona, B isesti, 1828, in 4. Opuscolo im presso a 200
es e m p la ri, e seguito da un Aggiunta di 8 fac. pubblicata lo stesso
anno. Il conte A squini ne p arla nel Giorn. Arcad. ( L IX . 289 ), e
dice che contiene in Appendice u n a breve Lettera intitolata all’ab.
V iviani d’Udine sopra la voce Censero.

1274

V. 52- 57- * Salv. Betti. Sopra alcuni versi
del Paradiso.
Nel Giorn. A rca d ., X L V I. 334-335.

4272

V. 100. * Spiegazione di Dionigi Strocchi.
( n.°

779 )

Vedi su questo Canto i n .1 5 5 , 5 6 , e 555.

�762

COMEMTI PARTICOLARI DEL PARADISO

P a r a d is o . C. X X .
1273

V. 7 3 - 7 8 . * Osservazioni di Pietro Fanfani
sopra alcuni luoghi della Div. Com.
N ella Conlin. delle Memorie di M odena, X V III. 395-397.

&lt;274

V. 97. * Nannucci. V o c i ita lia n e derivate
d a lla lin gua P roven za le , fac. 38.
Vedi anche i n . ' 9 , e 555.
P a r a d is o . C. X X I.

4275

V. 79-84. * Dichiarazione di G. I. Monta*
nari.
Nel Giorn. A r c a d ., L X X X . 219-222.

1276

1277

V. 93. * Picci. N u o ri S tu d i su D a n te , fac.
235. ( n.° 841 )
V. 100. * Salv. Betti. Sopra alcuni versi del
Paradiso.
Nel Giorn. A rc a d ., X L V I. 335-336.
Vedi su questo Canto il n.° 687.
P a r a d is o . C. X X II.

1278

V. 16—18. * Salv. Betti. Sopra alcuni versi
del Paradiso.
Nel Giorn. A rca d ., X L V I. 336-337.

1279

V. 133-

135. * Lezione di Benedetto Varchi.

N elle sue L ezioni, ediz. del 1841, fac. 505-531.
1280

V. 15 1—153. * O rologio D antesco di M. G.
P o n t a , fac. 21. ( n.° 7° ° )
Vedi sopra questo Canto i n . ' 9 , 525, 526, e 707.
P a r a d is o . C. X X III.

T er le spiegazioni particolari di questo Canto vedi n .1 9, e 692.

�COMENTI PARTICOLARI DEI. PARADISO

763

P aradiso . C. X X IV .

&lt;231

25. * Spiegazione di Dionigi S tro cc h i.
O 0 779 )

428i

V. 46-49. * Salv. Betti. Intorno ad alcuni

V.

passi del Paradiso.
Nel G iorn. A r c a d . , X L V I. 337-338. T edi p u re l’ Interpreta­
zione di alcuni passi della D iv. Com. di Lelio A rb ib , fac. 4 6 -4 9 .
( n .u 853 )
Vedi anche il n.° 527.
P a r a d i s o . C. X X V .

4S83

V- 86-89. * Interpretazione di L. Arbib .
( n.°

855 )

Vedi anche i n .' 2 7 , 5 8 , e 555.
P a r a d i s o . C. X X V I.

4284

V. 45—45. * Interpretazione di L. A rbib.
( n.° 855 )
4285 V. 1 0 6 -1 0 8 . * Nannucci e Manuzzi. Sulle v o ­
c i derivate d a lla lin g u a Provenzale. (n.° 875 )
4286
V. 124—158. * L a prim a Lettione di Giovanbatista Gelli , Accademico F io r e n tin o , fatta
da lui l’ an no 154 1• Sopra un luogo di D ante
nel XXVI. Capitolo del Paradiso. In F iren ze
( T o rren tin o ) , i 549 , ' n 8* di 59. fac.
Opuscolo in carattere corsivo, eccetto la Dedicazione del Gelli
A l molto honorando A nlonm aria L andi. Il M oreni ( A nnali T or-

rent. , fac. 7 4 -7 5 ) notò che è r a r o . Q uesta p rim a lezione lodala
dal Nisieli nei Proginnasm i Poetici ( IV . 8 2 ), e dal L om bardelli nei
Fonti T oscan i , fac. 78 , era stata già im pressa, m a con poca esat-

�764

COMENTI PARTICOLARI DEL PARADISO

tezza, nella raccolta del Doni del 1547, fac. 2 5 -2 8 , e fu anche r i­
prodotta con più correzione e qualche m utam ento fra Tutte le L e­
zion i del G elli, del 1551, fac. 7 -4 6 . Si riscontra m anoscritta a
car. 140-150 di un Codice cartaceo in 4. del sec. X V I della M a gliabechiana ( Palch. IV , n.° 1 , antic. n.° Cl. V II. 195 ) , prove­
niente da A n t. F r. M a r m i, e contenente C apitoli Compositioni e
Leggi della Accademia degli H u m yd i. In questo Codice h a il se­
guente titolo : Lezione d i Giouambapa G elli C alzaiuolo Fiorentino
letta da luy nell' Acchademia degli H u m id i d i Fiorenza addi V
d'A gosto M . D . X L I.
Foiilanini, I. 364 ; — Haym, III. 146; — Salvini, F a s ti co n so l., fac. 2 ;
— Biscioni, G iunte al C in elli, VI. 524 ; — Gam ba, n.° 500 ; — Cat. m».
della Palatina.

Vedi sopra questo Canto i n . 1 5 9 , 528, e 692.
P

U87

a r a d is o .

C. X X V II.

V. 6 7 - 7 1 . * Interpretazione

di L.

A rb ib.

( n.° 853 )
«ss

V.

79- * P o n t a . O rologio D antesco , fac.

26-29. C0*1 700 e 70J )
ii89

V. 142—146. * L. Muzzi. O sservazioni so­
p ra la D iv. Com. ( n.° 804 )
V edi su questo Canto i n.' 51 6 , 555, 5 6 4 , 6 9 2 , e 711.
P a r a d is o .

mo

C. X X V III.

V. 134- i 36. Alcune osservazioni di Giusep­
pe di Cesare su un curioso luogo di Dante.
Nel Giorn. Enciclop. di N apoli, 1817, n.&gt; 1 e 2. V edi la B ibl.
h a i. di M ilano, V II. 317-319.
Vedi intorno a questo Canto i n .1 9, e 561.
P

a r a d is o .

C. X X IX .

V. 147* * ^ an nucci. V o c i ita lia n e derivate
d a lla lin g u a P ro ven za le, fac. 70—7 l *

�COBEHTI PARTICOLARI DEL PARADISO

765

V edi anche i n .' 49 4 , 525 , 5 5 5 , 7 1 0 , e 711.
P aradiso . C. X X X .

V. i. * P o n ta . O rologio D a n te sco , fac.
29- 33. ( n.! 700 e 7 0 i )
U93
V. 22. * N a n n u c c i. V o c i ita lia n e derivate
dalla lin g u a P ro v en za le , fac. i o 5 —104.
m*

V. 62. * L ettera di Salvat. Betti al eh. sig.
Cav. Giam batista Z an n o n i, segretario dell’Accadem ia della Crusca, intorno l’interpretazione di
u n passo della Divina Commedia. Rom a, pres­
so A n t. B oulzaler , 1 8 2 9 , in 8. di 11 fac.
Colla d ata di Rom a 26 febbraio 1829, inserita dapprim a nel
Giorn. A rca d ., X L I. 251-260.

1*95

V. 142—145. * Osservazioni di Ant.
zanotte.

Mez­

Nel l’/m parziaie di F aen z a, 1841, fac. 122.
V edi su questo Canto i n .' 6 0 , 555, e 564.
P aradiso . C. X X X I.

4396

V. 3 i - 34- * C. Fea. Nuove Osservaz. sopra
la D iv. Com . ( n.° 58 1 )
P aradiso . C. X X X II.

„97

V. 127. * Dichiarazione di G. B. Panciani.
Negli A nnali delle scienze religiose di R o m a , Serie nova , li.
27-28.

4*98

V. 6 1 - 7 2 . * Lezione seconda sulla Div. Com.
di Filippo M ercu ri. R o m a , tip. d elle B elle
A r t i , i 843 , in 8. di 16. fac.
Im pressione a parte del G io rn . A r c a d . , X C IV . 312-324.

�766

4399

COMENTI PARTICOLARI DEL PARADISO

V. 118-124. * Spiegazione di L. Muzzi.
Lettera sopra alcuni luoghi di Dante fac. L V II-L X III. Vedi
parim ente le sue Osservazioni sopra la Div. Com. ( n.° 804-)
P aradiso C. X X X III.

4300

V. 91—99- * Dionisi, A n e d d o ti , n.° 11, fac. i 7 Si vegga intorno ad a ltra spiegazione p artico lare di questo
Canto il d .° 529.

i

riNr.

dei.

rumo v o lin e

�TAVOLA DELLE MATERIE DEL PRIMO VOLUME.

Avviso p re lim in a re .

Dedicazione.
P a r t e p r i m a . B i b l i o g r a f i a p r o p r i a m e n t e d e t t a d e l l a d iv . c o m .

Notizie p re lim in a ri...................................................... Pag.
I. S erie

delle edizioni della

1 Secolo XV . . . . . .

2
3
4
5

.
.
.
.

. . .
. . .
. . .
...

II. P roposte

3

Div . Commedia.

........................... *
XVI . ...................................... . . . »
X V II............................................................•
XV1I1............................................................•
X I X ............................................................•

varie di ediz . della

Div . Com..................... *

li
60
&lt;04
&lt;»3
125
204

HI. E str a t ti della Div . Com. I u e d i l i ........................... &gt; 2 0 4
......................a s t a m p a .......................................................... » 206
IV. R is t r e t t i della Div . Com. In v e rsi........................... ■ 243
...................... in p r o s a .......................................................... » 2 3 4
V. R iduzioni in prosa it a lia n a ........................................... * 233
VI. T raduzioni.
4 In dialetti i t a l i a n i ......................................■ 236
2 Latine in versi in ed ite .................................- 2 3 6
3 . . .
a stam pa ...................................... ' • 243
4 Latine in p r o s a ........................... . . . »
247
5 Francesi inedite . . . ............................• 247
6 . . . . a s t a m p a . .................................* 249
7 I n g l e s i ............................................................• 264
8 T e d e s c h e .......................................................» 2 7 0
9 S p a g n u o le ...................................................... » 1 7 7
40 In Russo. (Vedi il Supplem ento )
VII. Rimari e In d ic i .

Vili. Illustrazioni

della

Div . Com.

4 Disegni, Incisioni e Miniature . . . . .. «. 2» 9 5
2 T ele, Affreschi e Sculture, il cui soggetto è
preso dalla Div. Com..................................... «......
346
J P itture e Sculture antiche tratte dalla Div.
Com., o conformi alle immaginazioni Dantes c h e ................................................................. » 334
IX. Musicografi* della Div. Com.........................................» 350

�768
P a r t e s e c o n d a . B ib l io g r a f ia c r it ic a d e l l a d iv . c o m .

I. Studi sopra il testo del P oema
*53
II. S tudi sopra Dante e sul P oema di lui .
1 Studi critici e le tte r a ri
. . . . • . * 370 e 400
2 P aralleli e R isc o n tri........................................ »
401
3 E lo g i, Accuse e A pologie............................ *
406
III. I ntroduzione alla lettura di Dante.
4 Origine e sto ria del P o e m a ....................... . 4 5 1
2 O riginalità della Div. C om m edia. . . . »
458
3 Allegoria della Div. Com ................................ »
467
4 Sistem a m itologico della Div. Com. . . ■ 484
5 Spirito religioso della Div. C om m edia . •493 e 508
6
S pirilo P apale della Div. Com m edia . . ■ 500
7 Spirito filosofico della Div. Coni. . . . « 5 ( 8
IV. ISTORIOGRAFIA DELLA DlV. COMMEDIA.
1 T ra ili g e n e r a li................................................... * 519
2 Passi storici dell’ I n f e r n o ............................ * S33
3
. . . . d e l P u rg ato rio
ss®
4 . . . . d e l P a r a d is o .................................. * 556
V. Cognizioni scientifiche di Dante.
1 T raiti g e n e ra li. ............................................. *
559

P

2

Cognizioni fisico-maiemaiiche .

. •

559

6

3
astro n o m ich e
.
4
bo tan ich e e m ediche . . .
*
5
p o lig lo tte .................................... *
Dante giureconsulto ........................................»

561
566
568
568

a rte terza

I. Notizie

. C

.

.

o m e n t i s t a m p a t i d e l l a d iv . c o m .

preliminari

1 C ronologia degli antichi e m o d ern i le tto ri di D a n te .................................................................... » 573
2 Notizie b ib l io g r a f i c h e .................................. » 5 7 9
3 Del C om ento sulla Div. Com. attrib u ito a Ja­
copo della L a n a , e di quello appellato VOt­
timo .................................................................... * 58*
II. Comenti generali o c o lle tt iv i .
1 Secolo X I V ................................................... ..... . • 598
2
. . . . X V .............................................................. . 6 5 «
3 . . . . X V I ............................................................... . 6 5 5
t . . . . X V II...............................................................* «67
5 . . . . X V I I ! ......................................................... . 6 6 8
6
. . . . XIX . . .
............................................... 6 7 2
III&gt; M is c e l l a n e a ........................... ......

.

........................................ »

«M

�769
IV. Comenti r articolari, editi o in e d it i .
1 I n f e r n o ................................
2 P u rg a to rio ...........................

3 Paradiso......................• .

» 702
» 741
» 756.

�F inito

di stampare nella industriosa c itta ' p i

ciugno dell ' anno

MDCCCXXXXVI. A

spese della

P r a to ,

il di

XXX

T ipografia Aldina-

��L’ OPERA SI DISPENSA

In F ir e n z e al G abinetto scientifico e le tte ra rio del sig.
G. P . Vieusseux e dagli a ltri principali lib ra i d ’ Italia.

�������</text>
                  </elementText>
                </elementTextContainer>
              </element>
            </elementContainer>
          </elementSet>
        </elementSetContainer>
      </file>
    </fileContainer>
    <collection collectionId="23">
      <elementSetContainer>
        <elementSet elementSetId="1">
          <name>Dublin Core</name>
          <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
          <elementContainer>
            <element elementId="50">
              <name>Title</name>
              <description>A name given to the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="7841">
                  <text>Université Grenoble Alpes</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
          </elementContainer>
        </elementSet>
      </elementSetContainer>
    </collection>
    <itemType itemTypeId="1">
      <name>Text</name>
      <description>A resource consisting primarily of words for reading. Examples include books, letters, dissertations, poems, newspapers, articles, archives of mailing lists. Note that facsimiles or images of texts are still of the genre Text.</description>
      <elementContainer>
        <element elementId="149">
          <name>Thématique</name>
          <description>Le(s) sujet(s) abordés par un document, exprimés à l'aide de mots-clefs définis par l'équipe de FonteGaia. (Pour l'indexation à l'aide des vedettes matières de RAMEAU utiliser le champ "Sujet du Dublin Core".</description>
          <elementTextContainer>
            <elementText elementTextId="7995">
              <text>Littérature</text>
            </elementText>
          </elementTextContainer>
        </element>
        <element elementId="150">
          <name>Genre</name>
          <description>Genre(s) littéraire du document..</description>
          <elementTextContainer>
            <elementText elementTextId="7996">
              <text>Bibliographie - inventaires</text>
            </elementText>
          </elementTextContainer>
        </element>
      </elementContainer>
    </itemType>
    <elementSetContainer>
      <elementSet elementSetId="1">
        <name>Dublin Core</name>
        <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
        <elementContainer>
          <element elementId="39">
            <name>Creator</name>
            <description>An entity primarily responsible for making the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="409">
                <text>Colomb de Batines, Paul (1811-1855)</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="40">
            <name>Date</name>
            <description>A point or period of time associated with an event in the lifecycle of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="410">
                <text>1845</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="45">
            <name>Publisher</name>
            <description>An entity responsible for making the resource available</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="412">
                <text>Tipografia Aldina</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="47">
            <name>Rights</name>
            <description>Information about rights held in and over the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="413">
                <text>Domaine public</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="48">
            <name>Source</name>
            <description>A related resource from which the described resource is derived</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="414">
                <text>Université Grenoble Alpes. Bibliothèques et Appui à la Science Ouverte. BU Droit et Lettres. C1646</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="49">
            <name>Subject</name>
            <description>The topic of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="415">
                <text>Dante Alighieri (1265-1321) -- Bibliographie</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="2457">
                <text>Dante Alighieri (1265-1321) -- Divina commedia</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="43">
            <name>Identifier</name>
            <description>An unambiguous reference to the resource within a given context</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="416">
                <text>384212101_C1646</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="12280">
                <text>url:384212101_C1646_1_2</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="50">
            <name>Title</name>
            <description>A name given to the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="417">
                <text>Bibliografia dantesca. Tome I.II</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="51">
            <name>Type</name>
            <description>The nature or genre of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="418">
                <text>monographie imprimée</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="66">
            <name>Has Format</name>
            <description>A related resource that is substantially the same as the pre-existing described resource, but in another format.</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="3151">
                <text>http://fontegaia.huma-num.fr/files/manifests_json/384212101_56822_1_2/manifest.json</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="44">
            <name>Language</name>
            <description>A language of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="6702">
                <text>ita</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="6703">
                <text>italien</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="6749">
                <text>fre</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="6750">
                <text>français</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
        </elementContainer>
      </elementSet>
    </elementSetContainer>
    <tagContainer>
      <tag tagId="4">
        <name>DONE</name>
      </tag>
    </tagContainer>
  </item>
  <item itemId="38" public="1" featured="0">
    <fileContainer>
      <file fileId="38">
        <src>http://fontegaia.eu/files/original/9ed3b780454af527b4c943953491c66d.jpg</src>
        <authentication>aad540f56ad52a88a6b7876c08d75154</authentication>
      </file>
      <file fileId="94">
        <src>http://fontegaia.eu/files/original/9cf8cb450e9895c3a1f9e0ed7f1e0c9b.pdf</src>
        <authentication>2fc4d1eff82aef15dca3fa028f658001</authentication>
        <elementSetContainer>
          <elementSet elementSetId="4">
            <name>PDF Text</name>
            <description/>
            <elementContainer>
              <element elementId="153">
                <name>Text</name>
                <description/>
                <elementTextContainer>
                  <elementText elementTextId="10351">
                    <text>��L ’ IT A L IA

NELLA

LETTERATURA

FRAN CESE

Dalla caduta dell’ Impero romano alla morte di Enrico IV.

��CARLO DEL BALZO

L

’

I

T

A

L

I

A

NELLA

L E T T E R A T U R A

F R A N C E S E

DALLA CADUTA DELL' IMPERO ROMANO
ALLA MORTE DI ENRICO IV

ROMA-TORINO
CA SA E D IT R IC E N A Z IO N A L E
5
0
9
1

ROUX &amp; V IA REN G O

�ST AB IL IM EN TO

T I P O G R A FP
laI C O D E L L A
ietà
p
ro

« TRIBUNA »

�AL LETTORE

Questo non è un libro d'occasione, non è
posto per sfruttare il giorno dì festa ;
in parte, scritto, quando più ferveva

stato com­

ma f u ideato, e,
il

malumore tra

Italia e Francia, cioè nel 1886. E però io ho lasciato, in­
tatta, senza mutarvi una parola sola, la prefazione al mio
lavoro, che f u stampata nel n. I° (2 gennaio 1886) della
Gazzetta letteraria di Torino. I l mio lavoro rimase allora
interrotto per la morte di mia madre, avvenuta nel maggio
del 1887. Tempo fa , alcuni benevoli amici mi hanno invo­
gliato a riprenderlo, a completarlo, ed io, che dal 1878,
e son circa trent'anni, ho nei miei viaggi, nei miei

arti­

coli, nei miei discorsi, nei miei libri, cooperato, sempre, e,
come meglio ho potuto, al riavvicinamento tra le due grandi
nazioni latine, necessario per il progresso e la civiltà uni­
versale, ben volentieri, e col massimo ardore, mi son ri­
messo allo studio, notevolmente aumentando la torte già
pubblicata, e rappresentando tutto il gran movimento del se­
colo X V I , fino alla morte di Enrico IV . Credo

di aver

fatto un’opera civile da meritare l ’incoraggiamento ed il
plauso dei buoni latini di qua e di là dalle Alpi. Ho

�rtato la mia pietruzza, come suol dirsi, per
o
p

rendere più

solida la fondazione di quell’edificio meraviglioso che de­
v ’essere consacrato alla concordia delle due nazioni, che
maggiormente sono state e saranno le cooperatrici della
storia del mondo.
Roma, ottobre 1904.
C arlo D el Balzo .

�PREFAZIONE

��fa, in una delle mie escursioni a Parigi, passeg­
giando sopra i lungo-senna della riva sinistra, presso
il ponte Des Arts, alle porte del quartiere latino, in una
scatola di un bouquiniste, trovai un libro molto curioso,
stampato da circa una ventina d ’anni.
Questo libro del signor Dumesnil, che parla di alcuni
viaggiatori francesi in Italia dal sedicesimo secolo fino ai
nostri giorni, mi procurò un vivo piacere intellettuale,
ma mi fece sentire un bisogno nuovo, molto ruinoso per
il mio bilancio : ricercare tutti gli scrittori francesi che
parlano dell’Italia.
Da quel giorno sono diventato anch’ io un collezioni­
sta ; e da allora in qua parmi che mi manchi sempre
qualche cosa. E nella compassione che, spesso, ho di me
stesso, abbraccio i collezionisti infelici di questa valle di
molti autori e di pochi lettori.
La collezione, che io stimavo di completare con poco
tempo, con poca fatica e con poca spesa, mi ha giuocato
un tiro birbone. Ho una piccola biblioteca di mille vo­
lumi, e me ne manca ancora un migliaio per possedere
tutto ciò che da scrittori francesi è stato stampato in libri
dedicati, esclusivamente, alla nostra patria.

T

empo

Questa prefazione atta « prima parte » di questo lavoro, come
è detto nelle precedenti parole « A l lettore », fu stampata il 2
gennaio 1886 nella Gazzetta letteraria di Torino.

�Passeremo a rassegna questa biblioteca francese sul­
l’Italia. Sarà uno studio curioso che, a mio modo di ve­
dere, dovrebbe esser letto con piacere ed interesse. Cosi,
messi da banda gli articoli dei giornalisti, che scrivono,
spesso, per accarezzare il capriccio momentaneo della
turba, si potrà sapere davvero che cosa si è detto dai
Francesi sul conto nostro in tempi di calma e a mente
serena. E sarà anche utile il raddrizzare non pochi giudizi
storti.
n, strano a notarsi che noi altri scriviamo molti ar­
ticoli sulle faccende francesi, citiamo sempre gli scrittori
francesi, teniamo dietro anche alle più insulse cose che
accadono a Parigi, ma non abbiamo scritto e non scri­
viamo bibliografie sugli scrittori francesi, nè libri di im­
pressioni di viaggi in Francia. Di libri scritti da Italiani
sulla Francia non ne conosco che pochi, tra i quali im­
portante molto quello del Raina sulla storia dell’epopea.
Al contrario, in Francia ci citano ben poco negli articoli
di giornali, o, se ci citano, ci insultano ; nella rubrica
dei fatti diversi non si parla quasi mai dell’Italia ; ma
non passa un anno che non sieno pubblicati almeno due
o tre volumi sulla letteratura nostra, o saggi separati
sopra scrittori ed artisti, o impressioni di viaggi.
Ed io desidererei che certe cose fossero lette da quei
tanti pubblicisti oltremontani che, senza aver visitato l’I­
talia, o solo dopo avervi passato una quindicina di giorni,
con imperturbabile serenità, spifferano le loro sentenze.
Ad essi bisogna ricordare le seguenti parole d ’oro dello
Chateaubriand :
« Un moment suffit au peintre de paysage pour crayon­
ner un arbre, prendre ime vite, dessiner une mine ;
mais les années entières soni trop courtes pour étudìer
Ics mteurs des hommes et pour approfondir les sciences
et les arts ».

E con ciò non voglio dire che tutti i libri scritti
da Francesi sull’Italia sieno tipi di perfezione. Ahimè! n o;
ma è certo che i più tra essi sono scritti con acume, con

�istruzione e con- intelletto d’amore. Si è detto, e si ripete
da tutti i pappagalli letterari, che gli scrittori francesi
sono leggeri, ma quante volte coloro che appaiono più
leggeri, sono poi i più ricchi di spirito, di osservazione
e di studio ! Spesso gli scrittori francesi rassomigliano
a quei viaggiatori che sembrano poveri, senza bagaglio,
e hanno la panciera al disotto della camicia rimpinzata di
luigi d ’oro.
Studiamo, adunque, insieme questa biblioteca francese
sull’Italia, e, forse, ne trarremo un gran profitto. L'Italia
e la Francia debbono conoscersi meglio, riavvicinarsi. La
guerra fra queste due grandi nazioni, il cui genio latino
non è ancor morto, sarebbe una sventura per l’umanità.
L ’amicizia fra l’Italia e la Francia è una garanzia di
progresso ; è un bene per la causa liberale del mondo.
Conoscendo ciò che illuminati scrittori francesi hanno
detto dei nostri antenati e di noi, impareremo a dimen­
ticare certe cose e a ricordarne delle altre. E, se vedremo
che la nostra patria è stata tanto ed è tanto amata da
illustri figli della terra francese, potremo dissipare la
nebbia di malintesi e di pregiudizi creati dagli opportu- I
nisti e dagli avventurieri della politica, mascherati da
pretoriani o da giacobini, non monta.
Proponendomi di passare a rassegna questa biblioteca
francese sull’Italia, pensai, in prima, di dividere il mio
lavoro in categorie ; da una parte tutti gli impressio­
nisti ; da un’altra gli storici e i politici ; poi i bio­
grafi, poi i romanisti. Ma questa divisione avrebbe di
certo prodotto un non so che di monotonia. E sebbene,
forse, avrebbe dato un’idea compiuta sopra un dato sog­
getto, non sarebbe stata, indubitatamente, efficace a ren­
dere lo sviluppo progressivo dello spirito francese, se­
condo i tempi e le circostanze, nei giudizi sulle cose
italiane. Epperò ho finito col giudicare più logico e più
utile il parlare delle diverse pubblicazioni per ordine di
data, salvo a raggruppare qua e là, dove se ne sentirà
il bisogno, più lavori di uno stesso autore.

�Confido che questo studio non sarà un pleonasmo. Il
numero dei volumi è grande, come ho detto. E se molti
tra essi sono noti, altri sono appena conosciuti da una
poca parte di studiosi, altri poi sono del tutto ignorati.
E, spesso, questi ultimi hanno uguale diritto, per il loro
valore intrinseco e per la festevolezza del dettato, alla
notorietà dei secondi, od anche alla celebrità, o popola­
rità dei primi.
Incominceremo dal Rinascimento, a studiare gli scrit­
tori del decimosesto secolo. E va inteso che, essendo così
numerosa la simpatica falange degli scrittori francesi di
cose nostre, non di tutti parlerò molto ; di alcuni biso­
gnerà contentarsi di pochi cenni, di altri di sole notizie
bibliografiche, acciò chi voglia vederli bene, li ricerchi;
l’essenziale è che si abbia contezza di quasi tutti ; che
si abbia sottocchio quasi tutto il materiale da esaminare
per costruire una storia dell’idea italiana in Francia. Ho
ripetuto la parola quasi ed a disegno, perchè vo’ che il
benevolo lettore si figga bene in mente che io, per ora,
non ho la pretensione di presentare un lavoro compiuto.
Ora presento un abbozzo di opera che spero di rendere,
col tempo, con la lima, con i consigli e con le correzioni
dei critici onesti e benigni, più vasta; e, per quanto mi
sarà possibile, perfetta.
Questa specie di prefazione mi è parsa necessaria, e
spero che nessuno dei miei pochi lettori si ricorderà, a
proposito di essa, che le Prefazioni furono chiamate dal
Giusti le smorfie degli scrittori.

�A v a n ti il R in a s c im e n to in F r a n c ia .
T en tativi di Carlo M agno — L a cultura latina nel m ezzogiorno
— Rom a per il vesco vo di T o u rs — L a poesia provenzale —
Il primo ammiratore di V en ezia — Corrente antipapale —
Corrente antifeudale — Jean de M eun e gli imitatori suoi —
Il teatro nascente — D ante e Cristina de P isan — F ran co is
V illon — L a prim a im itazione del D ecam erone.

��e d ia m o un po’ che cosa era il bagaglio letterario
della Francia all’alba del Rinascimento, per esaminare,
rapidissimamente, in quante delle opere durabili, composte
dal principio del V secolo, in cui cadde la dominazione
romana nella Gallia, fino al principio del X V I, sia possi­
bile trovare una origine o una preparazione ai lavori sul­
l’Italia, compiuti da Francesi durante il Rinascimento.
Nel principio del V secolo alla civiltà gallo-romana
sottentra in tutta la vecchia Gallia, con le invasioni bar­
bariche di Visigoti, Borgognoni e Franchi, una notte
profonda. Le scuole romane distrutte, la cultura generale
che, specialmente nella Gallia narbonese, durante il III
e IV secolo, aveva fatto progressi molti, non fu altra cosa
che un ricordo. Nondimeno la lingua latina, organo uffi­
ciale della Chiesa, rimase, e, con essa, una storia lette­
raria della Francia. Gli scrittori, o cronisti, o teologi, o
retorici, furono quasi tutti gente di chiesa, vescovi, mo­
naci, abati, che si moltiplicarono inutilmente sotto la do­
minazione franco-merovingia. E dico che si moltiplicarono
inutilmente — se ne contano nel sesto secolo, compul­
sando il terzo volume della storia letteraria della Francia,
non meno di settantuno — perchè, tutti, oziosi estensori,
in barbaro latino, di cose inutili; quasi tutti, tonsurati ed

V

�associati, come tali, al comando dalla feroce, ignorante e
superstiziosa razza merovingia, si astennero, cortigianamente, dal predicare ai potenti il rispetto, dovuto alla
proprietà, la fede ai patti, il perdono ai vinti e ai deboli,
10 spirito della carità evangelica. Solo il chierico Gregorio
di Tours, che scrisse in latino come tutti gli altri, è meno
pauroso degli altri, e non nasconde che poche volte e,
forse, non a disegno, la verità. Ed ancora per tutto il
settimo secolo, fino alla caduta della prima dinastia, gli
scrittori religiosi tennero il campo, e scrissero in una lin­
gua che il popolo non capiva. Tra quella turba, che non
fu mai viva, potete distinguere il Frédégaire, secondo
cronista della Francia, e il poeta Fortunat, che pure non
sono immuni della pece di servilismo e di superstizione.
Fra i Carolingi, succeduti ai Merovingi, solo Carlo­
magno, dopo aver vista l’Italia, ebbe nella gran mente
11 pensiero di creare una cultura, riattaccandosi alla civiltà
antica.
« Charlemagne, en parcourant l ’Italie, s ’était convaincu
qu ’il restait certaines traces de cette brillante civilisation que
Rome antique avait répandue partout, et, sous ce rapport, il
reconnut que les peuples de la Gaule étaient bien inférieurs
aux nations Ultramontaines. Voulant rallumer les lumières
de la pensée et des arts dans ce pays où jadis elles avaient
brillé d ’un v if éclat, l ’empereur en visita toutes les provinces;
rendu sur les bords de la Seine vers l ’an 779, i l établit, avec
l ’assistance de ce qu’il y avait de moins ignorant p a n n ile
clergé, une école où l ’on enseignait à lire, à écrive, quelques
éléments de calcul et l ’art, fo r t honoré alors, de chanter au
lutrin » (1).
Poi, nel suo palazzo di Aix-la-Chapelle, formò una
biblioteca, e amava di vedere anche le sue figlie intente
a copiare dei manoscritti. Si circondòdi una piccola corte
erudita, e si faceva chiamare David, e dava al monaco
Alcuino il nome d ’Omero, e al suo segretario Eginhard,
(1)

T o u ch ard -L a fo sse :

Histoire de Paris, Vol. I, 172-73.

�del quale abbiamo un latino lina vita di Carlomagno, il
nome di Orazio. Ma quella poca cultura, imbandita dal
galante, e bello, e frivolo Eginhard, l’amante fortunato
eli una delle figlie di Carlomagno, e dal pesante monaco
che aveva proscritto Virgilio, stimandolo poeta capace di
corrompere i suoi allievi, era troppo superficiale per du­
rare, e spari come una meteora.
Con la morte di Carlomagno, la tradizione latina in
Francia, per poco ripresa, fu spezzata di nuovo. E la
notte ricominciò. Solo nel Mezzogiorno rimase una pal­
lida luce. E di là incomincia la cultura francese, dal Mez­
zogiorno, dove erano ancor vive le tradizioni romane.
Tolosa, Narbona, Arles, Marsiglia, Bordeaux, Montpellier
conservavano, in una certa misura, il deposito della ci­
viltà antica. Colà il popolo minuto era meno rozzo, e
parlava una lingua più dolce di quella del settentrione; e
i baroni erano lieti gentiluomini, e non pochi poetavano
e quasi tutti accoglievano nelle Corti loro i poeti giro­
vaghi, i troubadours, con i quali, alla fine dell’ undecimo
secolo, fu iniziata la storia della letteratura francese, da
non confondersi con la storia letteraria della Francia, di
cui ho parlato testé.
Nondimeno, qualche spirito libero e colto conservava,
anche nel settentrione della Francia, il rispetto e l’affetto
per Roma. Hildebert, vescovo di Tours, andò a Roma
su i primi del XII secolo, quando non ancora erano sa­
nate le piaghe della devastazione del normanno Roberto
Guiscardo, che Gregorio VII aveva chiamato in suo aiuto
contro quell’Arrigo IV, che egli, tanto impoliticamente,
aveva cosi profondamente umiliato a Canossa. Innanzi a
quella desolazione il vescovo di Tours esclama:
« Niente è uguale a te, o Roma! Sebbene tu non sia
che quasi niente altro che una rovina... i tuoi resti mo­
strano ciò che tu fosti nella tua integrità... i suoi capi
prodigarono tesori, il destino il suo favore, gli artisti il
loro genio, il mondo intero le sue ricchezze, ed essa é
caduta, questa città di cui io cerco di dire qualche cosa

�che sia di essa degna. Io dirò solamente: essa fu Roma !
E nondimeno, nè la serie degli anni, nè il fuoco, nè la
spada non hanno potuto interamente cancellare il suo
splendore ; ne resta troppo e troppo vi è stato cancellato
perchè si possa distruggere ciò che ancora è in piedi, o
rialzare ciò che è caduto ».
Queste ultime frasi sono incomparabilmente belle e
degne di qualche grande poeta moderno. E, parlando
delle antiche statue, dei simulacri degli antichi dei, il buon
vescovo soggiunge: Questi dei sembrano respirare, e sono
onorati piuttosto per il talento degli artisti che per la
propria divinità loro.
Dopo una tale immagine poetica, che quasi scusa l’a­
dorazione degli idoli pagani in nome dell’arte, ei riassume
così la politica dei reggitori ecclesiastici, con grande ar­
dimento, lui vescovo, quasi presago dei massacri che, in
nome di Roma papale, avrebbero dovuto essere consu­
mati, più tardi, nella sua terra di Francia:
« O felice città, se essa mancasse di padroni, o se
fosse vergognoso ai suoi padroni il mancar di fede ! »
Sembra questa una invettiva, una maledizione uscita
dalla bocca di Guglielmo Figuèra, o di Pietro Cardinal,
dopo la strage degli Albigesi.

Intanto, i cultori della gaia scienza in Provenza e nel
Mezzodì, aumentavano. Essi non amavano i lunghi poemi
eroici che lasciavano ai verseggiatori della lingua d ’Oil,
e si tenevano ai brevi componimenti frivoli, amabili, ga­
lanti, mondani. Se ne togliete la lunga e tediosa canzone
di gesta : Gerard de Roussillon, che certamente può at­
tribuirsi al Mezzogiorno, i troubadours non coltivarono
altra cosa se non tensons, sirventes, jeux-parti s, sonnets,
chansons, pastourelles, aubades, serenas. Quasi tutta questa
feconda e leggera produzione, scoppiettante di spirito,
condita di un leggiero scetticismo, che si rivelava con
punture, elegantemente dissimulate, alla curia papale, fu

�cancellata col sangue, con l’esterminio degli Albigesi. Il
terrore sottentrò alla gaia scienza ; la tenebra alla luce.
I barbari seguaci di Domenico di Gusman e di Simone
di Monfort, brutalmente, bruciarono quanti manoscritti
poterono avere tra mani, per distruggere fino la memoria
di tutti quegli eretici, come avevano tentato di soppri­
mere tutti i corpi, guidati dal motto di Simone, non
soldato ma carnefice : uccidete tutti, Dio distinguerà
i suoi.
Dal lago di sangue, scavato dall’inquisizione e da
Roma papale, si levarono le maledizioni degli ultimi tro­
vatori provenzali. Non potendo più impugnare la spada,
intonarono il canto, l’appello alla posterità. Un buon cat­
tolico, che fu partigiano delle ultime crociate e del conte
di Monfort, fino al momento in cui fu testimone degli
orrori consumati in nome della fede, e che si nasconde
sotto il pseudonimo di Guglielmo Tudèle, compose la
canzone degli Albigesi, in cui la sua anima onesta e ri­
belle difese la causa degli eroici vinti, e condannò all'in­
famia, con accenti ispirati, la politica feroce, iniqua dei
cardinali, dei vescovi, della Roma papale, e dei suoi car­
nefici ; e glorificò il nome della città di Tolosa, baluardo
dell’onore e della libertà del mondo.
E questa canzone degli Albigesi si lascia indietro tutte
le canzoni di gestaj intonate alla cavalleria ed alla fede
intollerante, e quasi sorse a sfidare la Chanson de Roland.
E la voluttà sanguinaria dei crociati, e specialmente
del Folquet, vescovo di Tolosa, antico trovatore, così te­
nace nel sangue, come altre volte nel piacere, fece di un
povero sarto, un poeta. Guglielmo Figuèra, non volendo
più vivere in quelle strade, in cui aveva visto quel mi­
nistrò di Dio dirigere da forsennato il massacro, abban­
donò la casa paterna, si fece giullare, e se andò in Lom­
bardia, cantando contro la Roma dei papi, pieno il cuore
di odio giusto e profondo contro nobili e preti. « O Roma,
astuta e ingannatrice, egli grida, voi governate così in­
giustamente che presso di voi si nasconde ogni malizia

�ed ogni malafede. Sotto le apparenze di un agnello, con
uno sguardo semplice e modesto, voi siete dentro un
lupo rapace e un serpente coronato ».
I canti di maledizione di Guglielmo Figuèra, sgor­
ganti da un cuore esulcerato, da un animo infiammato
di giusto sdegno, luminosi di verità, echeggiarono in
ogni angolo della bruciata, insanguinata Provenza, in
modo che una pia dama di Montpellier, la dama Ger­
monda, non contenta di vedere la sua terra ancora fu­
mante di sangue, inorridita da quel successo, sbrodola
una sirventese in favore del papato :
Roma, ien esper
Que vuestra senhoria
E Franse, per ver,
Cuy no plez mala via,
Fassa dechazer
L'orgueilh et l ’eretgia,
E il domenicano Izarn componeva il canto dell’Inqui­
sizione. Egli rappresenta sè medesimo a piè del rogo,
tentante di convertire un Albigese con quest’ argomento
irrefutabile, che termina ogni strofa: Credi come noi, o tu
sarai bruciato!
Ma gli ultimi trovatori provenzali non si arrendono,
e Pietro Cardinale, che prima aveva lanciato il manifesto
dei troubadours contro gli ubbriachi francesi, ritiratosi a
Napoli, dove visse fino a cento anni, non cesso di male­
ledire Roma, i suoi preti, i suoi monaci, tutto ciò che
portava una tonaca.
« I preti tentano di prendere da ogni parte, checché
possa costarne di dolore. L ’universo è loro; essi se ne ren­
dono padroni; usurpatori verso gli uni, generosi verso gli
altri, essi impiegano le indulgenze, essi usano dell’ipocri­
sia, essi seducono questi con Dio, quegli altri col dia­
volo » ( 1 ).
(1). Vedi a pag. 46 in: La satire en France au moyen âge,
par C. L e n i e n t , Paris, Hachette, 1859.

�La voce di Pierre Cardinal fu forse l’ultima della sven­
turata Provenza, che perdè nel sangue la sua libertà mu­
nicipale, la sua libertà di pensiero, la sua ricchezza e la
sua letteratura.
Di quella brillante e fuggitiva letteratura provenzale
poco si conosceva tra la fine del secolo X V e il principio
del secolo X V I. E quasi si può dire che essa non ebbe
efficacia molta nel risveglio letterario di là dalle Alpi, e
nello sviluppo dello spirito francese. Con la scomparsa
della meteora provenzale, la Francia fu invasa dalle chan­
sons de gestes, rozzi poemi eroici, tanto lunghi quanto
monotoni. O ggi se ne potrebbero pubblicare più di una
ottantina ; ma a che pro ? I medesimi elementi sono ser­
viti a tutti.
« C ’est toujours le même ambassadeur sarrasin qui vient
défier le roi de France, les mêmes guerres, les mêmes coups
de lance, le même amour d’une princesse païenne pour un
baron chrétien, l ’inévitable et invariable Ganelon (il tradi­
tore). le même dénoûment » ( 1 ).

Sopravviveva allora, come sopravvive ora, fra tanti
poemi eroici, morti e seppelliti da secoli, la Chanson de
Roland, scritta nell’ultimo terzo del dodicesimo secolo, e
composta da un normanno. Turoldus, come si legge in
fine del poema, in francese Turoude o Theroulde.
In questo poema, nato da una leggenda nazionale,
nata, a sua volta, con lo storpiamento di un fatto storico
registrato da Eginhard nella sua Vita di Carlomagno, non
si può trovare eco di gesta o di idee italiane, se metti
da banda il calore di fede religiosa, riflesso della civiltà
della nuova Roma cristiana. Questo rozzo poema epico, che
pur, qua e là, commuove e interessa, per quel non so che
di sinceramente appassionato che lo riscalda, e per l’in­
genua fede religiosa che vi si sente, rimane, solo, opera
(1) N i s a r d:

H is to ir e d e la litté r a tu r e fr a n ç a is e , vo l 1, 16 1.

�durabile fino alle Memorie di Villehardouin, che fu l’anima
della quarta crociata. Egli fu il capo della Legazione in­
viata a Venezia dai crociati francesi per chiedere dei va­
scelli alla Repubblica; egli, l’oratore che persuase il doge,
nella chiesa di S. Marco, a stringere alleanza con i cro­
ciati; egli, l’istigatore della nomina del marchese di Mon­
ferrato a duce dei crociati dopo che, ritornato nella Sciam­
pagna, vi apprese la morte del signor Thibault, che do­
veva condurre l’impresa; egli, l’eloquente consigliere del
conte di Blois a prendere la via di Venezia per andare in
Palestina.
Questo scrittore guerriero, virtuoso, credente, digiuno
di cultura classica, tutto assorbito dall’azione, senza pro­
fondità di vedute, nè curiosità di rintracciare cause ed
effetti, nè arte di rappresentazione, non pensa che tutto
quell’armeggiamento non riesce ad altra cosa se non allo
sviluppo della potenza marittima della regina della laguna ;
ma, sol commovendosi innanzi allo spettacolo pittoresco
di quella città originale, alle pompe di San Marco, a
quell’animazione commerciale e marziale, riesce a scolpire
efficacemente la figura eroica del doge Enrico Dandolo,
che, quantunque vecchio e cieco e malato, prende la croce
per andare a combattere l’armata dei crociati. Venezia ri­
mane maestosa nelle pagine di questo primo cronista fran­
cese, che pare quasi presago dell’amore delicato e fervente
che muoverà tanti suoi compatriotti a studiare l’origine,
a raccontare le glorie, a compulsare la sapienza della se­
conda Roma.
Intanto, accanto alla poesia ed alla prosa, schietta­
mente feudale, eroica, credente, seria, ricomincia ad ap­
parire la nota gaia, amabilmente scettica, e leggermente
satirica, contro la società feudale e monacale, sotto il ve­
lame delle allegorie. Lo spirito francese principia a ri­
sorgere : il microscopico embrione della nuova Francia
nasce, ridendo, dalla vecchia Gallia. Cosi la canzone lirica
ed entusiastica dei troubadours provenzali si fa scettica,
ironica ed anche guardinga sulle labbra dei trouvères del

�settentrione, tra i Picardi, i Normanni, i Parigini, nella
Sciampagna, nel nucleo, cioè, intorno a cui si venne co­
stituendo la Francia ad unità nazionale. E questa nuova
canzone, più svelta, più mordace, del tutto popolare, ebbe
in Ruteboeuf un notevole campione. Quello spirito biz­
zarro, caustico, che conobbe i lunghi giorni di miseria
senza fuoco e senza pane, fra le tramontane ghiacciate
delle vie fangose del vecchio Parigi, che passava dalle
taverne, dai dadi, agli strilli dei suoi bimbi affamati, fu
il portavoce della plebe sfruttata da vescovi e baroni. E
la sua Chanson des ordres, in cui passa a rassegna tutti
gl i ordini religiosi, ci presenta due tipi, il fariseo e la
bigotta, che sono serviti di modello a scrittori di assai
maggior fama. Il fariseo, che veste di semplice lana, dal
viso magro' e pallido, dall’aria e dalla parola austera, ma
ambizione di leone, unghia di leopardo e fiele di scor­
pione, è il padre di Faux-semblant del romanzo della Rosa,
di Jean de Meun e il nonno di Tartuf e . E la bigotta ?
Sa parole est prophecie,
s'ele rit, c ’est compagnie,
s ’ele pleure, dévocion,
s'ele, dort, ele est ravie,
s ’ele songe, c'est vision,
s ’ele ment, n’en créez mie.
La bigotta non ha niente da invidiare a Serafina la
devota di quel mago della scena, che si chiama Vittoriano
Sardou.
Ma il Ruteboeuf, divenuto vecchio, si pente, e va a
ricoverarsi fra i monaci di Saint-Victor !
Un altro cantore, un uomo di chiesa, Guyot de Pro­
vins, brontolone, maldicente, ma molto amico del buon
boccone e del buon bicchiere, come un buon canonico, se
la piglia, anche lui, con Roma papale e con i cardinali
che portano via di là dai monti il denaro di Francia, e
impreca contro Roma, dove Romolo uccise suo fratello ;

�dove Nerone uccise sua madre ; dove Cesare fu ucciso
dai suoi beneficati, e san Pietro martirizzato :
A h ! Rome, Rome

Encore ocires, tu maint home !
Ma da uomo accorto cerca di tenersela calda, nel
passare anch’egli in rassegna gli ordini religiosi, con al­
cuni di essi, i più potenti, come i Benedettini e i Tem­
plari. Che più ? egli entrerebbe ben fra questi ultimi,
pieni di ospitalità, e non disdegnosi della buona cucina
e del buon vino, se non ci fosse stato l’obbligo di andare
a combattere l’infedele. Non amava il pericolo, non vo­
leva morire da eroe il chiacchierone Guyot ; voleva sem­
plicemente sfogarsela ; una frecciatimi a Roma come galli­
cano, una carezza ai monaci più potenti, ma niente pericolo.
L ’uomo di chiesa è un Ruteboeuf raffinato, è uno degli
antenati di Panurge, che ama il quieto vivere, anche ob­
bedendo all’ istinto di masticare lo zucchero della maldi­
cenza.
E quell’aria di cautela, di misura, di equilibrio, spira
anche nei Fabliaux, nei racconti in versi, in cui il mal­
contento borghese vuol ridere, ma non compromettersi,
frappcr aux vitres sans les briser, e specialmente nella sa­
tira amabile contro la gente di chiesa, ben mostrando di
attaccare gli uomini, le esteriorità, senza scendere a fondo,
senza porre in dubbio le credenze. E può vedersi nel rac­
conto L e vilain qui conquist paradis par plait. San Pietro
gli vuol chiudere la porta del paradiso : - Qui non c ’ è
posto per i villani. Ma il villano non si dà per vinto :
— Non ci può essere un villano maggior di v o i. - S a n Pietro
invoca l’ ausilio di san Tommaso. L ’ apostolo grida da
lontano : - Va via, villano falso. - Ma perchè parlate cosi
fieramente, voi, che diceste non credere a Dio senza prima
toccare le sue piaghe? - Accorre san Paolo, che ripete il
grido sdegnoso del suo collega ; ma il villano gli ri­
sponde : - Non faceste, voi, lapidare santo Stefano e uc­
cidere tanti altri cristiani ?

�I tre santi, confusi, se ne vanno innanzi a Dio ad accu­
sare il villano che li ha offesi. E Dio fa venire il colpe­
vole innanzi a sè e gli ordina di parlare :
— Sire ! - grida egli - io non vi ho mai rinnegato; io
non ho punto rifiutato di credere al vostro corpo; io non
ho fatto morire nessuno ; e quelli che hanno fatto ciò sono
nondimeno in paradiso. Io, io ho dato del mio pane ai
poveri ; io li ho ospitati sera e mattina; io li ho riscal­
dati presso il mio focolare, curati durante le loro malat­
tie, e condotti in sepoltura dopo la loro morte.
Dio dà ragione al villano.
E il fabliau termina :
Miex valt engien que ne fa t force.
Meglio vale il talento che la forza.

E su questo principio è scritto le rotnan du Renart,
la satira più popolare, che assorbe tutte le altre, che
cam peggia sovrana in Francia, durante tutto il decimoterzo secolo, tra il Reno e la Loira, cui molti poeti por­
tarono il loro contributo, collaborazione in gran parte
anonima, incessante, brillante, efficace.
Qui, io non posso entrare, per il tema di questo
lavoro, in disquisizioni erudite per far sapere chi sono i
poeti ai quali, in gran parte, si attribuisce il lavoro. I
Tedeschi, i Fiamminghi lo vogliono a vicenda di origine
propria. Il certo è che il Renart francese incominciò ad
avere una grande popolarità ai principii del secolo XIII.
Esso piace a molti, perchè è l’espressione del maggior
numero ; non è un eroe, è un filosofo pratico ; non vuole
rifare il mondo, lo accetta come è, e pensa a sfruttarlo
per sè, a vivere nella migliore maniera possibile. Non
può vincere con la forza, non può vincere con l’oro,
non con l’autorità della tradizione, e si decide a mettere
tutti nel sacco con l’astuzia e il saper fare. Per amor di
pace si confessa, va alla messa ; ma quando può si ride
dei sacri misteri e dell’inferno. E, per vincere con l’astu­zia
,

�è proteiforme, devoto ed incredulo, leale e falso, in­
genuo e sottile, e bugiardo, e goloso. Cosi vince il lupo,
il leone, il leopardo e tutti gli animali.
Tutto il medio evo è passato a rassegna con un’ironia
piena di sottintesi e di precauzioni, volpinamente ; ma,
spesso, con profondità. I mistici amori, le crociate, la ca­
valleria, il papato e i miracoli passano tra la dolce te­
naglia di Renart, il quale, in un secondo periodo, ha
una duplice incarnazione : nel suo coronamento e in Re­
navi le nouvel, che doveva poi avere, nel secolo seguente,
un nuovo supplemento in Renart le contrefait, rimanendo
sempre, come sfondo del quadro, il trionfo dell’ astuzia,
che, sprovvista di qualunque arma cavalleresca, consegue
onori ed averi, gloria e santità, burlandosi della cata­
fratta società feudale. Cosi questo roman du Renart, in cui
gli uomini sono travestiti da animali, in cui la volpe rap­
presenta sinteticamente il fariseo di Ruteboeuf, Faux- Sem­
blant di J ean de Meun, Panurge, Tartufe e Figaro, è l’i­
ronia che nasce, è il sorriso latino che rinasce in Francia,
come già da tempo era rinato in Italia.
Dopo il Romanzo della Volpe segue la prima parte del
Roman de la Rose, composta dal ventenne Guglielmo de
Lorris, sul principio della seconda metà del secolo XIII,
che continua l’amabile ironia. Nel suo poema, tutto allego­
rico, l’ironia è inzuccherata, e contro la vita licenziosa
dei monaci appena possono notarsi due o tre passi,
molto timidamente velati e dissimulati. Solo il ritratto di
Papelardie può considerarsi come una satira che ha una
punta. E ’ chiaro che il de Lorris subisce, senza volerlo,
l’influsso della untuosa Corte di san Luigi.
Questa prima parte del Romanzo della Rosa, in cui
l’autore, spesso, non fa che parafrasare l’a ri amandi di
Ovidio, divenne di moda. Epperò non fa meraviglia di
vedere, anni dopo, un poema in latino sopra Ovidio, con
questo titolo : La Vie il le, ou Ies dernières amours d ’ Ovide.
Questo poema fu tradotto in francese da Jean Lefèvre
sull’originale latino di Richard de Fournival. Nel 1861,

�per i tipi dell’Aubry, fu pubblicata la prima volta sol­
tanto la traduzione, a cura di Ippolito Cocheris.
Dopo sessantanni dalla compilazione della prima parte
del romanzo della Rosa, un libero pensatore, Jean de
Meun, ardito di mente e di parola, ripiglia quel lavoro,
e ne scrive la seconda parte. Rispetta l’intrigo e i nomi
dei personaggi allegorici del Lorris, aggiungendone altri,
ma dimostra che egli non ha preso a continuare questo
poema che per avere il pretesto di smerciare il suo sapere
enciclopedico, afferrandosi alla coda di un’opera popolare.
I personaggi che bamboleggiavano, ora, ispirati da Jean
de Meun, parlano, francamente e sonoramente, da adulti
che non hanno paura. I baroni, i frati, tutti i prepo­
tenti e gli ipocriti di ogni conio, non sono risparmiati.
Faux-Semblant, il ritratto del frate mendicante, è il
precursore di Tartufe. Molière, anche qui, dimostrò di
prendere il buono dove lo trovava. L ’ Italia, nel ro­
manzo di Jean de Meun, ci entra per l’erudizione clas­
sica latina. La morte di Virginia e quella di Appio, i
casi di Agrippina e di Nerone, Orazio e Giovenale sono
citati ed hanno la loro parte. Quest’ ardita enciclopedia
poetica, finita nel primo ventennio del secolo X IV , pro­
prio pochi anni o pochi mesi prima che il nostro A li­
ghieri finisse la Divina Commedia, anch’ essa, come la
Divina Commedia, fondata sulla visione, sulle allegorie,
sullo spirito antipapale e sull’idea di una giustizia retri­
butiva, può chiamarsi, sebbene, nell’insieme, fredda per le
fredde allegorie e la satira impersonale, la volgare Com ­
media della Francia. Con essa incomincia la vera storia
letteraria della poesia francese. Jean de Meun è il primo
ad avere il senso esatto della latinità. È rimasto famoso
il seguente suo verso, in cui parla d’Orazio :
Qui tant ot (eut) de sens ot de grâce.
Ed altrove coglie una delle qualità di Virgilio, lodan­
done la profonda conoscenza del cuore delle donne. Egli,
per questa esatta conoscenza della latinità, è il vero

�p
rec ursore del Rinascimento della Francia. Spirito libero,
sebbene protetto ed alleato di Filippo il Bello, che com­
batteva contro Bonifacio V III, ei non ammette sovranità
di diritto divino, e così canta :
Ung grant vilain entr' eux eslurent
Le plus ossu de quan qu' il (1) furent,
Le plus corsu et le greignor (2)
S i le firent prince et seignor.
Cil jura qui adroit (3) les toudroit.
Et que lor loges (4) deffendroit.
E per conseguenza, data questa origine della regalità,
in cui non entra l’olio santo della Cattedrale di Reims,
doveva sostenere il diritto alla rivolta e il rifiuto delle
imposte:
Quant il vodront
L or aides au roi todront (5)
E t li rois tous sens (6) demorra,
S i tost com li peuple vodra.
E mette financo in bocca di una vecchia donna la
teoria della divisione uguale dei beni e della comunità
delle donne. Alla sua buona erudizione, alla sua larghezza
e fortezza di vedute, al suo animo libero, mancarono la
lingua e il genio di Dante e la tragedia della morente
libertà dei comuni, per fare un capolavoro, come la Com­
media, e meritare dai posteri, come il gran fiorentino, il
titolo di divino.
I predicatori fulminarono dai pulpiti, come empio, il
libro di Jean de Meun, e il povero poeta, per sfuggire
(1) Tous ceux que.
(2) Plus grand.
(3) Justement.
(4) Maisons.
(5) Enlèveront.
(6) Seul.

�alle unghie della Chiesa, sebbene protetto da Filippo il
Bello, dove cosi protestare:
Qu'oncques ne f u t s ’intention
De parler contre homme vivant
Sainte religion suivant.
E, cosi Jean de Meun potè vivere tranquillo e ono­
rato, e fu interrato con gran pompa nel convento dei
Giacobini. Ma egli, come racconta la leggenda, volle
fare a quei monaci l’ultimo tiro, come per vendicarsi, an­
che dopo morto, di tutte le persecuzioni prima sofferte.
Per prezzo dei suoi funerali lasciò loro una pesante cassa
che si supponeva piena d’argento e di oro, e che doveva
essere aperta all’indomani della sua sepoltura. L ’attesa era
vivissima, conoscendosi la sua grande ricchezza, e la sua
abilità come alchimista. Quei frati avevano perduta la testa
prima di aprirla. Quale delusione! Aperto il coperchio, la
povera cassa non mostrò che pochi pezzi di ardesia, so­
praccarichi di figure geometriche. I frati, cristianamente,
volevano disseppellire e gettare fuori del sacro recinto quel
morto, che li truffava ; ma il Parlamento non lo fece di­
sturbare nella sua ultima dimora.

E gii attacchi e le maledizioni non cessarono nemmeno
con la morte del poeta, e durarono, accanitamente, ancora
per due secoli, fino al Rinascimento. Nel 1363, per strana
coincidenza, nacquero due tra i più fieri persecutori della
memoria del poeta e del romanzo della Rosa, vo’ dire Jean
Gerson e Cristina de Pisan, figlia di un italiano. Il Gerson, cancelliere dell’ Università e tonsurato, predicò dal
pulpito contro la memoria del poeta, e scrisse, nel 1402,
un trattato allegorico contro il poema, che, allora, correva
il mondo. Egli finge, sognando, di essere al cospetto del
Senato della cristianità, dove, dopo avere assistito alla
difesa e all’accusa del Roman de la Rose, pone in bocca
dell’eloquenza teologica la sentenza di bando perpetuo

�contro l’eretico libro, in cui sono messi in iscena infami
personaggi. Povero can celliere! non si accorgeva che, vo­
lendo distru ggere l’influenza m orale del poema, ei ne su­
biva, adottando per il suo trattato la forma della visione
« d ell’allegoria, tutta quanta la influenza letteraria.
Cristina de Pisan, per consolarsi della vedovanza e
per dar pane ai suoi figliuoli, incominciò a scrivere a ll’età
di trentasei anni, nel 1399 ; e fu così feconda da comporre
nei soli primi cinque anni della sua carriera letteraria più
d i trenta volum i. Spinta da zelo religioso e da zèlo fem­
minile, nelle sue Epistres du débat sur le Roman de la Rose
chiama questo poem a: Exhortation de très abominables
moeurs. Ma, anche ella, che non può negare a Jean de
Meun che era bien parlant et mult grand clerc subtil, subisce
il fascino letterario del povero scom unicato, e, nel suo
poema du chemin de longue étude, gli prende a prestito
l ’inevitabile sogno, le allegorie, e la forma enciclopedica.

Quattro o cinque anni prima della morte di Jean de
Meun, avvenuta nel 1320, il sire de Joinville, quasi no­
nagenario, scrisse la Vita di san L u ig i, che è qualchecosa
meno imperfetta della Conqueste de Constantinople, di Ville­
hardouin, ma ancora non permette di dire che nella cronaca
abbia incominciato a far capolino la storia.
Dopo che Jean de Meun ebbe compiuto il romanzo
della Rosa, sempre nel periodo di lotta contro Papa Bo­
nifacio e i Templari, cioè tra il 1295 al 1312, fu com­
posto un altro romanzo per ordine di Filippo il Bello.
Francesco de Rues scrisse le Roman de Fauvel, contro i
papi, i mendicanti e i Templari. Fauvel è un personaggio
immaginario, per metà uomo, per metà cavallo; esso è
l’idolo, la bestia consacrata innanzi a cui tutto il mondo
si inchina, eppure esso rappresenta tutti i vizi e special­
mente il mendacio, l’orgoglio e la lussuria.
La satira contro i monaci e il papa si mutò in ribel­
lione contro le taglie, le imposte e le false monete, contro
tutti gli iniqui sfruttamenti del re e dei baroni. Il seme,
gettato da Jean de Meun, nasceva. Così, un poeta, che è

�rimasto sconosciuto, mise in circolazione : L e dit du pape',
du roi et des monnaies. In prima si rivolge a papa Cle­
mente V, che paragona all’anticristo, che invece di amare
il popolo da padre con cristiana carità, non ha altro amico
se non l’argento; poi, apostrofa il re, che è divenuto un
falso monetario. Indi, un’altra anonima poesia denunziava
il patto del delitto tra papa e re, per dividersi le spoglie
di Cristo :
Hoc faciunt, do, des ; hic P ilatus, alter Herodes (1).
Filippo il Bello, morto nel 1314, seminò il vento e i
successori suoi raccolsero la tempesta. Appena morto, a
suo figlio Luigi X fu lanciato da un antico impiegato alle
gabelle, da certo Godefroy, un avisement per dirgli : non
fate come vostro padre, non schiacciate il vostro popolo
con le imposte, gentil re; e rispettate il clero : se g u ite le
tracce del vostro avo, devoto e santo, il gran Luigi. In­
tanto le parole che Filippo il Bello aveva detto, nell'af­
francare i servi del Valois, per interesse del fisco, e ripe­
tute da suo figlio: ogni creatura umana, fatta ad imma­
gine di Dio, è libera per diritto naturale, e però nessuno
è servo in Francia! producevano i loro frutti. Nelle cam­
pagne i poveri lavoratori bisbigliavano il canto dei villani
di Roberto W ace :
Nous sommes hommes comme ils sont
Tels membres avons comme ils ont,
E t tout aussi grands corps avons
Et tout autant souffrir pouvons.
Ne nous faut que coeur seulement:
Allions-nous par serment,
Aidons-nous et nous défendons,
E t tous ensemble nous tenons.
Et s'ils nous veulent guerroyer,
Bien avons contre un chevalier
Trente ou quarante paysans
Vigoureux et combattants.
(1) Vedi a pag. 178 in La Satire en France au moyen âge del
cit.

L e n ie n t , op.

�Questo vecchio canto di rivolta e di giustizia fu il la­
baro imprendibile, volante, infiammante che si trascinava
appresso i poveri martiri della terra, figli di martiri. E
cosi scoppiò la sanguinosa sommossa detta la Jacquerie,
in cui i paesani, dopo essere stati, a loro volta, carnefici
dei nobili, furono schiacciati dalla pesante cavalleria feu­
dale.
Carlo V, dopo i regni infelici di Filippo V, di Carlo IV,
di Filippo VI, e di Giovanni Senza Terra, cercò di avere
una letteratura di stato per continuare l’opera di Filippo
il Bello, di lotta contro le usurpazioni del papato, per
determinare nettamente i diritti dello Stato. Cosi, tra le
altre cose, fu concepito le Songe du Verger, in cui Raoul
du Presle riassume tutto ciò che era stato fino allora detto
dalle parti contendenti. Un clerc sostiene le pretensioni
papali, un uomo d ’arme, che si professa ignorante, ribatte
in nome dei diritti del re. L ’opera, mediocre letteraria­
mente, è importante politicamente. Tradotta e commen­
tata in Germania ed in Inghilterra, si può considerare
come una specie di codice civile fino al tempo della Ri­
forma.
Cosi, senza volerlo, il re contribuiva ad ingrossare
quella corrente antipapale, che doveva condurre alla ri­
forma, che non voluta dai successori suoi, com’egli stesso
non l’avrebbe voluta, fece diventare Carlo IX, nella notte
del 24 agosto 1572, assassino, come più tardi nelle dra­
gonate diventava mandante di assassini il glande Luigi X IV .
D ’altra parte, la satira popolare e borghese si faceva
sempre più acre, svelta ed efficace ; i liberi cantori, i li­
beri dicitori, a poco a poco, dalle esteriorità, dalle per­
sone, scendevano alla radice delle cose, e aprivano i primi
solchi che, attraverso Rabelais, dovevano condurre alla
grande Rivoluzione. Alain Chartier, nella sua Comp lainte
du pauvre Commun et des pauvres laboureurs de F rance,
ingrossa la corrente sociale, e si riattacca alla canzone di
guerra dei poemi di Roberto Wace. Lo Chartier, uomo
dabbene, non affetto da lue partigiana, ma spirito

�zialmente francese, indignato al cospetto di un re folle,
esn
dalla indifferenza del maggior numero, dall’avara perfidia
dei prelati, dal tradimento dei feudatari che, innanzi al
nemico inglese invasore, per ambizioni colpevoli, si dissan­
guavano tra Armagnacchi e Borgononi, lanciò la sua can­
zone, in nome dei poveri villani saccheggiati, feriti, scac­
ciati di terra in terra :
Hélas ! prélats et gens d’église,
Vous nous voyez nuds sans chemise.
I lavoratori si scagliano contro i tre stati, prelati,
principi, signori, borghesi, mercanti e avvocati, mestie­
ranti grandi e piccoli, e soldati, che vivono sopra di loro
e minacciano di cambiar cielo, di andar lontano in cerca
di un’altra patria, se non si cambia registro :
Sur vous tomberont les maisons,
Vos ehasteaulx et vos tenements,
Car nous sommes vos fondements.
Questa doppia corrente, da una parte antipapale, dal­
l'altra antifeudale, si ingrossa, a misura che la civiltà fran­
cese cammina. Onorato Bonnet, per esempio, priore di Salons
in Provenza, obbligato di ricoverarsi a Parigi durante lo
scisma di Avignone, nel visitare il piccolo giardino e la
torretta, dove fu scritto il romanzo della Rosa, si inspirò
alla satira civile di Jean de Meun, e scrisse un bizzarro,
originale libro, composto in prosa e in versi, intitolato :
L ’apparition de maitre Jean de Meun. Questo libro, lette­
rariamente mediocre, come tutti quelli che allora si veni­
vano pubblicando, presenta un’idea nuova per la Francia,
la creazione di una milizia popolare, in sostituzione della
feudale. Questo è il rimedio principale che un turco, scelto
dall’autore a far la censura e la lezione ai cristiani, propone,
dopo di aver visto e toccato con mano tanti abusi, prepo­
tenze e spogliazioni. Perché lasciare l’uso delle armi a

�— 34 —

tegìluomini deboli e permalosi, che si bucherellavano per
n
niente ? ai paesani vigorosi ed equilibrati, ai lavoratori le
armi, per difendere il proprio paese, ed armi leggiere ed
abiti leggieri ; non corazze, non elmi, non panciere, non
gambali. E, poi, perchè dilaniarsi nello scisma ? perchè vi­
vere in guerra tra padre e figlio per la fede ? Tre cose
aveva visto a Roma : lusso, superbia e simonia. I papi
erano cattivi, corrotti, frutto degli intrighi dei cardinali !
0 perchè non ritornare alle elezioni popolari ?
Il buon priore, pure essendo un buon cattolico, un ti­
morato di Dio e del re, voleva cogliere due piccioni ad
una fava : milizia popolare nel temporale, milizia popolare
nello spirituale.
Ed un altro libro dev’essere notato : la Corruption de
l ’Eglise di un altro ecclesiastico, di Nicola Clemengis, allievo
del Gerson e scolaro dell’Università. Sebbene credente e
cattolico, si scaglia, con -violenza di libellista, contro tutti
i vizi della Chiesa, che hanno prodotto lo scisma e un
Clemente VII. Il suo manifesto ingrossava torbidamente la
corrente antipapale. L ’avarizia della Chiesa di Roma am­
morba tutto, il mondo appuzza, essa mette all’incanto le
anime e i corpi, le dignità e le indegnità, premia i vizi e
punisce le virtù, vende financo la cattedra di Pietro. Là, a
Roma, ci sono più predoni che pastori, e si ingrassano del
latte e della lana delle loro pecorelle.

E nel teatro nascente, la doppia corrente aveva un altro
confluente. Les c/ercs de la Basoche et Ics enf ants sans-souci,
quando potevano, davano anch’essi il loro colpo di mano e
di testa.
Dalla poesia di Jean de Meun e dalla prosa di Join­
ville fino al Rinascimento ci imbattiamo in molti scrittori :
Cristina de Pisan e il Gerson, Alain Chartier, che ho
già notato, George Chastelain e Ollivier de la Marche,
cronisti di Casa Borgogna, Martial d ’Auvergne, chiamato
il più spiritoso poeta del suo tempo, e Martin Franc e

�Philippe le Bon, duca di Borgogna, e Coquillart, e Charles
d ’Orléans, padre di L uigi X II, tutti mediocri, tutti imitatori
d ell’esteriorità del Roman de la Rose, del sogno, d ell’allego­
ria, d ell’ enciclopedia, senza possedere lo spirito libero e il
pensiero di Jean de Meun e il suo grande amore per la
latinità e per la verità, quasi tutti entusiasti a freddo.
Nondimeno merita una speciale menzione Cristina de
Pisan, la quale, prima, in Francia, richiamò l ’attenzione
sul divino Poeta nei seguenti versi :
Autre fois vi ces lieux royaux,
Mais ie n ’y pris tal appétit,
Ains le consideray petit ;
Mais le nom du plaisant pourpris
Oncqucs mais ne me fu apris,
Fors en tant que bien me recorde
Que Dant de Flourence el recorde
En son livre qu’il composa
Ou il moult biau stile posa :
Quant en la stive f u entrez
Ou tout de paur yert oultrez,
Lors que Virgille s ’apparu
A lui dont il f u secouru,
Adont lui dist par g rant estude
Ce mot : Vaille moy long estude
Qui m'a fa it cerchier tes volumes
Par qui ensemble accointance eusmes,
Or congnois a celle parole
Qui ne f u nice ne frivole
Que le vaillant poete Dant
Qui a long éstude ot la dent,
Estoit en ce chemin entres
Quant Virgille y fu encontrez
Qui le mena parmy enfer,
Ou plus durs liens vit que fer (1).
(1) Questi versi fanno parte del poema: Le chemin de long
scritto dalla poetessa nel 1402, come ella stessa ci
dice nel principio del poema. Cristina parla della sua tristis­
sima sua posizione dopo la morte di suo marito ; per con­
solarsi leggeva Boezio e studiava fino a tarda notte. Una volta,

estude,

�Cristina de Pisan fu donna assai celebre nel secolo
decimoquinto. Nacque nel 1395 da padre italiano, Tom ­
maso Pisano, astrologo alla Corte di Carlo V, re di Fran­
cia. Appena quattordicenne andò sposa a Stefano Castel
di Picardia. Nella Corte di Carlo V , pacifica, e sotto la
protezione di quel re che diresse quell’intermezzo ripara­
tore della Francia tra le due guerre di esterm inio che
dovè sostenere contro l ’Inghilterra, essa fu istruita in
tutto ciò che allora e colà sapevasi ; ebbe fama di essere
profonda nel latino e di conoscere anche il greco. E i
suoi facili versi d ’amore erano letti e ricercati. N el 1402,
perduto il marito che l ’adorava, morto da un pezzo suo
padre, morto fin dal 1380 il suo real protettore, per dar
pane ai suoi tre figliuoletti ed a parenti poveri ed in­
dopo avere lungamente studiato, addormentatasi, ebbe una vi­
sione. Questa visione ella racconta nel suo poema. La Sibilla
conduce lei, per bellissimi paes , alla fonte di Sapienza. Nel de­
scrivere il Parnaso, copia il canto IV dell’inferno dantesco, e pro­
prio a questa descrizione appartengono i versi, in cui due volte
cita Dante e il suo duce. Federico Beck, nel n. 9-10, anno II,
dell'Alighieri, nel citare i versi qui sopra riprodotti, rapida­
mente passa in esame il poema della Pisan per dimostrare che
sia un’imitazione dantesca. Molti pensieri danteschi la sconso­
lata vedova intercalò nei suoi versi, esprimendoli con altre pa­
role per lo più meno elette e meno siguificative. Anche nel­
l’altro suo poema della Mutacion de fortune la l’ isan, secondo
dimostra il Paget-Toynbee (vedi articolo : Two references to
Dante in ear/y b'rench literature, in The Academy, June 29,
1889, n. 895, pag. 449), avrebbe, qua e là, imitato Dante. Que­
sto poema sulla mutazione di fortuna non è a stampa. Invece
Le chemin de long estude è stato due volte stampato. La prima
a Parigi, nel 1549, dal Grolleau, con questo titolo : » Le chemin
de long estude de dame Christine de Pisan, où est descrit le
debat esmeu au Parlement de Raison pour l ’election du Prince
digne de gouverner le monde. Trad. de langue romanne en
prose française par Jean Chaperon, dit lassé du Repos ». Poi
dal Püschel (Berlin, R. Damkòhler), edizione citata dal Beck.
Si hanno pure altre cose a stampa della Pisan (vedi a pag. 221,
vol. III, in : Poesie di mille autori intorno a Dante Alighieri. Roma, Forzani e Comp., tipografi del Senato, editori, 1891,
in-8°).

�fermi, dovè cercare nella sua penna l’estrema risorsa ed
anche la forza di contendere la sua piccola fortuna ad invidi
congiunti. E incominciò col Cammino di lungo studio. Presto
venne in fama. Enrico IV d ’Inghilterra, geloso di affezio­
narsi una persona di sì gran merito, le fece offrire un
posto lucroso nella sua Corte, oltre tutte le spese per
l’educazione di suo figlio. Ella ricusò ; preferì rimaner­
sene in Francia e vivervi misera, ma tranquilla, piuttosto
che ricca, ma quasi apostata, nella reggia del Lancastro.
Quand tant de nobles chevaliers — scrive il Lenient —
quand les princes du sang eux-mêmes vendaient si volon­
tiers leurs fam ille et leur patrie à l'étranger, elle put du
moins, elle aussi, répéter avec un légitime orgueuil : l ’eusseje fa it, moi, qui suis femme ? Attristée par le spectacle des
maux trop réels qui l ’entouraient, elle se réfugia par la
pensée dans un monde idéal, qu ’elle paraît de vertus depuis
longtemps oubliées. A la veille d ’Azincourt, elle écrivait
son « Livre de chevalerie » ( 1) comme Tacite composant
sa Germanie en face de la corruption romaine; mais les
voix de la terre la ramenaient bientôt au milieu du con­
f lit sanglant des ambitions ( 2 ) ; son oreille et son coeur ne
pouvaient rester fermés à tant de souffrances. Nous la vo­
yons melée à toutes les épreuves qui assaillent la fam ille
de ses anciens maîtres, implorant la guérison de Char­
les V I ( 3 ) , adressant de sages conseils au dauphin ( 4 ) ,
rappelant, dans une lettre éloquente, à Isabeau de Ba­
vière ( 5 ) , les devoirs de reine et de mire; défendant et
consolant un autre femme, bonne, généreuse, affligée com­
m'elle, cette douce Valentine d’ Orléans que les calomnies du
parti bourguignon et les absurdes rumeurs de la fo u le dé­
nonçaient comme une enchantéresse coupable d’avoir ensorcelé
(1) Biblioth. inip. (ora naz ) manuscrit 7087, P. Paris manus.
franç., tom. V.
(2) Le livre de mutation de fortune, biblioth. naz. ibid.
(3)

Chants historiques

L e R o u x . d e L in c y .

(4) Le livre de paix.
(5 ) T h o m a s s y :

Ecrits politiques de Christine de Pisan.

�le roi. A chaque nouveau malheur qui menace de s ’ab­
battre sur la maison de France, elle pousse le cri d’al­
l 'arme ; elle-même s ’intitule « pauvre voix écriant dans ce
royaume désireuse de p aix et du bien de tous. »
S i ne veuillez méspriser mon ouvraige (1)
Mon redoublé seigneur, humain et saige
Car petite clochette grant voix sonne,
Qui bien souvent les plus sages réveille.
Un moment oh les deux partis armagnac et bourgui­
gnon (1410) (2) mettaient le fe r à la main, elle se préci­
pitait entre eux « comme les dames de la cité de Sabine
pleurantes et échevelées », les conjurant d ’épargner à la
F rance la honte de ce duel sacrilège (3).
E il Nisard :
L ’honneur d ’avoir entrevu pour la première fois le vé­
ritable caractère de l ’histoire, pourrait appartenir à une
femme très célèbre au quinzième siècle, aujourd-hui ou­
bliée : Christine de Pisan.
E qui, dopo aver notato che ella ebbe in fondo più
ambizione che talento e dopo aver dato alcune notizie
sulla vita sua, cosi prosegue:
Elle faisait des vers, et la réputation de ses DICTIES
amou Reaux lu i avait attiré de brillantes offres de protéc­
tions à l ’étranger. Ella aima mieux rester en France, et
elle y commença en 1399. à l ’âge de trente-six ans, une
longue suite d ’ouvrages en prose (e in versi) qui de 1399
à 1405, formaient déjà quinze volumes principaux. Un seul
à été imprimé. (Si vede che il Nisard non aveva letto il
Brunet). C’est le « Livre des faits et bonnes mœurs du bon
roy Charles. » E lle le composa par « le digne
(1) Épitre d'Othéo à Hector, dédiée au duc d ’Orléans.
(2) Lamentation sur la guerre civile, adressée au duc de
Berry, Voy T HOMASSY.
(3 ) A pagine 253-254 in: La satire en France au moyen âge.
Opera cit.

�co
m
m
a
n
d
em
ent » du frère de Charles V, Philippe le Hardi, duc de
Bourgogne, qui mourut en Pennée 1404, sans avoir lu
l ’ouvrage dont il avait donné l'idée à Christine de Pisan.
Ce livre o ù l ’apologie est pure de f latterie, et où l ’auteur,
répondant au reproche d’avoire parlé des bienfaits et tû les
fautes, déclare noblement que parler des vices n ’est pas de
son propos, mais que « louer les vertus presuppose le blâme
des vices » est moins une histoire qu'une sorte de commen­
taire sur la vie du sage monarque. Les réflexions et les
citations des auteurs anciens y tiennent plus de place que
les faits. I l n'y a pas là d’art, ni rien qui y ressemble.
Mais, si je ne me fa is illusion, on y sent l ’âme de l ’hi­
stoire (1).
Ella, insieme col Gerson, essendo molto credente, fece
guerra implacabile al Romanzo della Rosa in cui era fla­
gellata l’ipocrisia fratesca, come ho già detto; eppure è
inesplicabile come, per demolire quel libro, citi Dante che
dell’ipocrisia monacale non fu meno audace censore. In­
fatti cosi scriveva a Pierre Col:
Mais se mieulx veulx ouir descripre paradis et enfer
et par plus soubtilz termes et plus haultement parle de
th eologie, plus profitablement, plus poetiquement et de plus
grand efficace, lis le livre que on appelle le D a n t ou le te
fais exposer, pour ce que il est en langue florentine sou­
verainement ditte. Là arras aultre propos mieulx fonde,
plus soubtilement, ne te desplaise et ù plus tu pourras pro­
fiter que en ton romant de la rose (2).
Cristina, quando vide coronare da mani francesi il fi­
glio di Enrico V in N ôtre-Dame, si ritirò in un chiostro.
Pur, prima di morire, vide la sua patria di adozione
sgombra dallo straniero per mano di Giovanna d ’ Arco,
alla quale dedicò gl i ultimi suoi canti.

(1) A pagg. 84-87 vol. I in: Histoire de ta littérature fran­
çaise, per N i s a r d , opera cit
(2) Vedi manuscr. 835 Bibl. naz. di Parigi.

�Intanto va anche notato il poeta Francesco Villon nato
nel 1431, cui il Boileau, nella sua poetica, consacrò troppo
generosamente (1) questi versi:
Villon sut le premier dans ces siècles grossiers.
Débrouiller l'art confus de nos vieux romanciers.
Eppure nemmeno Villon raggiunse il bello. E questo
nemmeno non stupisce. Gli scrittori francesi vivevano in
un mondo intellettuale limitato — l’orizzonte era piccolo,
— non attingevano alla sapienza antica ciò che mancava
alla loro esperienza. Cosi, la loro ragione, circoscritta nel
presente, e nel presente di una nazione divisa in cinque o
sei popoli insanguinati dalle guerre civili e di stranieri,
senza tradizioni, non poteva elevarsi a pensieri generali,
a vedute complesse ed umane. Le nazioni, come gii indi­
vidui, non possono da sole rifare il cammino dell’arte e
del sapere, ma debbono muoversi dall’ultima stazione cui
giunsero le generazioni passate. Ecco perchè lo studio del
mondo antico, iniziato dall’Italia, fa spuntare in Italia il
Rinascimento che poi illumina anche la Francia. E come
le passeggiate in Italia suggerirono a Carlomagno la fon­
dazione della prima scuola a Parigi e della biblioteca di
Aix-la-Chapelle, cosi le calate di Carlo V ili, di Luigi XII,
(1) A questo proposito giova riflettere sulle seguenti osser­
vazioni di Teofilo Gautier: Il est probable que B oileau ne se
doutait pas le moins du monde de ce qu'était Villon et n'en avait
pas lu un seul vers... Villon, qui, d'après Boileau, a débrouillé
l'art confus de nos vieux romanciers, n 'a pas fa it un seul roman,
ni quoi que ce soit qui y ressemble; c ’est un esprit satirique, un
poète philosophe, dont Marot et Regnier ont exploité chacun une
veine différente, mais ce n ’est assurément pas un romancier. Ce
distique, et deux ou trois autres à peu près de la même force,
imperturbablement répétés, sont devenus axiomes, et c ’ est làdessus que beaucoup de personnes, d'ailleurs fort instruites, j u ­
gent notre ancienne littérature. Vedi a pag. 8 in : Oeuvres com­
plètes de François Villon, édition accompagnée d ’une préface,
d'un glossaire et de notes par M.r Pierre Jan n et precedée
d'une étude sur Villon par Théophile Gautier. Paris, Charpen­
tier, 1884

�e di Francesco I, pur dissanguando la Francia, senza
darle un pollice di terra, furono a lei feconde di bene.
Questo giustamente osserva il Nisard :
... elles élargirent la voie par où entrèrent en France
les livres grecs et latins, et nous mirent, à notre tour, en
possession de ce trésor des lettres antiques, au partage du­
quel nous allions bientôt appeler toute l’Europe occidentale,
dans la langue la plus communicative du monde moderne ( 1 ).
I primi libri del Rinascimento sopra l’ Italia ci par­
lano appunto di quelle spedizioni.

Oh, ma, prima di chiudere questo capitolo, non di­
mentichiamo Les cent Nouvelles nouvelles ad imitazione
del Decamerone (2).
( 1) Op. cit. Vol. 1. 224, 2" edizione.
(2) . . . qui en soi contient et aussi traitent cent histoires assez
semblables en manière, sans atteindre le subtil et très-orné lan­
gage du livre de Cent Nouvelles : Le Décameron de Boccaccio,
traduit par Laurent dit Premier-Faict. C'est la plus ancienne tra­
duction française.
Vedi Introduzione a Les cent Nouvelles "nouvelles di Antoine
de la Sale, redattore di esse, a pag. 3, in : Vieux Conteurs
français, par Paul I.. Jacob. Paris, Société du Panthéon Litté­
raire, MDCCCXLI.
E Messir Michaut de Changy, nel risuscitare la no­
vella XXVIII, Le Galant Morfondu, dice che essa è degna di
essere nel libro del Boccaccio : Des nobles mal fortunés.
Questo libro del Boccaccio, come si sa, scritto in latino, fu
anche tradotto da Laurent du Premier-Faict, contemporaneo di
Antoine de la Sale.
Da questo libro delle Cent Nouvelles nouvelles molto prese
il La Fontaine, il quale in Le faiseur d'oreilles et le raccomo­
deur de moules imitò La pèche de l ‘anneau ; in Le quiproquos
imitò Le mari maquereux de sa femme ; in Pàté d ’anguille
imitò Les p&amp;tés d'anguille : in ¡ . ‘anneau di Hans Carvel imitò
L ’encens au diable ; in Le villageois qui cherche son veau imitò
Le veau; in L ’hermite imitò Le faiseur de papes ou l ’homme de
Dieu ; in L 'abbesse malade imitò L ’abbesse guérie; in Les cor­
deliers de Catalogne imitò Les dames dimées ; in On ne s ’avise
jamais de tout imitò Le bênétrier d ’ordure.

�Come nacquero queste novelle ? Chi ne è l’autore ?
Per lungo tempo se ne tenne protettore, editore respon­
sabile, se non diretto autore, nientemeno che Luigi XI,
uno dei più feroci re che abbiano infestato la Francia.
Ma, nella prima metà del secolo passato, per la scoperta
di un manoscritto in Francia, e, per l’esame di qualche
critico eminente come il W right, se ne dette la pater­
nità ad Antonio De la Sale. Cosi si sarebbe scoperta
l’astuzia, la piccola truffa letteraria di un libraio, che
avrebbe, per ragioni di cassetta, attribuita l’opera a
Luigi X I. E il nome di monsignore che ad ogni passo
si trova nel libro non sarebbe diretto a Luigi X I, ma a
Filippo il Buono.
Queste cento novelle però furono superate dall'H epta­
meron di Margherita di Valois, sorella di Francesco I, la
leggiadra ribelle, che riempì del suo nome la storia della
civiltà francese della prima metà del secolo X VI.

�Le spedizioni di Carlo VIII,
I. Luigi XII e Francesco I.
I primi cronisti di Casa Savoia.

��L

o S P E T T A C O L O del nostro paese, alla fine del decimo­
quinto secolo, era maestoso. La fiaccola della civiltà —
che, per mezzo della vigorosa alimentazione delle libertà
comunali, non si era mai spenta — dava vivacissimi ba­
gliori e indicava alle altre genti il cammino da battere.
Non avevamo principii, nè duci ; non eravamo uniti in
nazione, e le piccole signorie, incapaci di resistere allo
straniero, erano gli esponenti di una prossima ed inevi­
tabile decadenza, di quella notte che durò tre secoli, ma
lo splendore delle nostre città era incomparabile ; gli
sprazzi della nostra vita intellettuale illuminavano il
mondo, e gli uomini, che dovevano assistere alla messa
nella bara dell’insanguinata Italia, si dovevano chiamare
Bramante e Raffaello, Leonardo e Michelangelo, Machia­
velli e Ariosto, l’espressione, cioè, della grazia, della ve­
rità e della forza, del pensiero divinatore e della fantasia
creatrice. Quattro secoli di attività e di cultura progres­
siva avevano accumulato ricchezze e monumenti, che an­
cora rimangono a gloria nostra. Genova e Venezia —
cui affluivano le merci che dall’Africa ignota, per mezzo
delle carovane attraverso il gran deserto, giungevano ad
Alessandria e di quelle che, attraverso l'Arabia, provve­
nienti dalle Indie, toccavano gli scali della Siria, e di
quelle che dalla Persia, per l’ Armenia, arrivavano a

�Costantinopoli — erano gli empori commerciali del mondo.
Le crociate per esse erano state fonte di ricchezze non
ancora disseccate. Nelle città lombarde, e specialmente in
Milano, felicemente posta in mezzo alla gran pianura delle
Alpi, non era ancora spenta la grande energia dell’epoca
comunale, in cui le milizie popolari avevano fiaccato le
pesanti cavallerie feudali tedesche a Legnano. Firenze
era quasi un museo, come Venezia, fiera già di dieci se­
coli di storia. E Roma era vicina ,a toccare gli splendori,
che ne fanno una mèta di pellegrinaggio universale. Do­
vunque ridevano marmi e colori, e l’arte gareggiava col
sorriso del cielo e della terra ; l’arte ingenuamente vera
di Giotto, pensosa ed ardita del Brunellesco, espressiva e
profonda di Masaccio, dolce di frate Angelico, che fece
belli financo i diavoli. Dante aveva, nel suo poema im­
mortale, dato la sintesi di tutte le censure antipapali, di
tutte le sottigliezze scolastiche, di tutta la storia dei co­
muni, di tutto il sapere del suo tempo ; Petrarca, nei
suoi versi per Laura, aveva stillato tutti i profumi delle
antiche Corti d ’amore ; Boccaccio aveva di alcuni poveri
racconti obbliati fatto dei piccoli capolavori, presentando,
a sua volta, tutta una specie di enciclopedia delle satire
contro i mariti creduli, i frati furbi, le mogli infedeli, il
terzetto in cui si svolge la satira borghese del medio evo.
E bene venne tra noi l’invenzione della stampa a metà
del secolo decimoquinto ; e ben vennero i dotti greci pro­
fughi, scacciati da Costantinopoli dalle scimitarre ottomane;
ben vennero, qui, da noi, dove non si erano mai avuti vas­
salli nel senso assoluto della parola, come oltremonti, dove
lo spirito antipapale era potente, dove lo spirito di Arnaldo
aleggiava ancora nell’aria impregnata di poesia, d’arte e di
scienza. E i nostri si sprofondarono nell’erudizione, si rin­
frescarono il sangue nel sentimento della natura, quale vive
immortale nelle pagine greche e latine. I nostri grandi dotti
di allora furono filosofi ed artisti, dolcemente scettici e fe­
licemente ironici.
Le grandi Accademie nostre, allora, non furono

�ir ioni di oziosi servi, ma di zelanti innamorati del vero:
­n
u
le tre grandi Accademie nostre, la napolitana, la romana e
la fiorentina, furono centro di luce e di libero pensiero. Il
Pontano, Pomponio Leto, Marsilio Ficino, Lorenzo Valla
e i loro compagni fanno ancora onore all’umanità, e bene
ad essi la posterità ha conservato il nome di umanisti. Gli
enciclopedisti francesi del secolo X V III furono gli eredi
diretti dei nostri accademici del grande periodo erudito.
L ’ Italia era il focolare del sapere e della civiltà europea,
era nuovamente maestra delle genti. Ancora cinquant’anni
ed entrerà in agonia, o meglio in letargo. Ma, durante
circa tre secoli, anche dal suo temporaneo sepolcro dove­
vano uscire fiammelle guidatrici del mondo, che avrebbero
portato i nomi di Giordano Pruno, di Galileo, di Volta,
di Rossini, di Mazzini e di Garibaldi.
La Francia, affacciatasi dalle Alpi, contemplò lo spet­
tacolo civile della nostra terra, e sé ne innamorò. E potè
ben presto iniziare il suo rinascimento, perchè era ben di­
sposta a ricevere il seme della cultura e dell’arte italiana per
tostato di cultura sua propria. La Francia fu, a sua volta,
erudita, raffinò l’arte sua, si abbeverò copiosamente alla
fonte antica, e nella grande corrente antipapale e anti­
feudale italica trovò l’essenza stessa della sua vita. E nel­
l ’ironia, nel sarcasmo dei nostri dotti latinisti affilò le sue
armi per le future battaglie. Nessuna nazione più della
nazione francese poteva ammirare il nostro rinascimento e
innamorarsene ; nessuna più della francese comprenderle e
farlo suo. Anche i Tedeschi, per secoli, avevano avuto
continui contatti col paese nostro a causa delle lunghe
contese tra Papato e Impero ; ma poco o nulla avevano
compreso la nostra vita intellettuale, e per diversità di
costumi, di tradizione, di corrente del pensiero e di lin­
gua. E forse, specialmente, per diversità di lingua, es­
sendo il linguaggio affine il mezzo sovrano perchè due
popoli possano comprendersi presto ed amarsi. Il Pon­
tano, con quel suo spirito pittoresco, ben diceva che

�ogni parola della lingua tedesca è come un sassolino
che netta la laringe, scorticandola ; e indurisce 1’ orec­
chio, ferendolo.

Sulla fine del secolo X V la tradizione romana si era
molto sviluppata in Francia, e in molti libri di curiosità
e di satira fece capolino il nome di Roma.
In u n piccolo poema di 1500 versi intitolato: Len­
fant saige a troys ans, sfuggito al Brunet, si rappresenta
l’ imperatore Adriano, etnpereur de Romme (sic). Il fan­
ciullo è interrogato da Adriano, et luy rendit respons de
chascune cose quil lu i demanda.
Anche il rarissimo libro che porta sul frontespizio : La
destruction de Jerusal em faicte par Vespasien empereur de
Rome et Titus son filz, et comme Pilate mourut a Vienne
par le jugem ent et decret de lempereur et des senateurs de
Rome, stampato senza indicazione di luogo nè di data, si
vuole edito, nel 1478, a Parigi.
Ma la tradizione romana era rimasta nelle scuole, non
ancora era divenuta popolare. Le spedizioni di Carlo V III,
di Luigi XII e di Francesco I, che rivelarono alla Francia
la civiltà italiana del Rinascimento, fecero spandere quelle
leggende e quella coltura, e, avendo sorpreso gli invasori,
spinsero non pochi tra essi a renderne relazione per sod­
disfare alla curiosità dei compatriotti lontani.
Sulla spedizione di Carlo VIII, il noto bibliofilo Coste
raccolse sette pezzi, scritti durante gli anni stessi della
spedizione, cioè nel 1494 e 1495. Questa collezione, no­
tata al numero 1466 del catalogo Coste, fu comprata per
2099 lire per la biblioteca imperiale, ora nazionale.
Essa contiene i seguenti articoli :
L ' entree du roy notre sire a Romme, senza luogo,
nè data.
La proposition faicte au Pape de par le roy.
Questa è una filastrocca di vanterie; in essa è regi­
strata la notizia di un’ambasciata, inviata dal gran turco,

�al re, a riguardo delle sue virtù. Il Gran Turco ha una fi­
gliuola coetanea del delfino. Se il figlio del re ingraviderà
la figliuola del sultano, avrà il re in dono dal sultano
Costantinopoli, tutti i paesi dei Mori e il tributo dei Ve­
neziani, che è di centomila ducati l’anno. Il sultano si
farà cristiano. E il re potrà conquistare non solo la Lom­
bardia, ma tutti i paesi cristiani, perchè il sultano sbor­
serà tutto l’oro che ci vorrà in soli quindici giorni.
Luigi XII fece molto male di non ingravidare la figliuola
del sultano.
A questa straordinaria notizia à sensation, segue :
Lappointement de Romme.
La Prim e et reduction de Naples et autres plusieurs
fortes places et beaulx fa its de guerre.
Lentree et couronnement du roy notre sire en sa ville
de Naples.
Les Lettres nouuelles enuoyees de Naples de par le roy
notre sire a monseigneur de bourbon.
La Bataille qui a este faicte a Naples.
E t conment le Roy ferrant a este desconf it.
Les Nouuelles du Roy depuis son parlement de son ro­
yaume de Naples euoyees à mesier labbe de saint ouen de
Rouen.
Oltre della raccolta Coste, vi è alla Biblioteca nazio­
nale di Parigi anche un componimento sull’ entrata di
Carlo VIII in Firenze.
La noble et excellente entree du Roy notre sire en la
ville de Florence qui fu t le x v II jo u r de nouembre 1494.
Alla Biblioteca di Nantes si conservano poi nove fa­
scicoli di lettere inviate da Napoli, a vari personaggi, dal
re Carlo.
Durante il soggiorno di Carlo in Italia fu composto
un opuscolo in latino con questo titolo :
Visio revelata divinitus quae mundus debeat de proximo
reformari per Carolum octavum Francorum regem chri­
stianissimum.
Non ha nò data, nè luogo. E non si sa, se composta
'

�da un Francese o da un Italiano. Alcuni l’attribuiscono a
Savonarola, il quale, nelle sue prediche, aveva vaticinato
la calata di Carlo VIII, che sarebbe venuto per punire i
tirannelli d ’Italia, e specialmente i Medici. Non avendo
finora visto l’opuscolo, non oso nulla affermare.
Tutte le vanterie della gente d ’arme, specialmente al
ritorno d ’Italia, quando si era perduto il regno di Napoli
in pochi giorni, con la stessa facilità con cui si era con­
quistato, e quando per vero miracolo l’esercito invasore
aveva potuto riprendere la via di Francia, fecero na­
scere delle produzioni che si burlavano del miles glorio­
sus. Per esempio, si rappresentò, allora, L e f ils de Thé­
vòt le maire ( 1 ). Il figlio di Thévôt, chiamato Colin, è
partito di là dai monti per cercare gloria e fortuna, cer­
tamente al seguito di Carlo V III. Il suo buon genitore
sogna che egli avrà preso Napoli passando, e ridotto a
ragione il Gran Turco. Intanto, si precipita al cospetto
del signor sindaco una povera donna, che invoca il suo
aiuto e la sua giustizia, perchè sia difesa dalle male arti
di un sedicente gentiluomo, che abita presso di sè. Co­
stui, che essa chiama le grand tétu, le ha ucciso il suo
gallo, mangiato le galline, rubato due pezzi di formag­
gio, e, per aggiusto di conti, scaraventato ingiurie di
ogni sorta. Il gran testardo è il figlio del signor sindaco
in carne ed ossa, che ha preferito di sgozzar gallo e gal­
line, invece di correre con l’esercito d ’Italia. Sbigottito
dal suono marziale delle trombe e dallo scoppio delle
bombarde, se n’era ritornato alla chetichella ; ma con un
bottino di guerra, con un Turco incontrato lungo il cam­
mino, il quale, come un agnello, si era lasciato far pri­
gioniero. Ma si finisce, poi, per sapere che il preteso
Turco non è altri, se non un povero pellegrino italiano, il
cui accento straniero ha tratto in inganno il guerriero
mancato.
Così il popolo faceva la caricatura delle imprese e
(1) Collezione Jannet. Ancien théàtre français. tomo I I .

�dei soldati di Carlo V III, molti dei quali, come dice il
Guicciardini, nascondevano, sotto le lunghe chiome, le
orecchie mozze dal carnefice.
Il figlio del signor sindaco Thévôt ci ricorda Le
franc-archer de Bagnolet del Villon, il grazioso inter­
mezzo comico a due personaggi, l’uno che parla, l’altro
che non può parlare : il primo un soldato verboso e pol­
trone, il secondo un sacco di paglia, travestito da gen­
darme. I franchi arcieri — che si esercitavano alle armi
ogni domenica, che dovevano vegliare alla sicurezza delle
città e delle campagne, ed essere pronti ad ogni chiamata
del re, tutti borghesi — furono creati da Carlo VII, che,
forse, si ricordò del consiglio di Onorato Bonnet, nella
sua Apparizione della figura di Jean de Meun, di istituire
una milizia popolare.
Il libero arciere è l’eroe della parola, giura e sacra­
menta di annoiarsi, non vedendo contro di sè un nemico
..............Par la morbleu! j'enrage
Que je n'ay à qui combattre.
E, tutto preso dalla manìa di credersi valoroso e gen­
tiluomo, egli disprezza sovranamente la villanaglia, i bor­
ghesi e i paesani
. . . . Mais nous sommes
Toujours entre nous gentilz hommes
A u guet dessus la vilenaille.
Chiaccherone inesauribile, egli non teme nulla al mondo,
assolutamente nulla, se non... il pericolo.
Ma intanto vede il terribile battagliero, che è vici­
nissimo a lui, tutto disposto ad ascoltarlo, il gendarme,
cioè il sacco di paglia, raffazzonato a gendarme, con una
croce bianca sul davanti e una croce nera alle spalle, te­
nendo in mano una balestra. A. tal vista l’eroe ha un bri­
vido per tutte le membra, e grida grazia al terribile

�­tfasma, che sembra dirigere la sua arma contro di lui. E
n
a
protesta, vedendo la sua croce bianca, che egli è del par­
tito del re :
He ! monseigneur, par Dieu mercy,
Haut le trait! Qu 'aye la vie franche!
Je vois bien à votre croix bianche
Que nous sommes toni d'ung party.
Ma, camminando, si avvede che il gendarme porta alle
spalle la croce nera, e, allora: per Dio, grida, costui è un
Brettone! ed è pronto a gridare: Viva san Dionigi o
s. Yves, purché abbia salva la vita:
Ne m’en chault (I) qui, mais que j e vive!
Inutili preghiere! l’implacabile puppattolo tiene sempre
in resta la sua balestra. Il libero arciere comprende, al­
lora, che la sua ultima ora si avvicina; piomba a ginoc­
chio, e fa la sua confessione, e prende cura di comporsi
da sè il suo epitaffio, in cui tenta almeno di salvare l' onore del nome suo:
Cy gist Pernet le franc archier
Qui s ’y mourust sans desmarchier (2).
E nel momento in cui sta per esalare l’anima, mormora
con una voce lamentevole:
Hélas ! je suis mori oh je suis !
Intanto, il puppattolo, fino allora impassibile, cade.
L ’arciere rialza un po’ la testa, si avanza prudentemente,
saluta il suo avversario col titolo di monsignore, e gli
tende la mano per rialzarlo. Allora, era troppo tardi, ri­
conosce di aver tremato innanzi ad un sacco di paglia.
Tutto il suo coraggio ritorna, giura mille têtebleu e mor­
bidi, porta via la divisa del puppattolo come un trofeo,
(1) Non me ne importa.

(2) Senza indietreggiare.

�e annunzia al pubblico che ritornerà per continuare il
corso delle sue bravure ( I ).
Quando fu composto questo intermezzo comico? Fu
certo una delle ultime composizioni del Villon. La prima
edizione delle sue poesie con data è quella di Parigi
(Pierre Levet, 1489, in 4°). Vi furono altre edizioni alla
fine del X V secolo e al principio del secolo X V I. Quella
di Parigi, Galiot Du Pré, 1532, in-8, è la prima cui fu­
rono aggiunte Les R epues franches e le Monologue du
fran c archier de Bagnolet e il dialogo : Seigneurs de Mel­
lepeye et de Baillevent. La morte del Villon è da alcuni
fissata tra il 1480 e il 1489, ma sopra semplici conget­
ture. Si sa che egli morì vecchio, e, quindi, si può anche
congetturare, che morisse verso i primi del secolo XVI,
in modo che si può credere che il monologo fosse com­
posto proprio nel tempo della prima spedizione di Carlo VIII
in Italia.
Dopo questi lavori, che possono chiamarsi d ’occasione,
incominciarono ad apparire quelli pensati con pretensione
letteraria, e, come suole accadere in simili casi, i primi a
comparire furono i poeti, o, se meglio vi piace, i verseg­
giatori. Ed in effetti, dopo i fogli volanti messi fuori du­
rante la spedizione del temerario e imbelle re, che non
seppe valersi della sua straordinaria fortuna, il più antico
brano sulla calata di Carlo VIII è in versi.
Ed ha questo titolo :
Expédition de Charles VI I I en Italie. Louange (en
vers) de la victoire du tres crestien roy de France obtenue
en la conqueste de la ville et cyté de Naples avec Ies re­
g rets et les lamentations du roy Alphonse.
A questo segui l’esercitazione, anche in versi, di Otta­
viano Saint-Gelais,vescovo di Angoulême, con questo titolo:
L a comp lainte et epitaphe du fe u Roy Charles dernier
trapasse, compose par Messire Octouian de saint-genais
euesque Dangoulesme.
(1) Vedi a pagine 358-360 in: La satire en France au moyen-â

ge, opera cit.

�È senza luogo, nè data, ma il Brunet dice che fu stam­
pata a Parigi verso il 1500.
Queste poesie furono ristampate nel Vergier d ’ hon­
neur.
L e Vergier d'honneur nouuellement imprime a Paris.
D e lentreprise et voyage de Napples. Auquel est compris
comment le roy Charles huiti esme de ce nom passa et re­
passa de iournee en iournee depuis Lyon jusques a Napples.
Ensemble plusieurs aultres choses f aictes et composees par
Odauian de Sainct Gelais... et par maistre Andry de la
vigne secretaire de monsieur le duc de Savoye, avec aultres.
Non ha luogo, nè data.

Dopo la calata di Carlo V III, viene la volta della spe­
dizione di Luigi X II. Nella prima metà del 1507 tro­
viamo il primo libro che se ne occupa, e porta questo
titolo :
L a Cronique de Gennes auec la totalle description de
toute Ytallie.
E ’ stampato a Parigi, dal libraio Eustachio de Brie
nel mese di giugno del 1507.
Questo piccolo in-ottavo gotico di 48 fogli si occupa
delle ordinanze e della polizia di re Luigi XII a Genova.
Notansi altre pubblicazioni di occasione (1).
(1) Lassault bataille et conqueste sur les G e n e u o y s fa icte par
le roy de France tres crestien Louys douziesme de ce nom. E t
la trahison que tes geneuois ont cuidé fa ire. E t aussi la miséri­
corde et appointement que le Roy nostre sire leur a fa it. S . 1.
4 ff. in-4, goth. s. d. (1507).
— La Prinse du bastillon et la reduction de G e n n e s au tres
chrestien roy de France Loys douziesme de ce nom. Im p r. p o u r
G u ill. B in e a u lx , in-4 goth. s. d. (1507).

— L entree du tres chrestien roy de France Louys douziesme
de ce nom eu la ville de G e n n e s . Im p rim e a P a ris , in-4 goth.
s. d. (1507).
— L entree du roy en la ville de g e in e s fa ic t a G eines. 4 ff.
in-4, goth., 1507.
— Lettres envoiees a Paris declairâtes la conqueste et prise

�Anche Claudio de Seyssel, uomo di chiesa e di Corte,
nelle sue Histoires singulières di Luigi X II, pubblicate il
1508, si occupa di noi, e, sfiorando appena la storia di
Savoia, anche un poco della Dinastia sabauda. Il suo
lavoro affrettato merita appena una fuggevole citazione.
Due anni dopo, a Lione, fu pubblicato un opuscolo
sul re Luigi : Lentree du roy a M illan.
Questo ingresso del re a Milano è quello che egli vi
fece, il 1509, dopo la battaglia di Agnadello, vinta sopra
ai Veneziani.
E questa battaglia sciolse l’estro di molti poeti e cro­
nisti, cosicché abbiamo una piccola letteratura in prosa e
in versi sulla battaglia di Agnadello ( 1 ),
du Bastillon par les fr a nçoys contre le geneuois, avec la ré­
duction de Gennes au tres chrestien roy de France Loys X II
de ce nom. E t comment le dit seigneur f ist son entree en lad.
ville. E t les regrets des geneuois. Paris, 6 ff. in-4, goth. 1507.
— La conqueste de Gennes. E t comment les françoys conque­
sterent la bastille. E t de la deffense du castellet. Avec lentree en
la dicte ville de Gennes. Fait a Gennes, in-4, 4 f f . goth. 1507.
D a u t o n (Frère Jehan). L e x il de Gennes la superbe. S. 1.
(Paris), 8 ff. in-4, g oth. s. d. (1508).
(1) Lectres de la commission et sommacion faicte aux Venis­
siens, par Monjo ye , premier roy darmes de France, et les responces
des dicts venicieus. — Paris, Guill. Hineaulz, 4 11., Ì11-4 1509.
Lordre du camp des Veniciens, avec le nombre des gens
darmes et noms des cappitaines. — Lyon, Noel Abraham, 3 ff.,
in-4. 1509.
A n o n y m e , L armée du roi quil avoit contre les Veniciens et
lordre de bataille M il C C C C C et IX. — Paris, Martin Alexan­
dre, 4 ff. in-4, 1509.
O l i v i e r (Fr. Jean), Lépigramme des enseignes des Veniciens
envoyes a .Sainet Denis (après ta victoire d ’Aignadel) par le roy
nostre sire, compose par Fr. Jean Olivier croniqueur du dict
seigneur, translate dit latin eu françoys par un familier servi­
teur de la dicte Abbaye (en vers). — S. 1. (Paris), 2 ff. in-4,
goth. s. d. (1509).
A n o n y m e s , L es Regretz de messire Barthelemy daluiène. E t ta
chançon de la defence des Veniciens (pièce en vers). — S. 1.
(Paris) 8 ff. in-8, goth. (fig.) 1509.
— La lamentation de Venise en la quelle se contient le païs

�Poi viene Sinforiano Champier, medico a L ione, fa­
moso colà in quei tempi, che scrisse molto di molte cose,
in latino e in francese, e del quale Rabelais, spiritosa­
mente e forse un po’ ingiustamente, si beffa, ponendo
nella Biblioteca di Saint-Victor il suo trattato dei Clyste­
riorum tra le Ramoneur d'astrologie et le T ire p .... des
apothicaires. Cotesto Champier, oltre al suo duello episto­
lare, in cui parla d ’Italia, e alle grandi cronache di Casa
Savoia, mandò anche egli per le stampe, nel 1509, un
sommario storico sulla spedizione di Luigi X II :
Le triumphe du tres chrestien Roy de F rance Loys X ij
de ce nom contenant lorigine et la declination des Veniciens
avec larmee du dit Roy et celle des ditz Venitiens.
Questo sommario di 34 fogli in-quarto gotico è una
quil ont perdu eu Italie et hors d'ytalie : en françoys. — S. I.
8 ff. in-8, s. d. (1509).
Cest la très nobte et très excellente victoire du roy nostre
Sire I.oys douziesme de ce nom quil y heue moyenent layde de
dieu, sur te Venetiens a la journee de Caraualz, et semblable­
ment sur les villes de Trevy : Bresse : Cresme : Cremone : et
autres villes et chasteaux de sa duche de Millan. — Lyon, Noel
Abraham, 8 ff. in-4 (1509).
Lavenement et lentree du roy a Millan, aprs la victoire quil
eut sur Ies Veniciens. — (1509). Lyon, Noel Abraham, 2 ff. in-4,
s. d. (1509).
Euvre nouvellement translatée de italienne rime en rime fran­
çoise ; contenant ladvenement du très cresticn roy de France
Loys X II de ce nom a Millan et sa triumphante entree au dit
Millan, avec grande compaignie de noblesse estant avec luy. Et
de la dolente prime de Rivolte sur les Venitiens. Aussy comment le
¡1 vaincu et rue ju s larmee vénitienne et prins prisonnier le sei­
gneur Hartholomy Davigliano. E t comment il fu t mené à Millan
et de la joye des ditz Millanoys et autres : de la dicte victoire
nouvellement au dict tres crestien d'illustre roy donnee. — Lyon,
8 ff. in-4, 1509.
G r in g o ir e (Pierre). Lettres nouvelles de Milan enuoyees au roy

nostre sire de par de monseigneur de la Trimoulle touchant la
prise de Ludovic. Avec lamende honorable faicte par les milanoys
au roy nostre dit seigneur a la personne de monsegneur le cardinal
damboyse lieutenant general du roy... au pays de milannoys. — S. I.
6 ff. in-4, g oth. s. d . (vers 1509).

�povera compilazione, in cui manca ogni perspicacia poli­
litica, mantenendo solo le premesse dell’orgoglio, conte­
nuto in quella parola t r i u m p h e , che si pavoneggia in cima
del titolo.
E la vittoria di Agnadello fece nascere anche il bi­
sogno di studiare l’organamento della Repubblica veneta,
la sua storia, in una parola, la sua sapienza civile e mi­
litare ; cosi, nel medesimo anno 1509, abbiamo diverse
pubblicazioni (1).
Con la battaglia di Agnadello, ai Veneziani fu preso
tutto ciò che da cinquant’ anni avevano conquistalo in
Italia. E si sarebbe detto, che essi erano perduti, se non
fosse molto vero l’antico adagio: che le grandi potenze si
indeboliscono, unendosi. In vero, i confederati di Cambray,
nell'unione, si indebolirono per le reciproche gelosie. Re
Ferdinando incominciò ad essere sospettato per la restitu­
zione delle piazze di Puglia, che i Veneziani gli avevano
fatta, e Giulio II fu vinto da forte gelosia per il re di
Francia. Per queste cose Luigi X II, che non si sentiva
(1)

L E M AIRE

(Jehan).

L a leg en d e des Ven icien s oh a u trem en t

leur cron iq u e abreg ee. — Lyon, in-8, 1509, 1512.
G r i n g o r e (Pierre). Entreprin s e d
eVenise, avecque Ies Villes,
Cités, chasteaulx , forteresses et places que usurpent et détiennent
Ies ditz Vénitiens ; des Roys, Ductz, Princes et Seigneurs cre­
stiens (en stances de sept vers) . — S. l. 8 ff. in-8, s. d. (1509).
Monitoire du pape Jules contre Ics Venitiens, translate du
latin en rime. — Lyon, in-4. goth. 1509.
L a V i g n e (André de). Histoire attegorique de la Conqueste
de Naptes. Le libelle de cinq viltes Pytaltye contre Venise, assa­
voir Rome, Naples, Florence, Gennes et Mylan. L es ballades du
bruyt commun... avec le tremblement de Venyse. — S. l. (Lyon,
Noel Abraham), in-4, goth. s. d. (1509).

Segue la campagna, ed abbiamo altre pubblicazioni :
La Prinse de Cremone et de lartillerie avecques lannoy des
estandars a Saint-Denys, et aussi la reduction de la cyte de
B resse. — S. l. 2 ff. in-4, goth, s. d. (vere 1509).
La coppie des lettres que monsieur le mareschal de Treuvul a
envoyeee au Roy nostre sire touchant lentree de Boulog ne la
grasse faicte par les fra nçoys. Faict par le congie de justice. —
S. l. in-4, goth. s. d. (1509).

�bene in salute, si decise a ripassare le Alpi. Cosi, i Vene­
ziani riprendono in parte le piazze che hanno perdute, e
fanno togliere a Massimiliano l’assedio di Padova. Intanto,
Giulio II, che aveva ottenuto, per mezzo della lega, presso
a poco tutto ciò che aveva voluto, non aveva altra paura,
se non quella di vedere i Francesi in Italia. E, così, forma
una seconda lega, e questa volta contro i Francesi, con Fer­
dinando, con Enrico VIII d ’Inghilterra e con gli Svizzeri
malcontenti di non avere avuto aumentate le loro paghe
dal re francese. Giulio II, in persona, spinge la guerra
contro il duca di Ferrara, e scampò due volte dall’esser preso
prigioniero, l’una dallo Chaumont in Bologna, l’altra da
Baiardo nella piccola città di san Felice. Intanto, Luigi X II
riunisce a Tours un concilio nazionale, in cui si decise di
fissare un concilio generale a Pisa. Giulio II, a cannonate,
prende in persona Mirandola. Luigi X II vuole e non vuole
la guerra contro il papa, da una parte spinto dallo spirito
nazionale e militare, dall’altra trattenuto dagli scrupoli di
sua moglie e suoi. Egli desidera di essere incoraggiato,
di esser preso dallo slancio-della opinione pubblica, e lo
serve a meraviglia Pierre Gringoire, che, già in due li­
belli, l’uno contro Veneziani già citato, e l’altro contro il
Papa: la Chasse du cerf des cerfs, parodia del titolo pal­
pale di servus servorum D ei, era stato un potente alleato
del re.

Pietro Gringoire, figlio di un’onesta e borghese fami­
glia di Caen, abbandonò di buon’ora la casa paterna, per
correre le sue avventure di ultimo dei giullari, di ultimo
rappresentante del medio evo francese in fatto di poesia.
E visitò l’Italia specialmente, dove raccolse larga messe
di aneddoti e di fatti. Se ne tornò a Parigi, mezzo matto
e mezzo savio, con molto spirito e con molta esperienza
della vita, spinto da naturale inclinazione al teatro. Co­
sicché fu ricevuto a braccia aperte dagli enfants sans souci,
l’allegra compagnia di giovani comici e poeti spensierati,

�che insieme con i clercs de la Basoche, i tironi della gran
sala del palazzo di giustizia, rappresentavano gli albori
del teatro francese con moralità, farse e burlette, che ave­
vano fatto passare da gran tempo di moda i Misteri dei
confratelli della passione. Gringoire che, attraverso i motti
di spirito, i lazzi, i giuochi di parole, faceva scintillare la
sua ragione di uomo esperto, che aveva corso il mondo,
fu presto riconosciuto dai suoi compagni come il pezzo
forte, come il primo di tutti. E fu battezzato col nome di
Mère sotte, la madre sciocca, e nella nuova maschera, in
abito matronale, con la testa di asina, fu filosofo, buffone,
patriota ed artista; fu il buon senso allegro, fu 1’ espres­
sione vivente del monito oraziano, che i costumi si correg­
gono ridendo. Quel matrimonio tra lo spirito e la saggezza
doveva essere salutato con grandi applausi, come una
grande novità simpatica e cattivante. Pietro Gringoire, che
era un credente sincero e un patriota, e un monarchico,
che esclamava : un sol Dio, nn sol Re, una sola fede e
una sola legge, protetto dal re, divenne l’uomo alla moda,
l’anima delle feste popolari e del teatro. E ia sua divisa :
Tout par raison, raison partout, partout raison divenne un
emblema popolare.
Pietro Gringoire era l’uomo che ci voleva per trascinare
l’opinione pubblica ad una nuova guerra, ad una guerra
contro il papa, stimolando il re, soffocando gii scrupoli
del re. Ed egli compose le Prince des sots, che fu annun­
ziato a gran colpi di tromba e di tamburini per tutta Pa­
rigi e con fogli volanti ed affissi, che invitavano alla rap­
presentazione tutti gli sciocchi di ambo i sessi di Parigi
e di altrove. Questa rappresentazione ebbe luogo il mar­
tedì grasso dell’anno 15 11, al mercato centrale di Parigi.
Il popolo degli sciocchi vi accorse in gran numero. Si
stava pigiati, a soffocare, intorno ai pilastri del mercato,
e presso gli ossari del cimitero degli Innocenti. Vi si e­
rano costruiti dei palchi per le notabilità, per i magi­
strati, per i pezzi grossi dell’Università e per il re, che
intervenne in gran pompa.

�Prima di dar principio al p rincipe degli sciocchi, ci fu
una specie di antipasto, una sottie, in cui come prologo del
pezzo principale, tre sciocchi si presentano sul proscenio,
e intavolano un discorso sulle cose del giorno. Natural­
mente, si parla di ciò che avviene in Italia, e il sire è
chiamato molto saggio, che ha tanto faticato, di tollerare
tanto armeggio contro di lui; della grande ingiuria di
Bologna che ha scacciato la guarnigione francese; delle
insidie degli Spagnuoli; degli Inglesi che sono ancora a
Calais; e di madre Chiesa che si occupa troppo di cose
temporali.
Intanto, in mezzo ai preparativi rumorosi sul palcoscenico dell’opera principale che deve principiare, au­
menta l’impazienza. Tutti aspettano gli attori, vogliono
vedere il celebre comico di Pont Allais. Ma egli dorme
ancora, non ha ben digerito una succolenta cena della vi­
gilia. Uno degli sciocchi gli* grida: Giù, signor di Pont
Allais. E tutti gli spettatori ripetono: Giù, fuori, il signor
di Pont Allais. Finalmente, mostra un po’ della sua testa.
Deve soltanto bottonarsi, in alto, i suoi stivali. Poi, com­
pare fra gii applausi e le grida entusiastiche degli spet­
tatori. Con lui si avanza tutta la nobiltà del regno degli
sciocchi, giuocatori, libertini, chiaccheroni, avventurieri.
In prima, ecco il signor di Nates, e il signor di Joye,
amabili disoccupati, che hanno per principale occupazione
Nopces, convis, festins, banquetz
Beau babil et joyeulx caquetz.
Ecco il generale d ’infanzia, gran paffuto, che va can­
tando:
h ou, hou, man, man,

p
apa.

Ecco il signor du P lat e il signor de la Lune.
Inconstant, prompt et variable
che le persone di senno credono cugino germano di re
Ferdinando d ’Aragona. Dopo la nobiltà, viene il clero,

�gli abati di Platebourse, di Frévaulx e della Court ille, li­
beri buontemponi, che hanno sempre mangiato sei mesi
anticipatamente le rendite dei loro benefici. Infine, ecco
il principe degli sciocchi, in persona, cioè Luigi X II,
buon uomo, placido e brontolone, che volge in giro gli
occhi su tutta l’assemblea, ed esclama, crocesegnandosi:
Honneur! Dieu gard' Ies sotz et sottes
!
Benedicite,
que j ’en voy !
A questa esclamazione, nuovi scoppi di risa, nuovo
chiasso. Ciascuno ha la sua parte di complimento, e ap­
plaudisce, guardando il suo vicino. La seduta è aperta:
tutti hanno la parola e tutti la prendono insieme: chi sulla
pace, chi sulla guerra, chi sul papa, chi sui giacobini, chi
sull’università. In fondo, non ostante il loro cicaleccio,
tutti quegli sciocchi finiscono per intendersi, approvano
la condotta del re e si dichiarano soddisfatti, tranne una
certa sciocca, poveramente vestita, all’aria rustica e gros­
solana, cioè la Sotte Commune. Una volta essa si chia­
mava Povertà e si contentava di gemere e di piangere
sotto il suo fardello, mentre che intorno ad essa si can­
tava. Ma, allora, innanzi al buon principe degli sciocchi,
eccola ardita, ciarliera e dialettica. E si permette di non
dividere l’avviso di tutti quanti. C ’è un bel gridarle venti
volte silenzio! E un giorno di allegria e di libertà, ed
ella vuol profittarne per dire ciò che gli pesa sul cuore
da tanto tempo. Mentre che intorno a lei si sciorinano
delle belle considerazioni sulle riforme della chiesa, sulle
spedizioni d ’Italia e sulla gloria di cui si circonda il re,
ella scuote la testa in aria di dubbio. E grida :
E t que ai-je a faire de la guerre ?
Ne que à la chaire de Saint-Pierre
Soit assiz ung f o l ou ung saige?
Je suis asseur (1) à mon villaigc
Quand je veuil, je soupc et desieun e.
(1) Sicura, tranquilla.

�E, poi, col suo buon senso di contadina, col suo amore
per la pace, essa, non sapendosi spiegare perchè si debba
andare oltremonti a morire di ferro o di febbre, si do­
manda con qual profitto:
Tant d'allés et tant de vennes
Tant d ’entreprises incongnues
Appoinctements rompus, cassez?
Stanco di avvertirla della sconvenienza del suo lin­
guaggio, uno degli sciocchi fa notare, scrollando le
spalle che
Toujours la commune grumelle!
Mormorare in vero era stata la sola risorsa sua du­
rante secoli. Ma di che si lamentava pertanto? Non, ella,
indossava la corazza e se ne andava cavalcando tra le nevi
delle Alpi!
Tu n ’as ne guerre, ne bataille
E Sotte Commune subito risponde:
Enfiti je paye tousiours l ’écot
E soggiunge, immediatamente, per farsi perdonar l ’au­
dacia:
Je parle sans savoir commcnt
A cela suis accostumée
Nondimeno più di uno spettatore rifiutavasi a crederle
sulla parola, e rimaneva del suo avviso. Il re medesimo
vi trovava la sua lezione. Dopo avere attraversato l’Italia
sotto una pioggia di fiori, fiutato l’incenso dei prelati, i
complimenti delle dame, i ditirambi dei poeti, gli sarebbe
bastato di tender un po’ l’orecchio per comprendere che
un buon editto sulle finanze sarebbe stato più utile al
popolo, che la conquista di Milano e di Napoli.
Sotte Commune, con le sue grosse ingenuità, minaccia
di aver ragione contro tutti gli sciocchi suoi confratelli.

�È tempo che si fermi il suo cicaleccio, finirebbe per es­
sere sedizioso. Essa è interrotta bruscamente dall’ inter­
vento di un nuovo personaggio, che si avanza fra uno
scoppio di applausi. È Gringore in persona, Gringore o
piuttosto Mère Sotte, vestito con gli abiti ecclesiastici. Si
è cosi travestita per non essere riconosciuta. Vivace, in­
sinuante, civetta, intrigante, arriva con. dolci parole sulle
labbra e piene le tasche di danaro. Le due consigliere
abituali di Giulio II, Sotte Fiance e Sotte Occasion, l’ac­
compagnano. Ella è di fresco sbarcata d ’Italia, donde
porta una nuova droga: il tradimento:
Le bonne foy, c ’est le vieil jeu.
Il suo medico, maestro Bonnet, ebreo convertito, ad­
detto alla Corte del papa, gliene ha prescritto l’uso per
corrompere le persone di cui ha bisogno. Il suo piano è
tracciato, essa vuole ammutinar la nobiltà e il clero contro
il principe:
Je trouveray invencion
De mutiner princes, prélats.
In prima chiama e carezza gli abati di Frévaulx, della
Courtille e di Bourse-Plate e loro promette che saranno
cardinali:
Vous aurez en conclusion
Largement de rouges chappeaulx
I prelati si lasciano sedurre. Ma i signori, che pure
avrebbero gran bisogno delle sue larghezze per riparare
alle miserie delle loro giubbe, ricusano di ascoltarla e
rimangono fedeli al re. Mère Sotte, furiosa di veder re­
spinte le sue proposte dalla nobiltà, eccita al combatti­
mento i prelati :
A l ’assault, prélalz, à l ’assaul t
II principe ancora esita, ha degli scrupoli, il buon
uomo resiste ; non dimanda se non la pace, e non si la.

�scerebbe battere da quest’arrabbiata, se uno degli scioc­
chi non gli gridasse per rassicurarlo :

Prince, vous vous pouvez deffendrc
Justement, canoniquement.
Ma è proprio la Chiesa, che tratta cosi il figliuol suo,
il re cristianissim o ? No, no, la cosa è impossibile :

L 'Église point ne se fourvoye.
Guardando più dappresso, si finisce per scoprire che
ha usurpato il costum e della Chiesa, e la
scacciano vergognosam ente. Sotte Commune, m algrado la
sua ignoranza, col suo grosso buon senso ha subito fatta
la distinzione e si incarica di spiegarla al pubblico :

Mere Sotte

Affiti que chascun le cas notte,
Ce n'est pas mère saincte Église
Qui nous fa it guerre, sans fainctise
Ce n'est que notre mère Sotte.
L e coscienze, sufficientemente edificate, potevano di­
vertirsi con tutta sicurezza : la moralità dell’uomo ostinato
com pletava la dim ostrazione. Peuple italique e Peuple
français si fanno le loro condoglianze reciprocamente.
Questo confessa che egli è felice e tranquillo nel suo
paese, ma egli è obbligato di spendere la sua sostanza e
il suo danaro per sostenere la guerra al di fuori ; quello
deplora la devastazione delle sue cam pagne, la rovina
delle sue città, la perdita dei suoi figli, ed invidia la fe­
licità del suo vicino :

Peuple françoys, tu te plains : veuilles estre
Content de Dieu : tu as prince et seigneur
Humain et doulx, de vices correcteur.
Artifizio delicato che poneva l ’elogio di L uigi X II
nella bocca dei suoi nemici. A questo lusinghiero ri­
tratto di L uigi X II segue presto quello di Giulio II,
l' homme obstiné. Egli stesso si occupa di rivelare al

�­ lico le sue qualità. Entra in scena come un vero Mata­
b
u
p
moro, l’occhio ardente, il viso acceso, con una lunga barba,
ed urlante com e scoppio di tuono : Regardez-moy, j e suis

l ’hommc obstiné.
Il popolo italiano lo supplica invano di chetarsi e di
fare la pace con la Francia : Punition divine appare dal­
l’alto del cielo, ma l ’uomo ostinato rifiuta di piegarsi.
Hypocrisie viene in suo aiuto e tenta di allarm are la co­
scienza del popolo francese, L e s D émérites communs s ’in­
caricano di riassumere le doglianze del papa, le cui virtù
sarebbero grandi se, se e so... E la commedia termina
con questa lam entevole esclam azione :

Hélas ! craignez pugnicion divine (1).
Due anni dopo m oriva G iulio II, e, dopo duo anni dalla
morte del papa, m oriva anche Luigi X II. il buon popolo
d ’Italia, so avesse avuto conoscenza della commedia di
G ringoire , avrebbe ben potuto credere alla punizione
divina !
La guerra era stata ripresa in Italia da re L u ig i X II
nel 15 12 , e trovo sognato un opuscolo sulla battaglia di
Ravenna :
- L a journée de la bataille fa icte près de R avenne le
X I.e jou r dauril, jour de Pasque 1512 avec lordonnance
fa icte a Millan a lentree du corps Monsieur Nemours dont
Dieu ait lame. — S . 1., 4 ff. goth. s. d. (1 5 1 2 ).

U n ’opera notevole, pratica, e di un interessse in gran
parte militare, com pose Giacom o Signot, pigliando occa­
siono dalle spedizioni di Carlo V I I I , L uigi X II e Fran­
cesco I.
Il 1515, a spese del libraio D ionigi Toussains, fu pub­
blicato a Parigi :
La totale et vraye description de tous les passaiges, lieux
( 1) V edi pagine 386-393 in: La satire en Fran ce au moyen-âge.
O p . cit.

�et destroietz , par lesquels on peut passer et entrer des
Gaules es Ytalie et signement par ou passèrent Hannibal,
Julius Cesar, et les roys de France Charlemagne, Charles
Viij, Louis X ij et le roy François à présent régnant pre­
mier de ce nom.

Ho detto che quest’opera è in gran parte di interesse
militare, ma, oltre di questa descrizione, essa contiene la
lista dei cardinali e patriarchi con i relativi titoli, dei
vescovi e degli arcivescovi iti tutto il mondo, ed ancora
il nome delle abbadie, vescovati e arcivescovati, e altri
benefizi, riservati alla Santa Sede.
Anche nel 1 5 15 fu stampato un opuscolo laudatorio
e di un certo interesse, con questo titolo :
L ’ordonnance faicte a lentree du tres chrestien roy de
France, Françoys de Valoys, premier de ce nom, dedans
la ville de Millan, le X V I jour d ’octobre mil cinq cent et
quinze (senza luogo, nò data).

Indi :
A n o n y m e . Sensuyt la forme du traicte et appoinctement
fa ict entre le tres crestien roy de France, Francoy, pre­
miere de ce nom et M aximilian Sforce sur le faict et estat
de la duché de Millan et la prouision que le dict seigneur
donne audit Maximilian. S. I. in-8, goth. s. d, (1 5 1 5 ) .

O r lasciamo simili brevi componimenti, che non hanno
molta importanza, scritti vanitosam ente e cortigianam ente
e parliamo d ’altro.
Svelatasi ai Francesi la grande civiltà italiana del R i­
nascimento per m ezzo delle spedizioni militari, non reca
m eraviglia che i primi scrittori francesi abbiano visto più
il lato m ilitare e guerresco che il resto, e che delle cose
nostre di arte, di letteratura e di scienza, per cui rimane
ancora grandissim o il principio del secolo X V I, si siano
occupati solo incidentalmente. Epperò questo ci spiega
perchè sul principio di quel secolo, nell’anno 1516, ap­
pare in Francia una storia della Casa di Savoia e un

�po’ di Piemonte, paese questo ancora rozzo e bellicoso,
e quella dinastia del tutto a base militare. Lo Champier,
il medico di Lione, è autore di quella cronaca che egli,
abituato alla prosopopea dottorale, pubblica col nome di
Grandi Cronache :
Les Grans Chroniques des g estes et vertueu x f a i ctz des
tresexcellens, catholiques, illustres et victorieux ducz et princes
des pays de Savoie et Piemont. Paris, D e la Garde, 1516.
Ma perchè lo Champier scrive del Piemonte e non di
Venezia, che era Potenza civile e militare assai maggiore
del piccolo Piemonte di quei tempi ? Si potrebbe rispon­
dere che il Piemonte era più vicino al buon Champier,
ma questa sarebbe una molto ingenua risposta. Nello
Champier, illustre medico, vi era un po’ del cortigiano,
come appare a leggere anche il solo verboso titolo delle
sue grandi cronache, epperò egli doveva essere un po’
più inclinato a lisciare dei principi, i cui benefizi erano
a lui più vicini, moralmente e materialmente, che non una
Repubblica lontana, la quale, pure essendo a base oligar­
chica, rimaneva sempre una Repubblica. E poi egli non
era un uomo di Stato, non era nemmeno un uomo poli­
tico, e non poteva sentirsi attirato dalla sapiente Costitu­
zione veneta, dalla sua colorita opulenza, dalle glorie del
passato e dalla curiosità di indagare che cosa avrebbe
dovuto o potuto fare la Serenissima per il futuro. Tutto
questo lo farà il De Comines di qui a poco, come ve­
dremo. E non stupisce: lo Champier era mollo medico,
e il sire d ’Argenton molto politico.
Nondimeno anche il voler solo scrivere la piccola cro­
naca di Casa Savoia e del Piemonte non era impresa da
prendere a gabbo, se è anche tanto difficile ora. La storia
della Savoia, del Piemonte e della Casa di Savoia si è
scritta, sempre, con molta pena, perchè, non vi sono,
forse, nel mondo, altri paesi in cui, più che nella Savoia
e nel Piemonte, gli archivi pubblici abbiano subito mag­
giori vicissitudini. Nel 1174 Federico Barbarossa bruciò
gli archivi del castello di Susa, in cui si contenevano

�tutti i titoli della Casa di Savoia. Durante il XIII e il
X IV secolo, gl i archivi dei castelli di Avigliana e di To­
rino furono anche incendiati dai Tedeschi. E gli incendi
che, spesso, scoppiarono nel castello di Chambery, nel
quale si custodivano i registri della Camera dei conti
della Savoia, istituita il 1295, del Consiglio di giustizia
(1329) e della Camera delle monete (1358), cagionarono
delle perdite sensibili e irreparabili.
Nel 1536, al tempo dell’invasione dei Francesi, alcuni
servitori, troppo zelanti, volendo mettere in salvo i più
preziosi documenti, li portarono a Torino, ma ciò fu causa
che molti di essi, nella fretta e durante il viaggio, an­
dassero perduti.
Nel 1536, dice il Saint-Genis (1), l’invasione bernese
distrusse nel paese di Vaud, di Chablais e nel Faucigny
dei documenti la cui perdita è irreparabile; dal 1590 al
1600 i protestanti di Lesdiguières e gli Spagnuoli di Oli­
vares commisero i medesimi eccessi nella Morienna e nella
vallata dell’Isero, e il vandalismo del 1793 fece tavola
rasa di tutto ciò che esisteva nelle abbadie, nelle chiese,
nei castelli e nei palazzi di Città. A Thonon, i titoli del
castello degli Allinges, formanti il carico di quattro carri
tirati da buoi, furono bruciati sulla piazza del mercato,
tra gli applausi insensati della folla.
Fino al 1840, quando fu messo a stampa il primo vo­
lume dei Monumenta Ilistoriae patriae edita jussu regis
Caroli Alberti, da tutti si riteneva che la prima cronaca
di Casa Savoia e del Piemonte fosse questa dello Cham­
pier. Nondimeno l’opera del Comitato, scelto da Carlo
Alberto, non è stata sufficiente, come ben nota il Bol­
lati (2), a dissipare il pregiudizio, perchè il formato a­
dottato per quelle edizioni non è comodo per gli uomini ili
studio, e molto meno per la maggioranza dei lettori, e i
testi delle cronache più antiche, in vecchio francese quasi
(1) Histoire de Savoie, voi. I, pag. 23.
(2)
Preface aux Gestez et Croniques de la Maison de Savoye,
par Jehan Servion. — Turin, Casanova, 1876.

�tutti, non rischiarati da note, sono poco intelligibili per
la gran parte degli studiosi.
A seguire le ricerche del Bollati, che mi sembrano fon­
date, il primo cronista di Casa Savoia e del Piemonte
sarebbe Dorieville, soprannominato Cabaret, vissuto alla
Corte del duca Amedeo V i li dal 1417 al 1420. Dai re­
gistri dei conti dei tesorieri di Chambéry e di Moncalieri
appare che al Cabaret furono pagate delle somme, per
aver visitato, ad ordine di Amedeo VIII, tutte le abbadie
e i castelli di Savoia e di Piemonte, e per avere special­
mente preparato delle scritture, per il duca, nella abbadia
di Hautecombe.
Il Bollati giustamente nota che, quando il Cabaret
giunse alla Corte di Amedeo, era appena scorso un anno
dalla data dell’elevazione della Savoia a ducato (10 feb­
braio 1416) e che il primo duca doveva desiderare di
stabilire, storicamente, l’origine della sua dinastia, e gli
atti dei suoi predecessori.
Il secondo cronista è Jehan Servion, che era al servizio
di Filippo Senza Terra, e gli fu fedele e lo segui fin nelle
prigioni di Loches. Si vuole che, durante l’ imprigiona­
mento di Filippo, egli componesse le sue Cronache (nei
due anni, cioè 1464 e 1465), le quali si arrestano dove
finiscono quelle del Cabaret, ad Amedeo V III.
Viene terzo Perrinet du Pin, anche francese, nativo della
città della Rochelle. Ebbe dalla corte sabauda, com e il
Cabaret, dei compensi per le sue peregrinazioni. E, nel 1477,
è chiamato, officialmente, cronista della Corte, ed in tale
qualità, e com e segretario ducale, ebbe un onorario fisso.

Le istruzioni e le notizie somministrate al du Pin, insieme
con l’onorario, e riportate da lui nella sua Cronaca, non
sono altra cosa che degli estratti della cronaca del Cabaret.
Il Perrinet scrisse le cronache di Am edeo V II, il Conte
Rosso, e di Am edeo V I I I , rim aneggiando una parte delle
cronache del Cabaret e del Servion. La prima ci è perve­
nuta incompleta, la seconda è andata del tutto perduta.
Dopo questi tre francesi si può assegnare il quarto

�posto all’anonimo italiano della cronaca latina cosi detta
di Savoia, la quale parla anche di Luigi, tìglio di Ame­
deo V III, e si ferma al 1487. Tale cronaca, nella parte
nuova, è importantissima.
Tutto questo movimento intorno alla Casa di Savoia si
ferma qui. K si riprende ventotto anni dopo, anche in
Francia, con le Grandi Cronache dello Champier (1 ).
(1) Durante il secolo XVI sono da notarsi le seguenti pub­
blicazioni sulla storia dei Savoia e del Piemonte :
Parad in (Guillaume). Chronique de Savoye, revue et nouvel­
lement augmentée, avec les figures de toutes les alliances des
mariages qui se sont faicts en la mayson de Savoie, depuis le
commencement jusqu’à l’heure présente. — Lyon, J . de Tour­
nes, in-4, 1551-1561.
Haber t (François). Les amours conjugales d'Emmanuel Phi­
libert «lue de Savoye et Marguerite de Valois. — Paris, Pierre
Gauthier, in-8, 1559.
Tabouët (J ulian). La généalogie des prince de Savoye faite
en prose et en vers latins par J. Tabouët J, C., et depuis tra­
duite en prose et vers héroïques françois par P . Tredeham. —
Lion, Nicolas Edoard, 36 pages in-4, 1560.
A n o n y m e . V o ix de pleurs
E xam en de la procédure et
e xe rcé con tre les pauvres
150 p. in-4. — Villefranche,

et de lam entations (seconde partie.
de cruau té que les m assacreurs ont
chrétiens des vallées de Piém ont,

1560.
— Histoire des persécutions et guerres faictes depuis l’an 1555
jusques l’an 1561 Contre le peuple appelé Vaudois. — Genève,
173 p. in-4, 1562
— Histoire mémorable de la guerre faicte par le duc de Sa­
voye Emmanuel Filibert contre ses subjects des vallées (vau­
doises) d'Angrogne, Perosse, Sainct-Martin et autres vallées cir­
convoisines, pour compte de la religion, traduicte d 'italien par
Nicolas Durand dit de Villegagnon. — .V. I. 30 pag. in-4, 1562.
M a y (Pierre de), Le triomphe du baptesme de Charles Ema­
nuel, duc de Savoye, avec annotations. — Paris, Thomas Ri­
chard, in-8, 1567.
— La suite des Edicts et des Arrests donnés par son Souve­
rain séant
Chambéry sur le faict de la Religion, Justice et
Politique. — Chambéry, Fr. Pomar, in-4, 1579.
— Histoire des persécutions contre les Vaudois de 1555 A
1561. — Genève, 1581.
— Histoire de la persécution, contenant ce qui s’est passé
dans la dissipation des Eglises et des habitants de ces vallées,
arrivé en l’an 1586. — Rotterdam, 36 p. in-4, 1589.

�III.

Il Duello epistolare di Symphorien Champier
e gli Annali di Giovanni Bouchet.

��parlarvi delle così dette Grandi Cronache di
Casa Savoia, scritte dallo Champier, di cui vi ho già
detto qualche cosa nel precedente capitolo. Ma, rifletten­
doci sopra, non mi pare che esse m eritino di richiamare,
lungamente, la vostra attenzione, non essendo, in fondo in
fondo, che una com pilazione, più o meno fedele, dei la­
vori del Cabaret, del Servion e del Perrinet. Vi trovate
i fatti ugualm ente raccontati, ma non esposizione arti­
stica, nè disamina severam ente critica, nè novità alcuna
di pensiero; solo lo stile, sebbene ancora rozzo e pargo­
leg g ia nte, mostra non poco progresso in paragone di quello
dei suoi antecessori.
Così, lasciamo le sue Cronache ed occupiamoci, un po’
a nostro agio, d i un suo libretto molto curioso, stampato
a Venezia il dieci ottobre del 15 19 per Joanns phiroben

D

ovrei

et Joanne diuineur A lemanos, sumptibus honesti viri Jacobi
fr a ncisci Deionta F lorentim bibliopole Veneti.

Così porta il registro nel verso della penultima carta
del Duellum epistolare: Gallie e t Italie antiquitates com­
plectens. Q uesto libriccino, m olto raro, n o n citato dal De
Bure, e solo in modo imperfetto dal Brunet, non è nu­
m erato; è com posto di quaderni doppi segnati ai, aii, aiii,
aiiii, aj e via via. L ’ultimo quaderno è segnato dalla let­
tera M. Ha sul retto una figura.

�Girolamo Papio, canonico regolare nel cenobio estense
di S. Maria, con una sua lettera provocò questo duello
incruento. Il buon canonico, ammiratore del Fabre e dello
Champier si regalò il lusso, in quei tempi non comune,
di intraprendere un dispendioso viaggio per conoscere
personalmente i due scrittori, ma la sua ammirazione af­
fettuosa non ebbe fortuna. A Lione non trovò lo Cham­
pier, a Parigi non trovò il Fabre. Avrebbe dovuto cer­
carli altrove, ma, stanco del lungo e incomodo viaggio,
e, forse, anche un po’ corto a quattrini, se ne tornò, senza
aver veduto i suoi amici, al suo cenobio; e di là scrisse
una lettera allo Champier, in cui, dopo avergli raccon­
tato della sua mancata peregrinazione, alle lodi dello Cham­
pier unì, quelle del Fabre.
Il medico di Lione, che avrebbe potuto mettere in bur­
letta il canonico per essere stato a Roma senza vedere
il Papa, gli rispose con molta cortesia, con vera politesse
française, ma non senza un pochetto d’orgoglio dottorale.
A sua volta egli fa gli elogi del comune amico Fabre,
che chiama lumen et decus della fiorentissima Gallia, e
prosegue così :
Nani quam tribuit sibi natura bonitatem miscuit ille Italica
eleganta ut nemof it hoc uno clarior, nemo praestantior. H abet
ei selecta illa verba q non Rhodanum aut Lirim sed Padum
sed Tyberim sed Capitolium sapiunto quäq ut mihi videtur
capit Tybris Rhodanum &amp; sequanum influere; &amp; quan q
prisca illu Romani sermonis puritas Italiam non derelinqui
tanto tamem eam studio Galli colunt ut propre surripere gestiat.
Queste parole del colto dottore, che dimostrano come
egli maneggiasse il sermon prisco un po’ meglio che il
gallico, suscitarono un vero riscaldamento a freddo nel
buon canonico di Santa Maria, che non potè acconciarsi
all’idea che il Tevere incominciasse a sboccare nel Ro­
dano e nella Senna, e che i Galli fossero vicini a rapire
all’Italia, con lo studio, l’antica purezza del romano ser­
mone, che ancora rimaneva il vanto dei latinisti di qua
dalle Alpi. Allo studioso cenobita le frasi cortesi del

�t­dore che, pur rendendo omaggio alla Latinità e all’italia­
o
nità, mal dissimulavano l’orgoglio di popolo nuovo che
già pensava di prendere il primato dell’ eleganza latina,
parvero un’eresia e una vanteria, e si riscaldò un po’ a
freddo, come ho detto, perchè, invece di rispondere con
parole finemente ironiche e cortesemente pungenti, col
garbo galante di un gentiluomo fiorentino del Rinasci­
mento, rispose pesantemente, monacalmente, oltrepassando
il segno.
Così, dopo aver detto allo Champier : affecisti me
inestimabili gaudio ex literis tuis Symphoriane diaris­
sime, piglia un tono cattedratico, inforca il cavallo del­
l’esagerazione, si fa paladino d ’Italia a proposito, ed a
sproposito cita il dulce et decorum est pro patria mori.
Cita Omero e Virgilio, afferma che l’Italia non in vid ia la
fiorentissima Gallia, desiderando che la lingua latina si
diffonda sì da essere salutata come la lingua universale,
ma che nessuno potrà mai strappare all'Italia il primato
dell’arte e dell’eloquenza.
Come vedete, il canonico, che non si sarebbe fatto
cavare un dente per questa povera Italia che era corsa,
proprio allora, da un capo all’altro dagli stranieri, fa una
magra figura con quel pro patria mori in bocca ; e pare
simile a chi, potendo servirsi di un temperino per tagliare
un pezzo di carta, si presenti con uno spadone da far
paura ai bimbi.
Lo Champier si avvede dello sbaglio del buon cano­
nico, e prende la cosà in burletta. Nella sua seconda
lettera, dopo aver reso il saluto : est enim iucundum
mihi ad te scribere : iucundius legere tuas epistolas, così
dice :
« Se tu sei Italiano di animo, sei Gallo per il corpo.
Trogo Pompeo scrive che i Galli cacciarono gli Etruschi
dalla valle del Po, e fondarono Milano, Como, Brescia,
Verona, Bergamo, Trento, Vicenza. Il colore e la statura
dei Galli cisalpini e transalpini sono uguali, in tutte e
due le Gallie il colore del maggior numero è bianco : il

�culto e la parola più raffinati. La Gallia per questo signi­
fica lattea e candida regione, poichè più che tutti gli
altri i Galli sono bianchi ».
E soggiunge : Quapropter a graecis propter huiusce­
modi colore galathae dicuntur ab co quod est galla idest
lac. Contra in Italia &amp; Hetruria et ractu latio, Campania,
Lucania, brutiis aquilius color : capilluus niger : breuior
statura : &amp; macilenta : sermo &amp; cultus simplex. Omnia
similia in piceno : &amp; hisqui superi maris oram accolunt,
ufgo in magnä, greciä : nisï go in appulis, Calabri, &amp; iis
qui extremam tenent italiam ; uictus e t sermo cum gracci,
pmiscuus durat.
Poi discorre dell’origine del qualificativo di barbari
dato ai Galli, e fa risalire l’origine della lingua dall’e­
l ’ebraico e dall’indo, e si sofferma su di altre etimologie
della parola Gallia.
A questa lettera il canonico va sulle furie ancora di
più, e, invece di dare una lezioncina di geografia al
dottore che fa dei Bruzzi e dei Calabri due popoli distinti,
risponde con un’altra valanga di citazioni. Risponde che
non è Gallo ; ricorda i confini d’Italia, secondo Strabone,
Plinio, Servio, Dionigi d ’Alicarnasso e Pomponio. E vero,
egli dice, che alcune province di quella parte d ’ Italia
che è tra le Alpi e gli Appennini hanno avuto vari
nomi, secondo gli eventi, ma il nome che le comprende
tutte è Italia : la varietà non esclude l’unità. Ed è questo
tanto vero che la Gallia, al dire di Cesare, si divide in
tre parti : Belgica, Celtica e Aquitanica. Sono tre varietà
dell’unità : Gallia.
Ed il dottor lionese continua lo scherzo e risponde,
nella sua terza lettera, che se l’Insubria è chiamata Italia,
l’origine di essa non è per questo meno gallica, come
non si può negare che l ’origine di alcune province fran­
cesi sia anglo-sassone o tedesca, e che il Belgio sia san­
gue francese. Cita gli elogi tributati alla Gallia da tutti
gli scrittori latini, e in qualità di Celta augura al suo

�jeronymo insubri gallo che la sua patria torni ai costumi
ed alla vita dei padri galli.
Questo libriccino del duello epistolare è dedicato, con
una lettera proemiale di Pietro Antonio R ustico, piacen­
tino, lettore ordinario del Ginnasio ticinese, a Lorenzo
Camperio, cardinale bolognese e legato d’ Inghilterra,
figlio di un Cristiano Champier, affine di Sinforiano, ve­
nuto in Italia, 23 anni innanzi, con la spedizione di
Carlo V III. Cristiano, che aveva altri dieci figliuoli in
Francia, se ne tornò presso Lione, ma Lorenzo volle ri­
manersene a Bologna, nella stessa guisa che un altro fra­
tello, che pure era venuto in Italia per accompagnare il
babbo, se ne andò a Tortona. Non sappiamo che ne pen­
sasse il buon cardinale bolognese di cotesta disputa. Ciò che
rimane certo è che le lettere di Sinforiano ci fanno sapere
intorno alle idee ed ai disegni della parte colta in Francia
di quel tempo, primo ventennio del secolo X V I, più di
quanto non si legge in molti e gravi volumi. Si dice: in
vino veritas ; ma, spesso, la verità è manifestata, per chi
sa leggere tra le linee, anche nello scherzo. Ed infatti
dalla seconda e terza lettera dello Champier, scritta l’una
nel 1516 o 1517, e l’altra nel 1518, cioè nei primi anni
del regno di Francesco I, salito sul trono il I° gennaio
1515, si vede facilmente che le pretensioni sul ducato di
Milano e il resto non erano solo patrimonio della mente
piccola e fanatica del re galante e leggero, nè solo con­
seguenza delle spedizioni di Carlo V III e di Luigi X II.
Fino d’allora, in Francia, la piccola e miope politica dei
reggitori considerava quella parte d ’Italia che è tra le
Alpi e gli Appennini come una provincia francese. Per
la qual cosa le guerre combattute dai Francesi per assi­
curarsi l’egemonia nell’Alta Italia hanno una tradizione, e
la politica di Napoleone III trova un precursore nel la­
tino del medico di Lione. Il quale poi. fin da 386 anni fa,
considerava Francia tutto quello spazio che è compreso
tra la Senna, la Marna, i Vosgi, il Reno e l’Oceano.
Epperò anche l'arrondissement delle frontiere con la

�c uista delle provincie renane, causa della funesta guerra
­q
n
o
del 1870, ha una lunga tradizione alimentata dai dottori
sinforiani, che, per accarezzare l’erudizione, lasciano nei
popoli dei germi di guerre lunghe che, spesso, possono
diventare disastrose, perchè i dottori, con le parole lusin­
ghiere, solleticanti gli appetiti, non hanno il dono d ’ in­
fondere nelle masse e nei governanti il senso della pre­
videnza, della concordia, della preparazione, acciò i mezzi
per prendere siano corrispondenti alla volontà.
Napoleone il piccolo, come biografo di Giulio Cesare,
anche senza leggere lo Champier, seppe che la Gallia
settentrionale o belgica giungeva fino al Reno ed al­
l’Oceano. Ma i cartacei commentari di Giulio non furono
stimati titoli sufficienti per farlo caracollare lungo il Reno.
Con meno erudizione e più baionette non finiva a Sédan.
Ed ora ritorniamo allo Champier ed a Francesco I, re
avventuroso, rumoroso, e anche brillante, se vi piace; il
quale inaugurò il suo regno con una grande vittoria, la
battaglia di Marignano, durata due giorni, che gli apri
le porte di Milano, e che fu chiamata combattimento di
giganti dal Trivulzio, il quale pure aveva veduto diciotto
battaglie. I primi anni del suo regno sono fortunati. Il
Senato veneziano dichiara Francesco I e tutti i memhri
della Casa di Valois nobili della Serenissima. Il trattato
di Noyon, nel 1516, gli assicura l’amicizia di Carlo V,
che si impegna di sposare la figliuola di lui, principessa
Luisa, che ha appena un anno.
Poi, nel 1517, il trattato con Leone X lo stringe in
parentela con Lorenzo dei Medici, che sposa Madeleine
de Boulogne, nipote del duca di Vendôme Francesco di
Borbone, la quale sarà madre di Caterina, futura regina
di Francia. Nel 1518, il trattato con Enrico V III d ’In­
ghilterra gli dà un’ altra alleanza, ed Enrico promette di
dare sua figlia in moglie al Delfino. Il re guerriero è
adulato e cantato in tutti i toni. Non reca quindi mera­
viglia di veder pubblicato a Parigi, nel 1520, dallo stam­
patore Gilles Couteau, un libro di Pasquier le Moyne, detto

�le moine sans froc, con questo lungo titolo: Le couronne­
ment du Roi François I de ce nom: Voyage et conqueste de
la Duché de Milan, Victoire et Répulsion des Exurpateurs
d'icelle, avec plusieurs singularités des Eglises, Couvens,
Villes, Chasteaux et Forteresses d ’icelle Duché, faits l ’an
1515, recueillies et rédigés par Pasquier le Moyne dit le
Moyne sans froc. Paris, Gilles Couteau, 1520.
Questo libro, che contiene non poche notizie, non è
ancora storia, come non sono storia alcune pubblicazioni
apparse in quel torno (1) come non sono storia, sebbene
molto curiosi, nemmeno gli Annali di Bouchet.
Nel 1524 fu pubblicata, a Parigi, la prima edizione degli
Annales Dacquitaine, fa ictz et gestes en sommaire des roys
de France et Dangleterre, pays de Naples et de Milan. Ne
fu subito stampata una seconda edizione. Nel 1535 trovo
(1) La Saile (Antoine de). Chronicques abregees des tres
eccellents princes les comtes de Normandie qui par leur relui­
santes prouesses furent les premiers-roys du royamme de Sicile.
Paris, in-4, 1521.
— Le Premier (second et tiers) volume de Enguerran de Monstrellet, ensuyvant Kroissart, des croniques de France, Dangle­
terre, Descoce, Despaigne, de Bretaigne, de Gascogne, de Flan­
dres et lieux circonvoisins, avecques plusieurs aultres nouvelles
choses advenues en Lombardie, es ytalies, en Allemaigne, Hon­
grie, Turquie et terre d ’oultre-mer et aultres divers pays, le
tout fait et adjousté avecques la cronique dudit Monstrelet.
Paris, Francois Regnault, 3 vol. in-fol. goth. 1517.
— La legende des Flamens artisiens et haynuyers: ou autre­
ment leur cronique abregee en laquelle son contenues plusieurs
histoires de France, Angleterre et Allemaigne. Avecques les
genealogies et descentes des roys de Naples et Sicille qui y ont
regne en quatre nations iusques a present ascavoir Normans,
Allemans, Fracçoys et Arragonnoys, mesmement des viscomtes,
princes et ducz de Myllan qui ont régné iusques a present. Et
le droict et tiltre que les très chretiens roys de France ont tant
au royaulme et couronne de Naples et Sicile que au duché et
estat de Millan.
Paris, F. Regnanti, in-4, fig- 1522.
id. Ca/liot du Pre,in-8, 1558.

�citata una terza edizione, comparsa a Poitiers. Cinque
anni dopo, un editore parigino, sotto nome dell’ autore,
fece continuare gli annali fino al 1540 e ne mise in ven­
dita una quarta edizione. L ’autore protestò contro questa
mistificazione, scrisse ciò che mancava dal 1535 al 1545,
e cosi, nel 1545, venne alla luce una quinta edizione.
Poi ce ne fu un’altra intorno al 1550.
Quella da me tenuta presente è la settima, come la più
corretta e compiuta, edita a Poitiers nel 1644.
Vediamo un po’ se questi Annali meritano la mezza
fortuna libraria che hanno avuta.
In quanto all’origine dei primi abitatori d’ Aquitania, il
Bouchet ci ripete la leggenda che corre ancora per il
paese. L ’Aquitania è abitata in prima da Troiani, condotti
da Bruto, discendente di Enea, il quale è fuggito dal
Lazio per avere ucciso, durante una caccia, senza mal­
volere, suo padre Silvio. Spesso egli cita Beroso caldeo,
che ha tanta autorità nella storia quanto Francesco Filelfo
nelle cose dantesche. Il buon Bouchet non è storico, non
è nemmeno cronista, è un compilatore di elenchi di nomi
di imperatori romani nella prima parte dei suoi Annali.
Non ha una parola per la civiltà che muore, nè per quella
che nasce. Si ferma solo a vedere se Costantino si fece
cristiano per aver vinto Massenzio, o per essere stato li­
berato dalla lebbra da Silvestro papa. Altra quistione im­
portante: Chi lo battezzò? Silvestro papa, o Eusebio, ve­
scovo di Nicomedia ? Poi si ferma sul martirio di Valeria
e sopra i tre chiodi portati da Sant’Elena. E ciò che più
tiene la sua attenzione intorno al Concilio di Nicea, è lo
schiaffo che San Nicola, vescovo di Mirra, avrebbe dato
— con poca virtù evangelica — all’eretico Ario.
Nondimeno egli è minuto, e non nasconde nulla, e ac­
canto all’enumerazione dei miracoli registra le simonie e
gii adulteri di duchi e di re.
uno strano miscuglio.
Nella stessa pagina (1) si parla dell’adulterio di re
(1) Pag. 2, part. III, cap. II

�ilFippo e della pietà di Guglielmo duca d ’ Aquitania, che fa
inquadrare, riccamente, come preziose reliquie, due pezzi
di ossa e la metà della barba di san Pietro. Questo duca
Guglielmo è colui che fu così inquietato da san Bernardo,
e andò a Clairvaux a far penitenza.
E ’ curiosa la superstizione del Bouchet, anche quando
vuol parere incredulo. Egli non ammette che Melusina era
mezzo donna e mezzo serpente, ma non discute che po­
teva esser maga. Ed ora lasciamo stare la seducente maga,
madre di Guy e Geoffroy di Lusignano, e vediamo che
cosa il Bouchet pensa e dice delle cose nostre.
Nella parte IV dei suoi Annali incomincia a parlare
delle cose napoletane, del Regno. Non capisce il gran
Federico, e appena cita Manfredi, che chiama uomo ab­
bandonato a tutti i vizi, e anche con una semplice cita­
zione si sbriga di Carlo d ’Angiò, fratello di san Luigi, e
di papa Urbano IV. Nondimeno la prevenzione contro
Manfredi non lo fa essere parziale con i Guelfi. Per lui
Guelfi e Ghibellini sono factions, bandes, diuisions mau­
uaises. Les Guelphes soustiennent le party de l ’Eglise, &amp;
les Gibelins l’authorité de l ’Empire ( 1 ).
Va notato che adopera la parola party per la Chiesa e
authorité per l’impero. Ciò prova che, in fondo all’animo

suo, sebbene credulo e pauroso, pure vi è un certo con­
fuso sentimento di protesta contro le usurpazioni della
Chiesa sull’autorità civile. Poi egli si mostra ardito contro
Bonifazio V III, e non cela il modo subdolo con cui tolse
il papato a Celestino V, che fece per viltade il gran ri­
fiuto. Ricorda, con belle parole, la giusta ira del divino
poeta, e riporta il motto corso alla morte di Bonifazio :
Intrauit vt vulpes, regnauit vt leo : mortuus est vt canis.

Intanto il buon compilatore, se non ignora l’Alighieri,
non pare che conosca un po’ di geografia d ’Italia. A pro­
posito del trionfale viaggio di Carlo VIII, così vergognoso
(1) per noi,P
.12
g
a
c confonde gli Appennini con le Alpi, dicendo che
rtIV
,p

�a Fornovo incominciano le Alpi ; e parlando della solfa­
tara presso Napoli, congettura che sia l’Etna di cui fanno
menzione le storie ( 1). Ma possiamo perdonargli la sua
poca cultura geografica in grazia del suo schietto entu­
siasmo per Girolamo Savonarola, per Pico della Miran­
dola e Angelo Poliziano. A Firenze il rozzo compilatore
si riscalda al soffio del Rinascimento. Il Savonarola, per
lui, è di spirito profetico dotato, gran predicatore ed
uomo di santa vita ; il Pico très renommé orateur, grand
philosophe, souverain théologien; il Poliziano homme très
éloquent en toutes langues &amp; illustrateur de la langue
latine.
Ciò che dà a questi Annali una fisionomia speciale è la
smania dei versetti. Il buon Bouchet non suda, non si
arrovella per descrivere una battaglia; non posa, grave­
mente filosofeggiando, innanzi ad un grande avvenimento;
non affetta della pietà convenzionale di fronte al sangue,
ma piglia la sua cetra e canta.
Ecco dei versi sulla battaglia di Fornovo.
L'an mil quatre cent quatre vingt
Quatorze, ie Charles huictesme,
De Naples à Fournoue vins
Orné de double Diadesme ;
Où par trahison paste &amp; blesme
M ’assaillerent Veniciens,
Romains, Lombards, Italiens,
Qui estoient bien quatre vingt-mille :
Mais plus vaillamment que Camille,
L ’espée au poing dehors me mis,
Auec ma petite famille
De François, par façon gentille
E t defismes nos ennemys.
Andate poi a negare che il buon Bouchet ha della
malizia da vendere. Per sembrar modesto mette in bocca
(1) Part. IV, cap. X.

�di Carlo V III le sue vanterie e anche i suoi errori di
geografia.
Nel 1500, Luigi X II si impadronisce di Milano, e il
Bouchet fa quattro versi :
L ’ an mil cinq cent Louys douziesme
Roy François print Milan à force
E t en osta le Diadesme
A son prisonnier Louys Sforce.
Nel 1502, i Francesi riprendono Napoli e la perdono
nel 1504, e Bouchet fa ancora quattro versi:
Les François, l'an mil cinq cent deux
Par force Naples retirerent :
Mais les Espagnols cauteleux
D eux ans après la regagnerent,
Viene la volta della lega di Cambray e della battaglia
di Agnadello, e scrive ancora quattro versi :
Louys douziesme du nom tel
Roy François, l'an mil cinq cent neuf
Soudain deffit à Aignadel
Les Veniciens tout de neuf.
Come vedete, siamo, assai assai, lontani da Racine. Ma
il disegno di insegnare la storia o il diritto a versetti è
coltivato ancora, e vi è chi saccheggia Metastasio per
rinforzare i canoni del diritto penale.
Pare impossibile che in quest’anno 1524, in cui furono
stampati anche i primi sei libri delle Memorie del De Comines, siano apparsi cotesti Annali semi-poetici, nei quali
non trovi nè un pensiero politico, nè sociale, nè religioso,
perchè, sebbene l’autore non nasconda le colpe di papa
Bonifazio, nè quelle di Giulio II, che chiama uomo ven­
dicativo, più marziale che divino, non capisce lo spirito
della riforma, non si eleva mai a considerazioni generali.
Giudica della bontà di un papa da un punto di vista
esclusivamente francese. Ei non dice : questo papa è

�buono o è cattivo ; ma, con molta ingenuità : è buon
francese, o cattivo francese.
Cosi Pio III è cattivo francese; Giulio II. in principio,
è buon francese, poi cattivo ; Leone X è buon francese '
all’esordio, ma in seguito cattivo ; di petite fidelité, quando
è accusato di aver fatto ribellare Milano contro il Lautrec,
che la sgovernava in nome di Francesco I ; Adriano VI
è buon francese, avendo inviato l’apostolica benedizione al
re Francesco e scritto alla regina.
Qui terminava la prima edizione del 1524. Nelle
giunte, fatte alla terza edizione, pubblicata nel 1535,
l’autore segue lo stesso metodo e dà del venerabile al fa­
cile Cardinal Farnese, divenuto papa Paolo III, nel 1534.
E nell’ultima edizione, parlando del vescovo di Prenestina,
G. Maria Del Monte, eletto successore di Paolo, dice che
a torto fu supposto buon francese, perchè la guerra
contro Parma fu da lui promossa contro il volere di
Enrico II.
Dunque, se ne togliamo i giudizi sopra Dante, il
Savonarola, il Pico e il Poliziano, questi Annali, molto
curiosi, pieni di ritratti in versi, non offrono apprezza­
zione alcuna sul popolo e i costumi italiani. Sono pagine
scritte da un cortigiano di poca vista, che cerca di acca­
rezzare le pretensioni dei suoi padroni, come quando afferma
che Nizza e Piemonte, appartenuti una volta ai conti di
Provenza, sono stati usurpati dai duchi di Savoia ; sono
pagine scritte da un adulatore, che non ha nemmeno una
elementare nozione dei diritti dei popoli e del còmpito
dei reggitori. Eppure, come ho detto testé, nello stesso
anno 1524, data della prima edizione degli Annali, fu­
rono pubblicati i primi sei libri delle Memorie del De
Comines. Che salto dal Bouchet al De Comines, che
sembrano vissuti alla distanza di secoli !
Nell’ultima edizione degli Annali, in quella cioè del
1644, ristampa di quella riveduta ed accresciuta dall’au­
tore verso il 1550, ho notato che il Bouchet, discorrendo
del Savonarola, cita il De Comines. Parrebbe da ciò che

�egli lo avesse letto, sebbene con i soli occhi del corpo.
Ma se la citazione ci accerta che al tempo dell’ultima ri­
stampa, da lui fatta, avesse letto le Memorie, ciò non di­
mostra che le Memorie, durante il 1524, sieno state pub­
blicate prima degli Annali. Non avendo potuto vedere
finora la prima edizione degli Annali per accertare se
quella citazione è scritta ancora in essa, non sono in grado
di affermare la priorità delle Memorie. Epperò in questa
incertezza ho stimato parlare, per ordine logico, prima
degli Annali e poi delle Memorie.
E, intanto, prima di passare ad esaminare la prima
parte delle Memorie del De Comines, notiamo di passaggio
le seguenti pubblicazioni, avanguardia di quelle che vi­
dero la luce in occasione della battaglia di Pavia:
A n o n y m e . L e Traicte de P a ix dentre nostre sainct
pere le pape Clement septiesme de ce nom, et le roy treschrestien nostre souverain Seigneur, la illustrissime Sei­
gneurie de Venise, inclite Seigneurie de Florence et celle
de Sene et de Lucques (10 Janvier 1524) S. 1. in-8, s. d.
L e M a i s t r e . (Guillaume). L e département de l ' arme
du roy pour aller aux Italies, avec le nombre des gentils­
hommes et des gens d ’armes qui sont a lui.
S. 1. (Paris), in-8, s. d. (1524.).
—
Epistre qui f ait mention comment François premier
veut prendre congé de la reine pour aller de là les monts.
S. 1. (Paris), in-8, s. d. ( 1524).

��Le Memorie di Filippo De Comines
Roberto Estienne e Margherita di Navarra.

��primi sei libri delle Memorie del De Comines furono
pubblicati nel 1524, e furono un vero avvenimento
letterario e politico. Un secolo dopo ne durava ancora
la straordinaria impressione.
Nella bella e nitida edizione di queste Memorie, stam­
pata a Rouen il 1625, dopo l’avvertimento al lettore, sono
riprodotti i giudizi di Montaigne e di Giusto Lipsio in­
torno all’opera del nostro cronista.
Michele Montaigne, nel secondo libro dei suoi Saggi,
trova nel De Comines un linguaggio dolce e piacevole,
ingenuamente semplice, la narrazione pura, in cui la buona
fede dell’autore riluce, scevra di vanità, parlando di sè
stesso, e di affetto o di invidia parlando d ’altrui; e i suoi
discorsi e le sue esortazioni, accompagnati più da buon
zelo e da verità che da squisitezze ricercate, e, sempre,
dall’autorità rappresentante l’uomo di levatura ed esperi­
mentato negli affari.
Giusto Lipsio non meno lo loda. Nelle note al primo
dei suoi libri politici dice: Sembra che la storia siasi r i­
messa in carreggiata al tempo dei nostri padri, testimone
Filippo De Comines, che ne scrisse, cento anni fa, con
tale capacità che io non esito a paragonarlo con qualsiasi
degli antichi. Non si può credere quanto questo autore
veda tutto, penetri tutto e scopra il fondo dei consigli ; e

I

�per giunta dà al lettore buone e diverse istruzioni, e in
uno stile facile e diffuso, come alla maniera di Polibio.
Nondimeno il De Comines non vide nè Polibio, nè altro
storico di tal sorta. Ed è questo che ne aumenta il merito,
perchè, uomo senza lettere, intuì tutto solamente guidato
dal maneggio degli affari e dal buon senso naturale.
E qui il buon Giusto Lipsio, interrompendosi, esclama:
Non mi si parli più di certi dottori che non conoscono
che i libri, i quali si fanno tanto valere !
Povero Giusto Lipsio ! che direbbe, ora, che i dottrinari
hanno invaso la piazza e la cattedra !
Anche Melantone ebbe in grande stima il nostro autore.
In un disegno di educazione da lui redatto per Giovanni
Federico, duca di Stettino e di Pomerania, egli propone
al giovine principe di occupare una parte del dopopranzo
alla lettura di Sallustio, di Giulio Cesare o del De Co­
mines.
Questi grandi personaggi del Rinascimento e tutti gli
ammiratori del De Comines, che potrei citare a decine, hanno
ragione: la fama di Filippo De Comines non è usurpata.
Gli storici della letteratura francese, pur lodando molto le
Memorie, stimano che la prima prosa letteraria sia rap­
presentata dall’Heptameron della regina di Navarra, come
dissi anche io in una conferenza, il 12 marzo 1882, al
Circolo filologico di Napoli. Ora confesso di avere avuto
torto. Ed anche a costo di essere accusato di lesa galan­
teria, debbo togliere questa priorità letteraria all’amabile
sorella di Francesco I, la quale, da gran signora, rimarrà
ricca ugualmente, per darla all’acuto segretario dell’acuto
Luigi XI. Col De Comines incomincia la prosa letteraria
francese, e col De Comines incomincia il Rinascimento in
Francia.
Il De Comines, di origine fiamminga, come afferma
il tedesco Giovanni Sleidan, che tradusse in latino gran
parte delle Memorie, giovanissimo entrò ai servigi di
Carlo il Temerario, duca di Borgogna ; poi, disgustato
di seguire le sorti di questo principe, tanto ardito quanto

�inetto a giustamente pensare e ad ascoltare i saggi con­
sigli dei suoi devoti, disertò nella Corte di Luigi X I,
dove ebbe onori e fiducia pari al suo acume ed alla sua
fedeltà. Morto il suo protettore, i più stupidi ed intri­
ganti cortigiani lo accusarono al giovine Carlo di essersi
arricchito malamente, e lo fecero imprigionare a Loches
in una di quelle gabbie di ferro, immaginate da Luigi X I
e chiamate Les fillettes du roi. Dopo tre anni di prigio­
nia, a furia delle suppliche di sua moglie, fu tratto in­
nanzi al Parlamento di Parigi per essere giudicato. Po­
tenti erano i suoi nemici, e non trovò chi si assumesse
il pericoloso incarico della difesa. Allora si difese da sè,
essendo arguto e facile parlatore. E, per due ore, con
tanta logica si difese, che i giudici lo mandarono assolto,
proclamandone l’ innocenza. Rientrò nella Corte e segui
Carlo V III nella spedizione di Napoli ; ed in quella pas­
seggiata attraverso la nostra patria debole, divisa e cor­
rotta, egli, appena disceso l’esercito francese ad Asti, fu
inviato ambasciatore a Venezia, dove ritornò, con la me­
desima veste, durante la ritirata del re verso la Frància.
Non ebbe cultura classica, e sebbene parlasse 1’ ita­
liano, lo spagnuolo e il tedesco, non seppe di latino, e
nella sua vecchiezza molto si lamentava che da giovine
non gli avessero insegnato la concisa ed efficace lingua
di Tacito.
A questa mancanza di larga preparazione classica egli
suppli, come ben osservò Giusto Lipsio, con una straor­
dinaria penetrazione naturale, affinata nel diuturno ma­
neggio degli affari. Il ritratto di Luigi XI, tardif et
craintif à entreprendre, ma così previdente da non temer
disfatta, preso consiglio ( 1), e quello di Carlo il Teme­
rario, smisuratamente ambizioso, mais qui n ’avait point
assez de sens et malice pour conduire ses entreprises, e la
cui politica consisteva solo nello allungare la lista dei
fidanzati di sua figlia per pescare alleati (2), sono degni
(1) Lib. II, pag. 118. — Bruxelles, Francois Foppens, 1706.
(2) Lib. III, cap. III, p. 154, e cap. V III, pag. 180.

�dello scalpello di Tacito. Ed ei nelle vene ha un po’ del
sangue di Tacito. Scrive, non per adulare o calunniare,
ma per rappresentare le cosè come le ha vedute. Nè si
propone di divertire il volgo... simples gens ne s’amuse­
ront point à lire ces Memoires ; mais Princes ou autres
gens de Cour y trouveront de bons advertissements, à mon
advis ( 1). Su questa veridicità delle sue storie ei ritorna
con la compiacenza dell’uomo onesto, anche a pag. 323,
cap. X III, del quinto libro.
E non sono queste dichiarazioni ipocrite di ciarlatano,
perchè egli è imparziale con tutti, anche col suo gran be­
nefattore Luigi XI, a costo di parere ingrato e selvatico.
E chi volesse estrarre tutti i passi in cui dà consigli o
rampogne ai principi (2) potrebbe formare una sintetica
e buona arte di governo, e si avvedrebbe che Melantone,
giustamente, nel suo trattato di educazione, consigliava la
lettura delle Memorie al giovine principe di Pomerania.
E l’uomo nuovo che parla; l’uomo del Rinascimento, che
ha toccato la miseria dei principi e delle Corti e le pia­
ghe del popolo, che ha conversato con i senatori veneti
e notato i pregi della Costituzione inglese.
Egli ricorda ai principi, precorrendo i Saggi del Mon­
taigne, che essi non debbono governare i popoli per dis­
sanguarli, ma per renderli felici ; che i governanti igno­
ranti e crudeli non rimarranno impuniti; che non si deb­
bono imporre taglie senza il consentimento dei sudditi;
che non basta di non fare il male, ma che hanno il do­
vere di fare il bene.
E contro la mala signoria dei principi italiani più par­
ticolarmente spende assennate parole, e, con semplice e
schietta eloquenza, biasima la crudeltà dei signorotti, e
le funeste divisioni delle città nostre (3). E, con mente
(1) Lib. III, cap. V III, pag. 181.
(2) Lib. I , cap. X, p. 35 e cap. XII, p. 62 e cap. X VI, p. 74.
Lib. II, cap. Il, p. 82 e cap. III pag. 93 e cap. VI, p. 103-105.
Lib. III, cap. IV. p. 156. Lib. V, cap. XVIII, p. 347-368. Lib.
VI, cap. VI, p. 386-387.
(3) Lib. V, cap. XVIII, p. 348.

�profetica, all’alba appena del Rinascimento, riconosce in
ogni paese il diritto di governarsi da sè e di scuotere la
dominazione degli stranieri ( 1 ).
Con questi sei primi libri delle Memorie, imparziali
ed acute, in cui sono rintracciate le cause di tutti i fatti
e scoperte le mire private sotto l’orpello del bene pub­
blico, la storia si presenta la prima volta in Francia scom­
pagnata dal miracoloso e dal favoloso. Il De Comines è
credente, e, spesso, quando non gli pare di avere bene
spiegato un fatto, vi tira in mezzo il dito di Dio, ma non
mai vi racconta un così detto miracolo o una favola senza
sorriderne argutamente. Ad Amiens, quando fu conchiusa
la pace tra Luigi XI e il re d ’Inghilterra, corse per le
bocche di tutti che quella pace si fosse stabilita subita­
mente, perchè lo Spirito Santo, in forma di un piccione,
si era fermato sulla tenda del re inglese, dalla quale non
ci era stato verso di allontanarlo.
Il nostro autore, dopo di aver riferita la leggenda, sog­
giunge : mais à l ’opinion d ’ancuns, il avoit un p eu p leu, et
puis il vint un grand soleil, et ce pigeon se vint mettre f u r
cette tente, qui estoit la plus haute, pour s ’effuier (2).
Luigi X I è malato gravemente, e non vuol morire, e
copre d’oro il suo medico per riavere la vita che gli
fu g g e , e il Santo Padre gl i manda il corporale in cui san
Pietro diceva la messa, e da Reims gli viene portata
l’ampolla con l’olio santo con cui si sacrano i re, e il
sultano da Costantinopoli gli fa tenere tutte le reliquie
colà rimaste. Tutto questo il De Comines racconta, e poi :
toutesfois le tout n ’y fit rien, et faloit qu’il passast par là où
les autres sont passez (3).
Il Rinascimento incomincia in Francia con quest’arguto
sorriso e con queste bonarie sentenze.
(1) Lib. VI, cap'. III, p. 383-384.
(2) Lib. IV, cap. X, p. 254.
(3) Lib. IV cap. X, p. 419.

�Gli ultimi due libri delle Memorie, il settimo e l’ottavo,
che sono del tutto dedicati alla narrazione della spedi­
zione di Carlo V III, videro la luce quattro anni dopo, il
1528. In questi quattro anni, dal 1524 al 1528, gravi
fatti si succedono e cambiano totalmente le condizioni
della Francia e dell’Italia. La fortuna volta le spalle al
frivolo Francesco I. Allo scorcio del 1524 le armi fran­
cesi, condotte dal Bonivet, generale bellimbusto, eletto da
favori ed intrighi di Corte, come attesta il Tavannes nelle
sue Memorie, cedono terreno sopra i campi lombardi. Il
re è obbligato di correre a prendere la direzione del suo
esercito, ma non si mostra più abile del Bonivet, perde
del tempo intorno a Pavia, e, poi, affievolisce il Corpo
d ’assedio, inviando distaccamenti a Savona ed a Napoli.
Ed il 24 febbraio 1525 perde la battaglia di Pavia (1)
per seguire i consigli del vuoto Bonivet e per la vigliac­
cheria del duca d ’Alençon, marito di sua sorella Margherita.
Questo principe, che comandava la retroguardia, fece
battere la ritirata nel momento che il suo concorso po­
teva ancora cambiare la sorte della giornata. Il duca di
Alençon non osò comparire al cospetto di Margherita e
morì di dolore a Lione l'I I aprile 1525, due mesi dopo
il funesto avvenimento che lo aveva disonorato agli occhi
di sua moglie e della sua patria. Margherita non dovè
(1) T aegio (Fr.) Le Siege de Pavie, ensemble les assaulx, sail­
lies, escarmouches et batailles ; traduit du latin par Morillon.
S. 1. (Anvers), Vosterman, in-12, s. d. (1525).
— F o s s e t i e r (Julien). De la glorieuse victoire divinement ob­
tenue devant Pavie par Lempereur Charles Quint. S. 1. (Anvers),
8 ff. in-8, s. d. (1525)^
— La bataille f aicte par delà les mons devant la ville de Pavie
le X X III jo u r de fevrier l'an M. CCCCC. X X V . Anvers, Guill.
Vorsterman, 4 ff. in-4, goth. s. d. (1525).
Croniques abregeez des guerres f aictes depuis l'an M. CCCCC X X
jusque a la prise du roy Franchoys M CCCCC X X V . S. 1.
(Flandre), in-4, goth. s. d. (1525).

�molto accorarsi di questa morte, non amando nè stimando
il duca d ’Alençon. Pensò subito a dirigere le pratiche per
far ritornare suo fratello in Francia. Ma Carlo V faceva
il sordo. Ogni giorno vi era un nuovo ostacolo da ab­
battere. Francesco incominciò a temere di non uscir più
dall’Alcazar di Madrid, e, cosi combattuto, si ammalò gra­
vemente, tanto che, per parecchi giorni, corse voce in
Francia che fosse morto.
E Margherita diceva : Quiconque viendra à ma porte
m’annoncer la guérison du roy mon frère, tel courrier,
fu st-il las, harassé, fangeux et mal propre, j e l ’iray baiser
et accòller, comme le plus propre prince et gentilhomme de
France ; et quand il auroit faute de lict, et n ’en pourroit
trouver pour se délasser, j e lu i donnerois le mien, et cou­
cherois plus tost sur la dure, pour telles bonnes nouvelles
q u ’il m ’apporteroit ( 1).
E partì per Madrid per curare suo fratello, del quale
conosceva, meglio che i medici, le naturel et la comple­
xion. Durante il suo lungo e penoso viaggio, andando in
lettiga, mise in rime i suoi tristi pensieri. Tra quelle rime
vi è una squisita elegia che si legge ancora. Carlo V lasciò
il suo palazzo ed andò incontro alla bella principessa.
Francesco I, alla vista di sua sorella, riprese coraggio
e la salute ; e diceva, spesso, que sans elle il était mort,
dont il lu i avait cette obligation qu ’il reconnaîtrait à jamais
et l ’en aimerait.
Margherita aveva allora trentatrè anni, ed era ancora
in tutto lo splendore delle sue grazie seducenti, alle quali
Carlo V non rimaneva impassibile. Ella andò a Toledo,
dove si era recato l’imperatore, e tentò, con la sua dol­
cezza, col fare elegante e disinvolto di gran dama, col
suo spirito e la sua parola ornata, di vincere l ’animo del
monarca spagnuolo ed ottenere la liberazione di suo fra­
tello senza gravi sacrifici di Stato. Offri una somma ra g ­
guardevole per il riscatto, chiese la mano di Eleonora
(1)

Brantom e:

Dames illustres, cap. VI.

�d ’Austria sorella dell’imperatore, per suo fratello, già ve­
dovo da un anno, e offrì la sua al conestabile, al quale
era stata promessa quella di Eleonora. Queste proposte
non furono accettate. Allora ritornò a Madrid per salu­
tare, prima di partire, suo fratello, al quale consigliò di
sottrarsi, con la fuga, ad una prigionia che minacciava di
prolungarsi all’infinito. E concertò con lui un disegno di
evasione. Lei partita, il re si sarebbe tinto il viso, e, in­
dossati gli abiti di un negro che lo serviva, sarebbe uscito
così dall’ Alcazar. Questo complotto fu sventato da un
cameriere del re, che lo svelò all’ imperatore, il quale
scacciò il negro, raddoppiò la vigilanza e fece aggiun­
gere questa frase convenzionale al salvacondotto della
duchessa d ’Alençon: pourvu qu ’elle n ’ait rien fait contre
l ’empereur et au prejudice de la nation.
Margherita non si accasciò; risolutamente si presentò
all’imperatore, e, con vivaci parole, gli rimproverò i mali
trattamenti usati ad un re. E gli ricordò che se pure
la pietà non aveva voce per farsi udire dal suo cuore,
non doveva dimenticare che il re aveva dei figliuoli, che,
pervenuti in giovine età, avrebbero vendicata l’onta patita
dal re.
Carlo V allargò un po’ i freni, ma non fu meno reciso
sopra i patti imposti al re, come prezzo del suo riscatto.
E, spinto da troppo zelanti consiglieri, si decise a intrat­
tenere Margherita con feste e giuochi, per arrestarla ap­
pena spirato il termine del salvacondotto. Margherita ne
fu avvertita a tempo. Senza indugio montò a cavallo, e,
a spron battuto, percorse in otto giorni uno spazio che
ne richiedeva quindici, e, alla fine dell’ultimo giorno del
salvacondotto, mise piede sulla terra di Francia.
Francesco rimaneva intanto prigioniero, continuando a
ricusare di cedere la Borgogna, cessione posta come con­
dizione sine qua non per la sua liberazione; e, deciso di
rinunziare alla corona piuttosto che venir meno agli in­
teressi dello Stato, sottoscrisse un atto di abdicazione in
favore di suo figlio, e domandò all’imperatore una

�r enza migliore dell’Alcazar per passarvi il resto dei suoi
esid
giorni. Ma questa magnanimità durò poco, perchè vinto dalla
noia, firmò il trattato di Madrid où il aventura bien un
peu ce qu’ il avait sauvé à Pavie, car trois heures avant
qu ’on lui apportät le traité, il avait fa it enregistrer en se­
cret, par devant notaire, une protestation juridique « de
la violence qu’ on lui faisait, de nullités de tous pactes,
conventions, transactions, renonciations, quittances, déroga­
tions et serments, qu’ on pourrait lui faire faire contre
son H O N N E U R et le bien de son Etat » (14 janvier 1526).
— On conçoit q u ’ avec cette maniere comode de se mettre
la conscience en repos, les concessions ne coûtaient plus
guère au r o i c h e v a l i e r ! ( i )
Cosi, con questa restrizione mentale, il re cavaliere
accorda tutto, anche la cessione della Borgogna. In tal
modo, il 18 marzo 1526 è ridato in libertà, e si mette
in viaggio per Parigi. Appena giuntovi, si dà a tutt’uomo
a rifare armi ed armati, rinnega il trattato di Madrid,
entra nella Lega santa contro Carlo V, ma non rilà la
sua fortuna. Le infanterie spagnuole scorrazzano vitto­
riose sotto il comando del conestabile di Borbone, cui
fiaccamente si oppone il fedifrago duca d’Urbino, capi­
tano delle milizie papali e venete, temendo che, il papa
giungendo a scacciare Carlo V d ’ Italia, gli tolga il du­
cato d ’Urbino, che egli ha ricuperato dopo la morte di
Leone X (2). Così si combatte tutto il 1526, con varia
fortuna, dalle armi francesi in Italia.

Intanto che cosa fa Parigi ?
A questa data del 1526 la Francia già da 32 anni
guerreggia in Italia. L ’ influenza della civiltà italiana si
vede, chiaramente, in tutte le manifestazioni della vita
intellettuale francese, nella filosofia, nell’eloquenza, nella
(1) B u r e t t e , Histoire de France, Bruxelles, Soc. Belge des
lib., 1842, voi. 2. pag. 101.
(2) G u i c c i a r d i n i . Storia d'Italia.

�poesia. La conoscenza dei nostri grandi latinisti del X V
secolo, del Pontano e del Panormita, di Lorenzo Valla e
di Pomponio Leto, ha già inoculato nel sangue dei dotti
francesi il furore dell’erudizione, che dà un carattere così
spiccato al secolo di Lorenzo il Magnifico. Anche essi
cercano e studiano con amore i capolavori greci e latini.
Sono sacerdoti fanatici del culto dell’antichità. Gramma­
tici, filologi, commentatori si inchinano umilmente, quasi
servilmente, innanzi alla sapienza latina, al paganesimo. I
torchi si affaticano, quotidianamente, per diffondere le
belle ed esatte edizioni dei classici, intorno a cui, con
paziente ostinazione, i letterati e i filosofi hanno vegliato
con entusiasmo di ammiratori e con affetto di figliuoli.
Parigi è coperta di officine tipografiche che, in gran
copia, mettono fuori libri latini e greci, in-folio ed in-4",
ad uno straordinario buon mercato. Sono in pieno eser­
cizio quasi tutte le stamperie fondate durante i regni di
Luigi XI, Carlo VIII e Luigi XII, cioè dal 1470, data
della importazione in Francia dell’invenzione della stampa,
fino al 1515, e dall’assunzione al trono di Francesco I
fin qua. Ci sono le case di Bonhomme, Vérard, i fratelli
Regimilit, i fratelli Marchand, i fratelli De Marnef, Janot,
Macé, Dupré, Gerlier, Le Noir, Kerver, Vostre, Bade,
Estienne. Fra tutte queste Case è famosissima la Estienne,
diretta da Roberto Estienne, che segue il nobile esempio
di suo padre Enrico.
Roberto Estienne ha appena 25 anni, solo da due anni
è pervenuto alla direzione della suà Casa, ed è già fa­
moso. Morto Enrico Estienne nel 1520, un Simone de
Colines, che da parecchi anni era impiegato nella stam­
peria, sposò la sua vedova, e divenne proprietario dello
stabilimento e patrigno di Roberto. Simone era buono e
Roberto era intelligente e colto, per cui Simone, volendo
darsi del tutto alla fonderia dei caratteri, affidò a R o­
berto, appena diciottenne, la direzione della sua officina.
Così Roberto, nel 1522, a diciannove anni, fu incari­
cato da Simone di correggere l ’edizione latina del Nuovo

�Testamento, che apparve, il 1523, in piccolo formato,
in-16, elegantissima ed a buon mercato. Roberto che, ar­
ditamente, aveva corretto certi passaggi che gli parevano
oscuri o inutili, fu assalito dai dottori della Sorbona, i
quali, col pretesto che egli avesse falsificato i libri santi,
ne chiesero la condanna, col segreto pensiero di to­
gliere dalla circolazione quel libro che rendeva troppo
popolare, per il suo buon mercato, quella scienza dei libri
santi che essi tenevano come loro monopolio. Non vi riu­
scirono. Roberto, stizzito dalla persecuzione, volle meglio
conoscere la bibbia, e si pose a studiarla nelle sorgenti
ebraiche, greche e latine. I suoi proponimenti battaglieri,
il suo animo indipendente e intraprendente, il desiderio
onesto di far rivivere nel suo il bel nome di suo padre
già stimato dai sapienti, lo inducono a rischiare tutte le
sue economie e fondare una stamperia a parte. Nel 1526
la Casa Estienne risorge nella stessa Casa di Enrico, o
accanto, nella via Saint-fean-de-Beauvais, dirimpetto alla
scuola di Diritto canonico.
Questa via, sebbene stretta, oscura ed erta, pure era
una delle più frequentate dalla numerosa gioventù delle
scuole del quartier latino, per la qual cosa la nuova stam­
peria, con l’etichetta del nome già noto, si trovò in fertile
terreno. In questa via, circa un secolo dopo, si vedeva
ancora l’olivo che Roberto prese per sua insegna, come ci
attesta il Sauvai nelle sue Antiquités de Paris. Ora l’olivo
non esiste che sopra i suoi libri, ma esso è immortale (1).
Roberto, che era grecista e latinista, incominciò subito
le sue edizioni dei classici latini e greci, con note brevi,
chiare, e con dotte prefazioni. E diede fuori :
—
La manière de tourner en langue françoise les
verbs actifs, passifs, gérondifs, supins et partecipes : aussi les
verbes impersonnels, aians terminaison active ou passive,
avec le verbe substantif nommé Sum et le verbe Habeo.
Paris, Rob. Estienne, in-8, 1526.
(1) W erd et, Histoire du livre en France. P. III, pag. 88, vol. 1.
— Paris, Dentu, 1864.

�Mentre che Parigi studia, il conestabile di Borbone
saccheggia. L ’anno dopo la fondazione della Casa di Ro­
berto Estienne, il 1527, la città eterna è messa a ferro
ed a fuoco dal traditore borbonico. Sulla presa di Roma
fu allora pubblicato una specie di bollettino ufficiale con
questo titolo :
— L a vraye et brieufue déclaration, en somme, com­
ment maintenant en Lan M il C C C C C X X V I I , le V I jou r
de may, par la Rommayne Imperiale et hyspaigne royalle
ma puissante armee, a este faict, en gaignant la grande
et puissante ville de Romme S. P . Q. R ,
S. 1. (Flandre), 8 ff. in-4, goth. s. d.
Io
non so se a Parigi circolarono allora copie di
questa franco-ispana smargiassata ufficiale, ma so che fu­
rono, al contrario, vendute molte copie di un libro che,
pietosamente, raccontò le miserie e i dolori dell’antica re­
gina del mondo. Simone de Mourelles fu l’autore di que­
st’opera, che fu messa alla luce con questo non breve titolo:
— Lettres envoyées de Viterbe au seignr d ’A rimbaut
contenans le voyage de Mons. de Vaudemont ; ensemble la
prise de Rome et les assauts à elle donnez, aussi les ca­
lamitez dans icelle exercées par ses ennemis ; avec la
mort de Charles duc de Bourbon et la dicte prise.
S. 1. in-8, s. d.
E, mentre Roma cadeva così miseramente senz’ onor
d’armi, un anonimo francese pubblicava una traduzione di
Vegezio. Quest’anonima traduzione, in questo anno 1527,
di quel libro che consacra la sapienza militare dell’an
tica Roma, se non fu un mònito, potè essere una vera
derisione.
Un altro libro militare fu edito in quell’anno :
— La P rinse et assault de Pavie faicte par monsieur
de L ’Austrect, lieutenant-general du roy nostre sire de la
les mons avecques la fuyte des Espaignols.
S. 1. 4 ff. in-8 goth. 1527.

�Intanto, tra le cure della guerra e dello Stato, Fran­
cesco I si è occupato di trovare un marito per sua so­
rella. Margherita, il 24 gennaio 1527, sposò, in SaintGermain-en-Laye, Enrico II d ’ Albret, primogenito di
Giovanni re di Navarra e di Caterina di Foix, al quale
Ferdinando d ’Aragona aveva tolto una parte dei suoi
Stati, durante il regno di Luigi X II. Nel contratto, Fran­
cesco I s’impegnò di intimare all’imperatore di restituire
ad Enrico questi Stati, e, bisognando, di riconquistarli
con la forza. Assegnò in dote a Margherita i ducati di
Alençon e di Berry, le contee d’Armagnac e di Perche,
in generale tutte le signorie del suo primo marito.
Il primo pensiero di Margherita fu di abbellire il suo
soggiorno nel castello di Pau. Fece costruire nuovi e
comodi appartamenti verso m ezzogiorno, e nobilmente li
fece decorare da celebri artisti francesi e stranieri. Il
gran cortile, la magnifica scalinata, tutta la facciata, re­
staurata nello stile del Rinascimento, furono ben presto
ammirati assai. Forse non eravi allora niente che in Pa­
rigi potesse rivaleggiare con la nuova reggia che il gusto
di Margherita aveva saputo creare laggiù nei Pirenei,
perchè il Louvre, le Tuileries e il Lussemburgo furono
costruiti più tardi. Nè i giardini intorno al castello fu­
rono inferiori alla fabbrica per magnificenza e per arte.
E bene allora i Bearnesi composero il distico ben noto :
Qui n ’a vist lo Castei g de Paü
Jamey n ’a vist arey de bail.
Q ui n ’a vu le chateau de Pau
Jamais ne vit rien d'aussi beau (1).

Enrico non mancava, assolutamente, delle qualità ne­
cessarie ad un principe : era bravo, aveva a cuore di ben
governare il suo piccolo regno e di essere amato dai
(1) Vedi a pag. 93 in : Le Chateau de Pau ; Souvenirs histo­
riques ; Son histoire et sa description, par G. Bascle de L a grèze . — Quatrième édition, revue et augmentée. Paris, Ha­
chette, 1862.

�suoi sudditi ; ma non aveva alcuna di quelle qualità che
fanno la felicità di una donna : era duro, malinconico,
brutale, geloso. Questa unione, dunque, fu spesso turbata
dalle divisioni intestine, che ebbero perfino un dispiace­
vole scoppio alla Corte, ed esigettero, più di una volta,
l’intromissione di Francesco I. Dei due figliuoli, frutto di
questo matrimonio, il primo, chiamato Giovanni, morì
nel 1530 all’età di due anni, e il secondo, una bambina,
nata nel 1529, fu quell’ illustre Giovanna d ’Albret che
esercitò tanta influenza sugli avvenimenti politici del suo
tempo, e che ebbe per figliuolo Enrico IV (1).
Margherita, a trentacinque anni, fu gelosamente amata
dal giovine re di Navarra, che ne aveva solo ventiquattro.
Ella conservava ancora la sua simpatica bellezza. Ed un
giorno, un povero abate, vedendola per la prima volta,
manifestò, con molto spirito, tutta la sua ammirazione.
Margherita trovò quest’abate, molto male in arnese, dor­
mente sopra i gradini del Louvre, e disse, sorridendo, alle
sue dame di compagnia :
— Pauper ubique jacet !
Il povero abate si svegliò, si stropicciò gii occhi, la
guardò, e rispose :
—
In thalamis, nocte, tuis, regina jacerem. S i verum
hoc esset, pauper ubique jacet.
La spiritosa risposta fece perdonare all’ abate l’ ardito
pensiero.
Margherita era bella e fu molto corteggiata. Enrico
ne fu sempre geloso.
Un antico libro francese intitolato D e la louange et
beauté des dames enumera trenta famose qualità che deve
possedere una donna per rappresentare la perfezione della
bellezza, trenta famose qualità che sono state messe in
diciotto versi latini dal Corniger ed in versi italiani da
Vincenzo Calmeta.
,
(1) Vedi Vita di Margherita di Navarra nel volume Vieux
conteurs français. — Paris, Société du Panthéon Littéraire,
pag. XXVIII-XXIX.

�Secondo l’antico libro francese, copiato poi da un libro
spagnuolo, una donna, per rappresentare la perfezione
della bellezza, deve avere tre cose bianche : la pelle, i
denti e la mano ; tre cose nere : i capelli, le pupille e
gii occhi ; tre cose rosse : le labbra, le guance e le un­
ghie ; tre cose lunghe : i capelli, il corpo e la mano ; tre
cose corte : i denti, le orecchie ed il collo del piede ; e
poi deve avere una vita stretta, una bocca piccola e... via,
via. Io non posso affermarvi che Margherita ebbe riunite
in sè queste famose trenta qualità, ma ella fu pallida,
ebbe il colore più vicino al cuore, come ha cantato A l­
fredo De Musset ; e, guardando il suo ritratto, si vede
che dovette possedere quel non so che, che va dicendo
all’ anima : « Sospira », di cui parla il divino Alighieri
nel più bello dei sonetti d ’amore ; quel non so che, che
va dicendo all’ anima : « Sospira ! », senza di cui le fa­
mose trenta qualità, anche tutte quante riunite, ci pos­
sono presentare una formosa e stupenda statua di carne,
ma non una possente figura di donna che ci faccia deli­
rare e ci faccia amare prepotentemente.
E Margherita fu bella e fu buona. Ella pensò alla feli­
cità del suo popolo. Le fertili terre del Bearnese erano
incolte, ed ella, con grandi premi, vi chiamò operai e agri­
coltori da tutte le parti della Francia, avvivò le industrie,
incoraggiò il commercio, e si faceva condurre in lettiga per
le campagne del Bearnese per vedere ella stessa i poverelli
e soccorrerli. Di che non sono una menzogna le sue
imprese: un fiorancio rivolto verso il cielo col motto: non
inferiora secutas; e un giglio tra due margherite col
motto, mirandum naturae opus. E si circondò di letterati,
di poeti, di artisti, di filosofi. Ospitò lungamente Luigi
Berquin, Stefano Dolet, che poi furono mandati al patibolo,
sorpresi a Parigi ; ospitò pure per lungo tempo Calvino e
lo sottrasse alle ricerche dei luogotenenti criminali ; difese
il Le Fevre che, per lei, potè fuggire in Svizzera e difese
il padre Broussel, accusato di eresia dalla Sorbona, e sopra
tutti ebbe più caro Clemente Marot.

�Clemente Marot non ebbe grande origine, non viso
piacente, nè vantaggiosa statura, ma fu uomo di molto
spirito, ed il primo poeta francese dei suoi tempi. Nel
1519 fu mandato da Francesco I alla Corte del duca di
Alençon, ove fu subito nominato segretario di Marghe­
rita. Nel 1521, appena scoppiate le rivalità tra Francesco I
e Carlo V, segui il duca di Alençon all’esercito del Nord.
Nel 1525 lo troviamo alla battaglia di Pavia, ove è fe­
rito in un braccio e rimane prigioniero. Nel 1526 torna a
Parigi ed è anche egli incarcerato sotto la grave accusa
di aver mangiato del lardo in quaresima ; è scarcerato per
opera di Margherita e poi di nuovo incarcerato, e sempre,
glorificato o perseguitato, ha per protettrice Margherita
di Valois, che egli chiamava dolcemente sua sorella ed
anche suo registro, poiché ella sapeva a memoria tutti i
versi suoi ed egli recitava a memoria tutti i versi di lei.
Alcuni biografi si sono divertiti a tessere un romanzetto
più o meno piccante sulle relazioni di Margherita con Cle­
mente Marot e ci fanno sapere che il poeta fu visto assai
spesso ballare con Margherita nel carnevale del 1527. Io
non posso molto approfondire questa quistione, e, in man­
canza di prove serie, non posso nemmeno valermi di un
indizio che in questi casi disperati porge il Balzac; perchè
i biografi non ci fanno sapere se, nella quaresima del 1527,
Margherita di Valois fosse andata più frequentemente del
solito in chiesa. Il Balzac ci dice nella sua Fisiologìa del
matrimonio : siate certi che quando una donna va troppo
spesso in chiesa, una rivoluzione è avvenuta nella sua vita
intima; o si è affezionata a qualcuno o si è disaffezionata
da qualcuno.
In ogni modo, io passo oltre: in vero, io non ci trovo
molto gusto a fare un po’ più di luce su di ciò e metto
il problema sulle relazioni di Margherita con Marot in­
sieme con quelli che riguardano Laura e Petrarca, Eleo­
nora e Torquato. Ella non fu felice nel matrimonio ed
ormai pare di non potersi più dubitare che Margherita
abbia voluto rappresentare sè stessa sotto il nome de la

�M al Mariée in una delle sue commedie ; e che Clemente
Marot abbia avuto in vista, in molti punti delle sue
poesie, la cupa e fantastica gelosia del re di Navarra.
Nondimeno Margherita negli affari di Stato, facendo ta­
cere ogni risentimento personale, fu collaboratrice intelli­
gente e zelante di suo marito nel tentare di migliorare
la situazione interna del Béarn. Ciò che fermò, specialmente,
le loro cure, fu la riforma della giustizia ; rimaneggiarono
la vecchia legislazione consuetudinaria del fors d’ Oleron,
e crearono una Camera di giustizia per gli appelli.
Margherita, che si sapeva l’inspiratrice e la collabora­
trice di suo marito, era vivamente e devotamente amata,
ed ella sempre più contraccambiava questo amore devoto
dei suoi sudditi con una sollecitudine per essi davvero
materna.
La Corte del castello di Pau rivaleggiava con quella
del Louvre. Margherita, col profumo della sua bellezza
buona, col fascino del suo spirito colto, in poco tempo
vide fiorire intorno a lei le più belle ed eleganti dame,
e gentili cavalieri, forbiti parlatori, très enlangagés, since­
ramente devoti. La sua Corte era una festa diuturna e
notturna d ’arte e di amore, di poesia dolce e di filosofia
libera. I suoi valletti, che si chiamavano Clemente Marot,
Bonaventura Desperier, Claudio Cruget, Antonio du
Moulin e Giovanni de la Haye, facevano chiamare la sua
stanza il vero Parnaso. Il bello non faceva dimenticare il
vero. I poeti e gli artisti della Corte di Pau erano tutti
un po’ filosofi e stretti da comune simpatia per la riforma
religiosa, o, piuttosto, filosofica, che doveva produrre Cal­
vino, allontanandosi dal suo scopo primitivo e dall’inten­
zione dei primi novatori. Margherita, tormentata dalla cu­
riosità irrequieta e dal dubbio che crea la scienza, era
attirata verso la riforma, la grande agitatrice degli spiriti
del secolo X VI.
Ed in quell’anno 1527 viveva alla sua Corte il vecchis­
simo Le Fevre d ’Etaples, più che centenario. Egli soleva
lamentarsi che non avesse a rimproverarsi in tutta la sua

�vita, spesa nella ricerca della verità, che di una cosa sola,
di essersi tenuto lontano dai luoghi dove si distribuivano
le corone del martirio, e di aver sempre evitata la morte,
che tante persone soffrivano per l’Evangelo. Un giorno,
essendo a tavola con Margherita, nel lasciarsi vincere da
questi rimpianti, fu così da lei consolato, che uscì in que­
ste parole: Non mi rimane più che andarmene da Dio,
che mi chiama.
Poi, guardandola, soggiunse:
— Madonna, io vi fo mia erede. Io dò i miei libri a
maestro Girard Le Roux, ciò che io posseggo e gli abiti
ai poveri, raccomando il resto a Dio.
— Che mi resterà, allora, della vostra successione? —
chiese Margherita, sorridendo.
— La cura di distribuire ciò che io dò ai poveri.
— Ebbene, accetto, e vi giuro che provo più gioia per
questo che se mio fratello, il re, mi avesse nominata sua
erede.
Il buon vecchio, allora, si congedò da lei e dagli altri
convitati, e andò a coricarsi e rese l’animo così dolce­
mente come se si fosse addormentato ( 1).
Albergo fastoso di ogni nobile sentimento era la Corte
di Margherita, l’angelo tutelare dei sapienti proscritti o
dannati al rogo, durante il lungo carnevale sanguinoso,
che fu il trentenne regno di Francesco I.

Ed ora ritorniamo al nostro Roberto. Questo infatica­
bile operaio della latinità, nel 1528, l’anno seguente al
secondo matrimonio di Margherita, per le sue edizioni
dei classici latini fece fondere nuovi caratteri elegantissimi,
aiutato e consigliato da Geoffroy Tory, suo amico. L ’a­
more dell’erudizione, la ricerca minuta e dotta, il culto
per la tradizione latina animavano lo stabilimento di Ro­
berto, dove tutto procedeva ordinatamente, in un gaio *
(1) Biblioth. française de la Croix du Maine. Art. Marguerite.
Note de Falconnet. — Édit. de 1772.

�ambiente di amore e di studio, per opera di Perrette, fi­
gliuola di Josse Bade, tipografo distinto, come latinista
profondo. A sua volta, Perrette, coltissima, fu degna fi­
gliuola di Josse e degna sposa di Roberto, amando suo
marito e l’arte sua. E presa anch’ella dalla febbre di ap­
prendere e dal nobile orgoglio di avanzare, gloriosamente,
la sua Casa, fu tanto sposa di Roberto, quanto dei suoi
lavori.
Nella Casa Estienne la lingua ufficiale era la lingua la­
tina. Vi erano dotti correttori di diversi paesi, i quali, per
facilmente comprendersi fra loro, usavano la lingua latina,
sempre, in ogni caso ; i compositori, che non erano di­
giuni di grammatica latina, a furia di leggere il latino, e
di udirlo a parlare ogni momento, lo capivano abbastanza
correntemente, e potevano servirsene alquanto per farsi
intendere. Anche le domestiche, esse pure, comprendevano,
quasi tutte, le parole latine, e tutte, sebbene alcune in
modo assai imperfetto, sapevano servirsene. Roberto poi
parlava in latino come in francese; e Perrette capiva, ad
eccezione di qualche parola poco usata, tutto ciò che le
si diceva in latino, come se a lei si fosse parlato in fran­
cese. Anche i bambini incominciavano a balbutire in la­
tino ( 1).
Alla Casa Estienne, nell’oscura via di Saint Jean-deBeauvais, talvolta si vide andare anche Francesco I, ac­
compagnato da sua sorella Margherita. Vi andavano in
pompa, a cavallo, seguiti da una brillante coda di paggi,
di scudieri e di ministri di Stato. Francesco, a trentacin­
que anni, già mezzo vecchio per le intemperanze della
sua vita erotica, incominciava ad occuparsi delle cose del
suo Stato.
Il sig. De Tavannes ha detto, spiritosamente, che Ales­
sandro faceva all’amore, quando non aveva affari; ed il re
Francesco non si applicò del tutto agli affari, che quando
(1) Vedi lettera di Enrico II Estienne, a suo figlio Paolo, in­
torno alla Casa di Roberto suo padre, la quale serve di prefa­
zione all’edizione di Aulo Gellio del 1585.

�non fu più in condizione di fare all’amore. Non essendo
stato molto fortunato nelle guerre di conquista, deside­
rava di far dimenticare il brutto trattato di Madrid, ac­
carezzando i letterati, per ottenerne lode e pietose reti­
cenze. Lo solleticava la vanità di essere chiamato, come
Augusto, gran protettore delle lettere. Si mostrava, però,
munificente e cavalleresco. Se Carlo V doveva raccattare
il pennello a Tiziano, egli, entrando nella Casa Estienne,
non voleva che Roberto lasciasse la sua stanza di lavoro
per salutarlo, prima che non avesse finito le correzioni
minute e pazienti sopra il manoscritto che aveva tra mani.

In quest’ anno 1528 furono pubblicati gli ultimi due
libri delle Memorie del De Comines.

Nei primi del 1528, dopo circa un anno dal saccheg­
gio di Roma, consumato dal conestabile di Borbone, du­
rava ancora intatta la profonda impressione lasciata dal­
l ’annunzio di quel vandalismo. Così, a Parigi, dopo la pub­
blicazione del Mourelles, fu messo alla luce un altro libro,
composto da G ia c o m o G o d a r d , con questo titolo: —
Petit traite contenant la deploration de toutes les prinses de
Rome, depuis sa fondation j usqu’à la derniere prinse des
Espagnols qui a este plus cruelle que toutes autres (en vers).
Paris, J . Longis, in-8, goth. 1528.
A questo volume seguirono altri che si occuparono pure
della guerra d ’Italia. Dopo la presa di Roma, nella se­
conda metà del 1527, un esercito francese di 30,000 uo­
mini aveva passato le Alpi sotto il comando del Lautr e c,
il quale, aiutato per mare da Andrea Doria, il 13 agosto
di quell’anno s’impadronì di Genova. Poi tutta la Lom­
bardia cadde in suo potere. Pavia fu presa d ’assalto in
quattro giorni, e scontò, crudelmente, i tristi ricordi che
si attaccavano al suo nome. Di là i Francesi andarono a
Piacenza, dove il loro arrivo decise gli Spagnuoli a

�tem
ere Clemente VII in libertà, contro il pagamento di
350,000 ducati, di cui egli pagò una parte in contante.
Il Lautrec, incoraggiato da questi trionfi, risolvè di spin­
gersi fino a Napoli. Ma l’avvicinarsi dell’inverno interruppe
le operazioni della campagna. Temendo di avventurarsi
durante la cattiva stagione in mezzo agli Appennini, i
Francesi presero i loro quartieri d ’inverno a Bologna,
mentre che il valorosissimo Doria continuava a tenere il
mare a malgrado della tempesta, e conduceva in Sarde­
gna una flotta italiana, che, dispersa dal tempo grosso,
non potè abbordare che a Sassari, e si rimise in vela
dopo un glorioso combattimento, in cui cinquemila Spa­
gnuoli furono tagliati a pezzi da duemila Italiani.
Sul cominciamento del 1528, sopra questa prima parte
della campagna del Lautrec e del Doria, furono pubblicati
i due libri seguenti:
A n o n y m e : — P rinse de Genes et la fuyte des Espa­
gnols le 13 août 1 527. — .S'. I. 4 f f. in-8, s. d. (1528).
S a l m a c i G i a c o m o : — L e département de nostre Sainct
pere le pape de la cité de Romme, et comment les hostaiges
se sont sauluez par le moyen des Espaignols, eulx craignant
larmee de Lautrec. Rouen, Richard, in-8, gol. s. d. (1528).
Ai primi giorni del 1528 il Lautrec si rimise in marcia.
Invase il Regno di Napoli dagli Abruzzi, che si sottomi­
sero senza resistenza. Poi passò nella Capitanata, dove
obbligò la dogana a dargli i centomila ducati prodotti dal
diritto di passaggio del bestiame. Le popolazioni, stanche
del giogo spagnolo, si davano volentieri ai Francesi. Come
un povero infermo, credevano di guarire cambiando di
lato. Per questo il Lautrec avanzò cosi rapidamente, che
alla fine di aprile non rimanevano in potere dei gene­
rali spagnuoli che Napoli e Gaeta. Il Lautrec, inorgoglito
dalle facili vittorie, senza aspettare i rinforzi che doveva
condurgli il conte di Saint-Pol, andò ad accamparsi sotto
le mura di Napoli, che cinse d’assedio. Intanto la flotta
spagnuola, volendo prendere il largo, fu distrutta presso
Salerno dall’invincibile Andrea Doria.

�Questa seconda parte della campagna del Lautrec fece
nascere anche due libri. E sono questi :
J e h a n d e G o u l l e f r a c : — La prinse du prince et
duc de Melphe, faicte par monsieur de Lautrec, avec plu­
sieurs villes et chasteaulx. Escript à Verse : par le tout vo­
stre cousin et amy Jehan de Goullefrac, S. I. 4 f f. in-8,
goth. 1528.
A n o n y m e : — L a grande bataille et victoire du sei­
gneur compte Phillipin D oria contre l'annee du roy Despai­
gne faicte en mer près de Salente 1 may 1528. S. I. in-4,
goth. s. d. (1528).
Ma quando questi due libri videro la luce, la catastrofe
dell’esercito francese era avvenuta. Napoli fu la tomba del
Lautrec. Dopo la battaglia di Salerno, in cui l’ armata
spagnola fu dispersa, il Doria passò agii Spagnoli. Il
grande ammiraglio non poteva essere contento degli atti
sleali del re cavaliere, che aveva tolto alla sua patria il
commercio del sale, che aveva nominato in vece sua il
signor de Barbezieux ammiraglio d’Oriente, che aveva ri­
cusato di rimborsarlo della somma pagata per riscattare
il principe d ’Orange. Poi il marchese del Vasto, caduto
prigioniero nella battaglia di Salerno, fece sospettare al
grande marinaio che si era nel Consiglio di Francesco I
financo discusso se conveniva o no tagliare la testa ad un
alleato troppo potente e non sicuro. E gli promise, sulla
sua fede di gentiluomo e di grande amico di Carlo V,
che se egli avesse abbandonata la causa di un re così
poco riconoscente, quale era il così detto re cavaliere, Ge­
nova sarebbe stata ridata alla libertà ed a lui sborsata, ogni
anno, la somma di sessantamila ducati. Così il malcontento
lasciò i Francesi e incominciò a vettovagliar Napoli. Per
questo l’assedio tirò in lungo. La peste invase il campo
francese, e nella notte dal 15 al 16 agosto uccise il Lau­
trec. Il marchese di Saluzzo, che prese il comando invece
di lui, non osò tenere il campo, e andò a rinchiudersi in
Aversa, dove, a sua volta, fu assediato, e, dopo breve
assalto, fatto prigioniero.

�Qualche mese dopo il disastro dell’esercito del Lautrec
venivano pubblicati i due ultimi libri delle Memorie del
De Comines :
—
Croniques du roy Charles Huytiesme de ce nom que
Dieu absoille, contenant la verité des faictz et gestes dignes
de memoire dudict seigneur qu’ il fa ist en son voiage de
Naples et pays adiacens et de son triumphant et victorieux
retour en son royaulme de France, compilée et mise par
escript en fo r me de memoires par messir Philippes de Com­
mines. On se vend à Paris en la rue Saint-Jacques à lenseigne du Pellican. (A la fin) : Achevez d ’imprimer lan
1528... pour maistre Enguillebert de Marnef, libraire de
Paris... — Pet. in-fól. goth.
Dopo i nuovi disastri d ’ Italia, in gran parte prodotti
dalla frivolezza del monarca francese e dei suoi cortigiani,
questi due ultimi libri delle Memorie del De Comines,
che vedevano la luce dopo diciannove anni dalla morte
sua, fecero molta e grave impressione. Vi sono altre sagge
sentenze sulla condotta di ministri e di generali, di re e
di popoli, che rifermano quelle già lette ed ammirate nei
primi sei libri. Di tal guisa, questi due ultimi libri non
solo sono degni dei primi, ma, in molti punti, li superano
per un’acutezza di riflessioni, in quei tempi non comune.
Nuovamente in essi dà consigli ai principi e spesso li
rimprovera (1). E, così, scusa nelle plebi italiane del tempo
di Carlo V III, l’inclinazione ai mutamenti e la consuetu­
dine di mettersi col più forte. Esse, egli dice, erano guaste
dai maltrattamenti e dalle coperte vie dei loro governatori.
E, nella sua ingenua e sincera fede religiosa, stima
che Carlo V III sia disceso in Italia e vi abbia incontrato,
nell’andare, così pochi e deboli ostacoli, e sia uscito in­
colume nel viaggio di ritorno in mezzo a mille pericoli,
(1)
Lib. II (VIII di tutte le Memorie), cap. XII, pag. 598, e
cap. XIII, pag. 602, e cap. X V, pag. 615. Vedi sempre ediz.
Foppens, 1706, Bruxelles.

�perchè è inviato dal cielo a punire il mal governo dei
principotti di qua dalle Alpi.
Nondimeno poi, lasciando stare da banda la fede re­
ligiosa e ricordandosi di essere uomo politico, non approva
la spedizione d’Italia, e giudica che mal fece Carlo VIII,
giovanissimo, qui n ’etait pourvu ni de sens n i d ’argent, di
lasciarsi prendere alle parole degli ambasciatori napole­
tani, alle fum ées et gloires d ’Italie. E lo mostra povero e
mal consigliato partire da Vienna nel Delfinato ai 23 a g o ­
sto 1494.
Giunto in Italia, non avrebbe potuto continuare la folle
impresa, se la Banca Soli di Genova non gli avesse dato
a prestito centomila lire, che gli costarono, in quattro
mesi, quattordicimila lire d’interessi, e un mercante mila­
nese 50,000 ducati, con la garanzia di parecchi signori,
tra cui lo stesso De Comines, che garantì per seimila du­
cati (1).
Poi lo segue in questo viaggio trionfale e. nel tempo
stesso di mendicità, alla Corte della duchessa di Savoia,
vedova del duca Carlo, la quale gli prestò tutti i suoi
anelli, che egli mise in pegno per dodicimila ducati ; e
poi a Casale, dove dalla vedova del marchese di Monfer­
rato si fece imprestare anche gli anelli, che mise in pegno
ugualmente per dodicimila ducati (2).
Ad ogni pagina, si può dire, il De Comines dà prova
della sua illuminata imparzialità. Notando le buone acco­
glienze avute dagli Italiani al principio della spedizione,
non ostante che i nemici di Carlo V III dipingessero i
Francesi depredatori di beni e di donne, accuse che po­
tevano, egli dice, facilmente far presa nell’ animo degli
Italiani, ja lo u x et avaricieux più degli altri popoli, perchè
corrotti dalle male signorie, riconosce lealmente che se gli
animi si mutarono poi, la colpa va imputata a Carlo V III,
qu i ne pensa q u ’à passer temps et d'autres à prendre et
(1) Lib. I. (VII di tutte le Memorie), cap. V, p. 465.
(2) Lib. I (VII di tutte le Memorie), cap. V , p. 466.

�à profiter ( 1). Ed a chi accusa i paesani degli Appennini
di metter del veleno nel vino, risponde piacevolmente
che vi mettono solo dell’acqua. Soltanto due Svizzeri muo­
iono presso Fornovo, ma non di veleno, di sbornia (2).
E se censura, sebbene lo scusi, l’amore dei subiti muta­
menti negli Italiani, è più severo con la volubilità della
Corte francese.
Pietro dei Medici aveva incaricato Lorenzo Spinelli,
direttore della sua Banca a Lione di vigilare gli intrighi
della Corte di Francia. E il buon De Comines esclama,
pur riconoscendo l’astuzia dello Spinelli: mais des choses
de notre Cour ne pouvoit avoir cognoissance, ny à grand
peine ceux qui y estoient nourris, tant y avoit de muta­
tions (3). E se biasima senza ambagi gli inganni di Lu­
dovico il Moro, non tace che Carlo V III, dal canto suo,
nemmeno tenne le sue promesse (4).
Il
De Comines è un latino che ama l’Italia. Afferma di
non aver veduto mai un pezzo di terra più bello nè di
più gran valore del ducato di Milano, che paragona alle
belle pianure di Fiandra. Occupato nelle due ambascerie
di Venezia e in quella al campo del duca di Mantova,
non andò a Napoli, e di Napoli non dice altro se non che
Carlo V III fece venire artefici napoletani per costruire il
suo castello d ’Amboise.
Parla, al contrario, a lungo di Venezia, in cui rimase
parecchi mesi. Il vecchio arsenale, cantato da Dante, stima
primo opificio del mondo, come prima via del mondo il
Canal Grande. E giudica fine e sagace la politica dei si­
gnori veneziani, e trova nell’oligarchia la ragione della
stabilità della repubblica, non soggetta alle fluttuazioni
dello spirito plebeo, come in Roma, in cui i tribuni, se­
condo lui, furono i primi demolitori della libertà e
(1) Lib. I (VII di tutte le Memorie), cap. VI, p. 474-75, e
lib. II. V III i d , cap. I. p. 524.
(2) Lib. Il (V III di tutte le Memorie), cap. V, n. 546.
(3) Lib. I (VII di tutte le Memorie), cap. VII, p. 477.
(4) Lib. II (V III di tutte le Memorie), cap. X IV, p. 604.
8

�ci onsci preparatori delle dittature. E in tutto l ’ultimo capi­
n
tolo del primo libro di queste Memorie su Carlo, egli
parla di Venezia, della sua abilità diplomatica, della sua
perseveranza nell’usare tutti i mezzi per accrescere la sua
signoria, delle sue pompe di san Marco, delle sue case di
marmo, e delle trentamila gondole che, allora, solcavano
le sue lagune. Nondimeno non cela i suoi appunti e non
vede bene quell’ayidità del Senato a trarre profitto dai
torbidi e dalle discordie italiane, senza avere, spesso, una
linea di condotta chiara e diritta.
E così il De Comines, senza volerlo, addita la cagione
che, a poco a poco, lentissimamente, tolse autorità e credito
alla repubblica, e poi ne affrettò la caduta: l’aver fatto,
sovente, una politica troppo veneziana, e quasi non mai
italiana.
Ed ora, per riassumere: che cosa significa per noi il De
Comines?
una censura contro le signorie, è un voto per
la concordia tra tutte le città della penisola. E che altro
hanno detto i nostri grandi da Dante fino a Giusti ?.'E
questo il programma che ha fatto l’unità nazionale.

�V.

Thesaurus Linguae Latinae.
La Sorbona e la Margherita delle Margherite.

��la rotta di Aversa, patita dall’esercito francese,
comandato dal conte di Saluzzo, un altro disastro
troncò ogni speranza al partito francese in Italia. Il conte
di Saint-Pol — sorpreso, a Landriano in Lombardia, dagli
Spagnuoli, diretti abilmente da Antonio De Leva — fu
sbaragliato compiutamente, e fatto prigioniero. Nondimeno
Carlo V, viste le risorse del suo rivale, non sperava
più di imporre alla Francia l’esecuzione del trattato di
Madrid. Francesco I, dal canto suo, battuto dovunque, in­
cominciò a comprendere che qualche cosa bisognava pur
cedere al monarca spagnuolo. Così si intesero di trattare,
amichevolmente e segretamente, tra loro, le condizioni
della pace.
Carlo mandò a Cambray sua zia, Margherita d ’Austria,
duchessa di Savoia, e Francesco sua madre, Luisa di Sa­
voia. Le due principesse, durante tre settimane, si abboc­
carono ogni giorno segretamente. Nessuno poteva scoprir
nulla, nemmeno le ore in cui se ne rimanevano a confabu­
lare, perchè esse abitavano due stanze contigue, comuni­
canti fra di loro.
Finalmente, dopo tanto segretume, il 5 agosto 1529 fu
pubblicato il trattato di pace, il trattato delle dame. Fran­
cesco rinunziava all’Italia, abbandonando al beneplacito
imperiale tutti i suoi alleati, i Fiorentini, i Veneziani, il

D

opo

�duca di Ferrara, molti baroni napoletani che avevano par­
teggiato per lui, e lo stesso re di Navarra, sebbene suo co­
gnato. Pagava duemila scudi d ’oro per il riscatto dei suoi
figli, e si impegnava a fornire venti navi al re di Spagna
per il viaggio che voleva fare in Italia, e centomila scudi
d ’oro invece del soccorso di milizie che egli avrebbe dovuto
dare, secondo il trattato di Madrid. In cambio di tutto que­
sto, il re di Francia conservava intatte le sue province,
sebbene provvisoriamente, perchè l ’imperatore si riservava
di far valere i suoi diritti quando lo avrebbe stimato op­
portuno.
Per il trattato delle dame le ostilità rimasero sospese
per sette anni tra i due rivali.
Vediamo rapidamente che cammino fa la coltura latina
in Francia durante questo periodo di calma relativa, e che
cosa abbiano stampato sopra di noi gli scrittori francesi.
La Casa di Roberto Estienne prosperava sempre. L ’offi­
cina, composta da quattro torchi di legno e pochi utensili,
coi quali Roberto stampò, dal 1525 al 1559, le sue cinquecentotrentasette nitide edizioni in greco, latino e francese,
era al primo piano. Al pianterreno si apriva, sulla via
della Scolaresca, la sua taberna libraria, dov’egli, spesso,
soleva rimanere per udire sopra i libri suoi il parere dei
dotti e degl’indotti, poiché nella sua bottega conveniva
ogni classe di gente, dilettanti di lettere e signori, scolari,
professori, latinisti e dottissimi uomini, tra i quali Gu­
glielmo Budé, chiamato da Erasmo prodigio della Francia,
il suo intimo amico Guglielmo Poyet, cancelliere di Stato,
i Brinçonnet, il primo presidente Ganay, e i tre fratelli
Du Bellay, devoti anch’essi a Francesco I, il quale, ad isti­
gazione principalmente del Budé, nominato, con decreto
dell’ n agosto 1522, maître des requêtes, e di Giovanni Du
Bellay, che era vescovo di Bayonne, in quest’ anno 1529
fondò il Collegio Reale per l’ insegnamento delle lin­
gue (1).
(1) Moreri : Grand Dictionnaire Historique. — Lyon, Girin,
1681. Vol. I. Art. Budé e Jean Du Bellay.

�Questo collegio non rassomigliava punto agli altri, non
vi erano allievi interni, ma esterni ; anche i professori ve­
nivano a dar lezioni dal di fuori. Il Collegio reale o di
Francia fu una vera succursale dell’Università. Vi si con­
tavano dieci cattedre, quattro per le lingne, due per le
matematiche, due per l’eloquenza e due per la medicina. I
professori ebbero il titolo di lettori del re, con lo stipendio
di duecento scudi d ’oro. Furono, nei primi tempi, colonne
di questa istituzione, il Danès, professore di lingua greca,
discepolo del Budé e del Lascaris, Giacomo Tussau, il
Guidacier, Francesco Vatable, Bartolomeo Masson, il Vi­
dius, il Silvius e Paolo Paradiso, detto il Canossa, vene­
ziano, i quali insegnavano negli edifizi dei collegi di
Cambray e di Tréguier, che si erano abbandonati per
mancanza di rendite.
A misura che la cultura classica, specialmente la latina,
si allargava, a misura che libri italiani e professori italiani
entravano in Francia, vi penetrava lo spirito pagano in
prima e, secondamente, quello dei nostri filosofi del X V
secolo e del principio del XVI; penetrava nelle menti il
bisogno di discutere, il bisogno del libero esame del Te­
lesio, l’amabile ironia del Pulci, la parola eloquente di fra
Girolamo. I maestri italiani erano arrivati fin nella Corte;
uno dei precettori di Margherita era stato e, forse, era
ancora, Paolo Paradiso.
In quest’anno memorabile, 1529, in cui è creato il Col­
legio di Francia, Rabelais, a 33 anni, compie la sua se­
conda trasformazione religiosa, abbandona la Chiesa di
Maizellais, lascia l’abito di san Benedetto, cinge la veste
di prete secolare e se ne va a Lione, anche gran centro,
come Parigi, di studi e di stamperie, dove però, un po’
lontano dalla Sorbona e dalla Corte, si gode relativamente
qualche libertà. Va a prepararvi tutte quelle sue opere che
vedremo fiorire, di qui a poco, nel 1532.
Il
Collegio reale dà una forte spinta alla coltura clas­
sica in Francia. G u g l i e l m o L e M o i n e pubblica a Caen:
Epitome ou abregé des mots et dictions latines, in-8, 1529.

�G u g l i e l m o e O t t a v i o di S a i n t -G e l a i s , a loro volta,
stampano, in-foglio, la traduzione di tutte le opere di
Virgilio.
G e o f r o y T o r y de Bourges traduce le cronache del
veneziano Cipelli :
— Sommaire de chronique contenant les vies, gestes et cas
fortuitz de tous les empereus Deurope, depuis fu ies César
jusques à Maximilian, dernier décédé. Faict premièrment en
langue latine par venerable et discrete personne J ean Bap­
tiste Egnace Venicien, et translaté de la dicte langue latine
en langaige françoys, par maistre Geofroy Tory de Bourges.
On les vend a Paris a l ’enseigne du Pot cassé. Paris, Ch.
Lange lier, in-8, 1529.
Oltre di questa traduzione, in fatto di storie che ci ri­
guardano, abbiamo l’opera di G i o v a n n i d e B o u r d i g u È :
— Histoire agrégative des annales et croniques Danjou...
et plusieurs faits dignes de mémoire advenus tant en France,
Italie, Espaigne, Angleterre, Hiérusalem et autres royaulmes
tant chretiens que sarraz ins, revues et additionees par le
Viateur. On les vends à Angiers, en la boutique de Charles
Boigne, in-fol., 1529.
Intanto i dottori della Sorbona, l’arca santa della teo­
logia, ignoranti e fanatici, incominciarono a combattere la
nuova fondazione, fecero intendere al re che quella rac­
colta di professori del collegio sarebbe stata il semenzaio
dell’eresia. Francesco I, vacillante nelle sue idee, che fa­
voriva sotto mano i luterani in Germania per creare
imbarazzi a Carlo V e perseguitava i novatori in Fran­
cia, tentò di calmare le ire sorboniane, largheggiando
in doni, con i quali i gravi dottori poterono restaurare
l’edificio delle loro scuole, che minacciava rovina. Ma le
nenie della Sorbona non arrestavano il cammino trionfale
del pensiero. L ’iniziativa della riforma nata in Italia, che
aveva già guadagnato la Germania, si spandeva ancora in
Francia. Così, in questo stesso anno 1529, in cui è fondato
il Collegio di Francia, Luigi Berquin pubblica un libro di
libero esame, che mena gran rumore. La Sorbona lo

�­cidhiara eretico. Il Berquin si rifugia alla Corte di Marghe­
rita, poi è sorpreso a Parigi ed è imprigionato. I suoi
giudici gli impongono di ritrattarsi, ed egli, nobilmente,
ricusa, per cui è impiccato e bruciato. L ’ assassinio del
Berquin non chiude la bocca ai professori e a tutti coloro
che sentono il bisogno, disdegnando i misteri della Sorbona,
di pensare con la loro testa, e di interpretare, liberamente,
lo spirito dei libri santi.

La Riforma intanto invade l’Europa. Il pontefice C le­
mente V II invoca l’ aiuto di Carlo V per domarla. Il
Papa e l’ imperatore, il 5 novembre 1529, si abboccano
a Bologna e concertano durante due mesi intorno ai mezzi
più efficaci per riprendere il terreno perduto. L ’imperatore
ribadi tutte le promesse fatte al Papa in Barcellona, nel
giugno di quell’anno, e registrate nel trattato delle dame.
Ravenna, Cervia, Modena e R eggio diventarono terre della
Chiesa. I Medici sarebbero stati rimessi con la forza nella
signoria di Firenze. Gli Sforza ritornavano nel Milanese.
Presi tutti gli accordi, Carlo V fu dal Papa solenne­
mente incoronato re d ’Italia, il 22 febbraio 1530. L ’abboc­
camento e l’incoronazione eccitarono la vena poetica dei
cortigiani. Molti opuscoli e sonetti e cronache furono pub­
blicati in italiano, in fiammingo, in ispagnolo sulle lunghe
trattative e sulle feste della grande incoronazione. Vi citerò,
qui, soltanto le pubblicazioni in francese che ci riguardano :
A n o n y m e : — L e excellent et plus divin que humain
voyage entreprins et fa ict par plus que illustrissime prince
Charles Cesar tousiours Auguste empereur des Roumains et
Allemagne, roy tres catholiq des Espaignes... pour son cou­
ronnement, entrée es Itales, Embarquement, Triumphe de
Gennes, sa reçue aux pays d'Italie et du duc de Ferrare,
avec le recueil que luy a fa ict nostre S. P . le Pape a
Bologne-la-Grasse, et de lentree en icelle. — S. 1. (Anvers).
4 ff. in-4, s. d. (1530).
A quest’ anonimo cortigiano che mostra un’ ignoranza

�crassa di ogni più elementare cognizione di geografia,
segue un altro A n o n im o :
— La magnifique et solennelle Entree et entrevue de
l'empereur Charles V et du Pape Clement V II dans la ville
de Bologne le 3 novembre 1529. — Anvers (suite de
40 planches in-fol.) s. d. (1530).
Segue un altro A n o n im o :
— L e triumphant et magnifique estât en somptueuse
ceremonie bien observee au très heureux couronnement de
tres noble et victorieux Charles Cesar Auguste roy des He­
spaignes et Empereur Quint de ce nom, par Clement
pape V II en la tres renommee cite de Boulogne-la-Grace, en
grande majeste tres illustrement couronne le jo u r sainct Ma­
thias M. D . X X X . — S. 1. (Anvers), 16 ff. in-4 s. d. (1530).
Ancora un A n o n im o :
— L a Couronnation de l’empereur Charles cinquiesme de
ce nom, faicte a Bologne la grasse le mardy 22 feburier
1530. — Anvers, Guillaume Vosterman, in-4. 1530
E finalmente :
H o g e n b e r g I. N. — Représentation de la cavalcade et
des réjouissances qui eurent lieu à Bologne le 24 mars 1530,
à l ’occasion du couronnement de Charles V comme empereur
des Romains par le pape Clément VII. — Anvers, in-fol.
1530.

Nel tempo stesso che il papa e l ’ imperatore si pro­
pongono di stringere i freni, in Bologna, molti principi ed
elettori tedeschi, riuniti a Spira, si separano, compiutamente, dalla Chiesa, protestando contro l’editto della Dieta
di Worms, che proibiva ogni novità in materia di religione.
Con questa solenne protesta di Spira del I 5 3 ° &gt;
riforma
diviene ufficiale, e i neofiti sono chiamati protestanti.

La Sorbona ha paura e trasfonde la sua paura nell’a­
nimo del re, cui si fa intendere che non è possibile novità
alcuna in religione, senza corrispondente novità politica. Il
re, tenero del suo potere, si lascia trascinare ad atti inutili

�e feroci. Intanto lo studio dei classici latini veniva più in
voga. Sullo scorcio del 1530 erano tradotte da un anonimo,
e pubblicate a Lione, le Metamorfosi di Ovidio ; ed a
Parigi era stampata una nuova traduzione di Vegezio da
N. Volkier.
Il nome di Roma occupava ancora le menti per la di­
sastrosa inondazione del Tevere, avvenuta in quell’anno.
E le due seguenti relazioni andarono a ruba.
A n o n y m e : Copie des lettres du terrible deluge advenu
en la noble ville et cite de Romme depuis le sept.e jo u r
Doctobre mil cinq cens X X X S. I. 4 f f . in-12, s. d. (1530).
A n o n y m e : — Les tristes uouvelles de Rome advenues
le VI I I jo u r Doctobre Lan m il C C C C C X X X . A u som­
maire; Les piteuses nouvelles de Rome en merveilles bien
tristes par la desfortune de la inundation du Thymbre et
foyson des eaues par pluyes...
S. l. 8 ff . in-8, goth. s. d. (1530).
A queste pubblicazioni, che dimostrano come ogni cosa
che avvenisse in Roma avesse un’eco sulle rive della Senna,
segue, sul principio del 1531, una traduzione dei Commen­
tari di Cesare, compiuta dal signor D e l ’A i g u e , e stam­
pata a Parigi. Ma i letterati non possono continuare negli
studi e nelle ricerche con calma e con agio, perchè la
Sorbona se ne immischia. Appunto in quest’anno 1531 la
Sorbona riesce a far arrestare quasi tutti gli scrittori sta­
biliti a Parigi, imputati del grave delitto di aver man­
giato carne in quaresima. Sono nel numero degli accusati:
Lorenzo e Luigi Maigret, Remigio Belleau, Andrea Leroi,
Martino de Villeneuve e Clemente Marot.
Queste persecuzioni non intimidiscono Roberto Estienne,
che rimane fermo nel divisamento di divulgare correttamente, ed a buon mercato, i classici latini ed i libri santi.
Siamo al 1532, ed egli mette fuori la prima bella edizione,
in folio, di Virgilio, impressa con molta cura e con carat­
teri nuovi. Il testo è illustrato dal commento di Servius,
considerevolmente migliorato da Roberto con l’ aiuto dei
manoscritti e continue correzioni e varianti, che Pietro

�Valeriano aveva raccolto da antichissimi codici. Poi pub­
blica il suo gran repertorio della lingua latina, il The­
saurus lingua latina, che è il più grande avvenimento
letterario nella cultura latina del cominciamento del se­
colo X V I. In questo gran repertorio gli esempi sono di­
sposti per ordine alfabetico, in modo che lo studioso può
passare in rivista tutta la latinità con una grande facilità
di ricerche. In questa prima edizione, come nella seconda,
accanto alla parola latina vi è la corrispondente parola
francese. Sebbene in questo colossale lavoro, che gli costò
trentamila lire, fosse stato non poco aiutato da Giovanni
Thierry di Beauvais, pure vi si affaticò tanto, durante due
anni, da essere sul punto di soccombere. Così Roberto
dice nella prefazione :
— Binos annos in hoc opere dies noctesque, rei dome­
sticae et corporis fere negligens, ita desudavit, ut quotidie
duobus prelis materiam sufficeret, et absque ope divina oneri
succumbendum fu erit.
Nondimeno, dopo il Tesoro della lingua latina, non si
riposa. La sua edizione della Bibbia in latino, traduzione
di san Gerolamo, stampata nel 1528, è esaurita. Ed egli,
che in questi quattro anni ha riveduto, corretto e miglio­
rato il suo lavoro, è in grado di metterne tosto fuori una
seconda edizione, anche in folio, molto preferibile alla
prima. La Sorbona, che, sotto mano, non aveva tralasciato
alcun mezzo per perdere nell’animo del re il coraggioso
editore, a questa nuova pubblicazione grida più forte, ac­
cusando di nuovo Roberto di essere falsario delle sacre
scritture, e di puzzare di eresia nelle sue note.
Roberto, senza la protezione del re e di Margherita,
che, quando poteva, riscaldava nell’ animo dell’ augusto
fratello le raffreddate amicizie, senza la grande riputazione
sua di onestà, di abilità e di dottrina come ellenista e
come editore e commentatore dei classici latini, ed autore
ed editore del Tesoro, avrebbe di certo avuto la stessa
sorte del Leclerc e del Berquin.
Intanto si pubblicavano altre traduzioni dei classici

�latini. Guglielmo Michel faceva stampare, a Parigi, in-40,
1532, la sua traduzione della Congiura di Catilina e della
guerra contro Giugurta.
Alla fine di quest’anno 1532, Rabelais pubblica, a Lione,
sotto il pseudonimo anagrammatico di Alcofribas Nasier,
per i tipi di Claudio Nourry, il primo libro di Pantagruel.
La Sorbona arricciava il naso, Margherita vigilava.

Roberto Estienne e Francesco Rabelais erano salvati,
ma altri meno famosi e meno protetti, non sfuggivano
all’ira sacerdotale, cui non sempre la fiacca e volubile
natura del re sapeva resistere. Poi il matrimonio, con­
chiuso dal re a Marsiglia, tra il secondo suo figliuolo
Enrico, duca di Orléans, e Caterina dei Medici, nipote di
Clemente VII, e i segreti colloqui tenuti tra il mellifluo
mitrato, venuto appositamente a Marsiglia per condurre
la fidanzata, ed il re che aveva voluto, a sua volta, ac­
compagnare suo figlio, inasprirono i rigori contro le let­
tere ed i letterati sospetti di eresia.
Cosicché, nell’anno del matrimonio, 1533, maitre A le­
xandre è buttato nelle fiamme a piazza Maubert, e, pochi
giorni dopo, il chirurgo Giovanni Pointel è bruciato in
piazza di Grève. Ed altri roghi sono accesi in Francia
per opera della Sorbona e del sanguinario Cardinal Duprat, cancelliere di Stato, venduto alla Corte di Roma, e
di Pietro Lizet, presidente del Parlamento, ossia capo fa­
natico di pochi magistrati fanatici, investiti della giustizia
per l’autorità della loro finanza. Ed è questo così detto
Parlamento che, come sospetti d ’eresia, cita i professori
di lingue del Collegio di Francia, accusandoli di avere
spiegato, in francese, i libri santi e di aver fatto affiggere
i loro corsi ; accusandoli, cioè, di aver fatto il loro dovere,
perchè le loro cattedre sono state create appunto per
spiegare i libri ebraici, greci e latini. Il Parlamento can­
cella la fondazione di re Francesco, proibendo assoluta­
mente ai professori di spiegare o interpretare qualunque

�libro delle sante scritture, sia in ebraico sia in greco. E
cita, anche come eretico, Niccola Cop, rettore dell’Univer­
sità, ingiungendogli di comparire assieme con un suo al­
lievo di diritto, il nominato Calvino. Il Cop e Calvino si
salvano fuggendo. Ma il poeta Niccola Bourbon, non è così
fortunato, e viene messo in prigione per un suo libro di
epigrammi, non ostante la protezione di Margherita.
Il 7 giugno di questo feroce anno 1533 la Sorbona
sentenziò:
— ... que si le roi voulait sauver la f o i ébranlée dans sa
base et attaquée de touts parts, il fallait, de tout nécessité abo­
lir par un édit sévère, s a n s d e l a i et pour to u j o u r s , cet art
de l ’imprimerie, qui enfantait chaque jo u r et faisait pulluler
des livres funestes.
Ed una lettera di Calvino, in data di ottobre di que­
st’ anno 1533, ci racconta che i furori teologici si sca­
gliano perfino contro la sorella del re. In effetti la lettera
ci dice che il signor Ledere, curato di Sant’Andrea delle
Arti, in nome della Facoltà di teologia, ha messo da parte,
per essere esaminato, il libro: L o specchio dell’anima pec­
catrice, della regina di Navarra. Intanto sono condannati
alla censura, come osceni, il primo libro, solo finora pub­
blicato, del Pantagruel, la Forét d ’amour ed altri simili (1).
Ma non basta ai teologi di sottoporre a processo fino
un libro della sorella del re. I professori del Collegio di
Navarra osano di rappresentare Margherita, in pubblico,
sul teatro di Parigi, come donna empia, di rotti costumi,
e spinta al traviamento dallo spirito di setta. Francesco
n’è offeso, e manda regi ufficiali per tradurre in arresto
gli audaci, ma i professori accolgono a sassate i regi uf­
ficiali. Il re dà in furore, e giura di vendicarsi di tale
sfregio inaudito. Ma la buona e dolce Margherita, sde­
gnosa di tanti pigmei, placa, ella stessa, l’animo del re
offeso.
Nondimeno, fra tante citazioni e minacce e sentenze di
(1) Louis M o l a n o : Vie de Rabelais, pag. XXII, premessa alle
opere di Rabelais. — Garnier, Paris, 1881.

�morte, e fiamme di roghi, la bottega di via St. Jean de
Beauvais non si chiude, e i suoi frequentatori, specialmente Jean Du Bellay, ora vescovo di Parigi, e suo fratello
Martin, abile diplomatico, con l’efficace aiuto di Marghe­
rita, riescono a far cadere in disgrazia il feroce Cardinal
Duprat, e ad ottenere dal re la promessa che avrebbe
chiamato il saggio e moderato Melantone per essere illu­
minato sulle quistioni religiose.
Roberto, intanto, mette fuori una terza edizione della
sua bibbia latina, in formato portatile, riproduzione esatta
della seconda edizione del 1532. La Sorbona ripete le
solite accuse di falsificazione e di eresia, senza darsi la
pena di provarle.
Ma queste accuse erano dei pretesti. L e veritable motif ,
mal dissimulé, des clameurs théologiques, dice il Renouard
nel suo libro sul progresso della stampa, était que ces vo­
lumes grands et petits, si corrects, d’un si seduisant usage
avaient en quelque sorte ouvert à tous le livre entier des textes
sacrés.
Ancora questa volta l’affezione del re per Roberto lo
salva dai furori della Sorbona che, tuttavia, non si dà
per vinta, ed avendo saputo che il re ha già mandato
per Melantone, fa affiggere per le vie di Parigi, e fin sulla
porta della stanza del re, dei cartelli di sedicenti luterani,
molto violenti contro le cerimonie del culto cattolico.
Il conestabile di Montmorency, analfabeta, senza aver
potuto quindi leggere i cartelli, corre dal re e si mostra
spaventato del loro contenuto, facendogli credere che nella
suprema audacia vi abbia mano financo la regina di N a
varra.
Il cardinale di Tournon, succeduto, nella carica di can
celliere, al Cardinal Duprat, è anche egli vinto dalla paura,
e rinfocola le ire. Francesco lascia il suo castello di Fon­
tainebleau, sebbene ammalato per conseguenza dei suoi
eccessi erotici, e ritorna a Parigi in tutta fretta. Montmo­
rency, aizzato dai gesuiti, profittando dell’ irritazione del

�re, preso dal panico, parlandogli dell’ eresia e dei novatori,
gli dice :
— Sire, se davvero volete estirpare l’eresia dal vostro
regno, bisogna incominciare a colpire dall’alto; bisogna
incominciare da vostra sorella !
A questo il panico del re si arresta. E l’affetto fraterno
risponde:
— Non parliamo di ciò, ella mi ama troppo per cre­
dere ciò che non credo io, e non abbraccerà mai una re­
ligione che possa danneggiare il mio Stato.
Margherita, saputo il fatto, giurò di vendicarsene, e vi
riuscì più tardi. Quando la principessina di Navarra fu
maritata al duca di Cleves, andando alla chiesa, carica
com’ella era di oro e di pietre preziose sopra una pesante
veste di broccato, mostrò stanchezza, forse indettata da
Margherita stessa, e disse di non aver lena per giungere
a piedi fino al tempio. Allora Francesco I, volto al cone­
stabile di Montmorency:
— Pigliate in braccio la mia nipotina, e portatela fino
alla chiesa.
Il conestabile arrossì, balbettò qualche parola, ma dovè
ubbidire. E Margherita, che era tra gli astanti, disse :
— Guardate colui che voleva rovinarmi, è costretto a
portare in braccio la mia figliuola alla chiesa.
Il conestabile capì che era rovinato, ed infatti, poco
tempo dopo, fu congedato, e, troppo vecchio, capì che la
più semplice donna vale due uomini, e Margherita di Na­
varra ne valeva quattro.
Da un aneddoto, che si attribuisce a Rabelais, noi pos­
siamo formarci un’idea delle terribili persecuzioni cui an­
davano soggetti i dotti francesi che non giuravano nelle
parole della Sorbona. Rabelais, al principio del 1534 in
qualità di medico, seguì a Roma il vescovo di Parigi,
Jean Du Bellay, inviato con la missione speciale di rap­
pattumare Enrico V III d ’Inghilterra col Papa Clemente V II.
Rabelais, un giorno in cui il Papa gli accordò il permesso
di domandare qualche grazia, così avrebbe risposto : La

�sola grazia che io oso sollecitare da Vostra Santità, è di
essere scomunicato.
Allora il pontefice : — E perchè ?
—
Santo Padre, io sono francese e di una piccola città
chiamata Chinon, molto soggetta ad essere illuminata dal
rogo; vi sono stati già bruciati molti uomini virtuosi, tra
i quali alcuni miei parenti; ora, se Vostra Santità mi sco­
municasse, io non vi sarei mai bruciato. Ed eccone la
ragione. Venendo in questi giorni alla volta di questa
città, passando attraverso le Tarantaises, fummo sorpresi
da un gran freddo. Chiedemmo rifugio ad una casetta, abi­
tata da una povera donna, pregandola di farci un po’ di
fuoco a qualunque prezzo. Per accendere una fascina ella
bruciò una parte della paglia del suo letto, e, non poten­
done venire a capo, uscì in imprecazioni, e disse : « Senza
dubbio questa fascina è scomunicata dalla propria gola
del papa, una volta che non può accendersi ». E, così,
noi fummo costretti di proseguire il viaggio senza riscal­
darci.
A proposito di questo primo viaggio del Rabelais a
Roma si racconta un altro aneddoto. Il vescovo di Pa­
rigi, essendo andato, per seguire l’uso, a baciare i piedi
del papa, Rabelais, che era del corteo, si sarebbe tenuto
in disparte, ed avrebbe detto, così da essere udito, che
poiché il suo padrone, che era un gran signore in Fran­
cia, non era giudicato degno che di baciare i piedi di Sua
Santità, lui, cui non poteva essere concesso tanto onore,
domandava di baciare il sedere a patto che si fosse prima
lavato.
Rabelais, ritornato in Francia, pubblicò a Lione, per
i tipi di Sebastiano Gryphe, la Descrizione di Roma antica,
del Marliani, da lui riveduta e preceduta da un’epistola de­
dicatoria.
Rabelais a Roma ebbe agio di leggere il Folengo: Les
faits merveilleux dont il ornera son Gargantua, histoire
miraculeuse et véridique, offriront, comme l ’ Épopée de Fo­
lengo, une satire des romans de chevalerie, déjà raillés par

�Pulci. Railler la chevalerie, la dévotion, le spirilualisme,
c ’est railler le passe. Rabelais recueille à Rome les éléments
de sa grande ironie ( 1).

Adunque il primo aneddoto, attribuito a Rabelais, ci
fa sapere con quanta facilità i così detti eretici erano bru­
ciati in Francia.
Ma oltre di quest’ aneddoto abbiamo un documento
importantissimo, che ci dipinge, al vivo, le feroci persecu­
zioni. In questo medesimo anno 1534, data del primo
viaggio di Rabelais a Roma, è pubblicata dal Calvino la
sua Institution chrétienne, in cui, eloquentemente, sono
enumerati i mali sofferti dai protestanti francesi. Que­
st’opera fonda la riforma in Francia, mettendola faccia a
faccia, arditamente, con l’oscurantismo papale, E un’opera
civile, e, non ostante la rigidità del suo stile, è un’opera
letteraria. Calvino è il primo, dopo il De Comines, che
abbia riunito la purità e la forza.
Nondimeno le persecuzioni continuarono. Se Fran­
cesco I non si faceva intimidire in quanto a sua sorella,
si lasciava trattare come un fanciullo in quanto al resto.
E così, il 13 gennaio 1535, pubblicò un editto defendant
toute impression de livres dans le royaume sous peine de la
hart. La Sorbona trionfava, vedeva mutato in legge il
suo consiglio dato al re il 7 giugno 1533. Poi France­
sco I, il 26 gennaio, alla testa di una gran processione,
volle far passeggiare per le vie di Parigi le più miraco­
lose reliquie, i tesori venduti a san Luigi dall’imperatore
d ’Oriente, cioè la verga di Aronne, le tavole di Mosè, il
latte della Vergine, la veste di porpora, la corona di
spine e il sangue di Cristo, e il ferro col quale fu ucciso
il Redentore. Alla fine della processione pronunziò un pio
discorso, conchiudendo che se uno dei suoi membri fosse
stato infesto di eresia, egli lo avrebbe reciso all’ istante.
(1) P h ila r è te C h a sles : Études sur le seizième siècle en
France. — Paris, Charpentier, 1876, pag. 444.

�Il
vero è che il re aveva qualche cosa infesta nella sua
persona, ma non di eresia.
La sera, ad onore delle sante reliquie, furono accesi
sei roghi in Parigi, in cui sei eretici furono bruciati a
fuoco lento.
Ciò non ostante, i libri si stampavano ancora, e il re
fu costretto, per liberarsi dal ridicolo, di promulgare, il
26 febbraio dello stesso anno, delle lettere patenti con cui
ordinò al Parlamento di scegliere 24 persone ben note e
sicure, tra le quali, a sua volta, egli scelse dodici censori
per le opere da stamparsi. Così fu stabilita, ufficialmente,
la censura in Francia.

In questa furia sanguinosa di intolleranza soltanto la
buona Margherita, che il regale fratello soleva chiamare
la Margherita delle Margherite, rimaneva, impavidamente,
a difendere il diritto del pensiero, la tolleranza di ogni
sentimento religioso. La sua Corte continuava ad essere
l’asilo dei proscritti e dei condannati alla morte. Epperò
non reca meraviglia, se i poeti chiamarono questa donna,
che portò così bene il nome della regina dei fiori, la più
bella Margherita fiorita nel campo di Francia. E mentre
i poeti così l’appellavano, i dotti, ricordandosi dell’origine
latina del nome, dicevano che era Margherita che vinceva
in isplendore tutte le perle d ’Oriente.
Margherita compose molte poesie, le quali furono rac­
colte, per la prima volta, nel 1547, due anni prima della
sua morte, dal suo cameriere Giovanni de la Haye. Que­
st’edizione fu seguita da un’altra nel 1567, in cui ci sono
tutte le sue poesie e sei componimenti drammatici, quattro
misteri e due farse ; vi è pure un’elegia, indirizzata ad
un prigioniero, nel quale vuoisi ravvisare Francesco I.
Ma la posterità ha dimenticato tutto questo bagaglio poe­
tico per cui fu chiamata la decima musa, e si ricorda
soltanto della sua prosa, delle sue novelle, che ella scrisse
senza disegno di pubblicità, mentre andava in lettiga da

�un paese all’altro, e la viscontessa di Brantôme le teneva
il tavolino, ed ella scriveva così veloce che pareva scri­
vesse sotto la dettatura. Accade sempre così ; molti scrit­
tori hanno fama per le loro opere leggiere, forse perchè
le cose leggiere salgono più a galla; e molti dormono un
sonno indisturbato sotto il coperchio pesante delle loro
opere serie.
Queste novelle furono raccolte in un’edizione postuma,
la prima volta, nel 1558, dal signor Boistuan de Launay,
la quale fu subito seguita da una seconda in Parigi. Poi
vennero le famose edizioni olandesi del 1698, del 1700,
del 1708, tutte in due volumi in ottavo, illustrate da ma­
gnifici disegni dell’Hooge ; ma esse lasciano molto ’a de­
siderare per lo stile, perchè un pedante volle mettervi
mano per purgarlo e lo storpiò. Sempre così: i pedanti
si affogano nelle quisquilie grammaticali, e non sanno
capire lo spirito di un’ opera, conoscono il meccanismo
dell’arte e non sanno l’arte.
Seguì l’edizione di Chartres, nel 1733, e poi venne la
classica edizione di Berna nel 1780-81, illustrata dallo
Chodwiezki, ristampata nel 1790. Tutte queste edizioni,
seguite da altre, dimostrano il successo del libro, e lo
stesso La Fontaine non esitò di prendere molti soggetti
delle sue favole dalle novelle di Margherita, specialmente
quello della serva giustificata.
Come nacque questo Heptameron? così è chiamata la
raccolta delle novelle di Margherita, come voi sapete.
Leggendo il Decamerone. Nella Corte di Francesco I,
nei primi anni del Regno, fu molto letto, ammirato e
commentato il Decamerone, tanto che si stabilì di scri­
vere un altro Decamerone. Francesco I avrebbe scritto
dieci novelle; altre dieci sua madre, la duchessa Luisa
di Savoia ; altre dieci sua moglie Claudia ; altre dieci sua
sorella Margherita, e così via via. Ma, scoppiate le guerre
d’Italia, non si pensò più a scrivere un altro Decamerone.
L ’idea rimase in Margherita e l’attuò nella sua età ma­
tura, facendosi trasportare in lettiga da un paese all’altro

�del Bearnese. Ella si professava allieva del Boccaccio, ed
affermava di inventare poco o nulla, ritraendo dal vero,
e di non avere la pretensione di possedere l’ arte del
Boccaccio, non raro, ma unico.
Ci fa raccontare le sue novelle da una compagnia di
Parigini, reduci dai bagni dei Pirenei. Siamo in settembre
e le pioggie torrenziali hanno fatto straripare i fiumi, di­
strutti ponti e viadotti e rese impraticabili le poche e
malsicure vie. Alcuni dei bagnanti sono arrivati fino a
Pau, altri fino a Tarbes, altri più fortunati fino a Tolosa;
ma molti sono rimasti annegati nel viaggio.
Dopo molte peripezie si trovano raccolti nell’ abbadia
di N ôtre Dame di Serrance nel Béarn, Oisille, vedova,
matura di anni e di esperienza, molto spiritosa, assennata,
nella quale vuoisi ravvisare Margherita stessa ; Longarine,
anch’essa vedova, ma più giovine, molto vivace, molto
spiritosa, che ha un’illimitata stima delle donne e le di­
fende con una parlantina inesauribile ed audace come
quella di una donnina che sa di piacere; Emarsuitte e
Normefide, le quali appoggiano la loro amica con motti
arguti e sali frizzanti e sottintesi bricconi contro gli uo­
mini.
Non debbo dissimulare che una volta Longarine, a
proposito di una crudeltà commessa da un duca di Mi­
lano, sparla della maggioranza di noi altri Italiani e al­
cuni altri della compagnia l’ appoggiano, ma Normefide
la fa tacere con una fine ironia.
Normefide dice: Se coloro che sono stimati gli spiriti
più sottili e bei parlatori hanno tanti vizi, vuol dire
che solo gli intelletti corti, come sono io, posseggono le
virtù degli angeli.
Accanto a queste donne troviamo il gentiluomo Si­
montault, il quale non ha fede nella virtù delle donne ;
è inutile dirvi che io non divido le opinioni del gen­
tiluomo Simontault ; Hircan che nemmeno lui ha fiducia
nelle donne e dice che chi è buono a combattere con
le astuzie di una donna sola, può vincere dieci diavoli,

�e però, spiritosamente non ha mai approfondito sulla
condotta di sua moglie Parlamente che è presente alla
conversazione; Dagoucin, che è il tipo del gentiluomo
sempre tutto abbottonato, che parla poco e brevemente
e tiene molto all’esteriorità, alla tenue ; e poi v ’ è Saf­
fredant, un cinico sputato, che non crede a nulla e si
ride di tutto, unico suo Dio, il suo comodo.
Questo Saffredant fa contrasto con Guebron, un grande
ipocrita, che parla untuosamente e dà consigli e afferma,
sulla sua fede, che egli nella donna ha sempre soltanto
amato la virtù ed il candore e fa perdere la pazienza a
Hircan, che gli dice :
— Oibò, ci fate il predicatore, ma io so che predi­
cate bene e raspate male.
Come vedete, l’ invenzione del padre Zappata non è
modernissima.
Guebron s’ imbroglia, dice che scherza e fa un elogio
della schiettezza, e tutti con lui a coro. Ed Emarsuitte
esclama che i matti sono più felici dei savi, perchè essi
non sentono il bisogno di dissimulare e simulare le loro
passioni ; ridono quando vogliono ridere e piangono quando
vogliono piangere, e vivono così più a lungo.
Questo libro è un assalto continuo alla ipocrisia di
grandi e di piccoli, di plebei e di principesse ; ed è così
pieno di piacevolezze, di motti arguti e di osservazioni
acute, di tanta facile filosofia della vita, che si legge an­
cora con molto piacere. E, se io volessi citarvi tutte le
botte salate e le pronte risposte e le arguzie e le osser­
vazioni fini, dovrei citarvi, senza sciupare una frase fatta,
tutte le conversazioni con le quali finiscono le novelle.
Voglio non ostante spigolare qualche cosa qua e là.
Una volta si parla della sostanza del vero amore, e Da­
goucin dice :
— Allora voi amate veramente, quando la donna che
amate non ha nè la vostra volontà, nè i vostri criteri,
nè i vostri gusti, nè le vostre idee, nè le vostre aspira­
zioni.

�E, quando tutti gli domandano perchè soltanto in
questo caso si ami veramente, egli risponde :
_ Perchè quando voi amate una donna che ha la
vostra volontà, i vostri criteri, i vostri gusti, le vostre
idee e le vostre aspirazioni, voi non amate lei, ma amate
voi stessi.
E qua e là vi sono idee generose e profonde. Una
volta Oisille dice che la pena più grande da comminarsi
ad un colpevole non è la pena di morte, ma una pena
cosi grande che la faccia desiderare e insieme cosi piccola
che non la faccia avanzare.
Altrove Emarsuitte ribadisce l’idea di Oisille, e ci dice :
—
Se ogni misfatto, per grande che sia, si può
espiare con la pena, la morte non è una pena, perchè
impedisce l’emendamento del colpevole.
Non vedete voi in questi argomenti alla buona delle
due amabili e spiritose signore, sintetizzate, le ragioni
addotte poi per combattere la pena di morte ? Che cosa
hanno detto i criminalisti ? La morte non è una pena,
perchè impedisce l’emendamento ; l’uomo pecca in quanto
agisce, non in quanto è, epperò deve essere privato della
libertà, di cui ha fatto male uso, e non della vita, che
nessuno gli può togliere. In un altro luogo Saffredant
sostiene che un individuo agente sotto l’impeto di provo-'
cazione deve scusarsi, anche quando abbia commesso il
misfatto dopo essere passato ad atti estranei che non sono
stati capaci di fargli dimenticare l’offesa patita e smorzare
lo giusto sdegno. Questa teoria di Saffredant, riveduta e
corretta, è nel dominio della scienza criminale, che vi
dice :
« Un individuo provocato, anche quando consuma il
delitto non immediatamente alla sofferta ingiuria, dev’es­
sere sempre protetto dal beneficio della scusa, se non sia
passato ad atti estranei che gli abbiano fatto dimenticare
l’insulto patito ».
Ma lascio questa digressione e torno all’ idea predo
minante del libro. Il libro è un assalto ininterrotto contro

�l ’ ipocrisia e sopratutto contro la ignoranza e l’ ipocrisia
fratesca. Vi sono dei tipi di francescani predicatori molto
comici. Voi sapete che tutte le prediche finiscono con la
questua, come tutti i salmi finiscono in gloria ; ma c’è un
francescano predicatore, il quale non ha la pazienza di
arrivare alla fine della predica per domandare l’obolo della
fede e si arresta di botto nel bel mezzo del suo sermone,
ed esclama, parlando del suddetto obolo, rivolto alle co­
mari del paesello :
— Non mandate però troppi sanguinacci : ne abbiamo
già molti al convento ; mandate anche dei prosciutti.
Un altro predicatore, spaventato dalla mala usanza dei
mariti che battevano le mogli, se ne vien fuori col se­
guente argomento :
— E più pericoloso di battere vostra moglie che
vostro padre e vostra madre, perchè se voi battete i
vostri genitori siete mandato a Roma per penitenza, ma
se battete vostra moglie da essa e dalle vicine siete man­
dato a mille diavoli, cioè all’inferno.
Notate la differenza delle due penitenze : da Roma
ordinariamente si torna, ma dall’ inferno non si può tornare.
E un altro giorno, visto e considerato che le mogli
erano diventate molto superbe ed intrattabili, trovò un
altro argomento. Ei disse :
— Quando vostra moglie si rende insopportabile,
staccate il crocefisso dal muro e scacciatela con esso, e,
dopo aver ripetuto tre o quattro volte questa operazione,
vi troverete contento, perchè, come si scaccia il diavolo in
virtù della croce, così si può battere la moglie col manico
del crocefisso, quando esso però sia staccato dalla croce.
Questi dotti predicatori mi fanno ricordare un predi­
catore del mio paesello natio, il quale cominciava le pre­
diche così :
— Donne mie e fratelli in Gesù Cristo.
E una volta, domandatosi ove stesse l ’inferno, rispose
a lui ed a noi che lo guardavamo a bocca aperta :
— L ’ inferno sta vicino al purgatorio !

�E si dimenticò di dirci ove stesse il purgatorio.
E veramente comico il modo con cui finisce la se­
conda giornata delle novelle. La compagnia, dopo il lieto
novellare, andava ad udire i vespri nell’abbadia di N ôtre
Dame di Serrance. Arrivati in chiesa, non trovano i mo­
naci, che giungono poco dopo affannosi ed arrossati sotto
la bruna cocolla, reduci dall’avere ascoltato il lieto novel­
lare, appiattati, ventre a terra, in un fossato. Allora tutti,
dopo essersi sbellicati dalle risa, si conchiuse che ogni
giorno i monaci avrebbero ascoltato il lieto novellare,
appiattati nel fossato, ventre a terra.
La terza giornata finisce anche assai curiosa. L ’ultima
novella suscita una discussione teologica sulla grazia di­
vina. In un punto, Hircan interrompe il discorso ed
esclama, indicando col dito il fossato vuoto :
— I monaci, udite con molta attenzione le nostre
novelle, sono partiti appena abbiamo pronunziato il nome
di Dio.
Altrove una suora esclama verso sua madre, che va a
visitarla nella cella :
— I monaci che entrano nelle nostre celle non sono
religiosi, ma diavoli !
Oisille osserva, col suo abituale sorriso :
— Non bisogna confondere i buoni religiosi con i
cattivi, e sono migliori quelli che non frequentano le
donne e le case civili.
— Già — risponde Emarsuitte ; — quando meno si
veggono, più si stimano, perchè non si conoscono ; ma,
quando si frequentano, si mostrano tali quali sono.
E Normefide soggiunge :
— Non bisogna scandalizzarsi, se parliamo male dei
monaci, perchè, se i più non commettessero qualche cosa
di male da durare nella memoria della gente, di loro
non si parlerebbe mai.
Oisille, sempre col suo abituale sorriso, dice :
— E ’ curioso ! essi ci uniscono in matrimonio ed
essi tentano di disunirci.

�E tutte queste cose Margherita di Valois le dice
sempre con un leggiadro sorriso d'ironia, che non è in­
sulto alla fede e al sentimento religioso, ma protesta
contro l’ipocrisia dei frati del secolo X V I che mandavano
al rogo, in nome della morale e della religione che essi
offendevano, uomini intemerati, onore della scienza e del­
l’arte. E questo sorriso di Margherita non è preso
a prestito, perchè con tutte le opere della sua vita
dimostra di avere un culto per la santa libertà del pen­
siero. E questo sorriso pensoso ella ebbe abitualmente
sulle labbra. Una volta, moribonda una sua cameriera,
mentre le compagne e i parenti piangevano intorno al
letto di morte, solo lei, in mezzo a tanto dolore vero o
simulato, guardava impassibile e fisamente la moribonda,
e la guardò, fisamente e impassibilmente, anche quando
inchinò il capo da un lato e spirò. E, quando le doman­
darono perchè ella, cosi buona, fosse rimasta tanto impas­
sibile, rispose :
— M’han sempre detto che, quando il corpo muore,
l’anima se ne parte, e io volevo sentire il più piccolo
rumore che mi desse indizio della partenza ; ma non ho
udito nulla ! — soggiunse sorridendo.
E, moribonda ella stessa, quando tutti le dicevano di
stare tranquilla, perchè le anime dei giusti volano in
cielo, rispose :
— Sì, è vero, ma dopo essere state molto sotterra !
— sorrise e spirò.
E questo fu l’ultimo sorriso di quest’anima nobile ed
appassionata, che fu assalita dalla noia della vita, da cui
è assalita, come ella stessa dice, ogni anima ben nata. E
questo suo sorriso pensoso, che è pure il sorriso del Pulci
e del Boiardo, che è il sorriso dell’Ariosto, che è il sorriso
di Rabelais e di Cervantes, io chiamerei sorriso latino che
diventa eroismo sulle labbra di Giordano Bruno, quando
dice, sorridendo, ai giudici che lo condannano a morte :
— Tremate più voi nel pronunziare la mia sentenza,
che io nell'ascoltarla.

�Nella coscienza di Margherita di Valois, che dubita, si
riassume la parte migliore della Francia nella prima metà
del secolo X V I ; nella coscienza di questa donna che du­
bita — per dirla con una frase del compianto Pietro
Cossa — si agita il mondo moderno. Margherita dubita,
e il suo libro dubita ; ella sorride pensosamente, e il suo
libro sorride pensosamente. Ed è per questo che l'H epta­
meron, sebbene non sia un’ opera di genio, è un’ opera
d’arte, ed è un’ opera d’arte perchè è vera, ed è vera
perchè è lo specchio della coscienza di questa donna
gentile, che, a ragione, i poeti chiamarono la più bella
margherita fiorita nel campo di Francia; e i dotti, Marghe­
rita che vinceva in splendore tutte le perle dell’ Oriente.

��VI.

Clemente Marot —

Bonaventura Des Periers

e Francesco Rabelais.

��Marot fu l’innamorato fortunato di Marghe­
rita, Bonaventura Des Periers l’innamorato sfortunato;
ma entrambi morirono nello stesso anno 1544, e misera­
mente ; il primo povero ed abbandonato, in un ospedale di
Torino, il secondo folle, e per sua mano. Eppure, a dirla
con Charles Nodier, questi due spiriti, insieme a Rabe­
lais, sono i tre dominatori, nella prima metà del secolo
X VI, in Francia ; i tre fattori della lingua di Montaigne
e di Amyot, della lingua di Molière, di La Fontaine e
di Voltaire.
Marot nacque a Cahors, nel 1495 ; e, a dieci anni, è
condotto a Parigi. Dotato di viva intelligenza, d’ animo
aperto alle bellezze naturali, di squisito sentimento, presto
fu preso d ’ammirazione per la cultura latina, e specialmente per Virgilio. A diciassette anni ne traduceva la
prima egloga, e a meno di diciotto scriveva la prima
ballata ad una innamorata o meglio ad una sua amante.
Incominciava di buon’ora. Ovidio e Petrarca, i due clas­
sici poeti dall’amore, nel suo duplice aspetto, erano, al­
lora, e furono in gran voga per tutto il secolo in Francia;
ma il dolce e spiritoso poeta caortino ad essi aggiunse il
suo Virgilio, verso il quale non fu mai tepido. Talvolta si

C

lem ente

�compiace a fare un bisticcio tra il cognome di lui e
il suo :
............ Virgile

Jadis chery de Mecenas à Romme :
Maro s ’appelle, et Marot j e me nomme:
Marot j e suis, et Maro ne suis pas
Il
n ’en f u t onc depuis le sien trespas ;
Mais puis qu ’avons un vray Mecenas ores (1),
Quelque Maro nous pourrons veoir encores.

E, altrove, rivolgendosi ad un suo amico, esclama :
Car la maison où Dieu t’a voulu mettre
Digne te rend, et plus que digne au monde.
Non que Marot, mais Maro te responde (2),

E, cosi, dice al vescovo di Tules :
Tu dis, prelat: « Marot est paresseux ;
D e luis ne puis quelque grand’oeuvre veoir. »
Fais tant qu ’il ayt biens semblables à ceulx
Que Mecenas à Maro fa it avoir,
Ou moins encore; lors fera son devoir
D ’escrire vers en grand nombre et hault stile.
L e laboureur sur la terre infertile
N e pique beuf, ne charrue ne vieille ;
Bien est il vray que camps gras et utile
Donne travail; mais plaisante est la peine (3).

E, nello studio del suo gran Virgilio, egli senti il
grande amore per i campi ed ebbe la frase netta e pre­
cisa, una vera eccezione in quei tempi. Il nostro poeta,
irrequieto, bello spirito, buontempone, motteggiatore, dopo
mediocri studi universitari, divenne socio degli Enfants
sans souci, indi, frequentando il Palais, fu anche della
(1) Vedi a pagine 52-53, vol. I in: « Oeuvres complètes » de Clé­
ment Marot. revues sur tes meilleures éditions, avec une notice
et une glossaire p a r B. Saint Marc. — Paris, Garnier frères, 1879,
vol. 2, in-16.
(2) A pag. 161, vol. 1, op. cit.
(3) A pag. 56, vol. II, op. cit.

�Basoche. Divenuto paggio del signore di Villeroy, reduce
con lui dalla guerra contro gli Inglesi, fu introdotto in
Corte, dove il suo fare piacevole, originale, e il suo ta­
lento cattivante gli procurarono 1’ amicizia di Francesco
Valois, non ancora Francesco I, pel quale potè strin­
gere relazioni utili ed illustri.
Salito al trono Francesco I, fu carezzato e lodato; e,
nel 1519, fu addetto alla Corte militare del duca d ’Alen­
çon, marito di Margherita, e divenne pensionato di lei. Col
duca, nel 1521, scoppiata la rivalità con Carlo V, andò all’e­
sercito del nord. Nel 1524 seguì Francesco I. Ferito alla
battaglia di Pavia, dopo breve prigionia, ritornò in Francia,
e rientrò nella Corte di Margherita. In quel gaio ambiente,
dove i poeti e gli artisti, i filosofi e i teologi godevano la mag­
gior libertà, che, in quei tempi, era possibile, egli, reduce
dall’Italia, dove si era rinforzata la sua cultura classica e il
sentimento della bellezza e l’odio contro ogni ipocrisia eccle­
siastica, si imbarcò audacemente sulla Riforma. E subito fu
accusato da nemici potenti ; già si era burlato della santità
della chiesa in fatto d ’amore, e più anni prima nel dialogo dei
D ue innamorati, a proposito della sua bella, aveva cantato :
..............saint François de Paulle
E t le plus sainct italien
E ust esté prins en son lien
S'à la veoir se fu t amusé (1).
Fu accusato d ’ eresia, e nientemeno d ’aver mangiato
del lardo in quaresima, mentre Francesco I era prigione
a Madrid; Fu incarcerato allo Chatelet, ed egli se ne
vendicò da par suo, scrivendo l'Enfer, in cui descrive
al vivo quelle orribili carceri, censurando il papa :
C'est le saict nom du pape qui accolle
Les chiens d’enfer (s’il luy plaist) d’une estolle.
Le crains tu point? C’est celui qui afferme
Qu’il ouvre Enfer, quand il veult, e le ferme :
Celuy qui peult en feu chauld martyrer
Cent mille espritz ou les en retirer (2).
(1) A pagg. 25-26, op. cit., vol. I.
(2) A pag. 52, vol. I, op. cit.

�Potè uscire da quell’inferno per opera di un amico di
Margherita, il vescovo di Chartres. E, poi, ritornava a
quella Corte, dove brillantemente figurò nel carnevale
del 1527, come abbiamo visto. Io non debbo seguire il
Marot, passo per passo, nelle vicende della sua vita ; mi
basta, per l’intento di questo lavoro, di dire che egli non
smentì mai il suo spirito liberale e latino. Ebbe un vero
culto per l’eloquente idioma di Roma, e si scagliava contro
..............un vieux resveur Normand
S i goulu, friaud et gourmand
de la peau du povre Latin,
Q u'il l ’escorche comme un mastin (1).
E, così, tradusse le Metamorfosi d ’ Ovidio con grande
amore, e, per quei tempi, felicemente. E l’amore al latino
non gli faceva disprezzare il vivente linguaggio italiano:
L ’ Italien dont la faconde
Passe les vulgaires du monde (2).
E, così, tradusse le Visioni del Petrarca e alcuni so
netti su Laura. Ma il suo culto per la latinità non fa
velo al suo spirito liberale, e, così, ei bellamente deride
i saggi, cioè i teologi e simile genìa :
Des sages Dieu la sagesse reprouve,
Et des petits l'humilité approuve,
Auxquels il a ses secretz revelez,
Qu 'il a cachez aux sages, et celez :
Car son esprit point ne reposera
Que sur celuy qui humble et doux sera.
Les sages ont leur Dieu crucifié,
Et son parler divin falsifié.
Tous les haultz faits des sept sages de Grece,
E t de Brutus, lequel vengea Lucresse,
De Publius et de Pamphilius,
De Marc Caton Censeur, et Tullius
D e tous les Grecs et de tous les Romains,
Qui ont tenu le monde souz leurs mains
Sont inutilz, comme estans fais sans foy,
Mais pour leur gloire, et pour l'amour de soy.
(1) N ell’epistola intitolata: Pripelipes, valet de Marot, à
Sagon, a pag . 215, vol. I, op. cit.
(2) Vedi in : Marot à ses disciples, a pag. 27, vol. Il, op. cit.

�Ah, dunque, la fede vera, pel Marot, era di far grande,
ma non per proprio interesse o gloria ; ma per amore
dell’ Umanità. Ecco un umanista che è completamente
degno della qualifica. Il suo spirito, il suo talento dove­
vano renderlo bersaglio a molti. Fu nuovamente accusato
di eresia, e dovè la sua salvezza,« di nuovo, alla Marghe­
rita delle Margherite ; ma, per la terza volta accusato
come calvinista, sequestrati i suoi libri e le sue carte,
deferito al Parlamento, fiutando egli un odor di brucia­
ticcio, traversò le Alpi, e andò a ricoverarsi a Ferrara,
presso Renata di Francia. Paolo III, però, ottenne dal
duca di scacciare il poeta, che si rifugiò a Venezia, dove
miseramente visse durante un anno. Margherita ottenne
che rientrasse in patria. E Marot, impavidamente, prese
a tradurre i Salmi di Davide, secondo il metodo rifor­
mistico. Fu portato come in trionfo, i suoi canti erano
ripetuti dovunque; furono messi in musica, echeggiavano
nella reggia e nelle pubbliche passeggiate, erano sulle
labbra dei cortigiani e degli studenti. I monaci, i sorbo­
nisti, tutti i timorati si allarmarono, e, per mezzo del­
l'inquisitore, ottennero dal re che si impedisse all’eretico
poeta di profanare il santuario. Marot fuggi a Gi­
nevra ; ma, colà, trovò i calvinisti tanto intolleranti
quanto i sorbonisti ; i calvinisti lo trovarono un impostore
e un libertino. E il povero poeta dovè ripassare i monti
e acconciarsi a Torino, dove miseramente mori, nel 1544,
a soli 49 anni. E morì a tempo, chè così non vide la
morte del suo amicissimo Dolet, che, due anni dopo, do­
veva essere bruciato vivo in piazza Maubert, a Parigi. E,
chi sa, egli avrebbe potuto tenergli compagnia.

Nello stesso anno Bonaventura Des Periers, preso da
furore, e dicesi per il suo sfortunato amore per la Mar­
gherita delle Margherite, si trafisse, buttandosi con tanto
impeto sulla spada da passarsi da parte a parte. Eppure,
com’era stata brillante la comparsa di Bonaventura nella

�Corte di Margherita! Come tutti gli scrittori di quel tempo,
ei passò i primi anni della sua giovinezza nello studio
delle lingue antiche, e specialmente del latino. Spiritoso
come Marot, satirico come Rabelais, di animo ribelle ed
audace come Dolet, fu anch’egli amico di Calvino ; ma
presto, come gli altri, tenuto dai pedanti rigoristi di Gi­
nevra quale ateo e libertino, fu un riformatore a modo
suo. Nel 1535, di sua mano, mise in bella copia il primo
libro dei Commentari sulla lingua latina del Dolet, il
quale da amico sincero attesta nel secondo libro che il
suo amico fedele, più che amanuense, gli fu prezioso
collaboratore. Molti opinano che, verso questa data, fu
scelto come segretario e cameriere da Margherita di Na­
varra, la quale, allora, contava quarantatrè anni. Nondi­
meno conservava ancora tutte le sue grazie cattivanti,
tutta la sua simpatica bellezza, e generosa e spiritosa,
essa era amata da tutti gli ufficiali della sua Corte come
una madre, da altri come una sorella maggiore. Bonaven­
tura se ne innamorò perdutamente ; ma non fu fortunato,
come il suo predecessore in ufficio, Clemente Marot, che,
allora, si era rifugiato in Italia. Nelle gaie serate della
Corte di N avarra, Bonaventura vi teneva una parte
principale. Egli primeggiava nel suonare il liu to , e
cantava i suoi versi a suono di liuto. Poi, spesso, rac­
contava le sue novelle, che furono stampate dopo la sua
morte.
In esse gli Italiani sono spesso presentati come persone
amabili, spiritose, ed onestamente astute. Fra le altre
novelle è notevole quella in cui si parla del bacio all'ita­
liana. Una gentildonna francese si lamenta che un Italiano,
baciandola, le abbia introdotto la lingua in bocca. Alcuni
la spingono a vendicarsene, facendole osservare che quel
bacio, cosi dato, è un’offesa, baciandosi, così, le cortigiane
a Venezia ed a Roma. La donna, offesa, trae l’ audace
baciatore innanzi al giudice. L ’imputato non nega il fatto;
ma dice che la donna aveva la bocca aperta, e pone i
rieurs de son côté. Il giudice assolve l’uomo, e la donna

�impara a tenere a tempo ed a luogo la bocca chiusa ( 1):
une autre fo is elle serreroit le bec, quand'elle se laisseroit
baiser. Anche la novella intorno ad una scimmia posse­
duta da un abate, e che un Italiano intraprende a far
parlare, è graziosa (2). Vi è però una novella circa il
mezzo usato da un gentiluomo italiano per non prendere
il posto di combattimento assegnatogli, in cui un Piccardo
esprime un’insultante opinione verso gli Italiani: « toutes
et quantes fois, disoit il (en continuant son propos), on
voudra confesser vérité, on dira haut et clair, que les Ita­
liens ont plus porté les marques de François colerés, que
les François n ’ont porté les marques des Italiens desespérés ;
que quand il n ’y auroit un seul Picard qui sût entrer en
colère, pour le moins les Gascons y entrent assez (voire
y sont quelquefois assez entrés) pour faire trembler les
Italiens dix pieds dedans le ventre, s ’ils l ’avoient si large;
combien que sept ou huit ineptes et sots termes de guerre,
que nous avons empruntés d’eux, mettent en danger et les
Gascons et toutes les autres contrées de France d ’être ré­
putés autres qu’ils n’etoient auparavant » (3).
Questa novella non è però del Des Periers, perchè è
stato ben dimostrato, che egli non scrisse se non le prime
novanta novelle, mentre le altre, cioè dalla novantunesima
fino alla centoventinovesima furono poi aggiunte (4).
Ma il libro al quale va giustam ente raccomandato il
suo nome, è il Cymbalum mundi, una saporita satira
(1) Vedi novella LXXX a pagg. 26S-269 in: Les vieux con­

teurs français, op. cit.
(2) Nov. XC pag. 275 e segg., op. cit.
(3) A pag. 295-96 oper. cit. nov. CX X I in: Les contes et jo ­
yeux devis, op. cit.
(4) La prima edizione di queste novelle porta questo titolo :

« Les nouvelles récréations et joyeux devis », contenant quatrevingt-huit contes en prose ; ma in verità ve ne sono novanta.
Jacques Pelletier du Mans e Nicolas Denisot vi hanno aggiunto
gli altri racconti, che sono di diversi autori. È certo che anche
in quelli scritti dal Des Periers vi fecero delle giunte, come nel
19, nel 29, nel 68 ecc., in cui si parla di cose succedute dopo
il 1544, data della morte dell'autore.

�u
l icanesca contro cattolici e protestanti, che si accanivano
fino al rogo, che lo abbeverò di amarezza. Egli fece
stampare segretamente l’opuscolo a Parigi, presso Jean
Morin, libraio, dimorante nella via san Giacomo col titolo
seguente: « Cymbalum mundi, en françois, contenant quatre
dialogues poétiques fo rt antiques joyeux et facetieux »,
senza nome d’autore, con la data del 1537, e l’edizione
intera fu sequestrata nel momento in cui doveva essere
lanciata, il 6 marzo 1538.
Si legge nei registri del Parlamento, con la data del
7 marzo 1537 prima di Pasqua (cioè a dire 1538: l’anno
cominciava, allora, col giorno di Pasqua): « Ce jo u r messire Pierre Lisci, premier président en la Cour de ceans,
a dit à icelle, que mardi dernier, sur le soir, il reçut un
paquet où y avoit une lettre du roi et une du chancellier
(Antoine Duprat), avec un petit livre en langue française,
intitulé Cymbalum mundi ; et lui mandoit le roi qu ’il avoit
fa it voir ledit livre et y trovoit de grands abus et héresies,
et que, à cette cause, il eût à s ’enquérir du compositeur et
de l ’imprimeur, pour l ’en avertir et, après, procéder à telle
punition qu' il verrait être à faire. Suivant le quel com­
mandement, il avoit fa it telle diligence, que hier il f it
prendre ledit imprimeur, qui s ’appelloit Jean Morin, et
étoit prisonnier ; et avoit fa it visiter sa boutique, et avoit
on trouvé plusieurs Fols et erronés livres en icelle, venant
d’Allemagne, même de Clément Marot, que l ’on veuloit
faire imprimer. A dit aussi qu ’aucuns théologiens l ’avoient
averti qu’il avoit de présent en cette ville plusieurs impri­
meurs et libraires étrangers, qui ne vendoient sinon livres
parmi lesquels il y avoit beaucoup d’erreurs, et qu’il y falloit
pourvoir promptement, etc. »
Tutta l’edizione fu bruciata, e l’autore svelato dal
timido libraio, che, del resto, per tale pubblicazione, fu
rovinato, non incontrò la medesima sorte del fuoco per
la potente intercessione della sua buona signora Marghe­
rita, ma dovè ecclissarsi per far dissipare la nube adden­
satasi sul suo capo, e per qualche tempo non fece parlare

�più di sè, e probabilmente si ritirò a Lione, dove egli
aveva relazione con quei principali librai, e dove, nel
1537, presso Thibauld Payen, era stata pubblicata l'An­
dria, première comédie de Terence, mise en rigme fra n ­
çaise, ma colà il nostro Des Periers fu peccatore impeni­
tente. Pensò a far ristampare il suo Cymbalum, perchè
della prima edizione appena si erano salvati pochissimi
esemplari. La seconda edizione, tanto rara quanto la ori­
ginale ( 1 ), vide la luce presso Benoit Morin. Il Cymba­
lum è diretto da Thomas du Clevier à son ami Pierre
Tryocan. Un critico ingegnoso, il Johanneau, scoprì, cam­
biando nel cognome Clevier il V in N , un doppio ana­
gramma, che proiettò una vera onda di luce sopra i
quattro dialoghi che formano l’opuscolo. E, cosi, la de­
dica si legge : Thomas Incrédule à son ami Pierre
Croyant.
Nel primo dialogo si vede M ercurio, disceso in
Atene, incaricato dagli dei di diverse commissioni, e fra
le altre di far legare il libro delle Destinées, che era ri­
dotto in pezzi dalla vecchiaia. Mercurio è circondato da
due ladri, coi quali intavola discorso.
E cosi, mentre esce fuori per rubare qualche cosa, i
due nuovi amici gli involano il prezioso volume, e lo
sostituiscono con un altro : L e Istituzioni e le Pandette,
« lequel ne vaut de guère mieux ». Tornato Mercurio si
bisticcia con i suoi camerati che lo accusano di avere
bestemmiato e lo minacciano di tradurlo in giustizia,
« parce qu’ils peuvent lui amener de telles gens, qu’il
vaudroit mieux pour lui avoir affaire à tous les diables
d ’enfer qu’au moindre d ’eux ». In queste parole, ed in
tutto il dialogo, vi è un’ ironia felice contro i cosi detti
uomini di legge che stroppiavano a modo loro il libro
(1) Il Bayle non potè vederne un esemplare. Al principio
del secolo decimottavo non se ne conoscevano che due copie :
quella della biblioteca del re e l’altra del dotto Bigot. La prima
è scomparsa da gran tempo ; la seconda, appartenuta al Gaignat e dopo al La Valière, a quel che pare, non più si trova.

�della ragione umana, e specialmente contro i feroci giu­
dici del Parlamento, pronti a saziarsi di sangue al minimo
processo di empietà, dei quali il minore valeva peggio
che tutti i diavoli d ’inferno.
I due uomini, che sostituiscono al libro dei Destini
quello delle Pandette, si chiamano Byrphanes e Curtalius,
in cui, per ipotesi etimologica greco-latina, il La Monnoye
riconosce i nomi dei due più celebri avvocati del tempo
in Lione, Claude Rousselet e Benoit Court.
Nel secondo dialogo la Pierre philosophale, Mercurio è
accompagnato dal suo amico Trigabus, in cui si può
anche riconoscere il medesimo Des Periers,brontolone e scet­
tico, che è diventato filosofo per burlarsi della filosofia.
Siamo nel teatro, dove Mercurio, travestito da vegliardo,
si diverte a vedere dei gravi dottori, che ricercano nel­
l’arena i frammenti della pietra filosofale, che egli, in altri
tempi, vivamente premurato dagli abitanti di cedere alla
città, ridusse in polvere, spargendola colà. Da quel tempo,
i saggi ricercatori non si sono stancati di disputarsene i
granelli. Sotto questa pietra filosofale, che non è una ba­
nale satira agli alchimisti, si nasconde, del resto, con evi­
dente trasparenza, una felice dipintura delle dispute teo­
logiche tra cattolici e protestanti, che, dalle crudeltà del
presidente Lizet, che vedremo più tardi sferzato dal sar­
casmo di Enrico Estienne, dovevano condurre alla guerra
civile che avrebbe dovuto insanguinare la Francia per cin­
quant’anni. Invero gli ostinati sapienti che, curvi, non
curanti di ogni altra cosa, scavano nell’arena per scoprire
i frammenti della pietra filosofale, non sono alchimisti ;
ma bensì teologi, e sotto i nomi di Rhétulus, di Cubercus
e di Drarig, si leggono bene quelli di Lutero, di Bucer,
i due capi discordi che si dividevano il campo riformi­
stico tedesco, e il Girard il più ardente e veemente teo­
logo ortodosso. E nelle affermazioni di ciascuno degli
scavatori, che credono di possedere la vera pietra filoso­
fale o scienza teologica o religione, ben si legge la in­
tolleranza dei sorbonisti e dei calvinisti. Chi dice che per

�venire in possesso della vera pietra devesi vestire di rosso
e di verde; chi afferma sarebbe meglio abbigliarsi in
giallo ed in azzurro; altri che si deve essere fornito di
candela anche in pieno mezzogiorno; ed altri, infine, che
non è buono di dormire con le donne. Non vedete in
queste affermazioni le ridicole quisquilie di quei furiosi
sofisti che incominciavano per far ridere e finivano per
far piangere?
Nel terzo dialogo, le Cri de Mercure, il Dio viaggia­
tore ritorna dall'Olimpo, per ritrovare il libro dei Destini,
essendosi accorto che aveva portato in cielo, rilegato, nel
suo sacco, il libro degli amori di Giove. Ritornato in
Atene, apprende che i due lestofanti avevano con esso
fatta fortuna, indovinando ai presenti la buona ventura.
Si chiude il dialogo con un discorso patetico ed ironico
di un cavallo che parla. E bene è stato notato che, con
tutta verosimiglianza, la parte fantastica di questo dia­
logo abbia ispirato le più belle scene della Tempesta e
di un Sogno di una notte di estate al principe dei tragici
inglesi.
Nel quarto dialogo, che fa parte da sè, conversano i
due cani di Atteone, i quali, come si sa, dopo di avere
mangiato la lingua del loro padrone, ottennero da Diana
la facoltà di parlare. Essi trovano sul loro cammino una
lettera, che contiene una intimazione degli antipodi infe­
riori agli antipodi superiori, perchè si apra un passaggio
attraverso l’asse della terra da poter comunicare da un
punto all’ altro del globo. La verità minaccia di farsi
giorno per tutti i pori della terra, se ad essa si neghi
una via facile e libera. Così è ben chiaro tutto lo scopo
altamente civile di questa satira di attico sale, che è forse,
il libro più audace in Francia nel secolo X V I. La tolle­
ranza civile salta fuori dal dialogo dei cani di Atteone,
non ostante che uno dì essi, il prudente Pamphagus crede
« Q u’il vaut mieux se taire, et surtout ne pas se laisser
deviner ». E questo bisogno o, meglio, diritto di libertà
di coscienza e di pensiero, che è la conclusione della sa­

�tira, è ben contrapposto alla rabbia dei ricercatori dei
frammenti della pietra filosofale. che si arrabbattano per
terra e si strappano dalle mani, l’un l’altro, le bricciche
di sabbia che essi trovano, aizzandosi tra di loro nel pa­
ragone di ciò che hanno trovato, vantandosi ciascuno di
averne più dell’ altro e della vera. Questa artistica ed
umana satira non poteva piacere ai fanatici di ambo le
parti che, ugualmente, toglievano la vita in omaggio alla
assoluta verità. In tal modo i parrucconi e gli arrabbiati
nel Parlamento di Parigi e del Sinedrio di Ginevra vi­
dero in Mercurio la caricatura di Cristo, nel libro dei
destini quella della Bibbia, in Trigabus l’apologia del
nostro filosofo Pomponaccio e nel dialogo dei cani il libero
commercio dei libri scomunicati. E, per conseguenza, ebbe
gli strali di Enrico Estienne fervente protestante, che
chiama il Cymbalum, un libro detestabile, e di Stefano Pa­
squier, che dichiara tal lucianismo degno di essere get­
tato al fuoco insieme col suo autore. Ma il sorprendente
è che Voltaire non vi vide che un fatras de plat écolier.
E si vede bene che Voltaire molte volte ha meno spirito
di tutta la gente. La sorte toccata al Des Periers è la
stessa di quella dei suoi amici Marot e Dolet, è la stessa
di quella che doveva toccare a Rabelais, cioè a tutti gli
spiriti duttili, equilibrati, civilmente tolleranti, ai veri sa­
pienti artisti.
Il Des Periers potè vivere relativamente tranquillo nella
sua voluta oscurità in grazia di Margherita, ma il suo
cuore e il suo intelletto soffrivano in una maniera intol­
lerabile, vivendo da essa lontano. Egli ne era troppo per­
dutamente innamorato per acconciarsi a vivere lunga­
mente in quella straziante separazione, tanto più che il
suo amore non era stato e non era, se non un ardente
desiderio insoddisfatto. Ma non vi era speranza di ritor­
nare a Pau. Margherita, fortemente richiamata da suo
fratello Francesco, aveva dovuto, per risparmiare a lui
gravi imbarazzi e per salvare sè stessa, sospendere le
geniali feste e i liberali tornei intellettuali della sua Corte

�e vivere in un certo modo appartata. Al poeta ciò mise
la disperazione nel cuore, e sono dolcemente commoventi
i suoi versi di addio a lei indirizzati. E, cosi, il brillante
suonatore di liuto delle fosforescenti serate a piè dei Pi­
renei, fini per preferire la morte a quella vita troppo
amara. E ben per lui fu che morente nello stesso anno
in cui finiva, profugo e pòvero, il Marot, non potè ve­
dere, due anni dopo, il rogo che barbaramente fu acceso
per il suo amico Dolet, un’ altra gloria della Francia, in
vita perseguitato, e più dopo morte, perchè se i cattolici
lo bruciarono, Calvino ne fece cancellare il nome, non
stimandolo un puro riformatore, dal martirologio prote­
stante.
Pietosi amici ed intelligenti raccolsero e pubblicarono
le opere di Bonaventura Des Periers ( 1).

La pace di Cambray pesava troppo sull’animo dell’av­
venturoso re di Francia. Durante i sette anni di pace non
aveva fatto altro che ricercare alleanze, e rifare il tesoro
e l’esercito.
(1) Dopo la sua morte, i suoi amici, che si erano divisi i
suoi manoscritti, li pubblicarono a poco a poco, a grandi inter­
valli, alcuni col suo nome, altri anonimi, per cui molte cose sue
gli sono state rubate dal tempo. Antonio Du Moulin, cameriere
di Margherita, pubblicò il Recueil des oeuvres du feu Bonaventure
Des Periers (Lyon, Jean de Tournes, 1544). Il Du Moulin dice
alla regina che, avendo udito più volte esprimere da Bonaven­
tura, poco tempo prima della sua morte, che essa fosse l’eredi­
tiera dei suoi piccoli lavori, cui l ’ implacabile morte impedì di
limare, stima egli che a lei e non ad altri l’opera dell’amico si
debba dedicare. In questa Raccolta vi è la traduzione in prosa
delle prime Satire di Orazio e l’imitazione in versi delle Quattro
Virtù di Seneca. Il volume porta per motto in fine Tout à un,
sebbene il Des Periers avesse preso, altrove, quest’ altro motto:
Loisir et liberté, che gli era stato suggerito dalla Margherita
delle Margherite. Antonio Du Moulin fu anche l ’editore e il
correttore delle Novelle del Des Periers, che videro la luce a
Lione, presso Roberto Granjon, nel medesimo anno in cui fu
pubblicato l’Heptameron, cioè nel 1558.

�Profittò della morte di sua madre ( 1531 ) e di quella
del cardinale Duprat (1533) per riempire la cassa. Si fece
dare centomila scudi dagli eredi del cardinale. E sua
madre, tanto avara quanto ambiziosa, gli lasciò un mi­
lione e mezzo di scudi d’oro. Riprese, con un tratto di
penna, i fondi alienati, tranne quelli dati come dote ;
annullò le stipulazioni della regina Anna in favore dei
collaterali, e compì l’ annessione della Bretagna al
reame.
Così, il re, dopo la solenne processione delle reliquie,
credendo, in coscienza, di essersi propiziato il cielo con
l ’odore della carne umana arrostita, prese ad intrigare.
I suoi sguardi caddero, fatalmente, sull’Italia. Bisognava
allearsi col duca Sforza, che mal soffriva il pesante pro­
tettorato spagnuolo. Poi si sarebbe pensato al resto.
Lo Sforza voleva e non voleva : aveva paura. Fran­
cesco I, per deciderlo, gli mandò segretamente un
messo, un tal Meravìglia, italiano, stabilitosi in Francia,
dove si era arricchito, e zio di Francesco Taverna, can­
celliere di Milano. Ma il segreto trapelò. Carlo V, che
era a Tunisi, ne seppe qualche cosa, e fece intravvedere
al pauroso duca la sua non lontana vendetta. Allora il
duca fece trucidare il messo reale.
Francesco I, come al solito, s’ accese d ’ ira, fece riu­
nire la sua cavalleria e le milizie, e andò a Lione, donde
fece chiedere al duca di Savoia il passaggio per proce­
dere al castigo dello Sforza. Al rifiuto del duca di Sa­
voia, l’esercito francese invase la Bresse e il Bugey, e
marciò fino al Moncenisio con facile vittoria. In questo,
ai 14 ottobre, morì lo Sforza, e Francesco I, apertamente,
reclamò il Milanese per il suo secondogenito, il duca
d ’Orléans, cui, secondo lui, doveva esser dato ai sensi
dello stesso trattato di Cambray.
Mentre così si era di nuovo accesa la guerra, Rabe­
lais viaggiava alla volta di Roma. Paolo III, succeduto
a Clemente VII, il 25 settembre 1534, volendo dimo­
strare la sua apostolica benevolenza al monarca francese,

�che con tanto zelo sanguinoso era intento ad estirpare
l’eresia dal suo regno, aveva, poco prima, nominato car­
dinale Jean Du Bellay, che sapeva intimo del re. Questo
eminente prelato, di indole mite e tollerante, come ab­
biamo visto, era partito per Roma, conducendo seco, di
nuovo, il Rabelais, il quale volentieri lo aveva seguito,
avendo in animo, in quei pericolosi giorni, di mettersi
bene colla Santa Sede per salvarsi da vicine ed irrepara­
bili sciagure. Il nuovo cardinale e l’autore di Pantagruel
arrivarono a Roma nel mese di novembre.
La vita di Rabelais era stata ben tormentosa. Nato a
Chinon, nella Touraine, verso la fine del secolo X V ( 1),
aveva ricevuto la prima istruzione dai Benedettini di Seuille,
e poi era stato cacciato nel convento dei Francescani di
Fontenay-le Comte, dove divenne frate. Aveva allora venti
anni, fece il suo noviziato, e passò gradatamente per tutte
le fasi del sacerdòzio fino alla messa. Nel 1519 o 1520
officiava, ma il suo cervello e il suo cuore erano altrove.
Nel suo sangue era penetrato tutto l’ardore del Rinasci­
mento. Egli ebbe la febbre dello imparare e, insieme
con altri due suoi amici, diede opera ininterrotta allo
studio delle lingue e dell’antichità greca e latina, apprese
anche l’ebraico, e dovè lottare con ogni mezzo contro i
fanatici ed ignoranti frati, i quali, seguaci del precetto
del loro fondatore, di non curare le lettere, lo tormenta­
rono con ogni umiliazione, e financo lo imprigionarono.
Per mezzo di buone relazioni che aveva potuto annodare
di là dalle mura del convento, ebbe agio di studiare astro­
nomia e diritto, di diventare un erudito, secondo la moda
di quei tempi, e anche infine di uscire dal convento. Il
papa gli permise di passare fra i Benedettini, e poi, per
la tolleranza di Geoffroy d ’Estissac, vescovo di Maillezais,
gettò la tonaca e si trasformò in semplice prete. Ed ebbe
la fortuna di essere accolto nel cenacolo del vescovo tol­
lerante e letterato, in cui si faceva dello spirito, della
( 1 ) Nel 1490, secondo Guy Patin ; verso il 1495 secondo
Rathery e Lacroix ; e secondo altri nel 1483.

�poesia, dell'umanesimo, infine, che doveva preparare la
rivoluzione religiosa in Francia. Colà conobbe Clemente
Marot, Des Periers e forse anche Calvino.
Verso il 1530 fu accolto come familiare nella casa Du
Bellay, in modo da assicurarsi una potente protezione
contro i suoi nemici di Chiesa, avendo forse già in animo
di scrivere quel romanzo che lo doveva rendere immortale.
E proprio in quel torno con nuovo ardore riprese i suoi
studi e s’iscrisse nell’Università di Montpellier come stu­
dente di medicina, e con tanta volontà si applicò a quelle
discipline, che, in meno di tre anni, egli insegnava intorno
ai libri di Ippocrate e di Galeno, ed era ammesso come
assistente all’ospedale di Lione. Nel 1532 pubblicò le
Lettere di Giovanni Maliardi, il celebre medico ferrarese,
gli Aforismi e l'Ars parva ; tradusse pure le Antichità
di Roma del Marliani, e, come ho detto, verso la fine di
quell’anno ed in principio dell’ anno seguente scrisse il
libro sul Gargantua e il primo di Pantagruel, che fu
condannato dai dottori della Sorbona.
Quando egli mise fuori i primi due libri del suo ro­
manzo, si può dire che la sua educazione letteraria e
scientifica era compiuta. E molto aveva veduto e sofferto
per essere in grado di dare in una sintesi geniale la sa­
tira contro le istituzioni dei suoi tempi, riannodandosi
all’antico spirito francese ed alla coltura italiana del se­
colo X V e dei primi trent’anni del secolo X V I. Aveva
potuto per lunghi anni, chiuso fra le mura del suo con­
vento, conoscere tutte le piaghe del m onachiSm o, e spe­
cialmente la sua ignoranza, la sua intolleranza e la sua
profonda corruzione. Aveva assistito allo scatenarsi di
guerre sanguinose per la smodata ambizione papale di
volere l’egemonia nel mondo, per cui Alessandro VI,
Giulio II e Clemente VII avevano ripetuto gli errori di
Gregorio VII e di Bonifacio VIII ; ed aveva visto l’ab­
bassamento, cosi, del papato, che, senz’armi per il vasto
disegno, s’era asservito ora all’impero ed ora alla Spagna,
insanguinando l’Italia. Aveva, d ’altra parte, viste le

�ip
­crisie, lo sperpero, la ferocia della Corte francese, e la
o
miseria del popolo, stremato di danaro e di sangue.
Aveva, nel tempo stesso, guardato in faccia alla giustizia,
diventata venale o feroce nella Corte dei Conti o nel
Parlamento ; aveva dovuto ridere sulla faccia degli estrat­
tori di quintessenza, dei ridicoli seguaci del dottore sot­
tile, che avevano, con un meccanismo asfissiante, quasi
ucciso il pensiero, non comprendendo Platone e calun­
niando Aristotile. E come medico aveva dovuto anche
constatare — studiando nei libri dei grandi medici ita­
liani, di Luigi Anguillara, per esempio, di Berengario da
Carpi, del Vesalio, del Manardi da lui preferito, del Falloppio, del Fracanzano e di altri — che la medicina, nel
suo paese, era ancora una miscela di astrologia, di alchi­
mia e di magia. In tal modo, egli ebbe netta la visione
del libro da scrivere : combattere l’analfabetismo e l’intol­
leranza fratesca, il sogno dell’ universale supremazia del
papato, la scolastica, la venalità e la crudeltà dei giudici,
l ’origine e il modo dell’esplicarsi del monarcato e la fal­
sità della scienza.
Chiamò a sua collaboratrice tutta quanta la sua erudi­
zione. Tutti i rivoli della satira francese medievale si
versarono nel suo spirito, come fece sangue del suo
sangue lo spirito, il libero ed ironico esame dei no­
stri poeti cavallereschi e dei nostri amabili filosofi del
Rinascimento e si servi di un grasso riso, del mito, del
simbolo e dell’allegoria, sia per secondare i gusti dell’età
sua, sia per non essere travolto nelle fiamme dei roghi.
Fu un vero uomo del Rinascimento per la coltura e per
lo spirito liberale, e sarebbe stato del tutto un cittadino
di Firenze, di Roma o di Napoli, se a lui non fosse
mancato il sentimento della bellezza e il devoto culto per
la donna, che da noi, a incominciare dai precursori di
Dante fino agli splendori della seconda età, in cui fummo
nuovamente maestri delle genti, e dopo, di secolo in
secolo, ingentilirono sempre le produzioni dello spirito e
qualsiasi manifestazione, sia civile che religiosa.

�In quanto all’origine dei re, è ben lontano dall’essere
ortodosso. Giovanni de Meun aveva detto che un re non
era se non un soldato fortunato, che era stato eletto
dagli altri in grazia della sua forza fisica e morale, e
Rabelais, con sale attico, dice di non essere facile a
sbrogliarsi nella genealogia reale, perchè, dopo il succe­
dersi della rovina di tanti imperi, non si può ben sapere
se sotto il manto regale si nasconda la progenie di un
antico schiavo medo-persiano. E subito presenta il re
gloriosus in persona di Picrochole, il quale sogna grandi
conquiste, la presa d’ Italia, Napoli, Calabria, Puglia e
Sicilia tutte a sacco ; sogna la conquista di mezzo mondo,
ed è preso in ridicolo da un vecchio gentiluomo, Eche­
phrou, vecchio arnese di guerra, provato in mille pericoli,
che dice : — Ho gran paura che tutta questa impresa sarà
simile alla farsa del vaso di latte, del quale un calzolaio
nella sua visione si faceva ricco ; ma, rottosi il vaso, non
ebbe di che pranzare. Ed investe subito il monachiSmo :
Monachus in claustro
Non valet ova duo ;
Sed, quando est extra,
B ene valet triginta;
versi che gli ricordavano la sua lunga prigionia del
convento. E non meno attacca la scolastica e i sorbonisti.
Grandgousier, il regai padre di Gargantua, pone a suo
figlio la quistione : « Quale è il miglior netta-deretano ? »
E quando Gargantua scioglie il grave problema, il buon
padre gli dice : « Ces premiers jours j e te ferais passer
docteur en Sorbone, par D ieu, car tu as de raison plus que
d ’aage. » E Ianotus di Bragmardo, il gran dottore sor­

bonista, fa il gran discorso sulle campane di Nôtre-Dame,
e via via. E, così, i Barbouillementa Scoti fanno bella
mostra nella ridicola libreria di Saint-Victore. E come
conseguenza della scolastica si burla dell’ istruzione allora
impartita, presentando il pedagogo Jobelin, tutto armato
del suo metodo formalistico e meccanico, che fa contrasto

�col vero maestro, Ponocrate, che s’ inspira a tutta la scienza
educativa italica, a cominciare da Pitagora fino a Vitto
rino da Feltre, coltura dello spirito, rinvigorimento del
corpo : la ginnastica, la musica, l’equitazione, in cui le pas­
seggiate istruttive si alternano collo studio delle lingue,
con un moderato uso della filosofia e dell’arte dei numeri ;
insomma, un insegnamento fondato sopra un metodo lo­
gico, seguendo l’ordine naturale della vita e sulla reci­
proca penetrazione intima fra lo spirito e l’ intelletto del
maestro e del discepolo, a poco a poco completandosi,
nella conversazione all’aria libera, intorno a soggetti messi
sotto gli occhi e d ’ immediato interesse.
E accanto ai re, ai guerrieri, ai sofisti, ai monaci ed
al vero precettore, il Rabelais aveva messo un personag­
gio che doveva fare la gloria del suo libro, Panurge,
erede diretto del vecchio Renart del medio evo, il tipo
ammodernato, cioè, svestito di simbolo ed allegori a, del
piccolo borghese, cronicamente infermo della mancanza di
danaro, astuto, previdente, lestofante, vantatore e poltrone
a volta a volta, bugiardo e senza scrupoli, che ama ri­
dere di tutti fino al fuoco esclusivamente, insomma l’uomo
avido di viver bene e tenero di star in contatto coi po­
tenti e navigare cosi alla meglio fra le onde procellose
di quel secolo bruciante di febbre riformistica, che, nella
sua seconda metà, in Francia, doveva essere così dram­
maticamente sanguinoso. Panurge era l’ intelligenza media,
l’esponente della gran massa della gente, e in lui, in
gran parte, si può riconoscere Rabelais medesimo col suo
grasso riso e l’evidente buon senso e il giusto mezzo
delle opinioni. Cosi, mentre la forma del libro era ecces­
siva, eccentrica e licenziosa, brutalmente feroce contro le
donne, la sostanza sua, il midollo cioè, a dirla con pa­
rola rabelesiana, era supremamente equilibrata ; per cui
egli s’era tenuto in filosofia egualmente lontano dalle esa­
gerazioni dei platonici e degli aristotelici, solo attaccando,
con ogni forza della sua ragione e del suo spirito, la sco­
lastica, vero flagello del pensiero, ed in politica non era

�nè realista nè papista, ma amante della libertà e del
benessere del popolo ; ed in religione ancora, pur mo­
strandosi un tal poco inclinevole verso il protestantismo,
non sentiva nel suo sangue nè il fanatismo dei papisti,
nè quello dei calvinisti.
Poteva dire di far parte da sè stesso ; ma, di fine
acume, messo il secondo libro all’ indice dalla Sorbona,
ben aveva compreso che non poteva viaggiar solo in
quella selva selvaggia, se non voleva andare difilato a far
la fine del povero Berquin. Cosi aveva accettato con pia­
cere di fare il secondo viaggio a Roma. E senza essere
un eroe, non volendo essere un eroe, ma sentendosi sem­
plicemente un uomo di buona volontà, faceva il suo viag­
gio di Canossa, pronto a sottomettersi, per canzonare di
nuovo papi e principi, sorbonisti e calvinisti, e tutti quanti,
alla prossima occasione. Ed ecco perchè il terzo libro
della sua satira geniale doveva comparire soltanto circa
tredici anni dopo, nel 1546.
E ritorniamo a Rabelais in Roma per la seconda
volta.
Rabelais incominciò, subito, ad occuparsi per far rego­
lare il suo stato. Fece presentare al papa una supplica
per apostasia : Supplicatio prò apostasia. Egli non si sen­
tiva nelle vene il sangue di martire, non voleva finire
arrostito in una delle piazze di Roma o di Parigi. In
ogni modo, poi, era necessario di mostrarsi pecorella
smarrita per compiere l 'opera sua. Nella supplica con­
fessò di aver disertata la vita religiosa e vagabondato
attraverso il secolo, domandando al pontefice un’assolu­
zione piena e intera, e il permesso di riprendere l’abito
di san Benedetto, di rientrare in un convento di quest’Or­
dine, a scelta del pontefice, e di praticare, dovunque, con
l’autorizzazione del suo superiore, l’arte della medicina,
nella quale, come è detto nella supplica, egli aveva preso
i gradi di baccelliere, di licenziato e di dottore ; e di
praticarla nei limiti imposti canonicamente ai religiosi,
cioè a dire fino all’applicazione del ferro e del fuoco,

�esclusivamente, per sola umanità e senza alcuno scopo
di lucro.
Rabelais, durante questo suo secondo soggiorno in
Roma, intrattenne una seguita corrispondenza col vescovo
di Maillezais, uno dei suoi protettori, al quale subito
scrisse una lettera in data del 29 novembre, inviandogli
dei semi d’ insalata di Napoli. Questa sua lettera, da lui
citata nell’altra del 30 dicembre, non è a noi pervenuta.
La prima delle tre lettere, che di lui possediamo, è ap­
punto questa del 30 dicembre 1535, in cui egli parla, al
suo amico e protettore, del suo affare, patrocinato non
solo dal cardinale Du Bellay e da monsignor Mascon,
ma anche dai cardinali Ginicchi e Simonetta. Poi gli an­
nunzia il prossimo arrivo in Roma, verso il sei gennaio
del 1536, dell’imperatore Carlo Quinto.
L ’ imperatore era a Napoli, reduce dalla sua spedizione
di Tunisi. Partito il quattro giugno, era ritornato, vinci­
tore, in Sicilia, il quattro settembre. La potenza imperiale
poteva considerarsi al suo apogèo. E Carlo Quinto, si­
mulatore e dissimulatore, che aveva subito la pace col re
di Francia, che conosceva essere il re rimasto suo rivale
sempre, meditava di trarre profitto del suo accresciuto
potere per tentare la conquista del reame di Francia e
debellare, compiutamente, il superbo ed irrequieto nemico,
ch e, alle porte d ’ Italia, minacciava il bel ducato di
Milano.
Questi grandi disegni erano preparati da numerose
profezie e predizioni, alle quali Rabelais fa pure allusione
nella sua lettera .Martino Du Bellay, fratello del cardinale,
cosi ne parla nelle sue Memorie :
—
Cette année f u t un grand et merveilleux cours de
prophéties et pronostications, qui toutes promettaient à l ’em­
pereur heureux et grands accroissemens de fortune ; et
quand plus il y adjoustoit de foy, de tant plus l ’on en faisoit
semer et publier des nouvelles ; et proprement sembloit, «
lire tout ce qui espandoit çà et là, que ledit empereur fu st
en ce monde né pour empércr et commander à la fortune.

�Ma l’ imperatore era furbo ; pensava alla grande con­
quista, ma vi si preparava con ogni mezzo. Ritornato
pieno di gloria da Tunisi, dove aveva costretto il Barba­
rossa a domandargli grazia, ma del tutto sprovvisto di
danaro e di soldati, stimò di dover fingersi amico di
Francesco I. E quando costui, invece di mangiare il frutto
delle sue vittorie, per timore o per mala intesa cavalleria,
ritirò le sue truppe dalla Savoia e dal Piemonte, non la­
sciando guarnigioni che solo a Torino, a Fossano e Coni,
e mandò, cerimoniosamente, a domandare a Carlo Quinto
l’investitura del Milanese, che a lui spettava per l’estin­
zione della famiglia Sforza, secondo il trattato di Cam­
bray, l’astuto imperatore non si negò, ma prese del tempo,
ora offrendo l’ investitura al secondo figliuolo del re, il
duca d’Orléans, ora al terzogenito, il duca di Angoulème.
Epperò Rabelais si mostra male informato, facendo sa­
pere al vescovo di Maillezais che l’ imperatore sarebbe
entrato in Roma il sei gennaio del 1536. Carlo Quinto
non ancora aveva tirato le sue fila. Non si sente abba­
stanza in forza, e non si muove. Si incamminerà alla volta
di Roma di qui a poco, quando stimerà di potersi to­
gliere la maschera.
Nella seconda lettera, in data del 28 gennaio 1536,
Rabelais si occupa ancora di Carlo Quinto, e cosi scrive :
—
L e X I I I de ce mois fu r e n t icy de retour les cardi­
naux de Senes et Cesarin lesquels avoient este esleuz par
le Pape et tout le College pour legats par devers l'Empe­
reur. Ils ont tant fa ict que ledict Empereur a remis sa
venue en Rom me jusque s à la fin de février. S i j ’avois
autant d ’escus comme le Pape vouldroit donner de jours
de pardon, proprio motu, de plenitudine potestatis, et aul­
tres telles circonstances favorables, à quiconque la remet­
troit jusques à cinq ou six ans d’ icy, j e serois plus riche
que Jacques Cœur ne f u t oncques. On a commencé en cette
ville gros apparat pour le recevoir, et l'on a faict, par le
commandement du Pape, un chemin nouveau par lequel.il
doit entrer, scavoir est, de la porte San Sébastian, tirant

�au Champ Doly, templum Paris, et l’amphitéatre. E t le
fa ict on passer soubs les antiques arcs triumphaux de
Constantin, de Vespasian et Titus, de Numatian et aul­
tres, puis à costé du palais St-Marc, et, de là, par Camp
de Flour et devant le palais Farnese, où souloit demeurer
le Pape, puis par les banques et dessoubs le chateau SainctAnge. Pour lequel chemin dresser et egualer, on a demoly
et abattu plus de deux cents maisons et trois ou quatre
eglises ras terre. Ce que plusieurs interpretent en mauvais
p resage. L e jo u r de la conversion St Paul, nostre St Pere
alla ouir la messe a S t Paul, et fist banquet à tous les
cardinaulx. Après disner retourna passant par le chemin
susdict, et logea au palais S t Georges. Mais c ’est pitié de
voir la ruine des maisons qui ont esté demolies, et n’est
fa it payement ny rescompense aucune ès seigneurs d' icelles ( 1 ).
Come vedete, il buon Rabelais si mostra, un’altra volta,
mediocremente informato, credendo che l’ imperatore abbia
rimesso il suo arrivo in Roma per gli uffici dei cardinali
legati del Papa, il quale, per suo conto, com’egli dice,
avrebbe voluto far rimandare quel viaggio a cinque o sei
anni dopo.
Poi il Rabelais parla delle ambascerie di Venezia e di
Siena, partite alla volta di Napoli per andare incontro
all’imperatore. E soggiunge :
—
J e croy bien que de toutes les I tales iront ambassa­
deurs par devers ledict Empereur, et sçait bien jouer son
roole pour en tirer denares, comme il a esté descouvert de­
puis d ix jours en ça.
A Roma, intanto, non si sapeva perchè l’ imperatore
tenesse cosi ad accumular danaro, o, se si sapeva, l’au­
tore di Gargantua, che era occupato a far risolvere la
sua pratica dal Papa e a trovare le migliori semenze d ’in­
salata per il vescovo di Maillezais, non ebbe tempo di
appurare.
Carlo V preparava danaro e soldati per la sua grande
(1) Œuvres de Rabelais, p. 614-15. — Paris, Garnier, 1881.

�spedizione, ma dissimulava ancora, parlava sempre di ripa
rare alle spese ed alle perdite di uomini della campagna
di Tunisi. E continuava, con Francesco I, la commedia
dell’ investitura del ducato di Milano, offerta sempre e
non data mai. Cosicché il re, alla fine di gennaio, stanco
degl’indugi, convinto che l’imperatore ciurlasse nel ma­
nico, invase la Savoia e il Piemonte nuovamente. Rico­
minciava la guerra. Tuttavia Carlo V non si mosse da
Napoli. Stimò di dovere ancora perdurare, per un pezzo,
nella cura ricostituente.
La terza lettera del Rabelais, che noi abbiamo, è in data
del 15 febbraio 1536, ed è la più importante. Ci parla
ancora delle semenze d ’insalata e della sua supplica, che
è stata, finalmente, esaudita; ma ci dà notizie esatte e
spiritosi prognostici sopra i maneggi dello Spagnolo per
carpir danaro anche dal Papa, sebbene nemmeno sappia
intravveder nulla intorno ai segreti disegni dell’astuto
nemico della Francia.
In quanto alla politica seguita da Carlo V riguardo
a Filippo Strozzi e gli altri Fiorentini, banditi dal duca
Alessandro dei Medici, al quale l’imperatore voleva far
sposare la sua figlia naturale, ci riporta la pasquinata che
allora correva sulle bocche di tutti. Pasquino diceva :
A Strozzi : Pugna pro patria ;
Ad Alessandro dei Medici : — Datum serva ;
A ll’ imperatore : — Quae nocitura tenes, quamvis sint
cara, relinque;
A Francesco I: — Quod potes, id tenta;
E ai due cardinali Salviati e Ridolfi, che erano andati
insieme a visitare l’ imperatore per trattare il rimpatrio
degli esiliati fiorentini : — Hos brevitas sensus fecit con­
jungere binos (1).
Sebbene Paolo III avesse assolto il gran motteggiatore
e con parole lusinghiere come queste che si leggono nel
breve : volentesque alias apud nos de religionis zelo,(1)O
E
u
v
resd
eR
abelais,ediz.cit.,p.618.

�iterl arum scientia, vitae ac morum honestate, aliisque probi
tatis et virtutum meritis multipliciter commendatum , horum
intuita favore prosequi gratioso, hujusmodi tuis in hac
parte supplicationibus incitati, te... absolvimus; pure il can­
tore della diva bottiglia doveva sempre rimanere una pe­
corella smarrita.
In questa sua ultima lettera, rispondendo al vescovo di
Maillezais, che aveva domandato se Pier Luigi Farnese
era figlio o bastardo del Papa, racconta tutta la cronaca
scandalosa di P ao lo III; le sue marachelle vecchie e
nuove; gli amori, da lui incoraggiati e protetti, di sua
sorella Giulia con papa Borgia, che, per ricompensarnelo,
lo aveva eletto, ancor giovanissimo, cardinale ; e i suoi
amori papali con la bella di casa Ruffina, e il resto ( 1 ).
Il vescovo e il rifatto benedettino se la godevano alle
spalle del loro sommo pontefice. Epperò non reca mera­
viglia se la riforma progredisse e se la Francia fosse, di
lì a poco, insanguinata, durante cinquant’ anni, da fune­
stissime guerre di religione.
Il Rabelais ci parla, anche questa volta, dei preparativi
del Papa per ricevere l’imperatore:
—
On l ’attend icy pour la fin de ce mois, et faict-on
gros apprests pour sa venue, et force arcs triomphaulx. Les
quatre mareschaux de ses logis sont jà pieça en ceste
ville : deux Hespagnols, un Bourguignon et un Flamand.
C ’est piti'ì de veoir les ruines des églises, palais et mai­
sons que le pape faict demolir et abbatre pour lui dresser
et applaner le chemin; et pour les fra is du reste, a taxé
pour leur argent, sur le collège de messieurs les cardinaulx, officiers, courtisi ans, artisans de la ville, jusques
aulx aquarols. J à toute ceste ville est pleine de gens estran­
gers (2).
Ma Carlo V non mosse per Roma nemmeno alla
fine di febbraio. Soltanto alla fine di marzo, quando a
lui parve di essere ben forte per gettare da Roma il
(1) Œuvres de Rabelais, ediz. cit., p. 619.
(12) Œuvre de Rabelais, ediz. cit., p. 620.

�guanto di sfida, prese la volta dell’ eterna città, dove
giunse il cinque aprile. Il giorno otto aprile 1536 fu ne­
fasto per l’imperatore che, ubbriacato dalle accoglienze
straordinarie e dai trionfi passati e dalle adulazioni, perdè
quella calma e quella circospezione che tanto l’ avevano
aiutato a salire fin’allora. Nel Concistoro tenuto quel giorno
dal Papa, in presenza degli ambasciatori francesi, in pre­
senza degli ambasciatori di tutto il mondo, egli pronunziò
quell’arringa imprudente, in cui, lasciandosi vincere dallo
smisurato suo orgoglio e dalla sicurezza di possedere una
forza invincibile, svelò, come un fanciullo, i suoi disegni,
ed insultò, per due ore, come una vana pettegola che si
sente forte di voce e di ànche, il suo rivale della Senna.
Appena pronunziato questo rumoroso, enfatico discorso,
Carlo V si accorse di aver commesso una sciocchezza,
e tentò di rimediare alla grande imprudenza. E fatti chia­
mare gli ambasciatori francesi, il Velly e il vescovo di
Macon, mellifluamente si mise a persuaderli che la sua
parola aveva tradito il suo pensiero ; che egli non aveva
in animo di fare tutto ciò che aveva detto ; e che, perciò,
essi potevano di molto attenuare le dichiarazioni da lui
fatte in seno del Concistoro.
Il cardinale Du Bellay, che era stato presente alla con­
cione, capi che, per la credulità degli ambasciatori, diffi­
cilmente il re avrebbe saputo tutta la verità. Allora, de­
ciso di non occultar nulla al re per la salute della sua
patria, ritornò subito a casa, e, dotato di gran memoria,
da lui fortificata con singolari esercizi, scrisse, da cima a
fondo, tutta l’arringa imperiale. Poi, si travestì, uscì di
Roma, prese la posta, e, dopo otto giorni, giunse a
Parigi.
Non abbiamo documenti per affermare che il Rabelais
fosse partito da Roma insieme col Du Bellay, ma è certo
che, in ogni modo, poco tempo dopo, lo raggiunse. E così
non ebbe tempo di scrivere al vescovo di Maillezais un’al­
tra lettera per descrivergli l’entrata trionfale di Carlo V.
Non è possibile, in un lavoro come questo, seguire

�—

169

—

passo per passo la vita di Rabelais. Ci basterà notare i
punti salienti di essa per spiegarci il suo progressivo svi­
luppo intellettuale, la sua svariata e sempre più ricca cul­
tura umoristica, che egli mette a profitto nello scrivere
gli altri libri della sua satira felice. Continua a dare opera
con molto ardore allo studio della medicina, e il 22 mag­
gio del 1537, in Montpellier, è promosso dottore, e in
quell’anno egli dà un corso di lezioni sopra i Prognostici
di Ippocrate. Rabelais è uno dei primi anatomisti che ab­
biano fatte pubbliche dimostrazioni sul cadavere. Vi è
nella raccolta delle poesie del Dolet, stampata in Lione
nel 1538, l’epitaffio di un afforcato, sezionato in presenza
di numerosa assemblea da Francesco Rabelais, spiegante
la struttura del corpo umano. L ’afforcato sezionato si
permette di parlare, e si felicita dello spettacolo istruttivo
e onorevole cui ha servito, cioè a mostrare come artisti­
camente è stata composta la macchina umana. Esso, che
era destinato ad essere giuoco dei venti e pasto dei corvi,
è esposto in un anfiteatro, circondato da una folla di di­
stinti personaggi ; è l’oggetto dell’attenzione generale, e
colmo di onori e coperto di gloria, n, un vantaggio che
non era toccato ad un suo compagno di .forca, sezionato
da un medico tanto oscuro e inintelligibile, da sembrare
freddo e muto come lo stesso cadavere.
Nel 1539 Rabelais passò al servizio di Guglielmo Du
Bellay, signore di Lancey, fratello primogenito del cardi­
nale Giovanni, diplomatico attivo ed abile, capitano au­
dace e provetto, uomo di cuore e patriota, che trattò assai
bene il suo dottore e scrittore, in modo da meritarne te­
stimonianza di riconoscenza nel quarto libro di Gargantua
e Pantagruel. Il Rabelais potè sempre continuare nei suoi
studi e navigare alla men peggio per la benevolenza mu­
nifica dei Du Bellay, di Martino e di Renato, vescovo
di Mans.
Nel 1542 il Rabelais pubblicava una nuova e definitiva
edizione dei suoi due primi libri, provvisto della rendita
della parrocchia di san Cristoforo di Jambet della diocesi

�del vescovo Renato, senza essere obbligato di risiedervi.
Nell’avvertimento al lettore, l’autore ci fa sapere che si
è creduto obbligato di attenuare le sue audacie. E, nel
1545, ottiene da Francesco I un privilegio per la stampa
del terzo libro, che fu pubblicato a Parigi nell’anno se­
guente col vero nome dell’autore sul frontispizio, ed egli
non è più l’estrattore di quintessenza, ma dottore in me­
dicina, e per non mostrarsi troppo serio, come osserva il
Moland, aggiunge a questa qualità calloier (patriarca)
des iles H i ères. Egli cosi si presentava al gran pubblico
col suo nome, sotto l’alta protezione reale. Parte princi­
pale ha in questo terzo libro Panurge, il quale mette
sossopra mezzo mondo per sapere se deve ammogliarsi.
E intanto indossa un nuovo vestito in forma di toga. Ed
ei dice : « Antique habillement des Romains en temps de
paix. J ’en ay prins la forme en la colomne de Trajan à
Rome en l’arc triumphal aussi de Septimius Severus. Je
suis las de guerre, las de sages et hocquetons. J ’ay les
espaules toutes usées à force de porter harnois. Cessent
les armes, regnent les toges, au moins pour toute ceste
subséquente année, si j e suis marié, comme vous m’ alle­
gastes hier par la loy mosaïque. »
Tutti i pregiudizi, nella scienza e nella vita, sono pas­
sati a rassegna con uno spirito inesauribile e con grande
arditezza di parola, specialmente in ciò che concerne le
donne, circa le quali vi è forse il passaggio più brutale
di tutta l’opera (1) e di tutto quel secolo, che non fu,
come si sa, molto pudico. In questo terzo libro, medici,
monaci, teologi e leggisti pagano le spese, e Rabelais,
che per tanti anni tra essi aveva bazzicato, li descrive a
colpi di punta... di penna. Si dice che Francesco I, che
s’era fatto leggere questo terzo libro prima di accordare
il privilegio, si fosse molto divertito, senza accorgersi che
pur presentandosi in una simpatica maniera il saggio re
Pantagruel, tutto quel grasso e sonoro riso è come lo
(1) Lib. Ili 4. capoverso cap. XVIII.

�s
coppio di piccole mine alla base di quella società su cui
si ergeva il suo trono.
Il Rabelais, cui non piaceva il bruciaticcio di carne
umana, s’era saputo abilmente circondare di grandi pro­
tettori che gli avevano ottenuta la grazia reale e che po­
tevano tenerlo opportunamente informato. Ed è ben cu­
rioso di leggere la lista di essi : il vescovo di Parigi, il
vescovo del Mans, Pietro Duchàtel vescovo di Tulle, let­
tore del re, il cardinale di Armagnac, il vescovo di Mom­
pellier, il vescovo di Maillezais, Francesco Errant, nuovo
guardasigilli. In tal modo, il caustico curato che, sotto la
maschera, attaccava a fondo quelle corrotte istituzioni, si
mostrava duttile quanto il suo Panurge ed otteneva il
privilegio nel 1545, che è l’anno del massacro di Merindol, della Coste e di Cabrières, e faceva ridere il re
nell’anno in cui veniva strangolato e bruciato il Dolet.
Così il Rabelais si affrettava di mettere in luce il prin­
cipio del quarto libro, i cui primi capitoli comparvero
prima a Grenoble, nel 1547 ; e, poi, a Lione, nel 1548.
Egli, intanto, prevedendo prossima la fine di Francesco I
ch’era molto ammalato, e che i suoi amici e protettori
avrebbero perduto, con la morte di lui, il credito loro,
non volle attendere la crisi e si rifugiò a Metz, dove di
venne dottore di quel municipio con gli stipendi di cen­
toventi lire all’anno. Morto Francesco I, il cardinale Gio­
vanni du Bellay dovè dimettersi da tutti i suoi uffici
politici, e, lasciando Parigi e la Francia, si ritirò a Roma,
conducendo con lui Rabelais, ri, certo che Rabelais era in
Roma nel mese di febbraio 1549, alla data della nascita
di Luigi d’Orléans, secondo figlio di Enrico II e di Ca­
terina de’ Medici. In una lettera indirizzata al cardinale
Di Guisa, egli descrive le feste celebrate in quell’ occa­
sione dal cardinale Du Bellay e dall’ambasciatore di Francia
d ’Urfé, cioè la Sciomachia o simulacro di battaglia, che
ebbe luogo, il 14 marzo, sulla piazza Santi Apostoli.
Come si vede, Rabelais aveva subito saputo dove get­
tare il fazzoletto ; carteggiava col cardinale Di Guisa,

�perchè ben aveva fiutato che quella potente famiglia avrebbe
avuto, sotto il nuovo re, Enrico II, la medesima influenza
che avevano avuto i du Bellay sotto Francesco I. E per­
ciò, non ostante feroci attacchi che contro di lui erano
stati fatti nella sua assenza, e specialmente in un dialogo
contro i cattivi libri, scritto dal monaco Puits-Herbaut,
egli rientrò in Francia, dove, per la speciale sollecitazione
del cardinale Odet, ottenne un privilegio da Enrico II,
come già lo aveva ottenuto da Francesco I, che gli per­
mette di stampare le sue opere in greco, latino, francese
e toscano, « mesmemente certains volumes des faicts et
dictz heroïques de Pantagruel, non moins utiles que delecta­
bles, tant ceux dejà imprimés que ceux qu’il se propose de
mettre en lumiere ».
Intanto, con provisione del 18 gennaio di quello stesso
anno 1550, il Rabelais fu nominato curato di Meudon;
ma non pare che egli abbia davvero adempiuto alle sue
funzioni curiali. Ed in ogni modo, è certo che, in data
del 9 gennaio 1552, dovè dimettersi da ambo le cure,
che gli rendevano un sufficiente beneficio. Egli, forse, fu
obbligato a tale atto dall’avvento del nuovo vescovo di
Parigi, che non gli era molto favorevole, e anche perchè
non stimò conveniente di conservare quei benefizi eccle­
siastici alla vigilia della pubblicazione del quarto libro,
che vide la luce presso Michele Fezandat, libraio, il 28 gen­
naio 1552, libro più audace, più combattente che gli al­
tri, da mettere a rumore tutta la Facoltà di teologia e da
essere sequestrato con un decreto del Parlamento, non
ostante una lettera dedicatoria al cardinale Odet e il pri­
vilegio del re. Ma, malgrado tutto, Rabelais se la cavò
di nuovo, e il buon piacere del re fu rispettato e il libro
rimesso in vendita. Poco dopo la pubblicazione del quarto
libro, egli morì. E morì a tempo, perchè di li a poco,
probabilmente, tra i nuovi furori delle guerre civili, non
avrebbe potuto salvarsi dalle fiamme purificatrici della
Camera ardente.
Nel quarto libro, Rabelais, descrivendo il viaggio di

�Pantagruel e di Panurge alla ricerca dell’oracolo, trova
modo di mostrarsi artista felicemente inventore e di sfo­
gare i suoi giusti sdegni contro le inaudite ferocie dei
fanatici, che, financo per piccole infrazioni delle più inu­
tili esteriorità della cattolica religione, avevano fatto bru­
ciare il Berquin, il Dolet e il Dubourg. Mirabile è la
rappresentazione della tempesta che assale la nave dei
viaggiatori, in cui, nella comica paura di Panurge, egli
magistralmente simboleggia le esitazioni e la fiacchezza
del borghese dei suoi tempi. Poi si burla del fantastico
bonhomme Concile de Latran col suo largo cappello rosso
di cardinale e della rispettabile Dame Pragmatique con
la veste piena di grossi paternostri, e dei lanternois, cioè
dei vescovi e cardinali che da anni ed anni discutono nel
Concilio di Trento. Non meno piccante è la rappresenta­
zione dell 'Unico, del Dio in terra, cioè del Papa, il gran
dispensiero di ogni grazia nella grassa isola dei papima­
nes, dirimpetto a cui sta la poverissima dei papifìques,
cioè dei maltrattati e perseguitati, avversari dell’ Unico.
L a grande quistione del magro e del grasso, che divideva
allora in due campi gli oziosi teologi, spicca al vivo nella
figura del feroce Caresme-prenante, contro di cui si bat­
tono le Andouilles. Si ride delle futilità dell’uno e del­
l’altro gergo per arrivare all’ isola dei Larrons, in cui si
trova il gran gatto Rodilardus. Nè devesi tralasciare che
con nuova ironia attacca, con più veemenza, inquisitorie
giudici e monaci e dottori.
Il quinto libro fu pubblicato alcuni anni dopo la sua
morte, tenendo presenti, secondo la tradizione, i mano­
scritti da lui lasciati. A ben leggerlo, non si può affer­
mare che sia tutta farina del ricco sacco rabelesiano,
perchè la satira perde alquanto di snellezza e di gaiezza
per divenire estremamente aggressiva e pesante. E bene
alcuni hanno stimato che possa tal libro attribuirsi ad
Enrico Estienne, che fu partigiano ardente, come vedremo.
Il libro, come ora si legge, non è tutto del Rabelais: le
interpolazioni sono evidenti, facendosi allusione a fatti

�—

174

—

avvenuti dopo la morte del gran motteggiatore ; ma nem­
meno può negarsi che il canavaccio, su cui lavorò chi
completò il libro, non sia del Rabelais. L ’ Isola sonante,
Les cl/als fourrés e il Palazzo di Dame Quintessence
sono rappresentazioni che. sgorgano dalla viva vena di
chi ha creato Panurge. L 'Isola sonante, impregnata di
profumi e nuotante nelle dolcezze, è Roma, e 1’ inven­
zione, è una diretta conseguenza dei viaggi che Rabelais
vi aveva fatti. Roma battuta, da mane a sera, dalle onde
sonore di mille campane, doveva fornire all’autore l’idea
à^WIsola sonante, in cui in gabbie dorate (canoniche e
conventi, palazzi vescovili e cardinalizi) si vedono uccelli
molto grassi, cioè moinesgaux, prestrgaux, evesqaux,
cardingaux, tra i quali primeggia il papegaut. Sulle gab­
bie movono campane dorate. Tutto ad uomo è permesso
di fare, tranne che attentare alla pace e alla vita dei ben
pasciuti uccelli. I Chicanous del quarto libro sono diven­
tati i gatti feroci in questo, i giudici sanguinari della
Camera ardente, tra i quali primeggiaGrippeminaud, mostro
favoloso, armato di lunghe unghie che si conficcano im­
placabilmente tenaci nelle carni e negli averi degli inno­
centi. E nel Palazzo della signora Quintessenza si burla
ancora più vivamente della scolastica, gran fabbrica di
sapienti fatuità, di sottili sillogismi, di ipotesi campate in
aria, di impalpabili astrazioni, un vero movimento per­
petuo nel regno del vuoto, in cui la regina Entelechie,
seria e magra donzella, ancora giovane non ostante i suoi
milleottocento anni, si ciba ogni mattina di categorie, di
antitesi trascendentali, di proposizioni e di altri manica­
retti di simil genere.
L ’ opera del Rabelais coronava, così, gli sforzi dei
veri e grandi umanisti italiani, dei nostri satirici poeti
cavallereschi, dei nostri grandi filosofi riformatori, ma non
intolleranti. n, il gran sorriso latino, che demolisce e crea,
senza spargimento di sangue (1).
(1) Vedi sul Rabelais il bel libro del G e h h a rt : Rabelais,
la Renaissance et la Refoiine. — Paris, Hachette, 1877, in-16.

�VII.

I commentarii linguae latinae.
1 traduttori e la battaglia di Cerisole.

��trionfale di Carlo V in Roma fece nascere
alcune pubblicazioni d ’occasione, che hanno un’ im­
portanza molto limitata, essendo le solite scritte di cor­
tigiani gonfiatori. V o ’ citarvi le due seguenti, perchè det­
tate in lingua francese:
A n o n y m e : — Nouvelles de Rome touchant lempereur.
Anvers, Michel de Hoochstraten, 4 f f . in-4, gotti, 1536.
E l’altra anche :
A n o n y m e : — Triomphante entree de lempereur no­
stre sire Charles le cinquiesme... faicte en la tres noble
cite de Rome, avcc Ies significations des epitaphes triumphantz et figures authentiques en proses latines enuoyee a
la magnificeuce du duc de Florence par ung son bon amy
estant lez empereur. Anvers, I. Stelsins, 4 f f . in-4, g oth, 1536.
Francesco I, intanto, fatto consapevole dei vasti disegni
del rivale, per mezzo del cardinale Du Bellay, si prepa­
rava ad una resistenza disperata. Il re aveva udito con
furore le spavalderie dell’ imperatore, che aveva osato dire
che egli avrebbe spinto la guerra fino al punto di ren­
dere lui, Francesco I, il più povero gentiluomo del suo
paese. Anche i capitani ed i soldati francesi fremevano di
sdegno. L ’ imperatore, disprezzandoli, aveva detto che se
egli avesse avuto dei soldati come loro, non avrebbe esi­
tato un istante, con le mani legate e la corda al collo,
per andare a chiedere misericordia al suo nemico. Che

L

&gt; E NT RA T A

�più? l’ imperatore aveva anche detto a Paolo Giovio :
« Preparate la vostra penna d ’oro, io vi darò gran ma­
teria per le vostre istorie ».
Cosi, nel campo francese, fu decisa una guerra d ’esterminio. Le poche truppe che ancora rimanevano di qua
dalle Alpi, sotto il comando dell’ammiraglio Chabot, ri­
passarono in Francia. Furono occupati i passaggi delle
montagne, il Delfinato fu coperto di soldati agguerriti, ed
il re pose il suo quartier generale a Valenza. Nello stesso
tempo il grosso dell’esercito, diretto dal maresciallo Anna
de Montmorency, si fortificava presso Avignone, in un
campo inespugnabile, tra il Rodano e la Duranza, e si
preparava a ben ricevere il nemico, trasformando in de­
serto il paese che egli avrebbe invaso.
Lo storico Daniel, nel tomo nono della sua opera, così
ci racconta questi estremi preparativi :
— On f it de grandes brèches aux murailles de toutes
les villes qu’on abandonnait ; on brûla tous les fourrages
et tous les grains que les particuliers avaient négligé de
transporter dans le lieux sûrs. On détruisit les fours, les
moulins, on en brisa les meubles et on en leva tout le fe r
qui pouvait servir à les rétablir; on mena au camp d’Avi­
gnon tous les artisans, dont les ennemis auraient pu s'ai­
der ; on défonça tous les tonneaux de vin; on jeta du blé
dans les puits, et d’ autres choses qui pouvaient en gâter
l ’eau ; mais on ne toucha point aux arbres ni aux vignes,
dont les fru its étaient déjà avancés, et dont l'abondance
était propre à causer des maladie dans le camp ennemi.
Carlo V, con un esercito di cinquantamila uomini, in­
vase la Savoia, che non oppose resistenza in grazia del
tradimento del marchese di Saluzzo, che fece prendere
dallo Spagnuolo le poche terre rimaste ancora fedeli al
re. Ed a questo tradimento fa allusione l’opuscolo allora
pubblicato da un a noni mo con questo titolo :
— Les Regrets et Complainctes sur le départ du Mar­
quis de Saluces hors du camp du Roy de France, s. I.
4 ff. in-8, s. d. ( 1536).

�L ’esercito imperiale avanzò céleremente, e Carlo V,
già sicuro, in Savoia, di aver conquistato la sua contea di
Provenza e di tutta la campagna, passando in rivista il
suo esercito, domandò al conte de la Roche, allora ostag­
gio nel campo spagnuolo, quante giornate lo dividessero
da Parigi. E il conte a lui : « Se per giornate volete in­
tendere battaglie, contatene più di dodici, salvo che l’in­
vasore non abbia la testa rotta nella prima giornata ». Ma
giornate non ve ne furono. Il maresciallo di Montmorency
fu tenace nel suo piano, e rimase freddo in mezzo a tutte
le impazienze. Non volle compromettere l’esito infallibile
del suo piano di difesa con l’ impreveduto di una batta­
glia. Si limitò a far inquietare da numerose compa­
gnie di esploratori i convogli di viveri del nemico. Cosi
Carlo V, che contava sopra una guerra, si trovò fra città
smantellate e abbandonate, in un deserto di ruine.L ’eser­
cito imperiale, costretto a cibarsi di sole frutta, fu deci­
mato dalle malattie. Quando Carlo V decise di battere
in ritirata, il suo esercito era ridotto appena a venticinquemila uomini. La ritirata fu disastrosa. I reduci
paesani, in massa, con le armi lasciate dai morti, assali­
vano i fuggitivi ad ogni svolta di via. La cavalleria fran­
cese, lasciato il campo d ’Avignone, piombò anch’essa alle
spalle dei fuggiaschi, che, non potendo o non osando
mandare per i viveri, in gran parte morirono di fame tra
A ix e il Moncenisio. L ’ invasione al Nord non fu meno
infelice. Il conte di Nassau, in gran fretta, dovè guada­
gnare la frontiera belgica. Poi il Montmorency riconquistò
la Savoia e il Piemonte, tenuto dal marchese Del Vasto.

E cosi finiva l’anno 1536, che vide una traduzione
degli stratagemmi di Frontino compiuta dal signor Ni­
c o l a s V o l c y r . E proprio in quest’ anno fu incominciata
la pubblicazione di un’opera importantissima di linguistica
latina da Stefano Dolet, la quale fu compiuta due anni
dopo. Sono i Commenti sulla lingua latina, che meritano

�di stare insieme col Tesoro della lingua latina di Roberto
Estienne.
Stefano Dolet appartiene alla dotta schiera degli editori
del secolo X V I ; tipografo e libraio a Lione, fu valentis­
simo grammatico e filosofo, versatissimo specialmente nella
lingua latina, oratore ed anche versificatore, se non vo­
gliamo chiamarlo poeta. Egli fu con i novatori, e nella
sua stamperia videro la luce parecchi di quei libri che
furono bruciati per mano del carnefice. Aveva già pub­
blicati questi suoi Commenti in acconcio volume, della
dimensione delle Eleganze Latine del Valla. Letti da po­
chi, non avevano fatto rumore. Egli non li dimenticò,
studiando e correggendo ed aggiungendo, durante molti
anni, il modesto volume si accrebbe a non dire. Le
pubblicazioni di Roberto Estienne e del Nizolio non lo
scoraggiarono ; al contrario, fornendogli nuovi lumi, gli
misero nuova lena nel suo sangue di erudito paziente,
perseverantissimo. Quando, in quest’anno 1536, si accinse
alla ripubblicazione, in due volumi in foglio, dei suoi Com­
menti, era già noto per varie opere, tra le quali notevole
il Dialogus de imitatione ciceroniana prò Longolio contra
Erasmum, in cui aveva difeso la così detta setta cicero­
niana, attaccata da Erasmo e da Giulio Cesare Scaligero.
La revisione dei suoi Commenti, alla quale lavorava
da un pezzo, era aspettata con invidiosa impazienza per
la sua fama di profondo latinista. Carlo Estienne, dottore
in medicina, fratello di Roberto Estienne, essendo a Lione,
o per caso o a bella posta, vide alcuni fogli del secondo
volume in corso di stampa, e subito gridò al plagio.
Carlo Estienne, allora poco più che trentenne, era onesto
e buono, ma, nel tempo stesso, geloso ed iroso oltre ogni
segno. Così affermò e ripetè, con garrula petulanza, che
il Dolet non preparava altra cosa che un gran plagio.
Tutto ciò che egli aveva letto intorno alla navigazione
sopra i buoni fogli del secondo volume, era copiato dal­
l’opera : D e re navali et vasculis di Lazare de Baïf.
Lazare de Baïf, uomo erudito e molto versato nella

�lingua latina e greca, aveva già composto, oltre di questa
D e re navali, un altro lavoro sulle vesti degli antichi :
D e re vestiaria. Era stato ambasciatore a Venezia nel
1531, per Francesco I, ed allora era consigliere al Par­
lamento di Parigi. Fu oscurato da suo figlio Jean A n ­
toine de Baïf, avuto, durante la sua ambasceria, da una
donzella veneziana, il quale aveva allora poco più di cin­
que anni. Fu educato, più tardi, da Carlo Estienne, e,
come sapete, divenne uno della Pleiade.
Carlo Estienne, un po’ per fare opera grata al suo
protettore, un po’ per spirito caustico, un po’ per infiac­
chire innanzi tempo quei Commenti che venivano a far
la concorrenza al Tesoro di suo fratello Roberto, compilò
un sunto del D e re navali di Lazare de Baïf e lo pub­
blicò per dimostrare i furti e gli errori di cui, secondo
il suo avviso, si era reso colpevole il Dolet. Il quale, per
giustificarsi, mise alla luce il trattato D e re navali che il
secondo volume dei suoi Commenti avrebbe contenuto, e
lo dedicò proprio a Lazare de Baïf, dimostrando che se
egli si era giovato della sua opera, non l’aveva derubata.
Così la stampa dei Commenti del Dolet prese per le lun­
ghe. Si cacciò nella mischia anche Giulio Cesare Scali­
gero, che, come si legge nell’epitaffio, da lui stesso scritto,
nella chiesa degli Agostiniani di Agen, nacque in Italia,
fu educato in Germania e mori in Francia, che passò la
sua vita a predicare il suo genio e la sua discendenza
dagli Scaligeri di Verona. Si scagliò come un mastino,
sebbene non si chiamasse Can Grande della Scala, contro
il Dolet. Si vendicava dell’audace che aveva osato soste­
nere una tesi contro di Erasmo e di lui !
I pedanti e gli invidiosi ne dissero di tutti i colori
contro il Dolet, il quale, secondo essi, aveva ricevuto, a
Venezia, la imbeccata dal Naugier, ed aveva poi copiato
il Nizolio, l’Estienne, il Baïf e tanti altri. A costoro ri­
sposero gli amici e gli ammiratori del Dolet, e tra gli
altri Jean Vulteius nei suoi due libri di epigrammi, stam­
pati, a Lione, nel 1536, dal Gryphe, e dedicati al

�inale Giovanni di Lorena. I Commenti furono compiuti più
rd
ca
tardi, come vedremo. Ora ritorniamo agli avvenimenti.

Sul principio del 1537 Francesco I, a sua volta, volle
regalarsi uno spettacolo simile a quello del Concistoro
dell’ anno precedente, in cui Carlo V aveva pronunciato
la sua celebre e non felice arringa. Avendo egli con­
chiuso un’alleanza con Solimano, imperatore dei Tur­
chi, e rinnovata quella con gli Scozzesi, dando in isposa
Maddalena, sua figliuola, a Giacomo I, stimò di poter in­
sultare, a sua volta, il suo rivale. E citò Carlo V a com­
parire innanzi alla Corte dei Pari di Francia, in qualità di
conte di Fiandra, d ’Artois e di Charolais, per rispondere
di eccessi criminali verso il re, suo signore.
L ’ imperatore lesse l’ intimazione in mezzo alla sua
Corte, ridendone. Allora Francesco I, presa sul serio la
burletta, tenne un letto di giustizia al Parlamento, ove
intervennero i principi del sangue, i Pari e molti alti
prelati. Colà maestro Capelle, avvocato generale del re,
sostenne contro Carlo d’Austria le accuse formulate nella
intimazione mandata a questo vassallo! Il conte di Fian­
dra, d ’Artois e di Charolais fu dichiarato fellone e spode­
stato delle terre di vassallaggio. Un araldo, fornito di
salvacondotto, fu mandato a Carlo V per significargli la
sentenza, che ripeteva l’ intimazione di comparire innanzi
ai Pari. L ’imperatore imputato n’ebbe abbastanza della
burletta, e, rifiutando il salvacondotto, rispose : « Ah sì,
verrò ; ma sì bene accompagnato, da obbligare il re a
pentirsi delle continue violazioni che egli si permette di
consumare a danno dei trattati di Madrid e di Cambray ».
Così, la guerra ricominciò. Francesco I invase la Fian­
dra, ma il conte di Barres, per gli Spagnuoli, riprese
Saint-Pol e Montreuil, e assediò Terouanne. Il Delfino
Enrico e il Montmorency, a marce forzate, giunsero su­
bito sotto Terouanne. Sul punto di ingaggiarsi la batta­
glia decisiva della campagna, si vide arrivare un

�eiere che annunziò la tregua, conchiusa tra Maria, sorella
b
m
tro
di Carlo V e governante dei Paesi Bassi, e sua sorella
Eleonora, che i trattati di Madrid e di Cambray ave­
vano data in moglie a Francesco I. Il quale accettò poi
una tregua di dieci mesi nelle Fiandre per essere più
forte in Piemonte, donde agognava di muovere, di nuovo,
alla conquista del fatale ducato di Milano. In Piemonte
il marchese Del Vasto, luogotenente imperiale, fu scon­
fitto. E nel tempo stesso Barbarossa, generale di Soli­
mano, l’alleato del re, sbarcava a Brindisi, che fu sac­
cheggiata. Un altro esercito turco invadeva l’Ungheria e
riportava una grande vittoria ad Elesk, sulle rive della
Drava.
Nondimeno in questo rumoroso e sanguinoso anno 1537
i cultori della lingua latina, grammatici e filologici, con­
tinuano i loro studi, molte traduzioni si apprestano che
vedranno la luce poco tempo dopo.
G u g l i e l m o M i c h e l mette fuori, in due volumi in-8°,
la traduzione delle lettere di Cicerone.
E la fortuna delle armi francesi diede del coraggio al
canonico J ehan Molinet, il quale, fra gli ozi beati del suo
mestiere, mise in versi, con un po’ di ritardo invero, il
viaggio di Napoli di Carlo V III, che fu stampato con
questo titolo :
Moi .i n e t : — Les Faicts et D icts de J ehan M olinet:
Voyage de Naples par le R oi Charles VI I I en 1495 (en
vers). Paris, Langelier, in-8°, 1537.
Carlo Quinto, intanto, di nuovo ricorre alle astuzie per
vincere la fortuna. Ricominciò a parlare di pace e di
fraternità, invocando i legami della religione e del sacra­
mento del matrimonio. Il Papa e sua sorella Eleonora
furono i messaggeri dell’olivo. E Francesco I, incapace
sempre di usufruire della sorte, tese l’orecchio alle lusin­
ghiere ed ingannevoli parole, ed acconsenti alla tregua di
Nizza, 1538, che doveva mantenere per dieci anni lo statu
quo. Francesco rinunziò di nuovo al Milanese, conservando
la Savoia e il Piemonte. I due monarchi, a mezza lega

�da Nizza, non vollero vedersi ; ma ciascuno, da solo, vide
Paolo III, che era a Nizza apposta per conchiudere quella
tregua. Essi si impegnarono di mandare a Roma i loro
plenipotenziari per stabilire le basi di una pace generale
e definitiva. E così, poco dopo fu pubblicato senza nome
d ’autore :
— Lembouchement de Nostre Sainct p ère le Pape,
Lempereur et le Roy, fa ict a N ice, avec Ies articles de la
tresue et lettres du Roy a monsieur le gouverneur de
Lyon. — Paris, Les Angeliers, 16 ff. in-8°, 1538.
Dopo la tregua di Nizza gli affari dello Spagnuolo non si rialzarono. I Fiamminghi, stanchi di obbedire ad
un sovrano tanto astuto quanto fedifrago, rumoreggia­
vano. L ’ opposizione protestante si allargava e si appro­
fondiva. Le armi di Solimano pesavano dovunque. Le
file imperiali erano diradate, sfinite e povere. Che più? la
rivolta nasceva nella stessa Spagna, e, un anno dopo,
doveva farsi udire in piene Cortes. Ce n’era fin troppo per
suggerire all’ imperatore la continuazione della commedia
della fraternità. Epperò se ne andò all’ isola Santa Mar­
gherita, e inviò uno dei suoi gentiluomini ad Avignone,
dove era il re, a dirgli che egli aveva desiderio di vederlo,
e che se avesse voluto sarebbe sbarcato a Aigues-Mortes.
Francesco I si sdilinquì, vellicato nella vanità della
sua indole femminea. A ll’imperatore, che faceva il primo
passo, volle mostrarsi cavalleresco : volò a Aigues-Mortes,
e accolse, a braccia aperte, il suo buon cognato, cui tenne
a provare, prendendo sul serio la riconciliazione, di aver
tutto dimenticato nel l’abbracciamento fraterno, e si lasciò
andare, con cuor leggero, a delle espansioni sulle simpatie
sue, e fece anche dello spirito, motteggiando Enrico V III
e i protestanti di Germania.

Il 1538 non ci interessa per questo teatrale e ipocrita
abbracciamento di Aigues-Mortes, dove non sai se più
biasimare la fanciullesca leggerezza del re o la scaltrezza

�proditoria dell’imperatore, ma ci interessa per la compiuta
pubblicazione del lavoro di Stefano Dolet sulla lingua
latina, che il dottissimo e liberissimo uomo, non ostante
le persecuzioni sorboniane e gli strali degl’invidiosi, potè
condurre a termine. Fu stampato a Lione con questo
titolo :
S t e f a n i D o l e t i . — Commentariorum linguae latinac,
volumina duo. — Lugduni, Seb. Gryphius, 1536-38.
Questa vasta erudizione di latinità, che completa il
Tesoro della lingua latina di Roberto Estienne, e che è
stata ingiustamente un po’ dimenticata, fu accolta, allora,
a dispetto dellla polemica di cui ho parlato più sopra, con
plauso di tutti i latinisti, e l’edizione intrapresa a Basilea,
nel 1537, nelle officine di Bartolomeo Westhemeri, fu
continuata e, sollecitamente, compiuta in dne volumi in-8°.
Lo studio della lingua latina e delle cose di Roma
antica ferveva. Così fu pubblicato in questo stesso anno
da A no n im o :
— Marc-Aurele Antohin : — Le livre dor de Marc
Aurele Anthoine empereur. — Paris, Estienne Cavelier,
in-8°, 153 8
E G u g l i e l m o M i c h e l traduceva Giustino :
— Justin : — Abregé de l ’histoire universel de Trogne
P o m p ée . — Paris, in-f., 1538.
Accanto a queste traduzioni vi è un’opera originale
di uno scrittore che fu anche buon traduttore di classici
latini. François Habert poeta, che fu capo di un gruppo
che inclinava a Marot e alla raffinatezza della poesia ita­
liana, un bell’umore che, nelle sue opere, si chiama banni
de liesse, ossia privo di gioie (per i suoi moltissimi debiti)
pubblicò una storia dei sette re :
H a b e r t F ra nço is : — L a premiere monarchie romaine
et origine des roys Romains, la puissance royale desquels
fut réduite en deux magistrats ou consuls. — Paris, J. Ca­
velier, 1538.
Finalmente, in questo stesso anno, furono pubblicati
due libri intorno a Francesco di Paola, calabrese, che,

�come tutti sanno, fu fondatore dell’Ordine dei Minimi, e
dimorò parecchi anni in Francia. Vi fu chiamato da
Luigi X I, che aveva speranza di farsi da lui guarire con
un miracolo.
Morto il credulo re, rimase in Francia, dove fondò
vari conventi del suo Ordine. Morì vecchissimo a Tours,
nel 1507, dove fu seppellito. Fu canonizzato, il 1519, da
Leone X. Fu molto popolare in Francia. Epperò non reca
meraviglia di veder stampati, in un solo anno, due libri
sopra di lui, cioè :
A n o n y m e : — La vie de Saint Françoys S. L . (Paris),
Jehan Petit, in-8°, s. d. (1538).
A no n y me : — L a vie du glorieux amy de Dieu
mons. Sainct Françoys de Paule, instituteur et fondateur
de l ’ordre des frères Minimes. I mpr. p our le couvent...
(Passy), in-8 , 1538.
Come si vede, i buoni cattolici francesi, anche in mezzo
alle lunghe guerre cesaree, non tralasciavano nulla per
tener desta la fede e bene accesi i roghi per i calvinisti.

I latinisti francesi del secolo X V I dimostrarono un’at­
tività indomabile, costante. Fra guerre e feste, funerali e
danze, roghi e banchetti, non lasciarono mai i loro studi
e le ricerche, facendo tesoro di tutto il lavoro italiano
del secolo X V , e seguendo dappresso gli studi e le ri­
cerche del corrotto e dotto secolo del Machiavelli e dell'Ariosto
.
Mentre la Corte e la folla sono in festa per il passag­
gio di Carlo V attraverso la Francia, i latinisti francesi,
non curanti del chiasso dell’alta e della bassa plebe, non
si distaccano dai venerati volumi.
Dopo l’abbracciamento di Aigues-Mortes, le cose del­
l’ imperatore andarono di male in peggio. Nel 1539 i
Gantesi pigliano le armi e mandano una Commissione a
Francesco I, offrendogli la contea : ribellione di soldati
nel Milanese, in Sicilia, in Africa. Carlo V non può

�rere facilmente a spegnere l’ incendio nei Paesi Bassi, per­
chè protestanti tedeschi gli sbarrano il passaggio per
terra e gli Inglesi per mare. Lo toglie d’ impaccio Fran­
cesco, che ha preso troppo sul serio l’abbracciamento di
Aigues-Mortes. Risponde alla Commissione gantese fiera­
mente, senza dubbio per una debolezza di memoria, come
dice lo storico Burette : Io stimo più la mia parola che
l ’impero dell’ Universo. Poi offre al suo antico rivale un
passaggio per la Francia per andare a reprimere l’ insur­
rezione nel Gantese ( 1).
Carlo V accetta e promette di dare, in compenso di
sì segnalato servizio, al duca d’ Orléans l’ investitura del
ducato di Milano. Alcuni consiglieri del re opinano che
Cesare dia prima il possesso del ducato e poi si accinga
a passare. Ma il savio avviso è rigettato per la parola
del maresciallo Anna di Montmorency, che stima essere
una tale condizione indegna della magnanimità del re.
Carlo V, senz’ altro indugio, ai primi del 1540 giunge
alla frontiera francese, e quivi continua la commedia
principiata a Aigues-Mortes. Rifiuta di prendere in ostag­
gio il Delfino e il duca d ’Orléans a garanzia della sua
sicurezza durante il viaggio attraverso il territorio fran­
cese, rispondendo: « La parola del re mio fratello è l’unica
mia sicurezza. » Così dice, ma intimamente trema, sapendo
che taluno abbia consigliato al re di farlo prigioniero per
vendicarsi dell’onta di Madrid.
Si racconta che Triboulet avesse scritto il nome del­
l’ imperatore, alla sua entrata in Francia, nel suo libro
dei pazzi. « E che cosa farai — gli chiese Francesco —
(1) Alcuni pretendono che Carlo V avesse egli domandato
questo segnalato favore a Francesco, ma tra i manoscritti del
cardinale di Granvela, conservati nella biblioteca di San Vin­
cenzo nella Franca Contea, si trova una lettera, in data del
1539, con la quale Francesco I invita Carlo V, in termini molto
affettuosi, a passare per la Francia per rendersi nei Paesi Bassi.
Vedi I.e Nouvelle Abrég é Chronologique de l ’histoire de France
del sig. Henault, 6a ediz., Paris, Prault et Desaint, a pag. 430,
tomo 1°.

�se io lo lascierò passare liberamente ? » — « Sostituirò
al suo nome il vostro ! » E s i racconta pure che, un
giorno, Carlo V, essendo il duca d ’ Orléans, che allora
era giovinetto, montato sulla groppa del suo cavallo, ed
avendogli detto, per celia : « Vi faccio mio prigioniero »,
avesse impallidito. Cesare tremava ed era guardingo ;
prometteva il ducato, ma verbalmente, sempre.
Francesco I, dal suo canto, bisogna convenirne, fece
parata di grande generosità, fino a compromettere' una
donna che egli amava. Un mattino, mentre Carlo e Fran­
cesco passeggiavano insieme nel giardino delle Tournelles,
il re mostrò all’ imperatore la duchessa d ’ Étampes, la
quale camminava pochi passi innanzi e coglieva dei fiori
per farne dono a tutti due : « Vedete, mio fratello, que­
sta bella dama ? — disse il re, sorridendo ; — ella stima
che io non debba farvi uscire da Parigi prima che voi
non abbiate invocato il trattato di Madrid. » Carlo rispose
freddamente : « Se il consiglio è buono, bisogna seguirlo. »
Ma la paura, che lo vinceva, s’accrebbe.
A ll’ indomani la duchessa d ’ Etampes, come al solito,
presentò la salvietta all’ imperatore, che s’ era lavato le
mani prima di mettersi a tavola. Di botto, un magnifico
diamante, scivolato come per caso dalle dita dell’ ospite
coronato, cade nel bacile. La favorita lo raccoglie delica­
tamente, e, dopo averlo asciugato, lo presenta all’impera­
tore : « No — risponde l’imperatore galantemente; — con­
servatelo: io sono molto felice di aver l’occasione di or­
nare una mano tanto bella » ( 1).
Cosi fu disarmata la duchessa d’Étampes. Alla genero­
sità di Francesco I, lo Spaglinolo rispose perfidamente,
ed ebbe sempre paura. E giungendo alla frontiera belga
disse che solo colà avrebbe dormito tranquillo la prima
volta dal giorno che aveva abbandonato i Pirenei. E
quando, a Valenciennes, una Commissione del re andò a
rammentargli le sue promesse, ei rispose che ne avrebbe
(1) T o u c h a r d - L a f o s s e : Histoire de Paris, Poignavant, 1845,
pag - 53-54. tomo 2".

�tenuto parola ai suoi consiglieri. Poi, quando la rivolta
fu domata, negò recisamente di aver promesso, sfidando
tutti quanti a presentargli una sola parola scritta.
In questo biennio, 1539-40, i latinisti francesi dànno
opera alle traduzioni, le quali, se non sono sempre fedeli
ed esatte, dimostrano sempre un grande amore ed un
grande studio. Roberto Estienne non dorme sugli allori,
e mentre, per ordine del re, si incarica, nel 1539, di far
fondere i caratteri greci dal Garamond, incomincia il suo
dizionario francese e latino contenant les motz et manière
de parler Francois tournez en latin, bel lavoro, intorno a
cui il fortunato e dotto autore ed editore si affaticò per
dieci lunghi anni, poiché solo nel 1549 questo dizionario
fu compiuto.
Stefano Dolet è liberato dalla prigione per opera del
Duchàtel, simpatico tipo degli uomini del Rinascimento,
il quale, da semplice ed oscuro correttore di stampe,
giunge alla carica di grande elemosiniere di Francia, e
protegge Roberto Estienne dagli assalti della Sorbona e
i Valdesi ; ed un giorno, in presenza del re, al cancelliere
Poyet, che sostiene che qualunque re può sopraccaricare
i suoi sudditi d’imposte, risponde : « Andate a suggerire
queste massime tiranniche ai Neroni e ai Caligola, e se
non vi rispettate voi stesso, rispettate almeno un re
amico dell’umanità, che sa che il primo dei suoi doveri
è quello di consacrarne i diritti. » Lezione severa a quel
cancelliere di rapina, che, due anni dopo, doveva essere
spodestato per malversazione, dietro accusa della du­
chessa d ’Etampes, e cortese mònito al re sopra i doveri
di un re.
Stefeno Dolet ritorna ai suoi studi, e, pubblicando il
trattato degli accenti, in cui insegna l ’uso dell’apostrofe
ripigliando la teoria del Florimond, non dimentica i suoi
classici latini, e di qui a poco vedremo il frutto delle
sue fatiche.
Luigi Meigret pubblica, a Parigi (1540), la sua tra­
duzione della storia naturale di Plinio il vecchio. Questa

�traduzione è molto stimata. Il Meigret non è il primo
venuto ; egli è un grammatico innovatore, che tenta di
rendere la pronunzia simile alla scrittura e creare un’or­
tografia conforme al suono delle parole. A questo scopo
lavorò tutta la sua vita, ostinatamente. Soltanto nel 1548,
otto anni dopo la pubblicazione della sua bella traduzione
di Plinio, trovò un editore che ebbe l’animo di stampare
un’ opera di lui « q ’adrant à la prolacion francoeze »
(questo prova che oise si pronunziava oese). Nel 1550
pubblica il suo Traité de la Grammaire française. Pel­
letier e Desautels lo attaccano furiosamente, ed egli ri­
sponde per le rime. Molto deve la lingua francese a que­
sto dotto latinista, che coltivava, con eguale fortuna, il
sermon prisco e la nascente lingua del suo paese. A lui
i Francesi debbono la distinzione dell’è dall’ é. Piglia
dagli Spagnuoli la cédille, che distingue maçon da macon,
e inventa la lettera j che prima si confondeva con l ' i. In
questa prima grammatica della lingua francese, scritta in
francese, egli sostiene che la lingua francese non ha
cambiamento nelle desinenze e che i suoi casi non sono
a ltra cosa che delle modificazioni per preposizioni. A lui
si deve ancora l’ordine logico delle lettere dell’alfabeto fran­
cese ; a lui, la risoluzione della spinosa questione dei parti­
cipi ; a lui l’aver notato fino in musica l’accento francese.
Roberto Estienne trovò grande aiuto nel lavoro del
Meigret per comporre la sua grammatica, e tutti i mo­
derni grammatici francesi non han fatto che sviluppare e
commentare le regole e i principii del vecchio Traité del
X V I secolo, che fece scuola e creò i Meigretistes.
Ho voluto fermarmi un poco sul Meigret per dimo­
strare come lo studio dell’antichità latina e della lingua
latina fosse con amore proseguito in Francia nel se­
colo X VI, quando anche coloro che tanto si affaticavano
intorno al miglioramento ed alla semplificazione della
lingua nazionale davano opera a lunghe e non facili tra­
duzioni, illustrando, minutamente, i passi più celebri dei
classici.

�Il 1541 non fu senza turbolenze e senza gravi commo­
zioni. Il regno fu non poco agitato dal processo contro
il cancelliere Poyet e dai preparativi di guerra contro
l’ imperatore, il quale, aggiungendo perfidia a perfidia,
dopo di aver negato le sue promesse, tolse al re l’ami­
cizia di Enrico V III, riferendogli le espansioni ingenue
che Francesco I, sul conto di lui, aveva fatto durante i
dolci giorni di Aigues-Mortes. Francesco, allora, si mise
a tutt’uomo nell’impresa di non perdere l’alleanza di So­
limano e di non aver nemici i Veneziani, che Carlo ten­
tava di guadagnare alla sua causa ; epperò inviò a Co­
stantinopoli il Genovese Cesare Fregoso e lo Spagnuolo
Antonio Rinçon, con l’ordine di passare per Venezia ed
intendersi con quel Senato. Mentre i due legati discende­
vano il Po, sopra una barca fornita dal sire di Langey,
governatore del Piemonte, in nome di Francesco I, una
mano della guarnigione spagnuola, che teneva Pavia, co­
mandata dal duca Del Vasto, li assali e li trucidò. Ma
l’assassinio non diede frutto, poiché i dispacci, che gli
Spagnuoli volevano sequestrare, erano stati lasciati presso
il Langey ; e poi il barone de la Garde li portò a V e­
nezia, dove si imbarcò per Costantinopoli.
Le traduzioni dal latino non mancano in quest’anno
1541. Il Colin, uno dei più utili traduttori del decimosesto secolo, traduce Cicerone. Il calvinista Dupinet, con
stile dolce e puro, al dire dello Chasles, e con gran co­
raggio intraprende la traduzione di Plinio il vecchio. Il
gran buontempone Francesco Habert, il danni de liesse,
l’orbato di gioia, come ho detto, per i suoi moltissimi
debiti, continua i suoi studi, e tra le insistenze di un
creditore e l’altro ci dà la traduzione di Ovidio in versi
francesi, che hanno della grazia ed anche dell’ energia.
I discorsi di Cicerone sono tradotti dal De Cuzzy e poi
dal Le Blanc, e L e Pellettier, il rivale del Meigret, tra­
duce l'Arte Poetica di Orazio.
Nell’anno seguente scoppia la guerra tra Carlo e Fran­
cesco, ma il nuovo e più terribile tumulto delle armi non

�distrae dalla bisogna i latinisti francesi, ormai avvezzi a
lavorare fra il rimbombo delle artiglierie. Stefano Dolet,
a Lione, dà alla luce la sua versione francese delle let­
tere di Cicerone. Luigi Meigret, non contento di aver
compiuta la traduzione di Plinio, fa stampare, a Parigi,
quella d e ll'Economia rurale, di Columella, e trova anche
tempo per tradurre dal greco i primi cinque libri delle
istorie di Polibio. Gilles De Cybile traduceva il teatro
completo di Terenzio.
Sarebbe ozioso di seguire, passo per passo, le tradu­
zioni dei classici latini, che furono, quasi tutti, più volte
resi in lingua francese dal cominciamento del secolo X V I
fino alla morte di Francesco I, e anche dopo, insieme agli
scrittori volgari ( 1). Sarà necessario, però, accennare alle
traduzioni francesi degli scrittori nostri volgari. Erano tra­
dotte le opere mediche e chirurgiche di Guglielmo da Pia­
cenza, di Giovanni V igo e del napoletano Alfonso Ferri,
dottore presso Paolo III ; le opere militari, storiche e politiche
di Egidio Colonna, di Francesco Patrizi, di Giovan Battista
(1) Nello scorcio del secolo X V, dopo l’invenzione della stampa,
la pubblicazione delle traduzioni dal latino e dall’italiano non
era stata abbondante. Solo l'Eneide, le Metamorfosi e la Far­
saglia avevano trovato dei traduttori. Tra i prosatori erano stati
scelti Cicerone nel solo libro De Officiis, Valerio Massimo, Sallu­
stio e qualche altro. Aveva avuto però quattro edizioni la vecchia
traduzione di Jean de Meun della Consolazione della filosofia del
Boezio. Tra le cose volgari, al Decamerone si era prima pen­
sato, e il suo primo traduttore, il Premierfaict, tradusse poi dal
latino : Degli uomini e delle donne infelici, che prima era stato
tradotto da Pierre Favre d ’Aubervilliers, e tradusse pure l'Elo­
gio degli uomini illustri. Gli Apologhi e le favole di Lorenzo
Valla, e il Trattato dell’amore perfetto di Guiscardo e Sigismondo.
di Leonardo Bruni, aretino, non erano stati dimenticati, come
del Petrarca si tenne conto dei soli A tti degli uomini sapienti.
Come si vede, il bagaglio non era molto ricco, il gran lavoro
delle traduzioni incominciò dopo le prime spedizioni in Italia,
nei primi del XVI secolo.
Chi volesse avere notizie di tutte le traduzioni può consultare:
La Bibliographie italico-française universelle, par Joseph Blatte.
Milan-Paris, Messaggi-Welter, 2 vol. in-8, 1886.

�Della Valle ; i discorsi su Tito Livio di messer Niccolò ;
le storie papali del Platina, le compilazioni di Paolo Gro­
vio, le lettere di Bernardino Ochino. Nè mancarono le
traduzioni di libri di curiosità, come l’ Hecatomphile di
Leon Battista Alberti, quello Sulla natura dei cibi del
Platina, la Mascalcia di Lorenzo Russo, come i Trattati
di casistica amorosa di Jacopo Caviceo, di Niccolò Tomeo
e di altri, sull’esempio di Ottaviano di Saint-Gelais che
aveva tradotti del Piccolomini G li amori di Eurialo e
Lucrezia, e dell’Albin des Avouellès, che aveva tradotti
i Rimedi di amore. F urono tradotte le Facezie del Pog­
gio da Guglielmo Tardif. Più edizioni si fecero del D e­
camerone, reso in lingua francese dal Premierfaict e dal
Le Maçon. Giovanni Lode traduceva i Precetti d’istru­
zione del Filelfo, e Roberto Gagnin i Consigli per vincere
le noie e le tribolazioni della vita di Pico della Mirandola.
Anche i due libri di Marsilio Ficino sulla Vita sana e la
Vita lunga erano divulgati. Più volte erano stampati :
G li utili campestri e rurali del Crescenzi e il Morgante
del Pulci. E Mathurin de Redouer traduceva Amerigo
Vespucci. Ma forse il maggior traduttore di tutta la prima
metà del secolo X V I, per la quantità delle opere, è Jean
Martin, il quale tradusse l’ Orlando furioso, l'Arcadia del
Sannazaro, i Libri dell’architettura del Serlio, il Sogno
di Polifilo di Francesco Colonna, gli Asolani del Bembo,
e via via.

A Parigi, l’anno dopo, 1543, incomincia a brillare col
nome di Ratnus, Pietro La Ramée, uno dei primi e mi­
gliori prosatori francesi, il quale, da pastore, avido di
sapere, lasciato il suo Vermandois, se ne venne a Parigi
a fare il bidello in un collegio, dove apprese, senza mae­
stri, le lingue antiche. Sebbene occupato a combattere la
logica aristotelica, accettata da tutte le nazioni, com’egli
dice con ironia, ed a ribattere gli assalti e le accuse degli
aristotelici, che lo chiamano vano, impudente, temerario e

�arrogante, e ad avvicinare l’ortografia della lingua fran­
cese alla sua pronunzia, trova pur tempo di pensare alla
lingua latina, lo strumento universale del sapere del gran
secolo del Rinascimento, e ne riforma la pronunzia, ed
ottiene l ’annullamento del decreto di Francesco I, emesso
il 1539, con cui era stato ordinato che tutti gli atti
pubblici dovessero scriversi, esclusivamente, in lingua
francese.
Mentre a Parigi si discuteva di pronunzia, di ortografia
e di Aristotile, la guerra cesarea ferveva dovunque. En­
rico V III, già in collera con Francesco I per le rivela­
zioni di Carlo V intorno ai discorsi di Aigues-Mortes,
rompe ogni indugio, si allea con Carlo, ed invia diecimila
Inglesi nei Paesi Bassi all’ ordine dell’ imperatore, dopo
che, per causa di Francesco I, non potè aver luogo il
matrimonio tra suo figlio Eduardo e Maria Stuart, ancora
in fasce, orfana di Giacomo, re di Scozia; matrimonio che
egli voleva per riunire la Scozia all’ Inghilterra ; France­
sco I, dal canto suo, si stringe nuovamente col sultano.
E, così, Francesi, col duca d’Enghien, e Turchi, capita­
nati dal Barbarossa, stringono d’assedio Nizza, che, eroi­
camente, resiste, difesa dal suo inespugnabile castello, si­
tuato come fra le nubi. Intanto re e imperatore si cen­
surano reciprocamente di aver tradito la cristianità ; il
primo come alleato del Turco, il secondo dello scismatico
marito e carnefice di otto mogli. Ciascun dei due coro­
nati tenta di tirar dalla sua il Papa. Carlo, fin dall’anno
innanzi, con due lettere, l’una in data del 25 agosto,
l’altra del 18 ottobre, aveva cercato di mettere in mala
parte il re col Papa. A queste lettere risponde il cardi­
nale Jean du Bellay : — Translation de l ’Epistre du Roy
tres-chrestien François premier de ce nom, a nostre Sainct
Pere Paul troisiesme, par laquelle est respondu aux ca­
lomnies contenues en deux lettres enuoyées au dict Sainct
Pere, par Charles cinquiesme, empereur, l'une de X X V
iour d ’aoust, l'autre du X V I I I octobre M . D . X L I I . Paris,
Robert Estienne, in-8°, 1543.

�Paolo III risponde, ed abbiamo il seguente opuscolo,
stampato, in quell’anno, a Lione, senza luogo, nè data :
Lettres missiues enuoyeez en France par nostre sainct
pere le Pape, touchant la p a ix entre le roy de France et
lempereur. Aultres nouvelles enuoyées au roy nostre sou­
verain seigneur par le grand Turcq sur le fa ict de la
gendarmerie, et sont descendus auprès de Nyse grand nom­
bre de nauires comme vous sera déclaré cy apres aux
dictes lettres.
Paolo III ciurlò nel manico, non volle decidersi nè per
il Francese, nè per lo Spagnuolo. E fu allora che com­
parve, a Ginevra, una curiosa, ed ora rarissima, pubbli­
cazione contro il Papato, con questo titolo: D ’un nou­
veau chef qui, au temps des empereurs s ’éleva à Rome:
livre contenant comme et par quels moyens s ’ est elevee la
p a p a u t é , la decadence d ’icelle, ses mervilleuses pratiques.
Genève, in-8" (106 pag.), 1543.
Si vuole che questo libro sia stato ispirato dai calvi­
nisti francesi o da qualcuno della Corte di Francesco I,
direttamente, per vendicarsi della freddezza di Paolo III.
Mentre cosi giuocavano d ’astuzia, il papa, l ’imperatore,
ed il re, Michele d ’Amboyse pubblicava, a Parigi, la sua­
traduzione, abbastanza fedele, delle satire di Giovenale.
Giungeva opportuna.
Nè le guerre, nè le persecuzioni poterono piegare l’a­
nimo invitto di Etienne Dolet, che vedremo, di qui a
poco, morire coraggiosamente tra le fiamme dell’ Inquisi­
zione. Continuò imperturbato a spendere le sue cure nei
lavori importanti della sua tipografia di Lione e nelle
illustrazioni di classici latini. Nel 1543 egli pubblicava
delle osservazioni sopra due commedie di Terenzio. Il
libro fu impresso con questo frontispizio:
S t e f a n i D o lut i —
Observationes in Terentii Comae­
dias, scilicet Andriam &amp; Eunuchum - Lugduni, apud eun­
dem Doletum, in 8°, 1543.
Al certo queste osservazioni non sono profonde, non
espongono vedute nuove e peregrine sulle due commedie,

�ma sono una riprova del grande amore del Dolet per la
letteratura latina e dello zelo infaticabile di renderla chia­
rissima, quasi popolare. E dobbiamo essergli grati di tante
fatiche di editore e di autore, che lo pongono, a lato di
Guglielmo Budé e di Roberto Estienne, fra i più bene­
meriti latinisti della prima metà del secolo X V I in
Francia.
L ’anno seguente, il 1544, che rimane famoso nelle sto­
rie francesi per la battaglia di Cerisole, guadagnata dal
duca d ’Enghien sugli Spagnuoli, diretti dal marchese del
Vasto, ci offre ancora delle traduzioni di opere latine.
Abele Foulon traduceva le Satire di Persio ; il Le Blond
traduceva: I fa tti e le parole memorabili di Valerio Mas­
simo ; Giacomo Gohory i Discorsi del Machiavelli sulla
prima decade di Tito Livio; Giovanni Charrier traduceva
dal latino l’opera sopra i Magistrati e la Repubblica di Ve­
nezia, di Gaspare Contarini. Sarebbe ingiusto chi preten­
desse in tutte queste traduzioni l’esattezza e la brevità
chiara, che ora fanno il pregio agli occhi della critica di
una versione sia dal latino o da altre lingue antiche
o moderne. Sono traduzioni che non possono essere molto
vantate, ma che non pertanto hanno un duplice valore,
un valore storico ed un valore civile. Esse contribuirono
efficacemente alla trionfale diffusione della lingua latina e
del classicismo che, allora, era sinonimo di cultura e di
civiltà.
A lato di queste traduzioni, la Francia del 1544 è
inondata di opuscoli e libercoli sulla fortunata campagna
del duca d’Enghien, combattuta in Italia contro l’esercito
di Carlo V, e specialmente sulla battaglia di Cerisole, in
cui il duca d ’Enghien, come afferma il Montaigne, due
volte tentò di ficcarsi la spada nella gola, disperato della
fortuna della battaglia, che andò male nel punto in cui
egli era, e per poco non si privò, per eroica impazienza,
della grande gioia di assistere ad una si bella vittoria che
gli apri le porte del Monferrato.

�Gioverà di registrare le pubblicazioni sulla campagna
apparse in Francia, nelle quali, incidentalmente, si parla
anche delle cose d ’Italia. Prima di tutto troviamo la tra­
duzione di una lettera inviata da Torino.
— Copie d’une lettre escripte de Thurin a Lyon: du
seiziesme dauril lan m ille cinque cens X L IIII, tra­
duicte de l ’italien en francoys, contenant la defaicte des
Espagnoils de la lesmontz, p ar les Françoys, soubz la
conduite du seigneur d’Anguien, le lundy de Pasquez qua­
torziesme jo u r des dictz moys et ans suscriptz... Tholose,
Guyon Boudeville, 4ff. in-4 1544.
F r a n c o i s S a g o n pubblicò: — La complaincte des troys
gentilzhommes françois occiz et mortz au voyage de Car­
rignan, bataille et joum ee de Cirizolles. P aris, Denys Ja­
not, 44, f f . in-8, 1544.
A no n yme: — Discours de la bataille de Cerizolles (14
avril 1544)- Lyon, Sulp. Sabon 8 ff. in-8 1544.
A n o n y m e : — L ’ordonnance de la bataille faicte a Sy­
rizoles en piedmont avec la defaicte des Espagnolz. S. I.
8 f f . in-8, s. d. ( 1544).
A n o n y m e : — Aultres lettres de la de f uicte des Espai­
gnoles Syrizoles. S . I. 4 f f . in-8, s. d. (1544).
E questi opuscoli ampollosi e parziali non ci meravi­
gliano. La battaglia di Cerisole, che Francesco I non
voleva ingaggiare, temendo di affidare il suo più bell’eser­
cito ad un generale di venticinque anni e in cui i Fran­
cesi combatterono contro un nemico molto agguerrito e
più numeroso di 10,000 soldati, doveva menar rumore
in un paese come la Francia, così cavallerescamente im­
pressionabile. Si racconta che il duca d ’Enghien, che as­
sediava Carignano, per vincere le esitanze del re a per­
mettere di prendere l’offensiva contro l’esercito del mar­
chese del Vasto, che si avanzava per soccorrere la città,
gli inviasse Blaise de Montluc, cadetto di Guascogna, v e ­
nuto a cercar fortuna nelle guerre d ’Italia, sebbene qua­
rantenne. L ’eloquenza marziale dell'avventuriere vinse, e
Francesco, che era circondato dai suoi vecchi consiglieri,

�levando le braccia al cielo, dopo una breve preghiera au
père de lumières, esclamò: Che combattano, che combattano.
Montluc, allora, si slanciò fuori della Camera del Con­

Bataille, bataille. Que ceux qui en veu­
lent en tâter se depêchent. Più di mille gentiluomini lo
siglio, gridando:

seguirono al campo di Carignano.
Cosi con

l ’ordine del re,

il duca d ’Enghien

andò in­

contro all’oste imperiale, accampata nel piano di Cerisole,
la quale minacciava di schiacciare i Francesi fra due urti:
il suo e quello della città assediata. L a

vittoria del d ’En­

ghien fu anche circondata di leggende. Si disse e si con­
fermò che i Francesi avessero trovato nel campo

nemico

più di quattromila catene con altrettanti catenacci, prepa­
rati dal marchese del Vasto, per

incatenare i prigionieri

francesi dopo il trionfo.
L a battaglia di Cerisole fece cadere Carignano,

Pavia,

ed altre piazze in mano dei F rancesi, e fece nascere altre
pubblicazioni, tanto brevi quanto insignificanti, dall’aspetto
statistico, strategico

o sociale, ma che

certa importanza storica e possono
dei

particolari,

di

notizie e di

pure

hanno una

consultarsi

aneddoti,

in grazia

sfuggiti

agli

storici.
Eccone le più importanti:

A nonyme: —

La Victoire et grande desconfiture faicte
par monsieur Danguyien a u x Hespaignolz devan Cari­
gnant au pays de Piedmont, avec plusieurs aultres villes
circonvoisines prinses p. le dict seigneur Danguyen S. I.
4. ff. in-8, s. d. (1544).
Sulla presa di Carignano ancora un altro:

A n o n y m e : — La prinse et assault de la ville de Ca­
rignan, faite par M. d’Anghien le 20 avril 1^44. Rouan,
f . le Presi, in-8, 1544.
Poi sulla presa di Pavia abbiamo questo :

A n o n y m e : — La Prinse de Pavie par M gr. d’Anghien

accompaigne du duc d 'Urbin de plusieurs autres capitaines,
envoyés par la Pape. Tholose, Guyô Boudeuille, 4 ff.
in-4, 1544.

�E, finalmente, sopra tutti i fatti d ’arm e del duca d’En­
ghien, abbiamo il seguente libro:
A n o n y m e : — B r ie f discours au vray du portement et
affaires de Piedmont par Mgr. le comte d ’Anghyen gouverneur du dict Piedmont pour l ’annee 1544: Ordonnance
de la bataille de Syrizoles: autre victoire devant Carignan
et Syrizoles. Paris, Denys Janot, 23 ff. in-8, 1544.
Un altro discorso, anche A nonim o , fu stampato nel
medesimo anno su tutta la campagna d ’Italia:
— Discours de la bataille de Cerisolles, revue corrige
et augmentee au vray, oultre Ies precedents impressions. Item
est aiouste la prinse de troys villes, faicte sur nos ennemy s
de la les monts, depuis la susdite bataille. Tholose, Guyon
Boudeuille, 8 ff . in-4, 1544.

Questa smania di leggere discorsi e relazioni e descri­
zioni sulla campagna d ’Italia non calmò la smania della
erudizione classica, che entrò, trionfalmente, di nuovo in
Corte per opera di Mellin de Saint-Gelais, poeta e figlio
di poeta come Clément Marot, del quale fu continuatore
raffinato. Il Mellin, capo della seconda scuola poetica fran­
cese del X V I secolo, fu grande amatore della lingua la­
tina e della italiana, e spese le sue ore di ozio in tradu­
zioni, che, se non sono perfette, non sono più mediocri
di tante altre allora pubblicate. E fece, più tardi, rap ­
presentare, sul teatro di Blois, la Alia traduzione in
prosa della Sofonisba del Trissino. Il Mellin, capo del ma­
rottismo raffinato, autore di versi un po’ liberi per un
elemosiniere del Delfino, fu uno degli amabili poeti
di quel tempo, e, come tanti altri, oscurato da Clemente
Marot che lo precedè, e dal Ronsard che si elevò sulle
rovine della sua scuola.
Mentre che si divertivano e disputavano in Corte, la
brillante campagna d ’Italia, per i casi della guerra, non
diede quei frutti che se ne speravano, avendo dovuto
Francesco I indebolire di molto l' esercito dell’ Enghien

�per fronteggiare l’imperatore che invadeva la Sciampagna,
e Enrico V III che devastava la Piccardia. L ’imperatore
ebbe dei successi che furono aumentati dalle animosità tra
la duchessa d ’ Etampes, la favorita del re, e Diana di
Poitiers, la favorita del Delfino. La duchessa intrigava
per il matrimonio del duca d ’Orléans con una figliuola
dell’imperatore, e Diana vi si opponeva come 'contrario
a g l’ interessi del Delfino. Finalmente fu fatta la pace a
Crespy e le cose ritornarono allo statu quo ante la tregua
di Nizza. Intanto le persecuzioni religiose fervevano quanto
gli intrighi delle cortigiane e gli odi dei principi. Non
bastava più di sopprimere gli scritti macchiati di eretica
pece con i loro autori, si spiavano gli atti e le parole
di tutti nell’ intimità delle pareti domestiche per buttare
gli incauti nelle braccia sanguinose del carnefice.
Un tale Antonio Mouchi, monaco giacobino e inquisi­
sitore generale in Francia, ebbe, allora, fama infame. Cosi
dal nome di questo Mouchi e dalla sottigliezza feroce con
la quale egli sapeva scovare i protestanti, si è formato,
poi, il nome odiosissimo di mouchard.
L ’Inquisizione, stabilita in Francia nel 1536, e la Ca­
mera Ardente, istituita nel seno del Parlamento di Parigi
per istruire de’ delitti di eresia, lavoravano con impeto
cieco di bestie feroci affamate. Ed allora si inventò, per
rendere il supplizio dei protestanti più doloroso, una mac­
china chiamata estrapade, per mezzo di cui si sollevavano
le vittime ad una grande altezza, per lasciarle poi ricadere
nelle fiamme. E quest’ operazione si ripeteva parecchie
volte per prolungare il martirio (1).
E nell’anno 1545 furono giustiziate le città ugonotte
di Cabrières e Merindol, dove il pretesto della religione
fece consumare dalle soldatesche del re cristianissimo le
più oscene crudeltà.
Ebbene, non ostante queste feroci persecuzioni, lo stu­
1)( dio della
.9 lingua e dei classici latini bellamente continuò
,p
;m
a
rP
sto
:H
N
IB
L
E
iF
ed
V

�in questo sanguinoso anno 1545. Un anonimo, che, come
taluni vogliono, fu Roberto Estienne, stampava:
— Les Déclinaisons des noms et verbes, que doibvent sça­
voir entieremant par couer les enfans, ausquels on veult
bailler entrée a la langue latine. Ensemble la manière de
tourner les noms, pronombs, verbes etc. Des huict parties
d ’oraison. La manière d’exercer les enfans a decliner les
noms et les verbes. Paris de l ’imprimerie de Robert
Estienne, in-8, 1545.
Da questa lunga filastrocca si scorge di leggieri quanto
amore si spendesse ad insegnare ai fanciulli la lingua la­
tina. E questo insegnamento, così umile ed arido in ap­
parenza, roba tutta grammaticale, aveva una importanza
inapprezzabile, fornendo alle menti delle nuove genera­
zioni il mezzo per capir tutti i dotti e farsi capire da tutti.
Quell’insegnamento in Francia, dopo i miracoli del rina­
scimento in Italia, significava il cammino costante e trion­
fale della civiltà non ostante l’ Inquisizione, la Camera
Ardente e le guerre sanguinosissime che funestarono il
lungo regno di Francesco I. E con lo studio della lingua
continuava lo studio dei fatti di Roma antica e moderna.
Amyot traduceva dal greco le storie romane di Dio­
doro Siculo; Gilles d’Aurigny, detto l'Innocent Esgaré e
ancora le Pamphile, pubblicava a Poitiers, dal Marnef:
— La genealogie des diex poëtiques en 5 1 chapitres,
colligné des anciens autheurs grecs et latins;
Ed un A n o n im o : — Grandz triumphes, f estes, pompes
et livrees, fa ictes par les seigneurs rommains, pour la feste
qu’on ha faicte a Rommc en la place qu’il sape/lent d ’Agon,
et de Testaccio. Avec la signification des charriotz et en­
treprises qui y estoient, de chas qu’une compaignie, traduict
du vulgaire italien en langue françoys. Lyon, J . de Tour­
nes, 20 p. in-8, 1545.
Questa è una mediocre traduzione di un opuscolo im­
portantissimo, e rarissimo, per la storia dei costumi di
Roma, facendoci conoscere molti curiosi particolari delle
feste del Testaccio, che furono il preludio delle chiassose

�e licenziose feste carnevalesche dei secoli X V II e X V III
E mentre questa pubblicazione sulle incruente masche­
rate romane si leggeva a Parigi, nella Corte francese sfi­
lavano g l’intrighi di una mascherata sanguinosa. Era uc­
ciso il duca d ’Enghien, il fortunato capitano dell’ultima
campagna d’Italia. Fu spento, a Rocheguyon, da un cesto
che gli fu gettato da una finestra sulla testa. Questo caso
menò gran rumore. Molti sospettarono che il caso fosse
stato preparato, da lunga mano, dal patrizio italiano Cor­
nelio Bentivoglio, che aveva avuto dei battibecchi col duca,
e se ne scrissero di cotte e di crude sull’imputato. Non­
dimeno Francesco I non volle far veder chiaro nell’im­
broglio, temendo di non vedervi complicato anche il Del­
fino Enrico e il marchese d ’Aumale della Casa di Lorena.
E così morì, invendicato e ingloriosamente, il povero En­
ghien, fratello del re di Navarra e del principe di Condé,
e che aveva, si può dire, salvata la Francia nella battaglia
di Cerisole.

�V III.

Francesco I - I liberi pensatori e l’ Italia.

��L'

a n n o 1546, in cui fu segnata la pace tra France­
sco I ed Enrico V III, ambedue disfatti, con un piè
nella fossa per eccessi carnali, fu pubblicato L e Cantique
d ’ Estienne Dolet prisonnier à la Conciergerie de Paris,
sur sa désolation et sur sa consolation (1). Il povero tipo­
grafo letterato celebrava la sua liberazione dal lungo
processo incominciato fin dal 1543. Nelle prigioni pare
che avesse avuto agio di lavorare, perchè, nel 1544,
a Troyes, da Nicolle Paris fu dato alla luce le Second
Enfer de Estienne Dolet, in cui vi sono componimenti di
lui intorno alla sua seconda prigionia e la traduzione di
due Dialoghi di Platone da lui resi in lingua francese.
Ma l’infelice non pote parlare a lungo della sua seconda
prigionia, perchè, ripreso nel 1546, il 3 agosto di quello
stesso anno 1546, giorno del suo onomastico, fu bruciato
nella piazza Maubert, appartenente alla parrocchia di Santo
Stefano. L ’ autore dei Commentari della lingua latina e
delle Formule delle locuzioni latine più illustri, il tradut­
tore delle Tusculane e delle Lettere fam igliari di Cice­
rone, fu latinista fino all’ultima ora. N ell’andare al rogo,
vedendo la folla che pigliava parte alla sua sventura, al

(1) L ’ edizione originale di questo cantico è rarissima: n’ è
stata fatta una ristampa a Parigi dal Guiraudot nel 1829, in-16,
di 6 f . in carattere gotico.

�dottore, che gli camminava a lato, disse con un giuoco di
parole sul suo nome :
— Non dolet ipse Dolet, sed pia turba dolet.
E il dottore a lui, capovolgendo lo stesso verso :
— Non pia turba delet, sed dolet ipse D olet ( 1).
La morte di questo valoroso latinista, non ancora
quarantenne, davvero accorò tutti i buoni ed i tolleranti
di Francia, ma non pare che lo avessero pianto gli Ugo­
notti, perchè il suo nome non si trova nel loro martiro­
logio, come a sproposito fu asserito dal Laboureur. Il
Bayle assicura di non averne letto il nome nè nel piccolo
martirologio di Giovanni Crepin, nè nel grande in-folio pub­
blicato nel 1582. Teodoro Béza, che tenne conto esatto di
tutte le vittime dei protestanti francesi, non lo nomina.
E non è meraivglia. Calvino, il gran maestro, lo mise
tra gli empi.
In quest’ anno funesto

per gli studi

latini

in Francia

Francesco Estienne pubblicava :

— Principes et premiers éléments de la langue latine,
par lesquels tous jeunes enfans seront facilem ent introduits
en la cognoissance d’icelle. — Paris, en la maison de
François Estienne, in-8, 1546.
In questo stesso anno il celebre giureconsulto Carlo
Du Moulin, detto Molinaeus, che nel 1561 doveva met­
ter fuori un trattato sull’origine, progresso ed eccellenza
della monarchia e corone di Francia, dava un grande
attestato di stima al nostro filosofo Agostino da Sessa,
traducendone dal latino in francese il suo libro Sulle
profezie e sugli augurii, che fu edito a Lione da J. de
Tournes, uno dei primi stampatori di quella industre
città, in cui un anno dopo, il 1547, si doveva stampare
in italiano la prima edizione in Francia della Divina
Commedia. Questo Du Moulin ebbe allora in Francia
tanta riputazione nel diritto consuetudinario e canonico,
(1) M o r e r i : G r a n d D ic tio n n a ir e
L y o n , G ir in , 1681.

H is to r iq u e , vo l. I, p.I I I I .

�quanto Cujas nel diritto romano. Lo storico De Thou ci
dice che il suo nome era dovunque venerato per il suo
giudizio solido e la grande erudizione e ancora per la
sua probità e la santità dei suoi costumi. Fu uomo di
grande talenta e di molto coraggio, e lo vedremo di qui
a poco alle prese con la Sorbona per avere attaccato i
soprusi dei papi e dei suoi prelati in fatto di benefici.
Secondo gli abati Drotier e Mercier de Saint-Leger, egli
fu smisuratamente e ridicolmente orgoglioso, chiamandosi
il dottore di Francia e di Alemagna e mettendo in cima
delle sue consultazioni : M oi qui ne cede à personne, et à
qui personne ne peut rien apprendre. Ma quei poveri abati
non hanno pensato che il buon Molineo scrivesse così
per dire alla Sorbona che ad essa, che non poteva nulla
insegnargli, non avrebbe mai ceduto. Sulla penna di un
uomo, come il Molineo, quelle parole non potevano es­
sere lo sfogo di un orgoglio insensato, ma la sfida di un
forte intelletto. L ’anno dopo, nel 1547, Luigi Maigret tra­
duceva la Congiura di Catilina e la Guerra contro Giu­
gurta di Sallustio, e Nicola de Lesent traduceva le Isti­
tuzioni di Giustiniano.
In questo anno, nella notte dal 28 al 29 gennaio se
ne morì Enrico V III. Quando Francesco I apprese questa
morte disse scrollando la testa: mon ainé est parti, mon
tour ne tardera pas. Ed, in effetti, il presentimento che
aveva base in un deperimento generale delle forze di­
strutte da quel male funesto, che, la Ferronnière, una
ardente e seducente borghese parigina, impestata per ven­
detta del marito geloso, come tutti sanno, gli aveva co­
municato inconsapevolmente, non tardò a verificarsi. Il
marito vendicativo non riuscì a togliere la moglie for­
mosa, dalle braccia del re, che, con appetito rabbioso,
volle sempre vederla, fino a che dalla morte non fu diviso
da lei, ai 31 marzo 1547, n e l castello di Rambouillet.
Poco dopo la dipartita della Ferromère, che era stata
rosa dal male, in quel tempo incurabile, che la gelosia

�del marito le aveva dato, se ne diparti Francesco I, se­
condo la tradizione, spento dalla stessa causa ( 1 ).

Francesco I è chiamato re credente, guerriero, cavalle­
resco e mecenate.
Sono quattro menzogne!
Chi ha seguito questi miei studi, se ne sarà convinto
facilmente. Francesco I non fu credente, ma soltanto in­
tollerante feroce, perchè mentre faceva arrestare e bru­
ciare i calvinisti in Francia, proteggeva i luterani in Ger­
mania per minare il piedestallo del suo emulo Carlo V,
e mentre la Camera Ardente del Parlamento di Parigi,
fanatizzata dall’infame cardinale Duprat, condannava al
rogo, in un solo giorno, cinqnanta persone tra vecchi,
donne e fanciulli, egli fornicava con i principotti di Ger­
mania, sempre per gelosia del suo emulo.
Francesco I non fu guerriero, ma un ordinario soldato
di ventura, dotato di coraggio, brutale coraggio, capace
di colpire, non mai illuminato dalla mente che prevede e
combina. E quel coraggio venne anche meno dopo la bat­
taglia di Pavia. La celebre e sonora frase: Tutto è perduto,
fuorché l’onore, non è se non una compiacente invenzione
di storici cortigiani. Nei registri manoscritti del Parla­
mento di Parigi si conserva copia della lettera che egli
inviò, in data del 10 novembre 1525, a sua madre, Luisa
di Savoia, duchessa d ’Angoulème. In questa lettera non
si legge la bella ed eroica e rotonda frase: Tout est perdu,
madame, fors l ’honneur ! La lettera comincia così: Pour
vous advertir comment seporte le ressort de mon infortun e ,
de toute chose ne m’est demouré que l ’honneur et la vie,
qui est sauve.
Con la medesima data del 1° novembre 1525, e col
medesimo corriere, Francesco I inviò a Carlo V una let(1) Vedi a pagg. 3-12 in: La mort des rois de France, depuis
François premier jusqu’à la revolution française, études medicales
et historiques, par le Dr. A. Corlieu, Paris, Germer Baillière, 1873,

�tera, nella quale si legge il brano seguente: Par quoi, s ’il
vous plait avoir cette honnesté pitié et moyenner la sûrete
que mérité un roi le quel on vent rendre ami et non dé­
sespéré, vous pouvez faire un aquest, au lieu d ’un prison­
nier inutile, de rendre un roi a jam ais votre esclaue. Si
vede bene che è questa la mauo servile, che più tardi,
avrebbe firmato il vergognoso trattato di Madrid, e poi
quello di Cambray, pronta del resto a lacerarli tutti e due,
con fede reale, alla prima occasione.
Si è chiamato Francesco I re cavalleresco ed appassio­
nato ; ma egli non fu se non un volgare libertino, e nelle
sue galanterie non rispettò quasi mai quei riguardi do­
vuti alla donna in qualunque condizione ella si trovi. Non
si votò giammai ad una donna per sentimento, per pas­
sione, ma per fugace febbre di sensi, sempre. Quando il
conestabile di Borbone, insidiato ed oppresso dalla du­
chessa di Angoulême che voleva per forza essere sposata
da lui, diserta la causa francese, passando armi e bagagli
sotto la bandiera di Çarlo V, molti nobili francesi furono
processati come complici. Saint Vallier fu condannato a
morte. Diana di Poitiers, figlia dell’illustre condannato, e
moglie di un gran signore di Normandia, venne in Corte
a sollecitare vivamente la grazia per suo padre. Diana
era bella, ma virtuosa, come affermano i cronisti. Fran­
cesco I mise un prezzo alla vita di Saint-Vallier. Diana
cedette, Saint-Vallier fu salvo, e Francesco I infame. E
introdusse Diana in Corte accanto a sua moglie Claudia;
e abbandonò Francesca di Foix, duchessa di Chateaubriand
sua prima amante, e poi passò nelle braccia di Anna di
Pisseleu, celebre col nome di duchessa di Etampes che
vendeva i suoi segreti di Stato e poi negligendo Eleo­
nora, la sua seconda moglie, cadde nelle braccia della bella
Ferronnière, inconscio strumento di vendetta del marito
offeso. Eleonora così non divise sempre i favori del so­
vrano, ma sventuratamente li divise abbastanza per aver
la sua parte del dono funesto, fatto dalla druda al reale
suo consorte.

�Si è chiamato Francesco I padre delle lettere francesi,
forse perchè fondò il Collegio di Francia e la stamperia
reale ; ma gli storici venali e cortigiani hanno dimenticato
che fece bruciare nel 1525 i letterati Jean Lules e Livri
detto l’Hermite, e, nel 1529, Louis Berquin; hanno di­
menticato che, nel 1531, fece incarcerare moltissimi let­
terati tra i quali Clement Marot, Rem i Bellean, Louis
Maigret con la grave accusa di aver mangiato del lardo
in quaresima; hanno dimenticato che, nel 1533, mentre fa­
ceva bruciare Louis Berquin e maître Alexandre, esiliava
i professori Vatable, Paradis e Guidacier, colonne del
Collegio di Francia; hanno dimenticato l’editto del 13
gennaio che vietò, sotto pena della forca, ogni pubblica­
zione a stampa nel regno di Francia; hanno dimenticato
il rogo del 3 agosto 1546 dell’infelicissimo Etienne Dolet.
Francesco I, come si vede, amava le lettere ma faceva
esiliare e imprigionare e bruciare i letterati. E dopo questo
che cosa resta? Resta che il re cavaliere fu la parodia
sanguinosa di tutto ciò che volle rappresentare; la parodia
della fede, la parodia del valore, la parodia dell’amore, la
parodia della generosità. Ei non fu nè re credente, nè re
guerriero, nè re appassionato, nè re mecenate, fu un in­
tollerante, libertino, sanguinario. E non si sa, se fosse re
più di lui il suo buffone Triboulet o se egli, re, fosse più
buffone di Triboulet. Non fu il padre delle belle lettere,
ma delle guerre civili.
Ma torniamo ai nostri libri. Nel 1547 fu pubblicato a
Parigi da Nicolas Chrestien, in-8 l’opera seguente: La di­
vision du Monde, contenant la Déclaration des Provinces &amp;
R egions d’A sie, Europe &amp; Aphrique ; ensemble les pas­
soires, lieux &amp; destroits, par les quels on peut entrer &amp;
passer des Gaules es parties d ’Italie; avec les noms des
Evêchés, Archevêchés et abbayes du Royamme de France :
plus la maniere de faire un Empereur en deux sortes, come
se fa ict un Roy en nouveau Royaulm ; comme se peut un
D uc et un Comte ; et la calculation des deniers que peu
vent être levés en France.

�In questa opera ciò che principalmente ci riguarda è
ristampa dell’opera di Giacomo Signot su i passaggi tra
l’Italia e la Francia, pubblicata, la prima volta, nel 1515,
come il lettore ricorderà (1).
Oltre di questo non troviamo altra cosa nell’anno della
morte di Francesco I, ma i dotti e i poeti non dormono
e vedremo qui appresso il grande sviluppo della cultura
latino-italica in Francia, i frutti meravigliosi maturati su
fertile terreno seminato dal Budé, dall’Estienne, dal Mai­
gret, dal Dolet e da tanti altri valorosi.
E prima che Francesco I fosse scomparso dal mondo
doveva recare un gran colpo alla libertà del nascente teatro
francese. Il teatro in Francia, come del resto altrove, e
ben si sa, incominciò con le sacre rappresentazioni per
mezzo dei Confrères de la passion. Ai primi anni del se­
colo X IV sorgevano les Clercs de la Basoche, cioè i pra­
ticanti giovani della gran sala del palazzo di Giustizia, i
quali alle sacre rappresentazioni sostituirono delle compo­
sizioni più letterarie e meno noiose, les moralités. Nasce­
vano in un buon punto, quando cioè la monarchia, con
l’audacia di Filippo il Bello, cercava di emanciparsi, per
quanto le era possibile, dalla chiesa e dal feudalismo. Cosi,
i giovani avvocati e procuratori allegri buontemponi e
alquanto sboccati, goderono la protezione del re, che con­
fermò, con lettere patenti, la società loro. I Basocciani
ebbero un re che portava una toga del medesimo colore
e stoffa di quella del re vero. Il nuovo re da commedia
ebbe la sua corte, il suo cancelliere, i suoi esattori, il suo
procuratore e il diritto di battere moneta nell’ambito del suo
regno, cioè a dire tra i praticanti o tironi e i fornitori
della società. Nè mancava, nel maggio, la grande caval­
cata dei tironi, che, vestiti da eleganti cavalieri, dai giu­
stacuori gialli ed azzurri, seguivano il loro re per la grande
via reale di Parigi di allora, per la via san Dionigi, per
la quale i re di Francia facevano il loro ingresso
(1) B r u n e t . M a n u e l du lib ra ire, v o l.

Firmin-Didot, 1864, Paris.

5,

c o l.

900,

5 .3

e d iz.

�trio
fale in Parigi, e per la quale ne uscivano per essere tra­
n
sportati alle tombe della cattedrale di san Dionigi. La
grande cavalcata eroicomica, tra suono di tamburri, cam­
pane e trombette, tra l’eco di canzonette allegre, si fer­
mava nel bosco di Bondy, per pranzare. E se ne tornava,
a sera, portando in trofeo due alberi, che piantava nella
corte del palazzo di giustizia. Poi incominciava il trat­
tenimento drammatico.
Sotto Carlo V, i basocciani ebbero nuovo splendore e la
conferma degli antichi privilegi, ma la loro missione vera­
mente, in un certo modo civile, comincia cento anni dalla
loro nascita, ai primi del secolo X V , quando diventano
aperti rivali dei confratelli della passione, che, per un’or­
dinanza. di Carlo VI, erano stati costituiti in regolare e
permanente società. Ed essi, a poco a poco, per meglio
vincere la Confrérie, accorgendosi che le moralità, mutati
i tempi ed i gusti, facevano addormentare gli spettatori,
incominciarono a rappresentare le farse condite di maldi­
cenze e di aperte allusioni ai casi del giorno. E fu tale il
successo del nuovo genere drammatico, che scattò fuori
un’altra società, quella degli Enfants sans souci (ragazzi
spensierati), i quali, a loro volta, furono riconosciuti da
Carlo V I. E molto doverono durare i basocciani per te­
nersi in piedi. I ragazzi spensierati, non distratti dalle
pesanti cure del fòro, nè presi da qualsiasi occupazione,
tutti, o quasi, figli di agiate famiglie potevano spendere
anima e corpo nella scelta impresa, senza pensare a bu­
scarsi il tozzo di pane. Nella lotta di emulazione fra
tironi e spensierati si andò raffinando la vis comica, che
dai primi tentativi letterari di Pietro Gringoire, passando
attraverso i tentativi più pretenziosi, ma non più felici
della Pleiade, e le traduzioni del Larivery, doveva giun­
gere a Molière, e poi, man mano, agli splendori del teatro
contemporaneo.
Non è mio còmpito di seguire, passo per passo, i
tentativi delle due società rivali ; ma è certo che en­
trambe, dal principio del secolo X V fino a Clemente

�Marot, non poco contribuirono a plasmare lo spirito na­
zionale ed accrescerne la coltura, non ostante gli sforzi di
Carlo V II, che tentò di soffocarle, poco soffrendo nè il
motteggio, nè l’opposizione ; ma, con Luigi XI, i comici
dilettanti e, specialmente, i tironi, trovarono nuova prote­
zione. Il re teneva ad aumentare il prestigio della regalità
per comporre in un sol corpo di nazione la Francia, e con
ogni forza, ad ogni costo, senza scrupoli ; epperò non gli
poteva calere che basochiens e enfants sans-souci si rides­
sero di gran signori, di monaci e di piccoli borghesi. A
lui bastava che rispettassero e magnificassero il re ; nè le
salacità potevano dispiacere a chi era stato uno degli espo­
sitori, nella beata età giovanile, delle Cent Nouvelles nou­
velles. Nondimeno, la più assoluta libertà del teatro splende
in Francia nel regno di Luigi XII, al tempo di Pietro Grin­
goire. La Basoche, la Sans-souci risplendono, e specialmente
la prima tocca il suo apogeo. Non la regalità, non la muni­
cipalità, non il Parlamento, non la Sorbona mettono osta­
cali al suo cammino trionfale, allo sviluppo del teatro.
Luigi X II lascia fare, lascia passare la volontà... dei comici.
Vi era, nondimeno, un punto nel quale il re non intendeva
motteggi, sull’onore della regina. Per proteggerla, in mezzo
allo scoppiettìo generale dello spirito della satira, il re in­
giunse ai poeti di rispettare la donna sotto pena della forca.
La minaccia era severa, ma non rimase sempre, se non una
minaccia ( 1 ). Ma, appena morto Luigi X II, il Parlamento
riprende la lotta, che aveva sostenuta, con alterna fortuna,
durante il regno di Luigi XI, e colpisce con un suo arresto
la Basoche. Interviene Clemente Marot, e indirizza una
lettera in versi a Francesco I, il quale fece buon viso al cat­
tivo giuoco, e ricorse ad un temperamento, che doveva sta­
bilire, permanentemente, la censura teatrale. Fu istituita
una Commissione incaricata di esaminare le produzioni,
prima delle rappresentazioni. La libertà boccheggiava. In
fondo, ben sentiva il re che quella satira, senza limiti, non
(1) Vedi a pag. 12 in: Histoire de la Censure théâtrale en
France, par V ictor Hal l ays-Dabot. — Paris, Dentu, 1862.

�gli conveniva. Egli voleva spendere e spandere, fare il suo
comodo, divertirsi e lasciar divertire. Nella danza generale,
la voce importuna e petulante dei giovani clercs era un
istrumento fuori di chiave. Durante quindici anni, i comici
si battono con ogni specie di astuzie, ricorrono a tutti gli
stratagemmi per burlarsi dei censori ; ma, a poco a poco,
si avvicina la morte loro. Il Parlamento fa paura al re, man­
dandogli a leggere i versacci che circolavano sulla regina
madre, Luisa di Savoia, sul cardinale Duprat, il cancelliere,
e sul papa. Si raddoppi;! la persecuzione contro i confratelli
della Passione, accusandoli di speculare sulla religione,
bene stimando che, soppressi questi non molto popolari con
le loro noiose rappresentazioni, sarebbe stato men diffi­
cile, atteggiandosi ad imparziali, di chiudere la bocca ai
basochiens e compagni. Ma i confratelli si appoggiano sulla
superstizione. Si ricorda a Francesco I, intanto, che i ba­
socciani hanno rappresentato sua sorella favorevole ai pro­
testanti, come una furia, e così finalmente, dopo sette altri
anni di lotta, nel 1540, è sciolta la Società dei basochiens,
e le loro rappresentazioni definitivamente vietate, sotto pena
della scure, prima che fossero vietate quella della Confra­
ternita, che fu, a sua volta, sciolta solo nel 1548, poco dopo
la morte di Francesco I.
Come si vede, adunque, il re mecenate, il re letterato
fu il primo ad istituire, in forma stabile, la censura, e sop­
presse quella Società teatrale, che aveva tenuta a batte­
simo l’arte drammatica francese, cui avevano appartenuto,
fra gli altri, Francesco Villon e Clemente Marot.

�IX .

L’ italianismo nella cultura francese - La difesa e
illustrazione della lingua francese - Roma

nella

poesia di Joachin Du Bellay e nei versi di Etienne
Jodelle.

��l’assunzione al trono di Francia di Enrico II, il
31 marzo 1547, si inizia il periodo italianissimo nella
cultura francese. A Reims, il 25 luglio di quell’anno, non
fu consacrato il nuovo re da Carlo di Lorena, arcivescovo;
ma bensì la influenza della letteratura e dell’arte italiana
in Francia. Caterina dei Medici, la nuova regina, donna
bella, spiritosa, colta, che aveva della sua casa il gusto
per l’arte e la larghezza del proteggere le lettere, fu l’ar­
tefice principale del consolidamento della supremazia del
pensiero e della moda italica. Ella, donna di grande virtù
e di grandi vizi, di natura esuberante, pur essendo pru­
dente e guardinga, trovava finalmente un vasto campo di
azione e si preparava a vendicarsi della quasi oscurità in
cui aveva dovuto vivere nella Corte di Francesco I, nella
quale la duchessa di Etampes, la grande favorita, non
tollerava altre stelle. Durante i dodici anni di regno di
suo marito, fino al giorno in cui la lancia di Montgo­
mery non lo mandò nel regno dei più, Caterina, lottante
con la nuova favorita, l’astuta e non più giovane duchessa
di Valentinois, non potè fare tutto ciò che avrebbe vo­
luto; m a, del 1558 in poi, fece la pioggia e il bel tempo,
insieme con la sua coorte di belle donne, molte delle
quali italiane, chiamata l’escadron volant. In ogni modo,
regina lei, l’erudizione latino-italica prese uno

C

on

�in ario slancio, il Petrarca divenne di gran moda, il so­
d
o
stra
netto all’italiana di tormento dei verseggiatori francesi.
La lingua gallica fu invasa da uno sciame di parole ita­
liane. Le traduzioni si andarono moltiplicando, di maniera
che di li a vent’anni, quando, nel 1567, Enrico Estienne
pubblicò il suo libro di polemica: la lingua francese ita­
lianizzata, si poteva ben dire che quasi la metà delle pa­
role che labbra francesi pronunziavano sulle rive della
Senna, fossero di origine italiana. Nondimeno, fin dal 1550,
tre anni appena dopo la salita al trono di Caterina dei
Medici, qualche buon spirito di là dalle Alpi, era impen­
sierito della grande soprapposizione dell’ elemento fore­
stiere, ed il giovane poeta Gioacchino D u Belley conce­
piva la sua Difesa ed illustrazione della lingua francese.
Quando, nel 1549, Gioacchino Du Hellay incontrò per
caso, in una locanda, Pietro Ronsard, reduce da un viaggio
a Poitiers, contava venticinque anni, quanti ne aveva
press’a poco il suo nuovo amico. Giovani entrambi e coe­
tanei, quasi parenti, avidi tutti e due di gloria letteraria,
si strinsero insieme e continuarono, da buoni compagni,
il viaggio fino a Parigi.
Il Ronsard aveva molto viaggiato e s’era trovato, faccia
a faccia, col dolore, aveva amato, conosceva gran parte
della vita. Suo padre Luigi, che scriveva bene in francese
ed in latino, a malgrado i suoi gusti personali, aveva
cercato di avviarlo in una lucrosa carriera. Nel mese di
agosto del 1536 lo fece entrare, come paggio, nella casa
del delfino Francesco, che si trovava a Lione e del quale
egli era consigliere maggiordomo. Per una strana fatalità
il giovane principe morì poco dopo a Tournon e l’undi­
cenne Pietro, dopo averlo veduto sul letto di morte, dovè
assistere all’orribile spettacolo dell’apertura del suo corpo,
avendosi sospetto che il povero Francesco fosse stato av­
velenato. Di là, il paggetto passò ad Avignone al servizio
di Carlo, duca d ’Orléans, terzo tìglio di Francesco I, poi
fu inviato in Scozia al seguito di Maddalena, figlia di re
Francesco, giovinetta allora di sedici anni, andata sposa

�a Giacomo Stuardo. Avevano sconsigliato alla fanciulla di
lasciare la sua Francia, per recarsi colà, lontano, en un
pays barbare et une gent brutalle, ed ella aveva risposto :
Pour le moings tant que j e vivrai j e seray reine, ce que
j ’ay toujours désiré. E quando fu in Scozia, ella trovò il
paese come le avevano detto, assai differente dalla sua
dolce F rancia, e cosi esclamava : Helas, j ’ay voulu estre
reyne! come dice il Marty, couvrant sa tristesse et le f e u de son
ambition d ’ une cendre de patience. La giovinetta regina si
ammalò di languore e nè le lagrime del marito, nè la bel­
lezza, nè la giovinezza, nè voti, nè orazioni poterono resi­
stere all’assalto della morte. E il giovinetto Ronsard se ne
tornò accorato in Francia, di nuovo nella casa del duca
d’Orléans, con una gran voglia di studiare, con un gran
bisogno. di fare dei versi, che gli aveva messo addosso un
signor Paolo, paggio come lui, buon poeta latino, che gli
aveva letto, ogni giorno, tra le tristezze della Corte scoz­
zese, qualche cosa di Virgilio e di Orazio. Indi, passò
nella casa di Enrico, secondo figlio di Francesco I, marito
di Caterina dei Medici, il quale, bentosto, doveva succe­
dere a suo padre, col nome di Enrico II. Indi, viaggiò
in Germania, con Lazzaro de Baif, ambasciadore del re,
e poi in Italia con Guglielmo du Bellay. Rousard, a di­
ciotto anni, già aveva molto visto, molto goduto, molto
vissuto, e reduce dall’ Allemagna fu preso dalla sordità
che, secondo un epigramma latino, alcuni qualificarono
come una conseguenza di malattia di gioventù. Non po­
tendo, per questo difetto, rimanere nella vita diploma­
tica, in cui gli orecchi rendono servizi, spesso, assai più
notevoli che non la lingua e il cervello, egli potè, con
tutto l’ardore della sua passione, consacrarsi interamente
al culto della poesia; e, se ne andava, ogni giorno, dal
Dorat, illustre precettore di lettere greche e latine, che
allora dimorava nel quartiere dell’Università, presso Laz­
zaro de Baif, amministratore di casa reale, dove inse­
gnava le lettere greche ad Antonio suo figlio. E divenuto
Dorat governatore del collegio Coqueret, il giovine,

�si ato dal furore letterario, lo segui e non contento di ri­
va
n
fare la sua educazione e di sottoporsi provvisoriamente
sotto la disciplina di un maestro, egli si adattò agli eser­
cizi scolastici, diventò scolare in tutto il rigore della pa­
rola e rimase scolare per ben sette anni, affaticandosi in­
torno ai classici, e specialmente intorno a padre Omero.
Nondimeno, non volle farsi dimenticare alla Corte, e
in uno dei suoi viaggi, a Blois, si innamorò di una Cas­
sandra, cioè di Diana di Talfi, nipote di M.lle de Pré ( 1).
La passione di Ronsard per Cassandra era passione pe­
trarchesca, non era amore di petto, era amore di cervello.
Il poeta, a Blois, petrarcheggiava, come grecizzava a Pa­
rigi. E, studioso delle forme, preso dalla bellezza dei
grandi artefici antichi e italiani, non pensava a rendere i
suoi versi di pubblica ragione ; ma in segreto, come il
pianista moderno rifà cento volte una scala per portare
all’apice l’agilità della mano, cosi egli martellava cento
volte sul medesimo verso per rendersi padrone di quella
forma, che anche ai pochi eletti, talvolta, si ribella invin­
cibile. Questa era stata la vita di Ronsard, quando s’in­
contrò, lungo la via da Poitiers a Parigi, con Gioacchino
Du Bellay.
Gioacchino Du Bellay era nato verso il 1525 a Lyré,
sulla riva sinistra della Loira, da Giovanni e da Renata
Chabot.
Suo padre era signore di Gonnor, ma il nostro poeta
non ne fu mai padrone. Il suo dominio fu circoscritto al
piccolo Lyré. Non si hanno documenti intorno alla vita
del du Bellay, ma non poche notizie abbiamo di lui, de­
sumendole dalle sue poesie latine e francesi. Egli fu, forse,
il primo poeta lirico, e l’intimità campeggia nei suoi versi.
E poi, negli ultimi anni di sua vita, indirizzò al suo ami­
cissimo Jean Morel una lunga elegia latina che è una
specie di autobiografia.
La sua adolescenza non fu felice ; rimasto orfano di
(1) D’Aubigné, Lettres touchantes quelques points de diverses
sciences, XI, t. 1, p. 457.

�buon’ora, la sua istruzione fu negletta da un suo fratello,
suo tutore. Poi, alla morte di lui, il suo tempo fu preso
dalle cure dovute a suo nipote, al figliuolo del fratello,
il quale, morente, glielo aveva confidato, e da cause d ’in­
teresse. E, infine, una grave malattia lo vinse, che lo
tenne, per due anni, inchiodato sul letto del dolore. Solo
allora potè incominciare a leggere i poeti e i classici greci
e latini. E questa mancanza di erudizione produsse un
poeta originale fra tanti verseggiatori noiosi e freddi, che
imitavano malamente i modelli antichi. E non potendo
scrivere se non in lingua francese, a poco a poco, di essa
fu preso, e venne pensando che ogni lingua può espri­
mere tutto ed esser capace di ogni genere di poesia, sol
che sia amata e studiata con industre cura dai suoi figli ;
e che si dovessero apprendere le lingue greca e latina
per cavarne da esse voci e modi di dire, e farsene san­
gue del proprio sangue. E questi pensieri, che, ora, non
sono se non banale verità, allora sembravano una audacia
straordinaria, specialmente in Francia, e dovevano produrre
la Defense et illustration de la langue française.
Il Ronsard dovè essere un piacevole compagno di
viaggio per il Du Bellay, talento vivido ed entusiasta. E
cosi la conversazione dovè scorrere continua tra i due gio­
vani poeti lungo il viaggio. E, certamente, fra tante cose,
toccò la Poetica che il Sebilet aveva pubblicata l’anno in­
nanzi, in cui aveva santificato Marot e canonizzato Mellin
de Saint-Gelais. Ai due serventi delle Muse, ai due affa­
mati di rinomanza, non potè sfuggire che dovevano abbat­
tere gli antichi altari e i vecchi idoli, perchè la tromba
della fama suonasse ai quattro venti il loro nome. A Parigi
le declamazioni infiammate non cessarono, e il Du Bellay
si associò nello studio col Baïf e col Ronsard ; fu terzo sco­
lare del Dorat. E, non versato profondamente nelle lettere
antiche, tutto preso dal natio linguaggio, e spirito intra­
prendente com’era, cervello effervescente, concepì la Difesa
ed illustrazione della lingua francese, che fu il riassunto
di tutte le conversazioni degli amici, in cui, forse, ognuno

�mise qualche cosa di suo. E questo scritto fu l’inno di guerra
della nuova scuola, che si presentò, cosi, alle falde del Par­
naso, armata di tutto punto, nell’anno del Signore 1550.

Les langues — dice il Du Bellay — ne sont nées
d ’elles mesmes en façon d ’herbes, racines et arbres, les
unes infirmes et debiles en leur espèçes, les autres saines et
robustes et plus aptes à porter les f a i x des conceptions
humaines: mais tout leur vertu est né au monde du vou­
loir et arbitre des mortels.
Dunque : lasciate da banda le vecchie distinzioni. I
Greci chiamavano barbari gli stranieri e barbare le loro
lingue, come i Romani, a lor volta, chiamarono barbari gli
altri popoli, vinti. La nostra lingua francese, soggiunge il
Du Bellay, non è barbara, se esprime lo stato d ’un popolo
ora tanto civile, quanto gli antichi Greci e Romani. E se
essa non è cosi copiosa e ricca come la greca e la latina,
questo non si deve imputare a suo difetto, ma all’igno­
ranza dei nostri maggiori, qui ayans (comme dit quelq'nn
parlant des anciens Romains) en plus grande recomman­
dation le bien faire que le bien dire et mieux aymans
laisser à leur postérité les exemples de vertu que les pré­
ceptes, se sont prives de la gloyre de leurs bien faits, et
nous du f ruict de l ’immitation d ’iceux: et par même moyen
nous ont laissé notre langue si pauvre et nue qu’elle a be­
soing des ornements et (s ’il fa u t ainsi parler) des plumes
d ’autruy.
Si deve curare la lingua, come l’ agricoltore cura la
tenera pianticella. Chi oserà dire che la greca e la latina
furono sempre dell’eccellenza in cui si videro al tempo di
Omero e di Demostene, di Cicerone e di Virgilio ? Il se­
greto sta nel lavoro di raffinamento, di rifioritura, di arric
chimento. Le traduzioni, di cui abbonda il regno di Fran­
cesco I, hanno dimostrato che la lingua francese non è poi
così povera come si crede. E se essa non è così copiosa,
come potrebbe già essere, è per lo meno fedele interprete

�degli altri idiomi. E che sia così, filosofi, storici, medici,
poeti, oratori greci e latini hanno appreso a parlar fran­
cese. Nondimeno si abbandonino queste traduzioni, se
vuoisi arricchire la lingua propria. Ricorriamo alle fonti.
Il parlare elegantemente e copiosamente di ogni cosa non
si può acquistare, se non per l’intelligenza perfetta delle
scienze, le quali furono in prima trattate dai Greci e dai
Romani. E ’, dunque, necessario che queste due lingue
siano conosciute da chi vuole conquistare questa copia e
ricchezza d ’invenzione.
Qui non è il luogo di riassumere tutto il libro del Du
Bellay; ma io credo far cosa grata ai miei lettori met­
tendo loro sott’occhio le sue conclusioni. Egli non vuole
che si facciano traduzioni, vuole che si studino i classici
e si imitino.
« Nella maniera che i Romani studiarono nei Greci,
noi dobbiamo studiare nei Greci e nei Latini per scriver
bene nella lingua nostra di tutto ed anche di filosofia e
fare come g l’italiani, che hanno saputo appropriarsi di
tutto il linguaggio platonico! Se io ho detto che non de­
vesi scrivere in latino o in greco, non l’ho fatto per sco­
raggiare dallo studio delle due lingue antiche ; io sono
cosi lontano da quest’opinione, che confesso che nessuno
possa fare opera eccellente nel suo volgare, se sia igno­
rante di queste due lingue o che non intenda il latino
almeno. Solo io credo che dopo averle apprese, non si
disprezzi la propria e chi per un’inclinazione naturale (ciò
che si può giudicare dalle opere latine e toscane di Pe­
trarca e Boccaccio) si sentisse più proprio a scrivere nella
sua lingua che in greco e in latino, si studi piuttosto a
rendersi immortale tra i suoi, scrivendo bene nel suo vol­
gare, che, mal scrivendo in queste due altre lingue, parer
vile ai dotti che agli indotti. »
Infine raccomanda l’imitazione dei Greci e dei Latini,
ed anche degli Italiani e Spagnuoli. E dice al poeta:
« Datti

a quei piacevoli

epigrammi ad imitazione di

Marziale ; distilla con uno stile uguale quelle lamentevoli

�elegie ad esempio di un Ovidio, di un Tibullo, di un
Properzio. Coltiva anche la satira che io non so perchè
i Francesi hanno chiamato Coq a l’asne ; inveisci contro i
vizi del tuo tempo e perdona ai nomi delle persone vi­
ziose. Tu hai per questo Orazio, che, secondo Quinti­
liano, tiene il primo luogo fra i satirici. Sonami questi
bei sonetti, non meno dotta che piacevole invenzione ita­
liana. E per il sonetto hai il Petrarca e alcuni moderni
Italiani. Cantami, con una zampogna ben sonante ed una
cornamusa bene accordata, le piccole egloghe ad esempio
di Teocrito e di Virgilio, e marinaresche ad esempio del
Sannazaro, gentiluomo napolitano. E tu, dunque, dotato
di una eccellente facilità di natura, istruito in tutte le
buone arti e scienze, principalmente naturali e matema­
tiche, versato in tutti i generi dei buoni autori greci e
latini, non ignaro delle parti e dello scopo della vita
umana, non troppo in alto o chiamato al pubblico reg g i­
mento, nè d’altra banda abbietto e povero, non turbato da
affari domestici, ma in riposo e in tranquillità di spirito
acquistata primamente dalla magnanimità del tuo corag­
gio, poi conservata dalla tua prudenza e saggio governo,
0 tu ornato di tante grazie e perfezioni, se tu hai qualche
volta pietà del tuo povero linguaggio, se tu degni arricchirlo
dei tuoi tesori, sarai davvero tu che gli farai rizzar la
testa e con un bravo ciglio uguagliare le superbe lingue
greca e latina, come ha fatto nel nostro tempo nel suo vol­
gare un Ariosto, Italiano, che io oserei (se non mi tenesse
la santità dei vecchi poemi) paragonare ad un Omero e
ad un Virgilio.
« Come lui, dunque, che ha volentieri improntato dalla
nostra lingua i nomi e le storie del suo poema, sceglimi
qualcuno di quei bei vecchi romanzi francesi, come un
Lancilotto, un Tristano o altri, e fa rinascere al mondo
un’ ammirabile Iliade, una lavorata Eneide. Sopratutto os­
serva che il tuo poema sia lontano dalla volgarità. E
vorrei ben dire qui, di volo, a tutti coloro che scrivono
i nostri romanzi in bel linguaggio per le damigelle, di

�impiegare questa grande eloquenza a raccogliere i fram­
menti delle vecchie cronache francesi, e come ha fatto
Tito Livio dagli annali e dalle altre antiche cronache dei
Romani, fabbricarne il corpo compiuto di una bella
storia ! »
E qui, dopo aver dato vari consigli di versificazione, e
in un’ultima calorosa allocuzione esortato gli autori fran­
cesi a convertirsi alla lingua materna, dopo aver citato di
nuovo il Petrarca e il Boccaccio, che non sono immortali
per le loro opere latine, e il Bembo, con un ditirambo in
onore della Francia, il nostro poeta, dopo aver detto che
è meglio essere un Achille in casa propria che un D io­
mede e spesso un Tersite in casa altrui, così conchiude:
« Or sommes nous, la grace à Dieu, par beaucoup de
« perilz et de flotz etrangers, renduz an port a seureté.
« Nous avons échappé du millieu des Grecz, et par les
« scadrons Romains p enetré iusques au seing de la tant
« desireé France. La donq’ François marchez courageuse­
ment vers cette superbe Cité Romaine : et des serves de­
pouilles d ’elle (comme vouz avez fa it plus d ’une fo is)
« ornez vos temples et autelz. Ne craignez plus ces oyes
« criardes, ce fier Manlie et ce traître Camille, qui soubz
« umbre de bonne foy, vous surprenne tous nudz, contans
« la rançon du Capitole. Donnez en cete G rèce menteresse,
« et y semez ancor ’ un coup la fameuse nation de Gallo« grecz. Pillez moy sans coscience les sacrez thesors de ce
« temple Delphique, ainsi que vous avez fa it autrefoys ; et
« ne craignez plus ce muet Apollon, ses fa u lx oracles, ny
« ses flesches rebouchées. Vous souvienne de votre ancienne
« Marseille, seconde Athenes, et de votre Hercule Gal­
lique, tirant les peuples apres luy par leurs oreilles
« avecques une chesne attachée a sà langue. »
Vi è un po’ di voluto e di gonfio in queste parole, vi
è della rettorica, come si dice ora : ma, senza dubbio,
attraverso la parola altisonante ed esagerata, si vede la
fiamma del sentimento che illumina e riscalda. Il giovane
novatore aveva fede ed amava il suo paese, cui diede, pel

�primo, dal latino, il nome di patria ; amava la sua patria
ed adorava i classici latini. E sebbene non conoscesse a
fondo i grandi scrittori nostri dei primi tre secoli, li aveva,
come in una visione, intravveduti ; ne aveva un giusto
concetto. E nella sua bellicosa proposta, che, forse, gli fu
anche suggerita dai tre discorsi che Girolamo Muzio, fin
dal 1530, sotto il nome di Battaglie in dif esa dell’ italica
lingua, aveva composti contro il retore Romolo Amaseo,
saltano fuori vivi e freschi, le letterature nostre e il nome
della patria nostra. Al Boccaccio, al Petrarca, al Sanna­
zaro, all’Ariosto, al Bembo sono elevati inni ed incensi.
Il nome di Dante è dimenticato; ma un anno dopo, non
doveva dimenticarlo. E, primo, in Francia, nel secolo decimosesto, aveva a citar Dante.
Scrivete nella lingua vostra, tutto si può dire nella
lingua materna ; abbiate una letteratura nazionale : ecco
verità banali, ora, ripeto; ma in Francia, nella prima metà
di quel secolo, erano un’ardita innovazione. Questo è il
fondo vero ed imperituro di quell’opuscolo di combatti­
mento; questo palpito d ’amore per la terra natia fece il
successo, allora, al poeta ; ed è il segreto per cui quelle
sue pagine ancora si leggono, non ostante il forzato, il
falso e il contraddittorio, appiccicato intorno al concetto
vero ed informatore. Non era possibile di creare una let­
teratura nazionale, cristallizzandosi nell’ imitazione degli
altri, disdegnando il naturale, odiando il volgo de' profani ;
non era possibile una poesia epica con una lingua non
formata, senza un genio eccezionale ; non era possibile una
letteratura popolare con una lingua dotta, che si voleva
costruire sulla lingua popolare; non era possibile di creare
una letteratura popolare, quando, pur presentando in ri­
dicolo i poeti cortigiani, il novatore e i novatori suoi
amici erano tutti tulipani di Corte. E, per tutte queste
cose, il primo tentativo di una poesia classica francese
doveva abortire, e i novatori furono posteri di sè mede­
simi ; la cosi detta Pleiade brillò fugacemente nel cielo
gallico.

�E bene fu per il nostro Du Bellay che egli non sapesse
a fondo le lingue antiche, perchè solo così potè essere
poeta originale, e fu il primo vero poeta lirico della Fran­
cia. E la vena della poesia spontanea doveva zampillare
innanzi alla grandezza ed ai ricordi della nostra Roma,
che il trombettiere della Pleiade amò come seconda sua
patria.

Il 20 marzo 1548 un comune privilegio è dato per la
Deffence e per l’ Olive ; il 15 febbraio 1549 il Du Bellay
indirizzò al cardinale Du Bellay, suo parente, Les premiers
fru ictz ou pour mieulx dire Ies premieres fleurs de son prin­
temps.
Il volume che incomincia con questa dedica non con­
tiene che la Deffence, ma esso è ordinariamente seguito
dall’ Olive, che pare essere stata pubblicata nello stesso
tempo (1).
Il titolo non poco bizzarro di Oliva indica, per ana­
gramma, una donzella, Viola, della quale il Du Bellay
era innamorato. Ella era parigina ed i biografi del poeta
affermano che la sua famiglia appartenesse alla nobiltà.
(1) « La deffence et illustration de ta langue françoyse » par
I. D. B. A ., imprimé a Paris pour Arnoul l ’Angelier, tenant
sa boutique au second pillier de la grand’sale du palays, 1549, in-8,
avec privilege.
Questo privilegio, di cui si legge un estratto al verso del ti­
tolo della Deffence, è stampato, per intero, alla fine dei cin­
quanta sonetti in lode dell’Olive. Sebbene l’opera sia stata più
volte ristampata durante la vita dell’ autore, pare che questa
edizione sia la sola che egli abbia vigilata : essa è la più cor­
retta, e le seguenti non mostrano traccia di alcun lavoro di re­
visione del Du Bellay. Una critica molto viva di questo trattato
e delle poesie fu pubblicata da Charles Fontaine, un poeta
suo contemporaneo, che era stato maltrattato nella Deffence.
Fontaine la mise fuori sotto il titolo: Le Quintil Horatian sur
la deffence et illustration de la langue françoyse. Essa vide la
luce a Lione nel 1551 e fu sovente ristampata in seguito al­
l'Arte poetica di Tommaso Sebilet.

�In questa raccolta di sonetti egli petrarcheggia, e non
disdegna di ricordare luoghi e città d ’Italia, come l’Etna
ed il Vesuvio, e paragona la sua bella ad un degno og­
getto di Firenze, di Mantova o di Calabria ( 1).
Non contento di aver cantato in cinquanta sonetti le
bellezze della sua Viola, ne portò il numero a centoquin­
dici nella seconda edizione del 1550. Egli si gloriava di
scriver bene il sonetto all’ italiana, e in una sua poesia
intitolata : Contre les envieux poetes, indirizzata al Ron­
sard, così canta :
L'Olive, dont ie plantay
Les immortelles racines.
Par moy les Graces divines,
Ont faict sonner assez bien
Sur les riues Angeuines
Le sonnet italien.
In una sua raccolta del 1553, in una poesia dedicata
ad una signora che egli amava meno puramente certo,
ma, forse, un po’ più vivamente che l’Oliva, egli si vanta,
in versi maliziosi e naturali, di aver dimenticato l'art de
p etrarquiser (2). Incomincia a spuntare il poeta originale
e piccante, che un viaggio a Roma doveva svelare in
tutta la pienezza delle sue facoltà, nei seguenti versi :
Et qu'ainsi soit, quand les hyuers nuisans
Auront seiche la fleur de vos beaux ans...
Qui pensez vous, qui vous aille chercher,
Qui vous adore, ou qui daigne toucher
Ce corps divin, que vous tenez tant cher ?
N ’attendez donq’ que grand fa u x du temps
Moissonne ainsi la fleur de voz printemps.
(1) Vedi Sonetti L V II e L X II. Vol. I, pagg. 109-112, opera ci­
tata. La similitudine all’Etna e al Vesuvio ricorre anche altre
volte nei suoi versi, come nel Plinto giorno dell'anno, pag. 191,
vol. I, op. cit.
(2) Vedi a pag. 15 in Œuvres françoises de I. du Bellay,
ediz. del Lemerre, sopra citata.

�Il Du Bellay, intanto, ritorna alla idea svolta nella sua
difesa di dover scrivere nella propria lingua, e nella sua
Ode a madame Marguerite intuona un inno ad alcuni no­
stri grandi scrittori :
Qui aura l 'haleine assez forte,
Et l 'estomac, pour entonner
fu sq u ’au bout la buccine torte,
Que le Mantuan fist sonner ?
Mais ou est celuy qui se vante
De ce Calabrois approcher,
Duquel iadis la main scauante
Sceut la lyre tant bien toucher ?
Princesse, ie ne veulu point suyure
D ’une telle mer les dangers,
Aimant mieulx entre les miens viure,
Que mourir chez les estrangers
Mieulx vault que les siens on precede
Le nom d’Achille poursuyuant,
Que d ’estre ailleurs vu Diomede
Voire vu Thersite bien souuant.
Quel siecle esteindra ta mémoire
O Bôccace ? et quelz durs hyuers
Pourront iamais seicher la gloire,
Petrarque, de tes lauriers verds ?
Qui verra la vostre müette
Dante et Bembe à l ’esprit haultain!
Qui fera taire la musette
Du pasteur Napolitain ? (1).
(1) Vedi a pag. 241, vol. I, in « Œuvres françaises » de Ioa­
chim du Bellay, gentil-homme angevin, avec uve notice biogra­
phique et des notes par Ch. Marty-Laveaux. — Paris, Lemerre,
MDCCCLXVI, 2 vol. in-8 picc.
Questa poesia fa parte di una raccolta di poesie dedicate dal
du Bellay a Margherita, unica sorella del re Enrico II, con que­
sto titolo : « Recveil de poesies », presenté a tresillustre princesse

madame Marguerite, sœur unique du roy, et mise en lumiere
par le commandement de madicte dame.
Questa principessa, essendo la sorella unica del re Enrico II,

�Cita anche Dante indirettamente nel seguente sonetto :
Plus riche assez que ne se monstroit celle
Q ui apparut au triste Florentin,
Iettant ma veüe au riuage latin,
Ie vy de loing surgir vne nassell e :
Mais tout soudain ta tempeste cruelle,
Portant enuie à si riche butin
Vint assaillir d ’un aquilon mutin
La belle n ef des autres la plus belle.
Finablement l ’orage impetueuse
F it abysmer d ’vn grouphre tortueux
L a grande richesse à nulle autre seconde,
Iè vy sous l ’eau perdre le beau thrésor
La belle nef, et les nochers encor,
Puis vy la n ef se ressoudre sur l ’onde (1).

Intanto veniamo al suo famoso viaggio
scintilla che plasmò l’uomo e il poeta.

in Italia, la

allora, 1549, regnante, è la figliuola di Francesco I, da non con­
fondersi, però, con Marguerite regina di Navarra, sorella di
Francesco I, e quindi zia della presente.
Oltre il titolo, di cui sopra, la prima edizione di questa rac­
colta di poesie porta : « par I. D . B . A . »
Il titolo è veramente stampato in lettere cubitali. E vi si legge
questo indirizzo : « à Paris, chez Guillaume Cauellat, à leinse­
g ne de la Poulle grasse, deuant le college de Cambray. M DXL IX,
avec privilege. » Vi sono commenti oziosi di Jean Prouat, an­
gevino. La seconda edizione di questo Recueil fu pubblicata nel
1553, e contiene, oltre le poesie della prima edizione, le se­
guenti : A vue dame, riprodotta, nel 1558, sotto il titolo:
Contre les Petrarquistes, dans les Jeux R ustiques. — 20 La
mort de Palinure del quinto di Virgilio, un’elegia, una canzone
e Le dialogue d'un amoreux et d’Echo.
Goujet parla di un’edizione del 1558, ma il Marty-Laveaux, a
pag. 495, vol. I, op. cit., dice di non aver vista una tale edi­
zione ; ei parla invece di una del 1561.
(1) Questo sonetto, in cui il Dn Bellay fa allusioue ai casi
della Chiesa romana, si legge a pag. 286, vol. II, ediz. cit. Esso
porta il n. XIII del piccolo poema intitolato : Songe, seguito
delle Antiquités de R ome.

�Il cardinale Du Bellay, che aveva avuto per segretario
Rabelais, volle con sè il giovine poeta nel 1553. A cre­
dere al nostro poeta, egli cominciò il viaggio sotto i più
tristi auspici ; in un sogno che egli fece a St. Saphorin,
tra Roanne e Lione, egli si vide apparire Guillaume Du
Bellay, signore di Langey, fratello del cardinale, che, par­
tito dal Piemonte in lettiga molto ammalato, per dare
importanti notizie al re, era spirato in quel borgo il 9
gennaio 1543. Non fu effetto di immaginazione, ma realtà,
una forte febbre con delirio, che, di lì a poco, lo colse,
da cui fu liberato da un copioso salasso. Giunto in Roma,
incominciò a scrivere, giorno per giorno, i suoi commen­
tari in versi.
Sono 183 sonetti, tra i quali se ne possono scegliere
una cinquantina, negli altri è passata troppo la noia che
l’autore sentiva, aspettando da lungo tempo un beneficio,
promessogli, che non mai gli fu concesso.
Egli nel quarto sonetto, si propone di essere originale :
Je ne veulx feuilleter les exemplaires Grecz,
J e ne veulx retracer les beaux traicts d ’un Horace,
E t moins veulx-ie imiter d ’un Pétrarque la g r ace,
Ou la voix d'un Ronsard, pour chanter mes Regrets.

E la sintesi di questa irritazione, di questa noia si ha
nel sonetto L X V III, che io qui sotto riproduco, a titolo
di curiosità, facendoci esso sapere ciò che generalmente
allora si diceva sia dei vari abitanti le regioni nostre, sia
d ’altre nazioni :
J e hay du Florentin l'usurière auarice,
Je hay du f o l Sienois le sens mal arresté
Je hay du Geneuois la rare vérité,
E t du Venetien la trop caute malice:
Je hay le Ferrar ois pour ie ne scay quel vice.
Je hay tous les Lombards pour l'infédelité,
L e f ier Napolitain pour sa grand' vanité.
E t le poltron Romain pour son peu d'exercice :

�Je hay l'Anglais mutin, et le braue Escossois,
L e traistre Bourguignon, e l ’indiscret François,
Le superbe Espaignol, e l ’iurongne Tudesque:
Bref, ie hay quelque vice en chasque nation,
Je hay moymesme encor’ mon imperfection,
Mais ie hay par sur tout un sçanoir pedantesqne.
Come si vede, si può perdonare al Du Bellay la sua
piccola maldicenza, perchè confessa di odiare anche sè
stesso.
Indi, nel sonetto L X X V II, così comincia:
Je ne descouure icy les mysteres sacres
Des saincts prestres Romains, ie ne veulx rien escrire
Que la vierge honteuse ait vergongne de lire.
Ma questa è una semplice figura retorica, perchè, nel
sonetto seguente, egli dice :
Je te raconteray du siege de l'E glise,
Qui fait d ’oysiueté son plus riche tresor,
E t qui dessous l ’orgueil de trois couronnes d'or
Couue l ’ambitivn, la haine, et la feintise:
J e te diray qu ’ icy le bon heur, et malheur,
Le vice, la vertu, le plaisir, la douleur.
La science honorable, et l'ignorance abonde.
La corruzione della Chiesa è dipinta in alcuni sonetti
con tocco magistrale, con pennellate originali, così quando
dice :
E t pour moins d ’un escu dix Cardinaux en vente (1).
E quando sferza la sfrontata impudicizia monacale, a pro­
posito delle facili donne :
......ie voy un moyne aueque son Latin
Leur taster hault et bas le ventre et le tetin,
Ceste frayeur se passe, et suis contraint de rire (2),
(1) Sonetto LXXXI.
(2) Sonetto XCVII.

�Nè manca di parlare del bello Ascanio :
Ascaigne, que Caraffe aymoit plus que ses yeux :
Ascaigne, qui passoit en beauté de visage
Le beau couppier Troyen, qui verse a boir aux D ieux (1).
Nè dimentica di burlarsi delle guardie svizzere :
Que le bon Rabelais a surnommez Saulcisses (2).
Tra i sonetti in cui descrive più o meno crudamente
la società romana, è degno di esser letto il seguente per
la sua festevolezza :
Marcher d’un graue pas, e d'vn graue sourci,
Et d ’un graue soubriz a chascun faire feste,
Balancer tous ses mots, repondre de la teste,
Avec vu Messer non, ou bien un Messer si :
Entremesler souuent vu petit, È così,
E t d’un son Seruitor’ contrefaire l'honneste :
Et, comme si lon eust sa part en la conqueste,
Discourir sur Florence, et sur Naples aussi :
Scigneurifer chascun d’un baisement de main,
E t suiuant la façon du cortisan Romain,
Cacher sa pauureté d ’vne braue apparence :
Voila de ceste Court la plus grande vertu.
Dont soutient mal monté, mal sain, et mal vestu,
Sans barbe et sans argent on s'en retourne en France (3).
Fa contrasto al precedente sonetto, per la sua audace
franchezza, quello che egli indirizzò al suo amico Morel :
Morel, dont te sçavoir sur tout autre ie prise,
S i quelqu'vn de ceulx-là, que le Prince Lorrain
Guida derniérement au riuage Romain,
Soit en bien, soit en mal, de Rome te deuise :
(1) Sonetto CIII.
(2) Sonetto CXXVII.
(3) Sonetto LXXXVI.

�Dy, qu’il ne sçait que c ’est du siege de l ’eglise,
N ’y ayant esprouué que la guerre, et la faim,
Que Rome n ’est plus Rome, et que celuy en vain
Prefume d'en iuger, qui bien ne l ’a comprise.
Celuy qui par la rue a veu publiquement
La courtisanne en coche, ou qui pompeusement
L ’a peu voir à cheval en acconstrement d’hommee
Superbe se monstrer : celuy qui de plein iour
A u x Cardinaux en cappe a veu faire l ’amour
C ’est celuy seul ( Morel) qui peult iuger de Rome (1 ).
Ma questa raccolta di versi, che egli non poteva mo­
strare ai più per non mettersi in un rovaio per le pit­
ture troppo naturali della Corte di Roma, non gli dava
in Roma fama di poeta ; nè in quel tempo, tra noi, si
badava alla poesia francese. In italiano non sapeva scri­
vere. Che cosa fa il banditore di dover scrivere nella
propria lingua ? Si mette a scrivere in latino, e se ne
scusa col Ronsard con i seguenti versi :
E t quoy (Rousard) et quoy, si au bord estranger
Ovide osa sa langue en barbare changer
A fin d’estre entendu, qui me pourra reprendre
D'un change plus heureux ? Nul, puisque le François,
Quoy qu "au Grec et Romain egalé tu te fois,
A u rivage latin ne se peult faire entendre.
E cantò in latino una divina bellezza, una Faustina
« d'une telle beauté qu’elle mit aux prises les plus saints
prelats revêtus de la pourpre. »
Il giovane poeta era rimasto quattro anni insensibile
alle bellezze femminili di Roma, e ci voleva proprio un
boccone da cardinale per destargli un grande incendio.
E molto e fortemente delirò col cuore e con i sensi ac­
canto a quel tipo dell’eterno femminino romano; e quando
il marito di lei la cacciò in un convento, fu preso dalle
eo1X
tIn)S(C
. furie. E allorché poi, quando meno se l’aspettava, si trovò

�di nuovo nelle braccia della sua Columba, ne ringraziò
con effusione Venere, cui aveva votato e rose e viole.
Poi, rotto questo legame che gli aveva fatto dimenticare
la patria, sospirò di nuovo il suo piccolo Lyré.
Il
cardinale, alla fine, lo rinviò in Francia. Ma, appena
tornato in Francia, vinto da alcuni dissapori familiari, egli
in una poesia latina indirizzata a Dorat, divenuta un sonetto
nei Regrets, rimpiange sinceramente Roma ed esclama ;
A dieux Dorat, j e suis encore Romain!

Ed a Roma egli consacra trentadue sonetti che sono
tanti gioielli, sotto il nome di Antiquités de Rome ; e men­
tre il suo spirito era stato mordace innanzi allo spetta­
colo pettegoleggiante e simoniaco di Roma papale nella
Rinascenza, diventò lirico e commovente tra i ruderi del­
l'alma mater.
E i Regrets ( 1 ) e le Antiquités (2) furono pubblicati lo
stesso anno 1558, poco dopo il suo ritorno in patria.
Il terzo sonetto di queste Antiquitez è il seguente:
Nouveau venu, qui cherches Rome en Rome
E t rien de Rome en Rome n’apperçois,
Ces vieux palais, ces vieux arcz que tu vois,
E t ces vieux murs, c ’est ce que Rome on nomme.
Voy quel orgueil, quelle ruine : et comme
Celle qui mist le monde sous ses loix,
Pour douter tout, se douta quelquefois,
Et deuint proye au temps, qui tout consomme.
(1) Ces Regrets et autres oeuvree poétiques de Joach. Du Bel­
lay aug., a Paris de l'imprimerie de Federic Morel, 1558. Vi
sono due altre edizioni con lo stesso indirizzo; l’una del 1559,
l’altra del 1565.
(2) Le premier livre des antiquitez de Rome, contenant une
generale description de sa grandeur et comme une déploration
de la ruine, par Joach. Du Bellay ang., plus un songe ou vision
sur le mesme subiect du mesme autheur. A Paris de l ’impri­
merie de Federic Morel, 1558, in-4.
Vi è un’altra edizione, nel medesimo formato, del 1562.

�Rome de Rome est le seul monument,
E t Rome Rome a vaincu seulement.
L e Tybre seul, qui vers la mer s'enfuit,
Reste de Rome. O mondaine incostance !
Ce qui est ferme, est par le temps destruit,
Et ce qui fuit, au temps fa it resistence.
Questo sonetto attirò prima l’attenzione del Sainte-Beu­
ve ( 1), il quale, affermando che nelle Antiquitez vi siano
delle espressioni che più tardi apparteranno alla lingua di
Corneille, cita una frase del sonetto, non trovar più Rome
dans Rome.
E questa frase scultoria colpi ugualmente lo Ampère (2).
E Philarète Chasles dice a proposito della su citata
frase e di qualche altra di altri sonetti, come: « V iel hon­
neur poudreux de la reine du monde » che « quelquefois
la profondeur de son ispiration rappelle un celebre ponte
moderne » (Byron) (3).
Eppure il sonetto non è tutta farina del sacco di Du
Bellay. E ’ traduzione dei seguenti distici latini:
Qui Romam in media queris, novus advena, Roma
E t Romae in Roma nil reperis media,
Auspice murorum moles praeruptaque saxa
Abrutaque ingenti vasta theatra situ,
Haec sunt Roma; videri velut alta cadavera tantae
Urbis adhuc spirant imperiosa minas
Vicit ut haec mundum nixa est se vincère ; vicit,
A se non victum ne quid in orbe foret.
(1) Vedi a pag. 157 in: Tableau historique et critique de la
poesie française et du théâtre français au XVI siècle. Paris, 1841,
Charpentier. Questa edizione, con aggiunte, fu fatta sulla prima
del 1828.
(2) Vedi in : Portraits de Rome à deffèrents âges, stampato la
prima volta nella Revue des deux mondes, 1835, e poi inserito
nel volume: La Grèce, Rome et Dante (Paris, Didier, 1880).
Vedi a pagina 156 di questa edizione.
(3) Vedi a pag. 148: in Essais sur le seizième siècle en Fran­
ce. Paris, Charpentier, 1876. La prima edizione è del 1848.

�N unc victa in Roma, Roma illa invicta sepul ta est,
Atque aedem victrix victaque Roma fu it.
Albula Romani restat tum nominis index;
Quin etiam rapidis fertnr in aequor aquis
Disce hinc quid possit fortuna: immota laborant,
Et quae perpetuo sunt agitata manet.
Il Colletet, nel suo Traitté du sonnet, attribuisce questa
poesia a Janus Vitalis ; essa, in Francia e anche altrove,
come qui appresso vedremo, è stata più volte imitata.
Les annales portiques ne danno una traduzione di Jean
Doublet. Il signor Anatole de Montaiglon trovò la detta
poesia in un MS. della Biblioteca Nazionale, e la ripro­
dusse, con una poesia italiana incompleta intorno ad essa;
e stimò che fosse un saggio di poesia nella lingua del
paese che il Du Bellay abitava allora ( 1).
Anche il poeta spagnuolo Quevedo de Villegas tra­
dusse i distici latini. E il Bouterwek nella sua Storia della
letteratura spagnuola, ignaro anche lui, come il Sainte­
Beuve, dell’opera del Vitalis, parlando di sonetti del Que­
vedo dice: « I sonetti sentenziosi del Quevedo mancano
un poco di eloquenza, ma hanno forza. Il seguente so­
netto sopra Róma, sebbene pieno di antitesi, non è in­
degno di essere citato:
B uscas en Roma à Roma, o peregrino!
Y en Roma misma à Roma no la hallas.
Cadauer son las que ostentò murallas,
Y tumba de si proprio cl A ventino.
Yazé donde regnaba el Palatino
Y limadas del tiempo las medallas,
Mas se muestran destrozo a las batallas
De las edades que blasan latino.
Solo el Tiber quedò, cuya corriente
S i ciudad la regò, y à sepoltura
(1) Vedi a pagg. 15-16 in: Huit sonnets de Joachim du Bel­
lay, Paris, imp. de Guirodet et Jouaust, mars, 1849, par An. de
Montaiglon.

�La llora con funesto son doliente.
O Roma! en tu grandeza, en tu hermosura,
Huyò lo que era firm e, y solamente
Lo fugitivo permanecey dura! (1)

E giustizia, però, dover dire che questa traduzione spa­
gnuola rimane assai inferiore a quella del Du Bellay, la
quale è superiore per concisione e chiarezza alla stessa
poesia originale, che non ha se non due distici che pos­
sono rivaleggiare col sonetto francese, il primo e l’ultimo.
Ed è anche giustizia il notare che in queste Antiquités
del Du Bellay vi sono dei versi di una grande efficacia :
Rome seule prunoit à Rome ressembler,
Rome seule pouuoit Rome fa ire trembler (2) •

E poi :
Rome f u t tout le monde, et tout le monde est Rome
A in si le monde on peult sur Rome compasser,
Puis que le p lan de Rome est la carte du monde (3)

E ancora:
Rome fouillant son antique seiour,
Se rebatist de tant d'œures divines (4).

E ancora :
Rome vivant f u t l'ornement du monde,
E t morte elle est du monde le tumbeau (5).
(1) Vedi a pag. 127, vol. II in: Histoire de la littérature espa­
gnole, traduite de l’allemand de M. Bouterwek, professeur à
l ’Université de Gottingue, par le traducteur des lettres de Jan
Millier, à Paris, Bernard et Michaud, 1812, 2 voi. in-8.
(2) Sonetto VI.
(3) Sonetto XXVI.
(4) Sonetto XXVII.
(5) Sonetto XXIX.

�Tormentato dai suoi parenti che gli si mostrarono cru­
delissimi, leso per questo nei suoi interessi, perduti i suoi
protettori alla corte, morta la regina di Navarra, morto
Enrico II, vista partire Margherita di Francia, che egli
aveva esperimentata sinceramente buona per lui, sposa di
Emanuele Filiberto, fu nuovamente afflitto dalla sordità e
in modo desolante. Questa malattia datava da un pezzo.
Nella Complainte du désespéré ( 1), pubblicata la prima
volta nel 1552, il nostro poeta ne parla con profondo do­
lore, poi diminuì sensibilmente ed egli scrisse allora una
poesia piena di contentezza, diretta al Ronsard colpito
dalla stessa incomodità; infine, dopo alternative di miglio­
ramento, e di peggioramento, si trovò negli ultimi anni
di sua vita, quasi interamente separato dal mondo da
questa crudele malattia.
A trentacinque anni egli si sentiva vecchio, come dice
egli medesimo in un emozionante sonetto (2) indirizzato
a Jacques Grevin. E non doveva di molto farsi aspettare
la morte. La sera del I° gennaio 1560, ritirandosi dopo
cena, fu colpito da apoplessia e spirò.
Il Du Bellay fu il solo poeta, il solo uomo della Pleiade.
Anch’egli fu cortigiano, ma amabile e misurato, lontano
dalle iperboli stomachevoli dei colleglli in costellazione, e
spesso seppe trovare nelle lodi cortigianesche qualche nota
sincera ed umana.
Nella sua ode à la royne trova modo di citare, men­
tre ha l’aria di essere galante, bellamente l’Italia:
Jadis Romme faisoit naistre
A u x disciplines adestre
(1) Vedi a pag. 93 e segg. in Deux livres de l'Eneide, avec
autres traductions, « la complainte du désespéré » si trova sotto
il titolo: Autres œuvres de l 'invention du translateur, à Paris,
pour Vincent Certenas, libraire, tenant sa boutique au Palais,
en la gallerie par ou Ion va à la Chancellerie, et au mont S. Hilaire
en l’hostel d’albret, 1552.
(2) Vedi a pag. 530, vol. II, edizione Lemerre, già cit.

�Maint bon esprit f eminin :
Mais ton Italie encores,
Dont la gloire tu es ores,
A eu le ciel pires benin (1).
E del nostro paese, della nostra perduta libertà si ri­
corda cantando le lodi di Francia, indirizzandosi a Cate­
rina de’ Medici:
T 'unir avec un si grand Roy
D ’un tel royaume que la France :
Pour autant que de ta grandeur
Renaist l'espoir, et la splendeur
Qui doit luire sur ta Florence,
Voyre sur toute Italie,
Que si ta belle clarté
D'un ray sur elle escarté
La rend iamais embellie,
Bien qu ’ayant perdu ses droits,
E t serue sous autres lois,
Luy esclairant ta lumiere.
Elle espere encor un iour
Voir son antique seiour
En sa liberté premiere (2).
E si ricorda delle sventure nostre a proposito di papa
Farnese :
Quand se laissant mener d ’un amour trop charnel,
De deux fortes citez il despovilla l'Eglise
Pour fonder un estat venu de bastardise :
Et pour vous malheureux fu t trouble sans propos
De la Chrestienté le publique repos.
Quand pour vostre querelle on veit toute l ’Europe
Se diviser en deux, et l'une et l ’autre troppe
A u sang de l ’Italie ensanglauter sa main,
Et tout pour le péché du grand Preste Romain (3).
(1) Vedi a pag. 235, vol. I, ediz. Lemerre.
(2) Vedi a pag. 211, vol. I, ediz. Lemerre.
(3) Vedi a pag. 320, vol. I, ediz. Lemerre.

�Ed ha ancora accenti eloquenti per la povera Roma, poco
tempo prima di morire, nella sua satira : L a vieille Cour­
tisanne :
O temps! ô meurs ! ô malheureuse annee !
O triste reigne! ô Rome infortunee !
N ’estoit-ce assez, qui le discord mutin
T’eust faict du monde un publique butin,
Et d'avoir veu sur ta riue Latine
S i longuement la guerre et la famine.
Si malheureuse encor tu ne perdois
La liberté : liberté, gué tu dois
Plus regretter, que tes palais antigues
Dont nous voyons ses poudreuses religues (1).
E, finalmente, nei discorsi al re, scritti sul limitare
della fossa, nei quali si mostra di gran cuore e di gran
mente, come in un pubblico testamento, ei consiglia al re
di mettere a dovere i ladri del danaro dello Stato, di non
essere re inutile, ozioso e pigro, di onorare e promuovere
l’agricoltura, ispirandosi ai bons pères Romains, di conser­
vare la pace e non mettere il paese in pericolo nella fede
di mercenari soldati, ed affidarsi a consiglieri sapienti ed
umani :
Cest Empereur Romain, qui avec la surnom
De Severe, portoit d'Alexandre le nom.
Avoit pour son conseil une trouppe honorable
De legistes sçavans, dont le plus venerable,
Et les plus favorit fu t ce Papinian,
Duquel, comme les Grecs de leur cheval Troïan,
Sont sortis tous ceux là, qui avec l'eloquence
On conioint le sçavoir, qu 'on appelle prudence.
E le ultime frecciate egli scaglia contro la Chiesa di
Roma, che bene a ragione stima come l’incorregibile per­
turbatrice della Francia, d ’Italia e del mondo :
Du temps de la vertu que l ’Eglise ancienne
r Saincte ne dédaignoit la poûreté Chrestienne,
m
IlzL
o
,v
6
9
.3
g
p
ia
ed
(1)V

�Elle estoit le miroir de tante purité,
De toutes bonnes meurs, de toute humilité :
Maintenant au contraire, on voit qu’elle est l'exemple
Ou toute volupté protraicte se contemple,
Ainsi qu'en un tableau : et se peult dire encor
Qu'en ce corps politiq' le lieu elle tient or’
Que tient au corps humain un estomac debile,
Qui ne digere rien, qui au corps soit utile:
Mais tout cela qu’il prend vomit soudainement,
Ou bien le convertit en mauuais aliment.
Tu te nommes Pasteur, toy qui n'as soing ny cure
De tes pauvres brebis, ny de leur nourriture,
Qui ne les vois iamais, ou bien si tu les vois,
Qui n 'est pas en un an à grand, peine deux fois.
C’est par forme d ’acquit ou pour tondre la laine
De ton pauure troupeau, qui nourrit par sa peine
Ta molle oisiueté, ton vice et ton plaisir,
Et pour rassasier ton avare desire (1).
Il Du Bellay, che in altri tempi, sarebbe stato non solo
poeta ma cittadino, egli che aveva l’animo mite ed aperto
ad ogni senso generoso e l’intelletto libero, egli che tra
la moda d ’inveire contro Rabelais, amava chiamarlo l'outil­
doulx Rabelais (2) e che nella satira Petromachie, contro
l’Università di Parigi, aveva sferzato coloro che si mo­
stravano troppo crudeli contro le bon Pantagruel (3)
morì a tempo, poco prima della strage di Amboise ; morì
felicemente, non condannato a vivere tra i sanguigni
incendi delle guerre civili. Non vide la vergogna che
coprì i suoi amici, non lesse i feroci ed osceni versi di
Baïf verso il cadavere del grande Coligny. E, questa
volta, davvero può dirsi che al poeta, morendo giovane,
furono amici gli Dei.

(1) Vedi a pag. 477-511, vol. II, ediz. Lemerre.
(2) Vedi a pag. 145, vol. I, ediz. Lemerre'.
(3) Vedi a pag. 410, vol. II, ediz. Lemerre.

�Quando nel 1558 furono pubblicati i Regrets, uno della
Pleiade, Stefano Jodelle, indirizzò al Du Bellay un suo
sonetto per approvarlo :
Je sçay bien, du Bellay, que Rome est le bordeau.
Du l ’on voit paillarder sans fi n le corps et l ’ame.
Le corps y est espris d’vne bougresse flamme,
L ’esprit paillarde auec l'Antichrist son boureau.
Elle est de tout erreur contre Christ te Chasteau,
L ’enfer de tous les bons, des faux-prescheurs la dame;
Et de nos Rois charmez la concubine infame :
Des Muses , des lettrez, des vertus le tombeau
Elle est des Empereurs la fine larronesse :
De la grâce de Dieu fausse reuenderesse:
La source de tout mal, le gouffre de tout bien.
Bref: que dirai-je p lus? c ’est cette pute immonde.
Que l ’on nomme à bon droit le chef de tout le monde
Puisque le monde entier auiourd'hui ne vaut rien (1).
Jodelle, nato in Parigi, il 1532, aveva allora 26 anni ed
era già celebre. A 20 anni aveva fatto rappresentare la
sua tragedia Cléop&amp;tre captive, composta secondo il si­
stema di Aristotele e nello stile di Seneca. Aveva avuto
un grande successo, che si spiega ora per l’ambiente della
coltura di quei tempi e per un grande spirito di consor­
teria. L a tragedia non ha nulla d’interessante, i suoi per­
sonaggi parlano prolissamente in una lingua negletta, e
volgarmente ed enfaticamente. Non v ’è azione e non ve
ne poteva essere, avendo l’autore stemperato in cinque
atti ciò che poteva esser fatto in due o tre scene. An­
tonio è morto, e Cleopatra, prigioniera, si ribella a se­
guire il vittorioso Ottaviano a Roma. Questo è tutto il
piano della tragedia, ed è troppo poco. L ’autore non
aveva compreso che il massimo contrasto poteva ottenersi
(1) Vedi a pag. 339, vol. 2. in: « Les oeuvres et meslanges
poetiques », D'Estienne Jodelle sieur du Lymodin, avec une notice
biographique et des notes par Ch. Marty-Laveaux. Paris, A l­
phonse Lemerre, éditeur. M DCCCLXX.

�nella rappresentazione dell’animo di Antonio, lottante tra
la gloria e l’amore, tra l ' ambizione e la voluttà, prima di
dichiararsi vinto innanzi alla femmina, e seguirla, abbando­
nando la pugna e l’imperio del mondo. A dare un’ idea
della stucchevole prolissità della composizione, irta di cori
e di tirate interminabili, basterà citare i seguenti quattro
versi, che Cleopatra recita :
La
La
La
La

Parque
Parque
Parque
Parque

et
et
et
et

non
non
non
non

César aura sur moi le prix.
Cesar soulage mes esprits.
César triomphera de moi.
César finira mon emoi.

E dire che questi versi sono stimati energici dallo
Chasles. Ciò vuol dire che i critici, come i poeti, spesso,
hanno momenti di estrema debolezza.
La Cleopatra captive era passata per un capolavoro,
per una specie di rivoluzione teatrale. E Jodelle vi aveva
rappresentato Cleopatra, mentre gli amici della Pleiade,
come Ronsard, Baïf, Belleau ed altri avevano entusiasti­
sticamente accettato di rappresentare gli altri personaggi.
E dopo la prima rappresentazione, nel palazzo di Reims,
se ne ebbe una solenne al collegio di Boncour. Le fine­
stre, che davano sul cortile, erano servite come palchi per
i dignitari della Corte, dell’Università e del Parlamento,
per le più belle e distinte dame parigine, che applaudi­
rono calorosamente, e agli applausi si uni Enrico II, che
regalò al poeta cinquecento scudi. Altra tragedia antica
aveva composto Jodelle, Didon ; ma anche in essa non
aveva saputo cogliere il contrasto drammatico; anche in
essa aveva stemperato, in cinque atti, il dolore di Didone
nell’essere abbandonata da Enea, senza mostrarci il tempo
degli amori felici. Anche in questa seconda tragedia l’a­
zione è, quindi, nulla; nè dalla bocca di Enea sorgono
accenti alti e commoventi per la visione della futura
grandezza di Roma e d’Italia. Ci sono le solite intermi­
nabili tirate di centinaia di versi e i soliti cori.

�Enea freddamente parla; e basta citare tra

gli

altri i

seguenti versi :

Ce n'est pas de mon gré que ie suy l ’Italie:
Mais la loy des grands Dieux les loix humaines lie.
Ne me remets donc rien en vain deuant les yeux.
Je m’arreste à l ’arrest de mes pareils les Dieux.
E pure i due soggetti erano stati bene scelti, e se egli
avesse avuto il sentimento vero della romanità e non
semplice superficiale cultura letteraria di scuola,
potuto rendere gran

parte

dell’antica

vita,

la

avrebbe

nel

duplice

contrasto tra la gloria e l ’amore, tra la gloria che abdica
innanzi all’amore in Antonio, e l ’amore che abdica innanzi
alla gloria in Enea. Ma Jodelle

non

aveva

un giudizio

preciso e costante sulla vita romana, e le sue espressioni
si risentono di questa incertezza, dell’incoerenza, che
del resto nella sua indole di uomo. Per cui,
scritto un sonetto contro gli
conte

di

A lbigesi,

in

cui

dopo

era
aver

elogia

Montfort per averne uccisi diciottomila :

il

Tant

la France a tousiourz rembarré tout erreur ( 1) vergò
il sonetto contro la Roma, papale, dopo i Regrets del
D u Bellay.
E, così, una volta, egli chiama i Romani plus f iers
que vaillants, conchiudendo dopo averne enumerate le
virtù ed i vizi:

Les mieux disans, et les plvs graves.
Font bien souvvent les charlatans (2).
E poi altrove,

nell'ode sulla caccia, biasima i

grandi

del suo tempo così :

Ne suivant pas de ces Romains
La doctrine et la gioire antique,
(1) Vedi a pag. 146, sonetto XXVII, vol. II, edizione Le­
merre.
(2) Vedi a pag. 196, voi. II, ediz. cit.

�Qui moins de triomphe avoient mis
A vaincre les forts aduersaires.
Q u ’à vaincre les propres choleres,
N os plus familiers ennemis (1).
Nella poesia intitolata: Les discours de Jules Cesar avant
le passage du Rubicon, di cui ci resta un frammento di
duemilacinquecento versi circa, e che doveva essere com­
posto di dodicimila versi, in mezzo alla solita prolissità,
tanto che in questi duemilacinquecento versi Cesare non
ancora apre bocca, vi sono alcune frasi felici :
Quand entre les Romains ce Cesar ne serait
Romme alors pour cela cent Césars se f eroit (2).
In fondo n o n si può dire che egli non avesse simpatia
per il nostro paese. Nell'Epitalamio per la principessa
Margherita, sorella di Enrico II, la quale andò sposa al
duca Emanuele Filiberto di Savoia, a proposito dei poeti
bucolici, egli ha questo verso affettuoso :
• Et l'Ergaste gentil de Naples la gentile (3).
Nella poesia amorosa fu petrarchista, come i suoi com­
pagni, come quasi tutti i poeti di quel secolo di là e di
qua dalle A lpi. E un mediocre petrarchista; ma è rodo­
monte come Matamoro, e in ciò è veramente degno di
appartenere alla pleiade. E rivolto alla sua Delia, enfati­
camente esclama :
S i tu daignes m’aimer, Delia, si tu veux
Chanter ta flamme, ainsi que doctes tu le peux.
Si ie chante, Delia, un p rix nous pourrons prendre
En hautesse d'amour, en ardeur et en art
Sur Sapphon, sur Ouide &amp; Pétrarque
Ronsard,
Sur Phaon &amp; Corinne &amp; sur Laure, &amp; Cassandre (4).
(1) Vedi
(2) Vedi
(3) Vedi
(4) Vedi

a pag. 317, vol. II, ediz. cit.

a pag. 224, vol. II, ediz. cit.
a pag. 125, vol. II, ediz. cit.
a pag. 21, vol. II, ediz. cit., sonetto XLI.

�Perdoniamogli pure questa vanteria, perchè galante­
mente egli è sicuro di superare Saffo, Ovidio e Petrarca
(non parlo di Ronsard che fu noiosissimo petrarchista)
solo nell’associare al suo canto quello di Delia, della sua
dotta Delia.
Jodelle mori anche giovane, a non più di quarantun’anno,
ma non fu fortunato come il Du Bellay, perchè vide
la strage della San Bartolomeo, cui aveva forse, non
volendolo, contribuito con i suoi sonetti contro i ministri
D e la nouvelle opinion, contro i quali aveva cantato:
Auront mangé mon Roy, mon Eglise, et ma France (1).
Mori l’anno seguente, e morì povero, da pochi com­
pianto per la sua indole volubile, altiera, tutta a linee curve,
peggiorata dai primi ed esagerati successi, per cui egli a­
veva sognato di essere grande in ogni cosa, e troppo amante
della ricchezza e poco del lavoro, aveva finito per non
menare a termine nemmeno i suoi disegni letterari. Aveva
molto chiesto e non poco ottenuto dalla munificenza prin­
cipesca. E si racconta che morente egli avesse composto
un sonetto, indirizzato a Carlo IX, in cui la conclusione
era il motto di Anassagora a Pericle:
Q ui se sert de la lampe, aumoins de l ’huile y met.

Il sonetto non fu inviato, perçhè non ve ne fu neces­
sità. Non si sa, se per la morte che tolse ogni angustia,
o se, come dice un suo biografo, egli chiedesse più per
collera che per bisogno.
( 1) Vedi a pag. 137, vol. Il, ediz. cit. sonetto IX.

��La Belle Cordière,
il Petrarca e Olivier de Magny.

��Labé, passata alla posterità col nome di B elle
Cordière, perchè figlia di un fabbricante di funi e
moglie di un fabbricante di funi, è forse la donna più
interessante dopo Margherita di Navarra, che ci presenta
il secolo X V I in Francia.
Impropriamente da qualche critico frettoloso è stata
chiamata la Ninon di quel secolo, perchè se con questa
ha comuni la bellezza e le grazie della seduzione, ha
qualità sconosciute alla grande incantatrice del secolo de­
cimosettimo, possedendo una squisita sensibilità e quindi
un vero sentimento poetico, un gusto non comune per
l’arte, ed una genialità nell’esecuzione musicale. E desta
davvero meraviglia il trovare nella casa di un semplice cor­
daro in Lione una cosi perfetta educazione ed istruzione, del
tutto degna della figlia di una principessa delle piccole
Corti che allora, tutte devote all’arte ed alla poesia, bril­
lavano in Italia. Probabilmente, viste le eccezionali dispo­
sizioni della fanciulla, può ritenersi che ai consigli e agli
incoraggiamenti d i poeti e letterati italiani, che allora fre­
quentemente capitavano a Lione, come un Luigi Alamanni
e un Gabriello Simeoni, si debba la straordinaria coltura
di Luisa, non adeguata alla sua modesta condizione. E
come suole accadere in simili casi, tutto ciò che era stato
con ogni cura voluto per la felicità della giovinetta, si

L

o u ise

�mutò in fonte amara della sua infelicità. Ella si trovò,
ben presto, in un ambiente poco adatto ai bisogni della
sua mente e del suo cuore, e più di ogni altra fanciulla
della sua età struggevasi dal gran desiderio di avere tutta
la sua libertà, per formarsi una casa a modo suo, in cui
avrebbero dovuto regnare di accordo l’amore e l’arte, la
poesia e la musica, cullati dalla voce dolce ed alta in­
sieme della gloria. Che cosa aveva a farne della sua cul­
tura, del suo spirito, della sua abilità nel maneggio del
verso e del liuto, se doveva rimanersene sempre sola in
quel ristretto campo, in cui non udivasi altro rumore, se
non quello degli operai occupati ad attorcigliare delle funi ?
Sognò il suo liberatore, il marito bello, elegante, prode
di penna e di spada, e ricco; ma lo sognò invano per
lungo tempo. E quando credè di averlo rinvenuto, final­
mente, hella persona di un bell’uomo di guerra, ben presto
ne fu delusa, perchè Cupido, che si era presentato nella
pelle di Marte, si allontanò senza metterle al dito l’anello
nuziale, o perchè stimò bassa l’origine della nascente poe­
tessa, o perchè non ostante fosse duplicemente armato
come Cupido e come Marte, ebbe paura, nel sentirsi troppo
inferiore a chi sapeva tutto ciò ch’egli ignorava. La po­
vera Luisa attese ancora; ma per non coiffer sainte Ca­
therine, a trovare l’emancipatore, dovè rassegnarsi a sposare
un fabbricante di funi, come suo padre. E, così, ella potè
avere la sua casa, il suo salotto, i suoi uditori ed ammi­
ratori, se non l’amore. Il marito, che era un buon uomo,
la lasciò fare, ed ella, per rimeritarlo, non abbandonò mai
la facile casa coniugale. Il salotto suo divenne, in breve
tempo, un amabile centro d ’arte, di poesia e di spirito, in
cui i migliori talenti di Lione — città che, per la sua
felice postura a mezza via tra la a lta Francia e l ' Italia,
riceveva direttamente i riflessi del rinascimento — e tutti
i personaggi che in Lione convenivano, facevano corona
alla dea ospitale.
Luisa aveva agio, in Lione, dove celebri stampatori
erano ricercati da autori ben noti in Francia, in Spagna

�ed in Italia, dove la vita intellettuale era di poco inferiore
a quella di Parigi, di arricchire il suo gabinetto di lavoro
dei migliori e più vantati libri, che si andavano man mano
pubblicando. Luisa Labe, come una francese autentica, fa­
ceva dei versi, ma anche delle buone confitures. E i let­
terati, i poeti, che frequentavano il suo circolo, mordevano
ad un amo duplice: ai buoni versi della padrona di casa,
e agli sciroppati, preparati dalle sue belle mani. In quelle
allegre riunioni non solo si leggevano versi e si discuteva
di amore, come ai tempi più fervidi delle Corti bandite;
ma si faceva della musica. E la bella Cordière suonava e
cantava alla perfezione, aggiungendo, così, alle sue grazie
cattivanti di spirito e di corpo, anche il divino potere
dell’armonia.
Molti poeti scrissero versi entusiastici, più o meno belli,
già s’intende, per lei, glorificando invero più la leggiadria
della persona, che lo splendore del talento. Se volessimo
starcene ad un suo ritratto, l’unico che di lei ci rimane, in­
ciso nel 1535 dal Woëiriot, dovremmo dire che le lodi furono
assai superiori ai meriti. Nondimeno, sotto i tratti un po'
stecchiti della incisione, si indovina una donna bella, e
quando, con un po’ di fantasia, si anima il suo viso espres­
sivo, si può anche comprendere come ella abbia ispirato
versi come questi :
Jadis un Grec sus une froide image,
Que consacra Praxitele à Cyprine,
Rafrechissant son ardente poitrine
Rendit du maitre admirable l ’ouurage.
L a s! peu s'en fa u t qu ’à ce petit ombrage,
Reconnaissant ta bouche coralline,
E t tous les trais de ta beauté divine,
Je n ’aye autant porté de témoignage,
Q u ’ust fa it ce Grec si cette image nue
Entre ses bras fu s t Venus deuenue ?
Que fu is ie lors quand Louis me touche,
E t l ’accollant d ’un long baiser me baise ?
L ’ame me part, et mourant en cet aise,
Je la reprens ia fu ia n l en sa bouche.

�Antonio Du Verdier nella sua Biblioteca, pubblicata a
Lione da Bartolomeo Honorat, nel 1585, dimostra che
non avrebbe diviso l’entusiasmo del precedente anonimo
poeta, perchè, parlando della bella Luisa, pur affermando
che andava assai bene a cavallo, da essere chiamata dai
più esperti gentiluomini il capitano Luigi, e che era di
buono e gagliardo spirito, chiama mediocre la sua bel­
lezza. Egli, di certo, da gran signore timorato, fu un po’
rigido verso la scrittrice, che appella cortigiana, pur ren­
dendole giustizia, che agli uomini sapienti si dava disin­
teressatamente, disprezzando il danaro degli indotti ; non
dovè ascoltare la sua bella voce, nè vederla ballare, nè
certo vide, quando ella cantava, scorrere sul liuto la sua
mano, paragonata dai poeti a quella dell’ aurora. Il Du
Verdier, forse, la vide sul tramonto, e la giudicò di me­
diocre bellezza. Al contrario Guglielmo Paradin, curato
di Beauyau, nelle sue Memorie della storia di Lione, pub­
blicate nel 1573, da Antonio Grifo in Lione, da vero buon
gustaio dice che Luisa aveva il viso più angelico che
umano : ma che niente era da compararsi al suo spirito,
tanto casto, tanto virtuoso, tanto poetico, tanto raro in
sapere, che sembrava che fosse stato creato da Dio per
essere ammirato come un gran prodigio fra gli uomini.
E la pensa come lo storiografo curato, un altro poeta,
il quale parlando delle bellezze della bella Cordière, dice
che vincono uomini e Dei.
Où print l ’enfant Amour le fin or qui dora
En mile crespillons ta teste blondissante?
En quel iardin print il la roze rougissante
Qui le lis argenté de ton teint colora ?
La douce gravité qui ton front honora,
Les deus rubis balais de la bouche allechante,
Et les rais de cet oeil qui doucement m’enchante
En quel lieu les print il quand il t'en decora ?
D'où print Amour encor ces filets et ces lesses
Ces haims et ces apasts que sans fin tu me dresses
Soit parlant ou riant ou guignant de tes y eus ?

�I l print d ’Henne, de Cipre, et du sein de l'Aurore,
D es rayons du soleil, et des Graces encore,
Ces atraits et ces dons, pour prendre hommes et Dieus.

E in lode della bella Cordière furono stampate poesie
anche in latino, in greco ed in italiano, tra le quali vo’
citare il seguente madrigale, forse scritto da Gabriello
Simeoni :
Arse così per voi, Donna, il mio core
Il primo dì ch’intento vi mirai,
Che certo mi pensai
Che no potesse in me crescere più ardore :
Ma in voi beltà crescendo d ’ hor’ in hora,
Cresc’ in me il fuoco ancora,
Il qual nò potrà mai crescer’ sì poco,
Ch’altro no’ sarò più che fiamme e fuoco.
Il poeta favorito dalla bella Luisa era il Petrarca, ed
ella era irresistibilmente seducente quando sottolineava
qualche sottile osservazione sopra i suoi versi con un
piccolo gesto della sua mano celeste o con una strizza­
tina dei suoi occhi, con quel suo sguardo traitrement
gracieux, al quale noi dobbiamo una delle più belle poesie
del Baïf, secondo osserva il Boy :
O via belle rebelle,
Las que tu m'es cruelle...

A quelle graziose moine i suoi ammiratori spasimavano.
Ed erano ad ascoltarla, di volta in volta, Maurice Sceve,
François de Billon, Baïf, Pontus de Tyard, Olivier de
Magny, Fumee, Moulin, Charles Fontaine, Jean de Van­
zelle, Paradin, Peletier du Mans, la Tayssonnière, Luigi
Alamanni, Gabriello Simeoni, Mellin de Saint-Gelais, G uil­
laume Aubert de Poitiers, il canonico Gabriel de Saconay,
senza dubbio Marot, e infine quella interessante Clemen­
tina de Bourges, « la perle des demoiselles lyonnoises. »
Poi s’interrompevano i sottili ragionari sul Petrarca, ed

�ella, col suo corpo di fausse maigre, voluttuosamente si
dondolava, eseguendo l’ultima pavana venuta d’Italia, ri­
velando l’eleganza, la seduzione tutta, della donna consa­
pevole del suo potere. Ed allora sorgeva un poeta per
recitarle dei versi d ’occasione, improvvisati nel calore del­
l'occasione :
Louïze est tant gracieuse et tant belle,
Louïze à tout et tant bien alienante,
Louïze ha l ’œil de si viue estincelle,
Louïze ha la face au corps tant conuenante,
De si beau port, si belle et si luisante,
Louïze ha voix que la Musique alloue,
Louïze ha main qui tant bien au lut ioue,
Louïze ha tant ce qu’en toutes on prise,
Que ie ne puis que Louïze ne loue,
E t si ne puis asses louer Louïze.
E non solo poeti di cui non ci rimane più il nome
intonavano simili poesie, ma anche tali, come il Baïf, Oli­
vier de Magny, Pontus de Thiard componevano versi
estemporanei per lei, dei quali poi, col lavoro della lima,
arricchivano i loro volumi.
Intanto, incoraggiata dagli amici, la bella Cordière si
decideva a stampare i suoi versi e un suo lungo dibattito
della follia e dell’amore, in cui era andata condensando
tutti i discorsi tenuti coi dotti suoi amici. Più dei suoi
versi è notevole questa specie di trattato d ’amore. Giove
bandisce un gran festino, ordinando a tutti gli Dei di tro­
varvisi. Amore e Follìa arrivano nel medesimo istante
sulla porta del palazzo, la quale essendo già chiusa, e
non avendo che il solo sportello aperto, la Follìa, ve­
dendo che Amore è in atto di spingervi il piede, si avanza
e passa per la prima. Amore, vedendosi urtato, monta
in furia; ma la Follìa sostiene che le spetta di passargli
innanzi.
Così si disputano sulla loro potenza, dignità e premi­
nenza. Amore non potendo vincere Follìa con le parole,

�mette mano al suo arco e le lancia una freccia, ma invano,
perchè Follìa di botto si rende invisibile e, volendosi ven­
dicare, cerca di togliere la vista ad Amore. E per nascon­
dere il luogo dove essi sono, gli mette una benda, e in
modo che gli è impossibile di togliersela. Venere si duole
di Follìa, G iove vuole ascoltare il loro dibattito.

Apollo

e Mercurio difendono il diritto dell’una e dell’altra parte,
Giove, avendoli lungamente

ascoltati,

ne

chiede

avviso

agli Dei : poi pronunzia la sua sentenza. In un passaggio
di questo grazioso dibattito, in cui si sente tutta la cul­
tura che veniva a Lione dalle nostre

Corti di Mecenati,

tutta la scienza graziosa e sottile dei nostri disputatori in
materia, l’autrice parla del suo Petrarca, a proposito dei
poeti d ’amore, i quali, secondo lei, su tutti gli

altri vo­

lano. Così del Petrarca dice :

« Pétrarque en son langage ha fa it sa seule afeccion
aprocher à la gloire de celui, qui ha representé toutes les
passions, contenues, façons, et natures de tous les hommes,
qui est Homere. »
N è dimentica Virgilio. E così soggiunge:

« Qu ’a iamais mieus chanté Virgile, que les amours
de la Dame de Chartage ? »
E

qui

sarebbe

ozioso di fermarsi

tina, di cui il trattato è arricchito

alla

erudizione

la­

qua e là, con oppor­

tunità e misura, bisogna confessarlo, dalla spiritosa scrit­
trice.
Quando Mercurio ebbe compiuta

la

difesa

di

Follìa,

G iove vedendo gli Dei essere diversamente impressionati
e divisi d ’opinione, lui tenendosi dal lato di Cupido, gli
altri inclinando ad approvare la causa di Follìa, per con­
ciliare i contrari,

pronuncia

una

sentenza

interlocutoria

in questa maniera :

« Pour la dificulté et importance de vos diferens, et di­
versité d’opinions, nous avons remis votre afaire d’ici à
trois fois, sept fois, neuf siecles. E t cependant vous com­
mandons viure amiablement ensemble, sans vous outrager
l ’un l ’antre. E t guidera F olie l ’aveugle Amour, et le

�duira par tout ou bon semblera. E t sur la restitucion de
n
co
ses yeux, apres en avoir parlé ans Parques, en sera or­
donné. »
Tutte le poesie contenute nel volume si compongono
di tre elegie e di ventiquattro sonetti, nei quali ella si
mostra abbastanza virtuosa. Il primo sonetto è scritto in
lingua italiana. Nelle elegie parla dei suoi amori con sin­
cerità e con efficacia. Sebbene i suoi amici poeti le aves­
sero detto che i suoi scritti meritavano qualche gloria,
ella non seppe decidersi a farli comparire in pubblico da
soli, e, così, all’ultima ora, il 24 luglio 1555, scelse Clé­
mence de Bourges, una giovinetta di gran famiglia lio­
nese, per dedicarle il suo libro. Quando sette anni dopo
la povera Clémence morì, i contemporanei Suoi furono
unanimi nell’elogiarla, e il popolo si associò alle lodi dei
poeti e degli storici, allorché fu portata al cimitero col viso
scoperto, la veste bianca e la corona di fiori propria delle
vergini. Se il padre e la madre di Clémence, sette anni
prima, consentirono alla figlia di accettare la dedica di un
libro tutto consacrato all’amore e scritto da una donna in
piena vista, ciò significa che Luisa Labé non doveva es­
sere stimata nella società lionese, donna da conio. Se essa
fu una amorosa, come si direbbe oggi, non fu certo una
cortigiana nel senso volgare, e tanto meno una plebea
meretrice, come più tardi scrisse Calvino, alla cui pedan­
tesca austerità mal sonava l’allegro salotto della giovane
poetessa.
Il breve libro ebbe molto successo per quei tempi.
Alla prima edizione due altre ne seguirono, una a Lione
e l’altra a Rouen, durante l’anno 1556. Ma la soddisfa­
zione, che dovè provare la scrittrice, fu assai dimezzata da
una poesia che scrisse Olivier de Magny, intitolata L ’ ode
a Syre Aymon, in cui il compositore, sotto il nome di
Aymon, rappresenta il marito della Labé, povero signore,
come una bandiera coprente la mercanzia di cui si vanta
di essere il felice contrabbandiere. Insomma, il poeta, che
commette una cattiva azione, cerca di far la esposizione

�degli amori della Luisa. Suo marito Perrin viveva ancora
nel 1559, quando Magny componeva i suoi versi che non
dovevano restare lungo tempo inediti, e che di certo cor­
sero dall’un capo all’altro di Lione, appena composti,
manoscritti. Perchè nacque l’ode a Syre Aymon? Olivier
de Magny, secondo il De Baif, il quale lo motteggia assai
piacevolmente, era stato uno degli adoratori dei più ap­
passionati della bella Cordière, fino a perderne il gusto di
bere e di mangiare, senza nulla ottenere, poiché Luisa
non comprese i suoi ardori, lasciandolo languire nella
sua disperazione, mostrandosi ingrata verso di lui e fie­
ramente dura contro il suo tormentò amoroso. Il poeta,
scacciato, se ne sarebbe vendicato.
Non pare che il Baïf avesse ragione. A leggere le poe­
sie del Magny si può giudicare che la causa del risenti­
mento suo non si debba trovare nella ostinata freddezza
della giovane poetessa, ma invece nella sua volubilità.
Nella sua assenza la bella infedele sarebbe convolata ad
altri amori. Quando Olivier giunse a Lione, contava ap­
pena ventisei anni, ed era già preceduto da una non me­
diocre riputazione di poeta. Nel 1553 erano stati pubbli­
cati G li amori, che egli aveva composti l’anno innanzi,
come ne rende prova il privilegio, che reca la data del
18 marzo 1552. E prima di farsi conoscere per i suoi
Amori, si era distinto in Corte con un inno sulla nascita
di Margherita di Francia, figlia del re Enrico II, avve­
nuta il 14 maggio 1552. Olivier seguiva a Lione il si­
gnor D ’Avanson, che doveva recarsi a Roma, ambascia­
tore del re.
Olivier de Magny, nato a Cahors, era di origine ita­
liana. Verso la metà del secolo X III, dei banchieri lom­
bardi andarono a stabilirsi a Cahors intorno ad una piazza,
che allora si chiamava la piazza del Cambio. Molto pro­
babilmente un avo del Magny (allora il cognome si scri­
veva Magni) faceva parte di quella colonia, e fu in ri­
compensa di servigi resi al vescovo di Cahors, principe
secolare del paese, che il banchiere lombardo fu

�puto di un ufficio notarile, e parecchi della famiglia fu­
ved
ro
rono notai ed altri coprirono posti, importanti. Il padre
ed il fratello di Olivier furono anch’essi notai. E nessuno
avrebbe potuto prevedere che, da una famiglia di ban­
chieri, di procuratori, di notai, di gente d ’affare insomma,
sarebbe nato un poeta a pochissimi secondo in Fran­
cia nel secolo X V I, da mettersi a paro con Gioac­
chino Du Bellay e in alcune poesie, come nelle D u e notti
d ’amore ( 1), d ’un sapore modernissimo, forse a lui supe­
riore per arditezza, per precisione e per felicità nel dire
cose difficili e scabrose.
Olivier, di vivo, ingegno, tra quella febbre di studi del
suo tempo, fece rapidi progressi nella conoscenza delle
antichità e delle lingue. E quando, nel 1547, fu racco­
mandato ad Ugo Salel, dal vescovo di Cahors, egli era
così provetto nella lingua greca da potere aiutare il buon
Salel nella revisione della traduzione dei primi dieci
libri dell’ Iliade. Egli divenne il segretario intimo di Ugo,
allora elemosiniere di Francesco I, e in tale qualità potè
assistere, due anni dopo, alla lettura che Lancillotto De
Carle fece innanzi al nuovo re, Enrico II, del prologo
della Franciade del Ronsard.
Gli anni passati accanto al Salel furono per Olivier fe­
condi di studio e di grandi belle relazioni. Il buon abate di
Saint-Cheron era spirito aperto al sentimento poetico; tol­
lerante, cortese, sapiente, era da tutti amato. Fu uno dei
primi protettori di Stefano Dolet, e pose in testa del Pan­
tagruel una stanza che, sotto la penna di un prete, è una
audace apologia di Rabelais. Fu amico e buon ispiratore
di Margherita di Navarra. A lui fu sempre fedele Olivier,
e, dopo la sua morte, Con grato e memore animo, ne
curò la pubblicazione degli scritti.
Deceduto Ugo Salel, Olivier rimase, per breve tempo
(1) Vedi a pagg. 228-238, voi. II, in: Les Odes d ’Olivier de
Magny, T exte original, avec notice par E . Courbet. Paris, L e­
merre, M D C C C L X X V I. 2 voi. in-12.

�solo, e l’inno sulla nascita della figlia di Enrico II nulla
gli fruttò; ma presto si cattivò le simpatie di Jean D ’A ­
vanson, il quale fu commosso dal culto che il giovane
poeta serbava per il buon abate di Saint-Cheron. Così, O­
l ivicr, divenuto segretario del nuovo protettore, lo seguiva
nel suo viaggio per l’Italia.
Ad Olivier, giunto in Lione, non fu difficile, e per le sue
relazioni e per la sua qualità, di essere ammesso nel ce­
nacolo di Luisa Labé, dove per la sua fama, per il suo
spirito e per le grazie della sua persona, doveva mettersi
in prima linea. Fu preso di ardente amore per la giovane
poetessa, che possedeva più di una corda al suo arco. E
caldi di ammirazione e di affetto furono i versi suoi per
la belle Cordière, la quale non dovea essere chiusa alle
dolci frasi di una passione subitanea e sincera.
E così egli descrive i suoi desideri e le sue pene:
L ’amour qui iadis enflammoit
L e diuin esprit de Catulle,
N y cil qui Properce allumoit,
N y celluy qui brulloit Tibulle,
N y celluy dont ardoit Marnile,
N e f u t oncq plus grand que celluy,
Q ui sans fin me poingt et me brulle,
M ’emplissant d'un amer ennuy.
L ’ardent desir qu ’ eust Menelas
D e r'auoir son espouze Heleine,
Celluy dont le nepueu d ’Athlas
Pour Herse eust la poitrine pleine,
N y celluy qu ’ eust le fils d'Alcmene
A n pourchas de l ’amoureux bien.
Tant leur ait il donné de peine,
N e f u t oncq plus grand que le mien ( 1 ).

E così seguita citando Ercole, Enea, Didone, Tantalo
e via dicendo.
ct E nell’ode sulle grazie e le perfezioni della sua amica
sO
:L
lIn
,vo
9
.0
g
p
ia
ed
(1)V

�proclama che quando essa si mette alla spinetta, facendo
echeggiare i suoi nuovi suoni, Iean Du Gay cede alle sue
canzoni ; e quando suona il flauto, rapisce come Iean D ’A ­
vit; se canta sulla dolce chitarra, Bernardin deve sospen­
dere il suo giuoco ; e se accorda un bel canto sulle corde
di un violino, di botto fa tacere Iean Alain; e se canta su­
pera Labert, il cantore dei re; e se d ’alcuna cosa parla
ha il linguaggio del De Carle ; e se fa della poesia
Saint-Gelais, sebbene sia perfetto, non la fa meglio di
lei; e se scrive in prosa, il svio discorso non sarebbe scon­
fessato da Duthier; e se scrive di sua mano, passa con
le sue dita la mano del conte di Alsinois; e se dipinge,
sì bene riproduce la natura che Jeanet non saprebbe far
meglio; e se ricama vince ogni fiamminga. E così rivol­
gendosi a Gioacchino Du Bellay, dice che è degna di es­
sere coronata dai versi di lui ( 1).
Insomma, egli dice in una canzone:
le sers une Maistresse,
Q ui tient dendans ses y eu x
Les traictz dont Amours blesse
Les hommes et les D ieux.
Q ui ne le veult sçauoir,
Se garde de la veoir.
Mais celluy qui disire
D e se faire amoureux
E t d'un plaisant martire
Se rendre bienheureux,
Vienne sans retarder,
Vienne la regarder.
D u premier traict qui donne
Son bel oeil tant humain,
I l blesse la personne,
E t la guerrit soubdain,
Causant d ’une mesnie essort
E t la vie et la mort (2).
(1) Vedi a pagg. m -114 tomo 2 delle Odi, ediz. cit.
(2) Vedi a pagg. 119-120 vol. 2 delle Odi, ediz. cit.

%

�Luisa Labé era troppo sensibile, troppo romantica per
resistere alle ardenti dichiarazioni di un. poeta giovane e
bello. Essa rispose ai suoi desiri, e, di certo, la pronta
rispondenza di amorosi sensi trovava anche un sostrato
nella comunanza di coltura e di sentire letterariamente.
Olivier, come lei, era tutto impastato di classicismo, e di
ammirazione per i poeti latini e per i nuovi poeti d ’Ita­
lia, che egli aveva bellamente citati nei suoi Amori, pre­
diligendo Orazio ( 1 ) il cigno ferrarese (2) e specialmente
il Petrarca, che era tanto studiato dalla sua Luisa. Egli
aveva detto di seguire quel metodo nello scrivere versi
d’amore :
Qui fa it tant viure le Tuscan,
Et, malgré le temps, et V u lcan,
Estinceler sa rennomée,
Comme au matin le plus serain
Les raiz du soleil souuerain,
Luysans en sa face enflammée ? (3)

Cosi, quando è obbligato di lasciare Lione, per recarsi
in Italia con Iean d’Avanson, i suoi versi d ’addio alla sua
amica sono vibranti di passione. E la prega di tenere il
suo cuore, che le lascia languente, perche possa seguirla
nella sua assenza; e nel lungo e dolce bacio, che ella gli
dà, sente che l'anima sua dalle labbra se ne vola in quella
di lei (4). In Roma si innamora, per passatempo di qual­
che cortigiana; ma il suo pensiero è a Lione, nel salotto
della Luisa, dove sono il suo cuore, l’anima sua. E scri­
vendo al suo amico Maurizio Sceve, lionese, esclama:
le me meurs pour l'absence d'elle
E t vous vous egayez aupres (5).
(1) Vedi a pagg. 63 e 115 in: Les A mours de Olivier de Ma­
gny. Texte original, avec notice par E. Coubert. Paris, Lenierre,
MDCCCLXXVIII, 111-12.
(2) Vedi a pag. 76, op. cit.
(3) Vedi a pag. 99, op. ediz. cit.
(4) Vedi a pagg. 143-145, vol. 2 delle Odi, ediz. cit.
(5) Vedi a pag. 148, vol. 2 delle Odi, ediz. cit.

�Luisa non dimenticò presto

il suo amatore, e quando

egli si trovava in Ferrara presso Renata di Francia, gli
dice:

D 'un tel vouloir le ser f point ne desire
La liberté, ou son port le nauire,
Comme i ’atens, hélas de iour en iour
D e mon amy le gracieux retour.
O r que tu es aupres de ce riuage
D u Pau cornu, peut estre ton courage
S ’est embrasé d ’une nouuelle flame
En me changeant pour prendre une autre Dame ?
Il signor d ’Avanson rimase circa quattro anni

in

Ita­

lia, 15 5 4 -1 5 5 7 . Durante questo lungo periodo Olivier ri­
tornò più volte in Francia,

incaricato di missioni diplo­

matiche presso Diana di Poitiers, della quale godeva spe­
ciale favore. E g li di certo non mancò di fare brevi visite
alla sua amica lionese; ma g l ’incitamenti e le continue ten­
tazioni, dovevano, a lungo

andare,

avere il sopravvento

in una donna come la belle Cordière, e il buon poeta che,
del resto, voleva, in fondo in fondo, libertà per sè e fe­
deltà in lei, dovè accorgersi che la sua immagine era pas­
sata in seconda linea, e che Claudio Rubys, avvocato lio­
nese, aveva vinto la sua causa presso il cuore dell’amata.
Giurò di vendicarsene, e scrisse e fe c e la cattiva azione,
che si chiama l'ode a Syr Aymon.
E per dispetto pare che abbia anche a disdegno coloro
che studiano i poeti latini, e specialmente il Petrarca, il
poeta prediletto dall’infedele Luisa. E dice :

Celluy-cy pour tenir un Virgile en sa main
Un Ouide, un Horace, ou quelque autre Romain,
Ou pour lire par fo is quelque vers de P etrarque
Pense estre un grand Poëte et fa it de I‘Aristarque ( 1).
Ritornato in Francia il d ’Avanson,

Olivier fu delegato

di incassare le taglie straordinarie, imposte dal re. E, Cosi

(1) V edi a pag. 48, vol. I delle Odi, opera ed ediz. citate, nel­
l ' Ode: De la Vertu.

�fu obbligato di percorrere il Limosino, il Perigord, gran
parte della Guascogna e della Guienna. E, durante il suo
viaggio, attraverso colline rocciose, deserte brughiere, e
boschi spaventosi, e fossi fangosi, e luoghi disabitati, e
gente grossolana, e città oscure, egli rimpianse le fertili
e belle pianure dell’isola di Francia, i limpidi corsi d’ac­
qua, le animate città, e pensa anche al suo soggiorno d ’I­
talia, a Roma. E bellamente canta, rivolgendosi al d ’A ­
vanson :
Las en passant ces desertes forestz,
E t tous ces champs incogneuz de Ceres,
Le ne voys plus, comme ie soulois faire,
Rien qui me plaise, on qui me doyue plaire :
San plus ie resue et figure en resuant
Ce que i ’ay veu de beau parcydeuant.
I e me souuiens des belles antiquailles,
Des beaux tableaux, et des belles médaillés
Que ie voyois dessouz vostre grandeur,
Quand vous estiez à Rome ambassadeur.
Ie me figure une autre Dianore,
Une autre Laure, ou une autre Pandore,
E t m’est aduis q u ’en long habit romain,
Une éuentail ou pannache a la main,
J e voys encor' une braue Arthemise :
Ou que ie voys F iammete qui deguise
Dessouz l ’habit d ’un petit iouuenceau,
Son flatte d'albastre et son teton puceau.
Je me figure une dame romaine,
Qui parmy Rome en coche se pourmeine,
E t m’ est aduis que ie voys cependant
Quelque Seigneur en fenestre attendant
Que ceste dame auecques son escorte
En sa f a ueur passe deuant sa porte.
Sa destre main, et sa teste baissant,
D ’un chant amour ayant l ’ame saysie,
L uy fa ict honneur, parmy sa ialousie.
E t ne la perd, ou qu 'elle ne soit loing
Ou iusqu ' àtant qu 'elle ait passé le coing.

�Je voys encor. ou veoir encor me semble,
Durant l ’esté quelques seigneurs ensemble,
En une vigne, ou pour faire l ’amour,
Ou pour passer la grand chaleur du iour :
Ayant la table à beur soupper garnie
D ’une fo r t belle et douce compagnie.
Chacun regarde, et prend peine à choisir
Quelques subgect qui fo it à son plaisir,
Puys quand l ’Escalque a la nappe leuée,
Chacun d ’eux prend celle q u ’il a trouuée
Plus à son gré, et en ses bras la tient,
E t de propos doucement l'entretient.
L 'u n prenant l ’une en la chambre l ’ammeine,
L ’autre ayant l'autre un long temps la pourméine
Parmy la vigne, et puis craignant la nuict
En sa maison en coche la conduict.
Tandis voyant leur compagne rauire,
Les autres ont une petite enuye,
S u r celle la qui leur a fa ict ce tour
D e les laisser au point de leur retour:
Dont ou la blasme, et vont soustenant qu ’elle
Ne sçauroit estre ou si braue, ou si belle,
Qu 'il ne luy soit honneur de se daigner.
Telle qu ’elle est de les acompaigner.
f e me figure après les mommeries,
Les beaux festins, et les galanteries,
Les ieux pubblicz et les courses du pat,
Qu 'on veoid par Rome au temps du carneval.
Mesmes ie pense aux battailles qu 'on donne
A u x fiers thoreaux en la place d 'A gonne,
Mais la dessus un effroiy ie reçoy
Dans mes espritz . Poutc e que i' apperçoy
Ce m’est aduis un thoreau qui renuerse
Un assaillant, et le chef luy transperce,
L ui creuant l'oeil et de son rude effort
L e delaissant à terre demy mort (1).
ediapg.)l(zctvo8
V
5
4
i,1O
d
.-,.4

Il De Magny, fu nominato poi segretario del re, e con­
servò tal carica (in verso la metà del 1561. Poi sembra

�che, per avere scritto dei versi intorno all’istruzione del
principe, pel re Carlo IX, cadesse un po’ in disgrazia, e
dovesse allontanarsi dalla Corte. In vero, egli morì a Ca­
hors, tempo dopo, e fu sotterrato nella chiesa de Notre
Dame de la Daurade, che era dirimpetto alla casa paterna.
Intanto la bella poetessa era al tempo stesso tagliuz­
zata dai Calvinisti, dalle donne brutte di Lione, dai suoi
adoratori sfortunati e dai suoi parenti, che avevano invi­
dia delle sue alte relazioni, e doveva sorbire qualche a­
marezza. E, cosi, fu anche messa in circolazione La chan­
son nouvelle de la belle Cordière.
Morto il Perrin, Luisa si ritirò in una sua villa presso
Lione, a Percieu, la quale è ancora chiamata il prato
della bella Cordière, dove i Lionesi vanno nei giorni di
festa a scampagnare. Negli ultimi anni di sua vita co­
nobbe il fiorentino Tommaso Fortini, il quale aveva presso
a poco la sua età, essendo nato il 22 settembre 1513.
Egli fu l’amministratore dei beni di lei. In casa di lui, a
Parigi, la Luisa dettò il suo testamento, e, circondata dal
suo affetto, morì — come credesi — nel mese di marzo
del 1566.
Anche dopo la sua morte, ella fu fatta segno a calunnie
e a motteggi ; ma rimane sempre una delle più care se­
duzioni muliebri del secolo X V I in Francia, una delle
più note studiose dell’arte e della poesia nostra, e forse
sola seconda a Margherita di Navarra. Uno dei più belli
sonetti pubblicati in fine delle opere di Luisa, uno dei
più laudativi per essa, si ritrova con una leggera variante
nell’edizione che Jean de Tournes diede, lo stesso anno
1 5 5 5 , degli Erreurs amoureuses di Pontus de Thyard. Dun­
que, anche prima del 1555 il futuro vescovo di Chalon,
allora canonico e protonotario apostolico, e come si sa
uno della Pleiade, conosceva Luisa Labé, della quale
diceva :
Ici le ciel liberal me fait voir
En leur parfait, grâce, honneur et savoir,
E t de vertu le rare témoignage.

�E sapete perchè il Rubys, il rivale fortunato del De
Magny, ingratamente, nel 1604, chiamava la Labé la cor­
tigiana lionese? Perchè fu avversario sempre di Pontus
de Thyard.
Gli scritti della bella Cordière possono ancora leggersi
con piacere (1).
(1) Sono stati ripubblicati, nel 1887, a Parigi, dal Lemerre,
due vol. in-12, con la vita di lei, con una minuta bibliografia e
varianti da Charles Boy.

�Il Petrarca preso a generale
IX
.
modello — La cul­
tura italiana di moda in Francia — Ronsard e
i suoi trionfano — Tutti « pleiadizzano. »

��il lungo periodo in cui Caterina de’ Medici
ebbe tra mani la somma delle cose, durante circa
mezzo secolo, fra i bagliori sanguigni delle guerre civili,
la moda, l’arte, la cultura italiana fecero legge in Francia.
Caterina fu calunniata, disprezzata, temuta, adulata, a
volta, a volta ; ma, insieme col suo escadron volant di
belle avventuriere di qua e di là dalle Alpi, tra cui le
fiorentine primeggiavano, dirigeva l’orchestra.
A paro di lei troneggiò un poeta fortunato, capo scuola,
forse grande per il gusto del tempo, Pietro Ronsard, il
quale dal suo nome fece nascere il verbo Ronsardiser, e
fu la fintesi di tutto quel movimento erudito, letterario e
poetico sulle orme italiane. La Francia, smarritasi nelle
guerre civili, accanendosi a colpi di archibugio intorno
alle dispute teologiche, quasi aveva perduta la coscienza
di sè medesima, e seguiva ciecamente i metodi e la tec­
nica nostra, passando per un lungo tempo di prepara­
zione, di raffinamento, di ricerche, che, mercè l’ eroismo
dei combattenti religiosi in campo aperto, doveva con­
durre al principio della tolleranza di ogni confessione di
fede, all’affermazione come forza politica della borghesia
di fronte al feudalismo ; e, d ’altra parte, mercè di pochi
spiriti fortemente resistenti, nel campo intellettuale, alle
sottigliezze teutoniche e alla grazia talvolta mordente

D

urante

�eg li ultimi rappresentanti del rinascimento italico, in nome
d
del sentimento nazionale francese, doveva condurre alla
misura, alla epurazione, alla chiarezza della lingua, alla
semplicità dello stile, liberato dall’enorme peso dell’eru­
dizione greco-latina. E, così, vedremo dirimpetto a Pietro
Ronsard sorgere Enrico Estienne, che attaccherà — al
tempo stesso — la moda di italianizzare la lingua fran­
cese, la vita di Caterina de’ Medici, e preti e frati e la
Curia romana, che egli giudica i malfattori della politica
nel suo paese. A poco a poco si veniva al regno di
Enrico IV, all’equità, alla tolleranza; e, passando attra­
verso un breve periodo di influenza spagnuola nelle let­
tere, alla signorile misura degli scrittori del secolo X V II,
che usufruirono delle gloriose fatiche di un Rabelais,
di un Amyot, di un Montaigne, per tacere di altri minori.
Ed ora parliamo del nostro Ronsard.
Nacque il nostro poeta da Giovanna Chandrier du Bou­
charge, vedova di messer Guy des Roches, cavaliere, si­
gnore de la Basne, maritata in seconde nozze con Luigi
de Ronsard. La data della sua nascita non è fissata con
certezza. Il desiderio di farla concordare con certe opi­
nioni mediche o astrologiche, o di farla coincidere con
qualche grande avvenimento, ne è evidentemente la ra­
gione.
Il Ronsard medesimo, che come letterato e poeta non
poteva peccare di modestia, si studiò il primo di coinci­
dere, per quanto era possibile, la sua nascita con la presa
di Francesco I. Egli nella elegia a Belleau ( 1) cosi canta:
Sans mentir ie diray vérité
E t de l ’an et du iour de ma natiuité.
L ’an que le Roi François f u t pris deuant Pauie,
L e jo u r d ’un samedy, Dieu me presta la vie
L'onzième de septembre...
(1) Questa famosa elegia, in cui il poeta tesse la sua bio­
grafia, fu prima indirizzata à Pierre de Pascal, du bas pais de
Languedoc, con dichiarazione di affezione eterna. Sei anni dopo
l’eternità era finita, e al nome del Pascal fu sostituito quello

�—

273

—

Si vede lo sforzo di mostrarsi sincero, che fa proprio
dubitare della data pomposa. Il suo biografo Binet con­
ferma questa data e completa insieme il pensiero del
poeta, dicendoci che egli nacque un sabato 11 settembre
1524, proprio il giorno in cui re Francesco I fu preso
innanzi Pavia. Ed esclama, enfaticamente, che non si sa
dire se la Francia ricevè, nello stesso giorno, il più gran
danno o il più gran bene per la felice nascita, alla quale
era accaduto, come a quelle di altri grandi personaggi, di
essere notata con un incontro sì memorabile, come per
esempio la nascita di Alessandro il Grande, che fu come
illuminata dall’incendio del tempio di Diana in Efeso (1).
del Belleau, e non senza ragione. Quel Pascal fu un ingegnoso
scroccone, e se la scialò a spese dei gonzi e dei vanitosi. Egli,
a chi lo pagava, prometteva un posto nella sua storia di Fran­
cia, e non pochi letterati e uomini pubblici di quel tempo eb­
bero dei piccoli biglietti cosi : P. Pascalij liber quartus rerum
à Francis gestarum. Ma di questa famosa storia non aveva fatto
sei fogli quando mori. Contro di lui scrisse una satira in latino
Adriano Turnèbe, che fu tradotta in francese da Gioacchino Du
Bellay. Anche il Ronsard ne scrisse una, che non è pervenuta
lino a noi.
(1) A questo proposito il Marty-LaVeaux così dice:

« De Thou a reproduit dans son Histoire (liv. L.XXXII)
l ’idée de cette singulière compensation, mais moins préoccupé de
la pousser à l ’extrême rigueur, et sourtout plus soucieux de
l'exactitude historique, il ne prétend pas avec B inet que Ronsard
est né le jour de la bataille de Pavie, ce qui est matériellement
impossible, puisqu’elle a eu lieu le 24 f evrier 1525, il se content
de dire, avec le poète lui-même, que sa naissance a eu lieu dans
l ’année de cette bataille, et c’est en 1525, et non en 1524, qu’il
la mentionne ; il n’en reste pas moins difficile d‘ expliquer le
texte de Ronsard car le 11 septembre ne tomba un samedi dans
aucune de ses deux années; en 1524, c ’est un dimanche, en 1525
un lundi (*).
Concluons donc que Ronsard est né à une date assez rappro­
chée de la bataille de Pavie et qu 'il a sans doute un peu violenté
(*) Ronsard, lui-même, fo u r n it su r son âge des renseignements contradictoires.
P lu s loin (pag. X IX ), i l dit q u 'il avait a peine seize ans en 1540, ce q u i con­
corde avec l'assertion de B inet qui le f a i t n aître en septembre 1524, mais ail­
leurs i l se prétend plus je u n e (voyez pag. x l i x , I x ii et Ix iv).

�Tutto ciò che ha relazione con lui, prende, sotto la
penna dei suoi contemporanei, un’importanza singolare.
Colei che lo portava a battezzare, traversando un prato,
lo fece cadere a terra. Il neonato potea morirne, ma per
i suoi biografi questo fu un segno di grandezza futura,
perchè cadde sopra molli erbe e sopra fiori. Nel racco­
glierlo, una donzella, che portava un vaso pieno d’acqua
di rose e di diverse erbe, glielo rovesciò sulla testa.
Scampò una seconda volta ; ma anche questo fu un segno
di grandezza futura, significando che egli avrebbe di
buoni odori riempito la Francia e di fiori con i suoi dotti
scritti.
E il castello della Poissonnière dove nacque il fanciullo
prodigioso, divenne poi un luogo di pellegrinaggio *(1).
la stricte exactitude des faits, pour rendre plus frappant un rap­
port qui flattait son imagination et surtout sa vanite » (*).
( 1) A titolo di curiosità, qui riproduco la descrizione che di
questo castello ci dà il Marty-Laveaux :

« Ce château est situé dans la vallee du Loir, à sept lieues
ouest de Vendôme sur le penchant d'une colline qui domine
le bourg de Couture et est elle même surmontée par la forêt
de Gastin. Son architecture, qui date de François I, indique
qu’il a été reconstruit ou du moins entierment restauré par le
père du poète. Il existe encore aujourd' hu i tel à peu près qu'il
était au moment de la naissance de celui-ci.
« Sur la porte d’entrée on lit : « Ici naquit Pierre de Ronsard
gentilhomme vendômois. » Outre cette inscription, qui est recente,
on en trouve dans cette demeure un grand nombre d'anciennes.
Une d'entre elles revient souvent, se répète presque sur toutes les
fenêtres et s ’impose comme une pensée dominante: Avant partir.
On l'a diversement interprétée et l ’on en a été cherché assez loin
le sens qui, suivant nous, se présente de lui-même. Ces deux mots
avant partir n 'indiquent-ils pas tout simplement que ce manoir
est la demeure de prédilection de son maitre, son étape dernière
avant le départ final?
« Les autres inscriptions sont, pour la plupart, beaucoup moins
mélancoliques. La tourelle octagone contenant l ’escalièr, qui peut
être considérée comme l'entrée principale du logis, nous présente
(*) V ed i a pag. X I, vol. I , in : « O euvres de P . D e Ronsard »*, gentilhom m e
vandomois, avec une notice biographique et des notes p a r Ch. M a rty-I.a vea u x. —
Pa ris, Alphonse Lem erre, editeur, M D C C C L X X X V I I

�Ho parlato dei primi studi e delle prime avventure
del Ronsard, a proposito del suo incontro con Gioacchino
Du Bellay. Il desiderio suo di brillare nei pubblici negozi
non potè essere soddisfatto, colpito al suo ritorno di
Germania da quella sordità che lo afflisse per tutta la
sua vita.
Il Marty-Laveaux dice :
« Binet à ce sujet cherche à donner une explication
scientifique qui rappelle celles que Molière met dans la
cette consécration : Voluptati et Gratiis, à la Volupté et aux
Grâces. Sur la fenêtre de la mansarde de la tourelle une inscrip­
tion chargée d ’abréviations, mais qui semble devoir se lire ainsi:
Domi oculus longe speculatur, signale aux visiteurs la vue éten­
due dont on jouit de cet endroit. D ’autres croisées portent les
inscriptions suivantes: Veritas filia temporis, Domine conserva
me, Respice finem, placées chacune entre' deux initiales E. L.
La lettre L est la première du prénom du père de Ronsard,• Loys,
qui figure en toutes lettres dans plusieurs des sculptures du ma­
noir. Quant'à l ’E, on n'eu peut deviner le sens. Il est certain
du moins qu’il n’appartient pas a la femme de Loys, Jeanne
Chaudrier, dont le blason ne figure nulle parte dans cette de­
meure, qui semble avoir reçu touts ses embellissement avant le
mariage de son propriétaire.
« A l'intérieur ce qui mérite surtout d'être remarqué c ’est la
cheminée de la grande salle, ornée d'au moins cinquante écussons
des protecteurs et allies de la famille. Là figure cette devise qui
dut plus d'une fois fortifier le poète dans des moments de décou­
ragement: Non fallunt futura merentem, l'avenir appartient au
mérité. Elle est tracée en lettres enlacées et conjointes, et se
trouve coupée par moitié par le blason « d’azur à trois roses d ’ar­
gent posés de face. » Audessous sont sculptées des plantes dont
le pied est dévoré par des flammes. Ces emblèmes ont reçu bien
des interprétations diverses. La plus probable est que ces tiges sont
de ronces qui brûlent (ardent) et que ce symbole, formant armes
parlantes, signifie : Ronce-ard.
« Le cabinet du travail possède aussi une cheminée sculptée,
beaucoup moins belle, qui porte cette devise : Ne quid nimis (*).
« Quant aux communs creusés en plein roc, ils etaient ornés aussi
d'arabesques et d'inscriptions. C’etait d'abord la buanderie belle,
(*) Rien de trop. C e tte sentence s e trouve dans l ’Andri e n n e de T ERENCE
(I, I, 61). C 'est la traduction d e N isen ag a n , q u ’ on lisait, dit-on, sur le fronton
du tem ple de D elphes.

�bouche des medecins de ses comédies : Pendant qu’ il
« estoit en Allemagne, il fu t contrait de boire des vins
« tels qu’ on les trouve, la plus grand part souffrez et
« mixtionnez : occasion, avec les tourmens de mer, les
« incommoditez des chemins, et autre peines de la guerre,
« qu’ il avoit souffertes, que plusieurs humeurs grossieres
« luy monterent aux cerveau, tellement qu ’ elles luy caupuis la fourière, la cuisine, ainsi désignée : Vulcano et diligen­
tiae ; ensuite Vina barbara, qu'on a traduit par « vins étran­
gers », mais qu'on doit plutôt rendre, à notre avis, par vins
grossiers, vins destinés aux serviteurs, ce qu’on appellerait au­
jourd’hui vins d’office. La porte suivante est surmontée d'un
broc et deux verres, au-dessous desquels on lit: Cui des videto,
vois a qui il convient de le donner. Cela n 'indique-t-il pas un vin
de choix, un vin réservé aux gourmets et qui ne doit pas être
prodigué à ceux qui ne seraient pas dignes de l ’apprécier? Ce
n'est pas là, nous devons l'avouer, l ’opinion commune ; les uns font,
au contraire de cet endroit, le caveau des vins moins estimés, et
les autres le réduit « où l ’on traitait les pauvres errants. » E n­
suite, c’est le garde-manger : Custodia dapum ; enfin la cave
principale avec ce sage conseil: Sustine et abstine.
« Après la cave se trouve un petit oratoire dédié à Saint Jac­
ques. Au-dessus de la porte, ornée de coquilles de pèlerins, on
lit: Tibi soli gloria. En face de cet oratoire existait encore au
commencement de ce siècle une chapelle, plus ancienne que le
manoir, mais dépourvue de tout intérêt architectural, qui a été
démolie par un des propriétaires du château, M. Gabriel de
la Haye.
« Si nous avons un peu insisté sur la description si souvent
reproduite de cette demeure (*), c’est pour rectifier quelques in­
terprétations qui nous ont paru erronées, et sourtout parce que
nous avons trouvé utile de constater une fois de plus, dans un
logis de cette époque, le mélangé de souvenirs profanes et d ’idées
chrétiennes, si ordinaires alors, et qui devait précisément ren­
contrer dans les vers de Ronsard sa plus haute expression poé­
tique. »
(*) De Passac, Vendôme et le Vendômots, 1823, 11-4 ; Histoire arche0logique
de Vendômois, 1849, in-4. — M. dk Petigny, Histoire de Vendomois. — A c h ille
de Rochembbau, La famille de Ronsard, Paris, A. Franck, 1868, in-18, avec album
in-8 de 19 pl. — Pasty de la Hyl ais, Le Ba-Vendomois histor ique et monumen­
tale, Saint-Calais, Peltier, 1878, in-8. — Marie Dronsart, La maison de Ronsard
(Figaro du 24 août 1889). Vedi a pag. VI-VIII, tome 1.er, in Œuvres de P. De
Ronsard, ediz. già cit. del Marty-Laveaux e Lemerre.

�« sereni une defluxion, puis une fièvre tierce, dont il
« devint sourdant. »
« N ous devons remarquer, avec Sainte-Beuve, qu’ un
passage d’un pamphlet latin que nous nous abstenons de
traduire, attribue a son mal une tout autre origine » ( 1).
Studiando fortemente sugli autori greci e latini, si af­
faticava a foggiare buoni versi francesi, che faceva vedere
ai suoi giovani amici. Cantava per Cassandra, che era
Diana de Talfi, che egli aveva conosciuta a Blois nelle
sue non infrequenti visite alla Corte. Così, i suoi versi
erano esercitazioni petrarchesche, ed egli non si affrettava
a pubblicarli, stimandoli abbozzi e tentativi. Ma una cir­
costanza impreveduta gli fece mutare avviso.
Il Du Bellay, che aveva la vena più facile, che era
meno scrupoloso di lui nella lima della forma, e che aveva
letto i versi di lui, venne fuori con la sua Olive, che fece
gran chiasso.
Allora il Ronsard, un po’ spinto dall’ emulazione, un
po’ dal vedere che parte del successo spettasse a lui,
(1)

Plus dicunt quod Ronsardus
Certo sit factus surdus
A lue hispanica,
E t quamvis sudaverit
Non tamen receperit
Auditum et reliqua.

(Prosa magistri nostri Nicolai Mollarii Comorrhaei Sarbonici,
ad M. Petrum Ronsardum, presbiterum, poetam papalem Sorbo­
nicum, 1563). Cfr. L e b e r , De l'état réel de la presse et des
pamphlets, depuis François I.erjusqu’à Louis X IV . Techener,
1835. p a g . 89.

Vedi a pagg. X X I-X X II, op. cit.

Questo libello fu pubblicato contro il Ronsard nel 1563,
quando egli prese viva parte nella guerra contro gli Ugonotti.
Sopra la lue hispanica il Ronsard rispose energicamente, nomi­
nando la cosa in francese :
Tu m’accuses Cafard.....
Un chaste prédicant de fa it et de parole
Ne devroit jamais dire un propos si vilain :
Mais que sort-il du sac ? cela dont il est plein.

�avendo il suo poco scrupoloso amico, qua e là, preso
qualche cosa da i suoi scritti, pubblicò il suo primo libro
di versi ( 1), bisticciandosi col Du Bellay, che apertamente
accusò di plagio. Poi i due amici si riconciliarono, nes­
suno contestò al Ronsard la priorità della nuova poesia,
ed egli proclamò il Du Bellay il suo migliore amico.
Gli applausi tributati al nuovo rimatore turbarono i
sogni della folla imitatrice del Marot, e specialmente di
Melin de Saint-Gelais, poeta titolare di Corte, il quale
cercò di disgustare il re Enrico dalla lettura del giovane
poeta ; ma Margherita di Savoia, sorella del re, diede la
palma al Ronsard e alla nuova scuola.
Il vecchio poeta dovè rassegnarsi, e, facendo bonne
mine à mauvais jeu, divenne anche amico del nuovo sole,
che, per ricompensarlo, tolse il nome di lui da una satira
che aveva scritto contro gli invidiosi.
Nella lirica, il Ronsard mostra più direttamente l’ in­
fluenza del Petrarca, sia in questo primo libro di versi,
sia negli altri, che poi andò mettendo alla luce. Tutto il
suo sforzo è di
Apprendre l ’art de bien petrarquiser
e

De faire un jour à la Tuscane voir
Que notre France, autant qu’elle est heureuse
A souspirer une pleinte amoureuse (2).
E nel sonetto V III, volto alla sua bella, così esclama:
Si d'art subtil en te servant je n'use
L'outil des soeurs pour ta gloire esbaucher
Qu’un seul Tuscan est digne de toucher
Ta cruauté soymesme s'en accuse (3).
(1) « Les amours de P. De Ronsard, Vandomoys », ensemble
la cinquiesme de ses odes, avec privilège du Roy, chez la veuve
Maurice de la Porte, au clos Pruneau à l'enseigne Saint-Claude,
l55 2(2) Vedi nel primo libro degli Amori, elegia a Cassandra.
Voi. 1", pag. 110 nelle opere complete, ediz. Lemerre.
(3) Vedi ediz. Lemerre, Voi. i", pag. 6.

�E, altrove, afferma che il secolo felicemente stima i to­
schi versi e si rammarica di non possedere la grazia di­
vina del Petrarca, che nel cielo scolpì la Sorga, la sua
Firenze e il suo lauro ( 1 ).
E quando, dopo di aver cantato Cassandra, è preso
dalla leggiadria di Maria, ei non trova altro modo più
acerbo di rimproverarsi la sua infedeltà che esclamando :
......... Le bon Petrarque un tel peché ne Jist (2).
Una volta esclama :
Que ne puis-je estre Ouide bien disant (3).
Ma sempre il Petrarca rimane in
sieri ; sempre Petrarca è il modello
tremare le vene e i polsi ; sempre di
tra i suoi versi a torto e a traverso.
di lui dice nella sua 18a elegia:

cima ai suoi pen­
glorioso, che gli fa
lui canta, e lo ficca
Per esempio, così

Ils ne sont Touranjaux, mais bien de la contrée
Où Laure jusqu’au cœur de son Petrarque entrée
Fist pour elle si haut chanter ce Florentin,
Que Cygne par scs vers surmonta le destin :
S i qu’auiourd’huy le Rhosne et Sorgue et Valecluze
Murmurant son renom, sont cognus par sa Muse (4).
Altrove cita :
La divine grâce
Des beaux vers d'Horace.
Ma subito soggiunge di voler far meglio, mentre non
ha mai osato di dire cosa simile di fronte al Petrarca (5).
(1) Vedi, per esempio, il sonetto 72, a pag. 35, vol. 1°, ediz.
Lamerre.
(2) Vedi nel secondo libro degli Amori. — A Maria, elegia
al suo libro.
(3) Vedi a pag. 11, voi. 1°, ediz. Lamerre.
(4) Vedi a pag. 104, vol. 40, ediz. Lamerre.
(5) Vedi a pag. 187, voi. 2“ (Odi), ediz. Lamerre.

�Il Ronsard, intanto, sempre avido di onori e di bene­
fici, aveva cambiato addirittura la sua penna in turibolo, e in­
censava tutti coloro che potevano giovargli, e specialmente
Diana di Poitiers, verso la quale l’incenso fu cosi copioso
ed acuto da stomacare gli amici seri del poeta. Stefano
Pasquier gli scrisse una lettera pepata, che finiva : « la
penna del poeta dev’essere solamente votata alla celebra­
zione di coloro che lo meritano. » Ma il poeta, che,
come ho detto, non udiva bene, continuò ad agitare fu­
riosamente il turibolo. E volendo comporre un lungo
poema epico, la Franciade, non sapeva dove dar di capo
per ottenere una buona e fissa pensione, che, secondo il
suo modo di vedere, gli doveva assicurare una diecina
d ’anni di tranquillità per comporre il suo poema con una
saggia lentezza.
In quel torno moriva tragicamente Enrico II, colpito
dalla lancia del conte di Montgomery nel celebre torneo
indetto per le feste del matrimonio di sua sorella Mar­
gherita col duca di Savoia, in modo che la sala delle
Tournelles, preparata per danze, mascherate e balli, servi
di cappella ardente per il corpo del principe. Salito sul
trono Francesco II, il Ronsard diresse a lui ed a sua
moglie, Maria Stuart di Scozia, il suo inesauribile turi­
bolo. Ed al nuovo re indirizza la prefazione della prima
edizione del suo libro delle Mescolanze. Morto poco dopo
anche Francesco II, egli celebrò la vedova regina par­
tente per la Scozia, la quale le mandava un vasellame
d ’argento del valore di duemila scudi, con questa iscri­
zione : A Ronsard, l ’Apollon des François.
Nondimeno la tristezza del poeta sfumò ai bagliori del
nuovo regno. Si sa che esisteva tra Carlo IX e lui un
amabile commercio poetico. Ed alcuni zelanti cortigiani
attribuiscono a Carlo IX questi bei versi, che egli avrebbe
diretti al poeta :
Tous deux egalement nous portons des couronnes ;
Mais, roy, ie le reçois, et poète, tu les donnes.

�Sventuratamente per Carlo IX, questi versi non sono
suoi ; ne è padre un certo Giovanni Royer, che dimostrò,
con essi, come anche un cattivo poeta può, qualche volta,
fare dei buoni versi.
Sono stomachevoli le adulazioni a Caterina de’ Medici,
sparita dalla scena l’adultera Diana de Poitiers :
le chantay les eaux d ’Arne, et Florence sa fille,
Comme le beau Phebus nomma la Tusque ville
D u nom de la pucelle, après auoir esté
Ardentement raui de rais de sa beauté,
E t comme A n te prédit dit milieu de son onde
Otte Royne elle seroit la plus grande du monde,
E t que le nom de femme autrefois à mespris,
Par elle emporteroit sur les hommes le pris (1 ).

E altrove :
D e nostre Royne, en qui le Ciel contemple
D u vray honneur le portraiz et l ’exemple?
E t qui en toy un beau iour déplira,
Quand par la rite en triomphe elle ira ?
C ’est celle-là dont A rne est orgueilleux
E t qui son nom d ’un haut bruit memeilleux
Contre les murs de Florence resonne :
C ’est celle-là qui l ’espoir nous redonne
D e voir bien-tost le beau Lys derechef
Dans l'Italie encor dresser le chef (2).

Ad ogni modo, le adulazioni a Caterina de’ Medici, il
desiderio di piacere a lei, fanno nascere delle buone frasi
e dei brani poetici non spregevoli. Così il poeta dice:
Apollon Florence aima (3).
(1) Vedi il 20 libro del Roccage Royal, a pag. 290, vol. 3*,
ediz. Lamerre.
(2) Vedi le Recueil des poèmes, a pag. 202, vol. 6°, ediz. La­
merre.
(3) Vedi ; Odi a Caterina de’ Medici, a pag. 94, vol. 20,
opera cit.

�E indirizzandosi a Ludovico Daiaceto, fiorentino, così
canta :
Je sçauois bien que la belle Florence
Que l ’A rne bagne, estoit une cité
Q ui noble et riche en sa fertilité
A uoit produit tant d ’hommes d ’excellence:
Cosme, Laurens, dont l ’heureuse prudence
Jointe à vertu gaigna l ’autorité,
E t qui remist la Muse en dignité,
E t du grand Mars l ’antique experience.
J'estois certain qu’elle abondait en biens,
Grandeurs, honneurs ; mais que les citoyens
Fussent si grand absens de leur patrie,
Je l ’ignorois. Or, Daiacet, tu es
Fleur de Florence, et liberal tu fa is
Cognoistre assez le tout par la partie (1 ).

E nell’elegia a Nicola Dolfino cosi dice :
D e là tu vis l ’Itale, et la belle contree
Q u i iadis chef du monde au monde s ’est monstree :
E t n ’est ores plus rien, si non serue de ceux
Q ui iadis luy seruoyent de triomphes pompeux (2).

Poi, altrove, ci dà una conferma che tutta la moda
d ’allora in Francia veniva d ’Italia, di cui si imitavano
non solo i modelli letterari, ma anche la foggia del ve­
stire e il modo di parlare e di muoversi, per darsi l’aria
distinta, il bon ton, come oggi si direbbe. Così descrive
uno di questi damerini :
Comme nourri à Naples ou à Romme,
Poisant ses mots en balançant le chef
Feignant de craindre un dangereux mechef (3).
(1) Vedi a pag. 29, vol. 2°, opera cit.
(2) Vedi a pag. 403, vol. 6“, opera cit.
(3) Vedi a pajç. 148, vol. 40. opera cit.

�Nondimeno, talvolta, lo spirito nazionale prende il di­
sopra, ed egli esclama :

E t bien que l'Italie ait l ’air delicieux,
Mere des Empereurs, des Rois victorieux.
Q ui par armes ont.fa it aux autres peuples honte :
S i est-ce qu’auiourd’huy la France la surmonte
En hommes, en Citez , et en Rois, dont le nom
Des premier Empereurs efface le renom (1).
Durante le sanguinose guerre civili di Francia, prodotte
dal massacro di Passy, che ebbe luogo il primo marzo 1562,
il Ronsard, per la sua posizione ufficiale, doveva prendere
la penna contro gli Ugonotti.

E

mentre da giovane era

stato tentato di abbracciare il partito della Riforma, allora
divenne curato di un villaggio chiamato Evaille, fu capo
di una compagnia

di

giovani

gentiluomini che commise

saccheggi ed omicidi, e fu il poeta cesareo dei cattolici (2).
Gli Ugonotti lo pagarono a misura di carbone e affig­

Messir de Ron­
sard, iadis Poète, et maintenat Prebstre, ed altri : La méta­
morphose dudict Ronsard en Prebstre (3).
gevano per le cantonate dei cartelli così :

(1) Vedi a pag. 64, voi. 4°, opera cit.
(2) A p p a r te n g o n o a q u e s to te m p o : Le discours des miseres de
ce temps, à la Royne Mère du Roy, Catherine de Medicis; la Conti­
nuation du discours ; la Retnostrance au peuple de France et la
response... aux iniures... de ie ne sçay quels predicantereaux.

Devesi dire che il poe ta si mostrò brillante polemista e disse
la verità, talvolta, anche ai suoi amici.
(3) Vedi pure il libello del maestro Nicola Mallard, citato più sopra:

Valde sum admiratus
Quod cito esse factus
D e poeta presbyter.
O presbyter nobilis,
Poeta rasibilis
Vivas immortaliter.
Huguenotti amplius
Dicunt quod tu melius
Tractares ludibriza,
Spurca sales et iocos,
Oscula, velo elegos
Quam sacra vel seria.

�Il nuovo curato-poeta non dim enticava gli antichi amori,
e ritornò a petrarcheggiare per una nuova stella, per
Elena de Surgères, per la quale spasimò durante sette
lunghi anni. Il poeta ebbe da questi am ori... due libri di
versi. L a fredda Elena, a differenza di quella di Troia,
fu ostinatamente platonica col suo adoratore. Nondim eno
alcuni curiosi, ficcanasi, hanno voluto sapere che ci fosse
d i vero in tutto quel platonismo, in cui il poeta si la­
menta fin nell'ultim o sonetto d el secondo libro, e se d av­
vero la giovan e donzella non avesse mai avuto un mo­
mento di debolezza innanzi alla tenerezza ed alla perse­
veranza di lui. L a signorina di Su rgères medesima ha
fatto dubitare della sua virtù per una certa pratica che le
è attribuita, la quale sembra manifestare una coscienza un
po ’ inquieta: « Mademoiselle de Surgères », dice Du Per­
ron (1 ), « ..... me priait chez Monsieur de Rets que ie dit

une epistre devant les œuvre de Ronsard, pour monstrer
q u ’il ne l ’aymoit pas d ’amour impudique : ie luy dis : au
lieu de cet epistre, il y fa u t seulement mettre vostre por­
traict. »
Dunque, alla morte di Ronsard si dubitava sulla na­
tura della relazione colla signorina de Surgères, e si sti­
mava che il poeta avesse esagerato parlando della bel­
lezza di lei.
Non pochi versi ispirati da Elena sono belli per sen­
timento e per freschezza e si leggono ancora.
E am m irevole, per esem pio, il seguente sonetto :

Quand vous serez bien vieille, au soire à la chandelle,
Assise auprès du feu deuidant et filant,
Direz chantant mes vers, en vous esmerveillant.
Ronsard me célébrait du temps que i ‘ estois belle
Lors vous n'aurez servante oyant telle nouvelle.
D ej a sous le labeur à demy sommeillant
Qui au bruit de mon nom ne s'aille resueillant.
Benissant votre nom de louange immortelle.
(1) Petroniana, art. Gournay, Genevae, 1667, pag. 161.

�Je seray sous ta terre et fantôm sans os
Par les ombres myrteux ie prendray mon repos :
Vous serez au foiyer une vieille accroupie,
Regrettant mon amour et vostre f ier dcsdain.
Vivez, si m'en croyez, n'attendez à demain:
Cueillez dés aujourduy les roses de la vie (1).
Forse a questo sonetto si ispirò il Frugoni, quando
nella sua poesia L a Rosa, dedicata a Clori, cantò :
Clori, che sì fastosa
Ten vai di tua beltade,
Nel fior, che presto cade,
Contempla il tuo destin.
D ’ostro e di gigli sparsi
Di leggiadrìa, di riso
Non avrai sempre il viso,
Non sempre nero il crin.
Tempra l’acerbo orgoglio
E men crudel rimira
Chi langue, chi sospira,
Chi chiede a te pietà ;
Godi di tua ventura
Fin che hai gli amori intorno ;
Fugge, e più far ritorno
Non può la fresca età.
Devesi confessare che se il Frugoni prese a modello
il Ronsard, oh quanto rimase inferiore al modello !
Non contento di rimare dei sonetti amorosi, il Ron­
sard, difensore dell’ortodossia, il Ronsard, felicitato dal papa
per la sua energia contro gli eretici, il Ronsard, dive­
nuto priore di Saint-Côme presso Tours, si distraeva delle
miserie del tempo, incidendo il nome di Elena sulla cortec­
cia degli alberi del suo priorato e dedicandole una fon­
tana, che, secondo ci assicura il suo biografo Binet, divenne
poi un luogo di pellegrinaggio per i neofiti della poesia.
ti questo il tempo della sua più alta riputazione. Il
4 novembre 1570, Carlo IX domanda all’infante di Por­
togallo di nominare il poeta cavaliere dell’Ordine della
(1) Vedi a pag. 316, tomo 1, delle Opere del Ronsard, edi­
zione Marty-Laveaux, Lamerre, già cit.

�Croce di Cristo. L ’anno dopo, Torquato Tasso, venuto
nel seguito del cardinale Luigi d’Este, gli testimonia tutta
la sua ammirazione. E in questo tempo che egli si ri­
mette alla sua Franciade, che non abbandona nonostante
i bagliori sanguinosi che precedettero e seguirono la notte di
S. Bartolomeo. Invero l’edizione originale dei quattro primi
libri del poema, i soli pubblicati, data, d ’après l ’achever d’im­
prim er, dal 13 settembre 1572; essa è dunque appena po­
steriore di alcune settimane alla notte di S. Bartolomeo. E
ciò spiega in parte il poco rumore che questo poema, tanto
vantato ed atteso, fece alla sua apparizione. Il poeta parve
nondimeno molto occupato del compimento dell’opera sua ;
l '11 novembre seguente scrisse ai canonici di Saint-Martin
de Tours perchè lo autorizzassero a farsi sostituire nelle
funzioni che egli doveva compiere alla collegiata, dovendo
e gli continuare la Franciade, della quale, grazie a Dio,
aveva visto pubblicare il principio. Ma questa povera Fran­
ciade rimase interrotta dalla morte di Carlo IX.
Col nuovo re, Enrico III, egli non fu così felice come cogli
antecessori. Edanche le sue infermità incominciarono a farlo
allontanare dalla Corte, dove egli ritornava di tanto in
tanto per non farsi dimenticare. Intanto, per attirare l’atten­
zione del re, egli scrisse i ritratti poetici dei personaggi che
frequentavano la Corte. Ma non pare che questa composizione
gli giovasse per uno schizzo che egli v ’inserì del Mignon (1),
(1)

Si quelque dameret se farde ou se desguise,
S ’ il porte une putain au lieu d ’un chemise,
Atisé, g audronné, au collet empoizé,
L a cape retrousses et le cheveul f r i zé ;
Si plus ie voi porter ces larges vedugades
La coiffure ehontie et ces ratepeuardes,
Ces cheveau emprundez d ’une page ou d'un garson ;
Si plus des enstrangers, quelqu'un suit la façon
Qu’ il craigne ma fureur..... (*).

(*. 11 M arty-Laveaux a questo punto dice : « Ces vers sont les seuls ou il soit cer tain
q ue Ronsard ait attaqué les je u n e s effem inés de la Cour On trouve quelques pièces
m anuscrites de ce genre, q ui portent le nom du poète et où le roi H enry n 'est pas mé­
nage, mais elles paraissent indignes de Ron sa rd v o l. V I, pagg.411 41 4) . Quant a u x
Son nets d ’estat, que B lanchem ain lu i avait attribués dans son recu eil d 'Œ u v r e s
inédites, ils n'ont plus été admis par le savant éditeur dans sa pubblication d éfin i­
t i ve.» (V edi a pag. L X X X I , torno I, delle Opere del Ronsard, ed izione L e ­
m erre cit. .

�che certamente non incontrò il gusto regale, perchè non
si legge se non nella prima edizione.
Il poeta fu uno dei membri dell’ Accademia che En­
rico III faceva riunire nel suo palazzo, e per desiderio
del re vi recitò un discorso sulle virtù attive, e poi an­
che un altro sull’ invidia. Intanto deperiva lentamente, e
quasi presentendo la morte vicina, volle dare opera ad
una edizione completa di tutte le sue poesie, le quali fu­
rono stampate dal Buon a Parigi ( 1). Le fatiche soste­
nute per correggere le stampe e per mettere insieme tutta
la edizione, lo spossarono totalmente; rimase per qualche
tempo a Parigi ammalato, e poi volle ridursi a SaintCòme, dove morì il 27 dicembre 1585.
Poco tempo prima di morire, compose la seguente poe­
sia, indirizzata al signor Bartolomeo del Bene, gentiluo­
mo fiorentino, poeta italiano eccellente, per risposta e ri­
vincita di due sue odi italiane:

D e l Bene (second cygne apres le Florentin
Q ui l'art, et le sçavoir l'Am our et le Destin,
Firent voler si haut sur Sorgue la riviere,
Qu 'il laissa de bien loin touts les autres derriere.
Sinon toy, qui de pres suis son vol, et sa vois.
Pour chanter les honneurs des Princes et des Rois)
Je pensoy qu'en pur don ta Muse m ’eust donnée
Une Ode sur ton Luth divinement sonnée,
E t que mon nom estoit de ton papier rayé,
Mais à ce que ie voy tu veux estre payé.
Je le veux, c'est raison: de moy pour contr'eschange
Tu auras en pay'ment loüange pour loüange,
Un don repousse l'autre, en la mesme façon
Tu auras vers pour vers, et chanson pour chanson.
I

(1) « Les Œuvres de P. Ronsard », gentilhomme Valdomoy.
Reueues, corrigées et augmene es par l'autheur. Voyez le contenu
d'icelles an second fuilles suyuant, a Paris, chez Gabriel Buon, an
clos Bruneau, à l'einsegne St.-Claude: 1584, avec privilege du Roy.

�Comme on voit par saison les ventres des campagnes
Fertiles maintenant, et maintenant brehaignes,
Porter l ’une apres l'autre et fourment et buissons,
E t tousiours à plein sein se iaunir de moissons:
Ainsi les bons esprits ne font tousiours demeure,
Fertils, en un pais, mais changent d’heure en heure,
Soit en se reposant, soit en portant du fruit.
Dupuis que ton P etrarque eut surmonté la Nuit
De Dante, et Cavalcant, et de sa renommée,
Claire comme un Soleil, eut la terre semée,
Fait citoyen du Ciel ; nul apres luy n'a peu
Grimper sur Helicon pour y etre repeu
A la table des Soeurs de la leurs sainctete Ambrosie,
Qui seule donne l ’ame à nostre poesie:
Plusieurs ont essayé ce beau labeur en vain,
Mais, la Muse à chacun ne donne de son pain.
Or les dons d'Apollon, dont se vid’embellie,
Quand P etrarque vivoit, sa native Italie,
Estoient perdus sans toy, des Muses amoureux :
Qui plein d ’une ame vive, et d’un cœur genereux,
Ovrant le gabinet de leur grotte sacrée,
Presque seul as remis le s vers en ta contrée.
Dorment en pais tes morts, ie ne veux offenser
Ceux qui ont ja passé, c ’est qu'il nous faut passer.
Sur leur tombe f lorisse et le Lis et la Rose,
Un homme fait beaucoup quand seulement il ose.
Amour, apres la mort de ce noble Tuscan,
De tous fu t mis en vente ainsi comme a l ’encan:
Chacun te refripoit, il n'avoit plus de fleches,
Ny d'arc, ny de carquois, de torches, ny de méches,
Quand tu en eus pitié, et soudain tu luy fis
( Comme ce bon Dedale à Icare son fils)
Des plumes pour voler par toute lEtrurïe,
Tes vers luy redonnant Temples et Seigneurie.
S i tost que ton menton par l ’âge fu t blanchi.
Et ton cœur des ardeurs de Venus affranchi,
Laissant Amour à part, d'un plus braue courage
Tu commenças d ’ourdir un difficile ouvrage.
Imitant tes Romains, tes Grecs et tes François :
Ce fu t de marier les cordes à ta vois,

�Celebrant Tûsqucment, par tes chansons Lyriques,
Les illustres vertus des hommes heroïques:
Où ton docte labeur le surpasse d ’autant
Que le Rosignol passe un Pinçon en chantant,
Quand A v ril tend l ’oreille aux complaintes legeres
Des oiseaux amoureux, Sereines bocageres.
Car choisissant des vers et masles et hardis,
E t des mots courageux, en ta langue tu dis.
Un argument nouveau forgé sur ton eclume,
A toy-mesmes traçant un chemin par ta plume,
Pour monstrer que l'esprit invent tous les iours,
San voir iamais taris la source de son cœur.
Sous les ombres là bas le Calabrois Horace
Entre les myrtes verds te quitera sa place;
Et Pindare Thebain te cedera son lieu :
Ainsi entre deux Dieux tu seras nouueau Dieu,
Tant la Muse (ta Circe) eu te changeant, a force (1).
( 1) Questa poesia cosi com’è stampata si legge a pagg. 314315, vol. VI, in: Œuvres de Pierre de Ronsard, gentihomme van­
domois avec une notice biographique et des notes par Ch. Mar­
ty-Laveaux. Paris, Alphonse Lemerre, edit.
Essa fu stampata la prima volta nell’edizione del 1623 delle
poesie del Ronsard, che la scrisse, come dal titolo, in risposta
a due odi del Delbene. Costui era lettore di Enrico III e faceva
parte di quell'Accademia che, sotto la protezione del re, si riu­
niva al Louvre. *
In una delle due odi ** il Delbene dice:

Almen là l'Arno à l'onde
Dove nacque il canoro cigno e raro,
De le cui opre a null'altre seconde
Imitator sei tu sublime e chiaro.
Le due odi furono composte dal poeta fiorentino certamente
durante il tempo della rifioritura accademica, voluta da En* V ed i E . Frém y : " L ' A ccadèm ie des derniers Valois », Pa ris, L ero u x,
1887, e: L e s poésies d'un floren tin à la cour de F ra n ce au X V I siècle, di Ca­
m ille Coudre, in: Giornale storico della letteratura italiana, volum e V I I , pa­
gine 14-15*
** Q uest’ ode fu stampata a c. 829 d elle poesie francesi del Ronsard, pubbli­
cate in Parigi nel 1609, e ristampata a pagg. 116-119 in: Rim e d i B artolomeo
D e l B ene, ora per la prima volta pubblicate, Livorno, coi tipi Bodoniani, 1799.
E ssa si trova al fol. 66 del ms. n . 7 della biblioteca Du Mans. L ’altra ode,
ch e non è contenuta in questo ms. nè stampata nell’edizione livornese, tu in­
serta dal Blauchem ain a pag. 380, tom , II, in O euvres de P . de Ronsard. Paris,
Aubry, 1860.

�Non fu il Ronsard un modello di cittadino, nè poteva
esserlo come poeta cortigiano. Non poteva comprendere
Dante, se pur lo lesse, e quindi bene stanno nella sua
bocca le parole nuit de Dante.
Traiano Boccalini, non conoscendo questa frase, il Rag­
guaglio X C V III della Centuria prima consacra a Dante
ed a Ronsard. Il Ragguaglio ha questo titolo: « Dante
Alighieri da alcuni virtuosi travestiti, di notte essendo
assaltato nella sua villa e maltrattato, dal gran Ronsard
francese vien soccorso e liberato. »
« Mentre il famosissimo Dante Alighieri si trovava
l’altro giorno in un suo casino di villa, che in un luogo
molto solitario si ha fabbricato per poetare, alcuni lette ­
terati ascosamente gli entrarono in casa, ove non solo lo
fecero prigione, ma avendogli posti i pugnali alla gola
e appuntato gli archibugi nei fianchi, minacciarono la
morte s’egli non rivelava loro il vero titolo del suo poema,
se veramente lo chiamò Commedia, Tragicommedia, o
Poema heroico. E perchè Dante sempre rispose che quei
loro non erano termini degni di un suo pari, ma che
se il Parnaso gli facesse simil domanda, loro avrebbe
data ogni soddisfattione, quei letterati per havere la ri­
sposta che desideravano, lo maltrattarono di busse. E
perchè nè meno con questa insolenza poterono ottenere
l’intento loro, la temerità di quegli huomini arrivò tan­
t’oltre, che havendo pigliata la girella che videro al pozzo,
e quella havendo accomodato ad una trave della casa, se
rico III, che desiderò dare all’ Accademia di poesia e di mu­
sica, fondata dal Baïf, anche un sapore di filosofìa e di elo­
quenza. Il Ronsard probabilmente dovè scrivere la sua risposta
dopo il 4 gennaio 1584, perchè nell’edizione delle sue poesie,
finita di stampare in quel giorno dal Buon, l’ultima edizione da
lui riveduta, non vi è compresa. Non si può d ’ altronde asse­
gnare ad essa una data che passi il 13 giugno 1585, perchè il
poeta per lo sforzo durato per menare a buon fine l ’ edizione
delle sue opere, esaurite le sue forze, in quel giorno lasciò Pa­
rigi per Saint-Come, dove poi morì il 17 dicembre dell’ anno
medesimo.

�ne servirono per far la fune al misero Dante, il quale
fortemente vociferando ch ’ era assassinato ad alta voce
chiedeva aiuto; e cosi grandi furono le strida, ch ’elleno
furono udite dal gran Ronzardo principe d e’ poeti fran­
cese, il quale non molto lontano da quella di Dante aveva
la sua villa. Q uesto generoso francese si armò subito e
ratto corse al rumore, onde qu e’ letterati, temendo che
con Ronzardo fossero altre genti, se ne fuggirono, ma
non però così presto, che da quel francese non fossero
stati veduti e riconosciuti. Dante da Ronzardo fu disciolto
e rivestito, e condotto in Parnaso, dove essendosi sparsa
la nuova di cosi brutta attione, A pollo ne sentì intimo
dispiacere di anim o; e perchè nella rip u tato n e gli prem eva
di venire in cognitione dei delinquenti, prima fece e sa ­
minar Dante, il quale appieno raccontò il fatto, com ’era
passato, e disse che non conosceva quelli che così male
l’havevano trattato, ma che Ronzardo, che non solo gli
aveva veduti, ma che di quella insolenza acerbam ente g li
haveva ripresi, facilmente poteva haver cognitione di essi:
subito fu fatto chiamar Ronzardo, il quale perciochè non
solo negò di haver riconosciuti di faccia quei tali, ma per­
chè disse, chè nè meno gli aveva pur veduti, per questa
contrarietà del detto di Dante con la depositione Ronzardo,
i giudici fortemente temerono che quel francese, stimando
sua indignità offendere alcuno, non volesse propalare i de­
linquenti. Apollo, com e prima fu certificato di queste cose,
grandem ente si alterò contro Ronzardo, e comandò che
contro lui si procedesse co ’ tormenti. Ronzardo dunque fu
subito fatto prigione, il quale perchè persisteva nella sua
negativa, i giudici com e contro testimonio verisim ilmente
informato decretarono, che si venisse a ll’esamina rigorosa.
O nde il Ronzardo, poiché fu spogliato, legato ed ammo­
nito a dire il vero, fu alzato da terra. A ll’hora quel g e ­
neroso‘ francese invece, com e è costum e di ogni uomo di
lamentarsi, supplicò i giudici, che per tutto quel giorno
non lo calassero , perciocché disse sentir troppo inestima­
bile dolcezza di così patire per non offendere alcuno. Da

�questa costanza accortisi i giudici che con l ’ordinario stru­
mento della corda non mai si sarebbe fatto profitto alcuno;
subito fecero calar Ronzardo e appresso pensarono a qual­
che nuovo aculeo, e di quanti ne furono proposti niuno
m aggiorm ente fu lodato da giudici di quello, che ricordò
il diabolico ingegno di Perillo, il quale disse, che per
tormentare un francese con colori di morte, non altra corda,
non altra voglia, non altro fuoco m igliore si trovava, che
senza sproni e bacchetta farlo cavalcare un cavallo, che
andasse di passo lento e così fu fatto. Cosa nel vero mi­
rabile fu il vedere che Ronzardo non così tosto fu posto
sopra il cavallo, che l’infelice dimenando le gam be, stor­
cendosi nella vita, e di continuo, per farlo andare in fretta,
dando sbrigliate al cavallo, diede in così tanta impazienza,
e da così penosa agonia d ’animo fu soprapreso, che tutto
affannato, scendetemi, disse a gli sbirri che gli erano allato,
scendetemi, fratelli, che sono morto, scendetemi presto che
voglio dire la verità, e chi ha fatto il male ne paghi la pena:
quelli che chiedete, sono stati m onsignor Carrieri da Padova,
Jacopo Mazzoni da Cesena, e un’altro, che non avendo io
riconosciuto, potrete saperlo da i due che vi ho nominato. »
Ronsard era stato fortunato perchè aveva saputo com ­
prendere il suo tempo, o, per m eglio dire, perchè era
stato genuino rappresentante del suo tempo. F ra audacia
e innovazioni di ogni sorta, egli era stato almeno nella
forma audacissimo e innovatore. Dai suoi primi passi
Dorat e Turnebe si m eravigliano della propria ammira­
zione per un discepolo, per un poeta francese nato alla
vigilia, e lo salutano, ai primi saggi, col nome di Omero
e di V irgilio. Dopo il settennato nel collegio Coqueret,
entrando nella Corte, era stato preceduto dalla fama. A p ­
parve, e Saint-Gelais tacque. Coronato poeta ai giuochi
floreali di Tolosa, divenne, come Marot, il poeta dei prin­
cipi, a dirla con Sainte-Beuve ( 1). M argherita di Savoia,
(1)
Vedi a pag. 64 in : Tableau historique et critique de la
poesie fra nçaise au seizième siècle, ecc., par S a i n
te-Beuve. Paris,
Charpentier.

�-•

293

—

so
r ella di Enrico II, è per lui la sua M argherita di Navarra.
M aria Stuart l’accolse nel suo regno, e più tardi i versi
di lui la confortano nella prigionia, e per ringraziarlo gli
fa pervenire una piccola roccia in oro massiccio, rappre­
sentante la montagna e la sorgente del Permesso. Si vive
e si muore in suo nome. Chestelard, l ’infelice amante della
sfortunata principessa, va al patibolo ripetendo i versi di
Ronsard: « la mort ( 1 ). Il celebre botanista Belon non
salva la sua vita in m ezzo alle guerre civili, se non fa­
cendo valere innanzi ai soldati, che lo avevano preso, il
titolo di parentela che lo univa al gran signor di Ron­
sard. Elisabetta inviò un diamante di gran prezzo al Ron­
sard, non ostante avesse egli cantato la sua bella rivale
e l’ avesse ancora confortata con la sua armonia tra i
ferri della carcere. Abbiam o visto come de Thou giudi­
casse compensata la sua patria della sconfitta di Pavia
dalla nascita di lui nello stesso giorno. Carlo IX lo
chiamò un genio. Il misurato e sottile M ontaigne affermò
essere giunta la poesia francese, per opera di lui, eguale
ai sommi antichi, alla sua perfezione. Passerat giudicò
una delle sue odi preferibile al ducato di Milano, sì a go ­
gnato. E Pasquier non faceva nessuna cernita delle sue
opere, dicendo che tutto era amm irabile in lui. Sperone
Speroni compose un poema in suo onore. Abbiam o visto
Tasso fargli onore, recandosi in Francia. Du Perron nel
pronunziare la sua orazione funebre disse essere il Ron­
sard una delle tre m eraviglie del secolo ! L e altre due
erano Cujas e Fernel.
Non reca m eraviglia se il Ronsard, gonfiato da tante
lodi, si mostrasse supremamente vanitoso. Cosi, nella se­
conda elegia dei suoi amori diversi, egli canta alla sua
bella, che deve essere tanto contenta di vedere il suo
nome cantare in Francia, quanto lo dovè essere Laura,
(1) Vedi a pag. 135 in: Ètudes sur le seizième siècle en France
par Philarete Chasles. Paris, Charpentier.
(2) Vedi a pag. 367, vol. I, oper. cit.

�che si vide cantare nel toscano nobilitato tra la bella
Italia ( 1).
E altrove:
Sus donc, Renommée, charge
Dessus ton espaule large
Mon nom qui tente les d e u x
E t le couvre sous ta targe
D e peur du tait envieux
Mon nom des l'onde atlantique
Jusqu'au dos du More antique
Soit immortel tesmoigné
E t depuis l ’isle herretique
Ju sq’au Breton esloigné
A fin que mon labeur croisse
E t sonoreux apparaisse
Lyrique par dessus tous
E t que Thebes se cognoisse
Faite françoise par nous (2).

E altrove, ancora, si mette a paro di Pindaro ; e, con
una sola linea, annulla Orazio:
Par une cheute subite
Encor ie n ’ay fa it nommer
D u nom de Ronsard la mer,
Rien que Pindare i ’ imite.
Horace harpeur Latin,
Estant fils d ’un libertin,
Basse et lente auoit l ’audace
Non pas moy de franche race,
Dont la Muse enfle le sons
D ’une courageuse haleine,
Afin que Phoebus rameine
P ar moy ses vieilles chansons (3).
(1) Vedi a pagg. 94-95, vol. VI, op. cit.
(2) Vedi a pagg. 94- 95 , vol. VI, op. cit.
(3) Vedi a pag. 154, vol. II, op. cit.

�Infine, a farla breve, in una sola
Om ero e V irgilio :

volta,

si

inette

tra

Entre H omere et Virgile ainsi qn'un demi dieu
Environné d'esprits j ’ay ma place au milieu (1).
Si chiama anche Semideo, ma in ciò ha una attenuante:
lo fa a ragione di rima.
Intanto, egli davvero volle essere circondato di spiriti.
Immaginò una pleiade poetica, ad im itazione dei poeti
greci che vivevano sotto i Tolom ei. Collocò presso di
lui Dorat, il suo maestro; A madis Jamyn, suo discepolo;
Joachim du Bellay e R em i Belleau, suoi antichi condi­
scepoli ; infine, Etienne Jodelle e Pontus de Thiard, o
per variante Scevola de Sainte-Marthe e Muret. D alla
pleiade, col tempo, fu tolto Am adigi Jamyn, e, in suo
luogo, messo Antonio de Baïf. Scevola e Muret non fu­
rono mai considerati di farne parte.
Abbiam o visto come il solo uomo, il solo poeta di essa
fosse il Du Bellay, che fu anche tra i suoi com pagni di
costellazione il meno imperfetto cittadino. Gli altri furono
sfruttatori dei diversi cattivi padroni, che si succedettero
sul trono di Francia, durante le guerre civili; e non fu­
rono poeti nell’alto senso della parola, come non fu poeta
il Ronsard. Furono rimatori più o meno felici. Sono far­
falloni volitanti intorno ad una fiamma sinistra che — a
volta a volta — piglia nome di Enrico II, di Carlo IX ,
di Enrico III, di Cardinal di Lorena, di Francesco di
Guisa, di conestabile di Montmorency. Sono dei guerrieri
da teatro, carichi di armature di cartone, verniciate e ri­
lucenti e di armi di legno. T u tto il loro magazzino ha
l’aspetto di un m agazzino di rivendugliolo. Sono pittori
copisti, come quelli che si vedono nei musei a copiare
i capolavori. Conoscono, perfezionano la tecnica dell’ arte
e l ’insegnano. Gli altri la trovano raffinata, e, lasciando
(1) Vedi a pag. 365, voi. V, op. cit. Discours à Loys de
Masures.

�l’erudizione, sono poeti. I Pleiadizzanti furono i mano­
vali ; i poeti del secolo X V II gli architetti.
La fortuna del Ronsard, presto svaporò. Venne Boileau
e nei seguenti versi atterrò il gigante:
Reglant tout, brouilla tout, fit un art à sa mode
Et toutefois longtemps eut un heureux destin
Mais sa muse en françois parlant grec et latin
Vit dans l ’age suivant par un retour grotesque
Tomber de ses grands mots le faste pedantesque.
Ce poete orgueilleux, trebuché de si haut
Rendit plus retenus Desportes et Bertaut.
E, nel canto secondo, della medesima Arte
dice :

Poetica,

On dirait que Ronsard sur ses pipeaux rustiques
Vient encore fredonner ses idylles gothiques
Et changer sans respect de l'horeille et du ton.
Lycidas en Pierrot, et Philis en Toinon.
E finalmente nella satira terza si burla del Ronsard
(levato dagli sciocchi per la giustezza e l’ arte fino al
cielo ( 1).
E per più di due secoli non apparve nemmeno una
sola edizione delle opere di lui. Ingiusta fu la gloria ec­
cessiva; ingiusto il grande obblìo. Ormai è dato al Ron­
sard il posto che merita.
(1) Vedi a pagg. 291, 298 e 59 in: Oeuvres Poétiques de Boi­
leau. Ediz. Charpentier, Paris.

�XII.

L ’ultimo della Pleiade - Dante e Petrarca - Il teatro
della Pleiade - L’imitazione italiana nel teatro fran­
cese - Pierre Larivey - François d’ Amboise Garnier - La via aperta a Molière.

��Au R oy

de

F r a n c e e t d e P o l o g n e , H e n r y III

J. A . D e Baïf.
Sire, non seulement ceux, qui vont à la guerre.
Ou trafiquent marchands, ou labourent la terre,
Ou font les arts divers, que Pallas inuenta,
Quand le commerce humain en ses villes planta.
Aident à la Cité, mais encores le sage,
Qui auance, et polist le vulgaire langage
Honore sont estat, possible tien autant
Que ceux, qui vont au long les frontières plantant.
Dante, premier Tuscan (que lon peult dire Pere
Par tout oh elle court de sa langue vulgaire)
Qui aimant sa Patrie, non ingrat escriuit.
Rechercha le chemin, que depuis on suiuit,
Pour venir arrester certaines regles fermes,
Qui par toute l ’Italie ordonnassent les termes
D'un beau parler commun, y trauaillant expres
Affin qu'il fu s t receu de tous peuples apres:
C’est la distincte voix, qui fa it que l'homme excelle
Dessus tous animaux : car la raison, sans elle
Inutile dans nous, sans honneur croupiroit,
Et sa belle clerté ne se departiroit
En l'usage commun: mais c ’est chose aueree
Que là, où la parole est plus elabouree,
Les meurs sont mieux polis : et dedans la Cité

�Habite plus de g race et de ciuilité.
Et Sire, c'est pourquoy votre excellente gloire
En honneurs les plus grans laissera la memoire
A iamais suruiuante, aux siecles auenir
Pour avoir, liberal , bien scen entretenir
A u ssi bien que ceux-là qui ont vestu les armes.
Dessous vostre Vertu magnanimes Gendarmes,
Ceux qui. bien escriuant, soit en metres liez,
Soit en mots non contraints, vos fa its ont publiez
S i la langue Françoise est vostre paternelle,
La Toscane, ô Grand Prince, est votre maternelle.
Les François escriuains bien vous remunerez.
N y les Toscans A utheurs vous ne dedaignerez :
Car l'une et l 'autre langue à vous est fam iliere
E t d'une affection vers les deux singuliere
Receurez ce present ouurage qu'en exil,
Honorant sa Patrie, f it Dante le gentil.
Dante en e x il le f it : et Corbinel en France,
Sans aucun sien mesfait exilé de Florence
Fort de votre bonté, tesmoignant les bienfaits
De Vostre cueur Royal qui par vous luy sont fa its:
Corbinel, en e x il honorant sa Patrie,
Remet ce livre au iour, d ’une seule coppie
Rescous du fous d'oubly: et d ’e x il le tirant,
L e rappelle de bau, à voz pieds le sacrant ( 1).

Antonio Baïf nacque di Lazzaro e di una veneziana di
gran razza di cui si ignora il nome, mentre che suo pa­
dre era ambasciatore per la Francia a Venezia.
(1) Questi versi si trovano al quarto foglietto preliminare in
D ANTIS A LIGERII, PRAECELLENTISS. POETAE, DE VULGARI ELO­
QUENTIA LIBRI DUO. Nunc primum ad vetusti. E t unici scripti

codicis exemplar editi. E x libris Corbinelli: E iusdemque adnota­
tionibus illustrati. A d Henricum Franciae, Poloniaeque Regem
Christianiss. — Parisiis, apud Io. Corbon, via Carmelitarum ex
adversio coll. Longobard. 1577. Cum privilegio in-16. E sono
riprodotti a pagg. 400-401, vol. V, in: « Euvres en rime » de
Jan Antoine de Baïf, secretaire de la Chambre du Roy, avec une
Notice biographique et des Notes par Ch. Marty-Laveaw. Paris,
Alphonse Lemerre, éditeur, M D CCCLX X X I—MDCCCXC, vo­
lumi 5 in-8.

�L ’anno della sua nascita, rimasto fino ai giorni nostri
incerto, è stato precisato dal Becq de Fouquières, il quale,
con l’aiuto della testimonianza del poeta, ha fatto notare
che Iean Antoine nacque nel febbraio del 1532 (1). Fu
battezzato a San Mosé ed ebbe per padrini, Giovanni Giu­
stiniani, appartenente ad un’illustre casa greca, di cui una
branca si era fissata a Genova e l’altra a Venezia, e An­
tonio de Rincon, refugiato spagnolo, il quale incaricato
da Francesco I di una importante missione diplomatica,
passava, allora, da Venezia per andare a Costantinopoli.
Quasi nelle fasce fu condotto a Parigi, dove, appena
cominciò a parlare, suo padre si occupò di fargli inse­
gnare il greco ed il latino. E furono suoi maestri Charles
Estienne, medico, che era stato discepolo, a sua volta, di
Lazzaro Baïf, il dotto Bonamy che curava di far pronun­
ciare il latino correttamente al piccolo allievo, e Vergezio
calligrafo ordinario di Francesco I, che dava opera spe­
cialmente allo studio del greco. Ma questo studio durò
poco, perchè Antonio, partito suo padre nel 1540, nuo­
vamente in qualità di ambasciatore per la dieta di Spira,
con Carlo Estienne e Ronsard, che allora aveva appena
sedici anni, fu collocato presso Iacques Toussain. Appo
costui, che il poeta chiama poi sempre il buon Tusan, ri­
mase quattro anni, e poi fu ammesso nella scuola del Do­
rat, dove ebbe a compagni il Ronsard ed il Du Bellay. E
il Binet ci ha ben raccontato come il Ronsard, già poeta
e uomo di Corte, sebbene appena ventenne, si indugi senza
(1)
dice :

Il poeta, nel commiato che fa ai nove libri dei Poemes,
Oust dans Paris vit le carnage
Le feurier dauant de mon âge
L'an quarantième acomplissoit. *

Il carname d ’agosto è quello della San Bartolomeo, che ebbe
luogo nel 1572.
Baïf aveva avuto quarant’anni al mese di febbraio precedente;
egli è dunque del
*V
.6
g
p
ia
d
e
0
r4, febbraio 1532.
L
I,z
m
to

�stanchezza al lavoro, e risvegli, a punta di giorno, Baïf,
il mattiniero scolaro di dodici anni. Molto profittò il gio­
vinetto presso il Dorat, che seppe meglio insegnare che
poetare. E quando, nel 1549, fu innalzata la bandiera della
nuova scuola dal Du Bellay, si trovò in grado di pren­
der la penna con una sufficiente preparazione. Aveva di­
ciassette anni. Nel 1552 vide stampato il suo primo vo­
lume di poesie: Les amours de Meline (1).
Questi amori di Meline erano una finzione. Ce lo di­
chiara egli medesimo:
Il
m e plaist assoupir les sons
Q ui bruioyent mes feintes chanson
Sous le nom de Meline,
Pour choisir les vrayes f a cons
D 'une chanson plus dine (2).

E, come lo ripetè, più tardi, al duca d ’Anjou, fu pen­
sando a Petrarca « qui du bel oeil de Laure fut ravy » (3)
a Du Bellay e alla sua Oliva, a Thiard e alla sua Pasi­
tea, a Ronsard e alla sua Cassandra, a Desportes e alla
sua Ippolita, che egli compose le sue poesie amorose e
anche le altre. Gli Amori di Meline ebbero successo ed a
(1) Les amours de Jan Antoine de Baif, a Paris, chez l a veu­
fue Maurice de la Porte, 1552, avec privilège du Roy, in un vo­
lume in-8 di 104 pagine. Il frontespizio è ornato di una vignetta
rappresentante il filosofo Bias, che porta tutto il suo bene con
lui. È l ’impresa in isciarada del libraio De la Porte. Il privile­
gio è accordato per dieci anni ed è dato a Parigi il 10 dicembre
1552. Fino a questa pubblicazione il bagaglio letterario del
Baïf era ben piccolo: alcuni componimenti inseriti nel Tombeau
de Marguerite de Valois, un sonetto in onore della traduzione
del quarto libro dell 'Eneide del Du Bellay, un sonetto in prin­
cipio des Amours del Ronsard e infine, un piccolissimo poema
in 16 pagine Le ravissement d'Europe.
(2) Vedi a pag. 195, vol. I, op. cit.
(3) Vedi a pag. 8, idem.

�questo si deve se il poeta consumò un’altra raccolta di
poesie amorose: G li amori di Franchie ( 1).
Questa F r a n c in
e fu donna in carne ed ossa, e, forse,
alle congetture dei topi di biblioteca, fu una Françoise de
Gennes; ma essa non ispirò meglio il verseggiatore che
l ’immaginaria Meline.
Egli aveva sempre innanzi il Petrarca, non pensava
che al suo modello e non poteva creare nulla di origi­
nale e di spontaneo.
E, così, volgendosi al Du Bellay, esclama:
Sur les bords du Tybre où de l ’eau, dont l ’humeur
Premiere m’abrenna, fay que ta voix diuine
Les Nymphes d ’Italie emeuve en ma faveur (2).
E, altrove, alludendo alle grandi seduzioni della bella,
dice :
Tomber a cest honneur P etrarque n ’oseroit (3).
E ancora :
Non, quand j'auroy de Petrarque les vers
Suffisamment ne seroyent découverts
Par moy tes honneurs et tes grâces (4).
Per il Baïf le poesie amorose o erano un’esercitazione
scolastica, o un’esercitazione galante o qualche cosa di
cinico contro natura.
Egli non poteva sentire l’amore, e tanto meno una
passione profonda che, solo può dare l’accento lirico che
interessi e commuova. A gli amori, o, a meglio dire, ai
(1) La prima edizione di quest’opera comparve a Parigi in un
volume in-8, intitolata: Quatre livres de l ’amour de Francin
e par
Jan Antoine de Baïf a Jacques de Cottier parisien, première
impression
Paris, chez André Wechel, avec privilège du Roy
pour dix ans.
(2) Vedi a pag. 119, vol. I, oper. cit.
(3) Vedi a pag. 122, vol. I, idem.
(4) Vedi a pag. 228, vol. I, idem.

�304

passatempi galanti di Franchie, successero altre relazioni ;
quelle con una certa Françoise Benarde, le quali hanno
la loro esposizione in una poesia contenuta nel primo
dei Passctemps ( i) , indirizzata al suo amico Sardron.
Essa comincia così :
Tu sçais (]u 'aux halles l ’autre jour
Je rencontray dans un carfour
Qui est près de la Friperie
Une fillette assez jolie
........................... ceste mignarde
A voit nom Françoise Benarde.
Il poeta le dà un convegno, e, per pegno, le dona un
ditale; ma la fillette jolie non tiene il convegno e il
poeta ostinato non si scoraggia, la ricerca, la ritrova, ed
è fissato un nuovo convegno a Vanves, dove egli conta
passare alcuni giorni con lei, ma avendo paura di an­
noiarsi, si fa accompagnare da un suo amico, un tal Narquet, e
Perrette passeblement belle
Mais dedans son ventre elle avoit
Je ne sçais quoy lui levoit
Un petit trop haut la ceinture.
Ecco le due coppie a Vanves a. filare l’idillio. Ma tutto
ad un tratto Benarde è presa di Narquet
. Benarde me dedegnoit
Voyant Narquet de qui la face
La freischeur des roses efface

Son Narquet l ’aime bien aussi.
(i) Vedi a pag. 220, vol. IV, oper. cit.

�e prega Fabi (anagramma di Baïf) di consentire a ceder­
gliela. E questi risponde:
Moy que jamais l'amour trop forte
Hors de la raison ne transporte,
Je n'y preten, dy-je, plus rien.
Elle est à toy, garde la bien :
Car Fabi n'aura jamais chose
Que Narquet d’elle ne dispose.
Il
Baïf fu poeta cortigiano ed incominciò ad avere un
efficace favore sotto il regno di Carlo IX. Verso il 1562
o
1 5 6 3 , dopo essere stato cinque mesi a Trento, durante
il Concilio, ebbe il desiderio di veder l’Italia.
Desia le doux Printems nous rit &amp; nous redonne
Apres la rude y uer, une gaye saison
Le soleil chaleureux ement la fleurison
Des fruitiers promettans un plantureux autonne.
Naïde fait des fleurs mainte belle couronne,
Procne estant de retour maçonne sa maison
Laisson Grifin, laisson le Concile &amp; f aison
Vn voyage à Mantoué, à Vincence &amp; Veronne
Je frétille d'aller, ie desire de voir
Les villes d'Italie, &amp; veu rementenoir
Les marques des Romeins, iadis Rois de la terre.
A Dieu Trente pierreuse, a Dieu les monts chenus,
Qui environ cinq mois nous avez retenus
Quand la France bouilloit d'une f elonn
ene guerre (1).
Volle vedere Venezia, che non gli inspira se non i se­
guenti non felici versi:

lIrct.
o
,v
78
.2
g
p
ia
ed
(1)V

Ou te fait trop grand tort, Venice
De te reprocher l ’auarice.
Ils ont menty les medisans,
Qui vont ainsi de toy disans,
Pour te rendre deshonorée :
Que tu es chiche et resserrée

�Ils te donnent ce fa u x renom
Les bauars: il n'en est rien, non:
Ie le sçai, aumoin à l ’espreuue
Ouuerte &amp; large ie te trotine (1).
Vuol dare a credere che ebbe il gusto dei viaggi, ed
allora, spiegandosi la ragione per cui alcuni vogliono an­
dare in altri paesi ad istruirsi, a sgrossarsi, à se ruser,
esclama :
Epoint de si louable enuie
M ’auint une fois en ma uie
Les monts des alpes repasser
Pour voir Venise ma naissance.
Vne fois deja dès l ’enfance
On me les avoit fa it passer (2).
Di ritorno dall’Italia pensò con ardore ad imitare il
teatro antico. Non sappiamo se egli fece rappresentare
l'Antigone, nè a qual data lo pubblicò. Sopra L e Brave
si hanno invece notizie precise. Egli lo compose per co­
mando di Carlo IX e di sua madre Caterina dei Medici,
e innanzi a loro fu rappresentato, il martedì 28 gennaio
1567; e, tra un atto e l ’altro, furono declamati canti dei
principali poeti del tempo, tali come Ronsard, Belleau,
Desportes. I favori reali misero le diable au corps al
poeta ; grande fu la sua attività per attirare su di sè le
lodi dei letterati di second’ordine, l’ ammirazione della
folla, le pensioni e i benefizi. Nel medesimo anno com­
pose il primo libro dei Meteores, che dedicò alla regina
Caterina. Il Baïf, uomo senza scrupoli, che voleva perve­
nire ad ogni costo alla ricchezza, e conservarsi il posto
e la protezione reale, fu sempre volgarmente incensatore
dell’astuta Caterina. Come la sua cortigianeria grossolana
(1) Vedi a pag. 416, vol. IV, oper. cit.
(2) Vedi a pag. 454, vol. II, oper. cit.

�è in contrasto con quella fine galanteria del Du Bellay !
Per il Baïf:
La roine Caterine entre les dames luit
Comme une claire lune en une belle nuit (1).
Per lui è di origine francese (2); per lui i Medici,
primi, misero le arti in Italia (3).
Sarebbe ozioso seguire il Baïf in tutte le sue volgarità
cortigianesche, come in tutte le sue opere. Sarà meglio
fermarci alla fondazione della prima accademia in Francia,
avvenuta per sua iniziativa, in una sua casa aux Fossés
Saint-Victor au faubourg.
Egli aveva composto delle canzonette in versi misu­
rati, e vi fece metter la musica dal suo amico Courville.
Poi radunò dotti amici nella sua casa, sulle cui pareti
anche esterne, si leggevano le iscrizioni prese da Pindaro
e Omero, che suo padre Lazzaro vi aveva fatto incidere,
che facevano soffermare non pochi passanti (4). Questa
accademia fu in prima una specie di conservatorio in cui
i poeti erano collaboratori secondari, i nostri librettisti.
Poi divenne tutta letteraria; ma lentamente cessava di
vivere nel 1584. Il Baïf, vistosi in piena luce, pensò a
riunire tutte le sue poesie, che furono pubblicate in quattro

(1) Vedi a pag. 326, vol. II, ediz. Lemerre.
(2) Vedi a pag. 371, voi. 11, ediz. Lemerre.
(3) Vedi a pag. 390, vol. IV', ediz. Lemerre.
(4) Questa casa,fu poi comprata, come ci dice Eduardo Four­
nier, dalla comunione delle Agostiniane inglesi. Esse la fecero
restaurare appena entratevi, cioè nel 1699. Dopo di essere state
forzate di abbandonarla durante il tempo della rivoluzione, vi
ritornarono nel 1806. In quella casa fu educata madama George
Sand. Oggi tutti questi ricordi sono spariti, dei livellamenti e
nuove costruzioni hanno cambiato interamente l’aspetto di quel
quartiere e la via dei Fossés Saint- Victor, non è se non un pro­
lungamento della via del cardinal Lemoine.

�volumi, con privilegio del luglio 1571 e con sussidio p e­
cuniario del re. Ed egli così dice a lui nella sua dedica ;
C'est a vous que j e doy tout ce que j'a y d ’ouurage
A vous qui me donnés et moyen et courage.

Una natura così servile, un uomo senza nobiltà di sen­
timento, si mostra ben degno di scrivere i seguenti due
insulsi epitaffi contro Rabelais:
J'ay, moy, nouueau Democrit
Ry de tout par meint écrit
Que sans rire on ne peut lire:
En fin la mort qui tout rit
Se riant de moy m'aprit
A rire d ’vn ris sans rire (1).

E:
O Pluton, Rabelais recoy
A fin que toy qui es te Roy
D e ceux qui ne rient jamais
Tu ais un rieur deformais (2).

E la sua opera non doveva essere nè alta, nè buona,
durante il fatale anno 1572, quello della San Bartolomeo,
in cui scrisse una nauseabonda poesia insultante il corpo
dell’ammiraglio Gaspare di Coligny, gisant sur le pavé :
Mais que digue tourment aux enfers Rhadamante
Pourroit bien ordonner pour ton âme mediante
E t pour les fo u ls esprits de tes malins supots ? (3)

Nel 1574 presentò al re Carlo IX le sue étrènes de
poesie franzoeze an vers mesurés (4). Nella dedica al re
(1) Vedi a pag. 280, vol. IV, ediz. Lemerre.
(2) Vedi a pag. 373, vol. IV, ediz. Lemerre.
(3) Vedi a pag. 219 vol. IV, ediz. Lemerre.
(4) Fu stampato a Parigi da Denys du Val. È un saggio in
cui il Baïf tentò di rinnovellare, ad un tempo, e le lettere nel­
l’alfabeto e l’ortografia nella scrittura, e il ritmo, come la mi­
sura, nella versificazione. Il suo tentativo rimase senza eco. Il
medesimo Baïf dovè ritornare alla rima ed al resto. Il Nodier
nei suoi mélanges, a pag. 260, se ne occupa.

�dice che è necessario abbandonare l’ antico giuoco delle
rime. Egli non ebbe tutto ciò che sperava da questa pub­
blicazione, la munificenza reale si trovò stanca, come si
trovò stanco il pubblico a seguirlo nella stranezza del­
l’ortografia e nella durezza del ritmo. E per questo, nel
1580, pubblicando il primo libro dei M imes (1), rivol­
gendosi al segretario di Stato, Villeroy, si lamenta di aver
avuto sempre poca ricompensa del suo lavoro, che quasi
sconfessa. E, forse, per la sua insistenza, per il suo ele­
mosinare poetico furono date da Enrico III dodicimila
lire contanti, allora presente considerevole, se si pensi
che ai poeti, come agli altri pensionati del re, difficil­
mente si pagavano le somme alle scadenze, e gli arre­
trati si accumulavano per quinquenni e decenni. Visse
sempre inchinandosi, sempre mendicando, non mai con­
tento dei benefici ricevuti. A furia di pitoccare, nel 1586,
ricevè una gratificazione di cento lire con lusinghiere pa­
role. Tre anni dopo moriva, ultimo avanzo della Pleiade.
La sua morte passò quasi inavvertita. Egli era postero di
sè stesso. Ora non si legge, e non lo salvano dall’obblio
nemmeno i suoi tentativi teatrali.

Tutte le belle speranze fatte sorgere dalla Pleiade, in
quanto all’arte scenica, erano rimaste deluse ; i grandi
successi fittizi, di Corte, voluti quasi, di cui si erano
gonfiati Jodelle, Belleau e Baïf si ricordavano pochi anni
dopo soltanto dagli eruditi. La commedia borghese, la
commedia presa nella vita, preparazione a quella di Mo­
lière, nasce in Francia dall’imitazione italiana, fatta da un
autore italiano. Pietro Giunti, fiorentino, arrivato a Troyes,
per seguire suo padre nelle sue faccende bancarie e com­
merciali, divenne canonico in quella chiesa di S. Stefano
e dal suo nome Giunto (arrivato), prima fu chiamato o
.(si chiamò da sè medesimo l ’Arrivé, indi Larivey. Egli si
ey
lsB
co
N
p
rig
a
P
1)A

�era già rivelato più uomo di lettere che di banca, tradu­
cendo le Notti dello Straparola, proprio nell’ anno della
notte di S. Bartolomeo. Indi compose dodici commedie,
delle quali nove sole furono stampate, le prime sei nel
1579 e le altre tre nel 16 11. Nella prefazione alle sei
commedie, francamente dichiara di aver voluto imitare gli
Italiani moderni e gli antichi Latini (x). Nella lettera dedi­
catoria che egli scrive al suo amico François d ’Amboise,
dice di aver voluto scrivere in prosa per maggior natu­
ralezza, facendo sue le considerazioni che avevano indotto
il cardinale di Bibbiena a scrivere in prosa la sua Ca­
landra. Così dice:
« J ' ai toujours pensé que ma nouvelle façon d’écrire en
ce nouveau genre de comédie, qui n ’à encore été beaucoup
pratique entre nos Français, ne sera tant bien reçue de
qualquesuns trop sévères, comme j e serais aise me le pou­
voir persuader : occasion qui m’a longtemps fa it douter si
j e devais faire voir le jo u r à ce mien petit ouvrage, bâti
à la moderne et sur le padron de plusieurs bons auteurs
italiens, comme Laurent de Médicis, père du pape Léon
dixième (2), François G rassin, Vincent Gabian, Jérôme
Rassi, Nicolas Bonnepart, Louis Dolce et autres. »
Ma La Rivey, veramente, non fu il primo, in Francia,
a smettere il verso nella commedia, perchè Jean de La
Taille nei suoi Corrivaux, in cui si studiò di seguire le
tracce dell’Ariosto, del Machiavelli e del Bibbiena, aveva
fatto uso della prosa. Anche, nel 1576, Louis Le Jars,
autore della tragicommedia di Lucelle, sostenne l’opi­
nione di doversi scrivere le commedie in prosa. Nè,
d ’altra parte, la produzione teatrale italiana era scono­
ciata in Francia. Fin dal 1548, i Fiorentini, stabiliti in
Lione, vollero dare, per festeggiare la nuova regina
(1) Furono stampate con questo titolo : « Comédies facétieuses »
de Pierre de La Rivey, Champenois, à l ’imitation des anciens
Grecs et Latins et modernes Italiens.
(2) La Rivey confonde qui Lorenzino de’ Medici, il cospira­
tore e l’autore dell'Aridosio, con Lorenzo il Magnifico.

�C
terina dei Medici, una rappresentazione della Calandra.
a
facendo venire espressamente dall’ Italia i comici. Mellin
de Saint-Gelais aveva tradotto in prosa la Sofonisba del
Trissino, rappresentata poi a Blois alla Corte di Enrico II.
Carlo Estienne aveva tradotta la commedia degli Abusati
dell’Accademia sienese ; i S uppositi e il Negromante del­
l’Ariosto erano stati tradotti da Jean-Pierre de Mesmes e
da Jean de La Taille.
Ma sarebbe ingiustizia il negare al La Rivey il merito
di aver saputo bene adattare l’imitazione della commedia
italiana nell’ambiente della borghesia francese che si an­
dava sviluppando e di essere stato il vero precursore di
Molière. Con uguale facilità, appropriatasi tutta la lingua
di Rabelais, si fece uno stile vivo ed efficace, in cui si
sente la punta sarcastica del monello fiorentino e lo spi­
rito maldicente, lo scetticismo
a fior di pelle dell’ o­
zioso parigino, per cui i suoi imbrogli, i suoi trave­
stimenti e sorprese e oscenità sono tollerati e talvolta
anche desiderati dal franco spettatore o lettore. E un ca­
nonico che non ha peli sulla lingua, successore diretto
del cardinal di Bibbiena, che, come Leone X, non aveva
molta domesticità col breviario. Del resto, egli si con­
fessa riproduttore fedele dei costumi del suo tempo ; oggi
si sarebbe qualificato un naturalista. I costumi erano
grassi, e ci voleva un linguaggio corrispondente. Tutta­
via, da santo uomo di chiesa, ha la delicatezza, nell’ es­
sere sboccato, di chiedere perdono alle belle dame della
sua aristocratica platea. E così dice in uno dei suoi pro­
loghi :
« S 'il est adivis à aucun, que quelquefois on sorte des
termes de l’honnêteté, j e le prie penser que pour bien
exprimer les façons et affections d’aujourd’hui, il faudroit
que les actes et paroles fussent entièrement la même la­
scivité. »
Egli studia ed imita i Latini e gli Italiani ; ma sa ag­
giungere tanto di suo, traendolo dall’ambiente e dalla
società che lo circondano, da essere molto interessante

�e da tentare Molière a prendersi una parte del suo bene
e dopo di lui a tentare anche il Regnard . Per esempio,
la sua commedia intitolata degli Spiriti — imitata ed in
gran parte tradotta dall'Aridosio di Lorenzino de’ Medici,
che, a sua volta, aveva imitato la Mastellaria di Plauto e
gli Adelfi di Terenzio — inspira l'Avaro di Molière, il
Retour imprevu a Regnarti e il Comédien poète a Mont­
fleury. E evidente che Sévérin è il fratello maggiore di
Harpagon. A prima giunta Severino e Arpagone sono
diversi, perchè Severino è un uomo molto credulo da es­
sere lo zimbello dei servi astuti e dei figli prodighi, men­
tre Arpagone ha indole volpina e quindi non è credulo,
nè facilmente maneggiabile. Nondimeno molto Molière
prese dal lavoro di adattamento del buon canonico di
Troyes. Molière, da artefice più fine e completo, finisce
ciò che appena è abbozzato nell’altro. Pigliate, per esem­
pio, la scena in cui Sévérin si studia di deviare l’atten­
zione di Frontino, il compare di suo figlio Urbano, il
quale lo ha udito parlare di duemila scudi, che egli ha
nascosto in fretta e furia. In La Rivey vi sono due righe :
« E t ou prendrai-je deux mille écus ? D eux mille nè
f les ? Tu as bien trouvé ton homme de deux mille écus ».
Molière feconda la semenza che ha trovato nella com­
media del suo precursore ; S évérin, fingendosi povero in­
nanzi ai suoi figli, esclama :
« Plût à Dieu que j e les eusse dix mille écus. »
Cléante. — « Je ne crois pas... »
Harpagon. — « Ce serait une bonne affaire pour
moi ».
Elise. — « Ce sont des choses... »
Harpagon. — « J'en aurais bien besoin ».
Cléante. — « Je pense que... ».
Harpagon. — « Cela m ’accomoderait f ort ».
Elise. — « Vous êtes... ».
Harpagon. — « E t j e ne me plaindrais pas, comme j e
fais, que le temps est misérable ».
( L ’Avare. — Acte I, sc . V).

�Perchè questa commedia si chiama degli Spiriti ? Ec­
cone l’intrigo, preso come idea fondamentale dalla A n­
driana di Terenzio, e che Molière, secondo bene osservò il
Suard, impiegò in Ecole des maris; ci sono due vegliardi,
dei quali l’uno, severo e borbottone, non perviene a fare di
suo figlio se non un cattivo soggetto, mentre che l’altro,
fratello del primo, non ha se non a lodarsi d ella con­
dotta di suo nipote, che ha educato con dolcezza e che
gli si è affezionato per la sua indulgenza. Il principio della
commedia presenta del tutto il soggetto di Retour im­
prévu di Regnard. Urbano, figlio di Severino, il vegliardo
borbottone, profitta dell’assenza di suo padre per cenare
con la sua amante, Feliciana, nella casa paterna. Seve­
rino ritorna nel momento in cui era meno atteso. Fron­
tino, suo domestico, per impedire che entri in casa, lo
persuade che vi ritornano degli spiriti, e che un certo
Ruffino, di sua conoscenza, il quale potrebbe dirgli il
contrario, è uno stravagante. Intanto si ruba a Severino
una borsa che egli aveva interrata, e non gli si restitui­
sce se non a patto che egli lascerà sposare suo figlio Ur­
bano con Feliciana, e sua figlia Lorenza con Desiderio.
Feliciana, che si era in prima stimata povera, si scopre
essere la figlia di un ricco mercatante protestante, Ge­
rardo, che aveva avuto la fortuna di sfuggire al massacro
della S. Bartolomeo. Ma, come Severino non vuole udir
parlare delle nozze di suo figlio, nè di quelle di sua figlia,
interviene Ilario, il fratello indulgente, ad occuparsi di
tutto. Questo scioglimento è del tutto uguale a quello
dell'Avaro. E vi sono ancora molti altri punti di rasso­
miglianza fra le due commedie, come bene osserva il
medesimo Suard. E in prima il carattere principale, Se­
verino l’avaro, è talmente simile ad Arpagone, che è
impossibile il credere che non sia stato conosciuto da
Molière. E devesi anche pensare che tutti e due hanno
preso per modello Plauto : ma nella commedia del La
Rivey, come in quella di Molière, l’avaro è un uomo
ricco, e conosciuto per tale, ciò che rende la situazione

�molto più comica, e l’espone a maggiori imbarazzi, cui
non sia esposto quello di Plauto, che è giudicato come
povero.
Il La Rivey mise innanzi a Molière con i suoi adatta­
menti un largo filone di forza comica. E ben disse il SainteBeuve :
« I l y a un accent d’avarice, une naïveté de passion,
une science de la nature humaine, qui suffiraient pour dé­
celer en La Rivey un auteur comique d’un ordre éminent.
Mais, tout supérieur qu’il était pour son siècle, il ne poussa
pas le talent jusqu'au génie : et, comme aucun génie n ’a­
vait encore frayé la route, ce talent eut peine à se faire
jour, et défaillit fréquemment. Venu après Molière, La
Rivey aurait sans doute égalé Regnard, et il ne f u t que
le premier des bouffons ».
Il La Rivey per molti anni non si occupò del teatro,
o per lo meno non si curò di dar pubblicità alle sue
composizioni. Anzi nel 1604 furono pubblicati i tre libri
dell'Umanità di Gesù Cristo, tradotti dall’italiano. Cosi,
facendosi vecchio, dalle Notti dello Straparola passava alle
Ore di agonia. I distici e sonetti di elogio in testa del
volume lo presentano in tal modo edificante :
Macte, o macte piis Rivey doctissime, Musis ;
En fe lix genio vivis et ingenio...
Hinc procul, hinc etiam atque etiam procul este, Profani,
Hic Amor, hic Pietas, I.exque Pudorque manent.
Ma pochi anni dopo, scartabellando nel suo tiratoio, vi
trovò le sue ultime commedie, e non seppe tenersi dallo
inviarle a Parigi al suo vecchio amico Francois d ’Amboise,
perchè se ne facesse il padrino :
« Car c ’étaient de pauvres enfants abandonnés et pre­
squ’ orphélins ; et il n’ auroit eu la puissance, dans le
pays même, de les défendre des brocards des médisans ».

Questo Francesco d’Amboise fu anch’ egli intinto di
teatro, sebbene esercitasse la chirurgia. Nel 1572, cioè

\

�sette anni prima della pubblicazione delle commedie del
La Rivey, aveva scritto Les Néapolitaines, che egli chiamò
très-facètieuses, ma veramente avrebbe dovuto dire: très­
licentieuses e le Désespèrades de l’Amour (imitazioni dall’ita­
liano).
Anche il Grevin s’era ispirato alla commedia italiana
nello scrivere Les Esbahis e la Tresorière. Così la migliore
tragedia del Garnier, che è. da alcuni chiamato il precur­
sore di Corneille, è Bradamante, tratta dall’Ariosto. In
essa, per la prima volta, si liberò dal coro, che non ri­
spondeva più all’ambiente e alle necessità dell’arte nuova.
Egli scrisse anche tre tragedie all’antica maniera coll’im­
mancabile coro, di soggetto romano: Porzia, Cornelia,
Marcantonio, in cui si trova dello spirito e del colorito,
dell’emozione insieme a gonfiezza, a barbarismi e a vol­
garità. Nondimeno le sue tragedie, raccolte e pubblicate,
nel 1580, ebbero sedici edizioni in vent’anni.
Ecco, per dare un’idea del suo modo di fare, l’intrigo
della sua tragedia Porzia. N ell’atto primo Megera richia­
ma su di Roma le discordie civili, e racconta a sè stessa
con u n piacere infernale, gli orrori che essa ha consu­
mati e quelli che essa prepara.
Il coro deplora questa eterna instabilità delle cose
umane, che tuffa nelle lagrime e nel sangue la regina
delle città, la padrona del mondo.
Nell’atto secondo, Porzia si lamenta di Roma, e di sè
medesima, e scongiura le Parche di tagliare il filo dei
suoi anni, invidiando la sorte di Catone. Ignora quella di
Bruto.
Il coro elogia la vita campestre e la pace.
La nutrice esce in pietose lamentazioni su Roma e
sembra che tema che Porzia sia risoluta a morire. Poi
cerca di ispirare alla sua padrona qualche speranza su lo
scioglimento degli eventi. Infine, il coro, moralizzando,
prega gli Dei che non sia confermata la voce della di­
sfatta di Bruto.
N ell’atto terzo, Ario, filosofo, declama sulle perversità

�dei tempi e rim piange l ’età d ell’oro. Poi vuole ispirare
la clemenza ad O ttavio, il trium viro, che la respinge in
nome della vendetta dovuta a Cesare.
Il coro si domanda perché G iove si occupa del corso
degli astri e d ell’ordine delle stagioni, e non prende pietà
dei poveri uomini.
Poi com pare M arcantonio, che enumera lungam ente le
sue gesta al cospetto di Ventidio, suo luogotenente, il
quale enfaticamente viene in aiuto della sua memoria.
O ttavio, Lepido e Antonio si riuniscono in consiglio
per sapere se debbono proscrivere tutti i pompeiani e i repubblicani. Antonio si oppone a ll’avviso degli altri due,
e si finisce per decidere che ciascuno se ne andrà nelle
proprie provincie per pacificare l ’impero a ll’interno e farlo
rispettare dai barbari oltre le frontiere.
Intanto un coro di mercenari domanda un salario per
le fatiche e i pericoli corsi.
N ell’atto quarto, un corriere, alla presenza di Porzia,
della nutrice e del coro, descrive la battaglia di Filippi e
g li ultimi momenti di Bruto. Porzia grid a che vuole se­
guirlo e il coro impreca a gli Dei.
N ell’atto quinto, la nutrice racconta in che maniera
Porzia si è uccisa, ingoiando dei carboni ardenti. Un
coro di donne incomincia a gem ere, ed ella dice loro di
cessare. Poi, con un colpo di pugnale, raggiu nge la sua
padrona.

L ’influenza del teatro italiano continuò in Francia per
un bel pezzo. Nel 1584 la Sofonisba del Trissino era
nuovamente tradotta dal M erm et e l’anno dopo il Dumonin pubblicò il suo Phènix, dove si trova una trage­
dia Orbecche-Oronte (traduzione d ell’ Orbecche di Sperone
Speroni). Il Dumonin non era una gran cosa, egli si fa­
ceva chiamare poète Gyanin, perchè era nato a G y, era
insomma uno di quei poeti coronati da grande fama per
bizzarria del caso. Nondimeno ciò dimostra che l ’influenza

�e l’imitazione italiana erano discese anche nei secondi
strati letterari. E ben si sa che, non ostante il periodo
del regno di Luigi XIII, in cui vinse l’influenza spa­
gnuola, pur Molière, allievo di Scaramuccia, prese in gran
parte il suo bene dalle buffonerie, dalle commedie a sog­
getto, dalle opere scritte e non scritte, stampate e non
stampate, della nostra letteratura drammatica.

��XIII.

Lo spirito nazionale francese — Le influenze set*
tarie — Apologia di Erodoto — Cinque sonetti
del Pibrac — La Leggenda di Caterina de’ Me­
dici, Enrico Estienne e Jean de Serre — I due
dialoghi della lingua francese italianizzata.

��lo spirito francese si ribellava, intanto, al­
l’invasione dell’italianismo ; o meglio, i calvinisti o
ugonotti ( 1), esasperati dalle persecuzioni, dai processi,
dalle condanne feroci, subite sotto i regni di Francesco I
e di Enrico II, col cuore traboccante di odio e di desi­
derio di vendetta, con la niente avida di pensare libera­
mente, si scagliavano contro preti e frati, contro il papato,
contro la regina straniera, contro le sanguisughe di Corte,
e con la speranza di essere meglio intesi, tra il popolo,
davano agli assalti il tono di una rivendicazione nazionale.
Fra coloro che combatterono valorosamente cosi, spetta,
forse, il primo posto ad Enrico Estienne, che ebbe per
sue bestie nere : il papato, la Corte dei Valois e la cor­
ruzione della lingua francese per opera degli eruditi cor­
tigiani.
Enrico Estienne, figlio di Roberto, fu uno dei più forti
umanisti del rinascimento francese. Profondo nella lingua
greca, non ebbe, nello stesso tempo, a disdegno nessuna
più recondita parte del sapere latino. E alla conoscenza

I

N m o lti

( 1) Secondo alcuni, il nome di Ugonotti viene da una parola
tedesca che significa alleato per un giuramento. Ma l ’abate Gar­
nier gli dà un’ altra origine, pretendendo che provenga dal
nome di un’ antica porta della città di Tours, chiamata porta
Mugoli, presso di cui, la notte, si riunivano i riformati.

�della poesia, della storia, di tutta la vita greco-latina,
aggiunse una vasta cultura nuova circa tutto ciò che si
era andato pubblicando ai suoi tempi in Italia e in Fran­
cia. E si trovava da maestro con la Bibbia, con i profeti,
con gli apostoli, con i santi padri e i dottori. Uomo di
studio e di azione ad un tempo, egli scriveva, viaggiando,
o in mezzo alle più svariate faccende. I suoi libri furono
un’ improvvisazione, nati per occasione, sgorganti dalla
sua gran memoria, che riteneva ferreamente quanto leg­
geva.
Quando egli pubblicò il primo suo libro di polemica,
cioè quando ingaggiò la prima sua battaglia, i tempi
erano grossi ; da sei anni erano divampate in Francia le
fiamme divoratrici,, indomabili, della guerra civile. I pro­
testanti e tutti i malcontenti si erano riuniti ad Amboise,
diretti dal principe di Condé e da Antonio di Borbone,
suo fratello, re di Navarra, e dai nipoti del conestabile
di Montmorency, l’ammiraglio di Coligny , Andelot, gene­
rale dell’infanteria, e dal cardinale Odet, e, per il tradi­
mento dell’Avenelle, avevano del loro sangue colorato in
rosso le vie della città di Amboise. Il principe di Condé,
per la mancata fede di Francesco II, condannato a morte
per fellonia, aveva avuto salva la vita per la prematura
discesa nel sepolcro del re spergiuro, il 5 dicembre 1560.
Caterina dei Medici, per abbassare i Guisa, aveva pro­
messo ad Antonio di Borbone la grazia di suo fratello, a
patto che a lei cedesse il diritto di reggenza. Antonio
aveva accettato, era stato nominato luogotenente generale
del re per l’esercito, si era fatto cattolico, e il principe di
Condé, riconosciuto innocente, era stato rimesso in libertà,
mentre erano ritornati in Corte i tre nipoti del conesta­
bile. Nel 1561, nel Concilio nazionale, era stata dibattuta
la questione di far restituire da diverse persone delle
somme considerevoli, malamente estorte ; e, più tardi,
un’assemblea tenuta a Parigi, in seguito della proroga
degli Stati generali, rimaneggiò la stessa questione. A l­
cuni oratori avevano chiesto che il duca Francesco di

�Guisa, il maresciallo di Saint-André ed il conestabile
Montmorency, queste sanguisughe di Corte, fossero obbli­
gati a restituire le eccessive gratificazioni ricevute sotto
gli ultimi regni. I tre si unirono, perchè ciò non avve­
nisse. La loro unione era stata chiamata i l triumvirato,
che non fu molto fortunato. Tutti e tre, nel corso degli
avvenimenti, morirono di morte violenta.
Intanto le indecisioni della Corte avevano suggerito
l’idea di convocare un’assemblea, in cui dottori cattolici e
protestanti avrebbero parlato in contraddittorio. Il cardi­
nale di Lorena, lusingandosi di fare bella mostra del suo
sapere teologico e della sua eloquenza, aveva accettato
quelle dispute, che si aprirono nel mese di settembre
del 1561, passate nella storia sotto il nome di colloquio
di Poissy. Ma le cose non erano andate ai versi dei pa­
pisti. Il cardinale di Lorena, nonostante il suo spirito e il
suo talento, costretto a dibattersi fra una sedicente scienza,
tutta irta di oscurità, di misteri e di testi di equivoca
origine, era stato spesso battuto dalla dialettica efficace di
Teodoro de Beze, sarcastico, ricco di fede e di filosofia
chiara e di precisi precetti di morale. Nè le arditezze del
padre Lainez, generale dei gesuiti e legato di Pio IV,
avevano potuto dare un vero ausilio al cardinale. Cate­
rina dei Medici, ferita da una aperta censura del gesuita
circa il volersi mischiare nelle faccende religiose, comprese
di non dover secondare l’opera dei Guisa, che, forse, ten­
devano ad usurpare il trono di Francia.
Le dispute accademiche, in cui ciascuno dei contendenti
si attribuì la vittoria, com’era da prevedersi, accesero mag­
giormente gli animi, in modo che, in fine di dicembre
di quell'anno, ugonotti e papisti erano venuti alle prese
nelle vie e nelle chiese di' Parigi. E Gabaston, il cosi
detto chevalier du guet, il capo della polizia parigina, per
essersi mostrato imparziale tutelatore dell’ordine, accusato
di eresia, fu condannato alla forca. Intanto Caterina
de’ Medici, ad avviso del cancelliere L ’Hôpital, ad evi­
tare più grandi infelicità, aveva chiamato a Parigi

�d
elg ati di tutta la magistratura del regno, per sapere se
fosse vantaggioso o pericoloso il permettere le riunioni
degli ugonotti. I deputati si erano riuniti a Saint-Germainen-Laye, e L ’ Hôpital aveva loro detto :
« I l n ’est pas nécessaire de délibérer sur le fon d de la
« religion : supposant même celle des calvinistes mauvais,
« vous aurez à décider seulement si c ’est une raison suf­
fisante pour proscrire, pour égorger ceux qui la profes­
sent ; si l ’on ne peut pas être bon sujet du roi, bon
« père, bon époux, bon frire, bon ami, sans être catho­
lique romain, sans même être chrétien... N ’allez donc
« pas vous évertuer à chercher follement, comme on l ’a
« fa it ju squ ’ici, laquelle des deux religions est la meilleure.
« Nous sommes ici, non pour établir la fo i, mais pour
« régler l’Etat ».
Alla quasi unanimità l’assemblea aveva deciso di am­
mettere la libertà di coscienza. E, per l’editto 1562, era
stata data facoltà agli ugonotti di riunirsi fuori delle città
e senza armi per l’esercizio della religione loro. Ma nel
mese d ’aprile dell’ anno stesso, malgrado il fresco editto,
il conestabile Montmorency aveva distrutto i templi dei
protestanti in Parigi, tra il plauso «lei popolino. E questa
violazione dell’editto di gennaio 1562 — che si riattaccava
ad un altro del medesimo tono, promulgato nel 1560,
ugualmente violato — era stata seguita dal massacro di
Vassy, in cui Francesco di Guisa, seguito da numeroso
corteo armato, aveva insultato e massacrato dei calvinisti,
mentre essi erano intenti ai loro uffici in un cascinale.
Dopo molte trattative e rimostranze tra la Corte e gli
ugonotti, la guerra civile era scoppiata violentemente, fo­
mentata da un pazzo fanatismo da ambo le parti, che
doveva condurre alla sanguinosa battaglia di Dreux, che
costò la vita al maresciallo di Saint-André, alla testa dei
papisti, e al principe di Condé, generalissimo degli ugo­
notti. Già Antonio di Borbone, re di Navarra, era morto
in seguito ad una ferita ricevuta nell’ assedio di Rouen.
Francesco di Guisa non a lungo godè dei favori della

�fortuna, assassinato all’ assedio di Orléans da Poltrot de
Méré, gentiluomo protestante.
In seguito, non ostante la ripugnanza ad un accordo tra
cattolici ed ugonotti, sia da parte del conestabile di Mont­
morency, sia dell’ammiraglio di Coligny, fu conclusa la
pace con la convenzione di Amboise, nome funesto agli
ugonotti, che doveva nascondere nuove insidie e nuovi
tradimenti.
Mentre la convenzione di Amboise era in più parti
lacerata, il Concilio di Trento — che da circa vent’anni
disputava sulla questione della riforma — chiudeva im­
provvisamente le sue sedute, proclamando il dogma cat­
tolico, senza concessione alcuna al calvinismo. Gli ugo­
notti si erano ribellati alla pubblicazione in Francia del­
l'ultimatum di Trento, come lesivo degli editti che ave­
vano loro accordato il libero esercizio del proprio culto,
e come in conflitto con l’autorità secolare. E, mentre la
fornace era stata cosi riaccesa, col pretesto di visitare il
suo reame, il re si recò a Baiona, accompagnato da sua
madre ; ma il vero motivo di quel viaggio, compiuto
nel 1565, era stato quello di mettersi d ’accordo col duca
d ’Alba, per far coincidere l’esterminio degli ugonotti con
quello dei loro compagni di fede ribelli dei Paesi Bassi,
contro i quali il duca si accingeva a marciare.
E, cosi, la voce pubblica aveva ritenuto che nel cuore
delle feste, date dalla Corte francese alla regina di Spagna,
giunta a Baiona per rivedere sua madre, era stata giurata
la morte di tutti i riformati.
Poco dopo il convegno di Baiona fu pubblicata l'Apo­
logia per Erodoto, che doveva essere un libro di semplice
erudizione, e fu, al contrario, un efficace e violento libello
nella tensione degli spiriti. Alcuni invidiosi del sapere,
della straordinaria attività e della fortuna editoriale del­
l’Estienne, conosciuto che egli desse opera ad una edi­
zione delle storie di Erodoto, andarono dicendo che non
valesse la pena di rimettere in circolazione quegli scritti
zeppi di favole, di inesattezze, di superstizioni, di

�tra
izioni nebulose. Allora lo Estienne, presa la penna, e tra
d
il rumore dei suoi torchi, tra le cure incessanti di più
dozzine di opere in corso di stampa, tra il viavai affac­
cendato della sua officina, incominciò a scrivere la difesa
del Padre della Storia, con lo scopo di dimostrare che i
fatti raccontati da lui non fosssero meno verosimili di
tanti altri esposti da diversi scrittori ; che le usanze, le
credenze, le superstizioni che ribollono nelle pagine gre­
che non fossero più nebulose o misteriose o strane di
quelle conosciute attraverso la testimonianza di altri poeti
e storici da Erodoto sino ai tempi suoi. Il suo libro usciva
copiosamente di getto. Avendo sulle dita tutta la sapienza
poetica di Orazio e Virgilio, di Ovidio e Giovenale, le
sottigliezze eleganti di Cicerone, ricorrendo a tutte le mal­
dicenze e agli aneddoti del Decamerone, del Poggio, del
Pontano e del Valla, facendo suo tutto il sarcasmo di
Calvino, di Teodoro de Beze e del Viret, estraendo tutto il
succo dalle prediche di frate Ollivier de Maillard, di frate
Michel Menot per la Francia e di frate Michele Barelete
per l’Italia, egli compose, nonostante il suo 'dire tumul­
tuario, le sue ripetizioni, e l’evidente mancanza di un
piano regolatore, nonostante la divisione del suo scritto
in capitoli, in cui raggruppa idee e fatti, una mordente
satira della vita d ’ogni tempo, e specialmente della vita
sua contemporanea, della vita monacale, pretesca e papista.
Tutta l’amarezza del suo cuore di ugonotto — sangui­
nante per le recenti violazioni di editti, trattati e conven­
zioni, per i massacri di Cabrières, Merindoles, di Amboise
e di Vassy — inacerbisce la sua penna, che punge come
un pugnale. il grosso riso rabelesiano diventa smorfia
truce, ma dissimulata dall’arte nelle pagine sue, l’ ironia
gioviale del maestro si fa sferzata che taglia o goccia di
piombo fuso che brucia. Alle antiche dispute teologiche
succede l’attacco a coltello, come ai primi passi remissivi
dei riformati erano succedute le aperte ribellioni e la bat­
taglia di Dreux.
I vizi della frateria sono messi a nudo come quelli della

�gente di giustizia, degli uomini del Parlamento, cioè dei
magistrati, che, proni al potere, avevano messo il sug­
gello ad ogni iniquità, ricordando Les chats fourrés del­
l’ultimo libro di Pantagruel. Ricorda il presidente Lizet,
già illustrato nel Passavant del Beze e nelle note sul
capitolo VI del libro II della Confessione di Saney,
e ricorda altresì le prodezze di Francesco Dupatault,
prevosto di giustizia. Ma, principalmente, egli se la
piglia coi monaci, gli istigatori ambulanti nelle case dei
grandi, nelle capanne dei poveri, contro il libero pensiero.
Così egli, di tanto in tanto, intercala nel testo dei versi,
parodiando i versetti biblici. Egli dice :
« Gli antichi proverbi ci testimoniano l’avarizia degli
ecclesiastici. Eccone un esempio :

Trois choses sont tout d'vn accord,
L ’église, la cour, et la mort.
L ’église prend du vif, du mort:
La cour prend le droit et te tort :
La mort prend le fo ible et le fort ( 1 ).

E soggiunge :
« I l se trouve aussi un certain prouerbe qui dit qu'il y
a trois choses insantiables, les prestres, les moines, la mer,
duquel Barelete m ’a fait souvenir, disant, Fresbyteri et
fratres et mare nunquam satiantur. Mais i ’ ay ouy quel­
quefois des vieilles gens qui mettoyent ces trois, les pres­
tres, les femmes, la mer : comme aussi les moines se peuuent
bien comprendre sous le nom de prestres ».
E, altrove, esclama :
« Ma udiamo la descrizione delle virtuose qualità dei
veri monaci, fatta da un altro prelato :

(1) Vedi a pag. 97, tomo i\ della edizione della Haye, presso
Henry Sceurleer, 1735, con note di Le Duchat.

�Pour nombrer les vertus d’vn moine,
I l faut qu’il soit ord et gourmand,
Parresseux, paillard, mal-idoine,
Fol, lourd yurongue, et peu sçauant :
Qu’il se creue à table en beuuant
Et en mangeant comme vn pourceau
Pourueu qu’il sçache vn peu de chant,
C’est assez, il est bon et beau (1).
E ancora, altrove, dice :
« Io vorrei sapere perchè essi sono stati chiamati
beaux-pères. Alcuni, avendo riguardo ai loro atti e fer­
mandosi alla parola di padre, ne hanno composta questa
sestina, ad imitazione di un distico latino :

Or ça Jacobins, Cordelier s,
Augustins, Cannes, bordeliers,
Dont vient qu’ on vous nomme beaux-peres?
C ’est qu’a l ’ombre du crucef ix
Sonnent faisons file s ou f i s
En accollant les belles-meres (2).
« Mais pour parler à bon escient (car l ’auteur de ce
f izain s'est voulu iouer, ne leur reprochant rien toutefois
que nous ne sçachions estre vray) ie pense que ceste ap­
pellation de Beaux-peres vaut autant comme si on disoit
Beaux-vieillards : et ce qui me conferme en ceste opinion
est le mot du Grec vulgaire Kaloiro, ou Kaloero, qui
semble corrompu de Kalos (c’est a dire beau), et de
Geron, c ’est à dire vieillard. Or ceste appellation nous
monstre qu'ils ont vescu de tout temps à leur aise : car on
appelle un beau-vieillard qui en despit de la barbe blan­
che est encore frais, et auquel la peine ou le chagrin
n ’ont point effacé les beaux traits du visage. E t de fa ict
selon ceste signification les plus beaux vieillards qu’ont
( 1) Vedi ivi pag. 484, seconda parte del tomo I.
(2) Vedi a pag. 527, parte seconda, tomo I, parte citata.

�voye en Italie, et principalement à Venise, sont les moines,
et sur tous les mendians (combienque là il soyent appellez
seulement Perez, sans aiouster ce mot Beaux) et seroit
bien aussi beau voir ceux de France, s ’ils portoyent barbe
comme ceux là. Toutesf ois ce que i’ endi, ce n ’est pas
pour faire enuie à personne de leur porter enuie ».
E, a proposito dell’ipocrisia e della lussuria di preti e
frati, esclama :
« Che diremo noi di una profanazione ancora più
strana, di quelli, cioè, che applicano alle loro canzoni di
lascivia e la Santa Scrittura e i dottori antichi ? Come
noi vediamo nei seguenti versi :

rzc.
m
,to
-4
3
5
n
g
p
ia
ed
(1)V

Saint Augustin instruisant une dame,
D it que l'amour est l ’âme de nostre ame :
E t que la foy, tant soit constante et forte,
Sans f e rme amour est inutile et morte.
Sainct Bernard fait une longue homelie,
Ou il benit tous les cueurs q u ’amour lie.
E t sainct Ambroise en fait une autre expresse,
Ou il maudit ceux qui sont sans maistresse.
E Delyra la-dessus nous racconte
Que qui plus aime, et plus hault au ciel monte.
Celuy qui sceut les secrets de son maistre,
D it que l'amant damné ne scauroit estre.
Et dit bien plus le docteur seraphique,
Que qui point n'aime, est pire qu’heretique
Pource qu’amour est feu pur et celeste,
Qui ne craind point qu 'autre feu te moleste
E t c'est pourquoy (comme dit S. Grégoire)
Vn amant fait ici son purgatoire.
Et la conclution,
Nulle de vous ne soit donques si dure
Qu'elle resiste à ta saincte escriture :
Puisqu'on la voit de ce propos remplie,
Que pour aimer, la Loy est accomplie (1).

�— 330 —

Ed altrove ancora :
« E che diremo noi del giacobino che avvelenò l’ impera­
tore Enrico VII, col suo Dio, che gli diede a mangiare
nell’ostia ? Che sarà del diavolo dei monaci, se il loro Dio
medesimo è cosi pericoloso ? A tal proposito io fui in­
dotto a fare quest’ottava :
Les payens ne vouloyent mettre au nombre des dieux
Ceux qui au genre humain estovent pernicieux.
S i le dieu de paste est un dieie qui empoisonne,
(Dont l'empereur Henri tesmoignage nous donne)
Que diroyent les payens de ces gentils docteurs,
Qui les hommes ont fa ict de luy adorateurs?
Car si leur dieu ne fa it de meurdrir conscience,
Entre leur diable et dieu qu’elle est la differencet? (1)
L ’odio di parte, l’intolleranza settaria, il dolore per le
patite sopraffazioni gli ispirarono un’ ingiusta avversione
per l’ Italia e gli Italiani, attribuendo ad essi i grandissimi
vizi del papato, di Caterina e dei suoi cortigiani, nono­
stante la sua profonda conoscenza della letteratura latina
e di tutto il sapere italico del rinascimento. Così egli si
burla dei Romipetes, di lutti coloro che, per moda, vanno
a Roma :
Jamais ni cheval ni homme
N'amenda d’aller à Romme.
« Ma ciò che è detto di Roma si può bene estendere
ora più in là, quando noi vediamo che diciannove su
venti di coloro che ritornano alle case loro, principal­
mente se sono giovani, da qualunque parte che essi ven­
gano, sembrano aver frequentato delle scuole di diavoli e
non di angeli. Bene è vero che, se si trattasse di parlare di
una scuola nella quale un Abele potrebbe apprendere a
Irzc.diventare un Caino, tra tutti i paesi, l’Italia avrebbe il
m
,to
-70
9
6
5
n
g
p
ia
ed
(1)V

�primato, e Roma avrebbe il primato su tutte le altre
città d ’Italia. E nondimeno è tenuto oggi come il più
grande onore di essere stato in tale scuola, come non
era tanto in antico d ’essere di Atene, piena di tanti e sì
grandi filosofi. E quanto più un francese sarà romanizzato o
italianizzato, tanto più presto egli farà carriera mercè i
gran signori, come se avesse molto bene studiato ; per
questa ragione, in grazia di questa mescolanza di due
naturali, è impiegato come uomo servizievole, come se un
francese da sè stesso non potesse essere abbastanza cattivo
per essere impiegato nei loro buoni affari » (1).
Accusa gli Italiani di essere abili ciarlatani e taglia­
borse e che certi colpi non si erano mai fatti in Francia
prima della immigrazione dei ciarlatani d ’Italia; che i ta­
gliaborse e gli strappaborse indigeni, dal momento che
si erano strofinati alle vesti di quelli d ’Italia, erano dive­
nuti di una abilità che prima non si era abituati di ve­
dere in loro. Afferma essere gli Italiani tenaci negli odii
e corrivi alla vendetta; li accusa, altresì, di essere i più
scandalosi bestemmiatori. Cita a tal soggetto alcune be­
stemmie che gli sembrano caratteristiche, come Venga il
cancro a l lupo che non mangiò Cristo quando era agnello
fecce agnus D ei qui tollit peccala mundi) — venga la
tosse canina a ll’asino che portò Cristo a Gerusalemme : e
quella detta da un prete irato per un’offesa ricevuta da
una meretrice : a dispetto di quel cancro che pendeva
dalla croce — accusa infine specialmente gli Italiani di
vizi innominabili, affermando che molti tra essi li chia­
mano peccatuzzi. Ed aggiunge che non si può dire par­
ticolarmente quale città in tali cose abbia il primato, non
ostante che corra questo proverbio :

ed
(1)V
Irzc.
m
,to
7-8
2
n
g
p
ia

Siena si vanta di quattro cose,
Di torri e di campane
Di bardasse e di puttane.

�E soggiunse: ma il signor Pasquino in parecchi passaggi
dimostra bene che tranne l’onore di qualche proverbio, Roma
deve andare innanzi Siena, quando al terzo punto, e princi­
palmente dove egli dice : sea Romae p uero non licet esse mihi.
Ma sapete perchè gli Italiani hanno il primato in quanto
al terzo punto ? Perchè :
« Sont plus voisins de la saincteté de ceux qui non seu­
lement en donnent dispense, mais aussi exemple, comme il
sera declaré ci apres ( 1).
Accusa anche gli Italiani di poltroneria :
« Mais toutes et quantes fo is qu’on voudra confesser vé­
rité, on dira hault et clair que les Italiens ont plus souvent
porté les marques des François cholereux, que les François
n’ ont porté les marques des Italiens desesperez : et que
quand il n'y auroit un seul Picard qui sceust entrer en
cholere, pour le moins les Gascons y entrent assez (voire
y sont quelquesfois assez entrez) pour faire trembler les
Italiens d ix pieds dedans le ventre, s ’ils l ’avoyent si large :
combien que sept ou huict ineptes cl sots termes de guerre
que nous avons emprunté d’eux, mettent en danger et les
Gascons et ceux de toutes les autres contrees de France
d ’estre reputez par la posterité plus poultrons que les poul­
trons naturels: comme si ce que nous aurions sceu du fa ict
de la guerre, nous l ’aurions appris à l ’eschole de ceux
desquels nostre language retient les mots" (2).
E queste parole dimostrano come il suo odio e le sue
ingiuste censure contro il paese nostro sono un riflesso
dell’odio contro il papato, i preti e i frati.
Se la piglia anche colla memoria della povera Lucrezia Ro­
mana e cita le seguenti domande che si trovano in S. Agostino:
Si adultera, cur laudata ?
Si pudica, cur occisa?
(1) Vedi a pagg. 206, 207, tom. I p. 2.; pag. 400 tom. I p. 2.;
pag, 167, 76, 580 p. 1. e 2. tom. I; pagg. 409-410 tom. I p. 2.;
pagg. 115-116 toni. I p. I ediz. cit.
(2) Questo brano è copiato dalla novella CXXI in : Les contes
et joyeux devis, la quale, come ho già dimostrato a pag. 149
di questo volume, non è del De Perriers.

�Indi riferisce ancora il seguente epigramma di Teodoro
di Beze:
S i tibi forte fuit Lucretia gratus adulter
Immerito ex merita proemia coede petes :
Sin potius casto vis est allata pudori,
quis fu ror est hoslis crimine velle mori?
Frustra ïgitur laudem captas Lucretia: namque
Vel furiosa ruis, vel scelerata cadis.
E questo epigramma Enrico Estienne traduce così :
S i le paillard t’à pleu, c'est à grand tort Lucrece
Que par ta mort tu veux, coulpable, estre louee :
Mais si ta chasteté par force est violee,
Pour le forfaict d'autruy mourir est-ce sagesse?
Pour néant donc tu veux ta memoire estre heureuse:
Car ou tu meurs meschante, ou tu meurs furieuse (1).

A proposito di Lucrezia, come intermezzo in questo ca­
pitolo, voglio riprodurre qui un sonetto su Lucrezia del
Pibrac, contemporaneo dello Estienne, con altri quattro
sonetti di lui su Virginia, Porcia moglie di Bruto, Cor­
nelia e Didone.
Ecco il sonetto intorno a
LUCRECE

ROMAINE.

Sous l ’effort malheureux de l ’impudique force
Mon corps resta vaincu, et mon esprit vainqueur,
Le sang du coup mortel, dont ie mauray mon coeur,
Expia le plaisir de la charnelle amorce.
Je fis voir au Romain que la Dame qu’on force,
B ien qu'il semble qu’entier luy demeure l ’honneur.
Excuser lon ne doit, si son forcé malheur,
0
-7
9
6
e2
in
g
a
(1)P
zc.
rd
Ip
m
,to
Estaindre par sa mort de sa main ne s ’efforce.

�Ainsi donc i ’effaçay l ’effort qu'on m’anoit faict.
E t vengeant de ma main en moy l ’autruy forfaict.
Je me donnay la mort pour prenne d’innocence.
Nulle par mon exemple impudique viura,
E t nulle a son honneur honteuse sur iura :
Qui suruit son honneur, il a part à l'offense.
VIRGINIE ROMAINE.
P our sauuer mon honneur contre un Iuge execrable,
Qui, feignant de doubter de ma condition.
A diugeoit ce pendant une prouision
Dessus ma chasteté, non iamais reparable :
En la fleur de mes ans mon pere miserable,
Forcé de mon désir, et de la passion
De mon chaste vouloir, plein de compassion.
M ’octroya de sa main un mourir honorable.
L u crece fu t rauie, et vierge ie moureus:
Nous auons bien cela de commun toutes deux,
Que nos morts on changé l 'estat de la patrie :
Mais la mienne chassa hors de Rome dix Rois.
Et la sienne un seul Roy. Donques Rome, tu dois
D ix fois plus qu’à Lucrece, à moi ta Virginie.
PORCIE FEMME DE BRUTUS.
Lucrece non du faict, ains de ta coulpe exempte.
Se tua de sa main : Virginie tendit
A son pere le col, si tost qu ’elle entendit
Du paillard Magistrat l ’ordonnance meschante.
De l ’amour coniugal la flamme estincellante,
Qui vivant mon espoux, illustre me rendit,
Luy mourant, embrasa le charbon qui ardit
Mon cœur demy'brulé de l ’ardeur precedente.
Lucrece et Virginie eurent la mort heureuse;
Mais non pas comme moy, qui mourus amoureuse
Sans qu’on vist mon honneur assailly ny vaincu.
Quelle autre aussi que moi eut Caton pour pere,
Un B rutus pour mary, un Caesar aduersaire,
E t pour champ de l 'honneur un siecle corrompu ?

�C O R N E LIE

R O M A IN E .

Ces deux freres Tribuns, qui par la vehemence
D 'un parler mesuré, et par nombreus escripts,
D es plus doctes Romains captiuoient les esprits,
E t les faisoient mouuoir au son de leur cadence.
Ce deux Gracches fam eux, furent en leur enfance,
Non d'un Grec affranchy enfeignant pour le pris,
A in s par moy Cornelie heureusement appris,
Moy-meme leur sentant d ’exemple d'eloquence.
J e f u s mere des deux, tous les deux i ’esleuay,
E t du laict de Pitho, enfans, les abreuay
Versant ce doux Nectar dessus leur bouche tendre.
Que nous sert d'enfanter des fils pour les laisser
A un vil mercenaire, a fin de les dresser?
Q ui enseigne ses fils, doublement les engendre.
D ID O

ROYNE

DE CARTHAGE.

Couurir du sang des miens le L ibique riuage,
Embraser nos autels, et rauir sans raison
L a Sicile et Sardaigne à ceux de ma maison
E t rendre injustement tributaire Cartilage :
Cela deuoit suffir à ta cruelle rage,
Rome, sans me liurer par mortelle achoison,
Soubs le miel d ’une fable une amere poison,
Q ui flestrit à iamais l'honneur de mon venf uage.
Je ne vis onc chey moy ton fu g itif aenee :
Ma ieunesse passa soubs un sainct hymenee,
E t veusue i'ay vescu chaste ius'qu’au tombeau.
Tutelaire limon, permettras tu que Rome,
Pour un traistre honnorer impudique me nomme,
Elle qui d ’une Louue est nee en un bord'-d'eau ?
Pardonnez à Dido si l ’ire la surmonte
I l s ’en fa u t prendre au tort que Rome luy a fa ict.
La Dame a qui ne chault du blasme d ’un tel faict
Meurtriere de l ' honneur fa ict gloire de se honte (1).
(1) Vedi a pagg. 103-107 in : Les Quatrains de Pibrac, suivis
de ses autres poésies, avec une notice par Jules Claretie. Paris,
Lemerre, M D C C C L X X IV , in-12. Il Pibrac fu uomo di gran conto,
e come poeta ebbe celebrità per i suoi Quatrains, che, in verità,
non sono gran cosa. Macchiò la sua vita, lodando il massacro
della San Bartolomeo,

�Ritorniamo ad Enrico Estienne.
Nel tomo secondo ripiglia a pettinare preti e frati, ed
entra in lunghe e complicate dispute teologiche, si in­
golfa in pieno colloquio di Poissy, Nelle prime pagine si
burla amaramente dell’ignoranza e dell’oscenità dei predi­
catori. E racconta, per esempio, delle cose come questa :
« C’est qu’une nonnaine dicte Marie estant malade en la
cuisse, endura grand mal l ’espace de cinq mois, sans
esperer qu-ell’en deust eschapper. Alors elle dict en soymesme qu’elle ne se sentait digne de prier Dieu, ni d ’estre
ouye de luy, et pourtant pria S. Dominique d ’estre mé­
diateur entre Dieu et elle, pour luy impetrer le benefice de
santé. E t après ceste oraison s ’estant endormie, elle vit
aupres de soy S. Dominique, qui tira de dessous sa cliappe
un onguent de grand odeur, duquel il luy oignit la cuisse.
E t quand elle demanda comment cest onguent s’appelait,
S. Dominique respondit que c’estoit l'onction d’amour ( 1).
A dozzine lo Estienne trascrive sarcasticamente dei fat­
terelli come questo, che i predicatori estraevano dalle leg­
gende e dalle vite dei santi, imbottendone i loro ser­
moni, che divenivano cosi, ad un tempo, ridicoli e scan
dalosi.
L ’apologia per Erodoto fece del chiasso ; ma non poteva
se non vieppiù accendere gli animi. Dopo i sospetti de­
stati dal convegno di Baiona, dopo la pubblicazione di
libelli violenti che si diffondevano a larga mano, la guerra
civile doveva di nuovo divampare con maggior furia, a
nulla valendo gli editti, i trattati e le convenzioni di tol­
leranza a favore degli ugonotti, che il popolino non sen­
tiva di rispettare. Il 10 novembre del 1562 gli ugonotti
erano battuti a Saint-Denis ; ma la vittoria ai cattolici
costava la vita del conestabile di Montmorency. L ’ anno
dopo cessarono le ostilità, e (1)V
zcfu conchiusa la seconda pace,
m
,to
5
.0
g
p
ia
ed

�quella di Longjumeau, detta la piccola pace, perchè ebbe
la durata di soli sei mesi. Volendo Caterina far arrestare
l ’ammiraglio di Coligny e il principe di Condé, che si
erano ritirati nelle loro terre, gli ugonotti, avvertiti dal
maresciallo Tavannes, il fratello dell’altro maresciallo Ta­
vannes, che l’anno dopo doveva vincere i calvinisti a
Jarnac e Montcontour, presero le armi. Nonostante i pro­
digi di valore del Coligny, nonostante l’eroica morte del
giovane principe di Condé, gli ugonotti furono sconfitti
nelle due giornate, che ho testé citate, per le quali i cor­
tigiani molto incensarono il duca di Anjou, fratello di
Carlo IX, che gli doveva succedere col nome di Enrico III,
mentre il Tavannes aveva avuto il supremo comando
nell’azione.
Morti i Guisa, il Montmorency, il Saint-André, fiaccati
gli ugonotti, Caterina pensò di chiudere il periodo delle
guerre civili, dando per isposa sua figlia Margherita ad
Enrico di Borbone, capo dei protestanti francesi. Il Co­
ligny con i principali capi ugonotti trassero a Parigi pel­
le feste nuziali ; vi giunse anche Jeanne d ’Albret, la madre
di Enrico. I cattolici gridarono al tradimento della Corte,
mentre, d’altra parte, alcuni degli ugonotti rimanevano
increduli e sospettosi. Jeanne d ’Albret non si fidava troppo
dell’ambiente e non si decideva a far venire suo figlio a
Parigi. Improvvisamente Giovanna moriva, e si disse pe,
opera di René, profumiere di Caterina, il quale le avevar
in un’essenza, fatto odorare un veleno potentissimo. .
Intanto gli eventi precipitavano: il matrimonio era ce­
lebrato, e gl i sposi prendevano stanza nel Louvre. Poco
dopo veniva al Coligny fracassato un braccio da un colpo
di archibugio, tiratogli da un tal Maurevert, creduto sica­
rio dei Guisa, che avevano voluto vendicarsi dell’ ammi­
raglio, già accusato di essere stato il mandante dell’ as­
sassinio del duca Francesco di Guisa dopo la battaglia
di Dreux. Gli animi ribollivano : fu deciso, direttrice la
Corte, di massacrare tutti gli ugonotti di cui si avevano
i nomi e si conoscevano gii indirizzi. Nella notte di

�S. Bartolomeo, Carlo IX, già malato dell’istessa lue che
aveva condotto al sepolcro suo nonno Francesco I, da
un balcone del Louvre, con un colpo di fucile diè il se­
gnale della strage. E si divertì, durante tutta la notte,
a tirare sugli infelici, che cercavano uno scampo nella
fuga.
Quel tradimento immane — che doveva costare la vita
al fiore dell’ intelligenza francese, come ad un Gujon, ad
un Ramus, ad un Coligny, immortale nota d ’infamia alla
memoria del papato, della Corte dei Valois, del popolaccio
di Parigi e dei signorotti apostolici romani in riva della
Senna — creava tutta una letteratura vergata col sangue.
Dalle pagine roventi spiccia sangue e si eleva un grido
possente di protesta, un’affermazione del diritto alla rivolta,
alla soppressione dei tiranni ( 1).

Tra i libelli celebri, forse, primo per data è il : D i­
scours merveilleux de la vie, actions et deportemens de
Catherine de Medecis Rome mere. Questo eia alcuni è at­
tribuito ad Enrico Estienne, da altri a Jean de Serre. Mi
pare che abbiano torto e gli uni e gli altri. Non si può
affermare che tutto lo scritto sia di mano dell’ Estienne,
mancandovi spesso quel suo fare alla brava, quel sar­
casmo suo pesante, ma lacerante, quell’ erudizione vasta
ed opportuna ; ma, d ’altra parte, da chi conosce lo stile
e la maniera del focoso stampatore ed editore, non si
può negare che, in molti brani, c’ è l’unghia del piccolo
leone, che, in fine, era riuscito molesto a Ginevra come
a Parigi, tanto che il Concistoro calvinista aveva censu­
rato la sua Apologia per Erodoto. Nella leggenda per Ca­
terina vi è la marca di fabbrica : l’odio e il disprezzo
contro l’ Italia e gli Italiani. Ci sono accuse eccessive,
(1) Sono notevoli : La Franco-Gallia dell’ Hotman ; Vindiciae
contro tyrannos di Hubert Languet; e l’anonimo Réveillec-Matin
des Français.

�esageratissime, contro la fiorentina, che in tempi normali
avrebbero fatto repudiare anche le cose, provate, contro di
lei ; ma allora chi più ne aveva più ne metteva. Caterina,
con la sua finezza di razza, aveva ben fiutato che quel
libello, dopo il chiasso, non le avrebbe fatto gran danno
per le sue stesse intemperanze, ed aveva detto, ce­
liando :
— Se me ne avessero parlato prima di pubblicarlo, io
gliene avrei raccontate, sul conto mio, ben altre !
« Caterina dei Medici — dice l’autore — è italiana e
fiorentina. Fra le nazioni l’Italia ha il primato di finezza
e di sottigliezza ; in Italia, la Toscana ; in Toscana, la
città di Firenze. Or quando questa scienza d’ ingannare
cade in persona di chi non ha coscienza, come spesso si
vede fra la .gente di quel paese, io lascio pensare quanti
mali se ne devono aspettare ».
Dopo quest’antifona, e dopo aver detto che gli astro­
loghi predissero che Caterina avrebbe prodotto la rovina
dell’uomo cui sarebbe andata sposa e della nazione in cui
avrebbe vissuto, a lei attribuisce la origine delle guerre
civili in Francia, sforzandosi di dimostrare che ella diventa
or ugonotta e or cattolica fervente col solo scopo di assi­
curarsi il sommo imperio ; che le convenzioni, gli editti
ed i trattati erano rotti appena conclusi, per la sua du­
plicità ; che a lei si deve il sangue fraterno sciupato nelle
battaglie di Dreux, Saint-Denis, Jarnac e Montcontour ;
che su lei deve pesare tutto il tenebroso intrigo del con­
vegno di Baiona e l’ infamia incancellabile del massacro
della S. Bartolomeo ; che d’ogni lussuria presa, e maestra
nell’arte dell’assassinio, ha sulla coscienza l’avvelenamento
del delfino Francesco, il tentato veneficio del principe di
Condé per mezzo del suo profumiere di fiducia, il mila­
nese Renato ; il veneficio del principe di Portian per
mezzo di un paio di guanti preparati dal suddetto pro­
fumiere della morte ; il tentato avvelenamento di tutto
l’esercito del principe di Condé per mezzo di emissari
italiani ; la tentata corruzione dei servi dell’ammiraglio

�Coligny e di suo fratello, perchè facessero morire di ve­
leno i loro padroni ; il tentato assassinio di Enrico di
Guisa ; la morte per veleno del cardinale Odet de Chastillon ; l’avvelenamento di Giovanna d ’Albret ; il tentato
assassinio dell’ ammiraglio di Coligny per mano di Mau­
revert. E conclude che Caterina è peggiore di Brune­
childe.
« Brunechilde era spagnuola di nazione — esclama
l ’autore ; — Caterina è italiana e fiorentina. Tutte e due
straniere, che non hanno affezione nè amicizia per il reame.
Ora l’italiano inganna lo Spagnuolo, e il Fiorentino ogni
altro Italiano ! ».
Come si vede, questo ragionamento non fa una grinza !
Il libello — scritto o meglio finito « le onsiesme iour
du 12 mois de la guati icsme anace apres la iournee de la
trahison » — finisce con la seguente poesia :
Sympatie de la vie de Catherine
E t de J esabel, auec l ’antipathie
de leur mort
S ’on demande la conuenance
De Catherine et Jesabel,
L ’ vne ruine d'Israel,
L ’autre ruine de la France:
J esabel maintenoit l ’idole
Contraire de la sainte parolle:
L ’autre maintenoit la Papauté
Par traison et cruauté:
L ’ vne estait de malice extreme.
Et l'autre est la malice mesme.
Par l ’ vne furent massacrez
Les Prophetes à Dieu sacrez :
L'autre en a fa it mourir cent mille
De ceux qui suyuent l ’Euangile.
Jesabel pour auoir son bien:
F it mourir un homme de bien:
L ’autre n ’est encore assouuie
S ’elle n ’a les biens et la vie.

�Enfin le iugement fu t tel.
Les chiens mangerent Jesabel
Par une vengeance diuine:
La charongne de Catherine,
Sera different en ce point
Les chiens mesmes n ’en voudront point.
L ’autore ha torto, cadendo nella puerilità di attribuire
l’origine di tutti i mali del suo paese all’italiana, alla fio­
rentina. La guerra civile, in Francia, come si sa, ebbe
inizio dalla congiura di Amboise, che fu ordita in risposta
all’accusa di eresia, fatta dal cardinale di Lorena a danno
del Coligny, dell’Andelot e del cardinale di Chastillon,
cioè dalla competizione ambiziosa tra la Casa dei Guisa e
quella dei Montmorency. Del resto, anche senza di ciò,
la guerra civile avrebbe dilaniato la Francia, perchè era
stata portata in grembo dalla Camera ardente ; aveva
corso per le vie di Parigi ed era cresciuta a piè dei
roghi del Berquin, del Dolet, del Doubourg, le vittime
gloriose di tutto il fermento del libero pensiero francese,
dalla prima spedizione d ’Italia. Caterina fu duplice in gran
parte per amore di madre, per salvare il trono alla Casa
in cui era entrata, insidiato dalla nascita, dal valore, dalla
fortuna e dalla popolarità dei Guisa, e dopo dai Condé e
dai Navarresi. La sua politica di bascuglia fu prodotta
certo in parte dalla smania di comandare, ma anche dal
dovere di difendere i propri figli. E, indubitatamente,
talvolta ella fu mossa da un sincero desiderio di pace,
come quando chiamò a suo consigliere il grande L ’ Hô­
pital, che tenne il discorso sopra riferito. Il punto nero
incomincia davvero al convegno di Baiona e si va in­
grossando fino a trasformarsi in un lago di sangue nella
notte del tradimento. Ma l’autore avrebbe dovuto, scri­
vendo così da vicino agli avvenimenti, essere meno pro­
lisso e più efficacemente documentato. Alcuni storici fran­
cesi — tra i quali, per esempio, il Touchard-Lafosse —
affermano che Caterina, solo all’ultim’ora, si determinasse a

�seguire i sanguinari consigli del duca d ’Alba e cadere nel
baratro della S. Bartolomeo, quando, nonostante avesse
dato la sua Margherita ad Enrico di Navarra e sè stessa
in braccio agli ugonotti, fosse dai cattolici accusata di
tradimento, mentre gli ugonotti, ingrati, cercassero di
rubarle il rispetto e l’affetto del figlio re. Ormai il giu­
dizio della storia è emesso. Tra il discorso meraviglioso
e la apologia scritta dall’Alberi, rimane vero ciò che disse
di lei Enrico IV, testimone non sospetto, il quale affermò
che, costretta a muoversi fra così grandi difficoltà, era dav­
vero meraviglioso che non avesse fatto assai peggio.
E nel giornale del Lestoile ben si legge questo breve,
a proposito di lei, non menzognero epitaffio :
La reine, qui ci-git, fut un diable et un ange,
Toute pleine de blâme et pleine de louange,
Elle soutint l'Etat et l' État mit à bas,
Elle fit maints accords et pas moins de débats;
Elle enfanta trois rois et cinq guerres civiles,
Fit bâtir des chateaux et ruiner des villes,
F it bien des bonnes lois et de mauvais edits:
Souhaite-lui, passant, enfer et paradis.

Tre anni dopo, Enrico Estienne pubblicava D eu x D ia­
logues du nouveau langage fr a nçois italianisé et autrement
desguizé, principalment entre les courtisans de ce temps.
Egli volle, con questo libro, difendere la lingua francese
contro l’invasione delle parole italiane, ben sentendo che
un paese il quale perde la sua lingua, perde la sua fisio­
nomia, quasi la sua ragione di essere. Il suo libro rap­
presentò la sintesi di quasi tutto il lavorio del secolo
decimosesto per fissare il significato e l’esteriorità della
lingua nazionale. Dalle spedizioni in Italia erano entrate
in Francia la febbre della coltura latina e l’arte, l’eleganza
raffinata, il sapere enciclopedico del nostro rinascimento,
e maggiore era divenuta la mobilità nel modo di scrivere,
di pronunciare e di formare il periodo della lingua francese.

�Abbiamo visto come il Meigret si studiò di fissare le
regole ortografiche, tentando di fare accettare il concetto
che si dovesse scrivere come si pronunziava, sbarazzan­
dosi delle doppie consonanti e delle lettere mute. A lui
aveva risposto Guillaume des Autels, sotto il pseudonimo
di Glumalis de Vezelet, nel suo trattato dell’ortografia dei
Meigretisti, sostenendo al contrario che si dovesse pro­
nunciare come si scriveva. Tra le due opposte teorie,
con la sua Grammaire française cercò di recare una pa­
rola saggia e conciliativa Roberto Estienne, padre di En­
rico, non potendosi sottoporre la scrittura alle leggi della
pronuncia per non offendere l’etimologia e togliere alle
parole il suggello delle loro origini, il segno speciale di
famiglia e di parentela, e non potendosi, d ’altra parte,
sottoporre la pronuncia al modo di scrivere, per non ur­
tare l’uso che tale innovazione non avrebbe adottato. Il
Ramus, illustre vittima della S. Bartolomeo, aveva anche
egli messo innanzi varie ardite innovazioni, non seguite,
ma il suo principio che l’uso è padrone delle lingue fu
segnacolo in vessillo.
Contro il pedantismo degli scorticatori di latino si era
levato il Rabelais nella sua comica rappresentazione dello
studente limosino che contraffa la lingua dei Parigini,
credendo di pindarizzare e di essere un grande oratore,
mentre non fa che ecorcher le latin.
Abbiamo visto come il Du Bellay prese a difendere la
lingua francese dalla invasione latina in nome della legge
naturale. « La stessa legge naturale — egli disse — che
comanda ad ognuno di difendere il luogo di sua nascita,
ci obbliga ancora di conservare la dignità della nostra
lingua ». Il Du Bellay aveva predicato bene e razzolato
mediocremente, in gran parte travolto dalle smanie erudite
della Pleiade.
Il libro di Enrico Estienne si riattacca all’ opera del
Du Bellay. Esso si burla degli scorticatori dell’ idioma
italiano, cioè a dire dei cortigiani e dame di Corte, che,
per moda, avevano imbastardita la lingua francese con

�parole, con frasi italiane che mal pronunciavano e mal
comprendevano. Questa sovrapposizione era incominciata
in modo notevole durante la vita elegante e spensierata
della Corte di Francesco I, quando specialmente artisti
italiani furono chiamati in Francia — come il Primaticcio
e Leonardo da Vinci — ad abbellire col genio loro le
vecchie e nuove residenze regali. Dice uno scrittore fran­
cese che, quando Leonardo comparve alla Corte di Fran­
cesco I, nonostante i suoi ottant’anni, fece girare tutte le
teste, in modo che tutto si fece all'italiana. Si vestirono,
si rasero la barba, si pettinarono, ballarono, si salutarono
e parlarono, anche in francese, all’italiana.
Questa moda, naturalmente, doveva toccare il suo
apogeo sotto il regno degli ultimi Valois, in cui tanta
parte ebbe la fiorentina Caterina. In Corte si parlava un
francese italianizzato. Cosi si faceva la corte alla Dea del
giorno ; e, a furia di frasi raffinatamente servili, di bacia­
mani e di riverenze, piegandosi nei ginocchi, dame e ca­
valieri ascendevano.
Enrico Estienne si burla degli italico-galliques o gallicoitaliques ; di tutti coloro che dicevano past in luogo di
repas : spacéger in luogo di se promener ; la strade per
la m e ; chouse invece di chose : contrasto per discorde ;
garbe per bon
n e grâce. Si burla di tutti coloro che mu­
tano acconcio in en concha per en ordre ; accori per avisé;
di tutti coloro che usavano sgarbatement invece di sansgrâce, inganné in luogo di trompé, e che dicevano donna
leggiadre per jolie.
Passa a parlare di parecchi modi di dire italiani tra­
piantati in francese con un significato del tutto diverso
da quello di origine. Dà ragione con la consueta sua
erudizione greco-latina delle parole francesi provenienti
dalle lingue antiche. E con altrettanta acrimonia, non
smentendo l’autore dell’Apologia, nè il collaboratore di
Jean de Serre, se la prende con gli Italiani. Afferma che
si possono accettare della loro lingua quei vocaboli di
cui la lingua francese non avrebbe potuto dar mai una

�idea, perchè qualificanti uomini e cose che non si vedono
se non in Italia, come, per esempio, charlatan, bouffon,
assassin, soupercherie, poltron, forfant, e via dicendo.
E in ciò l ’odio settario, la prevenzione per riflesso contro
i poveri Italiani lo fanno essere cattivo filologo, o per
lo meno uomo di poca memoria, perchè, per esempio, la
parola assassino fu importata in Francia, non dall’ Italia,
ma dai crociati sotto la forma associ, come si legge in
Joinville, e la parola forfante si riscontra negli antichi
scrittori francesi, e cosi via via. Egli dice ancora che d e ­
vonsi adottare le parole courtisanne, galanterie, gentillesse,
esventails, espoitrinement, perchè esprimono femmine e cose
prima nate in Italia. Cortigiana è parola italiana e specialmente veneziana, creata per esprimere la femmina venale
di distinzione, « e potrebbe assai bene essere usata — sog­
giunge — per le dame che sono in Corte ; se gli uomini
di Corte sono chiamati cortigiani, perchè non si debbono
chiamare cortigiane le loro compagne, tanto più che esse
meritano un tal nome anche nel significato veneziano ? »
Le gentilezze, le galanterie sono proprie dei corrotti co­
stumi italici ; e i ventagli sono introdotti in Francia con
il loro linguaggio convenzionale dalle eleganti dame ita­
liane, che li hanno avuti in retaggio dalle romane an
tiche ; e le francesi si scollacciano imitando anche la moda
di là dalle Alpi. I vocaboli di tavola sono piuttosto fran­
cesi, essendo gli Italiani, a differenza dei Romani anti­
chi, sobri ; ma se ne compensano nelle pompe del vestire.
Insorge anche contro alcuni vocaboli militari, come
attaccare, cavalleria, introdotti dall’uso nella lingua fran­
cese. Ed ha qui specialmente torto, avendo essi portata
una maggior precisione nella dizione e sono rimasti : at­
taquer nel senso di assaltare e cavalerie per raccolta di
militi a cavallo, mentre le parole di origine francese atta­
cher e chevalerie sono rimaste per significare legare e il
complesso delle azioni dei cavalieri medioevali.
Il libro di Enrico Estienne, con tutte le sue esagerazioni
ed inutilità, fu opera di gran valore per l ’epurazione e la

�fissazione della lingua francese, e liberò in gran parte quel­
l’idioma dalle servili e sciocche trasformazioni di cortigiani
e di avventurieri. E così si chiude :
P h i l a u s o n e (il cortigiano filoitalico) :
« .....j e n ’ approuve pas ceux qui à tout propos mettent
des mots Italiens en la place des Frances : mais d’autre
costé, j e vous veux bien confesser, qu’en plusieurs endrets
j e trouves les mots Italiens meslez parmi les nostres, avoir
quelque garde plus grand que n ’ auroyent les nostres.
Tellement que la meilleure recepte dont vous pourriez user
en mon endret, pour me convertir, et faire quitter ceste
façon de faire, çe seroit de me faire congnoistre par vives
raisons que notre langage Frances est aussi bon et aussi
beau, tant pour tant, que le langage Italien.
C e l t i p h i l e (il nazionalista) :
« Je vous prie, monsieur Philalethe, de prendre monsieur
Philausone au mot, car il me semble que desja d’ailleurs
vous aviez quelque délibération d ’en venir là.
P h i l a l e t h e (l’arbitro) :
« I l n’est pas besoin de m ’en prier : car j e ne f i jamais
chose plus volontiers. Seulement fa u t choisir le jo u r et le
lieu : et j ’ay esperance de faire encore plus qu ’il ne re­
quiert : sçavoir est de monstrer l ’excellence de notre lan­
gage estre si grande, que non seulement il ne doit estre
postposé à l ’italien, mais luy doit estre préféré : n ’en de­
splaise à toute l ’Italie. Notamment j e vous monstreray
comment elle n ’a pas use de changemens qui ayent si
mauvaise grâce, quant à plusieurs mots pris du Latin, et
quant à quelque-uns aussi qui sont pris du Grec. A pro­
pos de quoy il me souvient de Maninconiço, duquel ils
usent pour signifier ce que nous disons Melancholique, ne
changeons point le Grec, au lieu qu’eux usent de grand
et mal plaisant changement. E t quant aux mots, la signi­
fication desquels nous n ’avons pas retenue, pour le moins
ne nous en sommes pas esloignes si loing qu’eux » (1 ).
(1) Vedi a pagg. 315-316. tomo 2“, ediz. Lemerre, Paris, 1885,
con introduzione e note di P. Ristelhuber.

�XIV.

Il viaggio di G. Augusto de Thou — I saggi e il
giornale di viaggio in Italia di Michele de Mon­
taigne.

i

��ristoforo de Thou, primo presidente del Parlamento di
Parigi, ebbe da sua moglie Jacqueline de Cely tre figli.
Giacomo Augusto, nato l’8 ottobre 1553, terzogenito, era
così gracile da far temere per la sua vita, e pure egli
doveva sopravvivere ai suoi fratelli. Con molto ardore si
diè agli studi di umanità nel Collegio di Borgogna. Fin
dai primi anni si propose di conoscere profondamente le
lingue e le letterature antiche, non per sola smania di
erudizione, ma per entrare agguerrito e veggente nel
campo del diritto e della storia. E agli studi ed investi­
gazioni sulla storia diede grande impulso lo avere veduto,
atterrito, a diciannove anni, il massacro della notte di
S. Bartolomeo. Si fece allora una domanda : quali cause
avevano potuto produrre un fatto così triste, così disono­
revole per la sua patria, che profondamente amava. E
incominciò a raccoglier libri e documenti, e, come l’ap­
petito viene mangiando, le sue ricerche via via si fecero
più larghe e profonde, in modo da fargli concepire il
disegno di una storia universale dei suoi tempi. E, uomo
coscienzioso, ben si avvide che non gli sarebbe stato pos­
sibile di fornirsi nella sola Parigi di tutte le necessarie
cognizioni, e si decise di visitare i paesi stranieri. E,
piena la mente della coltura latina ed italiana, prima arse
dal desiderio di vedere l’Italia. In modo che quando seppe,

C

�poco più che ventenne, che Paul de Foix era stato inca­
ricato, da parte del re, di ringraziare il papa e gli altri
principi italiani che avevano mandato a felicitare sua mae­
stà per l’elezione di suo fratello a re di Polonia, e che
dall’Italia sarebbe passato in Germania e in Polonia, si
fece raccomandare al De Foix da suo cognato de Che­
verny, cancelliere di Polonia. Andò a raggiungere il De
Foix a Gien.
Paul de Foix — distinto personaggio, ben noto per le
sue ambascerie in Inghilterra ed a Venezia, molto erudito
e specialmente studioso di Aristotile — era ben degno di
avere nel suo seguito un giovane cosi versato nella col­
tura classica e di cosi squisito sentimento artistico come
il De Thou. Quando De Thou arrivò a Gien, trovò che
Arnaldo d ’Ossat, distinto discepolo del grande Cuiacio,
spiegava Platone al De Foix, che lo aveva chiamato
presso di lui come uno dei suoi lettori. Il De Foix, asse­
tato di sapere, non perdeva nemmeno un ritaglio di
tempo. In viaggio, a cavallo, Arnaldo gli spiegava i
veri sentimenti di Platone. E, mentre si apprestava il
pranzo, Francesco Choesne gli leggeva, alla presenza di
Ossat, i sommari di Cuiacio sul Digesto e, dopo il pranzo,
gli leggeva i Commentari di Alessandro Piccolomini sopra
i segreti della fisica.
Il De Thou, nel primo libro delle sue Memorie, ci
racconta in modo semplice, ma minuto, il suo viaggio in
Italia, da cui traspare tanto affetto e venerazione per gli
scrittori, i dotti e gli artisti nostri, per i monumenti no­
stri, per le nostre glorie prische. Dopo essere stato qual­
che giorno alla Corte di Emanuele Filiberto in Torino e
di avere accompagnato il de Foix fino a Casale, il De
Thou fece una breve gita nel Milanese, e corse a vedere
la Certosa di Pavia, che egli chiama una delle più belle
di Europa e celebre per le tombe dei Visconti. A Man­
tova conobbe Camillo Castiglione, figlio del conte Baldas­
sarre, l’autore del Cortigiano, che giudica fatto di fan­
tasia, come l’ Oratore di Cicerone. Volle vedere Cupido

�dormente, in marmo di Spezia, di Michelangelo, e lo giu­
dicò infinitamente al disopra di tutte le lodi che di esso
si erano fatte. Visitò Mirandola, Ferrara ; indi, durante
una bella notte lunare, entrò per il Canal Grande in Ve­
nezia, che egli chiama, secondo l’espressione di Filippo
de Comines : le plus beati village de l'Europe. A Venezia
prese un appartamento nell’ albergo di donna Giustina,
dove fu condotto dal Du Forrier, ambasciatore di Francia
e intimo amico di suo padre, perchè donna Giustina era
la sola donna del suo mestiere che passasse di non fare
un certo commercio. Essendo stato costretto il de Foix
di fermarsi a Padova per aspettarvi precise notizie sulle
disposizioni del papa verso di lui, che puzzava un tal
poco di protestantesimo, il de Thou ne profittò per ve­
dere i colli Euganei e il Benaco, dove aleggiava lo spirito
di Catullo, e le tombe degli Scaligeri a Verona. A Pa­
dova conobbe Girolamo Mercuriale da Forli, che inse­
gnava medicina, ch’ egli chiama grande per sapere
e per opere, e con lui strinse sincera amicizia. Ebbe
anche non pochi colloqui col Nifo, nipote di Agostino
Nifo da Sessa, il quale gli confidò che malamente Giulio
Cesare Scaligero preferisse a suo nonno il Pomponaccio,
e che Giuseppe Scaligero non fosse figlio di Giulio, ma
di un certo Benedetto Bourdon. A Bologna contrasse
amicizia con Carlo Sigonio, il quale a stenti si esprimeva
in latino, per cui egli, per non privarsi della sua conver­
sazione, fu obbligato di parlare in italiano alla meglio. E
ci dà alcune notizie sulle opere del Sigonio che, a suo
tempo, doveano essere preziose.
Da Bologna si recò a Firenze, attraversando gli Ap­
pennini, tutti coperti di neve. Ed entusiasticamente
esclama che, appena sceso dall’altro versante, entrò in un
paese sì dolce e sì piacevole, da sembrare che si fosse
sotto un altro clima, sebbene sempre ai piedi di quelle
aspre montagne. A Firenze conobbe Antonmaria Salviati,
Roberto Ridolfi e Pier Vettori, allora assai vecchio. Si
lamentava il Vettori che s’incominciavano a negligere le

�belle lettere in Italia ; soggiunse che avrebbe volentieri
pubblicato parecchie opere, se non ne fosse stato tenuto
dal timore di non vederle stimate secondo il loro va­
lore ; che gli stampatori erano ignoranti e pigri. E qui il
de Thou imparzialmente riferisce che il Vettori gli espresse
anche di non essere contento di Enrico Estienne, il quale,
dopo averlo fatto aspettare lungo tempo, gli aveva pub­
blicato il suo Eschilo assai negligentemente. Dopo di
avergli accennato ad altri suoi lavori, lo condusse alla
Biblioteca di S. Lorenzo, dove si potè vedere V Oceano,
un grosso volume, raccolta manoscritta degli interpreti
greci di Aristotile, con un Virgilio scritto in lettere ca­
pitali. Il Vettori deplorò la dissipazione della Biblioteca
dei Medici, prima trasportata a Roma e poi fuori d ’Italia.
E quella che Caterina de’ Medici comprò dopo e fece
portare in Francia a malgrado l’opposizione del granduca.
Dopo la sua morte, il De Thou, ch’era pervenuto a sommi
onori, ne aumentò la Biblioteca del re, riscattando i libri
di Caterina dai suoi creditori.
Il De Thou potè esaminare e sfogliare il libro delle
Pandette, assicurandosi che era l’originale di tutti gli
esemplari che allora si possedevano, rammentandosi del
desiderio intenso che Cuiacio aveva di vedere questo libro.
Cuiacio gli aveva spesso detto ch’ egli avrebbe volentieri
depositati duemila scudi per potersene servire durante un
anno, affine di riformare le Pandette, perchè, sebbene l’e­
dizione di Lelio Taurelli sembrasse esattissima, egli cre­
deva di avervi scoperto parecchie mende e anche degli
errori di stampa. In Firenze fu condotto da Giorgio V a­
sari a vedere le opere d’arte. Indi passò a Siena, che vi­
sitò esattamente per formarsi, con la conoscenza dei luo­
ghi, una giusta idea dell’ultimo lungo assedio. In Siena
conobbe Alessandro Piccolomini, allora assai vecchio, che
egli trovò, nel vederlo la prima volta, a ritoccare i suoi
Commentari sopra Aristotile. E il Piccolomini disse che,
pervenuto ad un’ età in cui anche i più innocenti piaceri
non gli erano permessi, gustava il frutto dei suoi studi

�con molto piacere, soggiungendo che egli ciò diceva non
solamente per far conoscere la consolazione che egli aveva
trovato nella sua vecchiezza, ma anche per mostrare col
suo esempio, ai giovani che erano presenti, quanto sia
utile di non abbandonarsi all’ozio.
Nei primi del 1574 il De Thou, sempre accompa­
gnando il de Foix, prese il cammino di Lucca e di là
per Montefiascone e Viterbo, dopo aver visitata Bagnorea,
che il cardinale Gambara aveva molto abbellita, e che è
celebre per l’abbondanza delle sue fontane e per i giuochi
di acqua, entrò in Roma da piazza del Popolo.
Mentre il de Foix si tratteneva in Roma per affari di
Stato, il giovane, entusiasta del nostro paese, chiestane
licenza, partì per Napoli sulla fine di febbraio, dove, pas­
sando per Velletri, Terracina e Fondi, entrò per quella
caverna polverosa, descritta da Seneca, e scavata nella
collina di Posilippo, volgarmente detta la grotta di Poz­
zuoli. In Napoli vide Giambattista Porta, già noto per la
sua storia delle cose nascoste nella natura. Fece una corsa
fino a Sorrento e Salerno, sentendo dovunque la dolcezza
dell’aria, e ammirando la bellezza del paesaggio. Ritor­
nato a Mergellina, visitò la tomba di Virgilio e quella di
Sannazaro, preso dalla grande piacevolezza delle colline
e del mare. Di là ritornò a Roma, visitando prima Poz­
zuoli e i celebri suoi dintorni, del tutto contento del suo
viaggio, tranne di essere stato obbligato a pernottare in
cattive locande.
Il soggiorno in Roma, che fu di sei mesi, fu impie­
gato — come al solito — dal nostro giovane viag­
giatore, a stringere amicizia con i dotti ed a studiare i
monumenti. E vi conobbe, tra gli altri, Marcantonio Mu­
reto, il quale rimpiangeva la sorte di Scipione Tettio da
Napoli, uomo, a suo avviso, universale, il quale accusato
di ateismo, era stato condannato alle galere dove forse
era morto, e rimpiangeva altresì Aonio Paleario e Nicola
Franco da Benevento, il primo bruciato per la sua indi­
screta ingenuità sopra materie' di religione, e il secondo

�condannato alla forca, sotto il pontificato di Pio V, per
aver parlato troppo liberamente intorno alla corte di Roma.
Il De Foix era alloggiato in Aracoeli, convento dei Fran­
cescani, di sopra dal palazzo di San Marco, dove il papa
si recava ordinariamente durante i calori ; il Mureto che
vi veniva, condusse più volte il de Thou presso Paolo
Manuzio, che non lasciava più il letto. Il de Thou vide
ancora Latino Latini, Lorenzo Gambara e Fulvio Orsino,
alloggiato al palazzo Farnese.
Essendo stato obbligato il De Foix di lasciar Roma
per la notizia della morte di Carlo IX, nel precipitoso
viaggio verso Venezia dove doveva giungere dalla Po­
lonia il fratello di Carlo IX, il nuovo re di Francia, nel
breve soggiorno che si fece in Urbino, il De Thou non
ebbe che poco tempo per esaminare il bel palazzo ducale
colla sua biblioteca. Ed in Rimini potè appena vedere
Girolamo Rossi, eccellente storico delle antichità di quella
città, il quale si studiava di imitare il Sigonio nel me­
todo delle ricerche. In Venezia molto si occupò nelle
botteghe dei librai, dove tra gli altri libri, ne trovò non
pochi greci, in Francia rarissimi, dei quali arrichì la sua
biblioteca. Da Venezia si rifece il viaggio per Roma,
passando per Ferrara, Bologna, Firenze e Siena. Si ar­
rivò a Roma nel tempo che tutta la campagna intorno
era involta dal fuoco che si mette alle restoppie dopo la
mietitura; Nel 1575 il De Thou, di ritorno in Francia,
durante quattro anni, si applicò alla lettura, semprè preso
dal suo disegno di scrivere la storia universale del suo
tempo.

Più notevole è il giornale del viaggio in Italia per la
Svizzera e la Germania di M ichel Montaigne. Quando
egli si accinse a fare tal viaggio, aveva già compiuto e
pubblicato i primi due libri dei suoi Saggi. E da buon
cattolico li aveva, panni, inviati a Roma, sottoponendoli
alla sacra censura. Questi due libri, che parlano un po’

�di tutto, possono paragonarsi alle disputazioni che ave­
vano avuto gran voga in Italia dalla metà del secolo X V
fino allora, e che purtroppo occuparono le oziose ed af­
faccendate sedute delle nostre accademie di cui fu ricca
la nostra servitù durante tre secoli. Ma è giustizia il no­
tare che il Montaigne non è prolisso come la più parte
dei nostri estensori di cicalate su questo o quel curioso
tema, e porta nell’esame del soggetto storico morale, che
prende a trattare, una certa misura e proporzione simme­
trica da annunziare. i migliori scrittori francesi del secolo
che successe. Ed ha qualche cosa che non ebbero i cele­
brati suoi successori, cioè la originalità della frase espres­
siva, grande sincerità, che talvolta può parere anche in­
genuità e uno spirito libero, innamorato della virtù e
delle istituzioni popolari.
Egli è buon cattolico, e pure scrivendo in mezzo ai
bagliori sinistri delle guerre civili, ha, sempre, quando se
ne presenta l’occasione, una parola di pace e di tolle­
ranza per le opinioni altrui. Sostiene che una vita onesta
e virtuosa è il più utile frutto del cristianesimo e che
purtroppo l’ingiustizia e l’intolleranza fanno smarrire so­
vente lo zelo dei cristiani ( 1), perchè la religione che
dovrebbe essere un freno alle passioni è chiamata dagli
uomini a servizio di esse, e la giustizia è allegata per
ornamento e coverchio, ma non è ricevuta, nè alloggiata,
nè sposata; essa sta in mezzo al contrasto dei partiti
come nella bocca degli avvocati, non come nel cuore e
l’affetto della parte. Ed esclama :
« Confessiamo la verità : chi sceglierebbe nell’ esercito,
anche legittimo, qnelli che vi marciano per il solo zelo
di un’affezione, di un sentimento religioso, e quelli anche
che guardano solo alla protezione delle leggi del loro
paese, o al servizio del principe, non saprebbe imbastirne
una compagnia di gente d’arme completa. »
(1)C
2 E altrove ritorna sul medesimo tema, notando come lo
I,lib
.X
p
a

�zelo religioso sia stato spesso eccessivo e, per conse­
guenza, ingiusto ; che allo zelo ad oltranza dei primi cri­
stiani si deve attribuire la perdita di un gran numero di
opere dell’antichità; che il loro interesse li spinse anche
a lodare dei cattivissimi imperatori ed a calunniarne dei
buoni. Egli coraggiosamente, per l’ora in cui scriveva, di­
fende la memoria di Giuliano, soprannominato l'Apostata,
filosofo ed uomo veramente virtuoso, da raccomandarsi
per la sua continenza, la sua imparzialità, la sua sobrietà
e l’abilità sua nell’arte militare; da raccomandarsi spe­
cialmente per le buone leggi che fece promulgare. Volle
ristabilire il Paganesimo, ma, in fondo al cuore, non era
stato mai cristiano, per cui non merita l’ epiteto ingiu­
rioso di Apostata. Fu sua politica il mantenere la divi­
sione tra i Pagani e i Cristiani, con lo scopo di gover­
narli, con maggior facilità e gli uni e gli altri; la poli­
tica che seguivano i re francesi d ’allorà, come egli dice,
con molte circonlocuzioni prudenti, sia verso i cattolici
che verso i protestanti ( 1).
Questa equanimità nel giudicare, questo spirito di giu­
stizia e di tolleranza che anima le sue pagine, dovevano
naturalmente condurlo a deplorare i barbari supplizi, cui
si sottoponevano i criminali del suo tempo, specialmente quella inutile ferocia di mutilarne e di squar­
tarne i cadaveri per disprezzo. E cita il supplizio del
ladro Catena da lui visto in Roma, il cui cadavere fu
tagliato in quattro. Il popolo, che aveva assistito indiffe­
rente alla sua morte, indietreggiò con orrore innanzi allo
scempio del suo corpo, da cui la vita era stata sot­
tratta (2).
E ’ curioso il capitolo in cui l’ autore si confessa in
quanto alle sue simpatie letterarie per gli scrittori latini,
(1) C ap. XIX, lib. 2.
(2) Cap. XI, libr. 2. Questo brano non si legge nell’edizione
originale. Il Montaigne lo aggiunse nelle edizioni posteriori, ri­
tornando in Francia dal suo viaggio d ’ Italia, allo scorcio del
1581.

�e di qualche scrittore contemporaneo italiano o francese.
La scienza, secondo lui, costa troppo a conquistarsi, per
cui preferisce meglio passare la vita dolcemente, leggendo
gli autori che lo divertono, o che g l’insegnano a ben vi­
vere e a ben morire. Così in prima linea, da giovane,
pose gli scrittori piacevoli, Boccaccio, Rabelais e Jean
Second, l’autore di Baisers, Ovidio, 1’ Amadigi di Ber­
nardo Tasso e l ' Orlando furioso. Con l’età che matura,
Ovidio e Messer Ludovico perdono un po’ della sua stima,
e prende a leggere Lucano, non perchè ne ammiri lo
stile, ma perchè è vinto in parte dalle sue idee. Primo
tra i poeti latini legge ed ammira Virgilio, specialmente
per le sue Georgiche e il quinto libro dell’Eneide. Para­
gona l’Eneide al Furioso, e dice :
« Celuy là on le veoit aller à tire d ’aile, d'un vol hault
et ferme, suyvant tousiours sa poincte ; celluy ci voleter et
saulteler de coûte en coûte, comme de branche en branche,
ne se fiant à ses ailes que pour une bien courte traverse,
et prendre pied à chasque bout de champ, de peur que
l ’haleine et la force luy faille ; »

E x cursusque breves tentat (1).
Legge ancora con utile e diletto Lucrezio, Catullo e
Orazio. Stima Terenzio superiore a Plauto, non avendo
egli bisogno di un intrigo complicato per interessare, e
rimprovera agli Italiani e Spagnuoli, suoi contemporanei,
di avere bisogno di tre o quattro commedie di Terenzio
per fabbricarne una sola che vale molto meno delle sue.
Non ama la ricerca e l’affettazione, che hanno sempre no­
ciuto alla efficacia ed alla chiarezza, che sono la marca
dei grandi poeti.
Così gli epigrammi di Catullo sono assai superiori nella
loro semplicità a quelli di Marziale, che tradisce troppo
lo sforzo compiuto nell’assottigliarne le punte. Tra i suoi
libri più consultati ci sono il Plutarco dell’ Amyot e (1)C
ap.X
,libr.2.

�en
Seca. Hanno tutti e due, egli esclama con ingenuità,
questa notevole concordia, per il mio umore, che la
scienza, che io vi cerco, vi è trattata a brani separati, che
non richiedono l’obbligo di un lungo lavoro, del quale io
sono incapace : così sono gli opuscoli di Plutarco e le
lettere di Seneca, che sono la più bella parte dei loro
scritti e la più utile. Non è necessaria una grande im­
presa per mettervisi ; e li lascio dove mi piace, perchè
non hanno punto continuazione e dipendenza gli uni dagli
altri.
E così conchiude :
« Plutarque est plus uniforme et constant; Séneque plus
ondoyant et divers : Celluy cy se peine, se roidit et se tend,
pour onorer la vertu contre la faiblesse, la crainte et les
vicieux appetits, l ’aultre semble n ’estimer pas tant leurs
efforts, et desdaigner d ’en haster son pas et se mettre sur
sa garde: Plutarque a les opinions platoniques, doulces et
accommodables à la société civile ; l ’aultre les a stoiques et
epicuriennes, plus esloinguees de l'usage commun, mais
selon moy, plus commodes en particulier et plus fermes: il
paroist en Seneque q u ’il preste un peu à la tyrannie des
empereurs de son temps, car ie tiens pour certain que c’est
d’un iugement forcé qu’il condamne la cause de ces géné­
reux meurtriers de Cesar; Plutarque est libre par tout :
Seneque est plein de poinctes et saillies; Plutarque de
choses : celuy là vous eschauffe plus et vous esmeut ; celluy
cy vous contante davantage et vous paye mieulx; il nous
guide, l ’autre nous poulse ( 1).
Cicerone, al contrario, gli sembra noioso sopratutto a
causa dei suoi lunghi preamboli e delle sue lunghe defi­
nizioni ; ma risparmia le sue lettere ad Attico, che dipin­
gono con molta abilità gli avvenimenti e contengono par­
ticolari interessanti sui costumi e l’indole dell’autore. Non
gli piace la sua eloquenza per i periodi troppo lunghi,
r2
,lib
.X
p
a
1)C
(che finiscono quasi sempre con parole sonore.

�A tutti gli scrittori preferisce gli storici, che lamio co­
noscere l’uomo sotto i diversi climi, e svelano i motivi
di tutte le azioni. E tra gli storici dà il primato a coloro
che raccontano fatti di cui furono parte, con semplicità,
con buona fede, scevri di pregiudizi e non soggiogati ai
loro interessi. I commentari di Cesare sono la storia della
storia. Cita a titolo di onore le cronache del Joinville, del
Froissart. E fa giusto conto di Filippo de Commines, del
Guicciardini e di Guglielmo e Martino du Bellay.
Parte notevole nei Saggi è il punto che dedica alla
educazione, in cui fabbrica sull’ addentellato della scuola
pitagorica, di Vittorino da Feltre, del Rabelais: esercizi
corporali, pochi libri, molti fatti e molte esperienze:
« Aultrement on ne fait que des asnes chargez de li­
vres; on leur donne à coups de fouet en garde leur po­
chette pleine de science ; laquelle, pour bien faire, il ne
faut pas seulement loger chez soy, il la fa u t espouser. » ( 1 )
Egli ha idee in molte cose del tutto moderne. E fau­
tore, per esempio, del divorzio (2). E soprattutto ha un
sincero rispetto per la libertà e biasima cosi Ludovico
Sforza (3), che per la sua ambizione mise a ferro e fuoco
l’Italia (4). e il fedifrago duca di Atene (5) che voleva
diventare tiranno di Firenze, ed ha parole di pietoso rim­
provero per quei signori e nobili e principi d’Italia, che
avevano reso possibile l’ insperata facilità della conquista
del. regno, di Napoli e di gran parte della Toscana al­
l’esercito di Carlo V III, per essersi divertiti più a ren­
dersi ingegnosi e sapienti che vigorosi e guerrieri (6) ;
e non sa perdonare a Giulio Cesare, che dipinge grande
capitano, sommo ed insuperabile scrittore di cose mili­
tari. magnifico ed efficace oratore, di g ran lunga a Cicero
e
n
(1)
(2)
(3)
(4)
(5)
(6)

Cap.
Cap.
Cap.
Cap.
Gap.
Cap.

XXV, libr. I.
XV, libr- 2.
X V III, libr. 1.
XVIII, libr. I.
XXII 1, libr. 1.
XXV, libr. 1.

�superiore, l’avere condotto a rovina la più bella e
fiorente delle repubbliche ( 1).
Ha un gran concetto della gloria e della potenza ro­
mana a niente comparabile (2).
Ama dello stesso intenso amore la sua Parigi e Roma.
E in un luogo esclama:
« Rome et Paris, que i ‘ ay en l'ame » (3).
Compiuti e pubblicati i primi due libri dei Saggi partì
per l’Italia.

Per lungo tempo rimase sconosciuto il suo giornale
di viaggio, con somma meraviglia, stentandosi a credere
che un osservatore della sua forza, che uno scrittore in­
clinato a dare di sè notizie minute, non avesse nulla
scritto intorno alle sue peregrinazioni oltre i confini
della sua patria. Centottant’anni dopo la sua morte, un
canonico regolare di Chancelade nel Périgord, il signor
Prunis, nel percorrere questa provincia collo scopo di far
ricerche relative alla sua storia, giunse all’antico castello
di Montaigne, allora posseduto dal conte de Segur de la
Roquette e vi si fermò per visitarne gli archivi. In un
vecchio cofano, contenente delle carte, da lungo tempo
condannate all’obblio, scopri il manoscritto originale dei
Viaggi di Montaigne, l’unico probabilmente esistito, per­
chè dal modo come è redatto, pare evidente che non era
destinato alla pubblicità. Il signor canonico, contento come
una pasqua, fece espressamente un viaggio a Parigi per
assicurarsi della autenticità della sua scoperta. Il mano­
scritto, esaminato da vari letterati e specialmente dal Cap­
perronier, conservatore della biblioteca del re, e per la
scrittura e per lo stile e per il linguaggio ora ingenuo,
(1) Cap. XXXIII e XXXIV, libr. 2.
(2) Cap. XXIV, libr. 2.
(3) Cap. XII, libr. 2.

�ora franco, fu giudicato autografo dell’ autore dei Saggi.
Una parte del giornale, Montaigne lo dettò al suo dome­
stico, e cosi parla di sè stesso in terza persona. Poi prese
a scrivere di sua mano e in questa parte più della metà
della relazione è distesa in lingua italiana.
Questo viaggio si può considerare, non ostante le sue
non poche imperfezioni, come un piccolo monumento sto­
rico, dandoci in gran parte lo stato di Roma e di altre
principali città nostre alla fine del secolo X V I. In prin­
cipio mancano alcune pagine, che non avevano niente a
fare col nostro paese. Dopo avere attraversato parte della
Svizzera e della Germania, scendeva in Italia dal Tirolo.
A due leghe prima di arrivare a Trento, dice: Nous
étions entrés au langage italien. — Trova la città un
po’ più grande di Agen, in Guascogna, ma non molto
piacevole. Continuando a discendere per la valle del basso
A dige nota che se fosse stato solo, sarebbe andato piut­
tosto a Cracovia o verso la Grecia per terra, ma il pia­
cere che provava a visitare i paesi sconosciuti lo spinse
a continuare il suo cammino. Gli piaceva di andare di
qua e di là, di rivedere due volte il medesimo luogo,
senza affrettarsi.
« E t quant à Rome, oh les autres visoint, il la desi­
roit d ’ autant moins voir, que tes autres tiens, qu‘ elle
estoit connue et qu’il n ’avoit laquais qui ne leur peut
dire nouvelles de Florence et de Ferrare ( 1).
Insomma molto si piacque nello scendere dal Tirolo
sia dalla parte tedesca, sia da quella italiana e con una
similitudine sua, molto pittoresca, di quelle che non si
dimenticano, riassume così le sue impressioni : Il Tirolo
è una stoffa che non si vede se non ripiegata, a causa
delle sue montagne; ma se essa fosse distesa, sarebbe un
(1)
Vedi a pag. 143, tomo I in : « Journal du voyage de Mi­
chel de Montaigne en Italie par le Suiffe et l ’Allemagne » en
158o et 1581. Avec des Notes par M. de Querlon. A Rome, et
se trouve à Paris, Chez Le Iay, Livraire, rue Saint-Iacques, au
Grand-Corneille. — M .D CC.LX X V.

�gran bel paese. — Non molto si ferma, non ostante che
sia un buon gustaio d ’arte, a descrivere quadri e statue
e palagi, che si trovano minutamente descritti nelle Guide,
che si copiano a vicenda. A Verona, nel visitare il Duomo,
trovò strano che alla messa cantata, degli uomini guarda­
vano il coro coperti, in piedi, volgendo le spalle all’ al­
tare, e mostrando solo di pensare al servizio divino nel
momento dell’elevazione ( 1). Nota che i Veronesi hanno
di comune con i Tedeschi l’uso che hanno tutti, signori e
mercanti, di avere degli stemmi (2). Indi passa a Vi­
cenza e Padova di cui dà qualche frettolosa notizia e non
ha a lodarsi degli alberghi che sono molto, inferiori a
quelli di Germania, sono però per un terzo meno cari, e si
avvicinano molto a quelli di Francia. Nella chiesa di S.
Antonio in Padova guarda di buon occhio un ritratto del
cardinal Bembo, che mostra la dolcezza dei suoi costumi
e un non so che della gentilezza del suo spirito. Nota
pure una testa di Tito Livio, magra, conveniente ad un
uomo studioso e malinconico, opera antica alla quale non
manca se non la parola. Venezia, per cui aveva une faim
extreme de voir, trova diversa da ciò che l’aveva im­
maginato, e un po’ meno ammirevole. La esamina in tutte
le sue particolarità con suprema diligenza. La polizia, la
sua situazione, l’arsenale, la piazza di S. Marco, e l’affol­
larsi degli stranieri gli sembrano le cose più notevoli.
E cosi- detta al suo domestico:
« I l n ’y trouva pas cete fameuse beauté qu 'on attribue
aus Dames de Venise, et si vid les plus nobles de celles
qui en fo n t traficque ; mais cela lui f ambla autant admi­
rable que nulle autre chose, d’en voir un tel nombre, comme
de cent cinquante ou environ, fainsant une depense en meu­
bles et vestemants de princesses, n ’ayant autre fons à se
maintenir que de cete traficque et plusieurs de la noblesse
de la même, avoir des courtisanes à leurs despens, au veu
(1) Vedi a pag. 149, tomo 1, ediz. cit.
(2) Vedi a pag. 153, tomo I, ediz. cit.

�et sceu a un chacun. I l louoit pour son service une gon­
dole, pour jo u r et nuit, « deux livres, qui font environ
d ix sept solds, sans faire nulle despense au barquerol. Les
vivres y sont chers corne a Paris ; mais c’est la ville du
monde ou on vit à meilleur conte, d’autant que la suite
des valents nous y est du tout inutile, chacun y allant
tout sul ; et la despense des vetemans de mesmes et puit
qu’il fa u t nul chaval » ( 1 ).
Parla dei bagni di Battaglia che non hanno altra co­
modità se non quella di essere vicino a Venezia. Dopo
esser passato per Rovigo e Ferrara, arriva a Bologna che
trova grande e bella città, più estesa e popolata di Fer­
rara. A ll’albergo s’incontra col giovine signore di Montine,
giunto di Francia un’ora prima, per seguire le scuole di
armi e di equitazione. Vede gli esercizi schermistici del
Veneziano, che si vanta di aver trovato delle invenzioni
utili nell’arte sua, superiori a tutte le altre e riconosce
che il suo modo di tirare è in molte cose differente dal
comune.
Quella scuola è frequentata da Francesi, il migliore dei
discepoli è un giovane di Bordeaux, chiamato Binet. Da
Bologna, per gli Appennini, prende la via di Toscana.
A Scarperia — piccolo villaggio e piccola fiera di forbici e
altra mercanzia simile — si diverte alle dispute degli
osti. Essi hanno il costume d ’ inviare all’ incontro dei fo­
restieri, a sette o otto leghe dagli abitati, dei commessi
per scongiurarli a scegliere la locanda loro. « Voi tro­
verete spesso l’oste medesimo a cavallo, e in diversi luoghi
più uomini ben vestiti che vi aspettano al varco, vi ac­
compagnano lungo il cammino. » Montaigne si diverte a
Conversare piacevolmente con loro intorno alle diverse offerte
che gli fanno. E non vi è cosa che non promettano. Uno
gli offre in regalo una lepre, sol che voglia visitare la
sua casa. La loro disputa e la loro competizione si tron­
(1)V
Iizccano alle porte della città, dove non osano più dire un
m
,to
-2
0
.6
g
a
p
ed

�motto. In generale vi offrono una guida a cavallo a loro
spese, che porta anche una parte del vostro bagaglio fino
a ll’alloggio cui siete diretto.
Giunto a Firenze, visita Pratolino che descrive netta­
mente e speditamente. E giudica la sua grotta, a giuochi
d ’acqua, superiore a tutto ciò che in tal genere ha visto
altrove. Anche Firenze rappresenta per lui una certa de­
lusione, che trova superiore a Ferrara, uguale a Bologna,
e molto inferiore a Venezia. Vi si ferma poco; ma ha
agio di ammirare i capilavori michelangioleschi in San
Lorenzo, il Duomo e la Torre di Giotto, tutta rivestita
di marmo bianco e nero, una delle più belle e sontuose
cose del mondo. Trova gli alloggi assai meno comodi di
quelli di Francia e giudica : « Jusques lors n’avoir jamais
veu nation oh il y eüt si peu de beles fames que l ' Ita­
lienne » ( 1).
Anche nel parlare di Roma dice che non vi ha nes­
suna particolarità circa la bellezza delle donne, degna di
quella preeminenza che la fama dà a questa città su tutte
le altre del mondo ; e che in fondo, come a Parigi, la
più singolare beltà si trova nelle mani di quelle che la
mettono in vendita. Vedremo che, a poco a poco, meglio
osservando, e rimanendo più a lungo in Italia, andrà mo­
dificando la sua sentenza per finire a rinnegarla e dire che
le più belle donne del mondo sono in Italia.
Per Siena, che molto lo impressiona, e che egli dipinge
alla brava, con pochi tocchi di penna, con la consueta pre­
cisione e verità, per Montefiascone e Viterbo, arriva a Roma,
il 30 novembre 1580, e scende all’Albergo dell’Orso, che
ancora esiste ed è frequentato da vetturini.
Trovò in Roma gran numero di Francesi, in modo che
non incontrava per via quasi nessuno che non lo salu­
tasse nella sua lingua. Giudicò nuovo l’aspetto della città
che gli sembrò come una specie di gran corte, molto affol­
lata di prelati e di gente di chiesa, e gli sembrò più (1)

V
ed
ip
a
g
.19
2tom
oI,ed
iz.cit.

�o olata di uomini ricchi, di cocchi e di cavalli, che niun
p
altra fino allora veduta; e per la forma delle strade in
molte cose, e specialmente per la moltitudine, gli rap­
presentava Parigi più che nessun’ altra in cui fino allora
era stato ( 1). In quanto alla sua estensione gli parve che
lo spazio, circondato dalle mura, comprendente la vec­
chia e la nuova Roma, che era per due terzi vuoto,
avrebbe potuto essere uguagliato alla cinta che si sarebbe
fatta intorno a Parigi, includendovi tutti i sobborghi da
un capo all’altro. Ma a contare l’ampiezza della città dal
numero e dalla compattezza delle case e abitazioni, pen­
sava che Roma non arrivasse a un terzo circa della gran­
dezza di Parigi. Per numero e ampiezza di pubbliche
piazze e bellezza di strade e di case, Roma superava Pa­
rigi di gran lunga (2).
Le rovine di Roma parlarono altamente al suo animo
di osservatore e di filosofo. Mette conto di trascrivere qui
le parole stesse di lui. Dettava ancora al suo domestico:
« I l disoit, qu’on ne voyoit rien de Rome que le Ciel
sous lequel elle avoit esté assise et le plant de son gite ;
que cete science qu’i l en avoit, estoit une science abstraite et
contemplation, de laquelle il n ’y avoit rien qui tumbât sous
les sens; que ceus qui disoient qu’on y voyoit au moins les
ruines de Rome, en disoint trop: car les ruines d’une si
espouventable machine rapporteroint plus d’honneur et de
reverence à sa mémoire; ce n'estoit rien que son sepulcre.
L e monde, ennemi de sa longue domination, avoit premiè­
rement brisé et fracassé toutes les pieces de ce corps admi­
rable, et parce qu’ encore tout mort, ranversé, et desfiguré,
il lui faisoit horreur, il en avoit enseveli la ruine mesme.
Que ces petites montres de sa ruine, qui paressent encores
au dessus de la biere, c ’etoit la fortune qui les avoit con­
servées p our le tesmoignage de cette grandeur infinie que
tant de siecles, tant de f e u x , la conjuration du monde
(1) Vedi a pag. 215, tomo I, ediz. cit.
(2) Pag. 234-235, tomo 1, ediz. cit.

�réiterée à tant de fois à sa ruine, n’avoint peu universele­
mant esteindre. Mais estoit vraisamblable que ces mam­
bres desvisages qui en restoint, c ’étoint les moins dignes,
et que la fu r ie des ennemis de cette gloire immortelle, les
avoit portés, premièrement, à ruiner ce q u ’il y avoit de
plus beau et de plus digne; que les bastimans de cette
Rome bastarde q u ’on aloit asteure atachant à ces mafures,
quoi q u ’ ils eussent de quoi ravir en admiration nos sie­
cles presans, lui faisoint resuvenir propemant des nids que
les moineaus et les corneilles vont suspandant en France aus
voutes et parois des eglises que les Huguenots viennent d ’y
démolir. Encore craignoit-il à voir l ’espace q u ’occupe ce
tumbeau, qu’on ne le reconnût pas tout, et que la sepul­
ture ne fû t elle-même pour la pluspart ensevelie. Que cela
de voir une si chetisve descharge, comme des morceaus de
tuiles et pots cassés, estre, antiennemant, arrivé à un mor­
ceau de grandur si excessive, q u ’il egale en hauteur et lar­
geur plusieurs naturelles montaignes (car il le comparait
en hauteur à la mote de Gurfon, et l ’estimoit double en
largeur), c’etoit une expresse ordonnance des destinées,
pour fa ire santir au monde leur conspiration à la gloire et
préeminance de cette ville, par un si nouveau et extraor­
dinere tesmoignage de sa grandur. I l disoit ne pouvoir ai­
séemant faire convenir, veu le peu d ’espace et des lieu que
tiennent aucuns de ces sept mons, et notammant les plus
fameus, comme le Capitolin et le Palatin, qu’il y ranjat
un si grand nombre d ’édifices. A voir sulemant ce qui re­
ste du tample de la paix, le long du forum Romanum,
duquel on voit encore, la chute toute visve, comme d’une
grande montaigne, dissipée en plusieurs horribles rochiers;
il ne samble que deus tels batimans peussent tenir en toute
l ’espace du mont du Capitole, où il y avoit bien 25 ou
30 tamples, outre plusieurs maisons privées. Mais, à la vé­
rité, plusieurs conjectures qu’on prent de la peinture de
cette ville antienne, n ’ontguiere de verisimililude, son plant
même estant infinimant changé de forme; aucuns de ces
vallons estans comblés, voir dans les lieus les plus bas

�qui y fussent; comme pour exemple, au Heu du Velabrum,
qui pour sa bassesse recevoit l'esgout de la ville, et avoit
un lac, s'est tant esclevé des mons de la hauteur des au­
tres mons naturels qui sont autour delà, ce qui se faisoit
par les tas et monceaus des ruines de ces grand bastimans;
et le monte Savello n’est autre chose que la ruine d’une
partie du teatre de Marcellus. II croioit qu’ un antien ro­
main ne sauroit reconnotstre l ’assiete de la ville, quand il
la verroit. I l est souvent avenu qu’après avoir fouillé bien
avant en terre, ou ne venoit qu’à rencontrer la teste d’une
fort haute coulonne qui estoit encore en pieds au dessous.
Ou n ’y cherche point d ’autres fondemens aus maisons,
que des vieilles masures ou voutes, comme il s'en voit au
dessous de toutes les caves, ny encore l ’appuy du fondement
antien ny d'un mur qui soit en son essiete. Mais sur les
brisures mêmes des vieus bastimans, comme la fortune les
a loges, en se dissipant, ils ont planté le pied de leurs pa­
lais nouveaus, comme sur des gros loppins de rochiers, fer­
mes et assurés. Il est aysé à voir que plusieurs rues sont
à plus de trante pieds profond au dessous de celles d’àcette-heure » ( 1).
In Roma rimase cinque mesi e non sciupò un sol mi­
nuto del suo tempo. Si fece presentare al papa dall’am­
basciatore francese, e fu ammesso al bacio della sacra
pantofola, e sebbene si mostri, cosi, nella più pura orto­
dossia, non manca di descrivere, con una certa punta di
ironia, il modo, secondo il cerimoniale, da presentarsi al
cospetto del Sommo Pontefice, le varie genuflessioni e lo
uscire dalla sala senza volgere le spalle al gran Pastore.
Visiti) le chiese e le varie stazioni sacre, ascoltò alcuni
dei predicatori più in voga, s’intrattenne nei pubblici pas­
seggi, ammirò le ville dei principi e dei cardinali e le
loro vigne accomodate a scaglioni nella parte montuosa
di Roma con pittoresca vaghezza, come in niun altro luogo
zc(aveva' veduto. Assistette alla circoncisione di un fanciullo
m
,to
7-4
3
.2
g
p
ia
ed
1)V

�ebreo e minutamente la descrisse. Fu spettatore di esor­
cismi per scacciare il diavolo dal corpo dei fedeli e della
benedizione papale dalla loggia di S. Pietro. Visitò gal­
lerie di quadri e di statue, la Biblioteca del Vaticano,
meravigliandosi che l’ambasciatore di Francia fosse par­
tito da Roma senza vederla, per capriccio di non fare una
piccola gentilezza al Cardinal bibliotecario. E non mancò
nemmeno di prender parte alle feste carnevalesche in quel­
l'anno ( 1581) riuscite molto rumorose e licenziose. Vide
la corsa dei barberi, e il resto, da un palco che si fece co­
struire sul Corso espressamente, che gli costò tre scudi.
Egli era seduto in un molto bel punto della strada. E
così detta:
« Ces jours-là toutes les belles ja n ti f ames de Rome s ’y
virent à loisir ; car en Italie elles ne se masquent pas com­
me en France, et se monstrent tout à descouvert. Q uant à
la beauté parfaite et rare, il n’en est, disoit-il, non plus
qu'en France, et sauf en trois ou quattre, il n’y trouvoit
nulle excellence : mais communéemant elles sont plus agréa­
bles, et ne s'en voit point tant de lodes q u ’en France. La
teste, elles l ’ont, sans compareson, plus avantageusement ac­
commodée, et le bas audessous de la ceinture. L e cors est
mieus en France: car icy elles ont l’endret de la ceinture
trop lâche, et le partent comme nos fam és enceintes; leur
contenance a plus de majesté, de mollesse, et de douceur.
I l n’y a nulle compareson de la richesse de leurs vete­
mans aus nostres : tout est plein de perles et de pierrerie.
Partout ah elles se laissent voir en publicq, soit en coche,
en feste, ou en theatre ; elles sont à part des homes : tou­
tefois elles ont des danses entrelassées assés libremant, où
il y a occasions de deviser et de toucher à la mein. Les
hommes sont fo r t simplemanc vêtus, à quelque occasion que
soit, de noir et de sarge de Florence; et parce qu’i l sont
un peu plus bruns que nous, j e ne say comment ils n’ont
pas la facon de Ducs, de Contes et des Marquis, comme
ils sont, ayant l ’apparence un peu vile; courtois au demu­
rant, et gracieus tout ce qu’il est possible, quoique die le

�vulgaire des François, qui ne peuvent appeller gracieus
ceus qui supportent mal-ayséemant leurs débordement et in­
solence ordinere. Nous faisons en toutes façon, ce que nous
Pouvons pour nous y faire décrier. Toutefois ils ont une
antienne affection ou reverance à la France, qui y fa ict
estre fo r t respectés et bien venus cens qui méritent tant
soit peu de l ’estre, et qui sulemant se contiennent sans les
offenser » ( 1 ).
In quel tempo giudici) le chiese di Roma meno belle
che nella più parte delle buone città dell’Italia e in ge­
nerale di quelle dell’Italia e di Germania, e ancora co­
munemente meno belle di Francia. N ell’ insieme, le ceri­
monie religiose gli sembrarono meno vuote di quelle delle
buone città di Francia. Nè mancò di notare che i campi
intorno Roma si vedessero quasi dappertutto incolti e ste­
rili, per difetto del terreno, o perchè, a suo giudizio, più
verosimilmente non fossero nella città uomini usati a vi­
vere del lavoro delle loro mani. Preso vivamente dalle
grandi memorie della città eterna, dal suo movimento va­
rio e pittoresco, molto si piacque in quel soggiorno e
spesso faceva il giro delle sue mura, partendo da Porta
del Popolo fino a S. Paolo, impiegandovi tre o quattro
ore, e poi, sulla riva destra, se ne andava da Porta Caval­
leggeri a Porta Portese. In fine della sua dimora giudi­
cava Roma la più comoda città, in cui il forestiere si
trovava come in casa sua. Prima di partirne ebbe a di­
scutere col censore dei suoi Saggi, il quale lo accusava
di avere troppo spesso citati gli autori profani ed eretici;
di aver usato la parola fortuna, di aver difeso l’impera­
tore Giuliano e di altre cose simili, ma in grazia del pre­
fetto del sacro palazzo, che allora era il padre domeni­
cano Sisto Fabri che lo difese ingegnosamente, dopo al­
cune conferenze, se la cavò cosi bene che il censore se ne
rimise a lui stesso per cancellare dal suo libro, in una
seconda edizione, tutto ciò che(1)P
izc vi avrebbe trovato di troppo
ed
m
,to
0
-5
8
4
.2
g
a

�licenzioso, e fra le altre cose la parola fortuna, pregan­
dolo di aiutare la Chiesa con la sua eloquenza. Il Mon­
taigne si guardò bene dal fare l’una e l’altra cosa. E fu
davvero fortunato di essere sfuggito alle unghie inquisi­
toriali dopo quel po’ po’ di roba che aveva inserito nei
suoi Saggi circa la tolleranza religiosa, i mali prodotti dal
cieco zelo dei credenti, circa la libertà di coscienza e la
necessità di mitigare i trattamenti feroci contro gli accu­
sati, e la necessità non meno eretica di ammettere il di­
vorzio. Quel buon padre Sisto Fabri, dell’ordine dei pre­
dicatori, cioè degli inquisitori, doveva essere una gran
buona pasta d ’uomo, e forse fu edificato in favore del
Montaigne per il suo bacio alla pantofola. Il nostro viag­
giatore, come si vede, amava il quieto vivere, era della
scuola di Rabelais e del suo Panurge.
Montaigne, col suo saper fare, entrò talmente nelle buone
grazie di quel mondo ecclesiastico che ottenne, per mezzo
di Filippo Musotti, maggiordomo del papa, il 13 marzo
1581, le lettere di cittadino romano, e a tal proposito egli
esclamava : « C 'est un titre vein ; tant-y -a que j ’ai receu
beaucoup de plesir de l'avoir obtenu ».
Prima di partire da Roma fece una gita a Tivoli di cui
con entusiasmo descrive le bellezze e lo spettacolo che da
esso si gode : « car elle comande une pleine infinie de toutes
parts, et cet grand Rome ». Poi andò a vedere il Palazzo
Cesarini, dove ammirò i ritratti delle più belle dame ro­
mane di quel tempo e specialmente di Clelia Farnese, mo­
glie di Giangiorgio Cesarini, la quale, a suo avviso, era
se non la più piacevole, senza paragone, certo, la più ama­
bile donna che fosse allora in Roma e, che egli sapesse,
altrove.
Egli lasciò Roma il 19 aprile 1581, desideroso di re­
carsi per Firenze ai bagni di Lucca, per curarsi il mal
di pietra che lo affliggeva. Fece un lungo giro per visi­
tare, prima, parte dell’Umbria e delle Marche. Passò per
Narni di cui descrive con pochi tocchi precisi la sua bel­
lissima posizione sopra un’alta collina a vista del capricioso

�e ombroso corso della Nera, compiacendosi che in
quella città non si fosse mai intiepidito l’amore per i Fran­
cesi. Trevi, che cinge come un presepe la sua bella
collina, che doveva tanto piacere a Leopardi circa tre se­
coli dopo, fermò la sua attenzione di sognatore e di ar­
tista. La campagna umbra specialmente, l’ubertosa valle
in cui siede Foligno, con i suoi lunghi filari di gelsi,
congiunti l’un l’altro da festoni di viti, gli piacque non
poco, lodandosi anche degli alberghi per la più parte pa­
ragonabili ai francesi. Per Macerata, che chiama bella città,
giunse a Loreto, allora un piccolissimo villaggio cinto da
mura, sopra un alto piano, fortificato contro le incursioni
dei Turchi, a vista di una bella pianura. Presentò il suo
voto alla Madonna, prese anche la comunione e ha l’aria
di credere ad un miracolo in persona di un giovane si­
gnore francese, guarito di un grave male ad un ginocchio,
ribelle alle cure di tutti i chirurgi di Parigi e d ’Italia.
Avrebbe voluto per Pescara e Chieti condursi a Napoli ;
ma spinto dal vivo bisogno della sua cura di bagni, volse
verso Ancona, rappresentata al vivo in fondo al gomito che
fa il mare su quella spiaggia tra le due alte colline, quella della
cattedrale e quella del castello, ricca, industriosa, popolata di
mercanti schiavoni e greci. « L es fam es sont ici commu-­
nement beles, et plusieurs homes honêtes et bons artisans » ( 1 ).
Passa per Sinigallia e Fano. « I l se treuve quasi à toutes
les hosteteries, des rimeurs, qui fo n t sur le champ dcs ri­
mes accommodécs aus assistants. L es instrumans sont en tou­
tes les boutiques, jusques aus ravaudurs des carrefours des
rues. Cete ville est fameuse sur toutes celes d'Italie: de
belles fames nous n’en vismes nulle que très-ledes; et à
moi qui m’en enquis à un honète-home de la ville, il me
dît que le siecle en estoit passé » (2).
Indi per Fossombrone, Urbino, Borgo S. Sepolcro,
giunse nuovamente a Firenze. Come di consueto, di
(1) Pag. 91, tomo 2, ediz. cit.
(2) Pagg. 94-95. tomo 2, ediz. cit.

�esqti paesi attraversati cerca l’origine etimologica, accen­
u
nando alle cose più notevoli, ai vari aspetti dei campi,
ai valichi montanini, al corso dei fiumi, a quanto spende
per vetture e cavalli, alla bontà o asprezza dei vini, alla
situazione e alla comodità delle locande, tutta roba mi­
nuta, da vero giornale, disteso per ricordo proprio, senza
descrizioni prolisse, toccate e ritoccate, verniciate per la pa­
rata, ma brevi ed efficaci ; tutta roba minuta che rende più
interessante lo scritto, per quanto meno era destinato alla
pubblicità, rappresentandoci al vivo la viabilità, il com­
mercio, gli intimi costumi, gran parte della vita civile e
rurale dell’Italia di quel tempo.
G i u n t o a Firenze, l’indomani andò a visitare Castello.
« Nous rancontrions en chemin force prossessìons ; la
baniere va devant, les fames après, la p luspart fort belles,
a tout des chapeau de paille, qui se font plus excellans en
cete contree qu’en lieu du monde, et bien vetues pour fames
de villaye, les mules et escarpins blancs. A pris les fa mes,
marche le Curé, et après lu i les masles. Nous avions veu
le jo u r avant une prossession de Moines, qui avoint quasi
tous de ces chapeaus de paille. Nous suivismes une très
bele pleine fort large, et à dire le vrai, j e fus quasi con­
treint de confesser que ny Orléans, ny Tours, ny Paris,
mesmes en leurs environs, ne sont accompaignés d’un si
grand nombre de maisons et villages, et si louin, que F lo­
rance: quant à beles maisons et Palais, cela est hors de
doubte » ( 1).
Visitò Prato, Poggio, Pistoia, dove, a proposito delle
cariche antiche, rimaste solo di nome, esclama:
« Cete poure ville se païc de la liberté perdue sur cete
veine image de sa forme antienne ».
Finalmente si rese a Lucca, che chiama una delle più
belle città per la sua situazione, circondata da belle colline
e montagne e da due fertili pianure. Qui incomincia una
(1)V
izct lunga e noiosa esposizione della sua vita e della sua cura
ed
l2
o
-,v
0
g
a
.p

�ai bagni, della qualità e quantità delle acque. Dopo po­
chi giorni di dimora in Lucca, prese a continuare il suo
diario in lingua italiana, cosi:
« Assaggiamo di parlar un poco questa altra lingua,
massime essendo in queste contrade dove mi pare sentire
il più perfetto favellare della Toscana, particolarmente tra
li paesani che non l’hanno mescolato e alterato con li vi­
cini » ( 1).
Il minuto racconto è rotto di tanto in tanto da qual­
che osservazione curiosa, come per esempio: « in certi
lochi d ’Italia, come in tutta la Toscana e Urbino, fanno
le donne g l’inchini alla francese delli ginocchi ». Volle
dare un ballo, e dice : « mandai a Lucca per li premi.
L ’uso è che se ne danno più per non parer scegliere una
sola donna fra tutte, per schivare e gelosia e sospetto ». E
nella descrizione del festino ben ci rappresenta la cortesia
francese accoppiata alla grazia toscana. Invitò poi molti
alla cena « perchè li banchetti in Italia non è altro che
un bel leggero pasto di Francia. Parecchi pezzi di vitella,
e qualche paro di pollastri, è tutto ». Fece assidere a ta­
vola anche una certa Divizia:
« Questa è una povera contadina vicina duo miglia dei
bagni, che non ha, nò il marito, nè altro modo di vivere che
del travaglio di sue proprie mani, brutta, dell’età di 37
anni. La gola gonfiata. Non sa nè scrivere, nè leggere.
Ma nella sua tenera età avendo in casa del padre un zio
che leggeva tuttavia in sua presenzia l’Ariosto e altri
poeti, si trovò il suo animo tanto nato alla poesia, che
non solamente fa versi d’una prontezza la più mirabile
che si possa, ma ancora ci mescola le favole antiche, coi
nomi delli Dei, paesi, scienze, uomini clari come se fusse
allevata alli studi. Mi diede molti versi in favor mio. A
dir il vero non sono altri che versi e rime. La favella
elegante e speditissima » (2).
(1) V. pag. 140, vol. 11, ediz. cit.
(2) V. pagg. 170 e 172, vol. II, ediz. cit.

�Molto si loda del modo bello ed utile che avevano i
Lucchesi di coltivare le montagne fino in cima, facendovi
in forma di scalone dei cerchi intorno ad essa, con inge­
gnosi sostegni di pietra o altri ripari. E un giorno in
campagna, assistette a un ballo, in cui una donna danzò,
tenendo sulla testa un’anfora piena d’acqua, che rimase
ferma non ostante molti suoi movimenti gagliardi. E tal­
volta si divertiva a passare quasi per medico, mentre cosi
scettico egli era della medicina. Poi ritornò a Firenze,
ed è molto curioso il leggere nel suo diario tutto ciò
che egli dice delle cortigiane fiorentine, mettendole in
paragone colle veneziane e colle romane. Indi rivedeva
Lucca, dove alloggiò in casa del signor Ludovico Pi­
nitesi.
« E fui servito d’ogni sorte di moboli molto accorata­
mente e delicatamente, secondo l’uso italiano, il quale in
assai cose va non solamente a paragone, ma vince l’uso
francese. Sono alla verità un grandissimo ornamento alli
edifici d ’Italia le volte alte, belle e larghe. Rendono pia­
cevoli e onorate le entrate delle case, perchè tutto il basso
è edificato di così fatta struttura con le porte larghe, e
alte. Nella state i Gentiluomini Lucchesi mangiano al pu­
blico sotto questi aditi alla vista di chiunque passa per
strada » ( 1).
Indi ritornò in Roma, e si compiace di descrivere gli
abili e sorprendenti giochi che faceva un italiano in piazza
di Monte Cavallo, cavalcando, nella domenica delli 8 ot­
tobre 1581. Dopo aver visitato molte altre chiese e mo­
numenti, la domenica seguente, chiamato a Bordeaux dove
era stato eletto sindaco, partì di Roma, lasciandovi suo
fratello con quarantatrè scudi d ’oro, con i quali egli stimò
di potervi rimanere per cinque mesi ad imparare la scher­
ma. Per Viterbo si condusse a Siena, poi di nuovo a
Lucca e per Massa Carrara e Sarzana e per l’Emilia
ed
iap
a
g
.78
,tom
oI,ed
iz.cit.
giunse in Lombardia, dove visitò Pavia, i campi di (1)V

�tabaglia di Marignano e Pavia. Non mancò di fermarsi a
Milano:
« Questa città è la più popolata città d ’Italia, grande,
e piena d’ogni sorte d’artigiani, e di mercanzia, non dis­
simiglia troppo a Parigi, e ha molto la vista di città fran­
cese. Le mancano i palazzi di Roma, Napoli, Genova, Fi­
renze : ma di grandezza le vince tutte, e di calca di gente
arriva a Venezia ( 1).
Da Milano si portò a Torino:
« Piccola città in un sito molto acquoso non molto bene
edificata, nè piacevole, con questo che per mezzo delle vie
corre un fiumicello (una parte della Dora) per nettarla
delle lordure... qui si parla ordinariamente francese : e
paiono tutti molti divoti alla Francia. La lingua popole­
sca è una lingua la quale non ha quasi altro che la pro­
nunzia italiana: il restante sono parole delle nostre » (2).
Da Torino salì alla Novalese. Di là si fece portare in sedia
fin sulla cima del Moncenisio. Nello scendere nel territorio
francese, riprese il giornale nella sua lingua. Cosi le ul­
time dieci pagine di esso sono vergate in lingua francese.
Ritornato in Francia, pose mano al terzo ed ultimo li­
bro dei suoi Saggi, che è pieno di ricordi d ’Italia e di
paragoni tra i costumi francesi ed italiani del suo tempo.
Nel capitolo intorno all’amore, egli ha delle originali e
vere osservazioni. Dice, per esempio, che gli Italiani usano
di far la corte anche alle donne che si danno per prezzo.
E che essi se ne scusano dicendo, che quelle vendono il
corpo, ma non la volontà loro e l’animo. Essi, quindi,
tendono ad avere anche il consentimento del loro spirito.
E afferma ancora che in Italia v ’era allora il primato nelle
terribili vendette per i tradimenti d’amore; che gli Ita­
liani avevano ordinariamente belle donne e brutte meno
dei Francesi; che le due Nazioni, in quanto a rare ed
(1) Vedi a pag. 223, tomo 111, ediz. cit.
(2) Vedi a pagg. 22S-230, tomo III, ediz. cit.

�ceelienti bellezze, andavano a paro ; che gli Italiani ave­
vano intelligenze ordinarie in maggior numero dei Francesi,
evidentemente; che la brutalità vi era, senza paragone, più
rara; che in quanto ad animi singolari e superiori le due
nazioni, ugualmente come per le singolari bellezze muliebri,
andavano a paro. E, infine, osserva che il valore presso i
Francesi era naturale e popolare; ma che talvolta si ve­
deva nelle mani degli Italiani così pieno e vigoroso, da
sorpassare gli esempi più eccelsi offerti dalla Francia ( 1).
Elogia gli Italiani per il loro valore nelle conferenze,
conservando parte del valore degli Ateniesi e dei Romani.
Ha di Tacito un giudizio sottile, profondo, e pure rim­
proverandogli alcune cose, conclude che il suo libro non
è da leggersi solo, ma da studiarsi per apprendere; che
è un semenzaio di discorsi morali e politici utili qual nu­
trimento od ornamento di coloro che occupano qualche
posto nel maneggio degli affari del mondo (2).
Di Roma egli conserva un ricordo profondo ed inde­
lebile. Ed egli esclama che, tranne quando era in Roma,
egli ha sempre innanzi ai suoi occhi la sua casa e le co­
modità che vi ha lasciato. E ha ancora parole eloquenti
sulle rovine dell’eterna città :
« J ’ay veu ailleurs des maisons ruynees, et des statues, et
du ciel, et de la terre: ce sont tousiours des hommes. Tout
cela est vray ; et si pourtant ne sçaurois reveoir ii souvente
le tumbeau de celle ville, si grand et si puissante, que ie
ne l ’admire et revere. Le soing des morts nous est en re­
commendation ; or i ’ay est nourry, dez mon enfance, avec­
ques ceulx icy : i ’ay eu cognoissance des affaires de Rome,
long temps avant que ie l ’aye eue de ceulx de ma maison :
ie sçavois le Capitole et son plan, avant que ie sçeusse le
Louvre : et le Tibre avant la S eine. J ’ay eu plus en teste
Ies conditions et fortunes de Lucullus, Metellus et Scipion
que ie n’ay d'aulcuns hommes des nostres : ils sont trepasez;
(1) Vedi capitolo V, libro 111.
(2) Vedi capitolo V ili, libro III.

�si est bien mon pere aussi entièrement qu ’eulx, et s ’est
esloigné de moy et de la vie, autant en dixhuict ans, que
ceux là ont faict en seize cents, duquel pourtant ie ne
laisse pas d ’embrasser et practiquer la memoire, l ’ amitié
et société, d ’une parfaiate union et tresvifve.
« L ’estat de cette vieille Rome, libre, iuste et florissante
( car ie n ’en aime n ’y la naissance, ni la vieillesse), m’in­
téresse et me passionne : par quoy ie ne sçaurois reveoir si
souvente l ’assiette de leurs rues et de leurs maisons, et ces
ruines profondes iusques aux antipodes, que ie ne m’ y
amuse, E st ce par nature, ou par erreur de fantasie, que
que la veue des places que nous sçavons avoir esté hantees
et habitees par personnes des quelles la memoire est en re­
commendation, mous esmeut aulcunement plus qu’ouïr le
recit de leurs faicts, ou lire leurs escripts ?
« Tanta vis admonitionis inest in locis!... E t id quidem
" in hâc urbe infi n itum : quacumque enim ingredimur, in
« aliquam historiam vestigium ponimus.
« I l me plaist de considerer leur visage, leur port et
leurs vestements : ie remasche ces grands noms entre les
dents, et les fo is retentir à mes aureilles : « ego illos ve­
neror, et tantis nominibus semper assurgo ». Des choses
qui sont en quelque partie grandes et admirables, i ’en ad­
mire les parties mesmes communes : ie les veisse volontiers
deviser, promener et souper. Ce seroit ingratitude de me­
priser les reliques et images de tant d ’ honnestes hommes
et si valeureux, lesquels i'ay veu vivre et mourir, et qui
nous donnent tant de bonnes instructions par leurs exem­
ples, si nous les sçavions suyvre. E t puis cette mesme Ro­
me que nous voyons, mérite qn ’on l ’aime : confederee de si
long temps, et par tant de tiltres,
nostre couronne; seule
ville commune et universelle: le magistrat souverain qui y
commande est recogneu pareillement ailleurs: c ’est la ville
métropolitaine de toutes les nations chrestiennes ; l ’Espai­
gnol et le François, chacun y est chez soy ; pour estre des
princes de cet estant, il ne f i n i t q u ’estre de chrestienté, où

�q u ’elle soit. I l n ’est lieu ça bas que le ciel ait embrassé
avecques telle influence de faveur et telle constance ; sa
ruyne mesme est glorieuse et enflee :
L audandis pretiosor ruinis ;
encores retient elle, au tumbeau, des marques et image
d’empire : « ut palàm sit uno in loco gaudentis opus esse
« naturae » ( 1 ).
Nel capitolo in cui sono queste pagine, riporta la bolla
con cui fu nominato cittadino romano. Ed esclama: « Non
essendo borghese di alcuna città, io sono bene all’agio di
esserlo della più nobile che giammai fu e sarà ».
Egli ritorna ad accoppiare nel suo affetto Roma e Pa­
rigi, le due città che egli ha nell’animo, da adoperare una
sua frase come abbiamo visto:
« Je ne veulx pas oublier cecy, que ie ne me mutine
iamais tant contre la F rance, che ie ne regarde Paris de
bon oei l : elle a mon cœur des mon enfance: et m ’en est
advenu, comme des choses excellentes ; plus i ’ ay veu, de­
puis, d'aultres villes belles, plus la beauté de cette cy peult
et gaigne sur mon affection : ie l ’aime par elle mesme, et
plus en son estre seul, que rechargee de pompe estrangiere:
ie l 'aime tendrement, iusques à ses verrues et à ses ta­
sches : ie ne suis Francois que par cette grande cité, grande
en peuples, grande en félicité de son assiette ; mais surtout
grande et incomparable en varieté, et diversité de commo­
dités ; la gloire de la France, et l'un des plus nobles or­
nements du, monde» (2).
E il buon Montaigne vedeva giusto. Il suo cuore, gui­
dato dall’intelletto, non si poteva sbagliare. Roma e Pa­
rigi erano davvero allora, come lo sono tuttora, le due
città universali, in cui per diverse ragioni i forestieri sono
come in casa propria, in cui, per le grandi tradizioni, per
la posizione felice, per la vita che vi corre da tutte le
(1) Vedi capitolo IX, libro III.
(2) Vedi med. capit. IX, libro III.

�parti delle rispettive nazioni, si sono preparati e maturati
quasi tutti i grandi rivolgimenti della civiltà; in cui, date
le qualità dei due popoli che fanno capo ad esse, si svol­
geranno ancora, di tanto in tanto, le più luminose epoche
del progresso umano. Le due città di indole differente,
ma non repugnante, vicendevolmente si completano, per
cui spesso hanno rappresentato la sintesi del lavorìo in­
tellettuale del mondo. E se attraverso dieci secoli di sto­
ria, da Carlo Magno a Robespierre, Parigi, demolendo
faticosamente, ma appena con piccole soluzioni di conti­
nuità, l’impalcatura pesante del feudalismo e della super­
stizione, doveva giungere alla dichiarazione dei dritti del­
l’uomo, Roma, pur sede del Papato, ricca di monumenti
e di arte da esso promossi, doveva, a sua volta, pervenire
all’abolizione di quel potere temporale nel Capo della
Chiesa, già fulminato dall’ invettiva dantesca, e dare al­
l’Universo lo spettacolo grandioso della convivenza fra le
sue mura, senza perturbazione dell’ordine e delle coscienze,
della più antica istituzione, fatta tutta di detriti del pas­
sato, e della potestà laica sorta in forza di plebisciti.
Onore, dunque, al sagace osservatore della gioviale Gua­
scogna, uno degli spiriti più innamorati delle cose nostre
e, nel tempo stesso, uno dei più serenamente imparziali
tra quanti di noi hanno scritto, il quale ben vide, or sono
più di tre secoli fà, la grandezza insuperabile delle due
sorelle latine, di Parigi e di Roma.

��Gli ultimi anni del secolo XVI — La Corte di En­
rico III — “ L’avviso piacevole alla bella Ita­
lia „ — Enrico IV — L’imitazione italiana con­
tinua — La “ Storia universale „ del De Thou
— Teodoro Agrippa d’Aubigné — Conclusione.

��anni del secolo X V I precipitavano in Fran­
cia. La morte del duca d’Anjou, spento di veleno,
come dicesi, per mezzo di un mazzo di fiori, che gli diè ad
odorare una delle amanti, con la quale egli conviveva a
Chateau-Thierri, aveva reso Enrico di Navarra il più pros­
simo erede della Corona. Ciò, nell’anno dopo, 1584, offrì
il pretesto ad Enrico di Guisa di organizzare la cosidetta
Lega di tutti i più ardenti e zelanti cattolici, già tempo
innanzi ideata da suo zio, il cardinale di Lorena, perchè
si fosse impedito il passo al trono al Navarrese, la co­
lonna dei protestanti, il quale da ugonotto s’ era fatto
cattolico e poi era ritornato agli antichi amori. Natural­
mente, il Guisa seguiva le tradizioni di sua famiglia; la
religione Apostolica Romana doveva essere il talismano
da fargli salire l’ultimo scalino del trono, il più difficile
a montare. Questa unione degli zelanti, dei preti e dei frati,
guidati dai gesuiti, divenne popolare a causa degli scia­
lacqui, degli scandali dei mignons della Corte Valois, della
spudoratezza e della ferocia di Enrico III, che faceva ri­
vivere le lascivie di Tiberio, le sfrenatezze di Caligola, i
deliri sanguinari di Nerone.
Mentre di nuovo si affilavano le armi di ogni maniera,
le spade dei militi e i pugnali degli assassini, le invettive
dei libellisti e le suggestioni dei predicatori, i tradimenti

G

l i u lt im i

�delle alcove e i veleni dei profumieri, mentre Enrico III
ben comprendeva che Enrico di Guisa mirava a buttarlo
giù dal trono, un signore francese scriveva per l’Italia un
libretto curioso, e, nel tempo stesso, coraggioso.
Nel 1586, proprio nell’anno in cui più ferveva quella
guerra civile che fu chiamata dei tre Enrichi, alla vigilia
dell’anno in cui dovevano riunirsi presso Gillot, canonico
della Santa Cappella, i futuri autori della satira menip­
pea, per ordirne la trama, il signore di Mezieres, Fran­
çois Perot, metteva in circofazione il suo Avviso:
« Avviso piacevole dato alla bella Italia, da un nobile
Giovane Francese, sopra la mentita data dal serenissimo
re di Navarra a papa Sisto V. Monaco, appresso Giovanni
Swartz, 1586, in-4" picc., di 65 carte » (1).
Questa opericciuola, che ha la fine in versi e si crede
impressa a Ginevra, è dì somma rarità, e il solo esem­
plare noto in Italia sta nella Biblioteca del Collegio R o­
mano a Roma (2). E ’ stata venduta 30 fr. D ’A g uessean,
17 fr. Caillard e 8 fr. Chateaugiron. Un esemplare legato in
marrocchino rosso dal Demore era nella Biblioteca di Carlo
Nodier; e lo veggo registrato al cap. Satires nella D e­
scription raisonnee d’une jolie collection de livres (Parigi,
Techener, 1854, in-8 *, n. 667) con questa nota dell’acca­
demico bibliofilo: Volume fo r t interessant sous le point de
vue historique, qui a été autrefois très recherché, et qui
le serait encore, s ’ il etait moins rare et plus connu.
Si legge nel De Thou (Hist., fase. 585) che questa
opera si attribuì a Francois Perot, seigneur de Mezières,
e l’abate Pianciani che ne discorre negli Annali delle
Scienze religiose di Roma (X . 265-267), ci fa sapere leg­
gersi sull’esemplare già citato del Collegio Romano, che
questo scritto è di Francois Perot, seigneur de Mezières.
L ’autore vuol dimostrare con l’autorità di Dante, del
(1 ) Si v e d e sta m p a to in più lu o g h i p er erro re, c h e q u e s to li­
b ro é se n za n ota di lu o g o nè di data.
(2) N o n e s is te p iù in d etta B ib lio te c a , ora N a zio n a le,

�Petrarca e del Boccaccio, che Roma è Babilonia e il Papa
l'Anticristo, e spende sei capitoli nell’esame de’ vari passi
della Divina Commedia relativi ai Papi. Cercò di confu­
tarlo il cardinal Bellarmino nello scritto seguente:
« Appendix ad libros de stemmo Pontefice: qui continent
responsionem ad librum quendam anonymum, cujus titulus
est: Avviso piacevole dato alla bella Italia... — Roberto
Bellarmino, auctore ».
Pubblicata nella sua opera D e controversiis Ckristianae
fidei adversus huius temporis hoereticos, Colonia Agrippi­
na, sumptibus Joannis Gymnici et Antonij Hierat, 1615,
in foglio, II, 3 7 I_3 3 5 D e’ 24 capitoli, di che si compone quest’Appendice, sei
soltanto si riferiscono a Dante, cioè il X II, il X IV , il XV,
il X V I, il X V II ed il X V III. Si legge in fronte del X IV
il titolo : Responsio ad ea, quœ e x Dante Aligherio contra
Sedevi Apostolicam adferuntur. Ne’ primi cinque di questi
capitoli il Bellarmino tratta de’ seguenti passi del Poema
di Dante relativi a’ vari papi che vi sono nominati: In­
ferno, III. 59-60, X I. 6-10, X IX . 106- 1 1 1 ; Purgatorio,
X X X III. 34-45; Paradiso, X X IX . 118-120. Nell’ultimo
capitolo esamina parecchi altri passi religiosi del Poema
di Dante.
Mi pare di non poter meglio epilogare la dissertazione
del cardinal Bellarmino, che recando l’articolo seguente
serbato a Dante nell'Indice dell’opera: Dantes Alighieri
poeta haud vulgaris adulatorio poemate p r dixit Imperio
Romano prœsertim per omnem Italiani aliquando potitu­
rum Chanem scaligerum Veronaeprincipem summum suum
benefactorem : sed vaticinio falso et inani ; — Questarios
indulgentiarum reprehendit : non ipsas indulgentias ; — Te­
stimonia eiusdem prolata in defensionem aliquot proecipuo­
rum fidei Catholicae capitum ; ut de Primatu Pontificis Ro­
mani, de igne Purgatorio, de operum meritis bonorum, de
libero hominis arbitrio, et de signo crucis venerando, san­
ctorum invocatione, Deiparae intercessione, reliquiarum ve­
neratione et imaginum ; — Idem donationem Constantini et

�lepram ejusdem Baptismo curatam affirmat, idque in com­
mendationem Sanctae sedis Romanae, et quamvis in hoc illi
fidem habendam satyricus neget; — Idem factione Gibel­
linus non domesticus, sed hostis fu it Romanorum Pontifi­
cum ; — E t ob istius factionis affectum in Pontificum Cle­
ir que reprehensione non immerito suspectus haberi debet,
cum odio potius inimicoru
m , quam veritatis amore ad sen­
bendum animum appulisse videatur; — Agnoscit Pontif.
Rom. pro vero ecclesiae pastore ; — Q uos Pontificum Ro­
manorum, et quot numero proecipue reprehendat adversan­
tes Gibellinae fa ctioni; — Dantem Aligherium quinque
numero Rom. Pont, reprehendisse, et quosnam il/os, saty­
ricus scriptor anonymi libelli Gallus annotavit.
O ggidì le opinioni del Perot vennero ripristinate da Ga­
briele Rossetti, e combattute dai signori Fraticelli, Delé­
cluze, Schlegel, Tinelli, Ozanam, Pianciani, Giuliani ( i) .
Intanto, non ostante la incominciata influenza letteraria
spagnuola per riflesso politico, a causa dell’appoggio che la
Spagna dava alla Lega, l’imitazione della letteratura ita­
liana aveva ancora dei seguaci di valore notevole. E in­
vero, nello stesso anno 1587 in cui Pithou, Le Roy, Du­
rand, Rapin, Passerat, preparavano il canavaccio per la sa­
tira Menippea, che doveva essere pubblicata sei anni dopo,
nel 1593, e aprire la via del trono ad Enrico IV, Mal­
herbe fa le sue prime armi, imitando gli Italiani. Malher­
be, che aveva allora trent’anni, che aveva oscuramente as­
sistito ai trionfi della pleiade ed ai suoi ultimi bagliori,
che doveva oscurare tutti i suoi predecessori per il giu­
dizio del Boileau « Enfin Malherbe vint » scrisse le sue
Larmes de Saint-Pierre, concettose e manierate, una pa­
lese imitazione se non infedele traduzione del poema di
Luigi Tansillo da Nola.
L ’anno dopo muore assassinato il secondo Di Guisa per
mandato di Enrico III, il quale, nel ricevere la notizia de­
(i) Vedi a pagg. 500-502, vol. I, parte II, in: Bibliografie dan­
teses del De Batines.

�siderata della compiuta esecuzione, corse da sua madre,
confinata in letto da quella malattia che, il 5 gennaio del­
l'anno seguente 1589, doveva trascinarla sotterra, e le disse
senza potersi frenare: finalmente, ora solo posso chiamar­
mi re. — Caterina, sempre fine ed astuta, a dispetto dei
suoi settanta anni e dei suoi dolori, rispose:
« Dieu veuille que cette mort ne vous rende pas le roi
de rien. C'est bien coupé, mais maintenant il fa u t coudre ».
Caterina muore, Enrico III a sua volta è assassinato, il
primo agosto 1589, dal frate giacobino Jacques Clément, ar­
mato dalla duchessa di Montpensier, sorella dell’assassi­
nato Guisa. La Lega prende incremento e nuovo corag­
gio, le sue processioni ingombrano le vie di Parigi, si
giura nel nome del re di Spagna che deve venire in soc­
corso dei cattolici per schiacciare la testa del serpente,
l’eretico Enrico di Navarra. L ’invasione letteraria spa­
gnuola si estende, ma gli ultimi filausoni, a dirla con En­
rico Estienne, resistono. E, per esempio, Roland Brisset
coltiva la tragedia, cercando d’imitare gli antichi modelli,
e specialmente la nuova tragedia italiana, e il Belyard, au­
tore del Guisien, drammatico libello veemente, e talvolta
eloquente contro Enrico III, nel 1592, compose Charlot,
graziosa pastorale, piena di freschezza, ordita con una
certa felicità, ad imitazione di Virgilio.
Intanto, non ostante il gran chiasso fatto dalla pubbli­
cazione della satira Menippea, avvenuta a Tours, ristam­
pata quattro volte in un mese, scoppiata come una
bomba, circondando di ridicolo e di infamia il cattolicone,
cioè il re di Spagna, il papato, il legato di Roma, cardi­
nali, monaci fanatici e capitani fanfarroni, non ostante il
disastroso assedio di Parigi, quasi tutta estenuata tra gli
orrori della fame ed a tempo soccorsa dall’esercito spa­
gnuolo, tra i volteggiamenti religiosi del Navarrese a scopo
di conquistare alla fine Parigi, uno oscuro studioso, il
Grangier, traduce Dante, verso per verso « en se mor­
dant les ongles plus d’une fo is », ma il poveretto, che va
ricordato per il solo Inerito della priorità di tempo,

�teva lasciare in pace le sue unghie. La sua traduzione è
o
p
una specie d ’indovinello. Il traduttore ha bisogno di es­
sere a sua volta tradotto. E forse i più abili nelle due
lingue, in mezzo a quel suo miscuglio, ci perderebbero la
bussola e l’alfabeto.
Pervenuto finalmente al trono di Francia Enrico IV e
non per le sue insignificanti vittorie di Arques e di Yvry,
ma per aver comprato quasi tutti i capi della Lega con
trentadue milioni di lire, che dopo puntualmente pagò,
comparve nel 1604 parte della Storia universale dei suoi
tempi di Giacomo Augusto De Thou, alla quale lavorava
da circa trent’anni (1).
Questa S toria è molto stimata per quella maggiore im­
parzialità che gli fu possibile di conseguire in quei tempi
calamitosi. Il De Thou, insieme con il presidente Harlay
e il cancelliere L ’Hôpital, fu, tranne qualche raro mo­
mento di debolezza, uno dei virtuosi magistrati che cer­
carono con tutti i mezzi, loro consentiti, di attenuare i
grandi dolori da cui la Francia fu afflitta, specialmente
nel regno dell’ultimo dei Valois.
Nella sua Storia egli si mostra giudice sereno, ma giu­
sto contro gli intrighi, le ambizioni e le dissolutezze ed
anche i delitti di alcuni papi, come per esempio di papa
Borgia e di Giulio II; delle superstizioni e delle igno­
ranze del popolino; e in niun modo sa piegarsi a non
biasimare il tradimento della San Bartolomeo.
Naturalmente l’opera doveva essere aspramente censurata
(1) Nel 1604 furono pubblicati presso la vedova di Mamert
Patisson i primi diciotto libri di questa storia; il seguito, fino
all’ ottantesimo libro inclusivamente, vide la luce presso il
Drouart, nel 1607 e 1609. Il medesimo libraio, diede, dal 1609 al
1614, una edizione degli ottanta libri in undici volumi in-12, e
un’altra nel 1619 in dieci volumi in-12. Nel momento della sua
morte, l’autore aveva sotto i torchi una quarta edizione, di cui
il primo volume, contenente i primi ventisei libri, comparve
presso Roberto Estienne nel 1618. I libri da 81 a 138 furono
pubblicati, per la prima volta, in una edizione completa, a Gine­
vra, presso La Rovière nel 1620.

�dalla Curia e dagli intolleranti e fanatici. Nelle sue
Memorie egli parla con amarezza di tali censure, degli
attacchi ingiusti, e delle partigiane insinuazioni. Ed in
una lunga poesia, che egli dice scritta dai suoi amici,
ma che è redatta però in prima persona, cioè in nome
suo (certamente fu da lui composta, essendo egli non spre­
gevole poeta) si difese con precisione e con spirito. E
mette conto di trascrivere, qui, i principali brani di tale
composizione, quelli cioè che direttamente concernono i
suoi giudizi su uomini e cose del paese nostro :
D ieu seul sonde les cœurs, démasque les visages,
E t montre dans leur jo u r touts les fa u x personnages.
Ici l'on me reproche, avec mille dédains,
d ’épargner mon encens aux pontïfs romains,
L orsq'à ceux que l ’erreur de l ’Eglise sépare
On me voit sans scrupule en être moins avare,
E t qu'au lieu du silence, ou d'un juste mépris.
On voit que leur louange infecte mes écrits.
Téméraire critique, as-tu lu mes histoires?
N ’ai-je pas exalté les Marcels, les Grégoires,
Ceux qui si justement sont surnommés p ieu x?
Q u ’ai-je dit de Caraffe, et des dons précieux
D ont le ciel le combla comme un rare modèle?
A i-je tu leurs vertus? A i-je oublié leur zèle?
Mais si l ’on doit louer de si dignes pasteurs,
Tous ont-ils mérité l ’éloge des auteurs?
Combien en a-t-on vus, de moins saints que les autres,
Occuper à leur tour la chaire des Apôtres?
C'est le sort des humains d ’être tous imparfaits,
E t le Seigneur mesure à son gré ses bienfaits.
Q uoi! pouvois-je approuver le profane Alexandre,
Dont l 'infâme- avarice osa tout entreprendre?
Pour élever ses fils, enrichir sa maison,
N ’usa-t-il pas du fe r , et même du poison?
S i j e monte plus haut, excuserai-je J ule,
Q ui du pouvoir des chefs abusant sans scrupule,
L es jeta dans le Tibre, et, les armes en mais,
M it en fe u l'Italie et te peuple romain ?

�Comment justifier un autre J u le encore,
O u ’une tàche indolence à jamais déshonoré,
E t qui, dans le réduit d ’un jardin enchanté,
Oublia ses devoirs, ternit sa dignité ?
Pourquoi, me dira-t-on, d'un style pathetique
Exposer ces defauts à la haine publique?
N e valait-il pas mieux les taire ou les cacher ?
Censeur, sais-tu pourquoi l ’on doit les reprocher?
Rien n ’empêche les grands de suivre leur caprice,
Que le soin de leur gloire et la honte du vice
Ce frein seul les arrête et retient leur penchant
Chacun f u it le reproche et le nom de méchant
Tous craignent q u ’en secret la Renommée istruite
N e découvre au grand jo u r leur ingiuste conduite,
E t y ‘un historien ne montre à l ’univers
Des crimes qu 'ils croyoient de tenebres couverts
Vous donc, ô souverains, qui gouvernez la terre,
Vous êtes au théâtre, et le peuple au parterre,
On vous voit d ’autant plus que vous êtes plus haut ;
On aperçoit de vous ju s q u ’au moindre défaut
On veut vous pénétrer, et même le vulgaire
Pèse vos actions au poids du sanctuaire
S i donc de la vertu vous suivez les sentiers,
A u x y eu x de vos sujets montrez-vous tout entiers ;
L eu r louange sincère et votre conscience
Feront votre bonheur plus que votre puissance.
Sans craindre alors le peuple et ses regards malins,
Vous régnerez en paix, et parmi vos festins
Vous ne tremblerez plus en jetant votre vue
S u r une épée en l ’air par un f i l sospendile.
Tel le premier consul que Rome eut autrefois,
Se f it aimer du peuple en observant les lois.
On voit dans Rome même une place publique
Où régnent la satire et l ’affreuse critique.
Là triomphe Pasquin, qui raille impunément
Des foiblesses des grands et du gouvernement ;
I l n 'épargne personne, et son voisin Marphore
L u i répond par des traits plus déchirans encore
Souvent de leurs bons mots les termes effrontés
Révoltent la pudeur par leurs impuretés ;
Les poètes, surtout, dont la Muse affamée,

�Par le mépris des grands, de rage est animée,
Sans craindre le recteur, y versent en tous lieux
De leurs vers pleins de fiel le poison odieux.
En vain pour reprimer cette ouverte licence,
On fa it armer des lois la suprème puissance ;
La garde vainement veille autour de Pasquin,
On n’a jamais surpris ni lui ni son voisin;
E t l ’auteur inconnu de leur aigre satire,
Toujours en liberté peut et pourra médire,
Mais de tous ces brocards les traits si redoutés,
Donnent-ils quelqu 'atteinte aux saintes vérités,
A cette fo i si pure aux chretiens révélée,
Que jadis Pierre et Paul de leurs sang ont sçeltéè,
Qui fu t toujours la même, à qui les nations
Portent un saint respect dans scs décisions,
E t qui, de siècle en siècle à nos aïeux transmise:
Réunit l ’univers dans le sein de l ’Eglise?
Q ’à Rome on cesse donc de noircir un auteur
Qui ne veut imposer ni paraître flatteur.
S ’il prise la vertu, s ’il déteste le crime,
Sa liberté n ’a rien qui ne soit légitime.
E t n ’à point de rapport à la rèligion.
Pour moi, quoiqu'ennemi de toute passion,
S i contre les médians ma haine naturelle,
Ou si des vertueux la peinture fidèle,
M ’ont fourni des traints vifs et pleins de liberté,
J e suis né catholique et l'ai toujours été,
Dans l ’Eglise élevé dès ma plus tendre enfance,
J e n ’ai point démenti cette hereuse naissance;
J 'ai marqué mon horreur et tous lieux, et tous temps.
Contre une schisme suivi de longs soulèvemens ;
J amais on ne m'a vu du parti des rebelles,
J'ai blâmé leurs fureurs et leurs ligues cruelles;
Et; détestant la guerre et les séditieux
J 'ai suivi constament la fo i des mes aïeux.
Il ne me reste plus qu'à me justifier
D ’un crime atroce, affreux qu’on ne peut expier
A quoi bon detéster cette heureuse journée
Oh dans un piège adroit l'hérésie amenée
Vit ses plus grands suppôts, de toutes parts meurtris.

�Ensanglanter la France et les murs de Paris?
Ignorez-vous, dit-on, q ’une action si sainte
Dans Rome est approuvée, au Vatican est peinte,
E que. de tous les coups portes à l ’ennemi,
Aucun n ’égale encor la Saint-Barthélemy?
Romains, dévots Romains, qui brûlez d'un fa u x zèle
Me ferez-vous sans cesse une injuste querelle
Pourquoi confondez-vous et le temps et les lieux
Chantez à haute voix un jour si glorieux ;
Célébrez tous les ans son illustre mémoire,
E t que le Vatican conserve cette histoire:
Vous le pouvez, dans Rome et par delà les monts,
Les Muses de Sicile, ou plutot les Démons,
Peuvent aussi chanter, au milieu de leur île
Sur un semblable ton les Vèspres de Sicile
Ces applaudissement ne conviennent qu ’à vous,
E t nous trouvons amer ce qui vous paroît doux,
Nous sommes différens de pays, de langage,
Quoi! J’aurois approuvé cette horrible carnage,
Désovoné cent fois avec confusion,
L ’éternel déshonneur de notre nation!
J ’aurois loué ce jou r qui nous remplit d'alarmes.
Autorisa la haine et lui fournit des armes !
Jour affreux qui vit naître un esprit de fureur.
Qui vit verser le sang, sans remords, sans horreur
Non, la fidélité que l ’on doit à l ’Histoire
Manquant pour ce tableau de couleur assez noire,
Je n 'ai pu trop marquer mon execration :
Ce ne fu t que désordre, effroi, combustion ;
On renversa les lois, appui de la patrie ;
L ’Etat f u t ébrandé, la justice fe ltrie :
On viola la paix, ce trésor précieux,
Le bienfait le plus grand qu 'on reçoive des deux,
Le salut des états, pour qui 1‘Eglise entière
Tous les jours au Seigneur adresse sa prière.
Vous qui, dans la mollesse et dans l ’oisiveté,
Engourdis de langueur et de sécurité,
Passez vos jours heureux dans une paix profonde,
Digne postérité de ces maîtres du monde,

�Vous vous trompez, Romains, si vous ne croyez pas
Que rien puisse troubler vos tranquilles états.
A h ! si comme autrefois on voyoit à vos portes
Bourbon, accompagné de nombreuses cohortes,
Escalader vos murs, mourir victorieux,
Livrant à votre ville un assaut fu rieu x ;
S i le superbe d'Albe, et l'armée espagnole,
Venait encore de nuit au pied du Capitole,
Prêts à bouleverser vos murs et vos remparts,
Alors, certes alors, fuyant de toutes parts,
Par vos propres périls rendus plus pitoyables,
Vous pourriez compatir à des malheurs semblables ;
Vous chercheriez la paix, dont le fru it précieux
Ailleurs qu’en vos états vous devient odieux.
Votre tour peut venir aussi bien que le nôtre :
Aujourd’hui c'est à l ’un, et demain c ’est à l ’autre ;
Un orage fatal, dont nous sentons les coups,
Quoiqu'il soit éloigné peut passer jusqu’à vous.
Ne voit-on pas aussi, dans votre propre terre,
De tristes monumens des fureurs de la guerre? (1)
Dopo la storia del De Thou, un vecchio cortigiano,
vissuto viziosamente nelle Corti di Francesco I, di En­
rico II, di Francesco II, eli Carlo IX, di Enrico III e di
Enrico IV, senza intelletto e senza cuore, con molta fles­
sibilità di schiena ed incosciente cinismo, rovinato dalle
lunghe vicissitudini di quei tempi, non ostante i suoi fa­
cili accomodamenti, scrive in lunghe pagine tutti i ricordi
suoi. E non avendo criteri di scelta, non delicatezza di
sentimento, nè alcuna nozione di morale, racconta tutto
per filo e per segno, e mentre parla della virtù di un
principe, ne descrive i vizi. Non ha spirito, nè punta
sarcastica, avvezzo dalla lunga vita di Corte alla remis­
sione, allo smussamento di tutti gli angoli, ma è vivo nella
descrizione di combattimenti da lui veduti, licenzioso per
il contratto linguaggio delle anticamere dei signori e la­
scivo nella descrizione di lascivie di cui era stato attore e
(1) Dal libro sesto delle Memorie del De Thou.

�testimone. In tal modo egli, come bene è stato detto, è
un vero specchio. Per lui conosciamo la Corte dei Valois
e tutte le abbiezioni dei cortigiani. Però non è possibile
dar valore a qualche raro giudizio di lui, perchè, come
ho detto, manca di senso estetico, di senso morale e di
vera forza intellettuale.
Invece è necessario parlare di uno dei primi combat­
tenti, con la penna e con la spada, durante il lungo pe­
riodo delle guerre civili, il quale disse sempre altamente
il vero, e non tacque nemmeno in faccia ad Enrico IV,
del quale fu soldato ed amico. Voglio parlare di Teodoro
Agrippa d ’Aubigné. La sua opera maggiore, les Tragiques,
fu pubblicata dopo la morte di Enrico IV, ma essa fu
concepita e principiata nel folto della mischia. E tutta
l’opera letteraria di lui riassume quell’epoca burrascosa.
E una voce di convinzione profonda, che insorge e pro­
testa contro l’apostasia del re; che dice la verità un po’
a tutti, ed al quale possiamo pure perdonare qualche in­
solenza e qualche storto giudizio che su noi dà. L ’odio con­
tro la curia romana e l’ipocrisia e le crudeltà ecclesiasti­
che lo fanno essere ingiusto con gli Italiani, tale come
era stato ingiusto Enrico Estienne.
Tuttavia la sua cultura è tutta latina, è un tìglio del
Rinascimento nostro.
Teodoro Agrippa d’Aubigné nacque nella casa di SaintMaury, presso Pons, nel Saintonge, l’8 febbraio 1552. Sua
madre, Caterina dell’Estang, morì nel metterlo al mondo,
donde il nome di Agrippa (aegre partus) dato al fanciullo.
Suo padre, uomo di spada e di penna, era capo della pro­
vincia del Poitou, quando, in tale qualità, prese parte co­
me protestante alla congiura di Amboise. Giovanni d ’Au­
bigné fu un valoroso, e tra gli altri fatti di lui si cita
l’atto eroico all’assedio d’Orléans, in cui fu uno dei sei
capitani che, su quattordici, tennero la promessa di slan­
ciarsi nelle trincee per riprendere le torri e fu colpito da
una picca al disotto della corazza per cui se ne morì. Ma
egli aveva lasciato nel piccolo Agrippa un degno

�su
ceore suo. A ll’età di otto anni e mezzo, cavalcando, all’in­
domani dell’esecuzione di Amboise, a lato di suo padre,
il quale bolliva d’ira nel passare innanzi ai resti mutilati
dei suoi compagni, aveva giurato di mantenersi fedele alle
nuove credenze. Suo padre gli aveva detto : Figlio mio,
ò necessario che la tua testa non sia risparmiata dopo la
mia, per vendicare questi capi pieni d ’onore; se tu ti ri­
sparmierai, avrai la mia maledizione. — Agrippa tenne
fede al suo giuramento infantile, tranne un sol breve pe­
riodo di debolezza.
Appena decenne, fuggendo da Parigi con la sua fami­
glia, fu preso da una di quelle bande che infestavano la
campagna. Si mostrò di animo deciso, solo deplorando la
perdita della sua piccola spada. Ed a chi lo minacciò del­
l’estremo supplizio, rispose: l’ orrore della messa non mi
fa temere il fuoco. — Liberato con danaro da quelle strette,
fu raccolto dalla duchessa di Ferrara presso Montargis,
la quale si divertì, durante tre giorni, ad ascoltare i di­
scorsi del fanciullo stoico sul disprezzo della morte.
Non è possibile di seguire il nostro piccolo eroe in
tutti i casi della sua vita avventurosissima. Basterà il dire
che, nel 1568, a tempo delle terze guerre civili, a sedici
anni, una sera si slanciò dalla sua finestra, scalzo, in ca­
micia (invano il suo curatore, che conosceva il suo pu­
pillo, aveva fatto portar via i suoi abiti) e andò a rag­
giungere una compagnia ili arditi amici. E, così, lo sco­
lare diventò soldato, e d’allora incominciò per lui un vero
romanzo di antica cavalleria. Scampato al massacro della
S. Bartolomeo per essere stato costretto a fuggire da Pa­
rigi in seguito ad un duello, si ritirò nella casa del signor
Talcy e corteggiò la sua primogenita Diana Salviati che
gli ispirò gli amorosi versi del suo P r intemps. Il padre di
lei, sedotto dalla delicatezza di un innamorato povero, il
quale potendo far danaro con documenti compromettenti
il cancelliere l’ Hôpital, preferì di bruciarli, gli accordò
sua figlia ; ma ¡1 matrimonio fu rotto per la differenza
delle religioni.

�Durante la pace che seguì all’assedio della Roccella,
un m aggiordom o ricordò al re di N avarra i servigi di
G iovanni d ’A u bign é e gli consigliò di servirsi di suo tì­
g lio , allora di ven t’anni, comme d’un homme qui ne trouvoit
rien de trop chaud.

Il D ’A u bign é, entrato ai servigi del bearnese, fu con
lui a Parigi in occasione delle feste che Caterina offri agli
ambasciatori polacchi, venuti per com unicare a suo figlio
Enrico la sua elezione a re.
In quelle feste in cui le gioventù cattolica e protestante
brillantemente si confusero in balli, tornei e fantasmago­
rie ( 1 ), il D ’A ubign é dimenticò il suo giuram ento prestato
a suo padre, e di certo lo dim enticava ancora quando fu
presente a ll’intervista di D onnas. Ma la sua debolezza
innanzi alle seduzioni di corte ebbe breve durata; riprese
tutte le sue energie, spinto dal sentimento di libertà po­
litica e religiosa. E una sera che il re di N avarra,
(1) Si possono consultare sul ritorno di Enrico dalla Polonia,
le opere seguenti, concernenti cose e luoghi nostri :
La Reception du roy (Henri III) par l’empereur Maximi­
lien et l’archiduc Ferdinand et les Venitiens. Avec les prepara­
tifs pour l'E ntree du Roy tres chrèstien à Venise. — Pavis, De­
nis du Pré, 47, p. in-8, 1574.
D o RRon (Claude), Discours des choses mémorables faites
l ’Entrée du Roi Henri III, en la Ville de Venise. — Lyon, Ri­
gaud, in-8, 1574.
Z a m Bo n {Noël). Chant d'allegresse sur la magnifique entree
de Henri III, tres chrestien roy de France à Venise, a son re­
tour de Pologne en France. — Lyon, Rigaud, in-8, 1574.
— Ordre de la réception et entrée de Henry de Valois, tres
chrestien Roy de France et de Pologne, en la riche et floris­
sante ville de Venise, par l'Illustriss. Duc et Seigneurie d ’icelle.
— Lyon, Rigaud, 8 H', in-8, 1574.
V ic . e n Jî r k (/Haine de). La somptueuse et magnifique entrée
du roy Henry 111, roy de France et de Pologne en la cité de
Jllanterne, avec les portraits des choses les plus exquises. — Paris, Chesneau, 48 fF. in-4, 1576.
Rocco (/ienedetto). Discours des triumphes faicts par la Ser.
Seign.e de Venise a lentree heureuse de Henry de Valois 3. —
Lyon, Al. /ove, in-8, 1584.

�trem
ante di febbre, a letto, sospirava e cantava dei versetti
della Bibbia, egli osò dirgli : Sire, è ben vero che lo spi­
rito di Dio abita e lavora in voi. Quale senso di stordi­
mento vi fa scegliere di essere, qui, un valletto, in luogo
di essere padrone altrove? Non siete, voi, punto stanco di
nascondervi dietro di voi medesimo? — A questo ricordo
del canto dell’ Esodo, l’anima del principe si risvegliò,
sentì disdegno di lasciarsi divertire per la speranza del
titolo di luogotenente generale, ripudiò le delizie ed ab­
bracciò i pericoli. E così, il 3 febbraio 1576, è raggiunto
ad Alençon da duecentocinquanta gentiluomini, primo noc­
ciolo di quell’esercito che doveva fargli conquistare il
trono. Il d ’Aubigné, a venticinque anni, è uomo di spada
e di consiglio, forse, il maggiore, tra coloro che circon­
dano il bearnese. Egli è sempre in prima fila, in cerca
de quoi faire f u mer le pistolet. La sua vita è una continua
sfida alla morte. Nel combattimento di Casteljaloux com­
pie veri miracoli di valore, è cinque volte ferito, e, co­
stretto di mettersi a letto, dà principio alle Tragiques.
Sebbene agogni di avere il comando di una piazza forte,
pur non chiede mai nulla, servendo con ogni zelo e di­
sinteresse la causa del libero pensiero e del bearnese, col
quale spesso si rompe, per riconciliarsi, spinto dal pen­
siero di vederlo camminare diritto per la sua via senza
concessioni o transazioni. E spesso lo salvò da precipi­
tose decisioni, che avrebbero rovinato per sempre la causa
sua. E se Enrico di Navarra e i protestanti non decisero
di aspettare indifferenti gli avvenimenti nell’assemblea, te­
nuta, nel 1585, a Guistres, fu dovuto alla parola eloquente
del grande battagliero. E in tal modo, due anni dopo, il
navarrese, poteva vincere a Coutras, la prima battaglia
regolare guadagnata dai protestanti. E se essa non pro­
dusse tutti i suoi frutti, fu perchè il vincitore donò la sua
vittoria all’amore, attraversando tutta la Guascogna per
portare bandiere e trofei ai piedi della contessa di Guisa,
la belle Corisande, per la quale in quel momento egli bru­
ciava.

�Non ostante il suo eroismo, il suo zelo, la sua tenacia
il d ’Aubigné non ebbe la soddisfazione di veder salire al
trono il suo re per forza d’armi a bandiera spiegata, ma,
purtroppo, per sottomissione ed apostasia. Tra le strette
della Lega, il Navarrese si era incamminato con una de­
cente lentezza verso la conversione. Aveva assistito a Man­
tes, nel luglio 1591, per l’ultima volta, alla predica: il ven­
t'uno di quel mese, dopo una conferenza teologica con
dei vescovi ed una onorevole difesa, era entrato solen­
nemente nella chiesa di Saint-Denis, dove si confessò ed
udì la messa. Nel febbraio dell’anno seguente, non po­
tendo entrare nella Cattedrale di Reims, ancora chiusa per
luì, si contentò di farsi consacrare a Chartres, col giura­
mento, secondo l’antica formula, di sterminare gli eretici,
per entrare, infine, il mese dopo a Parigi, ed ascoltarvi
il tedeum a N ôtre-Dame. L ’assoluzione papale si fece an­
cora aspettare diciotto mesi. Il d ’Aubigné, col cuore stra­
ziato, riprovò tutte quelle evoluzioni, e amareggiato, an­
che per la perdita della sua donna, si ritirò nel suo go­
verno di Maillezais. Egli, forte dei grandi servigi resi, e
delle numerose cicatrici che onoravano il suo corpo,
nella sua incorruttibilità, non risparmiò il fedifrago re,
che, di tanto in tanto vedeva, non sapendo mai dimen­
ticarlo come un innamorato. E un giorno, all’assedio di
La Fere, in casa della duchessa di Beaufort, venuto a col­
loquio col re, presente la duchessa, gli disse, mentre che
Enrico gl i mostrava le labbra forate dal coltello di Cha­
stel : Sire, voi avete finora rinnegato Dio soltanto con le lab­
bra, ed egli si è limitato di forarle ; ma quando voi lo rin­
negherete col cuore, egli vi forerà il cuore. — Il d ’Aubigné,
con grande animo, fu fra gli oppositori nel regno di En­
rico IV, e diceva: Sire, io amo meglio abbandonare il vo­
stro reame c la vita, che di conquistare le vostre buone grazie,
tradendo i fratelli ed i compagni m ici! Nondimeno la rot­
tura fra il re e il suo zelante servitore non fu mai defi­
nitiva, tanto che Enrico decise di inviarlo in Germania,
come ambasciatore generale.

�È facile immaginare che il nostro incrollabile ugonotto,
spento Enrico IV, continuasse nella opposizione al go­
verno, fedele ai suoi principii e coerente a tutti gli atti
della sua vita. E fu tale l’opera sua da essere costretto
a cercare un rifugio a Ginevra, ben felice di lasciare il
territorio francese, dove egli non poteva più respirare son
air empuanti, anche per 1’ abominevole tradimento di suo
figlio. A sessantotto anni, egli andava a prendere colà, a
dirla con le sue parole, il capezzale della sua vecchiaia e
della sua morte. Ma egli, ancora pieno di forza e di zelo
per il suo partito, non poteva rimanere ozioso. I Gine­
vrini vollero mettere a profitto la sua esperienza, i suoi
talenti militari e la sua scienza speciale d’ingegnere. Il
suo disegno di assicurare la difesa di quella città fu adot­
tato, e non ostante tutte le mali arti di invidiosi, egli
ebbe la soddisfazione di piantare il primo picchetto e di
dare il primo colpo di maglio. In quel torno, 1622, la
Francia era alleata della repubblica veneta, ed egli da
amici zelanti era stato incaricato di lavorare in Germania
a prò della Serenissima. Ma tale mandato, che egli aveva
volentieri accettato, ammiratore fervido dei Veneziani, co­
me vedremo, non potè esplicare, perchè il re di Francia,
Luigi XIII, reclamò al piccolo consiglio di Ginevra con­
tro il D ’Aubigné, il quale, scosso il giogo della obbe­
dienza e del rispetto che gli doveva, s’era ritirato colà,
comportandosi imprudentemente con licenziosi discorsi, ed
egli sperava che questo fosse stato impedito. Il d’Aubigné
richiese dei giudici non passionati, dichiarandosi pronto
di ritirarsi, se la sua presenza poteva nuocere allo Stato.
Uno dei più feroci attacchi che ebbe a durare, da parte
dei suoi persecutori di Francia, fu circa la sua quarta con­
danna a morte per avere rivestito alcuni bastioni con le
pietre di una chiesa, rovinata l’anno 1562. Egli era in
procinto di sposare la vedova del signor Balbany della
casa dei Burlamacchi di Lucca. Il giorno stesso del con­
tratto, egli medesimo andò a recare quella notizia della
sentenza alla vedova, risoluto di averne una prova

�ecisdiva. E dopo la sua risposta, piena di energica risolu­
zione, il matrimonio fu concluso il 24 aprile 1623. A pro­
posito di questo matrimonio con un proscritto condannato
ad aver reciso il capo, la giovine Esaïe de Baille, la quale
aveva passato con d’Aubigné l’inverno del 1622 al 1623,
fa seguire una lettera commovente, dirizzata al vegliardo,
da questo postoscritto :
En eschange de votre beau quatrain, j e vous donne ce
malotru, à condition que Madame d ’Aubigné ne l 'entendra
point.
Quand d ’Aubignè se vit un corps sans teste.
I l maria ce tronc pasle et hideux,
Très asseuré q u ’une femme bien faicte
A u ro it assez de teste pour tous deux.

Ma il d ’Aubigné dimostrò di avere ancora la testa sul
busto. Egli passò gli ultimi anni della sua vita a Ginevra;
e, dopo di aver compiuto la sua Storia universale, mise
mano alle Memorie della sua vita, le cui ultime pagine
sono impiegate ad esporre le sue legittime accuse contro
un figlio indegno, che egli ha stigmatizzato e diseredato
nel suo testamento. Tutte le ignobili passioni e tutti i de­
litti macchiarono quell’esistenza : ubbriachezza, deboscia­
giuoco, fabbrica di false monete, assassinii, rapimenti. I,
grande ugonotto, più volte, perdonò quegli scandali e tentò
di coprire suo figlio col suo credito e con la sua onora­
bilità, ma ciò che esaurì la sua pazienza, la sua indull
genza e spezzò il suo cuore di padre, fu l’apostasia sua
per praticare i gesuiti, per trafficare le relazioni con i due
partiti, per finire di ingannarli entrambi. E, cosi, egli lo
bollò nelle ultime pagine della sua vita, e con quella ma­
ledizione gli cadde la penna dalla mano, dilacerato dalla
vergogna e dal dolore.
Egli rimase fiero ed indipendente fino alla sua morte,
temuto dai suoi nemici e spesso anche molesto ed impor­
tuno ai suoi amici per essere troppo amico della verità.

�E, così, tre settimane prima della sua morte, sua moglie
scriveva a suo genero, il signor De Villette: « La grande
prontezza di Monsieur non è punto diminuita con l’età,
nè il suo spirito eccellente, cui dà spesso più libertà che
non sia permesso dalle faccende del tempo che corre. Io gli
dico spesso che è tempo di arrestare la sua penna. Egli ha
avuto, in questi giorni scorsi, una burrasca a caujsa del li­
bro di F eneste con aggiunte, che non è stato ben visto
in questo luogo. » Si sa che lo stampatore, Pietro Au­
bert, fu condannato ad una ammenda di cento scudi, e
l’autore fu censurato e pregato di astenersi da tali pub­
blicazioni, e tutta l’edizione fu confiscata. Morì il D ’Au­
bigné in quell’anno 1630 e fu seppellito in quella catte­
drale di S. Pietro. E poi fu degnamente onorato dalla
città di Ginevra, che, s’era stata qualche volta per lui in­
quietata, aveva da lui ricevuti dei grandi e disinteressati
servigi.
La sua vita di scrittore procedé parallela a quella di
ribelle, di cospiratore, di soldato ; ed è meravigliosa la
sua attività della penna, quando si pensi alle sue ininter­
rotte faccende, alle sue avventure, alle sue battaglie. Di
cultura classica, egli non poteva discostarsi dalla poesia
latina ed italiana, ed ha una grande venerazione per il
sommo Virgilio, e non dimentica il poeta alla moda, messer
Francesco. Così ricorda Virgilio in un punto del suo poe­
ma: La Création:
La mousche à miel je laisse au Mantuan chanter:
De mieuse faire que luy je n ’ose me vanter (1).

(1) Tutte le opere del D’Aubigné, tranne la Storia universale,
sono state pubblicate dal Lemerre, a Parigi, in sei volumi, 18731S92, «lai manoscritti originali, a cura di E. Reame e de Caus­
sade, accompagnate da notizie biografiche, letterarie e biblio­

grafiche, note, varianti, tavola di nomi propri, e glossario da
A., Legouëz. P er i versi su stampati, vedi a pag. 389, vol. III,
di tale edizione.
26

�Del Petrarca si ricorda nei seguenti versi del suo Prin­
temps :
J'aime les badineries
Et tes folles railleries,
Mais ie ne venx pas avoir
Pour veiller à la chandelle
La renommee immortelle
D ’un pedantesque savoir.
Nicolles, les serpolettes
Tes vendangeurs, tes sornettes
Rosonnent à mon gré mieux
Que ces ri mes deux fois nees
Et ces frazes subornées
D'un Petrarque ingenieux (1 ).
Egli fu perseverante, zelante difensore ed intrepido della
sua causa, perché non abbracciò per inoda o leggermente
la sua fede : ma dopo matura riflessione, dopo continui e
profondi studi. Egli lesse i principali disputatori in mate­
ria religiosa, e specialmente gli Italiani.
Rigettò Panigarola come chiacchierone.
Poi passò al Campiano, di cui ammirò l’eloquenza, ma
non era ciò che egli cercava ; e però, buttandolo via,
egli mise sul titolo Declamationes in luogo di Rationes.
Allora egli cadde su cio che vi era del Bellarmino.
Abbracciò il metodo e la forza di quegli scritti e prese
gusto all’apparente candore, col quale i luoghi degli av­
versari sono citati dall’autore. Sperò di aver trovato ciò
che cercava, ma, essendosi messo ad una curiosa analisi,
col concorso di Whitaker e di Sibrand Lubert, si affermò
più che mai nella sua religione (2).
Altrove parla delle astuzie di Scoto e di S. Tommaso
d ’Aquino (3).
(1) Vedi a pag. 141 nel medesimo Printemps, voi. III, ediz.
Lemerre.
(2) Vedi in: S a vie à ses enf ants, pag. 59, voi. I, ediz. Le­
merre.
(3) Vedi in: Lettres de poincts de sciences a pag. 421, voi. 1,
ediz. Lemerre.

�Frutto di questi nuovi studi fu la Confessione cattolica
del signor D e Sancy, in cui, con parola mordente e con dia­
lettica stringente, prende a partito il corrotto cattolicismo,
e parecchi papi, e dogmi, e santi. In un punto così sferza:
1 Principi, i grandi, i finanzieri, che amano le loro voluttà,
odiano di tutto cuore la ugonotteria e g li ugonotti, e abbrac­
ciano una religione favorevole, per i cui precetti essi hanno
la « greine du Paradis à leur bourse: » una religione per Ia
quale trovino rimedi alle loro malattie naturali e con t o na­
tura : in Hispania los Caballeros, in Francia los grandes y
los Pedantes, in Alamania pocos, in Italia todos ( 1).
Ed altrove nell’opera stessa:
Io ho letto ciò che dice Clemente VI nella sua Bolla
Distinzione 19 in canonicis, proemio delle Clementine e
la glossa :
Papa admirabilis, Papa stupor mundi — nec Deus, nec
homo, quasi neuter est inter utrumque.
Papa Sisto V, che fece saltare in sua vita quattromila
teste, invidiava la regina di Inghilterra, che aveva gu­
stato il piacere di far saltare una testa coronata (2).
Poi si burla di S. Francesco, e spiega satiricamente
tutti i fatti della sua vita. Ed esclama: Se qualche ve­
scovo, o cardinale, diventa amoroso del suo paggio, si con­
soli, imitando S. Francesco, che chiama i suoi amori con
frate Macco sacri (3).
Nelle Avventure del barone di Feneste, in cui egli di­
pinse al vivo la vita di corte, con le relative virtù, che
è una satira violenta, in gran parte, della corte-bordello di
Enrico III, ei non dimentica i papi ; continua a dar loro
delle sferzate a sangue.
A proposito delle crudeltà dei papi, ricorda:
Papa Sisto V, a chi domandava perdono, grazia per un
suo parente, condannato a morte, diceva :
(1) Vedi in: Confession catholique du sieur De Sancy a pag. 252,
vol. Il, ediz. Lemerre.
(2) Vedi a pagg. 240-241, vol. II, ediz. Lemerre.
(3) Vedi a pagg. 246-249, vol. II, ediz. Lemerre.

�Andate, confortatelo, acciò muoia allegramente ; io g li
mando la mia benedizione ( i) .
E in quanto alla corruzione delle corti, ricorda l'esem­
pio di qualche papa di manica larga:
Il papa Boncompagni diceva che con le punizioni pub­
bliche si scandalizzava la Chiesa e che era necessario
usarne con prudenza.
Una abbadessa di Napoli, avendo avuto licenza di an­
dare a baciare i piedi a Sua Santità, molto sconsolata
chiese giustizia contro il cardinale Capo di ferro, che aveva
violato, in un anno, otto delle sue monacelle, e ne aveva
ingravidato cinque di buona voglia.
— Oh, per questo, che domandate, donna ?
— Che piaccia a Sua Santità castigarlo.
— Castigarlo, diavolo ! donna, non andar tanto in
fretta; lasciamo fare il tempo, che pur lo castigherà (2).
Nel suo Divorce Satyrique rinnova gli attacchi contro
i vizi di corte, ed a proposito di Margherita, figlia di Ca­
terina dei Medici, e moglie di Enrico IV, che, giunta a
Sens, andò ad abitare nel palazzo di quel vescovo, pro­
rompe nei seguenti versi:
Comme Royne elle debvoit estre
Dedans la Royalle maison;
Mais comme putain c ’est raison
Qu'elle soit au logis d’un prestre (3).
E nel Devoir mutuel des roys et des subiects deplora la
mutazione di Enrico IV, il quale, senza i cattivi, i volteg­
gianti consiglieri, avrebbe mantenuta sempre la pace del
77 come legge e giuramento obbligatorio sopra i re; i cat­
tivi consiglieri lo aiutarono nella miserabile risoluzione
che lo fece sputare sull’opera sua, e poi lo fecero regnare
non sopra sè stesso, ma, precariamente, affliggendo i suoi
(1) Vedi a pag. 553, vol. II, ediz. Lemerre.
(2) Vedi a pag. 606, vol. II, ediz. Lemerre.
(3) Vedi a pag. 679,v ol. II, ediz. Lemerre.

�per paura di essere afflitto. Vedendo sempre un vigoroso
braccio, e i coltelli dei Chastel e dei Ravaillac alla sua gola,
egli aveva piegato per paura del colpo; ma egli l’aveva
fatto anticipare, in luogo di schivarlo ( 1).
Non ostante tutto il suo odio contro la curia romana
e la corte degli ultimi Valois, inquinata da Caterina, egli
talvolta è imparziale con noi. Non ci accusa, per esempio,
di essere i più astuti, e intriganti.
Un giorno il signor di Villeroy, interrogato, entre la
poire et le fromage, chi egli ingannasse con maggiore dif­
ficoltà, rispose, mentre chi faceva più astuti gli Spagnuoli
e chi gli Italiani, che erano gli Svizzeri i più astuti e pro­
vetti, perchè gli altri arrivano, qui, per apprendere le fac­
cende loro e gli Svizzeri vi giungono del tutto istruiti (2).
Ha poi una grande ammirazione e stima per i Veneziani.
Spesso li cita ed è notevole il seguente suo brano che li
concerne, scrivendo al signor de Rohan :
Io oso dirvi che tutto ciò che voi negozierete con chic­
chessia, tranne che con i Veneziani, si muterà in infedeltà
e cambiamenti « pour pensé de longue main », e per i vicini
in diffidenze, lungherie e mortati stupidità. Non vi ha niente
finora di più sano che la volontà e il metodo (moyen) dei Ve­
neziani (3).
Poi, con competenza e giustezza, parlando di alcune
donne di distinzione per virtù e sapere, tra cui non dimen­
tica sua madre, cita la nostra marchesa di Pescara qui a
laissé d ’excellents poëmes, auxquels il est mal aisé de choi­
sir et admirer la doctrine ou la pieté. Non dimentica Isa­
bella Andreini e Cornelia Miani. Poi ricorda altresì Olim­
pia Morata: f a i entre les mains les œuvres d ’Olimpia Ful­
via Morata, fugitive d’Italie en Allemagne pour sa reli­
gion ; elle a escrit en grec, latin et italien, en prose et vers
(1) Vedi a pag. 63, vol. II, ediz. Lemerre.
(2) Vedi in: Traite sut les guerres civiles, a pag. 24, vol. II,
ediz. Lemerre.
(3) Vedi in: Lettres d'affaires personnelles, a pag. 215, vol. I,
ediz. Lemerre.

�excellents et de divers subjects desquels tous elle s ’est heu­
reusement acquittée ( 1 ).

Ed ora veniamo alle Tragiques che sono la sintesi di
tutto il pensiero politico e religioso dell’autore, alle quali
lavorò per più di quarant’anni, dal tempo in cui fu ob­
bligato di rimanersene a letto per le ferite ricevute nel
combattimento di Casteljaloux fino all’anno 1616, che se­
gna la data della prima edizione. Alcuni vogliono che vi
fosse un’edizione anteriore, ma niente lo prova. Si può
soltanto affermare che, fin dal 1593, parte del poema o tutto
quanto corresse manoscritto.
Egli cosi dà principio al suo poema pieno di invettive,
di colori soprapposti, di lungherie, ma pur ricco di pen­
siero, di fede schietta, di giusto sdegno :
Puisqu'il fa u t s'attacher aux légions de Rome,
A u x monstres d ’Italie, i l faudra fa ire comme
Hannibal, qui par f e u x d ’aigre humeur arrosez
Se fendit un passage aux Alpes embrazes.
Mon courage de feu , mon humeur aigre et forte
A u travers des sept monts fa ict breche au lieu de porte
Je brise les rochers et le respect d ’erreur
Oui fit douter Cœsar d ’une vaine terreur.
I l vit Rome tremblante, affreuse, eschevelee,
Q ui en pleurs, en sanglots, mi morte, desolee,
Tordant ses doigts, ferm oit, defendoit de ses mains
A Cœsar le chemin au lieu de ses germains.
Mais dessous les autels des Idoles j'ad vise
Le visage meutry de la captive Eglise,
Q ui à sa délivrance (aux despens des hazards)
M'appelle, m’animant de ses trenchans regards (2).

Poco appresso si scaglia contro i tiranni del suo paese
e con versi frementi :
Noz Tyrans aujourd'hui entrent d ’une autre sorte,
L a ville qui les voit a visage de morte:
(1) Vedi in: Lettres de poincts de sciences, a pagg. 446-448,
vol. I, ediz. Lemerre.
(2) Vedi a pagg. 29-30, vol. IV', ediz. Lemerre.

�Quand son Prince la foule, il la void de tels yeux
Que N eron voyoit Romm’en l ’esclat de ses feu x.
Quand le Tyran s'esg aie en la ville qu’il entre,
La ville est un corps mort, il passe sur le ventre,
Et ce n'est plus du laid qu'elle prodigue en l ’air,
C’est du sang. Pour parler comme peuvent parler
Les corps qu’on trouve morts portez à la justice,
On les met en la place, afin que ce corps puisse
Rencontrer son meutrier : le meutrier inconnu
Contre qui le corps saigne est coulpable tenu.
Henry, qui tous les jours vas prodiguant ta vie,
Pour remestre le regne, oster la tirannie,
Ennemy des Tyrans, ressource des vrais Rois,
Quand le sceptre des lis joindra le Navarrois,
Souvien toy de quel œil, de quelle vigilance
Tu cours remedier aux malheurs de la France.
Souvien toy quelque jou r combien sont ignorans
Ceux qui pour estre Rois, veulent estre Tyrans.
Ces Tyrans sont des loups, car le loup, quand il entre
Dans le parc des brebis, ne succe de leur ventre
Que le sang par un trou, et quitte tout le corps,
Laissant bien le troupeau, mais un troupeau de morts :
Nos villes sont charogne, et noz plus cheres vies,
Et le suc, et ta force en ont esté ravies;
Les pais ruinez font membres retranchez
Don le corps saichera, puisqu 'ils sont asseichez.
France, puis que tu perds tes membres en la forte,
Appreste le suaire et te conte pour morte ;
Ton poux foible, inégal, le trouble de ton œil
Ne demande plus rien qu’un funeste cercueil (1).
Intanto impaziente di entrare
tivo che principalmente ha fatto
investe Caterina dei Medici e il
dei malfattori della politica della

qurc
ediapg.46-7,tom
(1)V

immediatamente nel mo­
concepire il suo poema,
cardinale di Lorena, uno
Francia :

Voicy les deux flambeaux et les deux instruments
Des plaies de la France, et des tous ses tourments.
Une fatale femme, un Cardinal qui d ’elle,
Parangon du malheur, suivoit l'ame cruelle.

�Malheur, ce dit le sage, au peuple dont les loix
Tournent dans les esprits des fols et jeunes Rois
E t qui mangent matin, quand ce malheur se treuve
Divinement predit par la certaine espreuve!
Mais cela qui faict plus le regne malheureux
Que celuy des enf ans, c ’est quand on voit pour eux
L e diademe sainct sur la teste insolente.
L e sacré sceptre au poing d'une femme impuissante,
A u depend de la loy que prirent les Gaulois
Des Saliens François pour loy des autres lois.
C'est esprit impuissant a bien peu, car sa force
S'est convertie en poudre, en feu et en amorce
Impuissante à bien faire, et puissante à forger
l e s couteaux si tranchants, qu 'on a veu esgorger
Depuis le Roys hautains eschauffez à la guerre
Jusqu'au ver innocent qui se traine sur terre ;
Mais pleust a Dieu aussy qu ’elle eut peu surmonter
Sa rage de regner; qu'elle eut peu s ’exempter
Du venin florentin, dont la plaie eternelle
Pestifere a frappé et sur elle et par elle.
Pleust à Dieu, J esabel, que, comm’au temps passé,
Tes Ducs predecesseurs ont tousjours abbaissé
Les Grands, en eslevant les petits à l'encontre.
Puis encore rabbatus par une autre rencontre.
Ceux• qu’ils avaient haussez, si tost que leur grandeur
Pouvoit donner soupçon on meffiance au cœur:
Ainsy comme eux tu sçais te rendre redoutable.
Faisant te Grand coquin, haussant le miserable ;
Ainsy comme eux tu sçai par tes subtilitez,
En maintenant les deux perdre les deux costez,
Pour abbreuver de sang ta soif de la puissance :
Pleust à Dieu. Jesabel, que tu eusse à Florence
Laisse tes trahisons en laissant ton païs ;
Que tu n ’eusses les Grands des deux costez trahis
Pour regner au millieu, et que ton entreprise
N'eust ruiné le Noble, et le peuple, et l'Eglise!
Cinq cent mille soldats n ’eussent crevé, poudreux;
Sur le champ maternel, et ne fu st avec eux
La noblesse saillie, et la force faillie
De France, que tu as faict gibier d’Italie!

�Ton filz eut eschapé ta secrette poison,
S i ton sang t'eust esté plus que ta trahison:
En fin pour assouvir ton esprit et ta veuë,
Tu vois le feu qui brusle et le couteau qui tue,
Tu as veu à ton gré deux camps de deux coste:
Tous deux pour toy, tous deux à ton gré tourmentz
Tous deux François, tous deux ennemis de la France,
Tous deux executeurs de ton impatience,
Tous deux la paste horreur du peuple ruiné,
Et un peuple par toy contre soy mutiné,
Par eux tu vois desjà la terre yvre, inhumaine,
Du sang noble François et de l'estranger pleine.
Accablé par le fier que tu as esmoulu,
Mais c'est beaucoup plus tard que tu n ’eusses voulu.
Tu n'as ta soif de sang qu’à demie arrosce,
Ainsy que d ’un peu d ’eau la flamme est embrazee.
C ’estoit un beau mirouer de ton esprit mouvant,
Quand parmy les nonnains au florentin couvent.
N ’aiant pouvoir encor de tourmenter la terre,
Tu dressois tous les jours quelque petite guerre:
Tes compagnes pour toy se tiraient aux cheveux,
Ton esprit dès lors plein de sanguinaires vœux,
Par .ceux qui prevoioient les effects de ton ame
Ne peut estre enfermé, subtil comme ta flamme :
Une mal heur necessaire, et le vouloir de Dieu
Ne doibt perdre son temps ni l ’assiette du lien :
Come celle qui vit en songe que de Troye
Elle enfantoit les feux, vit aussy mettre en prove
Son pais par son fils, et pour sçavoir son mal
Ne peut brider le cours de son mal heur fatal.
Or, ne vueille le Ciel avoir ju g é la France
A fervir septante ans de gibier à Florence
Ne vueille Dieu tenir pour plus long temps assis
Sur noz lis tant fo u lez le ioug de Medicis!
Quoy que l'arrest du Ciel dessus mas chefs destine.
Toy, verge de courroux, impure Catherine.
Nos cicatrices font ton plaisir et ton jeu (1).
Tutti i libri del poema, non ostante i titoli loro diversi,
sono variazioni sopra questi motivi : corruzione della reg(1) Vedi a pagg. 50-53, vol. IV, ediz. Lemerre.

�g ia per opera di Caterina, corruzione del papato, spe­
ranza di salvezza nella virtù ugonotta. Epperò egli, in
odio della grande peccatrice, alla quale rimproverava fi­
nanco di avere innalzato le suntuose Tuileries, non manca
occasione di sorta per lanciare una frecciata agli Italiani,
che presenta come i mettimale e i succhioni della Corte
e dello Stato francese:
. . . . quand la frenesie et fiebure generalle
A senti quelque paix, dilucide interualle
Nos sçavants apprentifs du faux Machiavel
Ont parmy nous semé la peste du duel (1).
E altrove:
On traitte des moiens et des ruses nouvelles
Pour succer et le sang et les chiches moelles
Du peuple ruiné ; on fraude de son bien
Un François naturel pour un italien (2).
E cosi via via.
Ma non dimentica nel vedere stilare popoli antichi e
moderni i suoi Veneziani : Les libres vénitiens (3). E fedele
al suo affetto, alla sua ammirazione per essi non ostante
tutto.
Contro il Papato si scaglia con invettive felici, consi­
derandolo come la causa principale dei mali della Francia :
. . . . France et François, vous estes
Nourris, entretenus par estrengeres bestes
Bestes de qui le but. et le principal soing
Est de mettre à jamais au tyrannique poing
D e la beste de Romme un sceptre qui commande
L ’Europe, et encor plus que l'Europe n ’est grande (4).
(1) Vedi a
(a) Vedi a
(3) Vedi a
(4) Vedi a

pag. 60, vol. IV, ediz. Lemerre.
pag . 87, vol. IV, ediz. Lemerre.
pag. 141, vol. IV, ediz. Lemerre.
pag . 65, vol. IV, ediz. Lemerre.

�Chiama il papa, seguendo
presta questo linguaggio:

Dante, Loup Romain, cui

Je dispense, dit-il, du droict contre le droict ;
Celuy que j'a y damné, quand le ciel le voudrait,
Ne peut estre sauvé ; j ’authorise le vice,
Je fais le faict non,faict, de justice injustice;
Je sauve les damnez en un petit moment;
J'en loge dans le ciel à coup un régiment;
Je fais de boue un Roy, ie mets les Roys au fanges,
Je fais les saincts soubs moy obéissant les anges ;
Je puis (cause première à tout cet univers)
Mettre l ’Enfer au ciel, et le ciel aux Enfers (1).
E, cosi, in più punti descrive le pretensioni, le insidie,
le corruzioni della curia romana (2) e ne trae motivo per

descrivere la deboscia della monarchia francese e special­
mente della Corte di Enrico III, contro:
. les hermaphrodites (monstres effeminez)
Corrompus, bourdeliers, et qui estoient mieux nez
Pour valets de putains que seigneurs sur les hommes (3).
Poi esclama :
. . . mal hereux celuy qui vit esclave infame
Soubs une femme hommace et soubs une homme femme (4).
E altrove :
En le place d ’un roy, une putain fardee (5).
E non risparmia il suo Enrico IV che si è sottomesso
al Dio di Roma:
Arques n'est oublié, ny le succez d ’ Yvry,
Cannois par qui tu fu s victorieux, Henry ;
Tout piove soubs ton heur, mais il est prédit comme
Ce qu'on debvoit à Dieu fu t pour le Dieu de Rome (6).
(1)
(2)
(3)
(4)
(5)
(6)

Vedi
Vedi
Vedi
Vedi
Vedi
Vedi

a pagg. 65-66, vol. IV, ediz. Lemerre.
a pag. 99, 182-183, 232-233, 297, vol. IV, ediz. Lemerre.
a pag. 91, vol. IV, ediz. Lemerre.
a pag. 93, vol. IV, ediz. Lemerre.
a pag. 94, vol. IV, ediz. Lemerre.
a pag. 232, vol. IV; vedi pure: Discours par stances
avec l'esprit du feu roy Henry Quatriesme, a pagg. 313-325,
vol. IV, ediz. Lemerre.

�Nella Storia universale il D ’Aubigné si mostra più equo,
e dei suoi nemici dice tanto il male, quanto il bene. I Va­
lois, la Fiorentina, bollati a fuoco nelle Tragiques, nella
storia diventano degli imputati che hanno diritto all’equità.
Così Caterina non aveva niente di comune in vizio nè in
virtù, e non aveva niente di basso.
E altrove :
Chacun admiroit de voir une femme estrengere, nee de
condition impareille a nos rois, au lieu d’estre envoyee en
sa maison, comme plusieurs reines douairieres, se joeur d’un
tel royaume et d’un tel peuple que le Français, mener à sa
cadene de si grands princes ; mais c ’estoit q u ’elle se sçavoit
escrimer de leurs ambitions, bien mesnager les esperances et
les craintes, trancher du cousteau des divisions et, ainsi docte
en toutes les partialitez, employer pour soi les forces qu’elle
devoit craindre ( 1).
Egli fu imparziale per quanto gli era possibile con i
protestanti. Ed ora la sua storia gode quella riputazione
che va data ai libri scritti con coscienza, con amore del
vero. Quando fu pubblicata fu condannata ad essere bru­
ciata a Parigi per mano del carnefice ; ma si sa, che la
pubblica opinione dei popoli liberi ha, da gran tempo,
cancellato tutte le inique sentenze ispirate dal trono e dal­
l’altare, stretti in ibrido connubio.
I libri del D ’Aubigné non furono letti durante il secolo
(i) Vedi Hist, univ., tomo II.
A proposito di casa Medici e delle sottigliezze degli Italiani
si possono leggere le opere seguenti :
N E STO R (Lean). Histoire des hommes illustres de la maison
de Medici. Paris, Charles Périer, in-4, 1564.
G r E v i n (Jacques). Proëme en vers sur l’histoire des François
et hommes vertueux de la maison de Medici. Paris, Robert IEs­
tienne, 8 ff. in-4, 1567.
A n o n i m o . Traite de la grande prudence et subtilité des Italiens,
par laquelle ils dominent sur plusieurs peuples de la chrétienté et
savent dextrement tirer la quintessence de leur bourse; comment
ils se conservent en cela, et des remedes convenables pour s ’y
opposer. S. l . in-8, 1590.

�X V II, come, infesti di eresia; non potevano esser Ietti du­
rante specialmente il regno del re Sole, così appannato da
nubi di ipocrisia. Erano consultati da pochi eruditi, da
pochi amici del vero, nè d ’altronde potevano piacere nel
periodo della misura, della levigatezza, della castigatezza,
dello stilismo, vergati come erano con rude franchezza di
pensiero e di parola, talvolta con pesantezza, sebbene sem­
pre con la fede ardente di uomo libero, e di nemico di
ogni corruttela. Erano molte delle sue opere minori con­
servate m anoscritte da fam iglie che, gelosam ente e segre­
tamente, custodivano il culto delle virtù ugonotte. E nem­
meno il secolo X V III doveva rendere giustizia al cit­
tadino, al soldato, allo scrittore ; tuttavia si incominciò a
discuterlo più, perchè certe piccanti arditezze hanno sve
gliato la curiosità di molti, pur stimandolo un cinico,
senza rispetto per i potenti della terra, che non sa nè com­
porre, nè scrivere. Ma nel secolo passato, tra la febbre di
giovani letterati francesi intesi a studiare il gran movi­
mento politico, religioso e letterario del loro paese nel
secolo X V I, sotto l’evocazione geniale di Sainte-Beuve e
dello Chasles specialmente, la figura del D ’A u bign é do­
veva apparire in tutta la sua giusta luce. E bene si pos­
sono sottoscrivere le parole seguenti del buon M ichelet:
E n d’Aubigné l'histoire c’est l ’éloquence, c’est la poésie,

c’est la passion. La sainte fierté de la vertu, la tension
d ’une vie de combat, l'effort à chaque ligne, rendent ce
grand écrivain intéressant au plus haut degré, quoique pé­
nible à lire; le gentilhomme domine et l ’attention prolixe
aux affaires militaires. I l a des magnanimités, ju squ ’à
louer Catherine ( I ).
Ed ora chiudiamo il discorso e concludiamo.
Quando nel 1610 Enrico IV era spento, la influenza
letteraria spaglinola non accennava a diminuire, ed invero,
durante il regno di L uigi X III, essa fu preponderante.
(1) Vedi: La Ligue et Henry I V a pagg. 190-192, vol. V ,
Oeuvres del D ’Aubigné, ediz. Lemerre.

�Nondimeno anche quando venne fissata l’ortografia, la
grammatica, la lingua ed il gusto in Francia per opera
dei classici scrittori del secolo X V II, lo spirito e la coltura
italiana dovevano avere l’omaggio del grande fondatore
del teatro francese, del veramente immortale Molière.
Possiamo rallegrarci, chiudendo l’esame di questo pe­
riodo della vita e della letteratura francese, che i grandi
spiriti nostri affini, eredi del grande lavorio intellettuale,
dalla caduta dell’impero romano fino alla pacificazione de­
gli animi in Francia, tranne rare e spiegabili eccezioni,
abbiano sempre studiato con amore e con amore parlato
e giudicato delle cose nostre. Saremmo ingrati, se dimen­
ticassimo gli ingenui entusiasmi dell’autore del romanzo
della Rosa, il dialogo tra il popolo francese ed il popolo
italiano della commedia la Mère Sotte di Pietro Grin­
goire; ma saremmo ancora più colpevoli, se non ricor­
dassimo, con vero affetto, le parole del Villehardouin per
Venezia e i' consigli saggi che ci dava, a suo tempo, il
De Comines, tenero della nostra unità nazionale; e se non
avessimo freschi nella memoria, sempre, i giudizi benevoli
e fraterni per noi dati dalla Margherita delle Margherite e dai
suoi amici poeti, e i versi ispirati, a Roma consacrati, di
Gioacchino Du Bellay e le pagine affettuose e spiritose ilei
viaggi del De Thou e d i Michele di Montaigne. Tutto un
profumo di gentilezza sale nell’aere limpido, tutta una
tradizione di amore da esso si svolge tra le due Nazioni,
che nè zelo intollerante d i fanatici, nè mire ambiziose di
politicastri, nè incoscienza di sciocchi, potranno mai di­
struggere.

�IND ICE

A l lettore.............................................. ..............................Pag- 5
Prefazione............................................................................
»
7
I.

Avanti il Rinascimento in Francia. — Tentativi di
Carlo Magno - La cultura latina nel Mezzogiorno Roma per il vescovo di Tours - La poesia proven­
zale - Il primo ammiratore di Venezia - Corrente
antipapale - Jean de Meun e gli imitatori suoi Il teatro nascente - Dante e Cristina de Pisan Francois Villon - La prima imitazione del Decam e r o n e .................................................................. » 13
IL
Le spedizioni di Carlo VIII, Luigi XII e Francesco I
— I primi cronisti di Casa Savoia .
. . . »
43
III. Il duello epistolare di Symphorien Champier e gli
Annali di Giovanni B o u c h e t............................... » 71
IV. Le Memorie di Filippo De Comines — Roberto
Estienne e Margherita di N a v a r r a .......................... S5
V.
Thesaurus linguai latina; — La Sorbona e . la Mar­
gherita delle Margherite.........................................» 115
VI. Clemente Marot — Bonaventura Des Periers e Fran­
cesco R a b e la is........................................................ » 141
VII. I Commentarli linguae latina- — I traduttori e la bat­
taglia di C eriso le................................................... » 175
V III. Francesco I — I liberi pensatori e l ’ Italia . . . » 203
IX. L ’ italianismo nella cultura francese — La difesa e
illustrazione della lingua francese — Roma nella
poesia di Joachin Du Bellay e nei versi di Etienne
Jodelle........................................................................ » 215

�X.
XL

La Belle Cordière, il Petrarca e Olivier de Magny Pag. 249
Il Petrarca preso a generale modello — La cultura
italiana di moda in Francia — Ronsard e i suoi
trionfano — Tutti « pleiadizzano » .................... » 269
XII. L ’ultimo della Pleiade — Dante e Petrarca — Il teatro
della Pleiade — L ’ imitazione italiana nel teatro
francese — Pierre Larivey — François d ’Amboise
— Garnier — La via aperta a Molière . , . » 297
XIII. Lo spirito nazionale francese — Le influenze settarie

— Apologia di Erodoto — Cinque sonetti di Pibrac
— La Leggenda di Caterina de’ Medici, Enrico
Estienne e Jean de Serre — I due dialoghi della
lingua francese ita lia n iz z a ta ...............................» 319
XIV. Il viaggio di G. Augusto de Thon — I saggi e il
giornale di viaggio in Italia di Michele de Mon­
taigne ........................................................................ » 347
XV. Gli ultimi anni del secolo X Vl — La Corte di En­
rico III — L ’ « Avviso piacevole alla bella Italia »
— Enrico IV — L ’ imitazione italiana continua —
La « Storia universale » del Thou — Teodoro
Agrippa d ’Aubigné — Conclusione.....................» 3S1

���</text>
                  </elementText>
                </elementTextContainer>
              </element>
            </elementContainer>
          </elementSet>
        </elementSetContainer>
      </file>
    </fileContainer>
    <collection collectionId="23">
      <elementSetContainer>
        <elementSet elementSetId="1">
          <name>Dublin Core</name>
          <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
          <elementContainer>
            <element elementId="50">
              <name>Title</name>
              <description>A name given to the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="7841">
                  <text>Université Grenoble Alpes</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
          </elementContainer>
        </elementSet>
      </elementSetContainer>
    </collection>
    <itemType itemTypeId="1">
      <name>Text</name>
      <description>A resource consisting primarily of words for reading. Examples include books, letters, dissertations, poems, newspapers, articles, archives of mailing lists. Note that facsimiles or images of texts are still of the genre Text.</description>
      <elementContainer>
        <element elementId="149">
          <name>Thématique</name>
          <description>Le(s) sujet(s) abordés par un document, exprimés à l'aide de mots-clefs définis par l'équipe de FonteGaia. (Pour l'indexation à l'aide des vedettes matières de RAMEAU utiliser le champ "Sujet du Dublin Core".</description>
          <elementTextContainer>
            <elementText elementTextId="7993">
              <text>Littérature</text>
            </elementText>
            <elementText elementTextId="12668">
              <text>France-Italie - Italie-France</text>
            </elementText>
          </elementTextContainer>
        </element>
        <element elementId="150">
          <name>Genre</name>
          <description>Genre(s) littéraire du document..</description>
          <elementTextContainer>
            <elementText elementTextId="7994">
              <text>Critiques</text>
            </elementText>
          </elementTextContainer>
        </element>
      </elementContainer>
    </itemType>
    <elementSetContainer>
      <elementSet elementSetId="1">
        <name>Dublin Core</name>
        <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
        <elementContainer>
          <element elementId="39">
            <name>Creator</name>
            <description>An entity primarily responsible for making the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="420">
                <text>Del Balzo, Carlo (1853-1908)</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="40">
            <name>Date</name>
            <description>A point or period of time associated with an event in the lifecycle of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="421">
                <text>1905</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="44">
            <name>Language</name>
            <description>A language of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="422">
                <text>ita</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="6751">
                <text>italien</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="45">
            <name>Publisher</name>
            <description>An entity responsible for making the resource available</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="423">
                <text>Casa Editrice Nazionale</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="2459">
                <text>Roux et Viarengo</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="47">
            <name>Rights</name>
            <description>Information about rights held in and over the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="424">
                <text>Domaine public</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="49">
            <name>Subject</name>
            <description>The topic of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="426">
                <text>Littérature française -- Thèmes, motifs</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="2458">
                <text>Italie -- Dans la littérature</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="43">
            <name>Identifier</name>
            <description>An unambiguous reference to the resource within a given context</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="427">
                <text>384212101_28277_1 </text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="12281">
                <text>url:384212101_28277_1</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="50">
            <name>Title</name>
            <description>A name given to the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="428">
                <text>L'Italia nella letteratura francese dalla caduta dell'impero romano alla morte di Enrico IV. Tome I.</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="51">
            <name>Type</name>
            <description>The nature or genre of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="429">
                <text>monographie imprimée</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="66">
            <name>Has Format</name>
            <description>A related resource that is substantially the same as the pre-existing described resource, but in another format.</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="3096">
                <text>http://fontegaia.huma-num.fr/files/manifests_json/384212101_28277_1/manifest.json </text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="48">
            <name>Source</name>
            <description>A related resource from which the described resource is derived</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="3160">
                <text>Université Grenoble Alpes. Bibliothèques et Appui à la Science Ouverte. BU Droit et Lettres. 28277_1 </text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
        </elementContainer>
      </elementSet>
    </elementSetContainer>
    <tagContainer>
      <tag tagId="4">
        <name>DONE</name>
      </tag>
    </tagContainer>
  </item>
  <item itemId="39" public="1" featured="0">
    <fileContainer>
      <file fileId="39">
        <src>http://fontegaia.eu/files/original/a71a1d771f906fedcaf2542f7aff6cd6.jpg</src>
        <authentication>871a13cbf8837ac14a5a81d6b06b105b</authentication>
      </file>
      <file fileId="83">
        <src>http://fontegaia.eu/files/original/9dede9fc47acba5f9de09786b177b42e.pdf</src>
        <authentication>2acb93ed1c85b35528b38ca630f4aa1b</authentication>
        <elementSetContainer>
          <elementSet elementSetId="4">
            <name>PDF Text</name>
            <description/>
            <elementContainer>
              <element elementId="153">
                <name>Text</name>
                <description/>
                <elementTextContainer>
                  <elementText elementTextId="10341">
                    <text>. . . .

.

.

.... .1

;
;
:
-------------------------------------------

;

:
*

ì
----------

:

������56822

BIBLIOGRAFIA DANTESCA
C O M P IL A T A

DAL SIG. VISCONTE C0L0MB DE BATINES.
« Rida di questi studii assidui e minuti chi
può rider della Divina Comm edia, d’ uno
dei più gran m iracoli della mente umana.
(G . M o n t a n i . Antologia, X L I I I C. 12 6 .)

TOMO I
P A R T E P R IM A

PRATO
T IP O G R A F IA F . A L B E R G H E T T I E C .

MDCCCXXXXV.

��BIBLIOGRAFIA
DANT E S CA

��BIBLIOGRAFIA DANTESCA
O SSIA
CATALO GO D ELLE E D I Z IO N I , T R A D U Z IO N I, C O D IC I M A N O SC R ITTI E COM ENTI
DELLA D IV IN A COM M EDIA E D E LLE OPERE M IN O RI D I D A N T E ,
SEGUITO DALLA SERIE D E ' BIO G R A FI D I L U I

C O M P IL A T A

DAL SIG. VISCONTE COLOMB DE BATINES.
TRADUZIONE

ITALIANA

FATTA SUL MANOSCRITTO FRANCESE D ELL’ AUTORE.
" R id a d i q u e sti stu d ii assidui e m in u ti c h i
può

rid e re d e lla D iv in a C o m m e d ia , d ’ un o

d ei p iù g ran m ira co li d e lla m en te u m an a,

(G .

M o n ta n i.

A n to lo g ia , XLIII. C. 126.)

T O M O P R IM O

PRATO
TIPOGRAFIA ALDINA ED ITR IC E

MDCCCXXXXV.

�Di q uest'opera sono stati tirali 500 esem plari, 25 de quali in caria
grave o colorila, in 4 ., più un esem plare unico in 4. grande, c a r a d’An­
nona y , p e r S. A. l. e R. il Gran Duca di Toscana.

�À M. VI LL E M A I N ,
M E M B R E D E L ’A C A D É M IE F R A N Ç A ISE , P A IR D E F RA N C E ,
A N C IE N M IN IS T R E D E L ’ IN ST R U C T IO N P U B LIQ U E, ETC. ETC.

M ONSIEUR,

L 'idée de recueillir les Annales bibliographi­
ques de l' A llig h ieri, m' a été suggérée p a r la le­
cture de la belle étude littéraire sur la Divine
Comédie que vous avez improvisée à la Sorbonne
il y a quelques années . C’ était donc en quelque
sorte un devoir pour moi de vous adresser cette
M onographie, f ruit de longues et consciencieuses
recherches, et j ’ ajouterai que je m' estime tout
honoré de pouvoir la placer sous le p atronage
de l ' éloquent pro fesseu r, qui p a r son seul mé­
rite , a su s' élever a u x premières dignités de
l' E ta t. Je serai h eu reu x , Monsieur, si vous dai­
gnez agréer avec bienveillance l' hommage de cette
compilation , qui se recommande plus p a r le nom
du sublime Poète F lorentin , que p a r celui de vôtre
tout obscur et respectueux serviteur
Florence, 1.er A oû t 1845.
Vic.,te

C

olomb

de

B a tin es.

��\

AVVISO PRELIM ANI RE DEL COMPILATORE

La presente opera vuol’ essere corredata di una
introduzione , la quale dovrebbe naturalmente tro­
varsi in fronte del primo tomo : m a , poichè è mio
intendimento di dire in essa quali e quante ricer­
che e con che metodo io abbia intraprese per la
mia compilazione , e di far menzione altresì di tutti
que’ cortesi che si saranno compiaciuti onorarmi
delle loro amichevoli com unicazioni, mi sono deciso
a mandarla fuori coll’ ultima parte dell’ opera. Aff i n
chè p oi si possa collocarla in fronte del primo tomo ,
la numerazione della medesima sarà separata ; e le
terrà dietro una N o ta delle opere consultate, delle
q u a li, per non moltiplicare di soverchio ripetizioni
inutili, sono stato contento a dare una sommaria in­
dicazione nel corso del mio lavoro.
Chi voglia considerare, che questa Monografia
comparisce alle stampe in una lingua poco a me fa­
miliare , mi perdonerà , spero , facilmente un certo
numero di parole storpiate e qualche data falsa che
sono trascorse, per colpa dello stampatore o mia ,
in questa prima parte. A ciò si avrà cura di rim e­
diare, quanto sia possibile, per mezzo di un’Errata
ad ogni parte dell’ opera posto alla fine di ciascuna
di esse, e di un' E rra ta generale alla fine dell’opera.

�VIII

Essendo mia intenzione di unire al secondo e ul­
timo volume un Supplemento per le giunte e cor­
rezioni , dichiaro che sarò grato a tutti coloro che
vorranno notarmi gli errori o le omissioni riscontrate
per essi nel mio lavoro. E potranno dirigere le loro
osservazioni al D irettore della Tipografia A ld in a a
P rato (T o sc a n a ).

�PARTE PRIMA.
BIBLIOGRAFIA PROPRIAMENTE DETTA
DELLA DIVINA COMMEDIA.
Dante sem ble ê t r e l e p o è t e d 'u n e é p o q u e .
Lamartine. Discours de reception à
l’Academ ie F ra n ç a ise .

��NOTIZIE PRELIMINARI

D escrizion e d’ una degnissim a
D a n te, di F r. C ionacci.

stam pa

di

Ms. autografo del secolo X V III, di 43 carte in foglio, nella
Magliabechiana (classe V II, n.° 919), preceduto da u n a prefazione
A l discreto lettore.
F r. Cionacci, m orto nel 1714, colla com pilazione di questo lavo­
ro , rim asto inedito, m irava a d are una indicazione di tu tti i docu­
m e n ti, tanto a stam pa quanto m anoscritti, necessari a consultarsi
p er u n a b uona edizione di D ante, che egli proponeva in 100 volu­
m i in 8 ., uno per canto. Ogni volum e avrebbe dovuto contenere
un arg o m ento, u n ’ alleg o ria, una traduzione latina a fro n te , e
tu tti i conienti fatti sopra quel can to , per modo d’esplicazione, per
modo d esposizione, per modo di lettura, per modo d'annotazione, e
chiosa. Dopo questi diversi conienti disposti p er ordine cronolo­
gico dovea venire u n com ento nuovo composto sulla scorta di
quelle opere dove si trovano spiegali o com entali vari luoghi
della D ivina C om m edia. O ltre a questi cento v o lu m i, l’ edizione
doveva essere preceduta da tre volum i supplem entari contenenti
l’ Introduzione ed i P rolegom eni, vale a dire gli elogi e le difeso
di D an te , le tavole sinottiche delle tre C antiche, le descrizioni
dell’ in fe rn o , del P u rgatorio e del P arad iso , un ritratto di D ante,
ed un a figura per ciascuna C antica. A ltri tre volum i supplem en­
ta ri av rebber dovuto chiudere questa p u b b lic az io n e, nei quali
doveano en tra re le Opere minori di D ante, un Indice delle voci più
oscure, il Rim ario del M iniati riveduto ed a u m en ta to , le Concor­
danze, e u n Indice universale.
Il lavoro del Cionacci è quasi tu tto b ibliografic o , m eno gli
estratti di qualche o p e ra , e la riproduzione delle Tavole Sinotti­
che del B uom m attei sopra l’in fern o e il P u rg a to rio , accom pagnato
da quella sul Paradiso da lu i stesso composta e rim asta in ed ita;
l’ au to re non fa che indicare i docum enti a stam pa o m an o scritti,

�4

NOTIZIE PRELIMINARI

il cui esame v errebbe opportuno per p o rtare ad esecuzione l’ edi­
zione da lui disegnata. M aggior ordine si vorrebbo nella disposi­
zione delle m aterie di quello ve ne pose il Cionacci, a cui pa­
recchie volle accadde di to rn are a ripetere lo indicazioni medesi­
m o. Aggiungi che i l lavoro non è te rm in ato , non com prendendo
p er cosi d ire che le N otizie appartenenti ai tre tomi antecedenti a
tutte l' Opere : 1e Notizie per li cento tomi della Divina Commedia
non com inciano che alla penultim a c a rta . Dietro questa opera del
Cionacci sono stato poste altre 10 carte scritte di sua m ano conte­
nenti sotto i l titolo di N otizie di Dante da mettersi a suoi luoghi va­
r ie cose relative a D ante estratte d a lla Appendix ad libros de Pontefice
del C a r d i n a l Roberto B ellarm ino, e dai Discorsi d i Vincenzo
B o rg h in i.
• ,
Un’ a ltra copia m anoscritta e autografa se ne trova nella M a
gliabechiana (classe V I I , Codice 467) con questo tito lo : Lezione
sopra una celebre edizione di D ante, e memorie per ciò, e form a un
volum e in foglio di 44 carte o parti di carte. Q u esta, che non è che
u n prim o abbozzo dell’opera del Cionacci, come ne fanno fede le
cancellature che si trovano qua e là negli articoli rip o rtati poi nel
Codice superiorm ente d escritto , contiene l’ indicazione di alcuni
docum enti dei quali non è cenno nella copia a b u o n o , e che si
collegavano colla p arte successiva e non eseguita del suo lavoro.
Il q u a le , consideralo com’opera bibliografic a , potette essere
di non poca im portanza all’epoca che fu fatto ; m a non lo sarebbe
o g g ig io rn o . Ed io che l’ho avuto sott’ occhio quando questa m ia
com pilazione toccava già presso al suo te rm in e, non vi ho tro ­
v a to , salvo l’indicazione di qualche lavoro su D ante inedito tu t­
to ra o sm a rrito , alcuna notizia cho mi sia giunta nuova.
Meh u s, Vita del T r a v e rs a ri, fac. cl xxv I — Negri, S critt. Fiorent. fac
193. — Giorn. de’ L etter. di Venezia, XVIII. 452.

Disegno per una nuova edizione del Poema
di Dante.
B ib lioth. I ta l. del F o n ta n in i, I. 383-385.

Piano per una nuova edizione della Divina
C om m edia di Dante A li g h ie r i , degna di lui e
della sua patria , di Giuseppe Pelli.
Lavoro inodilo pubblicato nell’ Antologia di F ire n ze , X X X .
fac. 109-11 1 .

�NOTIZIE PRELIMINARI

5

Piano per una nuova edizione di D an te, esi­
bito dal Canonico Dion isi.
Sta nel fasc. 11 de’ suoi Aneddoti, dalla fac. 96 alla 111.
Ved. il Cap. Miscellanea Dantesca.

Proposta di una nuova edizione della Divina
C o m m e d ia , e sue parti , di Filippo Scolari.
Si trova nei capitoli X V I, X V II, e X V III del suo Ragiona­
mento della Intelligenza della Divina Commedia. (P a d o v a , 1 8 2 3 ,
in 4 . ) .
Lo Scolari proponeva u n ’ edizione della D ivina Commedia in
4 volum i in 4. disposti co ll’ ordine che appresso:
I. Preparazione sto rica , e V ita di D ante con illustrazioni.
II. Testo del Poem a confrontato sopra i Codici e le m igliori
e d iz io n i.
III. Tre libri della ragione p oetica.
IV . In d ici, cioè: V ocabolario della D ivina C om m edia; — R i­
m ario;
D escrizioni, S im ilitu d in i, Sen ten ze; — Nomi d elle per­
so n e , dei luoghi e città; — Indice delle m aterie e cose notabili
d ell’ opera.
N ella Gazzella di Venezia d ell’ 11 aprile 1 8 2 0 , n .° 8 1 , fu pub­
blicata una Lettera indirizzata da Bartolom m eo Gamba a F ilip p o
S co la ri, nella quale v ien e eccitalo a in traprendere un edizione
della D ivin a C om m edia.
A ntologia, XXV. 16-17.

Catalogo di molte delle principali Edizioni
( e traduzioni ) che sono state fatti della D ivin a
C o m m e d ia , disposto per ordine cronologico e
arricchito di qualche osservazioni da G. Volpi.
Pubblicato in fronte d ell’edizione di Padova, 1727, (I. x x x i i Questo catalogo contiene l’ indicazione di 55 edizioni o tra­
duzioni della D ivina C om m edia, com presovi quella del 1727. F u
riprodotto litteralm en te n elle edizioni di Venezia, 1739 (I. VIII
- XVIII) , e Firenze, 1771 (I. x x x ii - liv . ) .

X L V ).

C atalogo di m olte delle principali edizioni
che sono state fatte del sublim e Poeta.

�6

NOTIZIE PRELIMINARI

Inserito fra i prelim inari d ell’ edizione di Venezia, 1749 (1.
Contiene i titoli di 5 4 edizioni dal 1472 al 1739; od è
com pendio di quel del V o lp i, aggiu n tevi alcune osservazioni.
lv iii - l x ii ).

Suite

d ’ éditions

rares du D ante au

n om

bre de 24, a v e c l e s expositions , observations ,
d iscou rs, etc. concernant sa vie et ses oeuvres.
Senza luogo, 1 7 8 6 , in 8. di 22 fac.
Q uesto ca ta lo g o , da n essu n o , per quel ch’io mi sa p p ia , ram ­
m entato fin q u i , può riguardarsi com e una rarità bibliografica ;
l’ unico esem plare a mia notizia si trova nella P alatina. E ap ­
pendice d’ altro catalogo in tito la lo : Cabinet de M . L . D. (l’ abate
di B u lle da N an cy) contenant plusieurs éditions tres rares du 15e
siècle et quelques unes du commencement du 16e , senza lu o g o , 1786,
in 8. L’elen co d elle edizioni di D a n te non abbraccia che le primo
11 faccie ; le rim anenti sendo consacrate a una colleziono P etrar­
chesca .
Questa collezion e fu acquistata d alla Biblioteca R eale di Stutt
g a r d . V edi la N otizia che dà di questa Biblioteca il Gondoliere di
V en ezia , n .' 4 e 6 del 1845.

C atalogue de 80 E dition s et T raductions de
la Divine C o m é d ie , par le Chev. A rtaud.
P ubblicato in fine della sua traduzione francese del Paradiso
(fac. 4 6 3 - 4 8 8 ) . Un supplem ento a questo catalogo pose poi l’ A r­
taud d ietro alla traduzione d ell’ Inferno (fac. 4 4 4 - 4 4 5 ) , ed un a l­
tro dietro a q u ella del Purgatorio (fac. 4 0 5 -4 0 6 ) . Può anche co n ­
sultarsi a questo proposito la Vie du Dante del m ed esim o , fac.
5 1 2 -5 2 6 .

Serie dell’ edizioni ( e traduzioni ) della Di­
vina C om m edia che si sono fatte fin’ ora e che
giunsero a nostra notizia : disposta per ordine
c ro n o lo g ic o , ed illustrata con alcune osserva­
zioni bibliografiche risguardanti le più rare e
pregevoli.
Inserita in fino del tomo IV d ell’ediz. di Roma 1815 (fac.
1 1 7 -1 4 0 ) , e riprodotta in fine del tomo III dell'altra pur di Roma

�NOTIZIE PRELIMINARI

7

1820. Fu com pilata sopra i cataloghi del Volpi e del cavaliere
A rta u d , m a con aggiunta di molto osservazioni, o di un a conti­
nuazione fino al 1 8 1 5 ; lo edizioni o traduzioni del Poem a di
D anto di cui vi si dà notizia ascendono a 98.

L a medesima.
S ta in fine del tom o l ' dell’ediz. di Padova, 1 8 2 2 , d alla fac.
537 alla 574. Gli editori della M inerva, aiu tali in questa loro in ­
trap resa dal m archese G ian Giacomo T riv u lzio , non si ristrin sero
ad una semplice rista m p a , ma vi contribuirono del proprio non
poco, continuando e com piendo il lavoro degli editori di R om a.
Essi giunsero a raccogliere le indicazioni di 136 edizioni o tra ­
duzioni, cioè: 20 dal 1472 al 1 5 0 0 , 40 dal 1500 al 1 6 0 0 , 5 dal
1600 al 1 7 0 0 , 34 dal 1700 al 1 8 0 0 , 37 al 1800 al 1822.

C atalogo delle più importanti edizioni della
Divina C om m edia , estratto dalla Serie de'testi
di lingua di Bartolom m eo G am b a , ora dallo
stesso riveduto ed aumentato.
P ubblicato dal sig. Angelo Sicca in seguito della sua Rivista
delle varie lezioni della Divina Commedia, P adova, 1 8 3 2 , in 8.
fac. 5 9 -6 4 . Nella ultim a edizione dei Testi di lingua del Gam­
b a , 1 8 3 9 , com parve nuovam ente riveduto ed au m en ta lo , fac.
1 2 0 -1 3 4 .

Serie dell’ edizioni della Divina Commedia.
In serita nell’edizione di L ondra, 1 8 4 2 , t. IV . fac. 8 5 -1 4 0 .
Non è a l t r o che una riproduzione testuale del Catalogo dell’edi­
zione P a d o v an a, se ne togli alcune riflessioni critiche di Ugo F o ­
scolo tr a tte , la più gran p a rte , dal suo Discorso sul testo della Di­
vina Commedia. P are che l’esule ita lia n o , alle cui cure è dovuta
questa edizione postum a delle fatiche D antesche del Foscolo, non
porlasso in questo lavoro bibliografico tu tta la diligenza desidera­
b ile , dacché l’ edizioni di Fuligno e di Jesi , 1 4 7 2 , vi si trovano
ram m entale due volle ciascuna. Ino ltre il catalogo, che sarebbesi
potuto continuare fino a ll’anno 1 8 4 2 , si chiude coll’edizione di
Padova 1822.

Biblioteca Dantesca del secolo deci monono, di
Giuseppe Picci.

i

�8

NOTIZIE PRELIMINARI

Form a l' Appendice terza de N uovi studi su Dante di quest’au ­
to re . Brescia , tipogr. della M inerva, 1843, in 8. (fac. 2 6 7 -2 8 5 ).
L avoro eccellente, e fallo con molto am o re , m a tu ttavia non
così com piuto come la m ateria vorreb b e. M olle delle tante e ta n to
lunghe rice rc h e, cui ho dovuto sobbarcarm i nella m ancanza di
un giornale di bibliografìa ita lia n a continuato e com piuto (1),
avrebbem i risparm iato la Biblioteca del P ic c i, eli’ io non potei ve­
dere se non quando questo mio lavoro toccava già presso al suo
fin e, se in quella vece mi si fosse porto il destro di consultarla a
tem po ed a mio bell’agio. E veram ente, sebbene il desiderio di
condurre la parie m oderna della mia Bibliografia con q u ella mag­
giore esattezza che m i fosse possibile m ’ abbia arm ato di tan ta
pazienza da p ercorrere da capo a piedi presso che tutti i giornali
le tte ra ri d’ I ta lia , e un num ero immenso di cataloghi di lib r i,
l’ opera del sig. Picci h a p u r potuto offrirm i qualche indicazione
p er me n u o v a. Essa è divisa in cinque p a r ti. 1.« E d izio n i ed illu ­
strazioni generali della Divina Commedia nell'idioma italiano, 39
articoli ; 2 .a Versioni ed illustrazioni della Divina Commedia in altri
idiom i, 17 artic o li; 3 .a Illustrazioni speciali, 116 artico li; 4 .a E di­
zioni ed illustrazioni delle Opere minori di Dante, 22 artico li; 5 .a
Illustrazioni della Vita di Dante, 18 a rtic o li.

C atalogo Dantesco.
C om prendente quasi 80 edizioni o traduzioni di D an te , e va­
rie opere relative alla vita di lu i; sta nel M oniteur de la librairie
di P a rig i, n.° 6 del 1845, fac. 8 9 -9 5 . Queste opere fanno p arte
della Librairie etrangère de T héophile B arrois.

C atalogo delle principali edizioni della Divina
Comm edia.
(1)
T re giornali di bibliografia italiana io conosco, pubblicali dal princi­
pio di questo secolo in quà . Il prim o è il G iornate bibliografico universa ­
le , pubblicato a M ilano dal 1807 al 1811 per la tipografia Son zogno liscilo
fuori fino in 34 fascicoli, m a de’quali non ho potuto trovare che alcuni po­
chi. Il secondo, pubblicalo a P a rm a nel 1828 dal sig. Fr. P astori, non
visse che soli due anni. Il terzo è quello fondato a M ilano nel 1835 dal
libraio Stella, il quale, com ecché s'abbia su gli altri due un prim ato non
contradetto, non offre però a gran pezza l’ indicazione di tutti i libri che
veggono la luce in Italia, colpa non dell’egregio com pilatore, m a sì della
mancanza di un luogo di deposito legale per le pubblicazioni italiane, quale
lo hanno i Francesi.

�NOTIZIE PRELIMINARI

9

M anuel du libraire del B ru n et, 4 .a edizione, P a rig i, Silve­
stre, 1842, II. 13-21 ; - B ib liographisces lexicon dell’E b e rt, Lipsia,
Brockhaus, 1821, I. 438-445.

Manuale bibliografico Dantesco , o sia Descri­
zione analitico-critica di tutte le edizioni delle
opere in prosa e in versi di D a n t e , e degli
scritti qualunque di diversi autori intorno alle
m ed esim e, per cura di Alessandro T o r r i , V e ­
ronese.
L avoro tu tto ra in e d ito , del quale non son venuto a n o tizia
che pochi giorni prim a di rim ettere il mio m anoscritto allo stam ­
p ato re , nello scorrer ch’io faceva il volum e prim o delle Opere
m inori di D ante edite dal signor T o rri sul finire del 1843. Non
posso nè vo dissim ulare quanto a prim a giunta m’ increscesse, e
q u anto tuttavia m’incresca il saperm i cosi tu tt’ad un tratto sulla
medesima via b attu ta da un erudito Dantesco di nom e già sì chia­
r o , e sì per ingegno come por istudi tanto di me più abile a sten­
dere gli annali bibliografici di D ante; p u re , ben considerala la
cosa, mi parvo il mio lavoro non dovere rim a n er im pedito per
quello del signor T o rri; chè anzi alla presente com pilazione es­
senzialm ente bibliografica u tile ed opportuno com pimento v e rrà
l ’opera del T orri em inentem ente critica e rag io n ata.
E qui parm i da dire delle lunghe cure e del grande am ore con
che e nazionali e stran ieri si dettero a cercare e a raccorre quanlo
di raro e di pregevole tro v aro n o , o s’avvisarono di tro v a re , in
fatto di edizioni delle Opere di D an te , trib u to d ’onore ch’ebbe
dai posteri anche un altro sommo ita lia n o , il Petrarca (1). P rim o
per o rd in e di tempo si presenta l’ abate di R u lle da N an cy , della

( 1)
I l dottor Marsand di Padova aveva riunito una grande e preziosa
collezione delle opere del P e tra rc a , di cui pubblicò un catalogo ragionato
sotto il titolo di biblioteca P etrarchesca (M ilano, Giusti, 1826, in 4 .o ):
ora ella esiste nella Biblioteca privata del Louvre a P arig i, grazie alla m u­
nificenza di Carlo X, ultimo re di Francia che fu , il quale n ’avea fatto
t’acquisto verso il 1829 a proprie spese. Un’altra non meno preziosa ne avea
riunita Domenico de’Rossetti di T rieste, che dopo la di lui m orte avvenuta
li 29 novembre 1842 passò nella Biblioteca pubblica di T rieste, per legato
del possessore. Fino dal 1834 il sig. Rossetti avea pubblicato un succinto
Catalogo della sua collezione ( T rieste, Giov. M arenigh, in 8.° di 96 fac.)

�io

NOTIZIE PRELIMINARI

cui collezione D antesca, preziosa se guardi all’epoca ch ’e’ riu ­
sciva a fo rm arla, citai più sopra (ved. la fac. 6) il catalogo stam ­
palo nel 1786. R am m enterò quindi il m ilanese pittore Giuseppe
Rossi che avea riu n ito degli stupendi Codici D anteschi, passati
dopo la m orte di lu i, avvenuta il 9 decem bre 1816, nella pre­
ziosa Biblioteca della nobile fam iglia dei m archesi Trivulzio di
M ilano, nella q u ale esiste la più ricc a, io cred o , c la più com­
pleta collezione D antesca, tanto in istam pati quanto in m anoscritti,
che sia giunto a riu n ire un privalo. Questa collezione è dovuta in
grandissim a parte allo cure del m archese Gian Giacomo T riv u l­
zio , il m ecenate del M onti, e l’ uno dei prom otori dell’ edizione
del Convito del 1826, e di quella della Vita nuova del 1827. Una
nobile signora ita lia n a , discendente della fam iglia del g ran Poeta,
la contessa A nna Serego A lig h ie ri, la cui m o rte , avvenuta or sa
ra n quindici a n n i , fu pianta in prosa ed in rim a da più di dieci
s c ritto r i, avea raccolto nella sua Biblioteca le m igliori e più ra re
edizioni delle opere di D an te; alm eno questo racconta il signor
V alery nel suo Voyage hist. et lit., en Italie (ediz. del 1 838, I.
4 9 8 ). Nè tacerò dell’a b a te Luigi Della T o rre d ’U d in e, quel sì
caldo Dantofilo che tu tti sanno, la cui collezione com prendeva tutte
le edizioni conosciute della D ivina Commedia, tu lli i conienti, tanto
a tutto il poema q u an to a tale o tale altro canto in p artico la re , e
due preziosi Codici reputati dell’epoca di D an te , o in quel to rn o .
Si occupava esso da lungo tempo di un gran lavoro critico sopra
D a n te , che doveva intito larsi Metodo m ovo intorno alla vera spie­
gazione e intelligenza della Divina Commedia, quando la m o rte,
o r’ è già qualche a n n o , il sorp rese: allora e la collezione, e i
m olti m ateriali da lui riu n iti pel suo la v o ro , fra cui pregevolissi­
mi due grossi volum i in fogl. di Carteggio con dotti D antisti Ita lia ­
ni , fu lutto acquistato alla m orte di esso da tale che non volle farsi
conoscere; su di che è da vedersi u n a Lettera del conte G irolam o
A squini inserita nel Giornale Arcadico ( l x i . 1 5 2 -1 6 2 ). E scen­
dendo ai nostri g io r n i, m eritano particolare ricordo la ricca Bi­
blioteca di lord Spencer di L o n d ra , che conia 9 edizioni della
Divina Commedia, del secolo X V , fra lo quali le prim e tr e ; quella
di lord G re n v ille , della medesima città ; quella del sig. Sey
m our K irk u p , pittore inglese stabilitosi a F ire n ze , che h a riu ­
n ito quasi cento edizioni d e lla D ivina C o m m e d ia , e sei Codici
D anteschi ; finalm ente la bella collezione del signor L ib r i, m em ­
bro dell’ istitu to di F ra n c ia , così ricca di Codici ita lia n i, fra i
q uali si distinguono 14 Codici D anteschi.

�NOTIZIE PRELIMINARI

li

F ra le biblioteche pubbliche non poche ve ne hanno che pos­
seggono dei veri tesori Danteschi tanto in fallo d ’edizioni che d i
Codici. Tali sono a F irenze la M agliabechiana, la L aurenziana,
e la Riccardiana ; a Roma la Vaticana , la B arberiniana, e la
Corsiniana; a Venezia la M arciana; a M ilano l' Ambrosiana ; a
M odena l ' Estense; a Napoli la Borbonica; in F ra n cia la Biblioteca
Reale di P a rig i; e in In g h ilte rra la biblioteca del Museo B rita n ­
nico , e quella della Università d’O x fo rd , nella quale passarono
i 20 Codici Danteschi della Biblioteca dell’ abate Canonici di V e­
nezia ; chiuderò questa lista con ram m entare la Palatina di F i­
ren ze, per gran copia di ra re edizioni e di Codici di g ran pregio
raccolti dalla m unificenza del G. D. Leopoldo I I , m eritam ente fa­
m osa.
Onorate l' altissimo Poeta ! In un opuscolo pubblicalo nel
1830 (1) l’ab ate M elchior M issirini enum erava le prove di g ra ti­
tu d in e onde i F io re n tin i rim e ritaro n o la m em oria del D ivino
P o e ta ; m a i F iorentini le devono a n c o ra , s’io non m ’ in g a n n o ,
un ultim o onore; una Biblioteca Dantesca dovrebbe sorgere nella
p atria di D an te, u n a biblioteca nella quale tutte le opere enum e­
ra le in questa M onografia si vedessero riu n ite ; nè certam ente la
inaugurazione d’ un lai m onum ento saprebbe farsi più degna­
m ente che sotto gli auspicj di quel Sovrano che un giornale di a lta
lette ra tu ra francese denom inava a giusto titolo il Principe più il­
luminato dell’ Italia (2). Un altro voto ancora mi sia permesso di
esp rim ere. La cattedra ere tta in F irenze nel 1373 per la lezione
della D ivina C om m edia, e illu strata da un Boccaccio, da un V il­
la n i, da u n G elli, da un G iam bullar i , da un B uom m atte i, da u n
V a rc h i, ec. tacque colla m orte del L a m p re d i. E in tan to il Divino
Poem a è pubblicam ente spiegato nelle principali Facoltà della
F ra n c ia , e in quasi tu tte le U niversità della Ale m agna.
( 1) Delle m em orie di D ante in F ir e n z e , e della g ratitudine
defiorentini verso il D ivino P o eta . F irenze, 1830, in 8.
(2) Revu e d es D e u x M o n d es, anno 1841.

�12

§ . 1. SER IE D ELL E ED IZION I DELLA DIV. COMMEDIA
EDIZIONI D EL X V . SECOLO.

1 4 7 2 * (1)
C o m in c ia

l a c o m e d ia

di

dante alleghieri di firenze nella qle tracta
delle pene et punicioni de uicii et demeriti
et premii delle uirtu: Capitolo prim o della
prim a parte de questo libro loqle sechiama
inferno: nel quale lautore fa prohem io ad
tucto eltractato del libro :
E l fin e :
Nel mille quatro cento septe et due
nel quarto mese adi cinque et sei
questa opera gentile impressa fue
Io maestro Iohanni Numeister opera dei
alla decta impressione et meco fue
Elfulginato Euangelista mei :
In foglio picc. di 2 5 2 carte ( 2 ) .
P rim a edizione con data certa della D ivina C om m edia, dai
bibliografi tenuta per an terio re a quelle di Jesi e di M antova stam ­
pate nel medesimo a n n o . F u e rro re del M aittaire (I. 3 1 6 ), e del
De Bure (B. L. n.° 3317), accettalo dopo di essi da qualcun altro,
il d irla uscita dalle stam pe di Magonza ; m en tre, come lo dim ostrò
l’Audiffredi (Spec. edit. ita l. , fac. 3 9 7 -3 9 9 ), essa fu in d u b ita ta­

(1) Contrassegno con questo asterisco * l 'edizioni delle quali ho avuto
soli’ occhio un esem plare.
(2 )
L’Hain, che probabilmente non contò le due carte bianche, le dice
247, il Brunet e il Dibdin 249; io però ne trovo 2 52 ben contate nel­
l'esem plare della L a u r e n z ia n a , ed è questo il num ero di carte che deve
avere un esemplare intieram ente completo.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

13

m ente im pressa a Fuligno, piccola città d ell'U m b ria . I caratteri
sono p e r f e t t a m e n t e uguali a quelli di cui si servi 1’istesso N um e i
ster per le E pistolae di Cicerone e per l’ istoria De bello italico di
L io nardo A retino, lib ri che furono dati alle stam pe in F uligno
nel 1470. Apostolo Zeno (L ettere, III. 66) la credeva im pressa a
Venezia.
Q uesta edizione è fatta in grandi caratteri to n d i, con m olta
nettezza, e pochissime ab b re v iatu re ; non ba n u m e ri, nè rich ia­
m i, nè seg n atu re; una facciata in tera si com pone di 30 lin e e . Il
titolo di ogni Canto fallo in piccole iniziali e in cifre rom ane è se­
guito da un argom ento di 3 a 4 versi. Il prim o verso è spezzato in
ta n e lineette perpendicolari stam pate in m aiuscolo, onde lasciare
lo
spazio per una grande in iziale.
La Cantica dell’ Inferno preceduta dal titolo ripo rtato di sopra
com prende 84 c a rte , due delle quali b ia n ch e, una in p rin cip io ,
una in fine: quella del P urgatorio 83, più u n ’a ltra bianca in lin e ,
ed h a in fronte questo tito lo :

Parte
de la conmedia di dante alleghieri di firenze
C o m in c ia

la

seconda

nellaqual parte sipurgano licumessi peccati
et uitii dequali luomo e comfesso et petuto
conanim o d isatiffatione..............
I n fine leggesi s o l i d e o g l o r i a . L a terza ed u ltim a Cantica
abbraccia 84 c a rte , contando una bianca ch ’è in fin e , e su lla p ri­
m a di esse si leggono le parole seguenti:
C

o m in c ia

la

terza

C an tica

dela cómedia di Dante alleghieri di firenze
chiam ata paradiso Nelaqual tracta debeati
et de celestiale gloria. E t demeriti et prem ii
desati. E t diuidesi in. V IIII. parti sicome
linf e r n o
Il volum e si chiude con la precedente sottoscrizione posta
nel retto dell’ultim a c a rta , il cui verso è bianco.
Non solo per la sua r a r ità , ma eziandio per la bontà della le­
zione raccom andasi questa ed izio n e principe, la q u a le , a giudizio
del sig. V iviani (ediz. Udinese, I. XLVIII) , è fra le edizioni an tiche

�14

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

della D ivina Commedia quella che p iù concorda coi buoni Co­
dici (1).
P er quanto poi non si possa a meno di rig u a rd a rla come
molto r a r a , essa non lo è però quanto le edizioni di Mantova e
di Jesi di quell’istess’ a n n o , come apparisco dal seguente novero
degli esem plari di cui le m ie ricerche m ’ ban fatto conoscere
l’esistenza: Spenceriana di L ondra , esem pi, in m a rr. rosso de­
scritto dal Dibdin nel Catalogo di quel ricco g abinetto (iv . 9 7 101) ; - B ibliot. di lord Grenville di L ondra ; il D ibdin cho ne
dà ragguaglio nel suo Bibliographical Decameron ci fa sapere cho
questo stupendo esem plare non fu pagalo dal nobile lord che
400 fra n c h i, p rez zo , secondo lu i, m odicissim o; - Bibliot. Reale
di L ondra (Calai. II. 385), (ora nel Museo B r itannico di quella
medesima città (2)). Il Repertorium bibliographicum o f the most ce­
lebrated B ritish libraries (L o n d o n , C lark e, 1 819, in 8. g r . , fac.
186 ) ne cita a ltri q u attro esem plari conservati in In g h ilte rra
nelle Biblioteche dei duchi di Devonshire (fac. 2 5 2 ), di Malbo
rough (fac. 3 2 1 ), di Pembrocke (fac. 3 3 5 ), e di sir M asterman
S y k es (fac. 377); - Biblioteca reale di Vienna in A u stria , esem pi,
citato dal D ibdin nel suo Bibliographical tour ( in . 3 2 2 ) ;- B ibl.
di Copenhagen in D an im arca, ram m entato dal sig. Baruffi nello
sue Peregrinazioni (T orino, 1841, I. 4 9 4 ); - a P a rig i, B ibl. Reale
(C atal. n.° 3 4 3 6 ), B ibl. M aza rin ia n a , e B ibl. del sig. Renouard
( Catal. d 'u n am ateur, III. 7 5 ) , esem pi, in m a rr. b le u ; - Cor
siniana di R om a; esem plare proveniente dalla Bibl. Rossi ( Catal.
f. 7 6 ) ; - T rivulziana di M ilan o ; - L a u ren zia n a, di F ire n z e ,

(1) I moderili editori della Divina Commedia, o la più parte almeno di
essi, a torto trascurarono questa edizione la quale contiene delle varianti pre­
ziose e poco n o te . l'e r non citarne elio u n a , basti il dire che questa è la sola
fra le antiche edizioni di D ante, in cui si legga ( In fe r n o , c. I. v. 48) la
voce frem esse in luogo di tem esse, com e portano le allre edizioni tu tte , ed
i Codici quasi tulli. Questa lezione fu adottata ai nostri giorni, dietro il Co­
dice Roscoe, da Ugo Foscolo ( Ed iz . p o stu m a di L o n d ra , 1842, 1. 6 ) , il
quale pei1 altro quando diceva che tutti i testi a stampa aveano tem esse,
sbagliava. L’ adottò poi anche l’avv. Zaccheroni nella sua edizione dell’ In ­
ferno col comento di Guiniforte delli B argigi, pubblicato a M a rsig lia nel
1838. lo l’ho riscontrata in un Codice della R ic c a r d ia n a , e in parecchi
della L a u ren zia n a ; il Codice n.° 228 della P a la tin a legge trem a sse.
(2) La B iblioteca Reale di Londra fu nel 1822 riunita al Museo B r i ­
tannico.

�EDIZIONI DELLA D1V. COMMEDIA

15

esem pi, proveniente dalla Bibl. del Conto d’Elci ( Catal, fac. 3 7 ),
e P alatina. Q u e s t ’ u l t i m o esem plare legato all’ antica in m arr.
rosso è bellissim o o ricco di m a rg in e , e nella prim a faccia h a
un a grande iniziale o rn ata di fregi d’o ro , ed uno scudo nel cui
mezzo s’intrecciano le lettere B e II. Un altro esem plare esisteva
g ià n e l l a Biblioteca dei Conti della G herardesca. E d a ltri posson
vedersene citati nel Catal, edit. Saeculi X V , quae penes Andream
Zannonium Faventiae asservantur (F a v e n tia e , typ. Mich. C o n ti,
1 8 0 8 , in 8 ., fac. 8 ) , e nel Catal, librorum et manuscriptorum V i­
burni collectorum ( L ib u rn i, S a n tin i, 1 7 5 6 , in 8 . ) . Q uello ra m ­
m entalo in quest’ ultim o catalogo sarebbe o rnato di gran d i m i­
n ia tu re ad ogni canto.
Vend. 25 lire sterl, e 15 scell. P in e lli, n.° 1910; — 556 fr. m arr. bleu,
G a ig n a t, n ° 1969; — 800 fr. L a V alliere, n.° 3558; — 180 fiorini C revenna,
n° 4544 ; — 400 fr. M ac-Carthy, n ° 3038, bell’ esemplare legato in m arr.
bleu, la cui prim a caria era ornata d’ un leggiadrissimo contorno doralo e
colorito; — 26 lire steri, e 30 lire steri. 20 scell. H e b er, esem plari con qual­
che mancamento.
P an zer, I. 438; — M aittaire, V. 326; — La Serna Santa n d er, Il n ° 524;
— Bru net, 11,13; — E bert, n ° S680; — Hain, n .° 5938; — Haym, II. 1 — Gam­
b a , n ° 379; — Serie del Volpi, Padova, e A rtaud; C andii, D issertazione
intorno al Quadriregio del F r e z z i, Foligno, 1725, II. 13; — Dibdin, B i­
bliomania, fac. 541 ; — Repertorium bibliogr. L ondon, 1819; — C a ta l.
S m ith, fac. X ; Askew, n ° 694 .

1472.
D

a n t is

a l ig e r ii

poetae

FLO R E N T IN l INFERN I CA
PITVLVM PRIMVM IN C IP IT .

E l fin e :
MCCCCLxxII

M agister g eo rgiu s et m agister paulus teu
tonici hoc opvs m antuae im p r e s s e m i ad
iuuante C olvm bino ueronensi.
In foglio gr. di 91 carte.
E dizione in caratteri tondi e n e ttissim i, a duo colonne di lineo
41 per ognuna in te r a , senza n u m e r i, r ic h ia m i, nè seg n a tu re.
Molta rassom iglianza trovò il D ibdin fra i caratteri adoperali

�16

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

per questa impressiono e quelli del Virgilio di Brescia 1473.
Ogni Canto vi è n u m e ra lo , ed h a una intitolazione Ialina in let­
tere m aiuscole, ma non vi sono arg o m e n ti. Il volum e com incia
con una Lettera in versi , che prende tutto il retto e parte del
verso della prim a c a r ta , ed è intito lata :

Capitulo di colombino Veronese al No
bile e prestatissirno huomo philippo Nu
uolotii
Sul re tto della 2 .° carta segue il Poema col titolo posto di sopra.
Q uesta edizione non cede in n ie n te , per r a r ità , a q uella di
Fuligno, e l’abate V iviani assicura in o ltre essere stata fatta so­
p ra un ottim o C odice, ed avervi esso attin to per la sua edizione
del 1823 gran copia di preziose lezioni.
I
bibliografi m o d e rn i, adottando 1’ ordine tenuto dal D ibdin
nella sua Biblioteca Spenceriana ( iv. 1 0 1 - 1 0 2 ), danno a ll'e d i­
zione di M antova il secondo posto ; non m anca però chi 1’ ab ­
bia giudicata anterio re a quella di Fuligno, ed è fra questi l’abate
V iviani (ediz. Udinese, I. x n v ) , il quale osserva che nelle de­
scrizioni fatte dell’edizione M antovana pare che i bibliografi non
abbiano portalo attenzione alla seguente terzina della Lettera p re­
lim in are dell’editore C olom bino, dalla quale potrebbesi argom en­
ta re che G iorgio e Paolo Teutonici sieno stati i prim i a dare alle
stam pe il Poem a di D ante:

Ma o Pyerid e venite al excellente
mio poeta nouello a torlo in seno
sì chel suo nome stia perpetuamente
O ltre l’esem plare della Spenceriana descritto dal D ib d in , uno
ne possiede la Borbonica di Napoli ( Catal. I. 2 3 0 ), e uno la B i
bliot. episcopale d’ U dine; u n q u arto m ancante di qualche carta
fa parte del ricco gabinetto Archinto di M ilano.
Vend. 230 fr. G a ig n a t, n ° 1970 , esempi, in m arr. b le u , m ancante del­
la prima carta; — 90 fr. L a Valliere n ° 3559, e 6G fr. L a u ra g u a is, esem­
plari m ancanti di 3. c a rte ; — 11 lire sieri. Heber.
M aittaire, V. 3 26; — P anzer, II. 3 ; — La S e rn a , n.'&gt; 726; — Hai n , n°
5939;— Orlandi, fac. 320; — De Bure, n ° 3318; — Brunet, 11.13; — Ebert, n °
5681; — Haym, 11. 1 ; — Gamba, n.° 380 ; — Apost. Zeno, L e tte re , HI. 66 e
7 8 ; — Serie del Volpi, Padova, e A rla u d ;— Volta , Saggio della tip o g r a ­
fia M antovana, fac. 11-14.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

17

1472.
L

ib e r

pressvs.
r i Co .

V

A.

D
M

a n t is .

e r o n e n s i.

L X X II.

Im

a g is t r o

M.

F

ede

CCCC.
A

QVINTO DECIMO.

LENDAS. (sic) A VGVSTI.

In 4 ° grande di 220 carte.
Edizione in 4. g ra n d e , e non, come dissero alcuni bibliografi,
in fo g lio , im pressa a caratteri rom ani tondi e di form a assai
leg g iad ra, senza n u m e ri, ric h ia m i, nè seg n atu re. Sono 22 fo­
gli tulli q u in te r n i, e così 220 carie in (ulto (1); una faccia in tiera
conta 33 v ersi. Non ha frontispizio, e le parole rip o rtate q u i so­
p ra fo n nano la sottoscrizione, la quale sta in fine del volum e
preceduta dalla parola e x p l i c i t .
Se non anteriore alle edizioni di Fuligno e di M antova, 1’ edi­
zione di cui ci occupiamo è per altro indubitatam ente p iù r a r a .
D ifatti essa non trovasi ricordata in nessuno de’più famosi Cata­
loghi di lib ri del secolo scorso, quali i Cat. La Valliere, H a rlè ,
de B o ze, Capponi, S m ith , Jackson, Floncel, e neppure in quello
del Rossi dove si citano ben m ille edizioni e più del secolo X V.
P rim o a farne m enzione fu il Volpi nel Catal, pubblicato in
fro n te dell’ediz. Cominiana del 1727, poi il Q uadrio nella sua
Storia d’ogni poesia (vi. 2 4 9 ); e l’uno e l’altro la dissero, per d i­
straz io n e , in foglio. Ma il vanto d’ averne dato il prim o un’ esatta
descrizione devesi a ll’ Audiffredi (Specim en, fac. 3 ), il quale potè
avere sott’occhio l’esem plare del canonico Alberto Devoti di Ro­
m a . Egli va congetturando che l’ im pressione fosse falla a J e s i,
piccola città della M arca d’ Ancona , dove Federico V eronese
stam pò nel 1473 il Liber constitutionum sanctae matris ecclesiae, o
nel 1475 la Lectura B aldi de Perusio super feudo, e la Quadriga spi( 1 ) Ho a ttribuito 220 ('.arte a questa edizione, che non ho pollilo avere
soli’occhio, sulla fede di un opuscolo bibliografico di Mauro Boni da m e c i­
tato più avanti. L'Hain e il Dibdin non glie ne fanno che 216.I l Brunet dice
che la sottoscrizione si trova sul verso della carta 216 , ma soggiunge che al
principio del volume devon esservi 2 carte prelim inari contenenti un avviso
dello stam patore, le quali mancano nell’esempi, della Spenceriana descritta
dal Dibdin.

�18

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

pirs ilualis di Niccolò d ’O sim o: m a osserva poi che i caratteri sono
differenti. Dopo l’A udiffredi, m olto diffusam ente ne parlò M auro
Boni in un opuscoletto intitolato Disquisitiones criticae bibliogra
phicae (1808, in 8. fac. 8 - 1 1 ) ; dove se ne citano altri due esem­
p la ri, il prim o esistente in V erona nella Biblioteca D ionisi, il se­
condo in U dine presso Carlo M ario della Pace, o ra presso il com ­
m endatore D ella Pace. P er m ala ven tu ra questi tre esem plari tu tti
eran o incom pleti ; quel del Devoti m ancava di q u attro carte in
p rin cip io , quello del Dionisi di c in q u e , e quello del Della Pace
delle carte 205, 214 e 215 , e loro co rrisp o n d e n ti. A ltri esem plari
n e sono apparsi ai nostri giorni alla T rivulziana di M ilano e alla
Spenceriana di L ondra ; e questo può vedersi descritto dal D ibdin
nella sua Biblioteca Spenceriana (iv. 10 3 -1 0 5 ).
11 D io n isi, sulla fede del B oni, rig u ard av a quest’edizione co­
me la m igliore fra quelle venute fuori nel secolo X V ; ma il
G am ba la p ose, a causa de’grandi erro ri di stam pa che vi si tro ­
v an o , al di sotto di quelle di Fuligno e di M antova, e il B ru n et la
disse scorrettissima.
Panzer, I. 378, IV. 291 ; — L aire, In d e x , 1. 3 5 3 ;— La S e rn a , n.° 525;
— B runet, II, 1 3 ;— Hain, n ° 5940; — E bert, n ° 5682; — H aym , II. 1. ;
— Gamba, n ° 380 ; — Serie del Volpi, Padova, e A rtaud; — Bartolini, S a g ­
gio so p ra la tip o g r. del F r iu li, fac. 89; — Ediz. d’ Udine, I. XLIX.

1473.

L a Divina C o m m e d ia, con Com ento ( suppo­
sto) di Benvenuto da Im ola. Mediolani, in foglio.
E l f ine :
M C C C C L X X I I I . impressum
Zarotu m Parm ensem .

per Antonium

Q uesta edizione citata da m olti bibliografi, sem pre sulla fedo
del M aittaire (V . 326) e dell’O rlandi ( A n n a li, fac. 101 e 3 2 0 ),
probabilm ente non è mai esistita. A nessuno è m ai riuscito v ed erla
nelle B iblioteche, nè tro v arla citata ne’ C atalo g h i. V ero è che il
Sassi nella sua H ist. typogr. Mediolanensis (fac. DXL) asserisce esi­
sterne un esem plare nella Biblioteca del conte Archinto di M ilano,
ma prim a (fac. CX X X I) confessa che non l ’h a mai veduto (1).
(1) Mi reca maraviglia il trovarla menzionala nella Table des ouvrages
consulté s del t . XIX della H ist. littér. de la F ra n c e .

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

19

Forse si equivocò con l’edizione del Petrarca, che lo Zaroto in ­
traprese in quel medesimo a n n o .
Haym , II. 1; — Serie del Volpi e di Padova; — Ap. Zeno, Lettere, III.
3 7 8 ; — Quadrio, IV. 249; — Dibdin, B ibliot. S p e n c e ria n a , IV. 105; — De
Bure, u.o 3319.

147».
C o m in c ia

la

C o m m e d ia

di

Dante Alleghieri di F iorencze nella quale tracta
delle pene et punicioni de vicii et demeriti et
premii
delle virtù. Capitolo p rim o della prim a parte
de questo libro, la quale sechiama inferno :
nel quale lautore fa phrem io ad tucto
eltractato del libro.
In foglio picc. di 88 carte.
Ediz. senza nota di anno e di sta m p a to re , e senza cifre,
richiam i e seg n atu re; è im pressa a due colonne di 42 versi l’ u n a,
in c a ra tteri ro m a n i, e le terzine sono num erate, ma con qualche
irre g o la rità . 1 caratteri sono assolutam ente quei medesimi di cui
si servì Sisto Reussinger di N ap o li, e conform i a quelli delle E p i­
stole di Falaride.
P u ò riguardarsi come la più ra ra di tu tte le edizioni antiche
della D ivina Com m edia. Rim ase sconosciuta a tu lli i bibliografi
del secolo passalo, non escluso il G iustiniani, il quale ne tace a f­
fatto nel suo Saggio della Tipogr. Napoletana, pubblicato nel 1793.
Duo soli esem plari se ne conoscono: l'u n o citato dal D ibdin (B ib
liogr. T our, III. 25) come esistente nella Biblioteca Reale di S tu tt
gard; l’altro nella Magliabechiana di F ire n ze . Una esatta descri­
zione di quest’ ultim o fu falla dal Bibliotecario F ossi, e inserita
n e ll’ edizione Padovana del 1822 (V. 5 4 1 -5 4 3 ), la quale noi r i­
porterem o quasi a p a ro la , come appresso (1).

( 1)
Pare che questa rarissim a edizione sia pervenuta alla Magliabechiana
quando il Catalogo del F ossi, era di già stam pato, giacché essa non vi è
ram m entata. Quand’io chiesi in quella libreria l’ esem plare di cui è discor­
so , nou riuscì di tro v arlo ; per questo son dovuto starm ene alla notizia

�20

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

La prim a p a rie , che com incia col titolo rip o rtalo di s o p ra ,
prende 29 c a rie , e term ina colle parole G l o r i a in E x c e l s i s D e o
stam pate in carati, gotici. La seconda, ossia il P u rg ato rio , v a
dalla caria 30 alla 5 9 , ed h a in fine la seguente epigrafe cosi d i­
sposta :
So l i

D eo

G l o r ia

E ru b escat

Judeus
In felix (in carati, gotici)
M . V
La carta 60 è b ia n c a , e colla 61 com incia l’ ultim a p a r te o
P a ra d iso , che term ina alla faccia verso della carta 87, nella quale
si leggono le ultim e tre terzine del P oem a. Sollo all’ultim o verso
sta scritto :
D e o G r a t ia s .

Sulla faccia retto della ca rta 88, l’ ultim a dèi v o lu m e , trovasi
il Registro del l'Opera (sic ) stam pato in q u attro colonne.
Q uesta edizione non porla in fronte alcuna prefazione, ma nel
verso della carta 87 si legge una Lettera di Francesco Tuppo in
idiom a napolitano e stile burlesco con la dedica che appresso:

Francisco del T u p p o Neapolitano studiante de
lege Alli strenui et m agnifice Cavalliere messer
Honofrio carazolo messer Placido de sanguino
messer C arlo cicinello messer Filippo de atina
messer Nazo papocoda Electi allo regimentó della
magnifica cita de Neapoli per lo serenissimo et
Illustrissimo signore Don Ferrando de A ra g o n a
de Sicilia Iherusalem et H ungaria Re pacifico
et felice salutem.

datane dagli editori della M inerva. È da osservarsi che il Fossi non fu
però il primo a prender nota di quest’edizione. Prim a di lu i, e a quanto
pare il prim o di tu tti, ne fece parola l’abaie di R ulle da N ancy nella sua
Suite des éditions ra res du D ante slam p. nel 1786, ( n.° 4 ) , il quale ne
possedeva un esem plare mal condotto nelle prim e carte e nelle ultim e, quello
precisam ente che adesso è nella B iblioteca B eale di Stuttgard. Ed anche il
sig. Zannoui, sotto-bibliotecario della Magliabechiana, ne aveva parlalo nelle
sue A ggiunte alla Serie dei te s ti del Gam ba (fac. 9, in 8 .) , impressione
a parte di un articolo inserito nel 1805 nell’ a p e di Firenze (111. 3 8 2 ).

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

21

Q uesta lettera che com prende 27 versi com incia cosi :

Persuadeame magnifici cavallieri essere già
bastato allo conflieto della hebraica pravita con
¡ustissima raione causato perii sacri et Sancti
Imperatori T ito et Vespasiano............
E Gnisce:

Ma lascerò lo Judio con suoi fauure proce­
dere ad quello vorrà et io tornandom ene ad

Justiniano reposaro li affaticate m em bre. Valete.
Dal tenore di questa lettera colla quale il Tuppo ring razia i
suddetti signori di averlo liberato dalle m ene di certo G iudeo che
si era addato in tu tti i modi possibili per im pedire la pubblica­
zione della D ivina Com m edia, p arreb b e doversi riten ere che la
non fosse stala mai fin’allora stam pata a N apoli: e poiché la p ri­
m a edizione Napoletana con data certa è quella im pressa in aprile
1477 coi caratteri di M attia M oravo, ragion vuole che questa
m ancante di data debba rip o rtarsi ad un’epoca anteriore. In o ltre
è da notarsi elio essa non ha se g n atu re, uso che soltanto si vedo
com inciare sul finire dell’anno 1475, e F r. Tuppo avea già p u b ­
blicalo per le stam pe R eussinger u n ’opera intitolata Constit. set*
confirm. Constitu tionum et capitulorum Reg. praedecessor. in foglio.
T u lle queste circostanze p ertanto rendono probabile che la v era
d ata di questa rarissim a edizione s ia , quale noi glie l’abbiam o
p er via di congettura assegnata, l’ anno 1474. Aggiungerò poi che
il B runel dice essere ornai provato che il Tuppo com inciò a stam ­
p are in unione còn Sisto Reussinger verso il 1475, e da sé solo
nel 1480.
Brunet, II. 13; — Hain, n ° 5937; il quale dice 1478 c irca ; — Gamba, n °
380.— N o tizia sulla B ibliot. B eale d i S tu ttg a r d , nel Gondoliere di Vene­
z ia, n ° 4 dell’anno 1845.

1477.
I n c o m in c ia n o

le

c a n t ic h e

DE LA COMEDIA DI DANTE AL
LEGHIER1 FIORENTINO. CANTI
CA PRIMA DELLO INFERNO.

In fogl. picc.

�22

EDIZIONI DELLA D1V. COMMEDIA

Edizione ra ris s im a , fatta su buona carta con m argini spa­
z io si, buon’ inchiostro e bei caratteri rom ani grandi e ro to n d i, e
senza ab b re v ia tu re ; la più b e lla , a p are re del D ib d in , di tu tte
quelle uscite fino a quell’epoca. Non vi si veggono n u m e ri, nè
ric h ia m i; ogni facciala in tiera si comporto di 32 v ersi. I prim i 4
v e rsi, e in alcuni esem plari C, della Cantica dell In fe rn o , sono
stam pati in lettere m aiuscole; e composti per gli esem plari che no
h an n o 6 d’iniziali di color bigio incise in legno, e o rn ale d’a r a ­
beschi .
Il vo lu m e, che com incia con una ca rta b ia n ca , com piendo le
segnature a -g g , ma esse non vanno sem pre con reg o la rità; nel
prim o foglio, per esem pio, la prim a carta non ha registro (1), la
seconda è m arcala a - n , e le altre tu tte che seguono m ancano di
s e g n a tu re , ugualm ente che le due prim e del foglio b . Ogni foglio
è q u a d e rn o , meno ff, che è terno (2). Sulla faccia retto dell’ u lti­
m a c a r ia , il cui verso è in bianco, si legge:

Finisce la tertia et ultima C om edia di
Paradiso . de lo excellentissimo poeta
laureato D ante : alleghieri di firenze.
Impresso nela m agnifica cipta di Na
poli : cu ogni diligentia at fede. Sotto
lo inuictissimo Re F erdinando : inclito
Re di Sicilia. Act. (sic) A di XII. dii mese
di Aprile. M.cccc. Ixxvn. L aus Deo.
Credesi che i caratte ri adoperati in questa edizione sieno
quelli di cui si serviva M attia M oravo; alm eno così la pensarono
il Denis (S u p . à M a itta ire, fac. 7 6 , n° 5 1 5 ), e il Duca di S erra
C assano, famoso bibliofilo n ap o litan o , che ne possedeva un esem­
p la re .
Q uesta edizione non ha Comenti nè A rgom enti; il Dibdin che
la confrontò con quella di Fuligno, assicura che esse son fatte sopra

(1) Noto che il Dibdin dice che il Poem a comincia colla caria segnata o /.
(2) E rrò il Brinici attribuendo 6 sole carie al foglio a , e 7 al foglio
gg. Il foglio a ne ha 7 nell’esem plare della Spenceria n a , e la caria bianca
a principio forma l’ 8.»; quanto al foglio gg, esso vien completalo da un 8.»
carta bianca in fine. Ved. una Nota dell’ab. Michele Colombo nell’ultima
edizione dei Testi del G am ba, fac. 121 .

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

23

de’Codici differenti. L’esem plare del Duca di S erra C assano, già da
me ram m en tato , passò alla Spenceriana, e venne dal D ibdin esatta­
m ente descritto (Catal. IV , 44-45). Q uest’esem plare legato in m a rr.
ros. è in uno stato non buono ; le carte seguale n 11 e n v i i sono
d o p p ie, nel posto delle carte o 11 e o v i i che m ancano, e non vi
sono le carte bianche del principio e della fin e. A ltri esem plari
n ’esistono, e sono notissim i: uno assai bello ne possiede la T ri
vulziana di M ilano; uno la Borbonica di N apoli, p u r bello (Cat.
I. 2 3 0 ); uno la Bibliot. Reale di Parigi (citato dall’A rta u d ); uno
la Vaticana, conosciuto sotto il nom e di esempi. Capponi ( Cat.
fac. 16); quello della M arciana di V enezia, e quello del consiglier
P in o li di V erona sono incom pleti. Il G iustiniani (Saggio sopra la
Tipogr. Napoletana, fac. 5 6 ), che ha descritto questa edizione con
la m assim a esattezza, dice che un altro esem plare esisteva nella
Biblioteca del m arch. Petroni di N apoli; ed uno finalm ente con le
prim e due carte m anoscritte lo trovo ram m entato nel Catalog. li
brorum et manuscriptorum L iburni collectorum, L ib u rn i, S an tin i
1 756, in 8. fac. 182.
Vend. 12« fr. B r i en n e -L a ire (Index, t. 42 4 ); — 24 Ir La V a lliè r e , n °
3360, esempi con le due prim e carie m anoscritte ; — 11 lire sieri. 15 scell.
H eb er, esempi, m ancante di due carie.
Denis, fac. 7 6 ; — P an zer, II. 458, IV. 37«; — B runet, II. 13; — E bert,
n.° 5683; — Hain, n.° 5941 ; — Gamba, n ° 381 ; — Serie del Volpi, Padova,
e A rta u d ;— E diz. d ’ U dine, I. 4 ; — Cat. Crevenna, n ° 4545, esempi, con
le 21 prim e carte m an o scritte ;— Dibdin, The lib ra ry C om panion, II. 352.

1477. *

L a Divina C o m m e d ia , con C om ento di B e n ­
venuto da Imola. ( Venezia), per Vendelin da
S p ira , 14 77 , in f°l- di

carte (ì).

( 1)
Il Catalogo a stampa della Bibl. Reale di Parigi, n ° 3437, e il Ca­
tal. R ossi, fac. 76, citano questa edizione con la dala del 1476, e nel R ep e rto riu m o f B ritish lib ra rie s, fac. 141 si vede ram m entalo l’ esem plare
del M useo H unteriam A i Glasgow con la dala del 1471 ; errori, per lali giova
riten erli, di stam pa. Il B runet, l'E b e rt, e l’ Hain le fanno 377 c a rte : io
non ne ho vedute che 374, compresavi una bianca, negli esemplari della
P a la tin a e della M a g lia b e c h ia n a . Può essere, che per com pletare il primo
e l’ ultimo foglio che hanno un num ero impari di c a rte , altri esemplari por­
tino una caria bianca in principio ed una in fine; allora sarebbero 376.

�24

EDIZIONI DELLA DIY. COMMEDIA

E dizione senza num eri nò ric h ia m i, accuratissim a per l’ese­
cuzione tipografica ; è stam pala in graziosi caratteri gotici m inori,
su buona caria g ra v e , a 2 colonne, di 49 versi le in le re . I prim i
versi di ogni terzina si distinguono p e r ’ certe inizialette collocate
a disian za. O ltre lo spazio per le grandi e per le piccole iniziali
che non furono eseguile, sono siali ancora lasciali in bianco nel
testo a lili spazj, probabilm ente destinati a contenere delle piccolo
m in ia tu re .
Comincia il volum e con 15 ca rte p relim in ari, che in parecchi
esem plali m ancano, segnate a 3-e 4 contenenti la Vita di Dante
del Boccaccio, divisa in 28 ca p ito li, con arg o m en ti. In fro n te ha
un lito io , che dice cosi :

Qui cornicia la vita e costumi dello excellete
Poeta vulgari Dante alighieri di Firenze
honore e gloria delidioma Fiorentino. Sc ri
pto e composto (sic) per lo famosissimo homo
missier giouani Bocchacio da certaldo. seri
pto de la origene vita. Studii e costumi del
clarissimo huom o D ante alleghieri Poeta
Fiorentino. E dellopere composte per lui in
comincia felicimente. E in questo prim o ca
pitulo tocha la sententia de Solone . laqua
le m al seguita p gli Fiorentini.
Dopo la V ita di Dante si trova una carta b ian ca, la quale
conta per la segnatura a i ; la carta a il (1) contiene Rubriche di
Dante per la Cantica dell’ in fe rn o : il Poem a com incia sulla carta
segnata a m col titolo seguente:

C anto p rim o della prima parte laquale si
chiama Inferno. Nelquale lauctore fa p
hemio atucta lopera.
Il volum e com prende le segnature a - y , a a - k k , L L -P P , di 10
c a rte , eccetto l, rn , t , v , lih, ii (2) cho ne h anno otto solam ente,
0 ) L'Hain s'ingannava dicendo che «iiiesla caria mancava.

(2) Il Gamba non ricontò le segnature hh e ii fra quelle di sole 8 carte.

�EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

25

e P P che ne ha u n d ici. Non vi è segnatura s . In fino deH’ ullim a
Cantica si legge :

Paradisus tertia et ultia ps com edie da
tis allegierii eximii poete vulgaris feliciter
explicit.
Dopo la quale sottoscrizione trovasi u n a protesta del Comen
ta to r e , colla quale avverte i lettori non essere slato suo intendi
nienlo di scrivere alcuna cosa che potesse esser contraria alla re ­
ligione cattolica ro m a n a . A questa tien dietro un Sym bolum fidei,
che prendo 34 v e rsi, e com incia: Credo in una sancta trinitade.
Tengono quindi q u attro carte contenenti prim a i Capitoli di Bo
sone da Gobbio e di Jacopo A lig h ieri, preceduti dallo in tito la­
zioni seguenti :

Questo capitolo fece messer Busone da
gobbio il quale parla sopra tutta la C om
media di dante alleghieri di firenze
Questo capitolo fece Jacobo figliuolo di
dante allighieri di firenze il quale parla so
pra tutta la Com edia del dicto dante
e poi il Credo di D an te , che è preceduto dalle parole

Q ui incom incia il C redo di Dante
e term ina colla parola a m e n . Im m ediatam ente dopo ne vengono Io
due sottoscrizioni che appresso, che occupano la faccia retto del­
l'u ltim a c a r ta , il di cui verso è in bianco.

D anti aligheri son m inerua oscura
dintelligentia e darte nel cui ingegno
lelegantia m aterna agionse alsegno
che si tien che miraeoi de natura
L alta mia fantasia p rom pta e sicura
passo iltartareo e poi il celeste regn o
el nobil mio volume feci degno
di temporale e spiritual lectura.

�26

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

F i o r e n z a m agna terra hebbi per madre
anzi m atregna : et io piatoso figlio
gratia de lingue scelerate e ladre
R auéna fu mio albergho nel mio exiglio
et ella ha il corpo : lalma il somo padre
presso acui invidia non vince consiglio.
Finis.
F inita e 1’ opra delinclito et diuo (1)
dante alleghieri Fiorentin poeta
lacui anim a sancta alberga lieta
nel ciel seren oue sempre il fia uiuo
D imola benuenuto mai fia priuo
Deterna fam a che sua mansueta
ly ra opero com entando il poeta
per cui il texto a noi i tellectiuo
C h r i s t o f a l Berardi (2) pisaurense detti
opera e facto indegno correctore
per quanto intese di quella i subietti
D e spiera vendelin fu il stampatore
del mille quattrocento e settantasetti
correuan gli anni del nostro signore
F

in is

A p arere del sig. Angelo Sicca ( Serie dell'edizioni della Divina
Commedia) il lesto di questa edizione è mollo sco rretto . Del Co
m ento in italiano che in essa fu pubblicato la sottoscrizione da
noi rip o rtata ne fa au to re B envenuto da Im o la , e a lui è stato

(1) Grosso abbaglio presero gli autori del C a ta lo g o d elle e d izio n i d ella
D ivina Commedia inserito nell’ edizione Romana del 1815, dicendo che la
p r im a edizione nella quale trovisi Dante chiam ato in c lito e d ivo è quella ili
V enezia, 1494.
(2) Il Quadrio (IV. 250) crede questo B e r a rd i erro re di stampa invece
di B ardi.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

27

a ttrib u ito dai più (1). Ma fu osservato che avendo B envenuto det­
talo il suo Comento in la tin o , e’non avrebbe quello potuto esser
p iù che una traduzione italiana d’ incognito; e questa è l’opinione
em essa da A p o s t o l o Zeno nel Giorn. de'Ietter. di Venezia (X IX .
2 5 7 - 2 5 8 ) (2 ). D’ altra parlo il Q uadrio (IV . 2 5 0 - 2 5 1 ) afferma che
avendo da se stesso confrontato il Comento di questa edizione col
Comento latino di B envenuto che si conserva nell’ Ambrosiana,
dovette accertarsi non esser quello p er niente una traduzione di
q u e s t o (3), e , senza ad d u rn e alcuna solida p ro v a, l’attribuisce a
q u el Cristofal B erardi ( o B ardi) ram m entato nella sottoscrizione.
I l T iraboschi poi l o crede di Jacopo della L ana, e così quello m e­
desim o che si trova nell’edizion M ilanese del 1 4 7 7 ; e questa opi­
n io n e , già assai prim a affacciata da Vincenzo Tinelli in una L et­
tera pubblicata negli Scrittori Bolognesi del conte Fantuzzi (V. 18 ),
è oggigiorno generalm ente rice v u ta. Del resto , qualu n q u e sia il
vero autore di questo C om ento, la massima parte degli eru d iti
italian i si trovan tu tti d’accordo a contenderlo all’ Im olese; così il
C astelvetro, così il T assoni, così il F ontanini ( A mini a difeso, fac.
2 6 8 , e Eloq. Hai. IL 1 4 1 ) , e il B argellini (Industrie filol. fac. 9 9 ) ,
e il R ivalla (Elogj degli illustri Imolesi, fac. 19 5 ), e ai nostri gio rn i
il prof. G iovanni Rosini nella sua Lettera al prof. C arm ignani
(fac. 4 9 - 5 0 ) , e il P aren ti nelle M em. di Modena ( h i . 1 2 7 ) . Q ue­
st'u ltim o osserva di p iù , che B envenuto, il quale spiegava D ante a

(1) Duoimi di trovare nell’eccellente M anuel du libraire del Brunet
con molla sicurezza asserito che il Comento di questa edizione non porta,
nome d ’ a u to r e , m a che generalm ente suole a ttr ib u irs i a Benvenuto d a
Im ola, per quanto alcuni lo dicano di Jacopo della Lana. In primo luogo
il Comento non è anonim o, dacché la soscrizione ne fa autore Benve­
nuto : erro re poi non m en grave il dire che alcuni lo attribuiscono a Jacopo
della L an a, m entre una tale opinione è abbracciata da pressoché lutti gli
eruditi Danteschi.
(2) In altra sua opera lo Zeno lo disse lavoro di certo A ndrea Z a n ta n i,
gentiluomo veneziano, che viveva verso il 1460 (L ettere, I. 267 e 212). Al­
tri t’hanno attribuito a F rancesco o a P ie tro figli di Dante.
(3) Non passerò sotto silenzio c h e , secondo il sig. Paulin Paris (M ss
de la B iblioth. du R o i , h. 311-319), il Comento italiano c h e s i trova
nel n ° 7002 della Bibl. R o y a le di Parigi è intieram ente tracciato sul C o
m ento latino di Benvenuto, di cui il Muratori pubblicò qualche estratto
nelle A ntiq. H ai., per cui il medesimo conchiude doversi il detto Coment«
riguardare assolutam ente com e opera di benvenuto, e non potersi per con­
seguenza senza manifestissimo assurdo attribuirlo a Jacopo della L an a , o a
chiunque altro.

�28

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

Bologna nel 1375, non poteva certam ente pub b licare u n lib ro noi
1477. Il seguente passo dello A nliq. Ital. del M uratori (i. 1029)
non deve lasciar più dubbiezza in torno alla controversia.
« C ircum fertur C om m entarius Italicus in ejusdem A ldighieri
« Poem a anno Ch risti 1477 typis V indelini Spirensis V enetiis im
pressus, et Benvenuto Imolensi trib u tu s ; cuius etiam au cto ri
tale non semel usi sunt academici Cruscani , in V ocabul
rio Italicae lin g u a e. At jam dudum proesenserunt eru d iti v ir i,
« falso titulo quaesitum fuisse honorem eiusm odi com m entario,
« quippe cuius m inim e auctor fuit B envenutus, sed alter qui for
tassis ex Benvenuti labore praefecerit. P orro illud certissim um
« est B envenutum reliquisse post se am plissim um com m entum
« latinum in universum D anlis Poema cuius exem plum in meni­
ci b raneis scriptum in E stensi B ibliolheca, u ti et in A m brosiana
« et F io re n tin a ».
F u già osservato, che nelle citazioni dell’Ottimo gli Accademici
vocabolaristi si sono, alm eno in p a rte , serviti della presente edi­
zione del 1477. Il G am ba finalm ente avvertì che in p arte essa con­
c o rd a , e in p arte differisce anche con i Comenti che stanno ine­
diti nella Barberiniana di R om a, ed altro v e.
Un Prospetto pubblicato a Bologna nel 1828, Stam p. M a si,
annunziava una ristam pa d ell’ edizione V endeliniana con com­
mento di Jacopo della L a n a , che avrebbe form ato un grosso volu­
m e in 4. di 80 fogli da pubblicarsi in 3 distribuzioni. La ristam pa
non fu eseguila. ( Bibliogr. P astori, 1828, n.° 6 47).
Assai ra ra è quest’ edizione, e m eritano esser cilati gli esem­
p la ri seguenti : Barberiniana, esem plare con qualche nota di mano
del C ardinal B em bo; - Vaticana, esem pi. Capponi ( Cat. fac. 1 5 );
Corsiniana (esem pi. Rossi, C atal, fac. 7 6 ); - Casanatense ( Catal.
a stam p a, I. 123);-M agliabechiana, bell’esem plare, la cui prim a
faccia è adorna di una gran letlera m iniata con arabeschi dorati
e co lo riti, e d’ uno scu d o , nel cui mezzo si legge M. B. DE BONIS
D. NURSIA. Nel m argine della carta 43 di questo esem plare, che
il Fossi descrisse esatlissim am ente ( Catal. I. 5 8 8 -5 9 1 ), si vede la
firm a dell’ Ariosto con la d ata del 1552 ; - Riccardiana , esempi,
ram m entalo nell’Inventario (ediz. del X V secolo, n.° 4 7 4 ); - B a rt
oliniana d ’ U dine; - P alatina di F irenze (ediz. del XV Secolo, n.°
X V ); -M a rc ia n a di V enezia, esempi, proveniente dalla M u ria
nense (Cat. del M itta re lli, Appendice, fac. 3 IO) ; - Borbonica di N a­
poli, 2 esempi. (Cai. I. 2 3 0 -2 3 2 ); - B ib l. Reale di P arig i (Catal. n.°
3437) ; - B ibl. Reale di L ondra ( Catal. II. 285 ) ; - Spenceriana di

�EDIZIONI DELLA D1V. COMMEDIA

29

L o n d ra , esempi, in m a rr. v erd e , descritto dal D ibdin ( Catal. IV .
1 0 5 -1 0 8 ) ; - Bibliot. del Collegio d 'E to n , a D u b lin o . Un esem­
p lare con iniziali m iniate ad ogni Canto è registralo nel Catal,
libr. et manuscr. L iburni collectorum ( L i b u r n i , 1 7 5 6 , in 8 . ,
fac. 1 8 3 ) .
Vend. 129 f r . , G aignat, n ° 1971, esempi, in m arr. b l e u ; — 112 ir .,
F loncel, n ° 3297; — 72 fr. L a Valliere, n ° 3561 ; — 192 fr., bell’ esempi,
in m arr. r o s ., Camus d i Lim are-, — 5 lire sieri, e 5 scell. P in c llì, IV.
1 9 4 1._ _ 60 fiorini, Crevenna, n ° 4546; — 6 lir e e 15 scell. Cat. M acarthy del
4789 ; — 64 fr. S ala S ilvestre nel 1809; — 7 lire sieri. S y k e s ; — 5. lire , 15
scellini, c 6 don. S in g e r , nel 1S18; — 5. lire steri, e 5 scoli., e 2 lire steri,
e 3 scellini, Heber ; — 130 fr., B outo u rlin , (I. n ° 1330) — 4. lire steri, e 9
scell., esempi, in m arr. v erd e, H ib b ert, n.° 2493; — 12 scudi, Cat. Renalo
del 1793 ; — 4 scudi, Cat. Conti.
— P anzer, III. 123 , 271 ; — Maittaire, V. 326; — De B ure, n ° 3 3 2 0 ,
— L aire, In d ice , I, 425; — O rlandi, fac. 320 ; — La Sem a n ° 527 ;
— B runet, II. 14; — liberi, n ° 5684; Hain, 11.0 5942; — Haym , II. 1; — Gamba,
n ° 382; — Serie del Volpi, di Padova, e d ’ A rtaud; — R ep erto riu m bibliogr.
Londra, 1819; — E diz. Viviani, I. XLV; — Bibl. Slusiana, fac. 667 (1) ; — Cat.
S m ith, fac. X ; — Goetz, I. 9 9 ; — Bolong. Crevenna, n ° 4546. L ’esempi,
di questa Biblioteca aveva grandi iniziali m iniale, e la prim a caria ricca­
m ente contornala di fregi d ’ oro e in colori; — Cat. Duriez, 110 2640.

1 4 7 7 -1 4 7 8 . *
A

lnom e

C o m e d ia

di
di

d io

D

. C

o m in c i a

ante

A

la

l d ig h ie

R I EXCELSO POETA F IRENTINO
C

a n t ic a

p r im a

I n fern o . C
qvale
ta

si

anto

a ppella ta
p r im o

p r o h e m iz a

nel

atvt

lo pra .

In fogl. gr. di 249 carte (2).
( 1) In codesto Catalogo è indicata senza luogo nè anno, e con questo
titolo : L a D iv in a Commedia di D a n te , colla sua V ita del B occaccio, e
alcune a n n o ta zio n i, in foglio got. Non può dubitarsi, che codesta non
sia l'edizione del 1477.
(2) L’Hain ed il Gamba contano 250 c arie. Io n e ho trovate 249 e
non più negli esemplari della P a la tin a e della M agliabechiana ; ma può
darsi che se ne trovi una bianca 0 al principio 0 alla fine.

�30

EDIZION'I DELLA DIV. COMMEDIA

Edizione celebre, dal nom e dell’editore della Nidobeatina ;
non ha n u m e ri, nò r ic h ia m i, nè se g n a tu re ; la stam pa è b e lla ,
e bella e grave la carta ; il Poem a im presso in bei caratteri tondi
rom ani ha 48 versi nelle faccio intiere ; il C o m en to , eh ’ è in
caratteri gotici e più piccoli, ne h a 66. È fatta a due co lo n n e,
l’una per ii te sto , l’a ltra per il C om ento, ma spesso il Co
mento invade anco la colonna del testo nella sua p arte infe­
rio re : in m argine accanto al testo si veggono delle lettere che
stanno a distinguere secondo 1’ ordine alfabetico gli articoli del
C om ento. I tito li, sì nel Poema come nel Comento , sono la tin i,
ed im pressi in lettere c u b ita li, il posto delle iniziali è lasciato in
b ia n co , e non si legge alcuna intitolazione in testa di p ag in a.
Il volum e com incia con una Lettera la tin a del N idobeato p o r­
tan te il seguente titolo in m aiuscolo:
D IV O GVILIELMO MARCHIONI MONTISFERRATI : M IL IT IA E SV PItE
MO DVCI : SACR I ROMANI IM P E R II PR IN C IPI VICARIOQVE P E R
PE TV O . M A R TIN U S PAVLVS N ID 0 BEATUS NOVAR IENSIS.

P . F . D.

Q uesta le tte r a , data di Mediolani Kalendis M a rtiis. Mcccc
I x x v m , occupa il retto ed il verso della prim a carta : e quindi seguo­
no tre A p p a ra ti, de’quali il prim o è preceduto da queste p aro le:
A l n o m e d i d io . A p p a r a t o
so p ra

la

c o m e d ia

di D an

T I . ALDIGERl EXCELSO POETA
f io r e n t in o

Questi Ire A p p a ra ti, a cui lien dietro un Sommario dei ca­
pitoli finiscono sulla faccia retto della q u in ta c a rta , il terso della
quale contiene un com ponim ento in versi la tin i, 34 di n u m e ro ,
preceduto dalle parole M. P . N. N. a d l e c t o r e m . La sesta ca rta
è b ia n ca , e sulla settim a principia il Poema col titolo rip o rtalo
di sopra (I). La Cantica dell’ Inferno prende 76 c a rte . In piè delF ultim a , dopo un Capitolo intitolato De le pene che hanno li
demonii, si legge :
F in ita

al nome di dio la prim a

cantica del

glorioso poeta Firentino Danti aldigeri la quale
e chiam ata inferno e contiene capitoli. X X X II II .
(I) 11 Van Praet nel suo Cat. des livres sur vèlin non parla di questa
carta bianca, e fa principiare il Poema dalla carta 6.»

�EDIZIONI DELLA DIV. COMEDI A

31

adi. X X V I I. septembre. Mcccclxxvii. in la citta
inclvta (s»'c) di milano.
I l P u r g a t o r io c o m p r e n d e 7 3 c a r i e , \ d e lle q u a li p r e l i m i n a r i ,
e c o n te n e n ti d u e A p p a ra ti, e u n a Tavola sommaria del Purgato­

rio; in te s ta d e lla 5 . a c o n c u i c o m in c ia la s e c o n d a C antica, si v e d e
u n g r a n d e sp a z io b i a n c o , p r o b a b ilm e n te la s c ia lo p e r q u a lc h e
m i n i a t u r a . I n fin e si le g g e l a p a r o la F i n i s , p o i la s o tto s c riz io n e

seg u en te:

Finita alnome didio la seconda cantica dela
comedia di dante aldigeri excelso poeta Firenti
no appellata Purgatorio laquale contiene capitoli.
X X X I I I . adi. X X Ì I . novembre. M ccccI xxvji. in la
città inclita di Melano Deo Laudes.
11 Paradiso com prende 94 c a rte , le prim e due contenenti u n
Apparato e u n a lntentione del canto primo paradisi ; in testa della
3 .a si trova il solito spazio bianco. F in ito il P o e m a , sul retto della
carta 239 sla scritto :
M e d i o l a n i . F i n i s . MCCCCLXXVIII.
Seguono : Excvsalione et protesto finale dellavctore. — Credo di
D anti et epilogo circa la santa fede. - Tavola sommaria del P ara­
diso. - L i sepie sagram enti. - L i dieci comandamenti. - Septe peccati
m o r t a l i .- Lo pater n o s tr o .- Ave M a ria . Q uindi si legge la sottoscrizione seguente :

D IV A . BO. M A ( bona matre ) cum dulci nato.
IO. G Z . ( Joanne Galeatio ) ducibus feliciss. ligurie ualida pace re g n a n tib u s . operi egregio manum suprem am . L U D . et A L B E R . ( Ludovicus
et Albertus ) pedemontani amico Ioue im po
suerunt. Mediolani urbe illu s tri. A n n o gratie.
M C C C C L X X V I I I . V. ID. F. ( quinto Idus F e
bruarii ).
MP. N. N. CVM. GV. T . FA . CV.
Le quali sigle vengono spiegate cosi : M a rtinus Paulus Nido
beatus Novariensis cum Guidone T erzago faciendum curaverunt.

�32

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

La seguente ed ultim a carta del volum e h a n el suo retto un
Registro a 4 colonne, che si chiude con le parole D eo L a u s, ed è
preceduto da questa avvertenza stam pata in m aiuscolo:

Se Questo V olum e Di Danti Fosse T vtto Disperso
E t Dissipato Potrassi Per L a Presente T avola Rac­
cogliere
E t O rd in are,P erch e Qui E Posta L a Prim a Parola
Dogni C a rth a Lasciando Sempre Stare L a Rubrica
Per Non Eqvivocare.
F u ro n o in questa edizione omessi gli ultim i 39 versi del Can­
io X X II dell’ Inferno, e i versi 118-119 del canto X IX del P u r­
gatorio .
Il lungo Comento pubblicalo con questa edizione viéne ge­
neralm ente attrib u ito a Jacopo della L a n a . N ella sua Lettera al
M archese di M onferrato (riprodotta dal Sassi nella H ist. typogr.
M ediolan. fac. 4 7 1 -4 7 2 , e dal com pilatore del Catalogo S m ith ),
il N idobeato racconta come egli eccitasse Guido Terzago Nobile
d’Insubria a fare stam pare la D ivina Com m edia, unendovi u n
am pio C om ento. Poi fa menzione di otto Com entatori di D ante
a llo r conosciuti , cioè Francesco e Pietro figli di D ante , J a ­
copo della Lana bolognese, Benvenuto da Imola , Giovanni Boc­
caccio, Riccardo frate carm elitan o , Andrea nap o litan o , e G ui
niforte B arziza bergam asco. Dopo di che d ic e : Sed Jacobus la
noeus materna eadem et bononiensi lingua superare est visus . . . .
Equidem haud abnuerim ullam esse sentenliam ullum paulo oscurius
verbum : quod non commentator noster infima etiam ingenia sortilis
intelligendum prebeat. E t nos aliquibus locis pleraque coniunxim us
aut usti comperla: aut ex diversis auctoribus el annalibus tamquam
ex fluminibus derivata : que cum iuvare: tum eliam delectare legen­
iali passini. P arreb b e che la massima e principal parte del Com
e n to pubblicalo con la presente edizione dovesse a ttrib u irsi a Ja ­
copo della L an a, contem poraneo di D ante, a cui e Guido T erzago,
e il N ido b eato , ed a ltri avessero fatte delle giunte . Cosi la pen­
sava il Sai viali ( Avvertimenti sopra il Decamerone, M ilano, 809.
I. 2 2 2 -2 2 3 ), a senso del quale il com pilatore del Comento Nidobeatino « copia in gran parte quel di Messer Jacopo della Lana, ma
« riducendolo in linguaggio non buono, e preponendo, e tramezzando,
« e per tulio inzeppandovi brani, e brandelli d’altri comentatori » .

�EDIZIONI DELLA DIT. COMMEDIA

33

Posson vedersi a questo proposito anche le Lettere ¿ ’Apostolo Zeno
(I. 2 7 2 ), il Giorn. de'letter. di Venezia (VI. 483, e X II. 249),
il Q uadrio ( IV. 251-253 ) , e 1’ articolo Terzago nella Biblioth.
Script. Mediolanensium dell’ A rg e la ti, col. 1822.
Il testo della Nidobeatina fu a’nostri giorni rim esso in grande
o n o re , essendo stato adottato per le edizioni rom ane del 1791 ,
1815 e 1820, per quella di M ilano, 1804, ed a n e le dagli editori
di Padova. (1) Intorno a ciò è da consultarsi la Prefazione della
edizione del 1791, una Lettera di Guglielmo della Valle al M a r­
chese Averardo d e'M edici, stam pata in fronte del 3.° volum e di
qu ell’ ¡stessa edizione, ed un recente opuscolo intitolato : Intorno
ad alcune varianti della Divina Commedia di Dante di confron­
to colla lezione di Nidobeato, lettera dell’ abate F ortunato Fe­
derici. M ila n o , tip. di Andrea M olina, 183G, in 8. di 32 fac.
Queste varianti son tratte dal Quaresimale del p. Paolo A ttavanti,
impresso a M ilano nel 1479 , libro divenuto r a r o , e di cui si
conoscono due esem plari esistenti nelle Biblioteche di B rera e
di P adova.
I)i questa edizione assai rara (m a non ra rissim a , corno fu
detto per le stampo più d una volta) tre esem plari i n p e r g a m e n a
citano i b ibliografi: 1.» quello della Biblioteca di Giuseppe S m ith
con iniziali dorate e co lo rite, passato nella Biblioteca Reale di
L ondra ( Catal. II. 285), e da questa nel Museo Britannico ;
2.° quello della Biblioteca Reale di P a rig i, restituito nel 1816 a
quella di Brera di M ilan o ; esso va adorno d’ iniziali d ip in te , la
prim a delle quali rappresenta D ante vestito d’ una cappa scar­
la tta ; 3.° quello del Convento degli Agostiniani di Crema, anch’es
so con iniziali d ip in te , citalo dal Sassi (I. D L X V III). Un q u arto

(1)
Un accuratissimo esame e confronto istituito sulle più famose edi­
zioni della Divina Commedia dal signor consigliere Bernardoni di Milano,
uoiue già caro alle lettere per non pochi e pregevolissimi scritti intorno a
D ante, e che presto farà di pubblica ragione anche questi suoi ultimi studi,
chiarirà come il testo della Nidobeatina non fosse dal Padre Lombardi
seguito con tutta quella esattezza che ei da sò medesimo dice nella Prefa­
zione della sua edizione del 1791. Ecco quanto m e ne scrive il sig. Bernar
doni. “ Ora intendo di d im o stra re, con quella urbanità che non dovrebbe
« mai scompagnarsi dalla critica lette ra ria , che l'edizione di R o m a , 1 7 9 1,
• e le posteriori che la copiarono, non contengono tuli’ al più che alcune
« varie lezioni tratte dalla N idobeatina o da qualche Codice ms., e che del
» resio sono con to rn i a quella della C ru sc a , o piuttosto a ciucila del Co« mino di P a d o v a , 1727. »

3

�3*

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

no ram m enta il V an P raet nel suo Catalogne des livres imprimés
sur vélin (IV. n.° 152), come esistente nella Biblioteca del Sem ina­
rio di P adova, ina sbaglia ; giacché codesta Biblioteca ne possiedo
solo un bell’esem plare cartaceo (1). A ltri cartacei si trovano nella
Vaticana, nella Corsiniana (esempi. R ossi, Catal, f. 76) e nella
Casanatense (C atal. I , 123) di Roma ; nella Trivulziana e nell'Ambrosiana di M ilano ; nella Biblioteca pubblica di M antova ;
nella Riccardiana (In v e n ta rio , ediz. del X V secolo, n.° 146), nella
Magliabechiana ( Catal. I. 591-594) e nella Palatina (Ediz. del se­
colo X V , n.° 17) di Firenze ; nella Borbonica di Napoli ( Catal. I.
2 32-233) ; nella tìibl. Reale di S tuttgard (Dibdin, Bibliogr. Tour ,
I II . 25); finalm ente in quelle private del Duca di Malborough o
ài Ruggiero Vilbraham ia Londra (Reperì, bibliogr. fac. 3 8 5 ).
M aittaire, V. 326; — P anzer, li. 33; — De Bure, n.° 3321 ; — Orlandi,
fac. 320; — La Sem a, n ° 528; — Hain, n ° 5943; — Ebert n ° 5685; — Brun e l, 11. 14; — llaym , 11. 1; — Gam ba, u.» 383 ; — Serie del Volpi, dell’ Artaud e di Padova; — Ediz. di M ilano, 4804 , P re fa zio n e , fac. XII;
— Sassi, H ist. Tip. M edio la n en sis, col. 195-197; — Van P ra e t, IV. 116118; — Catal. Liburnensis del 4756 , fac. 183; — Cat. Capponi, fac. 16.
Veud. 95 fr. m arr. ros. L a V ailière, n.° 3562; — 2 lire e 3 scell. P inclli, IV. n ° 1912; — 60 fiorini, Crevenna, n ° 4547;— 1 51 fr. raarr. verde,
ISoutourlin ( I . n.° 1333).

1478. *
D a N T IS

AL1GER1I POETAE FLO

R E N T IN I INFERN I CAPITVLVM
PR1MVM IN C IPIT ( 2 )

E l fine:
Opus impressnm (sic) arte et diligétia ma

( 1) Il Van Praet corresse il suo sbaglio nel t. X, fac. 196 del suo Cata~
logo. Trovo ram m entalo altro esem plare in p e rg a m e n a , con iniziali riu ­
nite , alla fac. 22. del C atalogus librorum ra rissim o ru m ante annum 1500
excussorum (de Jackson), in 8 .,senza luogo nè data (Livorno, c ir c u ii 1756).
(2) Il Gam ba, il Brunet ed allri bibliograli, osservano questa esser«
la prima edizione, nella quale si dà a Dante il titolo di ven era b ile, a ttri­
buendole il titolo seguente.- Comincia la P rim a P a rte chiam ata In fern o
della Commedia del Venerabile P o eta D ante A lighieri Nobile C itta d in o
F iorentino. Il titolo da m e riportalo è il solo che io abbia trovato in tesi;*
del bell'esem plare della P a la tin a di Firenze (E diz. del X V secolo, n ° 16).

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

35

gistri philippi ueneti. A n n o domini
M cccclxxviii
Inclyto veneciarum pricipe Andrea
Vendram ino.
In fogl. picc. di 101 carte ( i) .
Ediz. in carattere rotondo , ra ra sebben poco elegante , senza
n u m eri nè r ic h ia m i, stam pata a 2 c o lo n n e , di 36 linee per
ognuna in te ra . Il prim o verso dell’ in ferno è diviso in 6 linee per­
pendicolari stam pate in m aiuscolo, a ll’ oggetto di lasciar posto per
un a grande iniziale. I titoli delle Cantiche e quei de’canti sono in
latino ; e le terzine , disposte tutte sopr’ una m edesim a lin e a , non
p er altro segno si distinguono 1’ una dall’a ltra , che per un a maiuscolella colla quale com inciano i p rim i v e r s i, m entre gli a ltri
due com inciano con u n a lettera bassa.
Questa edizione non ha nè co m en lo , nè proem io, nè argom en­
ti , e com prende le segnature a - n , tulle q u a d e r n i, cioè di 8 carte,
meno a eh’è quin tern o , ed t e i che son te rn i. Nel prim o foglio la
p rim a carta è b ia n c a , la seconda non è m a rc a ta , e la 3 .8 , la 4.«
e la 5.a sono m arcale a il, a in, a mi. E rra v a il D ibdin a ttr i­
buendo sole 8 carie a ll’ esem plare della Spenceriana (C at. V I.
1 1 4 ) , nel quale manca probabilm ente la carta bianca del p rin ci­
p io . Sul retto dell’ultim a carta, che h a bianco il verso, trovasi
dopo la sottoscrizione il seguente epigram m a di certo C. Lucio Le­
lio , il q u a le , per quello ne pensa Apostolo Zeno (Lettere, h i . 66),
sarebbe stato l’editore della presen te.

C. L ucius Loelius.
A n ch o r Iaetate et men logi egno mio
ualgino ad etnédar tanto auctotte
solo de questa lingua eterno honore
prim o pictor dela cita de dio
Pur la innata affection el gran desyo
chor fa g rà tepo mha tenuto el core
disposto arestaurar il suo ualore

(I) L 'Hain per distrazione non ne conia che 1 oo.

�36

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

chera per gran uilta posto inoblio
Non sol m ha fatto sulleuar tal salma
m a unaltra assai più grau e et di più stima
interpretarlo altrui eòe sitéde
O n d e se inalcun loco non si lima
si ben questo opra eoe il vero attende
Sirenato a m o r iscusi arquanto
C. Lucius Loelius
luppiter oipotes grais cocessit hom erum
urgilii latis carm ia sacra dedit
et rh ytb m os dantis comuni munera linguae
tradidit hos uates fecerat ipse deus
Il sig. A udin ( Cat. B o u to u rlin , ediz. del X V secolo, n ° 203 )
osserva , che furono omessi i 39 ultim i versi del Canto X X II
dell’ infern o (1). O ltre l’ esem plare di già citato della P a la tin a ,
u n altro se ne trova alla Trivulziana di M ilano. Quello del conte
B outourlin fu acquistato dal signor Seymour K irku p , pittore in ­
glese e grande am atore di D an to , il qualo lo possiedo tu tto ra .
Q uesta edizione è certam ente fra quelle del quattrocento una
delle più r a r e .
Maittaire, V. 326; — P a n z e r, III. HO; — De B ure, n.° 3322; — E b ert,
n ° 5686; — Hain, n.&lt;&gt; 5944; — Haym, II. 6; — Gamba fac. 1 22 ; — Serie del
Volpi, di Padova e dell’ Artaud; — Ed iz. Viviani, I. fac. L ; — Cat. Rossi,
fac. 76 (2) — Cai. Boutourlin, 1. 1332.
1481. *
COM EN TO D I CRISTOFORO LANDINO FIO REN TI
NO SOPRA LA COMEDIA DI D A N T E A

lI

G H IERI POETA FIORENTINO.

In fin e :
( 1) Il medesimo sig. Audin fa male il conto laddove dice che in fine
di questa edizione dev’ esservi una carta bianca. L’ ultima carta, il cui verso
è bianco, completa le segnature dell'ultim o quaderno.
( 2 ) Noto, una volta per sem pre, che la bella e ricca Biblioteca dell’ abate
Rossi è stata riunita alla Corsiniana di Roma.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

F

in e

del

com ento

di

37

c h r is t o

PHORO LANDINO FIOREN
TINO SOPRA LA COMEDIA D I DAN
THE POETA EXCELLENTIS
SIMO . ET IMPRESSO IN FIRENZE
PER NICHOLO DI LORENZO
DELLA MAGNA A DI . XX X. DA
GOSTO. M. CCCC. L X X X I.

In fogl. gr. di

carte non num erate (1).

P rim a edizione fio re n tin a , in buon carattere rom ano rotondo
e su buona caria g ra v e , per l’ esecuzione tipografica b ellissim a;
non ba num eri, nè re g istro , nè ric h ia m i. Il Com ento, disposto
atto rn o attorno al Poem a, è in caratleri più piccoli ed ha 60 li­
nee per ogni facciala in tera, ciascheduna delle quali porla in testa
l’ intitolazione della Cantica in lettere cubitali, non che quella via
via de’C anli, il cui num ero progressivo a luoghi vedesi espresso in
m aiu sco lo , a luoghi in num eri ro m a n i. I l poslo delle iniziali
è stalo lasciato in bianco, e ripieno con delle lellere m inuscole.
D arò esalta descrizione di questa edizione, che non sem pre fu dai
bibliografi esattam ente d e sc ritta , e c h e , senza essere certam ente
com une, non può per altro d irsi, come taluno la disse, rarissim a.
II volum e com incia con 14 carte prelim in ari (2), la p rim a e

(1) Attribuendo alla presente edizione 368 c a rte , omesse l’ Audiffredi di
coniare la caria bianca del principio, una delle due che seguono dopo i
prelim inari, e le ultime due colle quali il volume si chiude. Quanto al Van
P ra e t, clie ne cita sole 366, pare che intendesse far conto unicam ente delle
stam pate.
(2) Tulli i bibliografi danno a questa edizione 12 carte prelim inari e
non p iù , ma le seguenti osservazioni del cav. Pezzana, che noi prendiamo
dall’ ultima edizione dei Testi d i lingua del Gamba dove sono in una noia
alla fac. 123, chiariscono che devon esser 14: « Io sospetto che questi P re• liminari debbano avere 14 c a rte , due delle quali bianche, perchè nel« l’ esemplare della biblioteca P arm ense una caria bianca non entra nella
. segnatura *, e corrisponde all'ottava del quaderno. L’ altra bianca do. vrebbe trovarsi tra la liue de’Preliminari ed il principio dell’ Inferno; ma
« in esso vi m an ca, e la sua corrispondente, che è la prim a del terno dei
« prelim inari, è collata alla seconda. Le cuciture sì del quaderno, e sì del
« terno mi confermano nel mio sospetto » . Pare a m e che il Pezzana ab­
bia ragione, perchè queste due carte bianche le ho riscontrale nell’ esem-

�38

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

l’ultim a bianche; tre solam ente son registrate, la 2.» , la 3 .a e
la 4 .a , che hanno le segnature ,i. n . i n (1). Cominciano le
delle carte prelim inari col titolo da noi riportato, preceduto dalla
parola P r o e m io , e contengono gli articoli seguenti.
Apologia nella quale si difende danthe et /lorenlia da falsi calvmnialori ; - Fiorentini eccellenti in doctrina ; - in eloqvenlia ; - in mvsica ; - in pictvra et Scvlptvra ; - lvs civile ; - Merco tir a ; - Vita et
costvmi del poeta; - Che cosa sia poesia e della origine sua divina et
antichissima
Fvrore divino ; - Che l’origine de poeti sia anticha ;
-M a r s ilii Ficini Fiorentini (Encom ilim D antis latin e et volgare);
- S ito , forma et misvra dellonferno et statvra de giganti et di lu­
cifero .
Segue la p rim a Cantica del Poema con questo tito lo :
C

anto

p r im o

della

pr im a

ca n t ic a

o

vero

COMEDIA DEI/ DIVINO POETA FIORENTINO
DANTHE ALIGHIERI ! CAPITOLO PRIMO :

Il prim o verso di questa Cantica è diviso in 12 lineette stam ­
pate in m aiuscolo e disposte perpendicolarm ente per lasciare spa­
zio ad u n a g rande in iziale. L’ ¡stessa disposizione tipografica si
osserva ancora ne’ prim i versi delle a ltre due Cantiche. 153 carte
h a l’ in fern o , e com prende le segnature a -s (m ancante k) tu lle
q u in te r n i, meno a che conta sole 9 carte (2), b , f t h , i , m e
n che sono q u a d e r n i, e $ che è te rn o . Queste segnature non sono
sem pre rego larissim e: ne sia prova che i fogli ai, ffi, h iiii, g in ,
e p ii non hanno registro.
La Cantica del P u rg ato rio abbraccia 108 c a rio , la prim a delle
quali è b ia n ca , e sulla seconda trovasi il Prologo del Com enta
to re . Lo segnature vanno da a a lino ad oo (m ancano i i , k k , a
uri) tu tte q u in te r n i, eccello hh che ha dodici c a r te , e oo che ne
ha sole s e i. Del prim o foglio la p rim a carta è bianca , la seconda
piare in pergamena della Magliabcchiana, che conserva tuttora la sua prima
legatura, l’ ima a principio del volume, l’altra alla fine dei Preliminari.
(1) Nell’esem plare i \ pergamena della M agliabcchiana sono registrate
tutte le prim e quattro.
( 2) Assicura il Van Praet che nell'esem plare in pergamena della B iblio­
teca Beale di Parigi il Poema incomincia alla sedicesima c a rta ; parrebbe
che dopo i Prelim inari dovessero trovarsi due carie bianche, l’ima delle
iiuali verrebbe di tal m aniera ad essere la prim a della segnatura a che ne
conta sole 9 stam pate. E di fatti ho potuto verificare l’ esistenza di queste
due carte bianche in uno dei due esemplari della B iccardiana.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

39

0 la terza non hanno registro, o la 4.» o la 5.» sono m arcato aaiii
a a iiii. Nel foglio II la prim a e la terza carta sono senza reg istro ,
e llv è m arcala vii (1) •
L ’ultim a C antica, preceduta anch’essa da un Prologo del Lan­
d in o , com prende 96 c a r te , con lo segnature A -L (senza lettera
K ) di dieci carte ciascuna, eccetto A eh’ è q u a d e rn o , I to rn o , o
L che ne conta dodici. Nel prim o foglio lo due prim o carte sono
m arcate aaa i e aaa i i , la 3.» A iii (2), e la 4 .a non ha reg istro ;
C iiii è m arcata per e rro re C iii; 1) iiii e G i non hanno regi­
stro . Il Poema term ina sul verso della 10.a carta dell’ ultim o fo­
glio con la sottoscrizione che ho rip o rtata a p rin cip io , od il vo­
lum e dee chiudersi con due carte bianche che si trovano nel­
l’esem plare della Biblioteca pubblica di Siena, e in quello i n p e r ­
g a m e n a della Magliabechiana.
Q uesta edizione veram ente m agnifica , come già di sopra no­
t a i , non porta però g ran vanto di correttezza. P er esem p io , il
canto X III dell’ Inferno è segnato Duodecimo ; nel P urgatorio
leggesi, canto X X II della tertia C a n tic a; nel P arad iso , canto
ovaclo por octavo, onori per nono, e i canti X IV , X X I, e X X IX
sono segnati X I I I , X X II, e X X V III. Il Fossi inoltro descrivendo
1 tre esem plari della M agliabechiana, de’ quali parlo più av an ti,
osservò che Io stam patore omesse i passi seguenti , omissione
che fu poi veduta ripetersi in m olte delle successive edizioni.
Inferno, c. V I, terzina 19; c. X V II, terzina 25; c. X X V III,
terzina 12 ; c. X X X , verso 3 .“ della terzina 42 , e terzina 43.
Purgatorio, c. X I I , terzina 18; c. X V I, terzina 4 3 ; c. X X I,
versi 2.° e 3.» della terzina 16; c. X X X I I , terzine 16 e 17.
Paradiso, c. II, terzine 40, 41, e 42; c. X V I, verso 3.° della
terzina 28, e terzina 29.
P are che 1’ editore avesse intenzione di m andare o rn ata la
sua edizione d’ un gran num ero di f ig u re , giacché in testa di
ciascun canto si vedono gli spazj bianchi destinali a riceverle ;
m a poi non furono riem piti che quelli lasciati in testa de’canti
prim o e secondo dell’Iu fe rn o , dove si osservano due incisioni
( 1) Il Brunet dice m ancante di registro il u, e non II i i i . Può darsi be­
nissimo che la cosa stia cosi nell’ esem plare da lui esam inato, m entre ta­
lune carte, da m e riscontrate senza registro nell’ esemplare della P a la tin a ,
lo hanno in quello della M agliabechiana.
( 2 ) Questa 3.» carta, come pure Fv non hanno registro nell' esemplare
della P a la tin a , ma lo hanno in quello della M agliabechiana.

�40

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

al bulino che com unem ente si hanno per eseguite da Baccio
Baldini sopra i disegni di S andro Botticell i . Q ualche esem plare
ha tre figure incise tutte sulla carta stessa del v o lu m e, m a la
terza è ripetizione della p rim a . A ltri esem plari vi so n o , p re­
ziosissimi e ra r is s im i, i (piali contengono 19 figure per i prim i
li) Canti dell’ in fe rn o , cioè quelle due delle quali ho parlalo e
che sono inciso sulla carta del v o lu m e , più altre 17 attaccalo
in seguito con colla agli spazi bianchi de’rispettivi loro C anti.
Q ueste 17 figure sono certam ente opera dei medesimi a r ti s ti,
giacché non si presenlano in niente differenti dalle due prim o
nè in quanto al disegno, nè in quanto al lavoro dell’ intaglio (1);
il quale dovendo n aluralm enle procedere con m inore prestezza
che l’ im pressione del te s to , f u , a quel che p a r e , cagione che
abbandonasse l’ editore l’idea di fare l’incisione sulla carta del
v o lu m e , e si appigliasse al compenso di allaccarvele con col­
la. I seguenti esem plari sono tutti con 19 fig u re.
Biblioteca Reale di P arigi. Esem plare ottim am ente conservalo,
app arlen u lo una volta a ll’ avvocalo M archis di F iren ze. Com­
pralo dal Laire in Roma nel 1788 presso il lib raio B arbellini
per conto del C ardinale di Brienne (secondo racconta l’A udif
fredi nel suo Specim en, a fac. 2 8 8 ) , fu poi nella vendita di
codesta Biblioteca eseguila in Parigi nel 1792 (Indice del L a ire ,
I I. il.» 11 ) acquistalo dalla Biblioteca Reale di Parigi per prezzo
di 1030 fra n c h i. Q uest’ esem plare è unico nel suo genero in
q u esto , che oltre le 19 figure incise per i prim i 19 Canti d el­
l’ in fe rn o , contiene eziandio 16 disegni in p e n n a , dello stesso
genere che i p rim i, per i Canti 15 a 33 del P arad iso ; ed u n
frontispizio pure a penna vedesi sulla carta bianca posta dopo i
P re lim in a ri. In proposito di questo prezioso esem plare può con­
sultarsi il Saggio di curiosità bibliografiche del P eig n o t, P a rig i,
R enouard, 1804, in 8 ., fac. 3 8 -3 9 , e il Catalogue des livres im ­
primés sur vélin del V an P r a e t (IV . 1 2 1 -1 2 2 ). Due altri esem­
plari cartacei sono nella medesima Biblioteca m eritevoli a n ­
eli’essi d’osservazione. 11 prim o contiene le solile duo ligure molto
ben c o lo rile , e le medesime figure in nero preso da altro esem­
p la re . Il secondo porta la prim a carta del testo o rn ala d’ un ricco
contorno dipinto ad arabeschi con due scudi l’uno de’quali h a
le sigle S. I*. Q. B.
( i) Di queste figure pregevolissime per il magisterio dell'esecuzione
dirò stesamente all'articolo F ig u r e detta D iv in a Commedia.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

41

Palalina di F iren ze. Bell’esem plare adorno d’iniziali dipinte
in oro e in colori, e di 23 incisioni per i prim i 19 CanTi del­
l’ in fe rn o ; la l . a, la 2.% la G.a e la 19.3 sono doppie: il solo, che
si sappia, nel quale trovinsi q uattro figure co’loro duplicali. F u v vi anche aggiunto il fac-sim ile inciso d’ una ventesim a figura che
si trova nell’ esem plare della Riccardiana. La prim a carta h a in
testa le parole seguenti: E st hieronymi magislri caroli de Vechiano.
Vaticana di B o rn a. E sem plare citato dalI’Audiffredi (Speci­
m en , fac. 2 8 8 ). A lla V aticana dev’essere anche l’esem plare ci­
tato nel Catal. Capponi (fac. 17) con 16 fig u re.
Riccardiana di F iren ze. E sem plare con 20 incisioni ( Invent.
fac. 7 2 ) . Parm i che la ventesim a possa dirsi in certa m aniera
u n duplicato della te r z a , poiché il sogggetto è Io stesso , e solo
vi si ravvisa qualche differenza nei p articolari. Le carte p re­
lim in ari di quest’ esem plare portano in m argine alcune postille
che m ostrano essere d’antica dafa.
Magliabechiana di F iren ze. Bell’esem plare descritto con tu tta
esattezza dal Fossi ( Catal. I. 595-596); il quale osserva che le
carie 3 e 6 del foglio i sono stam pate in carattere differente e
più g ran d e . P are che quest’ esem plare sia quello già ap partenuto
al B iscio n i, che ne parla nelle sue Giunte al Cinelli (IV . 214).
Esso ne cita u n a ltro , senza dirn e il p ro p rie ta rio , in cui u n a
delle 19 figure era doppia in luogo d’altra m ancante.
Bibliot. pubbl. di Siena. Esem plare citato da Luigi de Ange
lis nella sua continuazione del Dizionario degli incisori del G an
dellini (S ie n a , P o r r i, 1809, in 8 . , V II. 2 0 -2 2 ), dove è esat­
tam ente descritto figura per figura. E ne parla anche il B ottari
nella sua Raccolta di lettere pittoriche (R om a, 1754, 11, 3 0 4 ).
Ambrosiana di M ilano. E sem plare ram m entato dal Bandini nel
suo Specimen liner. Florent. (11. 197).
Esem pi, del Duca di Cassano S e r r a , venduto 52 lire steri.
10. scell. a L ondra nel 1821 (Catal, fac. 504).
Bibliot. Imperiale di V ienna. E sem plare con 20 figure, essendo
doppia quella del Canto sesto: lo cita il D ibdin nel suo Bibliogr.
Tour ( II I. 3 2 2 ).
Bibliot. Reale di M onaco. Bell’ esem plare con 20 figure cilalo
anch’esso dal D ibdin (III. 144). Questa Biblioteca ne possiede og­
gidì un secondo con 19 fig u re , restituito nel 1814 dalla Bibliot.
Reale di P arigi.
, ,
Bibliot. di lord Spencer in L o n d ra . E sem plare descritto am ­
piam ente dal D ibdin n ella Bibliolheca S p enceriana (IV . 108-115).

�42

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

H a le 19 fig u re , più u n duplicato di quella del Canto V I. Vi
fu anche innestala una g ran tavola rappresentante i demoni che
torm entano i d a n n a li. È legalo in m a rr. tu rchino per L ew is,
e , per quanto dice il sig. Beloe (Anecdotes o f literalure, L o ndon,
1807, in 8., I. 6), costò 100 ghinee (2600 fra n c h i). Vedi ancho
intorno a questo esem plare le Varietés bibliographiques del Peignot
(P a ris, Renouard, 1 822, in 8 ., fac. 1 1 9 ).
Bibliot. di lord Grenville in L o n d ra . (Dibdin. Bibl. Spence
ria n a , IV. 114) (1).
Bibliot. del Museo Britannico di L on d ra . Nel Reperì, bibliogr.
(fac. 40) si cila altro esem plare di questa Biblioteca con sole 9
f ig u r e , di cui la terza è un duplicalo della seco n d a. Esso fa
p arte della collezione Cracherode.
Bibliot. del sig. W ilbraham in L o n d ra . Esem pi, ram m entato
dallo S tru tt nel suo Dict. o f engravers (I. 131).
Bibliot. dell’ Università di C am bridge. Esem pi, con 18 figure,
registrato da C. H . H arlsh o rn e nel suo The book rarities o f thè
university of Cambridge, L ondon, 1829, fac. 183.
Di questa edizione si conoscono tre esem plari i n p e r g a m e n a :
il p rim o , senza fig u re , è nella Biblioteca Beale di P a r ig i, e fu
descritto dal V an P ra et nel suo Catalogne des livres imprimés sur
vélin (IV . 1 5 3 ). P er quanto egli abbia sette carte non im presse
che da u n a parie so ltan to , e per quanto sia sialo com pletato al
principio e alla fine con undici carie stam pate in semplice carta
o rd in a ria , fu pagato franchi 821 Del 1818 ( Catal, des livres pré
cieux de M . **, P a r is , D eb u re, n.° 5 7 ). L ’altro è citato dal Re
n ouard come esistente nella Biblioteca del sig. B u tler. Il terzo
fin alm en te, più che i due ram m entati degno di n o ta , è quello
della M agliabechiana, e fu già dal Fossi esattam ente descritto (I.
5 9 4 -5 9 5 ). Q uest’u ltim o , c h e è d ’una bellezza r a r a , per quanto
senza fig u re , non solam ente si raccom anda per l’oltim o sialo di
conservazione, por l’ am piezza de’ m argini e per la candidezza
della p e rg a m e n a , m a anche per le m inialure di cui va fre­
g ia to , e per la legatura di uno siile nuovo affatto, tu tta rico ­
perta di un prezioso lavoro d’ oreficeria condollo in argento e in
g ra n a to . O ltre a parecchie grandi iniziali m iniate in oro e in
co lo ri, i m argini della prim a faccia di ciascuna Cantica e quei
(1) La descrizione di quest’esem plare deve Irovarsi nel Catalogo della
Biblioteca di lord G renville, pubblicalo a L o ndra nel 1842| per i signori
Payne e Foss.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

43

della prim a del libro sono ornati di u n ricco contorno m inialo
an ch ’ esso in oro o in colori. Ma il luogo su cui si ferm a di p re ­
ferenza l’occhio dell’a r lis ta è la prim a faccia dell’ in fe rn o , nella
quale ti si presenta un bel ritra tto di Danto in m edaglione con­
tornato di ricchi fregi, che negli angoli e nel mezzo d’ognun di
loro portano alcuni vaghissimi scudi con le arm i del popolo e
della città di F ire n ze , e con quelle del L an d in o . In testa poi
della medesima vedesi il titolo che appresso, un po’ differente
da quello degli esem plari ca rtac ei, s c ritto 'in lettere d’o ro sopra
un fondo turchino volgente a ll'a z z u rro :
C

anto

p r im o

della

pr im a

c a n t ic h a

ove

RO COMEDIA DEL DIVINO POETA FIORENTINO
DANTE ALEGHIERI CAPITOLO PRIMO

E nella faccia medesima leggesi il seguente ricordo scritto in
carattere m oderno, dal quale resu lta esser questo l’esem plare di
cui Cristoforo L andino regalò la Repubblica F io re n tin a , e non
già il P a p a , come alcuni bibliografi hanno preteso:
N el Codice 18, palch. I V di questa libreria, esiste un Docu­
mento all' articolo L a n d in o , che dimostra esser questo l esemplare
donato alla Signoria di Firenze da M . Cristoforo L andin o , per cui
ebbe in dono una terra nel Castello del Borgo alla Collina sua pa­
tria in Casentino, nella cui chiesa esiste il suo corpo incorrotto.
P uò consultarsi a questo proposito lo Specimen littcr. l'ioren.
del B an d in i, II. 131, 140-143.
Questo prezioso esem plare fu già legalo in seta bianca e rossa;
q uando nel 1785 si pensò a resta u rare la vecchia le g a tu ra , allo ra
la seia venne cam biala con la pelle rossa e bianca che tutto di
gli rim a n e . Un ricordo m odernam ente apposto sull’ u ltim a carta
del volum e dice così: Restaurati gli ornamenti di argento a fatta
una testata nuova da Antonio G raziani nel 1785. Questi lavori
d’ oreficeria consistono in ferm agli d’argento d o ra to , ed in sei
stupendi lavori di n iello , q u allro alle p u n te , e gli altri due nel
mezzo delle coperte la te ra li. L e arm i di Firenze sono cesellate
con un guslo squisito.
Il biografo del L a n d in o , Angiolo M aria B a n d in i, cila come
stam palo senza indicazion di luogo nè d’ anno un Discorso da
esso pronunziato davanti la Signoria di F irenze nell’ atto di offe­
rirle un esem plare del suo C om ento, e il Biscioni ne dette u n a
copia nelle sue Giunte al Ciucili (l. I V ) , ms. in foglio della
M agliabechiana, cl. IX , n.° 70. La fo rtu n a m i è siala tanto cor­

�44

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

tese da farm i tro v are nella Palatina di F irenze ( E d iz. del sec.
X V , n.° 253) un esem plare, che forse è il solo che si conosca,
di questo rarissim o opuscoletlo , il titolo del quale dice così:
O ra tio n e

d i m esser

Christophoro L andino fio­

rentino hauuta alla Illustrissima S. Fiorentina
quando presento el C om ento eli Danthe.
Il
libretto m anca, come fu notato dal B a n d in i, di q u alu n q u esiasi indicazione tipografica, m a è certam ente stam pato in Firenze
n el secolo X V : si com pone di 6 c a rte , l’ultim a bianca , le altre
im presse in carattere rotondo senza num eri nè ric h ia m i, e con
le segnature I. II. I II .
Credo pregio dell’ opera l ’ aggiungere alla lista degli esem­
p la ri fin qui ram m entali i seg u en ti, m eritevoli essi p u re di spe­
ciale r ic o r d o .
Bibliot. P in e lli. Bellissimo esem plare e con g ran m a rg in e ,
con le prim e iniziali delle tre Cantiche m iniate e d o ra te , venduto
18 steri, e 18 scell. O ltre alle due incisioni de’ prim i due Canti del­
l ’in f e r n o , vi sono 17 disegni all’ acquarello per i Canti 3 a 19
della medesima C antica, collocati sugli spazj lasciati in b ian co ,
che il M orelli ( Bibliot. Pinelliana , I V , n.° 1913) credo copiati
da qualche esem plare avente le 19 incisioni.
Bibliot. del Duca di La Valliere. E sem plare con alcune figuro
copiate a p e n n a , venduto 450 fra n c h i.
Bibliot. di G. Hibbert, in L o n d ra . E sem plare legalo in cuoio
di R u ssia, con 15 incisioni (1), ed il f a c s im ile in penna e in
inchiostro di quelle de’Canti V I, V II, X IV e X V . Nella ven­
dita di codesta Biblioteca fu com prato dal libraio Bolm per
40 sieri, e 19 scell. ( Catal. n.° 249*2).
Bibliot. di sir M astermann S y k e s , in L o n d ra . Esom plaro
con 11 in c isio n i, venduto 15 steri, o 15 scell., citalo dal B ru­
ne!. P robabilm ente questo è quel medesimo esem plare con 11
in c is io n i, che il V an P raet (IV . 122) ram m enta come u n a volfa
del Duca di C assano, e oggi di lord Spencer.
Bibliot. del Duca di Devonshire. Bell’ esem plare con 4 inci­
sio n i, citato dal D ibdin (IY . 1 1 4 ).

(I) Il lìrunet scrive che questo esem plare ha sole 14 figure originali.
Nel R epert.\ bibliogr. (fac. 295) gli se ne fanno 17.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

45

lìibliot. di sir James Edwards . E sem plare nel quale vedesi
innestala una ben fatta e curiosa incisione rappresentante l’inferno
secondo il nolo affresco del Campo Santo di P is a . F u venduto
2&amp;^ steri. e 5 scell. ( Reperì. bibliogr. fac. 4 4 3 ). L ’ incisione è
p robabilm ente quella che si attribuisce a Baccio B a ld in i, e della
quale parlerò più av a n ti.
B ibliot. Roscoe. Esem plare con 2 sole vignette, m a con giunta
di parecchi disegui in inchiostro d ’ India posti al principio dei
C a n ti, più un disegno originale dell’inferno del P urgatorio e del
P arad iso , di Sandro Bottic e lli. V enduto 15 steri, e 15 scell. ( Re­
perì. Bibliogr. fac. 5 1 3 ).
Bibliot. M onroiana. E sem plare con otto ligure ( Catal. Lon­
d ra , 1792, n.° 2194), ram m entalo dal D ibdin nella sua Biblio­
m ania, fac. 558.
Bibliot. di W eimar. E sem plare con 16 in c isio n i, ram m entalo
d all’H irsching ( I . 2 2 9 ).
Bibliot. Reale di D resda. Due e se m p la ri, uno de’ quali con 3
ligure , citali am bedue d all’ E bert. Uno di essi proviene dalla fa­
mosa Biblioteca del Conte de Brillìi.
Bibliot. reale di L o n d ra . E sem plare che h a una sola figura per
il secondo Canto , m a contiene altresì u n ritratto di D a n te , ed h a
il frontispizio adorno di u n a m in iatu ra (Cat. IL 2 8 5 ). O ra nel
Museo B ritannico.
Bibliot. Bodleiana d’O xford. E sem plare con 3 incisioni; ma la
terza , im pressa a rovescio sulla carta del te sto , non è , al solito ,
che un duplicato della seconda. Lo cita il Dibdin ( IV . 1 1 4 ).
Bibliot. Casanatense di llo m a . Due esem plari registra il Cata­
logo a stam pa ( I . 123 ). L ’ uno di essi h a 3 figure , la p rim a delle
q u a li, che dovrebb’essere in piè della p rim a pagina dove h a p rin ­
cipio l’In fe rn o , si trova in vece in piè della quindicesim a della
Cantica islessa.
Bibliot. M agliabechiana. Terzo esem plare di questa Biblio­
teca , con due sole figure, m a con annotazioni m arginali scritte
in un a bella lettera che ricorda il cin q u ec en to , e relative al
Comento del L andino. Il postillatore ha pure notati nel m argine
i nomi de’personaggi storici di cui si trova fatta menzione nel
Poem a di D ante. Può vedersi descritto dal Fossi (Catal. I. 5 9 6 ).
E sem plari poi di 2 figure soltanto esistono nella Marciana di
V enezia ; nella Ducale di P arm a ; nella Chigiana , di Roma ; in
q uella di Brera a M ilano; nella R iccardiana di F irenze ; presso
il Duca di P embroke ed il Marchese di Douglas in Inghilterra

�46

EDIZIONI DELLA I)IV. COMMEDIA

( Report. bibliogr. fac. 260 et 3 5 5 ); presso i sigg. K irkup e lord
Vernon in F ire n z e ; due ne lia la Borbonica di N a p o li, l’uno
de’quali con 3 figure (C ai. I. 2 3 3 -2 3 4 ).
A ltri esem plari sono siati citati nei seguenli Cataloghi : S m ith ,
fac. X ; - R o s s i , 76 (3 esempi. ) ; - S toschiano, n.° 1319; —^lskew , fac. 2 4 ; —Liburnense del 1 7 5 6 , fac. 1 84, esem pi, con u n a
elegante m iniatura sul frontispizio. Al n.° 2 della Suite des édiions
du Dante de M . L . D. vedesi citalo un esem plare , ora nella Bibl.
Reale di Stu ttgard , che si dice essere già ap p arten u to ad Ales­
sandro de’Medici prim o Duca di F ire n z e , con tu lle le g randi
iniziali m iniate in oro e in colori. Noto che il com pilatore dì
codesto Catalogo al certo errav a descrivendo la presente edizione
come avente delle incisioni in legno.
« A questa edizione ebbero ricorso gli Accademici della C ru« sc a; m a , q uanto al Comento , Don vi hanno sem pre dato re ità ,
« poiché talvolta cangiarono quella lezione del L andino ten u ta
« per b u o n a , e come tale esposta ed illu strala (I) » . Così il
G am b a, Testi di L in g u a , 1 8 3 9 , fac. 123. E aggiugne in n o ta :
« Le V arianti di questa prim a edizione fiorentina non furono n el
« testo del L andino pubblicato posteriorm ente copiale quali si
o trovano in essa , essendosi per lo più seguilalo il testo d’A ld o ,
« 1 5 0 2 ; e questa differenza risulta principalm ente in una ed iz
ione del Sessa, 1564 ». M erita a questo proposito d’esser veduto
un opuscolo del prof. G iovanni Rosi n i , in tito lalo :
Sopra le varianti della Divina Commedia che trovansi nel testo
pubblicalo da Cristoforo Landino nel 1481. L ettera al M archese
Pom peo Azzolino. P isa , 1837 , in 8.
Molte furono le ristam pe che si fecero dappoi del Comento del
L an d in o , come a p p a rirà da quello siam o per d ire , e come può
anche vedersi nello Specimen litter. Florent. del B a n d in i, p a rt.
II. 126-139, 197-199.
Chiuderò questa descrizione con osservare che il sig. C lair
fons sbagliava all’ ingrosso scrivendo nella introduzione alla sua
traduzione francese dell’ Inferno che la prim a edizione del Poem a
di Dan lo e ra quella del 1481.
Venti, loo fran ch i F loncel, n ° 3298;—72 Ir. m arr.blcu G a ig n a t,n.« t!)72— 18.» Ir. m arr. ros. L a Vallière n ° 3563;— 80 fiorini Crevenn a , con 3 inci­
sioni,».« 4548;— 100 fr. M accarthy, marr. bleu, m a macchialo, n ° 3039;— ^

(!) Secondo il Barcellini ( In d u strie filolog. fac. 102-103 ) il Landino
copiò in gran parte il Comento di Benvenuto da Imola.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

47

steri, e 40 scell. P a r is i — 5 steri. G rafton, nel 1815; — 2 steri, e 19 scell.
H e b er, con 3 fìg.;— 60 fr. B o u to u rlin , 1. n.° 1334; — 2 steri, e 2 scell. Ca­
teti. Payne di Londra; — 200 paoli Catal. Pagani del 1814; — 180 paoli Catal. Piatti del 1838.
M aittaire, I. 419 ; — Denis, fac. 132; — Panzer, I. 409; — Orlandi, fac.
320; — La S e m a, n.° 529; — De Bure, n ° 3324; — Hain, n.°_5946; — Bru­
ne l , 11. 14-15; — Ebert, 11.0 5687; — Haym, li 6 ;— Serie del Volpi, di Pa­
dova e dell'Artaud; — Biscioni, G iunte al Cinelli, IV. 213-214; — Zeno, Let­
te r e , III. 67; — Dibdin, The lib ra ry co m p a n io n , II. 352; — Van P ra e t, IV.
118-125.

S. D.

L a D ivina C om m edia col C om en to del L a n ­
dino. In foglio.
Edizione senza indicazione di lu o g o , nè d ’a n n o , nè di stam ­
patore , citala dall’ H ain nel suo R epertorium delle edizioni del
secolo X V , n.° 5945, e probabilm ente sulla fede del Catalogo
R ossi, fac. 77, dove a questa edizione si assegna, in linea di con­
gettura , la data 1497. Io per m e dubito grandem ente che ella sia
mai esistita.
E rrò il P anzer ne’suoi A nnali (I. 398) la d d o v e, citando il Ca­
talogo della Biblioteca Askew (fac. 2 4 ) , ricordò un edizione col
Comento del L andino , di Ferrara 1481 , in foglio. Non Ferrara ,
m a Firenze ha il Calalogo su d d e tto . E rro re ripetuto q u in d i dall’ Ila in , n.° 5944, e dall’ A ntonelli nelle sue Ricerche sull'edizioni
Ferraresi del secolo X V , fac. 94.
1484. *

L a D ivina C o m m ed ia, col Com ento del L a n ­
dino. ì in egia , 14 84 *» in fo g lio , di 2 7 0 carte.
Ediziono senza num eri nè ric h ia m i, falta su buona carta
g rav e , con caratteri rom ani rotondi ; quelli del Comento, che è di­
sposto torno torno al testo , sono più piccoli ; u n a facciata intera
h a 64 lineo. In testa d’ ogni Cantica vedonsi delle grandi iniziali
inciso in leg n o , e lo spazio lasciato in bianco p er quelle del Co­
m ento e dei canti è , al so lito , riem pito con piccole iniziali co­
lorite . 11 volum e com prende le segnature a - s , A -K , tulle q u a ­
derni , eccetto a eh’ è q u in te rn o , I e K t e r n i . L a prim a caria h a
bianco il retto, e in testa del verso si legge :

�48

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

di Christoforo L andino fio­
rentino sopra la com edia di Danthe alighieri
P

r o e m io .

C om ento

poeta fiorentino
Il
qual proem io contiene i medesimi prolegom eni della edizio­
ne del 1481, e si stende per tutto il prim o foglio che ha 10 c a rte ,
e che in alcuni esem p lari, per quanto dice il Denis ( Suppl. al
M a itta ire , fac. 1 8 3 ), m anca affatto. Il Poema h a principio su lla
c a rta prim a del foglio b col titolo seguente :
I n fern o

C anto

p r im o

dela

p r im a

c a n t ic a

overo
m e d ia

co
del

DIVINO POETA FIORENTINO DANTE ALEGH1ERI CAPITOLO I

In piè della penultim a c a rta si legge :

F in e del com ento di Christoforo L an d in o
F iorentino sopra la Com edia di Danthe poeta
excellentissim o. E t im presso in V inegia per O cta
uiano Scoto da M onza. A d i X X III. di M arzo.
M . cccc

L

x x x iiii.

S ull’ ultim a carta , il cui verso è bianco , trovasi u n Regi­
stro a 5 co lo n n e, e sotto ad esso lo stem m a dello stam p ato re.
P arv e agli editori di Padova , ed io sono in tieram en te con
lo r o , che questa ediziono non possa dirsi cotanto bella q u anto
piacque decantarla al De Bure nella sua Bibliogr. instr. n.° 3225.
Il Fossi descrivendo l’ esem plare che se ne conserva nella M a
gliabechiana (Cai. I. 597 ) osserva che vi furono omessi i me­
desimi passi che in quella del 1 4 8 1 , meno quelli dell’ In fern o ,
C. X X X , P urgatorio, C. X X X I I , e P aradiso, C. 11 e X V I.
Q uesto esem plare della Magliabechiana è ricco di note m a rg in ali,
che io suppongo di q u ell’ Antonio A llegretti, il cui nome si legge
nella sedicesima c a r ta . A ltri esem plari se ne trovano nella R ic
cardiana ( I n v e n t., ediz. del X V . secolo, n.° 475) ; nella Palatina ,
(Ediz. del XV secolo, n.° 19 ) ; nella Borbonica di N ap o li, 2 esem­
plari (Catal. I. 234) ; nella B ibl. Reale di Parigi (Cai. n.° 3438);
nella Bibl. Reale di L ondra (Catal. II. 285) ; e nella Spenceriana (Ca­
lai. V II. 147). E lilialm ente il sig. co n sig lie re B ernardoni di M ilano
no possiedo un buon’ esempi, iu Carta distinta con bei rabeschi

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

49

al principio d ’ ognuna delle tre C a n tic h e, con le tte re ben mi­
niale al principio d' ogni Cantica.
Catal. C onli, 6 scudi; — 15 fiorini, Crevenna , n ° 4549; — 20 paoli,
Catal. Iìaduel di Perugia, 1815; — 35 paoli, C atal. Pagani del 1S30; — so
paoli, Catal. Cucci del 1839.
—
M aittaire, I. 4 5 4 ; — Denis, fac. 183; — P anzer, IH. 207; — Laire,
11. 76; — Brunet, 11. 15; — Orlandi, fac. 420; — E bert, n ° 5688; — Hain,
n ° 5947 ; — Havm, II. 6 ; — Serie del Volpi, di Padova e dell'Artaud; — Bi­
scioni, G iunte al Cinelli, IV. 210; — Catal. Pinelli, IV. n ° 1914; — Rossi,
fac. 76 ( 2 esempi. — Farsetti, fac. 53; — Suite des éditions du D a n te,
n ° 2.

1487. *

L a D ivina C om m edia , col C em en to di C r i­
stoforo Landino.
In fin e :
F

in e

del

F

d in o

DI D

C

om ento

io r e n t in o
a NTHE

di

C

o n in v m

la

an

C o m e d ia

POETA EXCELLENTISSl

MO. E T IMPRESSO JN B
B

L

h r is t o f o r o

sopra

de

B

r ESSA

o n in is

de

R

PER
a

GVXI A D I VLT1MO DI
MAZO ( sic) .

M. cccc. L xxxvn .

In fo g lio , di carte 5 io .
Bella ed izio n e, copia esatta di quella del 1481 in quanto
al testo , ma con differenti figure ; è falla su buona caria , in
carattere rom ano ro to n d o , senza num eri nè ric h ia m i. Il Co­
ntento , eh’ è disposto dattorno al te s to , è in caratleri più pic­
co li, ed ha por ogni facciata in tera 68 lin e e . Le segnature fatte
in caratteretli rom ani sono a - r tutte q u a d e rn i, ad eccezione di
k che è terno ; a a - n n , parim ente q u a d e rn i, meno nn duerno ; A L, tu lle to rn i, meno B eh’è quaderno. La prim a carta di bb vodesi m arcata per erro re aa, e 1’ ultim a di L è bianca. In tutte
sono 310 c a rte , com prendendovi quelle delle figure il cui retto è
quasi sem pre stam palo, e cho contano per lo segnalnre alla pari
delle altro. Ciascheduna faccia porta l’ intitolazione del Canto che
vi si contiene, esprim endosene il num ero progressivo, che sposso
4

�50

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

è sbagliato, quando in lettere maiuscole e quando in cifre ro m a­
n e; il posto delle iniziali è stalo lasciato in bianco per tutto il vo­
lum e ; ed è osservabile che alla One di varj C a n ti, probabilm ente
per risp arm iale u n a faccia, il carattere così del Poema come del
Comento diventa più piccolo e più com patto.
Comincia il volume con un R eg is t r o d i D a nte (1) in 5 co­
lonne posto sul retto della prim a carta : e in testa del verso si
legge :
P

r o e m io

COM ENTO D I CHRISTOPHORO LAND INO FIO REN TIN O SOPRA LA
C

o m e d ia

di

D

ante

A l ig h ie r i P

oeta

F

io r e n t in o .

Questo Proem io che contiene i Prolegom eni dell’edizione 1481,
prende 8 carte segnate rt—m i.
La prim a carta del P oem a, m ancante di segnatura m a da do­
versi contare per quella a i , è bianca nel suo retto, e nel verso
contiene una figura dell’ altezza intiera del foglio; la carta a n
porta in lesta lo parole seguenti :
C

anto

p r im o

della

p r im a

c a n t ic a

DEL DIVINO POETA FIORENTINO D

o

a n t HE

vero

c o m e d ia

ALEGH1ERI t C a

PITOLO PRIMO

Il prim o verso del Poem a è stalo diviso in dodici lineette p er­
pendicolari impresse in m aiuscolo, affine di lasciar posto per u n a
grande iniziale. Alla fine del libro vedesi Io slemma dello stam pa­
tore a lalo alla sottoscrizione.
Ciaschedun Canto dell’ Inferno e del P urgatorio è preceduto
da u n a figura incisa in legno: il Paradiso ne ha una solam ente
posta a capo del prim o Canto. Queste fig u re, in tutte 6 ^ , sono
grandi quanto il foglio ( 10 pollici d’ altezza sopra 6 1/2 di la r­
g h ezza), meno quella del Canto X III dell’in fern o , la quale può
equivalere ai due te rz i, e d’ intorno a ciascheduna di esse vi g ira
u n fregio d’ arabeschi della larghezza d’ u n pollice ; figure cosi
grandi non si erano vedute a gran pezza nelle altre edizioni di
D ante. A m ente del Gussago ( Memorie della tipogr. Bresciana,
fac. 4 6 ) esse sono, tanto per il disegno quanto per l’ intaglio,
egregiam ente condotte, e tali da lasciarsi di g ran lunga addietro

(t) Leggo Regisro nell’esemplare della M agliabechiana, e R egistro
in quello della Palatina.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

51

tulio quello che si trovano po’ libri stam pati di quei tem pi ; e p argli che abbiano molta somiglianza con le pitture di G iann’ An­
tonio da Brescia esistenti nel Convento dei C arm elitani di essa
città. E poi da notarsi, che in quella posta in principio del P a­
radiso e che rappresenta il Monte Santo di Dio, la disposizione delle
figure è qual si vuole dalle regole sim m etriche della prospet­
tiva .
Fu già notato dal F ossi, il quale ha descritto colla più grande
esattezza 1’ esemplare esistente nella Magliabechiana (I. 5 9 7 -5 9 8 ),
come anche in questa edizione si trovino le medesime lacune
che sono in quella del 1481, mono i passi de\Y Inferno, c. X X V III,
Purgatorio, c. X II e X X X ÍI, Paradiso, c. II e X V I, i quali vi
furono ristabiliti. L’ A udiffredi, che ha descritto quello della Ca
sanatense ( Cat. I. 123), osserva che in esso le 8 carte dei Prole­
gomeni sono poste alla fine del volum e. F inalm ente il M ittarelli,
citando l’ esem plare della Murianense ( Catal. Append. fac. 134)
con figure co lo rite, passato nella Marciana di V enezia, lo dice
in folio m axim o. A questi esem plari ben noti sono da aggiungersi
i seguenti : Palatina di Firenze (ediz. del secolo X V , n ° 2 0 ) ;
- Borbonica di N apoli, q u attro esem plari ( Catal. I. 234 ); - liibl.
Beale di P arigi ; - Bibl. Reale di L ondra ( Catal. II. 285 ) ; - liibl.
dell' Università di C am bridge, citato dall’ H artsh o rn e, fac. 379;
e finalm ente 1’ esem plare della Biblioteca del Monastero di S.
M artino a P a le rm o , che può vedersi descritto dal p. Salvadore
di Blasi negli Opuscoli di autori S ic ilia n i, X X . 371-372.
Venduto 24 ir. La V alliere, n ° 3564; — 8 fiorini Crevenna, n ° 4550;
— 51 fr. a Parigi nei 1839; — 100 fr. m arr. ros. B outou rlin, 1. n ° 1335.
t!n esemplare con qualche imperfezione è segnalo 120 paoli sul Catal. Mo­
bili del 1839; un altro 400 p a o li, Catal. Garinei.
Maittaire, V. 326; — P anzer, 1. 250; — Orlandi, fac. 420; — De lìnre,
n ° 3326; — B runet, tt. 15; — E bert, u.» 5689; — Hain, n ° 5948; — h aym ,
II. 6 ; — Gam ba, fac. 123 , in nota-, — Serie del Volpi, di Padova e delA r ta u d ; — Biscioni, Giunte al C incin, IV. 210; — Mauro noni. L ettera sulla
tip o g r. B rescian a, 111 -M 2 ; — Gussago, Mern. della tip o g r. B rescian a,
46, 101 - 102; — Amati, Ricerche, Milano, 1830, V. 130; — Catal. Pinelli,
IV. n.® 1915;— Hohendorflano, n ° 1454;—Bossi,fac. 16 (2 esem pi.);— Suite
des editions du D a n te, 11.0 3 ; _ Catal. Liburnense del 1756, fac. 184; — Ca­
tal. di M. " P a r ig i, 1829, n ° 764.

Nella Biblioteca Casanatense ( I. 123) si ram m enta un esem­
plare d’ un’ edizione in foglio senza fig u re, e si dice che toltone
iljca ra tle re , che è un po’ più g ran d e , in tutto il resto si scambie
rebbe con questa di Brescia. Descrizione più par t icolarizzata non

�52

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

potè darne il com pilatore di quel Catalogo , perchè 1’ esem plare
m anca delle prim e carte e dell’ ultim a.
1487.

L a D ivina Com m edia col C om ento del L a n ­
dino. Firenze , 1 4 8 7 in

foglio.

Edizione ricordata nella Biblioteca Slusiana , fac. 667. Nessun
altro Catalogo la conosce : io per me dubito molto se veram ente
ella esista.
1491. *

L a D ivina Com m edia col C om ento di C r i­
stoforo L andino.
In fin e :
F in ita e lopa deliclyto et diuo dathe a l i ­
gh ieri poeta fioretio reuista et em édata dili­
getem ele p el riierédo m aestro Piero da fig iò
m aestro i theologia et excellete predicatore del
ordie de m lori : et ha posto m olte cose ì diuersi luoghi che a trouato m acare i tutti édati
liqli sono stati stapadi excepto qsti Im pressi \
uenesia p B ernardino benali et Matthio da p arm a
et ha achora posto di fora Ì li m argini tutte le historie notade et li nom i pprii che si trouano I det­
ta opera forn ita de s tip a r del M C C C C L X X X X I.
adi. III. m arzo corno ne dicti danthi si potrà
uedere si i lo testo com e ne la iosa et qsto p
negligetia et diffecto de correctori passati.
In foglio di 3 o 2 carte.
Edizione senza ric h ia m i, num eri e se g n a tu re , im pressa ¡a
carattere grande e rotondo : quello del C om ento, che è disposto

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

53

intorno al testo , è più p iccolo, ed ha 61 linea por ogni facciata
in te r a . La prim a faccia di ciascuna Cantica ò adorna d’una grande
in iz ia le , e preceduta da una incisione in legno della grandezza
del foglio : in testa poi d ’ ogni Canto vedesi una vignetta , o fino
al Canto X X inclusive del P urgatorio anche u n a piccola inizialo ;
a com inciare dal Canto X X I le iniziali non furono più eseg u ite.
La grande incisione posta a capo del Purgatorio (carta 137 verso) ,
si trova riprodotta sul verso della carta 138.
Il volume comincia con 10 carte prelim inari non n u m e ra te ,
m a aventi le segnature I - V , nelle quali si contengono i P ro le­
gomeni dell’ edizione del 1481; la p rim a di esse h a in testa come
segue :
P

r o e m io .

COM ENTO D I C HRISTOPHORO LANDINO FIO R EN TIN O SOPRA
LA COMEDIA D I D

a NTHE

A L IG H IE R I POETA FIO R EN TIN O .

Segue il Poema che abbraccia 292 c a r te , la prim a e l’ u lti­
m a non n um erate. Sul retto della prim a si leggono le parole
Danthe Alighieri Fiorentino stam pate in grossi caratteri g o tic i, e
sul verso vedesi la prim a delle tre grandi incisioni in legno.
T utto il libro com prende le segnature a - R , A - L , tu tte qu a­
d ern i , meno B e K che son te r n i. L a sottoscrizione va a finire
sul verso della carta 291. Seguono: R egistro, Qui incomincia il
credo di Danthe, Pater nostro di Danthe, Aue M aria di Danthe, poi
il segno dello stam patore. Il verso dell’ ultim a carta è bianco.
Notò il Fossi nella sua descrizione dell’ esem plare Magliabechiana
( I. 599-600 ) , che nella presente edizione fu omessa la
terzina X V III del Canto X X I del P u rgatorio. A ltri esem plari
se ne trovano nella P alatina di F ire n z e , nella V aticana, n ella
Biblioteca pubblica di S ie n a , in quella di Parma (esem pi, eoo
figure m iniate) e nella Reale di P arigi.
Il M aittaire ( V. 326 ) e 1’ O rlandi ( fac. 40 ) la dicono , erro ­
neam ente , impressa a Treviso.
Venti.1 1 scell. P inelli (IV. n° -1916); — C atal. Pagani del 1814, 24
paoli; — 12. ir. esempi, bagnato Cat. Barrois di P a rig i, 1845 (1).
—
P an zer, III. fac. 299; _ Denis, fac. 305; — Ebert, n ° 5690 ; — Hain,
n ° 5949;— L aire, II. 165; — Haym , II. 7 ; — Suite des édit. du D a n te,
n ° 5; — Serie del Volpi, di Padova e dell'Artaud; — Apostolo Z eno, Let-

( 1) Notisi lo sbaglio del compilatore di quel Catalogo d’ aver descritta
la presente edizione come la p rim a con ('om ento del Landino.

�54

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

tere, III. 303; — Affò, T ipografìa P arm en se, fac. XLII; — Pezzana, Scrit­
to ri P arm igian i, V|. pari. Il, fac. 260; — Catal. Scapini, fac. 428.

1491. *

L a Divina Com m edia col Com ento del L a n ­
dino.
In fin e :
E t Fine del com ento di Christoforo L a n d i­
no F iorentino sopra la com edia di D anthe poeta
excellétissim o. E t impresso in V in egia per Pe
tro Crem onese dito Veronese : Adi. X V III. di
nouebrio. M. cccc. L xxxxi. em endato per me m ae­
stro piero da fìghino dellordine de frati mi­
nori.
In fogl. di 3 a 4 carte.
Edizione senza rich iam i, con num eri e se g n atu re, in carat­
tere rotondo: il Com ento, eh’ è disposto attorno al testo , è im ­
presso in carattere più piccolo, ed ha 61 linee per ogni facciata
intera. Ogni Cantica ha in testa una grande iniziale incisa in legno,
e l’ ha p u re , in piccole dim ensioni, ogni Canto. Si vedono pure al
principio di tu tli i CanTi certe vignette incise in legno, le quali in
nulla differiscono, quanto all’ invenzione, da quello dell’edizione
precedente, m a sono più piccole, avendo u n ’altezza di 2 pollici
1/2 all’ incirca sopra 2 di larghezza. Queste in cisio n i, uscite d alla
scuola V eneziana, furono giudicate mollo belle dal Dibd in , che
dette i fa c s im ile di quello dei Canti 1 e 30 dell’ In fe rn o , 2 o 14
del Paradiso.
Il volume comincia con 10 carte prelim inari non num erate (1)
e segnate a v , contenenti i Prolegomeni delle precedenti edizioni.
La prim a carta ha bianco il retto, e in testa del verso h a questo
parole :
C

om ento

di christophoro Landino fiorentino

(i) Errò il Dibdin contad o n e 9, come errò l'Hain contandone

19.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

55

sopra la com edia di Danthe A lighieri poeta fio­
rentino
Ai Prolegomeni lengon dietro 4 altre carte, parim ente non n u ­
m erate e segnate AA i i , contenenti una T abv la d i D a nte a 2 c o ­
lo n n e; segue il Poema che abbraccia le carte 11 a 315 (la 313 è
doppia ) . Sul verso della detta carta 315 si legge :

Cancione dello excellentissim o poeta dante
aldigeri fiorentino C om inciano qui feliciter.
Le quali canzoni che vengono im m ediatam ente dopo questa in ti­
tolazione sono 14, più una Canzon Francesca, e prendono 4 carte
non n u m erale, term inando con la sottoscrizione che appresso:

Qui finisse lecanzone di danthe.
I l volume com prende le segnature B -Z , a - r , tu tte q u ad ern i,
meno 1’ ultim a eh’ è terno. Le medesime sono esatte , la num era­
zione non già ; poiché, oltre che la carta 313, come ho già detto, è
d o p p ia, la 12.* è num erata 17. Il Fossi il quale dette dell’ esem­
p lare Magliabechiano un’esattissim a descrizione ( 1 . 598-599) os­
servò che fu nella presente edizione omessa la terzina 29 del Canto
V I d e ll'in fe rn o , e che in talune carte non si vede praticata la d i­
versità di caratteri per il testo e per il Comento. A ltri esem plari
esistono nelle appresso Biblioteche : Spenceriana ( V I. 115-118 ) ,
bell’esempi, legato dall’H erin g ; - Museo B ritannico, esempi, pro­
veniente dalla Biblioteca Reale di L ondra ( Catal. n . 285 ) ; - Bor­
bonica di Napoli (Catal. i. 235, due esem pi.); e finalm ente uno
ne possiede il sig. K irkup a F iren ze, con note m arginali del se­
colo X V I.
Maittaire, fac. 354; — Panzer, III. 301; — Denis, fac. 306; — Orlandi,
fac. 420; — E b ert, n ° 5691; — Hain, n.« 5950; — Haym, 11. 7; — Serie
del Volpi, di Padova e dell’A rtaud; — Zeno, L e tte re , 111. 303; — Catal.
La Valliere, n ° 3565; — Scapini, fac. 428; — Crevenna, n.° 4551 ; — Ca­
tal. Liburnense del 1756, fac. 184.

Il M aittaire ( i. 310 ), e dopo di lui il V olpi, 1’ H aym ed il
Bandini ( Spec. litter. Florent. fac. 197) parlano di u n ’edizione di
Venezia per Pietro Piasii Cremonese, detto Veronese, la quale non
è a ltro , a mio c re d ere, che quella or descritta.
1 493. *

Danthe alegieri fiorentino.

�56

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

In fin e:
Finita e lopa dellinclyto et diuo Dathe a l i ­
ghieri poeta fioretino reuista et em édata dili­
getem ele p el reueredo m aestro Piero da F igin o
. . . . Im pressa in V en etia per M attheo di cho*
deca da parm a Del M C C C C L X X X X I I I . Adi.
X X I X . de Nouembre.
In fogl. di 3 i o carte (1 ).
Edizione in caratteri rotondi m aggiori e m in o r i, con n u m eri
e se g n a tu re , conform e a quella di Pietro Cremonese, V enezia,
1491. È adorna ad ogni Canto di figure intaglialo in le g n o ,
u g u a li, quanto all’in venzione, a quelle della precitata edizione;
quelle però che son poste in capo di ciascheduna delle tre Can­
tiche sono della grandezza intera del foglio. N eppure vi mancano
le solite iniziali e grandi e piccole intagliate in legno.
In principio sono 10 carte prelim inari non n u m e ra te , m a se­
gnate av, contenenti i Prolegom eni delle precedenti edizioni. 11
titolo da noi ripo rtato di sopra sta sul retto della p rim a , impresso
in grandi caratteri g o tic i, e sul verso si legge:

di cristophoro L andino fiorentino so­
la com edia di D anthe alighieri poeta fio­

C om ento

pra

rentino.
• Segue il Poem a per carte 299 m arcate con num eri ro m a n i. Il
retto della prim a ha di nuovo in caratteri gotici il titolo Danthe
aleghieri fiorentino, e sul verso vedesi una gran figura intagliata
in legno. La seco n d a, i cui m argini sono ornati d’ un fregio , h a
in testa le parole seguenti :
C

anto

p r im o

della

p r im a

c a n t ic a

overo

c o m e d i*

DEL DIVINO POETA FIORENTINO ALEGHIERI. CAPITOLO PRIM O.

Il Poema ha fine sul retto della carta 2 9 9 , con la sottoscri­
zione già rip o rtata, dietro alla quale ne vengono il Credo, il Pater
nostro e 1’ Aue M aria di Danthe. Una carta non n u m erala, conte-

(1) 11 Paiioni nella sua B ibliot. degli aut. volg. (V. 248) cila per e r­
rore la presente edizione con la data del 1492.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

57

nento nel suo retto un Registro a 4 colonne, chiude il v o lu m e; il
quale abbraccia le segnature a - z , A -O , tutte q u a d e rn i, eccetto
1’ ultim a eh’ è terno.
L’ esem plare Spenceriano, legato in cuoio di Russia p er l’ H er in g , fu descritto dal Dibdin (V I. 118). A ltri ne posseggono la
Biblioteca Ducale di P a rm a , la Quiriniana di B rescia, il sig. B er
nardoni di Milano, ed in Firenze il sig. K irkup. Un altro apparte­
nente al Monastero di S . M artino di Palerm o venne descritto dal
p. Salvadore de Blasi negli Opuscoli di autori Siciliani (X X . 384).
Cat. Silvestri di M ila n o , 1824, 15 lire.
M aittaire, I. 567 ; — P anzer, HI. 338 ; — E b ert, n ° 5 6 9 2 ; — Hain,
n ° 5952; — Haym, II. 1-, — Serie del Volpi, di Padova e dell’ A rtaud;
— Pezzana, S c ritto ri P a rm ig ia n i, VI. pari. II, fac. 261; — Catal. Askew,
tàc. 2 4 ;— Scapini , fac. 428.
1493.

L a medesima. Venezia, per Matteo Capo­
casa, i 4 9 5 , in fogl.
Edizione citata dall’ H a y m , dall’O rlandi (fac. 320) e dal
V o lp i. Il P anzer ( I I I . 338) la crede u n a cosa istessa colla pre­
cedente.
Noto che il P. Affò nello sue M em. sulla tipogr. Parmense, fac.
X L II, opinò che sotto i varj nomi di Matteo da Parma, Matteo Ca­
pocasa e Matteo de Chodeca si stia veram ente un solo e medesimo
sta m p a to re , lo che nega il Pezzana sostenendo che Matteo Capo­
casa e Giovanni di Matteo da Parma sono due ben distinti stam ­
p atori (S critt. P arm igiani, V I. part. 2 , fac. 2 5 9 -2 6 1 ).
Serie dell’ Artaud e dell’edizione di Roma 1815.

1493.

D ante coll’ esposizione del L a n d in o , in fogl.
Edizione senza indicazione di luogo, citata dal Panzer (iv. 59)
e dall’ Ilain ( n.° 5951) sulla fede del Catalogo Rossi fac. 76. Gli
editori di Padova credono che essa non sia altro che u n a delle due
precedenti.
1497. *

D anthe alighieri fiorentino.

�58

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

In fin e :
Fine del com ento

di Christophoro Landino

Fiorentino sopra la Com édia di Dathe poeta
excellentissim o reuista et em endata diligete­
m ele per el reueredo m aestro Piero da F igin o
m aestro in theologia et excellente predicatore de
lordine de m inori et ha posto molte cose in di
uersi luoghi che ha trovato m acare si I lo texto
com e nella giosa. Im presso in V enetia per Piero
de zuanne di quarengii da palazogo bergam asco.
Del M. cccc. Ixxxxvu. Adi. X I. octubrio.
In fogl. di 3 o 8 carte.
Edizione in caratteri rotondi m aggiori e m in o ri, con n u m e ri,
segnature e rich iam i, conforme a quella di Venezia, Pietro Cre­
monese, 1493. Le incisioni in legno posto a principio d’ogni Can­
to sono, quanto all’ invenzione, uguali. \ i sono p u re incise in
legno delle grandi e delle piccolo iniziali.
Il volum e comincia con 10 carte prelim inari non num erate
m a segnale av , contendili i Prolegom eni delle precedenti edizio­
ni. La prim a carta non contiene nel suo retto che il titolo ripor­
tato qui so p ra, impresso in carattere gotico g ran d e , e in testa del
verso ha così:

di cristophoro L andino fiorentino
sopra la com edia di D anthe alighieri poeta fio­
rentino.
C om ento

Segue il Poema che tiene 297 carte num erate : la p r im a ,
bianca nel retto, contiene nel verso u n ’ incisione in legno della
grandezza del foglio, la q u a le , se ne logli un secondo fregio ag­
giunto di n u o v o , è riproduzione fedele di quella dell’ edizione
1493. In testa della seconda carta o rnala attorno attorno a’ m ar­
gini di u n fregio inciso anch’ esso in legno si legge :
C

a n t o p r im o

d e l l a p r im a

c a n t ic a o v e r o g o m e d ia

del

DIVINO POETA FIORENTINO ALEGHIERI . CAPITOLO PRIMO.

Il Poema term ina sulla carta 297 retto. Seguono il Credo,

�EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

59

il Pater nostro e l'Ave maria di Danthe impressi a 3 colonne. Un’ul­
tim a carta non num erata porta nel suo retto il Registro in 5 co­
lonne. Il volume comprende le segnature a - z , A - N , tutte qua­
d e rn i, meno L e M q u in te rn i, e N terno.
Esistono esemplari di questa edizione nella Borbonica di Na­
poli ( Cat. i. 235 ), e presso il sig. K irkup in Firenze. Nel Ca
tal. Baduel di Perugia, 1 8 1 5 , si vede segnata 20 paoli, e 24
paoli nel Catal. Pagani del 1829.
Maittaire, V. 3 2 6 ;— P anzer, III. 418; — Orlandi, fac. 320; — Ebert,
n ° 5693; — Hata, n ° 5933; — Haym, li, 7; — Serie del Volpi, di Padova e
dell’ A rtaud; — Catal. Crevenna, III. 4; — Bologn. Crevenna, n.° 4552.

Il Sig. Giuseppe La F arina in un articolo di critica Dante­
sca inserito nel Faro di Messina ( 1836, i. 206) parla di u na
edizione di Firenze per de Zovanne, 1489, col Comento del L an­
d in o , della quale dice possedere un esem plare: a me non è riu ­
scito trovarne altra indicazione v eru n a.
S. D. (1497 c irc a ).

La

D ivina Com m edia ,

Landino,

in

col

Com ento

del

Veneti a , appresso Lucantonio

G iunta, senza data , in fogl.
Si fa rim ontare agli ultim i anni del secolo X V ; e vedesi r i­
cordata dal Volpi e dall’H aym (IL 7 ) , e p o i, sulla fede lo ro ,
d all’ A rtaud e dagli editori di Padova ; ma a me non è mai avve­
nuto non solo di trovarla per le biblioteche, m a nè di vederla ci­
tata su’cataloghi : e aggiungo che nè il Renouard nè il Bandini la
ram m entarono nei loro A nnali di Dante.
Delle venti edizioni fattesi della D ivina Commedia nel se­
colo XV e fin qui d escritte, 15 sono indubitatam ente auten­
tiche : ma l'au ten ticità dello altre 5 può essere molto contrastata.
Q uanto alle edizioni di Venezia, Bernardo S ta g n in i, 1490 e 1497,
col Comento del L andino, che citò il padre Negri all’articolo Dante
de’ suoi Scrittori Fiorentini, p. 143, ho giudicato inutile il farne
parola ; giacché impressioni dello Stagnino in quell’epoca non si
conoscono, nè si sono mai conosciute.

/

�60

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

EDIZIONI DEL SECOLO XVI
1502. *
Le

terze
di

D

r im e

ante.

In fin e:
V enetus

in

A

e d ib .

A

ldi

ACCVRAT1SS1ME
MEN. A V G .

M. DII.
Cautum est ne quis hunc impune imprimat
vendatue librum nobis invitis
In 8. picc. di 2 44 carte non num erate.
G ra z io sa e r a r a e d iz i o n e , m o lto b e n e im p re s s a col b e l c a r a t ­
t e r e c o rsiv o in v e n ta to d a g li A l d i , e d a essi p e r la p r i m a v o lta
a d o p e ra to p e l Virgilio d e l 1 5 0 1 . N o n h a n u m e r i n è r i c h i a m i ,
e c o m p r e n d e le s e g n a tu r e a - z , A - H , t u tt e q u a d e r n i , m e n o l ’ u l ­
tim a e h ’ è t e r n o . N o n h a p re fa z io n i n è p r e l i m i n a r i . S u l verso
d e lla c a r t a d e l fro n tis p iz io si le g g e : L o ’ n f e r n o e ’l P v r g a t o r i o
e ’l P a r a d i s o d i D a n t e A l a g h i e r i ; d o p o di c h e s u lla c a r ta 2.»
in c o m in c ia il P o e m a . In fin e d e ll’ I n f e r n o si tr o v a u n a c a r t a
b ia n c a d a c o n ta rs i p e r la s e g n a tu r a l 11. Q u e sta è 1’ e d iz io n e n e lla
q u a le si v e d o p e r la p r im a v o lta a d o p e r a ta 1’ A n c o ra A ld in a ;
e s ta n e l verso d e ll’ u ltim a c a r t a , m a n o n i n t u tt i g li e s e m p la ri ;
a n z i la m a g g io r p a r te n o m a n c a n o , e q u e lli d o v e la si r i tr o v a
so n o p i ù c a r i .

Questa edizione, la p rim a che si conosca in sesto p o rtatile,
è molto stim ata p er am ore della sua correttezza : si vuole che

fosse falla sopra una copia m anoscritta del Cardinal Bembo ,
ora nella Vaticana, n.° 3197. Gli accademici della Crusca la se­
guirono già nella loro edizione del 1595, 0 la seguono ora nella
q uinta ristam pa del Vocabolario lo ro ; il Volpi l’adottò per l’edi­
zione Padovana del 1727.
Alcuni esem plari furono tira ti in p e r g a m e n a , ed il R enouard
ricorda i seguenti: 1 .° Bibliot. di Gius. Sm ith a Venezia ( Catal.
fac. \ ) , esem plare passalo prim a nella Bibliot. Reale di L ondra

�EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

61

( Catal, il. 2 8 5 ), poi nel Museo Britannico dell’ ¡stessa c fttà , citato
dal Dibdin nel suo Bibliogr. Decameron ( 11. 285 ) ; 2 .» Spenceriana a L ondra, esem plare col frontispizio m anoscritto , in cui
la prim a carta del testo è arricchita di varj ornati e d’uccelli d i­
pin ti in oro e in colori (D ib d in , Bibliogr. Decameron n . 348); 3 .°
Bibliot. di lord Grenville, citato anch’ esso dal D ibdin ( n . 348 ),
il quale lo dice m agnifico, o legato in m arr. oliva da H erin g ; 4.°
Trivulziana di M ilano, esem plare proveniente dalla Biblioteca dì
Giuseppe Bossi ( e non Rossi, come scrive il V an P raet ); 5.° B i­
bliot. della Sapienza di Roma. Un sesto esem plare adorno di bello
iniziali m iniate, e con sei carte rifatte a penna molto egregiam en­
te , u n a volta appartenuto al R enouard, fu venduto 34 steri. H anro tt, e 27 steri, e 7 scell. B utler. A questi è da aggiungersene u n
altro m ancante di una c a r t a , che esisteva già nella Biblioteca
del marchese Pucci di F ire n z e , e fu com prato del libraio inglese
Payne. Si trovano altresì ricordati esemplari in C arta g ra v e , uno
do’ quali m ancante di parecchie carte era nel 1809 posseduto dal­
l'a b a te Rossi di T reviso, che legò la preziosa sua collezione alla
Biblioteca della sua te rra natale.
Degni di ricordo e preziosi so n o , oltre ai su d d e tti, anche
gli esem plari seguenti.
Pinelliana (Catal, t. I l i , n.i 1917 e 1 9 1 8 ). Il primo di qu e­
sti due esem plari avea le tre prim e carte di ciascheduna Cantica
ornate di m iniature e di fregi in oro e in colori; l’ altro si d i­
stingueva per alcune annotazioni autografe di monsignor Gio­
van n i Brevio di V enezia, e portava scritte sulla prim a c a rta
queste p arole: Joannis Brevii et amicorum. Venetiis, mense novembr. M . D. V ili.
Trivulziana. Esem plare con postillo m arginali di Sperone Spe­
roni e d’ Alessandro Tassoni, quelle dello Speroni scritte in nero,
quelle del Tassoni in rosso. È quello stesso che il Crescimbeni ri­
corda ( I I . 276) come esistente presso Lorenzo P a ta ro l, e pas­
sato poi nella Capponiana ( Catal. fac. 17 ). Il Tiraboschi ( B i­
bliot. Modanese, V. 2 1 0 ) , il quale all’ edizione A ldina a ttrib u ì
p er distrazione la data 1501, scrivo che le postillo del Tassoni
esistevano in copia a Modena presso il V an d elli, presso 1’ abate
G iam batista V ic in i, o presso F erdinando Cepelli.
Magliabechiana. Dei tre esem plari dell’ edizione A ldina pos­
seduti da questa Biblioteca duo hanno postillo m anoscritte. L’ uno
di essi fu annoiato da Giovanni B e r ti, che posevi la p ropria
firm a , o consegnò le molte sue annotazioni non soltanto ai m ar­

�62

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

gini ma eziandio ad alcune carte bianche innestate in principio
ed in fine del volume. Queste ultim e che hanno rapporto ad a l­
cune dottrine astronom iche della D ivina Commedia sono accom­
pagnate da dei disegni a penna , e contengono, fra le altre coso ,
u n a Regola per ritrovare i tempi nel Purgatorio. Quest’ esem plare
fu già del M arm i.
Le annotazioni del secondo, eh’ è interfogliato, sono anoni­
m e ; e non solam ente se ne vedon pieni gl’in te rfo g li, ma anche
i m argini e dodici carie bianche aggiunte in principio ed in fino.
T re di queste carie portano gli argom enti o titoli che appresso :
Lodare, Reprendere,Dubbi; e le altre sono consacrate alla L o n za , al
Lione ed alla Lupa. La lettera in che sono scritte annunzia duo
m ani ben differenti. Quest’ esem plare fu già del Magliabechi.
Il terzo non ha postille. E lo ricordo unicam ente perchè d a
certa piccola differenza che in esso si vede nella disposizione dell’Avviso posto dopo la sottoscrizione sono venuto in sospetto che
1’ ultim a carta possa essere stata tira ta una seconda v o lta . Q uesta
medesima disposizione vedesi ancora nell’ esemplare della Palatina.
Veud. 28 fr. L a Valliere ( n ° 35 6 6 ), esempi, col frontispizio rifallo a
p en n a, eil un rilrallo di Dante in medaglione sulla prim a carta v e rso ;
— 50 fr. D etune, l'istesso esem pi.; — 2 steri, e 3 scell. bell’esem pi., Pinelli; — 17 fiorini, Crevenna ( n ° 4 5 5 3 ); — 5 steri, e 6 scell. S ykes ■
— 206 fr. H ebcr, bell’ esempi, in 1.a leg a tu ra , m arr. ros. con scomparti­
menti ; — C atal. Salicetti 3 scudi; — 42 paoli, Catal. Pagani del 1814;
— 70 paoli, bell’ esempi. Catal. des éditions A ldines dell’ Audio, 1821, e
50 paoli senza l'A n c o r a ; — 80 paoli, Catal. Piatti del 1820 ; — 45 paoli,
Catal. Agostini del 1841.
Maittaire , V. 326; — P anzer, Vili. 354; — De B ure, n ° 3329; — Brunet,
li. 15; — Ebert, n ° 5964; — Haym , II. 7; — Fontanini, I. 318; — G am ba,
n ° 383; — Renouard, A nnales des A td e s, fac. 34; — Suite des éditions du,
D a n te , n ° 7; — Serie del Volpi, di Padova e dell’ Artaud; — Z eno, L e t­
te r e , I. 53; — Udizione del Foscolo, IV. 103; — Van Praet, Vili. 98-99, X.
73 e 150; — Dibdin, L ib ra ry Companion, li. 353; — R epertorium bibliogr.,
fac. 352; — ln v e n t della R ic ca rd ia n a , fac. 56; — Catal. Rossi, fac. 226;
— Boutourlin, Colteci. A ld in e , n ° 25; — Catal. d’ E lei, fac. 37; — Catai.
M usaci B rita n n ic i, l. Ili; — Catal. de la bibliot. roy. de P a r is , n ° 343s;
— Catal. d ’u n a m a te u r, III. 75; — Catal. ms. della Palatina.

S. D. ( 1502 circa ) *

Le te rz e
di

rim e

D a n te

In 8. picc. di 2 4 4 carte non n u m erate.

�EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

,

63

Edizione senza indicazione d’a n n o , nò di luogo n è di stam ­
p ato re; il verso della carta del frontispizio ha così:

Lo ’NFERNO
e
di

D

l

E

’l

P

a r a d is o

ante

A

P

v RGATORIO

l a g h ie r i.

È una esatta e perfetta contraffazione dell’edizione A ldina, col
medesimo num ero di carte e colla medesima disposizione dello
parole in ciascuna faccia ; non si trascurò neppure la carta
bianca che sta nell’edizione del 1502 dopo la Cantica dell’ i n ­
fern o , e 1’ A ncora A ldina fu riprodotta sul verso della carta u lti­
m a ; unica differenza, l’ultim o fo g lio , in luogo di eser segnato
H li, è segnato Gvj. Il Renouard (Annales des A ld es, fac. 307)
la crede pubblicala a Lione da Bartolommeo Troth nel 1502 o
nel 1503 al più tardi. I caratteri si assomigliano a quelli di cui si
servirono i vecchi G iunti di F iren ze. Ne possiede un esem plare
il sig. K irkup in Firenze.
Questa contraffazione è oggidì r a r a , e più difficile a ritro v arsi
che l’edizione originale. Due esem plari i n p e r g a m e n a ne ricorda
il Van P r a e t( V I I I . 9 9 ) come esistenti nel Museo Britannico di
L o n d ra , il prim o de quali fu già della Biblioteca Reale di Londra
ora riu n ita al M useo, e l’ altro che è diviso in 3 volumi e legalo
in m arrocchino fu pagato 16 steri, e 16 scell. alla vendita Paris
( Catal. n.° 298). Un terzo esem plare bellissim o, legato a ll’antica
e con fermagli d’ arg en to , fa parte della preziosa L ibreria del con­
te M elzi di M ilano. E vuoisi credere che il Dibdin (Bibliogr. De­
cameron, ii. 2 6 5 ), accenni a questa edizione, laddove dice che
Ioni Grenville e sir Richard Heber posseggono ciascheduno u n
esem plare della rarissim a edizione del 1503.
Q uella ed iz io n e in 8 . , s. I. n. d., c h e la Libreria del Volpi (fa c .
2 8 7 ) ric o rd a s o tto il tito lo d i Dante antico bellissimo, n o n è a l t r o ,
a se n so m i o , c h e u n a d e lle d u o c o n tra ffa z io n i A ld in e 1 5 0 2 , o
1515.

Un’ edizione delle Terze rime in 4. , senz’ an n o , è registrata
nel Catalogo della Biblioteca del duca Stro zzi di Roma (M S . della
Riccardiana): ed altra pure vi si vede ricordata con l’ indicazione
di Bologna in 8 ., senza data. Sì l’una che l’ altra mi sono ignote.
25 paoli, Catal. Moutier del 1835; — 2 sterl, e 2 scoli, bell’esempi, in
marr. Catal. Thorpe di Londra, 1842, n ° 1965.
Brunet, II. 15; — Ebert, n ° 5694; — Haym, II. 8 ; — Gamba, n ° 385;
— Serie del Volpi, di Padova e dell’ Artaud; — Quadrio, IV. 249; - Re

�64

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

R
en ouard, Catal. d’u n a m a te u r, III. 75; — Catal. Duriez, n ° 2643, esempi,
in inarr. bleu, legato dal S im ier.
1503.

L a D i v i n a C o m m e d i a , colla spositione di C ri­
stoforo Landino. Venezia, pei' Bernardino da
Lissona, iE&gt;o3 , in fogl.
Solo a c ita r la , ch’ io sappia, il C atalogo R ossi, fac. 2 2 6 ; il
q u a le , subito dopo, ne cita u n ’ a ltra di V enezia in 8 ., senza d a ta ,
che io non conosco niente più della prim a.
1506.*
C

o m m e d ia

di

D

ante

in s ie m e

CON VNO DIALOGO C1R
CA EL SITO FORMA
ET M1SVRE DEL
LO

1NFER
NO.

In fin e :
Impresso in Firenze per opera et spesa di
Philippo di Giunta Fiorentino g li anni
della salutifera incarnatione
.M. D V I. a d i
.XX. d A
gosto.
In 8. di 3 io carte (1).
Graziosa edizione in caratt. corsivo accreditatissim a o rarissi­
m a , con qualche annotazione in su’m argini. Non ha num erazione,

(1) Tutti i bibliografi danno alla presente edizione 312 c a rte : io non
ne ho trovate che sole 3io nell’ esemplare della P a la tin a , ed in altri tre o
quattro da m e esaminati. Probabilmente essi non fecero bene attenzione al
primo foglio, il quale ha 6 carte soltanto.

�EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

65

e Io segnature sono a - z , A -P , tu tte q u a d e rn i, meno a eh e terno.
Se ne citano alcuni esemplari in Carta grave.
La prim a carta non contiene cho il frontispizio riportalo di
so p ra: sulla seconda incom incia, preceduto dall’ intitolazione che
appresso, un Capitolo in terza rim a in lode di D an te , il quale va
a fluire sul rello della caria q u in ta, ed ha l’intitolazione seguente:

Hieronymo Beniuieni cittadino
fioretino in laude dello excelletissimo Poeta
Dante Alighieri et della seguente commedia
da lui diurnamente composta.
C antico

di

Il rello della 6 .3 è bianco, e sul verso della medesima trovasi
una s ta m ^ intagliata in legno, cho rappresenta D ante nella selva
cui si fanno incontro le tre fiere. Il Poema term ina sulla carta 244
verso. Trovasi quindi un
D

ia l o g o

CIRCA AL
D

ante

A

di

A

n t o n io

SITO , FORMA ,
l ig h ie r i

poeta

M

anetti

ET

c it t a d in o

f io r e n t in o

MISVRE DELLO INFERNO DI

e x c e l l e n t is s im o .

Questo dialogo, che va accompagnato con sei incisioni in le­
g n o , è preceduto da una Prefatione di Girolam o Benivien i in Se­
guente Dialogo ad Benedetto svo fratello; dalla quale si comprendo
che la dottrin a di esso dialoga è del M an etti, ma la dettatu ra del
Benivieni. Chiudono il volum e le Emendationi di alcvni errori più
notabili in el precedente volume. . . .
Il tosto di questa edizione fu dal signor Viviani ( E d iz. di
Udine) giudicato eccellente, e pieno di molto belle lezioni che si
trovano concordare col Codice Bartoliniano. Bello è l’ esem plare
cho ne possiede la P alatina di F irenze, legato in m arr. rosso;
quello della Riccardiana, m ancante di qualche c a rta , acquista
pregio non poco per le buone lezioni m anoscritte che ha in m ar­
gino (Vedi l’ Inventario, fac. 1 1 0 , e la Prefazione degli editori
di Firenze, 1838). Tanto poi il detto Inventario ( fac. 104) quanto
il Catalogo ms. della R iccardiana citano altra edizione dei G iu n ti,
alla quale erroneam ente attribuiscono la data del 1516 (1): cotesta

(1) Anche i! Panzer riconta quest’edizione del 1316, sulla tede del Ca­
talogo Rossi del 1786, fac. 226, dove si citano due esemplari con questa
d ata; ma parmi indubitabile che la data del 161« sia stata nel detto Cata­
logo posta per distrazione in luogo di quella 1506.

�66

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

edizione che ho potuto avere sott’occhio, comecché non abbia
indicazione nè di luogo, nè di data nè di stam patore, non è al­
tro in sostanza che la solita edizione Giuntiana del 1506, alla quale
si vede interam ente conforme per tutto il testo del P oem a, non
esistendo fra di esse alcuna differenza se non se q u esta, che il
Discorso del M anetti pubblicato dietro al Poema, il quale nella
pretesa edizione del 1516 term ina sulla carta 248 verso, h a in essa
n um erate e segnale A -G lo 56 carte di cui si com pone, laddove
negli esem plari con la data non h a num eri, e quanto alle segna­
tu re c o n tin u a quelle del P oem a. Un esem plare senza data si trova
registrato anche nel Catalogo R o ssi, fac. 226. Si trovano final­
m ente esem plari m ancanti del Dialogo del M anetti, uno de'quali è
ricordato nel Catalogo della Biblioteca del duca S lro zj^ di Roma
( M S . della Riccardiana).
Vend. 15 fr. Floncel-,— 8 scell. P in e lli, n ° 1919;— 8 fiorini e 50 cent.
M eerm ann (Catal. II. 162); — 1 steri, e 11 scell. H eber; — 8 fr. Boutour
l in , I. n ° 1336; — Catal. Salicetti, 1 scudo.
Panzer, VII. 9; — B runet, II. 15; — Ebert, n ° 5 6 9 6 ;— Haym, II. 8;
— Serie del Volpi, di Padova e dell’Artaud; — Suite des éditions du
D a n te , n ° 9; — Bandini, Iu n ta ru m A n n a le s, II. 21; — Gamba, n ° 386;
— Renouard, Notice su r les Ju n tes, fac. XXXV; — Biscioni, Giunte al C inelli,
VI. 671; — Dibdin, B ibliogr. D ecam eron, II. 265; — Catal. d ’un am a­
teur, III. 76.

S. D. ( 1506 c irc a ) *
D

ante

col

form a

s it o

dell’

et

INF

ERNO

In fin e:

P+ ALEX+PAG+
BENACENSES+
BENA
+v+v
In 8.
Leggiadra edizione e poco com une, senza luogo nè d a ta , e
senza num eri nè rich iam i, im pressa in corsivo di 30 lineo per

�EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

67

facciata, e com prendente le segnature a -z , A - I I , tutto quaderni.
La carta del frontispizio porta nel verso questo parole :

Lo

’n f e r n o

r io

D

e

’l

P

vrgato

’l

P

a r a d is o

ante

A

l a g h e r ii.

e

di

11 Poema term ina sul retto della carta segnata II i i i j ( quosta segnatura fu omessa ) ; al Poema tien dietro il Registro. Sul
verso della detta carta e sulle due seguenti si vedono cinque inci­
sioni in legno rappresentanti il sito e la form a dell'inferno D ante­
sco . Segue a ltra carta b ia n c a , e poi 1’ ultim a che ha bianco il
retto ed h a nel verso la sottoscrizione rip o rtata di sopra.
Il luogo della stam pa si crede Toscolano; e lo parole F . BENA.
V. V. interpretate da M auro B o n i, Fecerunt Benacenses , viva,
v iv a , so n o , a di lui c re d e re , come un solenne ricordo dell’ in a u ­
gurazione in quel luogo della loro tipografia.
I
caratteri di questa edizione sono un poco più grandi di quei
dell’ A ld in a , m a le segnature sono lo medesime e nell’ una e nel­
l’altra, per cui potrebbe questa a rigore riguardarsi come una con­
traffazione. I bibliografi ne ferm ano la data intorno al 1506 (1).
A vverto che l’ indicazione delle segnature data dal Gussago
( M em . della tipograf. Bresciana, fac. 2 0 2 ) non è senza erro ri.
L ’ esem plare della Magliabechiana è interfogliato con postille
manoscritto del passalo secolo. A ltri posson vedersene nella Ric
cardiana (In v en tario , fac. 110), nella p r i v a l a Biblioteca del sig.
K irkup e nella Quiriniana di Brescia.
Vend. 17 scell. 6 don. V in elli ( n ° 1923) , e 18 sedi. H eber.
Brunet ,11. 16 ; — Eber t , n ° 5697; — Haym ,11. 8; — Serie del Volpi, di
Padova e dell’ Artaud ; — Suite des éditions du D a n te, n.° 10; — Re
nouard, A n n a ta des A ld c s , fac. 318, e C atal, d ’ un a m a teu r, HI. 76;
— Catal. M u sa i B r ita n n ic i, t. Ili; — Catal. Motteley del 1824, n ° 978.

(1)
Sbaglia a mio credere il Brunet dove dice che furono in qoesla
edizione riprodotte le figure dell’ edizione A ld in a , 1515 , e che per conse­
guenza essa dev’esser posteriore a quest’ epoca. Confrontale fra loro le fi­
gure delle due edizioni, ho trovato che quelle dell’ edizione di T oscolano,
oltre che sono più piccole di quelle A l d i n a , ne differiscono anche so­
stanzialmente in più pu n ti, specie la prima. Certo se contraffazione vi h a ,
eli’ è dell 'A ld in a 1502, non già di quella del 1515. E posso aggiungere che
questa è anche l ' opinione del m archese L u ig i Lochi, che possiede la com­
pleta collezione delle edizioni fatte dai P a g a n in i a Toscolano.

�68

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

1507. *
D

anthe

a l ig h ie r i

F

io r e n t in o

h is t o r ia d o .

Cum gra tia et priuilegio.
In fin e :
F in e del cornéto di C hristoforo L adin o Fio
rètino sopra la Com edia di Dathe poeta excel
létissim o reuiata et emédata diligétem éte p el
reueredo m aestro Piero da F igin o m aestro in
theologia et excellete pdicatore de lordine de
m inori et ha posto molte cose I diuersi luoghi
che ha trouato m acare si i lo texto eoe nella
giosa. Im pressa in V en etia p er Bartholom eo de
Z a n n i da Portese. D el M. D. VII. Adi. X V II.
de zugno.
In fogl.
Edizione in caralleri ro to n d i, più grandi quelli del testo che
quei del Com ento, il quale è disposto dattorno al testo : è o r­
n a ta di grandi e di piccole iniziali intagliate in legno, e d u n a
figura al principio di ciascun Canto aggiustata nello spazio riser­
bato al Poema : quella però che precede la Cantica dell 1 Inferno è
della grandezza in tera del foglio. Il tesio abbraccia lo carte n u m e­
ra te II-C C X C V II e segnate a - R , A -L (tutto queste segnature sono
quaderni). Esso è preceduto da 10 carte prelim inari non n u m erate
o segnato aav. c h e contengono i prelim inari dell’edizione del 1481;
l’ u n d ec im a, che deve contarsi per p rim a della num erazione, h a
nel suo verso la gran figura intagliata in le g n o , della quale ho
dello più sopra. Sulla carta 297 si leggo: Q ui comincia el credo di
D anthe, e il Credo segue impresso a 3 colonne; p o i, sem pre su lla
detta carta, la sottoscrizione che abbiam o rip o rtata di sopra. Il vo­
lum e si chiude con u n a carta non num erata e bianca nel retto,
contenenlo il Registro impresso a 3 colonne, e sotto a quello Io
stem m a dello stam patore.
Q uesta edizione, eh’ è ristam pa di quella del 1 497, h a
questo di sin g o lare, che essa contiene il testo dell’ A ldina con

�69

EDIZIONI DELLA D ir. COMMEDIA

noto le quali non vi corrispondono; intorno a che è da vedersi
la Lettera del Rosini ram m entata a fac. 46. È piuttosto ra ra . Io
r e ho veduto un esemplare nella Biblioteca dell’avvocato Benini di
P rato , ed uno in quella del sig. K irkup a Firenze.
Catal. R enalo, 1 scudo; — 25 paoli, C a ta l. Pagani del 1838.
M aittaire, V. 326; — Panzer,| Vili. 385; — Haym, II. 8; — Serie di
Padova e dell’ A rtaud; — Biblioteca Casanatense, I. 123 ; — Catal. Co­
rnino del 1742.

1512. *
O

pere

del

d iv in o

T i : RECORRECTI ET
lettera

c v r s iv a

P

o eta

CON OGNE

im p r e s s e .

D

anthe

con

svo i

C om en-

D1L1GENTIA NOVAMENTE IN

In Biblioteca S. B ernar­

dini.
In fine:
Fin e del comento d ì Christoforo Landi­
no Fioretino sopra la Comedia di Danthe
poeta excellentissimo reuista et emedata diligetemente p el reueredo maestro Pietro da
F igin o maestro in theologia et excellente
pdicatore del ordine de minori et ha posto
molte cose in diuersi luoghi che a trouato
mancare si in lo texto eoe nella giosa etia
noviter per altri excellenti huoì. Impressa in
Veneti a per M iser Bernardino stagnino da
Trino de monferra. D el M . CCCC. XII. A d i,
X X I I I I Nouembrio.
In 4 - di 4 5 2 carte.
Adizione ra ra e accreditata, col fronlispizio in rosso, im pressa
in eleganti caratteri c o rsiv i, ed eseguila sopra la Veneziana del
1491. Il Comento disposto attorno al Poema è in caratteri più pic­
coli : i m argini son postillati. Una elegante incisione in legno, col­
locata nello spazio riserbato al P oem a, adorna il principio d’ogni

�70

EDIZIONI DELLA DrV. COMMEDIA

Canto, od anche vi si veggono iniziali o grandi e piccolo parim ente
incise in legno.
In principio si trovano 12 carte prelim inari non num erato e
segnate AA v j, la prim a delle quali ha il frontispizio contornato
d ’ un fregio nel cui mezzo vedesi una figura intagliata in legno
rappresentante u n monaco ( probabilm ente San B e rn a rd o ), e giù
in fondo una vignetta rappresentante il S ignore, Adamo ed È va;
10 rim anenti contengono i Prolegomeni dell’ edizione del 1481. Se­
gue il Poema per 441 carte num erato, da ridursi a 4 4 0 , essendo
stata omessa la 439. La prim a di esse carte è bianca nel retto, e
nel verso ha una incisione in legno che prende tutta in tiera la
fac cia, rappresentante D ante nella S elva, cui si fanno incontro lo
tre fiere, la seconda non num erata o contornata di fregi è ancho
adorna nell’estrem ità del m argine inferiore di u n a vignetta in
cui vodonsi figurati Octaviano e Sibilia (t).
La sottoscrizione da me riportata in principio di questa de­
scrizione sta nella carta 438 verso: le due seguenti ed ultim e con­
tengono il Credo, il Pater nostro e l’Ave M aria di D anthe, quindi
11 Registro delle se g n a tu re , che sono tutto q u a d e rn i, meno la p ri­
m a composta di 12 ca rte, o finalm ente il segno dello stam pa­
tore (2).
Il V olpi, ricordando la presente edizione, si rim ase contento
ad una succintissim a descrizione presa dalla Biblioteca Hohen
dorfiana, fac. 163, n.° 1669: il C rev en n a, confondendola con la
ristam pa fattane dal medesimo Stagnino l’ anno 1520, no negò
1’ esistenza.

L’ H aym ( H. 8 ) ed il Biscioni ( Giunte al C in elli, IV . 215216 ), probabilm ente perchè ebber solt’ occhio esem plari m an ­
canti delle carte prelim inari, commessero lo sbaglio di descriverla
come m ancante di frontispizio e del segno dello stam patore (3).
Notano i b ib lio g ra fi, cho questa è la prim a edizione nella
quale Danto si vegga intitolalo D ivino: i bibliografi sb ag lian o ;
poiché nell’ edizione di Firenze 1481, il titolo del prim o Canto

(1) Nolo che questa figura non si vede più ripetuta nelle ristam pe fatte
dallo Stagnino nel 1516 e 1520, e che il sig. Rosselli la chiama a soste­
gno del suo sistema antipapale.
(2) Le due carte del fine non sono g ià , come il Brunet dice, sepa­
rate, ma continuano la numerazione.
(3) Anche il Catalogo Conti la cita sen za d a ta , e col prezzo di soli
30 baiocchi.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

71

dell’ Inferno dice cosi : Canto •primo della prima cantica del divino
poeta danthe alighieri.
Un bell’esem plare ne conserva la Palatina di F ire n z e , u n al­
tro la Biblioteca del Collegio Romano di R om a, ed un lorzo.il sig.
K ir k u p .
Catal. Molini del 1833, 40 paoli; — C atal. Piatti del 1838, 30 paoli;
— 3 steri, e 11 scell. Roscoe. Il Dibdin la stima 3 ghinee.
P anzer, Vili. 409; — De B u re, n.° 3328: — B runet, II. 15; — Serie
di Padova e dell’ A rtaud; — Dibdin, Library Companion , II. 353; — Suite
des editions du D a n te , n.° 12; — Bibliot. B odleiana; — Catal. Duriez,
n ° 2643.

1515.*
D

ante

col

sito

D e ll’ In fe rn o

e t

fo rm a

tra tta

DA LA ISTESSA DK
SCRITTIONE
P

DEL

oeta.

In fin e :
Impresso in Vinegia nelle case cC Aldo et
cC Andrea d' Asola suo suocero nell
anno M. D. X V del
mese d i Agosto.
In 8 . di 2 44 carte num erate.
Ristam pa faccia per faccia dell’ edizione Al dina del 1502; ed
è , come q u e lla , in carattere corsivo, composta di 244 carte n u ­
m erate (1) e segnate a - z , A - H. Le seg n atu re, che sono tu tte
q u a d e rn i, sono fatte in cifre a r a b e , m entre nell’ edizione del
1502 sono in cifre rom ane. Il testo comincia alla carta di num ero
2 , preceduto da 3 carte p relim inari non num erate; delle quali le
due prim e contengono il frontispizio con 1’ ancora Aldina al di
s o tto , 0 la dedicatoria d ’ A ndrea d’ Asola a lla valorosa M adon­
na Vittoria Colonna Marchesana di Pescara; e la 3a , che dee

( 1)
Nei Testi di lingua del Gamba si legge I44; ma si ritenga per un
errore di stampa.

�7-

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

coniare per prim a della num erazione, non contiene che la parola
D a nte con di nuovo l’ ancora A ld in a , e sulla facciata verso ha
così: L o ’ n ferno e ’ l P u r g a to r io e ’ l P a ra d iso d i D a nte A la g e
r i i . In molli esem plari mancano le due prim e carie, e non è facile
accorgersene a cagione del secondo frontispizio che sla sulla 3a.
In fine del volume, dopo la soscrizionee il Registro, e precisam en­
te sulla fac. verso della carta 244 e sullo due seguenti, vedonsi
tre incisioni in legno, la prim a delle quali rappresenta 1’ In fer­
no, quale lo ha D ante im m aginalo e descritto, e le altre due sono
in form a d’ a lb e ri, l’ una per l’ in fe rn o , 1’ al Ira per il P u r­
g a to rio . Il volume term ina con due carte bianch e, e su lla faccia
verso dell’ ultim a è stata ripetuta l’ ancora Aldina.
In proposito di questa edizione il Catalogne des édilions aldincs pubblicalo dal sig. Audin nel 1827 ( Florence, in 8 ., fac. 8 -9 )
ha le seguenti n otizie, che io credo pregio dell’opera di qui r i­
p ortare , per quanto in v erità piuttosto curiose possano dirsi che
utili : « Poiché di questa edizione esistono due sorta esem plari, il
« che non si parrebbe dalle descrizioni datene dal sig. Renouard,
« dirò che il mio esem plare ha la carta 82 bianca (1 ), e le carte
« 143 e 217 num erate 128 e 127 (2). In altro esemplare esistente
« nella biblioteca del conte Boutourlin (3), la cui sottoscrizione
« ha così: Impressi O O in Vinegia. . . , la carta 82 si trova bian« ca, come nel m io, m a le carte 201 , 20 3 , 20 5 , e 207 son n u
m orate 2 1 0 , 23 0 , 2 5 0 , 2 7 0 , e la dedicatoria a V ittoria Colono n a , sebbene contenga le medesime cose nè più nè meno, d iffe
risce per altro nella disposizione delle linee, a contare dall’ 8 .»
« 11 num ero delle carte è in queste due sorta d’ esem plari quello
« stesso annunzialo nella descrizione del Renouard ; ma 1’ ancora
« del prim o frontispizio dell esem plare del Conte è p iù nuova
« che quella del m io, la quale è in tulio uguale a quelle che

(1) Questa carta bianca si trova anche w \Y A ldina del 1502 , e l'h o pur
riscontrala n e 'cin q u e o sei esemplari dell' ediz. del 1515 clic ho avuto soir occhio.
( 2 ) Il Gamba ( Testi di lingua fac. 124 ) ricorda un esemplare posse­
duto dal signor Oliva d i A viano, nel quale si riscontrano queste medesime
particolarità. Nell’ esemplare della P a la tin a , di cui più so tto , le suddette
carte 143 e 217 son num erate 128 e 227; in quello della Magliabechiana, ed
in altro della P a la tin a , lo sbaglio non cade che sulla seconda di esse
carte la q u ale, in luogo di 217, è num erata 227.
(3) Catal. B o u to u rlin , 1. u, Colteci. A ldine , n.&lt; 73 e 74.

�EDIZIONI DELLA DIV. COKJIEDIA

73

o
«
«
«
«

Irovansi sul secondo frontispizio e alla fine dei due volum i. Gli
sbagli di num erazione saranno siali corredi nella tira tu ra ; m a
le due prim e carte contenenti il frontispizio e la Dedicatoria
paro siano state ristam pato nell’ esem plare del C onte, il quale
del resto non presenta altra differenza ».
Questa edizione che il Castelvetro preferiva a quella del 1502,
per quanto non siavi fra questa e quella differenza alcuna note­
v o le , è oggidì molto cara e ricercatissim a. Pongo qui la descri­
zione di qualche esem plare degno d’esser citato ( 1 ).
Esempi. Capponi. Con noie mss. m arginali ; citato nel Cata­
logo della Bibliol. Capponi (f. 17), ma attualm ente nella Vaticana.
Esempi. B artolini. Posseduto dal com mend. Bartolini a Udi­
n e ; i m argini sono pieni di buone note di eru d iti pregiatissimi del
secolo XVC.
Esempi. A ntinori. Conosciuto sotto il nome di Dante A m inori
per essere stato posseduto dal coinmend. Vincenzo A ntinori che
1’ avea ereditato dalla fam iglia Checchini. Ila i m argini zeppi di
v arianti m anoscritte raccolto da molli Codici della D ivina Comme­
dia le q u a li, per la form a della lettera in che sono sc ritte , ven­
gono attrib u ite a Vincenzo B o rg b in i, specie dopo cho tenne talo
opinione il canonico Dionisi nell’ Aneddoto V, fac. 63. (V . la Prefaz. dell’ ediz. di F irenze, 1838).
Esempi. Palatino. Intonso; con molte note m arginali, di m ano,
la più gran parte, d’ Anton M aria Salcini. Le a ltre , di altra mano
e più antiche , sono state spesso cassate dal Salvini medesimo
il quale ha p u r fatte molle correzioni nel corpo del lesto. D isgra­
ziatam ente questo bell’ esem plare manca del secondo frontispizio
e delle due carte bianche in line.
Esempi. Magliabechiano. Con mollissime annotazioni in su'm argini e sopra alcune carte bianche poste in principio ed in line
del volum e. Questo è l’ esem plare ram m entalo dal F ontanini
(Eloq. Ital. /. 319j il quale ne cita anche un altro annotato dal
Varchi. Repulo ben fallo il rip o rtare qui sollo una illustrazione
che il Foliini di dotta e bibliogralica m em oria scrisse in fine di
questo esem plare sopra duo carte bianche innestatevi:

H)
S’ inganna il Renouard ( A n n a le s , fac. 3 4 ) dicendo che fra i tre
esem plari i n p e r g a m e n a delle edizioni Aldine esistenti nel Museo B ritannico
«li L ondra, deve probabilmente trovarsene uno dell’ edizione 1515. Esemplari
tli questa edizione i n p e r g a m e n a non se ne conoscono.

�74

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

« Questo libro fu di Baccio V a lo r i, elio vi notò il suo nome
o nella prim a pagina della carta che precede im m ediatam ente la
« Commedia, così ; di Baccio Valori: come pure nell'ultim a pagina
« della Commedia, in questa guisa: Baccii Valori. F u nel tempo
« posteriore posseduto dall’ auditore Orazio F e n z i, come è notato
« nella pagina precedente im m ediatam ente alla Commedia. Dopo
« la tragica m orte del Fenzi pervenne in m ano di Stefano Fac« douclle parigino lenente istruttore nel corpo del genio del regno
« d ’E tru ria , ed ora commissario di polizia a L iv o rn o , dal quale
« fu donato a me Vincenzio Foliini bibliotecario della pubblica
a lib reria M agliabechiana, il dì 24 novem bre 1806, e da me è Sta­
ti to donalo alla detta libreria questo dì 20 dicem bre 1811.
« Il V a lo ri, che di suo pugno lo postillò collazionandolo con
« sei le s ti, nell’ ultim a pagina dovo è 1’ ancora notò q u anto ap« presso:
« Stam pato l'anno 1515 e riscontro nel 1546 con sei testi e
« s’ haveno dal V a rch i, Luca M arti (M artini), Alessandro M enchi,
« Cammillo M alpighi e Guglielmo Marte (M artelli), de' quali testi
a i meglio furon 2 d i Luca M a. (M arlini), uno in carta pecora, l'al« tro in carta b. (bambagina).
« Ciò che ho notalo in parentesi è m ia congettura sul prece« dente vocabolo. Questo esem plare è prezioso perchè ci conser­
ti va la lezione di sei testi che ora non sappiam o dove siano , e
a che non furono, come p aro , veduti dagli Accademici della Cru« sca nel fare la loro edizione per cui tanti ne collazionarono.
F ra i mss. di Vincenzo B o rg h in i, che si conservano nella R inucciniana, trovasi u n foglio scritto di mano di Luca M artini
che sla a conferm are 1’ autenticità delle annotazioni dell’ esem­
p la re M agliabechiano. Ivi si legge come nel 1546 il V archi,
Alessandro M enchi, Cammillo M alpighi, o Guglielmo di Noferi
M a rtin i, riunitisi alla cura di San G avino in M ugello, si occu­
parono in collazionare u n esem plare dell’ edizione A ldina del
1515 sopra sette m anoscritti della D ivina Com m edia. In questo
foglio, che è sialo stam pato nella Prefazione dell’ edizione di Fi­
renze, 1838, si fa menziono: 1 .° d’ un Codice m em branaceo scritto
nel 1329 e appartenente a Luca M artini, 2 .» d’ un altro p u r m em ­
b ran a ceo , scritlo nel 1336, e con qualche C om ento, posseduto da
Zaccaria di Bartolommeo Tromboni, 3 .° d’ altro senza d a ta , a n ­
eli’ esso m em branaceo, appartenente al Varchi, 4.° d ’ uno in carta
bam bagina di Luca M artini, senza data, ma certam ente dell’epoca
della m orte di D a n te , in cattivo stato e m ancante di un a carta

�EDIZIONI

della

d iv .

c o m m e dia

75

noi Canto X III elei P aradiso, 5.» di altro in carta bam bagina, te r­
m inalo il 22 Luglio 1475, posseduto dal Varchi, 6 .» di altro in
carta bam bagina con un Comento scritto da Noferi Acciaiuoli nel
1463, appartenente a Luca M artini, e finalm ente di un 7.« Codice
di lettera m inutissim a, copiato nel 1410 da Antonio Frescobaldi,
col Comento del B u li, posseduto da Bartolommeo Panciatichi. Il
foglio term ina con queste parole ; E corressesi un testo d' Aldo stam­
pato d'agosto del 1515, dove erano più di dugento luoghi, che muta­
vano sententia.
Vend. 12 fr. L a V alliere ( n ° 3567 ) ; — 22 fr. Sala Silvestre a Parigi
nel 1825; — 25 fr. esempi, in m arr. ro ss ., C o u t u n — 6 fiorini, esempi,
mancante del frontispizio e della dedicatoria, Mcermann (11. 162 ); — 2
steri., esempi, in m arr. ross., H ibbert (n ° 2149 ) ; — 3 steri, e 7 scoli., S y k e s ;— 4 steri, esempi, legato all’ an tica, B eber, — 40 paoli, Catal. Piatti
del 1820; — 60 paoli e 45 p a o li, Catal. des édit. A ldines dell’ Audin, del
1821 e 1827; — 3 steri, e 11 scoli. Catal. Thorpe di Londra, 1842, n ° 1966,
bell’ esempi, in m arr. ; — 25 paoli, Catal. Bigazzi del 1840.
Panzer, Vili. 420;— De Bure, n ° 3330; — Brunet, li. 16; — Ebert, n o
5697 ; — Haym, II. 8 ; — Fontanini, I. 319; — Gamba, n ° 385 ; — Re
noua rd , A nnates des A ld e s , fac. 7 3 , e Catal. d 'u n a m a te u r, III. 76;
— Serie dell’ edizioni A ld in e , fac. 43 ; — Serie del Volpi, di Padova e
dell’ Artaud ; — Suite des éditions du D a n te , n ° 8; — Catal. Pinelli, n°
1920; — R ossi, fac. 226; — Crevenna, n ° 4554; — D’E lei, fac. 37 ; — In ­
ventario della R ic c a rd ia n a , fac. 110; — Catal. delta B ibliot. R eale di
P arigi, n ° 8439; — M usai B r ita n n ic i, t. Ili ; — Catal. Duriez, 11.0 2644.

S. D. (1515 circa).
L

e terze

I n fern o

r im e

di

novam ente

D
in

ante

con

s it o

et

form a d e

lo

r e s t a m p it o .

In 8.
C o n tra ffa z io n e dell’ A ldina 1515, se n z a n u m e ri, e senza in ­
d ic a z io n e d i a n n o , n è d i lu o g o n ò d i s t a m p a t o r e . Credesi im ­
p re s s a in \enezia 1’ ¡stesso anno c h e Y A ldina p e r Gregorio de Gre
gori da Forolivio. I c a r a tt e r i sono c o rsiv i c o m e n e ll’ A ld in a , la
Prefazione è l ’ i s t e s s a , e c o n fo rm i so n o le f ig u re in ta g lia te in
l e g n o , se b b e n e a lq u a n t o p i ù p ic c o le .

D ietro il frontispizio si legge la dedicatoria A lla valorosa M a­
donna Vittoria. Colonna Marchesana illustriss. di Pescara Andrea
di Asola. Questa dedicatoria finisce ad un terzo della pagina se­
guente , la quale ha dodici linee invece delle undici elio n’ ha
Y A ldina. La pagina dopo la dedicatoria è bianca. V iene un’ altra

�76

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

pagina b ia n ca , e dietro di essa si legge: Lo'nferno e Jl P ur­
gatorio e l Paradiso di Dante Alaghieri. Col foglietto a ii comin­
cia il P oem a, e con lo stesso num ero di fo g li, m a senza num e­
razione continua come nell’ edizione originale.
Osservò già il R e n o u a rd , che quelle parole in restampito,
pretto dialetto veneziano antico , fanno brutto vedere in testa di
u n ’ edizion di D a n te , e ti costringono ad aver poca fede nella
correzione di tu tta 1’ o p e ra . Checché sia di c iò , questa con­
traffazione ò mollo r a r a , e più difficile a trovarsi che l’ edi­
zione orig in ale.
Debbo l’ esalta descrizione di questa edizione al signor Giu­
seppe Bernardoni di M ilano, che ne possiede un esem plare.
H aym , II. 9; — Serie del V olpi, di Padova e dell’ Artaud; — Renou­

ard, II. 320; — B runet, II. 16 ; — Catal. Cornino del 1742; — B ibliot. P i
nelliana, III. n.° 1921; — Renouard, A nnales des A ld e s, fac. 318, e Catal.
d’ un am ateur , 111. 76.

S. D.
D

ante

col

s it o

et

form a

d e l l ’ in f e r n o .

In

8.

Edizione citata nel Catalogo delle edizioni della Divina Com­
media pubblicato nel tomo IV? dell edizione Rom ana del 1815,
dove se ne dà la descrizione seguente : « C arattere parim ente
« corsivo, ma più grandetto dell A ld in o , senza n u m e ri, e
« senza data di stampatore affatto incognita anche al R enouard,
« che la stim a però di Venezia. M anca in principio della prefao zione : le figure in legno vi son copiate » .
Questa è quell’ edizione senza d a ta , giudicata del 1506, della
q uale il R enouard possedeva un esem plare m ancante dell’ ultim a
carta su cui sta la sottoscrizione. Q uindi l’ erro re in cui cadde
nel Catal. d 'u n amateur , I II. 76, da lui medesimo corretto nella
terza impressiono de’ suoi Annales des A ldes, fac. 318.

1515.

L ’ in fe rn o , p u rg a to rio , e paradiso di Dante.
Venezia, Alessandro Paganino, ii&gt; i 5 , in 94.
Non la ricorda che il sig. Rossetti nel suo Catalogo Petrar­
chesco (fac. 9 n.° 88) : potrebbe darsi benissimo che essa non fosse
altro che la seguente.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

77

S. D. (1516 circa). *
D

ante

col

s it o

et

form a

d e l l ’in f e r n o .

In 2 4 . di 2 0 2 carte.
Edizioncina mollo ra ra , della quale ho veduto un esem plare
nella L ib reria del sig. K irkup in F irenze (1): è impressa in carat­
teri corsivi d’ una form a assai sin g o lare, ugualissim i a quelli di
cui si servi 1’ editore della Cornucopia del P ero tti. Sul verso del
frontispizio sta una D edicatoria Ialina del P a g a n in o , preceduta
da questa intitolazione: Iulio Medici S . 11. E . Ut. S . M arne in Do
minica Diacono Card, digniss. Dominoq: Reverendiss. A lex. Paga
n in i. S . P . D. Il verso della carta 202 e le due seguenti hanno
3 figure in le g n o , nella prim a delle quali vedesi ritratto l’ in ­
ferno Dantesco , e le altre due mostrano sotto form a d’ alberi i
varj peccati che si puniscono nell’In fe rn o , o si purgano nel P u r­
gatorio .
I
Bibliografi non si trovano d’ accordo nel ferm are la data
e il luogo di questa edizione. N ella Suite des éditions dw D ante,
n.° 1 1 , leggo Tusculi apud Benascum, e p ure di Toscolano la fa il
Gussago (Memorie della Tipogr. B resciana, fac. 2 0 6 ). L’ A r
taud nel suo Catal. des éditions de la Divine Comédie, ed il Mo
lini nel suo Catal, del 1835, fac. 43, dicono Venezia 1521. F i­
nalm ente gli editori della M in erv a , fondandosi su quel passo
della D edicatoria, dove il Paganino n a rra di avere poco tempo
prim a dedicato a Leone X il libro De remedio del P e tr a r c a , il
quale fu stam pato nel 1515, IIII. Idus novemb. ritengono che que­
sta edizione sia venula alla luce nel 1516. E questa è l’ opi­
nione alla quale io pu re mi sottoscrivo (2).

(1) Ne possiede un esemplare anche il sig. A lessandro T o rri di Verona.
(2) A proposito di questa, non che di alire edizioni dei P aganini, gio­
verà conoscere una congettura mollo ragionevole e fondala di persona che
v'ha fatto sopra de’ lunghi studi, dico il signor m archese L u ig i Lechi, posses­
sore di una completa collezione delle edizioni Paganiniane. Esso è d’ avviso
che tulle le edizioni senza data di codesti stampatori siano state fatte con
caratteri degli A ldi, e siano uscite non già dalle stampe V eneziane, ma da
quelle di Toscolano. Debbo questa notizia alla gentilezza del signor Giuseppe
Picci di Brescia.

�78

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

D all’ egregio sig. Aiaz/.i so che il libraio P iatti h a venduto
u n esemplare i n p e r g a m e n a di questa edizione al marchese Pom­
peo Azzolino.
Brunet, u. 46.
1516.

col com ento di Christoforo
L an d in o revisto da Pietro da F ig in o . Venetia ,
per Bernardino Stagnino de Monferra, i 5 i 6 ,
L

a

d iv in a

c o m e d ia

in 4 * j con fig ure i n c . in legno.
Edizione ra ra e mollo ricercata, da non confondersi con quella
del 1 52 0 . Un bell’ esem plare in m a rr. ross. fu dal Delune ven­
duto 51 f ra n c h i.
Brunet, II. 46; — Ebert, n ° 5702; — Serie di Padova; — Catal. de
M. “ P a ris , 1829, n.° 767.
1520. *

O

pere

del

recorregti
im p r e s s e .

et

D

iv i n o

con

poeta

D

anthe

o g n i d il ig e n t ia

con
in

svoi c o m e n t i

l it t e r a

CVRS1VA

In Btbliotheca S. Bernardini.

In f i ne.
F in e del comento d i Christoforo Landino
Fioretino sopra la Comedia di Danthe
Impressa in Veneti a per miser Bernardino
stagnino da Trino de monferra. Del M C C C C C .
X X . Adi. X X V III. Marzo.
In 4.
Edizione in caratteri co rsiv i, ra ra 0 mollo stim a la , somi­
gliantissim a in ogni sua parte e quasi da sbagliarsi con quella
del 1 5 1 2 . E difatti h a , come q u e lla , 12 carte prelim in ari non n u ­
m e ra te, e segnale AAvj, e 4 4 2 carte num erate ; le figuro aneli’ es­
se sono le m edesim e, ad eccezione della vignetta posta in piè
della carta su cui com incia il f o c a i a , la quale nella presente

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

79

edizione è som igliantissim a a quella del fro n tisp izio . L ’ H irsching
( IV . 405 ) ne ricorda un esem plare come esistente nella Biblio­
teca di W e im a r: io ne ho trovato un altro in quella del sig.
K ir k u p , a F ire n z e , ed uno pu r ne possiede la Q uiriniana di
B rescia.
Q uesta edizione fu in titolata Opere probabilm ente perchè con­
tenente il Credo, il Pater nostro e Y Ave M aria parafrasali in versi
italiani da D an te , che veggonsi in fine della m edesim a.
— Vend. 12 fiorini e 50 cent., M e erm a n n , (II. 1 6 0 ) ; — 11 steri,
bell’ esemplare in m arr. ro s s ., H ibbert, n ° 2459.
— Panzer, Vili. 458; — Haym , II. 9; — Brunet ,11. 16; — Ebert, n°
5702; — Serie del Volpi, di Padova e dell’A rtaud; — C atal. C revenna,
n ° 4555.

1529. *

poeta divino : co
l ’ espositione di C hristophoro Ladino : nuovam ete im pressa: e con som m a diligetia reuista
C

o m e d ia

di

D

anthe

A

l ig h ie r i

et em ed ata: e di nuouissim e postille adornata.

M. D. XXIX.
In fin e :
F in e

del

C o m e n to

d i C h ris to p h o ro

L a n d in o

FIOR
EN
TIN
O

sopra la Com edia di Danthe A lighieri F io ­
re n tin o , Poeta excellentissim o: nuouam ente con
grande diligentia reuisto et emendato: et d ’ in ­
finiti errori purgato. Stapato in V e n e t i a per I a c o b del B urgofraco Pauese. Ad istatia del nobile
m essere L u canton io g iu ta , Fioretino. N ellanno
del nostro signor. M. D. X XIX. A di XXIII. di
G ennaro.
In fogl. di X II-C C X C V carte (i).
(1) Sbaglia l’ Haym (11. 9 ) che la dice in 4 .; e sbaglia il Catal.
Stoschiano ( 1759, n ° 1322) che la ricorda sotto la rubrica Firenze.

�80

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

Edizione difficile a tro v a rs i, dal Bandini non ricordata nei
suoi A nnali de G iu n ti, e diversam ente descritta dai bibliografi.
E in caratteri rotondi m aggiori e m inori con grandi iniziali
intagliate in legno a capo di ciascuna Cantica , e con una fig u ra,
pu re in legno, per ogni C anto; delle quali le tre poste al p rin ­
cipio delle tre Cantiche sono della grandezza del foglio (1 ). Co­
m incia il volum e con 12 carie prelim in ari non n u m e ra te, m a
segnale A A3-BB3, conlenenti i Prolegomeni dell’ edizione del
1481. Il retto della prim a ha il frontispizio rip o rtato di so p ra,
stam pato in rosso ed in n e r o , e circondalo d’ un fregio sopra
del quale vagam ente riposano come in tanti q uadrelli i ritra tti
di dieci fra i più celebri poeli antichi : e nel verso della mede­
sim a vedesi un ritratto di D ante grande quanto il foglio. L’ u l­
tim a di dette carte prelim inari porta nel verso la prim a delle tre
g ran d i figure da me teslè ram m en ta le, circondala d’ u n fregio
som igliante a quello del frontispizio. Segue il Poema per 295 carte
n um erale con cifre rom ane, quindi il Credo, il Pater nostro e l’A ie
maria di D anthe, e finalm ente il Registro delle se g n atu re, che
sono tutte q u a d e rn i, meno AA e BB te r n i, a cui lien dietro la
sottoscrizione.
Q uesta edizione , meno poche v a ria z io n i, è , quanto al te­
s t o , riproduzione fedele dell A ldina 1502; il Comento del L an­
dino non corrisponde al te sto , particolari là che pur si riscon­
t r a , co m e notam m o g ià , nell edizione del 1507. Vedi la Lettera
del R osini citala alla fac. 4 6 .
T rovasi nella Riccardiana (Invent. n.° 3705) un esem plare im ­
perfetto della D ivina Commedia che credesi della presente edi­
zio n e, ed ha i m argini pieni di buone lezioni m anoscritte ( Prefa­
zione degli editori di F irenze, 1 8 3 8 ).
Il sig. Giuseppe B ernardoni di Milano ne possiede un esem­
p la re i cui m argini sono pieni di postille m anoscritte ¡storiche,
alleg o ric h e, teologiche, fisiche e metafisiche di persona assai
dotla e contem poranea a ll’ impressione di questa ed izio n e, lo
quali si riferiscono ora al testo del Poem a, ora al Comento del
L an d in o , e specialm ente di Varie Lezioni traile la più g ran p arte
dal lesto che adottò per il suo Comento Francesco da B uti e cho
va però conosciuto sotto il nom e di lu i. E già meglio che 6 0 0 , da

( 1 ) Nell’esemplare del sig. Kirkup da me esaminalo, il Canto il del­
l’inferno non Ita figura.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

81

esso giudicate nuove e degne di nota, ne ha rese di pubblico d ritto
il signor Bernardoni nella sua Lettera a Pietro Zambelli pu b b li­
cata in M ilano nel 1842 (V . il Cap. Stu d i critici sul testo della
Divina Commedia). Q uest’esem plare fu già dell’abate Angelo Vec­
chi to sc an o , vice-bibliotecario di B rera su l finire del secolo
sc o rso , come apparisce dalla Lettera suddetta del B ernardoni in
p rin cip io . O ltre i tre esem plari dei quali è fatto parola fin q u i ,
altri veggonsene ricordati nel Catalogo della Casanatense (I. 1 2 3 ),
e nel Catalogo Acad. Pisanoe, fac. 96.
Vend. 6 fr. G aignat ì n ° &lt;973;— 42 paoli C atal. Pagani del 1814.
Maitta ir e , V. 326; — P anzer, Vili. 543; — U n n ici, II. 46; — E bert,
n ° 5703; — Serie del V olpi, di Padova e dell’ Artaud; — Suite des édi
tions du D a n te , n ° 6; — R enouard, Notice su r tes J u n te s , fac. XXXVI;
— Biscioni, Giunte al Cinell i , IV. 212.

1536. * (1)

A lighieri con
la dotta e leggiadra spositione di Christophoro
L an d in o: con som m a diligentia et accuratissim o
C

o m e d ia

del

D

iv in o

P

oeta

D

anthe

studio nuouam ente co rretta , et em endata: da in­
finiti errori purgata, ac etiandio di vtilissim e po­
stille ornata. A g g i v n t a v i DI NVOVO VNA copiosissima
T au ola nella quale se contengono lestorie, fauole,
se n te n tie , e le cose m em orabili e degne di
annotatione che in tutta 1’ O pera si ritrouano.
M. D. X X X V I . In Vinegia ad instantìa di
M ‘ Gioanni Giolitto da Trino.
In 4 - Sr' di X X V I I I —4 4 o carte.
Questa edizione che lascia molto a desiderare per quello eh’ è
esecuzione tipografica, è fatta in caratteri corsivi cosi per il testo,
come per il Comento. E orn ata d’ una figura intagliata in legno per

(4)
Il N egri ne’ suoi S c ritto ri F iorentini la d ic e , per distrazione, del
1535. Più distrailo si mostra il Dibdin f The lib ra ry com panion , li. 363 )
facendola del 1586.
6

�82

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

ogni Canto, e d’una grande inizialo in testa di ciascuna Cantica. V i
son anche qua e là delle piccole in iz ia li, m a poche. (L ’esem plare
della Magliabechiana lo ha nei prim i 17 Canti del P u rg ato rio ).
Il volume com incia con 2 8 carte prelim inari non n u m erate: le
prim o 1 2 , segnale + + v i , contengono il frontispizio nel quale
vedesi anche u n ritra tto di D ante inciso in legno, e la Tauola di
cui parla il frontispizio: le rim anenti 1 6 , segnate A A - B B , dopo
u n titolo in grosse lettere maiuscole che dice C a n t i c a d e l d i ­
v i n o p o e t a D a n t e A l i g h i e r i F i o r e n t i n o , h anno i Prolegom eni
soliti trovarsi in tu tte le edizioni col Comento del Landino . Essi
vanno a term inare sul retto della carta di num ero 1 , il cui verso
h a una figura in legno che prendo tu tta la faccia. Il Poema va dalla
ca rta di num ero 2 fino alla 4 3 8 , poi sulle carte 4 3 9 e 4 4 0 no ven­
gono il Credo, il Pater nostro e l ' Ave M aria. In piè dell’ ultim a
c a r ta , che ha bianco il verso, si legge :

In Vineggia per M. Bernardino Stagnino.
M. D. X X X V I.
Dopo di che viene il Registro delle se g n a tu re , che sono tutte
d u e r n i, meno la prim a che è te rn o , e finalm ente lo stemma dello
stam patore.
V i sono di questa edizione alcuni esem plari in Carta tu rch in a;
uno ne cita il Catalogo C apponi, fac. 1 7 , ed altri esistono nella
P alatina di F ire n ze , e nella Biblioteca del sig. Renouard a P arig i
(Catal. d 'u n am ateur, I II. 7 6 ) .
Catat. Payne di L ondra, 4 steri, e 4. scell. bell’esempi, in m arr.; — 3o
p a o li, C atal. Molini.
Panzer, Vili. 451
B runet, IL 16; — E bert, n ° 5704 ; — Ilaym , li.
9 ; — Serie del Volpi, di Padova e dell’ Artaud; — Catal. della C h ig ia n a ,
fac. 15; — della C asanatense , 1. 123; — della B rancacciana , fac. 8;
— della Biblioteca, R eale di Parigi-, — Catal. ms. della Magliabechiana e
della Palatina.

1544. *

La

C o m e d ia d i D a n t e A l i g i e r i c o n

l a n o v a e s p o si-

Con gratia della Il­
lustrissim a Signoria di V in egia, che nessuno la
tio n e d i A le s s a n d ro V e l l v t e l l o .

possa im p rim e re , nè im pressa uendere nel ter-

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

83

mino di dieci a n n i, Sotto le pene che in quella
si contengono.
In fine:
Impressa in v inegia per Francesco Marcolini ad instanti a d i Alessandro Velivi elio
del mese di Gugno (s ic ) 1’ anno M D X LIIII.
In 4 Bella e buona edizione, annoverata fra le r a r e , dal V ellutello
dedicata a papa Paolo III. È falla in ca ratteri c o rs iv i, e non ha
num eri. Ai principio d’ogni Canto ha un elegante intaglio in legno
posto nello spazio riserbalo al Poema : a ltri tre intagli posti a
fronte delle Cantiche prendono tutta in tera la faccia. Lo spazio de­
stinalo allo iniziali è stato lascialo in bianco.
II volum e h a da p rim a 26 carte prelim inari senza num eri e
cou le segnature AA-CC, contenenti la Dedicatoria del Vellutello a
Paolo I I I , u n Avviso ai lettori del m edesim o, un discorso sulla
1 ita et costumi del Poeta, ed una Descrittione de lo Inferno con 10
ligure nel testo; la carta ventesim asesta, bianca nel retto, porta nel
verso un bell intaglio in legno che prende tu tta la fac cia, ed è
il prim o di quei tre che abbiam o detto precedere le Cantiche. Se­
gue il Poema colle segnalure A - Z , A B -A Z , B C -B I, tutte d u e rn i,
m eno CC che è q u in te rn o . Il Registro sta sulla carta u ltim a , e
per essere completo deve il volume avere una caria bianca in fine.
Le prim e 7 carte del P u rg a torio contengono una Descrittione del
P urgatorio, e le prim e 5 del Paradiso u n a Descrittione del P ara­
diso.
Nella prefazione il V ellutello per am ore della propria edizione
si dà a screditare quella degli A l d i , la quale chiam a incorrectis
sima (1 ).
11 l'ezzana ( Scrittori P arm ig ia n i, V I. 623) ricorda u n Dante
con l'espositione del V ellutelli, tutto postillato di mano del conto
Pomponio Torelli. Il sig. A rtaud ( Vie du Dante, fac. 514) dico
possederne uno con correzioni del p. O ttaviani da Popoli, come
apparisce da un ricordo di mano del m edesim o, in data del 3
ottobre 1699 , apposto sulla carta del frontispizio.

(&lt;) In proposito dello edizioni del »564, 1568 e I5s)6, iu » e col. Comento
del Vellutello, sono da vedersi le in scrizio n i Veneziane del Cicogna, IV. 97 .

�84

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

Vend. 43 fr. m arr. ross. L a V alliere, n.° 3568; — 9 fr. P inelli, IV. n°
4924; — 40 fr Sala Silvestre a P a rig i, nel 4808; — 3 steri, e 16 scell.
H eber ; — 4 sieri, e 48 scell. m arr. H ibbert, n ° 2458; — 44 fr. esempi,
legalo in cuoio di Russia, B o u to u rlin , l. n ° 1337; — 18 e 12 paoli, Catal.
Pagani del 1838; — 40 e 20 p a o li, Catal. Pialli del 1820 e 1838.
M aittaire, V. 326; — B ru n et, II. 16; — De B u re, n ° 3331; — Ebert,
II.« 5705; — Gamba , n ° 387; — Haym, II. 9 ; — Fonta n in i, I. 320; — Se­
rie del Vol])i, di Padova e dell’ A rtaud; — S uite des éditions du D a n te ,
n.° 16; — Catal. Rossi, fac. 226; — della C h ig ia n a , fac. 45. — della Ca
sa n a te n se , I. 123; — Musasi B r ita n n ic i, t. Ili; — Inventario della R ic
c a r d ia n a , lue. 109; — Catal. ms. della P a la tin a e della M agliabechiana.

1545.
L

o

poeta

’N

del diuino
Dante A la g h ie r i. In Veneti a al Segno

f e r n o e ’l

P

v r g a t o r io

della Speranza,

e ’l

P

a r a d is o

in ^ 4 p ic c . ( 1 )

Edizione in caratteri ro to n d i, oggidì fatta rarissim a , senza
prefazione e senza divisiono m arcala delle Cantiche e dei C a n ti,
col solo accenno a ca p o -p ag in a : Infer. Can. ec. In piè del fro n ­
tispizio evvi una incisione in legno rappresentante un a donna ,
intorno alla quale sorgono qua e là vari m on u m en ti, ed essa figge
gli occhi nel sole, col m ollo: M iser chi speme in cosa mortai puone.
Se ne trovava già un esem plare nella collezione di opere in sesto
piccolo del m archese Giovanni Lepri.
Serie del Volpi, di Padova e dell’ Artaud ; — L a libreria Volpi, fac.
987; — Suite des éditions du D a n te , n ° 14.

1545.
i

D antis carm ina de In fe rn o , P u r g a to r io , P a ­
radiso, Italice co n scrip ta , excusa sunt. In Ita­
lia, anno Domini, l 5 4 ^&gt;, in 16.
È ricordata sotto questo titolo nella Biblioteca di Corrado
G essner; credesi che in fatto sia una medesima cosa coll’edizione
precedente. Se il sig. A rtaud l’abbia veduta ed esam inala non
so : e’ dice che qui in Italia è stim ata pochissimo.

(I) È detta per ¡sbaglio in 12 nel C a ta log o R ossi, fac. 226.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

g5

Osserva il Volpi che questa è la sola edizione della D ivina
Commedia di cui abbia fatto menziono Corrado G essner; di cho
molto si m araviglia, e ben a ragiono; m a cosa assai più stran a
p a rrà il sapere che David Clement non ha neppur ram m entalo
nè D ante nè le Opere di lui nella sua Bibliothèque curieuse.
Serie del Volpi, di Padova e dell’ Artaud.

1547. *

Il

D

ante,

Con a r g o m e n ti, et dichiaratione di

molti lu o g h i, nouam ente reuisto , et stampato.
In L io n e , per Giovan di

Tovrnes,

M.

D.

X X X X V I I , in 16. di 55 9 fac. num erate.
Leggiadra e ra ra edizione in caratleretti corsivi, con un me­
daglione di D ante nel frontispizio, iniziali intagliate in legno al
principio di ogni C an tica, e con in m argine alcune brevissimo
Dichiarazioni che son ricavate dal Comento del Landino. Comincia
con u n a lettera dedicatoria A l molto ingegnioso et dotto, M . M avri
tio Sceva, sottoscritta In Lione a X X U I l Di M arzo, 1547, Bon
Amico de Tournes. Segue il Poema tino alla faccia 535; dalla fac­
cia 537 sino alla 539 sta un Svm m ario di la Vita di Dante, se­
guilo dall’epitallio, Jura monarchia;, ec.: la seguente, che non è n u ­
m e ra ta , ha un avviso A Lettore. T erm ina il volume con 4 carie
bianche parim ente senza n u m e ri, l’ultim a delle quali h a nel suo
verso uno stemma , intorno a cui sono disposte queste paro le: Son
tour a chacvn.
Il Crescimbeni la dico correttissim a. Alcuni bibliografi l’h anno
per ¡sbaglio descritta in 12; anzi il Catalogo M a c - C a r th y , n.°
3041, la vorrebbe in 8 . Un esem plare da me veduto sta nella
Palatina.
Vend. 12 fr. m arr. ross. d 'H a n g a rd; — 3 fr. 19 cent., G aignat, n.u 1914;
— 18 fr. m arr. verde, M ac-C arthy ; — so baj. Catat. Saliceti! ; — 40 baj.
Catat. Compagnoni ; — In Francia da’ 6 a’ 9 franchi.
Brunet r li. 1 6 ;— E b ert, n o 5706; — De in ¡re, n." 3333; — Haym, li.
9; — Fon lanini, 11. 3 2 1; — Gam ba, n.*&gt; 388; — Serie del Volpi, di Pa­
dova e dell’ Artaud; — Suite dee editions du D a n te , n ° 1 5 ; — Dibdin,
Bibliogr. Decam eron, I. 290; — Catal. M usai B rita n n ic i, t. Ili;— Capponi
fac. 17; — P inelli, u.» 1925; — Sm ith, fac. X. — Mossi, fac. 226; — d ’ un
a m a te u r , III. 76.

�86

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

1550. *
L
A

o

’N

fern o

l a g h ie r i.

e

’l P

v r g a t o r io

e

’l P

a r a d is o

di

D

ante

In Venezia al segno della Speranza,

in 2 4 - picc. di 2 3 7 fa c
Edizioncella in carattoretti ro to n d i, dal Volpi e dagli editori
di Padova supposta quella dol 1545 con frontispizio fallo di
nuovo. Ho polulo vederne un esem plare nella Biblioteca del sig.
K irkup in Firenze.
A nche nella presente ed izio n e, come in quella del 1 545, nes­
sun segno vi ha che distingua 1’ u n a dall’a ltra Cantica, nò il line
d’ un Canto dal principio dell’ a ltr o , meno u n corto spazio q u a­
drato posto di fronto ad ogni prim a terzin a, ed in cui si trova
notato il num ero progressivo del Canto.
6 p a o li, Catal. Molini del 1835.
H aym , li. 10; — Serie dell’ Artaud.

1550.

L a Com m edia di D a n te. V in eg ia ,

15 5 o ,

in 12.
Con questo titolo la ricorda la Bibliotheca H einsiana, fac. 220.
Il Volpi la credo una cosa istessa con quella or descritta.
1551.

con nuove ed utilissime isposizioni a g ­
giuntovi di più una tavola di tutti i vocaboli più
degni d’ o sserv azio n e , che a i luoghi loro sono
D

ante,

dichiarati. In Lione, appresso Guglielmo Rovil­
lio , 1551 , in 16., con una incisione in legn o
al principio d ’ ogni Cantica.
Leggiadra ed izio n e, di cui gli esem plari ben conservali son
fatti ra ri e di gran pregio. Si trova da prim a un a lettera Dedicaluna del Rovillio a Lue Antonio Ridolf i, gentiluom o fio re n tin o ,

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

87

data del 25 aprile 1551; seguo a ltra Lettera ai candidi Lettori,
u n a m edaglia con 1’ effigie di D a n te , sotto alla quale si leggo
u n ’ ottava in lode del Poeta dettata da Giov. Giacomo M anson,
e finalm ente u n a breve Vita di D ante, che è com pendio di quella
dell’ A retino. Le annotazioni qualificate per nuove son prese di
p ianta dal Comento del V ellutello , e si trovano alla fine d’ogni
C anto.
Un esem plare con postille m anoscritte si trovava già nella
Biblioteca Stoschiana ( Catal. n.° 1323).
Vend. 36 fr. e so centes. m arr. citrino, Chardin ; — 14 fr. m arr. ross.
C aillard; — In Francia dai 12 a’ 45 f r .; — 1 scudo e 20 baj., Catal. Salic elti; — 10 lire , Catal. Branca di Milano 1844.
M aittaire, V. 326; — B runet, II. 1 6 ; — E b ert, n ° 5707 ; — Haym, II.
40; — F ontanini, J. 320 ; — Serie del Volpi, di Padova e del l 'A rtaud;
— Catal. P inelli, ìli. n ° 1926 ; — F arsetti, fac. 53 ; — Rossi, fac. 22 ?.

1552. *

D

ante

con n vove

et

v t il i

is p o s it io n i

(d i

Alessan­

dro V ellu tello ). A ggiu n tou i di più vna tauola
di tutti i vocaboli più degni d’ osseruatione, che
a i luoghi loro sono dechiarati. In Lyone, ap
presso Guglielmo Rouillio. Con Priuilegio del
Re per anni cinque. In 12. picc. di 644 facnum erate.
Leggiadra edizioncina in caratteri corsivi, ripulalissim a, o r­
n ata di 3 figure intagliate in legno , una per Cantica , e d’ in izialette parim ente intagliato in legno. Il P oem a, che ad ogni
fin di Canto è illustrato d’ alcune A nnotationi, comincia colla
faccia 13.% che è 1 .» della num erazione: le 12 facce che lo prece­
dono non num erate contengono il frontispizio, nel quale vedesi
il solito fiore dei Rovillj con il molto In viriate et fo rtu n a , u n
E xtra ict del privilegio concesso dal Iie colla data 9 luglio 1549,
una Dedicatoria del Rovillio A l Nobile M . Lvc Antonio Ridolfi
gentil'huomo Fiorentino, in data di Lione, 25 aprile 1551 , u n
Avviso del medesimo A i candidi L ettori, la solita ottava D i M .
Giovati Iacomo Manson in lode di M . Dante A lig ieri, che porta
al di sopra un ritratto del Poeta in m e d ag lia, e finalm ente una

�88

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

breve descrizione della Vita e costumi del Poeta. In line del vo­
lum e dovrebbero trovarsi due carte bianche.
Apostolo Zeno ( Note al Fonta n in i, I. 320 ) ed il com pila­
tore della Bibliot. Pinelliana ( III. n.° 1927 ) furono d’ avviso ,
che questa edizione debba ritenersi per quella medesima del
1551 , con semplice cam biam ento di data. Una tale opinione
si vede seguita anche nel Catalogo Crevenna (IV . 8 ), dove si
fa notare che l’edizioni 1551 e 1552 hanno un medesimo privi­
legio e una medesima dedicatoria . Il quale argom ento , a d ir
vero , non proverebbe niente ; im perocché codesto medesimo
privilegio e codesta medesima dedicatoria si riscontrano anche
nell’ edizione eseguila dal Rovillio l’ anno 1 5 7 5 , e pure a nes­
suno è venuto in capo iin qui di fare dell’ edizione del 1551
e di quella del 1575 una sola e medesima edizione. F atto è però
che, quanto i segni caratteristici dell’ edizione 1575 la distinguono
da quella del 1552, altrettanto quei di quest’ ultim a sono con­
form i a quelli dell’edizione 1551 ; in che trova appoggio grandis­
simo la congettura d’ Apostolo Zeno.
Vend. 5 fr. e 45 cent, a Parigi nel 1811 , e 14 fr. c 5 cen t., m arr.
ross. Caillard (u .° 1 3 5 5 ) ; — Catal. R enato, 60 baj.
De B ure, n.« 3 3 3 4 ;— Haym, li. 10; — Serie del Volpi, di Padova e
dell’ Artaud; — Suite des éditions du D a n te , n ° 16; — Catal. della Chi(lia n a , fac. 15; — Musali B rita n n ic i, t. Ili; — de la Bibtioth. B oy ale
de P a r is , n ° 3441 ; — Capponi, fac. 1 7 ;— La Valliere, n ° 16292; — Cat.
m ss. della Palatina e della Magliabechiana.

Nel Catal. Acad. Pisana vedesi alla fac. 98 citata u n ’edizione
di IJone, Rovillio, 1555, in 12. Ma posso accertare che cosiffatta
indicazione dipende da un erro re di stam pa, e che l’edizione Lio
nese del 1555 non esiste.

1552.

Lo N f e r n o , e l P u r g a t o r i o , e ’l P a r a d i s o di Dante
A lagherii. In Venezia, al signo della Speranza,
i 5 5 a , in 16.
Meno il frontispizio rifa tto , si c r e d e esser quella del 1545, o
1 a ltra del 1550, che tu tte duo hanno la medesima indicazione.
Haym, IL 1«; — Serie del Volpi e dell’ Artaud.

�«
EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

89

1554. *
D a n te ,

con

nvove

e t

v tilis s im e

a n n o ta tio n i.

Ag

più degni d ’ osserua*
tione , che a i lor luoghi sono dichiarati. In V e­
neti a, per Giovann' Antonio Morando, M. D.
L IIII , in 8. picc. di 9.79 carte.
g iv n to v i

l ’I n d i c e

d e ’ v o c a e o li

Edizione in caratteri corsivi, di 50 linee per faccia, colle segna­
tu re A -Z AA-NN. H a u n ’ iniziale grande intagliata in legno
al principio d’ ogni C antica, una piccola pure in legno al p rin ­
cipio d’ ogni Canto. Nella faccia del frontispizio vedesi uno stemma
raffigurante u n albero investito dai raggi s o la r i, col motto : Vbi
primvm tepefeceris matvrescent. La carta di num ero 2 h a nel suo
retto un ritratto di D ante intagliato in legno con sotto l’ ottava
Di M . Giovati Iacomo Manson in lode di Dante Aligieri; poi sulle
carte 3 -4 segue una Vita e costvmi del Poeta. Le carte 4 , 98 e
190 hanno ne’ respettivi versi altrettante ligure intagliate in le­
gno che prendono tu tta la faccia. Il volum e si chiude con 6 carte
senza num eri contenenti la Tavola di tu tti i vocaboli : alla fine di
ogni Canto stanno alcune brevi Annotationi, tratte dal Comento del
V ellu tello, im presse in caratteri ro to n d i.
Questa edizione è interam ente conforme alla Rovilliana, menochè il sesto del volum e è più grande. L’ esemplare della Magliabe
chiana di F iren ze, che anticam ente fu dell’ Accademia della Cru­
sca , h a m argini ed interfogli tu tti pieni di postille m anoscritte
appostevi dagli Accademici.
Catal. Renato, 80 baj.
Haym ,11. 1 0 ; — Serie del Volpi, di Padova e dell’ A rtaud; — Catal. de
la Biblioth. B oy. de P a r is , n ° 3442; — Capponi, fac. 17; — La Valliere,
n ° 16293; — della B rancacciana, fac. 8.

1554.

D ante col Vellutello. Ven. Marcolini, t 5 5 4 *
Citata con questo titolo nel Catalogo della Biblioteca Pesaro di
V enezia: suppongo s ia la medesima che ora h o descritta.

*

�90

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

1555. *
L

a

DIVINA COMED1A

DI

DANTE DI

NVOVO

ALLA SVA

lettione ridotta con lo aiuto di m oki anti­
chissimi esem plari. Con argom en ti, et allegorie
per ciascvn C anto , et Apostille nel m argine. E t
indice copiosissim o di tutti i Vocaboli più im p o r­
tanti usati dal Poeta , con la sposition loro. C on
privilegio. In Vinegia appresso Gabriel G io­
lito de Ferrari, et fratelli, M. D. L V , in 12.
picc. di 5g8 fac. num erate (1).
vera

R ara e nitida edizione in caratteri corsivi, ornata d’iniziali,
vignette e fiorami intagliati in legno, in a very elegant style, dice
il Dibdin nel suo Decamer. bibliogr. ( i . 2 9 0 ); sonovi inoltre 12
figure poste in testa dei seguenti C anti, cioè, 1 , 3 e 34 dell’ In ­
fe rn o ; 1 , 2 , 11 , 15 e 31 del P u rg ato rio ; 1 , 3 , 2 1 e 33 del
Paradiso. In principio si trovano 18 carte prelim inari senza n u ­
m eri , contenenti ; una D edicatoria dell’ editore Lodovico Dolco
A l reverendissimo Monsignore il signor Coriolano M artirano , ve­
scovo di S • M arco, u n Sonetto del Boccaccio in lode di D ante, sor­
m ontato dal ritratto del Poeta in m edaglia, una Vita di Dante de­
scritta da M . Lodovico Dolce, che term ina con 1 epigrafe; E xigua
Tum uli Danti s
finalm ente la Tavola de vocaboli, e
quella delle Apostille marginali. In fino del volume sta u n a carta
non num erata sul cui retto sono impressi il Registro e la sottoscrizione, la qualo ha così: In Vinegia appresso Gabriel Giolito de
Ferrari, et fratelli, M. D. L IIII (sic ) (2). E sul verso della m ede­
sim a carta si vede il segno dello stam patore.
Edizione assai scorretta; m a , grazio alla bontà delle Dichia­
razioni, Allegorie e Postille che vi si trovano, onorata di molto
(1) 11 Giornale Arcadico ( XIX. 341 ) ricorda un' edizione del Gio­
lito , 1353. Giova ritenerlo erro re di stam pa.
( 2 ) Questa diversità di data fece prendere abbaglio ad alcuni biblio­
g ra fi, i quali si dettero a credere due essere l’ edizioni del G iolito, una
del 54, un’ altra del 55. Vedi specialmente la Suite des éditions du D ante
u .'1 17 e 18.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

91

ristam po. Un esem plare in carta tu rch in a esisteva una volta nella
Biblioteca dell’avvocato Alberghini di Bom a. Dei due che ne pos­
siede la P alatina, uno ha questo di sin g o lare, che per le prim e
sei facce il num ero delle linee non è lo stesso, nè sono g l’ ¡stessi
q u e’fiora m i, quelle iniziali o quelle vignette che vedonsi dal p rin ­
cipio fino al Canto X V I dell’Inferno ( fac. 87 ).
Dedicando il Dolce questa edizione a Coriolano M artirano cosi
si esprim e:
« Questo non tacerò, c h e ’l testo in molti luoghi s’ è diligen­
ti tissim am ente em en d ato ; e ciò con uno esem plare trascritto
a dal proprio scritto di m ano del figliuolo di D ante, avuto dal
a dottissim o giovine M. Batista Amalteo.
Il
F o n ta n in i, modificando a suo modo e trasfigurando questo
passo deila D edicatoria (ediz. della Bibl. ( tal. del 1758, i. 2 9 9 ),
scriv eva, che il Dolce erasi servito d’un e s e m p la re scritto di pro­
prio pugno da Pietro figlio di Dante. Vedi a questo proposito Apo­
stolo Zeno (Note al F ontanini, i. 321) e l’edizione di Londra, 1843,
iv. 11 0 - 1 1 2 .
Catal. Salicetti , 80 baiocchi; — In Francia da’ 6 a ’ 9 f r . — In esem ­
plare in caria turchina i'u venduto 20 fr. alla S ala S ilvestre, nel 1842.
Brillici, II. 26; — E b ert, n ° 5708; — De B ure, n ° 335; — Haym ,
II. 10; — Gamba, n ° 389 ; — Serie del Volpi, di Padova e dell’ A rtaud;
— Catal. Capponi, fac. 17; — Pinelli, n ° 1928; — Sm ith, fac. X; — Far­
se tti. fac. 53; — Rossi, fac. 226; — La Valliere , n ° 16294; — Boutourlin,
II. 1 1 7 3 ;— In ven ta rio della, R ic c a r d ia n a , fac. 101 ; — C a ta l. M usai
B rita n n ic i, t. HI.

1564. *
D

ante

con

l ’e s p o s i t i o n e

di

C r is t o f o r o

L

a n d in o , e

A l e s s a n d r o V e l l v t e l l o , sopra la sua Com edia
dell’ Inferno , del P urgatorio , e del Paradiso .
Con tauole, argom en ti e allegorie ; e riform ato ,
riueduto , e ridotto alla sua uera lettura , Per
F rancisco Sansovino F io r e n tin o . In Vene ti a
Appresso Giouambattista, Marchiò Sessa, e
di

fr a te lli, 1 5 6 4 , i n

fogl- di X X V I I I - 392, carte.

Bella edizione, e assai riputata ; il testo in corsivo ò circondato
dal Comento eh’ è in caratteri rotondi. E o rnata di g ran d i iniziali

�•'z

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

intagliate in legno, e di vignette pu re in legno poste nello spazio
risei'bato al testo , al principio d’ ogni Canto.
Le 28 carte prelim inir i , senza nu m eri ina con se g n atu re, con
le quali s’ apre il volum e, contengono il frontispizio sul quale vedesi il ritratto di D ante con gran naso , la D edicatoria del Sanso
vino A l Santissimo et Beatissimo Pio Q uarto Pontefice Massimo, un a
Tauola delle voce diffìcili, un Proemio all'Illustriss. et Eccellentiss.
R ep. Fiorentina, e finalm ente i Prolegom eni solili trovarsi in tutte
l’edizioui che vanno coi Comenti del Landino e del V ellutello. Le
rim anenti carte 392 num erate, e contenenli il Poem a, son segnate
A -Z , A A -Z Z , AAA-CCC. Sull’ultim a carta vedesi un a vignetta
rappresentante un ga tto , slemma dello stam patore, e giù in fondo
la sottoscrizione, la quale ha cosi :

Appresso D om enico Nicolino P er G iouam ba
tista , M archiò S e ssa , e Fratelli.
M. D. L X IIII.
Segui il Sansovino per questa edizione il testo dell’ A ldina del
1502, riducendolo alla m oderna ortografia. È da notarsi che in
certi passi le note non corrispondono al lesto ; intorno di che potrà
vedersi la Lettera del llosini citata a fac. 46 sopra le varianti del lesto
pubblicato da Cristoforo Landino. Un bell’esem plare con figure m i­
n iate di mollo pregio fu venduto presso James Edwards 23 ster­
line e 15 scellini (Repertor. bibliogr. fac. 513).
Vend. 12 f r . , Floncel; — 2 t fr. Thierry; — 12 fr. Gaignat, n ° 1975;
— 2 steri, e 14 scell., esempi, in m arr. verde, H ibbert, n ° 2491 ; — 24
fr. e 50 c e n i., B outourlin; — 4 scudi, Catal. Salicetti ; — 25 paoli, Catal.
Stoschiano, n ° 1324 ; — 45 paoli, Catal. Pialli del 1 8 2 0 ;— 38 pao li, Ca­
ia!. Pagani del 1825; — 40 paoli, C atal. Ducci del 1833;— 30 paoli, Catal.
Molini del 1812.
Brunet, II. 16; — E b ert, n ° 5709: — De Bure, n ° 3328; — Gamba,
n ° 3 9 0 ; — Fontanini, I. 3 2 2 ;— Serie del Volpi, di Padova e dell’ Artaud;
— Suite des é d itio m du D a n te , n ° 1 9 ; — C atal. Capponi, fac. 1 7 ;
— Pinelli, III. n ° 1929; — La Valliere, n ° 16295; — B ibliot. Chig ia n a , fac.
15; — C asanatense, 1. 123; — Catal. M use i B r ita n n ic i, t. IH ; — de la
Bibtioth. B o y. de P a r is , n ° 3443; — C atal. mss. della Magliabechiana e
della Palatina (1).

(1)
Veggansi ancora intorno all* edizioni del 1564, 1578 e 1596, riviste d a
Sansovino, le In sc rizio n i Veneziane del &lt; ¡coglia, IV. 63.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

93

1568. * (1 )
D

ante

con

l " e s p o s it io n e

di

M.

B

e r n a r d in o

D

a­

, sopra la sua Com edia dell’ In­
ferno , del P u rg a to rio , e del Paradiso : nuouam ente stam pato e posto in luce. Con priuilegio
dell’ Illustrissim a Signoria di V enetia per anni

n ie l l o

da

L

vcca

X X . In V e n e tia
M. D .L X V I I l , in

4. picc.

appresso Pietro da F i n o ,
di X lI - 7 9 ,7 fac.

Edizione in corsivo, mollo ricercala per am or del Comento eli’è
stim ato assaissim o: esso 6 disposto attorno al testo, ed è impresso
in caratteri rom ani e più piccoli. Ila tre figure (2) rappresentanti
1’ In fe rn o , il P urgatorio ed il P aradiso di D ante, poste a fronte
delle tre C antiche, ciascheduna delle quali comincia con una
grossa maiuscola intagliala in legno: ogni Canto pure ha la m aiu­
scola in le g n o , ma più piccola assai.
In principio stanno sei carte prelim inari non num erate, ma se­
gnate + i i j , contenenli una Dedicatoria di Pietro da F in o , in data
del 9 ottobre 1568, A l magnifico sìgn. Giovanni da Fino, una Vita
e costumi del Poeta , ed una Inlrodvttione universale nella Comedia di
D ante; e della m isvra, sito, form a, e distintione dell'inferno. Un al­
tra carta non n u m e ra la , ultim a delle p relim in ari, ha lo stem m a
dello stam patore in figura d ’un gallo col motto: excubo ac vigilo, di­
verso da quello del frontispizio che ha pure un gallo col motto :
tota nocte excubo.
Nella fac. 273, C. V I del P urgatorio, mancano i versi 105-118,
ed è stata conservala quella parte del Comento che li riguarda.
Diomede Borghesi nelle sue Lettere discorsive ( part. IH . fac.
16) asserisce, il vero autore della esposizione attrib u ita com une­
m ente al D aniello e solam ente dopo la m orte di lui venuta alla
luce, essere Gabriello Trifone: ma parve al F ontanini (Eloq. h a i.

(1) Nella Biblioteca S lu sia n a , fac. 667, trovasi enunciata questa edi­
zione, probabilmente per una svista tipografica, con la data del 1541.
( 2 ) Sbaglia il compilatore del C atal. Bibl. R eg. L ondinensis (II. 286)
dicendo che questa edizione ha un ritratto di D ante, ed una figura per
Canto.

�94

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

i. 32 3 , nota 6 .» ) che una tale asserzione non m eritasse piena
fede; ed io mi ricordo ben d’ aver letto che le Postille del Trifone
conservale nella Barberiniana (1 ) differiscono essenzialm ente dal la­
voro del D aniello.
Vend. 1 steri, e 2 scoli. H ibbert, n.° 2457; — 1 scudo 1/ 2 , Catal. Sal
icetti, fac.
— 1 scudo e 20 baj. Catal. Renato; — 80 baj. Catal.
Conti; — 15 paoli, Catal. Piatti del 1820 ; — Coi. Barrois di Parigi, 1841, 9 fr.
l)e B ure, n ° 3332; — B runet, lì. 16-, — E bert, n ° 5710; — Serie del
Volpi, di Padova e dell’ A rtaud; — Suite des éditions du D a n te, il." 20;
— Fontanini, I. 322; — Haym, II. 11 ; — Gamba, n ° 3 91;— Catal. Sm ith,
fac. X; — La Valliere, n ° 16298; — Rossi, fac. 2 2 6 ; — B outourlin, II. n.°
4175; — Catal. della C asanatense, I. 124; — della R ic c a r d ia n a , fac. 109;
— della B ra n ca c c ia n a , fac. 8; — Musali B r ita n n ic i, t. Ili; — de la B i
blioth. R oyale de P a r i s , n ° 3444; — Catal. mss. della Palatina e della
Magliabechiana.

1568.

D ante coll’ espositione di Alessandro Vellu
tello. V en ezia , i 5 6 8 , in 4Non si trova ricordata che nella Biblioteca P inelliana, III.
n .° 1930.
1569. *

La D i v i n a C o m e d i a d i D a n t e , d i n v o v o a l l a s v a
uera lettione ridotta con lo aiuto di molti a n ti­
chissim i esem plari. Con A rgo m en ti e A llegorie
p er ciascun C a n t o , e Apostille nel m a r g in e .
E t c o n I n d i c e copiosissimo di Vocaboli più im por­
tanti , usati dal P o e ta , con la sposition loro. In
(1) Vedi più sotto la mia serie dei Conienti in e d iti, od anche la Let­
tera di L u ig i R ezzi a Giov. R osini, so p ra i Comenti Danteschi della
B a rb erin ia n a fac. 53, e le Memorie p e r servire a lla sto ria lette ra ria di
Lucca del Lucchesini, Lucca, B e r tin i, 1825, in 4., fac. 150-153. Il Magliabechi nelle suo N otizie mss. di v a ria le tte ra tu ra dice, parlando del Com
m ento) del Daniello: S i crede che sieno in esso molte cose del dottissim o
Trifone Gabriello.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

95

V in e g ia , appresso Domenico F a r r i , M. D.
L X I X , in 12. picc. di X V I I I -B g S fac.
Edizione in corsivo, eseguita sopra quella del Giolito, 1555,
e col medesimo num ero di facce, ornata di grosse maiuscole in ­
tagliate in legno al principio delle C antiche, e di altre più piccole
al principio della m aggior p arte dei Canti. Si trova da prim a in
18 carte prelim inari senza num eri u n a D edicatoria di Lodovico
Dolce A l reverendo Mons. Coriolano M artirano vescovo di S . Marco,
un sonetto del Boccaccio in lode di D a n te , la Vita del Poeta scritta
dal D olce, una Tavola de vocaboli, ed u n ’ a ltra delle Apostille che
sono nel margine di tvtta la Opera. L’ultim a carta ha il Registro
e la data col nom e dello stam patore.
Haym , II. 1 1 ; — Serie di Padova e dell’ Artaud; — C atal. Pinelli,
n.° 1934; — La V alliere, n.° 16297; — C a ta l, ms. della Magliabechiana.

1571.

con nuovi et utili isp ositioni , et una
tavola di tutti i vocabili più degni d’ osservatione.
D

ante

:

L io n e, presso Guglielmo Rovillio ,1 5 7 1 &gt; in
1 6 , c o n f ig .
B istam pa dell’edizione Lionese del 1551.
Le ristam pe eseguite in Lione dal 1551 al 1575 sono tu tto ra in
molto c re d ito , e si vendono in F ran cia da 6 franchi fino a 9. Un
esem plare in m arr. color citrin o , fu venduto 15 franchi dal T ru
daine, ed uno in m a rr. verde 18 franchi dal Clavier.
B runet, II. 1 6 ; — Haym, II. 11 ; — Serie del Volpi, di Padova e d e l
l’Artaud; — Catal. Pinelli, 11.0 1932; — S m ith, fac. X; — Catal. Acad.
P isa n oe, fac. 96; —B i b l . iteg. L o n d in en sis, II. 286.

1572.

Veneti a per Domenico
Farri , 1 5 7 2 in 16.
D

a n te

........................ In

B istam pa dell’ edizione di L ione, di Tournes, 1547.
Haym, II. 44 ; — Serie del Volpi, di Padova e dell’ Artaud.

�96

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

15 7 2 .
D

is c o r s o

di

V

in c e n t z io

B

vonanni

sopra

la

p r im a

del diurnissimo T h eologo Dante d ’ A le
ghieri del Bello nobilissim o F ioren tino intito­
lata Com m edia. In Fioren za , nella stamp. di
c a n t ic a

Bartolommeo Sermartelli ,
V lI I - a S o fac.

1

,

in

4 &gt; di

Non h a , come il frontispizio annunzia , che la sola Cantica
d ell’in fern o im pressa in caralteretti rotondi, la qu ale fu dal Buon an n i, per quanto egli medesimo nel suo Discorso asserisce, dili­
gentem ente riveduta e corretta. Molte varianti notò il sig. B er
nardoni nel testo del Buonanni, o le raccolse nella sua Lettera sopra
varie lezioni tratte specialmente dal testo di B u ti, M ilano, 1842, in
8 . gr. Vedi in torno a ll’opera del B uonanni la m ia serie dei Comenti dell’ Inferno.
1575.

D

a n t e

.........................V

enetia , per Domenico

F a r r i, 1 5 7 5
Edizione conform e all’ a ltra del F a r r i, 1572.
Haym , ii. 1 2 ; _ Serie del Volpi, di Padova e dell’ Artaud.
1575.

: con nuove et utili ispositioni. In Lione,
appresso Guglielmo Rouillio, 1 5 7 5 , in i 6 ,
con fìg.
D

ante

Ristam pa delle edizioni pubblicate nel 1551 e 1571 dal mede­
simo lib ra io , interam ente conform e, m a meno bella.
Catal. Molini, 20 paoli; — idem , C atal. Agostini del 1841 ^ — 9 paoli.
C atal. Bigazzi del 1840; — 4 fr. 50, Cat. Barrois P a rig i 1845.
Haym, II. 12 ; — Fontanini, I. 320; — Serie del Volpi, di Padova e
dell’ Artaud ; — Catal. Crevenna, n ° 4556; — C atal. B ibl. Reg. Londinen sis,
li. 286

.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

97

1578.

con la dichiara­
zione de’ vocaboli più im portanti usati dal Poeta,
di M. Lodovico Dolce. In Venezia, per Dome­
nico Farri, 1 5 7 8 , in 1 *3 .
La D

iv in a

C o m m e d ia

di

D

ante

,

Ricordala nella Biblioteca Casanatense (I. 324). Credo che essa
sia quella m edesim a, che il Volpi e 1’ H aym ( I I . 1 2 ) citano con
la semplice indicazione di Venezia, 1578, in 8 .
Serie dell'A rtaud e di Padova.

1578. *
D
e

d

ante

’A

con

l

lessa n d ro

’E
V

s p o s it io n i
ellvtello

di

C

r is t o p h o r o

L

a n d in o

............................... rifo rm a to ,

riueduto e ridotto alla sua vera L ettv ra. Per
Francisco Sansovino F io ren tin o. In Venetia
Appresso Giouambatista Marchio Sessa, et
Fratelli, 1 5 7 8 , in fogl. di X X V I I I -2 9 2 carte.
R istam pa alla le tte ra , e quasi fa c sim ile della Veneziana del
1564, che ha come quella il ritratto di D ante con gran naso sul
frontispizio, e come quella 2 8 carte prelim inari non num erale ma
segnate, e 292 carte num erate con le medesime segnature. I prim i
Canti di ciascheduna Cantica com inciano con una grossa maiuscola
intagliata in le g n o ; tutti gli altri l’hanno più piccola, e vanno o r­
nali d una figura per ciascheduno, pure in legno, posta nello spa­
zio del teslo; oltre a queste figure , a ltre q u attro ve ne sono della
grandezza in tera del foglio, la prim a delle q u a li, rappresentante
V irgilio che incorona D an te, vedesi ripetuta due altre volle (caria
prelim inare 1 8 , carta num er. 163 e carta prelim inare 4 del P u r­
gatorio ).
Dicemmo le carte prelim in ari essere riste sse che n e ll’ed i­
zione del 1564; questa per altro del 78 ha di più in principio un a
Dedicatoria di Giovanni Antonio Rampazetto A l Serenissimo P rin ­
cipe Guglielmo Gonzaga Duca di M antoua, e M onferrato, colla
d ata 10 giugno 1578. Dopo la carta di num ero 163, sulla quale
7

�98

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

si trova il Prologo del Landino sul P u rg a to rio , vengono qu attro
cario non num erate ma che contano per le seg n atu re, contenenti
la Descrittione del Purgatorio di Alessandro Vellvtelli. Simili noti­
zie precedono pu re le Cantiche dell’ Inferno e del P urgatorio.
S ull’ultim a c a rta , dopo lo stem m a dello stam patore rap p re­
sentante un g a tto , trovasi la seguente sottoscrizione, dalla quale
si rileva che il Rampazetto esegui questa edizione por conto dei
Sessa :

Appresso gli H eredi di Francesco
Ram pazetto. A d instantia di G io u a m b a ttista ,
In V

e n e t ia

M archiò S e s s a , et Fratelli. M. D. L X X V III.
Il
Dibdin (The bibliogr. Decameron , I. 289-291 ) la cita , per
isbaglio, colla data 1577; e riporta un fac-sim ile della vignetta
rappresentante un demonio che arronciglia le'mpegolate chiome ai
d annali nel bollente stagno.
Il
Giornale Arcadico ( X I X , 341 ) ricorda u n ’ edizione dei
Sessa, 1592, della quale non mi è riuscito trovare v eru n a altra
indicazione.
Vend. 7 fiorini, M eerm ann ( C atal. II. 1 6 9 ); — 12 steri, e 15 scell.
Singer, nel 1818 ; — 11 fr. 95 cent. C aillard, ( n ° 1356 ) ; — Cat a l. Silvestri
di Milano, 1824 , 25 lire , e 75 lire , bell’ esem pi.; — c a ta l. Molini, 20 paoli;
— Catal. Branca di M ilano, 15 lire.
Haym, II. 12; — Serie del Volpi, di Padova e dell’ A rtaud; — c a ta l.
Sm ith, fac. X; — Capponi, fac. 17; — Rossi, fac. 226; — La Valliere,
n ° 16296; — Crevenn a , n ° 4557 ; — Boutourlin, II. n ° 1176; — Bibliot.
C higiana, fac. 45; — R iccard ia n a , fac. 177; — B ra n c a cc ia n a , lac. 8 ;
— M usai B r it a n n ic i , t. Ili; — Biblioth. Roy. de P a r is , n ° 3445 ; — Ca­
tal. mss. della Magliabechiana e della Riccardiana.
1584.

O pera

poetica

cum

C om m en tario

Christ.

L andini. Italice. Venetiis , 1 5 8 4 La cita il W a tt (I. 2 8 4 ) sulla fede della Bibliotheca Bodleiana,
t. I, articolo Dante.
1595. *
L

a

D

iv in a

C o m m e d ia

di

D

ante

A

l ig h ie r i,

nobi­

le F io re n tin o , ridotta a m iglior lezione dagli

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

99

Accadem ici della Crusca. Con Privilegio. Tn F i ­
renze, per Domenico M an za n i, con licenza
de' Superiori, 1 5 9 5 i n 8
Edizione reputalissim a, dovuta alle cure di Bastiano de’Rossi
segretario della Crusca e di vari altri accadem ici, i quali si at­
tennero all’ Aldina del 1502, consultando nel tem po istesso più di
100 Codici di grande rep utazione, di cui 52 se ne citano nell’A v­
visò al lettore. Il m argine m ostra le varie lezioni e le m utazioni
indotte por gli Accademici. Caduta disgraziatam ente in m ano di
stam patore negligentissim o, riuscì zeppa d’e r r o ri, e , per giunta
alla d e rra ta , fu im pressa in caratteri stanchissim i.
E in carattere corsivo, adorna di maiuscolo intagliale in legno;
la n u m e ra zio n e, soventi volte fallata , com prende le segnature
A -Z , A a-N n , tulle q u a d e rn i, meno G di cui furono tagliate
duo carte eh’ eran duplicate. Anche le segnature presentano molte
irre g o la rità ; Y 3 , p. e , è m arcata Z 3 , e N«2 N«3 , e parec­
chie carte mancano affatto di segnatura. Un esem plare completo
devo comporsi come appresso: 1 .® 8 carte prelim inari senza n u ­
m e r i, ma segnate f - f 3 delle quali l’ultim a in bianco, conte­
nenti il frontispizio col fru llo n e , stem m a dell’ A c c a d e m ia , col
m ollo: Il più bel fior ne coglie; la Dedicatoria di B a stia n o de’ Rossi
A l molto ill.re L uca Torrigiani, in data del 14 agosto 1495; una Let­
tera dello stesso a’ le tto ri, firm ata de Lo'nferigno segretario, e
Accademico della Crusca; una Opinione intorno al tempo del viaggio
di Dante; ed una stam pa rappresentante il Profilo, pianta, e misere
dell'Inferno di Dante, secondo la Descrizione di Antonio M anetti
Fiorentino. 2 .° Ai detti prelim inari tien dietro il Poema p er facce
494 num erate, l’ultim a delle quali è bianca. 3.° 26 carte senza n u ­
m eri contenenti i Nom i de testi per via d e' num eri, doue si cauano
le varie lezioni e le differenze, l ' E r r a ta , il R egistro, lo stem m a
della C ru sc a, questa volta in figura d ’ un gatto, e la ripetizione
della data e del nom e dello stam patore. In fine del volume deve
trovarsi una carta bianca. L ’ E rrata fu impresso due volte ; e
quindi in qualche esem plare prende 6 fac. in luogo di 2 .
È curioso ciò che in proposito di questa edizione scrive all’ a r­
ticolo Dante della Toscana letterata il Cinelli ( ms. della M aglia
bechiana) : « È in estim a l’ edizione della Crusca , ancorché da
« m olli non a c c e tta ta , fra’ quali l’elegantissimo P. B a rto li, av
visato da un mio am ico, perchè di questa edizione non si ser­
ti viva , rispose perchè 1’ hanno a lor modo aggiustata e toltagli

�100

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

« la p urità ; e che ella non è mica pastura d’ ogni dente » V edi
anche intorno a ciò la Prefazione dei Blandim enti funebri del
Dionisi, fac. VI.
Si trovano esem plari in carta grave. M eritevoli di ricordo sono
i seguenti in carta o rd in aria :
Barberiniana di Roma. E sem plare postillato da Carlo Barber i n i , principe di P alestrin a e prefetto di Rom a ( Lettera del
R ezzi su i Codici Danteschi della Barberiniana fac. 37).
Trivulziana di Milano. E sem plare con postille autografe d 'A n
tonmaria Salvini e del cauonico Biscioni.
Magliabechiana e Riccardiana. Esem plari con postille au to ­
grafe del Salvini.
Bibliot. Hibbert. E sem plare legato in m arrocchino g ia llo , con
postille m anoscritte di autore in co g n ito , ma certam ente molto eru ­
dito. V enduto 10 sterline ( Catal. n.° 2148 ).
Venrì. Soranzo, 20 fr. 46 c en i.; — Ba ld e lli, 4 fr. 9 cent.; — Vanz e t t i ,
12 fr. 88 cenL ; — M eerm ann, 6 fior. ( Catal. II. 162 ) ; — C atal. Salicetti e
Renalo, 1 scudo; — Catal. C onti, 1 scudo e 20 baiocchi; — Catal. Pagani
del 1814, 12 paoli; — Piatti, 1820 , 15 paoli; — In Francia, da’ 6 a’ 9 franchi.
Brunet , II. 16; — E b e rt, n ° '5711; — Fontanini, I. 323; — H aym , II.
12; — De B ure, n.° 3336; — Poggiali, I. 14; — Gam ba, n ° 3 9 2 ;— Serie
del Volpi, di Padova e dell’ A rtaud; — Suite des éditions du D a n te , n °
21; — Catal. Capponi, fac. 18; — Pinelli, III. n ° 1 0 3 3 ; — Rossi, fac. 226;
— La V alliere, n ° 16299; — Crevenna , n ° 4558; — Boutourlin, I. n .i
1338 e 1339: *— Catal. della R ic c a r d ia n a , fac. 110; — della B ra n c a c
c iana, fac. 8; — de la Biblioth. R oy. de P a r is , n ° 3446; — Musati B r i -,
tannici ; — Catal. m ss. della P a la tin a e della M agliabechiana.

1596. *
D a n te con

l

' E s p o s itio n i d i C h r is to p h o r o L a n d in o

e d i A l e s s a n d r o V e l l v t e l l o ........... r ifo rm a to ,
riu e d u to , e ridotto alla sua vera L e t t u r a . P er
Francesco Sansovino F io r e n tin o . In V en etia ,

Appresso Gio. Battista e Gio. Bernardo Sessa,
fr a te lli , 1 ^ 9 6 , in fogl.
R istam pa testuale, e quasi faccia per faccia, di q u ella del 1578,
collo medesime segnature e lig u re , e col medesimo num ero d i
carte ; m a le iniziali e lo maiuscolette sono in questa u n poco più
grandi. La sottoscrizione, posta sull’ ultim a ca rta dopo lo stem m a

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

10 1

dello stam patore rappresentante u n gatto, ha così: Ir? V e n e t i a
MDCXVI. A p p r e s s o Domenico Nicolini. A d instanza di Gio. B a t­
tista , e Gio. Bernardo Sessa , Fratelli.
Le c a r t e 267-268 son tram ezzate da due carie b ia n ch e, ed
altre due se ne trovano fra la ca rta 383 e la 38 4 ; esse Don conlano nè per le segnature nè per la num erazione. É da osservarsi
che questa edizione fu censurata dall’ Index expurgatorius di Spa­
gna ( M a triti, 1614, in fogl. ) per causa di vari passi del Comento
L an d in iano, estendendosi inoltre u n a tal censura a tutte le altre
edizioni di D ante con quel Com ento, ed ordinandosi finalm ente
che dal Poema di D ante di qualunque siasi stam pa, con esposi­
zioni e sen za, si dovessero levare i seguenti passi: Inferno, c. X I,
v . 8 - 9 ; Purgatorio, c. X IX , v. 1 0 6 - 1 1 8 ;- Paradiso c. IX , dal
verso 136 sin’alla fine del Canto. N ella ristam pa però che si fece
dell’ Index l’ anno 1747 (M a triti, 2 voi. in fogl.) non si p arla più
nè di censura del C om ento, nè di m utilazione del Poema.
In F ran cia queste edizioni del 1 5 6 4 , 1578 e 1596 si chia­
m ano com unem ente edizioni del G atto, a c a g io n e dello stem m a
dello stam patore, e in Italia edizioni del Gran Naso per allusione
al ritratto di D ante che vedesi sul frontispizio.
Vend. 1 lira 11 scell. G don. Cat. P ayne di Londra, 1827, n ° 4612.
Haym, II. 13; — Gamba , n ° 390 ; — Serie del Volpi, di Padova e
dell’ Artaud; — Catal. Capponi, fac. 18; — Boutourlin, IH- n ° 1014;
— M usai B rita n n ic i, t. Ili ; — Catal. mt. della M agliabechian a.

EDIZIONI D EL SECOLO X V II.
1613. *

L a V i s i o n e Poem a di D ante A lig h ie ri, diuiso
in In fe rn o , P u rg a to rio , et P a ra d iso , di nouo
con o g n i diligen za ristam pato. In V ice n za ,
ad instanti a d i Francesco L e n i, librajo in
Padova , i 6 i 5 , in 16.
Edizione in corsivo, senza note e mollo scorretta. Il Poem a v a
dalla faccia 5 alla 608. Lo precede u n a D edicatoria dell’editore
A l molt’illustre et Eccellentiss. sig. mio osservandissimo il signor Gio.
B attista M inardi. Dopo il Poem a vengono 16 carte non nu m erate,
contenenti u n a Tavola de capitoli della presente opera per ordine

�102

EDIZIONI DELLA DIY. COMMEDIA

alfabetico, ed una Tavola de gli argomenti sopra i capitoli della pre­
sente opera.
A senso del de Romanis ( Catalogo dell’ edizione 1820) questo
titolo di Visione, dal Volpi giudicato fantastico, si addice al P oe­
ma di Dante forse meglio che quel di Commedia.
Haym, 11. 13; — Serie del Volpi, di Padova e d e ll'A rtaud; — C atal,
della B ra n c a cc ia n a , fac. 8.
Catal. Riolini, del 1835, io paoli.

1629.*

L a V i s i o n e Poem a di D ante A ligh ieri diviso
in I n fe r n o , P v rg a to rio , et P a ra d is o . Di nouo
con ogni diligenza ristam pato. In Padova, per
Donato Pasquardi et Compagno , 1 6 2 9 , in
1G. picc. di Ó08 tac.
Edizione in corsivo; com incia con 5 carte non num erate con­
tenenti u n a Dedicatoria di Donato P asquardi A ll' Illustre et Re
verend. A . P . D. Oddone Oddi; term ina con 16 carte parim enti
non num erate contenenti La Tavola de'Capitoli e quella De gli
Argomenti della presente Opera. Q uesta edizione fu m odellata su lla
precedente.
Haym , II. 13 ; — Serie del Volpi, e di Padova dell’ Artaud ; — Catal.
ms. della Palalina
Catal. Molini del 1835, 5 paoli.

1629. *

La

D iv in a

C o m e d ia

di

D a n te

a lig h ie ri.

Con

g li

A rgo m en ti et A llegorie per ogni C an to. E due
I n d ic i, vn o di tutti i vocaboli più im portanti
vsati dal Poeta con la esposition loro , e 1’ a l­
tro delle cose più n o ta b ili. C on

priuilegio. In

Venetia Appresso Nicolo Misserini , 1 6 2 9 ,
in a4- di 5 10 fac.
E dizione in m in ia tu ra , im pressa in carattere corsivo m icro­
scopico, divenuta molto ra ra . Dopo la carta del frontispizio, che

�EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

103

è contornala d’ un fre g io , vengono duo carte non num erate con­
tenenti la Vita di Dante scritta da Lodovico Dolce. Il volum e si
chiude con 12 cario non num erato contenenti la Tavola, in fino
della quale si legge: Angelo Cantini Corrett.
Catal. Molini del 1835, 6 paoli.
Haym, II. 13; — Serie di Padova e dell’ Artaud; — Bibliot. K irkup.

1664.

Divina C o m m e d ia , col

Com ento del L a n ­

1664 , 2 voi.

d in o. Ven.

Citata con questo titolo nel Catalogo Missiaglia di Venezia.
Serie di Padova.

EDIZIONI DEL SECOLO X V III.
1702.
L

a

D

iv in a

C o m m e d ia .

Verona, i 7 02 , 3 vol . in 8.

30 paoli, Catal. Molini del 1839.
Serie di Padova.

1716.

Nobile
F io re n tin o , ridotta a m iglior lezione dagli A c­
cadem ici della Crusca, seconda im pressione, a c­
cresciuta degli argom enti, allegorie, e spiegazio­
ni de’vocaboli oscuri. Dedicata al sig. T om m aso
F a r in a , avvocato Napoletano . In N a p o li,
nella stamp. di Francisco Laino , 1 y 1C), in
12. gr. di 5 8 o fac.
L

a D iv in a

C o m m e d ia

d i D a n te

A lig h ie ri,

Graziosa edizione in ca ratteri co rsiv i, con lettere iniziali in ­
tagliate in legno; ha in principio q u attro carte prelim in ari senza
n u m e ri, contenenti una lettera dedicatoria di Cellenio Zacclorri
{anagram m a di Lorenzo Ciccarelli ) ed un Avvertimento a chi legge.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

104

Questa edizione, com unem ente giudicata più corretta di quella del
1595, manca del Piano dell’inferno secondo la descrizion del Ma­
netti , della Dedicatoria e della Lettera ai lettori di Bastiano dei
B ossi, della Opinione intorno all’epoca del viaggio di D an te, o
della Tavola de' N om i de'lesti. Gli Argom enti e lo Allegorie sono
copiali dall’ edizióne del Giolito, 1555.
F u presa in esame nel Giornale de' Letterati di V enezia,
X X IX . 3 8 4 -3 8 5 , X X X V . 223-245.
6 paoli, Catal. Pialli del 1820; — 10 p a o li, Catal. Molini; — 9 paoli,
Catal. Agostini del 1841.
H aym , II. 13; — Serie del Volpi, di Padova e dell’ Artaud ; — Gamba,
n ° 392; — Giustiniani. Tipogr. N apoletana , fac. 114; — Catal. Boutour
lin , III. n.° 1015.

1726-1727 *

g ià ridotta a m iglior le­
zione dagli A ccadem ici della Crusca ; ed ora
accresciuta di un doppio R im ario, e di tre In­
dici co p iosissim i, per opera del sig. G io. A n ­
La

D iv in a

C o m m e d ia

tonio V o lp i, prof, di filosofia nello Studio di
Padova . Il tutto distribuito in tre v o lu m i, e
dedicato al signore Pietro G r im a n i, procura­
tore di S. M arco. In Padova, presso Gius. Co­
rnino , 1 7 2 6 - 1 7 2 7 , 3 voi. in 8. picc. di X V I X L V I I I- $ i3 , 5 5 6 e

2 9 9 -16 0

fac.

Questa edizione è una delle m igliori im prese della stam peria
Volpi-Cominiana4, gli Accademici della Crusca la giudicarono mollo
p iù di quella del 1595 em endata e co rretta, e Apostolo Zeno
(Giorn. de’ Letter. di V enezia, X X X V II. 478, 479, e X X X V III.
4 55-460 ) la riguardava come la m igliore e p iù esatta e meglio an ­
notata d’ ogni a ltr a , e gl’Indici che in essa si trovano chiam ava
m irabili. E , che gli Accademici e lo Zeno dicesser vero , lo prova
il gran num ero delle ristam pe che ha avuto , che nessun’ altra fa­
m igerata edizione può vantarne a gran pezza altrettan te. D a rò ,
volume per v o lu m e, m inuto ragguaglio di q u anto vi si contiene.
T . I. R itratto di D an to , disegnato da Michel’ Angiolo Cornali 0
inciso dall’ H eylbrouck, copia di quello di Bernardo In d ia , celebre

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

|0 5

pitto r V eronese, che si conservava nel Museo di Bernardino Litea
gentiluom o di quella stessa città ; quindi 16 facce prelim in ari non
num erale che hanno la Lettera dedicatoria ed un Avviso del Volpi
a ’le t o r i ; a questo tengon dietro X L V III facce contenenti : - L t
vite di Dante e del Petrarca scritte da Lionardo A retino, cavate da
un manoscritto antico della libreria di Fr. R e d i, e confrontate con
altri testi a penna ; si aggiungono ora la Lettera al lettore e le varietà
dell’ edizione di Giov. Cinelli procurata in Perugia, Vanno 1671;
— Principio d 'u n Capitolo dell' Abate Anton M . S a lv in i, scritto al
Sig. Francesco Redi; — Catalogo di molte delle principali Edizioni che
sono state fatte della D. C. disposto per ordine cronologico e arricchito
d i gualche osservazione da G. Volpi; — Sonetto del Conte Gio. M onta­
n ari al Volpi per la sua edizione, e Sonetto in risposta del Volpi; od
un a Stam pa rappresentante il p ro filo , pianta e m isura dell’ In ­
ferno secondo la descrizione del M a n e tti. Segue il Poema dalla
fac. 1. fino alla 459 ; le facce 461-513 contengono alcune pro­
se tratto dall’ edizione del 1 5 9 5 , cioè : la Lettera di B astiano
de’ Rossi a Luca T o rrig ia n i, la Prefazione sotto nome dell’ Infer­
ig n o , l’ Opinione intorno al tempo del viaggio di D ante, e la Ta­
vola delle autorità de' Testi.

T . II. R im ario di tutte le desinenze de’ versi
della D ivina C o m m e d ia , ordinato n e’ suoi versi
interi co ’ num eri segnati in ciascun terzetto : i
quali citano distintam ente i Capitoli dell’ In­
ferno , del P u rg a to rio , e del P a ra d iso . O pera
g ià pubblicata in Napoli 1’ anno 1602 da C arlo
N o c i, presso G ian G iacom o C a r lin o , ed ora
notabilm ente m igliorata , arricchita d’ un Indice
delle sole r im e , e in tutto corrispondente al
T esto degli Accad. della Crusca.
È preceduto da u n a Prefazione in form a di lettera dal Noci
indirizzata a Giulio Cesare di Capoa , e term ina con un Indice.

T.

III. Volum e terzo che abbraccia i soliti

A rg o m en ti e le A llegorie sopra ogni canto del
Poem a di D ante A lighieri ; e di più tre Indici

�106

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

ricch issim i, che spiegano tutte le cose difficili,
e tutte 1’ Erudizioni di esso P o e m a , e tengono
la vece d ’ un intero Com ento ; com posti da G .
A . Volpi.
Si
trovano esem plari in carta f in a , ed altri in carta grande
e più soda , che sono in gran pregio. Trovansi p ure alcuni esem­
plari tirali a parte della Vita di D ante e del P e tr a r c a , con anti­
porta.
L ’ esem plare in carta grande della P a la tin a , e che già fù
del Poggiali (Testi, I. 14), ha il seguente ricordo di mano del
Poggiali medesimo: « Le note marginali ed altrove, che sono in que
sto esemplare, furono scritte dal dottissimo dottor Giovanni Gen­
tili fiorentino, mio amantissimo amico ».
Vend. Soranzo, 17 fr. 39 cent.; — Hai delti, 11 fr. 76 cent.; — V anzetti, 15
fr. 35 cent ; — P inelli, 28 Ir. U c e n t.;—-30 fr. C antar d e Clavier; — 2 scudi,
e 50 b a j., Catal. R enato; — 3 scudi, Catal. Salicetti, fac. 112; — 13 lire ,
Catal. Cornino del 1742; — 30 franchi Cailla rd ( n ° 1 3 5 7 ) ;— 50 paoli, Ca­
tal. Pagani del 1814; — 60 paoli, Catal. Pialli del 1820; — 50 paoli, Catal.
Audin del 1821 ; — 36 lire , Catal. Silvestri di Milano, 1824; — 30 paoli|,
Catal. Bigazzi del 1840; — 15 fr. Cat. Barrois di Parigi, 1845. 2 steri, io
scell. Cat. P ayne di L ondra, 1827, n ° 4673.
B runet, 11. 1 6 ; — E b ert, n ° 5712; — Haym, li. 14; — G am ba, n°
393; — Serie di Padova e dell’ Artaud ; — L a L ib reria V o lp i, fac. 456459; — Catal. Crevenna, IV. 9; — B outourlin, li. n ° 1177 , — Catal.
de la B iblioth. ro y . de P a ris, n ° 3448; — B ibl. R eg. L ondinensis, li. 286;
— Catal. mss. della M agliabechiana, della P a la tin a e della R iccardiana.
1732. *
D a n te

con

u n a

breve e sufficiente dichiara­

zione del senso letterale diversa in più luoghi
da quella degli antichi C om entatori. A lla S an ­
tità di N. S. C lem ente X II. In Lucca, per Seb.

Dom. C appuri. Con L ic e n za de Superiori. A
spese della S o c ie tà , 5 voi. in 8 . di X I —261 ,
2 7 5 e 294 fac. ( 1 ).
( 1) Di due soli volumi la dice p e r isbaglio il Brunet (II. 47|).

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

107

Prim a edizione col Comento del padre Pompeo V e n tu r i, pub­
blicala a speso della Società di Gesù dal p. G io B a tt. P lacidi,
in nome del quale é la Dedicatoria al papa Clemente X II. Credesi
da taluni che sotto il nome del padre Pompeo V enturi si celi il pa­
dre Zaccaria; anzi una N otizia necrologica , che leggesi nel Gior­
nale ecclesiastico di Roma ( 1796, fascicoli IV e V ), dà la cosa p er
certa (1). Il Q uadrio, che parlando di questa edizione per ¡sbaglio
la dice in 4. (IV’. 255), fu d’avviso che il padre Placidi cooperasse
anch’egli al C em ento; ma lasciò scritto nella sua Storia Letteraria
md' Italia lo Zaccaria (II. 443, e VI. 714. 715), non avere il Placidi
fatto altro che raffazzonare a suo modo il bel Comento del V en­
tu ri. Checché sia di ciò, il Comento riscosse, appena com parso,
g ran p la u so , ed ottenne poscia l’ onore di molte ristam pe. Pos­
sono a questo proposito utilm ente consultarsi il Discorso del Fo­
scolo (li. 268-241) e l’articolo Venturi nella Biografia degl’Ital.
i l l. com pilata dal T ipaldo, V I. 422-443.
Il
testo seguito in questa edizione fu quello della Crusca. Le
facce prelim inari del volume prim o contengono , oltre alla Dedi­
catoria , un Avviso dell’ editore A chi legge, una Dichiarazione
e l’ E rra ta . I volumi secondo e terzo, preceduti solamente da u n a
a n tip o rta , term inano con 5 carte senza num eri contenenti le Va­
riazioni fatte dall'A utore al tempo della stampa, e un E rrata.
Q uesta edizione è divenuta assai ra ra . La Riccardiana no
possiede u n esem plare ( erroneam ente descritto con la data del
1733 n ell’ Inventario, fac. 100) con postille m arginali a ttrib u ite
al dottissim o L a m i, delle quali già si giovarono gli editori del­
l’a n c o ra , e che poi furono dal Fraticelli inserite nell’ edizion
di Firenze , 1837.
Catal. Pialli del 1820 , 18 p aoli; — Pagani del 1838, 22 paoli; — Ago­
stini del 1841, 30 paoli.
E b e rt, n ° 5712; — H aym ,II. 14; — Gam ba, n.° 394 ; — Serie di Pa­
dova e dell’ Artaud — C atal. Boutourlin, 111. n ° 1016; — Catal. de la B i
blioth. R oy. de P a ris , n ° 3449 ; — Reg. B ibl. L o n d in e n sis, II. 286;
— Catal. ms. della Palatina.

(i) Anche il Pindemonte tenne una tale opinione ne’ suoi E logj d ’ i l
lu stri Ita lia n i, Milano, 1829, II. 205.

�108

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

1732.

Dante con la dichiarazione di Gio. Batt. Pla­
c id i. L u cca , i 7 5 2 , 5 voi. in 8.
Questa edizione, che trovasi ricordala in duo Cataloghi dello
Scappini, credono gli editori della M inerva essere quella medesima
che o r’abbiam o d escritta , la quale pure porta in piè della dedi­
catoria la firm a del padre Placidi.
1739. *

tratta da quella
che pubblicarono g li A ccadem ici della C rusca
L a C o m m e d ia d i D a n t e A l i g h i e r i

l ’ anno M D X C V . C on una dichiarazione del
senso letterale (di Pom peo V e n tu ri), divisa in
tre t o m i. In V en ezia , presso G iam batista

P a sq u a li , 17 39 , 3 v o l . i n 8 . d i L X I —3 1 2 ,
3 3 5 e 3 44 fec. ( 0
R istam p a, in p arte m ig lio rata, dell’ edizione di Lucca, 1732.
I p relim inari del volum o prim o h anno un Avviso dello stam pa­
tore a chi legge, il Catalogo delle edizioni di Dante del Volpi ac­
cresciuto della sola edizione del 1 732, le Vite di D ante e del P e­
tra rc a scritte da L ionardo A retino, secondo il testo Cominiano del
1 727, e finalm ente un Avviso al lettore ed u n a Spiegazione del Ce­
m entatore. Il Comento sta in piè di pagina ; ogni Canto è preceduto
dà u n Argomento in p ro sa , e seguito da u n a breve Allegoria. Il
padre Zaccaria (S to r. Letter. d 'I ta li a , t. I I , 1751, fac. 454) giu­
dica la presente edizione da meno assai che quella del 1732.
È da notarsi che avendo in seguilo lo stam patore P asquali
pubblicate anche le altre O pere di D ante in due altri v o lu m i, fece
tira re p er ognuno dei 3 volum i della D ivina Commedia u n nuovo
frontispizio, col titolo : Opere di D ante, V enezia, 1741.
Catal. Salicetti, 4 scudo e 1/2.

(1) Sbaglia l’ Artaud facendola di 6 volumi.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

109

Haym, II. 14; — Serie di Padova; — Catal. de la B iblioth. Boy. de
P a r is , n ° 3450; — Biblioth. R eg. L o n d in en sis, II. SS; — C atal. ms. dulia
M agliabechiana.

1749. *

L a D i v i n a C o m m e d i a . Con una breve e suffi­
ciente dichiarazione del senso letterale diversa
« in più luoghi da quella degli antichi cem enta­
t o r i , di Pompeo V e n tu ri. Verona, presso
Giuseppe Berna, 1 7 4 9 , 5 voi. in 8 . di 3 5 6 ,
3 5 5 e 3 8 8 fac.
Buona edizione, della quale trovansi alcuni esem plari in
Carla g ran d e , pubblicata per cura del p. F r. Antonio Zaccaria Ge­
su ita , m eritam ente preferita a quelle di Lucca, 1732, e Venezia,
1739; in essa il Comento del padre Pompeo V enturi com parve p er
la p rim a volta nella sua integrità. È adorna d’u n ritra tto di
D ante disegnalo da Michelangiolo C ornali, e inciso dall H eyl
brouck, ex Pinacotheca Comitis Danielis Lisca Patricii Veronensis,
pictus quondam a Bernardo In d ia , celebre pictore.
I
Prolegom eni di questa edizione contengono un a Dedicato­
ria dell’ editore A l Marchese Scipione M a ffe i, gli Avvisi al let­
to re dell’ autor del Comento e dello stam patore, una breve Vita
di D ante , cui tien dietro un Articolo tratto dal libro degli Scriitori Veronesi, come si è trovato postillato dì mano dell' A u to re,
l ' Epistola di D ante a Can G rande della S cala, una Risposta (del
m archese abate Scaram pi ) ai Dubbj del p. Arduino proposti nelle
Memorie di Trevoux deiranno 1727 intorno l'autore della Com­
media volgarmente detta di Dante Alighieri , una N otizia tratta
dalla Biblioteca volante del C inelli, intorno ad una quistione difesa
in Verona da Dante A lig h ieri, il Principio dJ un Capitolo sopra
Dante d ’ Antonm aria S a lv in i, finalm ente u n Catalogo delle edi­
zioni , ed u n Piano dell' Inferno secondo il M anetti . Li argom enti
a l principio d’ogni Canto sono di Lodovico S a lv i. Q uesta edizione
venne presa in esame nella Storia Letteraria d‘ Italia del p. Zac­
caria , II. 4 5 4 -4 5 8 , VI. 718-719, e dette occasione ad alcuni
opuscoli c ritic i, uno de’quali è intitolalo così:
Osservazioni di Filippo Rosa Morando sopra il Commento della
Divina Commedia di Dante A lighieri, stampato in Verona l'anno

�11®

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

1749. In V erona, per Dionisio R a m a n zan i, 1 7 5 1 , in 8. (tiralo
anche in 4. picc.) di vj-72 fac.
Quest’ opuscolo è preceduto da u n a Dedicatoria dell’ Auloro
al conte Giannicolo M ontanari e da un Sonetto di questo al Rosa
M orando. F u riprodotto nell’edizione dello Z a tta , 1757 (t. III,
Appendice, fac. 3 -5 5 ) col titolo di Osservazioni di Filippo Rosa
Morando Accademico Fiorentino sopra le tre Cantiche.
E quando il R a g g i, e Ant. T iraboschi nelle sue Considerazioni
sopra un passo del Purgatorio (Vedi in quest’ O pera l ' articolo
Comenti particolari del Purgatorio) e lo Zaccaria nella sua Storia
letteraria d 'Ita lia ( 1753, V. 54. 55) si dichiararono contradit
tori alle opinioni del Uosa M orando , esso replicò con un secondo
opuscolo nel quale difese le sue o sservazio n i, ed aggiunse con­
tro il Comento del V enturi nuove censure tutte , a giudizio del
L a m i, forti e giudiziose ( Novelle letterarie di Firenze , 1 7 5 4 , col.
494 ). Il titolo di dello opuscolo è questo :
Lettera di Fil. Rosa Morando al Padre Gius. B ianchin i intorno
a guanto fu scritto nella Storia letteraria d 'Ita lia contro le Os­
servazioni al Comento del p. Venturi. Senza luogo nè data ( Ve­
rona, 1754), in 8. di 76 fac. (1).
Chi desiderasse più am pie notizie in fatto di questa disputa
le tte ra ria , potrebbe utilm ente consultare l ' Elogio dello Zaccaria
scritto dall’ abate C uccagni, R om a, 1796, e quello che del Rosa
M orando scrisse Ippolito Pindem onte, non che la B iogr. degl’ h a i.
ili. compilata dal Tipaldo , nella quale il Rosa M orando ha due
biografie ( I I . 467, e V II. 361.), e finalm ente il Discorso sul testo
della Divina Commedia d Ugo 1 oscolo.
Catal. Pagani del 1825, 20 paoli; — 36 lire , Catal. Silvestri di M ila n o ,
1824; — 30 paoli, Catal. Molini del 1835; — 25 fran c h i, esempi, in Carta
g r., de B oisset; — In Francia, da’ 6 a ’ 9 franchi.
B runet, II. 17; — E b e rt, n ° 5714; — Haym, II. 15; — Gamba; n°
394 ; — Catal. ms. della Palatina.

1751.
La

C o m m e d ia

di

D a n te

, tratta da
Accadem ici della

A lig h ie ri

quella che pubblicarono gli

( 0 L’esem plare che ho soli’ occhio non ha no luogo uè data ; pure
il Gamba dice: V ero n a , A n d r e o n i, 1754.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

H I

Crusca l’ anno i 5 g 5 . Col Com ento del M. R. P.
Pompeo Venturi della C om p a g n ia di Gesù, di­
visa in tre t o m i . In V e n e zia , presso G iam
batista Pasquali , con licenza de' superiori e

p rivileg io , 1 7 5 1 , 5 voi. in 8. di 3 17

342

e 37 5 fac.
Sono ì prim i 3 volum i delle Opere di D a n te , Venezia P a­
squali, 1751, 5 voi. in 8. ; ristam pa dell’ edizione eseguita da
questo medesimo stam patore il 1749 , alla quale cede d’ assai
quanto all’ esecuzione tipografica e alla bontà della ca rta. Il
padre Zaccaria (S to ria lettera d’ Italia , 1753 , V. 5 3 -5 4 ) ag­
giunge inoltre che il testo è pieno di sbagli e stranam ente svi­
salo . È adorna d’ un ritra tto di D ante copiato da quello di
Bernardo India, e del Piano dell’ Inferno secondo la descrizione
del M anetti.
E b ert, n ° 571S; S erie di Padova e dell’ A rtaud; — Osserv. letter. di
V ero n a , t. II.
48 paoli C atal. Moutier del 1835 ; — 10 fr. Cai. Barrois di P a rig i, 1855.
%

1752. *

con gli a r g o m e n ti, alle­
gorie, e dichiarazioni di Lodovico D o lc e . A g ­
L a D iv in a

giuntovi la
Indici

C o m m e d ia ,

Vita del P o e t a , il Rimario e due

utilissimi .

L an cellotti ,

In B ergam o , per Pietro

1752 ,

in

12.

picc. di X X I V —5 4 o

fac. ( ì) .
N itida ed accuratissim a edizione, dovuta a ll’abate Pier A n to
nio Serassi, il quale con lettera datata del 24 luglio 1752 la de­
dicò al Signor Girolamo Sottocasa. Si segui il testo delle edizioni
1595 e 1727, rivedendolo sopra un Codice posseduto da m onsignor

(1)
Suppongo questa edizione esser la medesima che quella annunziata
nelle Novelle letterarie di Firenze, 1760, col. 138, coll’ indicazione di B er­
gamo , stam p. C a llistin a , 1753, in 12.

�112

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

A lbani, arcidiacono della Cattedrale di Bergamo. Nei prelim in ari,
oltre alla suddetta D ed icato ria, si contengono la Vita di Dante
scritta dal S erassi, e alcuni estratti della Ragione poetica del Gra­
vina, lib. II, relativi a D ante.
Molte dozzinali ristam pe uscirono di questa edizione in Vene­
zia ed altrove, delle quali parlo più avanti.
Gamba, n.° 393 ; — Serie di Padova; — 6 paoli Catal. Molini.
1757. *

L a D i v i n a C o m m e d i a , con varie Annotazioni e
copiosi Rami adornata. Dedicata alla sagra I m ­
periai Maestà di Elisabetta Petrow na , Im pera­
trice di tutte le R u ssie , dal Conte Cristoforos
Zapata de Cisneros . In V en ezia , presso A n ­

tonio Zatta. Con P rivilegio dell eccellentiss.
Senato,
, 5 voi. in 4 - di X L V I I I
C C C C I V , C C C C X III e C C C C L l I - t o 5 fac.
Bella edizione della quale si trovano alcuni esemplari con la
data del 1760, form ante i prim i 3 tomi delle Opere di D ante p u b ­
blicate dallo stesso libraio in 5 volumi in 4. (Vedi in quest’opera il
Cap. Opere di D ante). « È questa edizione, scrive il G am b a, fatta
con lusso, ma con poco buon gusto nella scelta degli o rn am en ti,
vignette e ligure. » Le incisioni per altro delle ligure sono fatte
con molla diligenza ; e non sono già 212, come portano i Testi
di lingua del G a m b a , al cerio per erro re di stam pa , ma 112 ; anzi
di quelle 112, sole 106 si trovano nei tre volumi contenenti la D i­
vina Commedia ; le altre 6 stanno nel voi. IV . contenente le Ope­
re M inori. II testo adottato è , meno pochi cam b iam en ti, quello
della Cominiana del 1727; ciaschedun Canto è preceduto d a una
grande incisione, o da un argom ento in terza rim a di Gasparo
G ozzi, ornato attorno attorno d’un fregio, ed ha in fine una breve
a lle g o ria , le annotazioni del Venturi e del V o lp i, ed u n a v i­
gnetta. Le m aterie contenute nei 3 volum i sono le seguenti:
Tomo I. In principio 8 carte prelim in ari senza n u m e ri, che
contengono u n ’antiporta dove sta scritto: Opere di Dante Alighieri,
il titolo del Poem a stam pato in rosso ed in n e r o , la D edicatoria

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

H3

alla Im peratrice delle R ussie, e la P refazione, più 4 gran d i li­
gure ra p p re se n ta n ti, la l . a 1’ am basceria di Danto a V enezia, la
2.“ il ritratto della Im peratrice, la 3.“ quello di D ante, la 4.* q u at­
tro medaglie coniate in onor di D ante esistenti nel Museo del
conte Giammaria M azzucchelli di Brescia. Seguono i P relim inari
per altre 48 facce num erate conlenenti due Vite di D ante, l’ u n a
scritta da Lionardo A retino, 1’ allra dal Crescimbeni, essendosi
seguito per la prim a 1’ edizione del Volpi e per la seconda Vitto­
ria della volgar poesia, ediz. di Venezia, 1731 ; in fine di quest’ ul­
tim a trovasi u n ’ incisione rappresentante lo stemma gentilizio
degli A lighieri, quindi varie notizie relative a D ante, cioè: un a
Descrizione del monumento di Ravenna col suo disegno, il P rin ­
cipio d 'u n Capitolo d' A nt. M aria S a lv in i, un passo della Biblio­
teca volante del Cinelli inforno a ll’ opuscolo scientifico di Danto
che s’ intitola Quaestio florentula, Diverse Testimonianze di diversi
uomini intorno all'O pere di D ante, e due G iudizj intorno alla Div.
Commedia di Aless. G uarini e Vino. G ravina ; finalm ente segue
l’ Inferno preceduto dal solito Piano del M anetti.
Tomo II. I l Purgatorio.
Tomo III. I l P aradiso , più IV —103 fac. contenenti alcune
Illustrazioni alla Div. Commedia non più stam pate, e sono : Os­
servazioni di Filippo Rosa Morando sopra l'in fe r n o , il Purgato­
rio e il Paradiso ; — Rischiaramento dell' oscuro verso di Dante ,
fallo da Benvenuto Cellin i, e d a to in luce p e r D u r a n te D u ra n ti;
— Interpretazione sopra il bellissimo passo di Dante, d a ta in luce
per Gio. Agostino Zeviani ; — Della dottrina teologica contenuta
nella Div. C oni., Dissertazioni del p. G ian Lorenzo B e r l i , agosti
n ia n o . Sogliono anche tro v a rv isi, im presse con num erazione
s e p a ra ta , la difesa di D ante di G asparo Gozzi intitolata G iudi­
zio degli antichi poeti sopra la moderna censura di Dante, ed a l­
tra non meno di questa spiritosa sc rittu ra , pubblicata sotto il
velo dell anonim o da Marco P o rc e llin i, ed intitolata : Parere
sopra il poemetto delle Raccolte del p. B ettin elli, Venezia (Zatta)
1758, in 4. Vedi il Cap. Accuse e Apologie.
Intorno a questa edizione son da vedersi le Novelle lettera­
rie di Firenze (1757, col. 389 e 6 8 9 ), dove già era stalo in ­
serito il Manifesto dello Z atta (1756 , col. 597-601). A propo­
sito del q u a le , e specialm ente di quelle parole che annunziano
come inedili i Capitoli di Jacopo e di Busone da G u b b io , pub­
blicò il Lami in codesto medesimo giornale (1 7 5 6 , col. 6 0 9 615) alcuno sue erudite osservazioni.
8

�Ili

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

Ne furono tirali esem plari in carta grande (Vend. 100 fr. Flon
cel, e 110 fr. G aignat, n.° 1976) ed alcuni anche in carta stra­
grande e in form a di foglio , nei quali le figure sono in grandite
coll’ aggiunta di un contorno e stam pale in quella foggia che i
Francesi dicono en ca m a y eu x . Uno di questi esem plari in m arr.
rosso, fu vendulo 316 fr. dJ H a n g a rd , ed un altro 57 steri, e 15
scell. S y k e s . (1)
In F rancia suol vendersi dai 40 ai 50 franchi ; in Italia è
p iù caro.
Vend. 72 fr. Trudaine; — 8 scudi, Catal. S a lic e ti, fac 112; — 5.
steri, e 5 scoli., H ibbert, n ° 2456; — Catal. Piatti del 1820 e 1841, 200
paoli; — 4 steri, e 4 scell. Catal. Payne di L ondra, 1827.
B r u n e t, II. 16 ; — E bert, n ° 5715; — De C ure, n ° 3 3 3 7 ;— Gamba,
n ° 3 9 6 ;— Serie di Padova e dell’ A rtaud; — Dibdin, The lib ra ry com pa­
nion, HI. 353; — Catal. Pinelli, n ° 3830; — La Valliere, n ° 16300; — Cre
venna, IV. 9; — Biblioteca Casanatense, I. Appendice, fac. X; — Catal.
Biblioth. Reg. Londinensis, 11. 285; — Catal. m ss. della Magliabechiana e
della Palatina.

1760.

L a D i v i n a C o m m e d i a illustrata ed accresciuta
( c o n la V ita di Dante di Lionardo A retin o ).
V en ezia , Tratta, 1760, 3 vol. in 8. (2)
F orm a i prim i 3 tomi delle Opere di D ante pubblicate dal me­
desimo libraio in 5 volum i in 8 . ; ed è una ristam pa economica
dell’edizione 1 757, con qualche divario nella q u alità e n e i n u ­
m ero delle illustrazioni e con m inor lusso d’ incisioni.
C atal. Piatti del 1820 , 24 pao li; — in Francia, dai 15 a ’ 20 franchi.
Brunet ,11. 16 ; — Serie di Padova.

( 1) « Da un Catalogo di libri dello stampatore Zatta , impresso l’ anno
« 1759, scorgesi che oltre agli esemplari in C arta stra g ra n d e valutati Ve
nete L. 185, due soli esemplari volle imprimere in C arta finissim a L.
« 200, ed una sola copia in C arta Im periale ad uso di Olanda con
a m p i m argini, valutata Lire 320. » Così il Gamba in una nota dell’ u tlima edizione dei T esti di lingua.
( 2) Nell’ edizione di L o n d ra , 1842 (IV. 120) , trovasi c itala, per una
svista tipografica, colla data del 1766.

�EDIZIONI DELLA DIV.

COMMEDIA

115

1768. *
La

D iv i n a C o m m e d ia .

P a rig i , appresso M ar­

cello P ra u lt , 17688 , 2 voi. in 12. picc. ( i )
Edizione mollo a c cu rata, a lla quale suol’ an d a r unilo u n vo­
lum e del medesimo sesto , intitolato : Vocabolario ■portatile per
agevolare la lettura degli A utori ita lia n i, ed in specie di Dante. P a ­
rig i, P ra u lt, 1 768, in 12.
È adorna d u n ritra tto di D ante disegnato ed inciso nel 1767
dal Littret sopr’ un q uadro originale posseduto dal Floncel cen­
sore regio di P a rig i, e d’ un frontispizio disegnato dal Moreau
e inciso da L . Godefroy. Il prim o tomo com incia con CXCII facce
p relim in ari conten en ti: Vita di Dante scritta dal sig. abate M a r­
tin i ; — Due lettere sopra Dante al sig. Conte d'O xford, del sig. dot­
tore Vincenzo M artinelli ; — Della dottrina teologica contenuta nella
Dio. Comm. del p. B erti agostiniano; — Principio di un Capìtolo
d 'A . M. S a lv in i, ed in ultim o il Piano dell'inferno secondo la de­
scrizione del M anetti.
Verni, io fr, Caillard ( n ° 13 ss ) ; — C atal. Bohaire del 1818, 21 Ir.,
bell’ esemplare in Ire volum i; — Catal. Agostini del 1841 , I* paoli; — In
Francia, dai 5 a ’ 6 fran ch i; 9 fr. C ai. Barrois di P arig i, 1845 .
B runet, li. 17; — E b e rt, n ° 5717; — Serie di Padova e dell' A rtaud;
— F rance litte r. del Q uerard; — Catal. m s. della Palatina; — C atal. La
V alliere, n.« 10301 .

1771.
L a D i v i n a C o m m e d i a , tratta da quella che pub­
blicarono gli Accadem ici della Crusca 1’ anno
1 590 ( leggi i S q S ) col C om en to del p. V en­
turi. F iren ze, B astianelli e C.‘ e Domenico

M a rzi , 1 7 7 1 ~ 17 7 4 1 6 voi. in 8. (2)
(1) Nel Catalogo delle edizioni della D ivin a C om m edia, pubblicalo
nell’ edizione Romana del 1815, si vede erroneam ente descritta come com ­
presa in un solo volume.

(2) Tre soli volumi attribuisce per ¡sbaglio a questa edizione la Serie
del cavaliere Artaud.

�116

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

Ristampa di quella del 1 7 4 9 , con la Vita di Dante di Lionardo
Aretino, e il Catalogo delle edizioni.
E bert, n ° 5716; — Serie di Padova; — Novelle lettera rie di Firenze,
&lt;771, col. 433, e 1774 , col. 753 ; — C olti, O sservazioni so p ra la sua
biblioteca, Pistoia, 1791 , fac. 133-134; — Catal. Acad. P is a n a , fac. 96.
1772.

La D i v i n a C o m m e d i a , tratta da quella che pub­
blicarono gli A ccadem ici della C r u s c a , col C o
m en to del p. V e n tu r i. V e n e z ia , Z atta, i 772,
5 voi. in 8.
^
Serie di Padova ; — C atal. Zatta del 1791.
1772. *

La D i v i n a C o m m e d i a , tratta da quella che pub­
blicarono gli A ccadem ici della C rusca l’ anno
1 595 . C ol C om en to del M. R. P. Pom peo V e n ­
turi della C om p agn ia di G e s ù . Divisa in tre
tom i . I n V e n e z ia , presso G iam batista P a ­
sq u a li , con L ic e n za de superiori e P r iv i
le g io , 1 7 7 2 , 5 voi. in 8 ., di 2 9 6 , 292 e

520

fac.

È adorna d’ u n ritra tto di D ante, E x Pinacotheca Comitis Da
nielis Lisca Patricii Veronensis , pictus quondam a Bernardino In ­
dia celebri pletore. Le facce 1 a 18 del I volum e contengono la
Prefazione del V e n tu ri, la Vita di Dante di L ionardo A retin o , ed
il Piano dell'inferno secondo il M anetti. I volum i II e III h an n o
u n ’ an tip o rta , e n ient’ altro.
Serie di Padova; — Catal. ms. della Palatina.
1774.

La D i v i n a C o m m e d i a , con la V ita di D an te
scritta da L ion ard o A retino. F ir e n z e , 1 774, 6
vol . in 8.

1

�EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

117

Edizione ricordala nel Catalogo Zatta del 1791, m a che p ro b a­
bilm ente n o n e altro che quella di Firenze, 1771, indicata colla
data che porta 1’ ultim o volum e.

1774.

La D i v i n a C o m m e d i a , con g li A r g o m e n ti, A lle­
gorie , e D ichiarazioni di Lodovico D o lc e . A g ­
giuntovi la V ita del Poeta , il Rim ario e due
Indici u tilissim i. In V e n e z ia , appresso Si-

mone Occhi , con licenza de' superiori e P r i­
v ile g io , 17 7 4 , in 12.
E dizione conformo a quella di Bergam o, 1752.
Serie di Padova e dell’Artaud.

1778. *

L ondra, i 778
Si vende
in L iv o r n o , presso Gio. Tom maso M a s i
e Com p . , 2 vol. in 1 2 . , di x x x v j-2 8 8 e 5 i g
La

D iv in a

C o m m e d ia .

fac.
Sta nel Parnaso Italiano pubblicalo in Livorno in 65 volum i in
12. ; ed h a il frontispizio decoralo di fre g i, un ritrailo di D an te , e
tre figure relative ai Canti X X X III dell’in fern o , X IX del P urgato­
rio , e I del P aradiso ; il tutto disegnato ed inciso da G. Lapi nel
1 7 7 7 .1 P relim inari del volum e I contengono: una Dedicatoria de­
gli editori A l sig. Conte Gio. Vincenzio degli Alberti , m inistro del
G ran -D uca di Toscana, una Introduzione, una com pendiosa Vita
di Dante senza nome d’ a u to r e , due Lettere sopra Dante contro
il V o ltaire, lavoro di Vinc. M a rtin elli, il Principio d 'u n Capitolo
d 'Antom m aria S a lv in i, e finalm ente il Piano dell'Inferno del Man etti.
Serie di Padova ; — Catal. ms. della Palatina.
C atal. Piani del 1820,10 paoli.

�118

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

1784.

La

D iv in a

C o m m e d ia :

del infern o (sic) di Dante

Alighieri. Nuremberg. , Schneider, 1784, in 8.
Serie di Padova e dell’ A rtaud; — E bert, Deutsche bukerkund, I. 263;
— Heinsius, l. 642.

1784. *

D a n te

A lig h ie ri

. V enezia , presso

A n to n io

Z atta e figli-, 1 784 , 3 vol. in 8 . picc. di 396,

352

e 592 fac.

Graziosa edizione che form a i volumi I I I , IV e l ' del Parnaso
Italiano pubblicalo da A ndrea R ubbi ( Venezia, 1 7 8 4 -1790, 56
vol. ). In ironie d’ ogni Canto trovasi u n a bella vignetta incisa
da C. dell’A cqua. Ogni volume porta in principio un Avviso
d’ A ndrea R ubbi A ’ suoi a m ic i, e term ina con i due Indici del
V o lp i, il secondo de quali fu dall’ editore raccorcialo. Nel tomo
I I I , fac. 218-223 , furono inserite brevi N otizie storiche e critiche
su D ante e sul suo Poema , ed un Paragone di Dante col Buonar­
ro ti. Un Avviso posto in fine di eiaschedun volum e annunzia che
il lesto di questa edizione venne corretto e ricorretto d all' abate
A llegrini pubblico c o rre tto re , e dall’ abate C.
15 paoli, Catal. Pagani del 1827; — 13 fr. 50, Cat. Barrois di Parigi 18*5.
Serie di Padova ; — C atal, ms. della Palatina.

1787.

I n f e r n o , P u r g a to r io , P a ra d is o .

Poema di Dante.

P a r ig i, nella stamp. d i C. A . J- Jacob, 1787?
5 vol. in 18.
Sia nella raccolta Cazin.
E bert, n ° 5718; — Serie di Padova e dell’ A rtaud.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

119

17 9 1 . *

novam ente co rretta, spie­
da F. B. L . M. C. ( F r . Bal

L a D iv in a C o m m e d ia ,

gata

e

difesa

dassare Lom bardi m inor conventuale). R o m a ,

presso A n to n io F u /g o n i. Con licenza de’Su­
p e r io r i, 1 7 9 1 , 3 vol. in 4. di X X V I I I - 5 o 2 ,
525 e X I I - 5 4 2 fac. con fig.
Bella ed izio n e, dedicata dall’ editore Liborio Angelucci (1 ) al
cardinale D. Diomede Casimiro Caraffa de' Principi di Colobrano.
Di gran pregio la fanno le dotte illustrazioni del L o m b a rd i, m a
non può certam ente annoverarsi fra le edizioni c o rre tte , giacché
ben trenta erro ri si son dovuti notare nei soli nove prim i Canti
dell’ Inferno.
Dopo il frontispizio, che è adorno del ritratto di Danto in m e­
daglia inciso dal R ossi, con sotto u n a epigrafe in v e r s i, i P re li­
m inari del tomo I contengono quanto appresso: D edicatoria;
Prefazione del Lom bardi A ’cortesi Lettori; Vita di Dante scritta
dall’abate P ierantonio Serassi ; Dello stile di Dante, elogio di F i­
lippo Uosa M orando ; Della cagione per cui abbia Dante voltito a
questo suo Poema dare il titolo di Commedia, parere del m edesim o;
ed in ultim o le Approvazioni. Segue l ' Inferno con gli argom enti
e le annotazioni in piè di pagina, preceduto da un Piano dell’i n ­
ferno di D a n te . Il tomo II contiene il P u rg a to rio con un piano
del m edesim o, ed il tomo III il Paradiso pu r col suo piano. Sullo
X II facce prelim inari di quest’ultim o è stala ristam pata la L et­
tera di Fr. Guglielmo della Valle M inor Conventuale al Marchese
Averardo de M ed ici, in dala di T o rin o , 18 giugno 1792 , già v e ­
n u ta alla luce in codesla città subito dopo la pubblicazione del se ­
condo volume dell’ edizione L o m b a rd i, della quale fa g ran d ’elo­
g io . Sonovi inoltre alcune im portanti e mollo particolarizzale no­
tizie sul conto dell’ edizione Nidobeatina , e riflessioni critiche
in torno alla interpretazione di v ari passi della D ivina Commedia.

(1) Al dello Angelucci editore il Catalogo Hibbert, n.° 2455, attri­
buisce erroneam ente il Comento della presente edizione.

�120

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

H a poi ciaschedun volum e tre ta v o le , la prim a Delle varianti
lezioni introdotte nella Cantica , la seconda Dei passi ai quali è data
nuova spiegazione, la terza Dei luoghi nei quali si difende Dante
da ingiuste critiche , tutte poste alla fine dei volumi , 1’ ultim o dei
quali va eziandio corredato d’ un Indice de’ nomi propri e cose nota­
bili contenute n e lf opera.
Srive il B ru n e t, che quando jiel 1795 si ristam parono le p ri­
me X X X V I II facce del volume prim o, vi fu aggiunto un Supple­
mento di fac. 16 , nel quale si rifiutano le sposizioni del canonico
Dionisi vennte alla luce in queU’anno per la stam peria Bodoniana.
Non piccola parte della sua vita consacrò il padre L om bardi
agli studi preparatorii per la sua edizione, nella quale seguì il
testo della famosa ¿Nidobeatina, rivedendolo però non solam ente
sulle più riputate e d iz io n i, ma ancora su molti preziosi Codici
della Vaticana e della Corsiniana , ignoti agli A ccadem ici, la cui
lezione in più punti rettificò. L’ Italia applaudì al suo C om ento,
a neh' oggi generalm ente riguardato come il m ig lio re; ed Ennio
Quirino Visconti, incaricalo della censura del libro , scriveva :
« T anto più dovrà pregiarsene questa Rom ana edizione, che l’in
defesso studio, 1’ e ru d iz io n e , la diligenza del P. B. L. M. C.
ha saputo arricchire di lanle felici em endazioni del te s to , di
lanle b e lle , e lutte nuove esposizioni di sensi. » Sono da ve­
dersi a questo proposito le Novelle Letterarie di Firenze , 1791,
col. 832-833, le Effemeridi letterarie di R om a, n.° del 21 gennajo
1792 , le Nuove Osservazioni di Carlo Fea sopra la Div. Commedia
( Rom a, 1830 , in 8 . fac. 5 -6 }, il Discorso sulla Div. Commedia
d’Ugo Foscolo, e specialm ente un capitolo dei Blandim enti funebri
del canonico Dionisi intitolato : Della critica d el p . Lombardi ( fac.
7 4 -8 1 ).
E sauriti in corto spazio di tempo gli esem plari di questa edi­
zione presso che t u t t i , era divenuta rarissim a, e tale si m antenne
finché le ristam pe non ven n ero . Esistono esem plari in caria tu r­
china volgente all’ azzurro , uno de’quali m agnificam ente legato
in m arr. rosso e decorato delle arm i del G ran -D u ca di Toscana
si conserva nella Palatina di Firenze. Un altro legalo in cuoio di
Russia , e colle figure del Flaxm an aggiuntevi d o p o , fu venduto
8 steri, e 10 s c e ll, H ibbert, n.° 2455. A ltri veggonsi segnali 180
paoli , Catal. Mulini del 1812, e 100 lire , Catal. Silvestri di M i­
lano, 1844.
loo paoli, Catal. Pialli del 1820, e 60 in quello del 1838 ; — in Francia
da 24 a’ 30 f r .; — 30. fr. Cat. Barrois, di Parigi, 1845.

�121

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

B runet, II. 17; — Gamba, n ° 397 ; — E b ert, n ° 5719; — Serie eli Pa­
dova e della edizione di Londra, 1843 , IV. 123 — 114 ; — Catal. Bouto u rl
in , I. n ° 1340 ; — Catal. ms. della Palatina.

1792.

La
in 12.

D iv in a

C o m m e d ia .

V en ezia , i 7 9 2 , 2

vol.

Edizione con in c isio n i, segnala 12 lire nel Catal. B ranca d i
M ila n o , 1833.
1793.

L a D i v i n a C o m m e d i a , secondo l’ edizione della
C r u s c a , col C em en to del Venturi.
Sia nella raccolta delle Opere di D ante, Venezia, stamp). Pietro
Gio. Gatti, 1793, 5 vol. in 8 .
1794.

La

D iv in a

C o m m e d ia .

Venezia , 1 7 9

4

i n

1 2

Edizione ricordata nel Catal. F ayolle di P a r ig i, 1810.
1795.

L a D i v i n a C o m m e d i a , cogli A rgom enti, Allegorie
e Dichiarazioni di M. Lodovico Dolce , e con
Illustrazioni dell' abate S e ra s s i, 179 5 , 3 vol.
in 12.
R icordata dagli E ditori di Padova sulla fede del Catal. Pez
zana del 1800.
1795. *
L

a

D Iv in a C o m m e d I a ,

con nuove lezioni di Gio.

Jacopo D io n isi. Parma nel Regai Palazzo,

�'

122

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

co tipi Bodoniani, 17 9 5 , 5 vol. in foglio reale
di 1 3 4 , 1 1 6 e 126 fac. carta mass, cilindrata.
Magnifica edizione, di cui furono tira li 130 esem plari nu­
m erali, 25 de’quali in foglio g ran d e: nolo però che il B runet as­
serisce trovarsene anche non n u m e ra li. II prim o volum e s’ apre
con una Dedicatoria in versi sciolti dal Bodoni d ire tta A lla reale
A ltezza dell’ Infante di Spagna D. Lodovico di Borbone Principe
Ereditario di Parma , a cui tien dietro un Discorso del Dionisi
A gli studiosi del Divino Poeta. In fine di ciascheduna Cantica si
trovano le Aggiunte critiche del medesimo Dionisi , che p ren ­
dono 4 fac. per l’in fe rn o , 10 per il P urgatorio e 19 p er il P a­
radiso , num erate in caratteri rom ani.
È da vedersi intorno a questa edizione il Discorso sul lesto della
Div. Comm. d’ Ugo Foscolo (II. 2 7 2 -2 7 4 ) e l’edizione Romana
del 1820 (t. IV ). 11 de Rom anis (il quale confuse la presente edi­
zione con quella del 1796) osserva che la prevenzione del Dionisi
per alcune varianti da esso introdotte , e la sm ania di volerle ad
ogni costo preferibili a quelle del Lom bardi provauo quanto 1’ ec­
cessivo am or proprio faccia travedere i letterati anche più insi­
gni. Di q u ell’articolo di 16 fac. in replica alle critiche mosse dal
D ionisi contro il L o m b a rd i, che fu innestato al tomo I dell’ edi­
zione L om bardi ristam palo nel 1795, ho parlalo di sopra : ora ag ­
giungerò che le critiche del Dionisi dettero luogo anche ad u n
a ltro opuscolo intitolalo : Lettera sulle nuove lezioni della Div.
Commedia impressa dal sig. G. B . B odoni, inserito nelle M e­
morie per servire alla storia letteraria (Venezia, 1798, III. 84-92).
P arlerò poi a suo luogo della Preparazione istorica e critica alla
nuova edizione di Dante Allighieri del canonico Gian Iacopo Dionisi,
-pubblicata in Verona l’anno 1806 , in 2 vol. in 4.
Il prezzo di pubblicazione fu 220 f ra n c h i, m a , in F ran cia al­
m eno , non si è m antenuto. Vend. 125 fr. Morel Vindè, e 51 fr.
solam ente Boutourlin ( t. I I, Collect. Bodoniana, n.° 135.)
180 paoli, Catal. Pialli del 1838 ; — 220 paoli, Catal. Mulini, 1833 ;
— 60 fr. Cat. Barrois di Parigi, 1845.
B runet, II. 17 ; — E bert, n.« 5720 ; — Gamba, n ° 398; — Lama, Vita
del B odoni, Parm a, 1816, in 4.o , II. 104; — Serie di Padova; — Renouard,
Catal. d ’un a m a te u r, III. 76; — Catal. mss. della Magliabechiana e della
Palatina.

1796.

L a m edesim a. Parm a, nel Regal Palazzo,
I

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

123

co' tipi Bodoniani, 1 7 9 6 3 vol. in fogl. picc. di
1 0 9 , 1 1 4 e 1 1 8 f a c . , carta velina.
B ru n e t, li. 17; — L am a, II. 120; — C atal. Boutourlin, Collez. Bo­
doniana , n .0 149.

1796. *

L a m edesim a. P a n n a, nel Regai Palazzo,
co tipi Bodoniani, 1796* 3 vol. in 4 . , c a r ta
velina , di L V I - 2 5 b - I V , 235 - X V e 2 36 X X V I I fac.
A m bedue queste edizioni Bodoniane del 96 non differiscono
da quella del 95 che nella num erazione.
Vend. 27 fio rin i, M eerm ann (C a ta l. II. 1 6 0 ); — 16. 50, B o u to u rlin ,
Collez. B o d o n ia n a , n ° 159; — 250 paoli, Catal. Gamba di Livorno del
1S40.
B runet, li. 17; — E b ert, n ° 5721 ; — L am a, II. 121; — Catal. m s.
della Palatina.

1796.

La D i v i n a C o m m e d i a , con gli A rgom enti, A lle­
gorie e Dichiarazioni di Lodovico D o lc e , a g ­
giuntovi la V ita del P o e t a , il Rimario e due
Indici u tilissim i, edizione ricorretta diligente­
mente su quella di F ire n ze citata dalla Crusca
e sulla C o m i n ia n a , ed arricchita di nuove dilucidazioni e spiegazioni, e divisa in tre p a rti.
In Venezia, appresso Pietro Qu. Gio. Gatti,
1 7 9 6 , in 12.
R istam pa poco corretta dell’edizione di Bergamo, 1752.
Catal. Pialli del 1838, 4 paoli.

Serie di Padova e dell’Artaud.

�124

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

1797.

L a D i v i n a C o m m e d i a , Ediz. di
G. de V a le n ti. B e r lin , L a n g e , 1 7 9 7 , in 8.
D a n te

A lig h ie ri:

Serie di Padova e dell'A r tau d ; — E bert, Deutsche bukerkund, I. 263;
— Heinsius, I. 642 , VI. 165.
1798.

. V enezia , Seb.
1 7 9 8 , 5 vol. in 8. picc.
La

D iv in a

C o m m e d ia

Valle ,

R istam pa dell’ edizione falla in Venezia l’ anno 1784 da An­
drea R a b b i, con un ritratto di D ante in m edaglia sul fro n ti­
spizio, e con vignello per ogni Canto di C. dell'Acqua.
22 paoli, C atal. Molini del 181 2 ;— 13 paoli, C atal. P ia lli, del 48 2 0 ;
— 12 lire, C atal. Branca di M ila n o , 1834; — 43 fr. 50 cent., Cat. Barrois di
Parigi, 1845.
Serie di Padova.

1798.

L

a

D

iv in a

C

V en ezia , Za.Ua , 1 7 9 8 ,

o m m e d ia .

5 vol. in 12 ., con fìg.
Catal. Agostini del 1841 , 11 paoli.

1799.

L

a

D

iv in a

179 9 - 18 0 4 ,

C o m m e d ia .

in

Berlino

e Stralsunda ,

8.

R icordala dall’E rsch ( Deutschen lite ra tu r, fac. V I I , n.° 981)
come faciente parte della Sublime scuola Italiana , raccolta pub­
blicala per cura di Gius. V alenti dal 1785 al 1798 , in 9 vol.
in 8 . Vedi anche il Deutsche bukerkund dell’ E b e r t , II. 632.
E d è certam ente ristam pa di quella di B erlino, 1 7 9 7 , citata di
sopra , quando p u r non sia codesta medesima.

�' EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

125

1804. *

L a D i v i n a C o m m e d i a , illustrata di Note da
L uigi Portirelli , prof, nel Liceo di Brera . M i­
lano, Società tipogr. de Classici Ita lia n i,
1 8 0 4 , 3 vol. in 8 . , di L X X V I I - 33 8 , X L I 4 4 1 e 4 5 4 fac. con un ritratto di Dante
disegnato ed inciso dal Benaglia, e tre tavole
rappresentanti l ’ Inferno, il Purgatorio e il
Paradiso di Dante.
16 1. 60.
Le 77 facce prelim inari del tomo prim o contengono la P refa­
zione dell’ e d ito re , e la Vita di Dante scritta dal T iraboschi; un a
seconda prefazione sta in quelle del tomo secondo, nella quale
l’editore ha inserito una giunta di note e di varianti a ll’ in fe rn o ,
tratte dalla famosa Lettera del padre di Costanzo (V edi in q u e­
st O pera l’articolo S tu d j sul lesto della Din. Comm.) non v en u ta,
com ’egli dice, a sua notizia a ltr o c h é dopo la pubblicazione del
prim o tomo. Il terzo tomo ha un Indice de nomi proprii e cose no­
tabili , che prendo le facce 415-454.
Q uesta edizione è parte della Collezione dei Classici Italiani
pubblicala in M ilano in vol. 256 in. 8 . L’ editore ci fa sapere
nella sua prefazione, ch’egli ha adottata la lezione della Nido
beatina, da esso giudicata la m ig lio re, e protesta averla seguita
con m aggior fedeltà di quello facessero gli editori Rom ani del
1791 ; e , perchè al lettore sia fatta abilità di giudicare per la
via del confronto che quella è veram ente, qual’egli la dice, la
lezione più pregievole, ha nel tempo istesso ripo rtalo in nota lo
v arie lezioni adottale nelle a ltre ed izio n i, specialm ente in q uella
degli A ccadem ici. Colle sue annotazioni intendo principalm ente
a d are una spiegazione n etta o p re c isa , ristrignendosi a poche
cose in quello cho concernono a soggetti storici o m itologici, e
trattan d o assai stesam ente le illustrazioni de' passi più im por­
tan ti o rim asti senza u n a particolare illustrazione nei precedenti
C onienti. Lo più sono tra tte dall’ eccellente Comento del Lom­
bardi , e da quello di Jacopo della Lana : quelle del Paradiso
son’ opera del dottor Giulio F errano, a cui molto giovarono

�*26

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA'

gli Astronomi di Milano che gli furono cortesi d’illustrazioni per
le cose astronom iche che occorrono nella Divina Commedia.
Tuttoché non molto c o rre tta , nè molto accredilala oggigiorno,
ella è però ben lungi questa edizione da m eritarsi il tito lo , che
al B runet piacque di d a r le , di edizione mediocre (II. 17). Nei Ca­
taloghi de’ librai di F irenze è segnata dai 30 fino ai 45 paoli.
Gamba, u.» 399; — Serie di Padova; — C atal. ms. della Palatina.

1804-1 8 0 9 . *

con illustrazioni. Pisa ,
dalla tipograf. della Società letteraria, co ca­
ratteri de fratelli Amoretti di Parma, 1 8 o 4 ~
La D

iv in a

C o m m e d ia ,

1 8 0 9 , 4 vol- in fo g l. d i X I V - 2 o 5 ,
e X I V - 1 9 5 fac. (x)

199,

198

Bella e d iz io n e , pubblicata per cura del prof. Giovanni Ro­
t i n i , tira la per soli 250 e sem p lari, 21 de’quali in carta velina
di F ran cia ed in carta tu r c h in a , ed uno i n p e r g a m e n a . I sud­
d etti esem plari in carta distinta hanno due bei r i t r a i l i , 1’ uno
di D ante inciso da Raffaello M orghen, l’altro del cardinale De»puigs a cui l’ opera è dedicata, inciso dal B e tte lin i, e tre g randi
figure incise anche queste dal Bettelini. Sta nella Collezione dei
principali poeti italiani pubblicala in Pisa negli anni 1804 e se­
guenti in 26 volum i in foglio, ed è divisa in 4 volum i, i prim i Ire
contenenti il Poem a, e il q u arto un Avviso degli ed ito ri, un a Vita
di Dante e gl’I ndici del Volpi ristretti e riform ati, il prim o delle
parole e cose, il secondo delle persone e de' luoghi e il terzo delle
perifrasi. La lezione adottata è quella degli A ccadem ici, ma dal
l’Avviso al lettore posto a capo del prim o volum e sappiam o che
l’editore si giovò pure delle varie lezioni che offrono le meglio
rip u ta te edizioni.
Il prezzo d’ associazione fu di 4 zecchini e mezzo il volum e
p er gli esem plari in carta re a le , e di 9 per quelli in caria ve­
lin a di F ra n c ia ; m a o g g i, e specialm ente in F ra n c ia , si vendo

( 1)
È da credersi che questa sia l’edizione intesa dall Heinsius nel suo
Lexicon (I. 6 4 2 ), dove ne ricorda una con ligure del M orghen e del B eti
nelli (sic) impressa in F ir e n z e , 1805, 3 vol. in log!.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

127

a prezzo assai più d iscreto . Vedesi segnala 320 e 200 paoli sul
Catal. P iatti del 1820 e 1838, e 240 sul Catal. P agani del 1838
e su quel del M olini.
B runet, II. 17; — Catal. d’ un a m a te u r , III. 7 7 ; — Van P ra e t, vili.
400; _ Catal. mss. della Palatina e della Magliabechiana.

1804.*
L a D iv in a C o m m e d ia .

Penig

,

a spese di Fr.

Dienemann e Comp. ( L e i p z i g , Brockhaus) , 5
vol.

in 4 g r . , carta vel. di X V I II - 23 8 , 2 3 7

e 2 56 f a c c e , più un vol. in fogl. di figure.
25 talleri.
Bella edizione giudicata correttissim a, pubblicata in Penig, pic­
cola città della S assonia, per cura del professore Fernow, biblio­
tecario di Jena. Una specie d’ A tlante in foglio bislungo contieno
tre n tanove figuro incise dall’H um m el sul faro del F la x m a n ,
tu tte per l’inferno.
L’editore h a seguito la lezione degli Accademici sull’ edizione
datane dallo Z atta nel 1 757, conferendola con quella del Lom­
bardi. Gli argom enti in versi c t e precedono ciascun Canto sono
del Gozzi. Si prom etteva un q uarto volum e cho avrebbe dovuto
contenere le Dichiarazioni e Varianti dell’ edizione R o m an a, e
che i bibliografi dicono non esser com parso m ai: difatti I esem­
p lare della P alatina è di soli 3 v o lu m i; pure l’E bert ( Deutsche
bukerkund, I. 263) e l’Heinsius (I. 842) descrivono questa edizione
in q u attro v o lu m i, e con la data del 1804-1805.
Il B runet (IL 17) ed il Catal. dell’edizione di Padova erro ­
neam ente descrivono la presento edizione come accom pagnata da
n n a versione tedesca.
Serie dcU’ A rtaud; — M agazzino d i letter. di Firenze, 1805 , IH.
68-69.

1804.

L a medesima . Penig , a spese d i F r. D ienemann ( L i p s i a , L e i c h ) , 1 8 o 4 — 1 8 o 5 , 4 vol.
in 8 . , con un vol. in fogl. di fig.

12 talleri.

�128

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

.bert,63u
dE2D
kn
sch
I.

1806.
L a D i v i n a C o m m e d i a , nuovamente corretta e
spiegata. Roma, Vincenzo P o g g io li, 18o6 ,
3 vol. in 8 . , con fig.
Vi si riproduce il lesto dell'edizione di Roma 1791 , con una
g iunta di v arian ti traile dal Codice di Monte Cassino descritto
dall’ abate di Costanzo. Le annotazioni sono prese nella m aggior
p arie dal Comento del p. L om bardi.
24 e 18 pao li, C atal. Piatti del 1820 e 1838;— I8 .fr. Cat. Barrois di Pa­
rigi 1845
Serie di Padova.

1807-1813. *

g ià ridotta a miglior l e ­
zione dagli Accademici della C ru s c a , ed ora
accuratamente emendata ed accresciuta di v a ­
La D

iv in a

C o m m ed ia ,

rie lezioni tratte da un antichissimo C o d ic e ,
con note di Gaetano Poggiali . Livorno, Tom­
maso M asi e C.% coi tipi Bodoniani, 1 8 0 7 1 8 13 , 4 vol. in
4 7 4 fac.

di X X I V - 3 59, 416, 4 5 4 e

Edizione mollo pregiata per la correzione e la n itid ez za,
p ro cu rata dal celebre bibliografo Gaetano Poggiali, e da esso
dedicala alla Maestà di M aria Luisa Infanta di Spagna e Re­
gina d’ E tru ria . È adorna d ’ un ritra ilo di D ante disegnato da
Stefano Tofanelli e inciso dal M orghen, e d’ un Piano dell’ i n ­
ferno secondo il M an etti. Il Poema è compreso ne’ due prim i
volum i , l’ ultim o do’ quali porta la dala, probabilm ente scam ­
b iala , del 1806. I p relim inari del volum e prim o co n ten g o n o ,
olire alla D ed icato ria, u n a Prefazione dell’ ed ito re, nella quale
espone i molivi che lo determ inarono a dare un a nuova ediziono
di D ante , ed accenna altresi gli studi in trap resi per farla più
corretta che si potesse; e qui descrive u n suo Codice i n p e r g a m e n a

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

129

da lui giudicato del 1330, dal quale tolse, ponendole in p ie d i
pagina , le v arian ti di m aggior rilievo (1 ). Dopo questa prefa­
zione sono stato riprodotto la Prefazione e la Dedicatoria della
edizione degli Accademici. Il Principio d' un Capitolo del Salvini
sta alla fine del secondo volum e. I tomi I I I e IV contengono
la Vita di Dante di L ionardo A retino e Annotazioni assai dif­
fuse che seguono in gran parte il Comento del Lom bardi ; m a
con m olti e notabili cangiam enti, per q uanto attesta l’ editore.
Furono tira ti esem plari in carta grande velina con vasti
m a rg in i, i quali paiono in 4. , ed un solo i n p e r g a m e n a , o ra
nella Palatina di F irenze, che in fine del volume quarto porta
il seguente ricordo : Unico esemplare impresso i n p e r g a m e n a per la
raccolta di Libri Italiani di Gaetano Poggiali, editore ed illustratore
della presente edizione, eseguita per la maggiore accuratezza (2).
Gli esemplari comuni sono segnali su' Cataloghi de' librai fiorentini
dai 40 ai 50 p a o li, e quelli in carta grande 80 paoli sul C atal. Piatti del
1820, 100 paoli su quello del Gamba di Livorno, 1841.
B runet, IL 17; — Gamba, n ° 400; — Poggiali, T e sti, 1. 15-16; — Se­
rie di Padova e dell’ A rtaud.

1807.

La D i v i n a C o m m e d i a . C hem nitz , Starke, 1807,
in 8.
12 gr.
In C arta v e lin a ,
12 g rÈ il volum e decimo della Biblioteca Italiana pubblicata dal
K e il, in 12 vol. in 8 .
E b e rt, Deutsche bucherkund , I. 263 ; — Serie di Padova ; — Heinsius,
1. 642; — E rsch, Deutsche litter. pari. VII, u.» 083.

( 1) S’ingannò il Montani nella sua L e tte ra 8.* intorno a’ Codici del m ar­
chese Tem pi inserita nell’ A n to lo g ia , n ° del febbraio 1832, fac . 4 7 , dove
disse che questo Codice, passalo già nella P a ta tin a insieme con tulli quelli
che il Poggiali possedeva, era andato sm a rrito : esso è tuttora in codesta m e­
desima Biblioteca , ed io l’ ho veduto ed esaminalo.
(2) Il Van Praet ricordando nel suo Catalogue des livres im prim és
su r v élin l’esemplare di cui p arliam o, lo dice per ¡sbaglio composto di
tre volumi solam ente.
9

�130

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

1807.

: C o m m e d i a d i v i n a , esattamente
copiata dall’ edizione Rom ana del P. Lom bardi.
Si aggiungono le varie le z io n i , le dichiarazioni
D

ante

A

l ig h ie r i

necessarie e la V ita dell’ Autore nuovamente
compendiata da C. L . F ern o w . J en a , Fede­
rico Fromann, 1 8 0 7 , 3 vol. in 12. gr.
5 tali. 18 g r.
In C arta velina ,
5 tali. 12 g r .
Sono i prim i tre tomi della Raccolta di autori classici italiani
pubblicata dal professore Fernow con annotazioni e spiegazioni
storiche e critich e , Jena, 1807-1809, 12 vol. in 1 2 . g r. Una se
conda edizione di questa Raccolta è citata nel Catal. Gleditsch di
Lipsia , n ° del decembro 1824.
F ra le varie edizioni della D ivina Com m edia, che videro la
luce in G erm ania , suole com unem ente rig u ard arsi come la m i­
gliore questa del F e rn o w , arricchita delle varian ti pubblicate nel
1801 d all’abate di Costanzo; e il sig. C. A. Boettiger nella N otizia
sulla vita e gli scritti di Carlo L uigi Fernow, 1808, in 8 ., la dice so­
p ra tutto m eritevole di molta lode per la sua correzione. Il F e r­
now , p er quanto si raccoglie da quest’opuscolo, fac. 9 , si occu­
p a v a , quando fu sorpreso dalla m orte, di un lavoro critico sopra
Dante e il suo secolo.
E bert, A ltg. bibliogr. n ° 5724; — F. A. E b e rt, Deutsche b ukerkund,
I. 263; — Heinsius , I. 642; — Serie di Padova e dell’ Artaud.

1808. *

illustrata di note da R o­
mualdo Z o t t i . Londra, dai torchi d i R. Zotti
L

a

D

iv in a

( Dulau ) ,

C

o m m ed ia ,

1808, 5 vol. in 18. g r . , carta fina,

di X L I I —4 1 8 , 4 19 © 482 fac.

1 st. 4 se.

Graziosa 0 nitida edizione, adorna d’un ritratto di D ante in ­
ciso da L . Schiavonetti, che è copia di quello del Morghen: sta

�EDIZI0M DELLA DIV. COMMEDIA

J3J

nella Collezione di alcuni classici italiani pubblicata in L ondra per
lo Z olli, dal 1808 al 1813, in 20 vol. in 12. (1). Il prim o volum e
è dedicato dall’editore alla Contessa di Lonsdale , il secondo alla
Contessa di D arm outh , il terzo alla signora Pilkington (2).
Il testo è quello dell’ edizione del 1791 ; e le n o te , le quali
l’editore si studiò di far tali che alla m aggior chiarezza possibile
accoppiassero la maggior b re v ità , parte sono com pilale su quelle
della ram m entala edizione del 91, parte su quelle della M ilanese
del 1804. I prelim inari del tomo prim o contengono, oltre alla De­
d icato ria, un Avviso dell’ editore Agli eruditi e cortesi lettori, u na
Vita di D ante, com pendio di quella del T ira b o sc h i, e finalm ente
u n Estratto della Lettera dell’abate di Costanzo, dal quale si avvisa
donde prendesse probabilmente Dante l'idea del suo Poema. L’editoro
vi ba posto di suo gli Argomenti in prosa ad ogni C a n to , e in line
del P oema u n Indice de'principali nomi proprii di persone che Dante
accenna nelle tre Cantiche.
F u unito a questa edizione un q u arto volum e stam pato nel
1809, contenente le Rime di D ante e la Dissertazione sulla Divina
Commedia del sig. M erian, tradotta da quella che sla nelle Memo­
rie dell’Accademia di Berlino (Vedi il cap. S tu d i critici sul Poema ).
Il prezzo di pubblicazione fu 2 steri, e 2 sc e ll., ma il Lowdes
( II. 541 ) la segna 10 scell. soltanto.

Serie

Bibl. Britannica,

G am ba, n.° 400; —
di Padova; — W att ,
993; —
fac. 381; —
della Palatina.

London Catal.

Catal. ms.

11.

1809.

M ila n o , coi tip i d i
L u ig i M u s s i , i l p rim o d i m aggio , D v o l . i n
La

D iv in a

fo g l. g r .

di

C o m m ed ia.

4 11-2 6 1

, 262

e

2 5 1

fac.

Bella edizione, tira ta in 72 esem plari soltanto, cioè, 62 in
carta b ia n ca , 8 in carta tu rc h in a , e due in carta distinta (3).

( 1) Questa collezione è assai riputata ; un bell’ esemplare è segnato
500 paoli nel
Piatti del 1820.

Catal.

Boschini.
Catalogue des livres imprimés sur vélin

(2) L 'lìb e ri, n.u 5726, fa editore della presente il
(3) Nel
( Vili. 101 ) aveva
detto il Van Praet che di questa edizione era stalo tiralo un esem plare in

�132

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

T utti gli esemplari sono n u m e ra li, hanno in fronte il nom e del1 ’ associato, e sono contrassegnati dalla firm a e suggello del tipo­

grafo. La seguente descrizione, che posso dare per esattissim a, la
debbo alla gentilezza del sig. Giuseppe Bernardoni di Milano , che
ne possiede un esem plare.
Nel prim o tom o, dopo il frontispizio si ha la D edicatoria di
quattro pagine A l sig. Giuseppe Bossi P ittore, e due pagine A l
cortese lettore il tipografo; poscia: Vita di Dante Alighieri com­
posta da Giovanni Boccaccio diversa dall' edita e tratta da un Co­
dice del 14-37 appartenente a Giuseppe Bossi P itto re. L’ In fern o
occupa 255 pagine num erate, dopo le quali : Lezioni varie ; che
finiscono alla pagina 261. In fine della prim a pagina di esse sì
legge la seguente nota : « Queste varianti trovatisi in un Codice ms.
« posseduto dal sig. Giuseppe Bossi pittore, il qual Codice viene pre­
ci ferito ai varj che esistono nelle pubbliche e in maggior copia nelle
« private Biblioteche di questa Città a cagione dell' antichità sua e
a della singolarità delle sue lezioni. È creduto dagli eruditi coevo del­
ti l'autore; e tal giudizio, che si trae a prim a vista dalla forma dei ca­
li ralteri e dalla maniera delle m iniature, viene rinforzato dall' asser­
ii varvisi alcuni passi che sembrano non avere ricevuti gli ultim i ritoc« chi dalla poetica lim a, e dal mancare, ad onta della certa integrità
« del volume , la terza Cantica che non si conobbe intera che dopo la
« morte di Dante.
« Trovami qui in dovere di attestare la mia riconoscenza alle dotte
« premure del sig. Cavalier Lamberti, Membro dell' Istituto e P re« fetto della R .a Biblioteca, e del sig. M orali Prof, di Greche lettere,
i
quali mi hanno assistito per estraere e scegliere queste varianti
con quella um anità e gentilezza che accoppiano sì felicemente alla
profonda erudizione che li distingue.
Il tomo secondo ha la d a ta : I l primo d'agosto 1809; il Purga­
torio occupa 254 p ag in e; poi: Lezioni varie sino alla pag. 2 6 2 , e
quindi Vindice. Il terzo volum e ha la d a ta : I l primo di novembre
1809, e contiene II Paradiso che occupa 251 p ag in e, in fine V In ­
dice .

p e r g a m e n a appositamente per il Bossi editore, e che questo esemplare era
passalo nella Trivulziana: poi da se medesimo si corresse a fac. 73 del tom.
X della detta opera. Ma altri abbagli prese il Van Praet sul conto di que­
sta edizione, che poi non ha mai corretti : tali sono il descriverla colla
data del 1819, e l’asserire che n ’ erano siati tirati 10 esemplari in carta
d Olanda, ed uno in carta velina inglese p e r il conte Melzi.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

133

Questa splendidissima edizione (proseguo con lo proprie parole
del signor B ernardoni) la quale coslava 445 fran ch i, come si dice
alla nota della pag. 249 del tomo prim o, fu assistila dal cav. L uigi
Lamberti e dal prof. Ottavio M o ra li. Questi d u e , insiem e col p it­
tore Gius. Bossi che all’ arte del disegno, che esercitava in grado
esim io, accoppiava il più profondo studio dei Classici di ogni n a­
zione, e la cui biblioteca, ricca di MSS. e delle più ricercate edi­
zioni Dantesche, passò dopo la sua m orte in casa T rivulzi, attesero
diligentem ente alla slampa del Poema la q u a le , a m algrado del
ridicolo di cui la sparge il Foscolo, riuscì m irabilm ente co rreità;
e di tutto il m ale ch’egli ne dice (sono anche queste parole del si­
gnor B ernardoni) è da accagionarsi la grande inim icizia che egli
aveva singolarm ente col Bossi e col L am berti : col prim o perchè
mostrò di non apprezzare gran fatto il suo ingegno con rifiu ­
tarsi a fare il suo ritr a tto , col secondo perchè era uno dei più
influenti nell’ adunanza del conte G iovanni Paradisi che egli cre­
deva a se contrario politicam ente, m a più letterariam ente. Ciò
che piuttosto si può ragionevolm ente rim proverare all’ edizione
del Mussi è la troppo incomoda form a, che la rende più opera da
scaffali che da tavolino.
Un esem plare di questa edizione è segnato 450 lire nel Catal.
D upuy di M ilano, 1840; in F rancia si vende a prezzo bassissimo.
B ru n e t, II. 18; — E bert, n ° 5725; — Serie di Padova; — Renouard,
Catal. d ’u n a m a te u r , 111. 77; — Dibdin, The lib ra ry c o m p a n io n , II. 353;
— Ediz. di L o n d ra , 1843, IV. 127-128; — A nnali polii, e letter., n.° del 29
giugno 1817.

1809. *

L a D i v i n a C o m m e d i a . M ilano, Mussi , 1 8 0 9 ,
5 vol. in 12., di 6 8 5 fac. in tutto.
Il
Poema è preceduto dalla Vita di D ante del S erassi, ed ogni
Cantica ha le sue Varie lezioni poste in fine dei rispettivi volum i.
E ra stato promesso un quarto volum e d’ Annotazioni che si desi
lera tuttora.
C atal.^Pagani del 1838, 18 paoli; — Mobili, del 1835, 10 paoli; — Sil­
vestri di lim ano, 1824, 6 lire.
Serie di Padova.

�134

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

1809.

L a m ed e sim a . Milano , tipogr.
1 8 0 8 - 1 8 0 9 , 3 vol. in 3 2 . picc.

M u ss i,

R istam pa molto accurata doli’ edizion precedente, in un dif­
ferente sesto : 1’ editore L. M. ( Luigi Mussi ) la dedica a ’ suoi
am ici.
Serie di Padova e dell’ Arta u d .

Catal. Molini

del 1812, 7 paoli 1/ 2 .

1810.

e tutte le Rime di D ante
A lighieri, per cura del Canonico G. J. Dionisi.
B rescia, Niccolò Bettoni, 1 8 1 0 , 2 vol. in
3 2 . picc.
La

D iv in a

C om m ed ia,

Graziosa edizioncina, fatta su buona carta ; ed è ristam pa della
Bodoniana del 95.

Catal.

Pagani de! 1825, 10 paoli; — P ia tti, 1820, 12 paoli; — Silve­
stri di M ila n o , 1824, 4 lire.
Serie di P adova;— E bert, n.° 5726.
•

1810. *

, con gli A r g o m e n t i , A l­
legorie e Dichiarazioni di Lodovico D o lc e , la
V ita del Poeta ed il R im a r io . V en ezia , Si
mone Occhi, 1 8 1 0 , in 12. di 6 3 5 fac.
L

a

D

iv in a

C o m m ed ia

Ristam pa dozzinale dell’ edizione di Bergamo, 1752.
5 paoli,

Catal.

Piatti del 1820 .
Serie di Padova.

1810.

secondo la lezione pub­
blicata in Roma nel 1 7 9 1 - Roma, nella stamp.
L

a

D

iv in a

C

o m m ed ia ,

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

135

d i M a ria n o de Rom anis e f i g l i , 3 tomi in un
sol vol. in 18. di X I I - 2 1 0 , 206 e 204 fac.
Edizione portatile', adorna d’ un ritratto di D ante copiato da
quello del Morghen, con gli argom enti in principio e le noto in
fine d’ogni Canto le quali dichiarano le voci meno intese ed i passi
più oscuri relativi all’ istoria del tem po.
La Biblioteca Reale di P arig i ( Catal. del V an P ra e t, IV . 125)
ne possiede un esem plare in p e r g a m e n a arricchito di u n ritra tto
di D ante condotto con molta squisitezza di disegno ; u n altro fu
venduto 2 steri, e 19 scell. H aurott.

Catal. Molini del 1812.
Serie di Padova.

10 paoli 1/2,
B runet, II. 18; —

1811.
La

D iv in a

C o m m ed ia,

edizione

formata

sopra

quella di Cornino del 17 2 7 , con Indici ricchis­
simi che spiegano tutte le cose più difficili e
tutte le erudizioni,e tengono le veci d’ un in ­
tero C om ento , composti con somma diligenza
da Gio. A ut. 'V o lp i. V e n e z ia , V itta relli ,
18 11 ( 1 ) , 2 vol. in 16. con 4 incisioni.
L eggiadra edizione : gl’ Ìn d ic i, che form ano il (omo secondo ,
furon venduti anco separatam ente. Sta nella Collezione d alcuni
classici italiani, V enezia, 1811 e anni seguenti:

Cataloghi
Catal.
Milano,
Catal.
Milano

Ne’
de’librai fiorentini è segnala dai 14 ai 16 paoli, e 9 lire
nel
firanca di
1844; un esemplare in caria velina è segnato
19 lire nel
Silvestri di
, 1824.
Serie di Padova.

1811.

V o lp i .
V en ezia , tipogr. d i P ietro B ern a rd i , 1 8 1 1 -

La

D iv in a

1812, 4 i n

C o m m ed ia

, cogl’ indici

del

1 6

( 1) Il Catal. Pagani del 1 814 la ricorda con la data 1814.

�136

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

Ristampa dell’edizione d' A ndrea R ubbi, Venezia 1784, facente
parte del Parnaso Italiano.
Segnata 8 lire nei Cataloghi di Milano.
Padova; — E bert, n ° 5726.

Serie di

1811.
La D

iv in a

C o m m e d ia

, edizione conform e al te­

sto C o m iniano del 17 2 7 , col Com ento del P.
V en tu ri. Lucca, Berlini, 1 8 1 1 , 3 vol. in 18. ( ì) .
Se ne trovano esem plari in carta velina; uno ne reg istra il Catal. Silvestri di M ilano, 1 824, col prezzo di 15 lire.
12 pao li, Catal. Pagani del 1814; — 9 lire , Catal. Silvestri del 1824.

Serie di P ad o v a;— E bert,

n ° 5729.

1812.

con gli A r g o m e n t i , Al­
legorie e Dichiarazioni di Lodovico Dolce ;
aggiuntovi la vita del Poeta , il Rimario e due
Indici. V e n e z ia , 1 8 1 2 , in 12.
La

D iv in a

C o m m ed ia,

Edizione ricordata nel Catal. Resnati di M ila n o , 1838, col
prezzo di 2 lire.
1812.

col Com ento del P. V e n ­
t u r i . F ir e n z e , 1 8 1 2 , 5 vol. in 18.
L a D iv in a C o m m ed ia,

Cosi citala dagli editori della M inerva sulla fede del Catalogo
Stella del 1817. A mio credere fu confusa colla seguente.
1813. *
La D

iv in a

C o m m e d ia

di

D

ante

A

l ig h ie r i,

col C o

mento del P. Pompeo V enturi , edizione con­
(1) Nella Serie dell' edizione Romana del 1815 è detta, per distrazione,

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

137

F ir e n z e ,
presso Niccolò Carli. A spese d i L u ig i V a n ­
n in i libraio a Prato , 1 8 1 3 , 3 vol. in 12.
fo rm e al testo C o m in ia n o del 1 7 2 7 .

Edizione assai c o rre tta , distribuita in 3 volum i di 2 2 -3 6 0 ,
348 e 379 facce. Le 22 prim e facce del prim o volume con­
tengono la Prefazione del P . Venturi all' edizione di Lucca del
1732 e la Vii a di Dante scritta da Lionardo Aretino. Vi sono a r ­
gomenti ad ogni C anto, e le noto stanno in piè di pagina.
A questa edizione va unito un q uarto volum e non num eralo
che contiene l’ indice del V o lp i. I Cataloghi di lib ri di F irenze
la mettono 18 paoli.
Serie di Padova; — E bert, n ° 5729.

1813.
La

D iv in a

C o m m e d ia ,

illustrata

da F e rd in a n d o

A r r i v a b e n e , con un a riduzio n e in prosa.

s c ia , Carlo F ra n z o n i ,

18 12 —18 1 7 ,

4

B re­
vol

in 8. ( 1 ) .
L’ idea della parafrasi in prosa non piacque; quindi si credè
bene di non te rm in are la pubblicazione, la quale non com prese
che 1’ Inferno ed il P u rg a to rio . La parafrasi suddetta è stam ­
pata a fronte del tosto. P arlò di questa edizione il Giornale enci­
clopedico di Firenze, 1813 , V . 184-186.
43 lire , Catal. Silvestri di Milano, 1824.
1815.*

La

D iv in a

C o m m e d ia ,

co rretta , sp ieg ata e difesa

dal P. Baldassarre L o m b a r d i M.
Riscontrata ora sopra preziosi

C. nel 1 7 9 1 .

codici ,

nuova­

m e n te e m e n d ata di m olte altre v a g h e a n n o ta
z i o n i , e d ’ un vo lu m e a r r i c c h i t a , in cui tra le

(t) Sbagliano gli editori di Padova citandone due soli volumi.

�138

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

altre cose si tratta della
b e ric o .

V isio n e di F r a te A l ­

Rom a, nella stam peria de R om anis,

1 8 1 5 - 1 8 1 7 , 4 v o l i n 4- picc., con un ritratto
di Dante d isegn ato d a L . D urantini e inciso da

A ng. Testa

sopra l ’ o rig in a le di Raffaello, e

3

stam p e ra p p resen ta n ti l ’ In fern o , il P u rg a to rio
ed il Paradiso.
Bella ristam pa dell’ edizione Rom ana del 1791, dedicata d al­
l’editore de Rom anis alla principessa Alessandrina di D ietrichstein,
nata contessa Schouvalow. Il de Rom anis potè consultare un esem­
plare della detta edizione postillato dal Lom bardi (m orto verso
la fine del secolo decim ottavo) ed introdusse altresì nel testo della
sua nuova edizione parecchie varianti tratte dal Codice di Monte
Cassino descritto dall’ abate di Costanzo e dal Codice G aetani, le
quali vedonsi riportate nel Comento in piè di pag in a, e sono con­
trad istin te da un asterisco e dallo due iniziali N. E. Soppresse a n ­
che qua e là alcuni passi del Comento del L o m b a rd i, per sostituirvene a l tr i, che a lui parver m ig lio ri, del P o rtire lli, del
Poggiali 0 del cavaliere A rtaud , che aveano com entato la Di­
v ina Commedia dopo il L om bardi. Il ritratto di D ante che si trova
n el prim o volum e è copia fedele di quello che si am m ira nello
stupendo affresco del V aticano conosciuto sotto il nome di Disputa
del Sacramento.
L’ edizione è composta e ordinala come appresso:
T. I. 51 fac. prelim inari contenenti, dopo la Dedicatoria, le Ap
provazioni e l'Avviso ai le tto ri, un Indice delle Correzioni e Giunte
fatte alla Romana edizione del 1791 nella Cantica dell' Inferno, secon­
do i Codici C assinense e Gaetani ed i Commentatori dopo il Lombardi,
u n Esame delle correzioni che pretendeva doversi fare nell' edizione
originale del 1791 il veronese mons. Gio. Jacopo de' marchesi Dio
nisi ne' suoi Blandimenti funebri stampati in Padova nell' anno 1794;
l ' Avviso del Lom bardi ai le tto ri; Dello stile di D ante, elogio del
sig. Filippo Rosa Morando; Della cagione per cui abbia Dante vo­
luto a questo suo Poema dare il titolo d i C o m m e d ia , parere del me­
desimo ( estratti 1’ uno e I’ altro dalle Osservazioni Dantesche di
quest’ autore) ; ed in ultim o 1’ E rra ta-C o rrig e dell’ Inferno, il
quale seguo im m ediatam ente prendendo 486 fac.
Tomo II. In VI I fac. prelim inari contiene u n Avviso dello

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

139

stam patore ai lettori ed u n Indice sim ile a quello del prim o tomo.
Quindi il Purgatorio, fac. 1-519.
Tomo III. In principio si trova il solito Indice, cho prende V ili
fac. prelim inari : quindi il Paradiso che abbraccia 522 fac.
Tomo IV . Ila il titolo seguente :

L e principali cose
C o m m e d i a , cioè il
tieri , la V isione

a p p a rte n e n ti alla D iv in a

R im ario

ne’ suoi versi in ­

di x\lberico

ed

altro

che

c o n c e r n e , parecchie Note ed O sservazioni
giu n te , la V ita del P o e t a ,

1’ E sa m e

della

la
ag­
sua

O p e r a , la Bibliografia, l ’ indice, ec.
Avviso dello stam patore a’ le tto ri, V III fac. prelim . ; - Rimario
degl’ interi versi della D. C. secondo il testo della Crusca, a due co­
lo n n e , fac. 1 -1 3 2 ; nuova ristam pa di quello pubblicalo da Carlo
Noci nel 1 602, e già ristam palo nell’ edizione Com iniana del
1727 ; - Lettera di un Accademico della Crusca (m ons. Giov. Bot
tari ) scritta ad un altro Accademico della medesima, fac. 1-15 ; - Di
un antico testo a penna della D. C. di Dante, con alcune Annotazioni
sulle varianti lezioni e sulle postille del medesimo, Lettera di E u sta ­
chio Dicearcheo (abate di Costanzo) ad Angelo Sidicino, fac. 1 7 107; - Canto di Messer Rosone da Ugobbio, fac. 108-112; - Canto
di Messer Pietro di D a n te, fac. 1 1 3 -1 1 6 ;- L a Visione del M o­
naco Alberico riscontrata coi luoghi di Dante che le si avvicinano,
fac. 1 1 7 -1 4 4 ; Lettere (IV) di Giov. Gherardo de Rossi e dell’ ab.
C ancellieri, concernenti alla visiono su d d e tta , fac. 1 4 5 -1 5 4 ;
— Conclusione dell' Editore circa l' originalità della D. L . prenden­
do per tipo la Cantica dell' Inferno. Siegue delle idee de'pittori sul
medesimo particolare, fac. 155-167 ; - Note aggiunte ad alcuni luo­
ghi della D. C. ; cioè, Lettera dell' ab. Lampredi su versi 134 e 136
del X X V I Canto del Paradiso, e parecchie Osservazioni sopra alcuni
luoghi della D. C. e specialmente sulle rispettive lezioni e chiose del
p. L om bardi, mandateci dal sig. Dionigi S tro cch i, fac. 168—
184; - Vita di Dante Alighieri scritta da Girolamo Tiraboschi, se­
gu ita da Note ed Osservazioni dell' Editore , fac. 1-57 ; -E s a m e
della D. C. di Dante, di Giuseppe de Cesare, fac. 58-110, - le tte ra
del dott. Giuseppe Bianchini di P rato, scritta da esso ad un Religioso
suo amico, nella quale si dimostra che la lettura di Dante è molto
utile al predicatore, fac. 111-115; - Serie dell’ edizioni della D, C.

�HO

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

che si sono fatte fin ora e che giunsero a nostra no tizia , disposta per
ordine cronologico ed illustrata con alcune osservazioni bibliografiche
riguardanti le p iù rare e pregevoli, fac. 117-140; questa bibliogra­
fia, com pilata sopra quelle che aveano già date il Volpi e l’A rtaud,
com prende 98 fra edizioni e traduzioni di D ante dal 1472 al 1815,
compresavi la presente ; — Indice de'nomi propri e cose notabili con­
tenute nelle tre Cantiche della D. C. e note rispettive, fac. 141 —
1 6 0 ;— Indice delle principali cose che si contengono nelle Lettere del
Bottari e dell' ab. di Costanzo , nella Visione di Alberico, in altro
che la concerne e nelle note aggiunte, fac. 161-164.
Q uest’ ultim o volum e si vendeva anche a parte.
La presente edizione f u , per cura del medesimo editore sig.
de R o m an is, ristam pata nel 1820, e fu seguita dagli editori di
Padova del 1822. Vedi il giudizio datone da Ugo Foscolo nel suo
Discorso sul testo della Div. Commedia.
100 e 120 paoli, Catal. Pialti del 1820 e 1 8 4 1 ;— 50 lir e , C atal.
Silvestri del 1824.
B runet, li. 18; — E bert, n ° 5727;— Ediz. di L ondra, 1842, IV. 129;
— Catal. mss. della Palatina e della Magliabechiana.

1815.

‘ La

D iv in a

tu ri.
in

C o m m e d ia ,

col C o m e n to del P. V e n ­

B ussano, R em o n d in i ,

1 815 ,

3

vol.

16.
Catal. Silvestri, M ila n o , 1824, 6 lire.
Serie di Padova.

1816.

La

D iv in a

C o m m e d ia

, cogli

A rgo m en ti,

A lle ­

g o rie e D ic h ia ra zio n i di L o d o v ic o D o l c e , colla
V i t a , R im a rio

ed Ì n d ic i.

Pietro A gnelli

, 1816,

5

M ila n o , stamp. d i
vol. in 16.

Serie di Padova.

1816.

La

D iv in a

C o m m e d ia ,

con A r g o m e n ti ed A n n o ­

tazioni scelte dai m ig lio ri C o m e n t a t o r i . Nuova

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

edizione coll’ accento

Seguin ainé

di

prosodia .

141

Avignone

, 1 8 1 6 , 3 vol. in 18.

,

9 fr.

Trovasi in un Parnaso italiano pubblicato in Avignone in 27
volumi in 18. (1 ).
15 paoli, Catal. Ducei del 1833.
France littér. del Querard.
1817.*
La

D iv in a

C o m m e d ia ,

co n tavole in ram e. F i ­

renze , nella stamperia all Insegna dell A n ­
cora , 1 8 1 7 - 1 8 1 9 , 4 v o l i n f o g l . g r . , carta
v e l i n a , di V I - 2 0 8 , 2 1 0 , 206 e X I - 2 S 1

fa c .,

adorni di 1 2 5 tavole in r a m e , più un ritratto
di D a n te nel frontispizio.
L ibro veram ente m agnifico, tanto per la bellezza e splendi­
dezza del lavoro tipografico, quanto per l’ eccellenza dei disegni
che contiene; ne furono editori Antonio R en zi, G, M arini, e Gae­
tano M u z z i, che lo dedicarono al Canova. Le figure dell Inferno,
in tu tte 44 , furono disegnate da Luigi Ademollo, incise parte da
lu i m edesim o, parte dal Lasinio; a n c h e quelle del P u rg ato rio ,
che sono 4 0 , furono , meno una s o la , disegnato ed incise tutto
dall'Ademollo ; quelle del P a ra d iso , 41 in tu tte , furono dise­
gnale dal N e n c i, e incise da Giov. M a se lli, E m . L a p i, I nnoc,
M igliavacca, Lasinio e V, Benucci. A giudizio d Ugo Foscolo
non tutte queste incisioni son d’ un m erito u g u a le , e tutte sono
esagerato nella espressione delle figure e nella composizione dei
g ru p p i. Vedi anche a questo proposito la Vie du Dante dell A r
t a u d , fac. 599.
P er la lezione del Poema, che è compreso nei tre p rim i volum i,
gli editori seguirono gli Accademici della C ru sca.
Il tomo IV ha le illustrazioni che appresso : - Vita di Dante,

( 1) Trovo nel Catalogue des livres ita liens del libraio Klinksieck di
P a rig i, 1844, tiu’edizione A' A vignone, 1818, 3 volumi in 1 2 , della cui esi­
stenza dubitò m olto , non la vedendo registrata nel Journal de la librairie

f rançaise.

�1*2

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

di Lionardo Arotino fac. I - X I ; - Breve trattato sopra la fo rm a ,
posizione e misura d ell' Inferno di Dante A lighieri, firm ato P. G.
D. R. (Giuseppe del R o sso ), ristretto dell’ opera del M anetti,
fac. 1 - 7 ; - Discorso intorno al Canto I V dell'inferno di Dante , di
S. E. il conto G ianfrancesco G aleani Napione di Cocconato, fac.
9 -3 2
Allegoria della Divina Commedia (del M archetti), fac. 3 3 3 7 Annotazioni alla Divina Commedia, fac. 3 9 -2 5 1 . P er qu e­
ste annotazioni si servirono gli editori dell' Antico Contento a ttri­
buito a Jacopo della Lana (Codici Laurenziano e Riccardiano), del
Comento attrib u ito al Boccaccio (Codice Riccardiano), di quello di
P iero figlio di D ante (Codice della Biblioteca Rosselli del Turco),
di quello di Francesco Buti (Riccardiano) e finalm ente di un
esem plare dell’ edizione di Lucca, 1732, tutto pieno di note m ar­
ginali che si vogliono del Lam i.
Vedi intorno a questa edizione un articolo firm ato G. F . nella
Bibliot. Ita l . t. V I, 1817, fac. 372-374.
Il prezzo di associazione fu di 250 franchi, ma non si m antenne tant’allo,
specialm ente in Francia. Nei recenti C atal, de'librai fiorentini è segnata da
200 paoli fino a 22 0 , e 120 franchi nel Catalogo Barrois di Parigi del 1845.
B runet, II. 1 8 ; — E bert, n.° 5728;— Gamba, u.° 4 0 2 ;— Ediz. di Lon­
d r a , 1842, IV. 130;— Bibliogr. P ra te se , fac. Mi)-, — C atal, m ss. della Pa­
latina e della Magliabechiana ; — Catal. Boutourlin, I. 1341 .

1817.*

La
zio n e

D iv in a

C o m m e d ia ,

g i à ridotta a m ig lio r le­

dagli A c ca d e m ici della

C r u s c a , ed

ora

a c cu ra ta m e n te e m e n d a ta , col C o m e n to del P.
Pom peo V e n tu r i.

M a si

e

C-omp. ,

L iv o rn o , presso Tommaso
1817,

5

vol. in

12. picc. di

X X I V - 4 2 2 , 4 ^ 1 e 468 f a c . , con fig.
In fronte del volum e prim o si trova rip o rtata la Prefazione
dell’edizione di Lucca , 1732 , la Vita di Datile di Lionardo A re­
tino e il Piano dell' Inferno secondo la descrizione d’ Antonio Manetti
. In fino dell’ ultim o (fac. 465-468) sta il Principio d 'u n
Capitolo d' A n tommaria Salvini a Francesco R e d i. Il Comento è in
p ie d i pagina. Le 3 tavola che adornano questa edizione, copia di
quelle che trovatisi nell’ edizione del 1 7 7 8 , furono incise d al
Libur.

�EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

143

Catal Pagani del 4838, 15 paoli.
Serie di Padova; — Cata l. ms. della Magliabechiana.

1818.
L

a

D

iv in a

C

o m m e d ia ,

edizione conform e al te­

sto Com iniano del 17 2 7 col Com ento del P.
V en tu ri. Livorno, 1 8 1 8 , 3 vol. in 12.
Catal. Piatti del 1820, 14 paoli.
E bert, n.° 5729.

1818.
L

a

D

iv in a

C o m m e d ia

. Firenze , Gabinetto di

Pallade, 1 8 1 8 , 4 c o l i n 3 2 . di 1 7 6 , 1 7 2
170 e 100 f a c . , con un ritratto di Dante in ­
ciso da Raffaello Morghen.
Graziosa edizione, che fa parto di una Collezione dei quattro
Poeti Ita lia n i. In principio del tomo prim o è la Vita di Dante del
Serassi ; il q u a rto , senza num erazione di tom o, contiene le Anno­
tazioni alla Divina Commedia.
No furono tira ti due esem plari in C arta fina d’ O landa con
m argini p i ù spaziosi, uno do’q u a li, e p r e c i s a m e n t e quello ricor­
dato nel Catal. B outourlin (III. n° 1017), fu acquistato dal signor
K irkup.
8
a 12 paoli, Catal. de’libr. di Firenze; — 5 franchi, Catal. Barrois di
Parigi del 1845.

1818

col Com ento di Giosafatte
Biagioli. Parigi, Dondey D uprè, 1 8 1 8 —1819,
3 vol. in 8., con un ritratto di Dante. 18 fr.
L

a

D

iv in a

C

o m m e d ia ,

Bella e nitida e correttissim a edizione , tira ta per alcuni esem­
plari in carta velina, che si vendevano 72 fran ch i, dedicala al conio
Corvetto m inistro di stato. L ’
editore si giovò di un Estratto delle

�m

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

bellezze di Dante, lavoro inedito dell’ Alfieri (1 ), e pubblicò nuove
varianti tratte da un ms. della D ivina Commedia del secolo X IV ,
posseduto dal cavaliere S tu a rt, am basciatore d’ In g h ilterra alla
Corte di F rancia.
Il Biagioli, m orto a Parigi nel decem bre 1830, lasciò m olli
m ateriali per una nuova edizione di questo suo Cemento, col q u ale
si propose: 1 .° di rintracciare la ragion vera e naturalo di tutto ciò
che da D ante si dice dell’ altro m ondo, senza abbandonarsi ad a l­
legorie o ad allusioni stran e e ridicole; 2 .° di spiegare non sola­
m ente il concetto poetico , ma anche la forma onde gli piacque
v estirlo ; 3.° di d are u n ’interpretazione di tutti i passi difficili,
dagli a ltri cem entatori o non intesi e svisati, o saltali a piè p ari ;
4.o di notare le frasi e le parole p iù degne di nota ; 5.° di n o tare
ancora le bellezze dello stile e del num ero poetico, e finalm ente di
rid u rre alla m em oria dello studioso, applicandoli all’ o p p o rtu n ità,
i principii della gram m atica generale e ragionata.
Nell’ analisi che di questa edizione fece Francesco Salii n ella
R evue encyclopédique di P arigi ( I I I . 96—116, V ii. 174—175) la rac­
com andò grandem ente agli studiosi di D ante, dicendola un a gu id a
sicura ed illu m in ata p e r chiunque desideri rendersi fam iliari la
m aniera e lo stile del gran Poeta. Anche il Monti la lo d ò , rim ­
proverando per altro al Biagioli le poco discrete censure contro il
p . Lom bardi , che per quasi unanim e consenso riguardavasi d a
lungo tempo come il m iglior Comentatore di Dante. Vedi intorno a
ciò una Lettera del Monti al Biagioli, in data del 2 decem bre 1819,
pubblicala nel Giornale Arcadico, X L IX . 330—331. Della presento
edizione dettero ragguaglio anche i seguenti G iornali: Bibliot. h a i.
IV . 143-1 44; — Giorn. Enciclop. di N apoli, 1819, fascic. 2 e 3 ;
— Hermès di L ip sia , 1824, n.° 2 2 , fac. 1 3 4 -1 6 6 , artic. del sig.
W itte ; e Edinburgh R eview , febbr. 1818, fac. 4 5 3 -4 7 4 , a rd e ,
d 'Ugo Foscolo. Citerò a suo luogo le m olte ristam pe che se ne fe­
cero in Italia.
Catal. di libr. di Firenze, 80 a 90 paoli; — Catal. Stassin di P arigi,
1844, 36 franchi.
Gamba, n ° 401; —
— E bert, ii.° 5730.

France littér. del Querard; — Serie

(i) Vedi la serie a s tr a tti della
Parte.

Div.

di Padova;

Comm edia, §. Ili di questa Prima

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

145

1819

L a D i v i n a C o m m e d i a , col C om ento di G. Bia
gioli. M ila n o , Silvestri, 1 8 1 9 , 5 vol. in 8.
R istam pa della preced en te, citata dagli editori di Padova colla
data del 1820.
Testi di lingua del Gamba, n ° 401.
1819.

V enezia, per l'Andreo
l a , 1 8 1 9 , 3 vol. in 8. picc.
L

a

D

iv in a

Com

m e d ia

.

Sono i tom i I I I , IV e l ' del Parnaso Italiano ristam pato d all
’ Andreola.
Serie di Padova.
1819.

L a D i v i n a C o m m e d i a , con note del P. Pompeo
Venturi. P is a , Seb. N i s t r i , 1 8 x 9 , 3 vol. in

, 8. (.)
Sta nella Collezione de'poeti classici ita lia n i, 27 vol. in 18. Se
n e trovano esem plari in carta g ran d e , l’ uno de’quali è segnato
18 paoli sul Catal. Pagani del 1825.
10

a 12 paoli

Catal. de’ libr.

di Firenze ; — 9 fr.

Cat.

Barrois di Pa­

rigi, 1845.

1819.

L a D i v i n a C o m m e d i a , con Indici del Volpi. V e
n ezia , M o lin a ri, 1 8 1 9 , 2 vol. in 16.
Edizione eseguita su quella di Padova 1727, per c u ra di Lo­
renzo Pezzana.
9. fr. Catal. Barrois di Parigi, 1845.

(1) Sbagliano gli editori di Padova, dicendola in 8.
10

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

l i- 6

1819.

, edizione conform e al te­
sto C om in ian o, col C om ento del P. V e n t u r i .
L a D iv in a C o m m e d i a

F ir e n z e , Giuseppe

M a jo li,

1819,

3

vol.

in 18.
10 paoli, C a ta l. Pialli del 1820.

1819. *

con tavole in rame. Bo­
logna, per Gamberini e Parmeggiani , 1 8 1 9 —
1821 , 3 vol. in 4. gr. di V III—4 7 —2 3 8 , I V La D

iv in a

C o m m e d ia ,

2 4 3 e V I —2 1 2 fac.

7 o lire.

Bella edizione pubblicata in 9 fascicoli, dovuta alle cure d el
l’abate Filippo Machiavelli e conosciuta sotto il nom e di edizione
Machiavelliana. Dopo il frontispizio ch’è adorno del ritra tto di D an­
t e , le facce prelim inari contengono quanto appresso : D edicatoria
dell’editore A l Marchese Annibale L anzi di Bologna, u n Avviso dello
stesso ai le tto ri, la V ita di Dante di Paolo Costa, il Discorso del
conte Giovanni M archetti intorno alla prima e principale allegoria
del Poema di Dante ed una Descrizione dell'inferno. Vi sono, Canto
p e r C anto, gli argom enti in versi del G ozzi, e il lesto ha continuo
postillo m arginali di Paolo Costa, alle quali altre no aggiunse
1’ e d ito re , di Dionigi Strocchi, Giulio Perticari e G. B . Giusti. I l
prim o tomo si chiude con una Appendice alle note della prim a Can­
tica e con alcune Note aggiunte com pilate dal Costa con 1’ aiu to
dello Strocchi 0 del G iu sti. Il secondo tomo contiene la Cantica
del P urgatorio preceduta da una Descrizione del Purgatorio, e se­
guita da u n a Appendice alle note della seconda Cantica e in u ltim o
d a u n Discorso di Paolo Costa nel quale si dichiarano due luoghi con­
troversi della D ivina Commedia. Il terzo tomo contiene l’u ltim a
C antica, con u n a Descrizione del Paradiso ed u u a Appendice alle
note della terza Cantica.
Con questa edizione furono per la prim a volta pubblicale 101
tavole Dantesche inventate ed intagliale a Roma negli an n i 1806 e
1807 da Giovan Giacomo M achiavelli Bolognese, m orto in q u ella

�EDIZIONI DIV. DELLA COMMEDIA

J47

città a ’16 di febbraio 1811. G rande m aestria nell’a r le e profonda
intelligenza del Poema si rivela in queste tavole del M achiavelli,
giudicate anco più belle di quelle bellissim e dell’ A ncora; e b a­
stino per ogni elogio queste poche parole del d’A gincourt, Frag
ments de sculpture antique en terre cuite, P a ris , 1814. « Lasciò (il
Machiavelli ) una raccolta di più di cento tavole intagliate su
disegni falli da lui m edesim o, sopra argom enti traili dalle tre
Cantiche della D ivina C om m edia, le cui bellezze profondam ente
sentiva. Queste ta v o le , che potrebbero nobilm ente decorare
u na nuova edizione di quel P oem a, rim angono tutto ra inedite
presso 1’ erede M achiavelli ». li sig. A rtaud nella sua Vie du
Dante ( fac. 598 ) ci fa sapere eh’ egli è possessore di quell’ esem­
p lare di esso tavole che il M achiavelli mandò nel 1810 al d’ Agin
co u rt a R om a; ed è codesto esem plare in form a di 4. b islu n g o ,
contenente 76 tavole in tu lio , 39 per l’in fe rn o , 37 per il P urgato­
r io , per il Paradiso nessuna.
F urono im pressi di questa edizione 60 esem plari in caria d i­
stinta.
Il sig. Vincenzio Berni degli Antonj pubblicò alcune Osser­
vazioni intorno alla presente edizione nel Giornale Arcadico, V ,
1 0 4 -1 1 2 , V II, 3 6 9 -3 7 6 , X , 123-132. Vedi anche a questo pro­
posito il Ricoglitore del 1820, V II, 67 e le Illustrazioni della Divina
Commedia in rettificazione e supplemento dell’ edizione Machiavel­
liana di Bologna, 1819, com pilale da Scipione C olelli, R ieti, tipo­
grafia Bassotti, 1822-1823, 2 volum i in 8 ., in lutto 354 facce. Q ue­
ste Illustrazioni concernono unicam ente all’ in fern o . A giudizio
del signor C olelli, il Comento dell’ edizion Bolognese è preferibile
a quei del Lom bardi e del B iagioli; p u re , secondo lu i, talvolta
manca del tutto dove è più necessario. e talvolta dice poco. Q uanto ai
d iseg n i, e’li crede interp reti non troppo fedeli dell’idea del P o e ta ,
e fa sopra ciascun di essi analoghe osservazioni. Ben altram ente
la pensò il Foscolo, il q u a le , dopo rilevato qualche difetto, cosi
si esprim e (Ediz. di Londra, 1 8 42, IV , 133-134): « Del rim anente
la Bolognese a me pare edizione d’ uom ini s a v i, ed utile a
chiunque attende allo studio più che alle dispute intorno al
Poema ». Vedi ancora l’ Jahrbucher di V ien n a , X X IV , 151—
161, articolo del sig. Schm idt.
Catal. Piatti del 1838 , 10 » paoli; — Catal. Branca di M ilano del
1833, 48 lire.
B runet, ti. 18; — Gamba, n ° 403; - Biogr. ita l. del Tipaldo, V,
11; — C atal, ms. della Palalina.

�148

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

1819.
La D

C o m m e d ia ,

iv in a

illustrata di note da Ro­

mualdo Zotti. Londra, R. Zotti, 1819, 3 vol.
in 12.
R istam pa dell’ edizione del 1808, citata nel Catal. Molini del
1835, con il prezzo di 60 paoli.
1820. *
La

D

iv in a

C o m m e d ia ,

di

m ano

del Boccaccio.

Roveta, negli Occhi santi di B ic e , 1820—
1 8 2 3 , in 8. gr. di X X X I - 6 1 2 fa c c e , con una
tavola rappresentante i ritratti di D a n t e , del
Petrarca e del Boccaccio.
O pera divisa in tre tom i, che per ordinario si trovano r iu n iti
in u n sol volum e, im pressa dal sig. Aloisio Fantoni nella tipografia
eretta nella sua propria casa a Roveta, paesello della provincia di
Bergamo. Le facce prelim inari hanno un Proem io dell’ ed ito re
intitolato A i cultori del Divino Poeta ; seguono lo tre Cantiche senza
Comento veruno; quindi tre carie non num erale contenenti E m en­
dazioni proponibili al Codice, ed un fa c sim ile del Codice, sul cu i
verso sta scritto:
X IllI
F

SETTEM BRE

MDCCCXX

e l ic e m e n t e im p r e s s o

NELLE CASE DEI F
P

io

v ii

s a n t is s .

e

a NTONI

g l o r io s is s .

P

a pa .

I l ritra tto di D ante fu inciso sopr’ u n disegno originale ed
inedito di Gius. Bossi, che si conserva dal m archese Trivulzio.
Questa edizione è copia del Codice della Vaticana n.° 3 19 9
del quale parlerò a lungo nel Capitolo destinato ai Codici d ella
D ivina Com m edia. I vocaboli latinam ente scritti , le p erm u ta­
zioni di caratteri affini, i fio re n tin ism i, i raddoppiam enti e le
mancanze di lettere , le aspirazioni,per lo più tra sc u ra te , le m ol­
tissime aff eresi ed apocopi, e gli e rro ri stessi per fine che si leggo-

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

149

no nel Codice, si leggono pu re nella slam pa ; e sono diligentem ente
nolati dall’ editore nella prefazione. Dove inoltre si trovano a l­
cuni confronti con altri Codici, del marchese Trivulzio a lc u n i,
altri de’conli Grumelli ed Albani di Bergamo, uno di Santa Croce,
e quello già di Eugenio di Savoia, ora Palatino Viennese, o l’al­
tro di Monte Cassino. A lungo poi si discorre di alcuni v e rsi, i
quali sem brano di qualche sillaba o ridondanti o deficienti. Se a
questo si aggiunga, che il Codice dal sig. F antoni pubblicato p re­
senta talune lezioni non corrispondenti a quelle dei versi che
si trovano citati per entro il Consento del Boccaccio ch’è a stam p a,
molti dubbi devono n aturalm ente cadere sull’autenticità del mede­
simo. Com unque s ia , l’edizione ha pregio di molta accuratezza, e
q u an d ’anche si debba concordare che il Codice Vaticano non sia
lu tto scritto di mano del Boccaccio, non si potrà per certo contra­
stargli la sua q ualità di Codice antico e prezioso; e il sig. Fantoni
ne assicura tanta essere la correzione e tanta la copia delle varie
lezioni adatto nuove che lo d istin g u o n o , da dovergli sotto questo
rapporto cedere il prim ato ogni altro Codice più rip u tato .
P arlarono di questa edizione la Biblioteca italiana, X X II.
2 9 5 -3 0 0 , le E ffemer. letterar. di R o m a , V I. 1 3 7 - 1 5 7 , articolo del
sig. CI. C ardinali, la Revue encyclop. X . 452, X I. 577. od il Ja h r
bucher di V ien n a, X X IV . 151-161, articolo del sig. Schmidt.
« Vi sono esem plari stam pati in carte diverse, e con inchio
stri b ia n c h i, ro ssi, ec. quando le carte sono di tinte scure ;
bizzarria che non dà im pressioni nè belle a v e d e rsi, nè co
mode a leggersi » . Così il G am ba. E noto più particolar­
m ente che ne furono im pressi 23 esem plari num erali in carta
g r. velina in 4 . , uno de’quali vedesi citato in un Catalogue de
M . *** Paris , 1829, n.° 769.
Dopo il Poema stanno nell’ edizione del sig. Fantoni altre
Rim e d i D ante, delle quali parlerò a suo luogo.
11 prezzo d’ associazione era di 10 lire e 50 centesimi per gli esemplari
in caria o rdinaria, e di 21 lira per quelli in carta colorila. Ne'Cataloghi
di libri si vede segnala da 12 a 20 paoli.
B runet, II. 1 8 ; — Gamba, n.« 404; — Catal. mss. della Palatina e
della Magliabechiana.

•
L a D i v i n a C o m m e d ia ,

1820.

corretta , spiegata

e

di­

fesa dal P. Baldassarre L o m b a rd i, M. C . Edi-

�150

zione

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

terza R om ana. Si aggiungono

le

note

de’ migliori Comentatori co ’ riscontri di famosi
mss. non ancor osservati. Roma, nella stam
peria de Romanis , 1 8 2 0 - 1 8 2 2 , 3 vol. in 8.
g r . , con due ritratti e tre tavole (1).
Ristam pa dell’ edizione Rom ana del 1815, con vari m igliora­
menti ed aggiunte cioè: 1 .° alcuni cangiam enti introdotti nel testo
della Nidobeatina seguito per la ram m entata edizione del 1815; 2 .°
un gran num ero di v a r ia n ti, tratte principalm ente da cinque cele­
b ri Codici della D ivina Com m edia, che l’ editore si è fatto carico
di descrivere nella sua Prefazione, cioè; il già ram m entato Codice
della Vaticana, n.° 3199, com unem ente credulo di pugno del Boc­
caccio; uno della Biblioteca Angelica segnato T. 6 . 2 2 ; uno d el
m archese Antaldo A ntaldi di Pesaro, sul quale lavorò ad estra rn o
le varianti la moglie del P e rtic a ri; od un altro conosciuto sotto il
nom e di Codice Gaetani, posseduto dal principe Enrico di S er
moneta; 3 .° la ristam pa del Discorso del M archetti sull’ A llegoria
della Divina Commedia già pubblicalo nell’ edizione di B ologna,
1819,
e degli Argomenti metrici di Gaspare Gozzi venuti alla luco
nell’edizione dello Z atta, 1757 ; 4.° finalm ente parecchie Note rac­
colto dai lavori filologici sulla D ivina Commedia del M o n ti, d el
P erticari, dello Stracchi, del Biagioli, di Paolo Costa e di S a l­
vatore B etti. P er cui la presente edizione è mollo al di sopra dello
altre due di Roma del 1791 e 1815.
Il medesimo sig. Belli pubblicò alcune Osservazioni intorno a
questa edizione nel Giornale Arcadico, X , 392-404-, X III, 2 3 7 2 47 . No parlarono pure le Effemeridi letterarie di R o m a, 11, 2 3 7 2 4 9 , e l’ Hermes di L ip sia, n ° X X II, fac. 134—166, articolo del
sig. W itte ; — J a hrbucher di V ien n a, X X V I, 3 9 -4 2 , articolo di
F . W olf.
Se ne trovano esemplari ¡11 carta grande azzurra. Gli?altiri in c arta
ordinaria sono segnati 40 e lino in 45 paoli nei Catal. de’libr. fiorentini.
Brunet, II. 18; — Gamba, 11.0 397.

1820.

La

D iv in a C o m m ed ia,

col C om ento del Biagioli.

(1) Sbaglia il Gamba facendone 4 volumi.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

151

Milano, Silvestri, 1820, 5 vol. in 1 6 g r ., con
ritratto.

i 5 I. 5o.

F orm a i tomi L X X X V I, L X X X V II o L X X X V III della Biblio­
teca scelta italiana. V e no hanno esem plari in caria v e lin a , duo in
caria tu rc h in a , e due in carta color di p ag lia; un a ltro in caria di
tre colori è messo 10 lire nel Catal. Silvestri di M ilano , 1824.
Brunet, II. 18.
1820.
L a D iv in a C o m m e d ia ,

col Com ento del P. V e n ­

turi. B assano, 1820, 5 vol. in 16.
Catal. Silvestri di M ila n o , 1824, 6 lire.

1820.

L a D iv in a C o m m e d ia ,

pubblicata da A. Buttura.

P a rig i, Lefevre, 1820, 3 vol. in 3 2 ., carta ve­
lina , con un ritratto di Dante e tre vignette.
A vanti al Poema vengono una prefazione, 0 lo n o te; quella
prendo 6 facce, queste 26. La presente edizione forma i prim i tre
tom i della Biblioteca scelta poetica italiana. Ne furono im pressi a l­
cuni esem plari in carta g ran d e , che costavano 15 fra n ch i.
4 fr. 50. Catal. Stassin di P a r ig i.

Brunet, II. 18; — F rance littér. del Querard; — Revue encyclop.,
VII. 175.
1821. *

L

a D iv in a

zione

C o m m e d ia ,

g ià ridotta a m iglior le­

dagli Accademici della C r u s c a , ed

ora

accuratamente e m e n d a ta , col C om ento del P.
Pompeo

Venturi.

F ir e n ze , presso Leonardo

�152

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

Ciardetti, 1 8 2 1 , 3

vol. in 8. gr. di X X V I -

4 22, 423 e 456 fac. ( 1 ) .
Bella edizione in carta v e lin a , adorna d’ un ritra tto di Danto
inciso dal Lasinio figlio, d’ un Piano dell’ Inferno secondo il Ma
n ett i , e di due incisioni che si riportano al Canto 2 del P u rg ato ­
rio e al 26 del P arad iso , disegnalo da Carlo Falcini e inciso dal
Lasinio figlio. Nei prelim inari del tomo I si contiene la P refa­
zione dell’edizione di Lucca, 1732, e la Vita di Dante di L ionardo
A retino.
Un esem plare in carta velina g rande che si trova nella Pala­
tina di F iren ze, porta stam pale sopr’ una caria bianca posta al
principio le seguenti parole: Copia scelta cilindrata per S . A . I. e R .
Ferdinando I I I , Granduca di Toscana: e uniti al medesimo esem ­
p lare sono i disegni originali delle duo figure per il P u rg ato rio ed
il P aradiso.
Segnata dai 50 fino ai 60 paoli ne’ C atal. de’ libr. di Firenze, e 36 lire
nel C atal. Silvestri di M ila n o , 1824.
Catal. Boutourlin, II. n ° 1178; — C atal. ms. della Palatina.

1821. *
L a D iv in a C o m m e d ia ,

con Annotazioni. Firenze,

d a l G a b in etto a ll in segn a d i P a llad e , 18 2 1,
in 8. g r. a 2 co lo n n e , di v - 1 4 6 fac.
Edizione com patta , form ante p a rte , m a con num erazione d i­
s tin ta , del Parnaso classico ita lia n o , un grosso volum e in 8 . pub­
blicato dall’ ¡stesso libraio e segnalo 40 e fino 60 paoli nei Ca­
lai. fiorentini. So ne trovano esem plari in carta velina.
È adorna d’ un ritra ilo di D an te , che ù copia di quello del
M orghen, disegnato dallo Scotti e dal medesimo inciso. I prelim i­
n a ri hanno un Avviso ai lettori e la Vita di Dante scritta da P ie
r a n tonio Serassi. Le Annotazioni stanno in fine del Poem a, 0 p ren ­
dono le fac. 123—146.
Il
testo adottato in questa edizione fu quello del p. Lom ­
bardi con alcune varianti che l’editore attinse dal lesto degli

( i ) i l Brunet (il. 18 ) attrib u isce, per distrazione, all'edizione presenle la data del 1823 .

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

153

Accademici. Le annotazioni furon prese d all’edizione Rom ana del
1810 e da quella dell’an co ra.
Catal. m s. della Palatina.

1822. *
L a D i v i n a C o m m e d ia

, col C om ento del P. Bal­

dassarre L o m b a r d i, M. C. ora nuovam ente a r­
ricchita di m olte illustrazioni edite

P a d o v a , tip o g ra f. d ella

M in e r v a ,

e inedite.
18 22,

5

vol. in 8. g r. di X X V - 7 4 7 , 799, 845 , II- 430
e X II -574 fac.
3 6 lire.
Se ne tirarono 1500 esem p lari, de’quali 100 in caria g r. sotto
im periale fioretta. F urono editori Giuseppe Campi, Fortunato Fe­
derici e Giuseppe M affei, soprintendendo alla esecuzione tipogra­
fica Angelo Sicca, d ire ttore della tipografia, che vi poseogui cura
e riuscì a rendere 1’ edizione correttissim a.
Edizione con note di v a r i, la m ig lio re, di tutte le m oderne
edizioni della D ivina C om m edia, nella quale vedonsi ristrette
in poco le diverse opinioni d e 'p iù accreditali Comentatori mo­
d e rn i, cioè M agalotti, L a m i, Itoltari, Torelli, D ionisi, Peraz
z in i, Strocchi, Lam predi, P a ren ti, de R om anis, M achiavelli, de
Cesare, Rosa M orando, Scolari, di Costanzo, M archetti, Cancel­
lieri, R ossi, Salvatore B e tti, e , più che d’ogni a ltro , del Lom ­
bardi, al Comento del quale 1’ universale suffragio assegnava il
p rim ato fra qu an ti il secolo ne avea fino allora veduli. Q u a n l o alla
lezione seguirono gli e d ito ri, com’ essi medesimi dicono nella lor
p refazione, quella della Nidobeatina secondo le edizioni Rom ane
del 1791 e 1815 dalle quali era stata codesta lezione ad o ttata,
soltanto facendovi pochi e leggieri m utam enti suggeriti dal con­
fronto fatto con qualche Codice riputatissim o , non che colle più
eccellenti edizioni, specialm ente quelle degli Accademici, del Pog­
g ia li, del Biagioli e del Machiavelli.
L ’ ordine delle m aterie che vi si contengono è il seguente:
v o l. I. Dedicatoria degli E ditori a Vincenzo Monti ; - Pre­
fazione degli E ditori della M in erva , nella quale si dà u na breve
descrizione dei Codici di cui si servirono per le loro edizioni il
P o g g iali, il de Rom anis ed il Biagioli ; - Prefazione del Lom­bardi

�154

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

Segue la prim a C a n tic a, con una tavola rap p resen tan te
l’ Inferno Dantesco.
v o l. II. I l Purgatorio, con una tavola rap p resen tan te il P u r­
gatorio.
T. III. Il Paradiso, con una tavola rapp resen tan te il P a ra ­
diso.
v o l. IV . in tito la to :

Il Rimario della Divina C om m edia di D ante
Alighieri. L ’ Indice delle voci del Poema citate
dalla Crusca , e quello de’ nomi proprj e delle
cose notabili.
In principio un Avviso ai lettori degli editori che pren d e 2
facce; quindi il Rim ario che è quello di Carlo Noci già ristam ­
palo anche dal Volpi e dal de Rom anis. L'Indice delle voci fu com­
posto dal M ocenigo; quello de’nomi proprj è copiato d all’ edizione
Rom ana del 1815.
v o l. V . intitolato :

L a Biografia

di D ante A lig h ie r i, V a rie

il­

lustrazioni della Divina C o m m e d i a , ed il C a ­
talogo cronologico delle edizioni.
E si com pone come appresso: A l cortese lettore gli E ditori della
M in erv a , fac. V —X ; — Indice delle materie contenute in questo
quinto volume, fac. X I—X II; — R itr a tto di D ante ; — Vita di Dante
A lighieri, composta da Giovanni Boccaccio diversa dall'edita, e tratta
da un Codice del M C C C C X X X V II, appartenente al cavaliere che fu
Giuseppe Bossi pittore milanese, pubblicatasi per la prim a volta in
M ilano da Luigi M ussi nel M D C CC 1X, fac. 1 - 4 4 ;— Vita di Dante
Alighieri scritta da Lionardo A retin o , preceduta da un Proemio
del medesimo a u to re , ed illu stra ta dagli editori con qualche no
terella storica , fac. 4 5 -6 5 ; — Vita di Dante Alighieri scritta dal
cavaliere Girolamo Tiraboschi, con noto in piè di pagina del T ira boschi medesimo , ed altre in fine , segnale con m aiuscole, del
de R o m an is, tra tte dall’ edizione del 1815 , che vanno dalla fac.
66 alla fac. 135 ; — Lettera di un Accademico della Crusca (m onsi­
gnor Gio. Bo ttar i ) scritta ad un altro Accademico della medesima,
fac. 1 3 7 - 1 5 5 ;— Di un antico testo a penna della Divina Comme­
dia di Dante con alcune annotazioni sulle varianti lezioni e sulle po-

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

155

sitile del medesimo, Lettera di Eustazio Dicearcheo ( l'a b a te di
Costanzo) ad Angelio Sidicino, in data di Monte Cassino, 15 luglio
1800, fac. 1 5 7 -2 6 8 ; — Canto di messer Bosone da Ugobbio, fac.
269-274 ; — Canto di messer Pietro di D ante, fac. 275»-279; — La
Visione del Monaco Alberico riscontrata coi luoghi di Dante che le sì
avvicinano; fi preceduta da un avvertim ento dell’ Editore romano
sig. de Romani.«, nel quale si D o lan o gli erro ri incorsi nella ver­
sione italiana giù pubblicala dall’abate Cancellieri a motivo del
l’ incuria dell’ am anuense a cui il Cancellieri aveva commessa la
copia dell’ originale latino esistente nella Biblioteca Alessandrina ;
ai riscontri co’ luoghi di D ante avvertili già come paralleli dal
Dollari o dal p. di Costanzo , altri ne aggiunsero gli e d ito ri, po­
nendoli insiem e co' prim i sotto il lesto d ’A lberico. Dopo la Vi­
siono seguono due Lettere del cav. Gio. G herardo de’Rossi al­
l’ab ate C ancellieri, e due di questo in risposta, scrittesi da que­
sti eruditi nel corso dell’ aprile 1815, nelle quali si traila la q u i
stione se I’ A lighieri abbia veram ente tolto dalla relazione del Mo­
naco Cassinense l’ idea del P oem a. Queste Lettere sono precedute
da una breve dichiarazione del de R om anis, e seguile da un opu­
scolo del medesimo in tito la to : Conclusione circa l’ originalità della
Divina Commedia, prendendo per tipo la Cantica dell'Inferno. Sie
gue delle idee de'pittori sul medesimo particolare. T utto ciò prende
le fac. 281-368; — Esame delle correzioni che pretendeva doversi fare
nella edizione originale del 1791 il veronese monsignor canonico Gio.
Jacopo de’ marchesi Dionisi ne’suoi Blandim enti funebri, fac. 3 6 9 390 ; — Dello stile di D ante, elogio del sig. Filippo Rosa Morando.
Della cagione per cui abbia Dante voluto a questo suo Poema dare il
titolo di Commedia, p arere del m edesim o, fac. 3 9 1-3 9 4 ; — Della
prim a e principale allegoria del Poema di Dante , discorso del conto
G iovanni M archetti, fac. 395-415; — Breve trattalo sopra la forma
posizione e misura d e li Inferno di Dante A lighieri, fac. 41 7 -4 2 6 , a r­
ticolo firm ato P . G. D. R. (Giuseppe del Bosso ), estratto dall’edi
zion dell’ Ancora ; — Esame della Divina Commedia di Dante di
Giuseppe di Cesare , fac. 4 2 7 -4 7 0 ; questa ristam pa non contiene
che i duo prim i d isc o rsi, 1’ uno sull’ idea e condotta della Divina
Commedia, l’ altro sullo stile; — Lettera del dottore Giuseppe B ian­
chini di P r a to , scritta da esso ad un Religioso suo am ico, nella
quale si dimostra che la lettura di Dante A lighieri è molto utile al
predicatore, fac. 4 71-479; — Dell’ amor patrio di D ante, ap o lo g ia
del conte Giulio P e r tic a r i, fac. 4 8 1 -5 3 2 , con giurile ed em enda­
zioni dell’ a u to re ; — Dantes Aligherius, ode a lc a ic a del prof. ab.

�*56

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

Svegliato, fac. 533-535 ; - Serie dell' edizioni della Divina Comme­
dia che giunsero finora a nostra notizia, disposta per ordine cronolo­
gico ed illustrata con osservazioni bibliografiche, fac. 5 3 7 -5 7 4 ; è i 1
lavoro del V o lp i, arricchito già dal de Rom anis e dagli editori
della M inerva, accresciuto e corretto , grazie principalm ente (corno
essi dicono) al cultissimo sig. marchese G. G. T rivulzio.
Questa edizione è giudicata com unem ente per la m iglioro dal
principio del secolo in p o i. Ne fu dato conto nell’ Antologia,
X X III. 9 2 -9 6 . e nel Jahrbucher di V ienna, X X V I. 4 2 -4 4 a rti­
colo del sig. F erd. W olf. È anche da vedersi in proposito ciò che
no scrisse il Foscolo nell’ edizione di Londra, 1842, IV . 134-140.
È segnala da 60 a 80 paoli nei Cataloghi di Firenze, e 48 lire in un
Catalogo della M inerva di P a d o va , 1844. Un esemplare in carta grave è
portalo lino a 160 paoli nel Catal. Passigli del 1835.; un altro fu venduto
46 fr. a Parigi nel 1844, Catal. Graziano, n.« 516.
B runet, li. 18; — Gamba, n ° 405 ; — Catal. Boutourlin, II. n ° 1179;
— Catal. mss. della Palatina e della Magliabechiana.

1822. *

con illustrazioni. Prato,
tipogr. V annini, 1822, 5 vol. in 16. di 39 5
3 1 9 e 3 5 o fa c., con un ritratto di D ante.
L

a

D

iv in a

C o m m e d ia ,

Edizione eseguila sopra la F iorentina del 1817, della dell’ An­
cora. Nelle 92 prim e facce del volum e prim o si contengono le d i­
verse illustrazioni che si trovano nel vol. IV della ram m entata
edizione, cioè la Vita di Dante di Lionardo A retino, il Trattato sul
l’ Inferno di D ante del sig. del R osso, il Discorso sul Canto IV
dell’in ferno del conte N apione, e il Discorso intorno all’ allegoria
della Divina Commedia del M archetti. Le annotazioni posle alla
fine di ogni volum e sono in parto tolto al Comento del V en tu ri.
12 paoli Catal. di Firenze.
1823. *
L

a

D

iv in a

C o m m e d ia .

r o l, a spese d i

Londra, presso G. Cor

G. Pickerin g, 1823, 2 vol.

in 4 8 ., in tutto 5 7 4 fac.

10 scel.

Graziosa edizione in carattere m ic r o s c o p ic o , facienlo parte della
collezione intitolata M iniature classics, dedicala dall’ editore al

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

157

conte Spencer. H a il frontispizio ornato di fre g i, e un ritra tto di
Danio intagliato da IL Grave su quello del M orghen.
Ne furono impressi 25 esem plari in carta della C h in a , e 6 in
p e r g a m e n a . Uno di questi ultim i esiste nella Biblioteca Reale di Pa­
rigi ( Van P r a e t , V I. 89 ).
40 paoli, Catal. Piatii del 1838.
Brunet, II. 1 8 ; — Low udes, II. 54i ; — London Catal. fac. 3 8 1 ;— Ca­
tal. ms. della Palalina.

1823.

La

D iv in a

C o m m e d ia ,

con note di d iv e rsi, per

cura di Antonio Buttura.
Sta fra le Opere poetiche di D a n te , pubblicate a P a rig i, stamp.
di G. D idot, a spese di Lefevre , 1 823, in 2 vol. in 8 . , con uu
ritratto ed u n a incisione. L ’edizione è b e lla , e ve ne sono esem­
plari in caria grande.
Delle, note, talune sono stese dal B u ttu ra , e talune ei le prese
da altre opere di D ante m edesim o, dal Boccaccio, dal Lom bardi
e dagli Accademici della Crusca.
Ne parlò il Salii nella Revue encyclop., X IX . 461. e F erd. W o lf
nel Jahrbucher di V ien n a, X X V I. 48-49.
36 paoli, Catal. Masi del 1834; — 25 paoli, Catal. Molini del 1839;
— In Francia, 8 franchi.
B runet, li. 18; — F rance l itté r. del Q uerard.

1823. *

La

D iv in a

C o m m e d ia

, giusta la lezione del C o­

dice Bartoliniano. U dine, pei fratelli M a t
tiuzzi , nella tipografia Cecile , 1 82Ò— 1 827,
tom . 4 in 3 vol. in 8., di X V I I I - L X X I I - 5 5 o,
2 7 2 - 2 6 5 , L I - 7 9 0 e 3 2 5 fac.

24 lire.

C orretta ed accurata edizione dovuta all’ abate Quirico V i
viani, falla sul Codice Bartoliniano. V i sono esem plari in carta
grave e in caria velina g rande in form a di 4. U n o , u n ic o ,
in p er g a m en a , è posseduto dal sig. Pietro del Turco Oliva di Aviano
(V an P ra e t, X . 1 9 6 ). Un secondo frontispizio dice co si:

�158

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

Il codice Bartoliniano della Divina C om m e­
dia di Dante Alighieri , col riscontro di L X V
testi a penna e delle prime edizioni; aggiuntovi
gli argomenti del Codice Trivulziano scritto nel
M C C C X X X V I I e i fram m enti latini del Codice
F o n tan in ian o , per opera di Quirico Viviani.
Contiene quanto appresso :
v o l. I. D edicatoria degli editori A lla nobilissima donna A nna
di Schio Serego A lighieri; — Lettera al marchese Gian Giacomo T ri
vulzio , in cui è descritta la storia del Codice B arto lin ian o , con
varie notizie sulla D ivina Commedia e sugli ultim i giorni d i
D an te; — Saggio di caratteri dei tre Codici B artoliniano, F o u tan i
niano e T rivulziano segnato di n.° 2 ; — Tavola de’ testi a penna ed
a stampa (77) consultati per la presente edizione, registrati se­
condo l’ordine delle città e librerie pubbliche e p rivate che p u r si
tenne in esam inarli. A questa tavola si aggiunge la descrizione di 3
Codici di Breslavia e di due dell' I. B. Biblioteca di B rera; — A r­
gomenti de" capitoli della Divina Commedia , tratti dal Codice T ri­
vulziano di n.° 2; — Rame della grotta di Tolm ino rappresentante
il Poeta in atto di m editare e di sc riv e re, disegno di Giov. Da
r if, incisione del Lose; — Testo dell'inferno, secondo il Codice Bar­
toliniano , con la corrispondente lezione adottata dalla C ru sc a,
col ragguaglio delle lezioni degli altri Codici e con note biolo­
giche e critiche ; — Frammenti inediti dell’inferno in versi esametri
la tin i, traili dal Codice Fontaniniano e per la prim a volta pubbli­
cali (com e pure gli Argom enti del Codice T rivulziano) insiem e
con una Lettera dell’ editore al com m endator B a rto lin i.
v o l. II. Il P urgatorio ed il Paradiso.
v o l. I II. P arte I. Prefazione in form a di lettera al m archese
T rivulzio, in cui si risponde ai critici del Codice B artoliniano, e
si rendo ragione del terzo volum e di a g g iu n ta ;— Ragionamento
estetico sulla Divina Commedia di Francesco T o rli, tratto dal P ro­
spetto del Parnaso italiano; — Il Secolo di D ante, Comento ¡sto­
rico di F erdinando A rrivabene m antovano, che servo a ll'in te lli­
genza della storia della D ivina Commedia.
P arte II. Dizionario etimologico Dantesco compilalo da Q uirico
V iv ia n i, nel quale si spiegano le orig in i e i significati delle p a­
role volgari usalo da D ante, coi nomi corrispondenti che si hanno

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

159

no’ vari dialetti ita lia n i, e particolarm ente in quelli d e ll'Ita lia
settentrionale ; — Ìndice del Comento storico di F . A rriv ab en e; In ­
dice dei canti e versi della Divina Commedia presi in esame nel Se­
colo di Dante; — Indice cronologico ; — Indice geografico; — Indice
storico; — Autori allegati; — Em endazioni tratte dal Convito, edi­
zione P o g lian i, 1826 ; — Supplemento alla Tavola de' testi a penna;
— E rrala.
La Prefazione del vol. I l i fu anche stam pala separatam en te,
o form a un volum etto in 8. di X X X fac. con questo tito lo : D i­
scorso di Quirico V iv ia n i, in cui si dà contezza del terzo volume
aggiunto al Dante B artoliniano, e si giustifica il sistema adottato
nel testo contro le opinioni di alcuni critic i, compreso il celebre Ugo
Foscolo, U d in e , fratelli M attiuzzi, 1827. Essa dello luogo ai se­
guenti opuscoli:

Intorno al Codice Bartoliniano. U rban o L a m
predi al direttore dell’ Antologia. (Antologia,
X V I I , A . 1 5 6 - i 4 (3 ).
Cento osservazioni al Dizionario etimologico
delle voci Dantesche del sig. Quirico V iv ia n i ,
Torino, Pom ba, i 8 3 o, in 8. di 72 facV arianti stilla C om m edia di Dante Alighieri
del Codice Clarecini in confronto del Bartoli­
niano. P a d o va , tipogr.
8. di 16 fac.

Cartalier, 1 8 3 9 , in

Di questa edizione fu parlato nei seguenti G iornali : Antologia,
X X III, lì. 69 -7 4 e X X X III, A. 2 7 -3 4 ; — Bibliot. Italiana, X X IX ,
138-143, X X X IV , 173-187, 318-341 e X L IX , 301-307; — G az­
zetta di M ila n o , appendice del n.° 53 del 1 824, articolo firm ato
Trussardo Calepio; — Revue encyclopédique, X X III, 6 1 9 -6 3 3 , a r­
ticolo del S alii; — Jahrbucher di V ien n a, X X V I, 4 4 -4 8 , articolo
di F . W olf.
Il
prezzo d’ associazione fu di lire 24 per gli esemplari in carta qua­
d re tta , 29 per (inetti in carta fioretta e 55 per quelli in carta sotto im ­
periale. I Cataloghi di librai segnano i primi da 48 fino a 55 pao li, i se­
condi da 60 a 70, gli ultimi da 410 a 120.
B runet, 11. 19; — Gam ba, n,« 406; — Biogr. Hai. compilata dal Ti
paldo, li. 190; — Catal. mss. della Palatina e della Riccardiana.

�160

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

1824.
L ’ I n fern o

colla interpretazione dei passi oscu­

ri e difficili,

di J. C.

T a rv e r ( con la ver­

sione francese a fronte). Londra, Knight (D u
lau), 1824, 2 vol. in 8. picc.
1 1. steri. 1 scell.
V edi più avanti la Serie delle traduzioni francesi.
London C atal. fac. 381.

1824.
L

a

D

iv in a

C o m m e d ia

, con

note

raccolte

da

F r. Ambrosoli. M ilano, Bettoni, 1824, 3 vol.
in 3 2.
Q uesta edizione en tra nella Raccolta di Poeti classici italiani
antichi e moderni, con le Notizie sulla vita e le opere di ciascun
a u to re , M ilano , 1822-1827 , 64 vol. in 32. Se ne trovano esem­
plari in carta fine.
C atal. de'libr. di Firenze di libr. dai 9 ai 10 paoli.

1824. *

Bellezze

della Divina

Com m edia.

Dialoghi

d ’ Antonio Cesari, P. D. O. Verona, tipogr. d i
Paolo L i b a n t i , a spese dell Autore, 18 2 4 —
1 8 2 6 , 5 vol. in 8. di X I V - 6 6 6 , V I I I- 6 0 4 e
648 f a c . , più una Appendice di 178 fac. c o n ­
tenente l ' indice generale.
In quest’ opera sta lutto il lesto del Poema di D ante. Il celebro
illu strato re ba seguitato le edizioni di Padova, 1822 e Udine 1823,
consultando ancora un Codice della Biblioteca del m archese Ca
pilupi di V ero n a. In fronte del prim o volum e è u n a D edica­
toria del Cesari al conio Cesare di C astelbarco, quindi un Proe­
m io, eh’ è premesso anche agli a ltri duo volum i seguenti. A l-

�EDIZIONI DELI.A D IV . COMMEDIA

JC 1

esemplari furono im pressi in carta lin a , ed alcuni in carta gran ­
de velina.
Vedi intorno a questo lavoro: Antologia, X X III, 9 6-99 ; X X X V
2 4 -2 9 , articolo di Giuseppe Manuzzi sulla vita e lo opere del p a­
dre C e s a ri;— Bibliot. Ita lia n a , X X X V I, 7 8 , X X X IX , 162-187,
XLV, 158-163; — Giorn. Ligustico, I, 3 8 - H , 138-148, 264-271,
articolo Ormato Spotorno; — Opuscoli letter. di Bologna, fase. 1. fac.
17; — Giorn. delle Provincie Venete, 1828, t. xiv. Quivi si difende
il lavoro del Cesari dalle censure della Biblioteca Italiana. Può ve­
dersi anche u n articolo del Nuovo Ricoglitore di M ilano, 1828, fac.
6 0 9 -6 1 2 , intitolalo Brano di lettera di Urbano Lampredi, data il
24 giugno 1828.
Catal. di libr. 36 a 48 paoli. Un esempi, in carta g rande, 100 paoli
è messo nel Catal. Molini del 1834.
B runet, 11. 19; — G am ba, n ° 407; — Catal. ms. della Palatina.

1825. *

L

a

D

iv in a

C o m m ed ia .

M ila n o , per Niccolò

Bettoni, i 8 a 5 , 5 vol. iti 8. gr. di X X X I
3 16 , 5 4 2 e 3 4 6 fac., con un ritratto di Dante
disegnato dal Bossi e inciso da G. Garavag
li
a•
Edizione che fa parie della Biblioteca classica antica e moderna
edita dallo stesso. Ne furono tirati 60 esem plari num erali in
caria velina scelta. Il n.° 30 esistente nella Palatina di Firenze
è unico nel suo genere in q uesto, che in fronte del prim o vo
lu m e ' vi si trova una Prefazione dell’ editore di 4 fac. in data
di M ilano 16 luglio 1828, diretta A Sua A ltezza Imperiale e Reale
Leopoldo I I , Gran Duca di Toscana.
Le facce prelim inari del prim o volume racchiudono un a De­
dicatoria del Bettoni al conte Giulio P e rtic a ri, in data di Milano
1 gen najo 1825, e la Vita di Dante di Paolo Costa. Si ha dalla de­
dicatoria che alla presente edizione presiedette Vincenzo M onti, il
quale si stette alla lezione adottala dagli editori Padovani del 2 2 ,
aggiugnendovi alcuno v aria n ti tratte dalla B artoliniana, non che
dalla sua Proposta. Le note in pii&gt; di pagina son com pendiale dai
più celebri Conienti, meno aléune inedite del M onti, del conte Per11

�162

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

ticari e della contessa moglie di lu i. Si ripubblicarono gli arg o ­
menti in versi del Gozzi.
Catal. Pialli del 1838, 30 paoli; — Esempi, in carta gr. SO fr., B rinici,
11. 19.

1825.

La

D iv in a

C o m m e d ia ,

con brevi annotazioni.

F ire n ze , 1825 , 3 vol. in 3 2 .
9 a 12 paoli C atal. d i libr.

1825. *
L

a

C o m m e d ia

di Dante Alighieri illustrata da

U g o Foscolo. Londra, Gugl. Pickering, 182 5 ,
t. I., in 8. di X X X I I - 4 5 5 fac.

18 scell.

Di questa edizione, che doveva essere in 5 volum i, non fu p u b ­
blicato che il prim o conlenente il Discorso sul Usto, ristam pato nel
1827 a Lugano, vol. 2 in 16. gr. (V edi il Cap. S tu d i critici). È
stata poi ripresa parecchi anni dopo m orto il Foscolo e com pita
puro in Londra sul m anoscritto originalo di lu i, come direm o
a ll’ anno 18'^2.
Brunet , II. 19; — Lowudes , II. 541 , 12 scell.; e 18 un esempi, in caria
g r .; — London Catal. fac. 381 ; — C ata l. m s. della Palatina,

1826. *
L

a

D iv in a

C o m m e d ia .,

con brevi e chiare note

( d i Paolo C o s ta ) . Bologna, pei

tipi Gani

berini e Parm eggiani, 1826, 3 vol. in 4 . di

4 6 —2 4 5 II- 9 .48 e I V - 2 1 6 fac.
R istam pa dell’ altra edizione di Bologna, 1819-1824, con lo fi­
guro di Gio. Giacomo M achiavelli, 0 con qualche cosa di nuovo,
cioè: 1.» , una D edicatoria, in data di P e sa ro , 1825, intitolata da
don Filippo de’ Machiavelli A ll'A ltezza Reale di Don Carlo di Bor­
bone Infante di Spagna, Duca di Lucca, Viareggio ec. ; 2 .“ alcuno
nuove Note, e i num eri alle terzine ; 3 .° u n a Appendice di Salvatore

�EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

163

Belli alle noie della prim a e della terza C antica. In fine d ’ ogni
volume deve trovarsi u na carta non n um erala per l ' E rrala. V e­
dasi in proposito una Lettera di Paolo Costa a Salvatore B etti,
inserita nell’ edizione delle Opere del Costa fatta in Firenze, 1839,
IV, 291-293.
Trovasi d’ordinario legala in u n sol v o lu m e , e con solo u n
frontispizio in p rincipio; quindi lo sbaglio del B runet ( I I , 19)
d’ indicarla duo v o lte , prim a in 3 vol. al prezzo di 40 f r . , poi
in uno solo al prezzo di 20 fr.
C atal, ms. della Magliabechiana;— C atal. d i libr. 80 a 90 p a o li;— Vcnd.

10 fr. a P a rig i nel 1844, Catal. G rattino, n ° 517.

1826.
L

a

D

iv in a

C

o m m e d ia

,

col Com ento

del V e n ­

turi. Bussano , G. Remondi ni , 1826, 3 vol.
in 16.
5 lire.
Catal. Remondini del 1830.

1826.
La D

iv in a

C

o m m e d ia ,

col C o m e nto del P. V e n ­

turi, edizione conforme al testo Cominiano del
1727. Firenze , Leonardo Ciardetti , 1826 ,

5 vol. in 18. gr., con ritratto e piano dell’ In­
ferno.
In fronte h a la Vita di Dante di Lionardo A relin o .
Catal. d i libr. 10 a 15 paoli.

1826 .

La D

iv in a

C o m m ed ia ,

con

*

brevi note di Paolo

Costa. Bologna, dalla tipogr. Cardinali e
F r u lli, 1 8 2 6 ,
448 e 4 1 5 fac.

3

vol. in 12. di X X V I - 5 6 2 ,

�164

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

R istam pa, ancor q u esta, dell’ eài'/.ione Machiavelliana di Bo­
lo g n a , 1819, n uovam ente riveduta ed accresciu ta, dicono gli
editori nel loro Avviso ai lettori. E si giovarono di alcune an n o ­
tazioni favorite loro da Salvatore B etti o dal Biondi. Se ne trovano
esemplari in carta v elin a.
F u presa in esame nel Giorn. Ligustico, I, 227.
B runet , ti. 19; — Catal. mss. della Palatina e Magliabechiana .
1826. *

li Parnaso Italiano , ovvero i quattro poeti
celeberrimi italiani, D a n t e , P e tr a r c a , Ariosto
e Tasso. Edizione giusta gli ottimi testi anti­
chi, con note istoriche e critiche. Lipsia, E r ­
nesto Fleische r , 1826, in 4 * picc.

4 tali.

Edizione com patta a 2 colonne, intrapresa da Adolfo Wagner.
In principio trovatisi alcuni sciolti intitolali A l Principe de’ Poeti
Goethe, a cui si dedica il libro ; segue u n ’Introduzione, e q u in d i
i q u attro poeti incisi da C. A. Schwerdgeburth su quelli di
Rafaello M orghen. Poem a di D ante occupa 235 facce di n u ­
merazione se p a ra ta , più X X III facce prelim inari contenenti u n
Saggio sopra D ante A lig h ieri. In line del volume è stato posto u n
breve Comento su lla Divina Commedia, lavoro accuratissim o, per
quanto dice il sig. Giuseppe P ie c i, che occupa 48 facce non n u ­
m erate di carattere m inutissim o.
L ’ edizione è b e lla , ma passa per poco c o rre tta , nonostante
le proteste fatte nell’introduzione dall’ editore di non aver omessa
diligenza per dare un testo corretto e p u ro . Vedi quel che se no
dice nella Bibliot. Ita lia n a , X L V I, 201-204. In line del Saggio
ram m entato qui sopra parla il sig. W ag n er di u n a Bibliografia
Dantesca e di un Indice delle voci e cose trattate , quella 0 questo
da esso c o m p ila ti, ma non facienti parte della presente edizione,
e a quel che pare inediti tu tta v ia .
Catal. ms. della Palatina.

1826-27. *
L a D iv in a C o m m e d ia

di

, con

Gabriele R o ssetti, in

Com ento

analitico

6 volumi. Londra ,

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

John Murray, 1 8 2 6 - 1 8 2 7 ,
lx x x iij-4 o 8 e x I v i j- 5 6 o fac.

2 v o l.

165

in 8. di
2 sterl.

Bella edizione ; 6 volum i si p ro m ettev a n o , 2 soli se ne p u b ­
blicarono. I prolegom eni del prim o volum e h anno q u anto ap ­
presso: Dedicatoria dell’ A utore a G iovanni H ookham , consigliere
privato di S. M. B ritan n ica; Prefazione; Vita di Dante com pilata
sopra le più antiche; ed in ultim o un Discorso prelim inare intorno
al senso m orale del Poema di D ante. Seguono i prim i X I Canti
dell’ in fern o , tu tti analizzali 0 com entali terzina per te rz in a , 0
talvolta verso per verso , con più una illustrazione a mo’ di pa­
rafrasi posta in piè di pagina. Inoltre ogni Canto è seguito da
inflessioni nelle quali s’ indica com’ e’ debba intendersi secondo
l’alleg oria, di note addizionali e di Dichiarazioni che danno la
spiegazione secondo la lettera . Il volume si chiudo con una Disa
mina del sistema allegorico della Divina Commedia. I prolegom eni
del secondo volum e contengono una Dedicatoria dell’ autore a
E doardo D avenport m em bro del P arlam ento , una Prefazione, u n
Discorso p re lim in a re , duo P iani dell’ inferno ed alcuno Nozioni
intorno all' Imperatore Arrigo di Lussemburgo nelle quali si fa
strada a p arlare del senso storico e politico del Poem a. Seguono
gli altri Canti dell’ In fe rn o , dal dodicesimo all’ ultim o, com entati
ed illu strati come nel prim o v o lu m e , meno la parafrasi in prosa.
E si chiude il volum e con u n a continuazione della Disamina del
sistema allegorico.
Di questo lavoro del Rossetti parlarono i seguenti giornali :
A ntologia, X X V , 5 - 1 7 , X X X III, 3 -2 0 ; — Biblioteca Italiana,
X L III, 1 86-194; — Revue encyclopédique, X X X IV . 1 46 -1 4 9 , a r ­
ticolo del Salfi ; — Giornale delle provincie Venete, 1826, n.° 62, a r ­
ticolo del sig. V a le d o n i;— L itterary Gazette di L o n d ra , 1826,
fac. 8 , e 1828, fac. 1 0 4 ;— Foreign Review , 1830, \ , 4 1 9 -4 4 9 ;
— Edinburgh Review, LV , 531-555.
Contro le idee del R ossetti, anche a giudizio degl’ im parziali
o r un po’troppo fantastiche, or u n po’ troppo sistem atiche, in ­
sorsero critiche un po’ troppo acerbe. Alle q u a li, ed in specie
a quelle contenute nell’ articolo del Foreign Review di sopra ram ­
m entato, rispose l’autoro nelle Osservazioni sullo spirito a n ti-pa
pale che produsse la R iform a, L o n d ra , 1832, fac. 415-4 1 9 . F u
gli replicalo; e questa rep lica, unitam ente alle p rim e critiche
recate in italiano ed alla risposta del R ossetti, apparve nel 1832
in un libricciolo di 41 fac. in 8 . pubblicato in Firenze, stamp.

�166

EDIZIONI DELLA D1V. COMMEDIA

di L . M archini, del quale parlò l ' Antologia, X L V II, fac. 122,
cosi intiloiat o:

Osservazioni sul Comento analitico della D i­
vina Commedia pubblicato dal sig. Gabriele
Rossetti, tradotte dall’ inglese ; con la risposta
del sig. R o ssetti, corredata di note in re p lica .
E n tra in questa polemica anche l’opuscolo seguente che ò in ­
serito fra i Ragionamenti del P ianciani :

Dante figurato in A d a m o , paradosso del
sig Gabriele Rossetti esaminato da G. B. Pian
ciani.
E A nalm ente accennerem o che l’ opera dell’ abate Zinelli In­
torno lo spirito religioso di Dante, ha essa pure un capitolo, che è il
dodicesim o, dove si fanno delle riflessioni critiche sul Comento
del Rosselli.
Un Manifesto, pubblicato il G dicem bre 1826 dal libraio Glauco
M asi di L iv o rn o , prom etteva di questa edizione una ristam pa in
6 volum i in 8. g r . , carta v elin a. Ma una tale pubblicazione r i­
m ane ancora fra le cose desiderate.
.
Catal. d i libr. dai 90 ai 100 paoli.
Brunet, li. 19; — Lowudes , II. 541; — Gamba, n." 408; — London
Catal. l'ac. 381 ; — Catal. m s. della Palalina.

1827. *

L ’ O ttim o C om m en to della Divina C o m m e ­
dia , testo inedito d’ un contemporaneo di
D a n t e , citato dagli Accademici della Crusca.
P i s a , N ic. Capurro, 1 8 2 7 - 1 8 2 9 , 5 vol. in 8.
di X I V —6 4 9 , 621 e 6 7 9 fac.

43 lir e

Del Comento direm o stesam ente al Capitolo destinato ai Co
menti a stampa : qui è solam ente luogo ad avvertire che in questo
libro sta tutto intiero il Poema di D an te, essendosi per la lezione
adottata in generale quella degli Accademici. Vi si vede 1111 r i ­
tratto di D ante diseguato dal Tofanelli e inciso dal M orghen, un

�EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

167

disogno del famoso affresco della M etropolitana di Firenze erro ­
neam ente attribuito all’ Orgagna, ed uno della Torre della fame.
Ne furono tirati 50 esem plari in carta velina grand e con g ran
m argine, che costavano 100 lire ; alcuni pochi in carte colorile di
Francia si vendevano 178 lire.
Catal. d i libr. dai 60 ai 65 paoli.
B runet, li. 19; — Gamba, n.° 694 ; — Catal. mss. della Palatina e della
Rìccardiana.

1827.

Bellezze della Divina Com m edia di Dante.
Dialoghi di Ant. Cesari. N a p o li, 18 2 7, 7 v o l
in 12.
L a p rim a edizione di quest’opera eseguita in Verona il 1824,
fu già da me indicata alla fac. 160.
32 paoli, Catal. Vignozzi di Livorno del 1834.

1827.
L

a

D

iv in a

C o m m e d ia ,

con g l’ indici del Volpi.

V enezia, V ita re lli, 1827, 2 vol. in 16., con
ritratto.
9. so, Catal. Dupuy di M ilano, 1840.

1827.

La

D iv in a

C o m m edia,

edizione

formata

sopra

quella di C o m ino del 1 7 2 7 , Per cura
di
Lorenzo P e z z a n a , aggiuntovi l’ Indice di Gio.
A nt. Volpi. Venezia, tipogr. Gasperi , 1827,
2
v o l . in 1 6 ., con ritratto e tavole.
La credo una cosa istessa colla precedente.
I
due volumi non banno indicazione di tomo. Il prim o di essi
contiene in 613 facce il Poem a di D an te , preceduto dalla V ita di
Dante di Lionardo A re tin o , e senza note.

�168

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

20 pao li, Catal. Gamba di L iv o rn o ,

1841.

1827.
L

a

D

iv in a

C o m m ed ia

, corredata

de’ migliori

Conienti. N a p oli, 1827, 3 vol. in 18. con ri­
tratto.
Ricordala in form a di 1 2 . dal Catal. G am ba di Livorno, 1841.
Catal. di libr. dai 12 ai 20 paoli.

1827. *
La D

peo

iv in a

C o m m e d ia ,

col Com ento del p. Pom ­

Venturi. Edizione conforme al

testo C o m

iniano del 1 72 7 . F iren ze, Giuseppe Gal
letti, 1827, 6 vol. in 16 . gr. di 39 6 , 372 e
4oo fac.
È preceduta dalla Vita di Dante di Lionardo A retino, e adorna
d’ un rilra tlo di P a n ie inciso dal Verico.
12

p a o li, Catal. Moutier del 1835 ; — Catal. ms. della Magliabechiana
.

1827.

Parnaso classico italiano, contenente Dante,
P e tr a r c a , Ariosto e Tasso. Padova, tipogr.
della Minerva, 1827, in 8. gr. di X X X I V - 8 4 8
fac.
Bella e correttissim a edizione, con le vile de’ qu attro Poeti
e gl 'in d ic i; dovuta anche questa alle cure del già ram m entalo
sig . Angelo Sicca, direttore della tipografia della M in e rv a . Ne
parlò la Bibliot. Ita l. X LV I. 201-204 0 1’ Osservatore Livornese,
1829,
n ° 40.
Catal. di libr. dai 48 ai 60 paoli.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

169

1827. *
L a D i v in a C o m m e d i a ,

con

nuovi Argom enti e

Note ( del canonico Borghi ) e Indici delle cose
notabili. Firenze , Borghi e Comp. , 18 9 7 , 3
vol. in 3 2 . di 3 12, 3 52 e 3 48 fac. (1)
Graziosa edizione adorna d’ un ritra tto di D ante disegnalo da
E . Calerti e inciso dal Lasinio figlio , form ante i tomi X IX , X X 0
X X I della Collezione portatile eli Classici italiani.
Catal. di libr. dagli 8 ai 12 paoli.
1827.
La D

iv in a

C

o m m e d ia

con

note

di Paolo C o ­

sta. M ilan o, Angelo Bonfanti, 1 8 2 7 , 3 vol.
in 12. , con frontispizio fregiato.
9 li r e
Nella coperta ha la data 1828. Il G am ba poi (n.° 403) 1 indica
con quella del 1 817, al certo per erro re di stam pa.
B ru n e t, II. 19.

1827.
La D

iv in a

C

o m m e d ia

, con note di Paolo Costa.

Firen ze, 1827, 3 vol. in 1 9,.
15 paoli, Catal. Pagani del 1838.

1828.
La D

iv in a

C o m m e d ia ,

Milano, Fontana,

182.

..

3 v o l . in 16.

( 1) Citata erroneam ente in 2 soli volumi nel Catal. Barrois di P a r ig i,
1845, per prezzo di 8 fr.

�170

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

Edizione che entra nella Biblioteca ‘p ortatile de'poeti ita lia n i,
pubblicala dal libraio F ontana di Milano a lire 1 , 50 il volume.
Bibliogr. del Pastori, n ° 1048 del 1828 .
1828.
L

a

D

iv in a

C

o m m e d ia

, con Note

di Paolo C o ­

sta. F ir e n ze , M o lin i, 1828, 5 vol. in 24.
Questa edizione ricordala dal Sicca e dal Picei altro non è che
quella pubblicata dal Molimi medesimo nel 1 8 3 0 , in u n sol vo­
lum e in 24.
1828.

L a D i v i n a C o m m e d i a , con A nnotazioni. Bre­
s c ia , P is a n i, 1828, 4 vol. in 5 2 .
4 lir e , C atal. di libr.

1828. *

La

D iv in a

C o m m e d ia .

M ilano, per Niccolo Bet­

toni , 1 8 2 8 , 5 vol. in

2 4 di X I I I - 2 1 6 , 208

e 204 fac.
Graziosa ed accurata ed izio n e, che form a i prim i 3 volum i
della Biblioteca economica pubblicala per il medesimo editore a 50
centesim i italiani il v o lu m e . In principio si trova la D edicatoria
del Bettoni A l sig. Paride Z a io ti, ed un Avviso del medesimo A i
cultori delle buone lettere. Ogni Canto è preceduto dagli argom enti
in versi del G ozzi 0 seguito di brevi note.
Catal. m s. della Palatina.

1828. *

La

D iv in a

C o m m e d ia

, con

nuovi

A rg o m e n ti

e Annotazioni di G. B. (G iuseppe B o r g h i ) .
Firen ze, P a s s ig li, Borghi e Comp. , 1828,
in 8. compatto a 2 col. di 255 fac.

�EDIZIONI DELLA D1V. COMMEDIA

171

È la 1 .° parte del vol. I della Biblioteca portatile del Viaggia­
tore, conlencnle D ante , P etrarca , Ariosto e T asso. Il Poema di
Dante va adorno del ritratto disegnato da L. Calerli, inciso dal
Lasinio fig lio , ed lia un secondo frontispizio inciso dallo 7A
gnani sul disegno del N e n ci, dove si osserva una bella vignetta
relativa all’ episodio di Francesca da R imi n i . Brevissime noto
stanno alla fine di ciascuna Cantica. Il frontispizio stam pato porla
la data 1829.
C atal, d i libr. dai 70 agli 80 paoli.
C atal, ms. della Palatina.

1829.
L

a

D

iv in a

col Com ento del Biagio

C o m m e d ia ,

li. M ilano, Silvestri, 1829, 5 vol.

in 16. gr.

Seconda edizione di quella inserita nella Biblioteca scelta di
opere italiane. Vedi a fac. 150-151.
F u poi riprodotta con u n a coperta portante la data 1841.
30 paoli, Catal. Pialli del 1841.

1829.
L

a

D

iv in a

C

o m m e d ia

,

pubblicata

da

A.

But

tura. P a r ig i, A im é André , 1 8 2 9 ,

3 vol. in

3 2 . , con 4 fig.

4 fr 5 °.

Ristam pa dell’ edizione Parigina del 1820.
1829.
La D

iv in a

C o m m e d ia ,

coi Capitoli di Messer

Bosone di Gubbio e di Jacopo Alighieri sulla
Divina Commedia. N apoli, 1829.
Edizione a cura di Giovanni Rossi.
1830.

La

D iv in a

C o m m e d ia ,

nuova edizione riveduta

�172

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

e corretta. P a r ig i , Amable Costes , 1 8 3 o , 3
vol. in 18.
L’antiporta ha cosi: B iagioli. Biblioteca Italiana.
1830.

La D i v i n a C o m m e d i a , edizione conforme al te­
sto C o m in ia n o , col Com ento del P. V e n tu ri.
Firenze , Gius. F o rm ig li , 1 8 3 o, 3 vol. in 12.,
con ritratto. (1)
io paoli, Catal. Piatti del 1838.

1830.

La D i v i n a C o m m e d i a con note di Paolo C o ­
sta. N a p o li, stamp. d i Gaetano Feranno e
del F ibreno , 1 8 5 o, 3 vol. in 18.
1830.

La D i v i n a C o m m e d i a , giusta la lezione del Bia­
g i o li . Volume unico. M ilano , Silvestri , 1 8 5 o,
in 16. gr.
Edizione senza Comento.
9 paoli, Catal. Masi del 1834.

1830.
La

D iv in a

C o m m e d ia ,

con Note di Paolo C o ­

sta. N a p o li , 1 8 5 o , 6 vol. in 12.
12 paoli, Catal. Vignozzi di Livorno, 1838.

(1) 11 Catal. Vignozzi di L iv o rn o , 1838, ricorda un'edizione di F i­
re n ze , 1831, in 3 vol. in 12., che io non conosco.

�EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

173

1830.

La

D iv in a

C om m ed ia

, con note del p. L o m b a r ­

di. N a p o li , 1 8 3 o, 6 vol. in 8 .
32 paoli C atal. Vignozzi di L ivo rn o , 1838.

1830. *

La

D

iv in a

C o m m ed ia

, postillata

da

Torquato

Tasso. P isa ( C a p u r r o ) co' caratteri d i F.
D id o t , 1 8 3 o, 5 vol. in 4 picc. di X V I I I - 2 5 9 ,
2 4 4 e 239 fac. , coi
Tasso.

ritratti di Dante e del
2 5 fr.

Bella edizione in soli 166 esem plari n u m e ra ti, 100 in carta
velina grave a 60 fra n ch i, 10 in carta reale velina grande a 90
fran ch i, 50 in carta com une a 25 franchi e 20 c.‘, 5 in carta velina
colorata d' Annonay ed uno i n p e r g a m e n a .
In fronte h a uu Avviso dell’ editore j prof. Giovanni R o sin i,
al quale piacque di seguire la lezione degli A ccadem ici, confe­
rendola bensì colle recenti edizioni più accred itate. Le postille
del la s s o , poste in piè di pagina , furono estraile da Ire esem­
p la ri della D ivina Commedia che si assicurano postillati da esso ,
uno del G iolito, l’ altro del Sessa 1 5 6 4 , il terzo di Pietro da
Fino, 1568. Un cenno istorico intorno a queste postille m anoscritte,
in form a di Lettera dal sig. Bezzi bibliotecario della Barberiniana,
diretta al R o sin i, sta dopo l ' Avviso dell’ editore.
Le Postille del Tasso ai prim i 24 Canti dell’Inferno erano già
stalo date alla luce per i sig". de Romanis e M ajocchi. Furono poi
nuovam ente ristam pate nel tomo ultim o delle Opere del Tasso edite
a Pisa per Giov. Rosini. (Vedi il Capitolo Conienti generali alla Di­
vina Commedia ).
Brillici, II. 19; — Gamba, n ° 409.

1830. *

La

D iv in a

C o m m e d ia

, con

note di Paolo C o ­

s t a , da lui per questa edizione nuovamente

�1~*

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

riviste ed emendate. Firenze, tipogr. a lt in ­
segna di D a n te, 18 5 o ,

in 24.

fac-

gr.

di

888

1 4 paoli.

Graziosa e nitida edizione decorala d’un frontispizio in ta g lia lo
e di una figura in acciaio, il disegno di Fr. Pieraccini, l’incisione
di Marco Zignani. Sla nella Biblioteca italiana ■portatile, che form a
26 vol. in 24.
Con questa edizione, fatla intieram ente su quella in tra p re sa
nel 1827 in M ilano da Angelo B o n fa n ti, si pubblicarono nuove
Nolo del Costa, del Biondi e del B elli. In to rn o a cho possono v e­
dersi varie Lettere del Costa al Biondi e al M ulini, pubblicato fra
le sue Opere, edizione di Firenze , F orm igli, 1839, IV . 300-301
3 0 8 -3 0 9 , 313-315. Al Poema tengon dietro le Appendici, e in line
del volume devono trovarsi due carte non n u m eralo , sulla p rim a
delle quali sta 1’ E rra ta , e sulla seconda un ritratto di D ante in
m edaglia con questa sottoscrizione: Pubblicalo il di 24 marzo 1830
giorno della solenne inaugurazione del mausoleo inalzato a Dante
nella Chiesa di S . Croce in Firenze.
Si trovano esem plari in diverse carte di lu sso , ai prezzi se­
guenti :
C arta velina inglese
p aoli 27
Carta velina grande , in forma di 1 2 .
&gt; 24
Carta colorala velina deAnnonay
&gt; .30
Carla velina inglese grande
&gt; .36
E due se ne trovano i n p e r g a m e n a d’ A ugusta, l’uno de’ q u ali
ornalo di due disegni fu venduto 3 sieriino e 4 se d iin i presso H a n
rott , e 1’ a ltro , cho h a il frontispizio e la figura elegantem ente m i­
n ia ti, è annunziato col prezzo di 100 paoli nel C a ta l di G iuseppe
V eroli di F ire n z e , Supplem. fac. 24.
Nel B ulletin Ferussac, Sciences histo r., X V III, 130, si vede e r ­
roneam ente descritta in form a di 8 .
Brunet, li. 49; — C atal, ms. della Palatina.

1830.
La

D iv in a

C om m ed ia.

V en ezia , G irolam o T a s ­

so , 18 3 o, 3 vol. in 18.
Sia nella Biblioteca di Opere classiche Italiane.

1 l. 7 5 .

�EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

175

1830.
La

D iv in a

C o m m e d ia

, con

le Chiose e A rg o ­

menti del V e n tu r i, ritoccati da A n tom m aria
R o biola, aggiuntevi alcune Note di questo e
scelte d’ a ltri. T o rin o , P om ba, 18 3 o , 6 vol.
in 18.
9 paoli.
Sta nella Biblioteca popolare odila dal P om ba.
1830-41. *

La

13ald.

D iv in a

C o m m e d ia

,

col

C om ento

L om b ard i, ora nuovam ente

del

p.

a rric c h ita

di

molte illustrazioni edite ed in e d ite , con ram i
disegnati dal F laxm an e incisi dal cav. L a si

nio figlio. F iren ze , C ia rd e tti (M olini), 183o—
18 4 1, 6 vol. in 8. di X X X I I I - 747, 799 e

845

f a c ., con ritratto di Dante.
Bella edizione adorna di 112 ram i. Si trovano esemplari in
caria distinta. 11 prezzo notato nel Catal. Molini del 1833 è di
paoli 150.
Si vende anche senza fig u re, per
Paoli 96.
E Io sole figuro
» 54.
11 testo è copiato d all’ edizione Padovana del 2 2 , serbandosi
perfino la stessa num erazione dello facce. Si aggiunsero per altro
alcune V arianti tratte dall’ edizione d’ U dine, 1823. In fronte del
prim o volum e trovasi un breve Avviso degli editori F iorentini se­
guito da una Prefazione intitolala a Leopoldo Cicognara. In questa
edizione sono siali uniti duo volum i contenenti parte delle Opere
minori di D ante.
A cq u istarsi la presente edizione dal libraio M o lin i, e’ v’ ag ­
giunse a compimento dell’ opera un sesto volum e contenente u na
Appendice allo Opere m inori, che apparve nel 1841. Questo sesto
volume si vende anche a parte per 18 paoli.

�176

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

Vedi il Cap. Opere m inori.
Gamba, ri« 4io.

1832.

La

D iv in a

con

C o m m e d ia ,

A rg om en ti

e No­

te di G. B. ( Giuseppe Borghi ) , colla V ita di
Paolo C o s ta , e con Indici dei nomi proprii e
delle cose notabili. M ila n o , Soc. tipogr. d e i
C la ssici Ita lia n i , 1832, 3 vol. in 3 2 ., con r i­
tratto.
In carta velina.

6 lire.
8 lire.

Sia nella Biblioteca portatile de’poeti classici ita lia n i, vol. X C I
X C III. In questa edizione diede il Borghi le seconde sue curo si al
testo come all illustrazione.
A ntologia, CXXXIV, fac. 38; — Gamba, n ° 344, dove erroneam ente si
descrive in 12.

1832.
La

D iv in a

Ambrosoli.

con note scelte

C o m m e d ia ,

d al

l

.

M ilan o , 1832, 3 vol. i n 18.

La cito sulla fede d’ un CATALOGO di P arig i , non avendola vo
d uta su nessuno dei Cataloghi di lib ri italiani d a me percorsi
1832.
La

D iv in a

con varianti estratte dal

C o m m e d ia ,

Codice B a rto lin ia n o , e con note di Paolo C o ­
sta. Bologna , 1 8 3 2 - 1835 , 3 vol. in 1 6 ., con
una A ppen dice e figure.
9 lire.
10 a 15 paoli, C atal, de’libr. di Firenze.

1832. *
La

D iv in a

C o m m e d ia

.

V en ezia ,

G iuseppe

�EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

J77

A ntonelli, 1832- 18 33, 4 v o l in 64. di X X
204, 206, 20 6 e 348 fac.
Graziosa edizioncina eseguila su quella del 1 7 2 7 , e confe­
rita con quelle del P o rtirelli, del Sfoca , del Borghi e con la
Bartoliniana. È adorna d ’ un ritrailo di D ante disegnato da C.
Zandomeneghi ed inciso da G. D alla, e d’ una tavola per Cantica
incise tutte dal B uttazon. Lo facce prelim inari del tomo I hanno la
Vita di Dante del Serassi e un Avviso ai lettori ; il tomo IV contiene
le Note.
6 paoli, Catal. Pialti del 1838.

1832.

La

D iv in a

C o m m e d ia

,

co’ m igliori

Com enti

scelti, ordinati ed esposti da Gius. Bozzo. P a ­
lermo , Pedoni e M u r a to r i , 18 32 , 3 vol.
in 12.
Molte lodi ne fece il m archese G argallo nell’ Antologia, n.° di
giugno 1 8 3 2 , fac. 1 7 7 , raccom andandola specialmente come
mollo corretta. In essa fu adottato il testo della Crusca, e vi si ag ­
giunsero varianti tratte dai Codici più rip u ta ti e dalle migliori edi­
zioni. Le note sono estra tte , come l’ indica il f r o n t is p iz i o , d a’più
accreditali Conienti della D ivina Com m edia, m e n o alcuue poche
che sono fattu ra dell’ editore signor Gius. Bozzo.
É da vedersi un opuscolo del Bozzo m edesim o, dov’ egli nota
tutte le varianti da esso introdotte nell’ Inferno. Quest’ opuscolo,
che fu inserito nel Giorn. letter. di Sicilia (X X X V II. 1 8 1 -2 0 2 ),
è anche stam pato a parte col titolo seguente:

Intorno ad una nuova edizione della Divina
C o m m e d ia . Rapporto di Gius. B ozzo alla C om ­
missione suprem a di pubblica istruzione in
S ic ilia . P a lerm o , tip o g r . d e l Giorn. letter.
18 52 , in 8. di 24 fac.
Serie del Sicca. 1
12

�178

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

1832.

, P etrarca , A riosto e Tasso. V en ezia,
A n to n e lli , 18 52 , in 8. g r . , con ritratto.
D a n te

Tomo prim o del Parnaso Italiano edito dal medesimo. L a D i­
vina Commedia è precedala da una Vita di Dante.
1832.

Die beiden ersten gesange der G öttliche
Kom ödie, m it racksicht aus alle früheren erkla
ru n gsversu ch e, von Lud. G . B la n c , Prof. D .

H a lle , Schwetschke u. sohn, l 832, in 12. g r .
di 3 fogli e m ezzo.

10 g r .

Sono i due prim i Canti dell’ Inferno com enlati dal Blanc, p ro ­
fessore a ll’ U niversità di H alle, filologo ed erudito D antista de’ più
famosi in G erm ania. E ’ sarebbe stato a desiderarsi che questo la ­
voro fosse portato al suo compimento.
P er v ari anni lesse il Blanc in quella U niversità la Divina
C om m edia, e varie sue cose D antesche fece di pubblica ragione,
fra cui una N otizia su D ante inserita n ell’ Enciclopedia Tedesca
com pilata dai sigg. Ersch o Gruber.
Heinsius, Vili. 9 2 ; — Bibliogr. von D eutschland, 1832, n ° 149 .

1833.
L

a

D

iv in a

C o m m e d ia .

Sta nel Parnaso classico italiano, pubblicato d al B u ttu ra , P a ­
rig i, Lefevre, 1833, in 8. g r . , carta v elin a, con ritra tti.
40 paoli, Catal. d i libr.
1833.*

La D i v i n a C o m m e d i a , con nuovi A rgo m en ti
e A n notazion i di G . B. ( Giuseppe Borghi ).

�179

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

F iren ze, presso Borghi e Comp., 1 8 3 3 , in 8.
compatto a 2 col. di 25 5 fac.
Ristam pa dell’edizione di Firenze, 1828, col medesimo numero
di facce e le medesime illu strazio n i. F a parlo di u n a nuova edi­
zione, o, a meglio dire, d’una seconda tira tu ra del tomo prim o della
Biblioteca portatile del Viaggiatore. H a un frontispizio intaglialo
che m ostra la dala 1832.
Catal ms. della Magtiabechiana.

1834.
La D

peo

iv in a

col Com ento del P. Pom ­

C o m m e d ia ,

Venturi , conform e

al

testo Com iniano

del 1727* Palermo, Salv. Barcellona,

183o —

183 4 , 3 vol. in 12.
1835.
La

edizione

D iv in a C o m m e d ia ,

nezia , 18 5 5 , 4 v° l

2

e c o n o m ic a .

4-

Ve

Iir e 1 . 4 0

Catal Pirotta di Milano, 1839.
1836.
L

a

D

iv in a

C o m m e d ia .

Sta nella raccolta in tito la ta: I quattro poeti italia n i, con una
scelta di poesie italiane dal 1200 sino a’nostri tem pi, pubblicata per
cura di A. Bu ttu ra , secondo l’ edizione del 1833, P arig i, Lefevre
e B a u d ry , 1836, in 8. gr. com patto a 2 colonne di V 1II-904 fac.,
con figure.
20 fr.
40 paoli, Catal, Molini del 1839.
1836.
L

a

D

iv in a

C o m m e d ia ,

con Note

di

sta. N a p o li, 183 7 , 3 vol. in 12.

Paolo C o­

�180

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

9 paoli, Catal. Vignozzi di Livorno dei 1838.

1836.

La D i v i n a
in 16.

C o m m e d ia

. Bologna ,

1

836 , 3 vol.

Bibliogr. ita l., 1837, n.° 2472.

1836.

La D i v i n a C o m m e d i a , con Note ed A rgo m en ti
del B o rg h i. R o m a , 18 3 6 , in 1 2 .
10 paoli, Catal. Pialti del 1841.

1836.*

La D i v i n a C o m m e d i a , con Note di Paolo C o ­
s t a . F ir e n z e , stamp. M agheri , 18 3 6 , 3
vol. in 32. di 372 , 3 7 6 e 364 fac. (1)
g ì In principio Vita di Dante del Costa. Le Note stanno in piè d i
( p ag in a, e alcune sono del Perticari 0 del M onti, fìn ’allora inedite.
Così il Manifesto. Quest’ edizione fu fatta sopra quella d i M ila ­
no, 1832.
6 paoli, Catal. Pialli del 1838.

1837.

La D i v i n a C o m m e d i a , con Note di Paolo C o ­
sta , edizione eseguita sull’ ultim a F io r e n tin a ,
dal C om entatore m edesim o rivista ed em en­
data. M o n z a , tipogr. Corbe tta , 18 37 , in 8.

( 1) Vi sono esemplari di questa edizione ne’quali il primo e talvolta
anche il secondo volume portano la data del 1835. Nei C ataloghi di libri
trovasi annunziata ora con questa, ora con l’altra data.

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

181

gr. a 2 col. di X V I - 5 4 o f a c . , con ritratto di
Dante in litografia.
8 lire, Catal. Resnati di Milano, 1838, — 10 paoli, Catal. piatti del
1841.
1837. *
L a D ivina C omm edia

,

con

nuovi

A rgom enti

e Note di G. B o rg h i. Firenze , tipogr. della
Speranza , 18 3 7 , 3 vol. in 3 2 . di 3 3 3 , 3 9 9 e
290 f a c . , con ritratto.
Catal. ms. della Magliabechiana.
.

¿„i

1837. *

La D ivina C ommedia , col Com ento del P.
Pompeo Venturi. Nuova edizione a miglior le­
zione ridotta, ed arricchita d ’inedite postille di
Giov. L a m i e P. I. Fraticelli. A ggiuntovi un
Discorso del medesimo Fraticelli della prim a
e principale allegoria del Poema di Dante. F i ­
renze , Gius. Form igli , 1 8 3 7 , 3 v° l
18di X X X - 4 3 2 , 432 e 4 5 o fac., con ritratto di
D ante inciso e co’ 3 piani dell’ Inferno, del Pur­
gatorio e del Paradiso.
Le facce prelim inari del volume prim o contengono una Pre­
fazione del F raticelli e il Discorso sull’allegoria della D ivina Com­
media ; vengono quindi la Prefazione del V enturi e la Vita di
Dante di Lionardo A retino.
Le Postille del L am i, già in parte pubblicate nell’ edizione
dell’ Ancora e in quella della M inerva, e per intiero in questa
del F ra tic elli, esistono di suo proprio pugno sui m argini d ’ un
esem plare dell’ edizione di Lucca, 1732, conservato nella Riccar
diana; nella Palatina so ne trova una copia annotata.

�182

EDIZIOM DELLA DIV. COMMEDIA

Molla lode si vuol dare al sig. Fraticelli per questa ed i­
zione accuratissim a e scevra affatto delle mende che deturpavano
la più gran parie delle molle ristam pe del Comento V en tu ria n o ,
sia quanto alla integrità del Comento medesimo , sia q u anto a lla
correzione del teslo. Sei fra le più approvate edizioni, quello del
Landino e del Sansovino, ¡’ A ldina, quella della Crusca, la Co
miniana e finalm ente quella di Padova del 1822, furono dal F ra ­
ticelli accuratam ente conferite fra loro p e r la lezione del Poema.
Vedasi nel Nuovo giorn. de letter. (X X X V II. 118-124) u n
articolo firm ato M. 3. G. H . (G rä berg de Hemsö ) e che si trova
anche stam pato separatam ente.
43 a 15 paoli, Catal. di libr.
1837. *
L a C o m m e d ia

di Dante A lig h ie r i, col C o m ­

mento di N. T om m aseo. Ven ezia , tipogr. del
Gondoliere , 18 5 7 , in 8. gr. di 272 , 26 5 e
2 56 fac.
In fronte del libro si trova un A m ’so dell’ editore G. Bernar­
dini e u n a breve Prefazione del Tommaseo nella quale annunzia
essersi servito del Comento di Piero di Dante.
Di questa edizione così il Gamba ( Testi di lingua, n.° 412):
« N i t id i s s im a edizione, assistila da Giov. B ernardini, solerte d i
rettore della nuova tipografia. H a ricchezza di citazioni che
mostrano i fonli a’ quali ebbe ricorso il P o eta, e che sono spe
zialm ente la B ibbia, A ristotile, V irg ilio , S. Tommaso. Offre
a quando a quando dichiarazioni sto ric h e , fini cenni di c ri
« tica , felici a llu sio n i. Gli argom enti dal Tommaseo premessi
ad ogni Canto espongono in poche m a assennate parole il con
« cello dell’A utore ». Piacenti di rip o rtare le parole che il Tom ­
maseo fa precedere al suo lavoro e che ne dim ostrano l’ indolo
e l’ intenzione:
« S 0n tro p p i, lo so , di questa sorta la v o ri; ma io veng’ ap
« punto a stringere in poco le cose sparse per tanti volum i.
« Non fo che citare: perchè le citazioni dichiarano la le lle r a ,
a illustrano il co n c ello , m ostrano onde D ante 1’ attinse , o con
« quali grandi fantasie la fantasia di lui si rin co n trò , e come
« e’ fu creatore im itando. Cito quasi sem pre gli a n tic h i, e lui

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

183

« sovente ; che nelle prose e nei luoghi sim ili del Poema si ri
conoscono gl’ intendim enti suoi e le form e dello stile . P iù
« frequenti a ram m entare mi cadono la B ibbia e V irg ilio , S.
a Tommaso e A ristotile. M’ aiuto di fonti inedite : e preziosis
simo m’ è un Comento di Piero figliuolo di D an te; dal quale
o attingo esposizioni e allusioni n u o v e, o le già note m a non
« certe conferm o. Q uant’ h a di necessario 1’ Ottimo e gli a ltri
n v ec ch i, quanto i m oderni, rendo in poche parole » .
Il Tommaseo prom etteva altri due volum i che av reb b er do­
vuto contenere le Rime e Prose di D ante con illustrazioni.
Di questa edizione fu parlato nella Bibliot. Italiana, XC. 89
9 1 , nel Gondoliere di Venezia, 1838, fac. 17-19 e 93 e nella Con­
titi. delle Memorie di M odena, t. V II , fac. 314 e seg g ., articolo
di Marc’ Antonio P a re n ti. In esso, dopo alcune censure filologi­
che su r u n a parola accennante a fatti storici, chiedevasi franca e
netta spiegazione al Tommaseo come ad uomo d’ onore; ed a qu e­
s to , dichiarando che delle censure filologiche taluno accettava
con riconoscenza, rispose come si conveniva il Tommaseo nel
Giorn. letter. ital. di Bologna , n.° del 7 luglio 1839 e poi nella
Rivista Europea di M ilano, 1 840, II. 116-117. E il P arenti re­
plicò con altro articolo inserito nella Contin. delle Memorie di Mo­
d en a, t. V i l i , fac. 475 e segg. Quello del Tommaseo fu da esso
ripubblicato nelle sue Scintille ( Venezia, Girolamo Tasso, fac.
1 4 7 ), e quello del P arenti nel Giornale letterario di M odena, V.
1 1 6 -1 2 2 , con questo tito lo : Sopra un articolo di N . Tommaseo.
Questioncella sopra una frase.
42 paoli, Catal. di tibr.
B runet, II. 19; — Gamba, n ° 412; — Catal. ms. della Magliabechiana.

1837. *

La

D iv in a

C o m m ed ia

, ridotta

a miglior

le ­

zione , coll’ aiuto di vari testi a p e n n a , da
Giov. Batt. Niccolini , G ino Capponi , Gius.
Borghi e Fruttuoso Becchi. F ire n ze , tipogr.
di Felice Le Monnier, 1 8 3 7 , 2 v° l
8. gr.
di V I -6 0 0 e I V - X X X V I I I - 3 o 5 f a c . , con un

�m

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

ritratto di Dante disegnato dal D el Bene e in­
ciso da P. Viviani. (1)
A questa edizione avea posto m ano fino del 1835 lo stam patore
B orghi, prom ettendo pubblicarla in 50 fascicoli di 64 fac. l’u n o :
apparsa finalm ente co’ bei tipi del Le M onnier, e sotto gli a u
spicii di uom ini cosi noli a ll’Ita lia , fu accolta con grande am ore
dagli studiosi di Dante. Gli editori si prefissero di rico n d u rre il
testo della D ivina Commedia alla sua prim itiva o rig in a lità , e a
conseguire lo scopo conferirono la lezione degli Accademici co’più
rip u ta ti Codici delle pubbliche librerie di F ire n z e , giovandosi
anche della Nidobeatina del 1478, dell’ edizion di Venezia 1 491,
e di quella del Vellutello. Nel prim o tomo sta tutto il P o em a ,
con varianti in piè di pagina. Comincia il secondo con una e ru ­
dita prefazione di Fruttuoso Becchi nella q u a le , dopo di avere
esposto il piano e l’ im portanza della nuova edizione, descrivo
succintam enle i Codici coliazionati dagli e d ito ri, che sono quelli
delle private biblioteche Tempi e F rulloni, 7 del marchese P u cci,
uno della Magliabechiana, 7 della Riccardiana ; e parla altresì di
u n esem plare dell’ edizione Aldina del 1515, con postille m arg i­
nali di Vincenzo B orghini, che le trasse da m olti Codici. Seguono
gli Avvertimenti sul testo della Divina Commedia prescelto dagli E d i­
tori .
Ne fu parlato nei seguenti giornali : Bibliot. Ita l., L X X X V III.
1 15-118; — Poligrafo di V erona, X I. 1 5 7 -1 8 1 ;- Giorn. Arcad.,
L X X I. 349; — Nuovo giorn. de' letter., X X X V III. 2 9 -4 8 , 80 -9 9 ;
— Jahrbucher di Berlino, 1840, articolo del sig. W itte. Questo del
W itte e quello inserito nel Nuovo giorn. de’ letter. son duo a r ti­
coli di m olta im portanza per lo studio del testo della D ivina Com­
m edia.
42 paoli, Catal. d i libr.
B runet, II. 19 * — Gamba, n ° 413.

1837. *

L a medesima. F ire n ze , tipogr. d i Felice

(1)
volumi.

Nei Testi di lingua del Gamba si vede descritta per ¡sbaglio in 3

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

Le M onnier, 18 3 7 , 2 vol. in 12.

185

di

462 e

X X V I I - ! 78 fac.
F u poi ristam pata con una nuova coperta portante la data del
1839 e il nome del libraio B atelli.
Bibliogr. ital. del 4843.
1838. *
L a D ivina C omm edia

, con

la Prefazione degli

editori della M inerva. F iren ze, David Passi­
g l i , 1 8 5 8 , in 8. g r. a 2 col. di vj —758 fa c .,
con fig.
Sia nel volum e prim o dei Quattro poeti italiani con Comenti
antichi e m oderni, pubblicati dal Passigli dal 1838 al 1840), e si
vende anche a p a rie . Q uesta bella e nitida edizione della D ivina
Commedia va o rn ata di q u a ttro tavole relative ai Canti II e V II
dell' Inferno , X X V III del P urgatorio e X V del P a ra d iso , diso­
gnate dai sigg. Zandomeneghi e Busato, ed incise parie dal Viviani
e p arte dal Lauro.
L’ edizione di P adova, 1822, fu nella presento edizione rip ro ­
dotta alla lettera , con giunta d’ un’ Appendice alle note delle tre
Cantiche, che va dalla faccia 673 alla 724. A vanti a questa app en ­
dice sta u n a breve Introduzione firm ala D. P. E ., che comincia: « Le
o seguenti osservazioni sono stale da diversi lib ri raccolte, e da di
« versi intelletti d ettate, e qui insiem e unite come u n ’ appendice
« al D ante che è conosciuto sotto il titolo di Dante della M iner
v a , il cui Comento si è per intero in questo volum e ristam
« palo . . . » Segue u n Indice di varii autori e di varie opere
citate nell' Appendice. V uoisi n otare che fra le Osservazioni p u b ­
blicate colla detta a p p e n d ic e, ve ne sono a lc u n e , allora per la
p rim a volta date alla lu c e , dei sigg. L uigi M u zzi e M a rc'A n ­
tonio P arenti.
Il libro finisce con un Indice dei nomi proprii e delle cose nota­
bili contenute nelle tre Cantiche, e con una carta contenente l ' E r­
ra ta .
La ra c c o lta , di cui è p arte questa ed izio n e, fu ristam pata
nel 1842 con l’ indicazione d i seconda edizione.
Catal, ms. della Magliabechiana; — Catal. Piatti del 1841, 50 paoli.

�186

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

1838.
La D

iv in a

prim a

C o m m e d ia ,

edizione Napole­

tana con note del Biagioli. N a p o li , 18 38 , 3
vol. in 18.
A ltra affatto sim ile si vede citata con la data del 1839, nel
Catal. di G. Masi del 1844.
B ibliogr. ital. del 1844 , n.° 1205.
1838.

L

in

a

D

iv in a

C o m m e d ia .

F iren ze, 18 38 , 4 vol.

52.
Edizione senza n o te .
10 paoli, Catal. Gamba di Livorno, 1841.

1838.
L a D i v i n a C o m m e d ia

gioli. M ila n o , 18 38,

, col Com ento di G. Bia­

3

vol. in 12.

24 paoli, Catal. Ricordi.

1838. *
L ’ I n ferno

della

Com m edia

di

Dante

A li­

ghieri Fiorentino. Col Com ento di Messer G u i
niforto delli B a r g i g i , tratto
scritti inediti del secolo X V ,

da due m an o­
e corredato di

una introduzione e di note dall’ Avvocato G iu ­
seppe Zaccheroni. M arsiglia , Mossy ; F i­

renze , M olini, 18 58, in 8. gr., carta v e lin a ,
di X X I V - 7 6 6 fac.

�EDIZIONI D IV . DELLA COMMEDIA.

Jgy

Bolla e nitida edizione, adorna di grandi e piccole iniziali in ­
tagliate in le g n o , vignette e fio ra m i, con titoli in carattere go­
tico; contiene anche un fac-sim ile parim ente in gotico dei Caratteri
e dicitura dei mss. B argigi, ed i fac-simile di tre m iniature d’ uno
di e s s i, che si riporlano ai Canti I I I , X I e X I I I , la p rim a dello
quali fu rip etu la sulla coperta e sul frontispizio. Al testo del­
l’inferno è preposto quanto appresso; Dedicatoria dell’ editore a
papa G regorio X V I ; Introduzione alla gioventù italian a ; N otizia
sui mss. di Guiniforto delli Bargigi e Cenni storici su Guiniforto delti
B argigi, carte cinque non num erate. Alla fine del volum e suol
trovarsi una carta contenente 1’ Errata. In piè di pagina si veggono,
stam pate in corsivo, lo lezioni approvate dagli Accademici.
Nell’ interno della coperta fu stam pato un articolo in francese
in tito lato : D eli originalità di Dante, risposta al Discorso del sig. L.
L . letto a li Accademia di M arsiglia, nella seduta del 19 aprile 1838.
Pochissimi esem plari, a quanto si dice, De furono tirati. In
alcu n i, che portano la data del 1839, la Dedicatoria e l ' Introdu­
zione alla Gioventù Italiana furono soppresse.
F u presa in esame nel Progresso di N apoli, X X X . 263-266,
dal sig. C. B uggeri, che l’ebbe molto a lodare per le sue belle va­
rian ti.
In torno al Comento del Bargigi e ai due notissimi Codici
di essi , vedi in quest’opera il §. Conienti a stampa.
B runet, 11. 19;— Catal. ms. della Magliabechiana ; — 22 franchi, Catal.
Barrois di P a r ig i, 1845.

1838.

L a D iv in a C o m m e d ia .

P a r ig i , L efevre , 183 8 ,

in 3 2 . di 684 fac.

fr 5 -

Tomo I dei Quattro prim i poeti italiani : la D ivina Commedia
è preceduta da una Prefazione del B uttura , ed ha in fino d ogni
Cantica brevi Considerazioni.
183 . .
L

a

D

iv in a

Londra ,

C o m m e d ia

Rolandi ,

, con note del Perticari .
18 3 . . . 5

vol. in 8.
18 scell.

�188

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

Edizione anteriore al 1839, ricordata nel London C a ta l., fac.
381.
1839.

La D iv in a C o m m e d ia , con Note di Paolo C o ­
s t a . F iren ze, 18 3 9 , 3 vol. in 18. con vi­
gnette .
8. paoli, Catal. Piatti del 1841.

1839.

La

D

iv in a

C o m m e d ia

, con Note di Paolo Costa.

N apoli , 1839, 5 vol. in 18.
1* p a o li, Catal. Gamba di Livorno, 1844.

1839.

La D i v i n a C o m m e d i a , secondo la lezione del
p. Lom bardi. N a p o li, tipogr. C ir illo , 1839,
3 vol. in 12 .
H a la Vita di Dante del Serassi, e note storiche in piè di pag in a.
1840.

La

D

iv i n a

C o m m e d ia .

Sta fra le Opere tutte di Dante, N apoli, tipogr. Tram ater, 1840,
in 8.
1840.

La D i v in a C o m m e d i a .
5 vol. in 18.

F orino, Pom ba, 1840,

R icordata dal Picci colla d ata del 1841.
4 lire e 50. cent. Catal. Branca di M ila n o , 1844.

�EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

189

1840.

La

D

i v in a

. Edimburgo ,

C o m m e d ia

Andrew

Moffart , 1840, in 18.
Tomo IV della raccolta intito lata: R am pini's edition o f italian
classica, (or thè use of schools.
Litterary Advertiser, 1840, fac. U8.
1840.

La

D

iv in a

dichiarala secondo i prin

C o m m e d ia ,

cipj della filosofia da L o ren zo Martini. Tonno,

tipogr. d i G iacinto M arietti , 18 4 0 ,
in 8. di X - 2 1 6 ,

254

3

vol.
e 240 f a c ., con ritratto

di Dante.
1840. *

La

D

iv in a

C o m m e d ia .

Firenze , D avid P assi­

g l i , 1840, in 64. di 1 1 - 5 6 2 fac.

15 paoli.

Edizione m icroscopica, adorna d’ un ritratto di Danio inciso
dal Lauro e di tre figure disegnate dal Marinovich e incise dal Vi
via n i, la p rim a relativa al Canto l ' dell’ in fe rn o , la seconda al
Canto I I del P u rg ato rio , la terza al Canto X X X del P arad iso . E
ristam pa doU’ ediziono fatta dal medesimo libraio nel 1838, con
l’aggiunta di q uattro brevi osservazioni sopra alcune mutazioni
di lezioni.

Si vedono esemplari con coperta portante la data del 1843.
1840-1841.*

La

D

iv i n a

C o m m e d ia .

Firenze ,

D avid P as­

sig li, 1 8 4 0 - 1 8 4 1 , in 8. picc. a 2 col. di 1 4 1
fac., con ritratto di Dante.

�190

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

A ld a ristam pa dell’ edizione del 1838 , anche questa in ca­
ratteri microscopici. Ad ogni Cantica è preposto'un frontispizio
inciso con una vignetta.
Sta nella raccolta intitolata I quattro poeti ita lia n i, volum e
unico adorno di 16 incisioni e dei ritra tti degli a u to ri, F irenze,
1840-1844, in 12. di 850 fac., con un grazioso frontispizio con
fregi d’oro e figure in colori.
1841-1842. *
L

a

D

iv ina

in legno
e

C o m m ed ia

inventate

stranieri

, adorna di
dai prim i

5oo

vignette

artisti

italiani

antichi e m o d e rn i, disegnate ed

incise da D. F a b r i s , sotto la direzione dei
sign. professori G. B. Niccolini e G. B e z z u o li,
con una Vita appositamente scritta dal prof,
abate Melchior Missirini. Prim a edizione o rig i­
nale italiana. F iren ze, tipografia F a b r is ,
1 8 4 0 - 1 8 4 2 , 4 vol. in 8. di V I I I - 2 25, X V II I
4 9 1 , S 15 e 528 fac.
Graziosa e nitida edizione in carta lustrata appositam ente fab­
b ric a ta , pubblicata a fascicoli. Riproduce gli Argomenti del B or­
ghi e le Note di Paolo Costa, che stanno in line d’ ogni Canto. Nel
testo si seguì l’edizione data dal L om bardi; e la correzione della
stam pa fu lidata a P. J . F ra tic elli. Le v ig n e tte , che in parto sono
copia dei notissimi lavori del F laxm an , del P in elli , d e ll'Ade
m ollo, ec. furono disegnate ed incise dal F abris, dal Balestrieri,
dalla sig. E lisa M a ria n i, da G. B . Biscarra ed a l t r i .
Il prim o volum e senza indicazione di tomo, contiene la Vita di
Dante del M issirini: il secondo che ha l’ In fe rn o , incom incia con
u n Discorso sull' Allegoria della Divina Commedia del F raticelli.
1841.
L

a

D

iv in a

C o m m e d ia

, con

le

Costa. C olle , tipogr . P a tin i
1841,

5

vol. in 24.

Note di

Paolo

e C ardinali ,

�EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

Con la Vita di Dante d i Paolo Costa
8 lire, Catal. Branca di Milano, m * .

e

191

le Appendici alle

D o te .

1841.
L

a

D

iv ina

C

o m m ed ia

, col

Com ento

del

P.

Pompeo V e n t u r i , con postille d ’ altri e la Vita
dell’ autore scritta da L . A retino. Edizione a r­
ricchita per opera di A . Ronna. Parigi, Tru
chy, 1841, in 12. di 768 fac.
fr. 7 5o.
1841.

offerto all’ intelligenza dei giovanetti,
da Pietro R o to n d i. M ila n o , tipogr. Fanfani,
D

ante

1841 ,

5

tomi in un sol volume

in 16.

Ne fu parlato nel Giornale del Commercio di F iren ze, n.° del
8 novem bre 1843, e nella Rivista di F iren ze, n.° 18 del 1844,
articolo di Atto Vannucci.
Lire 4 e cent. 8 8 , Catal. Branca di Milano, 1844.
1842. *
La D

iv i n a

C o m m e d ia .

Sta nelle prim e 180 facce del Parnaso classico italiano, con
Indici, Parigi e L ione, Blanc o H e rv ie r, 1842, in 16. gr. a 2 col.
di 972 fa c ., prezzo 10 franchi. La coperta della raccolta porta la
d ata 1843.
1842.*
La D

iv in a

C o m m e d ia

} con I n d ic i. L io n e , Cor­

nioli e B lanc , 1 8 4 2 , in

52.

di

5g 6

fac.
fr. 5.

Senza Conienti, con la Vita di Dante del Serassi.

5o.

�192

EDIZIONI DELLA » IV . COMMEDIA

18*2. *

L a C o m m e d i a di Dante A lighieri, studiata da
Ercole Malagoli. T o m o I. Fascio. I. Modena ,
presso r Editore Antonio Cappelli , 1 8 4 2 ,
in 8. di X - 4 0 fac., con una tavola.
P rim o fascicolo, ed il solo che sia com parso fin q u i , d’ u n a
edizione che fu promessa in 3 volum i di circa 300 facce l’ u n o .
Contiene i prim i due Canti dell’ Inferno e parte del terzo, con
Comento in piè di pagina.
1842.
L

a

D

iv in a

C o m m e d ia ,

con Note di Paolo Costa.

V oghera , tipogr. d i Cesare

Giani ,

1841

—

1842, 3 vol. in 12. di X X - 3 4 2 , 402 e 3 8 8 fac.

9 lire
1842.*

L ’ iNFERNo di Dante A lig h ie r i. I prim i sette
C anti, secondo il testo del p. Lom bardi, M. C . ,
disposto in ordine gram m aticale e corredato di
brevi dichiarazioni per uso degli fo restieri, da
L . V. ( Lord Vernon ). Firenze, stamp. P ia tti,
1 8 4 2 , in 8. di C X X I - 9 3 fac.
Se ne trovano esem plari in carta v e lin a . Il lib ro va adorno
del famoso ritratto di D ante fatto dal Giotto, appositam ente dise­
gnato dal sig. K irkup e inciso da P . L asinio, d’ u na stam pa ra p ­
presentante lo spaccato dell' Inferno, e dell’ Albero genealogico ( ta­
vole 2 ) della fam iglia di D ante A lig h ie ri, che è quello del L itta ,
più alcuno giunte del P elli. Nei p relim in ari si contiene q u an to
appresso: Avviso del c. Giacomo Leopardi premesso al Canzoniere
del Petrarca da esso comentato : — Opinione del Balbo rispetto a i

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

193

lavori su Dante; — Vita di Dante, (ralla da quella del Boccaccio ;
— Origine dei Guelfi e Ghibellini in F irenze, dal libro II dello
Storie del M achiavelli ; -— Origine delle fazioni Bianca e Nera in
Toscana; — Cronologia della Vita di Dante A lig h ie ri; — Avveni­
menti precedenti e contemporanei, ad illustrazione della vita e degli
scritti di Dante A lighieri; — Im peratori, Re di Germania e Re
de'Romani ; — P a p i; — Descrizione dell'Inferno secondo D ante,
cavala dall’edizione dello Zotti ; — M isura dell’ Inferno , secondo
Alessandro Vellutello.
Questo lavoro del Vernon si rim ase al settim o C anto, perché
parve ad esso di doverlo condurre con altro ordine. O ra intende
pubblicare tutto l’in fern o ; e prom ette farlo al più preslo , dando ,
olire ad una parafrasi in prosa, docum enti curiosissimi e di g ran ­
de im portanza per l’ istoria di Dante e del Poema di lui. Tutto ciò
form erà un volum e in 8. g ran d e , e T edizione sarà splendida o
adorna di quasi 80 incisioni o vignette , inedite la più parte ,
concernenti a ll’ istoria del Poeta ed a fatti cantali nella D ivina
Commedia (1).
, ms. della Magliabechiana.

Catal

1842-1843. *

La C o m m e d i a di Dante A lighieri , illustrata
da U go Foscolo. L on dra, Pietro Rolandi ,
1 8 4 2 - 1 8 4 3 , 4 v° l i n 8 g r . d i
X X X .- 46 7,
3 9 5 , 5ò‘o e 4 18 fac.
1 steri, e 8 scell.
Bella e nitida edizione, alla quale fanno bell’ornam ento le ap ­
presso incisioni : 1.° un R itratto di D ante nell’ elà sua di ‘25 an n i,
copialo su quello che Giotto consegnava nel 1290 ad una p arete

(&lt;) Lord V ernon, ricco inglese dim orante in Firenze, è uno de'più
entusiasti ammiratori di D ante. Fra breve gli sara il pubblico debitore
di un’edizione del Contento inedito di P iero di D ante, assistita dall’egre­
gio signor Vincenzio y a m u c c i ,e da esso intrapresa a sue spese; e noi sap­
piamo eh’e’ si propone di recare a pubblico benefizio molli altri Comenti
che si rimangono ignorati negli scaffali delle biblioteche, e ciò per mezzo di
un’ edizione del primo Ca n to ; per la quale pubblicazione verrà fatta abilità
agli eruditi di stabilire con certezza la genealogia, se così posso espri­
m erm i, dei Comentatori dell’ Alighieri.
13

�194

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

della cappella del Palazzo del P o d e stà , restituito alla pubblica
am m irazione nel 1840; 2.° altro bel R itratto di D an te , in età
orm ai av anzata, copialo su que’che si riguardano come i più a u ­
tentici ed inciso iu acciaio; 3.° R itratto dJ Ugo Foscolo inciso in
acciaio, copiato su quelli posseduti da L ady D acre , H udson G u r
ney e G. M urray ; 4.° Due v ig n e tte , l’ una che rappresenta la
chiesa di R avenna nella quale è il sepolcro di D an te , e l'a l tr a
il Cimitero di Chiswick dove fu posta una m em oria alle ceneri
d ’ Ugo Foscolo ; 5 .“ i piani dell’ Inferno , P urgatorio e Paradiso ;
6 ." un fac-sim ile del carattere del F oscolo, consistente nel no­
tissimo Sonetto dov’ e’dipinge se stesso.
L’ ordine delle m aterie che vi si contengono è questo :
Tomo I. Prefazione all'edizione, firm ata Un Italiano: con essa
si riproducono alcuni fram m enti d’ una Lettera che il Foscolo
m andava a Gino Capponi da L ondra il 26 settem bre 1826 , p u b ­
blicata già nell’ Antologia C IV , 6 1 ; a ltra Prefazione (in ed ita)
d ’ Ugo Foscolo) ; Discorso sul testo e su le opinioni diverse prevalenti
intorno alla storia e alla emendazione critica della Commedia di Dante,
pubblicato nel 1825 ; e finalm ente un Prospetto del Discorso.
Tomo II. L ’ Inferno, con varianti in piè di p agina: è seguito
da u n ’ Appendice contenente la L ettera di /D ante A d Arrigo di
Lussemburgo, e quella A ' Principi e Cardinali, ed in ultim o la v er­
sione latina in esam etri de’ tre prim i Canti attrib u ita a D a n te ,
e già pubblicata nell’ edizione Udinese.
Tomo III. 11 Purgatorio e il Paradiso. Con savio accorgim ento
dietro alla Cantica del Purgatorio furon poste le due bellissim e
Canzoni di D ante: Amor che nella mente m i ragiona, e : Donne che
avete intelletto dJ am ore, la prim a cantata da C asella, ( Purgatorio ,
Canto II. v. 1 2 .) e la seconda lodatagli da Bonagiunta poeta (P ur­
gatorio, Canto X X IV . v. 51 ) , e in fronte del Paradiso 1’ Epistola
dedicatoria della Cantica del Paradiso , magnifico atque victorioso D.
D. K ani Grandi de Scala. Il volume si chiude con lo Considerazioni
d’ Ugo Foscolo sullo spirilo teologico della D ivina Commedia da lu i
scritte su’m argini d’un esem plare del suo Discorso sul testo oc., ed i­
zione del 1825, ora por la prim a volta stam p ate.
II tomo IV contiene: 1.° Cronologia di avvenimenti connessi a lla
vita e alla Commedia di D ante, avverata sugli A n n a li d'Italia e do­
cumentata con citazioni tratte dalle opere del Poeta, fac. 1 -4 7 ; — 2 .°
N otizie e pareri diversi intorno a forse duecento Codici e alla Serie
delle edizioni della Commedia di Dante, fac 49-140. Queste N otizie
intorno a forse 200 Codici non sono altro in sostanza, che u n a

�EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

I

95

ripetizione delle osservazioni falle dal sig. V iviani in torno a 66
m anoscritti della D ivina Commedia e pubblicate in fronte dell’ed i­
zione d’ Udine, aggiuntovi soltanto una breve descrizione di altri
due Codici ; e la Serie delle edizioni, la quale finisce coll’ anno
18:22, come già ebbi occasione di notare (fac. 7 ) , è quasi una
m ateriale ristam pa di quella degli editori di Padova, 1822 ; 3 .°
Indice de' vocaboli, nom i, avvenimenti storici e allusioni riferiti con
dichiarazioni a'versi del testo, fac. 141—418. È quello del Volpi
già da noi ricordalo.
Due Codici per intero furono collazionati dal Foscolo, quello
del M azzucchelli e quello del Roscoe, che si vedono da esso de­
scritti alle fac. 426 e 427 del tomo I. Offre però l’edizione molte
v arianti eslra tte dai Codici Cassinese, Gaetani, Angelico, Vati­
cano, A nialdino, l t artolini ano, Stuardiano, Poggiali, non che d al­
le edizioni date dagli Accademici, dal Lombardi e dal Bodoni, dalla
Fiorentina del 1817, dalla Bolognese del 1819, dalla Padovana del
1822 e dalla Udinese del 1823. Nell’ Inferno sono queste varianti
accompagna te d’ osservazioni belle e non b re v i; nelle altre due
Cantiche non si fa che accennar le varianti senza corredo d’ osser­
vazioni; lo che ne fa persuasi non aver potuto il Foscolo dare l’ul­
tim a inano al suo lavoro.
Dal M anifesto dato fuori nel 1824, si raccoglie che il Foscolo
proponevasi di pubblicare la sua edizione di Dante in 5 volumi
in 4. g r . , con assai m aggior corredo di notizie su pplementarie di
quello se n’abbia nell’ edizione che descriviam o. Preposto all ope­
ra doveva essere un volum e in tito la to : Storia della vita , de’ tempi
e del Poema di Dante; ma il lavoro nel quale avrem m o avuto ad
am m irare la gran niente del Foscolo si era una illustrazione sto­
rica e letteraria e filosofica che doveva accom pagnare la D ivina
Commedia coll’ ordine seguente, cioè: in fronte a ll'In fe rn o un
Discorso intorno alle condizioni civili d 'Ita lia , uno sulla letteratura
italiana del secolo X II I in fronte al P urgatorio, ed uno sulle condi­
zioni della religione nell’età del Poema in fronte al Paradiso. In fine
poi di ciascuna Cantica si sarebbero trovate alcune Osservazioni
nelle quali la storia e la poesia s'illustrano scambievolmente, e nolo
diffuse sul sistema teologico Dantesco, sulle applicazioni della teo­
logia alla politica, sui latinism i di D ante, ec. E finalm ente il tomo
V avrebbe contenuto una Tavola cronologica di tulli i falli della
vita politica e letteraria di D ante, non che una Serie de’ biografi
ed una de' com entatori. Ma le idee letterarie del povero Ugo do­
vettero cedere alle idee lib rarie del signor Pickering, a Qui faceva

�196

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

comodo u n ’edizione conforme a quella che di a ltri poeti classici
italiani a m a in anim o d’ intraprendere. Di questa disegnata e d i
zione pertanto non venne fuori altro che il volum e prim o co n te­
nente il Discorso sul testo, pubblicato nell’anno 1825 e poi rista m ­
pato nel 1827 a Lugano in 2 volum i in 8 . picc. (Vedi a fac. 162).
Questo discorso fu nella presente edizione purgalo di molti e r ro ri
trascorsi e nell’edizione originale del 25 e nella ristam pa del 27 ,
falle inoltre assai correzioni ed aggiunte tra tte da un esem plare
e furonvi postillato dal Foscolo.
Il quale b e n s ì, quando la volontà del lib raio P ickering si
oppose alla continuazione dell’ edizione da lui vagheggiata e p re ­
p a r a ta , avea fisso continuarla a sue spese; e questo si ha d a lla
Lettera a Gino Capponi già rico rd ata; ma poco appresso m oriva.
P ietro R o la n d i, libraio italiano di L o n d ra , n ’acquistò i m a n o ­
scritti per q u attro cento sterline. E ra fra quelli una Lettera apo­
logetica agli editori padovani della Divina Commedia dalla tipografia
della M inerva uscita nell'anno 1822, che il Foscolo intendeva d i
p orre in fronte della sua edizione, e che fu pubblicata in un lib ro
intitolato S critti politici inediti di Ugo Foscolo raccolti a docu­
mentarne la vita e i tempi, L ugano, tipografia della Svizzer a ita ­
lia n a , 1814.
Di questa edizione parlò nella Rivista di F ire n z e , 1843, n ° j
e 2 , il sig. avvocalo G uidi-R ontani.
London Catal. Sup. fac. 132; — Catal. tni. della Palatina; — 24 fr. C a
tal. di librai di P arigi.

1843.
La D

i v in a

C o m m e d ia .

Napoli, tipogr. Trama

ter, 1 8 4 3 , in 8 .
F u pubblicata a fascicoli.
1843.
La

D

iv in a

C o m m e d ia ,

con nuovi

arg o m en ti

e note di G. Borghi. P a r ig i, Baudr y , 18 4 3 ,
3
v o l . in 3 2 . ,
sioni.

fr. 4 5 o.

�EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

Fu rivista dal Ratina.
1843. *
La

D

iv in a

C o m m e d ia

, giusta

la

lezione

del

Monti e del P e r tic a r i, con Compendio della
Vita di Dante ( del Serassi ) e con Note scelte
de’ migliori sp ositori. P a r ig i, Blanc Monta
nier, 1 8 4 3 , in 18. gr. di 622 fac.
fr. 4 185.3.
L

a

D iv in a

C o m m e d ia .

Sta nella raccolta dei Quattro poeti italiani edita a Parigi per i
librai Lefevre e B audry nel 1843 , un sol volume in 8. picc. a 2
colonne, che si vende 10 franchi. La D ivina Commedia è adorna
d’un ritra tto di Dante disegnalo d all'Hopwood; ed è ristam pa della
ediziono del B u ttur a , 1833.
18Ì-3. *

Saggio di

una edizione della Commedia di

Dante Alighieri, secondo i migliori testi e colle
spiegazioni più necessarie, per cura di Marc A n ­
tonio Parenti. Modena, per g li eredi Soliani,
18 4 5 , in 8 . di 4 ° fac.
È un a impressiono a parte della Contin. delle Memorie di reli­
gione e di letteratura di Modena (l. X V I, fac. 31-7-384, anno 1843).
Contiene il Canto prim o d ell'in fe rn o , preceduto da una Prefazione
in d iritta all’ abate Severino F abiani e da un Proemio. Le Spiega­
zioni son tratte da’più accreditati Com entatori antichi e m o d ern i,
Boccaccio, Benvenuto d’Im ola, Landino, Castelvetro, Buom m attei,
P eraz zin i, V en tu ri, L o m b ard i, Tommaseo, ec. Ben dice il signor
P aren ti che u n ’ ottim a edizione della D ivina Commedia rim ano
tu tto ra fra lo cose desiderale, e sì per la correzione come per
la illustrazione del tosto. E il pubblico non può che affrettare
co’ voti la continuazione del lavoro di lui.

�198

EDIZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

184*.

La

D iv in a

C o m m e d ia ,

con

spiegazioni tratte

dai migliori C o m e n ta to r i, e con la Vita di
Dante scritta dal Boccaccio. P a r ig i, Firm iti
Didot , 1844, in 8 . picc., sesto inglese,

fr. 4 -

Sta nella Collection des chefs d’oeuvre de la littérature française
et étrangère.
1844.
La D

iv in a

C

o m m e d ia .

Napoli, tipogr. d i Gae

tano N obile, 1 8 4 4 , 3 vol. in 24.
Leggiadra edizioncina in sesto piccolissimo , corretta e n itid a ,
che form a i volum i I—III d’ una Collezione di poeti classici antichi
e moderni. Vedasi 1’ articolo intitolato: D i una nuova stampa della
Divina Commedia, nel Lucifero di N apoli, 1844, fac. 216.
1844. *
La D

iv in a

C

o m m e d ia

, con

note di Paolo

Co­

sta. Colle, Eusebio Pacini, 1 8 4 4 3 vol. in 18.
di V III—3 6 8 , 3 74 e 3 6 4 fac.
La trovo indicata come preceduta da u n a Vita di D ante, m a
non si dice se sia quella del Costa.
1844.
La D

iv in a

C o m m e d ia ,

con nuovi

argom enti e

note di G. B o rg h i. P a rig i, Baudry, 1 8 4 4 ,
in 8 . di 284 f a c . , con due tavole.
fr. 5 .
1844. *
L

a

D

iv in a

C o m m e d ia ,

con Note e nuovi

A r ­g
etm
n
o
i

�EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

199

gom enti di Giuseppe B o r g h i , F ir e n ze , G ia ­
como M oro, 1844, 5 vol. in 12. di 3 3 3 , 599
e 390 fac.
Il prim o volum e è adorno d’ un frontispizio intagliato con una
vignetta che si rip o rta al Canto II dell’ In fe rn o .
1844. *

La D i v i n a C o m m e d i a , col Com ento di Paolo
Costa notabilmente accresciuto , premessivi al­
cuni Cenni sulla vita e sulle opere di Dante del
prof. Giuseppe Maffei. Firenze, tipogr. di F e ­
lice Le Monnier, 1844, in 12. gr. di X X X V I —
862 fac.
paoli 10.
Buona edizione in sesto p o rta t i l e , dovuta all' abate B ia n ­
chi , ris la m p a , quanto al testo, dell’edizione condotta dal m e­
desimo Le Monnier nel 1837. In principio ha un Avviso dell edi­
tore e Note aggiunte del Bianchi in fine d ’ ogni Cantica. Essa diede
occasiono ad u n boll’a r ticolo critico di Alto Vannucci, inserito nella
Rivista di Firenze , n.° 25 del 1845.
1844.

Bellezze della

Divina C o m m e d ia . Dialoghi

d’ Antonio Cesari. Parma, Pietro Fiaccadori,
1844.
Nuova edizione del lavoro del C e sari, pubblicato la prim a
■'volta in Verona nel 1824. Il Manifesto ne prom ette la pubblica­
zione in 9 fascicoli che costeranno 10 lire e 50 centesimi ; e p ro ­
m ette anche una Interpretazione dotta e succosa ( sono le parola
del M anifesto) di tutto il Poema , che dai savi si giudica la m i­
gliore di quante ne siano stale scritte fino al presente. Questa in ­
terp retazione, che sarà come un supplem ento dell’ op era, costerà
3 lir e .

�EDIZIOM DELLA DIT. COMMEDIA

200

*

1845.

Altra edizione. Milano, G. Silvestri, 1845 ,
4 v o l . in 16. gr.
A ltra rista m p a , che form a i vol. CCCCXCII-CCCCXCV della
Biblioteca classica italiana pubblicata dal Silvestri.
N. B. Accennando al gran num ero di edizioni del Poema di
D an te, il Q uadrio cosi si esprimo (IV. 249) : Ora chi volesse le edi­
zioni tutte di così fatta opera referire non finirebbe giam m ai, da che
inontano alla centinaia. Io ho avuto la pazienza di m etterm i a sif­
fatto la v o ro , e dopo molte e lunghe rice rc h e, ho potuto rin tra c ­
ciare ben 251 edizioni della Div. Comm. ,2 1 Del secolo X V , 42
nel X V I, 4 nel X V II, 3 i nel X V I I I , 150 nel X IX . V ero è
che tra queste 251 edizioni alm eno da 20 a 25 ve ne ha , della
cui esistenza, per quanto le si riscontrino registrate dai bibliografi
e dai calalogografi, è lecito d ubitare non poco. Ma conscio a mo
slesso della esattezza portala in questa com pilazione, posso fra n ­
cam ente asserire che quando il Cionacci nella sua Descrittione
d’ una degnissima stampa di Dante (v. a fac. 1 ) portava il num ero
delle edizioni della Div. Commedia al suo tempo alla cifra di
452, o prendeva un m adornale ab b ag lio , ovveram ente parlava da
bu rla. *

�EDIZIONI DEIXA DIV. COMMEDIA

201

§ . II. PROPOSTE VARIE DI EDIZ. DELLA DIV. COMMEDIA

Avviso di una nuova edizione del Poema di
Dante. Bologna, 1 8 1 8 .
Le noie saranno com pilate dal sig. L uigi M u zzi, e diranno
« in modesta qu an tità quello di più vantaggioso , che i com enta
tori più accreditati allegorizzarono e interpretarono : ed aggiun
o gerà qualche nuova anim adversione sopra alcuni p assi, dove
a nelle formo del dire del poeta non sendosi quelli a bastanza ad
d e n tra li, e cioè non avendole ragguardate sotto tutti quanti gli
a s p e tti, sem bra aver tal fiala inteso e insegnalo cose, che a ltri
d irebbe non essere da lu i. D alla quale fondamenta! cagione di
non tu lle ponderare le parole e le giaciture secondo tutte le si
« gnificanzo e tulte le v a rie là , e tacciare inoltre di erram enti tali
che sono m aniere coslanti degli antichi scrillffri e perciò della
« lin g u a , fu già osservato essere derivate poco addicevoli inter
p re tazioni in vari luoghi degli altri prim i m aestri il P etrarca
or e il Boccaccio. D arà oltracciò il signor Muzzi il suo volgariz
zam ento della disserlazione di M erian sopra D ante: il q u ale,
« per non ita lia n o , è slato di D ante scrutatore e giudice si im
p arziale ed ac cu rato , che non si può bram are per avventura
di meglio ».
Così il M anifesto. E l’ egregio com pilatore della Bibliografìa
Pratese che lo rip o rla (fac. 296) soggiunge: " L’ edizione della
D ivina Commedia non ebbe effetto. GT intagli di G. G. Ma­
c h ia v e lli, che doveano ado rn arla , servirono all’ edizione coi
com enti del Costa , Bologna , 1819. »
La fu duchessa Elisabetta di Devonshire aveva l’intenzione di
pubblicare in Roma a sue speso una magnifica edizione in foglio
della D ivina Com m edia, nella quale, olire al Poema per cui si vo­
leva adotlaro la lezione del L o m b a rd i, avrebbe dovuto com pren­
dersi la versione francese dell’ A rta u d , e cento tavolo da dise­
gnarsi dai m igliori artisti italiani e da incidersi in F ran cia dai
più esperti nell’a rto . La m orte che la sorpreso nel 1824, im pedì
che il lodevole pensiero sortisse effetto.
Artaud, Vie du Dante.

�202

EDIZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

L a Comedie da Dante mise à la portée de
toutes les intelligences, par Bescherelle.
Il Manifesto che annunziava questa edizione com parve n el
l’E sule, 1833, III. 142-149. Ecco quanto si p ro m e tte v a :— R i­
duzione in prosa ita lia n a , del Biagioli ; — Versione francese ;
— Testo italiano riveduto e corretto sulle migliori edizioni; — Note
dichiarative tratte da' Conienti più stim ati; — Note istoriche intorno
a tutti i personaggi ricordali nella Divina Commedia; — N otizie bio­
grafiche e bibliografiche su D ante.
Un inglese molto e ru d ito , per nome Giorgio Federigo N o t t ,
aveva raccolto una prodigiosa quantità di m ateriali p er una nuova
edizione della D ivina Com m edia. Mori lasciando il suo lavoro
abbozzalo , che ora si conserva nella Bodleiana d’ O x fo rd .
G iorn. A rcad. XC.VII1 421.

Il sig. R e zz i, bibliotecario della B arberiniana, nella Lettera
al prof. Giovanni Rosini ( fac. 7 ) che già abbiam o avuto occa­
sione di r a m m e n ta re , prom etteva una stam pa della Divina Com­
m edia con le v arian ti tratte da più di 20 Codici di quella Bi­
blioteca e con corrodo d’ interpretazioni scelte fra le più belle
e più u tili che stanno nei Codici m edesim i.
L uigi Carrer fino del 1827 prom etteva un a stam pa della Di­
vina Commedia con Comento nuovo ; vedasi il tomo I, fac. 214,
dei S alm i volgarizzati da L uigi P ezzoli, con Illustrazioni di L uigi
C arrer, P a d o v a , tipografia C rescin i, 1827. O ra ne prom ette
u n ’ altra por la Biblioteca classica italiana , da esso disposta ed
illu s tr a ta , che si pubblica a V enezia, coi tipi del Gondoliere,
in 18.
Leggesi nel prim o to m o , fac. 546-547, della Descrizione dei
mss. italiani delle biblioteche pubbliche di Parigi, del M arsand :
« Godo di poter annunziare che un dono ben più prezioso
a si sta o r preparando per esser otferto alla repubblica lettera
« r ia , in una novella edizione della D ivina Com media. I signori
« Giuseppe Cam pi, Jacopo Ferrari e Pietro Terrachini letterati
« ita lia n i, e tu tti tre caldi am m iratori dello bellezze di quel
« Poema , dopo di averne raccolte le v arian ti de’ più accreditati
« mss. che ancor vanta l’ I ta l ia , sonosi q u i accinti a conferire

�EDIZIOM DELLA DIV. COMMEDIA

203

« il testo degli Accademici con le q u a d ro prim e edizioni di
F uligno, di M antova, di Jesi e di N a p o li, e co’ principali
« Codici clie si trovano nelle biblioteche pubbliche di questa
a ricchissim a ca p ita le ; e non conienti di ciò , si propongono di
« passare in In g h ilterra ed ivi porsi allo studio de’ Codici del
« l ’erudito Veneziano che fu l’abate Canonici. Che so l’eroica
« loro costanza in così fatto genere di tr a v a g li, della quale io
« ne son testim onio , ne rende certi di possedere il fru tto dei
« loro s lu d j, io mi fo a credere e s p e ro , che la novella loro
« edizione d arà fine u n a volta alle lunghe e d iu tu rn e m edita­
ci zioni de’ letterati sulla vera lezione a seguirsi del Divino
« P oem a, a meno che la fortuna non ci arridesse benigna così
« che dopo cinque secoli ne facesse ritro v are lo scrino auto
« grafo del nostro A lighieri ».
G iorn. letter. M odenese, 1838, 1. 205-206.

k F inalm ente una nuova edizione della D ivina Commedia con
figuro si sta preparando a Venezia dal libraio Tommaso Fontana,
e form erà il secondo tomo di una raccolta dei Quattro poeti clas­
sici ita lia n i, vol. 4 in 8 . gr.

�204

ESTRATTI DELLA DIV. COMMEDIA

§. III. ESTRATTI DELLA DIV. COMMEDIA
E stratti

in e d it i .

* ( ] oteco in qsta opetta tutti li notabili et belli
detti et compationi dellibro didante alighieri
Fiorétino, Poeta dar"10, et theolago s o m o , sp i­
rato dal sco spó caplo p caplo ordine seguitado
Principiado dalprimo cap° dellibro dellinferno.
Codice cartaceo in 4. picc. del secolo X V , esistente nella L a u
renziana, P lu t. X L III, n.° X X III. È scritto in carattere rotondo
di bella le tte ra , composto di 65 c a rte , ben conservato; in fro n te
della prim a caria si legge: E st mei Scriptoris Jacobi nicolai Chochi
donali Ciuis Fiorentini.
Bandini, V. 218-219; — Montfaucon, fac. 328, che lo ricorda sotto
il n ° X X II;— Cinelli, T o sca n a le t te r a t a , p. 978.

* Qui disotto e alchuni versi didante poeta
molto notabili tratti da suoi libri didiversi luo­
ghi no ordinatazte.
Si trovano nel n.° X L III del P lut. L X X X X In f. della Lauren
ziana, Codice in 16. del XV secolo, parte m em branaceo e p arie
cartac eo , dalla carta 88 verso alla caria 9 0 , e sono scritti a 2
colonne, co’ titoli falli con inchiostro rosso. Una carta bianca in
principio ha il seguente ricordo : I ste liber fu it frï s Cypriani de
marradio et p tinet loco Nemoris de M ugello. In questo medesimo
Codice vedonsi sulle carie 23 verso-29 duo estratti del Poema
di D an te, scritti in linee p ro lu n g ale, preceduti dai titoli che ap­
presso fatli con inchiostro rosso:

Canto undecimo doue sco tomaso daqno co
menda mirabilmente lapouertà ellauirtu disco
Francesco e biasima e frati predicatori channo
lasciato ladiuina scrictura.
C anto tredecimo delparadiso nel quale sco
bernardo fa una diuotissima orafione alla uer-

�ESTRATTI DELLA DIV. COMMEDIA

205

gine m aria che cocieda gratia allaltore diue
dere la somma e ss e n za didio et chome lebbe
ueduta cosi cessa tutta sua uisioe et cosi finisce
questa altissima cómedia.
Bandin i, V. 432.

* Storie G reche Troiane.
In quest’opera anonim a e tu tto ra in e d ita , copiata nella mas­
sim a parte da Ovidio e V irg ilio , vedesi sovente volle citato D ante
e riportati passi del Poema di lu i. Se ne trovano fram m enti
in due Codici in foglio del X IV secolo della Magliabechiana ,
Palch. I , n.° 9 3 , e Palch . I I , n.° 146 ; nel prim o de’ quali che ò
cartaceo e proviene dal Magliabechi si stendono per ben 44 c a rte,
e nel secondo che è in p e r g a m e n a e fu già della S tr o z z ia n a , vanno
dalla carta 44 alla 50.

* Versi i quali tra gli altri sono notabili in
Dante.
Codice Magliabechiano ( classo VII , n.° 1104) del X V II se­
colo , cartaceo in form a di 4 . , composto di 31 carie , e prove­
niente dalla S tro zzia n a , dov’ era segnato di n.° 307. I versi che
rip o rla son traili dalla D ivina Com m edia, mono l’ ultim o sq u a r­
cio intitolato Circa la nobiltà dell' uomo , il quale è preso dalla
terza Canzone del Convivio.
**

Raccolta de’ più bei detti di Dante.
Ms. inedito di Giacinto T o si, ricordato nelle Novelle lettera­
rie di F ire n z e , anno 1763, col. 662.

* Versi di Dante.
Ms. di 11 carte in un Codice in 4. miscellaneo cartaceo del
X V III secolo, esistente nella Riccardiana, n.° 3471. Vi si vedono
rip o rtali v ari passi storici o varie sentenze della D ivina Com­
m edia.

Estratto delle bellezze di D a n t e , fatto
Vittorio A lfie ri, l’ anno 1776.

da

�206

ESTRATTI DELLA DIV. COMMEDIA

Ms. autografo e inedito conservato nella Bibliothèque Royale
di Parigi ; leggesi sulla p rim a faccia : Estratto di Dante. 1776.
S i notano i versi belli per armonia. E in m argine delle osserva­
zioni sull’Inferno scriveva: 1790. S 'i avessi il coraggio di rifare
questa fatica , tutto ricopierei senza lasciarne una jota , convinto
per esperienza che più s’ impara negli errori di questo che nelle
bellezze degli a ltri. I versi che 1’ Alfieri notò sono 5936, e gli re ­
stavano sem pre da percorrere 12 Canti (1).
Si giovò di questo lavoro il Biagioli pel suo Comento p u b b li­
cato nel 1818. Il L ampredi che ne dava ragguaglio nell’ Antologìa
(V I. 552) aggiungeva che nella Biblioteca Reale di P arigi si con­
serva anche un esem plare della D ivina Commedia postillalo d al
l’ Alfieri.
Ginguené , Ili si. li t ter. d’ Ita lie , 11.265; — P refazione dell’ edizione
del Biagioli; — Artaud, Vìe du D a n te , 828-530, in n o ta .

Antologia o Fiore della Divina
di Dante , di Filippo del Rosso.

C om m edia

Lavoro tuttora in e d ito , di cui parlò l’ Antologia di F ire n z e ,
X L V III. 133.
B iogr. ital. del Tipaldo, IV. m .
E stratti

*

a sta m pa .

Fiorita d'Italia, di F ra Guido del C arm ine

Pisano.
F ra G uid o, contem poraneo di D a n te , spesso lo cita in qu e­
st’ opera da lui composta nel 1337, e molli passi vi riporla per in­
tero della D ivina Commedia; e assai luoghi oscuri di essa possono
tro v are spiegazione nella prosa del frate. La prim a edizione di
quest’ o p era , rim asta per lungo tempo sconosciuta ai bibliografi,
ha in fronte il titolo seguente (2) :

Incomincia il libro chiamato fiore de Italia
ilquale il re (Constatino lofece tradurre de la(1) In questo un po’ discordante dal frale B ettinelli, il quale in tutta
la Divina Commedia coniava solamente 100 belle terzine.
(2) Non trovo in questa edizione originale 1’ A ntiprologo che vedesi
nella ristam pa intrapresa dal prof. Muzzi.

�ESTRATTI DELLA DIV. COMMEDIA

207

tino in vulgare : nel quale si tra] tano le m a
gnanim itade de Italia: et altre gentilezze assai
tra (cte dalle ystorie antiche e dalli proprii
originali : come legedo ( potrai vedere et co
gnoscere la

grade

eloquentia

di

questo au )

ctore.
In fine ha cosi :

Impresso ne lalma et inclita citade de Bolo­
gna p mi U g o d rugerii sotto al diuo et illu­
stro signore e principe messer Giouani secondo
bentiuoglio sforcia di vesconti da ragona : g e­
nerale gouernatore dele gente d an n e deio illu­
strissimo duca de m ilano . neli anni del si­
gnore miser Jesu christo. M. cccclxxxx a di xxv
de octobre.
L’edizione di sesto in 4. è in caratteri gotici, senza cifre nè ri­
chiam i , di 38 linee per facciala e com prende le segnature a—m ,
tu tte q u a d e r n i, meno l’ ultim a che è d u e rn o . La prim a carta del
quaderno prim o è b ia n c a . Dopo la sottoscrizione da noi ripor­
tata viene il R egistro, quindi lo stem m a dello stam patore (I).
Q uesta prim a edizione passa per rarissim a ; pure ne ho tro­
vati esem plari e nella Palatina e nella Magliabechiana ( F o s s i,
I I. 157) e nella Riccardiana di F irenze (Invent. fac. 6 7 ) , ed
a ltri p u re ne esistono nella M arciana di Venezia ed in u n a p ri­
vata lib reria di Bologna . M odernam ente no procurò un a r i­
stam pa 1’ egregio sig. prof. Luigi M u z zi, Bologna , secolo X I X
( Romano T u rc h i, 18 2 4 ) , in 8. di 392 fac. I Fatti di Enea
pubblicali da Bartolom meo G am ba a Venezia nel 1831, e nuo
vam enle nel 1834, e nel 3 Ì p u r e e nel 36 a Napoli, e finalm ente a
Parma nel 1843 per le cure del m archese Basilio P u o li, sono
tra tti d all’ opera di cui parliam o . Vedasi in proposito di queste

(4) S’ ingannò il signor Bruce Whyte (H ist. des langues romanes, III
226-228 ) dicendo che la Fiorita di Guido del Carmine era inedita.

�208

ESTRATTI DELLA DIV. COMMEDIA

diverse edizioni il M anuel del B runet ( II. 281 ) e i Testi di lin­
gua del G am ba, n .' 93, 445 e 569.
Convien badare di non confondere la Fiorila di Guido del
Carmine con un’a ltra Fiorila d 'Ita lia com posta per Messer G iu­
dice da B ologna, e tu tto ra inedita. Vedi il cap. Im itazioni delle
Divina Commedia.
Antologia, XL1V. 122-427.

* L ’ Aquila volante di Leonardo Aretino.
Moltissimo citazioni della D ivina Commedia pose l’A retino io
quest’opera : e vuoisi notare cosa fin qui inavvertita dai biblio­
grafi t u t t i , ed anello dai sigg. M u zzi e Gamba, m oderni editori
della Fiorila d 'Ita lia ; d ic o , che lo idee quasi tutte e spesso le
parole ¡stesse della Fiorita d 'Ita lia si ritrov an o nell’ A quila vo­
lante dell’ A re tin o , a cui non puossi perciò risp arm iare la taccia
di plagiario (I). E , per recarne qualche prova , noterò che il pro­
logo è in am bedue le opere ugualissim o , ed incom incia con le se­
guenti parole quasi interam ente copiale dal principio del Convivio
di D ante: Secondo clte dice Aristotile tulli li huomini naturalmente
desiderano sapere. . • •
T re edizioni ebbe l’ Aquila volante nel secolo d ecim o q u in to :
La p r im a , di cui la Riccardiana possiede un magnifico esem plare
i n p e r g a m e n a (Inventario, n.&lt;&gt; 4 8 3 ) , ha questa indicazione: Im ­
pressa o uero stampata a Napoli per lo Magnifico Ayolfo de Canthono
C ithadino de M ila n o . A Ili anni D om ini. M. cccclx x x x n . a dì
X X V II. del Mise de I unio. Dello instante anno de la. X . Inditione,
in foglio. Il Fossi ( I. 426-427 ) e il D ibdin nel suo Catalogo della
Spenceriana (VII. 12-13) la descrissero esattam ente; la seconda, fu
Impressa in Venesia per Pelegrino de Pasquali nel M . CCCC.
L X X X X 11II. A di V II ju n ii, ed è ricordala dal M ittarelli (A p ­
pendice , fac. 245). La terza apparisce Impressa in Venetia per Teo­
doro de Ragazone de Asola diclo Bressano nel. M CCCC. L X X X X V II.
A di X V III. Del mese de Z u g n o , e se no vede un esem plare nella

(1) Fedele al precetto di dare a Cesare quel eh’è di C esare, mi af­
fretto a dichiarare ciie questa singolarità bibliografica in’ è stata latta no­
tare dal signor Seym our K i r k u p , di cui ini è giìi accaduto di far m en­
zione, ed a cui tulio si appartiene il m erito di questa scoperta, la quale
vuoisi specialmente raccom andare all'attenzione del signor conle Mei z i di
Milano pel suo futuro D izionario degli autori ita lia n i anonimi.

�ESTRATTI DELLA DIV. COMMEDIA

209

P alatina. Altre finalm ente n’ esistono di Venezia, 1506 e 1508 in
foglio, 1531 o 1543 in 8. (1).
Unnici, I. (48.

Serm ones G abrielis B a relete.
F ra i molli scrittori di Sermoni del secolo X V , i quali si sono
spesso appoggiali ne’ loro sc rin i a ll’au to rità della D ivina Comme­
dia , riportandone anche dei lunghi sq u a rc i, parm i di dover al­
meno nolarc G abriele Barelete , autore delle duo seguenti raccolte:

*S e r m o nes de sanctis Fratris

Gabrielis B a

relete.

h i f ine :
E xp lici unt sermoés de sanctis E x im ij sacre Theolog. magistri
Gabrielis de bareleta ordinis predicalor. Impressi vero B rixie sum
ptibus alqz solerti cura Jacobi B ritànici B rixia n i anno incarna
liois. 1498 die. 13. Januarij.
In 4. got. a 2 colonne di 78 carte n u m erate, più una bianca
in fine. Dopo la sottoscrizione trovasi il Registrum e lo stemma
dello stam patore.

Serm ones F ratris Gabrielis Barelete.
In f ine :
Impressu n est hoc diuinum ah/ue vtilissirnum opus : impella .
procuratone. et liis speciosissimis caracteribus Jacobi B r ita n n ic i B r i­
x ia n i: in egreggia B rix ie vrb e. m axim a cum vigilantia correctum
1497. d ie . x i N ouebris.
In 4. gol. a 2 colonne, di 135 carie n u m erate, precedute da
4 carte prelim inari senza num eri e senza segnature, nelle q u a li,
oltre al frontispizio e la Tabula operis, si contiene anche un a De­
dicatoria con questa intitolazione : F. Benedictus Brixianus F ratri
T home Caietano. La sottoscrizione è seguita dallo stemma dello
stam patore. Q uesta raccolta di Serm oni è diversa da quella che
precedo.
In ven t. della R iccardiana, lac. 71, n ° G09; — Fossi, 1. 2 58-2:59; —Gus
sago, tip o g r. B re sc ia n a , p. 140 e 132.

(1) tiratira edizione di V enezia, p e r M elchior Sessa, 1549, in 8.,
porta il titolo di: Libro in tito la to l'A q u ila V olante. Con m olte allegazioni
di D ante.
14

�210

ESTRATTI DELLA DIV. COMMEDIA

La

Spada di

Dante Alighieri

P o e t a , p er

Messer Nicolo L ib u rn io in tal modo raccolta.
O pera utile a fugir il vizio e seguitar la virtù.
V en ezia , per Gio. Antonio de N iccoli ni da
Sabio, 1 5 3 4 ? in 8.
R a ra ; vi s i vedono riportali tu tti que'passi ne’quali D anto
inveisce conira i vizi pubblici e privati de’ tempi su o i. T erm in a
con un Discorso in cui si dim ostra essere stato V irgilio tanto lo­
dato da D ante quanto E nea da esso V irgilio.
Fontanini, I. 3 6 8 ; — Haym, III. 145 ; — C inelli, Bibl. v o la n te , IH.
188; — Negri, Sc ritt. Fior. ; — Crescim beni, II. 218 ; — Quadrio, IV. 258 ;
— C a t a l . Capponi.

*

V e rsi

m o ra li

e t

s e n t e n t i o s i di D a n t e

, del P e ­

trarca , di M. Lodovico A r io s to , et di molti
altri a u t o r i . P e r vtilita com une insieme rac­
colti , perchè in essi si può im parare molte
cose u t i l i . In Venetia ne la contrada d i S.
M aria form osa, M D L I II I , in 16. picc. di 206
carte.
L a T opica di C ic e r o n e , col C om ento nel
quale si mostrano gli esempi di tutti i luoghi
cavati

da D a n t e , dal Petrarca

ec. V in e g ia ,

Gabriel Giolito de' Ferrari , 1 5 5 6 .
Gli estratti della D ivina Commedia stanno nelle prim e l o
c a r te ; la raccolta non ha prefazione, e sul frontispizio vedesi
la medesima figura che si trova su quello dell’ edizione della D i­
vina Commedia fatta in Venezia, 1545, in 16. P are ch’ella sia
molto r a r a , dacché solo a citarla è lo Zeno (L ettere, III. 4 1 1 ), il
quale erroneam ente la fa del 1553 ; il solo esem plare ch ’io no
conosca è quello che si conserva nella Riccardiana (Inventario,

�E ST R A T T I DELLA

21 1

D 1V . CO M M ED IA

n.° 2459). (1) Esso porla in principio il ricordo ms. elio appresso :
Questa raccolta dovrebbe essere di Vincenzio D anti atteso guanto dice
il Borghini nel quarto libro del suo Riposo, dell'edizione ristam­
pata in Firenze nel 1730, carte 425.
Rosselli, Catal. P etrarchesco, lac. 16 n ° 216.

L a Ragione del bello poetico, illustrata con
esempi singolarmente di Dante . Dialogo di A n ­
tonio C e s a ri. Verona,

18 2 4 ,

in

8.

paoli

2.

Ristam pala negli Opuscoli di letteratura del medesimo a u to r e ,
P arm a, Pietro Fiaccadori, 1840.

Sentenze tratte dalle principali opere dei
quattro primi poeti ita lia n i, cioè dalla Divina
Com m edia di D a n t e , ec. M ila n o , Gaetano
Schiepatti, 1 8 3 1 , in 1G.
lire 2.
Rossetti, Catal. P etrarchesco , fac. 42, u.o 659.

In lode di Beatrice.

'

E strad o della D ivina Commedia pubblicato in un opuscolo
elio s in tito la : Nelle felicissime nozze del signor Sante B allarm i di
Lendinara colla signora Picato di Este , E s te , t ipogr. di Gaetano
Longo , 1837 , in 8 .

Similitudini tratte dalle tre Cantiche della
Divina Com m edia di Dante A lig h ie r i. Padova,
tipogr. Cartalier , 18 3 7 , n ° 1 2

2 lire

F urono pubblicato in due fascicoli, il prim o di 86 fac. il se­
condo di 72.
Bibliogr. Mal. del 1837, n.° 614 e 1446.

Estratti della Divina C o m m e d ia , con anno­
tazioni.
( 1) Un a ltro , ma incom pleto, n e ho (rovaio nella P a la tin a di Fi­
re n ze ; esso non ha che 159 carte.

�212

ESTR A TTI DELLA D IV . COMMEDIA

Stanno fra le Prose e Poesie italiane scelte da Stanislao G atte­
schi e Geremia Barsottin i, Firenze, tipogr. Calasanziana, 1838,
in 8. g r . , fac. 302- 318.

Canti I e II dell’ In fe r n o , con un Com ento
critico del conte Cesare Balbo.
F u pubblicalo in fine della sua Vita di D ante, edizione di
Torino, Pomba, 1839 , in 18., II. 363- 383.

Dante. Canti I e II dell’ Inferno. P a r ig i,
Hingray , 1841 , in 18.

fr. 1. 5 o.

P arte seconda delle Premieres lectures italiennes, con note del
Biagioli e del R onna.

�RISTRETTI DELLA DIV. COMMEDIA

213

§• IV . RISTRETTI DELLA D IV . COMMEDIA

R i s t r e t t i in v e r s i .

Capitolo di Jacopo figlio di Dante sopra la
Divina Commedia.
È un ristretto verseggiato e rim ato della D ivina Commedia (51
terzine) che si trova per en tro a molli Codici della m edesim a,
ed ora sotto il D o m e di P ietro, ora sollo quello di Jacopo,
figli di D a n te , m a sotto il nom e di Jacopo il più sovente. T al­
volta anche il nome dell’autore m anca, e talvolta pure si accenna
come opera di un figlio di D ante, senza dirne il nom e: co si, per
esem pio, ha il Codice Riccardiano n.° 1033, nel quale si legge :
Qui comincia I l capitolo he fe il f. di Dante sopra la comedia; e così
p u re il Codice Grumelli di Bergamo che porta il titolo seguente :
Questo canto fece il figliuolo di Dante , e mandollo a messer Matteo
da Polenta. La lezione del Codice Grumelli si preferisce anche
alle lezioni a stam pa.
F u pubblicato la prim a volta n ell’ edizione Vendeliniana d el
1477, con questo titolo : Questo capitolo fece Jacobo figliuolo di Dante
Allighieri di firenze il quale parla sopra tutta la Comedia del dicto
Dante. C om incia:

O voi che sete del verace lume
e f in is c e :
Nel mezzo del cam m in di nostra vita.
T re ristam pe ebbe ai nostri g io rn i: 1.° nella Raccolta di Rime
antiche Toscane, P alerm o, Assenzio, 1817, in 4. (III. 12 5 -1 2 9 );
2.° nelle edizioni Romane del 1815 e 1820 e nella Padovana del
1822 (Vi 275-279), dove si adottò la lezione di un Codice della B ar
beriniana, sotto la direzione del benem erito Guglielmo M a n z i, e
nelle quali tutte si vede preceduto dal seguente titolo o argom ento :
C

su

anto

Di Messer Pietro di D a n t e , nel quale

brevità

espone

e

divide

la

maravigliosa

Commedia del suo venerabile e glorioso padre
Dante Aldighieri da Firenze, in tre parti diviso

�214

r is t r e t t i

della

d iv .

COMMEDIA

d ivisam ente, e per se dividendo ciascuna delle
tre parti della Com media , come leggendo chia­
ramente appare.
E finalm ente u n ’ altra ristam pa com parve nell’edizione della
D ivina Commedia di N apoli, 1829.
Q uanto ai Codici m ss ., ne’ quali si trova separatam ente d alla
D ivina Commedia il Capitolo di Messer P ie tro , noterò i seguenti:

I. M a r c ia n a di Venezia (Cod. Ital. n . ° L X III),
Codice in 4 cartaceo del secolo X V .
Ne fa menzione lo Zanetti nella sua Bibl. Codi. mss. M arciana,
a fac. 246, dove mostra d’ ignorare che questa scrittu ra fosse stata
data alle stampe.

II. Epitom e in terza rima della Divina C o m ­
media di Jacopo Alighieri.
Codice della Biblioteca di Bernardo Trevisan di V enezia, ci­
tato dal Vandelli (Sym bolae Gorianae, V I. 1 44).

*
III. Incom inciano versi in terza rima trat­
tanti della sopra detta materia di dante.
Senza nomo d’ au to re ; e stanno dalla fac. 22 alla 24 d’u n Co­
dice Magliabechiano in 4. scritto in lettera ro to n d a , del secolo
X V , clas. V II , n.° 1145, già Strozziano di n.° 511.
Crescimbeni, li. 272; — Quadrio, II. 2775 — Mazzucchelli, Scritt. ita l..
— Lam i, Novelle letter. anno 1756, 611-612 e 615; — Magliabechi, N otizie
letterarie m ss., fac. 2 6 6 ; — Cancellieri, O sservaz io n i, p. 115.

Capitolo di Messer Bosone da Gobbio sopra
Dante.
Questo R istre tto , 0 Sposizione che voglia d ir s i, della D ivina
Com m edia, composto di 64 terzin e, fu per la prim a volta p u b ­
blicato nell’edizione Vendeliniana del 1477, col titolo che appresso:
Questo capitolo fece messer Bosone da Gobbio il quale parla sopra
tutta la Commedia di Dante Allighieri di firenze.
Com incia:

Però che sia più frutto e più diletto.
F inisce :

�R IST R E TT I DELLA D IT . COMMEDIA

215

Fortificando la C ristiana fede.
F u poi ristam pato: 1.° dietro alla Vita di Bosone scritta dal
Raffaeli! ( Delicioe eruditorum del L a m i, X V II. 4 0 7 -4 1 5 ), ridotto
a più vera lezione (come si dice dall’ ed ito re) coll'aiuto di testi a
penna, e specialm ente d’un Codice in 4. cartaceo del X IV o X V
secolo, ch’esisteva nel privalo archivio della casa Raffaelli da Gob­
bio; 2 .“ nell’edizioni falle in Roma della D ivina Commedia nel
1815 e nel 1820, secondo la lezione d ’ un Codice Barberiniano, o
per cura del già ram m entato Guglielmo M a n z i, col seguente a r ­
gom ento:
C

anto

Di Messer Bosone da Ugobbio

sopra

la esposizione e divisione della Com media di
Dante Alighieri di F irenze , in casa del qual
Messer Bosone esso Dante della sua m aravi
gliosa opera ne fè e compi la buona parte. Il
quale canto in tre parti si divide: prima di­
videndo la prima parte della Com m edia , p o­
scia la

seconda,

all’ ultimo

la

terza,

come

chiaro si manifesta leggendo.
3.° nell’edizione di Padova, 1822, fac. 269-274 del tomo V,
conform em ente alla lezione adottata nelle precedenti edizioni Ro­
mane ; 4.° nell’edizione di N a p o li, 1829.
Moltissimi Codici della D ivina Commedia hanno , come a suo
luogo vedrem o, il Capitolo di Bosone, talvolta senza il nom e di
lu i. Si trova a n c h e , separato dal Poema di D ante, nei Codici che
appresso (1):

I. Sopra la Divina Commedia di Dante.

(1) Chi desiderasse più ampie notizie intorno agli studi Danteschi di
Busone da Gubbio, vegga, oltre all'opera del R
già ricordala, la N
premessa dal sig G. F. Noti all’ operetta intitolala :
di Busone da Gubbio, rom anzo storico scr.tto
nel 1311,
, 1832, in 8. g r .; Vedasi anche il C rescim beni,
II. 272, Tiraboschi, t. V, p a r . II, fac. 515 e le O sservazioni del Cancel­
lie ri, fac. 123.

sia l' avventuroso Ciciliano
Firenze, Molini

affaelli
otizia
Fortunatus Siculus, os­

�216

RISTRETTI DELLA DIV. COMMEDIA

Incomincia alcuna

breuissima conclusiti ili

sposizione del detto libro facta per messer B u
sone de A gobbio.
Codice cartaceo in foglio piccolo, per q u anto m ostra la lette ra
del secolo X IV , di 8 fac. col Xilolo in caratteri ro ssi, esistente
nella Biblioteca pubblica di Carpentras. Ne fu parlato dal signor
Costanzo Gazzera nel suo Trattato della dignità di Torquato Tasso ,
premessavi tuia N otizia intorno ai Codici mss. di cose italiane con­
servati nelle biblioteche del mezzodì della Francia, T o rin o , stam p.
re a le , 1838 , in 8. In esso il Capitolo vedesi diviso in due p a rti;
la p rim a che com incia col verso
O voi che sete del verace lume
o in fin della quale si legge: E xp licit p. p. breuis conclusio, è com ­
prensiva di 50 terzine , e fu im pressa sotto il nom e di Jacopo d i
Dante in fine dell’edizione Vendeliniana del 1477; la seconda è
quella che si vede nella medesima edizione sotto il nome di Bo
sone e si chiude con questa sottoscrizione :
E xp licit Chonclusio breuissima expositionis libri Dantis edita per
dominum Busonem de Egubio.

*

II. Incominciano più uersi interza

rim a

quali parlano inm agnificenza dello illustro et
ualoroso poeta dante alighieri.
Slatino senza nom e d’autore sulle carie 18 a 22 d’ un Codice in
4. cartaceo del secolo X V , già Strozziano, n.° 5 11, ora M agliabe
chiano, clas. V I I , n.° 1145.

III.

M

a r c ia n a

di

Venezia

( Cod.

Iteti.

n .°

L X Ì 11 ) , Codice cartaceo in 4 del secolo X V .
P uò vedersi descritto dallo Z an e tti, B ibl. Cod. mss. M arcianoe,
fac. 2 4 6 , il quale commesse lo sbaglio di d arn e il Capitolo di Bo
sone p er cosa inedita .

Breve raccoglim ento della Divina C a m m e ,
dia in terza rima , di G iovanni Boccaccio.
L’ opinione più com une Io vuole del Boccaccio ; e fu solto il
nom e di lui più volte stam palo ; prim a per cu ra del B aldelli
nell’ edizione delle Rime del Boccaccio fatta a L ivo rn o , presso

i

�RISTRETTI DELLA DIV. COMMEDIA

217

Glauco M asi, nel 1 8 0 2 , in 8 . , fac. 8 3 - 1 0 4 , nella q u ale fu segui­
talo il Codice Laurenziano, P lu t. X X V I, n.° 1; poi dal m archese
di V illarosa nella sua Raccolta di rime antiche, P a le rm o , Assenzio,
1 8 1 7 , in 4 . IV . 1 0 1 - 1 1 9 ; in un’ a ltra edizione delle Rime del
Boccaccio fatta in Firenze, M outier, 1 8 3 4 , fac. 1 3 0 - 1 5 2 ; e final­
m ente per cura del signor E m m anuele Cicogna in Venezia, 181-3.
Trovasi m anoscritto nei seguenti Codici della D ivina Commedia
sotto vari titoli:
I. R ic c a r d ia n a , n ° 1046 ( 0 . I. n .° XXV) Codice m em brana­
ceo in foglio del secolo X V . (1)
In questo Codice il Raccoglimento del Boccaccio va diviso in tre
p a rli, una per Cantica. Ed ecco i titoli o arg o m en ti, ed i prim i
versi di ciascheduna :

Io. Boccaccii incipit argu m entum in Dantis
prim um canticum .
Nel mezzo del camin di nostra vita
S m arrito in una valle l’ a u to re ...........

Incomincia

il brieve Raccoglimento

di

ciò

che insuperficialmente contiene la lettera della
prim a (sic) Parte della C a n t ic a , ovvero C o m ­
media di Dante Allighieri di F i r e n z e , chia­
mata

P u r g a to r io , fatto

per Messere Iohanni

Bocchacci Poeta Fiorentino.
P er correr m iglior acqua alza le vele
Q ui 1’ a u to re , e seguendo V irg ilio ...........
M anca il fine di questa seconda p arto , essendo an d ata sm ar­
rita u n a carta del Codice.

I n c o m in c ia .............. della
cantica

terza

Parte

della

chiam ata P a ra d is o , fatto per Messere

(1) Questo Codice non si trova più nella R iccardiana da qualche anno in
qua : ho dovuto quindi nella descrizione che ne ho data starm ene interam ente
a quanto già ne fu scritto dal Mehus e dal Lam i.

�218

Iohanni

RISTRETTI DELLA DIV. COMMEDIA

B occh a cci, Poeta

F io r e n t in o , e

per

sua mano fu scritto.
La gloria di colui che lutto movo
In questa parto m ostra 1’ a u to r e ............
Lami, Catal. della R icca rd ia n a , fac. 20 - 2 1 ; — In ven ta rio della R ic
c a rd ia n a fac. 25; — Mehus, Vita del T r a v e r s a r i, fac. CLXX1X; — Novelle
lettera rie di F iren ze, 1756, 613-614; — Pelli, làc. 171, nota 52; — Rim e
di Giovanni Boccaccio, edizione di L iv o rn o , 1802 , P re fa zio n e , fac. XIX e
A n n o ta z io n i, fac. 206.
* 1 1 . R i c c a r d i a n a , n .° 1 0 3 5 ( 0 .

II. n ° X V II), Codice m em bra­

naceo in foglio del secolo X IV .

L e tre p a rti del Raccoglimento vi sono intere , m a senza nom e
d ’ autore. Lo prim e due si compongono di 65 terzine c ia sc u n a ,
la terza ne ha sole 60. Non istanno 1’ una di seguito a ll’ a l t r a ,
m a separate come a p p re sso , la prim a da carte 1 a 3 , la seconda
d a 56 a 5 8 , la terza da 105 a 107 ; e sono precedute dalle in ­
titolazioni seguenti :

Brieue raccoglimento

dicio che

inse

supfi

cialmete contiene lalectera della prm a parte
della cantica ouero comedia didante alighieri
difirenç e chiam ata inferno.
Brieue............................della prima (sic) parte
della canticha ouero comedia didante alighieri
difirençe chiamata purgatorio.
Brieue in coglim ento dicio chinse superficial
m ete contiene la lectera della sca terza parte
della chantica ouero comedia di dante alighieri
difirenç e chiamata paradiso.
Il Mehus sopra una carta bianca in principio posevi questo
rico rd o : « In altro Codice di questa libreria coll' istesso titolo, questo
Raccoglimento è attribuito a Gio. Boccaccio, Cod. 1046 , fac. 73.
Invent. fac. 24; — Catal. del L am i, fac. 2 0 : — Novelle le tte r ., 1754,
col. 6 1 5 ;— M ehus, V ita del T r a v e r s a r i, fac. CLXXIX.

*
III. M AGLIABECHIANA, clas. V II, n.° 1103, Codice cartaceo in
4. del secolo X V , contenente Miscellanea dantesca, già Strozziamo
di n.° 301.

�RISTRETTI DELLA DIV. COMMEDIA

219

H a solamente la prim a parte del lavoro del Boccaccio, carie
8 0 -8 4 , con questo tito lo :

Incipit argum entum sup. prim a parte com e
die Dantis alligherij de fioren ti» .
* IV . P a l a t i n a di F ire n z e , Codice cartaceo in foglio della fine
del secolo X V , proveniente da Pier del N e ro .

Carte 1 - 1 0 . Brieue rachoglimento dicio che
inse superficialmente contiene lalettera della
p rim a parte della canticha ouero comedia
dante alighieri di firençe chiamata inferno.

di

Questo Codice La tu tte e tre le parti della Sposizione, ma
senza nome d ’autore.
* V. L aurenziana, P lut. X L , n.« X X X V II, Codice cartaceo in
4. scrìtto nel 1417, in un grazioso carattere semigotico, cogli argo­
menti fatti in diversi colori, e colle iniziali ornale di freg i, bea
conservato (1).

Carte 1 —6. Incipit Argum étu sup pm a pte
comedie Dantis poe Florétini cuj titulus é Infera
per dominium Johannez boccacciu de Cetaldo
A rg u m en tu z super tota sa parte cómedie
Dantis Aligherij poete Fiorentini cuj titulus est
Purgatorium .
Questo Codice non ha che due sole parti della Sposizione del
Boccaccio; anzi la seconda non vi è tu tta.
Bandini, V. 39-40.

* V I. L a u r e n z ia n a , P lu t. L X X X X I n f ., n.° 43, Codice in 16.
del secolo X V , parte m em branaceo e parte cartaceo.

Carte (). Exposition delpurgatóro.
P arte seconda della Sposizione del Boccaccio , senza nome
d ’a u to re , che sta tramezzo a quella di M ino d’Arezzo.
Bandini, V. 452.

( 1) Prese certam ente abbaglio il Baldelli ( A nnotazioni alle Rime del
Boccaccio, fac. 207) dicendo che questo Codice rimontava al secolo XIV.

�220

RISTRETTI DELLA DIV. COMMEDIA

' V II. L auren z ian a (Cod. S tro zzia n i, n.° C LX I), Codice carta­
ceo in fo g lio , del secolo X I V , cogli argom enti e le m aiuscolette
in colori, di non brutta lettera e discretam ente conservalo.

Carte 18 5 v e r s o -184. Prim o modo disposto
il primo libro Inferno fatto damess. Giouanni
boccacci dacertaldo poeta. Sopra dante alaghieri.
Carte 187 verso—189. Prim o modo sposto il
secondo libro Purgatorio della com edia di dante
alaghieri.
Carte 191 verso—192. Prim o modo sposto il
terzo libro Paradiso della cantica didante A la ­
ghieri.
Queste tre parti che compongono tu tta intera la Sposiziono
del Boccaccio, stanno tramezzo agli undici Capitoli in cui si divide
quella di M ino d‘ Arezzo. Due sottoscrizioni che si vedono in qu e­
sto medesimo Codice, l’una alla carta 87 verso, l’altra alla carta
193 verso, attribuiscono tutti i quattordici suddetti Capitoli al Boc­
caccio; sbaglio grossolano, che il Bandini diligentissimo om esse
di correggere (VII. 558-560).
Cinelli, Toscana le tte r ., fac. 700.

*
V ili. L aure n z ia n a (Cod. di S . Croce), P lu t. X X V I, n.° 1, Co­
dice cartaceo in foglio grande, dell’anno 1343, che sarà in appresso
am piam ente doscritto nella Serie dei Codici Fiorentini della D ivina
Com media. I tr e Capitoli della Sposizione del Boccaccio stanno in
questo Codice dalla carta 205 alla 212, senza titolo alcuno e senza
n o m e d’ a u t o r e ; del secondo m anca qualche cosa. La prim a in i­
ziale d’ogni C apitolo, di dim ensioni assai g r a n d i, è colorita e o r­
nata di freg i.
Bandini, V. 467; — Mehus, V ita del T r a v e r s a r i, fac. CLXXIX; — Bal
delli, A nnotazioni alle Rime del Boccaccio, fac. 206-207.

IX . Biblioteca del marchese Tempi, di F irenze. Codice cartaceo in
foglio piccolo del secolo X IV , conosciuto sotto la denom inazione di
Codice minore (Vedi più sotto la Serie d e ' Codici Fiorentini della D i­
vina C om m ed ia). Contiene i Raccoglimenti del Boccaccio senza
nom e d’ au tore.

Antologia, XLV. 45-

�RISTRETTI DELLA DIV. COMMEDIA

221

Sposizione in terza rim a della Divina C o m ­
media di Mino V anni d ’ A rezzo .
Trovasi in parecchi C odici, non sem pre sotto il nome di questo
scrittore, ma spesso sotto quel di Jacopo di Dante, e talvolta anche
del Petrarca. Degli undici Capitoli che la compongono , nove fu­
rono già fino del 1755 pubblicati ( m ancante il quarto ed il q u into )
dal Raffaelli sotto nome di Bosone da Gubbio, nella Vita di questo
ultim o che form a il tomo X V II delle Deliciae; eruditorum del Lami
(in 8 ., fac. 4 1 6 -4 8 0 ). Codesta edizione per la quale si segui un
Codice cartaceo in 4. del X IV o X V secolo esistente nell a r ­
chivio della fam iglia Raffaelli da G u b b io , fu accompagnata con
note dichiarative di Pellegrino Rotti m aestro di re ttorica nel Col­
legio d’ O sim o. La sposizione di Mino fu dal R a ffa e lli divisa in
due p arti; la prim a che com prende i capitoli 2, 3, 4, 7 , 8, 9, 11, in
tutto 335 te rzin e, porta il seguente titolo :

Incominciano le chiose et Espositioni sopra
la prim a Cantica della Comedia del Poeta
Dante Alleghieri da F i r e n z e , la quale Cantica
e chiamata I n fe r n o , scripte brevemente per
rime

versificate

per

lo

nobile

uomo Messer

Bosone da Eugubio.
E la seconda, che prende i capitoli 1, 6 e 10, in lutto 105 ter­
zin e, è intitolata :

Epitom e e Com pendio della Com media

di

Dante Alleghieri opera in terza rima d incerto
autore e per avventura

di Messer Bosone

da

Gvbbio.
Che nè Bosone nè il P etrarca , m a si Mino V anni d'A rezzo , il
quale fioriva verso il 1390, sia 1’ autor vero di quest’ opera , fu
pienam ente dim ostralo dal M ehus ( Vita del T raversari, fac.
CC LX X IV ). Chi bram asse m aggiorm ente conoscerla potrà consul­
ta re , oltre la già ricordata Vita di Busone scritta dal Raffaelli
(fac. 119-140, 3 8 0 - 4 0 5 ), le Novelle letterarie di F ire n ze , anno
1748 , fac. 775-776 , anno 1751, fac. 6 5 -6 8 , anno 1756 , fac. 4 9 -

�222

RISTRETTI DELLA DIV. COMMEDIA

5 2 , 6 0 9 -6 1 5 ; il Crescimbeni, IT. 272 e III. 2 0 9 -2 1 0 ; la Vita di
Dante del P e lli, fac. 171, nota 52, finalm ente la Preparazione del
canonico D io n isi, I. 1 4 6 -1 4 8 , e i e Osservazioni del C ancellieri,
fac. 223.
I
Codici ne'q u ali ho trovata la Sposizione di Mino sono i se­
guenti.'
*
I. R i c c a r d i a n a , n.° 1158 ( 0 . II. n.° 11 ) , Codice cartaceo
in 4. della tino del secolo X IV , scritto in lettera rotonda , e assai
ben conservato. Delle 37 carte di cui si com pone, 28 ne occupa il
lavoro di M ino; le rim anenti contengono scrittu re affatto estranee
a cose D antesche. Due volto si vede citato nel Catalogo dei mss.
della Riccardiana com pilato dal L a m i, un a col titolo di Chiose e
sposizione sovra la Commedia di Dante in terza rim a , con un previo
Compendio delle tre Cantiche, u n ’a ltra con quello di Tavole della
Commedia di Dante in terza rim a. Il Lam i medesimo ne detto
u n a particolarizzata descrizione nelle Novelle letterarie di F ire n ze ,
1756, col. 609-615. Nell' Inventa rio poi di questa istessa lib re ria si
trova inesattam ente indicalo cóme contenente un Frammento dell'
Inferno con Chiose m arginali. Nel Codice di cui parliam o q u e ­
sta Sposizione va senza nomo d’ au to re ; sulla prim a carta in ­
com incia il Compendio diviso in tre C apitoli, uno per C a n tic a ,
e vi sono preposti i seguenti argom enti :

Inchomincia

Iatauola fatta sopra la prim a

canticha delexcellentima comedia delpoeta dante
allighierj dafirenze la quale canta e detta Iferno.
E t i questo modo c i o è . he sallega loprimo di
ciaschuno cato ouero chapitolo. E nelli duo sus­
seguenti versi dichiascun chanto sicontiene b re
uemente lamateria della quale tratta
Camin di m orte abreviato inforno
Di quanta gente da Dio e sb a n d ita ............

Incomincia la seconda tauola sopra la se­
conda canticha . . . . la quale canticha edetta
purgatorio fatta al modo predetto
Camin di purgatorio abbreviato
D egli appenati con pena cr u d e le ............

�RISTRETTI DELLA DIV. COMMEDIA

223

Incomincia latauola fatta sopra Iaterza ca n
ticha e ultima . . . . la quale caticha e detta
paradiso fatta cóllordine predetto
Camin di paradiso breve scritto
Di tutto bene abondevol do v e...........
Dopo di che la faccia verso della carta 7 .3 del Codice h a co si:
Q ui finiscie latauola fatta sopra la terza e ultim a canticha della
comedia del poeta dante allighieri dafirenze la quale chanticha e detta
paradiso deo grazias am. am. am.
Il
prim o di essi Capitoli com prende 35 te rz in e , il secondo
34, il terzo 36. Sullo q u attro prim e carte del Codice vedonsi
brevi postille d’ a ltra m a n o , m a dell’ epoca istessa, a quanto
m ostra la form a della le tte ra .
Seguono le Chiose divise in tre p arti ed otto C apitoli, come
appresso :

Incorniciano

Iechiose

et

sposizioni

breue

mente fitte sopra la prim a canticha della có
tnedia del poeta dante allighierj dafirenze la­
quale chanticha edetta ifern o fatto per rittime
versifichate

incipit feliciter

Q uesta p rim a p arte contiene q u attro tr a tta ti, ovvero Capi­
to li, che com inciano:
Nel mezzo del cam in di nostra vita
T rentacinque an n i s’ intende v ivendo............
Passato D ante l’ oscura ignoranza
Dovelli avea lungo tempo d o rm ito ............
Q uanto più posso per abbreviare
Mi stringo per passar questo q u a d e rn o ...........
Una e duo notti D ante cam m inando
T utto il profondo passo dell’ abisso ............

Incom inciano Iechiose
mente

fatte

sopra

e

laprim a

sposizioni
cantica

breue
(sic)

la

quale canticha edetta purgatorio. Prim o tratta­
to sopra la detta m ateria.

�224

RISTRETTI BELLA DIV. COMMEDIA

Questa seconda parie contiene tre C apito li, che com inciano:
Seguendo brevem ente il P urgatorio
D ante passalo come stato d e llo ...........
Q uanto del P urgatorio sali D ante
Sette volle girando la m o n ta g n a ...........
Al sommo D ante del bel m onte suso
Di molla m araviglia r a g g u a rd a ta ...........

Incorniciano lesposizioni fatte sopra, laterza
e ultima chanticha detta paradiso della co m e ­
dia dellexcellentissimo
dafirenze.

poeta

dante

allighierj

Questa terza ed ultim a parte contiene un solo C a p ito lo , i
cui prim i versi dicono così :
Parnasso in grecia fu già quel giocondo
Sacrato santo visitato m o n te ...........
E 1 in piè della ca rta 27 verso si legge:
Chonpiute sono lesposizioni brevemente fatte sopra lalerza e ultima
canticha ¡Iella, paradiso della comedia dellexcellentissimo poeta dante
allighierj dafirenze deo grazias ani.
A lla quale sottoscrizione tengon dietro i seguenti versi che si
riscontrano ancbe in un Codice della Laurenziana ( Cod. Stroz
z i a n i, n ° 1 4 8 ).
Lexcelso dio congni u irtù sublim a
Che incuor mi mise far questo per rim a
Metta nel sauio e gralioso uaso
Di quel benigno et cortese lomaso
Antico fiorentin de rondinelli
Chequeste chiose d ittati nouelli
Dengni accettar dam m e suo suidore
Chello dettate escritte persuo am ore.
Deo g ra c ia s. ain am am .
Mehus, V ita del T raversaria fac. CLXXII-CLXXIV; — E s t r a t ti , XI.
198, 203; — Novelle lettera rie di F irenze, anno 1751, 65-68 ; anno 1736,
609-615.

*
II. R i c c a r d i a n a , n.° 1036 ( 0 . I I n.° l ' ) , Codice c a rta
ceo in foglio del secolo X IV , che ha tu tta la D ivina Com­
m edia postillala da B a rtolommeo Ceffoni. Gli undici Capitoli dì

�RISTRETTI DELLA DIV. COMMEDIA

225

Mino de’ quali abbiam o fin qui p arlalo , vi stanno sotto nom e di
Jacopo figlio di Dante , disposti non come nell’ altro Codice R ic
cardiano or descritto, ma secondo l’ordine che si vede tenuto in
un Codice Magliabechiano, cl. V II, n .° 1086, e prendono le carte
181-196. Al prim o di essi è preposta la intitolazione seguente:

Hec est tabula super primo libro dantis qui
uocatur Infernus, facta a Iacobo Eiusdem
tis filio.

dan­

E il Ceffoni vi scrisse in m argine : 34 principi di 34 Chapitoli
dinferno. ongni chapouerso e un uerso intero chossi chomincia il chapi
tolo sengniato per abacho questo fece il figliuolo di dantte nome iacopo
questa tauola e breue disposizione.
Seguono gli altri dieci C apitoli, in fronte al prim o de’quali si
vede scritto sul m arg in e, di pugno del Ceffoni medesimo: Qui
chomincia 10 chapitoli di Mess. Fra. Petrarca; e in fine dell’ ultimo :
Finito 10 chapitoli di Mess. fra. petrarca.
L’ errore incorso dal Ceffoni n e ll'a ttrib u ire questo lavoro al
P etrarca fu posto in piena luce dal M ehus, il quale confutando
nel tempo istesso la diversa opinione che lo vuole di Jacopo fi
gliuol di D ante, lo rivendicò al suo vero au to re , Mino d’ A rezzo.
E di Mino lo dicono gli altri duo Codici esistenti nella medesima
lib r e r ia , de’quali ci apprestiam o a far cenno.
Lami, Catal. R iccardiano, fac. 20 e i i ; — Mehus, V ita del Traversa
r i , fac. CLXXII-CLXXIV.

* III. R i c c a r d i a n a , n.° 1050 (O. IV , n.° X L ), Codice miscella­
neo cartaceo, in foglio, del secolo X V , in caratteri tondi di bella
fo rm a, ben conservato. Gli undici suddetti Capitoli stanno dalla
carta 86 alla 110 disposti col medesimo ordine che nel Codice
precedente, senza intitolazione e con la sottoscrizione che appresso
in caratteri rossi :
E xp licit quedam expositio comedie dantis composila p minum de
Aretio. Deo gras.
L am i, Catal. R iccardiano, fac. 286; — Mehus, E s tr a tti, XII. 86.

* IV . R i c c a r d i a n a , n.° 1200. Codice miscellaneo cartaceo in 4.
del secolo X V , di bella le tte ra , ben conservalo, se non che vi si
trova una carta d im idiata, con le iniziali colorile.

C a r te 8 9 - 1 0 9 . Opus Mini vannis de Aretio
sup. tres libros Dantis.
* 15

�226

RISTRETTI DELLA DIV. COMMEDIA

In fine dell’undecimo Capitolo sta scritto : Finis huius opti. deo
gras. Amen. Scriptum per me Angeluz demarchis uolaterranuz sub
die x v iij Nouembris. M . cccclxvj. (1).
*
V . L a u r e n z i a n a , P lu t. L X X X X Inf. n.° X L I I I , Codice in
16. del secolo XV , giù da me descritto a fac. 219.
C ontiene, dalla prim a alla quindicesim a carta inclusive, cin ­
que Capitoli delia Sposizione di M ino, e precisam ente quelli che
cominciano co’ versi seguenti:
Nel mezzo del camin di nostra v i t a ...............
Passato D ante l’oscura ig n o r a n z a ...............
Q u a n to p iù posso p e r a b b r e v i a r e .................

Q uanto del Purgatorio sali D a n t e ...............
Al sommo Dante del bel m onte s u s o ...............
E sono preceduti da questa intitolazione:

Incom icia lechiose elle spositioi brieuemente
sopra la conmedia di date comiciado dallin
ferno et finédo neiparadiso.
È da notarsi per altro che fra i detti cinque Capitoli del poeta
A retino, un altro ve n ’è intruso che non appartiene ad esso, m a
vuoisi ritenere come fattura del Boccaccio, secondochè viene in d i­
calo da u n ’ avvertenza apposta dal M ehus sul verso della caria
prim a : « H aic glossa metrica; sunt M in i Vannis de A retio. A d
calcem tamen interm ixtoe sunt cum recolleclione Jo. Boccacci. K.
Ambros. Cam. edit.
Bandini, V. 452-454; — Dionisi, Cod. Fiorent. fac. 165; — Mehus, V ita
del T r a v e r s a v i, fac. CCLXIV; E s tr a tti, XV. 53-54.

* V I. L a u r e n z i a n a (Cod. Strozziani, n.° CLXI), Codice cartaceo
in foglio del secolo X IV , già descritto a fac. 220.
Le carte 183 verso-1 9 3 contengono gli undici Capitoli d ella
Sposizione di Mino d' Arezzo, e fram m ischiati con q u esti, tre Ca­
pitoli del Boccaccio, al quale erroneam ente si attribuiscono tu tti
o quattordici da due sottoscrizioni poste sulle carte 187 e 193.
Bandini, VII. 558-560.

* V II. L aurenziana (Cod. G addiani, n.° 4 3 6 ), Pluteo L X X X X
Sup. n.° 139, Codice cartaceo in 4. del secolo X I V , scritto i n
(1) A tempo del Biscioni lo possedevano i fratelli G uidi. Così il Biscioni
nelle sue Giunte al Cinelli IX. 340. Ma esso indubitatamente sbagliò la d ata
dicendolo del 1446.

�RISTRETTI DELLA DIV. COMMEDIA

227

buon carattere sem igotico, in buono slato , co'titoli e le iniziali
rossi. H a la Sposizione di Mino d’A rezzo, carte 1 -1 6 , divisa
come suolo, in undici p a rti, ma sotto il nome di Jacopo figliuol
di Dante. Ciascuna parte è preceduta da una intitolazione, e quella
della prim a dice così:

Compilata per mess. Jacomo figliuolo didante
Allighieri da firence. Aintelligentia di coloro
chessi dilectano di uolere sapere e intendere
Dante.
*
Questo Codice che term ina con altre scritturo di diverso a r­
gomento , fu già del Varchi, come è indicalo dalle p aro le, 178.
Bened. V archj, che si leggono sulla prim a c a r ta .
Bandini, V. 408-409.

*
V I I I . L a u r e n z i a n a ( Cod. S tro zzia n i, n.° C X L V III), Codice
cartaceo in foglio g ran d e , del secolo X IV . Vi si trova tutta la
Sposizione di Mino d’Arezzo sulle prim e 6 c a rte , meno che il
prim o Capitolo non è certam ente di M ino, ma si bene d’altro
autore che non conosciam o. E d è divisa in q uattro p a rti; la
prim a intitolata Tavola sopra tulio il dante, la seconda Chiose
sopra la prim a cantica di dante alleghieri, la terza Chiose sopra il
Purgatorio, e la q u a rta Chiose sopra il Paradiso, In fine si legge ;
E xp liciu n t glose dantis.
Bandini. VII. 546.

* IX . M a g l i a b e c h i a n a , cl. V II, n ° 1085 (Strozziana , n ,° 2 1 7 ).

Qui

comincia le dichiarazioni didante alle­

ghieri in terza rima compilate p mino diuanni
darezzo.
Codice cartaceo in 4. de’ prim i del secolo X V , composto di 29
carte, in caratteri rotondi semigotici, coi titoli rossi e le iniziali
variam ente colorite, in buono stato. Contiene tulli gli undici Ca­
pitoli della Sposizione di Mino d’Arezzo distribuiti in tre lib ri, cin­
que nel p rim o, q uattro nel secondo e duo nel terzo.
In piè dell’ u ltima carta retto si legge:
Per defendere...................sanzaltro prezzo
ingiuro chelprim o chemiperm esse
fu mino diuanni cittadino darezzo
S aria bugiardo chialtro dicesse,

�228

r is t r e t t i d e l l a

d iv .

c o m m e d ia

E sotto :
Quis finiscat ledichiarazioni didante in terza rim a . deo graziai
Amen: Questo libro e diconpagno allighutti scritto di sua mano, d i
Maggio nel Mcccc x x iiij .
E nuovam ente sul verso della carta medesima :
Questo libro e di Compagno dalessandro A llighuttj di Firenze.
Cinelli, Toscana letter. t. III.

*
X . M a g l ia b e c h i a n a , Palch. II, Cod. 40 (cl. V II. Cod. 1010),
Codice cartaceo in foglio, del secolo X V , già Strozziano di n.° 640.

Carte 1 7 5 - 1 8 1 . Ivi Senotaro lo ristretto di
tutti i capitoli del libro di dante fatti pio figliolo
detto mess. iacop.
È la sposizione di Mino divisa in undici Capitoli come nel Codi­
ce precedente, ma senza la divisione in tre p a rti. In fine sta
scritto : F initi capitoli dimess. iacopo alinghierj.
X I. G ia c c h e r in e n s e di Pistoia, Codice cartaceo in foglio, del se­
colo decim oquinto. Contiene il Paradiso con due Capitoli d ella
Sposizione di Mino d ’Arezzo senza nom e d’ au to re . È pochissimo
noto ; e 1’ esatta descrizione che ne sarà data nella Serie dei Codici
mss. la devo alla gentilezza dell’ egregio signor prof. Enrico B in d i
di Pistoia.
X II. A m b ro sia n a di Milano, Codice m em branaceo in foglio, d el
secolo X IV , ricordato dal M uratori ( Della perfetta poesia, ed i­
zione del 1 7 0 6 , I. 21 ) e dal Sassi ( H ist. litter. Mediolanensis, col.
133 ) , a dire del quale non contiene che 2 5 Sonetti Super I n
fernum Dantis a M ino de Viani Aretino (1). Il Crescim beni, d an d o
questa medesima indicazione (II. 2 7 2 ) , aggiunge che questo com ­
ponim ento si trovava ancora in un Codice del secolo decim o
q u a rto , posseduto (e forse volle dire ricordato) dal M uratori.
X III. B r i t i s h m useum di L ondra. II n.° 3459 dei Codici H a r
leiani esistenti in codesta lib reria ha due C apitoli, che c e rta ­
m ente appartengono al nostro Mino. Essi principiano così :

(1) II sig. consigliere B ern a rd o n i di Milano, da me pregato a vo lerm i
comunicare una descrizione di questo Codice, mi ha risposto che tutte le r i ­
cerche fatte per ritrovarlo dal dotto bibliotecario dell’ Ambrosiana, il sig n o r
B a rto lommeo Catena, sono andate a vuoto, a motivo delle troppo vaghe in
dicazioni che ne furono date dal Sassi.

�229

R ISTRETTI DELLA D IV . COMMEDIA

Chamin di m orte abbreviato in fe rn o ................
Chamin di P urghatorio a b b re v ia to ...............
Vedi più avanti la descrizione dei Codici inglesi della Divina
Commedia.

Capitolo sopra la Divina Com m edia di C ec­
co di Meo Mellone degli U gu rgieri ( o Ugha
ruggieri) Sanese.
Lo ricorda il Crescimbeni ( II . 272 e V. 4 ) , dicendo che ogni
terzina contiene la m ateria d ’un Canto di D ante, e che i prim i
versi delle terzine sono quelli medesimi che danno principio ai
rispettivi Canti. Cecco di Meo M ellone U gurgieri fioriva verso il
1350. Nessuno dei Codici da me veduti ha questo Capitolo.
Lami Novelle le tte r a rie , 1756, col. 612; — C inelli, Toscana letter.
III. 302; — N egri, S c ritto ri F io rent.

Recita di Dante di un F rate di S. Spirito.
Canzone di 98 versi nella quale si riepiloga tu tta la Divina
Commedia. Può vedersi nel Crescimbeni (II. 276-278), il quale la
copiò da un Codice della Chigiana, n.° 580, carta 175. Comin­
cia:
N atura ingegnio, studio, isp erien za................

A rgom ento in 7 5 terzetti della prim a parte
della Divina Com m edia .
Si vede ram m entato in una Lettera di Sebastiano Ciampi a Gae­
tano Poggiali ( Giornale enciclopedico di F irenze, t. I ., 1809, fac.
307-311 ), come esistente in u n Codice della Vallicelliana di Roma,
segnato F . n.° 4. Un ricordo apposto alla fine di esso Codice an ­
nunzia eh' e’fu scritto a Roma nel 1513 da Jacobo Antonio Benalio
Trivigiano.

*
Compendio
terza rim a.

della Divina

Com m edia

Sta sulla caria 184 verso d’ un Codice in 4. c a rtaceo, del secolo
X V , esistente nella Laurenziana, P lut. X L , n.° X X I X ; non ha

in

�230

RISTRETTI DELLA DIV. COMMEDIA

nom e d’ au to re , nè intitolazione nè sottoscrizione, e si com pone
di 45 v e rsi, com inciando col seguente :
/

E t la ragion perchuj dalor non pere.
Bandini, V. 36.

* Compendio

della

Divina

Com m edia

in

terza rima.
Anonimo e m ancante d’ intitolazione anche questo. Sta d a lla
carta 182 verso alla 188 d 'u n Codice m em branaceo in 8. cho h a
la data del 1396 , esistente nella Laurenziana ( Cod. Gaddiani )
P lu t. L X X X X , Sup. n.° 133.
È diviso in tre C a p ito li, uno per C antica; la prim a lettera d i
ciascun Capitolo è grande e co lo rita, e tutte le terzine vanno ac­
com pagnate di note m arginali che dichiarano il soggetto delle
medesime. Ed ecco le primo dei rispettivi Capitoli:
Nel meçço del camin di nostra u ita
fu im pauralo dante per alcuno
principal uitio di m orte in fin ita ...............
P er correr m iglioracqua alca leuele
uscito e dante del fondo defuncto
alm onte p u rg ator dogni fe d e le ...............
La gloria di colui che tutto mou e
seguendo beatrice dante uarcha
subitam ente al prim o et el d e n o u e ...............
Il
prim o Capitolo si compone di 103 versi, il secondo di 100, il
terzo di 106.
Il
qual Capitolo prim o si trova anche in altro Codice Lauren
ziano cartaceo in foglio del secolo X IV ( Cod. Strozziani , n °
CX LV III), dove prende tutta la caria p rim a ; ed è seguilo da d u o
altri Capitoli ap p a rtenenti alla Sposizione di Mino d’Arezzo , f o r
m ando di tal m aniera un tulio che vedesi intitolato Tavola sopra
tutto il Dante.
Bandini, V404; VII. 846.

* A rgom enti in versi della Divina C om m edia.
Stanno in un Codice Laurenziano della D ivina Commedia, P lu t.
X L , n.° X X V , cartaceo in foglio del secolo X IV . Non tu lli j
Canti però hanno l’argom ento; ma solo i prim i 32 dell’ In fern o

�RISTRETTI DELLA DIV. COMMEDIA

231

e il prim o , il decimosesto e il decimottavo del P urgatorio. Sono
tutti di 3 versi.
Bandini, V. 32-33.

* Compendio
D an te.

in

terzine

del

Paradiso di

In tutto 46 versi : e sta sulle carte 2 terso -3 retto d ’ u n Co­
dice Laurenziano in foglio, della fine del secolo X IV (Cod. M edi
ceo-Palatini, n.° L X X IV ). È preceduto da una intitolazione che
dice : Incominciasi socio breuita quello che siconliene i qsta 3 p te
del paradiso. E poi com incia:
In questa parte con alta d o c trin a ...............
Bandini, Vili. 225 .

* A rgom enti in versi a ciascun Canto
Poema di D a n te , di Gaspare G ozzi.

del

Furono per la prim a volta dali alla luce nella edizione della
D ivina Commedia eseguita in Venezia l’anno 1757, e ristam pati
poi in altre molte edizioni e nel tomo V I, fac. 140-191, delle Opere
del Gozzi, Venezia, stamp. Palese, 1795.
R is t r e t t i

in

prosa.

Rubriche ( in prosa ) fatte ad ogni canto
della Divina Commedia per lo nobile poeta
messer Giovanni Boccaccio cittadino da Firenze .
Citandole il Rezzi nella sua Lettera sopra i commenti ms. alla
Divina Commedia ( R om a, 1826, in 8. fac. 11-12) com’esistenti
in un Codice B arberiniano ca rtaceo in foglio del secolo X IV , dico
non sapere ch'elleno si trovino in nessun altro Codice, nò averlo
vedute ricordate da chicchessia . Noto per altro che nella B i
bliotheca Patavina del Tommasini (fac. 103) si vede fatto menzione
di un Codice della Biblioteca di M arci M antuanoe B enavidii, in ­
titolato: Argomenti di Boccaccio sopra Dante; ma se questo lavoro
del Boccaccio, che il Codice chiam a Argomenti, consista nelle Rubri­
che in prosa, o non piuttosto nel Ristretto in terza rim a del qualo
a bbiam parlalo di sopra, non ci è dato determ inarlo. E vuoisi

�232

RISTRETTI DELLA DIV. COMMEDIA

inoltre avvertire che nel Codice Riccardiano di n.° 1028 ( 0 . I.
n.° X IV ) , cartaceo in foglio, datato del 1457, le due prim e carte,
scritte con inchiostro rosso, contengono R ubriche in prosa col ti­
tolo seguente: Qui inchominciano le rubriche delle chiose di dante co­
ntentato p mess. giouannj bocchaccio dacertaldo poeta laurealo ............
Sim ili R ubriche stanno anche in fronte delle altre due Cantiche, o
per meglio dire, in fronte del P u rg ato rio , giacche nel Paradiso si
vedono presso che tutte com inciate e non finite di scrivere. Di q u e­
sto Codice che ha un Contento attribuito al Boccaccio, differente da
qnello eh’è a stam pa, dirò lungam ente nella descrizione dei Codici
della Divina Commedia esistenti nelle Biblioteche di Firenze.
Queste R ubriche in prosa sono probabilm ente quelle istesse
che furono pubblicate, in epoca posteriore alla L ettera del Rezzi
citata di so p ra, con il titolo seguente:

Rubriche della Divina Com media di Dante
A lig h ie r i scritte in prosa da Giovanni Boccac­
cio, e breve Raccoglimento in terzine di quanto
si contiene nella stessa C o m m e d ia , scritto dal
medesimo Boccaccio. V en ezia, tipografìa d i
Giovanni Cecchini, 1 84 3 , in 8. di 7 2 fac.
Di questa pubblicazione, fatta in occasione delle nozze M ilan
M assari Camello, è debitore il pubblico al signor Emmanuele Cico­
gna, che la corredò di una Prefazione.
L a L e ttu r a P arm ense, 1843, fac. 372.

*
A rgom enti in prosa de’ Capitoli della Di­
vina C o m m e d ia , tratti dal Codice Trivulzia
no , n.° II.
P ubblicati nell’edizione della D ivina Commedia di Udine, 1823
( I . L V -L X I X ) , sopra una copia di proprio pugno del m archese
T rivulzio. Scrive il signor V iviani che questi Argomenti sono
quelli dell’Antico commentatore, inseriti nelle edizioni di F uligno,
1472, Napoli 1474 circ a, Venezia, 1477. Io li ho trovati in m olti
Codici mss. della D ivina Commedia. Vedi più avanti la descrizione
dei Codici della Divina Commedia posseduti dalla fam iglia T ri
vulzio.

�RISTRETTI DELLA DIV. COMMEDIA

233

* A rgom enti generali delle tre Cantiche , e
particolari di ciascun Canto.
Stanno in un ms. Laurenziano della D ivina Commedia (P lu t.
X L , n.° X X IV ) , Codice cartaceo in foglio, del secolo X V . Li
Argom enti preposti ai Canti sono i più lunghi che io abbia veduti
nei Codici della D ivina Commedia da me esam inali. Vedi la de­
scrizione dei Codici D anteschi esistenti nella Laurenziana.

* S o m m a r i , ovvero

A r g o m e n t i , de’ Canti

della Cantica del Paradiso.
È una scrittura m ancante d’intitolazione, che sta dalla carta
110 alla 112 d’un Codice in foglio miscellaneo c a rta c e o , del secolo
X V , nella R iccardiana, n.° 1050 (O . IV . n .° X L ).
Lam i, C atal. R iccard . , fac. 22.

* Compendio della Comedia di Dante Ali­
ghieri , divisa in tre P a r t i . In fe r n o , Purgato­
rio, Paradiso, per la filosofia m o r a le , adornata
con bellissime figure e Geroglifici. Consagrala
A l Nobilissimo Proeclariss. sig. Alberto Abbate
di S. Paolo. V en ezia , appresso Girolamo A l
b r iz zi, con licenza de superiori, 1696, in 4*
di 1 5 8 fac.
R a ro ; ne possiede un esem plare la Palatina di F iren ze, ed e
quello che ho potuto vedere. Vi è una Dedicatoria firm ata C. G.
P , e quindi un Avviso al le tto re. Le ligure che 1’ adornano
sono copiale dall’ edizione di Venezia, M arcolini, 1544; tre sono
della grandezza della p ag in a, le a ltre lulle sono aggiustale nel
corpo del testo.
Crescimbeni, II. 279; —

*

Serie del

Volpi e di Padova.

A rgom enti ( in prosa ) sopra ogni Canto

del Poema di

Dante

A li g h ie r i . In

Verona,

�234

RISTRETTI DELLA DIV. COMMEDIA

presso D ion igi Romanzarti , 1 744,

in

8. di

32 fac.
L. D om enico Salvi li dedica A l sig. Leone de'Leoni, nobile R i
minese. E ’ furon poi ristam pali n ell'ed izio n e della D ivina Com­
m edia di Venezia , 1749.
Narra il Pindem onte n e ll’ elogio di Lodovico Salvi ( Elogj di
letter, i tal., M ilano, S ilv estri, 1829, II. 152) che questi aveva in ­
trapreso lunghi e faticosissimi studi per comporre un’opera che
avrebbe intitolala Dantes redivivus.
Novelle Letterarie di F irenze, anno 1774 , col. 407 , anno 1775, col.
679 ; — Catal. mss. della Palatina e della Riccardiana,

A rg o m e n ti nuovi di Romualdo Z o tti, G iu ­
seppe Borghi e Niccolò T om m aseo.
Stanno respettivam ente nelle edizioni della D ivina Commedia
di Londra, 1808 e 1819, Firenze, 1827 e Venezia, 1837. Vedi le fac.
1 3 0 -1 3 1 , 148, 16 9 , 182-183. Q uelli del Borghi si ristam parono
in m olte a ltre e d izio n i.

Su m m ary in prose o f the In fe rn o , Pu rga­
torio and Paradiso.
Sta in un’opera della quale parlerò al § . S tu d i critici sul testo
della Divina Commedia , in titolata: Dante or the Italian pilgrim ' s
progress , by L eight H u n t, London, Chapm an, 1845, in 8. picc.
A ggiungo che argom enti inglesi in prosa si trovano anche nella
traduzione del C ary.

�RIDUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

235

§. V. RIDUZIONI IN PROSA ITALIANA

Riduzione in prosa della D ivin a Commedia,
di Ferdinando A rrivabene.
Sta in fronte dell’ edizione della D ivina Commedia fallasi per
cu ra del medesimo a Brescia dal 1812 al 1817, in 4 volum i in 8 .
(V . afa c. 1 3 7 ). Questo lavoro si rim ane alla Cantica del P u rg a­
to rio. L’ autore ne avea ledi già de’ fram m enti all’Ateneo di Bre­
scia. Vedansi i Commentarti di quest’ A ccadem ia, B rescia, B et
toni, 1814, in 8 .

* Parafrasi in prosa degli undici primi Canti
dell’ Inferno , di Gabriele Rossetti.
Sia nel volum e prim o della Divina Commedia pubblicata per
cu ra del Rossetti a Londra nel 1826. V edi a fac. 165.

La

Divina C om m edia di

Dante A ligh ieri,

tradotta in prosa da G. C. professor di lingua
italiana in Blois. I cinque primi Canti. B Io is ,

G iro u d ,

18 29 ,

in

18.

Non è vero come dice il frontispizio ; perchè non vi sono che
i Ire prim i Canti e il principio del q u a rto .

* Parafrasi
dell’ Inferno.

in prosa dei primi

sette Canti

S ta nell’ edizione dei prim i sette Canti fatta dal lord Vernon
nel 1842, Firenze, P iatti (V . a fac. 1 9 2 -1 9 3 ). In una nuova
edizione che egli sia preparando dell’ I n fe rn o , tu tta questa Can­
tica si troverà p arafrasata.

�236

TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

§.

VI. TRADUZIONI

T r a d u z i o n i in d i a l e t t i i t a l i a n i

Fram m enti dell’inferno di Dante in dialetto
milanese , col testo a fronte .
Canto I , e fram m enti de’ Canti I I , I I I , V e V II (1).
Opera del celebre Carlo Porta , pubblicata insiem e colle a l t r e
s u e Poesie scritte in dialetto milanese, M ilano, per Vincenzio Ferra­
rlo, 1 8 2 1 , 2 vol. in 1 2 ; — Ita lia , 1 8 2 6 , in 12; — M ilano, per Vinc
enzio Ferrano, 1 8 3 7 , in 1 8 ; — Ita lia , 1 8 4 1 , in 1 6 . ; — M ilano,
Borroni e Scotto, 1 8 4 4 , in 16.
T r a d u z io n i l a t in e in v e r s i

in e d it e

Traduzione in versi esametri di Coluccio Sa­
lutati .
In e d ita , m eno un tratto che si riferisce a p arte del Canto X V I
del P urgatorio, esistente nel suo libro De Fato et Fortuna: e che era
stalo pubblicato già dal Mehus nella Vita del Traversari, fac. CCIX,
e dal Corniani nei Secoli della letteratura italiana ( edizione del
1818, I. 347). Scrive il Mehus d’ aver cercato inutilm ente di questa
traduzione ne’ Codici F io re n tin i; e pare che si possa con sicurezza
afferm are che ella è andala perduta.
P e lli, fac. 4 7 5 ,

nota 55.

Traduzione in versi latini di Antonio
Marca , dell’ ordine de’ Minori.

della

Sulla fede del Crescimbeni ( II. 283) e del Vandelli ( Symbolae
litterariae del G ori, t. V I), ripeliamo che si vede citala da Ma-

(1) Dal signor consigliere Giuseppe Bernardoni di Milano, che ba avuto
in m ano i m anoscritti lasciali dal P o r ta , sono assicurato che questi fram ­
m enti a stampa sono i soli che il Porla abbia tradotti.

�TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

237

riano F iorentino ( Croniche, lib. 5 , cap. 42, § . l . n.° 36) il quale
racconta che si trovava già nel Convento di Fano. Un tal m ae­
stro Lorenzo Astemio di M acerala se la prese p er se. Vedasi in to r­
no di ciò anche il W adingo, tomo V II, all’anno 1485.
Cancellieri, O sservazioni, fac. 57.

Versione latina in e s a m e tri, verso per verso,
scritta da Matteo Ronto , Monaco O liv e ta n o ,
Matteo Ronto m ori n e ll'a n n o 1 3 i-3. Molti sono gli eruditi che
p arlarono di questo suo lav o ro , fra gli al tri il Bulgarini nella
sua Difesa contro Carriero (Siena , 1588, fac. 7 4 ) , Giovanni de
Augustinis nella sua Storia degli Scrittori Veneziani (II. 611), il
Tiraboschi, t. V, p. II, fac. 512, YA ndrei, ec. Notissimi sono i Co­
dici seguenti:
B i b l i o t e c a d i L u c c a . Magnifico Codice m em branaceo, in fo­
glio, scritto verso il 1380, contenente la traduzione di Matteo Ronto
col testo del Poema a fro n te . F u acquistato in com pra dal P iatti
libraio in Firenze, per 500 francesconi, nel 1844. Ed ecco la descri­
zione che egli ne dà nel suo Catalogo del 1838, fac. 199-200.
Questo prezioso Codice è composto di 403 carte con un bel m ar­
gine e scritto in caratteri n itid i. Le iniziali del prim o verso di
ogni Cantica sono m iniate col ritratto di Dante nel testo, e del
trad u tto re nella versio n e; quelle d’ogni altro Canto sono sempli­
cemente colorile o messe a o ro . Leggesi nella prim a p agina: « In­
cipit prologus Fratris M albei Rompto de Venetiis, ordinis S . Bene­
d ic i Montis Oliveti super Libro Dantis per ipsum in metro latino re
d a cu m in civitate P istoni merito compilatum.
Nobile Dantis opus, celebri virtute m icantis.
Leniter in metrum sludui transferre lalinum ,
Illud ut ilalice non solum gentibus allum
Funderet eloquium jocundi thematis eie. etc.
Clara satis genuit vatem Florentia Dantem,
Grecia sed Fratrem peperit me Rompto Matheum
Vaticolum sciolum , venelique fuere parenles.
Le prim e terzine del I Canto dell’inferno son tradotte cosi:
Contigeram nostre medie tunc tempora vite
Cum nemorosa reum me repperit, u ra q u e stiva
Tram ite cujus eram tenebris delirus ab equo.
Quam m ihi difficilis res est depromere quantum

�238

TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

H ec erat informis silvestris et aspera fortis
Silva melum renovat, que cum tum cogito turpem
Hanc fore bilis habct quantum mors squallida ferm e;
Ast u t agam quantum tunc utile nactus in illa
Ipse fu it quedam milii cognita dixero prim um etc.
Il testo di D ante (il quale comincia sul verso della caria p rim a ,
avendo a fronte la traduzione che com incia sul retto della seconda)
ha delle varie lezioni dallo stam pato. In fine della prim a Cantica
dice il trad u tto re :
E xp licit hic herebi de penis cantica prima.
Avanti il P urgatorio fa il medesimo prologo che avea fatto
a ll’in fern o . Di quando in quando si trovano in m argine alcune
postille latine molto interessanti per l’ intelligenza del testo e
d ell'isto rie accennate . In fine del P urgatorio si legge :
E x p lic it hic pu rgat que cantica crimina feda.
Avanti il P aradiso è il solito prologo, e così incomincia la versione:
Gloria summa Dei qui commovet omne per orbem
Mirifice totum penetrai, sed fulget in una
Parte magis rulilans, alibi stat luce minore eie.
T erm inato il P aradiso si tro v a:
E x p lic it excelsi paradisi cantica sacra.
Chiude la versione u n ’apostrofe in esam etri ad urbem P istorien
sem che com incia :
Parte Inique pulcra manes o dulcis ab omni etc.
In questo com ponim ento descrive lo fatiche da lui d u rate per dar
fine a questa sua versione, au gura ogni bene a Pistoia , e si r i­
volge a Bartolommeo Gambacorti P isano, a m aestro Michele m e­
dico di Pistoia ed a m aestro Francesco frate m inore parim ente
P istoiese, rendendo loro molle grazio. N ell’ultim a carta è u n ’Ele­
gia che principia cosi :
Ecce quod aucupium m i hi translatio Dantis
Denique retribuii, premia digna ferens :
Pro meritis tanti talisque laboris ameni
Hec lulil ut fierem subligulatus * ego ;
Vasa lavanda sui milii sordidus uncta coquina
Prebuit et manibus subdidit illa scopam etc.
Prosegue a descrivere tutte le vili faccende cui fu condannato in
pena di aver fatto questa traduzione, p iu ttostochè attendere ai
m onastici esercizi ; e potrebbe anche supporsi che fosse cosi pu­

�TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

239

n ito , perchè da alcuni teologi di quei tem pi D ante fu tenuto
per autore sospetto d’ eresia e pernicioso.
F in qui il Catalogo del P ialli. Aggiungo che questo preziosis­
simo Codice è quello istesso che esisteva una volta presso i F ra ti
di Monte Oliveto in quel di S ien a . E la descrizione datane dal
P ia tti è interam ente conform e a quella che già ne aveva data
l ’abate Giulio P erini nella sua Lettera sopra l 'Archicenobio del
Monte Oliveto, F iren ze, C am b iag i, 1 7 8 8 , in 8 . , fac. LX V
L X X III.
Non vo’ per altro passarmi d’ osservare che la qualità dal si­
gnor P ialli attribuitagli di Codice unico (il solo, vale a dire, com­
pleto) non sussiste. Completissimo senza dubbio è un altro ms.
esistente nella Biblioteca di Santa Genevieva di P arig i; e completo
pure è quello che scoperto a Castelnuovo, anticam ente capo luogo
della G arfagnana , 1’ anno 1751, venne poco appresso esattam ente
descritto da Domenico V andelli archivista del Duca di Modena, in
u n a lunga Notizia inserita fra le Symbolae litterariae del G ori
(Decas secunda, Romae, Palearini, 1752, in 8 ., VI 1 3 9 -1 9 1 ),
in tito la ta: Sopra la Divina Commedia di Dante Alighieri tradotta
in versi esametri latini da Frate Matteo Ronto.
B ib l io t e c a d i santa G e n e v ie v a di Parigi, Codice cartaceo, in fo­
glio, del secolo X V , segnato Y. L. 2 , di bella lettera, composto di
254 carte num erale. Ne fa menzione il Mulini ne’suoi Documenti di
storia italiana, F ire n z e , 1836 , in 8 ., to m o I, fac. L X X III. (1)
C o d ic e d i G a r f a g n a n a , M s. in 4. gr. colle coperte di legno ri­
vestito di m arrocchino rosso , in carta grave ed in carattere assai
chiaro, ma con ispesse ab b re v iatu re , di epoca, per quanto dice il
V an d elli, posteriore al 1 4 0 0 . E ra adorno d’ iniziali m in ia le , e il
frontispizio fatto in maiuscole rosse portava cosi:
D a n t e s A l g e r in v s q v i
ex

m aterno

S m o n e in l a

TINV HEDACTVS FVIT
I n c ip . *

Aveva in m argine e in piè di pagina parecchie postille e anno­
tazioni per servire ad uso di com ento, note interlineari esponenti
i sinonim i, gli epiteti e il significalo de’vocaboli latini oscuri. In

Catal. libr. mss.

( 1 ) L’Haenel nel suo
(fac. 285), storpiando il nome
del traduttore, cita questo ms. sotto il seguente titolo:
in

Dantis Comedia
metro latino per Mattheo Aorto de Venetiis de ordine Benedict.

�t r a d u z io n i d e l l a

d iv .

c o m m e d ia

una carta preposta a quella del frontispizio trovavasi un Proe­
mio di 22 versi, dove il traduttore espone i motivi che l’ hanno
determ inato a m ettersi a quel lavoro e dà contezza del suo nom e,
cognome, p atria e professione. Il qual Proem io, o Prologo che vo­
glia d ir s i, esistente p u re , come il lettore ha veduto dalla prece­
dente descrizione, nel Codice di Lucca, fu già pubblicato per in ­
tero dal M ehus e dal Vandelli. Da un epigramma poi di 4 versi che
seguiva sulla carta medesima del Prologo dopo uno spazio bianco
d ’ una linea (anche questo pubblicalo per cura del Vandelli), paro
che il copista del m s ., e l’autore nel tempo istesso delle postille e
delle note in te rlin e a ri, sia stalo certo frale Olivetano chiam ato
Johannes Bonino. In fine del Purgatorio e del Paradiso erano due
sottoscrizioni analoghe a quelle del Codice di Lucca, e alla Cantica
del Paradiso teneva dietro l ' Apostropha ad urbem P istoriensem.
Q uest’ apostrofe, ricordata anche, come s’è visto, dal P ialli nella
descrizione del suddetto Codice, si trova per intero nella già citata
opera del V an d elli, dove sono p u r rip o rtali non pochi passi della
traduzione.
In principio del Codice stavano alcuni com ponim enti in versi
esam etri e pentam etri, scritti della medesima mano che il resto del
Codice, I’ uno de’ quali, accennante l’epoca della m orte di D ante,
è quello che vedesi nella Vita di Dante del Boccaccio, p u b b li­
cata 1’ anno 1477 in fronte dell’ edizione Vendeliniana ; un a l­
tr o , pubblicalo in seguito più volle ed in vari lib r i, è il noto ep i­
taffio di D ante : Iu ra M onarchiae................
I
due Codici che appresso, de’ quali parlò già il Meh us alle
fac. C LX X II-C L X X V della Vita del Traversati, non sono perfetti.
*
M a g lia bech ia n a , Palch. IV , n .] 82 ( antic. n .] cl. V II.
Cod. 1022), Codice già S trozziano di n.° 917, cartaceo, in foglio,
del principio del secolo XV , di lettera molto bella , co’ titoli
scritti con inchiostro ro sso , in buono stalo ; consta di 116 car­
te , contando anche le carte 42-45 che son bianche. In piè della
prim a , che anticam ente servì di coperta , si legge : Del sen.re
Carlo di Tommaso S tro zzi 1670. Le imperfezioni sono nelle Can­
tiche del Purgatorio e del Paradiso ; la prim a delle quali non
com incia che col verso 55 del Canto X , e 1 altra finisce col
verso 34 del Canto X X V II. Il Codice ha parecchie cancellature
e correzioni, scritte della medesima mano che il rim an en te del
testo; m a non per questo vorrem o crederlo au to g rafo ; anzi code­
ste correzioni istesse svelano l’opera del copista, perchè le non
fanuo altro che ristab ilire no’ v ari luoghi del testo talune pa-

�TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

241

role eho eransi per distrazione scam biate con a ltre e rip o rtate
invece dove non dovevano andare.
*
L a u r e n z i a n a , P lu t. X X X I X , n.° X L , Codice in 4. gran d e
miscellaneo cartaceo, del secolo X V , contenente pochi fram m enti
della traduzione di Matteo Ronto , che com inciano , senza cho
vi si vegga preposto alcun titolo , alla carta 135 e vanno fino
alla carta 138. Questi fram m enti consistono nel Prologo, nei p ri­
mi 28 versi d e ll In fe rn o , ne’prim i 6 del P u rg a to rio , nelle prim e
20 terzine del P aradiso , nell’ Apostropha e nel M archilogium ,
term inando con un com ponim ento di 6 versi dopo i quali sla
sc ritto : Per fratrem M atheuz ronto. A m . In m argine vi sono va­
rie note d 'a ltra m ano. A ggiungerò che alcuni fram m enti del M ar­
chilogium in tandem civitatis Pistoriensis (35 versi) si trovano an ­
che a carie 201 verso d’altro Codice Laurenziano, * m em branaceo in
foglio, del secolo XV (P lu t. X L . n." 34). N ella notizia del V an
delli sul Codice della Garfagnana già da noi r a m m e n t a t o , si ve­
dono notate m olle varianti che si riscontrano fra quel Codice ed
il Laurenziano, pèr via d’ un r a ffrontam ento tra i prim i versi di
ciascuna Cantica d’ am bedue i Codici.
Due altri Codici di questa traduzione furono ricordati dal
l’Agostini (Scritt. Venez. II. 6 1 2 -6 1 4 ); il prim o m em branaceo in
fo g lio , ricordato anche dal Dionisi no’ suoi Aneddoti (n.° 2 , fac.
65), si possedeva da Pier Antonio Pellegrini di Trieste, nobile Aso­
lano ; il secondo, più moderno e cartac eo , esisteva nella Biblio­
teca di S . Vettore dal Corpo di Milano ( l ) .
Caudini, II. 326 e V. 38; — Montfaucon , fac. 319; — Crescimbeni , II. 282;
— Zaccaria, Stor. letter. d 'I ta lia , VI. 632 e IX . 154 ; — Pelli, fac.7 5 ,n o ta

( i ) « Aboliti gli Olivetani d i S. Vettore d a l Corpo di M i l a n o , per disgra
zia di que’ lempi andarono disperse tante cose di pregio che essi avevano.
* Alcuni m anoscritti che loro appartenevano furono allora com perati dall av
vocato Francesco Reina. Morto lui, la sua biblioteca andò al libraio P aolo
Antonio Tosi che mandò quasi tutti i m anoscritti latini in Francia, e vendè
gl'italiani al signor Gaetano de’conti M e lz i. Il Tosi p e rò , col quale ho
parlato, si ricorda benissimo che la traduzione in versi Ialini della Divina
Commedia falla da M atteo R onto non era tra i m anoscritti del Reina.
D a una lettera del sig. G iuseppe B ernardoni di M ilano ) .
Vengo assicuralo dal signor A u d in , bibliofilo all' Italia ben nolo, che
qualche anno addietro, il libraio Gnoato di Venezia possede\a un altro Co­
dice ms. della traduzione del Ronto.

16

�242

TRADUZIONI D ELLA d i v . c o m m e d i a

55; — Ciampi, Mem. d i Nic. Forteguerri, Pisa, 1813 , in 8.» , fac. 19-21 ;
— Tiraboschi, t. VI, p. 2. 198; — Cancellieri, O sservazioni, fac. 57.

T radu zione

in

versi

Divina Com m edia , di
scovo di B e r g a m o .

esametri

latini

della

Gian Paolo Dolfin , ve­

Esiste in autografo presso gli e re d i. Debbo questa notizia alla
gentilezza del signor G. Pieci di B rescia.

Traduzione in versi latini d ella Divina C o m ­
media , dell’ abate Cosim o della Scarperia di
F iren ze.
L ’ autore m oriva nel 1778 ; o questo lavoro di lui rim asto ino­
dilo si conserva nella Biblioteca del Seminario di F irenze, a cui fu
donato da Antonio dell ' O gna, pievano di S. Giovanni M aggiore in
M ugello. Alla traduzione precede la Dedicatoria a mylord Nassau
Clavering , conte di Cowper e pari della Gran B rettagna. G iudicata
dall’ abate P erini nella sua Lettera sopra l'Archicenobio del M onte
Oliveta ( fac. LX X 1II ) superiore d’ assai per bontà e per eleganza
di stile a quella di Matteo Ro n to , ebbe poi nell’ anno 1803 l’onoro
d ’ essere presentata alla Società Colombaria di F irenze , la q u ale
ne fece pubblicare il prim o Canto nelle sue Memorie storiche, (F i
renze, stamp. A lb izzia n a , 1803, in 4. fac. 9 5 - 9 8 ) , u n itam en te
ad un apposito articolo del signor Lorenzo C an tin i. E nel Poligrafo
di M ilano venne in appresso inserito il Canto V. ( n .° d e l 23
maggio 1813, anno III, fac. 8 3 8 ).
V ita di D ante del Filelfo, edita dal Moreni, fac. 97, in nota; — Ar
taud, Vie du D ante, fac. 523.

Notizie e

Saggio d ’ una traduzione

in esa­

m etri latini della Divina C om m edia, dell’ abate
G iovan G irolam o Carli.
Lavoro in e d ito , citalo dal signor Lorenzo Ilari nel suo Indice
della Biblioteca di Siena (Siena, tipografia dell’A ncora, 1844, in 4 .
fac. 177 e 311. ) L’ autore rinvia per notizie più diffuso a u n a
parte del suo Indice che non è per anche p u b b lic a ta .

�TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

A

243

STAM PA.

F ram m enti inediti dell’ Inferno in versi esa­
metri la t in i, tratti dal Codice Fontaniniano.
F urono pubblicati con separata num erazione (X X X III fac. )
dall’ abate V ivia n i, in fine del tomo III della sua edizione della
Divina Commedia di Udine, 1823, facendovi precedere una Lettera
al com m endator B a rto lin i. Consistono in 152 versi del Canto IV ,
150 del V , 135 del V I e 69 del V II.
E nolo che taluni hanno sostenuto , e forse sostengono , che il
pensiero prim o di D ante era stalo quello di dettare il suo Poema
in lingua latina ; per molli di coloro che tengono siffa tta opinione,
i fram m enti rim astine sono quelli di cui ora parliam o. Cosi la
pensava il Dionisi ( Preparaz. storica , II. 209 ) il quale si fa forte,
come di au to rità irrecusabile , della Lettera di frate Ilario ; e po­
teva aggiungere che lo d ic e, nel suo Comento a D an te , anche il
Boccaccio ( E d iz . del 1724, V. 1 7 ) . Nè vuoisi tacere che il Proe­
mio d ’ un Comento anonim o esistente nel Codice Riccardiano di
n.° 1016, e del quale si hanno anche altre copie , comincia con
queste p aro le: Auea cominciato laudare questa sua commedia in que­
sti versi latini ULTIMA REGNIA CANAM ............ Chi avesse va­
ghezza di vedere stesam ente trattala la qnislione, legga nell’.
A
nedoto IV del Dionisi un capitolo intitolato: Perché Dante abbia
scritto il maggior suo poema in lingua volgare ; e nelle Osservazioni
del C an cellieri, fac. 5 1 , il paragrafo : Perchè Dante non formò il
Poema in latino.
Questo Codice Fontaniniano, del quale d aro a suo luogo la
descrizione , fu citalo già dal Salvini nelle sue Osservazioni sul
Comento del Boccaccio ( 1724, II. 3 3 6 ) , dove egli ram m enta un
ms. della Divina Commedia in fronte del quale si vedevano da 20
a 30 versi latini. Il F ontanini, Eloq. I tal. libro II, cap. 13, rettifi­
cando le parole del S a lv in i, ne portò il num erò a delle centinaia
p arecch ie.
Crescimbeni, II. 276; — Pelli, fac. 160 , nota 1 0 ; — Galeoni Napione,
Mem . dell’Accad. d i Torino, XXXI. 250-251;— Troya, Del veltro etc., fac.
83 e 183.

* L e Similitudini della Divina C om m edia di
Dante Alighieri, trasportate verso per verso in

�24 V

lingua

TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

la tin a , da Carlo d ’ Aquino della C o m ­

pagnia di

Gesù. In R o m a , nella

del K om arek , 1 7 0 7 ,

stam peria

in 8. di 1 83 fa c ., più

una carta in fine per l’ E r r a ta .
Libro non co m u n e , di cui ha un esem plare con annotazioni
m arginali del secolo passalo la Riccardiana.
Mazzucchelli, I. 910; — Serie di Padova; — Giorn. de’L etter. di Venezia,
XXXVII. 133 e XXXVIII. 492;— Catal. B ibl. Acad. P is a n a , fac. 9 6 .;— Cat.
ms. della Palatina.

Traduzione in versi latini del Canto d ’ U g o ­
lin o , di Carlo Lebeau .
Inserito fra i suoi Carmina latin a , P a r ig i, 1 7 8 2 , e 1816.

*L a Com m edia di Dante Alighieri, trasportata
in verso latino eroico da Carlo d’ Aquino della
Com pagnia di Gesù, con l’ aggiunta del T esto
Italiano e di brevi annotazioni. In N a p o li ,
per F elice M osca , 1 7 2 8 , 5 vol. in 8 . gr. di
3 3 3 , 331 e 3 3 9 fa c .
Il testo ita lia n o , per il quale adottò il d’ Aquino la lezione
degli Accademici, è stam pato in caratteri corsivi; la traduzione a
fronte in caratteri ro m a n i. Le prim e 15 facce del volume p rim o
h anno una Prefazione ; le Annotazioni son posto in fine di ciascun
volum e.
L ’ opera era stata im pressa in Roma e lo stampatore si ch ia­
m ava Pietro B ernabò , ma poiché fu giuocoforza contentarsi d ’un a
perm issione extra urbem (V ed i a fac. 15 del tomo p rim o ), si do­
vette porre sul frontispizio la falsa indicazione di N apoli. Ed
aggiunge il Mazzucchelli ( S critt. h a i. I. 9 1 1 ), che non essendosi
per anche vedute a quel tempo edizioni Romano della D iv in a
Commedia , lo stam patore si aspettava da un mom ento a ll’ a l­
tro che il Governo s’im padronisse della sua edizione, com e di no­
vità non gradita.
Questa traduzione è in grande stim a, come m ollo fedele ch ’ella
è ed anche elegante o piena di bellissim i versi. Per chi non in d o v inase

�TRADUZIONI DELLA D IY . COMMEDIA

245

nasse il motivo delle lacune che talor vi si tro v a n o , il trad u tto re
stesso si è fatto un dovere di spiegarglielo nella sua Prefazione ;
e’dice che disdicevole affatto a scrittore religioso sarebbe stato
il ferm arsi sopra cotali luoghi del Divino Poem a.
Afflitto, Scritt. N apoletani, I. 403; — Giorn. de’ letter. di Venezia, t.
XXXVIII, pari. 1. fac. 493; — Cancellieri, Osserv. fac. 6 2 ; — Serie di Pado­
va ; — C atal, ms. della Magliabechiana.
23 fr. L a Sern a ; — da’ 15 a’ 18 fr. secondo il Brunet, II. 19.

Per le conspicue nozze del nobile uomo D o­
menico Melilupi marchese di Soragna , colla
nobile donzella Giustina Piovene contessa P or­
to Godi Pigafetta. Padova, tipogr. della M i
nerva, 18 3 5, in

8.

di 48 fac.

Il regalo a’ novelli sposi é una traduzione in esametri di Fran­
cesco Testa degli episodi di Francesca da Rim ini e del conte Ugo
lino , che non erano stati tradotti dal padre d’ Aquino.

Per le nobilissime nozze del conte Alessan­
dro Piovene Porto Godi Pigafetta colla contessa
Lavinia Franceschinis. Pa d o va , tipogr. della
Minerva , 18 36, in

8.

di

5‘2

fac.

Vi sono i Canti X e X XV dell’ Inferno tradotti ancor questi
d al Testa.

Per le nobilissime nozze del conte Patrizio
M agaw ly colla contessa Lucrezia Piovene. P a ­
d o v a , tipogr. C artallier e Sicca , 183 8, in 8.
di 3 2 fac.
A ltra traduzione del Testa di due passi della Divina Commedia,
il primo nel Canto X I e 1’ altro nel X X X III del Paradiso, col testo
a f ro n te , pubblicata già in fogli volanti fino degli an n i 1833
e 1837.
B ibliogr. ital. 1835, n ° 1469; 1837, n ° 2626; 1839 , U.° 144.

�246

TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

* L ’Inferno di Dante, ossia la prima Cantica
della Divina Com m edia , tradotto e schiarito a
senso preciso di frase in versi eroici latini cor­
rispondenti dal prof. Antonio Catellacci. P isa ,
Ranieri Prosperi, 1819, in 8. di X V I —3 27 fac.
La pubblicazione di questo lavoro fu preceduta da un M a n i­
festo di 7 fac. in 8. contenente un Saggio di traduzione e portante
questo titolo: Invito agli amatori della poesia italiana e della latina
a favorire un’ opera, ec. Di questa traduzione, che va col testo a
fro n te , fu parlato nelle Effemeridi letterarie di R o m a, I. 9 -1 8 , e
nella Revue encyclopédique, X I. 158.
Brunet, II. 19; — B iogr. ita l. del Tipaldo, VI. 20-22.
7 paoli 1 /2 , Catal. Piatti del 1820.

Traduzione del primo Canto dell’ Inferno di
Dante in versi la t i n i .
Sta in u n a raccolta di versi latini pubblicata per cu ra di Nic­
colò Tommaseo; il quale si trattenne a parlarn e ne’suoi Nuovi scrit­
ti, Venezia, tipogr. del G ondoliere, 1838, in 8. fac. 44.

* Saggio d ’ una versione latina
A lig h ie r i, Canto 5 5 dell’ Inferno .

di Dante

Giornale letterario di M odena, t. V I I , 1843, fac. 71-77.

Quinque Capitula ex Purgatorio Dantis ,
latinitate donata a Cajetano della P ia z z a .
V i centi a ex typis Cajetani Longo, 1844, in
8. di 3 8 fac.
Traduzione in versi esam etri dedicala a Antonio G raziani ca­
nonico dalla cattedrale di Vicenza.
Un annunzio inserito nella Gazzetta di Venezia, n.° del 15 giu
gno 1844, prom ette la pubblicazione della traduzione di tutto il
Poema , col testo a fronte, dell’ edizione di Firenze, 1837, che si
com porrà di 7 fascicoli in 8. per C antica, ed uscirà dalle stam pe

�TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

247

del Seminario di Padova. Se l’opera sia ancora in parte com parsa,
non so.
T r a d u z io n i

l a t in e

in

pr o sa .

Traduzione della Divina Com m edia in prosa
la t in a , di Giovanni da S e r r a v a lle , vescovo e
principe di F e rm o .
F u composta net 1416 ed è rim asta fin’ ora inedita. Si tro v a,
lindam ente ad un Comento che fece sopra la D ivina Commedia il
medesimo a u to r e , entro un Codice Vaticano in foglio del secolo
X V , proveniente dalla Biblioteca Capponi ( Catal. n.° 45 2 ). Vedi
p iù avanti l’articolo Comenti inediti, alla parola Serravalle.

Traduzione latina in e d it a .
Traduzione in te rlin e a re , esistente in un Codice m em branaceo,
in foglio, del secolo X V , che già fu del pittore Giuseppe Bossi ed
ora si conserva nella Trivulziana di Milano ( n.° X IX ). Vedi più
avanti la descrizione dei Codici della Trivulziana.
Asserisce il padre Negri ne’ suoi Scrittori Fiorentini, che Paolo
Veneto Eremitano tradusse in latino il Poema di D ante; ma sba­
g lia ; poiché per la concorde testim onianza dell’ Agostini ( S c r it­
tori Veneziani, I. 551 ) e del signor E m m anuele Cicogna ( Inscri­
zioni Veneziane, I. 6 5 ) , Paolo Veneto compose un Comento latino
s ì , ma non una Traduzione della D ivina Com media.
T r a d u z io n i

fra n cesi

I n e d it e .

Traduction en vers français

de l ' Enfer

de Dante.
Codice in foglio, cartaceo, del secolo X V , composto di 199
carte e adorno di molte e non isprcgievoli m iniature tuttoché
non f in ite , esistente nella Biblioteca dell' Università di Torino
( Codici G allici, n.° C X X II. 1. V. 33). Q uesta traduzione è fatta
verso per verso e nel medesimo m etro che 1’ originale italiano ,

�248

TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

cioè in endecasillabi, come può vedersi dai seguenti versi co’quali
ha principio:

D' millieu du chemin de la vie présente
Me retrouvay parmis une foreste obscure
Ou m'estoye esgaré hors de la droicte sente
Ha combien ce serait a dire chose dure
De ceste forest tantaspre forte et sauvage
Qu en y pensant ma paour renouvelle et dure.
P uò vedersi descritto dal Maffei nella Succinta notizia de' mss.
che si conservano nella Real Biblioteca di Torino, inserita nel Gior­
nale de'letterati ( V I . 4 7 4 ) e ristam pala fra gli Opuscoli ecclesia­
stici del medesimo, parte della sua tintoria teologica, T rento, 1742,
in foglio, part. II, fac. 1-10. A noi basterà il d ir e , sem pre
sulla fede del M affei, che il Codice ha di fronte alla traduzione
il testo della D ivina Commedia di buona lezione.
Leggo in una Nota della Rivista Europea di M ilano (1 8 3 9 ,
III. 121 ) che nella Biblioteca della Università di T orino due tr a ­
duzioni si conservano della D ivina Commedia in lingua Provenzale.
Q uesta di che ho parlato è 1’ unica che io conosca.

Traduction en vers français de la Divine
Comédie .
Da non so quale disile pubbliche Biblioteche di Vienna d’ Au­
stria viaggiò questo Codice alla Reale di Parigi, e p o i, ven u ta
l’epoca delle restituzioni, rito rn ò a quella di V ienna. Debbo q u e­
sta notizia alla gentilezza del sig. Champollion Figeac, conserva­
tore dei mss. della Biblioteca Reale di P arigi.

L es Oeuvres de Dante trad. en vers fra n ­
çais .
Codice in foglio, ricordato con questo titolo nella Biblioteca
Hoendorfiana (fac. 23 7 , n ° 43 dei mss. ). La trad u zio n e, a g iu ­
dicarne dallo stile, dev’ essere stata fatta verso la m età del secolo
X V I,
dice il com pilatore di quel Catalogo.

Cy commence la tierce partie de la Co­
médie de Dantes , appellée Paradis .

�TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

219

Bel Codice in 4 ., m em branaceo, scritto in caratteri ro to n d i,
della p rim a m età del secolo X V I. Vedesi registrato nel Catal.
del Gaignat (n .° 1978) che lo vendè 72 fra n c h i, ed anche in
quello del L a Valliere (1783 , n ° 3571). Consta di 51 carte scritte
in linee molto lu n g h e, ed è ornalo di maiuscole colorite e messo
a o ro , non che di 8 vaghe m iniature alle 6 pollici 1/2, larg h e 4.
Il traduttore Francesco B ergaigne dedica questo suo lavoro a
Guglielmo Gouff i er, am m iraglio di F rancia, le cui arm i decorano
la p rim a carta del libro. La traduzione è in v ersi, ora decasillabi
ora end ecasillabi, le cui rim e s’ incrociauo, e non osservano l ' a l­
tern ativ a de’ mascolini e fem m inini. Ad ogni Canto va unito un
argom ento ed una dichiarazione in prosa.

Comedie de Dantes appelée P aradis.
Bel ms. con eleganti miniature a ogni Canto: contiene una
traduzione del Paradiso in versi francesi, preceduta da una spe­
cie d’
argomento che dice cosi :
Ceste est la troisieme partie
de la comedie de Dantes
qui de bon sens n' est départie
ains par questions évidentes
donne a cognoistre en des beaulx dictz
les joyes qui soni permanentes
et sé intitulle Paradis.
Q uesto m s ., che io suppongo non essere altro che quello del
qu ale abbiam o avanti p a r la to , fu venduto 7 sterline 17 scellini
e 6 denari presso il Paris nel 1791, e fi sterline e 6 scellini presso
A llen Strange nel 1801. O ra esiste nella Biblioteca di William
Beckford a F onthill A bbey.
Repertorium bibliogr. o f british lib ra ries , fac. 294.

A

sta m pa

(1)

1597.

L a Comédie de D ante, de l E n fe r , du
■
( i) Vedi nella Revue des deux Mondcs ( 4840, 453-461) un buon arti­
colo critico intitolato : Les anciens traducleu rs de D a n te , firmalo G. C.
( G ranier Cassagnac ) .

�250

TRADUZIONI DELLA D IT. COMMEDIA

tlE
n
a
D
ie
d
é
m
o
C
Purgatoire
,u
fr
Ld,
et P a ra d is, mise en ryme fra n ­
çaise , et commentée par M. Balthazard Gran
g ie r , conseiller et aumônier du roy, et abbé
de St. Barthélémy de Noyon. P a r is ,
Gesselin, avec privilège de S. M . , 1 5 9 7 , 3
n
a
e
J
vol. in 12. picc.
P rim a traduzione francese a stam pa , dedicata al re Enrico
IV , poco s tim a ta , ma ricercata m oltissim o, specialmente gli
esem plari in buono stato . Secondo il sig. A rtaud ( Catal. des édit.
du Dante ) ve ne sarebbe u n ’ a llra edizione an terio re d’ un anno ,
e il Catal, de la Bibliot. roy. de Paris (n .° 34-52 ) la cila colla data
di Paris , George Drobet (1). Nel frontispizio vedesi un ritra tto di
D an te , ed uno di E nrico I V , incisi am bedue da Tommaso de Leu;
e sotlo al ritratto del re sta un m adrigale di 4 versi diretto ( come
il discreto lettore può im m aginarsi ) a celebrarne le lodi.
Le note dell’ abate G rangier sono chiare e piene di u tili noti­
z ie, e il signor A rtaud a rriv a a chiam arle eccellenti. Q uanto poi
a lla trad u z io n e, ecco qual giudizio ne delle la Revue des deux
Mondes (n .° del novem bre 1840, fac. 4 5 7 ): « Le bon abbé G ran ­
gier s 'e s t arrangé pour trad u ire vers pour v e rs , et mot pour
m ot. Q uand il ne peut pas tra d u ire , il fourre tout sim plem ent
le passage italien dans son vers, e t il continue. Ce qui fait q u ’ il
est aussi simple de chercher le sens de G rangier dans la D ivine
Comédie , que le sens de la D ivine Comédie dans G rangier ».
Serie del Volpi, di Padova e d e ll'A rtaud; — D ebure, n ° 3338; — Ca­
t a l. La Valliere; — C atal. Bibl. Reg. Londinen sis, li. 286.
Vend. 25 fr. m arr. verde, M éon,-— 9 a io fr. secondo il Brunet, II. 49.

Traduction en prose de l' épisode d' Ugoli
n , par W atelet.
Fu pubblicala dal M arm ontel nella Poétique française (Oeuvres
com plètes, Liège, 1777, tomo V, fac. 3 5 - 3 8 ).
( t ) Potrebbe darsi che in sostanza, anziché due edizioni, fosse una sola,
pubblicala da due differenti librai; tanto più che nel f a ta l. Duriez, n ° 2648,
ne trovo menzionato un esem plare, nel quale i volumi dell' Inferno e del
P aradiso m ostrano la data di P a r i g i , George D ro b et, 1596, c quello del
P u rgatorio, P a rig i, Jean Gesselin, 1597. Ciò per altro è semplicemente una
mia congettura-

�TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

251

1776. *

La Divine Comédie de Dante Alighieri .
L E n fe r , traduction française accompagnée
du texte, de Notes historiques et critiques
et de la V ie du poète, par Moutonnet de
Clairfons. Florence, et se trouve à P a r is ,
chez Le Clerc et Le Boucher, 1776 , in 8. gr.
di I V - 5 7 8 fac. (1)
Traduzione in prosa, dedicata a Madame; ne fu parlato nella
Gazette des deux Ponts , n.° 101, nel Journal des Savants, aprile
1777, ediz. in 4. fac. 208-217 , e nel Journal encyclopédique di
Bouillon, 1777, t. I I, part. I, fac. 101 e segg. Quanto il signor
Clairfons s’ingannasse asserendo nella sua Vie du Dante che la
prima edizione della Divina Commedia fosse quella di Firenze,
1481, avemmo già occasion di notarlo.
Codesto, sbaglio grossolano di fa tto ; erro re poi di g iudizio,
l'aspra censura che egli fa nella sua Prefazione dell’opera del buon
ab ate G rangier , i cui versi chiam a pessimi ed in intellig ib ili; 0
questo dico perchè è da credere eh’ e’ tenesse m igliore la sua ,
cosa che la posterità pare non volergli accordare: « Son procédé
(dice la Revue des deux Mondes, 1840, X X IV . 457) est encore plus
sim ple. Au m oins, quand G rangier ne com prend pas un m ot
ita lie n , il le met tel quel dans sa traduction, s’en rapportant à
la grâce de Dieu et à l’ intelligence du lecteu r. M. M outon
n et lui n’y fait pas tan t de façons, il ne met rien du to u t;
seulem ent il fait une nôt e , pour dire que la différence du
génie des deux langues l’ a empêché de traduire le passage sau té.
Se ne trovano esem plari in carta grande d’ Olanda , un dei
quali è segnalo 20 fr. nel Catal. Bohaire di Lione, 1818.
Serie dell' Artaud; — Querard, France littér. I. 387; — Cat. mt. della
Magliabechiana ; — 7 fr. Catal. Barrois di Parigi, 18*5.

(i) Erroneamente descritta in forma di t ì . nella
Romana del 1815.

Serie dell’ edizione

�252

TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

1783.

L ' E n fe r , traduction nouvelle en prose ,
avec notes ( del sig. di Rivarol ). Londra e
Parigi, Merigot et Barrois, 17 8 5 , in 8. ( 1).
Alcuni esemplari hanno un frontispizio con l’
indicazione di
Paris, Didot jeune, 1785; venticinque ne furono tirali in carta
d'Olanda, uno de’
quali fu venduto 103 franchi a Parigi nel 1804,
ed un altro 11 franchi e non più, 15 giorni dopo.
Questa traduzione fu ristampata nel tomo III dello Opere del
conte di Rivarol, Paris, Leopold Collin, 1808, in 8. Riconosciuta
fino da principio per inesatta, non fu poi più guardata quando
comparve quella dell’Artaud. Di quel tempo ne parlarono le
Novelle letterarie di Firenze , anno 1785 , col. 783 , e si tornò a
farne menzione nella Prefazione dell’
edizione della Divina C o m ­
media di Milano, 1804 (fac. X X I I-X X I V ). La Revue des deux
Mondes prendendola in esame nell’
articolo già più d’
una volta ri­
cordalo da noi, v’
ebbe a notare molli e non veniali peccati; come
meglio polrà il lettore che non la conoscesse vederlo dalle parole
medesime di quel giornale che qui trascriviamo: « M. le comte de
« Rivarol de spirituelle mémoire, est un traducleur du Dante fort
ridicule. Le 18e siècle avec ses prétentions philosophiques et son
érudition plus que superficielle, ne pouvait pas comprendre
l ' œuvre profonde et théologique de Dante; il s’
en moquait:
c’
eut été bien s’il ne s’était pas avisé de la traduire ; mais
quelle traduction, bon Dieu ! C’est une chose à la fois triste et
comique de voir Voltaire et Rivarol donner des leçons de bon
goût à l’
auteur de la Divine Comédie. Tantôt il trouve que les
noms des démons sont mal sonnants, tantôt il renvoie Dante
au Dictionnaire de la Fable, ne comprenant pas, le pauvre h o m
me ! que le système mythologique de Dante s’écarte à dessein
des traditions payennes, parcequ’
il rentre dans la théorie donnée
par les Pères sur l’
origine du Polytheisme ».

(1) 11 Cancellieri ( Osservaz , so p ra l'origine della Div. Commedia,
p. 63) ricorda p er distrazione la traduzione presente sotlo la data 1775, e ne
ricorda un’ altra pur dell Inferno ed in p ro sa , che dice stampata in Londra
nel 1809: ma lo credo uno sbaglio.

�TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

253

Le note, che il signor A rtaud chiamò dotte, sono tolte in gran­
dissima parte al Comento Venturiano.
Brunet, 11. 20; — Querard, France lit ter., II. 387 ; — Renouard, Catal.
d ’un a m a te u r, 111. 78 ; — Serie dell’Artaud.
10 fr., Catal. Barrois di P a r ig i, 1845.

178. . .

Essai d ' une traduction française d 'une
partie de l ' Enfer.
Sta nella Bibliothèque des Romans, t. X X X V II, part. II.
178. . . *

Traduction en vers d 'un passage du chant
X X X III de l ' E n fer, par Voltaire.
Può vedersi nel Dictionnaire philosophique (Oeuvres de Voltaire,
ediz. Renouard , X X X V . 6 8 -7 0 ).
1796.

La Divine Comédie de Dante Alighieri ,
contenant la description de l ' Enfer , du
Purgatoire et du Paradis, trad. de l 'Italien.
P a r is , Sallio r , an I V de la République
( 1 7 9 6 ) , 3 parti comprese in un sol volume
in 8.
Traduzione postum a in prosa del conte Colbert d' Estouteville ,
nepote del gran Col b e r t , rivedula dal Sallior editore. E tenuta
in esattissim a, però se no suol far poco conto; e , a quel che dice
la Biogr. univ. , l'ed ito re ne avrebbe distrutti quasi tutti gli esem­
p la ri. Se ne trovano esem plari in carta v elin a, uno de q u ali fu
venduto 15 fr. a Parigi nel 1812 ( Catal. de M. ***, n.° 4 5 4 ).
Rimase inedita lungo lempo : ed ò quella di cui parlano il L a
lande nel Voyage d'Italie (Yverdun , 1769, l i . 3 5 5 ), il Moutonnet
de Clairfons nella Prefazione della traduzione su a , e il Monte-

�25 i

TRADUZIONI DELLA DIT. COMMEDIA
N

ntesoMquieu in una delle sue Lettere d iretta a ll’ abaie Guasco ( Oeuvres,
1788, V. 3 2 8 ).
Brunet, II. 20 ; — Q uerard, F rance littér. 11. 387 ; — Serie dell'Artaud.
6 Ir., Catal. Barrois di P a r ig i, 1845.

1805. *

Traduction en vers du chant l ' de l'Enfer
du Dante, par Carrion Nisas.
F u inserita nel Magasin encyclopédique di M illin e nel Moniteur
universel (n .° 226 del 1 805); e com parve a n c h e , col leslo italiano
a fronte , nel M agazzino di letteratura di Firenze , n.° del maggio
1805, fac. 7 6 -7 9 . È da vedersi in proposilo l’articolo seguente.
1805. *

Lettre de Louis Bridel à Carion de N i
sas sur la manière, de traduire D an te, sui­
vie de la traduction en vers français du 5 e
chant de l 'Enfer par M . B r id e l, et de celle
de M . Carion de N is a s , avec des Notes.
B asle, imprimé chez G uill. Haas , 18o 5 , in
8. gr. di 64 fac., in carta velina.
Con questa Lettera ci fa il signor Bridel, fra le altre cose, sape­
re, che egli ha fra mano una traduzione della Divina Commedia, e
che la Cantica dell’ Inferno è bell’ e fin ita . E’ giudica il signor Car
rion Nisas un poco fedel traduttore , e ciò m algrado che per tra ­
d u rre un centinaio di versi e’ n’ abbia fatti niente men che 200.
Palatina, Misceli. filol. vol. 130.

\

1811-1813. *

Le P a ra dis, poème de D a n te, traduit de
l ' I talien, précédé d' une Introduction , de la
V ie

du Poète, suivi de Notes

explicatives

�TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

255

pour chaque chant et d un Catalogue de 80
éditions de la Divine Comèdie de cet au
teur, par un membre de la société Colom
baire de Florence ( il cavaliere A rtaud di
M ontor). Paris, Treuttel et W urtz, 1 8 1 1 , in
8. di lx x x v iij- 4 9 i fac.
L 'Enfer , poème de Dante. Paris , Smith,
1 8 1 2 , in 8. di x x iv —446 fac.
Le Purgatoire, poème de Dante. P a r is ,
J. J. Blaise, 1 8 1 3 , in 8. di x x i v - 4o 8 fac.
P rezzo dei 3 volumi 18 fr., e

56

fr. per gli

esem plari in carta velina.
O lire agli esem plari in caria velina com une , uno se ne vede
registrato in carta velina g rande con figure avanti la lettera
nel Catal. Duriez , n.° 2652. Ad ogni volum e è preposta u n a
Introduzione ed una Tavola degli Argomenti della Cantica che vi si
co n tien e, ed ogni volum e ha pure una tavola in c isa ; q u ella
dell’in fe rn o , che è secondo la descrizione del M a n etti, fu incisa
dal Forsell, quella del Purgatorio disegnala dal Roehn è incisa dal
Gatine ; quelia del Paradiso è copiata dall’edizione di Roma, 1791.
Il Catalogo delle edizioni della D ivina Commedia posto in fine del
volum e del Paradiso, che fu il prim o a pubblicarsi, ha due sup­
plem enti negli altri due volumi in fin e . A lcuni fram m enti del
P aradiso erano stali q u alche tempo avanti pubblicali nel M oniteur
universel ( n .° del 30 ottobre e 12 novem bre 1810).
Questa trad u z io n e, che fu presa in esame dal signor Filippo
Irenico nel Giornale enciclopedico di Firenze, IV . 45-53, e V. 265
272 (1), va insieme con giudiziose note estraile da’più accreditati
Comenti di Dante, m assim am ente da quel del Lombardi. In F rancia
è molto slim ala come fedele ed elegante; ma un tal giudizio, gene­
ralm ente portalo sul lavoro del signor A rta u d , fu non h a guari
(i)
Vedasi ancora a proposito della traduzione del signor Artaud la P re ­
fazione d’un’opera del signor Luigi Angeloni, intitolata: D issertazione so­
p r a la v ita d i Guido d ’A r e z z o , Parigi, stamp. C harles, 1 8 1 0 , in 8., fac.
28-32.

!

�256

t r a d u z io n i d e l l a

d iv .

c o m m e d ia

contestato nella Revue des deux M ondes, 1840, X X IV , 458-461,
dove se ne parla nei term ini seguenti :
« La traduction de M. A rtaud qui a de la ré p u ta tio n , et qui
lui a coûté 24 années de tra v a u x , constitue la plus grande dé
ception de sa vie ; en général cette m alheureuse traduction ne
trad u it rien du tout que les idées de M. A rta u d , q ui ne sont
pas ordinairem ent celles de D a n te . Ajoutons q u ’ il y a des
hérésies pour faire b rû le r cent fois M. A rtau d , si l’ Inquisition
existait encore. Nous n ’ exagérons rien en affirm ant du fonds
de nôtre sincérité et de nôtre lo y a u té, que nous ne savons p ar
quel bout la p re n d re , et à quels exemples donner la préférence,
afin de justifier ce que nous av a n ço n s. . . . T out cela ne si
gnifie pas que M. A rtaud soit un hom m e sans m érite, mais o u
tre que la traduction du D ante était une tache difficile, c’était
encore une œ uvre en déhors de l’ intelligence de son temps. »
Ai 3 volum i di quest’opera vanno unite cento figure disegnate
ed incise a contorno dalla signora G iacom elli, P arigi, 1818, in 4 .
In Francia, da’ 20 a’ 25 fr.
Brune t, II. 2 0 ; — Q uerard, France contemp. I. 79; France litter. II.
ÎS7.

1817.

L ' E n fe r , poème de D an te, traduction en
vers français, avec Notes , par Henri Teras
son. Paris, Pillet, 1 8 1 7 , i n 8 .
6 fr.
F u presa in esame in un articolo firm ato P . F. T. (Tissot) in­
serito nella Minerve française, 1818, I. 156-164.
Serie di Padova; — Querard, France litter. II. 387.

1820.*

Traduction en vers français des épisodes
de Françoise de Rimini et du comte Ugo
lin, par Joseph Victor Le Clerc.
Inserita nel Lycée français , P a r ig i, 1820, in 8 . III. 3 -6 e V.
7-10.

�TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

257

18:23.

Traduction en vers de l ' Enfer de Dante
d'après les nouveaux Commentaires de B ia
gioli , avec le texte en regard, et enrichie
d 'un Discours sur le D a n te, de Notes lit­
téraires et historiques et d ' un plan géome
tral de l ' E n fe r , par M . Brait de la Mathe.
Paris, Bossange, 1 8 2 3 , in 8. di 46 7 f a c . ( 1)
7 fr.
Ne parlò la Revue encyclopédique , X X I. 419-420, articolo di
Francesco Salfi.
Querard, France littér. II. 387.
1826.

L ' Enfer de Dante traduit en fra n ça is,
accompagné de Notes explicatives raisonnées
et historiques, suivi de Remarques générales
sur la vie de Dante et sur les factions des
Guelfes et des G ibelin s, par J. C. Tarver.
Londres, Dulau , 1 8 2 6 , 2 vol. in 8. picc. (2)
Traduzione col testo a fronte , analizzata nell’ Antologia di F i­
renze , X X III. 6 4—66. Fedele ed eleganlo la stima il signor A rtaud
( Vie du Dante, fac. 5 8 4 ), di che tanto m aggior lode dovrà ve­
n irn e al tra d u tto re , straniero ad am endue le lingue. Non vedesi
ricordata nella France littér. del sig. Q uerard.
Brunet, II. 20.
10 a 12 fr . Catal. di libr. di Parigi.

(1) Del 1823 la dice erroneam ente il Brunet (II. 2 0) .
(2) Nell’ Antologia di Firenze è ricordata con questa indicazione : Lon­

dra, Knight, 1824.

�25$

TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

1828. *
La D ivin e Comèdie de Dante Alighieri f
trad. en français par A . F . Artaud,, ancien
chargé d ' affaires de France à Florence et
à Rome, avec le Texte italien en regard et
des N otes. Seconde édition. P a r is , F ir min
Didot, 1 8 2 8 -1 8 3 0, 9 vol. in 3 2., con tre inci­
sioni, di X X X I - H o , 24 6, 28 6, V lll- 2 5 4 , 2 56,
243 , V I I I - I V - 2 4 4 , 255 e 245 f a c ., carta v e ­

5o

lina.

fr.

II prim o volum e dell’Inferno ha in principio un A va n t-P ro
pos ed una Vie de D ante, differente da quella dell’ edizione del
1811 ; un altro Avant-Propos sla pure nel prim o del P u rg a to rio ;
finalm ente il prim o del Paradiso, olire il solilo Avant-Propos ,
porla in lesta una Dédicace diretta dal trad u tto re alla pro p ria fi­
g lia .
Se ne parlò nella Revue encyclopédique, X LII. 395-406 e nel
Giorn. delle provincie Venete, Contin. fascic. 1.
Il Catalogo del libraio Barrois di P arigi, 1845, r e g is tra , al
prezzo di 55 fra n c h i, un esem plare della presente edizione, nel
quale i tre volumi dell’ Inferno sono in carta color di camoscio ,
quelli del P urgatorio in caria verde , e quei del Paradiso in ca rta
color di rosa . La Palatina di Firenze ne possiede un esemplare
lutto in carta color di rosa.

1829.

La

Divine Comedie de D ante, trad.

en

vers français par Antony Deschamps. P a ris,
Ch. Gosselin, 1829, in 8. di L X I V —244 f a c .,
con una tavola. (1)
' (1) Sbaglia il B ru n e t (II. 10) dicendola del 1830

�TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

259

Non è , come parrebbe dal fro n tisp izio , la traduzione di (ulta
il Poema , ma dei soli Canti seguenti : Inferno , I, II III, V, XV
X IX , X X , X X I, X X III, X X V , X X X III; Purgatorio I , I I , V I,
IX , X , X I ; Paradiso, V, V I, X V , X V II e parte del X X V . ’
Questo lavoro detto luogo a tre dotti articoli su D ante del si­
gnor C. L. ( Lacretelle ) inseriti nel Globe del 1830, fac. 14—16,
6 0 -6 2 e 98-100. Vedasi ancora la Revue encyclopédique, X LV I.
207-209 ed il Poligrafo di Verona , V I. 206-208.
1831.

Dante, trad. en vers français p ar stances
correspondantes aux terzets textuels , sur un
texte nouveau quant au choix des variantes
et au mode de ponctuation, par Joseph A n­
toine de Gourbillon. L ’ Enfer. Paris , A u f
fray , 1831 , in 8. gr.
Q uest’opera dovea form ar 3 volumi ; ed il Manifesto (in 8.
di 16 fac.) ne era stato pubblicato fino del 1824, col titolo se­
guente : Dante , son Poème et ses Commentateurs considérés dans
leurs rapports avec la première partie de la Divine Comédie, ana­
lysée , commentée et mise en vers sur un texte tiré des mss. les plus
célèbres, et des principales éditions anciennes et modernes, soumise à
un mode de ponctuation et d'ortographe entièrement nouveau, enri­
chie de nombreuses variantes et d'accents prosodiques et métriques qui
indiquent la valeur des syllabes et la mesure de chaque vers. P a ris,
Mongie , 1824.
Un Saggio della traduzione era stato fino dell’anno 1829 in ­
gerito nel Giorn. letter. delle Provincie Venete, I. 4 2 -5 0 , ac­
compagnalo d’ alcune riflessioni del signor Bianchetti e osserva­
zioni critiche d ell'ab ate V iviani. A quest’ultim o rispose il G our
b illon traduttore in due lettere inserite in quel medesimo g ior­
n a le , t. II, 1830, fac. 313-314. In proposito di questa trad u ­
zione son’anebe da vedersi Y Antologia di F ire n z i, X X III. 62-64
e il Poligrafo di V erona, V ili. 4 3 5 -4 4 7 , articolo di Pietro G ian
none.
B runet, II. 20 .
9 franchi, Catal. Barrois di P a r ig i, 1845.

�260

TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

1833.

Trois chants choisis de la Divine Comé­
die de Dante A lig h ie r i, avec des Notes et
une Notice sur sa vie et ses ouvrages. Tra­
duction interlinéaire du 3 e Chant de l'Enfer,
par L. Maggiolo. Luneville, Creusat , 1833,
in 12.
1835-1837.

L a Divine Comédie de Dante ( l’ Inferno )
traduite en vers français par Charles Cale
mard de la Fayette, avec le texte italien en
regard, une Preface et des Notes du tradu­
cteur. P a ris, l ' Auteur , 1 8 3 5 — 1 8 3 7 , 2 volu­
m i in 8. gr.
10 fr.
1836. *

Traduction en vers français du Chant I
de l 'Enfer , avec Notes , par Alexandre Du
mas.
R em e des deux M onde , V. 539-544. È parle d 'u n articolo cho
s’in tito la: Guelfes et Gibelins.
1837.

Fragments d' une traduction de Dante.
Episode du comte U golin, par M. Boullée.
In 8. di 4 foc.
Si trovano ricordati a fac. 337 del tomo V II delle Mémoires
de la Société académique de Savoie, Cham bery, P uthod, 1835, in 8.

�TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

1 8 3 ...

26 1

,

Essais de traduction en vers de Dante.,
par Etienne Masse.
Citati dal signor Artaud nella sua Vie du Dante, fac. 585.

1837.

La Divine Comedie de Dante Alighieri.
Enfer, traduction nouvelle en vers libres, par
A . Le Dreuille. Paris , imprim. de F a in ,
183 7 , in 18. di 6 fo g li, con ritratto di Dante
in litografia.
È un a traduzione dell’inferno en abregé. Ne parlò la Biblioteca
Italiana, XCI. 44-45, e la B ibl. univ. di G inevra, XV I I . 312—315.
E la Revue des deux Mondes (1840, X X IV . 458) la giudicò con que­
ste poche paro le. « M. Le D reuille a mis la Divine Comédie en
couplets aux quels il ne m anque qu’ un air. »
1838.

Dante Alighieri. L ' E n fe r , poème trad.
en vers alexandrins, par J. A . Mongis. Pa­
ris , Gustave Barba, 183 8 , in 8. di 27
6 fr.
1840.

La Divine Comédie de Dante A lig h ie r i.
Traduction nouvelle accompagnée de Notes ,
par Pier Angelo Fiorentino. Paris, Charles
Gosselin, 1840, in 18. gr. di 17 fogli, fr. 5 . 5 o.
Altra edizione.

P a r is , Charles Gosselin,

1843, in 18. gr. di 21 fogli.

» 3 . 5 o.

�162

TRADUZIONI DELLA DIT. COMMEDIA

Fu presa in esame nell’ Omnibus di N apoli, n.° del 22 aprila
1841 e nel Foglio di M odena, n.° 3 del 1841. Ne piace trascrivere
le parole con le quali uno de’ più celebrali giornali della Francia
fece plauso a questo lavoro d’ un giovine scrillore ilalian o : (Revue
des deux Mondes, nov. 1840, fac. 456: ) « Vu toutes les difficultés de
langue et les difficultés d’idées qui se présentent à l’entrée du
poème du D an te, nous félicitons la littératu re française de
l’œ uvre rem arquable dont M. Angelo Fiorentino vient l’e n ri
c h ir. Il faut q u ’ il ait fait une é tude bien approfondie de la
langue italienne pour avoir com pris à ce point le sens littéraire
du D ante, et il faut encore q u ’il ail fait une é tude bien plus
approfondie des grandes et sublimes matières qui sont traitées
dans la D ivine Com édie, pour en avoir à ce point rendu le sens
m oral. Les nôtes précises et claires , qui accom pagnent la tra
ductio n , décèlent un h omme d’un esprit d ro it et bien sur de
lui mêm e.
1842. *

Oeuvres de Dante Alighieri. La Divine
Comédie, traduction de A . Brizeux. La V ie
nouvelle, traduction de E. J. Delécluze. P a ­
ris, Charpentier, 1842, in 18. gr. di 5 0 4 fac.
fr. 5 . 5 o.
Se ne vedono esem plari col frontispizio variato e la data del
1841. Il volume si compone di quanto appresso: La Vie nouvelle,
con Prefazione del traduttore ; Observations sur la Vie nouvelle
dello stesso; La Divine Comédie avant Dante, di Carlo L abitte
a r ticolo già inserito nella Revue des deux Mondes; Notice sur
D ante, di A. Brizeux (I); la Divine Comédie, con alcune note ¡sto­
riche che il traduttore dice aver estratte in gran parie dai Co­
nienti del Landino , del Vellutello , del V olpi, del V en tu ri, del
Lombardi, del Grangier e del Clairfons.
Su questo lavoro scrisse un articolo il signor Carlo L abitte
nella Revue des deux Mondes, che poi com parve recato in i taliano
nella Rivista Europea di Milano (1842, I. 102-134).
(1) In essa si dice che Dante ha composto una Allegoria tu Virgilio;
notizia peregrina, che non si sa donde il signor Brizeux abbia attinta.

�t r a d u z io n i

DELLA DIV. COMMEDIA

263

1842. *

Dante. La Divine Comèdie. Enfer. Pur­
gatoire . Pa ra dis. Traduite en vers avec le
texte en regard, accompagnée de Notes et
éclaircissements , par P. A r o u x , ancien dé­
puté. Paris , Blanc Montanie r , 18 4 2 , 2 vol.
in 12. di I V - 6 2 4 e 3 2 8 - 5 o fac.
8 fr.
Ne furono tirali esem plari in caria v e lin a . Le brevi note
poste in (ine delle Gamiche sono compendio di più esteso lavoro
critico sulla Divina Commedia non ancora dal signor Aroux p u b ­
blicato . Il volume secondo si chiude con una breve Table des
noms propres; a cui tengon d ie tro , con num erazione distin ta, a l­
cuni fram m enti di traduzione dell’ Orlando furioso c delle Satire
dell’A riosto , e finalm ente la traduzione d’un Sonetto di Dante 0
dell’ultim a strofa d’ una sua Canzone nella quale si vuol ravvisare
il pensiero che s’incarnò nella D ivina Com media. E si d ic ec h e
questi due ultim i fram m enti appartengono ad una Vie de Dante et
de son siècle, lavoro fluito ma inedito del medesimo au to re .
Fu presa in esame nel Giornale Arcadico, XCII. 312-322 , nel
Progresso di N apoli, 1842, fase. 5 9 , a r tic. del sig. Giuseppe di
Cesare , e nella Revue de bibliographie analytique , 1842 , 327-329.
Catal. ms. della Palatina.
1844.

Les Oeuvres de Dante , traduites en prose
rytmique, par Sebastien Rheal. P a ris, 1844
t. I. in 8. gr.
E dizione, come dicono i F ra n c e s i, illu stra ta , e colle pagine
contornate di fregi. Si notano fra le illustrazioni i principali dise­
gni del F laxm an. Questo prim o tomo contiene 1 Inferno e la Vita
nuova .
T utta la traduzione fu promessa in tre volum i da pubblicarsi in
83 fascicoli, per 25 franchi ; il prim o fascicolo com parve nel 1843
dalla libreria Lavigne.

�264

TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

1844.

Episode de comte Ugolin, trad, de Dante,
par Florimond Levo l , avec le texte en re­
gard. L y on , imprim. de Marie , 1 8 4 4 i n 8.
dii 8 fac.
Ve n’ ha un’ altra edizione dell’ istess’ a n n o , senza il testo a
fronte, L y o n , imprim, de Perrin , 1 8 4 4 , in 8 . di 8 fac.
1844.

Dante A lig h ie ri.

La Divine

Comédie.

P a r is , impr. de Prevot, 1 8 4 4 , i n 8. con ta­
vole.
T raduzione senza nome d’ a u to re , che il giornale della B i­
bliographie française dice essere stata promessa in 3 volum i da
pubblicarsi in 63 fascicoli a 4 0 centesimi l’u n o .

T r a d u z io n i i n g l e s i

1773.

Translation from Dante , Canto X X X III.
London , 1773 , in 4 W att, B ibliot. B rita n n . 1. 194.
178 2 .

The Inferno o f Dante, translated into E n ­
glish blanks verse ( by Ch. Rogers , esqe ).
London , 1782 , in 4. di 13 6 fac.
Dedicata a sir Edward Walpole.

•

Lowndes, II. 541 ; — W all, I. 284 ; — C atal. Musaei B rita n n . I. III.

�TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

‘2 6 5

1785.
A translation o f the Inferno o f Dante
Alighieri in english verse : with historical
Notes, and the L ife o f Dante from Leonardo
Bruni ; a summary view o f the Inferno,
from W arthons History o f English Poetry ,
and an historical Essay o f the stato o f af­
fa irs in the 13th century, by Henry Boyd, A .
M . London, 1 7 8 5 , 2 vol. in 8. i o scell. i o den.
L ow ndes, II. 541 ; — W att, I. 142 e 284 5 — Brunet , II. 20 ; — Ebert,
n ° 5738; — f a ta l . M u sa i B rita n n ic i, t. III.

1802.

The Divine Comedy o f Dante Alighieri ,
consisting o f the Inferno, Purgatory and
P a ra d ise, translated into English verse,
with Prelim inary, Essays , Azotes and Illu­
strations , by the Rev. Henry B o y d , A . M.
London, R. Cadell junior and Davies, 1802,

5 vol. in 8.

1 steri. 7 sce^*

F u presa in esame nell’ Edinburgh Review, I. 307-313. Se
ne trovano esem plari in caria g rande.
Lowndes, 11. 541; — W att, 1. 142; — Brunet, II. 20 ; — Ebert, n ° 5738;
— Serie dell’ Artaud e di Padova; — Catal. M usai B rita n n ic i, t. III.

1806.

The Inferno o f D a n te, with an English
translation in blanks verse, Notes and L ife o f
the Author, by Rever. Henry Fr. Cary , A .
M. London, 1 8 0 6 , 2 vol. in 8.

16 scell.

�566

t r a d u z io n i

della

d iv .

COMMEDIA

Questa edizione è col testo italiano a fro n te .
Lowndes, li. 541 ; — W a t, I. 198; — B runet. II. io.

18 . . .

Saggi d' una traduzione della Divina C o m ­
m e d ia , dell’ H a y l e y .
Vedonsi ricordati in una N otizia della vita e delle opere di
q u e s t'a u to re , inserita nel Quaterly Review, X X X I. 283-284. E
n ell Edinburgh R eview , n ° del febbraio 1818 , si legge che essa
com prende i prim i tre C a n ti.
1807.

The Inferno o f Dante A lig h ie r i, transla­
ted into English blanks verse, with Notes hi­
storical and classical, and explanatory, and
L ife o f the Author , by Nathaniel Howard.
London, 1 8 0 7 , in 12.
8 scell.
Lowndes, II. 541 ; — W at, I. 52o ; — E bert, n ° 5738.
t

-

I

1812.

The Inferno , a translation o f Dante A l i ­
ghieri , into English blanks verse, by TV.
Hume. London, 1 8 1 2 , in 8.

9 scell.

Lowndes, II. 541 ; — W at, 1. 525 ; — Ebert, n ° S7S8.
1814.

The vision : or H e ll, Purgatory and P a ­
radise o f Dante A lig h ieri, translated by the
Rev. Henry Francis C a ry , A . M . London,
1 8 1 4 , 3 vol. in 16.
12 scell.

�TRADUZIONI DELLA DIV. CMOHEDIA

267

Lowndes, 11. 541 ; — W at, I. 284 ; — Brunet, II. JO; — Ebert, n.° 573?;
— Catal. .Musai B rita n n ic i, t. III.
181 8 .

L a medesima, seconda edizione. W ith L ife

o f D ante, Notes and Index. London, 1818, 3

56

vol. in 8. p'cc.

scell.

Q u e sta se c o n d a e d iz io n e fu p re sa in e sa m e n e ll’ Edinburgh
Review , n ." d e l fe b b ra io 1 8 1 8 , fa c . 4 5 3 - 4 7 4 , e n e ll’ Antologia d i
F ir e n z e , X X I I I . 6 6 . V edasi p u r e 1’ e d iz io n d ’ U go F o sco lo d i Lon­
dra , 184 2 , IV. 1 3 0 -1 3 2 .
B runet, II. SO.
1831.

medesima , terza edizione . London ,
John T aylor , 1 83 1, 3 vol. in 8. picc. 18 scell.
La

45 paoli, Catal. of English books del Molini, 1842.
1844. *

L a medesima, quarta edizione. A new edi­

tion corrected, w ith the L ife o f Dante, chro­
nological V ie w o f his age, a d dition al N otes
and In dex . L o n don , W illiam Smith , 1 844»
in 8. picc. di V —56a fac.
I

i o scell. 6 den.

p r e lim in a r i h a n n o u n a Prefazione d e l t r a d u t t o r e ;

in fine

d e l •volum e s ta n n o 9 c a r i e n o n n u m e r a te , c o n te n e n ti un Index o f

propers nam es.
184 4 . *

L a medesima, quinta edizione. London W i l ­

liam S m ith , 1844, in 8. grande di V III—188
fac.

6 scell.

�2G8

TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

Edizione compatta a due colonne, con argomenti in prosa e note
in piè di pagina . In fine del volume si trovano quattro carte non
num erate contenenti : Index of proper names either expressly men­
tioned, or supposed to be referred to in the preceding poeme.
Questa traduzione, pubblicata tutta intera la prim a volta, come
abbiam o veduto, nel 1814, ed onorata fin qui di qu attro ristam pe,
era dal Foscolo tenuta per la m igliore di quante se ne erano fatte
in Ingh ilterra, ed una tale reputazione si è conservala anco in ap ­
presso. Per gli schiarim enti di che il traduttore la corredò si valse
molto delle a ltre opere di D ante e più del Comento Lom bardi,
aggiungendovi di suo il confronto con vari luoghi di altri Poeti
im itati dalla Divina Commedia.
London Catal. Sup. fac. 32.

1822.*

Traduzione inglese in versi de’ primi due
Canti dell’Inferno, con un Comento, (del Taeffe).
London, John M urray, (Pisa, Tipogr. Capurro)
1823 , in 8.

18 scell.

Vedi la Serie de’ Comenti stampati della Divina Commedia .
Low ndes, II 541.

1833-1840. *

The Inferno, the Purgatory , the P aradise
o f D ante A lig h ie ri, translated by Ichabod Ch.
W rig h t. London, Longman, 1 833- 1 8 4 0 , 3 vol.
in 8. di X X - 4 5 7 , X I - 4 7 o e X X ~ 45g fac.
4 5 scell.
Traduzione con Argomenti in prosa. Ciascun volume si apro
con una Introduzione e si chiude con le Note del traduttore , le
quali nel p rim o , che è dedicato a lord Brougham, occupano lo
fac. 3 2 5 -4 3 7 , nel secondo dedicalo a lord Archbishof, le fac.
329-470, nel terzo dedicato a lord Denman , le fac. 331-459.
Il medesimo libraio Longman pubblicò, pure in Londra nel
1844, una raccolta d’ incisioni da andare unito alle sua edizione.
Della quale hanno dalo ragguaglio i seguenti g io rn ali: E d in -

V

�269

TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

dinburgh Review, L V II. 412-434; — Litterary Gazette del 1833, fac.
E
532-533 ; — Quarterly Review , X L IX . 449-464 ; — Athenaeum ,
n.° 25 del 1833.
London Catal. fac. 248, e Suppl. fac. 32.

1839.

Traduzione inglese
episodi di Dante.

in

versi

de’ più

belli

Sta D e ll’ ultim a edizione ( London, 1839, 2 vol. in 12) dell
’ opera intitolata : Poems originals and translated, di Giovanni
E rm anno Merivale. In u n ’analisi critica di essa inserita nel Quar­
terly Review, L X IV. 407-411, trovo che il signor Merivale inten­
deva pubblicare una Vita di D ante.
1843.

The first ten Cantos o f the Inferno o f
Dante A lig h ie r i, translated into English
verse, by Parsons . Boston, W illiam D. Ti
cknor, 18 43 , in 8. di 85 fac.

4 scell.

Traduzione corredafa di note , presa in esame nel North Ame­
rican Review, LVII. 496-499.
B ents litte r a ry del 1844.

1844.

Versione inglese del X X X I Canto del P a ra ­
diso di Dante , di Francesco Franck. Ferrara ,
tipogr. T a d d ei, 1 844 » i n 8 g r . d i 2 4 f a c .
È in p ro sa , e fu pubblicala per le nozze Nagliati-L a n te. Il
tra d u tto re , che è maestro di lingua inglese e francese , vi fe’ pre­
cedere una lunga P refazione, intitolata al signor m archese Gio­
vanni B raghini N agliati •
R ivista E uropea di Milano, n.° del 30 luglio 1844, fac. 125.

�S70

t r a d u z io n i d e l l a

DIV.

c o m m e d ia

1844.

F ram m enti

di Dante ,

tradotti

da

C arlo

W r ig h t e Lord Byron.
Stanno in un libro che s’ intitola : Fiori e glorie della Lettera­
tura Inglese, offerti nelle due lingue Inglese ed Italiana da Marcello
M a zzo n i, con cenni biografici e note, M ilan o , tipogr. P iro tta ,
1 8 4 4 , in 8 . gr.
184 4 .

Dantes Inferno, translated by Dayman .
London, Painter, 1844, in 8. 10. scell. 6 den.
A then o e m , 1844, fac. 267 ; — London C a ta l., Suppl. fac. 32
T r a d u z io n i t e d e s c h e

1767.

Dante Alighieri, Gedichte von der Holle,
von dem Fegeuer, von dem Paradise, aus
dem Italien ubersetzt von Bachenschwanz.
Hamburg and Leipzig , Sommer , 1 7 6 7 —
1 7 6 9 , 5 vol. in 8. gr.
2 tali.
Pregiato lavoro. A mente del signor A rtaud ( Vie du D ante,
fac. 523) alcuni passi vi si veggono resi così fedelmente e cosi
b e n e , che bastano essi soli ad attestare la capacità del tedesco
trad u tto re .
A. E. E bert, A ll gem. bibliogr. I. n ° 5737;— F. A. Ebert, Deutsche b u c
herkunde , fac. 463; — Serie dell’ Artaud e di Padova; — Heinsius. I. 6 t j.
17 . . .

Traduzione tedesca di Dante in versi sciol­
ti , dell’ Jagemann .

�TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

171

S ta n e l G iorn ale Ita lia n o d e l m e d e sim o a u t o r e .
Mémoires sur D ante del Merian.
179 0 .

Traduzione tedesca di vari fram m enti della
Divina C o m m e d ia , dello Schlegel.
S ia n e l S ag g io sopra D an te d e llo S c h le g e l m e d e sim o . B erlin o ,
B orges, 1790.
Cornia n i , I. 169.
180 5 .

Dante A lighieri, die Holle metrisch über­
setzt , nebst einem Commenter. Penig, D ie ­
nemann , 1 8 o 5 , in 8. ( i ) .
2 tali.
E b e rt, Deutsche bucherkunde, fac. 2 6 3 ;_Serie dell’ Artaud; — Hein
sius, I. 642.
1809.

Dante's göttliche Komödie, übersetzt von
C. L. K annegiesser (u. L. Hain), mit Umrissen
nach F la x man and Hummel. Amsterdam e
L eip zig , K unts, 1 8 0 9 , in 8.

1 tali. 16 gr.

T r a d u z io n e d e l so lo Inferno i n te r z in e . S c riv e p e rò I’ H e in s iu s
n e l su o L exicon ( l. 6 4 2 ) c h e la tr a d u z io n e d e l P u rgatorio fu p u b ­
b lic a ta a A m sterdam 1’ a n n o 1 8 1 1 , in 2 v o l. c h e c o sta n o 3 ta l i , e
8 g r.
T r e n ta ta v o lo in c is e d a l F la x m a n e d a ll ’ H um m el p u b b lic a te
n e ll ’ istesso a n n o 1809 f re g ia n o la p re s e n te e d iz io n e , f o rm a n d o u n
v o lu m e lto in fo g lio b is lu n g o c h e si v e n d e 5 t a l l e r i .
Ebert , Aligera. bibliogr. I n ° 5738;— Serie dell’ Artaud e di Padova;
— E rsc h , Deutschen lite r a t u r , pari. VII. n ° 1238.

(D Assicurami il signor W itte che questa edizione non esiste.

�272

TRADUZIONI DELLA D1V. COMMEDIA

1814.

Dante Alighieri's, D ie göttliche Komödie,
ubersetzt von Karl Ludwig Kannegiesser (u
L . Hain). L e ip zig , Brockhaus, 1 8 1 4 - 1 8 2 1 , 5
vol. in 8. gr.

5 ta ll.

Anche questa edizione è accom pagnala da un volum e in foglio
di 30 tavole del Flaxm an e dell’ Hummel.
11 sig. Scolari ( R agion am en to , fac. 6 7 ) ricorda un’ edizione di
Vienna presso A n ton io Pichler, 1814-1821, 3 vol. in 8. g r ., della
quale non parla 1' Ebert.
E bert, Allgem. bibliogr. I. n ° 5738; — Ebert, Deutsche bucherkunde, I.
563; — Heinsius, VI. 166-

1825.

D ie göttliche Komödie des Dante. U eber­
setzt und erflart von Karl Ludwig Kannegies­
ser Zweite, sehr veränderte auflege. L eip zig,
Brockhaus, l 8 2 5 , 3 vol. in 8. g r. con un
piano geom etrico al bulino dell Inferno, de P u r
gatorio e del Paradiso.

6 tall.

Se ne trovano esem plari in carta di F rancia molto b ella, ed a l­
tri in carta velina in 4.
1832.

L a medesima.

Dritte sehr veranderte aus

flage. M it Dante Bilaniss and geometri­
schen planen der H o lle, des Fegefeuer und
des Paradisies. L e ip z ig , Brockhaus , 18 3 2 ,
3 tall.
3 vol. in 8. gr.

�273

TRADUZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

R ivista E uropea di Milano, 1842 , I. 110; — Bibliogr. von Deutsch­
la n d , 1832 , n.'&gt; 515 ; — Heinsius, VIII. 164.
»

1843.

L a medesima. V ierte sehr veränderte auf
löge. L e ip z ig , Brockhaus , 1 8 4 3 ,

3 vol. in

12. gr. di L X X I I - 2 6 9 , 2 7 1 e 2 7 2 fa c , con un
ritratto di D a n te , tre tavole dell’ in fe r n o , del
Purgatorio e del P a ra d iso, ed una Karte von
Ober-und M ittel Italien.
2 tali. 15 gr.
Sono i volumi X X III, X X IV e X X V della Bibliotek der Clas
siker des Auslands , edita dallo stesso.
Repertorium del Gersdorf, 1843, IH. 357.
1824.

D ie göttliche Komödie des Dante Alighie­
ri, ubersetzt and erläutert von Karl Streck
f us s . Halle , Hemmerde and Scwetschk e ,
1 8 2 4 - 1 8 2 6 , 5 volumi in 8. gr.

6. tali.

Traduzione in terzine, analizzata nel Jahrbücher der literatur,
n ° X X X , 118-143 e n.« X L II, 12-26, e nel Repertorium di C. D.
B eck, 1825, I. 1 1 2 -1 1 5 , II. 347-349.
Bibliogr. von D eutschland, 1826 ,

n °

2177 ; — Heinsius , VII. 162.

1834.

L a medesima, ite ausgabe, in einem bande.
Halle, C. A . Schwetschke u. Sohn, 1 8 3 4 , in 4
gr. di 596 fac. a 2 colonne.
2 tali. 16 gr.
Ne parlò il G ersdorf nel suo Repertorium , I I . 241-242.
Heinsius, VIII. 164.
18

�274

TRADUZIONI DELLA DIY. COMMEDIA

1840.

La
(1840).

medesima.

3 te ausgabe, letzter hand.

.

Q uesta terza edizione del lavoro del sig. Streckfuss form a le
prim e 256 facce della parte seconda ed ultim a ( fascicoli 7 -1 2 ) di
u n a raccolta intito lata: Der Italienischen dichtkunst meisterwerke
in Übersetzungen von K arl Streckfuss, vol. unico in 4. di 882
fa c ., pubblicato in Halle da C. A . Schwetschke und sohn , 18391841, contenente la traduzione di D ante, del P etrarca e dell' A rio­
sto con notizie biografiche.
Ne dettero ragguaglio la Rivista Viennese del 1840 , I. 2 7 7 -279
e 1’ Jahrbücher der literatur, 1842 , n.° C. 235-266.
B ib lio g r. f u r D eutschland, 1840 , n ° 4472; — H einsius, IX. 185.

1830-1832.

D ante A lig h ie r i 's göttliche K om ödie. l , t
D eutsche prosa übertragen , u n d m it den
nothigsten erlauterungen versehen durch J .
J. H orw arter und K. V . Enk. L andshut ,
Krul l Sch e , 18 3 o - 18 32 , 3 vol. in 8. g r.
3 tali.
L ’H einsius (V III. 164) la cita colla d ata di Inns prudi, W agner,
1830-1831.
Bibliogr. von D e u tsch la n d , 1832 , n." 1816.

1832.

D ie H ollenstrasse der Frömmler. Z w ei new
entdekte gesange zu H olle des D ante A l i
g h i e r i , ubersetzt u. herausgegeben , vo n L e ­
ber F rom m . (Canto prim o). L e ip z ig , W e i d ­
m ann , 1832 , in 8. di 5 fogli.
H einsius, Vili. 365.

�TRADUZIONI DBLLA DIV. COMMEDIA

275

1836-Ì837.

D ante Alig h ieri. D ie göttliche K o m ö d ie ,
oder W a llfa rh rt durch d ie d rei G eisterR
eich , H olle, Fegefeuer u n d P aradies , vo n
D ante A lig h ie r i ; f r e i ubersetzt und m it
A nm erkungen versehen v o n Johann F r ie ­
drich H e i g e l in , der W eltw eisheit D r. u n d
professor des deutschen sprach. Blaubeuren ,
M a n g o ld , 1 8 3 6 - 1 8 3 7 , 3 vol. in 8. gr. di
VIII- 2 7 0 , 284 e 2 8 5 fac., col ritratto di Dante
e () incisioni in acciaio.
2 tali. 12 gr.
C arta velina,
3 tali. 2 gr.
B ibliogr. fü r D eu tsch la n d , 1836 , n ° 6965; 1837 , 11.» 2246; — Re­
p e rto riu m del G ersdorf., XI. 478-480 ; XIII. 394 ; — Heinsius, IX. 185.

1833.

D ante' s göttliche Komödie. Inferno. I primi
X Canti. In 8., senza luogo nè anno, con una
figura. L a medesima, Inferno, dal Canto XI
sino alla fine. D r e s d e n , G ä r tn e r , 18 5 ó, in 8.
T raduzione in versi sciolti endecasillabi del principe G i o v a n n i
, sodo lo pseudonimo di Filalete. Ne parlò
il T o n e lli, riportandone per saggio vari fram m enti , nell’ Antolo­
gìa di F iren ze, X L V I I I. 4 5 -5 2 . L a coperla è ornata d’u n bel d i ­
segno inciso dal professore Retsch di D resda sul fare del F laxm an.
Ne fu anche parlato nell’ Allgemeine liter. Zeitung , 1834 , fac.
5 77-580.
N e p o m u c e n o d i S a s s o n ia

1839-1840.

D ante A lig h ie r i's göttliche Komödie. M e ­
trisch übertragen u n d m it kritisch en u n d

�276

TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

historischen E r lauterungen versehen von P h i
lalethès. I

theil. D ie Holle, 2te vermehrte

auf lage , nebst Titelkupfer von M . Retsch,
l Karte (litograph.), 2 Grundissen der Holle.
Dresden u. L eipzig, A rn o ld , 1859, in 4 ' £ r
di I V - 3 o 1 f a c . , carta velina.
6 tali. 16 g r.
Das Fegfeuer 2ter theil. Nebst 1 T itel
Kupr. von H. Hess, 1 Skizze von M . Retsch,
1 Karte ( litograph.) und Grundissen des F e g
feuer s. Dresden und Leipzig, Arnold, 1840,
in 4 g r&gt; d 1 V I - 3 6 6 fac.

6 tali. 16 g r.

A ltra edizione del lavoro del principe Giovanni di Sassonia, com ­
prendente l’in fern o ed il Purgatorio, sotto il solito velo dello pseu­
donim o, con più il testo italiano a fronte, e con illu strazion i, fra lo
quali m eritano particolare ricordo alcu n i docum enti editi per la
prim a v o lta , im portantissim i per l’istoria della Rom agna. N e dette
ragguaglio all' Accademia della Crusca n ella tornata de’ 23 s e tte m ­
bre 1839, con parole di m olta lo d e , 1’ accademico B en cin i. Un a r ­
ticolo co m p a rv e, appena uscito il volu m e p r im o , su lla Rivista
Viennese, III. 407-408 ; e dei due volum i fu dato conto nel R e­
pertorium del Gersdorf, X X X . 187-188, X X X IV . 184-185, e n e l l'
A llgemeine literatur Zeitung , anno 1842 , II I. 124-128.
Bibliogr. fü r D eutschland , anno 1839, n ° 2891; anno 1840, n ° 4M 7;
— Heinsius , IX. 185 ; — A thoeneum , anno 1839.

1837-1842.

D ie göttliche

Komödie des Dante

A li

ghieri. Metrisch ubersetzt , nebst beigedruck
tein original texte, mit Erläuterungen und
Abhandlungen , herausgeben von August
Kopisch. In einem bande, mit Dantes bildniss,
und einer Karte seines weltsystems. Berlino,

�TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

277

,in
2
-4
7
3
18
ulerM
9fac&lt;
0
5
td
a
p
m
.co
g
.

4 ta liTraduzione in versi sciolti, con annotazioni e col testo italiano a
fronte , data fuori in 12 dispense. E preceduta da u n a D issertazione
intorno alla vita ed alle opere di D ante ed al senso allegorico della
Divina Commedia , a cui tien dietro un Indice per ordine d’ alfa­
beto . Ne parlarono la Rivista Viennese, 1. 4 0 1 -4 0 6 , II. 129-143,
articoli di G. B. Bolza ; il Giornale deli’ Ist. Lombardo, I I I . 204
222 e 3 4 5 -363, articoli di L . P icchioni; e l' Allgemeine liier. Zei­
tung (1842 , I . 2 6 5 -2 7 2 ).
Heinsius, IX. 185.
1841.

D ie göttliche Komödie des Dante A l i ­
ghieri. U ebersetzt von Bernd. von Guseck.
Pforzheim, Dennig F in ck u. Comp., 1 8 4 1 ,
in 16. gr. di I V - 5 16 fac., con una tavola. 1 tali.
Heinsius, IX. 185.
1843.

Dante A lig h ieri's Göttliche Komödie in 's
Deutsche übertragen, und istorisch, ästhetisch
und vornehmlich teologisch erläutert, von K.
G raul, Cand. theol. zu Dessau. T o m o 1.
F Inferno . L eipzig , Dorf f l ing , 1 8 4 3 ,
8.
gr. di L X l V - 5 4 o fac.
2 tali.
Repertorium del Gersdorf, 1843 , III. 357.
T r a d u z io n i s p a g n u o l E .

Traduzione spagnuola della Divina C o m m e ­
d ia , di Don E nrico d ’ A r a g o n a , marchese di
Villena.

�278

TRADUZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

Q uesta traduzione d ie data fino da’ prim i del 1 4 0 0 , essendo
l’ autore morto nel 1434 , rim ane tuttora in e d ita , se vero dice
l ’articolo della Biogr. univ. dove si afferm a che nessuna op era d i
Enrico d’A ragona venne alle stam pe. Ma nè l’articolo della Biogr.
univ., nè la B ibliotheca Hispana vetus dell’Antonio ( Matriti, 1788,
in foglio , I I. 220-223) ne fecero m enzione; ed il solo che ne p a rli
è il signor Eugenio di Ochoa nel suo Tesoro del Teatro Spagnolo ,
Parigi, Baudry, 1838 , in 8 ., fac. 58.
1515.

La traduccion del Dante de

lengua To­

scana en verso Castellano por el Reverendo
Don Pero Fernandos de V illegas Arcediano
de Burgos : y por el comentado allende de
los otros glosadores ; por la mandado de la
muy eccelente Sennora donna Ivona de A r a
gon , y Condessa de H aro , f ija del muy po­
deroso Rey don-Fernando de Castilla y de
Aragon. Imprimiose est a muy provechosa y
notabile

obi a en la muy noble y

mas

leal

cibdad de Burgos por Federique ( il B ru n e t
scrive Fabrique) aleman. de Basilea, ac aboso
Lunes a dos dias de A b ril del anno de finestra
redempcion de m ill y quinientos y quinze an
nos . In foglio picc. carati, got.
Traduzione in versi con un am pio Comen to che copia nella m a s­
sima parte il L andino. In fine è lo stem m a dello stam patore col
motto : N ih il sine causa. F. A . de Basilea. Vi furono un iti tre com ­
ponim enti di ben altro genere , e sono : Querella de la Fee di D i
daco de Burgos ; La aversion del M undo y conversion a Dios en co
plas antiguas de ocho versos pequenos; S a tyra decena de J uvenal t r a ­
dotta da Geronimo de Villegas.
Il libro è molto r a r o , per quanto ne sia registrata u n ' altra o d i.

�TRADUZIONI DELLA DIY. COMMEDIA

279

zione di Leon, 1547, come da me ho potuto accertarm i, nel Catal.
M usoei. Britannici dell’ anno 1787 , articolo Dante.
Vend. 20 fr. a P a rig i, in maggio 1826, esemplare con una carta mano­
scritta.— Presso l 'H eber ne furono venduti tre esemplari ai prezzi seguenti,
cioè; 3 sterline e 13 scellini, 3 sterline e 7 scellini, 3 sterline; — Sul Catal.
Thorpe di L ondra, 1842 , n.° 1967, è messa 5 sterline e 13 scellini.
Panzer, IX. 417; — Antonio, Bibl. H isp. nova, Matriti, 1788, in fogl., II.
192-193; — Brunet, II. 20; — Velasquez, Geschichte der Spanischen dicht
k unst , Gottin gae , 1769, fac. 483; — Serie dell’ Artaud e di Padova.

�280

RIMARI DELLA DIV. COMMEDIA

§ . V II. RIM ARI E INDICI
R im a r i p a r t ic o l a r i a l l a d i v . c o m m .

Rimario della Divina Comm edia di L a ttan zio
Benucci S e n e s e .
Inedito. Si trova in u n Codice del secolo decimosesto nella
Biblioteca pubblica di S ie n a , che v errà descritto poco appresso al
§ Ìndici e Glossari di questa serie.

R imario di Dante.
Inedito anche questo, ed esistente nella Biblioteca dei Gesuiti di
Palerm o . Prim o a farne menzione fu il signor Agostino Gallo in
u n a N otizia inserita nelle Effemeridi letterarie di Sicilia (I. 90) in ­
torno ad un Codice ms. di D ante. Scrisse per altro il signor G. R .
(Rossi) nelle Osservazioni su quell’articolo pubblicate nel Giornale
letterario di Sicilia ( t. X X X V II, 1832 , fac. 2 2 2 -2 2 3 ), che q u e­
sto m anoscritto, dal Gallo intitolato Rimario di antica scrittura
dei versi interi di Dante, non è altro che u n rim ario di D ante e del
Petrarca alla v o lta , compilato nel seicento , e non de’ versi in te r i,
m a delle ultime parole.

*Rimario delle desinenze della Divina C o m ­
media.
Altro Rim ario m s ., del secolo decim osettim o, che sta in un Co­
dice in 4. cartaceo di Miscellanea nella Riccardiana, n.° 2819. Non
h a intitolazione, è scritto a 2 colonne in bella lettera ed è in buono
stato : consta di 69 carte tutte scritte.

Rimario di tutte le desinenze de’ versi della
Divina C o m m e d ia , ordinato ne’ suoi versi in­
teri co’ numeri segnati in ciascun te r z e tto , da
Carlo Noci Capuano, In Napoli, presso Gian
Giacomo Carlino, 1602, in 4 Libro ra ro , stampato in corsivo. Il Noci lo ded ica, parlandone

�RIMARI DELLA DIV. COMMEDIA

281

come d’ opera non s u a , al Conte di Palma di Conca che avealo
commesso.
Fu questo Rim ario notabilm ente accresciuto ed am pliato dal
Volpi, e cosi fatto ristam pato da esso nella sua edizione del 1727
( II. 7-494 ), dove ne aggiunse u n altro tutto suo delle sole rim e,
.corrispondente al testo della Crusca. Il lavoro del Volpi ebbe molte
ristam pe nelle posteriori edizioni della D ivina Commedia, e special
m ente in quelle di Pisa, 1804, Roma, 1815 e 1820, Padova, 1822,
Londra , 1843.
Fon ta nin i , I. 8 2 ;— C atal. Bibl. Reg. L ondinensis, IV. 332; — Biblioth.
S lu s ia n a , fac. 690.

*
media

Rimario di tvtte le desinenze della C o m ­
del divin poeta Dante Alighieri F io ren ­

tino. Da trovare qval si voglia rima, e mediante
quella ogni cosa , che sia in tutte le tre C a n ­
tiche . Messe insieme da Giovanni Miniati Da
P rato Cittadino Fiorentino , e Cavaliere di S.
S te fa n o . L ’ anno 1 6 0 4 . il Di primo di Luglio.
In Firen ze, Appresso Cristofano Marescotti.
Con licenza de ' Superiori, 1 6 o 4 , in
e 5 o fac.

di 5 o,

54

Diviso in tre p a r ti, u n a p er C an tica, ciascuna con intitolazione
e num erazione da se . In capo della prim a stanno 4 carte prelim i­
n ari non n u m erate, contenenti il frontispizio nel quale è uno scudo
gentilizio con le iniziali G e M sorm ontate dalla croce di santo Ste­
fano , quindi u n a Prefazione dell’ A utore e 1’ E rrala. É impresso a
due colonne ; e in fine d' ogni parte deve trovarsi una carta bianca
p o rtan te nel retto lo stem m a dello stam patore.
II M iniati dà cenno nella Prefazione d ’ altri suoi studi su
D a n te , probabilm ente rim asti in e d iti, come per esempio certe
E strazioni e annotazioni cavate del Comento di Crisi. Landino , e
certe Postille sopra Dante tratte e da quell’istesso Comento e dalla
Fabrica del Mondo di Francesco A lu n n o , a imitazione di quello che
fece Lodovico Dolce. E , ciò detto, avverte : ma le mia sono in molto
più maggior num ero, e più dichiarate per mia maggiore intelligentia,

�282

RIMARI BELLA DIV. COMMEDIA

come forse vn giorno , piacendo al Signore Dio , et a mia maggiori ti

potrebbon vedere.
8 paoli, Catal. Pagani del ¡814.
Negri, Scritt. F iorent. ; — Cinelli, Toscana letter. I. 145, III. 516; — Bi­
scioni , G iunte al Cinelli, VII. 1547 ; — B ibliogr. P r a te s e , fac. 156 e 307 ;
— Catal. Capponi, fac. 237; — Boutourlin, I. 1347 ; — Invent. della R ic c
a rd ia n a , fac. 193; — Catal. ms. della Palatina.

Rimario di D a n te , di Antonio Papini.
Lavoro del secolo decim ottavo, inedito. Lo ricorda il Gori n e lle
sue Inscriptiones E trurioe (F lo ren tia e, M a n n i , 1 7 2 7 , in fogl. I .

311).
Fontanini, I. 384.

Rimario della Divina Com m edia e del suo
Canzoniere , co’ suoi versi in t e r i , di G irolam o
Baruffaldi.
Inedito . Lo ricorda il padre Zaccaria a fac. 357 , tomo X IV ,
della Storia letteraria d 'Ita lia .

Rimario di tutte le desinenze de’ versi della
Divina Commedia.
1813

, in

F ir e n ze , Niccola C a r li,

18.

Ristam pa del Rimario del V olpi, form ante il qu arto volum e
(eh’ è m ancante di num erazione di tomo) dell’ edizione di Firenze ,
1813.
Catal. Piatti del 1838, 4 paoli

Rimario della Divina Commedia , dell’ abate
Giuseppe Pollanzani.
Inedito ; ricordato nella Prefazione che sta avanti al tomo IV
dell’ edizione Padovana del 22.

R im a r i c o l l e t t iv i d e l l a d i v . c o m m e d ia

* Rimario di tvtte le cadentie di

Dante

e

�RIMARI DELLA DIV. COMMEDIA

283

del P e tra rc a , raccolte per Pellegrino Moretto
Mantouano. In V in e g i a , per N icco lò d ' A r i ­
sto tile detto Z o p p in o , 15 n 8 , in 8.
È dedicato con lettera de’ 15 aprile 1528 a Bernardo M azolino
da F e rra ra . Molte ristam pe ebbe il libro ; citerò le seguenti :
Venezia, per Antonio L igname Padovano, 1532, in 8. ( in fine
p o rta la data 1547 ) ; — Vinegia , Francesco di Alessandro Bindoni
et M a plico Pasini com pagni, 1533 e 1541 , in 8. ; — N uovam ente
con la g iunta rista m p ato . Stam pato in Vinegia per Francesco B in ­
doni et Mapheo Pasini compagni, 1546 e 1550, in 8 .; tu tte edizioni
in caratteri c o rsiv i, di 28 carte ciascuna a 2 colonne, e senza se­
g n atu re ; — Vinegia , Pietro e Zouan maria fratelli de Nicolini da
S a bio , 1550 , in 1 2 . ; — Venezia, per Fr. Rampazetto , 1558 e
1565 , in 8.
Poca fede pan n i che m eriti la notizia data dal Cresci mbeni e
dal Negri di u n ’ edizione di Ferrara , 1528 , in 8. Un’ altra ne r i­
corda il Fontanini (I. 80) dell’ anno 1529 , ma a ricordarla è egli
solo.
Haym , IV. 4 2 ; — R ossetti, C atal. P etrarchesco, fac. 10-17 , n.1 113,
123 , 148 , 163 , 189, 194 e 227; — Catal. Capponi, fac. 263 ; Jackson, fac.
352 ; — Catal. mss. della Palatina e della Magliabechiana.

Rim ario del Falco (contenente le voci usate
d a D ante) . Con gratia e priuilegio de l’ Illu­
*

strissimo Segnor Vecere di questo R e g n o , che
nessuno presuma

stam pare

ne

far stampare.

Stam pata in N a p o li per M a th io Ganze da
B rescia , e a d is ta n ti a d eli honorabil huo
m in i A n to n io Iouino et Francesco V itolo
L ib r a ri N a p o leta n i com pagni. M. D. X X X V .
adì. 8. d e l M ese d i G iuglio.
In 4 .
Precede u n a Prefazione di Benedetto del Falco napoletano. Il
lib ro è im presso a due colonne , in caratteri corsivi ; h a il fro n ­
tispizio contornato di fregi e consta di 286 carie senza n u m eri ma
colle segnature.

�284

RIMARI DELLA DIV. COMMEDIA

Alla faccia 57 del Codice della B ibl, comunale di Siena , se­
gnalo E. V III. 3, trovasi una Breve notizia del Rimario di Falco,
scritta da Uberto Benvoglienti (Indice dell’ I la r i, fac. 254).
II
Catal. de la Biblioth. Roy. de Paris re g istra , sotto n.° 3487,
la seguente opera del medesimo a u to r e , senza data: La Dichiara
tione di molli luoghi dubbiosi d'A riosto e d' alquanti del Petrarcha ,
escusation fatta in fauor di Dante , di Falco napoletano , in 4.
F ontanini, I. 80'; — B ibliot. S lu s ia n a , fac. 690 ; — Catal. ms. della
Palatina.

*
Rimari per numeri della Divina Com m edia
di Dante , dell’ Orlando , del B e r n i , dell’ A rio ­
sto e del T a s s o , composti per cura di A. S.
(Angelo Sicca editore). Padova, Tipogr. della
M inerva, 18 2 5 , in 18. o
ia
6
lp
A ltra e d izio n e. P a d o va , 1 8 2 9 , in 24 .
Gl’ Indici della D ivina Commedia abbracciano le facce 1 -7 5 .

�INDICI DELLA DIV. COMMEDIA

285

INDICI E GLOSSARI

* Tabula super librum Dantis.
Tavola alfabetica delle persone, lu o g h i, sentenze, ec. ec. della
D ivina C om m edia, che trovasi da carte 252 a 260 d’ u n Codice
Laurenziano , P lu t. X L , n.° 37, cartaceo in 4 ., del l i 17 (Vedi la
Descrizione dei Codici fiorentini della Divina Commedia). É scritto a
due colonne con iniziali grandi e piccole colorite. L’ intitolazione
che lo precede dice:
Questa tauola sopra Dante si debbe itendér in questo modo : la
prima figura segna inqual libro: laseconda segna iqual cap.° : laterça
segna inqual parte del capitalo.
E term ina con la sottoscrizione seguente :
E xp licit Tabula sup. Librum Dantis Poete.

Osservazioni sopra la Divina Comm edia , di
Lattanzio Benu c c i , letterato Senese del secolo

XVI. ( 1) .
Ms. autografo, cartaceo in foglio, composto di 176 c a rte , esi­
stente nella Biblioteca pubblica di Siena , n.° II. VII. 20. Le cose
comprese in queste Osservazioni sono:
Nom i prim i e derivali; — Com parazioni, sim ilitu d in i e traspor­
tazioni ; — Sentenze;— Luoghi é concetti comuni tra questo poeta e
M . Francesco Petrarca; — Rimario di tutta l'opera; — Vocaboli con
alcune figure et modi di parlare; — E p ite ti;— Voci in tutto stra­
niere; — Voci et elocuzioni ripetile; — Rime formate dalla congiun­
zione o divisione della parola ; — Nascimento et occaso dei pianeti con
la descrizione dei segni e de le stagioni; — Tavola dei capitoli.
A lla carta 2 com incia u n ’ E pistola dedicatoria Ala nobiliss.a et
Honoraliss.a M ad.a H onorata Tancredi Lattanzio Benucci, e sotto­
scritta Da Napoli il dì X V II. di febbraio M D LXiiij. Segue un So­
netto del Benucci che com incia :
Se questi intento a la divina luce . . . .
L a carta 3 h a u n Proem io o A vvertim ento A i benigni lectori,
concepito come appresso:
(1) Della descrizione di questo Codice vo debitore alla gentilezza d ell'eg re­
gio signor Gaetano M ilanesi di Siena.

�286

INDICI DELLA DIV. COMMEDIA

« H auendo io determ inato d’ osservare la presente Comedia ;
a tra le molte cose degne d’ osservazione , quali in essa si ritro
v a n o , solo le più notabili sono andato scegliendo , perciocché
in vero chi di tu tte havesse voluto far particolare m em oria, non
era altro che replicar interam ente a v o i , quantoche 1’ istesso
Poeta in questa sua lodatissim a fatica haveva lasciato scritto:
che senza dubbio alcuno , eli’ è tutta degna, non p u r di osserva­
ci zione , m a d’ adm irazione ancora: contenendosi in essa non p u r
com’ in riuo, m a come in suo proprio fonte la cognizione di tan te
scienze, e si diverse
Ilari, Indice della Bibl. Comunale di S ie n a , I. 310.

* Vocabolario T oscano ricavato da Dante, da
G uido delle Colonne , ec. ec. e di altri autori
del secolo XIII e X I V .
Codice in foglio, cartaceo, de’prim i del secolo decimosesto, com ­
posto di 180 carte , già Gaddiano di n.° 360 , ora Magliabechiano ,
P alch. I I , Cod. 6 3 , ( antica disposiz. cl. IV , Cod. 4 3 ). N ella li­
sta degli autori da’ quali sonosi estratti i vocaboli , posta su lla
p rim a fac cia , fra gli a ltri si legge: Dante nella Comedia e nel
Convivio; ag g iu n g i, e nella Vita Nuova.

* Alcune voci usate da Dante.
Q uest’ indice, o vocabolario, è parte d’una Miscellanea degli Ac
cademici A lterati, Codice in foglio, cartaceo, del secolo decimosesto,
nella Magliabechiana , Cl. IX , Cod. 125, proveniente dalla S tro z
ziana , dov’ era segnato di n.° 1259.

* L e tre Fontane di Messer Nicolo L ib vrn io
in tre libbri divise; sopra la G r a m m a tic a , et
Eloqvenza di Dante , Petrarcha , et Boccaccio .
I n fine.
Stampata
Gregorii.

in

V inegia

D e l M DX.VI.

ra io . In 4 di 7
3

carte.

per
N el

Gregorio
mese d i

de
F eb

�INDICI DELLA DIV. COMMEDIA

287

Edizione in caratteri corsivi preceduta d a 4 carte prelim inari
non num erate.

*
A ltra edizione. Stampata in Vinegia per
Marchio Sessa D el 1 5 3 4, N e l mese d i F e ­
braio , in 4 piccolissimo.
Edizione in caratteri c o rsiv i, m ancante di frontispizio , com­
posta di 110 c a rte , più altre due bianche in fin e ; sul verso della
p rim a vedesi lo stemma dello stam patore. L ’ esem plare da me ve­
duto è quello che si conserva nella Magliabechiana. Un’altra edi­
zione di Venezia, 1533, è registrata nel Catal. Academioe Pisanoe,
a fac. 178.
L’ opera intera è intitolata a monsignor M aria Grimano, p a­
triarca d’ A quileia. Le cose concernenti a Dante stanno nel prim o
libro. D ove, dopo di aver trattato dei Verbi, Aduerbi, In terget
tio n i, Pronomi, Propositio n i, Congiuntioni, Relatiu i div ersamente
u s a li, nomi heterocliti di Dante, l' autore term ina con tre capitoli
che portano i seguenti titoli : Proemio sopra alcuni modi figurati del
parlar di Dante; — Vocabulario delle cose di Dante; — Diffusione de
Dante.
2 paoli 1/2, Cat. Porri di S iena, 1845.
Haym , III. 143 ; — Montanini, I. 367 ; — Crescim beni, II. 278 ; — Ca­
la i. Capponi, fac. 228; — Pinelli, n.° 3792; — Rossi, fac. 227; — Catal.
P etrarchesco del Rossetti, fac. 10 e 11, n.* 106 e 1 2 9 — Indice della Bibl.
di S ie n a , fac. 16.

*
Vocabulario di cinq; mila vocabuli Toschi
nò m en o s c u r i, che utili e necessarij del F u ­
rioso , Boccaccio , Petrarca e Dante , nouaméte
■dechiarati, e raccolti da Fabrizio L u n a per al­
fab eta......... In Napoli per Giouanni Sultzbach
Alemano a d i 27 di Ottobre 1 536 , in 4 a
2 col. di 120 carte.
Edizione in caratteri tondi.
Fontanini , I. 64: — Giustiniani, Saggio sulla tip o g r. N apoletana, fac.
121;— Bibl. P inelliana, n.° 3794; — Catal. Acad. P is a n a , fac. 185;- Ros­
se tti, Catal. P etra rch esco , fac. 12, n.° 133; — Indice della Bibl. d i Sie­
n a , fac. 24 .

�288

INDICI DELLA DIV. COMMEDIA

* Tauola copiosissima nella quale si conten­
gono lestorie, fa u o le , sententie , e le cose m e­
morabili e degne di a n n o ta to n e che in tutta
1’ Opera si ritrouano.
Sta fra i Prelim inari dell’ediz. di Venezia, 1536. Vedi a fac. 81.

* L a gram m atica volgare trovata ne le opere
di Dante, di Fracesco petrarca di Giouan boc­
caccio di Gin da pistoia di Guitton da rezzo .
Con g ra d a et Priuilegio.
In fin e :
Stampata in Napoli per Giouanni Sultz
bach ad instanti a del Magnifico messer l i ­
bero Gaetano di pqfi da T erracina, nel anno
del Signore. M. D. XX X . V IIII. a d i X X V .
d i Ottobre, iti 8. picc. di 62 carte.
R ara ; è in caratteri c o rsiv i, col frontispizio contornalo d’ u n
fregio, ed ha una Dedicatoria in questi term in i: A la illustriss. et
Eccelltis. Donna Dorothea di Gonzaga Marchesana di Bitonto Libero
Gaetano di pofi da Terracina. Le 8 prim e carte non sono n u m e ra te.
Il solo autore , per qu an t’ io sappia , che ne faccia menzione , è il
Biscioni nelle Giunte al d u e lli ( X IV . 76 ) ; u n esem plare ne pos­
siede la Palatina di F ire n z e , da me v ed u to , con postille m ano­
scritte di Bindo P e r u z z i.

Dichiaratione di tutti i vocaboli
v e r b i e luoghi

delli

pro­

difficili che nel presente libro

si trovano, con l' autorità di D a n te...........Per
M. Francesco Sansovino. In Vinegia, appresso
Gabriel Giolito de Ferrarii , 1 5 4 6 , in 4 Pubblicata con apposito frontispizio dietro il Decamerone del
Boccaccio di Venezia, 1546.

�INDICI DELLA DIV. COMMEDIA

289

Cicogna , I n s c r iz . V ene:. IV. 55.

* Vocabolario et gram m a tica con l’ o rto g ra
ph ia della lingva volgare d’ Alberto Acharisio
da Cento, con l' espositione di molti luoghi di
D a n te , del Petrarca e del Boccaccio. Con P r i
uilegio di N. S. et d'altri Principi per anni X .
Cento , Stampato in casa de l ' auttore , 1 5 4 3 ,
in 4 di I V - 5 i 6 carte.
L ’ edizione è in caratteri c o rs iv i, e le carte prelim inari non
num erate contengono la D edicatoria dell’ autore a Monsig. Iacomo
da Filisco , eletto di Sauona , u n Avviso dello stesso ai le tto ri, altro
Avvito in nom e di F elix Portius Calaber e i P rivilegi. Suole citar­
sene a ltra edizione di Venetia alla bottega d’ Erasmo di Vincenzio
Valgrisio, 1550, in 4., m a è la medesima del 43. con solo la prim a
carta ristam pala di n u o v o .
Fontanini, I. 64; — C atal. Gaignat , n.° 1429;— La Valliere, n ° 7595;
— R osselli, Catal. P etrarchesco, fuc. 13 e 15; — Catal. ms. della Palatina
e della Riccardiana ; — Indice detta R iti, di S ien a , lac 15.
8 paoli, C atal. Agostini del 1841.

* L a Fabrica del Mondo di M. Fr. A lvnno
da F errara . Nella qvale si contengono le voci
di Dante, ec. mediante le quali si possono scri
uendo esprimere tutti i concetti dell’ huomo di
qualumque cosa cercata. In Venezia per N i ­
colò de Bassarini Bresciano, 1 5 4 6 in foglio.
La data del 1546 sta in fine del libro ; il frontispizio porta
quella del 1548. Il libro dell’ A lunno ebbe molte ristam pe con v a­
rie ag g iu nte, delle quali basterà ricordare le seguenti: In Vinegia,
nella stani]), di Fr. Sansovino, 1558, 1560, 1568, 1570 e 1575, in fo­
glio ; — Venezia, Fr. R am pazetto, 1562, in f o g lio ;— Venetia ,
senza anno (1581), in foglio ; — Venezia , Gio. B a ll. P orta , 1584,
in foglio; — Venezia, Gio B all. Vscio, 1588, in foglio; — Ve­
nezia Paolo Ugolino, 1593 e 1600, in foglio; Un esem pi, del
1’ ediz. del 1593 , con postille manoscritte, si trova nella Bibl. co19
I

�290

INDICI DELLA DIY. COMMEDIA

munale di Siena (Indice d ell'Ilari, fac. 23) ; — Venezia, Baba, 1612,
in fo g lio .
Queste varie edizioni si trovano registrate su' Cataloghi di lib rai
fiorentini per prezzo di 12 a 15 p a o li.
Fontanini, I. 69-71; — Mazzucchelli, I. 556 ; — Cicogna, In sc riz. Ve­
neziane, IV. 62; — B ibliot. Casanatense, I. 149 e A ppendice, fac. XI;— Ca
tal. Capponi, fac. 20 ; — Catal. P etrarchesco del R ossetti, fac. 14, 18 ,
1 9 , 21 e 22 ; — Catal. ms. della Palatina.

T he p r i n c ip a l R u le s o f th e I ta li a n G r a m
m a r a n d D i c t io n a r y , f o r th è b e tte r u n d e r s ta n ­
d i n g o f B o c c a c e , P e tr a r c h a n d D a n te . L o n ­
d o n , 1 5 5 o , 15 6 1 e 1 5 6 7 in 4W a tt, B ibl. B rita n n . 11. 903.

* Tavola di tutti i vocaboli del
Dante più degni d ’ osservatone.

Poema

di

Sta n elle edizioni Lionesi della D ivina Commedia del 1 5 5 1 , 1552,
D e lle Veneziane del 1554, 1555, 1569 e 1629.

1571 e 1575, e

* Tavola delle voci difficili del Poema.
P ubblicala fra i Prelim inari delle edizioni di Venezia , 1564 ,

1578 e 1596.

* Dizionario delle voci e delle locuzioni fa m i­
liari a Dante.
Sta fra i Proginnasmi poetici di Udeno N isieli ( Benedetto F io ­
retti ) dalla fac. 220 a lla 224 del tom o IV , edizione di F ire n ze,
Pietro M a lin i, 1595, in 4.

Concordanze della Divina Com m edia.
Lavori inediti di Michele E rm in i e d ell’abate Francesco Ridolfit
ricordati dal Cionacci.

Voci e locuzioni poetiche di Dante, Petrarca,

�IMDICI DELLA DIV. COMMEDIA

291

. . . . . raccolte da G io v a n Battista Bisso. P a ­
lermo , F errer, 1 7 5 6 in 8.
Raccolta di tutte le voci scoperte sul V oca­
bolario ultimo della Crusca, e A g g iu n ta di altre
che vi m ancano di D a n t e , Petrarca e Boccac­
cio ; compilata da Domenico B e r g a n t i n i . V e ­
nezia, dalla stamperia Radiciana, 1760, in 4.
Cicogna, ln sc riz. Venez. IV. 107; — Indice della Bibl. di Siena, fac. 24.

Vocabolario portatile per agevolare la lettura
degli Autori Italian i, ed in specie di D a n t e .
Parigi , P ra u lt, 1768, in 12.
Va unito a ll’ edizione della D ivina Commedia pubblicata per lo
stesso.
4 scoli. C atal. Hibbert, 11.0 2153 ; — 6 franchi, C atal. Barrois di P arigi.

Epiteti usati da Dante.
L avoro inedito di m onsignor Lodovico B eccadelli. Vedesi r i­
cordato da G iam batista M orandi noi Catalogo delle opere di quello
scrittore , ohe sta in fronte del torno prim o dei M onum enti di varia
letteratura tratti dai mss. di monsignor Lodovico Beccadel l i . In Bo­
logna , 1797 , in i .

Glossario delle voci meno usuali della Divina
Com m edia , di Giuseppe Pelli.
Di questo lavoro non venuto alle stam pe e che si conserva in
autografo dagli eredi del P e lli, dette egli stesso notizia al pubblico
nel suo Piano per una nuova edizione della Divina Commedia , inse­
rito nell’ Antologia di F ire n z e , t. X , n ° X X X , fac. 110.

*

Indici de’principali nomi propri e cose n o ­

tabili contenute nella Divina C om m edia.
Inseriti nelle edizioni Romane del 1791 , 1815 e 1820, nella

�292

INDICI DELLA DIV. COMMEDIA

Padovana del 1822, n ella Milanese del 1804 e D elle Fiorentine del
1827 e 1832.

*
Indice de’principali nomi propri di persone
che Dante accenna nelle tre Cantiche.
Sta D e lle e d i z i o n i d i Londra , 1808 e 1819. Un altro Index o f
proper names sta n e l l e v a r i e e d i z i o n i d e l l a traduzione i n g l e s e del
Cary.
Parlando della prim a e d iz io n e Fiorentina , 1481, osservai già
(fac. 45) che u n esem plare Magliabechiano h a postille m arginali
m anoscritte , nelle quali vedonsi notati i nomi de’ personaggi sto­
rici che si trovano ram m entati da D an te. N ella Serie de’ Cementi
manoscritti avrò da descrivere parecchi Codici che portano in m a r­
gine postille di simil g e n e re .

Indici ricchissimi che spiegano tutte le cose
più difficili e tutte le erudizioni della Div. C o m ­
media di Dante Alighieri , e tengono le veci
d ’ un intero C e m e n t o , di G. A. V o l p i . Vene­
zia , V itar e lli, 1 8 1 1, in 16.

4 lire 5 o c.

Ristam pa degl’ Indici che stanno nel tomo I I I dell’ edizione Co
miniana del 1727; e form a il volum e secondo ( m a non n u m erato
per ta le) della Divina Commedia edita dal V itarelli.
Un esem plare in carta velina è messo 9 lire nel Catal. S ilvestri
di M ila n o , 1824.

I m edesim i. Venezia, M olin ovi, 18 1 9 , in 6
.f3
1ci5
a
d
9
Ristam pa alla lettera dei p rec ed en ti, che form a il volum e se­
condo ( anche questo non num erato ) dell’ edizione della D ivina
Commedia pubblicata dal M olinari nel 1819.
C atal. Piatti del 1838 , 5 paoli; — Catal. Pagani del 1833 , 9 paoli.

*Indice delle voci della Div. C o m m e d ia , c i­
tate dalla Crusca.

�INDICI DELLA DIV. COMMEDIA

293

Compilato dal Mocenigo e inserito nel t. IV dell’ edizione P a­
dovana del 1822.

Ortografia portatile aum entata per la prim a
volta di alcune voci italiane tratte dal Dante
B a rtolin ian o, che mancano o sono diversamente
scritte nel Vocabolario della Crusca. Udine, M at
tiuzzi, 18 2 5 , in 8. di a i o fac.
i 1. ^5 c.
* Vocabulario etimologico Dantesco compilato
da Quirico V i v ia n i , nel quale si spiegano le
origini e i significati delle parole volgari usate
da Dante, coi nomi corrispondenti che si hanno
ne’ vari dialetti italiani e particolarmente in
quelli dell' Italia Settentrionale.
Sta nell’edizione della D ivina Commedia di U dine, 1823, tomo
I I I , p arie I I , fac. 1-136. P uò vedersi intorno a questo lavoro del
signor Viviani u n opuscolo intitolato : * Cento Osservazioni al Di­
zionario etimologico delle voci Dantesche del signor Quirico V iv ian i,
Torino, Pomb a , 1830, in 8. di 72 fac.
2 paoli 1/2.

* Indice cronologico , geografico e storico
della Divina Com m edia, dell’ abate Quirico V i ­
viani.
Inserito nel tomo I I I , p arte I I , della medesima edizione, fac.
181-295.

Indice alfabetico della Div. Commedia.
Si trova nella traduzione tedesca del Kopisch.

* Indice generale delle cose notabili in tutta
la Div. Comedia. Verona; tip. di Paolo Liban­
ti , 1 8 2 6 , in 8. di i y 8 fac.
Form a il t. IV delle Bellezze della Div. Com. del Cesari.

�INDICI DELLA DIV. COMMEDIA

Esposizione

generale per indice

di

tutti

i

luoghi, persone e cose menzionate nella Divina
Com m edia di Dante A l i g h i e r i , non o m messe
tutte le sen te n z e , apostrofi, similitudini ed a l­
tre figure e modi distinti di elocuzione che si
riscontrano in essa. Com pilata da F r. T rissin o
di V i c e n z a , ad utilità e comodo di tutti g li
studiosi e cultori del Poem a s a c r o . V eron a ,
tipogr. di Giuseppe A n ton elli, 1 8 4 3 , in 8 .
di 9 6 fac.
Non si è veduto che il prim o fascicolo contenente le p aro le
A b a t e — C i e l . L’ opera era stata annun ziata nella Bibliografia

ita lia n a , e si prom etteva in u n sol volum e di 30 fogli di stam pa da
pubblicarsi in 5 dispense.

‘ Indice completissimo di tutte le voci m o n o
sillabe e polisillabe contenute nella Divina C o m ­
media di Dante A llig h ie r i, compilato sull’ edi­
zione Padovana del
dini . 2 vol. in 4 -

1822

da T o m m a so G o r

Ottim o lavoro, in e d ito , intrapreso d all’au to re e compito in F i­
renze nel 1844 , a spese della Eccellenza del lord Vernon, che n ’è
possessore (1 ).

Indice delle voci e cose trattate nella D ivina
C o m m e d ia , di Adolfo W a g n e r .
Lavoro inedito , già ricordato a fac. 164.

(1)
Sarebbe intenzione di lord Vernon di cedere gratuitam ente la p ro ­
prietà di quest'opera ad un editore che volesse assum ersi di darla alte
stampe.

�ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

295

§ . V III. ILLUSTRAZIONI DELLA DIVINA COMMEDIA (1)
D i s e g n i , in c is io n i e

S ecoli

X IV

e

m in ia t u r e

X V.

* Miniatura e disegni ricavati da due mss.
della Divina Commedia dei secoli X I V e X V .
Riportati in fac-sim ile e con illustrazioni nella Storia dell'arte
del d’A g incourt, edizione di P rato, G iochetti, 1829 , in 8. , V I.
374-379, e nell’ Atlante in foglio , tav. L X X V II. Sono copiati dal
Codice V aticano-U rbinate, n ° 365 , e da u n altro Codice D ante­
sco u n a volta esistente nella Biblioteca del cardinale Zelada.

* Miniatura di G iu lio C l ovio ricavata da un
Codice della Divina Com m edia della Vaticana.
P ubblicala in fac-sim ile dal Silvestre nella sua Paléographie
universelle (Paris, 1839, in foglio gr . , t. I l I) ; è quella che nel Co­
dice Vaticano precede al Canto terzo del Paradiso.

*

Miniature ( tre ) ricavate

da

un

Codice

dell’ Inferno di Dante.
F ac-sim ile in litografia di tre m iniature concernenti ai Canti ,
I I I , X I e X I I I , che stanno entro u n Codice dell’ Inferno col Co­
mento di Guiniforte delli Bargigi , posseduto dal signor Gaston de
Flotte di M arsiglia.
Vedi intorno a questi Codici la m ia Serie de’ Contenti inediti e
a stampa (2).

(1) In generale intorno alle pitture e figure della Divina Commedia m e­
ritano di essere consultate una L ettera di Luigi Cardinali, iu data di R om a,
15 febbraio 1821 , pubblicata fra le Illu s tr a zio n i a lla D ivina Commedia del
m archese Colelli (fac. XV-XX), e le O sservazioni del Cancellieri sull’ origina­
lità della Ü. C ., (fac. 75 ).
(2) Mi ristringo in questa monografìa iconografica ai detti quattro Codici,
i so li, per quanto io sappia, le cui m iniature o disegni sieno state pub­
blicate iu fac-sim ile. Ma nella descrizione che scenderò a dare dei vari Co-

�296

ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

* Disegni in colori rappresentanti l’ inferno,
il Purgatorio

e il

Paradiso

giusta le idee di

Dante.
Stanno nel Viaggio della Divina Commedia, opera inedita di ser
Piero Buonaccorsi che descriverem o nel § . Spirito mitologico della
Divina Commedia. Due Codici ne h a la R iccardiana , n .' 1028 e
1122, uno la Magliabechiana , cl. V II, n.° 1104.
Chi fosse vago di conoscere a ltri Piani dell’ Inferno e del P a ra ­
diso, rappresentati giusla le idee poetiche di D ante, rim a rrà so­
disfatto aprendo il Codice Laurenziano, P lu t. X L , n ° L III, con­
tenente la Città di Vita di M atteo P alm ieri, im itazione della D ivina
Commedia rim asta in ed ita, e della quale parlerò al § . Im itazioni
della Divina Commedia.

* Incisioni (19) dell’ edizione della Divina
C om m edia di Firenze, 1481. (Vedi a fac.

36- 47).
Giudizioso il disegno e netta l’ incisione : sono larghe 6 pollici
e 3 linee , alte 3 e 7 linee. M auro Boni ( Lettera su i prim i libri
d ell'Ita lia superiore, V enezia, 1794, in 4 ., fac. 110) le crede ti ­
rate a olio serv en d o si, invece d’ in ch io stro , di nero di f u m o .
L’ opinione più com une ne attribuisce il disegno a Sandro B otti
celli, l’ intaglio a Baccio B aldini (1). Ma da quello lasciarono

dici della Divina Commedia, indicherò colla maggiore esattezza possibile tulle
le m iniature 0 disegni di cui vanno a d o rn i. Ed oltre a c iò , nella Tavola
a n a litica delle m aterie vi sarà un apposito paragrafo per la lista di quelli
che ne contengono alcuna.
(t) Non senza molta maraviglia vedo il signor Hartshorne nel suo
Book o f ra ritie s in thè u n ive rsity o f Cambridge (L ondra, 4829, in 8., fac.
1 83) tornare a darci queste figure per cosa di Tommaso F in ig u erra , opinione
in m olto credito una volta, ina che oggi non sem bra trovar più fede presso i
dotti nell' a r t e . P ure non vuoisi tacere come il S a lv in i, ctiato dal Gaburri
(R accolta di L ettere pittoriche del B o tt a r i , R om a, 1754 , in 4 ., 11.
268-269 e 304) affermava esistere un Dante con figure di Tommaso F in i
g uerra, e come il Gaburri medesimo dice d’ esser possessore di ligure ap­
positamente fatte per certi .Canti della Divina Commedia, in liuto e per
tutto diffe re nti da quelle che si sogliono attribuire a Baccio B ald in i o a

�ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

297

scritto il Borghini ( Riposo, ediz. di M ilano, 1807, II. 136) e il
V a s a ri, ( Vile, IV . 193 ) pare che le si debbano rivendicare in te
ram en te al Botticelli tanto per il disegno quanto per l’ intaglio (1).
L a quale opinione a'g io rn i nostri ebbe i suoi seguaci e i co n tra
d ittori su o i. Sono fra i prim i il G andellini ( Notizie degl'intaglia­
tori, S iena, Porri, 1808, I . 134) e il G aburri ( loco citato), i quali
dicono che chi tuttavia ne dubiti g uardi la bella tavola del Botti
celli che è nella cappella Palmieri in S . Pier Maggiore di Firenze, e
sarà costretto a riconoscervi la medesima mano d’intaglio (2). D al
l’ altra parte venne questa opinione im pugnata dal signor Luigi de
Angelis nelle sue Aggiunte al Gandellini (V II. 15-21, e 127-138),
sostenendo che 1’ unico autore e del disegno e dell’ intaglio è Bac­
cio B a ld in i; ed ebbe com pagni 1’ Heinecken ( Idea d'una collezione
di stampe, L eipzig, K ra u s, 1771, in 8., fac. 141-143, e Dizionario
degli a r tis ti, Leipzig , 1789, I II. 209 ) , 1’ abate di S. L eger (3),
l’ Ilu b e r nel suo M anuale ( I I I . 38 ) , 1’ Ottley nella sua H istory of
engravings ( fac. 297-298 e 404-425 ) , 1’ Jansen nel suo Essai sur
l’ origine de la gravure, ( P a r is , 1808, I. 166-167 e 184-185) , il
V illardi nel suo M anuale del Raccoglitore di stampe , fac. 18, e fi­
nalm ente il Bartsch nel suo Peintre graveur (X III. 175-187). Nelle
opere dell’Ottley e del B artsch potrà vedersi una descrizione m inu­
tissim a di queste 19 fig u re, più del duplicalo della 3.a che va senza

Sandro B otticelli; e dopo aver narralo che in esse non si legge nè nome
d* autore nè m illesim o, e che le sono più grossolane assai e per ogni verso
inferiori alle al ire ram m en ta le , conclude non essere affatto fuor del possi­
bile che le sue figure sieno proprio quelle di che si trova fatta menzione
per il Sai ini. Ma il signor L u ig i de Angelis combattè con m olla dottrina
siffatte asserzioni, fondandosi principalmente sull' osservare che la sola edi­
zione del secolo XV con ligure intagliate al bulino è quella del 4 481.
(1) Le parole del V asari sono queste: « Dove, per essere persona sofi
sti c a , comentò una p arie di D ante, e figurò lo Inferno e lo mise in
slampa. » E il B orghini: Ritornato poi a Firenze, si mise a com entar
D ante, e figurò l’ Inferno e il mandò fuore in istampa.
(2) Ora la chiesa più non esiste, ma la bella e originale pittura di S a n ­
dro B otticelli ci è rim a sta . Il racconto delle vicende di questo quadro sa­
rebbe curiosissimo, ma riuscirebbe qui inopportuno; e però me ne passo.
Basti il sapere che oggi lo possiede un negoziante di quadri di Firenze, il
quale ne chiede niente m eno di mille luigi d’ oro.
(3) Lettres de l’abbé de L. (Mercier de S. Leger) à M. le B aron de H .
(Heiss) su r differentes éditions ra res du X V siècle, P a ris H ardouin, 1783,
in 8., fac. 9-13: ivi è stesamente descritt a l’edizione del 1481.

�298

ILLUSTRAZIONI DELLA D1V. COMMEDIA

num ero ; altre descrizioni più compendiose ne delte lo Strutt nel
Biographical Dictionary ( I I . 16-17 ) , il V an -P rae t nel Catalogue
des livres sur vélin ( IV . 123-125 ), e il signor Luigi de Angelis
( loco citalo ) . E , volendo anch’ io dirne q u alco sa, p a n n i non po­
ter far meglio che rip o rtare le parole di quest’ ultim o , che le d e­
scriveva dietro 1’ esem plare della Biblioteca pubblica di S ien a .
« L a p rim a raffigura D ante sm arrito in u n a oscurissima selva
nella quale trova alcune fiere che gl’ impediscono salire il colle :
ed è sopraggiunto da V irgilio , che gli prom ette di fargli vedere
1’ In fern o , ec.
« N e l mezzo del cammin di nostra v ita .

« In fondo alla pagina vi è im pressa la suddetta v ignetta.
« L a 2.“ rappresenta D ante, che considerando le sue forze, d u ­
ci bita che al cammino propostogli non sien sufficienti ; m a, essendo
« confortato da Virgilio , prende animo , e lo segue:
« Lo giorno se n andava e l ' aer bruno.
a Su la som m ità del m onte vi è scritto PER ME .
« L a 3.“ è la m edesim a dell’ antecedente : ed è cre d ib ile, che
l’ A rtista abbia compreso nella medesima stam pa 1’ uno e 1’ a l
tro Canto , principiando questi con le parole medesime incise su
la som m ità del m o n te .
Per me si va nella città dolente.
« T utte tre queste prim e vignette sono impresse nel foglio
istesso dell’ edizione ; e Don attaccate.
« L a 4.“ dopo principiato il Canto in fondo della pagina : sopra
la porta per cui en trano i Poeti si legge: PE R ME SI VAT R I ,
attaccata.
a Sotto il ca m p o , o presso mi parve leggere u n m onogram m a
a traverso , che sem brava la cifra di Maso F in ig u erra ; m a ben
« osservandoci, siccome i num eri in tutto sono irregolarm ente po
s t i , vidi essere il num . V I . , cioè IV . posto
a Ruppemi l'alto sonno nella testa.
« La 5.“ rappresenta 1’ aspetto dell’ Inferno, ed ovvi attaccata.
« Cosi discesi dal cerchio prim aio.
« La 6.» C erbero, che con tre bocche caninam ente latra , ed è
attaccata.
« A l tornar della mente , che si chiuse.
« La 7.» è diversa , ed è attaccata. Rappresenta Plutone come
« G uardiano e Signore del quarto cerchio, in cui trovasi D ante, ec.

�ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA
«

299

P a p e S a ta n , P a p e S a ta n a le p p e .

« L a 8 .3 senza segno, attaccala, è diversa, e rappresen ta D ante,
clic giunto a piè della T orre per certo segno di due fiam m e le­
vato da Flegias traghettatore di questo luogo in u n a barch etta ,
e giù per la palude navigando, incontra Filippo A rgenti ec. se­
guitano fino alla città di Dite, ec.
" Io dico seguitando eh' assai p rim a .
« Là 9 .“ che è segnata I IIIV . prem essa al Canto:
« Quel color che viltà nel cor mi pinse.
« Si rappresenta il Poeta , che dopo di alcuni im p ed im en ti, e
di aver veduto le furie infernali ed a ltri m o s tri, en tra con
l’ajuto di u n Angelo nella città di Dite, ec.
« L a 10.“ eh’ è 1’ undecim a, ha la tabella scritta.
ANAS
« In su l' estremità di un altra ripa.
« L a 11.“ è segnata IIX . diversa dalle altre
« E ra lo loco ove a scender la riva.
« Si vede D ante che trova il M inotauro ,
che vien da V irgilio p lacato .
« L a 12.a IIIX . molto diversa dall’ altre.

TASIO
PAPA
GUAR
DO.

« Non era ancor di là Nesso arrivalo.
« Vi si vedon nodosi ed aspri tro n c h i, nei quali sono trasfor­
m ati i v io le n ti, e sopra loro le arpie fanno il nido.
« L a 13.a h a il num ero al di s o p r a , ed a diritto X II I I
« Poiché la carità del natio loco.
a Fiam m e a rd e n tissim e, che piovono addosso ai violenti in
un a cam pagna di cocente a r e n a .
« La 14.“ al Canto X V , d iv e rsa , attaccata tu tta , in fondo il
num ero a rovescio VX.
« Ora cen' porla l'u n de duri m argini .
« Vi si osserva u n a schiera di anim e torm entate , fra le quali
B runetto L a tin i, che a D ante predice il suo esilio.
« La 15.“ al Canto X V I premessa ha in fondo vicino all estre­
m ila il num ero IV X .
« Già era in loco ore s’ udia ’l rimbombo.

« Il fium e che cade con rim bom bo nell’ ottavo cerchio: e per
1’ aria u n ’orribil figura che viene notando.
« La 16.“ al Canto X V II prem essa ha in fondo a sinistra IIV X .
« Ecco la fiera con la coda a g u zza .

�300

ILLUSTRAZIONI DELLA D1V. COMMEDIA

« mostra la forma di G erione.

« La 17.“ ha in mezzo nel fondo II1V X .
o Luogo è in inferno dello Malebolge.
« Vedesi il sito e la form a d ell’ ottavo cerch io .
« La 18.“ eh’ è la 19“ , contandovisi la rip etu ta ai Canti 2.° e
« 3." , ha in ultim o a m an sinistra in fondo IIIIV X .
a 0 Sim on mago, o miseri seguaci.
« Si vedon filli i Simoniaci col capo in certi f o r i , nè al di
« fuori vedesi altro che le gam be , le piante delle quali sono ac
« cese di fiam me: e Niccolò I I I , nel quale si avviene D an te, ec.
« Gli altri Canti d ell’in fern o , tutti q u elli del Purgatorio e del
P arad iso, sono rim asti con lo spazio in bianco.

Delle prim e due u n fac-sim ile lavorato con m olta esattezza da
Michele Keyl fu pubblicato dall’ Heinecken , ed un altro se ne vede
nel Saggio intorno all' origine dell' incisione del Jansen , t. I I , tav.
I X e IX bis. L a seconda e la diciassettesima furon pubblicate dallo
S tr u tt ( tomo I I , tav. I l i e V II) ; la dodicesima, dall’ O ttley ( fac.
*20) ; la terza insieme col suo duplicato e la sesta, dal Dibdin nella
Bibliotheca Spenceriana ( IV. 114).
Dieci di queste figure esistono nei portafogli del Cabinet des gra
vures del Re a P arigi ; gl’ intendenti le riguardano come di g ran
lunga p iù pregevoli di quelle che vanno attorno co m u n em en te,
perchè essendo fatte con inchiostro più nero , sono d’ assai m ag ­
giore effetto ; e sono quelle medesime che 1’ H einecken ( loco ci­
talo ) dice d’ aver vedute nella lib re ria del signor Bourlat de M ont
redon in Parigi (1). N arrasi anche dallo stesso d ’averne veduta
u n ’a l tr a , che sarebbe l’undecim a, presso Mariette; ma nota che in
tutte quante era il medesimo fare di disegno e d’ intaglio , per cui
dovevano essere opera dalla m edesim a m ano che avea prodotto le
prim e due , le sole eh’ egli allo ra conoscesse (2).

( 1) Sulla prima di queste vignette u n 'antica m ano italiana aveva scritto
Masso Finiguerra 1480 , e sotto a questo millesimo altra m ano italiana
più recente aveva corretto 1460.
(i) Nel R epertorium bibliogr. o f the m ost celebrated british lib ra ries
( London, C larke, 1819, in 8. ) , citasi un Codice della Divina Commedia del
1450 , posseduto dal m archese di Douglas e adorno di 88 disegni originali
che si vogliono di Sandro B otticelli o di alcun’ altro celebre artista della
Scuola Fiorentina. Vuoisi credere che quella cifra sia sbagliala, e che in
sostanza codeste vignette sien quelle solite dell’edizione del 1481.

�ILLUSTRAZIONI BELLA DIV. COMMEDIA

SOI

Scrive nel suo Specimen E d it. Ital. ( fac. 28, nota 1.») l’Audif
frodi , che conversando col B o llo r i, più volte aveagli sentito dire
come si aveva indubitata m em oria, che u n a volta fosse esistito
un esem plare dell’edizione del 1481, sul cpiale aveva Michelan­
gelo Buonarroti disegnato m aravigliosissim e figure , da esso create
al suo solito senza preparazione nissuna, e tracciate in su’inargini,
quasi spirante comento delle grandi idee del Poeta che lo aveano
più fortem ente commosso. Ma questo prezioso lib r o , nel quale la
mano dell’artista gareggiava colla fantasia del poeta, andò m isera­
bilm ente disperso in u n naufragio. Su di che gioverà rip o rtare le
parole del C ico g n ara, Storia della scultura in Italia , ediz. di
P ra to , Giachetti , 1824 (V . 162 ) : « Un D ante col commento del
L andino in foglio e in grossa c a r ta , con m argini oltre mezzo
palm o, fu disegnato in penna dal Buonarroti coi soggetti analoghi
alla poesia e innum eràbile serie di nudi m aravigliosi. Questo li
bro venne alle mani di Antonio M ontanti scultore amico di A n
tonio M aria S a lv in i, e ne faceva grandissim o conto. Ma per un
impiego d’ architetto soprastante alla fabbrica di S. Pietro tra
« sferito il suo domicilio in R o m a, fece venir per m are un suo al­
ee lievo , con m a r m i, b r o n z i, u te n s ili, disegni e l i b r i , ov' era r i
« posto in u n a cassa gelosam ente anche questo inestim abile tesoro.
« N aufragando in tal viaggio tra L ivorno e Civitavecchia la nave,
« colla m orte del giovane si perdettero tu tte le proprietà del M on
tauto , e il citato libro che , come dice il B ottari nella nota ove
« descrive un tanto infortunio , da se solo bastava a decorare la li
breria di qualunque gran monarca » .
A proposito di questo prezioso esem plare può anche consultarsi
u n articolo del signor conto T orricelli inserito nell 'Antologia di Fos
som brone (anno 1842, fac. 80 ), la Vie du Dante dell’ A rta u d , fac.
597, l' Histoire de la vie et des ouvrages de Michel Ange del signor
Q uatrem ère de Q uincy, (Paris, Didot, 1835, in 8. g r., fac. 333), e il
Vasari , Vite , tomo X , fac. 127-128.

*
Altre edizioni della Divina Com m edia del
secolo X V , con figure intagliate in legno.
1 Brescia , per Boninum de Boninis , 1487 , in foglio (V. a fac.
49-52). Vi sono 68 figure grandi quanto il foglio , u n a per ogni
Canto del ' I nferno e del P urgatorio, ed u n a in fronte del prim o del
P arad iso .
2 .a Venezia, per Bernardino Benali e M atthio da Parm a, 1491,

�302

ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

in foglio (V . a fac. 5 2 - 5 V) . Q uesta edizione lia cento vignette ; le
tre che stanno in fronte ilei prim i Canti dell’ I n fe rn o , Purgatorio e
P aradiso occupano lutto il foglio ; le altre , tutte poste al principio
degli a ltri C a n ti, sono aggiustate fra mezzo al lesto. L a vignetta
grande del P urgatorio , ebbi già occasione di notarlo , è duplicata.
3 .“ Venezia , per Pietro Cremonese , 1491 , in foglio (V. a fac.
54—55). Anche questa h a cento vignette, tutte aggiustate fra mozzo
al testo in principio de’ C a n ti, di piccole d im e n sio n i. Q uelle dei
Canti I e XXX. dell’ Inferno , I I e X IV del Paradiso , possono v e­
dersi in fac-sim ile a fac. 115 , vol. V I , del Catalogo della Spence
riana del D ibdin.
4." Venezia, per M attheo di Chodeca da P arm a, 1493, in foglio
(V. a fac. 5 5 -5 7 ). Contiene tre ligure grandi e 97 piccole come
nell’ a ltra di Venezia , B e n a li, 1491.
5.« Venezia, per Piero de Zuanne, 1497, in foglio (V. a fac. 57
58). (’(Mito figure , come nella edizione di Venezia , Pietro Cremo­
nese , 1 i-91.
Lo ligure che si trovano nelle edizioni di Venezia , 1491, 1493
e 1497 sono (ulte quanto al soggetto id e n tic h e , un po’ differenti
nelle p a rli. N oterò sem plicem ente che in quelle di Pietro Cremonese,
1491 e Piero de Zuanne , 1497 , le si trovano più grandi , essendo
alte due pollici e mezzo circa e altrettan to la rg h e , laddove quelle
di Bernardino B enali, 1491, e M a ttheo di Parma, 1493, hanno cosi
d ’ altezza come di larghezza presso a poco duo pollici.

S ecolo

XVI.

Dante historiato da Frederico Zvcaro. L ’anno
M. D L X X X V I .
T al’ è il titolo d’ una raccolta di disegni in foglio grande , elio
si conserva fra i cartoni esistenti nella G alleria degli Ufizi di F i­
renze. Contiene 88 disegni parte in matita rossa e nera , parte in
matita rossa, parte in acquarello, parie a contorno a penna . 29 sono
per l’ In fe rn o , com prendendo in questo num ero un ritratto di
D ante che è copia del quadro posseduto dai signori Del Turco Ros­
selli di F irenze; il P urgatorio ne ha 47 ed il P aradiso 11 soltanto.
Dal Canto XXVI al XXXIII di questa ultim a Cantica non ve n’ha
alcuno. Un altro disegno è stato trovato fuori della collezione , e
perciò non si sa a qual Cantica appartenga.

�ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

303

Dietro al disegno 31 del P urgatorio havvi questo ricordo in
stam patello : T rio nfo d ell a C h i e s a , e sotto in carattere corsivo
piccolo : Fallo in Spagna nell'Escoriale del 1587. In a ltra parte del
suddetto disegno in carattere corsivo differente d a ll'a ltro ,' si legge:
DO
Dicembre 1587 nell' Escoriale in Spagna; e questo lo crederei del
l’ au to re Federigo Z ucch eri. E sim ilm ente dietro al prim o d i­
segno del Paradiso trovasi scritto un ricordo che dice : A di 16
marzo 1588. nell"Escuriale in Spagna; e questo puro lo credo del­
l’a u to re , essendo perfettam ente eguale all’antecedente.
Lo Zuccheri andò in Spagna nel Pontificato di Sisto Y, vale a
d ire n el 1585 ovvero nel 1586, colà chiam ato dal re Filippo II
por dipingere nell' E scuriale ; sem bra dunque che questi disegni
gli ab b ia fatti nella sua dim ora in Spagna fino all' anno 1588.
Questi disegni sono Lutti bellissimi e ben conservali, ed ognuno
di essi porla nel tergo in caratteri rom ani il passo del Poema di
D anto a cui si riferisce : e al disotto d’ ogni Canto una breve noia
in carattere corsivo dichiara il senso allegorico o m orale.
Il solo , per q u an t’ io sappia , che abbia parlato di questi dise­
gni dello Z uccheri, è il Pelli ( fac. 177 , noia 6 0 ); nè credo sieno
stati mai consultati d a’ vari illustratori della Divina Commedia.

Disegni Jo a n n is Stra d a n i sopra l’ Inferno
e il Paradiso di Dante.
*

Codice in foglio grande, del secolo decimososto, in buono stato,
composto di 187 facce num erate, nella Laurenziana (Cod. Mediceo
P a la tin i, n.° 75). Contiene disegni Danteschi di Giovanni S tra d a ,
famoso pittore belga, nato nel 1527 e morto nel 1604, condotti con
am m irabile delicatezza. E precedono ai disegni varie notizie , che
prendono le prim e 14 facce del C odice, dettate dal pittore a schia­
rim ento dell’ opera sua , sotto le seguenti ru b ric h e:
Peccatori dell' Inferno di Dante e loro Luoghi e Pene ; — Tempo
del viaggio di Dante per l ' Inferno; — Misure e profilo dell’ inferno
di Dante secondo l'Opinione d’ Antonio M anetti; — Viaggio di Dante
per l'Inferno ; — Misure e profilo dell' Inferno di Dante secondo
V opinione d’Alesandro Vellutello da Lucca ; — Viaggio di Dante per
i Inferno secondo l'opinione d’Alessandro Vellutello Lucchese; — Com­
parai ione delle misure dell’ Inferno di Dante , tra "I M anetti e 'l Vel
lutello.
Dopo parecchie carte bianche vengono , sulle facce 31-91 , 28
disegni tulli a bistro meno il prim o eh e semplicemente schizzalo, o

�3&lt;H

ILLUSTRAZIONI DELLA I)IV. COMMEDIA

che non è altro che un prim o sbozzo di quello,cbe im m ediatam ente
segue. Dal quinto in là hanno tu tti giù in fondo una sottoscrizione
che dice: Io. S tradanus inventor Florentiae 1587 ; ma alcuni sono
datati del 1588. Il 2.u ed il 3.° in color grigio rappresentano il
Piano dell'Inferno, e il 3.° po rta in testa le p aro le: C itta di Dite; il
4.° , a bistro verde , si compone di q uattro disegni ne’ quali sono
rappresentati altrettan ti episodi del viaggio di D ante e V irgilio ;
gli a ltri tu lli sono a bistro giallo carico. Nel 5.° vedesi Beatrice
che apparisce a D an te; nel 6.» D ante cacciato p er la selva dalle
tre fiere; nel 7." V irgilio m ette dentro alle secrete cose il suo fido
discepolo ; nell’ 8.° Caron dimonio che si porla per 1’ A cheronte
i d annali battendo col remo qualunque s'a d a g ia ; il 9.° offre la
veduta del nobile castello sette volle cerchialo d 'a lte m ura. Dal de­
cimo al ventesimosesto sono tutti destinati a rappresentare i to r­
m enti dei d a n n a ti, vari secondo la n atu ra delle c o lp e , come a p ­
presso: nel 10.° si vedono i Lussuriosi portati e percossi per aria dai
venti (1) (episodio di Francesca da R imini) ; nell’11." i Golosi distesi
a la grandine e pioggia e nette; nel 12.u gli Avari e i Prodighi ; nel
13." gl ’ Iracondi se percuotono el mordono nella palude S tige. Acci­
diosi sotto l'acqua filli nel limo gorgoliano; nel 14.» S ita de ditte; nel
15.o 16." e 17.° i Violenti; nel 18.» le pene de fraudelenti; nel 19.° gli
A dulatori; nel 20.° gl’Indovini; nel 21.» la Bolgia quinta; nel 22.o
gl’Ipocriti; nel 23.« i Ladri; nel 24.° gli Scaudoleli ; nel 25.° i Fal­
satori; nel 26.“ i Traditori. Nel 27.° si rappresenta l’ episodio del
conte Ugolino; nel 28.° ed ultim o quello d’ Alberigo.
D alla faccia 93 sino alla 140 si osservano v ari d isegni, alcuni
de’quiili concernenti alla scoperta del Nuovo Mondo fatta da C ri­
stoforo Colombo e Amerigo Vespucci , ed altri rappresentanti il
Calcius ludus Florentinorum. A ltri dieci appena abb o zzati, concer­
nenti a ll’ Inferno D antesco, stanno sulle facce 14 1 -1 5 9 , ed a ltri
11 relativi al Paradiso a bistro turchino sulle facce 165-187, m a
il Bandini scrive eh’ e’ sono mollo inferiori a’prim i 28 , ed anzi li
giudica lavoro di altro artista.
Dei disegni di Giovanni S trada non in c is i, p er q u a n t’ io sap­
pia , fin q u i, gli storici dell’ arte ne tacciono affatlo, e sono in
generale pochissimo conosciuti. P ure un’ antica incisione da me
veduta fra i cartoni del signor K irkup pittore a Firenze , e che

(I) Le parole impresse in corsivo, a datare dalla descrizione del 10° di­
segno, sono quali si leggono in piè dei disegni medesimi, scrittevi dallo Strada.

�ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

305

deve rim ontare intorno all’epoca in cui fioriva lo Strada, ha tanta
rassom iglianza col disegno dello S trada del Canto III dell’ Inferno,
che p are assolutam ente copiata da quello.
Bandini, III. 226-227.

* Edizioni del secolo X V I con vignette inta
gliate in legno.
1.» F irenze, Fil. G iunta, 1506, in 8. (V edi a fac. 64 -6 6 ). La
faccia verso della carta sesta è tu tta occupata da u n a vignetta in ta­
gliata in legno nella quale si vede Dante caccialo per la selva dalle
tre fiere. Il Dialogo del M anetti, che sla in fine del lib ro , è accom­
pagnato da 6 vignette in legno aggiustate fra il testo del Dialogo
medesimo e rappresentanti l’ inferno. Altre tavole su questo m e­
desimo soggetto si vedono anche nell’edizione del Dialogo fatta se­
paratam ente , nell’ edizione Toscolana del P a g a n in i, 1506 circa ,
nell' Aldina del 1515, nella contraffazione di questa e nella Paga
niniana del 1516 circa .
A ltre olio figure sul medesimo soggetto sono pure nell’opera del
G iam bullari Del sito, forma et misure dello Inferno di Dante, Firenze,
N eri Dortelata, 1544, in 8. piccolo, aggiustate anche quivi fra mez­
zo al testo. E finalm ente u n ’a ltra vignetta rappresentante l’inferno
vedesi nella Lettura seconda sopra lo Inferno di Dante di G iam bat
ista G elli, Firenze, Lorenzo Torrentino, 1555, in 8. picc.
2.* Venetia, per Bartholomeo de Z ani da Portese, 1507, in foglio
(V edi a fac. 68 ). Edizione con 100 vignette in legno; la p r im a ,
posta in fronte della Cantica dell’ Inferno , prende tutta la faccia;
le altre tutte , che stanno in principio d’ ogni C anto, sono aggiu­
state fra ’1 testo.
3." V enetia, B ernardino S ta g n in o , 1512, 1 5 16 e 1520 ( Vedi a
fac. 69 e 78 ). T utte queste edizioni hanno 100 vignette in le­
gno aggiustate fra ’1 testo in principio dei C a n ti, meno la prim a
che prendo tu tta la faccia. Vi sono di più altre graziose vignette
nel lembo estrem o del frontispizio e della faccia su cui comincia
il P o em a.
4 .“ Venetia, Iacob del Burgofraco Pauese, 1529, in foglio (V ed i
a fac. 79-81 ) . Contiene 100 vignette in principio de’ C a n ti, ag ­
giustate fra mezzo al te s to , meno la p rim a che prende tu tta
la faccia. Le figure di questa edizione e di quella del 1507 sono
interam ente copiate dalla Veneziana del B enali, 1491.
5.“ Vinegia, Giovanni Giolito, 1536, in 4. (Vedi a far, 81-82).

20

�306

ILLl’STRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

Vi sono 100 vignette piccole in principio de’Canti ed aggiustate
fra mezzo al le sto .
6 .a Vinegia , Francesco M arcolini, 1544, in 4. (Vedi a fac. 82—
84 ). H a 100 vignette in legno aggiustate fra ’l testo , meno le tre
che stanno davanti ai prim i Canti di ciascheduna C antica, le quali
prendono tu tta la faccia. O ltre a queste , dieci v ig n etiin e, p u re in
legno, si trovano nella Descrizione de lo Inferno del Vellutello im ­
pressa fra i p re lim in a ri, anch’ esse aggiustate fra ’1 te sto . Queste
figure furon ristam pale nel 1696 nel Compendio della Din. Comm.
ricordato a fac. 233.
7 .a L ione, G. Rovillio , 1551, 1552, 1571 e 1575, in 12. p ic c .,
e Venezia, Gio. A n t. M orando, 1554, in 8. picc. (Vedi a fac. 86,
87, 89 , 95 e 96 ). T u tte edizioni con tre figure , u n a p er Cantica ,
in fronte al Canto prim o.
8.° Vinegia, G iolito, 1555, in 12. (Vedi a fac. 90). Vi sono 12
fig u re , 3 per l’ Inferno , 5 pel P u rg ato rio , 4 per il Paradiso.
9.a Venetia, Giouambatista Marchiò Sessa e fratelli, 1564, in fo­
glio ( V edi a fac. 91 -9 2 ). Contiene 100 figure in legno, aggiustate
f r a ’l testo al principio d’ ogni Canto , e copiale , a quel che p are ,
d all’ edizione del 1544.
10.a Venetia, Pietro da Fino, 1568, in 4. (Vedi a fac. 93). E d i­
zione con Ire vignette in legno raffiguranti l’ I n fe rn o , il P u rg ato ­
rio ed il P aradiso, impresse in principio delle rispettive C antiche.
11.a Venetia, fratelli Sessa, 1578 e 1596, in foglio (Vedi a fac.
97 e 100 ). Queste due edizioni vanno con 104 figure , 1OO aggiu­
state fra ’1 testo in principio de’ Canti, e quattro che prendono tu tta
in tera la faccia. Di u n a di queste ni lime pubblicò un fac-sim ile nel
Bibliogr. Decam., I. 289, il D ibdin.
12.a Firenze, M a n za n i, 1595, in 8. (Vedi a fac. 9 9 ) . H a u n a
tavola che presenta il Profilo, pianta c misure dell' Inferno di Dante
secondo la Descrizione del M anetti.
Q uesta tavola dell' I nferno di D ante secondo il M anetti fu r i­
stam pata in moltissime edizioni della D ivina Com m edia, fra le al­
tre in quelle di Padova, 1727 , Venezia, P asquali, 1749 e 1772 ,
P arig i, 1768, ec,
S ecolo X V II.

Il Corso della vita dell’ u o m o , ovvero l’ In­
ferno , il Purgatorio e il Paradiso , disegnato

�ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

307

(la Bernardino Poccetti e inciso da Giacomo
Callot. 4 carte in foglio gr.
É come un Consento pittorico della D ivina Commedia, dedicato
a Cosimo II, G ran Duca di Toscana, con lettera de’ 20 maggio 1612.
G andellini, N otizie d e g l'in ta g lia to r i , Siena, 1809, VIII. 255; — P elli,
fac. 77, nota 60.

S e c o lo

XVIII.

* Edizioni del secolo X V III con incisioni.
1.“ Venezia, Z atta, 1757, 4 vol. in 4.; 1760, 3 vol. in 8. (Vedi a
fac. 112 e 114). Edizioni con 112 incisioni grandi; m a concernenti
al Poema di Dante solamente 101 , e cioè quelle che si vedono in
fronte d’ ogni C anto, più u n Piano dell’ Inferno. O ltre però a que­
ste incisioni, quasi tutti i Canti hanno in line una vignetta allego­
rica. H o già notalo altrove che in taluni esemplari in carta stra­
grande le incisioni sono ingrandite coll’ aggiunta d ’ un fregio, e
stam pate in quella foggia che i Francesi dicono en camayeu. F u ­
rono disegnate da F. Fontebaso, F. M a g n in i, Zom pini, M . A .
Schiavonio, F il, M a rca g li, Gaspero Ticiani, G. D izioni, G. Scag
giari, G. Guaranna, e incise dal Giampicoli, Rezzi Filippo, M agnini,
G. Leonardis e B . Crivellari. Trovansi riu n ite in u n a specie d’A tlan­
te , che porta questo frontispizio: Tutte le figure in rame di Dante
Alighieri in n.° di 1 1 2 , le quali posson servire d‘ ornam enti per Ga­
binetti, Venezia, Zatta', ed io le ho vedute registrale in un Catalogo
di questo libraio dell’ anno 1784 , col prezzo di 10 lir e . Il Gamba
poi nell ultim a edizione de’ Testi di lingua scrive ( fac. 128 ) : « Di
tu tte le ligure in ram e che sono 212 (1) s’ impressero a parte, in
fogli 5 3, alcuni esem p lari, acciocché, aggiustali in piccoli q u a
a d r i , servire potessero d’ adornam ento per gabinetti. In u n Ca­
talogo del Zatta a questi fogli 53 è assegnato il valore di L. 32
venete ».
2 .“ Livorno', M a s i, 1778 , 2 vol. in 12. ( Vedi a fac. 117 ). G.
L api lavorò d’intaglio il frontispizio, e fece i disegni pure e le inci­
sioni delle tre figure, u n a per il Canto X X X III d ell'infern o , l’altra
per il Canto X IX del Purgatorio, la terza per il Canto I del Paradiso,

(i) 212 disso il Gamba, forse perchè contò anche le vignette in fine dei
Canti.

�308

ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

non che del Piano dell'Inferno secondo il M anetti. T utte queste
incisioni fa! te dal Libur, furono riprodotte nella Livornese del 1817.
3.» Venezia, Z a tta , 1784, e Venezia, Sebastiano Valle, 1798, 3
vol. in 8. picc. (Vedi a fac. 118 e 124). In principio d’ ogni Canto
evvi u n a graziosa vignetta incisa da C. dell' Acqua.
4.“ Roma, Fulgoni, 1791, 3 vol. in 8. (Vedi a fac. 119). Co’Piani
dell’ Inferno, P urgatorio e P aradiso, i quali poi furono riprodotti,
talvolta tutti e tre , talvolta quello dell’ Inferno soltanto , nelle se­
guenti edizioni della D ivina Commedia: Milano, 1804; — Livorno,
1807 ; — Roma, 1806, 1815 e 1820; — Padova , 1822; — Firenze ,
1826, 1830 e 1837 ; — Londra, 1826 e 1842; — Parigi, 1844, ec.
5.» Venezia , 1792 , 2 vol. in 12., e Venezia , Zatta , 1798 , 3
vol. in 12. (Vedi a fac. 121 e 124). I bibliografi le descrivono come
adorne d 'in cisio n i da me non vedute.
S e c o lo

XIX.

* L a Divina Com media di Dante Alighieri,
cioè l ’ in fe r n o , il Purgatorio ed il P aradiso,
composto da G iovanni F la x m a n scultore In­
glese, ed inciso da Tommaso P ir o li Romano.
( Roma) 179 3

in 4

bislungo.

P rim a edizione ; in piè del frontispizio si legge. In possesso di
Tommaso H ope Scudiere, Amsterdam. Contiene 111 tavole a puro
contorno, compresi due frontispizi incisi, 39 relative all’ In fern o ,
39 al Purgatorio e 33 al P arad iso .
L a Palatina di Firenze ne ha un esem plare con 1’ appresso d e­
dicatoria in nome del F laxm an: Optimo Principi Ferdinando Avstr.
A . D. E trv r. M ag. Dvci icones delineatas ex Divina Comedia Dantis
Aligherii vatis perinsignis Florentiae civis D. D. D. Ioannes Flaxm an
Anglvs.

* Altra edizione. R o m a , presso l ' In c is o r e ,
1802, in 4 bislungo di 111 tavole.
V end. 21 fr. a Parigi nel 1819.
Brunet, II. 288; — Low ndes, II. 371 ;
—

Catal. ms. della Magliabechiana.

— Catal. Boutourlin , II. n ° 1 1 80 ;

�iLLCSTnaz io n i d e l l a

d i t . c o m m e d ia

309

A Series o f engra vin g s to illustrate D ante ,
engraved by P ir o li, f r o m the com position o f
John F lu xm a n , in the possession o f Thom as
H o p e , E sq .re. London, 1807, in foglio di 1 1 1
tavole . (1)
Solfo a ciascuna tavola furono riportati i vari passi del Poema
che ne form ano il soggetto, con la traduzione inglese a lato dal
B o yd .
Il B ru n e t, II. 488, m ette queste edizioni da’ 36 a ’ 40 fran c h i;— Vend. 2
sterl . 11 scell.
n.° 8772.
Low ndes, 11. 723.

Hibbert,

* X X X I X U m risse z u der Holle des D ante
nach F la x m a n , von Hummel. In 4 bislungo.
Raccolta d’ incisioni a contorno che va insieme coll’ edizione
della D ivina Commedia di Penig, 1804 (Vedi a fac. 127). L' H eins
ius ( V II. 162 ) ne ricorda u n ’altra di 30 tavole solam ente, fatta
per andare unita alla versione tedesca del Poema di Dante del si­
gnor Kannegiesser nelle due edizioni del 1809 e 1824.

Catal ms. della

Palatina.

* Atlante Dantesco per poter servire ad ogni
edizione della Divina C o m m e d ia , ossia l' In­
fe rn o , il Purgatorio e il Paradiso, composti
dal sig. G iovanni F la x m a n , g ià incisi dal
sig. T ommaso P iro li, ed ora rintagliati dal sig.
F ilip p o P istru cci, con aggiunte di nuovi inta­
gli e di una breve descrizione e spiegazione
delle tavole. M ilano, presso B atelli e F a n fa n i,
1822, in 4 bislu n go, con 120 tavole.
3 o fr.

Bibliot. Britan.

(1)
Il Watt cita nella sua
(l. 371) una edizione di L o n ­
d r a , 1800 , in foglio, eh’ è forse quella istessa d e l 4807.

�310

ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

Delle 120 tavole contenute in questo Atlante , 110 sono quello
del Flaxman già pubblicate nelle edizioni di Londra e di R om a,
10 del Pistrucci incise a semplice contorno. Le paiole riportate di
sopra form ano il frontispizio, a cui tien dietro una Prefazione
nelle dite lingue italiana e francese, quindi il frontispizio in ta­
gliato dal F la xman col ritratto di Dante , ed un Indice delle Tavole
che subito dopo com inciano. Ogni Tavola h a giù in fondo il passo
della D ivina Commedia al quale si rife risce, tradotto anche in
francese. Di questa raccolta parlò il signor A. Rienzi nell’ Antolo­
gia di Firenze , IX . 155-160.
Catal. ms. della Palatina.

Invenzioni di G iovanni F la x m a n sulla Di­
vina Commedia.
Stanno nella Biblioteca classica pittorica , M ilano, G. V illa rd i,
1823, in 4. (Vedi la Biblioteca Italiana, X X X II. 258), e form ano
un volum e in 4. di 111 tavole incise a contorno. Il Catalogo V il­
lardi di M ilano , 1833, lo mette 36 fra n ch i.

*
Invenzioni sulla Divina Commedia di G io­
v a n n i F la xm a n . Di proprietà di Buonajuto del
Vecchio incisore. R o m a , D . P a r e n ti , s. d.
(1826 circa), 3 quaderni in foglio bislungo di
39 , 3 8 e 3 4 tavole.
F unne parlato nell’ Edinburgh R eview , X L III. 508-510.
2. steri, e 2 scell. Catal. Natalis di Londra.

F igure

della Divina

C o m m e d ia , disegnate
da G iovanni F la x m a n ed incise dal cav. Paolo
L a s in io figlio.
Sono 112 ; e vanno con 1’ edizione di F iren ze, Ciardetti , 1830
(Vedi a fac. 7 5 ), m a si vendono anche da sè al prezzo di 54 paoli.

John F la x m a n ’s U m risse zu D ante A l i ­
g h ie ri ’s Göttliche Komödie. Carlsruhe , K unts
Verlag, 1 8 3 3 - 1 8 3 5 , 3 parti in 4 g r -

�IM .rSTItA ZIO N I DELLA D IV . COMMEDIA

311

Ciascuna parte fu pubblicata al prezzo di u n tallero e 12 g ramm
e. L’Inferno ha 26 (avole e 27 carte di te sto , il Purgatorio 25
tavole e 26 carte di testo, il P aradiso 26 tavole e 27 carte di testo.
E vi sono illustrazioni in tedesco, in italiano , in francese e in in ­
glese.
Bibliogr. von D eutschland , 1834 , n ° 163; — Heinsius, VIII. 232.

Le composizioni del Flaxm an sul Poema di D ante si trovano an ­
che nella Raccolta com pleta di tu tti i disegni di quest’ artista (Re­
cueil des Oeuvres de F laxm an) fatta a Parigi dal R eveil, 8 p arti in
8.gr. contenente 268 tavole.

*

V ignetta relativa al C anto III dell’inferno,

(Per me si va nella città dolente), incisa da
R. Duppa.
Sia sopr’ il frontispizio di un’ opera intitolata : A selection of
twelve heads from the last Judgemen t di Michel Angelo, London,
1801, in fogl. atlantico.

Cat. ms. della Palatina.
L a Divina C om m edia incisa a contorno da
Luigi Nuti.
Ogni Canto dà argom ento a una o due stampe ; e la form a del
volum e è bislunga a modo d’ A tlante. Non sappiamo dire l’ anno
della pubblicazione : m a certo è che sono posteriori a quelle del
F lax m an, delle quali anzi sono una copia in più piccole dimensioni,
e an teriori al 1821, nel quale anno il Nuti m ori.

Bibliogr. Pratese, fac.

176.

L a Divina C om m edia disegnata ed incisa da
Sofia Giacomelli (Mme Chomel). Parigi, Blaise,
1 8 t 5 , in 4In carta velina.

2 7 fr36 »

Raccolta di cento figure a contorno appositam ente pubblicata
per ab b ellirne la traduzione francese della D ivina Commedia del
cavalier A rtaud.
60 paoli, Catal. Piatti del 1838 ; — 12 franchi C atal. Barrois, di P a ­
r i g i , 1845.

�J

312

ILLUSTRAZIONI DELI A DIT. COMMEDIA

Arta u d . Vie d u Dante , fac. 398 ; — Querard . F rance litter.

*
Invenzioni di Bartolommeo Pinelli Romano
sul Poema di Dante , di propria mano incise.
Roma, presso l ' Autore, 1824—1826, 3 vol. in
foglio gr. bislungo.
Sono in tutto 144 tavole disegnate ed incise dal Pinelli , delle
quali 65 tratte dall’ Inferno , 42 dal Purgatorio , 34 dal P aradiso ,
e 3 che servono come di antiporta a ciascuna Cantica. L ’ artista le
fe’precedere da una Dedicatoria al sig. A rtaud fregiata tu tta all’in ­
torno , al quale , per quanto questi nella sua Vita di Dante ra c ­
conta (fac. 599-600), ne regalò un esem plare adorno d’u n disegno
in penna , accom pagnandolo con un sonetto.
E qui forse eccede il signor A rtaud celebrandolo come non
m eno illustre poeta e musico , che pittore e scultore e incisore e
architetto; m a certo il nom e del Pinelli trasteverino non è fra le u l­
tim e glorie di cui può ancora an d ar superba l’ Italia ; e il la v o ro ,
di cui abbiam o avuto a p a r la r e , si per la bellezza della composi­
zione come per la correzion del disegno non h a che invidiare ai
più belli del F laxm an. Vedasi in proposito la Bibl. ita l. L . 118119. E a chi stanno a cuore le glorie italiane prenda il Commerce,
n ° 156 dell’ anno 1845, e legga nel Feuilleton u n articolo grazio­
sissimo dettalo in francese dal signor Luigi C icconi, celebre im ­
provvisatore italiano , intitolato : Une charge par Pinelli , Scène de
moeurs italiennes. Il C icconi, m ettendo in iscena u n inglese am m i­
ratore dell’ artista ro m a n o , a proposito de’suoi disegni Danteschi
cosi gli fa d ire: E t ces diables empruntés à l’ E nfer du Dante n 'o n t
ils pas quelque chose de piquant ? Il les a burinés avec un soin tout
particulier, et je dirai presque avec une tendresse de père.
Catal. Molini, 240 paoli; — 140 fran ch i, Brunet , III. 750.
C atal, m i. della Palatina.

Tragedia del Conte U g o li n o , divisa in IV
tavole , tolta dall’ Inferno di D a n te . Gallo
Gallina disegnò ed incise da un pensiero di
Pelagio Pelagi. Milano, presso l'Autore, 1823 .
16 lire.

�ILLUSTRAZIONI DELLA 1&gt;IV. COMMEDIA

Incisioni d ’ E rcole L iv izza n i sugli episodi di
Francesca da Rimini e del conte Ugolino.
Si vedano in proposito i due opuscoli seguenti : Di Ercole L i
vizzani e de'suoi intagli. Cenni d’ Antonio M eneghelli. Padova, ti­
pografia Cartallier, 1838, in 8. — Opere papirografiche di Ercole L i
vizzani illustrale da G. M . B o zo li, M ilano , tipografia Guglielmini,
1841, in 8. gr.
Bibliot. Ita l. XCII. 90.

Umrisse zu Dante P aradies, von Peter
Cornelius. M it erklärendem texte von Dr.
Dolling er. M it 9 Kupfern. Leipzig , Barth ,
183 o , in 4 bislungo.
1 tall. 9.0 gr.
Raccolta di 9 figure a con to rn o , con cinque carte di testo , di
cui mi sovviene aver veduto ricordala u n ’ altra edizione di L ipsia,
B oerner, senz’an n o .
H einsiu s,

VIII. I H ; —

B ibliogr. von Deutschland,

* Orologio Dantesco. T avola
della Div. Com m edia.

13 30 , n .° 3031.

cosmografica

Sono due tavole inventale e pubblicate da Marco Giovanni
Ponta nel 1843. La seconda di esse h a tre figure. Vedasi in questa
opera il § Cognizioni scientifiche di Dante. Due tavole concernenti al
sistema fisico di D ante si trovano fra le Osservazioni di Giovanni
Bottagisio sopra la fisica del Poema di D ante, pubblicate nel 1807.

Pictures from Dante in the version o f
W rig h t, selected by the translator. London,
Longman, 184 4 , i n 8 pice.

9, scell. 6 den.

Vedi in quest’ opera a fac. 268.
Bents litterary, 1844.

* Edizioni con incisioni del secolo X I X .
1.« P isa, 1804, 3 Volu m i in foglio (Vedi a fac. 126i . Gli esem-

�\

ILLL:STK AZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

plari in carta distinta hanno tre incisioni grandi : la prim a concer­
nente al Canto d ’ Ugolino lu disegnata dal Sabatelli e incisa dal
B ettellini ; della s e c o n d a d i e rappresenta l’ incontro di D ante e
V irgilio con Sordello ( Pu rg. Can. V I),T invenzione è del Sabatelli,
il disegno dell’E r mmi, l’ incisione del L upi; la te rz a , dove si vede
Beatrice che invita D ante a fissare gli ocelli nel Cielo, fu disegnata
dall' E rm ini e incisa dal Lapi. Q ueste tre incisioni che furon tirate
in i . ed in foglio, son messe nel Catal. Molini del 1809 paoli 50, e
90 paoli avanti la lettera.
2 .a Traduzione francete della D ivina Commedia del sig. A rtaud,
P a ris, 1811-1813 (Vedi a fac. 254-256). É adorna di tre stam pe
rappresentanti 1’ In fe rn o , il Purgatorio ed il P aradiso. L a prim a
che segue la descrizion del M anetti è incisa dal Farseli, la seconda
disegnata dal Rolien, incisa dal G aiine, la terza è copiata dall’ edi­
zione rom ana del 1791.
3.» Venezia , Vitarelli , 1811, 2 vol. in 16. (Vedi a fac. 135).
Q uattro incisioni.
4 .“ Firenze , 1817, 3 vol. in foglio gr. È adorna di 125 tavole
grandi disegnate da Luigi Ademollo e Francesco N enci, e incise da
L . Ademollo, Lasinio , Gio. M asselli, E m ilio L a p i, Innocenzio M i
gliavacca e V. B enucci ( Vedi a fac. 141 ).
5 .“ B ologna , 1819 e 1826, 3 volum i in 4. Edizioni adorne di
101 tavole disegnate ed incise da Gio. Giacomo Machiavelli (Vedi a
fac. 146 e 1 6 2 ).
6 .3 P arig i, 1820, 1829 e 1843. Edizioni con tre vignette (Vedi
a fac. 151, 171 e 196).
7 .a Firenze, Leonardo Ciardetti, 1821, 3 volumi in 8. gr. (Vedi
a fac. 152 ). Un piano dell’ Inferno secondo il M anetti e due inci­
sioni disegnate da Carlo Falcini e incise da Lasinio figlio; la p rim a
concernente al Canto II del P u rg ato rio , la seconda al Canto X X V I
del P aradiso.
8 .a Udine , M a ttiu z z i, 1823, 3 vol. in 8. Nel prim o tomo di
questa edizione si vede un Rame della grotta di Tolmino rappresen­
tante il Poeta in atto di meditare e di scrivere. (Vedi a fac. 158).
9 .a Traduzione francese dell’ In fe rn o , del sig. B rait de la M a
th e , P a ris, 1823. Vi si osserva un Piano geometrico dell'Inferno.
A ltri piani geom etrici dell’ Inferno , P urgatorio e Paradiso v anno
con le edizioni della traduzione tedesca del Kannegiesser, del 1825,
1832 e 1843, tutte tre di Lipsia. (Vedi a fac. 257, e 272-273).
10.» Londra , 1826, 2 vol. in 8. Nel secondo di essi sono d u e
Piani d eli Inferno. Un'«altra tavola che offre la Veduta a volo d' uc­

�ILLUSTRAZIONI «E L L A D IV . COMMEDIA

315

cello del 5.° e 6.° cerchio dell' Inferno adorila il Cem ento del Taeffe.
(Vedi a fac. 165, ed anche il §. Comen ti a stam pa).
11.* Firenze, Passigli e Borghi, 1828, e 1833. H anno am bedue
u n a vignetta relativ a all’episodio di Francesca, disegno del N e n c i,
incisione dello Zignani. (Vedi a fac. 170 e 179).
12.“ Firenze, tipogr. all'insegna di Dante, 1830, in 24. Due ta ­
vole allusivo ai Canti l ' e X IV dell’ In fe rn o , disegno di Francesco
Pieraccini, incisione di Marco Zignani. (Vedi a fac. 174).
13.“ Firenze, Ciardetti , 1830, 5 volumi in 8. Contiene 112 ta ­
vole del F laxm an, incise da Paolo Lasinio. (Vedi a fac. 175).
14.* Venezia, Antonelli, 1832, 4 vol. in 64. Tavole 3 incise dal
B uttazon. (Vedi a fac. 177).
15.“ Bologna , 1832 , 3 vol. in 16. Si cita com unemente fra le
edizioni che vanno ornate di stam pe ; m a quali e quante non saprei
d irlo . (Vedi a fac. 176).
16.“ Traduzione tedesca dell’ H eigelin, edizione del B laubeuren,
1836. H a sei incisioni in acciaio. A ltre illustrazioni possono vedersi
nelle traduzioni tedesche del Kopisch e del Guseck. (Vedi a fac. 275,
276 e 277).
17.“ Firenze , P assigli, 1838, in 8. gr. Ha u n a vignetta , e tre
tavole g r a n d i. La v ignetta, disegnata dallo Zandomeneghi e incisa
dal V iviani, si riporta al Canto II d ell'in fe rn o . Delle tre incisioni,
la prim a, relativa al Cauto V II dell’ Inferno, è lavoro degli artisti
medesimi. Le altre due , concernenti al Canto X X V III del P u r­
gatorio e al XV del Paradiso , sono am bedue disegnate dal B u ­
cato e incise 1’ u n a dal V iv ia n i, 1’ a ltra dal Lauro . (Vedi a fac.
185).
18.“ Traduzione tedesca del principe Giovanni Nepomuccno di
Sassonia , edizione di Dresda, 1839-1840. È corredata di varie ta ­
vole e carte. (Vedi a fac. 275-276).
19.“ Firenze, Passigli, 1840, in 64. e in 8. picc. Queste due edi­
zioni hanno tre tavole concernenti ai Canti l ' dell’ Inferno , II del
Purgatorio e X X X del P aradiso, disegnate dal Marinovich e incise
dal Viviani. (Vedi a fac. 189).
20 .“ Firenze , Fabris , 1840. H a molte vignette in legno , dise­
gnate ed incise dai sigg. Domenico Fabris, Balestrieri, Elisa Siariani
e G. B . B isca rra , tratte in gran parte dalle invenzioni del F la x m
an , del P in e lli, dell’ A demollo e d’ altri. (Vedi a fac. 190).
21.“ F irenze, P ia tt i, 1842, in 8 ., edizione di Lord Vernon,
nella quale vedesi una tavola rappresentante lo Spaccato dell' In ­
ferno. Ho già annunziato come il nobile editore si proponga d’ in -

�316

ILLUSTRAZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

intraprendere una edizione dell’ Inferno che dovrà andare adorna di
ottanta incisioni o vignette. Vedi a fac. 192-193.
22.» Traduzione francese della D ivina Commedia , edizione di
P a rig i, 1844, con illustrazioni a rtistic h e , copiate in parie da
quelle del Flaxm an. Vedi a fac. 263-264.
T e le ,

a f f r e s c h i e sc u l t u r e i l cui sog getto

è

p r e so d a l l a

D i v . Co m m . (1)

L a Divina Commedia di Dante, dipinto del
prof. Carlo Vogel d i Vogelstein.
Questo quadro , di recente acquistato da S. A. I e R. il Gran­
duca di Toscana, è allo 10 palmi e 1/2 , largo 8. È diviso in tre
scom partim enti che corrispondono alle tre p arti della Divina Com­
m edia; giù in fondo l’ in fe rn o , su alto il P arad iso , nel mezzo il
P urgatorio. L’occhio dell’osservatore scuopre in lontananza . . . il
bel fiume d' Arno e la gran villa.
Applauditissimo fu questo lavoro del sig. V o g el, e 1’ Album di
Roma volle decorarne le sue pagine (anno 1844, fac. 81-84) dandone
u n a incisione, e questa accompagnando con la Notizia che il signor
Giambatista G iuliani ne avea pubblicata sul Diario di R o m a, n °
3 del 1844, ristam pata già nel Foglio di Modena , n ° del 12 feb­
braio, anno dello. Il medesimo signor G iuliani h a pubblicato inoltre
sul conto di questo quadro un lungo Discorso nel Giornale Arcadico,
C. 108-124 e 220-254 , che fu stam pato anche a p arte , in Roma,
tipografia Salviucci, 1844, in 4. di 27 fac., con un a tavola incisa (2).
A ltri articoli possono vedersi nel Giornale del Commercio di F i-

(1) Non protendo io già di dare questa Serie come compiuta, specialmente
in quanto ha rapporto ai quadri moderni il cui soggetto si vede preso in
qualche passo della Divina Commedia. Chi avesse voluto far ciò con qual
che esattezza e’ sarebbe stato necessario fare uno spoglio di tulli i lib retti
e r a p p o r ti delle esposizioni di pitture falle in E uropa. Del resto la presente
Serie è , quanto all'epoca m o d ern a, più curiosa che utile, ed anzi queste
si tante e varie composizioni potrebbero in generale riporsi fra quelle che
noi Francesi chiamiamo croutes.
(2) Questo discorso fu poi ristam pato fra le P rose inedite o ra re di
Ita lia n i viventi, Torino, tipogr. Castellazo, 1844. Vedi il G iornale del Com­
m ercio di Firenze, n ° J8 del 1844 (artic. firmato Izu n n ia ) , od il Mess a g
gero T o rin e se , n." 28 , anno suddetto.

�ILLl’STRAZIONI DELLA DIV.' COMMEDIA

317

F
ir en ze, n.° 29 dell’ anno 184-4, articolo del P oggi, e nel Poliorama
pittoresco di N apoli, 1844, fac. 246.

L a Divina Comm edia , dipinti a fresco

del

cav. Isidoro Bianchi.
T re grandi affreschi rappresentanti il Giudizio finale, il P a ra ­
diso e l’ Inferno secondo le idee di D ante , esistenti a Pel lio , luo
ghetto vicino a Gravedona nel regno Lom bardo Veneto.
Debbo questa notizia alla gentilezza del signor avvocalo Giovac
chino Benini di P rato.

Fatti della Div. Com m edia dipinti da

G iu­

seppe Koch del Tirolo.
Q uadri a o lio , citati nelle Memorie Romane sulle belle a r t i ,
R o m a, M ordacchini, IV . 142.

* L ’ Inferno Dantesco inciso.
Incisione larga 6 pollici, alta da 4 a 5 linee, l'ultim a delle tre in ­
cisioni che vedonsi nel Monte santo di Dio, libro rarissim o che v errà
descritto più a v a n ti, dove sta precisam ente sulla faccia retto della
carta setiim a del quaderno p. Credesi generalm ente che le stampe le
quali adornano questo libro sieno siale disegnate da Sandro B otti
celli ed incise o da lui stesso, o da Baccio B aldini. Fuvvi però chi
ritenne che tanto il disegno quanto l’incisione sieno del Baldini ; e
quest ultim a opinione vedesi difesa nelle opere che appresso, alle
quali potrà ricorrere chi desiderasse m inutam ente conoscere per
descrizione quelle slam p e: Ottle y , In inquiry i nto the origine o f
history o f engravings , London , A rc , 1816 , in 4 ., fac. 378-379 ;
— Ottley , N otice of engravers , L on d o n , Longm an , 1831, t . I,
articolo Baccio B a ld in i, n.° 93; — Zannetli , Catalogo ragionalo
delle stampe del conte Cicognara, Venezia, A ntonelli, 1837, in 8. fac.
113, n .' 159-161; — Bartsch, Le Peintre graveur (X III. 189-190).
Anche il signor Luigi de Angelis ne paria a lungo nella Biografia
Sanese, articolo Antonio Betti n i , 1’ autore del Monte Santo di Dio
(1-107-114) (1) ; e quanto alla stam pa dell’ Inferno , ei la crede
( 0 Quest'articolo fu stampato anche a parie con questo titolo: Notizie
in torno l' A utore del libro del M onte Santo d i Dio e delle tre stam pe che
l' adornano, Siena, stam p. Rossi. 1824, in
di \ i fac.

�318

ILLUSTRAZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

copiata da quella che di inano dell'Orgagna si vede nel Campo Santo
di Pisa. Un fac-sim ile esattissimo ne dette il De Bure nel Catalogue
de la Bibliothèque du duc de la Valliere, I. 255 (1). Piacemi rip o rtare
la descrizione che ne da il Bartsch nel suo Peintre graveur : » Au
m ilieu de l’estam pe Lucifer vu à m i-corps est dans u n bassin
rem pli de bourbier infernal. Sa tête cornue offre trois visages ,
l’un au m ilieu , les deux autres au dessus des épaules . Deux
grandes ailes de la forme d’une chauve-souris sortent au dessous
de chacun de ses visages. Il tient dans chacune de ses gueules u n
p é c h e u r, q u ’ il brise avec ses d e n ts . Celui du m ilieu e s t ,
suivant D ante, Judas Iscariote ; sa tête est engloutie dans la
gueule de L ucifer ; il agite violem m ent ses pieds. B rutus est
suspendu la tête en bas dans la gueule de droite . Le troisième
est C assiu s. Deux autres pécheurs se voient dans la m ain de
Lucifer qui en tient u n de chacune . A utour de Lucifer sont
sept abîmes , 3 à gauche , 3 à droite et un au m ilieu de la p la n
che. Ces ab imes sont plus ou m oins peuplés de dam nés tourm en
tés par des dém ons en différentes m anières.
C redesi che questo sia il prim o libro venuto alle stampe con
incisioni in r a m e , m erito che l’ H einecken ( Idea d 'u n a colle­
zione di stampe , fac. 143) e il de M urr aveano attrib u ito al Tolo­
meo di Rom a, 1478. Nè il M azzucchelli, nè l’ H aym conobbero , a
quanto p a re , questa edizione originale del Monte santo di D io ,
non avendo essi fatto menzione che dell’ edizione di Firenze, 1491,
dove in luogo delle solile incisioni si vedono stam pe in legno.
E pare che il prim o a p arla rn e fosse l’abate M ercier de S. L e
ger il quale nelle sue Lettres au baron de I I . ( H e is s ) , P a ris,
1783, in 8 ., fac. 3 -8 , esattam ente lo descrisse sopra un esem plare
della Casanatense di R om a. L a seguente descrizione è stala da me
presa sopra uno dei due esem plari che no possiede la P alatina di
Firenze (Edizioni del secolo X V , n.&gt; 62 e 64).

Inconm incia ellibro intitulato monte sancto
didio Composito damesier Antonio da Siena

(1) L’ H einecken, il quale nel silo D izionario degli a r tis ti ( a rtic.
B o ttice lli, fac. 212) scriveva che n 'e r a stato dato un fac-simile nel B iogr.
D ictionnary dello Stru tt, sbagliava; poiché in quest'opera si vedono sola­
mente la 2 .-&gt; e la 17.» dell’edizione prima fiorentina del 1481.

�1LLUSTBAZI0X1 DELLA

DIV. COMMEDIA

Reuerendissimo ueschouo difuligno
g r e g a t o n e de poveri Iesuati.

319

della

con­

Edizione in 4 ., in caratteri rotondi , di 32 linee per faccia ,
senza num eri nè r ic h ia m i. In principio sono 4 carte prelim in ari
m ancanti di segnature , che com inciano con u n Sommario et brieue
dimostratione di quanto si contiene i nquesto lib r o
Seguitano
ecapitoli ; e in piè del retto della q u a rta si legge :
F in i t t a b v l a p e r N i c h o l a u m
: F lo re n tie :

Sul verso della medesima ca rta trovasi la prim a figura . Sulla
5 .' com incia l’ opera preceduta dall’ intitolazione che abbiam o
trascritta qui sopra , e prende 16 fogli con le segnature a - r ,
m ancante k , tutti q u a d e r n i, meno a eh’ è quinterno , i che h a 9
c a r te , e r duerno. Queste segnature vanno con molta irregolarità.
La carta ultim a , bianca nel verso , h a in piè del retto le seguenti
p arole :
F in it o e l m o t e sco d id io
F l o r e n t ie .

pm e

X.

d ie

N ic o l o d il o r é z o d e l l a m a g n a
m e n s is

septem

Br i s

A nno d o m in i. M . c c c c l x x v iii.

La seconda incisione che occupa, ugualm ente che la prim a, tu tta
q u an ta la faccia, sta sul verso della carta ottava della segnatura n ,
ed appartiene alla seconda parte dell’opera che tratta D e l l a g l o r i a
d e l p a r a d i s o . L a terza , che occupa soltanto u n a m età della faccia,
è nella parte inferiore della settim a carta retto della segnatura p (1).
Sul verso di questa ca rta medesima h a principio la terza ed u ltim a
parte dell’ o p era , che tratta D e l l e p e n e d e l l i d a n n a t i , essendo
divisa in vari capitoli coi seguenti argom enti : Delluogho delliferno,
Delle pene mentali, Delle pene corporali, Della incarceratione de dan­
nati et altre pene, etc.
Questo libro è , com’io poc’anzi avvertiva, som m am ente raro e

(1)
Prendeva abbaglio il sig. Jansen quando nel suo E ssai su r l ' origine
de la g ra vu re (P a ris, Schocll, 1808, in 8. I. t '4 ) scriveva che questo libro
ha quattro incisioni.

�320

ILLUSTRAZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

caro altrettanto (1). Gli esem plari si contano: e so n o , oltre quei
della Casanatense e della Palatina , quelli che vanno sotto il nom e
delle appresso Biblioteche dove esistono: Biblioteca Reale di V ienna,
Biblioteca Reale di Parigi, Biblioteca di Brera a M ilano, Riccardiana
(.Inveiti. fac. 61) e Magliabechiana (Fossi, I . 317-318) di Firenze ; e
finalm ente 1’ esem plare della Spenceriana, con tu tta esattezza d e­
scritto dal Dibdin ( Catal. IV . 128-131 ) . Un esem plare con u n a
sola figura , in prim a posseduto dall’ Jackson, fu presso il La Val
liere venduto 610 fra n ch i; altri, 601 franchi Brienne Laire (Indice,
fac. 409-416) ; 10 sterline S y kes ; 73 sterline e 10 scellini Cassano
Serra a Lo ndra nel 1821 (Catal, fa,:. 204) ; 301 franchi Boutourlin,
esem plare con una figura restau rata. Quello della lib reria Pucci di
Firenze fu acquistato in com pra dal m archese Riccardi Vernaccia
della medesima città per lire duem ila (2) .
F u ristam pato questo lib ro in Firenze per ser Lorenzo di M o r
giani et Giouani Thodesco da Magonza . A di. X X . di M arzo. M.
CCCC. X C I, in 4. Di questa ristam pa la Palatina di Firenze ne h a
u n esem plare. Vi sono le medesime fig u re, m a in legno, e la terza
che sla sulla carta m 1 verso prende tu tta in tera la faccia.
Brunet, 1. 125; — Hain, n.&gt; 4276 e 4277; — Gamba, n.° 4069; — d’Agin
c o u rt, VI. 462-463 ; — Audiffre d i, Specim en, fac. 266; — Villardi, M anuale
del ricoglitore d i stam pe, fac. 48.

L ’ Inferno dell’ Orgagna, inciso da Baccio
Baldini.
Vedi il cap. I l i di questo § .

L ’ Inferno ,
Baldini.

incisione

attribuita

a

Baccio

È una incisione ben differente da quella ricordata di sopra, alta

11 pollici e 7/8, larga 7 e 3/8. La ramm enta il signor W illia m O tt
ley nella sua Notice of engravers (London, Longm an, 1831, in 8.),

(4) Assicurami il signor Gia m p ie ri sotto-bibliotecario della P a la tin a ,
che da persona che ne possiede un bell’ esem plare non fu accettala un’ of­
ferta falla a questi giorni di duem ila franchi.
(2)
Il Catalogo Payne di Londra del 4827, n ° 744, ne registra un esem ­
plare di due sole ligure, e con tre carte m anoscritte, un altro vedesi citato
nel Catalogo Pagani d i Firenze del 4814, per 4800 paoli.

�ILLUSTRAZIONI DELLA D I* . COMMEDIA

321

laddove parla delle opere di B a ccio Baldini (n ° 108) , ma egli non
la crede di questo artista . N ell’ insiem e della com posizione si rav­
visano m olte parti copiale dalla terza figura del Monte Santo di
D io , della quale ho dello poco più so p ra , non che dall’ Inferno
d ell’ O rgagna, che è nel Campo Santo di Pisa e fu inciso dal B al­
dini ; ma quest’ ultim a incisione par m eno antica. V i si vedono
notati in lettere m aiuscole i nomi di vari personaggi storici o a lle ­
gorici che sono rappresentali n ella com posizione, com e appresso:

LVCIF ERO , BRVTO , CHASSIO, TOLOM EO, ANTENOR, LV
S V R IA , A V A R IT IA , ec.

*
Il Giudizio finale , incisione ispirata dalla
Div ina Com m e di a .
F ra le incisioni in legno degli antichi m aestri tedeschi, raccolte
da Giovanni Alberto de Derschau e pubblicate dal signor A. Z. Be­
cker ( Gotha , 1808 , in foglio gr. , fac. 25 ) , al n.° X I della classe
p rim a , si osserva u n Giudizio finale che senza dubbio fu ispirato
all' artista dalla le ttu ra della D ivina Commedia . Su in alto vedesi
il Giudice sovrano, circondato dalla s u a celestial corte ; in fondo è
figurata la risurrezione dei corpi. A d ritta , San Pietro arm ato di
u n a grossa chiave apre le porte del Cielo agli eletti ; a m anca , gli
abissi infernali s’aprono ad inghiottire i dannati che vi sono trasci­
nati dai d em o n i, dove s’offre all’ occhio dello spettatore varietà
di stran i e curiosissimi g r u p p i. Può riguardarsi nell' insieme co­
me u n a splendida composizione alla Breughel, incisa, senza d u b ­
bio , prim a dell’ epoca d’ Alberto Durer ; è alla 14 p o llic i, larga 9
e 9 linee (1).
Catal. ms. della Palatina.

11 Giudizio universale di M ario Cartaro.
Questa sta m p a, che non si vuol confondere con altra del G iu­
dizio universale che il medesimo artista traeva dall’affresco di Mi­
chelangelo, è larga 10 pollici e 8 linee, alla 14 pollici e 6 linee. Giù
in fondo a d ritta spicca la testa m ostruosa d’ u n demonio che ingoia
(1) Ho trovala questa incisione in tutta la sua grandezza a carte CCLXVI
di uri’opera intitolala De hystorijs etatum mundi, uu volume iu foglio
grande con figure intagliate in legno, impresso a Norimberga Anno x pi Mil­
lesimo quadringentesimo............
tercio, die quarta mensis junij.

21

�322

ILLUSTRÀZION I DELLA DIV. COMMEDIA

u n dannato; e poco più là si vedono altri dannati messi alla caccia

da altri d em o n i, m entre che a m anca gli eletti sono accolti e d i­
sposti in varie schiere dagli angeli. Nel bel mezzo sorge un a m assa
di carcam e e si spalancano alcuni sepolcri, di dove escono i m orti.
L’incisione porla il m onogram m a M arius Cartarius con la d ata
del 1 5 8 6 , e il nome dell’autore sta nel m argine inferiore.
P u ò v e d e rs i d e s c ritta n e l Catalogo del conte Cicognara , e n e l
P e in tre Graveur d e l B a r ts c b .

Dante impaurito per l ’ incontro delle tre
fiere nella selva, quadro di Antonio Morghen.
(Inferno , C an. I.)
Q uadro d e ll’e sp o siz io n e Fiorentina d e l 1 8 3 6 .
Gazz. d i F iren ze, 1836, n.° 123.

Dante e V irgilio alla porta d e ll'Inferno, q u a ­
dro di Giuseppe Mancinelli, (Inferno, Can. Ili,)
Q u a d r o d e ll’e sp o siz io n e d e l Museo Borbonico d i N a p o li d e l 1 8 3 3 .
A nnali civili delle Due Sicilie, li. 49.

Gli Spiriti magni

descritti da

IV Canto della Divina C o m m e d ia ,

Dante nel
quadro

di

Andrea degli Antonj Siciliano.
Q u a d r o d e ll’e sp o siz io n e Fiorentina d e l 1 8 4 2 .
G azz. di F iren ze, n.° 123 del 1812;— Rivista E uropea, 1843, 1. 145 .

G li Spiriti magni cacciati nell’ In fe r n o , di­
segno a penna di Rafaelle Postiglione.
E sp o siz io n e d e l M useo B orbonico d i N a p o li d e l 1 8 3 7 .
A nnali civili delle Due S icilie , XV. 139.

L ’ incontro di Dante e Virgilio coi q u a t­
tro p o e t i , descritto nel Canto IV della Divina
Com m edia, nuovo dipinto a cera di Francesco
Scaramuzza.

�ILLUSTRAZIONI DELLA D IV . COMMEDIA
A d o rn a la

tizia

Biblioteca Ducale di Parma

, c o m e si h a d a u n a

in to r n o a q u e s ta B ib lio te c a , in s e r ita n e lla

n .' 5 e 6 d e ll’a n n o

1844.

s ig n o r P a o lo O p p ic i n e lle

stamp. Rosei t i ,

Sul

Q u e s to

323

q u a d ro

fu

Strenna Parmense

Lettura
anche

p e r il

N o­

di P a rm a ,

d e s c ritto d a l

1843,

Parma ,

1 8 4 2 , in 8 .

medesimo s o g g e t t o . Com posizione

del

prof. Tommaso Mainardi.
Ne

p a r la r o n o g li

A nnali delle scienze religiose

di R om a,

X. 417.

Quadro di Giuseppe Bezzuoli rappresen­
tante gli amori di Paolo e di Francesca da
Rimini (Inferno , Can. V.)
Fiorentina d e l 1 8 1 6 .
Giorn. di letter. e belle arti, Firenze", 1816, 1. 36.

E s p o s iz io n e

Disegno

d el signor

In gres

rappresentante

l ’ episodio di Francesca da Rimini ( 18 1 6 ) .
Posseduto dal signor A r ta u d , che ne ha parlato nella sua Vi*
du Dante.

Francesca da Rimini nell’ Inferno, narrando
1’ avvenimento della sua morte a D a n t e , di­
pinto di Niccola M onti Pistoiese.
Il q uadro fu fatto di commissione del signor Luigi Fauquet, n e­
goziante di L ivorno. Se ne trova una stam pa all’ acqua forte, dise­
gnata da Vincenzo G ozzini e incisa dal Soldani, colla dedica al m ar­
chese Giuseppe P ucci.
Il m io studio. Scritto di Niccola Monti, F iren ze, L. C iardetti, 1833 ,
in 8.» , fac. 37.

Dante

che nell’ Inferno

da Rimini ,

invenzione del

Piattoli.
E sp o siz io n e Fiorentina del 182 5 .

Gazz. di Firenze,

1 8 2 5 , n.° 131.

chiam a
signor

Francesca
Gaetano

�ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

324

Paolo e Francesca da Rimini, quadro di F e ­
lice Cattaneo.
Esposizione Milanese del 1826.
Il R icoglitore di Milano, 1826 , fac. 642.

Due

composizioni

esprimenti

scene

della

Francesca da R im in i, miniature di Francesco
Fournier.
Esposizione Fiorentina del 1828.
G azz. di F irenze, 1828, n ° 138.

Paolo e F ra n c e s c a , dipinto di Cesare Dusi.
Esposizione del palazzo Brera a M ilano del 1831.
B ibliot. I t a l . , LXIII. 415-416.

Francesca da Rimini sorpresa da Lancillotto
con Paolo, quadro di Carlo Ernesto Liberati.
Esposizione Fiorentina del 1833.
G azz. d i F iren ze , 1833, n.° 126.

Francesca da Rimini, quadro dello Scheffer.
Esposizione del Louvre a Parigi nel 1835. Se ne vede un a inci­
sione per il Calamatta. Vedi un articolo del signor Anselmo P etetin
n ella Revue indépendante , V I I I . 159-160.

L e om bre di Francesca da Rimini e di Paolo
Malatesta suo cognato , al cospetto di D ante e
di Virgilio , dipinto di Angelo Corpiani
rinese.

To­

Catal. della pubblica esposizione Torinese del 1838 , T o rin o , tip o g r.
C hirio, 1838, in 8. fac. 51.

L a Francesca da Rimini, dipinto di Cosimo
Cosmi Condulmieri di Reggio.

�ILLUSTRAZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

325

Composto nel 1839.
Giorn. lette r. Modenese, I. 386.

Sul medesimo soggetto. Quadro del Decaisne.
F u esposto al Louvre a P arigi nel 1841.

Sul medesimo soggetto. Dipinto di Enrico
Monti.
Esposto nel palazzo Brera a M ilano 1’ anno 1842. Vedi u n a r­
ticolo del professor L onghena nella Fama di Milano , n.° 80 del
1842.

Sul medesimo soggetto. Quadro di Romualdo
F ranchi.
Esposizione Fiorentina del 1844.

L a Francesca da Rimini. Dipinto di Achille
Farina.
Può vedersi illustrato in un breve m a assennato articolo del
signor Bonaiuto del Vecchio, inserito nel n.° 11 del Ricoglitore Fio­
rentino, anno 1845.

Paolo e Francesca, gruppo in m arm o della
signora Felicita de Fauveau.
O ra presso il signor conte Pourta lés a P a rig i. Può vedersi am ­
piam ente descritto in u n libretto intitolato : Il Monumento dell' il­
lustre ed egregia scultrice Madamigella Felicita de Fauveau, illustrato
dal P. B . ( P adre Bandini ) socio corrispondente di varie accademie, e
dedicalo alla nobile di lei genitrice la signora Ippolita de Fauveau, in
8.
picc. di 16 f a c ., senza luogo nè an n o . Ne parla anche il signor
A rtaud nella sua Vie du Dante , a fac. 587.

L a Francesca da Rim ini, bassorilievo del si­
gn o r Etex.
R
on,1835,I.20 Esposizione del Louvre a P arigi del 1835.
evdsuxm

�326

ILLUSTRAZIÓNI DELLA DIV. COMMEDIA
.

Dante e V irgilio, che evudsxm
on,R
1835,I.20 traversando la morta
gora nella barca di F l e g i a s , veg g on o il sup­
plizio di Filippo A rgenti e degli altri iracondi,
quadro di Giovacchino Espalter Spagnuolo (in­
ferno , Can. VIII) .
Esposizione Fiorentina del 1839.
G a zzetta di F ire n ze , 1839, n ° 120.

Quadro di Baldassarre Calamai rappresen­
tante 1’ A lig h ie ri quando in com pagnia di V ir­
gilio trova Farinata degli Uberti nell’ Inferno
(Inferno , Can. X ).
Esposizione Fiorentina del 1825.
G azz. di F iren ze, 1825 , n ° 131.

Il Conte U g o li n o , dipinto del signor Rey­
nolds pittore inglese (Inferno , Can. X X X III ).
Largo 5 piedi e 5 p o llic i, alto 3 e 10 pollici. É tenuto per la
più bella cosa del Reynolds. Lo com prò per diecim ila franchi il
D uca di D orset, che lo conserva nella sua villa di Knowle.
Nel 1774 fu inciso in m ezzatinta dal D ixon, e poi in bulino dal
R aimbach. Un’ a ltra incisioncina se ne vede falla dal B r inza
nell’ Omnibus pittorico di N a p o li, I I . 354 , con una N otizia di Sci­
pione Volpicella.

Il Conte U g o lin o , quadro d i . . . . M arsigli
Napoletano.
Vedute della torre della Muda.
Stanno nell’ Ottimo Commento (Pisa , 1827) e nel Romanzo Sto­
rico del professor Giovanni Rosini, intitolato II Conte Ugolino (Mi­
lano , 1843) . F ra i cartoni dell’ inglese pittore signor K irku p
dim orante in Firenze ho trovato altra veduta della M u d a , incisa
nel secolo scorso, senza nom e d’ autore.

�ILLUSTRAZIONI DELI.A DIV. COMMEDIA

327

Il Conte Ugolino ed i figli nella T o rre della
f a m e , quadro di Antonio Banfi.
Esposizione Milanese d e l 1828.
Nuovo Ricoglitore di Milano, 1828, fac. 631

Medaglione rappresentante il Conte U golino
rinchiuso insieme a due figli e a due nipoti
nella torre de’ G u a la n d i, dipinto su stoffa se­
rica del cavalier M igliora.
Esposizione Torinese del 1832.
C atal, dei p ro d o tti della E sposizione Torinese del 1832, T orino, tip.
Chirio e Mina, 1832, in 8.

Il Conte U golino , quadro a olio di G iu ­
seppe Diotti di C r e m o n a , inciso da Cesare
Ferrari.
Uno dei quadri dell’ esposizione Milanese del 1832, oggi pro­
p rietà del signor conte l'o si, che ne adorna la ricca sua galleria.
O ltre alla ricordata incisione del signor Cesare F errari, un b ru tto
fac-sim ile ne diede il Cosmorama pittorico di Milano ( t. I, 1835,
fac. 201-202 ), insieme ad una notizia di Defendente Sacchi già
pubblicata fra le sue Cose inutili ( M ila n o , 1832, tomo l i ), ed in
u n libretto intitolato: Le arti e l’ Industria in Lombardia nel 1832,
Relazione di Defendente Sacchi e Giuseppe Sacchi ( M ilano, da P la ­
cido M aria Visaj , 1833, fac. 38-45 ). A ltri articoli intorno a qu e­
sto applauditissim o quadro furono inseriti nell’ Eco di Milano ,
n.° del 24 settem bre 1832, nell’ Indicatore Lombardo, t. X I I ,
fac. 421-424, nella Gazzetta di M ilano, n.° del 18 settem bre 1832,
nel Giornale della provincia di Bergam o, n." del 5 ottobre 1832,
nella B iblioteca Italiana, L X V II. 398-401 , ec. La maggior p arte
de’ quali articoli vennero riuniti in un libretto intitolato: Dell' Ugo­
lino, quadro a olio di Gius. Diotti, Crem ona, tipogr. Manin*, 1833,
in 8. di 51 fac. dov’ è specialm ente da notarsi un opuscolo , im ­
presso anche a p a rte , intitolato Cenno ed esame sul quadro di
Giuseppe Diotti rappresentante il conte Ugolino nel carcere di Pisa ,
di P . M . R. , M ilan o , 1832, in 8. A qualche esem plare di lusso

�328

ILLUSTRAZIONI DELLA D IV . COMMEDIA

dell’ opuscolo edito dal M anini va unita u n ’ incisione del quadro
latta dal Bonneta.

Il Conte Ugolino della Gherardesca rinchiuso
con i figli nella Muda. .
Esposizione Fiorentina del 1834.
G uzz. di F irenze, 1834,

u .o

119.

•

t

Quadro di Giuseppe Bezzuoli rappresen­
tante il conte Ugolino coi figli nel carcere, nel
punto da Dante descritto nei versi del Canto
X X X III dell’ Inferno.
O ra lo possiede il professore Orazio Greenough scultore am eri­
cano. Questo quadro valse all’ autore l’ omaggio d ’u n a compo­
sizione poetica venula alle stam pe in Firenze, per la tipografi a Ga­
lileiana nel 1835, ( in 8. di 4 fac. ) col tito lo : A Giuseppe B ezzuoli
pel suo quadro del conte Ugolino, Ottave di L uigi Tonti.

L ’ Arcivescovo Ruggieri che riapre la carcere
ove sono i cadaveri del conte U golino e dei
suoi figli morti di fam e, dipinto di Baldassarre
Calamai.
Esposizione Fiorentina del 1838.
G azzetta di F ire n ze , 1838 , n ° 120.

11 conte U golino, quadro di Antonio Gualdi.
Esposizione Milanese del 1838.
B ibl . Ital. XCI. 101.

Il conte U golino, quadro di Francesco Sca­
ramuzza di Parma.
Esposizione Milanese del 1838. Il pittore h a rappresentata la
dolorosa scena nel punto a edi accennano i versi di Dante :

71.CB
l.¡ta
ib
0IX

.................. .................. ond’ io mi d ied i,
Già cieco, a brancolar sopra ciascuno.

�ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

329

Bibl. ¡tal. XCI.107.

Il
Conte U golino, quadro di Claudio Pinci
di Lione.
Esposizione M ilanesi del 1838.
Bibl. Ita l. XCI. 113.

Il
conte U golino, dipinto di Cosimo Cosmi
Condulmieri di Reggio.
Vedasi un Discorso di Eugenio Pieroni su questo q u ad ro , inse­
rito nel Giornale letterario Modenese, I. 1839, fac. 383-389. Sap­
piamo che il signor Cosmi si proponeva pubblicare una raccolta di
disegni sopra soggetti tratti dalla D ivina Commedia.

Ugolino, quadro dipinto a olio dal co m m en ­
datore Pietro Benvenuti Aretino.
Questo q u a d ro , esposto nelle Sale delle Belle A r ti in Firenze
1’ anno 1843 , e posseduto oggidi dal conte della Gherardesca , fu
riprodotto a Parigi in litografia. Vedansi in proposito le Conside­
razioni sulla catastrofe del conte Ugolino di Antonio Z o b i, fac. 31
32. Ne fu tessuto u n elogio dal signor Oreste B r i z z i , capitano
della repubblica di S. M a rin o , nel Rapporto fatto all’ Accademia
d’Arezzo li 20 luglio 1844.
Guida di F ire n ze , fac. 423.

Ugolino rinchiuso nel carcere orrendo di
Pisa in com pagnia degli innocenti suoi f i g l i ,
dipinto di Achille Farina di Faenza.
Esposizione di Belle A rti della Società promotrice fiorentina
dell’anno 1845. Vedasi in proposito la Rivista di F ire n ze , n.° del
18 febbraio 1845.

Ugolino in carcere ,
Sereno.

quadro di Costantino

Esposizione di Torino del 1845.
Rivista di Firenze, n ° dell’ 8 luglio 1845.

�330

ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

Si citano anche altri quadri dell’ Ugolino, per m ano del Pelagi
e dello Scarabelli.

Basso rilievo io terra
]’ episodio dell' Ugolino.

cotta

rappresentante

A ttribuito a Michelangelo , m a realm ente del Tribolo ; esiste
in Firenze presso i signori conti della Gherardesca nel loro palazzo
di Borgo P in ti. Lo descrisse il signor Antonio Zobi e ne pubblicò
un esalto fac-sim ile , disegnalo da Giuliano Traballesi e inciso da
Carlo Faucci, nelle sue Considerazioni sopra la catastrofe del conte
Ugolino, fac. 29-31. A ltro fac-sim ile si vede n ella Notizia b iogra­
fica di Ugolino che è fra gli Elogi degli uomini illustri Toscani del
proposto L a s tr i, F ire n ze, 1771 , t. I II . E finalm ente a ltra copia
incisa da C. Normand è inserita fra le Opere di Michelangelo ridotte
e incise in contorno. ( Vie et Oeuvres des peintres les plus célèbres ,
p ar C. P . L audon , Paris , Treuttel et W u rtz , 1803 , in 4. t. II.
tavola 20).
Ampère, Voyage Dantesque,

Modello di Ugolino nella T o rre
di Giuseppe Franchi di Carrara.

della faine

È ricordato n elle N otizie degli Scrittori E ste n si ,

t.V , Appen­

dice, fac. X L V III.

Il Conte U golino della Gherardesca rinchiuso
nella T o rre della fame.
Bassorilievo in gesso di Salvatore Bongiovanni, esposto nello
Sale delle Belle A r ti di Firenze nel 1837.
G azz. di F iren ze, 1837, n ° 120.

Il Conte U g o lin o , automa del G ib ertin i.
Dante che incontra Manfredi nel P u rgato­
rio , quadro di Giuseppe M eli ( Purgatorio ,
Can. HI ) .
Esposizione Fiorentina del 1838.

�ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

331

G azz d i F ir e n z e , 1838, n ° 120.

L ’ apparizione di Beatrice a Dante, del signor

E n ric o D elaborde (P u rg a to rio , Can. X X X ) .
Q uadro esposto nel Louvre a P a rig i, 1’ anno 1840. Fu p u b b li­
cato in ¡stam pa nel Salon del 1840, edito a Parigi per lo Chalamel.
L ’ lllu s tr a tio n , n ° del 22 giugno 1844.

Matilda , quadro di N icc o la F on­

Dante e

ta n i (P u rg a to rio , Can. X X X I ) .
Esposto nelle Sale delle Belle A rti d i Firenze nel 1843.
G azz. di F ire n ze , n.u del 5 o ttobre 1843.

L ’ Allighieri è schiarito ne’ suoi dubbj da
B e a tric e , bassorilievo di Salvatore B ongiovan

n i ( P a ra d iso ) .
Esposto nelle Sale delle Belle A r ti di Firenze nel 1830.
G azz. di F iren ze, 1830, n.° 131.

III. P i t t u r e
T ratte
0

e

dalla

S culture

a n t ic h e

D iv in a Co m m e d ia

conform i a l l e im m a g in a z io n i

Da n te sc h e .

Pittura Dantesca del Duom o di Firenze.
In questa p ittu ra , che rim onta alla seconda m età del secolo X V ,
vedesi Dante vestito del lacco rosso , con u n a corona di lauro d at­
torno al berretto, e con in m ano il volum e del Poema sacro aperto,
il q u al pu re non basta a vincer la crudeltà che fuor lo serra di F i­
renze , le cui m ura s’ innalzano li presso. Poco pili là s’ aprono le
caverne per cui si passa a ll’ Inferno , più lungi ancora sorge il
m onte del Purgatorio co’ suoi c e rc h i, e su in alto apparisce l’alb e­
ro della vita del Paradiso terrestre. L a seguente iscrizione è posta
m età nella parte superiore e m età nella inferiore del quadro:
Q vi

co elv m c e c in it m e d iv m q v e im v m q v e t r i b v n a l

L v s t r a v it q v e
D octvs

adest

S e n sit

a n im o cvncta p o e t a sv o

D antes,

,

s v a q u e m f l o r e n t ia s a e p E

c o n sil iis ac p i e t a t e p a t r e m

.

�ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

N IL POTVIT TANTO MORS SAEVA NOCERE POETAE
Q v EM VIVVM VIRTVS CARMEN IMAGO FACIT.
U n a tr a d iz io n e tra s m e s s a d i g e n e r a z io n e i n g e n e ra z io n e fin o a
n o i , e se n z a tro p p o e sa m e a c c e tta ta d a l del Migliore , d a l Richa
( V I . 1 2 8 ) e d a l i l i i l l u s t r a to r i d e lle a n tic h ità f i o r e n t i n e , n a r ­
r a v a c o m e Andrea O rgagna , o v e r a m e n te il f ra te llo di l u i Bernardo,
a v e s s e ro p re s o il p e n n e llo p e r f a r e q u e lle p i t t u r e , s u llo c a ld is s im e
e s o r ta z io n i d i c e rto Maestro Antonio , c h e le g g e v a a l p u b b lic o il
P o e m a d i D a n te n e l D u o m o d i F ir e n z e c o r re n d o l a p r i m a m e tà d e l
se c o lo X V . I l P o llin i p o i, c h e a lu n g o n e p a r la n e lla Firenze antica
* moderna ( F ir e n z e , P ie tr o A l l e g r i n i , 1 7 8 9 , I I . 2 9 4 -3 0 6 ) , l’ a t t r i ­
b u is c e a u n a lt r o Orgagna , d i n o m e Mariotto , n ip o te e d a llie v o
d e l fa m o so Andrea , e , c ita n d o u n r ic o r d o s c ritto d a B artolommeo
Ceffoni s u r u n C o d ice Riccardiano d e lla D iv in a C o m m e d ia d e l seco lo
X V , n e fa s a p e r e c h e a n tic a m e n te s o tto a q u e ll’ affre sc o e r a v i u n a
e p ig r a f e i ta l ia n a d i t re d ic i v e r s i , l a q u a le e p ig r a f e , g i à p u b b l i ­
c a ta d a l L a m i a fa c . 119 d e l Catalogo della Riccardiana , i l F o llin i
n u o v a m e n te rip r o d u s s e (1).
M a d u e a u te n tic i d o c u m e n ti, d e l 30 g e n n a io 1 4 6 5 1’ u n o , 1’ a l ­
t r o d e l 19 g iu g n o d e ll’ iste ss’ a n n o , p u b b lic a ti d a l m e n tis s im o si­
g n o r G a y e n e l s u o Carteggio inedito di artisti dei secoli X I V , X V
e X V I ( F i r e n z e , M o l i n i , 1 8 3 9 , in 8 , t. I I , fa c . V - V I I I ) s o p ra g ­
g iu n s e r o a d im o s tr a r e la fa lla c ia d i t u tt e q u e lle e r u d it e c o n g e ttu re ;
d a ’ q u a li d o c u m e n ti r e s u lta c h e l ’o p e ra 6 d i Domenico di Michelino

(1) Questo ricordo di Bartolom m eo Ceffoni esiste alla carta 181 d’ un
Codice in foglio, cartaceo, della fine del secolo XIV, che tuttora si conserva
alla R iccardiana, sotto il n ° 1036. Dopo trascritta l ' iscrizione, il Ceffoni si es­
prim e cosi: « Q uesti 13 v e r si q u i di so p ra chesson d ip i is c r itti nella d ip in
ttuara dove d ip in tto D antte i sa n tta L ip e r a ta ora sa n tta m a ria del fiore
doue si lege al presente il dante p m aestro a nttonio fra te disan fra n c e
s cho (1430) el dotto m aestro antonio fece fare la d e tta d ip in tu r r a p r is
cordhare accittadini che fanno arechare lossa di d a n tte a firenze ». Ora
da questo ricordo, a cui per altro noi dobbiamo anteporre i due documenti
di che più sollo, parrebbe che nel luogo dell’ attuale pittura un’altra ve ne
fosse anticam ente, sparila al sopravvenir della nuova 1/ epigrafe latina che
tuttora vi si legge è dai più attribuita a Coluccio S a lu ta ti, e specialmente
dal canonico M oreni nella sua P re fa zio n e , fac. IX, alla I nvectiv a Coluccii
Salutati in A ntonium Luschum (F irenze, M agheri, 1826, in 8 .) . Il Lami
per altro nelle Novelle lettera rie di Firenze (a n n o 1769, col. 227-228)
scriveva d’ aver sentilo dire a quel dottissimo uomo che fu il canonico S a l
v in i, che 1’ autore della epigrafe era B a r tolommeo Scala.

�ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

333

a cui fu stanziata, per doverla com pire nel term ine di sei m esi, la
mercede di 100 lire, portate a 120 a cagione degli ornam enti ester­
ni ch’ei vi fece, e finalm ente a 155, poiché i periti dell’ arte g iu­
dicarono che la m ercede convenuta non rispondesse al pregio del
lavoro. Nel prim o di detti docum enti si legge quanto appresso:
« A lloghorono a Domenicho di Michelino, dipintore p resente,
consentiente et conducente , u n a fighura in form a a guisa del
poeta D ante, la q u ale debbe fare dipinta e colorire di buoni co
lori a oro mescolato coli ornam enti come apare dal modello
dato per Alexo B ald o v in etti, d ip in to re
la quale sia
nel luogo ove e la capella che e in Santa M aria del F iore. »
Questo Domenico di M ichelino era , come n a rra il V asari, al­
lievo di fra Giovanni da Fiesole.
Di una antica incisione di essa p ittu ra , della quale m’è occorso
vedere un esem plare in c o lo ri, attaccato con colla nell’ interno
della coperta di un Codice Laurenziano della D ivina Commedia
( Codi. S tr o zzia n i, n° 14 8 ), nessuna m enzione, eh’ io sap p ia, se
ne trova per le stam pe. Q uesta incisione che, a quanto mi parve,
può essere del secolo X V I, è larga circa 8 pollici, alta 6.
Descrizioni e fac-sim ile della p ittu ra si trovano nelle opere se­
guenti: L itta, Famiglie Italiane, fascic. X X IV , disegno del M outier,
incisione del B ram ati, col ritratto di D ante a colori; — La Metropo­
litana di Firenze, F irenze, M olini, 1820, in 4, fac. 49-51, e tav. 57,
disegno di Vincenzio G ozzini, incisione di Paolo Lasinio;— l'O ttimo
Commento, pubblicato per cu ra di A lessandro T o rri, Pisa, 1827, t.
I; — R o sin i, Storia della pittura italiana, I I. 8 2 -8 3 , incisione del
Lasinio; — Cosmorama pittorico di Milano , 1836 , in 4. II. 203,
disegno di B . P am pieri.
P erticaci, L e tte ra a F ilip p o A g ric o la , Giorn. Arcadico, XV. 362-364;
— Ampère , Voyage D antesque ; — F oreign quart erly R eview , gennaio
4845 , fac. 333.

A ntiche pitture Dantesche
Santa C roce in F irenze.

della Chiesa

di

Il Lanzi nella sua Storia pittorica dell' Italia (F iren z e, 1822,
1 36) cita un Inferno dipinto da Andrea Orgagna nella chiesa di
S anta Croce. E aggiunge l’ Ampère ( Voyage Dantesque ) , che la
chiesa di Santa Croce aveva anticam ente certe p ittu re di Giotto e
dell’ Orgagna sul medesimo soggetto , dove fra le figure dei d an ­
nati si ravvisavano vari personaggi di quel tempo e specialm ente

�334

ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

Cecco d’ A scoli, cacciato dai pittori am ici a D ante con la trista
com pagnia di quei m a led e tti, probabilm ente a cagione delle cen­
sure mosse contro la D ivina Com media; m a di queste p ittu re non
rim ane oggi vestigio nè traccia v eru n a.
Rosini, S to ria della p ittu r a ita lia n a , II. 209-210; — Vasari, V ite,
edizione di S ien a , 1791, II. 239.

L ’ Immacolata C o n c e z io n e , dipinto di J a ­
copo da E m p o li, nella Chiesa di San Remigio
di Firenze.
Si vede in u n a cappella detta anticam ente di Dante A lighieri, e
poi passata nei G addi; e fu commessa al pittore da un Niccolò di
questa fam iglia. Il soggetto par che sia cavato da un passo del Can­
to X X III del P aradiso, versi 94-105.
R ich a , Chiese F iorent. I. 259.

L ’ Inferno e il P a ra d iso , pitture a fresco di
Andrea Orgagna , nella Chiesa di Santa M a­
ria Novella in F iren ze ( secolo X I V ) .
Andrea Orgagna, forse, come da taluni ferm am ente si crede, aiu ­
tato dal suo fratello Bernardo , fece nella cappella degli S tro zzi di
questa c h ie s a , che è la quattordicesim a contando da mano d ritta ,
uno stupendo affresco, nel quale ritrasse presso che tutto l’aspetto
dell’ Inferno di D ante , dove si vedono le v arie bolge e il loro d e­
gradare siccome descrivesi nella D ivina Commedia , senza che
il pittore abbia tralasciata nessuna delle p artico larità im m agi­
nate dal Poeta. E nel lato di faccia della cappella medesima d i­
pinse la gloria del P aradiso. N ella quale p ittu ra non fu cosi fedele,
come nella p r im a , in seguitare la fantasia del Poeta. Non però vi
m anca quello che ne’ q uadri di questo genere dei tem pi di mezzo
suol quasi sem pre trovarsi: dico la glorificazione della V ergine, che
parim ente corona il gran quadro poetico dell’ A llighieri. Di queste
p ittu re, cosi il V asari (II. 238) : « N ella Cappella Strozzi in S. Ma-

( 1)
Nella stampa con illu stra zio n i artistiche della Divina Commedia che
sta preparando il lord Ve rn o n , si vedrà un fac-simile d 'im a pittura di
S an ta Croce che certam ente fu ispirala dalla Divina Com media. Il m erito
della scoperta di una tale pittura devesi al signor Seym our K irkup.

�ILLISTK AZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

333

« arMia Novella dipinse in una facciata la gloria del P aradiso , con
tutti i santi e con vari abiti e acconciature di que’ tempi ; n el
1’ a ltra facciata fece l’ Inferno con le b o lg e , centri e altre cose
descritte da D ante, del quale fu A ndrea studiosissimo ».
N ell’ anno 1530 fu questa p ittu ra guasta e racconcia dal pittore
Sollazzino; e nel 1738 fu rista u ra ta da’ padroni della cappella, che
vi apposero u n ’ iscrizione per m em oria di Vincenzio B o rg h in i, il
quale fece i pensieri della p ittu ra della Cupola del Duomo, e ricavò
la figura di Lucifero dalla descrizione che ne diè D ante nel Canto
X X X IV dell’ Inferno.
Una esattissim a copia , non che la spiegazione dell’ Inferno di
A ndrea O rg ag n a, dette il signor D’Agincourt nella sua S toria del­
l'arte (traduzione ita lia n a , P rato, G iochetti, 1829, in 8, IV .
374-379, e Aliante in foglio, tav. C X IX ).
N ella cappella detta degli S p aglinoli, che è nel chiostro della
medesima chiesa di santa M aria N ovella, si vedono altre pitture del
secolo X IV , di Taddeo Gaddi e Simone Memmi (Vasari, I I. 210), non
copiate al certo da D ante , m a nelle quali è per altro agevole di
rav v isare qua e là idee affatto simili a quelle del Divino Poeta , o
che alm eno in quelle di lui s’ ispirarono.
F in esch i , Il forestiere in stru ito in S. M. Novella , Firenze , stamp. Al
brizziniana, 1790, in 8. picc., fac. 3 1 , 44-48 ; — Richa, Notizie istoriche delle
Chiese F iorentine, F iren ze, 1754, VIII. 71; — Pelli, fac. 177, nota 60; — Pol­
lin i, F irenze illu stra ta , VI. 330-331 ; — L anzi, S to ria p itto ric a dell’ Ita ­
lia', edizione di F ir e n z e , 1822, I. 36; — A m p ère, Voyage D antesque.

L ’ I n fe rn o , dipinto di A n d re a

e Bernardo
O rgagna nel C am p o Santo di Pisa (Sec. XIV).
In questi notissimi affreschi si vedono rappresentate alcune
delle sublim i visioni di D ante ; non già ( ed egregiam ente lo dim o­
strò il professor G iovanni Rosini nelle sue Lettere pittoriche sul
Camposanto di Pisa , F ire n ze , 1810, in 4., fac. 44-51, 67-71) non
g i à , io d ic ev a, che gli O rgagna altro non abbiano fatto che tra ­
d u rre nel linguaggio dei colori la poesia di D ante verso p er verso ;
im perocché la sola figura che possa dirsi veram ente copiata dalla
D ivina Commedia è quella dell’ Imperador del doloroso regno. Ol­
tre le Vite degli O rgagna scritte dal V asari ( II . 2 3 9 -2 4 3 ), pos­
sono intorno a queste pitture consultarsi i seguenti libri : L a n z i,
Storia pittorica dell' Italia ( edizione del 1822, I. 3 6 ); — R osini,
Storia della pittura ita lia n a , I I . 78-81 e 91 ; — Morrona, Pisa

�336

ILLUSTRAZIONI

della

d i v . co m m e d ia

illu s tr a ta , e d iz io n e d i L iv o r n o , G . M a ren ig h , 1802 ( I I . 2 4 1 - 2 1 3 ) ;
—

R . G ra ssi, D escrizione storica e a rtistic a d i P is a , P is a , P r o s p e r i,

1 8 2 6 , in 12. , fa c. 3 6 - 4 3 , e d il Voyage D antesque d e ll’ A m p è r e .
Q u a n to a lle in c isio n i c h e se n e h a n n o , ric o rd e rò le d u e s e g u e n ti :
Q u e s to +

e lin fe r nho +

del

chaposan

TO + DI PISA +
In c is io n e a lt a 10 p o llic i e 4 l i n e e , l a r g a 8 , a tt r i b u i t a a B accio
B a ld in i d a l s ig n o r W illia m O t tle y (1) e d a l s ig n o r A le s s a n d ro Z a­
n e tti n e l su o C atalogo ragion ato delle stam pe del conte C icogn ara
( V e n e z i a , A n t o n e l l i , 1 8 3 7 , in 8 , fa c . 1 1 5 , n .° 1 6 2 ) . Q u e sti d u e
a u t o r i so n o i s o l i , p e r q u a n to io m i s a p p ia , c h e n ’ a b b ia n f a tta
m e n z io n e ; e d il p r im o d i e ssi o s s e rv a , c h e p e r q u a n to la s ta m p a
d e b b a e s s e re s ta ta in se g u ito r i t o c c a t a , p u r e è ta n to a g e v o le lo
s c o rg e rv i lo s tile d el B a l d i n i , d a d o v e r la r ite n e r e c o m e cosa d i lu i,
se n z a ie m a d ’ e r r a r e . L a c o m p o siz io n e è d iv is a in q u a tt r o c o m p a r­
tim e n ti o riz z o n ta li, s e p a ra ti l ’u n d a ll’ a lt r o d a ro c c ie . L u c if e r o , g i­
g a n te m o s tru o s o , so rg o n e l m ezzo , e d o c c u p a 1’ a lte z z a d e i t r e
c o m p a rtim e n ti i n f e r i o r i . T r e facce h a la s u a te s ta , e d a o g n i bocca
d ir o m p e co’ d e n ti u n p e c c a to re a g u is a d i m a c iu lla . L e b ra c c ia e le
g a m b e lia r ic o p e rte d i s c a g li e , e g li s’ a v v in g h ia n o in to r n o u n a i n ­
f in ità di s e r p e n ti. D u e a l t r i p e c c a to ri s tr in g e f r a le s u e m a n i, e u n
a l t r o p a r c h e n e v o m iti d a u n ’ a l t r a b o c ca c h e v e d i s p a la n c a rs i i n
u n a q u a r t a fa c c ia v e llu ta c h e il p itto r e p o se n e l lu o g o d e ll’ e p a : il
q u a le u ltim o p e c c a to re p o r t a u n c a r te llo s c ritto a ll a ro v e sc ia , c h e
d ic e : S im on M a g o . L e z a m p e d e l g r a n m o s tr o , a r m a te d ’ a r t i g l i ,
f a n n o s tra z io d i p a re c c h i r e c h e si sc o rg o n o a m m a s s a ti g iù i n
f o n d o , e n e ’ c u i d ia d e m i il p itto r e sc risse a n c h e il n o m e ; e s o n o ,
a m a n c a , N abu codon osor, G iu lia n o A p o sta ta , A ttila flagellum D e i ,
ed u n R . P sia ru m c h e v u o is i c r e d e r e S e r s e . I t r e r e c h e so n o a
m a n d r i t t a n o n h a n n o isc riz io n e s o p r a le lo ro c o r o n e , m a u n a
f ig u r a so tto d i lo r o p o r ta s o p ra d i essi le le tte r e I A F . Il c o m
p a r ti m e n to s u p e r io r e e d o g n i r im a n e n te d e lla s ta m p a è lu tt o
p ie n o di p e c c a to ri to r m e n ta ti e d i d ia v o li t o r m e n t a t o r i , i q u a li si
s d e b ita n o d el lo ro uff i cio n e lla g u is a la p iù s t r a n a e sp e sso a n c h e
le p id is s im a . S u in v e tta a m a n d r i t t a leg g e si l’isc riz io n e d a n o i r i ­
p o rta ta la di s o p r a .

(I)
N otice o f engraver s , London, Longm an, 1331, in 8 ., a ri. Baccio
B aldini, n ° 98; — In q u iry into the origin o f history o f engraving , Lon­
d on, 1816, in 4. fac. 373-374.

�1L1.1ISTBA7.IOM DELI,A D IT . COMMEDIA

.137

Un fac-sim ile dell’ incisione attrib u ita a Baccio Baldini fu
pubblicato dal M orrona nella Pisa illustrata ( t. II, tav. IV ) ;
dov’ egli nota che l’ originale è di esatta e non dispregevole antica
maniera del 1 5 0 0 . L a 2 .‘ incisione dell’ affresco degli Orgagna sta
nell’ opera intitolata : Pitture a fresco del Campo Santo di Pisa ,
disegnate da Giuseppe Rossi ed incise da cav. Paolo Lasinio figlio ,
Firenze, tipogr. a li insegna di D ante, 1832, in foglio g r . , fac. 14
18 , e tav. XV.

Il Giudizio

universale e

il T rio n fo

della

Morte , pitture d 'A n d re a e B ernardo O rgagna
nel C am p o Santo di Pisa.
Anche in questi affreschi è facile scorgere che la fantasia del
p ittore h a cercato non di rado l’ ispirazione nella D ivina Comme­
dia . Esse furono descritte dal Rossi nelle già ricordata sua opera
con le incisioni del Lasinio ( fac. 14-20 , e tav. XV e X V I ) . E il
professor Rosini nella Storia della pittura italiana (t. II, tav. 79)
ne offerse una tavola incisa da Giovan Batista Gatti rappresentante
un angiolo che solleva u n ’anim a verso il c ie lo , fram m ento del
Trionfo della M orte.
,
Sulle p ittu re Dantesche d’ A ndrea O rgagna è da vedersi un ec­
cellente studio intorno a questo pittore di Giulio Spini, pubblicato
nella Rivista Europea di M ilano, anno 1 845, I. 4 5 3 -4 6 2 , ed a n ­
che le Lettere pittoriche sul Campo Sunto del R o sin i, fac. 44-51 e
6 3-71.

L ’ Inferno scolpito

da N i ccola P isano nel

p ergam o del Duomo di Siena.
L ’ Inferno di questo bassorilievo è in gran parte l’ Inferno D an­
tesco. Trovasene un esatto fac-sim ile alla tavola V III dell’ A tla n ti
che accom pagna la Storia della scultura in Italia del Cicognara
( edizione di Prato , 1822 ) dove ben due Capitoli sono destinati
all’esame di questo lavoro ( III. 196-201 e 204-209 ) (1).

0)
Nella facciata del Duomo di F erra ra sono sculture di soggetto ana­
logo a quello del lavoro di N ic c o lò P isano e delle pitture degli Orgagna, ma
esse appartengono al secolo XII. e sono quindi anteriori d'ini secolo a Dante

22

�338

ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

Lettere Senesi del p. della Valle, Venezia, 4782, in 4., fac. 177.

G radino col Giudizio fin a le , l’ Inferno e il
P a ra d iso, di G iovanni d i Paolo.
Pittura del secolo X V , ch e si conserva n ell’ Istituto delle Belle
A rti di Siena , stanza terza , parete p rim a , n ° X I.
Catal. delle tavole dell’ a n tica scuola sanese , rio rd in a te nel

1842,

Siena, tipogr. dell’ A ncora, 4842 , in 8.

u n iv ersa le , dipinto da M ich el
A n g elo B uonarroti nella Cappella Sistina del
Vaticano a R o m a .
Il Giudizio

In questa m aravigliosa opera la gran fantasia di M ichel Angelo

non isdegnò di seguire talvolta le im m aginazioni D antesche ; e la
principal figu ra che v i si veda più particolarm ente im itala dalla
D ivina Commedia è quella di Caron dim onio . « Qui n’ aim eroit
à lire u n e page de la D ivin e Comédie devant la C hapelle Sixtin e?
Q ui n’ aim eroit à reconnaître dans M ichel A nge le seul Com
mentateur légitim e du D ante? (Ch. Labitte , La Divine Comédie
avant Dante ).
La più bella descrizione d ell’ affresco' di M ichel A ngelo si è senza
dubbio quella che ne dette il signor De Stendhal ( B eyle ) n ella sua
Storia della pittura in Italia (IL 3 4 6 -3 7 9 ) . Vedasi anche l’ Histoire
de la vie et des ouvrages de M ichel-Ange del signor Q uatrem ère de
Q uincy, Paris, Didot, 1835, in 8. g r . , fac. 115-128, e X E tude sur
Michel Ange di Gustavo Planche n ella Revue des deux Mondes, 1834,
I . 268-269. (1)
Il
d’ A gincourt ne dette u n fa c-sim ile (A tla n te , tav. C L X X X ) ;
il signor W illia m O ttley ne pubblicò dei fram m enti in due tavole
incise da F. G. Lewis, nel suo The I talian School of designs, London,

(4)
Vedasi nella S to ria della p ittu r a in Ita lia del signor B. (Beyle) P a ­
r ig i, D idot, 18 17 , II. 372-377, un paragrafo intitolalo: Influenza d i D ante
su M ichelangelo , e nella The life of M. A. B u o n a rro ti , by R. Duppa, L on­
don , M u rr a y , 1 8 0 7 , iu 4., un altro paragrafo intitolato: H is adm iration
o f the W o rk s o f D ante , fac. 465-468.
(2)
Merita qui pure esser ricordala una bella C antica di A nt. M ezza­
notte so p ra il G iudizio finale d ip in to nella C appella S istin a da M ichelan
giolo, P eru g ia , tipogr. Baduel, 1824 , in 8. di 72 fac.

�ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

339

Taylor , 1823 , in foglio g r . , tavole 33 e 34. Se ne trovano poi in­
cisioni in grandissim a q u antità; ed io mi penso che utile non meno
che curiosa potrà essere 1' appresso succinta descrizione di quelle
che ho potuto conoscere.
Incisione di J ulius Bonasonius Bolognese, Roma; , excudit Ant.
D . S ala m an c a;— di N . D. L a Casa , Romae , Ant. Salam anca exc.
1548 (Catal, ms. della Palatina) ; — di Georgius M antuanus , Ro­
mae , apud tem plum S. M aria della Pace ( Catal. ms. della P ala­
tina ) ; — di Sebastianus Fulcarus, Romae, Gio. Jacom o Bossi (Ca­
tal. ms. della Palatina) ; — di Jacobus Vinius, Roma; , J. J . Rossi,
1559; — di M arius C artarius, Rom ae, 1569; — di Joannis B aptis
toe de Cavallerys , Romae , 1567 ; — di M artino Rota Sebenicense,
1569; — di Nicolò B eatricetto, Romae, apud J. R ossi;— di Leonardo
Gaultier; — del W ierix; — di Stefano du Perac; — di M. G. (M a r­
tino Greutter ), dedicata a m onsignor Piero Strozzi; — di Michaelis
Lucenti*. — F inalm ente altre se ne citano del prof, de Rossi, di Do­
menico Fiorentino, di Claudio D uchetti, ec. (1).
Questo dèlie antiche; fra le m oderne m eritano particolare men­
zione le seguenti : Incisione a contorno di Domenico Cunego,
1780; — A selection of twelve heads from the last Judgement o f
Michel A ngelo, by R. D uppa , L ondon, 1 8 0 1 , in fogl. a tlant.
(Catal. ms. della Palatina) ; — Incisione a contorno dello stesso ,
nella sua The life of Michel Angelo, London, 1817, in 4 ., tavola IV ;
— Incisione di C. Normand, pubblicata fra le Opere di Michel An­
g elo , ridotte e incise a contorno , Parigi, Treuttel e W urtz, 1803,
in 4 ., t. I I , tavola 2 ; — Il Giudizio universale dipinto da Michel
Angelo, distribuito in 17 tavole incise a contorno da Tommaso Piroli,
pubblicato dal Bosch i n i , P a r ig i, 1808 , in foglio gr. (Catal. ms.
della Palatina) ; — Incisione di Corrado M etz , Roma , 1816 (2) ;
— Incisione di G. Ferrante e N . G uidetti, Roma , tipogr. Came­
r a le , 1826 (Catal. ms. della Palatina) ; — Le jugemenl dernier de
M . A ., accompagné d 'u n texte explicatif et historique, dessiné d'après
l'original , litografato e pubblicato dal G u ille m o t, P a r is, F. Di­
dot , 1829 , in foglio.
(1) Vedasi per le altre incisioni del Giudizio finale, sia di Michelangelo sia
d’altri artisti, il Catalogo di u n a raccolta di stam pe antiche del m archese
Malaspina di Sannazzaro, M ilano, Gio. B ern a rd o n i, 1824, V. 119-120.
(2) Intorno a questa incisione, e h ’è una delle più belle che siensi fatte
dell'affresco di Michel Angelo, è da vedersi un lungo articolo del signor Guat
tani, inserito a fac. 104-116, tomo 111, delle Memorie enciclopediche Romane

sulle belle arti.

�340

il l u st r a z io n i

della

d it .

co m m ed ia

Leggesi a fac. 116 delle Annotazioni in francese scritte dal signor
M a rie tte alla Vita di Michel Angelo del Condivi (Firenze, A lbizzini,
1746, in foglio), che l’originale disegno del Giudizio universale di
Michel Angelo esiste nella Galleria Medicea di Firenze; m a il padre
Guglielmo della V alle assicura (Annotazioni a ll’ edizione del l' asari,
edizione di Siena, 1791, X . 134-135), che codesto disegno non lia
rapporto di sorta alcuna colla p ittu ra del V aticano , ed appartiene
ad altro autore , che egli crede essere Andrea Comodi. Esiste per
altro in quella G alleria un disegno in m atita n e ra , che ricorda la
m aniera di Michel A ngelo, rappresentante la caduta di Lucifero.
In ultim o è da sapersi che gli storici della p ittu ra italiana parlano
di un bozzello del giudizio finale di Michel Angelo, che dicono d i­
segnato da lui e colorito sotto la sua direzione da Marcello Venusti
di M antova . Codesto bozzello, che di presente adorna la G alleria
del Re di Napoli, è quello ch’esisteva una volta nel Palazzo Farnese
di R o m a , e poi nella G alleria Ducale di P arm a. A ltra copia , al
d ire del signore Stendhal, ne posseggono i Colonna nella bella Gal­
le ria del loro palazzo di R om a.
Nè poche sono le copie in tela. Q uella bellissim a di Alessandro
A llori vedesi nella chiesa dell’ A nnunziata in Firenze ( N otizia e
Guida di F irenze, Firenze, P iatti, 1841, fac. 363); u n ’altra del pa­
d re Dandi di F orli è nel Palazzo Contini della medesima città (fac.
419); ed una molto bella del signor S igalon ne vantano i Francesi,
la quale esposta al Louvre , o r saranno dieci a n n i, delte occasione
ad un im portantissim o articolo del signor Eugenio D elacroix, S u r le
jugemenl dernier, inserito nella Revue des deux Mondes, 1 837,.X I.
337-343.
F ra i pittori che si son fatti im itatori di D ante annovera il Can­
cellieri nelle sue Osservazioni sopra l' originalità della Divina Com­
media, (fac. 75) Jacopo da Pontormo, pittore del secolo decim oquinto,
e Aurelio Lami del decimosesto , autori am bedue di un Giudizio
finale, che il Pontorm o dipinse nella chiesa di Santa M aria di C ari
gnano, e il Lomi in San Lorenzo di Firenze. Il Cancellieri c ita an ­
cora fra Giovanni Angelico da Fiesole e Giovanni M ielich. Di un
Giudizio finale composto dal prim o, e contenente 350 figure , d ire ­
mo stesam ente più sotto. Nel Catalogo di S . E . il Cardinal Fesch
com pilato dal signor Georges ( Ruma , 1845 , in 8 ., fac. 9 5 -9 6 ) si
trova ricordato u n Giudizio finale del T intoretto, Un’ a ltra antica
p ittu ra del Giudizio universale vedesi nella chiesa di Santa M aria
Maggiore in Toscanella , ( Memorie delle Belle A rti Rom ane, V I.
134) ; finalm ente Giuseppe Velasquez, pittore spagnuolo ha compo-

�ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

3 VI

sto un Giudizio finale , intorno a cui potrà consultarsi un articolo
inserito nel Fara di Messina, II. 368-373, con questo tito lo : Cenno
intorno al Giudizio universale di Giuseppe Velasquez e a quello della
Sistina di Michel Angelo (1).
Vasari, X. 127-138; — D’A gincourt, IV. 596-606 , VI. 481-483; — i l ­
lu stra zio n i della D ivina Commedia di Scipione Colelli, fac. XVIII ; — Am­
p è re , Voyage D antesque ; — Zanetti, C atal, delle sta m p e del C icognara,
Venezia, 1837, in 8., fac. 384, 412, 496, 524, 525, 527, 528, 546.

Pitture del Casino Massimi in Rom a.
Scrive nel suo Voyage Dantesque il signor A m père, che in que­
sto palazzo , situato in prossim ità di San G iovanni di L a te ra n o , si
vedono alcuni affreschi del Cornelio sopra soggetti tratti dalla Di­
v in a Commedia.

Affreschi nella Basilica di San
d ’ Assisi di Giunta da Pisa.

Francesco

In questi affresch i, dove vedesi Simon Mago trascinato e p re ­
cipitato giù nell’ in ferno dai d e m o n i, è grande conform ità colle
im m aginazioni D antesche. Se ne trovano i fac-sim ile nell’ Atlante
del d’ A g in co u rt, tavola C I I , e nella raccolta del signor W illiam
O ttley, intitolata The Italian school o f designs, London, Taylor, 1823,
in foglio grande , tavola 3 e fac. 3 -5 .

Pitture Dantesche del Duomo di Tolentino.
Ne p arla il Lanzi nella sua Storia pitt, d e ll'Ita lia , I . 36.

L ’ Inferno e il Paradiso della chiesa di San
Petronio di Bologna.
Queste p ittu re furono indubitatam ente ispirate dalla D ivina
Commedia. L ’ In fe rn o , diviso nelle sette bolge Dantesche , è in
un a cappella. O pina l’Ascoso (Malvasia) nelle sue Pitture di Bologna,

(1) Duoimi non aver potuto vedere le Cappelle Pontificie, dell'eruditis­
simo Cancellieri, nella quale o p e ra, a fac. 41 del tom o prim o , è un para­
grafo contenente Aneddoti sp e tta n ti a lla p ittu r a del Giudizio u n iv e rs a li,
su a descrizione, censure, lodi, stam pe, ec.

�342

ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

Bologna , stam peria Longh i , in 1 2 ., fac. 2 7 7 -2 7 8 , che incom in­
ciate da Buonamico Buffalmacco, fossero poi condotte a term ine dal
Vitale e da Lorenzo da B ologna. Noto però che alla fabbrica della
chiesa si pose m ano nell’ anno 1390.
L anzi, I. 36; — Am père, Voyage D antesque; — Colelli, Illu s tr a zio n i
della D ivin a C om m edia, fac. XIX,

L ’ Inferno e il Paradiso di Luca Signorelli
da Cortona , pitture a fresco nel Duomo d’O r
vieto.
Q uesti am m irabili affreschi di che Luca Signorelli abbelli la
cappella della Madonna di Sa n B rizio nel 1499, figurano 1’ In fe r­
no, il Paradiso ed il Giudizio finale, e ricordano la poesia di Dante.
Quella figura di dem onio che si porta volando rapidissim am ente
sugli om eri una peccatrice, è la precisa traduzione nel linguag­
gio dei colori di u n verso di D ante (1) . Sono descritti nella Sto­
ria del Duomo d' Orvieto (R om a, L az za rin i, 1791, in 4 ., fac. 211 —
215); nell’ A tlante in foglio grando che va con quell’opera se ne
vedono i fac-sim ilo, disegnati da Carlo Cencioni e incisi d a Fran­
cesco Morelli e Alessandro M oschetti. N uovam ente poi le descrisse,
riportandone pure i fa c -sim ile , il d’ A gincourt ( IV . 443-444 ,
V I. 415-411, e A tlante , tavola C L V I).
V asari, IV. 341 ; — Notizie della a n tica cattedrale d ’O rvieto, Roma,
1781, in 4., fac. 63; — D escrizione del Duomo d ’ O rvieto, Orvieto, Speran
dio Pom pei, 1835, in 18., fac. 68-75; — Borghini, R ip o so , Milano, 1804, II.
155; — Rosini, Storia della p ittu r a ita lia n a ,III. 88-94; — Ampère, V oyage
Dantesque.

Bassorilievo in m arm o di Niccola Pisano
nella facciata del Duomo d ’ Orvieto.
Alto due palm i e due once, secondo la m isura in piedi rom ani.
Vi sono rappresentati l’infern o , il Giudizio universale e il Paradiso
giusta le idee di D ante ; ma se 1’ autore ne fu Niccolò Pisano non
possono certam ente dirsi ispirali dalla D ivina Commedia , perchè
Danto non era ancor nato, od era tu ttor bam bino, all’epoca in cui si

(1) Una figura incisa dal Cristofani e rappresentante questo gruppo fu
inserita nella Storia delta p ittu r a ita lia n a del prof. Rosini, III. 88.

�ILLUSTRAZIONI DGI.LA DIV. COMMEDIA

343

crede che Niccolò conducesse questo lavoro . Non tutti per altro
sono concordi nell’ a ttrib u irlo a questo a r tis ta . L’autore delle N o ­
tizie istoriche della cattedrale d'Orvieto (fa c . 63) lo vuole di fra
Guglielmo da Pisa. Il Cicognara (Storia della scultura italiana, I II .
2 0 9 -2 1 2 ), reputandolo posteriore a Niccola , lo crede piuttosto di
Giovanni P isano, ed in conforto della sua opinione m ette in con­
fronto queste sculture con quelle che son nel Duomo di Siena. Una
tavola di questo b assorilievo, disegnata da Carlo Cencioni e incisa
da Giovan Batista Leonetti, si trova fra le Stampe del Duomo d’Or­
vieto (R o m a, 1791, in foglio g ra n d e , tavola X IX ) ; u n ’ a ltra ne fu
pubblicata nell’ Atlante del Cicognara (tavola X V II).
Vasari, I. 278; — P. Della Valle S to ria del Duomo d ’O rvieto , fac. 239;
— D escrizione del Duomo d ’O rvieto, fac. 23-24.

Pitture di Giotto nella chiesa della SS. A n ­
nunziata dell’ A ren a di Padova ( i ) .
I n questa chiesa, edificata nel 1303, esistono affreschi di Giotto,
tu tto ra ben conservati, rappresentanti il Giudizio finale. A propo­
sito di essi cosi si esprim e il Roselli nella sua Descrizione delle p it­
ture di Padova ( P a d o v a , stam peria del S em in a rio , 1780 , in 12.,
fac. 18-19) : " V’ è chi pretende che alcune di queste p itture sieno
state eseguile da Giotto secondo l’ idee che gli andava suggerendo
D ante, quindi se ne veggono alcune molto curiose e bizzarre, ed
i n particolar dell’ I n fe rn o . » Aggiungi che Benvenuto da Im ola
negli estratti del suo Comento latino pubblicati dal M uratori (A n
tiquital. Ital. I. 1186) p arla del soggiorno che fece Dante in P a­
dova al tempo che Giotto era occupalo a dipingere nell’ A nnun­
ziata . Se poi vogliamo credere il signor Am père ( Voyage Dantes
q u e ) , ben poche idee si ravvisano qua e là nella p ittu ra di Giotto,
che veram ente possano dirsi prese da Dante ; più conformi assai
alle imm aginazioni Dantesche sono , a senso di l u i , gli affreschi
del G uariento, pittore padovano m orto nel 1338, esistenti nella
chiesa degli E rem itani di quella medesima città.
Gli a ffreschi di Giotto nella chiesa dell’ A rena di Padova furono
disegnati ed illustrati dal d 'H ancarville, m a codesto lavoro rim ase
inedito.
( t) Uno dei due Codici della Divina Commedia posseduti dal marchese
A rchinto di Milano è adorno di m iniature le qu ali, se non sono di G iotto,
sono per altro indubitamente della sua scuola.

�344

ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

Brandolese, P ittu re di P a d o v a , Padova, 1795 , in 8 , fac. 213 -2 14 e
2 18; — Moschini, G uida d i P a d o va , Venezia, Gamba, 1817, in 16 , fac. 5-6;

— Cicognara, S to ria della S cultura, III. 75 ; — Rosini, S to ria della p ittu r a
ita lia n a , I. 237-238; — Colelli, Illu s tr a zio n i della D ivina Commedia, fac.
XVII.

Il Paradiso

dipinto a colori

nel

13 65 dal
Guariento, nella Sala del G ra n Consiglio di Ve­
nezia.
P rim a che il G uariento vi dipingesse, la Sala del G ran Consi­
glio aveva un Paradiso dipinto a chiaroscuro di te rra verde , sotto
del quale si leggevano i q u attro versi se g u e n ti, a ttrib u iti a Dante:

L ’ a m o r che mosse g ià l’ eterno Padre
Per figlia aver di stia deita trina
C o s t e i, che fu del suo Figliuol poi Madre ,
De l ’ Universo qui la fa Reina.
Questi versi furono pubblicati da Francesco Sansovino , che li
descrive con queste parole : « Sopra al seggio del P rincipe erano
q uattro versi composti da D ante A lighieri, poeta F iorentino, che
esprim evano la p ittu ra del P aradiso, e furono fatti da lui quando
venne oratore a Venezia pei Signori di R avenna. » (1)
Al Paradiso del G uariento, perito nell’ incendio dell’ anno 1577,
successe poscia altro Paradiso del Tintoretto; in proposito del quale
un m oderno autore scriveva : « Sem bra, che T intoretto sentisse al
tri luoghi della D ivina Com media, quando nella Sala del Consi
glio G rande in Venezia condusse con m aravigliosa ricchezza d’ in
venzione e sorprendente num ero di figure quel magnifico P a ra
diso (C olelli, Illustrazioni della D iv. C o m ., fac. X V III).
Rosini, II. 209.

L ’ Inferno

con gran diversità di

mostri di

(1) le tte r a intorno a l P a la zzo Ducale e descrizione dei qu a d ri nella
Sala del G ran Consiglio esistenti prima dell’incendio del 1577, pubblicali
dal Sansovino, e riprodotti con illustrazioni. V enezia, tipogr. d’Alvisopoli,
1829, in 8., fac. 23-25.

�ILLUSTRAZIONI DELLA « IV . COMMEDIA

3 i.'l

G irolam o Bosch, nel palazzo del cardinale G r i
mani a Venezia.
Morelli, N otizie di opere di disegno n ella p rim a
X V , Bussano, 1800, in 4, fac. 77.

m età del secolo

Pitture dell’ Inferno e del Paradiso, conform i
alle descrizioni di Dante , nella Chiesa dei
Francescani di Sermione.
Si trovano ram m entate in u n opuscolo intitolato : Gita a S er­
mione nel 1839, Ghiribizza di F. Sanseverin o , M ilan o , tipogr.
G u g lielm in i, 1840 , in 8 . , fac. 22.

e

L ’ Inferno e il P a r a d is o , dipinti da Andrea.
Bernardo O rgagna nella Cappella degli

Strozzi in S. Maria Novella.
L ’ Inferno è diviso secondo le bolge Dantesche , e si la tu rb a
degli spiriti m aledetti, come il vario e orrib ile modo de’torm enti è
conform e alle fantasie di D ante. Sta di contro la gloria de celesti,
dovo si pare ta n ta bellezza e m aestria che questa parte vien repu­
tala m igliore dell’ altra. Si crede però che il Paradiso venisse ri­
toccato dal V eraccini.
Padre Marchese, M emorie dei p iù insig n i p itto ri scultori, e a rc h ite tti
D om enicani, vol. 1. Firenze 1845, in 8., fac. 141-142.

Il Giudizio F in a le , tavole

di F.

G iovanni

A n g elico .
Parecchie sono le tavole che restano di fra Angelico su questo
argom ento . La prim a, ricordata dal Bottari nelle note alla vita di
fra Giovanni del V a s a ri, nella galleria del principe Corsini a
Roma ; la seconda in quella del fu card. Fesch a Rom a, la terza e
q u arta nella galleria dell’ Accademia del disegno in F irenze, e sono
un com partim ento degli sportelli della SS. A nnunziata e la tavola
già in s. M aria degli Angioli de’ Cam aldolensi. N ola il p. M archese
da cui togliamo queste cose, che nella raccolta di disegni originali
dei pittori italiani esistente nella G alleria degli Uff izj ve n e h a uno a
penna di fra G iovanni Angelico, rappresentante un giudizio finale

�3 iti

ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

diverso da quanti sono conosciuti da esso. Q uanta parto avesse la
D ivina Commedia nell’opera di frate Angelico , è facile argom en­
tare anche dalla sola q u a rta tavola che si rep u ta la p iù p e rfe tta .
Noi ci terrem o p er brev ità alle più evidenti somiglianze . Come
D ante, non contento di noverare i torm enti de’ reprobi o le gioie
de’ celesti, volle dire il nom e de’ più chiari tr a loro, anzi n arra re i
vizj e le v irtù che li condussero a sorte diversa, servendo all’ in ­
tendim ento di far ab o rrire viepiù i prim i ed am m irare i secondi ;
cosi fra Angelico fece, al contrario dogli a ltri pittori, vestiti tanto gli
eletti quanto i m aledetti, pensando che ciò, o ltre il decoro, valesse
a far meglio riconoscere p er am m aestram ento degli uom ini quali
perso n e, senza riguardo a età, grado e condizione, avessero m eri­
talo di v enir collocate fra i gaudj o fra dolori sem piterni. Divise l’in ­
ferno in sette gironi o bolge, in ognuna delle q u ali, secondo la n a­
tu ra de’ sette vizj capitali, sono diversi i torm enti e i torm entati; e
nell’ im a p arte di quello figurò Lucifero al modo di D ante, cioè con
tre facce alla sua testa e che
Da ogni bocca dirom pea co’ denti
Un peccatore, a guisa di m aciulla,
Si che tre ne facea cosi d o le n ti. (Canto X X X IV ).
F ra Angelico tolse a dipingere a fresco un Giudizio Finale anche nel
Duomo d’Orvieto , m a non avendolo condotto a term ine fu dipoi
com piuto da Luca Signorelli (1).
Padre M archese, M emorie ec. vol. 1. tac. 313-314, 315- 516 , 318,
333-334.

Il Giudizio universale , pittura di P ietro d i

San V ito , nella chiesa di San Martino di V alva
sone.
Pietro di San Vito fioriva sul finire del secolo decim oquinto; di­
pinse nel coro della chiesa de’ santi Filippo e Jacopo u n Giudizio
universale, per il quale è m anifesto aver cercato l’ ispirazione nella
Divina Commedia. Il conte F abio di M aniago nella sua Storia delle
belle arti Friulane ( edizione seconda , Udine , fratelli M a ttiu z
z i , 1823, in 8 . , fac. 38-39) cosi lo descrive :
( 1) Nota il p. Marchese che un altro Giudizio finale alquanto simile a
quello di fra Angelico esisterne nell' Accademia fiorentina fu or sono pochi
anni venduto e recato a Berlino.

\

�ILLUSTRAZIONI DELLA HIV. COMMEDIA

347

« F ra i quali evvi la rappresentazione d e ll' universale giudizio,
in cui introduce i tre regni cantati da Dante, che si distinguono
per la loro bizzarra invenzione. L 'Inferno infatti è rappresentato
in un o rribile baratro dove si veggono le pene delle anim e p e r
d u te, delle quali altre sono gettate in mezzo alle fiam m e, ed altre
condannate a portare enorm i pesi. Il P urgatorio è figurato in un
imm enso dragone, il quale dalle aperte fauci vom ita le a n im e ,
già dalle lor colpe in quell’ estrem o giorno purg ale , m entre gli
angioli sono pronti ad accoglierle nelle protese lor braccia; ed il
Paradiso sotto le form e di agguerrita fortezza , sulle to rri e su i
m erli della quale stanno come a difenderla gli angeli, e a mezzo
a q u e s ti, q ual capitano , si scorge l’ arcangelo San M ich ele. E
sulla soglia San P ietro in atto di schiuderla ad u n a schiera di
e le tti, che scortati da u n a n g e lo , e , nudi siccome n a c q u e ro , si
appressano p er e n tra rv i. »
Rosini, III. 208-209.

Pitture Dantesche dell’ Abbazia di Sesto.
Nella Lettera del p . Cortinovis sopra le antichità di Sesto, ristam ­
p ala a Udine nel 1801 con annotazioni del conte Bartolini ( Stam­
peria Peci l i , in 8 ., fac. 2 2 ) , leggesi quanto appresso riguardo ad
u n ’ antica p ittu ra esistente già in quell’ A bbazia :
« Nel quadro sono dipinte tre casse con entro tr e cadaveri di
defonti. N ella p rim a vi è deposto u n principe con abito ta lare e
spada al fianco , intorno al collo del quale s’ avviticchia una
lu n ga biscia. A fronte delle casse vi sono tre m atrone a cavallo
in atto d’ am m iraz io n e, ed in aria vi è Ira le nuvole un monaco
che tiene un cartello scritto in m a n o
Presso a
queste m atrone stanno in piedi due figure, che al vestito e nelle
fisonomie rassom igliano molto alli due famosi poeti D ante e P e­
trarca a’ quali un distinto personaggio a cavallo, vestilo di rosso,
rende conio della m orte di que’tre illustri soggetti. » Poi si passa
a diro che in piè della p ittu ra vedesi u n a iscrizione in caratteri
lo n g o b a rd ici, nella quale , sebbene sia in parie corrosa, il signor
Lazzaro, che visitò l’Abbazia nel 1798, riusci a legger la dala MCCC....
E il conte B artolini aggiunge : « Egli è certo che
questa è una rappresentazione sim ile a quella dipinta d all’ O r
gagna nel Campo Santo di Pisa, indizio sicuro che queste p ittu re
son d’ artefici Toscani.

�ILLUSTRAZIONI DELLA DIV. COMMEDIA

L ’ Inferno e il Paradiso dipinti nell' Abbazia
di Sesto.
Queste p itt u r e , am bedue im ilate da D a n te , sono distribuite,
in tre com partim enti. Credè il conte Rinaldis , nel suo Saggio della
pittura Friulana ( seconda edizione, 1796, fac. 8 ) , di poter soste­
nere che esse fossero anteriori al 1300, m a I’ opinione di lui fu
com battuta è v in ta dal p. C ortinovis, il quale le descrive come
segue ( Loco citato , fac. 26 ):
« Lucifero è in mezzo in figura gigantesca, che sopravanza fuori
« della te rra per m età, colle ali di vipistrello. Poi m ille diverse fog
gie di torm énti di qua e di l à , e m ille b ru tte forme di d ia v o li,
che i d annati straziano, e con diverse to rtu re castigano i diversi
peccati e vizi dei quali sono stati rei. Sim ili rappresentazioni ho
vedute anche nella chiesa di san Leonardo di Fagnana e nel
Campo Santo di P isa , e furono già nel Duomo di F ire n z e , e re ­
s tan quivi nella chiesa di S . M aria Novella. Si vede che la fanta
sia de’ pittori era stata riscaldata ed arricch ita dalla le ttu ra di
D ante, che doveva essere in que’ tempi il loro poeta prediletto. »
Il
qual padre Cortinovis prosegue osservando c h e , non veden­
dosi in questa p ittu ra i n u d i, soliti trovarsi nelle a ltre di questo
genere , volentieri s’ indu rreb b e a crederle opera di qualche frate
dell’ Abbazia , se non fosse che a ltre considerazioni più urgenti lo
persuadono a crederle piuttosto di pittor fiorentino.

L ’ Inferno e il Paradiso nella chiesa di P r o
vesano , di Giovati Francesco da Tolmezzo.
Giovan Francesco da Tolmezzo fioriva sul cadere del decimo
quinto secolo. Intorno a queste p ittu re di lui cosi il M aniago (S to ­
ria delle B elle A rti Friulane , fac. 170-171 ) :
« Nell’ Inferno vi sono delle anim e p erd u te , di cui alcune sono
spinte al luogo dei supplicii dai dem oni arm ati di lun g h e aste ,
altre son da essi strascinate pei p ie d i, ed altre finalm ente sono
messe a cavallo di un irco. In appresso si vede un o rrib il d ra
gone, posto in fondo all’ abisso e circondato da altri m ostri m i­
n o ri, il quale nelle fauci spalancate ha i d a n n a ti, ch ' egli to r
m enta ed in g o ia , m entre sull’ orlo del b ara tro u n angelo addita
ad un uomo spaventato questo supplizio. Il P aradiso all' incon
tro è rappresentato da am ene colline, dove e’ beati p a s s e g g ia n o .

�ILLUSTRAZIONI DELLA D IT. COMMEDIA

L ’ Inferno dipinto nella chiesa di Santa Ma­
ria di Volano nella Valle L a garin a .
« Referisce il M arani nella sua Relazione del Tirolo mss. , che
in una facciala vi fosse dipinto l’ Inferno in quella guisa che lo
descrive Dante nella D ivina C om m edia, il quale poi per degni
rispetti era stato non molto prim a cancellato, stim ando eg li,
che dal poeta stesso fosse venuto il disegno. » (T a rta ro tti, M e­
morie di Rovereto, V enezia, C a rg io n i, 1754, in 4. fac. 74. )
F ra le p ittu re conformi alle fantasie Dantesche ricorda nel suo
Voyage Dantesque il signor A mpère anche un quadretto di Raffaello
nel quale si vedono gl’ ipocriti coperti di cappe di fuori dorate ma
dentro tu tte p io m b o , che è la pena assegnata da D ante a codesti
m alvagi. A ggiungerò, che nell’Alphabetum Thibetanum del p. Gior­
gi ( R omoe, 1762, in foglio, fac. 487 ) trovasi un quadro dell’ I n ­
ferno che tiene m olta som iglianza con quello descritto dall A li­
g h ieri. Finalm ente è da v e d e rsi, per chi di queste cose si prende
d iletto , la tavola CXX dell’ A tl a n te che accom pagna la Storia del
d’A gincourt, rappresentante una p ittu ra rutnica del secolo X IV . (1)
O pera troppo lunga e fuor di proposito sarebbe il qui descri­
vere le infinite p ittu re e scu ltu re, tanto anteriori a Dante quanto
posteriori, fatte oltrem onti sopra soggetti relativi od analoghi alla
Divina Commedia. Il signor Carlo L ab itte nel suo dolto a r ticolo in­
titolato: La Divine Comédie avant Dante cita, fra le altre, le seguen­
ti: 1.° una p ittu ra della cattedrale d'A uxerre rappresentante il tr i­
onfo di C risto, qual è da Dante descritto nel P u rg ato rio ; 2.° a ltra
p ittu ra nella cattedrale di Chartres rappresentante 1’ Inferno ed il
Paradiso ; 3.° finalm ente alcune sculture rappresentanti le pene
dell’ Inferno e le ricom pense del Paradiso , che si vedono nel
frontone della p o rta occidentale della cattedrale d'A utu n , in quello
della porta m aggiore di Conques, di Moissac, e alla porla occidentale
della chiesa di Notre Dame di Parigi.

( 1) Altre pitture rappresentanti le pene dei d a n n a tia n te rio r i a Dante ,
sono citate dall'abate Cancellieri nelle O sservazioni so p ra l ' o r i g i n a l i t à
della D ivina Com m edia; ed egli le crede imitale dalla Visione del monaco
A lberico. Tali pitture esistono: 1.° nella chiesa delta La M adonna delle
G ro tte, presso a Fossa nella diocesi d 'A q u ile ia ; 2.° nella chiesa di S a n P i e ­
tro a M ontebuono, nella Sabina; 3.° nella chiesa di Fianello.

�350

MUSICOGRAFI A DELLA DIV. COMMEDIA

§ . IX . M U S IC O G R A F I DELLA D IV IN A COMMEDIA

Il L am en to del conte Ugolino posto in m u ­
sica da V in cen zo Galilei.
Q uesta composizione m usicale dell’ illustre genitore del gran
Galileo è rim asta inedita. L a ricorda il Nelli n ella Vita di Galileo,
Losanna, 1793, in 4 , I. 9, e l’ A rteaga nelle Rivoluzioni del teatro
musicale Italiano , edizione di Venezia, Carlo Palese , 1785, in 8.,
I. 239 (1).

Il Canto X X X I I I ( L ’ U golino ) della Divina
C om m edia di D a n t e , posto in m u sica, e dedi­
cato all’ esimio cantante L u ig i Lablache dal
Maestro G aetano D o n iz z e tti. N a p o li , Calco­

g ra fia de reali teatri , 1827.
Ne fu parlato dal signor Baldassarre Rom ano nel Giornale let­
terario di S icilia, X X V . 205-214.
A nche il celebre m aestro Niccolò Zingarelli, m orto in N apoli nel
1837, h a messo in musica questo Canto.

Parte

del

C anto

X X X III

dell’ Inferno

di

Dante Alighieri, posta in musicale declamazione
con accom pagnam ento di P i a n o - F o r t e , e de­
dicata a S. A . R. il Principe G iovanni Duca
di Sassonia , da F r. Morlacchi Perugino . M i ­
lano e Firenze, G io. R icordi , 18 3 4 . 4 .1

5o

(1) Galileo parla cosi egli stesso di quest’opera del padre suo in una
L e tte ra a monsignor Giovan Batista Doni, d e ' 16 decem bre 1634, che si
legge nella V ita del Doni scritta dal canonico Bandini. « Egli dunque sopra
un corpo di Viola esattam ente sonato cantando un tenore di buona voce,
e intelligibile, fece sentire il lam ento del conte Ugolino di Dante ».

%

�MUSICOGRAFI A DELLA DIV. COMMEDIA

351

In proposito d i questo com ponim ento m usicale sono d a vedersi:
1.° un Comento d i Antonio Mezzanotte pubblicato n ell’ Oniologia di
Perugia , I II . 227-244, con u n a carta di m usica ; 2 .° u n articolo
sul detto Comento del professore Bacciomeo dal B orgo, inserito nel
Nuovo Giornale dei Letterati di Pisa, X X X II. 103—114.
Leggo nelle Osservazioni sopra la poesia de' Trovatori del conte
Galvani ( Modena , E redi S o lia n i, 1829 , in 8 , fac. 29 ) , che v ari
Canti di D ante furono messi in m usica nel corso del decimosesto
secolo d all’Iosq u inio, dal Villaert ed altri com positori fiam m inghi.
E si vuole che il musico fiorentino C asella, contem poraneo ed
am ico di D a n te , e dà questo ram m entato nel Canto II del P urga­
torio , gli ponesse in m usica le sue Canzoni.

���L ’ OPERA SI DISPENSA

In

F ir e n z e

al G abinetto scientifico e le tte ra rio d el sig.

G. P . Vieusseux e dagli a ltri prin cip ali lib ra i d’ Italia.

�����</text>
                  </elementText>
                </elementTextContainer>
              </element>
            </elementContainer>
          </elementSet>
        </elementSetContainer>
      </file>
    </fileContainer>
    <collection collectionId="23">
      <elementSetContainer>
        <elementSet elementSetId="1">
          <name>Dublin Core</name>
          <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
          <elementContainer>
            <element elementId="50">
              <name>Title</name>
              <description>A name given to the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="7841">
                  <text>Université Grenoble Alpes</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
          </elementContainer>
        </elementSet>
      </elementSetContainer>
    </collection>
    <itemType itemTypeId="1">
      <name>Text</name>
      <description>A resource consisting primarily of words for reading. Examples include books, letters, dissertations, poems, newspapers, articles, archives of mailing lists. Note that facsimiles or images of texts are still of the genre Text.</description>
      <elementContainer>
        <element elementId="149">
          <name>Thématique</name>
          <description>Le(s) sujet(s) abordés par un document, exprimés à l'aide de mots-clefs définis par l'équipe de FonteGaia. (Pour l'indexation à l'aide des vedettes matières de RAMEAU utiliser le champ "Sujet du Dublin Core".</description>
          <elementTextContainer>
            <elementText elementTextId="7990">
              <text>Littérature</text>
            </elementText>
          </elementTextContainer>
        </element>
        <element elementId="150">
          <name>Genre</name>
          <description>Genre(s) littéraire du document..</description>
          <elementTextContainer>
            <elementText elementTextId="7991">
              <text>Bibliographie - inventaires</text>
            </elementText>
          </elementTextContainer>
        </element>
      </elementContainer>
    </itemType>
    <elementSetContainer>
      <elementSet elementSetId="1">
        <name>Dublin Core</name>
        <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
        <elementContainer>
          <element elementId="39">
            <name>Creator</name>
            <description>An entity primarily responsible for making the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="431">
                <text>Colomb de Batines, Paul (1811-1855)</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="40">
            <name>Date</name>
            <description>A point or period of time associated with an event in the lifecycle of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="432">
                <text>1845</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="44">
            <name>Language</name>
            <description>A language of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="433">
                <text>ita</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="3189">
                <text>italien</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="6752">
                <text>fre</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="6753">
                <text>français</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="45">
            <name>Publisher</name>
            <description>An entity responsible for making the resource available</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="434">
                <text>Tipografia Aldina</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="47">
            <name>Rights</name>
            <description>Information about rights held in and over the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="435">
                <text>Domaine public</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="48">
            <name>Source</name>
            <description>A related resource from which the described resource is derived</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="436">
                <text>Université Grenoble Alpes. Bibliothèques et Appui à la Science Ouverte. BU Droit et Lettres. C1646</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="49">
            <name>Subject</name>
            <description>The topic of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="437">
                <text>Dante Alighieri (1265-1321) -- Bibliographie</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="2460">
                <text>Dante Alighieri (1265-1321) -- Divina commedia</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="43">
            <name>Identifier</name>
            <description>An unambiguous reference to the resource within a given context</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="438">
                <text>384212101_C1646</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="12282">
                <text>url:384212101_C1646_1_1</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="50">
            <name>Title</name>
            <description>A name given to the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="439">
                <text>Bibliografia dantesca. Tome I.I</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="51">
            <name>Type</name>
            <description>The nature or genre of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="440">
                <text>monographie imprimée</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="66">
            <name>Has Format</name>
            <description>A related resource that is substantially the same as the pre-existing described resource, but in another format.</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="3101">
                <text>http://fontegaia.huma-num.fr/files/manifests_json/384212101_56822_1_1/manifest.json</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
        </elementContainer>
      </elementSet>
    </elementSetContainer>
    <tagContainer>
      <tag tagId="4">
        <name>DONE</name>
      </tag>
    </tagContainer>
  </item>
  <item itemId="40" public="1" featured="0">
    <fileContainer>
      <file fileId="40">
        <src>http://fontegaia.eu/files/original/6421e350078a88e81acb444ab98d1ebf.jpg</src>
        <authentication>1f08dfa9f54e117a8d20086c3ab4690c</authentication>
      </file>
      <file fileId="125">
        <src>http://fontegaia.eu/files/original/f996f79111e91c6f50b3620d8719740d.pdf</src>
        <authentication>d5cac2bfe2cd3386edfbc76be588c26a</authentication>
        <elementSetContainer>
          <elementSet elementSetId="4">
            <name>PDF Text</name>
            <description/>
            <elementContainer>
              <element elementId="153">
                <name>Text</name>
                <description/>
                <elementTextContainer>
                  <elementText elementTextId="10380">
                    <text>������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������</text>
                  </elementText>
                </elementTextContainer>
              </element>
            </elementContainer>
          </elementSet>
        </elementSetContainer>
      </file>
    </fileContainer>
    <collection collectionId="23">
      <elementSetContainer>
        <elementSet elementSetId="1">
          <name>Dublin Core</name>
          <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
          <elementContainer>
            <element elementId="50">
              <name>Title</name>
              <description>A name given to the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="7841">
                  <text>Université Grenoble Alpes</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
          </elementContainer>
        </elementSet>
      </elementSetContainer>
    </collection>
    <itemType itemTypeId="1">
      <name>Text</name>
      <description>A resource consisting primarily of words for reading. Examples include books, letters, dissertations, poems, newspapers, articles, archives of mailing lists. Note that facsimiles or images of texts are still of the genre Text.</description>
      <elementContainer>
        <element elementId="150">
          <name>Genre</name>
          <description>Genre(s) littéraire du document..</description>
          <elementTextContainer>
            <elementText elementTextId="7836">
              <text>Poésie</text>
            </elementText>
          </elementTextContainer>
        </element>
        <element elementId="149">
          <name>Thématique</name>
          <description>Le(s) sujet(s) abordés par un document, exprimés à l'aide de mots-clefs définis par l'équipe de FonteGaia. (Pour l'indexation à l'aide des vedettes matières de RAMEAU utiliser le champ "Sujet du Dublin Core".</description>
          <elementTextContainer>
            <elementText elementTextId="7989">
              <text>Littérature</text>
            </elementText>
          </elementTextContainer>
        </element>
      </elementContainer>
    </itemType>
    <elementSetContainer>
      <elementSet elementSetId="1">
        <name>Dublin Core</name>
        <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
        <elementContainer>
          <element elementId="39">
            <name>Creator</name>
            <description>An entity primarily responsible for making the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="442">
                <text>Alamanni, Luigi (1495-1556)</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="40">
            <name>Date</name>
            <description>A point or period of time associated with an event in the lifecycle of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="443">
                <text>1548</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="44">
            <name>Language</name>
            <description>A language of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="444">
                <text>lat</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="6754">
                <text>latin</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="45">
            <name>Publisher</name>
            <description>An entity responsible for making the resource available</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="445">
                <text>Stampato in Parigi da Rinaldo Calderio, &amp; Claudio suo figliuolo</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="47">
            <name>Rights</name>
            <description>Information about rights held in and over the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="446">
                <text>Domaine public</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="48">
            <name>Source</name>
            <description>A related resource from which the described resource is derived</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="447">
                <text>Université Grenoble Alpes. Bibliothèques et Appui à la Science Ouverte. BU Droit et Lettres. C95</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="49">
            <name>Subject</name>
            <description>The topic of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="448">
                <text>Poésie italienne -- 16e siècle </text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="43">
            <name>Identifier</name>
            <description>An unambiguous reference to the resource within a given context</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="449">
                <text>384212101_C95</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="12283">
                <text>url:384212101_C95</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="50">
            <name>Title</name>
            <description>A name given to the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="450">
                <text>Gyrone il cortese di Luigi Alamanni al christianissimo, et invittissimo re Arrigo secondo</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="51">
            <name>Type</name>
            <description>The nature or genre of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="451">
                <text>monographie imprimée</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="66">
            <name>Has Format</name>
            <description>A related resource that is substantially the same as the pre-existing described resource, but in another format.</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="3130">
                <text>http://fontegaia.huma-num.fr/files/manifests_json/384212101_23156/manifest.json</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
        </elementContainer>
      </elementSet>
    </elementSetContainer>
    <tagContainer>
      <tag tagId="4">
        <name>DONE</name>
      </tag>
    </tagContainer>
  </item>
</itemContainer>
